Giudici 1:1-15
1Dopo la morte di Giosuè, i figliuoli d’Israele consultarono l’Eterno, dicendo: "Chi di noi salirà il primo contro i Cananei a muover loro guerra?"2E l’Eterno rispose: "Salirà Giuda; ecco, io ho dato il paese nelle sue mani".3Allora Giuda disse a Simeone suo fratello: "Sali meco nel paese che m’è toccato a sorte, e combatteremo contro i Cananei; poi anch’io andrò teco in quello ch’è toccato a te". E Simeone andò con lui.4Giuda dunque salì, e l’Eterno diede nelle loro mani i Cananei e i Ferezei; e sconfissero a Bezek diecimila uomini.5E, trovato Adoni-Bezek a Bezek, l’attaccarono, e sconfissero i Cananei e i Ferezei.6Adoni-Bezek si diè alla fuga; ma essi lo inseguirono, lo presero, e gli tagliarono i pollici delle mani de’ piedi.7E Adoni-Bezek disse: "Settanta re, a cui erano stati tagliati i pollici delle mani e de’ piedi raccoglievano gli avanzi del cibo sotto la mia mensa. Quello che ho fatto io, Iddio me lo rende". E lo menarono a Gerusalemme, dove morì.8I figliuoli di Giuda attaccarono Gerusalemme, e la presero; passarono gli abitanti a fil di spada e misero la città a fuoco e fiamma.9Poi i figliuoli di Giuda scesero a combattere contro i Cananei che abitavano la contrada montuosa, il mezzogiorno e la regione bassa.10Giuda marciò contro i Cananei che abitavano a Hebron, (il cui nome era prima Kiriath-Arba) e sconfisse Sceshai, Ahiman e Talmai.11Di la marciò contro gli abitanti di Debir, che prima si chiamava Kiriath-Sefer.12E Caleb disse: "A chi batterà Kiriath-Sefer e la prenderà io darò in moglie Acsa, mia figliuola".13La prese Othniel, figliuolo di Kenaz, fratello minore di Caleb, e questi gli diede in moglie Acsa sua figliuola.14E quand’ella venne a star con lui, lo persuase a chiedere un campo al padre di lei. Essa scese di sull’asino, e Caleb le disse: "Che vuoi?"15E quella rispose: "Fammi un dono; giacché tu m’hai data una terra arida dammi anche delle sorgenti d’acqua". Ed egli le donò le sorgenti superiori e le sorgenti sottostanti.

Grande è la differenza fra il libro di Giosuè e quello dei Giudici. Il primo mostra Israele mentre prende vittoriosamente possesso del paese di Canaan. Il secondo ci narra la storia del popolo abitante nella sua eredità. In apparenza, il soggetto continua. Ma certi segni indicano già che non siamo più al tempo di Giosuè: Giuda agisce con zelo contro il Cananeo. Tuttavia sembra che conti meno sull'Eterno che sul suo fratello Simeone. Poi il re nemico, lasciato in vita, viene trattato in modo barbaro.

Veramente la pagina gloriosa è voltata; stiamo per assistere al declino.

Ed è quel che è accaduto alla Chiesa responsabile. La forza e, in una grande misura, le benedizioni collettive sono oggi sparite. Ma Iddio non è cambiato. La sua potenza è sempre a disposizione della fede individuale.

Othniel che s'impadronisce di Debir ne è un esempio. La benedizione è pure alla nostra disposizione. Basta chiederla come fece Acsa (vers. 15). Essa proviene per noi dallo Spirito di Dio il quale, come quelle «sorgenti» che fertilizzano, in Deuteronomio 8:7, ristora le anime nostre per mezzo della Parola. In questo inizio d'anno, chiediamo al nostro Padre questa benedizione.

Giudici 1:16-26
16Or i figliuoli del Keneo, suocero di Mosè, salirono dalla città delle palme, coi figliuoli di Giuda, nel deserto di Giuda, che è a mezzogiorno di Arad; andarono, e si stabilirono fra il popolo.17Poi Giuda partì con Simeone suo fratello, e sconfissero i Cananei che abitavano in Tsefath; distrussero interamente la città, che fu chiamata Hormah.18Giuda prese anche Gaza col suo territorio, Askalon col suo territorio ed Ekron col suo territorio.19L’Eterno fu con Giuda, che cacciò gli abitanti della contrada montuosa, ma non poté cacciare gli abitanti della valle, perché aveano de’ carri di ferro.20E, come Mosè avea detto, Hebron fu data a Caleb, che ne scacciò i tre figliuoli di Anak.21I figliuoli di Beniamino non cacciarono i Gebusei che abitavano Gerusalemme; e i Gebusei hanno abitato coi figliuoli di Beniamino in Gerusalemme fino al dì d’oggi.22La casa di Giuseppe salì anch’essa contro Bethel, e l’Eterno fu con loro.23La casa di Giuseppe mandò ad esplorare Bethel, città che prima si chiamava Luz.24E gli esploratori videro un uomo che usciva dalla città, e gli dissero: "Deh, insegnaci la via per entrare nella città, e noi ti tratteremo benignamente".25Egli insegnò loro la via per entrare nella città, ed essi passarono la città a fil di spada, ma lasciarono andare quell’uomo con tutta la sua famiglia.26E quell’uomo andò nel paese degli Hittei e vi edificò una città, che chiamò Luz: nome, ch’essa porta anche al dì d’oggi.

Subito all'inizio, questo libro dei Giudici ci fa assistere ad un declino triste quanto rapido. Quale ne è la causa? Essenzialmente l'oblio della presenza dell'Eterno. Non si tratta più di Ghilgal ove si trovava l'Angelo. E la conseguenza?: si teme la potenza degli uomini, i loro carri di ferro sono un motivo di spavento. Vi può essere una somiglianza apparente con i tempi di Giosuè. La presa di Luz fa pensare a quella di Gerico. Ma non si tratta di fede né nei figliuoli di Giuseppe, né nell'uomo che rivela l'entrata della città. Rahab era stata risparmiata per la sua fede. Ben diverso è il caso del traditore di Luz che, invece di abitare col popolo, va a riedificare la sua città altrove. Una vittoria che non è quella della fede non è durevole.

Il declino è generale, ma, isolatamente, ogni tribù è caratterizzata dal fatto che tollera o subisce, con più o meno forza di resistenza, la presenza di nemici sul suo territorio. Anche nella Chiesa il rilassamento collettivo è la conseguenza del rilassamento individuale. Ogni cristiano vi ha la propria responsabilità personale. Chiediamoci, voi ed io: Quale è la mia? Quale è stata la mia testimonianza dal giorno della mia conversione?

Giudici 1:27-36; Giudici 2:1-5
27Manasse pure non cacciò gli abitanti di Beth-Scean e delle città del suo territorio né quelli di Taanac e delle città del suo territorio, né quelli di Dor e delle città del suo territorio, quelli d’Ibleam e delle città del suo territorio, né quelli di Meghiddo e delle città del suo territorio, essendo i Cananei decisi a restare in quel paese.28Però, quando Israele si fu rinforzato, assoggettò i Cananei a servitù, ma non li cacciò del tutto.29Efraim anch’esso non cacciò i Cananei che abitavano a Ghezer; e i Cananei abitarono in Ghezer in mezzo ad Efraim.30Zabulon non cacciò gli abitanti di Kitron, né gli abitanti di Nahalol; e i Cananei abitarono in mezzo a Zabulon e furon soggetti a servitù.31Ascer non cacciò gli abitanti di Acco, né gli abitanti di Sidone, né quelli di Ahlab, di Aczib, di Helba, di Afik, di Rehob;32e i figliuoli di Ascer si stabilirono in mezzo ai Cananei che abitavano il paese, perché non li scacciarono.33Neftali non caccio gli abitanti di Beth-Scemesh, né gli abitanti di Beth-Anath, e si stabilì in mezzo ai Cananei che abitavano il paese; ma gli abitanti di Beth-Scemesh e di Beth-Anath furon da loro sottoposti a servitù.34Gli Amorei respinsero i figliuoli di Dan nella contrada montuosa e non li lasciarono scendere nella valle.35Gli Amorei si mostrarono decisi a restare a Har-Heres, ad Aialon ed a Shaalbim; ma la mano della casa di Giuseppe si aggravò su loro sì che furon soggetti a servitù.36E il confine degli Amorei si estendeva dalla salita di Akrabbim, movendo da Sela, e su verso il nord.
1Or l’angelo dell’Eterno salì da Ghilgal a Bokim e disse: "Io vi ho fatto salire dall’Egitto e vi ho condotto nel paese che avevo giurato ai vostri padri di darvi. Avevo anche detto: Io non romperò mai il mio patto con voi;2e voi dal canto vostro, non farete alleanza con gli abitanti di questo paese; demolirete i loro altari. Ma voi non avete ubbidito alla mia voce. Perché avete fatto questo?3Perciò anch’io ho detto: Io non li caccerò d’innanzi a voi; ma essi saranno per voi tanti nemici, e i loro dèi vi saranno un’insidia".4Appena l’angelo dell’Eterno ebbe detto queste parole a tutti i figliuoli d’Israele, il popolo si mise a piangere ad alta voce.5E posero nome a quel luogo Bokim e vi offrirono dei sacrifizi all’Eterno.

Iddio aveva due motivi per esigere la distruzione totale dei nemici d'Israele. Si trattava anzitutto di giudicare questi ultimi. In secondo luogo di proteggere il Suo popolo contro l'influenza inevitabile di quei Cananei idolatri. Moralmente lo stesso pericolo esiste per noi. Siamo, molto sovente, in contatto con persone che non sono convertite: compagni di lavoro; talvolta, purtroppo, con certi membri della nostra famiglia. Non possiamo, generalmente, evitare queste relazioni. Ma dobbiamo evitare che esercitino qualche influenza sulla nostra vita spirituale. Inoltre, badiamo alle cattive compagnie (1 Corinzi 15:33). Ci son delle persone che dobbiamo fuggire, anche se dovessero beffarsi di noi. Altrimenti non tarderebbero a «respingerci nella montagna» come lo furono i figliuoli di Dan (vers. 34), cioè ad impedirci di godere tranquillamente di ciò che Dio ci ha dato.

L'Angelo dell'Eterno, capo del Suo esercito (Giosuè 5:14) ha atteso, in certo qual modo, che Israele ritornasse a Ghilgal, punto di partenza delle gloriose vittorie di un tempo. Invano! Allora egli sale a Bokim, luogo dei pianti. Paragonando il presente col passato, ci conviene l'umiliazione come popolo di Dio.

Giudici 2:6-23
6Or Giosuè rimandò il popolo, e i figliuoli d’Israele se ne andarono, ciascuno nel suo territorio, a prender possesso del paese.7E il popolo servì all’Eterno durante tutta la vita di Giosuè e durante tutta la vita degli anziani che sopravvissero a Giosuè, e che avean veduto tutte le grandi opere che l’Eterno avea fatte a pro d’Israele.8Poi Giosuè, figliuolo di Nun, servo dell’Eterno, morì in età di cento dieci anni;9e fu sepolto nel territorio che gli era toccato a Timnath-Heres nella contrada montuosa di Efraim, al nord della montagna di Gaash.10Anche tutta quella generazione fu riunita ai suoi padri; poi, dopo di quella, sorse un’altra generazione, che non conosceva l’Eterno, né le opere ch’egli avea compiute a pro d’Israele.11I figliuoli d’Israele fecero ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno, e servirono agl’idoli di Baal;12abbandonarono l’Eterno, l’Iddio dei loro padri che li avea tratti dal paese d’Egitto, e andaron dietro ad altri dèi fra gli dèi dei popoli che li attorniavano; si prostrarono dinanzi a loro, e provocarono ad ira l’Eterno;13abbandonarono l’Eterno, e servirono a Baal e agl’idoli d’Astarte.14E l’ira dell’Eterno s’accese contro Israele ed ei li dette in mano di predoni, che li spogliarono; li vendé ai nemici che stavan loro intorno, in guisa che non poteron più tener fronte ai loro nemici.15Dovunque andavano, la mano dell’Eterno era contro di loro a loro danno, come l’Eterno avea detto, come l’Eterno avea loro giurato: e furono oltremodo angustiati.16E l’Eterno suscitava dei giudici, che li liberavano dalle mani di quelli che li spogliavano.17Ma neppure ai loro giudici davano ascolto, poiché si prostituivano ad altri dèi, e si prostravan dinanzi a loro. E abbandonarono ben presto la via battuta dai loro padri, i quali aveano ubbidito ai comandamenti dell’Eterno; ma essi non fecero così.18E quando l’Eterno suscitava loro de’ giudici, l’Eterno era col giudice, e li liberava dalla mano de’ loro nemici durante tutta la vita del giudice; poiché l’Eterno si pentiva a sentire i gemiti che mandavano a motivo di quelli che li opprimevano e li angariavano.19Ma, quando il giudice moriva, tornavano a corrompersi più dei loro padri, andando dietro ad altri dèi per servirli e prostrarsi dinanzi a loro; non rinunziavano menomamente alle loro pratiche e alla loro caparbia condotta.20Perciò l’ira dell’Eterno si accese contro Israele, ed egli disse: "Giacché questa nazione ha violato il patto che avevo stabilito coi loro padri ed essi non hanno ubbidito alla mia voce,21anch’io non caccerò più d’innanzi a loro alcuna delle nazioni che Giosuè lasciò quando morì;22così, per mezzo d’esse, metterò alla prova Israele per vedere se si atterranno alla via dell’Eterno e cammineranno per essa come fecero i loro padri, o no".23E l’Eterno lasciò stare quelle nazioni senz’affrettarsi a cacciarle, e non le diede nelle mani di Giosuè.

I versetti d'oggi sono particolarmente serî, poiché voi pure, giovani, siete «un'altra generazione». Che cosa è detto al versetto 10? «Sorse un'altra generazione che non conosceva l'Eterno, né le opere ch'Egli aveva compiute...». Essa non aveva fatto l'esperienza della fedeltà di Dio nel deserto, né della Sua potenza in Canaan.

Sono numerosi i figli di genitori cristiani che hanno «udito parlare» delle meraviglie che Dio ha fatte per le generazioni precedenti, ma che non conoscono il Signore per esperienza personale. È forse il caso vostro? Purtroppo, dal meraviglioso risveglio del secolo scorso, il pendio è stato tristemente disceso. Gli «anziani» di cui abbiamo udito parlare, se ne sono andati uno dopo l'altro. E se il Signore vi lascia quaggiù ancora alcuni anni, avrete a vostra volta delle responsabilità da sobbarcarvi.

«Ricordatevi dei vostri conduttori», raccomanda Ebrei 13:7. Essi ci hanno lasciato il loro ministerio scritto, il loro esempio. Imitiamo soprattutto la loro fede. E poi, se essi ci hanno lasciati, il Signore ci resta. Presenza sufficiente anche per un tempo di debolezza come quello d'oggi.

Giudici 3:1-11
1Or queste son le nazioni che l’Eterno lasciò stare affin di mettere per mezzo d’esse alla prova Israele, cioè tutti quelli che non avean visto le guerre di Canaan.2(Egli volea soltanto che le nuove generazioni de’ figliuoli d’Israele conoscessero e imparassero la guerra: quelli, per lo meno, che prima non l’avean mai vista):3i cinque principi dei Filistei, tutti i Cananei, i Sidoni, e gli Hivvei, che abitavano la montagna del Libano, dal monte Baal-Hermon fino all’ingresso di Hamath.4Queste nazioni servirono a mettere Israele alla prova, per vedere se Israele ubbidirebbe ai comandamenti che l’Eterno avea dati ai loro padri per mezzo di Mosè.5Così i figliuoli d’Israele abitarono in mezzo ai Cananei, agli Hittei, agli Amorei, ai Ferezei, agli Hivvei ed ai Gebusei;6sposarono le loro figliuole, maritaron le proprie figliuole coi loro figliuoli, e servirono ai loro dèi.7I figliuoli d’Israele fecero ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno; dimenticarono l’Eterno, il loro Dio, e servirono agl’idoli di Baal e d’Astarte.8Perciò l’ira dell’Eterno si accese contro Israele ed egli li diede nelle mani di Cushan-Rishathaim, re di Mesopotamia; e i figliuoli d’Israele furon servi di Cushan-Rishathaim per otto anni.9Poi i figliuoli d’Israele gridarono all’Eterno, e l’Eterno suscitò loro un liberatore: Othniel, figliuolo di Kenaz, fratello minore di Caleb; ed egli li liberò.10Lo spirito dell’Eterno fu sopra lui, ed egli fu giudice d’Israele; uscì a combattere, e l’Eterno gli diede nelle mani Cushan-Rishathaim, re di Mesopotamia; e la sua mano fu potente contro Cushan-Rishathaim.11Il paese ebbe requie per quarant’anni; poi Othniel, figlio di Kenaz, morì.

In questo libro dei Giudici, vedremo sempre nuovamente riprodursi lo stesso «ciclo», la stessa storia: Il popolo comincia con l'abbandonare l'Eterno. Questi si serve allora dei nemici per risvegliare la sua coscienza. Infine Israele grida a Dio, che, pieno di compassione, lo libera dandogli un liberatore, un giudice (vedere anche Salmo 107:6, 13, 28). Questo ciclo, purtroppo, si ripete identico nella storia della Chiesa. Dopo il tempo degli apostoli, ai quali quegli «anziani» che sopravvissero a Giosuè ci fanno pensare (cap. 2:7), il declino fu molto rapido. Come un fuoco che non ha più alimento (la fede), il primo amore s'era spento. Allora per rianimarlo, per risvegliare quella fede nei suoi, Iddio permise un tempo di persecuzioni.

La liberazione seguì, con un periodo di tregua, ma l'infedeltà ricominciò. Tale è la storia della Chiesa, e troppo sovente anche la nostra. Quando, dimenticando il Signore, subiamo l'influenza del mondo, Iddio può servirsi di prove per risvegliarci. Non tardiamo allora a gridare a Lui.

Othniel è il primo di quei giudici che l'Eterno dà ad Israele. Dopo le sue vittorie personali e la sua fedeltà nella famiglia, Iddio può adoperarlo per il bene di tutto il Suo popolo.

Giudici 3:12-31
12I figliuoli d’Israele continuarono fare ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno; e l’Eterno rese forte Eglon, re di Moab, contro Israele, perch’essi avean fatto ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno.13Ed Eglon radunò attorno a se i figliuoli di Ammon e di Amalek, e andò e batté Israele e s’impadronì della città delle palme.14E i figliuoli d’Israele furon servi di Eglon, re di Moab, per diciotto anni.15Ma i figliuoli d’Israele gridarono all’Eterno, ed egli suscitò loro un liberatore: Ehud, figliuolo di Ghera, Beniaminita, che era mancino. I figliuoli d’Israele mandarono per mezzo di lui un regalo a Eglon, re di Moab.16Ehud si fece una spada a due tagli, lunga un cubito; e se la cinse sotto la veste, al fianco destro.17E offrì il regalo a Eglon, re di Moab, ch’era uomo molto grasso.18E quand’ebbe finita la presentazione del regalo, rimandò la gente che l’avea portato.19Ma egli, giunto alla cava di pietre ch’è presso a Ghilgal, tornò indietro, e disse: "O re, io ho qualcosa da dirti in segreto". E il re disse: "Silenzio!" E tutti quelli che gli stavan dappresso, uscirono.20Allora Ehud s’accostò al re, che stava seduto nella sala disopra, riservata a lui solo per prendervi il fresco, e gli disse: "Ho una parola da dirti da parte di Dio". Quegli s’alzò dal suo seggio:21e Ehud, stesa la mano sinistra, trasse la spada dal suo fianco destro, e gliela piantò nel ventre.22Anche l’elsa entrò dopo la lama, e il grasso si rinchiuse attorno alla lama; poich’egli non gli ritirò dal ventre la spada, che gli usciva per di dietro.23Poi Ehud uscì nel portico, chiuse le porte della sala disopra, e mise i chiavistelli.24Or quando fu uscito, vennero i servi, i quali guardarono, ed ecco che le porte della sala disopra eran chiuse a chiavistello; e dissero: "Certo egli fa i suoi bisogni nello stanzino della sala fresca".25E tanto aspettarono, che ne furon confusi; e com’egli non apriva le porte della sala, quelli presero la chiave, aprirono, ed ecco che il loro signore era steso per terra, morto.26Mentr’essi indugiavano, Ehud si diè alla fuga, passò oltre le cave di pietra, e si mise in salvo nella Seira.27Arrivato che fu, suonò la tromba nella contrada montuosa di Efraim, e i figliuoli d’Israele scesero con lui dalla contrada montuosa, ed egli si mise alla loro testa.28E disse loro: "Seguitemi, perché l’Eterno v’ha dato nelle mani i Moabiti, vostri nemici". E quelli scesero dietro a lui, s’impadronirono de’ guadi del Giordano per impedirne il passo ai Moabiti, e non lasciaron passare alcuno.29In quel tempo sconfissero circa diecimila Moabiti, tutti robusti e valorosi; e non ne scampò uno.30Così, in quel giorno, Moab fu umiliato sotto la mano d’Israele, e il paese ebbe requie per ottant’anni.31Dopo Ehud, venne Shamgar, figliuolo di Anath. Egli sconfisse seicento Filistei con un pungolo da buoi; e anch’egli liberò Israele.

La «verga» che Iddio adopera per disciplinare il Suo popolo, è Moab, al quale, tuttavia, al tempo di Mosè, Egli non aveva permesso che parlasse contro Israele. Diciotto anni trascorrono prima che il popolo ritorni all'Eterno; precedentemente otto anni erano bastati (vers. 8). Nella Sua misericordia, Egli suscita loro un Salvatore: Ehud il Beniaminita.

Ehud ha «una parola da parte di Dio» per Eglon, re di Moab. Questa parola solenne non è altro che la sua spada a doppio taglio, che significa la morte per il malvagio. L'epistola agli Ebrei paragona la Parola di Dio vivente ed operante ad una spada a due tagli (Ebrei 4:12). Preziosa per chi si lascia scrutare per mezzo suo, farà invece morire un giorno quelli che non avranno creduto (Apocalisse 19:13-15). L'arma di Shamgar è anche la Parola di Dio, ma questa volta tale che può essere vista dal mondo: qualcosa che non ha valore apparente. Tuttavia quest'arma ha una gran potenza ed è sufficiente per liberare di nuovo Israele.

Debolezza dell'uomo (Ehud era mancino), debolezza dello strumento (il pungolo da buoi di Shamgar), l'uno e l'altro fanno risaltare la potenza divina che libera quelli che gridano a Lui.

Giudici 4:1-16
1Morto che fu Ehud, i figliuoli d’Israele continuarono a fare ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno.2E l’Eterno li diede nelle mani di Iabin re di Canaan, che regnava a Hatsor. Il capo del suo esercito era Sisera che abitava a Harosceth-Goim.3E i figliuoli d’Israele gridarono all’Eterno, perché Iabin avea novecento carri di ferro, e già da venti anni opprimeva con violenza i figliuoli d’Israele.4Or in quel tempo era giudice d’Israele una profetessa, Debora, moglie di Lappidoth.5Essa sedeva sotto la palma di Debora, fra Rama e Bethel, nella contrada montuosa di Efraim, e figliuoli d’Israele salivano a lei per farsi rendere giustizia.6Or ella mandò a chiamare Barak, figliuolo di Abinoam, da Kades di Neftali, e gli disse: "L’Eterno, l’Iddio d’Israele, non t’ha egli dato quest’ordine: Va’, raduna sul monte Tabor e prendi teco diecimila uomini de’ figliuoli di Neftali e de’ figliuoli di Zabulon.7E io attirerò verso te, al torrente Kison, Sisera, capo dell’esercito di Iabin, coi suoi carri e la sua numerosa gente, e io lo darò nelle tue mani".8Barak le rispose: "Se vieni meco andrò; ma se non vieni meco, non andrò".9Ed ella disse: "Certamente, verrò con te; soltanto, la via per cui ti metti non ridonderà ad onor tuo; poiché l’Eterno darà Sisera in man d’una donna". E Debora si levò e andò con Barak a Kades.10E Barak convocò Zabulon e Neftali a Kades; diecimila uomini si misero al suo séguito, e Debora salì con lui.11Or Heber, il Keneo, s’era separato dai Kenei, discendenti di Hobab, suocero di Mosè, e avea piantate le sue tende fino al querceto di Tsaannaim, ch’è presso a Kades.12Fu riferito a Sisera che Barak, figliuolo di Abinoam, era salito sul monte Tabor.13E Sisera adunò tutti i suoi carri, novecento carri di ferro, e tutta la gente ch’era seco, da Harosceth-Goim fino al torrente Kison.14E Debora disse a Barak: "Lèvati, perché questo è il giorno in cui l’Eterno ha dato Sisera nelle tue mani. L’Eterno non va egli dinanzi a te?" Allora Barak scese dal monte Tabor, seguito da diecimila uomini.15E l’Eterno mise in rotta, davanti a Barak, Sisera con tutti i suoi carri e con tutto il suo esercito, che fu passato a fil di spada; e Sisera, sceso dal carro, si diè alla fuga a piedi.16Ma Barak inseguì i carri e l’esercito fino ad Harosceth-Goim; e tutto l’esercito di Sisera cadde sotto i colpi della spada, e non ne scampò un uomo.

Al Nord del paese il nemico di un tempo si è ricostituito. Sotto lo stesso nome: Jabin, nella stessa capitale Hatsor (vedere Giosuè 11:1). Ed esso opprime Israele durante venti anni. Vegliamo affinché non perdiamo il frutto delle vittorie dei nostri predecessori. Bisogna nuovamente combattere, e Debora, una donna profetessa, sarà adoperata dall'Eterno per giudicare il popolo e liberarlo. Giovanette credenti, non pensate di esser messe da parte nei servizî dell'Assemblea. Non si tratta «di usare autorità sull'uomo», né di prender la parola in pubblico (1 Timoteo 2:12; 1 Corinzi 14:34). Ma quante cristiane hanno ottenuto, non fosse che per le loro preghiere, notevoli liberazioni! — Debora chiama Barale, ma costui manca di coraggio. Ha bisogno di appoggiarsi su qualcuno. La sua fiducia in Dio non gli basta per fare a meno di ogni soccorso umano. Il nostro coraggio dipende sempre dalla misura di fiducia che abbiamo nel Signore. Se ne manchiamo, dobbiamo fare come gli apostoli al capitolo 4 degli Atti. Essi chiedono «ogni franchezza» (vers. 29) e, per mezzo dello Spirito, la ricevono (vers. 31).

Giudici 4:17-24; Giudici 5:1-11
17Sisera fuggì a piedi verso la tenda di Jael, moglie di Heber, il Keneo, perché v’era pace fra Iabin, re di Hatsor, e la casa di Heber il Keneo.18E Jael uscì incontro a Sisera e gli disse: "Entra, signor mio, entra da me: non temere". Ed egli entrò da lei nella sua tenda, ed essa lo coprì con una coperta.19Ed egli le disse: "Deh, dammi un po’ d’acqua da bere perché ho sete". E quella, aperto l’otre del latte, gli diè da bere, e lo coprì.20Ed egli le disse: "Stattene all’ingresso della tenda; e se qualcuno viene a interrogarti dicendo: C’è qualcuno qui dentro? di’ di no".21Allora Jael, moglie di Heber, prese un piuolo della tenda; e, dato di piglio al martello, venne pian piano a lui, e gli piantò il piuolo nella tempia sì ch’esso penetrò in terra. Egli era profondamente addormentato e sfinito; e morì.22Ed ecco che, come Barak inseguiva Sisera, Jael uscì ad incontrarlo, e gli disse: "Vieni, e ti mostrerò l’uomo che cerchi". Ed egli entrò da lei; ed ecco, Sisera era steso morto, col piuolo nella tempia.23Così Dio umiliò quel giorno Iabin, re di Canaan, dinanzi ai figliuoli d’Israele.24E la mano de’ figliuoli d’Israele s’andò sempre più aggravando su Iabin, re di Canaan, finché ebbero sterminato Iabin, re di Canaan.
1In quel giorno, Debora cantò questo cantico con Barak, figliuolo di Abinoam:2"Perché dei capi si son messi alla testa del popolo in Israele, perché il popolo s’è mostrato volenteroso, benedite l’Eterno!3Ascoltate, o re! Porgete orecchio, o principi! All’Eterno, sì, io canterò, salmeggerò all’Eterno, all’Iddio d’Israele.4O Eterno, quand’uscisti da Seir, quando venisti dai campi di Edom, la terra tremò, ed anche i cieli si sciolsero, anche le nubi si sciolsero in acqua.5I monti furono scossi per la presenza dell’Eterno, anche il Sinai, là, fu scosso dinanzi all’Eterno, all’Iddio d’Israele.6Ai giorni di Shamgar, figliuolo di Anath, ai giorni di Jael, le strade erano abbandonate, e i viandanti seguivan sentieri tortuosi.7I capi mancavano in Israele; mancavano, finché non sorsi io, Debora, finché non sorsi io, come una madre in Israele.8Si sceglievan de’ nuovi dèi, e la guerra era alle porte. Si scorgeva forse uno scudo, una lancia, fra quaranta mila uomini d’Israele?9Il mio cuore va ai condottieri d’Israele! O voi che v’offriste volenterosi fra il popolo, benedite l’Eterno!10Voi che montate asine bianche, voi che sedete su ricchi tappeti, e voi che camminate per le vie, cantate!11Lungi dalle grida degli arcieri là tra gli abbeveratoi, si celebrino gli atti di giustizia dell’Eterno, gli atti di giustizia de’ suoi capi in Israele! Allora il popolo dell’Eterno discese alle porte.

L'Eterno «scese» dinanzi a Barak e ai suoi diecimila uomini, secondo le parole di Debora (vers. 14). Dai versetti 4:5 e 20 del capitolo 5, si può pensare che un violento uragano, mandato da Dio, avesse messo in rotta, impantanato, paralizzato l'esercito ili Sisera, rendendo facile in seguito di passarlo a fil di spada.

Sisera fugge a piedi; i suoi novecento carri di ferro non gli sono più di alcun soccorso. Crede di trovare asilo nella tenda del Keneo. Ma vi incontra la morte per mano di Jael, donna di fede. È interessante questa famiglia del Keneo. Hobab, suo antenato, aveva un tempo rifiutato di accompagnare Israele (Numeri 10:29-30). Ma in seguito, i suoi discendenti seguirono il popolo, e fu per prender parte, ora, ai suoi combattimenti e al suo trionfo.

Barak trova il suo nemico annientato da una donna, perdendo così, come Debora l'aveva previsto, una parte dell'onore della vittoria. Ebbene, Iddio discerne la fede ove noi non ne vediamo! Barak è nominato nella lista gloriosa del capitolo 11 agli Ebrei (vers. 32). Che grazia! Il poco che il Signore ci dà di fare per Lui, per quanto mescolato sovente alla fiducia umana, quel poco ha del pregio per il Suo cuore e non lo dimenticherà.

Giudici 5:12-21
12Dèstati, dèstati, o Debora! dèstati, dèstati, sciogli un canto! Lèvati, o Barak, e prendi i tuoi prigionieri, o figlio d’Abinoam!13Allora scese un residuo, alla voce dei nobili scese un popolo, l’Eterno scese con me fra i prodi.14Da Efraim vennero quelli che stanno sul monte Amalek; al tuo séguito venne Beniamino fra le tue genti; da Makir scesero de’ capi, e da Zabulon quelli che portano il bastone del comando.15I principi d’Issacar furon con Debora; quale fu Barak, tale fu Issacar, si slanciò nella valle sulle orme di lui. Presso i rivi di Ruben, grandi furon le risoluzioni del cuore!16Perché sei tu rimasto fra gli ovili ad ascoltare il flauto dei pastori? Presso i rivi di Ruben, grandi furon le deliberazioni del cuore!17Galaad non ha lasciato la sua dimora di là dal Giordano; e Dan perché s’è tenuto sulle sue navi? Ascer è rimasto presso il lido del mare, e s’è riposato ne’ suoi porti.18Zabulon è un popolo che ha esposto la sua vita alla morte, e Neftali, anch’egli, sulle alture della campagna.19I re vennero, pugnarono; allora pugnarono i re di Canaan a Taanac, presso le acque di Meghiddo; non ne riportarono un pezzo d’argento.20Dai cieli si combatté: gli astri, nel loro corso, combatteron contro Sisera.21Il torrente di Kison li travolse, l’antico torrente, il torrente di Kison. Anima mia, avanti, con forza!

È ben lontano il giorno in cui tutto il popolo cantava in riva al mar Rosso. In questo tempo di debolezza, essi sono due solamente, Debora con Barak, un uomo e una donna di fede. Ma il loro cantico non è meno trionfante. Comincia col celebrare l'Eterno a cui spetta la gloria della vittoria. Poi dipinge il triste quadro della situazione d'Israele sotto l'oppressore: vers. 6-8. Dopo passa in rivista le tribù d'Israele che hanno partecipato alla battaglia, e quelle rimaste indietro. Purtroppo, fra queste ultime si trovano ora le due tribù e mezzo! Ruben particolarmente, nonostante delle «deliberazioni del cuore», delle esitazioni, è rimasto coi suoi greggi. Da parte sua Aser, trattenuto dal suo commercio, dai suoi affari, non ha lasciato i suoi porti.

Il Signore non sa che farne degli indecisi né della gente troppo occupata.

Avvicinando il nostro vers. 12 al Salmo 68 vers. 18, citato in Efesini 4:8, vi discerniamo Cristo vincitore, che libera i prigionieri di Satana e della morte, poi risale al cielo in trionfo. Meravigliose parole! Barak, quest'uomo timorato, può dunque essere un riflesso del Signore? Sì, e nello stesso modo il più debole riscattato è chiamato a rassomigliarGli (2 Corinzi 3:18).

Giudici 6:1-13
1Or i figliuoli d’Israele fecero ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno, e l’Eterno li diede nelle mani di Madian per sette anni.2La mano di Madian fu potente contro Israele; e, per la paura dei Madianiti, i figliuoli d’Israele si fecero quelle caverne che son nei monti, e delle spelonche e dei forti.3Quando Israele avea seminato, i Madianiti con gli Amalekiti e coi figliuoli dell’oriente salivano contro di lui,4s’accampavano contro gl’Israeliti, distruggevano tutti i prodotti del paese fin verso Gaza, e non lasciavano in Israele né viveri, né pecore, né buoi, né asini.5Poiché salivano coi loro greggi e con le loro tende, e arrivavano come una moltitudine di locuste; essi e i loro cammelli erano innumerevoli, e venivano nel paese per devastarlo.6Israele dunque fu ridotto in gran miseria a motivo di Madian, e i figliuoli d’Israele gridarono all’Eterno.7E avvenne che, quando i figliuoli d’Israele ebbero gridato all’Eterno a motivo di Madian,8l’Eterno mandò ai figliuoli d’Israele un profeta, che disse loro: "Così dice l’Eterno, l’Iddio d’Israele: Io vi feci salire dall’Egitto e vi trassi dalla casa di schiavitù;9vi liberai dalla mano degli Egiziani e dalla mano di tutti quelli che vi opprimevano; li cacciai d’innanzi a voi, vi detti il loro paese,10e vi dissi: Io sono l’Eterno, il vostro Dio; non adorate gli dei degli Amorei nel paese de’ quali abitate; ma voi non avete dato ascolto alla mia voce".11Poi venne l’angelo dell’Eterno, e si assise sotto il terebinto d’Ofra, che apparteneva a Joas, Abiezerita; e Gedeone, figliuolo di Joas, batteva il grano nello strettoio, per metterlo al sicuro dai Madianiti.12L’angelo dell’Eterno gli apparve e gli disse: "L’Eterno è teco, o uomo forte e valoroso!"13E Gedeone gli rispose: "Ahimè, signor mio, se l’Eterno è con noi, perché ci è avvenuto tutto questo? e dove sono tutte quelle sue maraviglie che i nostri padri ci hanno narrate dicendo: L’Eterno non ci trasse egli dall’Egitto? Ma ora l’Eterno ci ha abbandonato e ci ha dato nelle mani di Madian".

Israele ricomincia a fare ciò che è male agli occhi dell'Eterno, che questa volta si serve di Madian per disciplinarlo nel modo annunziato in Deuteronomio 28:31. Ogni anno, al tempo della mietitura, questo popolo saliva, come un'invasione di cavallette, s'impadroniva dei viveri e del bestiame, predava e devastava tutto il paese.

Che cosa fa Satana per indebolire il credente, per renderlo spiritualmente «in gran miseria»? Si sforza di togliergli il suo nutrimento. Avete notato come tutto sembra talvolta mettersi contro di noi per impedirci di leggere la Bibbia, o per privarci d'una radunanza d'edificazione? Il Nemico è dietro a questo, siamone certi. Egli conosce la forza che riceviamo dalla lettura della Parola di Dio, e teme questa forza.

Molti giovani sognano di diventare molto forti, dei campioni. Imitino Gedeone! Ecco un uomo forte (vers. 12), energico, che fatica per assicurarsi la sussistenza e mettersi con la famiglia al riparo dalla carestia. Forti e valorosi! Non si tratta, certo, dei nostri muscoli, ma di coraggio e di decisione di cuore per il Signore; Iddio che guarda (vers. 14), osserva se noi manifestiamo queste cose nella vita di tutti i giorni.

Giudici 6:14-27
14Allora l’Eterno si volse a lui, e gli disse: "Va’ con cotesta tua forza, e salva Israele dalla mano di Madian; non son io che ti mando?"15Ed egli a lui: "Ah, signor mio, con che salverò io Israele? Ecco, il mio migliaio è il più povero di Manasse, e io sono il più piccolo nella casa di mio padre".16L’Eterno gli disse: "Perché io sarò teco, tu sconfiggerai i Madianiti come se fossero un uomo solo".17E Gedeone a lui: "Se ho trovato grazia agli occhi tuoi, dammi un segno che sei proprio tu che mi parli.18Deh, non te ne andar di qui prima ch’io torni da te, ti rechi la mia offerta, e te la metta dinanzi". E l’Eterno disse: "Aspetterò finché tu ritorni".19Allora Gedeone entrò in casa, preparo un capretto, e con un efa di farina fece delle focacce azzime; mise la carne in un canestro, il brodo in una pentola, gli portò tutto sotto il terebinto, e gliel’offrì.20E l’angelo di Dio gli disse: "Prendi la carne e le focacce azzime, mettile su questa roccia, e versavi su il brodo". Ed egli fece così.21Allora l’angelo dell’Eterno stese la punta del bastone che aveva in mano e toccò la carne e le focacce azzime; e salì dalla roccia un fuoco, che consumò la carne e le focacce azzime; e l’angelo dell’Eterno scomparve dalla vista di lui.22E Gedeone vide ch’era l’angelo dell’Eterno, e disse: "Misero me, o Signore, o Eterno! giacché ho veduto l’angelo dell’Eterno a faccia a faccia!"23E l’Eterno gli disse: "Sta’ in pace, non temere, non morrai!"24Allora Gedeone edificò quivi un altare all’Eterno, e lo chiamò "l’Eterno pace". Esso esiste anche al dì d’oggi a Ofra degli Abiezeriti.25In quella stessa notte, l’Eterno gli disse: "Prendi il giovenco di tuo padre e il secondo toro di sette anni, demolisci l’altare di Baal che è di tuo padre, abbatti l’idolo che gli sta vicino,26e costruisci un altare all’Eterno, al tuo Dio, in cima a questa roccia, disponendo ogni cosa con ordine; poi prendi il secondo toro, e offrilo in olocausto sulle legna dell’idolo che avrai abbattuto".27Allora Gedeone prese dieci uomini fra i suoi servitori e fece come l’Eterno gli avea detto; ma, non osando farlo di giorno, per paura della casa di suo padre e della gente della città, lo fece di notte.

Guardando a sé, Gedeone non trova quella forza di cui l'angelo gli ha parlato. Al contrario! Egli è il più piccolo nel migliaio più povero. Ma, come più tardi l'apostolo, come voi e io così sovente nella nostra vita, Gedeone deve imparare la seguente lezione: «Quando son debole, allora sono forte» (2 Corinzi 12:10); e «Io posso ogni cosa in Colui che mi fortifica» (Filippesi 4:13). La forza che Gedeone aveva (vers. 14) era quella di Dio stesso: «la forza che Dio fornisce» (1 Pietro 4:11), e che «si adempie nella debolezza» del servitore.

Prezioso incontro con l'Angelo dell'Eterno, figura di quello che necessariamente dobbiamo avere col Signore, una volta nella nostra vita, sulla base del sacrificio della croce! La conseguenza di quest'incontro non è la morte, bensì la pace (vers. 23). E Gedeone edifica un altare in omaggio a quel Dio di pace che si è fatto conoscere a lui. Poi, subito dopo, deve imparare che vi son delle cose da abbattere, da demolire e da tagliare.

Quali sono queste cose a nostro riguardo? Tutte quelle che non possono abitare nel nostro cuore insieme allo Spirito Santo, di cui il cuore è divenuto il tempio.

Giudici 6:28-40
28E quando la gente della città l’indomani mattina si levò, ecco che l’altare di Baal era stato demolito, che l’idolo postovi accanto era abbattuto, e che il secondo toro era offerto in olocausto sull’altare ch’era stato costruito.29E dissero l’uno all’altro: "Chi ha fatto questo?" Ed essendosi informati e avendo fatto delle ricerche, fu loro detto: "Gedeone, figliuolo di Joas, ha fatto questo".30Allora la gente della città disse a Joas: "Mena fuori il tuo figliuolo, e sia messo a morte, perché ha demolito l’altare di Baal ed ha abbattuto l’idolo che gli stava vicino".31E Joas rispose a tutti quelli che insorgevano contro a lui: "Volete voi difender la causa di Baal? volete venirgli in soccorso? Chi vorrà difender la sua causa sarà messo a morte prima di domattina; s’esso è dio, difenda da sé la sua causa, giacché hanno demolito il suo altare".32Perciò quel giorno Gedeone fu chiamato Ierubbaal, perché si disse: "Difenda Baal la sua causa contro a lui, giacché egli ha demolito il suo altare".33Or tutti i Madianiti, gli Amalekiti e i figliuoli dell’oriente si radunarono, passarono il Giordano, e si accamparono nella valle di Izreel.34Ma lo spirito dell’Eterno s’impossessò di Gedeone, il quale sonò la tromba, e gli Abiezeriti furono convocati per seguirlo.35Egli mandò anche dei messi in tutto Manasse, che fu pure convocato per seguirlo; mandò altresì de’ messi nelle tribù di Ascer, di Zabulon e di Neftali, le quali salirono a incontrare gli altri.36E Gedeone disse a Dio: "Se vuoi salvare Israele per mia mano, come hai detto,37ecco, io metterò un vello di lana sull’aia: se c’è della rugiada sul vello soltanto e tutto il terreno resta asciutto, io conoscerò che tu salverai Israele per mia mano come hai detto".38E così avvenne. La mattina dopo, Gedeone si levò per tempo, strizzò il vello e ne spremé la rugiada: una coppa piena d’acqua.39E Gedeone disse a Dio: "Non s’accenda l’ira tua contro di me; io non parlerò più che questa volta. Deh, ch’io faccia ancora un’altra prova sola col vello: resti asciutto soltanto il vello, e ci sia della rugiada su tutto il terreno".40E Dio fece così quella notte: il vello soltanto restò asciutto, e ci fu della rugiada su tutto il terreno.

Gedeone ha fatto l'esperienza della pace interna. Ma nel medesimo tempo all'esterno ecco i combattimenti che incominceranno. Anzitutto bisogna ch'egli prenda posizione nella casa paterna. Dove incomincia la vostra testimonianza? In casa, nella vostra famiglia, mostrando a quelli che vi conoscono il cambiamento completo che Dio ha operato nel vostro cuore. Per la maggior parte di voi una tale presa di posizione causa della gioia ai vostri genitori, ma per molti giovani della vostra età, nei paesi dell'Est, o nei paesi musulmani per esempio, comporta gravi conseguenze.

Si sente che, prima di obbedire, Gedeone dovette passare per molti tormenti di spirito. Sapeva a quale rischio si esponeva (vers. 30) pur agendo di notte. Ma Iddio lo sostiene e cambia le disposizioni di Joas, poi degli uomini della città.

Dopo aver lavorato in Gedeone, l'Eterno potrà lavorare per mezzo di lui. La sua tromba raduna i combattenti. Ma vedete! egli manca ancora di fiducia. Vuole un segno, e l'Eterno, nella sua condiscendenza, glielo dà: il doppio segno del vello. Iddio è sempre paziente verso noi e, se glielo chiediamo con dirittura, ci mostrerà chiaramente qual è la Sua volontà.

Giudici 7:1-8
1Ierubbaal dunque, vale a dire Gedeone, con tutta la gente ch’era con lui, levatosi la mattina di buon’ora, si accampò presso la sorgente di Harod. Il campo di Madian era al nord di quello di Gedeone, verso la collina di Moreh, nella valle.2E l’Eterno disse a Gedeone: "La gente che è teco è troppo numerosa perch’io dia Madian nelle sue mani; Israele potrebbe vantarsi di fronte a me, e dire: La mia mano è quella che m’ha salvato.3Or dunque fa’ proclamar questo, sì che il popolo l’oda: Chiunque ha paura, e trema, se ne torni indietro e s’allontani dal monte di Galaad". E tornarono indietro ventiduemila uomini del popolo, e ne rimasero diecimila.4L’Eterno disse a Gedeone: "La gente è ancora troppo numerosa; falla scendere all’acqua, e quivi io te ne farò la scelta. Quello del quale ti dirò: Questo vada teco andrà teco; e quello del quale ti dirò: Questo non vada teco non andrà".5Gedeone fece dunque scender la gente all’acqua; e l’Eterno gli disse: "Tutti quelli che lambiranno l’acqua con la lingua, come la lambisce il cane, li porrai da parte; così pure tutti quelli che, per bere, si metteranno in ginocchio".6E il numero di quelli che lambirono l’acqua portandosela alla bocca nella mano, fu di trecento uomini; tutto il resto della gente si mise in ginocchio per bever l’acqua.7Allora l’Eterno disse a Gedeone: "Mediante questi trecento uomini che hanno lambito l’acqua io vi libererò e darò i Madianiti nelle tue mani. Tutto il resto della gente se ne vada, ognuno a casa sua".8I trecento presero i viveri del popolo e le sue trombe; e Gedeone, rimandati tutti gli altri uomini d’Israele, ciascuno alla sua tenda, ritenne questi con sé. Or il campo di Madian era sotto quello di lui, nella valle.

A lato delle moltitudini di Madian, d'Amalek e di «tutti i figliuoli dell'Oriente», il piccolo esercito di 32 000 Israeliti faceva già una misera figura. Si può dunque immaginare la perplessità di Gedeone quando l'Eterno gli dice per ben due volte: «La gente che è teco è troppo numerosa» (vers. 2:4). Ma bisogna che Gedeone non abbia in seguito ad attribuirsi l'onore della vittoria. Si fa una prima cernita: ritornino a casa quelli che mancano di coraggio, secondo Deuteronomio 20:8. Diecimila restano, di cui il torrente deciderà. Gli uni si mettono a loro agio per bere, gli altri, in fretta, lambiscono l'acqua portandosela alla bocca nella mano. Questi ultimi, soltanto in numero di 300, sono atti al combattimento. Essi sanno posporre la soddisfazione dei loro bisogni allo scopo che procacciano. Lezione per noi che abbiamo uno scopo celeste! «Se uno vuol venire dietro a me — disse Gesù — rinunzi a se stesso» (Luca 9:23). Non è Egli forse degno di ogni rinunzia? Anche Lui ha bevuto «dal torrente per via» (Salmo 110:7), trovando qua e là qualche ristoro per il suo cuore, ma senza perdere un istante di vista lo scopo che procacciava: il trionfo della croce e la gloria di Dio, suo Padre (Luca 9:51 e 12:50).

Giudici 7:9-25
9In quella stessa notte, l’Eterno disse a Gedeone: "Lèvati, piomba sul campo, perché io te l’ho dato nelle mani.10Ma se hai paura di farlo, scendivi con Purah tuo servo,11e udrai quello che dicono; e, dopo questo, le tue mani saranno fortificate per piombar sul campo". Egli dunque scese con Purah, suo servo, fino agli avamposti del campo.12Or i Madianiti, gli Amalekiti e tutti i figliuoli dell’oriente erano sparsi nella valle come una moltitudine di locuste, e i loro cammelli erano innumerevoli, come la rena ch’è sul lido del mare.13E come Gedeone vi giunse, ecco che un uomo raccontava un sogno al suo compagno, e gli diceva: "Io ho fatto un sogno; mi pareva che un pan tondo, d’orzo, rotolasse nel campo di Madian, giungesse alla tenda, la investisse, in modo da farla cadere, da rovesciarla, da lasciarla atterrata".14E il suo compagno gli rispose e gli disse: "Questo non è altro che la spada di Gedeone, figliuolo di Joas, uomo d’Israele; nelle sue mani Iddio ha dato Madian e tutto il campo".15Quando Gedeone ebbe udito il racconto del sogno e la sua interpretazione, adorò Dio; poi tornò al campo d’Israele, e disse: "Levatevi, perché l’Eterno ha dato nelle vostre mani il campo di Madian!"16E divise i trecento uomini in tre schiere, consegno a tutti quanti delle trombe e delle brocche vuote con delle fiaccole entro le brocche;17e disse loro: "Guardate me, e fate come farò io; quando sarò giunto all’estremità del campo, come farò io, così farete voi;18e quando io con tutti quelli che son meco sonerò la tromba, anche voi darete nelle trombe intorno a tutto il campo, e direte: Per l’Eterno e per Gedeone!"19Gedeone e i cento uomini ch’eran con lui giunsero alla estremità del campo, al principio della vigilia di mezzanotte, nel mentre che si era appena data la muta alle sentinelle. Sonaron le trombe, e spezzaron le brocche che tenevano in mano.20Allora le tre schiere dettero nelle trombe, spezzaron le brocche; con la sinistra presero le fiaccole, e con la destra le trombe per sonare, e si misero a gridare: "La spada per l’Eterno e per Gedeone!"21Ognun di loro rimase al suo posto, intorno al campo; e tutto il campo si diè a correre, a gridare, a fuggire.22E mentre quelli sonavan le trecento trombe, l’Eterno fece volger la spada di ciascuno contro il compagno, per tutto il campo. E il campo fuggì fino a Beth-Scittah, verso Tserera, sino all’orlo d’Abel-Meholah presso Tabbath.23Gl’Israeliti di Neftali, di Ascer e di tutto Manasse si radunarono e inseguirono i Madianiti.24E Gedeone mandò de’ messi per tutta la contrada montuosa di Efraim a dire: "Scendete incontro ai Madianiti, e tagliate loro il passo delle acque fino a Beth-Barah, e i guadi del Giordano". Così tutti gli uomini di Efraim si radunarono e s’impadronirono dei passi delle acque fino a Beth-Barah e dei guadi del Giordano.25E presero due principi di Madian, Oreb e Zeeb; uccisero Oreb al masso di Oreb, e Zeeb allo strettoio di Zeeb: inseguirono i Madianiti, e portarono le teste di Oreb e di Zeeb a Gedeone, dall’altro lato del Giordano.

Un ultimo incoraggiamento per Gedeone: il sogno del Madianita spiegato dal suo compagno. E ad un tempo un'ultima lezione: egli non ha più valore di un povero pane d'orzo. E il combattimento può incominciare. Nella notte, le tre schiere si dispongono attorno al campo nemico, ognuno al proprio posto. Osservate le armi di quegli strani soldati: una fiaccola accesa dentro una brocca. Nell'altra mano una tromba, come a Gerico. Nessuna spada né lancia; è l'Eterno che combatte. «Affinché l'eccellenza di questa potenza sia di Dio e non da noi», dichiara 2 Corinzi 4:6. '7. Lo stesso passo paragona i credenti a dei vasi di terra, la cui volontà deve essere spezzata, affinché il tesoro risplendente (cioè Cristo in loro) possa brillare al di fuori.

