Genesi 1:1-19
1Nel principio Iddio creò i cieli e la terra.2E la terra era informe e vuota, e le tenebre coprivano la faccia dell’abisso, e lo spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque. E Dio disse:3"Sia la luce!" E la luce fu.4E Dio vide che la luce era buona; e Dio separò la luce dalle tenebre.5E Dio chiamò la luce "giorno", e le tenebre "notte". Così fu sera, poi fu mattina: e fu il primo giorno.6Poi Dio disse: "Ci sia una distesa tra le acque, che separi le acque dalle acque".7E Dio fece la distesa e separò le acque ch’erano sotto la distesa, dalle acque ch’erano sopra la distesa. E così fu.8E Dio chiamò la distesa "cielo". Così fu sera, poi fu mattina: e fu il secondo giorno.9Poi Dio disse: "Le acque che son sotto il cielo siano raccolte in un unico luogo, e apparisca l’asciutto". E così fu.10E Dio chiamò l’asciutto "terra", e chiamò la raccolta delle acque "mari". E Dio vide che questo era buono.11Poi Dio disse: "Produca la terra della verdura, dell’erbe che faccian seme e degli alberi fruttiferi che, secondo la loro specie, portino del frutto avente in sé la propria semenza, sulla terra". E così fu.12E la terra produsse della verdura, dell’erbe che facevan seme secondo la loro specie, e degli alberi che portavano del frutto avente in sé la propria semenza, secondo la loro specie. E Dio vide che questo era buono.13Così fu sera, poi fu mattina: e fu il terzo giorno.14Poi Dio disse: "Sianvi de’ luminari nella distesa dei cieli per separare il giorno dalla notte; e siano dei segni e per le stagioni e per i giorni e per gli anni;15e servano da luminari nella distesa dei cieli per dar luce alla terra". E così fu.16E Dio fece i due grandi luminari: il luminare maggiore, per presiedere al giorno, e il luminare minore per presiedere alla notte; e fece pure le stelle.17E Dio li mise nella distesa dei cieli per dar luce alla terra,18per presiedere al giorno e alla notte e separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che questo era buono.19Così fu sera, poi fu mattina: e fu il quarto giorno.

Prima dell'esistenza di tutte le cose che vediamo, Dio era presente, Dio che non ha principio, Dio in tre Persone: il Padre, il Figliuolo e lo Spirito Santo, occupati insieme dell'opera della creazione. Il capitolo 8 dei Proverbi vers. 27-31, ci presenta specialmente il Figliuolo, il Signore Gesù, chiamato la sapienza, accanto a Dio nel suo lavoro di creazione. Ebrei 1:2 parla anche del Figliuolo per mezzo del quale Dio ha fatto i mondi.

Anzitutto bisogna che la luce illumini la scena ove Dio lavorerà, poiché «Dio è Luce» (1 Giov. 1:5). Più tardi il Figliuol di Dio verrà come la Luce del mondo (Giov. 9:5), a lavorare in un mondo invaso dalle tenebre del peccato.

La luce appare dunque al primo giorno, e Dio la separa dalle tenebre. Nel secondo giorno sono le acque che Iddio separa, dopo averle, come sta scritto, «misurate nel cavo della sua mano» (Isaia 40:12); in alto le nuvole, in basso gli oceani, i mari, i laghi, i fiumi.

Infine al terzo giorno, Egli separa la terraferma dalla distesa delle acque: i continenti e le isole appaiono, con tutto quel che vi spunta.

Genesi 1:20-31
20Poi Dio disse: "Producano le acque in abbondanza animali viventi, e volino degli uccelli sopra la terra per l’ampia distesa del cielo".21E Dio creò i grandi animali acquatici e tutti gli esseri viventi che si muovono, i quali le acque produssero in abbondanza secondo la loro specie, ed ogni volatilo secondo la sua specie. E Dio vide che questo era buono.22E Dio li benedisse, dicendo: "Crescete, moltiplicate, ed empite le acque dei mari, e moltiplichino gli uccelli sulla terra".23Così fu sera, poi fu mattina: e fu il quinto giorno.24Poi Dio disse: "Produca la terra animali viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e animali selvatici della terra, secondo la loro specie". E così fu.25E Dio fece gli animali selvatici della terra, secondo le loro specie, il bestiame secondo le sue specie, e tutti i rettili della terra, secondo le loro specie. E Dio vide che questo era buono.26Poi Dio disse: "Facciamo l’uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza, ed abbia dominio sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sul bestiame e su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra".27E Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina.28E Dio li benedisse; e Dio disse loro: "Crescete e moltiplicate e riempite la terra, e rendetevela soggetta, e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra".29E Dio disse: "Ecco, io vi do ogni erba che fa seme sulla superficie di tutta la terra, ed ogni albero fruttifero che fa seme; questo vi servirà di nutrimento.30E ad ogni animale della terra e ad ogni uccello dei cieli e a tutto ciò che si muove sulla terra ed ha in sé un soffio di vita, io do ogni erba verde per nutrimento". E così fu.31E Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era molto buono. Così fu sera, poi fu mattina: e fu il sesto giorno.

Quando vogliamo fabbricare qualche cosa, abbiamo anzitutto bisogno d'un certo materiale: carta e matita per il disegno, ecc. Ma a Dio basta parlare perché tutto sia fatto dal nulla (Ebrei 11:3): prima i cieli e la terra, poi la luce nel primo giorno; il mare e le nuvole nel secondo giorno; le pianure e le montagne, gli alberi e le piante con i fiori e i frutti al terzo giorno; il sole, la luna, le stelle al quarto giorno; i pesci e gli uccelli al quinto giorno; ogni cosa a suo tempo.

Sappiamo noi ammirare tutte queste opere di Dio? Il Signore Gesù, nostro Salvatore, è anche Colui che ha disegnato la forma perfetta dei cristalli della neve, dato gl'istinti all'ape e alla formica, scelto il colore e il profumo del fiore più modesto.

Come possono, tante persone, restare incredule davanti a questa meravigliosa creazione di Dio, di cui, tuttavia, ogni particolare ci parla della «sua potenza eterna e della sua divinità»? (Romani 1:20). Essa è come un immenso libro aperto, che l'uomo, anche il più ignorante, può leggere chiaramente, quanto lo scienziato più istruito.

Genesi 2:1-14
1Così furono compiti i cieli e la terra e tutto l’esercito loro.2Il settimo giorno, Iddio compì l’opera che aveva fatta, e si riposò il settimo giorno da tutta l’opera che aveva fatta.3E Dio benedisse il settimo giorno e lo santificò, perché in esso si riposò da tutta l’opera che aveva creata e fatta.4Queste sono le origini dei cieli e della terra quando furono creati, nel giorno che l’Eterno Iddio fece la terra e i cieli.5Non c’era ancora sulla terra alcun arbusto della campagna, e nessuna erba della campagna era ancora spuntata, perché l’Eterno Iddio non avea fatto piovere sulla terra, e non c’era alcun uomo per coltivare il suolo;6ma un vapore saliva dalla terra e adacquava tutta la superficie del suolo.7E l’Eterno Iddio formò l’uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale, e l’uomo divenne un’anima vivente.8E l’Eterno Iddio piantò un giardino in Eden, in oriente, e quivi pose l’uomo che aveva formato.9E l’Eterno Iddio fece spuntare dal suolo ogni sorta d’alberi piacevoli a vedersi e il cui frutto era buono da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino, e l’albero della conoscenza del bene e del male.10E un fiume usciva d’Eden per adacquare il giardino, e di la si spartiva in quattro bracci.11Il nome del primo è Pishon, ed è quello che circonda tutto il paese di Havila, dov’è l’oro;12e l’oro di quel paese è buono; quivi si trovan pure il bdellio e l’onice.13Il nome del secondo fiume è Ghihon, ed è quello che circonda tutto il paese di Cush.14Il nome del terzo fiume è Hiddekel, ed è quello che scorre a oriente dell’Assiria. E il quarto fiume è l’Eufrate.

Al quinto giorno, Iddio aveva fatto i pesci e gli uccelli. Al sesto giorno comincia a creare (ved. Isaia 45:18) tutti gli altri animali.

Forse avrete udito parlare della teoria dell'evoluzione: vi avranno raccontato che nel corso di milioni d'anni, gli esseri viventi si sono trasformati a poco a poco, dai microbi fino agli animali più complicati, e finalmente fino all'uomo stesso. Non c'è in tutto questo neppure una parola di vero. D'altronde in questo campo, non è la scienza che può istruire, né l'intelligenza che può comprendere. E' la Parola di Dio che istruisce e la fede che comprende. «Per fede, noi comprendiamo...» (Ebrei 11:3).

In questo primo capitolo della Bibbia abbiamo tutto quel che ci abbisogna sapere e credere, nulla di più, nulla di meno.

Rimaneva da creare l'uomo, per il quale tutto ciò che precede era stato preparato, ed Egli lo crea a sua immagine, cioè dandogli un posto di capo su tutta la creazione.

Come un artista contempla il suo lavoro, Iddio apprezza la sua opera ultimata. Non è soltanto buona, come nei cinque primi giorni, ma molto buona perché è condotta a termine come i suoi disegni eterni l'avevano previsto.

Genesi 2:15-25
15L’Eterno Iddio prese dunque l’uomo e lo pose nel giardino d’Eden perché lo lavorasse e lo custodisse.16E l’Eterno Iddio diede all’uomo questo comandamento: "Mangia pure liberamente del frutto d’ogni albero del giardino;17ma del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perché, nel giorno che tu ne mangerai, per certo morrai".18Poi l’Eterno Iddio disse: "Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto che gli sia convenevole".19E l’Eterno Iddio avendo formato dalla terra tutti gli animali dei campi e tutti gli uccelli dei cieli, li menò all’uomo per vedere come li chiamerebbe, e perché ogni essere vivente portasse il nome che l’uomo gli darebbe.20E l’uomo dette de’ nomi a tutto il bestiame, agli uccelli dei cieli e ad ogni animale dei campi; ma per l’uomo non si trovò aiuto che gli fosse convenevole.21Allora l’Eterno Iddio fece cadere un profondo sonno sull’uomo, che s’addormentò; e prese una delle costole di lui, e richiuse la carne al posto d’essa.22E l’Eterno Iddio, con la costola che avea tolta all’uomo, formò una donna e la menò all’uomo.23E l’uomo disse: "Questa, finalmente, è ossa delle mie ossa e carne della mia carne. Ella sarà chiamata donna perché è stata tratta dall’uomo".24Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua moglie, e saranno una stessa carne.25E l’uomo e la sua moglie erano ambedue ignudi e non ne aveano vergogna.

Iddio ha così terminato tutta l'opera sua. Il settimo giorno è quello del suo riposo, un giorno benedetto e santificato.

Nella creazione noi ammiriamo la potenza di Dio, capace di disporre miliardi di stelle nell'immensità dei cieli, di imporre dei limiti al mare, di controllare le forze del fulmine e del vento, capace anche di formare un uomo con un po' di polvere. Ammiriamo pure la sapienza che ha misurato i tempi e le stagioni, stabilito un equilibro di tutta la natura, dato delle leggi alle piante e degli istinti agli animali. La fine del capitolo 38 e seguenti del libro di Giobbe come anche il Salmo 104 mettono in evidenza questa potenza e questa sapienza di Dio. Ma ammiriamo anche la sua bontà. Ha fatto i cieli, ha disteso la terra sulle acque, stabilito i grandi luminari..., «poiché la sua bontà dimora in eterno», ci dice il Salmo 136. Infatti tutti questi preparativi avevano per iscopo il bene dell'uomo che Dio pone infine in un giardino fertile e bene adacquato ove egli non avrà che da godere del riposo del suo Creatore. Quando contempliamo le belle cose della natura, pensiamo all'amore divino che ha voluto provvedere persino al piacere dei nostri occhi.

Genesi 3:1-13
1Or il serpente era il più astuto di tutti gli animali dei campi che l’Eterno Iddio aveva fatti; ed esso disse alla donna: "Come! Iddio v’ha detto: Non mangiate del frutto di tutti gli alberi del giardino?"2E la donna rispose al serpente: "Del frutto degli alberi del giardino ne possiamo mangiare;3ma del frutto dell’albero ch’è in mezzo al giardino Iddio ha detto: Non ne mangiate e non lo toccate, che non abbiate a morire".4E il serpente disse alla donna: "No, non morrete affatto;5ma Iddio sa che nel giorno che ne mangerete, gli occhi vostri s’apriranno, e sarete come Dio, avendo la conoscenza del bene e del male".6E la donna vide che il frutto dell’albero era buono a mangiarsi, ch’era bello a vedere, e che l’albero era desiderabile per diventare intelligente; prese del frutto, ne mangiò, e ne dette anche al suo marito ch’era con lei, ed egli ne mangiò.7Allora si apersero gli occhi ad ambedue, e s’accorsero ch’erano ignudi; e cucirono delle foglie di fico, e se ne fecero delle cinture.8E udirono la voce dell’Eterno Iddio il quale camminava nel giardino sul far della sera; e l’uomo e sua moglie si nascosero dalla presenza dell’Eterno Iddio, fra gli alberi del giardino.9E l’Eterno Iddio chiamò l’uomo e gli disse: "Dove sei?" E quegli rispose:10"Ho udito la tua voce nel giardino, e ho avuto paura, perch’ero ignudo, e mi sono nascosto".11E Dio disse: "Chi t’ha mostrato ch’eri ignudo? Hai tu mangiato del frutto dell’albero del quale io t’avevo comandato di non mangiare?"12L’uomo rispose: "La donna che tu m’hai messa accanto, è lei che m’ha dato del frutto dell’albero, e io n’ho mangiato".13E l’Eterno Iddio disse alla donna: "Perché hai fatto questo?" E la donna rispose: "Il serpente mi ha sedotta, ed io ne ho mangiato".

«Sono Io, sono le mie mani che hanno disteso i cieli, — dichiara l'Eterno, — Io ho fatto la terra ed ho creato l'uomo» (Esodo 45:12). Ecco dunque quest'uomo posto al centro della creazione. Egli dà ad ogni animale un nome, mostrando così la propria autorità. Le condizioni, in cui è stato messo, sono le migliori. Iddio ha provveduto a tutto e nulla gli manca. Una sola proibizione gli è fatta per metterlo alla prova: quella di mangiare del frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male, che era nel giardino.

Infine Iddio vuol dare ad Adamo un ultimo segno d'amore: Egli forma Eva, sua moglie, nel modo descritto nei versetti letti. Ella sarà l'aiuto che gli corrisponderà. Adamo addormentato è un'immagine del Signore Gesù entrato nel sonno della morte onde Iddio potesse formarGli una Sposa, che è la Chiesa. 2 un mistero! Cristo, l'uomo risuscitato non deve essere solo nel cielo, il Paradiso di Dio. Egli ha voluto la compagnia di quelli che il Padre Gli ha dati del mondo, tutti i suoi diletti riscattati. «Padre, Io voglio — ha detto —, che dove sono Io, siano con me quelli che tu mi hai dati» (Giovanni 17:24).

Genesi 3:14-24
14Allora l’Eterno Iddio disse al serpente: "Perché hai fatto questo, sii maledetto fra tutto il bestiame e fra tutti gli animali dei campi! Tu camminerai sul tuo ventre, e mangerai polvere tutti i giorni della tua vita.15E io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo, e tu le ferirai il calcagno".16Alla donna disse: "Io moltiplicherò grandemente le tue pene e i dolori della tua gravidanza; con dolore partorirai figliuoli; i tuoi desideri si volgeranno verso il tuo marito, ed egli dominerà su te".17E ad Adamo disse: "Perché hai dato ascolto alla voce della tua moglie e hai mangiato del frutto dell’albero circa il quale io t’avevo dato quest’ordine: Non ne mangiare, il suolo sarà maledetto per causa tua; ne mangerai il frutto con affanno, tutti i giorni della tua vita.18Esso ti produrrà spine e triboli, e tu mangerai l’erba dei campi.19mangerai il pane col sudore del tuo volto, finché tu ritorni nella terra donde fosti tratto; perché sei polvere, e in polvere ritornerai".20E l’uomo pose nome Eva alla sua moglie, perch’è stata la madre di tutti i viventi.21E l’Eterno Iddio fece ad Adamo e alla sua moglie delle tuniche di pelle, e li vestì.22Poi l’Eterno Iddio disse: "Ecco, l’uomo è diventato come uno di noi quanto a conoscenza del bene e dei male. Guardiamo ch’egli non stenda la mano e prenda anche del frutto dell’albero della vita, e ne mangi, e viva in perpetuo".23Perciò l’Eterno Iddio mandò via l’uomo dal giardino d’Eden, perché lavorasse la terra donde era stato tratto.24Così egli scacciò l’uomo; e pose ad oriente del giardino d’Eden i cherubini, che vibravano da ogni parte una spada fiammeggiante, per custodire la via dell’albero della vita.

Il serpente, il diavolo (Ap. 20:2), fa il suo ingresso nel giardino. E notate in che modo tutto incomincia. Invece di chiudere le orecchie e fuggire, Eva ascolta il serpente. Badiamo di non ascoltare il Nemico! Le pecore del buon Pastore non conoscono la voce degli stranieri (Giovanni 10:5).

Avendo trovato nella donna un orecchio attento, il serpente s'insinua fra il suo cuore e Dio.

Egli non vi ama — gli sussurra — se vi ha proibito qualche cosa! Poi sono l'orgoglio e l'invidia che Satana semina in quel povero cuore umano: «Voi sarete come Dio», promette egli! In contrasto, Filippesi 2:6 ci presenta Cristo Gesù che «non reputò rapina l'essere uguale a Dio, ma annichilì Se stesso». E la tentazione del Signore al deserto ce Lo fa vedere che resiste vittoriosamente per mezzo della Parola alle proposte dello stesso Nemico.

«La concupiscenza, avendo concepito, partorisce il peccato» (Giac. 1:15). La prima disobbedienza è fatta, seguita per la razza umana da un numero incalcolabile di altre disubbidienze, comprese le mie e le vostre. Ecco Adamo che pure disobbedisce, e subito la coscienza colpevole di entrambi spinge l'uomo e la donna a nascondersi dalla presenza di Dio.

Genesi 4:1-16
1Or Adamo conobbe Eva sua moglie, la quale concepì e partorì Caino, e disse: "Ho acquistato un uomo, con l’aiuto dell’Eterno".2Poi partorì ancora Abele, fratello di lui. E Abele fu pastore di pecore; e Caino, lavoratore della terra.3E avvenne, di li a qualche tempo, che Caino fece un offerta di frutti della terra all’Eterno;4e Abele offerse anch’egli dei primogeniti del suo gregge e del loro grasso. E l’Eterno guardò con favore Abele e la sua offerta,5ma non guardò con favore Caino e l’offerta sua. E Caino ne fu molto irritato, e il suo viso ne fu abbattuto.6E l’Eterno disse a Caino: "Perché sei tu irritato? e perché hai il volto abbattuto?7Se fai bene non rialzerai tu il volto? ma, se fai male, il peccato sta spiandoti alla porta, e i suoi desideri son vòlti a te; ma tu lo devi dominare!"8E Caino disse ad Abele suo fratello: "Usciamo fuori ai campi!" E avvenne che, quando furono nei campi, Caino si levò contro Abele suo fratello, e l’uccise.9E l’Eterno disse a Caino: "Dov’è Abele tuo fratello?" Ed egli rispose: "Non lo so; sono io forse il guardiano di mio fratello?"10E l’Eterno disse: "Che hai tu fatto? la voce del sangue di tuo fratello grida a me dalla terra.11E ora tu sarai maledetto, condannato ad errar lungi dalla terra che ha aperto la sua bocca per ricevere il sangue del tuo fratello dalla tua mano.12Quando coltiverai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti, e tu sarai vagabondo e fuggiasco sulla terra".13E Caino disse all’Eterno: "Il mio castigo è troppo grande perch’io lo possa sopportare.14Ecco, tu mi scacci oggi dalla faccia di questo suolo, ed io sarò nascosto dal tuo cospetto, e sarò vagabondo e fuggiasco per la terra; e avverrà che chiunque mi troverà mi ucciderà".15E l’Eterno gli disse: "Perciò, chiunque ucciderà Caino, sarà punito sette volte più di lui". E l’Eterno mise un segno su Caino, affinché nessuno, trovandolo, l’uccidesse.16E Caino si partì dal cospetto dell’Eterno e dimorò nel paese di Nod, ad oriente di Eden.

Né le foglie di fico, né gli alberi del giardino, né le scuse, non sono di alcun soccorso. Iddio conosce tutto. Egli legge anche nel vostro cuore. «Tutte le cose sono nude e scoperte agli occhi di Colui al quale abbiam da render ragione» (Ebrei 4:13). Adamo getta la colpa su Eva, ed Eva sul serpente. La viltà è aggiunta al peccato già commesso, e ciò non inganna Dio, che ora pronuncerà il suo giudicio. Noi lo portiamo ancora oggi: È la morte. Inoltre l'uomo e la donna sono condannati al lavoro penoso e alla sofferenza, poi scacciati dal giardino che i cherubini custodiranno d'ora innanzi. A Satana, Iddio annunzia la croce ove la progenie della donna, che è il Signore Gesù, gli triterà il capo, cioè sarà il suo vincitore. E questo è una meravigliosa risposta all'entrata del peccato nel mondo. Iddio non è preso alla sprovvista. Appena il male si presenta, Egli fa conoscere il rimedio che aveva preparato. Ma noi sappiamo quel che è costato al Signore Gesù questo rimedio. Egli ha avuto il «calcagno ferito». Vale a dire che, per schiacciare il capo al serpente, son state necessarie la sua sofferenza e la sua morte, interrompendo così il suo cammino sulla terra.

Genesi 4:17-26
17E Caino conobbe la sua moglie, la quale concepì e partorì Enoc. Poi si mise a edificare una città, a cui diede il nome di Enoc, dal nome del suo figliuolo.18E ad Enoc nacque Irad; Irad generò Mehujael; Mehujael generò Methushael, e Methushael generò Lamec.19E Lamec prese due mogli: il nome dell’una era Ada, e il nome dell’altra, Zilla.20E Ada partorì Jabal, che fu il padre di quelli che abitano sotto le tende presso i greggi.21E il nome del suo fratello era Jubal, che fu il padre di tutti quelli che suonano la cetra ed il flauto.22E Zilla partorì anch’essa Tubal-cain, l’artefice d’ogni sorta di strumenti di rame e di ferro, e la sorella di Tubal-cain fu Naama.23E Lamec disse alle sue mogli: "Ada e Zilla, ascoltate la mia voce; mogli di Lamec, porgete orecchio ai mio dire! Sì, io ho ucciso un uomo perché m’ha ferito, e un giovine perché m’ha contuso.24Se Caino sarà vendicato sette volte, Lamec lo sarà settantasette volte".25E Adamo conobbe ancora la sua moglie, ed essa partorì un figliuolo, a cui pose nome Seth, "perché" ella disse, "Iddio m’ha dato un altro figliuolo al posto d’Abele, che Caino ha ucciso".26E anche a Seth nacque un figliuolo, a cui pose nome Enosh. Allora si cominciò a invocare il nome dell’Eterno.

«Il salario del peccato è la morte» (Romani 6:23). Iddio lo ha confermato solennemente. Egli ha pronunciato la sentenza. Ma la fede si mostra in Adamo, che chiama sua moglie Eva, madre di tutti i viventi.

La cintura di foglie di fico del vers. 7 era un'immagine degli sforzi vani dell'uomo per nascondere la propria miseria a Dio e ai suoi simili. Ah! noi possiamo ingannarci gli uni gli altri con delle belle apparenze, ma sono delle foglie che appassiscono presto, e Iddio «non guarda a quello a cui guarda l'uomo: l'uomo riguarda all'apparenza, ma l'Eterno riguarda al cuore» (1 Samuele 16:7). Iddio sostituisce ora questa cintura inutile con dei vestiti di pelle per cui un animale è stato sacrificato cioè messo a morte. Occorre un sacrificio onde l'uomo possa presentarsi davanti a Dio. Caino rifiuta di comprenderlo. Egli offre con pretensione il frutto del suo proprio lavoro, frutto d'un suolo maledetto, mentre Abele presenta con umiltà, ma con intelligenza, un sacrificio che è una figura di quello del Signore Gesù. Iddio sembra severo verso Caino che aveva lavorato più di Abele. Ma Egli non può gradire se non ciò che Gli parla del suo Figliuolo.

Genesi 5:1-20
1Questo è il libro della posterità d’Adamo. Nel giorno che Dio creò l’uomo, lo fece a somiglianza di Dio;2li creò maschio e femmina, li benedisse e dette loro il nome di "uomo", nel giorno che furon creati.3Adamo visse centotrent’anni, generò un figliuolo, a sua somiglianza, conforme alla sua immagine, e gli pose nome Seth;4e il tempo che Adamo visse, dopo ch’ebbe generato Seth, fu ottocento anni, e generò figliuoli e figliuole;5e tutto il tempo che Adamo visse fu novecentotrenta anni; poi morì.6E Seth visse centocinque anni, e generò Enosh.7E Seth, dopo ch’ebbe generato Enosh, visse ottocentosette anni, e generò figliuoli e figliuole;8e tutto il tempo che Seth visse fu novecentododici anni; poi morì.9Ed Enosh visse novant’anni, e generò Kenan.10Ed Enosh, dopo ch’ebbe generato Kenan, visse ottocentoquindici anni, e generò figliuoli e figliuole;11e tutto il tempo che Enosh visse fu novecentocinque anni; poi morì.12E Kenan visse settant’anni, e generò Mahalaleel.13E Kenan, dopo ch’ebbe generato Mahalaleel, visse ottocentoquaranta anni, e generò figliuoli e figliuole;14e tutto il tempo che Kenan visse fu novecentodieci anni; poi morì.15E Mahalaleel visse sessantacinque anni, e generò Jared.16E Mahalaleel, dopo ch’ebbe generato Jared, visse ottocentotrenta anni, e generò figliuoli e figliuole;17e tutto il tempo che Mahalaleel visse fu ottocento novantacinque anni; poi morì.18E Jared visse cento sessantadue anni, e generò Enoc.19E Jared, dopo ch’ebbe generato Enoc, visse ottocento anni, e generò figliuoli e figliuole;20e tutto il tempo che Jared visse fu novecento sessantadue anni; poi morì.

Per gelosia, Caino diventa l'uccisore del fratello Abele. Quando, più tardi, il Signore Gesù venne sulla terra, i Giudei lo misero a morte perché gelosi della sua perfezione; infatti questa metteva in rilievo le loro cattive azioni (1 Giovanni 3:12). Invece di pentirsi del suo delitto, Caino si adagia nel mondo nel modo più confortevole. Costruisce una città per sè e per i suoi discendenti, e ognuno vi trova una buona occupazione. Nulla manca loro. Hanno dimenticato Abele. Ma Iddio non ha dimenticato; Egli lascerà trascorrere molti secoli per vedere se il pentimento si produrrà, ma vediamo invece che la violenza e lo spirito di provocazione di Caino si riproducono in Lemec, cinque generazioni dopo. Così infine il giudicio del diluvio cadrà su essi tutti. È lo stesso oggi del mondo che ha crocifisso Gesù. Tutto prosegue come se nulla fosse avvenuto, si, come se la croce non avesse avuto luogo. L'uomo si è organizzato comodamente sulla terra. Nulla vi manca: scienze, arti, musica e persino religione. Gesù solo ne è assente. Perciò il giudicio verrà certamente su tutti quelli che non appartengono al Signore.

Genesi 5:21-32
21Ed Enoc visse sessantacinque anni, e generò Methushelah.22Ed Enoc, dopo ch’ebbe generato Methushelah, camminò con Dio trecento anni, e generò figliuoli e figliuole;23e tutto il tempo che Enoc visse fu trecento sessantacinque anni.24Ed Enoc camminò con Dio; poi disparve, perché Iddio lo prese.25E Methushelah visse cento ottantasette anni e generò Lamec.26E Methushelah, dopo ch’ebbe generato Lamec, visse settecento ottantadue anni, e generò figliuoli e figliuole;27e tutto il tempo che Methushelah visse fu novecento sessantanove anni; poi morì.28E Lamec visse cento ottantadue anni, e generò un figliuolo;29e gli pose nome Noè, dicendo: "Questo ci consolerà della nostra opera e della fatica delle nostre mani cagionata dal suolo che l’Eterno ha maledetto".30E Lamec, dopo ch’ebbe generato Noè, visse cinquecento novantacinque anni, e generò figliuoli e figliuole;31e tutto il tempo che Lamec visse fu settecento settantasette anni; poi morì.32E Noè, all’età di cinquecento anni, generò Sem, Cam e Jafet.

Dopo il triste quadro della famiglia di Caino, Iddio ci mostra in Seth e nei suoi discendenti l'immagine della fede. Si comincia ad invocare il nome dell'Eterno. Il timor di Dio si trasmette di padre in figlio. In quella famiglia non si tratta di molta attività come in quella di Caino. Tuttavia ciascun membro aveva certamente anche il proprio lavoro nella famiglia della fede. Ma non ne è parlato. Il passaggio dell'uomo di Dio sulla terra non lascia quasi traccia. Egli non contribuisce molto ai progressi del mondo e la storia non ha grandi cose da dire di lui. Egli nasce, vive, ha dei figli e muore. Sì, la morte è là, conseguenza del peccato, e il breve riassunto della lunga vita di quei patriarchi termina inevitabilmente con le tristi parole: «poi mori». Satana, il mentitore, aveva detto: «Voi non morrete punto» (cap. 3:4), ma Dio aveva comandato: «Tu ritornerai alla polvere» (cap. 3:19), e il nostro capitolo 5 ce ne reca una solenne conferma, come tutti i cimiteri, oggi. Per la grazia di Dio sappiamo chi è sceso in questa «polvere della morte» (Salmo 22:15) onde dare la risurrezione e la vita a tutti quelli che sono morti nella fede in Lui.

Genesi 6:1-12
1Or quando gli uomini cominciarono a moltiplicare sulla faccia della terra e furon loro nate delle figliuole,2avvenne che i figliuoli di Dio videro che le figliuole degli uomini erano belle, e presero per mogli quelle che si scelsero fra tutte.3E l’Eterno disse: "Lo spirito mio non contenderà per sempre con l’uomo; poiché, nel suo traviamento, egli non è che carne; i suoni giorni saranno quindi centoventi anni".4In quel tempo c’erano sulla terra i giganti, e ci furono anche di poi, quando i figliuoli di Dio si accostarono alle figliuole degli uomini, e queste fecero loro de’ figliuoli. Essi sono gli uomini potenti che, fin dai tempi antichi, sono stati famosi.5E l’Eterno vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra, e che tutti i disegni dei pensieri del loro cuore non erano altro che male in ogni tempo.6E l’Eterno si pentì d’aver fatto l’uomo sulla terra, e se ne addolorò in cuor suo.7E l’Eterno disse: "Io sterminerò di sulla faccia della terra l’uomo che ho creato: dall’uomo al bestiame, ai rettili, agli uccelli dei cieli; perché mi pento d’averli fatti".8Ma Noè trovò grazia agli occhi dell’Eterno.9Questa è la posterità di Noè. Noè fu uomo giusto, integro, ai suoi tempi; Noè camminò con Dio.10E Noè generò tre figliuoli: Sem, Cam e Jafet.11Or la terra era corrotta davanti a Dio; la terra era ripiena di violenza.12E Dio guardò la terra; ed ecco, era corrotta, poiché ogni carne avea corrotto la sua via sulla terra.

Tuttavia in questo capitolo c'è un'eccezione strana e notevole alla legge inesorabile della morte. Enoc visse 65 anni, camminò con Dio durante 300 anni, poi Iddio lo prese. Nessun particolare ci è dato su questo cammino con Dio, né sul rapimento che termina l'ultimo passo del suo cammino. Ma che bel riassunto d'una vita! Sappiamo noi che cos'è camminare con Dio anche soltanto un solo giorno di un solo anno? — Per il suo cammino che è quello della fede, Enoc trova posto nella lista dei brillanti testimoni del cap. 11 dell'epistola agli Ebrei (vers. 5). Come loro egli vede l'avvenire al dilà delle cose presenti, contemplando, per la fede, il Signore che veniva a regnare «con le sue sante miriadi» (Giuda 14). Questa visione lo mantiene separato da quelli che avrebbero dovuto in breve essere giudicati. Ben-tosto, come Enoc tutti i credenti viventi sulla terra saranno rapiti senza passare per la morte, poiché, come sapete, il Signore viene a prendere i suoi. Andrete voi incontro a Lui? L'aspettate? — Due nomi sono dati ancora, poi ecco Noè, che significa: consolazione e riposo. È bello vedere che Iddio non manda il suo giudicio nel mondo senza aver anzitutto dato delle promesse di benedizione.

Genesi 6:13-22
13E Dio disse a Noè: "Nei miei decreti, la fine d’ogni carne è giunta; poiché la terra, per opera degli uomini, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò, insieme con la terra.14Fatti un’arca di legno di gofer; falla a stanze, e spalmala di pece, di dentro e di fuori.15Ed ecco come la dovrai fare: la lunghezza dell’arca sarà di trecento cubiti; la larghezza, di cinquanta cubiti, e l’altezza, di trenta cubiti.16Farai all’arca una finestra, in alto, e le darai la dimensione d’un cubito; metterai la porta da un lato, e farai l’arca a tre piani: uno da basso, un secondo e un terzo piano.17Ed ecco, io sto per far venire il diluvio delle acque sulla terra, per distruggere di sotto i cieli ogni carne in cui è alito di vita; tutto quello ch’è sopra la terra, morrà.18Ma io stabilirò il mio patto con te; e tu entrerai nell’arca: tu e i tuoi figliuoli, la tua moglie e le mogli de’ tuoi figliuoli con te.19E di tutto ciò che vive, d’ogni carne, fanne entrare nell’arca due d’ogni specie, per conservarli in vita con te; e siano maschio e femmina.20Degli uccelli secondo le loro specie del bestiame secondo le sue specie, e di tutti i rettili della terra secondo le loro specie, due d’ogni specie verranno a te, perché tu li conservi in vita.21E tu prenditi d’ogni cibo che si mangia, e fattene provvista, perché serva di nutrimento a te e a loro".22E Noè fece così; fece tutto quello che Dio gli avea comandato.

Gli uomini si sono moltiplicati sulla terra, ma anche la loro malvagità. I due caratteri del male: la corruzione e la violenza (vers. 11) sono la conseguenza d'un cuore malvagio. È forse l'uomo migliore oggi? Basterebbe aprire qualsiasi giornale per verificare che egli non è cambiato. Ma il credente non ha bisogno di conoscere molto su ciò che sono e fanno gli uomini di questo mondo. Egli crede quel che gli dice la Parola e conosce anche un poco il suo proprio cuore (vers. 5). Conoscete voi il vostro cuore? Iddio dichiara che esso è «ingannevole più d'ogni altra cosa e insanabilmente maligno» (Geremia 17:9).

Si, Egli dice questo del vostro proprio cuore e non solo di quello degli uomini prima del diluvio.

Allora Iddio guarda e si pente. Questa parola vi stupisce, forse. È certo che Iddio non si sbaglia mai. Ma la malvagità dell'uomo può obbligarlo a cambiar disposizioni, come per es. quando dei genitori, per una disubbidienza del loro figlio, rinunciano a procurargli un piacere previsto. Iddio decide dunque di far sparire la sua creatura dalla terra, ad eccezione di Noè, un uomo ch'Egli conosce bene, perché è il solo che cammini con Lui.

Genesi 7:1-16
1E l’Eterno disse a Noè: "Entra nell’arca tu con tutta la tua famiglia, poiché t’ho veduto giusto nel mio cospetto, in questa generazione.2D’ogni specie di animali puri prendine sette paia, maschio e femmina; e degli animali impuri un paio, maschio e femmina;3e parimente degli uccelli dei cieli prendine sette paia, maschio e femmina, per conservarne in vita la razza sulla faccia di tutta la terra;4poiché di qui a sette giorni farò piovere sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti, e sterminerò di sulla faccia della terra tutti gli esseri viventi che ho fatto".5E Noè fece tutto quello che l’Eterno gli avea comandato.6Noè era in età di seicento anni, quando il diluvio delle acque inondò la terra.7E Noè, coi suoi figliuoli, con la sua moglie e con le mogli de’ suoi figliuoli, entrò nell’arca per scampare dalle acque del diluvio.8Degli animali puri e degli animali impuri, degli uccelli e di tutto quello che striscia sulla terra,9vennero delle coppie, maschio e femmina, a Noè nell’arca, come Dio avea comandato a Noè.10E, al termine dei sette giorni, avvenne che le acque del diluvio furono sulla terra.11L’anno seicentesimo della vita di Noè, il secondo mese, il diciassettesimo giorno del mese, in quel giorno, tutte le fonti del grande abisso scoppiarono e le cateratte del cielo s’aprirono.12E piovve sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti.13In quello stesso giorno, Noè, Sem, Cam e Jafet, figliuoli di Noè, la moglie di Noè e le tre mogli dei suoi figliuoli con loro, entrarono nell’arca:14essi, e tutti gli animali secondo le loro specie, e tutto il bestiame secondo le sue specie, e tutti i rettili che strisciano sulla terra, secondo le loro specie, e tutti gli uccelli secondo le loro specie, tutti gli uccelletti, tutto quel che porta ali.15D’ogni carne in cui è alito di vita venne una coppia a Noè nell’arca:16venivano maschio e femmina d’ogni carne, come Dio avea comandato a Noè; poi l’Eterno lo chiuse dentro l’arca.

Benché Noè sia chiamato un uomo «giusto», «perfetto», in paragone agli uomini del suo tempo (vers. 9), non è per suo merito, ma solamente per grazia che sarà risparmiato attraverso il diluvio (vers. 8). È giunto per Iddio il momento di fargli conoscere i suoi pensieri e dargli le sue istruzioni. È facile farci comprendere da qualcuno che cammina con noi. A queste comunicazioni, Noè risponde per la fede. «Per fede Noè, divinamente avvertito di cose che non si vedevano ancora... temette e preparò un'arca per la salvezza della propria famiglia» (Ebrei 11:7). Egli non ha di fatto null'altro che la Parola di Dio per indicargli che il giudicio sta per venire. Ma questa Parola gli basta. Egli costruì l'arca e per mezzo di essa condanna il mondo, come lo dice lo stesso versetto. Ogni colpo del suo martello ricorda che il giudicio s'avvicina. E la pazienza di Dio aspetta, mentre l'arca a poco a poco si costruisce (1 Pietro 3:20). Ma agli avvertimenti del «predicatore di giustizia» pare non rispondessero che degli schemi. Oggi anche vi sono degli schernitori che non credono al ritorno del Signore, né al giudicio (vedere 2 Pietro 2:5; 3:3-5). Essi ignorano volontariamente ciò che la Parola dice del diluvio e considerano questa narrazione come una leggenda.

Genesi 7:17-24; Genesi 8:1-5
17E il diluvio venne sopra la terra per quaranta giorni; e le acque crebbero e sollevarono l’arca, che fu levata in alto d’in su la terra.18E le acque ingrossarono e crebbero grandemente sopra la terra, e l’arca galleggiava sulla superficie delle acque.19E le acque ingrossarono oltremodo sopra la terra; e tutte le alte montagne che erano sotto tutti i cieli, furon coperte.20Le acque salirono quindici cubiti al disopra delle vette dei monti; e le montagne furon coperte.21E perì ogni carne che si moveva sulla terra: uccelli, bestiame, animali salvatici, rettili d’ogni sorta striscianti sulla terra, e tutti gli uomini.22Tutto quello ch’era sulla terra asciutta ed aveva alito di vita nelle sue narici, morì.23E tutti gli esseri che erano sulla faccia della terra furono sterminati: dall’uomo fino al bestiame, ai rettili e agli uccelli del cielo; furono sterminati di sulla terra; non scampò che Noè con quelli ch’eran con lui nell’arca.24E le acque rimasero alte sopra la terra per centocinquanta giorni.
1Or Iddio si ricordò di Noè, di tutti gli animali e di tutto il bestiame ch’era con lui nell’arca; e Dio fece passare un vento sulla terra, e le acque si calmarono;2le fonti dell’abisso e le cateratte del cielo furono chiuse, e cessò la pioggia dal cielo;3le acque andarono del continuo ritirandosi di sulla terra, e alla fine di centocinquanta giorni cominciarono a scemare.4E nel settimo mese, il decimosettimo giorno del mese, l’arca si fermò sulle montagne di Ararat.5E le acque andarono scemando fino al decimo mese. Nel decimo mese, il primo giorno del mese, apparvero le vette dei monti.

Noè ha obbedito per costruire l'arca (cap. 6:22). Se avesse trascurato un solo particolare, per esempio, di spalmarla di pece, essa avrebbe potuto trascinarlo alla sua perdita. Egli ora obbedisce per entrarvi al momento in cui riceve l'ordine di Dio (vers. 5). La nostra sicurtà sta nell'obbedienza a Dio. Il vers. 16 ci fa pensare a Matteo 25:10: «E la porta fu chiusa». Come è serio! Per il mondo attuale verrà pure un momento in cui la porta della grazia sarà chiusa. Da quale lato di quella porta sarete voi? Molti picchieranno, voi lo sapete, ma che cosa risponderà il Signore? «Io non vi conosco» (Matteo 25:10-12). Notate che l'Eterno stesso chiuse la porta su Noè, sui suoi e sugli animali. Allora, come Dio l'aveva detto, poiché la sua Parola si adempie sempre, le acque cominciano a versarsi sulla terra. Egli ha procurato un mezzo di salvezza, ha messo i suoi al riparo, ha chiuso la porta dell'arca. Può ora aprire le cateratte dei cieli.

Noi credenti abbiamo pure questa promessa in tutte le nostre prove: «Quando straripino le grandi acque, esse, per certo, non giungeranno fino a lui» (Salmo 32:6).

Genesi 8:6-22
6E in capo a quaranta giorni, Noè apri la finestra che avea fatta nell’arca,7e mandò fuori il corvo, il quale uscì, andando e tornando, finché le acque furono asciugate sulla terra.8Poi mandò fuori la colomba, per vedere se le acque fossero diminuite sulla superficie della terra.9Ma la colomba non trovò dove posar la pianta del suo piede, e tornò a lui nell’arca, perché c’eran delle acque sulla superficie di tutta la terra; ed egli stese la mano, la prese, e la portò con sé dentro l’arca.10E aspettò altri sette giorni, poi mandò di nuovo la colomba fuori dell’arca.11E la colomba tornò a lui, verso sera; ed ecco, essa aveva nel becco una foglia fresca d’ulivo; onde Noè capì che le acque erano scemate sopra la terra.12E aspettò altri sette giorni, poi mandò fuori la colomba; ma essa non tornò più a lui.13L’anno secentesimoprimo di Noè, il primo mese, il primo giorno del mese, le acque erano asciugate sulla terra; e Noè scoperchiò l’arca, guardò, ed ecco che la superficie del suolo era asciutta.14E il secondo mese, il ventisettesimo giorno del mese, la terra era asciutta.15E Dio parlò a Noè, dicendo:16"Esci dall’arca tu e la tua moglie, i tuoi figliuoli e le mogli dei tuoi figliuoli con te.17Fa’ uscire con te tutti gli animali che sono teco, d’ogni carne: uccelli, bestiame, e tutti i rettili che strisciano sulla terra, perché abbondino sulla terra, e figlino e moltiplichino sulla terra".18E Noè uscì con i suoi figliuoli, con la sua moglie, e con le mogli dei suoi figliuoli.19Tutti gli animali, tutti i rettili, tutti gli uccelli, tutto quel che si muove sulla terra, secondo le loro famiglie, uscirono dall’arca.20E Noè edificò un altare all’Eterno; prese d’ogni specie d’animali puri e d’ogni specie d’uccelli puri, e offrì olocausti sull’altare.21E l’Eterno sentì un odor soave; e l’Eterno disse in cuor suo: "Io non maledirò più la terra a cagione dell’uomo, poiché i disegni del cuor dell’uomo sono malvagi fin dalla sua fanciullezza; e non colpirò più ogni cosa vivente, come ho fatto.22Finché la terra durerà, sementa e raccolta, freddo e caldo, estate e inverno, giorno e notte, non cesseranno mai".

Centoventi anni passarono senza che un sol cuore rispondesse agli avvertimenti della grazia. Ora la lunga pazienza di Dio ha fine. E il giudicio cade sulla terra. Nulla l'aveva lasciato prevedere, eccetto l'arca che si costruiva. Tutto sembrava andasse per il meglio. Il mondo continuava nel suo andazzo allegro. Si mangiava, si beveva, si prendeva moglie, si andava a marito. «Di nulla si avvide la gente — dice il Signore — finché venne il diluvio che portò via tutti quanti» (Matteo 24:37-39). Che scene di desolazione e di spavento di mano in mano che le acque si rinforzavano e s'innalzavano! In mezzo a quel cataclisma che non ha mai avuto simile, Noè ed i suoi sono in perfetta sicurtà, protetti da Dio stesso.

Il lungo giorno della grazia, che dura da quasi 2000 anni, sta per terminare esso pure. Sarà seguito da un periodo di terribili giudici, ma la vera Chiesa non li attraverserà. Il Signore le ha fatto una sicura promessa: «Io ti guarderò dall'ora del cimento che ha da venire su tutto il mondo» (Apocalisse 3:10).

Poi, Dio, che ha contato i giorni, permette alle acque del diluvio di ritirarsi.

Genesi 9:1-19
1E Dio benedisse Noè e i suoi figliuoli, e disse loro: "Crescete, moltiplicate, e riempite la terra.2E avranno timore e spavento di voi tutti gli animali della terra e tutti gli uccelli del cielo. Essi son dati in poter vostro con tutto ciò che striscia sulla terra e con tutti i pesci del mare.3Tutto ciò che si muove ed ha vita vi servirà di cibo; io vi do tutto questo, come l’erba verde;4ma non mangerete carne con la vita sua, cioè col suo sangue.5E, certo, io chiederò conto del vostro sangue, del sangue delle vostre vite; ne chiederò conto ad ogni animale; e chiederò conto della vita dell’uomo alla mano dell’uomo, alla mano d’ogni suo fratello.6Il sangue di chiunque spargerà il sangue dell’uomo sarà sparso dall’uomo, perché Dio ha fatto l’uomo a immagine sua.7Voi dunque crescete e moltiplicate; spandetevi sulla terra, e moltiplicate in essa".8Poi Dio parlò a Noè e ai suoi figliuoli con lui, dicendo:9"Quanto a me, ecco, stabilisco il mio patto con voi e con la vostra progenie dopo voi,10e con tutti gli esseri viventi che sono con voi: uccelli, bestiame, e tutti gli animali della terra con voi; da tutti quelli che sono usciti dall’arca, a tutti quanti gli animali della terra.11Io stabilisco il mio patto con voi, e nessuna carne sarà più sterminata dalle acque del diluvio, e non ci sarà più diluvio per distruggere la terra".12E Dio disse: "Ecco il segno del patto che io fo tra me e voi e tutti gli esseri viventi che sono con voi, per tutte le generazioni a venire.13Io pongo il mio arco nella nuvola, e servirà di segno del patto fra me e la terra.14E avverrà che quando avrò raccolto delle nuvole al disopra della terra, l’arco apparirà nelle nuvole,15e io mi ricorderò del mio patto fra me e voi e ogni essere vivente d’ogni carne, e le acque non diventeranno più un diluvio per distruggere ogni carne.16L’arco dunque sarà nelle nuvole, e io lo guarderò per ricordarmi del patto perpetuo fra Dio e ogni essere vivente, di qualunque carne che è sulla terra".17E Dio disse a Noè: "Questo è il segno del patto che io ho stabilito fra me e ogni carne che è sulla terra".18E i figliuoli di Noè che uscirono dall’arca furono Sem, Cam e Jafet; e Cam è il padre di Canaan.19Questi sono i tre figliuoli di Noè; e da loro fu popolata tutta la terra.

L'arca si posa sulla cima d'un'alta montagna. Sembra che Noè dovrebbe uscire. Ma egli aspetta, e molti giorni passano ancora. Egli era entrato nell'arca sull'ordine di Dio, non vuole uscirne che sull'ordine di Dio che aspetta con pazienza. La colomba, che non può posarsi in alcun luogo e ritorna nell'arca, è un'immagine dello Spirito di Dio che non ha posto in un mondo giudicato. Ma quando Gesù apparirà, lo Spirito potrà finalmente posarsi su Lui sotto la forma d'una colomba (Matteo 3:16).

Anche il credente, che possiede lo Spirito, non trova nutrimento, nulla per soddisfare il suo cuore in questo mondo. Mentre l'uomo naturale vi si trova a suo agio come il corvo che si nutre di corruzione.

Noè esce finalmente dall'arca al comandamento del Signore. La prima cosa che fa è di offrire un sacrificio. Iddio ha i primi diritti su questa terra purificata dalla contaminazione.

Non abbiamo forse anche noi, conosciuto sovente nella nostra vita delle piccole o delle grandi liberazioni? Siamo forse scampati una volta o l'altra ad un incidente? Abbiamo noi pensato subito di ringraziarne Dio?

Genesi 9:20-29; Genesi 10:1-20
20Or Noè, ch’era agricoltore, cominciò a piantar la vigna;21e bevve del vino e s’inebriò e si scoperse in mezzo alla sua tenda.22E Cam, padre di Canaan, vide la nudità del padre suo, e andò a dirlo fuori, ai suoi fratelli.23Ma Sem e Jafet presero il suo mantello, se lo misero assieme sulle spalle, e camminando all’indietro, coprirono la nudità del loro padre; e siccome aveano la faccia vòlta alla parte opposta, non videro la nudità del loro padre.24E quando Noè si svegliò dalla sua ebbrezza, seppe quello che gli avea fatto il suo figliuolo minore; e disse:25"Maledetto sia Canaan! Sia servo dei servi de’ suoi fratelli!"26E disse ancora: "Benedetto sia l’Eterno, l’Iddio di Sem, e sia Canaan suo servo!27Iddio estenda Jafet, ed abiti egli nelle tende di Sem, e sia Canaan suo servo!"28E Noè visse, dopo il diluvio, trecentocinquanta anni.29E tutto il tempo che Noè visse fu novecento cinquanta anni; poi morì.
1Questa è la posterità dei figliuoli di Noè: Sem, Cam e Jafet; e a loro nacquero de’ figliuoli, dopo il diluvio.2I figliuoli di Jafet furono Gomer, Magog, Madai, Javan, Tubal, Mescec e Tiras.3I figliuoli di Gomer: Ashkenaz, Rifat e Togarma.4I figliuoli di Javan: Elisha, Tarsis, Kittim e Dodanim.5Da essi vennero i popoli sparsi nelle isole delle nazioni, nei loro diversi paesi, ciascuno secondo la propria lingua, secondo le loro famiglie, nelle loro nazioni.6I figliuoli di Cam furono Cush, Mitsraim, Put e Canaan.7I figliuoli di Cush: Seba, Havila, Sabta, Raama e Sabteca; e i figliuoli di Raama: Sceba e Dedan.8E Cush generò Nimrod, che cominciò a esser potente sulla terra.9Egli fu un potente cacciatore nei cospetto dell’Eterno; perciò si dice: "Come Nimrod, potente cacciatore nel cospetto dell’Eterno".10E il principio del suo regno fu Babel, Erec, Accad e Calne nel paese di Scinear.11Da quel paese andò in Assiria ed edificò Ninive, Rehoboth-Ir e Calah;12e, fra Ninive e Calah, Resen, la gran città.13Mitsraim generò i Ludim, gli Anamim, i Lehabim, i Naftuhim,14i Pathrusim, i Casluhim (donde uscirono i Filistei) e i Caftorim.15Canaan generò Sidon, suo primogenito, e Heth,16e i Gebusei, gli Amorei, i Ghirgasei,17gli Hivvei, gli Archei, i Sinei,18gli Arvadei, i Tsemarei e gli Hamattei. Poi le famiglie dei Cananei si sparsero.19E i confini dei Cananei andarono da Sidon, in direzione di Gherar, fino a Gaza; e in direzione di Sodoma, Gomorra, Adma e Tseboim, fino a Lesha.20Questi sono i figliuoli di Cam, secondo le loro famiglie, secondo le loro lingue, nei loro paesi, nelle loro nazioni.

Iddio ha constatato per sempre che il cuore degli uomini è malvagio fin dalla loro giovinezza (cap. 8:21). La terra è stata liberata dalle conseguenze del peccato. Ma la sorgente del male esiste in quel cuore umano che tutta l'acqua del diluvio non poteva nettare.

Dopo aver respirato il buon odore del sacrificio, figura di quello del Signore Gesù, Iddio può benedire il patriarca e la sua famiglia, e dar loro il governo della terra. Come risponderanno i discendenti di Noè a questa divina bontà? Nello stesso modo di Caino al cap. 4: per mezzo del sangue versato! Iddio l'annunzia: la violenza riapparirà; vi saranno dei criminali, del sangue sparso. Sì, il sangue del Figliuol di Dio stesso sarà versato, e sarà questo sangue solo che potrà lavare il cuore umano.

La terra è data all'uomo che da allora vi domina duramente. Sotto il suo giogo «fino ad ora tutta la creazione geme insieme ed è in travaglio» (Romani 8:22).

Come segno del suo patto Dio dà l'arcobaleno. È un segno della sua grazia, un ricordo della sua promessa: non vi sarà mai più diluvio.

Pensiamo, contemplandolo, che un giudicio ancor più terribile è per sempre passato per il riscattato di Cristo.

Genesi 11:1-26
1Or tutta la terra parlava la stessa lingua e usava le stesse parole.2E avvenne che, essendo partiti verso l’Oriente, gli uomini trovarono una pianura nel paese di Scinear, e quivi si stanziarono.3E dissero l’uno all’altro: "Orsù, facciamo dei mattoni e cociamoli col fuoco!" E si valsero di mattoni invece di pietre, e di bitume invece di calcina.4E dissero: "Orsù, edifichiamoci una città ed una torre di cui la cima giunga fino al cielo, e acquistiamoci fama, onde non siamo dispersi sulla faccia di tutta la terra".5E l’Eterno discese per vedere la città e la torre che i figliuoli degli uomini edificavano.6E l’Eterno disse: "Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti il medesimo linguaggio; e questo è il principio del loro lavoro; ora nulla li impedirà di condurre a termine ciò che disegnano di fare.7Orsù, scendiamo e confondiamo quivi il loro linguaggio, sicché l’uno non capisca il parlare dell’altro!"8Così l’Eterno li disperse di la sulla faccia di tutta la terra, ed essi cessarono di edificare la città.9Perciò a questa fu dato il nome di Babel perché l’Eterno confuse quivi il linguaggio di tutta la terra, e di la l’Eterno li disperse sulla faccia di tutta la terra.10Questa è la posterità di Sem. Sem, all’età di cent’anni, generò Arpacshad, due anni dopo il diluvio.11E Sem, dopo ch’ebbe generato Arpacshad, visse cinquecento anni e generò figliuoli e figliuole.12Arpacshad visse trentacinque anni e generò Scelah; e Arpacshad, dopo aver generato Scelah,13visse quattrocento anni e generò figliuoli e figliuole.14Scelah visse trent’anni e generò Eber;15e Scelah, dopo aver generato Eber, visse quattrocentotre anni e generò figliuoli e figliuole.16Eber visse trentaquattro anni e generò Peleg;17ed Eber, dopo aver generato Peleg, visse quattrocento trenta anni e generò figliuoli e figliuole.18Peleg visse trent’anni e generò Reu;19e Peleg, dopo aver generato Reu, visse duecentonove anni e generò figliuoli e figliuole.20Reu visse trentadue anni e generò Serug;21e Reu, dopo aver generato Serug, visse duecentosette anni e generò figliuoli e figliuole.22Serug visse trent’anni e generò Nahor;23e Serug, dopo aver generato Nahor, visse duecento anni e generò figliuoli e figliuole.24Nahor visse ventinove anni e generò Terah;25e Nahor, dopo aver generato Terah, visse centodiciannove anni e generò figliuoli e figliuole.26Terah visse settant’anni e generò Abramo, Nahor e Haran.

Una triste narrazione ci conferma che le più belle esperienze della potenza e dell'amore di Dio non pervengono a rendere l'uomo migliore.

Ecco Noè che si ubriaca e non sa più quel che fa. Suo figlio Cam lo vede, se ne diverte e lo notifica ai suoi fratelli. Molte persone si beffano degli ubriachi invece di trovare molto triste una tal cosa. Ma Cam, inoltre, mancava di rispetto verso il padre. Da parte loro Sem e Jafet mostrano per costui un'affezione piena di riguardi e ricevono una benedizione. Invece Cam, padre di Canaan, è maledetto. Vedremo che, dopo molti secoli di pazienza, i discendenti di Canaan, designati al cap. 10:15-18 dovranno essere distrutti, e il loro paese, la terra di Canaan, sarà data in possesso al popolo d'Israele.

Il cap. 10 descrive la ripartizione delle nazioni e delle famiglie sulla superficie della terra. È la pagina più antica della storia dei popoli del mondo. Con Nimrod (vers. 8-9) vi vediamo che l'uomo comincia a saccheggiare la terra, facendovi regnare la paura e la sofferenza, uccidendo, per il suo piacere, e per stabilire la sua potenza, gli animali che Iddio aveva dato all'uomo per nutrimento (cap. 9:3).

Genesi 11:27-32; Genesi 12:1-8
27E questa è la posterità di Terah. Terah generò Abramo, Nahor e Haran; e Haran generò Lot.28Haran morì in presenza di Terah suo padre, nel suo paese nativo, in Ur de’ Caldei.29E Abramo e Nahor si presero delle mogli; il nome della moglie d’Abramo era Sarai; e il nome della moglie di Nahor, Milca, ch’era figliuola di Haran, padre di Milca e padre di Isca.30E Sarai era sterile; non aveva figliuoli.31E Terah prese Abramo, suo figliuolo, e Lot, figliuolo di Haran, cioè figliuolo del suo figliuolo, e Sarai sua nuora, moglie d’Abramo suo figliuolo, e uscirono insieme da Ur de’ Caldei per andare nel paese di Canaan; e, giunti a Charan, dimorarono quivi.32E il tempo che Terah visse fu duecentocinque anni; poi Terah morì in Charan.
1Or l’Eterno disse ad Abramo: "Vattene dal tuo paese e dal tuo parentado e dalla casa di tuo padre, nel paese che io ti mostrerò;2e io farò di te una grande nazione e ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai fonte di benedizione;3e benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra".4E Abramo se ne andò, come l’Eterno gli avea detto, e Lot andò con lui. Abramo aveva settantacinque anni quando partì da Charan.5E Abramo prese Sarai sua moglie e Lot, figliuolo del suo fratello, e tutti i beni che possedevano e le persone che aveano acquistate in Charan, e partirono per andarsene nel paese di Canaan; e giunsero nel paese di Canaan.6E Abramo traversò il paese fino al luogo di Sichem, fino alla quercia di Moreh. Or in quel tempo i Cananei erano nel paese.7E l’Eterno apparve ad Abramo e disse: "Io darò questo paese alla tua progenie". Ed egli edificò quivi un altare all’Eterno che gli era apparso.8E di là si trasportò verso la montagna a oriente di Bethel, e piantò le sue tende, avendo Bethel a occidente e Ai ad oriente; e quivi edificò un altare all’Eterno e invocò il nome dell’Eterno.

Babel o Babilonia è nominata per la prima volta al cap. 10:10 come principio del regno di Nimrod, poí, attraverso tutta la Parola è una figura del mondo potente e orgoglioso che pretende bastare a sè facendo a meno di Dio. Noè ha costruito un'arca per obbedienza; i suoi discendenti edificano una torre per sfidare l'Eterno, come per dirGli: In cima a questa torre, un nuovo diluvio non ci farà più paura! Dinanzi a questa ridicola provocazione, «Colui che abita nei cieli» si ride di loro, il Signore si beffa, come ce lo mostra il Salmo 2 in un'altra occasione. In un istante Iddio li confonde e li disperde.

Il solo centro di radunamento deve essere il Signore Gesù, e la sola potenza per radunare sarà lo Spirito Santo. L'espressione perfetta di questo radunamento lo abbiamo nell'Assemblea, costituita dalla potenza dello Spirito di Dio il giorno della Pentecoste (Atti 2). Allora son date delle lingue come segni agli apostoli, per mostrare che in Cristo, Dio mette fine alla confusione e vuol fare udire ad ogni lingua e nazione il buon annunzio della salvezza.

Genesi 12:9-20; Genesi 13:1-4
9Poi Abramo si partì, proseguendo da un accampamento all’altro, verso mezzogiorno.10Or venne nel paese una carestia; e Abramo scese in Egitto per soggiornarvi, perché la fame era grave nel paese.11E come stava per entrare in Egitto, disse a Sarai sua moglie: "Ecco, io so che tu sei una donna di bell’aspetto;12e avverrà che quando gli Egiziani t’avranno veduta, diranno: Ella è sua moglie; e uccideranno me, ma a te lasceranno la vita.13Deh, di’ che sei mia sorella, perché io sia trattato bene a motivo di te, e la vita mi sia conservata per amor tuo".14E avvenne che quando Abramo fu giunto in Egitto, gli Egiziani osservarono che la donna era molto bella.15E i principi di Faraone la videro e la lodarono dinanzi a Faraone; e la donna fu menata in casa di Faraone.16Ed egli fece del bene ad Abramo per amor di lei; ed Abramo ebbe pecore e buoi e asini e servi e serve e asine e cammelli.17Ma l’Eterno colpì Faraone e la sua casa con grandi piaghe, a motivo di Sarai, moglie d’Abramo.18Allora Faraone chiamò Abramo e disse: "Che m’hai tu fatto? perché non m’hai detto ch’era tua moglie? perché hai detto:19E’ mia sorella? ond’io me la son presa per moglie. Or dunque eccoti la tua moglie; prenditela e vattene!"20E Faraone diede alla sua gente ordini relativi ad Abramo, ed essi fecero partire lui, sua moglie, e tutto quello ch’ei possedeva.
1Abramo dunque risalì dall’Egitto con sua moglie, con tutto quel che possedeva e con Lot, andando verso il mezzogiorno di Canaan.2Abramo era molto ricco di bestiame, d’argento e d’oro.3E continuò il suo viaggio dal mezzogiorno fino a Bethel, al luogo ove da principio era stata la sua tenda, fra Bethel ed Ai,4al luogo dov’era l’altare ch’egli avea fatto da prima; e quivi Abramo invocò il nome dell’Eterno.

La malvagità riempie di nuovo la terra. Giosuè 24:2 ci informa che gli uomini sono diventati idolatri. Il diluvio non ha insegnato loro nulla. Iddio allora farà qualcosa di nuovo. Chiama un uomo, Abramo, a uscire dal suo paese e dal suo parentado, e costui, lasciando una vita probabilmente comoda a Ur dei Caldei, si mette in viaggio senza sapere ove Dio vuole condurlo. «Per fede Abramo, essendo chiamato, ubbidì (Ebrei 11:8). Quale esempio! Voi ubbidite più volentieri ai vostri genitori e ai vostri maestri quando capite il perché di quel che vi chiedono. Ma obbedire senza comprendere, partire senza conoscere la meta, dando assoluta fiducia alla persona che l'ha ordinato, questa è la vera obbedienza. Abramo ha quest'assoluta fiducia in Dio. Egli è, in tutta la Scrittura, il modello della fede. Quel che caratterizza la fede è l'abbandono di cose che si vedono per uno scopo che non si vede. Ma bisogna che lo scopo abbia più valore per il cuore delle cose lasciate. Tale era il caso di Abramo. Egli dirigeva i suoi sguardi verso Canaan, il paese che Dio gli aveva promesso, e al dilà di questo, verso la Patria celeste (Ebrei 11:13-16).

Genesi 13:5-18
5Or Lot, che viaggiava con Abramo, aveva anch’egli pecore, buoi e tende.6E il paese non era sufficiente perch’essi potessero abitarvi assieme; poiché le loro facoltà erano grandi ed essi non potevano stare assieme.7E nacque una contesa fra i pastori del bestiame d’Abramo e i pastori del bestiame di Lot. I Cananei e i Ferezei abitavano a quel tempo nel paese.8E Abramo disse a Lot: "Deh, non ci sia contesa fra me e te, né fra i miei pastori e i tuoi pastori, poiché siam fratelli!9Tutto il paese non sta esso davanti a te? Deh, separati da me! Se tu vai a sinistra, io andrò a destra; e se tu vai a destra, io andrò a sinistra".10E Lot alzò gli occhi e vide l’intera pianura del Giordano. Prima che l’Eterno avesse distrutto Sodoma e Gomorra, essa era tutta quanta irrigata fino a Tsoar, come il giardino dell’Eterno, come il paese d’Egitto.11E Lot si scelse tutta la pianura del Giordano, e partì andando verso oriente. Così si separarono l’uno dall’altro.12Abramo dimorò nel paese di Canaan, e Lot abitò nelle città della pianura e andò piantando le sue tende fino a Sodoma.13Ora la gente di Sodoma era scellerata e oltremodo peccatrice contro l’Eterno.14E l’Eterno disse ad Abramo, dopo che Lot si fu separato da lui: "Alza ora gli occhi tuoi e mira, dal luogo dove sei, a settentrione, a mezzogiorno, a oriente, a occidente.15Tutto il paese che vedi, lo darò a te e alla tua progenie, in perpetuo.16E farò si che la tua progenie sarà come la polvere della terra; in guisa che, se alcuno può contare la polvere della terra, anche la tua progenie si potrà contare.17Lèvati, percorri il paese quant’è lungo e quant’è largo, poiché io te lo darò".18Allora Abramo levò le sue tende, e venne ad abitare alle querce di Mamre, che sono a Hebron; e quivi edificò un altare all’Eterno.

Abramo è entrato nel paese di Canaan con il nipote Lot. Edifica un altare e rizza la tenda. Ma ecco che sopraggiunge la carestia, e, senza aspettare questa volta le direzioni divine, il patriarca scende in Egitto. Vedete che cosa produce questa mancanza di dipendenza: egli rinnega la moglie e si pone con una menzogna in una situazione delle più pericolose e complicate. A questo conducono sovente le bugie, voi l'avete forse constatato.

Quale contrasto fra Abramo e Colui di cui è detto: «Egli rimane fedele, poiché non può rinnegar Se stesso» (2 Timoteo 2:13). Per mezzo di questa triste pagina della sua storia, impariamo di che cosa è capace il credente anche il più pio quando abbandona il posto ove Dio l'ha. messo. Egli può essere condotto a rinnegare la sua relazione col Signore. È quel che accadde a Pietro che si era seduto con gli uscieri la notte in cui Gesù era stato tradito. E noi, miei cari amici, non abbiamo forse talvolta vergogna di dire che apparteniamo al Signore? — Abramo ritorna in Canaan al punto di partenza dopo che il mondo gli ebbe gettato, al vers. 19, un «Vattene» ben diverso da quello che gli aveva comandato l'Eterno al vers. 1.

Genesi 14:1-12
1Or avvenne, al tempo di Amrafel re di Scinear, d’Arioc re di Ellasar, di Kedorlaomer re di Elam, e di Tideal re dei Goim,2ch’essi mossero guerra a Bera re di Sodoma, a Birsha re di Gomorra, a Scinear re di Adma, a Scemeber re di Tseboim e al re di Bela, che è Tsoar.3Tutti questi ultimi si radunarono nella valle di Siddim, ch’è il Mar salato.4Per dodici anni erano stati soggetti a Kedorlaomer, e al tredicesimo anno si erano ribellati.5E nell’anno quattordicesimo, Kedorlaomer e i re ch’erano con lui vennero e sbaragliarono i Refei ad Ashteroth-Karnaim, gli Zuzei a Ham, gli Emei nella pianura di Kiriathaim6e gli Horei nella loro montagna di Seir fino a El-Paran, che è presso al deserto.7Poi tornarono indietro e vennero a En-Mishpat, che è Kades, e sbaragliarono gli Amalekiti su tutto il loro territorio, e così pure gli Amorei che abitavano ad Hatsatson-Tamar.8Allora il re di Sodoma, il re di Gomorra, il re di Adma, il re di Tseboim e il re di Bela, che è Tsoar, uscirono e si schierarono in battaglia contro quelli, nella valle di Siddim:9contro Kedorlaomer re di Elam, Tideal re dei Goim, Amrafel re di Scinear e Arioc re di Ellasar: quattro re contro cinque.10Or la valle di Siddim era piena di pozzi di bitume; e i re di Sodoma e di Gomorra si dettero alla fuga e vi caddero dentro; quelli che scamparono fuggirono al monte.11E i vincitori presero tutte le ricchezze di Sodoma e di Gomorra, e tutti i loro viveri, e se ne andarono.12Presero anche Lot, figliuolo del fratello di Abramo, con la sua roba; e se ne andarono. Lot abitava in Sodoma.

Il tempo passato in Egitto fu tempo perduto e le ricchezze che Abramo vi aveva ricevuto sono per lui cagione di preoccupazione. Sono queste ricchezze che divideranno Lot da Abramo. Le dispute, in presenza degli abitanti del paese, erano un disonore per Dio, come anche adesso le querele fra cristiani giovani o vecchi disonorano il Signore in presenza delle persone del mondo che ne sono spettatrici. Abramo lascia a Lot la scelta del luogo. Che spirito di dolcezza mostra qui! Pensiamo a quest'esempio, ogni volta che abbiamo qualcosa da scegliere che un altro vorrebbe pure. Lot scelse ciò che gli piacque, ciò che attirava il suo cuore mondano, mentre Abramo lascia, in certo qual modo, che Dio decida in vece sua. Ora Iddio non delude mai quelli che si confidano in Lui. «I nostri padri... si son confidati in te, e non sono stati confusi», sta scritto al Salmo 22:5. Infatti il possesso del paese della promessa è ora confermato ad Abramo da Dio, che gli dice anzitutto: «Alza ora gli occhi tuoi» (vers. 14), poi «levati e percorri il paese» (vers. 17).

Canaan è per noi una figura del cielo verso il quale dobbiamo alzare gli occhi, ma ove Dio ci invita anche ad abitare per la fede.

Genesi 14:13-24
13E uno degli scampati venne a dirlo ad Abramo, l’Ebreo, che abitava alle querce di Mamre l’Amoreo, fratello di Eshcol e fratello di Aner, i quali aveano fatto alleanza con Abramo.14E Abramo, com’ebbe udito che il suo fratello era stato fatto prigioniero, armò trecentodiciotto de’ suoi più fidati servitori, nati in casa sua, ed inseguì i re fino a Dan.15E, divisa la sua schiera per assalirli di notte, egli coi suoi servi li sconfisse e l’inseguì fino a Hobah, che è a sinistra di Damasco.16E ricuperò tutta la roba, e rimenò pure Lot suo fratello, la sua roba, e anche le donne e il popolo.17E com’egli se ne tornava dalla sconfitta di Kedorlaomer e dei re ch’eran con lui, il re di Sodoma gli andò incontro nella valle di Shaveh, che è la Valle del re.18E Melchisedec, re di Salem, fece portar del pane e del vino. Egli era sacerdote dell’Iddio altissimo.19Ed egli benedisse Abramo, dicendo: "Benedetto sia Abramo dall’Iddio altissimo, padrone de’ cieli e della terra!20E benedetto sia l’Iddio altissimo, che t’ha dato in mano i tuoi nemici!" E Abramo gli diede la decima d’ogni cosa.21E il re di Sodoma disse ad Abramo: "Dammi le persone, e prendi per te la roba".22Ma Abramo rispose al re di Sodoma: "Ho alzato la mia mano all’Eterno, l’Iddio altissimo, padrone dei cieli e della terra,23giurando che non prenderei neppure un filo, né un laccio di sandalo, di tutto ciò che t’appartiene; perché tu non abbia a dire: Io ho arricchito Abramo.24Nulla per me! tranne quello che hanno mangiato i giovani, e la parte che spetta agli uomini che son venuti meco: Aner, Eshcol e Mamre; essi prendano la loro parte".

Lot aveva volto i suoi sguardi sulle città della pianura. Ma Abramo, per la fede, vedeva all'orizzonte un'altra città, quella «di cui Dio é l'architetto e il Creatore» (Ebrei 11:10). Nell'attesa egli non ha bisogno che della sua tenda. Lot, invece, che si è avvicinato «fino a Sodoma» (cap. 13:12), ora vi abita (vers. 12), e lo vedremo persino esercitare le funzioni di giudice. Come conseguenza di questa posizione egli si trova coinvolto in una guerra che non lo concerneva, e quando i quattro re vengono a combattere contro i cinque, Lot è fatto prigioniero con gli abitanti di Sodoma. Se volontariamente ci mescoliamo a quelli che non temono Dio, perderemo la nostra libertà, e inoltre una tale compagnia sarà sempre una causa di tormenti e difficoltà (2 Pietro 2:8). Anche oggi il mondo si agita molto. Vi sono delle guerre. Guardiamoci di prendere partito, di appassionarci per gli uni o contro gli altri. Rimaniamo, come Abramo, degli stranieri. È pure ciò che è stato uno più grande di lui, il Signore Gesù, quando era sulla terra. Egli era del cielo e non lo dimenticava mai.

Genesi 15:1-21
1Dopo queste cose, la parola dell’Eterno fu rivolta in visione ad Abramo, dicendo: "Non temere, o Abramo, io sono il tuo scudo, e la tua ricompensa sarà grandissima".2E Abramo disse: "Signore, Eterno, che mi darai tu? poiché io me ne vo senza figliuoli, e chi possederà la mia casa è Eliezer di Damasco".3E Abramo soggiunse: "Tu non m’hai dato progenie; ed ecco, uno schiavo nato in casa mia sarà mio erede".4Allora la parola dell’Eterno gli fu rivolta, dicendo: "Questi non sarà tuo erede; ma colui che uscirà dalle tue viscere sarà erede tuo".5E lo menò fuori, e gli disse: "Mira il cielo, e conta le stelle, se le puoi contare". E gli disse: "Così sarà la tua progenie".6Ed egli credette all’Eterno, che gli contò questo come giustizia.7E l’Eterno gli disse: "Io sono l’Eterno che t’ho fatto uscire da Ur de’ Caldei per darti questo paese, perché tu lo possegga".8E Abramo chiese: "Signore, Eterno, da che posso io conoscere che lo possederò?"9E l’Eterno gli rispose: "Pigliami una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un montone di tre anni, una tortora e un piccione".10Ed egli prese tutti questi animali, li divise per mezzo, e pose ciascuna metà dirimpetto all’altra; ma non divise gli uccelli.11Or degli uccelli rapaci calarono sulle bestie morte, ma Abramo li scacciò.12E, sul tramontare del sole, un profondo sonno cadde sopra Abramo; ed ecco, uno spavento, una oscurità profonda, cadde su lui.13E l’Eterno disse ad Abramo: "Sappi per certo che i tuoi discendenti dimoreranno come stranieri in un paese che non sarà loro, e vi saranno schiavi, e saranno oppressi per quattrocento anni;14ma io giudicherò la gente di cui saranno stati servi; e, dopo questo, se ne partiranno con grandi ricchezze.15E tu te n’andrai in pace ai tuoi padri, e sarai sepolto dopo una prospera vecchiezza.16E alla quarta generazione essi torneranno qua; perché l’iniquità degli Amorei non e giunta finora al colmo".17Or come il sole si fu coricato e venne la notte scura, ecco una fornace fumante ed una fiamma di fuoco passare in mezzo agli animali divisi.18In quel giorno l’Eterno fece patto con Abramo, dicendo: "Io do alla tua progenie questo paese, dal fiume d’Egitto al gran fiume, il fiume Eufrate;19i Kenei, i Kenizei, i Kadmonei,20gli Hittei, i Ferezei, i Refei,21gli Amorei, i Cananei, i Ghirgasei e i Gebusei".

Sul monte Abramo non ha nessuna delle preoccupazioni di Lot. La sua tenda e il suo altare gli bastano. Ma quando é informato che suo nipote è stato fatto prigioniero, corre in suo aiuto. Avrebbe potuto dire: «Non voglio intromettermi in ciò; questo non può che attirarmi dei nemici; Lot ha meritato ciò che gli accade.» — No, il suo amore per il proprio fratello, la sua energia, la sua perseveranza riportano la vittoria e liberano il prigioniero. Questa perseveranza di Abramo è un esempio nelle nostre preghiere in favore dei nostri cari, che sono prigionieri del Nemico. È dimostrata dal fatto che egli non si arresta a Dan (vers. 15), ai limiti del paese, dicendo: «Ho fatto quel che ho potuto», no, egli prosegue fin vicino a Damasco, fino alla vittoria completa.

Ma ecco un nemico più pericoloso dei quattro re, benché sia stato vinto. È il re di Sodoma. Egli s'avvicina, e coi suoi regali vorrebbe rendere Abramo suo debitore. Felicemente Iddio veglia, e per fortificare il suo servitore, gli manda proprio, poco prima, un misterioso visitatore: Melchisedec. Lui pure è re e ad un tempo sacerdote, ma come lo spiega l'epistola agli Ebrei (cap. 7:1-10) è una figura del Signore Gesù stesso. Abramo è benedetto da lui della benedizione dell'Iddio Altissimo.

Genesi 16:1-16
1Or Sarai, moglie d’Abramo, non gli avea dato figliuoli. Essa aveva una serva egiziana per nome Agar.2E Sarai disse ad Abramo: "Ecco, l’Eterno m’ha fatta sterile; deh, va’ dalla mia serva; forse avrò progenie da lei". E Abramo dette ascolto alla voce di Sarai.3Sarai dunque, moglie d’Abramo, dopo che Abramo ebbe dimorato dieci anni nel paese di Canaan, prese la sua serva Agar, l’Egiziana, e la diede per moglie ad Abramo suo marito.4Ed egli andò da Agar, che rimase incinta; e quando s’accorse ch’era incinta, guardò la sua padrona con disprezzo.5E Sarai disse ad Abramo: "L’ingiuria fatta a me, ricade su te. Io t’ho dato la mia serva in seno; e da che ella s’è accorta ch’era incinta, mi guarda con disprezzo. L’Eterno sia giudice fra me e te".6E Abramo rispose a Sarai: "Ecco, la tua serva è in tuo potere; fa’ con lei come ti piacerà". Sarai la trattò duramente, ed ella se ne fuggì da lei.7E l’angelo dell’Eterno la trovò presso una sorgente d’acqua, nel deserto, presso la sorgente ch’è sulla via di Shur,8e le disse: "Agar, serva di Sarai, donde vieni? e dove vai?" Ed ella rispose: "Me ne fuggo dal cospetto di Sarai mia padrona".9E l’angelo dell’Eterno le disse: "Torna alla tua padrona, e umiliati sotto la sua mano".10L’angelo dell’Eterno soggiunse: "Io moltiplicherò grandemente la tua progenie, e non la si potrà contare, tanto sarà numerosa".11E l’angelo dell’Eterno le disse ancora: "Ecco, tu sei incinta, e partorirai un figliuolo, al quale porrai nome Ismaele, perché l’Eterno t’ha ascoltata nella tua afflizione;12esso sarà tra gli uomini come un asino selvatico; la sua mano sarà contro tutti, e la mano di tutti contro di lui; e abiterà in faccia a tutti i suoi fratelli".13Allora Agar chiamò il nome dell’Eterno che le avea parlato, Atta-El-Roi, perché disse: "Ho io, proprio qui, veduto andarsene colui che m’ha vista?"14Perciò quel pozzo fu chiamato "il pozzo di Lachai-Roi". Ecco, esso è fra Kades e Bered.15E Agar partorì un figliuolo ad Abramo; e Abramo, al figliuolo che Agar gli avea partorito, pose nome Ismaele.16Abramo aveva ottantasei anni quando Agar gli partorì Ismaele.

Abramo ha respinto le offerte del re di Sodoma. Ha saputo dire no. Sappiamo dire no quando il diavolo vuol darci qualche cosa. È quel che il Signore Gesù ha fatto nel deserto, quando Satana per tentarlo, gli ha presentato tutti i regni della terra. Con questo rifiuto Abramo non ha perso nulla. Al contrario! L'Eterno gli parla di nuovo e gli dichiara: Io sarò la tua ricompensa. Il Signore ci basti; possedendolo, abbiamo ogni cosa! (Romani 8:32). Abramo realizza che, godendo del favore di Dio, può ottenere da Lui il suo più caro desiderio: un figlio, un erede. L'Eterno gliene fa la promessa, ed egli crede, diventando così «il padre di tutti quelli che credono» (Romani 4:11). «Dinanzi alla promessa di Dio non vacillò per incredulità, — ci dice lo stesso capitolo —...ma fu fortificato nella fede, dando gloria a Dio, ed essendo pienamente convinto che ciò che aveva promesso, Egli era anche potente da effettuarlo» (Romani 4:20-21). Credere Dio; il vers. 6 ci insegna che questo basta per esser reso giusto. Questo versetto è così importante che è citato tre volte nel Nuovo Testamento: Romani 4:3 — Galati 3:6 — Giacomo 2:23.

Genesi 17:1-27
1Quando Abramo fu d’età di novantanove anni, l’Eterno gli apparve e gli disse: "Io sono l’Iddio onnipotente; cammina alla mia presenza, e sii integro;2e io fermerò il mio patto fra me e te, e ti moltiplicherò grandissimamente".3Allora Abramo si prostrò con la faccia in terra, e Dio gli parlò, dicendo:4"Quanto a me, ecco il patto che fo con te; tu diverrai padre di una moltitudine di nazioni;5e non sarai più chiamato Abramo, ma il tuo nome sarà Abrahamo, poiché io ti costituisco padre di una moltitudine di nazioni.6E ti farò moltiplicare grandissimamente, e ti farò divenir nazioni, e da te usciranno dei re.7E fermerò il mio patto fra me e te e i tuoi discendenti dopo di te, di generazione in generazione; sarà un patto perpetuo, per il quale io sarò l’Iddio tuo e della tua progenie dopo di te.8E a te e alla tua progenie dopo di te darò il paese dove abiti come straniero: tutto il paese di Canaan, in possesso perpetuo; e sarò loro Dio".9Poi Dio disse ad Abrahamo: "Quanto a te, tu osserverai il mio patto: tu e la tua progenie dopo di te, di generazione in generazione.10Questo è il mio patto che voi osserverete, patto fra me e voi e la tua progenie dopo di te: ogni maschio fra voi sia circonciso.11E sarete circoncisi; e questo sarà un segno del patto fra me e voi.12All’età d’otto giorni, ogni maschio sarà circonciso fra voi, di generazione in generazione: tanto quello nato in casa, quanto quello comprato con danaro da qualsivoglia straniero e che non sia della tua progenie.13Quello nato in casa tua e quello comprato con danaro dovrà esser circonciso; e il mio patto nella vostra carne sarà un patto perpetuo.14E il maschio incirconciso, che non sarà stato circonciso nella sua carne, sarà reciso di fra il su popolo: egli avrà violato il mio patto".15E Dio disse ad Abrahamo: "Quanto a Sarai tua moglie, non la chiamar più Sarai; il suo nome sarà, invece Sara.16E io la benedirò, ed anche ti darò di lei un figliuolo; io la benedirò, ed essa diverrà nazioni; re di popoli usciranno da lei".17Allora Abrahamo si prostrò con la faccia in terra e rise; e disse in cuor suo: "Nascerà egli un figliuolo a un uomo di cent’anni? e Sara, che ha novant’anni, partorirà ella?"18E Abrahamo disse a Dio: "Di grazia, viva Ismaele nel tuo cospetto!"19E Dio rispose: "No, ma Sara tua moglie ti partorirà un figliuolo, e tu gli porrai nome Isacco; e io fermerò il mio patto con lui, un patto perpetuo per la sua progenie dopo di lui.20Quanto a Ismaele, io t’ho esaudito. Ecco, io l’ho benedetto, e farò che moltiplichi e s’accresca grandissimamente. Egli genererà dodici principi, e io farò di lui una grande nazione.21Ma fermerò il mio patto con Isacco che Sara ti partorirà in questo tempo, l’anno venturo".22E quand’ebbe finito di parlare con lui, Iddio lasciò Abrahamo, levandosi in alto.23E Abrahamo prese Ismaele suo figliuolo e tutti quelli che gli erano nati in casa e tutti quelli che avea comprato col suo danaro, tutti i maschi fra la gente della casa d’Abrahamo, e li circoncise, in quello stesso giorno come Dio gli avea detto di fare.24Or Abrahamo aveva novantanove anni quando fu circonciso.25E Ismaele suo figliuolo aveva tredici anni quando fu circonciso.26In quel medesimo giorno fu circonciso Abrahamo, e Ismaele suo figliuolo.27E tutti gli uomini della sua casa, tanto quelli nati in casa quanto quelli comprati con danaro dagli stranieri, furono circoncisi con lui.

Purtroppo, dopo queste belle prove della fede d'Abramo, troviamo di nuovo una mancanza nella vita del patriarca. Egli vuole in certo qual modo aiutare Dio a mantenere la sua promessa. Invece di aspettare con pazienza che gli sia dato il figlio promesso, ascolta Sara sua moglie. E Agar, la serva, probabilmente condotta dall'Egitto dopo la prima mancanza di Abramo, diventerà la madre d'Ismaele.

Vediamo che essa se ne fugge da Para. Ma Iddio prende cura della povera serva ed Egli diventa per lei l'Iddio che si rivela (vers. 13).

Iddio vuole una volta rivelarsi ad ognuno di noi. Lo fa qui, presso quella fontana, per mezzo di Colui che è chiamato l'Angelo dell'Eterno e che non è altri che il Signore Gesù stesso. In Gesù, Iddio è divenuto per noi «il Vivente che si rivela». Chi Lo ha visto, ha visto il Padre (Giovanni 14:9). Ed è presso a Lui che troviamo in abbondanza l'acqua viva della sua grazia (Giovanni 7:37-38). Notate quel che l'Angelo del-l'Eterno dice ad Agar: «Torna alla tua padrona, e umiliati...» (vers. 9).

Noi non amiamo umiliarci. Ma sovente è ciò precisamente che il Signore ci chiede.

Genesi 18:1-15
1L’Eterno apparve ad Abrahamo alle querce di Mamre, mentre questi sedeva all’ingresso della sua tenda durante il caldo del giorno.2Abrahamo alzò gli occhi, ed ecco che scòrse tre uomini, i quali stavano dinanzi a lui; e come li ebbe veduti, corse loro incontro dall’ingresso della tenda, si prostrò fino a terra e disse:3"Deh, Signor mio, se ho trovato grazia davanti a te, non passare senza fermarti dal tuo servo!4Deh, lasciate che si porti un po’ d’acqua; e lavatevi i piedi; e riposatevi sotto quest’albero.5lo andrò a prendere un pezzo di pane, e vi fortificherete il cuore; poi, continuerete il vostro cammino; poiché per questo siete passati presso al vostro servo". E quelli dissero: "Fa’ come hai detto".6Allora Abrahamo andò in fretta nella tenda da Sara, e le disse: "Prendi subito tre misure di fior di farina, impastala, e fa’ delle schiacciate".7Poi Abrahamo corse all’armento, ne tolse un vitello tenero e buono, e lo diede a un servo, il quale s’affrettò a prepararlo.8E prese del burro, del latte e il vitello ch’era stato preparato, e li pose davanti a loro; ed egli se ne stette in piè presso di loro sotto l’albero. E quelli mangiarono.9Poi essi gli dissero: "Dov’è Sara tua moglie?" Ed egli rispose: "E’ là nella tenda".10E l’altro: "Tornerò certamente da te fra un anno; ed ecco, Sara tua moglie avrà un figliuolo". E Sara ascoltava all’ingresso della tenda, ch’era dietro a lui.11Or Abrahamo e Sara eran vecchi, bene avanti negli anni, e Sara non aveva più i corsi ordinari delle donne.12E Sara rise dentro di sé, dicendo: "Vecchia come sono, avrei io tali piaceri? e anche il mio signore è vecchio!"13E l’Eterno disse ad Abrahamo: "Perché mai ha riso Sara, dicendo: Partorirei io per davvero, vecchia come sono?14V’ha egli cosa che sia troppo difficile per l’Eterno? Al tempo fissato, fra un anno, tornerò, e Sara avrà un figliuolo".15Allora Sara negò, dicendo: "Non ho riso"; perch’ebbe paura. Ma egli disse: "Invece, hai riso!"

L'Eterno appare di nuovo ad Abramo, rinnova la sua promessa d'un'innumerevole progenie e cambia il suo nome in Abrahamo. Un cambiamento di nome nella Parola è sempre il segno d'una nuova relazione con chi lo dà. Qui il nostro patriarca non è più soltanto l'uomo di fede, ma il padre di tutti gli uomini di fede. Dandogli questo nome: «Padre d'una moltitudine», Iddio pensava già, con interessamento ed amore, a quella moltitudine di credenti di cui Abrahamo sarebbe considerato il capostipite e di cui speriamo facciano parte tutti i nostri lettori. E attraverso ai re che usciranno da Abrahamo (vers. 6), Iddio vedeva in anticipo il «Figliuol di Davide» il Re che Egli destinava ad Israele e al mondo. Il Nuovo Testamento incomincia con la genealogia di Gesù Cristo, figliuol di Davide, figliuol d'Abrahamo. Iddio dà ad Abrahamo col nome un altro segno: quello della circoncisione, che corrisponde, in una certa misura, al battesimo d'oggi e significa la morte per la carne, e ad un tempo la messa da parte per Dio. La fine del capitolo ci mostra Sara che riceve pure il suo nuovo nome, l'annunzio di Isacco, poi Abrahamo che obbedisce all'ordine che Dio gli ha dato.

Genesi 18:16-33
16Poi quegli uomini s’alzarono e volsero gli sguardi verso Sodoma; e Abrahamo andava con loro per accomiatarli.17E l’Eterno disse: "Celerò io ad Abrahamo quello che sto per fare,18giacché Abrahamo deve diventare una nazione grande e potente e in lui saran benedette tutte le nazioni della terra?19Poiché io l’ho prescelto affinché ordini ai suoi figliuoli, e dopo di sé alla sua casa, che s’attengano alla via dell’Eterno per praticare la giustizia e l’equità, onde l’Eterno ponga ad effetto a pro d’Abrahamo quello che gli ha promesso".20E l’Eterno disse: "Siccome il grido che sale da Sodoma e Gomorra è grande e siccome il loro peccato è molto grave,21io scenderò e vedrò se hanno interamente agito secondo il grido che n’è pervenuto a me; e, se così non è, lo saprò".22E quegli uomini, partitisi di là, s’avviarono verso Sodoma; ma Abrahamo rimase ancora davanti all’Eterno.23E Abrahamo s’accostò e disse: "Farai tu perire il giusto insieme con l’empio?24Forse ci son cinquanta giusti nella città; farai tu perire anche quelli? o non perdonerai tu a quel luogo per amore de’ cinquanta giusti che vi sono?25Lungi da te il fare tal cosa! il far morire il giusto con l’empio, in guisa che il giusto sia trattato come l’empio! lungi da te! Il giudice di tutta la terra non farà egli giustizia?"26E l’Eterno disse: "Se trovo nella città di Sodoma cinquanta giusti, perdonerò a tutto il luogo per amor d’essi".27E Abrahamo riprese e disse: "Ecco, prendo l’ardire di parlare al Signore, benché io non sia che polvere e cenere;28forse, a que’ cinquanta giusti ne mancheranno cinque; distruggerai tu tutta la città per cinque di meno?" E l’Eterno: "Se ve ne trovo quarantacinque, non la distruggerò".29Abrahamo continuò a parlargli e disse: "Forse, vi se ne troveranno quaranta". E l’Eterno: "Non io farò, per amor dei quaranta".30E Abrahamo disse: "Deh, non si adiri il Signore, ed io parlerò. Forse, vi se ne troveranno trenta". E l’Eterno: "Non lo farò, se ve ne trovo trenta".31E Abrahamo disse: "Ecco, prendo l’ardire di parlare al Signore; forse, vi se ne troveranno venti". E l’Eterno: "Non la distruggerò per amore dei venti".32E Abrahamo disse: "Deh, non si adiri il Signore, e io parlerò ancora questa volta soltanto. Forse, vi se ne troveranno dieci". E l’Eterno: "Non la distruggerò per amore de’ dieci".33E come l’Eterno ebbe finito di parlare ad Abrahamo, se ne andò. E Abrahamo tornò alla sua dimora.

Tre celesti visitatori s'avvicinano alla tenda dí Abrahamo. Uno di loro non è altri che l'Eterno stesso. Abrahamo lo riconosce e Lo riceve con rispetto e premura. Negli evangeli vediamo talvolta delle persone che ricevono il Signore Gesù in casa loro; Levi, Marta, Zaccheo... (Luca 5:29; 10:38; 19:6). 2 un grande onore che è fatto loro. Ma sapete che voi pure potete ricevere tali visite? Ad una condizione però: «Se uno mi ama, osserverà la mia Parola», dice il Signore — «e il Padre mio l'amerà, noi verremo a lui e faremo dimora presso di lui» (Giovanni 14:23). «Dimora presso di», cioè nel suo cuore. Come può avvenire questo? «Dio è amore» (1 Giovanni 4:8). Un cuore ove Dio viene ad abitare è un cuore in cui lo Spirito Santo versa l'amore divino come un vaso che si vuol riempire. Quanto desideriamo che ciascuno dei nostri giovani amici faccia ... e rinnovi quest'esperienza.

Sara dubita della promessa e ride. Abrahamo e lei sono Vecchi. Ma Dio risponde alla sua incredulità: «V'ha egli cosa che sia troppo difficile per l'Eterno?» (vers. 14). Dovete sottolinearlo nella vostra Bibbia.

Genesi 19:1-14
1Or i due angeli giunsero a Sodoma verso sera; e Lot stava sedendo alla porta di Sodoma; e, come li vide, s’alzò per andar loro incontro e si prostrò con la faccia a terra, e disse:2"Signori miei, vi prego, venite in casa del vostro servo, albergatevi questa notte, e lavatevi i piedi; poi domattina vi leverete per tempo e continuerete il vostro cammino". Ed essi risposero: "No; passeremo la notte sulla piazza".3Ma egli fe’ loro tanta premura, che vennero da lui ed entrarono in casa sua. Ed egli fece loro un convito, cosse dei pani senza lievito, ed essi mangiarono.4Ma prima che si fossero coricati, gli uomini della città, i Sodomiti, circondarono la casa: giovani e vecchi, la popolazione intera venuta da ogni lato; e chiamarono Lot, e gli dissero:5"Dove sono quegli uomini che son venuti da te stanotte? Menaceli fuori, affinché noi li conosciamo!"6Lot uscì verso di loro sull’ingresso di casa, si chiuse dietro la porta, e disse:7"Deh, fratelli miei, non fate questo male!8Ecco, ho due figliuole che non hanno conosciuto uomo; deh, lasciate ch’io ve le meni fuori, e voi fate di loro quel che vi piacerà; soltanto non fate nulla a questi uomini, poiché son venuti all’ombra del mio tetto".9Ma essi gli dissero: "Fatti in là!" E ancora: "Quest’individuo è venuto qua come straniero, e la vuol far da giudice! Ora faremo a te peggio che a quelli!" E, premendo Lot con violenza, s’avvicinarono per sfondare la porta.10Ma quegli uomini stesero la mano, trassero Lot in casa con loro, e chiusero la porta.11E colpirono di cecità la gente ch’era alla porta della casa, dal più piccolo al più grande, talché si stancarono a cercar la porta.12E quegli uomini dissero a Lot: "Chi hai tu ancora qui? fa’ uscire da questo luogo generi, figliuoli, figliuole e chiunque de’ tuoi è in questa città;13poiché noi distruggeremo questo luogo, perché il grido contro i suoi abitanti è grande nel cospetto dell’Eterno, e l’Eterno ci ha mandati a distruggerlo".14Allora Lot usci, parlò ai suoi generi che avevano preso le sue figliuole, e disse: "Levatevi, uscite da questo luogo, perché l’Eterno sta per distruggere la città". Ma ai i generi parve che volesse scherzare.

Iddio, che fece visita ad Abrahamo suo amico (2 Cron. 20:7 — Isaia 41:8 — Giacomo 2:23), vuole metterlo al corrente di ciò che Egli sta per fare. Nello stesso modo, i discepoli del Signore non sono chiamati da Lui schiavi ma amici (Giovanni 15:15), perché Egli si compiace di far loro conoscere i pensieri del Padre suo.

I pensieri di Dio verso il mondo? Essi sono salvezza per oggi e giudicio per domani. Il mondo ignora l'una e l'altro perché chiude le orecchie, ma il credente sa queste cose per mezzo della Parola.

Prima di distruggere Sodoma e Gomorra, Iddio vuole assicurarsi che il loro giudicio sia veramente meritato, «se cosi non è — dice Egli — io lo saprò.» Se vi fosse stato qualche speranza di pentimento, come più tardi a Ninive al tempo di Giona, Iddio avrebbe perdonato. Ed Abrahamo intercede nello stesso spirito di grazia. Il suo cuore è commosso pensando a Lot e alla sua famiglia. Noi che conosciamo il Signore, abbiamo certamente nella nostra famiglia o fra i nostri compagni, dei giovani che non sappiamo se sono salvati o no. Se non credono, saranno lasciati, per essere giudicati col mondo. Che cosa possiamo fare per loro? Intercedere, supplicare Dio, come Abrahamo lo fece per Lot, suo fratello.

Genesi 19:15-29
15E come l’alba cominciò ad apparire, gli angeli sollecitarono Lot, dicendo: "Lèvati, prendi tua moglie e le tue due figliuole che si trovan qui, affinché tu non perisca nel castigo di questa città".16Ma egli s’indugiava; e quegli uomini presero per la mano lui, sua moglie e le sue due figliuole, perché l’Eterno lo volea risparmiare; e lo menaron via, e lo misero fuori della città.17E avvenne che quando li ebbero fatti uscire, uno di quegli uomini disse: "Sàlvati la vita! non guardare indietro, e non ti fermare in alcun luogo della pianura; sàlvati al monte, che tu non abbia a perire!"18E Lot rispose loro: "No, mio signore!19ecco, il tuo servo ha trovato grazia agli occhi tuoi, e tu hai mostrato la grandezza della tua bontà verso di me conservandomi in vita; ma io non posso salvarmi al monte prima che il disastro mi sopraggiunga, ed io perisca.20Ecco, questa città è vicina da potermici rifugiare, ed è piccola. Deh, lascia ch’io scampi quivi non è essa piccola? e vivrà l’anima mia!"21E quegli a lui: "Ecco, anche questa grazia io ti concedo: di non distruggere la città, della quale hai parlato.22Affrettati, scampa colà, poiché io non posso far nulla finché tu vi sia giunto". Perciò quella città fu chiamata Tsoar.23Il sole si levava sulla terra quando Lot arrivò a Tsoar.24Allora l’Eterno fece piovere dai cieli su Sodoma e Gomorra zolfo e fuoco, da parte dell’Eterno;25ed egli distrusse quelle città e tutta la pianura e tutti gli abitanti delle città e quanto cresceva sul suolo.26Ma la moglie di Lot si volse a guardare indietro, e diventò una statua di sale.27E Abrahamo si levò la mattina a buon’ora, e andò al luogo dove s’era prima fermato davanti all’Eterno;28guardò verso Sodoma e Gomorra e verso tutta la regione della pianura, ed ecco vide un fumo che si levava dalla terra, come il fumo d’una fornace.29Così avvenne che, quando Iddio distrusse le città della pianura, egli si ricordò d’Abrahamo, e fece partir Lot di mezzo al disastro, allorché sovvertì le città dove Lot avea dimorato.

I due angeli entrano in Sodoma, in quella città piena di peccato. Non rispondono altrettanto volentieri all'invito di Lot per il pasto della sera come all'invito di Abrahamo per il pasto di mezzogiorno; poiché non potevano essere a loro agio in Sodoma, neppure in casa di Lot. Soltanto per proteggerlo e liberarlo accettano di entrare in casa sua. Lo stesso Lot non era a suo agio in quella città. Essa l'aveva attirato dall'esterno. Ma quel che accade nell'interno lo fa ora soffrire crudelmente. Non fidiamoci delle brillanti apparenze esteriori del mondo. Voi vedete quel che esse possono nascondere! Lot era un giusto, «contristato dalla lasciva condotta degli scellerati» perché quel giusto ... tormentava ogni giorno l'anima sua giusta a motivo delle loro inique opere» (2 Pietro 2:7-8). Tutta la malvagità degli uomini di Sodoma si manifesta contro gli angeli stessi, talché Dio che aveva detto: «Se così non è, lo saprò», non ha bisogno di altra prova di quella malvagità.

Lot non è preso sul serio persino dai suoi generi. Quando un credente, durante un tempo, ha camminato con il mondo, non ha più in seguito nessuna forza per parlargli di giudizio. Non è più ascoltato.

Genesi 20:1-18
1Abrahamo si partì di là andando verso il paese del mezzodì, dimorò fra Kades e Shur, e abitò come forestiero in Gherar.2E Abrahamo diceva di Sara sua moglie: "Ell’è mia sorella". E Abimelec, re di Gherar, mandò a pigliar Sara.3Ma Dio venne, di notte, in un sogno, ad Abimelec, e gli disse: "Ecco, tu sei morto, a motivo della donna che ti sei presa; perch’ella ha marito".4Or Abimelec non s’era accostato a lei; e rispose: "Signore, faresti tu perire una nazione anche se giusta?5Non m’ha egli detto: E’ mia sorella? e anche lei stessa ha detto: Egli è mio fratello. Io ho fatto questo nella integrità del mio cuore e con mani innocenti".6E Dio gli disse nel sogno: "Anch’io so che tu hai fatto questo nella integrità del tuo cuore; e t’ho quindi preservato dal peccare contro di me; perciò non ti ho permesso di toccarla.7Or dunque, restituisci la moglie a quest’uomo, perché è profeta; ed egli pregherà per te, e tu vivrai. Ma, se non la restituisci, sappi che, per certo, morrai: tu e tutti i tuoi".8E Abimelec si levò la mattina per tempo, chiamò tutti i suoi servi, e raccontò in loro presenza tutte queste cose. E quegli uomini furon presi da gran paura.9Poi Abimelec chiamò Abrahamo e gli disse: "Che ci hai tu fatto? E in che t’ho io offeso, che tu abbia fatto venir su me e sul mio regno un sì gran peccato? Tu m’hai fatto cose che non si debbono fare".10E di nuovo Abimelec disse ad Abrahamo: "A che miravi, facendo questo?"11E Abrahamo rispose: "L’ho fatto, perché dicevo fra me: Certo, in questo luogo non c’è timor di Dio; e m’uccideranno a causa di mia moglie.12Inoltre, ella è proprio mia sorella, figliuola di mio padre, ma non figliuola di mia madre; ed è diventata mia moglie.13Or quando Iddio mi fece errare lungi dalla casa di mio padre, io le dissi: Questo è il favore che tu mi farai; dovunque, giungeremo dirai di me: E’ mio fratello".14E Abimelec prese delle pecore, de’ buoi, de’ servi e delle serve, e li diede ad Abrahamo, e gli restituì Sara sua moglie. E Abimelec disse:15"Ecco, il mio paese ti sta dinanzi; dimora dovunque ti piacerà". E a Sara disse:16"Ecco, io ho dato tuo fratello mille pezzi d’argento; questo ti sarà un velo sugli occhi di fronte a tutti quelli che sono teco, e sarai giustificata dinanzi a tutti".17E Abrahamo pregò Dio, e Dio guarì Abimelec, la moglie e le serve di lui, ed esse poteron partorire.18Poiché l’Eterno avea del tutto resa sterile l’intera casa di Abimelec, a motivo di Sara moglie di Abrahamo.

La liberazione di Lot è la risposta alla preghiera d'Abrahamo al capitolo precedente. Costui aveva creduto che per salvare il fratello, abbisognasse necessariamente che la città fosse risparmiata dalla distruzione. Ora Iddio non risponde sempre nel modo che abbiamo pensato. Ma Egli risponde.

Purtroppo, il cuore di Lot si è talmente attaccato a tutto ciò che deve lasciare dietro a sè che indugia a partire. Gli angeli sono obbligati di trascinarlo per forza, insieme alla moglie e alle due figlie.

Facciamoci la domanda: Se dovessimo partire oggi per il cielo, sarebbe con gioia? Ovvero, avremmo noi come Lot, e più ancora, come la moglie sua che Dio è obbligato di colpire, del rimpianto per lasciare certe cose a cui i nostri cuori sono attaccati, e che fanno parte d'un mondo che Dio sta per giudicare? Sodoma e Gomorra sono «ridotte in cenere». Attraverso tutta la Scrittura esse sono un solenne esempio di quel che aspetta «quelli che vivono empiamente» (2 Pietro 2:6 — Giuda 7). E tuttavia, nel giorno del giudizio, il loro castigo sarà più tollerabile di quello delle città — e degli uomini — che avranno rigettato il Figliuol di Dio venuto in grazia (Matteo 11:24).

Genesi 21:1-21
1L’Eterno visitò Sara come avea detto; e l’Eterno fece a Sara come aveva annunziato.2E Sara concepì e partorì un figliuolo ad Abrahamo, quand’egli era vecchio, al tempo che Dio gli avea fissato.3E Abrahamo pose nome Isacco al figliuolo che gli era nato, che Sara gli avea partorito.4E Abrahamo circoncise il suo figliuolo Isacco all’età di otto giorni, come Dio gli avea comandato.5Or Abrahamo aveva cento anni, quando gli nacque il suo figliuolo Isacco.6E Sara disse: "Iddio m’ha dato di che ridere; chiunque l’udrà riderà con me".7E aggiunse: "Chi avrebbe mai detto ad Abrahamo che Sara allatterebbe figliuoli? poiché io gli ho partorito un figliuolo nella sua vecchiaia".8Il bambino dunque crebbe e fu divezzato; e nei giorno che Isacco fu divezzato, Abrahamo fece un gran convito.9E Sara vide che il figliuolo partorito ad Abrahamo da Agar, l’egiziana, rideva;10allora ella disse ad Abrahamo: "Caccia via questa serva e il suo figliuolo; perché il figliuolo di questa serva non ha da essere erede col mio figliuolo, con Isacco".11E la cosa dispiacque fortemente ad Abrahamo, a motivo del suo figliuolo.12Ma Dio disse ad Abrahamo: "Questo non ti dispiaccia, a motivo del fanciullo della tua serva; acconsenti a tutto quello che Sara ti dirà; poiché da Isacco uscirà la progenie che porterà il tuo nome.13Ma anche del figliuolo di questa serva io farò una nazione, perché e tua progenie".14Abrahamo dunque si levò la mattina di buon’ora, prese del pane e un otre d’acqua, e lo diede ad Agar, mettendoglielo sulle spalle; le diede anche il fanciullo, e la mandò via. Ed essa partì e andò errando per il deserto di Beer-Sceba.15E quando l’acqua dell’otre venne meno, essa lasciò cadere il fanciullo sotto un arboscello.16E se ne andò, e si pose a sedere dirimpetto, a distanza d’un tiro d’arco; perché diceva: "Ch’io non vegga morire il fanciullo!" E sedendo così dirimpetto, alzò la voce e pianse.17E Dio udì la voce del ragazzo; e l’angelo dì Dio chiamò Agar dal cielo, e le disse: "Che hai, Agar? non temere, poiché Iddio ha udito la voce del fanciullo là dov’è.18Lèvati, prendi il ragazzo e tienlo per la mano; perché io farò di lui una grande nazione".19E Dio le aperse gli occhi, ed ella vide un pozzo d’acqua: e andò, empì d’acqua l’otre, e diè da bere al ragazzo.20E Dio fu con lui; ed egli crebbe, abitò nel deserto, e fu tirator d’arco;21dimorò nel deserto di Paran, e sua madre gli prese per moglie una donna del paese d’Egitto.

La promessa di Dio si è adempiuta. Isacco, il figlio, l'erede, è nato. Egli è un «tipo», cioè un'immagine del Signore Gesù, chiamato in Ebrei 1:2 : «il Figliuolo, costituito erede di tutte le cose».

Ismaele, invece, è il figlio della serva. Come tale rappresenta l'uomo in generale, che si trova sotto la schiavitù del mondo e di Satana, obbligato ad obbedire alla legge, a cui non può obbedire, e non avendo nessun diritto alle promesse né all'eredità.

Quel che Sara fa ci sembra duro, e Abrahamo stesso trova questo cattivo, ma Dio l'approva, perché vuole mostrare così in figura che l'eredità appartiene a Cristo solo e che, sul principio delle opere, l'uomo, «secondo la carne», non vi ha nessuna parte (Galati 4:7, 28).

I credenti sono pure «figliuoli della promessa» e per conseguenza «anche eredi, eredi di Dio, coeredi di Cristo» (Romani 8:17).

Tuttavia, la grazia agisce verso Agar e il figlio suo. Il Vivente che si era rivelato a lei al capitolo 16 è un Dio fedele che rinnova le sue liberazioni e dà sempre dell'acqua nel deserto.

Egli è anche Colui che ode persino la voce di un fanciullo (versetto 17). Ne avete fatto qualche volta l'esperienza?

Genesi 21:22-34
22Or avvenne in quel tempo che Abimelec, accompagnato da Picol, capo del suo esercito, parlò ad Abrahamo, dicendo: "Iddio è teco in tutto quello che fai;23or dunque giurami qui, nel nome di Dio, che tu non ingannerai né me, né i miei figliuoli, né i miei nipoti; ma che userai verso di me e verso il paese dove hai dimorato come forestiero, la stessa benevolenza che io ho usata verso di te".24E Abrahamo rispose: "Lo giuro".25E Abrahamo fece delle rimostranze ad Abimelec per cagione di un pozzo d’acqua, di cui i servi di Abimelec s’erano impadroniti per forza.26E Abimelec disse: "Io non so chi abbia fatto questo; tu stesso non me l’hai fatto sapere, e io non ne ho sentito parlare che oggi".27E Abrahamo prese pecore e buoi e li diede ad Abimelec; e i due fecero alleanza.28Poi Abrahamo mise da parte sette agnelle del gregge.29E Abimelec disse ad Abrahamo: "Che voglion dire queste sette agnelle che tu hai messe da parte?"30Abrahamo rispose: "Tu accetterai dalla mia mano queste sette agnelle, affinché questo mi serva di testimonianza che io ho scavato questo pozzo".31Perciò egli chiamò quel luogo Beer-Sceba, perché ambedue vi avean fatto giuramento.32Così fecero alleanza a Beer-Sceba. Poi Abimelec, con Picol, capo del suo esercito, si levò, e se ne tornarono nel paese dei Filistei.33E Abrahamo piantò un tamarindo a Beer-Sceba, e invocò quivi il nome dell’Eterno, l’Iddio della eternità.34E Abrahamo dimorò come forestiero molto tempo nel paese de’ Filistei.

Al capitolo 20 i rapporti di Abrahamo con Abimelec erano stati cattivi. Una seconda volta il patriarca aveva rinnegato la moglie e meritato i rimproveri del mondo (confr. cap. 12). Sovente, nella nostra vita bisogna che Iddio ripeta le sue lezioni finché le abbiamo imparate e che la radice del male sia confessata. Qui era una mezza bugia (cap. 20:12-13). Però, anche durante il tempo in cui Dio insegna ai suoi una lezione necessaria, Egli continua a vegliare teneramente su loro. «Egli non permise che alcuno li opprimesse; anzi castigò dei re per amor loro, dicendo: Non toccate i miei unti ...» (Salmo 105:14-15). Talché, in seguito Abrahamo può rimpro-verare Abimelec con tutta l'autorità d'un uomo di Dio, mostrandogli ad un tempo quanto egli tenga a quel pozzo nel deserto che i servitori d'Abimelec avevano voluto prendergli. Non è forse per noi una figura della Parola la cui acqua deve ristorare ogni giorno le anime nostre? Mostriamo noi a quelli che ci conoscono quanto teniamo alla Parola che Dio ci ha data? Quelli di loro che hanno sete di verità, di pace, di gioia, saranno condotti a cercarle in questo prezioso libro, se vedono che noi le attingiamo in esso.

Genesi 22:1-12
1Dopo queste cose, avvenne che Iddio provò Abrahamo, e gli disse: "Abrahamo!" Ed egli rispose: "Eccomi".2E Dio disse: "Prendi ora il tuo figliuolo, il tuo unico, colui che ami, Isacco, e vattene nel paese di Moriah, e offrilo quivi in olocausto sopra uno dei monti che ti dirò".3E Abrahamo levatosi la mattina di buon’ora, mise il basto al suo asino, prese con sé due de’ suoi servitori e Isacco suo figliuolo, spaccò delle legna per l’olocausto, poi partì per andare al luogo che Dio gli avea detto.4Il terzo giorno, Abrahamo alzò gli occhi e vide da lontano il luogo.5E Abrahamo disse ai suoi servitori: "Rimanete qui con l’asino; io ed il ragazzo andremo fin colà e adoreremo; poi torneremo a voi".6E Abrahamo prese le legna per l’olocausto e le pose addosso a Isacco suo figliuolo; poi prese in mano sua il fuoco e il coltello, e tutti e due s’incamminarono assieme.7E Isacco parlò ad Abrahamo suo padre e disse: "Padre mio!" Abrahamo rispose: "Eccomi qui, figlio mio". E Isacco: "Ecco il fuoco e le legna; ma dov’è l’agnello per l’olocausto?"8Abrahamo rispose: "Figliuol mio, Iddio se lo provvederà l’agnello per l’olocausto". E camminarono ambedue assieme.9E giunsero al luogo che Dio gli avea detto, e Abrahamo edificò quivi l’altare, e vi accomodò la legna; legò Isacco suo figliuolo, e lo mise sull’altare, sopra la legna.10E Abrahamo stese la mano e prese il coltello per scannare il suo figliuolo.11Ma l’angelo dell’Eterno gli gridò dal cielo e disse: "Abrahamo, Abrahamo".12E quegli rispose: "Eccomi". E l’angelo: "Non metter la mano addosso al ragazzo, e non gli fare alcun male; poiché ora so che tu temi Iddio, giacché non m’hai rifiutato il tuo figliuolo, l’unico tuo".

Sappiamo tutti che questa scena è un'immagine della croce. Chi è il Figlio, l'Unico, Colui che il Padre ama, se non il Signore Gesù? Egli doveva essere offerto in olocausto. Il luogo è visto da lontano nei consigli eterni di Dio. E il monte Moriah dove più tardi il tempio doveva essere edificato (2 Cronache 3:1). Questo luogo del sacrificio è ad un tempo quello dell'adorazione (vers. 5). Quanti motivi troviamo quivi per adorare il Padre e il Figliuolo che camminavano ambedue insieme (due volte è ripetuto) in una completa comunione per compiere l'opera della salvezza! L'obbedienza di Isacco ci fa ricordare quella del Signore in Getsemane: «Non ciò che io voglio, ma ciò che tu vuoi». Ma in contrasto con Isacco che si è semplicemente sottomesso al padre, il Figliuolo si è presentato da Sè dicendo: «Ecco, io vengo, o Dio, per fare la tua volontà» (Ebrei 10:9). In contrasto ancora con Isacco che non sapeva ciò che suo padre avrebbe fatto, ci è detto: «Gesù, ben sapendo tutto quel che stava per accadergli, uscì...» (Giovanni 18:4). In contrasto infine col grido dell'Angelo che fermò la mano di Abrahamo, nessuna voce si fece udire al Golgota per liberare il Figliuolo dall'ira. «Nulla arrestò il Tuo ineffabile amore!»

Genesi 22:13-24
13E Abrahamo alzò gli occhi, guardò, ed ecco dietro a sé un montone, preso per le corna in un cespuglio. E Abrahamo andò, prese il montone, e l’offerse in olocausto invece del suo figliuolo.14E Abrahamo pose nome a quel luogo Iehovah-jireh. Per questo si dice oggi: "Al monte dell’Eterno sarà provveduto".15L’angelo dell’Eterno chiamò dal cielo Abrahamo una seconda volta, e disse:16"Io giuro per me stesso, dice l’Eterno, che, siccome tu hai fatto questo e non m’hai rifiutato il tuo figliuolo, l’unico tuo,17io certo ti benedirò e moltiplicherò la tua progenie come le stelle del cielo e come la rena ch’è sul lido del mare; e la tua progenie possederà la porta de’ suoi nemici.18E tutte le nazioni della terra saranno benedette nella tua progenie, perché tu hai ubbidito alla mia voce".19Poi Abrahamo se ne tornò ai suoi servitori; e si levarono, e se n’andarono insieme a Beer-Sceba. E Abrahamo dimorò a Beer-Sceba.20Dopo queste cose avvenne che fu riferito ad Abrahamo questo: "Ecco Milca ha partorito anch’ella de’ figliuoli a Nahor, tuo fratello:21Uz, suo primogenito, Buz suo fratello, Kemuel padre d’Aram,22Kesed, Hazo, Pildash, Jidlaf e Bethuel".23E Bethuel generò Rebecca. Questi otto Milca partorì a Nahor, fratello d’Abrahamo.24E la concubina di lui, che si chiamava Reumah, partorì anch’essa Thebah, Gaam, Tahash e Maaca.

Iddio si è provvisto d'un Agnello per l'olocausto. Quando il Signor Gesù è apparso fra il suo popolo sulle rive del Giordano, Giovanni Battista ha esclamato: «Ecco l'Agnello di Dio» (Giovanni 1:29). Egli era la risposta divina a tutti i peccati che erano stati confessati e che il Giordano non poteva lavare. Talché il grande mistero, di cui abbiamo un'ombra in questo capitolo, è ora rivelato.

Isacco è risuscitato in figura (Ebrei 11:19); Cristo lo è in realtà con tutte le conseguenze per Lui e per noi. Per Lui è una sposa che Gli sarà data, ed ecco perché troviamo Rebecca nominata al versetto 23. Per noi, sono le benedizioni celesti di cui abbiamo un'immagine nei versetti 17 e 18.

La fede d'Abrahamo è stata dimostrata da quest'opera (Giacomo 2:21). La prova fa la dimostrazione, si dice. Iddio conosceva il suo cuore e sapeva che egli aveva questa fede, ma bisognava che fosse rivelata. Così per noi, se possiamo dire: «Io credo al Signore Gesù», dobbiamo anche mostrarlo. Le prove dei cristiani non hanno sovente altro scopo che manifestare, permettere di vedere, la realtà della fede che è in loro.

Genesi 23:1-20
1Or la vita di Sara fu di centoventisette anni. Tanti furon gli anni della vita di Sara.2E Sara morì a Kiriat-Arba, che è Hebron, nel paese di Canaan; e Abrahamo venne a far duolo di Sara e a piangerla.3Poi Abrahamo si levò di presso al suo morto, e parlò ai figliuoli di Heth, dicendo:4"Io sono straniero e avventizio fra voi; datemi la proprietà di un sepolcro fra voi, affinché io seppellisca il mio morto e me lo tolga d’innanzi".5E i figliuoli di Heth risposero ad Abrahamo dicendogli:6"Ascoltaci, signore; tu sei fra noi un principe di Dio; seppellisci il tuo morto nel migliore dei nostri sepolcri; nessun di noi ti rifiuterà il suo sepolcro perché tu vi seppellisca il tuo morto".7E Abrahamo si levò, s’inchinò dinanzi al popolo del paese, dinanzi ai figliuoli di Heth, e parlò loro dicendo:8"Se piace a voi ch’io tolga il mio morto d’innanzi a me e lo seppellisca, ascoltatemi, e intercedete per me presso Efron figliuolo di Zohar9perché mi ceda la sua spelonca di Macpela che è all’estremità del suo campo, e me la dia per l’intero suo prezzo, come sepolcro che m’appartenga fra voi".10Or Efron sedeva in mezzo ai figliuoli di Heth; ed Efron, lo Hitteo, rispose ad Abrahamo in presenza dei figliuoli di Heth, di tutti quelli che entravano per la porta della sua città, dicendo:11"No, mio signore, ascoltami! Io ti dono il campo, e ti dono la spelonca che v’è; te ne fo dono, in presenza de’ figliuoli del mio popolo; seppellisci il tuo morto".12E Abrahamo s’inchinò dinanzi al popolo del paese,13e parlò ad Efron in presenza del popolo del paese, dicendo: "Deh, ascoltami! Io ti darò il prezzo del campo; accettalo da me, e io seppellirò quivi il mio morto".14Ed Efron rispose ad Abrahamo, dicendogli:15"Signor mio, ascoltami! Un pezzo di terreno di quattrocento sicli d’argento, che cos’è fra me e te? Seppellisci dunque il tuo morto".16E Abrahamo fece a modo di Efron; e Abrahamo pesò a Efron il prezzo ch’egli avea detto in presenza de’ figliuoli di Heth, quattrocento sicli d’argento, di buona moneta mercantile.17Così il campo di Efron ch’era a Macpela dirimpetto a Mamre, il campo con la caverna che v’era, e tutti gli alberi ch’erano nel campo e in tutti i confini all’intorno,18furono assicurati come proprietà d’Abrahamo, in presenza de’ figliuoli di Heth e di tutti quelli ch’entravano per la porta della città di Efron.19Dopo questo, Abrahamo seppellì Sara sua moglie nella spelonca del campo di Macpela dirimpetto a Mamre, che è Hebron, nel paese di Canaan.20E il campo e la spelonca che v’è, furono assicurati ad Abrahamo, dai figliuoli di Heth, come sepolcro di sua proprietà.

Dopo la risurrezione del Signore, Iddio mette da parte Israele. È quel che ci presenta la morte di Sara dopo la risurrezione in figura d'Isacco.

Abrahamo, lo straniero, non possederà nulla di quel paese di Canaan, ad eccezione d'un sepolcro. Così pure i credenti non posseggono veramente nulla sulla terra. Per loro essa è un luogo di morte, un grande «Campo di sangue», per la sepoltura degli stranieri (Atti 1:19 e Matteo 27:7-8), poiché il loro Signore è stato quivi crocifisso. Ecco quel che la terra è per il cristiano: un luogo che gli ricorda la sofferenza e la morte del Figliuol di Dio, e ove non possiede nulla di definitivo.

Comprando il campo di Macpela, Abrahamo mostra la sua fiducia nella risurrezione. Per lui Sara vive d'una vita divina. Bisogna dunque ch'egli si assicuri tutti i diritti sul luogo ove sarà deposto il suo corpo, poiché questo corpo deve risuscitare. Abrahamo non vuole essere debitore di qualche cosa al mondo. Egli paga il prezzo intero della caverna e del campo, senza mercanteggiare.

Un credente, giovane o vecchio, se è fedele, si fa riconoscere in tutti i suoi rapporti con le persone del mondo, per mezzo della sua correttezza e della sua perfetta onestà.

Genesi 24:1-14
1Or Abrahamo era vecchio e d’età avanzata; e l’Eterno avea benedetto Abrahamo in ogni cosa.2E Abrahamo disse al più antico servo di casa sua, che aveva il governo di tutti i suoi beni: "Deh, metti la tua mano sotto la mia coscia;3e io ti farò giurare per l’Eterno, l’Iddio dei cieli e l’Iddio della terra, che tu non prenderai per moglie al mio figliuolo alcuna delle figliuole de’ Cananei, fra i quali dimoro;4ma andrai al mio paese e al mio parentado, e vi prenderai una moglie per il mio figliuolo, per Isacco".5Il servo gli rispose: "Forse quella donna non vorrà seguirmi in questo paese; dovrò io allora ricondurre il tuo figliuolo nei paese donde tu sei uscito?"6E Abrahamo gli disse: "Guardati dal ricondurre colà il mio figliuolo!7L’Eterno, l’Iddio dei cieli, che mi trasse dalla casa di mio padre e dal mio paese natale e mi parlò e mi giurò dicendo: Io darò alla tua progenie questo paese, egli stesso manderà il suo angelo davanti a te, e tu prenderai di là una moglie per il mio figliuolo.8E se la donna non vorrà seguirti, allora sarai sciolto da questo giuramento che ti faccio fare; soltanto, non ricondurre colà il mio figliuolo".9E il servo pose la mano sotto la coscia d’Abrahamo suo signore, e gli giurò di fare com’egli chiedeva.10Poi il servo prese dieci cammelli fra i cammelli del suo signore, e si partì, avendo a sua disposizione tutti i beni del suo signore; e, messosi in viaggio, andò in Mesopotamia, alla città di Nahor.11E, fatti riposare sulle ginocchia i cammelli fuori della città presso a un pozzo d’acqua, verso sera, all’ora in cui le donne escono ad attinger acqua, disse:12"O Eterno, Dio del mio signore Abrahamo, deh, fammi fare quest’oggi un felice incontro, e usa benignità verso Abrahamo mio signore!13Ecco, io sto qui presso a questa sorgente; e le figlie degli abitanti della città usciranno ad attinger acqua.14Fa’ che la fanciulla alla quale dirò: Deh, abbassa la tua brocca perch’io beva e che mi risponderà Bevi, e darò da bere anche ai tuoi cammelli, sia quella che tu hai destinata al tuo servo Isacco. E da questo comprenderò che tu hai usato benignità verso il mio signore".

Come l'abbiam visto, la morte e la risurrezione figurata d'Isacco sono il punto di partenza d'un nuovo stato di cose. Il padre vuole ora dare una sposa al suo figliuolo. Ma una terza persona interviene allora: il servo più anziano della casa d'Abrahamo, il suo intendente di cui il capitolo 15 vers. 2 ci dà molto probabilmente il nome. È Eliezer, immagine dello Spirito Santo mandato sulla terra dopo l'ascensione del Signore, onde radunarvi quelli che costituiranno la Chiesa, la Sposa di Cristo.

Così, le tre persone della Trinità: il Padre, il Figliuolo, lo Spirito Santo, che abbiam visto lavorare insieme all'opera della creazione, hanno pure un comune interesse nell'opera della scelta, della chiamata e del radunamento dei riscattati uniti a Cristo risuscitato. Questa sposa sarà cercata in un paese lontano. È fra quelli che erano lontani da Lui che Iddio ha scelto dei compagni per il suo Figliuolo. «Voi eravate un tempo lontani» — ricorda l'apostolo agli Efesini (cap. 2:13).

Da parte sua il Signore non può ritornare nel mondo com'è attualmente (vers. 6). È invece la Chiesa che deve lasciarlo per raggiungere il suo Sposo divino nei cieli.

Genesi 24:15-31
15Non aveva ancora finito di parlare, quand’ecco uscire con la sua brocca sulla spalla, Rebecca, figliuola di Bethuel figlio di Milca, moglie di Nahor fratello d’Abrahamo.16La fanciulla era molto bella d’aspetto, vergine, e uomo alcuno non l’avea conosciuta. Ella scese alla sorgente, empì la brocca, e risalì.17E il servo le corse incontro, e le disse: "Deh, dammi a bere un po’ d’acqua della tua brocca".18Ed ella rispose: "Bevi, signor mio"; e s’affrettò a calarsi la brocca sulla mano, e gli diè da bere.19E quand’ebbe finito di dargli da bere, disse: "Io ne attingerò anche per i tuoi cammelli finché abbian bevuto a sufficienza".20E presto vuotò la sua brocca nell’abbeveratoio, corse di nuovo al pozzo ad attingere acqua, e ne attinse per tutti i cammelli di lui.21E quell’uomo la contemplava in silenzio, per sapere se l’Eterno avesse o no fatto prosperare il suo viaggio.22E quando i cammelli ebbero finito di bere, l’uomo prese un anello d’oro del peso di mezzo siclo, e due braccialetti del peso di dieci sicli d’oro, per i polsi di lei, e disse:23"Di chi sei figliuola? deh, dimmelo. V’è posto in casa di tuo padre per albergarci?"24Ed ella rispose: "Son figliuola di Bethuel figliuolo di Milca, ch’ella partorì a Nahor".25E aggiunse: "C’è da noi strame e foraggio assai, e anche posto da albergare".26E l’uomo s’inchinò, adorò l’Eterno, e disse:27"Benedetto l’Eterno, l’Iddio d’Abrahamo mio signore, che non ha cessato d’esser benigno e fedele verso il mio signore! Quanto a me, l’Eterno mi ha messo sulla via della casa dei fratelli del mio signore".28E la fanciulla corse a raccontare queste cose a casa di sua madre.29Or Rebecca aveva un fratello chiamato Labano. E Labano corse fuori da quell’uomo alla sorgente.30Com’ebbe veduto l’anello e i braccialetti ai polsi di sua sorella ed ebbe udite le parole di Rebecca sua sorella che diceva: "Quell’uomo m’ha parlato così", venne a quell’uomo, ed ecco ch’egli se ne stava presso ai cammelli, vicino alla sorgente.31E disse: "Entra, benedetto dall’Eterno! perché stai fuori? Io ho preparato la casa e un luogo per i cammelli".

Che modello di dipendenza abbiamo in Eliezer! Nella casa di Abrahamo aveva imparato a conoscere l'Eterno, con cui ha ora da fare personalmente. Egli ha esposto la sua preghiera. Non dimentichiamo, quando intraprendiamo qualcosa, di parlarne anzitutto al Signore. Ed ecco la risposta divina: Rebecca giunge prima ancora che la preghiera sia terminata. Troviamo in Isaia una promessa corrispondente: «Prima .che m'invochino, io responderò; parleranno ancora che già li avrò esauditi» (Isaia 65:24). Da parte sua Rebecca è un modello di dedizione e di premura. Ella fa di più di quello che le è chiesto abbeverando anche i cammelli e Io fa presto, affrettandosi e correndo (vers. 18 e 20). Ecco due cose che dobbiamo notare e imitare nei nostri piccoli servizi di ogni giorno a casa. E ricordiamoci che vi è anche qualcuno che considera con attenzione tutto quel che facciamo. Dal modo in cui la giovane eseguiva quel semplice lavoro, Eliezer capiva che ella sarebbe stata per Isacco una moglie attiva, virtuosa come quella che il capitolo 31 dei Proverbi descrive.

Prima d'ogni altra cosa, Eliezer si prostra dinanzi all'Eterno e Gli rende grazie.

Genesi 24:32-49
32L’uomo entrò in casa, e Labano scaricò i cammelli, diede strame e foraggio ai cammelli, e portò acqua per lavare i piedi a lui e a quelli ch’eran con lui.33Poi gli fu posto davanti da mangiare; ma egli disse: "Non mangerò finché non abbia fatto la mia ambasciata". E l’altro disse: "Parla".34E quegli: "Io sono servo d’Abrahamo.35L’Eterno ha benedetto abbondantemente il mio signore, ch’è divenuto grande; gli ha dato pecore e buoi, argento e oro, servi e serve, cammelli e asini.36Or Sara, moglie del mio signore, ha partorito nella sua vecchiaia un figliuolo al mio padrone, che gli ha dato tutto quel che possiede.37E il mio signore m’ha fatto giurare, dicendo: Non prenderai come moglie per il mio figliuolo alcuna delle figlie de’ Cananei, nel paese de’ quali dimoro;38ma andrai alla casa di mio padre e al mio parentado e vi prenderai una moglie per il mio figliuolo.39E io dissi al mio padrone: Forse quella donna non mi vorrà seguire.40Ed egli rispose: L’Eterno, nel cospetto del quale ho camminato, manderà il suo angelo teco e farà prosperare il tuo viaggio, e tu prenderai al mio figliuolo una moglie del mio parentado e della casa di mio padre.41Sarai sciolto dal giuramento che ti fo fare, quando sarai andato dal mio parentado; e, se non vorranno dartela, allora sarai sciolto dal giuramento che mi fai.42Oggi sono arrivato alla sorgente, e ho detto: O Eterno, Dio del mio signore Abrahamo, se pur ti piace far prosperare il viaggio che ho intrapreso,43ecco, io mi fermo presso questa sorgente; fa’ che la fanciulla che uscirà ad attinger acqua, alla quale dirò: Deh, dammi da bere un po’ d’acqua della tua brocca,44e che mi dirà: Bevi pure e ne attingerò anche per i tuoi cammelli, sia la moglie che l’Eterno ha destinata al figliuolo del mio signore.45E avanti che avessi finito di parlare in cuor mio, ecco uscir fuori Rebecca con la sua brocca sulla spalla, scendere alla sorgente e attinger l’acqua. Allora io le ho detto:46Deh, dammi da bere! Ed ella s’è affrettata a calare la brocca dalla spalla, e m’ha risposto: Bevi! e darò da bere anche ai tuoi cammelli. Così ho bevuto io ed ella ha abbeverato anche i cammelli.47Poi l’ho interrogata, e le ho detto: Di chi sei figliuola? Ed ella ha risposto: Son figliuola di Bethuel figlio di Nahor, che Milca gli partorì. Allora io le ho messo l’anello al naso e i braccialetti ai polsi.48E mi sono inchinato, ho adorato l’Eterno e ho benedetto l’Eterno, l’Iddio d’Abrahamo mio signore, che m’ha condotto per la retta via a prendere per il figliuolo di lui la figliuola del fratello del mio signore.49E ora, se volete usare benignità e fedeltà verso il mio signore, ditemelo; e se no, ditemelo lo stesso, e io mi volgerò a destra o a sinistra".

Il servitore d'Abrahamo è stato condotto dall'Eterno nella famiglia del suo signore. Questi gli aveva detto: «Tu non prenderai per moglie al mio figliuolo alcuna delle figliuole dei Cananei fra i quali dimoro» (vers. 3).

Cari giovani amici che conoscete Gesù, benché il matrimonio sia ancora per voi probabilmente una cosa lontana, non è troppo presto per ritenere molto fermamente l'insegnamento della Parola a questo riguardo: Un credente o una credente non possono sposarsi che nella famiglia di Dio, cioè con una credente o con un credente. Quelli che non hanno tenuto conto di questa istruzione possono riconoscerlo più tardi con molta tristezza: Un matrimonio con un inconvertito non è soltanto una disobbedienza positiva alla Parola del Signore, ma anche una sorgente di sofferenze e di dolori per tutta la vita.

Quale testimonianza rende al suo padrone il servitore d'Abrahamo, al quale è fiero di appartenere! (vers. 34-36): Egli è grande, ricco, ha un figlio, erede di tutto ciò che è suo. in tal rnodo che lo Spirito Santo fa conoscere Dio, ed è cosi che noi pure, piccoli e grandi servitori del Signore, dovremmo saperne parlare.

Genesi 24:50-67
50Allora Labano e Bethuel risposero e dissero: "La cosa procede dall’Eterno; noi non possiam dirti né mal né bene.51Ecco, Rebecca ti sta dinanzi, prendila, va’, e sia ella moglie del figliuolo del tuo signore, come l’Eterno ha detto".52E quando il servo d’Abrahamo ebbe udito le loro parole si prostrò a terra dinanzi all’Eterno.53Il servo trasse poi fuori oggetti d’argento e oggetti d’oro, e vesti, e li dette a Rebecca; e donò anche delle cose preziose al fratello e alla madre di lei.54Poi mangiarono e bevvero, egli e gli nomini ch’eran con lui, e passaron quivi la notte. La mattina, quando si furono levati, il servo disse: "Lasciatemi tornare al mio signore".55E il fratello e la madre di Rebecca dissero: "Rimanga la fanciulla ancora alcuni giorni con noi, almeno una diecina; poi se ne andrà". Ma egli rispose loro:56"Non mi trattenete, giacché l’Eterno ha fatto prosperare il mio viaggio; lasciatemi partire, affinché io me ne torni al mio signore".57Allora dissero: "Chiamiamo la fanciulla e sentiamo lei stessa".58Chiamarono Rebecca, e le dissero: "Vuoi tu andare con quest’uomo?" Ed ella rispose:59"Sì, andrò". Così lasciarono andare Rebecca loro sorella e la sua balia col servo d’Abrahamo e la sua gente.60E benedissero Rebecca e le dissero: "Sorella nostra, possa tu esser madre di migliaia di miriadi, e possa la tua progenie possedere la porta de’ suoi nemici!"61E Rebecca si levò con le sue serve e montarono sui cammelli e seguirono quell’uomo. E il servo prese Rebecca e se ne andò.62Or Isacco era tornato dal pozzo di Lachai-Roi, ed abitava nel paese del mezzodì.63Isacco era uscito, sul far della sera, per meditare nella campagna; e, alzati gli occhi, guardò, ed ecco venir de’ cammelli.64E Rebecca, alzati anch’ella gli occhi, vide Isacco, saltò giù dal cammello, e disse al servo:65"Chi è quell’uomo che viene pel campo incontro a noi?" Il servo rispose: "E’ il mio signore". Ed ella, preso il suo velo, se ne coprì.66E il servo raccontò a Isacco tutto quello che avea fatto.67E Isacco menò Rebecca nella tenda di Sara sua madre, se la prese, ed ella divenne sua moglie, ed egli l’amò. Così Isacco fu consolato dopo la morte di sua madre.

Il modo in cui il servo d'Abrahamo ha parlato del suo padrone e le ricchezze di cui ha dato dei campioni, han portato i loro frutti nel cuore di Rebecca. Ella è decisa: andrò, dice. Voi che tanto sovente avete udito parlare del Signore, che avete avuto l'occasione di godere delle ricchezze della sua grazia nella casa dei vostri genitori, vi siete voi decisi per Lui nel vostro cuore? Non è fra dieci giorni, né do-mani che lo Spirito di Dio vi sollecita di farlo, è oggi! — Allora comincia per Rebecca la lunga marcia attraverso il deserto. Ella ha abbandonato tutto alla parola del servo che ora la conduce. Così la Chiesa, la Sposa di Cristo, prosegue in questo mondo, che è per lei un deserto, il suo cammino di pena e di fatica, mentre lo Spirito Santo occupa il suo cuore del Di-letto che ella non ha visto, ma che le viene incontro. Che momento solenne per la sua santa assemblea, quando Egli l'introdurrà nei luoghi celesti! — Che momento anche per Lui! Rebecca divenne la moglie d'Isacco ed egli l'amò! Ma il Signore ama già la sua Assemblea. E il suo cuore, ben più del nostro, aspetta quel momento benedetto, per la soddisfazione eterna del suo amore divino.

Genesi 25:1-18
1Poi Abrahamo prese un’altra moglie, per nome Ketura.2E questa gli partorì Zimran, Jokshan, Medan, Madian, Jishbak e Shuach.3Jokshan generò Sceba e Dedan. I figliuoli di Dedan furono gli Asshurim, Letushim ed i Leummim.4E i figliuoli di Madian furono Efa, Efer, Hanoch, Abida ed Eldaa. Tutti questi furono i figliuoli di Ketura.5E Abrahamo dette tutto quello che possedeva a Isacco;6ma ai figliuoli delle sue concubine fece dei doni, e, mentre era ancora in vita, li mandò lungi dal suo figliuolo Isacco, verso levante, nel paese d’oriente.7Or tutto il tempo della vita d’Abrahamo fu di centosettanta cinque anni.8Poi Abrahamo spirò in prospera vecchiezza, attempato e sazio di giorni, e fu riunito al suo popolo.9E Isacco e Ismaele, suoi figliuoli, io seppellirono nella spelonca di Macpela nel campo di Efron figliuolo di Tsoar lo Hitteo, ch’è dirimpetto a Mamre:10campo, che Abrahamo avea comprato dai figliuoli di Heth. Quivi furon sepolti Abrahamo e Sara sua moglie.11E dopo la morte d’Abrahamo, Iddio benedisse Isacco figliuolo di lui; e Isacco dimorò presso il pozzo di Lachai-Roi.12Or questi sono i discendenti d’Ismaele, figliuolo d’Abrahamo, che Agar, l’Egiziana, serva di Sara, avea partorito ad Abrahamo.13Questi sono i nomi de’ figliuoli d’Ismaele, secondo le loro generazioni: Nebaioth, il primogenito d’Ismaele; poi Kedar, Adbeel, Mibsam,14Mishma, Duma, Massa, Hadar, Tema, Jethur,15Nafish e Kedma.16Questi sono i figliuoli d’Ismaele, e questi i loro nomi, secondo i loro villaggi e i loro accampamenti. Furono i dodici capi dei loro popoli.17E gli anni della vita d’Ismaele furono centotrenta sette; poi spirò, morì, e fu riunito al suo popolo.18E i suoi figliuoli abitarono da Havila fino a Shur, ch’è dirimpetto all’Egitto, andando verso l’Assiria. Egli si stabilì di faccia a tutti i suoi fratelli.

Può sembrar strano che dopo la morte di Sara, Abrahamo prenda un'altra moglie, Ketura, da cui ha ancora 6 figli. Iddio ha permesso questo per darci una figura dei tempi futuri. Dopo che la Chiesa sarà stata ricevuta nelle dimore celesti, come lo è stata Rebecca, verrà un tempo di benedizione per la terra: il regno di mille anni; durante il quale le nazioni della terra saranno stabilite in strette relazioni con Dio e con Cristo, il Primogenito, erede di tutte le cose. Queste nazioni sono rappresentate dai figli di Ketura che godono dei doni del Padre loro Abrahamo.

Questi muore ed è sepolto nella caverna di Macpela in attesa della risurrezione. Il Signore ha potuto dire di lui: «Abrahamo... ha giubilato nella speranza di vedere il mio giorno; e l'ha veduto e se n'è rallegrato» (Giovanni 8:56). Visione e gioia della fede! Il capitolo 11 degli Ebrei dà ad Abrahamo un posto speciale. I versetti 13-16 ce lo mostrano in compagnia del «gran nuvolo di testimoni» di cui Dio non si vergogna, cioè d'essere chiamato loro Dio. Molte volte nella Scrittura Egli si chiama l'Iddio d'Abrahamo. Ha forse vergogna di chiamarsi mio Dio, vostro Dio?

Genesi 25:19-34
19E questi sono i discendenti d’Isacco, figliuolo d’Abrahamo.20Abrahamo generò Isacco; e Isacco era in età di quarant’anni quando prese per moglie Rebecca, figliuola di Bethuel, l’Arameo di Paddan-Aram, e sorella di Labano, l’Arameo.21Isacco pregò istantemente l’Eterno per sua moglie, perch’ella era sterile. L’Eterno l’esaudì, e Rebecca, sua moglie, concepì.22E i bambini si urtavano nel suo seno; ed ella disse: "Se così è, perché vivo?" E andò a consultare l’Eterno.23E l’Eterno le disse: "Due nazioni sono nel tuo seno, e due popoli separati usciranno dalle tue viscere. Uno dei due popoli sarà più forte dell’altro, e il maggiore servirà il minore".24E quando venne per lei il tempo di partorire, ecco ch’ella aveva due gemelli nel seno.25E il primo che uscì fuori era rosso, e tutto quanto come un mantello di pelo; e gli fu posto nome Esaù.26Dopo uscì il suo fratello, che con la mano teneva il calcagno di Esaù; e gli fu posto nome Giacobbe. Or Isacco era in età di sessant’anni quando Rebecca li partorì.27I due fanciulli crebbero, ed Esaù divenne un esperto cacciatore, un uomo di campagna, e Giacobbe un uomo tranquillo, che se ne stava nelle tende.28Or Isacco amava Esaù, perché la cacciagione era di suo gusto; e Rebecca amava Giacobbe.29Or come Giacobbe s’era fatto cuocere una minestra, Esaù giunse dai campi, tutto stanco.30Ed Esaù disse a Giacobbe: "Deh, dammi da mangiare un po’ di cotesta minestra rossa; perché sono stanco". Per questo fu chiamato Edom.31E Giacobbe gli rispose: "Vendimi prima di tutto la tua primogenitura".32Ed Esaù disse: "Ecco io sto per morire; che mi giova la primogenitura?"33E Giacobbe disse: "Prima, giuramelo". Ed Esaù glielo giurò, e vendé la sua primogenitura a Giacobbe.34E Giacobbe diede a Esaù del pane e della minestra di lenticchie. Ed egli mangiò e bevve; poi si levò, e se ne andò. Così Esaù sprezzò la primogenitura.

Bisogna che la fede di Isacco e di Rebecca sia esercitata come avvenne per i loro genitori Abrahamo e Sara. È detto che l'Eterno esaudì le preghiere d'Isacco (vers. 21). Che bontà da parte sua! — Due gemelli nascono, ben diversi l'uno dall'altro, non solo per il loro aspetto fisico e più tardi la loro occupazione, ma soprattutto per lo stato del loro cuore, a tal punto che Iddio può dichiarare alla fine dell'Antico Testamento a riguardo di quei due fratelli: «Ho amato Giacobbe ed ho odiato Esaù» (Malachia 1:3).

La scena che abbiamo dal vers. 29 al vers. 34 basta forse a spiegare questa parola terribile? Sì, secondo Ebrei 12, 16-17, ove Esaù è chiamato un profano. In un momento di concupiscenza, ha disprezzato quel che Dio gli aveva dato.

Il diritto di primogenitura è una figura del vostro privilegio, cari giovani amici allevati in una famiglia cristiana. Vi attribuite del valore? — Giacobbe, nonostante il mezzo cattivo di cui si serve, mostra ch'egli apprezza il posto d'onore nella famiglia, la parte d'eredità a cui quel posto dava diritto e soprattutto le promesse divine fatte ad Abrahamo e alla sua progenie dopo di lui.

Genesi 26:1-16
1Or ci fu la carestia nel paese, oltre la prima carestia che c’era stata al tempo d’Abrahamo. E Isacco andò da Abimelec, re dei Filistei, a Gherar.2E l’Eterno gli apparve e gli disse: "Non scendere in Egitto; dimora nel paese che io ti dirò.3Soggiorna in questo paese, e io sarò teco e ti benedirò, poiché io darò a te e alla tua progenie tutti questi paesi, e manterrò il giuramento che feci ad Abrahamo tuo padre,4e moltiplicherò la tua progenie come le stelle del cielo, darò alla tua progenie tutti questi paesi, e tutte le nazioni della terra saranno benedette nella tua progenie,5perché Abrahamo ubbidì alla mia voce e osservò quello che gli avevo ordinato, i miei comandamenti, i miei statuti e le mie leggi".6E Isacco dimorò in Gherar.7E quando la gente del luogo gli faceva delle domande intorno alla sua moglie, egli rispondeva: "E’ mia sorella"; perché avea paura di dire: "E’ mia moglie". "Non vorrei", egli pensava, "che la gente del luogo avesse ad uccidermi, a motivo di Rebecca". Poiché ella era di bell’aspetto.8Ora, prolungandosi quivi il suo soggiorno, avvenne che Abimelec re de’ Filistei, mentre guardava dalla finestra, vide Isacco che scherzava con Rebecca sua moglie.9E Abimelec chiamò Isacco, e gli disse: "Certo, costei è tua moglie; come mai dunque, hai detto: E mia sorella?" E Isacco rispose: "Perché dicevo: Non vorrei esser messo a morte a motivo di lei".10E Abimelec: "Che cos’è questo che ci hai fatto? Poco è mancato che qualcuno del popolo si giacesse con tua moglie, e tu ci avresti tirato addosso una gran colpa".11E Abimelec diede quest’ordine a tutto il popolo: "Chiunque toccherà quest’uomo o sua moglie sia messo a morte".12Isacco seminò in quel paese, e in quell’anno raccolse il centuplo; e l’Eterno lo benedisse.13Quest’uomo divenne grande, andò crescendo sempre più, finché diventò grande oltremisura.14Fu padrone di greggi di pecore, di mandre di buoi e di numerosa servitù. I Filistei lo invidiavano;15e perciò turarono ed empiron di terra tutti i pozzi che i servi di suo padre aveano scavati al tempo d’Abrahamo suo padre.16E Abimelec disse ad Isacco: "Vattene da noi, poiché tu sei molto più potente di noi".

Isacco non ha tratto profitto dalle tristi esperienze del padre suo nei capitoli 12 e 20. Anch'egli rinnega la moglie ed inganna Abimelec. Ma subito dopo leggiamo una bella pagina della sua storia. I Filistei avevano turato i pozzi d'Abrahamo. Isacco li scava di nuovo. Altri nemici contestano e vogliono impedirlo di possederli. Egli non si lascia scoraggiare e scava nuovamente.

I pozzi, come l'abbiam visto, sono una figura della Parola e delle sue preziose verità, di cui i nostri genitori hanno goduto prima di noi. Ma dobbiamo noi stessi scavare, cioè leggere questa buona Parola con perseveranza, onde divenga, in certo qual modo, la nostra proprietà personale. Scavare è un lavoro faticoso che procede lentamente, per il quale occorre della pazienza e dell'energia. Perseveriamo dunque! E ricordiamoci che abbiamo un Nemico il quale cerca sempre di turare le nostre sorgenti con della terra (vers. 15), vale a dire riempire la nostra vita con cose della terra per privarci della Parola vivente di cui abbiam bisogno e che ci appartiene.

Notiamo pure ed imitiamo lo spirito di dolcezza con cui Isacco sopporta le ingiustizie che gli son fatte.

Genesi 26:17-35
17Isacco allora si partì di là, s’accampò nella valle di Gherar, e quivi dimorò.18E Isacco scavò di nuovo i pozzi d’acqua ch’erano stati scavati al tempo d’Abrahamo suo padre, e che i Filistei avean turati dopo la morte d’Abrahamo; e pose loro gli stessi nomi che avea loro posto suo padre.19E i servi d’Isacco scavarono nella valle, e vi trovarono un pozzo d’acqua viva.20Ma i pastori di Gherar altercarono coi pastori d’Isacco, dicendo: "L’acqua è nostra". Ed egli chiamò il pozzo Esek, perché quelli aveano conteso con lui.21Poi i servi scavarono un altro pozzo, e per questo ancora quelli altercarono. E Isacco lo chiamò Sitna.22Allora egli si partì di là, e scavò un altro pozzo per il quale quelli non altercarono. Ed egli lo chiamò Rehoboth "perché", disse, "ora l’Eterno ci ha messi al largo, e noi prospereremo nel paese".23Poi di là Isacco salì a Beer-Sceba.24E l’Eterno gli apparve quella stessa notte, e gli disse: "Io sono l’Iddio d’Abrahamo tuo padre; non temere, poiché io sono teco e ti benedirò e moltiplicherò la tua progenie per amor d’Abrahamo mio servo".25Ed egli edificò quivi un altare, invocò il nome dell’Eterno, e vi piantò la sua tenda. E i servi d’Isacco scavaron quivi un pozzo.26Abimelec andò a lui da Gherar con Ahuzath, suo amico, e con Picol, capo del suo esercito.27E Isacco disse loro: "Perché venite da me, giacché mi odiate e m’avete mandato via dal vostro paese?"28E quelli risposero: "Noi abbiam chiaramente veduto che l’Eterno è teco; e abbiam detto: Si faccia ora un giuramento fra noi, fra noi e te, e facciam lega teco.29Giura che non ci farai alcun male, così come noi non t’abbiamo toccato, e non t’abbiamo fatto altro che del bene, e t’abbiamo lasciato andare in pace. Tu sei ora benedetto dall’Eterno".30E Isacco fece loro un convito, ed essi mangiarono e bevvero.31La mattina dipoi si levarono di buon’ora e si fecero scambievole giuramento. Poi Isacco li accomiatò, e quelli si partirono da lui in pace.32Or avvenne che, in quello stesso giorno, i servi d’Isacco gli vennero a dar notizia del pozzo che aveano scavato, dicendogli: "Abbiam trovato dell’acqua".33Ed egli lo chiamò Sciba. Per questo la città porta il nome di Beer-Sceba, fino al di d’oggi.34Or Esaù, in età di quarant’anni, prese per moglie Judith, figliuola di Beeri, lo Hitteo, e Basmath, figliuola di Elon, lo Hitteo.35(H26-34) Esse furon cagione d’amarezza d’animo a Isacco ed a Rebecca.

Esaù aveva avuto l'occasione di udire il bel racconto del matrimonio secondo Dio del padre e della madre. Ma manifesta di nuovo di sprezzare la volontà divina scegliendo le sue mogli fra le figliuole di quei Cananei da cui l'Eterno aveva assolutamente separato la sua famiglia.

Egli cagiona così un profondo dolore a Isacco ed a Rebecca. Ah! ascoltiamo i nostri genitori e approfittiamo della loro esperienza per non essere più tardi un soggetto d'amarezza e di preoccupazione per loro.

La scena del capitolo 27 è pure ben affliggente. Ecco una famiglia ove Dio è conosciuto, e tuttavia le concupiscenze, le frodi e le menzogne vi si mostrano in modo ben triste. Isacco è diventato cieco fisicamente e moralmente. Egli ha perduto il discernimento a tal punto che un buon pasto ha più importanza per lui che lo stato spirituale dei suoi figli. Egli si prepara a benedire il figlio che predilige, senza cercare di conoscere il pensiero di Dio. Rebecca da parte sua consiglia Giacobbe di derubare il fratello e d'ingannare il padre. Esaù potrebbe sembrarci il solo simpatico in quella famiglia. Ma Iddio conosceva il suo cuore profano; e ad ogni costo Egli compirà la Sua volontà.

Genesi 27:1-29
1Or avvenne, quando Isacco era divenuto vecchio e i suoi occhi indeboliti non ci vedevano più, ch’egli chiamò Esaù, suo figliuolo maggiore, e gli disse: "Figliuol mio!"2E quello rispose: "Eccomi!" E Isacco: "Ecco, io sono vecchio, e non so il giorno della mia morte.3Deh, prendi ora le tue armi, il tuo turcasso e il tuo arco, vattene fuori ai campi, prendimi un po’ di caccia,4e preparami una pietanza saporita di quelle che mi piacciono; portamela perch’io la mangi e l’anima mia ti benedica prima ch’io muoia".5Ora Rebecca stava ad ascoltare, mentre Isacco parlava ad Esaù suo figliuolo. Ed Esaù se n’andò ai campi per fare qualche caccia e portarla a suo padre.6E Rebecca parlò a Giacobbe suo figliuolo, e gli disse: "Ecco, io ho udito tuo padre che parlava ad Esaù tuo fratello, e gli diceva:7Portami un po’ di caccia e fammi una pietanza saporita perch’io la mangi e ti benedica nel cospetto dell’Eterno, prima ch’io muoia.8Or dunque, figliuol mio, ubbidisci alla mia voce e fa’ quello ch’io ti comando.9Va’ ora al gregge e prendimi due buoni capretti; e io ne farò una pietanza saporita per tuo padre, di quelle che gli piacciono.10E tu la porterai a tuo padre, perché la mangi, e così ti benedica prima di morire".11E Giacobbe disse a Rebecca sua madre: "Ecco, Esaù mio fratello è peloso, e io no.12Può darsi che mio padre mi tasti; sarò allora da lui reputato un ingannatore, e mi trarrò addosso una maledizione, invece di una benedizione".13E sua madre gli rispose: "Questa maledizione ricada su me, figliuol mio! Ubbidisci pure alla mia voce, e va’ a prendermi i capretti".14Egli dunque andò a prenderli, e li menò a sua madre; e sua madre ne preparò una pietanza saporita, di quelle che piacevano al padre di lui.15Poi Rebecca prese i più bei vestiti di Esaù suo figliuolo maggiore, i quali aveva in casa presso di sé, e li fece indossare a Giacobbe suo figliuolo minore;16e con le pelli de’ capretti gli coprì le mani e il collo,17ch’era senza peli. Poi mise in mano a Giacobbe suo figliuolo la pietanza saporita e il pane che avea preparato.18Ed egli venne a suo padre e gli disse: "Padre mio!" E Isacco rispose: "Eccomi; chi sei tu, figliuol mio?"19E Giacobbe disse a suo padre: "Sono Esaù, il tuo primogenito. Ho fatto come tu m’hai detto. Deh, lèvati, mettiti a sedere e mangia della mia caccia, affinché l’anima tua mi benedica".20E Isacco disse ai suo figliuolo: "Come hai fatto a trovarne così presto, figliuol mio?" E quello rispose: "Perché l’Eterno, il tuo Dio, l’ha fatta venire sulla mia via".21E Isacco disse a Giacobbe: "Fatti vicino, figliuol mio, ch’io ti tasti, per sapere se sei proprio il mio figliuolo Esaù, o no".22Giacobbe dunque s’avvicinò a Isacco suo padre e, come questi l’ebbe tastato, disse: "La voce è la voce di Giacobbe; ma le mani son le mani d’Esaù".23E non lo riconobbe, perché le mani di lui eran pelose come le mani di Esaù suo fratello: e lo benedisse. E disse:24"Sei tu proprio il mio figliuolo Esaù?" Egli rispose: "Sì".25E Isacco gli disse: "Servimi ch’io mangi della caccia del mio figliuolo e l’anima mia ti benedica". E Giacobbe lo servì, e Isacco mangiò. Giacobbe gli portò anche del vino, ed egli bevve.26Poi Isacco suo padre gli disse: "Deh, fatti vicino e baciami, figliuol mio".27Ed egli s’avvicinò e lo baciò. E Isacco senti l’odore de’ vestiti di lui, e lo benedisse dicendo: "Ecco, l’odor del mio figliuolo è come l’odor d’un campo, che l’Eterno ha benedetto.28Iddio ti dia della rugiada de’ cieli e della grassezza della terra e abbondanza di frumento e di vino.29Ti servano i popoli e le nazioni s’inchinino davanti a te. Sii padrone de’ tuoi fratelli e i figli di tua madre s’inchinino davanti a te. Maledetto sia chiunque ti maledice, benedetto sia chiunque ti benedice!"

Come lo mostra Ebrei 12:16-17, questa scena è direttamente allacciata a quella del cap. 25:29-34. Vi abbiam visto l'infelice Esaù, che ha comprato un misero piatto di lenticchie a prezzo di tutte le promesse divine, mangiare, bere, alzarsi e andarsene, indifferente alla perdita incalcolabile che ha fatto in un solo momento. Ma più tardi, cioè troppo tardi, lo vediamo nella nostra lettura d'oggi comprendere la follia del contratto fatto. Allora getta un gran grido amaro.

Esempio solenne! — Purtroppo il mondo è pieno di gente che, come Esaù, vende alla leggera la propria anima preziosa in cambio di alcuni piaceri passeggeri. Mangiar bene, bere, divertirsi, godere della vita in tutti i modi possibili, ecco tutto il programma della loro esistenza.

Avranno un terribile risveglio quando essi pure, «più tardi», dovranno riconoscere la loro follia. Tutte le lacrime che verseranno nel luogo spaventevole ove sono i pianti e lo stridor dei denti, saranno inutili come quelle di Esaù, per ritrovare la benedizione eterna perduta per propria colpa. Si, più tardi è troppo tardi! Cari giovani lettori, ricordatevi di Esaù.

Genesi 27:30-46
30E avvenne che, come Isacco ebbe finito di benedire Giacobbe e Giacobbe se n’era appena andato dalla presenza d’Isacco suo padre, Esaù suo fratello giunse dalla sua caccia.31Anch’egli preparò una pietanza saporita la portò a suo padre, e gli disse: "Lèvisi mio padre, e mangi della caccia del suo figliuolo, affinché l’anima tua mi benedica".32E Isacco suo padre gli disse: "Chi sei tu?" Ed egli rispose: "Sono Esaù, il tuo figliuolo primogenito".33Isacco fu preso da un tremito fortissimo, e disse: "E allora, chi è che ha preso della caccia e me l’ha portata? Io ho mangiato di tutto prima che tu venissi, e l’ho benedetto; e benedetto ei sarà".34Quando Esaù ebbe udite le parole di suo padre, dette in un grido forte ed amarissimo. Poi disse a suo padre: "Benedici anche me, padre mio!"35E Isacco rispose: "Il tuo fratello è venuto con inganno e ha preso la tua benedizione".36Ed Esaù: "Non è forse a ragione ch’egli è stato chiamato Giacobbe? M’ha già soppiantato due volte: mi tolse la mia primogenitura, ed ecco che ora m’ha tolta la mia benedizione". Poi aggiunse: "Non hai tu riserbato qualche benedizione per me?"37E Isacco rispose e disse a Esaù: "Ecco io l’ho costituito tuo padrone, e gli ho dato tutti i suoi fratelli per servi, e l’ho provvisto di frumento e di vino; che potrei dunque fare per te, figliuol mio?"38Ed Esaù disse a suo padre: "Non hai tu che questa benedizione, padre mio? Benedici anche me, o padre mio!" Ed Esaù alzò la voce e pianse.39E Isacco suo padre rispose e gli disse: "Ecco, la tua dimora sarà priva della grassezza della terra e della rugiada che scende dai cieli.40Tu vivrai della tua spada, e sarai servo del tuo fratello; ma avverrà che, menando una vita errante, tu spezzerai il suo giogo di sul tuo collo".41Ed Esaù prese a odiare Giacobbe a motivo della benedizione datagli da suo padre; e disse in cuor suo: "I giorni del lutto di mio padre si avvicinano; allora ucciderò il mio fratello Giacobbe".42Furon riferite a Rebecca le parole di Esaù, suo figliuolo maggiore; ed ella mandò a chiamare Giacobbe, suo figliuolo minore, e gli disse: "Ecco, Esaù, tuo fratello, si consola riguardo a te, proponendosi d’ucciderti.43Or dunque, figliuol mio, ubbidisci alla mia voce; lèvati, e fuggi a Charan da Labano mio fratello;44e trattienti quivi qualche tempo, finché il furore del tuo fratello sia passato,45finché l’ira del tuo fratello si sia stornata da te ed egli abbia dimenticato quello che tu gli hai fatto; e allora io manderò a farti ricondurre di la. Perché sarei io privata di voi due in uno stesso giorno?"46E Rebecca disse ad Isacco: "Io sono disgustata della vita a motivo di queste figliuole di Heth. Se Giacobbe prende in moglie, tra le figliuole di Heth, tra le figliuole del paese, una donna come quelle, che mi giova la vita?"

La manovra di Giacobbe è riuscita. Ha ottenuto quella benedizione a cui attribuiva tanto valore. Ma se si fosse confidato in Dio per ottenerla invece di agire con astuzia e menzogna, non l'avrebbe forse ricevuta lo stesso? Certamente! Iddio che prima della sua nascita aveva dichiarato: «Il maggiore servirà il minore» (cap. 25:23), non poteva mancare di dargliela. E Giacobbe avrebbe allora evitato tante pene e tanto tempo perduto, come lo vedremo seguendo la sua storia che riempie dei lunghi capitoli.

Prima conseguenza: l'odio del fratello che giunge al punto di desiderare d'ucciderlo.

Seconda conseguenza: Giacobbe deve lasciare i suoi e intraprendere un lungo viaggio seguito da un soggiorno di venti anni pieni di pene e di fatiche, lontano dal paese della promessa. Egli non rivedrà più la madre che cosi si troverà anch'ella castigata. Si può essere stupiti del posto dato nella Scrittura al racconto della vita di Giacobbe. Ma dobbiamo comprendere che questa narrazione assomiglia sovente molto da vicino alla nostra propria storia, una lunga storia marcata di cadute, di incoerenze, a cui corrisponde pure un lungo e paziente lavoro della grazia di Dio.

Genesi 28:1-22
1Allora Isacco chiamò Giacobbe, lo benedisse e gli diede quest’ordine: "Non prender moglie tra le figliuole di Canaan.2Lèvati, vattene in Paddan-Aram, alla casa di Bethuel, padre di tua madre, e prenditi moglie di là, tra le figliuole di Labano, fratello di tua madre.3E l’Iddio onnipotente ti benedica, ti renda fecondo e ti moltiplichi, in guisa che tu diventi un’assemblea di popoli,4e ti dia la benedizione d’Abrahamo: a te, e alla tua progenie con te; affinché tu possegga il paese dove sei andato peregrinando, e che Dio donò ad Abrahamo".5E Isacco fece partire Giacobbe, il quale se n’andò in Paddan-Aram da Labano, figliuolo di Bethuel, l’Arameo, fratello di Rebecca, madre di Giacobbe e di Esaù.6Or Esaù vide che Isacco avea benedetto Giacobbe e l’avea mandato in Paddan-Aram perché vi prendesse moglie; e che, benedicendolo, gli avea dato quest’ordine: "Non prender moglie tra le figliuole di Canaan",7e che Giacobbe aveva ubbidito a suo padre e a sua madre, e se n’era andato in Paddan-Aram.8Ed Esaù s’accorse che le figliuole di Canaan dispiacevano ad Isacco suo padre;9e andò da Ismaele, e prese per moglie, oltre quelle che aveva già, Mahalath, figliuola d’Ismaele, figliuolo d’Abrahamo, sorella di Nebaioth.10Or Giacobbe partì da Beer-Sceba e se n’andò verso Charan.11Capitò in un certo luogo, e vi passò la notte, perché il sole era già tramontato. Prese una delle pietre del luogo, la pose come suo capezzale e si coricò quivi.12E sognò; ed ecco una scala appoggiata sulla terra, la cui cima toccava il cielo; ed ecco gli angeli di Dio, che salivano e scendevano per la scala.13E l’Eterno stava al disopra d’essa, e gli disse: "Io sono l’Eterno, l’Iddio d’Abrahamo tuo padre e l’Iddio d’Isacco; la terra sulla quale tu stai coricato, io la darò a te e alla tua progenie;14e la tua progenie sarà come la polvere della terra, e tu ti estenderai ad occidente e ad oriente, a settentrione e a mezzodì; e tutte le famiglie della terra saranno benedette in te e nella tua progenie.15Ed ecco, io son teco, e ti guarderò dovunque tu andrai, e ti ricondurrò in questo paese; poiché io non ti abbandonerò prima d’aver fatto quello che t’ho detto".16E come Giacobbe si fu svegliato dal suo sonno, disse: "Certo, l’Eterno è in questo luogo ed io non lo sapevo!"17Ed ebbe paura, e disse: "Com’è tremendo questo luogo! Questa non è altro che la casa di Dio, e questa è la porta del cielo!"18E Giacobbe si levò la mattina di buon’ora, prese la pietra che avea posta come suo capezzale, la eresse in monumento, e versò dell’olio sulla sommità d’essa.19E pose nome a quel luogo Bethel; ma, prima, il nome della città era Luz.20E Giacobbe fece un voto, dicendo: "Se Dio è meco, se mi guarda durante questo viaggio che fo, se mi dà pane da mangiare e vesti da coprirmi,21e se ritorno sano e salvo alla casa del padre mio, l’Eterno sarà il mio Dio;22e questa pietra che ho eretta in monumento, sarà la casa di Dio; e di tutto quello che tu darai a me, io, certamente, darò a te la decima".

Giacobbe si è messo in viaggio. Ha lasciato la casa paterna, ma Iddio gli farà conoscere la Sua propria casa. Bethel è la «casa di Dio». Non abbiamo bisogno, noi, di aspettare come Giacobbe di aver lasciato la casa paterna per incontrare il Signore. Ma occorre che un giorno o l'altro avvenga quest'incontro e che l'Iddio dei nostri genitori divenga pure il nostro Dio.

A quegli uomini dell'Antico Testamento che ancora non avevano la Bibbia, Iddio si faceva conoscere per mezzo di sogni e visioni.

Strano sogno quello di Giacobbe! Che cosa significa quella scala su cui salgono e discendono gli angeli? Comprendiamo che è una figura delle relazioni fra il cielo e la terra. Come sono state stabilite per noi queste relazioni? Non per mezzo degli angeli, ma per mezzo del Figliuolo stesso di Dio, che, essendo «dal cielo», è venuto sulla terra, poi, una volta compiuta l'opera sua, è risalito nella gloria. L'uomo non poteva salire al cielo (Romani 10:6). Allora Iddio ne è disceso nella Persona di Gesù. Ed Egli è per il credente la Porta (Giovanni 10:9), Colui per il quale abbiamo accesso alla Casa del Padre. Com'è più grande la nostra parte di quella del patriarca!

Genesi 29:1-14
1Poi Giacobbe si mise in cammino e andò nel paese degli Orientali.2E guardò, e vide un pozzo in un campo; ed ecco tre greggi di pecore, giacenti lì presso; poiché a quel pozzo si abbeveravano i greggi; e la pietra sulla bocca del pozzo era grande.3Quivi s’adunavano tutti i greggi; i pastori rotolavan la pietra di sulla bocca del pozzo, abbeveravano le pecore, poi rimettevano al posto la pietra sulla bocca del pozzo.4E Giacobbe disse ai pastori: "Fratelli miei, di dove siete?" E quelli risposero: "Siamo di Charan".5Ed egli disse loro: "Conoscete voi Labano, figliuolo di Nahor?" Ed essi: "Lo conosciamo".6Ed egli disse loro: "Sta egli bene?" E quelli: "Sta bene; ed ecco Rachele, sua figliuola, che viene con le pecore".7Ed egli disse: "Ecco, è ancora pieno giorno, e non è tempo di radunare il bestiame; abbeverate le pecore e menatele al pascolo".8E quelli risposero: "Non possiamo, finché tutti i greggi siano radunati; allora si rotola la pietra di sulla bocca del pozzo, e abbeveriamo le pecore".9Mentr’egli parlava ancora con loro, giunse Rachele con le pecore di suo padre; poich’ella era pastora.10E quando Giacobbe vide Rachele figliuola di Labano, fratello di sua madre, e le pecore di Labano fratello di sua madre, s’avvicinò, rotolò la pietra di sulla bocca del pozzo, e abbeverò il gregge di Labano fratello di sua madre.11E Giacobbe baciò Rachele, alzò la voce, e pianse.12E Giacobbe fe’ sapere a Rachele ch’egli era parente del padre di lei, e ch’era figliuolo di Rebecca. Ed ella corse a dirlo a suo padre.13E appena Labano ebbe udito le notizie di Giacobbe figliuolo della sua sorella, gli corse incontro, l’abbracciò, lo baciò, e lo menò a casa sua. Giacobbe raccontò a Labano tutte queste cose;14e Labano gli disse: "Tu sei proprio mie ossa e mia carne!" Ed egli dimorò con lui durante un mese.

Iddio non fa contratti con noi. Egli promette, e dà (cap. 28:15). Non si aspetta da noi delle promesse e dei doni, poiché non abbiamo la forza di mantenere le promesse, e che cosa potremmo darGli se non ciò che viene dalla sua mano? (1 Cronache 29:14). Alla fine del capitolo 28 Giacobbe non ha ancora imparato questo. Egli mercanteggia, pone le sue condizioni per appartenere a Dio, come se fosse un onore che Giacobbe Gli faceva. Ricordiamoci bene che non siam noi che possiamo scegliere Dio, ma è Lui che nella sua grazia sceglie e salva i suoi. Nella lettura d'oggi vediamo che le cure promessegli da Dio hanno condotto Giacobbe nella famiglia della madre sua, presso lo zio Labano, in casa del quale passerà lunghi anni.

Assistiamo nuovamente ad un incontro presso un pozzo: Giacobbe serve Rachele abbeverando il suo bestiame. Ma i nostri sguardi si portano al di là, verso una Persona ben più grande. Gesù ha fatto un lungo cammino e ha compiuto un duro servizio per affezionarsi il cuore della Chiesa... e il cuore di ciascuno di noi. Eliezer era lo Spirito che cercava la Sposa; qui, pensiamo a Cristo servitore, che viene personalmente a guadagnare la fiducia e l'amore di colei di cui vuole fare la sua compagna per l'eternità.

Genesi 29:15-35
15Poi Labano disse a Giacobbe: "Perché sei mio parente dovrai tu servirmi per nulla? Dimmi quale dev’essere il tuo salario".16Or Labano aveva due figliuole: la maggiore si chiamava Lea, e la minore Rachele.17Lea aveva gli occhi delicati, ma Rachele era avvenente e di bell’aspetto.18E Giacobbe amava Rachele, e disse a Labano: "Io ti servirò sette anni, per Rachele tua figliuola minore".19E Labano rispose: "E’ meglio ch’io la dia a te che ad un altr’uomo; sta’ con me".20E Giacobbe servì sette anni per Rachele; e gli parvero pochi giorni, per l’amore che le portava.21E Giacobbe disse a Labano: "Dammi la mia moglie, poiché il mio tempo è compiuto, ed io andrò da lei".22Allora Labano radunò tutta la gente del luogo, e fece un convito.23Ma, la sera, prese Lea, sua figliuola, e la menò da Giacobbe, il quale entrò da lei.24E Labano dette la sua serva Zilpa per serva a Lea, sua figliuola.25L’indomani mattina, ecco che era Lea. E Giacobbe disse a Labano: "Che m’hai fatto? Non è egli per Rachele ch’io t’ho servito? Perché dunque m’hai ingannato?"26E Labano rispose: "Non è usanza da noi di dare la minore prima della maggiore. Finisci la settimana di questa;27e ti daremo anche l’altra, per il servizio che presterai da me altri sette anni".28Giacobbe fece così, e finì la settimana di quello sposalizio; poi Labano gli dette in moglie Rachele sua figliuola.29E Labano dette la sua serva Bilha per serva a Rachele, sua figliuola.30E Giacobbe entrò pure da Rachele, ed anche amò Rachele più di Lea, e servì da Labano altri sette anni.31L’Eterno, vedendo che Lea era odiata, la rese feconda; ma Rachele era sterile.32E Lea concepì e partorì un figliuolo, al quale pose nome Ruben; perché disse: "L’Eterno ha veduto la mia afflizione; e ora il mio marito mi amerà".33Poi concepì di nuovo e partorì un figliuolo, e disse: "L’Eterno ha udito ch’io ero odiata, e però m’ha dato anche questo figliuolo". E lo chiamò Simeone.34E concepì di nuovo e partorì un figliuolo, e disse: "Questa volta, il mio marito sarà ben unito a me, poiché gli ho partorito tre figliuoli". Per questo fu chiamato Levi.35E concepì di nuovo e partorì un figliuolo, e disse: "Questa volta celebrerò l’Eterno". Perciò gli pose nome Giuda. E cessò d’aver figliuoli.

La nostra lettura di ieri ha diretto i nostri sguardi su Gesù, il Perfetto Servitore. Ma qual era il motivo per il quale s'abbassava cosi? Era l'amore. Egli ha amato il suo popolo Israele (Geremia 31:3), ha amato l'Assemblea (Efesi 5:25), ha amato ciascuno di noi (Galati 2:20). Il suo meraviglioso amore lo ha sostenuto nel sentiero del servizio, servizio che andava fino alla morte della croce. Risuscitato, Egli può dire alla Chiesa che L'aspetta: «Ecco io vengo tosto». Per Lui questo tempo di attesa è «pochi giorni» perché ci ama. E, in risposta, il nostro amore per Lui ci renderà il servizio e l'attesa facili. quel che ci suggerisce il vers. 20 del nostro capitolo.