Al suono squillante delle trombe nella notte, alle fantastiche luci sul fianco del monte, tutto il campo si risveglia improvvisamente, spaventato. Colti dal panico gli uomini si uccidono fra loro, fuggendo all'impazzata. E l'inseguimento incomincia, altri Israeliti si uniscono ai trecento. La storia d'Israele registra questa pagina gloriosa (Salmo 83:11). La roccia di Oreb e lo strettoio di Zeeb ricorderanno alle future generazioni la liberazione dell'Eterno.

Giudici 8:1-17
1Gli uomini di Efraim dissero a Gedeone: "Che azione e questa che tu ci hai fatto, non chiamandoci quando sei andato a combattere contro Madian?" Ed ebbero con lui una disputa violenta.2Ed egli rispose loro: "Che ho fatto io al paragon di voi? la racimolatura d’Efraim non vale essa più della vendemmia d’Abiezer?3Iddio v’ha dato nelle mani i principi di Madian, Oreb e Zeeb! che dunque ho potuto far io al paragon di voi?" Quand’egli ebbe lor detto quella parola, la loro ira contro di lui si calmò.4E Gedeone arrivò al Giordano, e lo passò con i trecento uomini ch’erano con lui; i quali, benché stanchi, continuavano a inseguire il nemico.5E disse a quelli di Succoth: "Date, vi prego, dei pani alla gente che mi segue, perché è stanca, ed io sto inseguendo Zebah e Tsalmunna, re di Madian".6Ma i capi di Succoth risposero: "Tieni tu forse già nelle tue mani i polsi di Zebah e di Tsalmunna, che abbiamo a dar del pane al tuo esercito?"7E Gedeone disse: "Ebbene! quando l’Eterno mi avrà dato nelle mani Zebah e Tsalmunna, io vi lacererò le carni con delle spine del deserto e con de’ triboli".8Di là salì a Penuel, e parlò a quei di Penuel nello stesso modo; ed essi gli risposero come avean fatto quei di Succoth.9Ed egli disse anche a quei di Penuel: "Quando tornerò in pace, abbatterò questa torre".10Or Zebah e Tsalmunna erano a Karkor col loro esercito di circa quindicimila uomini, ch’era tutto quel che rimaneva dell’intero esercito dei figli dell’oriente, poiché centoventimila uomini che portavano spada erano stati uccisi.11Gedeone salì per la via di quelli che abitano sotto tende a oriente di Nobah e di Iogbeha, e sconfisse l’esercito, che si credeva sicuro.12E Zebah e Tsalmunna si diedero alla fuga; ma egli li inseguì, prese i due re di Madian, Zebah e Tsalmunna, e sbaragliò tutto l’esercito.13Poi Gedeone, figliuolo di Joas, tornò dalla battaglia, per la salita di Heres.14Mise le mani sopra un giovane della gente di Succoth, e lo interrogò; ed ei gli diè per iscritto i nomi dei capi e degli anziani di Succoth, ch’erano settantasette uomini.15Poi venne alla gente di Succoth, e disse: "Ecco Zebah e Tsalmunna, a proposito de’ quali m’insultaste dicendo: Hai tu forse già nelle mani i polsi di Zebah e di Tsalmunna, che noi abbiamo da dar del pane alla tua gente stanca?"16E prese gli anziani della città, e con delle spine del deserto e con de’ triboli castigò gli uomini di Succoth.17E abbatté la torre di Penuel e uccise la gente della città.

Le lezioni d'umiltà che Dio ha insegnato a Gedeone han portato il loro frutto. Egli è pronto a riconoscere la parte che altri hanno avuto alla vittoria. E l'ira degli uomini d'Efraim cade dinanzi alla risposta dolce che rivela l'importanza di ciò che essi avevano fatto (vers. 2:3). È forse così che noi parliamo usualmente? Fare risaltare il lavoro degli altri, mettere in valore le loro qualità, invece di insistere sul nostro lavoro e sulle nostre qualità! È più che dolcezza, è amore.

Iddio ha scelto bene i trecento combattenti. Essi non tengono conto ora della loro stanchezza, come non avevano tenuto conto dei loro comodi e della loro sete in riva al torrente. Essi hanno uno scopo e lo inseguono (vers. 4). «Una cosa fo — dichiara Paolo — ...corro diritto allo scopo» (Filippesi 3:14). «Atterrati, ma non uccisi» — dice altrove (2 Corinzi 4:9). Come Gedeone con gli uomini di Succoth e di Penuel, l'apostolo dovrà fare la penosa esperienza che «tutti cercano il loro proprio interesse» (Filippesi 2:21), poiché tutti l'hanno abbandonato (2 Timoteo 4:18).

Ma che contrasto con la dura vendetta di Gedeone!: L'apostolo Paolo può aggiungere da vero discepolo del suo Maestro: «Non sia loro imputato»I

Giudici 8:18-35
18Poi disse a Zebah e a Tsalmunna: "Com’erano gli uomini che avete uccisi al Tabor?" Quelli risposero: "Eran come te; ognun d’essi avea l’aspetto d’un figlio di re".19Ed egli riprese: "Eran miei fratelli, figliuoli di mia madre; com’è vero che l’Eterno vive, se aveste risparmiato loro la vita, io non vi ucciderei!"20Poi disse a Iether, suo primogenito: "Lèvati, uccidili!" Ma il giovane non tirò la spada, perché avea paura, essendo ancora un giovinetto.21E Zebah e Tsalmunna dissero: "Lèvati tu stesso e dacci il colpo mortale; poiché qual è l’uomo tal è la sua forza". E Gedeone si levò e uccise Zebah e Tsalmunna, e prese le mezzelune che i loro cammelli portavano al collo.22Allora gli uomini d’Israele dissero a Gedeone: "Regna su noi tu e il tuo figliuolo e il figliuolo del tuo figliuolo, giacché ci hai salvati dalla mano di Madian".23Ma Gedeone rispose loro: "Io non regnerò su voi, né il mio figliuolo regnerà su voi; l’Eterno è quegli che regnerà su voi!"24Poi Gedeone disse loro: "Una cosa voglio chiedervi: che ciascun di voi mi dia gli anelli del suo bottino". (I nemici aveano degli anelli d’oro perché erano Ismaeliti).25Quelli risposero: "Li daremo volentieri". E stesero un mantello, sul quale ciascuno gettò gli anelli del suo bottino.26Il peso degli anelli d’oro ch’egli avea chiesto fu di mille settecento sicli d’oro, oltre le mezzelune, i pendenti e le vesti di porpora che i re di Madian aveano addosso, e oltre i collari che i loro cammelli aveano al collo.27E Gedeone ne fece un efod, che pose in Ofra, sua città; tutto Israele v’andò a prostituirsi, ed esso diventò un insidia per Gedeone e per la sua casa.28Così Madian fu umiliato davanti ai figliuoli d’Israele, e non alzò più il capo; e il paese ebbe requie per quarant’anni, durante la vita di Gedeone.29Ierubbaal figliuolo di Joas, tornò a dimorare a casa sua.30Or Gedeone ebbe settanta figliuoli, che gli nacquero dalle molte mogli che ebbe.31E la sua concubina, che stava a Sichem, gli partorì anch’ella un figliuolo, al quale pose nome Abimelec.32Poi Gedeone, figliuolo di Joas, morì in buona vecchiaia, e fu sepolto nella tomba di Joas suo padre, a Ofra degli Abiezeriti.33Dopo che Gedeone fu morto, i figliuoli d’Israele ricominciarono a prostituirsi agl’idoli di Baal, e presero Baal-Berith come loro dio.34I figliuoli d’Israele non si ricordarono dell’Eterno, del loro Dio, che li avea liberati dalle mani di tutti i loro nemici d’ogn’intorno;35e non dimostrarono alcuna gratitudine alla casa di Ierubbaal, ossia di Gedeone, per tutto il bene ch’egli avea fatto a Israele.

Dopo la vittoria, una serie di pericoli e di lacci minaccia ancora il servitore di Dio. Ieri, abbiamo visto le gelosie d'Efraim, a cui Gedeone risponde con la dolcezza. Ora ecco le adulazioni del mondo. Ma i complimenti di Zebah e di Tsalmunna a proposito del suo aspetto — come quello d'un figlio di re — non impediscono Gedeone di metterli a morte. Un altro laccio gli è teso, questa volta da Israeliti: «Regna su noi — dicono essi — tu e il tuo figliuolo... giacchè ci hai salvati». È bella la sua risposta: «L'Eterno è quegli che regnerà su voi» (vers. 22:23). Molti cristiani non han capito questa lezione. Si sono scelti dei capi religiosi, e questi hanno accettato di diventarlo, prendendo, di fronte ai loro fratelli, il posto che spetta a Cristo, il solo Signore.

Dopo queste vittorie di Gedeone, ecco un ultimo «laccio» (vers. 27) in cui, purtroppo, questa volta cadrà. In ricordo della sua vittoria, stabilisce nella sua città un efod (oggetto d'oro che ricorda il sacerdozio) e tutto Israele viene ad ammirarlo, dimenticando che il solo centro del sacerdozio era a Silo ove si trovava l'arca (Giosuè 18:1). Poi Gedeone muore... e il popolo ritorna agli idoli!

Giudici 9:1-25
1Or Abimelec, figliuolo di Ierubbaal, andò a Sichem dai fratelli di sua madre e parlò loro e a tutta la famiglia del padre di sua madre, dicendo:2"Deh, dite ai Sichemiti, in modo che tutti odano: Qual cosa e migliore per voi, che settanta uomini, tutti figliuoli di Ierubbaal, regnino su voi, oppure che regni su voi uno solo? E ricordatevi ancora che io sono vostre ossa e vostra carne".3I fratelli di sua madre parlarono di lui ripetendo a tutti i Sichemiti tutte quelle parole; e il cuor loro s’inchinò a favore di Abimelec, perché dissero: "E’ nostro fratello".4E gli diedero settanta sicli d’argento, che tolsero dal tempio di Baal-Berith, coi quali Abimelec assoldò degli uomini da nulla e audaci che lo seguirono.5Ed egli venne alla casa di suo padre, a Ofra, e uccise sopra un stessa pietra i suoi fratelli, figliuoli di Ierubbaal, settanta uomini; ma Jotham, figliuolo minore di Ierubbaal, scampò, perché s’era nascosto.6Poi tutti i Sichemiti e tutta la casa di Millo si radunarono e andarono a proclamar re Abimelec, presso la quercia del monumento che si trova a Sichem.7E Jotham, essendo stato informato della cosa, andò a porsi sulla sommità del monte Garizim, e alzando la voce gridò: "Ascoltatemi, Sichemiti, e vi ascolti Iddio!8Un giorno, gli alberi si misero in cammino per ungere un re che regnasse su loro; e dissero all’ulivo: Regna tu su noi.9Ma l’ulivo rispose loro: Rinunzierei io al mio olio che Dio e gli uomini onorano in me, per andare ad agitarmi al disopra degli alberi?10Allora gli alberi dissero al fico: Vieni tu a regnare su noi.11Ma il fico rispose loro: Rinunzierei io alla mia dolcezza e al mio frutto squisito per andare ad agitarmi al disopra degli alberi?12Poi gli alberi dissero alla vite: Vieni tu a regnare su noi.13Ma la vite rispose loro: Rinunzierei io al mio vino che rallegra Dio e gli uomini, per andare ad agitarmi al disopra degli alberi?14Allora tutti gli alberi dissero al pruno: Vieni tu a regnare su noi.15E il pruno rispose agli alberi: Se è proprio in buona fede che volete ungermi re per regnare su voi, venite a rifugiarvi sotto l’ombra mia; se no, esca un fuoco dal pruno e divori i cedri del Libano!16E ora, se vi siete condotti con fedeltà e con integrità proclamando re Abimelec, se avete agito bene verso Ierubbaal e la sua casa, se avete ricompensato lui, mio padre, di quel che ha fatto per voi17quando ha combattuto per voi, quando ha messo a repentaglio la sua vita e vi ha liberati dalle mani di Madian,18mentre voi, oggi, siete insorti contro la casa di mio padre, avete ucciso i suoi figliuoli, settanta uomini, sopra una stessa pietra, e avete proclamato re dei Sichemiti Abimelec, figliuolo della sua serva, perché è vostro fratello,19se, dico, avete oggi agito con fedeltà e con integrità verso Ierubbaal e la sua casa, godetevi Abimelec, e Abimelec si goda di voi!20Se no, esca da Abimelec un fuoco, che divori i Sichemiti e la casa di Millo, ed esca dai Sichemiti e dalla casa di Millo un fuoco, che divori Abimelec!"21Poi Jotham corse via, fuggì e andò a stare a Beer, per paura di Abimelec, suo fratello.22E Abimelec signoreggiò sopra Israele tre anni.23Poi Iddio mandò un cattivo spirito fra Abimelec e i Sichemiti, e i Sichemiti ruppero fede ad Abimelec,24affinché la violenza fatta ai settanta figliuoli di Ierubbaal ricevesse il suo castigo, e il loro sangue ricadesse sopra Abimelec, loro fratello, che li aveva uccisi, e sopra i Sichemiti che gli avean prestato mano a uccidere i suoi fratelli.25I Sichemiti posero in agguato contro di lui, sulla cima de’ monti, della gente che svaligiava sulla strada chiunque le passasse vicino. E Abimelec fu informato della cosa.

Questo triste capitolo, che non leggeremo per intero, mostra i progressi rapidi e spaventevoli del declino. L'Eterno ad ogni modo non è più menzionato.

Gedeone aveva rifiutato per sè e per il figlio il dominio che gli era proposto, ma ora, è proprio uno dei suoi figli, Abimelec, che con astuzia e violenza s'impadronisce del potere. In contrasto, vedete Jotham, il più giovane dei figli di Gedeone. Non ha paura di dire la verità e rende testimonianza in presenza di tutta una città, un po' come suo padre l'aveva fatto costruendo il suo altare e rovesciando quello di Baal.

La parabola del re degli alberi è istruttiva per noi. Sottolinea tre cose da non lasciare, da osservare con cura: 1° l'olio ossia il grasso dell'olivo, figura dello Spirito Santo, sola potenza del cristiano; 2° la dolcezza e il buon frutto (del fico) vale a dire le opere della fede; 3° il mosto che rallegra Dio e gli uomini, immagine delle gioie della comunione con Dio e degli uni con gli altri. Accettare di regnare quaggiù (cioè di occuparvi un posto eminente) e agitarci per il mondo, sarebbe necessariamente abbandonare questi tre preziosi privilegi.

Il Signore ce ne preservi tutti!

Giudici 9:26-57
26Poi Gaal, figliuolo di Ebed, e i suoi fratelli vennero e si stabilirono a Sichem, e i Sichemiti riposero in lui la loro fiducia.27E, usciti alla campagna, vendemmiarono le loro vigne, pestarono le uve, e fecero festa. Poi entrarono nella casa del loro dio, mangiarono, bevvero, e maledissero Abimelec.28E Gaal, figliuolo di Ebed, disse: "Chi è Abimelec, e che cos’è Sichem, che abbiamo a servire ad Abimelec? non è egli figliuolo di Ierubbaal? e Zebul non è egli suo commissario? Servite agli uomini di Hamor, padre di Sichem! Ma noi perché serviremmo a costui?29Ah, se avessi in poter mio questo popolo, io caccerei Abimelec!" Poi disse ad Abimelec: "Rinforza il tuo esercito e fatti avanti!"30Or Zebul, governatore della città, avendo udito le parole di Gaal, figliuolo di Ebed, s’accese d’ira,31e mandò segretamente de’ messi ad Abimelec per dirgli: "Ecco, Gaal, figliuolo di Ebed, e i suoi fratelli son venuti a Sichem, e sollevano la città contro di te.32Or dunque, lèvati di notte con la gente che è teco, e fa, un’imboscata nella campagna;33e domattina, non appena spunterà il sole, ti leverai e piomberai sulla città. E quando Gaal con la gente che è con lui uscirà contro a te, tu gli farai quel che sarà necessario".34Abimelec e tutta la gente ch’era con lui si levaron di notte, e fecero un’imboscata contro a Sichem, divisi in quattro schiere.35Intanto Gaal, figliuolo di Ebed, uscì, e si fermò all’ingresso della porta della città; e Abimelec uscì dall’imboscata con la gente ch’era con lui.36Gaal, veduta quella gente, disse a Zebul: "Ecco gente che scende dall’alto de’ monti". E Zebul gli rispose: "Tu vedi l’ombra de’ monti e la prendi per uomini".37E Gaal riprese a dire: "Guarda, c’è gente che scende dalle alture del paese, e una schiera che giunge per la via della quercia degl’indovini".38Allora Zebul gli disse: "Dov’è ora la tua millanteria di quando dicevi: Chi è Abimelec, che abbiamo a servirgli? Non è questo il popolo che disprezzavi? Orsù, fatti avanti e combatti contro di lui!"39Allora Gaal uscì alla testa dei Sichemiti, e diè battaglia ad Abimelec.40Ma Abimelec gli diè la caccia, ed egli fuggì d’innanzi a lui, e molti uomini caddero morti fino all’ingresso della porta.41E Abimelec si fermò ad Aruma, e Zebul cacciò Gaal e i suoi fratelli, che non poteron più rimanere a Sichem.42Il giorno seguente, il popolo di Sichem uscì alla campagna; e Abimelec ne fu informato.43Egli prese allora la sua gente, la divise in tre schiere, e fece un’imboscata ne’ campi; e quando vide che il popolo usciva dalla città, gli si levò contro e ne fece strage.44Poi Abimelec e la gente che avea seco si slanciarono e vennero a porsi all’ingresso della porta della città, mentre le altre due schiere si gettarono su tutti quelli che erano nella campagna, e ne fecero strage.45E Abimelec attaccò la città tutto quel giorno, la prese e uccise il popolo che vi si trovava; poi spianò la città e vi seminò del sale.46Tutti gli abitanti della torre di Sichem, all’udir questo, si ritirarono nel torrione del tempio di El-Berith.47E fu riferito ad Abimelec che tutti gli abitanti della torre di Sichem s’erano adunati quivi.48Allora Abimelec salì sul monte Tsalmon con tutta la gente ch’era con lui; diè di piglio ad una scure, tagliò un ramo d’albero, lo sollevò e se lo mise sulla spalla; poi disse alla gente ch’era con lui: "Quel che m’avete veduto fare fatelo presto anche voi!"49Tutti tagliaron quindi anch’essi de’ rami, ognuno il suo, e seguitarono Abimelec; posero i rami contro al torrione, e arsero il torrione con quelli che v’eran dentro. Così perì tutta la gente della torre di Sichem, circa mille persone, fra uomini e donne.50Poi Abimelec andò a Thebets, la cinse d’assedio e la prese.51Or in mezzo alla città c’era una forte torre, dove si rifugiarono tutti gli abitanti della città, uomini e donne; vi si rinchiusero dentro, e salirono sul tetto della torre.52Abimelec, giunto alla torre, l’attaccò, e si accostò alla porta della torre per appiccarvi il fuoco.53Ma una donna gettò giù un pezzo di macina sulla testa di Abimelec e gli spezzò il cranio.54Ed egli chiamò tosto il giovane che gli portava le armi, e gli disse: "Tira fuori la spada e uccidimi, affinché non si dica: L’ha ammazzato una donna!" Il suo giovane allora lo trafisse, ed egli morì.55E quando gl’Israeliti ebbero veduto che Abimelec era morto, se ne andarono, ognuno a casa sua.56Così Dio fece ricadere sopra Abimelec il male ch’egli avea fatto contro suo padre, uccidendo settanta suoi fratelli.57Iddio fece anche ricadere sul capo della gente di Sichem tutto il male ch’essa avea fatto; e su loro si compié la maledizione di Jotham, figliuolo di Ierubbaal.

Il nostro capitolo conferma la dichiarazione di Isaia a proposito di tali uomini: «I loro piedi corrono al male, ed essi s'affrettano a spargere sangue innocente; i loro pensieri son pensieri d'iniquità; la desolazione e la ruina sono sulla loro strada... (Isaia 59:7, citato in Romani 3:15-16). Le cose sono forse cambiate oggi nel mondo? Assolutamente no! Anche nei paesi cristianizzati, la politica degli uomini resta dominata dalla violenza, dalla menzogna e dall'agitazione. «Andrei io ad agitarmi fra loro?» Era la domanda posta da Jotham nella sua parabola (vers. 9:11, 13). Avrebbe potuto prender partito contro Abimelec, per vendicare i suoi fratelli assassinati. Ma si guarda bene dal farlo! Lontano dal turbamento e dagl'intrighi, egli è a Beer (vers. 21; vedere Numeri 21:16), aspettando tranquillamente la liberazione dell'Eterno. E nello stesso modo come abbiam visto nel campo di Madian i nemici uccidersi fra loro, ora Abimelec e gli uomini di Sichem si distruggono mutualmente. Sono l'uno per l'altro un fuoco divorante. Così si realizza ciò che Jotham aveva predetto (vers. 20). Così si compie ugualmente la parola sempre verificata nella storia degli uomini: «Quello che l'uomo avrà seminato, quello pure mieterà» (Galati 6:7; vedere anche Galati 5:15).

Giudici 10:1-18
1Or dopo Abimelec sorse, per liberare Israele, Thola, figliuolo di Puah, figliuolo di Dodo, uomo d’Issacar. Dimorava a Samir, nella contrada montuosa di Efraim;2fu giudice d’Israele per ventitre anni; poi morì e fu sepolto a Samir.3Dopo di lui sorse Jair, il Galaadita, che fu giudice d’Israele per ventidue anni;4ebbe trenta figliuoli che cavalcavano trenta asinelli e aveano trenta città, che si chiamano anche oggi i borghi di Jair, e sono nel paese di Galaad.5Poi Jair morì e fu sepolto a Kamon.6E i figliuoli d’Israele continuarono a fare ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno e servirono agl’idoli di Baal e di Astarte, agli dèi della Siria, agli dèi di Sidon, agli dèi di Moab, agli dèi de’ figliuoli di Ammon e agli dèi de’ Filistei; abbandonaron l’Eterno e non gli serviron più.7L’ira dell’Eterno s’accese contro Israele, ed egli li diede nelle mani de’ Filistei e nelle mani de’ figliuoli di Ammon.8E in quell’anno, questi angariarono ed oppressero i figliuoli d’Israele; per diciotto anni oppressero tutti i figliuoli d’Israele ch’erano di là dal Giordano, nel paese degli Amorei in Galaad.9E i figliuoli di Ammon passarono il Giordano per combattere anche contro Giuda, contro Beniamino e contro la casa d’Efraim; e Israele fu in grande angustia.10Allora i figliuoli d’Israele gridarono all’Eterno, dicendo: "Abbiam peccato contro di te, perché abbiamo abbandonato il nostro Dio, e abbiam servito agl’idoli Baal".11E l’Eterno disse ai figliuoli d’Israele: "Non vi ho io liberati dagli Egiziani, dagli Amorei, dai figliuoli di Ammon e dai Filistei?12Quando i Sidonii, gli Amalekiti e i Maoniti vi opprimevano e voi gridaste a me, non vi liberai io dalle loro mani?13Eppure, m’avete abbandonato e avete servito ad altri dèi; perciò io non vi libererò più.14Andate a gridare agli dèi che avete scelto; vi salvino essi nel tempo della vostra angoscia!"15E i figliuoli d’Israele dissero all’Eterno: "Abbiamo peccato; facci tutto quello che a te piace; soltanto, te ne preghiamo, liberaci oggi!"16Allora tolsero di mezzo a loro gli dèi stranieri e servirono all’Eterno, che si accorò per l’afflizione d’Israele.17I figliuoli di Ammon s’adunarono e si accamparono in Galaad, e i figliuoli d’Israele s’adunaron pure, e si accamparono a Mitspa.18Il popolo, i principi di Galaad, si dissero l’uno all’altro: "Chi sarà l’uomo che comincerà l’attacco contro i figliuoli di Ammon? Quegli sarà il capo di tutti gli abitanti di Galaad".

Due giudici sono nominati al principio di questo capitolo: Thola e Jair, uomini tenuti in considerazione. Poi il decadimento ricomincia. Nel suo sviamento, Israele serve gli dèi di tutti i popoli. Allora, come precedentemente, l'Eterno si serve dei nemici per castigarlo. Questa volta sono i Filistei ed i figliuoli di Ammon. Non è di alcun profitto ad Israele l'aver adorato gl'idoli di quelle nazioni. Notate che le prime vittime sono le tribù del di là dal Giordano. Esse sono letteralmente schiacciate! Infine viene la confessione: «Abbiamo peccato...!» Voi sapete che questa è sempre la «parola d'ordine» per ritornare al Signore.

E tuttavia Iddio risponde con severità, quasi con ironia: È giunto il momento di far appello a quegli dèi che vi siete scelti; essi vi salveranno! Ah! non basta la confessione! Bisogna anche togliere gli idoli. È la pietra di paragone d'un vero lavoro di coscienza. Il popolo lo comprende. Allora udiamo quella parola commovente: «L'Eterno si accorò per l'afflizione di Israele» (vers. 16).

Che tenerezza da parte di Dio per il Suo popolo infelice! Ne avrebbe Egli meno per i Suoi figliuoli?

Giudici 11:1-22
1Or Jefte, il Galaadita, era un uomo forte e valoroso, figliuolo di una meretrice, e avea Galaad per padre.2La moglie di Galaad gli avea dato de’ figliuoli; e quando questi figliuoli della moglie furono grandi, cacciarono Jefte e gli dissero: "Tu non avrai eredità in casa di nostro padre, perché sei figliuolo d’un’altra donna".3E Jefte se ne fuggì lungi dai suoi fratelli e si stabilì nel paese di Tob. Degli uomini da nulla si raccolsero attorno a Jefte, e facevano delle incursioni con lui.4Qualche tempo dopo avvenne che i figliuoli di Ammon mossero guerra a Israele.5E come i figliuoli di Ammon movean guerra a Israele, gli anziani di Galaad andarono a cercare Jefte nel paese di Tob.6E dissero a Jefte: "Vieni, sii nostro capitano, e combatteremo contro i figliuoli di Ammon".7Ma Jefte rispose agli anziani di Galaad: "Non m’avete voi odiato e cacciato dalla casa di mio padre? Perché venite da me ora che siete nell’angustia?"8E gli anziani di Galaad dissero a Jefte: "Appunto per questo torniamo ora da te, onde tu venga con noi e combatta contro i figliuoli di Ammon e tu sia capo di noi tutti abitanti di Galaad".9Jefte rispose agli anziani di Galaad: "Se mi riconducete da voi per combattere contro i figliuoli di Ammon, e l’Eterno li dà in mio potere, io sarò vostro capo".10E gli anziani di Galaad dissero a Jefte: "L’Eterno sia testimone fra noi, e ci punisca se non facciamo quello che hai detto".11Jefte dunque andò con gli anziani di Galaad; il popolo lo costituì suo capo e condottiero, e Jefte ripeté davanti all’Eterno, a Mitspa, tutte le parole che avea dette prima.12Poi Jefte inviò de’ messi al re de’ figliuoli di Ammon per dirgli: "Che questione c’è fra me e te che tu venga contro di me per far guerra al mio paese?"13E il re de’ figliuoli di Ammon rispose ai messi di Jefte: "Mi son mosso perché, quando Israele salì dall’Egitto, s’impadronì del mio paese, dall’Arnon fino allo Jabbok e al Giordano; rendimelo all’amichevole".14Jefte inviò di nuovo de’ messi al re de’ figliuoli di Ammon per dirgli:15"Così dice Jefte: Israele non s’impadronì del paese di Moab, né del paese de’ figliuoli di Ammon;16ma, quando Israele salì dall’Egitto e attraversò il deserto fino al mar Rosso e giunse a Kades,17inviò de’ messi al re di Edom per dirgli: Ti prego, lasciami passare per il tuo paese; ma il re di Edom non acconsentì. Mandò anche al re di Moab, il quale pure rifiutò; e Israele rimase a Kades.18Poi camminò per il deserto, fece il giro del paese di Edom e del paese di Moab, giunse a oriente del paese di Moab, e si accampò di là dall’Arnon, senza entrare nel territorio di Moab; perché l’Arnon segna il confine di Moab.19E Israele inviò de’ messi a Sihon, re degli Amorei, re di Heshbon, e gli fe’ dire: Ti preghiamo lasciaci passare dal tuo paese, per arrivare al nostro.20Ma Sihon non si fidò d’Israele per permettergli di passare per il suo territorio; anzi Sihon radunò tutta la sua gente, s’accampò a Jahats, e combatté contro Israele.21E l’Eterno, l’Iddio d’Israele, diede Sihon e tutta la sua gente nelle mani d’Israele, che li sconfisse; così Israele conquistò tutto il paese degli Amorei, che abitavano quella contrada;22conquistò tutto il territorio degli Amorei, dall’Arnon allo Jabbok e dal deserto al Giordano.

L'Eterno «è un Dio pronto a perdonare, misericordioso, pieno di compassione» (Neemia 9:17). Libererà il suo popolo una volta ancora, per mano di Jefte. La storia di questo giudice comincia un po' come quella d'Abimelec. Ma invece di ribellarsi, di vendicarsi dei suoi fratelli, rinunzia ai suoi diritti e si ritira nel paese de Tob ove Dio sa ritrovarlo al momento opportuno.

Jefte, privato della sua parte d'eredità, cacciato dai suoi fratelli ed esiliato in un paese straniero, donde ritorna in seguito da liberatore, è sotto questo aspetto una figura del Signore Gesù. Dopo essere stato rigettato dal suo popolo Israele, che non ha voluto riconoscere i Suoi diritti, Cristo è ora assente, salito al cielo donde ritornerà con potenza e da vincitore (vedere Luca 19:12-14). Davanti ai nemici d'Israele, Jefte è pieno di coraggio. Come risponde egli ai loro reclami, alla loro menzogna? Ricordando le verità del principio e appoggiandosi sulle benedizioni di un tempo. Esempio da seguire per voi, cari giovani amici! I principî della Parola che hanno guidato i credenti delle generazioni passate, debbono essere anzitutto conosciuti e poi mantenuti con fermezza (2 Tessalonicesi 2:15).

Giudici 11:23-40
23E ora che l’Eterno, l’Iddio d’Israele, ha cacciato gli Amorei d’innanzi a Israele, ch’è il suo popolo, dovresti tu possedere il loro paese?24Non possiedi tu quello che Kemosh, il tuo dio, t’ha fatto possedere? Così anche noi possederemo il paese di quelli che l’Eterno ha cacciati d’innanzi a noi.25Sei tu forse da più di Balak, figliuolo di Tsippor, re di Moab? Mosse egli querela ad Israele, o gli fece egli guerra?26Son trecent’anni che Israele abita ad Heshbon e nelle città del suo territorio, ad Aroer e nelle città del suo territorio, e in tutte le città lungo l’Arnon; perché non gliele avete tolte durante questo tempo?27E io non t’ho offeso, e tu agisci male verso di me, movendomi guerra. L’Eterno, il giudice, giudichi oggi tra i figliuoli d’Israele e i figliuoli di Ammon!"28Ma il re de’ figliuoli di Ammon non diede ascolto alle parole che Jefte gli avea fatto dire.29Allora lo spirito dell’Eterno venne su Jefte, che attraversò Galaad e Manasse, passò a Mitspa di Galaad, e da Mitspa di Galaad mosse contro i figliuoli di Ammon.30E Jefte fece un voto all’Eterno, e disse: "Se tu mi dài nelle mani i figliuoli di Ammon,31la persona che uscirà dalle porte di casa mia per venirmi incontro quando tornerò vittorioso dai figliuoli di Ammon, sarà dell’Eterno, e io l’offrirò in olocausto".32E Jefte marciò contro i figliuoli di Ammon per far loro guerra, e l’Eterno glieli diede nelle mani.33E egli inflisse loro una grandissima sconfitta, da Aroer fin verso Minnith, prendendo loro venti città, e fino ad Abel-Keramim. Così i figliuoli di Ammon furono umiliati dinanzi ai figliuoli d’Israele.34Or Jefte se ne tornò a Mitspa, a casa sua; ed ecco uscirgli incontro la sua figliuola, con timpani e danze. Era l’unica sua figlia: non aveva altri figliuoli né altre figliuole.35E, come la vide, si stracciò le vesti, e disse: "Ah, figlia mia! tu mi accasci, tu mi accasci; tu sei fra quelli che mi conturbano! poiché io ho dato parola all’Eterno, e non posso ritrarmene".36Ella gli disse: "Padre mio, se hai dato parola all’Eterno, fa’ di me secondo quel che hai proferito, giacché l’Eterno t’ha dato di far vendetta de’ figliuoli di Ammon, tuoi nemici".37Poi disse a suo padre: "Mi sia concesso questo: lasciami libera per due mesi, ond’io vada e scenda per i monti a piangere la mia verginità con le mie compagne".38Egli le rispose: "Va’!" e la lasciò andare per due mesi. Ed ella se ne andò con le sue compagne, e pianse sui monti la sua verginità.39Alla fine dei due mesi, ella tornò da suo padre; ed egli fece di lei quello che avea promesso con voto. Ella non avea conosciuto uomo. Di qui venne in Israele40l’usanza che le figliuole d’Israele vanno tutti gli anni a celebrar la figliuola di Jefte, il Galaadita, per quattro giorni.

Jefte si crede in dovere di pagare all'Eterno, per mezzo d'un sacrificio, la sua vittoria sui figliuoli di Ammon! È conoscere Dio molto male! Egli si compiace di benedirei suoi e non aspetta in cambio da parte loro che dell'amore! Egli salva gratuitamente.

Vedete la follia del voto che fa Jefte. Ebbene, Iddio talvolta ci fa portare la responsabilità di quel che abbiamo deciso con precipitazione. Vegliamo dunque accuratamente sulle nostre parole, poiché delle promesse fatte con leggerezza possono avere delle gravi conseguenze.

Se la fede è per un momento mancata a Jefte, essa brilla ora nella sua figlia. «Sola, unica», diletta al cuore del padre, la sua sottomissione ci fa pensare a quella del Signore Gesù (Giovanni 8:29). Ella non tiene per preziosa la sua vita e si rallegra della vittoria che l'Eterno ha dato ad Israele. E obbediente fino alla morte per amore verso l'Eterno, il padre suo, e il suo popolo. In questo ella è una figura di Cristo, benché ben lontanamente.

Se la figlia di Jefte meritava d'essere celebrata ogni anno, quanto infinitamente è degno il nostro Signore Gesù d'essere esaltato fin da quaggiù e per tutta l'eternità!

Giudici 12:1-15
1Or gli uomini di Efraim si radunarono, passarono a Tsafon, e dissero a Jefte: "Perché sei andato a combattere contro i figliuoli di Ammon e non ci hai chiamati ad andar teco? Noi bruceremo la tua casa e te con essa".2Jefte rispose loro: "Io e il mio popolo abbiamo avuto gran contesa coi figliuoli di Ammon; e quando v’ho chiamati in aiuto, non mi avete liberato dalle loro mani.3E vedendo che voi non venivate in mio soccorso, ho posto a repentaglio la mia vita, ho marciato contro i figliuoli di Ammon, e l’Eterno me li ha dati nelle mani. Perché dunque siete saliti oggi contro di me per muovermi guerra?"4Poi Jefte, radunati tutti gli uomini di Galaad, diè battaglia ad Efraim; e gli uomini di Galaad sconfissero gli Efraimiti, perché questi dicevano: "Voi, Galaaditi, siete de’ fuggiaschi d’Efraim, in mezzo ad Efraim e in mezzo a Manasse!"5E i Galaaditi intercettarono i guadi del Giordano agli Efraimiti; e quando uno de’ fuggiaschi d’Efraim diceva: "Lasciatemi passare", gli uomini di Galaad gli chiedevano: "Sei tu un Efraimita?" Se quello rispondeva: "No", i Galaaditi gli dicevano:6"Ebbene, di’ Scibboleth"; e quello diceva "Sibboleth", senza fare attenzione a pronunziar bene; allora lo pigliavano e lo scannavano presso i guadi del Giordano. E perirono in quel tempo quarantaduemila uomini d’Efraim.7Jefte fu giudice d’Israele per sei anni. Poi Jefte, il Galaadita, morì e fu sepolto in una delle città di Galaad.8Dopo di lui fu giudice d’Israele Ibtsan di Bethlehem,9che ebbe trenta figliuoli, maritò fuori trenta figliuole, condusse di fuori trenta fanciulle per i suoi figliuoli. Fu giudice d’Israele per sette anni.10Poi Ibtsan morì e fu sepolto a Bethlehem.11Dopo di lui fu giudice d’Israele Elon, lo Zabulonita; fu giudice d’Israele per dieci anni.12Poi Elon, lo Zabulonita, morì e fu sepolto ad Aialon, nel paese di Zabulon.13Dopo di lui fu giudice d’Israele Abdon, figliuolo di Hillel, il Pirathonita.14Ebbe quaranta figliuoli e trenta nipoti, i quali cavalcavano settanta asinelli. Fu giudice d’Israele per otto anni.15Poi Abdon, figliuolo di Hillel, il Pirathonita, morì e fu sepolto a Pirathon, nel paese di Efraim, sul monte Amalek.

Al cap. 8, ve ne ricordate, Gedeone aveva fatto l'esperienza che «la risposta dolce calma il furore». Ora Jefte imparerà a sue spese il seguito di quel versetto: «ma la parola dura eccita l'ira» (Proverbi 15:1). Egli si urta con quegli stessi uomini di Efraim, suscettibili, pronti a raccogliere i frutti della vittoria senza aver combattuto, gelosi infine del successo degli altri, quando invece avrebbero dovuto rallegrarsi con loro della liberazione dell'Eterno. Anche rimproverano a Jefte di non averli chiamati al combattimento. Vedete il posto che tiene l'io nella sua risposta (vers. 2:3). E questa volta, si scatena la guerra. Com'è triste una guerra tra fratelli! Ebbene, le dispute nelle nostre famiglie non sono altra cosa, in più piccolo! E le cause ne sono identiche: egoismo, gelosia, suscettibilità. Pensiamo al gran comandamento del Signore: «Che voi vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi n (Giovanni 13:34-35; 15:12, 17), ripetuto dall'apostolo Giovanni (1 Giovanni 3:23; 4:7, 11, 21).

Infine, altri giudici sono dati ad Israele, scelti nelle differenti tribù. Tempi di pace! Mettiamo a profitto il tempo che ci è dato per fortificarci e non per addormentarci.

Giudici 13:1-10
1E i figliuoli d’Israele continuarono a fare quel ch’era male agli occhi dell’Eterno, e l’Eterno li diede nelle mani de’ Filistei per quarant’anni.2Or v’era un uomo di Tsorea, della famiglia dei Daniti, per nome Manoah; sua moglie era sterile e non avea figliuoli.3E l’angelo dell’Eterno apparve a questa donna, e le disse: "Ecco, tu sei sterile e non hai figliuoli; ma concepirai e partorirai un figliuolo.4Or dunque, guardati bene dal bere vino o bevanda alcoolica, e dal mangiare alcun che d’impuro.5Poiché ecco, tu concepirai e partorirai un figliuolo, sulla testa del quale non passerà rasoio, giacché il fanciullo sarà un Nazireo consacrato a Dio dal seno di sua madre, e sarà lui che comincerà a liberare Israele dalle mani de’ Filistei".6E la donna andò a dire a suo marito: "Un uomo di Dio è venuto da me; avea il sembiante d’un angelo di Dio: un sembiante terribile fuor di modo. Io non gli ho domandato donde fosse, ed egli non m’ha detto il suo nome;7ma mi ha detto: Ecco, tu concepirai e partorirai un figliuolo; or dunque non bere vino né bevanda alcoolica, e non mangiare alcun che d’impuro, giacché il fanciullo sarà un Nazireo, consacrato a Dio dal seno di sua madre e fino al giorno della sua morte".8Allora Manoah supplicò l’Eterno, e disse: "O Signore, ti prego che l’uomo di Dio mandato da te torni di nuovo a noi e c’insegni quello che dobbiam fare per il bambino che nascerà".9E Dio esaudì la preghiera di Manoah; e l’angelo di Dio tornò ancora dalla donna, che stava sedendo nel campo; ma Manoah, suo marito, non era con lei.10La donna corse in fretta a informar suo marito del fatto, e gli disse: "Ecco, quell’uomo che venne da me l’altro giorno, m’è apparito".

Una volta di più Israele s'abbandona alla malvagità, una volta di più l'Eterno lo disciplina per mano dei Filistei. Una volta di più... ha la prova portato i suoi frutti? Ahimè, no! Quaranta lunghi anni trascorrono. Invano Iddio aspetta,... tende l'orecchio... Nessun grido sale questa volta verso Lui! Il popolo si è abituato al suo miserabile stato di servitù. Tuttavia qua e là alcuni testimonî sono fedeli e temono l'Eterno. Fra questi Iddio ci presenta Manoah e sua moglie, due coniugi pii della tribù di Dan, che non hanno figli. Ed ecco che un giorno un visitatore celeste appare alla moglie. Egli ha per lei un gioioso messaggio: ella sarà ben-tosto madre di colui che comincerà a salvare Israele dalla mano dei Filistei. Questa scena ci trasporta al principio dell'Evangelo di Luca ove l'angelo Gabriele annunzia a Maria la gloriosa venuta quaggiù del Salvatore.

Soltanto ci sono certe condizioni da osservare, sia per il fanciullo, sia per la madre. Come Nazareo, secondo Numeri 6, egli dovrà essere separato per Dio e astenersi dai piaceri e dalla gioia che sono la parte degli altri uomini (il frutto della vigna). Carattere di famiglia, che non è né facile, né gradevole da realizzare, ma... è quello che Dio desidera vedere nelle case dei suoi.

Giudici 13:11-25
11Manoah s’alzò, andò dietro a sua moglie, e giunto a quell’uomo, gli disse: "Sei tu che parlasti a questa donna?" E quegli rispose: "Son io".12E Manoah: "Quando la tua parola si sarà verificata, qual norma s’avrà da seguire per il bambino? e che si dovrà fare per lui?"13L’angelo dell’Eterno rispose a Manoah: "Si astenga la donna da tutto quello che le ho detto.14Non mangi di alcun prodotto della vigna, né beva vino o bevanda alcoolica, e non mangi alcun che d’impuro; osservi tutto quello che le ho comandato".15E Manoah disse all’angelo dell’Eterno: "Deh, permettici di trattenerti, e di prepararti un capretto!"16E l’angelo dell’Eterno rispose a Manoah: "Anche se tu mi trattenessi, non mangerei del tuo cibo; ma, se vuoi fare un olocausto, offrilo all’Eterno". Or Manoah non sapeva che quello fosse l’angelo dell’Eterno.17Poi Manoah disse all’angelo dell’Eterno: "Qual è il tuo nome, affinché, adempiute che siano le tue parole, noi ti rendiamo onore?"18E l’angelo dell’Eterno gli rispose: "Perché mi chiedi il mio nome? esso è maraviglioso".19E Manoah prese il capretto e l’oblazione e li offrì all’Eterno sul sasso. Allora avvenne una cosa prodigiosa, mentre Manoah e sua moglie stavano guardando:20come la fiamma saliva dall’altare al cielo, l’angelo dell’Eterno salì con la fiamma dell’altare. E Manoah e sua moglie, vedendo questo, caddero con la faccia a terra.21E l’angelo dell’Eterno non apparve più né a Manoah né a sua moglie. Allora Manoah riconobbe che quello era l’angelo dell’Eterno.22E Manoah disse a sua moglie: "Noi morremo sicuramente, perché abbiam veduto Dio".23Ma sua moglie gli disse: "Se l’Eterno avesse voluto farci morire, non avrebbe accettato dalle nostre mani l’olocausto e l’oblazione; non ci avrebbe fatto vedere tutte queste cose, e non ci avrebbe fatto udire proprio ora delle cose come queste".24Poi la donna partorì un figliuolo, a cui pose nome Sansone. Il bambino crebbe, e l’Eterno lo benedisse.25E lo spirito dell’Eterno cominciò ad agitarlo quand’esso era a Mahaneh-Dan, fra Tsorea ed Eshtaol.

Non è agli uomini potenti d'Israele che l'Eterno fa conoscere i Suoi pensieri per la liberazione del suo popolo; è a due poveri Israeliti di Dan, la tribù più debole (cap. 1:34). A chi rivela oggi Iddio il suo piano di salvezza e il Salvatore ch'Egli ha dato? Ai piccoli fanciulli e a quelli che assomigliano loro in semplicità di fede (Matteo 11:25). In questa seconda visita dell'Angelo, avrete notato l'olocausto, l'offerta di panatica (o oblazione), la roccia. Altrettante immagini di Cristo che conoscete bene. Ma l'Angelo stesso, chi è, qual è il Suo nome? Manoah, che aveva desiderato ardentemente di conoscerlo personalmente e non soltanto per intermediario della moglie, ottiene questa sola risposta: «Il mio nome? Esso è meraviglioso» (vers. 18). Affinché noi lo riconosciamo, non ha bisogno di dirne di più. Cercate in Isaia 9:6: «Sarà chiamato: Ammirabile»! E poiché Egli è meraviglioso, non può fare che «una cosa meravigliosa» per mezzo della quale Lo riconosciamo pure. Colui che sale qui nella fiamma dell'olocausto, è Colui che, compiuta l'opera Sua, «dopo aver loro parlato, fu assunto nel cielo» (Marco 16:19); sono una sola e stessa Persona.

Giudici 14:1-13
1Sansone scese a Timnah, e vide quivi una donna tra le figliuole de’ Filistei.2Tornato a casa, ne parlò a suo padre e a sua madre, dicendo: "Ho veduto a Timnah una donna tra le figliuole de’ Filistei; or dunque, prendetemela per moglie".3Suo padre e sua madre gli dissero: "Non v’è egli dunque tra le figliuole de’ tuoi fratelli e in tutto il nostro popolo una donna per te, che tu vada a prenderti una moglie tra i Filistei incirconcisi?" E Sansone rispose a suo padre: "Prendimi quella, poiché mi piace".4Or suo padre e sua madre non sapevano che questo veniva dall’Eterno, poiché Sansone cercava che i Filistei gli fornissero un’occasione di contesa. In quel tempo, i Filistei dominavano Israele.5Poi Sansone scese con suo padre e con sua madre a Timnah; e come furon giunti alle vigne di Timnah, ecco un leoncello farglisi incontro, ruggendo.6Lo spirito dell’Eterno investì Sansone, che, senz’aver niente in mano, squarciò il leone, come uno squarcerebbe un capretto; ma non disse nulla a suo padre né a sua madre di ciò che avea fatto.7E scese, parlò alla donna, e questa gli piacque.8Di lì a qualche tempo, tornò per prenderla, e uscì di strada per vedere il carcame del leone; ed ecco, nel corpo del leone c’era uno sciame d’api e del miele.9Egli prese in mano di quel miele, e si mise a mangiarlo per istrada; e quando ebbe raggiunto suo padre e sua madre, ne diede loro, ed essi ne mangiarono; ma non disse loro che avea preso il miele dal corpo del leone.10Suo padre scese a trovar quella donna, e Sansone fece quivi un convito; perché tale era il costume dei giovani.11Non appena i parenti della sposa videro Sansone, invitarono trenta compagni perché stessero con lui.12Sansone disse loro: "Io vi proporrò un enimma; e se voi me lo spiegate entro i sette giorni del convito, e se l’indovinate, vi darò trenta tuniche e trenta mute di vesti;13ma, se non me lo potete spiegare, darete trenta tuniche e trenta mute di vesti a me".

Fu un gran privilegio per Sansone di venire al mondo in una famiglia ove Dio era personalmente conosciuto e temuto. Forse avete voi pure avuto lo stesso privilegio? Allora badate bene alla storia di quest'uomo! Comincia bene (cap. 13:24-25). Ma, purtroppo, pervenuto all'età di prender moglie, la sceglie fra i Filistei contro il consiglio dei suoi genitori. Esperienza amara! Quanti giovani l'han fatta di poi! Sono entrati nel sentiero del matrimonio con un congiunto che «piaceva loro» (vers. 3) senza occuparsi anzitutto se piaceva al Signore.

Per ben capire la storia di Sansone, è necessario ricordarsi di questo: vi è in lui ciò che l'uomo fa... e quanto è triste! Ma vi è pure ciò che Dio fa per mezzo suo; e quanto è glorioso! E quel che Dio compie per mezzo di Sansone, quest'uomo forte messo a parte per liberare Israele, rievoca a più riprese Gesù, il vero Nazareo, il grande vincitore della croce. Satana, il leone ruggente, si è presentato sul sentiero di Cristo e Questi lo ha vinto. Talché ora il terribile avversario non ha più forza di un capretto contro il credente, che lo incontra a sua volta, appoggiandosi sul Signore!

Giudici 14:14-20; Giudici 15:1-8
14E quelli gli risposero: "Proponi il tuo enimma, e noi l’udremo". Ed egli disse loro: "Dal mangiatore è uscito del cibo, e dal forte e uscito del dolce". Per tre giorni quelli non poterono spiegar l’enimma.15E il settimo giorno dissero alla moglie di Sansone: "Induci il tuo marito a spiegarci l’enimma; se no, darem fuoco a te e alla casa di tuo padre. E che? ci avete invitati qui per spogliarci?"16La moglie di Sansone si mise a piangere presso di lui, e a dirgli: "Tu non hai per me che dell’odio, e non mi vuoi bene; hai proposto un enimma a figliuoli del mio popolo e non me l’hai spiegato!" Ed egli a lei: "Ecco, non l’ho spiegato a mio padre né a mia madre, e lo spiegherei a te?"17Ed ella pianse presso di lui, durante i sette giorni che durava il convito; e il settimo giorno Sansone glielo spiegò, perché lo tormentava; ed essa spiegò l’enimma ai figliuoli del suo popolo.18E gli uomini della città, il settimo giorno, prima che tramontasse il sole, dissero a Sansone: "Che v’è di più dolce del miele? e che v’è di più forte del leone?" Ed egli rispose loro: "Se non aveste arato con la mia giovenca, non avreste indovinato il mio enimma".19E lo spirito dell’Eterno lo investì, ed egli scese ad Askalon, vi uccise trenta uomini dei loro, prese le loro spoglie, e dette le mute di vesti a quelli che aveano spiegato l’enimma. E, acceso d’ira, risalì a casa di suo padre.20Ma la moglie di Sansone fu data al compagno di lui, ch’ei s’era scelto per amico.
1Di lì a qualche tempo, verso la mietitura del grano, Sansone andò a visitare sua moglie, le portò un capretto, e disse: "Voglio entrare in camera da mia moglie". Ma il padre di lei non gli permise d’entrare,2e gli disse: "Io credevo sicuramente che tu l’avessi presa in odio, e però l’ho data al tuo compagno; la sua sorella minore non e più bella di lei? Prendila dunque in sua vece".3Sansone rispose loro: "Questa volta, non avrò colpa verso i Filistei, quando farò loro del male".4E Sansone se ne andò e acchiappò trecento sciacalli; prese pure delle fiaccole, volse coda contro coda, e mise una fiaccola in mezzo, fra le due code.5Poi accese le fiaccole, dette la via agli sciacalli per i campi di grano de’ Filistei, e brucio i covoni ammassati, il grano tuttora in piedi, e perfino gli uliveti.6E i Filistei chiesero: "Chi ha fatto questo?" Fu risposto: "Sansone, il genero del Thimneo, perché questi gli ha preso la moglie, e l’ha data al compagno di lui". E i Filistei salirono e diedero alle fiamme lei e suo padre.7E Sansone disse loro: "Giacché agite a questo modo, siate certi che non avrò posa finché non mi sia vendicato di voi".8E li sbaragliò interamente, facendone un gran macello. Poi discese, e si ritirò nella caverna della roccia d’Etam.