Ritornando a Giacobbe, vediamo che è sotto ciò che si chiama il governo di Dio. Egli aveva ingannato suo padre, lui il più giovane, facendosi passare per il primogenito! Ed ecco che ha da fare ora con un padre che lo inganna facendo passare la sua figlia primogenita per la più giovane. Cosi per farci comprendere i nostri falli verso gli altri e per condurci a giudicarci, Iddio permette sovente che ci sia fatto come noi abbiamo loro fatto. Dobbiamo allora riconoscere la sua propria mano e dire come quel certo re: «Quello che ho fatto io, Iddio me lo rende «(Giudici 1:7).

Genesi 30:1-24
1Rachele, vedendo che non dava figliuoli a Giacobbe, portò invidia alla sua sorella, e disse a Giacobbe: "Dammi de’ figliuoli; altrimenti, muoio".2E Giacobbe s’accese d’ira contro Rachele, e disse: "Tengo io il luogo di Dio che t’ha negato d’esser feconda?"3Ed ella rispose: "Ecco la mia serva Bilha; entra da lei; essa partorirà sulle mie ginocchia, e, per mezzo di lei, avrò anch’io de’ figliuoli".4Ed ella gli diede la sua serva Bilha per moglie, e Giacobbe entrò da lei.5E Bilha concepì e partorì un figliuolo a Giacobbe.6E Rachele disse: "Iddio m’ha reso giustizia, ha anche ascoltato la mia voce, e m’ha dato un figliuolo". Perciò gli pose nome Dan.7E Bilha, serva di Rachele, concepì ancora e partorì a Giacobbe un secondo figliuolo.8E Rachele disse: "Io ho sostenuto con mia sorella lotte di Dio, e ho vinto". Perciò gli pose nome Neftali.9Lea, vedendo che avea cessato d’aver figliuoli, prese la sua serva Zilpa e la diede a Giacobbe per moglie.10E Zilpa, serva di Lea, partorì un figliuolo a Giacobbe.11E Lea disse: "Che fortuna!" E gli pose nome Gad.12Poi Zilpa, serva di Lea, partorì a Giacobbe un secondo figliuolo.13E Lea disse: "Me felice! ché le fanciulle mi chiameranno beata. Perciò gli pose nome Ascer.14Or Ruben uscì, al tempo della mietitura del grano, e trovò delle mandragole per i campi, e le portò a Lea sua madre. Allora Rachele disse a Lea: "Deh, dammi delle mandragole del tuo figliuolo!"15Ed ella le rispose: "Ti par egli poco l’avermi tolto il marito, che mi vuoi togliere anche le mandragole del mio figliuolo?" E Rachele disse: "Ebbene, si giaccia egli teco questa notte, in compenso delle mandragole del tuo figliuolo".16E come Giacobbe, in sulla sera, se ne tornava dai campi, Lea uscì a incontrarlo, e gli disse: "Devi entrare da me; poiché io t’ho accaparrato con le mandragole del mio figliuolo". Ed egli si giacque con lei quella notte.17E Dio esaudì Lea, la quale concepì e partorì a Giacobbe un quinto figliuolo.18Ed ella disse: "Iddio m’ha dato la mia mercede, perché diedi la mia serva a mio marito". E gli pose nome Issacar.19E Lea concepì ancora, e partorì a Giacobbe un sesto figliuolo.20E Lea disse: "Iddio m’ha dotata di buona dote; questa volta il mio marito abiterò con me, poiché gli ho partorito sei figliuoli". E gli pose nome Zabulon.21Poi partorì una figliuola, e le pose nome Dina.22Iddio si ricordò anche di Rachele; Iddio l’esaudì, e la rese feconda;23ed ella concepì e partorì un figliuolo, e disse: "Iddio ha tolto il mio obbrobrio".24E gli pose nome Giuseppe, dicendo: "L’Eterno m’aggiunga un altro figliuolo".

Il nostro passo d'oggi ci presenta la famiglia di Giacobbe. Pagina importante delPAntico Testamento, poiché i dodici figli del patriarca diventeranno a loro volta dodici patriarchi (Atti 7:8), cioè capi famiglia, e daranno i loro nomi alle tribù d'Israele. Per mezzo di loro si realizzeranno le promesse fatte ad Abrahamo e a Isacco, come a Giacobbe stesso.

Da Levi discenderanno i sacerdoti, da Giuda i re, poi il Messia stesso.

Nonostante molte tristi cose in quella famiglia, Iddio ha gli occhi su essa e vuole benedirla. Egli potrà dire più tardi: «Come son belle le tue tende, o Giacobbe, le tue dimore, o Israele!» (Numeri 24:5). Nello stesso modo oggi le famiglie dei credenti sono preziose al cuore del Signore. E in queste famiglie, Egli vuol benedire non soltanto i genitori, ma ciascuno dei figli, ciascuno di voi. Egli vi conosce per nome; sa quel che vuol fare di voi, e fin d'ora vi prepara per il servizio che vi ha destinato. E qual è l'appello glorioso dei credenti del. Nuovo Testamento? Non è . forse d'essere dei re e dei sacerdoti per il «Suo Dio e Padre»? (Apocalisse 1:6).

Genesi 30:25-43
25Or dopo che Rachele ebbe partorito Giuseppe, Giacobbe disse a Labano: "Dammi licenza, ch’io me ne vada a casa mia, nel mio paese.26Dammi le mie mogli, per le quali t’ho servito, e i miei figliuoli; e lasciami andare; poiché tu ben conosci il servizio che t’ho prestato".27E Labano gli disse: "Se ho trovato grazia dinanzi a te, rimanti; giacché credo indovinare che l’Eterno mi ha benedetto per amor tuo".28Poi disse: "Fissami il tuo salario, e te lo darò".29Giacobbe gli rispose: "Tu sai in qual modo io t’ho servito, e quel che sia diventato il tuo bestiame nelle mie mani.30Poiché quel che avevi prima ch’io venissi, era poco; ma ora s’è accresciuto oltremodo, e l’Eterno t’ha benedetto dovunque io ho messo il piede. Ora, quando lavorerò io anche per la casa mia?"31Labano gli disse: "Che ti darò io?" E Giacobbe rispose: "Non mi dar nulla; se acconsenti a quel che sto per dirti, io pascerò di nuovo i tuoi greggi e n’avrò cura.32Passerò quest’oggi fra mezzo a tutti i tuoi greggi, mettendo da parte, di fra le pecore, ogni agnello macchiato e vaiolato, e ogni agnello nero; e di fra le capre, le vaiolate e le macchiate. E quello sarà il mio salario.33Così, da ora innanzi, il mio diritto risponderà per me nel tuo cospetto, quando verrai ad accertare il mio salario: tutto ciò che non sarà macchiato o vaiolato fra le capre, e nero fra gli agnelli, sarà rubato, se si troverà presso di me".34E Labano disse: "Ebbene, sia come tu dici!"35E quello stesso giorno mise da parte i becchi striati e vaiolati e tutte le capre macchiate e vaiolate, tutto quello che avea del bianco e tutto quel ch’era nero fra gli agnelli, e li affidò ai suoi figliuoli.36E Labano frappose la distanza di tre giornate di cammino fra se e Giacobbe; e Giacobbe pascolava il rimanente de’ greggi di Labano.37E Giacobbe prese delle verghe verdi di pioppo, di mandorlo e di platano; vi fece delle scortecciature bianche, mettendo allo scoperto il bianco delle verghe.38Poi collocò le verghe che avea scortecciate, in vista delle pecore, ne’ rigagnoli, negli abbeveratoi dove le pecore venivano a bere; ed entravano in caldo quando venivano a bere.39Le pecore dunque entravano in caldo avendo davanti quelle verghe, e figliavano agnelli striati, macchiati e vaiolati.40Poi Giacobbe metteva da parte questi agnelli, e faceva volger gli occhi delle pecore verso tutto quello ch’era striato e tutto quel ch’era nero nel gregge di Labano. Egli si formò così dei greggi a parte, che non unì ai greggi di Labano.41Or avveniva che, tutte le volte che le pecore vigorose del gregge entravano in caldo, Giacobbe metteva le verghe ne’ rigagnoli, in vista delle pecore, perché le pecore entrassero in caldo vicino alle verghe;42ma quando le pecore erano deboli, non ve le metteva; così gli agnelli deboli erano di Labano, e i vigorosi di Giacobbe.43E quest’uomo diventò ricco oltremodo, ed ebbe greggi numerosi, serve, servi, cammelli e asini.

Nel suo esilio, lungi dalla casa paterna, Giacobbe non ha altare. Sembra che abbia dimenticato Dio; ma Dio, l'Iddio di Bethel, non l'ha dimenticato. Vedete come Giacobbe si agita, calcola, rivaleggia di astuzia con Labano, cercando di arricchirsi con la sua intelligenza e coi suoi propri sforzi. Forse voi pure desiderereste più tardi diventare ricco per comprarvi tutto cio che vorreste? Ma nella 1° epistola a Timoteo cap. 6:6-10 abbiamo un'esortazione molto seria contro questo desiderio di diventare ricco. L'apostolo mette in contrasto la pietà che, con animo contento è un gran guadagno. Ecco dunque il doppio guadagno, le vere ricchezze da ricercare: la pietà, cioè le relazioni con Dio (di cui gli altari ci parlano) e il contentamento (la tenda dei patriarchi). L'apostolo Paolo, che scrisse questo, aveva personalmente imparato ad essere contento nelle circostanze in cui si trovava (Filippesi 4:11). Com'è difficile essere contento, sempre contento! Tuttavia la testimonianza migliore che possiamo rendere attorno a noi, non è forse quella di mostrare che siamo soddisfatti di quel che Dio ci dà? Ora, Egli ci ha dato il suo proprio Figliuolo ed ogni cosa con Lui (Romani 8:32). Non è forse questo sufficiente?

Genesi 31:1-21
1Or Giacobbe udì le parole de’ figliuoli di Labano, che dicevano: "Giacobbe ha tolto tutto quello che era di nostro padre; e con quello ch’era di nostro padre, s’è fatto tutta questa ricchezza".2Giacobbe osservò pure il volto di Labano; ed ecco, non era più, verso di lui, quello di prima.3E l’Eterno disse a Giacobbe: "Torna al paese de’ tuoi padri e al tuo parentado; e io sarò teco".4E Giacobbe mandò a chiamare Rachele e Lea perché venissero ai campi, presso il suo gregge, e disse loro:5"Io vedo che il volto di vostro padre non è più, verso di me, quello di prima; ma l’Iddio di mio padre è stato meco.6E voi sapete che io ho servito il padre vostro con tutto il mio potere,7mentre vostro padre m’ha ingannato e ha mutato il mio salario dieci volte; ma Dio non gli ha permesso di farmi del male.8Quand’egli diceva: I macchiati saranno il tuo salario, tutto il gregge i figliava agnelli macchiati; e quando diceva: Gli striati saranno il tuo salario, tutto il gregge figliava agnelli striati.9Così Iddio ha tolto il bestiame a vostro padre, e me l’ha dato.10E una volta avvenne, al tempo che le pecore entravano in caldo, ch’io alzai gli occhi, e vidi, in sogno, che i maschi che montavano le femmine, erano striati macchiati o chiazzati.11E l’angelo di Dio mi disse nel sogno: Giacobbe! E io risposi: Eccomi!12Ed egli: Alza ora gli occhi e guarda; tutti i maschi che montano le femmine, sono striati, macchiati o chiazzati; perché ho veduto tutto quel che Labano ti fa.13Io son l’Iddio di Bethel, dove tu ungesti un monumento e mi facesti un voto, Ora lèvati, partiti da questo paese, e torna al tuo paese natìo".14Rachele e Lea risposero e gli dissero: "Abbiam noi forse ancora qualche parte o eredità in casa di nostro padre?15Non ci ha egli trattate da straniere, quando ci ha vendute e ha per di più mangiato il nostro danaro?16Tutte le ricchezze che Dio ha tolte a nostro padre, sono nostre e dei nostri figliuoli; or dunque, fa’ tutto quello che Dio t’ha detto".17Allora Giacobbe si levò, mise i suoi figliuoli e le sue mogli sui cammelli,18e menò via tutto il suo bestiame, tutte le sostanze che aveva acquistate, il bestiame che gli apparteneva e che aveva acquistato in Paddan-Aram, per andarsene da Isacco suo padre, nel paese di Canaan.19Or mentre Labano se n’era andato a tosare le sue pecore, Rachele rubò gl’idoli di suo padre.20E Giacobbe si partì furtivamente da Labano, l’Arameo, senza dirgli che voleva fuggire.21Così se ne fuggì, con tutto quello che aveva; e si levò, passò il fiume, e si diresse verso il monte di Galaad.

Nonostante tutto quel che vi è di spiacevole nel modo di fare di Giacobbe, notiamo in lui la pazienza. Egli sopporta senza lagnarsi le fatiche e le privazioni, come tutte le ingiustizie di cui è l'oggetto da parte di Labano. Abbiamo un'enumerazione delle une e delle altre nei versetti 39-41. Quel che lo sostiene, è il ricordo del paese dato dall'Eterno ad Abrahamo e alla sua progenie. Non ha dimenticato la promessa che Dio gli ha fatta a Bethel di ricondurlo nella terra di Canaan. Ha conservato preziosamente quella speranza nel cuore, e il momento in cui deve compiersi giunge finalmente. Noi credenti, giovani e vecchi, non abbiamo forse noi pure una promessa da parte di Dio concernente una patria in cui Egli ci introdurrà certamente? Questo pensiero, questa speranza, dovrebbe comunicarci tutta la pazienza e tutto il coraggio necessari per sopportare le difficoltà e persino le ingiustizie, come fu il caso di Giacobbe a Charan. Non siamo a casa nostra sulla terra. La Parola, e l'opposizione del mondo, ci rammemorano continuamente il nostro carattere di «stranieri e forestieri» (1 Pietro 2:11).

Genesi 31:22-55
22Il terzo giorno, fu annunziato a Labano che Giacobbe se n’era fuggito.23Allora egli prese seco i suoi fratelli, lo inseguì per sette giornate di cammino, e lo raggiunse al monte di Galaad.24Ma Dio venne a Labano l’Arameo, in un sogno della notte, e gli disse: "Guardati dal parlare a Giacobbe, né in bene né in male".25Labano dunque raggiunse Giacobbe. Or Giacobbe avea piantato la sua tenda sul monte; e anche Labano e i suoi fratelli avean piantato le loro, sul monte di Galaad.26Allora Labano disse a Giacobbe: "Che hai fatto, partendoti da me furtivamente, e menando via le mie figliuole come prigioniere di guerra?27Perché te ne sei fuggito di nascosto, e sei partito da me furtivamente, e non m’hai avvertito? Io t’avrei accomiatato con gioia e con canti, a suon di timpano di cetra.28E non m’hai neppur permesso di baciare i miei figliuoli e le mie figliuole! Tu hai agito stoltamente.29Ora è in poter mio di farvi del male; ma l’Iddio del padre vostro mi parlò la notte scorsa, dicendo: Guardati dal parlare a Giacobbe, né in bene né in male.30Ora dunque te ne sei certo andato, perché anelavi alla casa di tuo padre; ma perché hai rubato i miei dèi?"31E Giacobbe rispose a Labano: "Egli è che avevo paura, perché dicevo fra me che tu m’avresti potuto togliere per forza le tue figliuole.32Ma chiunque sia colui presso il quale avrai trovato i tuoi dèi, egli deve morire! In presenza dei nostri fratelli, riscontra ciò ch’è tuo fra le cose mie, e prenditelo!" Or Giacobbe ignorava che Rachele avesse rubato gl’idoli.33Labano dunque entrò nella tenda di Giacobbe, nella tenda di Lea e nella tenda delle due serve, ma non trovò nulla. E uscito dalla tenda di Lea, entrò nella tenda di Rachele.34Or Rachele avea preso gl’idoli, li avea messi nel basto del cammello, e vi s’era posta sopra a sedere. Labano frugò tutta la tenda, e non trovò nulla.35Ed ella disse a suo padre: "Non s’abbia il mio signore a male s’io non posso alzarmi davanti a te, perché ho le solite ricorrenze delle donne". Ed egli cercò ma non trovò gl’idoli.36Allora Giacobbe si adirò e contese con Labano e riprese a dirgli: "Qual è il mio delitto, qual è il mio peccato, perché tu m’abbia inseguito con tanto ardore?37Tu hai frugato tutta la mia roba; che hai trovato di tutta la roba di casa tua? Mettilo qui davanti ai miei e tuoi fratelli, e giudichino loro fra noi due!38Ecco vent’anni che sono stato con te; le tue pecore e le tue capre non hanno abortito, e io non ho mangiato i montoni del tuo gregge.39Io non t’ho mai portato quel che le fiere aveano squarciato; n’ho subìto il danno io; tu mi ridomandavi conto di quello ch’era stato rubato di giorno o rubato di notte.40Di giorno, mi consumava il caldo; di notte, il gelo; e il sonno fuggiva dagli occhi miei.41Ecco vent’anni che sono in casa tua; t’ho servito quattordici anni per le tue due figliuole, e sei anni per le tue pecore, e tu hai mutato il mio salario dieci volte.42Se l’Iddio di mio padre, l’Iddio d’Abrahamo e il Terrore d’Isacco non fosse stato meco, certo, tu m’avresti ora a rimandato vuoto. Iddio ha veduto la mia afflizione e la fatica delle mie mani, e la notte scorsa ha pronunziato la sua sentenza".43E Labano rispose a Giacobbe, dicendo: "Queste figliuole son mie figliuole, questi figliuoli son miei figliuoli, queste pecore son pecore mie, e tutto quel che vedi è mio. E che posso io fare oggi a queste mie figliuole o ai loro figliuoli ch’esse hanno partorito?44Or dunque vieni, facciamo un patto fra me e te, e serva esso di testimonianza fra me e te".45Giacobbe prese una pietra, e la eresse in monumento.46E Giacobbe disse ai suoi fratelli: "Raccogliete delle pietre". Ed essi presero delle pietre, ne fecero un mucchio, e presso il mucchio mangiarono.47E Labano chiamò quel mucchio Jegar-Sahadutha, e Giacobbe lo chiamò Galed.48E Labano disse: "Questo mucchio è oggi testimonio fra me e te". Perciò fu chiamato Galed,49e anche Mitspa, perché Labano disse: "L’Eterno tenga l’occhio su me e su te quando non ci potremo vedere l’un l’altro.50Se tu affliggi le mie figliuole e se prendi altre mogli oltre le mie figliuole, non un uomo sarà con noi; ma, bada, Iddio sarà testimonio fra me e te".51Labano disse ancora a Giacobbe: "Ecco questo mucchio di pietre, ed ecco il monumento che io ho eretto fra me e te.52Sia questo mucchio un testimonio e sia questo monumento un testimonio che io non passerò oltre questo mucchio per andare a te, e che tu non passerai oltre questo mucchio e questo monumento, per far del male.53L’Iddio d’Abrahamo e l’Iddio di Nahor, l’Iddio del padre loro, sia giudice fra noi!" E Giacobbe giurò per il Terrore d’Isacco suo padre.54Poi Giacobbe offrì un sacrifizio sul monte, e invitò i suoi fratelli a mangiar del pane. Essi dunque mangiarono del pane, e passarono la notte sul monte.55La mattina, Labano si levò di buon’ora, baciò i suoi figliuoli e le sue figliuole, e li benedisse. Poi Labano se ne andò, e tornò a casa sua.

Le ingiustizie sono tanto più difficili da accettare per Giacobbe in quanto provengono dallo zio divenuto suo suocero. Labano è un uomo del mondo, astuto, avaro ed ipocrita, che adopera parole lusinghiere mentre il suo cuore è pieno d'invidia e di gelosia. Ora fa finta di temere l'Eterno (vers. 29:53) pur ricercando attivamente i suoi falsi dei.

È triste di vedere Rachele attribuire del valore a quegli idoli. Rebecca, possiamo esserne sicuri, aveva gioiosamente lasciato indietro quegli oggetti quando era partita con Eliezer. Vi sono tante cose del mondo che crediamo di poter portare con noi nel sentiero verso la nostra Patria. Possiamo anche nasconderle durante un certo tempo agli occhi di tutti i nostri, nel più profondo del cuore. Vi è forse anche nel vostro proprio cuore qualche cosa che prenda il posto del Signore Gesù? Nessuno lo sa, eccetto Iddio che vede tutto.

Giacobbe e Labano si separano. Il mucchio di pietre costituirà una frontiera fra loro. Non esiste terreno comune all'uomo di Dio e all'uomo del mondo, anche quando essi appartengono alla stessa famiglia.

Genesi 32: 1-21
1Giacobbe continuò il suo cammino, e gli si fecero incontro degli angeli di Dio.2E come Giacobbe li vide, disse: "Questo è il campo di Dio"; e pose nome a quel luogo Mahanaim.3Giacobbe mandò davanti a sé dei messi a Esaù suo fratello, nel paese di Seir, nella campagna di Edom.4E dette loro quest’ordine: "Direte così ad Esaù, mio signore: Così dice il tuo servo Giacobbe: Io ho soggiornato presso Labano, e vi sono rimasto fino ad ora;5ho buoi, asini, pecore, servi e serve; e lo mando a dire al mio signore, per trovar grazia agli occhi tuoi".6E i messi tornarono a Giacobbe, dicendo: "Siamo andati dal tuo fratello Esaù, ed eccolo che ti viene incontro con quattrocento uomini".7Allora Giacobbe fu preso da gran paura ed angosciato; divise in due schiere la gente ch’era con lui, i greggi, gli armenti, i cammelli, e disse:8"Se Esaù viene contro una delle schiere e la batte, la schiera che rimane potrà salvarsi".9Poi Giacobbe disse: "O Dio d’Abrahamo mio padre, Dio di mio padre Isacco! O Eterno, che mi dicesti: Torna al tuo paese e al tuo parentado e ti farò del bene,10io son troppo piccolo per esser degno di tutte le benignità che hai usate e di tutta la fedeltà che hai dimostrata al tuo servo; poiché io passai questo Giordano col mio bastone, e ora son divenuto due schiere.11Liberami, ti prego, dalle mani di mio fratello, dalle mani di Esaù; perché io ho paura di lui e temo che venga e mi dia addosso, non risparmiando né madre né bambini.12E tu dicesti: Certo, io ti farò del bene, e farò diventare la tua progenie come la rena del mare, la quale non si può contare da tanta che ce n’è".13Ed egli passò quivi quella notte; e di quello che avea sotto mano prese di che fare un dono al suo fratello Esaù:14duecento capre e venti capri, duecento pecore e venti montoni,15trenta cammelle allattanti coi loro parti, quaranta vacche e dieci tori, venti asine e dieci puledri.16E li consegnò ai suoi servi, gregge per gregge separatamente, e disse ai suoi servi: "Passate dinanzi a me, e fate che vi sia qualche intervallo fra gregge e gregge".17E dette quest’ordine al primo: "Quando il mio fratello Esaù t’incontrerà e ti chiederà: Di chi sei? dove vai? a chi appartiene questo gregge che va dinanzi a te?18tu risponderai: Al tuo servo Giacobbe, è un dono inviato al mio signore Esaù; ed ecco, egli stesso vien dietro a noi".19E dette lo stesso ordine al secondo, al terzo, e a tutti quelli che seguivano i greggi, dicendo: "In questo modo parlerete a Esaù, quando lo troverete,20e direte: "Ecco il tuo servo Giacobbe, che viene egli stesso dietro a noi". Perché diceva: "Io lo placherò col dono che mi precede, e, dopo, vedrò la sua faccia; forse, mi farà buona accoglienza".21Così il dono andò innanzi a lui, ed egli passò la notte nell’accampamento.

Alla sua partenza da Canaan, Giacobbe aveva contemplato degli angeli (cap. 28:12). L'epistola agli Ebrei 1:14 ci informa che gli angeli sono al servizio dei credenti, «sono tutti spiriti ministratori, mandati a servire a pro di quelli che hanno da eredare la salvezza». Noi pure usufruiamo di queste cure degli angeli, anche se non li vediamo. Iddio, nella sua bontà aveva voluto, a Bethel, presentare a Giacobbe quelli che voleva adoperare per aver cura di lui durante il suo esilio. Ora, al momento del suo ritorno, una nuova visione gli è concessa. Gli angeli di Mahanaim augurano, per così dire, il benvenuto a Giacobbe nel paese della promessa.

Ma il suo cuore sembra sia rimasto freddo. Ha cattiva coscienza e trema al pensiero di rivedere il fratello Esaù.

Quando ci sentiamo colpevoli d'aver fatto torto a qualcuno, è impossibile che il nostro cuore goda dell'amore del Signore.

Vedete anche Giacobbe che si chiama servitore di Esaù (vers. 18:20) allorché la benedizione del padre suo aveva fatto di lui il padrone dei suoi fratelli. Non pensate voi che invece di tutte quelle prudenti disposizioni, Giacobbe avrebbe fatto meglio di passare davanti e, confidandosi in Dio, chiedere con coraggio perdono al fratello offeso?

Genesi 32:22-32
22E si levò, quella notte, prese le sue due mogli, le sue due serve, i suoi undici figliuoli, e passò il guado di Iabbok.23Li prese, fece loro passare il torrente, e lo fece passare a tutto quello che possedeva.24Giacobbe rimase solo, e un uomo lottò con lui fino all’apparir dell’alba.25E quando quest’uomo vide che non lo poteva vincere, gli toccò la commessura dell’anca; e la commessura dell’anca di Giacobbe fu slogata, mentre quello lottava con lui.26E l’uomo disse: "Lasciami andare, ché spunta l’alba". E Giacobbe: "Non ti lascerò andare prima che tu m’abbia benedetto!"27E l’altro gli disse: Qual è il tuo nome?" Ed egli rispose: "Giacobbe".28E quello disse: "Il tuo nome non sarà più Giacobbe, ma Israele, poiché tu hai lottato con Dio e con gli uomini, ed hai vinto".29E Giacobbe gli chiese: "Deh, palesami il tuo nome". E quello rispose: "Perché mi chiedi il mio nome?"30E lo benedisse quivi. E Giacobbe chiamò quel luogo Peniel, "perché", disse, "ho veduto Iddio a faccia a faccia, e la mia vita è stata risparmiata".31Il sole si levava com’egli ebbe passato Peniel; e Giacobbe zoppicava dell’anca.32Per questo, fino al dì d’oggi, gl’Israeliti non mangiano il nervo della coscia che passa per la commessura dell’anca, perché quell’uomo avea toccato la commessura dell’anca di Giacobbe, al punto del nervo della coscia.

Ci troviamo oggi dinanzi ad una scena strana, tappa importante nella vita di Giacobbe e figura d'una tappa importante nella nostra vita. Giacobbe ha preso tutte le sue precauzioni. Ha pregato. Ora rimane solo. Un angelo, che era l'Eterno stesso, combatte con lui tutta la notte. Giacobbe cerca di vin-cere con la sua propria forza. Fatica inutile! Contro la potenza di Dio, che cosa può fare questa forza del-l'uomo? Un gesto di Dio (vers. 25) ed essa è annientata. Allora Giacobbe impara quella grande verità che è alla base della vita del credente: «Quando sono debole, allora sono forte» (2 Corinzi 12:10). È ben obbligato di desistere d'aver fiducia in se stesso. Ed è a quel momento ch'egli trionfa dichiarando per la fede: «Non ti lascerò andare prima che tu m'abbia benedetto!» (vers. 26). Vittoria della preghiera! Egli ottiene la benedizione sotto forma di quel nome d'Israele cosi grande nei consigli di Dio, nella Scrittura e nella storia, quel nome che ci parla di Cristo, il Vincitore, il Principe, il vero Israele di Dio. Da parte sua Giacobbe chiama il luogo Peniel (faccia di Dio). Egli fino a quel momento conosceva Bethel (la casa di Dio). Ora ha incontrato a faccia a faccia Colui che abita nella casa.

Genesi 33:1-20
1Giacobbe alzò gli occhi, guardò, ed ecco Esaù che veniva, avendo seco quattrocento uomini. Allora divise i figliuoli fra Lea, Rachele e le due serve.2E mise davanti le serve e i loro figliuoli, poi Lea e i suoi figliuoli, e da ultimo Rachele e Giuseppe.3Ed egli stesso passò dinanzi a loro, s’inchinò fino a terra sette volte, finché si fu avvicinato al suo fratello.4Ed Esaù gli corse incontro, l’abbracciò, gli si gettò al collo, e lo baciò: e piansero.5Poi Esaù, alzando gli occhi, vide le donne e i fanciulli, e disse: "Chi son questi qui che hai teco?" Giacobbe rispose: "Sono i figliuoli che Dio s’è compiaciuto di dare al tuo servo".6Allora le serve s’accostarono, esse e i loro figliuoli, e s’inchinarono.7S’accostarono anche Lea e i suoi figliuoli, e s’inchinarono. Poi s’accostarono Giuseppe e Rachele, e s’inchinarono.8Ed Esaù disse: "Che ne vuoi fare di tutta quella schiera che ho incontrata?" Giacobbe rispose: "E’ per trovar grazia agli occhi del mio signore".9Ed Esaù: "Io ne ho assai della roba, fratel mio; tienti per te ciò ch’è tuo".10Ma Giacobbe disse: "No, ti prego; se ho trovato grazia agli occhi tuoi, accetta il dono dalla mia mano, giacché io ho veduto la tua faccia, come uno vede la faccia di Dio, e tu m’hai fatto gradevole accoglienza.11Deh, accetta il mio dono che t’è stato recato; poiché Iddio m’ha usato grande bontà, e io ho di tutto". E insisté tanto, che Esaù l’accettò.12Poi Esaù disse: "Partiamo, incamminiamoci, e io andrò innanzi a te".13E Giacobbe rispose: "Il mio signore sa che i fanciulli son di tenera età, e che ho con me delle pecore e delle vacche che allattano; se si forzassero per un giorno solo a camminare, le bestie morrebbero tutte.14Deh, passi il mio signore innanzi al suo servo; e io me ne verrò pian piano, al passo del bestiame che mi precederà, e al passo de’ fanciulli, finché arrivi presso al mio signore, a Seir".15Ed Esaù disse: "Permetti almeno ch’io lasci con te un po’ della gente che ho meco". Ma Giacobbe rispose: "E perché questo? Basta ch’io trovi grazia agli occhi del mio signore".16Così Esaù, in quel giorno stesso, rifece il cammino verso Seir.17Giacobbe partì alla volta di Succoth e edificò una casa per sé, e fece delle capanne per il suo bestiame; e per questo quel luogo fu chiamato Succoth.18Poi Giacobbe, tornando da Paddan-Aram, arrivò sano e salvo alla città di Sichem, nel paese di Canaan, e piantò le tende dirimpetto alla città.19E comprò dai figliuoli di Hemor, padre di Sichem, per cento pezzi di danaro, la parte del campo dove avea piantato le sue tende.20Ed eresse quivi un altare, e lo chiamò El-Elohè-Israel.

Quando abbiam perso ogni fiducia nella nostra propria forza, abbiamo imparato una grande lezione. Ma non la si deve dimenticare. Giacobbe sí ricorderà di Peniel. Il suo bastone glielo ricorderà continua-mente. Egli prosegue il carnmino, zoppicando. La sua anca è stata lussata, ma l'anima sua è stata liberata. (cap. 32:31). «Meglio, — dichiara il Signore, — entrar nella vita zoppo o storpio che aver... due piedi ed esser gettato nel fuoco eterno» (Matteo 18:8).

Dopo che il suo nome fu cambiato, Abrahamo non fu mai più chiamato col suo antico nome di Abramo. E dopo Peniel il nuovo nom.e d'Israele sarà ben rara-mente menzionato. È il vecchio Giacobbe, il soppiantatore, che riappare, lusingando vilmente proprio fratello Esaù, poi ingannandolo nel dichiarargli ch'egli sarebbe andato a Sehir (vers. 14) mentre va invece a Succoth.

Dopo questo, ciò che è ancor peggiore, egli si costruisce una casa, compera un campo, e cosi rinnega il suo carattere di straniero (Ebrei 11:9). Le conseguenze non tardano a rivelarsi. Giacobbe si è stabilito nel mondo con la famiglia; ne seguono delle amicizie che recano il disonore della sua figlia e la violenza di due dei suoi figli, triste soggetto del capitolo 34.

Genesi 35:1-15
1Iddio disse a Giacobbe: "Lèvati, vattene a Bethel, dimora quivi, e fa’ un altare all’Iddio che ti apparve, quando fuggivi dinanzi al tuo fratello Esaù".2Allora Giacobbe disse alla sua famiglia e a tutti quelli ch’erano con lui: "Togliete gli dèi stranieri che sono fra voi, purificatevi, e cambiatevi i vestiti;3e leviamoci, andiamo a Bethel, ed io farò quivi un altare all’Iddio che mi esaudì nel giorno della mia angoscia, e ch’è stato con me nel viaggio che ho fatto".4Ed essi dettero a Giacobbe tutti gli dei stranieri ch’erano nelle loro mani e gli anelli che avevano agli orecchi; e Giacobbe li nascose sotto la quercia ch’è presso a Sichem.5Poi si partirono; e un terrore mandato da Dio invase le città ch’erano intorno a loro; talché non inseguirono i figliuoli di Giacobbe.6Così Giacobbe giunse a Luz, cioè Bethel, ch’è nel paese di Canaan: egli con tutta la gente che avea seco;7ed edificò quivi un altare, e chiamò quel luogo El-Bethel, perché quivi Iddio gli era apparso, quando egli fuggiva dinanzi al suo fratello.8Allora morì Debora, balia di Rebecca, e fu sepolta al di sotto di Bethel, sotto la quercia, che fu chiamata Allon-Bacuth.9Iddio apparve ancora a Giacobbe, quando questi veniva da Paddan-Aram; e lo benedisse.10E Dio gli disse: "Il tuo nome è Giacobbe; tu non sarai più chiamato Giacobbe, ma il tuo nome sarà Israele". E gli mise nome Israele.11E Dio gli disse: "Io sono l’Iddio onnipotente; sii fecondo e moltiplica; una nazione, anzi una moltitudine di nazioni discenderà da te, e dei re usciranno dai tuoi lombi;12e darò a te e alla tua progenie dopo di te il paese che detti ad Abrahamo e ad Isacco".13E Dio risalì di presso a lui, dal luogo dove gli avea parlato.14E Giacobbe eresse un monumento di pietra nel luogo dove Iddio gli avea parlato; vi fece sopra una libazione e vi sparse su dell’olio.15E Giacobbe chiamò Bethel il luogo dove Dio gli avea parlato.

Dopo quel che è accaduto nella famiglia, Giacobbe è turbato e scoraggiato (cap. 34:30). Ma Iddio non vuole lasciarlo in quello stato e gli parla ancora: «Levati, vattene a Bethel, dimora quivi e fa un altare.» Bethel, casa di Dio, è il luogo della sua presenza. La stessa voce dice al cristiano ogni domenica: «Dimentica le cose della terra, vieni a godere della presenza del tuo Salvatore, dimora nella sua comunione, offri per lo Spirito Santo la lode a Colui che ti ha liberato dalla morte.» Quale privilegio allora di obbedire e di recarsi al culto tutti in famiglia! Ma prima di questo, una cosa è indispensabile. Giacobbe lo sente, e noi non dovremmo mai dimenticarla neppure. Le sue tende nascondono degli oggetti che non convengono alla santa presenza di Dio, non fossero che gli idoli di Labano nella tenda di Rachele. Bisogna purificarsi, bisogna finirla con questi déi stranieri. Giacobbe li sotterra e allora può salire a Bethel, edificarvi un altare e udirvi da parte di Dio la conferma di tutte le sue promesse. Il credente deve ricordarsi che non può presentarsi dinanzi a Dio nell'assemblea senza aver giudicato il suo cuore e le sue azioni.

Genesi 35:16-29
16Poi partirono da Bethel; e c’era ancora qualche distanza per arrivare ad Efrata, quando Rachele partorì. Essa ebbe un duro parto;17e mentre penava a partorire, la levatrice le disse: "Non temere, perché eccoti un altro figliuolo".18E com’ella stava per rendere l’anima (perché morì), pose nome al bimbo Ben-Oni; ma il padre lo chiamò Beniamino.19E Rachele morì, e fu sepolta sulla via di Efrata; cioè di Bethlehem.20E Giacobbe eresse un monumento sulla tomba di lei. Questo è il monumento della tomba di Rachele, il quale esiste tuttora.21Poi Israele si partì, e piantò la sua tenda al di là di Migdal-Eder.22E avvenne che, mentre Israele abitava in quel paese, Ruben andò e si giacque con Bilha, concubina di suo padre. E Israele lo seppe.23Or i figliuoli di Giacobbe erano dodici. I figliuoli di Lea: Ruben, primogenito di Giacobbe, Simeone, Levi, Giuda, Issacar, Zabulon.24I figliuoli di Rachele: Giuseppe e Beniamino.25I figliuoli di Bilha, serva di Rachele: Dan e Neftali.26I figliuoli di Zilpa, serva di Lea: Gad e Ascer. Questi sono i figliuoli di Giacobbe che gli nacquero in Paddan-Aram.27E Giacobbe venne da Isacco suo padre a Mamre, a Kiriath-Arba, cioè Hebron, dove Abrahamo e Isacco aveano soggiornato.28E i giorni d’Isacco furono centottant’anni.29E Isacco spirò, morì, e fu raccolto presso il suo popolo, vecchio e sazio di giorni; ed Esaù e Giacobbe, suoi figliuoli, lo seppellirono.

Nuova tappa nella vita di Giacobbe! Mentre è per viaggio sopraggiungono ad un tempo la nascita di Beniamino e la morte di Rachele. Anche la via del cristiano è seminata di gioie e di dolori.

I due nomi dati al fanciullo ci parlano ognuno del Signore Gesù. Ben-oni, il figlio del mio dolore, è il nome di Colui su cui Israele si lamenterà «come si fa cordoglio per un figliuolo unico» (Zaccaria 12:10), di Colui che è stato afflitto sulla terra, un uomo di dolori, sottomesso alla sofferenza. Ma è pure ad un tempo il vero Beniamino, il Figliuol della destra del Padre, Colui a cui è stato detto da Dio: «Siedi alla mia destra» (Salmo 110:1 — citato parecchie volte nel Nuovo Testamento). I due nomi vanno assieme, portati dalla stessa persona. Ci ricordano che le sofferenze e le glorie di Cristo sono inseparabili (Luca 24: 26:46).

Nella nostra lettura un nome ancora ci fa pensare a Lui: Bethlehem (vers. 19) ove il Salvatore nascerà. Il sepolcro di Rachele vi si trova, luogo di lacrime che sarà menzionato al principio dell'Evangelo (Matteo 2:18), ma anche il luogo ove è stato annunziato il più grande soggetto di gioia di tutti i tempi (Luca 2:10).

Genesi 36:1-28
1Questa è la posterità di Esaù, cioè Edom.2Esaù prese le sue mogli tra le figliuole de’ Cananei: Ada, figliuola di Elon, lo Hitteo; Oholibama, figliuola di Ana,3figliuola di Tsibeon, lo Hivveo; e Basmath, figliuola d’Ismaele, sorella di Nebaioth.4Ada partorì ad Esaù Elifaz;5Basmath partorì Reuel; e Oholibama partorì Ieush, Ialam e Korah. Questi sono i figliuoli di Esaù, che gli nacquero nel paese di Canaan.6Esaù prese le sue mogli, i suoi figliuoli, le sue figliuole, tutte le persone della sua casa, i suoi greggi, tutto il suo bestiame e tutti i beni che aveva messi assieme nel paese di Canaan, e se ne andò in un altro paese, lontano da Giacobbe suo fratello;7giacché i loro beni erano troppo grandi perch’essi potessero dimorare assieme; e il paese nel quale soggiornavano, non era loro sufficiente a motivo del loro bestiame.8Ed Esaù abitò sulla montagna di Seir, Esaù è Edom.9Questa è la posterità di Esaù, padre degli Edomiti, sulla montagna di Seir.10Questi sono i nomi dei figliuoli di Esaù: Elifaz, figliuolo di Ada, moglie di Esaù; Reuel, figliuolo di Basmath, moglie di Esaù.11I figliuoli di Elifaz furono: Teman, Omar, Tsefo, Gatam e Kenaz.12Timna era la concubina di Elifaz, figliuolo di Esaù; essa partorì ad Elifaz Amalek. Questi furono i figliuoli di Ada, moglie di Esaù.13E questi furono i figliuoli di Reuel: Nahath e Zerach, Shammah e Mizza. Questi furono i figliuoli di Basmath, moglie di Esaù.14E questi furono i figliuoli di Oholibama, figliuola di Ana, figliuola di Tsibeon, moglie di Esaù; essa partorì a Esaù: Ieush, Ialam e Korah.15Questi sono i capi de’ figliuoli di Esaù: Figliuoli di Elifaz, primogenito di Esaù: il capo Teman, il capo Omar, il capo Tsefo, il capo Kenaz,16il capo Korah, il capo Gatam, il capo Amalek; questi sono i capi discesi da Elifaz, nel paese di Edom. E sono i figliuoli di Ada.17E questi sono i figliuoli di Reuel, figliuolo di Esaù: il capo Nahath, il capo Zerach, il capo Shammah, il capo Mizza; questi sono i capi discesi da Reuel, nel paese di Edom. E sono i figliuoli di Basmath, moglie di Esaù.18E questi sono i figliuoli di Oholibama, moglie di Esaù: il capo Ieush, il capo Ialam, il capo Korah; questi sono i capi discesi da Oholibama, figliuola di Ana, moglie di Esaù.19Questi sono i figliuoli di Esaù, che è Edom, e questi sono i loro capi.20Questi sono i figliuoli di Seir, lo Horeo, che abitavano il paese: Lothan, Shobal, Tsibeon,21Ana, Dishon, Etser e Dishan. Questi sono i capi degli Horei, figliuoli di Seir, nel paese di Edom.22I figliuoli di Lothan furono: Hori e Hemam; e la sorella di Lothan fu Timna.23E questi sono i figliuoli di Shobal: Alvan, Manahath, Ebal, Scefo e Onam.24E questi sono i figliuoli di Tsibeon: Aiah e Ana. Questo e quell’Ana che trovò le acque calde nel deserto, mentre pasceva gli asini di Tsibeon suo padre.25E questi sono i figliuoli di Ana: Dishon e Oholibama, figliuola di Ana.26E questi sono i figliuoli di Dishon: Hemdan, Eshban, Ithran e Keran.27Questi sono i figliuoli di Etser: Bilhan, Zaavan e Akan.28Questi sono i figliuoli di Dishan: Uts e Aran.

Nonostante tutti i suoi sbagli, lo sguardo d'amore di Dio riposava sulla famiglia di Giacobbe. Dopo la nascita di Beniamino è al completo (cap. 35:23).

Ma nello stesso tempo la famiglia di Esaù prospera. Essa conta numerosi capi. Molti giovani sognano di diventar dei capi, ma com'è più prezioso di obbedire al Signore che di comandare a un gran numero di persone. Il Signore lo insegna ai suoi discepoli: «Voi sapete che quelli che son reputati principi delle nazioni, le signoreggiano;... ma non è così fra voi, anzi chiunque... fra voi vorrà essere il primo, sarà servo di tutti» (Marco 10:42-44).

Fra quei capi sorti da Esaù, Amalek diverrà il più accanito di tutti i nemici d'Israele e questi avrà da fare con lui durante tutta la sua storia.

La fine del vers. 8 ci ricorda: Esaù è Edom! Il nome di Giacobbe il soppiantatore è stato cambiato in Israele: Principe di Dio; ma quello di Esaù è divenuto Edom (cap. 25:30) che significa «rosso», «minestra». Terribile ironia! Quest'uomo e la sua discendenza, di generazione in generazione, sono stati condannati a portare come nome quello del piatto col quale aveva scambiato la sua benedizione.

Genesi 37:1-17
1Or Giacobbe dimorò nel paese dove suo padre avea soggiornato, nel paese di Canaan.2E questa è la posterità di Giacobbe. Giuseppe, all’età di diciassette anni, pasceva il gregge coi suoi fratelli; e, giovinetto com’era, stava coi figliuoli di Bilha e coi figliuoli di Zilpa, mogli di suo padre. E Giuseppe riferì al loro padre la mala fama che circolava sul loro conto.3Or Israele amava Giuseppe più di tutti gli altri suoi figliuoli, perché era il figlio della sua vecchiaia; e gli fece una veste lunga con le maniche.4E i suoi fratelli, vedendo che il loro padre l’amava più di tutti gli altri fratelli, l’odiavano, e non gli potevan parlare amichevolmente.5Or Giuseppe ebbe un sogno, e lo raccontò ai suoi fratelli; e questi l’odiaron più che mai.6Egli disse loro: "Udite, vi prego, il sogno che ho fatto.7Noi stavamo legando de’ covoni in mezzo ai campi, quand’ecco che il mio covone si levò su e si tenne ritto; ed ecco i covoni vostri farsi d’intorno al mio covone, e inchinarglisi dinanzi".8Allora i suoi fratelli gli dissero: "Dovrai tu dunque regnare su noi? o dominarci?" E l’odiarono più che mai a motivo de’ suoi sogni e delle sue parole.9Egli ebbe ancora un altro sogno, e lo raccontò ai suoi fratelli, dicendo: "Ho avuto un altro sogno! Ed ecco che il sole, la luna e undici stelle mi s’inchinavano dinanzi".10Ei lo raccontò a suo padre e ai suoi fratelli; e suo padre lo sgridò, e gli disse: "Che significa questo sogno che hai avuto? Dovremo dunque io e tua madre e i tuoi fratelli venir proprio a inchinarci davanti a te fino a terra?"11E i suoi fratelli gli portavano invidia, ma suo padre serbava dentro di sé queste parole.12Or i fratelli di Giuseppe erano andati a pascere il gregge del padre a Sichem.13E Israele disse a Giuseppe: "I tuoi fratelli non sono forse alla pastura a Sichem? Vieni, che ti manderò da loro". Ed egli rispose: "Eccomi".14Israele gli disse: "Va’ a vedere se i tuoi fratelli stanno bene, e se tutto va bene col gregge; e torna a dirmelo". Così lo mandò dalla valle di Hebron, e Giuseppe arrivò a Sichem.15E un uomo lo trovò che andava errando per i campi e quest’uomo lo interrogò dicendo: "Che cerchi?"16Egli rispose: "Cerco i miei fratelli; deh, dimmi dove siano a pascere il gregge".17E quell’uomo gli disse: "Son partiti di qui, perché li ho uditi che dicevano: Andiamocene a Dotan". Giuseppe andò quindi in traccia de’ suoi fratelli, e li trovò a Dotan.

Cominciamo oggi la bella storia di Giuseppe. Questa narrazione ha un interesse del tutto speciale, poiché in tutta la Scrittura non c'è personaggio che presenti in «tipo», nel modo più completo, il Signore Gesù. Egli è come Lui l'oggetto dell'amore particolare del padre suo, che l'ha rivestito d'una tunica multicolore, segno visibile del suo favore. E, come Lui, egli è l'oggetto dell'odio e della gelosia dei suoi fratelli, i figli d'Israele. Egli rende testimonianza contro loro della loro malvagità (vers. 2) e nello stesso tempo rende testimonianza a loro della sua elevazione futura ch'essi rifiutano d'accettare. Così Cristo, centro delle profezie concernenti la terra (vers. 7) e il cielo (vers. 9), fu il Testimonio fedele e verace contro il mondo delle sue opere malvage (Giovanni 7:7), e verso il mondo delle Sue glorie future (Matteo 26:64).

Giuseppe è per ciascuno di noi un modello d'obbedienza! «Eccomi», dice egli (vers. 13), — quando il padre lo manda a trovare i suoi fratelli che tuttavia lo odiavano. Ma quale modello più grande abbiamo in Gesù! Egli si presentò in perfetta obbedienza quando il Padre volle mandarlo: «Ecco, io vengo... per fare, o Dio, la tua volontà» (Ebrei 10:7).

Genesi 37:18-36
18Essi lo scorsero da lontano; e prima ch’egli fosse loro vicino, macchinarono d’ucciderlo.19E dissero l’uno all’altro: "Ecco cotesto sognatore che viene!20Ora dunque venite, uccidiamolo, e gettiamolo in una di queste cisterne; diremo poi che una mala bestia l’ha divorato, e vedremo che ne sarà de’ suoi sogni".21Ruben udì questo, e lo liberò dalle loro mani. Disse: "Non gli togliamo la vita".22Poi Ruben aggiunse: "Non spargete sangue; gettatelo in quella cisterna ch’è nel deserto, ma non lo colpisca la vostra mano". Diceva così, per liberarlo dalle loro mani e restituirlo a suo padre.23Quando Giuseppe fu giunto presso i suoi fratelli, lo spogliarono della sua veste, della veste lunga con le maniche che aveva addosso;24lo presero e lo gettarono nella cisterna. Or la cisterna era vuota; non c’era punt’acqua.25Poi si misero a sedere per prender cibo; e avendo alzati gli occhi, ecco che videro una carovana d’Ismaeliti, che veniva da Galaad, coi suoi cammelli carichi di aromi, di balsamo e di mirra, che portava in Egitto.26E Giuda disse ai suoi fratelli: "Che guadagneremo a uccidere il nostro fratello e a nascondere il suo sangue?27Venite, vendiamolo agl’Ismaeliti, e non lo colpisca la nostra mano, poiché è nostro fratello, nostra carne". E i suoi fratelli gli diedero ascolto.28E come que’ mercanti Madianiti passavano, essi trassero e fecero salire Giuseppe su dalla cisterna, e lo vendettero per venti sicli d’argento a quegl’Ismaeliti. E questi menarono Giuseppe in Egitto.29Or Ruben tornò alla cisterna; ed ecco, Giuseppe non era più nella cisterna. Allora egli si stracciò le vesti,30tornò dai suoi fratelli, e disse: "Il fanciullo non c’è più; e io, dove andrò io?"31Essi presero la veste di Giuseppe, scannarono un becco, e intrisero del sangue la veste.32Poi mandarono uno a portare al padre loro la veste lunga con le maniche, e gli fecero dire: "Abbiam trovato questa veste; vedi tu se sia quella del tuo figliuolo, o no".33Ed egli la riconobbe e disse: "E’ la veste del mio figliuolo; una mala bestia l’ha divorato; per certo, Giuseppe è stato sbranato".34E Giacobbe si stracciò le vesti, si mise un cilicio sui fianchi, e fece cordoglio del suo figliuolo per molti giorni.35E tutti i suoi figliuoli e tutte le sue figliuole vennero a consolarlo; ma egli rifiutò d’esser consolato, e disse: "Io scenderò, facendo cordoglio, dal mio figliuolo, nel soggiorno de’ morti". E suo padre lo pianse.36E que’ Madianiti lo vendettero in Egitto a Potifar, ufficiale di Faraone, capitano delle guardie.

La lunga strada seguita da Giuseppe alla ricerca dei suoi fratelli, è quella che il Figliuol di Dio ha percorso per cercare e salvare quelli che erano perduti. Cammino del suo annientamento dapprima. Essendo Dio, si è fatto uomo. Cammino del suo abbassamento in seguito, fino alla morte, si, fino alla morte della croce (Filippesi 2:7-8).

Poi è il delitto, i cui particolari ci parlano di quella croce e di ciò che l'ha preceduta: complottano contro lui per ucciderlo (vedere anche Geremia 11:19 e Giovanni 11:53. «Essi si gettano assieme contro l'anima del giusto, e condannano il sangue innocente» (Salmo 94:21); lo spogliano del suo vestimento (Salmo 22:18) e lo gettano nella cisterna, immagine della morte. Tutte queste sofferenze sono state nella loro completa realtà la parte del Salvatore.

Finalmente essi vendono Giuseppe per venti monete d'argento, come schiavo a degli stranieri. Colui che è più grande di lui è stato venduto per trenta monete, «questo magnifico prezzo al quale lo hanno stimato (Zaccaria 11:13), poi dato dai Giudei nelle mani di Pilato. Che distretta dovette essere quella di Giuseppe! Ma quanto più grande l'angoscia di Colui di cui Giuseppe non è che una debole immagine, quando passò per tutti quei dolori e veramente per la morte per amore vostro e mio.

Genesi 38; Genesi 39:1-16
1Or avvenne che, in quel tempo, Giuda discese di presso ai suoi fratelli, e andò a stare da un uomo di Adullam, che avea nome Hira.2E Giuda vide quivi la figliuola di un Cananeo, chiamato Shua; e se la prese, e convisse con lei.3Ed ella concepì e partorì un figliuolo, al quale egli pose nome Er.4Poi ella concepì di nuovo, e partorì un figliuolo, al quale pose nome Onan.5E partorì ancora un figliuolo, al quale pose nome Scela. Or Giuda era a Kezib, quand’ella lo partorì.6E Giuda prese per Er, suo primogenito, una moglie che avea nome Tamar.7Ma Er, primogenito di Giuda, era perverso agli occhi dell’Eterno, e l’Eterno lo fece morire.8Allora Giuda disse a Onan: "Va’ dalla moglie del tuo fratello, prenditela come cognato, e suscita una progenie al tuo fratello".9E Onan, sapendo che quella progenie non sarebbe sua, quando s’accostava alla moglie del suo fratello, faceva in modo d’impedire il concepimento, per non dar progenie al fratello.10Ciò ch’egli faceva dispiacque all’Eterno, il quale fece morire anche lui.11Allora Giuda disse a Tamar sua nuora: "Rimani vedova in casa di tuo padre, finché Scela, mio figliuolo, sia cresciuto". Perché diceva: "Badiamo che anch’egli non muoia come i suoi fratelli". E Tamar se ne andò, e dimorò in casa di suo padre.12Passaron molti giorni, e morì la figliuola di Shua, moglie di Giuda; e dopo che Giuda si fu consolato, salì da quelli che tosavan le sue pecore a Timna; egli col suo amico Hira, l’Adullamita.13Di questo fu informata Tamar, e le fu detto: "Ecco, il tuo suocero sale a Timna a tosare le sue pecore".14Allora ella si tolse le vesti da vedova, si coprì d’un velo, se ne avvolse tutta, e si pose a sedere alla porta di Enaim, ch’è sulla via di Timna; poiché vedeva che Scela era cresciuto, e nondimeno, lei non gli era stata data per moglie.15Come Giuda la vide, la prese per una meretrice, perch’essa aveva il viso coperto.16E accostatosi a lei sulla via, le disse: "Lasciami venire da te!" Poiché non sapeva ch’ella fosse sua nuora. Ed ella rispose: "Che mi darai per venire da me?"17Ed egli le disse: "Ti manderò un capretto del mio gregge". Ed ella: "Mi darai tu un pegno finché tu me l’abbia mandato?"18Ed egli: "Che pegno ti darò?" E l’altra rispose: "Il tuo sigillo, il tuo cordone e il bastone che hai in mano". Egli glieli dette, andò da lei, ed ella rimase incinta di lui.19Poi ella si levò, e se ne andò; si tolse il velo, e si rimise le vesti da vedova.20E Giuda mandò il capretto per mezzo del suo amico, l’Adullamita, affin di ritirare il pegno di man di quella donna; ma egli non la trovò.21Interrogò la gente del luogo, dicendo: "Dov’è quella meretrice che stava a Enaim, sulla via?" E quelli risposero: "Qui non c’è stata alcuna meretrice".22Ed egli se ne tornò a Giuda, e gli disse: "Non l’ho trovata; e, per di più, la gente del luogo m’ha detto: Qui non c’è stata alcuna meretrice".23E Giuda disse: "Si tenga pure il pegno, che non abbiamo a incorrere nel disprezzo. Ecco, io ho mandato questo capretto, e tu non l’hai trovata".24Or circa tre mesi dopo, vennero a dire a Giuda: "Tamar, tua nuora, si è prostituita; e, per di più, eccola incinta in seguito alla sua prostituzione". E Giuda disse: "Menatela fuori, e sia arsa!"25Come la menavano fuori, ella mandò a dire al suocero: "Sono incinta dell’uomo al quale appartengono queste cose". E disse: "Riconosci, ti prego, di chi siano questo sigillo, questi cordoni e questo bastone".26Giuda li riconobbe, e disse: "Ella è più giusta di me, giacché io non l’ho data a Scela, mio figliuolo". Ed egli non ebbe più relazioni con lei.27Or quando venne il tempo in cui doveva partorire, ecco ch’essa aveva in seno due gemelli.28E mentre partoriva, l’un d’essi mise fuori una mano; e la levatrice la prese, e vi legò un filo di scarlatto, dicendo: "Questo qui esce il primo".29Ma egli ritirò la mano, ed ecco uscir fuori il suo fratello. Allora la levatrice disse: "Perché ti sei fatta questa breccia?" Per questo motivo gli fu messo nome Perets.30Poi uscì il suo fratello, che aveva alla mano il filo di scarlatto; e fu chiamato Zerach.
1Giuseppe fu menato in Egitto; e Potifar, ufficiale di Faraone, capitano delle guardie, un Egiziano, lo comprò da quegl’Ismaeliti, che l’aveano menato quivi.2E l’Eterno fu con Giuseppe, il quale prosperava e stava in casa del suo signore, l’Egiziano.3E il suo signore vide che l’Eterno era con lui, e che l’Eterno gli faceva prosperare nelle mani tutto quello che intraprendeva.4Giuseppe entrò nelle grazie di lui, e attendeva al servizio personale di Potifar, il quale lo fece maggiordomo della sua casa, e gli mise nelle mani tutto quello che possedeva.5E da che l’ebbe fatto maggiordomo della sua casa e gli ebbe affidato tutto quello che possedeva, l’Eterno benedisse la casa dell’Egiziano, per amor di Giuseppe; e la benedizione dell’Eterno riposò su tutto quello ch’egli possedeva, in casa e in campagna.6Potifar lasciò tutto quello che aveva, nelle mani di Giuseppe; e non s’occupava più di cosa alcuna, tranne del suo proprio cibo. Or Giuseppe era di presenza avvenente e di bell’aspetto.7Dopo queste cose avvenne che la moglie del signore di Giuseppe gli mise gli occhi addosso, e gli disse: "Giaciti meco".8Ma egli rifiutò e disse alla moglie del suo signore: "Ecco, il mio signore non s’informa da me di nulla ch’è nella casa, e ha messo nelle mie mani tutto quello che ha;9egli stesso non è più grande di me in questa casa; e nulla mi ha divietato, tranne che te, perché sei sua moglie. Come dunque potrei io fare questo gran male e peccare contro Dio?"10E bench’ella gliene parlasse ogni giorno, Giuseppe non acconsentì, né a giacersi né a stare con lei.11Or avvenne che un giorno egli entrò in casa per fare il suo lavoro; e non c’era quivi alcuno della gente di casa;12ed essa lo afferrò per la veste, e gli disse: "Giaciti meco". Ma egli le lasciò in mano la veste e fuggì fuori.13E quand’ella vide ch’egli le aveva lasciata la veste in mano e ch’era fuggito fuori,14chiamò la gente della sua casa, e le parlò così: "Vedete, ei ci ha menato in casa un Ebreo per pigliarsi giuoco di noi; esso è venuto da me per giacersi meco, ma io ho gridato a gran voce.15E com’egli ha udito ch’io alzavo la voce e gridavo, m’ha lasciato qui la sua veste, ed è fuggito fuori".16E si tenne accanto la veste di lui, finché il suo signore non fu tornato a casa.

Il capitolo 38 interrompe la storia di Giuseppe per mostrare come l'empietà, cioè l'assenza di timor di Dio, si sviluppi in Giuda, uno dei suoi fratelli, e a quale peccato essa conduca. In contrasto, al cap. 39 ritroviamo Giuseppe in Egitto, giovane timoroso di Dio, che si conserva puro e separato dal mondo. Quando la tentazione si presenta, egli rifiuta (vers. 8) non ascolta (vers. 10) se ne fugge (vers. 12). Paragonate la sua attitudine al vers. 10 con quella di Sansone in Giudici 16:16-17 in un versetto quasi simile. E per conseguenza l'Eterno, che era con Giuseppe nella casa di Potifar (vers. 2:3), è ancora con lui quando è nella prigione (vers. 21:23), mentre si è ritirato da Sansone. Poco importa ove ci troviamo, purché Iddio sia con noi, e lo sarà se restiamo saldi e fedeli.

Tale era Gesù, che poteva dire ai suoi discepoli: «Io non sono solo, poiché il Padre è con me» (Giovanni 16:32).

Giovani credenti, un giorno dovrete senza dubbio lasciare la casa dei vostri genitori per soggiornare in un ambiente ostile e pericoloso. Che l'esempio di Giuseppe, egli pure lontano dalla sua famiglia, sia per voi un incoraggiamento nelle lotte che incontrerete allora.

Genesi 39:17-23; Genesi 40:1-8
17Allora ella gli parlò in questa maniera: "Quel servo ebreo che tu ci hai menato, venne da me per pigliarsi giuoco di me.18Ma com’io ho alzato la voce e ho gridato, egli m’ha lasciato qui la sua veste e se n’è fuggito fuori".19Quando il signore di Giuseppe ebbe intese le parole di sua moglie che gli diceva: "Il tuo servo m’ha fatto questo!" l’ira sua s’infiammò.20E il signore di Giuseppe lo prese e lo mise nella prigione, nel luogo ove si tenevano chiusi i carcerati del re. Egli fu dunque là in quella prigione.21Ma l’Eterno fu con Giuseppe, e spiegò a pro di lui la sua benignità, cattivandogli le grazie del governatore della prigione.22E il governatore della prigione affidò alla sorveglianza di Giuseppe tutti i detenuti ch’erano nella carcere; e nulla si faceva quivi senza di lui.23Il governatore della prigione non rivedeva niente di quello ch’era affidato a lui, perché l’Eterno era con lui, e l’Eterno faceva prosperare tutto quello ch’egli intraprendeva.
1Or, dopo queste cose, avvenne che il coppiere e il panettiere del re d’Egitto offesero il loro signore, il re d’Egitto.2E Faraone s’indignò contro i suoi due ufficiali, contro il capo de’ coppieri e il capo de’ panettieri,3e li fece mettere in carcere, nella casa del capo delle guardie; nella prigione stessa dove Giuseppe stava rinchiuso.4E il capitano delle guardie li affidò alla sorveglianza di Giuseppe, il quale li serviva. Ed essi rimasero in prigione per un certo tempo.5E durante una medesima notte, il coppiere e il panettiere del re d’Egitto, ch’erano rinchiusi nella prigione, ebbero ambedue un sogno, un sogno per uno, e ciascun sogno aveva il suo significato particolare.6Giuseppe, venuto la mattina da loro, li guardò, ed ecco, erano conturbati.7E interrogò gli ufficiali di Faraone ch’eran con lui in prigione nella casa del suo signore, e disse: "Perché avete oggi il viso così mesto?"8E quelli gli risposero: "Abbiam fatto un sogno e non v’è alcuno che ce lo interpreti". E Giuseppe disse loro: "Le interpretazioni non appartengono a Dio? Raccontatemi i sogni, vi prego".

Nuove sofferenze dovevano essere riserbate a Giuseppe che, esse pure, annunziano quelle del Salvatore. Una falsa testimonianza è ricevuta per condannare l'innocente, che è preso e messo nella prigione fra dei prigionieri. «I suoi piedi furono serrati nei ceppi» (Salmo 105:18). «Misero a Cristo le mani addosso e Lo presero» (Marco 14:46); sì, hanno osato metter le loro mani impure sul santo Figliuol di Dio. Hanno condotto contro Lui dei falsi testimoni (Matteo 26:59-60); L'hanno annoverato fra gli iniqui (Marco 15:28), Lui che non aveva fatto nulla che non si dovesse fare (Luca 23:41). Ma Gesù dovette anche conoscere l'abbandono di Dio, mentre di Giuseppe ci è detto ancora una volta che l'Eterno era con lui (vers. 21).

La prigione era piena di prigionieri colpevoli. Com'è commovente vedere Giuseppe, l'innocente, in mezzo a loro, non stimarsi superiore a causa di quest'innocenza, per nulla ribelle, e neppure abbattuto, ma servendo, servendo sempre. Sì, una volta di più, i nostri pensieri e il nostro cuore sono ricondotti all'Uomo perfetto, venuto a partecipare alla nostra condizione misera e disperata per servirci in amore e caricarsi Lui stesso della nostra condanna.

Genesi 40:9-23
9E il capo de’ coppieri raccontò il suo sogno a Giuseppe, e gli disse: "Nei mio sogno, ecco, mi stava davanti una vite;10e in quella vite c’eran tre tralci; e mi pareva ch’essa germogliasse, poi fiorisse, e desse in fine dei grappoli d’uva matura.11E io avevo in mano la coppa di Faraone; presi l’uva, la spremei nella coppa di Faraone, e diedi la coppa in mano a Faraone".12Giuseppe gli disse: "Questa è l’interpretazione del sogno: i tre tralci sono tre giorni;13ancora tre giorni, e Faraone ti farà rialzare il capo, ti ristabilirà nel tuo ufficio, e tu darai in mano a Faraone la sua coppa, nel modo che facevi prima, quand’eri suo coppiere.14Ma ricordati di me, quando sarai felice, e siimi benigno, ti prego; parla di me a Faraone, e fammi uscire da questa casa;15perché io fui portato via furtivamente dal paese degli Ebrei, e anche qui non ho fatto nulla da esser messo in questa fossa".16Il capo de’ panettieri, vedendo che la interpretazione di Giuseppe era favorevole, gli disse: "Anch’io, nel mio sogno, ecco, avevo tre canestri di pan bianco, sul capo;17e nel canestro più alto c’era per Faraone ogni sorta di vivande cotte al forno; e gli uccelli le mangiavano dentro al canestro sul mio capo".18Giuseppe rispose e disse: "Questa è l’interpretazione del sogno: i tre canestri sono tre giorni;19ancora tre giorni, e Faraone ti porterà via la testa di sulle spalle, ti farà impiccare a un albero, e gli uccelli ti mangeranno le carni addosso".20E avvenne, il terzo giorno, ch’era il natalizio di Faraone, che questi dette un convito a tutti i suoi servitori, e fece alzare il capo al gran coppiere, e alzare il capo al gran panettiere in mezzo ai suoi servitori:21ristabilì il gran coppiere nel suo ufficio di coppiere, perché mettesse la coppa in man di Faraone,22ma fece appiccare il gran panettiere, secondo la interpretazione che Giuseppe avea loro data.23Il gran coppiere però non si ricordò di Giuseppe, ma lo dimenticò.

In questi due servitori del re d'Egitto, il coppiere e il panettiere, abbiamo un campione dell'umanità intera «poiché non v'è distinzione; difatti tutti hanno peccato...» (Romani 3:23). Tutti hanno peccato contro Dio, tutti han meritato la sua ira, il suo castigo. Ma è in seguito che viene la differenza: Agli uni il Salvatore annunzia una piena liberazione per la grazia di Dio. E davanti agli altri è posta la prospettiva della seconda morte. Nel mondo non esiste altra condizione se non queste due: salvato o perduto.

A quale appartenete voi? Al contrario del panettiere che non poteva più sfuggire al giudizio del re, oggi è ancora possibile, ricevendo l'Evangelo della grazia, di passare dalla condizione di peccatore perduto a quella di riscattato di Cristo.

I due briganti della croce illustrano ben meglio ancora queste due classi che dividono l'umanità. L'una rimane insensibile e muore nei suoi peccati, ma l'altra, in risposta alla sua preghiera: «Signore, ricordati di me...» ottiene questa risposta meravigliosa: «oggi — non fra tre giorni, — tu sarai — non nel palazzo del re — ma con me in Paradiso» (Luca 23:43).

Genesi 41:1-13
1Or avvenne, in capo a due anni interi, che Faraone ebbe un sogno. Ed ecco che stava presso il fiume;2e su dal fiume ecco salire sette vacche, di bell’apparenza e grasse, e mettersi a pascere nella giuncaia.3E, dopo quelle, ecco salire dal fiume altre sette vacche di brutt’apparenza e scarne, e fermarsi presso alle prime, sulla riva del fiume.4E le vacche di brutt’apparenza e scarne, divorarono le sette vacche di bell’apparenza e grasse. E Faraone si svegliò.5Poi si riaddormentò, e sognò di nuovo; ed ecco sette spighe, grasse e belle, venir su da un unico stelo.6Poi ecco sette spighe, sottili e arse dal vento orientale, germogliare dopo quelle altre.7E le spighe sottili inghiottirono le sette spighe grasse e piene. E Faraone si svegliò: ed ecco, era un sogno.8La mattina, lo spirito di Faraone fu conturbato; ed egli mandò a chiamare tutti i magi e tutti i savi d’Egitto, e raccontò loro i suoi sogni; ma non ci fu alcuno che li potesse interpretare a Faraone.9Allora il capo de’ coppieri parlò a Faraone, dicendo: "Ricordo oggi i miei falli.10Faraone s’era sdegnato contro i suoi servitori, e m’avea fatto mettere in prigione in casa del capo delle guardie: me, e il capo de’ panettieri.11L’uno e l’altro facemmo un sogno, nella medesima notte: facemmo ciascuno un sogno, avente il suo proprio significato.12Or c’era quivi con noi un giovane ebreo, servo del capo delle guardie; a lui raccontammo i nostri sogni, ed egli ce li interpretò, dando a ciascuno l’interpretazione del suo sogno.13E le cose avvennero secondo l’interpretazione ch’egli ci aveva data: Faraone ristabilì me nel mio ufficio, e l’altro lo fece appiccare".

Abbiamo ricordato ieri la preghiera del brigante crocifisso: «Ricordati di me, Signore...» Al cap. 40:14 è Giuseppe che chiede al coppiere liberato: «Ricordati di me!» E com'è triste di leggere il vers. 23 del cap. 40: «Il gran coppiere però non si ricordò di Giuseppe, ma lo dimenticò».

In quel che concerne noi, riscattati del Signore Gesù, al beneficio della sua grande salvezza, non siamo noi sovente ingrati, dimenticando la Persona che ci ha salvati? Appunto perché il Signore conosceva questa tendenza dei nostri cuori, Egli, distribuendo ai suoi il pane e il calice, ha chiesto loro: «Fate questo in memoria di me» (Luca 22:19).

Ma dopo il sogno di Faraone, il giovane ebreo ritorna in mente al coppiere. Dovette costargli di dire: «Ricordo oggi i miei falli» (vers. 9). Ma egli non poteva parlare di Giuseppe senza dire dove e perché l'aveva incontrato.

Cosi per rendere testimonianza a Gesù nostro Salvatore, non temiamo di riconoscere in quale stato di miseria e di peccato ci trovavamo quando Egli ci ha fatto conoscere la liberazione.

Vedete come Dio conduce tutte le cose, compreso il sogno che un re fa, per il bene di quelli che Lo amano (Rom. 8:28).

Genesi 41:14-36
14Allora Faraone mandò a chiamare Giuseppe, il quale fu tosto tratto fuor dalla prigione sotterranea. Egli si rase, si cambiò il vestito, e venne da Faraone.15E Faraone disse a Giuseppe: "Ho fatto un sogno, e non c’è chi lo possa interpretare; e ho udito dir di te che, quando t’hanno raccontato un sogno, tu lo puoi interpretare".16Giuseppe rispose a Faraone, dicendo: "Non son io; ma sarà Dio che darà a Faraone una risposta favorevole".17E Faraone disse a Giuseppe: "Nel mio sogno, io stavo sulla riva del fiume;18quand’ecco salir dal fiume sette vacche grasse e di bell’apparenza, e mettersi a pascere nella giuncaia.19E, dopo quelle, ecco salire altre sette vacche magre, di bruttissima apparenza e scarne: tali, che non ne vidi mai di così brutte in tutto il paese d’Egitto.20E le vacche magre e brutte divorarono le prime sette vacche grasse;21e quelle entrarono loro in corpo, e non si riconobbe che vi fossero entrate; erano di brutt’apparenza come prima. E mi svegliai.22Poi vidi ancora nel mio sogno sette spighe venir su da un unico stelo, piene e belle;23ed ecco altre sette spighe vuote, sottili e arse dal vento orientale, germogliare dopo quelle altre.24E le spighe sottili inghiottirono le sette spighe belle. Io ho raccontato questo al magi; ma non c’è stato alcuno che abbia saputo spiegarmelo".25Allora Giuseppe disse a Faraone: "Ciò che Faraone ha sognato è una stessa cosa. Iddio ha significato a Faraone quello che sta per fare.26Le sette vacche belle sono sette anni, e le sette spighe belle sono sette anni; è uno stesso sogno.27E le sette vacche magre e brutte che salivano dopo quelle altre, sono sette anni; come pure le sette spighe vuote e arse dal vento orientale saranno sette anni di carestia.28Questo è quel che ho detto a Faraone: Iddio ha mostrato a Faraone quello che sta per fare.29Ecco, stanno per venire sette anni di grande abbondanza in tutto il paese d’Egitto;30e dopo, verranno sette anni di carestia; e tutta quell’abbondanza sarà dimenticata nel paese d’Egitto, e la carestia consumerà il paese.31E uno non si accorgerà più di quell’abbondanza nel paese, a motivo della carestia che seguirà; perché questa sarà molto aspra.32E l’essersi il sogno replicato due volte a Faraone vuol dire che la cosa è decretata da Dio, e che Dio l’eseguirà tosto.33Or dunque si provveda Faraone d’un uomo intelligente e savio e lo stabilisca sul paese d’Egitto.34Faraone faccia così: Costituisca de’ commissari sul paese per prelevare il quinto delle raccolte del paese d’Egitto, durante i sette anni dell’abbondanza.35E radunino essi tutti i viveri di queste sette buone annate che stan per venire, e ammassino il grano a disposizione di Faraone per l’approvvigionamento delle città, e lo conservino.36Questi viveri saranno una riserva per il paese, in vista dei sette anni di carestia che verranno nel paese d’Egitto; e così il paese non perirà per la carestia".

Il re Faraone fu turbato da un sogno. Nel mondo attuale anche gli uomini sono turbati, ansiosi. L'avvenire li inquieta. Si sentono in balia di avvenimenti imprevedibili. Tuttavia la Parola contiene tutto ciò che l'uomo può sapere circa l'avvenire. Ma le profezie sono incomprensibili per quelli che non hanno lo Spirito di Dio, come il sogno lo fu per Faraone. Invano questi consulta i più sapienti del suo regno. Nessuno è in grado d'interpretare il sogno. Dinanzi a Dio tutta la sapienza umana è nulla. Allora appare Giuseppe. Le porte della prigione gli sono aperte, ed egli va con la sapienza e l'intelligenza che Dio gli ha date a portare «una risposta di pace» al Faraone. Non nasconde che questa risposta viene da Dio e non da se stesso.

Un giovane credente della vostra età che conosce la Parola, conosce di più sull'avvennire del mondo che gli uomini politici moderni più accorti. Per mezzo dello Spirito Santo, Iddio «ci ha dato intendimento» e ci dichiara: «e voi conoscete ogni cosa!» (1 Giovanni 5:20 e 2:20). «Lo Spirito di verità — diceva il Signore — vi guiderà in tutta la verità e vi annunzierà le cose a venire» (Giovanni 16:13).

Genesi 41:37-52
37Piacque la cosa a Faraone e a tutti i suoi servitori.38E Faraone disse ai suoi servitori: "Potremmo noi trovare un uomo pari a questo, in cui sia lo spirito di Dio?"39E Faraone disse a Giuseppe: "Giacché Iddio t’ha fatto conoscere tutto questo, non v’è alcuno che sia intelligente e savio al pari di te.40Tu sarai sopra la mia casa, e tutto il mio popolo obbedirà ai tuoi ordini; per il trono soltanto, io sarò più grande di te".41E Faraone disse a Giuseppe: "Vedi, io ti stabilisco su tutto il paese d’Egitto".42E Faraone si tolse l’anello di mano e lo mise alla mano di Giuseppe; lo fece vestire di abiti di lino fino, e gli mise al collo una collana d’oro.43Lo fece montare sul suo secondo carro, e davanti a lui si gridava: "In ginocchio!" Così Faraone lo costituì su tutto il paese d’Egitto.44E Faraone disse a Giuseppe: "Io son Faraone! e senza te, nessuno alzerà la mano o il piede in tutto il paese d’Egitto".45E Faraone chiamò Giuseppe Tsafnath-Paneach e gli dette per moglie Asenath figliuola di Potifera, sacerdote di On. E Giuseppe partì per visitare il paese d’Egitto.46Or Giuseppe avea trent’anni quando si presentò dinanzi a Faraone re d’Egitto. E Giuseppe uscì dal cospetto di Faraone, e percorse tutto il paese d’Egitto.47Durante i sette anni d’abbondanza, la terra produsse a piene mani;48e Giuseppe adunò tutti i viveri di quei sette anni che vennero nel paese d’Egitto, e ripose i viveri nelle città; ripose in ogni città i viveri del territorio circonvicino.49Così Giuseppe ammassò grano come la rena del mare; in così gran quantità, che si smise di contarlo, perch’era innumerevole.50Or avanti che venisse il primo anno della carestia, nacquero a Giuseppe due figliuoli, che Asenath figliuola di Potifera sacerdote di On gli partorì.51E Giuseppe chiamò il primogenito Manasse, perché, disse, "Iddio m’ha fatto dimenticare ogni mio affanno e tutta la casa di mio padre".52E al secondo pose nome Efraim, perché, disse, "Iddio m’ha reso fecondo nel paese della mia afflizione".

Una grande pagina della storia di Giuseppe è ora voltata. Dopo le sofferenze vengono le glorie (Salmo 105:17-21). L'afflitto gettato nella cisterna, lo schiavo in un paese straniero, il prigioniero nella torre, diventa il signore del paese (cap. 42:30), il salvatore del mondo, colui dinanzi al quale ogni ginocchio si piega. Ognuno di questi titoli ci parla di Colui che, umiliato e disprezzato, sarà bentosto da tutti per sempre onorato. Il Nazareno, lo schiavo volontario, è stato sommamente innalzato da Dio, «coronato di gloria e d'onore».

Ma qualcosa ha più pregio per Giuseppe di tutte le glorie di Egitto: Una sposa, Asnath, gli è data da Faraone. Ella è presa d'infra i «gentili», cioè fra coloro che non avevano il diritto secondo la carne di far parte della famiglia d'Israele. Tuttavia questo era secondo la volontà e la grazia di Dio.

Nello stesso modo Cristo glorificato ha ricevuto da Dio una Sposa, Ia Chiesa, formata di quelli che erano estranei alle promesse «fatte ai padri». Ella ha un gran pregio per il suo cuore ed Egli condividerà con lei la sua gloria.

Genesi 41:53-57; Genesi 42:1-8
53I sette anni d’abbondanza ch’erano stati nel paese d’Egitto, finirono;54e cominciarono a venire i sette anni della carestia, come Giuseppe avea detto. E ci fu carestia in tutti i paesi; ma in tutto il paese d’Egitto c’era del pane.55Poi la carestia si estese a tutto il paese d’Egitto, e il popolo gridò a Faraone per aver del pane. E Faraone disse a tutti gli Egiziani: "Andate da Giuseppe, e fate quello che vi dirà".56La carestia era sparsa su tutta la superficie del paese, e Giuseppe aperse tutti i depositi e vendé grano agli Egiziani. E la carestia s’aggravò nel paese d’Egitto.57E da tutti i paesi si veniva in Egitto da Giuseppe per comprar del grano, perché la carestia era grave per tutta la terra.
1Or Giacobbe, vedendo che c’era del grano in Egitto, disse ai suoi figliuoli: "Perché vi state a guardare l’un l’altro?"2Poi disse: "Ecco, ho sentito dire che c’è del grano in Egitto; scendete colà per comprarcene, onde possiam vivere e non abbiamo a morire".3E dieci de’ fratelli di Giuseppe scesero in Egitto per comprarvi del grano.4Ma Giacobbe non mandò Beniamino, fratello di Giuseppe, coi suoi fratelli, perché diceva: "Che non gli abbia a succedere qualche disgrazia!"5E i figliuoli d’Israele giunsero per comprare del grano in mezzo agli altri, che pur venivano; poiché nel paese di Canaan c’era la carestia.6Or Giuseppe era colui che comandava nel paese; era lui che vendeva il grano a tutta la gente del paese; e i fratelli di Giuseppe vennero, e si prostrarono dinanzi a lui con la faccia a terra.7E Giuseppe vide i suoi fratelli e li riconobbe, ma fece lo straniero davanti a loro, e parlò loro aspramente e disse loro: "Donde venite?" Ed essi risposero: "Dal paese di Canaan per comprar de’ viveri".8E Giuseppe riconobbe i suoi fratelli, ma essi non riconobbero lui.

Quello che il Signore annunzia si compie infallibilmente. Così è della parola di Giuseppe che era la parola di Dio. I sette anni di abbondanza si succedono, poi la carestia incomincia.

Iddio tenta tutti i mezzi per volgere verso di Sè i pensieri degli uomini. Perciò nel mondo si susseguono la pace e la guerra, l'abbondanza e le privazioni, e anche, nella vita di ogni essere umano, le gioie e le prove. Purtroppo gli uomini non pensano a ringraziare Dio per le gioie che Egli concede, non vanno generalmente a Lui neppure per trovare del soccorso nelle prove. Tuttavia, come Faraone comandava: «Andate a Giuseppe», Iddio dice agli uomini: «Andate a Gesù»; e il Salvatore chiama: «Venite a Me»... Sì, andiamo, ritorniamo sempre a Colui che solo dà in abbondanza ciò che occorre per nutrire le anime nostre. Sappiamo anche approfittare dei periodi d'abbondanza spirituale, delle riunioni, per esempio, per riempire i «granai» della nostra memoria e dei nostri cuori. Nei momenti di bisogno, di solitudine, di scoraggiamento, ciò che avremo così immagazzinato ci darà forza e gioia nel Signore.

Genesi 42:9-24
9E Giuseppe si ricordò de’ sogni che aveva avuti intorno a loro, e disse: "Voi siete delle spie! Siete venuti per vedere i luoghi sforniti del paese!"10Ed essi a lui: "No, signor mio; i tuoi servitori son venuti a comprar de’ viveri.11Siamo tutti figliuoli d’uno stesso uomo; siamo gente sincera; i tuoi servitori non son delle spie".12Ed egli disse loro: "No, siete venuti per vedere i luoghi sforniti del paese!"13E quelli risposero: "Noi, tuoi servitori, siamo dodici fratelli, figliuoli d’uno stesso uomo, nel paese di Canaan. Ed ecco, il più giovane è oggi con nostro padre, e uno non è più".14E Giuseppe disse loro: "La cosa è come v’ho detto; siete delle spie!15Ecco come sarete messi alla prova: Per la vita di Faraone, non uscirete di qui prima che il vostro fratello più giovine sia venuto qua.16Mandate uno di voi a prendere il vostro fratello; e voi resterete qui in carcere, perché le vostre parole siano messe alla prova, e si vegga se c’è del vero in voi; se no, per la vita di Faraone, siete delle spie!"17E li mise assieme in prigione per tre giorni.18Il terzo giorno, Giuseppe disse loro: "Fate questo, e vivrete; io temo Iddio!19Se siete gente sincera, uno di voi fratelli resti qui incatenato nella vostra prigione; e voi, andate, portate del grano per la necessità delle vostre famiglie;20e menatemi il vostro fratello più giovine; così le vostre parole saranno verificate, e voi non morrete". Ed essi fecero così.21E si dicevano l’uno all’altro: "Sì, noi fummo colpevoli verso il nostro fratello, giacché vedemmo l’angoscia dell’anima sua quando egli ci supplicava, e noi non gli demmo ascolto! Ecco perché ci viene addosso quest’angoscia".22E Ruben rispose loro, dicendo: "Non ve lo dicevo io: Non commettete questo peccato contro il fanciullo? Ma voi non mi voleste dare ascolto. Perciò ecco, che il suo sangue ci è ridomandato".23Or quelli non sapevano che Giuseppe li capiva, perché fra lui e loro c’era un interprete.24Ed egli s’allontanò da essi, e pianse. Poi tornò, parlò loro, e prese di fra loro Simeone, che fece incatenare sotto i loro occhi.

Mentre tutto questo accadeva in Egitto, la famiglia di Giacobbe è lasciata da parte. È come se Dio avesse detto: Dopo il delitto che avete commesso, e ora che Giuseppe non è più fra voi, non ho più nessun interesse a raccontare ciò che vi concerne. Ne è così della triste storia dell'uomo, e in particolare d'Israele dopo il rigettamento del Salvatore. Iddio non ha più nulla da dire di questo popolo. È il silenzio! Ma Iddio nella sua pazienza infinita non ha per questo dimenticato la sua creatura, se anche ribelle, come non ha perso di vista Giacobbe e i suoi. Egli aspetta soltanto il momento favorevole per il ristabilimento delle relazioni con Sè. E questo momento favorevole, è la carestia. Se Iddio permette, anche per i suoi, delle prove tali come le privazioni o la malattia, è sovente affinché Cristo, il vero Giuseppe, prenda o riprenda tutto il suo posto nella loro vita. Sl, quale pazienza Iddio manifesta verso i suoi, fino a che questo risultato sia finalmente raggiunto. Forse Egli aspetta ciò da te in questo momento.

Non pensiamo che il tempo che passa cancelli il minimo peccato. Esso è sempre presente agli occhi del Signore, anche se noi l'abbiamo dimenticato, e bisognerà aver da fare con Lui a questo riguardo tosto o tardi.

Genesi 42:25-38
25Poi Giuseppe ordinò che s’empissero di grano i loro sacchi, che si rimettesse il danaro di ciascuno nel suo sacco, e che si dessero loro delle provvisioni per il viaggio. E così fu fatto.26Ed essi caricarono il loro grano sui loro asini, e se ne andarono.27Or l’un d’essi aprì il suo sacco per dare del foraggio al suo asino, nel luogo ove pernottavano, e vide il suo danaro ch’era alla bocca del sacco;28e disse ai suoi fratelli: "Il mio danaro m’è stato restituito, ed eccolo qui nel mio sacco". Allora il cuore venne lor meno, e, tremando, dicevano l’uno all’altro: "Che è mai questo che Dio ci ha fatto?"29E vennero a Giacobbe, loro padre, nel paese di Canaan, e gli raccontarono tutto quello ch’era loro accaduto, dicendo:30"L’uomo ch’è il signor del paese, ci ha parlato aspramente e ci ha trattato da spie del paese.31E noi gli abbiamo detto: Siamo gente sincera; non siamo delle spie;32siamo dodici fratelli, figliuoli di nostro padre; uno non è più, e il più giovine è oggi con nostro padre nel paese di Canaan.33E quell’uomo, signore del paese, ci ha detto: Da questo conoscerò se siete gente sincera; lasciate presso di me uno dei vostri fratelli, prendete quel che vi necessita per le vostre famiglie, partite, e menatemi il vostro fratello più giovine.34Allora conoscerò che non siete delle spie ma gente sincera; io vi renderò il vostro fratello, e voi potrete trafficare nel paese".35Or com’essi vuotavano i loro sacchi, ecco che l’involto del danaro di ciascuno era nel suo sacco; essi e il padre loro videro gl’involti del loro danaro, e furon presi da paura.36E Giacobbe, loro padre, disse: "Voi m’avete privato dei miei figliuoli! Giuseppe non è più, Simeone non è più, e mi volete togliere anche Beniamino! Tutto questo cade addosso a me!"37E Ruben disse a suo padre: "Se non te lo rimeno, fa’ morire i miei due figliuoli! Affidalo a me, io te lo ricondurrò".38Ma Giacobbe rispose: "Il mio figliuolo non scenderà con voi; poiché il suo fratello è morto, e questo solo è rimasto: se gli succedesse qualche disgrazia durante il vostro viaggio, fareste scendere con cordoglio la mia canizie nel soggiorno de’ morti".

Comprendiamo bene che lo scopo di Giuseppe ricevendo duramente i suoi fratelli non è la vendetta. Ma egli conosceva per esperienza la malvagità dei loro cuori e il suo scopo è quello di ristorarli, di guarirli dopo averli condotti ad un vero pentimento. Come lo vedremo leggendo questi capitoli, egli adopera successivamente per questo la severità e la benevolenza, gli allarmi e gli incoraggiamenti, le accuse e i banchetti. Tutto è diretto con la più grande saggezza e ci mostra come il Signore agisce verso noi quando vuole risvegliare la nostra coscienza e il nostro cuore.

Le accuse sono ingiuste. I fratelli di Giuseppe non sono delle spie. Ma sentono che Dio parla loro, ed essi si ricordano del loro comune peccato, della loro propria ingiustizia verso il loro fratello.

Ci accade talvolta di subire delle ingiustizie. Invece di offenderci contro quelli che ci fanno torto, invece di giustificarci, chiediamoci piuttosto ciò che Dio vuole insegnarci con quel penoso mezzo.

Pure per Giacobbe, tutto è diretto per il suo bene, nonostante ch'egli dica al vers. 36: «Tutto è contro di me». Egli dovrà imparare che se Dio è per lui, nulla può essere contro di lui (Romani 8:31).

Genesi 43:1-15
1Or la carestia era grave nel paese;2e quand’ebbero finito di mangiare il grano che aveano portato dall’Egitto, il padre disse loro: "Tornate a comprarci un po’ di viveri".3E Giuda gli rispose, dicendo: "Quell’uomo ce lo dichiarò positivamente: Non vedrete la mia faccia, se il vostro fratello non sarà con voi.4Se tu mandi il nostro fratello con noi, noi scenderemo e ti compreremo dei viveri;5ma, se non lo mandi, non scenderemo; perché quell’uomo ci ha detto: Non vedrete la mia faccia, se il vostro fratello non sarà con voi".6E Israele disse: "Perché m’avete fatto questo torto di dire a quell’uomo che avevate ancora un fratello?"7Quelli risposero: "Quell’uomo c’interrogò partitamente intorno a noi e al nostro parentado, dicendo: Vostro padre vive egli ancora? Avete qualche altro fratello? E noi gli rispondemmo a tenore delle sue domande. Potevam noi mai sapere che ci avrebbe detto: Fate venire il vostro fratello?"8E Giuda disse a Israele suo padre: "Lascia venire il fanciullo con me, e ci leveremo e andremo; e noi vivremo e non morremo: né noi, né tu, né i nostri piccini.9Io mi rendo garante di lui; ridomandane conto alla mia mano; se non te lo riconduco e non te io rimetto davanti, io sarò per sempre colpevole verso di te.10Se non ci fossimo indugiati, a quest’ora saremmo già tornati due volte".11Allora Israele, loro padre, disse loro: "Se così è fate questo: Prendete ne’ vostri sacchi delle cose più squisite di questo paese, e portate a quell’uomo un dono: un po’ di balsamo, un po’ di miele, degli aromi e della mirra, de’ pistacchi e delle mandorle;12e pigliate con voi il doppio del danaro, e riportate il danaro che fu rimesso alla bocca de’ vostri sacchi; forse fu un errore;13prendete anche il vostro fratello, e levatevi, tornate da quell’uomo;14e l’Iddio onnipotente vi faccia trovar grazia dinanzi a quell’uomo, sì ch’egli vi rilasci l’altro vostro fratello e Beniamino. E se debbo esser privato de’ miei figliuoli, ch’io lo sia!"15Quelli presero dunque il dono, presero seco il doppio del danaro, e Beniamino; e, levatisi, scesero in Egitto, e si presentarono dinanzi a Giuseppe.

I fratelli di Giuseppe son pieni di timore. È segno che la loro coscienza è a disagio. Bisogna che ritornino da Giuseppe e si spieghino a riguardo del denaro che hanno trovato nei loro sacchi. È la grazia che aveva loro fatto ciò. Ma anche quel che viene dalla grazia riempie di spavento una coscienza in cattivo stato. Non restiamo mai lontani dal Signore quando abbiamo un peso sulla coscienza. Andiamo subito da Lui per confessarGli ogni cosa. Egli ci aspetta, come Giuseppe aspettava certamente ogni giorno il ritorno dei suoi fratelli. E Giuseppe desiderava questo ritorno più ancora di quel che lo potesse sperare Simeone nella casa ove era rinchiuso.

Il versetto 8 ci dice quel che si deve fare: levarsi, andare e vivere.

Essi son riusciti a decidere il padre a lasciare che Beniamino li accompagni, e infine si mettono in cammino portando con sè un regalo: il miglior prodotto del paese (vers. 11). Ma il potente Giuseppe, Colui i cui granai sono tutti pieni, ha forse bisogno di checchessia? L'uomo ha sempre avuto la pretesa di recare qualche cosa a Dio, di pagare più o meno ciò che riceve da Lui. Ma da parte di Dio tutto è gratuito. Egli non può accettare nulla di ciò che l'uomo produce di migliore.

Genesi 43:16-34
16E come Giuseppe vide Beniamino con loro, disse al suo maestro di casa: "Conduci questi uomini in casa; macella, e prepara tutto; perché questi uomini mangeranno con me a mezzogiorno".17E l’uomo fece come Giuseppe aveva ordinato, e li menò in casa di Giuseppe.18E quelli ebbero paura, perché eran menati in casa di Giuseppe, e dissero: "Siamo menati qui a motivo di quel danaro che ci fu rimesso nei sacchi la prima volta; ei vuol darci addosso, precipitarsi su noi e prenderci come schiavi, coi nostri asini".19E accostatisi al maestro di casa di Giuseppe, gli parlarono sulla porta della casa, e dissero:20"Scusa, signor mio! noi scendemmo già una prima volta a comprar dei viveri;21e avvenne che, quando fummo giunti al luogo dove pernottammo, aprimmo i sacchi, ed ecco il danaro di ciascun di noi era alla bocca del suo sacco: il nostro danaro del peso esatto; e noi l’abbiam riportato con noi.22E abbiam portato con noi dell’altro danaro per comprar de’ viveri; noi non sappiamo chi avesse messo il nostro danaro nei nostri sacchi".23Ed egli disse: "Datevi pace, non temete; l’Iddio vostro e l’Iddio del vostro padre ha messo un tesoro nei vostri sacchi. Io ebbi il vostro danaro". E, fatto uscire Simeone, lo condusse loro.24Quell’uomo li fece entrare in casa di Giuseppe; dette loro dell’acqua, ed essi si lavarono i piedi; ed egli dette del foraggio ai loro asini.25Ed essi prepararono il regalo, aspettando che Giuseppe venisse a mezzogiorno; perché aveano inteso che rimarrebbero quivi a mangiare.26E quando Giuseppe venne a casa, quelli gli porsero il dono che aveano portato seco nella casa, e s’inchinarono fino a terra davanti a lui.27Egli domandò loro come stessero, e disse: "Vostro padre, il vecchio di cui mi parlaste, sta egli bene? Vive egli ancora?"28E quelli risposero: "Il padre nostro, tuo servo, sta bene; vive ancora". E s’inchinarono, e gli fecero riverenza.29Poi Giuseppe alzò gli occhi, vide Beniamino suo fratello, figliuolo della madre sua, e disse: "E’ questo il vostro fratello più giovine di cui mi parlaste?" Poi disse a lui: "Iddio ti sia propizio, figliuol mio!"30E Giuseppe s’affrettò ad uscire, perché le sue viscere s’eran commosse per il suo fratello; e cercava un luogo dove piangere; entrò nella sua camera, e quivi pianse.31Poi si lavò la faccia, ed uscì; si fece forza, e disse: "Portate il pranzo".32Fu dunque portato il cibo per lui a parte, e per loro a parte, e per gli Egiziani che mangiavan con loro, a parte; perché gli Egiziani non possono mangiare con gli Ebrei; per gli Egiziani è cosa abominevole.33Ed essi si misero a sedere dinanzi a lui: il primogenito, secondo il suo diritto di primogenitura, e il più giovine secondo la sua età; e si guardavano l’un l’altro con maraviglia.34E Giuseppe fe’ loro portare delle vivande che aveva dinanzi; ma la porzione di Beniamino era cinque volte maggiore di quella d’ogni altro di loro. E bevvero, e stettero allegri con lui.

Come i fratelli di Giuseppe hanno difficoltà a mettere da parte le proprie risorse! Bisogna che accettino che il loro debito sia stato pagato. Possiamo essere sicuri che i conti del maggiordomo di Giuseppe erano in ordine poiché egli dice loro: «Io ebbi il vostro denaro» (vers. 23). Giuseppe aveva pagato per i suoi fratelli.

Cristo ha fatto tutte le spese della nostra pace. Il nostro debito è stato pagato interamente ed Egli solo ne conosce l'importanza. Tuttavia finché tutto non è giudicato, non vi può essere la gioia della comunione. Il pasto in comune è l'immagine di questa comunione che corrisponde ad un medesimo pensiero fra tutti i partecipanti. Tale è il caso alla Tavola del Signore, ove i credenti, tutti assieme, pensano alle sofferenze di Cristo.

Ma qui, a causa del peccato, che è come una barriera fra loro, Giuseppe mangia a parte e i suoi fratelli a parte (vers. 32). Essi non possono aver comunione insieme. Leggendo questi capitoli, voi noterete quante volte vediamo piangere Giuseppe. Cosa sorprendente, non piange né nella cisterna dove i fratelli l'avevano gettato, né in prigione. No, le sue sono sempre lacrime d'amore, che ci fanno pensare a quelle del Signore Gesù (Giovanni 11:35; Luca 19:41).

Genesi 44:1-17
1Giuseppe dette quest’ordine al suo maestro di casa: "Riempi i sacchi di questi uomini di tanti viveri quanti ne posson portare, e metti il danaro di ciascun d’essi alla bocca del suo sacco.2E metti la mia coppa, la coppa d’argento, alla bocca del sacco del più giovine, assieme al danaro del suo grano". Ed egli fece come Giuseppe avea detto.3La mattina, non appena fu giorno, quegli uomini furon fatti partire coi loro asini.4E quando furono usciti dalla città e non erano ancora lontani, Giuseppe disse al suo maestro di casa: "Lèvati, va’ dietro a quegli uomini; e quando li avrai raggiunti, di’ loro: Perché avete reso mal per bene?5Non è quella la coppa nella quale il mio signore beve, e della quale si serve per indovinare? Avete fatto male a far questo!"6Egli li raggiunse, e disse loro quelle parole.7Ed essi gli risposero: "Perché il mio signore ci rivolge parole come queste? Iddio preservi i tuoi servitori dal fare una tal cosa!8Ecco, noi t’abbiam riportato dal paese di Canaan il danaro che avevam trovato alla bocca de’ nostri sacchi; come dunque avremmo rubato dell’argento o dell’oro dalla casa del tuo signore?9Quello de’ tuoi servitori presso il quale si troverà la coppa, sia messo a morte; e noi pure saremo schiavi del tuo signore!"10Ed egli disse: "Ebbene, sia fatto come dite: colui presso il quale essa sarà trovata, sarà mio schiavo; e voi sarete innocenti".11In tutta fretta, ognun d’essi mise giù il suo sacco a terra, e ciascuno aprì il suo.12Il maestro di casa li frugò, cominciando da quello del maggiore, per finire con quello del più giovane; e la coppa fu trovata nel sacco di Beniamino.13Allora quelli si stracciarono le vesti, ognuno ricaricò il suo asino, e tornarono alla città.14Giuda e i suoi fratelli arrivarono alla casa di Giuseppe, il quale era ancora quivi; e si gettarono in terra dinanzi a lui.15E Giuseppe disse loro: "Che azione è questa che avete fatta? Non lo sapete che un uomo come me ha potere d’indovinare?"16Giuda rispose: "Che diremo al mio signore? quali parole useremo? o come ci giustificheremo? Dio ha ritrovato l’iniquità de’ tuoi servitori. Ecco, siamo schiavi del mio signore: tanto noi, quanto colui in mano del quale è stata trovata la coppa".17Ma Giuseppe disse: "Mi guardi Iddio dal far questo! L’uomo in man del quale è stata trovata la coppa, sarà mio schiavo; quanto a voi, risalite in pace dal padre vostro".

Ma questi capitoli ci parlano anche dell'avvenire. Hanno un carattere profetico. Durante il tempo attuale, una Sposa è formata, che è la Chiesa, presa d'infra le nazioni, una Sposa per Cristo, il vero Giuseppe, rigettato dal suo popolo Israele, ma esaltato da Dio. Israele è, per ora, messo da parte. Ma occorre che questo popolo riconosca il suo terribile delitto. Bisogna ch'esso veda nel Nazareno, Signore e Cristo (Atti 2:36), il suo Messia e ad un tempo il Figliuol dell'uomo che deve regnare sull'intero universo. Ma per giungere a questo lavoro di coscienza, sarà indispensabile che Israele e specialmente la tribù di Giuda, passi per un tempo di profonde prove chiamate la grande tribolazione, di cui i Salmi, parecchi profeti e molti altri passi della Parola ci intrattengono. La distretta dei fratelli di Giuseppe finché siano giunti a riconoscere il loro delitto e che i loro covoni si prostrino dinanzi al suo, è dunque un'immagine meravigliosa dell'angoscia che W popolo Giudeo conoscerà prima di riconoscere e onorare il suo Messia.

«Essi riguarderanno a Me, a Colui che essi hanno trafitto e ne faran cordoglio, come si fa cordoglio per un figliuolo unico» (Zaccarie 12:10).

Genesi 44:18-34
18Allora Giuda s’accostò a Giuseppe, e disse: "Di grazia, signor mio, permetti al tuo servitore di far udire una parola al mio signore, e non s’accenda l’ira tua contro il tuo servitore! poiché tu sei come Faraone.19Il mio signore interrogò i suoi servitori, dicendo: Avete voi padre o fratello?20E noi rispondemmo al mio signore: Abbiamo un padre ch’è vecchio, con un giovane figliuolo, natogli nella vecchiaia; il fratello di questo è morto, talché egli è rimasto solo de’ figli di sua madre; e suo padre l’ama.21Allora tu dicesti ai tuoi servitori: Menatemelo, perch’io lo vegga co’ miei occhi.22E noi dicemmo al mio signore: Il fanciullo non può lasciare suo padre; perché, se lo lasciasse, suo padre morrebbe.23E tu dicesti ai tuoi servitori: Se il vostro fratello più giovine non scende con voi, voi non vedrete più la mia faccia.24E come fummo risaliti a mio padre, tuo servitore, gli riferimmo le parole del mio signore.25Poi nostro padre disse: Tornate a comprarci un po’ di viveri.26E noi rispondemmo: Non possiamo scender laggiù; se il nostro fratello più giovine verrà con noi, scenderemo; perché non possiamo veder la faccia di quell’uomo, se il nostro fratello più giovine non è con noi.27E mio padre, tuo servitore, ci rispose: Voi sapete che mia moglie mi partorì due figliuoli;28l’un d’essi si partì da me, e io dissi: Certo egli è stato sbranato; e non l’ho più visto da allora;29e se mi togliete anche questo, e se gli avviene qualche disgrazia, voi farete scendere con dolore la mia canizie nel soggiorno de’ morti.30Or dunque, quando giungerò da mio padre, tuo servitore, se il fanciullo, all’anima del quale la sua è legata, non è con noi,31avverrà che, come avrà veduto che il fanciullo non c’è, egli morrà; e i tuoi servitori avranno fatto scendere con cordoglio la canizie del tuo servitore nostro padre nel soggiorno de’ morti.32Ora, siccome il tuo servitore s’è reso garante del fanciullo presso mio padre, e gli ha detto: Se non te lo riconduco sarò per sempre colpevole verso mio padre,33deh, permetti ora che il tuo servitore rimanga schiavo del mio signore, invece del fanciullo, e che il fanciullo se ne torni coi suoi fratelli.34Perché, come farei a risalire da mio padre senz’aver meco il fanciullo? Ah, ch’io non vegga il dolore che ne verrebbe a mio padre!"

Lo scopo di Giuseppe era quello di ricondurre il pensiero dei suoi fratelli indietro, à più di venti anni prima, al momento in cui, vicino alla cisterna, essi erano rimasti insensibili alla distretta sua quando egli chiedeva loro grazia, poi al dolore del vecchio padre a cui essi avevano crudelmente annunziato la sua morte. E Giuseppe vuole vedere se ora essi sono capaci di comprendere la sofferenza d'un giovane fratello e quella del loro padre. Ebbene, egli è riuscito a fare infine vibrare il loro cuore! Quanto è commovente di udire Giuda parlare del vecchio padre e del giovane fratello, figlio della sua vecchiaia.

Che lezione impariamo da ciò, noi pure! Quella di metterci al posto degli altri, comprendere le loro gioie e soprattutto le loro pene. Ma al disopra di tutto, entrare un poco nel pensiero d'amore del Padre a riguardo del Figliuolo, nel Suo dolore alla vista del suo Diletto fra le mani degli uomini malvagi, all'udire il suo grido senza poter risponderGli a causa del peccato che aveva preso su di Sè. Entrare anche nelle sofferenze del Figliuolo quando portava il peso della giustizia divina e che, nella distretta infinita dell'anima sua attraversava l'abbandono di Dio per noi.

Non è forse il nostro cuore sovente tristemente insensibile a tutte queste cose?

Genesi 45:1-15
1Allora Giuseppe non poté più contenersi dinanzi a tutti gli astanti, e gridò: "Fate uscir tutti dalla mia presenza!" E nessuno rimase con Giuseppe quand’egli si diè a conoscere ai suoi fratelli.2E alzò la voce piangendo; gli Egiziani l’udirono, e l’udì la casa di Faraone.3E Giuseppe disse ai suoi fratelli: "Io son Giuseppe; mio padre vive egli tuttora?" Ma i suoi fratelli non gli potevano rispondere, perché erano sbigottiti alla sua presenza.4E Giuseppe disse ai suoi fratelli: "Deh, avvicinatevi a me!" Quelli s’avvicinarono ed egli disse: "Io son Giuseppe, vostro fratello, che voi vendeste perché fosse menato in Egitto.5Ma ora non vi contristate, né vi dolga d’avermi venduto perch’io fossi menato qua; poiché Iddio m’ha mandato innanzi a voi per conservarvi in vita.6Infatti, sono due anni che la carestia è nel paese; e ce ne saranno altri cinque, durante i quali non ci sarà né aratura né mèsse.7Ma Dio mi ha mandato dinanzi a voi, perché sia conservato di voi un resto sulla terra, e per salvarvi la vita con una grande liberazione.8Non siete dunque voi che m’avete mandato qua, ma è Dio; egli m’ha stabilito come padre di Faraone, signore di tutta la sua casa, e governatore di tutto il paese d’Egitto.9Affrettatevi a risalire da mio padre, e ditegli: Così dice il tuo figliuolo Giuseppe: Iddio mi ha stabilito signore di tutto l’Egitto; scendi da me; non tardare;10tu dimorerai nel paese di Goscen, e sarai vicino a me; tu e i tuoi figliuoli, i figliuoli de’ tuoi figliuoli, i tuoi greggi, i tuoi armenti, e tutto quello che possiedi.11E quivi io ti sostenterò (perché ci saranno ancora cinque anni di carestia), onde tu non sia ridotto alla miseria: tu, la tua famiglia, e tutto quello che possiedi.12Ed ecco, voi vedete coi vostri occhi, e il mio fratello Beniamino vede con gli occhi suoi, ch’è proprio la bocca mia quella che vi parla.13Raccontate dunque a mio padre tutta la mia gloria in Egitto, e tutto quello che avete veduto; e fate che mio padre scenda presto qua".14E gettatosi al collo di Beniamino, suo fratello, pianse; e Beniamino pianse sul collo di lui.15Baciò pure tutti i suoi fratelli, piangendo. E, dopo questo, i suoi fratelli si misero a parlare con lui.

Giuseppe aspettava questo momento da molto tempo. Di quanta pazienza ha avuto bisogno! Se si fosse fatto conoscere troppo presto, i suoi fratelli l'avrebbero onorato per costrizione, come il covone del suo sogno, ma il loro cuore sarebbe rimasto freddo e timoroso. Com'è bella questa scena! I fratelli sanno ora che il governatore dell'Egitto, a cui appartiene tutta questa gloria, non è altri che colui che essi hanno odiato e rigettato. Che confusione può anche riempire il loro cuore constatando che Giuseppe non si è vendicato, che non fa neppure dei rimproveri, che non vuole se non la loro felicità! E non è forse la gioia che riempie il suo proprio cuore, una gioia simile a quella del Pastore che ha trovato la pecora perduta? Ora i fratelli sono incaricati d'un felice messaggio, d'una buona notizia: andare dal padre loro e raccontare la gloria di colui che li ha perdonati.

Non è forse questa la missione dei riscattati del Signore dopo il loro incontro con Lui? Far parte agli altri del buon annunzio dell'Evangelo. Ma la prima cosa da fare è andare dai nostri genitori per annunziar loro: «Ho incontrato Gesù; si è fatto conoscere a me e mi ha perdonato.»

Genesi 45:16-28
16Il rumore della cosa si sparse nella casa di Faraone, e si disse: "Sono arrivati i fratelli di Giuseppe". Il che piacque a Faraone ed ai suoi servitori.17E Faraone disse a Giuseppe: "Di’ ai tuoi fratelli: Fate questo: caricate le vostre bestie, e andate, tornate al paese di Canaan;18prendete vostro padre e le vostre famiglie, e venite da me; io vi darò del meglio del paese d’Egitto, e voi mangerete il grasso del paese.19Tu hai l’ordine di dir loro: Fate questo: Prendete nel paese di Egitto de’ carri per i vostri piccini e per le vostre mogli; conducete vostro padre, e venite.20E non vi rincresca di lasciar le vostre masserizie; perché il meglio di tutto il paese d’Egitto sarà vostro".21I figliuoli d’Israele fecero così, e Giuseppe diede loro dei carri, secondo l’ordine di Faraone, e diede loro delle provvisioni per il viaggio.22A tutti dette un abito di ricambio per ciascuno; ma a Beniamino dette trecento sicli d’argento e cinque mute di vestiti;23e a suo padre mandò questo: dieci asini carichi delle migliori cose d’Egitto, dieci asine cariche di grano, di pane e di viveri, per suo padre, durante il viaggio.24Così licenziò i suoi fratelli, e questi partirono; ed egli disse loro: "Non ci siano, per via, delle dispute fra voi".25Ed essi risalirono dall’Egitto, e vennero nel paese di Canaan da Giacobbe loro padre.26E gli riferirono ogni cosa, dicendo: "Giuseppe vive tuttora, ed è il governatore di tutto il paese d’Egitto". Ma il suo cuore rimase freddo, perch’egli non credeva loro.27Essi gli ripeterono tutte le parole che Giuseppe avea dette loro; ed egli vide i carri che Giuseppe avea mandato per condurlo via; allora lo spirito di Giacobbe loro padre si ravvivò, e Israele disse:28"Basta; il mio figliuolo Giuseppe vive tuttora; io andrò, e lo vedrò prima di morire".

Rendere il bene per il male. È quel che fa Giuseppe coi suoi fratelli. È quel che il Signore ci insegna (Matteo 5:44). È ugualmente il mezzo più sicuro per guadagnare il cuore di qualcuno. Ma ahimé! è anche ciò che pratichiamo così poco! — I fratelli avevano creduto di poter recare il meglio di ciò che avevano (cap. 43:11): un po' di balsamo, un po' di miele... un po' di questo, un po' di quello. Ma ora possono misurarne la poca importanza. Il Faraone in persona promette loro il meglio di tutto il paese, dicendo pure: «E non vi rincresca di lasciar le vostre masserizie!» (vers. 20). La presenza del Signore e il godimento delle sue glorie ci stanno dinanzi. In paragone le cose della terra che possiamo abbandonare per Lui, sono senza valore.

Notiamo che Giuseppe non dà soltanto ai suoi fratelli un paese ove possono abitare, ma già tutto quello che hanno bisogno per la strada che vi conduce: Dei carri?: Gesù ci porta; del cibo?: La sua Parola è nostra; dei vestimenti?: Egli vigila sulla nostra testimonianza esteriore. Infine viene l'esortazione: «Non ci siano, per via, delle dispute fra voi! Ne abbiamo noi meno bisogno di loro?

Genesi 46:1-34
1Israele dunque si partì con tutto quello che aveva; e, giunto a Beer-Sceba, offrì sacrifizi all’Iddio d’Isacco suo padre.2E Dio parlò a Israele in visioni notturne, e disse: "Giacobbe, Giacobbe!" Ed egli rispose: "Eccomi".3E Dio disse: "Io sono Iddio, l’Iddio di tuo padre; non temere di scendere in Egitto, perché là ti farò diventare una grande nazione.4Io scenderò con te in Egitto, e te ne farò anche sicuramente risalire; e Giuseppe ti chiuderà gli occhi".5Allora Giacobbe partì da Beer-Sceba; e i figliuoli d’Israele fecero salire Giacobbe loro padre, i loro piccini e le loro mogli sui carri che Faraone avea mandato per trasportarli.6Ed essi presero il loro bestiame e i beni che aveano acquistato nel paese di Canaan, e vennero in Egitto: Giacobbe, e tutta la sua famiglia con lui.7Egli condusse seco in Egitto i suoi figliuoli, le sue figliuole, le figliuole de’ suoi figliuoli, e tutta la sua famiglia.8Questi sono i nomi de’ figliuoli d’Israele che vennero in Egitto: Giacobbe e i suoi figliuoli. Il primogenito di Giacobbe: Ruben.9I figliuoli di Ruben: Henoc, Pallu, Hetsron e Carmi.10I figliuoli di Simeone: Iemuel, Iamin, Ohad, Iakin, Tsohar e Saul, figliuolo di una Cananea.11I figliuoli di Levi: Gherson, Kehath e Merari.12I figliuoli di Giuda: Er, Onan, Scela, Perets e Zerach; ma Er e Onan morirono nel paese di Canaan; e i figliuoli di Perets furono: Hetsron e Hamul.13I figliuoli d’Issacar: Tola, Puva, Iob e Scimron.14I figliuoli di Zabulon: Sered, Elon e Iahleel.15Cotesti sono i figliuoli che Lea partorì a Giacobbe a Paddan-Aram, oltre Dina figliuola di lui. I suoi figliuoli e le sue figliuole erano in tutto trentatre persone.16I figliuoli di Gad: Tsifion, Haggi, Shuni, Etsbon, Eri, Arodi e Areli.17I figliuoli di Ascer: Imna, Tishva, Tishvi, Beria e Serah loro sorella. E i figliuoli di Beria: Heber e Malkiel.18Cotesti furono i figliuoli di Zilpa che Labano avea dato a Lea sua figliuola; ed essa li partorì a Giacobbe: in tutto sedici persone.19I figliuoli di Rachele, moglie di Giacobbe: Giuseppe e Beniamino.20E a Giuseppe, nel paese d’Egitto, nacquero Manasse ed Efraim, i quali Asenath, figliuola di Potifera, sacerdote di On, gli partorì.21I figliuoli di Beniamino: Bela, Beker, Ashbel, Ghera, Naaman, Ehi, Rosh, Muppim, Huppim e Ard.22Cotesti sono i figliuoli di Rachele che nacquero a Giacobbe: in tutto, quattordici persone.23I figliuoli di Dan: Huscim.24I figliuoli di Neftali: Iahtseel, Guni, Ietser e Scillem.25Cotesti sono i figliuoli di Bilha che Labano avea dato a Rachele sua figliuola, ed essa li partorì a Giacobbe: in tutto, sette persone.26Le persone che vennero con Giacobbe in Egitto, discendenti da lui, senza contare le mogli de’ figliuoli di Giacobbe, erano in tutto sessantasei.27E i figliuoli di Giuseppe, natigli in Egitto, erano due. Il totale delle persone della famiglia di Giacobbe che vennero in Egitto, era di settanta.28Or Giacobbe mandò avanti a sé Giuda a Giuseppe, perché questi lo introducesse nel paese di Goscen. E giunsero nel paese di Goscen.29Giuseppe fece attaccare il suo carro, e salì in Goscen a incontrare Israele, suo padre; e gli si presentò, gli si gettò al collo, e pianse lungamente sul collo di lui.30E Israele disse a Giuseppe: "Ora, ch’io muoia pure, giacché ho veduto la tua faccia, e tu vivi ancora!"31E Giuseppe disse ai suoi fratelli e alla famiglia di suo padre: "Io salirò a informare Faraone, e gli dirò: I miei fratelli e la famiglia di mio padre che erano nel paese di Canaan, sono venuti da me.32Questi uomini sono pastori, poiché son sempre stati allevatori di bestiame; e hanno menato seco i loro greggi, i loro armenti, e tutto quello che posseggono.33E quando Faraone vi farà chiamare e vi dirà: Qual è la vostra occupazione? risponderete:34I tuoi servitori sono stati allevatori di bestiame dalla loro infanzia fino a quest’ora: così noi come i nostri padri. Direte così, perché possiate abitare nel paese di Goscen. Poiché gli Egiziani hanno in abominio tutti i pastori".

Siamo stati occupati dell'amore di Giuseppe per i suoi fratelli e della grandezza del suo perdono, più che delle sue glorie e delle sue ricchezze.

Per quelli di voi che hanno dei fratelli e delle sorelle non c'è forse l'occasione di impararvi una preziosa lezione di amore e di perdono? Ma in quel che concerne l'amore di Giuseppe per il padre suo Giacobbe, i suoi riguardi, le sue premure, il suo desiderio di vederlo, la sua sollecitudine a mettersi alla sua disposizione, sono anche un modello per noi. Come stiamo in fatto di rapporti coi nostri genitori? — La famiglia d'Israele si mette in viaggio passando per Beer-Sheba, pozzo del giuramento! Le promesse vi sono confermate a Giacobbe da un Dio che è fedele ai giuramenti che fa. «Non temere!» gli dice (vers. 3). «Non temere, o Giacobbe, che sei come un verme...» ripeterà più tardi il profeta (Isaia 41:14). Giacobbe misura la sua debolezza; non è che un verme. «Egli discese in Egitto con poca gente» (Deuteronomio 26:5). Ma Iddio lo incoraggia.

Poi ecco il commovente incontro col figlio diletto che ha preparato tutto per la felicità dei suoi.

«Nella casa del Padre mio vi sono molte stanze... io vado a prepararvi un posto... affinché dove sono io, siate anche voi» (Giovanni 14:2).

Genesi 47:1-12
1Giuseppe andò quindi a informare Faraone, e gli disse: "Mio padre e i miei fratelli coi loro greggi, coi loro armenti e con tutto quello che hanno, son venuti dal paese di Canaan; ed ecco, sono nel paese di Goscen".2E prese cinque uomini di tra i suoi fratelli e li presentò a Faraone.3E Faraone disse ai fratelli di Giuseppe: "Qual è la vostra occupazione?" Ed essi risposero a Faraone: "I tuoi servitori sono pastori, come furono i nostri padri".4Poi dissero a Faraone: "Siam venuti per dimorare in questo paese, perché nel paese di Canaan non c’è pastura per i greggi dei tuoi servitori; poiché la carestia v’è grave; deh, permetti ora che i tuoi servi dimorino nel paese di Goscen".5E Faraone parlò a Giuseppe dicendo: "Tuo padre e i tuoi fratelli son venuti da te;6il paese d’Egitto ti sta dinanzi; fa’ abitare tuo padre e i tuoi fratelli nella parte migliore del paese; dimorino pure nel paese di Goscen; e se conosci fra loro degli uomini capaci, falli sovrintendenti del mio bestiame".7Poi Giuseppe menò Giacobbe suo padre da Faraone, e glielo presentò. E Giacobbe benedisse Faraone.8E Faraone disse a Giacobbe: "Quanti sono i giorni del tempo della tua vita?"9Giacobbe rispose a Faraone: "I giorni del tempo de’ miei pellegrinaggi sono centotrent’anni; i giorni del tempo della mia vita sono stati pochi e cattivi, e non hanno raggiunto il numero dei giorni della vita de’ miei padri, ai dì dei loro pellegrinaggi".10Giacobbe benedisse ancora Faraone, e si ritirò dalla presenza di lui.11E Giuseppe stabilì suo padre e i suoi fratelli, e dette loro un possesso nel paese d’Egitto, nella parte migliore del paese, nella contrada di Ramses, come Faraone aveva ordinato.12E Giuseppe sostentò suo padre, i suoi fratelli e tutta la famiglia di suo padre, provvedendoli di pane, secondo il numero de’ figliuoli.

Il grande Giuseppe avrebbe potuto aver vergogna di quella famiglia di semplici pastori venuti a chieder del grano perché avevano fame, di quegli stranieri sospettati d'esser delle spie e dei ladri. Ma no! Li riconosce come suoi fratelli dinanzi a tutti. E per il Faraone basta ch'essi siano i fratelli di Giuseppe per che la gloria del salvatore dell'Egitto si rifletta su loro. Anche in questo ritroviamo Gesù, Colui che non si vergogna di chiamarci Suoi fratelli (Ebrei 2:11), per cui anche il Padre ci accoglie con favore. «Padre, io voglio, — chiede il Signore — che ove sono io, siano con me anche quelli che tu mi hai dati, affinché vedano la mia gloria che tu mi hai data» (Giovanni 17:24).

Giuseppe presenta Giacobbe a Faraone. Scena commovente e piena di bellezza! Un povero vecchio, curvo sul suo bastone, benedice l'uomo più potente della terra. «Ora, senza contraddizione, l'inferiore è benedetto dal superiore» (Ebrei 7:7). Per Iddio, che vede le cose in modo diverso da quel che le vede l'uomo, Giacobbe è il più eccellente dei due. Oggi ancora un debole credente, un giovanetto che crede nel Signore, ha più importanza agli occhi di Dio dell'uomo più potente del mondo, perché appartiene a Gesù.

Genesi 47:13-26
13Or in tutto il paese non c’era pane, perché la carestia era gravissima; il paese d’Egitto e il paese di Canaan languivano a motivo della carestia.14Giuseppe ammassò tutto il danaro che si trovava nel paese d’Egitto e nel paese di Canaan, come prezzo del grano che si comprava; e Giuseppe portò questo danaro nella casa di Faraone.15E quando il danaro fu esaurito nel paese d’Egitto e nel paese di Canaan, tutti gli Egiziani vennero a Giuseppe e dissero: "Dacci del pane! Perché dovremmo morire in tua presenza? giacché il danaro è finito".16E Giuseppe disse: "Date il vostro bestiame; e io vi darò del pane in cambio del vostro bestiame, se non avete più danaro".17E quelli menarono a Giuseppe il loro bestiame; e Giuseppe diede loro del pane in cambio dei loro cavalli, dei loro greggi di pecore, delle loro mandre di buoi e dei loro asini. Così fornì loro del pane per quell’anno, in cambio di tutto il loro bestiame.18Passato quell’anno, tornarono a lui l’anno seguente, e gli dissero: "Noi non celeremo al mio signore che, il danaro essendo esaurito e le mandre del nostro bestiame essendo passate al mio signore, nulla più resta che il mio signore possa prendere, tranne i nostri corpi e le nostre terre.19E perché dovremmo perire sotto gli occhi tuoi: noi e le nostre terre? Compra noi e le terre nostre in cambio di pane; e noi con le nostre terre saremo schiavi di Faraone; e dacci da seminare affinché possiam vivere e non moriamo, e il suolo non diventi un deserto".20Così Giuseppe comprò per Faraone tutte le terre d’Egitto; giacché gli Egiziani venderono ognuno il suo campo, perché la carestia li colpiva gravemente. Così il paese diventò proprietà di Faraone.21Quanto al popolo, lo fece passare nelle città, da un capo all’altro dell’Egitto;22solo le terre dei sacerdoti non acquistò; perché i sacerdoti ricevevano una provvisione assegnata loro da Faraone, e vivevano della provvisione che Faraone dava loro; per questo essi non venderono le loro terre.23E Giuseppe disse al popolo: "Ecco, oggi ho acquistato voi e le vostre terre per Faraone; eccovi del seme; seminate la terra;24e al tempo della raccolta, ne darete il quinto a Faraone, e quattro parti saran vostre, per la sementa dei campi e per il nutrimento vostro, di quelli che sono in casa vostra, e per il nutrimento de’ vostri bambini".25E quelli dissero: "Tu ci hai salvato la vita! ci sia dato di trovar grazia agli occhi del mio signore, e saremo schiavi di Faraone!"26Giuseppe ne fece una legge, che dura fino al dì d’oggi, secondo la quale un quinto del reddito delle terre d’Egitto era per Faraone; non ci furono che le terre dei sacerdoti che non furon di Faraone.

L'adempimento del sogno di Faraone era inseparabile dalla persona di Giuseppe. L'abbondanza, poi la carestia l'han fatto riconoscere come il sostegno della vita, il salvatore del mondo.

Cristo è il centro delle profezie. Bentosto avrà la dominazione universale. Tutte le famiglie delle nazioni si prostreranno dinanzi a Lui (Salmo 22:27). Per appartenerGli e renderGli omaggio, i credenti non aspettano quel momento. Gesù compie un lavoro in loro. Comincia col saziare chi ha fame, cioè colui la cui anima ha dei bisogni. Poi agisce in lui, affinché a poco a poco tutto si trovi sottomesso a Dio. Poiché Egli non si accontenta di tale o tal altro sacrificio da parte vostra. No, vi vuole per intero, voi e le vostre terre, cioè tutto quello inerente alla vostra vita quaggiù. Dobbiamo essere Suoi, per intero e ad un tempo noi dipendiamo interamente da Lui. Sono come le due facce d'una medaglia. Cristo ci ha comprati per Dio. Talché ora, felici schiavi di Dio e del Signore Gesù Cristo (Giacomo 1:1), comprendiamo che ciò era indispensabile, non solo perché noi fossimo saziati, ma anche perché vi fosse del frutto per Lui nella nostra vita.

Genesi 47:27-31; Genesi 48:1-7
27Così gl’Israeliti abitarono nel paese d’Egitto, nel paese di Goscen; vi ebbero de’ possessi, vi s’accrebbero, e moltiplicarono oltremodo.28E Giacobbe visse nel paese d’Egitto diciassette anni; e i giorni di Giacobbe, gli anni della sua vita, furono centoquarantasette.29E quando Israele s’avvicinò al giorno della sua morte, chiamò il suo figliuolo Giuseppe, e gli disse: "Deh, se ho trovato grazia agli occhi tuoi, mettimi la mano sotto la coscia, e usami benignità e fedeltà; deh, non mi seppellire in Egitto!30ma, quando giacerò coi miei padri, portami fuori d’Egitto, e seppelliscimi nel loro sepolcro!"31Ed egli rispose: "Farò come tu dici". E Giacobbe disse: "Giuramelo". E Giuseppe glielo giurò. E Israele, vòlto al capo del letto, adorò.
1Dopo queste cose, avvenne che fu detto a Giuseppe: "Ecco, tuo padre è ammalato". Ed egli prese seco i suoi due figliuoli, Manasse ed Efraim.2Giacobbe ne fu informato, e gli fu detto: "Ecco, il tuo figliuolo Giuseppe viene da te". E Israele raccolse le sue forze, e si mise a sedere sul letto.3E Giacobbe disse a Giuseppe: "L’Iddio onnipotente mi apparve a Luz nel paese di Canaan, mi benedisse,4e mi disse: Ecco, io ti farò fruttare, ti moltiplicherò, ti farò diventare una moltitudine di popoli, e darò questo paese alla tua progenie dopo di te, come un possesso perpetuo.5E ora, i tuoi due figliuoli che ti son nati nel paese d’Egitto prima ch’io venissi da te in Egitto, sono miei. Efraim e Manasse saranno miei, come Ruben e Simeone.6Ma i figliuoli che hai generati dopo di loro, saranno tuoi; essi saranno chiamati col nome dei loro fratelli, quanto alla loro eredità.7Quanto a me, allorché tornavo da Paddan, Rachele morì presso di me, nel paese di Canaan, durante il viaggio, a qualche distanza da Efrata; e la seppellii quivi, sulla via di Efrata, che è Bethlehem".

La lunga vita di Giacobbe sta per terminare. Egli ha riconosciuto dinanzi a Faraone che i suoi giorni erano stati corti e malvagi (cap. 47:9). Ma la sua carriera non ha raggiunto il livello di quella d'Abrahamo o d'Isacco. Egli è passato per esperienze penose e ha perduto molti anni.

Vi guardi Iddio di perdere del tempo. La vita è breve, checchè si pensi alla vostra età. Impariamo per tempo quella lezione che Giacobbe ha capita soltanto all'età di 90 anni, quella lezione di Peniel: Niente in me, tutto in Cristo.

Ora Giacobbe, giunto al limite, rivede il cammino della sua vita. E le tappe si susseguono nella sua memoria: Luz cioè Bethel, ove Iddio gli si è fatto conoscere, Efrata e la morte di Rachele. Tutti i nostri sguardi volti al passato, sia alla nostra conversione, o a tutto quel che ha marcato la nostra vita, compreso il lutto se l'abbiamo attraversato, non fanno risaltare che una cosa sola: la misericordia di Colui che, con lo stesso amore, ci ha diretti, sopportati, rimproverati, consolati. E Giacobbe si prostra a capo del letto, o, come lo traduce Ebrei 11:21, adora, appoggiato in cima al suo bastone di pellegrino. Come dovremmo farlo noi pure più sovente nel nostro cuore!

Genesi 48:8-22
8Israele guardò i figliuoli di Giuseppe, e disse: "Questi, chi sono?"9E Giuseppe rispose a suo padre: "Sono miei figliuoli, che Dio mi ha dati qui". Ed egli disse: "Deh, fa’ che si appressino a me, e io li benedirò".10Or gli occhi d’Israele erano annebbiati a motivo dell’età, sì che non ci vedeva più. E Giuseppe li fece avvicinare a lui, ed egli li baciò e li abbracciò.11E Israele disse a Giuseppe: "Io non pensavo di riveder più la tua faccia; ed ecco che Iddio m’ha dato di vedere anche la tua progenie".12Giuseppe li ritirò di tra le ginocchia di suo padre, e si prostrò con la faccia a terra.13Poi Giuseppe li prese ambedue: Efraim alla sua destra, alla sinistra d’Israele; e Manasse alla sua sinistra, alla destra d’Israele; e li fece avvicinare a lui.14E Israele stese la sua man destra, e la posò sul capo di Efraim ch’era il più giovane; e posò la sua mano sinistra sul capo di Manasse, incrociando le mani; poiché Manasse era il primogenito.15E benedisse Giuseppe, e disse: "L’Iddio, nel cui cospetto camminarono i miei padri Abrahamo e Isacco, l’Iddio ch’è stato il mio pastore dacché esisto fino a questo giorno,16l’angelo che mi ha liberato da ogni male, benedica questi fanciulli! Siano chiamati col mio nome e col nome de’ miei padri Abrahamo ed Isacco, e moltiplichino copiosamente sulla terra!"17Or quando Giuseppe vide che suo padre posava la man destra sul capo di Efraim, n’ebbe dispiacere, e prese la mano di suo padre per levarla di sul capo di Efraim e metterla sul capo di Manasse.18E Giuseppe disse a suo padre: "Non così, padre mio; perché questo è il primogenito; metti la tua man destra sul suo capo".19Ma suo padre ricusò e disse: "Lo so, figliuol mio, lo so; anch’egli diventerà un popolo, e anch’egli sarà grande; nondimeno, il suo fratello più giovane sarà più grande di lui, e la sua progenie diventerà una moltitudine di nazioni".20E in quel giorno li benedisse, dicendo: "Per te Israele benedirà, dicendo: Iddio ti faccia simile ad Efraim ed a Manasse!" E mise Efraim prima di Manasse.21Poi Israele disse a Giuseppe: "Ecco, io mi muoio; ma Dio sarà con voi, e vi ricondurrà nel paese dei vostri padri.22E io ti do una parte di più che ai tuoi fratelli: quella che conquistai dalle mani degli Amorei, con la mia spada e col mio arco".

Per fede Giacobbe, morente, benedisse ciascuno dei figliuoli di Giuseppe...» (Ebrei 11:21). Dando al più giovane la benedizione del primogenito e inversamente, il suo pensiero deve riportarsi alla triste scena del cap. 27. Egli è ora cieco come lo era Isacco. Ma ha il discernimento del pensiero di Dio. È stato detto che Giacobbe non camminò mai così bene come da quando divenne zoppo; e non vide mai così chiaramente come quando divenne cieco.

«L'Iddio che è stato il mio Pastore» (vers. 15). Egli sapeva per esperienza quali erano le attività e le pene d'un pastore (cap. 31:38-40). Ora prende il posto della pecora e comprende un poco le cure pazienti di cui è stato l'oggetto da parte del suo Pastore. Dalla vostra più tenera infanzia, avete senza dubbio udito parlare del Buon Pastore, quello della parabola del cap. 15 di Luca. Che cosa fa Gesù per le sue pecore? Egli ha dato la sua vita per loro. Ed ora le conduce, le fa riposare in verdi pascoli, le conduce alle acque tranquille. Ne prende cura come Iddio ha avuto cura di Giacobbe durante tutta la sua vita.

Voi sapete ch'Egli è il Pastore. Ma potete voi dire come Giacobbe, e come Davide al Salmo 23: Egli è il mio Pastore?

Genesi 49:1-18
1Poi Giacobbe chiamò i suoi figliuoli, e disse: "Adunatevi, e vi annunzierò ciò che vi avverrà ne’ giorni a venire.2Adunatevi e ascoltate, o figliuoli di Giacobbe! Date ascolto a Israele, vostro padre!3Ruben, tu sei il mio primogenito, la mia forza, la primizia del mio vigore, eminente in dignità ed eminente in forza.4Impetuoso come l’acqua, tu non avrai la preeminenza, perché sei salito sul letto di tuo padre. Allora tu l’hai profanato. Egli è salito sul mio letto.5Simeone e Levi sono fratelli: le loro spade sono strumenti di violenza.6Non entri l’anima mia nel loro consiglio segreto, non si unisca la mia gloria alla loro raunanza! Poiché nella loro ira hanno ucciso degli uomini, e nel loro mal animo han tagliato i garetti ai tori.7Maledetta l’ira loro, perch’è stata violenta, e il loro furore perch’è stato crudele! Io li dividerò in Giacobbe, e li disperderò in Israele.8Giuda, te loderanno i tuoi fratelli; la tua mano sarà sulla cervice de’ tuoi nemici; i figliuoli di tuo padre si prostreranno dinanzi a te.9Giuda è un giovine leone; tu risali dalla preda, figliuol mio; egli si china, s’accovaccia come un leone, come una leonessa: chi lo farà levare?10Lo scettro non sarà rimosso da Giuda, né il bastone del comando di fra i suoi piedi, finché venga Colui che darà il riposo, e al quale ubbidiranno i popoli.11Egli lega il suo asinello alla vite, e il puledro della sua asina, alla vite migliore; lava la sua veste col vino, e il suo manto col sangue dell’uva.12Egli ha gli occhi rossi dal vino, e i denti bianchi dal latte.13Zabulon abiterà sulla costa dei mari; sarà sulla costa ove convengon le navi, e il suo fianco s’appoggerà a Sidon.14Issacar è un asino robusto, sdraiato fra i tramezzi del chiuso.15Egli ha visto che il riposo è buono, e che il paese è ameno; ha curvato la spalla per portare il peso, ed è divenuto un servo forzato al lavoro.16Dan giudicherà il suo popolo, come una delle tribù d’Israele.17Dan sarà una serpe sulla strada, una cerasta sul sentiero, che morde i talloni del cavallo, sì che il cavaliere cade all’indietro.18Io ho aspettato la tua salvezza, o Eterno!

Ci troviamo di nuovo dinanzi ad un capitolo di carattere profetico. Giacobbe annunzia ai suoi figli ciò che avverrà loro e ai loro figliuoli. In queste «benedizioni» di cui alcune sembrerebbero piuttosto delle maledizioni, è tracciata in anticipo e brevemente tutta la storia del popolo giudeo: Sotto i giudici e i re, Israele si è corrotto; come Ruben ha abbandonato l'Eterno per gli idoli. Poi, come in Simeone e in Levi, la violenza si è mostrata nel rigettamento dei profeti e del Messia stesso, prima che il popolo fosse stato disperso fra le nazioni. Cristo, come Giuda, è il Vincitore a cui appartiene lo scettro del regno, il «Leone» vittorioso che è della tribù di Giuda (Apocalisse 5:5). Ritroviamo in seguito Israele disperso sotto il giudicio di Dio, nell'attività commerciale, ma anche nella servitù delle nazioni. È il periodo attuale rappresentato da Zabulon e Issacar. Riguardo a Dan, egli è la terribile figura dell'Anticristo, personaggio giudeo che, in un prossimo futuro, sarà ricevuto da Israele come Messia. Dinanzi a questa prospettiva spaventevole quel povero popolo, come Giacobbe, non può contare che sulla liberazione di Dio: «Io ho aspettato la tua salvezza, o Eterno!»

Genesi 49:19-33
19Gad, l’assaliranno delle bande armate, ma egli a sua volta le assalirà, e le inseguirà.20Da Ascer verrà il pane saporito, ed ei fornirà delizie reali.21Neftali è una cerva messa in libertà; egli dice delle belle parole.22Giuseppe e un ramo d’albero fruttifero; un ramo d’albero fruttifero vicino a una sorgente; i suoi rami si stendono sopra il muro.23Gli arcieri l’hanno provocato, gli han lanciato dei dardi, l’hanno perseguitato;24ma l’arco suo è rimasto saldo; le sue braccia e le sue mani sono state rinforzate dalle mani del Potente di Giacobbe, da colui ch’è il pastore e la roccia d’Israele,25dall’Iddio di tuo padre che t’aiuterà, e dall’Altissimo che ti benedirà con benedizioni del cielo di sopra, con benedizioni dell’abisso che giace di sotto, con benedizioni delle mammelle e del seno materno.26Le benedizioni di tuo padre sorpassano le benedizioni dei miei progenitori, fino a raggiunger la cima delle colline eterne. Esse saranno sul capo di Giuseppe, sulla fronte del principe de’ suoi fratelli.27Beniamino è un lupo rapace; la mattina divora la preda, e la sera spartisce le spoglie".28Tutti costoro sono gli antenati delle dodici tribù d’Israele; e questo è quello che il loro padre disse loro, quando li benedisse. Li benedisse, dando a ciascuno la sua benedizione particolare.29Poi dette loro i suoi ordini, e disse: "Io sto per essere riunito al mio popolo; seppellitemi coi miei padri nella spelonca ch’è nel campo di Efron lo Hitteo,30nella spelonca ch’è nel campo di Macpela, dirimpetto a Mamre, nel paese di Canaan, la quale Abrahamo comprò, col campo, da Efron lo Hitteo, come sepolcro di sua proprietà.31Quivi furon sepolti Abrahamo e Sara sua moglie; quivi furon sepolti Isacco e Rebecca sua moglie, e quivi io seppellii Lea.32Il campo e la spelonca che vi si trova, furon comprati dai figliuoli di Heth".33Quando Giacobbe ebbe finito di dare questi ordini ai suoi figliuoli, ritirò i piedi entrò il letto, e spirò, e fu riunito al suo popolo.

Ai suoi discepoli il Signore Gesù poteva dichiarare: «Io v'ho predetta ogni cosa» (Marco 13:23). Avvertito da Dio, il credente non si spaventa pensando all'avvenire. Egli aspetta il Signore sapendo che sarà rapito prima del periodo dei giudici, «ora della prova che ha da venire su tutto il mondo» (Ap. 3:10). Invece, un «residuo» credente, fra il popolo d'Israele, attraverserà questa «tribolazione». Le parole rivolte a Gad vi fanno allusione. Beniamino ci parla del re che avrà il suo regno dopo la distruzione dei nemici; Ascer e Neftali, ci parlano del popolo finalmente benedetto con lo stabilimento del regno. Sì, il riscattato, pur sapendo che non sarà più sulla terra, s'interessa di queste cose e si rallegra pensando che il vero Giuseppe, Cristo, Colui che è stato odiato, avrà il potere supremo e sarà in benedizione al mondo intero.

Messo a parte dei suoi fratelli — tale è il posto di Giuseppe. Tale è quello di Cristo nei pensieri di Dio, sovranamente innalzato avendo ricevuto «un nome che è al disopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio» (Filip. 2:9). Questo nome di Gesù, Dio Salvatore, è esso grande fin d'ora per il vostro cuore?

Genesi 50:1-14
1Allora Giuseppe si gettò sulla faccia di suo padre, pianse su lui, e lo baciò.2Poi Giuseppe ordinò ai medici ch’erano al suo servizio, d’imbalsamare suo padre; e i medici imbalsamarono Israele.3Ci vollero quaranta giorni; perché tanto è il tempo che s’impiega ad imbalsamare; e gli Egiziani lo piansero settanta giorni.4E quando i giorni del lutto fatto per lui furon passati, Giuseppe parlò alla casa di Faraone, dicendo: "Se ora ho trovato grazia agli occhi vostri, fate giungere agli orecchi di Faraone queste parole:5Mio padre m’ha fatto giurare e m’ha detto: Ecco, io mi muoio; seppelliscimi nel mio sepolcro, che mi sono scavato nel paese di Canaan. Ora dunque, permetti ch’io salga e seppellisca mio padre; poi tornerò".6E Faraone rispose: "Sali, e seppellisci tuo padre come t’ha fatto giurare".7Allora Giuseppe salì a seppellire suo padre; e con lui salirono tutti i servitori di Faraone, gli Anziani della sua casa e tutti gli Anziani del paese d’Egitto,8e tutta la casa di Giuseppe e i suoi fratelli e la casa di suo padre. Non lasciarono nel paese di Goscen che i loro bambini, i loro greggi e i loro armenti.9Con lui salirono pure carri e cavalieri; talché il corteggio era numerosissimo.10E come furon giunti all’aia di Atad, ch’è oltre il Giordano, vi fecero grandi e profondi lamenti; e Giuseppe fece a suo padre un lutto di sette giorni.11Or quando gli abitanti del paese, i Cananei, videro il lutto dell’aia di Atad, dissero: "Questo e un grave lutto per gli Egiziani!" Perciò fu messo nome Abel-Mitsraim a quell’aia, ch’è oltre il Giordano.12I figliuoli di Giacobbe fecero per lui quello ch’egli aveva ordinato loro:13lo trasportarono nel paese di Canaan, e lo seppellirono nella spelonca del campo di Macpela, che Abrahamo avea comprato, col campo, da Efron lo Hitteo, come sepolcro di sua proprietà, dirimpetto a Mamre.14Giuseppe, dopo ch’ebbe sepolto suo padre, se ne tornò in Egitto coi suoi fratelli e con tutti quelli ch’erano saliti con lui a seppellire suo padre.

Giacobbe è morto. Il ricco paese di Goscen ove ha trascorso 17 anni non gli ha fatto dimenticare quello di Canaan, né le promesse che Dio gli aveva fatte a Beer-Sheba (cap. 46:4). Egli dev'essere sotterrato in quel paese che appartiene a lui a alla sua progenie.

Si, deve riposare in quella caverna di Macpela, ove i membri della famiglia della fede aspettano il giorno della risurrezione. Il prezzo è stato pagato anticamente per assicurargliene il diritto.

Come vediamo, è data gran solennità ai funerali di Giacobbe. Oggi, quando un credente lascia questo mondo, il fatto non dà luogo a grandi cerimonie. Ora che la morte è vinta, l'apostolo può semplicemente parlare di «quelli che dormono,— quelli che si sono addormentati in Gesù» (1 Tessal. 4:13-14). La morte per il credente ha perduto il suo terribile potere; non è più che un sonno che avrà fine per mezzo della risurrezione. Questa ne sarà come il meraviglioso risveglio. Ma se la morte ha perduto la sua forza, non potendo più ritenere il credente, non dimentichiamo ciò che questo è costato al Signore. Egli, in vece nostra, ha dovuto provarne tutta la potenza, e tutto l'orrore durante le ore della croce.

Genesi 50:15-26
15I fratelli di Giuseppe, quando videro che il loro padre era morto, dissero: "Chi sa che Giuseppe non ci porti odio, e non ci renda tutto il male che gli abbiam fatto!"16E mandarono a dire a Giuseppe: "Tuo padre, prima di morire, dette quest’ordine:17Dite così a Giuseppe: Deh, perdona ora ai tuoi fratelli il loro misfatto e il loro peccato; perché t’hanno fatto del male. Deh, perdona dunque ora il misfatto de’ servi dell’Iddio di tuo padre!" E Giuseppe, quando gli fu parlato così, pianse.18E i suoi fratelli vennero anch’essi, si prostrarono ai suoi piedi, e dissero: "Ecco, siamo tuoi servi".19E Giuseppe disse loro: "Non temete; poiché son io forse al posto di Dio?20Voi avevate pensato del male contro a me; ma Dio ha pensato di convertirlo in bene, per compiere quello che oggi avviene: per conservare in vita un popolo numeroso.21Ora dunque non temete; io sostenterò voi e i vostri figliuoli". E li confortò, e parlò al loro cuore.22Giuseppe dimorò in Egitto: egli, con la casa di suo padre; e visse centodieci anni.23Giuseppe vide i figliuoli di Efraim, fino alla terza generazione; anche i figliuoli di Makir, figliuolo di Manasse, nacquero sulle sue ginocchia.24E Giuseppe disse ai suoi fratelli: "Io sto per morire; ma Dio per certo vi visiterà, e vi farà salire, da questo paese, nel paese che promise con giuramento ad Abrahamo, a Isacco e a Giacobbe".25E Giuseppe fece giurare i figliuoli d’Israele, dicendo: "Iddio per certo vi visiterà; allora, trasportate di qui le mie ossa".26Poi Giuseppe morì, in età di centodieci anni; e fu imbalsamato, e posto in una bara in Egitto.

Il libro della Genesi è terminato. Come lo si è notato, tutti i misteri di Dio vi sono già abbozzati, come i contorni delle montagne alle prime luci del mattino. Prima della fine del libro udiamo ancora il per certo della fede (vers. 24), di quella fede che è «certezza di cose che si sperano; dimostrazione di cose che non si vedono» (Ebrei 11:1). «Iddio per certo vi visiterà». Sono le ultime parole di Giuseppe ai suoi fratelli, il solo di tutti i suoi atti che ci sia riferito in Ebrei 11:22. La Parola d'uno più grande di Giuseppe ci dà questa sicurezza formale alla fine del santo Libro: «Ecco, Io vengo tosto» (Apoc. 22:6, 12, 20).

Ognuno dei suoi cari riscattati, e speriamo ognuno di voi, possa con tutto il cuore darGli questa risposta: «Amen, vieni, Signor Gesù!»

Esodo 1:1-22
1Or questi sono i nomi dei figliuoli d’Israele che vennero in Egitto. Essi ci vennero con Giacobbe, ciascuno con la sua famiglia:2Ruben, Simeone, Levi e Giuda;3Issacar, Zabulon e Beniamino;4Dan e Neftali, Gad e Ascer.5Tutte le persone discendenti da Giacobbe ammontavano a settanta. Giuseppe era già in Egitto.6E Giuseppe morì, come moriron pure tutti i suoi fratelli e tutta quella generazione.7E i figliuoli d’Israele furon fecondi, moltiplicarono copiosamente, diventarono numerosi e si fecero oltremodo potenti, e il paese ne fu ripieno.8Or sorse sopra l’Egitto un nuovo re, che non avea conosciuto Giuseppe.9Egli disse al suo popolo: "Ecco, il popolo de’ figliuoli d’Israele è più numeroso e più potente di noi.10Orsù, usiamo prudenza con essi; che non abbiano a moltiplicare e, in caso di guerra, non abbiano a unirsi ai nostri nemici e combattere contro di noi e poi andarsene dal paese".11Stabilirono dunque sopra Israele de’ soprastanti ai lavori, che l’opprimessero con le loro angherie. Ed esso edificò a Faraone le città di approvvigionamento, Pithom e Raamses.12Ma più l’opprimevano, e più il popolo moltiplicava e s’estendeva; e gli Egiziani presero in avversione i figliuoli d’Israele,13e fecero servire i figliuoli d’Israele con asprezza,14e amareggiaron loro la vita con una dura servitù, adoprandoli nei lavori d’argilla e di mattoni, e in ogni sorta di lavori nei campi. E imponevano loro tutti questi lavori, con asprezza.15Il re d’Egitto parlò anche alle levatrici degli Ebrei, delle quali l’una si chiamava Scifra e l’altra Pua. E disse:16"Quando assisterete le donne ebree al tempo del parto, e le vedrete sulla seggiola, se è un maschio, uccidetelo; ma se è una femmina, lasciatela vivere".17Ma le levatrici temettero Iddio, e non fecero quello che il re d’Egitto aveva ordinato loro; lasciarono vivere i maschi.18Allora il re d’Egitto chiamò le levatrici, e disse loro: "Perché avete fatto questo, e avete lasciato vivere i maschi?"19E le levatrici risposero a Faraone: "Egli è che le donne ebree non sono come le egiziane; sono vigorose, e, prima che la levatrice arrivi da loro, hanno partorito".20E Dio fece del bene a quelle levatrici; e il popolo moltiplicò e divenne oltremodo potente.21E perché quelle levatrici temettero Iddio, egli fece prosperare le loro case.22Allora Faraone diede quest’ordine al suo popolo: "Ogni maschio che nasce, gettatelo nel fiume; ma lasciate vivere tutte le femmine".

Fra la Genesi e l'Esodo le cose sono mutate nel paese d'Egitto. Ciò che caratterizza oggi il Faraone e il suo popolo, è che essi «non avevano conosciuto Giuseppe» (vers. 8). O meglio, non si ricordano più di lui. Com'è possibile? Colui che aveva salvato l'Egitto, conservato la vita a tutto un popolo, è stato totalmente dimenticato! Ebbene, è la stessa cosa del mondo attuale ove Satana regna! Gesù, il Salvatore, non ha posto nella mente degli uomini. E di conseguenza i credenti pure sono messi da parte, talvolta perseguitati, a causa della loro relazione con Gesù. «Il mondo non ci conosce, perché non ha conosciuto Lui» (1 Giovanni 3:1).

«Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi» (Giov. 15:20). Ne fu così del popolo di Giuseppe in Egitto, ne è così oggi per il popolo di Dio nel mondo. Voi sapete che attualmente vi sono dei paesi dove essere cristiano significa la persecuzione e talvolta la morte.

Come più tardi i bambini di Bethlemme, così i bambini degl'Israeliti devono esser uccisi. Ma Iddio si serve di donne che temono Dio e che «non temono il comandamento del re» (Ebrei 11:23) per mandare a vuoto i disegni del nemico.

Esodo 2:1-14
1Or un uomo della casa di Levi andò e prese per moglie una figliuola di Levi.2Questa donna concepì, e partorì un figliuolo; e vedendo com’egli era bello, lo tenne nascosto tre mesi.3E quando non poté più tenerlo nascosto, prese un canestro fatto di giunchi, lo spalmò di bitume e di pece, vi pose dentro il bambino, e lo mise nel canneto sulla riva del fiume.4E la sorella del bambino se ne stava a una certa distanza, per sapere quel che gli succederebbe.5Or la figliuola di Faraone scese a fare le sue abluzioni sulla riva del fiume; e le sue donzelle passeggiavano lungo il fiume. Ella vide il canestro nel canneto, e mandò la sua cameriera a prenderlo.6L’aprì, e vide il bimbo; ed ecco, il piccino piangeva; ed ella n’ebbe compassione, e disse: "Questo è uno de’ figliuoli degli Ebrei".7Allora la sorella del bambino disse alla figliuola di Faraone: "Devo andare a chiamarti una balia tra le donne ebree che t’allatti questo bimbo?"8La figliuola di Faraone le rispose: "Va’". E la fanciulla andò a chiamare la madre del bambino.9E la figliuola di Faraone le disse: "Porta via questo bambino, allattamelo, e io ti darò il tuo salario". E quella donna prese il bambino e l’allattò.10E quando il bambino fu cresciuto, ella lo menò dalla figliuola di Faraone: esso fu per lei come un figliuolo, ed ella gli pose nome Mosè; "Perché, disse, io l’ho tratto dall’acqua".11Or in que’ giorni, quando Mosè era già diventato grande, avvenne ch’egli uscì a trovare i suoi fratelli, e notò i lavori di cui erano gravati; e vide un Egiziano, che percoteva uno degli Ebrei suoi fratelli.12Egli volse lo sguardo di qua e di là; e, visto che non c’era nessuno, uccise l’Egiziano, e lo nascose nella sabbia.13Il giorno seguente uscì, ed ecco due Ebrei che si litigavano; ed egli disse a quello che avea torto: "Perché percuoti il tuo compagno?"14E quegli rispose: "Chi t’ha costituito principe e giudice sopra di noi? Vuoi tu uccider me come uccidesti l’Egiziano?" Allora Mosè ebbe paura, e disse: "Certo, la cosa è nota".

Ecco Mosè, altro tipo di Cristo, i cui atti ed insegnamenti occupano il resto di ciò che è chiamato il Pentateuco, dall'Esodo al Deuteronomio. Nato da una pia famiglia della tribù di Levi, era bello, divinamente bello, o «bello a Dio» ci dice Atti 7:20 (nota). Pensiamo al «fanciullo Gesù» sul quale riposava il favore di Dio (Luca 2:40).

Nel canestro preparato dalla madre di Mosè abbiamo l'immagine delle cure che i genitori cristiani hanno per garantire i loro figliuoli contro le influenze perniciose del mondo esteriore. Tutti gl'insegnamenti, come il giunco intrecciato, non bastano. Ci vuole ancora il rivestimento di bitume, vale a dire la separazione pratica dal male e dal mondo che forse voi avete talvolta difficoltà ad accettare.

Ma le cure non bastano. Occorre anche la fede. Il canestro deve essere messo nell'acqua! E Iddio risponde a questa fede con una liberazione meravigliosa.

Mosè divenuto adulto mostra a sua volta una fede eccezionale. Rifiuta i piaceri della corte di Faraone, l'avvenire brillante che gli si offre e si presenta per liberare il suo popolo. Ma è respinto da quest'ultimo, come lo sarà Uno più grande di lui.

Esodo 2:15-25; Esodo 3:1-6
15E quando Faraone udì il fatto, cercò di uccidere Mosè; ma Mosè fuggì dal cospetto di Faraone, e si fermò nel paese di Madian; e si mise a sedere presso ad un pozzo.16Or il sacerdote di Madian aveva sette figliuole; ed esse vennero ad attinger acqua, e a riempire gli abbeveratoi per abbeverare il gregge del padre loro.17Ma sopraggiunsero i pastori, che le scacciarono. Allora Mosè si levò, prese la loro difesa, e abbeverò il loro gregge.18E com’esse giunsero da Reuel loro padre, questi disse: "Come mai siete tornate così presto oggi?"19Ed esse risposero: "Un Egiziano ci ha liberate dalle mani de’ pastori, e di più ci ha attinto l’acqua, ed ha abbeverato il gregge".20Ed egli disse alle sue figliuole: "E dov’è? Perché avete lasciato là quell’uomo? Chiamatelo, che prenda qualche cibo".21E Mosè acconsentì a stare da quell’uomo; ed egli diede a Mosè Sefora, sua figliuola.22Ed ella partorì un figliuolo ch’egli chiamò Ghershom; "perché, disse, io soggiorno in terra straniera".23Or nel corso di quel tempo, che fu lungo, avvenne che il re d’Egitto morì; e i figliuoli d’Israele sospiravano a motivo della schiavitù, e alzavan delle grida; e le grida che il servaggio strappava loro salirono a Dio.24E Dio udì i loro gemiti; e Dio si ricordò dei suo patto con Abrahamo, con Isacco e con Giacobbe.25E Dio vide i figliuoli d’Israele, e Dio ebbe riguardo alla loro condizione.
1Or Mosè pasceva il gregge di Jethro suo suocero, sacerdote di Madian; e guidando il gregge dietro al deserto, giunse alla montagna di Dio, a Horeb.2E l’angelo dell’Eterno gli apparve in una fiamma di fuoco, di mezzo a un pruno. Mosè guardò, ed ecco il pruno era tutto in fiamme, ma non si consumava.3E Mosè disse: "Ora voglio andar da quella parte a vedere questa grande visione e come mai il pruno non si consuma!"4E l’Eterno vide ch’egli s’era scostato per andare a vedere. E Dio lo chiamò di mezzo al pruno, e disse: "Mosè! Mosè!" Ed egli rispose: "Eccomi".5E Dio disse: "Non t’avvicinar qua; togliti i calzari dai piedi, perché il luogo sul quale stai, e suolo sacro".6Poi aggiunse: "Io sono l’Iddio di tuo padre, l’Iddio d’Abrahamo, l’Iddio d’Isacco e l’Iddio di Giacobbe". E Mosè si nascose la faccia, perché avea paura di guardare Iddio.

Mosè, rigettato da quelli in mezzo ai quali era disceso per liberarli, se ne fugge in un paese straniero ove trova una sposa, Sefora. Così pure Cristo, essendo ricco, è vissuto nella povertà per noi (2 Corinzi 8:9), è venuto in grazia in mezzo ai suoi che non l'hanno ricevuto, talché Egli è ora lontano dal mondo. E lo Spirito Gli prepara una Sposa che partecipa al suo rigettamento.

Quarant'anni son passati per Mosè. Iddio si rivelerà a lui in una «grande visione». Per Agar Egli aveva scelto un pozzo, per Giacobbe una scala e per Mosè quel misterioso cespuglio spinoso. Iddio non si fa conoscere a tutti nello stesso modo. Speriamo che voi possiate dire ove e come voi l'avete incontrato. Iddio voleva mostrare a Mosè la sua grazia verso il suo caro popolo. In mezzo alla fornace dell'Egitto, Israele era come quel cespuglio, provato ma non distrutto dal fuoco. Ne è lo stesso dei credenti. Quando il fuoco della prova passa su loro, non è per consumarli essi stessi, ma per distruggere il male non giudicato che sussiste in loro.

In Cristo solo, il fuoco divino che l'ha interamente visitato non ha trovato nulla da consumare (Salmo 17:3).

Esodo 3:7-22
7E l’Eterno disse: "Ho veduto, ho veduto l’afflizione del mio popolo che è in Egitto, e ho udito il grido che gli strappano i suoi angariatori; perché conosco i suoi affanni;8e sono sceso per liberarlo dalla mano degli Egiziani, e per farlo salire da quel paese in un paese buono e spazioso, in un paese ove scorre il latte e il miele, nel luogo dove sono i Cananei, gli Hittei, gli Amorei, i Ferezei, gli Hivvei e i Gebusei.9Ed ora, ecco, le grida de’ figliuoli d’Israele son giunte a me, ed ho anche veduto l’oppressione che gli Egiziani fanno loro soffrire.10Or dunque vieni, e io ti manderò a Faraone perché tu faccia uscire il mio popolo, i figliuoli d’Israele, dall’Egitto".11E Mosè disse a Dio: "Chi son io per andare da Faraone e per trarre i figliuoli d’Israele dall’Egitto?"12E Dio disse: "Va’, perché io sarò teco; e questo sarà per te il segno che son io che t’ho mandato: quando avrai tratto il popolo dall’Egitto, voi servirete Iddio su questo monte".13E Mosè disse a Dio: "Ecco, quando sarò andato dai figliuoli d’Israele e avrò detto loro: L’Iddio de’ vostri padri m’ha mandato da voi, se essi mi dicono: Qual è il suo nome? che risponderò loro?"14Iddio disse a Mosè: "Io sono quegli che sono". Poi disse: "Dirai così ai figliuoli d’Israele: L’Io sono m’ha mandato da voi".15Iddio disse ancora a Mosè: "Dirai così ai figliuoli d’Israele: L’Eterno, l’Iddio de’ vostri padri, l’Iddio d’Abrahamo, l’Iddio d’Isacco e l’Iddio di Giacobbe mi ha mandato da voi. Tale è il mio nome in perpetuo, tale la mia designazione per tutte le generazioni.16Va’ e raduna gli anziani d’Israele, e di’ loro: L’Eterno, l’Iddio de’ vostri padri, l’Iddio d’Abrahamo, d’Isacco e di Giacobbe m’è apparso, dicendo: Certo, io vi ho visitati, e ho veduto quello che vi si fa in Egitto;17e ho detto: Io vi trarrò dall’afflizione d’Egitto, e vi farò salire nel paese dei Cananei, degli Hittei, degli Amorei, de’ Ferezei, degli Hivvei e de’ Gebusei, in un paese ove scorre il latte e il miele.18Ed essi ubbidiranno alla tua voce; e tu, con gli anziani d’Israele, andrai dal re d’Egitto, e gli direte: L’Eterno, l’Iddio degli Ebrei, ci è venuto incontro; or dunque, lasciaci andare tre giornate di cammino nel deserto, per offrir sacrifizi all’Eterno, all’Iddio nostro.19Or io so che il re d’Egitto non vi concederà d’andare, se non forzato da una potente mano.20E io stenderò la mia mano e percoterò l’Egitto con tutti i miracoli che io farò in mezzo ad esso; e, dopo questo, vi lascerà andare.21E farò sì che questo popolo trovi favore presso gli Egiziani; e avverrà che, quando ve ne andrete, non ve ne andrete a mani vuote;22ma ogni donna domanderà alla sua vicina e alla sua casigliana degli oggetti d’argento, degli oggetti d’oro e dei vestiti; voi li metterete addosso ai vostri figliuoli e alle vostre figliuole, e così spoglierete gli Egiziani".

Durante i lunghi anni di schiavità nella «fornace di ferro» dell'Egitto (Deuteronomio 4:20) Iddio non era rimasto indifferente alle sofferenze d'Israele. Egli si ricordava delle sue promesse ad Abrahamo (Genesi 15:13-14) e a Giacobbe (Genesi 46:4). Giunge il momento in cui Egli si farà conoscere al suo popolo per mezzo di Mosè come l'Iddio dei loro padri e ad un tempo l'Iddio che pensa a loro in amore per liberarli. Non è forse ugualmente così che possono conoscerLo tutti quelli che gemono sotto il fardello dei loro peccati? Lo stato di miseria e di perdizione della sua creatura non ha lasciato Iddio insensibile, nello stesso modo come Egli ha visto l'afflizione d'Israele e ha udito i suoi gridi e i suoi sospiri. Ma non si è accontentato di prender conoscenza dei «suoi dolori» (vers. 7). Egli aggiunge: «Sono disceso per liberarli».

È in Gesù che Dio è disceso; è per suo mezzo che Egli ci ha liberati. Ma si è forse fermato lì? No, ha voluto ancora fare di noi il Suo popolo e stabilirci in una relazione con Sè.

Nello stesso modo a riguardo di Mosè, Iddio gli rivela il Suo Nome. È «Io sono», Colui che riempie l'Eternità della sua presenza. Egli esiste, Egli è, tutto il resto deriva da questo.

Esodo 4:1-17
1Mosè rispose e disse: "Ma ecco, essi non mi crederanno e non ubbidiranno alla mia voce, perché diranno: L’Eterno non t’è apparso".2E l’Eterno gli disse: "Che è quello che hai in mano?" Egli rispose: "Un bastone".3E l’Eterno disse: "Gettalo in terra". Egli lo gettò in terra, ed esso diventò un serpente; e Mosè fuggì d’innanzi a quello.4Allora l’Eterno disse a Mosè: "Stendi la tua mano, e prendilo per la coda". Egli stese la mano, e lo prese, ed esso ritornò un bastone nella sua mano.5"Questo farai, disse l’Eterno, affinché credano che l’Eterno, l’Iddio dei loro padri, l’Iddio d’Abrahamo, l’Iddio d’Isacco e l’Iddio di Giacobbe t’è apparso".6L’Eterno gli disse ancora: "Mettiti la mano in seno". Ed egli si mise la mano in seno; poi, cavatala fuori, ecco che la mano era lebbrosa, bianca come neve.7E l’Eterno gli disse: "Rimettiti la mano in seno". Egli si rimise la mano in seno; poi, cavatasela di seno, ecco ch’era ritornata come l’altra sua carne.8"Or avverrà, disse l’Eterno, che, se non ti crederanno e non daranno ascolto alla voce del primo segno, crederanno alla voce del secondo segno;9e se avverrà che non credano neppure a questi due segni e non ubbidiscano alla tua voce, tu prenderai dell’acqua del fiume, e la verserai sull’asciutto; e l’acqua che avrai presa dal fiume, diventerà sangue sull’asciutto".10E Mosè disse all’Eterno: "Ahimè, Signore, io non sono un parlatore; non lo ero in passato, e non lo sono da quando tu hai parlato al tuo servo; giacché io sono tardo di parola e di lingua".11E l’Eterno gli disse: "Chi ha fatto la bocca dell’uomo? o chi rende muto o sordo o veggente o cieco? non son io, l’Eterno?12Or dunque va’, e io sarò con la tua bocca, e t’insegnerò quello che dovrai dire".13E Mosè disse: "Deh! Signore, manda il tuo messaggio per mezzo di chi vorrai!"14Allora l’ira dell’Eterno s’accese contro Mosè, ed egli disse: "Non c’è Aaronne tuo fratello, il Levita? Io so che parla bene. E per l’appunto, ecco ch’egli esce ad incontrarti; e, come ti vedrà, si rallegrerà in cuor suo.15Tu gli parlerai, e gli metterai le parole in bocca; io sarò con la tua bocca e con la bocca sua, e v’insegnerò quello che dovrete fare.16Egli parlerà per te al popolo; e così ti servirà di bocca, e tu sarai per lui come Dio.17Or prendi in mano questo bastone col quale farai i prodigi".

Atti 7:22 ci informa che alla corte di Faraone, Mosè era stato istruito in tutta la sapienza degli Egiziani. Ma non vi aveva imparato a conoscere «Io sono». Voi siete, almeno lo speriamo, dei buoni alunni a scuola. Ma dovete ricordarvi che, anche se poteste concentrare nella vostra mente tutto lo scibile umano, non sapreste nulla di più riguardo a Dio. Soltanto la Bibbia ci dà questa conoscenza. Guardatevi dal trascurarla.

Riguardo poi al servizio, non sono gli anni trascorsi nel palazzo reale che hanno fatto di Mosè uno strumento atto alla liberazione del popolo. L'uccisione dell'Egiziano lo ha ben dimostrato. Dopo i quarant'anni alla scuola della corte d'Egitto, occorrono altri quarant'anni alla scuola di Dio, dietro al deserto. E come risultato di questo tempo, Mosè non ha più nulla di sè da far valere. Egli confessa la sua mancanza di eloquenza e mette da parte tutte le sue capacità personali. Ma se giustamente ha cessato di aver fiducia in se stesso, non ha ancora piena fiducia in Dio. Deve imparare, e noi con lui, che quando Iddio ci affida un servizio, Egli dà nello stesso tempo le risorse per compierlo.

Esodo 4:18-31
18Allora Mosè se ne andò, tornò da Jethro suo suocero, e gli disse: "Deh, lascia ch’io me ne vada e torni dai miei fratelli che sono in Egitto, e vegga se sono ancor vivi". E Jethro disse a Mosè: "Va’ in pace".19Or l’Eterno disse a Mosè in Madian: "Va’, tornatene in Egitto, perché tutti quelli che cercavano di toglierti la vita sono morti".20Mosè dunque prese la sua moglie e i suoi figliuoli, li pose su degli asini, e tornò nei paese d’Egitto; e Mosè prese nella sua mano il bastone di Dio.21E l’Eterno disse a Mosè: "Quando sarai tornato in Egitto, avrai cura di fare dinanzi a Faraone tutti i prodigi che t’ho dato potere di compiere; ma io gl’indurerò il cuore, ed egli non lascerà partire il popolo.22E tu dirai a Faraone: Così dice l’Eterno: Israele è il mio figliuolo, il mio primogenito;23e io ti dico: Lascia andare il mio figliuolo, affinché mi serva; e se tu ricusi di lasciarlo andare, ecco, io ucciderò il tuo figliuolo, il tuo primogenito".24Or avvenne che, essendo Mosè in viaggio, nel luogo dov’egli albergava, l’Eterno gli si fece incontro, e cercò di farlo morire.25Allora Sefora prese una selce tagliente, recise il prepuzio del suo figliuolo, e lo gettò ai piedi di Mosè, dicendo: "Sposo di sangue tu mi sei!"26E l’Eterno lo lasciò. Allora ella disse: "Sposo di sangue, per via della circoncisione".27L’Eterno disse ad Aaronne: "Va’ nel deserto incontro a Mosè". Ed egli andò, lo incontrò al monte di Dio, e lo baciò.28E Mosè riferì ad Aaronne tutte le parole che l’Eterno l’aveva incaricato di dire, e tutti i segni portentosi che gli aveva ordinato di fare.29Mosè ed Aaronne dunque andarono, e radunarono tutti gli anziani de’ figliuoli d’Israele.30E Aaronne riferì tutte le parole che l’Eterno avea dette a Mosè, e fece i prodigi in presenza del popolo.31E il popolo prestò loro fede. Essi intesero che l’Eterno avea visitato i figliuoli d’Israele e avea veduto la loro afflizione, e s’inchinarono e adorarono.

Nella Genesi non abbiamo visto dei miracoli. Iddio parlava direttamente ai patriarchi senza alcun intermediario. Ma al tempo dell'Esodo, per indirizzarsi ai suoi si serve d'un intermediario, di Mosè e, come prova della sua missione, gli conferisceilpotereee di fare dei miracoli. Oggi conosciamo il Padre per mezzo di Gesù. Non abbiamo perciò più bisogno di miracoli per credere. Già quando il Signore era sulla terra, Egli era afflitto di udire i farisei chiedere un segno dal cielo (Matteo 12:38-39 — 16:1-2). Non è forse il miracolo più grande che Egli stesso sia in mezzo a loro? Al principio del capitolo Mosè aveva detto: «Ma ecco, essi non mi crederanno e non ubbidiranno alla mia voce. Or l'Eterno aveva preparato il cuore del popolo (vers. 31) il quale crede alle parole e ai segni che Mosè ed Aaronne fanno dinanzi a loro. E, prima ancora della liberazione, i figli d'Israele s'inchinano e si prostrano. Quando Iddio ci mette in cuore di presentare a qualcuno il messaggio della salvezza, accade anche a noi di ragionare e dire: «Non vai la pena, non crederà». Ma non siam piuttosto noi che non crediamo, che siamo increduli e che non contiamo abbastanza su Dio? Egli solo può raggiungere le anime.

Esodo 5:1-14
1Dopo questo, Mosè ed Aaronne vennero a Faraone, e gli dissero: "Così dice l’Eterno, l’Iddio d’Israele: Lascia andare il mio popolo, perché mi celebri una festa nel deserto".2Ma Faraone rispose: "Chi è l’Eterno ch’io debba ubbidire alla sua voce e lasciar andare Israele? Io non conosco l’Eterno, e non lascerò affatto andare Israele".3Ed essi dissero: "L’Iddio degli Ebrei si è presentato a noi; lasciaci andare tre giornate di cammino nel deserto per offrir sacrifizi all’Eterno, ch’è il nostro Dio, onde ei non abbia a colpirci con la peste o con la spada".4E il re d’Egitto disse loro: "O Mosè e Aaronne, perché distraete il popolo dai suoi lavori? Andate a fare quello che vi è imposto!"5E Faraone disse: "Ecco, il popolo è ora numeroso nel paese, e voi gli fate interrompere i lavori che gli sono imposti".6E quello stesso giorno Faraone dette quest’ordine agli ispettori del popolo e ai suoi sorveglianti:7"Voi non darete più, come prima, la paglia al popolo per fare i mattoni; vadano essi a raccogliersi della paglia!8E imponete loro la stessa quantità di mattoni di prima, senza diminuzione alcuna; perché son de’ pigri; e però gridano dicendo: Andiamo a offrir sacrifizi al nostro Dio!9Sia questa gente caricata di lavoro; e si occupi di quello senza badare a parole di menzogna".10Allora gl’ispettori del popolo e i sorveglianti uscirono e dissero al popolo: "Così dice Faraone: Io non vi darò più paglia.11Andate voi a procurarvi della paglia dove ne potrete trovare, perché il vostro lavoro non sarà diminuito per nulla".12Così il popolo si sparse per tutto il paese d’Egitto, per raccogliere della stoppia invece di paglia.13E gli ispettori li sollecitavano dicendo: "Compite i vostri lavori giorno per giorno, come quando c’era la paglia!"14E i sorveglianti de’ figliuoli d’Israele stabiliti sopra loro dagli ispettori di Faraone, furon battuti; e fu loro detto: "Perché non avete fornito, ieri e oggi come prima, la quantità di mattoni che v’è imposta?"

L'Egitto é una chiara immagine del mondo. Ma che cos'è esattamente il «mondo» di cui parliamo sovente? Non è soltanto la terra abitata, ma secondo la Parola (e specialmente gli scritti dell'apostolo Giovanni) è l'insieme della società umana organizzata senza Dio. Nel mondo si trova tutto ciò che rende piacevole la vita. Esso rifiuta l'autorità di Dio, però si è tuttavia costituito un capo: Satana, chiamato il Principe di questo mondo. È un padrone duro ed esigente, di cui il crudele Faraone costituisce una colpente immagine. Da parte sua, il popolo d'Israele in Egitto rappresenta i credenti prima della loro conversione. Essi sono ancora ritenuti nelle catene della schiavitù, ma Iddio vuol dar loro una completa liberazione. Noi pure sappiamo bene che cosa significhi gemere sotto il giogo di Satana «schiavi del peccato» (Romani 6:17), «servi di varie concupiscenze e voluttà» (Tito 3:3), incapaci di liberarci da noi stessi.

Siete voi forse ancora in questo terribile stato? La Parola vi annunzia, non come Mosè una prossima liberazione, ma una redenzione già compiuta. La redenzione, cioè il riscatto delle anime di sotto alla servitù terribile del diavolo e del peccato, tale è il soggetto del libro dell'Esodo.

Esodo 5:15-23; Esodo 6:1-8
15Allora i sorveglianti dei figliuoli d’Israele vennero a lagnarsi da Faraone, dicendo: "Perché tratti così i tuoi servitori?16Non si dà più paglia ai tuoi servitori, e ci si dice: Fate de’ mattoni! ed ecco che i tuoi servitori sono battuti, e il tuo popolo è considerato come colpevole!"17Ed egli rispose: "Siete dei pigri! siete dei pigri! Per questo dite: Andiamo a offrir sacrifizi all’Eterno.18Or dunque andate a lavorare! non vi si darà più paglia, e fornirete la quantità di mattoni prescritta".19I sorveglianti de’ figliuoli d’Israele si videro ridotti a mal partito, perché si diceva loro: "Non diminuite per nulla il numero de’ mattoni impostovi giorno per giorno".20E, uscendo da Faraone, incontrarono Mosè e Aaronne, che stavano ad aspettarli,21e dissero loro: "L’Eterno volga il suo sguardo su voi, e giudichi! poiché ci avete messi in cattivo odore dinanzi a Faraone e dinanzi ai suoi servitori, e avete loro messa la spada in mano perché ci uccida".22Allora Mosè tornò dall’Eterno, e disse: "Signore, perché hai fatto del male a questo popolo? Perché dunque mi hai mandato?23Poiché, da quando sono andato da Faraone per parlargli in tuo nome, egli ha maltrattato questo popolo, e tu non hai affatto liberato il tuo popolo".
1L’Eterno disse a Mosè: "Ora vedrai quello che farò a Faraone; perché, forzato da una mano potente, li lascerà andare; anzi, forzato da una mano potente, li caccerà dal suo paese".2E Dio parlò a Mosè, e gli disse:3"Io sono l’Eterno, e apparii ad Abrahamo, ad Isacco e a Giacobbe, come l’Iddio onnipotente; ma non fui conosciuto da loro sotto il mio nome di Eterno.4Stabilii pure con loro il mio patto, promettendo di dar loro il paese di Canaan, il paese dei loro pellegrinaggi, nel quale soggiornavano.5Ed ho anche udito i gemiti de’ figliuoli d’Israele che gli Egiziani tengono in schiavitù, e mi son ricordato del mio patto.6Perciò di’ ai figliuoli d’Israele: Io sono l’Eterno, vi sottrarrò ai duri lavori di cui vi gravano gli Egiziani, vi emanciperò dalla loro schiavitù, e vi redimerò con braccio steso e con grandi giudizi.7E vi prenderò per mio popolo, e sarò vostro Dio; e voi conoscerete che io sono l’Eterno, il vostro Dio, che vi sottrae ai duri lavori impostivi dagli Egiziani.8E v’introdurrò nel paese, che giurai di dare ad Abrahamo, a Isacco e a Giacobbe; e ve lo darò come possesso ereditario: io sono l’Eterno".

Il nemico non dà nulla. Esige invece sempre più. Giuseppe distribuiva del grano, ma il Faraone non dà che paglia, poi rifiuta anche la paglia. Ah! forse abbiamo già fatto l'esperienza che il peccato è un tiranno che non disarma. Appena una concupiscenza è soddisfatta, un'altra se ne presenta incalzante ed imperiosa. Soltanto Cristo può totalmente e definitivamente colmare un cuore. Talvolta Iddio permette che la liberazione si faccia aspettare onde l'uomo senta bene il peso di quel giogo del nemico e il fondo del suo misero stato.

In risposta allo scoraggiamento dei suoi servitori (vers. 23), Iddio non rivolge loro nessun rimprovero. Anzi, è l'occasione di una nuova rivelazione di se stesso. L'Eterno o «Geova» è il nome che Dio prende nelle sue relazioni con Israele. Per i patriarchi Egli era l'Iddio Altissimo, possessore dei cieli e della terra. Ora che Iddio vuol fare qualche cosa di nuovo, prende un nome nuovo: l'Eterno. L'Eterno, é Colui che non cambia ed è fedele al suo patto. Per noi credenti del Nuovo Testamento, porta un nome ben più prezioso ancora, quello di Padre, che Gesù è venuto a farci conoscere (Giovanni 17:26).

Esodo 6:9-30
9E Mosè parlò a quel modo ai figliuoli d’Israele; ma essi non dettero ascolto a Mosè, a motivo dell’angoscia dello spirito loro e della loro dura schiavitù.10E l’Eterno parlò a Mosè, dicendo:11"Va’, parla a Faraone re d’Egitto, ond’egli lasci uscire i figliuoli d’Israele dal suo paese".12Ma Mosè parlò nel cospetto dell’Eterno, e disse: "Ecco, i figliuoli d’Israele non mi hanno dato ascolto; come dunque darebbe Faraone ascolto a me che sono incirconciso di labbra?"13E l’Eterno parlò a Mosè e ad Aaronne, e comandò loro d’andare dai figliuoli d’Israele e da Faraone re d’Egitto, per trarre i figliuoli d’Israele dal paese d’Egitto.14Questi sono i capi delle loro famiglie. Figliuoli di Ruben, primogenito d’Israele: Henoc e Pallu, Hetsron e Carmi. Questi sono i rami dei Rubeniti.15Figliuoli di Simeone: Jemuel, Jamin, Ohad, Jakin, Tsochar e Saul, figliuolo della Cananea. Questi sono i rami dei Simeoniti.16Questi sono i nomi dei figliuoli di Levi, secondo le loro generazioni: Gherson, Kehath e Merari. E gli anni della vita di Levi furono centotrenta sette.17Figliuoli di Gherson: Libni e Scimei, con le loro diverse famiglie.18Figliuoli di Kehath: Amram, Jitshar, Hebron e Uziel. E gli anni della vita di Kehath furono centotrentatre.19Figliuoli di Merari: Mahli e Musci. Questi sono i rami dei Leviti, secondo le loro generazioni.20Or Amram prese per moglie Iokebed, sua zia; ed ella gli partorì Aaronne e Mosè. E gli anni della vita di Amram furono centotrenta sette.21Figliuoli di Jitshar: Kore, Nefeg e Zicri.22Figliuoli di Uziel: Mishael, Eltsafan e Sitri.23Aaronne prese per moglie Elisceba, figliuola di Amminadab, sorella di Nahashon; ed ella gli partorì Nadab, Abihu, Eleazar e Ithamar.24Figliuoli di Kore: Assir, Elkana e Abiasaf. Questi sono i rami dei Koriti.25Eleazar, figliuolo d’Aaronne, prese per moglie una delle figliuole di Putiel; ed ella gli partorì Fineas. Questi sono i capi delle famiglie dei Leviti nei loro diversi rami.26E questo è quell’Aaronne e quel Mosè ai quali l’Eterno disse: "Fate uscire i figliuoli d’Israele dal paese d’Egitto, spartiti nelle loro schiere".27Essi son quelli che parlarono a Faraone re d’Egitto, per trarre i figliuoli d’Israele dall’Egitto: sono quel Mosè e quell’Aaronne.28Or avvenne, allorché l’Eterno parlò a Mosè nel paese d’Egitto,29che l’Eterno disse a Mosè: "Io sono l’Eterno: di’ a Faraone, re d’Egitto, tutto quello che dico a te".30E Mosè rispose, nel cospetto dell’Eterno: "Ecco, io sono incirconciso di labbra; come dunque Faraone mi porgerà egli ascolto?"

Nei magnifici versetti 6-8, Iddio aveva sviluppato davanti a Mosè tutto il suo piano di salvezza, derivante da quel nuovo nome d'Eterno ch'Egli aveva preso per Israele. E questo piano di salvezza era ancora, assolutamente garantito dalla sua firma: Io sono l'Eterno (vers. 8). Come è triste di vedere che Israele, nonostante ciò, non ascolta. È la prima manifestazione d'incredulità di questo popolo, purtroppo seguita, come lo vedremo, da una lunga lista di altre simili.

Mosè da parte sua è di nuovo inquieto e scoraggiato. La sua fede ha difficoltà ad impadronirsi del nome e delle promesse dell'Eterno.

Poi Iddio volge i suoi sguardi sui suoi. Essi sono mescolati a degli stranieri, ma il suo occhio li distingue e si compiace di ricordare i loro nomi. «Il Signore conosce quelli che sono suoi» (2 Timoteo 2:19). Ricordiamo anche quel bel versetto del Salmo 34: «Gli occhi del Signore guardano verso i giusti e le sue orecchie sono aperte al loro grido» (Salmo 34:15 — 1 Pietro 3:12).

Abbiamo qui il nome di parecchi membri della famiglia di Levi che avranno, in bene o in male, una parte importante nella storia d'Israele: Core e i suoi figli, i quattro figli di Aaronne, Finees.

Esodo 7:1-13
1L’Eterno disse a Mosè: "Vedi, io ti ho stabilito come Dio per Faraone, e Aaronne tuo fratello sarà il tuo profeta.2Tu dirai tutto quello che t’ordinerò, e Aaronne tuo fratello parlerà a Faraone, perché lasci partire i figliuoli d’Israele dal suo paese.3E io indurerò il cuore di Faraone, e moltiplicherò i miei segni e i miei prodigi nel paese d’Egitto.4E Faraone non vi darà ascolto; e io metterò la mia mano sull’Egitto, e farò uscire dal paese d’Egitto le mie schiere, il mio popolo, i figliuoli d’Israele, mediante grandi giudizi.5E gli Egiziani conosceranno che io sono l’Eterno, quando avrò steso la mia mano sull’Egitto e avrò tratto di mezzo a loro i figliuoli d’Israele".6E Mosè e Aaronne fecero così; fecero come l’Eterno avea loro ordinato.7Or Mosè aveva ottant’anni e Aaronne ottantatre, quando parlarono a Faraone.8L’Eterno parlò a Mosè e ad Aaronne, dicendo:9"Quando Faraone vi parlerà e vi dirà: Fate un prodigio! tu dirai ad Aaronne: Prendi il tuo bastone, gettalo davanti a Faraone, e diventerà un serpente".10Mosè ed Aaronne andaron dunque da Faraone, e fecero come l’Eterno aveva ordinato. Aaronne gettò il suo bastone davanti a Faraone e davanti ai suoi servitori, e quello diventò un serpente.11Faraone a sua volta chiamò i savi e gl’incantatori; e i magi d’Egitto fecero anch’essi lo stesso, con le loro arti occulte.12Ognun d’essi gettò il suo bastone, e i bastoni diventaron serpenti; ma il bastone d’Aaronne inghiottì i bastoni di quelli.13E il cuore di Faraone s’indurò, ed egli non diè ascolto a Mosè e ad Aaronne, come l’Eterno avea detto.

Scrivendo il Salmo 90 (Preghiera di Mosè, uomo di Dio), Mosè aveva fissato l'età di ottant'anni come limite di vita per un uomo vigoroso (vers. 10). Ebbene è l'età in cui egli stesso comincerà il suo ministero, il suo servizio. Questo ci insegna che Dio ha annullato la forza dell'uomo e ne comunica una nuova che procede da Lui.

I segni che l'Eterno aveva dati a Mosè e ad Aaronne al cap. 4, e che mostrano ora davanti a Faraone, sono preziosi nel loro significato. La verga mutata in serpente ci parla di ciò che Dio fa: Egli permette a Satana di agire per un momento, ma resta al disopra di lui per annullare il suo potere. Alla croce, Cristo ha trionfato su questo potere dell'avversario. «Avendo spogliato i principati e le potestà ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro per mezzo della croce» (Colossesi 2:15). Al cap. 4 vers. 6-7 un secondo segno era stato dato: la mano messa in seno (il cuore, sorgente del male) diventata lebbrosa, poi guarita, prova della potenza di Dio per togliere la contaminazione del peccato. Vittoria su Satana: il serpente; vittoria sul peccato: la lebbra, tale era il messaggio di salvezza che Dio faceva proclamare per mezzo di questi due miracoli.

Esodo 7:14-25
14L’Eterno disse a Mosè: "Il cuor di Faraone è ostinato;15egli rifiuta di lasciar andare il popolo. Va’ da Faraone domani mattina; ecco, egli uscirà per andare verso l’acqua; tu sta’ ad aspettarlo sulla riva del fiume, e prendi in mano il bastone ch’è stato mutato in serpente.16E digli: L’Eterno, l’Iddio degli Ebrei, m’ha mandato da te per dirti: Lascia andare il mio popolo, perché mi serva nel deserto; ed ecco, fino ad ora, tu non hai ubbidito.17Così dice l’Eterno: Da questo conoscerai che io sono l’Eterno; ecco, io percoterò col bastone che ho in mia mano le acque che son nel fiume, ed esse saran mutate in sangue.18E il pesce ch’è nel fiume morrà, e il fiume cara ammorbato, e gli Egiziani avranno ripugnanza a bere l’acqua del fiume".19E l’Eterno disse a Mosè: "Di’ ad Aaronne: Prendi il tuo bastone, e stendi la tua mano sulle acque dell’Egitto, sui loro fiumi, sui loro rivi, sui loro stagni e sopra ogni raccolta d’acqua; essi diventeranno sangue, e vi sarà sangue per tutto il paese d’Egitto, perfino ne’ recipienti di legno e ne’ recipienti di pietra".20Mosè ed Aaronne fecero come l’Eterno aveva ordinato. Aaronne alzò il bastone, e in presenza di Faraone e in presenza dei suoi servitori percosse le acque ch’erano nel fiume; e tutte le acque ch’erano nel fiume furon cangiate in sangue.21E il pesce ch’era nel fiume morì; e il fiume fu ammorbato, sì che gli Egiziani non potevan bere l’acqua del fiume; e vi fu sangue per tutto il paese d’Egitto.22E i magi d’Egitto fecero lo stesso con le loro arti occulte; e il cuore di Faraone s’indurò ed egli non diè ascolto a Mosè e ad Aaronne, come l’Eterno avea detto.23E Faraone, volte ad essi le spalle, se ne andò a casa sua, e neanche di questo fece alcun caso.24E tutti gli Egiziani fecero degli scavi ne’ pressi del fiume per trovare dell’acqua da bere, perché non potevan bere l’acqua del fiume.25E passaron sette interi giorni, dopo che l’Eterno ebbe percosso il fiume.

Se non ascoltano i due primi segni, aveva detto l'Eterno a Mosè, allora, purtroppo, ve ne sarebbe un terzo ben solenne: quello dell'acqua mutata in sangue. L'acqua ci parla di ciò che ristora, rinfresca e dà la vita, mentre il sangue sparso è la morte. La Parola è stata data all'uomo per farlo vivere e per benedirlo. Se non la riceve e non la crede, la stessa Parola diverrà per lui giudicio e morte. «Chi mi rigetta — dice il Signore — e chi non riceve le mie parole... la parola che ho detta, quella lo giudicherà all'ultimo giorno» (Giov. 12:48).

E quel che Dio disse si adempì per gli Egiziani. Il sangue riempì il fiume, i canali, gli stagni e perfino i vasi di legno, e di pietra.

La grazia è proclamata dalla Santa Scrittura. Ma anche il giudizio per quelli che non la ricevono. Ognuno avrà da fare con questa Parola in un modo o in un altro. Ora per la vita o più tardi per la morte! — Di nuovo gl'indovini fanno la stessa cosa coi loro incantesimi. Per il potere di Satana sono capaci d'imitare ciò che produce la morte. Avrebbero ben meglio mostrato la loro potenza ed essere utili al popolo cambiando il sangue in acqua. Ma questo non lo potevano fare.

Esodo 8:1-19
1Poi l’Eterno disse a Mosè: "Va’ da Faraone, e digli: Così dice l’Eterno: Lascia andare il mio popolo perché mi serva.2E se rifiuti di lasciarlo andare, ecco, io colpirò tutta l’estensione del tuo paese col flagello delle rane;3e il fiume brulicherà di rane, che saliranno ed entreranno nella tua casa, nella camera ove dormi, sul tuo letto, nelle case de’ tuoi servitori e fra il tuo popolo, ne’ tuoi forni e nelle tue madie.4E le rane assaliranno te, il tuo popolo e tutti i tuoi servitori".5E l’Eterno disse a Mosè: "Di’ ad Aaronne: Stendi la tua mano col tuo bastone sui fiumi, sui rivi e sugli stagni e fa salir le rane sul paese d’Egitto".6E Aaronne stese la sua mano sulle acque d’Egitto, e le rane salirono e coprirono il paese d’Egitto.7E i magi fecero lo stesso con le loro arti occulte, e fecero salire le rane sul paese d’Egitto.8Allora Faraone chiamò Mosè ed Aaronne e disse loro: "Pregate l’Eterno che allontani le rane da me e dal mio popolo, e io lascerò andare il popolo, perché offra sacrifizi all’Eterno".9E Mosè disse a Faraone: "Fammi l’onore di dirmi per quando io devo chiedere, nelle mie supplicazioni per te, per i tuoi servitori e per il tuo popolo, che l’Eterno distrugga le rane intorno a te e nelle tue case, e non ne rimanga se non nel fiume".10Egli rispose: "Per domani". E Mosè disse: "Sarà fatto come tu dici, affinché tu sappia che non v’è alcuno pari all’Eterno, ch’è il nostro Dio.11E le rane s’allontaneranno da te, dalle tue case, dai tuoi servitori e dal tuo popolo; non ne rimarrà che nel fiume".12Mosè ed Aaronne uscirono da Faraone; e Mosè implorò l’Eterno relativamente alle rane che aveva inflitte a Faraone.13E l’Eterno fece quello che Mosè avea domandato, e le rane morirono nelle case, nei cortili e nei campi.14Le radunarono a mucchi e il paese ne fu ammorbato.15Ma quando Faraone vide che v’era un po’ di respiro, si ostinò in cuor suo, e non diè ascolto a Mosè e ad Aaronne, come l’Eterno avea detto.16E l’Eterno disse a Mosè: "Di’ ad Aaronne: Stendi il tuo bastone e percuoti la polvere della terra, ed essa diventerà zanzare per tutto il paese di Egitto".17Ed essi fecero così. Aaronne stese la sua mano col suo bastone, percosse la polvere della terra, e ne vennero delle zanzare sugli uomini e sugli animali; tutta la polvere della terra diventò zanzare per tutto il paese d’Egitto.18E i magi cercarono di far lo stesso coi loro incantesimi per produrre le zanzare, ma non poterono. Le zanzare furon dunque sugli uomini e sugli animali.19Allora i magi dissero a Faraone: "Questo è il dito di Dio". Ma il cuore di Faraone s’indurò ed egli non diè ascolto a Mosè e ad Aaronne, come l’Eterno avea detto.

Sull'ordine dell'Eterno a Mosè, Aaronne stende la mano e ora sono delle rane che salgono e invadono il paese. Mosè ha cessato di discutere sugli ordini di Dio. Egli ha ora una piena certezza in Colui che l'ha mandato e dice al Faraone: «Per quando devo chiedere, nelle mie supplicazioni per te?» (vers. 9).

«Aumentaci la fede», chiedevano i discepoli al Signore (Luca 17:5). E questa preghiera dovrebbe essere anche la nostra.

Dopo le rane sono le zanzare che invadono il paese. Gl'indovini, che a due riprese avevano imitato Aaronne, questa volta sono fermati. Lo loro follia è resa manifesta. In 2 Timoteo 3:8 abbiamo i loro nomi: Jannè e Jambrè. Essi rappresentano i cristiani di nome, quelli che hanno la forma della pietà senza la vera fede. Per essere cristiano non basta imitare quel che fanno i cristiani. Si può assistere alle riunioni, leggere la Bibbia, fare molte buone opere... e non essere affatto cristiano. Nulla è più facile di sembrare appartenere al Signore ingannando gli altri e forse ingannando se stesso. Nulla è più facile.., ma nulla è più grave! Avete voi la vera fede, ovvero soltanto l'apparenza della fede?

Esodo 8:20-32
20Poi l’Eterno disse a Mosè: "Alzati di buon mattino, e presentati a Faraone. Ecco, egli uscirà per andar verso l’acqua; e digli: Così dice l’Eterno: Lascia andare il mio popolo, perché mi serva.21Se no, se non lasci andare il mio popolo, ecco io manderò su te, sui tuoi servitori, sul tuo popolo e nelle tue case, le mosche velenose; le case degli Egiziani saran piene di mosche velenose e il suolo su cui stanno ne sarà coperto.22Ma in quel giorno io farò eccezione del paese di Goscen, dove abita il mio popolo; e quivi non ci saranno mosche, affinché tu sappia che io, l’Eterno, sono in mezzo al paese.23E io farò una distinzione fra il mio popolo e il tuo popolo. Domani avverrà questo miracolo".24E l’Eterno fece così; e vennero grandi sciami di mosche velenose in casa di Faraone e nelle case dei suoi servitori; e in tutto il paese d’Egitto la terra fu guasta dalle mosche velenose.25Faraone chiamò Mosè ed Aaronne e disse: "Andate, offrite sacrifizi al vostro Dio nel paese".26Ma Mosè rispose: "Non si può far così; poiché offriremmo all’Eterno, ch’è l’Iddio nostro, dei sacrifizi che sono un abominio per gli Egiziani. Ecco, se offrissimo sotto i loro occhi dei sacrifizi che sono un abominio per gli Egiziani, non ci lapiderebbero essi?27Andremo tre giornate di cammino nel deserto, e offriremo sacrifizi all’Eterno, ch’è il nostro Dio, com’egli ci ordinerà".28E Faraone disse: "Io vi lascerò andare, perché offriate sacrifizi all’Eterno, ch’è il vostro Dio, nel deserto; soltanto, non andate troppo lontano; pregate per me".29E Mosè disse: "Ecco, io esco da te e pregherò l’Eterno, e domani le mosche s’allontaneranno da Faraone, dai suoi servitori e dal suo popolo; soltanto, Faraone non si faccia più beffe, impedendo al popolo d’andare a offrir sacrifizi all’Eterno".30E Mosè uscì dalla presenza di Faraone, e pregò l’Eterno.31E l’Eterno fece quel che Mosè domandava, e allontanò le mosche velenose da Faraone, dai suoi servitori e dal suo popolo; non ne restò neppur una.32Ma anche questa volta Faraone si ostinò in cuor suo, e non lasciò andare il popolo.

La quarta piaga sono le mosche velenose che entrano in frotte nelle case e rovinano il paese d'Egitto. Il Faraone é ora pronto a fare certe concessioni: «Andate, — dice egli — ed offrite i sacrifici al vostro Dio nel paese!» (vers. 25). Era forse possibile? No! L'Eterno aveva comandato di andare tre giornate di cammino nel deserto (cap. 3:18). Tre giornate! È il tempo che Cristo ha passato nella tomba, fra la morte della croce e il mattino della sua risurrezione. Queste verità della morte e della risurrezione del Signore sono la base stessa del nostro culto e il segno per noi della separazione dal mondo che l'ha rigettato. Il nemico vorrebbe togliercele, poiché è il ricordo della sua sconfitta, ed è ciò che lo disturba. Al contrario, una religione senza il ricordo della croce e della risurrezione non lo disturba affatto. Il mondo ammira la vita di Gesù ed onora le persone da bene. Esso ha la sua propria religione e vedrà di buon occhio che anche noi abbiamo la nostra. Ma la separazione completa, che la morte e la presenza del Signore nel cielo rappresenta, lo giudica, poiché è come dire: Tutto ciò che è nel mondo e nell'uomo è condannato, compreso ciò che vi è di migliore.

Esodo 9:1-16
1Allora l’Eterno disse a Mosè: "Va’ da Faraone, e digli: Così dice l’Eterno, l’Iddio degli Ebrei: Lascia andare il mio popolo, perché mi serva;2che se tu rifiuti di lasciarlo andare e lo rattieni ancora,3ecco, la mano dell’Eterno sarà sul tuo bestiame ch’è nei campi, sui cavalli, sugli asini, sui cammelli, sui buoi e sulle pecore; ci sarà una tremenda mortalità.4E l’Eterno farà distinzione fra il bestiame d’Israele ed il bestiame d’Egitto; e nulla morrà di tutto quello che appartiene ai figliuoli d’Israele".5E l’Eterno fissò un termine, dicendo: "Domani, l’Eterno farà questo nel paese".6E l’indomani l’Eterno lo fece, e tutto il bestiame d’Egitto morì; ma del bestiame dei figliuoli d’Israele neppure un capo morì.7Faraone mandò a vedere, ed ecco che neppure un capo del bestiame degl’Israeliti era morto. Ma il cuore di Faraone fu ostinato, ed ei non lasciò andare il popolo.8E l’Eterno disse a Mosè e ad Aaronne: "Prendete delle manate di cenere di fornace, e la sparga Mosè verso il cielo, sotto gli occhi di Faraone.9Essa diventerà una polvere che coprirà tutto il paese d’Egitto, e produrrà delle ulceri germoglianti pustole sulle persone e sugli animali, per tutto il paese d’Egitto".10Ed essi presero della cenere di fornace, e si presentarono a Faraone; Mosè la sparse verso il cielo, ed essa produsse delle ulceri germoglianti pustole sulle persone e sugli animali.11E i magi non poteron stare dinanzi a Mosè, a motivo delle ulceri, perché le ulceri erano addosso ai magi come addosso a tutti gli Egiziani.12E l’Eterno indurò il cuor di Faraone, ed egli non diè ascolto a Mosè e ad Aaronne come l’Eterno avea detto a Mosè.13Poi l’Eterno disse a Mosè: "Lèvati di buon mattino, presentati a Faraone, e digli: Così dice l’Eterno, l’Iddio degli Ebrei: Lascia andare il mio popolo, perché mi serva;14poiché questa volta manderò tutte le mie piaghe sul tuo cuore, sui tuoi servitori e sul tuo popolo, affinché tu conosca che non c’è nessuno simile a me su tutta la terra.15Che se ora io avessi steso la mia mano e avessi percosso di peste te e il tuo popolo, tu saresti stato sterminato di sulla terra.16Ma no; io t’ho lasciato sussistere per questo: per mostrarti la mia potenza, e perché il mio nome sia divulgato per tutta la terra.

Una peste «tremenda» si abbatte ora sul bestiame. Iddio risparmia i greggi d'Israele al quale occorreranno degli agnelli per la Pasqua e per i sacrifizi nel deserto. Poi un'ulcera fa eruzione in tutto il paese d'Egitto. Ma il cuore del re resta duro come la pietra. Il Faraone, come abbiam visto, rappresenta il diavolo stesso. Questo spiega il suo accanimento contro Israele. Satana sapeva che da questo popolo doveva nascere un giorno il Messia che, più grande di Mosè, sarebbe venuto a liberare gli uomini dal suo giogo e sarebbe stato il suo vincitore. Allora ritiene Israele più a lungo possibile in schiavitù. Ma questa ostinazione del re d'Egitto non riesce che ad una cosa: Fare risaltare maggiormente la potenza di Dio e pubblicare il suo Nome in tutta la terra (vers. 16, citato in Romani 9:17).

Il Faraone indura il cuore. Parola solenne! Messo in presenza non solo della potenza di Dio, ma della sua misericordia che aveva successivamente ritirato le rane, le zanzare, le mosche velenose..., egli chiude ogni volta volontariamente il cuore e rifiuta di pentirsi.

Indurare il cuore! Quante persone lo fanno in presenza del più grande dei miracoli della grazia: il Figliuol di Dio che muore per la salvezza degli uomini perduti.

Esodo 9:17-35
17E ti opponi ancora al mio popolo per non lasciarlo andare?18Ecco, domani, verso quest’ora, io farò cadere una grandine così forte, che non ce ne fu mai di simile in Egitto, da che fu fondato, fino al dì d’oggi.19Or dunque manda a far mettere al sicuro il tuo bestiame e tutto quello che hai per i campi. La grandine cadrà su tutta la gente e su tutti gli animali che si troveranno per i campi e non saranno stati raccolti in casa, e morranno".20Fra i servitori di Faraone, quelli che temettero la parola dell’Eterno fecero rifugiare nelle case i loro servitori e il loro bestiame;21ma quelli che non fecero conto della parola dell’Eterno, lasciarono i loro servitori e il loro bestiame per i campi.22E l’Eterno disse a Mosè: "Stendi la tua mano verso il cielo, e cada grandine in tutto il paese d’Egitto, sulla gente, sugli animali e sopra ogni erba dei campi, nel paese d’Egitto".23E Mosè stese il suo bastone verso il cielo; e l’Eterno mandò tuoni e grandine, e del fuoco s’avventò sulla terra; e l’Eterno fece piovere grandine sul paese d’Egitto.24Così ci fu grandine e fuoco guizzante del continuo tra la grandine; e la grandine fu così forte, come non ce n’era stata di simile in tutto il paese d’Egitto, da che era diventato nazione.25E la grandine percosse, in tutto il paese d’Egitto, tutto quello ch’era per i campi: uomini e bestie; e la grandine percosse ogni erba de’ campi e fracassò ogni albero della campagna.26Solamente nel paese di Goscen, dov’erano i figliuoli d’Israele, non cadde grandine.27Allora Faraone mandò a chiamare Mosè ed Aaronne, e disse loro: "Questa volta io ho peccato; l’Eterno è giusto, mentre io e il mio popolo siamo colpevoli.28Pregate l’Eterno perché cessino questi grandi tuoni e la grandine; e io vi lascerò andare, e non sarete più trattenuti".29E Mosè gli disse: "Come sarò uscito dalla città, protenderò le mani all’Eterno; i tuoni cesseranno e non ci sarà più grandine, affinché tu sappia che la terra è dell’Eterno.30Ma quanto a te e ai tuoi servitori, io so che non avrete ancora timore dell’Eterno Iddio".31Ora il lino e l’orzo erano stati percossi, perché l’orzo era in spiga e il lino in fiore;32ma il grano e la spelda non furon percossi, perché sono serotini.33Mosè dunque, lasciato Faraone, uscì di città, protese le mani all’Eterno, e i tuoni e la grandine cessarono, e non cadde più pioggia sulla terra.34E quando Faraone vide che la pioggia, la grandine e i tuoni eran cessati, continuò a peccare, e si ostinò in cuor suo: lui e i suoi servitori.35E il cuor di Faraone s’indurò, ed egli non lasciò andare i figliuoli d’Israele, come l’Eterno avea detto per bocca di Mosè.

Una settima piaga è annunziata: la grandine. Per la prima volta vediamo degli Egiziani temere la Parola dell'Eterno e mettere al riparo i loro greggi. Lo scopo delle catastrofi che Iddio permette è quello di ricordare agli uomini la sua presenza. Si è così fieri oggi di tutti i progressi scientifici per cui l'uomo crede di avere il controllo delle forze della natura. Allora per far ricordare chi è il padrone del mondo, Iddio permette della grandine «tremenda», dei terremoti, delle epidemie, delle invasioni di insetti, che mostrano alla creatura la sua piccolezza e umiliano il suo orgoglio. Con tutti i mezzi, Egli cerca di volgere verso di Sè i pensieri degli uomini. E infatti, sovente per tali richiami all'ordine essi sono condotti a riflettere e ad occuparsi della loro sorte eterna. Quante anime nell'angoscia han trovato presso a Gesù un rifugio, non soltanto contro gli uragani di quaggiù, ma contro un giudicio eterno. Iddio misura con cura la prova. Essa non andrà più lungi di quel ch'Egli permetta. Il lino e l'orzo sono colpiti, ma il frumento e la spelta non furono toccati (vers. 31:32). Riguardo ai suoi diletti, essi godono, durante tutta la tempesta d'una meravigliosa protezione (vers. 26).

Esodo 10:1-11
1E l’Eterno disse a Mosè: "Va’ da Faraone; poiché io ho reso ostinato il suo cuore e il cuore dei suoi servitori, per fare in mezzo a loro i segni che vedrai,2e perché tu narri ai tuoi figliuoli e ai figliuoli dei tuoi figliuoli quello che ho operato in Egitto e i segni che ho fatto in mezzo a loro, onde sappiate che io sono l’Eterno".3Mosè ed Aaronne andaron dunque da Faraone, e gli dissero: "Così dice l’Eterno, l’Iddio degli Ebrei: Fino a quando rifiuterai d’umiliarti dinanzi a me? Lascia andare il mio popolo, perché mi serva.4Se tu rifiuti di lasciar andare il mio popolo, ecco, domani farò venire delle locuste in tutta l’estensione del tuo paese.5Esse copriranno la faccia della terra, sì che non si potrà vedere il suolo; ed esse divoreranno il resto ch’è scampato, ciò che v’è rimasto dalla grandine, e divoreranno ogni albero che vi cresce ne’ campi.6Ed empiranno le tue case, le case di tutti i tuoi servitori e le case di tutti gli Egiziani, come né i tuoi padri né i padri de’ tuoi padri videro mai, dal giorno che furono sulla terra, al dì d’oggi". Detto questo, voltò le spalle, e uscì dalla presenza di Faraone.7E i servitori di Faraone gli dissero: "Fino a quando quest’uomo ci sarà come un laccio? Lascia andare questa gente, e che serva l’Eterno, l’Iddio suo! Non sai tu che l’Egitto e rovinato?"8Allora Mosè ed Aaronne furon fatti tornare da Faraone; ed egli disse loro: "Andate, servite l’Eterno, l’Iddio vostro; ma chi son quelli che andranno?" E Mosè disse:9"Noi andremo col nostri fanciulli e coi nostri vecchi, coi nostri figliuoli e con le nostre figliuole; andremo coi nostri greggi e coi nostri armenti, perché dobbiam celebrare una festa all’Eterno".10E Faraone disse loro: "Così sia l’Eterno con voi, com’io lascerò andare voi e i vostri bambini! Badate bene, perché avete delle cattive intenzioni!11No, no; andate voi uomini, e servite l’Eterno; poiché questo è quel che cercate". E Faraone li cacciò dalla sua presenza.

«Ho peccato», aveva detto Faraone (cap. 9:27).

Era un vero pentimento? No; appena la grandine era cessata, «continuava a peccare» (vers. 34) e indurava volontariamente il cuore. Allora Dio indurerà ormai questo cuore (vers. 1). Quanto è solenne! Iddio parla una volta, due volte, sovente di più. Poi un giorno sarà troppo tardi. Quante decine o anche centinaia di volte ha parlato a voi? — Ecco le locuste che minacciano un Egitto già rovinato. Giuseppe aveva salvato il paese; il Faraone lo rovina, nello stesso modo come Satana trascina il mondo alla sua perdita.

Ora una nuova proposta è fatta a Mosè: Soltanto gli adulti andranno a celebrare la festa. I fanciulli resteranno nel paese. Rileggete la bella e importante risposta di Mosè al vers. 9 e pensateci quando accompagnate i vostri genitori al culto alla domenica. Il vostro posto è quivi con loro. Iddio si compiace di vedere le famiglie dei suoi al completo nella sua presenza. Il culto non concerne soltanto i grandi o quelli che partecipano alla cena. I fanciulli hanno pure il privilegio di unirvi la loro voce e i loro cuori.

Esodo 10:12-23
12Allora l’Eterno disse a Mosè: "Stendi la tua mano sul paese d’Egitto per farvi venire le locuste; e salgano esse sul paese d’Egitto e divorino tutta l’erba del paese, tutto quello che la grandine ha lasciato".13E Mosè stese il suo bastone sul paese d’Egitto; e l’Eterno fece levare un vento orientale sul paese, tutto quel giorno e tutta la notte; e, come venne la mattina, il vento orientale avea portato le locuste.14E le locuste salirono su tutto il paese d’Egitto, e si posarono su tutta l’estensione dell’Egitto; erano in sì grande quantità, che prima non ce n’eran mai state tante, né mai più tante ce ne saranno.15Esse coprirono la faccia di tutto il paese, in guisa che il paese ne rimase oscurato; e divorarono tutta l’erba del paese e tutti i frutti degli alberi, che la grandine avea lasciato; e nulla restò di verde negli alberi, e nell’erba della campagna, per tutto il paese d’Egitto.16Allora Faraone chiamò in fretta Mosè ed Aaronne, e disse: "Io ho peccato contro l’Eterno, l’Iddio vostro, e contro voi.17Ma ora perdona, ti prego, il mio peccato, questa volta soltanto; e supplicate l’Eterno, l’Iddio vostro, perché almeno allontani da me questo flagello mortale".18E Mosè uscì da Faraone, e pregò l’Eterno.19E l’Eterno fe’ levare un vento contrario, un gagliardissimo vento di ponente, che portò via le locuste e le precipitò nel mar Rosso. Non ci rimase neppure una locusta in tutta l’estensione dell’Egitto.20Ma l’Eterno indurò il cuor di Faraone, ed egli non lasciò andare figliuoli d’Israele.21E l’Eterno disse a Mosè: "Stendi la tua mano verso il cielo, e sianvi tenebre nel paese d’Egitto: tali, che si possan palpare".22E Mosè stese la sua mano verso il cielo, e ci fu una fitta tenebrìa in tutto il paese d’Egitto per tre giorni.23Uno non vedeva l’altro, e nessuno si mosse di dove stava, per tre giorni; ma tutti i figliuoli d’Israele aveano della luce nelle loro dimore.

Tutto quel che la grandine aveva lasciato è ora devastato dalle locuste. Un flagello terribile! «Ho peccato», ripete Faraone. Ma ha lasciato passare il momento del perdono, e l'Eterno indura di nuovo il suo cuore.

Poi vengono le tenebre. Tre giorni di fitte tenebre! ...Alla croce, dalla sesta ora alla nona, vi furono tenebre su tutto il paese. Il peccato dell'uomo, rivoltato contro Dio, è pervenuto al colmo; è «la sua ora e il potere delle tenebre».

Ma nelle abitazioni di tutti i figliuoli d'Israele vi è luce. Che contrasto! Tenebre difuori, ma luce interna per quelli che fan parte del popolo di Dio. È ancora così attualmente. «Chi crede in me non dimora nelle tenebre» — dice il Signore (Giovanni 12:46). In mezzo ad un mondo pieno delle tenebre del peccato, il credente è un figliuolo di luce. Per lui tutto è chiaro. Conosce lo stato del mondo e il suo avvenire, lo stato del suo proprio cuore. Egli sa ove posare i piedi. Ciò che fa può esser visto da tutti, e rende testimonianza a Dio che è Luce.

È forse il vostro caso? Vi è luce nella casa del vostro cuore?

Esodo 10:24-29; Esodo 11:1-10
24Allora Faraone chiamò Mosè e disse: "Andate, servite l’Eterno; rimangano soltanto i vostri greggi e i vostri armenti; anche i vostri bambini potranno andare con voi".25E Mosè disse: "Tu ci devi anche concedere di prendere di che fare de’ sacrifizi e degli olocausti, perché possiamo offrire sacrifizi all’Eterno, ch’è l’Iddio nostro.26Anche il nostro bestiame verrà con noi, senza che ne rimanga addietro neppure un’unghia; poiché di esso dobbiam prendere per servire l’Eterno Iddio nostro; e noi non sapremo con che dovremo servire l’Eterno, finché sarem giunti colà".27Ma l’Eterno indurò il cuore di Faraone, ed egli non volle lasciarli andare.28E Faraone disse a Mosè: "Vattene via da me! Guardati bene dal comparire più alla mia presenza! poiché il giorno che comparirai alla mia presenza, tu morrai!"29E Mosè rispose: "Hai detto bene; io non comparirò più alla tua presenza".
1E l’Eterno disse a Mosè: "Io farò venire ancora una piaga su Faraone e sull’Egitto; poi egli vi lascerà partire di qui. Quando vi lascerà partire, egli addirittura vi caccerà di qui.2Or parla al popolo e digli che ciascuno domandi al suo vicino e ogni donna alla sua vicina degli oggetti d’argento e degli oggetti d’oro".3E l’Eterno fece entrare il popolo nelle buone grazie degli Egiziani; anche Mosè era personalmente in gran considerazione nel paese d’Egitto, agli occhi dei servitori di Faraone e agli occhi del popolo.4E Mosè disse: "Così dice l’Eterno: Verso mezzanotte, io passerò in mezzo all’Egitto;5e ogni primogenito nel paese d’Egitto morrà: dal primogenito di Faraone che siede sul suo trono, al primogenito della serva che sta dietro la macina, e ad ogni primogenito del bestiame.6E vi sarà per tutto il paese d’Egitto un gran grido, quale non ci fu mai prima, né ci sarà di poi.7Ma fra tutti i figliuoli d’Israele, tanto fra gli uomini quanto fra gli animali, neppure un cane moverà la lingua, affinché conosciate la distinzione che l’Eterno fa tra gli Egiziani e Israele.8E tutti questi tuoi servitori scenderanno da me, e s’inchineranno davanti a me, dicendo: Parti, tu e tutto il popolo ch’è al tuo séguito! E, dopo questo, io partirò". E Mosè uscì dalla presenza di Faraone, acceso d’ira.9E l’Eterno disse a Mosè: "Faraone non vi darà ascolto, affinché i miei prodigi si moltiplichino nel paese d’Egitto".10E Mosè ed Aaronne fecero tutti questi prodigi dinanzi a Faraone; ma l’Eterno indurò il cuore di Faraone, ed egli non lasciò uscire i figliuoli d’Israele dal suo paese.

Nove piaghe si sono seguite nel paese d'Egitto. Ne rimane una decima, più terribile di tutte le precedenti, di cui vedremo il significato. Ma ecco un'ultima proposta di Faraone: «Andate, servite l'Eterno, rimangano soltanto i vostri greggi e i vostri armenti; anche i vostri bambini potranno andare con voi» (vers. 24). Significava impedire il popolo di offrire in seguito dei sacrifici e delle offerte. Non sono forse in figura gli sforzi di Satana per toglierci Colui che è il nostro perfetto Sacrificio? Egli si sforza di toglierci il godimento della persona di Cristo, soprattutto quando al culto andiamo a presentarLo al Padre. Purtroppo vi riesce molto sovente. E noi siamo là, distratti, preoccupati, col cuore freddo, come statue di pietra sui banchi del locale. Certo, è una privazione per noi, ma soprattutto Iddio è frustrato, privato dell'offerta preziosa che Egli aspetta dai suoi riscattati piccoli e grandi.

Ecco Mosè in una collera ardente (vers. 8). Vedremo a più riprese Mosè in collera, lui che tuttavia era «molto mansueto», più d'ogni altro uomo» (Numeri 12:3). Ma sí tratta della gloria di Dio, del bene del suo popolo. Le nostre proprie collere hanno forse sovente questo motivo?

Esodo 12:1-16
1L’Eterno parlò a Mosè e ad Aaronne nel paese d’Egitto, dicendo:2"Questo mese sarà per voi il primo dei mesi: sarà per voi il primo dei mesi dell’anno.3Parlate a tutta la raunanza d’Israele, e dite: Il decimo giorno di questo mese, prenda ognuno un agnello per famiglia, un agnello per casa;4e se la casa è troppo poco numerosa per un agnello, se ne prenda uno in comune col vicino di casa più prossimo, tenendo conto del numero delle persone; voi conterete ogni persona secondo quel che può mangiare dell’agnello.5Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, dell’anno; potrete prendere un agnello o un capretto.6Lo serberete fino al quattordicesimo giorno di questo mese, e tutta la raunanza d’Israele, congregata, lo immolerà sull’imbrunire.7E si prenda del sangue d’esso, e si metta sui due stipiti e sull’architrave della porta delle case dove lo si mangerà.8E se ne mangi la carne in quella notte; si mangi arrostita al fuoco, con pane senza lievito e con dell’erbe amare.9Non ne mangiate niente di poco cotto o di lessato nell’acqua, ma sia arrostito al fuoco, con la testa, le gambe e le interiora.10E non ne lasciate nulla di resto fino alla mattina; e quel che ne sarà rimasto fino alla mattina, bruciatelo col fuoco.11E mangiatelo in questa maniera: coi vostri fianchi cinti, coi vostri calzari ai piedi e col vostro bastone in mano; e mangiatelo in fretta: è la Pasqua dell’Eterno.12Quella notte io passerò per il paese d’Egitto, e percoterò ogni primogenito nel paese d’Egitto, tanto degli uomini quanto degli animali, e farò giustizia di tutti gli dèi d’Egitto. Io sono l’Eterno.13E quel sangue vi servirà di segno sulle case dove sarete; e quand’io vedrò il sangue passerò oltre, e non vi sarà piaga su voi per distruggervi, quando percoterò il paese d’Egitto.14Quel giorno sarà per voi un giorno di ricordanza, e lo celebrerete come una festa in onore dell’Eterno; lo celebrerete d’età in età come una festa d’istituzione perpetua.15Per sette giorni mangerete pani azzimi. Fin dal primo giorno toglierete ogni lievito dalle vostre case; poiché, chiunque mangerà pane lievitato, dal primo giorno fino al settimo, sarà reciso da Israele.16E il primo giorno avrete una santa convocazione, e una santa convocazione il settimo giorno. Non si faccia alcun lavoro in que’ giorni; si prepari soltanto quel ch’è necessario a ciascuno per mangiare, e non altro.

Giungiamo colla narrazione della Pasqua ad uno dei capitoli più importanti di tutto l'Antico Testamento. La redenzione annunziata sta per compiersi, e ad un tempo il giudicio più terribile passerà sul paese d'Egitto. Il peccato merita la morte e tutti hanno peccato, gl'Israeliti come gli Egizi. Ma, per quelli che appartengono al popolo di Dio, un agnello morrà in vece loro. Chiara e commovente figura dell'Agnello di Dio di cui ci parlano tanti passi (particolarmente Isaia 53:7 — Geremia 11:19 — Giovanni 1:29, 36 — Apocalisse 5:6), di quell' «Agnello senza difetto né macchia, ben preordinato prima della fondazione del mondo» (1 Pietro 1:19) e messo a morte nel momento fissato da Dio. Noi ci appropriamo questo sacrificio; è il significato dell'espressione mangiare la pasqua. Cristo ha conosciuto l'ardore del giudicio divino: l'agnello era arrostito al fuoco. E noi pensiamo ai Suoi dolori col sentimento che il nostro peccato Lo ha condotto là. È il significato delle erbe amare. La Pasqua era mangiata in famiglia. I genitori, i figli, ognuno ne aveva la sua parte e ve n'era abbastanza per tutta la casa. Cari giovani amici, dovete appropriarvi la morte espiatoria del Signore Gesù per mezzo d'una fede personale.

Esodo 12:17-27
17Osservate dunque la festa degli azzimi; poiché in quel medesimo giorno io avrò tratto le vostre schiere dal paese d’Egitto; osservate dunque quel giorno d’età in età, come una istituzione perpetua.18Mangiate pani azzimi dalla sera del quattordicesimo giorno del mese, fino alla sera del ventunesimo giorno.19Per sette giorni non si trovi lievito nelle vostre case; perché chiunque mangerà qualcosa di lievitato, quel tale sarà reciso dalla raunanza d’Israele: sia egli forestiero o nativo del paese.20Non mangiate nulla di lievitato; in tutte le vostre dimore mangiate pani azzimi".21Mosè dunque chiamò tutti gli anziani d’Israele, e disse loro: "Sceglietevi e prendetevi degli agnelli per le vostre famiglie, e immolate la Pasqua.22E prendete un mazzetto d’issopo, intingetelo nel sangue che sarà nel bacino, e spruzzate di quel sangue che sarà nel bacino, l’architrave e i due stipiti delle porte; e nessuno di voi varchi la porta di casa sua, fino al mattino.23Poiché l’Eterno passerà per colpire gli Egiziani; e quando vedrà il sangue sull’architrave e sugli stipiti, l’Eterno passera oltre la porta, e non permetterà al distruttore d’entrare nelle vostre case per colpirvi.24Osservate dunque questo come una istituzione perpetua per voi e per i vostri figliuoli.25E quando sarete entrati nel paese che l’Eterno vi darà, conforme ha promesso, osservate questo rito;26e quando i vostri figliuoli vi diranno: Che significa per voi questo rito?27risponderete: Questo è il sacrifizio della Pasqua in onore dell’Eterno il quale passò oltre le case dei figliuoli d’Israele in Egitto, quando colpì gli Egiziani e salvò le nostre case".

Il lievito, immagine del peccato, dev'essere tolto con cura. Non si può afferrare l'opera di Cristo senza confessare e rigettare ogni traccia di peccato.

Per l'Israelita restava da fare una cosa di cui non abbiamo ancora parlato: mettere del sangue sull'architrave e sui due stipiti della porta della sua casa. Per far questo doveva credere due cose: anzitutto che Iddio stava per colpire; in seguito che il sangue avrebbe il potere di proteggere lui e la propria famiglia.

Possiamo chiederci come i figli degli Israeliti (vers. 26): Che cosa significa per noi questo servizio? Non è forse la figura del prezioso sangue di Cristo, che ci mette al riparo dal giudicio? «Io vedrò il sangue» aveva detto l'Eterno (vers. 13); mentre l'Israelita dall'interno non poteva vederlo.

Soltanto Iddio conosce perfettamente il valore dell'opera del suo Figliuolo. La nostra salvezza non dipende dal modo in cui noi apprezziamo quest'opera, dall'intensità dei nostri sentimenti a questo riguardo. No, dipende dal modo in cui Dio la stima, e per Lui questo sangue ha un pieno e completo valore per togliere il peccato. Così riposiamoci in assoluta fiducia, sull'opera perfetta, compiuta da Gesù per noi.

Esodo 12:28-39
28E il popolo s’inchinò e adorò. E i figliuoli d’Israele andarono, e fecero così; fecero come l’Eterno aveva ordinato a Mosè e ad Aaronne.29E avvenne che, alla mezzanotte, l’Eterno colpì tutti i primogeniti nel paese di Egitto, dal primogenito di Faraone che sedeva sul suo trono al primogenito del carcerato ch’era in prigione, e tutti i primogeniti del bestiame.30E Faraone si alzò di notte: egli e tutti i suoi servitori e tutti gli Egiziani; e vi fu un gran grido in Egitto, perché non c’era casa dove non fosse un morto.31Ed egli chiamò Mosè ed Aaronne, di notte, e disse: "Levatevi, partite di mezzo al mio popolo, voi e i figliuoli d’Israele; e andate, servite l’Eterno, come avete detto.32Prendete i vostri greggi e i vostri armenti, come avete detto; andatevene, e benedite anche me!"33E gli Egiziani facevano forza al popolo per affrettarne la partenza dal paese, perché dicevano: "Noi siamo tutti morti".34Il popolo portò via la sua pasta prima che fosse lievitata; avvolse le sue madie ne’ suoi vestiti e se le mise sulle spalle.35Or i figliuoli d’Israele fecero come Mosè avea detto: domandarono agli Egiziani degli oggetti d’argento, degli oggetti d’oro e de’ vestiti;36e l’Eterno fece entrare il popolo nelle buone grazie degli Egiziani, che gli dettero quel che domandava. Così spogliarono gli Egiziani.37I figliuoli d’Israele partirono da Ramses per Succoth, in numero di circa seicentomila uomini a piedi, senza contare i fanciulli.38E una folla di gente d’ogni specie salì anch’essa con loro; e avevano pure greggi, armenti, bestiame in grandissima quantità.39E cossero la pasta che avean portata dall’Egitto, e ne fecero delle focacce azzime; poiché la pasta non era lievitata, essendo essi stati cacciati dall’Egitto senza poter indugiare e senza potersi prendere provvisioni di sorta.

Mentre in ogni loro casa gl'Israeliti mangiavano la pasqua sotto la protezione del sangue dell'agnello, difuori, nella notte, regnava lo spavento e la desolazione. Il distruttore passava colpendo i primogeniti, talché un gran grido disperato risuonava per tutto l'Egitto. Tale era la decima ed ultima piaga, immagine d'un giudicio infinitamente più solenne, quello che la Parola chiama la seconda morte, riservato a quelli che non si saranno messi al riparo del sangue dell'Agnello di Dio.

Nessuna differenza fra il prigioniero nella prigione e il Faraone stesso (vers. 29). Cosi dinanzi al gran trono bianco, del cap. 21 dell'Apocalisse compariranno tutti i morti, grandi e piccoli.

Per Israele è giunta la partenza. Aveva mangiato la pasqua in fretta, coi lombi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano (vers. 11) mostrando con ciò ch'egli era un popolo separato, un popolo straniero e pellegrino. Non lo siamo noi pure? Si dovrebbe vedere dal nostro zelo per Iddio, dal nostro distacco dalle cose di quaggiù, dalla nostra sobrietà, da tutta la nostra condotta, che, riscattati dal sangue dell'Agnello, siamo pronti a partire da un istante all'altro per la nostra patria eterna.

Esodo 12:40-51; Esodo 13:1-10
40Or la dimora che i figliuoli d’Israele fecero in Egitto fu di quattrocento trenta anni.41E al termine di quattrocento trenta anni, proprio il giorno che finivano, avvenne che tutte le schiere dell’Eterno uscirono dal paese d’Egitto.42Questa è una notte da celebrarsi in onore dell’Eterno, perché ei li trasse dal paese d’Egitto; questa è una notte consacrata all’Eterno, per essere osservata da tutti i figliuoli d’Israele, d’età in età.43E l’Eterno disse a Mosè e ad Aaronne: "Questa è la norma della Pasqua: Nessuno straniero ne mangi;44ma qualunque servo, comprato a prezzo di danaro, dopo che l’avrai circonciso, potrà mangiarne.45L’avventizio e il mercenario non ne mangino.46Si mangi ogni agnello in una medesima casa; non portate fuori nulla della carne d’esso, e non ne spezzate alcun osso.47Tutta la raunanza d’Israele celebri la Pasqua.48E quando uno straniero soggiornerà teco e vorrà far la Pasqua in onore dell’Eterno, siano circoncisi prima tutti i maschi della sua famiglia; e poi s’accosti pure per farla, e sia come un nativo del paese; ma nessuno incirconciso ne mangi.49Siavi un’unica legge per il nativo del paese e per lo straniero che soggiorna tra voi".50Tutti i figliuoli d’Israele fecero così; fecero come l’Eterno aveva ordinato a Mosè e ad Aaronne.51E avvenne che in quel medesimo giorno l’Eterno trasse i figliuoli d’Israele dal paese d’Egitto, secondo le loro schiere.
1L’Eterno parlò a Mosè, dicendo: "Consacrami ogni primogenito,2tutto ciò che nasce primo tra i figliuoli d’Israele, tanto degli uomini quanto degli animali: esso mi appartiene".3E Mosè disse al popolo: "Ricordatevi di questo giorno, nel quale siete usciti dall’Egitto, dalla casa di servitù; poiché l’Eterno vi ha tratti fuori di questo luogo, con mano potente; non si mangi pane lievitato.4Voi uscite oggi, nel mese di Abib.5Quando dunque l’Eterno ti avrà introdotto nel paese dei Cananei, degli Hittei, degli Amorei, degli Hivvei e dei Gebusei che giurò ai tuoi padri di darti, paese ove scorre il latte e il miele, osserva questo rito, in questo mese.6Per sette giorni mangia pane senza lievito; e il settimo giorno si faccia una festa all’Eterno.7Si mangi pane senza lievito per sette giorni; e non si vegga pan lievitato presso di te, né si vegga lievito presso di te, entro tutti i tuoi confini.8E in quel giorno tu spiegherai la cosa al tuo figliuolo, dicendo: Si fa così, a motivo di quello che l’Eterno fece per me quand’uscii dall’Egitto.9E ciò ti sarà come un segno sulla tua mano, come un ricordo fra i tuoi occhi, affinché la legge dell’Eterno sia nella tua bocca; poiché l’Eterno ti ha tratto fuori dall’Egitto con mano potente.10Osserva dunque questa istituzione, al tempo fissato, d’anno in anno".

L'Eterno aveva dichiarato al principio del nostro capitolo: «Questo mese sarà per voi il primo dei mesi» (vers. 2). Per il credente, il momento della sua conversione diventa il punto di partenza della sua vera vita, della sua nuova nascita. Prima era morto nei suoi peccati. Ora le cose vecchie sono passate, tutte le cose sono fatte nuove, ed è la croce che separa le une dalle altre.

Trattandosi della croce, si comprende che sia detto d'ora innanzi, e a noi come ad Israele: «Questa è una notte da celebrarsi» (vers. 42) e: «Ricordatevi di questo giorno» (cap. 13:3). Che anniversario è mai questo! In tutta la storia del mondo, non c'è avvenimento più importante della morte dell'Agnello di Dio. Iddio non l'ha dimenticato. Quest'opera è continuamente dinanzi ai suoi occhi, e anche noi dovremmo sempre conservarne il ricordo. Ma voi sapete che c'è un'occasione in cui i credenti lo fanno particolarmente. Ogni domenica il privilegio è loro dato di annunziare la morte del Signore, in memoria del suo Nome e del suo sacrificio. Anche nel cielo, quale sarà il soggetto eterno del cantico dei riscattati? «Tu sei stato immolato...» (Apoc. 5:9).

Esodo 13:11-22
11"Quando l’Eterno t’avrà introdotto nel paese dei Cananei, come giurò a te e ai tuoi padri, e te lo avrà dato,12consacra all’Eterno ogni fanciullo primogenito e ogni primo parto del bestiame che t’appartiene: i maschi saranno dell’Eterno.13Ma riscatta ogni primo parto dell’asino con un agnello; e se non lo vuoi riscattare, fiaccagli il collo; riscatta anche ogni primogenito dell’uomo fra i tuoi figliuoli.14E quando, in avvenire, il tuo figliuolo t’interrogherà, dicendo: Che significa questo? gli risponderai: L’Eterno ci trasse fuori dall’Egitto, dalla casa di servitù, con mano potente;15e avvenne che, quando Faraone s’ostinò a non lasciarci andare, l’Eterno uccise tutti i primogeniti nel paese d’Egitto, tanto i primogeniti degli uomini quanto i primogeniti degli animali; perciò io sacrifico all’Eterno tutti i primi parti maschi, ma riscatto ogni primogenito dei miei figliuoli.16Ciò sarà come un segno sulla tua mano e come un frontale fra i tuoi occhi, poiché l’Eterno ci ha tratti dall’Egitto con mano potente".17Or quando Faraone ebbe lasciato andare il popolo, Iddio non lo condusse per la via del paese de’ Filistei, perché troppo vicina; poiché Iddio disse: "Bisogna evitare che il popolo, di fronte a una guerra, si penta e torni in Egitto";18ma Iddio fece fare al popolo un giro per la via del deserto, verso il mar Rosso. E i figliuoli d’Israele salirono armati dal paese d’Egitto.19E Mosè prese seco le ossa di Giuseppe; perché questi aveva espressamente fatto giurare i figliuoli d’Israele, dicendo: "Iddio, certo, vi visiterà; allora, trasportate di qui le mie ossa con voi".20E gl’Israeliti, partiti da Succoth, si accamparono a Etham, all’estremità del deserto.21E l’Eterno andava davanti a loro: di giorno, in una colonna di nuvola per guidarli per il loro cammino; e di notte, in una colonna di fuoco per illuminarli, onde potessero camminare giorno e notte.22La colonna di nuvola non si ritirava mai di davanti al popolo di giorno, né la colonna di fuoco di notte.

«Tu racconterai queste cose al tuo figliuolo» (vers. 8). Molto sovente senza dubbio i vostri genitori vi hanno parlato dell'opera di Gesù. Ma al vers. 14 è previsto che saranno i figliuoli che interrogheranno i loro padri. Non esitate, voi pure, a chiedere ai vostri genitori, ai vostri fratelli convertiti, di spiegarvi ciò che vi sembra difficile da comprendere in questi soggetti della Parola. Non temete di sembrare ignoranti. Sulla terra nulla è più importante di conoscere che queste verità concernenti il riscatto delle anime vostre.

Il popolo si è ora messo in cammino. Dovrà fare un gran giro (vers. 17) per ch'esso abbia il tempo d'imparare le lezioni importanti che l'Eterno vuole insegnargli. Noi speriamo d'impararle pure camminando con lui.

Ma Iddio non ha soltanto tracciato l'itinerario d'Israele. Vuole accompagnarlo personalmente sotto la forma di quella colonna di nuvola di giorno, e di fuoco di notte. Che grazia! Egli è presente per guidarli a passo a passo e, come lo vedremo, per proteggerli. Cosi Gesù ha tracciato il sentiero dei credenti verso il cielo ma ha loro fatto anche questa promessa: «Io sono con voi tutti i giorni» (Matteo 28:20).

Esodo 14:1-14
1E l’Eterno parlò a Mosè, dicendo:2"Di’ ai figliuoli d’Israele che tornino indietro e s’accampino di rimpetto a Pi-Hahiroth, fra Migdol e il mare, di fronte a Baal-Tsefon; accampatevi di faccia a quel luogo presso il mare.3E Faraone dirà de’ figliuoli d’Israele: Si sono smarriti nel paese; il deserto li tiene rinchiusi.4E io indurerò il cuor di Faraone, ed egli li inseguirà; ma io trarrò gloria da Faraone e da tutto il suo esercito, e gli Egiziani sapranno che io sono l’Eterno". Ed essi fecero così.5Or fu riferito al re d’Egitto che il popolo era fuggito; e il cuore di Faraone e de’ suoi servitori mutò sentimento verso il popolo, e quelli dissero: "Che abbiam fatto a lasciar andare Israele, sì che non ci serviranno più?"6E Faraone fece attaccare il suo carro, e prese il suo popolo seco.7Prese seicento carri scelti e tutti i carri d’Egitto; e su tutti c’eran de’ guerrieri.8E l’Eterno indurò il cuor di Faraone, re d’Egitto, ed egli inseguì i figliuoli d’Israele, che uscivano pieni di baldanza.9Gli Egiziani dunque li inseguirono; e tutti i cavalli, i carri di Faraone, i suoi cavalieri e il suo esercito li raggiunsero mentr’essi erano accampati presso il mare, vicino a Pi-Hahiroth, di fronte a Baal-Tsefon.10E quando Faraone si fu avvicinato, i figliuoli d’Israele alzarono gli occhi: ed ecco, gli Egiziani marciavano alle loro spalle; ond’ebbero una gran paura, e gridarono all’Eterno.11E dissero a Mosè: "Mancavan forse sepolture in Egitto, che ci hai menati a morire nel deserto? Perché ci hai fatto quest’azione, di farci uscire dall’Egitto?12Non è egli questo che ti dicevamo in Egitto: Lasciaci stare, che serviamo gli Egiziani? Poiché meglio era per noi servire gli Egiziani che morire nel deserto".13E Mosè disse al popolo: "Non temete, state fermi, e mirate la liberazione che l’Eterno compirà oggi per voi; poiché gli Egiziani che avete veduti quest’oggi, non li vedrete mai più in perpetuo.14L’Eterno combatterà per voi, e voi ve ne starete queti".

Israele pensava di essere liberato per sempre dai suoi nemici, gli Egiziani. Ma ecco che, nel loro accecamento gli Egiziani si pentono di aver lasciato partire gl'Israeliti e li inseguono. Questi sembrano colti nel laccio. Davanti a loro, il mar Rosso; dietro, il Faraone, i suoi carri, i suoi capitani. Ah! che terrore! Che grido di distretta! Ma il popolo deve imparare cosi che non esiste difficoltà troppo grande per l'Eterno. Anzi, più grande è la difficoltà, e più Iddio ha occasione di fare ammirare la sua potenza.

Noi tutti incontriamo delle difficoltà piccole o grandi. Abbiamo un bel volgerci da ogni lato, davanti, di dietro, non vediamo via d'uscita. Quante volte allora siamo pieni d'inquietudine, come il popolo, oppure ci agitiamo molto per giungere da noi al termine della prove. Ma che cosa dice Mosè ad Israele?: «L'Eterno combatterà per voi, e voi ve ne starete quieti» (vers. 14). Rimanere quieti. Vuol dire non muoversi, non far nulla (se non pregare). Ciò vuoi dire ad un tempo: preservare lo spirito da ogni timore e da ogni agitazione, in presenza delle prove e delle difficoltà.

Esodo 14:15-31
15E l’Eterno disse a Mosè: "Perché gridi a me? Di’ ai figliuoli d’Israele che si mettano in marcia.16E tu alza il tuo bastone, stendi la tua mano sul mare, e dividilo; e i figliuoli d’Israele entreranno in mezzo al mare a piedi asciutti.17E quanto a me, ecco, io indurerò il cuore degli Egiziani, ed essi v’entreranno, dietro a loro; ed io trarrò gloria da Faraone, da tutto il suo esercito, dai suoi carri e dai suoi cavalieri.18E gli Egiziani sapranno che io sono l’Eterno, quando avrò tratto gloria da Faraone, dai suoi carri e dai suoi cavalieri".19Allora l’angelo di Dio, che precedeva il campo d’Israele, si mosse e andò a porsi alle loro spalle; parimente la colonna di nuvola si mosse dal loro fronte e si fermò alle loro spalle;20e venne a mettersi fra il campo dell’Egitto e il campo d’Israele; e la nube era tenebrosa per gli uni, mentre rischiarava gli altri nella notte. E l’un campo non si accostò all’altro per tutta la notte.21Or Mosè stese la sua mano sul mare; e l’Eterno fece ritirare il mare mediante un gagliardo vento orientale durato tutta la notte, e ridusse il mare in terra asciutta; e le acque si divisero.22E i figliuoli d’Israele entrarono in mezzo al mare sull’asciutto; e le acque formavano come un muro alla loro destra e alla loro sinistra.23E gli Egiziani li inseguirono; e tutti i cavalli di Faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri entrarono dietro a loro in mezzo al mare.24E avvenne verso la vigilia del mattino, che l’Eterno, dalla colonna di fuoco e dalla nuvola, guardò verso il campo degli Egiziani, e lo mise in rotta.25E tolse le ruote dei loro carri, e ne rese l’avanzata pesante; in guisa che gli Egiziani dissero: "Fuggiamo d’innanzi ad Israele, perché l’Eterno combatte per loro contro gli Egiziani".26E l’Eterno disse a Mosè: "Stendi la tua mano sul mare, e le acque ritorneranno sugli Egiziani, sui loro carri e sui loro cavalieri".27E Mosè stese la sua mano sul mare; e, sul far della mattina, il mare riprese la sua forza; e gli Egiziani, fuggendo, gli andavano incontro; e l’Eterno precipitò gli Egiziani in mezzo al mare.28Le acque tornarono e coprirono i carri, i cavalieri, tutto l’esercito di Faraone ch’erano entrati nel mare dietro agl’Israeliti; e non ne scampò neppur uno.29Ma i figliuoli d’Israele camminarono sull’asciutto in mezzo al mare, e le acque formavano come un muro alla loro destra e alla loro sinistra.30Così, in quel giorno l’Eterno salvò Israele dalle mani degli Egiziani, e Israele vide sul lido del mare gli Egiziani morti.31E Israele vide la gran potenza che l’Eterno avea spiegata contro gli Egiziani; onde il popolo temé l’Eterno, e credette nell’Eterno e in Mosè suo servo.

Il popolo ha constatato che non poteva far nulla, che non aveva più nessuna risorsa per liberarsi da sé. Ora Iddio può agire. Egli dice: «Si mettano in marcia!» Come, il mare è davanti a loro e l'Eterno dice: «marciate?» Ma la fede obbedisce e conta su Dio.

L'Angelo di Dio con la colonna viene a mettersi fra il campo d'Israele e quello degli Egiziani. Che cosa poteva temere ora il popolo? Ricordiamoci che Iddio vuole sempre mettersi come un paravento fra le nostre difficoltà e noi. Di giorno, di notte, le sue cure, la sua protezione si esercitano verso i suoi riscattati, allontanandoli dai pericoli che sovente noi non conosciamo neppure. Ed è la liberazione! Essa comporta tre fasi che trovate nei tre versetti del Salmo 136: «Colui che divise il Mar Rosso in due, perché la sua benignità dura in eterno (vers. 13; «e fece passare Israele in mezzo ad esso, perché la sua benignità dura in eterno» (vers. 14); «e travolse Faraone e il suo esercito nel Mar Rosso, perché la sua benignità dura in eterno» (vers. 15).

Quarant'anni prima Mosè, nella sua impazienza e con le proprie forze, aveva ucciso un Egiziano. Ora Iddio gli mostra la sua propria potenza, nel distruggere in un momento tutti i nemici del suo popolo.

Esodo 15:1-16
1Allora Mosè e i figliuoli d’Israele cantarono questo cantico all’Eterno, e dissero così: "Io cantero all’Eterno perché si è sommamente esaltato; ha precipitato in mare cavallo e cavaliere.2L’Eterno è la mia forza e l’oggetto del mio cantico; egli è stato la mia salvezza. Questo è il mio Dio, io lo glorificherò; è l’Iddio di mio padre, io lo esalterò.3L’Eterno è un guerriero, il suo nome è l’Eterno.4Egli ha gettato in mare i carri di Faraone e il suo esercito, e i migliori suoi condottieri sono stati sommersi nel mar Rosso.5Gli abissi li coprono; sono andati a fondo come una pietra.6La tua destra, o Eterno, è mirabile per la sua forza, la tua destra, o Eterno, schiaccia i nemici.7Con la grandezza della tua maestà, tu rovesci i tuoi avversari; tu scateni la tua ira, essa li consuma come stoppia.8Al soffio delle tue nari le acque si sono ammontate, le onde si son drizzate come un muro, i flutti si sono assodati nel cuore del mare.9Il nemico diceva: "Inseguirò, raggiungerò, dividerò le spoglie, la mia brama si sazierà su loro; sguainerò la mia spada, la mia mano li sterminerà";10ma tu hai mandato fuori il tuo soffio e il mare li ha ricoperti; sono affondati come piombo nelle acque potenti.11Chi è pari a te fra gli dèi, o Eterno? Chi è pari a te, mirabile nella tua santità, tremendo anche a chi ti loda, operator di prodigi?12Tu hai steso la destra, la terra li ha ingoiati.13Tu hai condotto con la tua benignità il popolo che hai riscattato; l’hai guidato con la tua forza verso la tua santa dimora.14I popoli l’hanno udito, e tremano. L’angoscia ha còlto gli abitanti della Filistia.15Già sono smarriti i capi di Edom, il tremito prende i potenti di Moab, tutti gli abitanti di Canaan vengono meno.16Spavento e terrore piomberà su loro. Per la forza del tuo braccio diventeran muti come una pietra, finché il tuo popolo, o Eterno, sia passato, finché sia passato il popolo che ti sei acquistato.

A che cosa corrisponde questo passaggio del mar Rosso, nella nostra storia di credenti? Sempre all'opera di Cristo e alla nostra liberazione. Ma mentre la notte della pasqua presentava il lato della liberazione di sotto al giudicio di Dio, la traversata del mar Rosso illustra la liberazione di sotto al potere di Satana e del mondo. Ed è la risurrezione del Signore che pone fine a questo potere e ad un tempo separa definitivamente il popolo di Dio dal «presente secolo malvagio». Esso è ora con Cristo dall'altro lato della morte. E la croce, per la quale questa liberazione gli è stata acquistata, è ad un tempo la condanna del mondo e del suo principe. «Allora Mosè ed i figliuoli d'Israele cantarono questo cantico...» Potevano essi cantare sotto i carichi degli Egiziani? Era impossibile. Ma ora quale gioia riempie tutti i cuori! «Gloria a Gesù, lode al Redentore... il nemico stesso ha conosciuto la Sua potenza... l'inferno e la morte sono vinti!» Conoscete voi questa lode e questa gioia? Sapete voi che cosa sia cantare di cuore e non soltanto con le labbra, la gloria di Colui che vi ha liberati dai flutti potenti della morte e dal potere dell'avversario?

Esodo 15:17-27
17Tu li introdurrai e li pianterai sul monte del tuo retaggio, nel luogo che hai preparato, o Eterno, per tua dimora, nel santuario che le tue mani, o Signore, hanno stabilito.18L’Eterno regnerà per sempre, in perpetuo".19Questo cantarono gl’Israeliti perché i cavalli di Faraone coi suoi carri e i suoi cavalieri erano entrati nel mare, e l’Eterno avea fatto ritornar su loro le acque del mare, ma i figliuoli d’Israele aveano camminato in mezzo al mare, sull’asciutto.20E Maria, la profetessa, sorella d’Aaronne, prese in mano il timpano, e tutte le donne usciron dietro a lei con de’ timpani, e danzando.21E Maria rispondeva ai figliuoli d’Israele: "Cantate all’Eterno, perché si è sommamente esaltato; ha precipitato in mare cavallo e cavaliere".22Poi Mosè fece partire gl’Israeliti dal Mar Rosso, ed essi si diressero verso il deserto di Shur; camminarono tre giorni nel deserto, e non trovarono acqua.23E quando giunsero a Mara, non poteron bevere le acque di Mara, perché erano amare; perciò quel luogo fu chiamato Mara.24E il popolo mormorò contro Mosè, dicendo: "Che berremo?"25Ed egli gridò all’Eterno; e l’Eterno gli mostrò un legno ch’egli gettò nelle acque, e le acque divennero dolci. Quivi l’Eterno dette al popolo una legge e una prescrizione, e lo mise alla prova, e disse:26"Se ascolti attentamente la voce dell’Eterno, ch’è il tuo Dio, e fai ciò ch’è giusto agli occhi suoi e porgi orecchio ai suoi comandamenti e osservi tutte le sue leggi, io non ti manderò addosso alcuna delle malattie che ho mandate addosso agli Egiziani, perché io sono l’Eterno che ti guarisco".27Poi giunsero ad Elim, dov’erano dodici sorgenti d’acqua e settanta palme; e si accamparono quivi presso le acque.

Se i riscattati del Signore Gesù sono sfuggiti alle terribili acque della morte, è perché Lui vi è entrato in vece nostra. Egli ha esclamato: «Sono giunto in acque profonde, e la corrente mi sommerge» (Salmo 69:2). «Tutte le tue onde e i tuoi flutti mi son passati sopra» (Giona 2:4).

Il popolo è ora riscattato, in marcia verso la terra promessa. Così la nostra corsa cristiana comincia alla conversione e il suo scopo è la gloria con Gesù. Ma fra le due, strada facendo, vi sono le esperienze del deserto. La prima di queste grandi lezioni è Mara. Come acque amare, Iddio permette delle circostanze penose sulla nostra strada, per fare la nostra educazione. Queste cose ci contrariano, ci umiliano. Esse hanno un gusto amaro; non ci piacciono. Ma se comprendiamo che il Signore le permette per la nostra benedizione, e vi applichiamo quel legno che ci parla della croce ove Cristo è morto, caricato delle nostre colpe, allora esse diventano dolci e preziose.

E noi possiamo apprezzare Elim, quel luogo di riposo e di ristoro che ci fa pensare al radunamento dei credenti ove la Parola è presentata dai servitori del Signore.

Esodo 16:1-12
1E tutta la raunanza de’ figliuoli d’Israele partì da Elim e giunse al deserto di Sin, ch’è fra Elim e Sinai, il quindicesimo giorno del secondo mese dopo la loro partenza dal paese d’Egitto.2E tutta la raunanza de’ figliuoli d’Israele mormorò contro Mosè e contro Aaronne nel deserto.3I figliuoli d’Israele dissero loro: "Oh, fossimo pur morti per mano dell’Eterno nel paese d’Egitto, quando sedevamo presso le pignatte della carne e mangiavamo del pane a sazietà! Poiché voi ci avete menati in questo deserto per far morir di fame tutta questa raunanza".4E l’Eterno disse a Mosè: "Ecco, io vi farò piovere del pane dal cielo; e il popolo uscirà e ne raccoglierà giorno per giorno quanto gliene abbisognerà per la giornata, ond’io lo metta alla prova per vedere se camminerà o no secondo la mia legge.5Ma il sesto giorno, quando prepareranno quello che avran portato a casa, essa sarà il doppio di quello che avranno raccolto ogni altro giorno".6E Mosè ed Aaronne dissero a tutti i figliuoli d’Israele: "Questa sera voi conoscerete che l’Eterno è quegli che vi ha tratto fuori dal paese d’Egitto;7e domattina vedrete la gloria dell’Eterno; poich’egli ha udito le vostre mormorazioni contro l’Eterno; quanto a noi, che cosa siamo perché mormoriate contro di noi?"8E Mosè disse: "Vedrete la gloria dell’Eterno quando stasera egli vi darà della carne da mangiare e domattina del pane a sazietà; giacché l’Eterno ha udito le vostre mormorazioni che proferite contro di lui; quanto a noi, che cosa siamo? le vostre mormorazioni non sono contro di noi ma contro l’Eterno".9Poi Mosè disse ad Aaronne: "Di’ a tutta la raunanza de’ figliuoli d’Israele: Avvicinatevi alla presenza dell’Eterno, perch’egli ha udito le vostre mormorazioni".10E come Aaronne parlava a tutta la raunanza de’ figliuoli d’Israele, questi volsero gli occhi verso il deserto; ed ecco che la gloria dell’Eterno apparve nella nuvola.11E l’Eterno parlò a Mosè, dicendo:12"Io ho udito le mormorazioni dei figliuoli d’Israele; parla loro, dicendo: Sull’imbrunire mangerete della carne, e domattina sarete saziati di pane; e conoscerete che io sono l’Eterno, l’Iddio vostro".

Mormorii prima del mar Rosso (cap. 14:11-12), mormorii a Mara (cap. 15:24), mormorii di nuovo al deserto di Sin (cap. 16:2), bentosto mormorii a Refidim (cap. 17:3), purtroppo è ben l'immagine fedele del nostro cuore così pronto a dimenticare «la bontà che dimora in eterno». Il popolo mormora contro Mosè e contro Aaronne, ma in realtà è contro Dio che si elevano i lagni, come è detto al versetto 8. Cari giovani amici, oggetti d'una così grande salvezza, quante, volte durante il giorno ci accade di lagnarci delle circostanze che il nostro Dio d'amore permette per noi? Ricordiamoci bene che se siamo malcontenti di qualche cosa o di qualcuno, in realtà è di Dio che non siamo soddisfatti.

E l'inquietudine per le cose della vita? Non è forse un'offesa a Colui che ha detto: «Non siate con ansietà solleciti per la vita vostra, di quel che mangerete o di quel che berrete... basta a ciascun giorno il suo affanno»? (Matteo 6:25, 34). Egli sapeva che cosa significava essere nel deserto e aver fame. Ma in una perfetta sottomissione, aveva respinto la proposta del tentatore. Egli, con fiducia assoluta, aspettava dal Padre suo la risposta ai suoi bisogni.

Esodo 16:13-31
13E avvenne, verso sera, che saliron delle quaglie, che ricopersero il campo; e, la mattina, c’era uno strato di rugiada intorno al campo.14E quando lo strato di rugiada fu sparito, ecco sulla faccia del deserto una cosa minuta, tonda, minuta come brina sulla terra.15E i figliuoli d’Israele, veduta che l’ebbero, dissero l’uno all’altro: "Che cos’è?" perché non sapevan che cosa fosse. E Mosè disse loro: "Questo è il pane che l’Eterno vi dà a mangiare.16Ecco quel che l’Eterno ha comandato: Ne raccolga ognuno quanto gli basta per il suo nutrimento: un omer a testa, secondo il numero delle vostre persone; ognuno ne pigli per quelli che sono nella sua tenda".17I figliuoli d’Israele fecero così, e ne raccolsero gli uni più e gli altri meno.18Lo misurarono con l’omer, e chi ne aveva raccolto molto non n’ebbe di soverchio; e chi ne aveva raccolto poco non n’ebbe penuria. Ognuno ne raccolse quanto gliene abbisognava per il suo nutrimento.19E Mosè disse loro: "Nessuno ne serbi fino a domattina".20Ma alcuni non ubbidirono a Mosè, e ne serbarono fino all’indomani; e quello inverminì e mandò fetore; e Mosè s’adirò contro costoro.21Così lo raccoglievano tutte le mattine: ciascuno nella misura che bastava al suo nutrimento; e quando il sole si faceva caldo, quello si struggeva.22E il sesto giorno raccolsero di quel pane il doppio: due omer per ciascuno. E tutti i capi della raunanza lo vennero a dire a Mosè.23Ed egli disse loro: "Questo è quello che ha detto l’Eterno: Domani è un giorno solenne di riposo: un sabato sacro all’Eterno; fate cuocere oggi quel che avete da cuocere e fate bollire quel che avete da bollire; e tutto quel che vi avanza, riponetelo e serbatelo fino a domani".24Essi dunque lo riposero fino all’indomani, come Mosè aveva ordinato: e quello non diè fetore e non inverminì.25E Mosè disse: "Mangiatelo oggi, perché oggi è il sabato sacro all’Eterno; oggi non ne troverete per i campi.26Raccoglietene durante sei giorni; ma il settimo giorno è il sabato; in quel giorno non ve ne sarà".27Or nel settimo giorno avvenne che alcuni del popolo uscirono per raccoglierne, e non ne trovarono.28E l’Eterno disse a Mosè: "Fino a quando rifiuterete d’osservare i miei comandamenti e le mie leggi?29Riflettete che l’Eterno vi ha dato il sabato; per questo, nel sesto giorno egli vi dà del pane per due giorni; ognuno stia dov’è; nessuno esca dalla sua tenda il settimo giorno".30Così il popolo si riposò il settimo giorno.31E la casa d’Israele chiamò quel pane Manna; esso era simile al seme di coriandolo; era bianco, e aveva il gusto di schiacciata fatta col miele.

«Che cos'è»? chiesero i figliuoli d'Israele sorpresi e come delusi scorgendo la manna sulla superficie del deserto. Il cap. 6 di Giovanni ci permette di comprendere che essa corrisponde per noi al «vero pane che viene dal cielo e che dà la vita al mondo» (Giovanni 6:32-33), a Gesù, nutrimento del credente, prezioso modello di cui egli si occupa, per mezzo del quale è nutrito, fortificato. Cristo è l'alimento della vita nuova che Dio ha dato ai suoi figliuoli. Ma quanti di essi rimangono spiritualmente dei nani perché non si nutrono. Il loro corpo cresce, invecchia, ma l'anima loro rimane allo stato d'infanzia. Conoscete voi tali cristiani? Qual'è il rimedio? Mangiare, nutrirsi della Parola di vita, pane delle anime nostre, nutrirsene regolarmente, ogni giorno, come non passiamo un giorno senza dare nutrimento ai nostri corpi. Gli Israeliti raccoglievano la loro porzione di manna ogni mattina prima che si sciogliesse al calor del giorno. Come è prezioso essere occupati del Signore, fin dal mattino, prima che le occupazioni della giornata abbiano fatto passare l'occasione. Gesù è il Pane di vita. Chi viene a Lui, chi vive di Lui, non avrà mai fame. «Signore, dacci sempre», ogni giorno, «questo Pane!»

Esodo 16:32-36; Esodo 17:1-7
32E Mosè disse: "Questo è quello che l’Eterno ha ordinato: Empi un omer di manna, perché sia conservato per i vostri discendenti, onde veggano il pane col quale vi ho nutriti nel deserto, quando vi ho tratti fuori dal paese d’Egitto".33E Mosè disse ad Aaronne: "Prendi un vaso, mettivi dentro un intero omer di manna, e deponilo davanti all’Eterno, perché sia conservato per i vostri discendenti".34Secondo l’ordine che l’Eterno avea dato a Mosè, Aaronne lo depose dinanzi alla Testimonianza, perché fosse conservato.35E i figliuoli d’Israele mangiarono la manna per quarant’anni, finché arrivarono in paese abitato; mangiarono la manna finché giunsero ai confini del paese di Canaan.36Or l’omer è la decima parte dell’efa.
1Poi tutta la raunanza de’ figliuoli d’Israele partì dal deserto di Sin, marciando a tappe secondo gli ordini dell’Eterno, e si accampò a Refidim; e non c’era acqua da bere per il popolo.2Allora il popolo contese con Mosè, e disse: "Dateci dell’acqua da bere". E Mosè rispose loro: "Perché contendete con me? perché tentate l’Eterno?"3Il popolo dunque patì quivi la sete, e mormorò contro Mosè, dicendo: "Perché ci hai fatti salire dall’Egitto per farci morire di sete noi, i nostri figliuoli e il nostro bestiame?"4E Mosè gridò all’Eterno, dicendo: "Che farò io per questo popolo? Non andrà molto che mi lapiderà".5E l’Eterno disse a Mosè: "Passa oltre in fronte al popolo, e prendi teco degli anziani d’Israele; piglia anche in mano il bastone col quale percotesti il fiume, e va’.6Ecco, io starò la dinanzi a te, sulla roccia ch’è in Horeb; tu percoterai la roccia, e ne scaturirà dell’acqua, ed il popolo berrà". Mosè fece così in presenza degli anziani d’Israele.7E pose nome a quel luogo Massah e Meribah a motivo della contesa de’ figliuoli d’Israele, e perché aveano tentato l’Eterno, dicendo: "L’Eterno è egli in mezzo a noi, si o no?"

Dopo la fame, ecco che la sete è l'occasione dei mormorii di questo povero popolo. Ma la grazia di Dio si serve di ciò per rivelarci un prezioso mistero, la cui spiegazione si trova in 1 Corinzi H, 4: «Essi bevvero la stessa bevanda spirituale, perché bevevano alla roccia spirituale che li seguiva; e la roccia era Cristo». Così dunque questa roccia non è altro in figura che il Signore Gesù stesso, Colui che udiamo gridare in Giovanni 7:37: «Chi ha sete, venga a Me e beva.» — Ma per dare l'acqua, occorreva che anzitutto la roccia in Horeb fosse percossa dalla verga di Mosè. E affinché noi avessimo la vita in abbondanza per mezzo dello Spirito Santo, bisognava che il Figliuolo fosse colpito sulla croce da Dio stesso. Il Salvatore morto e risuscitato dà lo Spirito Santo a quelli che credono in Lui. È per questo mezzo che la vita divina è loro comunicata ed in seguito incessantemente rinnovata. Talché, fino all'ultimo giorno della storia della Chiesa quaggiù, quest'appello può farsi udire, e noi lo ripetiamo per voi: «Chi ha sete venga; chi vuole, prenda in dono dell'acqua della vita» (Apocalisse 22:17).

Esodo 17:8-16
8Allora venne Amalek a dar battaglia a Israele a Refidim.9E Mosè disse a Giosuè: "Facci una scelta d’uomini ed esci a combattere contro Amalek; domani io starò sulla vetta del colle col bastone di Dio in mano".10Giosuè fece come Mosè gli aveva detto, e combatté contro Amalek; e Mosè, Aaronne e Hur salirono sulla vetta del colle.11E avvenne che, quando Mosè teneva la mano alzata, Israele vinceva; e quando la lasciava cadere, vinceva Amalek.12Or siccome le mani di Mosè s’eran fatte stanche, essi presero una pietra, gliela posero sotto, ed egli vi si mise a sedere; e Aaronne e Hur gli sostenevano le mani: l’uno da una parte, l’altro dall’altra; così le sue mani rimasero immobili fino al tramonto del sole.13E Giosuè sconfisse Amalek e la sua gente, mettendoli a fil di spada.14E l’Eterno disse a Mosè: "Scrivi questo fatto in un libro, perché se ne conservi il ricordo, e fa’ sapere a Giosuè che io cancellerò interamente di sotto al cielo la memoria di Amalek".15E Mosè edificò un altare, al quale pose nome: "L’Eterno è la mia bandiera"; e disse:16"La mano è stata alzata contro il trono dell’Eterno, e l’Eterno farà guerra ad Amalek d’età in età".

Nutriti, dissetati, ecco il popolo preparato dall'Eterno per una nuova esperienza, quella del combattimento contro Amalek. Nello stesso modo quando i credenti sono «fortificati nel Signore e nella forza della sua possanza», sono in grado di resistere ai loro nemici (Efesini 6:10-13). Ricordatevi che sulle rive del mar Rosso, era stato detto ad Israele: «L'Eterno combatterà per voi, e voi ve ne starete queti.» La croce fu il combattimento del Signore tutto solo. Noi non potevamo lottare per la nostra salvezza. Ma dopo la conversione, è allora che cominciano le lotte, poiché siamo obbligati di constatare che non siamo diventati perfetti. Come un esercito, tutti í nostri antichi difetti ritornano a bersagliarci, a farci la guerra. Forse che questa volta non possiamo più contare sul Signore? Al contrario! Ma alla croce Egli combatteva per noi, in vece nostra; ora combatte con noi, Lui il vero Giosuè. E poi c'è qualcuno sul monte le cui mani non sono mai indebolite. Il Signore Gesù nel cielo è anche il grande Sommo Sacerdote la cui intercessione ci renderà vincitori, sì, «più che vincitori» (Romani 8:37).

Esodo 18:1-12
1Or Jethro, sacerdote di Madian, suocero di Mosè, udì tutto quello che Dio avea fatto a favor di Mosè e d’Israele suo popolo: come l’Eterno avea tratto Israele fuor dall’Egitto.2E Jethro, suocero di Mosè, prese Sefora, moglie di Mosè,3che questi avea rimandata, e i due figliuoli di lei che si chiamavano: l’uno, Ghershom, perché Mosè avea detto: "Ho soggiornato in terra straniera";4e l’altro Eliezer, perché avea detto: "L’Iddio del padre mio è stato il mio aiuto, e mi ha liberato dalla spada di Faraone".5Jethro dunque, suocero di Mosè, venne a Mosè, coi figliuoli e la moglie di lui, nel deserto dov’egli era accampato, al monte di Dio;6e mandò a dire a Mosè: "Io, Jethro, tuo suocero, vengo da te con la tua moglie e i due suoi figliuoli con lei".7E Mosè uscì a incontrare il suo suocero, gli s’inchinò, e lo baciò; s’informarono scambievolmente della loro salute, poi entrarono nella tenda.8Allora Mosè raccontò al suo suocero tutto quello che l’Eterno avea fatto a Faraone e agli Egiziani per amor d’Israele, tutte le sofferenze patite durante il viaggio, e come l’Eterno li avea liberati.9E Jethro si rallegrò di tutto il bene che l’Eterno avea fatto a Israele, liberandolo dalla mano degli Egiziani.10E Jethro disse: "Benedetto sia l’Eterno, che vi ha liberati dalla mani degli Egiziani e dalla mano di Faraone, e ha liberato il popolo dal giogo degli Egiziani!11Ora riconosco che l’Eterno è più grande di tutti gli dèi; tale s’è mostrato, quando gli Egiziani hanno agito orgogliosamente contro Israele".12E Jethro, suocero di Mosè, prese un olocausto e dei sacrifizi per offrirli a Dio; e Aaronne e tutti gli anziani d’Israele vennero a mangiare col suocero di Mosè in presenza di Dio.

Qui ritroviamo Jethro, il suocero di Mosè. Egli è una figura delle nazioni della terra che, in un tempo futuro, si rallegreranno con il popolo d'Israele della liberazione di cui questi sarà stato l'oggetto e daranno gloria a Dio.

Notiamo che Sefora ed i suoi figli, immagini della Chiesa, come abbiamo visto al capitolo 2, non hanno partecipato alle prove di Israele né alla sua liberazione. La Chiesa sarà stata rapita dalla terra quando avranno luogo le tribolazioni, poi il ristabilimento del popolo Giudeo.

Ghershom ci ricorda che Cristo, come Mosè, è stato straniero sulla terra ove ha soggiornato e che pure la Chiesa è straniera quaggiù. Ma in questa posizione difficile l'aiuto e il soccorso di Dio le sono assicurati come sono stati assicurati al Signore. È il significato del nome Eliezer.

Al vers. 8 Mosè rende testimonianza di tutto ciò che Dio ha fatto per i suoi. Bell'esempio per noi, la cui conseguenza appare al vers. 11: Jethro riconosce la grandezza dell'Eterno, Gli dà gloria, offre dei sacrifizi, e infine mangia, vale a dire realizza la comunione col popolo riscattato nella presenza di Dio.

Esodo 18:13-27
13Il giorno seguente, Mosè si assise per render ragione al popolo; e il popolo stette intorno a Mosè dal mattino fino alla sera.14E quando il suocero di Mosè vide tutto quello ch’egli faceva per il popolo, disse: "Che è questo che tu fai col popolo? Perché siedi solo, e tutto il popolo ti sta attorno dal mattino fino alla sera?"15E Mosè rispose al suo suocero: "Perché il popolo viene da me per consultare Dio.16Quand’essi hanno qualche affare, vengono da me, e io giudico fra l’uno e l’altro, e fo loro conoscere gli ordini di Dio e le sue leggi".17Ma il suocero di Mosè gli disse: "Questo che tu fai non va bene.18Tu ti esaurirai certamente: tu e questo popolo ch’è teco; poiché quest’affare è troppo grave per te; tu non puoi bastarvi da te solo.19Or ascolta la mia voce; io ti darò un consiglio, e Dio sia teco: Sii tu il rappresentante del popolo dinanzi a Dio, e porta a Dio le loro cause.20Insegna loro gli ordini e le leggi, e mostra loro la via per la quale han da camminare e quello che devon fare;21ma scegli fra tutto il popolo degli uomini capaci che temano Dio: degli uomini fidati, che detestino il lucro iniquo; e stabiliscili sul popolo come capi di migliaia, capi di centinaia, capi di cinquantine e capi di diecine;22e rendano essi ragione al popolo in ogni tempo; e riferiscano a te ogni affare di grande importanza, ma ogni piccolo affare lo decidano loro. Allevia così il peso che grava su te, e lo portino essi teco.23Se tu fai questo, e se Dio te l’ordina, potrai durare; e anche tutto questo popolo arriverà felicemente al luogo che gli è destinato".24Mosè acconsentì al dire del suo suocero, e fece tutto quello ch’egli avea detto.25E Mosè scelse fra tutto Israele degli uomini capaci, e li stabilì capi del popolo: capi di migliaia, capi di centinaia, capi di cinquantine e capi di diecine.26E quelli rendevano ragione al popolo in ogni tempo; le cause difficili le portavano a Mosè, ma ogni piccolo affare lo decidevano loro.27Poi Mosè accomiatò il suo suocero, il quale se ne tornò al suo paese.

A causa della sua timidezza e delle sue esitazioni Mosè aveva obbligato l'Eterno a dargli in aiuto Aaronne per fare uscire il popolo dall'Egitto (capitolo 4). Ora sono i consigli del suocero che lo condurranno a scaricarsi su altri d'una parte del suo servizio. Quei consigli di Jethro potrebbero apparirci savi. Nello stesso modo, nella religione cristiana, si istituì un clero, e molti trovano questo ragionevole. Si scelgono degli uomini, stabiliti da altri uomini per occuparsi degli affari di Dio e delle chiese. Non vi è forse in ciò in realtà una disobbedienza e ad un tempo una mancanza di fiducia? La Chiesa non ha che un Signore. Ma Egli è pienamente sufficiente per occuparsi di tutto quel che concerne i suoi. Gesù non vuole occuparsi soltanto degli «affari di grande importanza», degli «affari difficili». Nulla è troppo piccolo per Lui; tutto l'interessa. Non temete di rivolgervi al Signore. Egli non si stanca, non manda mai da qualcun altro quelli che s'accostano a Lui per mezzo della preghiera. Si, andate a Gesù, «gettando su Lui ogni vostra sollecitudine, — dice l'apostolo — poiché Egli ha cura di voi» (1. Pietro 5:7).

Esodo 19:1-15
1Nel primo giorno del terzo mese da che furono usciti dal paese d’Egitto, i figliuoli d’Israele giunsero al deserto di Sinai.2Essendo partiti da Refidim, giunsero al deserto di Sinai e si accamparono nel deserto; quivi si accampò Israele, dirimpetto al monte.3E Mosè salì verso Dio; e l’Eterno lo chiamò dal monte, dicendo: "Di’ così alla casa di Giacobbe, e annunzia questo ai figliuoli d’Israele:4Voi avete veduto quello che ho fatto agli Egiziani, e come io v’ho portato sopra ali d’aquila e v’ho menato a me.5Or dunque, se ubbidite davvero alla mia voce e osservate il mio patto, sarete fra tutti i popoli il mio tesoro particolare;6poiché tutta la terra è mia; e mi sarete un regno di sacerdoti e una nazione santa. Queste sono le parole che dirai ai figliuoli d’Israele".7E Mosè venne, chiamò gli anziani del popolo, ed espose loro tutte queste parole che l’Eterno gli aveva ordinato di dire.8E tutto il popolo rispose concordemente e disse: "Noi faremo tutto quello che l’Eterno ha detto". E Mosè riferì all’Eterno le parole del popolo.9E l’Eterno disse a Mosè: "Ecco, io verro a te in una folta nuvola, affinché il popolo oda quand’io parlerò con te, e ti presti fede per sempre". E Mosè riferì all’Eterno le parole del popolo.10Allora l’Eterno disse a Mosè: "Va’ dal popolo, santificalo oggi e domani, e fa’ che si lavi le vesti.11E siano pronti per il terzo giorno; perché il terzo giorno l’Eterno scenderà in presenza di tutto il popolo sul monte Sinai.12E tu fisserai attorno attorno de’ limiti al popolo, e dirai: Guardatevi dal salire sul monte o dal toccarne il lembo. Chiunque toccherà il monte sarà messo a morte.13Nessuna mano tocchi quel tale; ma sia lapidato o trafitto di frecce; animale o uomo che sia, non sia lasciato vivere! Quando il corno sonerà a distesa, allora salgano pure sul monte".14E Mosè scese dal monte verso il popolo; santificò il popolo, e quelli si lavarono le vesti.15Ed egli disse al popolo: "Siate pronti fra tre giorni; non v’accostate a donna".

Mosè aveva dichiarato a Faraone: «Noi non sapremo con che dovremo servire l'Eterno finché sarem giunti colà» (cap. 10:26). Portato su ali d'aquila (vers. 4), Israele è giunto ora al luogo ove Dio gli farà le sue rivelazioni e gl'insegnerà in che modo Egli vuole essere servito. Non c'era possibilità di culto in Egitto. Invece appena la salvezza è realizzata, appena Iddio ha separato i suoi, aspetta da loro il servizio della lode. «Voi mi sarete un regno di sacerdoti ed una nazione santa», dichiara Egli al vers. 6. E Pietro riprende questa espressione a riguardo dell'Assemblea, aggiungendovi il servizio dell'Evangelo: «Voi siete... un real sacerdozio; una gente santa, un popolo che Dio s'è acquistato, affinché proclamiate le virtù di Colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua meravigliosa luce» (1 Pietro 2:9), Il nostro capitolo comincia una nuova parte del libro ove vedremo tutto quel che l'Eterno aspettava da Israele e le istruzioni che gli dà. Purtroppo, questo povero popolo non conosce se stesso, nonostante Mara e Meriba. Risponde con quella folle promessa che Iddio non gli chiedeva: «Noi faremo tutto quello che l'Eterno ha detto» (vers. 8). Non ci vorrà molto tempo per dimostrare in che modo mantiene questo impegno.

Esodo 19:16-25
16Il terzo giorno, come fu mattino, cominciaron de’ tuoni, de’ lampi, apparve una folta nuvola sul monte, e s’udì un fortissimo suon di tromba; e tutto il popolo ch’era nel campo, tremò.17E Mosè fece uscire il popolo dal campo per menarlo incontro a Dio; e si fermarono appiè del monte.18Or il monte Sinai era tutto fumante, perché l’Eterno v’era disceso in mezzo al fuoco; e il fumo ne saliva come il fumo d’una fornace, e tutto il monte tremava forte.19Il suon della tromba s’andava facendo sempre più forte; Mosè parlava, e Dio gli rispondeva con una voce.20L’Eterno dunque scese sul monte Sinai, in vetta al monte; e l’Eterno chiamò Mosè in vetta al monte, e Mosè vi salì.21E l’Eterno disse a Mosè: "Scendi, avverti solennemente il popolo onde non faccia irruzione verso l’Eterno per guardare, e non n’abbiano a perire molti.22E anche i sacerdoti che si appressano all’Eterno, si santifichino, affinché l’Eterno non si avventi contro a loro".23Mosè disse all’Eterno: "Il popolo non può salire sul monte Sinai, poiché tu ce l’hai divietato dicendo: Poni de’ limiti attorno al monte, e santificalo".24Ma l’Eterno gli disse: "Va’, scendi abbasso; poi salirai tu, e Aaronne teco; ma i sacerdoti e il popolo non facciano irruzione per salire verso l’Eterno, onde non s’avventi contro a loro".25Mosè discese al popolo e glielo disse.

Voi avete senza dubbio preso delle buone risoluzioni. Poi siete stati scoraggiati constatando poco dopo che non le avevate rispettate. Nel capitolo 7 dell'epistola ai Romani vediamo un uomo in balia a questo stesso scoraggiamento: «Il bene che voglio, non lo fo; — dice egli — ma il male che non voglio, quello fo» (vers. 19).

Vedete, né voi, né nessun altri, è capace coi suoi propri sforzi di mantenere la più piccola promessa. Dobbiamo noi forse allora rinunciare a fare il bene? No, certamente! Ma abbiamo un Padre che metterà la sua potenza a nostra disposizione. Quando un fanciullo si crede capace di sollevare per esempio un sacco di cinquanta chilogrammi, che cosa gli dice il padre?: «Prova!» Ed è soltanto quando il fanciullo ha provato, colla sua sconfitta, che suo padre aveva ragione, che è pronto a confidarsi in lui perché faccia la cosa in vece sua. È questa lezione che Israele dovrà imparare presso il monte Sinai; è questa lezione che, noi pure, dobbiamo così sovente imparare e imparare ancora.

Il popolo crede poter fare tutto? Ebbene, dall'alto di quel terribile monte, Iddio gli parlerà con solennità di tutte le sue divine esigenze.

Esodo 20:1-17
1Allora Iddio pronunziò tutte queste parole, dicendo:2"Io sono l’Eterno, l’Iddio tuo, che ti ho tratto dal paese d’Egitto, dalla casa di servitù.3Non avere altri dii nel mio cospetto.4Non ti fare scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassù ne’ cieli o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra;5non ti prostrare dinanzi a tali cose e non servir loro, perché io, l’Eterno, l’Iddio tuo, sono un Dio geloso che punisco l’iniquità dei padri sui figliuoli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano,6e uso benignità, fino alla millesima generazione, verso quelli che m’amano e osservano i miei comandamenti.7Non usare il nome dell’Eterno, ch’è l’Iddio tuo, in vano; perché l’Eterno non terra per innocente chi avrà usato il suo nome in vano.8Ricordati del giorno del riposo per santificarlo.9Lavora sei giorni e fa’ in essi ogni opera tua;10ma il settimo è giorno di riposo, sacro all’Eterno, ch’è l’Iddio tuo; non fare in esso lavoro alcuno, né tu, né il tuo figliuolo, né la tua figliuola, né il tuo servo, né la tua serva, né il tuo bestiame, né il forestiero ch’è dentro alle tue porte;11poiché in sei giorni l’Eterno fece i cieli, la terra, il mare e tutto ciò ch’è in essi, e si riposò il settimo giorno; perciò l’Eterno ha benedetto il giorno del riposo e l’ha santificato.12Onora tuo padre e tua madre, affinché i tuoi giorni siano prolungati sulla terra che l’Eterno, l’Iddio tuo, ti dà.13Non uccidere.14Non commettere adulterio.15Non rubare.16Non attestare il falso contro il tuo prossimo.17Non concupire la casa del tuo prossimo; non concupire la moglie del tuo prossimo, né il suo servo, né la sua serva, né il suo bue, né il suo asino, né cosa alcuna che sia dei tuo prossimo".

Ecco dunque la legge che l'Eterno dà al suo popolo. Il primo dei dieci comandamenti mostra il posto che Dio vuole avere nella vita dei suoi: il primo, il solo posto. «Affinché in ogni cosa abbia il primato», sta scritto del Figliuol di Dio (Colossesi 1:18). Ha Egli questo posto, nella vostra vita e nel vostro cuore? —L'ultimo comandamento condanna l'uomo inesorabilmente, anche quando ha obbedito ai nove altri. Concupire, vuol dire aver desiderio di quel che non si ha. Sarete d'accordo con me che è cosa impossibile di non concupire; altrettanto impossibile che al Moro di mutar la propria pelle (Geremia 13:23). Non vi è stato, e non vi sarà mai che un solo uomo il quale abbia adempiuto tutta la legge dal primo all'ultimo comandamento. È Gesù; Egli poteva dire: «Dio mio, io prendo piacere a fare la tua volontà, e la tua legge è dentro il mio cuore» (Salmo 40:8). «Io amo la tua legge» (Salmo 119:113). In questa legge perfetta, Egli ha trovato tutto il suo piacere. Infatti, obbedire ai comandamenti di Dio, non era, per Cristo, un obbligo penoso, ma tutta la Sua felicità.

Esodo 20:18-26; Esodo 21:1-6
18Or tutto il popolo udiva i tuoni, il suon della tromba e vedeva i lampi e il monte fumante. A tal vista, tremava e se ne stava da lungi.19E disse a Mosè: "Parla tu con noi, e noi t’ascolteremo; ma non ci parli Iddio, che non abbiamo a morire".20E Mosè disse al popolo: "Non temete, poiché Dio è venuto per mettervi alla prova, e affinché il suo timore vi stia dinanzi, e così non pecchiate".21Il popolo dunque se ne stava da lungi; ma Mosè s’avvicinò alla caligine dov’era Dio.22E l’Eterno disse a Mosè: "Di’ così ai figliuoli d’Israele: Voi stessi avete visto ch’io v’ho parlato dai cieli.23Non fate altri dii accanto a me; non vi fate dii d’argento, né dii d’oro.24Fammi un altare di terra; e su questo offri i tuoi olocausti, i tuoi sacrifizi di azioni di grazie, le tue pecore e i tuoi buoi; in qualunque luogo dove farò che il mio nome sia ricordato, io verrò a te e ti benedirò.25E se mi fai un altare di pietra, non lo costruire di pietre tagliate; perché, se tu alzassi su di esse lo scalpello, tu le contamineresti.26E non salire al mio altare per gradini, affinché la tua nudità non si scopra sovr’esso.
1Or queste sono le leggi che tu porrai dinanzi a loro:2Se compri un servo ebreo, egli ti servirà per sei anni; ma il settimo se ne andrà libero, senza pagar nulla.3Se è venuto solo, se ne andrà solo; se aveva moglie, la moglie se ne andrà con lui.4Se il suo padrone gli dà moglie e questa gli partorisce figliuoli e figliuole, la moglie e i figliuoli di lei saranno del padrone, ed egli se ne andrà solo.5Ma se il servo fa questa dichiarazione: "Io amo il mio padrone, mia moglie e i miei figliuoli; io non voglio andarmene libero"6allora il suo padrone lo farà comparire davanti a Dio, e lo farà accostare alla porta o allo stipite, e il suo padrone gli forerà l’orecchio con una lesina; ed egli lo servirà per sempre.

«Fa' questo e vivrai» (Luca 10:28). Ma, sul popolo che non poteva compiere questa legge santa, si libra la minaccia di morte (cap. 20:18-19). La scena è ricordata in Ebrei 12:18-19 per mostrare la differenza con la posizione del credente sotto la grazia. A questi non è più comandato di fare qualcosa, ma di credere in Gesù che ha fatto tutto. È Lui che vediamo sotto la figura del servitore ebreo al cap. 21. «Qualcuno mi comprò fin dalla mia giovinezza» (Zaccaria 13:5), dice il Signore per bocca del profeta. Uomo obbediente, che ha compiuto la legge e ben più che la legge, il Perfetto Servitore avrebbe potuto andarsene libero, cioè risalire al cielo con tutti gli onori, senza passare per la morte. Ma Egli vi sarebbe stato solo. E a causa del suo meraviglioso amore per il Padre, per me, il Signore voleva avere nella gloria la compagnia d'una Sposa formata di tutti i suoi riscattati. Allora Egli ha pagato il prezzo necessario. Il suo Corpo è stato trafitto; il segno della ferita ne è la prova; noi Io vedremo. Il suo sangue è colato. Ed Egli è Servitore per sempre. Nella casa celeste, avanzandosi per servire i suoi (Luca 12:37), ci resta il suo amore, servizio eterno.

Esodo 21:7-36
7Se uno vende la propria figliuola per esser serva, ella non se ne andrà come se ne vanno i servi.8S’ella dispiace al suo padrone, che se l’era presa per moglie, egli la farà riscattare; ma non avrà il diritto di venderla a gente straniera, dopo esserle stato infedele.9E se la dà in isposa al suo figliuolo, la tratterà secondo il diritto delle fanciulle.10Se prende un altra moglie, non toglierà alla prima né il vitto, né il vestire, né la coabitazione.11Se non le fa queste tre cose, ella se ne andrà senza pagamento di prezzo.12Chi percuote un uomo sì ch’egli muoia, dev’esser messo a morte.13Se non gli ha teso agguato, ma Dio gliel’ha fatto cader sotto mano, io ti stabilirò un luogo dov’ei si possa rifugiare.14Se alcuno con premeditazione uccide il suo prossimo mediante insidia, tu lo strapperai anche dal mio altare, per farlo morire.15Chi percuote suo padre o sua madre dev’esser messo a morte.16Chi ruba un uomo sia che l’abbia venduto o che gli sia trovato nelle mani dev’esser messo a morte.17Chi maledice suo padre o sua madre dev’esser messo a morte.18Se degli uomini vengono a rissa, e uno percuote l’altro con una pietra o col pugno, e quello non muoia, ma debba mettersi a letto,19se si rileva e può camminar fuori appoggiato al suo bastone, colui che lo percosse sarà assolto; soltanto, lo indennizzerà del tempo che ha perduto e lo farà curare fino a guarigione compiuta.20Se uno percuote il suo servo o la sua serva col bastone sì che gli muoiano fra le mani, il padrone dev’esser punito;21ma se sopravvivono un giorno o due, non sarà punito, perché son danaro suo.22Se alcuni vengono a rissa e percuotono una donna incinta sì ch’ella si sgravi, ma senza che ne segua altro danno, il percotitore sarà condannato all’ammenda che il marito della donna gl’imporrà; e la pagherà come determineranno i giudici;23ma se ne segue danno,24darai vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano,25piede per piede, scottatura per scottatura, ferita per ferita, contusione per contusione.26Se uno colpisce l’occhio del suo servo o l’occhio della sua serva e glielo fa perdere, li lascerà andar liberi in compenso dell’occhio perduto.27E se fa cadere un dente al suo servo o un dente alla sua serva, li lascerà andar liberi in compenso del dente perduto.28Se un bue cozza un uomo o una donna sì che muoia, il bue dovrà esser lapidato e non se ne mangerà la carne; ma il padrone del bue sarà assolto.29Però, se il bue era già da tempo uso cozzare, e il padrone n’è stato avvertito, ma non l’ha tenuto rinchiuso, e il bue ha ucciso un uomo o una donna, il bue sarà lapidato, e il suo padrone pure sarà messo a morte.30Ove sia imposto al padrone un prezzo di riscatto, egli pagherà per il riscatto della propria vita tutto quello che gli sarà imposto.31Se il bue cozza un figliuolo o una figliuola, gli si applicherà questa medesima legge.32Se il bue cozza un servo o una serva, il padrone del bue pagherà al padrone del servo trenta sicli d’argento, e il bue sarà lapidato.33Se uno apre una fossa, o se uno scava una fossa e non la copre, e un bue o un asino vi cade dentro,34il padron della fossa rifarà il danno: pagherà in danaro il valore della bestia al padrone, e la bestia morta sarà sua.35Se il bue d’un uomo perisce il bue d’un altro sì ch’esso muoia, si venderà il bue vivo e se ne dividerà il prezzo; e anche il bue morto sarà diviso fra loro.36Se poi è noto che quel bue era già da tempo uso cozzare, e il suo padrone non l’ha tenuto rinchiuso, questi dovrà pagare bue per bue, e la bestia morta sarà sua.

Se paragoniamo questi versetti con il cap. 5 di Matteo dal vers. 17, constatiamo che il Figliuol di Dio, venuto a compiere tutta la legge, era venuto a recare ad un tempo qualche cosa di nuovo e di migliore. Come! Di migliore? Quando la legge ordinava: «Non uccidere», Gesù dichiara che se qualcuno dice solamente «pazzo» al proprio fratello merita già la geenna del fuoco! Non è forse mille volte più severo della legge? Ah! il Signore vuole farci discendere sempre più profondamente nella malvagità del nostro cuore. Vuole darci una misura più elevata della santità di Dio. E vuole infine farci conoscere il Suo cuore che è andato infinitamente più lungi di quel che chiedeva la legge. Questa diceva: «Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico» (Matteo 5:43; vedere Romani 5:7-8).

Dove saremmo noi se il comandamento: «occhio per occhio e dente per dente» ci fosse applicato? Iddio avrebbe fatto sparire dalla terra l'umanità colpevole di aver crocifisso il suo Figliuolo. Al contrario, alla croce stessa, Gesù ci mostra ch'Egli mette perfettamente in pratica ciò ch'Egli insegna in questi versetti: «Padre, perdona loro, — dice Egli — poiché non sanno quel che fanno» (Luca 23:34).

Esodo 22:21-31; Esodo 23:1-5
21Non maltratterai lo straniero e non l’opprimerai; perché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto.22Non affliggerete alcuna vedova, ne alcun orfano.23Se in qualche modo li affliggi, ed essi gridano a me, io udrò senza dubbio il loro grido;24la mia ira s’accenderà, e io vi ucciderò con la spada; e le vostre mogli saranno vedove, e i vostri figliuoli orfani.25Se tu presti del danaro a qualcuno del mio popolo, al povero ch’è teco, non lo tratterai da usuraio; non gl’imporrai interesse.26Se prendi in pegno il vestito del tuo prossimo, glielo renderai prima che tramonti il sole;27perché esso è l’unica sua coperta, è la veste con cui si avvolge il corpo. Su che dormirebb’egli? E se avverrà ch’egli gridi a me, io l’udrò; perché sono misericordioso.28Non bestemmierai contro Dio, e non maledirai il principe del tuo popolo.29Non indugerai a offrirmi il tributo dell’abbondanza delle tue raccolte e di ciò che cola dai tuoi strettoi. Mi darai il primogenito de’ tuoi figliuoli.30Lo stesso farai del tuo grosso e del tuo minuto bestiame: il loro primo parto rimarrà sette giorni presso la madre; l’ottavo giorno, me lo darai.31Voi mi sarete degli uomini santi; non mangerete carne di bestia trovata sbranata nei campi; gettatela ai cani.
1Non spargere alcuna voce calunniosa e non tener di mano all’empio nell’attestare il falso.2Non andar dietro alla folla per fare il male; e non deporre in giudizio schierandoti dalla parte dei più per pervertire la giustizia.3Parimente non favorire il povero nel suo processo.4Se incontri il bue del tuo nemico o il suo asino smarrito, non mancare di ricondurglielo.5Se vedi l’asino di colui che t’odia steso a terra sotto il carico, guardati bene dall’abbandonarlo, ma aiuta il suo padrone a scaricarlo.

Dal capitolo 21 alla fine del cap. 23 troviamo dei comandamenti che completano la legge. L'Eterno nella Sua saggezza prevede tutto quel che può accadere ed entra nelle circostanze più ordinarie della vita dei suoi: il pegno d'un povero, l'incontro d'un bue smarrito... Per noi cristiani, a lato delle verità fondamentali concernenti il nostro Salvatore e la nostra salvezza, abbiamo anche nella preziosa Parola delle istruzioni per la nostra vita di ogni giorno. Ma, a differenza del popolo d'Israele, lo Spirito Santo ci è stato dato. Egli abita nel credente, e gli fa conoscere la volontà di Dio precisamente per tutti i particolari pratici che si presentano ad ogni momento della sua esistenza. Egli apre la sua intelligenza, gli mostra ciò che bisogna fare e ciò che non si deve fare. Ma sappiamo noi ascoltarLe? —La Bibbia, per noi figli di Dio, non è una raccolta di regole, di proibizioni e di permissioni, come è il caso qui dell'Israelita. Essa ci rivela un Dio d'amore, un Padre di cui conosciamo i pensieri, il carattere, e al quale noi obbediamo, non più per timore d'una condanna, ma per amore.

Esodo 23:6-19
6Non violare il diritto del povero del tuo popolo nel suo processo.7Rifuggi da ogni parola bugiarda; e non far morire l’innocente e il giusto; perché io non assolverò il malvagio8Non accettar presenti; perché il presente acceca quelli che ci veggon chiaro, e perverte le parole dei giusti.9Non opprimere lo straniero; voi lo conoscete l’animo dello straniero, giacché siete stati stranieri nel paese d’Egitto.10Per sei anni seminerai la tua terra e ne raccoglierai i frutti;11ma il settimo anno la lascerai riposare e rimanere incolta; i poveri del tuo popolo ne godranno, e le bestie della campagna mangeranno quel che rimarrà. Lo stesso farai della tua vigna e de’ tuoi ulivi.12Per sei giorni farai il tuo lavoro; ma il settimo giorno ti riposerai, affinché il tuo bue e il tuo asino possano riposarsi, e il figliuolo della tua serva e il forestiero possano riprender fiato.13Porrete ben mente a tutte le cose che io vi ho dette, e non pronunzierete il nome di dèi stranieri: non lo si oda uscire dalla vostra bocca.14Tre volte all’anno mi celebrerai una festa.15Osserverai la festa degli azzimi. Per sette giorni mangerai pane senza lievito, come te l’ho ordinato, al tempo stabilito del mese di Abib, perché in quel mese tu uscisti dal paese d’Egitto; e nessuno comparirà dinanzi a me a mani vuote.16Osserverai la festa della mietitura, delle primizie del tuo lavoro, di quello che avrai seminato nei campi; e la festa della raccolta, alla fine dell’anno, quando avrai raccolto dai campi i frutti del tuo lavoro.17Tre volte all’anno tutti i maschi compariranno davanti al Signore, l’Eterno.18Non offrirai il sangue della mia vittima insieme con pane lievitato; e il grasso dei sacrifizi della mia festa non sarà serbato durante la notte fino al mattino.19Porterai alla casa dell’Eterno, ch’è il tuo Dio, le primizie de’ primi frutti della terra. Non farai cuocere il capretto nel latte di sua madre.

«Non far morire l'innocente e il giusto», è obbligato di dire l'Eterno al suo popolo. Ingiunzione, purtroppo, ben giustificata! È lo stesso delle istruzioni concernenti lo straniero. Se Israele avesse ascoltato gl'insegnamenti di questi capitoli, il divino Straniero, che venne un giorno a visitarli, non sarebbe stato oppresso né disprezzato. Ma quando Gesù, disceso su questa terra, si trovò in mezzo a quel popolo, sappiamo quale accoglienza ricevette da lui. «Voi conoscete l'animo dello straniero!» (vers. 9). Egli era lo Straniero celeste, e come l'animo suo infinitamente sensibile è stato ferito dall'odio e dal disprezzo di quelli fra i quali era venuto in amore! «Ricordati che tu pure sei stato straniero» — dice l'Eterno — e potrai comprendere quelli che incontrerai. SI, metterci al posto degli altri, che grande segreto dell'amore! — Nei versetti 10-13 Iddio ci fa vedere la cura ch'Egli ha di tutta la sua creazione: gli animali, le piante e il suolo stesso. Impariamo noi pure a rispettare tutto quel che appartiene al nostro Padre celeste. Infine, in rapporto col culto, accostiamo la fine del versetto 15 ad Ebrei 13:15.

Esodo 23:20-33
20Ecco, io mando un angelo davanti a te per proteggerti per via, e per introdurti nel luogo che ho preparato.21Sii guardingo in sua presenza, e ubbidisci alla sua voce; non ti ribellare a lui, perch’egli non perdonerà le vostre trasgressioni; poiché il mio nome è in lui.22Ma se ubbidisci fedelmente alla sua voce e fai tutto quello che ti dirò, io sarò il nemico de’ tuoi nemici, l’avversario de’ tuoi avversari;23poiché il mio angelo andrà innanzi a te e t’introdurrà nel paese degli Amorei, degli Hittei, dei Ferezei, dei Cananei, degli Hivvei e dei Gebusei, e li sterminerò.24Tu non ti prostrerai davanti ai loro dèi, e non servirai loro. Non farai quello ch’essi fanno; ma distruggerai interamente quegli dèi e spezzerai le loro colonne.25Servirete all’Eterno, ch’è il vostro Dio, ed egli benedirà il tuo pane e la tua acqua; ed io allontanerò la malattia di mezzo a te.26Nel tuo paese non ci sarà donna che abortisca, né donna sterile. Io farò completo il numero de’ tuoi giorni.27Io manderò davanti a te il mio terrore, e metterò in rotta ogni popolo presso il quale arriverai, e farò voltar le spalle dinanzi a te a tutti i tuoi nemici.28E manderò davanti a te i calabroni, che scacceranno gli Hivvei, i Cananei e gli Hittei dal tuo cospetto.29Non li scaccerò dal tuo cospetto in un anno, affinché il paese non diventi un deserto, e le bestie de’ campi non si moltiplichino contro di te.30Li scaccerò dal tuo cospetto a poco a poco, finché tu cresca di numero e possa prender possesso del paese.31E fisserò i tuoi confini dal mar Rosso al mar de’ Filistei, e dal deserto sino al fiume; poiché io vi darò nelle mani gli abitanti del paese; e tu li scaccerai d’innanzi a te.32Non farai alleanza di sorta con loro, né coi loro dèi.33Non dovranno abitare nel tuo paese, perché non t’inducano a peccare contro di me: tu serviresti ai loro dèi, e questo ti sarebbe un laccio.

L'Eterno non dà soltanto dei comandamenti ad Israele; lo circonda delle cure più premurose. Gli dà un compagno di viaggio: il suo Angelo, che andrà dinanzi a lui per condurlo e dirigerà i suoi combattimenti. D'altra parte Egli non lascia il suo popolo nell'incertezza a riguardo dello scopo del suo pellegrinaggio. Il suo amore ha preparato tutto; larghi limiti son già tracciati per riceverlo (vers. 31) e l'Eterno fin d'ora gliene dà conoscenza.

Nello stesso modo Iddio ha provveduto oggi un sentiero per il popolo cristiano sulla terra dandogli un compagno di viaggio che è lo Spirito Santo. E vuole pure che i suoi abbiano conoscenza dello scopo della loro corsa: la bella eredità che il suo amore ha preparato per loro nel cielo con Gesù.

Tuttavia, fra le cure di Dio, vi sono di quelle che forse siamo meno disposti a comprendere e ad accettare. In particolare la sua grande sollecitudine che il suo popolo rimanga separato dalle nazioni che lo circondano. Tratteremo sovente di questa separazione indispensabile. per amore che Iddio la esige da quelli che gli appartengono, onde proteggerli da un laccio certo (vers. 33).

Esodo 24:1-18
1Poi Dio disse a Mosè: "Sali all’Eterno tu ed Aaronne, Nadab e Abihu e settanta degli anziani d’Israele, e adorate da lungi;2poi Mosè solo s’accosterà all’Eterno; ma gli altri non s’accosteranno, né salirà il popolo con lui".3E Mosè venne e riferì al popolo tutte le parole dell’Eterno e tutte le leggi. E tutto il popolo rispose ad una voce e disse: "Noi faremo tutte le cose che l’Eterno ha dette".4Poi Mosè scrisse tutte le parole dell’Eterno; e, levatosi di buon’ora la mattina, eresse appiè del monte un altare e dodici pietre per le dodici tribù d’Israele.5E mandò dei giovani tra i figliuoli d’Israele a offrire olocausti e a immolare giovenchi come sacrifizi di azioni di grazie all’Eterno.6E Mosè prese la metà del sangue e lo mise in bacini; e l’altra metà la sparse sull’altare.7Poi prese il libro del patto e lo lesse in presenza del popolo, il quale disse: "Noi faremo tutto quello che l’Eterno ha detto, e ubbidiremo".8Allora Mosè prese il sangue, ne asperse il popolo e disse: "Ecco il sangue del patto che l’Eterno ha fatto con voi sul fondamento di tutte queste parole".9Poi Mosè ed Aaronne, Nadab e Abihu e settanta degli anziani d’Israele salirono,10e videro l’Iddio d’Israele. Sotto i suoi piedi c’era come un pavimento lavorato in trasparente zaffiro, e simile, per limpidezza, al cielo stesso.11Ed egli non mise la mano addosso a quegli eletti tra i figliuoli d’Israele; ma essi videro Iddio, e mangiarono e bevvero.12E l’Eterno disse a Mosè: "Sali da me sul monte, e fermati quivi; e io ti darò delle tavole di pietra, la legge e i comandamenti che ho scritti, perché siano insegnati ai figliuoli d’Israele".13Mosè dunque si levò con Giosuè suo ministro; e Mosè salì sul monte di Dio.14E disse agli anziani: "Aspettateci qui, finché torniamo a voi. Ecco, Aaronne e Hur sono con voi; chiunque abbia qualche affare si rivolga a loro".15Mosè dunque salì sul monte, e la nuvola ricoperse il monte.16E la gloria dell’Eterno rimase sui monte Sinai e la nuvola lo coperse per sei giorni; e il settimo giorno l’Eterno chiamò Mosè di mezzo alla nuvola.17E l’aspetto della gloria dell’Eterno era agli occhi de’ figliuoli d’Israele come un fuoco divorante sulla cima del monte.18E Mosè entrò in mezzo alla nuvola e salì sul monte; e Mosè rimase sul monto quaranta giorni e quaranta notti.

Il popolo, sicuro di sè, rinnova per la seconda volta, poi per la terza volta, la sua promessa di fare tutto quel che l'Eterno aveva detto (vers. 3 e 7). Folle pretesa! Ma, come l'abbiam visto, quando è stato ben provato che Israele, e l'uomo in generale, non poteva assolutamente rispettare quest'impegno, Cristo, il secondo uomo, è venuto a mantenerlo in vece sua. Tutta la Sua obbedienza risalta così in questo contrasto con la disobbedienza del primo uomo, la nostra disobbedienza. È ciò che insegna il capitolo 5 dei Romani dal versetto 12.

Iddio mostra la sua gloria agli anziani ed a Mosè, poi chiama a Sè costui sulla montagna. Noi vediamo ora Dio in Cristo. «Chi mi ha visto, ha visto il Padre», dice il Signore ai suoi discepoli (Giovanni 14:9). E non è più una visione d'un momento, spaventevole come al vers. 17. È la contemplazione continua per la fede, bentosto in realtà, dell'Agnello «che pareva essere stato immolato», di Colui che ci ama.

Noi pensiamo a Mosè sopra un altro monte: quello della trasfigurazione. Nella nuvola, testimonio con Elia ed i tre discepoli della gloria di Gesù, egli parla con Lui della Sua morte che annullerà ormai le esigenze della legge (Luca 9:28-36).

Esodo 25:1-22
1L’Eterno parlò a Mosè dicendo: "Di’ ai figliuoli d’Israele che mi facciano un’offerta;2accetterete l’offerta da ogni uomo che sarà disposto a farmela di cuore.3E questa è l’offerta che accetterete da loro: oro, argento e rame;4stoffe di color violaceo, porporino, scarlatto;5lino fino e pel di capra; pelli di montone tinte in rosso, pelli di delfino e legno d’acacia;6olio per il candelabro, aromi per l’olio della unzione e per il profumo odoroso;7pietre di onice e pietre da incastonare per l’efod e il pettorale.8E mi facciano un santuario perch’io abiti in mezzo a loro.9Me lo farete in tutto e per tutto secondo il modello del tabernacolo e secondo il modello di tutti i suoi arredi, che io sto per mostrarti.10Faranno dunque un’arca di legno d’acacia; la sua lunghezza sarà di due cubiti e mezzo, la sua larghezza di un cubito e mezzo, e la sua altezza di un cubito e mezzo.11La rivestirai d’oro puro; la rivestirai così di dentro e di fuori; e le farai al di sopra una ghirlanda d’oro, che giri intorno.12Fonderai per essa quattro anelli d’oro, che metterai ai suoi quattro piedi: due anelli da un lato e due anelli dall’altro lato,13Farai anche delle stanghe di legno d’acacia, e le rivestirai d’oro.14E farai passare le stanghe per gli anelli ai lati dell’arca, perché servano a portarla.15Le stanghe rimarranno negli anelli dell’arca; non ne saranno tratte fuori.16E metterai nell’arca la testimonianza che ti darò.17Farai anche un propiziatorio d’oro puro; la sua lunghezza sarà di due cubiti e mezzo, e la sua larghezza di un cubito e mezzo.18E farai due cherubini d’oro; li farai lavorati al martello, alle due estremità del propiziatorio;19fa’ un cherubino a una delle estremità, e un cherubino all’altra; farete che questi cherubini escano dal propiziatorio alle due estremità.20E i cherubini avranno le ali spiegate in alto, in modo da coprire il propiziatorio con le loro ali; avranno la faccia vòlta l’uno verso l’altro; le facce dei cherubini saranno volte verso il propiziatorio.21E metterai il propiziatorio in alto, sopra l’arca; e nell’arca metterai la testimonianza che ti darò.22Quivi io m’incontrerò teco; e di sul propiziatorio, di fra i due cherubini che sono sull’arca della testimonianza, ti comunicherò tutti gli ordini che avrò da darti per i figliuoli d’Israele.

Col nostro capitolo cominciano le istruzioni divine concernenti il culto. Ciò che l'Eterno ha in vista è un luogo di incontro con i suoi. «Quivi io m'incontrerò teco» (vers. 22). Questo luogo d'incontro ci rappresenterà in tutti i suoi particolari, sotto forma di tipi, le condizioni in cui, noi che siamo peccatori, possiamo avvicinarci a Dio che è santo. Si tratta dunque delle verità di base della nostra salvezza.

Quando vogliamo descrivere una casa, non parliamo anzitutto del mobilio. Qui invece la prima cosa nominata è l'arca. Infatti quest'arca meravigliosa rappresenta una Persona, quella del nostro Signor Gesù Cristo. Ora la persona che abita in una casa è più importante della casa stessa. L'arca, oggetto centrale del Tabernacolo, col suo coperchio, o propiziatorio d'oro puro, era il luogo preciso ove avveniva l'incontro dell'Eterno con i suoi (vers. 22). SI, è in Cristo che Dio è venuto sino a noi. E i cherubini, con le facce volte verso il propiziatorio ci ricordano che vi sono dei profondi e divini misteri in cui «degli angeli desiderano riguardare addentro» (1 Pietro 1:12).

Esodo 25:23-40
23Farai anche una tavola di legno d’acacia; la sua lunghezza sarà di due cubiti; la sua larghezza di un cubito, e la sua altezza di un cubito e mezzo.24La rivestirai d’oro puro, e le farai una ghirlanda d’oro che le giri attorno.25Le farai all’intorno una cornice alta quattro dita; e a questa cornice farai tutt’intorno una ghirlanda d’oro.26Le farai pure quattro anelli d’oro, e metterai gli anelli ai quattro canti, ai quattro piedi della tavola.27Gli anelli saranno vicinissimi alla cornice per farvi passare le stanghe destinate a portar la tavola.28E le stanghe le farai di legno d’acacia, le rivestirai d’oro, e serviranno a portare la tavola.29Farai pure i suoi piatti, le sue coppe, i suoi calici e le sue tazze da servire per le libazioni; li farai d’oro puro.30E metterai sulla tavola il pane della presentazione, che starà del continuo nel mio cospetto.31Farai anche un candelabro d’oro puro; il candelabro, il suo piede e il suo tronco saranno lavorati al martello; i suoi calici, i suoi pomi e i suoi fiori saranno tutti d’un pezzo col candelabro.32Gli usciranno sei bracci dai lati: tre bracci del candelabro da un lato e tre bracci del candelabro dall’altro;33su l’uno de’ bracci saranno tre calici in forma di mandorla, con un pomo e un fiore; e sull’altro braccio, tre calici in forma di mandorla, con un pomo e un fiore. Lo stesso per i sei bracci uscenti dal candelabro.34Nel tronco del candelabro ci saranno poi quattro calici in forma di mandorla, coi loro pomi e i loro fiori.35Ci sarà un pomo sotto i due primi bracci che partono dal candelabro; un pomo sotto i due seguenti bracci, e un pomo sotto i due ultimi bracci che partono dal candelabro: così per i sei bracci uscenti dal candelabro.36Questi pomi e questi bracci saranno tutti d’un pezzo col candelabro; il tutto sarà d’oro fino lavorato al martello.37Farai pure le sue lampade, in numero di sette; e le sue lampade si accenderanno in modo che la luce rischiari il davanti del candelabro.38E i suoi smoccolatoi e i suoi porta smoccolature saranno d’oro puro.39Per fare il candelabro con tutti questi suoi utensili s’impiegherà un talento d’oro puro.40E vedi di fare ogni cosa secondo il modello che t’è stato mostrato sul monte.

Il legno di sittim o acacia (legno molto duro e che non marcisce) di cui erano fatti l'arca, la tavola e altri oggetti, ci parla di ciò che è umano (ma perfetto), l'oro invece di ciò che è divino. Nella Persona del Signore Gesù queste due nature erano unite: Egli era Dio e ad un tempo uomo, tanto vero Dio che vero uomo. È il mistero che nessuno, fuor che il Padre, può scrutare.

Una tavola è fatta per portare qualche cosa. Su essa erano posti i dodici pani di presentazione secondo il numero delle tribù d'Israele. Come la tavola portava sempre i pani, Cristo porta incessantemente tutti i suoi nel santuario di Dio. La tavola era in piena luce, poiché, di fronte ad essa era il candeliere d'oro battuto, con le sue sette lampade ad olio, che rischiaravano dinanzi a sè. Che cosa fa lo Spirito Santo, se non mettere in luce ciò che è di Cristo, le cui perfezioni riempiono i luoghi celesti? Ma, come gli smoccolatoi dovevano servire ai sacerdoti per mantenere lo splendore delle sette lampade d'oro, così noi dobbiamo vegliare sulle anime nostre affinché la loro luce divina a poco a poco non si oscuri.

Esodo 26:1-14
1Farai poi il tabernacolo di dieci teli di lino fino ritorto, di filo color violaceo, porporino e scarlatto, con dei cherubini artisticamente lavorati.2La lunghezza d’ogni telo sarà di ventotto cubiti, e la larghezza d’ogni telo di quattro cubiti; tutti i teli saranno d’una stessa misura.3Cinque teli saranno uniti assieme, e gli altri cinque teli saran pure uniti assieme.4Farai de’ nastri di color violaceo all’orlo del telo ch’è all’estremità della prima serie; e lo stesso farai all’orlo del telo ch’è all’estremità della seconda serie.5Metterai cinquanta nastri al primo telo, e metterai cinquanta nastri all’orlo del telo ch’è all’estremità della seconda serie di teli: i nastri si corrisponderanno l’uno all’altro.6E farai cinquanta fermagli d’oro, e unirai i teli l’uno all’altro mediante i fermagli, perché il tabernacolo formi un tutto.7Farai pure dei teli di pel di capra, per servir da tenda per coprire il tabernacolo: di questi teli ne farai undici.8La lunghezza d’ogni telo sarà di trenta cubiti, e la larghezza d’ogni telo, di quattro cubiti; gli undici teli avranno la stessa misura.9Unirai assieme, da sé, cinque di questi teli, e unirai da sé gli altri sei, e addoppierai il sesto sulla parte anteriore della tenda.10E metterai cinquanta nastri all’orlo del telo ch’è all’estremità della prima serie, e cinquanta nastri all’orlo del telo ch’è all’estremità della seconda serie di teli.11E farai cinquanta fermagli di rame, e farai entrare i fermagli nei nastri e unirai così la tenda, in modo che formi un tutto.12Quanto alla parte che rimane di soprappiù dei teli della tenda, la metà del telo di soprappiù ricadrà sulla parte posteriore del tabernacolo;13e il cubito da una parte e il cubito dall’altra parte che saranno di soprappiù nella lunghezza dei teli della tenda, ricadranno sui due iati del tabernacolo, di qua e di là, per coprirlo.14Farai pure per la tenda una coperta di pelli di montone tinte di rosso, e sopra questa un’altra coperta di pelli di delfino.

Dopo questi tre oggetti: l'arca, la tavola e il candeliere, ecco la descrizione del Tabernacolo propriamente detto. Tabernacolo significa tenda. Era una specie di grande cassa su tre lati, senza fondo né coperchio; su di essa erano stese quattro coperte sovrapposte, costituite ognuna da un complesso di teli. La prima coperta, quella di sotto, stava al posto del coperchio. Era tessuta di diversi colori, che troveremo nella cortina o velo. I nastri violacei e i fermagli d'oro che univano i teli l'uno all'altro ci ricordano i legami celesti e divini che uniscono i riscattati. La seconda coperta di pelo di capra, la terza di pelli di montone e la quarta di pelli di tasso ci parlano rispettivamente di separazione, di devozione e di vigilanza (1). Iddio vedeva queste cose nella vita di Gesù quaggiù e desidera trovarle nella vita dei suoi ora. Quanto al fondo del Tabernacolo, era semplicemente la sabbia del deserto. Così il sacerdote, compiendo il suo prezioso servizio nel santuario, non poteva dimenticare ch'egli era tuttora un pellegrino. Ed è ciò che oggi ancora è il credente.

(1) Vedere «Note sull'Esodo» di C. H. M.

Esodo 26:15-30
15Farai per il tabernacolo delle assi di legno d’acacia, messe per ritto.16La lunghezza d’un’asse sarà di dieci cubiti, e la larghezza d’un’asse, di un cubito e mezzo.17Ogni asse avrà due incastri paralleli; farai così per tutte le assi del tabernacolo.18Farai dunque le assi per il tabernacolo: venti assi dal lato meridionale, verso il sud.19Metterai quaranta basi d’argento sotto le venti assi: due basi sotto ciascun’asse per i suoi due incastri.20E farai venti assi per il secondo lato dei tabernacolo, il lato di nord,21e le oro quaranta basi d’argento: due basi sotto ciascun’asse.22E per la parte posteriore del tabernacolo, verso occidente, farai sei assi.23Farai pure due assi per gli angoli del tabernacolo, dalla parte posteriore.24Queste saranno doppie dal basso in su, e al tempo stesso formeranno un tutto fino in cima, fino al primo anello. Così sarà per ambedue le assi, che saranno ai due angoli.25Vi saranno dunque otto assi, con le loro basi d’argento: sedici basi: due basi sotto ciascun’asse.26Farai anche delle traverse di legno d’acacia: cinque, per le assi di un lato del tabernacolo;27cinque traverse per le assi dell’altro lato del tabernacolo, e cinque traverse per le assi della parte posteriore del tabernacolo, a occidente.28La traversa di mezzo, in mezzo alle assi, passera da una parte all’altra.29E rivestirai d’oro le assi, e farai d’oro i loro anelli per i quali passeranno le traverse, e rivestirai d’oro le traverse.30Erigerai il tabernacolo secondo la forma esatta che te n’è stata mostrata sul monte.

I tre lati del Tabernacolo erano costituiti da tre pareti di assi di legno di sittim, cioè d'acacia ricoperti d'oro messi per ritto su basi d'argento. Vi vediamo in figura i riscattati, saldamente stabiliti sulla redenzione di cui l'argento ci parla sempre, e che — l'oro — la giustizia divina, ha rivestiti, in modo che questo divino carattere deve ormai brillare. Ma affinché le assi fossero ben collegate e resistessero al vento del deserto, occorrevano anche delle traverse, che ci fanno pensare a tutto quel che unisce i riscattati, come, per esempio, i preziosi legami dell'affetto secondo Dio. Quale sostegno per un giovane credente d'avere un fratello o un amico con il quale possa parlare delle sue difficoltà e mettersi in ginocchio. Vi è anche il legame divino, l'«unico Spirito» che unisce tutti i figliuoli di Dio e produce fra loro l'amore, il sopporto, l'umiltà... in modo che essi rimangono «ben collegati e ben connessi», in grado di resistere ad «ogni vento di dottrina» e agli sforzi del Nemico per abbatterli (Efesini 4:2-4; 14-16). Notate infine l'espressione a proposito delle assi degli angoli: «formeranno un tutto dalla cima» (vers. 24 — vedere Giovanni 17:21).

Esodo 26:31-37; Esodo 27:1-8
31Farai un velo di filo violaceo, porporino, scarlatto, e di lino fino ritorto con de’ cherubini artisticamente lavorati,32e lo sospenderai a quattro colonne di acacia, rivestite d’oro, che avranno i chiodi d’oro e poseranno su basi d’argento.33Metterai il velo sotto i fermagli; e quivi, al di là del velo, introdurrai l’arca della testimonianza; quel velo sarà per voi la separazione del luogo santo dal santissimo.34E metterai il propiziatorio sull’arca della testimonianza nel luogo santissimo.35E metterai la tavola fuori del velo, e il candelabro dirimpetto alla tavola dal lato meridionale del tabernacolo; e metterai la tavola dal lato di settentrione.36Farai pure per l’ingresso della tenda una portiera di filo violaceo, porporino, scarlatto, e di lino fino ritorto, in lavoro di ricamo.37E farai cinque colonne di acacia per sospendervi la portiera; le rivestirai d’oro, e avranno i chiodi d’oro e tu fonderai per esse cinque basi di rame.
1Farai anche un altare di legno d’acacia, lungo cinque cubiti e largo cinque cubiti; l’altare sarà quadrato, e avrà tre cubiti d’altezza.2Farai ai quattro angoli dei corni che spuntino dall’altare, il quale rivestirai di rame.3Farai pure i suoi vasi per raccoglier le ceneri, le sue palette, i suoi bacini, i suoi forchettoni e i suoi bracieri; tutti i suoi utensili li farai di rame.4E farai una gratella di rame in forma di rete; e sopra la rete, ai suoi quattro canti, farai quattro anelli di rame;5e la porrai sotto la cornice dell’altare, nella parte inferiore, in modo che la rete raggiunga la metà dell’altezza dell’altare.6Farai anche delle stanghe per l’altare: delle stanghe di legno d’acacia, e le rivestirai di rame.7E si faran passare le stanghe per gli anelli; e le stanghe saranno ai due lati dell’altare, quando lo si dovrà portare.8Lo farai di tavole, vuoto; dovrà esser fatto, conforme ti è stato mostrato sul monte.

Il significato del velo ci è presentato in Ebrei 10:20: «Il velo, cioè la Sua carne...» L'umanità del Signore vi è anche figurata, ammirabile in tutti i suoi particolari, formata da un insieme di glorie e di perfezioni, di cui le sostanze adoperate per comporre quest'opera splendida ce ne danno un'idea. Il velo separava il Luogo Santo, ove avevano accesso i sacerdoti, dal Luogo Santissimo, ove l'Eterno si trovava e la cui via non era ancora stata «manifestata» (Ebrei 9:8). L'ingresso della tenda era pure chiuso da una portiera in lavoro di ricamo e solo i sacerdoti avevano il diritto di accedervi. Ma tutto attorno al Tabernacolo propriamente detto, si stendeva un cortile ampio e chiuso nel quale tutti gli Israeliti erano autorizzati ad entrare. Però ad una condizione? Dovevano portare un sacrificio. «Portategli offerte e venite nei suoi cortili», — dice il Salmista (Salmo 96:8). Studieremo questi sacrifizi nel Levitico. Essi venivano offerti su l'altare di rame, posto in mezzo al cortile, dove il sangue delle vittime era versato, e dove il fuoco ne consumava le diverse parti. Alla croce il fuoco del giudicio divino passò sulla santa Vittima e il suo prezioso sangue fu sparso.

Esodo 27:9-21
9Farai anche il cortile del tabernacolo; dal lato meridionale, ci saranno, per formare il cortile, delle cortine di lino fino ritorto, per una lunghezza di cento cubiti, per un lato.10Questo lato avrà venti colonne con le loro venti basi di rame; i chiodi e le aste delle colonne saranno d’argento.11Così pure per il lato di settentrione, per lungo, ci saranno delle cortine lunghe cento cubiti, con venti colonne e le loro venti basi di rame; i chiodi e le aste delle colonne saranno d’argento.12E per largo, dal lato d’occidente, il cortile avrà cinquanta cubiti di cortine, con dieci colonne e le loro dieci basi.13E per largo, sul davanti, dal lato orientale il cortile avrà cinquanta cubiti.14Da uno dei lati dell’ingresso ci saranno quindici cubiti di cortine, con tre colonne e le loro tre basi;15e dall’altro lato pure ci saranno quindici cubiti di cortine, con tre colonne e le loro tre basi.16Per l’ingresso del cortile ci sarà una portiera di venti cubiti, di filo violaceo, porporino, scarlatto, e di lino fino ritorto, in lavoro di ricamo, con quattro colonne e le loro quattro basi.17Tutte le colonne attorno al cortile saran congiunte con delle aste d’argento; i loro chiodi saranno d’argento, e le loro basi di rame.18La lunghezza del cortile sarà di cento cubiti; la larghezza, di cinquanta da ciascun lato; e l’altezza, di cinque cubiti; le cortine saranno di lino fino ritorto, e le basi delle colonne, di rame.19Tutti gli utensili destinati al servizio del tabernacolo, tutti i suoi piuoli e tutti i piuoli del cortile saranno di rame.20Ordinerai ai figliuoli d’Israele che ti portino dell’olio d’uliva puro, vergine, per il candelabro, per tener le lampade continuamente accese.21Nella tenda di convegno, fuori del velo che sta davanti alla testimonianza, Aaronne e i suoi figliuoli lo prepareranno perché le lampade ardano dalla sera al mattino davanti all’Eterno. Questa sarà una regola perpetua per i loro discendenti, da essere osservata dai figliuoli d’Israele.

Il cortile, di cui abbiam parlato ieri, era circondato da tende di fine cotone che lo separavano dal campo d'Israele. Dall'esterno il popolo poteva vedere il fumo dei sacrifici che saliva dall'altare di rame, e ricordarsi così continuamente dei suoi peccati per i quali, poiché erano sempre rinnovati, l'Eterno doveva essere placato. Ora per una sola offerta i credenti sono «resi perfetti per sempre», come ce lo insegna il capitolo 10 agli Ebrei, su cui ritorneremo ancora. Invece del sentimento di timore che doveva provare Israele attorno a quella cinta solenne, il credente conosce la pace perfetta. Egli sa che i suoi peccati sono cancellati e che può stare senza spavento là ove brilla la luce divina. questa la vostra parte? — Le sette lampade del candeliere dovevano illuminare del continuo l'interno del Tabernacolo che non aveva finestre.

L'olio era di olive macinate, il candeliere era d'oro battuto. Questi aggettivi ci fanno pensare alle sofferenze di Colui che è venuto come la vera luce in mezzo alle tenebre e non è stato ricevuto. Rigettato, Egli risplende ora nel Santuario di Dio, ove i suoi, per mezzo dello Spirito Santo, possono contemplarLe.

Esodo 28:1-14
1E tu fa’ accostare a te, di tra i figliuoli d’Israele, Aaronne tuo fratello e i suoi figliuoli con lui perché mi esercitino l’ufficio di sacerdoti: Aaronne, Nadab, Abihu, Eleazar e Ithamar, figliuoli d’Aaronne.2E farai ad Aaronne, tuo fratello, dei paramenti sacri, come insegne della loro dignità e come ornamento.3Parlerai a tutti gli uomini intelligenti, i quali io ho ripieni di spirito di sapienza, ed essi faranno i paramenti d’Aaronne per consacrarlo, onde mi eserciti l’ufficio di sacerdote.4E questi sono i paramenti che faranno: un pettorale, un efod, un manto, una tunica lavorata a maglia, una mitra e una cintura. Faranno dunque de’ paramenti sacri per Aaronne tuo fratello e per i suoi figliuoli, affinché mi esercitino l’ufficio di sacerdoti;5e si serviranno d’oro, di filo violaceo, porporino, scarlatto, e di lino fino.6Faranno l’efod d’oro, di filo violaceo, porporino, scarlatto, e di lino fino ritorto, lavorato artisticamente.7Esso avrà alle due estremità due spallette, che si uniranno, in guisa ch’esso si terra bene insieme.8E la cintura artistica che è sull’efod per fissarlo, sarà del medesimo lavoro dell’efod, e tutto d’un pezzo con esso; sarà d’oro, di filo color violaceo, porporino, scarlatto, e di lino fino ritorto.9E prenderai due pietre d’onice e v’inciderai su i nomi dei figliuoli d’Israele:10sei de’ loro nomi sopra una pietra, e gli altri sei nomi sopra la seconda pietra, secondo il loro ordine di nascita.11Inciderai su queste due pietre i nomi de’ figliuoli d’Israele come fa il lapidario, come s’incide un sigillo; le farai incastrare in castoni d’oro.12Metterai le due pietre sulle spallette dell’efod, come pietre di ricordanza per i figliuoli d’Israele; e Aaronne porterà i loro nomi davanti all’Eterno sulle sue due spalle, per ricordanza.13E farai de’ castoni d’oro,14e due catenelle d’oro puro che intreccerai a mo’ di cordone, e metterai ne’ castoni le catenelle così intrecciate.

Aaronne è il tipo del Signore che, secondo l'epistola agli Ebrei, è il nostro grande Sommo Sacerdote. Egli era il rappresentante del popolo presso l'Eterno, come Cristo è ora, dinanzi a Dio, il rappresentante, il «mediatore» di quelli che Gli appartengono. Il suo vestimento ci parlerà in figura di tutto ciò che si riferisce a questo «ufficio» divino che Gesù compie in favore dei suoi riscattati. L'Efod, specie di tunica senza maniche ne era l'elemento principale. Come la portiera, esso era tessuto e ricamato con fili di vari colori. Ogni colore sottolinea una gloria particolare del nostro Sommo Sacerdote: giustizia divina (oro), carattere celeste (blu), autorità, maestà, grazia, perfetta umanità. Due spallette, specie di fermagli, che univano la parte del davanti con quella del dietro dell'efod, lo completavano, e su di esse, delle pietre d'onice, incastrate in castoni d'oro, portavano incisi in modo incancellabile, come memoriale, i nomi delle dodici tribù d'Israele. Bella immagine, vero, del modo in cui Gesù, porta sulle sue spalle potenti, ognuno dei suoi, conosciuto per nome, e sempre presente alla mente. È così ch'Egli vi porta pure... se Gli appartenete.

Esodo 28:15-30
15Farai pure il pettorale del giudizio, artisticamente lavorato; lo farai come il lavoro dell’efod: d’oro, di filo violaceo, porporino, scarlatto, e di lino fino ritorto.16Sarà quadrato e doppio; avrà la lunghezza d’una spanna, e una spanna di larghezza.17E v’incastonerai un fornimento di pietre: quattro ordini di pietre; nel primo ordine sarà un sardonio, un topazio e uno smeraldo;18nel secondo ordine, un rubino, uno zaffiro, un calcedonio;19nel terzo ordine, un’opale, un’agata, un’ametista;20nel quarto ordine, un grisolito, un onice e un diaspro. Queste pietre saranno incastrate nei loro castoni d’oro.21E le pietre corrisponderanno ai nomi dei figliuoli d’Israele, e saranno dodici, secondo i loro nomi; saranno incise come de’ sigilli, ciascuna col nome d’una delle tribù d’Israele.22Farai pure sul pettorale delle catenelle d’oro puro, intrecciate a mo’ di cordoni.23Poi farai sul pettorale due anelli d’oro, e metterai i due anelli alle due estremità del pettorale.24Fisserai i due cordoni d’oro ai due anelli alle estremità del pettorale;25e attaccherai gli altri due capi dei due cordoni ai due castoni, e li metterai sulle due spallette dell’efod, sul davanti.26E farai due anelli d’oro, e li metterai alle altre due estremità del pettorale, sull’orlo interiore vòlto verso l’efod.27Farai due altri anelli d’oro, e li metterai alle due spallette dell’efod, in basso, sul davanti, vicino al punto dove avviene la giuntura, al disopra della cintura artistica dell’efod.28E si fisserà il pettorale mediante i suoi anelli agli anelli dell’efod con un cordone violaceo, affinché il pettorale sia al di sopra della cintura artistica dell’efod, e non si possa staccare dall’efod.29Così Aaronne porterà i nomi de’ figliuoli d’Israele incisi nel pettorale del giudizio, sul suo cuore, quando entrerà nel santuario, per conservarne del continuo la ricordanza dinanzi all’Eterno.30Metterai sul pettorale del giudizio l’Urim e il Thummim; e staranno sul cuore d’Aaronne quand’egli si presenterà davanti all’Eterno. Così Aaronne porterà il giudizio de’ figliuoli d’Israele sul suo cuore, davanti all’Eterno, del continuo.

Sopra l'efod, sul davanti, un pettorale specie di piastra, era strettamente attaccato. Opera d'arte, dodici pietre preziose vi erano incastonate secondo il nome delle tribù, che in tal modo si trovavano costantemente sul cuore di Aaronne (vers. 30). Preziosa figura del nostro posto, cari riscattati del Signore. Noi siamo sulle sue spalle ma anche sul Suo cuore, oggetti del suo continuo amore. Era il posto del discepolo che Gesù amava (Giovanni 13:23).

Le pietre erano tutte differenti, e ognuna di esse rifletteva in modo particolare la luce dello stesso candeliere. Ma tutte erano preziose. Così i credenti sono differenti gli uni dagli altri, ognuno è chiamato a riflettere qualche gloria di Gesù. Non facciamo fra loro dei paragoni sfavorevoli. Poiché ognuno è prezioso al cuore di Colui che lo porta. Quando siamo tentati di lagnarci d'un altro cristiano o abbiamo difficoltà ad amarlo, ricordiamoci che il Signore l'ama. Infine tutte queste pietre, ovvero tutti questi credenti, per ben riflettere la luce divina, devono essere foggiate, tagliate, pulite dal cesello delle prove. Ma a differenza di Aaronne, il Signore non aspetta la fine di questo lavoro per portare i suoi sul suo cuore.

Esodo 28:31-43
31Farai anche il manto dell’efod, tutto di color violaceo.32Esso avrà, in mezzo, un’apertura per passarvi il capo; e l’apertura avrà all’intorno un’orlatura tessuta, come l’apertura d’una corazza, perché non si strappi.33All’orlo inferiore del manto, tutt’all’intorno, farai delle melagrane di color violaceo, porporino e scarlatto; e in mezzo ad esse, d’ogn’intorno, porrai de’ sonagli d’oro:34un sonaglio d’oro e una melagrana, un sonaglio d’oro e una melagrana, sull’orlatura del manto, tutt’all’intorno.35Aaronne se lo metterà per fare il servizio; quand’egli entrerà nel luogo santo dinanzi all’Eterno e quando ne uscirà, s’udrà il suono, ed egli non morrà.36Farai anche una lamina d’oro puro, e sovr’essa inciderai, come s’incide sopra un sigillo: SANTO ALL’ETERNO.37La fisserai ad un nastro violaceo sulla mitra, e starà sul davanti della mitra.38Starà sulla fronte d’Aaronne, e Aaronne porterà le iniquità commesse dai figliuoli d’Israele nelle cose sante che consacreranno, in ogni genere di sante offerte; ed essa starà continuamente sulla fronte di lui, per renderli graditi nel cospetto dell’Eterno.39Farai pure la tunica di lino fino, lavorata a maglia; farai una mitra di lino fino, e farai una cintura in lavoro di ricamo.40E per i figliuoli d’Aaronne farai delle tuniche, farai delle cinture, e farai delle tiare, come insegne della loro dignità e come ornamento.41E ne vestirai Aaronne, tuo fratello, e i suoi figliuoli con lui; e li ungerai, li consacrerai e li santificherai perché mi esercitino l’ufficio di sacerdoti.42Farai anche loro delle brache di lino per coprire la loro nudità; esse andranno dai fianchi fino alle cosce.43Aaronne e i suoi figliuoli le porteranno quando entreranno nella tenda di convegno, o quando s’accosteranno all’altare per fare il servizio nel luogo santo, affinché non si rendano colpevoli e non muoiano. Questa è una regola perpetua per lui e per la sua progenie dopo di lui.

Il manto di color violaceo che Aaronne doveva portare sotto l'efod ci parla del carattere celeste del Signore Gesù, di «Colui che viene dal cielo...» (Giovanni 3:31). Ora il nostro Sommo Sacerdote è risalito in cielo, ma vi è sulla terra, in certo qual modo, l'orlo del Suo manto, vale a dire quei «fratelli che dimorano insieme» di cui ci parla il Salmo 133. I sonagli ci fanno pensare alla testimonianza: ciò che si ode; le melagrane al frutto: ciò che si vede nelle vita dei figli di Dio, cose. che non sono prodotte se essi non restano attaccati al Celeste (1 Cor 15:48) come i sonagli e le melagrane lo erano a manto violaceo. Se, in questa testimonianza e ir questo servizio, ci sentiamo deboli e imperfetti guardiamo a Gesù! Egli è dinanzi a Dio nella suo assoluta santità. Il Padre Lo contempla pure, ci vedi in Lui, e tutto ciò che macchia il nostro servizio e i nostro culto sparisce ai suoi occhi. Ecco il significato della lamina d'oro sulla tiara del sacerdote coi l'incisione: «Santità all'Eterno».

Considerand Gesù non saremo più occupati delle nostre debolezze, bensì delle Sue perfezioni e potremo dire co: il Salmo 84:9: «O Dio, vedi e riguarda la faccia de tuo Unto».

Esodo 29:1-18
1Questo è quello che farai per consacrarli perché mi esercitino l’ufficio di sacerdoti.2Prendi un giovenco e due montoni senza difetto, de’ pani senza lievito, delle focacce senza lievito impastate con olio, e delle gallette senza lievito unte d’olio; tutte queste cose farai di fior di farina di grano.3Le metterai in un paniere, e le offrirai nel paniere al tempo stesso del giovenco e de’ due montoni.4Farai avvicinare Aaronne e i suoi figliuoli all’ingresso della tenda di convegno, e li laverai con acqua.5Poi prenderai i paramenti, e vestirai Aaronne della tunica, del manto dell’efod, dell’efod e del pettorale, e lo cingerai della cintura artistica dell’efod.6Gli porrai in capo la mitra, e metterai sulla mitra il santo diadema.7Poi prenderai l’olio dell’unzione, glielo spanderai sul capo, e l’ungerai.8Farai quindi accostare i suoi figliuoli, e li vestirai delle tuniche.9Cingerai Aaronne e i suoi figliuoli con delle cinture, e assicurerai sul loro capo delle tiare; e il sacerdozio apparterrà loro per legge perpetua. Così consacrerai Aaronne e i suoi figliuoli.10Poi farai accostare il giovenco davanti alla tenda di convegno; e Aaronne e i suoi figliuoli poseranno le mani sul capo del giovenco.11E scannerai il giovenco davanti all’Eterno, all’ingresso della tenda di convegno.12E prenderai del sangue del giovenco, e ne metterai col dito sui corni dell’altare, e spanderai tutto il sangue appiè dell’altare.13Prenderai pure tutto il grasso che copre le interiora, la rete ch’è sopra il fegato, i due arnioni e il grasso che v’è sopra, e farai fumar tutto sull’altare.14Ma la carne del giovenco, la sua pelle e i suoi escrementi li brucerai col fuoco fuori del campo: è un sacrifizio per il peccato.15Poi prenderai uno de’ montoni; e Aaronne e i suoi figliuoli poseranno le loro mani sul capo del montone.16E scannerai il montone, ne prenderai il sangue, e lo spanderai sull’altare, tutto all’intorno.17Poi farai a pezzi il montone, laverai le sue interiora e le sue gambe, e le metterai sui pezzi e sulla sua testa.18E farai fumare tutto il montone sull’altare: è un olocausto all’Eterno; è un sacrifizio di soave odore fatto mediante il fuoco all’Eterno.

Aaronne, accompagnato dai suoi figli, è una figura di Cristo con i suoi. Infatti i credenti hanno un gran Sommo Sacerdote nel cielo, ma essi stessi hanno già il titolo e la funzione di «sacerdoti per il suo Dio e Padre» (Apoc. 1:5). Essi sono associati a Gesù per presentare la lode a Dio. Soltanto, per esercitare questo ufficio, vi sono certe condizioni da osservare: Aaronne ed i suoi figli dovevano dapprima presentarsi coi loro sacrifici. Poi bisognava che essi fossero lavati con l'acqua. Notate che non potevano lavarsi da sè.

In seguito ricevevano nuovi vestimenti descritti al cap. 28. Comprendiamo a che cosa corrisponde tutto ciò per noi. Prima di ogni servizio cristiano bisogna essere venuti a Dio con il sacrificio eccellente che espia il nostro peccato. Bisogna in seguito ricevere quel lavacro d'acqua pura, lavoro della Parola (Ebrei 10:22 — Tito 3:5). Bisogna infine che al nostro corpo netto corrispondano degli abiti netti. Perciò al posto dei «vestimenti sudici» vediamo che l'Eterno riveste Josua, suo sacerdote, «di abiti magnifici» (Zaccaria 3:3-5).

Vale a dire che la nostra condotta esteriore deve essere pura, onde corrisponda alla purificazione interiore della nostra coscienza.

Esodo 29:19-30
19Poi prenderai l’altro montone, e Aaronne e i suoi figliuoli poseranno le loro mani sul capo dei montone.20Scannerai il montone, prenderai del suo sangue e lo metterai sull’estremità dell’orecchio destro d’Aaronne e sull’estremità dell’orecchio destro de’ suoi figliuoli, e sul pollice della loro man destra e sul dito grosso del loro piè destro, e spanderai il sangue sull’altare, tutto all’intorno.21E prenderai del sangue che è sull’altare, e dell’olio dell’unzione, e ne aspergerai Aaronne e i suoi paramenti, e i suoi figliuoli e i paramenti de’ suoi figliuoli con lui. Così saranno consacrati lui, i suoi paramenti, i suoi figliuoli e i loro paramenti con lui.22Prenderai pure il grasso dei montone, la coda, il grasso che copre le interiora, la rete del fegato, i due arnioni e il grasso che v’è sopra e la coscia destra, perché è un montone di consacrazione;23prenderai anche un pane, una focaccia oliata e una galletta dal paniere degli azzimi che è davanti all’Eterno;24e porrai tutte queste cose sulle palme delle mani Aaronne e sulle palme delle mani de’ suoi figliuoli, e le agiterai come offerta agitata davanti all’Eterno.25Poi le prenderai dalle loro mani e le farai fumare sull’altare sopra l’olocausto, come un profumo soave davanti all’Eterno; è un sacrifizio fatto mediante il fuoco all’Eterno.26E prenderai il petto del montone che avrà servito alla consacrazione d’Aaronne, e lo agiterai come offerta agitata davanti all’Eterno; e questa sarà la tua parte.27E consacrerai, di ciò che spetta ad Aaronne e ai suoi figliuoli, il petto dell’offerta agitata e la coscia dell’offerta elevata: vale a dire, ciò che del montone della consacrazione sarà stato agitato ed elevato;28esso apparterrà ad Aaronne e ai suoi figliuoli, per legge perpetua da osservarsi dai figliuoli d’Israele; poiché è un’offerta fatta per elevazione. Sarà un’offerta fatta per elevazione dai figliuoli d’Israele nei loro sacrifizi di azioni di grazie: la loro offerta per elevazione sarà per l’Eterno.29E i paramenti sacri di Aaronne saranno, dopo di lui, per i suoi figliuoli, che se li metteranno all’atto della loro unzione e della loro consacrazione.30Quello de’ suoi figliuoli che gli succederà nel sacerdozio, li indosserà per sette giorni quando entrerà nella tenda di convegno per fare il servizio nel luogo santo.

Abbiamo visto ieri come avveniva il principio della cerimonia di consacrazione e ripetiamo: Senza conversione, niente servizio! molto importante di ricordarcelo, poiché nella cristianità si pensa in generale che, per servire Dio basti avere buona volontà. Le «chiese» sono piene di persone che vanno a compiervi i loro «doveri religiosi», senza essere anzitutto passate dalla croce. Soltanto i riscattati, ma tutti i riscattati sono sacerdoti. È la differenza fra il popolo di Dio oggi e il popolc d'Israele ove esclusivamente la famiglia d'Aaronne aveva questa nobile funzione.

La cerimonia continuava. Infatti i figli d'Aaronne non erano stati purificati per fare in seguito ciò che volevano. Essi erano consacrati, cioè votati al servizio dell'Eterno Così, cari fanciulli e giovani credenti, se Iddio vi ha salvati nel Suo grande amore, è perché voi Gli siate d'ora innanzi consacrati.

Il sangue sul l'orecchio e sui pollici della mano e del piede (vers. 29) mostrava che queste parti del corpo che ci parlano rispettivamente di obbedienza, d'attività e di cammino, erano santificate per essere messe alli disposizione completa di Dio nella potenza delle Spirito Santo (l'olio sul sangue).

Esodo 29:31-46
31Poi prenderai il montone della consacrazione, e ne farai cuocere la carne in un luogo santo;32e Aaronne e i suoi figliuoli mangeranno, all’ingresso della tenda di convegno, la carne del montone e il pane che sarà nel paniere.33Mangeranno le cose che avranno servito a fare l’espiazione per consacrarli e santificarli; ma nessun estraneo ne mangerà, perché son cose sante.34E se rimarrà della carne della consacrazione o del pane fino alla mattina dopo, brucerai quel resto col fuoco; non lo si mangerà, perché è cosa santa.35Eseguirai dunque, riguardo ad Aaronne e ai suoi figliuoli, tutto quello che ti ho ordinato: li consacrerai durante sette giorni.36E ogni giorno offrirai un giovenco, come sacrifizio per il peccato, per fare l’espiazione; purificherai l’altare mediante questa tua espiazione, e l’ungerai per consacrarlo.37Per sette giorni farai l’espiazione dell’altare, e lo santificherai; l’altare sarà santissimo: tutto ciò che toccherà l’altare sarà santo.38Or questo è ciò che offrirai sull’altare: due agnelli d’un anno, ogni giorno, del continuo.39Uno degli agnelli l’offrirai la mattina; e l’altro l’offrirai sull’imbrunire.40Col primo agnello offrirai la decima parte di un efa di fior di farina impastata con la quarta parte di un hin d’olio vergine, e una libazione di un quarto di hin di vino.41Il secondo agnello l’offrirai sull’imbrunire; l’accompagnerai con la stessa oblazione e con la stessa libazione della mattina; è un sacrifizio di profumo soave offerto mediante il fuoco all’Eterno.42Sarà un olocausto perpetuo offerto dai vostri discendenti, all’ingresso della tenda di convegno, davanti all’Eterno, dove io v’incontrerò per parlar quivi con te.43E là io mi troverò coi figliuoli d’Israele; e la tenda sarà santificata dalla mia gloria.44E santificherò la tenda di convegno e l’altare; anche Aaronne e i suoi figliuoli santificherò, perché mi esercitino l’ufficio di sacerdoti.45E dimorerò in mezzo ai figliuoli d’Israele e sarò il loro Dio.46Ed essi conosceranno che io sono l’Eterno, l’Iddio loro, che li ho tratti dal paese d’Egitto per dimorare tra loro. Io sono l’Eterno, l’Iddio loro.

Il montone di consacrazione doveva essere offerto, poi mangiato dai sacerdoti. Per servire il suo Dio, il riscattato deve nutrirsi di Colui che, fino alla morte, è stato interamente consacrato a Dio. Ricordatevi che la terza coperta del Tabernacolo era fatta di pelli di montoni. Abbiamo detto che questa coperta parlava di dedizione, di consacrazione. Comprendete ora il perché.

Quale dedizione quella del Signore! Dopo aver letto gli evangeli, qualcuno ha potuto dire di Lui: «Ecco un uomo che non ha mai fatto nulla per Sè». Tutto quel che Gesù faceva era per Dio e per gli uomini. La sua consacrazione era totale.

La fine del capitolo ci parla dei sacrifizi che dovevano essere offerti «continuamente», «di generazione in generazione». Sacrifizi per il peccato, offerte di panatica, olocausti, avremo l'occasione di considerarli nel libro del Levitico. Con quale gioia sappiamo dai primi versetti del cap. 10 degli Ebrei che se i peccati non potevano essere cancellati da tali sacrifizi, ora «noi siamo stati santificati per l'offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre».

Esodo 30:1-16
1Farai pure un altare per bruciarvi su il profumo: lo farai di legno d’acacia.2La sua lunghezza sarà di un cubito; e la sua larghezza, di un cubito; sarà quadro, e avrà un’altezza di due cubiti; i suoi corni saranno tutti d’un pezzo con esso.3Lo rivestirai d’oro puro: il disopra, i suoi lati tutt’intorno, i suoi corni; e gli farai una ghirlanda d’oro che gli giri attorno.4E gli farai due anelli d’oro, sotto la ghirlanda, ai suoi due lati; li metterai ai suoi due lati, per passarvi le stanghe che serviranno a portarlo.5Farai le stanghe di legno d’acacia, e le rivestirai d’oro.6E collocherai l’altare davanti al velo ch’è dinanzi all’arca della testimonianza, di faccia al propiziatorio che sta sopra la testimonianza, dove io mi ritroverò con te.7E Aaronne vi brucerà su del profumo fragrante; lo brucerà ogni mattina, quando acconcerà le lampade;8e quando Aaronne accenderà le lampade sull’imbrunire, lo farà bruciare come un profumo perpetuo davanti all’Eterno, di generazione in generazione.9Non offrirete sovr’esso né profumo straniero, né olocausto, né oblazione; e non vi farete libazioni.10E Aaronne farà una volta all’anno l’espiazione sui corni d’esso; col sangue del sacrifizio d’espiazione per il peccato vi farà l’espiazione una volta l’anno, di generazione in generazione. Sarà cosa santissima, sacra all’Eterno.11L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo:12"Quando farai il conto de’ figliuoli d’Israele, facendo il censimento, ognun d’essi darà all’Eterno il riscatto della propria persona, quando saranno contati; onde non siano colpiti da qualche piaga, allorché farai il loro censimento.13Daranno questo: chiunque sarà compreso nel censimento darà un mezzo siclo, secondo il siclo del santuario, che è di venti ghere: un mezzo siclo sarà l’offerta da fare all’Eterno.14Ognuno che sarà compreso nel censimento, dai venti anni in su, darà quest’offerta all’Eterno.15Il ricco non darà di più, né il povero darà meno del mezzo siclo, quando si farà quest’offerta all’Eterno per il riscatto delle vostre persone.16Prenderai dunque dai figliuoli d’Israele questo danaro del riscatto e lo adoprerai per il servizio della tenda di convegno: sarà per i figliuoli d’Israele una ricordanza dinanzi all’Eterno per fare il riscatto delle vostre persone".

Al capitolo 27 abbiam trovato l'altare di rame ove i sacrifizi dovevano essere offerti. Ora si tratta d'un secondo altare ricoperto d'oro sul quale Aaronne doveva far bruciare l'incenso. Nel primo altare abbiamo Cristo che offre il suo sangue ((lato del sacrificio), nel secondo, Cristo ancora, che presenta le sue perfezioni (lato del culto e dell'intercessione). L'altare d'oro non sussisteva senza l'altare di rame. Gesù è stato prima di tutto il Sacrificio, poi il Sacerdote. Avendo offerto il sangue che purifica, Egli può presentarsi ora per i suoi, nei Luoghi Santi.

Nessuna vittima era offerta sull'altare d'oro: il Signore non ha più da soffrire e da morire. L'opera è terminata. Ora Egli è nel cielo, il soggetto, «l'essenza» del culto. Per mezzo suo il riscattato s'avvicina e presenta al Padre l'adorazione di cui Egli è degno. La nostra salvezza che ricordiamo è cosa infinitamente preziosa. Ma anzitutto il nostro culto è la presentazione a Dio d'una Persona.

Abbiamo letto quel che riguarda il denaro del riscatto e avremo l'occasione di ritornarvi su. Notiamo semplicemente che la nostra salvezza è una salvezza gratuita. Ma quanto è costata a Colui che ha pagata il riscatto in vece nostra!

Esodo 30:17-38
17L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo:18"Farai pure una conca di rame, con la sua base di rame, per le abluzioni; la porrai fra la tenda di convegno e l’altare, e ci metterai dell’acqua.19E Aaronne e i suoi figliuoli vi si laveranno le mani e i piedi.20Quando entreranno nella tenda di convegno, si laveranno con acqua, onde non abbiano a morire; così pure quando si accosteranno all’altare per fare il servizio, per far fumare un’offerta fatta all’Eterno mediante il fuoco.21Si laveranno le mani e i piedi, onde non abbiano a morire. Questa sarà una norma perpetua per loro, per Aaronne e per la sua progenie, di generazione in generazione".22L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo:23"Prenditi anche de’ migliori aromi: di mirra vergine, cinquecento sicli; di cinnamomo aromatico, la metà, cioè duecentocinquanta; di canna aromatica, pure duecentocinquanta;24di cassia, cinquecento, secondo il siclo del santuario; e un hin d’olio d’oliva.25E ne farai un olio per l’unzione sacra, un profumo composto con arte di profumiere: sarà l’olio per l’unzione sacra.26E con esso ungerai la tenda di convegno e l’arca della testimonianza,27la tavola e tutti i suoi utensili, il candelabro e i suoi utensili, l’altare dei profumi,28l’altare degli olocausti e tutti i suoi utensili, la conca e la sua base.29Consacrerai così queste cose, e saranno santissime; tutto quello che le toccherà, sarà santo.30E ungerai Aaronne e i suoi figliuoli, e li consacrerai perché mi esercitino l’ufficio di sacerdoti.31E parlerai ai figliuoli d’Israele, dicendo: Quest’olio mi sarà un olio di sacra unzione, di generazione in generazione.32Non lo si spanderà su carne d’uomo, e non ne farete altro di simile, della stessa composizione; esso è cosa santa, e sarà per voi cosa santa.33Chiunque ne comporrà di simile, o chiunque ne metterà sopra un estraneo, sarà sterminato di fra il suo popolo".34L’Eterno disse ancora a Mosè: "Prenditi degli aromi, della resina, della conchiglia odorosa, del galbano, degli aromi con incenso puro, in dosi uguali;35e ne farai un profumo composto secondo l’arte del profumiere, salato, puro, santo;36ne ridurrai una parte in minutissima polvere, e ne porrai davanti alla testimonianza nella tenda di convegno, dove io m’incontrerò con te: esso vi sarà cosa santissima.37E del profumo che farai, non ne farete della stessa composizione per uso vostro; ti sarà cosa santa, consacrata all’Eterno.38Chiunque ne farà di simile per odorarlo, sarà sterminato di fra il suo popolo".

Un oggetto mancava ancora nel Tabernacolo: «Farai pure una conca di rame». Senza questa conca, ove i sacerdoti dovevano lavarsi le mani e i piedi, ogni servizio era loro impossibile sotto pena di morte. Essa non ci parla della salvezza eterna, poiché questa era già realizzata in figura dal sangue dell'altare di rame, ma ci parla dell'acqua della Parola che purifica il credente dalle contaminazioni contratte nel suo cammino in mezzo al mondo. (Vedere Giovanni 13:10 ove il Signore fa questo lavoro per i suoi discepoli.) Il passo della conca di rame corrisponde ad un versetto della Parola che ci conduce a giudicarci, ad umiliarci.