Le vittorie del credente, invece di stancarlo e indebolirlo, gli procurano nutrimento e dolcezza. Ecco il significato del miele trovato nella carcassa del leone. Ma questo è un segreto che il mondo non può comprendere poiché le sue gioie, esso le trova nelle feste e nei conviti. Per l'uomo inconvertito vi è quivi un mistero: Si chiede: Come può il cristiano trovare i suoi piaceri e il cibo dell'anima sua ove io non discerno che il terrore e la morte? (1 Corinzi 2:14). Sansone presenta il suo enigma ai Filistei, i quali, senza il tradimento della moglie sua, non avrebbero potuto spiegarlo. Poco dopo, il suocero stesso si beffa di lui (cap. 15:2). Il mondo è sempre ingannatore, sempre fallace. Se ci accade, come a Sansone, di accordargli fiducia, o di unirci alle sue gioie, avremo amare delusioni.

Iddio preserva il suo servitore evitandogli quel matrimonio con una Filistea. Ma tutta la preoccupazione e il tormento che si attira gli sarebbero stati evitati se avesse dato retta ai genitori. E Iddio non avrebbe mancato di procurargli un'altra «occasione contro i Filistei».

Giudici 15:9-20
9Allora i Filistei salirono, si accamparono in Giuda, e si distesero fino a Lehi.10Gli uomini di Giuda dissero loro: "Perché siete saliti contro di noi?" Quelli risposero: "Siam saliti per legare Sansone; per fare a lui quello che ha fatto a noi".11E tremila uomini di Giuda scesero alla caverna della roccia d’Etam, e dissero a Sansone: "Non sai tu che i Filistei sono nostri dominatori? Che è dunque questo che ci hai fatto?" Ed egli rispose loro: "Quello che hanno fatto a me, l’ho fatto a loro".12E quelli a lui: "Noi siam discesi per legarti e darti nelle mani de’ Filistei". Sansone replicò loro: "Giuratemi che voi stessi non mi ucciderete".13Quelli risposero: "No, ti legheremo soltanto, e ti daremo nelle loro mani; ma certamente non ti metteremo a morte". E lo legarono con due funi nuove, e lo fecero uscire dalla caverna.14Quando giunse a Lehi, i Filistei gli si fecero incontro con grida di gioia; ma lo spirito dell’Eterno lo investì, e le funi che aveva alle braccia divennero come fili di lino a cui si appicchi il fuoco; e i legami gli caddero dalle mani.15E, trovata una mascella d’asino ancor fresca, stese la mano, l’afferrò, e uccise con essa mille uomini.16E Sansone disse: "Con una mascella d’asino, un mucchio! due mucchi! Con una mascella d’asino ho ucciso mille uomini!"17Quand’ebbe finito di parlare, gettò via di mano la mascella, e chiamò quel luogo Ramath-Lehi.18Poi ebbe gran sete; e invocò l’Eterno, dicendo: "Tu hai concesso questa gran liberazione per mano del tuo servo; e ora, dovrò io morir di sete e cader nelle mani degli incirconcisi?"19Allora Iddio fendé la roccia concava ch’è a Lehi, e ne uscì dell’acqua. Sansone bevve, il suo spirito si rianimò, ed egli riprese vita. Donde il nome di En-Hakkore dato a quella fonte, che esiste anche al dì d’oggi a Lehi.20Sansone fu giudice d’Israele, al tempo de’ Filistei, per vent’anni.

Israele è caduto molto in basso. Non soltanto non soffre affatto della dominazione dei Filistei, ma è malcontento del liberatore che Dio gli ha dato. Gli uomini di Giuda salgono per legare Sansone e sbarazzarsene. «Non sai tu che i Filistei sono nostri dominatori?» Vale a dire: Perché vieni ad attirarci delle difficoltà? Tutto va benissimo così per noi.

Ma ecco l'occasione vien fornita a Sansone! Rompe le corde nuove e, da solo riporta una stupefacente vittoria. Come il pungolo di Shamgar (cap. 3:31), la mascella d'asino è un'arma disprezzabile. Essa sottolinea che la vittoria procede soltanto da Dio.

Sansone fa l'esperienza che dopo la lotta, ha bisogno dell'acqua che Dio dà. In risposta alla sua preghiera, essa zampilla per lui dalla roccia, quella roccia che parla sempre di Cristo (1 Corinzi 10:4). Così Iddio darà a noi, se gliele chiediamo, le risorse fresche e vivificatrici della sua Parola che lo Spirito adatta ai nostri bisogni.

La sua vittoria sul leone aveva procurato a Sansone del nutrimento; dopo questo, Iddio gli dà da bere. Se noi ci confidiamo in Lui, le vittorie che il Signore ci accorderà, saranno sempre l'occasione di fortificare e ristorare le anime nostre godendo del suo amore.

Giudici 16:1-12
1E Sansone andò a Gaza, vide quivi una meretrice, ed entrò da lei.2Fu detto a que’ di Gaza: "Sansone è venuto qua". Ed essi lo circondarono, stettero in agguato tutta la notte presso la porta della città, e tutta quella notte se ne stettero queti dicendo: "Allo spuntar del giorno l’uccideremo".3E Sansone si giacque fino a mezzanotte; e a mezzanotte si levò, diè di piglio ai battenti della porta della città e ai due stipiti, li divelse insieme con la sbarra, se li mise sulle spalle, e li portò in cima al monte ch’è dirimpetto a Hebron.4Dopo questo, s’innamorò di una donna della valle di Sorek, che si chiamava Delila.5E i principi de’ Filistei salirono da lei e le dissero: "Lusingalo e vedi dove risieda quella sua gran forza, e come potremmo prevalere contro di lui per giungere a legarlo e a domarlo; e ti daremo ciascuno mille e cento sicli d’argento".6Delila dunque disse a Sansone: "Dimmi, ti prego, dove risieda la tua gran forza, e in che modo ti si potrebbe legare per domarti".7Sansone le rispose: "Se mi si legasse con sette corde d’arco fresche, non ancora secche, io diventerei debole e sarei come un uomo qualunque".8Allora i principi de’ Filistei le portarono sette corde d’arco fresche, non ancora secche, ed ella lo legò con esse.9Or c’era gente che stava in agguato, da lei, in una camera interna. Ed ella gli disse: "Sansone, i Filistei ti sono addosso!" Ed egli ruppe le corde come si rompe un fil di stoppa quando sente il fuoco. Così il segreto della sua forza restò sconosciuto.10Poi Delila disse a Sansone: "Ecco tu m’hai beffata e m’hai detto delle bugie; or dunque, ti prego, dimmi con che ti si potrebbe legare".11Egli le rispose: "Se mi si legasse con funi nuove che non fossero ancora state adoperate, io diventerei debole e sarei come un uomo qualunque".12Delila prese dunque delle funi nuove, lo legò, e gli disse: "Sansone, i Filistei ti sono addosso". L’agguato era posto nella camera interna. Ed egli ruppe, come un filo, le funi che aveva alle braccia.

Sansone è un uomo pieno di contrasti: Fisicamente fortissimo, moralmente è un debole, abituato a cedere a tutti i suoi capricci. Esteriormente egli era messo a parte per l'Eterno, come lo mostra la sua lunga capigliatura. Ma interiormente, il suo cuore è diviso. La prova è che ora ama una nemica del suo popolo.

Cari giovani amici, quel che mostriamo al difuori corrisponde forse allo stato del nostro cuore? L'esercizio corporale non è inutile, ma ciò che ha del valore per il Signore, non sono le imprese sportive, le quali sviluppano l'orgoglio, sono le vittorie segrete sulle nostre concupiscenze. Per mezzo della sua capigliatura non tagliata, una giovane credente mostra esteriormente la sua obbedienza. Ma bisogna che quest'obbedienza sia anche nel suo cuore.

Che piacere di trovare ancora nella nostra lettura un'immagine di Colui che ha «rotte le porte di rame e ha spezzato le sbarre di ferro» (Salmo 107:16). Sansone che divelse e trasportò sulle 'sue spalle potenti le porte di Gaza, ci ricorda Cristo: Egli ha spezzato i legami della morte, liberando così «tutti quelli che per il timor della morte erano... soggetti a schiavitù» (Ebrei 2:15). Poi è risuscitato in potenza, con le chiavi della morte e dell'Ades» (Apocalisse 1:18).

Giudici 16:13-22
13Delila disse a Sansone: "Fino ad ora tu m’hai beffata e m’hai detto delle bugie; dimmi con che ti si potrebbe legare". Ed egli le rispose: "Non avresti che da tessere le sette trecce del mio capo col tuo ordìto".14Essa le fissò al subbio, poi gli disse: "Sansone, i Filistei ti sono addosso". Ma, egli si svegliò dal sonno, e strappò via il subbio del telaio con l’ordìto.15Ed ella gli disse: "Come fai a dirmi: T’amo! mentre il tuo cuore non è con me? Già tre volte m’hai beffata, e non m’hai detto dove risiede la tua gran forza".16Or avvenne che, premendolo ella ogni giorno con le sue parole e tormentandolo, egli se ne accorò mortalmente,17e le aperse tutto il cuor suo e le disse: "Non è mai passato rasoio sulla mia testa, perché sono un nazireo, consacrato a Dio, dal seno di mia madre; se fossi tosato, la mia forza se ne andrebbe, diventerei debole, e sarei come un uomo qualunque".18Delila, visto ch’egli le aveva aperto tutto il cuor suo, mandò a chiamare i principi de’ Filistei, e fece dir loro: "Venite su, questa volta, perché egli m’ha aperto tutto il suo cuore". Allora i principi dei Filistei salirono da lei, e portaron seco il danaro.19Ed ella lo addormentò sulle sue ginocchia, chiamò l’uomo fissato, e gli fece tosare le sette trecce della testa di Sansone; così giunse a domarlo; e la sua forza si partì da lui.20Allora ella gli disse: "Sansone, i Filistei ti sono addosso". Ed egli, svegliatosi dal sonno, disse: "Io ne uscirò come le altre volte, e mi svincolerò". Ma non sapeva che l’Eterno s’era ritirato da lui.21E i Filistei lo presero e gli cavaron gli occhi; lo fecero scendere a Gaza, e lo legarono con catene di rame. Ed egli girava la macina nella prigione.22Intanto, la capigliatura che gli avean tosata, cominciava a ricrescergli.

Vi erano dei segreti nella vita di Sansone: il suo enigma al cap. 14 e qui il suo nazareato. Non ha saputo conservare né l'uno né l'altro. Il riscattato ha come dei segreti col suo Salvatore: certe esperienze fatte con Lui, di cui non potrà forse parlare con nessuno. Naturalmente, la nostra conversione è una cosa che si deve sapere. Invece non possiamo sempre spiegare ad altri il motivo per cui facciamo o non facciamo tale o tal altra cosa. Questo motivo è la nostra messa da parte per Dio, il nostro «nazareato» da cui dipende la nostra forza spirituale.

La seducente Delila, giorno dopo giorno bersaglia il povero Sansone. E costui, tormentato, annoiato «fino alla morte», finisce per cedere. «Ella lo addormentò», è aggiunto in seguito. Sonno fatale! «Non dormiamo come gli altri, ma vegliamo e siamo sobrî» — raccomanda l'apostolo (1 Tessalonicesi 5:6).

Vincitore d'un leone, per due volte l'uomo forte non ha saputo tener a freno la lingua (cap. 14:17 e 16:17). «Ogni sorta di fiere.., si doma ed è domata dalla razza umana — dichiara Giacomo — ma la lingua, nessun uomo la può domare» (cap. 3:7). Per poterlo fare occorre il soccorso di Dio, ed Egli lo concede soltanto a quelli che Gli obbediscono (1 Giovanni 3:22).

Giudici 16:23-31
23Or i principi dei Filistei si radunarono per offrire un gran sacrifizio a Dagon, loro dio, e per rallegrarsi. Dicevano: "Il nostro dio ci ha dato nelle mani Sansone, nostro nemico".24E quando il popolo lo vide, cominciò a lodare il suo dio e a dire: "Il nostro dio ci ha dato nelle mani il nostro nemico, colui che ci devastava il paese e che ha ucciso tanti di noi".25E nella gioia del cuor loro, dissero: "Chiamate Sansone, che ci faccia divertire!" Fecero quindi uscir Sansone dalla prigione, ed egli si mise a fare il buffone in loro presenza. Lo posero fra le colonne;26e Sansone disse al fanciullo, che lo teneva per la mano: "Lasciami, ch’io possa toccar le colonne sulle quali posa la casa, e m’appoggi ad esse".27Or la casa era piena d’uomini e di donne; e tutti i principi de’ Filistei eran quivi; e c’eran sul tetto circa tremila persone, fra uomini e donne, che stavano a guardare mentre Sansone faceva il buffone.28Allora Sansone invocò, l’Eterno e disse: "O Signore, o Eterno, ti prego, ricordati di me! Dammi forza per questa volta soltanto, o Dio, perch’io mi vendichi in un colpo solo de’ Filistei, per la perdita de’ miei due occhi".29E Sansone abbracciò le due colonne di mezzo, sulle quali posava la casa; s’appoggiò ad esse: all’una con la destra, all’altra con la sinistra, e disse:30"Ch’io muoia insieme coi Filistei!" Si curvò con tutta la sua forza, e la casa rovinò addosso ai principi e a tutto il popolo che v’era dentro; talché più ne uccise egli morendo, che non ne avea uccisi da vivo.31Poi i suoi fratelli e tutta la casa di suo padre scesero e lo portaron via; quindi risalirono, e lo seppellirono fra Tsorea ed Eshtaol nel sepolcro di Manoah suo padre. Egli era stato giudice d’Israele per venti anni.

Povero Sansone! Ecco la fine della sua solenne storia: cieco, prigioniero, è lo zimbello dei nemici di Dio e del suo popolo. E quel che è ancor più grave, la sua vergogna ricade su Dio stesso, poiché apparentemente, l'idolo sarebbe più potente del campione dell'Eterno. Ma Iddio non permetterà che ne sia così. Un'ultima vittoria sarà concessa a Sansone; in essa perderà la vita.

Voi che siete stati allevati da genitori cristiani nella conoscenza e nel timor del Signore, ricordatevi bene di questo esempio di Sansone, uno dei più serî di tutta la Scrittura! Voi avete molto ricevuto. È vero che siete obbligati ad un «nazareato» talvolta penoso, ad una separazione (che voi comprendete più o meno) dal mondo e dalla più parte dei suoi piaceri. Ma quale compenso!: Una forza meravigliosa, quella dello Spirito Santo, è a vostra disposizione se appartenete al Signore. E nulla resiste a questa forza nel sentiero della volontà di Dio! — Possiate voi essere e rimanere di quelli ai quali l'apostolo può indirizzarsi: «Giovani, vi ho scritto, perché siete forti, e la Parola di Dio dimora in voi, e avete vinto il maligno» (1 Giovanni 2:14).

Giudici 17:1-13
1Or v’era un uomo nella contrada montuosa d’Efraim, che si chiamava Mica.2Egli disse a sua madre: "I mille cento sicli d’argento che t’hanno rubato, e a proposito de’ quali hai pronunziato una maledizione, e l’hai pronunziata in mia presenza, ecco, li ho io; quel denaro l’avevo preso io". E sua madre disse: "Benedetto sia dall’Eterno il mio figliuolo!"3Egli restituì a sua madre i mille cento sicli d’argento, e sua madre disse: "Io consacro di mano mia quest’argento a pro del mio figliuolo, per farne un’immagine scolpita e un’immagine di getto; or dunque te lo rendo".4E quand’egli ebbe restituito l’argento a sua madre, questa prese dugento sicli e li diede al fonditore, il quale ne fece un’immagine scolpita e un’immagine di getto, che furon messe in casa di Mica.5E quest’uomo, Mica, ebbe una casa di Dio; e fece un efod e degl’idoli, e consacrò uno de’ suoi figliuoli, che gli servì da sacerdote.6In quel tempo non v’era re in Israele; ognuno faceva quel che gli pareva meglio.7Or v’era un giovine di Bethlehem di Giuda, della famiglia di Giuda, il quale era un Levita, e abitava quivi.8Quest’uomo si partì dalla città di Bethlehem di Giuda, per stabilirsi in luogo che trovasse adatto; e, cammin facendo, giunse nella contrada montuosa di Efraim, alla casa di Mica.9Mica gli chiese: "Donde vieni?" Quello gli rispose: "Sono un Levita di Bethlehem di Giuda, e vado a stabilirmi dove troverò un luogo adatto".10Mica gli disse: "Rimani con me, e siimi padre e sacerdote; ti darò dieci sicli d’argento all’anno, un vestito completo, e il vitto". E il Levita entrò.11Egli acconsentì a stare con quell’uomo, che trattò il giovine come uno de’ suoi figliuoli.12Mica consacrò quel Levita; il giovine gli servì da sacerdote, e si stabilì in casa di lui.13E Mica disse: "Ora so che l’Eterno mi farà del bene, perché ho un Levita come mio sacerdote".

Ecco una triste famiglia, ben diversa da quella di Manoah. Il figlio ruba, la madre bestemmia (con imprecazioni), poi con la stessa lingua (vedere Giacomo 3:10) ella benedice il figlio invece di fargli sentire la serietà del suo fallo. Infine, fa fabbricare per lui delle immagini scolpite. La legge che proibiva queste cose è dunque messa da parte completamente, benché il nome dell'Eterno sia mescolato alle parole di questa donna. «Questo popolo mi onora con le labbra — dirà il Signore — ma il loro cuore è lontano da me» (Matteo 15:8; Isaia 29:13). Facciamo attenzione, miei giovani amici! Pronunziare il nome del Signore esige che ci ritiriamo dal male (2 Timoteo 2:19). Chiamare Gesù nostro Signore, significa che riconosciamo la Sua autorità. Qui al contrario, ognuno fa quel che gli pare meglio. È il caso di Michea, di sua madre e anche di quel giovane levita di Bethlehem che Michea stabilisce come sacerdote e che consacra senza alcun diritto di farlo. Purtroppo, quel giovane è un discendente di Mosè (cap. 18, vers. 30). Che cosa avrebbe pensato colui che aveva portato la legge, distrutto il vitello d'oro, insegnato il solenne cantico (Deuteronomio 32), vedendo il nipote divenire sacerdote d'un'immagine scolpita!

Giudici 18:1-16
1In quel tempo, non v’era re in Israele; e in quel medesimo tempo, la tribù dei Daniti cercava un possesso per stabilirvisi, perché fino a quei giorni, non le era toccata alcuna eredità fra le tribù d’Israele.2I figliuoli di Dan mandaron dunque da Tsorea e da Eshtaol cinque uomini della loro tribù, presi di fra loro tutti, uomini valorosi, per esplorare ed esaminare il paese; e dissero loro: "Andate a esaminare il paese!" Quelli giunsero nella contrada montuosa di Efraim, alla casa di Mica, e pernottarono in quel luogo.3Come furon presso alla casa di Mica, riconobbero la voce del giovine Levita; e, avvicinatisi, gli chiesero: "Chi t’ha condotto qua? che fai in questo luogo? che hai tu qui?"4Egli rispose loro: "Mica mi ha fatto questo e questo: mi stipendia, e io gli servo da sacerdote".5E quelli gli dissero: "Deh, consulta Iddio, affinché sappiamo se il viaggio che abbiamo intrapreso sarà prospero".6Il sacerdote rispose loro: "Andate in pace; il viaggio che fate è sotto lo sguardo dell’Eterno".7I cinque uomini dunque partirono, giunsero a Lais, e videro che il popolo, Il quale vi abitava, viveva in sicurtà, al modo de’ Sidonii, tranquillo e fidente, poiché nel paese non c’era alcuno in autorità che potesse far loro il menomo torto, ed erano lontani dai Sidonii e non aveano relazione con alcuno.8Poi tornarono ai loro fratelli a Tsorea ed a Eshtaol; e i fratelli chiesero loro: "Che dite?"9Quelli risposero: "Leviamoci e saliamo contro quella gente; poiché abbiam visto il paese, ed ecco, è eccellente. E voi ve ne state là senza dir verbo? Non siate pigri a muovervi per andare a prender possesso del paese!10Quando arriverete là troverete un popolo che se ne sta sicuro. Il paese è vasto, e Dio ve lo ha dato nelle mani: è un luogo dove non manca nulla di ciò che è sulla terra".11E seicento uomini della famiglia dei Daniti partirono da Tsorea e da Eshtaol, muniti d’armi.12Salirono, e si accamparono a Kiriath-Jearim, in Giuda; perciò quel luogo, che è dietro a Kiriath-Jearim, fu chiamato e si chiama anche oggi Mahané-Dan.13E di là passarono nella contrada montuosa di Efraim, e giunsero alla casa di Mica.14Allora cinque uomini ch’erano andati ad esplorare il paese di Lais, presero a dire ai loro fratelli: "Sapete voi che in queste case c’è un efod, ci son degl’idoli, un’immagine scolpita e un’immagine di getto? Considerate ora quel che dovete fare".15Quelli si diressero da quella parte, giunsero alla casa del giovane Levita, alla casa di Mica, e gli chiesero notizie del suo bene stare.16I seicento uomini de’ figliuoli di Dan, muniti delle loro armi, si misero davanti alla porta.

La propria volontà e lo spirito di idolatria manifestati nella casa di Michea hanno attirato una intera tribù, come ce lo mostra il nostro capitolo. È sempre così. Prima di spandersi e turbare il popolo di Dio, il male ha cominciato col germogliare nelle famiglie. Il versetto 1 ci informa che la parte dei Daniti non era ancora toccata loro in quei giorni. Allora, invece di consultare l'Eterno e confidarsi in Lui, decidono nella loro impazienza di ricercare essi stessi la loro eredità. Spirito d'indipendenza! E anche scelta d'una soluzione facile. Vi ricordate che i figliuoli di Dan si erano lasciati respingere nella montagna (cap. 1:34). Invece di prender possesso di quel che era stato loro destinato e che era alla loro portata (ma che esigeva l'energia della fede) intraprendono una spedizione all'altra estremità del paese.

Può darsi che facciamo anche noi come loro più sovente di quel che pensiamo. Il Signore ci ha preparato un servizio nei nostri dintorni. Ma noi ci sottraiamo agliesercizîi della fede ed ai combattimenti che questo esercizio richiederebbe. E preferiamo un'azione più ampia nella direzione che noi stessi abbiamo scelta.

Giudici 18:17-31; Giudici 21:25
17Ma i cinque uomini ch’erano andati ad esplorare il paese, salirono, entrarono in casa, presero l’immagine scolpita, l’efod, gl’idoli e l’immagine di getto, mentre il sacerdote stava davanti alla porta coi seicento uomini armati.18E quando furono entrati in casa di Mica ed ebbero preso l’immagine scolpita, l’efod, gl’idoli e l’immagine di getto, il sacerdote disse loro: "Che fate?"19Quelli gli risposero: "Taci, mettiti la mano sulla bocca, vieni con noi, e sarai per noi un padre e un sacerdote. Che è meglio per te, esser sacerdote in casa d’un uomo solo, ovvero esser sacerdote di una tribù e d’una famiglia in Israele?"20Il sacerdote si rallegrò in cuor suo; prese l’efod, gl’idoli e l’immagine scolpita, e s’unì a quella gente.21Così si rimisero in cammino, mettendo innanzi a loro i bambini, il bestiame e i bagagli.22Com’erano già lungi dalla casa di Mica, la gente che abitava nelle case vicine a quella di Mica, si radunò e inseguì i figliuoli di Dan.23E siccome gridava dietro ai figliuoli di Dan, questi, rivoltatisi indietro, dissero a Mica: "Che cosa hai, che hai radunata cotesta gente?"24Egli rispose: "Avete portato via gli dèi che m’ero fatti e il sacerdote, e ve ne siete andati. Or che mi resta egli più? Come potete dunque dirmi: Che hai?"25I figliuoli di Dan gli dissero: "Fa’ che non s’oda la tua voce dietro a noi, perché degli uomini irritati potrebbero scagliarsi su voi, e tu ci perderesti la vita tua e quella della tua famiglia!"26I figliuoli di Dan continuarono il loro viaggio; e Mica, vedendo ch’essi eran più forti di lui se ne tornò indietro e venne a casa sua.27Ed essi, dopo aver preso le cose che Mica avea fatte e il sacerdote che aveva al suo servizio, giunsero a Lais, a un popolo che se ne stava tranquillo e in sicurtà; lo passarono a fil di spada, e dettero la città alle fiamme.28E non ci fu alcuno che la liberasse, perch’era lontana da Sidon, e i suoi abitanti non avean relazioni con altra gente. Essa era nella valle che si estende verso Beth-Rehob.29Poi i Daniti ricostruirono la città e l’abitarono. E le posero nome Dan, dal nome di Dan loro padre, che fu figliuolo d’Israele; ma prima, il nome della città era Lais.30Poi i figliuoli di Dan rizzarono per sé l’immagine scolpita; e Gionathan, figliuolo di Ghershom, figliuolo di Mosè, e i suoi figliuoli furono sacerdoti della tribù dei Daniti fino al giorno in cui gli abitanti del paese furon deportati.31Così rizzarono par se l’immagine scolpita che Mica avea fatta, durante tutto il tempo che la casa di Dio rimase a Sciloh.
25In quel tempo, non v’era re in Israele; ognun facea quel che gli pareva meglio.

La presa di Lais non ha nulla di comune con le conquiste della fede del tempo di Giosuè. Che cosa vediamo in Dan? Concupiscenza «di ciò che è sulla terra» (vers. 10), fiducia nella propria forza, e ad un tempo viltà, ingratitudine, furto, cattiva fede e, per coronare il tutto, stabilimento d'un culto idolatra. Che quadro! E noi passiam sopra ai capitoli seguenti (i quali rendono questo quadro ancor più tetro) per giungere all'ultimo versetto del libro, ripetizione del vers. 6 del cap. 17).: «Ognuno faceva quel che gli pareva meglio.» Questa frase riassume lo stato d'Israele al tempo dei giudici. E riassume anche tristemente quello della cristianità nei giorni attuali. Se il libro di Giosuè ha affinità con quello degli «Efesini», l'epistola che assomiglia di più al libro dei Giudici è la 2° epistola a Timoteo (in particolare il capitolo 3). Ma questa successione di alti e bassi, di cadute e di ristoramenti, non è forse sovente la nostra storia? Come uscirne? Cessando di fare quel che pare meglio ai nostri occhi (di cui non possiamo fidarci) ed applicandoci piuttosto a fare ciò che è gradito al Signore (Efesini 5:10; Ebrei 13:21).

Rut 1:1-14
1Al tempo dei giudici ci fu nel paese una carestia, e un uomo di Bethlehem di Giuda andò a stare nelle campagne di Moab con la moglie e i suoi due figliuoli.2Quest’uomo si chiamava Elimelec; sua moglie, Naomi; e suoi due figliuoli, Mahlon e Kilion; erano Efratei, di Bethlehem di Giuda. Giunti nelle campagne di Moab, vi fissarono la loro dimora.3Elimelec, marito di Naomi, morì, ed ella rimase coi suoi due figliuoli.4Questi sposarono delle Moabite, delle quali una si chiamava Orpa, e l’altra Ruth; e dimoraron quivi per circa dieci anni.5Poi Mahlon e Kilion morirono anch’essi tutti e due, e la donna restò priva de’ suoi due figliuoli e del marito.6Allora si levò con le sue nuore per tornarsene dalle campagne di Moab perché nelle campagne di Moab avea sentito dire che l’Eterno avea visitato il suo popolo, dandogli del pane.7Ella partì dunque con le sue due nuore dal luogo dov’era stata, e si mise in cammino per tornare nel paese di Giuda.8E Naomi disse alle sue due nuore: "Andate, tornatevene ciascuna a casa di sua madre; l’Eterno sia buono con voi, come voi siete state con quelli che son morti, e con me!9L’Eterno dia a ciascuna di voi di trovare riposo in casa d’un marito!" Essa le baciò, e quelle si misero a piangere ad alta voce, e le dissero:10"No noi torneremo con te al tuo popolo".11E Naomi rispose: "Ritornatevene, figliuole mie! Perché verreste con me? Ho io ancora de’ figliuoli in seno che possano diventare vostri mariti?12Ritornatevene, figliuole mie, andate! Io son troppo vecchia per rimaritarmi; e anche se dicessi: Ne ho speranza, e andassi a marito stasera, e partorissi de’ figliuoli,13aspettereste voi finché fossero grandi? Vi asterreste voi per questo dal maritarvi? No, figliuole mie; l’afflizione mia e più amara della vostra poiché la mano dell’Eterno si è stesa contro di me".14Allora esse alzarono la voce e piansero di nuovo; e Orpa baciò la suocera, ma Ruth non si staccò da lei.

Come un raggio di luce, dopo le fosche pagine del libro dei Giudici, Dio ci dà la storia di Ruth. Questo bel racconto ci insegna che la fede personale può esistere in tutti i tempi e presso tutti i popoli, e che Dio è sempre pronto a fare grandi cose per rispondere a questa fede.

Nei giorni in cui i giudici giudicavano, ecco un uomo, Elimelec, che fa come ognuno, «quel che gli pare meglio». Abbandona l’eredità dell’Eterno e fissa con i suoi la sua dimora nelle campagne di Moab, cioè fra i nemici del suo popolo. Non si guadagna nulla allontanandosi da Dio. Quale ne è il risultato per questa famiglia? La morte, le lacrime, la miseria, l’amarezza! Ed ecco Naomi, la vedova, con le sue due nuore, vedove esse pure, sulla via del ritorno. Triste ritorno? Sì, ma tuttavia felice ritorno per chi, a fine di risorse, volge verso Dio i suoi pensieri ed i suoi passi. Così il figliuol della parabola, nel paese lontano, ricordandosi del luogo ove può trovare pane in abbondanza, si alza e se ne ritorna alla casa paterna (paragonate vers. 6 con Luca 15:17). Questo si chiama la conversione; voi lo sapete! Ma, lettori e lettrici, lo sapete voi pure per esperienza personale?

Rut 1:15-22; Rut 2:1-3
15Naomi disse a Ruth: "Ecco, la tua cognata se n’è tornata al suo popolo e ai suoi dèi; ritornatene anche tu come la tua cognata!"16Ma Ruth rispose: "Non insistere perch’io ti lasci, e me ne torni lungi da te; perché dove andrai tu, andrò anch’io; e dove starai tu, io pure starò; il tuo popolo sarà il mio popolo, e il tuo Dio sarà il mio Dio;17dove morrai tu morrò anch’io, e quivi sarò sepolta. L’Eterno mi tratti col massimo rigore se altra cosa che la morte mi separerà da te!"18Quando Naomi la vide fermamente decisa ad andar con lei, non gliene parlò più.19Così fecero il viaggio assieme fino al loro arrivo a Bethlehem. E quando giunsero a Bethlehem, tutta la città fu sossopra a motivo di loro. Le donne dicevano: "E’ proprio Naomi?"20Ed ella rispondeva: "Non mi chiamate Naomi; chiamatemi Mara, poiché l’Onnipotente m’ha ricolma d’amarezza.21Io partii nell’abbondanza, e l’Eterno mi riconduce spoglia di tutto. Perché chiamarmi Naomi, quando l’Eterno ha attestato contro di me, e l’Onnipotente m’ha resa infelice?"22Così Naomi se ne tornò con Ruth, la Moabita, sua nuora, venuta dalle campagne di Moab. Esse giunsero a Bethlehem quando si cominciava a mietere l’orzo.
1Or Naomi aveva un parente di suo marito, uomo potente e ricco, della famiglia di Elimelec, che si chiamava Boaz.2Ruth, la Moabita, disse a Naomi: "Lasciami andare nei campi a spigolare dietro a colui agli occhi del quale avrò trovato grazia". Ed ella le rispose: "Va’ figliuola mia".3Ruth andò dunque e si mise a spigolare in un campo dietro ai mietitori; e per caso le avvenne di trovarsi nella parte di terra appartenente a Boaz, ch’era della famiglia di Elimelec.

Orpa non è a lungo indecisa. Da un lato: la vedovanza, la povertà in compagnia d’una donna triste ed anziana, un popolo e un Dio sconosciuti; dall’altro: il suo proprio popolo, l’affetto dei suoi, i suoi idoli familiari con gioiose feste in loro onore. Le sue lacrime, presto asciugate, ci ricordano quel giovane che, perché preferiva le sue ricchezze, se ne andò tutto triste, invece di seguire il Signore. «Io ti seguiterò dovunque tu andrai» disse un altro uomo a Gesù. Ma Questi lo previene: «Il Figliuol dell’uomo non ha ove posare il capo» (Matteo 19:22; 8:19-20 — vedere anche Luca 14:25 e seguenti).

Ruth ha tutto ben calcolato; ha calcolato la spesa. La sua decisione è irrevocabile; è la scelta della fede. Si è affezionata a Naomi, ma soprattutto al suo popolo, al suo Dio. Senza guardare indietro, e neppure senza lasciarsi arrestare da timori a riguardo del futuro, si mette in cammino con la suocera e giunge a Bethlehem: Questo nome significa «casa del pane», un perfetto riparo contro la carestia spirituale. Là, con il permesso di Naomi va a cercare il proprio sostentamento. E Dio la conduce «fortuitamente» (ma con mano sicura) nei campi di Boaz, l’uomo che Egli ha preparato per darle consolazione e riposo.

Rut 2:4-16
4Ed ecco che Boaz giunse da Bethlehem, e disse ai mietitori: "L’Eterno sia con voi!" E quelli gli risposero: "L’Eterno ti benedica!"5Poi Boaz disse al suo servo incaricato di sorvegliare i mietitori: "Di chi è questa fanciulla?"6Il servo incaricato di sorvegliare i mietitori rispose: "E’ una fanciulla Moabita; quella ch’è tornata con Naomi dalle campagne di Moab.7Ella ci ha detto: Vi prego, lasciatemi spigolare e raccogliere le spighe tra le mannelle, dietro ai mietitori. E da stamattina ch’è venuta, è rimasta in piè fino ad ora; e s’è ritirata un momento solo per riposarsi".8Allora Boaz disse a Ruth: "Ascolta, figliuola mia; non andare a spigolare in altro campo; e non t’allontanare di qui, ma rimani con le mie serve;9guarda qual è il campo che si miete, e va’ dietro a loro. Ho ordinato ai miei servi che non ti tocchino; e quando avrai sete andrai ai vasi a bere l’acqua che i servi avranno attinta".10Allora Ruth si gettò giù, prostrandosi con la faccia a terra, e gli disse: "Come mai ho io trovato grazia agli occhi tuoi che tu faccia caso di me che sono una straniera?"11Boaz le rispose: "M’è stato riferito tutto quello che hai fatto per la tua suocera dopo la morte di tuo marito, e come hai abbandonato tuo padre, tua madre e il tuo paese natìo, per venire a un popolo che prima non conoscevi.12L’Eterno ti rimuneri di quel che hai fatto, e la tua ricompensa sia piena da parte dell’Eterno, dell’Iddio d’Israele, sotto le ali del quale sei venuta a rifugiarti!"13Ella gli disse: "Possa io trovar grazia agli occhi tuoi, o mio signore! Poiché tu m’hai consolata, e hai parlato al cuore della tua serva, quantunque io non sia neppure come una delle tue serve".14Poi, al momento del pasto, Boaz le disse: "Vieni qua, mangia del pane, e intingi il tuo boccone nell’aceto". Ed ella si pose a sedere accanto ai mietitori. Boaz le porse del grano arrostito, ed ella ne mangiò, si satollò, e ne mise a parte gli avanzi15Poi si levò per tornare a spigolare, e Boaz diede quest’ordine ai suoi servi: "Lasciatela spigolare anche fra le mannelle, e non le fate affronto!16E cavate anche, per lei, delle spighe dai manipoli; e lasciatele lì perch’essa le raccatti, e non la sgridate!"

Ruth non aveva ancora avuto da fare che coi servitori di Boaz. Ora ella incontra personalmente questo amico potente e ricco (vers. 1), «tipo», particolarmente bello, del Signore Gesù. Boaz evoca per noi l’Amico supremo, mansueto e pieno di compassione, Colui di cui Dio può dire al Salmo 89:19: «Ho posto del soccorso sopra un uomo potente» (versione corretta). — Osservatelo in quella città di Bethlehem (quella stessa ove il Signore doveva nascere) mentre benedice i suoi servitori e li dirige, vegliando a tutto, notando la povera spigolatrice, usando infine verso lei una grazia piena di delicatezza che dà fiducia alla giovane donna timorosa. La invita ad avvicinarsi, parla al suo cuore e la consola.

Bisogna che anche voi facciate l’esperienza che Ruth ha fatto: non basta conoscere i servitori del Signore: pastori, dottori o evangelisti, e di trovare presso di loro, qua e là, alcuni insegnamenti tratti dalla Parola di Dio. Dovete aver da fare personalmente con Gesù. Allora Egli stesso parlerà al vostro cuore. Vi farà comprendere ciò che Egli ha attraversato per voi quando venne quaggiù per soffrire e morire (quel grano arrostito del vers. 14). E vi sazierà del suo meraviglioso amore.

Rut 2:17-23; Rut 3:1-13
17Così ella spigolò nel campo fino alla sera; batté quello che avea raccolto, e n’ebbe circa un efa d’orzo.18Se lo caricò addosso, entrò in città, e la sua suocera vide ciò ch’essa avea spigolato; e Ruth trasse fuori quello che le era rimasto del cibo dopo essersi saziata, e glielo diede.19La suocera le chiese: "Dove hai spigolato oggi? Dove hai lavorato? Benedetto colui che t’ha fatto così buona accoglienza!" E Ruth disse alla suocera presso di chi avea lavorato, e aggiunse: "L’uomo presso il quale ho lavorato oggi, si chiama Boaz".20E Naomi disse alla sua nuora: "Sia egli benedetto dall’Eterno, poiché non ha rinunziato a mostrare ai vivi la bontà ch’ebbe verso i morti!" E aggiunse: "Quest’uomo e nostro parente stretto; è di quelli che hanno su noi il diritto di riscatto".21E Ruth, la Moabita: "M’ha anche detto: Rimani coi miei servi, finché abbian finita tutta la mia mèsse".22E Naomi disse a Ruth sua nuora: "E’ bene, figliuola mia, che tu vada con le sue serve e non ti si trovi in un altro campo".23Ella rimase dunque con le serve di Boaz, a spigolare, sino alla fine della mèsse degli orzi e del frumento. E stava di casa con la sua suocera.
1Naomi, sua suocera, le disse: "Figliuola mia, io vorrei assicurare il tuo riposo perché tu fossi felice.2Ora Boaz, con le serve del quale tu sei stata, non è egli nostro parente? Ecco, stasera deve ventolar l’orzo nell’aia.3Làvati dunque, ungiti, vèstiti, e scendi all’aia, ma non ti far riconoscere da lui, prima ch’egli abbia finito di mangiare e di bere.4E quando se n’andrà a dormire, osserva il luogo dov’egli dorme; poi va’, alzagli la coperta dalla parte de’ piedi, e mettiti lì a giacere; ed egli ti dirà quello che tu debba fare".5Ruth le rispose: "Farò tutto quello che dici".6E scese all’aia, e fece tutto quello che la suocera le aveva ordinato.7Boaz mangiò e bevve e, col cuor allegro, se n’andò a dormire presso al monte delle mannelle. Allora ella venne pian piano, gli alzò la coperta dalla parte de’ piedi, e si mise a giacere.8Verso mezzanotte, quell’uomo si svegliò di soprassalto, si voltò, ed ecco che una donna gli giaceva ai piedi.9"Chi sei tu?" le disse. Ed ella rispose: "Sono Ruth tua serva; stendi il lembo del tuo mantello sulla tua serva, perché tu hai il diritto di riscatto".10Ed egli a lei: "Sii benedetta dall’Eterno, figliuola mia! La tua bontà d’adesso supera quella di prima, giacché non sei andata dietro a de’ giovani, poveri o ricchi.11Ora dunque, non temere, figliuola mia; io farò per te tutto quello che dici, poiché tutti qui sanno che sei una donna virtuosa.12Or e vero ch’io ho il diritto di riscatto; ma ve n’è un altro che t’è parente più prossimo di me.13Passa qui la notte; e domattina, se quello vorrà far valere il suo diritto su di te, va bene, lo faccia pure; ma se non gli piacerà di far valere il suo diritto, io farò valere il mio, com’è vero che l’Eterno vive! Sta’ coricata fino al mattino".

Secondo quel che sta scritto in Levitico 23:22 e Deuteronomio 24:19, al tempo della mietitura, gli angoli del campo dovevano essere lasciati al povero, allo straniero e alla vedova che sarebbero venuti a spigolare. Ruth, la povera vedova forestiera, ha in certo qual modo un triplo titolo per approfittare di questa disposizione della grazia. Spigolare ci parla dell’attività necessaria onde l’anima nostra sia nutrita di quel che il Signore dà. E sovente è con l’aiuto dei servitori di Dio che ci permettono di entrare meglio nei suoi pensieri. Ciò richiede qualche sforzo, ma il Signore, vero Boaz, non sarà debitore, e darà «buona misura, premuta, scossa e traboccante...» (Luca 6:38). Ruth batte la sua raccolta e la porta a casa. Facciamo approfittare i nostri di quel che il Signore ci ha fatto godere nella sua Parola.

Avete notato la dedizione di Ruth verso Naomi. Ammirate ora la sua sottomissione alla suocera. Giovanette, che esempio vi dà Ruth! Ella fa tutto ciò che Naomi le chiede, la quale, dal canto suo, pensa al riposo e alla felicità della giovane (cap. 3:1). Ove trovare questo riposo e questa felicità se non ai piedi di Boaz, figura d’uno più grande di lui? Quanti sono andati a Gesù stanchi e aggravati e hanno trovato il riposo dell’anima loro! (Matteo 11:28-29).

Rut 3:14-18; Rut 4:1-6
14Ed ella rimase coricata ai suoi piedi fino alla mattina; poi si alzò, prima che due si potessero riconoscere l’un l’altro; giacché Boaz avea detto: "Nessuno sappia che questa donna e venuta nell’aia!"15Poi aggiunse: "Porta qua il mantello che hai addosso, e tienlo con ambe le mani". Ella lo tenne su, ed egli vi misuro dentro sei misure d’orzo, e glielo mise in ispalla; poi se ne venne in città.16Ruth tornò dalla sua suocera, che le disse: "Sei tu, figliuola mia?" Ed ella le raccontò tutto quanto quell’uomo avea fatto per lei,17e aggiunse: "M’ha anche dato queste sei misure d’orzo; perché m’ha detto: "Non devi tornare dalla tua suocera con le mani vuote".18E Naomi disse: "Rimani qui, figliuola mia, finché tu vegga come la cosa riuscirà; poiché quest’uomo non si darà posa, finché non abbia oggi stesso terminato quest’affare".
1Or Boaz salì alla porta della città e quivi si pose a sedere. Ed ecco passare colui che aveva il diritto di riscatto e del quale Boaz avea parlato. E Boaz gli disse: "O tu, tal de’ tali, vieni un po’ qua, e mettiti qui a sedere!" Quello s’avvicinò e si mise a sedere.2Boaz allora prese dieci uomini fra gli anziani della città, e disse loro: "Sedete qui". E quelli si misero a sedere.3Poi Boaz disse a colui che avea il diritto di riscatto: "Naomi, ch’è tornata dalle campagne di Moab, mette in vendita la parte di terra che apparteneva ad Elimelec nostro fratello.4Ho creduto bene d’informartene, e di dirti: Fanne acquisto in presenza degli abitanti del luogo e degli anziani del mio popolo. Se vuoi far valere il tuo diritto di riscatto, fallo; ma se non lo vuoi far valere, dimmelo, ond’io lo sappia; perché non c’è nessuno, fuori di te, che abbia il diritto di riscatto; e, dopo di te, vengo io". Quegli rispose: "Farò valere il mio diritto".5Allora Boaz disse: "Il giorno che acquisterai il campo dalla mano di Naomi, tu lo acquisterai anche da Ruth la Moabita, moglie del defunto, per far rivivere il nome del defunto nella sua eredità".6Colui che aveva il diritto di riscatto rispose: "Io non posso far valere il mio diritto, perché rovinerei la mia propria eredità; subentra tu nel mio diritto di riscatto, giacché io non posso valermene".

«Non v’è alcuno — afferma Gesù ai suoi discepoli — che abbia lasciato casa, o fratelli, o sorelle, o madre, o padre, o figliuoli, o campi, per amor di me... il quale... non ne riceva cento volte tanto...» (Marco 10:29-30, vedere anche Ebrei 6:10). Ruth non si era sbagliata nella sua scelta. Così non ha perduto la sua ricompensa. Boaz, che aveva chiesto per lei la benedizione dell’Eterno (cap. 2:12), sarà egli stesso il premio che ricompenserà la sua fede.

E così è di Gesù per i suoi. «Io rinunziai a tutte codeste cose... — scrive l’apostolo — affin di guadagnare...» che cosa dunque? Una ricompensa? No, «affin di guadagnare Cristo» (Filippesi 3:8).

Ma anzitutto è necessario qualche cosa. Bisogna che Ruth sia riscattata, e Boaz senza indugio si occupa di questo. Il parente più prossimo, nonostante il suo desiderio, non lo poteva (vers. 6). Ci fa pensare alla legge e alla sua incapacità quando si tratta di salvare gli uomini o d’introdurli nelle benedizioni di Dio. In Boaz invece abbiamo la grazia divina. Quando non c’è più nessun’altra risorsa, essa si rivela in una Persona: Gesù, il Redentore, cioè Colui che riscatta.

Rut 4:7-22
7Or v’era in Israele quest’antica usanza, per render valido un contratto di riscatto o di cessione di proprietà; uno si cavava la scarpa e la dava all’altro; era il modo di attestazione in Israele.8Così, colui che aveva il diritto di riscatto disse a Boaz: "Fa’ l’acquisto per conto tuo", si cavò la scarpa.9Allora Boaz disse agli anziani e a tutto il popolo: "Voi siete oggi testimoni che io ho acquistato dalle mani di Naomi tutto quello che apparteneva a Elimelec, a Kilion ed a Mahlon,10e che ho pure acquistato Ruth, la Moabita, moglie di Mahlon, perché sia mia moglie, affin di far rivivere il nome del defunto nella sua eredità, onde il nome del defunto non si estingua tra i suoi fratelli e alla porta della sua città. Voi ne siete oggi testimoni".11E tutto il popolo che si trovava alla porta della città e gli anziani risposero: "Ne siamo testimoni. L’Eterno faccia che la donna ch’entra in casa tua sia come Rachele e come Lea, le due donne che fondarono la casa d’Israele. Spiega la tua forza in Efrata, e fatti un nome in Bethlehem!12Possa la progenie che l’Eterno ti darà da questa giovine, render la tua casa simile alla casa di Perets, che Tamar partorì a Giuda!"13Così Boaz prese Ruth, che divenne sua moglie. Egli entrò da lei, e l’Eterno le diè la grazia di concepire, ed ella partorì un figliuolo.14E le donne dicevano a Naomi: "Benedetto l’Eterno, il quale non ha permesso che oggi ti mancasse un continuatore della tua famiglia! Il nome di lui sia celebrato in Israele!15Egli consolerà l’anima tua e sarà il sostegno della tua vecchiaia; l’ha partorito la tua nuora che t’ama, e che vale per te più di sette figliuoli".16E Naomi prese il bambino, se lo strinse al seno, e gli fece da nutrice.17Le vicine gli dettero il nome, e dicevano: "E’ nato un figliuolo a Naomi!" Lo chiamarono Obed. Egli fu padre d’Isai, padre di Davide.18Ecco la posterità di Perets: Perets generò Hetsron;19Hetsron generò Ram; Ram generò Amminadab;20Amminadab generò Nahshon; Nahshon generò Salmon;21Salmon generò Boaz; Boaz generò Obed;22Obed generò Isai, e Isai generò Davide.

I nomi nella Bibbia hanno sovente un significato interessante. Ne è così in questo libro di Ruth. Abbiamo visto Naomi: le mie delizie, diventare Mara: amarezza (cap. 1:20). Mahlon, primo marito di Ruth, significa: mancanza, grande debolezza; mentre Boaz (il suo secondo sposo) vuol dire invece: in lui è la forza (vedere 1 Re 7:21). Ruth, infine, può tradursi, fra l’altro, con soddisfatta (1 Timoteo 6:6). Che nome magnifico!

Legato per natura ad uno stato di miseria e di debolezza totale, il peccatore è introdotto per grazia in una relazione con Cristo, l’Uomo celeste in cui è la forza e che solo può soddisfarlo pienamente. E questa grazia è ancora messa in rilievo dal fatto che il Moabita non aveva diritto d’entrare nella congregazione dell’Eterno (Deuteronomio 23:3). Ebbene, non soltanto Ruth è introdotta in Israele, ma farà parte della famiglia dei prìncipi di Giuda; diverrà la bisnonna del re Davide e avrà posto nella genealogia del Signore Gesù. È la stessa grazia, che ancora oggi fa entrare, senza alcun diritto, un peccatore nella famiglia di Dio, dandogli un Redentore.

1 Samuele 1:1-11
1V’era un uomo di Ramathaim-Tsofim, della contrada montuosa di Efraim, che si chiamava Elkana, figliuolo di Jeroham, figliuolo d’Elihu, figliuolo di Tohu, figliuolo di Tsuf, Efraimita.2Aveva due mogli: una per nome Anna, e l’altra per nome Peninna. Peninna avea de’ figliuoli, ma Anna non ne aveva.3E quest’uomo, ogni anno, saliva dalla sua città per andare ad adorar l’Eterno degli eserciti e ad offrirgli dei sacrifizi a Sciloh; e quivi erano i due figliuoli di Eli, Hofni e Fineas, sacerdoti dell’Eterno.4Quando venne il giorno, Elkana offerse il sacrifizio, e diede a Peninna, sua moglie e a tutti i figliuoli e a tutte le figliuole di lei le loro parti;5ma ad Anna diede una parte doppia, perché amava Anna, benché l’Eterno l’avesse fatta sterile.6E la rivale mortificava continuamente Anna affin d’inasprirla perché l’Eterno l’avea fatta sterile.7Così avveniva ogni anno; ogni volta che Anna saliva alla casa dell’Eterno, Peninna la mortificava a quel modo; ond’ella piangeva e non mangiava più.8Elkana, suo marito, le diceva: "Anna, perché piangi? Perché non mangi? Perché è triste il cuor tuo? Non ti valgo io più di dieci figliuoli?"9E, dopo ch’ebbero mangiato e bevuto a Sciloh, Anna si levò (il sacerdote Eli stava in quell’ora seduto sulla sua sedia all’entrata del tempio dell’Eterno);10ella avea l’anima piena di amarezza, e pregò l’Eterno piangendo dirottamente.11E fece un voto, dicendo: "O Eterno degli eserciti! se hai riguardo all’afflizione della tua serva, e ti ricordi di me, e non dimentichi la tua serva, e dài alla tua serva un figliuolo maschio, io lo consacrerò all’Eterno per tutti i giorni della sua vita, e il rasoio non passerà sulla sua testa".