I profumi che servivano alla preparazione dell'olio per l'unzione sacra, come anche il profumo composto, sono altrettante figure delle diverse glorie di Cristo. «L'olio squisito sparso sul capo» e sulla barba d'Aaronne, «scendeva fino all'orlo dei suoi vestimenti» (Salmo 133:2) — immagine dei riscattati che godono per lo Spirito delle perfezioni del loro Capo glorificato.

Al contrario il profumo dell'incenso saliva costantemente verso Dio, presentandoGli in particolare tutta l'eccellenza del suo Figliuolo.

Esodo 31:1-18
1L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo: "Vedi, io ho chiamato per nome Betsaleel,2figliuolo di Uri, figliuolo di Hur, della tribù di Giuda;3e l’ho ripieno dello spirito di Dio, di abilità, d’intelligenza e di sapere per ogni sorta di lavori,4per concepire opere d’arte, per lavorar l’oro, l’argento e il rame,5per incidere pietre da incastonare, per scolpire il legno, per eseguire ogni sorta di lavori.6Ed ecco, gli ho dato per compagno Oholiab, figliuolo di Ahisamac, della tribù di Dan; e ho messo sapienza nella mente di tutti gli uomini abili, perché possan fare tutto quello che t’ho ordinato:7la tenda di convegno, l’arca per la testimonianza, il propiziatorio che vi dovrà esser sopra, e tutti gli arredi della tenda; la tavola e i suoi utensili,8il candelabro d’oro puro e tutti i suoi utensili,9l’altare dei profumi, l’altare degli olocausti e tutti i suoi utensili, la conca e la sua base,10i paramenti per le cerimonie, i paramenti sacri per il sacerdote Aaronne e i paramenti dei suoi figliuoli per esercitare il sacerdozio,11l’olio dell’unzione e il profumo fragrante per il luogo santo. Faranno tutto conformemente a quello che ho ordinato".12L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo:13"Quanto a te, parla ai figliuoli d’Israele e di’ loro: Badate bene d’osservare i miei sabati, perché il sabato è un segno fra me e voi per tutte le vostre generazioni, affinché conosciate che io sono l’Eterno che vi santifica.14Osserverete dunque il sabato, perché è per voi un giorno santo; chi lo profanerà dovrà esser messo a morte; chiunque farà in esso qualche lavoro sarà sterminato di fra il suo popolo.15Si lavorerà sei giorni; ma il settimo giorno è un sabato di solenne riposo, sacro all’Eterno; chiunque farà qualche lavoro nel giorno del sabato dovrà esser messo a morte.16I figliuoli d’Israele quindi osserveranno il sabato, celebrandolo di generazione in generazione come un patto perpetuo.17Esso è un segno perpetuo fra me e i figliuoli d’Israele; poiché in sei giorni l’Eterno fece i cieli e la terra, e il settimo giorno cessò di lavorare, e si riposò".18Quando l’Eterno ebbe finito di parlare con Mosè sul monte Sinai, gli dette le due tavole della testimonianza, tavole di pietra, scritte col dito di Dio.

Notiamo in questo passo la successione dei verbi Io ho chiamato per nome, ho dato, ho messo sa pienza, t'ho ordinato. Tutto quel che concerne i servizio è diretto da alto, da Dio stesso. Persin Mosè era incapace di scegliere gli operai. Negli Atti vediamo lo Spirito Santo designare Barnaba e Saul per l'opera a cui Iddio li chiamava (Atti 13:2). A pi forte ragione non appartiene all'operaio di decider quel che vuol fare. È Dio che lo designa ed è anch Lui che lo riempie della saggezza necessaria. A tut gli uomini Iddio ha dato un'intelligenza più o men grande. Per che cosa adoperate la vostra? A fare vostro dovere a scuola. Ma il desiderio del Signor è che un giorno o l'altro le vostre facoltà, coti l'azione del suo Spirito, siano messe al suo servizi — Infine, è ancora Dio che, col servizio dà anche riposo necessario ai suoi servitori, qui sotto la f gura del sabato. «Il sabato è stato fatto per l'uomo dice il Signore (Marco 2:27). Non è soltanto u comandamento della legge, è anzitutto una grazia. Pensiamo noi di ringraziare Dio per il riposo ci Egli ci concede?

Esodo 32:1-10
1Or il popolo, vedendo che Mosè tardava a scender dal monte, si radunò intorno ad Aaronne e gli disse: "Orsù, facci un dio, che ci vada dinanzi; poiché, quanto a Mosè, a quest’uomo che ci ha tratto dal paese d’Egitto, non sappiamo che ne sia stato".2E Aaronne rispose loro: "Staccate gli anelli d’oro che sono agli orecchi delle vostre mogli, dei vostri figliuoli e delle vostre figliuole, e portatemeli".3E tutto il popolo si staccò dagli orecchi gli anelli d’oro e li portò ad Aaronne,4il quale li prese dalle loro mani, e, dopo averne cesellato il modello, ne fece un vitello di getto. E quelli dissero: "O Israele, questo è il tuo dio che ti ha tratto dal paese d’Egitto!"5Quando Aaronne vide questo, eresse un altare davanti ad esso, e fece un bando che diceva: "Domani sarà festa in onore dell’Eterno!"6E l’indomani, quelli si levarono di buon’ora, offrirono olocausti e recarono de’ sacrifizi di azioni di grazie; e il popolo si adagiò per mangiare e bere, e poi si alzò per divertirsi.7E l’Eterno disse a Mosè: "Va’, scendi; perché il tuo popolo che hai tratto dal paese d’Egitto, s’è corrotto;8si son presto sviati dalla strada ch’io avevo loro ordinato di seguire; si son fatti un vitello di getto, l’hanno adorato, gli hanno offerto sacrifizi, e hanno detto: O Israele, questo è il tuo dio che ti ha tratto dal paese d’Egitto".9L’Eterno disse ancora a Mosè: "Ho considerato bene questo popolo; ecco, è un popolo di collo duro.10Or dunque, lascia che la mia ira s’infiammi contro a loro, e ch’io li consumi! ma di te io farò una grande nazione".

Giungiamo ora ad un'oscura pagina della storia del popolo. Mentre sul monte, Iddio dava la legge a Mosè, nella pianura, allo stesso momento il popolo disobbediva già ai due primi comandamenti. E mentre l'Eterno mostrava al suo servitore il modello del Tabernacolo, dandogli le istruzioni relative al Suo culto, Israele stabiliva un culto idolatra a suo modo.

Inoltre era sotto la condotta dello stesso Aaronne che occupava un posto così elevato nei precetti che abbiamo studiato assieme! Come è mai perverso l'uomo! Chiamato ai destini più benedetti si è corrotto» (vers. 7), come un frutto che, invece di maturare sul ramo, se ne distacca e marcisce a terra. «L'idolatria» non è soltanto il peccato d'Israele o dei pagani. Ricordando la scena d'oggi, l'apostolo Paolo, rivolgendosi a dei cristiani, raccomanda loro: «Non diventate idolatri...» e un po' più lungi: «Perciò, cari miei, fuggite l'idolatria...» (1 Corinzi 10:7, 14). L'idolo, è tutto ciò che prende nel cuore un posto che non appartiene che a Gesù.

Purtroppo, dovremo ritornare molte volte su questo peccato!

Esodo 32:11-20
11Allora Mosè supplicò l’Eterno, il suo Dio, e disse: "Perché, o Eterno, l’ira tua s’infiammerebbe contro il tuo popolo che hai tratto dal paese d’Egitto con gran potenza e con mano forte?12Perché direbbero gli Egiziani: Egli li ha tratti fuori per far loro del male, per ucciderli su per le montagne e per sterminarli di sulla faccia della terra? Calma l’ardore della tua ira e pèntiti del male di cui minacci il tuo popolo.13Ricordati d’Abrahamo, d’Isacco e d’Israele, tuoi servi, ai quali giurasti per te stesso, dicendo loro: Io moltiplicherò la vostra progenie come le stelle de’ cieli; darò alla vostra progenie tutto questo paese di cui vi ho parlato, ed essa lo possederà in perpetuo".14E l’Eterno si pentì del male che avea detto di fare al suo popolo.15Allora Mosè si voltò e scese dal monte con le due tavole della testimonianza nelle mani: tavole scritte d’ambo i lati, di qua e di là.16Le tavole erano opera di Dio, e la scrittura era scrittura di Dio, incisa sulle tavole.17Or Giosuè, udendo il clamore del popolo che gridava, disse a Mosè: "S’ode un fragore di battaglia nel campo".18E Mosè rispose: "Questo non è né grido di vittoria, né grido di vinti; il clamore ch’io odo e di gente che canta".19E come fu vicino al campo vide il vitello e le danze; e l’ira di Mosè s’infiammò, ed egli gettò dalle mani le tavole e le spezzò appiè del monte.20Poi prese il vitello che quelli avea fatto, lo bruciò col fuoco, lo ridusse in polvere, sparse la polvere sull’acqua, la fece bere ai figliuoli d’Israele.

«Il tuo popolo che tu hai tratto dal paese d'Egitto, s'è corrotto» (vers. 7), dichiara l'Eterno a Mosè. No, risponde questi nella sua immediata intercessione. È «il Tuo popolo che Tu hai tratto...» (vers. 11). E, poiché è il Tuo popolo, a causa del Tuo nome ch'esso porta, non ti è possibile distruggerlo. Nel cap. 17 dell'Evangelo di Giovanni il Signore pregando in favore dei suoi, dice pure al Padre: «Essi sono tuoi» (vers. 10).

Mosè è qui un abile avvocato. Un tempo aveva preteso di non essere un uomo eloquente «non lo ero in passato e non lo sono...» (cap. 4:10). Forse era «tardo di parola e di lingua», ma ora il suo cuore è commosso per Israele e dall'abbondanza di questo cuore, come sa bene perorare, per mezzo dello Spirito, in favore del popolo di Dio! E che esempio è per noi in questo! Ma tutto il fervore di Mosè non poteva impedire all'Eterno di distruggere Israele se la legge che lo condannava gli fosse stata presentata a quel momento. O la legge, o il popolo colpevole doveva sparire. Nella sua grazia, Iddio permette che la legge sia ritirata, talché Mosè avendo il pensiero di Dio, spezza le due tavole di pietra appiè del monte.

Esodo 32:21-35
21E Mosè disse ad Aaronne: "Che t’ha fatto questo popolo, che gli hai tirato addosso un sì gran peccato?"22Aaronne rispose: "L’ira del mio signore non s’infiammi; tu conosci questo popolo, e sai ch’è inclinato al male.23Essi m’hanno detto: Facci un di che ci vada dinanzi; poiché, quanto Mosè, a quest’uomo che ci ha tratti dal paese d’Egitto, non sappiamo che ne sia stato.24E io ho detto loro: Chi ha dell’oro se lo levi di dosso! Essi me l’hanno dato; io l’ho buttato nel fuoco, e n’è venuto fuori questo vitello".25Quando Mosè vide che il popolo era senza freno e che Aaronne lo avea lasciato sfrenarsi esponendolo all’obbrobrio de’ suoi nemici,26si fermò all’ingresso del campo, e disse: "Chiunque è per l’Eterno, venga a me!" E tutti i figliuoli di Levi si radunarono presso a lui.27Ed egli disse loro: "Così dice l’Eterno, l’Iddio d’Israele: Ognun di voi si metta la spada al fianco; passate e ripassate nel campo, da una porta all’altra d’esso, e ciascuno uccida il fratello, ciascuno l’amico, ciascuno il vicino!"28I figliuoli di Levi eseguirono l’ordine di Mosè e in quel giorno caddero circa tremila uomini.29Or Mosè avea detto: "Consacratevi oggi all’Eterno, anzi ciascuno si consacri a prezzo del proprio figliuolo e del proprio fratello, onde l’Eterno v’impartisca una benedizione".30L’indomani Mosè disse al popolo: "Voi avete commesso un gran peccato; ma ora io salirò all’Eterno; forse otterrò che il vostro peccato vi sia perdonato".31Mosè dunque tornò all’Eterno e disse: "Ahimè, questo popolo ha commesso un gran peccato, e s’è fatto un dio d’oro;32nondimeno, perdona ora il loro peccato! Se no, deh, cancellami dal tuo libro che hai scritto!"33E l’Eterno rispose a Mosè: "Colui che ha peccato contro di me, quello cancellerò dal mio libro!34Or va’, conduci il popolo dove t’ho detto. Ecco, il mio angelo andrà dinanzi a te; ma nel giorno che verrò a punire, io li punirò del loro peccato".35E l’Eterno percosse il popolo, perch’esso era l’autore del vitello che Aaronne avea fatto.

L'indignazione ha afferrato Mosè in presenza del popolo. Ma Aaronne, invece si giustifica mentre avrebbe dovuto umiliarsi. Cerca ingenuamente di far credere che vi sia stato un miracolo, che il vitello si sia fatto da solo. Ciò fa pensare ad una piccola frase che adoperiamo sovente ben male: «Non è colpa mia!» Poi viene il terribile dovere imposto ai figli di Levi. Che cosa abbiamo da imparare da ciò? Ebbene, che la gloria di Dio deve starci più a cuore dei legami familiari o d'amicizia. I figliuoli di Levi sono fedeli, e l'Eterno ne terrà conto per affidar loro più tardi il servizio del Tabernacolo. Iddio non si serve di noi senza aver prima messo alla prova la nostra fedeltà.

È stato notato che il primo effetto della legge è la morte di 3000 persone; il primo effetto dell'Evangelo della grazia sarà la conversione e la vita di 3000 anime (Atti 2:41).

Ora troviamo Mosè nella posizione d'intercessore. Egli espone i fatti, contrariamente ad Aaronne, senza nascondere nulla. Ma spera di poter fare propiziazione da sè, cioè essere punito al posto del popolo. Ma non è possibile. Uno solo poteva fare propiziazione per il peccatore, perché Egli stesso era senza peccato.

Esodo 33:1-11
1L’Eterno disse a Mosè: "Va’ sali di qui, tu col popolo che hai tratto dal paese d’Egitto, verso il paese che promisi con giuramento ad Abrahamo ad Isacco e a Giacobbe, dicendo: Io lo darò alla tua progenie.2Io manderò un angelo dinanzi a te, e caccerò i Cananei, gli Amorei, gli Hittei, i Ferezei, gli Hivvei e i Gebusei.3Esso vi condurrà in un paese ove scorre il latte e il miele; poiché io non salirò in mezzo a te, perché sei un popolo di collo duro, ond’io non abbia a sterminarti per via".4Quando il popolo udì queste sinistre parole, fece cordoglio, e nessuno si mise i propri ornamenti.5Infatti l’Eterno avea detto a Mosè: "Di’ ai figliuoli d’Israele: Voi siete un popolo di collo duro; s’io salissi per un momento solo in mezzo a te, ti consumerei! Or dunque, togliti i tuoi ornamenti, e vedrò com’io ti debba trattare".6E i figliuoli d’Israele si spogliarono de’ loro ornamenti, dalla partenza dal monte Horeb in poi.7E Mosè prese la tenda, e la piantò per sé fuori del campo, a una certa distanza dal campo, e la chiamò la tenda di convegno; e chiunque cercava l’Eterno, usciva verso la tenda di convegno, ch’era fuori del campo.8Quando Mosè usciva per recarsi alla tenda, tutto il popolo si alzava, e ognuno se ne stava ritto all’ingresso della propria tenda, e seguiva con lo sguardo Mosè, finché egli fosse entrato nella tenda.9E come Mosè era entrato nella tenda, la colonna di nuvola scendeva, si fermava all’ingresso della tenda, e l’Eterno parlava con Mosè.10Tutto il popolo vedeva la colonna di nuvola ferma all’ingresso della tenda; e tutto il popolo si alzava, e ciascuno si prostrava all’ingresso della propria tenda.11Or l’Eterno parlava con Mosè faccia a faccia, come un uomo parla col proprio amico; poi Mosè tornava al campo; ma Giosuè, figliuolo di Nun, suo giovane ministro, non si dipartiva dalla tenda.

Ebrei 13:13 alludendo a questo passo, fa udire l'appello: «Usciamo a Lui fuori del campo». Cari giovani amici, bisogna che lo sappiate, è per obbedire a questo versetto che molti credenti che voi conoscete, sono usciti fuori dalle religioni e dalle chiese della cristianità per cercare semplicemente e soltanto la presenza del Signore Gesù.

Vedete Giosuè. Benché giovane ancora, comprende che la felicità per lui, è di non allontanarsi dalla presenza divina.

E voi, siete felici là ove il Signore ha promesso la sua presenza?

Esodo 33:12-23
12E Mosè disse all’Eterno: "Vedi, tu mi dici: Fa’ salire questo popolo! e non mi fai conoscere chi manderai meco. Eppure hai detto: Io ti conosco personalmente ed anche hai trovato grazia agli occhi miei.13Or dunque, se ho trovato grazia agli occhi tuoi, deh, fammi conoscere le tue vie, ond’io ti conosca e possa trovar grazia agli occhi tuoi. E considera che questa nazione è popolo tuo".14E l’Eterno rispose: "La mia presenza andrà teco, e io ti darò riposo".15E Mosè gli disse: "Se la tua presenza non vien meco, non ci far partire di qui.16Poiché, come si farà ora a conoscere che io e il tuo popolo abbiam trovato grazia agli occhi tuoi? Non sarà egli dal fatto che tu vieni con noi? Questo distinguerà me e il tuo popolo da tutti i popoli che sono sulla faccia della terra".17E l’Eterno disse a Mosè: "Farò anche questo che tu chiedi, poiché tu hai trovato grazia agli occhi miei, e ti conosco personalmente".18Mosè disse: "Deh, fammi vedere la tua gloria!"19E l’Eterno gli rispose: "Io farò passare davanti a te tutta la mia bontà, e proclamerò il nome dell’Eterno davanti a te; e farò grazia a chi vorrò far grazia, e avrò pietà di chi vorrò aver pietà".20Disse ancora: "Tu non puoi veder la mia faccia, perché l’uomo non mi può vedere e vivere".21E l’Eterno disse: "Ecco qui un luogo presso a me; tu starai su quel masso;22e mentre passerà la mia gloria, io ti metterò in una buca del masso, e ti coprirò con la mia mano, finché io sia passato;23poi ritirerò la mano, e mi vedrai per di dietro; ma la mia faccia non si può vedere".

Fuori del campo, Mosè può avere degli abboccamenti a faccia a faccia con l'Eterno (vers. 11). E qual'è il soggetto di questi abboccamenti? Sempre il povero popolo. Mosè è un'ombra d'uno più grande di lui: il Figliuolo che parla al Padre di «quelli che Egli gli ha dati del mondo» (Giovanni 17:9). «Io ho pregato per te», può dire a Pietro prima della sua caduta (Luca 22:32).

Mosè aveva dunque lasciato il campo, ma il suo cuore non aveva cessato di portare quelli che vi si trovavano. Dovremmo fare come lui.

Avrebbe tuttavia potuto pensare: È già molto ch'io abbia ottenuto che il popolo non sia distrutto e che Dio gli dia un angelo per condurlo in Canaan. No, — dice Mosè all'Eterno, — questo non basta! Sali Tu stesso con noi! Non possiamo far senza di Te. E Dio si lascia piegare. È stato notato: Egli non trova mai che la fede sia troppo ardita. Più ancora, Egli si compiace appunto di lasciarsi piegare. Voi rallegrate il suo cuore chiedendoGli delle cose che vi sembrano difficili, ma che concernono la sua gloria. E farà a Mosè una rivelazione meravigliosa di questa gloria, come lo vedremo domani.

Esodo 34:1-11
1L’Eterno disse a Mosè: "Tagliati due tavole di pietra come le prime; e io scriverò sulle tavole le parole che erano sulle prime che spezzasti.2E sii pronto domattina, e sali al mattino sul monte Sinai, e presentati quivi a me in vetta al monte.3Nessuno salga con te, e non si vegga alcuno per tutto il monte; e greggi ed armenti non pascolino nei pressi di questo monte".4Mosè dunque tagliò due tavole di pietra, come le prime; si alzò la mattina di buon’ora, e salì sul monte Sinai come l’Eterno gli avea comandato, e prese in mano le due tavole di pietra.5E l’Eterno discese nella nuvola, si fermò quivi con lui e proclamò il nome dell’Eterno.6E l’Eterno passò davanti a lui, e gridò: "L’Eterno! l’Eterno! l’Iddio misericordioso e pietoso, lento all’ira, ricco in benignità e fedeltà,7che conserva la sua benignità fino alla millesima generazione, che perdona l’iniquità, la trasgressione e il peccato ma non terrà il colpevole per innocente, e che punisce l’iniquità dei padri sopra i figliuoli e sopra i figliuoli de’ figliuoli, fino alla terza e alla quarta generazione!"8E Mosè subito s’inchinò fino a terra, e adorò.9Poi disse: "Deh, Signore, se ho trovato grazia agli occhi tuoi, venga il Signore in mezzo a noi, perché questo è un popolo di collo duro; perdona la nostra iniquità e il nostro peccato, e prendici come tuo possesso".10E l’Eterno risposo: "Ecco, io faccio un patto: farò dinanzi a tutto il tuo popolo maraviglie, quali non si son mai fatte su tutta la terra né in alcuna nazione; e tutto il popolo in mezzo al quale ti trovi vedrà l’opera dell’Eterno, perché tremendo è quello ch’io sono per fare per mezzo di te.11Osserva quello che oggi ti comando: Ecco, io caccerò dinanzi a te gli Amorei, i Cananei, gli Hittei, i Ferezei, gli Hivvei e i Gebusei.

Chiedendo a Dio di mostrargli la Sua gloria, Mosè s'aspettava, senza dubbio, ad una meravigliosa visione, come quella del cap. 24:10. Ma l'uomo peccatore non poteva sussistere dinanzi alla presenza dell'Iddio Santo che aveva dato la legge. Questa legge doveva ora essere accompagnata da qualcos'altro: «Io farò passare davanti a te tutta la mia bontà», risponde l'Eterno.

Al Salmo 63:1-3, pure Davide, nel deserto, farà una simile esperienza. È meraviglioso di notare che la grazia è unita al nome dell'Eterno gridato davanti a Mosè. È come se Dio dicesse: Io porto un nome che mi obbliga a fare grazia.» Un'altra cosa è notevole: Per avere questa rivelazione dell'Iddio che faceva grazia, bisognava che Mosè fosse nascosto nella fenditura della roccia. La roccia e la sua fenditura, è Cristo, colpito per noi. Egli ci mette al riparo dal giudicio, talché possiamo, noi pure, vederLo «per di dietro», considerare per così dire le tracce lasciate dal suo amore, L'opera dì grazia è terminata. Noi conosciamo ormai l'Iddio che fa misericordia. E noi siamo, e voi pure, gli oggetti di questa misericordia.

Esodo 34:12-26
12Guardati dal far lega con gli abitanti del paese nel quale stai per andare, onde non abbiano a diventare, in mezzo a te, un laccio;13ma demolite i loro altari, frantumate le loro colonne, abbattete i loro idoli;14poiché tu non adorerai altro dio, perché l’Eterno, che si chiama "il Geloso", è un Dio geloso.15Guardati dal far lega con gli abitanti del paese, affinché, quando quelli si prostituiranno ai loro dèi e offriranno sacrifizi ai loro dèi, non avvenga ch’essi t’invitino, e tu mangi dei loro sacrifizi,16e prenda delle loro figliuole per i tuoi figliuoli, e le loro figliuole si prostituiscano ai loro dèi, e inducano i tuoi figliuoli a prostituirsi ai loro dèi.17Non ti farai dèi di getto.18Osserverai la festa degli azzimi. Sette giorni, al tempo fissato del mese di Abib, mangerai pane senza lievito, come t’ho ordinato; poiché nel mese di Abib tu sei uscito dall’Egitto.19Ogni primogenito è mio; e mio è ogni primo parto maschio di tutto il tuo bestiame: del bestiame grosso e minuto.20Ma riscatterai con un agnello il primo nato dell’asino; e, se non lo vorrai riscattare, gli fiaccherai il collo. Riscatterai ogni primogenito de’ tuoi figliuoli. E nessuno comparirà davanti a me a mani vuote.21Lavorerai sei giorni; ma il settimo giorno ti riposerai: ti riposerai anche al tempo dell’aratura e della mietitura.22Celebrerai la festa delle settimane: cioè delle primizie della mietitura del frumento, e la festa della raccolta alla fine dell’anno.23Tre volte all’anno comparirà ogni vostro maschio nel cospetto del Signore, dell’Eterno, ch’è l’Iddio d’Israele.24Poiché io caccerò dinanzi a te delle nazioni, e allargherò i tuoi confini; né alcuno agognerà il tuo paese, quando salirai, tre volte all’anno, per comparire nel cospetto dell’Eterno, ch’è l’Iddio tuo.25Non offrirai con pane lievitato il sangue della vittima immolata a me; e il sacrifizio della festa di Pasqua non sarà serbato fino al mattino.26Porterai alla casa dell’Eterno Iddio tuo le primizie de’ primi frutti della tua terra. Non cuocerai il capretto nel latte di sua madre".

Una seconda volta Mosè è con l'Eterno sul monte, durante quaranta giorni. Come conseguenza di quel che è avvenuto, Iddio si fa conoscere al suo servitore e a tutto Israele, sotto un nuovo nome che può stupirci: «Un Dio geloso» (vers. 14). La nostra triste gelosia umana fa si che vorremmo per noi ciò che un altro ha ricevuto: influenza, privilegi, regali ecc... Riflettendovi, saremo convinti che questo sentimento si trova sovente nei nostri poveri cuori. La gelosia di Dio significa ch'Egli vuole essere il solo oggetto di adorazione del suo popolo. Ma, comprendiamolo bene, non è perché gli idoli Gli facciano il minimo torto. Quale rivalità potrebbe esservi fra il Creatore dei mondi e gli dèi d'oro, di pietra o di legno, opere di mani d'uomini? No, Egli è «geloso» per il suo popolo, e lo è anche per noi, perché sa che la nostra felicità consiste a non amare che Lui, e che gli idoli ci deluderebbero sempre. Lo è anche perché il nostro debole amore ha un gran pregio per il suo cuore.

In relazione coi suoi diritti, l'Eterno ripete qualcuna delle istruzioni dei capitoli 21-23.

Esodo 34:27-35
27Poi l’Eterno disse a Mosè: "Scrivi queste parole; perché sul fondamento di queste parole io ho contratto alleanza con te e con Israele".28E Mosè rimase quivi con l’Eterno quaranta giorni e quaranta notti; non mangiò pane e non bevve acqua. E l’Eterno scrisse sulle tavole le parole del patto, le dieci parole.29Or Mosè, quando scese dal monte Sinai scendendo dal monte Mosè aveva in mano le due tavole della testimonianza non sapeva che la pelle del suo viso era diventata tutta raggiante mentr’egli parlava con l’Eterno;30e quando Aaronne e tutti i figliuoli d’Israele videro Mosè, ecco che la pelle del suo viso era tutta raggiante, ed essi temettero d’accostarsi a lui.31Ma Mosè li chiamò, ed Aaronne e tutti i capi della raunanza tornarono a lui, e Mosè parlò loro.32Dopo questo, tutti i figliuoli d’Israele si accostarono, ed egli ordinò loro tutto quello che l’Eterno gli avea detto sul monte Sinai.33E quando Mosè ebbe finito di parlar con loro, si mise un velo sulla faccia.34Ma quando Mosè entrava al cospetto dell’Eterno per parlare con lui, si toglieva il velo, finché non tornasse fuori; tornava fuori, e diceva ai figliuoli d’Israele quello che gli era stato comandato.35I figliuoli d’Israele, guardando la faccia di Mosè, ne vedeano la pelle tutta raggiante; e Mosè si rimetteva il velo sulla faccia, finché non entrasse a parlare con l’Eterno.

Non è possibile essere in contatto con Dio, godere delle rivelazioni della sua grazia, senza che ciò si veda. Il viso di Mosè risplende, benché egli stesso non lo sappia. Invece d'una faccia imbronciata e triste, bisognerebbe che il figlio di Dio mostrasse, senza sforzo, a quelli che lo circondano, un viso felice, la felicità che possiede. Sì, possa il mondo vedere sul nostro viso qualche riflesso dell'amore di Gesù. Sarà così se restiamo in contatto con la grazia di Dio, col Signore stesso.

Un passo dei Corinzi spiega perché Mosè metteva un velo sul suo viso. Prima della venuta del Signore, persino il riflesso della gloria divina non poteva essere sopportato dall'uomo peccatore e doveva essere nascosto. Ma il velo «è abolito in Cristo» (2 Corinzi 3:14). Infatti quando Gesù venne, Iddio potè essere visto in Lui in tutta la gloria della sua grazia. Talché ora «noi contempliamo a faccia scoperta», non soltanto la gloria attuale d'un Cristo esaltato, ma anche tutta la grazia divina, nel piccolo fanciullo di Betlemme, nel Nazareno Gesù e, soprattutto, nella Vittima santa morente sulla croce.

Esodo 35:1-19
1Mosè convocò tutta la raunanza de’ figliuoli d’Israele, e disse loro: "Queste son le cose che l’Eterno ha ordinato di fare.2Sei giorni si dovrà lavorare, ma il settimo giorno sarà per voi un giorno santo, un sabato di solenne riposo, consacrato all’Eterno. Chiunque farà qualche lavoro in esso sarà messo a morte.3Non accenderete fuoco in alcuna delle vostre abitazioni il giorno del sabato".4Poi Mosè parlò a tutta la raunanza de’ figliuoli d’Israele, e disse: "Questo è quello che l’Eterno ha ordinato:5Prelevate da quello che avete, un’offerta all’Eterno; chiunque è di cuor volenteroso recherà un’offerta all’Eterno: oro, argento, rame;6stoffe di color violaceo, porporino, scarlatto, lino fino, pel di capra,7pelli di montone tinte in rosso, pelli di delfino, legno d’acacia,8olio per il candelabro, aromi per l’olio dell’unzione e per il profumo fragrante,9pietre d’onice, pietre da incastonare per l’efod e per il pettorale.10Chiunque tra voi ha dell’abilità venga ed eseguisca tutto quello che l’Eterno ha ordinato:11il tabernacolo, la sua tenda e la sua coperta, i suoi fermagli, le sue assi, le sue traverse, le sue colonne e le sue basi,12l’arca, le sue stanghe, il propiziatorio e il velo da stender davanti all’arca, la tavola e le sue stanghe,13tutti i suoi utensili, e il pane della presentazione;14il candelabro per la luce e i suoi utensili, le sue lampade e l’olio per il candelabro;15l’altare dei profumi e le sue stanghe, l’olio dell’unzione e il profumo fragrante, la portiera dell’ingresso per l’entrata del tabernacolo,16l’altare degli olocausti con la sua gratella di rame, le sue stanghe e tutti i suoi utensili, la conca e la sua base,17le cortine del cortile, le sue colonne e le loro basi e la portiera all’ingresso del cortile;18i piuoli del tabernacolo e i piuoli del cortile e le loro funi;19i paramenti per le cerimonie per fare il servizio nel luogo santo, i paramenti sacri per il sacerdote Aaronne, e i paramenti de’ suoi figliuoli per esercitare il sacerdozio".

Il Tabernacolo, secondo certi passi delle Epistole, è un'immagine della Casa di Dio sulla terra, cioè della Chiesa composta di tutti i credenti e edificata dal Signore (Matteo 16:18). Ma 1 Corinzi 3:10-15 ci insegna che vi è anche una casa: la cristianità, e questa sono gli uomini (voi e io) che la edificano. Ora vi sono dei buoni e dei cattivi operai, dei buoni e dei cattivi materiali. «Ognuno consideri come edifica». Può costruire con «dell'oro, dell'argento, o delle pietre preziose» ma può anche apportare «del fieno o della stoppia», che ingombrano senza servire a nulla e che saranno bruciati col fuoco.

Notate nei vers. 5-9 la varietà di ciò che gli Israeliti dovevano portare dal pelo di capra fino alle pietre più preziose. In questa lunga lista, ognuno poteva trovare una cosa da offrire. Anche voi giovani, se appartenete al Signore, potete certamente dare qualche cosa che contribuisca a questa «edificazione». Un gesto d'amore verso qualcuno, l'esercizio gioioso della misericordia (Romani 12:8), ecco quel che è alla portata di ognuno. E ciò è gradito al Signore.

Esodo 35:20-35
20Allora tutta la raunanza de’ figliuoli d’Israele si partì dalla presenza di Mosè.21E tutti quelli che il loro cuore spingeva e tutti quelli che il loro spirito rendea volenterosi, vennero a portare l’offerta all’Eterno per l’opera della tenda di convegno, per tutto il suo servizio e per i paramenti sacri.22Vennero uomini e donne; quanti erano di cuor volenteroso portarono fermagli, orecchini, anelli da sigillare e braccialetti, ogni sorta di gioielli d’oro; ognuno portò qualche offerta d’oro all’Eterno.23E chiunque aveva delle stoffe tinte in violaceo, porporino, scarlatto, o lino fino, o pel di capra, o pelli di montone tinte in rosso, o pelli di delfino, portava ogni cosa.24Chiunque prelevò un’offerta d’argento e di rame, portò l’offerta consacrata all’Eterno; e chiunque aveva del legno d’acacia per qualunque lavoro destinato al servizio, lo portò.25E tutte le donne abili filarono con le proprie mani e portarono i loro filati in color violaceo, porporino, scarlatto, e del lino fino.26E tutte le donne che il cuore spinse ad usare la loro abilità, filarono del pel di capra.27E i capi dei popolo portarono pietre d’onice e pietre da incastonare per l’efod e per il pettorale,28aromi e olio per il candelabro, per l’olio dell’unzione e per il profumo fragrante.29Tutti i figliuoli d’Israele, uomini e donne, che il cuore mosse a portare volenterosamente il necessario per tutta l’opera che l’Eterno aveva ordinata per mezzo di Mosè, recarono all’Eterno delle offerte volontarie.30Mosè disse ai figliuoli d’Israele: "Vedete, l’Eterno ha chiamato per nome Betsaleel, figliuolo di Uri, figliuolo di Hur, della tribù di Giuda;31e lo ha ripieno dello spirito di Dio, di abilità, d’intelligenza e di sapere per ogni sorta di lavori,32per concepire opere d’arte, per lavorar l’oro, l’argento e il rame,33per incidere pietre da incastonare, per scolpire il legno, per eseguire ogni sorta di lavori d’arte.34E gli ha comunicato il dono d’insegnare: a lui ed a Oholiab, figliuolo di Ahisamac, della tribù di Dan.35Li ha ripieni d’intelligenza per eseguire ogni sorta di lavori d’artigiano e di disegnatore, di ricamatore e di tessitore in colori svariati: violaceo, porporino, scarlatto, e di lino fino, per eseguire qualunque lavoro e per concepire lavori d’arte.

Avrete notato quante volte ci è ripetuto: «Chiunque è di cuore volenteroso (cioè che dà volentieri), ogni uomo e donna, che il cuore mosse a portare... recarono...» È importante! Amare il Signore, amare l'assemblea, ecco la condizione, sia per eseguire un lavoro, che per recare un dono. Ciò che non si fa per amore non è in generale ben fatto.

Certi lavori potevano farsi in casa, nel quadro della famiglia: filare, per esempio. Non pensiamo che lavorare per il Signore consista necessariamente a diventare evangelista o missionario in paese lontano.

Notate il servizio delle donne. Se tutte non erano intelligenti (vers. 25), o abili (vers. 26), tutte potevano avere un cuore volenteroso (vers. 29) quanto gli uomini, ed essere mosse dal loro cuore (vers. 26) a dare o ad eseguire qualche cosa per la Casa dell'Eterno.

Giovanette, anche voi avete un servizio che vi attende, forse molto semplice, un servizio per il Signore e per la Sua assemblea.

Agli uni, Iddio ha messo in cuore d'insegnare (vers. 34). Metta Egli in cuore agli altri d'ascoltare! Soltanto in questo modo potrà essere compiuto in seguito un servizio intelligente.

Esodo 36:1-13
1E Betsaleel e Oholiab e tutti gli uomini abili, nei quali l’Eterno ha messo sapienza e intelligenza per saper eseguire tutti i lavori per il servizio del santuario, faranno ogni cosa secondo che l’Eterno ha ordinato".2Mosè chiamò dunque Betsaleel e Oholiab e tutti gli uomini abili ne’ quali l’Eterno avea messo intelligenza, tutti quelli che il cuore moveva ad applicarsi al lavoro per eseguirlo;3ed essi presero in presenza di Mosè tutte le offerte recate dai figliuoli d’Israele per i lavori destinati al servizio del santuario, affin di eseguirli. Ma ogni mattina i figliuoli d’Israele continuavano a portare a Mosè delle offerte volontarie.4Allora tutti gli uomini abili ch’erano occupati a tutti i lavori del santuario, lasciato ognuno il lavoro che faceva, vennero a dire a Mosè:5"Il popolo porta molto più di quel che bisogna per eseguire i lavori che l’Eterno ha comandato di fare".6Allora Mosè dette quest’ordine, che fu bandito per il campo: "Né uomo né donna faccia più alcun lavoro come offerta per il santuario". Così s’impedì che il popolo portasse altro.7Poiché la roba già pronta bastava a fare tutto il lavoro, e ve n’era d’avanzo.8Tutti gli uomini abili, fra quelli che eseguivano il lavoro, fecero dunque il tabernacolo di dieci teli, di lino fino ritorto, e di filo color violaceo, porporino e scarlatto, con dei cherubini artisticamente lavorati.9La lunghezza d’un telo era di ventotto cubiti; e la larghezza, di quattro cubiti; tutti i teli erano d’una stessa misura.10Cinque teli furono uniti assieme, e gli altri cinque furon pure uniti assieme.11Si fecero de’ nastri di color violaceo all’orlo del telo ch’era all’estremità della prima serie di teli; e lo stesso si fece all’orlo del telo ch’era all’estremità della seconda serie.12Si misero cinquanta nastri al primo telo, e parimente cinquanta nastri all’orlo del telo ch’era all’estremità della seconda serie: i nastri si corrispondevano l’uno all’altro.13Si fecero pure cinquanta fermagli d’oro, e si unirono i teli l’uno all’altro mediante i fermagli; e così il tabernacolo formò un tutto.

In una piccola parabola del Vangelo di Marco, il Signore si presenta come un Padrone che ha lasciato la sua casa dopo aver dato del lavoro ai suoi servitori. Ha lasciato «a ciascuno il proprio compito» (Marco 13:34). Che lavoro? Non è detto, eccetto per il portinaio, ma ne ha preparato uno per ciascuno dei suoi, in rapporto con le proprie capacità ed età. Se appartenete al Signore, sta a voi di discernere il lavoro che Egli vi ha affidato, e se non lo vedete, chiedete a Lui di indicarvelo.

Per mezzo d'un'altra parabola, quella dei «talenti» vediamo che il Padrone, al suo ritorno, chiede conto ai suoi operai. Certi riceveranno una ricompensa, altri saranno resi confusi (Matteo 25:14-30). E voi, avrete fatto quel che Egli s'aspettava da voi? — La nostra lettura d'oggi ci riferisce che molte offerte sono giunte troppo tardi. Il momento di far qualche cosa e di dare era passato. Parecchi avevano forse lavorato molto. Sì, ma non subito. E quel che non facciamo subito, sovente, quando ci decidiamo, non serve più a nulla; è troppo tardi, l'occasione è perduta. Che lezione importante per noi!

Esodo 36:14-34
14Si fecero inoltre dei teli di pel di capra, per servir da tenda per coprire il tabernacolo: di questi teli se ne fecero undici.15La lunghezza d’ogni telo era di trenta cubiti; e la larghezza, di quattro cubiti; gli undici teli aveano la stessa misura.16E si unirono insieme, da una parte, cinque teli, e si uniron insieme, dall’altra parte, gli altri sei.17E si misero cinquanta nastri all’orlo del telo ch’era all’estremità della prima serie di teli, e cinquanta nastri all’orlo del telo ch’era all’estremità della seconda serie.18E si fecero cinquanta fermagli di rame per unire assieme la tenda, in modo che formasse un tutto.19Si fece pure per la tenda una coperta di pelli di montone tinte di rosso, e, sopra questa, un’altra di pelli di delfino.20Poi si fecero per il tabernacolo le assi di legno d’acacia, messe per ritto.21La lunghezza d’un’asse era di dieci cubiti, e la larghezza d’un’asse, di un cubito e mezzo.22Ogni asse aveva due incastri paralleli; così fu fatto per tutte le assi del tabernacolo.23Si fecero dunque le assi per il tabernacolo: venti assi dal lato meridionale, verso il sud;24e si fecero quaranta basi d’argento sotto le venti assi: due basi sotto ciascun’asse per i suoi due incastri.25E per il secondo lato del tabernacolo, il lato di nord,26si fecero venti assi, con le loro quaranta basi d’argento: due basi sotto ciascun’asse.27E per la parte posteriore del tabernacolo, verso occidente, si fecero sei assi.28Si fecero pure due assi per gli angoli del tabernacolo, dalla parte posteriore.29E queste erano doppie dal basso in su, e al tempo stesso formavano un tutto fino in cima, fino al primo anello. Così fu fatto per ambe due le assi, ch’erano ai due angoli.30V’erano dunque otto assi, con le loro basi d’argento: sedici basi: due basi sotto ciascun’asse.31E si fecero delle traverse di legno d’acacia: cinque, per le assi di un lato del tabernacolo;32cinque traverse per le assi dell’altro lato del tabernacolo, e cinque traverse per le assi della parte posteriore del tabernacolo, a occidente.33E si fece la traversa di mezzo, in mezzo alle assi, per farla passare da una parte all’altra.34E le assi furon rivestite d’oro, e furon fatti d’oro i loro anelli per i quali dovean passare le traverse, e le traverse furon rivestite d’oro.

I materiali erano raccolti, gli operai designati, la costruzione del Tabernacolo sta per incominciare. Avremo occasione di rileggere la descrizione delle sue diverse parti e degli oggetti che vi si trovavano rilevandovi alcune figure e alcune nuove istruzioni. Anzitutto son nominate le coperte. La prima, la più bella, si vedeva solo dall'interno, alla luce del candeliere, quando il sacerdote era nel Luogo Santo. Cosi le svariate glorie di Gesù non possono essere comprese ed apprezzate se non per mezzo della luce che lo Spirito Santo dà e nella presenza di Dio. Invece, sotto la sua quarta coperta di pelli di tasso, il Tabernacolo, a diversità dei templi dell'antichità (e di molte chiese cristiane) non aveva esteriormente nulla per attirare gli sguardi. Ci ricorda Colui che non aveva «né forma né bellezza, né apparenza da farcelo desiderare» (Isaia 53:2), nulla che rispondesse al sentimento di gloria umana, poiché Gesù era assolutamente al riparo da ogni attacco del mondo e del suo spirito. Ci fa ricordare ad un tempo che un credente non deve cercare di piacere al mondo, né di brillare più di quello che il suo Maestro abbia brillato.

Esodo 36:35-38; Esodo 37:1-16
35Fu fatto pure il velo, di filo violaceo, porporino, scarlatto, e di lino fino ritorto con de’ cherubini artisticamente lavorati;36e si fecero per esso quattro colonne di acacia e si rivestirono d’oro; i loro chiodi erano d’oro; e per le colonne, si fusero quattro basi d’argento.37Si fece anche per l’ingresso della tenda una portiera, di filo violaceo porporino, scarlatto, e di lino fino ritorto, in lavoro di ricamo.38E si fecero le sue cinque colonne coi loro chiodi; si rivestiron d’oro i loro capitelli e le loro aste; e le loro cinque basi eran di rame.
1Poi Betsaleel fece l’arca di legno d’acacia; la sua lunghezza era di due cubiti e mezzo, la sua larghezza di un cubito e mezzo, e la sua altezza di un cubito e mezzo.2E la rivestì d’oro puro di dentro e di fuori, e le fece una ghirlanda d’oro che le girava attorno.3E fuse per essa quattro anelli d’oro, che mise ai suoi quattro piedi: due anelli da un lato e due anelli dall’altro lato.4Fece anche delle stanghe di legno d’acacia, e le rivesti d’oro.5E fece passare le stanghe per gli anelli ai lati dell’arca per portar l’arca.6Fece anche un propiziatorio d’oro puro; la sua lunghezza era di due cubiti e mezzo, e la sua larghezza di un cubito e mezzo.7E fece due cherubini d’oro; li fece lavorati al martello, alle due estremità del propiziatorio:8un cherubino a una delle estremità, e un cherubino all’altra; fece che questi cherubini uscissero dal propiziatorio alle due estremità.9E i cherubini aveano le ali spiegate in alto, in modo da coprire il propiziatorio con le ali; aveano la faccia vòlta l’uno verso l’altro; le facce dei cherubini erano volte verso il propiziatorio.10Fece anche la tavola di legno d’acacia; la sua lunghezza era di due cubiti, la sua larghezza di un cubito, e la sua altezza di un cubito e mezzo.11La rivestì d’oro puro e le fece una ghirlanda d’oro che le girava attorno.12E le fece attorno una cornice alta quattro dita; e a questa cornice fece tutt’intorno una ghirlanda d’oro.13E fuse per essa quattro anelli d’oro; e mise gli anelli ai quattro canti, ai quattro piedi della tavola.14Gli anelli erano vicinissimi alla cornice per farvi passare le stanghe destinate a portar la tavola.15E fece le stanghe di legno d’acacia, e le rivesti d’oro; esse dovean servire a portar la tavola.16Fece anche, d’oro puro, gli utensili da mettere sulla tavola: i suoi piatti, le sue coppe, le sue tazze e i suoi calici da servire per le libazioni.

Il velo magnifico che separava il Luogo Santo dal Luogo Santissimo era sostenuto da quattro colonne. L'umanità del Signore, come i quattro evangeli ce la presentano, è un soggetto inesauribile d'ammirazione e d'adorazione. Egli è il Celeste, il Figliuol dell'uomo, il Messia d'Israele, il Servitore obbediente. Ogni filo, ogni dato della sua umanità, perfetto in se stesso, è strettamente tessuto, unito agli altri, in modo da costituire quel meraviglioso insieme della vita del nostro Signore Gesù Cristo.

Ma quella vita, per bella fosse, non poteva condurci a Dio. Invece, essa ce ne separava di più, presentandoci un modello impossibile ad imitare. Abbisognò la sua morte. E come segno, al momento in cui il Salvatore lasciava la sua vita sulla croce, Iddio ha lacerato il velo, aprendo verso Lui «una via nuova e vivente» all'adoratore (Ebrei 10:20).

L'arca e la tavola sono in seguito confezionate. Le sbarre che servivano a portarle ci fanno pensare al cammino del Signore quaggiù. Ricoperte d'oro puro, ci ricordano quel versetto d'Isaia: «Come son belli... i piedi del Messaggero di buone novelle...» (Isaia 52:7).

Esodo 37:17-29
17Fece anche il candelabro d’oro puro; fece il candelabro lavorato al martello, col suo piede e il suo tronco; i suoi calici, i suoi pomi e i suoi fiori erano tutti d’un pezzo col candelabro.18Gli uscivano sei bracci dai lati: tre bracci del candelabro da un lato e tre bracci del candelabro dall’altro;19su l’uno de’ bracci erano tre calici in forma di mandorla, con un pomo e un fiore; e sull’altro braccio, tre calici in forma di mandorla, con un pomo e un fiore. Lo stesso per i sei bracci uscenti dal candelabro.20E nel tronco del candelabro v’erano quattro calici in forma di mandorla, coi loro pomi e i loro fiori.21E c’era un pomo sotto i due primi bracci che partivano dal candelabro; un pomo sotto i due seguenti bracci che partivano dal candelabro, e un pomo sotto i due ultimi bracci che partivano dal candelabro; così per i sei rami uscenti dal candelabro.22Questi pomi e questi bracci erano tutti d’un pezzo col candelabro; il tutto era d’oro puro lavorato al martello.23Fece pure le sue lampade, in numero di sette, i suoi smoccolatoi e i suoi porta smoccolature, d’oro puro.24Per fare il candelabro con tutti i suoi utensili impiego un talento d’oro puro.25Poi fece l’altare dei profumi, di legno d’acacia; la sua lunghezza era di un cubito; e la sua larghezza di un cubito; era quadro, e aveva un’altezza di due cubiti; i suoi corni erano tutti d’un pezzo con esso.26E lo rivestì d’oro puro: il disopra, i suoi lati tutt’intorno, i suoi corni; e gli fece una ghirlanda d’oro che gli girava attorno.27Gli fece pure due anelli d’oro, sotto la ghirlanda, ai suoi due lati; li mise ai suoi due lati per passarvi le stanghe che servivano a portarlo.28E fece le stanghe di legno d’acacia, e le rivestì d’oro.29Poi fece l’olio santo per l’unzione e il profumo fragrante, puro, secondo l’arte del profumiere.

In seguito viene il candeliere d'oro puro, col suo piede d'oro battuto, il suo calice, i suoi pomi e i suoi fiori «uscenti dal candelabro». E la Parola si compiace di ripetere, particolareggiando, tutto quel che esce così da quello splendido candeliere, figura di Cristo, di cui «tutta la Persona è desiderabile» (Cantico dei cantici 5:16). Una pienezza di frutto e di bellezza, prodotta da Lui stesso, ecco quel che lo Spirito mette in evidenza nella luce di Dio.

L'altare' d'oro, che si trova pure nel Luogo Santo, davanti al velo, è un'altra figura di Colui che è l'oggetto centrale del culto, Colui per mezzo del quale ci accostiamo a Dio per adorare e anche per intercedere. L'incenso che vi era offerto, secondo il cap. 30:34-38, era «composto secondo l'arte del profumiere, salato, puro, santo». Le varie essenze che lo costituivano ci parlano delle perfezioni del Figliuol di Dio e del valore che queste perfezioni hanno per il Padre a cui li presentiamo. Prima d'essere bruciato, l'incenso era «ridotto in minutissima polvere». Ogni gesto, ogni parola, ogni sguardo di Gesù, spandeva per il Padre un meraviglioso profumo. Questo profumo dobbiamo rimetterlo in memoria dinanzi a Lui, con adorazione.

Esodo 38:1-20
1Poi fece l’altare degli olocausti, di legno d’acacia; la sua lunghezza era di cinque cubiti; e la sua larghezza di cinque cubiti; era quadro, e avea un’altezza di tre cubiti.2E ai quattro angoli gli fece dei corni, che spuntavano da esso, e lo rivesti di rame.3Fece pure tutti gli utensili dell’altare: i vasi per le ceneri, le palette, i bacini, i forchettoni, i bracieri; tutti i suoi utensili fece di rame.4E fece per l’altare una gratella di rame in forma di rete, sotto la cornice, nella parte inferiore; in modo che la rete raggiungeva la metà dell’altezza dell’altare.5E fuse quattro anelli per i quattro angoli della gratella di rame, per farvi passare le stanghe.6Poi fece le stanghe di legno d’acacia, e le rivestì di rame.7E fece passare le stanghe per gli anelli, ai lati dell’altare le quali dovean servire a portarlo; e lo fece di tavole, vuoto.8Poi fece la conca di rame e la sua base di rame, servendosi degli specchi delle donne che venivano a gruppi a fare il servizio all’ingresso della tenda di convegno.9Poi fece il cortile; dal lato meridionale, c’erano, per formare il cortile, cento cubiti di cortine di lino fino ritorto,10con le loro venti colonne e le loro venti basi di rame; i chiodi e le aste delle colonne erano d’argento.11Dal lato di settentrione, c’erano cento cubiti di cortine con le loro venti colonne e le loro venti basi di rame; i chiodi e le aste delle colonne erano d’argento.12Dal lato d’occidente, c’erano cinquanta cubiti di cortine con le loro dieci colonne e le loro dieci basi; i chiodi e le aste delle colonne erano d’argento.13E sul davanti, dal lato orientale, c’erano cinquanta cubiti:14da uno dei lati dell’ingresso c’erano quindici cubiti di cortine, con tre colonne e le loro tre basi;15e dall’altro lato (tanto di qua quanto di là dall’ingresso del cortile) c’erano quindici cubiti di cortine, con le loro tre colonne e le loro tre basi.16Tutte le cortine formanti il recinto del cortile erano di lino fino ritorto;17e le basi per le colonne eran di rame; i chiodi e le aste delle colonne erano d’argento, e i capitelli delle colonne eran rivestiti d’argento, e tutte le colonne del cortile eran congiunte con delle aste d’argento.18La portiera per l’ingresso del cortile era in lavoro di ricamo, di filo violaceo, porporino, scarlatto, e di lino fino ritorto; aveva una lunghezza di venti cubiti, un’altezza di cinque cubiti, corrispondente alla larghezza delle cortine del cortile.19Le colonne erano quattro, e quattro le loro basi, di rame; i loro chiodi eran d’argento, e i loro capitelli e le loro aste eran rivestiti d’argento.20Tutti i piuoli del tabernacolo e dei recinto del cortile erano di rame.

La nostra lettura ci riconduce all'altare dell'olocausto, ove erano offerti i sacrifici, ed anche alla conca di rame. Iddio ha risposto, per mezzo della croce, al nostro stato di peccato.

L'altare di rame ce lo rammenta. Ma molti credenti son stati turbati dai peccati commessi dopo la loro conversione. Possono questi peccati far loro perdere la salvezza? Si deve allora tornare alla croce e convertirsi di nuovo? No, ne sia benedetto Iddio! Come il Signore lo dice a Pietro: «Chi ha tutto il corpo lavato» — ciò che ha avuto luogo una volta per sempre per il credente (cap. 29:4).

costui «non ha bisogno se non di lavarsi i piedi» (Giov. 13:10). Questo lavacro dei piedi per il cammino, e delle mani per il servizio, avveniva nella conca di rame. Essa era fatta dello stesso materiale dell'altare: i peccati commessi da un credente dopo la conversione son costati a Colui che li ha espiati, tanto caro quanto i suoi peccati precedenti. Ma egli può semplicemente (e lo deve fare) confessarli con tristezza ed umiliazione a Dio, che è fedele e giusto per perdonarli a causa dell'opera di Gesù. Se non lo fa, la sua salvezza eterna resta senza dubbio assicurata, ma tutta la sua comunione e il suo servizio saranno interrotti.

Esodo 38:21-31
21Questi sono i conti del tabernacolo, del tabernacolo della testimonianza, che furon fatti per ordine di Mosè, per cura dei Leviti, sotto la direzione d’Ithamar, figliuolo del sacerdote Aaronne.22Betsaleel, figliuolo d’Uri, figliuolo di Hur, della tribù di Giuda, fece tutto quello che l’Eterno aveva ordinato a Mosè,23avendo con sé Oholiab, figliuolo di Ahisamac, della tribù di Dan, scultore, disegnatore, e ricamatore di stoffe violacee, porporine, scarlatte e di lino fino.24Tutto l’oro che fu impiegato nell’opera per tutti i lavori del santuario, oro delle offerte, fu ventinove talenti e settecentotrenta sicli, secondo il siclo del santuario.25E l’argento di quelli della raunanza de’ quali si fece il censimento, fu cento talenti e mille settecento settantacinque sicli, secondo il siclo del santuario:26un beka a testa, vale a dire un mezzo siclo, secondo il siclo del santuario, per ogni uomo compreso nel censimento, dall’età di venti anni in su: cioè, per seicento tremila cinquecento cinquanta uomini.27I cento talenti d’argento servirono a fondere le basi del santuario e le basi del velo: cento basi per i cento talenti, un talento per base.28E coi mille settecento settantacinque sicli si fecero dei chiodi per le colonne, si rivestirono i capitelli, e si fecero le aste delle colonne.29Il rame delle offerte ammontava a settanta talenti e a duemila quattrocento sicli.30E con questi si fecero le basi dell’ingresso della tenda di convegno, l’altare di rame con la sua gratella di rame, e tutti gli utensili dell’altare,31le basi del cortile tutt’all’intorno, le basi dell’ingresso del cortile, tutti i piuoli del tabernacolo e tutti i piuoli del recinto del cortile.

L'inventario è la lista di tutto quel che una casa contiene. Iddio fa tenere il conto esatto di tutto quel che è stato fabbricato e dato per la sua casa. Fino al minimo fermaglio, al minimo piolo, Egli non dimentica nulla. Egli sa pure quel che è costato ad ognuno la cosa che ha portato, ed essa è preziosa ai suoi occhi. Il Signore Gesù, seduto di fronte alla cassa delle offerte del Tempio, guardava come la folla gettava i suoi doni, e apprezzava i due piccioli d'una povera vedova. Il suo obolo corrispondeva per lei ad una completa rinuncia (Marco 12:41-44).

Ieri abbiam letto che la conca era stata fatta con gli specchi delle donne che erano uscite dietro a Mosè verso la tenda di convegno. Nella presenza di Dio e per l'interesse per la sua Casa, il loro cuore le aveva spinte a rinunziare non soltanto ad un oggetto di civetteria, ma ad essere occupate di sè (Matteo 16:24). Anche questo Iddio apprezza e lo menziona nella sua Parola. Infine il denaro del riscatto è servito a fondere le basi dei pilastri e dei pioli. (Vedere Numeri 3:46-51.) Tutto riposa sulla gloriosa redenzione di cui l'argento è una figura, ed è su essa che individualmente ogni riscattato si appoggia per mezzo della fede onde essere tenuto saldo (2 Corinzi 1:24).

Esodo 39:1-21
1Poi, con le stoffe tinte in violaceo, porporino e scarlatto, fecero de’ paramenti cerimoniali ben lavorati per le funzioni nel santuario, e fecero i paramenti sacri per Aaronne, come l’Eterno aveva ordinato a Mosè.2Si fece l’efod, d’oro, di filo violaceo, porporino, scarlatto, e di lino fino ritorto.3E batteron l’oro in lamine e lo tagliarono in fili, per intesserlo nella stoffa violacea, porporina, scarlatta, e nel lino fino, e farne un lavoro artistico.4Gli fecero delle spallette, unite assieme; in guisa che l’efod era tenuto assieme mediante le sue due estremità.5E la cintura artistica che era sull’efod per fissarlo, era tutta d’un pezzo con l’efod, e del medesimo lavoro d’esso: cioè, d’oro, di filo violaceo, porporino, scarlatto, e di lino fino ritorto, come l’Eterno aveva ordinato a Mosè.6Poi lavorarono le pietre d’onice, incastrate in castoni d’oro, sulle quali incisero i nomi de’ figliuoli d’Israele, come s’incidono i sigilli.7E le misero sulle spallette dell’efod, come pietre di ricordanza per i figliuoli d’Israele, nel modo che l’Eterno aveva ordinato a Mosè.8Poi si fece il pettorale, artisticamente lavorato, come il lavoro dell’efod: d’oro, di filo violaceo, porporino, scarlatto, e di lino fino ritorto.9Il pettorale era quadrato; e lo fecero doppio; avea la lunghezza d’una spanna e una spanna di larghezza; era doppio.10E v’incastonarono quattro ordini di pietre; nel primo ordine v’era un sardonio, un topazio e uno smeraldo;11nel secondo ordine, un rubino, uno zaffiro, un calcedonio;12nel terzo ordine, un’opale, un’agata, un’ametista;13nel quarto ordine, un grisolito, un onice e un diaspro. Queste pietre erano incastrate nei loro castoni d’oro.14E le pietre corrispondevano ai nomi dei figliuoli d’Israele, ed erano dodici, secondo i loro nomi; erano incise come de’ sigilli, ciascuna col nome d’una delle dodici tribù.15Fecero pure sul pettorale delle catenelle d’oro puro, intrecciate a mo’ di cordoni.16E fecero due castoni d’oro e due anelli d’oro, e misero i due anelli alle due estremità del pettorale.17E fissarono i due cordoni d’oro ai due anelli alle estremità del pettorale;18e attaccarono gli altri due capi dei due cordoni d’oro ai due castoni, e li misero sulle due spallette dell’efod, sul davanti.19Fecero anche due anelli d’oro e li misero alle altre due estremità del pettorale, sull’orlo interiore vòlto verso l’efod.20E fecero due altri anelli d’oro, e li misero alle due spallette dell’efod, in basso, sul davanti, vicino al punto dove avveniva la giuntura, al disopra della cintura artistica dell’efod.21E attaccarono il pettorale mediante i suoi anelli agli anelli dell’efod con un cordone violaceo, affinché il pettorale fosse al disopra della banda artisticamente lavorata dell’efod, e non si potesse staccare dall’efod; come l’Eterno aveva ordinato a Mosè.

I santi vestimenti d'Aaronne ci sono nuovamente presentati. Vi è un particolare che non si trova nel capitolo 28: dei fili d'oro erano intessuti nella stoffa dell'efod. La gloria divina del nostro grande Sacerdote brilla fra tutti i caratteri della sua santa umanità. Così era quando Egli comandava ai flutti e al vento, ai demoni e alla malattia, alla morte stessa, pur rimanendo, agli occhi di quelli che Lo vedevano, l'umile Gesù di Nazaret. Si diceva di Lui: «Chi dunque è Costui che anche il vento e il mare Gli obbediscono?» (Marco 4:41) — «Mai uomo parlò come quest'uomo» (Giovanni 7:46). ContempliamoLo negli Evangeli. Ad ogni momento l'oro della sua divinità appariva durante le circostanze più ordinarie della sua vita d'uomo, e d'uomo di dolori.

Perché è uomo, Gesù può comprendere in simpatia i nostri bisogni, le infermità degli uomini e presentarle a Dio. Ma anche perché è Dio, il Figliuolo, entrando perfettamente nei pensieri del Padre e nelle esigenze della sua giustizia, può essere l'intermediario fra l'infinito di questa Persona divina e le povere e deboli creature che siamo.

Esodo 39:22-43
22Si fece pure il manto dell’efod, di lavoro tessuto tutto di color violaceo,23e l’apertura, in mezzo al manto, per passarvi il capo: apertura, come quella d’una corazza, con all’intorno un’orlatura tessuta, perché non si strappasse.24E all’orlo inferiore del manto fecero delle melagrane di color violaceo, porporino e scarlatto, di filo ritorto.25E fecero de’ sonagli d’oro puro; e posero i sonagli in mezzo alle melagrane all’orlo inferiore del manto, tutt’all’intorno, fra le melagrane:26un sonaglio e una melagrana, un sonaglio e una melagrana, sull’orlatura del manto, tutt’all’intorno, per fare il servizio, come l’Eterno aveva ordinato a Mosè.27Si fecero pure le tuniche di lino fino, di lavoro tessuto, per Aaronne e per i suoi figliuoli,28e la mitra di lino fino e le tiare di lino fino da servir come ornamento e le brache di lino fino ritorto,29e la cintura di lino fino ritorto, di color violaceo, porporino, scarlatto, in lavoro di ricamo, come l’Eterno aveva ordinato a Mosè.30E fecero d’oro puro la lamina del sacro diadema, e v’incisero, come s’incide sopra un sigillo: SANTO ALL’ETERNO.31E v’attaccarono un nastro violaceo per fermarla sulla mitra, in alto, come l’Eterno aveva ordinato a Mosè.32Così fu finito tutto il lavoro del tabernacolo e della tenda di convegno. I Figliuoli d’Israele fecero interamente come l’Eterno aveva ordinato a Mosè; fecero a quel modo.33Poi portarono a Mosè il tabernacolo, la tenda e tutti i suoi utensili, i suoi fermagli, le sue tavole le sue traverse, le sue colonne, le sue basi;34la coperta di pelli di montone tinte in rosso, la coperta di pelli di delfino e il velo di separazione;35l’arca della testimonianza con le sue stanghe, e il propiziatorio;36la tavola con tutti i suoi utensili e il pane della presentazione;37il candelabro d’oro puro con le sue lampade, le lampade disposte in ordine, tutti i suoi utensili, e l’olio per il candelabro;38l’altare d’oro, l’olio dell’unzione, il profumo fragrante, e la portiera per l’ingresso della tenda;39l’altare di rame, la sua gratella di rame, le sue stanghe e tutti i suoi utensili, la conca con la sua base;40le cortine del cortile, le sue colonne con le sue basi, la portiera per l’ingresso del cortile, i cordami del cortile, i suoi piuoli e tutti gli utensili per il servizio del tabernacolo, per la tenda di convegno;41i paramenti cerimoniali per le funzioni nel santuario, i paramenti sacri per il sacerdote Aaronne e i paramenti de’ suoi figliuoli per esercitare il sacerdozio.42I figliuoli d’Israele eseguirono tutto il lavoro, secondo che l’Eterno aveva ordinato a Mosè.43E Mosè vide tutto il lavoro; ed ecco, essi l’aveano eseguito come l’Eterno aveva ordinato; l’aveano eseguito a quel modo. E Mosè li benedisse.

Contate quante volte, in questi capitoli 39 e 40, ci è ripetuto: «Come l'Eterno aveva ordinato a Mosè.» Nulla era lasciato all'immaginazione di quelli che facevano il lavoro. E così è del culto dei cristiani, oggi. La Parola ci insegna tutto quel che dobbiamo sapere sul modo in cui Dio desidera essere adorato. Aggiungere qualche cosa alle sue istruzioni, o sostituirle con ciò che stimiamo essere migliore, sarebbe della pura disobbedienza. Ebbene, guardate le religioni cristiane, i loro cleri, le loro organizzazioni, le loro pompose cerimonie! Iddio non ha «ordinato» queste cose, e il credente che conosce la Parola non può per conseguenza unirsi ad esse.

In contrasto con tutti gli ordinamenti dell'Antico Testamento, di cui alcuni sono stati considerati in questo libro dell'Esodo, il culto dei «veri adoratori» a riguardo del Padre è «in ispirito e in verità» (Giovanni 4:23-24). In ispirito: le forme esteriori d'una religione carnale e le cerimonie sono messe da parte e sostituite dall'azione dello Spirito Santo. In verità: non sono più dei tipi e delle immagini che nel nostro culto sono dinanzi a noi, ma la realtà delle cose eterne.

Esodo 40:1-19
1L’Eterno parlò a Mosè, dicendo:2"Il primo giorno del primo mese erigerai il tabernacolo, la tenda di convegno.3Vi porrai l’arca della testimonianza, e stenderai il velo dinanzi all’arca.4Vi porterai dentro la tavola, e disporrai in ordine le cose che vi son sopra; vi porterai pure il candelabro e accenderai le sue lampade.5Porrai l’altare d’oro per i profumi davanti all’arca della testimonianza e metterai la portiera all’ingresso del tabernacolo.6Porrai l’altare degli olocausti davanti all’ingresso del tabernacolo, della tenda di convegno.7Metterai la conca fra la tenda di convegno e l’altare, e vi metterai dentro dell’acqua.8Stabilirai il cortile tutt’intorno, e attaccherai la portiera all’ingresso del cortile.9Poi prenderai l’olio dell’unzione e ungerai il tabernacolo e tutto ciò che v’è dentro, lo consacrerai con tutti i suoi utensili, e sarà santo.10Ungerai pure l’altare degli olocausti e tutti i suoi utensili, consacrerai l’altare, e l’altare sarà santissimo.11Ungerai anche la conca con la sua base, e la consacrerai.12Poi farai accostare Aaronne e i suoi figliuoli all’ingresso della tenda di convegno, e li laverai con acqua.13Rivestirai Aaronne de’ paramenti sacri, e lo ungerai e lo consacrerai, perché mi eserciti l’ufficio di sacerdote.14Farai pure accostare i suoi figliuoli, li rivestirai di tuniche,15e li ungerai come avrai unto il loro padre, perché mi esercitino l’ufficio di sacerdoti; e la loro unzione conferirà loro un sacerdozio perpetuo, di generazione in generazione".16E Mosè fece così; fece interamente come l’Eterno gli aveva ordinato.17E il primo giorno del primo mese del secondo anno, il tabernacolo fu eretto.18Mosè eresse il tabernacolo, ne pose le basi, ne collocò le assi, ne mise le traverse e ne rizzò le colonne.19Stese la tenda sul tabernacolo, e sopra la tenda pose la coperta d’essa, come l’Eterno aveva ordinato a Mosè.

Il primo giorno del primo mese, Mosè è invitato a mettere a posto il Tabernacolo e il suo contenuto immagini delle relazioni nuove che Dio aveva stabilite col suo popolo. Tutte le cose sono fatte nuove ed è l'Eterno stesso che ha provveduto a tutte. Ora rimane da fare accostare i sacerdoti; «Poi farai accostare» Aaronne ed i suoi figliuoli (vers. 12-14). Noi pensiamo a quell'uomo che fece una gran cena e mandò il suo servitore a dire agli invitati: «Venite perché tutto è già pronto» (Luca 14:16). Il santuario è stato preparato per l'adoratore; bisogna anche che l'adoratore sia preparato per il santuario. «Tu li laverai... tu li rivestirai... tu li ungerai...» Lavati, giusti, perfetti, noi entriamo nel Luogo Santo. E, per il sacerdote, cominceranno le sue sante funzioni nelle loro tappe successive: l'altare di rame, la conca, l'entrata nel Luogo Santo, l'offerta del profumo sull'altare d'oro. Rimarremmo noi indietro quando Iddio stesso dice: «Farai accostare», quando il nostro gran Sommo Sacerdote, vero Aaronne introducendo i suoi figli nel Santuario, può dichiarare: «Ecco me ed i figliuoli che Dio mi ha dati»? (Ebrei 2:13).

Esodo 40:20-38
20Poi prese la testimonianza e la pose dentro l’arca, mise le stanghe all’arca, e collocò il propiziatorio sull’arca;21portò l’arca nel tabernacolo, sospese il velo di separazione e coprì con esso l’arca della testimonianza, come l’Eterno aveva ordinato a Mosè.22Pose pure la tavola nella tenda di convegno, dal lato settentrionale del tabernacolo, fuori del velo.23Vi dispose sopra in ordine il pane, davanti all’Eterno, come l’Eterno aveva ordinato a Mosè.24Poi mise il candelabro nella tenda di convegno, dirimpetto alla tavola, dal lato meridionale del tabernacolo;25e accese le lampade davanti all’Eterno, come l’Eterno aveva ordinato a Mosè.26Poi mise l’altare d’oro nella tenda di convegno, davanti al velo,27e vi bruciò su il profumo fragrante, come l’Eterno aveva ordinato a Mosè.28Mise pure la portiera all’ingresso del tabernacolo.29Poi collocò l’altare degli olocausti all’ingresso del tabernacolo della tenda di convegno, e v’offrì sopra l’olocausto e l’oblazione, come l’Eterno aveva ordinato a Mosè.30E pose la conca fra la tenda di convegno e l’altare, e vi pose dentro dell’acqua per le abluzioni.31E Mosè ed Aaronne e i suoi figliuoli vi si lavarono le mani e i piedi;32quando entravano nella tenda di convegno e quando s’accostavano all’altare, si lavavano, come l’Eterno aveva ordinato a Mosè.33Eresse pure il cortile attorno al tabernacolo e all’altare, e sospese la portiera all’ingresso dei cortile. Così Mosè compié l’opera.34Allora la nuvola coprì la tenda di convegno, e la gloria dell’Eterno riempì il tabernacolo.35E Mosè non poté entrare nella tenda di convegno perché la nuvola vi s’era posata sopra, e la gloria dell’Eterno riempiva il tabernacolo.36Or durante tutti i loro viaggi quando la nuvola s’alzava di sul tabernacolo, i figliuoli d’Israele partivano;37ma se la nuvola non s’alzava, non partivano fino al giorno che s’alzasse.38Poiché la nuvola dell’Eterno stava sul tabernacolo durante il giorno; e di notte vi stava un fuoco, a vista di tutta la casa d’Israele durante tutti i loro viaggi.

La Casa e gli oggetti del culto sono stati preparati, poi disposti ognuno al proprio posto, anche nei minimi particolari. Tutto è stato fatto esattamente «come l'Eterno aveva ordinato.» L'opera è terminata (vers. 33). Noi pensiamo ad uno più grande di Mosè, che ha compiuto l'opera che il Padre gli aveva dato a fare (Giovanni 17:4). Il meraviglioso Tabernacolo, di cui terminiamo lo studio col libro dell'Esodo, ci ha presentato, sotto forma d'immagini, i molteplici aspetti di quest'opera di Cristo con le sue conseguenze. E la prima di queste conseguenze, è Dio che discende in gloria per dimorare in mezzo a questo popolo (vers. 34-35).

Riportiamoci ai primi giorni dell'Assemblea sulla terra, dopo che il Signore fu salito al cielo ed ebbe terminata l'opera sua. Al capitolo 2 degli Atti, vediamo lo Spirito scendere in potenza sui credenti radunati, onde Dio potesse abitare nella Sua casa, cioè nell'Assemblea, o Chiesa che, secondo Efesini 2:22 è diventata «l'abitazione di Dio per lo Spirito».

E da allora, nonostante la rovina, lo Spirito Santo è là, Guida divina, che conduce e dirige il popolo di Dio, come lo faceva per Israele la colonna di nuvola al disopra del Tabernacolo.

Levitico 1:1-17
1L’Eterno chiamò Mosè e gli parlò dalla tenda di convegno, dicendo:2"Parla ai figliuoli d’Israele e di’ loro: Quando qualcuno tra voi recherà un’offerta all’Eterno, l’offerta che recherete sarà di bestiame: di capi d’armento o di capi di gregge.3Se la sua offerta è un olocausto di capi d’armento, offrirà un maschio senza difetto; l’offrirà all’ingresso della tenda di convegno, per ottenere il favore dell’Eterno.4E poserà la mano sulla testa dell’olocausto, il quale sarà accetto all’Eterno, per fare espiazione per lui.5Poi scannerà il vitello davanti all’Eterno; e i sacerdoti, figliuoli d’Aaronne, offriranno il sangue, e lo spargeranno tutt’intorno sull’altare, che è all’ingresso della tenda di convegno.6Si trarrà quindi la pelle all’olocausto, e lo si taglierà a pezzi.7E i figliuoli del sacerdote Aaronne metteranno del fuoco sull’altare, e accomoderanno delle legna sul fuoco.8Poi i sacerdoti, figliuoli d’Aaronne, disporranno que’ pezzi, la testa e il grasso, sulle legna messe sul fuoco sopra l’altare;9ma le interiora e le gambe si laveranno con acqua, e il sacerdote farà fumare ogni cosa sull’altare, come un olocausto, un sacrifizio di soave odore, fatto mediante il fuoco all’Eterno.10Se la sua offerta è un olocausto di capi di gregge, di pecore o di capre, offrirà un maschio senza difetto.11Lo scannerà dal lato settentrionale dell’altare, davanti all’Eterno; e i sacerdoti, figliuoli d’Aaronne, ne spargeranno il sangue sull’altare, tutt’intorno.12Poi lo si taglierà a pezzi, che, insieme colla testa e col grasso, il sacerdote disporrà sulle legna messe sul fuoco sopra l’altare;13ma le interiora e le gambe si laveranno con acqua, e il sacerdote offrirà ogni cosa e la farà fumare sull’altare. Questo è un olocausto, un sacrifizio di soave odore, fatto mediante il fuoco all’Eterno.14Se la sua offerta all’Eterno è un olocausto d’uccelli, offrirà delle tortore o de’ giovani piccioni.15Il sacerdote offrirà in sacrifizio l’uccello sull’altare, gli spiccherà la testa, la farà fumare sull’altare, e il sangue d’esso sarà fatto scorrere sopra uno de’ lati dell’altare.16Poi gli toglierà il gozzo con quel che contiene, e getterà tutto allato all’altare, verso oriente, nel luogo delle ceneri.17Spaccherà quindi l’uccello per le ali, senza però dividerlo in due, e il sacerdote lo farà fumare sull’altare, sulle legna messe sopra il fuoco. Questo è un olocausto, un sacrifizio di soave odore, fatto mediante il fuoco all’Eterno.

Il Levitico, di cui cominceremo lo studio oggi, è il «libretto di servizio» dei figli di Levi, a riguardo dei quali Mosè dichiara: «Essi mettono l'incenso sotto le tue nari, e l'olocausto sopra il tuo altare» (Deuteronomio 33:10). Abbiam visto che, nel Tabernacolo, luogo d'incontro con l'Eterno, l'uomo non poteva penetrare senza recare dei sacrifici.

Noi cristiani, abbiamo un unico Sacrificio, pienamente sufficiente. Ebrei 10:10 e 12 ci parla d'un solo sacrificio, offerto una volta per sempre. Ma per descriverlo sotto diversi aspetti, la Parola deve darci, anche qui, delle varie immagini che si completano. Per mancanza di spazio non ne considereremo che le grandi linee. L'olocausto è nominato per primo, perché è la parte di Dio nell'opera di Cristo. Cari amici, quando pensiamo alla croce, invece di vedervi anzitutto la nostra salvezza, consideriamo la soddisfazione che Dio ha provato nella Persona e nell'opera del suo santo Figliuolo. È «un profumo gradito all'Eterno» il sacrificio della Vittima perfetta sulla croce, ove il fuoco del giudicio ha messo in rilievo l'eccellenza dell'offerta «senza difetto».

Levitico 2:1-16
1Quando qualcuno presenterà all’Eterno come offerta una oblazione, la sua offerta sarà di fior di farina; vi verserà sopra dell’olio e v’aggiungerà dell’incenso.2E la porterà ai sacerdoti figliuoli d’Aaronne; e il sacerdote prenderà una manata piena del fior di farina spruzzata d’olio, con tutto l’incenso, e farà fumare ogni cosa sull’altare, come ricordanza. Questo è un sacrifizio di soave odore, fatto mediante il fuoco all’Eterno.3Ciò che rimarrà dell’oblazione sarà per Aaronne e per i suoi figliuoli; è cosa santissima tra i sacrifizi fatti mediante il fuoco all’Eterno.4E quando offrirai un’oblazione di cosa cotta in forno, ti servirai di focacce non lievitate di fior di farina impastata con olio, e di gallette senza lievito unte d’olio.5E se la tua offerta è un’oblazione cotta sulla gratella, sarà di fior di farina, impastata con olio, senza lievito.6La farai a pezzi, e vi verserai su dell’olio; è un’oblazione.7E se la tua offerta è un’oblazione cotta in padella, sarà fatta di fior di farina con olio.8Porterai all’Eterno l’oblazione fatta di queste cose; sarà presentata al sacerdote, che la porterà sull’altare.9Il sacerdote preleverà dall’oblazione la parte che dev’essere offerta come ricordanza, e la farà fumare sull’altare. E’ un sacrifizio di soave odore, fatto mediante il fuoco all’Eterno.10Ciò che rimarrà dell’oblazione sarà per Aaronne e per i suoi figliuoli; è cosa santissima tra i sacrifizi fatti mediante il fuoco all’Eterno.11Qualunque oblazione offrirete all’Eterno sarà senza lievito; poiché non farete fumar nulla che contenga lievito o miele, come sacrifizio fatto mediante il fuoco all’Eterno.12Potrete offrirne all’Eterno come oblazione di primizie; ma queste offerte non saranno poste sull’altare come offerte di soave odore.13E ogni oblazione che offrirai, la condirai con sale e non lascerai la tua oblazione mancar di sale, segno del patto del tuo Dio. Su tutte le tue offerte offrirai del sale.14E se offri all’Eterno un’oblazione di primizie, offrirai, come oblazione delle tue primizie, delle spighe tostate al fuoco, chicchi di grano nuovo, tritati.15E vi porrai su dell’olio e v’aggiungerai dell’incenso: è un’oblazione.16E il sacerdote farà fumare come ricordanza una parte del grano tritato e dell’olio, con tutto l’incenso. E’ un sacrifizio fatto mediante il fuoco all’Eterno.

L'olocausto parla del buon odor di Cristo nella sua morte, l'offerta di panatica o oblazione è il profumo della sua vita come uomo sulla terra. Essa non comportava né vittima, né sangue, ma soltanto farina, olio, incenso, sale. L'umanità del Signore: il granello di frumento finemente macinato, — nato e battezzato dallo Spirito Santo: impastato con olio, — provato per mezzo della sofferenza in molte maniere: forno, gratella, padella, — è stato per Dio un profumo del pregio più elevato. Il credente presenta a Dio questa vita perfetta di Gesù, ed egli stesso se ne nutre considerandoLo con adorazione, in particolare negli Evangeli. La sua grazia, la sua giustizia, la sua sapienza, la sua obbedienza, la sua dedizione la quale non ha mutato attraverso tutte le sofferenze incontrate, ecco i soggetti ammirevoli che ricordiamo dinanzi a Dio e che corrispondono all'oblazione cosparsa di incenso. Era «una cosa santissima» (vers. 3:10). Il lievito, figura del peccato, non ne faceva parte e neppure il miele, che ci parla delle affezioni umane. Invece il sale della separazione per Dio, potenza che preserva dalla corruzione, ha marcato continuamente la vita di Gesù, e non dovrebbe mancare nella nostra vita.

Levitico 3:1-17
1Quand’uno offrirà un sacrifizio di azioni di grazie, se offre capi d’armenti, un maschio o una femmina, l’offrirà senza difetto davanti all’Eterno.2Poserà la mano sulla testa della sua offerta, e la sgozzerà all’ingresso della tenda di convegno; e i sacerdoti, figliuoli d’Aaronne, spargeranno il sangue sull’altare tutt’intorno.3E di questo sacrifizio di azioni di grazie offrirà, come sacrifizio mediante il fuoco all’Eterno, il grasso che copre le interiora e tutto il grasso che aderisce alle interiora,4i due arnioni e il grasso che v’è sopra e che copre i fianchi, e la rete del fegato, che staccherà vicino agli arnioni.5E i figliuoli d’Aaronne faranno fumare tutto questo sull’altare sopra l’olocausto, che è sulle legna messe sul fuoco. Questo è un sacrifizio di soave odore, fatto mediante il fuoco all’Eterno.6Se l’offerta ch’egli fa come sacrifizio di azioni di grazie all’Eterno è di capi di gregge, un maschio o una femmina, l’offrirà senza difetto.7Se presenta come offerta un agnello, l’offrirà davanti all’Eterno.8Poserà la mano sulla testa della sua offerta, e la sgozzerà all’ingresso della tenda di convegno; e i figliuoli d’Aaronne ne spargeranno il sangue sull’altare tutt’intorno.9E di questo sacrifizio di azioni di grazie offrirà, come sacrifizio mediante il fuoco all’Eterno, il grasso, tutta la coda ch’egli staccherà presso l’estremità della spina, il grasso che copre le interiora e tutto il grasso che aderisce alle interiora,10i due arnioni e il grasso che v’è sopra e che copre i fianchi, e la rete del fegato, che staccherà vicino agli arnioni.11E il sacerdote farà fumare tutto questo sull’altare. E’ un cibo offerto mediante il fuoco all’Eterno.12Se la sua offerta è una capra, l’offrirà davanti all’Eterno.13Poserà la mano sulla testa della vittima, e la sgozzerà all’ingresso della tenda di convegno; e i figliuoli d’Aaronne ne spargeranno il sangue sull’altare tutt’intorno.14E della vittima offrirà, come sacrifizio mediante il fuoco all’Eterno, il grasso che copre le interiora e tutto il grasso che aderisce alle interiora,15i due arnioni e il grasso che v’è sopra e che copre i fianchi, e la rete del fegato, che staccherà vicino agli arnioni.16E il sacerdote farà fumare tutto questo sull’altare. E’ un cibo di soave odore, offerto mediante il fuoco. Tutto il grasso appartiene all’Eterno.17Questa è una legge perpetua, per tutte le vostre generazioni, in tutti i luoghi dove abiterete: non mangerete né grasso né sangue".

Il sacrificio di azioni di grazie (o di lodi) ci presenta esso pure la stessa opera di Cristo. Ma è vista questa volta sotto l'aspetto della comunione, della gioia, e della pace che essa procura.

Gesù è venuto non soltanto a glorificare Dio (olocausto e oblazione), a espiare i nostri peccati, ma anche a stabilirci in nuove relazioni con Dio suo Padre, con Se stesso e gli uni con gli altri. Anche per questo è stata necessaria la Sua morte. Queste relazioni esistono, basate sulla croce. Ma noi possiamo goderne (ciò che si chiama la comunione, oppure perderne il sentimento. Comunione vuoi dire aver un pensiero comune. Che privilegio questo stesso pensiero con Dio a riguardo della Persona e del sacrificio del suo Figliuolo. La 1 epistola di Giovanni ci insegna che: «la nostra comunione è col Padre e col suo Figliuolo Gesù Cristo.» Essa è pure «gli uni con gli altri» (cap. 1:3, 7). I riscattati lo realizzano specialmente partecipando alla Cena del Signore, che è l'espressione visibile di questa comunione. Ma in ogni tempo, ad ogni età, se conosciamo Gesù, possiamo «offrire i nostri sacrifici di azioni di grazie» e rallegrarci in un Salvatore perfetto.

Levitico 4:1-12
1L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo:2"Parla ai figliuoli d’Israele e di’ loro: Quando qualcuno avrà peccato per errore e avrà fatto alcuna delle cose che l’Eterno ha vietato di fare,3se il sacerdote che ha ricevuto l’unzione è quegli che ha peccato, rendendo per tal modo colpevole il popolo, offrirà all’Eterno, per il peccato commesso, un giovenco senza difetto, come sacrifizio per il peccato.4Menerà il giovenco all’ingresso della tenda di convegno, davanti all’Eterno; poserà la mano sulla testa del giovenco, e sgozzerà il giovenco davanti all’Eterno.5Poi il sacerdote che ha ricevuto l’unzione prenderà del sangue del giovenco e lo porterà entro la tenda di convegno;6e il sacerdote intingerà il suo dito nel sangue, e farà aspersione di quel sangue sette volte davanti all’Eterno, di fronte al velo del santuario.7Il sacerdote quindi metterà di quel sangue sui corni dell’altare del profumo fragrante, altare che è davanti all’Eterno, nella tenda di convegno; e spanderà tutto il sangue del giovenco appiè dell’altare degli olocausti, che è all’ingresso della tenda di convegno.8E torrà dal giovenco del sacrifizio per il peccato tutto il grasso: il grasso che copre le interiora e tutto il grasso che aderisce alle interiora,9i due arnioni e il grasso che v’è sopra e che copre i fianchi,10e la rete del fegato, che staccherà vicino agli arnioni, nello stesso modo che queste parti si tolgono dal bue del sacrifizio di azioni di grazie; e il sacerdote le farà fumare sull’altare degli olocausti.11Ma la pelle del giovenco e tutta la sua carne, con la sua testa, le sue gambe, le sue interiora e i suoi escrementi,12il giovenco intero, lo porterà fuori del campo, in un luogo puro, dove si gettan le ceneri; e lo brucerà col fuoco, su delle legna; sarà bruciato sul mucchio delle ceneri.

Giungiamo al sacrificio per il peccato. Iddio lo pone alla fine. L'olocausto, che risponde alla Sua gloria, deve passare prima, e quel che ci concerne, per ultimo. Ma è certo che noi facciamo la strada inversa. Nella nostra vita abbiamo da fare anzitutto con Colui che espia i nostri peccati, prima di conoscere la pace, la gioia e la comunione del sacrificio di prosperità o azioni di grazie e comprendere ciò che Gesù è stato per Dio nella sua vita e nella sua morte.

Ognuno di quelli che leggono queste righe conosce forse il Signore Gesù come Colui che è il Sacrificio per i suoi peccati? Non c'è domanda più importante di questa. Lasciamo che diate la vostra risposta a Dio.

Posando la mano sulla testa della vittima, colui che la presentava faceva passare il suo peccato su di essa. Riconosceva di essere colpevole e di meritare la morte, ma che l'animale offerto lo sostituiva per portare quel peccato e morire in sua vece.

È quel che Gesù ha fatto perfettamente, prendendo su di Sè il fardello dei nostri falli e subendo, al nostro posto, il castigo che essi meritavano, cioè la morte.

Levitico 4:13-26
13Se tutta la raunanza d’Israele ha peccato per errore, senz’accorgersene, e ha fatto alcuna delle cose che l’Eterno ha vietato di fare, e si è così resa colpevole,14quando il peccato che ha commesso venga ad esser conosciuto, la raunanza offrirà, come sacrifizio per il peccato, un giovenco, e lo menerà davanti alla tenda di convegno.15Gli anziani della raunanza poseranno le mani sulla testa del giovenco davanti all’Eterno; e il giovenco sarà sgozzato davanti all’Eterno.16Poi il sacerdote che ha ricevuto l’unzione porterà del sangue del giovenco entro la tenda di convegno;17e il sacerdote intingerà il dito nel sangue e ne farà aspersione sette volte davanti all’Eterno, di fronte al velo.18E metterà di quel sangue sui corni dell’altare che è davanti all’Eterno, nella tenda di convegno; e spanderà tutto il sangue appiè dell’altare dell’olocausto, che è all’ingresso della tenda di convegno.19E torrà dal giovenco tutto il grasso, e lo farà fumare sull’altare.20Farà di questo giovenco, come ha fatto del giovenco offerto per il peccato. Così il sacerdote farà l’espiazione per la raunanza, e le sarà perdonato.21Poi porterà il giovenco fuori del campo, e lo brucerà come ha bruciato il primo giovenco. Questo è il sacrifizio per il peccato della raunanza.22Se uno dei capi ha peccato, e ha fatto per errore alcuna di tutte le cose che l’Eterno Iddio suo ha vietato di fare, e si è così reso colpevole,23quando il peccato che ha commesso gli sarà fatto conoscere, menerà, come sua offerta, un becco, un maschio fra le capre, senza difetto.24Poserà la mano sulla testa del becco, e lo scannerà nel luogo dove si scannano gli olocausti, davanti all’Eterno. E’ un sacrifizio per il peccato.25Poi il sacerdote prenderà col suo dito del sangue del sacrifizio per il peccato, e lo metterà sui corni dell’altare degli olocausti, e spanderà il sangue del becco appiè dell’altare dell’olocausto;26e farà fumare tutto il grasso del becco sull’altare, come ha fatto del grasso del sacrifizio di azioni di grazie. Così il sacerdote farà l’espiazione del peccato di lui, e gli sarà perdonato.

Avrete certamente notato che il nostro capitolo ci parla soltanto dei peccati per isbaglio, cioè involontarî. Nessun sacrificio s'applicava ai peccati volontarî, a quel che la Parola chiama l'iniquità. Ma la grazia vi ha ora provveduto, e il perfetto sacrificio di Cristo risponde a tutti i nostri peccati, a tutte le nostre iniquità. Però potremmo essere tentati a pensare che i peccati per errore, Iddio non dovesse punirli, poiché non li abbiamo compiuti volontariamente, e che un sacrificio non fosse necessario. Molte persone ragionano così, stimando che il male involontario che fanno non sia veramente peccato e che Iddio non possa rimproverare la loro ignoranza. Ma la santità di Dio non s'accomoda a questa sorta di scuse. Ai suoi occhi il peccato è il peccato, sia esso volontario o no. E per qualsiasi peccato — vi è condanna, ma vi è anche sacrificio. Sì, occorse l'infinito dell'opera della croce per cancellare l'infinito dell'offesa a Dio per i miei peccati, i volontari e gl'involontari, quelli di cui mi ricordo e quelli che ho dimenticato da molto tempo. «Tu che scrutavi a fondo il nostre misero stato,... il tuo sangue fu sparso per togliere i nostri peccati.»

Levitico 4:27-35
27Se qualcuno del popolo del paese peccherà per errore e farà alcuna delle cose che l’Eterno ha vietato di fare, rendendosi così colpevole,28quando il peccato che ha commesso gli sarà fatto conoscere, dovrà menare, come sua offerta, una capra, una femmina senza difetto, per il peccato che ha commesso.29Poserà la mano sulla testa del sacrifizio per il peccato, e sgozzerà il sacrifizio per il peccato nel luogo ove si sgozzano gli olocausti.30Poi il sacerdote prenderà col suo dito del sangue della capra e lo metterà sui corni dell’altare dell’olocausto, e spanderà tutto il sangue della capra appiè dell’altare.31E torrà tutto il grasso dalla capra, come ha tolto il grasso dal sacrifizio di azioni di grazie; e il sacerdote lo farà fumare sull’altare come un soave odore all’Eterno. Così il sacerdote farà l’espiazione per quel tale, e gli sarà perdonato.32E se colui menerà un agnello come suo sacrifizio per il peccato, dovrà menare una femmina senza difetto.33Poserà la mano sulla testa del sacrifizio per il peccato, e lo sgozzerà come sacrifizio per il peccato nel luogo ove si sgozzano gli olocausti.34Poi il sacerdote prenderà col suo dito del sangue del sacrifizio per il peccato, e lo metterà sui corni dell’altare dell’olocausto, e spanderà tutto il sangue della vittima appiè dell’altare;35e torrà dalla vittima tutto il grasso, come si toglie il grasso dall’agnello del sacrifizio di azioni di grazie; e il sacerdote lo farà fumare sull’altare, sui sacrifizi fatti mediante il fuoco all’Eterno. Così il sacerdote farà per quel tale l’espiazione del peccato che ha commesso, e gli sarà perdonato.

Ieri l'altro si è trattato nella nostra lettura del peccato d'un sacerdote unto, ieri del peccato d'un capo (vers. 22), oggi del peccato di qualcuno del popolo (vers. 27). «Non c'è distinzione», dichiara l'epistola ai Romani, «poiche tutti hanno peccato e son privi della gloria di Dio» (Romani 3:22-23). Noi facciamo molta distinzione fra ricchi e poveri, fra capi e impiegati, fra adulti e fanciulli... Ma Iddio. in ciò che Lo concerne, «ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per far misericordia a tutti» (Romani 11:32). Così non c'è fra gli uomini che una sola classe: quella dei peccatori perduti. Tuttavia, nella sua inscrutabile misericordia, Iddio ha ora creato una nuova categoria, quella dei peccatori perdonati. E lì pure non c'è distinzione fra quelli a cui è stato molto o poco perdonato, salvo che «colui a cui è stato poco perdonato, poco ama» (Luca 7:47). Tuttavia chi conosce il proprio cuore, deve comprendere che gli è stato molto perdonato, e quindi amare molto.

Levitico 5:1-13
1Quando una persona, dopo aver udito dal giudice la formula del giuramento, nella sua qualità di testimonio pecca non dichiarando ciò che ha veduto o altrimenti conosciuto, porterà la pena della sua iniquità.2O quand’uno, senza saperlo, avrà toccato qualcosa d’impuro, come il cadavere d’una bestia selvatica impura, o il cadavere d’un animale domestico impuro, o quello d’un rettile impuro, rimarrà egli stesso impuro e colpevole.3O quando, senza saperlo, toccherà una impurità umana una qualunque delle cose per le quali l’uomo diviene impuro allorché viene a saperlo, è colpevole.4O quand’uno, senza badarvi, parlando leggermente con le labbra, avrà giurato, con uno di quei giuramenti che gli uomini sogliono proferire alla leggera, di fare qualcosa di male o di bene, allorché viene ad accorgersene, è colpevole.5Quand’uno dunque si sarà reso colpevole d’una di queste cose, confesserà il peccato che ha commesso;6recherà all’Eterno, come sacrifizio della sua colpa, per il peccato che ha commesso, una femmina del gregge, una pecora o una capra, come sacrifizio per il peccato; e il sacerdote farà per lui l’espiazione del suo peccato.7Se non ha mezzi da procurarsi una pecora o una capra, porterà all’Eterno, come sacrifizio della sua colpa, per il suo peccato, due tortore o due giovani piccioni: uno come sacrifizio per il peccato, l’altro come olocausto.8E li porterà al sacerdote, il quale offrirà prima quello per il peccato; gli spiccherà la testa vicino alla nuca, ma senza staccarla del tutto;9poi spargerà del sangue del sacrifizio per il peccato sopra uno dei lati dell’altare, e il resto del sangue sarà spremuto appiè dell’altare. Questo è un sacrifizio per il peccato.10Dell’altro uccello farà un olocausto, secondo le norme stabilite. Così il sacerdote farà per quel tale l’espiazione del peccato che ha commesso, e gli sarà perdonato.11Ma se non ha mezzi da procurarsi due tortore o due giovani piccioni, porterà, come sua offerta per il peccato che a commesso, la decima parte di un efa di fior di farina, come sacrifizio per il peccato; non vi metterà su né olio né incenso, perché è un sacrifizio per il peccato.12Porterà la farina al sacerdote, e il sacerdote ne prenderà una manata piena come ricordanza, e la farà fumare sull’altare sopra i sacrifizi fatti mediante il fuoco all’Eterno. E’ un sacrifizio per il peccato.13Così il sacerdote farà per quel tale l’espiazione del peccato che ha commesso in uno di quei casi e gli sarà perdonato. Il resto della farina sarà per il sacerdote come si fa nell’oblazione".

Voi troverete forse lunghe e difficili a comprendere queste parti della Parola che trattano dei sacrifici. Che cosa significano per noi questi animali, il loro sangue, il loro grasso, ciò che era per l'Eterno, e ciò che era la parte del sacerdote? — Non dovete scoraggiarvi se comprendete poco. Forse più tardi comprenderete meglio con gli scritti corrispondenti. Ma cercate per ora di ritenere ogni giorno un pensiero o due, in relazione col «grande Sacrificio».

Come vedete, dalla lettura di oggi, non tutti avevano gli stessi mezzi. Uno offriva un agnello, l'altro due tortore, e il terzo soltanto un pugno di farina. Non siamo tutti capaci di dare lo stesso valore all'opera di Gesù. Ciò che importa è il valore che Iddio gli attribuisce, un valore perfetto per toglierei nostri peccati. Così, non dobbiamo stupirci né attristarci se comprendiamo e realizziamo poco. Leggiamo nondimeno quelle pagine che Iddio ha avuto cura di scrivere. Esse contengono delle verità benedette che tutti, un giorno, «conosceremo appieno» (1 Corinzi 13:12).

Levitico 5:14-19; Levitico 6:1-7
14L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo:15"Quand’uno commetterà una infedeltà e peccherà per errore relativamente a ciò che dev’esser consacrato all’Eterno, porterà all’Eterno, come sacrifizio di riparazione, un montone senza difetto, preso dal gregge, secondo la tua stima in sicli d’argento a siclo di santuario, come sacrifizio di riparazione.16E risarcirà il danno fatto al santuario, aggiungendovi un quinto in più e lo darà al sacerdote; e il sacerdote farà per lui l’espiazione col montone offerto come sacrifizio di riparazione, e gli sarà perdonato.17E quand’uno peccherà facendo, senza saperlo, qualcuna delle cose che l’Eterno ha vietato di fare, sarà colpevole e porterà la pena della sua iniquità.18Presenterà al sacerdote, come sacrifizio di riparazione, un montone senza difetto, preso dal gregge, secondo la tua stima; e il sacerdote farà per lui l’espiazione dell’errore commesso per ignoranza, e gli sarà perdonato.19Questo è un sacrifizio di riparazione; quel tale si è realmente reso colpevole verso l’Eterno".
1E l’Eterno parlò a Mosè dicendo:2"Quand’uno peccherà e commetterà una infedeltà verso l’Eterno, negando al suo prossimo un deposito da lui ricevuto, o un pegno messo nelle sue mani, o una cosa che ha rubata o estorta con frode al prossimo,3o una cosa perduta che ha trovata, e mentendo a questo proposito e giurando il falso circa una delle cose nelle quali l’uomo può peccare,4quando avrà così peccato e si sarà reso colpevole, restituirà la cosa rubata o estorta con frode, o il deposito che gli era stato confidato, o l’oggetto perduto che ha trovato,5o qualunque cosa circa la quale abbia giurato il falso. Ne farà la restituzione per intero e v’aggiungerà un quinto in più, consegnandola al proprietario il giorno stesso che offrirà il suo sacrifizio di riparazione.6E porterà al sacerdote il suo sacrifizio di riparazione all’Eterno: un montone senza difetto, preso dal gregge, secondo la tua stima, come sacrifizio di riparazione.7E il sacerdote farà l’espiazione per lui davanti all’Eterno, e gli sarà perdonato qualunque sia la cosa di cui si è reso colpevole".

Pensate al contrasto fra ciò che possediamo e quel che possedeva il povero Israelita. Poteva sempre temere di aver dimenticato un peccato commesso per errore. Mai egli era sicuro d'aver fatto abbastanza per placare l'Eterno. Appena aveva presentato un sacrificio che una nuova infedeltà poteva obbligarlo a recarne un altro. Anche oggi esistono delle persone che sono nel timore a riguardo della loro salvezza. Pensano di dover portare qualche cosa a Dio: i loro doni, le loro opere, senza essere mai sicuri che siano sufficienti. Hanno loro insegnato che, per ottenere il perdono, dovevano «confessarsi» e non dimenticar nessuno dei loro peccati. È un tormento per l'anima che non conosce la pienezza della grazia divina. Che felicità possediamo se siamo liberati da questo continuo timore per mezzo della sicurezza che Gesù ha fatto tutto per noi.

C'erano i peccati contro Dio e i peccati contro il prossimo. Sovente ci preoccupiamo meno dei primi che dei secondi. Dovrebbe invece essere il contrario. Del resto in ciò che concerne il torto fatto al prossimo bisognava ripararlo, ma anche portare un sacrificio all'Eterno (vers. 25 — vedere Salmo 51:4).

Levitico 6:8-30
8L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo:9"Da’ quest’ordine ad Aaronne e ai suoi figliuoli, e di’ loro: Questa è la legge dell’olocausto. L’olocausto rimarrà sulle legna accese sopra l’altare tutta la notte, fino al mattino; e il fuoco dell’altare sarà tenuto acceso.10Il sacerdote si vestirà della sua tunica di lino e si metterà sulla carne le brache; leverà la cenere fatta dal fuoco che avrà consumato l’olocausto sull’altare e la porrà allato all’altare.11Poi si spoglierà delle vesti e ne indosserà delle altre, e porterà la cenere fuori del campo, in un luogo puro.12Il fuoco sarà mantenuto acceso sull’altare e non si lascerà spegnere; e il sacerdote vi brucerà su delle legna ogni mattina, vi disporrà sopra l’olocausto, e vi farà fumar sopra il grasso dei sacrifizi di azioni di grazie.13Il fuoco dev’esser del continuo mantenuto acceso sull’altare, e non si lascerà spengere.14Questa è la legge dell’oblazione. I figliuoli d’Aaronne l’offriranno davanti all’Eterno, dinanzi all’altare.15Si leverà una manata di fior di farina con il suo olio e tutto l’incenso che è sull’oblazione, e si farà fumare ogni cosa sull’altare in sacrifizio di soave odore, come una ricordanza per l’Eterno.16Aaronne e i suoi figliuoli mangeranno quel che rimarrà dell’oblazione; la si mangerà senza lievito, in luogo santo; la mangeranno nel cortile della tenda di convegno.17Non la si cocerà con lievito; è la parte che ho data loro de’ miei sacrifizi fatti mediante il fuoco. E’ cosa santissima, come il sacrifizio per il peccato e come il sacrifizio di riparazione.18Ogni maschio tra i figliuoli d’Aaronne ne potrà mangiare. E’ una parte perpetua, assegnatavi di generazione in generazione, sui sacrifizi fatti mediante il fuoco all’Eterno. Chiunque toccherà quelle cose dovrà esser santo".19L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo:20"Questa è l’offerta che Aaronne e i suoi figliuoli faranno all’Eterno il giorno che riceveranno l’unzione: un decimo d’efa di fior di farina, come oblazione perpetua, metà la mattina e metà la sera.21Essa sarà preparata con olio, sulla gratella; la porterai quando sarà fritta; l’offrirai in pezzi, come offerta divisa di soave odore all’Eterno;22e il sacerdote che, tra i figliuoli d’Aaronne, sarà unto per succedergli, farà anch’egli quest’offerta; è la parte assegnata in perpetuo all’Eterno; sarà fatta fumare per intero.23Ogni oblazione del sacerdote sarà fatta fumare per intero; non sarà mangiata".24L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo:25"Parla ad Aaronne e ai suoi figliuoli, e di’ loro: Questa è la legge del sacrifizio per il peccato. Nel luogo dove si sgozza l’olocausto, sarà sgozzata, davanti all’Eterno, la vittima per il peccato. E’ cosa santissima.26Il sacerdote che l’offrirà per il peccato, la mangerà; dovrà esser mangiata in luogo santo, nel cortile della tenda di convegno.27Chiunque ne toccherà la carne dovrà esser santo; e se ne schizza del sangue sopra una veste, il posto ove sarà schizzato il sangue lo laverai in luogo santo.28Ma il vaso di terra che avrà servito a cuocerla, sarà spezzato; e se è stata cotta in un vaso di rame, questo si strofini bene e si sciacqui con acqua.29Ogni maschio, fra i sacerdoti, ne potrà mangiare; è cosa santissima.30Ma non si mangerà alcuna vittima per il peccato, quando si deve portare del sangue d’essa nella tenda di convegno per fare l’espiazione nel santuario. Essa sarà bruciata col fuoco.

I capitoli 6 e 7 riprendono il soggetto delle quattro classi di sacrifici, per darne «la legge», cioè il modo in cui il sacerdote doveva offrirli. L'olocausto era «continuo», dicendoci in tal modo che Dio non cessa di trovare una piena soddisfazione in quel che è avvenuto alla croce. L'offerta di panatica o oblazione era uno statuto «perpetuo». Ma impariamo ad un tempo da ciò che il servizio non era mai terminato. Ieri abbiam pensato ai timori dell'Israelita che non era mai sicuro d'esser reso perfetto dagli stessi sacrifici offerti continuamente (Ebrei 10:1). Ma nello stesso capitolo agli Ebrei, vediamo che neppure il sacerdote non aveva mai finito, essendo «ogni sacerdote in piè ogni giorno ministrando e offrendo spesse volte gli stessi sacrifici...» (cap. 10:11). E, infatti, nel Tabernacolo, non v'era nessun seggio per sedersi. Il sacerdote non poteva mai riposarsi, poiché il suo servizio non era mai terminato.

Mentre è detto di Gesù nel versetto seguente che «dopo aver offerto un unico sacrificio per i peccati, per sempre si è posto a sedere alla destra di Dio (Ebrei 10:11 e 12). Come lo si vede in Marco 16:19, Cristo è entrato ora nel Riposo di Dio.

Levitico 7:1-21
1Questa è la legge del sacrifizio di riparazione; è cosa santissima.2Nel luogo ove si scanna l’olocausto, si scannerà la vittima di riparazione; e se ne spanderà il sangue sull’altare tutt’intorno;3e se ne offrirà tutto il grasso, la coda, il grasso che copre le interiora,4i due arnioni, il grasso che v’è sopra e che copre i fianchi, e la rete del fegato, che si staccherà vicino agli arnioni.5Il sacerdote farà fumare tutto questo sull’altare, come un sacrifizio fatto mediante il fuoco all’Eterno. Questo è un sacrifizio di riparazione.6Ogni maschio tra i sacerdoti ne potrà mangiare; lo si mangerà in luogo santo; è cosa santissima.7Il sacrifizio di riparazione è come il sacrifizio per il peccato; la stessa legge vale per ambedue; la vittima sarà del sacerdote che farà l’espiazione.8E il sacerdote che offrirà l’olocausto per qualcuno avrà per sé la pelle dell’olocausto che avrà offerto.9Così pure ogni oblazione cotta in forno, o preparata in padella, o sulla gratella, sarà del sacerdote che l’ha offerta.10E ogni oblazione impastata con olio, o asciutta, sarà per tutti i figliuoli d’Aaronne: per l’uno come per l’altro.11Questa è la legge del sacrifizio di azioni di grazie, che si offrirà all’Eterno.12Se uno l’offre per riconoscenza, offrirà, col sacrifizio di azioni di grazie, delle focacce senza lievito intrise con olio, delle gallette senza lievito unte con olio, e del fior di farina cotto, in forma di focacce intrise con olio.13Presenterà anche, per sua offerta, oltre quelle focacce, delle focacce di pan lievitato, insieme col suo sacrifizio di riconoscenza e di azioni di grazie.14D’ognuna di queste offerte si presenterà una parte come oblazione elevata all’Eterno; essa sarà del sacerdote che avrà fatto l’aspersione del sangue del sacrifizio di azioni di grazie.15E la carne del sacrifizio di riconoscenza e di azioni di grazie sarà mangiata il giorno stesso ch’esso è offerto; non se ne lascerà nulla fino alla mattina.16Ma se il sacrifizio che uno offre è votivo o volontario, la vittima sarà mangiata il giorno ch’ei l’offrirà, e quel che ne rimane dovrà esser mangiato l’indomani;17ma quel che sarà rimasto della carne del sacrifizio fino al terzo giorno, dovrà bruciarsi col fuoco.18Che se uno mangia della carne del suo sacrifizio di azioni di grazie il terzo giorno, colui che l’ha offerto non sarà gradito; e dell’offerta non gli sarà tenuto conto; sarà cosa aborrita; e colui che ne avrà mangiato porterà la pena della sua iniquità.19La carne che sarà stata in contatto di qualcosa d’impuro, non sarà mangiata; sarà bruciata col fuoco.20Quanto alla carne che si mangia, chiunque è puro ne potrà mangiare; ma la persona che, essendo impura, mangerà della carne del sacrifizio di azioni di grazie che appartiene all’Eterno, sarà sterminata di fra il suo popolo.21E se uno toccherà qualcosa d’impuro, una impurità umana, un animale impuro o qualsivoglia cosa abominevole, immonda, e mangerà della carne del sacrifizio di azioni di grazie che appartiene all’Eterno, quel tale sarà sterminato di fra il suo popolo".

L'Epistola ai Romani ci insegna che Dio ha dovuto occuparsi di due questioni: quella dei peccati, fino al cap. 5 vers. 11, quella del peccato dal cap. 5:12 fino al cap. 8. Voi non vedete forse la differenza fra la stessa parola al singolare e al plurale. I peccati sono i cattivi frutti dell'albero cattivo che si chiama il peccato. Togliere i frutti non basta, finché l'albero sussiste per produrne degli altri. Iddio ha dovuto condannare l'albero quanto i frutti: il peccato, — natura che è in noi, quanto i peccati che sono da esso prodotti. L'opera di Cristo si applica all'uno e agli altri. Ecco perché abbiamo un sacrificio per la colpa (l'atto commesso) e un altro sacrificio per il peccato (sorgente di quest'atto). L'uno e l'altro di questi sacrifici erano «una cosa santissima» (cap. 6:22; 7:6).

Se Gesù non fosse stato la santa Vittima, il suo sacrificio non sarebbe stato efficace. Ma Colui che per la sua entrata nel mondo era diventato «la santa cosa che nascerà» (Luca 1:35), ha mostrato nella sua vita intera quell'assoluta santità che l'ha dimostrato come l'unico Sacrificio santissimo per il peccato e per la colpa.

Levitico 7:22-38
22L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo:23"Parla ai figliuoli d’Israele, e di’ loro: Non mangerete alcun grasso, né di bue, né di pecora, né di capra.24Il grasso di una bestia morta da sé, o il grasso d’una bestia sbranata potrà servire per qualunque altro uso; ma non ne mangerete affatto;25perché chiunque mangerà del grasso degli animali che si offrono in sacrifizio mediante il fuoco all’Eterno, quel tale sarà sterminato di fra il suo popolo.26E non mangerete affatto alcun sangue, né di uccelli né di quadrupedi, in tutti i luoghi dove abiterete.27Chiunque mangerà sangue di qualunque specie, sarà sterminato di fra il suo popolo".28L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo:29"Parla ai figliuoli d’Israele, e di’ loro: Colui che offrirà all’Eterno il suo sacrifizio di azioni di grazie porterà la sua offerta all’Eterno, prelevandola dal suo sacrifizio di azioni di grazie.30Porterà con le proprie mani ciò che dev’essere offerto all’Eterno mediante il fuoco; porterà il grasso insieme col petto, il petto per agitarlo come offerta agitata davanti all’Eterno.31Il sacerdote farà fumare il grasso sull’altare; e il petto sarà d’Aaronne e de’ suoi figliuoli.32Darete pure al sacerdote, come offerta elevata, la coscia destra dei vostri sacrifizi d’azioni di grazie.33Colui de’ figliuoli d’Aaronne che offrirà il sangue e il grasso dei sacrifizi di azioni di grazie avrà, come sua parte, la coscia destra.34Poiché, dai sacrifizi di azioni di grazie offerti dai figliuoli d’Israele, io prendo il petto dell’offerta agitata e la coscia dell’offerta elevata, e li do al sacerdote Aaronne e ai suoi figliuoli per legge perpetua, da osservarsi dai figliuoli d’Israele.35Questa è la parte consacrata ad Aaronne e consacrata ai suoi figliuoli, dei sacrifizi fatti mediante il fuoco all’Eterno, dal giorno in cui saranno presentati per esercitare il sacerdozio dell’Eterno.36Questo l’Eterno ha ordinato ai figliuoli d’Israele di dar loro dal giorno della loro unzione. E’ una parte ch’è loro dovuta in perpetuo, di generazione in generazione".37Questa è la legge dell’olocausto, dell’oblazione, del sacrifizio per il peccato, del sacrifizio di riparazione, della consacrazione e del sacrifizio di azioni di grazie:38legge che l’Eterno dette a Mosè sul monte Sinai il giorno che ordinò ai figliuoli d’Israele di presentare le loro offerte all’Eterno nel deserto di Sinai.

Per terminare questo soggetto dei sacrifici abbiamo «la legge del sacrificio di azioni di grazie». I sacrifici per il peccato erano offerti perché non si era puro, mentre solo gli Israeliti che erano puri (vers. 19) avevano parte al sacrificio di azioni di grazie. Chiunque toccava la carne del sacrificio per il peccato diventava santo (cap. 6:20) invece ogni impurità contaminava il sacrificio di azioni di grazie (cap. 7:19). Un peccatore perduto che va a Cristo è santo. È il lato del sacrificio per il peccato. Al contrario abbiam visto che il sacrificio di azioni di grazie non concerne che i credenti, per i quali esso è l'immagine della comunione (vedere 1 Corinzi 10:18). Questa felice comunione, questa gioia che dovremmo sempre trovare in Gesù, può essere interrotta se siamo contaminati da un peccato che non abbiamo confessato! È la stessa cosa alla Tavola del Signore ove si esprime in modo particolare la comunione dei riscattati. Impariamo in 1 Corinzi 11:27-30 che Iddio giudica quelli che partecipano indegnamente alla Cena del Signore, cioè che se ne avvicinano senza essersi giudicati, alla luce della Parola e sotto lo sguardo di Dio.

Levitico 8:1-21
1L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo:2"Prendi Aaronne e i suoi figliuoli con lui, i paramenti, l’olio dell’unzione, il giovenco del sacrifizio per il peccato, i due montoni e il paniere dei pani azzimi;3e convoca tutta la raunanza all’ingresso della tenda di convegno".4E Mosè fece come l’Eterno gli aveva ordinato, e la raunanza fu convocata all’ingresso della tenda di convegno.5E Mosè disse alla raunanza: "Questo è quello che l’Eterno ha ordinato di fare".6E Mosè fece accostare Aaronne e i suoi figliuoli, e li lavò con acqua.7Poi rivestì Aaronne della tunica, lo cinse della cintura, gli pose addosso il manto, gli mise l’efod, e lo cinse della cintura artistica dell’efod, con la quale gli fissò l’efod addosso.8Gli mise pure il pettorale, e sul pettorale pose l’Urim e il Thummim.9Poi gli mise in capo la mitra, e sul davanti della mitra pose la lamina d’oro, il santo diadema, come l’Eterno aveva ordinato a Mosè.10Poi Mosè prese l’olio dell’unzione, unse il tabernacolo e tutte le cose che vi si trovavano, e le consacrò.11Ne fece sette volte l’aspersione sull’altare, unse l’altare e tutti i suoi utensili, e la conca e la sua base, per consacrarli.12E versò dell’olio dell’unzione sul capo d’Aaronne, e unse Aaronne, per consacrarlo.13Poi Mosè fece accostare i figliuoli d’Aaronne, li vestì di tuniche, li cinse di cinture, e assicurò sul loro capo delle tiare, come l’Eterno aveva ordinato a Mosè.14Fece quindi accostare il giovenco del sacrifizio per il peccato, e Aaronne e i suoi figliuoli posarono le loro mani sulla testa del giovenco del sacrifizio per il peccato.15Mosè lo scannò, ne prese del sangue, lo mise col dito sui corni dell’altare tutto all’intorno, e purificò l’altare; poi sparse il resto del sangue appiè dell’altare, e lo consacrò per farvi su l’espiazione.16Poi prese tutto il grasso ch’era sulle interiora, la rete del fegato, i due arnioni col loro grasso, e Mosè fece fumar tutto sull’altare.17Ma il giovenco, la sua pelle, la sua carne e i suoi escrementi, li bruciò col fuoco fuori del campo, come l’Eterno aveva ordinato a Mosè.18Fece quindi accostare il montone dell’olocausto, e Aaronne e i suoi figliuoli posarono le mani sulla testa del montone.19E Mosè lo scannò, e ne sparse il sangue sull’altare tutto all’intorno.20Poi fece a pezzi il montone, e Mosè fece fumare la testa, i pezzi e il grasso.21E quando n’ebbe lavato le interiora e le gambe con acqua, Mosè fece fumare tutto il montone sull’altare. Fu un olocausto di soave odore, un sacrifizio fatto mediante il fuoco all’Eterno, come l’Eterno aveva ordinato a Mosè.

I sacerdoti, come anche gl'Israeliti che presentavano i sacrifici, avevano in certi casi il diritto di mangiare la carne delle vittime. Ma il grasso e il sangue appartenevano esclusivamente all'Eterno. Il grasso, nella Parola, corrisponde alla forza interiore, all'energia e alla volontà che governano il cuore. Nel Signore questa volontà era di fare esclusivamente ciò che piaceva al Padre suo, di compiere ogni cosa alla gloria di Dio. Questo è pure chiesto ad ogni credente (1 Cor. 10:31). Abbiamo già visto che il sangue è la vita, e la vita appartiene a Dio che la dà e la riprende. Così ricordiamoci che la nostra energia e la nostra vita intera appartengono a Dio, come era il caso del Signore Gesù.

Il petto era per Aaronne e per i suoi figli (vers. 31). Esso è il seggio delle affezioni; ci parla dunque dell'amore di Colui che «ha dato se stesso per noi, come offerta e sacrificio a Dio, in profumo di buon odore» (Efesi 5:2), dell'amore che ora ci porta continuamente dinanzi a Dio e che sarà la nostra parte per sempre. Di questo amore il riscattato è chiamato a godere fin dal presente nutrendosi della Persona di Cristo.

Levitico 8:22-36
22Poi fece accostare il secondo montone, il montone della consacrazione; e Aaronne e i suoi figliuoli posarono le mani sulla testa del montone.23E Mosè lo scannò, e ne prese del sangue e lo mise sull’estremità dell’orecchio destro d’Aaronne e sul pollice della sua man destra e sul dito grosso del suo piede destro.24Poi Mosè fece accostare i figliuoli d’Aaronne, e pose di quel sangue sull’estremità del loro orecchio destro, sul pollice della loro man destra e sul dito grosso del loro piè destro; e sparse il resto del sangue sull’altare tutto all’intorno.25Poi prese il grasso, la coda, tutto il grasso che copriva le interiora, la rete del fegato, i due arnioni, il loro grasso, e la coscia destra;26e dal paniere dei pani azzimi, ch’era davanti all’Eterno, prese una focaccia senza lievito, una focaccia di pasta oliata e una galletta, e le pose sui grassi e sulla coscia destra.27Poi mise tutte queste cose sulle palme delle mani d’Aaronne e sulle palme delle mani de’ suoi figliuoli, e le agitò come offerta agitata davanti all’Eterno.28Mosè quindi le prese dalle loro mani, e le fece fumare sull’altare sopra l’olocausto. Fu un sacrifizio di consacrazione, di soave odore: un sacrifizio fatto mediante il fuoco all’Eterno.29Poi Mosè prese il petto del montone e lo agitò come offerta agitata davanti all’Eterno; questa fu la parte del montone della consacrazione che toccò a Mosè, come l’Eterno aveva ordinato a Mosè.30Mosè prese quindi dell’olio dell’unzione e del sangue ch’era sopra l’altare, e ne asperse Aaronne e i suoi paramenti, i figliuoli di lui e i loro paramenti; e consacrò Aaronne e i suoi paramenti, i figliuoli di lui e i loro paramenti con lui.31Poi Mosè disse ad Aaronne e ai suoi figliuoli: "Fate cuocere la carne all’ingresso della tenda di convegno; e quivi la mangerete col pane che è nel paniere della consacrazione, come ho ordinato, dicendo: Aaronne e i suoi figliuoli la mangeranno.32E quel che rimane della carne e del pane lo brucerete col fuoco.33E per sette giorni non vi dipartirete dall’ingresso della tenda di convegno, finché non siano compiuti i giorni delle vostre consacrazioni; poiché la vostra consacrazione durerà sette giorni.34Come s’è fatto oggi, così l’Eterno ha ordinato che si faccia, per fare espiazione per voi.35Rimarrete dunque sette giorni all’ingresso della tenda di convegno, giorno e notte, e osserverete il comandamento dell’Eterno, affinché non muoiate; poiché così m’è stato ordinato".36E Aaronne e i suoi figliuoli fecero tutte le cose che l’Eterno aveva ordinate per mezzo di Mosè.

Abbiamo considerato nei primi sette capitoli il soggetto deì sacrifici e giungiamo ora a quello del sacerdozio. Il peccatore (com'è stato notato) ha bisogno d'un sacrificio, ma il credente ha bisogno d'un sacerdote per poter esercitare per suo mezzo il servizio che deve compiere. In Cristo abbiamo l'uno e l'altro. Egli è Colui che, perfetta Vittima, ha offerto Se stesso per metterci in relazione con Dio, ed ora è anche Colui che adempie le funzioni di Sommo Sacerdote per mantenerci in questa relazione. Era dunque necessario che fosse Sacrificio prima d'essere Sacerdote.

Avevamo già trovato nel cap. 29 dell'Esodo le istruzioni date dall'Eterno a Mosè per la consacrazione d'Aaronne e dei suoi figli. Giunge ora il momento in cui questa cerimonia può aver luogo. Tutta l'assemblea d'Israele è convocata all'ingresso della tenda di convegno per assistervi, e contemplare Aaronne vestito dei suoi vestimenti di gloria e di bellezza. Nello stesso modo, noi credenti, siamo invitati a «considerare Gesù, l'Apostolo e il Sommo Sacerdote della nostra professione di fede...» (Ebrei 3:1).

Levitico 9:1-24
1L’ottavo giorno, Mosè chiamò Aaronne, i suoi figliuoli e gli anziani d’Israele,2e disse ad Aaronne: "Prendi un giovine vitello per un sacrifizio per il peccato, e un montone per un olocausto: ambedue senza difetto, e offrili all’Eterno.3E dirai così ai figliuoli d’Israele: Prendete un capro per un sacrifizio per il peccato, e un vitello e un agnello, ambedue d’un anno, senza difetto, per un olocausto;4e un bue e un montone per un sacrifizio di azioni di grazie, per sacrificarli davanti all’Eterno; e un’oblazione intrisa con olio; perché oggi l’Eterno vi apparirà".5Essi dunque menarono davanti alla tenda di convegno le cose che Mosè aveva ordinate; e tutta la raunanza si accostò, e si tenne in piè davanti all’Eterno.6E Mosè disse: "Questo è quello che l’Eterno vi ha ordinato; fatelo, e la gloria dell’Eterno vi apparirà".7E Mosè disse ad Aaronne: "Accostati all’altare; offri il tuo sacrifizio per il peccato e il tuo olocausto, e fa’ l’espiazione per te e per il popolo; presenta anche l’offerta del popolo e fa’ l’espiazione per esso, come l’Eterno ha ordinato".8Aaronne dunque s’accostò all’altare e scannò il vitello del sacrifizio per il peccato, ch’era per sé.9E i suoi figliuoli gli porsero il sangue, ed egli intinse il dito nel sangue, ne mise sui corni dell’altare, e sparse il resto del sangue appiè dell’altare;10ma il grasso, gli arnioni e la rete del fegato della vittima per il peccato, li fece fumare sull’altare, come l’Eterno aveva ordinato a Mosè.11E la carne e la pelle, le bruciò col fuoco fuori del campo.12Poi scannò l’olocausto; e i figliuoli d’Aaronne gli porsero il sangue, ed egli lo sparse sull’altare tutto all’intorno.13Gli porsero pure l’olocausto fatto a pezzi, e la testa; ed egli li fece fumare sull’altare.14E lavò le interiora e le gambe, e le fece fumare sull’olocausto, sopra l’altare.15Poi presentò l’offerta del popolo. Prese il capro destinato al sacrifizio per il peccato del popolo, lo scannò e l’offrì per il peccato, come la prima volta.16Poi offrì l’olocausto, e lo fece secondo la regola stabilita.17Presentò quindi l’oblazione; ne prese una manata piena, e la fece fumare sull’altare, oltre l’olocausto della mattina.18E scannò il bue e il montone, come sacrifizio di azioni di grazie per il popolo. I figliuoli d’Aaronne gli porsero il sangue, ed egli lo sparse sull’altare, tutto all’intorno.19Gli porsero i grassi del bue, del montone, la coda, il grasso che copre le interiora, gli arnioni e la rete del fegato;20misero i grassi sui petti, ed egli fece fumare i grassi sull’altare;21e i petti e la coscia destra, Aaronne li agitò davanti all’Eterno come offerta agitata, nel modo che Mosè aveva ordinato.22Poi Aaronne alzò le mani verso il popolo, e lo benedisse; e, dopo aver fatto il sacrifizio per il peccato, l’olocausto e i sacrifizi di azioni di grazie, scese giù dall’altare.23E Mosè ed Aaronne entrarono nella tenda di convegno; poi uscirono e benedissero il popolo; e la gloria dell’Eterno apparve a tutto il popolo.24Un fuoco uscì dalla presenza dell’Eterno e consumò sull’altare l’olocausto e i grassi; e tutto il popolo lo vide, diè in grida d’esultanza, e si prostrò colla faccia a terra.

Trovando in questo capitolo Aaronne ed i suoi figli, ripensiamo a Colui che non si vergogna di associarci a Sè, di chiamarci suoi fratelli. Ci guardi Iddio di aver vergogna della nostra relazione con Gesù.

Si tratta sovente di offerte agitate. Far girare un oggetto su se stesso permette di mostrarlo da tutti i suoi lati. Siamo invitati a presentare a Dio tutti gli aspetti dell'eccellente Sacrificio che portiamo dinanzi a Lui, parlandoGli di Gesù nelle sue varie glorie, e della sua opera sotto i suoi diversi caratteri.

Il petto del montone della consacrazione, la parte speciale di Mosè, era, esso pure, agitato. Possiamo vederci le affezioni del Signore da tutti i loro meravigliosi lati, quelle affezioni che erano la sorgente e la potenza della sua consacrazione a Dio. Questo ci aiuterà a comprendere meglio ciò che significa per un credente la parola consacrazione. È il sentimento che il Signore ha ogni diritto sopra lui, ch'Egli è degno d'un'assoluta dedizione. Ora la vera consacrazione è sempre una questione d'amore. Perché l'amore di Gesù è un amore perfetto, la sua dedizione è stata anche una dedizione totale.

Levitico 10:1-20
1Or Nadab ed Abihu, figliuoli d’Aaronne, presero ciascuno il suo turibolo, vi misero dentro del fuoco, vi posero su del profumo, e offrirono davanti all’Eterno del fuoco estraneo: il che egli non aveva loro ordinato.2E un fuoco uscì dalla presenza dell’Eterno, e li divorò; e morirono davanti all’Eterno.3Allora Mosè disse ad Aaronne: "Questo è quello di cui l’Eterno ha parlato, quando ha detto: Io sarò santificato per mezzo di quelli che mi stanno vicino, e sarò glorificato in presenza di tutto il popolo". E Aaronne si tacque.4E Mosè chiamò Mishael ed Eltsafan, figliuoli di Uziel, zio d’Aaronne, e disse loro: "Accostatevi, portate via i vostri fratelli di davanti al santuario, fuori del campo".5Ed essi si accostarono, e li portaron via nelle loro tuniche, fuori del campo, come Mosè avea detto.6E Mosè disse ad Aaronne, ad Eleazar e ad Ithamar, suoi figliuoli: "Non andate a capo scoperto, e non vi stracciate le vesti, affinché non muoiate, e l’Eterno non s’adiri contro tutta la raunanza; ma i vostri fratelli, tutta quanta la casa d’Israele, menino duolo, a motivo dell’arsione che l’Eterno ha fatto.7E non vi dipartite dall’ingresso della tenda di convegno, onde non abbiate a perire; poiché l’olio dell’unzione dell’Eterno è su voi". Ed essi fecero come Mosè avea detto.8L’Eterno parlò ad Aaronne, dicendo:9"Non bevete vino né bevande alcooliche tu e i tuoi figliuoli quando entrerete nella tenda di convegno, affinché non muoiate; sarà una legge perpetua, di generazione in generazione;10e questo, perché possiate discernere ciò ch’è santo da ciò che è profano e ciò che è impuro da ciò ch’è puro,11e possiate insegnare ai figliuoli d’Israele tutte le leggi che l’Eterno ha dato loro per mezzo di Mosè".12Poi Mosè disse ad Aaronne, ad Eleazar e ad Ithamar, i due figliuoli che restavano ad Aaronne: "Prendete quel che rimane dell’oblazione dei sacrifizi fatti mediante il fuoco all’Eterno, e mangiatelo senza lievito, presso l’altare; perché è cosa santissima.13Lo mangerete in luogo santo, perché è la parte che spetta a te e ai tuoi figliuoli, de’ sacrifizi fatti mediante il fuoco all’Eterno; poiché così mi è stato ordinato.14E il petto dell’offerta agitata e la coscia dell’offerta elevata li mangerete tu, i tuoi figliuoli e le tue figliuole con te, in luogo puro; perché vi sono stati dati come parte spettante a te ed ai tuoi figliuoli, dei sacrifizi di azioni di grazie de’ figliuoli d’Israele.15Oltre ai grassi da ardere si porteranno la coscia dell’offerta elevata e il petto dell’offerta agitata, per esser agitati davanti all’Eterno come offerta agitata; anche questo apparterrà a te e ai tuoi figliuoli con te, per diritto perpetuo, come l’Eterno ha ordinato".16Or Mosè cercò e ricercò il capro del sacrifizio per il peccato; ed ecco, era stato bruciato; ond’egli s’adirò gravemente contro Eleazar e contro Ithamar, i figliuoli ch’eran rimasti ad Aaronne, dicendo:17"Perché non avete mangiato il sacrifizio per il peccato nel luogo santo? giacché è cosa santissima, e l’Eterno ve l’ha dato perché portiate l’iniquità della raunanza, perché ne facciate l’espiazione davanti all’Eterno.18Ecco, il sangue della vittima non e stato portato dentro il santuario; voi avreste dovuto mangiarla nel santuario, come io avevo ordinato".19Ed Aaronne disse a Mosè: "Ecco oggi essi hanno offerto il loro sacrifizio per il peccato e il loro olocausto da vanti all’Eterno; e, dopo le cose che mi son successe, se oggi avessi mangiato la vittima del sacrifizio per il peccato, sarebbe ciò piaciuto all’Eterno?"20Quando Mosè udì questo, rimase soddisfatto.

Abbiamo già visto all'inizio del cap. 4 (vers. 3) che il sacerdote unto, colui che per le sue funzioni era più vicino a Dio, poteva anch'egli peccare. Il versetto 7 della nostra lettura d'oggi ce lo mostra come facente propiziazione per se stesso per mezzo d'un sacrificio, poiché non gli era possibile d'occuparsi dei peccati del popolo prima di aver regolato la questione dei suoi proprî peccati.

Anche a noi non è possibile di occuparci dei falli altrui quando questi stessi falli si trovano in noi. Abbiamo la bocca chiusa. Per poter togliere il fuscello dall'occhio del nostro fratello, bisogna aver prima tolto la trave che è nel nostro proprio occhio.

Ritornando ad Aaronne, il «sacerdote preso d'infra gli uomini», leggiamo in Ebrei 5:1-3 «ch'egli è obbligato di offrire dei sacrifici per i peccati, tanto per se stesso quanto per il popolo», poi il cap. 7:26 mette in contrasto il «Sommo Sacerdote che a noi conveniva». Egli è «santo, innocente, immacolato, separato dai peccatori ed elevato al disopra dei cieli». È così che quest'epistola procede fino al termine, per contrasto, onde esaltare agli occhi nostri la Persona del Signore e l'opera sua.

Levitico 11:1-28
1Poi l’Eterno parlò a Mosè e ad Aaronne, dicendo loro:2"Parlate così ai figliuoli d’Israele: Questi sono gli animali che potrete mangiare fra tutte le bestie che sono sulla terra.3Mangerete d’ogni animale che ha l’unghia spartita e ha il piè forcuto, e che rumina.4Ma di fra quelli che ruminano e di fra quelli che hanno l’unghia spartita, non mangerete questi: il cammello, perché rumina, ma non ha l’unghia spartita; lo considererete come impuro;5il coniglio, perché rumina, ma non ha l’unghia spartita; lo considererete come impuro;6la lepre, perché rumina, ma non ha l’unghia spartita; la considererete come impura;7il porco, perché ha l’unghia spartita e il piè forcuto, ma non rumina; lo considererete come impuro.8Non mangerete della loro carne e non toccherete i loro corpo morti; li considererete come impuri.9Questi sono gli animali che potrete mangiare fra tutti quelli che sono nell’acqua. Mangerete tutto ciò che ha pinne e scaglie nelle acque, tanto ne’ i mari quanto ne’ fiumi.10Ma tutto ciò che non ha né pinne né scaglie, tanto ne’ mari quanto ne’ fiumi, fra tutto ciò che si muove nelle acque e tutto ciò che vive nelle acque, l’avrete in abominio.11Essi vi saranno in abominio; non mangerete della loro carne, e avrete in abominio i loro corpi morti.12Tutto ciò che non ha né pinne né scaglie nelle acque vi sarà in abominio.13E fra gli uccelli avrete in abominio questi: non se ne mangi; sono un abominio: l’aquila, l’ossifraga e l’aquila di mare;14il nibbio e ogni specie di falco;15ogni specie di corvo;16lo struzzo, il barbagianni, il gabbiano e ogni specie di sparviere;17il gufo, lo smergo, l’ibi;18il cigno, il pellicano, l’avvoltoio;19la cicogna, ogni specie di airone, l’upupa e il pipistrello.20Vi sarà pure in abominio ogni insetto alato che cammina su quattro piedi.21Però, fra tutti gl’insetti alati che camminano su quattro piedi, mangerete quelli che hanno gambe al disopra de’ piedi per saltare sulla terra.22Di questi potrete mangiare: ogni specie di cavalletta, ogni specie di solam, ogni specie di hargol e ogni specie di hagab.23Ogni altro insetto alato che ha quattro piedi vi sarà in abominio.24Questi animali vi renderanno impuri; chiunque toccherà il loro corpo morto sarà impuro fino alla sera.25E chiunque porterà i loro corpi morti si laverà le vesti, e sarà impuro fino alla sera.26Considererete come impuro ogni animale che ha l’unghia spartita, ma non ha il piè forcuto, e che non rumina; chiunque lo toccherà sarà impuro.27Considererete come impuri tutti i quadrupedi che camminano sulla pianta de’ piedi; chiunque toccherà il loro corpo morto sarà impuro fino alla sera.28E chiunque porterà i loro corpi morti si laverà le vesti, e sarà immondo fino alla sera. Questi animali considererete come impuri.

Ci è stato ricordato ieri che poteva accadere ai sacerdoti di peccare. Sventuratamente non tardiamo a verificarlo dolorosamente. Ogni volta che Iddio mette l'uomo in una nuova relazione, costui dimostra che non è capace di fronteggiarla.

Al giardino d'Eden, nella tenda di Noè, ai piedi del monte Sinai col vitello d'oro, e ora alla tenda di convegno, impariamo sempre la stessa lezione: Tutte le volte che Iddio ha stabilito qualche cosa di buono, la primà cosa che l'uomo ha fatto è sempre stato di rovinarlo. Nei capitoli precedenti tutto era stato fatto come l'Eterno aveva ordinato. Ci è ripetuto questo dieci volte al cap. 8, quattro volte al cap. 9. Ma ecco che i due figli maggiori di Aaronne, Nadab e Abihu fanno ciò che l'Eterno non aveva loro ordinato». Appena consacrati, presentano davanti all'Eterno un fuoco profano, che non proveniva dall'altare. Il giudicio che subito li colpisce ci sembra terribile! Ebbene, dobbiamo imparare che, nel servizio di Dio, occorre una assoluta obbedienza. Non abbiamo il diritto di presentarci davanti a Lui per il culto con altra cosa di quel che proviene dal suo altare, il santo altare dell'olocausto.

Levitico 11:29-47
29E fra i piccoli animali che strisciano sulla terra, considererete come impuri questi: la talpa, il topo e ogni specie di lucertola, il toporagno,30la rana, la tartaruga, la lumaca, il camaleonte.31Questi animali, fra tutto ciò che striscia, saranno impuri per voi; chiunque li toccherà morti, sarà impuro fino alla sera.32Ogni oggetto sul quale cadrà qualcun d’essi quando sarà morto, sarà immondo: siano utensili di legno, o veste, o pelle, o sacco, o qualunque altro oggetto di cui si faccia uso; sarà messo nell’acqua, e sarà impuro fino alla sera; poi sarà puro.33E se ne cade qualcuno in un vaso di terra, tutto quello che vi si troverà dentro sarà impuro, e spezzerete il vaso.34Ogni cibo che serve al nutrimento, sul quale sarà caduta di quell’acqua, sarà impuro; e ogni bevanda di cui si fa uso, qualunque sia il vaso che la contiene, sarà impura.35Ogni oggetto sul quale cadrà qualcosa del loro corpo morto, sarà impuro; il forno o il fornello sarà spezzato; sono impuri, e li considererete come impuri.36Però, una fonte o una cisterna, dov’è una raccolta d’acqua, sarà pura; ma chi toccherà i loro corpi morti sarà impuro.37E se qualcosa de’ loro corpi morti cade su qualche seme che dev’esser seminato, questo sarà puro;38ma se è stata messa dell’acqua sul seme, e vi cade su qualcosa de’ loro corpi morti, lo considererai come impuro.39Se muore un animale di quelli che vi servono per nutrimento, colui che ne toccherà il corpo morto sarà impuro fino alla sera.40Colui che mangerà di quel corpo morto si laverà le vesti, e sarà impuro fino alla sera; parimente colui che porterà quel corpo morto si laverà le vesti, e sarà impuro fino alla sera.41Ogni cosa che brulica sulla terra è un abominio; non se ne mangerà.42Di tutti gli animali che brulicano sulla terra non ne mangerete alcuno che strisci sul ventre o cammini con quattro piedi o con molti piedi, poiché sono un abominio.43Non rendete le vostre persone abominevoli mediante alcuno di questi animali che strisciano; e non vi rendete impuri per loro mezzo, in guisa da rimaner così contaminati.44Poiché io sono l’Eterno, l’Iddio vostro; santificatevi dunque e siate santi, perché io son santo; e non contaminate le vostre persone mediante alcuno di questi animali che strisciano sulla terra.45Poiché io sono l’Eterno che vi ho fatti salire dal paese d’Egitto, per essere il vostro Dio; siate dunque santi, perché io son santo.46Questa è la legge concernente i quadrupedi, gli uccelli, ogni essere vivente che si muove nelle acque e ogni essere che striscia sulla terra,47affinché sappiate discernere ciò ch’è impuro da ciò ch’è puro, l’animale che si può mangiare da quello che non si deve mangiare".

Il sacrificio per il peccato doveva essere mangiato nel luogo santo (cap. 6:19 — 10:13, 17). Impariamo da questo che, per occuparci del male, bisogna tenerci davanti a Dio. Nel mondo la gente si beffa facilmente del peccato, si ride dei falli altrui che si raccontano volentieri, e gli autori fanno, dei delitti dell'umanità, il soggetto principale di romanzi e di spettacoli. Interessandosi in tal modo al male senza sentirne orrore davanti a Dio, il riscattato sarà egli stesso contaminato e non potrà essere utile alla restaurazione d'un colpevole.

Com'è triste questa fine del soggetto del sacerdozio che era incominciato così bene! Ahimè non è forse la stessa cosa del nostro cristianesimo quando si pensa a ciò che Dio ha fatto — e a ciò che noi facciamo? — Ma ritornando ancora all'epistola agli Ebrei che dà la chiave della maggior parte di questi tipi, siamo consolati dal contrasto fra «quelli che offrono dei doni secondo la legge ... e Colui che ha ottenuto un ministerio di tanto più eccellente ch'Egli è mediatore d'un patto anch'esso migliore, fondato su migliori promesse» (Ebrei 8:5-6). Dal lato dell'uomo tutto è mancato. Ma Iddio aveva in vista qualche cosa di migliore, e qualcuno di più eccellente.

Levitico 12:1-8; Levitico 13:1-8
1L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo: "Parla così ai figliuoli d’Israele:2Quando una donna sarà rimasta incinta e partorirà un maschio, sarà impura sette giorni; sarà impura come nel tempo de’ suoi corsi mensuali.3L’ottavo giorno si circonciderà la carne del prepuzio del bambino.4Poi, ella resterà ancora trentatre giorni a purificarsi del suo sangue; non toccherà alcuna cosa santa, e non entrerà nel santuario finché non siano compiuti i giorni della sua purificazione.5Ma, se partorisce una bambina, sarà impura due settimane come al tempo de’ suoi corsi mensuali; e resterà sessantasei giorni a purificarsi del suo sangue.6E quando i giorni della sua purificazione, per un figliuolo o per una figliuola, saranno compiuti, porterà al sacerdote, all’ingresso della tenda di convegno, un agnello d’un anno come olocausto, e un giovane piccione o una tortora come sacrifizio per il peccato;7e il sacerdote li offrirà davanti all’Eterno e farà l’espiazione per lei; ed ella sarà purificata del flusso del suo sangue. Questa è la legge relativa alla donna che partorisce un maschio o una femmina.8E se non ha mezzi da offrire un agnello, prenderà due tortore o due giovani piccioni: uno per l’olocausto, e l’altro per il sacrifizio per il peccato. Il sacerdote farà l’espiazione per lei, ed ella sarà pura".
1L’Eterno parlò ancora a Mosè e ad Aaronne, dicendo:2"Quand’uno avrà sulla pelle del suo corpo un tumore o una pustola o una macchia lucida che sia sintomo di piaga di lebbra sulla pelle del suo corpo, quel tale sarà menato al sacerdote Aaronne o ad uno de’ suoi figliuoli sacerdoti.3Il sacerdote esaminerà la piaga sulla pelle del corpo; e se il pelo della piaga è diventato bianco, e la piaga appare più profonda della pelle del corpo, è piaga di lebbra; e il sacerdote che l’avrà esaminato, dichiarerà quell’uomo impuro.4Ma se la macchia lucida sulla pelle del corpo e bianca, e non appare esser più profonda della pelle, e il suo pelo non è diventato bianco, il sacerdote rinchiuderà per sette giorni colui che ha la piaga.5Il sacerdote, il settimo giorno, l’esaminerà; e se gli parrà che la piaga si sia fermata e non si sia allargata sulla pelle, il sacerdote lo rinchiuderà altri sette giorni.6Il sacerdote, il settimo giorno, lo esaminerà di nuovo; e se vedrà che la piaga non è più lucida e non s’è allargata sulla pelle, il sacerdote dichiarerà quell’uomo puro: è una pustola. Quel tale laverà le sue vesti, e sarà puro.7Ma se la pustola s’è allargata sulla pelle dopo ch’egli s’è mostrato al sacerdote per esser dichiarato puro, si farà esaminare per la seconda volta dal sacerdote;8il sacerdote l’esaminerà; e se vedrà che la pustola si è allargata sulla pelle, il sacerdote lo dichiarerà impuro; è lebbra.

È evidente che questa differenza fra animali puri ed impuri non concerne più i cristiani. Pietro fu messo in presenza d'un gran lenzuolo contenente tutti i quadrupedi, i rettili della terra e gli uccelli del cielo, e gli fu detto: «Levati, Pietro, uccidi e mangia» (Atti 10:9-16). Tuttavia, come l'apostolo, noi abbiamo delle lezioni da imparare concernenti questi animali. La prima è che la nostra coscienza deve essere capace di distinguere fra quel che è puro e quel che è impuro, fra ciò che ci fa male e ciò che al contrario può essere un nutrimento per le nostre anime. Noi sappiamo in generale molto bene ciò che il nostro stomaco sopporta. Ebbene, sorvegliamo ancor più accuratamente ciò che penetra dalle nostre orecchie e dai nostri occhi, di quel che entra nella nostra bocca. Un credente dovrebbe essere tanto semplice e poco esigente per il nutrimento del suo corpo quanto più difficile per gli alimenti del suo spirito. L'anima può essere avvelenata da un libro, un giornale o uno spettacolo a impuro». Il serpente può trovarvisi nascosto. Non esitiamo a chiamare ciò «una cosa abbominevole». Ci dia il Signore un occhio semplice, un cuore colmo del suo amore.

Levitico 13:9-28
9Quand’uno avrà addosso una piaga di lebbra, sarà menato al sacerdote.10Il sacerdote lo esaminerà; e se vedrà che sulla pelle c’è un tumor bianco, che questo tumore ha fatto imbiancare il pelo e che v’è nel tumore della carne viva,11è lebbra inveterata nella pelle del corpo di colui, e il sacerdote lo dichiarerà impuro; non lo rinchiuderà, perché è impuro.12E se la lebbra produce delle efflorescenze sulla pelle in modo da coprire tutta la pelle di colui che ha la piaga, dal capo ai piedi, dovunque il sacerdote guardi,13il sacerdote lo esaminerà; e quando avrà veduto che la lebbra copre tutto il corpo, dichiarerà puro colui che ha la piaga. Egli è divenuto tutto quanto bianco, quindi è puro.14Ma dal momento che apparirà in lui della carne viva, sarà dichiarato impuro.15Quando il sacerdote avrà visto la carne viva, dichiarerà quell’uomo impuro; la carne viva è impura; è lebbra.16Ma se la carne viva ridiventa bianca, vada colui al sacerdote, e il sacerdote lo esaminerà;17e se vedrà che la piaga è ridiventata bianca, il sacerdote dichiarerà puro colui che ha la piaga: è puro.18Quand’uno avrà avuto sulla pelle della carne un’ulcera che sia guarita,19e poi, sul luogo dell’ulcera apparirà un tumor bianco o una macchia lucida, bianca, tendente al rosso, quel tale si mostrerà al sacerdote.20Il sacerdote l’esaminerà; e se vedrà che la macchia apparisce più profonda della pelle e che il pelo n’è diventato bianco, il sacerdote lo dichiarerà impuro; è piaga di lebbra che è scoppiata nell’ulcera.21Ma se il sacerdote, esaminandola, vede che nella macchia non ci sono peli bianchi e che non è più profonda della pelle e non è più lucida, il sacerdote lo rinchiuderà sette giorni.22E se la macchia s’allarga sulla pelle, il sacerdote lo dichiarerà impuro; è piaga di lebbra.23Ma se la macchia è rimasta allo stesso punto e non si e allargata, è la cicatrice dell’ulcera, e il sacerdote lo dichiarerà puro.24Quand’uno avrà sulla pelle del suo corpo una bruciatura cagionata dal fuoco, e su questa bruciatura apparirà una macchia lucida, bianca, tendente al rosso o soltanto bianca,25il sacerdote l’esaminerà; e se vedrà che il pelo della macchia è diventato bianco e la macchia appare più profonda della pelle, è lebbra scoppiata nella bruciatura. Il sacerdote dichiarerà quel tale impuro; è piaga di lebbra.26Ma se il sacerdote, esaminandola, vede che non c’è pelo bianco nella macchia, e ch’essa non è più profonda della pelle e non è più lucida, il sacerdote lo rinchiuderà sette giorni.27Il sacerdote, il settimo giorno, l’esaminerà; e se la macchia s’è allargata sulla pelle, il sacerdote dichiarerà quel tale impuro; è piaga di lebbra.28E se la macchia è rimasta ferma nello stesso luogo, e non si è allargata sulla pelle, e non è più lucida, è il tumore della bruciatura; il sacerdote dichiarerà quel tale puro, perch’è la cicatrice della bruciatura.

In questo capitolo sono considerati quattro gruppi di animali: quadrupedi, pesci, uccelli e rettili. Per essere puri i mammiferi dovevano avere due caratteri: dovevano ruminare ed aver l'unghia spartita. Comprendiamo che la purezza del credente dipende dal modo in cui si nutre e dal modo in cui cammina. Ai pesci occorrevano pure due cose: delle pinne e delle scaglie. Senza pinne non c'è resistenza contro la forza della corrente, né capacità di dirigersi. Senza scaglie il corpo non è protetto; esse sono l'armatura del pesce. Resistere all'attrazione del mondo e alle sue agevolezze, è il mezzo per un giovane credente di restare puro. Gli uccelli impuri sono quelli che si nutrono di carne, di corruzione. Infine, ecco i rettili, e gli animali simili ad essi. Vi si trova la potenza attiva, «brulicante» del male che contamina e guasta tutto ciò che tocca. Tutto? Non assolutamente: una fontana, un pozzo, una raccolta d'acqua restavano puri (versetto 36).

Sono altrettante figure della Parola che è il solo libro di cui possiamo avere assoluta fiducia. Un giovane cristiano che ne è penetrato resta puro e bada alla sua via (Salmo 119:9).

Levitico 13:29-44
29Quand’un uomo o una donna avrà una piaga sul capo o nella barba,30il sacerdote esaminerà la piaga; e se vedrà ch’essa appare più profonda della pelle e che v’è del pelo gialliccio e sottile, il sacerdote li dichiarerà impuri; è tigna, è lebbra del capo o della barba.31E se il sacerdote, esaminando la piaga della tigna, vedrà che non appare più profonda della pelle e che non v’è pelo nero, il sacerdote rinchiuderà sette giorni colui che ha la piaga della tigna.32E se il sacerdote, esaminando il settimo giorno la piaga, vedrà che la tigna non s’è allargata, e che non v’è pelo giallo, e che la tigna non appare più profonda della pelle,33quel tale si raderà, ma non raderà il luogo dov’è la tigna; e il sacerdote rinchiuderà altri sette giorni colui che ha la tigna.34Il sacerdote, il settimo giorno, esaminerà la tigna; e se vedrà che la tigna non s’è allargata sulla pelle e non appare più profonda della pelle, il sacerdote dichiarerà quel tale puro; colui si laverà le vesti, e sarà puro.35Ma se, dopo ch’egli e stato dichiarato puro, la tigna s’è allargata sulla pelle,36il sacerdote l’esaminerà; e se vedrà che la tigna s’è allargata sulla pelle, il sacerdote non cercherà se v’è del pelo giallo; quel tale è impuro.37Ma se vedrà che la tigna s’è fermata e che v’è cresciuto del pelo nero, la tigna è guarita; quel tale è puro, e il sacerdote lo dichiarerà puro.38Quand’un uomo o una donna avrà sulla pelle del suo corpo delle macchie lucide, delle macchie bianche,39il sacerdote l’esaminerà; e se vedrà che le macchie sulla pelle del loro corpo sono di un bianco pallido, è una eruzione cutanea; quel tale è puro.40Colui al quale son cascati i capelli del capo è calvo, ma è puro.41Se i capelli gli son cascati dalla parte della faccia, è calvo di fronte, ma è puro.42Ma se sulla parte calva del di dietro o del davanti del capo appare una piaga bianca tendente al rosso, è lebbra, scoppiata nella parte calva del di dietro o del davanti del capo.43Il sacerdote lo esaminerà; e se vedrà che il tumore della piaga nella parte calva del di dietro o del davanti del capo è bianca tendente al rosso, simile alla lebbra della pelle del corpo,44quel tale è un lebbroso; è impuro, e il sacerdote lo dovrà dichiarare impuro; egli ha la sua piaga sul campo.

Prima dell'apparizione del peccato, prima persino della fondazione del mondo Iddio aveva «preconosciuto un Agnello», tenuto in serbo come risposta divina a tutto il male che sarebbe venuto in seguito (vedere 1 Pietro 1:19). Iddio non è stato preso alla sprovvista all'entrata del peccato nel mondo, poiché Egli aveva già preparato «l'Agnello.., che toglie il peccato del mondo» (Giov. 1:29). Ecco perché nel Levitico si tratta anzitutto del divino rimedio: dei sacrifici e del sacerdote, soltanto in seguito al peccato e a tutte le occasioni che abbiamo di incontrarlo (cap. 11:12).

Ma il male non è soltanto attorno a noi e non basta di vegliare onde non essere contaminati dall'impurità esteriore. Il peccato è anche in noi. Ce lo insegnerà la lettura di quei due lunghi capitoli concernenti la lebbra. Ognuno di voi sa probabilmente che nella Parola di Dio la lebbra è l'immagine del peccato. È una malattia terribile, rodente, contagiosa, e che non si poteva guarire. Procurava una morte progressiva! Il peccato presenta questi diversi caratteri agli occhi di Dio, ed Egli desidera che vediamo le cose come Egli stesso le vede.

Levitico 13:45-59
45Il lebbroso, affetto da questa piaga, porterà le vesti strappate e il capo scoperto; si coprirà la barba, e andrà gridando: Impuro! impuro!46Sarà impuro tutto il tempo che avrà la piaga; è impuro; se ne starà solo; abiterà fuori del campo.47Quando apparirà una piaga di lebbra sopra una veste, sia veste di lana o veste di lino,48un tessuto o un lavoro a maglia, di lino o di lana, un oggetto di pelle o qualunque altra cosa fatta di pelle,49se la piaga sarà verdastra o rossastra sulla veste o sulla pelle, sul tessuto, o sulla maglia, o su qualunque cosa fatta di pelle, è piaga di lebbra, e sarà mostrata al sacerdote.50Il sacerdote esaminerà la piaga, e rinchiuderà sette giorni colui che ha la piaga.51Il settimo giorno esaminerà la piaga; e se la piaga si sarà allargata sulla veste o sul tessuto o sulla maglia o sulla pelle o sull’oggetto fatto di pelle per un uso qualunque, è una piaga di lebbra maligna; è cosa impura.52Egli brucerà quella veste o il tessuto o la maglia di lana o di lino o qualunque oggetto fatto di pelle, sul quale è la piaga; perché è lebbra maligna; saran bruciati col fuoco.53E se il sacerdote, esaminandola, vedrà che la piaga non s’è allargata sulla veste o sul tessuto o sulla maglia o sull’oggetto qualunque di pelle,54il sacerdote ordinerà che si lavi l’oggetto su cui è la piaga, e lo rinchiuderà altri sette giorni.55Il sacerdote esaminerà la piaga, dopo che sarà stata lavata; e se vedrà che la piaga non ha mutato colore, benché non si sia allargata, è un oggetto immondo; lo brucerai col fuoco; v’è corrosione, sia che la parte corrosa si trovi sul diritto o sul rovescio dell’oggetto.56E se il sacerdote, esaminandola, vede che la piaga, dopo essere stata lavata, è diventata pallida, la strapperà dalla veste o dalla pelle o dal tessuto o dalla maglia.57E se apparisce ancora sulla veste o sul tessuto o sulla maglia o sull’oggetto qualunque fatto di pelle, è una eruzione lebbrosa; brucerai col fuoco l’oggetto su cui e la piaga.58La veste o il tessuto o la maglia o qualunque oggetto fatto di pelle che avrai lavato e dal quale la piaga sarà scomparsa, si laverà una seconda volta, e sarà puro.59Questa è la legge relativa alla piaga di lebbra sopra una veste di lana o di lino, sul tessuto o sulla maglia o su qualunque oggetto fatto di pelle, per dichiararli puri o impuri".

Avete certamente notato qualcosa di strano nella nostra lettura. Il malato interamente coperto di lebbra doveva essere dichiarato puro (vers. 13). È possibile? Una sola macchia era bastata per constatare ch'egli era impuro, per escluderlo dal campo, ed ora, malato dalla testa ai piedi, egli può essere dichiarato netto! Si, per la grazia di Dio, ed è così del peccatore che si riconosce perduto. Accostiamo questo versetto al Salmo 32: «Io t'ho dichiarato il mio peccato, non ho coperta la mia iniquità, e tu hai perdonato l'iniquità del mio peccato.» — Per molto tempo il lebbroso aveva potuto coprire le parti ammalate. Ora non può nascondere più nulla. Ed è soltanto quando siamo obbligati di riconoscerci interamente contaminati, che Iddio può agire e dichiararci netti in virtù dell'opera di Cristo. Al contrario, ogni apparizione di carne viva rendeva di nuovo impuro, poiché essa è l'immagine dei vani sforzi della vecchia natura per migliorare l'uomo. Al capitolo 5 di Luca vedrete un «uomo pieno di lebbra» venire a Gesù (vers. 13). Egli è subito guarito, come lo è ogni peccatore che riconosce il suo misero stato e fa appello al suo amore.

Levitico 14:1-13
1L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo:2"Questa è la legge relativa al lebbroso per il giorno della sua purificazione. Egli sarà menato al sacerdote.3Il sacerdote uscirà dal campo, e l’esaminerà; e se vedrà che la piaga della lebbra è guarita nel lebbroso,4il sacerdote ordinerà che si prendano, per colui che dev’esser purificato, due uccelli vivi, puri, del legno di cedro, dello scarlatto e dell’issopo.5Il sacerdote ordinerà che si sgozzi uno degli uccelli in un vaso di terra su dell’acqua viva.6Poi prenderà l’uccello vivo, il legno di cedro, lo scarlatto e l’issopo, e l’immergerà, con l’uccello vivo, nel sangue dell’uccello sgozzato sopra l’acqua viva.7Ne aspergerà sette volte colui che dev’esser purificato dalla lebbra; lo dichiarerà puro, e lascerà andar libero per i campi l’uccello vivo.8Colui che si purifica si laverà le vesti, si raderà tutti i peli, si laverà nell’acqua, e sarà puro. Dopo questo potrà entrar nel campo, ma resterà sette giorni fuori della sua tenda.9Il settimo giorno si raderà tutti i peli, il capo, la barba, le ciglia: si raderà insomma tutti i peli, si laverà le vesti e si laverà il corpo nell’acqua, e sarà puro.10L’ottavo giorno prenderà due agnelli senza difetto, un’agnella d’un anno senza difetto, tre decimi d’un efa di fior di farina, una oblazione, intrisa con olio, e un log d’olio;11e il sacerdote che fa la purificazione, presenterà colui che si purifica e quelle cose davanti all’Eterno, all’ingresso della tenda di convegno.12Poi il sacerdote prenderà uno degli agnelli e l’offrirà come sacrifizio di riparazione, con il log d’olio, e li agiterà come offerta agitata davanti all’Eterno.13Poi scannerà l’agnello nel luogo dove si scannano i sacrifizi per il peccato e gli olocausti: vale a dire, nel luogo sacro; poiché il sacrifizio di riparazione appartiene al sacerdote, come quello per il peccato; è cosa santissima.

Certe macchie, certe malattie della pelle, potevano assomigliare ad un principio di lebbra: ulcera, scottatura, piaga, tigna o calvizie. Il malato era rinchiuso, poi esaminato dopo sette giorni per ben verificare se si trattasse o no d'una piaga di lebbra.

Non giudichiamo troppo presto! Iddio non lo fa, e ha molta pazienza, con noi come con gli altri, prima di stabilire la colpevolezza di qualcuno.

Notate che il malata non aveva da esprimere il suo giudizio. Era il sacerdote che vedeva, esaminava e infine dichiarava la natura della piaga. Non si teneva conto di ciò che l'uomo pensava a suo proprio riguardo. poteva non sentire nulla, credersi in perfetta salute, pur essendo gravemente ammalato. Quante persone ignorano di essere colpite dalla malattia del peccato. Ed è un male di cui ogni fanciullo ha già il germe in sè alla nascita. Iddio non tiene conto delle nostre opinioni a riguardo del peccato. Egli vede, esamina attentamente e dichiara che l'uomo è irrimediabilmente perduto. «Cessate di confidarvi nell'uomo...» dice Egli, «poiché qual caso se ne può fare?» (Isaia 2:22). Ma, condannando a morte l'uomo in Adamo, Iddio gli offre una vita nuova: quella dell'Uomo Cristo Gesù.

Levitico 14:14-32
14E il sacerdote prenderà del sangue del sacrifizio di riparazione e lo metterà sull’estremità dell’orecchio destro di colui che si purifica, sul pollice della sua man destra e sul dito grosso del suo piedi destro.15Poi il sacerdote prenderà dell’olio del log, e lo verserà nella palma della sua mano sinistra;16quindi il sacerdote intingerà il dito della sua destra nell’olio che avrà nella sinistra, e col dito farà sette volte aspersione di quell’olio davanti all’Eterno.17E del rimanente dell’olio che avrà in mano, il sacerdote ne metterà sull’estremità dell’orecchio destro di colui che si purifica, sul pollice della sua man destra e sul dito grosso del suo piede destro, oltre al sangue del sacrifizio di riparazione.18Il resto dell’olio che avrà in mano, il sacerdote lo metterà sul capo di colui che si purifica; e il sacerdote farà per lui l’espiazione davanti all’Eterno.19Poi il sacerdote offrirà il sacrifizio per il peccato, e farà l’espiazione per colui che si purifica della sua impurità; quindi, scannerà l’olocausto.20Il sacerdote offrirà l’olocausto e l’oblazione sull’altare; farà per quel tale l’espiazione, ed egli sarà puro.21Se colui è povero e non può procurarsi quel tanto, prenderà un solo agnello da offrire in sacrifizio di riparazione come offerta agitata, per fare l’espiazione per lui, e un solo decimo d’un efa di fior di farina intrisa con olio, come oblazione, e un log d’olio.22Prenderà pure due tortore o due giovani piccioni, secondo i suoi mezzi; uno sarà per il sacrifizio per il peccato, e l’altro per l’olocausto.23L’ottavo giorno porterà, per la sua purificazione, queste cose al sacerdote, all’ingresso della tenda di convegno, davanti all’Eterno.24E il sacerdote prenderà l’agnello del sacrifizio di riparazione e il log d’olio, e li agiterà come offerta agitata davanti all’Eterno.25Poi scannerà l’agnello del sacrifizio di riparazione. Il sacerdote prenderà del sangue del sacrifizio di riparazione, e lo metterà sull’estremità dell’orecchio destro di colui che si purifica, e sul pollice della sua man destra e sul dito grosso del suo piede destro.26Il sacerdote verserà di quell’olio sulla palma della sua mano sinistra.27E col dito della sua man destra il sacerdote farà aspersione dell’olio che avrà nella mano sinistra, sette volte davanti all’Eterno.28Poi il sacerdote metterà dell’olio che avrà in mano, sull’estremità dell’orecchio destro di colui che si purifica, sul pollice della sua man destra e sul dito grosso del suo piede destro, nel luogo dove ha messo del sangue del sacrifizio di riparazione.29Il resto dell’olio che avrà in mano, il sacerdote lo metterà sul capo di colui che si purifica, per fare espiazione per lui davanti all’Eterno.30Poi sacrificherà una delle tortore o uno dei due giovani piccioni, secondo che ha potuto procurarsi;31delle vittime che ha potuto procurarsi, una offrirà come sacrifizio per il peccato, e l’altra come olocausto, insieme con l’oblazione; e il sacerdote farà l’espiazione davanti all’Eterno per colui che si purifica.32Questa è la legge relativa a colui ch’è affetto da piaga di lebbra, e non ha mezzi da procurarsi ciò ch’è richiesto per la sua purificazione".

Era terribile la condizione del lebbroso in Israele: cacciato dal campo, senza speranza di ritornarvi mai più, separato da tutti i suoi, obbligato di gridare da lontano il suo misero stato: «Impuro, impuro!» Escluso dalla congregazione, egli è la figura di ciò che noi pure eravamo: «esclusi dalla cittadinanza d'Israele... non avendo speranza...» Ma ora, è aggiunto,... «siete stati avvicinati mediante il sangue di Cristo» (Efesini 2:12-13).

È l'opera della purificazione che potremo, Dio volendo, considerare domani.

Al tempo del Signore molti di quei poveri lebbrosi imploravano la pietà del Maestro, ed Egli, pieno di compassione, posava le sue mani su loro e li guariva senza essere contaminato da questo contatto. Il suo amore voleva, la sua potenza poteva renderli perfettamente netti. Vedete i dieci lebbrosi del cap. 17 di Luca e quello del cap. 8 di Matteo.

Il seguito della nostra lettura si tratta della lebbra in un vestito, figura del male che può infiltrarsi nelle nostre abitudini e nelle nostre circostanze. Con quale cura dobbiamo vegliare a ciò, bruciando, cioè rigettando tutto quel che non è puro nel nostro cammino di credenti.

Levitico 14:33-57
33L’Eterno parlò ancora a Mosè e ad Aaronne, dicendo:34"Quando sarete entrati nel paese di Canaan che io vi do come vostro possesso, se mando la piaga della lebbra in una casa del paese che sarà vostro possesso,35il padrone della casa andrà a dichiararlo al sacerdote, dicendo: Mi pare che in casa mia ci sia qualcosa di simile alla lebbra.36Allora il sacerdote ordinerà che si sgomberi la casa prima ch’egli v’entri per esaminare la piaga, affinché tutto quello che è nella casa non diventi impuro. Dopo questo, il sacerdote entrerà per esaminar la casa.37Ed esaminerà la piaga; e se vedrà che la piaga che è sui muri della casa consiste in fossette verdastre o rossastre che appaiano più profonde della superficie della parete,38il sacerdote uscirà dalla casa; e, giunto alla porta, farà chiudere la casa per sette giorni.39Il settimo giorno, il sacerdote vi tornerà; e se, esaminandola, vedrà che la piaga s’è allargata sulle pareti della casa,40il sacerdote ordinerà che se ne smurino le pietre sulle quali è la piaga, e che si gettino in luogo immondo, fuor di città.41Farà raschiare tutto l’interno della casa, e butteranno i calcinacci raschiati fuor di città, in luogo impuro.42Poi si prenderanno delle altre pietre e si metteranno al posto delle prime, e si prenderà dell’altra calcina per intonacare la casa.43E se la piaga torna ed erompe nella casa dopo averne smurate le pietre e dopo che la casa è stata raschiata e rintonacata,44il sacerdote entrerà ad esaminare la casa; e se vedrà che la piaga vi s’è allargata, nella casa c’è della lebbra maligna; la casa è impura.45Perciò si demolirà la casa; e se ne porteranno le pietre, il legname e i calcinacci fuori della città, in luogo impuro.46Inoltre, chiunque sarà entrato in quella casa durante tutto il tempo che è stata chiusa, sarà impuro fino alla sera.47Chi avrà dormito in quella casa, si laverà le vesti; e chi avrà mangiato in quella casa, si laverà le vesti.48E se il sacerdote che è entrato nella casa e l’ha esaminata vede che la piaga non s’è allargata nella casa dopo che la casa è stata rintonacata, il sacerdote dichiarerà la casa pura, perché la piaga è guarita.49Poi, per purificare la casa, prenderà due uccelli, del legno di cedro, dello scarlatto e dell’issopo;50sgozzerà uno degli uccelli in un vaso di terra su dell’acqua viva;51e prenderà il legno di cedro, l’issopo, lo scarlatto e l’uccello vivo, e l’immergerà nel sangue dell’uccello sgozzato e nell’acqua viva, e ne aspergerà sette volte la casa.52E purificherà la casa col sangue dell’uccello, dell’acqua viva, dell’uccello vivo, col legno di cedro, con l’issopo e con lo scarlatto;53ma lascerà andar libero l’uccello vivo, fuor di città, per i campi; e così farà l’espiazione per la casa ed essa sarà pura.54Questa è la legge relativa a ogni sorta di piaga di lebbra e alla tigna,55alla lebbra delle vesti e della casa,56ai tumori, alle pustole e alle macchie lucide,57per insegnare quando una cosa è impura e quando è pura. Questa è la legge relativa alla lebbra".

È giunto il giorno della purificazione del lebbroso. Lo si conduce al sacerdote. Notate la parte modesta dell'amico che conduce il malato a colui che gli annunzierà la guarigione. È prezioso essere adoperato da Dio a condurre dei peccatori al Signore Gesù. È un servizio che un giovane come voi può già compiere.

Ma se il sacerdote fosse rimasto nel Tabernacolo o nel campo, il lebbroso, che ne era fuori, non avrebbe mai potuto incontrarlo. Egli usciva dunque fuori del campo (vers. 3). Così, per incontrare il peccatore, Gesù ha lasciato la gloria. Noi non potevamo fare un passo verso Lui; allora, Egli ha fatto tutto il cammino per venire fino a noi.

Il figliuol prodigo non poteva entrare sudicio nella casa del padre. Questi gli uscì incontro e lo fece rivestire dell'abito più bello mentre era ancora fuori.

Seguono i particolari della purificazione. I due uccelli insieme ci parlano del meraviglioso rimedio di Dio al peccato di ogni uomo: La morte del Signore: il primo uccello era sgozzato; la sua risurrezione: il secondo uccello se ne volava via, segnato dal sangue ch'esso portava in cielo per porlo, in certo qual modo, sotto lo sguardo d'un Dio soddisfatto.

Levitico 16:1-14
1L’Eterno parlò a Mosè dopo la morte dei due figliuoli d’Aaronne, i quali morirono quando si presentarono davanti all’Eterno.2L’Eterno disse a Mosè: "Parla ad Aaronne, tuo fratello, e digli di non entrare in ogni tempo nel santuario, di là dal velo, davanti al propiziatorio che è sull’arca, onde non abbia a morire; poiché io apparirò nella nuvola sul propiziatorio.3Aaronne entrerà nel santuario in questo modo: prenderà un giovenco per un sacrifizio per il peccato, e un montone per un olocausto.4Si metterà la tunica sacra di lino, e porterà sulla carne le brache di lino; si cingerà della cintura di lino, e si porrà in capo la mitra di lino. Questi sono i paramenti sacri; egli l’indosserà dopo essersi lavato il corpo nell’acqua.5Dalla raunanza de’ figliuoli d’Israele prenderà due capri per un sacrifizio per il peccato, e un montone per un olocausto.6Aaronne offrirà il giovenco del sacrifizio per il peccato, che è per sé, e farà l’espiazione per sé e per la sua casa.7Poi prenderà i due capri, e li presenterà davanti all’Eterno all’ingresso della tenda di convegno.8E Aaronne trarrà le sorti per vedere qual de’ due debba essere dell’Eterno e quale di Azazel.9E Aaronne farà accostare il capro ch’è toccato in sorte all’Eterno, e l’offrirà come sacrifizio per il peccato;10ma il capro ch’è toccato in sorte ad Azazel sarà posto vivo davanti all’Eterno, perché serva a fare l’espiazione e per mandarlo poi ad Azazel nel deserto.11Aaronne offrirà dunque il giovenco del sacrifizio per il peccato per sé, e farà l’espiazione per sé e per la sua casa; e scannerà il giovenco del sacrifizio per il peccato per sé.12Poi prenderà un turibolo pieno di carboni accesi tolti di sopra all’altare davanti all’Eterno, e due manate piene di profumo fragrante polverizzato; e porterà ogni cosa di là dal velo.13Metterà il profumo sul fuoco davanti all’Eterno, affinché il nuvolo del profumo copra il propiziatorio che è sulla testimonianza, e non morrà.14Poi prenderà del sangue del giovenco, e ne aspergerà col dito il propiziatorio dal lato d’oriente, e farà sette volte l’aspersione del sangue col dito, davanti al propiziatorio.

Egli sarà puro, dichiara la Parola (vers. 8 e 20). Qui pure non si tratta dell'opinione dell'uomo guarito. Iddio dichiara puro, santo, il peccatore che è venuto a Cristo, e questo deve bastargli anche se non sente qualche cosa di particolare.

Con gli uccelli che ci parlano dell'opera di Dio per noi occorrevano due cose che ci parlassero dell'opera sua in noi. L'acqua, potenza purificatrice della Parola e il rasoio. Il lebbroso rasava tutti i suoi peli: capelli, barba, sopracciglia, tutto doveva essere tagliato. Tutto quel che parlava della forza dell'uomo era messo da parte. Questo lavoro dello Spirito che ci conduce a giudicare, a tagliare tutto ciò che la nostra vecchia natura può produrre si chiama l'affrancamento. Vi ricordate che nella consacrazione dei sacerdoti abbiamo già trovato l'applicazione del sangue all'orecchio, al pollice della mano e del piede. Qui occorreva fare altrettanto con l'olio. Ma inoltre il lebbroso era unto d'olio (vers. 18). Cosa straordinaria, egli solo in Israele, con i re e i sacerdoti, riceveva quest'unzione preziosa: figura dell'azione dello Spirito Santo nel cuore del riscattato (1 Giovanni 2:20).

Levitico 16:15-22
15Poi scannerà il capro del sacrifizio per il peccato, che è per il popolo, e ne porterà il sangue di là dal velo; e farà di questo sangue quello che ha fatto del sangue del giovenco: ne farà l’aspersione sul propiziatorio e davanti al propiziatorio.16Così farà l’espiazione per il santuario, a motivo delle impurità dei figliuoli d’Israele, delle loro trasgressioni e di tutti i loro peccati. Lo stesso farà per la tenda di convegno ch’è stabilita fra loro, in mezzo alle loro impurità.17E nella tenda di convegno, quand’egli entrerà nel santuario per farvi l’espiazione, non ci sarà alcuno, finch’egli non sia uscito e non abbia fatto l’espiazione per sé, per la sua casa e per tutta la raunanza d’Israele.18Egli uscirà verso l’altare ch’è davanti all’Eterno, e farà l’espiazione per esso; prenderà del sangue del giovenco e del sangue del capro, e lo metterà sui corni dell’altare tutto all’intorno.19E farà sette volte l’aspersione del sangue col dito, sopra l’altare, e così lo purificherà e lo santificherà a motivo delle impurità dei figliuoli d’Israele.20E quando avrà finito di fare l’espiazione per il santuario, per la tenda di convegno e per l’altare, farà accostare il capro vivo.21Aaronne poserà ambedue le mani sui capo del capro vivo, confesserà sopra esso tutte le iniquità dei figliuoli d’Israele, tutte le loro trasgressioni, tutti i loro peccati, e li metterà sulla testa del capro; poi, per mano di un uomo incaricato di questo, lo manderà via nel deserto.22E quel capro porterà su di sé tutte le loro iniquità in terra solitaria, e sarà lasciato andare nel deserto.