Iniziamo oggi lo studio dei libri di Samuele. Tuttavia l’epoca dei Giudici non è terminata e ne vedremo ancora due: Eli e Samuele, prima del principio del periodo dei re. Come l'ha fatto per Sansone, Dio comincia col presentarci la famiglia in cui nascerà Samuele. Elkana era un Levita (1 Cronache 6:33-38) che abitava nella contrada montuosa di Efraim. Egli aveva due mogli: Peninna e Anna. Non era secondo il pensiero di Dio, e vedete quali ne sono le conseguenze in questa casa: continue dispute, a tal punto che Peninna può essere chiamata la nemica di Anna. Invece di consolare questa, perché non ha il figlio che desidera, Peninna non cessa di «mortificarla continuamente... affin d'inasprirla». Dei nemici in una famiglia? Che tristezza! Come sono i nostri rapporti fra fratelli e sorelle?

Ogni anno Elkana saliva con la famiglia a Sciloh, il centro stabilito dall’Eterno ove si trovava l'arca con i sacerdoti. Anna, questa volta, vi reca il suo dolore e lo espone a Dio in preghiera. Non era forse quel che poteva far di meglio? Imitiamola, invece di rispondere a quelli che possono causarci della pena. Realizzeremo che abbiamo da fare con l'«Iddio di ogni consolazione» (2 Corinzi 1:3).

1 Samuele 1:12-28
12E, com’ella prolungava la sua preghiera dinanzi all’Eterno, Eli stava osservando la bocca di lei.13Anna parlava in cuor suo; e si movevano soltanto le sue labbra ma non si sentiva la sua voce; onde Eli credette ch’ella fosse ubriaca;14e le disse: "Quanto durerà cotesta tua ebbrezza? Va’ a smaltire il tuo vino!"15Ma Anna, rispondendo, disse: "No, signor mio, io sono una donna tribolata nello spirito, e non ho bevuto né vino né bevanda alcoolica, ma stavo spandendo l’anima mia dinanzi all’Eterno.16Non prender la tua serva per una donna da nulla; perché l’eccesso del mio dolore e della tristezza mia m’ha fatto parlare fino adesso".17Ed Eli replicò: "Va’ in pace, e l’Iddio d’Israele esaudisca la preghiera che gli hai rivolta!"18Ella rispose: "Possa la tua serva trovar grazia agli occhi tuoi!" Così la donna se ne andò per la sua via, mangiò, e il suo sembiante non fu più quello di prima.19L’indomani, ella e suo marito, alzatisi di buon’ora, si prostrarono dinanzi all’Eterno; poi partirono e ritornarono a casa loro a Rama. Elkana conobbe Anna, sua moglie, e l’Eterno si ricordò di lei.20Nel corso dell’anno, Anna concepì e partorì un figliuolo, al quale pose nome Samuele, "perché", disse, "l’ho chiesto all’Eterno".21E quell’uomo, Elkana, salì con tutta la sua famiglia per andare a offrire all’Eterno il sacrifizio annuo e a sciogliere il suo voto.22Ma Anna non salì, e disse a suo marito: "Io non salirò finché il bambino non sia divezzato; allora lo condurrò, perché sia presentato dinanzi all’Eterno e quivi rimanga per sempre".23Elkana, suo marito, le rispose: "Fa’ come ti par bene; rimani finché tu l’abbia divezzato, purché l’Eterno adempia la sua parola!" Così la donna rimase a casa, e allattò il suo figliuolo fino al momento di divezzarlo.24E quando l’ebbe divezzato, lo menò seco, e prese tre giovenchi, un efa di farina e un otre di vino; e lo menò nella casa dell’Eterno a Sciloh. Il fanciullo era ancora piccolino.25Elkana ed Anna immolarono il giovenco, e menarono il fanciullo ad Eli.26E Anna gli disse: "Signor mio! Com’è vero che vive l’anima tua, o mio signore, io son quella donna che stava qui vicina a te, a pregare l’Eterno.27Pregai per aver questo fanciullo; e l’Eterno mi ha concesso quel che io gli avevo domandato.28E, dal canto mio, lo dono all’Eterno; e finché gli durerà la vita, egli sarà donato all’Eterno". E si prostraron quivi dinanzi all’Eterno.

Dio non può rispondere alle preghiere che hanno per oggetto la nostra propria soddisfazione (Giacomo 4:3). Invece quando il nostro scopo è la sua gloria, non manca mai di esaudirci. È il caso di Anna. Ella ha chiesto un figlio, non per tenerlo egoisticamente con sé, ma affinché diventi un servitore di Dio «per tutti i giorni della sua vita». È pure il desiderio più caro dei genitori cristiani, che i loro figli siano consacrati al Signore Gesù fin dalla loro fanciullezza. Tale è stata, senza dubbio, per parecchi di noi, la preghiera dei nostri genitori già prima della nostra nascita. Ma la risposta dipende anche dal nostro desiderio personale. Se abbiamo, come Samuele, una madre pia, che giorno dopo giorno ci ha presentati al Signore, siamo privilegiati, ma anche molto responsabili.

Anna ha esposto la sua richiesta a Dio «con preghiere e supplicazioni», come siamo esortati in Filippesi 4:6. Ma ella ha pure realizzato il versetto precedente (Filippesi 4:5) rispondendo con dolcezza a Eli che l’aveva ingiustamente accusata di essere ebbra. Ora non ha più lo stesso aspetto. La pace di Dio riempie il suo cuore (Filippesi 4:7), prima ancora della risposta che non tarderà.

«Iddio ha esaudito» sarà il significato del nome del piccolo Samuele.

1 Samuele 2:1-11
1Allora Anna pregò e disse: "Il mio cuore esulta nell’Eterno, l’Eterno mi ha dato una forza vittoriosa, la mia bocca s’apre contro i miei nemici perché gioisco per la liberazione che tu m’hai concessa.2Non v’è alcuno che sia santo come l’Eterno, poiché non v’è altro Dio fuori di te; ne v’è ròcca pari all’Iddio nostro.3Non parlate più con tanto orgoglio; non esca più l’arroganza dalla vostra bocca; poiché l’Eterno è un Dio che sa tutto, e da lui son pesate le azioni dell’uomo.4L’arco dei potenti è spezzato, e i deboli son cinti di forza.5Quei ch’eran satolli s’allogano per aver del pane, e quei che pativan la fame non la patiscono più; perfin la sterile partorisce sette volte, mentre quella che avea molti figli diventa fiacca.6L’Eterno fa morire e fa vivere; fa scendere nel soggiorno de’ morti e ne fa risalire.7L’Eterno fa impoverire ed arricchisce, egli abbassa ed anche innalza.8Rileva il misero dalla polvere e trae su il povero dal letame, per farli sedere coi principi, per farli eredi di un trono di gloria; poiché le colonne della terra son dell’Eterno, e sopra queste Egli ha posato il mondo.9Egli veglierà sui passi de’ suoi fedeli, ma gli empi periranno nelle tenebre; poiché l’uomo non trionferà per la sua forza.10Gli avversari dell’Eterno saran frantumati. Egli tonerà contr’essi dal cielo; l’Eterno giudicherà gli estremi confini della terra, darà forza al suo re, farà grande la potenza del suo unto".11Elkana se ne andò a casa sua a Rama, e il fanciullo rimase a servire l’Eterno sotto gli occhi del sacerdote Eli.

Il versetto citato ieri diceva anche: «Con azioni di grazie» (Filippesi 4:6). Anna non manca ora di ringraziare Colui che ha esaudito la sua preghiera. Non dimenticate di farlo, neppure voi, ogni volta che Dio vi ha esaudito. Ma Anna va ancor più lontano. Ha l’occasione di celebrare l'Eterno nel bel cantico che abbiamo letto. Quali sono i motivi della sua lode? La santità di Dio (versetto 2), la sua conoscenza (vers. 3), la sua potenza (vers. 6) la sua giustizia (vers. 10). Ma soprattutto ella esalta la grazia di cui ella porta il nome (Anna significa: grazia) e di cui è l'oggetto. Questa grazia prende il povero miserabile (voi e io) dalla polvere, sì, di sopra il letame del peccato, e gli dà una parte con Gesù nella sua gloria e nel suo regno.

Infine le sue ultime parole introducono quel re potente, quel1’«unto» che è il Signore Gesù (nella Parola il corno è il simbolo della potenza). Vi rallegrate voi, come Anna, in una tale salvezza? (vers. 1), in un tale Salvatore? È prezioso paragonare le parole di Maria in Luca 1:46 a 55 col cantico di Anna. Anche lei si rallegra non soltanto in Dio suo Salvatore ma in quel che la sua potenza e la sua grazia hanno fatto per tutto Israele (vers. 54).

1 Samuele 2:12-26
12Or i figliuoli di Eli erano uomini scellerati; non conoscevano l’Eterno.13Ed ecco qual era il modo d’agire di questi sacerdoti riguardo al popolo: quando qualcuno offriva un sacrifizio, il servo del sacerdote veniva, nel momento in cui si faceva cuocere la carne, avendo in mano una forchetta a tre punte;14la piantava nella caldaia o nel paiuolo o nella pentola o nella marmitta; e tutto quello che la forchetta tirava su, il sacerdote lo pigliava per sé. Così facevano a tutti gl’Israeliti, che andavano là, a Sciloh.15E anche prima che si fosse fatto fumare il grasso, il servo del sacerdote veniva, e diceva all’uomo che faceva il sacrifizio: "Dammi della carne da fare arrostire, per il sacerdote; giacché egli non accetterà da te carne cotta, ma cruda".16E se quell’uomo gli diceva: "Si faccia, prima di tutto, fumare il grasso; poi prenderai quel che vorrai", egli rispondeva: "No, me la devi dare ora; altrimenti la prenderò per forza!"17Il peccato dunque di que’ giovani era grande oltremodo agli occhi dell’Eterno, perché la gente sprezzava le offerte fatte all’Eterno.18Ma Samuele faceva il servizio nel cospetto dell’Eterno; era giovinetto, e cinto d’un efod di lino.19Sua madre gli faceva ogni anno una piccola tonaca, e gliela portava quando saliva con suo marito ad offrire il sacrifizio annuale.20Eli benedisse Elkana e sua moglie, dicendo: "L’Eterno ti dia prole da questa donna, in luogo del dono ch’ella ha fatto all’Eterno!" E se ne tornarono a casa loro.21E l’Eterno visitò Anna, la quale concepì e partorì tre figliuoli e due figliuole. E il giovinetto Samuele cresceva presso l’Eterno.22Or Eli era molto vecchio e udì tutto quello che i suoi figliuoli facevano a tutto Israele, e come si giacevano con le donne che eran di servizio all’ingresso della tenda di convegno.23E disse loro: "Perché fate tali cose? poiché odo tutto il popolo parlare delle vostre malvage azioni.24Non fate così, figliuoli miei, poiché quel che odo di voi non è buono; voi inducete a trasgressione il popolo di Dio.25Se un uomo pecca contro un altr’uomo, Iddio lo giudica; ma, se pecca contro l’Eterno, chi intercederà per lui?" Quelli però non diedero ascolto alla voce del padre loro, perché l’Eterno li volea far morire.26Intanto, il giovinetto Samuele continuava a crescere, ed era gradito così all’Eterno come agli uomini.

Come aveva promesso, Anna si è separata dal suo fanciullo, che ora abita con Eli a Sciloh nella presenza dell’Eterno. E notiamo il contrasto fra questo giovinetto che serve e i figli di Eli, già uomini adulti, la cui cattiva condotta era uno scandalo per il sacerdozio. Che triste esempio davano infatti questi ultimi a tutto il popolo e particolarmente al piccolo Samuele che li vedeva ogni giorno! Voi che siete più vecchi, fate attenzione all'esempio che date ai più piccoli che vi osservano. Ricordatevi di quella parola del Signore così seria: «Chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in Me, meglio per lui sarebbe che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse sommerso nel fondo del mare» (Matteo 18:6). E voi, i più giovani, non lasciatevi influenzare dalla cattiva condotta di certi grandi, di certi così detti cristiani. Guardate al Signore Gesù!

Voi vedete dalla bella storia di Samuele, che un giovane fanciullo può già servire. E che può anche già assomigliare a Gesù (paragonate il versetto 26 con Luca 2:52).

1 Samuele 2:27-36
27Or un uomo di Dio venne da Eli e gli disse: "Così parla l’Eterno: Non mi sono io forse rivelato alla casa di tuo padre, quand’essi erano in Egitto al servizio di Faraone?28Non lo scelsi io forse, fra tutte le tribù d’Israele, perché fosse mio sacerdote, salisse al mio altare, bruciasse il profumo e portasse l’efod in mia presenza? E non diedi io forse alla casa di tuo padre tutti i sacrifizi dei figliuoli d’Israele, fatti mediante il fuoco?29E allora perché calpestate i miei sacrifizi e le mie oblazioni che ho comandato mi siano offerti nella mia dimora? E come mai onori i tuoi figliuoli più di me, e v’ingrassate col meglio di tutte le oblazioni d’Israele, mio popolo?30Perciò, così dice l’Eterno, l’Iddio d’Israele: Io avevo dichiarato che la tua casa e la casa di tuo padre sarebbero al mio servizio, in perpetuo; ma ora l’Eterno dice: Lungi da me tal cosa! Poiché io onoro quelli che m’onorano, e quelli che mi sprezzano saranno avviliti.31Ecco, i giorni vengono, quand’io troncherò il tuo braccio e il braccio della casa di tuo padre, in guisa che non vi sarà in casa tua alcun vecchio.32E vedrai lo squallore nella mia dimora, mentre Israele sarà ricolmo di beni, e non vi sarà più mai alcun vecchio nella tua casa.33E quello de’ tuoi che lascerò sussistere presso il mio altare, rimarrà per consumarti gli occhi e illanguidirti il cuore; e tutti i nati e cresciuti in casa tua morranno nel fior degli anni.34E ti servirà di segno quello che accadrà ai tuoi figliuoli, Hofni e Fineas: ambedue morranno in uno stesso giorno.35Io mi susciterò un sacerdote fedele, che agirà secondo il mio cuore e secondo l’anima mia; io gli edificherò una casa stabile, ed egli sarà al servizio del mio unto per sempre.36E chiunque rimarrà della tua casa verrà a prostrarsi davanti a lui per avere una moneta d’argento e un tozzo di pane, e dirà: Ammettimi, ti prego, a fare alcuno de’ servigi del sacerdozio perch’io abbia un boccon di pane da mangiare".

A riguardo del popolo la cattiva condotta dei figli d’Eli era uno scandalo. Ma soprattutto di fronte a Dio, che disonore gettato sul suo nome! Hofni e Fineas (tuttavia quest'ultimo porta lo stesso nome d'un sacerdote fedele: Numeri 25:10) erano stati allevati nella prossimità del santuario, a contatto delle verità divine. Grande era la loro responsabilità in rapporto col resto del popolo! Grande è anche la vostra, voi che avete avuto gli stessi privilegi a causa della vostra educazione.

Eli, pur uomo pio, non ha saputo trattenere i suoi figli. Certamente ha loro fatto delle rimostranze (vers. 23), ma ha mancato verso loro di fermezza. Certi figli trovano talvolta i loro genitori troppo severi. Vedano allora quali sono state nei figli di Eli le conseguenze d’un'educazione che non era abbastanza ferma. E per Eli stesso queste conseguenze sono drammatiche: perdita del suo ufficio, morte dei suoi figli. Un profeta è incaricato di recargli questo triste messaggio. Il Nuovo Testamento ci conferma che se i figli d'un servitore del Signore non sono sottomessi e disciplinati possono togliere ogni potenza al ministero del padre loro (1 Timoteo 3:4-5). Avvertimento che concerne forse l'uno o l'altro d'infra i nostri lettori.

1 Samuele 3:1-21
1Or il giovinetto Samuele serviva all’Eterno sotto gli occhi di Eli. La parola dell’Eterno era rara, a quei tempi, e le visioni non erano frequenti.2In quel medesimo tempo, Eli, la cui vista cominciava a intorbidarsi in guisa ch’egli non ci poteva vedere, se ne stava un giorno coricato nel suo luogo consueto;3la lampada di Dio non era ancora spenta, e Samuele era coricato nel tempio dell’Eterno dove si trovava l’arca di Dio.4E l’Eterno chiamò Samuele, il quale rispose: "Eccomi!"5e corse da Eli e disse: "Eccomi, poiché tu m’hai chiamato". Eli rispose: "Io non t’ho chiamato, torna a coricarti". Ed egli se ne andò a coricarsi.6L’Eterno chiamò di nuovo Samuele. E Samuele s’alzò, andò da Eli e disse: "Eccomi, poiché tu m’hai chiamato". E quegli rispose: "Figliuol mio, io non t’ho chiamato; torna a coricarti".7Or Samuele non conosceva ancora l’Eterno, e la parola dell’Eterno non gli era ancora stata rivelata.8L’Eterno chiamò di bel nuovo Samuele, per la terza volta. Ed egli s’alzò, andò da Eli e disse: "Eccomi, poiché tu m’hai chiamato". Allora Eli comprese che l’Eterno chiamava il giovinetto.9Ed Eli disse a Samuele: "Va’ a coricarti; e, se sarai chiamato ancora, dirai: Parla, o Eterno, poiché il tuo servo ascolta". Samuele andò dunque a coricarsi al suo posto.10E l’Eterno venne, si tenne lì presso, e chiamò come le altre volte: "Samuele, Samuele!" Samuele rispose: "Parla, poiché il tuo servo ascolta".11Allora l’Eterno disse a Samuele: "Ecco, io sto per fare in Israele una cosa tale che chi l’udrà ne avrà intronati ambedue gli orecchi.12In quel giorno io metterò ad effetto contro ad Eli, dal principio fino alla fine, tutto ciò che ho detto circa la sua casa.13Gli ho predetto che avrei esercitato i miei giudizi sulla casa di lui in perpetuo, a cagione della iniquità ch’egli ben conosce, poiché i suoi figli hanno attratto su di sé la maledizione, ed egli non li ha repressi.14Perciò io giuro alla casa d’Eli che l’iniquità della casa d’Eli non sarà mai espiata né con sacrifizi né con oblazioni".15Samuele rimase coricato sino alla mattina, poi aprì le porte della casa dell’Eterno. Egli temeva di raccontare ad Eli la visione.16Ma Eli chiamò Samuele e disse: "Samuele, figliuol mio!" Egli rispose: "Eccomi".17Ed Eli: "Qual è la parola ch’Egli t’ha detta? Ti prego, non me la celare! Iddio ti tratti col massimo rigore, se mi nascondi qualcosa di tutto quello ch’Egli t’ha detto".18Samuele allora gli raccontò tutto, senza celargli nulla. Ed Eli disse: "Egli è l’Eterno: faccia quello che gli parrà bene".19Samuele intanto cresceva, e l’Eterno era con lui e non lasciò cader a terra alcuna delle parole di lui.20Tutto Israele, da Dan fino a Beer-Sceba, riconobbe che Samuele era stabilito profeta dell’Eterno.21L’Eterno continuò ad apparire a Sciloh, poiché a Sciloh l’Eterno si rivelava a Samuele mediante la sua parola, e la parola di Samuele era rivolta a tutto Israele.

Dalla sua infanzia, Samuele apparteneva all’Eterno e Lo serviva. Ma gli mancava la conoscenza personale del Signore e la comunicazione della sua parola (vers. 7). Si può conoscere la salvezza, goderne, e tuttavia non conoscere per se stesso la persona del Salvatore. Era il caso di Giobbe: «Il mio orecchio aveva sentito parlare di te, ma ora l'occhio mio t'ha veduto» (Giobbe 42:5). È pure il caso di molti giovani, forse il vostro? Allora chiedete al Signore Gesù di farsi conoscere a voi.

Dio parla! Non più in visioni, ma nel suo santo Libro che s’indirizza ad ognuno. Leggetelo dunque come se fosse stato scritto per voi solo. L'attitudine di Samuele è quella che dobbiamo prendere ogni volta che apriamo la nostra Bibbia. «Parla, poiché il tuo servitore ascolta.» Infine, questa bella risposta ci dà l'esempio d'una obbedienza immediata. Essa si mette alla assoluta disposizione di quelli che hanno degli ordini da impartirci (vedere Atti 22:10).

Eli ode la parola solenne che gli ripete il giovane servitore. Anch’egli è sottomesso, dice: «Egli è l'Eterno; faccia quello che gli parrà bene» (vers. 18).

1 Samuele 4:1-11
1Or Israele uscì contro i Filistei per dar battaglia, e si accampò presso Eben-Ezer; i Filistei erano accampati presso Afek.2I Filistei si schierarono in battaglia in faccia ad Israele; e, impegnatosi il combattimento, Israele fu sconfitto dai Filistei, che uccisero sul campo di battaglia circa quattromila uomini.3Quando il popolo fu tornato nell’accampamento, gli anziani d’Israele dissero: "Perché l’Eterno ci ha egli oggi sconfitti davanti ai Filistei? Andiamo a prendere a Sciloh l’arca del patto dell’Eterno, e venga essa in mezzo a noi e ci salvi dalle mani de’ nostri nemici!"4Il popolo quindi mandò gente a Sciloh, e di la fu portata l’arca del patto dell’Eterno degli eserciti, il quale sta fra i cherubini; e i due figliuoli di Eli, Hofni e Fineas, erano là, con l’arca del patto di Dio.5E quando l’arca del patto dell’Eterno entrò nel campo, tutto Israele diè in grandi grida di gioia, sì che ne rimbombo la terra.6I Filistei, all’udire quelle alte grida, dissero: "Che significano queste grandi grida nel campo degli Ebrei?" E seppero che l’arca dell’Eterno era arrivata nell’accampamento.7E i Filistei ebbero paura, perché dicevano: "Dio e venuto nell’accampamento". Ed esclamarono: "Guai a noi! poiché non era così nei giorni passati.8Guai a noi! Chi ci salverà dalle mani di questi dèi potenti? Questi son gli dèi che colpiron gli Egiziani d’ogni sorta di piaghe nel deserto.9Siate forti, Filistei, e comportatevi da uomini, onde non abbiate a diventare schiavi degli Ebrei, com’essi sono stati schiavi vostri! Conducetevi da uomini, e combattete!"10I Filistei dunque combatterono, e Israele fu sconfitto, e ciascuno se ne fuggì nella sua tenda. La rotta fu enorme, e caddero, d’Israele, trentamila fanti.11L’arca di Dio fu presa, e i due figliuoli d’Eli, Hofni e Fineas, morirono.

Il triste stato del popolo necessiterà una nuova disciplina da parte dell’Eterno. I Filistei saranno gli strumenti di Dio per insegnargli delle dure lezioni. Israele sale contro loro senza consultare l'Eterno. Che cosa avrebbe risposto Dio se fosse stato interrogato?: Non salite! Io non posso darvi la vittoria a cagion dei vostri peccati. Cominciate con umiliarvi.

È quel che era avvenuto al tempo della presa di Ai. Ma il popolo non si preoccupa affatto di ciò che l’Eterno può pensare. Ed una prima sconfitta non gl'insegna nulla. Al contrario! L'Eterno ci ha battuti? Non importa! Lo prenderemo con noi; sarà ben obbligato allora di sostenerci.

Molte persone dette cristiane credono di poter disporre di Dio a loro piacimento. Fanno la loro propria volontà e ad un tempo professano rumorosamente di essere del Signore (vedere Matteo 7:21). Ma Egli dovrà dire un giorno: «Non vi conosco» (Matteo 25:12). Talché Dio è ben lungi d’approvare tutto ciò che è fatto nel suo nome nella cristianità. Il bel nome di Cristo vi si trova sovente associato con del male che si riconosce, ma dal quale non si desidera separarsi.

1 Samuele 4:12-22
12Un uomo di Beniamino, fuggito dal campo di battaglia, giunse correndo a Sciloh quel medesimo giorno, con le vesti stracciate e la testa coperta di terra.13Al suo arrivo, ecco che Eli stava sull’orlo della strada, seduto sul suo seggio, aspettando ansiosamente, perché gli tremava il cuore per l’arca di Dio. E come quell’uomo entrò nella città portando la nuova, un grido si levò da tutta la città.14Ed Eli, udendo lo strepito delle grida, disse: "Che significa il chiasso di questo tumulto?" E quell’uomo andò in fretta a portar la nuova ad Eli.15Or Eli avea novantott’anni; la vista gli era venuta meno, sicché non potea vedere.16Quell’uomo gli disse: "Son io che vengo dal campo di battaglia e che ne son fuggito oggi". Ed Eli disse: "Com’è andata la cosa, figliuol mio?"17E colui che portava la nuova, rispondendo, disse: "Israele e fuggito d’innanzi ai Filistei; e v’è stata una grande strage fra il popolo; anche i tuoi due figliuoli, Hofni e Fineas, sono morti, e l’arca di Dio e stata presa".18E come ebbe mentovato l’arca di Dio, Eli cadde dal suo seggio all’indietro, allato alla porta, si ruppe la nuca, e morì, perché era un uomo vecchio e pesante. Era stato giudice d’Israele quarant’anni.19La nuora di lui, moglie di Fineas, era incinta e prossima al parto; quando udì la nuova che l’arca di Dio era presa e che il suo suocero e il suo marito erano morti, si curvò e partorì, perché sorpresa a un tratto dai dolori.20E nel punto che stava per morire, le donne che l’assistevano le dissero: "Non temere, poiché hai partorito un figliuolo". Ma ella non rispose e non ne fece caso.21E al suo bambino pose nome Icabod, dicendo: "La gloria ha esulato da Israele", perché l’arca di Dio era stata presa, e a motivo del suo suocero e del suo marito.22E disse: "La gloria ha esulato da Israele, perché l’arca di Dio e stata presa".

I calcoli sono stati sbagliati. La presenza dell’arca, in mezzo al popolo in cattivo stato, non ha impedito il disastro. L'arca è presa (vedere Salmo 78:56-64). Che vergogna per un reggimento quando il nemico gli prende la sua bandiera! A più forte ragione se si tratta, come per Israele, del trono stesso del suo Dio. Come poter celebrare il giorno delle espiazioni (Levitico 16:14-15) senza il santo propiziatorio ove il sangue doveva essere portato? Ma anche come farlo senza i discendenti di Aaronne per compiere i precetti?; poiché nel contempo anche il sacerdozio è stato colpito a morte. Hofni e Finees sono stati uccisi entrambi.

Forse Eli avrebbe avuto un mezzo per arrestare il castigo divino su tutto Israele. Secondo Deuteronomio 21:18 a 27, egli avrebbe dovuto designare i suoi figli al popolo onde fossero lapidati a causa della loro cattiva condotta. Ma non ne aveva avuto il coraggio. Così ora, non soltanto Hofni e Fineas sono periti, ma 34000 uomini sono morti con loro. E l’arca santa, la gloria d'Israele, è esulata. Quest'ultima notizia uccide il vecchio. L'arca gli stava a cuore più che i suoi, ed è lo stesso per la sua nuora. Chiamando il suo figlio neonato Icabod (cioè «senza gloria» o «non più gloria»), pronuncia l'orazione funebre del suo popolo.

1 Samuele 5:1-12
1I Filistei, dunque, presero l’arca di Dio, e la trasportarono da Eben-Ezer a Asdod;2presero l’arca di Dio, la portarono nella casa di Dagon, e la posarono allato a Dagon.3E il giorno dopo, gli Asdodei alzatisi di buon’ora trovarono Dagon caduto con la faccia a terra, davanti all’arca dell’Eterno. Presero Dagon e lo rimisero al suo posto.4Il giorno dopo, alzatisi di buon’ora, trovarono che Dagon era di nuovo caduto con la faccia a terra, davanti all’Arca dell’Eterno; la testa e ambedue le mani di Dagon giacevano mozzate sulla soglia, e non gli restava più che il tronco.5Perciò, fino al dì d’oggi, i sacerdoti di Dagon e tutti quelli che entrano nella casa di Dagon a Asdod non pongono il piede sulla soglia.6Poi la mano dell’Eterno si aggravò su quei di Asdod, portò fra loro la desolazione, e li colpì di emorroidi, a Asdod e nel suo territorio.7E quando quelli di Asdod videro che così avveniva, dissero: "L’arca dell’Iddio d’Israele non rimarrà presso di noi, poiché la mano di lui è dura su noi e su Dagon, nostro dio".8Mandaron quindi a convocare presso di loro tutti i principi dei Filistei, e dissero: "Che faremo dell’arca dell’Iddio d’Israele?" I principi risposero: "Si trasporti l’arca dell’Iddio d’Israele a Gath".9E trasportaron quivi l’arca dell’Iddio d’Israele. E come l’ebbero trasportata, la mano dell’Eterno si volse contro la città, e vi fu una immensa costernazione. L’Eterno colpì gli uomini della città, piccoli e grandi, e un flagello d’emorroidi scoppiò fra loro.10Allora mandarono l’arca di Dio a Ekron. E come l’arca di Dio giunse a Ekron, que’ di Ekron cominciarono a gridare, dicendo: "Hanno trasportato l’arca dell’Iddio d’Israele da noi, per far morire noi e il nostro popolo!"11Mandaron quindi a convocare tutti i principi dei Filistei, e dissero: "Rimandate l’arca dell’Iddio d’Israele; torni essa al suo posto, e non faccia morir noi e il nostro popolo!" Poiché tutta la città era in preda a un terrore di morte, e la mano di Dio s’aggravava grandemente su di essa.12Quelli che non morivano eran colpiti d’emorroidi, e le grida della città salivano fino al cielo.

L’Eterno ha permesso che l'arca cadesse fra le mani dei Filistei. Ma bisogna che sappiamo questo: Se Israele è stato sconfitto non è a causa della superiorità del dio dei Filistei; è perché Lui, l'Eterno lo ha voluto. Egli mostrerà ai nemici del suo popolo ch'essi hanno fra loro «l'arca della Sua forza» (Salmo 132:8). Per ben due volte l'idolo cade davanti al Dio d'Israele. Poi, come anticamente in Egitto, delle piaghe colpiscono i nemici dell'Eterno. La sua potenza è dimostrata dai giudici.

Vedete anche l’egoismo del mondo. Si rimandavano l'un l'altro un oggetto tanto pericoloso. Nessuno lo voleva.

Distogliamo ora gli sguardi da queste tristi cose; portiamoli su Gesù, di cui l’arca è sempre la bella figura. Al cap. 18 di Giovanni, si cerca Gesù per catturarlo. Alla sua parola: «Sono io!» gli uomini indietreggiano e cadono in terra, come qui la statua di Dagon. Egli si lascia prendere; lo si manda da Anna a Caiafa, da Erode a Pilato (come l'arca da Asdod a Gath e da Gath a Ekron). Ma quelli che dispongono così di Lui, che L'oltraggiano e Lo condannano, debbono imparare questo dalla sua bocca: Essi vedranno «il Figliuol dell'uomo sedere alla destra della Potenza, e venire sulle nuvole del cielo» (Matteo 26:64).

1 Samuele 6:1-13
1L’arca dell’Eterno rimase nel paese dei Filistei sette mesi.2Poi i Filistei chiamarono i sacerdoti e gl’indovini, e dissero: "Che faremo dell’arca dell’Eterno? Insegnateci il modo di rimandarla al suo luogo".3E quelli risposero: "Se rimandate l’arca dell’Iddio d’Israele, non la rimandate senza nulla, ma fategli ad ogni modo un’offerta di riparazione; allora guarirete, e così saprete perché la sua mano non abbia cessato d’aggravarsi su voi".4Essi chiesero: "Quale offerta di riparazione gli offriremo noi?" Quelli risposero: "Cinque emorroidi d’oro e cinque topi d’oro, secondo il numero dei principi dei Filistei; giacché una stessa piaga ha colpito voi e i vostri principi.5Fate dunque delle figure delle vostre emorroidi e delle figure dei topi che vi devastano il paese, e date gloria all’Iddio d’Israele; forse egli cesserà d’aggravare la sua mano su voi, sui vostri dèi e sul vostro paese.6E perché indurereste il cuor vostro come gli Egiziani e Faraone indurarono il cuor loro? Dopo ch’Egli ebbe spiegato contro ad essi la sua potenza, gli Egiziani non lasciarono essi partire gl’Israeliti, sì che questi poterono andarsene?7Or dunque fatevi un carro nuovo, e prendete due vacche che allattino e che non abbian mai portato giogo; attaccate al carro le vacche, e riconducete nella stalla i loro vitelli.8Poi prendete l’arca dell’Eterno e mettetela sul carro; e accanto ad essa ponete, in una cassetta, i lavori d’oro che presentate all’Eterno come offerta di riparazione; e lasciatela, sì che se ne vada.9E state a vedere: se sale per la via che mena al suo paese, verso Beth-Scemesh, vuol dire che l’Eterno è quegli che ci ha fatto questo gran male; se no, sapremo che non la sua mano ci ha percossi, ma che questo ci è avvenuto per caso".10Quelli dunque fecero così; presero due vacche che allattavano, le attaccarono al carro, e chiusero nella stalla i vitelli.11Poi misero sul carro l’arca dell’Eterno e la cassetta coi topi d’oro e le figure delle emorroidi.12Le vacche presero direttamente la via che mena a Beth-Scemesh; seguiron sempre la medesima strada, muggendo mentre andavano, e non piegarono né a destra né a sinistra. I principi dei Filistei tennero loro dietro, sino ai confini di Beth-Scemesh.13Ora quei di Beth-Scemesh mietevano il grano nella valle; e alzando gli occhi videro l’arca, e si rallegrarono vedendola.

Invece di gettar via il loro idolo impotente, per temere e servire d’ora innanzi l'Eterno, i Filistei non hanno che un pensiero: disfarsi al più presto d'un Dio tanto temibile. Questo ci rammenta una scena dell'Evangelo: La potenza del Signore aveva liberato l'indemoniato Legione al paese dei Geraseni. Costoro avevano l'inestimabile privilegio d'una visita del Figlio di Dio. Purtroppo, accecati dai loro interessi, non considerano che la perdita dei loro porci. Invece di rallegrarsi e ricevere Gesù, lo pregano di andarsene dal loro territorio (Marco 5:1 a 17).

Il mondo non ha potuto sopportare la presenza del Signore, perché la sua perfezione lo giudicava. Allora ha voluto sbarazzarsi di Lui.

I Filistei riconoscono la potenza indiscutibile del Dio d’Israele. Essi L'onorano secondo il loro modo ignorante. E l'arca è rimandata alla terra d'Israele, dopo aver essa manifestato per la terza volta la sua potenza. Infatti, nonostante l'assenza del conduttore, e tirata da quelle vacche che, contrariamente agl'istinti naturali, s'allontanano dai loro piccoli, il carro che la porta si dirige in linea retta verso la frontiera d'Israele.

1 Samuele 6:14-21; 1 Samuele 7:1
14Il carro, giunto al campo di Giosuè di Beth-Scemesh, vi si fermò. C’era quivi una gran pietra; essi spaccarono il legname del carro, e offrirono le vacche in olocausto all’Eterno.15I Leviti deposero l’arca dell’Eterno e la cassetta che le stava accanto e conteneva gli oggetti d’oro, e misero ogni cosa sulla gran pietra; e, in quello stesso giorno, quei di Beth-Scemesh offrirono olocausti e presentarono sacrifizi all’Eterno.16I cinque principi dei Filistei, veduto ciò, tornarono il medesimo giorno a Ekron.17Questo è il numero delle emorroidi d’oro che i Filistei presentarono all’Eterno come offerta di riparazione; una per Asdod, una per Gaza, una per Askalon, una per Gath, una per Ekron.18E de’ topi d’oro ne offriron tanti quante erano le città dei Filistei appartenenti ai cinque principi, dalle città murate ai villaggi di campagna che si estendono fino alla gran pietra sulla quale fu posata l’arca dell’Eterno, e che sussiste anche al dì d’oggi nel campo di Giosuè, il Beth-scemita.19L’Eterno colpì que’ di Beth-Scemesh, perché aveano portato gli sguardi sull’arca dell’Eterno; colpì settanta uomini del popolo. Il popolo fece cordoglio, perché l’Eterno l’avea colpito d’una gran piaga.20E quelli di Beth-Scemesh dissero: "Chi può sussistere in presenza dell’Eterno, di questo Dio santo? E da chi salirà l’arca, partendo da noi?".21E spedirono de’ messi agli abitanti di Kiriath-Jearim per dir loro: "I Filistei hanno ricondotto l’arca dell’Eterno; scendete e menatela su fra voi".
1Que’ di Kiriath-Jearim vennero, menarono su l’arca dell’Eterno, e la trasportarono in casa di Abinadab, sulla collina, e consacrarono il suo figliuolo Eleazar, perché custodisse l’arca dell’Eterno.

Gli abitanti di Beth-Scemesh hanno l’onore di ricevere l'arca. Ma si permettono di sollevarne il propiziatorio (il coperchio) e Dio li punisce severamente (paragonate Numeri 4:20). Avvertimento per noi riguardo al santo rispetto dovuto alla persona di Gesù. Dio non tollera verso Lui nessuna curiosità profana. Purtroppo, dinanzi al castigo, quei di Beth-Scemesh reagiscono come i Filistei, desiderando sbarazzarsi di quell'arca troppo santa per loro.

Vi sono certi cristiani che assomigliano a questi uomini. Piuttosto di giudicarsi e mettere in ordine i loro affari, preferiscono allontanare il Signore dalla loro mente e dalla loro vita. La sua presenza li mette a disagio. Non è forse triste?

Ma Dio ci presenta ora quelli che, invece sono felici di riceverLo. Gli abitanti di Kiriath-Jearim accolgono l’arca e la trasportano nella casa di Abinadab, sulla collina.

I nostri pensieri vanno a Gesù. Il suo popolo Lo rigettava; Egli non aveva un luogo ove posare il capo, ma in una certa occasione «una donna chiamata Marta Lo ricevette in casa sua» (Luca 10:38). Casa d’Abinadab, casa di Betania, gioia e benedizione per chi apre la sua porta, gioia per l'Ospite divino che vi è onorato.

1 Samuele 7:2-17
2Ora dal giorno che l’arca era stata collocata a Kiriath-Jearim era passato molto tempo, vent’anni erano trascorsi e tutta la casa d’Israele sospirava, anelando all’Eterno.3Allora Samuele parlò a tutta la casa d’Israele dicendo: "Se tornate all’Eterno con tutto il vostro cuore, togliete di mezzo a voi gli dèi stranieri e gl’idoli di Astarte, volgete risolutamente il cuor vostro verso l’Eterno, e servite a lui solo; ed egli vi libererà dalle mani dei Filistei".4E i figliuoli d’Israele tolsero via gl’idoli di Baal e di Astarte, e servirono all’Eterno soltanto.5Poi Samuele disse: "Radunate tutto Israele a Mitspa, e io pregherò l’Eterno per voi".6Ed essi si adunarono a Mitspa, attinsero dell’acqua e la sparsero davanti all’Eterno, e digiunarono quivi quel giorno, e dissero: "Abbiamo peccato contro l’Eterno". E Samuele fece la funzione di giudice d’Israele a Mitspa.7Quando i Filistei seppero che i figliuoli d’Israele s’erano adunati a Mitspa, i principi loro salirono contro Israele. La qual cosa avendo udita i figliuoli d’Israele, ebbero paura dei Filistei,8e dissero a Samuele: "Non cessare di gridar per noi all’Eterno, all’Iddio nostro, affinché ci liberi dalle mani dei Filistei".9E Samuele prese un agnello di latte e l’offerse intero in olocausto all’Eterno; e gridò all’Eterno per Israele, e l’Eterno l’esaudì.10Ora mentre Samuele offriva l’olocausto, i Filistei s’avvicinarono per assalire Israele; ma l’Eterno tuonò quel giorno con gran fracasso contro i Filistei, e li mise in rotta, talché furono sconfitti dinanzi a Israele.11Gli uomini d’Israele uscirono da Mitspa, inseguirono i Filistei, e li batterono fin sotto Beth-Car.12Allora Samuele prese una pietra, la pose tra Mitspa e Scen, e la chiamò Eben-Ezer, dicendo: "Fin qui l’Eterno ci ha soccorsi".13I Filistei furono umiliati, e non tornaron più ad invadere il territorio d’Israele; e la mano dell’Eterno fu contro i Filistei per tutto il tempo di Samuele.14Le città che i Filistei aveano prese ad Israele, tornarono ad Israele, da Ekron fino a Gath. Israele liberò il loro territorio dalle mani dei Filistei. E vi fu pace fra Israele e gli Amorei.15E Samuele fu giudice d’Israele per tutto il tempo della sua vita.16Egli andava ogni anno a fare il giro di Bethel, di Ghilgal e di Mitspa, ed esercitava il suo ufficio di giudice d’Israele in tutti quei luoghi.17Poi tornava a Rama, dove stava di casa; quivi fungeva da giudice d’Israele, e quivi edificò un altare all’Eterno.

«Era passato molto tempo, vent’anni»! (vers. 2). Per chi è lungo questo tempo? Non per il popolo, che sembra non ne soffra! Né per Abinadab ed i suoi, felici della presenza dell'arca nella loro casa! Ma Dio, che aspettava, ha contato questi venti lunghi anni.

Infine, il lavoro di coscienza si produce; il popolo si lagna. Samuele gli parla da parte dell’Eterno. Si tratta di abbandonare gl'idoli per servire il Dio vivente e vero (1 Tessalonicesi 1:9). Israele obbedisce. Allora Samuele, vero mediatore, parla all'Eterno in favore del popolo.

Ma il radunamento del popolo di Dio non può convenire al nemico. Lo considera come una provocazione. I Filistei s’avanzano,... e l'Eterno dà la vittoria ad Israele. Eben-Ezer: Pietra di soccorso; «Fin qui l'Eterno ci ha soccorsi» (vers. 12). Può ognuno di noi dichiarare pure ciò con riconoscenza? Preziose esperienze, paletti indicatori sulla strada percorsa che glorificano la grazia divina; dobbiamo ricordarcene.

Samuele sarà l’ultimo dei giudici (Atti 13:20). Egli adempie le sue funzioni di fronte al popolo. Ma nel medesimo tempo rimane, per mezzo del suo altare, in comunione con l'Eterno, dinanzi al quale, già da fanciullo, aveva imparato a prostrarsi (cap. 1:28).

1 Samuele 8:1-22
1Or quando Samuele fu diventato vecchio costituì giudici d’Israele i suoi figliuoli.2Il suo figliuolo primogenito si chiamava Joel, e il secondo Abia, e faceano le funzioni di giudici a Beer-Sceba.3I suoi figliuoli però non seguivano le sue orme, ma si lasciavano sviare dalla cupidigia, accettavano regali e pervertivano la giustizia.4Allora tutti gli anziani d’Israele si radunarono, vennero da Samuele a Rama, e gli dissero:5"Ecco tu sei oramai vecchio, e i tuoi figliuoli non seguono le tue orme; or dunque stabilisci su di noi un re che ci amministri la giustizia, come l’hanno tutte le nazioni".6A Samuele dispiacque questo loro dire: "Dacci un re che amministri la giustizia fra noi"; e Samuele pregò l’Eterno.7E l’Eterno disse a Samuele: "Da’ ascolto alla voce del popolo in tutto quello che ti dirà, poiché essi hanno rigettato non te, ma me, perch’io non regni su di loro.8Agiscono con te come hanno sempre agito dal giorno che li feci salire dall’Egitto a oggi: m’hanno abbandonato per servire altri dèi.9Ora dunque da’ ascolto alla loro voce; abbi cura però di avvertirli solennemente e di far loro ben conoscere qual sarà il modo d’agire del re che regnerà su di loro".10Samuele riferì tutte le parole dell’Eterno al popolo che gli domandava un re.11E disse: "Questo sarà il modo d’agire del re che regnerà su di voi. Egli prenderà i vostri figliuoli e li metterà sui suoi carri e fra i suoi cavalieri, e dovranno correre davanti al suo carro;12se ne farà de’ capitani di migliaia e de’ capitani di cinquantine; li metterà ad arare i suoi campi, a mieter le sue biade, a fabbricare i suoi ordigni di guerra e gli attrezzi de’ suoi carri.13Prenderà le vostre figliuole per farsene delle profumiere, delle cuoche, delle fornaie.14Prenderà i vostri campi, le vostre vigne, i vostri migliori uliveti per darli ai suoi servitori.15Prenderà la decima delle vostre semente e delle vostre vigne per darla ai suoi eunuchi e ai suoi servitori.16Prenderà i vostri servi, le vostre serve, il fiore della vostra gioventù e i vostri asini per adoprarli ne’ suoi lavori.17Prenderà la decima de’ vostri greggi, e voi sarete suoi schiavi.18E allora griderete per cagione del re che vi sarete scelto, ma in quel giorno l’Eterno non vi risponderà".19Il popolo rifiutò di dare ascolto alle parole di Samuele, e disse: "No! ci sarà un re su di noi;20e anche noi saremo come tutte le nazioni; il nostro re amministrerà la giustizia fra noi, marcerà alla nostra testa e condurrà le nostre guerre".21Samuele, udite tutte le parole del popolo, le riferì all’Eterno.22E l’Eterno disse a Samuele: "Da’ ascolto alla loro voce, e stabilisci su di loro un re". E Samuele disse agli uomini d’Israele: "Ognuno se ne torni alla sua città".

I figli di Samuele, come quelli di Eli, non hanno camminato nelle vie del padre loro. Questo è serio da considerare per tutti i figli di genitori cristiani. Non basta, come lo pensavano i Giudei, avere un Abrahamo per padre (Matteo 3:9).

Ora il popolo va dal profeta con una richiesta che lo addolora profondamente: vorrebbe un re, come tutte le nazioni. Voler essere come gli altri! In fondo è sovente anche il nostro desiderio, poiché non amiamo farci notare. Non agendo come quelli che ci circondano ci si attira generalmente degli scherni, dell’incomprensione, delle accuse d'orgoglio. E tuttavia, se «ora siamo figliuoli di Dio» (1 Giovanni 3:2), questo stesso stabilisce fra noi ed i nostri compagni del mondo, una differenza fondamentale, una differenza che ne trascinerà molte altre: L'inconvertito non accetta l'autorità di Dio, mentre il credente riconosce invece Gesù Cristo come proprio Maestro e Signore.

Samuele è incaricato di avvertire il popolo di questo: al contrario dell’Eterno che era un Sovrano che colmava i suoi sudditi, il re, che il popolo desidera, sarà esigente e il suo regime severo.

1 Samuele 9:1-14
1Or v’era un uomo di Beniamino, per nome Kis, figliuolo d’Abiel, figliuolo di Tseror, figliuolo di Becorath, figliuolo d’Afiac, figliuolo d’un Beniaminita. Era un uomo forte e valoroso;2aveva un figliuolo per nome Saul, giovine e bello; non ve n’era tra i figliuoli d’Israele uno più bello di lui: era più alto di tutta la gente dalle spalle in su.3Or le asine di Kis, padre di Saul, s’erano smarrite; e Kis disse a Saul, suo figliuolo: "Prendi teco uno dei servi, lèvati e va’ in cerca delle asine".4Egli passò per la contrada montuosa di Efraim e attraversò il paese di Shalisha, senza trovarle; poi passarono per il paese di Shaalim, ma non vi erano; attraversarono il paese dei Beniaminiti, ma non le trovarono.5Quando furon giunti nel paese di Tsuf, Saul disse al servo che era con lui: "Vieni, torniamocene, ché altrimenti mio padre cesserebbe dal pensare alle asine e sarebbe in pena per noi".6Il servo gli disse: "Ecco, v’è in questa città un uomo di Dio, ch’è tenuto in grande onore; tutto quello ch’egli dice, succede sicuramente; andiamoci; forse egli c’indicherà la via che dobbiamo seguire".7E Saul disse al suo servo: "Ma, ecco, se v’andiamo, che porteremo noi all’uomo di Dio? Poiché non ci son più provvisioni nei nostri sacchi, e non abbiamo alcun presente da offrire all’uomo di Dio. Che abbiamo con noi?"8Il servo replicò a Saul, dicendo: "Ecco, io mi trovo in possesso del quarto d’un siclo d’argento; lo darò all’uomo di Dio, ed egli c’indicherà la via.9(Anticamente, in Israele, quand’uno andava a consultare Iddio, diceva: "Venite, andiamo dal Veggente!" poiché colui che oggi si chiama Profeta, anticamente si chiamava Veggente).10E Saul disse al suo servo: "Dici bene; vieni, andiamo". E andarono alla città dove stava l’uomo di Dio.11Mentre facevano la salita che mena alla città, trovarono delle fanciulle che uscivano ad attingere acqua, e chiesero loro: "E’ qui il veggente?"12Quelle risposer loro, dicendo: "Sì, c’è; è là dove sei diretto; ma va’ presto, giacché è venuto oggi in città, perché oggi il popolo fa un sacrifizio sull’alto luogo.13Quando sarete entrati in città, lo troverete di certo, prima ch’egli salga all’alto luogo a mangiare. Il popolo non mangerà prima ch’egli sia giunto, perché è lui che deve benedire il sacrifizio; dopo di che, i convitati mangeranno. Or dunque salite, perché proprio ora lo troverete".14Ed essi salirono alla città; e, come vi furono entrati, ecco Samuele che usciva loro incontro per salire all’alto luogo.

Un nuovo periodo della storia d’Israele comincia con la nostra lettura d'oggi. È quello del reame. Il popolo ha chiesto un re. Sente il bisogno d'una bella organizzazione esteriore di cui possa gloriarsi: una monarchia brillante, con una corte piena d'apparato, un'armata spettacolare, infine un re potente e maestoso. Dio gli darà esattamente quel che desidera. Ecco Saul, figlio di Kis, giovane distinto, più bello e più alto di tutto Israele! Non ha forse tutto?

Il padre di Saul lo ha mandato alla ricerca delle asine smarrite. Egli obbedisce, ma invano. «Ritorniamocene», dice Saul al suo compagno. Pensiamo a quel cambiamento di direzione necessario nella vita di ogni uomo e che si chiama la conversione. Quando si è scoperto che l’inseguimento delle cose della terra è inutile e delusorio, allora bisogna «rientrare in sé» come il figlio prodigo (Luca 15:17) e ritornare sui propri passi verso la casa del Padre.

Il compagno di Saul gli dà un savio consiglio: «Andiamo dall’uomo di Dio — dice egli — forse c'indicherà la via». Il rappresentante di Dio per noi, è Gesù. Per conoscere la via da seguire bisogna volgersi verso Lui.

1 Samuele 9:15-27
15Or un giorno prima dell’arrivo di Saul, l’Eterno aveva avvertito Samuele, dicendo:16"Domani, a quest’ora, ti manderò un uomo del paese di Beniamino, e tu l’ungerai come capo del mio popolo d’Israele. Egli salverà il mio popolo dalle mani dei Filistei; poiché io ho rivolto lo sguardo verso il mio popolo, perché il suo grido è giunto fino a me".17E quando Samuele vide Saul, l’Eterno gli disse: "Ecco l’uomo di cui t’ho parlato; egli è colui che signoreggerà sul mio popolo".18Saul s’avvicinò a Samuele entro la porta della città, e gli disse: "Indicami, ti prego, dove sia la casa del veggente".19E Samuele rispose a Saul: "Sono io il veggente. Sali davanti a me all’alto luogo, e mangerete oggi con me; poi domattina ti lascerò partire, e ti dirò tutto quello che hai nel cuore.20E quanto alle asine smarrite tre giorni fa, non dartene pensiero, perché son trovate. E per chi è tutto quello che v’è di desiderabile in Israele? Non è esso per te e per tutta la casa di tuo padre?"21Saul, rispondendo, disse: "Non son io un Beniaminita? di una delle più piccole tribù d’Israele? La mia famiglia non è essa la più piccola fra tutte le famiglie della tribù di Beniamino? Perché dunque mi parli a questo modo?"22Samuele prese Saul e il suo servo, li introdusse nella sala e li fe’ sedere in capo di tavola fra i convitati, ch’eran circa trenta persone.23E Samuele disse al cuoco: "Porta qua la porzione che t’ho data, e della quale t’ho detto: Tienla in serbo presso di te".24Il cuoco allora prese la coscia e ciò che v’aderiva, e la mise davanti a Saul. E Samuele disse: "Ecco ciò ch’è stato tenuto in serbo; mettitelo dinanzi e mangia, poiché è stato serbato apposta per te quand’ho invitato il popolo". Così Saul, quel giorno, mangiò con Samuele.25Poi scesero dall’alto luogo in città, e Samuele s’intrattenne con Saul sul terrazzo.26L’indomani si alzarono presto; allo spuntar dell’alba, Samuele chiamò Saul sul terrazzo, e gli disse: "Vieni, ch’io ti lasci partire". Saul s’alzò, e uscirono fuori ambedue, egli e Samuele.27Quando furon discesi all’estremità della città, Samuele disse a Saul: "Di’ al servo che passi, e vada innanzi a noi (e il servo passò); ma tu adesso fermati, ed io ti farò udire la parola di Dio".