La lebbra nella casa è l'immagine del peccato in una assemblea, o anche nella «Chiesa professante», cioè in tutta la cristianità. Osservando da vicino l'assemblea d'Efeso al cap. 2 dell'Apocalisse, vi discerniamo, o piuttosto il Signore, il Sommo Sacerdote i cui occhi sono come fiamma di fuoco, vi discerne una piccola macchia dubbiosa: l'abbandono del primo amore. Tutto il resto sembra buono: opere, lavoro, pazienza, ma notate che cosa diventa questo piccolo inizio: una vera lebbra a Pergamo, ove certe pietre della casa, cioè certi credenti, sono intaccate dalla dottrina di Balaam, altre da quella dei Nicolaiti. Poi, dopo tutto lo sviluppo del male a Tiatiri e a Sardi, alla fine della storia della Chiesa responsabile, il Signore dovrà dichiarare definitivamente a Laodicea: «Io ti vomiterò dalla mia bocca» (cap. 3:16). La «grande casa» della cristianità responsabile sarà rigettata, demolita.

Il cap. 15 continua il soggetto della contaminazione. In contrasto coi Farisei ipocriti che nettavano il difuori della coppa e del piatto, Gesù spiega ai suoi discepoli che quel che contamina l'uomo è tutto ciò che esce dal suo cuore, questa sorgente avvelenata (Marco 7:20).

Levitico 16:23-34
23Poi Aaronne entrerà nella tenda di convegno, si spoglierà delle vesti di lino che aveva indossate per entrar nel santuario, e le deporrà quivi.24Si laverà il corpo nell’acqua in un luogo santo, si metterà i suoi paramenti, e uscirà ad offrire il suo olocausto e l’olocausto del popolo, e farà l’espiazione per sé e per il popolo.25E farà fumare sull’altare il grasso del sacrifizio per il peccato.26Colui che avrà lasciato andare il capro destinato ad Azazel si laverà le vesti, laverà il suo corpo nell’acqua, e dopo questo rientrerà nel campo.27E si porterà fuori del campo il giovenco del sacrifizio per il peccato e il capro del sacrifizio per il peccato, il cui sangue sarà stato portato nel santuario per farvi l’espiazione; e se ne bruceranno nel fuoco le pelli, la carne e gli escrementi.28Poi colui che li avrà bruciati si laverà le vesti e laverà il suo corpo nell’acqua; dopo questo, rientrerà nel campo.29Questa sarà per voi una legge perpetua: nel settimo mese, il decimo giorno del mese, umilierete le anime vostre, non farete lavoro di sorta, né colui ch’è nativo del paese, né il forestiero che soggiorna fra voi.30Poiché in quel giorno si farà l’espiazione per voi, affin di purificarvi; voi sarete purificati da tutti i vostri peccati, davanti all’Eterno.31E’ per voi un sabato di riposo solenne, e voi umilierete le anime vostre; è una legge perpetua.32E il sacerdote che ha ricevuto l’unzione ed è stato consacrato per esercitare il sacerdozio al posto di suo padre, farà l’espiazione; si vestirà delle vesti di lino, de’ paramenti sacri.33E farà l’espiazione per il santuario sacro; farà l’espiazione per la tenda di convegno e per l’altare; farà l’espiazione per i sacerdoti e per tutto il popolo della raunanza.34Questa sarà per voi una legge perpetua, per fare una volta all’anno, per i figliuoli d’Israele, l’espiazione di tutti i loro peccati". E si fece come l’Eterno aveva ordinato a Mosè.

Il sacerdote è posto nuovamente davanti a noi per una occasione speciale, quella del gran giorno delle propiziazioni (cap. 23:27).È a questa scena che il capitolo 9 degli Ebrei fa allusione (vers. 7:25). Una volta all'anno, dopo aver presentato un sacrificio per se stesso, il sommo sacerdote offriva una vittima per tutti i peccati del popolo commessi durante l'anno. Poi portava il sangue di questo sacrificio dentro alla cortina, sul propiziatorio. Comprendiamo ora a che cosa serviva questo propiziatorio e perché si chiama così. Il sangue che fa propiziazione per l'anima (cap. 17:11) vi era portato. Esso rendeva l'Eterno propizio, favorevole, al suo popolo. Non è a dire che quel sangue d'un becco avesse il potere di cancellare uno solo dei peccati che tutto quel popolo aveva potuto commettere durante un anno. Ma esso parlava a Dio in anticipo del sangue prezioso del suo Agnello, quel sangue che avrebbe avuto intera efficacia per soddisfare la giustizia divina a riguardo dei peccati del mondo intero, se il mondo intero avesse creduto.

Il buon profumo dell'incenso accompagnava Aaronne dentro alla cortina, e così Cristo è entrato nel Luogo Santo avendo con sè per Iddio il profumo di tutte le sue glorie eccellenti.

Levitico 17:1-16
1L’Eterno parlò ancora a Mosè dicendo:2"Parla ad Aaronne, ai suoi figliuoli e a tutti i figliuoli d’Israele e di’ loro: Questo è quello che l’Eterno ha ordinato, dicendo:3Se un uomo qualunque della casa d’Israele scanna un bue o un agnello o una capra entro il campo, o fuori del campo,4e non lo mena all’ingresso della tenda di convegno per presentarlo come offerta all’Eterno davanti al tabernacolo dell’Eterno, sarà considerato come colpevole di delitto di sangue; ha sparso del sangue, e cotest’uomo sarà sterminato di fra il suo popolo,5affinché i figliuoli d’Israele, invece d’immolare, come fanno, i loro sacrifizi nei campi, li rechino all’Eterno presentandoli al sacerdote, all’ingresso della tenda di convegno, e li offrano all’Eterno come sacrifizi di azioni di grazie.6Il sacerdote ne spanderà il sangue sull’altare dell’Eterno, all’ingresso della tenda di convegno, e farà fumare il grasso come un profumo soave all’Eterno.7Ed essi non offriranno più i loro sacrifizi ai demoni, ai quali sogliono prostituirsi. Questa sarà per loro una legge perpetua, di generazione in generazione.8Di’ loro ancora: Se un uomo qualunque della casa d’Israele o degli stranieri che soggiornano fra loro offrirà un olocausto o un sacrifizio,9e non lo porterà all’ingresso della tenda di convegno per immolarlo all’Eterno, cotest’uomo sarà sterminato di fra il suo popolo.10Se un uomo qualunque della casa d’Israele o degli stranieri che soggiornano fra loro mangia di qualsivoglia specie di sangue, io volgerò la mia faccia contro la persona che avrà mangiato del sangue, e la sterminerò di fra il suo popolo.11Poiché la vita della carne è nel sangue. Per questo vi ho ordinato di porlo sull’altare per far l’espiazione per le vostre persone; perché il sangue è quello che fa l’espiazione, mediante la vita.12Perciò ho detto ai figliuoli d’Israele: Nessuno tra voi mangerà del sangue; neppure lo straniero che soggiorna fra voi mangerà del sangue.13E se uno qualunque de’ figliuoli d’Israele o degli stranieri che soggiornano fra loro prende alla caccia un quadrupede o un uccello che si può mangiare, ne spargerà il sangue e lo coprirà di polvere;14perché la vita d’ogni carne è il sangue; nel sangue suo sta la vita; perciò ho detto ai figliuoli d’Israele: Non mangerete sangue d’alcuna specie di carne, poiché il sangue è la vita d’ogni carne; chiunque ne mangerà sarà sterminato.15E qualunque persona, sia essa nativa del paese o straniera, che mangerà carne di bestia morta da sé o sbranata, si laverà le vesti, laverà sé stesso nell’acqua, e sarà impuro fino alla sera; poi sarà puro.16Ma se non si lava le vesti e se non lava il suo corpo, porterà la pena della sua iniquità".

Rappresentiamoci la scena: Il sacerdote penetrava nell'interno della cortina, circondato da una nuvola d'incenso, mentre il popolo aspettava difuori nel timore. L'Eterno accetterebbe il sacrificio? Se qualcosa non fosse stata in regola, Aaronne non sarebbe egli perito come i suoi due figli maggiori? Che sollievo, che liberazione al momento in cui egli, compiuto il suo servizio, usciva fuori! Profeticamente ciò si realizzerà quando, venendo in gloria per Israele, Cristo «apparirà una seconda volta... a salvezza a quelli che l'aspettano». Rimaneva da occuparsi del becco vivo. Il primo, quello la cui sorte era scaduta per l'Eterno (vers. 9) era stato sacrificato e toglieva il peccato dal cospetto di Dio. Il secondo, il becco «per azazel» toglieva il peccato di sopra la coscienza del popolo. Perciò tutti i peccati erano confessati sul suo capo ed egli li portava lontano per sempre in una terra inabitata (nel deserto).

Noi pensiamo a quei versetti: «Quanto è lontano il levante dal ponente, tanto ha Egli allontanato da noi le nostre trasgressioni» (Salmo 103:12), e: «Io non mi ricorderò più dei loro peccati né delle loro iniquità» (Ebrei 8:12, citato da Geremia 31:34).

Levitico 18:1-5; Levitico 19:1-19
1L’Eterno parlò ancora a Mosè dicendo: "Parla ai figliuoli d’Israele, e di’ loro:2Io sono l’Eterno, l’Iddio vostro.3Non farete quel che si fa nel paese d’Egitto dove avete abitato, e non farete quel che si fa nel paese di Canaan dove io vi conduco, e non seguirete i loro costumi.4Metterete in pratica le mie prescrizioni e osserverete le mie leggi, per conformarvi ad esse. Io sono l’Eterno, l’Iddio vostro.5Osserverete le mie leggi e le mie prescrizioni, mediante le quali chiunque le metterà in pratica, vivrà. Io sono l’Eterno.
1L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo:2"Parla a tutta la raunanza de’ figliuoli d’Israele, e di’ loro: Siate santi, perché io, l’Eterno, l’Iddio vostro, son santo.3Rispetti ciascuno sua madre e suo padre, e osservate i miei sabati. Io sono l’Eterno, l’Iddio vostro.4Non vi rivolgete agl’idoli, e non vi fate degli dèi di getto. Io sono l’Eterno, l’Iddio vostro.5E quando offrirete un sacrifizio di azioni di grazie all’Eterno, l’offrirete in modo da esser graditi.6Lo si mangerà il giorno stesso che l’avrete immolato, e il giorno seguente; e se ne rimarrà qualcosa fino al terzo giorno, lo brucerete col fuoco.7Se se ne mangerà il terzo giorno, sarà cosa abominevole; il sacrifizio non sarà gradito.8E chiunque ne mangerà porterà la pena della sua iniquità, perché avrà profanato ciò ch’è sacro all’Eterno; e quel tale sarà sterminato di fra il suo popolo.9Quando mieterete la raccolta della vostra terra, non mieterai fino all’ultimo canto il tuo campo, e non raccoglierai ciò che resta da spigolare della tua raccolta;10e nella tua vigna non coglierai i raspoli, né raccoglierai i granelli caduti; li lascerai per il povero e per il forestiere. Io sono l’Eterno, l’Iddio vostro.11Non ruberete, e non userete inganno né menzogna gli uni a danno degli altri.12Non giurerete il falso, usando il mio nome; ché profaneresti il nome del tuo Dio. Io sono l’Eterno.13Non opprimerai il tuo prossimo, e non gli rapirai ciò ch’è suo; il salario dell’operaio al tuo servizio non ti resti in mano la notte fino al mattino.14Non maledirai il sordo, e non porrai inciampo davanti al cieco, ma temerai il tuo Dio. Io sono l’Eterno.15Non commetterete iniquità, nel giudicare; non avrai riguardo alla persona del povero, né tributerai speciale onore alla persona del potente; ma giudicherai il tuo prossimo con giustizia.16Non andrai qua e là facendo il diffamatore fra il tuo popolo, né ti presenterai ad attestare il falso a danno della vita del tuo prossimo. Io sono l’Eterno.17Non odierai il tuo fratello in cuor tuo; riprendi pure il tuo prossimo, ma non ti caricare d’un peccato a cagion di lui.18Non ti vendicherai, e non serberai rancore contro i figliuoli del tuo popolo, ma amerai il prossimo tuo come te stesso. Io sono l’Eterno. Osserverete le mie leggi.19Non accoppierai bestie di specie differenti; non seminerai il tuo campo con due sorta di seme, né porterai veste tessuta di due diverse materie.

Vedete com'era grande e delicato per il sacerdote ed i suoi aiutanti il lavoro necessario per togliere i peccati! E tutto questo servizio non era valevole che per un anno. Perché? Perché la sorgente dei peccati, cioè il cuore degli uomini, non era purificata, e questo cuore malvagio avrebbe prodotto ancora delle cattive azioni durante tutto il nuovo anno. Sempre e sempre, d'anno in anno, bisognava rinnovare quei sacrifici; i sacerdoti si succedevano di padre in figlio, «perché per la morte erano impediti di durare» (Ebrei 7:23-25).

Quanto più grande è l'opera di Cristo in tutta la sua realtà, in tutta la sua estensione, la quale esigeva il suo proprio sacrificio! Per togliere il peccato del mondo, per annullare tutte le sue conseguenze, ma anche per arrivare alla sorgente, cioè al cuore dell'uomo e purificarlo, Gesù è stato assolutamente solo. Nessuno poteva averne la minima parte. Che cosa faceva il popolo durante questo gran lavoro del sacerdote? Non faceva nulla. Non poteva e non doveva far nulla, se non affliggere l'anima sua. Un'opera era fatta per lui sulla quale egli si riposava. Ebbene, è anche tutto quel che voi dovete fare, caro giovane amico: riposarvi sull'opera sufficiente e perfetta del Signore Gesù.

Levitico 19:26-37; Levitico 20:22-27
26Non mangerete nulla che contenga sangue. Non praticherete alcuna sorta di divinazione o di magia.27Non vi taglierete in tondo i capelli ai lati dei capo, né toglierai i canti alla tua barba.28Non vi farete incisioni nella carne per un morto, né vi stamperete segni addosso. Io sono l’Eterno.29Non profanare la tua figliuola, prostituendola, affinché il paese non si dia alla prostituzione e non si riempia di scelleratezze.30Osserverete i miei sabati, e porterete rispetto ai mio santuario. Io sono l’Eterno.31Non vi rivolgete agli spiriti, né agl’indovini; non li consultate, per non contaminarvi per mezzo loro. Io sono l’Eterno, l’Iddio vostro.32Alzati dinanzi al capo canuto, onora la persona del vecchio, e temi il tuo Dio. Io sono l’Eterno.33Quando qualche forestiero soggiornerà con voi nel vostro paese, non gli farete torto.34Il forestiero che soggiorna fra voi, lo tratterete come colui ch’è nato fra voi; tu l’amerai come te stesso; poiché anche voi foste forestieri nel paese d’Egitto. Io sono l’Eterno, l’Iddio vostro.35Non commetterete ingiustizie nei giudizi, né con le misure di lunghezza, né coi pesi, né con le misure di capacità.36Avrete stadere giuste, pesi giusti, efa giusto, hin giusto. Io sono l’Eterno, l’Iddio vostro, che v’ho tratto dal paese d’Egitto.37Osserverete dunque tutte le mie leggi e tutte le mie prescrizioni, e le metterete in pratica. Io sono l’Eterno".
22Osserverete dunque tutte le mie leggi e le mie prescrizioni, e le metterete in pratica, affinché il paese dove io vi conduco per abitarvi non vi vomiti fuori.23E non adotterete i costumi delle nazioni che io sto per cacciare d’innanzi a voi; esse hanno fatto tutte quelle cose, e perciò le ho avute in abominio;24e vi ho detto: Sarete voi quelli che possederete il loro paese; ve lo darò come vostra proprietà; è un paese ove scorre il latte e il miele. Io sono l’Eterno, l’Iddio vostro, che vi ho separato dagli altri popoli.25Farete dunque distinzione fra gli animali puri e quelli impuri, fra gli uccelli impuri e quelli puri, e non renderete le vostre persone abominevoli, mangiando animali, uccelli, o cosa alcuna strisciante sulla terra, e che io v’ho fatto distinguere come impuri.26E mi sarete santi, poiché io, l’Eterno, son santo, e v’ho separati dagli altri popoli perché foste miei.27Se un uomo o una donna ha uno spirito o indovina, dovranno esser messi a morte; saranno lapidati; il loro sangue ricadrà su loro".

Iddio si riserva la proprietà del sangue. Dopo il cap. 16 ne comprendiamo il perché. Sotto il suo sguardo nel Luogo Santissimo, vi era ora, rinnovato ogni anno, il sangue dei sacrifici offerti. E questo sangue, indispensabile al mantenimento delle relazioni del popolo, parlava costantemente al cuore di Dio dell'opera del suo diletto Figliuolo.

Parecchi passi ci dicono le virtù del sangue di Cristo: Esso fa «propiziazione» per l'anima (vers. 11). Purifica da ogni peccato (1 Giov. 1:7). Il più piccolo fallo commesso dev'essere cancellato da questo sangue e non può esserlo che in questo modo. Per mezzo suo siamo anche stati comprati a Dio d'ogni nazione (Apoc. 5:9), prezzo magnifico; riscattati (1 Pietro 1:18), prezioso riscatto; lavati (Apoc. 1:5), giustificati (Rom. 5:9); riconciliati (Colos. 1:20), santificati (Ebrei 13:12), avvicinati (Efesini 2:13...).

Prezioso sangue di Gesù! Il suo valore, la sua «efficacia» è una verità benedetta che sembra difficile da accettare per quelli che non vi entrano per mezzo della semplice fede, ma che per i suoi diletti riscattati, è un motivo eterno di lode e adorazione. «A Colui che ci ama e ci ha lavati dai nostri peccati nel Suo sangue...» (Apoc. 1:5).

Levitico 21:1-24
1L’Eterno disse ancora a Mosè: "Parla ai sacerdoti, figliuoli d’Aaronne, e di’ loro: Un sacerdote non si esporrà a divenire impuro in mezzo al suo popolo per il contatto con un morto,2a meno che si tratti d’uno de’ suoi parenti più stretti: di sua madre, di suo padre, del suo figliuolo, della sua figliuola,3del suo fratello e della sua sorella ancora vergine che vive con lui, non essendo ancora maritata; per questa può esporsi alla impurità.4Capo com’è in mezzo al suo popolo, non si contaminerà, profanando se stesso.5I sacerdoti non si faranno tonsure sul capo, non si raderanno i canti della barba, e non si faranno incisioni nella carne.6Saranno santi al loro Dio e non profaneranno il nome del loro Dio, poiché offrono all’Eterno i sacrifizi fatti mediante il fuoco, il pane del loro Dio; perciò saran santi.7Non prenderanno una prostituta, né una donna disonorata; non prenderanno una donna ripudiata dal suo marito, perché sono santi al loro Dio.8Tu considererai dunque il sacerdote come santo, perch’egli offre il pane del tuo Dio: ei ti sarà santo, perché io, l’Eterno che vi santifico, son santo.9Se la figliuola di un sacerdote si disonora prostituendosi, ella disonora suo padre; sarà arsa col fuoco.10Il sommo sacerdote che sta al disopra de’ suoi fratelli, sul capo del quale è stato sparso l’olio dell’unzione e che è stato consacrato per rivestire i paramenti sacri, non si scoprirà il capo e non si straccerà le vesti.11Non si avvicinerà ad alcun cadavere; non si renderà impuro neppure per suo padre e per sua madre.12Non uscirà dal santuario, e non profanerà il santuario del suo Dio, perché l’olio dell’unzione del suo Dio e su lui come un diadema. Io sono l’Eterno.13Sposerà una vergine.14Non sposerà né una vedova, né una divorziata, né una disonorata, né una meretrice; ma prenderà per moglie una vergine del suo popolo.15Non disonorerà la sua progenie in mezzo al suo popolo; poiché io sono l’Eterno che lo santifico".16L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo:17"Parla ad Aaronne e digli: Nelle generazioni a venire nessun uomo della tua stirpe che abbia qualche deformità s’accosterà per offrire il pane del suo Dio;18perché nessun uomo che abbia qualche deformità potrà accostarsi: né il cieco, né lo zoppo, né colui che ha una deformità per difetto o per eccesso,19o una frattura al piede o alla mano,20né il gobbo, né il nano, né colui che ha una macchia nell’occhio, o ha la rogna o un erpete o i testicoli infranti.21Nessun uomo della stirpe del sacerdote Aaronne, che abbia qualche deformità, si accosterà per offrire i sacrifizi fatti mediante il fuoco all’Eterno. Ha un difetto: non s’accosti quindi per offrire il pane del suo Dio.22Egli potrà mangiare del pane del suo Dio, delle cose santissime e delle cose sante;23ma non si avvicinerà al velo, e non s’accosterà all’altare, perché ha una deformità. Non profanerà i miei luoghi santi, perché io sono l’Eterno che li santifico".24Così parlò Mosè ad Aaronne, ai figliuoli di lui e a tutti i figliuoli d’Israele.

Israele doveva essere il popolo santo d'un Dio santo (vers. 2). Ma, a più forte ragione, quelli della famiglia di Dio devono riprodurre il carattere di santità del Padre Santo di cui sono i figliuoli. Per questo l'apostolo Pietro cita questo versetto aggiungendovi: «Come Colui che vi ha chiamati è santo, anche voi siate santi» (1 Pietro 1:15-16). Non è più «poiché io sono santo», ma è «come». Che misura ci è data! — «Rispetti ciascuno sua madre e suo padre», dice il versetto 3. Dopo Dio dobbiamo rispetto ed obbedienza ai nostri genitori. Nella Parola, il vocabolo temere non vuoi dire in generale aver paura, ma rispettare, onorare.

I versetti 9-18 trattano delle relazioni dei figliuoli d'Israele, gli uni con gli altri, e sono delle esortazioni alla misericordia (vers. 10) all'onestà, alla verità (vers. 11:12), alla giustizia (vers. 13-15) alla benevolenza e all'amore (vers. 16-18). Esse sono riassunte dalla fine ben conosciuta del vers. 18, citato e perfettamente illustrato dal Signore Gesù, Lui il vero «buon Samaritano» della parabola (vedere Luca 10:28-37).

Levitico 22:17-33
17L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo:18"Parla ad Aaronne, ai suoi figliuoli, a tutti i figliuoli d’Israele, e di’ loro: Chiunque sia della casa d’Israele o de’ forestieri in Israele che presenti in olocausto all’Eterno un’offerta per qualche voto o per qualche dono volontario, per essere gradito,19dovrà offrire un maschio, senza difetto, di fra i buoi, di fra le pecore o di fra le capre.20Non offrirete nulla che abbia qualche difetto, perché non sarebbe gradito.21Quand’uno offrirà all’Eterno un sacrifizio di azioni di grazie, di buoi o di pecore, sia per sciogliere un voto, sia come offerta volontaria, la vittima, perché sia gradita, dovrà esser perfetta: non dovrà aver difetti.22Non offrirete all’Eterno una vittima che sia cieca, o storpia, o mutilata, o che ubbia delle ulceri, o la rogna, o la scabbia; e non ne farete sull’altare un sacrifizio mediante il fuoco all’Eterno.23Potrai presentare come offerta volontaria un bue o una pecora che abbia un membro troppo lungo o troppo corto; ma, come offerta per qualche voto, non sarebbe gradito.24Non offrirete all’Eterno un animale che abbia i testicoli ammaccati o schiacciati o strappati o tagliati; e di queste operazioni non ne farete nel vostro paese.25Non accetterete dallo straniero alcuna di queste vittime per offrirla come pane del vostro Dio; siccome sono mutilate, difettose, non sarebbero gradite per il vostro bene".26L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo:27"Quando sarà nato un vitello, o un agnello, o un capretto, starà sette giorni sotto la madre; dall’ottavo giorno in poi, sarà gradito come sacrifizio fatto mediante il fuoco all’Eterno.28Sia vacca, sia pecora, non la scannerete lo stesso giorno col suo parto.29Quando offrirete all’Eterno un sacrifizio di azioni di grazie, l’offrirete in modo da esser graditi.30La vittima sarà mangiata il giorno stesso; non ne lascerete nulla fino ai mattino. Io sono l’Eterno.31Osserverete dunque i miei comandamenti, e li metterete in pratica. Io sono l’Eterno.32Non profanerete il mio santo nome, ond’io sia santificato in mezzo ai figliuoli d’Israele. Io sono l’Eterno che vi santifico,33che vi ho tratto dal paese d’Egitto per esser vostro Dio. Io sono l’Eterno".

Ecco ancora altri ordinamenti. Hanno per issopo quella santità pratica che Iddio desidera vedere in quelli che Gli appartengono. Se un membro della nostra famiglia si comporta male, ne siamo ben più vergognosi che se si trattasse d'un estraneo. Il disonore ricade anche su noi. Iddio si è scelto questo popolo, di modo che la sua condotta ha ora delle conseguenze per la sua propria gloria. Per questo motivo quasi ogni comandamento di questo capitolo termina con le parole: «Io sono l'Eterno, il vostro Dio». Pensiamo a ciò, noi che portiamo il nome di cristiani, il nome di Cristo. La nostra condotta onora o disonora questo Nome? — Il rispetto dovuto ai vecchi è una cosa che si perde nel mondo moderno. «Alzarsi dinanzi al capo canuto» (vers. 32) — e anche per lasciar loro il nostro posto a sedere — salutarli con riguardo, ascoltarli, servirli prima di servir noi stessi, ecco dei modi di fare che un giovane credente non dovrebbe dimenticare, e per i quali, giustamente, può onorare non solo «la persona del vecchio», ma bensì quella del Signore Gesù.

Levitico 23:1-14
1L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo:2"Parla ai figliuoli d’Israele e di’ loro: Ecco le solennità dell’Eterno, che voi bandirete come sante convocazioni. Le mie solennità son queste.3Durante sei giorni si attenderà al lavoro; ma il settimo giorno è sabato, giorno di completo riposo e di santa convocazione. Non farete in esso lavoro alcuno; è un riposo consacrato all’Eterno in tutti i luoghi dove abiterete.4Queste sono le solennità dell’Eterno, le sante convocazioni che bandirete ai tempi stabiliti.5Il primo mese, il quattordicesimo giorno del mese, sull’imbrunire, sarà la Pasqua dell’Eterno;6e il quindicesimo giorno dello stesso mese sarà la festa dei pani azzimi in onore dell’Eterno; per sette giorni mangerete pane senza lievito.7Il primo giorno avrete una santa convocazione; non farete in esso alcuna opera servile;8e per sette giorni offrirete all’Eterno de’ sacrifizi mediante il fuoco. Il settimo giorno si avrà una santa convocazione, non farete alcuna opera servile".9L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo:10"Parla ai figliuoli d’Israele, di’ loro: Quando sarete entrati nel paese che io vi do e ne mieterete la raccolta, porterete al sacerdote una mannella, come primizia della vostra raccolta;11e il sacerdote agiterà la mannella davanti all’Eterno, perché sia gradita per il vostro bene; il sacerdote l’agiterà il giorno dopo il sabato.12E il giorno che agiterete la mannella, offrirete un agnello di un anno, che sia senza difetto, come olocausto all’Eterno.13L’oblazione che l’accompagna sarà di due decimi di un efa di fior di farina intrisa con olio, come sacrifizio mediante il fuoco, di soave odore all’Eterno; la libazione sarà d’un quarto di un hin di vino.14Non mangerete pane, né grano arrostito, né spighe fresche, fino a quel giorno, fino a che abbiate portata l’offerta al vostro Dio. E’ una legge perpetua, di generazione in generazione, in tutti i luoghi dove abiterete.

In questi versetti che concernono le offerte, quanto è triste che Dio sia obbligato di precisare: Voi non mi offrirete bestie malate o che abbiano un difetto. Purtroppo, nonostante queste istruzioni che non avrebbero dovuto essere necessarie, Malachia ci informa che il popolo d'Israele recava tali offerte all'Eterno (Malachia 1:8, 12-14). Fare così era una doppia iniquità: anzitutto era sprezzare l'Eterno; ciò che non si sarebbe osato offrire al governatore (Mal. 1:8), ciò che non si poteva vendere, lo si trovava abbastanza buono per Dio. In seguito, perché tutti quei sacrifici, che parlavano di Cristo, vittima perfetta dovevano essere senza difetto. E noi, che cosa riserbiamo a Dio del nostro tempo, delle nostre forze, della nostra intelligenza, del nostro denaro? La parte migliore, o soltanto ciò di cui non sappiamo che fare? — I sacrifici per il peccato erano necessari, obbligatori. Ma qui si tratta di offerte di azioni di grazie, «volontarie», facoltative.

Da parte nostra neppure, nulla è forzato. Iddio non esige nulla. Ma più l'amore di Gesù avrà del pregio per i nostri cuori, più anche saremo esigenti a riguardo di quel che gli diamo in cambio.

Levitico 23:15-22
15Dall’indomani del sabato, dal giorno che avrete portato la mannella dell’offerta agitata, conterete sette settimane intere.16Conterete cinquanta giorni fino all’indomani del settimo sabato, e offrirete all’Eterno una nuova oblazione.17Porterete dai luoghi dove abiterete due pani per un’offerta agitata, i quali saranno di due decimi di un efa di fior di farina e cotti con del lievito; sono le primizie offerte all’Eterno.18E con que’ pani offrirete sette agnelli dell’anno, senza difetto, un giovenco e due montoni, che saranno un olocausto all’Eterno assieme alla loro oblazione e alle loro libazioni; sarà un sacrifizio di soave odore fatto mediante il fuoco all’Eterno.19E offrirete un capro come sacrifizio per il peccato, e due agnelli dell’anno come sacrifizio di azioni di grazie.20Il sacerdote agiterà gli agnelli col pane delle primizie, come offerta agitata davanti all’Eterno; e tanto i pani quanto i due agnelli consacrati all’Eterno apparterranno al sacerdote.21In quel medesimo giorno bandirete la festa, e avrete una santa convocazione. Non farete alcun’opera servile. E’ una legge perpetua, di generazione in generazione, in tutti i luoghi dove abiterete.22Quando mieterete la raccolta della vostra terra, non mieterai fino all’ultimo canto il tuo campo, e non raccoglierai ciò che resta da spigolare della tua raccolta; lo lascerai per il povero e per il forestiero. Io sono l’Eterno, l’Iddio vostro".

Questo capitolo ci darà il calendario delle «feste solenni» dell'Eterno, cioè delle feste che si bandivano ogni anno. Erano sette, senza contare il sabato, giorno di riposo settimanale, che viene in primo luogo. Queste feste, nella loro successione, svolgono dinanzi agli occhi la storia d'Israele dalla croce, i consigli di Dio concernenti questo popolo, i suoi consigli verso la Chiesa (benché in modo velato), infine i suoi consigli riguardo al suo Figliuolo. Tutto cominciava con la Pasqua. Il punto di partenza delle benedizioni d'Israele, della Chiesa, come anche la felicità di ogni uomo, è la croce. Subito dopo la pasqua, la festa dei Pani azzimi ci parla di Colui che non ha conosciuto il peccato, e il cui cammino in santa separazione dal male è il modello di cui si nutre il riscattato e tutta la Chiesa.

Viene in seguito la festa delle primizie. Quel primo covone agitato è ancora Lui, Cristo nella sua risurrezione trionfante, Primogenito d'infra i morti, presentato a Dio secondo i diversi lati delle sue glorie, «onde noi siamo graditi» (vers. 11).

Levitico 23:23-44
23L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo:24"Parla ai figliuoli d’Israele, di’ loro: Il settimo mese, il primo giorno del mese avrete un riposo solenne, una commemorazione fatta a suon di tromba, una santa convocazione.25Non farete alcun’opera servile, e offrirete all’Eterno dei sacrifizi mediante il fuoco".26L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo:27"Il decimo giorno di questo settimo mese sarà il giorno delle espiazioni; avrete una santa convocazione, umilierete le anime vostre e offrirete all’Eterno de’ sacrifizi mediante il fuoco.28In quel giorno non farete alcun lavoro; poiché è un giorno d’espiazione, destinato a fare espiazione per voi davanti all’Eterno, ché l’Iddio vostro.29Poiché, ogni persona che non si umilierà in quel giorno, sarà sterminata di fra il suo popolo.30E ogni persona che farà in quel giorno qualsivoglia lavoro, io la distruggerò di fra il suo popolo.31Non farete alcun lavoro. E’ una legge perpetua, di generazione in generazione, in tutti i luoghi dove abiterete.32Sarà per voi un sabato di completo riposo, e umilierete le anime vostre; il nono giorno del mese, dalla sera alla sera seguente, celebrerete il vostro sabato".33L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo:34"Parla ai figliuoli d’Israele, e di’ loro: Il quindicesimo giorno di questo settimo mese sarà la festa delle Capanne, durante sette giorni, in onore dell’Eterno.35Il primo giorno vi sarà una santa convocazione; non farete alcuna opera servile.36Per sette giorni offrirete all’Eterno dei sacrifizi mediante il fuoco. L’ottavo giorno avrete una santa convocazione, e offrirete all’Eterno dei sacrifizi mediante il fuoco. E’ giorno di solenne raunanza; non farete alcuna opera servile.37Queste sono le solennità dell’Eterno che voi bandirete come sante convocazioni, perché si offrano all’Eterno sacrifizi mediante il fuoco, olocausti e oblazioni, vittime e libazioni, ogni cosa al giorno stabilito,38oltre i sabati dell’Eterno, oltre i vostri doni, oltre tutti i vostri voti e tutte le offerte volontarie che presenterete all’Eterno.39Or il quindicesimo giorno del settimo mese, quando avrete raccolto i frutti della terra, celebrerete una festa all’Eterno, durante sette giorni; il primo giorno sarà di completo riposo; e l’ottavo, di completo riposo.40Il primo giorno prenderete del frutto di alberi d’ornamento: rami di palma, rami dalla verzura folta e salci de’ torrenti, e vi rallegrerete dinanzi all’Eterno, ch’è l’Iddio vostro, durante sette giorni.41Celebrerete questa festa in onore dell’Eterno per sette giorni, ogni anno. E’ una legge perpetua, di generazione in generazione. La celebrerete il settimo mese.42Dimorerete in capanne durante sette giorni; tutti quelli che saranno nativi d’Israele dimoreranno in capanne,43affinché i vostri discendenti sappiano che io feci dimorare in capanne i figliuoli d’Israele, quando li trassi fuori dal paese d’Egitto. Io sono l’Eterno, l’Iddio vostro".44Così Mosè dette ai figliuoli d’Israele le istruzioni relative alle solennità dell’Eterno.

Cinquanta giorni separavano la festa delle primizie da quella delle settimane o Pentecoste. Entrambe avevano luogo il giorno dopo il sabato, cioè il primo giorno della settimana. Voi sapete che dopo la sua risurrezione, prima di salire al cielo, il Signore è apparso a più riprese ai suoi discepoli per consolarli e mostrar loro che, risuscitato, Egli restava per loro (e per noi pure), il Medesimo, il Gesù degli Evangeli. Poi, compiendosi il giorno della Pentecoste, lo Spirito Santo discese su loro, e fu il punto di partenza della Chiesa, periodo in cui ci troviamo. Nei due pani del vers. 17 possiamo vedere la figura di quella Chiesa, composta dei cristiani, giudei e «gentili». Ma è sulla terra, e il lievito del peccato è purtroppo nei cuori di quelli che costituiscono quei «pani».

Tali sono i «primi frutti» dell'opera della croce, presentati a Dio. Ora, del granel di frumento, il Signore dice: «Se muore, porta molto frutto» (Giovanni 12:24). Il covone delle primizie era -il pegno d'una ricca messe (vers. 22). Cristo, uomo risuscitato, non rimarrà solo nella gloria. Ritornerà con canto di gioia, portando i suoi covoni» (Salmo 126:6).

Levitico 24:1-23
1L’Eterno parlò ancora a Mosè dicendo:2"Ordina ai figliuoli d’Israele che ti portino dell’olio di uliva puro, vergine, per il candelabro, per tener le lampade continuamente accese.3Aaronne lo preparerà nella tenda di convegno, fuori del velo che sta davanti alla testimonianza, perché le lampade ardano del continuo, dalla sera al mattino, davanti all’Eterno. E’ una legge perpetua, di generazione in generazione.4Egli le disporrà sul candelabro d’oro puro, perché ardano del continuo davanti all’Eterno.5Prenderai pure del fior di farina, e ne farai cuocere dodici focacce; ogni focaccia sarà di due decimi d’efa.6Le metterai in due file, sei per fila, sulla tavola d’oro puro davanti all’Eterno.7E porrai dell’incenso puro sopra ogni fila, e sarà sul pane come una ricordanza, come un sacrifizio fatto mediante il fuoco all’Eterno.8Ogni giorno di sabato si disporranno i pani davanti all’Eterno, del continuo; saranno forniti dai figliuoli d’Israele; è un patto perpetuo.9I pani apparterranno ad Aaronne e ai suoi figliuoli, ed essi li mangeranno in luogo santo; poiché saranno per loro cosa santissima tra i sacrifizi fatti mediante il fuoco all’Eterno. E’ una legge perpetua".10Or il figliuolo di una donna israelita e di un Egiziano uscì tra i figliuoli d’Israele; e fra questo figliuolo della donna israelita e un Israelita nacque una lite.11Il figliuolo della Israelita bestemmiò il nome dell’Eterno, e lo maledisse; onde fu condotto a Mosè. La madre di quel tale si chiamava Shelomith figliuola di Dibri, della tribù di Dan.12Lo misero in prigione, finché fosse deciso che cosa fare per ordine dell’Eterno.13E l’Eterno parlò a Mosè dicendo:14"Mena quel bestemmiatore fuori del campo; e tutti quelli che l’hanno udito posino le mani sul suo capo, e tutta la raunanza lo lapidi.15E parla ai figliuoli d’Israele, e di’ loro: Chiunque maledirà il suo Dio porterà la pena del suo peccato.16E chi bestemmia il nome dell’Eterno dovrà esser messo a morte; tutta la raunanza lo dovrà lapidare. Sia straniero o nativo del paese, quando bestemmi il nome dell’Eterno, sarà messo a morte.17Chi percuote mortalmente un uomo qualsivoglia, dovrà esser messo a morte.18Chi percuote a morte un capo di bestiame, lo pagherà: vita per vita.19Quand’uno avrà fatto una lesione al suo prossimo, gli sarà fatto com’egli ha fatto:20frattura per frattura, occhio per occhio, dente per dente; gli si farà la stessa lesione ch’egli ha fatta all’altro.21Chi uccide un capo di bestiame, lo pagherà; ma chi uccide un uomo sarà messo a morte.22Avrete una stessa legge tanto per il forestiero quanto per il nativo del paese; poiché io sono l’Eterno, l’Iddio vostro".23E Mosè parlò ai figliuoli d’Israele, i quali trassero quel bestemmiatore fuori del campo, e lo lapidarono. Così i figliuoli d’Israele fecero quello che l’Eterno aveva ordinato a Mosè.

Storicamente ci troviamo oggi nel periodo che segue la Pentecoste. Israele non è radunato (vedere Isaia 49:5-6), è il tempo della Chiesa durante il quale il Signore Gesù raduna «in uno i figliuoli di Dio dispersi» (Giovanni 11:52). Tuttavia il giorno viene in cui Israele a sua volta sarà radunato. Dopo il rapimento della Chiesa, il «memoriale di giubilo» o festa delle trombe» (Numeri 29:1) convocherà il popolo, e lo riunirà nel suo paese in vista della grande afflizione della sesta festa: il giorno delle propiziazioni, che corrisponde alle cerimonie del cap. 16. Israele aspetterà nell'angoscia che appaia a salvezza Colui che è ora nel santuario con i suoi. E giungiamo alla grande festa dei Tabernacoli (o delle Capanne), descritta in particolare nella nostra lettura. Essa prefigura il regno di giustizia e di pace sulla terra, che si chiama il millennio. Contate quante volte è detto in questo capitolo: «Non farete alcuna opera servile.» — In tutto il meraviglioso piano di grazia che dalla croce va alla gloria, Iddio si è riservato il privilegio di lavorare Lui stesso. L'uomo e i suoi sforzi non vi entrano affatto. È la sua propria opera. «Quel ch'Egli fa è splendore e magnificenza» (Salmo 111:3).

Levitico 25:1-19
1L’Eterno parlò ancora a Mosè sul monte Sinai, dicendo:2"Parla ai figliuoli d’Israele e di’ loro: Quando sarete entrati nel paese che io vi do, la terra dovrà avere il suo tempo di riposo consacrato all’Eterno.3Per sei anni seminerai il tuo campo, per sei anni poterai la tua vigna e ne raccoglierai i frutti;4ma il settimo anno sarà un sabato, un riposo completo per la terra, un sabato in onore dell’Eterno; non seminerai il tuo campo, né poterai la tua vigna.5Non mieterai quello che nascerà da sé dal seme caduto nella tua raccolta precedente, e non vendemmierai l’uva della vigna che non avrai potata; sarà un anno di completo riposo per la terra.6Ciò che la terra produrrà durante il suo riposo, servirà di nutrimento a te, al tuo servo, alla tua serva, al tuo operaio e al tuo forestiero che stanno da te,7al tuo bestiame e agli animali che sono nel tuo paese; tutto il suo prodotto servirà loro di nutrimento.8Conterai pure sette settimane d’anni: sette volte sette anni; e queste sette settimane d’anni ti faranno un periodo di quarantanove anni.9Poi il decimo giorno del settimo mese farai squillar la tromba; il giorno delle espiazioni farete squillar la tromba per tutto il paese.10E santificherete il cinquantesimo anno, e proclamerete l’affrancamento nel paese per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo; ognun di voi tornerà nella sua proprietà, e ognun di voi tornerà nella sua famiglia.11Il cinquantesimo anno sarà per voi un giubileo; non seminerete e non raccoglierete quello che i campi produrranno da sé, e non vendemmierete le vigne non potate.12Poiché è il giubileo; esso vi sarà sacro; mangerete il prodotto che vi verrà dai campi.13In quest’anno del giubileo ciascuno tornerà in possesso del suo.14Se vendete qualcosa al vostro prossimo o se comprate qualcosa dal vostro prossimo, nessuno faccia torto al suo fratello.15Regolerai la compra che farai dal tuo prossimo, sul numero degli anni passati dall’ultimo giubileo, e quegli venderà a te in ragione degli anni di rendita.16Quanti più anni resteranno, tanto più aumenterai il prezzo; e quanto minore sarà il tempo, tanto calerai il prezzo; poiché quegli ti vende il numero delle raccolte.17Nessun di voi danneggi il suo fratello, ma temerai il tuo Dio; poiché io sono l’Eterno, l’Iddio vostro.18Voi metterete in pratica le mie leggi, e osserverete le mie prescrizioni e le adempirete, e abiterete il paese in sicurtà.19La terra produrrà i suoi frutti, voi ne mangerete a sazietà e abiterete in essa in sicurtà.

Vi erano anche durante l'anno delle speciali occasioni di radunamento e di festa per Israele. Il servizio loro non era fatto che in certi tempi. Mentre il servizio in loro favore non cessava. Le lampade dovevano ardere del continuo (vers. 3). I dodici pani dovevano anche essere disposti, ogni sabato, in patto perpetuo.

Che felicità di pensare che, anche quando siamo troppo occupati dalle cose della vita per pensare al cielo, quando la nostra comunione subisce delle eclissi, la luce di Cristo, divino Can.. delabro, non cessa di brillare davanti a Dio in tutto il suo splendore. E che cosa illumina? Precisamente i dodici pani disposti continuamente sulla tavola, cioè in figura il popolo di Dio al completo radunato in ordine perfetto nel santo Santuario.

In apparenza la Chiesa oggi non è più unita di quel che il popolo d'Israele sia radunato. E come allora, nel campo vi sono delle contese, e molte altre cattive cose: disordine, disunione, rivalità, Ma -per Iddio questa unità della Chiesa esiste. In Cristo, portati da Lui — la Tavola d'oro — tutti i riscattati sono là, senza che ne manchi uno solo, sotto lo sguardo di Dio.

Levitico 25:20-38
20E se dite: Che mangeremo il settimo anno, giacché non semineremo e non faremo la nostra raccolta?21Io disporrò che la mia benedizione venga su voi il sesto anno, ed esso vi darà una raccolta per tre anni.22E l’ottavo anno seminerete e mangerete della vecchia raccolta fino al nono anno; mangerete della raccolta vecchia finché sia venuta la nuova.23Le terre non si venderanno per sempre; perché la terra è mia, e voi state da me come forestieri e avventizi.24Perciò, in tutto il paese che sarà vostro possesso, concederete il diritto di riscatto del suolo.25Se il tuo fratello diventa povero e vende una parte della sua proprietà, colui che ha il diritto di riscatto, il suo parente più prossimo verrà, e riscatterà ciò che il suo fratello ha venduto.26E se uno non ha chi possa fare il riscatto, ma giunge a procurarsi da sé la somma necessaria al riscatto,27conterà le annate scorse dalla vendita, renderà il soprappiù al compratore, e rientrerà così nel suo.28Ma se non trova da sé la somma sufficiente a rimborsarlo, ciò che ha venduto rimarrà in mano del compratore fino all’anno del giubileo; al giubileo sarà cosa franca, ed egli rientrerà nel suo possesso.29Se uno vende una casa da abitare in una città murata, avrà il diritto di riscattarla fino al compimento di un anno dalla vendita; il suo diritto di riscatto durerà un anno intero.30Ma se quella casa posta in una città murata non è riscattata prima del compimento d’un anno intero, rimarrà in perpetuo intero, rimarrà in perpetuo proprietà del compratore e dei suoi discendenti; non sarà franca al giubileo.31Però, le case de’ villaggi non attorniati da mura saranno considerate come parte dei fondi di terreno; potranno essere riscattate, e al giubileo saranno franche.32Quanto alle città de’ Leviti e alle case ch’essi vi possederanno, i Leviti avranno il diritto perpetuo di riscatto.33E se anche uno de’ Leviti ha fatto il riscatto, la casa venduta, con la città dove si trova, sarà franca al giubileo, perché le case delle città dei Leviti sono loro proprietà, in mezzo ai figliuoli d’Israele.34I campi situati ne’ dintorni delle città dei Leviti non si potranno vendere, perché sono loro proprietà perpetua.35Se il tuo fratello ch’è presso di te è impoverito e i suoi mezzi vengon meno, tu lo sosterrai, anche se forestiero e avventizio, onde possa vivere presso di te.36Non trarre da lui interesse, né utile; ma temi il tuo Dio, e viva il tuo fratello presso di te.37Non gli darai il tuo danaro a interesse, né gli darai i tuoi viveri per ricavarne un utile.38Io sono l’Eterno, il vostro Dio, che vi ha tratto dal paese d’Egitto per darvi il paese di Canaan, per essere il vostro Dio.

Iddio, che aveva dato il sabato all'uomo, pensa anche alla sua creazione. Ogni sette anni la terra doveva riposarsi; i lavori dei campi erano interrotti, le seminagioni e anche la mietitura. E ogni sette volte sette anni, ogni cinquantesimo anno, il suono della tromba risuonava in Israele annunziante il Giubileo, il ristabilimento di tutte le cose. Nessuna compera di terreno, e lo vedremo, nessuna vendita di casa né assunzione di servitori non avveniva senza pensare a quella data del Giubileo a cui ci si avvicinava. Bisognava sempre tenerne conto e ci si ricordava che tutto quel che si faceva non era che per un tempo limitato.

Ebbene, quella tromba di cui tutto Israele aspettava il segnale, non ci fa forse pensare all'ultima tromba con cui il Signore scenderà dal cielo per radunare quelli che Gli appartengono? (1 Corinzi 15:52 — 1 Tessal. 4:16). Si, il Signore viene, non dimentichiamolo. Diamo alle cose della terra il loro vero valore. Esse non sono che per un tempo. E che le nostre decisioni, i nostri disegni, tutto quel che facciamo in verità, portino il segno di questa beata speranza.

Levitico 25:39-55
39Se il tuo fratello ch’è presso di te è impoverito e si vende a te, non lo farai servire come uno schiavo;40starà da te come un lavorante, come un avventizio. Ti servirà fino all’anno del giubileo;41allora se ne andrà da te insieme coi suoi figliuoli, tornerà nella sua famiglia, e rientrerà nella proprietà de’ suoi padri.42Poiché essi sono miei servi, ch’io trassi dal paese d’Egitto; non debbono esser venduti come si vendono gli schiavi.43Non lo dominerai con asprezza, ma temerai il tuo Dio.44Quanto allo schiavo e alla schiava che potrete avere in proprio, li prenderete dalle nazioni che vi circondano; da queste comprerete lo schiavo e la schiava.45Potrete anche comprarne tra i figliuoli degli stranieri stabiliti fra voi e fra le loro famiglie che si troveranno fra voi, tra i figliuoli ch’essi avranno generato nel vostro paese; e saranno vostra proprietà.46E li potrete lasciare in eredità ai vostri figliuoli dopo di voi, come loro proprietà; vi servirete di loro come di schiavi in perpetuo; ma quanto ai vostri fratelli, i figliuoli d’Israele, nessun di voi dominerà l’altro con asprezza.47Se un forestiero stabilito presso di te arricchisce, e il tuo fratello divien povero presso di lui e si vende al forestiero stabilito presso di te o a qualcuno della famiglia del forestiero,48dopo che si sarà venduto, potrà essere riscattato; lo potrà riscattare uno de’ suoi fratelli;49lo potrà riscattare suo zio, o il figliuolo del suo zio; lo potrà riscattare uno de’ parenti dello stesso suo sangue, o, se ha i mezzi di farlo, potrà riscattarsi da sé.50Farà il conto, col suo compratore, dall’anno che gli si è venduto all’anno del giubileo; e il prezzo da pagare si regolerà secondo il numero degli anni, valutando le sue giornate come quelle di un lavorante.51Se vi sono ancora molti anni per arrivare al giubileo, pagherà il suo riscatto in ragione di questi anni, e in proporzione del prezzo per il quale fu comprato:52se rimangon pochi anni per arrivare al giubileo, farà il conto col suo compratore, e pagherà il prezzo del suo riscatto in ragione di quegli anni.53Starà da lui come un lavorante fissato annualmente; il padrone non lo dominerà con asprezza sotto i tuoi occhi.54E se non è riscattato in alcuno di quei modi, se ne uscirà libero l’anno del giubileo: egli, coi suoi figliuoli.55Poiché i figliuoli d’Israele son servi miei; sono miei servi, che ho tratto dal paese d’Egitto. Io sono l’Eterno, l’Iddio vostro.

Voi non siete a casa vostra, «voi siete a casa mia» (vers. 23), degli ospiti, invitati da me nel mio paese. Ecco quel che l'Eterno voleva far comprendere al suo popolo affinché sentisse quanto esso dipendeva da Lui. Iddio s'impegnava così a provvedere a tutto il loro sostentamento, e dar loro ogni sesto anno, in modo miracoloso un triplice raccolto onde permetter loro di rispettare il sabato d'anni. Noi, figli di Dio, siamo ancora meno d'Israele proprietari sulla terra. Nulla ci appartiene veramente, sì, nulla, neppure la nostra vita. Pensiamo a ciò sovente e vi saranno molto meno dispute nelle nostre case, non lo credete? Se invece di reclamare qualcosa affermando: È mio! pensassimo: È del Signore! mi sembra che di solito, cederemmo all'altro l'oggetto della disputa.

No, noi cristiani non siamo quaggiù dei proprietari. Invece, nel cielo, possediamo un'eredità «incorruttibile, immacolata, immarcescibile (che non può appassire), conservata nei cieli per noi» (1 Pietro 1:4). Essa non può passare in altre mani poiché è in quelle del Signore che la conserva per noi.

Levitico 26:1-13
1Non vi farete idoli, non vi eleverete immagini scolpite né statue, e non collocherete nel vostro paese alcuna pietra ornata di figure, per prostrarvi davanti ad essa; poiché io sono l’Eterno, l’Iddio vostro.2Osserverete i miei sabati, e porterete rispetto al mio santuario. Io sono l’Eterno.3Se vi conducete secondo le mie leggi, se osservate i miei comandamenti e li mettete in pratica,4io vi darò le piogge nella loro stagione, la terra darà i suoi prodotti, e gli alberi della campagna daranno i loro frutti.5La trebbiatura vi durerà fino alla vendemmia, e la vendemmia vi durerà fino alla sementa; mangerete a sazietà il vostro pane, e abiterete in sicurtà il vostro paese.6Io farò che la pace regni nel paese; voi vi coricherete, e non ci sarà chi vi spaventi; farò sparire dal paese le bestie nocive, e la spada non passerà per il vostro paese.7Voi inseguirete i vostri nemici, ed essi cadranno dinanzi a voi per la spada.8Cinque di voi ne inseguiranno cento, cento di voi ne inseguiranno diecimila, e i vostri nemici cadranno dinanzi a voi per la spada.9E io mi volgerò verso voi, vi renderò fecondi e vi moltiplicherò, e raffermerò il mio patto con voi.10E voi mangerete delle raccolte vecchie, serbate a lungo, e trarrete fuori la raccolta vecchia per far posto alla nuova.11Io stabilirò la mia dimora in mezzo a voi, e l’anima mia non vi aborrirà.12Camminerò tra voi, sarò vostro Dio, e voi sarete mio popolo.13Io sono l’Eterno, l’Iddio vostro, che vi ho tratto dal paese d’Egitto affinché non vi foste più schiavi; ho spezzato il vostro giogo, e v’ho fatto camminare a test’alta.

Quando suonava la tromba della liberazione, lo schiavo riacquistava la libertà, il povero la sua possessione, le famiglie si ricostituivano, ogni eredità ritornava al suo vero proprietario. Era una restaurazione, una gioia generale, immagine di quella che Israele conoscerà, come anche il mondo intero, quando Satana sarà legato e la creazione sciolta dalla sua servitù. Non possiamo facilmente immaginarci quel tempo. Non più prigioni, tribunali, eserciti, dogane,... Tutti i diritti di proprietà saranno riconosciuti, ognuno rispetterà ciò che appartiene all'altro. Non più stranieri e poveri in quel tempo benedetto per la terra, ove ognuno avrà parte alla benedizione del regno.

«Non dominerai con asprezza! (vers. 43:46, 53). Ecco quel che fanno sovente gli uomini che sono al potere. Non è forse anche una tendenza dei nostri cuori? È più piacevole comandare che obbedire. Ma per aver il diritto di comandare e farlo, senza asprezza, bisogna anzitutto aver imparato l'obbedienza. È quel che il nostro Signore Gesù ha fatto in perfezione (Ebrei 5:8), Lui che è per noi ora il Maestro mansueto, umile di cuore, il cui giogo è dolce e il cui carico è leggiero (Matteo 11:29).

Levitico 26:14-33
14Ma se non mi date ascolto e se non mettete in pratica tutti questi comandamenti,15se disprezzate le mie leggi e l’anima vostra disdegna le mie prescrizioni in guisa che non mettiate in pratica tutti i miei comandamenti e rompiate il mio patto,16ecco quel che vi farò a mia volta: manderò contro voi il terrore, la consunzione e la febbre, che vi faranno venir meno gli occhi e languir l’anima, e seminerete invano la vostra sementa: la mangeranno i vostri nemici.17Volgerò la mia faccia contro di voi, e voi sarete sconfitti dai vostri nemici; quelli che vi odiano vi domineranno, e vi darete alla fuga senza che alcuno v’insegua.18E se nemmeno dopo questo vorrete darmi ascolto, io vi castigherò sette volte di più per i vostri peccati.19Spezzerò la superbia della vostra forza, farò che il vostro cielo sia come di ferro, e la vostra terra come di rame.20La vostra forza si consumerà invano, poiché la vostra terra non darà i suoi prodotti, e gli alberi della campagna non daranno i loro frutti.21E se mi resistete con la vostra condotta e non volete darmi ascolto, io vi colpirò sette volte di più, secondo i vostri peccati.22Manderò contro di voi le fiere della campagna, che vi rapiranno i figliuoli, stermineranno il vostro bestiame, vi ridurranno a un piccol numero, e le vostre strade diverranno deserte.23E se, nonostante questi castighi, non volete correggervi per tornare a me, ma con la vostra condotta mi resistete, anch’io vi resisterò,24e vi colpirò sette volte di più per i vostri peccati.25E farò venir contro di voi la spada, vindice del mio patto; voi vi raccoglierete nelle vostre città, ma io manderò in mezzo a voi la peste, e sarete dati in man del nemico.26Quando vi toglierò il pane che sostiene, dieci donne coceranno il vostro pane in uno stesso forno, vi distribuiranno il vostro pane a peso, e mangerete, ma non vi sazierete.27E se, nonostante tutto questo, non volete darmi ascolto ma con la vostra condotta mi resistete,28anch’io vi resisterò con furore, e vi castigherò sette volte di più per i vostri peccati.29Mangerete la carne dei vostri figliuoli, e mangerete la carne delle vostre figliuole.30Io devasterò i vostri alti luoghi, distruggerò le vostre statue consacrate al sole, metterò i vostri cadaveri sui cadaveri dei vostri idoli, e l’anima mia vi aborrirà.31E ridurrò le vostre città in deserti, desolerò i vostri santuari, e non aspirerò più il soave odore dei vostri profumi.32Desolerò il paese; e i vostri nemici che vi abiteranno, ne saranno stupefatti.33E, quanto a voi, io vi disperderò fra le nazioni, e vi darò dietro a spada tratta; il vostro paese sarà desolato, e le vostre città saranno deserte.

Non v'è nessun accordo fra il tempio di Dio e gli idoli. Paolo lo ricorda ai cristiani in 2 Corinzi 6:15, ove è citato il nostro versetto 11. La presenza del santuario, a cui bisognava portare rispetto (vers. 2), rendeva intollerabile ogni idolatria.

L'amore di Dio si compiace di fare la lista di tutte le benedizioni che sono preparate per Israele. Le benedizioni del cristiano sono forse inferiori? Si potrebbe pensarlo vedendo le prove ed i bisogni di tanti credenti. Molti sono malati, afflitti o anche soffrono per la loro fede. Hanno essi pure le loro benedizioni? Si, certamente, E quanto grandi sono! Soltanto sono delle «benedizioni spirituali nei luoghi celesti in Cristo» (Efesini 1:3).

Poi il vers. 12 (come anche il vers. 42 del cap. 25) ci ricorda che Iddio non vuole che i suoi siano schiavi. Tale era la condizione d'Israele in Egitto, tale era la nostra sotto il dominio delle nostre concupiscenze (Tito 3:3). Ma ora il Figliuolo ci ha affrancati onde siamo liberi (Giovanni 8:36). Liberi di servire Dio, non più come servitori soggetti al giogo d'un padrone, ma come figliuoli che compiono con affezione tutto quel che è gradito al loro padre.

Levitico 26:34-46
34Allora la terra si godrà i suoi sabati per tutto il tempo che rimarrà desolata e che voi sarete nel paese dei vostri nemici; allora la terra si riposerà e si godrà i suoi sabati.35Per tutto il tempo che rimarrà desolata avrà il riposo che non ebbe nei vostri sabati, quando voi l’abitavate.36Quanto ai superstiti fra voi, io renderò pusillanime il loro cuore nel paese dei loro nemici: il rumore d’una foglia agitata li metterà in fuga; fuggiranno come si fugge dinanzi alla spada, e cadranno senza che alcuno l’insegua.37Precipiteranno l’uno sopra l’altro come davanti alla spada, senza che alcuno l’insegua, e voi non potrete resistere dinanzi ai vostri nemici.38E perirete fra le nazioni, e il paese de’ vostri nemici vi divorerà.39I superstiti fra voi si struggeranno nei paesi de’ loro nemici, a motivo delle proprie iniquità; e si struggeranno pure a motivo delle iniquità dei loro padri.40E confesseranno la loro iniquità e l’iniquità dei loro padri: l’iniquità delle trasgressioni commesse contro di me e della resistenza oppostami,41peccati per i quali anch’io avrò dovuto resister loro, e menarli nel paese de’ loro nemici. Ma se allora il cuor loro incirconciso si umilierà, e se accetteranno la punizione della loro iniquità,42io mi ricorderò del mio patto con Giacobbe, mi ricorderò del mio patto con Isacco e del mio patto con Abrahamo, e mi ricorderò del paese;43poiché il paese sarà abbandonato da loro, e si godrà i suoi sabati mentre rimarrà desolato, senza di loro, ed essi accetteranno la punizione della loro iniquità per aver disprezzato le mie prescrizioni e aver avuto in avversione le mie leggi.44E, nonostante tutto questo, quando saranno nel paese dei loro nemici, io non li disprezzerò e non li prenderò in avversione fino al punto d’annientarli del tutto e di rompere il mio patto con loro; poiché io sono l’Eterno, il loro Dio;45ma per amor d’essi mi ricorderò del patto stretto coi loro antenati, i quali trassi dal paese d’Egitto, nel cospetto delle nazioni, per essere il loro Dio. Io sono l’Eterno".46Tali sono gli statuti, le prescrizioni e le leggi che l’Eterno stabilì fra sé e i figliuoli d’Israele, sul monte Sinai, per mezzo di Mosè.

L'Eterno aveva nuovamente messo in guardia il suo popolo contro l'idolatria (vers. 1). Il discorso di Stefano in Atti 7:42-43 ci informa che già nel deserto, invece di offrire dei sacrifizi all'Eterno, la casa d'Israele rendeva omaggio agli idoli che si era fatti. Ecco perché tutte le minacce di più in più severe, di cui abbiamo l'enumerazione in questi versetti, si sono eseguiti più tardi sul popolo colpevole. Come è duro il cuore dell'uomo! Per spezzarlo, Iddio è obbligato di sferrare dei colpi, sempre più forti. Ebbene, accade ch'Egli sia obbligato di agire così con noi. Comincia col parlarci con dolcezza e, se non ascoltiamo, la sua voce si fa di più in più imperiosa. Impariamo a riconoscere questa voce di Dio e ascoltarla prima ch'Egli debba parlarci più seriamente, forse per mezzo d'una malattia o d'un incidente. Ma riconosciamo anche sempre la grazia del Signore. Non colpirà mai più forte del necessario affinché la lezione sia imparata. Tuttavia Egli insisterà, finché questo paziente lavoro abbia infine diretto verso Lui il nostro pensiero e il nostro cuore.

Levitico 27:1-15
1L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo:2"Parla ai figliuoli d’Israele e di’ loro: Quand’uno farà un voto concernente delle persone, queste persone apparterranno all’Eterno secondo la valutazione che ne farai.3E la tua stima sarà, per un maschio dai venti ai sessant’anni, cinquanta sicli d’argento, secondo il siclo del santuario;4se si tratta di una donna, la tua stima sarà di trenta sicli.5Dai cinque ai vent’anni, la tua stima sarà di venti sicli per un maschio, e di dieci sicli per una femmina.6Da un mese a cinque anni, la tua stima sarà di cinque sicli d’argento per un maschio, e di tre sicli d’argento per una femmina.7Dai sessant’anni in su, la tua stima sarà di quindici sicli per un maschio e di dieci sicli per una femmina.8E se colui che ha fatto il voto e troppo povero per pagare la somma fissata da te, lo si farà presentare al sacerdote, il quale lo tasserà. Il sacerdote farà una stima, in proporzione de’ mezzi di colui che ha fatto il voto.9Se si tratta di animali che possono essere presentati come offerta all’Eterno, ogni animale che si darà all’Eterno sarà cosa santa.10Non lo si dovrà cambiare; non se ne metterà uno buono al posto di uno cattivo, o uno cattivo al posto di uno buono; e se pure uno sostituisce un animale all’altro, ambedue gli animali saranno cosa sacra.11E se si tratta di animali impuri di cui non si può fare offerta all’Eterno, l’animale sarà presentato davanti al sacerdote;12e il sacerdote ne farà la stima, secondo che l’animale sarà buono o cattivo; e uno se ne starà alla stima fattane dal sacerdote.13Ma se uno lo vuol riscattare, aggiungerà un quinto alla tua stima.14Se uno consacra la sua casa per esser cosa santa all’Eterno, il sacerdote ne farà la stima secondo ch’essa sarà buona o cattiva; e uno se ne starà alla stima fattane dal sacerdote.15E se colui che ha consacrato la sua casa la vuol riscattare, aggiungerà un quinto al prezzo della stima, e sarà sua.

Sono terribili le conseguenze dell'iniquità d'Israele. Iddio è più severo verso questo popolo che verso le altre nazioni. Perché? Perché la sua responsabilità è molto maggiore. Gli oracoli di Dio gli erano stati affidati, particolarmente tutti gli ordinamenti dell'Esodo e del Levitico di cui terminiamo la lettura. E soprattutto esso era in relazione col vero Dio, il cui nome, per causa sua, era bestemmiato fra le nazioni (vedere Romani 2:24 e 3:2), come lo era stato al cap. 24 dal figlio d'un egiziano. Tutto il lavoro divino; tutte le prove successive annunziate qui, e confermate dalla storia di questo popolo, saranno dunque necessarie per condurlo a confessare le sue iniquità (vers. 40), ad umiliarsi, ad accettare il castigo (vers. 41).

Ora, se Dio è stato più esigente verso Israele che verso le nazioni pagane, non pensate voi che lo sia più ancora verso quelli che, come voi, hanno fra le mani la sua Parola, verso quelli che sono allevati da genitori cristiani? «A chi molto è stato dato, molto sarà ridomandato» (Luca 12:48). Meditiamo su questo importante versetto!

Levitico 27:16-34
16Se uno consacra all’Eterno un pezzo di terra della sua proprietà, ne farai la stima in ragione della sementa: cinquanta sicli d’argento per un omer di seme d’orzo.17Se consacra la sua terra dall’anno del giubileo, il prezzo ne resterà fissato secondo la tua stima;18ma se la consacra dopo il giubileo, il sacerdote ne valuterà il prezzo in ragione del numero degli anni che rimangono fino al giubileo, e si farà una detrazione dalla tua stima.19E se colui che ha consacrato il pezzo di terra lo vuol riscattare, aggiungerà un quinto al prezzo della tua stima, e resterà suo.20Ma se non riscatta il pezzo di terra e lo vende ad un altro, non lo si potrà più riscattare;21ma quel pezzo di terra, quando rimarrà franco al giubileo, sarà consacrato all’Eterno come una terra interdetta, e diventerà proprietà del sacerdote.22Se uno consacra all’Eterno un pezzo di terra ch’egli ha comprato e che non fa parte della sua proprietà,23il sacerdote ne valuterà il prezzo secondo la stima fino all’anno del giubileo; e quel tale pagherà il giorno stesso il prezzo fissato, giacché è cosa consacrata all’Eterno.24L’anno del giubileo la terra tornerà a colui da cui fu comprata, e del cui patrimonio faceva parte.25Tutte le tuo stime si faranno in sicli del santuario; il siclo è di venti ghere.26Però, nessuno potrà consacrare i primogeniti del bestiame, i quali appartengono già all’Eterno, perché primogeniti: sia un bue, sia un agnello, appartiene all’Eterno.27E se si tratta di un animale impuro, lo si riscatterà al prezzo della tua stima, aggiungendovi un quinto; se non è riscattato, sarà venduto al prezzo della tua stima.28Nondimeno, tutto ciò che uno avrà consacrato all’Eterno per voto d’interdetto, di fra le cose che gli appartengono, sia che si tratti di una persona, di un animale o di un pezzo di terra del suo patrimonio, non potrà esser né venduto, né riscattato; ogni interdetto è cosa interamente consacrata all’Eterno.29Nessuna persona consacrata per voto d’interdetto potrà essere riscattata; dovrà essere messa a morte.30Ogni decima della terra, sia delle raccolte del suolo sia dei frutti degli alberi, appartiene all’Eterno; è cosa consacrata all’Eterno.31Se uno vuol riscattare una parte della sua decima vi aggiungerà il quinto.32E ogni decima dell’armento o del gregge, il decimo capo di tutto ciò che passa sotto la verga del pastore, sarà consacrata all’Eterno.33Non si farà distinzione fra animale buono e cattivo, e non si faranno sostituzioni; e se si sostituisce un animale all’altro, ambedue saranno cosa sacra; non si potranno riscattare".34Questi sono i comandamenti che l’Eterno diede a Mosè per i figliuoli d’Israele, sul monte Sinai.

Nel cap. 30 dell'Esodo, abbiamo letto che il prezzo del riscatto era il medesimo per tutti. Qui invece le valutazioni sono differenti. Non si tratta più infatti del riscatto (e in figura della nostra salvezza) ma delle capacità date a ciascuno. Tutti i figli di Dio sono stati riscattati allo stesso prezzo: il prezioso sangue di Gesù. Ma non tutti hanno lo stesso livello, la stessa attitudine al servizio. E il sacerdote doveva intervenire per apprezzare l'opera di ciascuno: «Il sacerdote ne farà la stima». Ah! noi che giudichiamo così facilmente ciò che gli altri credenti fanno o non fanno, ricordiamoci che Colui che giudica è il Signore (1 Cor. 4:4-5).

Tutto poteva essere santificato, in particolare le case, «per essere cosa santa all'Eterno» (vers. 14). E così era della casa di Giosuè che dichiarava: «Quanto a me e alla casa mia, serviremo all'Eterno» (Giosuè 24:15).

I voti non erano obbligatori. Ma quando erano pronunziati bisognava mantener parola. «Sia il vostro parlare: Sì, sì; no, no», dice il Signore (Matteo 5:37). E noi siamo i figli d'un Dio fedele alle sue promesse (vedere cap. 26:40, 45).

Numeri 1:1-21
1L’Eterno parlò ancora a Mosè, nel deserto di Sinai, nella tenda di convegno, il primo giorno del secondo mese, il secondo anno dell’uscita de’ figliuoli d’Israele dal paese d’Egitto, e disse:2"Fate la somma di tutta la raunanza de’ figliuoli d’Israele secondo le loro famiglie, secondo le case dei loro padri, contando i nomi di tutti i maschi, uno per uno,3dall’età di venti anni in su, tutti quelli che in Israele possono andare alla guerra; tu ed Aaronne ne farete il censimento, secondo le loro schiere.4E con voi ci sarà un uomo per tribù, il capo della casa de’ suoi padri.5Questi sono i nomi degli nomini che staranno con voi. Di Ruben: Elitsur, figliuolo di Scedeur;6di Simeone: Scelumiel, figliuolo di Tsurishaddai;7di Giuda: Nahshon, figliuolo di Aminadab;8di Issacar: Nethaneel, figliuolo di Tsuar;9di Zabulon: Eliab, figliuolo di Helon;10de’ figliuoli di Giuseppe: di Efraim: Elishama, figliuolo di Ammihud; di Manasse: Gamaliel, figliuolo di Pedahtsur;11di Beniamino: Abidan, figliuolo di Ghideoni;12di Dan: Ahiezer, figliuolo di Ammishaddai;13di Ascer: Paghiel, figliuolo di Ocran;14di Gad: Eliasaf, figliuolo di Deuel;15di Neftali: Ahira, figliuolo di Enan".16Questi furono i chiamati dal seno della raunanza, i principi delle tribù de’ loro padri, i capi delle migliaia d’Israele.17Mosè ed Aaronne presero dunque questi uomini ch’erano stati designati per nome,18e convocarono tutta la raunanza, il primo giorno del secondo mese; e il popolo fu inscritto secondo le famiglie, secondo le case de’ padri, contando il numero delle persone dai venti anni in su, uno per uno.19Come l’Eterno gli aveva ordinato, Mosè ne fece il censimento nel deserto di Sinai.20Figliuoli di Ruben, primogenito d’Israele, loro discendenti secondo le loro famiglie, secondo le case dei loro padri, contando i nomi di tutti i maschi, uno per uno, dall’età di vent’anni in su, tutti quelli che potevano andare alla guerra:21il censimento della tribù di Ruben dette la cifra di quarantaseimila cinquecento.

Lasciamo che il Signore apprezzi e stimi quel che gli altri fanno. Ma neppure cerchiamo per noi la stima degli altri. Desideriamo anzitutto l'approvazione del Signore.

Abbiamo considerato il sacerdote ed i suoi uffici nel libro del Levitico di cui stiamo terminando lo studio. Forse talvolta è stato uno studio un po' difficile. Ma volgendo i nostri sguardi su Cristo, nostro Sommo Sacerdote, ne abbiamo certamente ricavato profitto. E abbiamo potuto constatare il suo intervento in tutti i dominî della vita cristiana. Per la salvezza: Egli è entrato col suo proprio sangue onde far propiziazione per il credente. Per il cammino: Egli veglia, onde allontanare ogni contaminazione e ogni lebbra. Per il servizio infine: Egli è, nel nostro capitolo, Colui che apprezza tutto alla sua propria misura! Purtroppo, vi sono dei cristiani che accettano sì, la salvezza, ma preferirebbero in seguito che il Signore non s'occupasse dei loro affari. Allora, per costoro, occorreranno forse tristi esperienze, come quelle del cap. 26, finché le loro affezioni siano risvegliate.

Ci dia il Signore una fiducia assoluta nella sua Persona e nella sua opera! È questo che il suo cuore desidera.

Numeri 1:22-37
22Figliuoli di Simeone, loro discendenti secondo le loro famiglie, secondo le case dei loro padri, inscritti contando i nomi di tutti i maschi, uno per uno, dall’età di vent’anni in su, tutti quelli che potevano andare alla guerra:23il censimento della tribù di Simeone dette la cifra di cinquantanovemila trecento.24Figliuoli di Gad, loro discendenti secondo le loro famiglie, secondo le case dei loro padri, contando i nomi dall’età di vent’anni in su, tutti quelli che potevano andare alla guerra:25il censimento della tribù di Gad dette la cifra di quarantacinquemila seicentocinquanta.26Figliuoli di Giuda, loro discendenti secondo le loro famiglie, secondo le case dei loro padri, contando i nomi dall’età di venti anni in su, tutti quelli che potevano andare alla guerra:27il censimento della tribù di Giuda dette la cifra di settantaquattromila seicento.28Figliuoli di Issacar, loro discendenti secondo le loro famiglie, secondo le case dei loro padri, contando i nomi dall’età di venti anni in su, tutti quelli che potevano andare alla guerra:29il censimento della tribù di Issacar dette la cifra di cinquantaquattromila quattrocento.30Figliuoli di Zabulon, loro discendenti secondo le loro famiglie, secondo le case dei loro padri, contando i nomi dall’età di venti anni in su, tutti quelli che potevano andare alla guerra:31il censimento della tribù di Zabulon dette la cifra di cinquantasettemila quattrocento.32Figliuoli di Giuseppe: Figliuoli d’Efraim, loro discendenti secondo le loro famiglie, secondo le case dei loro padri, contando i nomi dall’età di venti anni in su, tutti quelli che potevano andare alla guerra:33il censimento della tribù di Efraim dette la cifra di quarantamila cinquecento.34Figliuoli di Manasse, loro discendenti secondo le loro famiglie, secondo le case dei loro padri, contando i nomi dall’età di venti anni in su, tutti quelli che potevano andare alla guerra:35il censimento della tribù dì Manasse dette la cifra di trentaduemila duecento.36Figliuoli di Beniamino, loro discendenti secondo le loro famiglie, secondo le case dei loro padri, contando i nomi dall’età di venti anni in su, tutti quelli che potevano andare alla guerra:37il censimento della tribù di Beniamino dette la cifra di trentacinquemila quattrocento.

Dopo le istruzioni del Levitico, i «Numeri» riprenderanno la storia del popolo attraverso il deserto. Questo libro si chiama così a causa del censimento delle tribù d'lsraele che vi troveremo. L'Eterno fa il conto degli uomini di guerra, dei Leviti, dei sacerdoti, e ne rileva il numero esatto.

Ognuno degli uomini designati da Mosè doveva dichiarare la sua filiazione (vers. 18), cioè di chi era figlio.

Cari giovani amici, ognuno di voi deve sapere se è o no un figlio di Dio, E ognuno deve essere capace di dichiararlo. Ma attenzione! Si era Israelita quando si avevano dei genitori appartenenti ad una delle dodici tribù. Mentre non basta per essere cristiano avere dei genitori cristiani. E neppure è necessario che lo siano. Si è cristiano quando si crede personalmente nel Signore Gesù Cristo. Allora si fa parte di quel popolo celeste di cui Dio, nel suo «stato civile», o piuttosto nel suo Libro di vita, tiene il conto esatto, il conto aggiornato. Se oggi venite a Gesù, il vostro nome verrà iscritto. E con gioiosa sicurezza potrete voi pure dichiarare la vostra filiazione.

Numeri 1:38-54
38Figliuoli di Dan, loro discendenti secondo le loro famiglie, secondo le case dei loro padri, contando i nomi dall’età di venti anni in su, tutti quelli che potevano andare alla guerra:39il censimento della tribù di Dan dette la cifra di sessantaduemila settecento.40Figliuoli di Ascer, loro discendenti secondo le loro famiglie, secondo le case dei loro padri, contando i nomi dall’età di venti anni in su, tutti quelli che potevano andare alla guerra:41il censimento della tribù di Ascer dette la cifra di quarantunmila cinquecento.42Figliuoli di Neftali, loro discendenti secondo le loro famiglie, secondo le case dei loro padri, contando i nomi dall’età di venti anni in su, tutti quelli che potevano andare alla guerra:43il censimento della tribù di Neftali dette la cifra di cinquantatremila quattrocento.44Questi son quelli di cui Mosè ed Aaronne fecero il censimento, coi dodici uomini, principi d’Israele: ce n’era uno per ognuna delle case de’ loro padri.45Così tutti i figliuoli d’Israele dei quali fu fatto il censimento secondo le case del loro padri, dall’età di vent’anni in su, cioè tutti gli uomini che in Israele potevano andare alla guerra,46tutti quelli dei quali fu fatto il censimento, furono seicentotremila cinquecentocinquanta.47Ma i Leviti, come tribù dei loro padri, non furon compresi nel censimento con gli altri;48poiché l’Eterno avea parlato a Mosè, dicendo:49"Soltanto della tribù di Levi non farai il censimento, e non ne unirai l’ammontare a quello de’ figliuoli d’Israele;50ma affida ai Leviti la cura del tabernacolo della testimonianza, di tutti i suoi utensili e di tutto ciò che gli appartiene. Essi porteranno il tabernacolo e tutti i suoi utensili, ne faranno il servizio, e staranno accampati attorno al tabernacolo.51Quando il tabernacolo dovrà partire, i Leviti lo smonteranno; quando il tabernacolo dovrà accamparsi in qualche luogo, i Leviti lo rizzeranno; e l’estraneo che gli si avvicinerà sarà messo a morte.52I figliuoli d’Israele pianteranno le loro tende ognuno nel suo campo, ognuno vicino alla sua bandiera, secondo le loro schiere.53Ma i Leviti pianteranno le loro attorno al tabernacolo della testimonianza, affinché non si accenda l’ira mia contro la raunanza de’ figliuoli d’Israele; e i Leviti avranno la cura del tabernacolo della testimonianza".54I figliuoli d’Israele si conformarono in tutto agli ordini che l’Eterno avea dato a Mosè; fecero così.

Rappresentatevi il campo d'Israele. Si componeva di tre classi di persone, ripartite in tre centri concentrici aventi in mezzo il Tabernacolo.

Il centro esteriore era quello degli uomini di guerra col resto del popolo, poi veniva quello dei Leviti o servitori, infine il cerchio più piccolo attorno al santuario, quello dei sacerdoti.

Il credente d'oggi appartiene ad un tempo a questi tre cerchi: guerriero, deve sopportare «le sofferenze, come un buon soldato di Cristo Gesù» (2 Timoteo 2:3), «combattere il buon combattimento della fede» (1 Timoteo 1,18), resistere agli artifizi del diavolo con l'armatura completa di Dio (Efesini 6:11-17). Servitore, deve badare, come Archippo, al servizio che ha ricevuto dal Signore (Colossesi 4:17). I Leviti, notatelo, non erano censiti fra gli uomini di guerra (vers. 47). Per il servizio del Signore, la forza e la potenza non entrano in conto. Ma bisogna restare vicino a Lui, come i Leviti erano accampati attorno al Tabernacolo. Per ultimo, l'abbiamo notato, tutti i credenti sono anche sacerdoti per l'Iddio e Padre del Signore Gesù, loro Padre e loro Dio (Apoc. 1:6).

Numeri 2:1-34
1L’Eterno parlò ancora a Mosè e ad Aaronne, dicendo:2"I figliuoli d’Israele s’accamperanno ciascuno vicino alla sua bandiera sotto le insegne delle case dei loro padri; si accamperanno di faccia e tutt’intorno alla tenda di convegno.3Sul davanti, verso oriente, s’accamperà la bandiera del campo di Giuda con le sue schiere;4il principe de’ figliuoli di Giuda è Nahshon, figliuolo di Aminadab, e il suo corpo, secondo il censimento, è di settantaquattromila seicento uomini.5Accanto a lui s’accamperà la tribù di Issacar; il principe dei figliuoli di Issacar e Nethaneel, figliuoli di Tsuar,6e il suo corpo, secondo il censimento, è di cinquantaquattromila quattrocento uomini.7Poi la tribù di Zabulon; il principe dei figliuoli di Zabulon e Eliab, figliuolo di Helon, e il suo corpo,8secondo il censimento, è di cinquantasettemila quattrocento uomini.9Il totale del censimento del campo di Giuda è dunque centottantaseimila quattrocento uomini, secondo le loro schiere. Si metteranno in marcia i primi.10A mezzogiorno starà la bandiera del campo di Ruben con le sue schiere; il principe de’ figliuoli di Ruben è Elitsur, figliuolo di Scedeur,11e il suo corpo, secondo il censimento, è di quarantaseimila cinquecento uomini.12Accanto a lui s’accamperà la tribù di Simeone; il principe de’ figliuoli di Simeone è Scelumiel, figliuolo di Tsurishaddai,13e il suo corpo, secondo il censimento, è di cinquantanovemila trecento uomini.14Poi la tribù di Gad; il principe de’ figliuoli di Gad è Eliasaf, figliuolo di Reuel,15e il suo corpo, secondo il censimento, è di quarantacinquemila seicentocinquanta uomini.16Il totale del censimento dei campo di Ruben è dunque centocinquantunmila e quattrocentocinquanta uomini, secondo le loro schiere. Si metteranno in marcia in seconda linea.17Poi si metterà in marcia la tenda di convegno col campo dei Leviti in mezzo agli altri campi. Seguiranno nella marcia l’ordine nel quale erano accampati, ciascuno al suo posto, con la sua bandiera.18Ad occidente starà la bandiera del campo di Efraim con le sue schiere; il principe de’ figliuoli di Efraim è Elishama,19figliuolo di Ammihud, e il suo corpo, secondo il censimento, è di quarantamila cinquecento uomini.20Accanto a lui s’accamperà la tribù di Manasse; il principe de’ figliuoli di Manasse e Gamaliel, figliuolo di Pedahtsur,21e il suo corpo, secondo il censimento, è di trentaduemila duecento uomini.22Poi la tribù di Beniamino; il principe dei figliuoli di Beniamino è Abidan, figliuolo di Ghideoni,23e il suo corpo, secondo il censimento, è di trentacinquemila quattrocento uomini.24Il totale del censimento del campo d’Efraim è dunque centottomila cento uomini, secondo le loro schiere. Si metteranno in marcia in terza linea.25A settentrione starà il campo di Dan con le sue schiere; il principe de’ figliuoli di Dan è Ahiezer, figliuolo di Ammishaddai,26e il suo campo, secondo il censimento, è di sessantaduemila settecento uomini.27Accanto a lui s’accamperà la tribù di Ascer; il principe de’ figliuoli di Ascer è Paghiel, figliuolo d’Ocran,28e il suo campo, secondo il censimento, è di quarantunmila cinquecento uomini.29Poi la tribù di Neftali; il principe de’ figliuoli di Neftali è Ahira, figliuolo di Enan,30e il suo campo, secondo il censimento, è di cinquantatremila quattrocento uomini.31Il totale del censimento del campo di Dan è dunque centocinquantasettemila seicento. Si metteranno in marcia gli ultimi, secondo le loro bandiere".32Questi furono i figliuoli d’Israele de’ quali si fece il censimento secondo le case dei loro padri. Tutti gli uomini de’ quali si fece il censimento, e che formarono i campi, secondo i loro corpi, furono seicentotremila cinquecentocinquanta.33Ma i Leviti, secondo l’ordirle che l’Eterno avea dato a Mosè, non furon compresi nel censimento coi figliuoli d’Israele.34E i figliuoli d’Israele si conformarono in tutto agli ordini che l’Eterno avea dati a Mosè: così s’accampavano secondo le loro bandiere, e così si mettevano in marcia, ciascuno secondo la sua famiglia, secondo la casa de’ suoi padri.

Dopo aver enumerato il suo popolo, Iddio, come l'abbiam visto ieri, lo dispone attorno a Sè, senz'ordine di preferenza, onde averlo nella sua prossimità. Tre tribù erano accampate sotto uno stesso vessillo ad ognuno dei quattro punti cardinali. Tutto era disposto secondo un ordine perfetto. Iddio è un Dio d'ordine.

Pure attualmente, è Lui che fissa il posto ad ognuno dei suoi. Non è a caso se siete nato in tale famiglia e non in tal altra, se abitate in tale città e non in tal altra. 2 esattamente là che ha voluto mettervi e non avete da scegliere. Iddio agisce secondo un piano d'insieme che non possiamo comprendere.

Molti cristiani hanno rizzato dei vessilli secondo il loro pensiero. Il nome d'un uomo o d'una dottrina è per loro come una bandiera che li distingue dagli altri. Iddio non riconosce queste denominazioni, queste bandiere spiegate dall'uomo. Non riconosce se non il Centro che Egli stesso ha stabilito: Gesù, il vero Tabernacolo, che raduna i figli di Dio dispersi, Lui che la Parola chiama anche «un porta bandiera fra diecimila» (Cantico dei cantici 5:10).

Numeri 3:1-16
1Or questi sono i discendenti di Aaronne e di Mosè nel tempo in cui l’Eterno parlò a Mosè sul monte Sinai.2Questi sono i nomi dei figliuoli di Aaronne: Nadab, il primogenito, Abihu, Eleazar e Ithamar.3Tali i nomi dei figliuoli d’Aaronne, che ricevettero l’unzione come sacerdoti e furon consacrati per esercitare il sacerdozio.4Nadab e Abihu morirono davanti all’Eterno quand’offrirono fuoco straniero davanti all’Eterno, nel deserto di Sinai. Essi non aveano figliuoli, ed Eleazar e Ithamar esercitarono il sacerdozio in presenza d’Aaronne, loro padre.5E l’Eterno parlò a Mosè, dicendo:6"Fa’ avvicinare la tribù de’ Leviti e ponila davanti al sacerdote Aaronne, affinché sia al suo servizio.7Essi avranno la cura di tutto ciò che è affidato a lui e a tutta la raunanza davanti alla tenda di convegno e faranno così il servizio del tabernacolo.8Avranno cura di tutti gli utensili della tenda di convegno e di quanto è affidato ai figliuoli d’Israele, e faranno così il servizio del tabernacolo.9Tu darai i Leviti ad Aaronne e ai suoi figliuoli; essi gli sono interamente dati di tra i figliuoli d’Israele.10Tu stabilirai Aaronne e i suoi figliuoli, perché esercitino le funzioni del loro sacerdozio; lo straniero che s’accosterà all’altare sarà messo a morte".11E l’Eterno parlò a Mosè, dicendo:12"Ecco, io ho preso i Leviti di tra i figliuoli d’Israele in luogo d’ogni primogenito che apre il seno materno tra i figliuoli d’Israele; e i Leviti saranno miei;13poiché ogni primogenito è mio; il giorno ch’io colpii tutti i primogeniti nel paese d’Egitto, io mi consacrerai tutti i primi parti in Israele, tanto degli uomini quanto degli animali; saranno miei: io sono l’Eterno".14E l’Eterno parlò a Mosè nel deserto di Sinai, dicendo:15"Fa’ il censimento de’ figliuoli di Levi secondo le case de’ loro padri, secondo le loro famiglie; farai il censimento di tutti i maschi dall’età d’un mese in su".16E Mosè ne fece il censimento secondo l’ordine dell’Eterno, come gli era stato comandato di fare.

Iddio aveva messo a parte la tribù di Levi per farne i servitori del Santuario. La grazia aveva agito verso Levi che, come uomo, era stato violento, crudele e collerico (Genesi 49:5-7). Ora i suoi figli sono invitati ad avvicinarsi e a stare davanti al Sommo Sacerdote per il servizio.

Ricordiamo bene questo: Prima di servire in modo intelligente, bisogna tenersi davanti al Signore. E in qual modo nella pratica possiamo stare davanti a Lui? Non pensate voi che sia per mezzo della preghiera? Si, è in ginocchio che il cristiano comincia sempre il suo lavoro.

Ma vi è altro: I Leviti erano «assolutamente o interamente dati» ad Aaronne e ai suoi figliuoli (vers. 9). «Tu me li hai dati», disse Gesù al Padre suo, parlando dei suoi discepoli (Giovanni 17:6). In 2 Corinzi 8:5, si tratta dei Macedoni che si erano «dati loro stessi al Signore» e, per conseguenza, abbondavano in buone opere verso l'apostolo e verso i santi. Sì, ogni servizio comincia, secondo il cap. 12 ai Romani, con la presentazione dei nostri corpi in sacrificio vivente, santo, accettevole a Dio. Tale è, già prima di ogni opera della lista che segue, il nostro servizio razionale, o intelligente.

Numeri 3:17-38
17Questi sono i figliuoli di Levi, secondo i loro nomi: Gherson, Kehath e Merari.18Questi i nomi dei figliuoli di Gherson, secondo le loro famiglie: Libni e Scimei.19E i figliuoli di Kehath, secondo le loro famiglie: Amram, Jitsehar, Hebron e Uzziel.20E i figliuoli di Merari secondo le loro famiglie: Mahli e Musci. Queste sono le famiglie dei Leviti, secondo le case de’ loro padri.21Da Gherson discendono la famiglia dei Libniti e la famiglia dei Scimeiti, che formano le famiglie dei Ghersoniti.22Quelli de’ quali fu fatto il censimento, contando tutti i maschi dall’età di un mese in su, furono settemila cinquecento.23Le famiglie dei Ghersoniti avevano il campo dietro il tabernacolo, a occidente.24Il principe della casa de’ padri dei Ghersoniti era Eliasaf, figliuolo di Lael.25Per quel che concerne la tenda di convegno, i figliuoli di Gherson doveano aver cura del tabernacolo e della tenda, della sua coperta, della portiera all’ingresso della tenda di convegno,26delle tele del cortile e della portiera dell’ingresso del cortile, tutt’intorno al tabernacolo e all’altare, e dei suoi cordami per tutto il servizio del tabernacolo.27Da Kehath discendono la famiglia degli Amramiti, la famiglia degli Jitsehariti, la famiglia degli Hebroniti e la famiglia degli Uzzieliti, che formano le famiglie dei Kehathiti.28Contando tutti i maschi dall’età di un mese in su, furono ottomila seicento, incaricati della cura del santuario.29Le famiglie dei figliuoli di Kehath avevano il campo al lato meridionale del tabernacolo.30Il principe della casa de’ padri dei Kehathiti era Elitsafan, figliuolo di Uzziel.31Alle loro cure erano affidati l’arca, la tavola, il candelabro, gli altari e gli utensili dei santuario coi quali si fa il servizio, il velo e tutto ciò che si riferisce al servizio del santuario.32Il principe dei principi dei Leviti era Eleazar, figliuolo del sacerdote Aaronne; egli aveva la sorveglianza di quelli ch’erano incaricati della cura del santuario.33Da Merari discendono la famiglia dei Mahliti e la famiglia dei Musciti, che formano le famiglie di Merari.34Quelli di cui si fece il censimento, contando tutti i maschi dall’età di un mese in su, furono seimila duecento.35Il principe della casa de’ padri delle famiglie di Merari era Tsuriel, figliuolo di Abihail. Essi aveano il campo dal lato settentrionale del tabernacolo.36Alle cure dei figliuoli di Merari furono affidati le tavole del tabernacolo, le sue traverse, le sue colonne e le loro basi, tutti i suoi utensili e tutto ciò che si riferisce al servizio del tabernacolo,37le colonne del cortile tutt’intorno, le loro basi, i loro piuoli e il loro cordame.38Sul davanti del tabernacolo, a oriente, di faccia alla tenda di convegno, verso il sol levante, avevano il campo Mosè, Aaronne e i suoi figliuoli; essi aveano la cura del santuario in luogo de’ figliuoli d’Israele; lo straniero che vi si fosse accostato sarebbe stato messo a morte.

Come nessuno aveva il diritto di scegliere il luogo della sua tenda, nessun Levita poteva decidere quale servizio doveva compiere. Quel che dobbiam fare, non è necessariamente ciò che ci interessa, ciò che ci sembra risponda alle nostre capacità, o ciò che si presenta davanti a noi. È quel che il Signore vuole che facciamo e niente altro. Egli è il vero Principe dei principi stabilito su tutti gl'incarichi (vers. 32) e il solo capace di fissare il compito di ognuno nel programma d'insieme. Immaginate quel che diverrebbe una rete di strade ferrate se un giorno il conduttore della locomotiva trovasse più interessante di forare i biglietti e se il cantoniere abbandonasse il suo passaggio a livello! Che disordine! che catastrofi ne sarebbero le conseguenze! «Vi è diversità di ministerî, ma non v'è che un medesimo Signore», dichiara 1 Corinzi 12:5. «Tutte le membra non hanno un medesimo ufficio» (Romani 12:4), ma ogni membro ha la sua utilità nel nostro corpo. A più forte ragione è così nel Corpo di cui Cristo è il Capo celeste e di cui ogni credente, compreso il più debole, è uno dei membri in particolare (vedere Efesini 1:22-23 e 1 Corinzi 12:27-28).

Numeri 3:39-51
39Tutti i Leviti di cui Mosè ed Aaronne fecero il censimento secondo le loro famiglie per ordine dell’Eterno, tutti i maschi dall’età di un mese in su, furono ventiduemila.40E l’Eterno disse a Mosè: "Fa’ il censimento di tutti i primogeniti maschi tra i figliuoli d’Israele dall’età di un mese in su e fa’ il conto dei loro nomi.41Prenderai i Leviti per me io sono l’Eterno invece di tutti i primogeniti de’ figliuoli d’Israele e il bestiame dei Leviti in luogo dei primi parti del bestiame de’ figliuoli d’Israele".42E Mosè fece il censimento di tutti i primogeniti tra i figliuoli d’Israele, secondo l’ordine che l’Eterno gli avea dato.43Tutti i primogeniti maschi di cui si fece il censimento, contando i nomi dall’età di un mese in su, furono ventiduemila duecentosettantatre.44E l’Eterno parlò a Mosè, dicendo:45"Prendi i Leviti in luogo di tutti i primogeniti dei figliuoli d’Israele, e il bestiame de’ Leviti in luogo del loro bestiame; e i Leviti saranno miei. Io sono l’Eterno.46Per il riscatto dei duecentosettantatre primogeniti dei figliuoli d’Israele che oltrepassano il numero dei Leviti,47prenderai cinque sicli a testa; li prenderai secondo il siclo dei santuario, che è di venti ghere.48Darai il danaro ad Aaronne e ai suoi figliuoli per il riscatto di quelli che oltrepassano il numero dei Leviti".49E Mosè prese il danaro per il riscatto di quelli che oltrepassavano il numero dei primogeniti riscattati dai Leviti;50prese il danaro dai primogeniti dei figliuoli d’Israele: milletrecento sessantacinque sicli, secondo il siclo del santuario.51E Mosè dette il danaro del riscatto ad Aaronne e ai suoi figliuoli, secondo l’ordine dell’Eterno, come l’Eterno aveva ordinato a Mosè.

Si è notato che, per il poco lavoro che c'era da fare, sembra vi fossero molti Leviti. Erano più di 8500 fra i trenta e i cinquant'anni (cap. 4:48). Tuttavia nell'Evangelo il Signore dichiara; «Ben è la messe grande, ma pochi son gli operai» (Matteo 9:37). Ah! se ogni credente facesse il suo servizio, il campo sarebbe presto mietuto, vale a dire gli eletti sarebbero ben presto evangelizzati e radunati. Purtroppo, molti operai sono addormentati, pigri. Altri, invece, si agitano in luoghi del campo che non sono quelli che il Maestro ha preparato per loro. Essi fanno del cattivo lavoro.

I Leviti sostituivano i primogeniti che la morte avrebbe dovuto colpire in Egitto e sui quali Iddio aveva per questo ogni diritto. Per servire Dio bisogna essere un oggetto della Sua grazia. Bisogna anche possedere una vita nuova, per dire come l'apostolo Paolo: «Non son più io che vivo ma è Cristo che vive in me» (Galati 2:20).

Così in Israele i primogeniti erano stati riscattati dai Leviti, loro fratelli (vers. 49). Non è questo che una figura, poiché il Salmo 49:7 afferma: «Nessuno può in alcun modo redimere il proprio fratello, né dare a Dio il prezzo del riscatto d'esso.» Gesù solo ha fatto ciò per tutti.

Numeri 4:1-15
1L’Eterno parlò ancora a Mosè e ad Aaronne, dicendo:2"Fate il conto dei figliuoli di Kehath, tra i figliuoli di Levi, secondo le loro famiglie, secondo le case dei loro padri,3dall’età di trent’anni in su fino all’età di cinquant’anni, di tutti quelli che possono assumere un ufficio per far l’opera nella tenda di convegno.4Questo è il servizio che i figliuoli di Kehath avranno a fare nella tenda di convegno, e che concerne le cose santissime.5Quando il campo si moverà, Aaronne e i suoi figliuoli verranno a smontare il velo di separazione, e copriranno con esso l’arca della testimonianza;6poi porranno sull’arca una coperta di pelli di delfino, vi stenderanno sopra un panno tutto di stoffa violacea e vi metteranno al posto le stanghe.7Poi stenderanno un panno violaceo sulla tavola dei pani della presentazione, e vi metteranno su i piatti, le coppe, i bacini, i calici per le libazioni; e vi sarà su anche il pane perpetuo;8e su queste cose stenderanno un panno scarlatto, e sopra questo una coperta di pelli di delfino, e metteranno le stanghe alla tavola.9Poi prenderanno un panno violaceo, col quale copriranno il candelabro, le sue lampade, le sue forbici, i suoi smoccolatoi e tutti i suoi vasi dell’olio destinati al servizio del candelabro;10metteranno il candelabro con tutti i suoi utensili in una coperta di pelli di delfino, e lo porranno sopra un paio di stanghe.11Poi stenderanno sull’altare d’oro un panno violaceo, e sopra questo una coperta di pelli di delfino; e metteranno le stanghe all’altare.12E prenderanno tutti gli utensili di cui si fa uso per il servizio nel santuario, li metteranno in un panno violaceo, li avvolgeranno in una coperta di pelli di delfino e li porranno sopra un paio di stanghe.13Poi toglieranno le ceneri dall’altare, e stenderanno sull’altare un panno scarlatto;14vi metteranno su tutti gli utensili destinati al suo servizio, i bracieri, i forchettoni, le palette, i bacini, tutti gli utensili dell’altare e vi stenderanno su una coperta li pelli di delfino; poi porranno le stanghe all’altare.15E dopo che Aaronne e i suoi figliuoli avranno finito di coprire il santuario e tutti gli arredi del santuario, quando il campo si moverà, i figliuoli di Kehath verranno per portar quelle cose; ma non toccheranno le cose sante, che non abbiano a morire. Queste sono le incombenze de’ figliuoli di Kehath nella tenda di convegno.

Benché differenti le une dalle altre, le funzioni dei Kehathiti, dei Ghersoniti e dei Merariti erano tutte in relazione col Tabernacolo. Essi dovevano smontarlo, trasportarlo e rimontarlo attraverso il deserto.

Vi sono, come l'abbiamo ricordato, «diversità di servizi». Ma tutti sono in relazione con Gesù, nostro Signore, ed ogni credente ha in certo qual modo lo stesso incarico: presentare Cristo attraversando il mondo e manifestarne i diversi caratteri. Certi cristiani mettono di più in evidenza un lato di queste glorie; gli altri un lato differente. Voi forse conoscete dei cari malati di cui la pazienza o la fiducia brillano più particolarmente. Ma tutti i figli di Dio devono mostrare qualche cosa di Gesù. Voi pure, se siete suoi! — L'arca ricoperta d'un panno tutto di stoffa blu parla del lato celeste dell'Uomo-Dio vivente quaggiù. Il candelabro sopra un paio di stanghe si faceva riconoscere da tutti, figura della testimonianza ben in vista resa nel mondo da Colui che ne è la luce. E l'altare di rame sotto il suo panno scarlatto (vers. 13) ricorda incessantemente al credente che attraversa il mondo, le sofferenze e le glorie che seguiranno.

Numeri 4:16-33
16Ed Eleazar, figliuolo del sacerdote Aaronne, avrà l’incarico dell’olio per il candelabro, del profumo fragrante, dell’offerta perpetua e dell’olio dell’unzione, e l’incarico di tutto il tabernacolo e di tutto ciò che contiene, del santuario e de’ suoi arredi".17Poi l’Eterno parlò a Mosè e ad Aaronne dicendo:18"Badate che la tribù delle famiglie dei Kehathiti non abbia ad essere sterminata di fra i Leviti;19ma fate questo per loro, affinché vivano e non muoiano quando si accosteranno al luogo santissimo: Aaronne e i suoi figliuoli vengano e assegnino a ciascun d’essi il proprio servizio e il proprio incarico.20E non entrino quelli a guardare anche per un istante le cose sante, onde non muoiano".21L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo:22"Fa’ il conto anche dei figliuoli di Gherson, secondo le case dei loro padri, secondo le loro famiglie.23Farai il censimento, dall’età di trent’anni in su fino all’età di cinquant’anni, di tutti quelli che possono assumere un ufficio per far l’opera nella tenda di convegno.24Questo è il servizio delle famiglie dei Ghersoniti: quel che debbono fare e quello che debbono portare:25porteranno i teli del tabernacolo e la tenda di convegno, la sua coperta, la coperta di pelli di delfino che v’è sopra, e la portiera all’ingresso della tenda di convegno;26le cortine del cortile con la portiera dell’ingresso del cortile, cortine che stanno tutt’intorno al tabernacolo e all’altare, i loro cordami e tutti gli utensili destinati al loro servizio; faranno tutto il servizio che si riferisce queste cose.27Tutto il servizio dei figliuoli dei Ghersoniti sarà sotto gli ordini di Aaronne e dei suoi figliuoli per tutto quello che dovranno portare e per tutto quello che dovranno fare; voi affiderete alla loro cura tutto quello che debbon portare.28Tale è il servizio delle famiglie dei figliuoli del Ghersoniti nella tenda di convegno; e l’incarico loro sarà eseguito agli ordini di Ithamar figliuolo del sacerdote Aaronne.29Farai il censimento dei figliuoli di Merari secondo le loro famiglie, secondo le case dei loro padri;30farai il censimento, dall’età di trent’anni in su fino all’età di cinquant’anni, di tutti quelli che possono assumere un ufficio per far l’opera nella tenda di convegno.31Questo è quanto è affidato alle loro cure e quello che debbono portare, in conformità di tutto il loro servizio nella tenda di convegno: le assi del tabernacolo, le sue traverse, le sue colonne, le sue basi;32le colonne che sono intorno al cortile, le loro basi, i loro piuoli, i loro cordami, tutti i loro utensili e tutto il servizio che vi si riferisce. Farete l’inventario nominativo degli oggetti affidati alle loro cure e ch’essi dovranno portare.33Tale è il servizio delle famiglie dei figliuoli di Merari, tutto il loro servizio nella tenda di convegno, sotto ali ordini di Ithamar, figliuolo del sacerdote Aaronne".

Così, mentre il Kehathita era impiegato a trasportare l'arca, il Merarita aveva forse soltanto l'incarico di un solo piolo o d'un semplice cordame. È forse l'importanza o la nobiltà apparente d'un lavoro che conta agli occhi del Signore? Niente affatto. l'obbedienza, la fedeltà. Lo schiavo dai due talenti e lo schiavo dai cinque talenti, entrambi fedeli in poca cosa, entreranno nella stessa gioia e saranno stabiliti su molte cose (Matteo 25:21-23).

Invidiare il lavoro d'un altro, imitarlo, o al contrario disprezzarlo, mostra che non si è compreso questo. Il lavoro degli altri non ci riguarda. Infatti, è il Signore che pone ognuno al proprio lavoro, come Aaronne e i suoi figli assegnavano «a ciascuno d'essi il proprio servizio e il proprio incarico» (vers. 19). E questo vuol dire pure che nessun cristiano ha il diritto di spingere un altro in un servizio o di trascinarlo con sè. Un servitore o una serva del Signore deve aver da fare direttamente col Signore e non con degli intermediarî.

Per incoraggiarci, pensiamo sovente a quella gioia promessa alla fine del servizio. È per lo schiavo, ma è anzitutto la gioia del Maestro, soddisfatto per quello che la sua grazia ci avrà concesso di fare per Lui. Non volete voi accordargliela?

Numeri 4:34-49
34Mosè, Aaronne e i principi della raunanza fecero dunque il censimento dei figliuoli dei Kehathiti secondo le loro famiglie e secondo le case dei loro padri,35di tutti quelli che dall’età di trent’anni in su fino all’età di cinquant’anni potevano assumere un ufficio per far l’opera nella tenda di convegno.36E quelli di cui si fece il censimento secondo le loro famiglie, furono duemila settecentocinquanta.37Questi son quelli delle famiglie dei Kehathiti dei quali si fece il censimento: tutti quelli che esercitavano un qualche ufficio nella tenda di convegno; Mosè ed Aaronne ne fecero il censimento secondo l’ordine che l’Eterno avea dato per mezzo di Mosè.38I figliuoli di Gherson, di cui si fece il censimento secondo le loro famiglie e secondo le case dei loro padri,39dall’età di trent’anni in su fino all’età di cinquant’anni, tutti quelli che potevano assumere un ufficio per far l’opera nella tenda di convegno,40quelli di cui si fece il censimento secondo le loro famiglie, secondo le case dei loro padri, furono duemila seicentotrenta.41Questi son quelli delle famiglie dei figliuoli di Gherson, di cui si fece il censimento: tutti quelli che esercitavano un qualche ufficio nella tenda di convegno; Mosè ed Aaronne ne fecero il censimento secondo l’ordine dell’Eterno.42Quelli delle famiglie dei figliuoli di Merari dei quali si fece il censimento secondo le loro famiglie, secondo le famiglie dei loro padri,43dall’età di trent’anni in su fino all’età di cinquant’anni, tutti quelli che potevano assumere un ufficio per far l’opera nella tenda di convegno,44quelli di cui si fece il censimento secondo le loro famiglie, furono tremila duecento.45Questi son quelli delle famiglie dei figliuoli di Merari, di cui si fece il censimento; Mosè ed Aaronne ne fecero il censimento secondo l’ordine che l’Eterno avea dato per mezzo di Mosè.46Tutti i Leviti dei quali Mosè, Aaronne e i principi d’Israele fecero il censimento secondo le loro famiglie e secondo le case dei loro padri,47dall’età di trent’anni in su fino all’età di cinquant’anni, tutti quelli che potevano assumere l’ufficio di servitori e l’ufficio di portatori nella tenda di convegno,48tutti quelli di cui si fece il censimento, furono ottomila cinquecento ottanta.49Ne fu fatto il censimento secondo l’ordine che l’Eterno avea dato per mezzo di Mosè, assegnando a ciascuno il servizio che dovea fare e quello che dovea portare. Così ne fu fatto il censimento come l’Eterno avea ordinato a Mosè.

A lato dei Leviti, altri Israeliti, uomini o donne, potevano essere consacrati all'Eterno facendo voto di «Nazareato», cioè di separazione per Lui. Bisognava sottostare a tre condizioni: Anzitutto astenersi da tutto quel che proveniva dalla vigna. In secondo luogo lasciarsi crescere i capelli. Infine evitare ogni contatto con la morte.

Come cristiani siamo tutti dei Nazarei. Le gioie del mondo, di cui ci parla la vigna e il suo frutto, non sono per noi, che abbiam parte alla gioia del cielo. La lunga capigliatura è l'immagine della rinunzia a se stesso che deve caratterizzare il riscattato. Per ultimo ogni contatto col peccato, e con la morte, sua conseguenza, deve essere evitato dal credente. Morto al mondo, all'io e al peccato, il cristiano ha un segreto con Dio: la sua consacrazione, segreto che Sansone non ha saputo conservare. Non possiamo spiegare alle persone del mondo, ai nostri compagni, per esempio, perché facciamo o perché non facciamo certe cose. .Ma non è forse prezioso di avere un segreto con qualcuno che amiamo, e poter dire nel nostro cuore: «Signore, tu sai che se non faccio questo, è perché sono tuo, ti appartengo»?

Numeri 5:1-31
1Poi l’Eterno parlò a Mosè, dicendo:2"Ordina ai figliuoli d’Israele che mandino fuori del campo ogni lebbroso, chiunque ha la gonorrea o è impuro per il contatto con un morto.3Maschi o femmine che siano, li manderete fuori; li manderete fuori del campo perché non contaminino il loro campo in mezzo al quale io abito".4I figliuoli d’Israele fecero così, e li mandarono fuori del campo. Come l’Eterno avea detto a Mosè, così fecero i figliuoli d’Israele.5L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo:6"Di’ ai figliuoli d’Israele: Quando un uomo o una donna avrà fatto un torto a qualcuno commettendo una infedeltà rispetto all’Eterno, e questa persona si sarà così resa colpevole,7ella confesserà il peccato commesso, restituirà per intero il corpo del delitto, aggiungendovi in più un quinto, e lo darà a colui verso il quale si è resa colpevole.8Ma se questi non ha prossimo parente a cui si possa restituire il corpo del delitto, questo corpo del delitto restituito spetterà all’Eterno, cioè al sacerdote, oltre al montone espiatorio, mediante il quale si farà l’espiazione per il colpevole.9Ogni offerta elevata di tutte le cose consacrate che i figliuoli d’Israele presenteranno al sacerdote, sarà del sacerdote;10le cose che uno consacrerà saranno del sacerdote; ciò che uno darà al sacerdote, apparterrà a lui".11L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo:12"Parla ai figliuoli d’Israele, e di’ loro: Se una donna si svia dal marito e commette una infedeltà contro di lui;13se uno ha relazioni carnali con lei e la cosa è nascosta agli occhi del marito; s’ella si è contaminata in segreto senza che vi sian testimoni contro di lei o ch’ella sia stata còlta sul fatto,14ove lo spirito di gelosia s’impossessi del marito e questi diventi geloso della moglie che si è contaminata, ovvero lo spirito di gelosia s’impossessi di lui e questi diventi geloso della moglie che non si è contaminata,15quell’uomo menerà la moglie al sacerdote, e porterà un’offerta per lei: un decimo d’efa di farina d’orzo; non vi spanderà sopra olio né vi metterà sopra incenso, perché è un’oblazione di gelosia, un’oblazione commemorativa, destinata a ricordare una iniquità.16Il sacerdote farà avvicinare la donna, e la farà stare in piè davanti all’Eterno.17Poi il sacerdote prenderà dell’acqua santa in un vaso di terra; prenderà pure della polvere ch’è sul suolo del tabernacolo, e la metterà nell’acqua.18Il sacerdote farà quindi stare la donna in piè davanti all’Eterno, le scoprirà il capo e porrà in mano di lei l’oblazione commemorativa, ch’è l’oblazione di gelosia; e il sacerdote avrà in mano l’acqua amara che arreca maledizione19Il sacerdote farà giurare quella donna, e le dirà: Se nessun uomo ha dormito teco, e se non ti sei sviata per contaminarti ricevendo un altro invece del tuo marito, quest’acqua amara che arreca maledizione, non ti faccia danno!20Ma se tu ti sei sviata ricevendo un altro invece del tuo marito e ti sei contaminata, e altri che il tuo marito ha dormito teco…21allora il sacerdote farà giurare la donna con un giuramento d’imprecazione e le dirà: l’Eterno faccia di te un oggetto di maledizione e di esecrazione fra il tuo popolo, facendoti smagrire i fianchi e gonfiare il ventre;22e quest’acqua che arreca maledizione, t’entri nelle viscere per farti gonfiare il ventre e smagrire i fianchi! E la donna dirà: Amen! amen!23Poi il sacerdote scriverà queste imprecazioni in un rotolo, e le cancellerà con l’acqua amara.24Farà bere alla donna quell’acqua amara che arreca maledizione, e l’acqua che arreca maledizione entrerà in lei per produrle amarezza;25e il sacerdote prenderà dalle mani della donna l’oblazione di gelosia, agiterà l’oblazione davanti all’Eterno, e l’offrirà sull’altare;26e il sacerdote prenderà una manata di quell’oblazione come ricordanza, e la farà fumare sull’altare; poi farà bere l’acqua alla donna.27E quando le avrà fatto bere l’acqua, avverrà che, s’ella si è contaminata ed ha commesso una infedeltà contro il marito, l’acqua che arreca maledizione entrerà in lei per produrre amarezza; il ventre le si gonfierà, i suoi fianchi smagriranno, e quella donna diventerà un oggetto di maledizione in mezzo al suo popolo.28Ma se la donna non si è contaminata ed è pura, sarà riconosciuta innocente, ed avrà de’ figliuoli.29Questa è la legge relativa alla gelosia, per il caso in cui la moglie di uno si svii ricevendo un altro invece del suo marito, e si contamini,30e per il caso in cui lo spirito di gelosia s’impossessi del marito, e questi diventi geloso della moglie; egli farà comparire sua moglie davanti all’Eterno, e il sacerdote le applicherà questa legge integralmente.31Il marito sarà immune da colpa, ma la donna porterà la pena della sua iniquità".

Gesù è stato il perfetto Nazareo. Messo a parte per Dio prima della sua nascita, occupato degli affari del suo Padre a dodici anni, la sua consacrazione a Dio quaggiù è stata totale, fino alla morte della croce. La sua «carne» era di fare la volontà del Padre e compiere l'opera sua. Era disceso dal cielo non per fare la propria volontà ma «la volontà di Colui che l'aveva mandato» (Giov. 4:34 — 6:38). Venuto nel mondo, Egli non era «del mondo» e restava al difuori delle sue feste e delle sue gioie (Giov. 7:8; 17:14). Le sue relazioni di famiglia erano messe da parte quando potevano ostacolare il suo ministerio (Luca 8:21). E che dire della sua dipendenza? Egli, che aveva creato tutte le cose, pregava il Padre riguardo alle decisioni che doveva prendere e si aspettava a Lui continuamente. «Il Figliuolo non può far nulla da se stesso», diceva Egli (Giov. 5:19). Prezioso Salvatore, che modello Egli è per noi in questo sentiero di assoluta devozione! Cammino difficile, ma alla fine del quale vi è quella gioia per Lui e per noi, che ci ha già occupati, e di cui abbiamo la figura alla fine del vers. 20: «E dopo questo il Nazareo potrà bere del vino.» Sta scritto: «Cristo ha sofferto la croce, per la gioia che gli era posta dinanzi» (Ebrei 12:2).

Numeri 6:1-12
1L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo:2"Parla ai figliuoli d’Israele e di’ loro: Quando un uomo o una donna avrà fatto un voto speciale, il voto di nazireato,3per consacrarsi all’Eterno, si asterrà dal vino e dalle bevande alcooliche; non berrà aceto fatto di vino, né aceto fatto di bevanda alcoolica; non berrà liquori tratti dall’uva, e non mangerà uva, né fresca né secca.4Tutto il tempo del suo nazireato non mangeria alcun prodotto della vigna, dagli acini alla buccia.5Tutto il tempo del suo voto di nazireato il rasoio non passerà sul suo capo; fino a che sian compiuti i giorni per i quali ei s’è consacrato all’Eterno, sarà santo; si lascerà crescer liberamente i capelli sul capo.6Tutto il tempo ch’ei s’è consacrato all’Eterno, non si accosterà a corpo morto;7si trattasse anche di suo padre, di sua madre, del suo fratello e della sua sorella, non si contaminerà per loro alla loro morte, perché porta sul capo il segno della sua consacrazione a Dio.8Tutto il tempo del suo nazireato egli è consacrato all’Eterno.9E se uno gli muore accanto improvvisamente, e il suo capo consacrato rimane così contaminato, si raderà il capo il giorno della sua purificazione; se lo raderà il settimo giorno;10l’ottavo giorno porterà due tortore o due giovani piccioni al sacerdote, all’ingresso della tenda di convegno.11E il sacerdote ne offrirà uno come sacrifizio per il peccato e l’altro come olocausto, e farà per lui l’espiazione del peccato che ha commesso a cagion di quel morto; e, in quel giorno stesso, il nazireo consacrerà così il suo capo.12Consacrerà di nuovo all’Eterno i giorni del suo nazireato, e offrirà un agnello dell’anno come sacrifizio di riparazione; i giorni precedenti non saranno contati, perché il suo nazireato è stato contaminato.

Questo lungo capitolo, di cui abbiam letto solo una parte, è consacrato alle offerte dei dodici principi d'Israele. Uno dopo l'altro, ad un giorno fisso, ognuno presentava gli stessi doni. Vi chiedete perché Iddio dedichi tanto posto a quelle offerte, allorché tutto poteva essere riassunto in un solo paragrafo? Comprendiamolo, Egli dà tutto il valore a quel che ognuno porta e non dimentica nulla di ciò che è fatto per Lui.

Le offerte erano rimesse ai Leviti, «a ciascuno secondo le proprie funzioni» (vers. 5). A noi pure Iddio dà tutti i mezzi per adempiere il compito che Egli ci ha affidato. Sa quel che dobbiamo fare, e possiamo contare su Lui per ricevere le risorse corrispondenti, risorse non soltanto materiali, ma anche in sapienza, pazienza, amore... Conosciamo forse dei cristiani più favoriti di noi riguardo alle cose della vita. Ciò che è loro stato dato corrisponde senza dubbio anche ad un servizio più esteso e ne fa loro l'obbligazione. Ricordiamoci di quel che il Signore chiedeva ai suoi discepoli: «Quando vi mandai senza borsa, senza sacca da viaggio e senza calzari, vi mancò mai niente? Ed essi risposero: Niente!» (Luca 22:35).

Numeri 6:13-27
13Questa è la legge del nazireato: quando i giorni del suo nazireato saranno compiuti, lo si farà venire all’ingresso della tenda di convegno;14ed egli presenterà la sua offerta all’Eterno: un agnello dell’anno, senza difetto, per l’olocausto; una pecora dell’anno, senza difetto, per il sacrifizio per il peccato, e un montone senza difetto, per il sacrifizio di azioni di grazie;15un paniere di pani azzimi fatti con fior di farina, di focacce intrise con olio, di gallette senza lievito unte d’olio, insieme con l’oblazione e le libazioni relative.16Il sacerdote presenterà quelle cose davanti all’Eterno, e offrirà il suo sacrifizio per il peccato e il suo olocausto;17offrirà il montone come sacrifizio di azioni di grazie all’Eterno col paniere dei pani azzimi; il sacerdote offrirà pure l’oblazione e la libazione.18Il nazireo raderà, all’ingresso della tenda di convegno, il suo capo consacrato; prenderà i capelli del suo capo consacrato e li metterà sul fuoco che è sotto il sacrifizio di azioni di grazie.19Il sacerdote prenderà la spalla del montone, quando sarà cotta, una focaccia non lievitata del paniere, una galletta senza lievito, e le porrà nelle mani del nazireo, dopo che questi avrà raso il suo capo consacrato.20Il sacerdote le agiterà, come offerta agitata, davanti all’Eterno; è cosa santa che appartiene al sacerdote, assieme al petto dell’offerta agitata e alla spalla dell’offerta elevata. Dopo questo, il nazireo potrà bere del vino.21Tale è la legge relativa a colui che ha fatto voto di nazireato, tale è la sua offerta all’Eterno per il suo nazireato, oltre quello che i suoi mezzi gli permetteranno di fare. Egli agirà secondo il voto che avrà fatto, conformemente alla legge del suo nazireato".22L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo:23"Parla ad Aaronne e al suoi figliuoli, e di’ loro: Voi benedirete così i figliuoli d’Israele; direte loro:24L’Eterno ti benedica e ti guardi!25L’Eterno faccia risplendere il suo volto su te e ti sia propizio!26L’Eterno volga verso te il suo volto, e ti dia la pace!27Così metteranno il mio nome sui figliuoli d’Israele, e io li benedirò".

Perché al principio di questo capitolo, si tratta di nuovo del candelabro, fra l'offerta dei beni al cap. 7 e la consacrazione dei Leviti che occuperà i versetti seguenti? Non è forse per mostrarci che la luce scruta e apprezza tanto il dono quanto la persona, non solo il servizio, ma anche chi lo compie? Iddio sa quel che vale la nostra devozione, di cui ci parla questa scena di consacrazione. Così Egli legge nel nostro cuore per vedere se le belle parole delle nostre preghiere e dei nostri cantici vi si trovano veramente. E notate che i Leviti erano presentati da Aaronne in offerta agitata come per lasciare che questa luce divina illuminasse successivamente tutto in loro senza lasciare nulla nell'ombra. Se fosse rimasta la minima macchia ai loro vestimenti, si sarebbe vista immediatamente. Quanto è importante di stare dinanzi a Dio tali quali noi siamo, senza nasconderGli nulla. È quel che fa Davide quando chiede al Salmo 139:23: «Investigami, o Dio, e conosci il mio cuore. Provami, e conosci i miei pensieri. E vedi se vi è in me qualche via iniqua, e guidami per la via eterna.» — FacciamoGli noi pure, sovente questa preghiera!

Numeri 7:1-17; 84-88
1Il giorno che Mosè ebbe finito di rizzare il tabernacolo e l’ebbe unto e consacrato con tutti i suoi utensili, quando ebbe rizzato l’altare con tutti i suoi utensili, e li ebbe unti e consacrati,2i principi d’Israele, capi delle case de’ loro padri, che erano i principi delle tribù ed aveano presieduto al censimento, presentarono un’offerta3e la portarono davanti all’Eterno: sei carri-lettiga e dodici buoi; vale a dire un carro per due principi e un bove per ogni principe; e li offrirono davanti al tabernacolo.4E l’Eterno parlò a Mosè, dicendo:5"Prendili da loro per impiegarli al servizio della tenda di convegno, e dalli ai Leviti; a ciascuno secondo le sue funzioni".6Mosè prese dunque i carri e i buoi, e li dette ai Leviti.7Dette due carri e quattro buoi ai figliuoli di Gherson, secondo le loro funzioni;8dette quattro carri e otto buoi ai figliuoli di Merari, secondo le loro funzioni, sotto la sorveglianza d’Ithamar, figliuolo del sacerdote Aaronne;9ma ai figliuoli di Kehath non ne diede punti, perché avevano il servizio degli oggetti sacri e doveano portarli sulle spalle.10E i principi presentarono la loro offerta per la dedicazione dell’altare, il giorno ch’esso fu unto; i principi presentarono la loro offerta davanti all’altare.11E l’Eterno disse a Mosè: "I principi presenteranno la loro offerta uno per giorno, per la dedicazione dell’altare".12Colui che presentò la sua offerta il primo giorno fu Nahshon, figliuolo d’Amminadab della tribù di Giuda;13e la sua offerta fu un piatto d’argento del peso di centotrenta sicli, un bacino d’argento di settanta sicli, secondo il siclo del santuario, ambedue pieni di fior di farina intrisa con olio, per l’oblazione;14una coppa d’oro di dieci sicli piena di profumo,15un giovenco, un montone,16un agnello dell’anno per l’olocausto, un capro per il sacrifizio per il peccato,17e, per il sacrifizio di azioni di grazie, due buoi, cinque montoni, cinque capri, cinque agnelli dell’anno. Tale fu l’offerta di Nahshon, figliuolo d’Amminadab.
84Questi furono i doni per la dedicazione dell’altare, da parte dei principi d’Israele, il giorno in cui esso fu unto: dodici piatti d’argento, dodici bacini d’argento, dodici coppe d’oro;85ogni piatto d’argento pesava centotrenta sicli e ogni bacino d’argento, settanta; il totale dell’argento dei vasi fu duemila quattrocento sicli, secondo il siclo del santuario;86dodici coppe d’oro piene di profumo, le quali, a dieci sicli per coppa, secondo il siclo del santuario, dettero, per l’oro delle coppe, un totale di centoventi sicli.87Totale del bestiame per l’olocausto: dodici giovenchi, dodici montoni, dodici agnelli dell’anno con le oblazioni ordinarie, e dodici capri per il sacrifizio per il peccato.88Totale del bestiame per il sacrifizio di azioni di grazie: ventiquattro giovenchi, sessanta montoni, sessanta capri, sessanta agnelli dell’anno. Tali furono i doni per la dedicazione dell’altare, dopo ch’esso fu unto.

Prima d'essere presentati in offerta agitata, i Leviti erano purificati e per essi erano offerti dei sacrifici. Bisognava che passassero il rasoio su tutta la loro carne e lavassero i loro vestimenti. Abbiamo già trovato queste figure in occasione della consacrazione dei sacerdoti e della purificazione del lebbroso. Non si tratta della conversione, ma del lavoro che lo Spirito Santo fa, per mezzo della Parola, onde i credenti rimangano puri. Il rasoio, ve ne ricordate, è l'immagine del giudicio che dobbiamo operare su tutto ciò che la carne produce. Per il servitore, l'orgoglio in particolare si eleva presto, se il «rasoio» non è pronto a sorvegliare le sue apparizioni.

Infine, quando siamo lavati, non ci piace rimettere dei vestiti sudici.

Ah! per servire il Signore, abbiamo bisogno non soltanto d'una buona coscienza, ma anche d'una condotta esteriore irreprensibile. Soltanto «dopo questo», è scritto che il Levita poteva fare il suo servizio. Importante lezione! Prima di incominciare un servizio per il Signore, lasciamoLe finire il lavoro di formazione che, per la sua grazia, Egli vuole compiere in noi.

Numeri 7:89; Numeri 8:1-14
89E quando Mosè entrava nella tenda di convegno per parlare con l’Eterno, udiva la voce che gli parlava dall’alto del propiziatorio che è sull’arca della testimonianza fra i due cherubini; e l’Eterno gli parlava.
1L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo:2"Parla ad Aaronne, e digli: Quando collocherai le lampade, le sette lampade dovranno proiettare la luce sul davanti del candelabro".3E Aaronne fece così; collocò le lampade in modo che facessero luce sul davanti del candelabro, come l’Eterno aveva ordinato a Mosè.4Or il candelabro era fatto così: era d’oro battuto; tanto la sua base quanto i suoi fiori erano lavorati a martello. Mosè avea fatto il candelabro secondo il modello che l’Eterno gli avea mostrato.5E l’Eterno parlò a Mosè, dicendo:6"Prendi i Leviti di tra i figliuoli d’Israele, e purificali.7E, per purificarli, farai così: li aspergerai con l’acqua dell’espiazione, essi faranno passare il rasoio su tutto il loro corpo, laveranno le loro vesti e si purificheranno.8Poi prenderanno un giovenco con l’oblazione ordinaria di fior di farina intrisa con olio, e tu prenderai un altro giovenco per il sacrifizio per il peccato.9Farai avvicinare i Leviti dinanzi alla tenda di convegno, e convocherai tutta la raunanza de’ figliuoli d’Israele.10Farai avvicinare i Leviti dinanzi all’Eterno, e i figliuoli d’Israele poseranno le loro mani sui Leviti;11e Aaronne presenterà i Leviti come offerta agitata davanti all’Eterno da parte dei figliuoli d’Israele, ed essi faranno il servizio dell’Eterno.12Poi i Leviti poseranno le loro mani sulla testa dei giovenchi, e tu ne offrirai uno come sacrifizio per il peccato e l’altro come olocausto all’Eterno, per fare l’espiazione per i Leviti.13E farai stare i Leviti in piè davanti ad Aaronne e davanti ai suoi figliuoli, e li presenterai come un’offerta agitata all’Eterno.14Così separerai i Leviti di tra i figliuoli d’Israele, e i Leviti saranno miei.

Un anno è trascorso dall'uscita d'Egitto. E l'Eterno dà a Mosè le istruzioni necessarie per celebrare questo grande anniversario. Come l'abbiam visto bisognava festeggiarlo ogni anno durante tutta la storia del popolo. La cristianità celebra ogni anno delle grandi feste in ricordo della nascita e della morte del Salvatore. Poi molti non vi pensano più fino all'anno seguente.

Riscattati dal Signore, noi abbiamo il privilegio di ricordarci delle sue sofferenze e della sua morte ogni primo giorno della settimana. È la sola festa istituita da Lui.

In Israele la grazia dava una risorsa a chi era impuro o in viaggio. Il Signore conosce tutte le nostre circostanze e vi risponde per mezzo della sua grazia, ma non cambia nulla alla sua propria misura. Anche al secondo mese, la festa doveva essere celebrata secondo tutti gli statuti della Pasqua (vers. 12). «Non ne spezzeranno alcun osso.» I nostri pensieri vanno alla croce ove non è stato permesso ai soldati di rompere le gambe al Signore per farlo morire, come ai due altri crocifissi. Egli aveva infatti detto: «Io lascio la mia vita... Nessuno me la toglie, ma Io da me stesso la depongo» (Giov. 10:17-18; 19:33, 35).

Numeri 8:15-26
15Dopo questo, i Leviti verranno a fare il servizio nella tenda di convegno; e tu li purificherai, e li presenterai come un’offerta agitata;16poiché mi sono interamente dati di tra i figliuoli d’Israele; io li ho presi per me, invece di tutti quelli che aprono il seno materno, dei primogeniti di tutti i figliuoli d’Israele.17Poiché tutti i primogeniti dei figliuoli d’Israele, tanto degli uomini quanto del bestiame, sono miei; io me li consacrai il giorno che percossi tutti i primogeniti nel paese d’Egitto.18E ho preso i Leviti invece di tutti i primogeniti dei figliuoli d’Israele.19E ho dato in dono ad Aaronne ed ai suoi figliuoli i Leviti di tra i figliuoli d’Israele, perché facciano il servizio de’ figliuoli d’Israele nella tenda di convegno, e perché facciano l’espiazione per i figliuoli d’Israele, onde nessuna piaga scoppi tra i figliuoli d’Israele per il loro accostarsi ai santuario".20Così fecero Mosè, Aaronne e tutta la raunanza dei figliuoli d’Israele rispetto ai Leviti; i figliuoli d’Israele fecero a loro riguardo tutto quello che l’Eterno avea ordinato a Mosè relativamente a loro.21E i Leviti si purificarono e lavarono le loro vesti; e Aaronne li presentò come un’offerta agitata davanti all’Eterno, e fece l’espiazione per essi, per purificarli.22Dopo questo, i Leviti vennero a fare il loro servizio nella tenda di convegno in presenza di Aaronne e dei suoi figliuoli. Si fece rispetto ai Leviti secondo l’ordine che l’Eterno avea dato a Mosè circa loro.23E l’Eterno parlò a Mosè, dicendo:24"Questo è quel che concerne i Leviti: da venticinque anni in su il Levita entrerà in servizio per esercitare un ufficio nella tenda di convegno;25e dall’età di cinquant’anni si ritirerà dall’esercizio dell’ufficio, e non servirà più.26Potrà assistere i suoi fratelli nella tenda di convegno, sorvegliando ciò che è affidato alle loro cure; ma non farà più servizio. Così farai, rispetto ai Leviti, per quel che concerne i loro uffici".

Ecco di nuovo quella misteriosa colonna di nuvola che accompagnava il popolo dalle rive del mar Rosso. Come una nube protegge dall'ardore del sole ed attenua il suo splendore, così Gesù è venuto sulla terra velando sotto la forma d'un uomo la sua gloria divina, che non avremmo potuto guardare. È sopra di Lui che possiamo ora alzare lo sguardo come a Colui che conduce i nostri passi.

Israele non aveva da farsi nessuna preoccupazione per le sue tappe attraverso il deserto. Ogni partenza ed ogni fermata avvenivano «al comandamento dell'Eterno». Se la nuvola si alzava, essi dovevano partire anche se erano da poco arrivati, anche se il luogo era piacevole. Se la nuvola restava sul Tabernacolo bisognava accamparsi e non andare più lungi. Avrebbero essi potuto far a meno di questa direzione divina, se si fosse trattato di «un giorno» o di «pochi giorni»? Assolutamente no! Essa era tanto necessaria per pochi giorni quanto per molti giorni, per accamparsi come per partire, per la notte quanto per il giorno.

Bella figura della continua dipendenza che conviene ai riscattati.

Che il comandamento di Dio sia per noi l'unico motivo di ognuno dei nostri passi, di ognuno dei nostri atti, come lo era per Gesù.

Numeri 9:1-14
1L’Eterno parlò ancora a Mosè, nel deserto di Sinai, il primo mese del secondo anno da che furono usciti dal paese d’Egitto, dicendo:2"I figliuoli d’Israele celebreranno la pasqua nel tempo stabilito.3La celebrerete nel tempo stabilito, il quattordicesimo giorno di questo mese, sull’imbrunire; la celebrerete secondo tutte le leggi e secondo tutte le prescrizioni che vi si riferiscono".4E Mosè parlò ai figliuoli d’Israele perché celebrassero la pasqua.5Ed essi celebrarono la pasqua il quattordicesimo giorno del primo mese, sull’imbrunire, nel deserto di Sinai; i figliuoli d’Israele si conformarono a tutti gli ordini che l’Eterno avea dati a Mosè.6Or v’erano degli uomini che, essendo impuri per aver toccato un morto, non potevan celebrare la pasqua in quel giorno. Si presentarono in quello stesso giorno davanti a Mosè e davanti ad Aaronne;7e quegli uomini dissero a Mosè: "Noi siamo impuri per aver toccato un morto; perché ci sarebb’egli tolto di poter presentare l’offerta dell’Eterno, al tempo stabilito, in mezzo ai figliuoli d’Israele?"8E Mosè rispose loro: "Aspettate, e sentirò quel che l’Eterno ordinerà a vostro riguardo".9E l’Eterno parlò a Mosè, dicendo:10"Parla ai figliuoli d’Israele, e di’ loro: Se uno di voi o de’ vostri discendenti sarà impuro per il contatto con un morto o sarà lontano in viaggio, celebrerà lo stesso la pasqua in onore dell’Eterno.11La celebreranno il quattordicesimo giorno del secondo mese, sull’imbrunire; la mangeranno con del pane senza lievito e con delle erbe amare;12non ne lasceranno nulla di resto fino al mattino, e non ne spezzeranno alcun osso. La celebreranno secondo tutte le leggi della pasqua.13Ma colui ch’è puro e che non è in viaggio, se s’astiene dal celebrare la pasqua, quel tale sarà sterminato di fra il suo popolo; siccome non ha presentato l’offerta all’Eterno nel tempo stabilito, quel tale porterà la pena del suo peccato.14E se uno straniero che soggiorna tra voi celebra la pasqua dell’Eterno, si conformerà alle leggi e alle prescrizioni della pasqua. Avrete un’unica legge, per lo straniero e per il nativo del paese".

Quando la nuvola si alzava per la partenza, le trombe d'argento suonavano, il popolo e i capi si radunavano, i Leviti smontavano il Tabernacolo, ognuno si metteva in rango per la marcia. Poi la tromba suonava «a lunghi e forti squilli n e subito le tribù partivano secondo l'ordine delle loro bandiere. Ditemi se è così che avete l'abitudine d'obbedire. Questo richiede tre cose, notatelo bene: 1° Essere attento agli ordini ricevuti (e non si può esserlo quando si è distratti dà una quantità di cose). 2° Prepararsi senza aspettare l'ultimo minuto. 3° Partire, appena ricevuto il comando.

Un giorno, per quelli che appartengono a Gesù, suonerà il segnale della gran partenza. Colui che i discepoli, che guardano verso il cielo, han visto salire sulla nuvola (Atti 1:9), ritornerà. Vi sarà una tromba. Il Signore stesso scenderà dal cielo con la tromba di Dio per rapire i suoi a Sè nella nuvola. Allora non vi sarà mai più partenza né separazione. Saremo giunti nel riposo divino per sempre col Signore. È questa anche la vostra speranza? Ebbene, state attenti, siate pronti, essa è vicina.

Numeri 9:15-23; Numeri 10:1-10
15Or il giorno in cui il tabernacolo fu eretto, la nuvola coprì il tabernacolo, la tenda della testimonianza; e, dalla sera fino alla mattina, aveva sul tabernacolo l’apparenza d’un fuoco.16Così avveniva sempre: la nuvola copriva il tabernacolo, e di notte avea l’apparenza d’un fuoco.17E tutte le volte che la nuvola s’alzava di sulla tenda, i figliuoli d’Israele si mettevano in cammino; e dove la nuvola si fermava, quivi i figliuoli d’Israele si accampavano.18I figliuoli d’Israele si mettevano in cammino all’ordine dell’Eterno, e all’ordine dell’Eterno si accampavano; rimanevano accampati tutto il tempo che la nuvola restava sul tabernacolo.19E quando la nuvola rimaneva per molti giorni sul tabernacolo, i figliuoli d’Israele osservavano la prescrizione dell’Eterno e non si movevano.20E se avveniva che la nuvola rimanesse pochi giorni sul tabernacolo, all’ordine dell’Eterno rimanevano accampati, e all’ordine dell’Eterno si mettevano in cammino.21E se la nuvola si fermava dalla sera alla mattina, e s’alzava la mattina, si mettevano in cammino; o se dopo un giorno e una notte la nuvola si alzava, si mettevano in cammino.22Se la nuvola rimaneva ferma sul tabernacolo due giorni o un mese o un anno, i figliuoli d’Israele rimanevano accampati e non si moveano; ma, quando s’alzava, si mettevano in cammino.23All’ordine dell’Eterno si accampavano, e all’ordine dell’Eterno si mettevano in cammino; osservavano le prescrizioni dell’Eterno, secondo l’ordine trasmesso dall’Eterno per mezzo di Mosè.
1L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo:2"Fatti due trombe d’argento; le farai d’argento battuto; ti serviranno per convocare la raunanza e per far muovere i campi.3Al suon d’esse tutta la raunanza si raccoglierà presso di te, all’ingresso della tenda di convegno.4Al suono d’una tromba sola, i principi, i capi delle migliaia d’Israele, si aduneranno presso di te.5Quando sonerete a lunghi e forti squilli, i campi che sono a levante si metteranno in cammino.6Quando sonerete una seconda volta a lunghi e forti squilli, i campi che si trovano a mezzogiorno si metteranno in cammino; si sonerà a lunghi e forti squilli quando dovranno mettersi in cammino.7Quando dev’esser convocata la raunanza, sonerete, ma non a lunghi e forti squilli.8E i sacerdoti figliuoli d’Aaronne soneranno le trombe; sarà una legge perpetua per voi e per i vostri discendenti.9Quando nel vostro paese andrete alla guerra contro il nemico che vi attaccherà, sonerete a lunghi e forti squilli con le trombe, e sarete ricordati dinanzi all’Eterno, al vostro Dio, e sarete liberati dai vostri nemici.10Così pure nei vostri giorni di gioia, nelle vostre solennità e al principio de’ vostri mesi, sonerete con le trombe quand’offrirete i vostri olocausti e i vostri sacrifizi di azioni di grazie; ed esse vi faranno ricordare nel cospetto del vostro Dio. Io sono l’Eterno, il vostro Dio".

«Ecco, Io vengo tosto.» Gli ultimi versetti dell'Apocalisse ci ripetono per ben tre volte questa promessa del Signore. La Chiesa Lo aspetta. Ma non può dimenticare quelli che restano indietro. Con lo Spirito si volge verso il mondo: «Chi ha sete venga!» (Apoc. 22:17). È quel che disse Mosè a Hobab al momento della partenza: «Vieni con noi», vieni a godere con noi del bene che Iddio ha promesso di fare al suo popolo.

«Io non verrò» risponde Hobab, che tuttavia, aveva avuto parte per qualche tempo alle benedizioni divine. Purtroppo, alcuni nelle nostre famiglie, come in quella di Mosè, non sono pronti ad abbandonare questo mondo. Preghiamo per loro.

Come mai Mosè chiede ora l'aiuto di Hobab per condurre il popolo attraverso il deserto? Ha forse dimenticato la nuvola che li dirigeva? Ebbene, non lo giudichiamo troppo presto, noi che sovente abbiamo più fiducia nei consigli delle persone del mondo che nelle direzioni del Signore.

Cristo è per noi quell'arca santa che si mette alla testa del popolo. Egli ci ha preceduti. Il «cammino di tre giorni» per il quale è passato: la sua morte, la sua tomba, la sua risurrezione, aprono una via nuova ad un popolo risuscitato, in marcia verso la gloria celeste.

Numeri 10:11-36
11Or avvenne che, il secondo anno il secondo mese, il ventesimo giorno del mese, la nuvola s’alzò di sopra il tabernacolo della testimonianza.12E i figliuoli d’Israele partirono dal deserto di Sinai, secondo l’ordine fissato per le loro marce; e la nuvola si fermò nel deserto di Paran.13Così si misero in cammino la prima volta, secondo l’ordine dell’Eterno trasmesso per mezzo di Mosè.14La bandiera del campo de’ figliuoli di Giuda, diviso secondo le loro schiere, si mosse la prima. Nahshon, figliuolo di Amminadab comandava l’esercito di Giuda.15Nethaneel, figliuolo di Tsuar, comandava l’esercito della tribù de’ figliuoli d’Issacar,16ed Eliab, figliuolo di Helon, comandava l’esercito della tribù dei figliuoli di Zabulon.17Il tabernacolo fu smontato, e i figliuoli di Gherson e i figliuoli di Merari si misero in cammino, portando il tabernacolo.18Poi si mosse la bandiera del campo di Ruben, diviso secondo le sue schiere. Elitsur, figliuolo di Scedeur, comandava l’esercito di Ruben.19Scelumiel, figliuolo di Tsurishaddai, comandava l’esercito della tribù de’ figliuoli di Simeone,20ed Eliasaf, figliuolo di Deuel, comandava l’esercito della tribù de’ figliuoli di Gad.21Poi si mossero i Kehathiti, portando gli oggetti sacri; e gli altri rizzavano il tabernacolo, prima che quelli arrivassero.22Poi si mosse la bandiera del campo de’ figliuoli di Efraim, diviso secondo le sue schiere. Elishama, figliuolo di Ammihud, comandava l’esercito di Efraim.23Gamaliel, figliuolo di Pedahtsur, comandava l’esercito della tribù dei figliuoli di Manasse,24e Abidan, figliuolo di Ghideoni, comandava l’esercito della tribù de’ figliuoli di Beniamino.25Poi si mosse la bandiera del campo de’ figliuoli di Dan, diviso secondo le sue schiere, formando la retroguardia di tutti i campi. Ahiezer, figliuolo di Ammishaddai, comandava l’esercito di Dan.26Paghiel, figliuolo di Ocran, comandava l’esercito della tribù de’ figliuoli di Ascer,27e Ahira, figliuolo di Enan, comandava l’esercito della tribù de’ figliuoli di Neftali.28Tale era l’ordine in cui i figliuoli d’Israele si misero in cammino, secondo le loro schiere. E così partirono.29Or Mosè disse a Hobab, figliuolo di Reuel, Madianita, suocero di Mosè: "Noi c’incamminiamo verso il luogo del quale l’Eterno ha detto: Io ve lo darò. Vieni con noi e ti faremo, del bene, perché l’Eterno ha promesso di far del bene a Israele".30Hobab gli rispose: "Io non verrò, ma andrò al mio paese e dal miei parenti".31E Mosè disse: "Deh, non ci lasciare; poiché tu conosci i luoghi dove dovremo accamparci nel deserto, e sarai la nostra guida.32E, se vieni con noi, qualunque bene l’Eterno farà a noi, noi lo faremo a te".33Così partirono dal monte dell’Eterno, e fecero tre giornate di cammino; e l’arca del patto dell’Eterno andava davanti a loro durante le tre giornate di cammino, per cercar loro un luogo di riposo.34E la nuvola dell’Eterno era su loro, durante il giorno, quando partivano dal campo.35Quando l’arca partiva, Mosè diceva: "Lèvati, o Eterno, e siano dispersi i tuoi nemici, e fuggano dinanzi alla tua presenza quelli che t’odiano!"36E quando si posava, diceva: "Torna, o Eterno, alle miriadi delle schiere d’Israele!"

Dopo i lagni del popolo e il giudicio che segue, ecco che la gente raccogliticcia è presa da concupiscenza. Dove sono gli alimenti che avevano in Egitto per nulla? Per nulla!? Il povero popolo dimentica i mattoni e la paglia e come l'oppressore faceva pagar caro il poco che gli dava. Tutti questi cibi dell'Egitto, aglio, cipolle, porri ecc... hanno questo di comune: hanno un forte sapore, eccitano l'appetito, ma non sono nutrienti, talvolta sono difficili da digerire. Facile applicazione! Di che cosa la gente del mondo nutre il suo spirito? Di riviste, di romanzi, di film... tutte cose attraenti per la carne, ma, al contrario, senza profitto per l'anima.

Perché Israele si ricorda ora di quelle cose dell'Egitto? Perché, purtroppo, la manna ha perduto per lui il suo buon gusto di schiacciata al miele! (Esodo 16:31). Non è più che una focaccia all'olio, in attesa d'essere apertamente chiamata un pane leggero (cap. 21:5).

Cari giovani amici, se siete tentati da quel che il mondo si nutre, fatevi la domanda: Non è forse perché la Parola ha perduto il suo sapore prezioso per l'anima mia?

Numeri 11:1-9
1Or il popolo fece giungere empi mormorii agli orecchi dell’Eterno; e come l’Eterno li udì, la sua ira si accese, il fuoco dell’Eterno divampò fra loro e divorò l’estremità del campo.2E il popolo gridò a Mosè; Mosè pregò l’Eterno, e il fuoco si spense.3E a quel luogo fu posto nome Taberah, perché il fuoco dell’Eterno avea divampato fra loro.4E l’accozzaglia di gente raccogliticcia ch’era tra il popolo, fu presa da concupiscenza; e anche i figliuoli d’Israele ricominciarono a piagnucolare e a dire: "Chi ci darà da mangiare della carne?5Ci ricordiamo de’ pesci che mangiavamo in Egitto per nulla, de’ cocomeri, de’ poponi, de’ porri, delle cipolle e degli agli.6E ora l’anima nostra e inaridita; non c’è più nulla! gli occhi nostri non vedono altro che questa manna".7Or la manna era simile al seme di coriandolo e avea l’aspetto del bdellio.8Il popolo andava attorno a raccoglierla; poi la riduceva in farina con le macine o la pestava nel mortaio, la faceva cuocere in pentole o ne faceva delle focacce, e aveva il sapore d’una focaccia con l’olio.9Quando la rugiada cadeva sul campo, la notte, vi cadeva anche la manna.

Ed ecco Mosè scoraggiato. Egli rimprovera all'Eterno il carico di tutto quel popolo (vers. 11), lui che, alla fine del capitolo precedente, parlava con trionfo delle «miriadi delle schiere d'Israele»! Certamente, da «solo» non poteva portare quel popolo, ma era forse solo? Per nulla! L'Eterno stesso portava Israele come un uomo porta il suo figliuolo (Deuter. 1:31), cioè come un carico prezioso per Lui. «Essi dimenticarono presto le sue opere» — ci dice il Salmo 106. «Si accesero di cupidigia nel deserto. Ed Egli dette loro quel che chiedevano, ma mandò la consunzione nelle loro persone» (vers. 14:15). Vi è qui una verità molto seria. Quando vogliamo avere assolutamente qualche cosa, che Iddio non aveva l'intenzione di darci, ebbene, Egli ci darà forse alla fine quella cosa, ma con le conseguenze disastrose, che per il popolo sono quelle dei versetti 19:20, 33. La consunzione, ci dice il vocabolario, è un deperimento. Un deperimento delle anime nostre è cosa più grave d'una malattia, non è vero? Ci guardi Iddio da quelle concupiscenze «che guerreggiano contro l'anima» (1 Pietro 2:11), e ci accordi d'essere soddisfatti di quel che Egli ci dà... e di quel ch'Egli non ci dà.

Numeri 11:10-23
10E Mosè udì il popolo che piagnucolava, in tutte le famiglie, ognuno all’ingresso della propria tenda; l’ira dell’Eterno si accese gravemente, e la cosa dispiacque anche a Mosè.11E Mosè disse all’Eterno: "Perché hai trattato così male il tuo servo? perché non ho io trovato grazia agli occhi tuoi, che tu m’abbia messo addosso il carico di tutto questo popolo?12L’ho forse concepito io tutto questo popolo? o l’ho forse dato alla luce io, che tu mi dica: Portalo sul tuo seno, come il balio porta il bimbo lattante, fino al paese che tu hai promesso con giuramento ai suoi padri?13Donde avrei io della carne da dare a tutto questo popolo? Poiché piagnucola dietro a me, dicendo: Dacci da mangiar della carne!14Io non posso, da me solo, portare tutto questo popolo; è un peso troppo grave per me.15E se mi vuoi trattare così, uccidimi, ti prego; uccidimi, se ho trovato grazia agli occhi tuoi; e ch’io non vegga la mia sventura!"16E l’Eterno disse a Mosè: "Radunami settanta uomini degli anziani d’Israele, conosciuti da te come anziani del popolo e come aventi autorità sovr’esso; conducili alla tenda di convegno, e vi si presentino con te.17Io scenderò e parlerò quivi teco; prenderò dello spirito che è su te e lo metterò su loro, perché portino con te il carico del popolo, e tu non lo porti più da solo.18E dirai al popolo: Santificatevi per domani, e mangerete della carne, poiché avete pianto agli orecchi dell’Eterno, dicendo: Chi ci farà mangiar della carne? Stavamo pur bene in Egitto! Ebbene, l’Eterno vi darà della carne, e voi ne mangerete.19E ne mangerete, non per un giorno, non per due giorni, non per cinque giorni, non per dieci giorni, non per venti giorni, ma per un mese intero,20finché vi esca per le narici e vi faccia nausea poiché avete rigettato l’Eterno che è in mezzo a voi, e avete pianto davanti a lui, dicendo: Perché mai siamo usciti dall’Egitto?"21E Mosè disse: "Questo popolo, in mezzo al quale mi trovo, novera seicentomila adulti, e tu hai detto: Io darò loro della carne, e ne mangeranno per un mese intero!22Si scanneranno per loro greggi ed armenti in modo che n’abbiano abbastanza? o si radunerà per loro tutto il pesce del mare in modo che n’abbiano abbastanza?"23E l’Eterno rispose a Mosè: "La mano dell’Eterno è forse raccorciata? Ora vedrai se la parola che t’ho detta s’adempia o no".

Per la sua mancanza di fiducia, Mosè perderà una benedizione. Iddio toglierà dello Spirito che era su lui per darlo ad altri. Per lo stesso motivo, già al cap. 4 dell'Esodo, Aaronne gli era stato dato «per servirgli di bocca». È umiliante di pensare che la nostra mancanza di fede obbliga sovente Dio a far fare ad altri una parte del nostro lavoro.

I settanta anziani, scelti da Mosè, sono radunati alla tenda di convegno; lo Spirito è messo su loro. Ma ecco che due di quegli uomini, Eldad e Medad, son rimasti nel campo e vi profetizzano. Giosuè vorrebbe impedirli. Ma Mosè invece se ne rallegra quando lo sa.

Iddio ci ha forse fatto comprendere le verità della Parola concernenti la separazione «fuori del campo» religioso cristiano. Ma guardiamoci dal giudicare i figli di Dio, sovente molto più pii e devoti di noi, che non hanno compreso questa separazione. Altrimenti, potremmo essere come quei farisei orgogliosi, fieri della loro religione, e che disprezzavano gli altri. Ricordiamoci che tutto ciò che possediamo, è la pura grazia di Dio che ce l'ha donato.

Numeri 11:24-35
24Mosè dunque uscì e riferì al popolo le parole dell’Eterno; e radunò settanta uomini degli anziani del popolo, e li pose intorno alla tenda.25E l’Eterno scese nella nuvola e gli parlò; prese dello spirito ch’era su lui, e lo mise sui settanta anziani; e avvenne che quando lo spirito si fu posato su loro, quelli profetizzarono, ma non continuarono.26Intanto, due uomini, l’uno chiamato Eldad e l’altro Medad, erano rimasti nel campo, e lo spirito si posò su loro; erano fra gl’iscritti, ma non erano usciti per andare alla tenda; e profetizzarono nel campo.27Un giovine corse a riferire la cosa a Mosè, e disse: "Eldad e Medad profetizzano nel campo".28Allora Giosuè, figliuolo di Nun, servo di Mosè dalla sua giovinezza, prese a dire: "Mosè, signor mio, non glielo permettere!"29Ma Mosè gli rispose: "Sei tu geloso per me? Oh! fossero pur tutti profeti nel popolo dell’Eterno, e volesse l’Eterno metter su loro lo spirito suo!"30E Mosè si ritirò nel campo, insieme con gli anziani d’Israele.31E un vento si levò, per ordine dell’Eterno, e portò delle quaglie dalla parte del mare, e le fe’ cadere presso il campo, sulla distesa di circa una giornata di cammino da un lato e una giornata di cammino dall’altro intorno al campo, e a un’altezza di circa due cubiti sulla superficie del suolo.32E il popolo si levò, e tutto quel giorno e tutta la notte e tutto il giorno seguente raccolse le quaglie. Chi ne raccolse meno n’ebbe dieci omer; e se le distesero tutt’intorno al campo.33Ne avevano ancora la carne fra i denti e non l’aveano peranco masticata, quando l’ira dell’Eterno s’accese contro il popolo, e l’Eterno percosse il popolo con una gravissima piaga.34E a quel luogo fu dato il nome di Kibroth-Hattaava, perché vi si seppellì la gente ch’era stata presa dalla concupiscenza.35Da Kibroth-Hattaava il popolo partì per Hatseroth, e a Hatseroth si fermò.

«La lingua», ci dice l'apostolo Giacomo, «è un mondo d'iniquità», un membro che nessuno può domare, «è un male senza posa, è piena di mortifero veleno». Non soltanto la lingua degli altri, ma anche la mia e la vostra. Menzogne, maldicenze, beffe, critiche, vanterie, ecco un campione di ciò che essa è capace. Se ciò vi sembra troppo severo, osservate un poco l'impiego che fate della vostra lingua durante una mezza giornata, e quelli che vivono con dei fratelli e delle sorelle non avranno neppur bisogno di tanto tempo. Nel nostro capitolo ecco appunto insieme due fratelli e una sorella. E la gelosia si manifesta in Maria ed Aaronne che parlano contro Mosè. Come pretesto hanno la moglie egiziana, ma in realtà avrebbero voluto avere la stessa parte di Mosè (vers. 2). Tuttavia Aaronne aveva delle funzioni straordinarie, quelle di sommo sacerdote. Maria era profetessa. Aveva intonato il cantico sulle rive del Mar Rosso.

La dolcezza di Mosè risponde. Avete voi pure cercato qualche volta questa risposta della dolcezza? Essa fa dei miracoli. Se non basta, la preghiera è un'ultima risposta che possiamo fare, risposta che Mosè ha adoperata con risultato in favore di sua sorella Maria.

Numeri 12:1-16
1Maria ed Aaronne parlarono contro Mosè a cagione della moglie Cuscita che avea preso; poiché avea preso una moglie Cuscita.2E dissero: "L’Eterno ha egli parlato soltanto per mezzo di Mosè? non ha egli parlato anche per mezzo nostro?" E l’Eterno l’udì.3Or Mosè era un uomo molto mansueto, più d’ogni altro uomo sulla faccia della terra.4E l’Eterno disse a un tratto a Mosè, ad Aaronne e a Maria: "Uscite voi tre, e andate alla tenda di convegno". E uscirono tutti e tre.5E l’Eterno scese in una colonna di nuvola, si fermò all’ingresso della tenda, e chiamò Aaronne e Maria; ambedue si fecero avanti.6E l’Eterno disse: "Ascoltate ora le mie parole; se v’è tra voi alcun profeta, io, l’Eterno, mi faccio conoscere a lui in visione, parlo con lui in sogno.7Non così coi mio servitore Mosè, che è fedele in tutta la mia casa.8Con lui io parlo a tu per tu, facendomi vedere, e non per via d’enimmi; ed egli contempla la sembianza dell’Eterno. Perché dunque non avete temuto di parlar contro il mio servo, contro Mosè?"9E l’ira dell’Eterno s’accese contro loro, ed egli se ne andò,10e la nuvola si ritirò di sopra alla tenda; ed ecco che Maria era lebbrosa, bianca come neve; Aaronne guardò Maria, ed ecco era lebbrosa.11E Aaronne disse a Mosè: "Deh, signor mio, non ci far portare la pena di un peccato che abbiamo stoltamente commesso, e di cui siamo colpevoli.12Deh, ch’ella non sia come il bimbo nato morto, la cui carne è già mezzo consumata quand’esce dal seno materno!"13E Mosè gridò all’Eterno dicendo: "Guariscila, o Dio, te ne prego!"14E l’Eterno rispose a Mosè: "Se suo padre le avesse sputato in viso, non ne porterebbe ella la vergogna per sette giorni? Stia dunque rinchiusa fuori del campo sette giorni; poi, vi sarà di nuovo ammessa".15Maria dunque fu rinchiusa fuori del campo sette giorni; e il popolo non si mise in cammino finché Maria non fu riammessa al campo.16Poi il popolo partì da Hatseroth, e si accampò nel deserto di Paran.

Il popolo s'avvicina al paese della promessa. E Mosè manda dodici uomini esploratori con la missione di esplorare il paese e riportarne ad un tempo delle informazioni e dei frutti. Quaranta giorni sono necessarî per questa esplorazione. Gli uomini salgono ad Hebron ove Abrahamo aveva comprato la caverna di Macpela, ove era sepolto con i suoi.

Ed essi riportano un grappolo così pesante che occorrono due uomini per portarlo.

Per noi, il paese della promessa è il cielo. Come il popolo, noi siamo ancora nel deserto, il deserto di questo mondo. Non abbiamo visto l'eredità in cui Iddio vuole farci entrare. Ma qualcuno la conosce e può parlarcene. È lo Spirito Santo che ci intrattiene delle cose celesti. E come il grappolo di Eshcol era una prova palpabile della ricchezza del paese, così lo Spirito Santo ci dà le «arre», cioè i pregusti delle gioie del cielo. Ci fa conoscere le cose di Dio (1 Cor. 2:12). Prende ciò che è di Cristo e ce lo comunica (Giovanni 16:14). Così già nel deserto, possiamo essere occupati di Colui che, benché non L'abbiamo veduto, noi amiamo (1 Pietro 1:8).

Numeri 13:1-26
1L’Eterno parlò a Mosè, dicendo:2"Manda degli uomini ad esplorare il paese di Canaan che io do ai figliuoli d’Israele. Mandate un uomo per ogni tribù de’ loro padri; siano tutti dei loro principi".3E Mosè li mandò dal deserto di Paran, secondo l’ordine dell’Eterno; quegli uomini erano tutti capi de’ figliuoli d’Israele.4E questi erano i loro nomi: Per la tribù di Ruben: Shammua, figliuolo di Zaccur; per la tribù di Simeone:5Shafat, figliuolo di Hori;6per la tribù di Giuda: Caleb, figliuolo di Gefunne;7per la tribù d’Issacar: Igal, figliuolo di Giuseppe;8per la tribù di Efraim: Hoscea, figliuolo di Nun;9per la tribù di Beniamino: Palti, figliuolo di Rafu;10per la tribù di Zabulon: Gaddiel, figliuolo di Sodi;11per la tribù di Giuseppe, cioè, per la tribù di Manasse: Gaddi figliuolo di Susi;12per la tribù di Dan: Ammiel, figliuolo di Ghemalli;13per la tribù di Ascer: Sethur, figliuolo di Micael;14per la tribù di Neftali: Nahbi, figliuolo di Vofsi;15per la tribù di Gad: Gheual, figliuolo di Machi.16Tali i nomi degli uomini che Mosè mandò a esplorare il paese. E Mosè dette ad Hoscea, figliuolo di Nun, il nome di Giosuè.17Mosè dunque li mandò ad esplorare il paese di Canaan, e disse loro: "Andate su di qua per il Mezzogiorno; poi salirete sui monti,18e vedrete che paese sia, che popolo l’abiti, se forte o debole, se poco o molto numeroso;19come sia il paese che abita, se buono o cattivo, e come siano le città dove abita, se siano degli accampamenti o dei luoghi fortificati;20e come sia il terreno, se grasso o magro, se vi siano alberi o no. Abbiate coraggio, e portate de’ frutti del paese". Era il tempo che cominciava a maturar l’uva.21Quelli dunque salirono ed esplorarono il paese dal deserto di Tsin fino a Rehob, sulla via di Hamath.22Salirono per il mezzogiorno e andarono fino a Hebron, dov’erano Ahiman, Sceshai e Talmai, figliuoli di Anak. Or Hebron era stata edificata sette anni prima di Tsoan in Egitto.23E giunsero fino alla valle d’Eshcol, dove tagliarono un tralcio con un grappolo d’uva, che portarono in due con una stanga, e presero anche delle melagrane e dei fichi.24Quel luogo fu chiamato valle d’Eshcol a motivo del grappolo d’uva che i figliuoli d’Israele vi tagliarono.25E alla fine di quaranta giorni tornarono dall’esplorazione del paese,26e andarono a trovar Mosè ed Aaronne e tutta la raunanza de’ figliuoli d’Israele nel deserto di Paran, a Kades; riferirono ogni cosa a loro e a tutta la raunanza, e mostraron loro i frutti del paese.

Dodici uomini erano partiti, uno per tribù. Tutti facevano parte del popolo, tutti erano dei principi, tutti avevano la stessa funzione. Alla partenza non si vedeva in loro nessuna differenza. Ma i quaranta giorni di viaggio hanno messo quegli uomini alla prova. Ed ora, al loro ritorno, appare una differenza. Ognuno è stato obbligato di mostrare ciò che vi era nel suo cuore. Eccone il risultato: dieci sono increduli. Due soltanto, Giosuè (cap. 14:6) e Caleb, hanno fiducia in Dio. Finché Iddio non ha cambiato il cuore d'un uomo, questi assomiglia forse molto ad un vero credente, ma un giorno o l'altro bisognerà che si veda se possiede la fede o invece «un malvagio cuore incredulo» come lo chiama la Parola (Ebrei 3:12). La fede conosce Dio e misura le cose secondo Lui; l'incredulità, invece, le misura secondo l'uomo e la sua statura. I giganti, figli di Anak, esistevano veramente, le mura pure. Ma quel che non era giusto, era di far gran caso della loro statura e di dire: «Eravamo ai nostri occhi come cavallette.» Bisognava guardare all'Eterno. Come al Mar Rosso, la sua potenza era con loro per dare la vittoria.

Numeri 13:27-33; Numeri 14:1-10
27E fecero il loro racconto, dicendo: "Noi arrivammo nel paese dove tu ci mandasti, ed è davvero un paese dove scorre il latte e il miele, ed ecco de’ suoi frutti.28Soltanto, il popolo che abita il paese è potente, le città sono fortificate e grandissime, e v’abbiamo anche veduto de’ figliuoli di Anak.29Gli Amalekiti abitano la parte meridionale del paese; gli Hittei, i Gebusei e gli Amorei, la regione montuosa; e i Cananei abitano presso il mare e lungo il Giordano".30E Caleb calmò il popolo che mormorava contro Mosè, e disse: "Saliamo pure e conquistiamo il paese; poiché possiamo benissimo soggiogarlo.31Ma gli uomini che v’erano andati con lui, dissero: "Noi non siam capaci di salire contro questo popolo; perché è più forte di noi".32E screditarono presso i figliuoli d’Israele il paese che aveano esplorato, dicendo: "Il paese che abbiamo attraversato per esplorarlo, è un paese che divora i suoi abitanti; e tutta la gente che vi abbiam veduta, è gente d’alta statura;33e v’abbiam visto i giganti, figliuoli di Anak, della razza de’ giganti, appetto ai quali ci pareva d’esser locuste; e tali parevamo a loro".
1Allora tutta la raunanza alzò la voce e diede in alte grida; e il popolo pianse tutta quella notte.2E tutti i figliuoli d’Israele mormorarono contro Mosè e contro Aaronne, e tutta la raunanza disse loro: "Fossimo pur morti nel paese d’Egitto! o fossimo pur morti in questo deserto!3E perché ci mena l’Eterno in quel paese ove cadremo per la spada? Le nostre mogli e i nostri piccini vi saranno preda del nemico. Non sarebb’egli meglio per noi di tornare in Egitto?"4E si dissero l’uno all’altro: "Nominiamoci un capo torniamo in Egitto!"5Allora Mosè ed Aaronne si prostrarono a terra dinanzi a tutta l’assemblea riunita de’ figliuoli d’Israele.6E Giosuè, figliuolo di Nun, e Caleb, figliuolo di Gefunne, ch’erano di quelli che aveano esplorato il paese, si stracciarono le vesti,7e parlarono così a tutta la raunanza de’ figliuoli d’Israele: "Il paese che abbiamo attraversato per esplorarlo, è un paese buono, buonissimo.8Se l’Eterno ci è favorevole, c’introdurrà in quel paese, e ce lo darà: è un paese dove scorre il latte e il miele.9Soltanto, non vi ribellate all’Eterno, e non abbiate paura del popolo di quel paese; poiché ne faremo nostro pascolo; l’ombra che li copriva s’è ritirata, e l’Eterno è con noi; non ne abbiate paura".10Allora tutta la raunanza parlò di lapidarli; ma la gloria dell’Eterno apparve sulla tenda di convegno a tutti i figliuoli d’Israele.

Questo popolo mi ha disprezzato, dichiara l'Eterno (vers. 11 e 23). Sprezzando il paese (vers. 31), in realtà era Dio l'oggetto di quel disprezzo. Immaginate di ricevere un regalo di valore, un prezioso orologio, per esempio, dono di qualcuno che vi ama. Invece di ringraziare colui che ve lo dà, lo gettate a terra per romperlo sotto i suoi occhi. Può forse esistere una tale ingratitudine, una tale malvagità? Tuttavia infinitamente più grave è ciò che fanno tanti uomini, donne, ragazzi e ragazze. Essi disprezzano un dono che è il cielo, e un donatore che è nientemeno che Dio stesso.

Mosè interviene di nuovo, come al tempo del vitello d'oro. Egli ricorda a Dio ciò che ha appreso a conoscere di Lui. Lo fa ricordare che Egli è lento all'ira, grande in bontà, un Dio che perdona, e che perdonando ha appunto l'occasione di mostrare la sua bontà. Ove non è fallo, non c'è neppur bisogno di perdono. Figli di Dio, noi pure conosciamo quel Dio che perdona. Egli è il nostro Padre. E abbiamo presso di Lui un avvocato pieno di amore: il nostro Signore Gesù Cristo.

Numeri 14:11-25
11E l’Eterno disse a Mosè: "Fino a quando mi disprezzerà questo popolo? e fino a quando non avranno fede in me dopo tutti i miracoli che ho fatto in mezzo a loro?12Io lo colpirò con la peste, e lo distruggerò, ma farò di te una nazione più grande e più potente di lui".13E Mosè disse all’Eterno: "Ma l’udranno gli Egiziani, di mezzo ai quali tu hai fatto salire questo popolo per la tua potenza,14e la cosa sarà risaputa dagli abitanti di questo paese. Essi hanno udito che tu, o Eterno, sei nel mezzo di questo popolo, che apparisci loro faccia a faccia, che la tua nuvola si ferma sopra loro, e che cammini davanti a loro il giorno in una colonna di nuvola, e la notte in una colonna di fuoco;15ora, se fai perire questo popolo come un sol uomo, le nazioni che hanno udito la tua fama, diranno:16Siccome l’Eterno non è stato capace di far entrare questo popolo nel paese che avea giurato di dargli, li ha scannati nel deserto.17E ora si mostri, ti prego, la potenza del Signore nella sua grandezza, come tu hai promesso dicendo:18L’Eterno è lento all’ira e grande in benignità; egli perdona l’iniquità e il peccato, ma non lascia impunito il colpevole, e punisce l’iniquità dei padri sui figliuoli, fino alla terza e alla quarta generazione.19Deh, perdona l’iniquità di questo popolo, secondo la grandezza della tua benignità, nel modo che hai perdonato a questo popolo dall’Egitto fin qui".20E l’Eterno disse: "Io perdono, come tu hai chiesto;21ma, com’è vero ch’io vivo, tutta la terra sarà ripiena della gloria dell’Eterno,22e tutti quegli uomini che hanno veduto la mia gloria e i miracoli che ho fatto in Egitto e nel deserto, e nonostante m’hanno tentato già dieci volte e non hanno ubbidito alla mia voce,23certo non vedranno il paese che promisi con giuramento ai loro padri. Nessuno di quelli che m’hanno disprezzato lo vedrà; ma il mio servo Caleb,24siccome è stato animato da un altro spirito e m’ha seguito appieno, io lo introdurrò nel paese nel quale è andato; e la sua progenie lo possederà.25Or gli Amalekiti e i Cananei abitano nella valle; domani tornate addietro, incamminatevi verso il deserto, in direzione del mar Rosso".

In mezzo a questa triste scena è una consolazione di poter considerare Giosuè e Caleb. Non soltanto hanno fiducia nell'Eterno, ma non si vergognano di dichiarare la loro fede in presenza di tutti. Che esempio, non è vero? È sempre difficile di non essere d'accordo con gli altri, e talvolta è pericoloso. Mancò poco che i due uomini fossero lapidati dal popolo (vers. 10) ma avevano Dio dalla loro parte. Occorre sovente molto coraggio ad un giovane credente per rendere testimonianza, talvolta solo contro tutti, a scuola, all'ufficio o più tardi al servizio militare. Tuttavia ne val ben la pena. Caleb e Giosuè non perderanno la loro ricompensa. Essi soli, di tutta la loro generazione, entreranno nel paese promesso. Fino a quel momento dovranno condividere la sorte del popolo colpevole: errare quarant'anni nelle sabbie del deserto. Ma durante questi anni saranno del continuo incoraggiatì dal ricordo del paese che avevano visitato, quella terra di Canaan, di cui avevano gustato il frutto. E voi, conoscete questo frutto del paese? Avete «gustato che il Signore è buono»? (1 Pietro 2:3).

In questo caso non scoraggiatevi aspettando ìl suo ritorno.

Numeri 14:26-45
26L’Eterno parlò ancora a Mosè e ad Aaronne, dicendo:27"Fino a quando sopporterò io questa malvagia raunanza che mormora contro di me? Io ho udito i mormorii che i figliuoli d’Israele fanno contro di me.28Di’ loro: Com’è vero ch’io vivo, dice l’Eterno, io vi farò quello che ho sentito dire da voi.29I vostri cadaveri cadranno in questo deserto; e voi tutti, quanti siete, di cui s’è fatto il censimento, dall’età di venti anni in su, e che avete mormorato contro di me,30non entrerete di certo nel paese nei quale giurai di farvi abitare; salvo Caleb, figliuolo di Gefunne, e Giosuè, figliuolo di Nun.31I vostri piccini, che avete detto sarebbero preda de’ nemici, quelli vi farò entrare; ed essi conosceranno il paese che voi avete disdegnato.32Ma quanto a voi, i vostri cadaveri cadranno in questo deserto.33E i vostri figliuoli andran pascendo i greggi nel deserto per quarant’anni e porteranno la pena delle vostre infedeltà, finché i vostri cadaveri non siano consunti nel deserto.34Come avete messo quaranta giorni a esplorare il paese, porterete la pena delle vostre iniquità quarant’anni; un anno per ogni giorno; e saprete che cosa sia incorrere nella mia disgrazia.35Io, l’Eterno, ho parlato; certo, così farò a tutta questa malvagia raunanza, la quale s’è messa assieme contro di me; in questo deserto saranno consunti; quivi morranno".36E gli uomini che Mosè avea mandato ad esplorare il paese e che, tornati, avean fatto mormorare tutta la raunanza contro di lui screditando il paese,37quegli uomini, dico, che aveano screditato il paese, morirono colpiti da una piaga, dinanzi all’Eterno.38Ma Giosuè, figliuolo di Nun, e Caleb, figliuolo di Gefunne, rimasero vivi fra quelli ch’erano andati ad esplorare il paese.39Or Mosè riferì quelle parole a tutti i figliuoli d’Israele; e il popolo ne fece gran cordoglio.40E la mattina si levarono di buon’ora e salirono sulla cima del monte, dicendo: "Eccoci qua; noi saliremo ai luogo di cui ha parlato l’Eterno, poiché abbiamo peccato".41Ma Mosè disse: "Perché trasgredite l’ordine dell’Eterno? La cosa non v’andrà bene.42Non salite, perché l’Eterno non è in mezzo a voi; che non abbiate ad essere sconfitti dai vostri nemici!43Poiché là, di fronte a voi, stanno gli Amalekiti e i Cananei, e voi cadrete per la spada; giacché vi siete sviati dall’Eterno, l’Eterno non sarà con voi".44Nondimeno, s’ostinarono a salire sulla cima del monte; ma l’arca del patto dell’Eterno e Mosè non si mossero di mezzo al campo.45Allora gli Amalekiti e i Cananei che abitavano su quel monte scesero giù, li batterono, e li fecero a pezzi fino a Hormah.

Quando Caleb disse: «Saliamo arditamente e prendiamo possesso del paese», il popolo incredulo avrebbe preferito ritornare in Egitto o perire nel deserto (cap. 13:31; 14:2). Ora che il giudicio li fa ritornare verso il mar Rosso, e che Dio annunzia che morranno nel deserto, essi rispondono: «Eccoci qua; noi saliremo» (vers. 40). Purtroppo il cuore dell'uomo non è mai d'accordo con Dio, principalmente quando si tratta di riconoscere i falli commessi e accettare con umiliazione le conseguenze dei proprî peccati. Nonostante che Mosè dicesse loro: Non salite, «s'ostinarono a salire» e subirono una crudele sconfitta.

Ostinarsi: penso che comprendiate per esperienza ciò che significa. Il credente adopera un altro verbo: perseverare. Il primo significa: proseguire nel sentiero della propria volontà; il secondo: continuare nel sentiero di Dio.

Si sarebbe potuto credere che il paese di Canaan fosse perduto ora a causa di quest'incredulità del popolo. Invece Iddio, nel suo amore, subito dopo, parla al cap. 15 del paese della promessa, per mostrar loro che nulla potrà impedirGli di compiere ciò che Egli ha deciso.

Numeri 15:1-21
1Poi l’Eterno parlò a Mosè, dicendo:2"Parla ai figliuoli d’Israele e di’ loro: Quando sarete entrati nel paese che dovrete abitare e che io vi do,3e offrirete all’Eterno un sacrifizio fatto mediante il fuoco, olocausto o sacrifizio, per adempimento d’un voto o come offerta volontaria, o nelle vostre feste solenni, per fare un profumo soave all’Eterno col vostro grosso o minuto bestiame,4colui che presenterà la sua offerta all’Eterno, offrirà come oblazione un decimo d’efa di fior di farina stemperata col quarto di un hin d’olio,5e farai una libazione d’un quarto di hin di vino con l’olocausto o il sacrifizio, per ogni agnello.6Se è per un montone, offrirai come oblazione due decimi d’efa di fior di farina stemperata col terzo di un hin d’olio,7e farai una libazione d’un terzo di hin di vino come offerta di odor soave all’Eterno.8E se offri un giovenco come olocausto o come sacrifizio, per adempimento d’un voto o come sacrifizio d’azioni di grazie all’Eterno,9si offrirà, col giovenco, come oblazione, tre decimi d’efa di fior di farina stemperata con la metà di un hin d’olio,10e farai una libazione di un mezzo hin di vino: è un sacrifizio fatto mediante il fuoco, di soave odore all’Eterno.11Così si farà per ogni bue, per ogni montone, per ogni agnello o capretto.12Qualunque sia il numero degli animali che immolerete, farete così per ciascuna vittima.13Tutti quelli che sono nativi del paese faranno le cose così, quando offriranno un sacrifizio fatto mediante il fuoco, di soave odore all’Eterno.14E se uno straniero che soggiorna da voi, o chiunque dimori fra voi nel futuro, offre un sacrifizio fatto mediante il fuoco, di soave odore all’Eterno, farà come fate voi.15Vi sarà una sola legge per tutta l’assemblea, per voi e per lo straniero che soggiorna fra voi; sarà una legge perpetua, di generazione in generazione; come siete voi, così sarà lo straniero davanti all’Eterno.16Ci sarà una stessa legge e uno stesso diritto per voi e per lo straniero che soggiorna da voi".17L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo:18"Parla ai figliuoli d’Israele e di’ loro: Quando sarete arrivati nel paese dove io vi conduco,19e mangerete del pane di quel paese, ne preleverete un’offerta da presentare all’Eterno.20Delle primizie della vostra pasta metterete da parte una focaccia come offerta; la metterete da parte, come si mette da parte l’offerta dell’aia.21Delle primizie della vostra pasta darete all’Eterno una parte come offerta, di generazione in generazione.

Vedete quel che dice il Salmo 40: «Tu non prendi piacere... in sacrificio» (vers. 6). E il Salmo 51 riprende: «Tu non prendi piacere nei sacrifici, altrimenti io li offrirei» (vers. 16). No, Dio non poteva prender piacere in queste cose che ricordavano il peccato senza poter mai cancellarlo. Ma nel suo Figliuolo, Iddio ha preso piacere. «Tu sei il mio diletto Figliuolo; in Te mi sono compiaciuto» (Luca 3:22). A due riprese: al battesimo e alla trasfigurazione, il Padre apre il cielo per dichiararlo (Matteo 17:5). Ed ora anche noi possiamo trovare il nostro piacere nella Persona di Gesù nostro Salvatore.

In Lui Iddio vuole benedire tutti gli uomini. Ugualmente, gli stranierì che soggiornavano in Israele potevano recare la loro offerta. «Un tempo voi... eravate senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d'Israele ed estranei ai patti della promessa» scrive Paolo agli Efesìni (Efesini 2:12-13). Ma ora, avvicinati mediante il sangue di Cristo, abbiamo gli stessi diritti di un Israelita che crede in Gesù; abbiamo lo stesso Salvatore. A Lui tutta la nostra riconoscenza, essa è come quelle primizie che bisognava portare (vers. 19): «il frutto delle labbra che confessano il Suo Nome» (Ebrei 13:15).

Numeri 15:22-41
22Quando avrete errato e non avrete osservato tutti questi comandamenti che l’Eterno ha dati a Mosè,23tutto quello che l’Eterno vi ha comandato per mezzo di Mosè, dal giorno che l’Eterno vi ha dato dei comandamenti e in appresso, nelle vostre successive generazioni,24se il peccato è stato commesso per errore, senza che la raunanza se ne sia accorta, tutta la raunanza offrirà un giovenco come olocausto di soave odore all’Eterno, con la sua oblazione e la sua libazione secondo le norme stabilite, e un capro come sacrifizio per il peccato.25E il sacerdote farà l’espiazione per tutta la raunanza dei figliuoli d’Israele, e sarà loro perdonato, perché è stato un peccato commesso per errore, ed essi hanno portato la loro offerta, un sacrifizio fatto all’Eterno mediante il fuoco, e il loro sacrifizio per il peccato dinanzi all’Eterno, a causa del loro errore.26Sarà perdonato a tutta la raunanza de’ figliuoli d’Israele e allo straniero che soggiorna in mezzo a loro, perché tutto il popolo ha peccato per errore.27Se è una persona sola che pecca per errore, offra una capra d’un anno come sacrifizio per il peccato.28E il sacerdote farà l’espiazione dinanzi all’Eterno per la persona che avrà mancato commettendo un peccato per errore; e quando avrà fatta l’espiazione per essa, le sarà perdonato.29Sia che si tratti d’un nativo del paese tra i figliuoli d’Israele o d’uno straniero che soggiorna fra voi, avrete un’unica legge per colui che pecca per errore.30Ma la persona che agisce con proposito deliberato, sia nativo del paese o straniero, oltraggia l’Eterno; quella persona sarà sterminata di fra il suo popolo.31Siccome ha sprezzato la parola dell’Eterno e ha violato il suo comandamento, quella persona dovrà essere sterminata; porterà il peso della sua iniquità".32Or mentre i figliuoli d’Israele erano nel deserto, trovarono un uomo che raccoglieva delle legna in giorno di sabato.33Quelli che l’aveano trovato a raccogliere le legna lo menarono a Mosè, ad Aaronne e a tutta la raunanza.34E lo misero in prigione, perché non era ancora stato stabilito che cosa gli si dovesse fare.35E l’Eterno disse a Mosè: "Quell’uomo dev’esser messo a morte; tutta la raunanza lo lapiderà fuori del campo".36Tutta la raunanza lo menò fuori del campo e lo lapidò; e quello morì, secondo l’ordine che l’Eterno avea dato a Mosè.37L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo:38"Parla ai figliuoli d’Israele e di’ loro che si facciano, di generazione in generazione, delle nappe agli angoli delle loro vesti, e che mettano alla nappa d’ogni angolo un cordone violetto.39Sarà questa una nappa d’ornamento, e quando la guarderete, vi ricorderete di tutti i comandamenti dell’Eterno per metterli in pratica; e non andrete vagando dietro ai desideri del vostro cuore e dei vostri occhi che vi trascinano alla infedeltà.40Così vi ricorderete di tutti i miei comandamenti, li metterete in pratica, e sarete santi al vostro Dio.41Io sono l’Eterno, il vostro Dio, che vi ho tratti dal paese d’Egitto per essere vostro Dio. Io sono l’Eterno, l’Iddio vostro".

Ieri l'altro abbiamo parlato del peccato di ostinazione. Qualche cosa ci è proibita, lo sappiamo; ma vogliamo farla ugualmente! Questo è ciò che si chiama (vers. 30) il peccato commesso di proposito deliberato. L'orgoglio è presente. Si vuole, insomma, mostrare che nessuno ha il diritto di proibirci qualche cosa.

L'insegnamento dei vers. 30 e 31 è immediatamente seguito da un esempio: quello dell'uomo che non aveva rispettato il sabato. Ma temo che ognuno di noi potrebbe citare ancora molti altri esempi tratti dalla nostra propria storia.

Gl'Israeliti, lo vediamo in seguito, dovevano mettere all'orlo del loro vestito una nappa con un cordone violetto. Essa serviva, ce lo dice il versetto 39, a ricordare i loro legami con l'Eterno. Bella immagine, per noi credenti, del nostro carattere celeste che non dovremmo mai dimenticare. Il ricordo del posto che occupiamo in Gesù e della nostra meravigliosa relazione col Signore, ci guarderà dal peccato nel nostro cammino, come pure dal seguire, come è detto al vers. 39, i «desideri del nostro cuore e dei nostri occhi».

Numeri 16:1-15
1Or Kore, figliuolo di Itshar, figliuolo di Kehath, figliuolo di Levi, insieme con Dathan e Abiram figliuoli di Eliab, e On, figliuolo di Peleth, tutti e tre figliuoli di Ruben,2presero altra gente e si levaron su in presenza di Mosè, con duecentocinquanta uomini dei figliuoli d’Israele, principi della raunanza, membri dei consiglio, uomini di grido;3e, radunatisi contro Mosè e contro Aaronne, dissero loro: "Basta! tutta la raunanza, tutti fino ad uno son santi, e l’Eterno è in mezzo a loro; perché dunque v’innalzate voi sopra la raunanza dell’Eterno?"4Quando Mosè ebbe udito questo, si prostrò colla faccia a terra;5poi parlò a Kore e a tutta la gente ch’era con lui, dicendo: "Domattina l’Eterno farà conoscere chi è suo e chi è santo, e se lo farà avvicinare: farà avvicinare a se colui ch’egli avrà scelto.6Fate questo: prendete de’ turiboli, tu, Kore, e tutta la gente che è con te;7e domani mettetevi del fuoco, e ponetevi su del profumo dinanzi all’Eterno; e colui che l’Eterno avrà scelto sarà santo. Basta, figliuoli di Levi!"8Mosè disse inoltre a Kore: "Ora ascoltate, o figliuoli di Levi!9E’ egli poco per voi che l’Iddio d’Israele v’abbia appartati dalla raunanza d’Israele e v’abbia fatto accostare a sé per fare il servizio del tabernacolo dell’Eterno e per tenervi davanti alla raunanza affin d’esercitare a pro suo il vostro ministerio?10Egli vi fa accostare a sé, te e tutti i tuoi fratelli figliuoli di Levi con te, e cercate anche il sacerdozio?11E per questo tu e tutta la gente che è teco vi siete radunati contro l’Eterno! poiché chi è Aaronne che vi mettiate a mormorare contro di lui?"12E Mosè mandò a chiamare Dathan e Abiram, figliuoli di Eliab; ma essi dissero: "Noi non saliremo.13E’ egli poco per te l’averci tratti fuori da un paese ove scorre il latte e il miele, per farci morire nel deserto, che tu voglia anche farla da principe, si, da principe su noi?14E poi, non ci hai davvero condotti in un paese dove scorra il latte e il miele, e non ci hai dato possessi di campi e di vigne! Credi tu di potere render cieca questa gente? Noi non saliremo".15Allora Mosè si adirò forte e disse all’Eterno: "Non gradire la loro oblazione; io non ho preso da costoro neppure un asino, e non ho fatto torto ad alcuno di loro".

A questa triste storia dei peccati del popolo nel deserto, si aggiungerà ora una terribile pagina. L'epistola di Giuda gli dà come titolo «la contraddizione di Core» (Giuda 11). Questa narrazione mostra fin dove può condurre l'orgoglio di cui abbiamo parlato ieri: fino ad una vera rivolta contro Dio. Core era un Levita della famiglia di Kehath. Egli aveva dunque un nobile servizio. Ma, come ce l'insegna il vers. 10, ambiva al sacerdozio che l'Eterno aveva affidato ad Aaronne e alla sua famiglia. L'orgoglio non è mai così spaventevole come nel dominio delle cose di Dio. Purtroppo certi cristiani non si accontentano del servizio che il Signore ha loro affidato. Vogliono anche essere qualcosa e mettersi al disopra degli altri: La Parola ci insegna che tutti i credenti, essendo della famiglia di Cristo, il vero Aaronne, sono dei sacerdoti e degli adoratori, compreso il più giovane d'infra loro, se appartiene al Signore. Uno solo ha un posto al disopra degli altri, un posto che ha meritato, perché si è anzitutto abbassato più di chicchessia. É il nostro Signore Gesù Cristo. Non c'è altro intermediario all'infuori di Lui fra i suoi riscattati ed il Suo Padre.

Numeri 16:16-35
16Poi Mosè disse a Kore: "Tu e tutta la tua gente trovatevi domani davanti all’Eterno: tu e loro, con Aaronne;17e ciascun di voi prenda il suo turibolo, vi metta del profumo, e porti ciascuno il suo turibolo davanti all’Eterno: saranno duecentocinquanta turiboli. Anche tu ed Aaronne prenderete ciascuno il vostro turibolo".18Essi dunque presero ciascuno il suo turibolo, vi misero del fuoco, vi posero su del profumo, e si fermarono all’ingresso della tenda di convegno; lo stesso fecero Mosè ed Aaronne.19E Kore convocò tutta la raunanza contro Mosè ed Aaronne all’ingresso della tenda di convegno; e la gloria dell’Eterno apparve a tutta la raunanza.20E l’Eterno parlò a Mosè e ad Aaronne, dicendo:21"Separatevi da questa raunanza, e io li consumerò in un attimo".22Ma essi, prostratisi con la faccia a terra, dissero: "O Dio, Dio degli spiriti d’ogni carne! Un uomo solo ha peccato, e ti adireresti tu contro tutta la raunanza?"23E l’Eterno parlò a Mosè, dicendo:24"Parla alla raunanza e dille: Ritiratevi d’intorno alla dimora di Kore, di Dathan e di Abiram".25Mosè si levò e andò da Dathan e da Abiram; e gli anziani d’Israele lo seguirono.26Ed egli parlò alla raunanza, dicendo: "Allontanatevi dalle tende di questi uomini malvagi, e non toccate nulla di ciò ch’è loro, affinché non abbiate a perire a cagione di tutti i loro peccati".27Così quelli si ritirarono d’intorno alla dimora di Kore, di Dathan e di Abiram. Dathan ed Abiram uscirono, e si fermarono all’ingresso delle loro tende con le loro mogli, i loro figliuoli e i loro piccini. E Mosè disse:28"Da questo conoscerete che l’Eterno mi ha mandato per fare tutte queste cose, e che io non le ho fatte di mia testa.29Se questa gente muore come muoion tutti gli uomini, se la loro sorte è la sorte comune a tutti gli uomini, l’Eterno non mi ha mandato;30ma se l’Eterno fa una cosa nuova, se la terra apre la sua bocca e li ingoia con tutto quello che appartiene loro e s’essi scendono vivi nel soggiorno de’ morti, allora riconoscerete che questi uomini hanno disprezzato l’Eterno".31E avvenne, com’egli ebbe finito di proferire tutte queste parole, che il suolo si spaccò sotto i piedi di coloro,32la terra spalancò la sua bocca e li ingoiò: essi e le loro famiglie, con tutta la gente che apparteneva a Kore, e tutta la loro roba.33E scesero vivi nel soggiorno de’ morti; la terra si richiuse su loro, ed essi scomparvero di mezzo all’assemblea.34Tutto Israele ch’era attorno ad essi fuggì alle loro grida; perché dicevano: "Che la terra non inghiottisca noi pure!"35E un fuoco uscì dalla presenza dell’Eterno e divorò i duecentocinquanta uomini che offrivano il profumo.

Abbiamo visto ieri che Gesù s'è abbassato «perciò Iddio lo ha sovranamente innalzato» (Filip. 2, 9). Ma, al contrario, è altrettanto certo che «chiunque s'innalza, sarà abbassato» (Luca 14:11). Anche nei Proverbi abbiamo questa regola così sovente verificata nella storia degli uomini: «L'orgoglio va incontro alla rovina» (Proverbi 16:18). Per Core ed i suoi amici, questa rovina non si fa aspettare. Che scena spaventevole! Dapprima la terra s'apre sotto i piedi di quegli uomini malvagi che sono inghiottiti vivi con tutto quel che appartiene loro.

Voi pensate forse che non fosse giusto di punire i figli con i loro padri. Ma Mosè aveva avuto cura di avvertire: «Allontanatevi dalle tende di questi uomini malvagi» (vers. 26) ed è senza dubbio quel che i figli di Core hanno fatto. Difatti, Numeri 26:11 ci insegna: «Ma i figliuoli di Core non perirono.» Li troveremo più tardi come portinai del tempio, cantori e compositori di salmi (voi potete cercarli questi salmi).

Quant'è grande la grazia di Dio! Non eravamo noi pure dei ribelli, figli d'una razza colpevole? Ma se abbiamo creduto, siamo ora risparmiati da un giudicio ben più terribile, a causa del grande amore di Dio.

Numeri 16:36-50
36Poi l’Eterno parlò a Mosè, dicendo:37"Di’ a Eleazar, figliuolo del sacerdote Aaronne, di trarre i turiboli di mezzo all’incendio e di disperdere qua e là il fuoco, perché quelli son sacri;38e dei turiboli di quegli uomini che hanno peccato al prezzo della loro vita si facciano tante lamine battute per rivestirne l’altare, poiché sono stati presentati davanti all’Eterno e quindi son sacri; e serviranno di segno ai figliuoli d’Israele".39E il sacerdote Eleazar prese i turiboli di rame presentati dagli uomini ch’erano stati arsi; e furon tirati in lamine per rivestirne l’altare,40affinché servissero di ricordanza ai figliuoli d’Israele, e niun estraneo che non sia della progenie d’Aaronne s’accosti ad arder profumo davanti all’Eterno ed abbia la sorte di Kore e di quelli ch’eran con lui. Eleazar fece come l’Eterno gli avea detto per mezzo di Mosè.41Il giorno seguente, tutta la raunanza de’ figliuoli d’Israele mormorò contro Mosè ed Aaronne dicendo: "Voi avete fatto morire il popolo dell’Eterno".42E avvenne che, come la raunanza si faceva numerosa contro Mosè e contro Aaronne, i figliuoli d’Israele si volsero verso la tenda di convegno; ed ecco che la nuvola la ricoprì, e apparve la gloria dell’Eterno.43Mosè ed Aaronne vennero davanti alla tenda di convegno.44E l’Eterno parlò a Mosè, dicendo:45"Toglietevi di mezzo a questa raunanza, e io li consumerò in un attimo". Ed essi si prostrarono con la faccia a terra.46E Mosè disse ad Aaronne: "Prendi il turibolo, mettivi del fuoco di sull’altare, ponvi su del profumo, e portalo presto in mezzo alla raunanza e fa’ l’espiazione per essi; poiché l’ira dell’Eterno è scoppiata, la piaga è già cominciata".47E Aaronne prese il turibolo, come Mosè avea detto; corse in mezzo all’assemblea, ed ecco che la piaga era già cominciata fra il popolo; mise il profumo nel turibolo e fece l’espiazione per il popolo.48E si fermò tra i morti e i vivi, e la piaga fu arrestata.49Or quelli che morirono di quella piaga furono quattordicimila settecento, oltre quelli che morirono per il fatto di Kore.50Aaronne tornò a Mosè all’ingresso della tenda di convegno e la piaga fu arrestata.

«La terra s'aprì, inghiottì Datan e coperse il seguito di Abiram; e un fuoco s'accese nella loro assemblea, la fiamma consumò gli empî» (Salmo 106:17-18).

Nonostante questo terribile castigo, non più tardi del giorno dopo, tutto il popolo si riunì contro Mosè e contro Aaronne. All'origine vi era un capo gruppo: Core con Dathan e Abiram. Poi duecentocinquanta uomini si unirono a loro. Infine tutta l'assemblea si riunì. Come il cuore umano è influenzabile quando perde di vista Iddio! Vi sono degli uomini che hanno molta autorità, una forte personalità. Potremmo essere spinti ad ammirarli e a seguirli. Sarebbe forse il caso di certi vostri compagni? Ebbene, vedete dove Core, un uomo di quel genere, ha condotto quelli che l'hanno seguito! Che disastro per loro! Una sola Persona merita d'essere ammirata, seguita e servita: è Gesù, il nostro capo. E sappiamo dove Egli ci condurrà.

La condotta d'Aaronne è notevole: dopo essere stato invidiato, insultato ed accusato a torto, eccolo che corre e si fa avanti per far propiziazione per il popolo. Una volta ancora, bella figura di Cristo, il supremo Intercessore.

Numeri 17:1-13
1Poi l’Eterno parlò a Mosè, dicendo:2"Parla ai figliuoli d’Israele, e fatti dare da loro delle verghe: una per ogni casa dei loro padri: cioè, dodici verghe da parte di tutti i loro principi secondo le case dei loro padri; scriverai il nome d’ognuno sulla sua verga;3e scriverai il nome d’Aaronne sulla verga di Levi; poiché ci sarà una verga per ogni capo delle case dei loro padri.4E riporrai quelle verghe nella tenda di convegno, davanti alla testimonianza, dove io mi ritrovo con voi.5E avverrà che l’uomo che io avrò scelto sarà quello la cui verga fiorirà; e farò cessare davanti a me i mormorii che i figliuoli d’Israele fanno contro di voi".6E Mosè parlò ai figliuoli d’Israele, e tutti i loro principi gli dettero una verga per uno, secondo le case dei loro padri: cioè, dodici verghe; e la verga d’Aaronne era in mezzo alle verghe loro.7E Mosè ripose quelle verghe davanti all’Eterno nella tenda della testimonianza.8E avvenne, l’indomani, che Mosè entrò nella tenda della testimonianza; ed ecco che la verga d’Aaronne per la casa di Levi aveva fiorito, gettato dei bottoni, sbocciato dei fiori e maturato delle mandorle.9Allora Mosè tolse tutte le verghe di davanti all’Eterno e le portò a tutti i figliuoli d’Israele; ed essi le videro e presero ciascuno la sua verga.10E l’Eterno disse a Mosè: "Riporta la verga d’Aaronne davanti alla testimonianza, perché sia conservata come un segno ai ribelli; onde sia messo fine ai loro mormorii contro di me, ed essi non muoiano".11Mosè fece così; fece come l’Eterno gli avea comandato.12E i figliuoli d’Israele dissero a Mosè: "Ecco, periamo! siam perduti! siam tutti perduti!13Chiunque s’accosta, chiunque s’accosta al tabernacolo dell’Eterno, muore; dovrem perire tutti quanti?"

Consumando i 250 uomini, l'Eterno aveva mostrato chi aveva scelto per esercitare il sacerdozio: Aaronne solo è accettato col suo turibolo. La morte ha colpito tutti quegli uomini orgogliosi. In un altro modo Iddio designerà il suo sacerdote con un segno che parla di vita. Fra le dodici verghe portate per le dodici tribù, una sola, quella d'Aaronne, darà una straordinaria prova di vita. Le altre non sono che legno morto. Voi avete in primavera visto formarsi sui rami delle gemme, schiudersi, fiorire e i frutti allegarsi. Occorrono molti giorni per questo, e a più forte ragione prima che il frutto sia maturo. Ebbene, in una sola notte, ecco che la verga d'Aaronne produce delle gemme, germoglia, fiorisce e fruttifica. Immagine preziosa della risurrezione del nostro Signor Gesù Cristo. Questa risurrezione è la prova certa per tutti, che Iddio ha dato gloria al suo Figliuolo ed efficacia all'opera sua. Molti uomini han preteso di aver ricevuto una missione divina.

Gesù nostro Signore, il solo uomo che abbia attraversato la morte «nella potenza d'una vita imperitura», esercita ora lassù il suo santo sacerdozio in favore dei suoi.

Numeri 18:1-19
1E l’Eterno disse ad Aaronne: "Tu, i tuoi figliuoli e la casa di tuo padre con te porterete il peso delle iniquità commesse nel santuario; e tu e i tuoi figliuoli porterete il peso delle iniquità commesse nell’esercizio del vostro sacerdozio.2E anche i tuoi fratelli, la tribù di Levi, la tribù di tuo padre, farai accostare a te, affinché ti siano aggiunti e ti servano quando tu e i tuoi figliuoli con te sarete davanti alla tenda della testimonianza.3Essi faranno il servizio sotto i tuoi ordini in tutto quel che concerne la tenda; soltanto non si accosteranno agli utensili del santuario né all’altare affinché non moriate e gli uni e gli altri.4Essi ti saranno dunque aggiunti, e faranno il servizio della tenda di convegno in tutto ciò che la concerne, e nessun estraneo s’accosterà a voi.5E voi farete il servizio del santuario e dell’altare affinché non vi sia più ira contro i figliuoli d’Israele.6Quanto a me, ecco, io ho preso i vostri fratelli, i Leviti, di mezzo ai figliuoli d’Israele; dati all’Eterno, essi son rimessi in dono a voi per fare il servizio della tenda di convegno.7E tu e i tuoi figliuoli con te eserciterete il vostro sacerdozio in tutto ciò che concerne l’altare e in ciò ch’è di la dal velo; e farete il vostro servizio. Io vi do l’esercizio del sacerdozio come un dono; l’estraneo che si accosterà sarà messo a morte".8L’Eterno disse ancora ad Aaronne: "Ecco, di tutte le cose consacrate dai figliuoli d’Israele io ti do quelle che mi sono offerte per elevazione: io te le do, a te e ai tuoi figliuoli, come diritto d’unzione, per legge perpetua.9Questo ti apparterrà fra le cose santissime non consumate dal fuoco: tutte le loro offerte, vale a dire ogni oblazione, ogni sacrifizio per il peccato e ogni sacrifizio di riparazione che mi presenteranno; son tutte cose santissime che apparterranno a te ed ai tuoi figliuoli.10Le mangerai in luogo santissimo; ne mangerà ogni maschio; ti saranno cose sante.11Questo ancora ti apparterrà: i doni che i figliuoli d’Israele presenteranno per elevazione, e tutte le loro offerte agitate; io le do a te, ai tuoi figliuoli e alle tue figliuole con te, per legge perpetua. Chiunque sarà puro in casa tua ne potrà mangiare.12Ti do pure tutte le primizie ch’essi offriranno all’Eterno: il meglio dell’olio e il meglio del mosto e del grano.13Le primizie di tutto ciò che produrrà la loro terra e ch’essi presenteranno all’Eterno saranno tue. Chiunque sarà puro in casa tua ne potrà mangiare.14Tutto ciò che sarà consacrato per voto d’interdetto in Israele sarà tuo.15Ogni primogenito d’ogni carne ch’essi offriranno all’Eterno, così degli uomini come degli animali, sarà tuo; però, farai riscattare il primogenito dell’uomo, e farai parimente riscattare il primogenito d’un animale impuro.16E quanto al riscatto, li farai riscattare dall’età di un mese, secondo la tua stima, per cinque sicli d’argento, a siclo di santuario, che è di venti ghere.17Ma non farai riscattare il primogenito della vacca né il primogenito della pecora né il primogenito della capra; sono cosa sacra; spanderai il loro sangue sull’altare, e farai fumare il loro grasso come sacrifizio fatto mediante il fuoco, di soave odore all’Eterno.18La loro carne sarà tua; sarà tua come il petto dell’offerta agitata e come la coscia destra.19Io ti do, a te, ai tuoi figliuoli e alle tue figliuole con te, per legge perpetua, tutte le offerte di cose sante che i figliuoli d’Israele presenteranno all’Eterno per elevazione. E un patto inalterabile, perpetuo, dinanzi all’Eterno, per te e per la tua progenie con te".

Per mezzo della verga che ha germogliato, Iddio conferma il posto speciale della famiglia d'Aaronne e di tutta la tribù di Levi. Ecco perché i diritti e i doveri dei sacerdoti e dei Leviti sono ricordati nuovamente in questo capitolo. Tutti i veri cristiani sono ad un tempo sacerdoti e servitori. La grazia ha dato loro dei diritti: il diritto d'essere chiamati figliuoli di Dio e di presentarsi davanti a Lui, il diritto ugualmente di nutrirsi di tutto ciò che vi è di migliore (vers. 12). E che cosa vi è di migliore se non la Persona santissima di Gesù, vero Pane celeste, di cui la Parola ci parla? Ma essi hanno pure dei doveri. I Leviti erano dati ai loro fratelli, i figli d'Aaronne, in dono per l'Eterno (vers. 6). Come comprendere tutto ciò? Erano essi di Aaronne o dell'Eterno? Senza dubbio dell'uno e dell'altro. Servendo i sacerdoti, essi servivano l'Eterno; proprio come voi, quando obbedite ai vostri genitori, obbedite nello stesso tempo a Dio. E il Signore Gesù, nel giorno delle ricompense, potrà dire: «In quanto l'avete fatto ad uno di questi miei minimi fratelli, l'avete fatto a me» (Matteo 25:40).

Numeri 18:20-32
20L’Eterno disse ancora ad Aaronne: "Tu non avrai alcun possesso nel loro paese, e non ci sarà parte per te in mezzo a loro; io sono la tua parte e il tuo possesso in mezzo ai figliuoli d’Israele.21E ai figliuoli di Levi io do come possesso tutte le decime in Israele in contraccambio del servizio che fanno, il servizio della tenda di convegno.22E i figliuoli d’Israele non s’accosteranno più alla tenda di convegno, per non caricarsi d’un peccato che li trarrebbe a morte.23Ma il servizio della tenda di convegno lo faranno soltanto i Leviti; ed essi porteranno il peso delle proprie iniquità; sarà una legge perpetua, di generazione in generazione; e non possederanno nulla tra i figliuoli d’Israele;24poiché io do come possesso ai Leviti le decime che i figliuoli d’Israele presenteranno all’Eterno come offerta elevata; per questo dico di loro: Non possederanno nulla tra i figliuoli d’Israele".25E l’Eterno parlò a Mosè, dicendo:26"Parlerai inoltre ai Leviti e dirai loro: Quando riceverete dai figliuoli d’Israele le decime che io vi do per conto loro come vostro possesso, ne metterete da parte un’offerta da fare all’Eterno: una decima della decima;27e l’offerta che avrete prelevata vi sarà contata come il grano che vien dall’aia e come il mosto che esce dallo strettoio.28Così anche voi metterete da parte un’offerta per l’Eterno da tutte le decime che riceverete dai figliuoli d’Israele, e darete al sacerdote Aaronne l’offerta che avrete messa da parte per l’Eterno.29Da tutte le cose che vi saranno donate metterete da parte tutte le offerte per l’Eterno; di tutto ciò che vi sarà di meglio metterete da parte quel tanto ch’è da consacrare.30E dirai loro: Quando ne avrete messo da parte il meglio, quel che rimane sarà contato ai Leviti come il provento dell’aia e come il provento dello strettoio.31E lo potrete mangiare in qualunque luogo, voi e le vostre famiglie, perché è la vostra mercede, in contraccambio del vostro servizio nella tenda di convegno.32E così non vi caricherete d’alcun peccato, giacché ne avrete messo da parte il meglio; e non profanerete le cose sante de’ figliuoli d’Israele, e non morrete".

I sacerdoti ed i Leviti erano dunque in Israele le persone più responsabili. I loro doveri erano verso l'Eterno e verso i loro fratelli. Ma per mezzo della parabola del buon Samaritano il Signore ci mostra che né gli uni, né gli altri, sono capaci di venire in aiuto ai loro fratelli in Israele. Nessuno, se non il Samaritano, cioè Gesù stesso, ha potuto essere il prossimo dell'infelice, abbandonato mezzo morto sul ciglio del sentiero (Luca 10:30-37). I soccorsi della «religione» non possono salvare nessuno. Ma Iddio ci ha dato un Prossimo, un Salvatore, il suo proprio Figliuolo. Sicché il cristiano può far a meno d'una religione e dei suoi rappresentanti. Egli ha bisogno d'una Persona, d'una sola, che non è altri che il Figliuol di Dio. Questo ci riconduce al primo versetto della nostra lettura: «Io sono la tua parte e il tuo possesso», dice l'Eterno (vers. 20).

Figlì di Dio, non è forse il Signore la nostra parte? Allora che cosa possiamo desiderare sulla terra? Realizziamo come i Leviti che non abbiamo altra eredità, altro possesso vero quaggiù. Ma abbiamo tutto nel cielo poiche vi abbiamo Gesù che Dio ci ha dato per sempre.

Numeri 19:1-10
1L’Eterno parlò ancora a Mosè e ad Aaronne, dicendo:2"Questo è l’ordine della legge che l’Eterno ha prescritta dicendo: Di’ ai figliuoli d’Israele che ti menino una giovenca rossa, senza macchia, senza difetti, e che non abbia mai portato il giogo.3E la darete al sacerdote Eleazar, che la condurrà fuori del campo e la farà scannare in sua presenza.4Il sacerdote Eleazar prenderà col dito del sangue della giovenca, e ne farà sette volte l’aspersione dal lato dell’ingresso della tenda di convegno;5poi si brucerà la giovenca sotto gli occhi di lui; se ne brucerà la pelle, la carne e il sangue con i suoi escrementi.6Il sacerdote prenderà quindi del legno di cedro, dell’issopo, della stoffa scarlatta, e getterà tutto in mezzo al fuoco che consuma la giovenca.7Poi il sacerdote si laverà le vesti ed il corpo nell’acqua; dopo di che rientrerà nel campo, e il sacerdote sarà impuro fino alla sera.8E colui che avrà bruciato la giovenca si laverà le vesti nell’acqua, farà un’abluzione del corpo nell’acqua, e sarà impuro fino alla sera.9Un uomo puro raccoglierà le ceneri della giovenca e le depositerà fuori del campo in luogo puro, dove saranno conservate per la raunanza de’ figliuoli d’Israele come acqua di purificazione: è un sacrifizio per il peccato.10E colui che avrà raccolto le ceneri della giovenca si laverà le vesti e sarà impuro fino alla sera. E questa sarà una legge perpetua per i figliuoli d’Israele e per lo straniero che soggiornerà da loro:

In questo capitolo si tratta d'un sacrificio speciale che non troviamo con gli altri al principio del Levitico. Occupa un posto a parte perché è previsto soltanto per il deserto. Fra tutte le mancanze di questo popolo, mancanze di cui la lista non è, purtroppo, terminata, quale grazia da parte di Dio che gli dia ancora una risorsa per le sue debolezze e le sue contaminazioni.

Come tutti i sacrifici, questo è, sotto certi aspetti, una figura della Persona e dell'opera di Cristo. La giovenca rossa, senza macchia, né alcun difetto, non aveva mai portato il giogo. Gesù, Uomo perfetto, ha attraversato il mondo, puro da ogni contaminazione, e non ha mai portato il terribile giogo del peccato che noi, conosciamo anche troppo.

Dopo che la vittima era stata scannata fuori del campo, si faceva aspersione del suo sangue davanti alla tenda di convegno. Poi essa era bruciata interamente. Il grasso non era offerto all'Eterno e il sacerdote non ne mangiava nessun pezzo. Invece la cenere veniva raccolta, e costituiva una provvista preziosa, di cui vedremo domani l'impiego che se ne doveva fare.

Numeri 19:11-22
11chi avrà toccato il cadavere di una persona umana sarà impuro sette giorni.12Quand’uno si sarà purificato con quell’acqua il terzo e il settimo giorno, sarà puro; ma se non si purifica il terzo ed il settimo giorno, non sarà puro.13Chiunque avrà toccato un morto, il corpo d’una persona umana che sia morta e non si sarà purificato, avrà contaminato la dimora dell’Eterno; e quel tale sarà sterminato di mezzo a Israele. Siccome l’acqua di purificazione non è stata spruzzata su lui, egli è impuro; ha ancora addosso la sua impurità.14Questa è la legge: Quando un uomo sarà morto in una tenda, chiunque entrerà nella tenda e chiunque sarà nella tenda sarà impuro sette giorni.15E ogni vaso scoperto sul quale non sia coperchio attaccato, sarà impuro.16E chiunque, per i campi, avrà toccato un uomo ucciso per la spada o morto da sé, o un osso d’uomo, o un sepolcro, sarà impuro sette giorni.17E per colui che sarà divenuto impuro si prenderà della cenere della vittima arsa per il peccato, e vi si verserà su dell’acqua viva, in un vaso:18poi un uomo puro prenderà dell’issopo, lo intingerà nell’acqua, e ne spruzzerà la tenda, tutti gli utensili e tutte le persone che son quivi, e colui che ha toccato l’osso o l’ucciso o il morto da sé o il sepolcro.19L’uomo puro spruzzerà l’impuro il terzo giorno e il settimo giorno, e lo purificherà il settimo giorno; poi colui ch’è stato immondo si laverà le vesti, laverà sé stesso nell’acqua, e sarà puro la sera.20Ma colui che divenuto impuro non si purificherà, sarà sterminato di mezzo alla raunanza, perché ha contaminato il santuario dell’Eterno; l’acqua della purificazione non è stata spruzzata su lui; è impuro.21Sarà per loro una legge perpetua: Colui che avrà spruzzato l’acqua di purificazione si laverà le vesti; e chi avrà toccato l’acqua di purificazione sarà impuro fino alla sera.22E tutto quello che l’impuro avrà toccato sarà impuro; e la persona che avrà toccato lui sarà impura fino alla sera".

Un po' di cenere della giovenca procurava dunque abbondante provvista d'acqua di purificazione, sufficiente per lavare tutti i peccati di tutti gl'Israeliti durante tutto il lungo deserto. Questo sacrificio non corrisponde ai bisogni degli inconvertiti, ma a quelli dei credenti quando hanno mancato. Così l'opera di Gesù, compiuta una volta, è la risorsa sufficiente per purificare dai loro peccati e mantenere nella comunione con Dio, i suoi figliuoli esposti quaggiù alla contaminazione. L'Israelita era contaminato quando toccava un morto. Per noi questo vuoi dire: aver da fare con la corruzione e la violenza di questo mondo. Anche per un osso secco, che ognuno aveva l'occasione di toccare col piede, ci voleva quel lungo lavoro di sette giorni di purificazione. Una bugia, una parola volgare, o un'impertinenza... ognuno di voi può fare la lista di tutti questi «piccoli ossami». Son come gli spiccioli del peccato. Ebbene, il credente è contaminato da queste cose. Non sembrano molto gravi a quelli che non conoscono Gesù. Ma, noi che L'amiamo, le prendiamo sul serio, perché ci ricordiamo che abbisognarono le sue sofferenze e la sua morte per cancellare ognuno di questi peccati per quanto piccoli ci sembrino in apparenza.

Numeri 20: 1-13
1Or tutta la raunanza dei figliuoli d’Israele arrivò al deserto di Tsin il primo mese, e il popolo si fermò a Kades. Quivi morì e fu sepolta Maria.2E mancava l’acqua per la raunanza; onde ci fu un assembramento contro Mosè e contro Aaronne.3E il popolo contese con Mosè, dicendo: "Fossimo pur morti quando morirono i nostri fratelli davanti all’Eterno!4E perché avete menato la raunanza dell’Eterno in questo deserto per morirvi noi e il nostro bestiame?5E perché ci avete fatti salire dall’Egitto per menarci in questo tristo luogo? Non è un luogo dove sì possa seminare; non ci son fichi, non vigne, non melagrane, e non c’è acqua da bere".6Allora Mosè ed Aaronne s’allontanarono dalla raunanza per recarsi all’ingresso della tenda di convegno; si prostrarono con la faccia in terra, e la gloria dell’Eterno apparve loro.7E l’Eterno parlò a Mosè, dicendo:8"Prendi il bastone; e tu e tuo fratello Aaronne convocate la raunanza e parlate a quel sasso, in loro presenza, ed esso darà la sua acqua; e tu farai sgorgare per loro dell’acqua dal sasso, e darai da bere alla raunanza e al suo bestiame".9Mosè dunque prese il bastone ch’era davanti all’Eterno, come l’Eterno gli aveva ordinato.10E Mosè ed Aaronne convocarono la raunanza dirimpetto al sasso, e Mosè disse loro: "Ora ascoltate, o ribelli; vi farem noi uscir dell’acqua da questo sasso?"11E Mosè alzò la mano, percosse il sasso col suo bastone due volte, e ne uscì dell’acqua in abbondanza; e la raunanza e il suo bestiame bevvero.12Poi L’Eterno disse a Mosè e ad Aaronne: "Siccome non avete avuto fiducia in me per dar gloria al mio santo nome agli occhi dei figliuoli d’Israele, voi non introdurrete questa raunanza nel paese che io le do".13Queste sono le acque di Meriba dove i figliuoli d’Israele contesero con l’Eterno che si fece riconoscere come il Santo in mezzo a loro.

Non c'è acqua. Ed i mormorii ricominciano. Il popolo si assembra contro Mosè e contro Aaronne e contesta come a Meriba (Esodo 17). Non ha esso fatto nessun progresso dall'entrata nel deserto, nonostante le ricche esperienze dell'amore di Dio? «E perché...? e perché...?» (vers. 4-5). Niente acqua? Tuttavia la roccia era là. L'Eterno è obbligato di ricordarlo persino a Mosè. Soltanto non erano i «perché» che potevano far colare la sua acqua. Bisognava parlare a quella roccia. Bella figura della preghiera, non vi pare? Iddio potrebbe darci tutto quel che ci abbisogna senza aspettare che ne manchiamo. Ma Egli vuole che gli chiediamo quelle cose per ricordarci che noi dipendiamo da Lui.

Mosè fa quivi una triste esperienza. Con impazienza e sgarbatezza colpisce la roccia invece di parlarle. In Horeb tuttavia la roccia era stata colpita. Ciò bastava. Così la nostra Roccia, il Signore Gesù, è stato colpito una volta alla croce. Ora non ha più da soffrire e da morire. L'opera sua è sufficiente per dare in abbondanza ai suoi l'acqua viva durante tutto il tragitto del deserto. Ma bisogna parlarGli. Lo fate voi?

Numeri 20:14-29
14Poi Mosè mandò da Kades degli ambasciatori al re di Edom per dirgli: "Così dice Israele tuo fratello: Tu sai tutte le tribolazioni che ci sono avvenute:15come i nostri padri scesero in Egitto e noi in Egitto dimorammo per lungo tempo e gli Egiziani maltrattaron noi e i nostri padri.16E noi gridammo all’Eterno ed egli udì la nostra voce e mandò un angelo e ci fece uscire dall’Egitto; ed eccoci ora in Kades, che è città agli estremi tuoi confini.17Deh, lasciaci passare per il tuo paese, noi non passeremo né per campi né per vigne e non berremo l’acqua dei pozzi; seguiremo la strada pubblica senza deviare né a destra né a sinistra finché abbiamo oltrepassato i tuoi confini".18Ma Edom gli rispose: "Tu non passerai sul mio territorio; altrimenti, ti verrò contro con la spada".19I figliuoli d’Israele gli dissero: "Noi saliremo per la strada maestra; e se noi e il nostro bestiame berremo dell’acqua tua, te la pagheremo; lasciami semplicemente transitare a piedi".20Ma quello rispose: "Non passerai!" E Edom mosse contro Israele con molta gente e con potente mano.21Così Edom ricusò a Israele il transito per i suoi confini; onde Israele s’allontanò da lui.22Tutta la raunanza de’ figliuoli d’Israele si partì da Kades e arrivò al monte Hor.23E l’Eterno parlò a Mosè e ad Aaronne al monte Hor sui confini del paese di Edom, dicendo:24"Aaronne sta per esser raccolto presso il suo popolo, e non entrerà nel paese che ho dato ai figliuoli d’Israele, perché siete stati ribelli al mio comandamento alle acque di Meriba.25Prendi Aaronne ed Eleazar suo figliuolo e falli salire sul monte Hor.26Spoglia Aaronne de’ suoi paramenti, e rivestine Eleazar suo figliuolo; quivi Aaronne sarà raccolto presso il suo popolo, e morrà".27E Mosè fece come l’Eterno aveva ordinato; ed essi salirono sul monte Hor, a vista di tutta la raunanza.28Mosè spogliò Aaronne de’ suoi paramenti, e ne rivestì Eleazar, figliuolo di lui; e Aaronne morì quivi sulla cima del monte. Poi Mosè ed Eleazar scesero dal monte.29E quando tutta la raunanza vide che Aaronne era morto, tutta la casa d’Israele lo pianse per trenta giorni.

Il deserto volge al termine. La stanchezza si fa sentire. Anche per la Chiesa alla fine della sua storia, vi è questa stanchezza ed ogni credente la sente più o meno. Essa deve condurci a ricercare la faccia del Signore.

Se osservate la carta che si trova alla fine della vostra Bibbia, vedrete che per andare dal deserto di Paran verso il nord, in Canaan, bisognava attraversare il monte di Sehir, detto il paese d'Edom. E, ricordandosi che il loro padre Giacobbe era fratello di Esaù (che è Edom), gl'Israeliti chiedono a questo popolo il passaggio attraverso il suo paese. Ma Edom risponde con un rifiuto categorico.

Il mondo e il suo principe, Satana, vorrebbero impedire ai figli di Dio di raggiungere il cielo, la loro dimora.

È bella questa richiesta d'Israele! Rende testimonianza di quel ch'esso era anticamente, e di ciò che Dio ha fatto per lui. Dichiara in seguito che non è che di passaggio e che non ha bisogno di nulla! Transiterà soltanto a piedi. Né i campi, né le vigne (per noi sarebbero gli affari della vita e le gioie del mondo), né i pozzi d'Edom, poiché la Roccia è stata ritrovata, no, nulla di tutto ciò ha dell'attrazione per un popolo in marcia verso la sua patria.

Numeri 21:1-15
1Or il re cananeo di Arad, che abitava il mezzogiorno, avendo udito che Israele veniva per la via di Atharim, combatté contro Israele, e fece alcuni prigionieri.2Allora Israele fece un voto all’Eterno, e disse: "Se tu dài nelle mie mani questo popolo, le loro città saranno da me votate allo sterminio".3L’Eterno porse ascolto alla voce d’Israele e gli diede nelle mani i Cananei; e Israele votò allo sterminio i Cananei e le loro città, e a quel luogo fu posto nome Horma.4Poi gl’Israeliti si partirono dal monte Hor, movendo verso il mar Rosso per fare il giro del paese di Edom; e il popolo si fe’ impaziente nel viaggio.5E il popolo parlò contro Dio e contro Mosè, dicendo: "Perché ci avete fatti salire fuori d’Egitto per farci morire in questo deserto? Poiché qui non c’è né pane né acqua, e l’anima nostra è nauseata di questo cibo tanto leggero".6Allora l’Eterno mandò fra il popolo de’ serpenti ardenti i quali mordevano la gente, e gran numero d’Israeliti morirono.7Allora il popolo venne a Mosè e disse: "Abbiamo peccato, perché abbiam parlato contro l’Eterno e contro te; prega l’Eterno che allontani da noi questi serpenti". E Mosè pregò per il popolo.8E l’Eterno disse a Mosè: "Fatti un serpente ardente, e mettilo sopra un’antenna; e avverrà che chiunque sarà morso e lo guarderà, scamperà".9Mosè allora fece un serpente di rame e lo mise sopra un’antenna; e avveniva che, quando un serpente avea morso qualcuno, se questi guardava il serpente di rame, scampava.10Poi i figliuoli d’Israele partirono e si accamparono a Oboth;11e partitisi da Oboth, si accamparono a Ije-Abarim nel deserto ch’è dirimpetto a Moab dal lato dove sorge il sole.12Di là si partirono e si accamparono nella valle di Zered.13Poi si partirono di là e si accamparono dall’altro lato dell’Arnon, che scorre nel deserto e nasce sui confini degli Amorei: poiché l’Arnon e il confine di Moab, fra Moab e gli Amorei.14Per questo è detto nel Libro delle Guerre dell’Eterno: "…Vaheb in Sufa, e le valli dell’Arnon15e i declivi delle valli che si estendono verso le dimore di Ar, e s’appoggiano alla frontiera di Moab".

Aaronne muore prima d'entrare nel paese, come l'Eterno lo aveva annunziato al vers. 12. Poi avviene la vittoria di Horma, quarant'anni dopo la disfatta dello stesso nome (cap. 14:45). Abbisognarono nientemeno quei quarant'anni perché il popolo riportasse una completa vittoria là ove era stato sconfitto.

Purtroppo, subito dopo, sopraggiunge lo scoraggiamento. «Non c'è questo, non c'è quello!» Quale ne è la causa? Forse la mancanza di cibo? La manna è disprezzata; forse la mancanza d'acqua? essi dimenticano di parlare alla roccia. Figura ben chiara di quel che avviene quando trascuriamo la Parola e la preghiera. Inevitabilmente lo scoraggiamento ci abbatte. E l'occasione è bella per il nemico. Il serpe del peccato s'infiltra, ci attacca e ci brucia. Allora in questa distretta la grazia interviene invitandoci a portare i nostri sguardi sul rimedio, il solo rimedio (incomprensibile per la nostra intelligenza) che Iddio ci abbia dato: Il Figliuol dell'uomo è stato innalzato, fatto peccato, affinché sia data la vìta a chiunque si volge verso Lui. Voi conoscete senza dubbio a memoria quel che il Signore disse a Nicodemo a questo riguardo (Giovanni 3:14-16). Ma avete forse voi stessi, rivolto quello sguardo della fede sul Salvatore morente sulla croce?

Numeri 21:16-35
16E di là andarono a Beer, che è il pozzo a proposito del quale l’Eterno disse a Mosè: "Raduna il popolo e io gli darò dell’acqua".17Fu in quell’occasione che Israele cantò questo cantico: "Scaturisci, o pozzo! Salutatelo con canti!18Pozzo che i principi hanno scavato, che i nobili del popolo hanno aperto con lo scettro, coi loro bastoni!"19Poi dal deserto andarono a Matthana; da Matthana a Nahaliel; da Nahaliel a Bamoth,20e da Bamoth nella valle che è nella campagna di Moab, verso l’altura del Pisga che domina il deserto.21Or Israele mandò ambasciatori a Sihon, re degli Amorei, per dirgli:22"Lasciami passare per il tuo paese; noi non ci svieremo per i campi né per le vigne, non berremo l’acqua dei pozzi; seguiremo la strada pubblica finché abbiamo oltrepassato i tuoi confini".23Ma Sihon non permise a Israele di passare per i suoi confini; anzi radunò tutta la sua gente e uscì fuori contro Israele nel deserto; giunse a Jahats, e diè battaglia a Israele.24Israele lo sconfisse passandolo a fil di spada, e conquistò il suo paese dall’Arnon fino al Jabbok, sino ai confini de’ figliuoli di Ammon, poiché la frontiera dei figliuoli di Ammon era forte.25E Israele prese tutte quelle città, e abitò in tutte le città degli Amorei: in Heshbon e in tutte le città del suo territorio;26poiché Heshbon era la città di Sihon, re degli Amorei, il quale avea mosso guerra al precedente re di Moab, e gli avea tolto tutto il suo paese fino all’Arnon.27Per questo dicono i poeti: "Venite a Heshbon! La città di Sihon sia ricostruita e fortificata!28Poiché un fuoco è uscito da Heshbon una fiamma dalla città di Sihon; essa ha divorato Ar di Moab,29i padroni delle alture dell’Arnon. Guai e te, o Moab! Sei perduto, o popolo di Kemosh! Kemosh ha fatto de’ suoi figliuoli tanti fuggiaschi, e ha dato le sue figliuole come schiave a Sihon, re degli Amorei.30Noi abbiamo scagliato su loro le nostre frecce; Heshbon è distrutta fino a Dibon. Abbiam tutto devastato fino a Nofah, il fuoco e giunto fino a Medeba".31Così Israele si stabilì nel paese degli Amorei.32Poi Mosè mandò a esplorare Jaezer, e gl’Israeliti presero le città del suo territorio e ne cacciarono gli Amorei che vi si trovavano.33E, mutata direzione, risalirono il paese in direzione di Bashan; e Og, re di Bashan, uscì contro loro con tutta la sua gente per dar loro battaglia a Edrei.34Ma l’Eterno disse a Mosè: "Non lo temere; poiché io lo do nelle tue mani: lui, tutta la sua gente e il suo paese; trattalo com’hai trattato Sihon, re degli Amorei che abitava a Heshbon".35E gli Israeliti batteron lui, coi suoi figliuoli e con tutto il suo popolo, in guisa che non gli rimase più anima viva; e s’impadronirono del suo paese.

Liberato dai serpenti il popolo canta. Dal mar Rosso, quarant'anni prima, non vediamo che abbia cantato (a parte i canti e le danze profane attorno al vitello d'oro). Ora, finalmente, i mormorii han fatto posto al cantico. Israele è radunato attorno ai pozzi che i loro principi: Abrahamo, Isacco, hanno scavato.

Ecco, cari giovani amici, un'immagine di quelle sorgenti della Parola, messe in luce da servitori che hanno scavato per voi. Per loro mezzo, molte verità dimenticate sono state rimesse in luce nel secolo scorso. Desiderate, voi pure, leggerle con profitto quando il momento sarà venuto. Quei «pionieri» come sono chiamati talvolta, sono uomini nobili che hanno lavorato, come quelli di Berea, (più nobili di quelli di Tessalonica) che vediamo esaminare le Scritture nel cap. 17 degli Atti. Il mondo ammira e invidia la nobiltà. Ebbene, ecco quella che la Parola riconosce e vi propone, poiché voi pure potete investigare le Scritture (Giov. 5:39).

Ultimi passi nella sabbia del deserto.

Primi combattimenti! —Salendo dal deserto, appoggiato sul suo «Diletto» (Cant. dei cantici 8:5), Israele riporta due straordinarie vittorie su Sihon e su Og.

Numeri 22:1-21
1Poi i figliuoli d’Israele partirono e si accamparono nelle pianure di Moab, oltre il Giordano di Gerico.2Or Balak, figliuolo di Tsippor, vide tutto quello che Israele avea fatto agli Amorei;3e Moab ebbe grande paura di questo popolo, ch’era così numeroso; Moab fu preso d’angoscia a cagione de’ figliuoli d’Israele.4Onde Moab disse agli anziani di Madian: "Ora questa moltitudine divorerà tutto ciò ch’è dintorno a noi, come il bue divora l’erba dei campi". Or Balak, figliuolo di Tsippor era, in quel tempo, re di Moab.5Egli mandò ambasciatori a Balaam, figliuolo di Beor, a Pethor che sta sul fiume, nel paese de’ figliuoli del suo popolo per chiamarlo e dirgli: "Ecco un popolo è uscito d’Egitto; esso ricopre la faccia della terra, e si è stabilito dirimpetto a me;6or dunque vieni, te ne prego, e maledicimi questo popolo; poiché è troppo potente per me; forse così riusciremo a sconfiggerlo, e potrò cacciarlo dal paese; poiché so che chi tu benedici è benedetto, e chi tu maledici è maledetto".7Gli anziani di Moab e gli anziani di Madian partirono portando in mano la mercede dell’indovino; e, arrivati da Balaam, gli riferirono le parole di Balak.8E Balaam disse loro: "Alloggiate qui stanotte; e vi darò la risposta secondo che mi dirà l’Eterno". E i principi di Moab stettero da Balaam.9Or Dio venne a Balaam e gli disse: "Chi sono questi uomini che stanno da te?"10E Balaam rispose a Dio: "Balak, figliuolo di Tsippor, re di Moab, mi ha mandato a dire:11Ecco, il popolo ch’è uscito d’Egitto ricopre la faccia della terra; or vieni a maledirmelo; forse riuscirò così a batterlo e potrò cacciarlo".12E Dio disse a Balaam: "Tu non andrai con loro, non maledirai quel popolo, perché egli è benedetto".13Balaam si levò, la mattina, e disse ai principi di Balak: "Andatevene al vostro paese, perché l’Eterno m’ha rifiutato il permesso di andare con voi".14E i principi di Moab si levarono, tornarono da Balak e dissero: "Balaam ha rifiutato di venir con noi".15Allora Balak mandò di nuovo de’ principi, in maggior numero e più ragguardevoli che que’ di prima.16I quali vennero da Balaam e gli dissero: "Così dice Balak, figliuolo di Tsippor: Deh, nulla ti trattenga dal venire da me;17poiché io ti ricolmerò di onori farò tutto ciò che mi dirai; vieni dunque, te ne prego, e maledicimi questo popolo".18Ma Balaam rispose e disse ai servi di Balak: "Quand’anche Balak mi desse la sua casa piena d’argento e d’oro, non potrei trasgredire l’ordine dell’Eterno, del mio Dio, per fare cosa piccola o grande che fosse.19Nondimeno, trattenetevi qui, anche voi, stanotte, ond’io sappia ciò che l’Eterno mi dirà ancora".20E Dio venne la notte a Balaam e gli disse: "Se quegli uomini son venuti a chiamarti, lèvati e va’ con loro; soltanto, farai ciò che io ti dirò".21Balaam quindi si levò la mattina, sellò la sua asina, e se ne andò coi principi di Moab.

Lasciamo ora Israele per alcuni giorni, onde vedere ciò che accade durante questo tempo fra i suoi nemici. Moab, col suo re Balak, ha visto Israele salire dal deserto, coprire il paese, installarsi di fronte a sè. È preso da grandissima paura. Il suo cuore è nello spavento (vers. 3). Il mondo si presenta molte domande a riguardo dei credenti. Se potessimo leggere nel cuore degl'increduli, vi vedremmo sovente, senza dubbio, questo timore in presenza dei figli di Dio. Essi vedono in loro (almeno dovrebbero vedere) delle persone che non assomigliano loro e in favore dei quali Iddio agisce con potenza. E questo parla loro di giudicio. Il mondo non può sapere qual'è il nutrimento del cristiano. Moab trema per i suoi raccolti, e disprezza quel popolo che potrebbe tutto «brucare come il bue». Non può comprendere che Israele possegga un altro cibo: la manna.

Si rassicuri! Quando il Pane di vita è apprezzato dal popolo di Dio, ciò che il mondo possiede non gli fa affatto invidia. Una volta ancora, ricordiamoci del valore del nostro Pane celeste, affin d'essere preservati dal brucare miserevolmente nei pascoli del mondo.

Numeri 22:22-41
22Ma l’ira di Dio s’accese perché egli se n’era andato; e l’angelo dell’Eterno si pose sulla strada per fargli ostacolo. Or egli cavalcava la sua asina e avea seco due servitori.23L’asina, vedendo l’angelo dell’Eterno che stava sulla strada con la sua spada sguainata in mano, uscì di via e cominciava ad andare per i campi. Balaam percosse l’asina per rimetterla sulla strada.24Allora l’angelo dell’Eterno si fermò in un sentiero incavato che passava tra le vigne e aveva un muro di qua e un muro di là.25L’asina vide l’angelo dell’Eterno; si serrò al muro e strinse il piede di Balaam al muro; e Balaam la percosse di nuovo.26L’angelo dell’Eterno passò di nuovo oltre, e si fermò in un luogo stretto dove non c’era modo di volgersi né a destra né a sinistra.27L’asina vide l’angelo dell’Eterno e si sdraiò sotto Balaam; l’ira di Balaam s’accese, ed egli percosse l’asina con un bastone.28Allora l’Eterno aprì la bocca all’asina, che disse a Balaam: "Che t’ho io fatto che tu mi percuoti già per la terza volta?"29E Balaam rispose all’asina: "Perché ti sei fatta beffe di me. Ah se avessi una spada in mano! t’ammazzerei sull’attimo".30L’asina disse a Balaam: "Non son io la tua asina che hai sempre cavalcata fino a quest’oggi? Sono io solita farti così?" Ed egli rispose: "No".31Allora l’Eterno aprì gli occhi a Balaam, ed egli vide l’angelo dell’Eterno che stava sulla strada, con la sua spada sguainata. Balaam s’inchinò e si prostrò con la faccia in terra.32L’angelo dell’Eterno gli disse: "Perché hai percosso la tua asina già tre volte? Ecco, io sono uscito per farti ostacolo, perché la via che batti è contraria al voler mio;33e l’asina m’ha visto ed è uscita di strada davanti a me queste tre volte; se non fosse uscita di strada davanti a me, certo io avrei già ucciso te e lasciato in vita lei".34Allora Balaam disse all’angelo dell’Eterno: "Io ho peccato, perché non sapevo che tu ti fossi posto contro di me sulla strada; e ora, se questo ti dispiace, io me ne ritornerò".35E l’angelo dell’Eterno disse a Balaam: "Va’ pure con quegli uomini; ma dirai soltanto quello che io ti dirò". E Balaam se ne andò coi principi di Balak.36Quando Balak udì che Balaam arrivava, gli andò incontro a Jr-Moab che è sul confine segnato dall’Arnon, alla frontiera estrema.37E Balak disse a Balaam: "Non t’ho io mandato con insistenza a chiamare? perché non sei venuto da me? non son io proprio i grado di farti onore?"38E Balaam rispose a Balak: "Ecco, son venuto da te; ma posso io adesso dire qualsiasi cosa? la parola che Dio mi metterà in bocca, quella dirò".39Balaam andò con Balak, e giunsero a Kiriath-Hutsoth.40E Balak sacrificò buoi e pecore e mandò parte delle carni a Balaam e ai principi ch’eran con lui.41La mattina Balak prese Balaam e lo fece salire a Bamoth Baal, donde Balaam vide l’estremità del campo d’Israele.

Non abbiamo ancora detto nulla di Balaam. Balak lo chiama in suo soccorso per sbarazzarsi d'Israele. Egli è un indovino, come quelli che si erano opposti in Egitto a Mosè e ad Aaronne (Esodo 7:11). Balaam conosce l'Eterno, ma non per fede. Riconosce la sua potenza e sa benissimo che nulla si può senza la sua volontà. Molte persone sono come lui. Esse credono in Dio, sanno ch'Egli è potente e che non serve a nulla di opporsi a Lui. Ma non sono credenti.

Balak invita Balaam, il quale è visitato dall'Eterno che gli dice: «Tu non andrai» (vers. 12). Era chiaro e preciso. Si, ma quelle ricchezze e quegli onori che Balak gli prometteva facevano gola a Balaam. E alla nuova visita degli ambasciatori di Balak, invece di attenersi alla prima risposta dell'Eterno, spera qualche cosa di più. Allora Iddio gli dice: «Tu vuoi andare? — Ebbene, vacci!» — Molte volte certamente, quando accarezzavamo un disegno, Iddio ci disse: no. Ci guardi Egli allora di volerlo obbligare a dirci: sì, per la nostra maggior confusione.

Numeri 23:1-12
1Balaam disse a Balak: "Edificami qui sette altari e preparami qui sette giovenchi e sette montoni".2Balak fece come Balaam avea detto e Balak e Balaam offrirono un giovenco e un montone su ciascun altare.3E Balaam disse a Balak: "Stattene presso al tuo olocausto, e io andrò: forse l’Eterno mi verrà incontro; e quei che mi avrà fatto vedere, te lo riferirò". E se ne andò sopra una nuda altura.4E Dio si fece incontro a Balaam, e Balaam gli disse: "Io ho preparato i sette altari, ed ho offerto un giovenco e un montone su ciascun altare".5Allora l’Eterno mise delle parole in bocca a Balaam e gli disse: "Torna da Balak, e parla così".6Balaam tornò da Balak, ed ecco che questi stava presso al suo olocausto: egli con tutti i principi di Moab.7Allora Balaam pronunziò il suo oracolo e disse: Balak m’ha fatto venire da Aram, re di Moab, dalle montagne d’Oriente. "Vieni", disse, "maledicimi Giacobbe! Vieni, esecra Israele!"8Come farò a maledire? Iddio non l’ha maledetto. Come farò ad esecrare? L’Eterno non l’ha esecrato.9Io lo guardo dal sommo delle rupi e lo contemplo dall’alto dei colli; ecco, è un popolo che dimora solo, e non è contato nel novero delle nazioni.10Chi può contar la polvere di Giacobbe o calcolare il quarto d’Israele? Possa io morire della morte dei giusti, e possa la mia fine esser simile alla loro!11Allora Balak disse a Balaam: "Che m’hai tu fatto? T’ho preso per maledire i miei nemici, ed ecco, non hai fatto che benedirli".12L’altro gli rispose e disse: "Non debbo io stare attento a dire soltanto ciò che l’Eterno mi mette in bocca?"

Cosi Balaam aveva sellato l'asina ed era partito col cuore leggiero godendo in anticipo del suo salario d'iniquità. Ma ecco che davanti all'Eterno la sua via era perversa (vers. 32) la qual cosa significa che essa conduceva alla perdizione. Balaam fingeva d'obbedire a Dio, ma in realtà seguiva il proprio sentiero, «allettato dalla propria concupiscenza». Iddio vuole farglielo comprendere e gli parla in modo straordinario per bocca della sua asina. Fatica sprecata! Allora l'Angelo stesso si mostra e l'avverte, ma neppur questo cambia la follia del falso profeta.

L'Angelo era su quella strada... e Balaam non lo sapeva! Accade che, per fermarci, lddio si metta attraverso alla nostra via. In che modo? Forse anche per mezzo di cose o di animali che hanno un linguaggio da parte di Dio, se sappiamo ascoltarlo. Per esempio, cominciamo qualche cosa che non riesce, una volta, due volte o anche più. Ci sbagliamo, ci feriamo, perdiamo un arnese... Sono altrettante occasioni per chiederci se per caso Iddio non si è messo contro a quel che volevamo fare e che era in opposizione alla sua volontà.

Numeri 23:13-30
13E Balak gli disse: "Deh, vieni meco in un altro luogo, donde tu lo potrai vedere; tu, di qui, non ne puoi vedere che una estremità; non lo puoi vedere tutto quanto; e di la me lo maledirai".14E lo condusse al campo di Tsofim, sulla cima del Pisga; edificò sette altari, e offrì un giovenco e un montone su ciascun altare.15E Balaam disse a Balak: "Stattene qui presso ai tuo olocausto, e io andrò a incontrare l’Eterno".16E l’Eterno si fece incontro a Balaam, gli mise delle parole in bocca e gli disse: "Torna da Balak, e parla così".17Balaam tornò da Balak, ed ecco che questi stava presso al suo olocausto, coi principi di Moab. E Balak gli disse: "Che ha detto l’Eterno?"18Allora Balaam pronunziò il suo oracolo e disse: "Lèvati, Balak, e ascolta! Porgimi orecchio, figliuolo di Tsippor!19Iddio non è un uomo, perch’ei mentisca, né un figliuol d’uomo, perch’ei si penta. Quand’ha detto una cosa non la farà? o quando ha parlato non manterrà la parola?20Ecco, ho ricevuto l’ordine di benedire; egli ha benedetto; io non revocherò la benedizione.21Egli non scorge iniquità in Giacobbe, non vede perversità in Israele. L’Eterno, il suo Dio, è con lui, e Israele lo acclama come suo re.22Iddio lo ha tratto dall’Egitto e gli da il vigore del bufalo.23In Giacobbe non v’è magia, in Israele, non v’è divinazione; a suo tempo vien detto a Giacobbe e ad Israele qual è l’opera che Iddio compie.24Ecco un popolo che si leva su come una leonessa, si rizza come un leone; ei non si sdraia prima d’aver divorato la preda e bevuto il sangue di quelli che ha ucciso".25Allora Balak disse a Balaam: "Non lo maledire, ma anche non lo benedire".26Ma Balaam rispose e disse a Balak: "Non t’ho io detto espressamente: Io farò tutto quello che l’Eterno dirà?"27E Balak disse a Balaam: "Deh, vieni, io ti condurrò in un altro luogo; forse piacerà a Dio che tu me lo maledica di là".28Balak dunque condusse Balaam in cima al Peor che domina il deserto.29E Balaam disse a Balak: "Edificami qui sette altari, e preparami qui sette giovenchi e sette montoni".30Balak fece come Balaam avea detto, e offrì un giovenco e un montone su ciascun altare.

Balak e Balaam si sono ora incontrati per la loro opera malefica. Insieme questi due complici sono una figura del malvagio re chiamato «la Bestia» e del falso profeta o Anticristo, i quali ai tempi dell'Apocalisse saranno spinti da Satana contro Israele e contro Dio. Lo scopo dei nostri due personaggi è di maledire il popolo dell'Eterno. Ma lddio cambierà la maledizione in benedizione per la confusione di quegli accusatori.

Nello stesso modo vi è attualmente nel cielo qualcuno che accusa i riscattati ed è il diavolo stesso (Apoc. 12:10). Ma Iddio, come ce lo insegna la storia di Giobbe, permette che gli attacchi volgano al bene di quelli che Gli appartengono. E mentre hanno un accusatore, i credenti hanno un avvocato più potente di lui, Gesù, il cui pensiero è sempre quello di benedirli (1 Giov. 2:1).

«Un popolo che abiterà solo» (vers. 9); è il primo carattere d'Israele, d'essere un popolo separato per Dio. È anche il carattere della vera Chiesa e quello di ogni credente. Il cristiano è separato da un mondo giudicato. È messo a parte per Dio.

Numeri 24:1-13
1E Balaam, vedendo che piaceva all’Eterno di benedire Israele, non ricorse come le altre volte alla magia, ma voltò la faccia verso il deserto.2E, alzati gli occhi, Balaam vide Israele accampato tribù per tribù; e lo spirito di Dio fu sopra lui.3E Balaam pronunziò il suo oracolo e disse: "Così dice Balaam, figliuolo di Beor, così dice l’uomo che ha l’occhio aperto,4così dice colui che ode le parole di Dio, colui che contempla la visione dell’Onnipotente, colui che si prostra e a cui s’aprono gli occhi:5Come son belle le tue tende, o Giacobbe, le tue dimore, o Israele!6Esse si estendono come valli, come giardini in riva ad un fiume, come aloe piantati dall’Eterno, come cedri vicini alle acque.7L’acqua trabocca dalle sue secchie, la sua semenza è bene adacquata, il suo re sarà più in alto di Agag, e il suo regno sarà esaltato.8Iddio che l’ha tratto d’Egitto, gli dà il vigore del bufalo. Egli divorerà i popoli che gli sono avversari, frantumerà loro le ossa, li trafiggerà con le sue frecce.9Egli si china, s’accovaccia come un leone, come una leonessa: chi lo farà rizzare? Benedetto chiunque ti benedice maledetto chiunque ti maledice!"10Allora l’ira di Balak s’accese contro Balaam; e Balak, battendo le mani, disse a Balaam: "Io t’ho chiamato per maledire i miei nemici, ed ecco che li hai benedetti già per la terza volta.11Or dunque fuggitene a casa tua! Io avevo detto che ti colmerei di onori; ma, ecco, l’Eterno ti rifiuta gli onori".12E Balaam rispose a Balak: "E non dissi io, fin da principio, agli ambasciatori che mi mandasti:13Quand’anche Balak mi desse la sua casa piena d’argento e d’oro, non potrei trasgredire l’ordine dell’Eterno per far di mia iniziativa alcun che di bene o di male; ciò che l’Eterno dirà, quello dirò?

Balaam, che ha già ottenuto di andare ove desiderava, vorrebbe ora far dire a Dio ciò che egli desidera dire. Ma suo malgrado, alla grande ira di Balak, i suoi quattro discorsi sentenziosi si cambiano in meravigliose benedizioni. Tuttavia, leggendo il vers. 21 ci si chiede veramente: Dopo tutto quel che abbiamo visto della condotta lamentevole del popolo, come può Iddio dichiarare che non ha scorto né iniquità, né ingiustizia in Israele? La risposta l'abbiamo al vers. 23: «A suo tempo vien detto...: Che cosa ha fatto Iddio? Qual'è l'opera che Iddio compie?... Si, durante tutto il tempo del deserto, mentre Israele accumulava i falsi passi, Iddio faceva da parte sua, la Sua propria opera per renderlo perfettamente atto ad entrare nel paese. Quel che Dio aveva fatto?! Aveva risposto a tutti quei peccati dando i sacrifici, il sacerdozio, il serpente di rame, altrettante immagini dell'opera di Gesù. Talché se Iddio parla in tal modo, non è ch'Egli passi sopra il male. Ma contemplando il suo popolo, vede la Sua propria opera.

Egli ha continuamente davanti agli occhi l'opera del suo Figliuolo, e considera i suoi, secondo le perfezioni infinite del suo Diletto ed i meriti eterni del suo lavoro alla croce.

Numeri 24:14-25
14Ed ora, ecco, io me ne vado al mio popolo; vieni, io t’annunzierò ciò che questo popolo farà al popolo tuo nei giorni avvenire".15Allora Balaam pronunziò il suo oracolo e disse: "Così dice Balaam, figliuolo di Beor; così dice l’uomo che ha l’occhio aperto,16così dice colui che ode le parole di Dio, che conosce la scienza dell’Altissimo, che contempla la visione dell’Onnipotente, colui che si prostra e a cui s’aprono gli occhi:17Lo vedo, ma non ora; lo contemplo, ma non vicino: un astro sorge da Giacobbe, e uno scettro s’eleva da Israele, che colpirà Moab da un capo all’altro e abbatterà tutta quella razza turbolenta.18S’impadronirà di Edom, s’impadronirà di Seir, suo nemico; Israele farà prodezze.19Da Giacobbe verrà un dominatore che sterminerà i superstiti delle città.20Balaam vide anche Amalek, e pronunziò il suo oracolo, dicendo: "Amalek è la prima delle nazioni ma il suo avvenire fa capo alla rovina".21Vide anche i Kenei, e pronunziò il suo oracolo, dicendo: "La tua dimora è solida e il tuo nido è posto nella roccia;22nondimeno, il Keneo dovrà essere devastato, finché l’Assiro ti meni in cattività".23Poi pronunziò di nuovo il suo oracolo e disse: "Ahimè! Chi sussisterà quando Iddio avrà stabilito colui?24Ma delle navi verranno dalle parti di Kittim e umilieranno Assur, umilieranno Eber, ed egli pure finirà per esser distrutto".25Poi Balaam si levò, partì e se ne tornò a casa sua; e Balak pure se ne andò per la sua strada.

Iddio si occupa dei suoi per disciplinarli. Ma li ama e non permette a Satana, né ad altri di accusarli. triste pensare che ci accada talvolta di dir male di quelli che Dio ama, e di diventare così degli accusatori. Cari amici, invece di indicare gli altri per dire quello che colui o colei ha fatto, ricordiamoci sempre la domanda di ieri: «Che cosa ha fatto Iddio?» Allora ci ricorderemo che colui di cui volevamo dire qualcosa di cattivo è «il fratello per il quale Cristo è morto» (1 Corinzi 8:11). Ecco quel che Iddio ha fatto per mio fratello, per mia sorella, per me: Egli ha dato il suo proprio Figliuolo. Impariamo anche a guardare le persone dalla «sommità delle rocce» (cap. 23:9), cioè nello stesso modo in cui Dio le vede dal cielo. Ne avremmo allora una visione ben diversa. Vedremmo brillare la bellezza dell'abito di giustizia di cui il Signore ha rivestito i suoi. Vedremmo in loro i riflessi della gloria di Gesù. E se vi sono dei motivi di pena, che non possiamo evitare di vedere, sarà ancora un'occasione per ammirare la grandezza del perdono divino.

Numeri 25:1-18
1Or Israele era stanziato a Sittim, e il popolo cominciò a darsi alla impurità con le figliuole di Moab.2Esse invitarono il popolo ai sacrifizi offerti ai loro dèi, e il popolo mangiò e si prostrò dinanzi agli dèi di quelle.3Israele si unì a Baal-Peor, e l’ira dell’Eterno si accese contro Israele.4E l’Eterno disse a Mosè: "Prendi tutti i capi del popolo e falli appiccare davanti all’Eterno, in faccia al sole, affinché l’ardente ira dell’Eterno sia rimossa da Israele".5E Mosè disse ai giudici d’Israele: "Ciascuno di voi uccida quelli de’ suoi uomini che si sono uniti a Baal-Peor".6Ed ecco che uno dei figliuoli d’Israele venne e condusse ai suoi fratelli una donna Madianita, sotto gli occhi di Mosè e di tutta la raunanza dei figliuoli d’Israele, mentr’essi stavano piangendo all’ingresso della tenda di convegno.7La qual cosa avendo veduta Fineas, figliuolo di Eleazar, figliuolo del sacerdote Aaronne, si alzò di mezzo alla raunanza e die’ di piglio ad una lancia;8andò dietro a quell’uomo d’Israele nella sua tenda, e li trafisse ambedue, l’uomo d’Israele e la donna, nel basso ventre. E il flagello cessò tra i figliuoli d’Israele.9Di quel flagello morirono ventiquattromila persone.10L’Eterno parlò a Mosè, dicendo:11"Fineas, figliuolo di Eleazar, figliuolo del sacerdote Aaronne, ha rimossa l’ira mia dai figliuoli d’Israele, perch’egli è stato animato del mio zelo in mezzo ad essi; ed io, nella mia indignazione, non ho sterminato i figliuoli d’Israele.12Perciò digli ch’io fermo con lui un patto di pace,13che sarà per lui e per la sua progenie dopo di lui l’alleanza d’un sacerdozio perpetuo, perch’egli ha avuto zelo per il suo Dio, e ha fatta l’espiazione per i figliuoli d’Israele".14Or l’uomo d’Israele che fu ucciso con la donna Madianita, si chiamava Zimri, figliuolo di Salu, capo di una casa patriarcale dei Simeoniti.15E la donna che fu uccisa, la Madianita, si chiamava Cozbi, figliuola di Tsur, capo della gente di una casa patriarcale in Madian.16Poi l’Eterno parlò a Mosè, dicendo:17"Trattate i Madianiti come nemici e uccideteli,18poiché essi vi hanno trattati da nemici con gl’inganni mediante i quali v’hanno sedotti nell’affare di Peor e nell’affare di Cozbi, figliuola d’un principe di Madian, loro sorella, che fu uccisa il giorno della piaga causata dall’affare di Peor.

Balaam, il falso profeta, si volge ora verso il futuro. Ora l'avvenire è illuminato da una lucente stella, che è Cristo. «Una stella sorgerà di Giacobbe, uno scettro s'innalzerà da Israele» (vers. 17).

Noi cristiani aspettiamo la splendida Stella del mattino, già levata nei nostri cuori, che è pure Gesù, Gesù che ritorna.

Bisogna giungere alla fine della Bibbia (cap. 23:21) per comprendere ciò che avviene in seguito: Un pensiero diabolico sorge nella mente di Balaam, il quale vede sfuggirgli la ricompensa tanto concupita. Lo aveva lui stesso dichiarato! Iddio non aveva visto in Israele né iniquità, né ingiustizia. Allora, pensa, poiché così è, facciamo peccare il popolo! In tal modo l'Eterno sarà obbligato di maledirlo. Ed insegna a «Balak di gettare una pietra d'intoppo davanti ai figliuoli d'Israele, onde mangiassero delle cose sacrificate agli idoli e commettessero la fornicazione» (Apoc. 2:14).

Allora avviene quel triste ed umiliante fatto di Baal-Peor. Il popolo cade nel tranello che gli è teso da Moab e dal suo alleato Madian. Sarà necessario lo zelo di Fineas per distogliere l'ira dell'Eterno.

Numeri 26:1-65
1Or avvenne che, dopo quella piaga, l’Eterno disse a Mosè e ad Eleazar, figliuolo del sacerdote Aaronne:2"Fate il conto di tutta la raunanza de’ figliuoli d’Israele, dall’età di vent’anni in su, secondo le case de’ loro padri, di tutti quelli che in Israele possono andare alla guerra".3E Mosè e il sacerdote Eleazar parlarono loro nelle pianure di Moab presso al Giordano di faccia a Gerico, dicendo:4"Si faccia il censimento dall’età di venti anni in su, come l’Eterno ha ordinato a Mosè e ai figliuoli d’Israele, quando furono usciti dal paese d’Egitto".5Ruben, primogenito d’Israele. Figliuoli di Ruben: Hanoch, da cui discende la famiglia degli Hanochiti; Pallu, da cui discende la famiglia de’ Palluiti;6Hetsron, da cui discende la famiglia degli Hetsroniti; Carmi da cui discende la famiglia de’ Carmiti.7Tali sono le famiglie dei Rubeniti: e quelli dei quali si fece il censimento furono quarantatremila settecentotrenta.8Figliuoli di Pallu: Eliab.9Figliuoli di Eliab: Nemuel, Dathan ed Abiram. Questi sono quel Dathan e quell’Abiram, membri del consiglio, che si sollevarono contro Mosè e contro Aaronne con la gente di Kore, quando si sollevarono contro l’Eterno;10e la terra aprì la sua bocca e li inghiottì assieme con Kore, allorché quella gente perì, e il fuoco divorò duecentocinquanta uomini, che servirono d’esempio.11Ma i figliuoli di Kore non perirono.12Figliuoli di Simeone secondo le loro famiglie. Da Nemuel discende la famiglia dei Nemueliti; da Jamin, la famiglia degli Jaminiti; da Jakin, la famiglia degli Jakiniti; da Zerach, la famiglia de’ Zerachiti;13da Saul, la famiglia dei Sauliti.14Tali sono le famiglie dei Simeoniti: ventiduemila duecento.15Figliuoli di Gad secondo le loro famiglie. Da Tsefon discende la famiglia dei Tsefoniti; da Hagghi, la famiglia degli Hagghiti; da Shuni, la famiglia degli Shuniti;16da Ozni, la famiglia degli Ozniti; da Eri, la famiglia degli Eriti;17da Arod, la famiglia degli Aroditi; da Areli, la famiglia degli Areliti.18Tali sono le famiglie dei figliuoli di Gad secondo il loro censimento: quarantamila cinquecento.19Figliuoli di Giuda: Er e Onan; ma Er e Onan morirono nel paese di Canaan20Ecco i figliuoli di Giuda secondo le loro famiglie: da Scelah discende la famiglia degli Shelaniti; da Perets, la famiglia dei Peretsiti; da Zerach, la famiglia dei Zerachiti.21I figliuoli di Perets furono: Hetsron da cui discende la famiglia degli Hetsroniti; Hamul da cui discende la famiglia degli Hamuliti.22Tali sono le famiglie di Giuda secondo il loro censimento: settantaseimila cinquecento.23Figliuoli d’Issacar secondo le loro famiglie: da Thola discende la famiglia dei Tholaiti: da Puva, la famiglia dei Puviti;24da Jashub, la famiglia degli Jashubiti; da Scimron, la famiglia dei Scimroniti.25Tali sono le famiglie d’Issacar secondo il loro censimento: sessanta quattromila trecento.26Figliuoli di Zabulon secondo le loro famiglie: da Sered discende la famiglia dei Sarditi; da Elon, la famiglia degli Eloniti; da Jahleel, la famiglia degli Jahleeliti.27Tali sono le famiglie degli Zabuloniti secondo il loro censimento: sessantamila cinquecento.28Figliuoli di Giuseppe secondo le loro famiglie: Manasse ed Efraim.29Figliuoli di Manasse: da Makir discende la famiglia dei Makiriti. Makir generò Galaad. Da Galaad discende la famiglia dei Galaaditi.30Questi sono i figliuoli di Galaad: Jezer, da cui discende la famiglia degli Jezeriti; Helek, da cui discende la famiglia degli Helekiti;31Asriel, da cui discende la famiglia degli Asrieliti; Sichem, da cui discende la famiglia dei Sichemiti;32Scemida, da cui discende la famiglia dei Scemidaiti; Hefer, da cui discende la famiglia degli Heferiti.33Or Tselofehad, figliuolo di Hefer, non ebbe maschi ma soltanto delle figliuole; e i nomi delle figliuole di Tselofehad furono: Mahlah, Noah, Hoglah, Milcah e Thirtsah.34Tali sono le famiglie di Manasse; le persone censite furono cinquantaduemila settecento.35Ecco i figliuoli di Efraim secondo le loro famiglie: da Shuthelah discende la famiglia dei Shuthelahiti; da Beker, la famiglia dei Bakriti; da Tahan, la famiglia dei Tahaniti.36Ed ecco i figliuoli di Shuthelah: da Eran è discesa la famiglia degli Eraniti.37Tali sono le famiglie de’ figliuoli d’Efraim secondo il loro censimento: trentaduemila cinquecento. Questi sono i figliuoli di Giuseppe secondo le loro famiglie.38Figliuoli di Beniamino secondo le loro famiglie: da Bela discende la famiglia dei Belaiti; da Ashbel, la famiglia degli Ashbeliti; da Ahiram, la famiglia degli Ahiramiti;39da Scefulam, la famiglia degli Shufamiti;40da Hufam, la famiglia degli Hufamiti. I figliuoli di Bela furono: Ard e Naaman; da Ard discende la famiglia degli Arditi; da Naaman, la famiglia dei Naamiti.41Tali sono i figliuoli di Beniamino secondo le loro famiglie. Le persone censite furono quarantacinquemila seicento.42Ecco i figliuoli di Dan secondo le loro famiglie: da Shuham discende la famiglia degli Shuhamiti. Sono queste le famiglie di Dan secondo le loro famiglie.43Totale per le famiglie degli Shuhamiti secondo il loro censimento: sessanta quattromila quattrocento.44Figliuoli di Ascer secondo le loro famiglie: da Imna discende la famiglia degli Imniti; da Ishvi, la famiglia degli Ishviti; da Beriah, la famiglia de’ Beriiti.45Dai figliuoli di Beriah discendono: da Heber, la famiglia degli Hebriti; da Malkiel, la famiglia de’ Malkieliti.46Il nome della figliuola di Ascer era Serah.47Tali sono le famiglie de’ figliuoli di Ascer secondo il loro censimento: cinquantatremila quattrocento.48Figliuoli di Neftali secondo le loro famiglie: da Jahtseel discende la famiglia degli Jahtseeliti; da Guni, la famiglia dei Guniti;49da Jetser, la famiglia degli Jetseriti; da Scillem la famiglia degli Scillemiti.50Tali sono le famiglie di Neftali secondo le loro famiglie. Le persone censite furono quarantacinquemila quattrocento.51Tali sono i figliuoli d’Israele di cui si fece il censimento: seicentunmila settecentotrenta.52L’Eterno parlò a Mosè dicendo:53"Il paese sarà diviso tra essi, per esser loro proprietà, secondo il numero de’ nomi.54A quelli che sono in maggior numero darai in possesso una porzione maggiore; a quelli che sono in minor numero darai una porzione minore; si darà a ciascuno la sua porzione secondo il censimento.55Ma la spartizione del paese sarà fatta a sorte; essi riceveranno la rispettiva proprietà secondo i nomi delle loro tribù paterne.56La spartizione delle proprietà sarà fatta a sorte fra quelli che sono in maggior numero e quelli che sono in numero minore".57Ecco i Leviti dei quali si fece il censimento secondo le loro famiglie; da Gherson discende la famiglia dei Ghersoniti; da Kehath, la famiglia de’ Kehathiti; da Merari, la famiglia de’ Merariti.58Ecco le famiglie di Levi: la famiglia de’ Libniti, la famiglia degli Hebroniti, la famiglia dei Mahliti, la famiglia de’ Mushiti, la famiglia de’ Korahiti. E Kehath generò Amram.59Il nome della moglie di Amram era Jokebed, figliuola di Levi che nacque a Levi in Egitto; ed essa partorì ad Amram Aaronne, Mosè e Maria loro sorella.60E ad Aaronne nacquero Nadab e Abihu, Eleazar e Ithamar.61Or Nadab e Abihu morirono quando presentarono all’Eterno fuoco estraneo.62Quelli de’ quali si fece il censimento furono ventitremila: tutti maschi, dell’età da un mese in su. Non furon compresi nel censimento dei figliuoli d’Israele perché non fu loro data alcuna proprietà tra i figliuoli d’Israele.63Tali son quelli de’ figliuoli d’Israele dei quali Mosè e il sacerdote Eleazar fecero il censimento nelle pianure di Moab presso al Giordano di Gerico.64Fra questi non v’era alcuno di quei figliuoli d’Israele de’ quali Mosè e il sacerdote Aaronne aveano fatto il censimento nel deserto di Sinai.65Poiché l’Eterno avea detto di loro: "Certo morranno nel deserto!" E non ne rimase neppur uno, salvo Caleb, figliuolo di Gefunne, e Giosuè, figliuolo di Nun.

Quarant'anni son passati dal censimento del cap. 1. Talché l'Eterno dà l'ordine di censire tutta l'assemblea dei figliuoli di Israele dall'età di vent'anni in su (cap. 26:1). Senza dubbio, voi avete meno di vent'anni, ma voi fate già parte, almeno lo speriamo dell'attuale popolo di Dio che è la Chiesa. Se non ne siete sicuro, dovete regolare ciò senza indugio. Per appartenere al Signore Gesù, non è necessario d'essere adulto.

ln Israele si censivano dunque soltanto gli uomini atti al servizio militare. Invece il popolo celeste, comprende anche le donne, i vecchi ed i bambini. Neppure gl'infermi e i malati sono messi da parte.

C'erano in Israele circa 600'000 uomini. Ma chi potrebbe numerare la moltitudine dei credenti di tutte le età e di tutte le nazioni? Solo il Signore ne conosce il numero.

Infine i riscattati non sono soltanto un popolo, ma anche una famiglia, un'immensa famiglia, di cui Dio è il Padre e di cui fanno parte «tutti quelli che l'hanno ricevuto» (Giov. 1:12). «Diletti, ora siamo figliuoli di Dio» (1 Giov. 3:2).

Numeri 27:1-11
1Or le figliuole di Tselofehad, figliuolo di Hefer, figliuolo di Galaad, figliuolo di Makir, figliuolo di Manasse, delle famiglie di Manasse, figliuolo di Giuseppe, che si chiamavano Mahlah, Noah, Hoglah, Milcah e Thirtsah,2si accostarono e si presentarono davanti a Mosè, davanti al sacerdote Eleazar, davanti ai principi e a tutta la raunanza all’ingresso della tenda di convegno, e dissero:3"Il padre nostro morì nel deserto, e non fu nella compagnia di quelli che si adunarono contro l’Eterno, non fu della gente di Kore, ma morì a motivo del suo peccato, e non ebbe figliuoli.4Perché dovrebbe il nome del padre nostro scomparire di mezzo alla sua famiglia s’egli non ebbe figliuoli? Dacci un possesso in mezzo ai fratelli di nostro padre".5E Mosè portò la loro causa davanti all’Eterno.6E l’Eterno disse a Mosè:7"Le figliuole di Tselofehad dicono bene. Sì, tu darai loro in eredità un possesso tra i fratelli del padre loro, e farai passare ad esse l’eredità del padre loro.8Parlerai pure ai figliuoli d’Israele, e dirai: Quand’uno sarà morto senza lasciar figliuolo maschio, farete passare l’eredità sua alla sua figliuola.9E, se non ha figliuola, darete la sua eredità ai suoi fratelli.10E, se non ha fratelli, darete la sua eredità ai fratelli di suo padre.11E, se non ci sono fratelli del padre, darete la sua eredità al parente più stretto nella sua famiglia; quello la possederà. Questo sarà per i figliuoli d’Israele una norma di diritto, come l’Eterno ha ordinato a Mosè".

Abbiamo notato ieri che soltanto gli uomini dovevano essere censiti. Ecco che tuttavia si tratta anche di alcune donne: le cinque figlie di Tselofehad. La Parola consacra loro tutto un paragrafo, e più lungi, un intero capitolo, alla fine del libro dei Numeri. Che cosa hanno dunque queste donne di così notevole perché ne sia tanto parlato? Si potrebbe trovare piuttosto ch'esse sono ben sfrontate di presentarsi così dinanzi a Mosè, ad Eleazar, ai principì e a tutta l'assemblea, per reclamare una parte d'eredità. Non sono qui dei mormorii come quelli che abbiamo già così sovente udito elevarsi in mezzo al popolo? Niente affatto! I mormorii erano dei rimpianti di quel che si trovava in Egitto dietro di se, mentre la richiesta dì queste donne concerneva una eredità davanti a loro nel paese di Canaan.

Così l'Eterno stesso le approva: «Le figliuole di Tselofehad dicono bene». Che modello esse sono per voi, ragazzi e ragazze, figli di genitori cristiani! Ha l'eredità dei vostri padri, vale a dire ciò che hanno creduto e sperato, l'attesa della patria celeste, tutte queste cose, hanno esse del valore per il vostro cuore?

Numeri 27:12-23
12Poi l’Eterno disse a Mosè: "Sali su questo monte di Abarim e contempla il paese che io do ai figliuoli d’Israele.13E quando l’avrai veduto, anche tu sarai raccolto presso il tuo popolo, come fu raccolto Aaronne tuo fratello,14perché vi ribellaste all’ordine che vi detti nel deserto di Tsin quando la raunanza si mise a contendere, e voi non mi santificaste agli occhi loro, a proposito di quelle acque". Sono le acque della contesa di Kades, nel deserto di Tsin.15E Mosè parlò all’Eterno, dicendo:16"L’Eterno, l’Iddio degli spiriti d’ogni carne, costituisca su questa raunanza un uomo17che esca davanti a loro ed entri davanti a loro, e li faccia uscire e li faccia entrare, affinché la raunanza dell’Eterno non sia come un gregge senza pastore".18E l’Eterno disse a Mosè: "Prenditi Giosuè, figliuolo di Nun, uomo in cui è lo spirito; poserai la tua mano su lui,19lo farai comparire davanti al sacerdote Eleazar e davanti a tutta la raunanza, gli darai i tuoi ordini in loro presenza,20e lo farai partecipe della tua autorità, affinché tutta la raunanza de’ figliuoli d’Israele gli obbedisca.21Egli si presenterà davanti al sacerdote Eleazar, che consulterà per lui il giudizio dell’Urim davanti all’Eterno; egli e tutti i figliuoli d’Israele con lui e tutta la raunanza usciranno all’ordine di Eleazar ed entreranno all’ordine suo".22E Mosè fece come l’Eterno gli aveva ordinato; prese Giosuè e lo fece comparire davanti al sacerdote Eleazar e davanti a tutta la raunanza;23posò su lui le sue mani e gli diede i suoi ordini, come l’Eterno aveva comandato per mezzo di Mosè.

L'Eterno parla ora al suo servitore Mosè del termine della sua carriera. A causa del suo fallo alle acque di Meriba, non gli sarà permesso di introdurre il popolo nel paese. Ciò che preoccupa subito Mosè è il fatto che Israele potrebbe trovarsi senza conduttore. Invece di pensare a sè, prega una volta ancora per il popolo chiedendo che non abbia ad essere come un gregge senza pastore (vers. 17).

Lo stesso pensiero occupava il cuore del Signore Gesù. VedeteLo in Matteo 9:36 «mosso a compassione» delle moltitudini del suo popolo Israele, «perché erano stanche e disperse come pecore senza pastore». Tuttavia Egli stesso era là in mezzo a loro, il buon Pastore. Ma non si voleva saperne di Lui.

In risposta alla domanda di Mosè, l'Eterno designa Giosuè, «un uomo in cui è lo Spirito». Nell'interno del Tabernacolo, quest'ultimo aveva imparato a conoscere l'Eterno (Esodo 38:11). In seguito egli aveva compiuto con fedeltà una missione di fiducia: l'esplorazione del paese. Infine, per lui, come anticamente per Mosè, erano occorsi quarant'anni di deserto, quarant'anni di pazienza. Allora soltanto Iddio lo chiama per il servizio che gli ha riserbato: introdurre il popolo nel paese di Canaan.

Numeri 28:1-31; Numeri 29:1-40
1E l’Eterno parlò a Mosè, dicendo:2"Da’ quest’ordine ai figliuoli d’Israele, e di’ loro: Avrete cura d’offrirmi al tempo stabilito la mia offerta, il cibo de’ miei sacrifizi fatti mediante il fuoco, e che mi sono di soave odore.3E dirai loro: Questo è il sacrifizio mediante il fuoco, che offrirete all’Eterno: degli agnelli dell’anno, senza difetti, due al giorno, come olocausto perpetuo.4Uno degli agnelli offrirai la mattina, e l’altro agnello offrirai sull’imbrunire:5e, come oblazione, un decimo d’efa di fior di farina, intrisa con un quarto di hin d’olio vergine.6Tale è l’olocausto perpetuo, offerto sul monte Sinai: sacrifizio fatto mediante il fuoco, di soave odore all’Eterno.7La libazione sarà di un quarto di hin per ciascun agnello; la libazione di vino puro all’Eterno la farai nel luogo santo.8E l’altro agnello l’offrirai sull’imbrunire, con un’oblazione e una libazione simili a quelle della mattina: è un sacrifizio fatto mediante il fuoco, di soave odore all’Eterno.9Nel giorno di sabato offrirete due agnelli dell’anno, senza difetti; e, come oblazione, due decimi di fior di farina intrisa con olio, con la sua libazione.10E’ l’olocausto del sabato, per ogni sabato, oltre l’olocausto perpetuo e la sua libazione.11Al principio de’ vostri mesi offrirete come olocausto all’Eterno due giovenchi, un montone, sette agnelli dell’anno, senza difetti,12e tre decimi di fior di farina intrisa con olio, come oblazione per ciascun giovenco; due decimi di fior di farina intrisa con olio, come oblazione per il montone,13e un decimo di fior di farina intrisa con olio, come oblazione per ogni agnello. E’ un olocausto di soave odore, un sacrifizio fatto mediante il fuoco all’Eterno.14Le libazioni saranno di un mezzo hin di vino per giovenco, d’un terzo di hin per il montone e di un quarto di hin per agnello. Tale è l’olocausto del mese, per tutti i mesi dell’anno.15E s’offrirà all’Eterno un capro come sacrifizio per il peccato, oltre l’olocausto perpetuo e la sua libazione.16Il primo mese, il quattordicesimo giorno del mese sarà la Pasqua in onore dell’Eterno.17E il quindicesimo giorno di quel mese sarà giorno di festa. Per sette giorni si mangerà pane senza lievito.18Il primo giorno vi sarà una santa convocazione; non farete alcuna opera servile,19ma offrirete, come sacrifizio mediante il fuoco, un olocausto all’Eterno: due giovenchi, un montone e sette agnelli dell’anno che siano senza difetti;20e, come oblazione, del fior di farina intrisa con olio; e ne offrirete tre decimi per giovenco e due per il montone;21ne offrirai un decimo per ciascuno de’ sette agnelli,22e offrirai un capro come sacrifizio per il peccato, per fare l’espiazione per voi.23Offrirete questi sacrifizi oltre l’olocausto della mattina, che è un olocausto perpetuo.24L’offrirete ogni giorno, per sette giorni; è un cibo di sacrifizio fatto mediante il fuoco, di soave odore all’Eterno. Lo si offrirà oltre l’olocausto perpetuo con la sua libazione.25E il settimo giorno avrete una santa convocazione; non farete alcuna opera servile.26Il giorno delle primizie, quando presenterete all’Eterno una oblazione nuova, alla vostra festa delle settimane, avrete una santa convocazione; non farete alcuna opera servile.27E offrirete, come olocausto di soave odore all’Eterno, due giovenchi, un montone e sette agnelli dell’anno;28e, come oblazione, del fior di farina intrisa con olio; tre decimi per ciascun giovenco, due decimi per il montone,29e un decimo per ciascuno dei sette agnelli;30e offrirete un capro per fare l’espiazione per voi.31Offrirete questi sacrifizi, oltre l’olocausto perpetuo e la sua oblazione. Sceglierete degli animali senza difetti e v’aggiungerete le relative libazioni.
1Il settimo mese, il primo giorno del mese avrete una santa convocazione; non farete alcuna opera servile; sarà per voi il giorno dei suon delle trombe.2Offrirete come olocausto di soave odore all’Eterno un giovenco, un montone, sette agnelli dell’anno senza difetti,3e, come oblazione, del fior di farina intrisa con olio: tre decimi per il giovenco, due decimi per il montone,4un decimo per ciascuno dei sette agnelli;5e un capro, come sacrifizio per il peccato, per fare l’espiazione per voi,6oltre l’olocausto del mese con la sua oblazione, e l’olocausto perpetuo con la sua oblazione, e le loro libazioni, secondo le regole stabilite. Sarà un sacrifizio, fatto mediante il fuoco, di soave odore all’Eterno.7Il decimo giorno di questo settimo mese avrete una santa convocazione e umilierete le anime vostre; non farete lavoro di sorta,8e offrirete, come olocausto di soave odore all’Eterno, un giovenco, un montone, sette agnelli dell’anno che siano senza difetti,9e, come oblazione, del fior di farina intrisa con olio: tre decimi per il giovenco, due decimi per il montone,10un decimo per ciascuno dei sette agnelli;11e un capro come sacrifizio per il peccato, oltre il sacrifizio d’espiazione, l’olocausto perpetuo con la sua oblazione e le loro libazioni.12Il quindicesimo giorno del settimo mese avrete una santa convocazione; non farete alcuna opera servile, e celebrerete una festa in onor dell’Eterno per sette giorni.13E offrirete come olocausto, come sacrifizio fatto mediante il fuoco, di soave odore all’Eterno, tredici giovenchi, due montoni, quattordici agnelli dell’anno, che siano senza difetti,14e, come oblazione, del fior di farina intrisa con olio: tre decimi per ciascuno dei tredici giovenchi, due decimi per ciascuno dei due montoni,15un decimo per ciascuno dei quattordici agnelli,16e un capro come sacrifizio per il peccato, oltre l’olocausto perpetuo, con la sua oblazione e la sua libazione.17Il secondo giorno offrirete dodici giovenchi, due montoni, quattordici agnelli dell’anno, senza difetti,18con le loro oblazioni e le libazioni per i giovenchi, i montoni e gli agnelli secondo il loro numero, seguendo le regole stabilite;19e un capro come sacrifizio per il peccato, oltre l’olocausto perpetuo, la sua oblazione e le loro libazioni.20Il terzo giorno offrirete undici giovenchi, due montoni, quattordici agnelli dell’anno, senza difetti,21con le loro oblazioni e le loro libazioni per i giovenchi, i montoni e gli agnelli, secondo il loro numero, seguendo le regole stabilite;22e un capro come sacrifizio per il peccato, oltre l’olocausto perpetuo, la sua oblazione e la sua libazione.23Il quarto giorno offrirete dieci giovenchi, due montoni e quattordici agnelli dell’anno, senza difetti,24con le loro offerte e le loro libazioni per i giovenchi, i montoni e gli agnelli, secondo il loro numero e seguendo le regole stabilite;25e un capro, come sacrifizio per il peccato, oltre l’olocausto perpetuo, la sua oblazione e la sua libazione.26Il quinto giorno offrirete nove giovenchi, due montoni, quattordici agnelli dell’anno, senza difetti,27con le loro oblazioni e le loro libazioni per i giovenchi, i montoni e gli agnelli, secondo il loro numero e seguendo le regole stabilite;28e un capro, come sacrificio per il peccato, oltre l’olocausto perpetuo, la sua oblazione e la sua libazione.29Il sesto giorno offrirete otto giovenchi, due montoni, quattordici agnelli dell’anno, senza difetti,30con le loro oblazioni e le loro libazioni per i giovenchi, i montoni e gli agnelli, secondo il loro numero e seguendo le regole stabilite;31e un capro, come sacrifizio per il peccato, oltre l’olocausto perpetuo, la sua oblazione e la sua libazione.32Il settimo giorno offrirete sette giovenchi, due montoni, quattordici agnelli dell’anno, senza difetti,33con le loro oblazioni e le loro libazioni per i giovenchi, i montoni e gli agnelli, secondo il loro numero e seguendo le regole stabilite;34e un capro, come sacrifizio per il peccato, oltre l’olocausto perpetuo, la sua oblazione e la sua libazione.35L’ottavo giorno avrete una solenne raunanza; non farete alcuna opera servile,36e offrirete come olocausto, come sacrifizio fatto mediante il fuoco, di soave odore all’Eterno, un giovenco, un montone, sette agnelli dell’anno, senza difetti,37con le loro oblazioni e le loro libazioni per il giovenco, il montone e gli agnelli, secondo il loro numero, seguendo le regole stabilite;38e un capro, come sacrifizio per il peccato, oltre l’olocausto perpetuo, la sua oblazione e la sua libazione.39Tali sono i sacrifizi che offrirete all’Eterno nelle vostre solennità, oltre i vostri voti e le vostre offerte volontarie, sia che si tratti de’ vostri olocausti o delle vostre oblazioni o delle vostre libazioni o de’ vostri sacrifizi di azioni di grazie".40E Mosè riferì ai figliuoli d’Israele tutto quello che l’Eterno gli aveva ordinato.

Di nuovo nei capitoli 28 e 29 si tratta dei sacrifizi. Qui non sono classificati secondo il loro carattere e la loro efficacia come nel Levitico, ma secondo le occasioni in cui si doveva presentarli. Ritroviamo così le diverse feste già esaminate al cap. 23 del Levitico.

Ricordiamoci che il nostro grande Sacrificio, Gesù Cristo, ha per noi un valore continuo. Non abbiamo soltanto un Salvatore per il momento in cui entreremo nel cielo, né soltanto per le domeniche.

Al cap. 29 si tratta delle offerte del settimo mese e constatiamo di giorno in giorno a partire dal vers. 12 una diminuzione del numero dei tori offerti. Questo ci fa pensare ai periodi della nostra vita durante i quali la persona di Gesù può, se non vegliamo, perdere a poco a poco di pregio per le anime nostre.

Ritorniamo ai versetti 1 e 2 del capitolo 28. Iddio vi sottolinea che tutte le offerte gli appartengono. I nostri cuori sono infatti ben volubili. Ma quello di Dio è pienamente e continuamente soddisfatto della Persona e dell'opera di Gesù. Egli è la Sua offerta, il Suo pane, in odor gradito per Lui.

Numeri 30:1-16
1Mosè parlò ai capi delle tribù de’ figliuoli d’Israele, dicendo: "Questo è quel che l’Eterno ha ordinato:2Quand’uno avrà fatto un voto all’Eterno od avrà con giuramento contratta una solenne obbligazione, non violerà la sua parola, ma metterà in esecuzione tutto quello che gli è uscito di bocca.3Così pure quando una donna avrà fatto un voto all’Eterno e si sarà legata con un impegno essendo in casa dei padre, durante la sua giovinezza,4se il padre, avendo conoscenza del voto di lei e dell’impegno per il quale ella si è legata, non dice nulla a questo proposito, tutti i voti di lei saranno validi, e saranno validi tutti gli impegni per i quali ella si sarà legata.5Ma se il padre, il giorno che ne viene a conoscenza, le fa opposizione, tutti i voti di lei e tutti gl’impegni per i quali si sarà legata, non saranno validi; e l’Eterno le perdonerà, perché il padre le ha fatto opposizione.6E se viene a maritarsi essendo legata da voti o da una promessa fatta alla leggera con le labbra, per la quale si sia impegnata,7se il marito ne ha conoscenza e il giorno che ne viene a conoscenza non dice nulla a questo proposito, i voti di lei saranno validi, e saranno validi gl’impegni per i quali ella si è legata.8Ma se il marito, il giorno che ne viene a conoscenza, le fa opposizione, egli annullerà il voto ch’ella ha fatto e la promessa che ha proferito alla leggera per la quale s’è impegnata; e l’Eterno le perdonerà.9Ma il voto di una vedova o di una donna ripudiata, qualunque sia l’impegno per il quale si sarà legata, rimarrà valido.10Quando una donna, nella casa di suo marito, farà dei voti o si legherà con un giuramento,11e il marito ne avrà conoscenza, se il marito non dice nulla a questo proposito e non le fa opposizione, tutti i voti di lei saranno validi, e saran validi tutti gl’impegni per i quali ella si sarà legata.12Ma se il marito, il giorno che ne viene a conoscenza li annulla, tutto ciò che le sarà uscito dalle labbra, siano voti o impegni per cui s’è legata, non sarà valido; il marito lo ha annullato; e l’Eterno le perdonerà.13Il marito può ratificare e il marito può annullare qualunque voto e qualunque giuramento, per il quale ella si sia impegnata a mortificare la sua persona.14Ma se il marito, giorno dopo giorno, non dice nulla in proposito, egli ratifica così tutti i voti di lei e tutti gl’impegni per i quali ella si è legata; li ratifica, perché non ha detto nulla a questo proposito il giorno che ne ha avuto conoscenza.15Ma se li annulla qualche tempo dopo averne avuto conoscenza, sarà responsabile del peccato della moglie".16Tali sono le leggi che l’Eterno prescrisse a Mosè, riguardo al marito e alla moglie, al padre e alla figliuola, quando questa è ancora fanciulla, in casa di suo padre.

Un voto è qualcosa che si promette di fare e che in seguito bisogna mantenere. Quando un uomo faceva un voto doveva per obbligo compierlo. Si chiamava questo pagare o compiere un voto, secondo le espressioni dei Salmi 22:25 e 116:14, 18. Una donna non era tanto responsabile, se viveva col padre o col marito. Questi potevano annullare il voto.

Quante promesse siamo capaci di fare leggermente! Ma abbiamo nel cielo un Padre pieno di grazia che conosce la nostra incapacità a mantenere degl'impegni. Egli li ode e li annulla o li «rompe». É ciò che ha fatto per Israele che si era impegnato ad obbedire alla legge. Ma se Dio è così sovente obbligato di disapprovare le nostre parole leggiere, in cambio Egli è fedele e non ritorna mai su ciò che ha promesso. Ciò che la sua bocca ha proferito, la sua mano lo adempirà. E Cristo, il celeste Sposo della Chiesa, ha già adempiuto quel che noi eravamo incapaci di fare. Durante la terribile notte del giardino di Getsemane, Egli ha accettato di pagare in vece nostra il debito incalcolabile che avevamo verso Dio, ma a prezzo di quali sofferenze!

Numeri 31:1-54
1Poi l’Eterno parlò a Mosè, dicendo: "Vendica i figliuoli d’Israele dei Madianiti;2poi sarai raccolto col tuo popolo".3E Mosè parlò al popolo, dicendo: "Mobilitate tra voi uomini per la guerra, e marcino contro Madian per eseguire la vendetta dell’Eterno su Madian.4Manderete alla guerra mille uomini per tribù, di tutte le tribù d’Israele".5Così furon forniti, fra le migliaia d’Israele, mille uomini per tribù: cioè dodicimila uomini, armati per la guerra.6E Mosè mandò alla guerra que’ mille uomini per tribù, e con loro Fineas figliuolo del sacerdote Eleazar, il quale portava gli strumenti sacri ed aveva in mano le trombe d’allarme.7Essi marciarono dunque contro Madian, come l’Eterno aveva ordinato a Mosè, e uccisero tutti i maschi.8Uccisero pure, con tutti gli altri, i re di Madian Evi, Rekem, Tsur, Hur e Reba: cinque re di Madian; uccisero pure con la spada Balaam, figliuolo di Beor.9E i figliuoli d’Israele presero prigioniere le donne di Madian e i loro fanciulli, e predarono tutto il loro bestiame, tutti i loro greggi e ogni loro bene;10e appiccarono il fuoco a tutte le città che quelli abitavano, e a tutti i loro accampamenti,11e presero tutte le spoglie e tutta la preda: gente e bestiame;12e menarono i prigionieri, la preda e le spoglie a Mosè, al sacerdote Eleazar e alla raunanza dei figliuoli d’Israele, accampati nelle pianure di Moab, presso il Giordano, di faccia a Gerico.13Mosè, il sacerdote Eleazar e tutti i principi della raunanza uscirono loro incontro fuori dei campo.14E Mosè si adirò contro i comandanti dell’esercito, capi di migliaia e capi di centinaia, che tornavano da quella spedizione di guerra.15Mosè disse loro: "Avete lasciato la vita a tutte le donne?16Ecco, sono esse che, a suggestione di Balaam, trascinarono i figliuoli d’Israele alla infedeltà verso l’Eterno, nel fatto di Peor, onde la piaga scoppiò nella raunanza dell’Eterno.17Or dunque uccidete ogni maschio tra i fanciulli, e uccidete ogni donna che ha avuto relazioni carnali con un uomo;18ma tutte le fanciulle che non hanno avuto relazioni carnali con uomini, serbatele in vita per voi.19E voi accampatevi per sette giorni fuori del campo; chiunque ha ucciso qualcuno e chiunque ha toccato una persona uccisa, si purifichi il terzo e il settimo giorno: e questo, tanto per voi quanto per i vostri prigionieri.20Purificherete anche ogni veste, ogni oggetto di pelle, ogni lavoro di pel di capra e ogni utensile di legno".21E il sacerdote Eleazar disse ai soldati ch’erano andati alla guerra: "Questo è l’ordine della legge che l’Eterno ha prescritta a Mosè:22L’oro, l’argento, il rame, il ferro, lo stagno e il piombo,23tutto ciò, insomma, che può reggere al fuoco, lo farete passare per il fuoco e sarà reso puro; nondimeno, sarà purificato anche con l’acqua di purificazione; e tutto ciò che non può reggere al fuoco, lo farete passare per l’acqua.24E vi laverete lei vesti il settimo giorno, e sarete puri; poi potrete entrare nel campo".25L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo:26"Tu, col sacerdote Eleazar e con i capi delle case della raunanza, fa’ il conto di tutta la preda ch’è stata fatta: della gente e del bestiame;27e dividi la preda fra i combattenti che sono andati alla guerra e tutta la raunanza.28Dalla parte spettante ai soldati che sono andati alla guerra preleverai un tributo per l’Eterno: cioè uno su cinquecento, tanto delle persone quanto de’ buoi, degli asini e delle pecore.29Lo prenderete sulla loro metà e lo darai al sacerdote Eleazar come un’offerta all’Eterno.30E dalla metà che spetta ai figliuoli d’Israele prenderai uno su cinquanta, tanto delle persone quanto dei buoi, degli asini, delle pecore, di tutto il bestiame; e lo darai ai Leviti, che hanno l’incarico del tabernacolo dell’Eterno".31E Mosè e il sacerdote Eleazar fecero come l’Eterno aveva ordinato a Mosè.32Or la preda, cioè quel che rimaneva del bottino fatto da quelli ch’erano stati alla guerra, consisteva in seicentosettanta cinquemila pecore,33settantaduemila buoi,34sessantamila asini, e trentaduemila persone, ossia donne,35che non avevano avuto relazioni carnali con uomini.36La metà, cioè la parte di quelli ch’erano andati alla guerra, fu di trecentotrenta settemila cinquecento pecore,37delle quali seicentosettanta cinque per il tributo all’Eterno;38trentaseimila bovi, dei quali settantadue per il tributo all’Eterno;39trentamila cinquecento asini, dei quali sessantuno per il tributo all’Eterno;40e sedicimila persone, delle quali trentadue per il tributo all’Eterno.41E Mosè dette a sacerdote Eleazar il tributo prelevato per l’offerta all’Eterno, come l’Eterno gli aveva ordinato.42La metà che spettava ai figliuoli d’Israele, dopo che Mosè ebbe fatta la spartizione con gli uomini andati alla guerra, la metà spettante alla raunanza,43fu di trecentotrenta settemila cinquecento pecore,44trentaseimila buoi,45trentamila cinquecento asini e sedicimila persone.46Da questa metà,47che spettava ai figliuoli d’Israele, Mosè prese uno su cinquanta, tanto degli uomini quanto degli animali, e li dette ai Leviti che hanno l’incarico del tabernacolo dell’Eterno, come l’Eterno aveva ordinato a Mosè.48I comandanti delle migliaia dell’esercito, capi di migliaia e capi di centinaia, s’avvicinarono a Mosè e gli dissero:49"I tuoi servi hanno fatto il conto dei soldati che erano sotto i nostri ordini, e non ne manca neppur uno.50E noi portiamo, come offerta all’Eterno, ciascuno quel che ha trovato di oggetti d’oro: catenelle, braccialetti, anelli, pendenti, collane, per fare l’espiazione per le nostre persone davanti all’Eterno".51E Mosè e il sacerdote Eleazar presero dalle loro mani tutto quell’oro in gioielli lavorati.52Tutto l’oro dell’offerta ch’essi presentarono all’Eterno da parte de’ capi di migliaia e de’ capi di centinaia pesava sedicimila settecentocinquanta sicli.53Or gli uomini dell’esercito si tennero il bottino che ognuno avea fatto per conto suo.54E Mosè e il sacerdote Eleazar presero l’oro dei capi di migliaia e di centinaia e lo portarono nella tenda di convegno come ricordanza per i figliuoli d’Israele davanti all’Eterno.

Dietro consiglio di Balaam, le donne di Moab e di Madian, avevano trascinato Israele ad adorare i loro idoli. Giunge il momento in cui il giudicio deve aver luogo. La vendetta sui Madianiti è terribile. Questo popolo sparisce quasi completamente. Vi è quivi una figura per noi della sollecitudine con cui dobbiamo giudicare tutte le occasioni di caduta. Se sentiamo che qualcosa è pericolosa per le anime nostre, non esitiamo a sopprimerla del tutto.

Anche Balaam è passato a fil di spada (vers. 8). Non ha goduto a lungo della ricompensa per la quale aveva venduto l'anima sua. Tale è la fine d'una condotta perversa, d'un cammino che conduce alla perdizione.

molto solenne! Egli stesso aveva annunziato: «Colui che cade e a cui s'aprono gli occhi dice:... Lo contemplo ma non da vicino (cap. 24:16-17). Quanti apriranno gli occhi troppo tardi, nel luogo di spavento ove sono i pianti e lo stridor dei denti! E che cosa vedranno? Noi pensiamo al ricco della parabola che, nell'ades, nei tormenti, vede da lontano la felicità di Lazzaro (Luca 16:23). Non da vicino! — Cari giovani amici: In che modo vedrete il Signore? Sarete con Lui, o lontano da Lui, per sempre?

Numeri 32:1-15
1Or i figliuoli di Ruben e i figliuoli di Gad aveano del bestiame in grandissimo numero; e quando videro che il paese di Iazer e il paese di Galaad erano luoghi da bestiame,2i figliuoli di Gad e i figliuoli di Ruben vennero a parlare a Mosè, al sacerdote Eleazar e ai principi della raunanza, e dissero:3"Ataroth, Dibon, Iazer, Nimrah, Heshbon, Elealeh, Sebam, Nebo e Beon,4terre che l’Eterno ha colpite dinanzi alla raunanza d’Israele, sono terre da bestiame, e i tuoi servi hanno del bestiame".5E dissero ancora: "Se abbiam trovato grazia agli occhi tuoi, sia concesso ai tuoi servi il possesso di questo paese, e non ci far passare il Giordano".6Ma Mosè rispose ai figliuoli di Gad e ai figliuoli di Ruben: "Andrebbero eglino i vostri fratelli alla guerra e voi ve ne stareste qui?7E perché volete scoraggiare i figliuoli d’Israele dal passare nei paese che l’Eterno ha loro dato?8Così fecero i vostri padri, quando li mandai da Kades-Barnea per esplorare il paese.9Salirono fino alla valle d’Eshcol; e dopo aver esplorato il paese, scoraggiarono i figliuoli d’Israele dall’entrare nel paese che l’Eterno avea loro dato.10E l’ira dell’Eterno s’accese in quel giorno, ed egli giurò dicendo:11Gli uomini che son saliti dall’Egitto, dall’età di vent’anni in su non vedranno mai il paese che promisi con giuramento ad Abrahamo, a Isacco ed a Giacobbe, perché non m’hanno seguitato fedelmente,12salvo Caleb, figliuolo di Gefunne, il Kenizeo, e Giosuè, figliuolo di Nun, che hanno seguitato l’Eterno fedelmente.13E l’ira dell’Eterno si accese contro Israele; ed ei lo fece andar vagando per il deserto durante quarant’anni, finché tutta la generazione che avea fatto quel male agli occhi dell’Eterno, fosse consumata.14Ed ecco che voi sorgete al posto de’ vostri padri, razza d’uomini peccatori, per rendere l’ira dell’Eterno anche più ardente contro Israele.15Perché, se voi vi sviate da lui, egli continuerà a lasciare Israele nel deserto, e voi farete perire tutto questo popolo".

Giunti alla frontiera di Canaan, i figliuoli di Ruben e di Gad si presentano davanti a Mosè e ai principi con una cattiva richiesta: «Non ci far passare il Giordano!» Mosè nella sua indignazione pensa subito a Kades-Barnea, quarant'anni prima. È forse ancora a causa dell'incredulità, del timore dei giganti e delle città fortificate che queste due tribù rifiutano di seguire i loro fratelli? No! Ma un altro motivo inatteso: i loro greggi! La vittoria sui Madianiti aveva procurato un abbondante bottino (cap. 31). Ruben e Gad ne hanno anch'essi approfittato, e i loro greggi sono ora «in gran numero». Allora i loro sguardi si fermano sui ricchi pascoli del paese di Galaad in cui si trovano, e desiderano stabilirvisi. Per loro, una sistemazione vantaggiosa e comoda è preferibile al paese promesso dall'Eterno. Molti cristiani sono in questo stato. Senza dubbio sono salvati. Ma gli affari della vita li interessano più dell'eternità. Il cielo non ha per loro un valore presente. Essi hanno un cristianesimo terrestre, un cuore diviso; e questo è pieno di minacce e di pericoli.

Numeri 32:16-42
16Ma quelli s’accostarono a Mosè e gli dissero: "Noi edificheremo qui dei recinti per il nostro bestiame, e delle città per i nostri figliuoli;17ma, quanto a noi, ci terremo pronti, in armi, per marciare alla testa de’ figliuoli d’Israele, finché li abbiam condotti ai luogo destinato loro; intanto, i nostri figliuoli dimoreranno nelle città forti a cagione degli abitanti del paese.18Non torneremo alle nostre case finché ciascuno de’ figliuoli d’Israele non abbia preso possesso della sua eredità;19e non possederemo nulla con loro al di là del Giordano e più oltre, giacché la nostra eredità ci è toccata da questa parte dei Giordano, a oriente".20E Mosè disse loro: "Se fate questo, se vi armate per andare a combattere davanti all’Eterno,21se tutti quelli di voi che s’armeranno passeranno il Giordano davanti all’Eterno finch’egli abbia cacciato i suoi nemici dal suo cospetto,22e se non tornate che quando il paese vi sarà sottomesso davanti all’Eterno, voi non sarete colpevoli di fronte all’Eterno e di fronte a Israele, e questo paese sarà vostra proprietà davanti all’Eterno.23Ma, se non fate così, voi avrete peccato contro l’Eterno; e sappiate che il vostro peccato vi ritroverà.24Edificatevi delle città per i vostri figliuoli e dei recinti per i vostri greggi, e fate quello che la vostra bocca ha proferito".25E i figliuoli di Gad e i figliuoli di Ruben parlarono a Mosè, dicendo: "I tuoi servi faranno quello che il mio signore comanda.26I nostri fanciulli, le nostre mogli, i nostri greggi e tutto il nostro bestiame rimarranno qui nelle città di Galaad;27ma i tuoi servi, tutti quanti armati per la guerra, andranno a combattere davanti all’Eterno, come dice il mio signore".28Allora Mosè dette per loro degli ordini al sacerdote Eleazar, a Giosuè figliuolo di Nun e ai capi famiglia delle tribù de’ figliuoli d’Israele.29Mosè disse loro: "Se i figliuoli di Gad e i figliuoli di Ruben passano con voi il Giordano tutti armati per combattere davanti all’Eterno, e se il paese sarà sottomesso davanti a voi, darete loro come proprietà il paese di Galaad.30Ma se non passano armati con voi, avranno la loro proprietà tra voi nel paese di Canaan".31E i figliuoli di Gad e i figliuoli di Ruben risposero dicendo: "Faremo come l’Eterno ha detto ai tuoi servi.32Passeremo in armi, davanti all’Eterno, nel paese di Canaan; ma il possesso della nostra eredità resti per noi di qua dal Giordano".33Mosè dunque dette ai figliuoli di Gad, ai figliuoli di Ruben e alla metà della tribù di Manasse, figliuolo di Giuseppe, il regno di Sihon, re degli Amorei, e il regno di Og, re di Basan: il paese, le sue città e i territori delle città del paese all’intorno.34E i figliuoli di Gad edificarono Dibon, Ataroth, Aroer, Atroth-Shofan,35Iazer, Iogbehah,36Beth-Nimra e Beth-Haran, città fortificate, e fecero de’ recinti per i greggi.37E i figliuoli di Ruben edificarono Heshbon, Elealeh, Kiriathaim, Nebo e Baal-Meon,38i cui nomi furon mutati, e Sibmah, e dettero dei nomi alle città che edificarono.39E i figliuoli di Makir, figliuolo di Manasse, andarono nel paese di Galaad, lo presero, e ne cacciarono gli Amorei che vi stavano.40Mosè dunque dette Galaad a Makir, figliuolo di Manasse, che vi si stabilì.41Iair, figliuolo di Manasse, andò anch’egli e prese i loro borghi, e li chiamò Havvoth-Iair.42E Nobah andò e prese Kenath co’ suoi villaggi, e le diede il suo nome di Nobah.

Proponendo di aiutare i loro fratelli a conquistare il paese di Canaan, i fìgli di Ruben e di Gad si sforzano di mostrare dello zelo, del coraggio e anche del disinteresse. Purtroppo, tutto questo non sostituisce agli occhi dell'Eterno, l'amore per Lui e per il paese ch'Egli ha dato. Gli uomini di guerra di Ruben e di Gad conosceranno il paese della promessa. Ma le loro mogli e i loro piccoli fanciulli non vi entreranno. Vi ricordate che in Egitto il Faraone aveva tentato di impedire questi ultimi di partire? Ora i loro proprî genitorì li impediscono di arrivare; sono un ostacolo per i loro figli.

Il Signore dice oggi ancora: «Lasciate venire a Me i piccoli fanciulli; e non li divietate» (Marco 10:14). E questo non è soltanto per i genitori, ma anche per i fratelli e le sorelle maggiori.

Nel ricco territorio di Galaad i greggi prospereranno certamente. Ma al contrario, per le famiglie, come lo dimostra la storia di queste tribù, sarà la decadenza.

Ditemi, quale delle due cose vi sembra più importante? La prosperità dei nostri affari o quella delle nostre anime? In generale esse non vanno assieme.

Numeri 33:1-35
1Queste sono le tappe dei figliuoli d’Israele che uscirono dal paese d’Egitto, secondo le loro schiere, sotto la guida di Mosè e di Aaronne.2Or Mosè mise in iscritto le loro marce, tappa per tappa, per ordine dell’Eterno; e queste sono le loro tappe nell’ordine delle loro marce.3Partirono da Rameses il primo mese, il quindicesimo giorno del primo mese. Il giorno dopo la Pasqua i figliuoli d’Israele partirono a test’alta, a vista di tutti gli Egiziani,4mentre gli Egiziani seppellivano quelli che l’Eterno avea colpiti fra loro, cioè tutti i primogeniti, allorché anche i loro dèi erano stati colpiti dal giudizio dell’Eterno.5I figliuoli d’Israele partiron dunque da Rameses e si accamparono a Succoth.6Partirono da Succoth e si accamparono a Etham che è all’estremità del deserto.7Partirono da Etham e piegarono verso Pi-Hahiroth che è dirimpetto a Baal-Tsefon, e si accamparono davanti a Migdol.8Partirono d’innanzi ad Hahiroth, attraversarono il mare il direzione dei deserto, fecero tre giornate di marcia nel deserto di Etham si accamparono a Mara.9Partirono da Mara e giunsero ad Elim; ad Elim c’erano dodici sorgenti d’acqua e settanta palme; e quivi si accamparono.10Partirono da Elim e si accamparono presso il mar Rosso.11Partirono dal mar Rosso e si accamparono nel deserto di Sin.12Partirono dal deserto di Sin e si accamparono Dofka.13Partirono da Dofka e si accamparono ad Alush.14Partirono da Alush e si accamparono a Refidim dove non c’era acqua da bere per il popolo.15Partirono da Refidim e si accamparono nel deserto di Sinai.16Partirono dal deserto di Sinai e si accamparono a Kibroth-Hattaava.17Partirono da Kibroth-Hattaava e si accamparono a Hatseroth.18Partirono da Hatseroth e si accamparono a Rithma.19Partirono da Rithma e si accamparono a Rimmon-Perets.20Partirono da Rimmon-Perets e si accamparono a Libna.21Partirono da Libna e si accamparono a Rissa.22Partirono da Rissa e si accamparono a Kehelatha.23Partirono da Kehelatha e si accamparono al monte di Scefer.24Partirono dal monte di Scefer e si accamparono a Harada.25Partirono da Harada e si accamparono a Makheloth.26Partirono da Makheloth e si accamparono a Tahath.27Partirono da Tahath e si accamparono a Tarach.28Partirono da Tarach e si accamparono a Mithka.29Partirono da Mithka e si accamparono a Hashmona.30Partirono da Hashmona e si accamparono a Moseroth.31Partirono da Moseroth e si accamparono a Bene-Jaakan.32Partirono da Bene-Jaakan e si accamparono a Hor-Ghidgad.33Partirono da Hor-Ghidgad e si accamparono a Jotbathah.34Partirono da Jotbathah e si accamparono a Abrona.35Partirono da Abrona e si accamparono a Etsion-Gheber.

Giunti alla frontiera del paese, Mosè ed i figli d'Israele sono invitati a voltarsi e gettare uno sguardo indietro. Quanta strada percorsa dalla grande notte di Pasqua! Vi erano state delle tappe gloriose, come Pi-Hahiroth al passaggio del mar Rosso. Altre: Mara, Elim, ricordavano al cuore la grazia d'un Dio fedele. Ma certi nomi suonavano dolorosamente: Quello del deserto di Sin con i suoi mormorii, Refidim, con le sue contestazioni, Sinai col vitello d'oro, Kibroth-Hattaava con le concupiscenze e il triste fatto delle quaglie. Tutte le tappe sono ricordate. Ve ne sono di quelle che il popolo, senza dubbio, avrebbe ben voluto cancellare dal suo itinerario. Mosè avrebbe avuto dei motivi personali per passare sotto silenzio Kades, con le acque di Meriba. Ebbene, la cosa non è possibile! Non possiamo far sparire i falli dei nostri anni passati. E neppure possiamo ritornare indietro per ricominciare. Ma quel che possiamo fare, è di ricordarci delle lezioni umilianti che abbiamo imparate e della misericordia di Colui che ci ha tutto perdonato.

Numeri 33:36-56
36Partirono da Etsion-Gheber e si accamparono nel deserto di Tsin, cioè a Kades.37Poi partirono da Kades e si accamparono al monte Hor all’estremità del paese di Edom.38E il sacerdote Aaronne salì sui monte Hor per ordine dell’Eterno, e quivi morì il quarantesimo anno dopo l’uscita de’ figliuoli d’Israele dal paese di Egitto, il quinto mese, il primo giorno del mese.39Aaronne era in età di centoventitre anni quando morì sul monte Hor.40E il Cananeo re di Arad, che abitava il mezzogiorno del paese di Canaan, udì che i figliuoli d’Israele arrivavano.41E quelli partirono dal monte Hor e si accamparono a Tsalmona.42Partirono da Tsalmona e si accamparono a Punon.43Partirono da Punon e si accamparono a Oboth.44Partirono da Oboth e si accamparono a Ije-Abarim sui confini di Moab.45Partirono da Ijim e si accamparono a Dibon-Gad.46Partirono da Dibon-Gad e si accamparono a Almon-Diblathaim.47Partirono da Almon-Diblathaim e si accamparono ai monti d’Abarim dirimpetto a Nebo.48Partirono dai monti d’Abarim e si accamparono nelle pianure di Moab, presso il Giordano di faccia a Gerico.49E si accamparono presso al Giordano, da Beth-Jescimoth fino ad Abel-Sittim, nelle pianure di Moab.50E l’Eterno parlò a Mosè, nelle pianure di Moab, presso al Giordano di faccia a Gerico, dicendo:51"Parla ai figliuoli d’Israele, e di’ loro: Quando avrete passato il Giordano e sarete entrati nel paese di Canaan,52caccerete d’innanzi a voi tutti gli abitanti del paese, distruggerete tutte le loro immagini, distruggerete tutte le loro statue di getto e demolirete tutti i loro alti luoghi.53Prenderete possesso del paese, e in esso vi stabilirete, perché io vi ho dato il paese affinché lo possediate.54Dividerete il paese a sorte, secondo le vostre famiglie. A quelle che sono più numerose darete una porzione maggiore, e a quelle che sono meno numerose darete una porzione minore. Ognuno possederà quello che gli sarà toccato a sorte; vi spartirete il possesso secondo le tribù de’ vostri padri.55Ma se non cacciate d’innanzi a voi gli abitanti del paese, quelli di loro che vi avrete lasciato saranno per voi come spine negli occhi e pungoli ne’ fianchi e vi faranno tribolare nel paese che abiterete.56E avverrà che io tratterò voi come mi ero proposto di trattar loro".

Il vento del deserto aveva da molto tempo cancellato le tracce del lungo pellegrinaggio. Ma nel libro di Dio ogni passo è stato registrato: «Ed essi partirono e s'accamparono..., e partirono... e s'accamparono...» Quarant'anni, due o tre volte la vostra età, in pochi versetti presto letti. Un passo dopo l'altro; una lezione dopo l'altra. Tale era stato il cammino d'Israele attraverso il deserto, e ugualmente tale è quello del credente in questo mondo.

Per noi pure il tempo ha cancellato il ricordo della maggior parte del nostro passato. Potete voi dire senza nulla dimenticare tutto quel che avete fatto ieri? Ma il Signore ne ha conservato la traccia. Nulla Gli è sfuggito. Vi è come un film che è stato preso della nostra vita intera. E questo film, ad un dato momento, che la Parola chiama «il tribunale di Cristo» sarà projettato sotto i nostri occhi nella piena luce di Dio (2 Corinzi 5:10). Pensiero molto serio! Se fosse attualmente, preferiremmo senza dubbio sprofondare, sparire sotto terra. Ma vicino a Gesù non vi sarà più nessuna vergogna né timore di giudicio. Non vi sarà posto che per il sentimento inesprimibile della grandezza della sua pazienza e del suo perdono.

Numeri 34:1-29
1L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo:2"Da’ quest’ordine ai figliuoli d’Israele, e di’ loro: Quando entrerete nel paese di Canaan, questo sarà il paese che vi toccherà come eredità: il paese di Canaan, di cui ecco i confini:3la vostra regione meridionale comincerà al deserto di Tsin, vicino a Edom; così la vostra frontiera meridionale partirà dalla estremità del mar Salato, verso oriente;4e questa frontiera volgerà al sud della salita di Akrabbim, passerà per Tsin, e si estenderà a mezzogiorno di Kades-Barnea; poi continuerà verso Hatsar-Addar, e passerà per Atsmon.5Da Atsmon la frontiera girerà fino al torrente d’Egitto, e finirà al mare.6La vostra frontiera a occidente sarà il mar grande: quella sarà la vostra frontiera occidentale.7E questa sarà la vostra frontiera settentrionale: partendo dal mar grande, la traccerete fino al monte Hor;8dal monte Hor la traccerete fin là dove s’entra in Hamath, e l’estremità della frontiera sarà a Tsedad;9la frontiera continuerà fino a Zifron, per finire a Hatsar-Enan: questa sarà la vostra frontiera settentrionale.10Traccerete la vostra frontiera orientale da Hatsar-Enan a Scefam;11la frontiera scenderà da Scefam verso Ribla, a oriente di Ain; poi la frontiera scenderà, e si estenderà lungo il mare di Kinnereth, a oriente;12poi la frontiera scenderà verso il Giordano, e finirà al mar Salato. Tale sarà il vostro paese con le sue frontiere tutt’intorno".13E Mosè trasmise quest’ordine ai figliuoli d’Israele, e disse loro: "Questo è il paese che vi distribuirete a sorte, e che l’Eterno ha ordinato si dia a nove tribù e mezzo;14poiché la tribù de’ figliuoli di Ruben, secondo le case de’ loro padri, e la tribù dei figliuoli di Gad, secondo le case de’ loro padri, e la mezza tribù di Manasse hanno ricevuto la loro porzione.15Queste due tribù e mezzo hanno ricevuto la loro porzione di qua dal Giordano di Gerico, dal lato d’oriente".16E l’Eterno parlò a Mosè, dicendo:17"Questi sono i nomi degli uomini che spartiranno il paese fra voi: il sacerdote Eleazar, e Giosuè, figliuolo di Nun.18Prenderete anche un principe d’ogni tribù per fare la spartizione del paese.19Ecco i nomi di questi uomini. Per la tribù di Giuda: Caleb, figliuolo di Gefunne.20Per la tribù de’ figliuoli di Simeone: Samuele, figliuolo di Ammihud.21Per la tribù di Beniamino: Elidad, figliuolo di Kislon.22Per la tribù de’ figliuoli di Dan: il principe Buki, figliuolo di Iogli.23Per i figliuoli di Giuseppe: per la tribù de’ figliuoli di Manasse, il principe Hanniel, figliuolo d’Efod;24e per la tribù de’ figliuoli d’Efraim, il principe Kemuel, figliuolo di Sciftan.25Per la tribù de’ figliuoli di Zabulon: principe Elitsafan, figliuolo di Parnac.26Per la tribù de’ figliuoli di Issacar: il principe Paltiel, figliuolo d’Azzan.27Per la tribù de’ figliuoli di Ascer: il principe Ahihud, figliuolo di Scelomi.28E per la tribù de’ figliuoli di Neftali: il principe Pedahel, figliuolo d’Ammihud".29Queste sono le persone alle quali l’Eterno ordinò di spartire il possesso del paese di Canaan tra i figliuoli d’Israele.

Dopo aver guardato indietro con Israele, l'Eterno lo invita ora a volgere lo sguardo avanti sullo scopo del suo lungo viaggio. Alcune persone sono del continuo occupate del passato. Rimpiangono questo o quello, si rammaricano di questo o di quello, oppure si vantano di ciò che esse hanno fatto. Il figlio di Dio, il riscattato, non dimentica ciò che Dio ha fatto. Nel suo cuore dà mille risposte alla domanda di Balaam: «Che cosa ha fatto Iddio?» Ma guarda, nello stesso tempo, davanti a sè, in direzione della sua patria. I limiti dell'eredità d'Israele erano tracciati dalla stessa mano divina che aveva diretto il suo viaggio.

Per noi credenti, la casa del Padre ci è preparata. Il Signore non ci lascia nell'incertezza a questo riguardo. Se fosse stato altrimenti ce l'avrebbe detto. Vi sono molte dimore nella casa del suo Padre, ove Egli è andato a prepararci un luogo (Giovanni 14:2). L'Eterno non dà ad Israele che il quadro della terra promessa, le sue frontiere. E il cristiano non sa molto di più sulla sua patria celeste. La Bibbia non ci descrive il cielo. Ma quel che ne sappiamo ci basta. È la casa del Padre, del nostro Padre. Il Signore vi si trova e il suo amore ci aspetta quivi per essere con Lui per sempre.

Numeri 35:1-15
1L’Eterno parlò ancora a Mosè nelle pianure di Moab presso il Giordano, di faccia a Gerico, dicendo:2"Ordina ai figliuoli d’Israele che, della eredità che possederanno diano ai Leviti delle città da abitare; darete pure ai Leviti il contado ch’è intorno alle città.3Ed essi avranno le città pel abitarvi; e il contado servirà per i loro bestiami, per i loro beni e per tutti i loro animali.4Il contado delle città che darete ai Leviti si estenderà fuori per lo spazio di mille cubiti dalle mura della città, tutt’intorno.5Misurerete dunque, fuori della città, duemila cubiti dal lato orientale, duemila cubiti dal lato meridionale, duemila cubiti dal lato occidentale e duemila cubiti dal lato settentrionale; la città sarà in mezzo. Tale sarà il contado di ciascuna delle loro città.6Fra le città che darete ai Leviti ci saranno le sei città di rifugio, che voi designerete perché vi si rifugi l’omicida; e a queste aggiungerete altre quarantadue città.7Tutte le città che darete ai Leviti saranno dunque quarantotto, col relativo contado.8E di queste città che darete ai Leviti, prendendole dalla proprietà dei figliuoli d’Israele, ne prenderete di più da quelli che ne hanno di più, e di meno da quelli che ne hanno di meno; ognuno darà, delle sue città, ai Leviti, in proporzione della eredità che gli sarà toccata".9Poi l’Eterno parlò a Mosè, dicendo:10"Parla ai figliuoli d’Israele e di’ loro: Quando avrete passato il Giordano e sarete entrati nel paese di Canaan,11designerete delle città che siano per voi delle città di rifugio, dove possa ricoverarsi l’omicida che avrà ucciso qualcuno involontariamente.12Queste città vi serviranno di rifugio contro il vindice del sangue, affinché l’omicida non sia messo a morte prima d’esser comparso in giudizio dinanzi alla raunanza.13Delle città che darete, sei saranno dunque per voi città di rifugio.14Darete tre città di qua dal Giordano, e darete tre altre città nel paese di Canaan; e saranno città di rifugio.15Queste sei città serviranno di rifugio ai figliuoli d’Israele, allo straniero e a colui che soggiornerà fra voi, affinché vi scampi chiunque abbia ucciso qualcuno involontariamente.

In quel paese di Canaan, entro i limiti tracciati, ognì tribù avrà il suo possesso, eccetto i Leviti. Secondo la profezia di Giacobbe, essi dovevano essere dispersi in Israele, poiché Levi aveva agito male (Genesi 49:7). Per la grazia di Dio, ciò che era un castigo si volge ora in benedizione. Quarantotto città, rispartite in tutto Israele, saranno attribuite ai Leviti. Ogni tribù dovrà dare in proporzione della propria eredità. E quei Leviti, servitori dell'Eterno, incaricati in modo particolare d'insegnare la legge al popolo, saranno un privilegio e una benedizione per le città di cui abìteranno il contado. Vedete che è sempre un'occasione d'essere benedetti da Dio se impariamo a dare e condividere ciò che si possiede.

Si tratta in seguito delle città dì rifugio per l'omicida. La legge aveva detto: «occhio per occhio, dente per dente. E già a Noè Iddio aveva dichiarato: «Il sangue di chiunque spargerà il sangue dell'uomo, sarà sparso dall'uomo» (Genesi 9:6). Il micidiale, anche involontario, doveva essere messo a morte. Ma la misericordia di Dio vi aveva provveduto dando quelle città di rifugio, immagine d'una grazia infinitamente più grande, di cui parleremo, Dio volendo, domani.

Numeri 35:16-34
16Ma se uno colpisce un altro con uno stromento di ferro, sì che quello ne muoia, quel tale è un omicida; l’omicida dovrà esser punito di morte.17E se lo colpisce con una pietra che aveva in mano, atta a causare la morte, e il colpito muore, quel tale è un omicida; l’omicida dovrà esser punito di morte.18O se lo colpisce con uno stromento di legno che aveva in mano, atto a causare la morte, e il colpito muore, quel tale è un omicida; l’omicida dovrà esser punito di morte.19Sarà il vindice del sangue quegli che metterà a morte l’omicida; quando lo incontrerà, l’ucciderà.20Se uno dà a un altro una spinta per odio, o gli getta contro qualcosa con premeditazione, sì che quello ne muoia,21o lo colpisce per inimicizia con la mano, sì che quello ne muoia, colui che ha colpito dovrà esser punito di morte; è un omicida; il vindice del sangue ucciderà l’omicida quando lo incontrerà.22Ma se gli da una spinta per caso e non per inimicizia, o gli getta contro qualcosa senza premeditazione,23o se, senza vederlo, gli fa cadere addosso una pietra che possa causare la morte, e quello ne muore, senza che l’altro gli fosse nemico o gli volesse fare del male,24allora ecco le norme secondo le quali la raunanza giudicherà fra colui che ha colpito e il vindice del sangue.25La raunanza libererà l’omicida dalle mani del vindice del sangue e lo farà tornare alla città di rifugio dove s’era ricoverato. Quivi dimorerà, fino alla morte del sommo sacerdote che fu unto con l’olio santo.26Ma se l’omicida esce dai confini della città di rifugio dove s’era ricoverato,27e se il vindice del sangue trova l’omicida fuori de’ confini della sua città di rifugio e l’uccide, il vindice del sangue non sarà responsabile del sangue versato.28Poiché l’omicida deve stare nella sua città di rifugio fino alla morte del sommo sacerdote; ma, dopo la morte del sommo sacerdote, l’omicida potrà tornare nella terra di sua proprietà.29Queste vi servano come norme di diritto, di generazione in generazione, dovunque dimorerete.30Se uno uccide un altro, l’omicida sarà messo a morte in seguito a deposizione di testimoni; ma un unico testimone non basterà per far condannare una persona a morte.31Non accetterete prezzo di riscatto per la vita d’un omicida colpevole e degno di morte, perché dovrà esser punito di morte.32Non accetterete prezzo di riscatto che permetta a un omicida di ricoverarsi nella sua città di rifugio e di tornare ad abitare nel paese prima della morte del sacerdote.33Non contaminerete il paese dove sarete, perché il sangue contamina il paese; e non si potrà fare per il paese alcuna espiazione del sangue che vi sarà stato sparso, se non mediante il sangue di colui che l’avrà sparso.34Non contaminerete dunque il paese che andate ad abitare, e in mezzo al quale io dimorerò; poiché io sono l’Eterno che dimoro in mezzo ai figliuoli d’Israele".

L'omicida è dunque una persona colpevole di averne ucciso un'altra. Può averlo fatto espressamente o involontariamente. In quest'ultimo caso, Iddio procurava un rifugio ove il colpevole poteva fuggire per salvarsi.

Tutti gli uomini sono responsabili della morte del Figliuol di Dio. I Giudei hanno gridato: «Togli, togli! crocifiggiLo!» (Evang. di Giovanni 19:15). Pilato, rappresentante del mondo pagano, l'ha condannato; ed i soldati romani hanno compiuto l'opera loro. Sì, Israele anzitutto, ma anche l'umanità intera è colpevole di questo delitto. Ma Iddio, nella sua infinita misericordia, ha dato un rifugio all'uomo, contro la sua propria ira, un rifugio che non è altro che Gesù, Colui stesso che è stato messo a morte.

Che contrasto con le città di rifugio! Ne abbisognavano parecchie. Per noi Cristo è il solo rifugio che ci libera dall'ira che viene. Le città non erano che per i delitti involontari. Gesù riceve anche i più malvagi malfattori, responsabili di delitti volontari. Se un omicida involontario però usciva dalla città, arrischiava nuovamente la sua vita. Invece, nessuno può più condannare colui che Iddio ha giustificato. «Chi farà accusa contro agli eletti di Dio?» (Romani 8:33).

Numeri 36:1-13
1Or i capi famiglia del figliuoli di Galaad, figliuolo di Makir, figliuolo di Manasse, di tra le famiglie de’ figliuoli di Giuseppe, si fecero avanti a parlare in presenza di Mosè e dei principi capi famiglia dei figliuoli d’Israele,2e dissero: "L’Eterno ha ordinato al mio signore di dare il paese in eredità ai figliuoli d’Israele, a sorte; e il mio signore ha pure ricevuto l’ordine dall’Eterno di dare l’eredità di Tselofehad, nostro fratello, alle figliuole di lui.3Se queste si maritano a qualcuno de’ figliuoli delle altre tribù de’ figliuoli d’Israele, la loro eredità sarà detratta dall’eredità de’ nostri padri, o aggiunta all’eredità della tribù nella quale esse saranno entrate; così sarà detratta dall’eredità che ci è toccata a sorte.4E quando verrà il giubileo per i figliuoli d’Israele, la loro eredità sarà aggiunta a quella della tribù nella quale saranno entrate, e l’eredità loro sarà detratta dalla eredità della tribù de’ nostri padri".5E Mosè trasmise ai figliuoli d’Israele questi ordini dell’Eterno, dicendo: "La tribù dei figliuoli di Giuseppe dice bene.6Questo è quel che l’Eterno ha ordinato riguardo alle figliuole di Tselofehad: si mariteranno a chi vorranno, purché si maritino in una famiglia della tribù de’ loro padri.7Cosicché, nessuna eredità, tra i figliuoli d’Israele, passerà da una tribù all’altra, poiché ciascuno dei figliuoli d’Israele si terrà stretto all’eredità della tribù dei suoi padri.8E ogni fanciulla che possiede un’eredità in una delle tribù de’ figliuoli d’Israele, si mariterà a qualcuno d’una famiglia della tribù di suo padre, affinché ognuno dei figliuoli d’Israele possegga l’eredità de’ suoi padri.9Così nessuna eredità passerà da una tribù all’altra, ma ognuna delle tribù de’ figliuoli d’Israele si terrà stretta alla propria eredità".10Le figliuole di Tselofehad si conformarono all’ordine che l’Eterno aveva dato a Mosè.11Mahlah, Thirtsah, Hoglah, Milcah e Noah, figliuole di Tselofehad, si maritarono coi figliuoli dei loro zii;12si maritarono nelle famiglie de’ figliuoli di Manasse, figliuolo di Giuseppe, e la loro eredità rimase nella tribù della famiglia del padre loro.13Tali sono i comandamenti e le leggi che l’Eterno dette ai figliuoli d’Israele per mezzo di Mosè, nelle pianure di Moab, presso al Giordano, di faccia a Gerico.

Ritroviamo qui le cinque figlie di Tselofehad che conosciamo già. Qui sono i capi della tribù di Ma-casse che riparlano a Mosè e ai principi di quella questione d'eredità in apparenza di poca importanza. Di che si tratta? Ogni tribù doveva possedere il suo proprio territorio. Ma nel caso come questo, m cui una donna potesse anch'ella riceverne una parte, il suo matrimonio con. un uomo d'un'altra tribù, avrebbe fatto passare l'eredità alla tribù del marito. Non doveva essere così. Mosè regola questo caso da parte dell'Eterno. Il matrimonio doveva farsi fra persone della stessa tribù.

Giovanette cristiane, questo è forse specialmente per voi! Il matrimonio potrebbe farvi perdere il godimento della vostra eredità celeste. Se colui a cui pensate di unirvi un giorno, non ha la stessa parte vostra, non entrate in nessun modo in un tale sentiero! — È notevole che questo libro del deserto termini con questa nota concernente l'eredità. Infatti il Giordano non era ancora stato attraversato. Non c'era forse tutto il tempo di pensarvi? No, e nello stesso modo Iddio ci parla fin d'ora della nostra patria, poiché il suo desiderio è che il nostro cuore ne sia occupato.

Deuteronomio 1:1-18
1Queste sono le parole che Mosè rivolse a Israele di là dal Giordano, nel deserto, nella pianura dirimpetto a Suf, fra Paran, Tofel, Laban, Hatseroth e Di-Zahab.2(Vi sono undici giornate dallo Horeb, per la via del monte Seir, fino a Kades-Barnea).3Il quarantesimo anno, l’undecimo mese, il primo giorno del mese, Mosè parlò ai figliuoli d’Israele, secondo tutto quello che l’Eterno gli aveva ordinato di dir loro.4Questo avvenne dopo ch’egli ebbe sconfitto Sihon, re degli Amorei che abitava in Heshbon, e Og, re di Basan che abitava in Astaroth e in Edrei.5Di là dal Giordano, nel paese di Moab, Mosè cominciò a spiegare questa legge, dicendo:6L’Eterno, l’Iddio nostro, ci parlò in Horeb e ci disse: "Voi avete dimorato abbastanza in queste montagne;7voltatevi, partite e andate nella contrada montuosa degli Amorei e in tutte le vicinanze, nella pianura, sui monti, nella regione bassa, nel mezzogiorno, sulla costa del mare, nel paese dei Cananei ed al Libano, fino al gran fiume, il fiume Eufrate.8Ecco, io v’ho posto il paese dinanzi; entrate, prendete possesso del paese che l’Eterno giurò di dare ai vostri padri, Abrahamo, Isacco e Giacobbe, e alla loro progenie dopo di loro".9In quel tempo io vi parlai e vi dissi: "Io non posso da solo sostenere il carico del popolo.10L’Eterno, ch’è il vostro Dio, vi ha moltiplicati, ed ecco che oggi siete numerosi come le stelle del cielo.11L’Eterno, l’Iddio de’ vostri padri vi aumenti anche mille volte di più, e vi benedica come vi ha promesso di fare!12Ma come posso io, da solo, portare il vostro carico, il vostro peso e le vostre liti?13Prendete nelle vostre tribù degli uomini savi, intelligenti e conosciuti, e io ve li stabilirò come capi".14E voi mi rispondeste, dicendo: "E’ bene che facciamo quel che tu proponi".15Allora presi i capi delle vostre tribù, uomini savi e conosciuti, e li stabilii sopra voi come capi di migliaia, capi di centinaia, capi di cinquantine, capi di diecine, e come ufficiali nelle vostre tribù.16E in quel tempo detti quest’ordine ai vostri giudici: "Ascoltate le cause de’ vostri fratelli, e giudicate con giustizia le questioni che uno può avere col fratello o con lo straniero che sta da lui.17Nei vostri giudizi non avrete riguardi personali; darete ascolto al piccolo come al grande; non temerete alcun uomo, poiché il giudicio appartiene a Dio; e le cause troppo difficili per voi le recherete a me, e io le udirò".18Così, in quel tempo, io vi ordinai tutte le cose che dovevate fare.

Il Deuteronomio, ultimo libro di Mosè, ritorna parzialmente sulle narrazioni e sugli insegnamenti dei libri precedenti. Da questo deriva il suo nome, che significa: «Esposto una seconda volta». Queste parole di Mosè che, al termine della sua carriera, tracciano di nuovo gli anni del deserto e le loro lezioni per Israele, s'indirizzano infatti ad una nuova generazione. I suoi uditori non sono più gli stessi.

Gli uomini usciti dall'Egitto sono periti a causa della loro incredulità, ed ora è necessario di avvertire ed insegnare la nuova generazione. Ebbene, questo libro è, per questo motivo, destinato a voi in modo particolare, a voi, la giovane generazione attuale del popolo di Dio, — Vedete il contrasto fra i versetti 2 e 3. Undici giorni sarebbero bastati per andare da Horeb, il luogo ove Dio aveva dato la legge, fino a Kades, alla frontiera di Canaan, Ma abbisognarono quaranta anni. Non pensate che sia necessario aggiungere quarant'anni alla vostra età per permettervi di entrare in possesso dei luoghi celesti e per gioire di Colui che vi abita. Il cielo non è unicamente un luogo futuro per noi, figli di Dio. Esso ci appartiene fin da oggi. Non vi siamo ancora giunti, è vero, ma il nostro cuore può già trovarvisi, se è Gesù che lo riempie.

Deuteronomio 1:19-28
19Poi partimmo dallo Horeb e attraversammo tutto quel grande e spaventevole deserto che avete veduto, dirigendoci verso la contrada montuosa degli Amorei, come l’Eterno, l’Iddio nostro, ci aveva ordinato di fare, e giungemmo a Kades-Barnea.20Allora vi dissi: Siete arrivati alla contrada montuosa degli Amorei, che l’Eterno, l’Iddio nostro, ci dà.21Ecco, l’Eterno, il tuo Dio, t’ha posto il paese dinanzi; sali, prendine possesso, come l’Eterno, l’Iddio de’ tuoi padri, t’ha detto; non temere, e non ti spaventare".22E voi vi accostaste a me tutti quanti, e diceste: "Mandiamo degli uomini davanti a noi, che ci esplorino il paese, e ci riferiscano qualcosa del cammino per il quale noi dovremo salire, e delle città alle quali dovremo arrivare".23La cosa mi piacque, e presi dodici uomini tra voi, uno per tribù.24Quelli s’incamminarono, salirono verso i monti, giunsero alla valle d’Eshcol, ed esplorarono il paese.25Presero con le loro mani de’ frutti del paese, ce li portarono, e ci fecero la loro relazione dicendo: "Quello che l’Eterno, il nostro Dio, ci dà, è un buon paese".26Ma voi non voleste salirvi, e vi ribellaste all’ordine dell’Eterno, del vostro Dio;27mormoraste nelle vostre tende, e diceste: "L’Eterno ci odia, per questo ci ha fatti uscire dal paese d’Egitto per darci in mano agli Amorei e per distruggerci.28Dove saliam noi? I nostri fratelli ci han fatto struggere il cuore, dicendo: Quella gente è più grande e più alta di noi; le città vi sono grandi e fortificate fino al cielo; e abbiam perfino visto colà de’ figliuoli degli Anakim".

Da Horeb, punto di partenza, Israele si dirige verso Canaan attraverso il grande e terribile deserto, e la triste scena di Kades-Barnea ci è di nuovo posta sotto gli occhi. Qui vediamo che è per la richiesta del popolo che le spie sono state mandate (vers. 22), ciò che Numeri 13 non diceva. Era già questo dell'incredulità. Si voleva vedere. La fede, invece, si accontenta di quel che Dio promette, essa Gli dà fiducia. Così, per essere stata incredula, tutta quella generazione è caduta nel deserto. Ad eccezione di Giosuè e di Caleb, essa non è entrata nel paese. L'epistola agli Ebrei si serve di questo solenne esempio per avvertire quelli che ancora oggi iodurano il loro cuore alla voce dell'Iddio vivente. È detto di loro: «La Parola udita non giovò loro nulla, non essendo stata assimilata per fede da quelli che l'udirono» (Ebrei 4:2). Purtroppo, tale è il caso di tutti gli increduli di tutti i tempi.

«L'Eterno ci odia» (vers. 27) disse quel miserabile popolo.

Qual'è il lato più triste dell'incredulità? Quello di mettere in dubbio l'amore di Dio, l'amore d'un Dio che non ha risparmiato alla croce il suo proprio Figliuolo.

Deuteronomio 1:29-46
29E io vi dissi: "Non vi sgomentate, e non abbiate paura di loro.30L’Eterno, l’Iddio vostro che va davanti a voi, combatterà egli stesso per voi, come ha fatto tante volte sotto gli occhi vostri, in Egitto,31e nel deserto, dove hai veduto come l’Eterno, il tuo Dio, ti ha portato come un uomo porta il suo figliuolo, per tutto il cammino che avete fatto, finché siete arrivati a questo luogo".32Nonostante questo non aveste fiducia nell’Eterno, nell’Iddio vostro,33che andava innanzi a voi nel cammino per cercarvi un luogo da piantar le tende: di notte, nel fuoco per mostrarvi la via per la quale dovevate andare, e, di giorno, nella nuvola.34E l’Eterno udì le vostre parole, si adirò gravemente, e giurò dicendo:35"Certo, nessuno degli uomini di questa malvagia generazione vedrà il buon paese che ho giurato di dare ai vostri padri,36salvo Caleb, figliuolo di Gefunne. Egli lo vedrà; e a lui e ai suoi figliuoli darò la terra che egli ha calcato, perché ha pienamente seguito l’Eterno".37Anche contro a me l’Eterno si adirò per via di voi, e disse: "Neanche tu v’entrerai;38Giosuè, figliuolo di Nun, che ti serve, v’entrerà; fortificalo, perch’egli metterà Israele in possesso di questo paese.39E i vostri fanciulli, de’ quali avete detto: Diventeranno tanta preda! e i vostri figliuoli, che oggi non conoscono né il bene né il male, sono quelli che v’entreranno; a loro lo darò, e saranno essi che lo possederanno.40Ma voi, tornate indietro e avviatevi verso il deserto, in direzione del mar Rosso".41Allora voi rispondeste, dicendomi: "Abbiam peccato contro l’Eterno; noi saliremo e combatteremo, interamente come l’Eterno, l’Iddio nostro, ci ha ordinato". E ognun di voi cinse le armi, e vi metteste temerariamente a salire verso i monti.42E l’Eterno mi disse: "Di’ loro: Non salite, e non combattete, perché io non sono in mezzo a voi; voi sareste sconfitti davanti ai vostri nemici".43Io ve lo dissi, ma voi non mi deste ascolto; anzi foste ribelli all’ordine dell’Eterno, foste presuntuosi, e vi metteste a salire verso i monti.44Allora gli Amorei, che abitano quella contrada montuosa, uscirono contro a voi, v’inseguirono come fanno le api, e vi batterono in Seir fino a Horma.45E voi tornaste e piangeste davanti all’Eterno; ma l’Eterno non dette ascolto alla vostra voce e non vi porse orecchio.46Così rimaneste in Kades molti giorni; e ben sapete quanti giorni vi siete rimasti.

Il deserto era grande e terribile. Ma come lo attraverserebbe Israele? Nelle braccia stesse dell'Eterno (vers. 31). A quella dichiarazione della più nera ingratitudine: «L'Eterno ci odia, per questo ci ha fatti uscire dal paese d'Egitto» (vers. 27), ascoltate ciò che Dio risponde per bocca di Mosè: «Io vi ho portati come un uomo porta il suo figliuolo». Quando eravate piccoli, siete stati senza dubbio portati in braccio dal vostro padre. Era un segno d'amore da parte sua, e voi avevate fiducia nella sua forza. Egli non vi avrebbe lasciati cadere; si sarebbe stancato per voi. Ma che dire dell'amore di Dio? Il capitolo 13 degli Atti, vers. 18, completa: «E per lo spazio di circa quarant'anni ebbe cura di loro come una madre» (versione corretta). Nessuno sulla terra vi ama come i vostri genitori. Potente amore d'un padre, profonda tenerezza della mamma, l'amore di Dio per i suoi è ad un tempo l'uno e l'altro, infinitamente maggiore dell'uno e dell'altro, più grande dei due assieme. E che cosa chiede in cambio un tale amore? Null'altro che la fiducia assoluta di un bambino che si lascia portare sulle braccia.

Deuteronomio 2:1-13
1Poi tornammo indietro e partimmo per il deserto in direzione del mar Rosso, come l’Eterno m’avea detto, e girammo attorno al monte Seir per lungo tempo.2E l’Eterno mi parlò dicendo:3"Avete girato abbastanza attorno a questo monte; volgetevi verso settentrione.4E da’ quest’ordine al popolo: Voi state per passare i confini de’ figliuoli d’Esaù, vostri fratelli, che dimorano in Seir; ed essi avranno paura di voi; state quindi bene in guardia;5non movete lor guerra, poiché del loro paese io non vi darò neppur quanto ne può calcare un piede; giacché ho dato il monte di Seir a Esaù, come sua proprietà.6Comprerete da loro a danaro contante le vettovaglie che mangerete, e comprerete pure da loro con tanto danaro l’acqua che berrete.7Poiché l’Eterno, il tuo Dio, ti ha benedetto in tutta l’opera delle tue mani, t’ha seguito nel tuo viaggio attraverso questo gran deserto; l’Eterno, il tuo Dio, è stato teco durante questi quarant’anni, e non t’è mancato nulla".8Così passammo, lasciando a distanza i figliuoli di Esaù, nostri fratelli, che abitano in Seir, ed evitando la via della pianura, come pure Elath ed Etsion-Gheber. Poi ci voltammo, e c’incamminammo verso il deserto di Moab.9E l’Eterno mi disse: "Non attaccare Moab e non gli muover guerra, poiché io non ti darò nulla da possedere nel suo paese, giacché ho dato Ar ai figliuoli di Lot, come loro proprietà.10(Prima vi abitavano gli Emim: popolo grande, numeroso, alto di statura come gli Anakim.11Erano anch’essi tenuti in conto di Refaim, come gli Anakim; ma i Moabiti li chiamavano Emim.12Anche Seir era prima abitata dagli Horei; ma i figliuoli di Esaù li cacciarono, li distrussero e si stabilirono in luogo loro, come ha fatto Israele nel paese che possiede e che l’Eterno gli ha dato).13Ora levatevi, e passate il torrente di Zered". E noi passammo il torrente di Zered.

Per trentotto anni il povero popolo aveva girato attorno nel deserto: «E poi tornammo indietro... e girammo attorno» (vers. 1). Ma Iddio contava i giri. «Egli t'ha seguito nel tuo viaggio attraverso questo gran deserto... durante questi quarant'anni» (vers. 7), A certi credenti scoraggiati, la marcia cristiana può sembrare interminabile. Sembra loro di girare attorno senza fare alcun progresso. Ma Iddio conosce questa marcia dei suoi. E non è da lontano che la conosce, poiché è detto: «L'Eterno, il tuo Dio è stato con te. Preziosa parola, che ci fa pensare alla promessa del Signore Gesù: «Io sono con voi tutti i giorni» (Matteo 20:20). Iddio sa dunque benissimo che il deserto è grande. E quel ch'Egli dà è in proporzione. Egli può aggiungere: «Non t'è mancato nulla».

Infine viene il momento in cui la voce divina si fa udire: «Avete girato abbastanza attorno a questo monte; volgetevi verso settentrione» (vers. 3). Iddio ama troppo i suoi per permettere che la prova si prolunghi un giorno più del necessario.

Cristiani, bentosto udiremo dal cielo la voce che porrà fine alla nostra marcia sulla terra, la voce conosciuta del Signore Gesù che ci chiamerà a Sè.

Deuteronomio 2:14-25
14Or il tempo che durarono le nostre marce, da Kades-Barnea al passaggio del torrente di Zered, fu di trentotto anni, finché tutta quella generazione degli uomini di guerra scomparve interamente dal campo, come l’Eterno l’avea loro giurato.15E infatti la mano dell’Eterno fu contro a loro per sterminarli dal campo, finché fossero del tutto scomparsi.16E quando la morte ebbe finito di consumare tutti quegli uomini di guerra,17l’Eterno mi parlò dicendo:18"Oggi tu stai per passare i confini di Moab, ad Ar, e ti avvicinerai ai figliuoli di Ammon.19Non li attaccare e non muover loro guerra, perché io non ti darò nulla da possedere nel paese de’ figliuoli di Ammon, giacché l’ho dato ai figliuoli di Lot, come loro proprietà.20(Anche questo paese era reputato paese di Refaim: prima vi abitavano dei Refaim, e gli Ammoniti li chiamavano Zamzummim:21popolo grande, numeroso, alto di statura come gli Anakim; ma l’Eterno li distrusse davanti agli Ammoniti, che li cacciarono e si stabilirono nel luogo loro.22Così l’Eterno avea fatto per i figliuoli d’Esaù che abitano in Seir, quando distrusse gli Horei davanti a loro; essi li cacciarono e si stabilirono nel luogo loro, e vi son rimasti fino al dì d’oggi.23E anche gli Avvei, che dimoravano in villaggi fino a Gaza, furon distrutti dai Caftorei, usciti da Caftor, i quali si stabilirono nel luogo loro).24Levatevi, partite, e passate la valle dell’Arnon; ecco, io do in tuo potere Sihon, l’Amoreo, re di Heshbon, e il suo paese; comincia a prenderne possesso, e muovigli guerra.25Oggi comincerò a ispirare paura e terrore di te ai popoli che sono sotto il cielo intero, sì che, all’udire la tua fama, tremeranno e saranno presi d’angoscia dinanzi a te".

Perché dunque era stato necessario tutto quel cammino? Era un castigo, lo sappiamo. Tutta la generazione incredula doveva cadere nel deserto. Ma vi era anche un altro motivo. Fin tanto che aveva dei guerrieri, il popolo avrebbe potuto dire: «È per la mia forza che sono entrato nel paese», Trentotto anni furono dunque necessari affinché tutta questa potenza sparisse con la generazione degli uomini di guerra (vers. 14). Nell'Evangelo di Giovanni troviamo qualcuno a cui sono occorsi ugualmente trentotto anni perché egli rinunciasse ad ogni forza umana, onde dicesse infine: «Io non ho nessuno», e fosse pronto a confidarsi in Gesù solo per la sua guarigione (Giovanni 5:7).

Così ora che i guerrieri sono morti, i nipoti, quelli di cui il popolo aveva detto che sarebbero stati una preda, sono essi che entreranno (cap. 1:39). Portati sulle braccia dell'Eterno, sono più forti di tutti i guerrieri. Quando la forza dell'uomo è finita, Iddio può agire. Egli ha preparato delle sbalorditive vittorie e fa dire al popolo: «Levatevi, partite, e passate la valle dell'Arnon... comincia a prendere possesso, muovi guerra» (vers. 24). Egli s'incaricherà di tutto il resto.

Deuteronomio 2:26-37
26Allora mandai ambasciatori dal deserto di Kedemoth a Sihon, re di Heshbon, con parole di pace, e gli feci dire:27"Lasciami passare per il tuo paese; io camminerò per la strada maestra, senza volgermi né a destra né a sinistra.28Tu mi venderai a danaro contante le vettovaglie che mangerò, e mi darai per danaro contante l’acqua che berrò; permettimi semplicemente il transito29(come m’han fatto i figliuoli d’Esaù che abitano in Seir e i Moabiti che abitano in Ar), finché io abbia passato il Giordano per entrare nel paese che l’Eterno, il nostro Dio, ci dà".30Ma Sihon, re di Heshbon, non ci volle lasciar passare per il suo paese, perché l’Eterno, il tuo Dio, gli aveva indurato lo spirito e reso ostinato il cuore, per dartelo nelle mani, come difatti oggi si vede.31E l’Eterno mi disse: "Vedi, ho principiato a dare in tuo potere Sihon e il suo paese; comincia la conquista, impadronendoti dei suo paese".32Allora Sihon uscì contro a noi con tutta la sua gente, per darci battaglia a Iahats.33E l’Eterno, l’Iddio nostro, ce lo diè nelle mani, e noi ponemmo in rotta lui, i suoi figliuoli e tutta la sua gente.34E in quel tempo prendemmo tutte le sue città e votammo allo sterminio ogni città, uomini, donne, bambini; non vi lasciammo anima viva.35Ma riserbammo come nostra preda il bestiame e le spoglie delle città che avevamo prese.36Da Aroer, che è sull’orlo della valle dell’Arnon e dalla città che è nella valle, fino a Galaad, non ci fu città che fosse troppo forte per noi: l’Eterno, l’Iddio nostro, le diè tutte in nostro potere.37Ma non ti avvicinasti al paese de’ figliuoli di Ammon, ad alcun posto toccato dal torrente di Iabbok, alle città del paese montuoso, a tutti i luoghi che l’Eterno, il nostro Dio, ci avea proibito d’attaccare.

Al tempo di Abrahamo c'erano già degli Amorei. Ne è parlato al capitolo 15 della Genesi, vers. 16. L'Eterno parla al patriarca dell'iniquità di questi popoli di Canaan, ma aggiunge che non era ancora giunta al colmo. La pazienza di Dio è grande. Non castiga finché questo colmo non sia giunto. Sono necessari per questo quattrocento anni.

Queste nazioni delle due rive del Giordano hanno udito parlare di tutto ciò che l'Eterno aveva fatto per Israele. Afa non Si sono pentite. Allora bisogna che il giudicio abbia luogo. Come al tempo del diluvio, è una distruzione che non risparmia nessuno. Anche i fanciulli devono perire. Ma voi sapete che un fanciullo che muore, è per il cielo. È dunque permesso di dire chè, se fossero divenuti alti, questi avrebbero seguito le tracce peccaminose dei loro genitori e queste tracce li avrebbero condotti alla perdizione. Così è stata risparmiata loro una sorte ben più terribile della morte. Quelle nazioni erano dei nemici dell'Eterno ed il popolo doveva distruggerli a causa della gloria di Dio. Il cristiano non è chiamato a combattere in questo modo. Al contrario, deve imitare la dolcezza con cui Israele rende qui la sua testimonianza (vers. 27-29).

Deuteronomio 3:1-17
1Poi ci voltammo, e salimmo per la via di Basan; e Og, re di Basan, con tutta la sua gente, ci uscì contro per darci battaglia a Edrei.2E l’Eterno mi disse: "Non lo temere, poiché io ti do nelle mani lui, tutta la sua gente e il suo paese; e tu farai a lui quel che facesti a Sihon, re degli Amorei, che abitava a Heshbon".3Così l’Eterno, il nostro Dio, diede in poter nostro anche Og, re di Basan, con tutta la sua gente; e noi lo battemmo in guisa che non gli restò anima viva.4Gli prendemmo in quel tempo tutte le sue città; non ci fu città che noi non prendessimo loro: sessanta città, tutta la contrada d’Argob, il regno di Og in Basan.5Tutte queste città erano fortificate, con alte mura, porte e sbarre, senza contare le città aperte, ch’erano in grandissimo numero.6Noi le votammo allo sterminio, come avevamo fatto di Sihon, re di Heshbon: votammo allo sterminio ogni città, uomini, donne, bambini.7Ma riserbammo come nostra preda tutto il bestiame e le spoglie delle città.8In quel tempo dunque prendemmo ai due re degli Amorei il paese ch’è al di là del Giordano, dalla valle dell’Arnon al monte Hermon9(il quale Hermon i Sidonii chiamano Sirion, e gli Amorei Senir),10tutte le città della pianura, tutto Galaad, tutto Basan fino a Salca e a Edrei, città del regno di Og, in Basan.11(Poiché Og, re di Basan, era rimasto solo della stirpe dei Refaim. Ecco, il suo letto, un letto di ferro, non è esso a Rabbah degli Ammoniti? Ha nove cubiti di lunghezza e quattro cubiti di larghezza, a misura di cubito ordinario d’uomo).12Fu allora che c’impossessammo di questo paese; io detti ai Rubeniti e ai Gaditi il territorio che si parte da Aroer, presso la valle dell’Arnon, e la metà della contrada montuosa di Galaad con le sue città;13e detti alla mezza tribù di Manasse il resto di Galaad e tutto il regno di Og in Basan: tutta la regione di Argob con tutto Basan, che si chiamava il paese dei Refaim.14Iair, figliuolo di Manasse, prese tutta la regione di Argob, sino ai confini dei Gheshuriti, e dei Mahacathiti; e chiamò col suo nome le borgate di Basan, che si nominano anche oggi Havvoth-Iair.15E detti Galaad a Makir.16E ai Rubeniti e ai Gaditi detti una parte di Galaad e il paese fino alla valle dell’Arnon, fino al mezzo della valle che serve di confine, e fino al torrente di Iabbok, frontiera dei figliuoli di Ammon,17e la pianura col Giordano che ne segna il confine, da Kinnereth fino il mare della pianura, il mar Salato, appiè delle pendici del Pisga verso l’Oriente.