Samuele si è affidato al Signore per designare il re chiesto dal popolo. E tutto è divinamente condotto onde egli lo incontri. Invitato al convito, Saul udrà «il Veggente» dichiarargli «tutto quello che vi è nel suo cuore» (vers. 19). Quali sono i desideri che abitano in fondo al nostro cuore? Quello di diventare «qualcuno», di fare grandi cose? Ovvero piuttosto l’umile desiderio di piacere al Signore Gesù?

In seguito alle istruzioni di Samuele, il cuoco ha serbato la porzione migliore per Saul; la spalla, immagine della forza che occorreva per guidare il popolo. Notate che, contrariamente alla doppia porzione dei sacerdoti (vedere Levitico 7:31-32), per lui non si tratta del petto immagine delle affezioni necessarie per amare l’Eterno e il suo popolo. Nel cuore di Saul, aperto davanti a lui come un libro, il profeta, non aveva, purtroppo, trovato quest'amore.

L’indomani, Samuele prende da parte il futuro re per parlargli: «Tu adesso fermati, ed io ti farò udire la parola di Dio» (vers. 27). Questa ingiunzione può essere destinata al peccatore che segue il suo cammino di proprio volontà, per invitarlo ad accettare Cristo adesso. Ma essa è anche per il cristiano. Sapere fermarsi un momento per ascoltare il Signore che ci parla è, specialmente nella vita agitata odierna, una necessità.

1 Samuele 10:1-12
1Allora Samuele prese un vasetto d’olio, lo versò sul capo di lui, baciò Saul e disse: "L’Eterno non t’ha egli unto perché tu sia il capo della sua eredità?2Oggi, quando tu sarai partito da me, troverai due uomini presso al sepolcro di Rachele, ai confini di Beniamino, a Tseltsah, i quali ti diranno: Le asine delle quali andavi in cerca, sono trovate; ed ecco tuo padre non è più in pensiero per le asine, ma è in pena per voi, e va dicendo: Che farò io riguardo al mio figliuolo?3E quando sarai passato più innanzi e sarai giunto alla quercia di Tabor, t’incontrerai con tre uomini che salgono ad adorare Iddio a Bethel, portando l’uno tre capretti, l’altro tre pani, e il terzo un otre di vino.4Essi ti saluteranno, e ti daranno due pani, che riceverai dalla loro mano.5Poi arriverai a Ghibea-Elohim, dov’è la guarnigione dei Filistei; e avverrà che, entrando in città, incontrerai una schiera di profeti che scenderanno dall’alto luogo, preceduti da saltèri, da timpani, da flauti, da cetre, e che profeteranno.6E lo spirito dell’Eterno t’investirà e tu profeterai con loro, e sarai mutato in un altr’uomo.7E quando questi segni ti saranno avvenuti, fa’ quello che avrai occasione di fare, poiché Dio è teco.8Poi scenderai prima di me a Ghilgal; ed ecco io scenderò verso te per offrire olocausti e sacrifizi di azioni di grazie. Tu aspetterai sette giorni, finch’io giunga da te e ti faccia sapere quello che devi fare".9E non appena egli ebbe voltate le spalle per partirsi da Samuele, Iddio gli mutò il cuore, e tutti quei segni si verificarono in quel medesimo giorno.10E come giunsero a Ghibea, ecco che una schiera di profeti si fece incontro a Saul; allora lo spirito di Dio lo investì, ed egli si mise a profetare in mezzo a loro.11Tutti quelli che l’avean conosciuto prima, lo videro che profetava coi profeti, e dicevano l’uno all’altro: "Che è mai avvenuto al figliuolo di Kis? Saul è anch’egli tra i profeti?"12E un uomo del luogo rispose, dicendo: "E chi è il loro padre?" Di qui venne il proverbio: "Saul e anch’egli tra i profeti?"

Samuele compie fedelmente l’atto che tuttavia mette fine al suo servizio di giudice. Spande sul capo di Saul l'olio dell'unzione regale. Poi gli indica la via, come il servo l'aveva sperato (cap. 9:6). Non si tratta più delle asine; sono state ritrovate.

Ma Saul deve ora percorrere le tappe che lo prepareranno ad occupare il trono. Andrà anzitutto al sepolcro di Rachele: la morte, fine dell’uomo naturale e di tutti i suoi vantaggi, è la prima grande lezione per ogni giovane cristiano. Ma questo sepolcro di Rachele si trovava nel luogo ove era nato Beniamino, alla cui tribù Saul apparteneva. Beniamino, il «figlio della destra» del padre, è il tipo di Cristo di cui il riscattato può godere quando realizza la sua morte con Cristo.

Il secondo incontro, a Bethel (la casa di Dio) ci parla dell’adorazione a cui il giovane credente è invitato a partecipare con i due o tre testimoni. Infine, in presenza dei nemici e nella compagnia dei profeti, vi è da rendere una testimonianza per la potenza dello Spirito Santo.

Sembra che Saul sia passato accanto a queste lezioni senza impararle, come ce lo mostrerà il seguito della sua storia. È la prova che si può trovare «tra i profeti», partecipare a tutte le benedizioni dei figli di Dio, senza esserne veramente uno.

1 Samuele 10:13-27
13E come Saul ebbe finito di profetare, si recò all’alto luogo.14E lo zio di Saul disse a lui e al suo servo: "Dove siete andati?" Saul rispose: "A cercare le asine; ma vedendo che non le potevamo trovare, siamo andati da Samuele".15E lo zio di Saul disse: "Raccontami, ti prego, quello che vi ha detto Samuele".16E Saul a suo zio: "Egli ci ha dichiarato positivamente che le asine erano trovate". Ma di quel che Samuele avea detto riguardo al regno non gli riferì nulla.17Poi Samuele convocò il popolo dinanzi all’Eterno a Mitspa,18e disse ai figliuoli d’Israele: "Così dice l’Eterno, l’Iddio d’Israele: Io trassi Israele dall’Egitto, e vi liberai dalle mani degli Egiziani e dalle mani di tutti i regni che vi opprimevano.19Ma oggi voi rigettate l’Iddio vostro che vi salvò da tutti i vostri mali e da tutte le vostre tribolazioni, e gli dite: Stabilisci su di noi un re! Or dunque presentatevi nel cospetto dell’Eterno per tribù e per migliaia".20Poi Samuele fece accostare tutte le tribù d’Israele, e la tribù di Beniamino fu designata dalla sorte.21Fece quindi accostare la tribù di Beniamino per famiglie, e la famiglia di Matri fu designata dalla sorte. Poi fu designato Saul, figliuolo di Kis; e lo cercarono, ma non fu trovato.22Allora consultarono di nuovo l’Eterno: "Quell’uomo è egli già venuto qua?" L’Eterno rispose: "Guardate, ei s’è nascosto fra i bagagli".23Corsero a trarlo di là; e quand’egli si presentò in mezzo ai popolo, era più alto di tutta la gente dalle spalle in su.24E Samuele disse a tutto il popolo: "Vedete colui che l’Eterno si è scelto? Non v’è alcuno in tutto il popolo che sia pari a lui". E tutto il popolo diè in esclamazioni di gioia, gridando: "Viva il re!"25Allora Samuele espose al popolo la legge del regno, e la scrisse in un libro, che depose nel cospetto dell’Eterno. Poi Samuele rimandò tutto il popolo, ciascuno a casa sua.26Saul se ne andò anch’egli a casa sua a Ghibea, e con lui andarono gli uomini valorosi a cui Dio avea toccato il cuore.27Nondimeno, ci furono degli uomini da nulla che dissero: "Come ci salverebbe costui?" E lo disprezzarono e non gli portarono alcun dono. Ma egli fece vista di non udire.

Ora che Dio gli ha fatto conoscere il re ch’Egli darà al suo popolo, Samuele convoca Israele per presentarglielo. Ma bisogna provare che questa scelta procede dall'Eterno; dev'essere dunque confermato davanti a tutti per mezzo della estrazione a sorte. Saul è designato e il popolo lo acclama a gran grida: «Viva il re!» Giorno di festa e di gioia? Ah! piuttosto triste giorno nella storia d'Israele! «Oggi voi rigettate il vostro Dio» — gli dichiara il profeta (vers. 19). Questa scena ci trasporta molti secoli innanzi al momento in cui questo stesso popolo rigetterà il Figlio di Dio rispondendo a Pilato: «Noi non abbiamo altro re che Cesare» (Giovanni 19:15); o ancora, secondo la parabola di Luca 19:14: «Noi non vogliamo che costui regni su noi.» Non è sopra un trono, è sopra una croce che Israele innalzerà il suo Messia, una croce portante la scritta: «Gesù il Nazareno, re dei Giudei.» Ma questo re disprezzato, oltraggiato, coronato di spine, apparirà tosto come il «Re di gloria» (Salmo 24) e non più soltanto come il Messia d'Israele, poiché «il suo dominio si estenderà da un mare all'altro e... sino alle estremità della terra» (Zaccaria 9:10).

1 Samuele 11:1-15
1Or Nahas, l’Ammonita, salì e s’accampò contro Iabes di Galaad. E tutti quelli di Iabes dissero a Nahas: "Fa’ alleanza con noi, e noi ti serviremo".2E Nahas, l’Ammonita, rispose loro: "Io farò alleanza con voi a questa condizione: ch’io vi cavi a tutti l’occhio destro, e getti così quest’obbrobrio su tutto Israele".3Gli anziani di Iabes gli dissero: "Concedici sette giorni di tregua perché inviamo de’ messi per tutto il territorio d’Israele; e se non vi sarà chi ci soccorra, ci arrenderemo a te".4I messi vennero dunque a Ghibea di Saul, riferirono queste parole in presenza del popolo, e tutto il popolo alzò la voce, e pianse.5Ed ecco Saul tornava dai campi, seguendo i bovi, e disse: "Che ha egli il popolo, che piange?" E gli riferiron le parole di quei di Iabes.6E com’egli ebbe udite quelle parole, lo spirito di Dio investi Saul, che s’infiammò d’ira;7e prese un paio di buoi, li tagliò a pezzi, che mandò, per mano dei messi, per tutto il territorio d’Israele, dicendo: "Così saranno trattati i buoi di chi non seguirà Saul e Samuele. Il terrore dell’Eterno s’impadronì del popolo, e partirono come se fossero stati un uomo solo.8Saul li passò in rassegna a Bezek, ed erano trecentomila figliuoli d’Israele e trentamila uomini di Giuda.9E dissero a que’ messi ch’eran venuti: "Dite così a quei di Iabes di Galaad: Domani, quando il sole sarà in tutto il suo calore, sarete liberati". E i messi andarono a riferire queste parole a quei di Iabes, i quali si rallegrarono.10E quei di Iabes dissero agli Ammoniti: "Domani verrem da voi, e farete di noi tutto quello che vi parrà".11Il giorno seguente, Saul divise il popolo in tre schiere, che penetrarono nel campo degli Ammoniti in su la vigilia del mattino, e li batterono fino alle ore calde del giorno. Quelli che scamparono furon dispersi in guisa che non ne rimasero due assieme.12Il popolo disse a Samuele: "Chi è che diceva: Saul regnerà egli su noi? Dateci quegli uomini e li metteremo a morte".13Ma Saul rispose: "Nessuno sarà messo a morte in questo giorno, perché oggi l’Eterno ha operato una liberazione in Israele".14E Samuele disse al popolo: "Venite, andiamo a Ghilgal, ed ivi confermiamo l’autorità reale".15E tutto il popolo andò a Ghilgal, e quivi, a Ghilgal, fecero Saul re davanti all’Eterno, e quivi offrirono nel cospetto dell’Eterno sacrifizi di azioni di grazie. E Saul e gli uomini tutti d’Israele fecero gran festa in quel luogo.

In occasione d’una vittoria sui nemici del popolo, si consoliderà l'autorità del re Saul. Nemici ben conosciuti, i figli di Ammon! Sotto le loro minacce arroganti e crudeli, gli abitanti di Jabes di Galaad si trovano in una situazione tragica e quasi disperata. Non li vediamo volgersi verso l'Eterno; anzi, avrebbero voluto fare lega col nemico! Ma, avendo misericordia, Dio li libererà nondimeno per mano di Saul. Questi abitanti di Jabes illustrano in modo colpente il terrore, la onta e infine la misera schiavitù, la parte di quelli che fanno lega col mondo e col suo principe (vedere Ebrei 2:15).

Saul vincitore mostra qualche bel tratto di carattere, non è vero? Oltre lo zelo ed il coraggio, vi è in lui della generosità, della clemenza (vers. 13) come anche una certa modestia. Attribuisce con ragione la vittoria all’Eterno. Un principio pieno di promesse! Quanti giovani hanno avuto come lui una splendida partenza! E poi hanno incespicato al primo ostacolo posto sul loro sentiero per provare la loro fede. Perché? Semplicemente perché è probabile che quella fede non esistesse affatto!

1 Samuele 12:1-15
1Allora Samuele disse a tutto Israele: "Ecco, io vi ho ubbidito in tutto quello che m’avete detto, ed ho costituito un re su di voi.2Ed ora, ecco il re che andrà dinanzi a voi. Quanto a me, io son vecchio e canuto, e i miei figliuoli sono tra voi; io sono andato innanzi a voi dalla mia giovinezza fino a questo giorno.3Eccomi qui; rendete la vostra testimonianza a mio carico, in presenza dell’Eterno e in presenza del suo unto: A chi ho preso il bue? A chi ho preso l’asino? Chi ho defraudato? A chi ho fatto violenza? Dalle mani di chi ho accettato doni per chiuder gli occhi a suo riguardo? Io vi restituirò ogni cosa!"4Quelli risposero: "Tu non ci hai defraudati, non ci hai fatto violenza, e non hai preso nulla dalle mani di chicchessia"5Ed egli a loro: "Oggi l’Eterno è testimone contro di voi, e il suo unto pure e testimone, che voi non avete trovato nulla nelle mie mani". Il popolo rispose: "Egli e testimone!"6Allora Samuele disse al popolo: "Testimone è l’Eterno, che costituì Mosè ed Aaronne e fe’ salire i padri vostri dal paese d’Egitto.7Or dunque presentatevi, ond’io, dinanzi all’Eterno, dibatta con voi la causa relativa a tutte le opere di giustizia che l’Eterno ha compiute a beneficio vostro e dei vostri padri.8Dopo che Giacobbe fu entrato in Egitto, i vostri padri gridarono all’Eterno, e l’Eterno mandò Mosè ed Aaronne i quali trassero i padri vostri fuor dall’Egitto e li fecero abitare in questo luogo.9Ma essi dimenticarono l’Eterno, il loro Dio, ed egli li diede in potere di Sisera, capo dell’esercito di Hatsor, e in potere dei Filistei e del re di Moab, i quali mossero loro guerra.10Allora gridarono all’Eterno e dissero: "Abbiam peccato, perché abbiamo abbandonato l’Eterno, e abbiam servito agl’idoli di Baal e d’Astarte; ma ora, liberaci dalle mani dei nostri nemici, e serviremo te.11E l’Eterno mandò Jerubbaal e Bedan e Jefte e Samuele, e vi liberò dalle mani de’ nemici che vi circondavano, e viveste al sicuro.12Ma quando udiste che Nahas, re de’ figliuoli di Ammon, marciava contro di voi, mi diceste: "No, deve regnar su noi un re", mentre l’Eterno, il vostro Dio, era il vostro re.13Or dunque, ecco il re che vi siete scelto, che avete chiesto; ecco, l’Eterno ha costituito un re su di voi.14Se temete l’Eterno, lo servite, e ubbidite alla sua voce, se non siete ribelli al comandamento dell’Eterno, e tanto voi quanto il re che regna su voi siete seguaci dell’Eterno, ch’è il vostro Dio, bene;15ma, se non ubbidite alla voce dell’Eterno, se vi ribellate al comandamento dell’Eterno, la mano dell’Eterno sarà contro di voi, come fu contro i vostri padri.

Samuele raduna per la terza volta il popolo. Lo raduna a Ghilgal per rinnovarvi la sovranità. E ad un tempo, egli si dimetterà dalle sue funzioni di giudice assolte così fedelmente, come il popolo gliene rende testimonianza. Possiamo accostare le sue parole a quelle di Paolo agli anziani d’Efeso nel cap. 20 degli Atti (vers. 26, 27; 33 a 35). Esse non sono destinate a glorificare colui che le pronunzia, ma a mettere quelli che le odono dinanzi alla loro responsabilità. E per la terza volta Samuele fa sentire ad Israele la perdita ch'esso ha fatto chiedendo un re. Egli sottolinea la sua ingratitudine e la sua mancanza di fiducia verso l'Eterno.

I vers. 14 e 15 ci mostrano che per il popolo era una nuova messa a prova, l’esperienza che doveva fare del re. Senza legge e sotto la legge, nel deserto e nel paese, con e senza giudici (o sacerdoti) ancora e sempre il popolo aveva mancato, abbandonando l'Eterno per ritornare alle sue concupiscenze ed ai suoi idoli. È come se Dio gli dicesse ora: Voi volete un re? Ebbene, vediamo se forse andrà meglio con un re! E, nella Sua condiscendenza, permette questa nuova esperienza.

1 Samuele 12:16-25; 1 Samuele 13:1-5
16E anche ora, fermatevi e mirate questa cosa grande che l’Eterno sta per compiere dinanzi agli occhi vostri!17Non siamo al tempo della mèsse del grano? Io invocherò l’Eterno, ed egli manderà tuoni e pioggia affinché sappiate e veggiate quanto è grande agli occhi dell’Eterno il male che avete fatto chiedendo per voi un re".18Allora Samuele invocò l’Eterno, e l’Eterno mandò quel giorno tuoni e pioggia; e tutto il popolo ebbe gran timore dell’Eterno e di Samuele.19E tutto il popolo disse a Samuele: "Prega l’Eterno, il tuo Dio, per i tuoi servi, affinché non muoiamo; poiché a tutti gli altri nostri peccati abbiamo aggiunto questo torto di chiedere per noi un re".20E Samuele rispose al popolo: "Non temete; è vero, voi avete fatto tutto questo male; nondimeno, non vi ritraete dal seguir l’Eterno, ma servitelo con tutto il cuor vostro;21non ve ne ritraete, perché andreste dietro a cose vane, che non posson giovare ne liberare, perché son cose vane.22Poiché l’Eterno, per amore del suo gran nome, non abbandonerà il suo popolo, giacché è piaciuto all’Eterno di far di voi il popolo suo.23E, quanto a me, lungi da me il peccare contro l’Eterno cessando di pregare per voi! Anzi, io vi mostrerò la buona e diritta via.24Solo temete l’Eterno, e servitelo fedelmente, con tutto il cuor vostro; poiché mirate le cose grandi ch’egli ha fatte per voi!25Ma, se continuate ad agire malvagiamente, perirete e voi e il vostro re".
1Saul aveva trent’anni quando cominciò a regnare; e regnò quarantadue anni sopra Israele.2Saul si scelse tremila uomini d’Israele: duemila stavano con lui a Micmas e sul monte di Bethel, e mille con Gionathan a Ghibea di Beniamino; e rimandò il resto del popolo, ognuno alla sua tenda.3Gionathan batté la guarnigione de’ Filistei che stava a Gheba, e i Filistei lo seppero; e Saul fe’ sonar la tromba per tutto il paese, dicendo: "Lo sappiano gli Ebrei!"4E tutto Israele sentì dire: "Saul ha battuto la guarnigione de’ Filistei, e Israele è venuto in odio ai Filistei". Così il popolo fu convocato a Ghilgal per seguir Saul.5E il Filistei si radunarono per combattere contro Israele; aveano trentamila carri, seimila cavalieri, e gente numerosa come la rena ch’è sul lido del mare. Saliron dunque e si accamparono a Micmas, a oriente di Beth-Aven.

La pioggia scesa alla richiesta di Samuele e in pieno periodo di mietitura (momento in cui non piove mai in quei paesi) era un miracolo destinato a provare al popolo che il profeta gli parlava veramente da parte dell’Eterno. E che cosa dice loro anche? In modo commovente, dopo che si sono umiliati, li esorta a non andar dietro a cose vane che non possono giovare, ma a servire Dio «con tutto il cuor loro» (vers. 20. 21 — paragonate Tito 2:12-14). Il servizio di Samuele come giudice è terminato. Ma egli conserva tutta la sua attività d'intercessore (vers. 23), quanto quella di profeta, per insegnar loro da parte dell'Eterno «la buona e diritta via». La grazia divina mantiene loro nella persona di Samuele questa doppia risorsa: la preghiera e la Parola. Noi possediamo, cari figli di Dio, una Persona ben più eccellente ancora. Gesù, sino alla fine, non cessa di pregare per ciascuno di noi. E per tracciarci la buona e diritta via sulla terra, ci dà il suo Spirito e la sua Parola. Con tali risorse, siamo ben meno scusabili di Israele se non camminiamo alla sua gloria.

Il regno di Saul incomincia. Egli raduna il popolo a Ghilgal, in faccia ai suoi nemici, i Filistei.

1 Samuele 13:6-23
6Or gl’Israeliti, vedendosi ridotti a mal partito, perché il popolo era messo alle strette, si nascosero nelle caverne, nelle macchie, tra le rocce, nelle buche e nelle cisterne.7Ci furon degli Ebrei che passarono il Giordano, per andare nel paese di Gad e di Galaad. Quanto a Saul, egli era ancora a Ghilgal, e tutto il popolo che lo seguiva, tremava.8Egli aspettò sette giorni, secondo il termine fissato da Samuele; ma Samuele non giungeva a Ghilgal, e il popolo cominciò a disperdersi e ad abbandonarlo.9Allora Saul disse: "Menatemi l’olocausto e i sacrifizi di azioni di grazie"; e offerse l’olocausto.10E come finiva d’offrir l’olocausto, ecco che arrivò Samuele; e Saul gli uscì incontro per salutarlo.11Ma Samuele gli disse: "Che hai tu fatto?" Saul rispose: "Siccome vedevo che il popolo si disperdeva e m’abbandonava, che tu non giungevi nel giorno stabilito, e che i Filistei erano adunati a Micmas, mi son detto:12Ora i Filistei mi piomberanno addosso a Ghilgal, e io non ho ancora implorato l’Eterno! Così, mi son fatto violenza, ed ho offerto l’olocausto".13Allora Samuele disse a Saul: "Tu hai agito stoltamente; non hai osservato il comandamento che l’Eterno, il tuo Dio, ti avea dato. L’Eterno avrebbe stabilito il tuo regno sopra Israele in perpetuo;14ma ora il tuo regno non durerà; l’Eterno s’è cercato un uomo secondo il cuor suo, e l’Eterno l’ha destinato ad esser principe del suo popolo, giacché tu non hai osservato quel che l’Eterno t’aveva ordinato".15Poi Samuele si levò e salì da Ghilgal a Ghibea di Beniamino, e Saul fece la rassegna del popolo che si trovava con lui; eran circa seicento uomini.16Or Saul, Gionathan suo figliuolo, e la gente che si trovava con essi occupavano Ghibea di Beniamino, mentre i Filistei erano accampati a Micmas.17Dal campo de’ Filistei uscirono dei guastatori divisi in tre schiere: una prese la via d’Ofra, verso il paese di Shual;18l’altra prese la via di Beth-Horon; la terza prese la via della frontiera che guarda la valle di Tseboim, verso il deserto.19Or in tutto il paese d’Israele non si trovava un fabbro; poiché i Filistei aveano detto: "Vediamo che gli Ebrei non si facciano spade o lance".20E tutti gl’Israeliti scendevano dai Filistei per farsi aguzzare chi il suo vomero, chi la sua zappa, chi la sua scure, chi la sua vanga.21E il prezzo dell’arrotatura era di un pim per le vanghe, per le zappe, per i tridenti, per le scuri e per aggiustare i pungoli.22Così avvenne che il dì della battaglia non si trovava in mano a tutta la gente, ch’era con Saul e con Gionathan, né spada né lancia; non se ne trovava che in man di Saul e di Gionathan suo figliuolo.23E la guarnigione dei Filistei uscì ad occupare il passo di Micmas.

La situazione non potrebbe essere più critica. I Filistei sono saliti, numerosi come la rena (vers. 5); essi occupano le fortificazioni, e distaccano delle pattuglie che devastano il paese (vers. 17). Di fronte a loro, Israele è sbandato. Alcune centinaia d’uomini seguono Saul tremando, ma non hanno neppure delle armi per difendersi. E da parte sua il re è in perplessità. Samuele, che gli aveva dato appuntamento a Ghilgal (cap. 10:8), tarda a venire, benché sia quello il giorno fissato. Ora, durante questo tempo il popolo scoraggiato l'abbandona e si disperde; il numero dei combattenti si assottiglia. Il re perde la pazienza. Samuele non arriva? Ebbene, egli stesso offrirà l'olocausto. Ma l'atto profano non è terminato che Samuele giunge: «Che hai tu fatto?» esclama egli, colto da terrore. Invano Saul cerca di giustificarsi. «Tu hai agito stoltamente», risponde Samuele. E gli fa conoscere la decisione dell'Eterno: Saul non fonderà la dinastia; il figlio suo non salirà sul trono dopo lui. L'impazienza! Purtroppo la conosciamo. È il movimento della carne che non può sopportare l'attesa. La fede, invece, è paziente; aspetta sino alla fine il momento voluto da Dio (Giacomo 1:4).

1 Samuele 14:1-10
1Or avvenne che un giorno, Gionathan, figliuolo di Saul, disse al giovane suo scudiero: "Vieni, andiamo verso la guarnigione de’ Filistei, che è la dall’altra parte". Ma non ne disse nulla a suo padre.2Saul stava allora all’estremità di Ghibea sotto il melagrano di Migron, e la gente che avea seco noverava circa seicento uomini;3e Ahia, figliuolo di Ahitub, fratello d’Icabod, figliuolo di Fineas, figliuolo d’Eli sacerdote dell’Eterno a Sciloh, portava l’efod. Il popolo non sapeva che Gionathan se ne fosse andato.4Or fra i passi attraverso ai quali Gionathan cercava d’arrivare alla guarnigione de’ Filistei, c’era una punta di rupe da una parte e una punta di rupe dall’altra parte: una si chiamava Botsets, e l’altra Seneh.5Una di queste punte sorgeva al nord, dirimpetto a Micmas, e l’altra a mezzogiorno, dirimpetto a Ghibea.6Gionathan disse al suo giovane scudiero: "Vieni, andiamo verso la guarnigione di questi incirconcisi; forse l’Eterno agirà per noi, poiché nulla può impedire all’Eterno di salvare con molta o con poca gente".7Il suo scudiero gli rispose: "Fa, tutto quello che ti sta nel cuore; va’ pure; ecco, io son teco dove il cuor ti mena".8Allora Gionathan disse: "Ecco, noi andremo verso quella gente, e ci mostreremo a loro.9Se ci dicono: Fermatevi finché veniam da voi, ci fermeremo al nostro posto, e non saliremo fino a loro;10ma se ci dicono: Venite su da noi, saliremo, perché l’Eterno li avrà dati nelle nostre mani. Questo ci servirà di segno".

Nel capitolo 13, abbiamo considerato con tristezza quel che la carne può fare, o piuttosto non può fare: aspettare l’istante voluto da Dio. In contrasto, il nostro capitolo ci mostrerà quel che la fede può compiere. Le risorse umane sono tutte dal lato di Saul. Ufficialmente il potere in Israele è all'ombra del melograno di Ghibea. Ma la fede, una fede individuale, è dalla parte di Gionatan e del suo compagno. Per loro, il soccorso è in Dio, conosciuto come Salvatore (vers. 6). Doppio quadro che ci fa pensare alla cristianità d'oggi. Le grandi religioni (dette cristiane) pretendono detenere esse sole l'autorità spirituale e si considerano come delle intermediarie necessarie fra Dio e le anime. Ma il Signore conosce quelli che sono suoi, ed Egli è con loro, compiacendosi di dare loro individualmente i suoi pensieri, la sua potenza e la sua liberazione all'infuori delle organizzazioni controllate dagli uomini. Umanamente considerata, la spedizione di Gionatan era una folle avventura. I Filistei in forza occupavano i punti strategici. Gionatan conta su Dio, aspettando da Lui un segno per avanzare. Che contrasto col proprio padre,... e quale esempio per noi!

1 Samuele 14:11-22
11Così si mostrarono ambedue alla guarnigione de’ Filistei; e i Filistei dissero: "Ecco gli Ebrei che escon dalle grotte dove s’eran nascosti!"12E gli uomini della guarnigione, rivolgendosi a Gionathan e al suo scudiero, dissero: "Venite su da noi, e vi faremo saper qualcosa". Gionathan disse al suo scudiero: "Sali dietro a me, poiché l’Eterno li ha dati nelle mani d’Israele".13Gionathan salì, arrampicandosi con le mani e coi piedi, seguito dal suo scudiero. E i Filistei caddero dinanzi a Gionathan; e lo scudiero dietro a lui dava loro la morte.14In questa prima disfatta, inflitta da Gionathan e dal suo scudiero, caddero circa venti uomini, sullo spazio di circa la metà di un iugero di terra.15E lo spavento si sparse nell’accampamento, nella campagna e fra tutto il popolo; la guarnigione e i guastatori furono anch’essi spaventati; il paese tremò; fu uno spavento di Dio.16Le sentinelle di Saul a Ghibea di Beniamino guardarono ed ecco che la moltitudine si sbandava e fuggiva di qua e di là.17Allora Saul disse alla gente ch’era con lui: "Fate la rassegna, e vedete chi se n’è andato da noi". E, fatta la rassegna, ecco che mancavano Gionathan e il suo scudiero.18E Saul disse ad Ahia: "Fa’ accostare l’arca di Dio!" Poiché l’arca di Dio era allora coi figliuoli d’Israele.19E mentre Saul parlava col sacerdote, il tumulto andava aumentando nel campo de’ Filistei; e Saul disse al sacerdote: "Ritira la mano!"20Poi Saul e tutto il popolo ch’era con lui si radunarono e s’avanzarono fino al luogo della battaglia; ed ecco che la spada dell’uno era rivolta contro l’altro, e la confusione era grandissima.21Or gli Ebrei, che già prima si trovavan coi Filistei ed eran saliti con essi al campo dal paese d’intorno, fecero voltafaccia e s’unirono anch’essi con gl’Israeliti ch’erano con Saul e con Gionathan.22E parimente tutti gl’Israeliti che s’eran nascosti nella contrada montuosa di Efraim, quand’udirono che i Filistei fuggivano, si misero anch’essi a inseguirli da presso, combattendo.

Dal loro posto fortificato sulla punta di una rupe, gli avamposti filistei hanno visto in basso i due giovani d’Israele. E non si peritano di beffarsi di loro. — «Venite su da noi», gridano ironicamente. Non sospettano affatto di dare ai due uomini il segnale che questi aspettavano dall'Eterno: il segnale della loro propria distruzione.

Ora la fede non solo sa aspettare, ma sa pure farsi avanti e combattere quando Dio glielo dice. Pieni di ardimento, i nostri due combattenti salgono arrampicandosi per la roccia e raggiungono la cima. Non pensano al pericolo che corrono, ma alla potenza divina. E questa fa cadere dinanzi a loro i nemici d’Israele. Gli scherni di poco prima fanno posto allo spavento che man mano coglie tutto il campo dei Filistei, i quali in una cieca follia, si distruggono fra di loro, mentre gli «Ebrei» dispersi riprendono coraggio e si radunano nuovamente.

Così un piccolo inizio (quando è la fede che lo produce) può avere un grande risultato. Nello stesso modo, se siamo fedeli, Dio potrà servirsi delle nostre piccole vittorie per incoraggiare e consolidare i cristiani che ci circondano.

1 Samuele 14:23-34
23In quel giorno l’Eterno salvò Israele, e la battaglia s’estese fin oltre Beth-Aven.24Or gli uomini d’Israele, in quel giorno, erano sfiniti; ma Saul fece fare al popolo questo giuramento: "Maledetto l’uomo che toccherà cibo prima di sera, prima ch’io mi sia vendicato de’ miei nemici". E nessuno del popolo toccò cibo.25Or tutto il popolo giunse a una foresta, dove c’era del miele per terra.26E come il popolo fu entrato nella foresta, vide il miele che colava; ma nessuno si portò la mano alla bocca, perché il popolo rispettava il giuramento.27Ma Gionathan non avea sentito quando suo padre avea fatto giurare il popolo; e stese la punta del bastone che teneva in mano, la intinse nel miele che colava, portò la mano alla bocca, e gli si rischiarò la vista.28Uno del popolo, rivolgendosi a lui, gli disse: "Tuo padre ha espressamente fatto fare al popolo questo giuramento: Maledetto l’uomo che toccherà oggi cibo; e il popolo è estenuato".29Allora Gionathan disse: "Mio padre ha recato un danno al paese; vedete come l’aver gustato un po’ di questo miele m’ha rischiarato la vista!30Ah, se il popolo avesse oggi mangiato a sua voglia del bottino che ha trovato presso i nemici! Non si sarebb’egli fatto una più grande strage de’ Filistei?"31Essi dunque sconfissero quel giorno i Filistei da Micmas ad Ajalon; il popolo era estenuato, e si gettò sul bottino;32prese pecore, buoi e vitelli, li scannò sul suolo, e li mangiò col sangue.33E questo fu riferito a Saul e gli fu detto: "Ecco, il popolo pecca contro l’Eterno, mangiando carne col sangue". Ed egli disse: "Voi avete commesso un’infedeltà; rotolate subito qua presso di me una gran pietra".34E Saul soggiunse: "Andate attorno fra il popolo, e dite a ognuno di menarmi qua il suo bue e la sua pecora, e di scannarli qui; poi mangiate, e non peccate contro l’Eterno, mangiando carne con sangue!" E, quella notte, ognuno del popolo menò di propria mano il suo bue, e lo scannò quivi.

La disfatta dei Filistei è totale. Il popolo si è radunato con Saul per inseguirli e sterminarli. Tuttavia egli non è animato della fede che Gedeone ed i suoi compagni avevano manifestato in simile occasione. Questi inseguivano Madian «stanchi ma proseguendo sempre» perché avevano bevuto «al torrente tra via» (Giudici 7:6; 8:4). Qui, invece, Saul ha proibito al popolo di prender cibo per tutto il giorno, nonostante il duro sforzo che aveva da sopportare. Interdizione legale, frutto dell’immaginazione, che ci fa pensare a tante altre invenzioni degli uomini in fatto di religione! Essa non produce che conseguenze incresciose: anzitutto la sconfitta dei Filistei è meno grande di quel che lo sarebbe stata con un esercito in pieno possesso dei suoi mezzi. D'altra parte, venuta la sera, quando il popolo ha finalmente la libertà di rifocillarsi, è tanto affamato che prepara la sua carne uccidendo le bestie e mangiando la carne col sangue, commettendo così un peccato degno di morte (Levitico 17:10-14). Non era forse ben più grave disobbedire all'Eterno che trasgredire l'ordine di Saul?

1 Samuele 14:35-52
35E Saul edifico un altare all’Eterno; questo fu il primo altare ch’egli edificò all’Eterno.36Poi Saul disse: "Scendiamo nella notte a inseguire i Filistei; saccheggiamoli fino alla mattina, e facciamo che non ne scampi uno". Il popolo rispose: "Fa’ tutto quello che ti par bene". Allora disse il sacerdote: "Accostiamoci qui a Dio".37E Saul consultò Dio, dicendo: "Debbo io scendere a inseguire i Filistei? Li darai tu nelle mani d’Israele?" Ma questa volta Iddio non gli diede alcuna risposta.38E Saul disse: "Accostatevi qua, voi tutti capi del popolo, riconoscete e vedete in che consista il peccato commesso quest’oggi!39Poiché, com’è vero che l’Eterno, il salvatore d’Israele, vive, quand’anche il reo fosse Gionathan mio figliuolo, egli dovrà morire". Ma in tutto il popolo non ci fu alcuno che gli rispondesse.40Allora egli disse a tutto Israele: "Mettetevi da un lato, e io e Gionathan mio figliuolo staremo dall’altro". E il popolo disse a Saul: "Fa’ quello che ti par bene".41Saul disse all’Eterno: "Dio d’Israele, fa’ conoscere la verità!" E Gionathan e Saul furon designati dalla sorte, e il popolo scampò.42Poi Saul disse: "Tirate a sorte fra me e Gionathan mio figliuolo". E Gionathan fu designato.43Allora Saul disse a Gionathan: "Dimmi quello che hai fatto". E Gionathan glielo confessò, e disse: "Sì, io assaggiai un po’ di miele, con la punta del bastone che avevo in mano; eccomi qui: morrò!"44Saul disse: "Mi tratti Iddio con tutto il suo rigore, se non andrai alla morte, o Gionathan!"45E il popolo disse a Saul: "Gionathan, che ha operato questa gran liberazione in Israele, dovrebb’egli morire? Non sarà mai! Com’è vero che l’Eterno vive, non cadrà in terra un capello del suo capo; poiché oggi egli ha operato con Dio! Così il popolo salvò Gionathan, che non fu messo a morte.46Poi Saul tornò dall’inseguimento de’ Filistei, e i Filistei se ne tornarono al loro paese.47Or Saul, quand’ebbe preso possesso del suo regno in Israele, mosse guerra a tutti i suoi nemici d’ogn’intorno: a Moab, ai figliuoli d’Ammon, a Edom, ai re di Tsoba e ai Filistei; e dovunque si volgeva, vinceva.48Spiegò il suo valore, sconfisse gli Amalekiti, e liberò Israele dalle mani di quelli che lo predavano.49I figliuoli di Saul erano: Gionathan, Ishvi e Malkishua; e delle sue due figliuole, la primogenita si chiamava Merab, e la minore Mical.50Il nome della moglie di Saul era Ahinoam, figliuola di Ahimaaz, e il nome del capitano del suo esercito era Abner, figliuolo di Ner, zio di Saul.51E Kis, padre di Saul, e Ner, padre d’Abner, erano figliuoli d’Abiel.52Per tutto il tempo di Saul, vi fu guerra accanita contro i Filistei; e, come Saul scorgeva un uomo forte e valoroso, lo prendeva seco.

Vegliamo sulle nostre parole e in particolare sulle promesse che possiamo fare. Abbiamo visto ieri le conseguenze disastrose del giuramento irriflessivo che Saul aveva pronunziato. Egli ha inutilmente indebolito il suo esercito, impedito la fine dell’inseguimento del nemico e condotto il popolo a trasgredire il comandamento relativo al sangue. Un'ultima conseguenza (ma che non servirà più delle precedenti ad aprire gli occhi del povero re) sarà la condanna del solo uomo di fede: il valoroso Gionatan. Costui si trova ora in pericolo di morte, non per la spada dei Filistei, ma da parte del proprio padre! Comprendiamo che dietro a tutto ciò c'è Satana che agisce. Tenta con questo mezzo di sbarazzarsi dell'uomo di Dio; tuttavia l'Eterno non lo permette e si serve del popolo per liberare Gionatan. Questa scena assomiglia a quella che seguì la disfatta di Ai (Giosuè 7). Ma qui tutti i torti sono dalla parte di Saul, di cui la follia e il cieco orgoglio sono manifesti agli occhi di tutti. E lungi dal contare d'ora innanzi sull'Eterno che aveva dato la vittoria, il re continua ad appoggiarsi sulla carne, reclutando uomini forti e valorosi per la propria guardia personale.

1 Samuele 15:1-16
1Or Samuele disse a Saul: "L’Eterno mi ha mandato per ungerti re del suo popolo, d’Israele; ascolta dunque quel che ti dice l’Eterno.2Così parla l’Eterno degli eserciti: Io ricordo ciò che Amalek fece ad Israele quando gli s’oppose nel viaggio mentre saliva dall’Egitto.3Ora va’, sconfiggi Amalek, vota allo sterminio tutto ciò che gli appartiene; non lo risparmiare, ma uccidi uomini e donne, fanciulli e lattanti, buoi e pecore, cammelli ed asini".4Saul dunque convocò il popolo e ne fece la rassegna in Telaim: erano duecentomila fanti e diecimila uomini di Giuda.5Saul giunse alla città di Amalek, pose un’imboscata nella valle,6e disse ai Kenei: "Andatevene, ritiratevi, scendete di mezzo agli Amalekiti, perch’io non vi distrugga insieme a loro, giacché usaste benignità verso tutti i figliuoli d’Israele quando salirono dall’Egitto". Così i Kenei si ritirarono di mezzo agli Amalekiti.7E Saul sconfisse gli Amalekiti da Havila fino a Shur, che sta dirimpetto all’Egitto.8E prese vivo Agag, re degli Amalekiti, e votò allo sterminio tutto il popolo, passandolo a fil di spada.9Ma Saul e il popolo risparmiarono Agag e il meglio delle pecore, de’ buoi, gli animali della seconda figliatura, gli agnelli e tutto quel che v’era di buono; non vollero votarli allo sterminio, ma votarono allo sterminio tutto ciò che non avea valore ed era meschino.10Allora la parola dell’Eterno fu rivolta a Samuele, dicendo:11"Io mi pento d’aver stabilito re Saul, perché si e sviato da me, e non ha eseguito i miei ordini". Samuele ne fu irritato, e gridò all’Eterno tutta la notte.12Poi si levò la mattina di buon’ora e andò incontro a Saul; e vennero a dire a Samuele: "Saul e andato a Carmel, ed ecco che vi s’è eretto un trofeo; poi se n’è ritornato e, passando più lungi, è sceso a Ghilgal".13Samuele si recò da Saul; e Saul gli disse: "Benedetto sii tu dall’Eterno! Io ho eseguito l’ordine dell’Eterno".14E Samuele disse: "Che è dunque questo belar di pecore che mi giunge agli orecchi, e questo muggir di buoi che sento?"15Saul rispose: "Son bestie menate dal paese degli Amalekiti; perché il popolo ha risparmiato il meglio delle pecore e de’ buoi per farne de’ sacrifizi all’Eterno, al tuo Dio; il resto, però, l’abbiam votato allo sterminio".16Allora Samuele disse a Saul: "Basta! Io t’annunzierò quel che l’Eterno m’ha detto stanotte!" E Saul gli disse: "Parla".

Questo capitolo 15 è importante sotto due aspetti. Contiene il castigo divino contro Amalek e ad un tempo la prova finale del re Saul, soggetto di cui desideriamo parlare domani.

Avversario vile e crudele, Amalek aveva attaccato Israele di sorpresa, appena dopo l’uscita dall'Egitto. Questa malvagità non poteva essergli perdonata. «Io cancellerò interamente di sotto al cielo la memoria di Amalek» aveva dichiarato l'Eterno (Esodo 17:8 e 14). Quattrocento anni erano trascorsi, ma Dio non aveva dimenticato. «Cielo e terra passeranno, ma le mie parole non passeranno», dice il Signore (Matteo 24:35). E neppure Israele avrebbe dovuto dimenticarlo: «Ricordati di ciò che ti fece Amalek, durante il viaggio, quando usciste dall'Egitto — aveva raccomandato Mosè — tu cancellerai la memoria di Amalek di sotto al cielo: non te ne scordare! (Deuteronomio 25:17 a 19).

Non dimentichiamo neppure noi i nemici che ci hanno sorpresi nel passato. Come si chiamano? Ira, menzogna, impurità... o peccato di qualsiasi altro nome. Se la nostra vigilanza diminuisse a riguardo di questi frutti della carne, potremmo aver da imparare nuovamente una lezione che tuttavia avevamo già pagata molto cara in precedenza. Non risparmiamoli dunque e giudichiamo questi frutti della vecchia natura.

1 Samuele 15:17-35
17E Samuele disse: "Non è egli vero che quando ti reputavi piccolo sei divenuto capo delle tribù d’Israele, e l’Eterno t’ha unto re d’Israele?18L’Eterno t’avea dato una missione, dicendo: Va’, vota allo sterminio que’ peccatori d’Amalekiti, e fa’ loro guerra finché siano sterminati.19E perché dunque non hai ubbidito alla voce dell’Eterno? perché ti sei gettato sul bottino, e hai fatto ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno?"20E Saul disse a Samuele: "Ma io ho ubbidito alla voce dell’Eterno, ho compiuto la missione che l’Eterno m’aveva affidata, ho menato Agag, re di Amalek, e ho votato allo sterminio gli Amalekiti;21ma il popolo ha preso, fra il bottino, delle pecore e de’ buoi come primizie di ciò che doveva essere sterminato, per farne de’ sacrifizi all’Eterno, al tuo Dio, a Ghilgal".22E Samuele disse: "L’Eterno ha egli a grado gli olocausti e i sacrifizi come che si ubbidisca alla sua voce? Ecco, l’ubbidienza val meglio che il sacrifizio, e dare ascolto val meglio che il grasso dei montoni;23poiché la ribellione è come il peccato della divinazione, e l’ostinatezza è come l’adorazione degli idoli e degli dèi domestici. Giacché tu hai rigettata la parola dell’Eterno, anch’egli ti rigetta come re".24Allora Saul disse a Samuele: "Io ho peccato, poiché ho trasgredito il comandamento dell’Eterno e le tue parole; io ho temuto il popolo, e ho dato ascolto alla sua voce.25Or dunque, ti prego, perdona il mio peccato, ritorna con me, e io mi prostrerò davanti all’Eterno". E Samuele disse a Saul:26"Io non ritornerò con te, poiché hai rigettato la parola dell’Eterno, e l’Eterno ha rigettato te perché tu non sia più re sopra Israele".27E come Samuele si voltava per andarsene, Saul lo prese per il lembo del mantello che si strappò.28Allora Samuele gli disse: "L’Eterno strappa oggi d’addosso a te il regno d’Israele, e lo dà ad un altro, ch’è migliore di te.29E colui ch’è la gloria d’Israele non mentirà e non si pentirà; poiché egli non è un uomo perché abbia da pentirsi".30Allora Saul disse: "Ho peccato; ma tu adesso onorami, ti prego, in presenza degli anziani del mio popolo e in presenza d’Israele; ritorna con me, ed io mi prostrerò davanti all’Eterno, al tuo Dio".31Samuele dunque ritornò, seguendo Saul, e Saul si prostrò davanti all’Eterno.32Poi Samuele disse: "Menatemi qua Agag, re degli Amalekiti". E Agag venne a lui incatenato. E Agag diceva: "Certo, l’amarezza della morte e passata".33Samuele gli disse: "Come la tua spada ha privato le donne di figliuoli, così la madre tua sarà privata di figliuoli fra le donne". E Samuele fe’ squartare Agag in presenza dell’Eterno a Ghilgal.34Poi Samuele se ne andò a Rama, e Saul salì a casa sua, a Ghibea di Saul.35E Samuele, finché visse, non andò più a vedere Saul, perché Samuele faceva cordoglio per Saul; e l’Eterno si pentiva d’aver fatto Saul re d’Israele.

Samuele ha passato una notte d’angoscia che ha dovuto ricordargliene un'altra (cap. 3:11); quella in cui gli fu annunziato il castigo sulla casa di Eli.

Saul non ha annientato interamente Amalek, per conseguenza dev’essere rigettato come re. Un re disobbediente non può che condurre il popolo nella disobbedienza; dev'essere perciò allontanato dal potere.

«Ascoltare val meglio che il sacrificio» (vers. 22). La più bella azione di tutta la nostra vita è senza valore se non c’è l'obbedienza. E questo versetto si applica a tutte le opere per mezzo delle quali la cristianità cerca invano di soddisfare Dio, invece di ascoltare e ricevere semplicemente la sua Parola. Qui è ascoltare che val meglio del sacrificio. Ma è detto la stessa cosa della bontà e della conoscenza dell'Eterno (Osea 6:6), della giustizia e della rettitudine (Proverbi 21:3) dello spirito rotto (Salmo 51:16- 17), della misericordia (Matteo 9:13), dell'amore (Marco 12:33).

Vedete invece che cosa produce in Saul la carne, oltre alla disobbedienza: la vanteria (vers. 20), la menzogna, il rigettamento della colpa su altri (vers. 15, 21), l’ostinazione, un falso pentimento e con tutto ciò il mantenimento d'una reputazione (vers. 30). Quadro veramente ben triste.

1 Samuele 16:1-13
1L’Eterno disse a Samuele: "Fino a quando farai tu cordoglio per Saul, mentre io l’ho rigettato perché non regni più sopra Israele? Empi d’olio il tuo corno, e va’; io ti manderò da Isai di Bethlehem, perché mi son provveduto di un re tra i suoi figliuoli".2E Samuele rispose: "Come andrò io? Saul lo verrà a sapere, e mi ucciderà". L’Eterno disse: "Prenderai teco una giovenca, e dirai: Son venuto ad offrire un sacrifizio all’Eterno.3Inviterai Isai al sacrifizio; io ti farò sapere quello che dovrai fare, e mi ungerai colui che ti dirò".4Samuele dunque fece quello che l’Eterno gli avea detto; si recò a Bethlehem, e gli anziani della città gli si fecero incontro tutti turbati, e gli dissero: "Porti tu pace?"5Ed egli rispose: "Porto pace; vengo ad offrire un sacrifizio all’Eterno; purificatevi, e venite meco al sacrifizio". Fece anche purificare Isai e i suoi figliuoli, e li invitò al sacrifizio.6Mentre entravano, egli scòrse Eliab, e disse: "Certo, ecco l’unto dell’Eterno davanti a lui".7Ma l’Eterno disse a Samuele: "Non badare al suo aspetto né all’altezza della sua statura, perché io l’ho scartato; giacché l’Eterno non guarda a quello a cui guarda l’uomo: l’uomo riguarda all’apparenza, ma l’Eterno riguarda al cuore".8Allora Isai chiamò Abinadab, e lo fece passare davanti a Samuele; ma Samuele disse: "L’Eterno non s’è scelto neppur questo".9Isai fece passare Shamma, ma Samuele disse: "L’Eterno non s’è scelto neppur questo".10Isai fece passar così sette de’ suoi figliuoli davanti a Samuele; ma Samuele disse ad Isai: "L’Eterno non s’è scelto questi".11Poi Samuele disse ad Isai: "Sono questi tutti i tuoi figli?" Isai rispose: "Resta ancora il più giovane, ma è a pascere le pecore".12E Samuele disse ad Isai: "Mandalo a cercare, perché non ci metteremo a tavola prima che sia arrivato qua". Isai dunque lo mandò a cercare, e lo fece venire. Or egli era biondo, avea de’ begli occhi e un bell’aspetto. E l’Eterno disse a Samuele: "Lèvati, ungilo, perch’egli è desso".13Allora Samuele prese il corno dell’olio, e l’unse in mezzo ai suoi fratelli; e, da quel giorno in poi, lo spirito dell’Eterno investì Davide. E Samuele si levò e se ne andò a Rama.