Le città murate fino ai cieli (cap. 1:28) erano sembrate ad Israele incredulo imprendibili, inespugnabili. Mosè può dire ora: «E non ci fu città che fosse troppo forte per noi» (cap. 2:36; paragonate Amos 2:9). E quei giganti che li avevano tanto spaventati? Eccone uno appunto, Og, re di Basan, che è stato abbattuto come lo fu Sihon prima di lui, entrambi caduti nelle mani d'Israele, Così è stata fatta la prova della potenza di Dio. Per Lui non c'è differenza fra un nano ed un uomo il cui letto misura più di quattro metri di lunghezza.

Quando la potenza del mondo potrebbe spaventarci, pensiamo alla grande potenza di Dio. Così riporteremo su di esso la vittoria della fede. «Tutto ciò che è nato da Dio vince il mondo», afferma la 1 epistola di Giovanni, e «questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede» (1 Giovanni 5:4). La nostra fede, cioè la piena fiducia in quel Dio potente e fedele! — Qui abbiamo pure davanti a noi il grande Modello, Colui che ha detto ai suoi discepoli: «Fatevi animo, Io ho vinto il mondo» (Giovanni 16:33).

Deuteronomio 3:18-29
18Or in quel tempo, io vi detti quest’ordine, dicendo: "L’Eterno, il vostro Dio, vi ha dato questo paese perché lo possediate. Voi tutti, uomini di valore, marcerete armati alla testa de’ figliuoli d’Israele, vostri fratelli.19Ma le vostre mogli, i vostri fanciulli e il vostro bestiame (so che del bestiame ne avete molto) rimarranno nelle città che vi ho date,20finché l’Eterno abbia dato riposo ai vostri fratelli come ha fatto a voi, e prendano anch’essi possesso del paese che l’Eterno Iddio vostro dà loro al di là del Giordano. Poi ciascuno tornerà nel possesso che io v’ho dato".21In quel tempo, detti anche a Giosuè quest’ordine, dicendo: "I tuoi occhi hanno veduto tutto quello che l’Iddio vostro, l’Eterno, ha fatto a questi due re; lo stesso farà l’Eterno a tutti i regni nei quali tu stai per entrare.22Non li temete, poiché l’Eterno, il vostro Dio, è quegli che combatte per voi".23In quel medesimo tempo, io supplicai l’Eterno, dicendo:24"O Signore, o Eterno, tu hai cominciato a mostrare al tuo servo la tua grandezza e la tua mano potente; poiché qual è l’Iddio, in cielo o sulla terra, che possa fare delle opere e dei portenti pari a quelli che fai tu?25Deh, lascia ch’io passi e vegga il bel paese ch’è oltre il Giordano e la bella contrada montuosa e il Libano!"26Ma l’Eterno si adirò contro di me, per cagion vostra; e non mi esaudì. E l’Eterno mi disse: "Basta così; non mi parlar più di questa cosa.27Sali in vetta al Pisga, volgi lo sguardo a occidente, a settentrione, a mezzogiorno e ad oriente, e contempla il paese con gli occhi tuoi; poiché tu non passerai questo Giordano.28Ma da’ i tuoi ordini a Giosuè, fortificalo e incoraggialo, perché sarà lui che lo passerà alla testa di questo popolo, e metterà Israele in possesso del paese che vedrai".29Così ci fermammo nella valle dirimpetto a Beth-Peor.

I figli di Ruben e di Gad ricevono ora la loro parte d'eredità. Seguendo il loro esempio, la mezza tribù di Manasse (figli di Makir) decide a sua volta di stabilirsi «al di qua» del Giordano. Se noi siamo fratelli maggiori come Ruben, pensiamo bene all'esempio che diamo ai nostri fratelli e sorelle più giovani. Essi potrebbero, imitandoci, giungere a perdere le loro benedizioni più preziose. Non è, come l'abbiam visto, che le due tribù e mezzo, perché le prime in possesso della loro eredità, abbiano perciò avuto la parte migliore. Al contrario! — Nell'epistola agli Ebrei, Mosè, al seguito d'Abrahamo e dei patriarchi, ci è dato come esempio di quelli che sanno rinunciare a dei vantaggi immediati perché guardano a «la rimunerazione» (Ebrei 11:26). Che contrasto fra Mosè, il fedele condottiero, il cui cuore è al dilà del Giordano, ma che non ha avuto il permesso di entrare, e queste due tribù e mezzo che avrebbero potuto entrare in Canaan, ma non l'hanno desiderato! E il vostro proprio cuore dov'è? Nel cielo con Gesù, o sulla terra con le cose della vita presente?

Deuteronomio 4:1-13
1Ora, dunque, Israele, da’ ascolto alle leggi e alle prescrizioni che io v’insegno perché le mettiate in pratica, affinché viviate ed entriate in possesso del paese che l’Eterno, l’Iddio de’ vostri padri, vi dà.2Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando, e non ne toglierete nulla; ma osserverete i comandamenti dell’Eterno Iddio vostro che io vi prescrivo.3Gli occhi vostri videro ciò che l’Eterno fece nel caso di Baal-Peor: come l’Eterno, il tuo Dio, distrusse di mezzo a te tutti quelli ch’erano andati dietro a Baal-Peor:4ma voi che vi teneste stretti all’Eterno, all’Iddio vostro, siete oggi tutti in vita.5Ecco, io vi ho insegnato leggi e prescrizioni, come l’Eterno, l’Iddio mio, mi ha ordinato, affinché le mettiate in pratica nel paese nel quale state per entrare per prenderne possesso.6Le osserverete dunque e li metterete in pratica; poiché quella sarà la vostra sapienza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli, i quali, udendo parlare di tutte queste leggi, diranno: "Questa grande nazione è il solo popolo savio e intelligente!"7Qual è difatti la gran nazione alla quale la divinità sia così vicina come l’Eterno, l’Iddio nostro, è vicino a noi, ogni volta che l’invochiamo?8E qual è la gran nazione che abbia delle leggi e delle prescrizioni giuste com’è tutta questa legge ch’io vi espongo quest’oggi?9Soltanto, bada bene a te stesso e veglia diligentemente sull’anima tua, onde non avvenga che tu dimentichi le cose che gli occhi tuoi hanno vedute, ed esse non t’escano dal cuore finché ti duri la vita. Falle anzi sapere ai tuoi figliuoli e ai figliuoli de’ tuoi figliuoli.10Ricordati del giorno che comparisti davanti all’Eterno, all’Iddio tuo, in Horeb, quando l’Eterno mi disse: "Adunami il popolo, e io farò loro udire le mie parole, ond’essi imparino a temermi tutto il tempo che vivranno sulla terra, e le insegnino ai loro figliuoli".11E voi vi avvicinaste, e vi fermaste appiè del monte; e il monte era tutto in fiamme, che s’innalzavano fino al cielo; e v’eran tenebre, nuvole ed oscurità.12E l’Eterno vi parlò di mezzo al fuoco; voi udiste il suono delle parole, ma non vedeste alcuna figura; non udiste che una voce.13Ed egli vi promulgò il suo patto, che vi comandò di osservare, cioè le dieci parole; e le scrisse su due tavole di pietra.

Mosè non perderà la sua eterna ricompensa. Iddio ha in vista per lui come per noi qualcosa di migliore che il paese di Canaan (Ebrei 11:39-40). Ma in Canaan non potrà entrare a causa d'una sola disobbedienza. Egli sente dunque quanto l'obbedienza sia una cosa importante, e ricorderà al popolo le prescrizioni dell'Eterno, «affinché — dice egli —entriate in possesso del paese...» (vers. 1). È come se dicesse loro: «Non vi accada come a me; ascoltate e pratìcate bene i comandamenti dell'Eterno!» Tre volte in questi capitoli Mosè rievoca il suo castigo e l'irritazione di Dio contro di sè in modo da dare maggior peso alle parole che rivolge al popolo (cap. 1:37; 3:26; 4:21).

«Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando, e non ne toglierete nulla» (vers. 2). Molte persone cosidette cristiane aggiungono alla Parola di Dio delle tradizioni, delle superstizioni e dei modi di vedere umani. Altre tolgono le pagine che le disturbano o quelle che non comprendono. L'una cosa è tanto grave quanto l'altra.

Deuteronomio 4:14-28
14E a me, in quel tempo, l’Eterno ordinò d’insegnarvi leggi e prescrizioni, perché voi le metteste in pratica nel paese dove state per passare per prenderne possesso.15Or dunque, siccome non vedeste alcuna figura il giorno che l’Eterno vi parlò in Horeb in mezzo al fuoco, vegliate diligentemente sulle anime vostre,16affinché non vi corrompiate e vi facciate qualche immagine scolpita, la rappresentazione di qualche idolo, la figura d’un uomo o d’una donna,17la figura di un animale tra quelli che son sulla terra, la figura d’un uccello che vola nei cieli,18la figura d’una bestia che striscia sul suolo, la figura d’un pesce che vive nelle acque sotto la terra;19ed anche affinché, alzando gli occhi al cielo e vedendo il sole, la luna, le stelle, tutto l’esercito celeste, tu non sia tratto a prostrarti davanti a quelle cose e ad offrir loro un culto. Quelle cose sono il retaggio che l’Eterno, l’Iddio tuo, ha assegnato a tutti i popoli che sono sotto tutti i cieli;20ma voi l’Eterno vi ha presi, v’ha tratti fuori dalla fornace di ferro, dall’Egitto, perché foste un popolo che gli appartenesse in proprio, come oggi difatti siete.21Or l’Eterno s’adirò contro di me per cagion vostra, e giurò ch’io non passerei il Giordano e non entrerei nel buon paese che l’Eterno, l’Iddio tuo, ti dà in eredità.22Poiché, io dovrò morire in questo paese, senza passare il Giordano; ma voi lo passerete, e possederete quel buon paese.23Guardatevi dal dimenticare il patto che l’Eterno, il vostro Dio, ha fermato con voi, e dal farvi alcuna immagine scolpita, o rappresentazione di qualsivoglia cosa che l’Eterno, l’Iddio tuo, t’abbia proibita.24Poiché l’Eterno, il tuo Dio, è un fuoco consumante, un Dio geloso.25Quando avrai dei figliuoli e de’ figliuoli de’ tuoi figliuoli e sarete stati lungo tempo nel paese, se vi corrompete, se vi fate delle immagini scolpite, delle rappresentazioni di qualsivoglia cosa, se fate ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno, ch’è l’Iddio vostro, per irritarlo,26io chiamo oggi in testimonio contro di voi il cielo e la terra, che voi ben presto perirete, scomparendo dal paese di cui andate a prender possesso di là dal Giordano. Voi non vi prolungherete i vostri giorni, ma sarete interamente distrutti.27E l’Eterno vi disperderà fra i popoli e non resterete più che un piccol numero fra le nazioni dove l’Eterno vi condurrà.28E quivi servirete a dèi fatti da mano d’uomo, dèi di legno e di pietra, i quali non vedono, non odono, non mangiano, non fiutano.

Israele, avrebbe dovuto farsi notare, fra i popoli che lo circondavano, per la sua sapienza e la sua intelligenza (cap. 4:6). Questa sapienza, quest'intelligenza consistevano a conoscere il solo vero Dio, ad ascoltarLo e ad obbedirGli. Un fanciullo che conosce il signore e Gli obbedisce, ha più intelligenza delle più grandi menti di questo mondo.

Quei popoli vicini ad Israele, adoravano degli idoli. E per conseguenza, «il loro cuore insensato, fu riempito di tenebre: dicendosi savi, son diventati pazzi e hanno mutato la gloria dell'incorruttibile Iddio in immagini simili a quelle dell'uomo corruttibile e d'uccelli e di quadrupedi e di rettili» (Romani 1:21-23). Contro questo spaventevole peccato d'idolatria, Israele è messo in guardia nei nostri versetti. Oggi, eccetto nei paesi pagani, non si trova quasi più questa forma d'idolatria. Ma quante cose, meno grossolane forse, han preso posto nel cuore degli uomini! Questo è anche idolatria. E il Nuovo Testamento ripete per noi: «Non diventate idolatri... Perciò, cari miei, fuggite l'idolatria» (1 Corinzi 10:7, 14). E l'apostolo Giovanni esorta: «Figliuoletti, guardatevi dagl'idoli» (1 Giovanni 5:21).

Deuteronomio 4:29-49
29Ma di là cercherai l’Eterno, il tuo Dio; e lo troverai, se lo cercherai con tutto il tuo cuore e con tutta l’anima tua.30Nell’angoscia tua, quando tutte queste cose ti saranno avvenute, negli ultimi tempi, tornerai all’Eterno, all’Iddio tuo, e darai ascolto alla sua voce;31poiché l’Eterno, l’Iddio tuo, è un Dio pietoso; egli non ti abbandonerà e non ti distruggerà; non dimenticherà il patto che giurò ai tuoi padri.32Interroga pure i tempi antichi, che furon prima di te, dal giorno che Dio creò l’uomo sulla terra, e da un’estremità de’ cieli all’altra: Ci fu egli mai cosa così grande come questa, e s’udì egli mai cosa simile a questa?33ci fu egli mai popolo che udisse la voce di Dio parlante di mezzo al fuoco come l’hai udita tu, e che rimanesse vivo?34ci fu egli mai un dio che provasse di venire a prendersi una nazione di mezzo a un’altra nazione mediante prove, segni, miracoli e battaglie, con mano potente e con braccio steso e con grandi terrori, come fece per voi l’Eterno, l’Iddio vostro, in Egitto, sotto i vostri occhi?35Tu sei stato fatto testimone di queste cose affinché tu riconosca che l’Eterno è Dio, e che non ve n’è altri fuori di lui.36Dal cielo t’ha fatto udire la sua voce per ammaestrarti; e sulla terra t’ha fatto vedere il suo gran fuoco, e tu hai udito le sue parole di mezzo al fuoco.37E perch’egli ha amato i tuoi padri, ha scelto la loro progenie dopo loro, ed egli stesso, in persona, ti ha tratto dall’Egitto con la sua gran potenza,38per cacciare d’innanzi a te nazioni più grandi e più potenti di te, per farti entrare nel loro paese e per dartene il possesso, come oggi si vede.39Sappi dunque oggi e ritieni bene in cuor tuo che l’Eterno è Dio: lassù ne’ cieli, e quaggiù sulla terra; e che non ve n’è alcun altro.40Osserva dunque le sue leggi e i suoi comandamenti che oggi ti do, affinché sii felice tu e i tuoi figliuoli dopo di te, e affinché tu prolunghi in perpetuo i tuoi giorni nel paese che l’Eterno, l’Iddio tuo, ti dà.41Allora Mosè appartò tre città di là dal Giordano, verso oriente,42perché servissero di rifugio all’omicida che avesse ucciso il suo prossimo involontariamente, senz’averlo odiato per l’addietro, e perch’egli potesse aver salva la vita, ricoverandosi in una di quelle città.43Esse furono Betser, nel deserto, nella regione piana, per i Rubeniti; Ramoth, in Galaad, per i Gaditi, e Golan, in Basan, per i Manassiti.44Or questa è la legge che Mosè espose ai figliuoli d’Israele.45Queste sono le istruzioni, le leggi e le prescrizioni che Mosè dette ai figliuoli d’Israele quando furono usciti dall’Egitto,46di là dal Giordano, nella valle, dirimpetto Beth-Peor, nel paese di Sihon, re degli Amorei che dimorava a Heshbon, e che Mosè e i figliuoli d’Israele sconfissero quando furono usciti dall’Egitto.47Essi s’impossessarono del paese di lui e del paese di Og re di Basan due re degli Amorei, che stavano di là dal Giordano, verso oriente,48da Aroer, che è sull’orlo della valle dell’Arnon, fino al monte Sion, che è lo Hermon,49con tutta la pianura oltre il Giordano, verso oriente, fino al mare della pianura appiè delle pendici del Pisga.

Avvertendo i suoi, Iddio sa benissimo quel che accadrà. E non lo nasconde nella sua Parola. Il popolo si corromperà, servirà dei falsi dèi. Purtroppo, la cristianità, benché più responsabile ancora, non ha risposto meglio d'Israele a quel che le era stato chiesto. Ma pure ad essa Iddio ha parlato, in anticipo, del tempo della rovina. Ha permesso che il declino della Chiesa cominciasse già al tempo degli apostoli affinché ci dessero il suo pensiero a questo riguardo. Altrimenti avremmo di che essere desolati paragonando lo stato attuale della Chiesa con ciò ch'essa era al principio. Ebbene, no! non dobbiamo scoraggiarci. Nella sua grazia, Iddio ha tracciato ugualmente un sentiero da seguire nei tempi in cui viviamo. il sentiero dell'obbedienza individuale. Notate che parlando del declino è detto «voi» (vers. 25-28). Ecco quel che farete, voi tutti, come massa responsabile. Ma per il risveglio (vers. 29-31) viene adoperato il «tu». Ognuno è responsabile di udire quella voce che s'indirizza a lui personalmente, È quella di Paolo a Timoteo, nei giorni di declino della sua 2 epistola. Essa dice: Ecco quel che è diventata la cristianità nel suo insieme, «ma tu, persevera nelle cose che hai imparate» (2 Timoteo 3:14).

Deuteronomio 5:1-21
1Mosè convocò tutto Israele, e disse loro: Ascolta, Israele, le leggi e le prescrizioni che oggi io proclamo dinanzi a voi; imparatele, e mettetele diligentemente in pratica.2L’Eterno, l’Iddio nostro, fermò con noi un patto in Horeb.3L’Eterno non fermò questo patto coi nostri padri, ma con noi, che siam qui oggi tutti quanti in vita.4L’Eterno vi parlò faccia a faccia sul monte, di mezzo al fuoco.5Io stavo allora fra l’Eterno e voi per riferirvi la parola dell’Eterno; poiché voi avevate paura di quel fuoco, e non saliste sul monte. Egli disse:6"Io sono l’Eterno, l’Iddio tuo, che ti ho tratto fuori dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù.7Non avere altri dèi nel mio cospetto.8Non ti fare scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra.9Non ti prostrare davanti a quelle cose e non servir loro, perché io, l’Eterno, il tuo Dio, sono un Dio geloso che punisco l’iniquità dei padri sopra i figliuoli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che m’odiano,10ed uso benignità fino a mille generazioni verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.11Non usare il nome dell’Eterno, dell’Iddio tuo, in vano, poiché l’Eterno non terrà per innocente chi avrà usato il suo nome in vano.12Osserva il giorno del riposo per santificarlo, come l’Eterno, l’Iddio tuo, ti ha comandato.13Lavora sei giorni, e fa’ in essi tutta l’opera tua;14ma il settimo giorno è giorno di riposo consacrato all’Eterno, al tuo Dio: non fare in esso lavoro alcuno, né tu, né il tuo figliuolo, né la tua figliuola, né il tuo servo, né la tua serva, né il tuo bue, né il tuo asino, né alcuna delle tue bestie, né il tuo forestiero che sta dentro le tue porte, affinché il tuo servo e la tua serva si riposino come tu.15E ricordati che sei stato schiavo nel paese d’Egitto, e che l’Eterno, l’Iddio tuo, ti tratto di là con mano potente e con braccio steso; perciò l’Eterno, il tuo Dio, ti ordina d’osservare il giorno del riposo.16Onora tuo padre e tua madre, come l’Eterno, l’Iddio tuo, ti ha comandato, affinché i tuoi giorni siano prolungati, e tu sii felice sulla terra che l’Eterno, l’Iddio tuo, ti dà.17Non uccidere.18Non commettere adulterio.19Non rubare.20Non attestare il falso contro il tuo prossimo.21Non concupire la moglie del tuo prossimo, e non bramare la casa del tuo prossimo, né il suo campo, né il suo servo, né la sua serva, né il suo bue, né il suo asino, né cosa alcuna che sia del tuo prossimo".

Nella sua 2' epistola, l'apostolo Pietro pervenuto come Mosè al momento di «deporre la sua tenda» (cioè di lasciare questo mondo), si applica a ricordare ai suoi fratelli delle grandi verità che tuttavia essì conoscevano già. Sono sfuggiti alla corruzione, hanno ricevuto le grandi e preziose promesse. Soprattutto che essi non le dimentichino ora! (2 Pietro 1:4, 12-13; 3:1). Ne ha loro parlato sovente. Ma vi ritorna su, ancora, terminando il suo servizio di pastore, ed è pure quel che fa Mosè, vero pastore per Israele. Questi servitori non sono più con noi per «risvegliare la nostra pura intelligenza», ma Iddio ci ha conservato i loro avvertimenti nel suo Libro, e pur «essendo morti, parlano ancora». Non ci meravigliamo, dunque, di trovare nella Bibbia molte ripetizioni. Percorrendo il Deuteronomio ne incontreremo un certo numero.

Voi sapete per esperienza quante volte i vostri genitori sono obbligati di ripetervi le stesse cose onde vi prestiate attenzione.

Si, ascoltiamo e osserviamo quelle preziose parole indirizzate a voi, a te, quanto ad Israele. E, riprendendo di nuovo la legge, ricordiamoci che, vi è una parola che la riassume interamente: «L'amore — ci è detto — è l'adempimento della legge» (Romani 13:10).

Deuteronomio 5:22-33
22Queste parole pronunziò l’Eterno parlando a tutta la vostra raunanza, sul monte, di mezzo al fuoco, alla nuvola, all’oscurità, con voce forte, e non aggiunse altro. Le scrisse su due tavole di pietra, e me le diede.23Or come udiste la voce che usciva dalle tenebre mentre il monte era tutto in fiamme, i vostri capi tribù e i vostri anziani s’accostarono tutti a me, e diceste:24"Ecco, l’Eterno, l’Iddio nostro, ci ha fatto vedere la sua gloria e la sua grandezza, e noi abbiamo udito la sua voce di mezzo al fuoco; oggi abbiam veduto che Dio ha parlato con l’uomo e l’uomo è rimasto vivo.25Or dunque, perché morremmo noi? giacché questo gran fuoco ci consumerà; se continuiamo a udire ancora la voce dell’Eterno, dell’Iddio nostro, noi morremo.26Poiché qual è il mortale, chiunque egli sia, che abbia udito come noi la voce dell’Iddio vivente parlare di mezzo al fuoco e sia rimasto vivo?27Accostati tu e ascolta tutto ciò che l’Eterno, il nostro Dio, dirà; e ci riferirai tutto ciò che l’Eterno, l’Iddio nostro, ti avrà detto, e noi l’ascolteremo e lo faremo".28E l’Eterno udì le vostre parole, mentre mi parlavate; e l’Eterno mi disse: "Io ho udito le parole che questo popolo ti ha rivolte; tutto quello che hanno detto, sta bene.29Oh avessero pur sempre un tal cuore, da temermi e da osservare tutti i miei comandamenti, per esser felici in perpetuo eglino ed i loro figliuoli!30Va’ e di’ loro: Tornate alle vostre tende;31ma tu resta qui meco, e io ti dirò tutti i comandamenti, tutte le leggi e le prescrizioni che insegnerai loro, perché le mettano in pratica nel paese di cui do loro il possesso".32Abbiate dunque cura di far ciò che l’Eterno, l’Iddio vostro, vi ha comandato; non ve ne sviate né a destra né a sinistra;33camminate in tutto e per tutto per la via che l’Eterno, il vostro Dio, vi ha prescritta, affinché viviate e siate felici e prolunghiate i vostri giorni nel paese di cui avrete il possesso.

Per Israele si tratta ora di ascoltare gli statuti e i comandamenti dell'Eterno, di impararli e di osservarli per metterli in pratica. Verbi molto importanti per noi in rapporto con la Parola di Dio: Ascoltare, imparare, osservare e praticare! (vers. 1). A capo di tutti gli statuti e i comandamenti viene naturalmente la legge. I quattro primi comandamenti riguardano i rapporti dell'uomo con Dio. Per noi, come per Israele, sono un prezioso rievoco del passato, che ci pone dinanzi l'Iddio della nostra liberazione (vers. 6:15) che è Spirito, che è santo ma anche pieno di bontà e che ha preparato un riposo per i suoi (vers. 14). Dopo di Lui, secondo il 5° comandamento, l'onore è dovuto ai genitori. Il Nuovo Testamento lo ricorda ai figli (Efesini 6:1-2). Poi quattro comandamenti riguardano le relazioni con le altre persone nella vita in società. E infine l'ultimo concerne noi stessi, poiché Egli legge nel nostro cuore per scoprirvi quel che non diciamo a nessuno.

Il seguente piano ci aiuterà a ricordarci della disposizione dei dieci comandamenti: 1° relazioni con Dio (quattro comandamenti); 2° con i nostri genitori (un comandamento); 3° col nostro prossimo (quattro comandamenti), e infine 4° con la nostra propria coscienza (un comandamento).

Deuteronomio 6:1-15
1Or questi sono i comandamenti, le leggi e le prescrizioni che l’Eterno, il vostro Dio, ha ordinato d’insegnarvi, perché li mettiate in pratica nel paese nel quale state per passare per prenderne possesso;2affinché tu tema l’Iddio tuo, l’Eterno, osservando, tutti i giorni della tua vita, tu, il tuo figliuolo e il figliuolo del tuo figliuolo, tutte le sue leggi e tutti i suoi comandamenti che io ti do, e affinché i tuoi giorni siano prolungati.3Ascolta dunque, Israele, e abbi cura di metterli in pratica, affinché tu sii felice e moltiplichiate grandemente nel paese ove scorre il latte e il miele, come l’Eterno, l’Iddio de’ tuoi padri, ti ha detto.4Ascolta, Israele: l’Eterno, l’Iddio nostro, è l’unico Eterno.5Tu amerai dunque l’Eterno, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze.6E questi comandamenti che oggi ti do ti staranno nel cuore;7li inculcherai ai tuoi figliuoli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai.8Te li legherai alla mano come un segnale, ti saranno come frontali tra gli occhi,9e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.10E quando l’Eterno, l’Iddio tuo, t’avrà fatto entrare nel paese che giurò ai tuoi padri, Abrahamo, Isacco e Giacobbe, di darti; quando t’avrà menato alle grandi e buone città che tu non hai edificate,11alle case piene d’ogni bene che tu non hai riempite, alle cisterne scavate che tu non hai scavate, alle vigne e agli uliveti che tu non hai piantati, e quando mangerai e sarai satollo,12guardati dal dimenticare l’Eterno che ti ha tratto dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù.13Temerai l’Eterno, l’Iddio tuo, lo servirai e giurerai per il suo nome.14Non andrete dietro ad altri dèi, fra gli dèi dei popoli che vi staranno attorno,15perché l’Iddio tuo, l’Eterno, che sta in mezzo a te, è un Dio geloso; l’ira dell’Eterno, dell’Iddio tuo, s’accenderebbe contro a te e ti sterminerebbe di sulla terra.

«E non aggiunse altro» (vers. 22). Questa legge così buona ha detto la sua ultima parola. La parola spetta ora all'uomo. Che cosa risponderà? Le sue prime parole sono magnifiche! L'Eterno ne rende testimonianza a Mosè al vers. 28: «Io ho udito le parole che questo popolo ti ha rivolte... Oh! avessero pur sempre un tal cuore da temermi!» Come questo primo amore ha del pregio per l'Eterno! Molto più tardi, al tempo di Geremia, Egli dovrà dire ancora con infinita tristezza: «Io mi ricordo dell'affezione che avevi per me... allorché tu mi seguivi nel deserto... Eppure il mio popolo ha dimenticato me da giorni innumerevoli» (Geremia 2:2, 32). Iddio si ricorda di quel debole amore; mentre Israele ha dimenticato l'immenso amore divino. Lamenti, mormorii, parole d'impazienza e di rivolta, ecco quel che ha fatto udire durante tutta la sua storia. E la sua parola finale verso il suo Creatore, quale fu? Crocifiggilo! Crocifiggilo!» — Iddio non ha aggiunto nulla alla legge. Ma ha dato invece qualche cosa di nuovo. Egli ha detto: Non vi do più una legge, vi do un Salvatore. Talché la parola è di nuovo lasciata all'uomo. Essa è vostra. Volete voi accettare questo Salvatore e ringraziare Dio?

Deuteronomio 6:16-25; Deuteronomio 7:1-6
16Non tenterete l’Eterno, il vostro Dio, come lo tentaste a Massa.17Osserverete diligentemente i comandamenti dell’Eterno, ch’è l’Iddio vostro, le sue istruzioni e le sue leggi che v’ha date.18E farai ciò ch’è affinché tu sii felice ed entri in possesso del buon paese che l’Eterno giurò ai tuoi padri di darti,19dopo ch’egli avrà tutti i tuoi nemici d’innanzi a te, come l’Eterno ha promesso.20Quando, in avvenire, il tuo figliuolo ti domanderà: "Che significano queste istruzioni, queste leggi e queste prescrizioni che l’Eterno, l’Iddio nostro, vi ha date?"21tu risponderai al tuo figliuolo: "Eravamo schiavi di Faraone in Egitto, e l’Eterno ci trasse dall’Egitto con mano potente.22E l’Eterno operò sotto i nostri occhi miracoli e prodigi grandi e disastrosi contro l’Egitto, contro Faraone e contro tutta la sua casa.23E ci trasse di là per condurci nel paese che avea giurato ai nostri padri di darci.24E l’Eterno ci ordinò di mettere in pratica tutte queste leggi, temendo l’Eterno, l’Iddio nostro, affinché fossimo sempre felici, ed egli ci conservasse in vita, come ha fatto finora.25E questa sarà la nostra giustizia: l’aver cura di mettere in pratica tutti questi comandamenti nel cospetto dell’Eterno, dell’Iddio nostro, com’egli ci ha ordinato".
1Quando l’Iddio tuo, l’Eterno, ti avrà introdotto nel paese dove vai per prenderne possesso, e ne avrà cacciate d’innanzi a te molte nazioni: gli Hittei, i Ghirgasei, gli Amorei, i Cananei, i Ferezei, gli Hivvei e i Gebusei, sette nazioni più grandi e più potenti di te,2e quando l’Eterno, l’Iddio tuo, le avrà date in tuo potere e tu le avrai sconfitte, tu le voterai allo sterminio: non farai con esse alleanza, ne farai loro grazia.3Non t’imparenterai con loro, non darai le tue figliuole ai loro figliuoli e non prenderai le loro figliuole per i tuoi figliuoli,4perché stornerebbero i tuoi figliuoli dal seguir me per farli servire a dèi stranieri, e l’ira dell’Eterno s’accenderebbe contro a voi, ed egli ben presto vi distruggerebbe.5Ma farete loro così: demolirete i loro altari, spezzerete le loro statue, abbatterete i loro idoli e darete alle fiamme le loro immagini scolpite.6Poiché tu sei un popolo consacrato all’Eterno, ch’è l’Iddio tuo; l’Eterno, l’Iddio tuo, ti ha scelto per essere il suo tesoro particolare fra tutti i popoli che sono sulla faccia della terra.

L'amore di Dio è ciò che si chiama un amore «esclusivo». Esige un impegno totale: cuore, anima, forza, e mente, tutto il nostro essere deve venire afferrato (colpito, colto). Nessuna parte di noi stesso sfugge alla sua influenza. E neppure nessun momento della nostra vita è escluso da questa occupazione. In casa, a tavola, alzandoci, coricandoci, fuori, in breve ad ogni istante delle nostre giornate, la Parola dovrebbe poter fare l'oggetto delle nostre conversazioni e dei nostri pensieri. Come ne siamo lontani! Ma l'Evangelo ci presenta il perfetto Modello, Colui nel quale tutto era per Dio. Noi udiamo Gesù citare i seguenti versetti con l'assoluta autorità di Colui che li ha realizzati: «Ascolta, Israele... Ama il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta l'anima tua e con tutta la mente tua e con tutta la forza tua» (Evangelo di Marco 12:29-30). La Parola di Dio era continuamente legata al cuore di Gesù talché, quando il Nemìco si è presentato nel deserto, essa è stata fra le sue mani la spada sicura per rispondergli. È per mezzo dei versetti 13 e 16 che Gesù ha chiuso due volte la bocca a Satana.

Vedete quanto è importante di conoscere dei versetti a memoria. Il diavolo non può nulla contro la Parola di Dio quando possiamo citarla per vincerlo.

Deuteronomio 7:7-26
7L’Eterno ha riposto in voi la sua affezione e vi ha scelti, non perché foste più numerosi di tutti gli altri popoli, ché anzi siete meno numerosi d’ogni altro popolo;8ma perché l’Eterno vi ama, perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri, l’Eterno vi ha tratti fuori con mano potente e vi ha redenti dalla casa di schiavitù, dalla mano di Faraone, re d’Egitto.9Riconosci dunque che l’Eterno, l’Iddio tuo, è Dio: l’Iddio fedele, che mantiene il suo patto e la sua benignità fino alla millesima generazione a quelli che l’amano e osservano i suoi comandamenti,10ma rende immediatamente a quelli che l’odiano ciò che si meritano, distruggendoli; non differisce, ma rende immediatamente a chi l’odia ciò che si merita.11Osserva dunque i comandamenti, le leggi e le prescrizioni che oggi ti do, mettendoli in pratica.12E avverrà che, per aver voi dato ascolto a queste prescrizioni e per averle osservate e messe in pratica, il vostro Dio, l’Eterno, vi manterrà il patto e la benignità che promise con giuramento ai vostri padri.13Egli t’amerà, ti benedirà, ti moltiplicherà, benedirà il frutto del tuo seno e il frutto del tuo suolo: il tuo frumento, il tuo mosto e il tuo olio, il figliare delle tue vacche e delle tue pecore, nel paese che giurò ai tuoi padri di darti.14Tu sarai benedetto più di tutti i popoli, e non ci sarà in mezzo a te né uomo né donna sterile, né animale sterile fra il tuo bestiame.15L’Eterno allontanerà da te ogni malattia, e non manderà su te alcuno di quei morbi funesti d’Egitto che ben conoscesti, ma li farà venire addosso a quelli che t’odiano.16Sterminerai dunque tutti i popoli che l’Eterno, l’Iddio tuo, sta per dare in tuo potere; l’occhio tuo non n’abbia pietà; e non servire agli dèi loro, perché ciò ti sarebbe un laccio. Forse dirai in cuor tuo:17"Queste nazioni sono più numerose di me; come potrò io cacciarle?"18Non le temere; ricordati di quello che l’Eterno, il tuo Dio, fece a Faraone e a tutti gli Egiziani;19ricordati delle grandi prove che vedesti con gli occhi tuoi, de’ miracoli e dei prodigi, della mano potente e del braccio steso coi quali l’Eterno, l’Iddio tuo, ti trasse dall’Egitto; così farà l’Eterno, l’Iddio tuo, a tutti i popoli, dei quali hai timore.20L’Eterno, il tuo Dio, manderà pure contro a loro i calabroni, finché quelli che saranno rimasti e quelli che si saranno nascosti per paura di te, siano periti.21Non ti sgomentare per via di loro, poiché l’Iddio tuo, l’Eterno, è in mezzo a te, Dio grande e terribile.22E l’Eterno, l’Iddio tuo, caccerà a poco a poco queste nazioni d’innanzi a te; tu non le potrai distruggere a un tratto, perché altrimenti le fiere della campagna moltiplicherebbero a tuo danno;23ma il tuo Dio, l’Eterno, le darà in tuo potere, e le metterà interamente in rotta finché siano distrutte.24Ti darà nelle mani i loro re, e tu farai scomparire i loro nomi di sotto ai cieli; nessuno potrà starti a fronte, finché tu le abbia distrutte.25Darai alle fiamme le immagini scolpite dei loro dèi; non agognerai e non prenderai per te l’argento ch’è su quelle, onde tu non abbia a esserne preso come da un laccio; perché sono un’abominazione per l’Eterno, ch’è l’Iddio tuo;26e non introdurrai cosa abominevole in casa tua, perché saresti maledetto, com’è quella cosa; la detesterai e l’abominerai assolutamente, perché è un interdetto.

«Non tentate il Signore Iddio vostro» (vers. 16). Tentare Dio, significa cercare, per verificare se quel che Egli ha detto è vero. È dunque dell'incredulità, né più né meno. La fede, non ha bisogno di prove. A Massa il popolo aveva detto: «L'Eterno è egli in mezzo a noi, si o no?» (Esodo 17:7). Mentre dal pinnacolo del tempio, il Signore non aveva bisogno di gettarsi giù per sapere che sarebbero stati dati ordini agli angeli a suo riguardo. Iddio l'aveva detto; ciò bastava (Matteo 4:6).

Secondo il vers. 7 i genitori avevano l'incarico di insegnare ai loro figli le parole dell'Eterno. Nel nostro vers. 20 è previsto che i figli interrogherebbero i loro genitori. È questo qualcosa che voi fate talvolta? Qual'è il miglior modo di comprendere se non quello di fare delle domande? Esse non stancheranno quelli ai quali vi rivolgerete. Al contrario, saranno per loro il mezzo d'obbedire agl'insegnamenti del vers. 7. Che bella risposta poteva dare l'Israelita ai suoi figli! (vers. 21-25). E quali risposte ancora più belle potranno dare, alle vostre domande, i vostri genitori, e i vostri fratelli maggiori!

Deuteronomio 8:1-20
1Abbiate cura di mettere in pratica tutti i comandamenti che oggi vi do, affinché viviate, moltiplichiate, ed entriate in possesso del paese che l’Eterno giurò di dare ai vostri padri.2Ricordati di tutto il cammino che l’Eterno, l’Iddio tuo, ti ha fatto fare questi quarant’anni nel deserto per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, e se tu osserveresti o no i suoi comandamenti.3Egli dunque t’ha umiliato, t’ha fatto provar la fame, poi t’ha nutrito di manna che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avean mai conosciuta, per insegnarti che l’uomo non vive soltanto di pane, ma vive di tutto quello che la bocca dell’Eterno avrà ordinato.4Il tuo vestito non ti s’è logorato addosso, e il tuo piè non s’è gonfiato durante questi quarant’anni.5Riconosci dunque in cuor tuo che, come un uomo corregge il suo figliuolo, così l’Iddio tuo, l’Eterno, corregge te.6E osserva i comandamenti dell’Eterno, dell’Iddio tuo, camminando nelle sue vie e temendolo;7perché il tuo Dio, l’Eterno, sta per farti entrare in un buon paese: paese di corsi d’acqua, di laghi e di sorgenti che nascono nelle valli e nei monti;8paese di frumento, d’orzo, di vigne, di fichi e di melagrani; paese d’ulivi da olio e di miele;9paese dove mangerai del pane a volontà, dove non ti mancherà nulla; paese dove le pietre son ferro, e dai cui monti scaverai il rame.10Mangerai dunque e ti sazierai, e benedirai l’Eterno, il tuo Dio, a motivo del buon paese che t’avrà dato.11Guardati bene dal dimenticare il tuo Dio, l’Eterno, al punto da non osservare i suoi comandamenti, le sue prescrizioni e le sue leggi che oggi ti do;12onde non avvenga, dopo che avrai mangiato a sazietà ed avrai edificato e abitato delle belle case,13dopo che avrai veduto il tuo grosso e il tuo minuto bestiame moltiplicare, accrescersi il tuo argento e il tuo oro, ed abbondare ogni cosa tua,14che il tuo cuore s’innalzi, e tu dimentichi il tuo Dio, l’Eterno, che ti ha tratto dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù;15che t’ha condotto attraverso questo grande e terribile deserto, pieno di serpenti ardenti e di scorpioni, terra arida, senz’acqua; che ha fatto sgorgare per te dell’acqua dalla durissima rupe;16che nel deserto t’ha nutrito di manna che i tuoi padri non avean mai conosciuta, per umiliarti e per provarti, per farti, alla fine, del bene.17Guardati dunque dal dire in cuor tuo: "La mia forza e la potenza della mia mano m’hanno acquistato queste ricchezze";18ma ricordati dell’Eterno, dell’Iddio tuo; poiché egli ti dà la forza per acquistar ricchezze, affin di confermare, come fa oggi, il patto che giurò ai tuoi padri.19Ma se avvenga che tu dimentichi il tuo Dio, l’Eterno, e vada dietro ad altri dèi e li serva e ti prostri davanti a loro, io vi dichiaro quest’oggi solennemente che certo perirete.20Perirete come le nazioni che l’Eterno fa perire davanti a voi, perché non avrete dato ascolto alla voce dell’Eterno, dell’Iddio vostro.

Voi e io amiamo le persone che ci amano, ovvero quelle che sono simpatiche ed amabili. L'amore di Dio è d'una natura interamente diversa. Si è esercitato verso Israele ancora in Egitto, debole e misero popolo che non lo ricercava (vers. 7:8). Si è esercitato verso noi allorché eravamo senza forza, empi, ancora peccatori, nemici (Romani 5:6, 8, 10). L'uomo ama quando trova dei motivi nella persona amata. Invece tutti i motivi di Dio per amarci erano nel suo proprio cuore. Inoltre l'amore di Dio è eterno come Lui stesso. Può dire a Israele per mezzo di Geremia: «Io ti ho amato d'un amore eterno...» (Geremia 31:3).

Così ora l'amore dell'uomo per Dio, chiesto al cap. 6:5 non è che un amore in cambio. Ha un motivo: Il Suo proprio amore. «Noi l'amiamo perché Egli ci ha amati per primo» (1 Giovanni 4:19). Esso ha avuto per noi un principio: la nostra conversione. Ed ha pure per noi una conseguenza: l'obbedienza. A questa l'amore divino corrisponde di nuovo, ma un amore speciale, quello del vers. 13, che, nel Nuovo Testamento, corrisponde alla promessa del Signore: «Se qualcuno mi ama osserverà la mia Parola, e il Padre mio l'amerà...» (Giovanni 14:23).

Deuteronomio 9:1-17
1Ascolta, Israele! Oggi tu stai per passare il Giordano per andare a impadronirti di nazioni più grandi e più potenti di te, di città grandi e fortificate fino al cielo,2di un popolo grande e alto di statura, de’ figliuoli degli Anakim che tu conosci, e dei quali hai sentito dire: "Chi mai può stare a fronte de’ figliuoli di Anak?"3Sappi dunque oggi che l’Eterno, il tuo Dio, è quegli che marcerà alla tua testa, come un fuoco divorante; ei li distruggerà e li abbatterà davanti a te; tu li scaccerai e li farai perire in un attimo, come l’Eterno ti ha detto.4Quando l’Eterno, il tuo Dio, li avrà cacciati via d’innanzi a te, non dire nel tuo cuore: "A cagione della mia giustizia l’Eterno mi ha fatto entrare in possesso di questo paese"; poiché l’Eterno caccia d’innanzi a te queste nazioni, per la loro malvagità.5No, tu non entri in possesso del loro paese a motivo della tua giustizia, né a motivo della rettitudine del tuo cuore; ma l’Eterno, il tuo Dio, sta per cacciare quelle nazioni d’innanzi a te per la loro malvagità e per mantenere la parola giurata ai tuoi padri, ad Abrahamo, a Isacco e a Giacobbe.6Sappi dunque che, non a motivo della tua giustizia l’Eterno, il tuo Dio, ti dà il possesso di questo buon paese; poiché tu sei un popolo di collo duro.7Ricordati, non dimenticare come hai provocato ad ira l’Eterno, il tuo Dio, nel deserto. Dal giorno che uscisti dal paese d’Egitto, fino al vostro arrivo in questo luogo, siete stati ribelli all’Eterno.8Anche ad Horeb provocaste ad ira l’Eterno; e l’Eterno si adirò contro di voi, al punto di volervi distruggere.9Quand’io fui salito sul monte a prendere le tavole di pietra, le tavole del patto che l’Eterno avea fermato con voi, io rimasi sul monte quaranta giorni e quaranta notti, senza mangiar pane né bere acqua;10e l’Eterno mi dette le due tavole di pietra, scritte col dito di Dio, sulle quali stavano tutte le parole che l’Eterno vi avea dette sul monte, di mezzo al fuoco, il giorno della raunanza.11E fu alla fine dei quaranta giorni e delle quaranta notti che l’Eterno mi dette le due tavole di pietra, le tavole del patto.12Poi l’Eterno mi disse: "Lèvati, scendi prontamente di qui, perché il tuo popolo che hai tratto dall’Egitto si è corrotto; hanno ben presto lasciato la via che io avevo loro ordinato di seguire; si son fatti una immagine di getto".13L’Eterno mi parlò ancora, dicendo: "Io l’ho visto questo popolo; ecco, esso è un popolo di collo duro;14lasciami fare; io li distruggerò e cancellerò il loro nome di sotto i cieli, e farò di te una nazione più potente e più grande di loro".15Così io mi volsi e scesi dal monte, dal monte tutto in fiamme, tenendo nelle mie due mani le due tavole del patto.16Guardai, ed ecco che avevate peccato contro l’Eterno, il vostro Dio; v’eravate fatto un vitello di getto; avevate ben presto lasciata la via che l’Eterno vi aveva ordinato di seguire.17E afferrai le due tavole, le gettai dalle mie due mani, e le spezzai sotto i vostri occhi.

«Ricordati... Ricordati!» 2 il tema di questo libro del Deuteronomio. Il cuore d'Israele, come il nostro, è così pronto a dimenticare Dio e ad un tempo le sue liberazioni, le sue promesse, i suoi comandamenti. È possibile che il popolo potesse perdere il ricordo dell'Egitto e quello dei quarant'anni di deserto, che dimenticasse la manna, l'acqua della roccia, e il fatto, altro miracolo, che i vestimenti loro non si erano logorati perché non si sarebbero potuti sostituire con altri? Veramente l'uomo è sempre il medesimo. «Avete il cuore indurato? —chiede il Signore ai suoi discepoli dopo le due moltiplicazioni di pane.

Perché ragionate voi del non aver pane?... Non avete memoria alcuna?» (Marco 8:17). E sovente, senza dubbio, Egli potrebbe rivolgerci lo stesso rimprovero attristato.

L'Eterno aveva portato Israele come un uomo porta il suo figliuolo (cap. 1:31). Qui ci è detto: «Come un uomo corregge il suo figliuolo, così l'Iddio tuo, l'Eterno, corregge te.» Essere portato ed essere corretto sono i due privilegi del figlio di Dio! Il secondo è tanto necessario quanto il primo, come ce lo mostra il cap. 12 dell'epistola agli Ebrei (vers. 5-10), che ci parla della disciplina salutare, dell'educazione delle anime nostre.

Deuteronomio 9:18-29
18Poi mi prostrai davanti all’Eterno, come avevo fatto la prima volta, per quaranta giorni e per quaranta notti; non mangiai pane né bevvi acqua, a cagione del gran peccato che avevate commesso, facendo ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno, per irritarlo.19Poiché io avevo paura, a veder l’ira e il furore da cui l’Eterno era invaso contro di voi, al punto di volervi distruggere. Ma l’Eterno m’esaudì anche questa volta.20L’Eterno s’adiro anche fortemente contro Aaronne, al punto di volerlo far perire; e io pregai in quell’occasione anche per Aaronne.21Poi presi il corpo del vostro delitto, il vitello che avevate fatto, lo detti alle fiamme, lo feci a pezzi, frantumandolo finché fosse ridotto in polvere, e buttai quella polvere nel torrente che scende dal monte.22Anche a Tabeera, a Massa e a Kibroth-Hattaava voi irritaste l’Eterno.23E quando l’Eterno vi volle far partire da Kades-Barnea dicendo: "Salite, e impossessatevi del paese che io vi do", voi vi ribellaste all’ordine dell’Eterno, del vostro Dio, non aveste fede in lui, e non ubbidiste alla sua voce.24Siete stati ribelli all’Eterno, dal giorno che vi conobbi.25Io stetti dunque così prostrato davanti all’Eterno quei quaranta giorni e quelle quaranta notti, perché l’Eterno avea detto di volervi distruggere.26E pregai l’Eterno e dissi: "O Signore, o Eterno, non distruggere il tuo popolo, la tua eredità, che hai redento nella tua grandezza, che hai tratto dall’Egitto con mano potente.27Ricordati de’ tuoi servi, Abrahamo, Isacco e Giacobbe; non guardare alla caparbietà di questo popolo, e alla sua malvagità, e al suo peccato,28affinché il paese donde ci hai tratti non dica: Siccome l’Eterno non era capace d’introdurli nella terra che aveva loro promessa, e siccome li odiava, li ha fatti uscir di qui per farli morire nel deserto.29E nondimeno, essi sono il tuo popolo, la tua eredità, che tu traesti dall’Egitto con la tua gran potenza e col tuo braccio steso".

Che contrasto fra il deserto che Israele aveva attraversato, «grande e terribile deserto, pieno di serpenti ardenti e di scorpioni, terra arida, senz'acqua» (vers. 15) e il «buon paese», pieno di corsi d'acqua, di laghi e di sorgenti (vers. 7), in cui stava per penetrare! E che contrasto pure fra gli alimenti dell'Egitto di sapore forte, ma poco nutrienti (porri, aglio, cipolle ecc.) e i ricchi frutti sostanziali di quel buon paese di Canaan: frumento, orzo, viti, fìchi, melagrani, olivi e miele, che dànno forza, gioia, salute e dolcezza, e che ricordano il frutto dello Spirito di cui l'epistola ai Galati ci dice: che e l'amore, la gioia, la pace, la longanimità, la benevolenza, la bontà, la fedeltà, la dolcezza, la temperanza! — Qual'era lo scopo di Dio permettendo per il suo popolo le esperienze del deserto? È ripetuto tre volte: «per umiliarti» (vers. 2:3, 16).

L'uomo che ha dei bisogni perde fiducia nella sua propria forza. Allora è più disposto a volgersi verso il suo Creatore, ed è appunto qui che Dio lo aspetta, poiché il suo scopo non è la prova, ma «di farti, alla fine, del bene» (vers. 16).

Deuteronomio 10:1-11
1In quel tempo, l’Eterno mi disse: "Tagliati due tavole di pietra simili alle prime, e sali da me sul monte; fatti anche un’arca di legno;2e io scriverò su quelle tavole le parole che erano sulle prime che tu spezzasti, e tu le metterai nell’arca".3Io feci allora un’arca di legno d’acacia, e tagliai due tavole di pietra simili alle prime; poi salii sul monte, tenendo le due tavole in mano.4E l’Eterno scrisse su quelle due tavole ciò che era stato scritto la prima volta, cioè le dieci parole che l’Eterno avea pronunziate per voi sul monte, di mezzo al fuoco, il giorno della raunanza. E l’Eterno me le diede.5Allora mi volsi e scesi dal monte; misi le tavole nell’arca che avevo fatta, e quivi stanno, come l’Eterno mi aveva ordinato.6(Or i figliuoli d’Israele partirono da Beeroth-Benè-Jaakan per Mosera. Quivi morì Aaronne, e quivi fu sepolto; ed Eleazar, suo figliuolo, divenne sacerdote al posto di lui.7Di là partirono alla volta di Gudgoda; e da Gudgoda alla volta di Jotbatha, paese di corsi d’acqua.8In quel tempo l’Eterno separò la tribù di Levi per portare l’arca del patto dell’Eterno, per stare davanti all’Eterno ed esser suoi ministri, e per dar la benedizione nel nome di lui, come ha fatto sino al dì d’oggi.9Perciò Levi non ha parte né eredità coi suoi fratelli; l’Eterno è la sua eredità, come gli ha detto l’Eterno, l’Iddio tuo).10Or io rimasi sul monte, come la prima volta, quaranta giorni e quaranta notti; e l’Eterno mi esaudì anche questa volta: l’Eterno non ti volle distruggere.11E l’Eterno mi disse: "Lèvati, mettiti in cammino alla testa del tuo popolo, ed entrino essi nel paese che giurai ai loro padri di dar loro, e ne prendano possesso".

Si può essere meravigliati udendo Mosè descrivere la forza dei nemici d'Israele. Egli adopera le stesse espressioni degli uomini increduli che avevano fatto struggere il cuore del popolo (cap. 1:28). Ma quella potenza era ben reale, e non si tratta dí nasconderla; si tratta invece di porre la fiducia in una potenza più grande. L'Eterno sarebbe passato davanti a loro per abbattere e distruggere quella forza del nemico. Le città parevano murate fino al cielo? Era vero, ma nei cieli stessi, ben al disopra di esse, l'Eterno con un leggero soffio poteva far crollare le loro mura. Nello stesso modo il Signore non nasconde ai suoi le prove che li aspettano e li previene: «Ecco ve l'ho predetto» (Matteo 24:25).

«Sappi dunque che, non a motivo della tua giustizia — ricorda in seguito Mosè — il tuo Dio, l'Eterno, ti dà il possesso di questo buon paese» (vers. 6).

Il figlio di Dio neppure non ha da far valere una sua propria giustizia. «Egli ci ha salvati, non per opere giuste che noi avessimo fatte, ma secondo la sua misericordia... affinché, giustificati per la sua grazia, noi fossimo fatti eredi secondo la speranza della vita eterna» (Tito 3:5-7).

Deuteronomio 10:12-22
12Ed ora, Israele, che chiede da te l’Eterno, il tuo Dio, se non che tu tema l’Eterno, il tuo Dio, che tu cammini in tutte le sue vie, che tu l’ami e serva all’Eterno, ch’è il tuo Dio, con tutto il tuo cuore e con tutta l’anima tua,13che tu osservi per il tuo bene i comandamenti dell’Eterno e le sue leggi che oggi ti do?14Ecco, all’Eterno, al tuo Dio, appartengono i cieli, i cieli dei cieli, la terra e tutto quanto essa contiene;15ma soltanto ne’ tuoi padri l’Eterno pose affezione, e li amò; e, dopo loro, fra tutti i popoli, scelse la loro progenie, cioè voi, come oggi si vede.16Circoncidete dunque il vostro cuore e non indurate più il vostro collo;17poiché l’Eterno, il vostro Dio, è l’Iddio degli dèi, il Signor dei signori, l’Iddio grande, forte e tremendo, che non ha riguardi personali e non accetta presenti,18che fa giustizia all’orfano e alla vedova, che ama lo straniero e gli dà pane e vestito.19Amate dunque lo straniero, poiché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto.20Temi l’Eterno, il tuo Dio, a lui servi, tienti stretto a lui, e giura nel suo nome.21Egli è l’oggetto delle tue lodi, egli è il tuo Dio, che ha fatto per te queste cose grandi e tremende che gli occhi tuoi hanno vedute.22I tuoi padri scesero in Egitto in numero di settanta persone; e ora l’Eterno, il tuo Dio, ha fatto di te una moltitudine pari alle stelle de’ cieli.

Mosè è particolarmente citato nel Salmo 99 fra quelli che invocano il nome dell'Eterno. Egli intercede per il popolo e anche per Aaronne suo fratello. Ecco per noi due soggetti di preghiera da non dimenticare: Da un lato l'Assemblea, la Chiesa intera, dall'altro i membri della nostra famiglia. Il seguito del Salmo è molto bello!» Tu li esaudisti, o Eterno, Iddio nostro! Fosti per loro un Dio perdonatore» (Salmo 99:6, 8). Che cosa preziosa che in questo Salmo anche Aaronne sia nominato. Non soltanto, in risposta alla preghiera di Mosè, il suo fallo fu perdonato, ma in seguito potè diventare a sua volta un intercessore (Vedere Numeri 16:47). Quando abbiamo imparato una lezione a nostre spese, siamo resi capaci d'essere in seguito un aiuto ad altri.

«E tu quando sarai ritornato, fortifica i tuoi fratelli» (Luca 22:32).

Che felicità, cari giovani amici cristiani, di pensare che se Israele aveva Mosè sulla montagna, che intercedeva per lui, noi possediamo per nostra parte Gesù nel cielo, che prega il Padre in favore di ciascuno di noi.

Deuteronomio 11:1-15
1Ama dunque l’Eterno, il tuo Dio, e osserva sempre quel che ti dice d’osservare, le sue leggi, le sue prescrizioni e i suoi comandamenti.2E riconoscete oggi (poiché non parlo ai vostri figliuoli che non hanno conosciuto né hanno veduto le lezioni dell’Eterno, del vostro Dio), riconoscete la sua grandezza, la sua mano potente, il suo braccio steso,3i suoi miracoli, le opere che fece in mezzo all’Egitto contro Faraone, re d’Egitto, e contro il suo paese;4e quel che fece all’esercito d’Egitto, ai suoi cavalli e ai suoi carri, come fece rifluir su loro le acque del mar Rosso quand’essi v’inseguivano, e come li distrusse per sempre;5e quel che ha fatto per voi nel deserto, fino al vostro arrivo in questo luogo;6e quel che fece a Dathan e ad Abiram, figliuoli di Eliab, figliuolo di Ruben; come la terra spalancò la sua bocca e li inghiottì con le loro famiglie, le loro tende e tutti quelli ch’erano al loro séguito, in mezzo a tutto Israele.7Poiché gli occhi vostri hanno veduto le grandi cose che l’Eterno ha fatte.8Osservate dunque tutti i comandamenti che oggi vi do, affinché siate forti e possiate entrare in possesso del paese nel quale state per entrare per impadronirvene,9e affinché prolunghiate i vostri giorni sul suolo che l’Eterno giurò di dare ai vostri padri e alla loro progenie: terra ove scorre il latte e il miele.10Poiché il paese del quale state per entrare in possesso non è come il paese d’Egitto donde siete usciti, e nel quale gettavi la tua semenza e poi lo annaffiavi coi piedi, come si fa d’un orto;11ma il paese di cui andate a prendere possesso è paese di monti e di valli, che beve l’acqua della pioggia che vien dal cielo:12paese del quale l’Eterno, il tuo Dio, ha cura, e sul quale stanno del continuo gli occhi dell’Eterno, del tuo Dio, dal principio dell’anno sino alla fine.13E se ubbidirete diligentemente ai miei comandamenti che oggi vi do, amando il vostro Dio, l’Eterno, e servendogli con tutto il vostro cuore e con tutta l’anima vostra,14avverrà ch’io darò al vostro paese la pioggia a suo tempo: la pioggia d’autunno e di primavera, perché tu possa raccogliere il tuo grano, il tuo vino e il tuo olio;15e farò pure crescere dell’erba ne’ tuoi campi per il tuo bestiame, e tu mangerai e sarai saziato.

La legge è stata dunque data due volte. Appena fra le mani di Mosè le prime due tavole furono spezzate onde il giudicio non entrasse con esse nel campo idolatra. Ne sarebbe stato lo stesso la seconda volta, se l'Eterno non avesse ordinato a Mosè di porre subito le nuove tavole nell'arca del patto, figura del signore Gesù, come lo sappiamo. Cristo ha adempiuto questa legge divina di cui nessun uomo poteva far nulla. Fino al Suo arrivo, essa era come un bello strumento musicale (quel saltero a dieci corde del Salmo 33:2 per esempio), che nessuno avrebbe potuto suonare. Ma questa legge che era «debole per la carne», Cristo l'ha resa «grande e magnifica» (Romani 8:3 — Isaia 42:21).

E per noi ora, che avviene della legge di Dio? Non vi sono soltanto dieci parole da osservare, ma tutta la Parola di Dio. E non è più scolpita su delle tavole di pietra, ma sulle tavole di carne del cuore (2 Corinzi 3:3) alla sorgente stessa della vita e dell'amore. Non può esserne altrimenti, poiché la Parola, per noi, non è soltanto un libro che contiene i pensieri di Dio, ma la rivelazione d'una Persona vivente: Gesù che noi amiamo.

Deuteronomio 11:16-32
16Vegliate su voi stessi onde il vostro cuore non sia sedotto e voi lasciate la retta via e serviate a dèi stranieri e vi prostriate dinanzi a loro,17e si accenda contro di voi l’ira dell’Eterno, ed egli chiuda i cieli in guisa che non vi sia più pioggia, e la terra non dia più i suoi prodotti, e voi periate ben presto, scomparendo dal buon paese che l’Eterno vi dà.18Vi metterete dunque nel cuore e nell’anima queste mie parole; ve le legherete alla mano come un segnale e vi saranno come frontali tra gli occhi;19le insegnerete ai vostri figliuoli, parlandone quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai per viaggio, quando ti coricherai e quando ti alzerai;20e le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte,21affinché i vostri giorni e i giorni de’ vostri figliuoli, nel paese che l’Eterno giurò ai vostri padri di dar loro, siano numerosi come i giorni de’ cieli al disopra della terra.22Poiché, se osservate diligentemente tutti questi comandamenti che vi do, e li mettete in pratica, amando l’Eterno, il vostro Dio, camminando in tutte le sue vie e tenendovi stretti a lui,23l’Eterno caccerà d’innanzi a voi tutte quelle nazioni, e voi v’impadronirete di nazioni più grandi e più potenti di voi.24Ogni luogo che la pianta del vostro piede calcherà, sarà vostro; i vostri confini si estenderanno dal deserto al Libano, dal fiume, il fiume Eufrate, al mare occidentale.25Nessuno vi potrà stare a fronte; l’Eterno, il vostro Dio, come vi ha detto, spanderà la paura e il terrore di voi per tutto il paese dove camminerete.26Guardate, io pongo oggi dinanzi a voi la benedizione e la maledizione:27la benedizione, se ubbidite ai comandamenti dell’Eterno, del vostro Dio, i quali oggi vi do;28la maledizione, se non ubbidite ai comandamenti dell’Eterno, dell’Iddio vostro, e se vi allontanate dalla via che oggi vi prescrivo, per andar dietro a dèi stranieri che voi non avete mai conosciuti.29E quando l’Eterno, il tuo Dio, t’avrà introdotto nel paese nel quale vai per prenderne possesso, tu pronunzierai la benedizione sul monte Gherizim, e la maledizione sul monte Ebal.30Questi monti non sono essi di là dal Giordano, dietro la via di ponente, nel paese dei Cananei che abitano nella pianura dirimpetto a Ghilgal presso la querce di Moreh?31Poiché voi state per passare il Giordano per andare a prender possesso del paese, che l’Eterno, l’Iddio vostro, vi da; voi lo possederete e vi abiterete.32Abbiate dunque cura di mettere in pratica tutte le leggi e le prescrizioni, che oggi io pongo dinanzi a voi.

Ai versetti 12 e 13 un bel programma di vita è posto davanti agli Israeliti. E da te, che cosa chiede l'Eterno? Non è forse la stessa cosa?: timore, cammino fedele, amore, servizio, obbedienza. Tutto questo, come abbiam visto, è «per il tuo bene» (vers. 13) e non è che una giusta risposta all'amore divino. Preziosi legami reciproci: «Nei tuoi padri l'Eterno pose affezione e li amò» (vers. 15)... «Tienti stretto a Lui» (vers. 20).

«Circoncidete il vostro cuore.» Non basta un segno esteriore provante che si ha una religione. Vi dev'essere nel cuore il segno divino che provi che abbiam finito con noi stessi e che apparteniamo a Dio.

L'Eterno è il sostegno di quelli che son soli nella vita. L'orfano, la vedova, lo straniero sono particolarmente gli oggetti delle sue cure. Questo Dio «grande, potente e terribile» è anche un Dio pieno di tenerezza, un padre per gli orfani, un Giudice, difensore delle vedove» (Salmo 68:5). Dobbiamo ritenere anche una bella espressione in questi ricchi versetti: «Egli è l'oggetto delle tue lodi» (vers. 21). Non è soltanto ciò ch'Egli ha fatto, ma la sua Persona stessa che è per il cuore e le labbra del riscattato un continuo soggetto di gioia e d'adorazione.

Deuteronomio 12:1-19
1Queste sono le leggi e le prescrizioni che avrete cura d’osservare nel paese che l’Eterno, l’Iddio de’ tuoi padri, ti da perché tu lo possegga, tutto il tempo che vivrete sulla terra.2Distruggerete interamente tutti i luoghi dove le nazioni che state per cacciare servono i loro dèi: sugli alti monti, sui colli, e sotto qualunque albero verdeggiante.3Demolirete i loro altari, spezzerete le loro statue, darete alle fiamme i loro idoli d’Astarte, abbatterete le immagini scolpite dei loro dèi, e farete sparire il loro nome da quei luoghi.4Non così farete riguardo all’Eterno, all’Iddio vostro;5ma lo cercherete nella sua dimora, nel luogo che l’Eterno, il vostro Dio, avrà scelto fra tutte le vostre tribù, per mettervi il suo nome; e quivi andrete;6quivi recherete i vostri olocausti e i vostri sacrifizi, le vostre decime, quel che le vostre mani avranno prelevato, le vostre offerte votive e le vostre offerte volontarie, e i primogeniti de’ vostri armenti e de’ vostri greggi;7e quivi mangerete davanti all’Eterno, ch’è il vostro Dio, e vi rallegrerete, voi e le vostre famiglie, godendo di tutto ciò a cui avrete messo mano, e in cui l’Eterno, il vostro Dio, vi avrà benedetti.8Non farete come facciamo oggi qui, dove ognuno fa tutto quel che gli par bene,9perché finora non siete giunti al riposo e all’eredità che l’Eterno, il vostro Dio, vi dà.10Ma passerete il Giordano e abiterete il paese che l’Eterno, il vostro Dio, vi dà in eredità, e avrete requie da tutti i vostri nemici che vi circondano e sarete stanziati in sicurtà;11e allora, recherete al luogo che l’Eterno, il vostro Dio, avrà scelto per dimora del suo nome, tutto quello che vi comando: i vostri olocausti e i vostri sacrifizi, le vostre decime, quel che le vostre mani avranno prelevato, e tutte le offerte scelte che avrete votate all’Eterno.12E vi rallegrerete dinanzi all’Eterno, al vostro Dio, voi, i vostri figliuoli, le vostre figliuole, i vostri servi, le vostre serve e il Levita che sarà entro le vostre porte; poich’egli non ha né parte né possesso tra voi.13Allora ti guarderai bene dall’offrire i tuoi olocausti in qualunque luogo vedrai;14ma offrirai i tuoi olocausti nel luogo che l’Eterno avrà scelto in una delle tue tribù; e quivi farai tutto quello che ti comando.15Però, potrai a tuo piacimento scannare animali e mangiarne la carne in tutte le tue città, secondo la benedizione che l’Eterno t’avrà largita; tanto colui che sarà impuro come colui che sarà puro ne potranno mangiare, come si fa della carne di gazzella e di cervo;16ma non ne mangerete il sangue; lo spargerai per terra come acqua.17Non potrai mangiare entro le tue porte le decime del tuo frumento, del tuo mosto, del tuo olio, né i primogeniti de’ tuoi armenti e de’ tuoi greggi, né ciò che avrai consacrato per voto, né le tue offerte volontarie, né quel che le tue mani avranno prelevato;18tali cose mangerai dinanzi all’Eterno, ch’è il tuo Dio, nel luogo che l’Eterno, il tuo Dio, avrà scelto, tu, il tuo figliuolo, la tua figliuola, il tuo servo, la tua serva, e il Levita che sarà entro le tue porte; e ti rallegrerai dinanzi all’Eterno, ch’è il tuo Dio, d’ogni cosa a cui avrai messo mano.19Guardati bene, tutto il tempo che vivrai nel tuo paese, dall’abbandonare il Levita.

Mosè rammenta i potenti motivi per i quali il popolo deve obbedire al suo Dio: L'Eterno è Colui a cui tutto appartiene (cap. 10:14): non devono forse anche loro appartenerGli? Poi Egli è l'Iddio grande e tremendo che ha fatto per loro delle «cose grandi e tremende» (cap. 10:17, 21); ma nello stesso tempo l'Iddio d'amore che ha liberato i suoi dalla schiavitù, che li ha perdonati ed ha preso cura di loro nel deserto. Infine Egli è Colui che li farà entrare nel buon paese sul quale ha del continuo lo sguardo.

E noi, cari giovani amici credenti, non abbiamo forse motivi maggiori di Israele per tenerci stretti a quel Dio Salvatore divenuto nostro Padre in Gesù, più motivi per ascoltarLo ed obbedirGli? — Che contrasto fra l'Egitto ove, oggi ancora, non piove quasi mai, — ove, per aver dell'acqua, gli Egiziani sono obbligati di farla salire nei canali per mezzo d'una specie di mulino a piede, — e Canaan, che l'acqua del cielo innaffiava gratuitamente e abbondantemente. Sì, che contrasto fra il mondo con i costanti sforzi dell'uomo per procurarsi la benedizione, e il terreno sul quale si trova il credente che riceve ogni cosa dalla grazia del suo Dio!

Deuteronomio 12:20-32
20Quando l’Eterno, il tuo Dio, avrà ampliato i tuoi confini, come t’ha promesso, e tu, desiderando di mangiar della carne dirai: "Vorrei mangiar della carne", potrai mangiar della carne a tuo piacimento.21Se il luogo che l’Eterno, il tuo Dio, avrà scelto per porvi il suo nome sarà lontano da te, potrai ammazzare del grosso e del minuto bestiame che l’Eterno t’avrà dato, come t’ho prescritto; e potrai mangiarne entro le tue porte a tuo piacimento.22Soltanto, ne mangerai come si mangia la carne di gazzella e di cervo; ne potrà mangiare tanto chi sarà impuro quanto chi sarà puro;23ma guardati assolutamente dal mangiarne il sangue, perché il sangue e la vita; e tu non mangerai la vita insieme con la carne.24Non lo mangerai; lo spargerai per terra come acqua.25Non lo mangerai affinché sii felice tu e i tuoi figliuoli dopo di te, quando avrai fatto ciò ch’è retto agli occhi dell’Eterno.26Ma quanto alle cose che avrai consacrate o promesse per voto, le prenderai e andrai al luogo che l’Eterno avrà scelto,27e offrirai i tuoi olocausti, la carne e il sangue, sull’altare dell’Eterno, ch’è il tuo Dio; e il sangue delle altre tue vittime dovrà essere sparso sull’altare dell’Eterno, del tuo Dio, e tu ne mangerai la carne.28Osserva e ascolta tutte queste cose che ti comando, affinché sii sempre felice tu e i tuoi figliuoli dopo di te, quando avrai fatto ciò ch’è bene e retto agli occhi dell’Eterno, ch’è il tuo Dio.29Quando l’Eterno, l’Iddio tuo, avrà sterminate davanti a te le nazioni là dove tu stai per entrare a spodestarle, e quando le avrai spodestate e ti sarai stanziato nel loro paese,30guardati bene dal cadere nel laccio, seguendo il loro esempio, dopo che saranno state distrutte davanti a te, e dall’informarti de’ loro dèi, dicendo: "Queste nazioni come servivano esse ai loro dèi? Anch’io vo’ fare lo stesso".31Non così farai riguardo all’Eterno, all’Iddio tuo; poiché esse praticavano verso i loro dèi tutto ciò ch’è abominevole per l’Eterno e ch’egli detesta; davan perfino alle fiamme i loro figliuoli e le loro figliuole, in onore dei loro dèi.32Avrete cura di mettere in pratica tutte le cose che vi comando; non vi aggiungerai nulla, e nulla ne toglierai.

«Vi metterete dunque nel cuore e nell'anima queste mie parole» (vers. 18). Si pensa al Signore che lascia i suoi con questo desiderio: «Le mie parole dimorino in voi» (Giovanni 15:7). Se così è, se le sue parole riempiono il cuore, potremo parlare di Lui, poiché «la bocca parla di quel che sovrabbonda nel cuore». Non ci sarà timidezza, né al contrario pie chiacchiere a riguardo di cose che non realizziamo. E noi potremo essere occupati di quelle parole... e di quella Persona nelle nostra casa e fuori, come ad ogni momento delle nostre giornate. Il bel passo del cap. 6:6-9 è qui ripetuto.

Poi viene la conclusione di tutte le esortazioni all'obbedienza: «Guardate, io pongo oggi dinanzi a voi la benedizione e la maledizione» (vers. 26). Sta a voi di scegliere! Dinanzi ad ognuno di noi s'aprono due vie. L'una è il sentiero stretto dell'obbedienza a Dio, l'altra la strada larga della nostra propria volontà. Ma a questo incrocio ci sono dei pali indicatori. Guardate, — è detto — guardate bene! Il sentiero dell'obbedienza conduce alla benedizione; l'altra strada, quella della propria volontà conduce alla maledizione. Quale volete scegliere... e seguire?

Deuteronomio 13:1-18
1Quando sorgerà in mezzo a te un profeta o un sognatore che ti mostri un segno o un prodigio,2e il segno o il prodigio di cui t’avrà parlato succeda, ed egli ti dica: "Andiamo dietro a dèi stranieri (che tu non hai mai conosciuto) e ad essi serviamo",3tu non darai retta alle parole di quel profeta o di quel sognatore; perché l’Eterno, il vostro Dio, vi mette alla prova per sapere se amate l’Eterno, il vostro Dio, con tutto il vostro cuore e con tutta l’anima vostra.4Seguirete l’Eterno, l’Iddio vostro, temerete lui, osserverete i suoi comandamenti, ubbidirete alla sua voce, a lui servirete e vi terrete stretti.5E quel profeta o quel sognatore sarà messo a morte, perché avrà predicato l’apostasia dall’Eterno, dal vostro Dio, che vi ha tratti dal paese d’Egitto e vi ha redenti dalla casa di schiavitù, per spingerti fuori della via per la quale l’Eterno, il tuo Dio, t’ha ordinato di camminare. Così toglierai il male di mezzo a te.6Se il tuo fratello, figliuolo di tua madre, o il tuo figliuolo o la tua figliuola o la moglie che riposa sul tuo seno o l’amico che ti è come un altro te stesso t’inciterà in segreto, dicendo: "Andiamo, serviamo ad altri dèi": dèi che né tu né i tuoi padri avete mai conosciuti,7dèi de’ popoli che vi circondano, vicini a te o da te lontani, da una estremità all’altra della terra,8tu non acconsentire, non gli dar retta; l’occhio tuo non abbia pietà per lui; non lo risparmiare, non lo ricettare;9anzi uccidilo senz’altro; la tua mano sia la prima a levarsi su lui, per metterlo a morte; poi venga la mano di tutto il popolo;10lapidalo, e muoia, perché ha cercato di spingerti lungi dall’Eterno, dall’Iddio tuo, che ti trasse dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù.11E tutto Israele l’udrà e temerà e non commetterà più nel mezzo di te una simile azione malvagia.12Se sentirai dire di una delle tue città che l’Eterno, il tuo Dio, ti dà per abitarle:13"Degli uomini perversi sono usciti di mezzo a te e hanno sedotto gli abitanti della loro città dicendo: Andiamo, serviamo ad altri dèi" (che voi non avete mai conosciuti),14tu farai delle ricerche, investigherai, interrogherai con cura; e, se troverai che sia vero, che il fatto sussiste e che una tale abominazione è stata realmente commessa in mezzo a te,15allora metterai senz’altro a fil di spada gli abitanti di quella città, la voterai allo sterminio, con tutto quel che contiene, e passerai a fil di spada anche il suo bestiame.16E radunerai tutto il bottino in mezzo alla piazza, e darai interamente alle fiamme la città con tutto il suo bottino, come sacrifizio arso interamente all’Eterno, ch’è il vostro Dio; essa sarà in perpetuo un mucchio di rovine, e non sarà mai più riedificata.17E nulla di ciò che sarà così votato allo sterminio s’attaccherà alle tue mani, affinché l’Eterno si distolga dall’ardore della sua ira, ti faccia misericordia, abbia pietà di te e ti moltiplichi, come giurò di fare ai tuoi padri,18quando tu obbedisca alla voce dell’Eterno, del tuo Dio, osservando tutti i suoi comandamenti che oggi ti do, e facendo ciò ch’è retto agli occhi dell’Eterno, ch’è il tuo Dio.

Qui incomincia una nuova divisione del Deuteronomio. Fino al cap. 4 il popolo è stato invitato a volgersi e a guardare indietro. Dal capitolo 4 al capitolo 11 Mosè ha messo loro sul cuore il grande dovere dell'obbedienza all'Eterno. Giungiamo ora alla terza parte del libro in cui Israele riceverà delle istruzioni per quando abiterà il paese. E la primissima cosa concerne lo stabilimento d'un luogo per il culto del suo Dio. Facciamoci bene attenzione! L'Israelita doveva anzitutto finirla con tutto quel che era contaminato, poi cercare — non scegliere — il luogo ove il culto sarebbe stato celebrato. Questa scelta apparteneva all'Eterno. È così oggi ancora, non è vero? Il cristiano non ha il diritto di decidere dove, né come renderà a Dio la lode. Il suo dovere è di cercare con cura, secondo la Parola, il luogo che il Signore ha scelto, e ove Egli vuole abitare secondo Matteo 18:20.

Era là, in quel luogo designato dall'Eterno, che bisognava portare i sacrifici e si dovevano mangiare, là infine che ci si potrebbe rallegrare con la propria famiglia (vers. 7:12). Immagine chiara e preziosa di quel che andiamo a fare e ricevere nella presenza del Signore Gesù quando siamo radunati attorno a Lui per rendere culto a Dio.

Deuteronomio 14:1-21
1Voi siete i figliuoli dell’Eterno, ch’è l’Iddio vostro; non vi fate incisioni addosso, e non vi radete i peli tra gli occhi per lutto d’un morto;2poiché tu sei un popolo consacrato all’Eterno, all’Iddio tuo, e l’Eterno ti ha scelto perché tu gli fossi un popolo specialmente suo, fra tutti i popoli che sono sulla faccia della terra.3Non mangerai cosa alcuna abominevole.4Questi sono gli animali dei quali potrete mangiare: il bue, la pecora e la capra;5il cervo, la gazzella, il daino, lo stambecco, l’antilope, il capriolo e il camoscio.6Potrete mangiare d’ogni animale che ha l’unghia spartita, il piè forcuto, e che rumina.7Ma non mangerete di quelli che ruminano soltanto, o che hanno soltanto l’unghia spartita o il piè forcuto; e sono: il cammello, la lepre, il coniglio, che ruminano ma non hanno l’unghia spartita; considerateli come impuri;8e anche il porco, che ha l’unghia spartita ma non rumina; lo considererete come impuro. Non mangerete della loro carne, e non toccherete i loro corpi morti.9Fra tutti gli animali che vivono nelle acque, potrete mangiare di tutti quelli che hanno pinne e squame;10ma non mangerete di alcuno di quelli che non hanno pinne e squame; considerateli come impuri.11Potrete mangiare di qualunque uccello puro;12ma ecco quelli dei quali non dovete mangiare: l’aquila, l’ossifraga e l’aquila di mare;13il nibbio, il falco e ogni specie d’avvoltoio;14ogni specie di corvo;15lo struzzo, il barbagianni, il gabbiano e ogni specie di sparviere,16il gufo, l’ibi, il cigno;17il pellicano, il tuffolo, lo smergo;18la cicogna, ogni specie di airone, l’upupa e il pipistrello.19E considererete come impuro ogni insetto alato; non se ne mangerà.20Potrete mangiare d’ogni volatile puro.21Non mangerete d’alcuna bestia morta da sé; la darai allo straniero che sarà entro le tue porte perché la mangi, o la venderai a qualche estraneo; poiché tu sei un popolo consacrato all’Eterno, ch’è il tuo Dio. Non farai cuocere il capretto nel latte di sua madre.

La fine del capitolo 12 ritorna sul divieto di mangiare il sangue (Levitico 17) e anche sullo stare in guardia contro l'idolatria delle nazioni di Canaan. Purtroppo, verrà un giorno in cui il pericolo non sarà più soltanto esteriore, ma in cui «di mezzo» al popolo potranno sorgere falsi profeti, che incoraggeranno Israele ad andare dietro ad altri dèi. Sappiamo che di mezzo all'assemblea sono pure «sorti» degli uomini, per annunziare dottrine perverse. «Perciò vegliate», raccomanda l'apostolo Paolo agli anziani d'Efeso (Atti 20:30-31). E l'apostolo Pietro può ugualmente annunziare: «Ma sorsero anche falsi profeti fra il popolo, come ci saranno anche fra voi falsi dottori....» (2 Pietro 2:1). «Tu non darai loro retta» è detto in Deuteronomio 13:3 — e al contrario: «Seguirete l'Eterno... ubbidirete alla Sua voce» (vers. 4). La sicurezza sta, non lo dimentichiamo mai, nel conoscere la voce del buon Pastore e nell'ascoltare Lui. Non avremo difficoltà allora a distinguere la voce degli stranieri.

Vegliamo sulle cattive influenze! Esse possono venire da qualcuno vicino a noi. Sotto la legge si dovevano mettere a morte tali persone. Benché siamo sotto la grazia, dobbiamo distogliercene e fuggirle!

Deuteronomio 14:22-29; Deuteronomio 15:1-6
22Avrete cura di prelevare la decima da tutto quello che produrrà la tua semenza, da quello che ti frutterà il campo ogni anno.23Mangerai, nel cospetto dell’Eterno, del tuo Dio, nel luogo ch’egli avrà scelto per dimora del suo nome, la decima del tuo frumento, del tuo mosto, del tuo olio, e i primi parti de’ tuoi armenti e de’ tuoi greggi, affinché tu impari a temer sempre l’Eterno, l’Iddio tuo.24Ma se il cammino è troppo lungo per te, sì che tu non possa portar colà quelle decime, essendo il luogo che l’Eterno, il tuo Dio, avrà scelto per stabilirvi il suo nome troppo lontano da te (perché l’Eterno, il tuo Dio, t’avrà benedetto),25allora le convertirai in danaro, terrai stretto in mano questo danaro, andrai al luogo che l’Eterno, il tuo Dio, avrà scelto,26e impiegherai quel danaro a comprarti tutto quello che il cuor tuo desidererà: buoi, pecore, vino, bevande alcooliche, o qualunque cosa possa più piacerti; e quivi mangerai nel cospetto dell’Eterno, del tuo Dio, e ti rallegrerai: tu con la tua famiglia.27E il Levita che abita entro le tue porte, non lo abbandonerai poiché non ha parte né eredità con te.28Alla fine d’ogni triennio, metterai da parte tutta le decime delle tue entrate del terzo anno, e le riporrai entro le tue porte;29e il Levita, che non ha parte né eredità con te, e lo straniero e l’orfano e la vedova che saranno entro le tue porte verranno, mangeranno e si sazieranno, affinché l’Eterno, il tuo Dio, ti benedica in ogni opera a cui porrai mano.
1Alla fine d’ogni settennio celebrerete l’anno di remissione.2Ed ecco il modo di questa remissione: Ogni creditore sospenderà il suo diritto relativamente al prestito fatto al suo prossimo; non esigerà il pagamento dal suo prossimo, dal suo fratello, quando si sarà proclamato l’anno di remissione in onore dell’Eterno.3Potrai esigerlo dallo straniero; ma quanto a ciò che il tuo fratello avrà del tuo, sospenderai il tuo diritto.4Nondimeno, non vi sarà alcun bisognoso tra voi; poiché l’Eterno senza dubbio ti benedirà nel paese che l’Eterno, il tuo Dio, ti dà in eredità, perché tu lo possegga,5purché però tu ubbidisca diligentemente alla voce dell’Eterno, ch’è il tuo Dio, avendo cura di mettere in pratica tutti questi comandamenti, che oggi ti do.6Il tuo Dio, l’Eterno, ti benedirà come t’ha promesso, e tu farai dei prestiti a molte nazioni, e non prenderai nulla in prestito; dominerai su molte nazioni, ed esse non domineranno su te.

Ecco nuovamente degli ordini concernenti gli animali puri e impuri (Levitico 11). Cerchiamo di trarne qualche ammaestramento per noi. Abbiamo qui in figura la purezza pratica del credente e le condizioni per realizzarla: Vegliare sul proprio cammino e sulle abitudini (piede spartito), sul modo in cui ci si nutre (ruminazione) sulle influenze esterne (squame), come su tutto ciò che ha un qualsiasi rapporto col peccato (corpo morto).

La più parte degli animali menzionati sono «onnivori», cioè mangiano di tutto. Il corvo, per esempio; perciò, ricordatevi che, quando Noè mandò fuori quello che era nell'arca, non tornò più a lui. Il mondo giudicato poteva ormai dargli tutto quel che gli abbisognava per il suo nutrimento.

Un rettile volante era impuro, persino abbominevole (Levitico 11:20). Iddio non riconosce il miscuglio di ciò che è celeste (provvisto d'ali) con ciò che è della terra (rettile). «Colui che vien dalla terra è della terra e parla come essendo della terra» (Giov. 3:31). Ma i figli di Dio sono, per la loro nuova natura e per vocazione, dei «celesti», uniti a Gesù, Colui che è celeste.

Deuteronomio 15:7-23
7Quando vi sarà in mezzo a te qualcuno de’ tuoi fratelli che sia bisognoso in una delle tue città nel paese che l’Eterno, l’Iddio tuo, ti dà, non indurerai il cuor tuo, e non chiuderai la mano davanti al tuo fratello bisognoso;8anzi gli aprirai largamente la mano e gli presterai quanto gli abbisognerà per la necessità nella quale si trova.9Guardati dall’accogliere in cuor tuo un cattivo pensiero, che ti faccia dire: "Il settimo anno, l’anno di remissione, e vicino!", e ti spinga ad essere spietato verso il tuo fratello bisognoso, sì da non dargli nulla; poich’egli griderebbe contro di te all’Eterno, e ci sarebbe del peccato in te.10Dagli liberalmente; e quando gli darai, non te ne dolga il cuore; perché, a motivo di questo, l’Eterno, l’Iddio tuo, ti benedirà in ogni opera tua e in ogni cosa a cui porrai mano.11Poiché i bisognosi non mancheranno mai nel paese; perciò io ti do questo comandamento, e ti dico: "Apri liberalmente la tua mano al tuo fratello povero e bisognoso nel tuo paese".12Se un tuo fratello ebreo o una sorella ebrea si vende a te, ti servirà sei anni; ma il settimo, lo manderai via da te libero.13E quando lo manderai via da te libero, non lo rimanderai a vuoto;14lo fornirai liberalmente di doni tratti dal tuo gregge, dalla tua aia e dal tuo strettoio; gli farai parte delle benedizioni che l’Eterno, il tuo Dio, t’avrà largite;15e ti ricorderai che sei stato schiavo nel paese d’Egitto, e che l’Eterno, il tuo Dio, ti ha redento; perciò io ti do oggi questo comandamento.16Ma se avvenga ch’egli ti dica: "Non voglio andarmene da te", perché ama te e la tua casa e sta bene da te,17allora prenderai una lesina, gli forerai l’orecchio contro la porta, ed egli ti sarà schiavo per sempre. Lo stesso farai per la tua schiava.18Non ti sia grave rimandarlo da te libero, poiché t’ha servito sei anni, e un mercenario ti sarebbe costato il doppio; e l’Eterno, il tuo Dio, ti benedirà in tutto ciò che farai.19Consacrerai all’Eterno, il tuo Dio, ogni primogenito maschio che ti nascerà ne’ tuoi armenti e ne’ tuoi greggi. Non metterai al lavoro il primogenito della tua vacca, e non toserai il primogenito della tua pecora.20Li mangerai ogni anno con la tua famiglia, in presenza dell’Eterno, dell’Iddio tuo, nel luogo che l’Eterno avrà scelto.21E se l’animale ha qualche difetto, se è zoppo o cieco o ha qualche altro grave difetto, non lo sacrificherai all’Eterno, al tuo Dio;22lo mangerai entro le tue porte; colui che sarà impuro e colui che sarà puro ne mangeranno senza distinzione, come si mangia della gazzella e del cervo.23Però, non ne mangerai il sangue; lo spargerai per terra come acqua.

Il servizio religioso puro e immacolato dinanzi a Dio e Padre, di cui parla l'apostolo Giacomo (cap. 1:27), ha due lati: «Visitare gli orfani e le vedove nella loro afflizione» e «conservarsi puro dal mondo». Ieri abbiamo considerato l'aspetto personale: conservarsi puro. L'altro lato è oggi davanti a noi: il servizio d'amore di fronte a quelli che sono nell'afflizione e nel bisogno: l'orfano, la vedova (vers. 29), come anche il Levita, lo straniero, il povero. Ricordiamo bene questo: Iddio non ha bisogno di nulla e sa da solo «saziare di pane i poveri» (Salmo 132:15). Se ci invita a far parte di quello che abbiamo, non è a causa del bisogno che ha di provvedere, ma per insegnarci a dare. Un dono vero esige una rinuncia. Ed è questa rinuncia che ha valore per il Signore, non la cosa data.

Perché Iddio vuole insegnarci a dare? — Perché è una manifestazione d'amore per il nostro prossimo e d'amore per il suo Figliuolo. Il suo cuore di Padre desidera vedere ciò nei suoi figli. Si, vorrebbe constatare in loro qualche somiglianza col suo Diletto, Colui che per amore ha dato tutto per loro.

Deuteronomio 16:1-17
1Osserva il mese di Abib e celebra la Pasqua in onore dell’Eterno, del tuo Dio; poiché, nel mese di Abib, l’Eterno, il tuo Dio, ti trasse dall’Egitto, durante la notte.2E immolerai la Pasqua all’Eterno, all’Iddio tuo, con vittime de’ tuoi greggi e de’ tuoi armenti, nel luogo che l’Eterno avrà scelto per dimora del suo nome.3Non mangerai con queste offerte pane lievitato; per sette giorni mangerai con esse pane azzimo, pane d’afflizione (poiché uscisti in fretta dal paese d’Egitto); affinché tu ti ricordi del giorno che uscisti dal paese d’Egitto, tutto il tempo della tua vita.4Non si vegga lievito presso di te, entro tutti i tuoi confini, per sette giorni; e della carne che avrai immolata la sera del primo giorno, nulla se ne serbi durante la notte fino al mattino.5Non potrai immolare la Pasqua in una qualunque delle città che l’Eterno, il tuo Dio, ti dà;6anzi, immolerai la Pasqua soltanto nel luogo che l’Eterno, il tuo Dio, avrà scelto per dimora del suo nome; la immolerai la sera, al tramontar del sole, nell’ora in cui uscisti dall’Egitto.7Farai cuocere la vittima, e la mangerai nel luogo che l’Eterno, il tuo Dio, avrà scelto; e la mattina te ne potrai tornare e andartene alle tue tende.8Per sei giorni mangerai pane senza lievito; e il settimo giorno vi sarà una solenne raunanza, in onore dell’Eterno, ch’è l’Iddio tuo; non farai lavoro di sorta.9Conterai sette settimane; da quando si metterà la falce nella mèsse comincerai a contare sette settimane;10poi celebrerai la festa delle settimane in onore dell’Eterno, del tuo Dio, mediante offerte volontarie, che presenterai nella misura delle benedizioni che avrai ricevute dall’Eterno, ch’è il tuo Dio.11E ti rallegrerai in presenza dell’Eterno, del tuo Dio, tu, il tuo figliuolo e la tua figliuola, il tuo servo e la tua serva, il Levita che sarà entro le tue porte, e lo straniero, l’orfano e la vedova che saranno in mezzo a te, nel luogo che l’Eterno, il tuo Dio, avrà scelto per dimora del suo nome.12Ti ricorderai che fosti schiavo in Egitto, e osserverai e metterai in pratica queste leggi.13Celebrerai la festa delle Capanne per sette giorni, quando avrai raccolto il prodotto della tua aia e del tuo strettoio;14e ti rallegrerai in questa tua festa, tu, il tuo figliuolo e la tua figliuola, il tuo servo e la tua serva, e il Levita, lo straniero, l’orfano e la vedova che saranno entro le tue porte.15Celebrerai la festa per sette giorni in onore dell’Eterno, del tuo Dio, nel luogo che l’Eterno avrà scelto; poiché l’Eterno, il tuo Dio, ti benedirà in tutta la tua raccolta e in tutta l’opera delle tue mani, e tu ti darai interamente alla gioia.16Tre volte all’anno ogni tuo maschio si presenterà davanti all’Eterno, al tuo Dio, nel luogo che questi avrà scelto: nella festa de’ pani azzimi, nella festa delle settimane e nella festa delle Capanne; e nessuno si presenterà davanti all’Eterno a mani vuote.17Ognuno darà ciò che potrà, secondo le benedizioni che l’Eterno, l’Iddio tuo, t’avrà date.

Dare è una meravigliosa sorgente di gioia non soltanto per chi riceve, ma soprattutto per chi dà (Atti 20:35). Iddio lo sa, noi diremmo per esperienza, Lui «il Padre delle luci», da cui discende tutto ciò che ci è dato di buono ed ogni dono perfetto (Giacomo 1:17). E affinché i suoi condividano questa gioia, egli pone davanti a loro delle occasioni di dare. Che contraddizione se il loro cuore è triste facendolo (vers. 10). «I bisogni non mancheranno mai nel paese» (vers. 11). «Voi avete sempre i poveri con voi», diceva il Signore Gesù (Giovanni 12:8). Nonostante tutti i progressi sociali, essi sono numerosi ancora oggi. Per gustare la gioia di dare, non fosse che una vera simpatia, si trova sempre l'occasione. Può anche accadere che quest'occasione sia in qualche modo «giacente alla nostra porta», come il povero Lazzaro (Luca 16:20), ma che ci manchino gli occhi del cuore per vederla e l'abnegazione per afferrarla.

E l'esempio del servitore ebreo, figura di Cristo, ci rammenta che tutto quel che faremo per amore per uno più povero o uno più piccolo di noi, lo faremo per Gesù.

Deuteronomio 16:18-22; Deuteronomio 17:1-7
18Stabilisciti de’ giudici e dei magistrati in tutte le città che l’Eterno, il tuo Dio, ti dà, tribù per tribù; ed essi giudicheranno il popolo con giusti giudizi.19Non pervertirai il diritto, non avrai riguardi personali, e non accetterai donativi, perché il donativo acceca gli occhi de’ savi e corrompe le parole de’ giusti.20La giustizia, solo la giustizia seguirai, affinché tu viva e possegga il paese che l’Eterno, il tuo Dio, ti dà.21Non pianterai alcun idolo d’Astarte, di qualsivoglia specie di legno, allato all’altare che edificherai all’Eterno, ch’è il tuo Dio;22e non erigerai alcuna statua; cosa, che l’Eterno, il tuo Dio, odia.
1Non immolerai all’Eterno, al tuo Dio, bue o pecora che abbia qualche difetto o qualche deformità, perché sarebbe cosa abominevole per l’Eterno, ch’è il tuo Dio.2Se si troverà nel tuo mezzo, in una delle città che l’Eterno, il tuo Dio, ti dà, un uomo o una donna che faccia ciò che è male agli occhi dell’Eterno, del tuo Dio, trasgredendo il suo patto3e che vada e serva ad altri dèi e si prostri dinanzi a loro, dinanzi al sole o alla luna o a tutto l’esercito celeste, cosa che io non ho comandata,4quando ciò ti sia riferito e tu l’abbia saputo, informatene diligentemente; e se è vero, se il fatto sussiste, se una tale abominazione è stata realmente commessa in Israele,5farai condurre alle porte della tua città quell’uomo o quella donna che avrà commesso quell’atto malvagio, e lapiderai quell’uomo o quella donna, sì che muoia.6Colui che dovrà morire sarà messo a morte sulla deposizione di due o di tre testimoni; non sarà messo a morte sulla deposizione di un solo testimonio.7La mano dei testimoni sarà la prima a levarsi contro di lui per farlo morire; poi, la mano di tutto il popolo; così torrai il male di mezzo a te.

Vi ricordate che il cap. 23 del Levitico ci aveva enumerato sette feste. Qui non troviamo che le tre principali: la Pasqua, la Pentecoste e la festa delle Capanne. A queste tre grandi ricorrenze, ogni Israelita doveva salire a Gerusalemme ed è ciò che nel cap. 2 di Luca vediamo fare dai genitori del bambino Gesù. Ci ricorderemo del significato di queste feste, collegando la prima a Cristo la nostra Pasqua; la seconda, quella della Pentecoste, allo Spirito Santo e alla Chiesa; la terza, la festa delle Capanne ad Israele (tuttavia la Chiesa, nel cielo, parteciperà anche a questa gioia).

La Pasqua era il sacrificio necessario. Alla Pentecoste le offerte erano volontarie. E infine alla festa delle Capanne, è Dio che colma il suo popolo dei suoi doni e della sua gioia. «E tu ti darai interamente alla gioia!» (vers. 15). Preziosa esortazione che il figlio di Dio, salvato per grazia, può applicare a sè fin d'ora. «Rallegratevi sempre nel Signore» (Filippesi 4:4). Nel Signore! Se le nostre gioie hanno altri motivi, non dureranno mai a lungo. Egli solo può essere la sorgente d'una gioia continua, d'una gioia eterna.

Deuteronomio 17:8-20
8Quando il giudizio d’una causa sarà troppo difficile per te, sia che si tratti d’un omicidio o d’una contestazione o d’un ferimento, di materie da processo entro le tue porte, ti leverai e salirai al luogo che l’Eterno, il tuo Dio, avrà scelto;9andrai dai sacerdoti levitici e dal giudice in carica a quel tempo; li consulterai, ed essi ti faranno conoscere ciò che dice il diritto;10e tu ti conformerai a quello ch’essi ti dichiareranno nel luogo che l’Eterno avrà scelto, e avrai cura di fare tutto quello che t’avranno insegnato.11Ti conformerai alla legge ch’essi t’avranno insegnata e al diritto come te l’avranno dichiarato; non devierai da quello che t’avranno insegnato, né a destra né a sinistra.12E l’uomo che avrà la presunzione di non dare ascolto al sacerdote che sta là per servire l’Eterno, il tuo Dio, o al giudice, quell’uomo morrà; così torrai via il male da Israele;13e tutto il popolo udrà la cosa, temerà, e non agirà più con presunzione.14Quando sarai entrato nel paese che l’Eterno, il tuo Dio, ti dà e ne avrai preso possesso e l’abiterai, se dici: "Voglio costituire su di me un re come tutte le nazioni che mi circondano",15dovrai costituire su di te come re colui che l’Eterno, il tuo Dio, avrà scelto. Costituirai su di te come re uno de’ tuoi fratelli; non potrai costituire su di te uno straniero che non sia tuo fratello.16Però, non abbia egli gran numero di cavalli, e non riconduca il popolo in Egitto per procurarsi gran numero di cavalli, poiché l’Eterno vi ha detto: "Non rifarete mai più quella via".17E neppure abbia gran numero di mogli, affinché il suo cuore non si svii; e neppure abbia gran quantità d’argento e d’oro.18E quando s’insedierà sul suo trono reale, scriverà per suo uso in un libro, una copia di questa legge secondo l’esemplare dei sacerdoti levitici.19E terrà il libro presso di sé, e vi leggerà dentro tutti i giorni della sua vita, per imparare a temere l’Eterno, il suo Dio, a mettere diligentemente in pratica tutte le parole di questa legge e tutte queste prescrizioni,20affinché il cuor suo non si elevi al disopra de’ suoi fratelli, ed egli non devii da questi comandamenti né a destra né a sinistra, e prolunghi così i suoi giorni nel suo regno, egli coi suoi figliuoli, in mezzo ad Israele.

Diversi gruppi di persone, con le loro responsabilità, saranno poste ora davanti a noi fino al termine del cap. 18. Sono successivamente: i giudici, i re, i sacerdoti, i Leviti, e i profeti in Israele.

I giudici e i magistrati sono nominati per primi. Che cos'è loro richiesto? Devono giudicare il popolo «con giusti giudizi» (vers. 18) non aver riguardi personali, cioè non tener conto delle proprie preferenze, e non accettare doni.

La giustizia, solo la giustizia seguirai (vers. 20). Purtroppo! Non soltanto Israele non ha procacciato la perfetta giustizia, ma quando è apparso «l'uomo perfetto» il «Giusto per eccellenza», si è fatto di Lui «il ludibrio» degli uomini (Giobbe 12:4 — 34:17). Si sono radunati contro l'anima sua, lo hanno venduto, condannato, messo a morte (ved. Salmo 94:21; Amos 2:6; Giacomo 5:6). Tuttavia il sinedrio, per accusare Gesù, ha cercato di rispettare le apparenze. Secondo la legge (vers. 6) due testimoni han fatto la loro deposizione perché fosse messo a morte colui che doveva morìre (vers. 6). Ma erano dei falsi testimoni. Il colmo dell'iniquità per Israele è che, invece di «togliere il male» (la falsa testimonianza) se ne è servito per «togliere» il Bene supremo nella Persona del Figliuolo di Dio!

Deuteronomio 18:1-22
1I sacerdoti levitici, tutta quanta la tribù di Levi, non avranno parte né eredità con Israele; vivranno dei sacrifizi fatti mediante il fuoco all’Eterno, e della eredità di lui.2Non avranno, dico, alcuna eredità tra i loro fratelli; l’Eterno è la loro eredità, com’egli ha detto loro.3Or questo sarà il diritto de’ sacerdoti sul popolo, su quelli che offriranno come sacrifizio sia un bue sia una pecora: essi daranno al sacerdote la spalla, le mascelle e il ventricolo.4Gli darai le primizie del tuo frumento, del tuo mosto e del tuo olio, e le primizie della tosatura delle tue pecore;5poiché l’Eterno, il tuo Dio, l’ha scelto fra tutte le tue tribù, perché si presentino a fare il servizio nel nome dell’Eterno, egli e i suoi figliuoli, in perpetuo.6E quando un Levita, partendo da una qualunque delle città dove soggiorna in Israele, verrà, seguendo il pieno desiderio del suo cuore, al luogo che l’Eterno avrà scelto,7e farà il servizio nel nome dell’Eterno, del tuo Dio, come tutti i suoi fratelli Leviti che stanno quivi davanti all’Eterno,8egli riceverà, per il suo mantenimento, una parte uguale a quella degli altri, oltre quello che gli può venire dalla vendita del suo patrimonio.9Quando sarai entrato nel paese che l’Eterno, l’Iddio tuo, ti dà, non imparerai a imitare le abominazioni delle nazioni che son quivi.10Non si trovi in mezzo a te chi faccia passare il suo figliuolo o la sua figliuola per il fuoco, né chi eserciti la divinazione, né pronosticatore, né augure, né mago,11né incantatore, né chi consulti gli spiriti, né chi dica la buona fortuna, né negromante;12perché chiunque fa queste cose è in abominio all’Eterno; e, a motivo di queste abominazioni, l’Eterno, il tuo Dio, sta per cacciare quelle nazioni d’innanzi a te.13Tu sarai integro verso l’Eterno, l’Iddio tuo;14poiché quelle nazioni, del cui paese tu vai ad impossessarti, dànno ascolto ai pronosticatori e agl’indovini; ma, quanto a te, l’Eterno, il tuo Dio, ha disposto altrimenti.15L’Eterno, il tuo Dio, ti susciterà un profeta come me, in mezzo a te, d’infra i tuoi fratelli; a quello darete ascolto!16Avrai così per l’appunto quello che chiedesti all’Eterno, al tuo Dio, in Horeb, il giorno della raunanza, quando dicesti: "Ch’io non oda più la voce dell’Eterno, dell’Iddio mio, e non vegga più questo gran fuoco, ond’io non muoia".17E l’Eterno mi disse: "Quello che han detto, sta bene;18io susciterò loro un profeta come te, di mezzo ai loro fratelli, e porrò le mie parole nella sua bocca, ed egli dirà loro tutto quello che io gli comanderò.19E avverrà che se qualcuno non darà ascolto alle mie parole ch’egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto.20Ma il profeta che avrà la presunzione di dire in mio nome qualcosa ch’io non gli abbia comandato di dire o che parlerà in nome di altri dèi, quel profeta sarà punito di morte".21E se tu dici in cuor tuo: "Come riconosceremo la parola che l’Eterno non ha detta?"22Quando il profeta parlerà in nome dell’Eterno, e la cosa non succede e non si avvera, quella sarà una parola che l’Eterno non ha detta; il profeta l’ha detta per presunzione; tu non lo temere.

I giudici in Israele hanno dunque mancato alla loro missione e così è stato dei sacerdoti. Basta nominare Anna e Caiafa. Storicamente, dopo il periodo dei giudici, Eli, il sommo sacerdote del tempo di Samuele, ha finito, da parte sua, ben tristamente la sua vita.

Vediamo ora quel che è stato dei re. Son fatte loro quattro raccomandazioni principali: Non avere gran numero di mogli, né moltitudine di cavalli, non accumulare molto argento e oro, infine fare di proprio pugno una copia della legge. Vediamo che il re più meraviglioso della storia d'Israele, quello che era stato più riccamente colmato dall'Eterno (dunque il più responsabile), il gran re Salomone, ha disobbedito ai tre primi comandamenti. Ha fatto venire molti cavalli dall'Egitto, sposato un gran numero di donne che gli hanno distolto il cuore dall'Eterno, accumulato molto argento e oro (1 Re 10:22-28; Il, 1, 4). Dopo di lui sorsero in Giuda alcuni re fedeli. Uno di loro, Giosia, trovò il libro della legge, smarrito e dimenticato da molti anni (2 Re 22:8-11).

Cì si può chiedere se un solo re abbia mai obbedito pienamente al comandamento ultimo dei versetti 18 e 19.

E voi, che caso fate della Bibbia intera?

Deuteronomio 19:1-14
1Quando l’Eterno, il tuo Dio, avrà sterminato le nazioni delle quali l’Eterno, il tuo Dio, ti dà il paese, e tu succederai a loro e abiterai nelle loro città e nelle loro case,2ti metterai da parte tre città, in mezzo al paese, del quale l’Eterno, il tuo Dio, ti dà il possesso.3Preparerai delle strade, e dividerai in tre parti il territorio del paese che l’Eterno, il tuo Dio, ti dà come eredità, affinché qualsivoglia omicida si possa rifugiare in quelle città.4Ed ecco in qual caso l’omicida che vi si rifugerà avrà salva la vita: chiunque avrà ucciso il suo prossimo involontariamente, senza che l’abbia odiato prima,5come se uno, ad esempio, va al bosco col suo compagno a tagliar delle legna e, mentre la mano avventa la scure per abbatter l’albero, il ferro gli sfugge dal manico e colpisce il compagno sì ch’egli ne muoia, quel tale si rifugerà in una di queste città ed avrà salva la vita;6altrimenti, il vindice del sangue, mentre l’ira gli arde in cuore, potrebbe inseguire l’omicida e, quando sia lungo il cammino da fare, raggiungerlo e colpirlo a morte, mentre non era degno di morte, in quanto che non aveva prima odiato il compagno.7Perciò ti do quest’ordine: "Mettiti da parte tre città".8E se l’Eterno, il tuo Dio, allarga i tuoi confini, come giurò ai tuoi padri di fare, e ti dà tutto il paese che promise di dare ai tuoi padri,9qualora tu abbia cura d’osservare tutti questi comandamenti che oggi ti do, amando l’Eterno, il tuo Dio, e camminando sempre nelle sue vie, aggiungerai tre altre città a quelle prime tre,10affinché non si sparga sangue innocente in mezzo al paese che l’Eterno, il tuo Dio, ti dà in eredità, e tu non ti renda colpevole di omicidio.11Ma se un uomo odia il suo prossimo, gli tende insidie, l’assale, lo percuote in modo da cagionargli la morte, e poi si rifugia in una di quelle città,12gli anziani della sua città lo manderanno a trarre di là, e lo daranno nelle mani del vindice del sangue affinché sia messo a morte.13L’occhio tuo non ne avrà pietà; torrai via da Israele il sangue innocente, e così sarai felice.14Non sposterai i termini del tuo prossimo, posti dai tuoi antenati, nell’eredità che avrai nel paese di cui l’Eterno, il tuo Dio, ti dà il possesso.

Questo capitolo 18 ci pone dinanzi delle persone che hanno o pretendono avere, una posizione religiosa. I profeti particolarmente sono uomini incaricati di parlare da parte dell'Eterno. Che cosa terribile quando neppur essi sono fedeli! Il popolo riceve allora come parola di Dio ciò che non è che menzogna (ved. Zaccaria 13:3-4). Accanto ai veri profeti dell'Eterno di cui la Bibbia ci dà i nomi, quanti falsi profeti hanno fuorviato il popolo! — Israele nel suo paese ha conosciuto successivamente il periodo dei giudici, poi quello dei re e dei profeti. Nel loro insieme, gli uni e gli altri sono stati dei pastori infedeli per il popolo. Tanti tentativi di Dio, altrettanti fallimenti dell'uomo. Allora, l'Eterno ha mandato per pascere il suo popolo Israele, Colui che fra i suoi vari titoli dì gloria è il giusto Giudice, il Re dei re, il Profeta che rivela le parole di Dio. È Lui che è nominato al vers, 15 e che Israele aspettava. Pietro, predicando l'Evangelo ai Giudei, potrà appoggiarsi su questi versetti per annunziar loro Gesù. Poiché Lui, per eccellenza, ci parla da parte di Dio. Egli è la Parola stessa. Ascoltiamolo noi pure «in tutte le cose che ci dirà» (vers. 15 — Atti 3:22).

Deuteronomio 19:15-21; Deuteronomio 20:1-9
15Un solo testimone non sarà sufficiente contro ad alcuno, qualunque sia il delitto o il peccato che questi abbia commesso; il fatto sarà stabilito sulla deposizione di due o di tre testimoni.16Quando un testimonio iniquo si leverà contro qualcuno per accusarlo d’un delitto,17i due uomini fra i quali ha luogo la contestazione compariranno davanti all’Eterno, davanti ai sacerdoti e ai giudici in carica in que’ giorni.18I giudici faranno una diligente inchiesta; e se quel testimonio risulta un testimonio falso, che ha deposto il falso contro il suo fratello,19farete a lui quello ch’egli avea intenzione di fare al suo fratello. Così torrai via il male di mezzo a te.20Gli altri l’udranno e temeranno, e d’allora in poi non si commetterà più in mezzo a te una simile malvagità.21L’occhio tuo non avrà pietà: vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede.
1Quando andrai alla guerra contro i tuoi nemici e vedrai cavalli e carri e gente in maggior numero di te, non li temere, perché l’Eterno, il tuo Dio, che ti fece salire dal paese d’Egitto, è teco.2E quando sarete sul punto di dar battaglia, il sacerdote si farà avanti, parlerà al popolo3e gli dirà: "Ascolta, Israele! Voi state oggi per impegnar battaglia coi vostri nemici; il vostro cuore non venga meno; non temete, non vi smarrite e non vi spaventate dinanzi a loro,4perché l’Eterno, il vostro Dio, è colui che marcia con voi per combattere per voi contro i vostri nemici, e per salvarvi".5Poi gli ufficiali parleranno al popolo, dicendo: "C’è qualcuno che abbia edificata una casa nuova e non l’abbia ancora inaugurata? Vada, torni a casa sua, onde non abbia a morire in battaglia, e un altro inauguri la casa.6C’è qualcuno che abbia piantato una vigna e non ne abbia ancora goduto il frutto? Vada, torni a casa sua, onde non abbia a morire in battaglia, e un altro ne goda il frutto.7C’è qualcuno che si sia fidanzato con una donna e non l’abbia ancora presa? Vada, torni a casa sua, onde non abbia a morire in battaglia, e un altro se la prenda".8E gli ufficiali parleranno ancora al popolo, dicendo: "C’è qualcuno che abbia paura e senta venirgli meno il cuore? Vada, torni a casa sua, onde il cuore de’ suoi fratelli non abbia ad avvilirsi come il suo".9E come gli ufficiali avranno finito di parlare al popolo, costituiranno i capi delle schiere alla testa del popolo.

Come abbiam visto, la misericordia di Dio ha preparato un rifugio per l'omicida involontario. Tre città saranno stabilite per servire di asilo a colui che, senza volerlo, avrà cagionato la morte di qualcuno.

Vi sono molti mezzi di colpire il prossimo volontariamente e involontariamente. Il mezzo più corrente non è il ferro, è la lingua. Che cosa deve fare il cristiano quando si rende conto che ha fatto torto a qualcuno, anche senza volerlo? Invece di fuggirsene, di nascondersi, sarà condotto a recarsi verso l'offeso e ad umiliarsi per la pena che gli ha cagionato. Nulla guarisce più le ferite morali come l'umiliazione.

Come prende a cuore Iddio «il sangue innocente»! (vers. 10-13). Che cosa allora dovette essere per Lui il sangue versato alla croce del suo diletto Figliuolo? — Ma vi son pure altri mezzi di far torto agli altri: «Non sposterai i termini del tuo prossimo» (vers. 14). Questi limiti per noi sono i diritti di quelli che ci circondano: i loro affari, il loro piacere, il loro sonno... Non ce ne sono forse certi ancora che potremmo spostare? Il limite della cortesia, quello del rispetto,... e quello della verità?

Deuteronomio 20:10-20
10Quando ti avvicinerai a una città per attaccarla, le offrirai prima la pace.11E se acconsente alla pace e t’apre le sue porte, tutto il popolo che vi si troverà ti sarà tributario e soggetto.12Ma s’essa non vuol far pace teco e ti vuol far guerra, allora l’assedierai;13e quando l’Eterno, il tuo Dio, te l’avrà data nelle mani, ne metterai a fil di spada tutti i maschi;14ma le donne, i bambini, il bestiame e tutto ciò che sarà nella città, tutto quanto il suo bottino, te li prenderai come tua preda; e mangerai il bottino de’ tuoi nemici, che l’Eterno, l’Iddio tuo, t’avrà dato.15Così farai per tutte le città che sono molto lontane da te, e che non sono città di queste nazioni.16Ma nelle città di questi popoli che l’Eterno, il tuo Dio, ti da come eredità, non conserverai in vita nulla che respiri;17ma voterai a completo sterminio gli Hittei, gli Amorei, i Cananei, i Ferezei, gli Hivvei e i Gebusei, come l’Eterno, il tuo Dio, ti ha comandato di fare;18affinché essi non v’insegnino a imitare tutte le abominazioni che fanno per i loro dèi, e voi non pecchiate contro l’Eterno, ch’è il vostro Dio.19Quando cingerai d’assedio una città per lungo tempo, attaccandola per prenderla, non ne distruggerai gli alberi a colpi di scure; ne mangerai il frutto, ma non li abbatterai; poiché l’albero della campagna è forse un uomo che tu l’abbia ad includere nell’assedio?20Potrai però distruggere e abbattere gli alberi che saprai non esser alberi da frutto, e ne costruirai delle opere d’assedio contro la città che fa guerra teco, finch’essa cada.

Un solo testimonio non bastava per stabilire qualcosa. Ne occorrevano due o tre. Il Signore lo ricorda in Matteo 18:16 e, nello stesso paragrafo, ci mostra l'importanza che riconosce in quei due o tre che sono d'accordo per chiederGli insieme una cosa qualsiasi, o che sono semplicemente radunati nel suo Nome.

Com'erano dunque colpevoli i falsi testimoni! I giudici non dovevano risparmiarli. Ma possono esistere dei cattivi testimoni, quelli che non adempiono il loro compito e non rendono nessuna testimonianza né con le loro parole, né con la loro vita.

E vi possono anche essere dei cattivi soldati come lo mostra il capitolo 20 che considera un altro soggetto: quello della guerra. Leggendo il libro di Giosuè avremo occasione di parlare dei combattimenti del cristiano. Essi non sono «contro sangue e carne». Ma il principio che abbiamo nei versetti 5 e 7 resta invariabile per il buon soldato di Gesù Cristo: «Uno che va alla guerra non s'impaccia delle faccende della vita; e ciò affin di piacere a Colui che l'ha arruolato» (2 Timoteo 2:3-4).

È forse questo tutto il vostro desiderio: piacere al vostro capo, il Signore Gesù Cristo?

Deuteronomio 21:1-9
1Quando nella terra di cui l’Eterno, il tuo Dio, ti dà il possesso si troverà un uomo ucciso, disteso in un campo, senza che sappiasi chi l’abbia ucciso,2i tuoi anziani e i tuoi giudici usciranno e misureranno la distanza fra l’ucciso e le città dei dintorni.3Poi gli anziani della città più vicina all’ucciso prenderanno una giovenca, che non abbia ancora lavorato né portato il giogo;4e gli anziani di quella città faranno scendere la giovenca presso un torrente perenne in luogo dove non si lavora e non si semina, e quivi troncheranno il collo alla giovenca nel torrente.5E i sacerdoti, figliuoli di Levi, si avvicineranno, poiché l’Eterno, il tuo Dio, li ha scelti per servirlo e per dare la benedizione nel nome dell’Eterno, e la loro parola ha da decidere ogni controversia e ogni caso di lesione.6Allora tutti gli anziani di quella città che sono i più vicini all’ucciso, si laveranno le mani sulla giovenca a cui si sarà troncato il collo nel torrente;7e, prendendo la parola, diranno: "Le nostre mani non hanno sparso questo sangue, e i nostri occhi non l’hanno visto spargere.8O Eterno, perdona al tuo popolo Israele che tu hai riscattato, e non far responsabile il tuo popolo Israele del sangue innocente". E quel sangue sparso sarà loro perdonato.9Così tu torrai via di mezzo a te il sangue innocente, perché avrai fatto ciò ch’è giusto agli occhi dell’Eterno.

Avete notato nella nostra lettura di ieri chi era incaricato dì preparare la guerra e mobilitare i soldati? Si penserebbe che dovesse essere un generale. Ebbene, no! Sono i sacerdoti e i giudici. Infatti, quel che occorreva apprezzare non era la forza, né le armi dei sodati, ma la loro dedizione e il loro amore per l'Eterno.

C'erano delle città con le quali l'Israelita poteva fare la pace, altre che bisognava distruggere interamente. Le città lontane potevano essere risparmiate e diventare «tributarie». Invece non si poteva aver alcuna pietà per le cìttà vicine, quelle che impedivano il popolo di Dio di possedere il paese. Pure noi, cristiani, dobbiamo fare una differenza nelle cose del mondo fra quelle di cui possiamo servirci: per esempio: lavoro, relazioni, istruzione..., e quelle che dobbiamo respingere senza esitare perché ci farebbero perdere il godimento della nostra eredità celeste.

I versetti 19 e 20 ci mettono in guardia contro lo spreco. Ricordiamoci che, dopo aver moltiplicato i panì ed i pesci, il Signore ha fatto raccogliere i resti nei panieri... «affinché nulla si perda» (Giovanni 6:12).

Deuteronomio 21:10-23
10Quando andrai alla guerra contro i tuoi nemici e l’Eterno, il tuo Dio, te li avrà dati nelle mani e tu avrai fatto de’ prigionieri,11se vedrai tra i prigionieri una donna bella d’aspetto, e le porrai affezione e vorrai prendertela per moglie, la menerai in casa tua;12ella si raderà il capo, si taglierà le unghie,13si leverà il vestito che portava quando fu presa, dimorerà in casa tua, e piangerà suo padre e sua madre per un mese intero; poi entrerai da lei, e tu sarai suo marito, ed ella tua moglie.14E se avvenga che non ti piaccia più, la lascerai andare dove vorrà; ma non la potrai in alcun modo vendere per danaro né trattare da schiava, giacché l’hai umiliata.15Quand’un uomo avrà due mogli, l’una amata e l’altra odiata, e tanto l’amata quanto l’odiata gli avrà dato de’ figliuoli, se il primogenito è figliuolo dell’odiata,16nel giorno ch’ei dividerà tra i suoi figliuoli i beni che possiede, non potrà far primogenito il figliuolo dell’amata, anteponendolo al figliuolo della odiata, che è il primogenito;17ma riconoscerà come primogenito il figliuolo dell’odiata, dandogli una parte doppia di tutto quello che possiede; poich’egli è la primizia del suo vigore, e a lui appartiene il diritto di primogenitura.18Quando un uomo avrà un figliuolo caparbio e ribelle che non ubbidisce alla voce né di suo padre né di sua madre, e benché l’abbian castigato non da loro retta,19suo padre e sua madre lo prenderanno e lo meneranno dagli anziani della sua città, alla porta del luogo dove abita,20e diranno agli anziani della sua città: "Questo nostro figliuolo è caparbio e ribelle; non vuol ubbidire alla nostra voce, è un ghiotto e un ubriacone";21e tutti gli uomini della sua città lo lapideranno, sì che muoia; così toglierai via di mezzo a te il male, e tutto Israele lo saprà e temerà.22E quand’uno avrà commesso un delitto degno di morte, e tu l’avrai fatto morire e appiccato a un albero,23il suo cadavere non dovrà rimanere tutta la notte sull’albero, ma lo seppellirai senza fallo lo stesso giorno; perché l’appiccato è maledetto da Dio, e tu non contaminerai la terra che l’Eterno, il tuo Dio, ti dà come eredità.

Ecco di nuovo i giudici dinanzi un caso difficile. Rappresentiamoci Israele entrato nel suo paese, abitante le sue città. Un giorno un cadavere è trovato in un campo. Chi è colpevole di questo omicidio? Nessuno lo sa. Non si tratta perciò di vindice del sangue, né di città di rifugio! Tuttavia c'è un responsabile, poiché ogni sangue versato dev'essere vendicato (Genesi 9:6). Allora gli anziani e i giudici d'Iraele, misurando la distanza fra l'ucciso e le città dei dintorni, determineranno la città più vicina. È dessa che sarà considerata come colpevole. Dovrà forse essere distrutta? No, la grazia di Dio ordina un sacrificio in virtù del quale Egli può perdonare. Abbiamo quivi un tipo prezioso. Quale città fu più colpevole di Gerusalemme, «la città che uccide i profeti e lapida coloro che le sono mandati» (Matteo 23:37)? Gerusalemme, il cui ultimo e più terribile delitto è stato la messa a morte del Fìgliuol di Dio? Meraviglia della grazia! Questa morte stessa è il mezzo per cui Iddio potrà perdonare! Poiché nel sacrificio offerto, Gesù ci è pure posto dinanzi, Lui che, non avendo conosciuto il giogo del peccato, è disceso nella valle della morte ove scorre ormai per noi il torrente che non si esaurisce: la grazia eterna dell'Iddio Salvatore.

Deuteronomio 22:1-12
1Se vedi smarriti il bue o la pecora del tuo fratello, tu non farai vista di non averli scorti, ma avrai cura di ricondurli al tuo fratello.2E se il tuo fratello non abita vicino a te e non lo conosci, raccoglierai l’animale in casa tua, e rimarrà da te finché il tuo fratello non ne faccia ricerca; e allora glielo renderai.3Lo stesso farai del suo asino, lo stesso della sua veste, lo stesso di qualunque altro oggetto che il tuo fratello abbia perduto e che tu trovi; tu non farai vista di non averli scorti.4Se vedi l’asino del tuo fratello o il suo bue caduto nella strada, tu non farai vista di non averli scorti, ma dovrai aiutare il tuo fratello a rizzarlo.5La donna non si vestirà da uomo, né l’uomo si vestirà da donna; poiché chiunque fa tali cose è in abominio all’Eterno, il tuo Dio.6Quando, cammin facendo, t’avverrà di trovare sopra un albero o per terra un nido d’uccello con de’ pulcini o delle uova e la madre che cova i pulcini o le uova, non prenderai la madre coi piccini;7avrai cura di lasciar andare la madre, prendendo per te i piccini; e questo affinché tu sii felice e prolunghi i tuoi giorni.8Quando edificherai una casa nuova, farai un parapetto intorno al tuo tetto, per non metter sangue sulla tua casa, nel caso che qualcuno avesse a cascare di lassù.9Non seminerai nella tua vigna semi di specie diverse; perché altrimenti il prodotto di ciò che avrai seminato e la rendita della vigna saranno cosa consacrata.10Non lavorerai con un bue ed un asino aggiogati assieme.11Non porterai vestito di tessuto misto, fatto di lana e di lino.12Metterai delle frange ai quattro canti del mantello con cui ti cuopri.

Grande era il privilegio del figlio primogenito in Israele. Ma che dire, in paragone, dei nostri vantaggi se siamo figli di genitori cristiani? Non è forse pro-. fondamente triste di constatare che, nonostante così grandi privilegi, parecchi hanno seguito il sentiero del figlio indocile e ribelle? Un tale cammino per il giovane Israelita terminava nella morte, in una morte terribile. Doveva essere lapidato in seguito alla testimonianza dei suoi proprî genitori. Ora la storia del figlio insensato, bevitore e dissoluto, la ritroviamo in Luca 15 con una fine ben diversa. Il figliuol prodigo non era migliore del figlio ribelle del nostro capitolo. Ma la grazia agisce alla fine nel suo cuore, spingendolo al pentimento. E allora invece dell'accusa del padre, vi sono le sue braccia aperte a riceverlo; invece della condanna, un pieno perdono; invece della morte, la casa paterna, il banchetto, la gioia.

Un'altra morte terribile è sotto i nostri occhi: quella dell'appiccato, nei versetti 22 e 23. Quella morte l'ha subita in vece nostra il Figlio diletto, il Figlio obbediente! «Maledetto chiunque è appeso al legno» è scritto (Galati 3:13). Inscrutabile mistero della croce! Cristo vi è stato fatto maledizione, affinché pervenisse fino a noi la benedizione promessa alla fede.

Deuteronomio 23:15-25; Deuteronomio 24:1-6
15Non consegnerai al suo padrone lo schiavo che, dopo averlo lasciato, si sarà rifugiato presso di te.16Rimarrà da te, nel tuo paese, nel luogo che avrà scelto, in quella delle tue città che gli parrà meglio; e non lo molesterai.17Non vi sarà alcuna meretrice tra le figliuole d’Israele, né vi sarà alcun uomo che si prostituisca tra i figliuoli d’Israele.18Non porterai nella casa dell’Eterno, del tuo Dio, la mercede d’una meretrice né il prezzo della vendita d’un cane, per sciogliere qualsivoglia voto; poiché ambedue son cose abominevoli per l’Eterno, ch’è il tuo Dio.19Non farai al tuo fratello prestiti a interesse, né di danaro, né di viveri, né di qualsivoglia cosa che si presta a interesse.20Allo straniero potrai prestare a interesse, ma non al tuo fratello; affinché l’Eterno, il tuo Dio, ti benedica in tutto ciò a cui porrai mano, nel paese dove stai per entrare per prenderne possesso.21Quando avrai fatto un voto all’Eterno, al tuo Dio, non tarderai ad adempirlo; poiché l’Eterno, il tuo Dio, te ne domanderebbe certamente conto, e tu saresti colpevole;22ma se ti astieni dal far voti, non commetti peccato.23Mantieni e compi la parola uscita dalle tue labbra; fa’ secondo il voto che avrai fatto volontariamente all’Eterno, al tuo Dio, e che la tua bocca avrà pronunziato.24Quando entrerai nella vigna del tuo prossimo, potrai a tuo piacere mangiar dell’uva a sazietà, ma non ne metterai nel tuo paniere.25Quando entrerai nelle biade del tuo prossimo, potrai coglierne delle spighe con la mano; ma non metterai la falce nelle biade del tuo prossimo.
1Quand’uno avrà preso una donna e sarà divenuto suo marito, se avvenga ch’ella poi non gli sia più gradita perché ha trovato in lei qualcosa di vergognoso, e scriva per lei un libello di ripudio e glielo consegni in mano e la mandi via di casa sua,2s’ella, uscita di casa di colui, va e divien moglie d’un altro marito,3e quest’altro marito la prende in odio, scrive per lei un libello di ripudio, glielo consegna in mano e la manda via di casa sua, o se quest’altro marito che l’avea presa per moglie viene a morire,4il primo marito che l’avea mandata via non potrà riprenderla per moglie dopo ch’ella è stata contaminata; poiché sarebbe un’abominazione agli occhi dell’Eterno; e tu non macchierai di peccato il paese che l’Eterno, il tuo Dio, ti dà come eredità.5Quando un uomo si sarà sposato di fresco, non andrà alla guerra, e non gli sarà imposto alcun incarico; sarà libero per un anno di starsene a casa, e farà lieta la moglie che ha sposata.6Nessuno prenderà in pegno sia le due macine, sia la macina superiore, perché sarebbe come prendere in pegno la vita.

A lato del male poteva esservi in Israele della negligenza. Perdere un bue o un asino è segno di mancanza di cura e di vigilanza. Ma Iddio che da parte sua veglia, sa tutto, ne approfitta per insegnare anche a me a vegliare su ciò che appartiene al mio prossimo. Mi ricorda che questi è mio fratello e m'invita ad occuparmi di ciò che è suo nell'amore fraterno con altrettanta cura come se fosse per me. Senza la sua pecora per il sacrificio, il suo bue per arare, il suo asino per portare i suoi carichi, come avrebbe un Israelita potuto servire l'Eterno e mantenersi? — Non manchiamo dunque, quando ci è possibile, di aiutare i nostri fratelli a servire il Signore con tutto ciò che posseggono.

Il versetto 5 è importante per voi, giovanette cristiane, nel mondo moderno ove la donna cerca di farsi uguale all'uomo. È né più né meno che rovesciare l'ordine normale e divino nelle relazioni umane. Bisogna sottomettervisi, non discuterlo. Così i versetti 9-11 ci ricordano che Iddio non può sopportare nella vita e nella testimonianza dei suoi figli né confusione, né mescolanza delle verità divine con le cose di questo mondo.

Deuteronomio 24:7-22
7Quando si troverà un uomo che abbia rubato qualcuno dei suoi fratelli di tra i figliuoli d’Israele, ne abbia fatto un suo schiavo e l’abbia venduto, quel ladro sarà messo a morte; così torrai via il male di mezzo a te.8State in guardia contro la piaga della lebbra, per osservare diligentemente e fare tutto quello che i sacerdoti levitici v’insegneranno; avrete cura di fare come io ho loro ordinato.9Ricordati di quello che l’Eterno, il tuo Dio, fece a Maria, durante il viaggio, dopo che foste usciti dall’Egitto.10Quando presterai qualsivoglia cosa al tuo prossimo, non entrerai in casa sua per prendere il suo pegno;11te ne starai di fuori, e l’uomo a cui avrai fatto il prestito, ti porterà il pegno fuori.12E se quell’uomo è povero, non ti coricherai, avendo ancora il suo pegno.13Non mancherai di restituirgli il pegno, al tramonto del sole, affinché egli possa dormire nel suo mantello, e benedirti; e questo ti sarà contato come un atto di giustizia agli occhi dell’Eterno, ch’è il tuo Dio.14Non defrauderai il mercenario povero e bisognoso, sia egli uno de’ tuoi fratelli o uno degli stranieri che stanno nel tuo paese, entro le tue porte;15gli darai il suo salario il giorno stesso, prima che tramonti il sole; poich’egli è povero, e l’aspetta con impazienza; così egli non griderà contro di te all’Eterno, e tu non commetterai un peccato.16Non si metteranno a morte i padri per i figliuoli, né si metteranno a morte i figliuoli per i padri; ognuno sarà messo a morte per il proprio peccato.17Non conculcherai il diritto dello straniero o dell’orfano, e non prenderai in pegno la veste della vedova;18ma ti ricorderai che sei stato schiavo in Egitto, e che di là, ti ha redento l’Eterno, l’Iddio tuo; perciò io ti comando che tu faccia così.19Allorché, facendo la mietitura nel tuo campo, vi avrai dimenticato qualche manipolo, non tornerai indietro a prenderlo; sarà per lo straniero, per l’orfano e per la vedova, affinché l’Eterno, il tuo Dio, ti benedica in tutta l’opera delle tue mani.20Quando scoterai i tuoi ulivi, non starai a cercar le ulive rimaste sui rami; saranno per lo straniero, per l’orfano e per la vedova.21Quando vendemmierai la tua vigna, non starai a coglierne i raspolli; saranno per lo straniero, per l’orfano e per la vedova.22E ti ricorderai che sei stato schiavo nel paese d’Egitto; perciò ti comando che tu faccia così.

Consideriamo Gesù che ammaestra i suoi discepoli e le turbe. Attraverso i comandamenti di Mosè, che i Farisei rispettavano alla lettera, vuole far loro comprendere il pensiero di Dio, la sua sapienza, il suo amore. Ne era così quando i discepoli passavano nelle biade in un giorno di sabato, quando Gli si presentavano delle domande imbarazzanti a proposito del divorzio, e in tante altre occasioni.

Applichiamoci ugualmente, leggendo questi capitoli, a scoprirvi la stessa sapienza divina, lo stesso amore. A lato d'una perfetta giustizia vi brilla una perfetta bontà. I diritti dei proprietarî sono mantenuti, ma nello stesso tempo i doveri fraterni della carità non vi perdono nulla. Soltanto Iddio può stabilire un tale equilibro, ed è molto importante di constatarlo nel nostro mondo sempre pronto a pendere da un lato o dall'altro. Il figlio di Dio non deve scegliere, per esempio, fra capitalismo e comunìsmo. Le questioni sociali e politiche gli sono facili da regolare. Poiché non ha altra dottrina che la sottomissione al pensiero del Padre suo, e questo pensiero non può scoprirlo nei giornali né nei libri degli uomini, ma nella Parola di Dio sempre attuale e vivente.

Deuteronomio 25:1-10
1Quando sorgerà una lite fra alcuni, e verranno in giudizio, i giudici che li giudicheranno assolveranno l’innocente e condanneranno il colpevole.2E se il colpevole avrà meritato d’esser battuto, il giudice lo farà distendere per terra e battere in sua presenza, con un numero di colpi proporzionato alla gravità della sua colpa.3Gli farà dare non più di quaranta colpi, per tema che il tuo fratello resti avvilito agli occhi tuoi, qualora si oltrepassasse di molto questo numero di colpi.4Non metterai la musoliera al bue che trebbia il grano.5Quando de’ fratelli staranno assieme, e l’un d’essi morrà senza lasciar figliuoli, la moglie del defunto non si mariterà fuori, con uno straniero; il suo cognato verrà da lei e se la prenderà per moglie, compiendo così verso di lei il suo dovere di cognato;6e il primogenito ch’ella partorirà, succederà al fratello defunto e ne porterà il nome, affinché questo nome non sia estinto in Israele.7E se a quell’uomo non piaccia di prender la sua cognata, la cognata salirà alla porta dagli anziani e dirà: "Il mio cognato rifiuta di far rivivere in Israele il nome del suo fratello; ei non vuol compiere verso di me il suo dovere di cognato".8Allora gli anziani della sua città lo chiameranno e gli parleranno; e se egli persiste e dice: "Non mi piace di prenderla",9allora la sua cognata gli si avvicinerà in presenza degli anziani, gli leverà il calzare dal piede, gli sputerà in faccia, e dirà: "Così sarà fatto all’uomo che non vuol edificare la casa del suo fratello".10E la casa di lui sarà chiamata in Israele "la casa dello scalzato".

Dio è luce; Dio è amore (1 Giovanni 1:5; 4:8). Si rivela in questo doppio modo nei comandamenti più piccoli in apparenza. Luce: condanna il ladro, sorveglia l'apparir della lebbra, reclama la giustizia da parte di colui che impresta e dal datore di lavoro. Amore: ha lo sguardo sugli oppressi: debitori, poveri, stranieri, vedove, orfani, servi, e i loro gridi salgono al suo orecchio. È quel che Giacomo dichiara a proposito di quei ricchi che frodavano del loro salario gli operai che avevano mietuto i loro campi (Giacomo 5:4).

Il mondo ammira la gente potente e ricca. Al contrario i deboli e i piccoli non l'interessano molto. Vegliamo, noi che siam figli di Dio, per non lasciarci influenzare da questo modo di vedere. Abbiamo un Maestro che ha attraversato questo mondo come un servitore, uno straniero, un povero. Gesù di Nazareth non ha attirato la considerazione. È stato «sprezzato e abbandonato dagli uomini», non si è avuto per Lui «nessuna stima» (Isaia 53:3). Voi avete sprezzato «il povero», dice anche l'apostolo Giacomo (cap. 2:6).

Possiamo essere piuttosto di quelli di cui è scritto: Beato colui che comprende il povero! (Salmo 41:1).

Deuteronomio 25:13-19; Deuteronomio 26:1-11
13Non avrai nella tua sacchetta due pesi, uno grande e uno piccolo.14Non avrai in casa due misure, una grande e una piccola.15Terrai pesi esatti e giusti, terrai misure esatte e giuste, affinché i tuoi giorni siano prolungati sulla terra che l’Eterno, l’Iddio tuo, ti dà.16Poiché chiunque fa altrimenti, chiunque commette iniquità, è in abominio all’Eterno, al tuo Dio.17Ricordati di ciò che ti fece Amalek, durane il viaggio, quando usciste dall’Egitto:18com’egli ti attaccò per via, piombando per di dietro su tutti i deboli che ti seguivano, quand’eri già stanco e sfinito, e come non ebbe alcun timore di Dio.19Quando dunque l’Eterno, il tuo Dio, t’avrà dato requie, liberandoti da tutti i tuoi nemici all’intorno nel paese che l’Eterno, il tuo Dio, ti dà come eredità perché tu lo possegga, cancellerai la memoria di Amalek di sotto al cielo: non te ne scordare!
1Or quando sarai entrato nel paese che l’Eterno, il tuo Dio, ti dà come eredità, e lo possederai e ti ci sarai stanziato,2prenderai delle primizie di tutti i frutti del suolo da te raccolti nel paese che l’Eterno, il tuo Dio, ti dà, le metterai in un paniere, e andrai al luogo che l’Eterno, l’Iddio tuo, avrà scelto per dimora del suo nome.3E ti presenterai al sacerdote in carica in que’ giorni, e gli dirai: "Io dichiaro oggi all’Eterno, all’Iddio tuo, che sono entrato nel paese che l’Eterno giurò ai nostri padri di darci".4Il sacerdote prenderà il paniere dalle tue mani, e lo deporrà davanti all’altare dell’Eterno, del tuo Dio,5e tu pronunzierai queste parole davanti all’Eterno, ch’è il tuo Dio: "Mio padre era un Arameo errante; scese in Egitto, vi stette come straniero con poca gente, e vi diventò una nazione grande, potente e numerosa.6E gli Egiziani ci maltrattarono, ci umiliarono e c’imposero un duro servaggio.7Allora gridammo all’Eterno, all’Iddio de’ nostri padri, e l’Eterno udì la nostra voce, vide la nostra umiliazione, il nostro travaglio e la nostra oppressione,8e l’Eterno ci trasse dall’Egitto con potente mano e con braccio disteso, con grandi terrori, con miracoli e con prodigi,9e ci ha condotti in questo luogo e ci ha dato questo paese, paese ove scorre il latte e il miele.10Ed ora, ecco, io reco le primizie de’ frutti del suolo che tu, o Eterno, m’hai dato!" E le deporrai davanti all’Eterno, al tuo Dio, e ti prostrerai davanti all’Eterno, al tuo Dio;11e ti rallegrerai, tu col Levita e con lo straniero che sarà in mezzo a te, di tutto il bene che l’Eterno, il tuo Dio, avrà dato a te e alla tua casa.

C'erano dei casi in cui il castigo corporale era necessario in Israele. Ugualmente esso fa parte per il giovane credente della disciplina paterna, ed ha per risultato il rispetto (Ebrei 12:9). Questo castigo della verga è preso da Dio come esempio della disciplina che Egli stesso esercita verso i suoi figli, ricordandoci nello stesso passo ch' «Egli flagella ogni figliuolo ch'Egli gradisce». Ma nella sua sapienza e nella sua conoscenza del malvagio cuore dell'uomo, fissa un limite: il colpevole non dovrà ricevere più di quaranta colpi. Per essere certi di non oltrepassarli, i Giudei avevano l'abitudine di dare quaranta colpi meno uno. Nel loro odio contro l'Evangelo, Paolo ci informa che a cinque riprese gli hanno fatto subire questo castigo iniquo (2 Corinzi 11:24).

Un altro versetto della nostra lettura ci fa pensare ai lavori dell'apostolo (vers. 4; paragonate 1 Corinzi 9:9). Infine le istruzioni concernenti i doveri del cognato serviranno ai sadducei per tendere un laccio al Signore a riguardo della risurrezione. Ma Egli risponderà loro: «Voi errate, non conoscendo le Scritture... (Matteo 22:29).

E per noi pure, il mezzo per non sbagliarci mai, è di conoscere bene la Parola del nostro Dio ed appoggiarci su di essa.

Deuteronomio 26:12-19
12Quando avrai finito di prelevare tutte le decime delle tue entrate, il terzo anno, l’anno delle decime, e le avrai date al Levita, allo straniero, all’orfano e alla vedova perché ne mangino entro le tue porte e siano saziati,13dirai, dinanzi all’Eterno, al tuo Dio: "Io ho tolto dalla mia casa ciò che era consacrato, e l’ho dato al Levita, allo straniero, all’orfano e alla vedova, interamente secondo gli ordini che mi hai dato; non ho trasgredito né dimenticato alcuno dei tuoi comandamenti.14Non ho mangiato cose consacrate, durante il mio lutto; non ne ho tolto nulla quand’ero impuro, e non ne ho dato nulla in occasione di qualche morto; ho ubbidito alla voce dell’Eterno, dell’Iddio mio, ho fatto interamente come tu m’hai comandato.15Volgi a noi lo sguardo dalla dimora della tua santità, dal cielo, e benedici il tuo popolo d’Israele e la terra che ci hai dato, come giurasti ai nostri padri, terra ove scorre il latte e il miele".16Oggi, l’Eterno, il tuo Dio, ti comanda di mettere in pratica queste leggi e queste prescrizioni; osservale dunque, mettile in pratica con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua.17Tu hai fatto dichiarare oggi all’Eterno ch’egli sarà il tuo Dio, purché tu cammini nelle sue vie e osservi le sue leggi, i suoi comandamenti, le sue prescrizioni, e tu ubbidisca alla sua voce.18E l’Eterno t’ha fatto oggi dichiarare che gli sarai un popolo specialmente suo, com’egli t’ha detto, e che osserverai tutti i suoi comandamenti,19ond’egli ti renda eccelso per gloria, rinomanza e splendore, su tutte le nazioni che ha fatte, e tu sia un popolo consacrato all’Eterno, al tuo Dio, com’egli t’ha detto.

Fra tutte le esperienze umilianti del deserto ve n'è ancora una di cui Israele deve ricordarsi e noi con Iui. Amalek si era vilmente approfittato della stanchezza del popolo per piombare sui deboli e sui ritardatari. Badiamo! Il diavolo non osa tanto attaccarsi ai cristiani la cui marcia è fiduciosa e ardita. Invece i ritardatari, quelli che rimangono indietro, sono per lui delle facili prede. Sappiamo quel che accadde a Pietro, che seguiva il Signore da lungi (Luca 22:54).

Il capitolo 26 ci riporta nel paese. Ma il passato non è dimenticato. E l'Israelita, benedetto nei suoi raccolti, recandosi nei luogo scelto dall'Eterno, si ricorderà della sua misera origine e ad un tempo della divina potenza che l'ha liberato, introdotto in quel buon paese. Poi, come prova della bontà del suo Dio, poserà nella sua presenza il frutto del suo paniere e si prostrerà, col cuore pieno di gioia e di riconoscenza.

Preziosa figura del culto del riscattato, che rammenta la propria gloriosa salvezza, offre a Dio «il frutto delle labbra che confessano il Suo Nome» (Ebrei 13:15) e dichiara al Signore con adorazione: «Tutti i frutti deliziosi d'ogni sorta, nuovi e vecchi, li ho serbati per te, Amico mio!» (Cantico dei cantici 7:13).

Deuteronomio 27:1-19
1Or Mosè e gli anziani d’Israele dettero quest’ordine al popolo: "Osservate tutti i comandamenti che oggi vi do.2E quando avrete passato il Giordano per entrare nel paese che l’Eterno, l’Iddio vostro, vi dà, rizzerai delle grandi pietre, e le intonacherai di calcina.3Poi vi scriverai sopra tutte le parole di questa legge, quand’avrai passato il Giordano per entrare nel paese che l’Eterno, il tuo Dio, ti dà: paese ove scorre il latte e il miele, come l’Eterno, l’Iddio de’ tuoi padri, ti ha detto.4Quando dunque avrete passato il Giordano, rizzerete sul monte Ebal queste pietre, come oggi vi comando, e le intonacherete di calcina.5Quivi edificherai pure un altare all’Eterno, ch’è il tuo Dio: un altare di pietre, sulle quali non passerai ferro.6Edificherai l’altare dell’Eterno, del tuo Dio, di pietre intatte, e su d’esso offrirai degli olocausti all’Eterno, al tuo Dio.7E offrirai de’ sacrifizi di azioni di grazie, e quivi mangerai e ti rallegrerai dinanzi all’Eterno, al tuo Dio.8E scriverai su quelle pietre tutte le parole di questa legge, in modo che siano nitidamente scolpite".9E Mosè e i sacerdoti levitici parlarono a tutto Israele, dicendo: "Fa’ silenzio e ascolta, o Israele! Oggi sei divenuto il popolo dell’Eterno, del tuo Dio.10Ubbidirai quindi alla voce dell’Eterno, del tuo Dio, e metterai in pratica i suoi comandamenti e le sue leggi che oggi ti do".11In quello stesso giorno Mosè diede pure quest’ordine al popolo:12"Quando avrete passato il Giordano, ecco quelli che staranno sul monte Gherizim per benedire il popolo: Simeone, Levi, Giuda, Issacar, Giuseppe e Beniamino;13ed ecco quelli che staranno sul monte Ebal, per pronunziare la maledizione: Ruben, Gad, Ascer, Zabulon, Dan e Neftali.14I Leviti parleranno e diranno ad alta voce a tutti gli uomini d’Israele:15Maledetto l’uomo che fa un’immagine scolpita o di getto, cosa abominevole per l’Eterno, opera di mano d’artefice, e la pone in luogo occulto! E tutto il popolo risponderà e dirà: Amen.16Maledetto chi sprezza suo padre o sua madre! E tutto il popolo dirà: Amen.17Maledetto chi sposta i termini del suo prossimo! E tutto il popolo dirà: Amen.18Maledetto chi fa smarrire al cieco il suo cammino! E tutto il popolo dirà: Amen.19Maledetto chi conculca il diritto dello straniero, dell’orfano e della vedova! E tutto il popolo dirà: Amen.

Il versetto dell'epistola agli Ebrei citato ieri, che ci invitava ad offrire del continuo a Dio sacrifici di lodi, è pure seguito dalla esortazione: «E non dimenticate di esercitar la beneficenza e di far parte agli altri dei vostri beni; perché è di tali sacrifici che Dio si compiace» (Ebrei 13:16). La nostra lettura d'oggi ci mostra pure il soggetto dei doni, posto subito dopo i sacrifici all'Eterno. Le «decime» facevano parte del culto d'Israele e al versetto 11 ci è detto il perché: Bisognava che il Levita e lo straniero potessero rallegrarsi con l'Israelita e rendere grazie a Dio. Pensiamo a questo, noi cristiani, e facciam parte dei nostri beni, non per essere noi ringraziati, ma affinché colui a cui noi diamo ringrazi Dio, si, perché egli Gli renda grazie con noi dei beni di cui godiamo insieme (2 Corinzi 9:12).

Nel cielo non vi sarà più beneficenza; ognuno sarà colmato. Ma sulla terra, Iddio abbina, questo servizio alla lode, perché le più meravigliose parole d'adorazione sono senza valore per Lui, se non diamo per mezzo delle opere la prova del nostro amore. E non dimentichiamo il motivo che dovrebbe da solo bastarci: «È di tali sacrifici che Iddio si compiace»!

Deuteronomio 28:1-14
1Ora, se tu ubbidisci diligentemente alla voce dell’Eterno, del tuo Dio, avendo cura di mettere in pratica tutti i suoi comandamenti che oggi ti do, avverrà che l’Eterno, il tuo Dio, ti renderà eccelso sopra tutte le nazioni della terra;2e tutte queste benedizioni verranno su te e si compiranno per te, se darai ascolto alla voce dell’Eterno, dell’Iddio tuo:3Sarai benedetto nelle città e sarai benedetto nella campagna.4Benedetto sarà il frutto delle tue viscere, il frutto del tuo suolo e il frutto del tuo bestiame; benedetti i parti delle tue vacche e delle tue pecore.5Benedetti saranno il tuo paniere e la tua madia.6Sarai benedetto al tuo entrare e benedetto al tuo uscire.7L’Eterno farà sì che i tuoi nemici, quando si leveranno contro di te, siano sconfitti dinanzi a te; usciranno contro a te per una via, e per sette vie fuggiranno d’innanzi a te.8L’Eterno ordinerà alla benedizione d’esser teco ne’ tuoi granai e in tutto ciò a cui metterai mano; e ti benedirà nel paese che l’Eterno, il tuo Dio, ti dà.9L’Eterno ti stabilirà perché tu gli sia un popolo santo, come t’ha giurato, se osserverai i comandamenti dell’Eterno, ch’è il tuo Dio, e se camminerai nelle sue vie;10e tutti i popoli della terra vedranno che tu porti il nome dell’Eterno, e ti temeranno.11L’Eterno, il tuo Dio, ti colmerà di beni, moltiplicando il frutto delle tue viscere, il frutto del tuo bestiame e il frutto del tuo suolo, nel paese che l’Eterno giurò ai tuoi padri di darti.12L’Eterno aprirà per te il suo buon tesoro, il cielo, per dare alla tua terra la pioggia a suo tempo, e per benedire tutta l’opera delle tue mani, e tu presterai a molte nazioni e non prenderai nulla in prestito.13L’Eterno ti metterà alla testa e non alla coda, e sarai sempre in alto e mai in basso, se ubbidirai ai comandamenti dell’Eterno, del tuo Dio, i quali oggi ti do perché tu li osservi e li metta in pratica,14e se non devierai né a destra né a sinistra da alcuna delle cose che oggi vi comando, per andar dietro ad altri dèi e per servirli.

La legge, scritta «nitidamente» su grandi pietre intonacate di calce, splendenti di bianchezza, potrà essere letta da ogni Israelita, rendendolo pienamente responsabile. Nessuno potrà dire di non conoscerla. Siamo noi meno responsabili, noi tutti che abbiamo fra le mani la Bibbia completa? L'istruzione era stata data al cap. 11, versetto 29: «Tu pronunzierai la benedizione sul monte Gherizim, e la maledizione sul monte Ebal. Mosè precisa ora come ciò doveva essere fatto. Sei tribù si terrebbero su ciascuno di questi due monti. Ahimè! Quelle tribù che dovevano pronunciare la benedizione non potranno farlo. Poiché il popolo è «sotto la legge» e «Tutti coloro che si basano sulle opere della legge sono sotto maledizione» (Galati 3:10). Maledetto... maledetto... maledetto... tale è la sentenza che Israele dovrà udire dodici volte (vers. 15-26). Ma lo stesso passo dell'epistola ai Galati dichiara per il presente: «Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge» (cap. 3:13). Noi non siamo più «sotto la legge, ma sotto la grazia» (Romani 6:14). E la grazia dà infinitamente più di quel che il monte Gherizim avrebbe potuto dare, poiche siamo «benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo» (Efesini 1:3).

Deuteronomio 28:15-32
15Ma se non ubbidisci alla voce dell’Eterno, del tuo Dio, se non hai cura di mettere in pratica tutti i suoi comandamenti e tutte le sue leggi che oggi ti do, avverrà che tutte queste maledizioni verranno su te e si compiranno per te:16Sarai maledetto nella città e sarai maledetto nella campagna.17Maledetti saranno il tuo paniere e la tua madia.18Maledetto sarà il frutto delle tue viscere, il frutto del tuo suolo; maledetti i parti delle tue vacche e delle tue pecore.19Sarai maledetto al tuo entrare e maledetto al tuo uscire.20L’Eterno manderà contro di te la maledizione, lo spavento e la minaccia in ogni cosa a cui metterai mano e che farai, finché tu sia distrutto e tu perisca rapidamente, a motivo della malvagità delle tue azioni per la quale m’avrai abbandonato.21L’Eterno farà sì che la peste s’attaccherà a te, finch’essa t’abbia consumato nel paese nel quale stai per entrare per prenderne possesso.22L’Eterno ti colpirà di consunzione, di febbre, d’infiammazione, d’arsura, di aridità, di carbonchio e di ruggine, che ti perseguiteranno finché tu sia perito.23Il tuo cielo sarà di rame sopra il tuo capo, e la terra sotto di te sarà di ferro.24L’Eterno manderà sul tuo paese, invece di pioggia, sabbia e polvere, che cadranno su te dal cielo, finché tu sia distrutto.25L’Eterno farà si che sarai messo in rotta dinanzi ai tuoi nemici; uscirai contro a loro per una via e per sette vie fuggirai d’innanzi a loro, e nessuno dei regni della terra ti darà requie.26I tuoi cadaveri saran pasto di tutti gli uccelli del cielo e delle bestie della terra, che nessuno scaccerà.27L’Eterno ti colpirà con l’ulcera d’Egitto, con emorroidi, con la rogna e con la tigna, di cui non potrai guarire.28L’Eterno ti colpirà di delirio, di cecità e di smarrimento di cuore;29e andrai brancolando in pien mezzodì, come il cieco brancola nel buio; non prospererai nelle tue vie, sarai del continuo oppresso e spogliato, e non vi sarà alcuno che ti soccorra.30Ti fidanzerai con una donna, e un altro si giacerà con lei; edificherai una casa, ma non vi abiterai; pianterai una vigna, e non ne godrai il frutto.31Il tuo bue sarà ammazzato sotto i tuoi occhi, e tu non ne mangerai; il tuo asino sarà portato via in tua presenza, e non ti sarà reso; le tue pecore saranno date ai tuoi nemici, e non vi sarà chi ti soccorra.32I tuoi figliuoli e le tue figliuole saran dati in balìa d’un altro popolo; i tuoi occhi lo vedranno e languiranno del continuo dal rimpianto di loro, e la tua mano sarà senza forza.

«Ora, se tu ubbidisci diligentemente alla voce dell'Eterno, del tuo Dio...» (vers. 1). Molte volte in questo libro abbiamo già udito l'appello: «Ascolta, Israele!» — Ascolta tu pure, o giovane, o giovanetta di famiglia cristiana. Ascolta attentamente la Parola, ascolta l'insegnamento dato nelle riunioni e quel che dicono i tuoi genitori. Come per Israele è a tale condizione che sarai benedetto.

Sembra che alla nostra epoca non si sappia più ascoltare. Per due motivi principali: anzitutto perché l'attenzione è dispersa da troppe voci, da troppi rumori, forse anche da troppa musica. L'orecchio ne perde la sua sensibilità. E poi perché, senza dirlo, i giovani si figurano più o meno di conoscere già tutto. Senza dubbio in ciò che riguarda le automobili, gli sport, ecc., i giovani d'oggi ne sanno tanto quanto i loro genitori, e anche più. Ma quanto alle cose prìncipali, quelle della Parola, e quanto alle esperienze della vita, hanno molto da imparare. Ora, come si può imparare se non si ascolta? «Parla, Signore, il tuo servitore ascolta», ha rìsposto il giovane Samuele. E anche del Signore Gesù, sta scritto nel libro del profeta Isaia: «Il Signore, l'Eterno,.., risveglia il mio orecchio, perch'io ascolti, come fanno i discepoli» (Isaia 50:4).

Deuteronomio 28:33-53; Deuteronomio 29:1
33Un popolo, che tu non avrai conosciuto, mangerà il frutto della tua terra e di tutta la tua fatica, e sarai del continuo oppresso e schiacciato.34E sarai fuor di te per le cose che vedrai con gli occhi tuoi.35L’Eterno ti colpirà sulle ginocchia e sulle cosce con un’ulcera maligna, della quale non potrai guarire; ti colpirà dalle piante de’ piedi alla sommità del capo.36L’Eterno farà andare te e il tuo re che avrai costituito sopra di te, verso una nazione che né tu né i padri tuoi avrete conosciuta; e quivi servirai a dèi stranieri, al legno e alla pietra;37e diverrai lo stupore, il proverbio e la favola di tutti i popoli fra i quali l’Eterno t’avrà condotto.38Porterai molta semenza al campo e raccoglierai poco, perché la locusta la divorerà.39Pianterai vigne, le coltiverai, ma non berrai vino ne coglierai uva, perché il verme le roderà.40Avrai degli ulivi in tutto il tuo territorio ma non t’ungerai d’olio, perché i tuoi ulivi perderanno il loro frutto.41Genererai figliuoli e figliuole, ma non saranno tuoi perché andranno in schiavitù.42Tutti i tuoi alberi e il frutto del tuo suolo saran preda alla locusta.43Lo straniero che sarà in mezzo a te salirà sempre più in alto al disopra di te, e tu scenderai sempre più in basso.44Egli presterà a te, e tu non presterai a lui; egli sarà alla testa, e tu in coda.45Tutte queste maledizioni verranno su te, ti perseguiteranno e ti raggiungeranno, finché tu sia distrutto, perché non avrai ubbidito alla voce dell’Eterno, del tuo Dio, osservando i comandamenti e le leggi ch’egli t’ha dato.46Esse saranno per te e per la tua progenie come un segno e come un prodigio, in perpetuo.47E perché non avrai servito all’Eterno, al tuo Dio, con gioia e di buon cuore in mezzo all’abbondanza d’ogni cosa,48servirai ai tuoi nemici che l’Eterno manderà contro di te, in mezzo alla fame, alla sete, alla nudità e alla mancanza d’ogni cosa; ed essi ti metteranno un giogo di ferro sul collo, finché t’abbiano distrutto.49L’Eterno farà muover contro di te, da lontano, dalle estremità della terra, una nazione, pari all’aquila che vola, una nazione della quale non intenderai la lingua,50una nazione dall’aspetto truce, che non avrà riguardo al vecchio e non avrà mercé del fanciullo;51che mangerà il frutto del tuo bestiame e il frutto del tuo suolo, finché tu sia distrutto, e non ti lascerà di resto né frumento, né mosto, né olio, né parti delle tue vacche e delle tue pecore, finché t’abbia fatto perire.52E t’assedierà in tutte le tue città, finché in tutto il tuo paese cadano le alte e forti mura nelle quali avrai riposto la tua fiducia. Essa ti assedierà in tutte le tue città, in tutto il paese che l’Eterno, il tuo Dio, t’avrà dato.53E durante l’assedio e nella distretta alla quale ti ridurrà il tuo nemico, mangerai il frutto delle tue viscere, le carni de’ tuoi figliuoli e delle tue figliuole, che l’Eterno, il tuo Dio, t’avrà dati.
1Queste sono le parole del patto che l’Eterno comandò a Mosè di stabilire coi figliuoli d’Israele nel paese di Moab, oltre il patto che avea stabilito con essi a Horeb.

Triste passo quello di oggi. Non vi brilla neppure un raggio di luce. E tutto il resto di questo lungo capitolo continua il terribile soggetto delle maledizioni che toccheranno ad Israele, se non ascolta. Purtroppo, la Parola e la storia di questo popolo, ci fanno sapere che infatti «son divenuti duri d'orecchio» e come conseguenza tutte queste cose sono avvenute loro fino alle più orribili (vers. 53-55).

Quanto a noi che siamo sotto la grazia, la nostra responsabilità è ancora maggiore; perciò ci è detto: «Guardate di non rifiutare Colui che parla, perché, se quelli (Israele) non scamparono.., molto meno scamperemo noi se volgiam le spalle a Colui che parla così dal cielo» (Ebrei 12:25). La stessa epistola ci dice: «Or Iddio... ha parlato a noi mediante il suo Figliuolo», Gesù, che è la Parola stessa. «Perciò — continua l'apostolo — bisogna che ci atteniamo vie più alle cose udite, che talora non siam portati via lungi da esse... (Ebrei 1:2; 2:1).

Si, Iddio ha parlato «dal cielo» per designare Gesù alla nostra attenzione, e ha dichiarato: «Questo è il mio diletto Figliuolo; ascoltateLo» (Marco 9:7).

Deuteronomio 29:2-17
2Mosè convocò dunque tutto Israele, e disse loro: "Voi avete veduto tutto quello che l’Eterno ha fatto sotto gli occhi vostri, nel paese d’Egitto, a Faraone, a tutti i suoi servitori e a tutto il suo paese;3gli occhi tuoi han vedute le calamità grandi con le quali furon provati, quei miracoli, quei gran prodigi;4ma, fino a questo giorno, l’Eterno non v’ha dato un cuore per comprendere, né occhi per vedere, né orecchi per udire.5Io vi ho condotti quarant’anni nel deserto; le vostre vesti non vi si son logorate addosso, né i vostri calzari vi si son logorati ai piedi.6Non avete mangiato pane, non avete bevuto vino né bevanda alcoolica, affinché conosceste che io sono l’Eterno, il vostro Dio.7E quando siete arrivati a questo luogo, e Sihon re di Heshbon, e Og re di Basan sono usciti contro noi per combattere, noi li abbiamo sconfitti,8abbiam preso il loro paese, e l’abbiam dato come proprietà ai Rubeniti, ai Gaditi e alla mezza tribù di Manasse.9Osservate dunque le parole di questo patto e mettetele in pratica, affinché prosperiate in tutto ciò che farete.10Oggi voi comparite tutti davanti all’Eterno, al vostro Dio, i vostri capi, le vostre tribù, i vostri anziani, i vostri ufficiali, tutti gli uomini d’Israele,11i vostri bambini, le vostre mogli, lo straniero ch’è in mezzo al tuo campo, da colui che ti spacca le legna a colui che ti attinge l’acqua,12per entrare nel patto dell’Eterno, ch’è il tuo Dio: patto fermato con giuramento, e che l’Eterno, il tuo Dio, fa oggi con te,13per stabilirti oggi come suo popolo, e per esser tuo Dio, come ti disse e come giurò ai tuoi padri, ad Abrahamo, ad Isacco e a Giacobbe.14E non con voi soltanto fo io questo patto e questo giuramento,15ma con quelli che stanno qui oggi con noi davanti all’Eterno, ch’è l’Iddio nostro, e con quelli che non son qui oggi con noi.16Poiché voi sapete come abbiam dimorato nel paese d’Egitto, e come siam passati per mezzo alle nazioni, che avete attraversate;17e avete vedute le loro abominazioni e gl’idoli di legno, di pietra, d’argento e d’oro, che son fra quelle.

L'Eterno non aveva dato ad Israele delle orecchie per udire, fino a quel giorno (vers. 4). Era forse colpa del popolo allora se essi non avevano ascoltato? Si, certamente! Comprendiamo, da quel che Paolo disse ai Giudei di Roma che questo popolo si fosse da sè anzitutto volontariamente turato le orecchie per tema di udire e di convertirsi. «Sappiate dunque, — prosegue l'apostolo, — che questa salvezza di Dio è mandata ai Gentili (cioè alle nazioni pagane); ed essì ascolteranno» (Atti 28:27-28). Ecco dunque qual è il pensiero d'amore di Dio verso noi. Se ha lasciato che Israele seguisse il suo sentiero di sviamento e di induramento fino ad ora, è allo scopo di permettere alle «nazioni» di udire l'Evangelo della grazia. Tale è il soggetto dei capitoli 9-11 dell'Epistola ai Romani. Oggi è dunque un giorno di buon annunzio per noi che, la più parte, apparteniamo a queste «nazioni» estranee ai «patti della promessa».

Nessuno faccia come Israele, ma «oggi se udite la sua voce non indurate i vostri cuori» (Ebrei 3:7, 15; 4:7).

Oggi! Notate quante volte troviamo questa parola nel nostro capitolo e nei seguenti.

Deuteronomio 29:18-29
18Non siavi tra voi uomo o donna o famiglia o tribù che volga oggi il cuore lungi dall’Eterno, ch’è il nostro Dio, per andare a servire agli dèi di quelle nazioni; non siavi tra voi radice alcuna che produca veleno e assenzio;19e non avvenga che alcuno, dopo aver udito le parole di questo giuramento, si lusinghi in cuor suo dicendo: "Avrò pace, anche se camminerò secondo la caparbietà del mio cuore"; in guisa che chi ha bevuto largamente tragga a perdizione chi ha sete.20L’Eterno non vorrà perdonargli; ma in tal caso l’ira dell’Eterno e la sua gelosia s’infiammeranno contro quell’uomo, tutte le maledizioni scritte in questo libro si poseranno su lui, e l’Eterno cancellerà il nome di lui di sotto al cielo;21l’Eterno lo separerà, per sua sventura, da tutte le tribù d’Israele, secondo tutte le maledizioni del patto scritto in questo libro della legge.22La generazione a venire, i vostri figliuoli che sorgeranno dopo di voi, e lo straniero che verrà da paese lontano, anzi tutte le nazioni, quando vedranno le piaghe di questo paese e le malattie onde l’Eterno l’avrà afflitto,23e che tutto il suo suolo sarà zolfo, sale, arsura, e non vi sarà più sementa, né prodotto, né erba di sorta che vi cresca, come dopo la ruina di Sodoma, di Gomorra, di Adma e di Tseboim che l’Eterno distrusse nella sua ira e nel suo furore, diranno:24"Perché l’Eterno ha egli trattato così questo paese? perché l’ardore di questa grand’ira?"25E si risponderà: "Perché hanno abbandonato il patto dell’Eterno, dell’Iddio dei loro padri: il patto ch’egli fermò con loro quando li ebbe tratti dal paese d’Egitto;26perché sono andati a servire ad altri dèi e si son prostrati dinanzi a loro: dèi, ch’essi non aveano conosciuti, e che l’Eterno non aveva assegnati loro.27Per questo s’è accesa l’ira dell’Eterno contro questo paese per far venire su di esso tutte le maledizioni scritte in questo libro;28e l’Eterno li ha divelti dal loro suolo con ira, con furore, con grande indignazione, e li ha gettati in un altro paese, come oggi si vede".29Le cose occulte appartengono all’Eterno, al nostro Dio, ma le cose rivelate sono per noi e per i nostri figliuoli, in perpetuo, perché mettiamo in pratica tutte le parole di questa legge.

Le cose rivelate del vers. 29 son quelle riguardanti la responsabilità del popolo e di cui siamo occupati. Ma la grazia di Dio ha ancora in riserva per Israele delle cose nascoste di cui il cap. 30 ci parlerà. Nel futuro Egli agirà su questo povero popolo per produrre in lui il pentimento e il ristoramento. «Se tu torni... torna a me», tale era l'appello divino per mezzo del profeta Geremia (cap. 4:1). Ebbene, questo lavoro dell'amore non sarà vano! «E tu ti convertirai ossia ritornerai...» (vers. 8).

Il pensiero di grazia di Dio, non è rimasto una cosa nascosta neppure verso noi. Certo, nessuno avrebbe potuto salire in cielo per scoprirvelo. Ma il «comandamento» (vers. 11) è venuto fino a noi per mezzo di qualcuno che ce l'ha recato dal cielo; e questo comandamento, questa volontà di Dio è che tutti gli uomini siano salvati. Paragonate il nostro versetto 12 con Giovanni 3:13 e 31.

Ma un tempo terribile verrà per gl'increduli, in cui «errando da un mare all'altro... correranno qua e là in cerca della parola dell'Eterno, e non la troveranno!» (Amos 8:12). La Parola è presso di te ora. Afferrala! E faccia essa l'opera sua nel tuo cuore!

Deuteronomio 30:1-14
1Or quando tutte queste cose che io t’ho poste dinanzi, la benedizione e la maledizione, si saranno effettuate per te, e tu te le ridurrai a memoria fra tutte le nazioni dove l’Eterno, il tuo Dio, t’avrà sospinto,2e ti convertirai all’Eterno, al tuo Dio, e ubbidirai alla sua voce, tu e i tuoi figliuoli, con tutto il tuo cuore e con tutta l’anima tua, secondo tutto ciò che oggi io ti comando,3l’Eterno, il tuo Dio, farà ritornare i tuoi dalla schiavitù, avrà pietà di te, e ti raccoglierà di nuovo di fra tutti i popoli, fra i quali l’Eterno, il tuo Dio, t’aveva disperso.4Quand’anche i tuoi esuli fossero all’estremità de’ cieli, l’Eterno, il tuo Dio, ti raccoglierà di là, e di là ti prenderà.5L’Eterno, il tuo Dio, ti ricondurrà nel paese che i tuoi padri avevano posseduto, e tu lo possederai; ed Egli ti farà del bene e ti moltiplicherà più dei tuoi padri.6L’Eterno, il tuo Dio, circonciderà il tuo cuore e il cuore della tua progenie affinché tu ami l’Eterno, il tuo Dio, con tutto il tuo cuore e con tutta l’anima tua, e così tu viva.7E l’Eterno, il tuo Dio, farà cadere tutte queste maledizioni sui tuoi nemici e su tutti quelli che t’avranno odiato e perseguitato.8E tu ti convertirai, ubbidirai alla voce dell’Eterno, e metterai in pratica tutti questi comandamenti che oggi ti do.9L’Eterno, il tuo Dio, ti colmerà di beni, facendo prosperare tutta l’opera delle tue mani, il frutto delle tue viscere, il frutto dei tuo bestiame e il frutto del tuo suolo; poiché l’Eterno si compiacerà di nuovo nel farti del bene, come si compiacque nel farlo ai tuoi padri,10perché ubbidirai alla voce dell’Eterno, ch’è il tuo Dio, osservando i suoi comandamenti e i suoi precetti scritti in questo libro della legge, perché ti sarai convertito all’Eterno, al tuo Dio, con tutto il tuo cuore e con tutta l’anima tua.11Questo comandamento che oggi ti do, non e troppo alto per te, né troppo lontano da te.12Non è nel cielo, perché tu dica: "Chi salirà per noi nel cielo e ce lo recherà e ce lo farà udire perché lo mettiamo in pratica?"13Non è di là dal mare, perché tu dica: "Chi passerà per noi di là dal mare e ce lo recherà e ce lo farà udire perché lo mettiamo in pratica?"14Invece questa parola è molto vicina a te; è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica.

Ecco nuovamente la biforcazione di cui ci ha parlato il vers. 26 del cap. 11. Due sole vie erano davanti ad Israele, e oggi pure sono davanti a noi: l'una conduce alla vita e alla felicità; l'altra, nonostante apparenze seducenti, conduce infallibilmente alla morte e alla infelicità eterna. La scelta vi appartiene. Nessuno la può fare in vece vostra.

Mosè ha raggiunto l'età di centoventi anni. Ottant'anni prima, dovette anch'egli scegliere. Aveva rifiutato gli onori, le ricchezze ed i piaceri della corte di Faraone, «scegliendo piuttosto d'essere maltrattato col popolo di Dio» e «l'obbrobrio di Cristo» (Ebrei 11:25-26). Nella certezza di non essersi ingannato, può dire ad Israele, e anche a noi: «Vedi... scegli la vita» (vers. 19). Gesù stesso, «la Parola», sta «molto vicino a te» (vers. 14) con l'insistenza dell'amore, pronto a prenderti per mano. Egli ti dice: «Io sono la via e la verità e la vita...»(Giovanni 14:6). Scegliere la vita, «la vera vita» (1 Timoteo 6:19), è scegliere Lui stesso. Egli, in seguito, s'incaricherà della tua felicità. SI, scegli la vita, scegli Gesù! Oggi!

Deuteronomio 30:15-20; Deuteronomio 31:1-6
15Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male;16poiché io ti comando oggi d’amare l’Eterno, il tuo Dio, di camminare nelle sue vie, d’osservare i suoi comandamenti, le sue leggi e i suoi precetti affinché tu viva e ti moltiplichi, e l’Eterno, il tuo Dio, ti benedica nel paese dove stai per entrare per prenderne possesso.17Ma se il tuo cuore si volge indietro, e se tu non ubbidisci, e ti lasci trascinare a prostrarti davanti ad altri del e a servir loro,18io vi dichiaro oggi che certamente perirete, che non prolungherete i vostri giorni nel paese, per entrare in possesso del quale voi siete in procinto di passare il Giordano.19Io prendo oggi a testimoni contro a voi il cielo e la terra, che io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita, onde tu viva, tu e la tua progenie,20amando l’Eterno, il tuo Dio, ubbidendo alla sua voce e tenendoti stretto a lui (poich’egli è la tua vita e colui che prolunga i tuoi giorni), affinché tu possa abitare sul suolo che l’Eterno giurò di dare ai tuoi padri Abrahamo, Isacco e Giacobbe.
1Mosè andò e rivolse ancora queste parole a tutto Israele.2Disse loro: "Io sono oggi in età di centovent’anni; non posso più andare e venire, e l’Eterno m’ha detto: Tu non passerai questo Giordano.3L’Eterno, il tuo Dio, sarà quegli che passerà davanti a te, che distruggerà d’innanzi a te quelle nazioni, e tu possederai il loro paese; e Giosuè passerà davanti a te, come l’Eterno ha detto.4E l’Eterno tratterà quelle nazioni come trattò Sihon e Og, re degli Amorei, ch’egli distrusse col loro paese.5L’Eterno le darà in vostro potere, e voi le tratterete secondo tutti gli ordini che v’ho dato.6Siate forti, fatevi animo, non temete e non vi spaventate di loro, perché l’Eterno, il tuo Dio, è quegli che cammina teco; egli non ti lascerà e non ti abbandonerà".

«Siate forti, e fatevi animo», raccomanda Mosè ad Israele, — l'Eterno cammina con te; Egli non ti lascerà e non ti abbandonerà (vers. 6). Poi rivolge le stesse parole a Giosuè (vers. 8). Esse non sono soltanto per l'insieme del popolo ma per ciascuno personalmente. Quanti cristiani, al momento del pericolo, sono stati essi pure, incoraggiati da queste belle parole! — Poi il «legislatore» ha ancora un altro insegnamento per loro. Esso è a parte degli altri, senza dubbio a causa della sua importanza. Concerne la lettura della legge davanti a tutto Israele radunato, uomini, donne, fanciulli. Notatene lo scopo: «affinché odano, imparino a temere l'Eterno, il vostro Dio, e abbiano cura di mettere in pratica tutte le parole...» (vers. 12). È per questo che, a lato del culto e delle riunioni di preghiera, abbiamo altre radunanze ove la Parola è letta, meditata, studiata. I fanciulli vi hanno posto con i loro genitori.

Cari giovani amici, non trascurate queste riunioni «come alcuni son usi di fare» (Ebrei 10:25). Ne avete bisogno per udire, imparare, rispettare e mettere in pratica la Parola del vostro Dio.