Il re secondo la carne è messo da parte nei pensieri di Dio, benché il suo regno si prolunghi ancora un certo numero d’anni. E un altro re è introdotto, quello del quale Samuele aveva detto: «L'Eterno s'è cercato un uomo secondo il cuor suo» (cap. 13:14). È Davide (il cui nome significa Diletto), prezioso tipo di Cristo, Lui che è perfettamente secondo il cuore di Dio. Cominciamo oggi la sua lunga e bella storia.

Samuele non era preparato a riconoscerlo, poiché, nonostante l’esperienza con Saul, guardava ancora «all'apparenza». Noi pure — non è vero? — giudichiamo facilmente secondo le apparenze e ci lasciamo influenzare dalle qualità (e dai difetti) esteriori. Ora, «Iddio non ha riguardi personali», ripete Galati 2:6. Egli riguarda al cuore! E che cosa vede nel mio cuore? Che cosa vede nel tuo? Dell'amore per Gesù? Tutte le apparenze di pietà, per le quali possiamo ingannare e gli altri e noi stessi, non potrebbero ingannare Lui.

Samuele fa visita a questa famiglia d’Isai. Ed è il pastorello che si era trascurato di convitare alla festa (e praticamente dimenticato) che sarà unto «in mezzo ai suoi fratelli» come re per l'Eterno. Quest'unzione d'olio, figura dello Spirito Santo, ci ricorda come il Diletto del Padre è stato designato a Giovanni il Battista: «Colui che mi ha mandato a battezzare con acqua, mi ha detto: Colui sul quale vedrai lo Spirito scendere e fermarsi, è quel che battezza con lo Spirito Santo» (Giovanni 1:33; vedere fine del vers. 12).

1 Samuele 16:14-23
14Or lo spirito dell’Eterno s’era ritirato da Saul, ch’era turbato da un cattivo spirito suscitato dall’Eterno.15I servitori di Saul gli dissero: "Ecco, un cattivo spirito suscitato da Dio, ti turba.16Ordini ora il nostro signore ai tuoi servi che ti stanno dinanzi, di cercar un uomo che sappia sonar l’arpa; e quando il cattivo spirito suscitato da Dio t’investirà, quegli si metterà a sonare e tu ne sarai sollevato".17Saul disse ai suoi servitori: "Trovatemi un uomo che suoni bene e conducetemelo".18Allora uno de’ domestici prese a dire: "Ecco io ho veduto un figliuolo di Isai, il Bethlehemita, che sa sonar bene; è un uomo forte, valoroso, un guerriero, parla bene, è di bell’aspetto, e l’Eterno è con lui".19Saul dunque inviò de’ messi a Isai per dirgli: "Mandami Davide, tuo figliuolo, che è col gregge".20Ed Isai prese un asino carico di pane, un otre di vino, un capretto, e mandò tutto a Saul per mezzo di Davide suo figliuolo.21Davide arrivò da Saul e si presentò a lui; ed ei gli pose grande affetto e lo fece suo scudiero.22E Saul mandò a dire ad Isai: "Ti prego, lascia Davide al mio servizio, poich’egli ha trovato grazia agli occhi miei".23Or quando il cattivo spirito suscitato da Dio investiva Saul, Davide pigliava l’arpa e si metteva a sonare; Saul si sentiva sollevato, stava meglio, e il cattivo spirito se n’andava da lui.

Lo Spirito di Dio aveva investito Davide. Ma Egli si era ritirato dall’infelice Saul, facendo posto ad uno spirito satanico che ora lo tormenta. Dio si serve di questo per introdurre alla corte, in qualità di suonatore d'arpa, il giovane Davide, musicista valente che diverrà più tardi «il dolce salmista d'Israele» (2 Samuele 23:1). E, in quest'occasione gli è resa una bella testimonianza (vers. 18). Ogni particolare menzionato ci riporta a Colui di cui Davide è il tipo: Cristo, vero «rampollo del tronco d'Isai», del quale sta scritto: «Lo Spirito dell'Eterno riposerà su Lui,... lo Spirito di conoscenza e di timor dell'Eterno» (Isaia 11:1-2). Che testimonianza rendiamo noi, davanti al mondo, del nostro Diletto?

«Io ti presi dall’ovile, di dietro alle pecore, perché tu fossi il principe d'Israele, mio popolo», dirà più tardi l'Eterno di Davide (2 Samuele 7:8). Un altro contrasto con Saul: costui era stato chiamato mentre inseguiva invano delle asine, montatura dei nobili, ma senza valore per i sacrifici. Mentre Davide occupandosi delle sue pecore è stato preparato a «pascere» fedelmente il popolo d'Israele (vedere Salmo 78:70-71).

1 Samuele 17:1-16
1Or i Filistei misero insieme i loro eserciti per combattere, si radunarono a Soco, che appartiene a Giuda, e si accamparono fra Soco e Azeka, a Efes-Dammim.2Saul e gli uomini d’Israele si radunarono anch’essi, si accamparono nella valle dei terebinti, e si schierarono in battaglia contro ai Filistei.3I Filistei stavano sul monte da una parte, e Israele stava sul monte dall’altra parte; e fra loro c’era la valle.4Or dal campo de’ Filistei uscì come campione un guerriero per nome Goliath, di Gath, alto sei cubiti e un palmo.5Aveva in testa un elmo di rame, era vestito d’una corazza a squame il cui peso era di cinquemila sicli di rame,6portava delle gambiere di rame e, sospeso dietro le spalle, un giavellotto di rame.7L’asta della sua lancia era come un subbio di tessitore; la punta della lancia pesava seicento sicli di ferro, e colui che portava la sua targa lo precedeva.8Egli dunque si fermò; e, vòlto alle schiere d’Israele, gridò: "Perché uscite a schierarvi in battaglia? Non sono io il Filisteo, e voi de’ servi di Saul? Scegliete uno fra voi, e scenda contro a me.9S’egli potrà lottare con me ed uccidermi, noi sarem vostri servi; ma se io sarò vincitore e l’ucciderò, voi sarete nostri sudditi e ci servirete".10E il Filisteo aggiunse: "Io lancio oggi questa sfida a disonore delle schiere d’Israele: Datemi un uomo, e ci batteremo!"11Quando Saul e tutto Israele udirono queste parole del Filisteo, rimasero sbigottiti e presi da gran paura.12Or Davide era figliuolo di quell’Efrateo di Bethlehem di Giuda, per nome Isai, che aveva otto figliuoli e che, al tempo di Saul, era vecchio, molto innanzi nell’età.13I tre figliuoli maggiori d’Isai erano andati alla guerra con Saul; e i tre figliuoli ch’erano andati alla guerra, si chiamavano: Eliab, il primogenito; Abinadab il secondo, e Shamma il terzo.14Davide era il più giovine; e quando i tre maggiori ebbero seguito Saul,15Davide si partì da Saul, e tornò a Bethlehem a pascolar le pecore di suo padre.16E il Filisteo si faceva avanti la mattina e la sera, e si presentò così per quaranta giorni.

Ecco nuovamente i Filistei radunati contro Israele. E questa volta dispongono d’un campione straordinario, alto più di tre metri (quasi due volte la statura normale), rivestito d'un'armatura di circa settantacinque chili; un colosso così formidabile per cui la sola vista basta ad agghiacciare i suoi nemici di terrore. È Goliath! Pieno d'orgoglio, si avanza di tra le file e lancia una sfida a chiunque voglia opporsi a lui in lotta singolare. E non soltanto nessun avversario si presenta, ma ogni volta gl'Israeliti fuggono d'innanzi a lui, presi da gran paura; ogni volta il gigante coglie l'occasione per oltraggiare gli eserciti dell'Eterno. Goliath ci ricorda quel che è detto dell'ippopotamo: «Quando si rizza, tremano i più forti, e dalla paura son fuori di sè» (Giobbe 41:16). E ci fa soprattutto pensare a quell'«uomo forte» di cui parla il Signore (Marco 3:27): Satana stesso che, per mezzo del timor della morte, esercita un dominio crudele sugli uomini, cercando di farne definitivamente i suoi schiavi (vers. 9).

Durante questo tempo Davide va e viene, dal suo gregge alla corte del re, a suo agio tanto qui come là, bella immagine di Gesù nella sua umiltà e nella sua instancabile consacrazione.

1 Samuele 17:17-30
17Or Isai disse a Davide, suo figliuolo: "Prendi per i tuoi fratelli quest’efa di grano arrostito e questi dieci pani, e portali presto al campo ai tuoi fratelli.18Porta anche queste dieci caciole al capitano del loro migliaio; vedi se i tuoi fratelli stanno bene, e riportami da loro un qualche contrassegno.19Saul ed essi con tutti gli uomini d’Israele sono nella valle dei terebinti a combattere contro i Filistei".20L’indomani Davide s’alzò di buon mattino, lasciò le pecore a un guardiano, prese il suo carico, e partì come Isai gli aveva ordinato; e come giunse al parco dei carri, l’esercito usciva per schierarsi in battaglia e alzava gridi di guerra.21Israeliti e Filistei s’erano schierati, esercito contro esercito.22Davide, lasciate in mano del guardiano de’ bagagli le cose che portava, corse alla linea di battaglia; e, giuntovi, chiese ai suoi fratelli come stavano.23Or mentr’egli parlava con loro, ecco avanzarsi di tra le file de’ Filistei quel campione, quel Filisteo di Gath, di nome Goliath, e ripetere le solite parole; e Davide le udì.24E tutti gli uomini d’Israele, alla vista di quell’uomo, fuggiron d’innanzi a lui, presi da gran paura.25Gli uomini d’Israele dicevano: "Avete visto quell’uomo che s’avanza? Egli s’avanza per coprir d’obbrobrio Israele. Se qualcuno l’uccide, il re lo farà grandemente ricco, gli darà la sua propria figliuola, ed esenterà in Israele la casa del padre di lui da ogni aggravio".26E Davide, rivolgendosi a quelli che gli eran vicini, disse: "Che si farà egli a quell’uomo che ucciderà questo Filisteo e torrà l’obbrobrio di dosso a Israele? E chi è dunque questo Filisteo, questo incirconciso, che osa insultare le schiere dell’Iddio vivente?"27E la gente gli rispose con le stesse parole, dicendo: "Si farà questo e questo a colui che lo ucciderà".28Eliab, suo fratello maggiore, avendo udito Davide parlare a quella gente, s’accese d’ira contro di lui, e disse: "Perché sei sceso qua? E a chi hai lasciato quelle poche pecore nel deserto? Io conosco il tuo orgoglio e la malignità del tuo cuore; tu sei sceso qua per veder la battaglia?29Davide rispose: "Che ho io fatto ora? Non era che una semplice domanda!"30E, scostandosi da lui, si rivolse ad un altro, facendo la stessa domanda; e la gente gli diede la stessa risposta di prima.

Mandato dal padre, come un tempo Giuseppe (Genesi 37:13), per aver notizie dei suoi fratelli, Davide è qui l’immagine di Colui che ha lasciato il cielo per visitare il mondo in grazia. Ed ecco ch'egli ode la sfida di ogni giorno, l'oltraggio lanciato contro Israele dal campione filisteo. Costernato, s'informa. Il fratello Eliab l'ode e lo riprende per la sua curiosità. Accade così a dei maggiori di strapazzare ingiustamente e senza riguardi i loro fratelli e sorelle più giovani.

Benché abbia assistito all’unzione di Davide, Eliab non lo prende sul serio. Pure nell'Evangelo, vediamo che i fratelli di Gesù «non credevano in Lui» (Giovanni 7:5).

Quaranta giorni sono trascorsi. Purtroppo, bisogna arrendersi all’evidenza: in faccia al Filisteo nessuno si presenta! Nessuno per liberare Israele! Né Eliab, nonostante la sua alta statura (cap. 16:7) — avrebbe potuto aver vergogna della propria viltà dinanzi a Davide — neppure Saul (anch'egli più alto di tutto il popolo dalle spalle in su) poiché l'Eterno l'ha abbandonato! Ma per la fede di Davide, Goliath non è che un Filisteo, vinto in anticipo perché si è permesso d'insultare le schiere del Dio vivente (Isaia 37:23,28).

1 Samuele 17:31-40
31Or le parole che Davide avea dette essendo state sentite, furono riportate a Saul, che lo fece venire.32E Davide disse a Saul: "Nessuno si perda d’animo a motivo di costui! Il tuo servo andrà e si batterà con quel Filisteo".33Saul disse a Davide: "Tu non puoi andare a batterti con questo Filisteo; poiché tu non sei che un giovanetto, ed egli è un guerriero fin dalla sua giovinezza".34E Davide rispose a Saul: "Il tuo servo pascolava il gregge di suo padre; e quando un leone o un orso veniva a portar via una pecora di mezzo al gregge,35io gli correvo dietro, lo colpivo, gli strappavo dalle fauci la preda; e se quello mi si rivoltava contro, io lo pigliavo per le ganasce, lo ferivo e l’ammazzavo.36Sì, il tuo servo ha ucciso il leone e l’orso; e questo incirconciso Filisteo sarà come uno di quelli, perché ha coperto d’obbrobrio le schiere dell’Iddio vivente".37E Davide soggiunse: "L’Eterno che mi liberò dalla zampa del leone e dalla zampa dell’orso, mi libererà anche dalla mano di questo Filisteo". E Saul disse a Davide: "Va’, e l’Eterno sia teco".38Saul rivestì Davide della sua propria armatura, gli mise in capo un elmo di rame, e lo armò di corazza.39Poi Davide cinse la spada di Saul sopra la sua armatura, e cercò di camminare, perché non aveva ancora provato; ma disse a Saul: "Io non posso camminare con quest’armatura; non ci sono abituato". E se la tolse di dosso.40E prese in mano il suo bastone, si scelse nel torrente cinque pietre ben lisce, le pose nella sacchetta da pastore, che gli serviva di carniera, e con la fionda in mano mosse contro il Filisteo.

Davide si presenta a Saul e gli fa parte del suo disegno. «Tu non puoi andare» risponde subito costui. Impressionato tuttavia dalla risolutezza e dalla ferma fiducia del giovane (Ebrei 13:6), Saul si dichiara pronto ad aiutarlo: Ecco la sua armatura; egli la impresta a Davide. Ma imbarazzato, paralizzato nei suoi movimenti, quest’ultimo non può servirsene. No, le sue armi saranno gli umili arnesi del pastore. Senza valore agli occhi degli uomini, metteranno tanto più in evidenza la potenza dell'Eterno.

Quest’armatura di Saul ci parla di tutte le risorse e precauzioni della sapienza umana; la fede considera ciò come un ostacolo!

Formato da Dio nel segreto per il servizio al quale era destinato (come lo son stati tanti servitori e Gesù stesso a Nazaret), Davide si presenta ora in pubblico, pronto al combattimento. E, per sottolineare la potenza dell’Eterno, egli racconta un'esperienza di questa «scuola del deserto». Ha ucciso senza testimonio un leone ed un orso, liberato una pecora. Noi pensiamo ad un altro Pastore che mette la propria vita per le sue pecore, liberandole dal crudele Avversario (Giovanni 10:28; 17:12; 18:8-9). Valore prezioso d'un solo agnello per il cuore di questo buon Pastore!

1 Samuele 17:41-54
41Il Filisteo anch’egli si fe’ innanzi, avvicinandosi sempre più a Davide, ed era preceduto dal suo scudiero.42E quando il Filisteo ebbe scorto Davide, lo disprezzò, perch’egli non era che un giovinetto, biondo e di bell’aspetto.43Il Filisteo disse a Davide: "Son io un cane, che tu vieni contro a me col bastone?" E il Filisteo maledisse Davide in nome de’ suoi dèi;44e il Filisteo disse a Davide: "Vieni qua ch’io dia la tua carne agli uccelli del cielo e alle bestie de’ campi".45Allora Davide rispose al Filisteo: "Tu vieni a me con la spada, con la lancia e col giavellotto; ma io vengo a te nel nome dell’Eterno degli eserciti, dell’Iddio delle schiere d’Israele che tu hai insultato.46Oggi l’Eterno ti darà nelle mie mani, e io ti abbatterò, ti taglierò la testa, e darò oggi stesso i cadaveri dell’esercito de’ Filistei agli uccelli del cielo e alle fiere della terra; e tutta la terra riconoscerà che v’è un Dio in Israele;47e tutta questa moltitudine riconoscerà che l’Eterno non salva per mezzo di spada né per mezzo di lancia; poiché l’esito della battaglia dipende dall’Eterno, ed egli vi darà nelle nostre mani".48E come il Filisteo si mosse e si fe’ innanzi per accostarsi a Davide, Davide anch’egli corse prestamente verso la linea di battaglia incontro al Filisteo;49mise la mano nella sacchetta, ne cavò una pietra, la lanciò con la fionda, e colpì il Filisteo nella fronte; la pietra gli si conficcò nella fronte, ed ei cadde bocconi per terra.50Così Davide, con una fionda e con una pietra, vinse il Filisteo; lo colpì e l’uccise, senz’aver spada alla mano.51Poi Davide corse, si gettò sul Filisteo, gli prese la spada e, sguainatala, lo mise a morte e gli tagliò la testa. E i Filistei, vedendo che il loro eroe era morto, si diedero alla fuga.52E gli uomini d’Israele e di Giuda sorsero, alzando gridi di guerra, e inseguirono i Filistei fino all’ingresso di Gath e alle porte di Ekron. I Filistei feriti a morte caddero sulla via di Shaaraim, fino a Gath e fino ad Ekron.53E i figliuoli d’Israele, dopo aver dato la caccia ai Filistei, tornarono e predarono il loro campo.54E Davide prese la testa del Filisteo, la portò a Gerusalemme, ma ripose l’armatura di lui nella sua tenda.

Nuovamente il Filisteo esce dalle file con la solita provocazione. Ma chi dunque gli viene incontro? È quello il campione che Israele gli oppone? un adolescente senza armatura, tenendo in mano un bastone, una fionda da pastore? Si vogliono forse beffare di lui? Egli squadra dall’alto al basso quel misero avversario, indegno di misurarsi con lui e sogghigna con disprezzo! Ma Davide non si commuove, lui che potrà scrivere: «L'Eterno è la forza della mia vita; di chi avrò paura?» (Salmo 27:1). Con gesto sicuro la pietra è lanciata; essa penetra nella fronte del gigante che cade bocconi a terra. Davide corre prontamente, e gli taglia la testa con la spada di lui. Allora son grida di vittoria nel campo d'Israele, la confusione e la sconfitta in quello dei Filistei. Scena memorabile! Essa illustra la potenza della fede, di quella fede che permette al credente di riportare in ginocchio simili vittorie. Ma voi sapete che ha un'importanza infinitamente più grande. Tipo di Cristo, Davide ha trionfato su Goliath, figura di Satana. Per mezzo della morte, Gesù ha reso impotente «colui che aveva il potere della morte, cioè il diavolo» (Ebrei 2:14). È la vittoria della croce, principale e meraviglioso soggetto della lode eterna.

1 Samuele 17:55-58; 1 Samuele 18:1-9
55Or quando Saul avea veduto Davide che andava contro il Filisteo, avea chiesto ad Abner, capo dell’esercito: "Abner, di chi è figliuolo questo giovinetto?" E Abner avea risposto: "Com’è vero che tu vivi, o re, io non lo so".56E il re avea detto: "Informati di chi sia figliuolo questo ragazzo".57Or quando Davide, ucciso il Filisteo, fu di ritorno, Abner lo prese e lo menò alla presenza di Saul, avendo egli in mano la testa del Filisteo.58E Saul gli disse: "Giovinetto, di chi sei tu figliuolo?" Davide rispose: "Sono figliuolo del tuo servo Isai di Bethlehem".
1Come Davide ebbe finito di parlare con Saul, l’anima di Gionathan rimase così legata all’anima di lui, che Gionathan l’amò come l’anima sua.2Da quel giorno Saul lo tenne presso di sé e non permise più ch’ei se ne tornasse a casa di suo padre.3E Gionathan fece alleanza con Davide, perché lo amava come l’anima propria.4Quindi Gionathan si tolse di dosso il mantello, e lo diede a Davide; e così fece delle sue vesti, fino alla sua spada, al suo arco e alla sua cintura.5E Davide andava e riusciva bene dovunque Saul lo mandava: Saul lo mise a capo della gente di guerra, ed egli era gradito a tutto il popolo, anche ai servi di Saul.6Or all’arrivo dell’esercito, quando Davide, ucciso il Filisteo, facea ritorno, le donne uscirono da tutte le città d’Israele incontro al re Saul, cantando e danzando al suon de’ timpani e de’ triangoli, e alzando grida di gioia;7e le donne, danzando, si rispondevano a vicenda e dicevano: Saul ha ucciso i suoi mille, e Davide i suoi diecimila.8Saul n’ebbe sdegno fortissimo; quelle parole gli dispiacquero, e disse: "Ne dànno diecimila a Davide, e a me non ne dan che mille! Non gli manca più che il regno!"9E Saul, da quel giorno in poi, guardò Davide di mal occhio.

Davide, dopo la vittoria, ritorna dal re tenendo in mano la testa del gigante. E constatiamo con stupore che Saul non sa più di chi Davide è figlio. Non vi fu forse un simile accecamento anche a riguardo del Signore Gesù? I Giudei non conoscevano né Lui né il Padre suo (Giovanni 8:19). Ed è ancora così, anche nei nostri paesi cristiani, ove molte persone non riconoscono Gesù come veramente il Figlio di Dio (1 Giovanni 4:14-15).

Gionatan invece non si fa nessuna domanda riguardo a Davide. Colui che ha dato ad Israele quella straordinaria liberazione non può essere che l’unto dell'Eterno. E l'anima sua si affeziona a Lui, non semplicemente per riconoscenza, o per ammirazione, ma per un legame d'amore intimo e personale. Bell'esempio per il credente che, non soltanto si rallegra della propria salvezza, ma ama Colui che l'ha salvato. Ora l'amore è qualche cosa che si manifesta. Per Davide, il Diletto, Gionatan si spoglia di ciò che costituisce la sua forza e la sua gloria. E voi? Avete riconosciuto Gesù vostro Salvatore come Colui che ha pure tutti i diritti sul vostro cuore e su ciò che vi appartiene?

1 Samuele 18:10-30
10Il giorno dopo, un cattivo spirito, suscitato da Dio, s’impossessò di Saul che era come fuori di sé in mezzo alla casa, mentre Davide sonava l’arpa, come solea fare tutti i giorni. Saul aveva in mano la sua lancia;11e la scagliò, dicendo: "Inchioderò Davide al muro!" Ma Davide schivò il colpo per due volte.12Saul avea paura di Davide, perché l’Eterno era con lui e s’era ritirato da Saul;13perciò Saul lo allontanò da sé, e lo fece capitano di mille uomini; ed egli andava e veniva alla testa del popolo.14Or Davide riusciva bene in tutte le sue imprese, e l’Eterno era con lui.15E quando Saul vide ch’egli riusciva splendidamente, cominciò ad aver timore di lui;16ma tutto Israele e Giuda amavano Davide, perché andava e veniva alla loro testa.17Saul disse a Davide: "Ecco Merab, la mia figliuola maggiore; io te la darò per moglie; solo siimi valente, e combatti le battaglie dell’Eterno". Or Saul diceva tra sé: "Non sia la mia mano che lo colpisca, ma sia la mano de’ Filistei".18Ma Davide rispose a Saul: "Chi son io, che è la vita mia, e che è la famiglia di mio padre in Israele, ch’io abbia ad essere genero del re?"19Or avvenne che, quando Merab figliuola di Saul doveva esser data a Davide, fu invece sposata ad Adriel di Mehola.20Ma Mical, figliuola di Saul, amava Davide; lo riferirono a Saul, e la cosa gli piacque.21E Saul disse: "Gliela darò, perché sia per lui un’insidia ed egli cada sotto la mano de’ Filistei". Saul dunque disse a Davide: "Oggi, per la seconda volta, tu puoi diventar mio genero".22Poi Saul diede quest’ordine ai suoi servitori: "Parlate in confidenza a Davide, e ditegli: Ecco, tu sei in grazia del re, e tutti i suoi servi ti amano, diventa dunque genero del re".23I servi di Saul ridissero queste parole a Davide. Ma Davide replicò: "Sembra a voi cosa lieve il diventar genero del re? E io son povero e di basso stato".24I servi riferirono a Saul: "Davide ha risposto così e così".25E Saul disse: "Dite così a Davide: Il re non domanda dote; ma domanda cento prepuzi di Filistei, per trar vendetta de’ suoi nemici". Or Saul aveva in animo di far cader Davide nelle mani de’ Filistei.26I servitori dunque riferirono quelle parole a Davide, e a Davide piacque di diventar in tal modo genero del re. E prima del termine fissato,27Davide si levò, partì con la sua gente, uccise duecento uomini de’ Filistei, portò i loro prepuzi e ne consegnò il numero preciso al re, per diventar suo genero.28E Saul gli diede per moglie Mical, sua figliuola. E Saul vide e riconobbe che l’Eterno era con Davide; e Mical, figliuola di Saul, l’amava.29E Saul continuò più che mai a temer Davide, e gli fu sempre nemico.30Or i principi de’ Filistei uscivano a combattere; e ogni volta che uscivano, Davide riusciva meglio di tutti i servi di Saul, in guisa che il suo nome divenne molto famoso.

Era tanto profondo l’amore di Gionatan per Davide, quanto violento era l'odio di Saul contro lui. Questi ha incominciato con l'irritazione (vers. 8) accompagnata da gelosia, poi il desiderio di omicidio viene ad abitare nel suo cuore, infine l'atto segue: un tentativo d'assassinare Davide, seguito da molti altri nei prossimi capitoli. È esattamente ciò che la Scrittura chiama «la via di Caino» (Giuda 11). Costui cominciò con l'essere «molto irritato»... e finì per uccidere il fratello. Irritazione e gelosia sono dunque nientemeno che i due primi passi in questo terribile sentiero.

Il re aveva promesso la propria figlia a chi avesse vinto il Filisteo. Non mantiene la parola. Poi si serve della figlia minore per cercare di far perire Davide per mano dei nemici. Avrebbe tuttavia potuto pensare che il vincitore di Goliath avrebbe trionfato ancor più facilmente dei Filistei meno temibili del gigante. E il segreto della sua forza era sempre il medesimo: «L’Eterno era con lui» (vers. 12, 14, 28). «Io non temerei male alcuno, perché tu sei con me», dice egli al Salmo 23:4. — Conoscete voi questo segreto? E conoscete per esperienza quella forza che ne è la conseguenza (2 Timoteo 4:17)?

1 Samuele 19:1-18
1Saul parlò a Gionathan, suo figliuolo, e a tutti i suoi servi di far morire Davide. Ma Gionathan, figliuolo di Saul, che voleva gran bene a Davide,2informò Davide della cosa e gli disse: "Saul, mio padre, cerca di farti morire; or dunque, ti prego, sta’ in guardia domattina, tienti in luogo segreto e nasconditi.3Io uscirò, e mi terrò allato a mio padre, nel campo ove tu sarai; parlerò di te a mio padre, vedrò come vanno le cose, e te lo farò sapere".4Gionathan dunque parlò a Saul, suo padre, in favore di Davide, e gli disse: "Non pecchi il re contro al suo servo, contro a Davide, giacché ei non ha peccato contro a te, e anzi l’opera sua t’è stata di grande utilità.5Egli ha messo la propria vita a repentaglio, ha ucciso il Filisteo, e l’Eterno ha operato una grande liberazione a pro di tutto Israele. Tu l’hai veduto, e te ne sei rallegrato; perché dunque peccheresti tu contro il sangue innocente facendo morir Davide senza ragione?"6Saul diè ascolto alla voce di Gionathan, e fece questo giuramento: "Com’è vero che l’Eterno vive, egli non sarà fatto morire!"7Allora Gionathan chiamò Davide e gli riferì tutto questo. Poi Gionathan ricondusse Davide da Saul, al servizio del quale egli rimase come prima.8Ricominciò di nuovo la guerra; e Davide uscì a combattere contro i Filistei, inflisse loro una grave sconfitta, e quelli fuggirono d’innanzi a lui.9E uno spirito cattivo, suscitato dall’Eterno, s’impossessò di Saul. Egli sedeva in casa sua avendo in mano una lancia; e Davide stava sonando l’arpa.10E Saul cercò d’inchiodar Davide al muro con la lancia, ma Davide schivò il colpo, e la lancia diè nel muro. Davide fuggì e si mise in salvo in quella stessa notte.11Saul inviò de’ messi a casa di Davide per tenerlo d’occhio e farlo morire la mattina dipoi; ma Mical, moglie di Davide, lo informò della cosa, dicendo: "Se in questa stessa notte non ti salvi la vita, domani sei morto".12E Mical calò Davide per una finestra; ed egli se ne andò, fuggì, e si mise in salvo.13Poi Mical prese l’idolo domestico e lo pose nel letto; gli mise in capo un cappuccio di pelo di capra, e lo coperse d’un mantello.14E quando Saul inviò de’ messi a pigliar Davide, ella disse: "E’ malato".15Allora Saul inviò di nuovo i messi perché vedessero Davide, e disse loro: "Portatemelo nel letto, perch’io lo faccia morire".16E quando giunsero i messi, ecco che nel letto c’era l’idolo domestico con in capo un cappuccio di pel di capra.17E Saul disse a Mical: "Perché mi hai ingannato così e hai dato campo al mio nemico di fuggire?" E Mical rispose a Saul: "E’ lui che mi ha detto: Lasciami andare; altrimenti, t’ammazzo!"18Davide dunque fuggì, si pose in salvo, e venne da Samuele a Rama, e gli raccontò tutto quello che Saul gli avea fatto. Poi, egli e Samuele andarono a stare a Naioth.

Gionatan si è affezionato a Davide. Ora si presenta l’occasione di testimoniare dinanzi al padre in favore del suo amico. — Se amiamo il Signore non avremo vergogna di parlare di Lui, anzitutto davanti ai nostri familiari. Senza timore, riconosceremo Colui che è senza peccato, che ha colpito il grande Nemico e per mezzo del quale Dio ha operato una meravigliosa liberazione (paragonate vers. 4, 5).

In risposta all’intervento di Gionatan, Saul giura che non farà morire Davide. Promessa bentosto dimenticata! Nel momento stesso in cui Davide è occupato a calmarlo, il re rinnova il suo gesto criminale. Com'è grande l'ingratitudine del cuor dell'uomo verso quelli che gli fanno del bene, ma specialmente verso il Salvatore, di cui Davide è la figura! (Salmo 109:4-5).

Poi lo sciagurato re, roso dalla gelosia, perseguita il proprio genero fin nella sua casa, fin nel suo letto (vedere il titolo del Salmo 59). Mical protegge il marito, ma non come l’ha fatto suo fratello Gionatan con una coraggiosa confessione: essa si serve della menzogna e della dissimulazione. — Davide fugge dalla finestra. Paolo a Damasco, oggetto dell'odio dei Giudei, dovrà fare la stessa esperienza (Atti 9:25; 2 Corinzi 11:32-33).

1 Samuele 19:19-24; 1 Samuele 20:1-4
19Questo fu riferito a Saul, dicendo: "Ecco, Davide e a Naioth, presso Rama".20E Saul inviò dei messi per pigliar Davide; ma quando questi videro l’adunanza de’ profeti che profetavano, con Samuele che tenea la presidenza, lo spirito di Dio investì i messi di Saul che si misero anch’essi a profetare.21Ne informarono Saul, che inviò altri messi, i quali pure si misero a profetare. Saul ne mandò ancora per la terza volta, e anche questi si misero a profetare.22Allora si recò egli stesso a Rama; e, giunto alla gran cisterna ch’è a Secu, chiese: "Dove sono Samuele e Davide?" Gli fu risposto: "Ecco, sono a Naioth, presso Rama".23Egli andò dunque là, a Naioth, presso Rama; e lo spirito di Dio investì anche lui; ed egli continuò il suo viaggio, profetando, finché giunse a Naioth, presso Rama.24E anch’egli si spogliò delle sue vesti, anch’egli profetò in presenza di Samuele, e giacque nudo per terra tutto quel giorno e tutta quella notte. Donde il detto: "Saul è anch’egli tra i profeti?"
1Davide fuggì da Naioth presso Rama, andò a trovare Gionathan, e gli disse: "Che ho mai fatto? Qual è il mio delitto, qual è il mio peccato verso tuo padre, ch’egli vuole la mia vita?"2Gionathan gli rispose: "Tolga ciò Iddio! tu non morrai; ecco, mio padre non fa cosa alcuna o grande o piccola, senza farmene parte; e perché mi celerebbe egli questa? Non è possibile".3Ma Davide replicò, giurando: "Tuo padre sa molto bene che io ho trovato grazia agli occhi tuoi; perciò avrà detto: Gionathan non sappia questo, affinché non ne abbia dispiacere; ma com’è vero che l’Eterno vive e che vive l’anima tua, fra me e la morte non v’ha che un passo".4Gionathan disse a Davide: "Che desideri tu ch’io ti faccia?"

Davide fin qui aveva percorso bene il suo sentiero: genero del re, ufficiale superiore, eroe popolare, sembra che abbia soltanto da aspettare tranquillamente il momento di entrare nella successione di Saul. Ebbene, no! Il piano di Dio a suo riguardo prevedeva degli anni difficili destinati a prepararlo ad occupare il trono. Le prove del credente hanno assolutamente lo stesso scopo: formarlo quaggiù per regnare più tardi con Gesù.

Così Davide deve abbandonare tutto: famiglia, posizione, risorse. Ma, prima delle tribolazioni che l’aspettano, passerà alcuni giorni in compagnia di Samuele a Naioth. Che privilegio per questo giovane all'inizio della sua carriera di ricevere gl'insegnamenti e le esortazioni del vecchio servitore che è al termine della sua corsa. — Giovani credenti, sappiate ricercare voi pure questa compagnia di cristiani più anziani! Approfittate della loro esperienza. Timoteo è stato formato così accanto all'apostolo Paolo. Gli insegnamenti che riceverete in tal modo non vi dispenseranno di fare in seguito come Davide delle esperienze personali. Ma possono e debbono prepararvi ad attraversarle senza danno.

1 Samuele 20:5-23
5Davide rispose a Gionathan: "Ecco, domani la luna nuova, e io dovrei sedermi a mensa col re; lasciami andare, e mi nasconderò per la campagna fino alla sera del terzo giorno.6Se tuo padre nota la mia assenza, tu gli dirai: Davide mi ha pregato istantemente di poter fare una corsa fino a Bethlehem, sua città, perché v’è il sacrifizio annuo per tutta la sua famiglia.7S’egli dice: Sta bene il tuo servo avrà pace; ma, se si adira, sappi che il male che mi vuol fare è deciso.8Mostra dunque la tua bontà verso il tuo servo giacché hai fatto entrare il tuo servo in un patto con te nel nome dell’Eterno; ma, se v’è in me qualche iniquità, dammi la morte tu; perché mi meneresti da tuo padre?"9Gionathan disse: "Lungi da te questo pensiero! S’io venissi a sapere che il male è deciso da parte di mio padre e sta per venirti addosso, non te lo farei io sapere?"10Davide disse a Gionathan: "Chi m’informerà, nel caso che tuo padre ti dia una risposta dura?"11E Gionathan disse a Davide: "Vieni, andiamo fuori alla campagna!" E andarono ambedue fuori alla campagna.12E Gionathan disse a Davide: "L’Eterno, l’Iddio d’Israele, mi sia testimonio! Quando domani o posdomani, a quest’ora, io avrò scandagliato mio padre, s’egli è ben disposto verso Davide, ed io non mando a fartelo sapere, l’Eterno tratti Gionathan con tutto il suo rigore!13Nel caso poi che piaccia a mio padre di farti del male, te lo farò sapere, e ti lascerò partire perché tu te ne vada in pace; e l’Eterno sia teco, com’è stato con mio padre!14E se sarò ancora in vita, non è egli vero? tu agirai verso di me con la bontà dell’Eterno, ond’io non sia messo a morte;15e non cesserai mai d’esser buono verso la mia casa, neppur quando l’Eterno avrà sterminato di sulla faccia della terra fino all’ultimo i nemici di Davide".16Così Gionathan strinse alleanza con la casa di Davide, dicendo: "L’Eterno faccia vendetta dei nemici di Davide!"17E, per l’amore che gli portava, Gionathan fece di nuovo giurar Davide; perch’egli l’amava come l’anima propria.18Poi Gionathan gli disse: "Domani è la nuova luna, e la tua assenza sarà notata, perché il tuo posto sarà vuoto.19Domani l’altro dunque tu scenderai giù fino al luogo dove ti nascondesti il giorno del fatto, e rimarrai presso la pietra di Ezel.20Io tirerò tre frecce da quel lato, come se tirassi a segno.21Poi subito manderò il mio ragazzo, dicendogli: Va’ a cercare le frecce. Se dico al ragazzo: Guarda, le frecce son di qua da te, prendile! tu allora vieni, perché tutto va bene per te, e non hai nulla da temere, come l’Eterno vive!22Ma se dico al giovanetto: Guarda, le frecce son di là da te allora vattene, perché l’Eterno vuol che tu parta.23Quanto a quello che abbiam convenuto fra noi, fra me e te, ecco, l’Eterno n’è testimonio in perpetuo".

L’arrivo di Saul a Naioth ha provocato la fuga di Davide. Tuttavia costui ha conservato qualche speranza di riprendere il suo posto alla corte e ritorna a consigliarsi con Gionatan. «L'amico ama in ogni tempo; è nato per essere un fratello nella distretta» (Proverbi 17:17). Compagni nei giorni felici, Davide e Gionatan proveranno quanto è prezioso e consolante il loro affetto al momento della prova.

A maggior ragione è così nelle nostre relazioni con l’Amico supremo. Potremmo forse conoscere la sua divina simpatia se non ne avessimo mai bisogno? (Ebrei 4:15-16).

Davide apparentemente non è più che un povero esiliato, per il quale le promesse divine del reame sembrano annullate. Ma la fede di Gionatan continua a vedere in lui colui che deve regnare infallibilmente, colui i cui nemici saranno soppressi, compreso il proprio padre (che per un rispetto lodevole evita di nominare). Notate con quale certezza parla dell’avvenire. Così i riscattati di Gesù discernono per la fede le Sue glorie meravigliose e sanno che il loro Salvatore, oggi odiato e rigettato dal mondo e dal suo principe, apparirà bentosto come il Re di gloria avendo tutti i suoi nemici sotto i suoi piedi.

1 Samuele 20:24-42
24Davide dunque si nascose nella campagna; e quando venne il novilunio, il re si pose a sedere a mensa per il pasto.25Il re, come al solito, si pose a sedere sulla sua sedia ch’era vicina al muro; Gionathan s’alzò per porsi di faccia. Abner si assise accanto a Saul, ma il posto di Davide rimase vuoto.26Nondimeno Saul non disse nulla quel giorno, perché pensava: "Gli e successo qualcosa; ei non dev’esser puro; per certo ei non è puro".27Ma l’indomani, secondo giorno della luna nuova, il posto di Davide era ancora vuoto; e Saul disse a Gionathan, suo figliuolo: "Perché il figliuolo d’Isai non è venuto a mangiare né ieri né oggi?"28Gionathan rispose a Saul: "Davide m’ha chiesto istantemente di lasciarlo andare a Bethlehem;29e ha detto: Ti prego, lasciami andare, perché abbiamo in città un sacrifizio di famiglia, e il mio fratello mi ha raccomandato d’andarvi; ora dunque, se ho trovato grazia agli occhi tuoi, ti prego, lasciami fare una corsa per vedere i miei fratelli. Per questa ragione egli non è venuto alla mensa del re".30Allora l’ira di Saul s’accese contro Gionathan, ed ei gli disse: "Figliuolo perverso e ribelle, non lo so io forse che tieni le parti del figliuol d’Isai, a tua vergogna ed a vergogna del seno di tua madre?31Poiché, fino a tanto che il figliuol d’Isai avrà vita sulla terra, non vi sarà stabilità né per te né per il tuo regno. Or dunque mandalo a cercare e fallo venire da me, perché deve morire".32Gionathan rispose a Saul suo padre e gli disse: "Perché dovrebb’egli morire? Che ha fatto?"33E Saul brandì la lancia contro a lui per colpirlo. Allora Gionathan riconobbe che suo padre avea deciso di far morire Davide.34E, acceso d’ira, si levò da mensa, e non mangiò nulla il secondo giorno della luna nuova, addolorato com’era per l’onta che suo padre avea fatta a Davide.35La mattina dopo, Gionathan uscì fuori alla campagna, al luogo fissato con Davide, ed avea seco un ragazzetto.36E disse al suo ragazzo: "Corri a cercare le frecce che tiro". E, come il ragazzo correva, tirò una freccia che passò di là da lui.37E quando il ragazzo fu giunto al luogo dov’era la freccia che Gionathan avea tirata Gionathan gli gridò dietro: "La freccia non è essa di là da te?"38E Gionathan gridò ancora dietro al ragazzo: "Via, fa’ presto, non ti trattenere!" Il ragazzo di Gionathan raccolse le frecce, e tornò dal suo padrone.39Or il ragazzo non sapeva nulla; Gionathan e Davide soli sapevano di che si trattasse.40Gionathan diede le sue armi al suo ragazzo, e gli disse: "Va’, portale alla città".41E come il ragazzo se ne fu andato, Davide si levò di dietro il mucchio di pietre, si gettò con la faccia a terra, e si prostrò tre volte; poi i due si baciarono l’un l’altro e piansero assieme; Davide soprattutto diè in pianto dirotto.42E Gionathan disse a Davide: "Va’ in pace, ora che abbiam fatto ambedue questo giuramento nel nome dell’Eterno: L’Eterno sia testimonio fra me e te e fra la mia progenie e la progenie tua, in perpetuo". (H20-43) Davide si levò e se ne andò, e Gionathan tornò in città.

Che cosa spiega l’amore reciproco di Davide e di Gionatan? C'era fra essi quello stretto legame che li univa, cioè una stessa fede. L'uno e l'altro avevano mostrato quella fede riportando da soli una vittoria dell'Eterno sui Filistei.

I cristiani si riconoscono fra loro e si amano gli uni gli altri appunto perché hanno in comune questa fede. Bisogna ricordarsene quando scegliamo i nostri amici. Per noi, credenti, non può esservi vera, profonda amicizia all’infuori d'una stessa fede nel Signore Gesù Cristo.

Gionatan, si fa di nuovo, non senza rischio, l’avvocato di Davide presso il padre Saul. Questi, incredulo, ha dimenticato la sentenza dell'Eterno (cap. 13:13-14) e vorrebbe assicurare i diritti del figlio alla successione regale (vers. 31). Apparentemente Gionatan agisce dunque in opposizione al proprio interesse. Così agisce il vero amore (1 Corinzi 13:5). Persino dopo che il padre ha cercato di uccidere pure lui, egli è afflitto a causa dell'oltraggio fatto a Davide (vers. 34), e non per se stesso. — Cari amici, l'oltraggio fatto dal mondo al Signore Gesù ci affligge forse più dei torti che può fare a noi stessi?

1 Samuele 21:1-15
1Davide andò a Nob dal sacerdote Ahimelec; e Ahimelec gli venne incontro tutto tremante, e gli disse: "Perché sei solo e non hai alcuno teco?"2Davide rispose al sacerdote Ahimelec: "Il re m’ha dato un’incombenza, e m’ha detto: Nessuno sappia nulla dell’affare per cui ti mando e dell’ordine che t’ho dato; e quanto alla mia gente, le ho detto di trovarsi in un dato luogo.3E ora che hai tu sotto mano? Dammi cinque pani o quel che si potrà trovare".4Il sacerdote rispose a Davide, dicendo: "Non ho sotto mano del pane comune, ma c’è del pane consacrato; ma la tua gente s’è almeno astenuta da contatto con donne?"5Davide rispose al sacerdote: "Da che son partito, tre giorni fa, siamo rimasti senza donne; e quanto ai vasi della mia gente erano puri; e se anche la nostra incombenza è profana, essa sarà oggi santificata da quel che si porrà nei vasi.6Il sacerdote gli diè dunque del pane consacrato perché non v’era quivi altro pane tranne quello della presentazione, ch’era stato tolto d’innanzi all’Eterno, per mettervi invece del pan caldo nel momento in cui si toglieva l’altro.7Or quel giorno, un cert’uomo di tra i servi di Saul si trovava quivi, trattenuto in presenza dell’Eterno; si chiamava Doeg, era Edomita, e capo de’ pastori di Saul.8E Davide disse ad Ahimelec: "Non hai tu qui disponibile una lancia o una spada? Perché io non ho preso meco né la mia spada né le mie armi, tanto premeva l’incombenza del re".9Il sacerdote rispose: "C’è la spada di Goliath, il Filisteo, che tu uccidesti nella valle de’ terebinti; è là involta in un panno dietro all’efod; se la vuoi prendere, prendila, perché qui non ve n’è altra fuori di questa". E Davide disse: "Nessuna e pari a quella; dammela!"10Allora Davide si levò, e quel giorno fuggì per timore di Saul, e andò da Akis, re di Gath.11E i servi del re dissero ad Akis: "Non è questi Davide, il re del paese? Non è egli colui del quale cantavan nelle loro danze: Saul ha uccisi i suoi mille, e Davide i suoi diecimila?12Davide si tenne in cuore queste parole, ed ebbe gran timore di Akis, re di Gath.13Mutò il suo modo di fare in loro presenza, faceva il pazzo in mezzo a loro, tracciava de’ segni sui battenti delle porte, e si lasciava scorrer la saliva sulla barba.14E Akis disse ai suoi servi: "Guardate, e un pazzo; perché me l’avete menato?15Mi mancan forse de’ pazzi, che m’avete condotto questo a fare il pazzo in mia presenza? Costui non entrerà in casa mia!"

La vita errante di Davide incomincia. Egli si reca a Nob dal sacerdote Ahimelec. — Il Signore rammemorerà questa scena ai Giudei per provar loro che tutto (la legge compresa) deve essere sottomesso al loro Messia di cui Davide era il tipo (Marco 2:25. 26). — Prima di affrontare le nostre difficoltà, prima d’intraprendere qualsiasi cosa, andiamo a Gesù, il nostro gran Sacerdote. Chiediamogli, come Davide, il cibo e la spada. La sua Parola compresa e ricevuta ci procurerà ad un tempo l'uno e l'altra.

Ahimè! dalla bocca di Davide dobbiamo udire una menzogna! (vers. 2). In seguito, nuovo fallo, cerca rifugio fra i nemici d’Israele e si finge pazzo davanti ad Akis, prìncipe dei Filistei. Triste quadro! Non è forse l'unto dell'Eterno, il vincitore di Goliath, figura (non qui però!) del Signore Gesù? Triste cosa anche quando un cristiano dimentica di essere un rappresentante di Cristo e agisce dinanzi al mondo come un insensato!

Ma è consolante di sapere dal titolo del Salmo 34 che Davide ristorato, dopo il suo passo falso, ha potuto comporre per mezzo dello Spirito quel meraviglioso cantico: «Io benedirò l’Eterno in ogni tempo...» (Salmo 34:1).

1 Samuele 22:1-10
1Or Davide si partì di là e si rifugiò nella spelonca di Adullam, e quando i suoi fratelli e tutta la famiglia di suo padre lo seppero, scesero quivi per unirsi a lui.2E tutti quelli ch’erano in angustie, che avean dei debiti o che erano scontenti, si radunaron presso di lui, ed egli divenne loro capo, ed ebbe con sé circa quattrocento uomini.3Di là Davide andò a Mitspa di Moab, e disse al re di Moab: "Deh, permetti che mio padre e mia madre vengano a stare da voi, fino a tanto ch’io sappia quel che Iddio farà di me".4Egli dunque li condusse davanti al re di Moab, ed essi rimasero con lui tutto il tempo che Davide fu nella sua fortezza.5E il profeta Gad disse a Davide: "Non star più in questa fortezza; parti, e récati nel paese di Giuda". Davide allora partì, e venne nella foresta di Hereth.6Saul seppe che Davide e gli uomini ch’eran con lui erano stati scoperti. Saul si trovava allora a Ghibea, seduto sotto la tamerice, ch’è sull’altura; aveva in mano la lancia, e tutti i suoi servi gli stavano attorno.7E Saul disse ai servi che gli stavano intorno: "Ascoltate ora, Beniaminiti! Il figliuolo d’Isai vi darà egli forse a tutti de’ campi e delle vigne? Farà egli di tutti voi de’ capi di migliaia e de’ capi di centinaia,8che avete tutti congiurato contro di me, e non v’è alcuno che m’abbia informato dell’alleanza che il mio figliuolo ha fatta col figliuolo d’Isai, e non v’è alcuno di voi che mi compianga e m’informi che il mio figliuolo ha sollevato contro di me il mio servo perché mi tenda insidie come fa oggi?"9E Doeg, l’Idumeo, il quale era preposto ai servi di Saul, rispose e disse: "Io vidi il figliuolo d’Isai venire a Nob da Ahimelec, figliuolo di Ahitub,10il quale consultò l’Eterno per lui, gli diede dei viveri, e gli diede la spada di Goliath il Filisteo".

La caverna d’Adullam diventa il rifugio di Davide. Ma è piuttosto l'Eterno il suo rifugio, come lo dice in un Salmo composto in questa caverna: «Tu sei il mio rifugio» (Salmo 142:5 — vedere pure Salmo 57:1). Egli aggiunge: «I giusti trionferanno meco, perché m'avrai colmato di beni» (vers. 7). I giusti? Si tratta forse di quegli uomini del vers. 2, così poco raccomandabili in apparenza, sospetti, fuori legge, veri rifiuti della società? Sì, Dio chiama così quelli che amano il suo unto e lo riconoscono come capo. Dal momento in cui son venuti da Davide non si tratta più del loro triste passato.

Così quelli che si radunano oggi attorno a Gesù hanno cambiato la loro miseria con la sua giustizia. Quando non hanno più nulla da far valere, e il mondo non ha potuto soddisfarli, trovano in Lui un Capo e un oggetto per le loro affezioni.

Che cosa poteva offrire Davide ai suoi compagni? Per il presente null’altro che delle sofferenze! Ma per l'avvenire, una parte alla sua gloria regale. Tale è la sorte del credente! Che contrasto con le persone di questo mondo che, come i servitori di Saul (vers. 7) ricevono tutti i loro vantaggi e i loro beni nella vita presente!