Deuteronomio 31:7-18
7Poi Mosè chiamò Giosuè, e gli disse in presenza di tutto Israele: "Sii forte e fatti animo, perché tu entrerai con questo popolo nel paese che l’Eterno giurò ai loro padri di dar loro, e tu sarai quello che gliene darai il possesso.8E l’Eterno cammina egli stesso davanti a te; egli sarà con te; non ti lascerà e non ti abbandonerà; non temere e non ti perdere d’animo".9E Mosè scrisse questa legge e la diede ai sacerdoti figliuoli di Levi che portano l’arca del patto dell’Eterno, e a tutti gli anziani d’Israele.10Mosè diede loro quest’ordine: "Alla fine d’ogni settennio, al tempo dell’anno di remissione, alla festa delle Capanne,11quando tutto Israele verrà a presentarsi davanti all’Eterno, al tuo Dio, nel luogo ch’egli avrà scelto, leggerai questa legge dinanzi a tutto Israele, in guisa ch’egli l’oda.12Radunerai il popolo, uomini, donne, bambini, con lo straniero che sarà entro le tue porte, affinché odano, imparino a temere l’Eterno, il vostro Dio, e abbiano cura di mettere in pratica tutte le parole di questa legge.13E i loro figliuoli, che non ne avranno ancora avuto conoscenza, l’udranno e impareranno a temer l’Eterno, il vostro Dio, tutto il tempo che vivrete nel paese del quale voi andate a prender possesso, passando il Giordano".14E l’Eterno disse a Mosè: "Ecco, il giorno della tua morte s’avvicina; chiama Giosuè, e presentatevi nella tenda di convegno perch’io gli dia i miei ordini". Mosè e Giosuè dunque andarono e si presentarono nella tenda di convegno.15L’Eterno apparve, nella tenda, in una colonna di nuvola; e la colonna di nuvola si fermò all’ingresso della tenda.16E l’Eterno disse a Mosè: "Ecco, tu stai per addormentarti coi tuoi padri; e questo popolo si leverà e si prostituirà, andando dietro agli dèi stranieri del paese nel quale va a stare; e mi abbandonerà, e violerà il mio patto che io ho fermato con lui.17In quel giorno, l’ira mia s’infiammerà contro a lui; e io li abbandonerò, nasconderò loro la mia faccia, e saranno divorati, e molti mali e molte angosce cadranno loro addosso; talché in quel giorno diranno: Questi mali non ci son eglino caduti addosso perché il nostro Dio non è in mezzo a noi?18E io, in quel giorno, nasconderò del tutto la mia faccia a cagione di tutto il male che avranno fatto, rivolgendosi ad altri dèi.

«Sii forte», ripete ancora l'Eterno a Giosuè (vers. 23). Egli lo previene, come Mosè, di quel che Israele avrebbe fatto (vers. 16-20). Ma non è nel popolo che Giosuè è chiamato a cercare la forza. Altrimenti quale scoraggiamento l'avrebbe colto. La sua forza era nell'Eterno.

Senza dubbio avrete già notato molte debolezze e mancanze nei cristiani che conoscete. I vostri fratelli maggiori che dovrebbero darvi l'esempio, falliscono sovente in modo ben triste. E le riunioni a cui assistete possono talvolta sembrarvi molto deboli per il numero o il livello spirituale dei credenti che vi si radunano. C'è ben di che essere delusi e scoraggiati. Sappiate che guardando alle persone, sarà sempre così. Ma se i vostri occhi sono diretti su Gesù, non proverete nessuna delusione.

Mosè, Giosuè, Paolo,... sapevano ciò che sarebbe divenuta la loro opera quaggiù. «Poiché io so che dopo la mia morte voi certamente vi corromperete...» disse Mosè (vers. 29).

«Io so che dopo la mia partenza entreranno fra voi dei lupi rapaci...» dichiara Paolo (Atti 20:29). Ma essi sapevano pure Chi avevano creduto, e la loro fiducia riposava nella potenza di Lui (2 Timoteo 1:12).

Deuteronomio 31:19-29
19Scrivetevi dunque questo cantico, e insegnatelo ai figliuoli d’Israele; mettetelo loro in bocca, affinché questo cantico mi serva di testimonio contro i figliuoli d’Israele.20Quando li avrò introdotti nel paese che promisi ai padri loro con giuramento, paese ove scorre il latte e il miele, ed essi avranno mangiato, si saranno saziati e ingrassati, e si saranno rivolti ad altri dèi per servirli, e avranno sprezzato me e violato il mio patto,21e quando molti mali e molte angosce saran piombati loro addosso, allora questo cantico leverà la sua voce contro di loro, come un testimonio; poiché esso non sarà dimenticato, e rimarrà sulle labbra dei loro posteri; giacché io conosco quali siano i pensieri ch’essi concepiscono, anche ora, prima ch’io li abbia introdotti nel paese che giurai di dar loro".22Così Mosè scrisse quel giorno questo cantico, e lo insegnò ai figliuoli d’Israele.23Poi l’Eterno dette i suoi ordini a Giosuè, figliuolo di Nun, e gli disse: "Sii forte e fatti animo, poiché tu sei quello che introdurrai i figliuoli d’Israele nel paese che giurai di dar loro; e io sarò teco".24E quando Mosè ebbe finito di scrivere in un libro tutte quante le parole di questa legge,25diede quest’ordine ai Leviti che portavano l’arca del patto dell’Eterno:26"Prendete questo libro della legge e mettetelo allato all’arca del patto dell’Eterno, ch’è il vostro Dio; e quivi rimanga come testimonio contro di te;27perché io conosco il tuo spirito ribelle e la durezza del tuo collo. Ecco, oggi, mentre sono ancora vivente tra voi, siete stati ribelli contro l’Eterno; quanto più lo sarete dopo la mia morte!28Radunate presso di me tutti gli anziani delle vostre tribù e i vostri ufficiali; io farò loro udire queste parole, e prenderò a testimoni contro di loro il cielo e la terra.29Poiché io so che, dopo la mia morte, voi certamente vi corromperete e lascerete la via che v’ho prescritta; e la sventura v’incoglierà nei giorni a venire, perché avrete fatto ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno, provocandolo a sdegno con l’opera delle vostre mani".

Come gli era stato ordinato dall'Eterno, Mosè insegnerà ora un cantico ai figliuoli d'Israele. Strano cantico che non fu però cantato! Non ne troverete nessuno come questo nelle nostre raccolte d'inni. Tuttavia incomincia come ogni cantico, celebrando quel che Dio è, e ciò che ha fatto. Quel che Dio è? Egli è la Rocca: irremovibile, eterna, «fedele... giusta, retta». Ciò che Dio ha fatto? Un'opera perfetta! Tutto lo svolgimento di quest'opera verso Israele è esposto nei versetti 8-14, ed è un'immagine di quel che Dio ha compiuto verso ognuno dei suoi. Egli separò (scelse; vers. 8), Egli trovò, prese cura e custodi (vers. 10). Egli porta (vers. 11). Egli conduce anche (vers. 12). Egli innalza (vers. 13). «Che più si sarebbe potuto fare... di quello che io ho fatto»? — dice altrove l'Eterno a proposito della sua vigna Israele (Isaia 5:4).

E verso noi? «E quelli che ha predestinati, — dichiara l'epistola ai Romani in un vero cantico di trionfo, — li ha pure chiamati... li ha pure giustificati... li ha pure glorificati» (Romani 8:30). In verità, tutta l'opera della Rocca di Giacobbe è perfetta, «gloriosa», «magnifica» (Salmo 111:3).

Assieme al cielo ed alla terra, noi, suoi riscattati, ne siamo i beati testimoni.

Deuteronomio 31: 30; Deuteronomio 32:1-14
30Mosè dunque pronunziò dal principio alla fine le parole di questo cantico, in presenza di tutta la raunanza d’Israele.
1"Porgete orecchio, o cieli, ed io parlerò, e ascolti la terra le parole della mia bocca.2Si spanda il mio insegnamento come la pioggia, stilli la mia parola come la rugiada, come la pioggerella sopra la verdura, e come un acquazzone sopra l’erba,3poiché io proclamerò il nome dell’Eterno. Magnificate il nostro Iddio!4Quanto alla Ròcca, l’opera sua è perfetta, poiché tutte le sue vie sono giustizia. E’ un Dio fedele e senza iniquità; egli è giusto e retto.5Ma essi si sono condotti male verso di lui; non sono suoi figliuoli, l’infamia è di loro, razza storta e perversa.6E’ questa la ricompensa che date all’Eterno, o popolo insensato e privo di saviezza? Non è egli il padre tuo che t’ha creato? non è egli colui che t’ha fatto e ti ha stabilito?7Ricordati de’ giorni antichi, considera gli anni delle età passate, interroga tuo padre, ed egli te lo farà conoscere, i tuoi vecchi, ed essi te lo diranno.8Quando l’Altissimo diede alle nazioni la loro eredità, quando separò i figliuoli degli uomini, egli fissò i confini dei popoli, tenendo conto del numero de’ figliuoli d’Israele.9Poiché la parte dell’Eterno e il suo popolo, Giacobbe è la porzione della sua eredità.10Egli lo trovò in una terra deserta, in una solitudine piena d’urli e di desolazione. Egli lo circondò, ne prese cura, lo custodi come la pupilla dell’occhio suo.11Pari all’aquila che desta la sua nidiata, si libra a volo sopra i suoi piccini spiega le sue ali, li prende e li porta sulle penne,12l’Eterno solo l’ha condotto, e nessun dio straniero era con lui.13Egli l’ha fatto passare a cavallo sulle alture della terra, e Israele ha mangiato il prodotto de’ campi; gli ha fatto succhiare il miele ch’esce dalla rupe, l’olio ch’esce dalle rocce più dure,14la crema delle vacche e il latte delle pecore. Gli ha dato il grasso degli agnelli, de’ montoni di Basan e de’ capri, col fior di farina del frumento; e tu hai bevuto il vino generoso, il sangue dell’uva.

Il cantico che Mosè insegna ai figliuoli d'Israele, non ha, ahimè! che una sola strofa! Quella che abbiamo imparata ieri col popolo, ad eccezione del vers. 5, celebra il lato di Dio, ciò che Egli è, e ciò che ha fatto.. Ma quel che potremmo chiamare la seconda strofa, ha per soggetto il lato dell'uomo cioè Israele e quel che lui ha fatto. I ricchi doni dell'Eterno: la crema, il grasso, il frumento, il vino generoso (vers. 14) non gli hanno servito che ad ingrassarlo (vers. 15). Invece di tenersi più stretto a Dio, la sua Rocca, di benedirLo offrendoGli il grasso degli agnelli, le offerte di panatica, e le libazioni di vino, il popolo l'ha abbandonato, disprezzato, provocato e infine dimenticato (vers. 15:16, 18).

Che ingratitudine, non è vero? E tuttavia, non pensate voi che noi siamo sovente un po' come Jeshurun-Israele? Volentieri ci «ingrassiamo» pigramente dei beni di cui il nostro Padre ci colma. Con soddisfazione vediamo prosperare i nostri affari, dimenticando di dare al Signore i primi diritti nella nostra vita. Noi accettiamo i doni, ma, accettiamo noi anche il Donatore con tutte le esigenze del suo amore?

Deuteronomio 32:15-33
15Ma Ieshurun s’è fatto grasso ed ha ricalcitrato, ti sei fatto grasso, grosso e pingue! ha abbandonato l’Iddio che l’ha fatto, e ha sprezzato la Ròcca della sua salvezza.16Essi l’han mosso a gelosia con divinità straniere, l’hanno irritato con abominazioni.17Han sacrificato a demoni che non son Dio, a dèi che non avean conosciuti, dèi nuovi, apparsi di recente, dinanzi ai quali i vostri padri non avean tremato.18Hai abbandonato la Ròcca che ti diè la vita, e hai obliato l’Iddio che ti mise al mondo.19E l’Eterno l’ha veduto, e ha reietto i suoi figliuoli e le sue figliuole che l’aveano irritato;20e ha detto: "Io nasconderò loro la mia faccia, e starò a vedere quale ne sarà la fine; poiché sono una razza quanto mai perversa, figliuoli in cui non è fedeltà di sorta.21Essi m’han mosso a gelosia con ciò che non è Dio, m’hanno irritato coi loro idoli vani; e io li moverò a gelosia con gente che non è un popolo, li irriterò con una nazione stolta.22Poiché un fuoco s’è acceso, nella mia ira, e divamperà fino in fondo al soggiorno de’ morti; divorerà la terra e i suoi prodotti, e infiammerà le fondamenta delle montagne.23Io accumulerò su loro dei mali, esaurirò contro a loro tutti i miei strali.24Essi saran consunti dalla fame, divorati dalla febbre, da mortifera pestilenza; lancerò contro a loro le zanne delle fiere, col veleno delle bestie che striscian nella polvere.25Di fuori la spada, e di dentro il terrore spargeranno il lutto, mietendo giovani e fanciulle, lattanti e uomini canuti.26Io direi: Li spazzerò via d’un soffio, farò sparire la loro memoria di fra gli uomini,27se non temessi gl’insulti del nemico, e che i loro avversari, prendendo abbaglio, fosser tratti a dire: "E’ stata la nostra potente mano e non l’Eterno, che ha fatto tutto questo!"28Poiché è una nazione che ha perduto il senno, e non v’è in essi alcuna intelligenza.29Se fosser savi, lo capirebbero, considererebbero la fine che li aspetta.30Come potrebbe un solo inseguirne mille, e due metterne in fuga diecimila, se la Ròcca loro non li avesse venduti, se l’Eterno non li avesse dati in man del nemico?31Poiché la ròcca loro non è come la nostra Ròcca; i nostri stessi nemici ne son giudici;32ma la loro vigna vien dalla vigna di Sodoma e dalle campagne di Gomorra; le loro uve son uve avvelenate, i loro grappoli, amari;33il loro vino è un tossico di serpenti, un crudel veleno d’aspidi.

Questo cantico ci permette di comprendere un poco quello che il cuore di Dio provava vedendo che Israele preferiva all'Eterno degli dèi che non esistono, delle vanità e persino dei demoni (vers. 17, 21).

Le strofe finali trovano il popolo nel suo misero stato. Ha fatto l'esperienza che «i dolori di quelli che corrono dietro ad altri dii saranno moltiplicati» (Salmo 16:4). Ma vi vediamo pure l'Eterno che si occupa di questa miseria per liberarlo e ristorarlo. Per Israele, attualmente disperso, disprezzato, perseguitato, noi sappiamo che questo momento verrà dopo un ultimo e terribile periodo di giudici.

La nostra lode, come figli di Dio, comincia ove finisce il cantico d'Israele, cioè al perdono di cui siamo gli oggetti.

Certo, noi possiamo, nella nostra vita, fare come questo popolo delle amare esperienze, finché se ne sia andata tutta la forza umana in cui ci eravano confidati (vers. 36). Ma allora, a noi pure, Iddio rivela che, attraverso tutte le nostre infedeltà, Egli resta quel ch'Egli è: il Medesimo (vers. 39). Sì, «Gesù Cristo è lo Stesso, ieri, oggi e in eterno... A Lui sia la gloria nei secoli dei secoli! Amen» (Ebrei 13:8, 21).

Deuteronomio 32:34-52
34"Tutto questo non è egli tenuto in serbo presso di me, sigillato ne’ miei tesori?35A me la vendetta e la retribuzione, quando il loro piede vacillerà!" Poiché il giorno della loro calamità è vicino, e ciò che per loro è preparato, s’affretta a venire.36Sì, l’Eterno giudicherà il suo popolo, ma avrà pietà de’ suoi servi quando vedrà che la forza è sparita, e che non riman più tra loro né schiavo né libero.37Allora egli dirà: "Ove sono i loro dèi, la ròcca nella quale confidavano,38gli dèi che mangiavano il grasso de’ loro sacrifizi e beveano il vino delle loro libazioni? Si levino essi a soccorrervi, a coprirvi della loro protezione!39Ora vedete che io solo son Dio, e che non v’è altro dio accanto a me. Io fo morire e fo vivere, ferisco e risano, e non v’è chi possa liberare dalla mia mano.40Sì, io alzo la mia mano al cielo, e dico: Com’è vero ch’io vivo in perpetuo,41quando aguzzerò la mia folgorante spada e metterò mano a giudicare, farò vendetta de’ miei nemici e darò ciò che si meritano a quelli che m’odiano.42Inebrierò di sangue le mie frecce, del sangue degli uccisi e dei prigionieri, la mia spada divorerà la carne, le teste dei condottieri nemici".43Nazioni, cantate le lodi del suo popolo! poiché l’Eterno vendica il sangue de’ suoi servi, fa ricadere la sua vendetta sopra i suoi avversari, ma si mostra propizio alla sua terra, al suo popolo".44E Mosè venne con Giosuè, figliuolo di Nun, e pronunziò in presenza del popolo tutte le parole di questo cantico.45E quando Mosè ebbe finito di pronunziare tutte queste parole dinanzi a tutto Israele, disse loro:46"Prendete a cuore tutte le parole con le quali testimonio oggi contro a voi. Le prescriverete ai vostri figliuoli, onde abbian cura di mettere in pratica tutte le parole di questa legge.47Poiché questa non e una parola senza valore per voi: anzi, e la vostra vita; e per questa parola prolungherete i vostri giorni nel paese del quale andate a prender possesso, passando il Giordano".48E, in quello stesso giorno, l’Eterno parlò a Mosè, dicendo:49"Sali su questo monte di Abarim, sul monte Nebo, ch’è nel paese di Moab, di faccia a Gerico, e mira il paese di Canaan, ch’io do a possedere ai figliuoli d’Israele.50Tu morrai sul monte sul quale stai per salire, e sarai riunito al tuo popolo, come Aaronne tuo fratello è morto sul monte di Hor ed è stato riunito al suo popolo,51perché commetteste un’infedeltà contro di me in mezzo ai figliuoli d’Israele, alle acque di Meriba a Kades, nel deserto di Tsin, e perché non mi santificaste in mezzo ai figliuoli d’Israele.52Tu vedrai il paese davanti a te, ma là, nel paese che io do ai figliuoli d’Israele, non entrerai".

Mosè termina i suoi insegnamenti con un'ultima esortazione all'obbedienza: «Prendete a cuore tutte le parole di questa legge», «è la vostra vita». Obbedendo, l'Israelita poteva sperare di pervenire alla vita. «Fa questo e vivrai», risponde il Signore al dottore della legge che l'interrogava (Luca 10:28). Al contrario, il figlio di Dio comincia col ricevere la vita, per mezzo della quale può in seguito obbedire.

Le parole del legislatore sono finite. Vero «mediatore», egli ha parlato del popolo a l'Eterno e ha parlato dell'Eterno al popolo ponendo sul suo cuore le sue grandi responsabilità: ricordarsi, ascoltare, obbedire. Ora sta per lasciarli. Non sarà più con loro per ammaestrarli.

Badate, miei cari giovani amici! Quelli che vi parlano ora da parte del Signore, non li avrete forse sempre. Per il presente, senza dubbio, i vostri genitori e anche dei cristiani anziani ed esperimentati sono accanto a voi per ammaestrarvi ed avvertirvi. Mentre li avete, prestate tutta l'attenzione a quel che vi dicono. «Ascolta, figlio mio, l'istruzione di tuo padre...», raccomanda il 1° capitolo dei Proverbi che termina col terribile e solenne abbandono di colui che ha «rifiutato d'ascoltare» (Proverbi 1:8, 24).

Deuteronomio 33:1-12
1Or questa è la benedizione con la quale Mosè, uomo di Dio, benedisse i figliuoli d’Israele, prima di morire.2Disse dunque: "L’Eterno è venuto dal Sinai, e s’è levato su loro da Seir; ha fatto splendere la sua luce dal monte di Paran, è giunto dal mezzo delle sante miriadi; dalla sua destra usciva per essi il fuoco della legge.3Certo, l’Eterno ama i popoli; ma i suoi santi son tutti agli ordini suoi. Ed essi si tennero ai tuoi piedi, e raccolsero le tue parole.4Mosè ci ha dato una legge, eredità della raunanza di Giacobbe;5ed egli è stato re in Ieshurun, quando s’adunavano i capi del popolo e tutte assieme le tribù d’Israele.6Viva Ruben! ch’egli non muoia; ma siano gli uomini suoi ridotti a pochi!"7E questo è per Giuda. Egli disse: Ascolta, o Eterno, la voce di Giuda, e riconducilo al suo popolo. Con tutte le sue forze egli lotta per esso; tu gli sarai d’aiuto contro i suoi nemici!"8Poi disse di Levi: "I tuoi Thummim e i tuoi Urim appartengono all’uomo pio che ti sei scelto, che tu provasti a Massa, e col quale contendesti alle acque di Meriba.9Egli dice di suo padre e di sua madre: "Io non li ho visti!" non riconosce i suoi fratelli, e nulla sa de’ propri figliuoli; perché i Leviti osservano la tua parola e sono i custodi del tuo patto.10Essi insegnano i tuoi statuti a Giacobbe e la tua legge a Israele; metton l’incenso sotto le tue nari, e l’olocausto sopra il tuo altare.11O Eterno, benedici la sua forza, e gradisci l’opera delle sue mani. Trafiggi le reni a quelli che insorgono contro di lui, che gli sono nemici, sì che non possan risorgere.12Di Beniamino disse: "L’amato dell’Eterno abiterà sicuro presso di lui. L’Eterno gli farà riparo del continuo, e abiterà fra le colline di lui".

Le ultime parole di Mosè non sono per maledire, a causa della legge, anzi per benedire le tribù d'Israele sul principio della grazia. Paragonando questo passo col cap. 49 della Genesi in cui Giacobbe benedice i suoi dodici figli, constatiamo delle differenze molto interessanti. Secondo il pensiero del padre suo, Levi era un uomo violento, crudele. Iddio ne fa «l'uomo pio» (versione corretta: «l'uomo della sua bontà» e gli affida gl'incarichi preziosi del santuario. Per Giacobbe, Beniamino era «un lupo rapace» (Genesi 49:27). Per la grazia diventa «l'amato dell'Eterno», e questo lupo occuperà il posto della pecora ritrovata, «fra le spalle del Pastore» (vers. 12 — Luca 15:5). Ecco la trasformazione che l'Evangelo può produrre in qualcuno. Fu il caso di Saulo da Tarso che apparteneva precisamente alla tribù di Beniamino, e che divenne l'apostolo Paolo dopo la visione sulla strada di Damasco.

Avete notato che c'è una persona assente nella seconda lista dei figli di Giacobbe? Simeone e Levi erano fratelli, fratelli anche in malvagità (Genesi 49:5). Ora essi sono separati. Levi, oggetto della grazia, è benedetto riccamente. Ma Simeone dov'è? Domanda molto seria! — È il vostro nome nel libro della vita?

Deuteronomio 33:13-29
13Poi disse di Giuseppe: "Il suo paese sarà benedetto dall’Eterno coi doni più preziosi del cielo, con la rugiada, con le acque dell’abisso che giace in basso,14coi frutti più preziosi che il sole matura, con le cose più squisite che ogni luna arreca,15coi migliori prodotti de’ monti antichi, coi doni più preziosi de’ colli eterni, coi doni più preziosi della terra e di quanto essa racchiude.16Il favor di colui che stava nel pruno venga sul capo di Giuseppe, sulla fronte di colui ch’è principe tra i suoi fratelli!17Del suo toro primogenito egli ha la maestà; le sue corna son corna di bufalo. Con esse darà di cozzo ne’ popoli tutti quanti assieme, fino alle estremità della terra. Tali sono le miriadi d’Efraim, tali sono le migliaia di Manasse".18Poi disse di Zabulon: "Rallegrati, o Zabulon, nel tuo uscire, e tu, Issacar, nelle tue tende!19Essi chiameranno i popoli al monte, e quivi offriranno sacrifizi di giustizia; poich’essi succhieranno la dovizia del mare e i tesori nascosti nella rena".20Poi disse di Gad: "Benedetto colui che mette Gad al largo! Egli sta nella sua dimora come una leonessa, e sbrana braccio e cranio.21Ei s’è scelto le primizie del paese, poiché quivi è la parte riserbata al condottiero, ed egli v’è giunto alla testa del popolo, ha compiuto la giustizia dell’Eterno e i suoi decreti, insieme ad Israele".22Poi disse di Dan: "Dan è un leoncello, che balza da Bashan".23Poi disse di Neftali: "O Neftali, sazio di favori e ricolmo di benedizioni dell’Eterno, prendi possesso dell’occidente e del mezzodì!"24Poi disse di Ascer: "Benedetto sia Ascer tra i figliuoli d’Israele! Sia il favorito de’ suoi fratelli, e tuffi il suo piè nell’olio!25Sian le sue sbarre di ferro e di rame, e duri quanto i tuoi giorni la tua quiete!26O Ieshurun, nessuno è pari a Dio che, sul carro dei cieli, corre in tuo aiuto, che, nella sua maestà, s’avanza sulle nubi:27l’Iddio che ab antico è il tuo rifugio; e sotto a te stanno le braccia eterne. Egli scaccia d’innanzi a te il nemico, e ti dice: "Distruggi!"28Israele starà sicuro nella sua dimora; la sorgente di Giacobbe sgorgherà solitaria in un paese di frumento e di mosto, e dove il cielo stilla la rugiada.29Te felice, o Israele! Chi è pari a te, un popolo salvato dall’Eterno, ch’è lo scudo che ti protegge, e la spada che ti fa trionfare? I tuoi nemici verranno a blandirti, e tu calpesterai le loro alture".

In quel che concerne Giuseppe non c'è quel cambiamento notato ieri in certi suoi fratelli. Non può esservene, poiché è un tipo del Signor Gesù. «Colui che è il principe dei suoi fratelli», rimane «a parte dei suoi fratelli» (Genesi 49:26 e Deuter. 33:16). A quale titolo occupa Giuseppe questo posto a parte? Non è forse anzitutto a causa delle sue sofferenze nella cisterna e nella prigione, poi della sua elevazione? E per il Signore, la croce è stata il posto ch'Egli ha preso, Lui tutto solo, il terribile sentiero nel quale nessuno poteva accompagnarlo. «Perciò Dio l'ha sovranamente innalzato e gli ha dato un nome che è al disopra d'ogni nome...» (Filippesi 2:9). Gesù possiede per sempre questo posto a parte, questa benedizione che supera tutte le altre. Egli sarà «unto d'olio di letizia a preferenza dei tuoi compagni» (Salmo 45:7). Occupa forse fin d'ora un posto a parte nel vostro cuore? — Ora vengono le benedizioni delle altre tribù, poi quella di tutto Israele (vers. 29), annunziante un tempo che deve ancora venire. Portato su «le braccia eterne», il popolo terrestre di Dio sarà finalmente introdotto nel suo riposo, un riposo che sarà «come i suoi giorni» sotto il regno del suo Messia.

Deuteronomio 34:1-12
1Poi Mosè salì dalle pianure di Moab sul Monte Nebo, in vetta al Pisga, che è difaccia a Gerico. E l’Eterno gli fece vedere tutto il paese: Galaad fino a Dan,2tutto Neftali, il paese di Efraim e di Manasse, tutto il paese di Giuda fino al mare occidentale,3il mezzogiorno, il bacino del Giordano e la valle di Gerico, città delle palme, fino a Tsoar.4L’Eterno gli disse: "Questo è il paese riguardo al quale io feci ad Abrahamo, a Isacco ed a Giacobbe, questo giuramento: Io lo darò alla tua progenie. Io te l’ho fatto vedere con i tuoi occhi, ma tu non v’entrerai".5Mosè, servo dell’Eterno, morì quivi, nel paese di Moab, come l’Eterno avea comandato.6E l’Eterno lo seppellì nella valle, nel paese di Moab, dirimpetto a Beth-Peor; e nessuno fino a questo giorno ha mai saputo dove fosse la sua tomba.7Or Mosè avea centovent’anni quando morì; la vista non gli s’era indebolita e il vigore non gli era venuto meno.8E i figliuoli d’Israele lo piansero nelle pianure di Moab per trenta giorni, e si compieron così i giorni del pianto, del lutto per Mosè.9E Giosuè, figliuolo di Nun, fu riempito dello spirito di sapienza, perché Mosè gli aveva imposto le mani; e i figliuoli d’Israele gli ubbidirono e fecero quello che l’Eterno avea comandato a Mosè.10Non è mai più sorto in Israele un profeta simile a Mosè, col quale l’Eterno abbia trattato faccia a faccia.11Niuno è stato simile a lui in tutti quei segni e miracoli che Dio lo mandò a fare nel paese d’Egitto contro Faraone, contro tutti i suoi servi e contro tutto il suo paese;12né simile a lui in quegli atti potenti e in tutte quelle gran cose tremende, che Mosè fece dinanzi agli occhi di tutto Israele.

Mosè aveva trascorso 40 anni alla corte di Faraone, 40 anni in casa dí Jethro alla scuola di Dio, 40 anni infine nel deserto, guidando Israele. All'inizio aveva avuto la «grande visione» del cespuglio (Esodo 3:3); aveva in seguito, tenuto fermo «come vedendo Colui che è invisibile» (Ebrei 11:27). Con una vista che non gli s'era indebolita (Deut. 34:7), ora che termina la sua carriera, contempla la splendida visione del paese d'Emmanuele.

Conceda Iddio a noi pure una visione ben chiara della nostra patria eterna in tutta la sua estensione.

Mosè muore. Iddio fa ritornare l'uomo mortale «nella polvere», aveva dichiarato al Salmo 90 (vers. 3). E avendo cura del suo caro servitore sino alla fine, l'Eterno stesso lo seppellisce.

Mosè è morto. Ma sopra un'altra montagna, quella della trasfigurazione, i tre discepoli lo vedranno glorioso nella preziosa compagnia di Colui con cui s'intrattiene a faccia a faccia e di cui Egli stesso è la «ricompensa». Che cos'è la perdita del paese a lato di quel guadagno? Alla fine di questa parte della Bibbia che si chiama i libri di Mosè o Pentateuco, possa ognuno di noi aver fatto un guadagno nella conoscenza e nell'amore del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.

Giosué 1:1-18
1Or avvenne, dopo la morte di Mosè, servo dell’Eterno, che l’Eterno parlò a Giosuè, figliuolo di Nun, ministro di Mosè, e gli disse:2"Mosè, mio servo è morto; or dunque lèvati, passa questo Giordano, tu con tutto questo popolo, per entrare nel paese che io do ai figliuoli d’Israele.3Ogni luogo che la pianta del vostro piede calcherà, io ve lo do, come ho detto a Mosè,4dal deserto, e dal Libano che vedi là, sino al gran fiume, il fiume Eufrate, tutto il paese degli Hittei sino al mar grande, verso occidente: quello sarà il vostro territorio.5Nessuno ti potrà stare a fronte tutti i giorni della tua vita; come sono stato con Mosè, così sarò teco; io non ti lascerò e non ti abbandonerò.6Sii forte e fatti animo, perché tu metterai questo popolo in possesso del paese che giurai ai loro padri di dare ad essi.7Solo sii forte e fatti risolutamente animo, avendo cura di mettere in pratica tutta la legge che Mosè, mio servo, t’ha data; non te ne sviare né a destra né a sinistra, affinché tu prosperi dovunque andrai.8Questo libro della legge non si diparta mai dalla tua bocca, ma meditalo giorno e notte, avendo cura di mettere in pratica tutto ciò che v’è scritto; poiché allora riuscirai in tutte le tue imprese, allora prospererai.9Non te l’ho io comandato? Sii forte e fatti animo; non ti spaventare e non ti sgomentare, perché l’Eterno, il tuo Dio, sarà teco dovunque andrai".10Allora Giosuè diede quest’ordine agli ufficiali del popolo:11"Passate per mezzo al campo, e date quest’ordine al popolo: Preparatevi dei viveri, perché di qui a tre giorni passerete questo Giordano per andare a conquistare il paese che l’Eterno, il vostro Dio, vi dà perché lo possediate".12Giosuè parlò pure ai Rubeniti, ai Gaditi e alla mezza tribù di Manasse, e disse loro:13"Ricordatevi dell’ordine che Mosè, servo dell’Eterno, vi dette quando vi disse: L’Eterno, il vostro Dio, vi ha concesso requie, e vi ha dato questo paese.14Le vostre mogli, i vostri piccini e il vostro bestiame rimarranno nel paese che Mosè vi ha dato di qua dal Giordano; ma voi tutti che siete forti e valorosi passerete in armi alla testa de’ vostri fratelli e li aiuterete,15finché l’Eterno abbia concesso requie ai vostri fratelli come a voi, e siano anch’essi in possesso del paese che l’Eterno, il vostro Dio, dà loro. Poi tornerete al paese che vi appartiene, il quale Mosè, servo dell’Eterno, vi ha dato di qua dal Giordano verso il levante, e ne prenderete possesso".16E quelli risposero a Giosuè, dicendo: "Noi faremo tutto quello che ci hai comandato, e andremo dovunque ci manderai;17ti ubbidiremo interamente, come abbiamo ubbidito a Mosè. Solamente, sia teco l’Eterno, il tuo Dio, com’è stato con Mosè!18Chiunque sarà ribelle ai tuoi ordini e non ubbidirà alle tue parole, qualunque sia la cosa che gli comanderai, sarà messo a morte. Solo sii forte e fatti animo!"

Col libro di Giosuè incominciamo i libri storici, che raccontano l'entrata in Canaan e tutto il periodo del possesso del paese da parte d'Israele. Per introdurre il popolo nella sua eredità, l'Eterno gli dà un nuovo condottiero: Giosuè.

Mosè è stato messo da parte a causa della sua disobbedienza a Meriba; ma anche per insegnare che il regime della legge di cui egli era il rappresentante, non può far entrare nessuno nel possesso delle cose del cielo. Soltanto Cristo per mezzo del suo Spirito, può farci penetrare in esse, e comprendiamo così che se «la legge è stata il nostro pedagogo per condurci a Cristo» (Epistola ai Galati 3:24), ora è messa da parte come Mosè, che l'ha data. Il suo sostituto Giosuè (che è il nome ebraico di Gesù) è precisamente il «tipo» di Cristo che si occupa di farci entrare nel godimento delle cose celesti.

Giosuè è stato formato come Mosè per mezzo di lunghi anni di deserto. L'abbiam visto, più volte, da giovane, combattendo (Esodo 17:9), imparando (Esodo 33:11), servendo (Numeri 11:28), rendendo testimonianza (Numeri 14:6), È giunto ora il momento di addossarsi delle responsabilità. Giovani cristiani, lasciate che il Signore vi prepari, nella pazienza, per il suo servizio.

Giosué 2:1-13
1Or Giosuè, figliuolo di Nun, mandò segretamente da Sittim due spie, dicendo: "Andate, esaminate il paese e Gerico". E quelle andarono ed entrarono in casa di una meretrice per nome Rahab, e quivi alloggiarono.2La cosa fu riferita al re di Gerico, e gli fu detto: "Ecco, certi uomini di tra i figliuoli d’Israele son venuti qui stanotte per esplorare il paese".3Allora il re di Gerico mandò a dire a Rahab: "Fa’ uscire quegli uomini che son venuti da te e sono entrati in casa tua; perché son venuti a esplorare tutto il paese".4Ma la donna prese que’ due uomini, li nascose, e disse: "E’ vero, quegli uomini son venuti in casa mia, ma io non sapevo donde fossero;5e quando si stava per chiuder la porta sul far della notte, quegli uomini sono usciti; dove siano andati non so; rincorreteli senza perder tempo, e li raggiungerete".6Or essa li avea fatti salire sul tetto, e li avea nascosti sotto del lino non ancora gramolato, che avea disteso sul tetto.7E la gente li rincorse per la via che mena ai guadi del Giordano; e non appena quelli che li rincorrevano furono usciti, la porta fu chiusa.8Or prima che le spie s’addormentassero, Rahab salì da loro sul tetto,9e disse a quegli uomini: "Io so che l’Eterno vi ha dato il paese, che il terrore del vostro nome ci ha invasi, e che tutti gli abitanti del paese hanno perso coraggio davanti a voi.10Poiché noi abbiamo udito come l’Eterno asciugò le acque del mar Rosso d’innanzi a voi quando usciste dall’Egitto, e quel che faceste ai due re degli Amorei, di là dal Giordano, Sihon e Og, che votaste allo sterminio.11E non appena l’abbiamo udito, il nostro cuore si è strutto e non è più rimasto coraggio in alcuno, per via di voi; poiché l’Eterno, il vostro Dio, e Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra.12Or dunque, vi prego, giuratemi per l’Eterno, giacché vi ho trattati con bontà, che anche voi tratterete con bontà la casa di mio padre;13e datemi un pegno sicuro che salverete la vita a mio padre, a mia madre, ai miei fratelli, alle mie sorelle e a tutti i loro, e che ci preserverete dalla morte".

Non è poca cosa per Giosuè e per il popolo entrare in possesso del paese di Canaan. Perciò nel primo capitolo l'Eterno gli ripete per tre volte: «Sii forte e fatti animo». Si è notato che il nostro libro di Giosuè illustra le verità dell'Epistola agli Efesini, a cui ci riferiremo per conseguenza più d'una volta. Come l'Israelita, il cristiano ha dei combattimenti, Ma Iddio gli dà un'armatura a tutta prova, con la stessa esortazione: «Fortificatevi nel Signore... State dunque saldi...» (Efesini 6:10, 14).

Vi erano due grandi ostacoli all'entrata d'Israele in Canaan: il Giordano che costituiva la frontiera e, sull'altra riva, la fortezza temibile di Gerico. Giosuè vi manda le due spie di cui leggiamo la storia, e Iddio le conduce in casa d'una donna, della quale Egli ha preparato il cuore. Rahab ha udito ciò che Dio aveva fatto per il suo popolo. Ella ha creduto in Lui. Infine eccola che agisce, poiché «la fede senza le opere è morta», e Giacomo presenta Rahab, come esempio di questa verità, lei, quella misera donna Cananea, in compagnia dello stesso Abrahamo (Giacomo 2:25).

Giosué 2:14-24
14E quegli uomini risposero: "Siamo pronti a dare la nostra vita per voi, se non divulgate questo nostro affare; e quando l’Eterno ci avrà dato il paese, noi ti tratteremo con bontà e lealtà".15Allora ella li calò giù dalla finestra con una fune; poiché la sua abitazione era addossata alle mura della città, ed ella stava di casa sulle mura.16E disse loro: "Andate verso il monte, affinché quelli che vi rincorrono non v’incontrino; e nascondetevi quivi per tre giorni, fino al ritorno di coloro che v’inseguono; poi ve n’andrete per la vostra strada".17E quegli uomini le dissero: "Noi saremo sciolti dal giuramento che ci hai fatto fare, se tu non osservi quello che stiamo per dirti:18Ecco, quando entreremo nel paese, attaccherai alla finestra per la quale ci fai scendere, questa cordicella di filo scarlatto; e radunerai presso di te, in casa, tuo padre, tua madre, i tuoi fratelli e tutta la famiglia di tuo padre.19E se alcuno di questi uscirà in istrada dalla porta di casa tua, il suo sangue ricadrà sul suo capo, e noi non ne avrem colpa; ma il sangue di chiunque sarà teco in casa ricadrà sul nostro capo, se uno gli metterà le mani addosso.20E se tu divulghi questo nostro affare, saremo sciolti dal giuramento che ci hai fatto fare".21Ed ella disse: "Sia come dite!" Poi li accomiatò, e quelli se ne andarono. Ed essa attaccò la cordicella scarlatta alla finestra.22Quelli dunque partirono e se ne andarono al monte, dove rimasero tre giorni, fino al ritorno di quelli che li rincorrevano; i quali li cercarono per tutta la strada, ma non li trovarono.23E quei due uomini ritornarono, scesero dal monte, passarono il Giordano, vennero a Giosuè, figliuolo di Nun, e gli raccontarono tutto quello ch’era loro successo.24E dissero a Giosuè: "Certo, l’Eterno ha dato in nostra mano tutto il paese; e già tutti gli abitanti del paese han perso coraggio dinanzi a noi".

Voi trovate probabilmente che la menzogna e il tradimento di Rahab non siano cose raccomandabili. Nell'Antico Testamento vediamo sovente che Iddio sopporta quel che non sopporta più ora. La luce dell'Evangelo non aveva ancora brillato. Ma ora che la verità è venuta per mezzo di Gesù Cristo, Iddio ha nuove esigenze. Quel che siamo invitati ad ammirare in Rahab, è la sua fede che le dà un posto d'onore nelle due liste più notevoli del Nuovo Testamento: la genealogia del Signore e l'enumerazione dei fedeli testimoni del capitolo 11 agli Ebrei.

Rahab sa che l'Iddio d'Israele riporterà la vittoria; ella si confida nella promessa che riceve da parte sua e nella cordicella di filo scarlatto che protegge la sua casa. Voi noterete che ella attaccò subito la cordicella scarlatta alla finestra. Rahab ci insegna a metterci senza indugio al riparo del sangue redentore, se non l'abbiamo ancora fatto, poiché il giudicio viene sul mondo, tanto sicuramente come è caduto su Gerico. Xl resoconto delle due spie è ben diverso da quello dei dieci esploratori del capitolo 10 dei Numeri. «Certo — dichiarano essi con ardimento — l'Eterno ha dato (non darà) in nostra mano tutto il paese» (vers. 24).

Giosué 3:1-13
1E Giosuè si levò la mattina di buon’ora e con tutti i figliuoli d’Israele partì da Sittim. Essi arrivarono al Giordano, e quivi fecero alto prima di passarlo.2In capo a tre giorni, gli ufficiali percorsero il campo,3e dettero quest’ordine al popolo: "Quando vedrete l’arca del patto dell’Eterno, ch’è il vostro Dio, portata dai sacerdoti levitici, partirete dal luogo ove siete accampati, e andrete dietro ad essa.4Però, vi sarà tra voi e l’arca la distanza d’un tratto di circa duemila cubiti; non v’accostate ad essa, affinché possiate veder bene la via per la quale dovete andare; poiché non siete ancora mai passati per questa via".5E Giosuè disse al popolo: "Santificatevi, poiché domani l’Eterno farà delle maraviglie in mezzo a voi".6Poi Giosuè parlò ai sacerdoti, dicendo: "Prendete in ispalla l’arca del patto e passate davanti al popolo". Ed essi presero in ispalla l’arca del patto e camminarono davanti al popolo.7E l’Eterno disse a Giosuè: "Oggi comincerò a renderti grande agli occhi di tutto Israele, affinché riconoscano che, come fui con Mosè, così sarò con te.8E tu dà ai sacerdoti che portano l’arca del patto, quest’ordine: Quando sarete giunti alla riva delle acque del Giordano, vi fermerete nel Giordano".9E Giosuè disse ai figliuoli d’Israele: "Fatevi dappresso e ascoltate le parole dell’Eterno, del vostro Dio".10Poi Giosuè disse: "Da questo riconoscerete che l’Iddio vivente è in mezzo a voi, e ch’egli caccerà certamente d’innanzi a voi i Cananei, gli Hittei, gli Hivvei, i Ferezei, i Ghirgasei, gli Amorei e i Gebusei:11ecco, l’arca del patto del Signore di tutta la terra sta per passare davanti a voi per entrar nel Giordano.12Or dunque prendete dodici uomini fra le tribù d’Israele, uno per tribù.13E avverrà che, non appena i sacerdoti recanti l’arca dell’Eterno, del Signor di tutta la terra, avran posato le piante de’ piedi nelle acque del Giordano, le acque del Giordano, che scendono d’insù, saranno tagliate, e si fermeranno in un mucchio".

Il mar Rosso sbarrava ad Israele l'uscita dall'Egitto; il Giordano gli chiude ora l'entrata nel paese di Canaan. E la traversata di questo fiume c'insegnerà una nuova verità di grande importanza: quella della nostra morte con Cristo. Fin da quaggiù il credente è invitato a possedere il cielo per la fede e a goderne. A questo corrisponde l'entrata in Canaan. Ma come per penetrarvi, bisognava attraversare il Giordano, fiume della morte, così un cristiano non può entrare in possesso del cielo e gustarne attualmente le gioie senza aver realizzato ch'egli è morto con Cristo. Voi sapete che Gesù è morto sulla croce per voi. Ma che cosa vuol dire essere ora morto con Lui? Cerchiamo di comprenderlo! La morte di cui si tratta qui concerne l'essere interno (quella parte di me stesso che pensa, che ama, che dirige le mie membra) il quale, a causa del peccato da cui è irrimediabilmente marcato, non ha alcun diritto d'entrata nel cielo dell'Iddio Santo. Il solo mezzo di esserne sbarazzato sarebbe di metterlo a morte. Ora so con gioia che è appunto quel che Dio ha già fatto una volta per sempre alla croce, e mi basta di accettare ciò, esattamente, come accetto il perdono dei miei peccati.

Giosué 3:14-17; Giosué 4:1-8
14E avvenne che quando il popolo fu uscito dalle sue tende per passare il Giordano, avendo dinanzi a lui i sacerdoti che portavano l’arca del patto,15appena quelli che portavan l’arca giunsero al Giordano e i sacerdoti che portavan l’arca ebber tuffati i piedi nell’acqua della riva (il Giordano straripa da per tutto durante tutto il tempo della mèsse),16le acque che scendevano d’insù si fermarono e si elevarono in un mucchio, a una grandissima distanza, fin presso la città di Adam che è allato di Tsartan; e quelle che scendevano verso il mare della pianura, il mar Salato, furono interamente separate da esse; e il popolo passò dirimpetto a Gerico.17E i sacerdoti che portavano l’arca del patto dell’Eterno stettero a piè fermo sull’asciutto, in mezzo al Giordano, mentre tutto Israele passava per l’asciutto, finché tutta la nazione ebbe finito di passare il Giordano.
1Or quando tutta la nazione ebbe finito di passare il Giordano (l’Eterno avea parlato a Giosuè dicendo:2Prendete tra il popolo dodici uomini, uno per tribù,3e date loro quest’ordine: Pigliate di qui, di mezzo al Giordano, dal luogo dove i sacerdoti sono stati a piè fermo, dodici pietre, portatele con voi di là dal fiume, e collocatele nel luogo dove accamperete stanotte),4Giosuè chiamò i dodici uomini che avea designati tra i figliuoli d’Israele, un uomo per tribù, e disse loro:5"Passate davanti all’arca dell’Eterno, del vostro Dio, in mezzo al Giordano, e ognun di voi tolga in ispalla una pietra, secondo il numero delle tribù dei figliuoli d’Israele,6affinché questo sia un segno in mezzo a voi. Quando, in avvenire, i vostri figliuoli vi domanderanno: Che significan per voi queste pietre?7Voi risponderete loro: Le acque del Giordano furon tagliate dinanzi all’arca del patto dell’Eterno; quand’essa passò il Giordano, le acque del Giordano furon tagliate, e queste pietre sono, per i figliuoli d’Israele, una ricordanza in perpetuo".8I figliuoli d’Israele fecero dunque come Giosuè aveva ordinato; presero dodici pietre di mezzo al Giordano, come l’Eterno avea detto a Giosuè secondo il numero delle tribù de’ figliuoli d’Israele; le portarono con loro di là dal fiume nel luogo ove doveano passar la notte, e quivi le collocarono.

Per la prima, l'arca penetra nelle acque ed apre un passaggio al popolo. L'entrata di Cristo nella morte ci apre un sentiero per il quale non siam mai passati per l'addietro (cap. 3:4). Fino a Cristo, nessuno era definitivamente uscito fuori dalla morte dopo esservi penetrato. Ma Egli lo ha fatto, talché ora noi l'attraversiamo con Lui, senza pericolo. «Il popolo passò il fiume a piedi; quivi ci rallegrammo in Lui» (Salmo 66:6). Voi constatate che l'arca rimase nel letto del fiume finché tutta la nazione ebbe terminato di passare (vers. 17). Meravigliosa garanzia della sicurtà del popolo! La morte non può inghiottirci. Cristo si è tenuto là al nostro posto. Pensiamo che cosa dev'essere stato per il Principe della vita di dare Lui stesso l'anima sua alla morte. Tutte le sue onde Gli son passate addosso, nella loro orribile realtà. Le acque L'hanno attorniato fino all'anima... le alghe Gli si sono attorcigliate al capo (Giona 2:6).

Prezioso Salvatore! Per Lui la morte; per noi la liberazione, la vita, la felicità: Le acque non han potuto spegnere, il fiume non ha potuto sommergere l'amore forte come la morte il quale L'aveva condotto in quei flutti per strapparcene (Cantico dei cantici 8:6-7).

Giosué 4:9-24
9Giosuè rizzò pure dodici pietre in mezzo al Giordano, nel luogo ove s’eran fermati i piedi de’ sacerdoti che portavano l’arca del patto, e vi son rimaste fino al dì d’oggi.10I sacerdoti che portavan l’arca rimasero fermi in mezzo al Giordano finché tutto quello che l’Eterno avea comandato a Giosuè di dire al popolo fosse eseguito, conformemente agli ordini che Mosè avea dato a Giosuè. E il popolo s’affrettò a passare.11Quando tutto il popolo ebbe finito di passare, l’arca dell’Eterno, coi sacerdoti, passò anch’essa in presenza del popolo.12E i figliuoli di Ruben, i figliuoli di Gad e mezza la tribù di Manasse passarono in armi davanti ai figliuoli d’Israele, come Mosè avea lor detto.13Circa quarantamila uomini, pronti di tutto punto per la guerra, passarono davanti all’Eterno nelle pianure di Gerico, per andare a combattere.14In quel giorno, l’Eterno rese grande Giosuè agli occhi di tutto Israele; ed essi lo temettero, come avean temuto Mosè tutti i giorni della sua vita.15Or l’Eterno parlò a Giosuè, e gli disse:16"Ordina ai sacerdoti che portano l’arca della Testimonianza, di uscire dal Giordano".17E Giosuè diede quest’ordine ai sacerdoti: "Uscite dal Giordano".18E avvenne che, come i sacerdoti che portavan l’arca del patto dell’Eterno furono usciti di mezzo al Giordano e le piante de’ loro piedi si furon alzate e posate sull’asciutto, le acque del Giordano tornarono al loro posto, e strariparon da per tutto, come prima.19Il popolo uscì dal Giordano il decimo giorno del primo mese, e s’accampò a Ghilgal, all’estremità orientale di Gerico.20E Giosuè rizzò in Ghilgal le dodici pietre ch’essi avean prese dal Giordano.21Poi parlò ai figliuoli d’Israele e disse loro: "Quando, in avvenire, i vostri figliuoli domanderanno ai loro padri: Che significano queste pietre?22voi lo farete sapere ai vostri figliuoli dicendo: Israele passò questo Giordano per l’asciutto.23Poiché l’Eterno, il vostro Dio, ha asciugato le acque del Giordano davanti a voi finché voi foste passati, come l’Eterno, il vostro Dio, fece al mar Rosso ch’egli asciugò finché fossimo passati,24onde tutti i popoli della terra riconoscano che la mano dell’Eterno è potente, e voi temiate in ogni tempo l’Eterno, il vostro Dio".

Il passaggio del Giordano corrisponde alla nostra morte e alla nostra risurrezione con Cristo. Ma, in un certo senso, l'uomo che esce dai flutti della morte non è lo stesso di quello che vi era entrato. È l'uomo nuovo, rinnovato. Il «vecchio uomo» peccatore, che la Parola chiama anche la carne, o1' «io», è rimasto in fondo all'acqua coi suoi cattivi pensieri e le sue concupiscenze, proprio come quelle dodici pietre seppellite in fondo al Giordano (vers. 9). E l'uomo che esce è una nuova «creazione», un «uomo nuovo» (Colossesi 3:10). Quest'ultimo è rappresentato dalle dodici altre pietre prese nel fiume e poste come memoriale sulla riva del paese della promessa, dove ognuno poteva contemplarle.

Così la croce mi ha valso tre grandi liberazioni illustrate dalla Pasqua, dal mar Rosso e dal Giordano. La Pasqua mi insegna che sono liberato dal giudicio di Dio. Il mar Rosso mi insegna che sono liberato dai miei nemici esterni: Satana e il mondo. Il Giordano infine mi fa comprendere che non ho più nulla a che fare con la carne, quel terribile nemico interno. Le due prime verità, me le fa afferrare la conversione; la terza corrisponde a quel che si chiama l'affrancamento.

Giosué 5:1-15
1Or come tutti i re degli Amorei che erano di là dal Giordano verso occidente e tutti i re dei Cananei che erano presso il mare udirono che l’Eterno aveva asciugate le acque del Giordano davanti ai figliuoli d’Israele finché fossero passati, il loro cuore si strusse e non rimase più in loro alcun coraggio di fronte ai figliuoli d’Israele.2In quel tempo, l’Eterno disse a Giosuè: "Fatti de’ coltelli di pietra, e torna di nuovo a circoncidere i figliuoli d’Israele".3E Giosuè si fece de’ coltelli di pietra e circoncise i figliuoli d’Israele sul colle d’Araloth.4Questo fu il motivo per cui li circoncise: tutti i maschi del popolo uscito dall’Egitto, cioè tutti gli uomini di guerra, erano morti nel deserto durante il viaggio, dopo essere usciti dall’Egitto.5Or tutto questo popolo uscito dall’Egitto era circonciso; ma tutto il popolo nato nel deserto durante il viaggio, dopo l’uscita dall’Egitto, non era stato circonciso.6Poiché i figliuoli d’Israele avean camminato per quarant’anni nel deserto finché tutta la nazione, cioè tutti gli uomini di guerra ch’erano usciti dall’Egitto, furon distrutti, perché non aveano ubbidito alla voce dell’Eterno. L’Eterno avea loro giurato che non farebbe loro vedere il paese che avea promesso con giuramento ai loro padri di darci: paese ove scorre il latte e il miele;7e sostituì a loro i loro figliuoli. E questi Giosuè li circoncise, perché erano incirconcisi, non essendo stati circoncisi durante il viaggio.8E quando s’ebbe finito di circoncidere tutta la nazione, quelli rimasero al loro posto nel campo, finché fossero guariti.9E l’Eterno disse a Giosuè: "Oggi vi ho tolto di dosso il vituperio dell’Egitto". E quel luogo fu chiamato Ghilgal, nome che dura fino al dì d’oggi.10I figliuoli d’Israele si accamparono a Ghilgal, e celebrarono la Pasqua il quattordicesimo giorno del mese, sulla sera, nelle pianure di Gerico.11E l’indomani della Pasqua, in quel preciso giorno, mangiarono dei prodotti del paese: pani azzimi e grano arrostito.12E la manna cessò l’indomani del giorno in cui mangiarono de’ prodotti del paese; e i figliuoli d’Israele non ebbero più manna, ma mangiarono, quell’anno stesso, del frutto del paese di Canaan.13Or avvenne, come Giosuè era presso a Gerico, ch’egli alzò gli occhi, guardò, ed ecco un uomo che gli stava ritto davanti, con in mano la spada snudata. Giosuè andò verso di lui, e gli disse: "Sei tu dei nostri, o dei nostri nemici?"14E quello rispose: "No, io sono il capo dell’esercito dell’Eterno; arrivo adesso". Allora Giosuè cadde con la faccia a terra, si prostrò, e gli disse: "Che cosa vuol dire il mio signore al suo servo?"15E il capo dell’esercito dell’Eterno disse a Giosuè: "Lèvati i calzari dai piedi; perché il luogo dove stai è santo". E Giosuè fece così.

Ed eccoci su questa riva della risurrezione! Che cosa vi troviamo? Penosa scoperta! Anzitutto i nemici esterni che sono riapparsi. Ma coraggio! Essi sono senza forza (vers. 1), già vinti da Cristo alla croce (paragonate Efesini 6:12 e Colossesi 2:15), di modo che possiamo considerarli come inoffensivi quanto i cadaveri degli Egiziani in fondo al mar Rosso. Il nemico interno, la carne, è pure presente. Come?! Non è essa morta e seppellita nelle profondità del Giordano? Certamente! Agli occhi di Dio è quello il suo posto; ma se noi non vegliamo, riprenderà a vivere. Occorre dunque ancora quell'atto della circoncisione che corrisponde al giudicio che dobbiamo applicare su ogni riapparizione della carne in noi. E quando è praticato, scopriamo che vi è nondimeno ancora qualche altra cosa su questa «riva» dei luoghi celesti: Ecco il vecchio grano del paese, immagine di un Cristo glorificato di cui il riscattato si nutre, la Pasqua, che può essere celebrata sotto le mura stesse di Gerico. «Tu apparecchi davanti a me la mensa al cospetto dei miei nemici» (Salmo 23:5). Infine ecco l'angelo promesso dall'Eterno (Esodo 23:23), anch'egli figura di Gesù che è per noi nel cielo e dirigerà i nostri combattimenti.

Giosué 6:1-14
1Or Gerico era ben chiusa e barricata per paura de’ figliuoli d’Israele; nessuno ne usciva e nessuno v’entrava.2E l’Eterno disse a Giosuè: "Vedi, io do in tua mano Gerico, il suo re, i suoi prodi guerrieri.3Voi tutti dunque, uomini di guerra, circuite la città, facendone il giro una volta. Così farai per sei giorni;4e sette sacerdoti porteranno davanti all’arca sette trombe squillanti; il settimo giorno farete il giro della città sette volte, e i sacerdoti soneranno le trombe.5E avverrà, che quand’essi soneranno a distesa il corno squillante e voi udrete il suono delle trombe, tutto il popolo darà in un gran grido, e le mura della città crolleranno, e il popolo salirà, ciascuno diritto dinanzi a sé".6Allora Giosuè, figliuolo di Nun, chiamò i sacerdoti e disse loro: "Prendete l’arca del patto, e sette sacerdoti portino sette trombe squillanti davanti all’arca dell’Eterno".7Poi disse al popolo: "Andate, fate il giro della città, e l’avanguardia preceda l’arca dell’Eterno".8Quando Giosuè ebbe parlato al popolo, i sette sacerdoti che portavano le sette trombe squillanti davanti all’Eterno, si misero in marcia sonando le trombe; e l’arca del patto dell’Eterno teneva loro dietro.9E l’avanguardia marciava davanti ai sacerdoti che sonavan le trombe, e la retroguardia seguiva l’arca; durante la marcia, i sacerdoti sonavan le trombe.10Or Giosuè avea dato al popolo quest’ordine: "Non gridate, fate che non s’oda la vostra voce e non v’esca parola di bocca, fino al giorno ch’io vi dirò: Gridate! allora griderete".11Così fece fare all’arca dell’Eterno il giro della città una volta; poi rientrarono nel campo, e quivi passarono la notte.12Giosuè si levò la mattina di buon’ora, e i sacerdoti presero l’arca dell’Eterno.13I sette sacerdoti che portavano le sette trombe squillanti davanti all’arca dell’Eterno s’avanzavano, sonando le trombe durante la marcia. L’avanguardia li precedeva; la retroguardia seguiva l’arca dell’Eterno; e durante la marcia, i sacerdoti sonavan le trombe.14Il secondo giorno circuirono la città una volta, e poi tornarono al campo. Così fecero per sei giorni.

Come un guardiano terribile, che veglia all'ingresso del paese di Canaan, si erge la potente fortezza di Gerico sbarrante la strada ad Israele. Ostacolo terrificante! A che cosa corrisponde? Quando il nuovo convertito, passato da poco dalla morte alla vita, si prepara a vivere conformemente alla sua fede, Satana cerca subito di spaventarlo! Gli pone davanti una o parecchie grandi difficoltà: Una testimonianza da rendere in presenza dei compagni schernitori, l'abbandono d'una abitudine, delle scuse da fare a qualcuno che si è attristato con le nostre maldicenze... E sapete anche che in certi paesi si può trattare di vere persecuzioni per quelli che si dichiarano seguaci di Cristo.

Che fare? Cessare forse di tormentarsi e lasciare che il Signore diriga le cose a suo modo? No; Egli ci chiede la fiducia in Lui, lo zelo (vedeteli alzarsi di buon'ora), una testimonianza ben palese, alla quale corrispondono le sette trombe. Poi anche la perseveranza! Sette giorni e sette volte il settimo giorno! La pazienza doveva «compiere appieno l'opera sua» (Giacomo 1:4). E infine la cosa principale: bisogna avere il Signore con noi. L'arca che si era fermata per Israele nel Giordano, è ora con Israele per dargli la vittoria.

Giosué 6:15-27
15E il settimo giorno, levatisi la mattina allo spuntar dell’alba, fecero sette volte il giro della città in quella stessa maniera; solo quel giorno fecero il giro della città sette volte.16La settima volta, come i sacerdoti sonavan le trombe, Giosuè disse al popolo: "Gridate! perché l’Eterno v’ha dato la città.17E la città con tutto quel che contiene sarà sacrata all’Eterno per essere sterminata come un interdetto; solo Rahab, la meretrice, avrà salva la vita: lei e tutti quelli che saranno in casa con lei, perché nascose i messaggeri che noi avevamo inviati.18E voi guardatevi bene da ciò ch’è votato all’interdetto, affinché non siate voi stessi votati allo sterminio, prendendo qualcosa d’interdetto, e non rendiate maledetto il campo d’Israele, gettandovi lo scompiglio.19Ma tutto l’argento, l’oro e gli oggetti di rame e di ferro saranno consacrati all’Eterno; entreranno nel tesoro dell’Eterno".20Il popolo dunque gridò e i sacerdoti sonaron le trombe; e avvenne che quando il popolo ebbe udito il suono delle trombe diè in un gran grido, e le mura crollarono. Il popolo salì nella città, ciascuno diritto davanti a sé, e s’impadronirono della città.21E votarono allo sterminio tutto ciò che era nella città, passando a fil di spada, uomini, donne, fanciulli e vecchi, e buoi e pecore e asini.22E Giosuè disse ai due uomini che aveano esplorato il paese: "Andate in casa di quella meretrice, menatela fuori con tutto ciò che le appartiene, come glielo avete giurato".23E que’ giovani che aveano esplorato il paese entrarono nella casa, e ne fecero uscire Rahab, suo padre, sua madre, i suoi fratelli e tutto quello che le apparteneva; ne fecero uscire anche tutte le famiglie de’ suoi, e li collocarono fuori del campo d’Israele.24Poi i figliuoli d’Israele diedero fuoco alla città e a tutto quello che conteneva; presero soltanto l’argento, l’oro e gli oggetti di rame e di ferro, che misero nel tesoro della casa dell’Eterno.25Ma a Rahab, la meretrice, alla famiglia di suo padre e a tutti i suoi Giosuè lasciò la vita; ed ella ha dimorato in mezzo ad Israele fino al dì d’oggi, perché avea nascosto i messi che Giosuè avea mandati ad esplorar Gerico.26Allora Giosuè fece questo giuramento: "Sia maledetto, nel cospetto dell’Eterno, l’uomo che si leverà a riedificare questa città di Gerico! Ei ne getterà le fondamenta sul suo primogenito, e ne rizzerà le porte sul più giovane de’ suoi figliuoli".27L’Eterno fu con Giosuè, e la fama di lui si sparse per tutto il paese.

Dovette sembrare ben ridicolo ed inoffensivo agli abitanti di Gerico, il giro di quei sonatori di trombe tutto intorno alle loro mura. Gli scherni non dovettero mancare. Ma «Iddio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti» (1° Corinzi 1:27). Accanto ai potenti mezzi di cui l'uomo dispone, la preghiera d'un fanciullo, per esempio, sembrerà qualcosa di spregevole. Tuttavia il Signore lo dichiara, e innumerevoli testimonianze lo confermano: che un granel di senape di fede basta per togliere dal nostro sentiero le più alte montagne (Matteo 17:20). E anche non dimentichiamo che «le armi della nostra guerra non sono carnali, ma potenti nel cospetto di Dio a distruggere le fortezze» (2° Corinzi 10:4). Noi disponiamo di quell'arma potente per mezzo di Dio e invincibile: la preghiera. Se vi sono dei «Gerico» sulla nostra strada, impariamo, come Israele, a circuirli col Signore innalzando le nostre voci verso Dio. Allora, quando il Suo momento sarà giunto, le mura cadranno proprio come caddero quel settimo giorno.

Israele ha ricevuto un ammaestramento che ognuno ha potuto udire: La città sarà anatema, maledetta. Soltanto Rahab sarà risparmiata con i suoi, in risposta alla sua fede.

Giosué 7:1-15
1Ma i figliuoli d’Israele commisero una infedeltà circa l’interdetto; poiché Acan, figliuolo di Carmi, figliuolo di Zabdi, figliuolo di Zerach, della tribù di Giuda prese dell’interdetto, e l’ira dell’Eterno s’accese contro i figliuoli d’Israele.2E Giosuè mandò degli uomini da Gerico ad Ai, ch’è vicina a Beth-Aven a oriente di Bethel, e disse loro: "Salite ed esplorate il paese". E quelli salirono ed esplorarono Ai.3Poi tornarono da Giosuè e gli dissero: "Non occorre che salga tutto il popolo; ma salgano un due o tremila uomini, e sconfiggeranno Ai; non stancare tutto il popolo, mandandolo là, perché quelli sono in pochi".4Così vi salirono un tremila uomini di tra il popolo, i quali si dettero alla fuga davanti alla gente d’Ai.5E la gente d’Ai ne uccise circa trentasei, li inseguì dalla porta fino a Scebarim, e li mise in rotta nella scesa. E il cuore del popolo si strusse e divenne come acqua.6Giosuè si stracciò le vesti e si gettò col viso a terra davanti all’arca dell’Eterno; stette così fino alla sera, egli con gli anziani d’Israele, e si gettarono della polvere sul capo.7E Giosuè disse: "Ahi, Signore, Eterno, perché hai tu fatto passare il Giordano a questo popolo per darci in mano degli Amorei e farci perire? Oh, ci fossimo pur contentati di rimanere di là dal Giordano!8Ahimè, Signore, che dirò io, ora che Israele ha voltato le spalle ai suoi nemici?9I Cananei e tutti gli abitanti del paese lo verranno a sapere, ci avvolgeranno, e faranno sparire il nostro nome dalla terra; e tu che farai per il tuo gran nome?"10E l’Eterno disse a Giosuè: "Lèvati! Perché ti sei tu così prostrato con la faccia a terra?11Israele ha peccato; essi hanno trasgredito il patto ch’io avevo loro comandato d’osservare; han perfino preso dell’interdetto, l’han perfino rubato, han perfino mentito, e l’han messo fra i loro bagagli.12Perciò i figliuoli d’Israele non potranno stare a fronte dei loro nemici e volteranno le spalle davanti a loro, perché son divenuti essi stessi interdetti. Io non sarò più con voi, se non distruggete l’interdetto di mezzo a voi.13Lèvati, santifica il popolo e digli: Santificatevi per domani, perché così ha detto l’Eterno, l’Iddio d’Israele: O Israele, c’è dell’interdetto in mezzo a te! Tu non potrai stare a fronte de’ tuoi nemici, finché non abbiate tolto l’interdetto di mezzo a voi.14Domattina dunque v’accosterete tribù per tribù; e la tribù che l’Eterno designerà, s’accosterà famiglia per famiglia; e la famiglia che l’Eterno designerà, s’accosterà casa per casa; e la casa che l’Eterno avrà designata, s’accosterà persona per persona.15E colui che sarà designato come avendo preso dell’interdetto sarà dato alle fiamme con tutto quello che gli appartiene, perché ha trasgredito il patto dell’Eterno e ha commesso un’infamia in Israele".

Dopo Gerico, ecco Ai, una città di poca apparenza. Si va ad ispezionarla. Sarà facile di impadronirsene senza chiamare tutti i guerrieri. Tremila basteranno largamente. Ma che cosa accade? Contro ogni previsione, Israele è sconfitto. La costernazione regna! È la volta che il cuore del popolo si strugge, proprio come si strusse poco prima il cuore dei suoi nemici (cap. 5:1). Giosuè, scoraggiato, si getta col viso a terra davanti all'arca dell'Eterno e prorompe in lamenti. (Qui non è più una figura del Signore.) Ma l'Eterno lo invita ad alzarsi e a capire il perché della sconfitta. Questa aveva un motivo ben serio: Qualcosa non era in ordine fra il popolo. L'anatema o l'interdetto (insomma il peccato) si trovava dissimulato nel campo e impediva all'Eterno di combattere in favore dei suoi. Che lezione per ognuno di noi! La nostra coscienza è come il campo d'Israele. Un fallo che nascondiamo, che ci rifiutiamo di confessare agli uomini e a Dio, ci priva della sua presenza, della sua comunione. E senza questa comunione il cristiano è sconfitto in anticipo. Cosa più grave ancora è questa: il gran Nome che portiamo (vers. 9), quello di Cristo, sarà disonorato dal nostro fallo.

Giosué 7:16-26
16Giosuè dunque si levò la mattina di buon’ora, e fece accostare Israele tribù per tribù; e la tribù di Giuda fu designata.17Poi fece accostare le famiglie di Giuda, e la famiglia degli Zerachiti fu designata. Poi fece accostare la famiglia degli Zerachiti persona per persona, e Zabdi fu designato.18Poi fece accostare la casa di Zabdi persona per persona, e fu designato Acan, figliuolo di Carmi, figliuolo di Zabdi, figliuolo di Zerach, della tribù di Giuda.19Allora Giosuè disse ad Acan: "Figliuol mio, da’ gloria all’Eterno, all’Iddio d’Israele, rendigli omaggio, e dimmi quello che hai fatto; non me lo celare".20Acan rispose a Giosuè e disse: "E’ vero; ho peccato contro l’Eterno, l’Iddio d’Israele, ed ecco precisamente quello che ho fatto.21Ho veduto fra le spoglie un bel mantello di Scinear, duecento sicli d’argento e una verga d’oro del peso di cinquanta sicli; ho bramato quelle cose, le ho prese; ecco, son nascoste in terra in mezzo alla mia tenda; e l’argento è sotto".22Allora Giosuè mandò de’ messi, i quali corsero alla tenda; ed ecco che il mantello v’era nascosto; e l’argento stava sotto.23Essi presero quelle cose di mezzo alla tenda, le portarono a Giosuè e a tutti i figliuoli d’Israele, e le deposero davanti all’Eterno.24E Giosuè e tutto Israele con lui presero Acan, figliuolo di Zerach, l’argento, il mantello, la verga d’oro, i suoi figliuoli e le sue figliuole, i suoi bovi, i suoi asini, le sue pecore, la sua tenda e tutto quello che gli apparteneva, e li fecero salire nella valle di Acor.25E Giosuè disse: "Perché ci hai tu conturbati? L’Eterno conturberà te in questo giorno!" E tutto Israele lo lapidò; e dopo aver lapidati gli altri, dettero tutti alle fiamme.26Poi ammassarono sopra Acan un gran mucchio di pietre, che dura fino al dì d’oggi. E l’Eterno s’acquetò dell’ardente sua ira. Perciò quel luogo e stato chiamato fino al dì d’oggi "valle di Acòr".

Giosuè si alza di buon'ora. L'affare deve essere regolato senza indugio. Quando Iddio ha illuminato la nostra coscienza non dobbiamo lasciar trascinar le cose.

Si procede all'estrazione a sorte e la rete si stringe attorno allo sventurato colpevole che perde a poco a poco ogni speranza di sfuggire. Infine il dito di Dio si dirige verso lui. «Acan... fu designato» (vers. 18). Che cosa terribile d'essere smascherato da Dio stesso! All'ultima cena coi suoi discepoli, Gesù designò loro il traditore tendendo a Giuda il boccone dopo averlo intinto (Giovanni 13:26).

«Figliuol mio, — disse Giosuè — dà gloria all'Eterno.» La gloria di Dio esige sempre tutta la verità. Allora Acan racconta la sua triste storia. È quella di tutte le concupiscenze, come Giacomo ce ne mostra l'andamento progressivo (capitolo 1:14-15). Gli occhi, poi il cuore, infine le mani per afferrare e nascondere. «Ho veduto tale e tal altra cosa... ho bramato quelle cose e le ho prese e ecco son nascoste...» Il bel mantello di Scinear (Babilonia), l'argento, l'oro erano ben nascosti nella tenda ove Dio solo li aveva visti.

Ma non dimentichiamo la conclusione: «Il peccato, quand'è compiuto produce la morte».

Penoso dovere: il malvagio deve essere tolto dal mezzo dell'assemblea d'Israele.

Giosué 8:1-13
1Poi l’Eterno disse a Giosuè: "Non temere, e non ti sgomentare! Prendi teco tutta la gente di guerra, lèvati e sali contro ad Ai. Guarda, io do in tua mano il re di Ai, il suo popolo, la sua città e il suo paese.2E tu tratterai Ai e il suo re come hai trattato Gerico a il suo re; ne prenderete per voi soltanto il bottino e il bestiame. Tendi un’imboscata dietro alla città".3Giosuè dunque con tutta la gente di guerra si levò per salire contro ad Ai. Egli scelse trentamila uomini valenti e prodi, li fe’ partire di notte, e diede loro quest’ordine:4"Ecco, vi fermerete imboscati dietro alla città; non v’allontanate troppo dalla città, e siate tutti pronti.5Io e tutto il popolo ch’è meco ci accosteremo alla città; e quando essi ci usciranno contro come la prima volta, ci metteremo in fuga dinanzi a loro.6Essi c’inseguiranno finché noi li abbiam tratti lungi dalla città, perché diranno: Essi fuggono dinanzi a noi come la prima volta. E fuggiremo dinanzi a loro.7Voi allora uscirete dall’imboscata e v’impadronirete della città: l’Eterno, il vostro Dio, la darà in vostra mano.8E quando avrete preso la città, la incendierete; farete come ha detto l’Eterno. Badate bene, questo è l’ordine ch’io vi do".9Così Giosuè li mandò, e quelli andarono al luogo dell’imboscata, e si fermarono fra Bethel e Ai, a ponente d’Ai; ma Giosuè rimase quella notte in mezzo al popolo.10E la mattina levatosi di buon’ora, passò in rivista il popolo, e salì contro Ai: egli con gli anziani d’Israele, alla testa del popolo.11E tutta la gente di guerra ch’era con lui, salì, si avvicino, giunse dirimpetto alla città, e si accampò al nord di Ai. Tra lui ed Ai c’era una valle.12Giosuè prese circa cinquemila uomini, coi quali tese un’imboscata fra Bethel ed Ai, a ponente della città.13E dopo che tutto il popolo ebbe preso campo al nord della città e tesa l’imboscata a ponente della città, Giosuè, durante quella notte, si spinse avanti in mezzo alla valle.

L'interdetto era il motivo principale della dura sconfitta del popolo. Ma vi era anche un altro motivo. La sua vittoria a Gerico gli aveva infuso fiducia in sè. È possibile? Tuttavia un miracolo evidente aveva avuto luogo. Israele non era entrato per nulla nella caduta delle poderose mura? Ebbene, forse riconosciamo in ciò noi stessi! Quando il Signore ci ha liberati da una difficile situazione, invece di appoggiarci di più su Lui per la prova seguente, ci accade invece sovente di non sentire più il bisogno del suo soccorso, Ed è la caduta! D'altra parte il nostro cuore è cosi fatto che, se per delle grandi difficoltà ci sentiamo pronti a confidarci in Dio, per le piccole pensiamo sovente di poter bastare da soli. La storia della presa di Ai ci insegna che abbiamo sempre bisogno di Dio. Quanta pena abbisognerà ora per riportar la vittoria! Invece di tremila soldati previsti ne occorrono trentamila e una manovra complicata. La restaurazione è sempre cosa lunga e penosa, la fiducia invece rende ogni cosa semplice. A Gerico il popolo doveva imparare a conoscere la potenza di Dio! ad Ai deve fare l'esperienza della propria debolezza.

Giosué 8:14-23
14Quando il re d’Ai vide questo, la gente della città si levò in fretta di buon mattino; e il re e tutto il suo popolo usciron contro a Israele, per dargli battaglia al punto convenuto, al principio della pianura; perché il re non sapeva che c’era un’imboscata contro di lui dietro la città.15Allora Giosuè e tutto Israele, facendo vista d’esser battuti da quelli, si misero in fuga verso il deserto.16E tutto il popolo ch’era nella città fu chiamato a raccolta per inseguirli; e inseguirono Giosuè e furon tratti lungi dalla città.17Non ci fu uomo, in Ai e in Bethel, che non uscisse dietro a Israele. Lasciaron la città aperta e inseguirono Israele.18Allora l’Eterno disse a Giosuè: "Stendi verso Ai la lancia che hai in mano, perché io sto per dare Ai in tuo potere". E Giosuè stese verso la città la lancia che aveva in mano.19E subito, non appena ebbe steso la mano, gli uomini dell’imboscata sorsero dal luogo dov’erano, entraron di corsa nella città, la presero, e s’affrettarono ad appiccarvi il fuoco.20E la gente d’Ai, volgendosi indietro, guardò, ed ecco che il fumo della città saliva al cielo; e non vi fu per loro alcuna possibilità di fuggire né da una parte né dall’altra, perché il popolo che fuggiva verso il deserto s’era voltato contro quelli che lo inseguivano.21E Giosuè e tutto Israele, vedendo che quelli dell’imboscata avean preso la città e che il fumo saliva dalla città, tornarono indietro, e batterono la gente d’Ai.22Anche gli altri usciron dalla città contro a loro; cosicché furon presi in mezzo da Israele, avendo gli uni di qua e gli altri di là; e Israele li batté in modo che non ne rimase né superstite né fuggiasco.23Il re d’Ai lo presero vivo, e lo menarono a Giosuè.

«E Tu che farai per il tuo gran nome?» (cap. 7:9) — aveva chiesto Giosuè. Ora che il peccato è tolto, che Israele si confida in Lui, Iddio risponderà dando la vittoria. E l'artigiano di questa vittoria, colui il cui nome è ripetuto continuamente in questa narrazione, è Giosuè stesso, anche qui una figura di Cristo, che conduce i suoi nelle loro lotte. Per mezzo della sua lancia stesa verso la città, Giosuè dava ad ogni combattente il segnale della sua manovra e gli ricordava che vì era un piano d'insieme, una strategia, di cui egli solo aveva conoscenza. Ebbene, ecco quel che Gesù è per noi. È Lui che conosce la parte che ogni soldato deve compiere, Lui che pone ognuno al proprio posto, Lui che dà il segnale di ogni movimento. Guardando a Cristo, come il combattente allo stendardo del suo generale, sapremo ciò che abbiamo da fare, riprenderemo coraggio. E poi, vedete, non siamo soli a lottare; abbiamo dei fratelli e delle sorelle che sostengono gli stessi combattimenti. Tuttavia non sono come al tempo di Giosuè dei combattimenti pubblici, gloriosi e spettacolari. Noi, in generale, riportiamo le nostre vittorie in ginocchio nella nostra camera; il Signore solo ne sarà testimonio.

Giosué 8:24-35
24Quando Israele ebbe finito d’uccidere tutti gli abitanti d’Ai nella campagna, nel deserto dove quelli l’aveano inseguito, e tutti furon caduti sotto i colpi della spada finché non ne rimase più, tutto Israele tornò verso Ai e la mise a fil di spada.25Tutti quelli che caddero in quel giorno, fra uomini e donne, furon dodicimila: vale a dire tutta la gente d’Ai.26Giosuè non ritirò la mano che avea stesa con la lancia, finché non ebbe sterminato tutti gli abitanti d’Ai.27Israele prese per se soltanto il bestiame e il bottino di quella città, secondo l’ordine che l’Eterno avea dato a Giosuè.28Giosuè arse dunque Ai e la ridusse in perpetuo in un mucchio di ruine, com’è anch’oggi.29Quanto al re d’Ai, l’appiccò a un albero, e ve lo lasciò fino a sera; ma al tramonto del sole Giosuè ordinò che il cadavere fosse calato dall’albero; e lo gittarono all’ingresso della porta della città, e gli ammassarono sopra un gran mucchio di pietre, che rimane anche al di d’oggi.30Allora Giosuè edificò un altare all’Eterno, all’Iddio d’Israele, sul monte Ebal,31come Mosè, servo dell’Eterno, aveva ordinato ai figliuoli d’Israele, e come sta scritto nel libro della legge di Mosè: un altare di pietre intatte sulle quali nessuno avea passato ferro; e i figliuoli d’Israele offriron su di esso degli olocausti all’Eterno, e fecero de’ sacrifizi di azioni di grazie.32E là, su delle pietre, Giosuè scrisse una copia della legge che Mosè avea scritta in presenza dei figliuoli d’Israele.33Tutto Israele, i suoi anziani, i suoi ufficiali e i suoi giudici stavano in piè ai due lati dell’arca, dirimpetto ai sacerdoti levitici che portavan l’arca del patto dell’Eterno: gli stranieri come gl’Israeliti di nascita, metà dal lato del monte Garizim, metà dal lato del monte Ebal, come Mosè, servo dell’Eterno, avea da prima ordinato che si benedisse il popolo d’Israele.34Dopo questo, Giosuè lesse tutte le parole della legge, le benedizioni e le maledizioni, secondo tutto ciò ch’è scritto nel libro della legge.35Non vi fu parola di tutto ciò che Mosè avea comandato, che Giosuè non leggesse in presenza di tutta la raunanza d’Israele, delle donne, de’ bambini e degli stranieri che camminavano in mezzo a loro.

La battaglia ebbe fine con la vittoria. Ai è bruciata, il suo re appeso ad un albero. A Gerico tutto ciò che la città conteneva era «anatema». Ad Ai, invece, è permesso d'impadronirsi del bottino. Non comprendiamo sempre perché Dio proibisca in certi casi, ed in altri permetta qualcosa. Ma dobbiamo sottometterci ed obbedire senza discutere.

È ciò che fece Giosuè al versetto 29. L'Eterno aveva comandato di non lasciare sul legno durante la notte il corpo di quelli che erano stati appesi, affinché la terra non fosse resa impura (Deut. 21:22-23). Dopo l'affare di Acan, Giosuè sa come la santità sia una cosa seria agli occhi di Dio. E il conduttore riconosce le direzioni divine e agisce secondo la Parola per mantenere questa santità.

La scena che segue (vers. 30-35) risponde, anch'essa, alle istruzioni del Deuteronomio (cap. 11:29; 27:11-14). Uomini, donne, fanciulli, tutto il popolo è radunato, compreso lo straniero (dunque anche Rahab probabilmente) al luogo stato loro designato, per ascoltarvi la legge dell'Eterno. Al centro è l'arca santa, tipo di Cristo. Sono offerti degli olocausti e dei sacrifici di prosperità, in segno d'adorazione, di gioia, di comunione. Bella immagine d'una riunione, non vi pare?

Giosué 9:1-16
1Or come tutti i re che erano di qua dal Giordano, nella contrada montuosa e nella pianura e lungo tutta la costa del mar grande dirimpetto al Libano, lo Hitteo, l’Amoreo, il Cananeo, il Ferezeo, lo Hivveo e il Gebuseo ebbero udito queste cose,2si adunarono tutti assieme, di comune accordo, per muover guerra a Giosuè e ad Israele.3Gli abitanti di Gabaon, dal canto loro, quand’ebbero udito ciò che Giosuè avea fatto a Gerico e ad Ai,4procedettero con astuzia: partirono, provvisti di viveri, caricarono sui loro asini dei sacchi vecchi e de’ vecchi otri da vino, rotti e ricuciti;5si misero ai piedi de’ calzari vecchi rappezzati, e de’ vecchi abiti addosso; e tutto il pane di cui s’eran provvisti era duro e sbriciolato.6Andarono da Giosuè, al campo di Ghilgal, e dissero a lui e alla gente d’Israele: "Noi veniamo di paese lontano; or dunque fate alleanza con noi".7La gente d’Israele rispose a questi Hivvei: "Forse voi abitate in mezzo a noi; come dunque faremmo alleanza con voi?"8Ma quelli dissero a Giosuè: "Noi siam tuoi servi!" E Giosuè a loro: "Chi siete? e donde venite?" E quelli gli risposero:9"I tuoi servi vengono da un paese molto lontano, tratti dalla fama dell’Eterno, del tuo Dio; poiché abbiam sentito parlare di lui, di tutto quello che ha fatto in Egitto10e di tutto quello che ha fatto ai due re degli Amorei di là dal Giordano, a Sihon re di Heshbon e ad Og re di Basan, che abitava ad Astaroth.11E i nostri anziani e tutti gli abitanti del nostro paese ci hanno detto: "Prendete con voi delle provviste per il viaggio, andate loro incontro e dite: Noi siamo vostri servi; fate dunque alleanza con noi.12Ecco il nostro pane; lo prendemmo caldo dalle nostre case, come provvista, il giorno che partimmo per venire da voi, e ora eccolo duro e sbriciolato;13e questi sono gli otri da vino che empimmo tutti nuovi, ed eccoli rotti; e questi i nostri abiti e i nostri calzari, che si son logorati per la gran lunghezza del viaggio".14Allora la gente d’Israele prese delle loro provviste, e non consultò l’Eterno.15E Giosuè fece pace con loro e fermò con loro un patto, per il quale avrebbe lasciato loro la vita; e i capi della raunanza lo giuraron loro.16Ma tre giorni dopo ch’ebber fermato questo patto, seppero che quelli eran loro vicini e abitavano in mezzo a loro;

Ciò che dà forza al popolo di Dio è la sua dipendenza, la sua obbedienza. Per le persone del mondo, «l'unione fa la forza». Questo proverbio, che non si trova nella Bibbia, è alla base dei raggruppamenti d'ogni genere, comprese le associazioni religiose.

Ecco tutti i popoli nemici che si riuniscono «di comune accordo per muover guerra a Giosuè e ad Israele» (vers. 2).

Nello stesso modo contro Gesù «si son, raunati Erode e Ponzio Pilato (Luca 23:12), insieme coi Gentili e con tutto il popolo d'Israele» (Atti 4:27).

Mentre questa congiura sta preparandosi, assorbendo l'attenzione d'Israele, il nemico lo sorprenderà con un'abile manovra. Quando non riesce con la forza, Satana cerca altri «artifizî». Le cortesie, le lusinghe sono sovente il laccio in cui cadiamo quando abbiamo trascurato di consultare il Signore (vers. 14).

Come i Gabaoniti con Israele, il mondo ricercherà volentieri l'alleanza e l'amicizia dei figli di Dio. Stiamo in guardia, poiché una tale alleanza è anzitutto una disobbedienza, in seguito è la porta aperta a molte infedeltà. Anche più grave: «l'amicizia del mondo è inimicizia contro Dio» (Giacomo 4:4)!

Giosué 9:17-27
17poiché i figliuoli d’Israele partirono, e giunsero alle loro città il terzo giorno: le loro città erano Gabaon, Kefira, Beeroth e Kiriath-Jearim.18Ma i figliuoli d’Israele non li uccisero, a motivo del giuramento che i capi della raunanza avean fatto loro nel nome dell’Eterno, dell’Iddio d’Israele. Però, tutta la raunanza mormorò contro i capi.19E tutti i capi dissero all’intera raunanza: "Noi abbiam giurato loro nel nome dell’Eterno, dell’Iddio d’Israele; perciò non li possiamo toccare.20Ecco quel che faremo loro: li lasceremo in vita, per non trarci addosso l’ira dell’Eterno, a motivo del giuramento che abbiam fatto loro".21I capi dissero dunque: "Essi vivranno!" Ma quelli furono semplici spaccalegna ed acquaioli per tutta la raunanza, come i capi avean loro detto.22Giosuè dunque li chiamò e parlò loro così: "Perché ci avete ingannati dicendo: Stiamo molto lontano da voi mentre abitate in mezzo a noi?23Or dunque siete maledetti, e non cesserete mai d’essere schiavi, spaccalegna ed acquaioli per la casa del mio Dio".24E quelli risposero a Giosuè e dissero: "Era stato espressamente riferito ai tuoi servi che il tuo Dio, l’Eterno, aveva ordinato al suo servo Mosè di darvi tutto il paese e di sterminarne d’innanzi a voi tutti gli abitanti. E noi, al vostro appressarvi, siamo stati in gran timore per le nostre vite, ed abbiamo fatto questo.25Ed ora eccoci qui nelle tue mani; trattaci come ti par che sia bene e giusto di fare".26Giosuè li trattò dunque così: li liberò dalle mani de’ figliuoli d’Israele, perché questi non li uccidessero;27ma in quel giorno li destinò ad essere spaccalegna ed acquaioli per la raunanza e per l’altare dell’Eterno, nel luogo che l’Eterno si sceglierebbe: ed e ciò che fanno anche al dì d’oggi.

Precedentemente, dinanzi ad Ai, il popolo si era creduto abbastanza forte. In presenza dei Gabaoniti aveva pensato di essere abbastanza savio. Talché come abbiam visto ieri «non si consultò l'Eterno» (vers. 14). Che confusione quando, troppo tardi, si scopre la verità. Bisognerà ormai sopportare quei Cananei, e noi li ritroveremo più tardi nella storia d'Israele.

I Gabaoniti spiegano perché hanno agito in quel modo.

E voi vi chiedete forse che cosa avrebbero potuto fare altro, quegli sventurati, se non lasciarsi sterminare dagl'Israeliti. Pensate voi che se fossero venuti umilmente a mettersi sotto la protezione dell'Iddio d'Israele, questi non avrebbe usato misericordia? Certamente lo avrebbe fatto. Aveva aspettato tanto, prima di dar l'ordine di distruggerli che, dinanzi alla loro umile confessione, Egli non li avrebbe respinti.

A più riprese, nelle istruzioni di Mosè, abbiamo visto «lo straniero» introdotto nei privilegi d'Israele. E l'esempio di Rahab ne era una prova. Questa divenne la moglie di Salmon, principe di Giuda. Mentre i Gabaoniti, a causa della loro astuzia restarono spaccalegna e acquaioli.

Giosué 10:1-11
1Or quando Adoni-Tsedek, re di Gerusalemme, udì che Giosuè avea preso Ai e l’avea votata allo sterminio, che avea trattato Ai e il suo re nel modo che avea trattato Gerico e il suo re, che gli abitanti di Gabaon avean fatto la pace con gl’Israeliti ed erano in mezzo a loro,2fu tutto spaventato; perché Gabaon era una città grande come una delle città reali, anche più grande di Ai, e tutti gli uomini suoi erano valorosi.3Perciò Adoni-Tsedek, re di Gerusalemme, mandò a dire a Hoham re di Hebron, a Piram re di Iarmuth, a Iafia re di Lakis e a Debir re di Eglon:4"Salite da me, soccorretemi, e noi batteremo Gabaon, perché ha fatto la pace con Giosuè e coi figliuoli d’Israele".5E cinque re degli Amorei, il re di Gerusalemme, il re di Hebron, il re di Iarmuth, il re di Lakis e il re di Eglon si radunarono, salirono con tutti i loro eserciti, si accamparono dirimpetto a Gabaon, e l’attaccarono.6Allora i Gabaoniti mandarono a dire a Giosuè, al campo di Ghilgal: "Non negare ai tuoi servi il tuo aiuto, affrettati a salire da noi, liberaci, soccorrici, perché tutti i re degli Amorei che abitano la contrada montuosa si sono radunati contro di noi".7E Giosuè salì da Ghilgal, con tutta la gente di guerra e con tutti gli uomini segnalati per valore.8E l’Eterno disse a Giosuè: "Non li temere, perché io li ho dati in poter tuo; nessun di loro potrà starti a fronte".9E Giosuè piombò loro addosso all’improvviso: avea marciato tutta la notte da Ghilgal.10E l’Eterno li mise in rotta davanti ad Israele, che fe’ loro subire una grande sconfitta presso Gabaon, li inseguì per la via che sale a Beth-Horon, e li batté fino ad Azeka e a Makkeda.11Mentre fuggivano d’innanzi a Israele ed erano alla scesa di Beth-Horon, l’Eterno fe’ cader dal cielo su loro delle grosse pietre fino ad Azeka, ed essi perirono; quelli che morirono per le pietre della grandinata furon più numerosi di quelli che i figliuoli d’Israele uccisero con la spada.

Nuovi nemici sorgono. Hanno per capo il re di Gerusalemme, AdoniTsedek, il cui nome significa: signore di giustizia. Che differenza fra questo personaggio e Melchisedec (re di giustizia), anch'egli re di Gerusalemme! (Genesi 14:18-20). Egli aveva potuto benedire Abrahamo e benedire pure l'Iddio Altissimo che aveva «dato nelle sue mani i suoi nemici». Ma Adoni Tsedek si mette invece alla testa dei nemici del popolo d'Abrahamo. Raduna i suoi alleati contro Gabaon che, da parte sua, fa appello al suo nuovo alleato Israele. Spiacevole conseguenza dell'infedeltà del cap. 9! Aveva il popolo bisogno d'un'altra alleanza, lui che aveva l'Eterno con se? Non serve che ad indebolirlo.

Ma, nonostante ciò, la grazia di Dio darà la vittoria. Israele parte da Ghilgal, luogo della circoncisione, figura del giudicio della carne.

Prima di ogni difficoltà, di ogni combattimento, ricordiamoci di questa morte del vecchio uomo, dicendo al Signore: Tu sai che non ho forza, ma mi confido nella Tua. Questo è Ghilgal, il gran segreto della vittoria. Per trionfare, il combattente della fede deve anzitutto realizzare che è morto, morto con Cristo. Così non potrà impedire ciò che Dio vuol fare.

Osservate che l'Eterno combatte Egli stesso dai cieli, in favore del suo popolo Israele!

Giosué 10:12-27
12Allora Giosuè parlò all’Eterno, il giorno che l’Eterno diede gli Amorei in potere de’ figliuoli d’Israele, e disse in presenza d’Israele: "Sole, fermati su Gabaon, e tu, luna, sulla valle d’Aialon!"13E il sole si fermò, e la luna rimase la suo luogo, finché la nazione si fosse vendicata de’ suoi nemici. Questo non sta egli scritto nel libro del Giusto? E il sole si fermò in mezzo al cielo e non s’affrettò a tramontare per quasi un giorno intero.14E mai, né prima né poi, s’è dato un giorno simile a quello, nel quale l’Eterno abbia esaudito la voce d’un uomo; poiché l’Eterno combatteva per Israele.15E Giosuè, con tutto Israele, tornò al campo di Ghilgal.16Or i cinque re eran fuggiti, e s’erano nascosti nella spelonca di Makkeda.17La cosa fu riferita a Giosuè e gli fu detto: "I cinque re sono stati trovati nascosti nella spelonca di Makkeda".18Allora Giosuè disse: "Rotolate delle grosse pietre all’imboccatura della spelonca, e ponetevi degli uomini per far loro la guardia;19ma voi non vi fermate; inseguite i vostri nemici, e colpite le retroguardie; non li lasciate entrare nelle loro città, perché l’Eterno, il vostro Dio, li ha dati in poter vostro".20E quando Giosuè e i figliuoli d’Israele ebbero finito d’infliggere loro una grande, completa disfatta, e quelli che scamparono si furon rifugiati nelle città fortificate,21tutto il popolo tornò tranquillamente a Giosuè al campo di Makkeda, senza che alcuno osasse fiatare contro i figliuoli d’Israele.22Allora Giosuè disse: "Aprite l’imboccatura della caverna, traetene fuori quei cinque re, e menateli a me".23Quelli fecero così, trassero dalla spelonca quei cinque re, il re di Gerusalemme, il re di Hebron, il re di Iarmuth, il re di Lakis, il re di Eglon, e glieli menarono.24E quand’ebbero tratti dalla spelonca e menati a Giosuè quei re Giosuè, chiamò tutti gli uomini d’Israele e disse ai capi della gente di guerra ch’era andata con lui: "Accostatevi, mettete il piede sul collo di questi re". Quelli s’accostarono e misero loro il piede sul collo.25E Giosuè disse loro: "Non temete, non vi sgomentate, siate forti, e fatevi animo, perché così farà l’Eterno a tutti i vostri nemici contro ai quali avete a combattere".26Dopo ciò Giosuè li percosse e li fece morire, quindi li appiccò a cinque alberi; e quelli rimasero appiccati agli alberi fino a sera.27E sul tramontar del sole, Giosuè ordino che fossero calati dagli alberi e gettati nella spelonca dove s’erano nascosti; e che all’imboccatura della caverna fossero messe delle grosse pietre, le quali vi son rimaste fino al dì d’oggi.

Cosa meravigliosa: alla preghiera di Giosuè, Iddio ferma il sole e la luna durante un giorno intero. Egli mostra a quei pagani chi è l'Iddio che combatte per gl'Israeliti; mostra a questi ultimi (e a noi pure) fin dove Egli può andare in risposta alle preghiere dei suoi: «Ogni cosa è possibile a chi crede» (Marco 9:23). Miracolo ben più grande ancora, Iddio prolunga da duemila anni il giorno della Sua grazia. E invece che accada come qui e permetta il giudicio e la vendetta di tutti i nemici, il suo scopo attuale è di permettere la conversione dei peccatori. Egli ha pazienza verso il mondo (forse verso voi?), e «fa levare il suo sole sui malvagi e sui buoni» (Matteo 5:45). Ognuno trova ciò naturale, ma pensate qualche volta, vedendo apparire un nuovo giorno, a quella grazia e a quella pazienza di Dio.

I cinque re potenti sono vinti. «Accostatevi — dice Giosuè ai suoi capitani, — mettete il piede sul collo di questi re... Non temete!» (vers. 24). Era il segno del trionfo, figura del momento in cui «l'Iddio della pace triterà ... Satana sotto ai nostri piedi» (Romani 16:20), e metterà ad un tempo i nemici del Signore per sgabello dei suoi piedi (Salmo 110:1).

Giosué 10:28-43
28In quel medesimo giorno Giosuè prese Makkeda e fece passare a fil di spada la città e il suo re; li votò allo sterminio con tutte le persone che vi si trovavano; non ne lasciò scampare una, e tratto il re di Makkeda come avea trattato il re di Gerico.29Poi Giosuè con tutto Israele passò da Makkeda a Libna, e l’attaccò.30E l’Eterno diede anche quella col suo re nelle mani d’Israele, e Giosuè la mise a fil di spada con tutte le persone che vi si trovavano; non ne lasciò scampare una, e trattò il re d’essa, come avea trattato il re di Gerico.31Poi Giosuè con tutto Israele passò da Libna a Lakis; s’accampò dirimpetto a questa, e l’attaccò.32E l’Eterno diede Lakis nelle mani d’Israele, che la prese il secondo giorno, e la mise a fil di spada, con tutte le persone che vi si trovavano, esattamente come avea fatto a Libna. Allora Horam, re di Ghezer, salì in soccorso di Lakis;33ma Giosuè batté lui e il suo popolo così da non lasciarne scampare alcuno.34Poi Giosuè con tutto Israele passò da Lakis ad Eglon; s’accamparono dirimpetto a questa, e l’attaccarono.35La presero quel medesimo giorno e la misero a fil di spada. In quel giorno Giosuè votò allo sterminio tutte le persone che vi si trovavano, esattamente come avea fatto a Lakis.36Poi Giosuè con tutto Israele salì da Eglon ad Hebron, e l’attaccarono.37La presero, la misero a fil di spada insieme col suo re, con tutte le sue città e con tutte le persone che vi si trovavano; non ne lasciò sfuggire una, esattamente come avea fatto ad Eglon; la votò allo sterminio con tutte le persone che vi si trovavano.38Poi Giosuè con tutto Israele tornò verso Debir, e l’attaccò.39La prese col suo re e con tutte le sue città; la misero a fil di spada e votarono allo sterminio tutte le persone che vi si trovavano, senza che ne scampasse una. Egli trattò Debir e il suo re come avea trattato Hebron, come avea trattato Libna e il suo re.40Giosuè dunque batté tutto il paese, la contrada montuosa, il mezzogiorno, la regione bassa, le pendici, e tutti i loro re; non lasciò scampare alcuno, ma votò allo sterminio tutto ciò che avea vita, come l’Eterno, l’Iddio d’Israele, avea comandato.41Così Giosuè li batté da Kades-Barnea fino a Gaza, e batté tutto il paese di Goscen fino a Gabaon.42E Giosuè prese ad una volta tutti quei re e i loro paesi, perché l’Eterno, l’Iddio d’Israele, combatteva per Israele.43Poi Giosuè, con tutto Israele, fece ritorno al campo di Ghilgal.

Quelle città fortificate, «grandi e murate fino al cielo» (Deuter. 1:28) cadono l'una dopo l'altra. I loro re e i loro abitanti, reputati così forti, sono battuti irresistibilmente da Giosuè e da tutto Israele.

Notate questa continua ripetizione: Giosuè e tutto Israele! Sostituiamola per noi con: Gesù ed i suoi. I nostri nemici, ricordiamocene, sono anzitutto quelli del Signore. Chi mi attacca ha da fare prima di tutto col mio Capo. Lasciando passare Lui davanti, io sarò senz'altro vincitore. Invece senza Lui, io perderò la battaglia, perciò il Nemico si sforza di privarmi del contatto (cioè della comunione) col mio Salvatore.

Che bella lista di vittorie abbiamo qui! C'è forse anche nella storia della vostra vita cristiana, una simile lista di vittorie riportate in segreto col Signore? Vittoria per la verità, vittoria per la purezza, vittoria su tale o tal altra tentazione...

Giovane, giovanetta, la vostra età è specialmente quella delle lotte. Il terreno che conquistate ora è, per la Sua grazia, solidamente occupato per tutta la vita. Sì, possa esser detto a voi. pure: «Io vi scrivo, o giovani, perché avete vinto il maligno» (In Giovanni 2:13).

Giosué 11:1-11
1Or come Iabin, re di Hatsor, ebbe udito queste cose, mandò de’ messi a Iobab re di Madon, al re di Scimron, al re di Acsaf,2ai re ch’erano al nord nella contrada montuosa, nella pianura al sud di Kinnereth, nella regione bassa, e sulle alture di Dor a ponente,3ai Cananei d’oriente e di ponente, agli Amorei, agli Hittei, ai Ferezei, ai Gebusei nella contrada montuosa, agli Hivvei appiè dello Hermon nel paese di Mitspa.4E quelli uscirono, con tutti i loro eserciti, formando un popolo innumerevole come la rena ch’è sul lido del mare, e con cavalli e carri in grandissima quantità.5Tutti questi re si riunirono e vennero ad accamparsi assieme presso le acque di Merom per combattere contro Israele.6E l’Eterno disse a Giosuè: "Non li temere, perché domani, a quest’ora, io farò che saran tutti uccisi davanti a Israele; tu taglierai i garetti ai loro cavalli e darai fuoco ai loro carri".7Giosuè dunque, con tutta la sua gente di guerra, marciò all’improvviso contro di essi alle acque di Merom, e piombò loro addosso;8e l’Eterno li diede nelle mani degl’Israeliti, i quali li batterono e l’inseguirono fino a Sidone la grande, fino a Misrefot-Maim e fino alla valle di Mitspa, verso oriente; li batteron così da non lasciarne scampare uno.9E Giosuè li tratto come gli avea detto l’Eterno: tagliò i garetti ai loro cavalli e dette fuoco ai loro carri.10Al suo ritorno, e in quel medesimo tempo, Giosuè prese Hatsor e ne fece perire di spada il re; poiché Hatsor era stata per l’addietro la capitale di tutti quei regni.11Mise anche a fil di spada tutte le persone che vi si trovavano, votandole allo sterminio; non vi restò anima viva, e dette Hatsor alle fiamme.

A Gabaon al cap. 10, i re del Sud confederati erano stati tutti sterminati. Ora il Nord del paese, popolo innumerevole, si raduna attorno a Jabin, re di Hatsor, per guerreggiare contro Israele. «Tutti questi re si riunirono» (vers. 5). «I re della terra si ritrovano e i principi si consigliano assieme contro l'Eterno e contro il suo Unto», dichiara il Salmo 2 parlando dei tempi futuri.

Che cosa dice l'Eterno a Giosuè?: «Non li temere,... Io farò che saran tutti uccisi davanti ad Israele» (vers. 6). E la vittoria è seguita da una distruzione che non risparmia nessuno. Abbiamo difficoltà a comprendere quei terribili giudici. Non siamo forse i discepoli di un Maestro che ha detto: «Amate i vostri nemici... fate del bene a quelli che vi odiano» (Matteo 5:44)? Non siamo forse i figliuoli d'un Padre che raccomanda: «Se... il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere...» (Romani 12:20)? Ma se vi è un tempo per esercitare la grazia (è il nostro tempo) vi sarà pure un tempo per l'ira. Essa colpirà quelli che hanno rifiutato la grazia.

Il giudicio dei Cananei dopo secoli di pazienza da parte di Dio ne è una solenne figura.

Giosué 11:12-23
12Giosuè prese pure tutte le città di quei re e tutti i loro re, e li mise a fil di spada e li votò allo sterminio, come aveva ordinato Mosè, servo dell’Eterno.13Ma Israele non arse alcuna delle città poste in collina, salvo Hatsor, la sola che Giosuè incendiasse.14E i figliuoli d’Israele si tennero per sé tutto il bottino di quelle città e il bestiame, ma misero a fil di spada tutti gli uomini fino al loro completo sterminio, senza lasciare anima viva.15Come l’Eterno avea comandato a Mosè suo servo, così Mosè ordinò a Giosuè, e così fece Giosuè, il quale non trascurò alcuno degli ordini che l’Eterno avea dato a Mosè.16Giosuè dunque prese tutto quel paese, la contrada montuosa, tutto il mezzogiorno, tutto il paese di Goscen, la regione bassa, la pianura, la contrada montuosa d’Israele e le sue regioni basse,17dalla montagna brulla che s’eleva verso Seir, fino a Baal-Gad nella valle del Libano appiè del monte Hermon; prese tutti i loro re, li colpì e li mise a morte.18Giosuè fece per lungo tempo guerra a tutti quei re.19Non ci fu città che facesse pace coi figliuoli d’Israele, eccetto gli Hivvei che abitavano Gabaon; le presero tutte, combattendo;20perché l’Eterno facea sì che il loro cuore si ostinasse a dar battaglia ad Israele, onde Israele li votasse allo sterminio senza che ci fosse pietà per loro, e li distruggesse come l’Eterno avea comandato a Mosè.21In quel medesimo tempo, Giosuè si mise in marcia e sterminò gli Anakiti della contrada montuosa, di Hebron, di Debir, di Anab, di tutta la contrada montuosa di Giuda e di tutta la contrada montuosa d’Israele; Giosuè li votò allo sterminio con le loro città.22Non rimasero più Anakiti nel paese de’ figliuoli d’Israele; non ne restarono che alcuni in Gaza, in Gath e in Asdod.23Giosuè dunque prese tutto il paese, esattamente come l’Eterno avea detto a Mosè; e Giosuè lo diede in eredità a Israele, tribù per tribù, secondo la parte che toccava a ciascuna. E il paese ebbe requie dalla guerra.

I formidabili nemici che Israele ha combattuto e vinto poco fa sono, ripetiamolo, una figura di quelli che fan la guerra ai cristiani, cioè Satana e i suoi angeli. La nostra lotta è «contro i principati... contro le potenze spirituali di malvagità che sono nei luoghi celesti» (Efesini 6:12). Molte persone immaginano che il diavolo e i demoni siano attualmente nell'inferno. Ma la Bibbia ci mostra Satana ancora nel cielo, o passeggiante sulla terra (Giobbe 1:6. '7). Purtroppo, non ve lo abbiamo forse talvolta incontrato alla nostra confusione? — Se siamo dei credenti, il diavolo non può rapirci la nostra salvezza. È impossibile! Ma il suo scopo facendoci la guerra è quello di separarci dal Signore, per impedirci di servirLo (poiché la nostra testimonianza lo imbarazza). Satana non dimentica che, separati dal Signore, non possiamo far nulla (Giovanni 15:5), anche se noi lo dimentichiamo. Tuttavia la Parola ha una risposta preziosa di cui potete servirvi come d'un'arma contro l'avversario; cercatela in Romani 8:31-39): «Né principati... né potenze... potranno separarci» dall'amore del Cristo, dall'amore di Dio. «Anzi, in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori per Colui che ci ha amati».

Giosué 12:1-24
1Or questi sono i re del paese battuti dai figliuoli d’Israele, i quali presero possesso del loro territorio di là dal Giordano, verso levante, dalla valle dell’Arnon fino al monte Hermon, con tutta la pianura orientale:2Sihon, re degli Amorei, che abitava a Heshbon e dominava da Aroer, che è sull’orlo della valle dell’Arnon, e dalla metà della valle e dalla metà di Galaad, fino al torrente di Iabbok, confine de’ figliuoli di Ammon;3sulla pianura fino al mare di Kinnereth, verso oriente, e fino al mare della pianura ch’è il mar Salato, a oriente verso Beth-Iescimoth; e dal lato di mezzogiorno fino appiè delle pendici del Pisga.4Poi il territorio di Og re di Basan, uno dei superstiti dei Refaim, che abitava ad Astaroth e a Edrei,5e dominava sul monte Hermon, su Salca, su tutto Basan sino ai confini dei Ghesuriti e dei Maacatiti, e sulla metà di Galaad, confine di Sihon re di Heshbon.6Mosè, servo dell’Eterno, e i figliuoli d’Israele li batterono; e Mosè, servo dell’Eterno, diede il loro paese come possesso ai Rubeniti, ai Gaditi e a mezza la tribù di Manasse.7Ed ecco i re del paese che Giosuè e i figliuoli d’Israele batterono di qua dal Giordano, a occidente, da Baal-Gad nella valle del Libano fino alla montagna brulla che si eleva verso Seir, paese che Giosuè diede in possesso alle tribù d’Israele, secondo la parte che ne toccava a ciascuna,8nella contrada montuosa, nella regione bassa, nella pianura, sulle pendici, nel deserto e nel mezzogiorno; il paese degli Hittei, degli Amorei, dei Cananei, dei Ferezei, degli Hivvei e dei Gebusei:9Il re di Gerico, il re di Ai, vicino a Bethel,10il re di Gerusalemme, il re di Hebron,11il re di Iarmuth, il re di Lakis,12il re di Eglon, il re di Ghezer,13il re di Debir, il re di Gheder,14il re di Horma, il re di Arad,15il re di Libna, il re di Adullam,16il re di Makkeda, il re di Bethel,17il re di Tappuah, il re di Hefer,18il re di Afek, il re di Sharon,19il re di Madon, il re di Hatsor,20il re di Scimron-Meron, il re di Acsaf,21il re di Taanac, il re di Meghiddo,22il re di Kedes, il re di Iokneam al Carmelo,23il re di Dor, sulle alture di Dor, il re di Goim nel Ghilgal,24il re di Tirtsa. In tutto trentun re.

Il libro di Giosuè si divide in due parti che occupano ciascuna dodici capitoli. La prima, che terminiamo oggi, traccia di nuovo la conquista di Canaan per mezzo d'Israele; la seconda (cap. 13-24) ci parlerà della spartizione del paese fra le tribù. La conclusione della prima parte: «E il paese ebbe requie della guerra» (cap. 11:23) è seguita al capitolo 12 dalla lunga lista dei re abbattuti. Due lo sono stati dall'altro lato del Giordano, Sihon e Og; trentuno sono stati vinti nel paese stesso.

È prezioso di vedere Dio fare questa ricapitolazione. Di tutti i nostri nemici Egli conosce il numero... Non ha dimenticato nessuna delle nostre vittorie col Signore e sa quali sforzi e quali rinunzie ognuna d'esse son costati.

Coraggio, cari figli di Dio! Nelle nostre lotte c'è un sovrano arbitro che «segna i punti» per noi, senza sbagliarsi: il re di Hebron, uno; il re di Jarmuth, uno; il re di Lakis, uno... Egli è felice di registrarli.

Nel riposo del cielo dopo le lotte della terra, la lista sarà conosciuta da ciascuno di noi, alla gloria del Signore. Non è forse un incoraggiamento per andare di vittoria in vittoria onde poter terminare dichiarando come l'apostolo: «Ho combattuto il buon combattimento» (2 Timoteo 4:7)?

Giosué 13:1-14
1Or Giosuè era vecchio, ben avanti negli anni; e l’Eterno gli disse: "Tu sei vecchio, bene avanti negli anni, e rimane ancora una grandissima parte del paese da conquistare.2Ecco quel che rimane: tutti i distretti dei Filistei e tutto il territorio dei Ghesuriti,3dallo Scihor che scorre a oriente dell’Egitto, sino al confine di Ekron a settentrione: regione, che va ritenuta come cananea e che appartiene ai cinque principi dei Filistei: a quello di Gaza, a quello di Asdod, a quello di Askalon, a quello di Gath, a quello di Ekron, e anche agli Avvei, a mezzogiorno;4tutto il paese dei Cananei, e Meara che è dei Sidoni, sino ad Afek, sino al confine degli Amorei;5il paese dei Ghibliti e tutto il Libano verso il levante, da Baal-Gad, appiè del monte Hermon, sino all’ingresso di Hamath;6tutti gli abitanti della contrada montuosa dal Libano fino a Misrefoth-Maim, tutti i Sidoni. Io li caccerò d’innanzi ai figliuoli d’Israele; e tu spartisci pure a sorte l’eredità di questo paese fra gl’Israeliti, nel modo che t’ho comandato.7Or dunque spartisci l’eredità di questo paese fra nove tribù e la mezza tribù di Manasse".8I Rubeniti e i Gaditi, con l’altra metà della tribù di Manasse, hanno ricevuto la loro eredità, che Mosè, servo del l’Eterno, diede loro di là dal Giordano, a oriente:9da Aroer sull’orlo della valle d’Arnon, e dalla città ch’è in mezzo alla valle, tutto l’altipiano di Medeba fino a Dibon;10tutte le città di Sihon re degli Amorei, che regnava a Heshbon, sino al confine de’ figliuoli di Ammon;11Galaad, il territorio dei Ghesuriti e dei Maacatiti, tutto il monte Hermon e tutto Basan fino a Salca;12tutto il regno di Og, in Basan, che regnava a Astaroth e a Edrei, ultimo superstite dei Refaim. Mosè sconfisse questi re e li cacciò.13Ma i figliuoli d’Israele non cacciarono i Ghesuriti e i Maacatiti; e Ghesur e Maacath abitano in mezzo a Israele fino al dì d’oggi.14Solo alla tribù di Levi Mosè non dette alcuna eredità; i sacrifizi offerti mediante il fuoco all’Eterno, all’Iddio d’Israele, sono la sua eredità, com’egli disse.

Rimane un grandissimo paese da conquistare, dice l'Eterno a Giosuè. Gli erano state indicate le frontiere (cap. 1:4). Sono facili da ricordare. Al sud, un gran deserto; al nord, una grande montagna: il Libano; a oriente, un gran fiume: l'Eufrate; all'ovest, un gran mare: il Mediterraneo.

Anche il paese da occupare per la fede ha le sue frontiere che sono quelle del mondo come si presenta per noi: arido, senza frutto per Dio (il deserto) — pieno d'orgoglio e di vanità (la montagne) — prospero e affaccendato (il fiume) — impetuoso e incessantemente agitato (il mare, Giuda 13). Guardiamoci, cari giovani amici, dal varcare queste frontiere. Molti l'han fatto, per curiosità, appena per vedere un poco che cos'è questo «mondo» di cui si parla tanto fra noi, e la maggior parte non ne sono più ritornati, son rimasti là.

Invece resta per voi dentro ai limiti, «un grandissimo paese da prender possesso». I tesori inesauribili della Parola, le ricchezze inscrutabili di Cristo aspettano che ve ne impadroniate, «onde siate resi capaci di comprendere... qual sia la larghezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità dell'amore di Cristo, e di conoscere quest'amore che sorpassa ogni conoscenza...» (Efesini 3:18-19). Cristiani, ecco le dimensioni infinite della nostra eredità in Lui!

Giosué 13:15-33
15Mosè dunque diede alla tribù dei figliuoli di Ruben la loro parte, secondo le loro famiglie;16essi ebbero per territorio, partendo da Aroer sull’orlo della valle dell’Arnon, e dalla città ch’è in mezzo alla valle, tutto l’altipiano presso Medeba,17Heshbon e tutte le sue città che sono sull’altipiano: Dibon, Bamoth-Baal, Beth-Baal-Meon,18Iahats, Kedemoth, Mefaath,19Kiriataim, Sibma, Tsereth-Hashahar sul monte della valle,20Beth-Peor, le pendici del Pisga e Beth-Iescimoth;21tutte le città dell’altipiano, tutto il regno di Sihon, re degli Amorei che regnava a Heshbon, quello che Mosè sconfisse coi principi di Madian, Evi, Rekem, Tsur, Hur e Reba, principi vassalli di Sihon, che abitavano il paese.22I figliuoli d’Israele fecer morir di spada anche Balaam, figliuolo di Beor, l’indovino, insieme con gli altri che uccisero.23Al territorio dei figliuoli di Ruben serviva di confine il Giordano. Tale fu l’eredità de’ figliuoli di Ruben secondo le loro famiglie: con le città ed i villaggi annessi.24Mosè dette pure alla tribù di Gad, ai figliuoli di Gad, la loro parte, secondo le loro famiglie.25Essi ebbero per territorio Iaezer, tutte le città di Galaad, la metà del paese dei figliuoli di Ammon fino ad Aroer che è dirimpetto a Rabba,26da Heshbon fino a Ramath-Mitspè e Betonim, da Mahanaim sino al confine di Debir,27e, nella valle, Beth-Haram, Beth-Nimra, Succoth e Tsafon, residuo del regno di Sihon re di Heshbon, avendo il Giordano per confine sino all’estremità del mare di Kinnereth, di là dal Giordano, a oriente.28Tale fu l’eredità dei figliuoli di Gad, secondo le loro famiglie, con le città e i villaggi annessi.29Mosè diede pure alla mezza tribù di Manasse, ai figliuoli di Manasse, la loro parte, secondo le loro famiglie.30Il loro territorio comprendeva, da Mahanaim, tutto Basan, tutto il regno di Og re di Basan, tutti i borghi di Iair in Basan, in tutto, sessanta terre.31La metà di Galaad, Astaroth e Edrei, città del regno di Og in Basan, toccarono ai figliuoli di Makir, figliuolo di Manasse, alla metà de’ figliuoli di Makir, secondo le loro famiglie.32Tali sono le parti che Mosè fece quand’era nelle pianure di Moab, di là dal Giordano, dirimpetto a Gerico, a oriente.33Ma alla tribù di Levi Mosè non dette alcuna eredità: l’Eterno, l’Iddio d’Israele, è la sua eredità, com’ei le disse.

I figliuoli di Ruben, di Gad e la mezza tribù di Ma-nasse sono i primi a ricevere la loro parte di eredità. Essi stessi, se ben vi ricordate, avevano scelto questa parte senza aspettare che Dio l'avesse loro data. Che lezione per noi, miei cari amici! Quante volte non abbiamo saputo aspettare! Ci siamo gettati sulla prima occasione o sulla prima soluzione che si presentava, quando con un po' di pazienza avremmo ottenuto qualche cosa di migliore: cioè quel che Dio aveva preparato per noi. La scelta è fatta, sovente irreparabile! — Poi queste tribù ci insegnano ancora qualcos'altro: Scegliendo per primi ciò che sembrava loro migliore (come Lot con Abrahamo) (Genesi 13) i Rubeniti e i Gaditi mostrano il loro egoismo di fronte ai loro fratelli: «Prima io!» Infatti si sono serviti i primi, e ricevono la loro parte d'eredità prima di tutti gli altri. Ma come lo vedremo prima ancora della fine del nostro libro, quella parte è lungi d'essere la migliore come l'avevano pensato. I primi son diventati gli ultimi. Sì, la parte migliore è sempre ciò che Dio ci dà, anche se dobbiamo aspettarla un poco.

Giosué 14:1-15
1Or queste son le terre che i figliuoli d’Israele ebbero come eredità nel paese di Canaan, e che il sacerdote Eleazar, Giosuè figliuolo di Nun e i capi famiglia delle tribù dei figliuoli d’Israele distribuiron loro.2L’eredità fu distribuita a sorte, come l’Eterno avea comandato per mezzo di Mosè, alle nove tribù e alla mezza tribù,3perché alle altre due tribù e alla mezza tribù Mosè avea dato la loro eredità di là dal Giordano; mentre ai Leviti non avea dato, tra i figliuoli d’Israele, alcuna eredità,4perché i figliuoli di Giuseppe formavano due tribù: Manasse ed Efraim; e ai Leviti non fu data alcuna parte nel paese, tranne delle città per abitarvi, coi loro dintorni per il loro bestiame e i loro averi.5I figliuoli d’Israele fecero come l’Eterno avea comandato a Mosè e spartirono il paese.6Or i figliuoli di Giuda s’accostarono a Giosuè a Ghilgal; e Caleb, figliuolo di Gefunne, il Kenizeo, gli disse: "Tu sai quel che l’Eterno disse a Mosè, uomo di Dio, riguardo a me ed a te a Kades-Barnea.7Io avevo quarant’anni quando Mosè, servo dell’Eterno, mi mandò da Kades-Barnea ad esplorare il paese; e io gli feci la mia relazione con sincerità di cuore.8Ma i miei fratelli ch’erano saliti con me, scoraggiarono il popolo, mentre io seguii pienamente l’Eterno, il mio Dio.9E in quel giorno Mosè fece questo giuramento: La terra che il tuo piede ha calcata sarà eredità tua e dei tuoi figliuoli in perpetuo, perché hai pienamente seguito l’Eterno, il mio Dio.10Ed ora ecco, l’Eterno mi ha conservato in vita, come avea detto, durante i quarantacinque anni ormai trascorsi da che l’Eterno disse quella parola a Mosè, quando Israele viaggiava nel deserto; ed ora ecco che ho ottantacinque anni;11sono oggi ancora robusto com’ero il giorno che Mosè mi mandò; le mie forze son le stesse d’allora, tanto per combattere quanto per andare e venire.12Or dunque dammi questo monte del quale l’Eterno parlò quel giorno; poiché tu udisti allora che vi stanno degli Anakim e che vi sono delle città grandi e fortificate. Forse l’Eterno sarà meco, e lo li caccerò, come disse l’Eterno".13Allora Giosuè lo benedisse, e dette Hebron come eredità a Caleb, figliuolo di Gefunne.14Per questo Caleb, figliuolo di Gefunne, il Kenizeo, ha avuto Hebron come eredità, fino al dì d’oggi: perché aveva pienamente seguito l’Eterno, l’Iddio d’Israele.15Ora Hebron si chiamava per l’addietro Kiriath-Arba; Arba era stato l’uomo più grande fra gli Anakim. E il paese ebbe requie dalla guerra.

L'Eterno aveva designato col loro nome quelli che dovevano spartire il paese fra le tribù (Numeri 34:16-29). I figli di Giuda si presentano ora per ricevere la loro parte, e Caleb prende la parola. Durante più di quarant'anni, aveva atteso questo momento. Senza lagnarsi d'una punizione che non aveva meritata, aveva camminato nel deserto col resto del popolo, sostenuto dalla sua speranza. Si era appoggiato sulle promesse di Dio ed ora le rammemora a Giosuè. «Dammi questo monte del quale l'Eterno parlò» (vers. 12). Magnifico esempio della perseveranza della fede! Ma vi è ancora qualche cosa da ammirare in quest'uomo: La mia forza, dice egli, non è cambiata. A ottantacinque anni sono forte come a quaranta. Qual'era il suo segreto? Lo troverete in Isaia 40:31: «Quelli che sperano nell'Eterno acquistano nuove forze... camminano e non s'affaticano.» Con questa forza divina, Caleb, all'età in cui si è un vecchio, s'impadronirà ora di Hebron e abbatterà la forza umana dei famosi Anakim, quei giganti che anticamente avevano tanto spaventato il popolo.

Sì, «beati quelli che hanno in Te la loro forza... Essi vanno di forza in forza» (Salmo 84:5, 7).

Giosué 15:1-19
1Or la parte toccata a sorte alla tribù dei figliuoli di Giuda secondo le loro famiglie, si estendeva sino al confine di Edom, al deserto di Tsin verso sud, all’estremità meridionale di Canaan.2Il loro confine meridionale partiva dall’estremità del mar Salato, dalla lingua che volge a sud,3e si prolungava al sud della salita d’Akrabbim, passava per Tsin, poi saliva al sud di Kades-Barnea, passava da Hetsron, saliva verso Addar e si volgeva verso Karkaa;4passava quindi da Atsmon e continuava fino al torrente d’Egitto, per far capo al mare. Questo sarà, disse Giosuè, il vostro confine meridionale.5Il confine orientale era il mar Salato, sino alla foce del Giordano. Il confine settentrionale partiva dal braccio di mare ov’è la foce del Giordano;6di là saliva verso Beth-Hogla, passava al nord di Beth-Araba, saliva fino al sasso di Bohan figliuolo di Ruben;7poi, partendo dalla valle di Acor, saliva a Debir e si dirigeva verso il nord dal lato di Ghilgal, che è dirimpetto alla salita di Adummim, a sud del torrente; poi passava presso le acque di En-Scemesh, e faceva capo a En-Roghel.8Di là il confine saliva per la valle di Ben-Hinnom fino al versante meridionale del monte de’ Gebusei che è Gerusalemme, poi s’elevava fino al sommo del monte ch’è dirimpetto alla valle di Hinnom a occidente, e all’estremità della valle dei Refaim, al nord.9Dal sommo del monte, il confine si estendeva fino alla sorgente delle acque di Neftoah, continuava verso le città del monte Efron, e si prolungava fino a Baala, che è Kiriath-Iearim.10Da Baala volgeva poi a occidente verso la montagna di Seir, passava per il versante settentrionale del monte Iearim, che è Kesalon, scendeva a Beth-Scemesh e passava per Timna.11Di là il confine continuava verso il lato settentrionale di Escron, si estendeva verso Scikron, passava per il monte Baala, si prolungava fino a Iabneel, e facea capo al mare.12Il confine occidentale era il mar grande. Tali furono da tutti i lati i confini dei figliuoli di Giuda secondo le loro famiglie.13A Caleb, figliuolo di Gefunne, Giosuè dette una parte in mezzo ai figliuoli di Giuda, come l’Eterno gli avea comandato, cioè: la città di Arba padre di Anak, la quale è Hebron.14E Caleb ne cacciò i tre figliuoli di Anak, Sceshai, Ahiman e Talmai, discendenti di Anak.15Di là salì contro gli abitanti di Debir, che prima si chiamava Kiriath-Sefer.16E Caleb disse: "A chi batterà Kiriath-Sefer e la prenderà io darò in moglie Acsa mia figliuola".17Allora Otniel, figliuolo di Kenaz, fratello di Caleb la prese, e Caleb gli diede in moglie Acsa sua figliuola.18E quando ella venne a star con lui, persuase Otniel a chiedere un campo a Caleb, suo padre. Essa scese di sull’asino, e Caleb le disse: "Che vuoi?"19E quella rispose: "Fammi un dono; giacché tu m’hai stabilita in una terra arida, dammi anche delle sorgenti d’acqua". Ed egli le donò le sorgenti superiori e le sorgenti sottostanti.

Dopo l'assegnazione della parte di Giuda, ecco un altro esempio di fede ardita e coraggiosa. Ed è nuovamente nella famiglia di Caleb che la troviamo. Othniel, nipote di Caleb, e Acsa sua figlia erano statì ad una buona scuola presso di lui. Giorno per giorno, durante i lunghi anni del deserto, avevano potuto udirlo, applicare l'ammaestramento di Deuteronomio 6:7, parlar loro del buon paese ch'egli aveva esplorato, del frutto miracoloso che ne aveva portato. Giorno per giorno anche avevano potuto vederlo, fedele nel suo cammino perseverante, poi nei suoi combattimenti per il completo possesso di quel paese. Tali parole, un tale esempio avevano portato del frutto. Othniel e Acsa avevano essi stessi imparato a poco a poco ad amare quel buon paese di Canaan, centro dei pensieri e delle affezioni del loro padre. E, al momento opportuno, la fede appare. Quella di Otniel s'impadronisce coraggiosamente di Kiriath Sefer. Quella di Acsa, che diventa la sua degna compagna, reclama una parte supplementare della terra di Canaan. Che gioia per Caleb, che egli stesso aveva detto a Giosuè: «Dammi questo monte» (cap. 14:12), di udire la figlia reclamargli: Dammi... tu m'hai dato... dammi anche...! (vers. 19). «Chiedete, e vi sarà dato» — dice il Signore Gesù (Matteo 7:7).

Giosué 15:20-63; Giosué 16:1-10
20Questa è l’eredità della tribù dei figliuoli di Giuda, secondo le loro famiglie:21Le città poste all’estremità della tribù dei figliuoli di Giuda, verso il confine di Edom, dal lato di mezzogiorno, erano:22Kabtseel, Eder, Jagur, Kina, Dimona, Adeada,23Kades, Hatsor, Itnan,24Zif, Telem, Bealoth,25Hatsor-Hadatta, Kerioth-Hetsron, che è Hatsor,26Amam, Scema, Molada,27Hatsar-Gadda, Heshmon, Beth-Palet,28Hatsar-Shual, Beer-Sceba, Biziotia, Baala, Tim, Atsen,29Eltolad, Kesil, Horma,30Tsiklag, Madmanna,31Sansanna,32Lebaoth, Scilhim, Ain, Rimmon; in tutto ventinove città e i loro villaggi.33Nella regione bassa: Eshtaol, Tsorea, Ashna,34Zanoah, En-Gannim, Tappuah, Enam,35Iarmuth, Adullam, Soco, Azeka,36Shaaraim, Aditaim, Ghedera e Ghederotaim: quattordici città e i loro villaggi;37Tsenan, Hadasha, Migdal-Gad,38Dilean, Mitspe, Iokteel,39Lakis, Botskath, Eglon,40Cabbon, Lahmas, Kitlish,41Ghederoth, Beth-Dagon, Naama e Makkeda: sedici città e i loro villaggi;42Libna, Ether, Ashan,43Iftah, Ashna, Netsib,44Keila, Aczib e Maresha: nove città e i loro villaggi;45Ekron, le città del suo territorio e i suoi villaggi;46da Ekron e a occidente, tutte le città vicine a Asdod e i loro villaggi;47Asdod, le città del suo territorio e i suoi villaggi; Gaza, le città del suo territorio e i suoi villaggi fino al torrente d’Egitto e al mar grande, che serve di confine.48Nella contrada montuosa: Shanoir, Iattir, Soco,49Danna, Kiriath-Sanna, che è Debir,50Anab, Esthemo, Anim,51Goscen, Holon e Ghilo: undici città e i loro villaggi;52Arab, Duma, Escean,53Ianum, Beth-Tappuah, Afeka,54Humta, Kiriath-Arba, che è Hebron, e Tsior: nove città e i loro villaggi;55Maon, Carmel, Zif, Iuta,56Iizreel, Iokdeam, Zanoah,57Kain, Ghibea e Timna: dieci città e i loro villaggi;58Halhul, Beth-Tsur, Ghedor,59Maarath, Beth-Anoth e Eltekon: sei città e i loro villaggi;60Kiriath-Baal che è Kiriath-Iearim, e Rabba: due città e i loro villaggi.61Nel deserto: Beth-Araba, Middin, Secacah,62Nibshan, Ir-Hammelah e Enghedi: sei città e i loro villaggi.63Quanto ai Gebusei che abitavano in Gerusalemme, i figliuoli di Giuda non li poteron cacciare; e i Gebusei hanno abitato coi figliuoli di Giuda in Gerusalemme fino al dì d’oggi.
1La parte toccata a sorte ai figliuoli di Giuseppe si estendeva dal Giordano presso Gerico, verso le acque di Gerico a oriente, seguendo il deserto che sale da Gerico a Bethel per la contrada montuosa.2Il confine continuava poi da Bethel a Luz, e passava per la frontiera degli Archei ad Ataroth,3scendeva a occidente verso il confine dei Giafletei sino al confine di Beth-Horon disotto e fino a Ghezer, e faceva capo al mare.4I figliuoli di Giuseppe, Manasse ed Efraim, ebbero ciascuno la loro eredità.5Or questi furono i confini de’ figliuoli di Efraim, secondo le loro famiglie. Il confine della loro eredità era, a oriente, Atharoth-Addar, fino a Beth-Horon disopra;6continuava, dal lato di occidente, verso Micmetath al nord, girava a oriente verso Taanath-Scilo e le passava davanti, a oriente di Ianoah.7Poi da Ianoah scendeva ad Ataroth e a Naarah, toccava Gerico, e faceva capo al Giordano.8Da Tappuah il confine andava verso occidente fino al torrente di Kana, per far capo al mare. Tale fu l’eredità della tribù dei figliuoli d’Efraim, secondo le loro famiglie,9con l’aggiunta delle città (tutte città coi loro villaggi), messe a parte per i figliuoli di Efraim in mezzo all’eredità dei figliuoli di Manasse.10Or essi non cacciarono i Cananei che abitavano a Ghezer; e i Cananei hanno dimorato in mezzo a Efraim fino al dì d’oggi, ma sono stati soggetti a servitù.

La guerra di conquista è terminata. I re nemici sono abbattuti. È giunto il momento in cui Israele, tribù per tribù, prenderà possesso della sua eredità. Ma... ci sono dei «ma»! La vittoria non è completa. Benché i nemici siano senza forza, san ben lungi d'essere spariti. Giuda non può spodestare i Gebusei (vers. 63). Fino al regno di Davide costoro conserveranno una piazza forte a Gerusalemme; la fortezza di Sion. Neppure Manasse può scacciare il Cananeo da Ghezer, e infine nessuna tribù riuscirà ad essere interamente padrona del suo territorio. Soggetti a servitù, questi vinti non sono forse molto inoffensivi (cap. 16:10)? Ma la Parola ci insegna invece che i Cananei diverranno dei lacci in mezzo ad Israele, trascinandolo al male e all'idolatria.

Che ne è del nostro cuore, cari figli di Dio? Tolleriamo noi certi nemicì che non ci sembrano pericolosi? Ci costerebbe troppo di giudicarli; non ne abbiamo il coraggio. Ma questi nemici, che non sono i medesimi per ciascuno, è importante che li conosciamo anzitutto, poi li combattiamo senza misericordia, col soccorso del Signore per avere la sua vittoria.

Giosué 17:1-18
1E questa fu la parte toccata a sorte alla tribù di Manasse, perché egli era il primogenito di Giuseppe. Quanto a Makir, primogenito di Manasse e padre di Galaad, siccome era uomo di guerra, aveva avuto Galaad e Basan.2Fu dunque data a sorte una parte agli altri figliuoli di Manasse, secondo le loro famiglie: ai figliuoli di Abiezer, ai figliuoli di Helek, ai figliuoli d’Asriel, ai figliuoli di Sichem, ai figliuoli di Hefer, ai figliuoli di Scemida. Questi sono i figliuoli maschi di Manasse, figliuolo di Giuseppe, secondo le loro famiglie.3Or Tselofehad, figliuolo di Hefer, figliuolo di Galaad, figliuolo di Makir, figliuolo di Manasse, non ebbe figliuoli; ma ebbe delle figliuole, delle quali ecco i nomi: Mahlah, Noah, Hoglah, Milcah e Tirtsah.4Queste si presentarono davanti al sacerdote Eleazar, davanti a Giosuè figliuolo di Nun e davanti ai principi, dicendo: "L’Eterno comandò a Mosè di darci una eredità in mezzo ai nostri fratelli". E Giosuè diede loro un’eredità in mezzo ai fratelli del padre loro, conformemente all’ordine dell’Eterno.5Toccaron così dieci parti a Manasse, oltre il paese di Galaad e di Basan che è di là dal Giordano;6poiché le figliuole di Manasse ebbero un’eredità in mezzo ai figliuoli di lui, e il paese di Galaad fu per gli altri figliuoli di Manasse.7Il confine di Manasse si estendeva da Ascer a Micmetath ch’è dirimpetto a Sichem, e andava a man destra verso gli abitanti di En-Tappuah.8Il paese di Tappuah appartenne a Manasse; ma Tappuah sul confine di Manasse appartenne ai figliuoli di Efraim.9Poi il confine scendeva al torrente di Kana, a sud del torrente, presso città che appartenevano ad Efraim in mezzo alle città di Manasse; ma il confine di Manasse era dal lato nord del torrente, e facea capo al mare.10Ciò che era a mezzogiorno apparteneva a Efraim; ciò che era a settentrione apparteneva a Manasse, e il mare era il loro confine; a settentrione confinavano con Ascer, e a oriente con Issacar.11Di più Manasse ebbe, in quel d’Issacar e in quel d’Ascer, Beth-Scean con i suoi villaggi, Ibleam con i suoi villaggi, gli abitanti di Dor con i suoi villaggi, gli abitanti di En-Dor con i suoi villaggi, gli abitanti di Taanac con i suoi villaggi, gli abitanti di Meghiddo con i suoi villaggi: vale a dire tre regioni elevate.12Or i figliuoli di Manasse non poteron impadronirsi di quelle città; i Cananei eran decisi a restare in quel paese.13Però, quando i figliuoli d’Israele si furono rinforzati, assoggettarono i Cananei a servitù, ma non li cacciarono del tutto.14Or i figliuoli di Giuseppe parlarono a Giosuè e gli dissero: "Perché ci hai dato come eredità un solo lotto, una parte sola, mentre siamo un gran popolo che l’Eterno ha cotanto benedetto?"15E Giosuè disse loro: "Se siete un popolo numeroso, salite alla foresta, e dissodatela per farvi del posto nel paese dei Ferezei e dei Refaim, giacché la contrada montuosa d’Efraim è troppo stretta per voi".16Ma i figliuoli di Giuseppe risposero: "Quella contrada montuosa non ci basta; e quanto alla contrada in pianura, tutti i Cananei che l’abitano hanno dei carri di ferro: tanto quelli che stanno a Beth-Scean e nei suoi villaggi, quanto quelli che stanno nella valle d’Iizreel".17Allora Giosuè parlò alla casa di Giuseppe, a Efraim e a Manasse, e disse loro: "Voi siete un popolo numeroso e avete una gran forza; non avrete una parte sola;18ma vostra sarà la contrada montuosa; e siccome è una foresta, la dissoderete, e sarà vostra in tutta la sua distesa; poiché voi caccerete i Cananei, benché abbiano dei carri di ferro e benché siano potenti".

Notate con che cura traccia l'Eterno i limiti di ogni tribù. Ciascuna, una dopo l'altra, riceve la sua parte: in primo luogo l'indicazione dei limiti, poi la lista delle città che vi si trovano. Così la carta geografica di Canaan, come l'avete probabilmente alla fine della vostra Bibbia, è divisa come l'Italia in regioni, le une più grandi, le altre più piccole.

Iddio pone la stessa cura quando si tratta di tracciare ad ogni cristiano i suoi limiti in rapporto coi suoi fratelli e la lista di ciò che deve fare. Anzitutto, nella vostra famiglia voi occupate un posto ben preciso: figlia, figlio, primogenito o minore. E in quella grande famiglia di Dio che è l'Assemblea, ogni membro ha pure il suo posto e la sua funzione. «Iddio ha collocato ogni membro... come ha voluto» (1 Corinzi 12:18). Perché allora, nelle famiglie come nell'Assemblea, quelle gelosie, quel malcontento, quelle critiche e quelle querele? Vedete Efraim! Non è soddisfatto. Il suo monte non gli piace; gli richiede troppi sforzi. Vuole altra cosa. Che differenza con Caleb, che apprezza il proprio monte, ed è pronto a combattere per prenderne possesso!

Giosué 18:1-11 ; Giosué 19:49-51
1Poi tutta la raunanza de’ figliuoli d’Israele s’adunò a Sciloh, e quivi rizzarono la tenda di convegno. Il paese era loro sottomesso.2Or rimanevano tra i figliuoli d’Israele sette tribù, che non aveano ricevuto la loro eredità.3E Giosuè disse ai figliuoli d’Israele: "Fino a quando vi mostrerete lenti ad andare a prender possesso del paese che l’Eterno, l’Iddio de’ vostri padri, v’ha dato?4Sceglietevi tre uomini per tribù e io li manderò. Essi si leveranno, percorreranno il paese, ne faranno la descrizione in vista della partizione, poi torneranno da me.5Essi lo divideranno in sette parti: Giuda rimarrà nei suoi confini a mezzogiorno, e la casa di Giuseppe rimarrà nei suoi confini a settentrione.6Voi farete dunque la descrizione del paese, dividendolo in sette parti; me la porterete qui, e io ve le tirerò a sorte qui, davanti all’Eterno, al nostro Dio.7I Leviti non debbono aver parte di sorta in mezzo a voi, giacché il sacerdozio dell’Eterno è la parte loro; e Gad, Ruben e la mezza tribù di Manasse hanno già ricevuto, al di là del Giordano, a oriente, l’eredità che Mosè, servo dell’Eterno, ha data loro".8Quegli uomini dunque si levarono e partirono; e a loro, che andavano a fare la descrizione del paese, Giosuè diede quest’ordine: "Andate, percorrete il paese, e fatene la descrizione; poi tornate da me, e io vi tirerò a sorte le parti qui, davanti all’Eterno, a Sciloh".9E quegli uomini andarono, percorsero il paese, ne fecero in un libro la descrizione per città, dividendolo in sette parti; poi tornarono da Giosuè, al campo di Sciloh.10Allora Giosuè trasse loro a sorte le parti a Sciloh davanti all’Eterno, e quivi sparti il paese tra i figliuoli d’Israele, assegnando a ciascuno la sua parte.11Fu tirata a sorte la parte della tribù dei figliuoli di Beniamino, secondo le loro famiglie; e la parte che toccò loro aveva i suoi confini tra i figliuoli di Giuda e figliuoli di Giuseppe.
49Or quando i figliuoli d’Israele ebbero finito di distribuirsi l’eredità del paese secondo i suoi confini, dettero a Giosuè, figliuolo di Nun, una eredità in mezzo a loro.50Secondo l’ordine dell’Eterno, gli diedero la città ch’egli chiese: Timnath-Serah, nella contrada montuosa di Efraim. Egli costruì la città e vi stabilì la sua dimora.51Tali sono le eredità che il sacerdote Eleazar, Giosuè figliuolo di Nun e i capi famiglia delle tribù de’ figliuoli d’Israele distribuirono a sorte a Sciloh, davanti all’Eterno, all’ingresso della tenda di convegno. Così compirono la spartizione del paese.

Sette tribù non hanno ancora ricevuto la loro eredità. Giosuè fa fare allora una topografia del paese — una specie di piano catastale — e distribuisce le diverse regioni per sorteggio. Naturalmente Iddio dirige la sorte secondo la sua volontà. Il caso non esiste e un cristiano non dovrebbe parlare di caso, di fortuna o di sfortuna.

Nel Salmo 16, udiamo qualcuno (ed è in anticipo Cristo stesso) che dichiara: «La sorte è caduta per me in luoghi dilettevoli; una bella eredità mi è pur toccata» (vers. 6).

Siamo, noi pure, riconoscenti della sorte che ci è scaduta per volontà di Dio. Giosuè, che era della tribù di Efraim, dà l'esempio ai suoi fratelli scegliendo la sua eredità nel monte che essi avevano disdegnato (cap. 17:16). Timnath-Serah significa porzione abbondante. Le lunghe liste delle città ci ricordano ancora una cosa: Noi cristiani, che facciamo parte delle «nazioni», eravamo «senza diritto di cittadinanza in Israele». Ma ora, «avvicinati mediante il sangue di Gesù» siamo divenuti «concittadini dei santi» (Efesini 2:12-13, 19). «La nostra cittadinanza è nei cieli» (Filippesi 3:20).

Ben-tosto abiteremo la città celeste. Non dimentichiamolo mai!

Giosué 20:1-9 ; Giosué 21:1-3
1Poi l’Eterno parlò a Giosuè, dicendo: "Parla ai figliuoli d’Israele e di’ loro:2Stabilitevi le città di rifugio, delle quali vi parlai per mezzo di Mosè,3affinché l’omicida che avrà ucciso qualcuno senza averne l’intenzione, possa ricoverarvisi; esse vi serviranno di rifugio contro il vindice del sangue.4L’omicida si ricovererà in una di quelle città; e, fermatosi all’ingresso della porta della città, esporrà il suo caso agli anziani di quella città; questi lo accoglieranno presso di loro dentro la città, gli daranno una dimora, ed egli si stabilirà fra loro.5E se il vindice del sangue lo inseguirà, essi non gli daranno nelle mani l’omicida, poiché ha ucciso il prossimo senza averne l’intenzione, senza averlo odiato prima.6L’omicida rimarrà in quella città finché, alla morte del sommo sacerdote che sarà in funzione in quei giorni, comparisca in giudizio davanti alla raunanza. Allora l’omicida potrà tornarsene, e rientrare nella sua città e nella sua casa, nella città donde era fuggito".7Essi dunque consacrarono Kedes in Galilea nella contrada montuosa di Neftali, Sichem nella contrada montuosa di Efraim e Kiriath-Arba, che Hebron, nella contrada montuosa di Giuda.8E di là dal Giordano, a oriente di Gerico, stabilirono, nella tribù di Ruben, Betser, nel deserto, nell’altipiano; Ramoth, in Galaad, nella tribù di Gad, e Golan in Basan, nella tribù di Manasse.9Queste furono le città assegnate a tutti i figliuoli d’Israele e allo straniero dimorante fra loro, affinché chiunque avesse ucciso qualcuno involontariamente potesse rifugiarvisi e non avesse a morire per man del vindice del sangue, prima d’esser comparso davanti alla raunanza.
1Or i capi famiglia de’ Leviti si accostarono al sacerdote Eleazar, a Giosuè figliuolo di Nun e ai capi famiglia delle tribù dei figliuoli d’Israele,2e parlaron loro a Sciloh, nel paese di Canaan, dicendo: "L’Eterno comandò, per mezzo di Mosè, che ci fossero date delle città da abitare, coi loro contadi per il nostro bestiame".3E i figliuoli d’Israele diedero, della loro eredità, ai Leviti le seguenti città coi loro contadi, secondo il comandamento dell’Eterno.

Dall'altro lato del Giordano tre città di rifugio per l'omicida involontario erano già state stabilite da Mosè (Deuteronomio 4:41-43). Tre altre lo sono ora nel paese stesso, al nord, al centro e al sud. Ognuna d'esse è situata su un monte (vers. 7); ci rammemora quella parola del Signore Gesù: «Una città posta sopra un monte non può essere nascosta» (Matteo 5:14). Vista da tutti e in modo particolare dall'infelice colpevole che correva per rifugiarvisi, la città di rifugio era un costante ricordo della grazia. Notiamo pure che la prima di queste città, Kedes, si trovava in Galilea, luogo ben prezioso al cuore del credente. Quivi Gesù di Nazaret ha vissuto più di trent'anni, quivi ha camminato per i sentieri, per i villaggi, quivi ha servito, guarito, ammaestrato i discepoli e le moltitudini. SI, in quella Galilea delle nazioni, il popolo seduto nelle tenebre ha visto in Cristo una gran luce (Matteo 4:16).

Il capitolo 21 è consacrato alla parte dei Leviti. Sono state loro attribuite 48 città, prese sull'eredità delle altre tribù. Ma queste città non sono chiamate un'eredità, poiché essi non dovevano possederne. L'Eterno era la loro eredità. Potevano essi averne una più grande?

Giosué 21:41-45 ; Giosué 22:1-6
41Totale delle città dei Leviti in mezzo ai possessi de’ figliuoli d’Israele: quarantotto città e i loro contadi.42Ciascuna di queste città aveva il suo contado tutt’intorno; così era di tutte queste città.43L’Eterno diede dunque a Israele tutto il paese che avea giurato ai padri di dar loro, e i figliuoli d’Israele ne presero possesso, e vi si stanziarono.44E l’Eterno diede loro requie d’ogn’intorno, come avea giurato ai loro padri; nessuno di tutti i lor nemici poté star loro a fronte; l’Eterno diede loro nelle mani tutti quei nemici.45Di tutte le buone parole che l’Eterno avea dette alla casa d’Israele non una cadde a terra: tutte si compierono.
1Allora Giosuè chiamò i Rubeniti, i Gaditi e la mezza tribù di Manasse, e disse loro:2"Voi avete osservato tutto ciò che Mosè, servo dell’Eterno, vi aveva ordinato, e avete ubbidito alla mia voce in tutto quello che io vi ho comandato.3Voi non avete abbandonato i vostri fratelli durante questo lungo tempo, fino ad oggi, e avete osservato come dovevate il comandamento dell’Eterno, ch’è il vostro Dio.4E ora che l’Eterno, il vostro Dio, ha dato requie ai vostri fratelli, come avea lor detto, ritornatevene e andatevene alle vostre tende nel paese che vi appartiene, e che Mosè, servo dell’Eterno, vi ha dato di là dal Giordano.5Soltanto abbiate gran cura di mettere in pratica i comandamenti e la legge che Mosè, servo dell’Eterno, vi ha dato, amando l’Eterno, il vostro Dio, camminando in tutte le sue vie, osservando i suoi comandamenti, tenendovi stretti a lui, e servendolo con tutto il vostro cuore e con tutta l’anima vostra".6Poi Giosuè li benedisse e li accomiatò; e quelli se ne tornarono alle loro tende.

In contrasto con i Leviti di cui l'Eterno era la parte, ritroviamo le due tribù e mezzo che sono fermamente attaccate ai loro beni terreni. Colmati dei tesori tolti al nemico, benedetti da Giosuè, sembra che tutto vada bene per questi uomini di Ruben, di Gad, e di Manasse. Ebbene, no, faranno una gran perdita ripassando il Giordano che essi avevano precedentemente attraversato in modo così meraviglioso. Adesso l'arca non è più con loro per il passaggio. Essa resta in Canaan. Voi mi direte dunque: Che cosa dovevano fare? Le loro famiglie erano dall'altra parte! Il versetto 19 mostra che avevano ancora il tempo di farle venire. D'altronde che cosa dice il Signore? «Chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me...» (Matteo 10:3'7). Purtroppo, molti giovani cristiani che avevano incominciato bene, combattuto bene, si sono in seguito allontanati dal Signore come pure dal rimanente del popolo di Dio. E sovente è a causa di una famiglia che hanno fondata secondo il loro pensiero, senza alcun rispetto dei diritti di Dio.

Ci sembra di udire la domanda piena di tristezza del Signore ai suoi discepoli: «Non volete andarvene anche voi?» (Giovanni 6:67). Voi conoscete la risposta di Pietro: «A chi ce ne andremmo? Tu hai parole di vita eterna.» È questa riposta anche la vostra?

Giosué 22:7-20
7(Or Mosè avea dato a una metà della tribù di Manasse una eredità in Basan, e Giosuè dette all’altra metà un’eredità tra i loro fratelli, di qua dal Giordano, a occidente). Quando Giosuè li rimando alle loro tende e li benedisse, disse loro ancora:8"Voi tornate alle vostre tende con grandi ricchezze, con moltissimo bestiame, con argento, oro, rame, ferro e con grandissima quantità di vestimenta; dividete coi vostri fratelli il bottino dei vostri nemici".9I figliuoli di Ruben, i figliuoli di Gad e la mezza tribù di Manasse dunque se ne tornarono, dopo aver lasciato i figliuoli d’Israele a Sciloh, nel paese di Canaan, per andare nel paese di Galaad, il paese di loro proprietà, del quale avean ricevuto il possesso, dietro il comandamento dato dall’Eterno per mezzo di Mosè.10E come giunsero alla regione del Giordano che appartiene al paese di Canaan, i figliuoli di Ruben, i figliuoli di Gad e la mezza tribù di Manasse vi costruirono un altare, presso il Giordano: un grande altare, che colpiva la vista.11I figliuoli d’Israele udirono che si diceva: "Ecco, i figliuoli di Ruben, i figliuoli di Gad e la mezza tribù di Manasse hanno costruito un altare di faccia al paese di Canaan, nella regione del Giordano, dal lato de’ figliuoli d’Israele".12Quando i figliuoli d’Israele udiron questo, tutta la raunanza de’ figliuoli d’Israele si riunì a Sciloh per salire a muover loro guerra.13E i figliuoli d’Israele mandarono ai figliuoli di Ruben, ai figliuoli di Gad e alla mezza tribù di Manasse, nel paese di Galaad, Fineas, figliuolo del sacerdote Eleazar,14e con lui dieci principi, un principe per ciascuna casa paterna di tutte le tribù d’Israele:15tutti eran capi di una casa paterna fra le migliaia d’Israele. Essi andarono dai figliuoli di Ruben, dai figliuoli di Gad e dalla mezza tribù di Manasse nel paese di Galaad, e parlaron con loro dicendo:16"Così ha detto tutta la raunanza dell’Eterno: Che cos’è questa infedeltà che avete commesso contro l’Iddio d’Israele, ritraendovi oggi dal seguire l’Eterno col costruirvi un altare per ribellarvi oggi all’Eterno?17E’ ella poca cosa per noi l’iniquità di Peor della quale non ci siamo fino al dì d’oggi purificati e che attirò quella piaga sulla raunanza dell’Eterno? E voi oggi vi ritraete dal seguire l’Eterno!18Avverrà così che, ribellandovi voi oggi all’Eterno, domani egli si adirerà contro tutta la raunanza d’Israele.19Se reputate impuro il paese che possedete, ebbene, passate nel paese ch’è possesso dell’Eterno, dov’è stabilito il tabernacolo dell’Eterno, e stanziatevi in mezzo a noi; ma non vi ribellate all’Eterno, e non fate di noi dei ribelli, costruendovi un altare oltre l’altare dell’Eterno, del nostro Dio.20Acan, figliuolo di Zerah, non commise egli una infedeltà, relativamente all’interdetto, attirando l’ira dell’Eterno su tutta la raunanza d’Israele, talché quell’uomo non fu solo a perire per la sua iniquità?"

Ascoltiamo la raccomandazione che Giosuè fa ai figliuoli di Ruben, di Gad e alla mezza tribù di Ma-nasse benedicendoli: «Dividete coi vostri fratelli il bottino dei vostri nemici» (vers. 8). Ciò che abbiamo trovato per il nostro cuore nel paese della promessa, la conoscenza ovvero l'esperienza, siamo invitati dal Signore a farne parte ad altri. Non teniamo per noi . soli i tesori che Dio ci ha dati. Come quegli uomini han potuto fare alle loro famiglie i meravigliosi racconti della traversata del Giordano e delle vittorie riportate dall'Eterno, così un giovane credente può raccontare la sua conversione, come pure tale o tal altra liberazione o grazia divina di cui è stato testimonio.

Prima di separarsi, i guerrieri delle due tribù e mezzo fanno qualche cosa che Giosuè non aveva loro comandata. Essi innalzano sulle rive del Giordano «un grande altare che colpiva la vista». Inquieti, gli altri figliuoli d'Israele intervengono immediamente! Non è forse, pensano essi, da parte di quelle tribù un segno che esse abbandonano l'Eterno, e che proclamano la loro indipendenza? Ecco dunque già una difficoltà che non sarebbe sorta se fossero rimasti in Canaan.

Giosué 22:21-34
21Allora i figliuoli di Ruben, i figliuoli di Gad e la mezza tribù di Manasse risposero e dissero ai capi delle migliaia d’Israele:22"Dio, Dio, l’Eterno, Dio, Dio, l’Eterno lo sa, e anche Israele lo saprà. Se abbiamo agito per ribellione, o per infedeltà verso l’Eterno, o Dio, non ci salvare in questo giorno!23Se abbiam costruito un altare per ritrarci dal seguire l’Eterno; se è per offrirvi su degli olocausti o delle oblazioni o per farvi su de’ sacrifizi di azioni di grazie, l’Eterno stesso ce ne chieda conto!24Egli sa se non l’abbiamo fatto, invece, per tema di questo: che, cioè, in avvenire, i vostri figliuoli potessero dire ai figliuoli nostri: Che avete a far voi con l’Eterno, con l’Iddio d’Israele?25L’Eterno ha posto il Giordano come confine tra noi e voi, o figliuoli di Ruben, o figliuoli di Gad; voi non avete parte alcuna nell’Eterno! E così i vostri figliuoli farebbero cessare figliuoli nostri dal temere l’Eterno.26Perciò abbiam detto: Mettiamo ora mano a costruirci un altare, non per olocausti né per sacrifizi,27ma perché serva di testimonio fra noi e voi e fra i nostri discendenti dopo noi, che vogliam servire l’Eterno, nel suo cospetto, coi nostri olocausti, coi nostri sacrifizi e con le nostre offerte di azioni di grazie, affinché i vostri figliuoli non abbiano un giorno a dire ai figliuoli nostri: Voi non avete parte alcuna nell’Eterno!28E abbiam detto: Se in avvenire essi diranno questo a noi o ai nostri discendenti, noi risponderemo: Guardate la forma dell’altare dell’Eterno che i nostri padri fecero, non per olocausti né per sacrifizi, ma perché servisse di testimonio fra noi e voi.29Lungi da noi l’idea di ribellarci all’Eterno e di ritrarci dal seguire l’Eterno, costruendo un altare per olocausti, per oblazioni o per sacrifizi, oltre l’altare dell’Eterno, del nostro Dio, ch’è davanti al suo tabernacolo!"30Quando il sacerdote Fineas, e i principi della raunanza, i capi delle migliaia d’Israele ch’eran con lui, ebbero udito le parole dette dai figliuoli di Ruben, dai figliuoli di Gad e dai figliuoli di Manasse, rimasero soddisfatti.31E Fineas, figliuolo del sacerdote Eleazar, disse ai figliuoli di Ruben, ai figliuoli di Gad e ai figliuoli di Manasse: "Oggi riconosciamo che l’Eterno è in mezzo a noi, poiché non avete commesso questa infedeltà verso l’Eterno; così avete scampato i figliuoli d’Israele dalla mano dell’Eterno".32E Fineas, figliuolo del sacerdote Eleazar, e i principi si partirono dai figliuoli di Ruben e dai figliuoli di Gad e tornarono dal paese di Galaad al paese di Canaan presso i figliuoli d’Israele, ai quali riferiron l’accaduto.33La cosa piacque ai figliuoli d’Israele, i quali benedissero Dio, e non parlaron più di salire a muover guerra ai figliuoli di Ruben e di Gad per devastare il paese ch’essi abitavano.34E i figliuoli di Ruben e i figliuoli di Gad diedero a quell’altare il nome di Ed perché dissero: "Esso è testimonio fra noi che l’Eterno è Dio".

Contrariamente a quel che sembrava, i figli di Ruben, di Gad e di Manasse desideravano restar fedeli all'Eterno, e affezionati al suo popolo. Tuttavia Israele aveva motivo di inquietarsi, perché si trattava della gloria dell'Eterno. Ma quante volte noi stessi giudichiamo dalle apparenze senza informarci esattamente. Guardiamoci dall'attribuire dei motivi agli altri e di supporre, d'imputare il male. L'amore non lo fa mai (1° Corinzi 13:5).

Questo capitolo ci insegna pure come dobbiam considerare seriamente la divisione del popolo di Dio. Nella cristianità, sono sorte molte chiese ed altari di grande apparenza, che non possiamo riconoscere. Iddio aveva stabilito un luogo, uno solo, «per stanziarvi il suo nome» (Deut. 12:5), ed è così oggi ancora. Beati noi se ci è stato indicato. Ma anche in questo caso, non giudichiamo troppo in fretta quelli che non conoscono questo luogo. Fra quelli che frequentano delle chiese istituite dagli uomini, molti senza dubbio appartengono al Signore e Lo amano. Iddio conosce lo stato dei cuori e Gesù solo, vero Finees, Grande sacerdote, è in grado di apprezzarlo. In quale stato trova Egli il vostro cuore?

Giosué 23:1-13
1Or molto tempo dopo che l’Eterno ebbe dato requie a Israele liberandolo da tutti i nemici che lo circondavano, Giosuè, ormai vecchio e bene innanzi negli anni,2convocò tutto Israele, gli anziani, i capi, i giudici e gli ufficiali del popolo, e disse loro: "Io sono vecchio e bene innanzi negli anni.3Voi avete veduto tutto ciò che l’Eterno, il vostro Dio, ha fatto a tutte queste nazioni, cacciandole d’innanzi a voi; poiché l’Eterno, il vostro Dio, e quegli che ha combattuto per voi.4Ecco io ho diviso tra voi a sorte, come eredità, secondo le vostre tribù, il paese delle nazioni che restano, e di tutte quelle che ho sterminate, dal Giordano fino al mar grande, ad occidente.5E l’Eterno, l’Iddio vostro, le disperderà egli stesso d’innanzi a voi e le scaccerà d’innanzi a voi e voi prenderete possesso del loro paese, come l’Eterno, il vostro Dio, v’ha detto.6Applicatevi dunque risolutamente ad osservare e a mettere in pratica tutto ciò ch’è scritto nel libro della legge di Mosè, senza sviarvene né a destra né a sinistra,7senza mischiarvi con queste nazioni che rimangono fra voi; non mentovate neppure il nome de’ loro dèi, non ne fate uso nei giuramenti; non li servite, e non vi prostrate davanti a loro;8ma tenetevi stretti all’Eterno, ch’è il vostro Dio, come avete fatto fino ad oggi.9L’Eterno ha cacciato d’innanzi a voi nazioni grandi e potenti; e nessuno ha potuto starvi a fronte, fino ad oggi.10Uno solo di voi ne inseguiva mille, perché l’Eterno, il vostro Dio, era quegli che combatteva per voi, com’egli vi avea detto.11Vegliate dunque attentamente su voi stessi, per amar l’Eterno, il vostro Dio.12Perché, se vi ritraete da lui e v’unite a quel che resta di queste nazioni che son rimaste fra voi e v’imparentate con loro e vi mescolate con esse ed esse con voi,13siate ben certi che l’Eterno, il vostro Dio, non continuerà a scacciare queste genti d’innanzi a voi, ma esse diventeranno per voi una rete, un’insidia, un flagello ai vostri fianchi, tante spine negli occhi vostri, finché non siate periti e scomparsi da questo buon paese che l’Eterno, il vostro Dio, v’ha dato.

A sua volta Giosuè termina la sua carriera. «Applicatevi dunque risolutamente ad osservare e a mettere in pratica tutto ciò che è scritto...», raccomanda egli al popolo (vers. 6). Era la parola che l'Eterno gli aveva detta al principio (cap. 1:7), ciò che anche Mose aveva ripetuto. Fortificarsi nella Parola del Signore, osservarla, praticarla, è ugualmente quello che ci è chiesto. Molte persone trovano che l'Evangelo è invecchiato, fuori moda. Esse hanno «delle orecchie che «prudono loro», avide di udire delle novità. Siamo riconoscenti di avere dei servitori di Dio che non si stancano di ripetere le stesse verità e le stesse esortazioni. «A me non è grave lo scrivervi le medesime cose — afferma Paolo ai Filippesi — e per voi è la vostra sicurezza (Filippesi 3:1). Non stanchiamoci dunque di ascoltarle! Il nostro cuore ha bisogno sempre e sempre dello stesso avvertimento, in questo fine d'anno quanto al suo principio. A che cosa l'apostolo Giovanni rimanda i credenti verso il termine del suo ministerio? A «ciò che era dal principio» (1 Giovanni 1:1). E che sicurezza per noi, in questo mondo ove tutto cambia incessantemente: le dottrine, le filosofie, le teorie scientifiche... di avere un Dio che è il Medesimo e che non cambia la sua misura.

Giosué 23:14-16; Giosué 24:1-5
14Or ecco, io me ne vo oggi per la via di tutto il mondo; riconoscete dunque con tutto il vostro cuore e con tutta l’anima vostra che neppur una di tutte le buone parole che l’Eterno, il vostro Dio, ha pronunciate su voi e caduta a terra; tutte si son compiute per voi; neppure una e caduta a terra.15E avverrà che, come ogni buona parola che l’Eterno, il vostro Dio, vi avea detta si è compiuta per voi, così l’Eterno adempirà a vostro danno tutte le sue parole di minaccia, finché vi abbia sterminati di su questo buon paese, che il vostro Dio, l’Eterno, vi ha dato.16Se trasgredite il patto che l’Eterno, il vostro Dio, vi ha imposto, e andate a servire altri dèi e vi prostrate davanti a loro, l’ira dell’Eterno s’accenderà contro di voi, e voi perirete presto, scomparendo dal buon paese ch’egli vi ha dato".
1Giosuè adunò pure tutte le tribù d’Israele in Sichem, e convocò gli anziani d’Israele, i capi, i giudici e gli ufficiali del popolo, i quali si presentarono davanti a Dio.2E Giosuè disse a tutto il popolo: "Così parla l’Eterno, l’Iddio d’Israele: I vostri padri, come Terah padre d’Abrahamo e padre di Nahor, abitarono anticamente di là dal fiume, e servirono ad altri dèi.3E io presi il padre vostro Abrahamo di là dal fiume, e gli feci percorrere tutto il paese di Canaan; moltiplicai la sua progenie, e gli diedi Isacco.4E ad Isacco diedi Giacobbe ed Esaù, e assegnai ad Esaù il possesso della montagna di Seir, e Giacobbe e i suoi figliuoli scesero in Egitto.5Poi mandai Mosè ed Aaronne, e colpii l’Egitto coi prodigi che feci in mezzo ad esso; e dopo ciò, ve ne trassi fuori.

Abbiamo letto ieri che non bisognava neppure mentovare il nome degli dèi delle nazioni (cap. 23:7). Ricordiamoci di ciò che ci raccomanda l'Epistola agli Efesini cioè di neppur nominare le cose impure, folli e sconvenientì del mondo — «come si conviene a dei santi» (cap. 5:3-4). Il mondo ha i suoi dèi. Sono le «varie concupiscenze e voluttà» a cui gli uomini sono asserviti finché non sono convertiti (Tito 3:3). Dove sono i templi e le chiese di quei dii? Si potrebbe forse chiamare così la maggior parte dei luoghi di spettacoli. Ma soprattutto i loro templi, sono i cuori di quelli che obbediscono loro. La razza umana serve questi idoli da molto tempo, si può dire sempre. «I vostri padri... abitarono anticamente di là dal fiume, — dice Giosuè ad Israele — e servirono ad altri dèi» (cap. 24:2). Di generazione in generazione, la malvagia natura umana si è trasmessa fino a noi con i suoi cattivi frutti. L'apostolo Pietro parla in questo senso della nostra vana condotta insegnataci dai nostri padri (1 Pietro 1:18). Non conoscendo Dio, noi eravamo asserviti «a quelli che per la loro natura non sono dèi». Ritorneremmo noi ora a questi «poveri elementi» (Galati 4:8-9)? No, vero? Noi siamo stati riscattati ad un prezzo troppo elevato.

Giosué 24:6-15
6Trassi dunque fuor dall’Egitto i vostri padri, e voi arrivaste al mare. Gli Egiziani inseguirono i vostri padri con carri e cavalieri fino al mar Rosso.7Quelli gridarono all’Eterno, ed egli pose delle fitte tenebre fra voi e gli Egiziani; poi fece venir sopra loro il mare, che li ricoperse; e gli occhi vostri videro quel ch’io feci agli Egiziani. Poi dimoraste lungo tempo nel deserto.8Io vi condussi quindi nel paese degli Amorei, che abitavano di là dal Giordano; essi combatterono contro di voi, e io li diedi nelle vostre mani; voi prendeste possesso del loro paese, e io li distrussi d’innanzi a voi.9Poi Balak figliuolo di Tsippor, re di Moab, si levò a muover guerra ad Israele; e mandò a chiamare Balaam, figliuolo di Beor, perché vi maledicesse;10ma io non volli dare ascolto a Balaam; egli dovette benedirvi, e vi liberai dalle mani di Balak.11E passaste il Giordano, e arrivaste a Gerico; gli abitanti di Gerico, gli Amorei, i Ferezei, i Cananei, gli Hittei, i Ghirgasei, gli Hivvei e i Gebusei combatteron contro di voi, e io li diedi nelle vostre mani.12E mandai davanti a voi i calabroni, che li scacciarono d’innanzi a voi, com’era avvenuto dei due re Amorei: non fu per la tua spada ne per il tuo arco.13E vi diedi una terra che voi non avevate lavorata, delle città che non avevate costruite; voi abitate in esse e mangiate del frutto delle vigne e degli uliveti che non avete piantati.14Or dunque temete l’Eterno, e servitelo con integrità e fedeltà; togliete via gli dèi ai quali i vostri padri servirono di là dal fiume, e in Egitto, e servite all’Eterno.15E se vi par mal fatto servire all’Eterno, scegliete oggi a chi volete servire: o agli dèi ai quali i vostri padri servirono di là dal fiume, o agli dèi degli Amorei, nel paese de’ quali abitate; quanto a me e alla casa mia, serviremo all’Eterno".

Giosuè ricorda al popolo tutto quel che la grazia di Dio ha fatto per lui (vers. 2-13). Che bel riassunto, ad un tempo, di ciò che il Signore ci ha permesso di considerare insieme nella sua Parola durante quest'anno! — Guardiamo indietro, come Israele, ripassiamo le cure della grazia di Dio verso noi. Lo stesso Dio, la stessa grazia! Questa ha forse toccato il vostro cuore? Altrimenti, è ancor tempo. Come Giosuè nella sua conclusione, vi esortiamo «finché si può dire oggi» (Ebrei 3:13), poiché può darsi che non vi sia più un domani, più un nuovo anno. «Scegliete oggi chi volete servire» (vers. 15). Chi? Gesù, il Maestro mansueto, umile di cuore? Ovvero i vani idoli di un mondo che se ne va con la sua concupiscenza? Nessuno può servire ad un tempo due padroni (Luca 16:13). Bisogna dunque che vi decidiate. Non volete voi farlo prima che l'anno termini? — «Io e la casa mia serviremo l'Eterno», dichiara Giosuè (vers. 15). Voi conoscete la breve predicazione dell'apostolo Paolo al carceriere di Filippi: «Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la casa tua» (Atti 16:31)! Abbiamo qui, in certo qual modo, la risposta che il credente può dare a questa meravigliosa parola della grazia: «Io e la casa mia serviremo all'Eterno».

Giosué 24:16-33
16Allora il popolo rispose e disse: "Lungi da noi l’abbandonare l’Eterno per servire ad altri dèi!17Poiché l’Eterno, il nostro Dio, è quegli che ha fatto salir noi e i padri nostri fuor dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù, che ha fatto quei grandi miracoli dinanzi agli occhi nostri, e ci ha protetti per tutto il viaggio che abbiam fatto, e in mezzo a tutti i popoli fra i quali siamo passati;18e l’Eterno ha cacciato d’innanzi a noi tutti questi popoli, e gli Amorei che abitavano il paese, anche noi serviremo all’Eterno, perch’egli e il nostro Dio".19E Giosuè disse al popolo: "Voi non potrete servire all’Eterno, perch’egli è un Dio santo, e un Dio geloso; egli non perdonerà le vostre trasgressioni e i vostri peccati.20Quando abbandonerete l’Eterno e servirete dèi stranieri, egli vi si volterà contro, vi farà del male e vi consumerà, dopo avervi fatto tanto bene".21E il popolo disse a Giosuè: "No! No! Noi serviremo l’Eterno".22E Giosuè disse al popolo: "Voi siete testimoni contro voi stessi, che vi siete scelto l’Eterno per servirgli!" Quelli risposero: "Siam testimoni!"23E Giosuè: "Togliete dunque via gli dei stranieri che sono in mezzo a voi, e inclinate il cuor vostro all’Eterno, ch’è l’Iddio d’Israele!"24Il popolo rispose a Giosuè: "L’Eterno, il nostro Dio, è quello che serviremo, e alla sua voce ubbidiremo!"25Così Giosuè fermò in quel giorno un patto col popolo, e gli diede delle leggi e delle prescrizioni a Sichem.26Poi Giosuè scrisse queste cose nel libro della legge di Dio; e prese una gran pietra e la rizzò quivi sotto la quercia ch’era presso il luogo consacrato all’Eterno.27E Giosuè disse a tutto il popolo: "Ecco, questa pietra sarà una testimonianza contro di noi; perch’essa ha udito tutte le parole che l’Eterno ci ha dette; essa servirà quindi da testimonio contro di voi, affinché non rinneghiate il vostro Dio".28Poi Giosuè rimandò il popolo, ognuno alla sua eredità.29E, dopo queste cose, avvenne che Giosuè, figliuolo di Nun, servo dell’Eterno, mori in età di centodieci anni,30e lo seppellirono nel territorio di sua proprietà a Timnat-Serah, che è nella contrada montuosa di Efraim, al nord della montagna di Gaash.31E Israele servì all’Eterno durante tutta la vita di Giosuè e durante tutta la vita degli anziani che sopravvissero a Giosuè, e che aveano conoscenza di tutte le opere che l’Eterno avea fatte per Israele.32E le ossa di Giuseppe, che i figliuoli d’Israele avean portate dall’Egitto, le seppellirono a Sichem, nella parte di campo che Giacobbe avea comprata dai figliuoli di Hemor, padre di Sichem, per cento pezzi di danaro; e i figliuoli di Giuseppe le avean ricevute nella loro eredità.33Poi morì anche Eleazar, figliuolo di Aaronne, e lo seppellirono a Ghibeah di Fineas, ch’era stata data al suo figliuolo Fineas, nella contrada montuosa di Efraim.

All'esortazione di Giosuè, all'esempio ch'egli dà personalmente, Israele risponde con una pronta professione di fede. Egli si impegna a servire l'Eterno. Ma, come lo mostra il vers. 23, gli dèi stranieri sono sempre al loro posto. E Giosuè vuole che il popolo senta la sua propria incapacità. Perciò dice: «Voi non potrete servire all'Eterno» (vers. 19). Non contiamo sulla nostra forza per servire il Signore. Da noi stessi, siamo incapaci persino di fare quella scelta di cui parlavamo ieri. «Non siete voi che avete scelto me, ma son Io che ho scelto voi», dice il Signore ai suoi discepoli (Giovanni 15:16). Abbandoniamoci a Lui, ecco quel che dobbiamo fare.

Giosuè termina la sua corsa. Fedele condottiero, egli ha camminato nel deserto, il cammino della fede. Ha combattuto il buon combattimento, il combattimento della fede. Né il deserto, né le lotte avevano stancato il suo cuore. Ha insegnato, ma ha pure dato l'esempio. Sì, egli è ben un tipo di Gesù, il grande Condottiero, il Vincitore, il Capo e il Compitor della fede. Nel cammino e nel combattimento, è su Lui, il Modello, ma anche lo Scopo da raggiungere, che voi dovete, cari giovani amici, fissare gli occhi «gli occhi del vostro cuore» (Ebrei 12:2 — Efesini 1:18).


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