1 Samuele 22:11-23
11Allora il re mandò a chiamare il sacerdote Ahimelec, figliuolo di Ahitub, e tutta la famiglia del padre di lui, vale a dire i sacerdoti ch’erano a Nob. E tutti vennero al re.12E Saul disse: "Ora ascolta, o figliuolo di Ahitub!" Ed egli rispose: "Eccomi, signor mio!"13E Saul gli disse: "Perché tu e il figliuolo d’Isai avete congiurato contro di me? Perché gli hai dato del pane e una spada; e hai consultato Dio per lui affinché insorga contro di me e mi tenda insidie come fa oggi?"14Allora Ahimelec rispose al re, dicendo: "E chi v’è dunque, fra tutti i tuoi servi, fedele come Davide, genero del re, pronto al tuo comando e onorato nella tua casa?15Ho io forse cominciato oggi a consultare Iddio per lui? Lungi da me il pensiero di tradirti! Non imputi il re nulla di simile al suo servo o a tutta la famiglia di mio padre; perché il tuo servo non sa cosa alcuna, piccola o grande, di tutto questo".16Il re disse: "Tu morrai senz’altro, Ahimelec, tu con tutta la famiglia del padre tuo!"17E il re disse alle guardie che gli stavano attorno: "Volgetevi e uccidete i sacerdoti dell’Eterno, perché anch’essi son d’accordo con Davide; sapevano ch’egli era fuggito, e non me ne hanno informato". Ma i servi del re non vollero metter le mani addosso ai sacerdoti dell’Eterno.18E il re disse a Doeg: "Volgiti tu, e gettati sui sacerdoti!" E Doeg, l’Idumeo, si volse, si avventò addosso ai sacerdoti, e uccise in quel giorno ottantacinque persone che portavano l’efod di lino.19E Saul mise pure a fil di spada Nob, la città de’ sacerdoti, uomini, donne, fanciulli, bambini di latte, buoi, asini e pecore: tutto mise a fil di spada.20Nondimeno, uno de’ figliuoli di Ahimelec, figliuolo di Ahitub, di nome Abiathar, scampò e si rifugiò presso Davide.21Abiathar riferì a Davide che Saul aveva ucciso i sacerdoti dell’Eterno.22E Davide disse ad Abiathar: "Io sapevo bene, quel giorno che Doeg, l’Idumeo, era là, ch’egli avrebbe senza dubbio avvertito Saul; io son causa della morte di tutte le persone della famiglia di tuo padre.23Resta con me, non temere; chi cerca la mia vita cerca la tua; con me sarai al sicuro".

Mentre Davide, il futuro re, è errante ed esiliato coi suoi fedeli, Saul forma contro lui sinistri disegni. Nello stesso tempo la sua gelosia lo spinge all’uccisione dei sacerdoti dell'Eterno. E quel che non ha eseguito contro Amalek, il nemico del popolo, risparmiando Agag ed il bestiame, non teme di farlo verso quella città di Nob che è interamente passata a fil di spada. Per compiere la sua vendetta, Saul si serve del traditore stesso, di Doeg, un Edomita, terribile figura dell'Anticristo che, in un tempo a venire, si leverà contro il Signore e contro Israele (vedere il titolo del Salmo 52).

Consideriamo invece ora un quadro pieno di grazia: Abiatar si rifugia presso l’unto dell'Eterno. «Resta con me — raccomanda Davide — ...chi cerca la mia vita cerca la tua...». «Se il mondo vi odia, sapete bene che prima di voi ha odiato me — dice Gesù ai suoi discepoli — ...se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi» (Giovanni 15:18,20). Questa persecuzione, quest'odio del mondo è forse un soggetto di timore per i nostri cuori? Allora ascoltiamo, come uscisse dalla Sua bocca, la seguente promessa, preziosa, mai smentita: «Con me sarai al sicuro» (vers. 23, vedere Giovanni 18:9)!

1 Samuele 23:1-13
1Or vennero a dire a Davide: "Ecco, i Filistei hanno attaccato Keila e saccheggiano le aie".2E Davide consultò l’Eterno, dicendo: "Andrò io a sconfiggere questi Filistei?" L’Eterno rispose a Davide: "Va’, sconfiggi i Filistei, e salva Keila".3Ma la gente di Davide gli disse: "Tu vedi che qui in Giuda abbiam paura; e che sarà se andiamo a Keila contro le schiere de’ Filistei?"4Davide consultò di nuovo l’Eterno, e l’Eterno gli rispose e gli disse: "Lèvati, scendi a Keila, perché io darò i Filistei nelle tue mani".5Davide dunque andò con la sua gente a Keila, combatté contro i Filistei, portò via il loro bestiame, e inflisse loro una grande sconfitta. Così Davide liberò gli abitanti di Keila.6Quando Abiathar, figliuolo di Ahimelec, si rifugiò presso Davide a Keila, portò seco l’efod.7Saul fu informato che Davide era giunto a Keila. E Saul disse: "Iddio lo dà nelle mie mani, poiché è venuto a rinchiudersi in una città che ha porte e sbarre".8Saul dunque convocò tutto il popolo per andare alla guerra, per scendere a Keila e cinger d’assedio Davide e la sua gente.9Ma Davide, avuta conoscenza che Saul gli macchinava del male, disse al sacerdote Abiathar: "Porta qua l’efod".10Poi disse: "O Eterno, Dio d’Israele, il tuo servo ha sentito come cosa certa che Saul cerca di venire a Keila per distruggere la città per causa mia.11Quei di Keila mi daranno essi nelle sue mani? Saul scenderà egli come il tuo servo ha sentito dire? O Eterno, Dio d’Israele, deh! fallo sapere al tuo servo!" L’Eterno rispose: "Scenderà".12Davide chiese ancora: "Quei di Keila daranno essi me e la mia gente nelle mani di Saul?" L’Eterno rispose: "Vi daranno nelle sue mani".13Allora Davide e la sua gente, circa seicento uomini, si levarono, uscirono da Keila e andaron qua e là a caso; e Saul informato che Davide era fuggito da Keila, rinunziò alla sua spedizione.

Informato dell’attacco dei Filistei contro Keila, Davide avrebbe potuto pensare: «È affare di Saul proteggere il paese». Ebbene, no! Nonostante il pericolo, colui che poco tempo prima aveva liberato le sue pecore dal leone e dall'orso, corre in soccorso della città attaccata. Davide agisce così come il vero re. Soltanto non dimentica di chiedere a Dio quel che ne pensa (vers. 2). Non manchiamo mai di farlo, anche quando intraprendiamo qualche cosa che ci pare bene. Questa è la dipendenza!

Gli uomini di Davide son pieni di timore. Ci fanno pensare ai discepoli del Signore che «erano sbigottiti e Lo seguivano presi da timore» (Marco 10:32).

Per incoraggiare i suoi uomini, Davide interroga di nuovo l’Eterno che gli risponde in modo ancor più preciso. E la vittoria è riportata. Purtroppo Davide sa che quelli ch'egli ha liberati sarebbero capaci di darlo nelle mani di Saul senza esitazione; non si fida di loro. Non era forse così del Signore? Egli era venuto a liberare il suo popolo; tuttavia «non si fidava di loro, perché conosceva tutti... quello che era nell'uomo (Giovanni 2:24-25). Ed Egli conosce pure il nostro cuore.

1 Samuele 23:14-29
14Davide rimase nel deserto in luoghi forti; e se ne stette nella contrada montuosa del deserto di Zif. Saul lo cercava continuamente, ma Dio non glielo dette nelle mani.15E Davide sapendo che Saul s’era mosso per torgli la vita, restò nel deserto di Zif, nella foresta.16Allora Gionathan, figliuolo di Saul, si levò, e si recò da Davide nella foresta. Egli fortificò la sua fiducia in Dio,17e gli disse: "Non temere, poiché Saul, mio padre, non riuscirà a metterti le mani addosso: tu regnerai sopra Israele, e io sarò il secondo dopo di te; e ben lo sa anche Saul mio padre".18E i due fecero alleanza in presenza dell’Eterno; poi Davide rimase nella foresta, e Gionathan se ne andò a casa sua.19Or gli Zifei salirono da Saul a Ghibea e gli dissero: "Davide non sta egli nascosto fra noi, ne’ luoghi forti della foresta, sul colle di Hakila che è a mezzogiorno del deserto?20Scendi dunque, o re, giacché tutto il desiderio dell’anima tua e di scendere, e penserem noi a darlo nelle mani del re".21Saul disse: "Siate benedetti dall’Eterno, voi che avete pietà di me!22Andate, vi prego, informatevi anche più sicuramente per sapere e scoprire il luogo dove suol fermarsi, e chi l’abbia quivi veduto; poiché mi si dice ch’egli è molto astuto.23E vedete di conoscere tutti i nascondigli dov’ei si ritira; poi tornate da me con notizie sicure, e io andrò con voi. S’egli è nel paese, io lo cercherò fra tutte le migliaia di Giuda".24Quelli dunque si levarono e se n’andarono a Zif, innanzi a Saul; ma Davide e i suoi erano nel deserto di Maon, nella pianura a mezzogiorno del deserto.25Saul con la sua gente partì in cerca di lui; ma Davide, che ne fu informato, scese dalla roccia e rimase nel deserto di Maon. E quando Saul lo seppe, andò in traccia di Davide nel deserto di Maon.26Saul camminava da un lato del monte, e Davide con la sua gente dall’altro lato; e come Davide affrettava la marcia per sfuggire a Saul e Saul e la sua gente stavano per circondare Davide e i suoi per impadronirsene,27arrivò a Saul un messo che disse: "Affrettati a venire, perché i Filistei hanno invaso il paese".28Così Saul cessò d’inseguire Davide e andò a far fronte ai Filistei; perciò a quel luogo fu messo nome Sela-Hammahlekoth.29(H24-1) Poi Davide si partì di là e si stabilì nei luoghi forti di En-Ghedi.

Cieco e indurito, Saul aveva osato dire di Davide al vers. 7: «Iddio lo dà nelle mie mani». Il vers. 14, non senza ironia, ristabilisce la verità: «Iddio non glielo dette nelle mani.» Tuttavia il «diletto», il re «secondo il cuore» di Dio, deve conoscere l’amarezza e l'ingiustizia della sua situazione in margine alla società. Bisogna ch'egli faccia l'esperienza di tutta la malvagità umana contro lui: odio, gelosia, ingratitudine e perfino il tradimento. Quegli Zifei non ci fanno forse pensare a Giuda che vende il suo Maestro? Sì, Gesù, il Re rigettato ha conosciuto ancor più di Davide quel traboccamento di male a suo riguardo, quella «contraddizione dei peccatori contro di sé» (Ebrei 12:3). Il suo cuore, infinitamente sensibile, ne ha sofferto nel modo più profondo.

Quel che Davide ha provato allora, possiamo comprenderlo da certi salmi composti in quel deserto di Giuda (Salmo 54; 63 ecc.). La visita di Gionatan l’incoraggia e dirige la sua mente verso l'avvenire. Ma lui stesso, l'amico fedele «se ne andò a casa sua» (paragonate Giovanni 7:53), mentre Davide, figura d'Uno più grande di lui continua il suo sentiero di rigettamento con quelli che hanno abbandonato tutto per seguirlo.

1 Samuele 24:1-22
1(H24-2) E quando Saul fu tornato dall’inseguire i Filistei, gli vennero a dire: "Ecco, Davide è nel deserto di En-Ghedi".2(H24-3) Allora Saul prese tremila uomini scelti fra tutto Israele, e andò in traccia di Davide e della sua gente fin sulle rocce delle capre salvatiche;3(H24-4) e giunse ai parchi di pecore ch’eran presso la via; quivi era una spelonca, nella quale Saul entrò per fare i suoi bisogni. Or Davide e la sua gente se ne stavano in fondo alla spelonca.4(H24-5) La gente di Davide gli disse: "Ecco il giorno nel quale l’Eterno ti dice: Vedi, io ti do nelle mani il tuo nemico; fa’ di lui quello che ti piacerà". Allora Davide s’alzò, e senza farsi scorgere tagliò il lembo del mantello di Saul.5(H24-6) Ma dopo, il cuore gli batté, per aver egli tagliato il lembo del mantello di Saul.6(H24-7) E Davide disse alla sua gente: "Mi guardi l’Eterno, dal commettere contro il mio signore, ch’è l’unto dell’Eterno, l’azione di mettergli le mani addosso; poich’egli è l’unto dell’Eterno".7(H24-8) E colle sue parole Davide raffrenò la sua gente, e non le permise di gettarsi su Saul. E Saul si levò, uscì dalla spelonca e continuò il suo cammino.8(H24-9) Poi anche Davide si levò, uscì dalla spelonca, e gridò dietro a Saul, dicendo: "O re, mio signore!" Saul si guardò dietro, e Davide s’inchinò con la faccia a terra e si prostrò.9(H24-10) Davide disse a Saul: "Perché dài tu retta alle parole della gente che dice: Davide cerca di farti del male?10(H24-11) Ecco in quest’ora stessa tu vedi coi tuoi propri occhi che l’Eterno t’avea dato oggi nelle mie mani in quella spelonca; qualcuno mi disse di ucciderti, ma io t’ho risparmiato, e ho detto: Non metterò le mani addosso al mio signore, perch’egli è l’unto dell’Eterno.11(H24-12) Ora guarda, padre mio, guarda qui nella mia mano il lembo del tuo mantello. Se io t’ho tagliato il lembo del mantello e non t’ho ucciso, puoi da questo veder chiaro che non v’è nella mia condotta né malvagità né ribellione, e che io non ho peccato contro di te, mentre tu mi tendi insidie per tormi la vita!12(H24-13) L’Eterno sia giudice fra me e te, e l’Eterno mi vendichi di te; ma io non ti metterò le mani addosso.13(H24-14) Dice il proverbio antico: Il male vien dai malvagi; io quindi non ti metterò le mani addosso.14(H24-15) Contro chi è uscito il re d’Israele? Chi vai tu perseguitando? Un can morto, una pulce.15(H24-16) Sia dunque arbitro l’Eterno, e giudichi fra me e te, e vegga e difenda la mia causa e mi renda giustizia, liberandomi dalle tue mani".16(H24-17) Quando Davide ebbe finito di dire queste parole a Saul, Saul disse: "E’ questa la tua voce, figliuol mio Davide?" E Saul alzò la voce e pianse.17(H24-18) E disse a Davide: "Tu sei più giusto di me, poiché tu m’hai reso bene per male, mentre io t’ho reso male per bene.18(H24-19) Tu hai mostrato oggi la bontà con la quale ti conduci verso di me; poiché l’Eterno m’avea dato nelle tue mani, e tu non m’hai ucciso.19(H24-20) Se uno incontra il suo nemico, lo lascia egli andarsene in pace? Ti renda dunque l’Eterno il contraccambio del bene che m’hai fatto quest’oggi!20(H24-21) Ora, ecco, io so che per certo tu regnerai, e che il regno d’Israele rimarrà stabile nelle tue mani.21(H24-22) Or dunque giurami nel nome dell’Eterno che non distruggerai la mia progenie dopo di me, e che non estirperai il mio nome dalla casa di mio padre".22(H24-23) E Davide lo giurò a Saul. Poi Saul se ne andò a casa sua, e Davide e la sua gente risaliron al loro forte rifugio.

Davide ed i suoi compagni han trovato rifugio in altre caverne: i luoghi forti di En-Ghedi. Ebrei 11:38 ci parla di quegli uomini di fede «(dei quali il mondo non era degno) erranti nei deserti e sui monti, nelle caverne e nei buchi della terra.» Ora ecco Saul, spirante minaccia e strage (come Paolo in Atti 9:1) che, inseguendo Davide, penetra a caso nella caverna ove costui era nascosto. È la mano di Dio, pensano subito gli uomini di Davide: L’Eterno ti procura un'occasione per finirla col tuo nemico e prendere il suo posto sul trono. Ma Davide non lo farà. Egli onora «l'unto dell'Eterno», nonostante la sua malvagità». «Onorate il re» — dice la 1a epistola di Pietro che nel versetto seguente aggiunge (rivolgendosi non soltanto agli schiavi ma a noi tutti): «Siate con ogni timore soggetti ai vostri padroni, non solo ai buoni e moderati, ma anche a quelli che son difficili (1a Pietro 2:17. 18).

Davide mette in pratica anche l’esortazione di Romani 12:19: «Non fate le vostre vendette, cari miei...». Egli si ricorda forse di quest'esperienza, quando scrive nel Salmo 7:4: «ho liberato colui che m'era nemico senza cagione». La sua nobiltà e la sua mitezza ci fanno pensare a Colui che non si è vendicato di suoi nemici, ma che, al contrario, pregava per loro: «Padre, perdona loro...» (Luca 23:34).

Confuso, (vedere Salmo 35:4) umiliato in apparenza, Saul deve riconoscere i diritti di Davide al regno d’Israele. Gli stessi nemici di Cristo dovranno confessare che Egli è «Signore alla gloria di Dio Padre» (Filippesi 2:11; vedere anche Isaia 49:7).

1 Samuele 25:1-17
1Samuele morì, e tutto Israele si radunò e ne fece cordoglio; e lo seppellirono nella sua proprietà, a Rama. Allora Davide si levò, e scese verso il deserto di Paran.2Or v’era un uomo a Maon, che aveva i suoi beni a Carmel; era molto ricco, avea tremila pecore e mille capre, e si trovava a Carmel per la tosatura delle sue pecore.3Quest’uomo avea nome Nabal, e il nome di sua moglie era Abigail, donna di buon senso e di bell’aspetto; ma l’uomo era duro e malvagio nell’agir suo; discendeva da Caleb.4Davide, avendo saputo nel deserto che Nabal tosava le sue pecore,5gli mandò dieci giovani, ai quali disse: "Salite a Carmel, andate da Nabal, salutatelo a nome mio,6e dite così: Salute! pace a te, pace alla tua casa, e pace a tutto quello che t’appartiene!7Ho saputo che tu hai i tosatori; ora, i tuoi pastori sono stati con noi, e noi non abbiam fatto loro alcun oltraggio, e nulla è stato loro portato via per tutto il tempo che sono stati a Carmel.8Domandane ai tuoi servi, e te lo diranno. Trovin dunque questi giovani grazia agli occhi tuoi, giacché siam venuti in giorno di gioia; e da’, ti prego, ai tuoi servi e al tuo figliuolo Davide ciò che avrai fra mano".9Quando i giovani di Davide arrivarono, ripeterono a Nabal tutte queste parole in nome di Davide, poi si tacquero.10Ma Nabal rispose ai servi di Davide, dicendo: "Chi è Davide? E chi e il figliuolo d’Isai? Sono molti, oggi, i servi che scappano dai loro padroni;11e prenderei io il mio pane, la mia acqua e la carne che ho macellata pei miei tosatori, per darli a gente che non so donde venga?"12I giovani ripresero la loro strada, tornarono, e andarono a riferire a Davide tutte queste parole.13Allora Davide disse ai suoi uomini: "Ognun di voi si cinga la sua spada". Ognuno si cinse la sua spada, e Davide pure si cinse la sua, e saliron dietro a Davide circa quattrocento uomini; duecento rimasero presso il bagaglio.14Or Abigail, moglie di Nabal, fu informata della cosa da uno de’ suoi servi, che le disse: "Ecco, Davide ha inviato dal deserto de’ messi per salutare il nostro padrone, ed egli li ha trattati male.15Eppure, quella gente è stata molto buona verso di noi; noi non ne abbiam ricevuto alcun oltraggio, e non ci han portato via nulla per tutto il tempo che siamo andati attorno con loro quand’eravamo per la campagna.16Di giorno e di notte sono stati per noi come una muraglia, per tutto il tempo che siamo stati con loro pascendo i greggi.17Or dunque rifletti, e vedi quel che tu debba fare; poiché un guaio è certo che avverrà al nostro padrone e a tutta la sua casa; ed egli è uomo così malvagio, che non gli si può parlare".

Samuele muore e con lui cessano le preghiere ch’egli faceva salire fedelmente in favore del popolo (cap. 12:23). Mosè e lui sono due grandi esempi dell'intercessione (Geremia 15:1). È cosa seria quando Dio ritira un uomo o una donna di preghiera, quando una voce tace... dopo aver forse molto pregato per noi. Tuttavia l'intercessione del Signore non s'interromperà. Egli è «sempre vivente per intercedere per noi» (Ebrei 7:25).

Davide, il vero re, il salvatore d’Israele, è in mezzo al suo popolo come un fedele pastore. Ha vegliato sui greggi del ricco Nabal con la stessa cura di dianzi sulle sue proprie pecore. Ora egli manda i suoi uomini con una parola di pace per la casa di quest'uomo (vers. 6; paragonate Luca 10:5). Ma Nabal non vuol conoscere Davide e lo disprezza (vers. 10), come quei farisei che dicevano di Gesù: «Quant'è a costui, non sappiamo di dove sia» (Giovanni 9:29). Egli rigetta ad un tempo il vero re ed i suoi messaggeri. È pure quel che il Signore annunziava ai suoi discepoli: «Chi ascolta voi, ascolta me; chi sprezza voi sprezza me» (Luca 10:16).

Inoltre, così come il ricco «stolto» di Luca 12:16 a 20, Nabal si attribuisce quello che Dio ha posto nelle sue mani: il mio pane, la mia acqua, la mia carne...

1 Samuele 25:18-31
18Allora Abigail prese in fretta duecento pani, due otri di vino, cinque montoni allestiti, cinque misure di grano arrostito, cento picce d’uva secca e duecento masse di fichi, e caricò ogni cosa su degli asini.19Poi disse ai suoi servi: "Andate innanzi a me; ecco, io vi seguirò". Ma non disse nulla a Nabal suo marito.20E com’ella, a cavallo al suo asino, scendeva il monte per un sentiero coperto, ecco Davide e i suoi uomini che scendevano di fronte a lei, sì ch’ella li incontrò.21Or Davide avea detto: "Invano dunque ho io protetto tutto ciò che colui aveva nel deserto, in guisa che nulla è mancato di tutto ciò ch’ei possiede; ed egli m’ha reso male per bene.22Così tratti Iddio i nemici di Davide col massimo rigore! Fra qui e lo spuntar del giorno, di tutto quel che gli appartiene io non lascerò in vita un sol uomo".23E quando Abigail ebbe veduto Davide, scese in fretta dall’asino e gettandosi con la faccia a terra, si prostrò dinanzi a lui.24Poi, gettandosi ai suoi piedi, disse: "O mio signore, la colpa e mia! Deh, lascia che la tua serva parli in tua presenza, e tu ascolta le parole della tua serva!25Te ne prego, signor mio, non far caso di quell’uomo da nulla ch’è Nabal; poiché egli è quel che dice il suo nome; si chiama Nabal, e in lui non c’è che stoltezza; ma io, la tua serva, non vidi i giovani mandati dal mio signore.26Or dunque, signor mio, com’è vero che vive l’Eterno e che l’anima tua vive, l’Eterno t’ha impedito di spargere il sangue e di farti giustizia con le tue proprie mani. Ed ora, i tuoi nemici e quelli che voglion fare del male al mio signore siano come Nabal!27E adesso, ecco questo regalo che la tua serva reca al mio signore; sia dato ai giovani che seguono il mio signore.28Deh, perdona il fallo della tua serva; poiché per certo l’Eterno renderà stabile la casa del mio signore, giacché il mio signore combatte le battaglie dell’Eterno, e in tutto il tempo della tua vita non s’è trovata malvagità in te.29E se mai sorgesse alcuno a perseguitarti e ad attentare alla tua vita, l’anima del mio signore sarà custodita nello scrigno della vita presso l’Eterno, ch’è il tuo Dio; ma l’anima de’ tuoi nemici l’Eterno la lancerà via, come dalla rete d’una frombola.30E quando l’Eterno avrà fatto al mio signore tutto il bene che t’ha promesso e t’avrà stabilito come capo sopra Israele,31il mio signore non avrà questo dolore e questo rimorso d’avere sparso del sangue senza motivo e d’essersi fatto giustizia da sé. E quando l’Eterno avrà fatto del bene al mio signore, ricordati della tua serva".

«Mi hanno reso male per bene», potrà dire Davide al Salmo 35:12. È quel che Nabal faceva. È già quel che aveva fatto Saul, come egli stesso l’aveva riconosciuto al capitolo precedente: «Tu m'hai reso bene per male, mentre io t'ho reso male per bene» (cap. 24:18). Ma questa volta, Davide non rende il bene. Afferrato dall'ira, il capo offeso ha cinto la spada per la vendetta. Non assomiglia più al Modello perfetto, «che, oltraggiato, non rendeva gli oltraggi; che, soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva nelle mani di Colui che giudica giustamente» (1 Pietro 2:23).

In quella casa di Nabal, la saviezza e la follia abitavano a fianco. La follia si era manifestata per bocca dell’incredulo. Nabal (il cui nome significa pazzo). Ora la saviezza interviene a sua volta per mezzo della pia Abigail, donna di buon senso (vers. 3). Con i suoi doni va incontro a colui che riconosce come l'unto dell'Eterno. Ella si prostra, confessa la propria indegnità e magnifica le glorie attuali e future che la sua fede discerne nel re secondo Dio. Noi vediamo che la follia e l'incredulità vanno assieme, come pure la vera saggezza è inseparabile dalla fede.

1 Samuele 25:32-44
32E Davide disse ad Abigail: "Sia benedetto l’Eterno, l’Iddio d’Israele, che t’ha oggi mandata incontro a me!33E sia benedetto il tuo senno, e benedetta sii tu che m’hai oggi impedito di spargere del sangue e di farmi giustizia con le mie proprie mani!34Poiché certo, com’è vero che vive l’Eterno, l’Iddio d’Israele, che m’ha impedito di farti del male, se tu non ti fossi affrettata a venirmi incontro, fra qui e lo spuntar del giorno a Nabal non sarebbe rimasto un sol uomo".35Davide quindi ricevé dalle mani di lei quello ch’essa avea portato, e le disse: "Risali in pace a casa tua; vedi, io ho dato ascolto alla tua voce, e ho avuto riguardo a te".36Ed Abigail venne da Nabal; ed ecco ch’egli faceva banchetto in casa sua; banchetto da re. Nabal aveva il cuore allegro, perch’era ebbro fuor di modo; ond’ella non gli fece sapere alcuna cosa, piccola o grande, fino allo spuntar del giorno.37Ma la mattina, quando gli fu passata l’ebbrezza, la moglie raccontò a Nabal queste cose; allora gli si freddò il cuore, ed ei rimase come un sasso.38E circa dieci giorni dopo, l’Eterno colpì Nabal, ed egli morì.39Quando Davide seppe che Nabal era morto, disse: "Sia benedetto l’Eterno, che m’ha reso giustizia dell’oltraggio fattomi da Nabal, e ha preservato il suo servo dal far del male! La malvagità di Nabal, l’Eterno l’ha fatta ricadere sul capo di lui!" Poi Davide mandò da Abigail a proporle di diventar sua moglie.40E i servi di Davide vennero da Abigail a Carmel, e le parlarono così: "Davide ci ha mandati da te, perché vuol prenderti in moglie".41Allora ella si levò, si prostrò con la faccia a terra, e disse: "Ecco, la tua serva farà da schiava, per lavare i piedi ai servi del mio signore".42Poi Abigail si levò tosto, montò sopra un asino, e, seguìta da cinque fanciulle tenne dietro ai messi di Davide, e divenne sua moglie.43Davide sposò anche Ahinoam di Izreel, e ambedue furono sue mogli.44Or Saul avea dato Mical sua figliuola, moglie di Davide, a Palti, figliuolo di Laish, che era di Gallim.

Mentre Nabal banchettava da re (dopo aver respinto ed oltraggiato il vero re), Dio stesso lo colpirà. Non perdiamo nulla a lasciare il Signore agire in vece nostra. Abigail, donna di fede, si è distinta per il suo buon senso, la sua premura (si affretta: vers. 18, 23, 42), la sua umiltà, la sua dedizione. «Quando l’Eterno ti avrà costituito prìncipe... (versione corretta) ricordati della tua serva», ella aveva chiesto (vers. 30, 31; paragonate con la richiesta del brigante in Luca 23:42).

Risposta che oltrepassa tutte le sue speranze: Davide ne fa ora la sua sposa. E questa donna abbandona senza rimpianto le ricchezze della terra per condividere nelle caverne e nei deserti la sorte del re rigettato. Precedentemente unita ad un insensato, ella diventa la felice compagna del «diletto». Ora per le sofferenze, ma più tardi anche per il regno! Bella figura della Chiesa, la Sposa di Cristo che condivide la posizione del suo Signore, oggi, disconosciuta e rigettata dal mondo come Egli stesso lo è; domani, che viene a regnare con Lui in gloria! «Se soffriamo, con Lui altresì regneremo», ricorda 2 Timoteo 2:12 (vedere anche Romani 8:17).

1 Samuele 26:1-12
1Or gli Zifei vennero da Saul a Ghibea e gli dissero: "Davide non sta egli nascosto sulla collina di Hakila dirimpetto al deserto?"2Allora Saul si levò e scese nel deserto di Zif avendo seco tremila uomini scelti d’Israele, per cercar Davide nel deserto di Zif.3E Saul si accampò sulla collina di Hakila ch’è dirimpetto al deserto, presso la strada. E Davide, che stava nel deserto, avendo inteso che Saul veniva nel deserto per cercarlo,4mandò delle spie, e seppe con certezza che Saul era giunto.5Allora Davide si levò, venne al luogo dove Saul stava accampato, e notò il luogo ov’eran coricati Saul ed Abner, il figliuolo di Ner, capo dell’esercito di lui. Saul stava coricato nel parco dei carri, e la sua gente era accampata intorno a lui.6E Davide prese a dire ad Ahimelec, lo Hitteo, e ad Abishai, figliuolo di Tseruia, fratello di Joab: "Chi scenderà con me verso Saul nel campo?" E Abishai rispose: "Scenderò io con te".7Davide ed Abishai dunque pervennero di notte a quella gente; ed ecco che Saul giaceva addormentato nel parco dei carri, con la sua lancia fitta in terra, dalla parte del capo; ed Abner e la sua gente gli stavan coricati all’intorno.8Allora Abishai disse a Davide: "Oggi Iddio t’ha messo il tuo nemico nelle mani; or lascia, ti prego, ch’io lo colpisca con la lancia e lo inchiodi in terra con un sol colpo; e non ci sarà bisogno d’un secondo".9Ma Davide disse ad Abishai: "Non lo ammazzare; chi potrebbe metter le mani addosso all’unto dell’Eterno senza rendersi colpevole?"10Poi Davide aggiunse: "Com’è vero che l’Eterno vive, l’Eterno solo sarà quegli che lo colpirà, sia che venga il suo giorno e muoia, sia che scenda in campo di battaglia e vi perisca.11Mi guardi l’Eterno dal metter le mani addosso all’unto dell’Eterno! Prendi ora soltanto, ti prego, la lancia ch’è presso al suo capo e la brocca dell’acqua, e andiamocene".12Davide dunque prese la lancia e la brocca dell’acqua che Saul avea presso al suo capo, e se ne andarono. Nessuno vide la cosa né s’accorse di nulla; e nessuno si svegliò; tutti dormivano, perché l’Eterno avea fatto cader su loro un sonno profondo.

Sembrava che la generosità di Davide avesse commosso il cuore di Saul. Purtroppo non si trattava d’un vero pentimento! La vile denuncia degli Zifei che cercano di farsi ben volere, rimette il re malvagio in lotta contro colui che dovrà un giorno prendere il suo posto. Il Salmo 54, scritto a quest'occasione, ci permette di misurare quanto doloroso per Davide era quest'atto infame degli Zifei. Egli implora il soccorso di Dio contro dei violenti che cercano la sua vita (Salmo 54:3). Dio risponde alla sua preghiera, protegge il suo unto e gli fornisce una nuova occasione per mostrare la purezza delle sue intenzioni verso Saul. Una spedizione notturna mette fra le mani di Davide la lancia con cui, per ben due volte, il re criminale aveva voluto trafiggerlo. Una parola sarebbe bastata; ... Abishai l'aspetta. Ma anche questa volta la misericordia gli ferma il braccio.

Non è forse così che il Signore Gesù ha agito? Quando due dei suoi discepoli han chiesto che il giudicio scendesse sui Samaritani che non L’avevano ricevuto, Egli li ha ripresi severamente (Luca 9:54). Metteva così perfettamente in pratica ciò che aveva loro insegnato prima: «Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano... Siate misericordiosi... non condannate» (Luca 6:27, 36, 37). — E noi, cari amici, le mettiamo forse un poco in pratica, queste preziose parole di Gesù?

1 Samuele 26:13-25
13Poi Davide passò dalla parte opposta e si fermò in lontananza in vetta al monte, a gran distanza dal campo di Saul;14e gridò alla gente di Saul e ad Abner, figliuolo di Ner: "Non rispondi tu, Abner?" Abner rispose e disse: "Chi sei tu che gridi al re?"15E Davide disse ad Abner: "Non sei tu un valoroso? E chi è pari a te in Israele? Perché dunque non hai tu fatto buona guardia al re tuo signore? Poiché uno del popolo e venuto per ammazzare il re tuo signore.16Questo che tu hai fatto non sta bene. Com’è vero che l’Eterno vive, meritate la morte voi che non avete fatto buona guardia al vostro signore, all’unto dell’Eterno! Ed ora guarda dove sia la lancia del re e dove sia la brocca dell’acqua che stava presso al suo capo!"17Saul riconobbe la voce di Davide e disse: "E’ questa la tua voce, o figliuol mio Davide?" Davide rispose: "E’ la mia voce, o re, mio signore!"18Poi aggiunse: "Perché il mio signore perseguita il suo servo? Che ho io fatto? Che delitto ho io commesso?19Ora dunque, si degni il re, mio signore, d’ascoltare le parole dei suo servo. Se è l’Eterno quegli che t’incita contro di me, accetti egli un’oblazione! Ma se son gli uomini, siano essi maledetti dinanzi all’Eterno, poiché m’hanno oggi cacciato per separarmi dall’eredità dell’Eterno, dicendomi: Va’ a servir a degli dèi stranieri!20Or dunque non cada il mio sangue in terra lungi dalla presenza dell’Eterno! Poiché il re d’Israele è uscito per andar in traccia d’una pulce, come si va dietro a una pernice su per i monti".21Allora Saul disse: "Ho peccato; torna, figliuol mio Davide; poiché io non ti farò più alcun male, giacché oggi la mia vita è stata preziosa agli occhi tuoi; ecco, io ho operato da stolto, e ho commesso un gran fallo".22Davide rispose: "Ecco la lancia del re; passi qua uno de’ tuoi giovani a prenderla.23L’Eterno retribuirà ciascuno secondo la sua giustizia e la sua fedeltà; giacché l’Eterno t’avea dato oggi nelle mie mani, e io non ho voluto metter le mani addosso all’unto dell’Eterno.24E come preziosa è stata oggi la tua vita agli occhi miei, così preziosa sarà la vita mia agli occhi dell’Eterno; ed egli mi libererà da ogni tribolazione".25E Saul disse a Davide: "Sii tu benedetto, figliuol mio Davide. Tu agirai da forte, e riuscirai per certo vittorioso". Davide continuò il suo cammino, e Saul tornò a casa sua.

Voi trovate forse difficile comprendere il carattere di Saul. Come conciliare i suoi rammarichi, con il suo rinnovato accanimento ad inseguire Davide per ucciderlo? Non confondiamo la fede con la sentimentalità. Quest’ultima è capace di versare abbondanti lagrime, di ripetere senza vera convinzione: «Ho peccato» (cap. 15:30; 26:21), e ancora di prendere i più solenni impegni. Ma la coscienza non è colpita, e la prova è che i frutti non saranno durevoli. Saul è un uomo superficiale, capace di molte commozioni, ma senza forza per eseguire le sue buone risoluzioni perché non ha la fede.

Che dignità conserva Davide, nonostante la sua umiliazione! Inseguito «come una pernice sui monti», tutto ci mostra che egli è sempre padrone della situazione. Riprende Abner e fa con forza a Saul delle domande, a cui costui non può rispondere (vers. 18).

Nuovamente i nostri cuori si volgono verso Colui, il quale, dopo essere stato umiliato, disprezzato e rigettato, sarà «elevato, esaltato, reso sommamente eccelso». Ed è aggiunto: «I re chiuderanno la bocca dinanzi a Lui» (Isaia 52:13 a 15).

1 Samuele 27:1-12
1Or Davide disse in cuor suo: "Un giorno o l’altro io perirò per le mani di Saul; non v’è nulla di meglio per me che rifugiarmi nel paese dei Filistei, in guisa che Saul, perduta ogni speranza, finisca di cercarmi per tutto il territorio d’Israele; così scamperò dalle sue mani".2Davide dunque si levò, e coi seicento uomini che avea seco, si recò da Akis figlio di Maoc, re di Gath.3E Davide dimorò con Akis a Gath, egli e la sua gente, ciascuno con la sua famiglia. Davide avea seco le sue due mogli: Ahinoam, la Izreelita, e Abigail, la Carmelita, ch’era stata moglie di Nabal.4E Saul, informato che Davide era fuggito Gath, non si diè più a cercarlo.5Davide disse ad Akis: "Se ho trovato grazia agli occhi tuoi, siami dato in una delle città della campagna un luogo dove io possa stabilirmi; e perché il tuo servo dimorerebb’egli con te nella città reale?"6Ed Akis, in quel giorno, gli diede Tsiklag; perciò Tsiklag ha appartenuto ai re di Giuda fino al dì d’oggi.7Or il tempo che Davide passò nel paese dei Filistei fu di un anno e quattro mesi.8E Davide e la sua gente salivano e facevano delle scorrerie nel paese dei Gheshuriti, dei Ghirziti e degli Amalekiti; poiché queste popolazioni abitavano da tempi antichi il paese, dal lato di Shur fino al paese d’Egitto.9E Davide devastava il paese, non vi lasciava in vita né uomo né donna, e pigliava pecore, buoi, asini, cammelli e indumenti; poi se ne tornava e andava da Akis.10Akis domandava: "Dove avete fatto la scorreria quest’oggi?" E Davide rispondeva: "Verso il mezzogiorno di Giuda, verso il mezzogiorno degli Jerahmeeliti e verso il mezzogiorno dei Kenei".11E Davide non lasciava in vita né uomo né donna per menarli a Gath, poiché diceva: "Potrebbero parlare contro di noi e dire: Così ha fatto Davide". Questo fu il suo modo d’agire tutto il tempo che dimorò nel paese dei Filistei.12Ed Akis avea fiducia in Davide e diceva: "Egli si rende odioso a Israele, suo popolo; e così sarà mio servo per sempre".

Una prima visita di Davide a Gath da Akis si era volta alla sua completa confusione (cap. 21:10 a 15). Nonostante, vi ritorna ora per timore di Saul. Non riconosciamo più colui che, al capitolo precedente, discendeva senza timore in mezzo al campo stesso del suo avversario, per prendergli la lancia al suo capezzale. E riconosciamo ancor meno il vincitore di Goliath in colui che va a cercar rifugio presso i Filistei. Purtroppo, non accade forse sovente che la gente non possa più riconoscerci come discepoli di Gesù? Col Suo soccorso, avevamo forse riportato qualche vittoria. Avevamo, come Davide, mostrato fiducia in Dio, fermezza nella nostra testimonianza dinanzi agli uomini. Gli uomini avevano potuto vedere in noi alcuni caratteri della grazia. Poi da un momento all’altro, non sussiste più nulla. Ci ritroviamo dal lato del mondo, uniti, in certo qual modo, ai nemici del Signore.

Sì, Davide a Gath ha dimenticato la sconfitta del Filisteo. Cari amici, non dimentichiamo mai la croce! Come una barriera, essa ci separa dal mondo che ha crocifisso Gesù.

1 Samuele 28:1-14
1Or avvenne in quei giorni che i Filistei radunarono i loro eserciti per muover guerra ad Israele. Ed Akis disse a Davide: "Sappi per cosa certa che verrai meco alla guerra, tu e la tua gente". Davide rispose ad Akis:2"E tu vedrai quello che il tuo servo farà". E Akis a Davide: "E io t’affiderò per sempre la guardia della mia persona".3Or Samuele era morto; tutto Israele ne avea fatto cordoglio, e l’avean sepolto in Rama, nella sua città. E Saul avea cacciato dal paese gli evocatori di spiriti e gl’indovini.4I Filistei si radunarono e vennero ad accamparsi a Sunem. Saul parimente radunò tutto Israele, e si accamparono a Ghilboa.5Quando Saul vide l’accampamento dei Filistei ebbe paura e il cuore gli tremò forte.6E Saul consultò l’Eterno, ma l’Eterno non gli rispose né per via di sogni, né mediante l’Urim, né per mezzo dei profeti.7Allora Saul disse ai suoi servi: "Cercatemi una donna che sappia evocar gli spiriti ed io andrò da lei a consultarla". I servi gli dissero: "Ecco, a En-Dor v’è una donna che evoca gli spiriti".8E Saul si contraffece, si mise altri abiti, e partì accompagnato da due uomini. Giunsero di notte presso la donna, e Saul le disse: "Dimmi l’avvenire, ti prego, evocando uno spirito e fammi salire colui che ti dirò".9La donna gli rispose: "Ecco, tu sai quel che Saul ha fatto, com’egli ha sterminato dal paese gli evocatori di spiriti e gl’indovini; perché dunque tendi un’insidia alla mia vita per farmi morire?"10E Saul le giurò per l’Eterno, dicendo: "Com’è vero che l’Eterno vive, nessuna punizione ti toccherà per questo!"11Allora la donna gli disse: "Chi debbo farti salire?" Ed egli: "Fammi salire Samuele".12E quando la donna vide Samuele levò un gran grido e disse a Saul: "Perché m’hai ingannata? Tu sei Saul!"13Il re le disse: "Non temere; ma che vedi?" E la donna a Saul: "Vedo un essere sovrumano che esce di sotto terra".14Ed egli a lei: "Che forma ha?" Ella rispose: "E’ un vecchio che sale, ed è avvolto in un mantello". Allora Saul comprese ch’era Samuele, si chinò con la faccia a terra e gli si prostro dinanzi.

Mentre Davide è a Gath in una situazione equivoca e pericolosa, Saul si trova in una posizione ben più terribile ancora. Dinanzi ai Filistei, che salgono per una nuova guerra, il suo cuore è angosciato, poiché non ha più nessun sostegno. Avendo abbandonato l’Eterno, egli è ora abbandonato da Lui. Si volge da ogni lato. Pena inutile; Dio rimane sordo! Solenne illustrazione di Proverbi 1:24 a 28! Ma ricordiamoci che anche un credente non può sperare di conoscere la volontà del Signore quando la sua coscienza è in cattivo stato.

Anche oggi, ci sono delle persone che pretendono essere capaci di evocare gli spiriti dei morti, e delle quali il diavolo si serve per sviare delle povere anime superstiziose. Queste ultime si trovano infatti messe così in comunicazione, non con i morti, ma coi demoni.

Credenti, vi supplico, non abbiate neppure la curiosità di queste cose. Esse sono agli occhi di Dio delle abbominazioni (Deuteronomio 18:10-12; Levitico 19:31). Saul lo sapeva e, in tempi migliori, era stato zelante per toglierle da Israele (vers. 3). Uomo incostante, carnale, eccolo tuttavia che ricorre nel suo smarrimento a quella evocatrice di spiriti di En-Dor.

1 Samuele 28:15-25
15E Samuele disse a Saul: "Perché mi hai tu disturbato, facendomi salire?" Saul rispose: "Io sono in grande angustia, poiché i Filistei mi fanno guerra, e Dio si è ritirato da me e non mi risponde più né mediante i profeti né per via di sogni; perciò t’ho chiamato perché tu mi faccia sapere quel che ho da fare".16Samuele disse: "Perché consulti me, mentre l’Eterno si è ritirato da te e t’è divenuto avversario?17L’Eterno ha agito come aveva annunziato per mio mezzo; l’Eterno ti strappa di mano il regno e lo dà al tuo prossimo, a Davide,18perché non hai ubbidito alla voce dell’Eterno e non hai lasciato corso all’ardore della sua ira contro ad Amalek; perciò l’Eterno ti tratta così quest’oggi.19E l’Eterno darà anche Israele con te nelle mani dei Filistei, e domani tu e i tuoi figliuoli sarete meco; l’Eterno darà pure il campo d’Israele nelle mani dei Filistei".20Allora Saul cadde subitamente lungo disteso per terra, perché spaventato dalle parole di Samuele; ed era inoltre senza forza, giacché non avea preso cibo tutto quel giorno e tutta quella notte.21La donna s’avvicinò a Saul; e vedutolo tutto atterrito, gli disse: "Ecco, la tua serva ha ubbidito alla tua voce; io ho messo a repentaglio la mia vita per ubbidire alle parole che m’hai dette.22Or dunque, anche tu porgi ascolto alla voce della tua serva, e lascia ch’io ti metta davanti un boccon di pane; e mangia per prender forza da rimetterti in viaggio".23Ma egli rifiutò e disse: "Non mangerò". I suoi servi, però, unitamente alla donna gli fecero violenza, ed egli s’arrese alle loro istanze; s’alzò da terra e si pose a sedere sul letto.24Or la donna aveva in casa un vitello ingrassato, che ella s’affrettò ad ammazzare; poi prese della farina, la impastò e ne fece dei pani senza lievito;25mise quei cibi davanti a Saul e ai suoi servi, e quelli mangiarono, poi si levarono e ripartirono quella stessa notte.

Scena terrificante! L’indovina stessa ha gettato un grido di spavento. Non è in seguito ai suoi incantesimi che Samuele è apparso. Né lei, né il suo padrone Satana, avevano il potere di farlo. È la mano di Dio che per un istante ha socchiuso la porta del soggiorno dei morti e ha fatto salire sulla scena il suo servitore Samuele. Ciò che il profeta ha da dire assomiglia al messaggio di cui egli, giovanissimo, era stato incaricato per Eli (cap. 3:11 a 13). È una terribile conferma della sentenza dell'Eterno. Un solo giorno dopo, essa sarà eseguita: il regno sarà tolto a Saul e dato a Davide, e il re, coi suoi figli, raggiungerà Samuele nel luogo ove i morti aspettano la risurrezione: per la vita o per il giudicio.

È ben solenne la fine di quest’uomo che aveva incominciato con delle disposizioni così buone. Cari giovani amici, ricordiamoci bene questo: Se non vi è la nuova vita, le qualità più amabili conducono al castigo eterno, tanto sicuramente quanto i peccati più grossolani. Gesù dà questa vita divina a tutti quelli che gliela chiedono. La possedete voi?

1 Samuele 29:1-11
1I Filistei radunarono tutte le loro truppe ad Afek, e gl’Israeliti si accamparono presso la sorgente di Izreel.2I principi dei Filistei marciavano alla testa delle loro centinaia e delle loro migliaia, e Davide e la sua gente marciavano alla retroguardia con Akis.3Allora i capi dei Filistei dissero: "Che fanno qui questi Ebrei?" E Akis rispose ai capi dei Filistei: "Ma questi è Davide, servo di Saul re d’Israele, che è stato presso di me da giorni, anzi da anni, e contro il quale non ho avuto nulla da ridire dal giorno della sua defezione a oggi!"4Ma i capi de’ Filistei si adirarono contro di lui, e gli dissero: "Rimanda costui e se ne ritorni al luogo che tu gli hai assegnato, e non scenda con noi alla battaglia, affinché non sia per noi un nemico durante la battaglia. Poiché come potrebbe costui riacquistar la grazia del signor suo, se non a prezzo delle teste di questi uomini nostri?5Non è egli quel Davide di cui si cantava in mezzo alle danze: Saul ha ucciso i suoi mille, e Davide i suoi diecimila?"6Allora Akis chiamò Davide e gli disse: "Com’è vero che l’Eterno vive, tu sei un uomo retto, e vedo con piacere il tuo andare e venire con me nel campo, poiché non ho trovato in te nulla di male dal giorno che arrivasti da me fino ad oggi; ma tu non piaci ai principi.7Or dunque, ritornatene e vattene in pace, per non disgustare i principi dei Filistei".8Davide disse ad Akis: "Ma che ho mai fatto? e che hai tu trovato nel tuo servo, in tutto il tempo che sono stato presso di te fino al dì d’oggi, perch’io non debba andare a combattere contro i nemici del re, mio signore?"9Akis rispose a Davide, dicendo: "Lo so; tu sei caro agli occhi miei come un angelo di Dio; ma i principi dei Filistei hanno detto: Egli non deve salire con noi alla battaglia!10Or dunque, alzati domattina di buon’ora, coi servi del tuo signore che son venuti teco; alzatevi di buon mattino e appena farà giorno, andatevene".11Davide dunque con la sua gente si levò di buon’ora, per partire al mattino e tornare nel paese dei Filistei. E i Filistei salirono a Izreel.

Fin tanto che non vi fu guerra aperta fra Israele ed i Filistei, la posizione di Davide dagli stranieri poteva sembrare quasi normale; poiché l’odio di Saul lo obbligava infatti all'esilio. Ma ora, al momento della battaglia, questa situazione diventa impossibile a mantenersi; e Davide avrebbe dovuto sentirlo. Purtroppo, egli persevera nel suo doppio giuoco, mostrandosi pronto a prendere le armi contro Israele a lato dei Filistei. Ma l'Eterno, nella sua grazia, si serve della diffidenza dei prìncipi per strappare Davide giustamente al laccio nel quale si è gettato da sé. Ricordiamoci bene che, per il cristiano, il mondo non è soltanto straniero, ma nemico. Non è meno pericoloso nei suoi sorrisi o nei suoi complimenti — qui quelli di Akis a Davide (vers. 6, 9) — che nelle sue violenze.

L’uomo che aveva colpito i suoi diecimila Filistei ha potuto perdere il ricordo delle proprie vittorie. Invece i suoi nemici ne hanno conservato il terribile ricordo (vers. 5; cap. 21:11). Quando abbiamo dimenticato la croce e la nostra precedente testimonianza, il mondo sa sempre additarci: Non è forse quello il cristiano che si credeva migliore di noi?

1 Samuele 30:1-10
1Tre giorni dopo, quando Davide e la sua gente furon giunti a Tsiklag, ecco che gli Amalekiti avean fatto una scorreria verso il mezzogiorno e verso Tsiklag; aveano presa Tsiklag e l’aveano incendiata:2avean fatto prigionieri le donne e tutti quelli che vi si trovavano, piccoli e grandi; non avevano ucciso alcuno, ma aveano menato via tutti, e se n’eran tornati donde eran venuti.3Quando Davide e la sua gente giunsero alla città, ecco ch’essa era distrutta dal fuoco, e le loro mogli, i loro figliuoli e le loro figliuole erano stati menati via prigionieri.4Allora Davide e tutti quelli ch’eran con lui alzaron la voce e piansero, finché non ebbero più forza di piangere.5Le due mogli di Davide, Ahinoam la Izreelita e Abigail la Carmelita ch’era stata moglie di Nabal, erano anch’esse prigioniere.6E Davide fu grandemente angosciato perché la gente parlava di lapidarlo, essendo l’animo di tutti amareggiato a motivo dei lor figliuoli e delle loro figliuole; ma Davide si fortificò nell’Eterno, nel suo Dio.7Davide disse al sacerdote Abiathar, figliuolo di Ahimelec: "Ti prego, portami qua l’efod". E Abiathar portò l’efod a Davide.8E Davide consultò l’Eterno, dicendo: "Debbo io dar dietro a questa banda di predoni? la raggiungerò io?" L’Eterno rispose: "Dàlle dietro, poiché certamente la raggiungerai, e potrai ricuperare ogni cosa".9Davide dunque andò coi seicento uomini che avea seco, e giunsero al torrente Besor, dove quelli ch’erano rimasti indietro si fermarono:10ma Davide continuò l’inseguimento con quattrocento uomini: duecento erano rimasti addietro, troppo stanchi per poter attraversare il torrente Besor.

Dio non ha permesso che Davide partecipasse alla battaglia contro Saul (che tanto generosamente egli aveva risparmiato per ben due volte); contro Gionatan suo amico; e contro Israele sul quale dovrà regnare! Ma, benché sia stato preservato, bisogna ch’egli passi ora per la disciplina come ogni servitore disobbediente. Questa disciplina, è il disastro che trova ritornando a Tsiklag. Ah! che disastro per quegli uomini e specialmente per il loro capo! Quelli che più gli son cari sono spariti. Non sa se sono morti o soltanto prigionieri. Davide ha perduto tutto. Ben più: esiliato da Israele, inseguito da Saul, respinto dai suoi falsi amici, ecco che ora i suoi fedeli compagni del principio gli si volgono contro e parlano di lapidarlo. Non ha più nulla... Tuttavia: Dio gli resta! E leggiamo quella notevole parola: «Ma Davide si fortificò nell'Eterno, nel suo Dio» (vers. 6). Non potendo più contare su nulla, né su nessuno, realizza allora quel che dice un cantico: «Quando tutto viene a mancare, Egli stesso mi resta». Allora, con questa forza divina, insegue quella banda di predoni amalekiti.

1 Samuele 30:11-31
11Trovarono per la campagna un Egiziano, e lo menarono a Davide. Gli diedero del pane, ch’egli mangiò, e dell’acqua da bere;12e gli diedero un pezzo di schiacciata di fichi secchi e due picce d’uva. Quand’egli ebbe mangiato, si riebbe, perché non avea mangiato pane né bevuto acqua per tre giorni e tre notti.13Davide gli chiese: "A chi appartieni? e di dove sei? Quegli rispose: "Sono un giovine egiziano, servo di un Amalekita; e il mio padrone m’ha abbandonato perché tre giorni fa caddi infermo.14Abbiam fatto una scorreria nel mezzogiorno dei Kerethei, sul territorio di Giuda e nel mezzogiorno di Caleb, e abbiamo incendiato Tsiklag".15Davide gli disse: "Vuoi tu condurmi giù dov’è quella banda?" Quegli rispose: "Giurami per il nome di Dio che non mi ucciderai e non mi darai nelle mani del mio padrone, e io ti menerò giù dov’è quella banda".16E quand’ei l’ebbe menato là, ecco che gli Amalekiti erano sparsi dappertutto per la campagna, mangiando, bevendo, e facendo festa, a motivo del gran bottino che avean portato via dal paese dei Filistei e da paese di Giuda.17Davide diè loro addosso dalla sera di quel giorno fino alla sera dell’indomani; e non uno ne scampò, tranne quattrocento giovani, che montarono su dei cammelli e fuggirono.18Davide ricuperò tutto quello che gli Amalekiti aveano portato via, e liberò anche le sue due mogli.19E non vi mancò alcuno, né dei piccoli né dei grandi, né de’ figliuoli né delle figliuole, né alcun che del bottino, né cosa alcuna che gli Amalekiti avessero presa. Davide ricondusse via tutto.20Davide riprese anche tutti i greggi e tutti gli armenti; e quelli che menavano questo bestiame e camminavano alla sua testa, dicevano: "Questo è il bottino di Davide!"21Poi Davide tornò verso quei duecento uomini che per la grande stanchezza non gli avevano potuto tener dietro, e che egli avea fatti rimanere al torrente Besor. Quelli si fecero avanti incontro a Davide e alla gente ch’era con lui. E Davide, accostatosi a loro, li salutò.22Allora tutti i tristi e i perversi fra gli uomini che erano andati con Davide, presero a dire: "Giacché costoro non son venuti con noi, non darem loro nulla del bottino che abbiamo ricuperato; tranne a ciascun di loro la sua moglie e i suoi figliuoli; se li menino via, e se ne vadano!"23Ma Davide disse: "Non fate così, fratelli miei, riguardo alle cose che l’Eterno ci ha date: Egli che ci ha protetti, e ha dato nelle nostre mani la banda ch’era venuta contro di noi.24E chi vi darebbe retta in quest’affare? Qual è la parte di chi scende alla battaglia, tale dev’essere la parte di colui che rimane presso il bagaglio; faranno tra loro le parti uguali.25E da quel giorno in poi si fece così; Davide ne fece in Israele una legge e una norma, che han durato fino al dì d’oggi.26Quando Davide fu tornato a Tsiklag, mandò parte di quel bottino agli anziani di Giuda, suoi amici, dicendo: "Eccovi un dono che viene dal bottino preso ai nemici dell’Eterno".27Ne mandò a quelli di Bethel, a quelli di Ramoth del mezzogiorno, a quelli di Jattir,28a quelli d’Aroer, a quelli di Simoth, a quelli d’Eshtemoa,29a quelli di Racal, a quelli delle città degli Ierahmeeliti, a quelli delle città dei Kenei,30a quelli di Horma, a quelli di Cor-Ashan, a quelli di Athac,31a quelli di Hebron, e a quelli di tutti i luoghi che Davide e la sua gente aveano percorso.

A chi ci fa pensare quel povero schiavo egiziano abbandonato dai suoi padroni, che Davide raccoglie e rifocilla? Non è forse all’infelice peccatore? Quando Satana lo lascia in uno stato di debolezza totale e di morte morale, Gesù, come il buon Samaritano, gli dà la vita, e anche le forze e la capacità di servirLo.

Guidati da quel giovane, Davide ed i suoi uomini dànno addosso all’improvviso agli Amalekiti, occupati a festeggiare la loro vittoria. E, per la grazia di Dio, ricuperano tutto quel che era stato loro rapito, ed anche un grandissimo bottino. Grazia divina di cui bisogna che tutti approfittino, compresi i guardiani dei bagagli! Tale è la risposta di Davide ai suoi compagni egoisti e gelosi. E non è forse anche l'insegnamento del Signore? L'operaio dell'undicesima ora riceverà quanto i suoi compagni del mattino, nonostante il loro dispetto, poiché ha da fare con un padrone pieno di bontà (Matteo 20:14-15). Non pensiamo, per esempio, che un credente malato sia meno favorito nel giorno di Cristo perché apparentemente non è stato «in prima linea». Noi non possiamo giudicare il servizio degli altri cristiani, né apprezzare la loro ricompensa. Il Signore l'ha preparata loro secondo la misura del Suo amore perfetto.

1 Samuele 31:1-13
1Or i Filistei vennero a battaglia con Israele, e gl’Israeliti fuggirono dinanzi ai Filistei, e caddero morti in gran numero sul monte Ghilboa.2I Filistei inseguirono accanitamente Saul e i suoi figliuoli, e uccisero Gionathan, Abinadab e Malkishua, figliuoli di Saul.3Il forte della battaglia si volse contro Saul; gli arcieri lo raggiunsero, ed egli si trovò in grande angoscia a motivo degli arcieri.4Saul disse al suo scudiero: "Sfodera la spada, e trafiggimi, affinché questi incirconcisi non vengano a trafiggermi ed a farmi oltraggio". Ma lo scudiero non volle farlo, perch’era còlto da gran paura. Allora Saul prese la propria spada e vi si gettò sopra.5Lo scudiero di Saul, vedendolo morto, si gettò anch’egli sulla propria spada, e morì con lui.6Così, in quel giorno, morirono insieme Saul, i suoi tre figliuoli, il suo scudiero e tutta la sua gente.7E quando gl’Israeliti che stavano di là dalla valle e di là dal Giordano videro che la gente d’Israele s’era data alla fuga e che Saul e i suoi figliuoli erano morti, abbandonarono le città, e fuggirono; e i Filistei andarono essi ad abitarle.8L’indomani i Filistei vennero a spogliare i morti, e trovarono Saul e i suoi tre figliuoli caduti sul monte Ghilboa.9Tagliarono la testa a Saul, lo spogliarono delle sue armi, e mandarono all’intorno per il paese de’ Filistei ad annunziare la buona notizia nei templi dei loro idoli ed al popolo;10e collocarono le armi di lui nel tempio di Astarte, e appesero il suo cadavere alle mura di Beth-Shan.11Ma quando gli abitanti di Jabes di Galaad udirono quello che i Filistei avean fatto a Saul,12tutti gli uomini valorosi si levarono, camminarono tutta la notte, tolsero dalle mura di Beth-Shan il cadavere di Saul e i cadaveri dei suoi figliuoli, tornarono a Jabes, e quivi li bruciarono.13Poi presero le loro ossa, le seppellirono sotto alla tamerice di Jabes, e digiunarono per sette giorni.

Durante questi avvenimenti, Israele e i Filistei hanno attaccato battaglia. Essa volge in breve a vantaggio di questi ultimi, poiché dispongono di un corpo di arcieri contro i quali gl’Israeliti, colpiti a distanza, non possono far uso delle loro armi. Allora ad un tratto tutto manca a Saul. E, in contrasto con Davide al capitolo precedente (vers. 6), anche Dio gli manca. La sola risorsa tragica che vede è di togliersi la vita. Così farà Giuda. Ma, come tanti infelici che la loro disperazione ha condotto al suicidio (piuttosto che nella braccia del Signore), volendo sfuggire al disonore sulla terra, Saul non fa che precipitarsi più presto nell'infelicità eterna. Uomo sciagurato! Aveva avuto il regno e tutto quel che si può desiderare in questo mondo. Ma che cosa serve questo a colui che fa la perdita dell'anima sua? (Marco 8:36).

Al principio del libro di Samuele abbiamo visto la rovina del sacerdozio. Giunti alla fine assistiamo alla caduta del reame secondo l’uomo. Esso crolla in un momento su quel monte di Ghilboa. Ora tutto l'antico ordine di cose è messo da parte, per far posto a Davide, il re secondo Dio, il diletto, figura di Cristo che viene a regnare in gloria.

2 Samuele 1:1-16
1Or avvenne che, dopo la morte di Saul, Davide, tornato dalla sconfitta degli Amalekiti, si fermò due giorni a Tsiklag.2Quand’ecco, il terzo giorno, arrivare dal campo, di presso a Saul, un uomo colle vesti stracciate e col capo sparso di polvere, il quale, giunto in presenza di Davide, si gettò in terra e gli si prostrò dinanzi.3Davide gli chiese: "Donde vieni?" L’altro gli rispose: "Sono fuggito dal campo d’Israele".4Davide gli disse: "Che e successo? dimmelo, ti prego". Quegli rispose: "Il popolo è fuggito dal campo di battaglia, e molti uomini son caduti e morti; e anche Saul e Gionathan, suo figliuolo, sono morti".5Davide domandò al giovine che gli raccontava queste cose: "Come sai tu che Saul e Gionathan, suo figliuolo, siano morti?"6Il giovine che gli raccontava queste cose, disse: "Mi trovavo per caso sul monte Ghilboa, e vidi Saul che si appoggiava sulla sua lancia, e i carri e i cavalieri lo stringevano da presso.7Egli si voltò indietro, mi vide e mi chiamò. Io risposi: "Eccomi."8Egli mi chiese: "Chi sei tu?" Io gli risposi: "Sono un Amalekita".9Egli mi disse: "Appressati e uccidimi, poiché m’ha preso la vertigine, ma sono sempre vivo".10Io dunque mi appressai e lo uccisi, perché sapevo che, una volta caduto, non avrebbe potuto vivere. Poi presi il diadema ch’egli aveva in capo e il braccialetto che aveva al braccio, e li ho portati qui al mio signore".11Allora Davide prese le sue vesti e le stracciò; e lo stesso fecero tutti gli uomini che erano con lui.12E fecero cordoglio e piansero e digiunarono fino a sera, a motivo di Saul, di Gionathan, suo figliuolo, del popolo dell’Eterno e della casa d’Israele, perché eran caduti per la spada.13Poi Davide chiese al giovine che gli avea raccontato quelle cose: "Donde sei tu?" Quegli rispose: "Son figliuolo d’uno straniero, d’un Amalekita".14E Davide gli disse: "Come mai non hai tu temuto di stender la mano per uccidere l’unto dell’Eterno?"15Poi chiamò uno dei suoi uomini, e gli disse: "Avvicinati, e gettati sopra costui!" Quegli lo colpì, ed egli morì.16E Davide gli disse: "Il tuo sangue ricada sul tuo capo, poiché la tua bocca ha testimoniato contro di te quando hai detto: Io ho ucciso l’unto dell’Eterno".

Il caso di Tsiklag ha lasciato Davide umiliato, cosciente della sua debolezza, ma lo ha anche ristabilito in una felice relazione con l’Eterno. E così è stato preparato per il suo regno, su cui si apre ora questo secondo libro di Samuele.

L’uomo che gli annunzia la morte di Saul crede di essere un messaggero di «buone notizie» (cap. 4:10). Per Davide non si trattava forse della morte del suo nemico e della possibilità di salire sul trono? Ma quell'uomo non conosceva colui a cui s'indirizzava. Nel cuore del «diletto» dell'Eterno brillano la grazia, il disinteresse, l'amore per il suo popolo e il rispetto dell'ordine divino. Come potrebbe egli rallegrarsi quando Israele è vinto e il suo prìncipe disonorato dinanzi ai nemici dell'Eterno?

Donde vieni? — Il mentitore è smascherato. È un Amalekita! Cercando di ingannare Davide colla sua narrazione che è un tessuto di menzogne, non ha fatto che ingannar se stesso (vedere Proverbi 11:18). Avrebbe voluto che il nuovo re ricevesse la corona dalle sue mani. In ciò assomiglia al grande Nemico, che sull’alto monte cercava di fare accettare da Gesù — ma senza miglior successo — tutti i regni del mondo e la loro gloria (Matteo 4:8 a 10).

2 Samuele 1:17-27
17Allora Davide compose questa elegia sopra Saul e sul figlio di lui Gionathan,18e ordinò che fosse insegnata ai figliuoli di Giuda. E’ l’elegia dell’arco. Si trova scritta nel libro del giusto:19"Il fiore de’ tuoi figli, o Israele, giace ucciso sulle tue alture! Come mai son caduti quei prodi?20Non ne recate la nuova a Gath, non lo pubblicate per le strade d’Askalon; le figliuole de’ Filistei ne gioirebbero, le figliuole degl’incirconcisi ne farebbero festa.21O monti di Ghilboa, su voi non cada più né rugiada né pioggia, né più vi siano campi da offerte; poiché là fu gettato via lo scudo de’ prodi, lo scudo di Saul, che l’olio non ungerà più.22L’arco di Gionathan non tornava mai dalla pugna senz’avere sparso sangue di uccisi, senz’aver trafitto grasso di prodi; e la spada di Saul non tornava indietro senz’avere colpito.23Saul e Gionathan, tanto amati e cari, mentr’erano in vita, non sono stati divisi nella lor morte. Eran più veloci delle aquile, più forti de’ leoni!24Figliuole d’Israele, piangete su Saul, che vi rivestiva deliziosamente di scarlatto, che alle vostre vesti metteva degli ornamenti d’oro.25Come mai son caduti i prodi in mezzo alla pugna? Come mai venne ucciso Gionathan sulle tue alture?26Io sono in angoscia a motivo di te, o fratel mio Gionathan; tu m’eri sommamente caro, e l’amor tuo per me era più maraviglioso che l’amore delle donne.27Come mai son caduti i prodi? Come mai sono state infrante le loro armi?"

Ben lungi dal rallegrarsi della sciagura che ha colpito il suo rivale e persecutore, Davide compone per lui una commovente elegia. Questa elegia dell’arco celebra le qualità umane di Saul: la sua forza, la sua magnificenza, la sua popolarità. E, coprendo la malvagità del re da cui aveva tuttavia tanto sofferto, Davide vorrebbe pure, possibilmente, nascondere la sconfitta che provocherà, fra i nemici dell'Eterno, della gioia e del disprezzo. «Non ne recate la nuova a Gath...» (vers. 20).

Altrettanto come ai figli di Giuda (vers. 18) abbiamo bisogno che ci siano insegnate le lezioni di questa elegia dell’arco: Attristarci della sventura altrui — invece di rallegrarcene, forse; rivelare ciò che vi è di buono anche in quelli che non ci amano; guardarci dal raccontare ciò che possiamo sapere di spiacevole sul conto di qualcuno; coprire soprattutto i falli dei nostri fratelli e delle nostre sorelle pensando alla testimonianza del popolo di Dio di fronte al mondo (1 Pietro 4:8).

Poi il cuore di Davide, stretto dal dolore, si esprime a riguardo del suo amico Gionatan. Amore meraviglioso, pieno di dolcezza; e tuttavia pallida figura dell’amore di Gesù; inscrutabile amore, da cui nulla — no, neppure la morte — potrà mai separarci (Romani 8:38-39).

2 Samuele 2:1-11
1Dopo questo, Davide consultò l’Eterno, dicendo: "Debbo io salire in qualcuna delle città di Giuda?" L’Eterno gli rispose: "Sali". Davide chiese: "Dove salirò io?" L’Eterno rispose:2"A Hebron". Davide dunque vi salì con le sue due mogli, Abinoam la Izreelita, ed Abigail la Carmelita ch’era stata moglie di Nabal.3Davide vi menò pure la gente ch’era con lui, ciascuno con la sua famiglia, e si stabilirono nelle città di Hebron.4E gli uomini di Giuda vennero e unsero quivi Davide come re della casa di Giuda. Ora fu riferito a Davide ch’erano stati gli uomini di Jabes di Galaad a seppellire Saul.5Allora Davide inviò de’ messi agli uomini di Jabes di Galaad, e fece dir loro: "Siate benedetti dall’Eterno, voi che avete mostrato questa benignità verso Saul, vostro signore, dandogli sepoltura!6Ed ora l’Eterno mostri a voi la sua benignità e la sua fedeltà! E anch’io vi farò del bene, giacché avete agito così.7Or dunque si rafforzino le vostre mani, e siate valenti; giacché Saul è morto, ma la casa di Giuda mi ha unto come re su di essa".8Or Abner, figliuolo di Ner, capo dell’esercito di Saul, prese Jsh-Bosheth, figliuolo di Saul, e lo fece passare a Mahanaim,9e lo costituì re di Galaad, degli Ashuriti, di Izreel, d’Efraim, di Beniamino e di tutto Israele.10Jsh-Bosheth, figliuolo di Saul, avea quarant’anni quando cominciò a regnare sopra Israele, e regnò due anni. Ma la casa di Giuda seguitò Davide.11Il tempo che Davide regnò a Hebron sulla casa di Giuda fu di sette anni e sei mesi.

Davide, al momento di scendere dai Filistei, non aveva consultato Dio, e si era trovato molto male. Ma quest’esperienza amara non è stata inutile. Ora interroga il Signore due volte. — Non insisteremo mai abbastanza su questa regola fondamentale della vita cristiana: la dipendenza. È un dovere, ma anche la sorgente della nostra forza e della nostra sicurezza.

Hebron, ove Dio conduce il suo unto, è un luogo che parla di morte. Vi si trovano i sepolcri dei patriarchi. Cristo, il Diletto di Dio, il vero Davide, prima di prendere ufficialmente il suo regno, è entrato nella morte per obbedienza a Dio. Ed è pure il terreno sul quale conduce i suoi. Il cristiano è morto con Cristo.

Davide non dimentica quegli abitanti di Jabes di Galaad che avevano mostrato benignità verso Saul. E il Signore dimenticherà forse quel po’ di misericordia che Egli ci avrà dato di dimostrare? (Ebrei 6:10).

La sovranità di Davide non si stabilirà che a poco a poco. Per ora soltanto la tribù di Giuda la riconosce. Il rimanente del popolo è sottomesso a Ish-Bosheth, figlio di Saul, sostenuto da Abner, antico aiutante di campo di quest’ultimo.

2 Samuele 2:12-32
12Or Abner, figliuolo di Ner, e la gente di Jsh-Bosheth, figliuolo di Saul, uscirono da Mahanaim per marciare verso Gabaon.13Joab, figliuolo di Tseruia e la gente di Davide si misero anch’essi in marcia. S’incontrarono presso lo stagno di Gabaon, e si fermarono gli uni da un lato dello stagno, gli altri dall’altro lato.14Allora Abner disse a Joab: "Si levino dei giovani, e giochin di spada in nostra presenza!" E Joab rispose: "Si levino pure!"15Quelli dunque si levarono, e si fecero avanti in numero uguale: dodici per Beniamino e per Jsh-Bosheth, figliuolo di Saul, e dodici della gente di Davide.16E ciascun d’essi, preso l’avversario per la testa, gli piantò la spada nel fianco; cosicché caddero tutt’insieme. Perciò quel luogo, ch’è presso a Gabaon, fu chiamato Helkath-Hatsurim.17In quel giorno vi fu una battaglia aspra assai, nella quale Abner con la gente d’Israele fu sconfitto dalla gente di Davide.18V’erano quivi i tre figliuoli di Tseruia, Joab, Abishai ed Asael; e Asael era di piè veloce come una gazzella della campagna.19Asael si mise ad inseguire Abner; e, dandogli dietro, non si voltava né a destra né a sinistra.20Abner, guardandosi alle spalle, disse: "Sei tu, Asael?" Quegli rispose: "Son io".21E Abner gli disse: "Volgiti a destra o a sinistra, afferra uno di que’ giovani, e prenditi le sue spoglie!" Ma Asael non volle cessare dall’inseguirlo.22E Abner di bel nuovo gli disse: "Cessa dal darmi dietro! Perché obbligarmi a inchiodarti al suolo? Come potrei io poi alzar la fronte dinanzi al tuo fratello Joab?"23Ma quegli si rifiutò di cambiare strada; allora Abner con la estremità inferiore della lancia lo colpì nell’inguine, sì che la lancia lo passò da parte a parte. Asael cadde e morì in quello stesso luogo; e quanti passavano dal punto dov’egli era caduto morto, si fermavano.24Ma Joab e Abishai inseguirono Abner; e il sole tramontava quando giunsero al colle di Amma, ch’è dirimpetto a Ghiah, sulla via del deserto di Gabaon.25E i figliuoli di Beniamino si radunarono dietro ad Abner, formarono un corpo, e si collocarono in vetta a una collina.26Allora Abner chiamò Joab e disse: "La spada divorerà ella in perpetuo? Non sai tu che alla fine ci sarà dell’amaro? Quando verrà dunque il momento che ordinerai al popolo di non dar più la caccia ai suoi fratelli?"27Joab rispose: "Com’è vero che Dio vive, se tu non avessi parlato, il popolo non avrebbe cessato d’inseguire i suoi fratelli prima di domani mattina".28Allora Joab suonò la tromba, e tutto il popolo si fermò, senza più inseguire Israele, e cessò di combattere.29Abner e la sua gente camminarono tutta quella notte per la campagna, passarono il Giordano, attraversarono tutto il Bithron e giunsero a Mahanaim.30Joab tornò anch’egli dall’inseguire Abner; e, radunato tutto il popolo, risultò che della gente di Davide mancavano diciannove uomini ed Asael.31Ma la gente di Davide aveva ucciso trecento sessanta uomini de’ Beniaminiti e della gente di Abner.32Poi portaron via Asael e lo seppellirono nel sepolcro di suo padre, a Bethlehem. Poi Joab e la sua gente camminaron tutta la notte; e il giorno spuntava, quando giunsero a Hebron.

Fino al termine del capitolo 4 si tratta del conflitto fra Davide e Ish-Bosheth o piuttosto fra i loro rispettivi generali: Joab e Abner. È una lotta di prestigio, volendo ognuno di questi uomini orgogliosi primeggiare. Terminò con l’uccisione di Abner, poi con quella di Ish-Bosheth. Queste tristi circostanze — si tratta d'una guerra civile — saranno adoperate dall'Eterno per stabilire a poco a poco il regno del suo re!

La violenza, lo spirito di vendetta, si danno libero corso. Presso il serbatoio di Gabaon, la prova di forza incomincia come un gioco. Si vuol semplicemente vedere quali saranno i più abili e i più forti. Ma dall’orgoglio all'omicidio è breve il passo. Ci si appassiona, si perde il controllo di sé, e il gesto criminale è compiuto prima d'aver potuto premeditarlo. I ventiquattro sventurati giovani cadono insieme, trafitti l'uno dall'altro.

Notate che Davide resta estraneo ai combattimenti che Joab pretende condurre nel suo nome. Facciamo la conoscenza di quest’ultimo: uomo astuto e senza scrupoli, che difende la causa di Davide unicamente perché essa gli procura un vantaggio personale.

2 Samuele 3:1-5; 2 Samuele 5:1-9
1La guerra fra la casa di Saul e la casa di Davide fu lunga. Davide si faceva sempre più forte, mentre la casa di Saul si andava indebolendo.2E nacquero a Davide dei figliuoli a Hebron. Il suo primogenito fu Amnon, di Ahinoam, la Izreelita;3il secondo fu Kileab di Abigail, la Carmelita, ch’era stata moglie di Nabal; il terzo fu Absalom, figliuolo di Maaca, figliuola di Talmai re di Gheshur;4il quarto fu Adonija, figliuolo di Hagghith; il quinto fu Scefatia, figliuolo di Abital,5e il sesto fu Ithream, figliuolo di Egla, moglie di Davide. Questi nacquero a Davide in Hebron.
1Allora tutte le tribù d’Israele vennero a trovare Davide a Hebron, e gli dissero: "Ecco, noi siamo tue ossa e tua carne.2Già in passato, quando Saul regnava su noi, eri tu quel che guidavi e riconducevi Israele; e l’Eterno t’ha detto: Tu pascerai il mio popolo d’Israele, tu sarai il principe d’Israele".3Così tutti gli anziani d’Israele vennero dal re a Hebron, e il re Davide fece alleanza con loro a Hebron in presenza dell’Eterno; ed essi unsero Davide come re d’Israele.4Davide avea trent’anni quando cominciò a regnare, e regnò quarant’anni.5A Hebron regnò su Giuda sette anni e sei mesi; e a Gerusalemme regnò trentatre anni su tutto Israele e Giuda.6Or il re con la sua gente si mosse verso Gerusalemme contro i Gebusei, che abitavano quel paese. Questi dissero a Davide: "Tu non entrerai qua; giacché i ciechi e gli zoppi te ne respingeranno!"; volendo dire: "Davide non c’entrerà mai".7Ma Davide prese la fortezza di Sion, che è la città di Davide.8E Davide disse in quel giorno: "Chiunque batterà i Gebusei giungendo fino al canale, e respingerà gli zoppi ed i ciechi che sono odiati da Davide…" Donde il detto: "Il cieco e lo zoppo non entreranno nella Casa".9E Davide abitò nella fortezza e la chiamò "la città di Davide"; e vi fece attorno delle costruzioni cominciando da Millo, e nell’interno.

Durante tutti questi avvenimenti, Davide ha atteso pazientemente ad Hebron che Dio stesso lo stabilisse re su tutto Israele. Così Gesù ora in cielo, aspetta che Dio gli dia il suo regno universale.

Per Israele, questo principio del cap. 5 segna una grande data della sua storia. Il trono di Davide è trasferito a Gerusalemme, la città che occuperà d’ora innanzi un posto così importante nella storia del popolo e nei consigli di Dio. Ma sussiste all'interno della cinta della città, sul monte di Sion, una cittadella quasi imprendibile ove i Gebusei si erano mantenuti dal tempo di Giosuè. Nonostante le loro vanterie, Davide se ne impadronisce. Tuttavia dimentica qui la grazia che l'ha così sovente caratterizzato, ed esprime l'odio contro gl'infermi chiudendo loro l'accesso alla casa di Dio. Che differenza col Signore che riceveva nel tempio per guarirli, precisamente i ciechi e gli zoppi (Matteo 21:14), o anche come quel tal uomo (Dio stesso) il quale «fece una gran cena» e, per riempire la Sua casa, costrinse quegl'infelici (voi e me) a prender posto al convito della grazia (Luca 14:21 a 23).

2 Samuele 5:10-25
10Davide andava diventando sempre più grande, e l’Eterno, l’Iddio degli eserciti, era con lui.11E Hiram, re di Tiro, inviò a Davide de’ messi, del legname di cedro, dei legnaiuoli e dei muratori, i quali edificarono una casa a Davide.12Allora Davide riconobbe che l’Eterno lo stabiliva saldamente come re d’Israele e rendeva grande il regno di lui per amore del suo popolo d’Israele.13Davide si prese ancora delle concubine e delle mogli di Gerusalemme quando fu quivi giunto da Hebron, e gli nacquero altri figliuoli e altre figliuole.14Questi sono i nomi dei figliuoli che gli nacquero a Gerusalemme: Shammua, Shobab, Nathan, Salomone,15Ibhar, Elishua, Nefeg, Jafia,16Elishama, Eliada, Elifelet.17Or quando i Filistei ebbero udito che Davide era stato unto re d’Israele, saliron tutti in cerca di lui. E Davide, saputolo, scese alla fortezza.18I Filistei giunsero e si sparsero nella valle dei Refaim.19Allora Davide consultò l’Eterno, dicendo: "Salirò io contro i Filistei? Me li darai tu nelle mani?" L’Eterno rispose a Davide: "Sali; poiché certamente io darò i Filistei nelle tue mani".20Davide dunque si portò a Baal-Peratsim, dove li sconfisse, e disse: "L’Eterno ha disperso i miei nemici dinanzi a me come si disperge l’acqua". Perciò pose nome a quel luogo: Baal-Peratsim.21I Filistei lasciaron quivi i loro idoli, e Davide e la sua gente li portaron via.22I Filistei saliron poi di nuovo e si sparsero nella valle dei Refaim.23E Davide consultò l’Eterno, il quale disse: "Non salire; gira alle loro spalle, e giungerai su loro dirimpetto ai Gelsi.24E quando udrai un rumor di passi tra le vette de’ gelsi, lanciati subito all’attacco, perché allora l’Eterno marcerà alla tua testa per sconfiggere l’esercito dei Filistei".25Davide fece così come l’Eterno gli avea comandato, e sconfisse i Filistei da Gheba fino a Ghezer.

Abbiamo ammirato le qualità di fede e di dipendenza spiegate da Davide in tante circostanze (e anche nei nostri versetti 19 e 23 per combattere i Filistei). Sventuratamente la sua vita di famiglia è lungi dal raggiungere lo stesso livello. Nonostante un ordine dell’Eterno rivolto specialmente ai re (Deuteronomio 17:17), Davide prende un gran numero di mogli, dapprima a Hebron, poi a Gerusalemme. Se avesse avuto come sposa soltanto la fedele Abigail (il cui nome significa la gioia del padre, e che è una figura della Chiesa), non leggeremmo tre nomi che diverranno la sorgente di tanti dolori per lui: Amnon, Absalom e Adonija (cap. 3:2 a 4).

La guerra contro i Filistei può riprendere vittoriosamente, secondo le istruzioni dell’Eterno. Prima della seconda battaglia, Davide avrebbe potuto pensare: Facciamo come la prima volta poiché abbiamo avuto buon esito! No, notate invece che egli interroga nuovamente l'Eterno. E bene gliene avvenne, poiché la risposta è del tutto diversa. Così impariamo a diffidare della nostra propria saggezza; chiediamo al Signore le sue direzioni e noi pure potremo riportare le vittorie che Dio ci ha preparate.

2 Samuele 6:1-11
1Davide radunò di nuovo tutti gli uomini scelti d’Israele, in numero di trentamila.2Poi si levò, e con tutto il popolo ch’era con lui, partì da Baalé di Giuda per trasportare di là l’arca di Dio, sulla quale è invocato il Nome, il nome dell’Eterno degli eserciti, che siede sovr’essa fra i cherubini.3E posero l’arca di Dio sopra un carro nuovo, e la levarono dalla casa di Abinadab ch’era sul colle; e Uzza e Ahio, figliuoli di Abinadab, conducevano il carro nuovo4con l’arca di Dio, e Ahio andava innanzi all’arca.5E Davide e tutta la casa d’Israele sonavano dinanzi all’Eterno ogni sorta di strumenti di legno di cipresso, e cetre, saltèri, timpani, sistri e cembali.6Or come furon giunti all’aia di Nacon, Uzza stese la mano verso l’arca di Dio e la tenne, perché i buoi la facevano piegare.7E l’ira dell’Eterno s’accese contro Uzza; Iddio lo colpì quivi per la sua temerità, ed ei morì in quel luogo presso l’arca di Dio.8Davide si attristò perché l’Eterno avea fatto una breccia nel popolo, colpendo Uzza; e quel luogo è stato chiamato Perets-Uzza fino al dì d’oggi.9E Davide, in quel giorno, ebbe paura dell’Eterno, e disse: "Come verrebbe ella da me l’arca dell’Eterno?"10E Davide non volle ritirare l’arca dell’Eterno presso di sé nella città di Davide, ma la fece portare in casa di Obed-Edom di Gath.11E l’arca dell’Eterno rimase tre mesi in casa di Obed-Edom di Gath, e l’Eterno benedisse Obed-Edom e tutta la sua casa.

Il primo pensiero di Davide, inaugurando il suo regno, è per l’arca dell'Eterno. Egli raduna 30 000 uomini, il fior fiore d'Israele, questa volta non per un combattimento, ma per scortare degnamente l'arca fino a Gerusalemme. Non renderemo mai troppo onore alla Persona del Signore Gesù. Soltanto quest'omaggio, questo culto, bisogna renderGlielo con intelligenza ed obbedienza. Secondo l'ordine divino, l'arca avrebbe dovuto essere portata a spalla (Numeri 7:9). Ma Davide ed il popolo non ne han tenuto conto. A loro giudizio un carro nuovo, come quello che i Filistei ignoranti avevano adoperato, sarebbe andato molto meglio. Non era forse più pratico che il trasporto a piedi? Ma ecco che Uzza è colpito a morte. Che costernazione! Non l'avremmo creduto così colpevole. Ebbene, Dio vuol farci comprendere, a noi come a Davide, quanto sia grave sostituire ai Suoi insegnamenti i nostri buoni pensieri e i nostri proprii accomodamenti, specialmente quando si tratta del culto.

Triste interruzione di quella bella cerimonia! Davide, ad un tempo irritato e spaventato, non vuole ritirare l’arca dell'Eterno presso di sé e perde così una benedizione di cui godrà invece la famiglia di Obed-Edom.

2 Samuele 6:12-23
12Allora fu detto al re Davide: "L’Eterno ha benedetto la casa di Obed-Edom e tutto quel che gli appartiene, a motivo dell’arca di Dio". Allora Davide andò e trasportò l’arca di Dio dalla casa di Obed-Edom su nella città di Davide, con gaudio.13Quando quelli che portavan l’arca dell’Eterno avean fatto sei passi, s’immolava un bue ed un vitello grasso.14E Davide danzava a tutta forza davanti all’Eterno, e s’era cinto di un efod di lino.15Così Davide e tutta la casa d’Israele trasportarono su l’arca dell’Eterno con giubilo e a suon di tromba.16Or avvenne che come l’arca dell’Eterno entrava nella città di Davide, Mical, figliuola di Saul, guardò dalla finestra; e vedendo il re Davide che saltava e danzava dinanzi all’Eterno, lo disprezzò in cuor suo.17Portaron dunque l’arca dell’Eterno, e la collocarono al suo posto, in mezzo alla tenda che Davide avea rizzato per lei; e Davide offrì olocausti e sacrifizi di azioni di grazie dinanzi all’Eterno.18Quand’ebbe finito d’offrire gli olocausti e i sacrifizi di azioni di grazie, Davide benedisse il popolo nel nome dell’Eterno degli eserciti,19e distribuì a tutto il popolo, a tutta la moltitudine d’Israele, uomini e donne, un pane per uno, una porzione di carne e una schiacciata di fichi secchi. Poi tutto il popolo se ne andò, ciascuno a casa sua.20E come Davide, se ne tornava per benedire la sua famiglia, Mical, figliuola di Saul, gli uscì incontro e gli disse: "Bell’onore s’è fatto oggi il re d’Israele a scoprirsi davanti agli occhi delle serve de’ suoi servi, come si scoprirebbe un uomo da nulla!"21Davide rispose a Mical: "L’ho fatto dinanzi all’Eterno che m’ha scelto invece di tuo padre e di tutta la sua casa per stabilirmi principe d’Israele, del popolo dell’Eterno; sì, dinanzi all’Eterno ho fatto festa.22Anzi mi abbasserò anche più di così, e mi renderò abbietto agli occhi miei; eppure, da quelle serve di cui tu parli, proprio da loro, io sarò onorato!"23E Mical, figlia di Saul, non ebbe figliuoli fino al giorno della sua morte.

L’arca, commovente figura del Signore presente nella casa del credente, è rimasta tre mesi in casa di Obed-Edom, recando la benedizione a quell'uomo e alla sua famiglia, cosa non passata inosservata (vers. 12). Se viviamo abitualmente vicino al Signore, quelli che ci conoscono se ne accorgeranno senz'altro. Ed essi vorranno pure godere delle benedizioni che Egli ci ha largite.

Ora Davide, che ha imparato la lezione di Dio, agisce secondo il Suo pensiero: l’arca è portata dai Leviti, che si sono santificati, ed egli stesso, messa da parte la sua maestà regale, esprime la sua gioia danzando dinanzi ad essa. L'Evangelo ci mostra, non più l'arca, ma Gesù in persona che fa il suo ingresso in quella stessa città di Gerusalemme fra la gioia di quelli che l'acclamano (Matteo 21:9).

Dopo sei passi, il sacrificio era offerto. Si pensa al cammino e al culto del cristiano. L’uno e l'altro provocano il disprezzo degl'increduli di cui Mical è la triste immagine. Il mondo ama ciò che è elevato, brillante. Ma il credente è felice di abbassarsi, «d'essere reso abbietto» (vers. 22), affinché gli sguardi si distolgano da se stesso e si dirigano solo su Gesù (Giovanni 3:30).

2 Samuele 7:1-17
1Or avvenne che il re, quando si fu stabilito nella sua casa e l’Eterno gli ebbe dato riposo liberandolo da tutti i suoi nemici d’ogn’intorno,2disse al profeta Nathan: "Vedi, io abito in una casa di cedro, e l’arca di Dio sta sotto una tenda".3Nathan rispose al re: "Va’, fa’ tutto quello che hai in cuore di fare, poiché l’Eterno e teco".4Ma quella stessa notte la parola dell’Eterno fu diretta a Nathan in questo modo:5"Va’ e di’ al mio servo Davide: Così dice l’Eterno: Saresti tu quegli che mi edificherebbe una casa perch’io vi dimori?6Ma io non ho abitato in una casa, dal giorno che trassi i figliuoli d’Israele dall’Egitto, fino al dì d’oggi; ho viaggiato sotto una tenda e in un tabernacolo.7Dovunque sono andato, or qua, or là, in mezzo a tutti i figliuoli d’Israele, ho io forse mai parlato ad alcuna delle tribù a cui avevo comandato di pascere il mio popolo d’Israele, dicendole: Perché non mi edificate una casa di cedro?8Ora dunque parlerai così al mio servo Davide: Così dice l’Eterno degli eserciti: Io ti presi dall’ovile, di dietro alle pecore, perché tu fossi il principe d’Israele, mio popolo;9e sono stato teco dovunque sei andato, ho sterminato dinanzi a te tutti i tuoi nemici, e ho reso il tuo nome grande come quello dei grandi che son sulla terra;10ho assegnato un posto ad Israele, mio popolo, e ve l’ho piantato perché abiti in casa sua e non sia più agitato, né seguitino gl’iniqui ad opprimerlo come prima,11e fin dal tempo in cui avevo stabilito dei giudici sul mio popolo d’Israele; e t’ho dato riposo liberandoti da tutti i tuoi nemici. Di più, l’Eterno t’annunzia che ti fonderà una casa.12Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu giacerai coi tuoi padri, io innalzerò al trono dopo di te la tua progenie, il figlio che sarà uscito dalle tue viscere, e stabilirò saldamente il suo regno.13Egli edificherà una casa al mio nome, ed io renderò stabile in perpetuo il trono del suo regno.14Io sarò per lui un padre, ed egli mi sarà figliuolo; e, se fa del male, lo castigherò con verga d’uomo e con colpi da figli d’uomini,15ma la mia grazia non si dipartirà da lui, come s’è dipartita da Saul, ch’io ho rimosso d’innanzi a te.16E la tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre, dinanzi a te, e il tuo trono sarà reso stabile in perpetuo".17Nathan parlò a Davide, secondo tutte queste parole e secondo tutta questa visione.

«Quando l’Eterno gradisce le vie d'un uomo, riconcilia con lui anche i suoi nemici» (Proverbi 16:7). Questa parola si realizza ora per Davide. E poiché egli abita in una bella casa di cedro, ha scrupolo di lasciare l'arca sotto una semplice tenda. Nobile sentimento da parte sua! Quelli di noi che hanno una vita comoda non dovrebbero mai dimenticare che il loro Maestro ha attraversato questo mondo come un divino viaggiatore, senza avere un luogo ove riposare il capo.

Davide si propone di edificare una casa degna dell’Eterno. Ora ascoltate ciò che Dio gli risponde in riassunto per bocca del profeta Nathan: Questo carattere di pellegrino, l'ho preso volontariamente per condividere in grazia la sorte del mio popolo. E il momento del mio riposo non è ancora giunto. Ma ciò che tu non puoi fare, lo eseguirà uno dei tuoi discendenti.

Si tratta dapprima di Salomone, figlio di Davide, che costruirà il tempio. Ma il vers. 14 citato in Ebrei 1:5 prova che questo Re, Figlio di Davide, è profeticamente Gesù, il Figlio di Dio. Di Lui solo può essere dichiarato che il suo regno sarà per sempre. Tanto le benedizioni personali (vers. 8 e 9) come quelle collettive (vers. 10) hanno tutte la loro sorgente in quest’incomparabile Persona.

2 Samuele 7:18-29
18Allora il re Davide andò a presentarsi davanti all’Eterno e disse: "Chi son io, o Signore, o Eterno, e che è la mia casa, che tu m’abbia fatto arrivare fino a questo punto?19E questo è parso ancora poca cosa agli occhi tuoi, o Signore, o Eterno; e tu hai parlato anche della casa del tuo servo per un lontano avvenire, sebbene questa tua legge, o Signore, o Eterno, si riferisca a degli uomini.20Che potrebbe Davide dirti di più? Tu conosci il tuo servo, Signore, Eterno!21Per amor della tua parola e seguendo il cuor tuo, hai compiuto tutte queste grandi cose per rivelarle al tuo servo.22Tu sei davvero grande, o Signore, o Eterno! Nessuno è pari a te, e non v’è altro Dio fuori di te, secondo tutto quello che abbiamo udito coi nostri orecchi.23E qual popolo è come il tuo popolo, come Israele, l’unica nazione sulla terra che Dio sia venuto a redimere per formare il suo popolo, e per farsi un nome, e per compiere a suo pro cose grandi e tremende, cacciando d’innanzi al tuo popolo che ti sei redento dall’Egitto, delle nazioni coi loro dèi?24Tu hai stabilito il tuo popolo d’Israele per esser tuo popolo in perpetuo; e tu, o Eterno, sei divenuto il suo Dio.25Or dunque, o Signore, o Eterno, la parola che hai pronunziata riguardo al tuo servo ed alla sua casa mantienila per sempre, e fa’ come hai detto.26E il tuo nome sia magnificato in perpetuo, e si dica: L’Eterno degli eserciti è l’Iddio d’Israele! E la casa del tuo servo Davide sia stabile dinanzi a te!27Poiché tu, o Eterno degli eserciti, Dio d’Israele, hai fatto una rivelazione al tuo servo e gli hai detto: Io ti edificherò una casa! Perciò il tuo servo ha preso l’ardire di rivolgerti questa preghiera.28Ed ora, o Signore, o Eterno, tu sei Dio, le tue parole sono verità, e hai promesso questo bene al tuo servo;29piacciati dunque benedire ora la casa del tuo servo, affinch’ella sussista in perpetuo dinanzi a te! Poiché tu, o Signore, o Eterno, sei quegli che ha parlato, e per la tua benedizione la casa del tuo servo sarà benedetta in perpetuo!"

Davide aveva voluto fare qualche cosa per l’Eterno. Ma la risposta divina è stata: «Sono io che ho fatto tutto per te». Tale è la lezione che ognuno deve imparare. Dio si è occupato della nostra salvezza, del nostro riposo, di tutto ciò che concerne il nostro avvenire (vers. 9). Meravigliosi consigli! «Quanto inscrutabili sono i Suoi giudizi, e incomprensibili le Sue vie» (Romani 11:33). Certo non è questo «il modo di fare degli uomini»! (vers. 19, versione corretta).

Allora che cosa rimane da fare a Davide? Ringraziare Dio semplicemente. Il re entra nella presenza di Dio, si siede e adora, proprio come può farlo oggi il credente nel radunamento, con la tranquilla sicurezza di avere il diritto di trovarsi quivi e godervi già di quel riposo divino. «Chi sono io, o Eterno, e che è la mia casa?» Né Davide, semplice pastore (vers. 8), né Israele, tratto d’Egitto (vers. 6) ha alcun merito proprio, alcun titolo, per occupare una tale posizione! Soltanto la grazia ha «fatto arrivare fino a questo punto» Davide ed il suo popolo. E la preghiera del re, espressione d'una completa comunione, si riassume così: Fa'come hai detto; e che il Tuo nome sia magnificato (vers. 25, 26).

Si porrebbe anche volentieri nella sua bocca a quel momento, il Salmo 23, particolarmente i vers. 5 e 6.

2 Samuele 8:1-18
1Dopo queste cose, Davide sconfisse i Filistei e li umiliò, e tolse di mano ai Filistei la supremazia che aveano.2Sconfisse pure i Moabiti: e fattili giacere per terra, li misurò con la corda; ne misurò due corde per farli mettere a morte, e la lunghezza d’una corda per lasciarli in vita. E i Moabiti divennero sudditi e tributari di Davide.3Davide sconfisse anche Hadadezer, figliuolo di Rehob, re di Tsoba, mentr’egli andava a ristabilire il suo dominio sul fiume Eufrate.4Davide gli prese millesettecento cavalieri e ventimila pedoni, e tagliò i garetti a tutti i cavalli da tiro, ma riserbò dei cavalli per cento carri.5E quando i Siri di Damasco vennero per soccorrere Hadadezer, re di Tsoba, Davide ne uccise ventiduemila.6Poi Davide mise delle guarnigioni nella Siria di Damasco, e i Siri divennero sudditi e tributari di Davide; e l’Eterno rendea vittorioso Davide dovunque egli andava.7E Davide tolse ai servi di Hadadezer i loro scudi d’oro e li portò a Gerusalemme.8Il re Davide prese anche una grande quantità di rame a Betah e a Berothai, città di Hadadezer.9Or quando Toi, re di Hamath, ebbe udito che Davide avea sconfitto tutto l’esercito di Hadadezer,10mandò al re Davide Joram, suo figliuolo, per salutarlo e per benedirlo perché avea mosso guerra a Hadadezer e l’avea sconfitto (Hadadezer era sempre in guerra con Toi); e Joram portò seco de’ vasi d’argento, dei vasi d’oro e de’ vasi di rame.11E il re Davide consacrò anche quelli all’Eterno, come avea già consacrato l’argento e l’oro tolto alle nazioni che avea soggiogate:12ai Siri, ai Moabiti, agli Ammoniti, ai Filistei, agli Amalekiti, e come avea fatto del bottino di Hadadezer, figliuolo di Rehob, re di Tsoba.13Al ritorno dalla sua vittoria sui Siri, Davide s’acquistò ancor fama, sconfiggendo nella valle del Sale diciottomila Idumei.14E pose delle guarnigioni in Idumea; ne mise per tutta l’Idumea, e tutti gli Edomiti divennero sudditi di Davide; e l’Eterno rendea vittorioso Davide dovunque egli andava.15Davide regnò su tutto Israele, facendo ragione e amministrando la giustizia a tutto il suo popolo.16E Joab, figliuolo di Tseruia, comandava l’esercito; Giosafat, figliuolo di Ahilud, era cancelliere;17Tsadok, figliuolo di Ahitub, e Ahimelec, figliuolo di Abiathar, erano sacerdoti; Seraia era segretario;18Benaia, figliuolo di Jehoiada, era capo dei Kerethei e dei Pelethei, e i figliuoli di Davide erano ministri di stato.

Fortificato dalle promesse dell’Eterno, il nuovo re stabilizza il suo trono con delle vittorie che sottometteranno i suoi nemici. I primi sono i Filistei. Tutto il paese può essere finalmente sottomesso. In seguito Moab è soggiogato, in parziale esecuzione della profezia di Balaam (Numeri 24:17). Hadadezer ed i Siri che lo sostengono sono vinti a loro volta. Infine Edom è sottomesso, secondo una profezia ancor più antica: quella di Isacco che benedice Giacobbe (Genesi 27:29 e 25:23). Il Salmo 60 ci mostra che queste vittorie non sono stato ottenute senza preghiere. Davide realizza qui in figura ciò che è scritto del Signore Gesù il cui regno glorioso si stabilirà quando tutti i suoi nemici saranno stati assoggettati (vedete Salmo 110 sovente citato nel Nuovo Testamento).

Ora che la pace è acquistata e la dominazione di Davide riconosciuta all’esterno e all'interno, l'organizzazione del regno è abbozzata (vers. 15 a 18). Il re ne è il centro, esercitante il diritto e la giustizia. Attorno a lui, ognuno, al proprio posto, compie le sue funzioni d'amministrazione. I sacerdoti sono là, che assicurano le relazioni con Dio. Sicurtà, stabilità, giustizia e pace: gloriosi caratteri che saranno, in misura ben più eccellente, quelli del Regno futuro!

2 Samuele 9:1-13
1E Davide disse: "Evvi egli rimasto alcuno della casa di Saul, a cui io possa far del bene per amore di Gionathan?"2Or v’era un servo della casa di Saul, per nome Tsiba, che fu fatto venire presso Davide. Il re gli chiese: "Sei tu Tsiba?" Quegli rispose: "Servo tuo".3Il re gli disse: "V’è egli più alcuno della casa di Saul, a cui io possa far del bene per amor di Dio?" Tsiba rispose al re: "V’è ancora un figliuolo di Gionathan, storpiato dei piedi".4Il re gli disse: "Dov’è egli?" Tsiba rispose al re: "E’ in casa di Makir, figliuolo di Ammiel, a Lodebar".5Allora il re lo mandò a prendere in casa di Makir, figliuolo di Ammiel, a Lodebar.6E Mefibosheth, figliuolo di Gionathan, figliuolo di Saul venne da Davide, si gettò con la faccia a terra e si prostrò dinanzi a lui. Davide disse: "Mefibosheth!" Ed egli rispose:7"Ecco il tuo servo!" Davide gli disse: "Non temere, perché io non mancherò di trattarti con bontà per amor di Gionathan tuo padre, e ti renderò tutte le terre di Saul tuo avolo, e tu mangerai sempre alla mia mensa".8Mefibosheth s’inchinò profondamente, e disse: "Che cos’è il tuo servo, che tu ti degni guardare un can morto come son io?"9Allora il re chiamò Tsiba, servo di Saul, e gli disse: "Tutto quello che apparteneva a Saul e a tutta la sua casa io lo do al figliuolo del tuo signore.10Tu dunque, coi tuoi figliuoli e coi tuoi servi, lavoragli le terre e fa’ le raccolte, affinché il figliuolo del tuo signore abbia del pane da mangiare; e Mefibosheth, figliuolo del tuo signore, mangerà sempre alla mia mensa". Or Tsiba avea quindici figliuoli e venti servi.11Tsiba disse al re: "Il tuo servo farà tutto quello che il re mio signore ordina al suo servo". E Mefibosheth mangiò alla mensa di Davide come uno dei figliuoli del re.12Or Mefibosheth avea un figliuoletto per nome Mica; e tutti quelli che stavano in casa di Tsiba erano servi di Mefibosheth.13Mefibosheth dimorava a Gerusalemme perché mangiava sempre alla mensa del re. Era zoppo d’ambedue i piedi.

Nel capitolo 8, abbiamo considerato la gloria del re Davide. Ma c’è qualcosa che la supera: è la sua grazia. L'ha imparata alla scuola di Dio. È forse infatti «il modo di fare dell'uomo» ricevere alla corte, alla propria tavola, l'ultimo rappresentante della razza rivale, l'erede del proprio nemico? (leggere 2 Samuele 4:4). No, vero? Si tratta d'una «bontà di Dio». Poiché Davide non si accontenta di compiere la sua promessa a Gionatan e a Saul (1 Samuele 20:14-15; 24:22-23); fa sovrabbondare questa grazia divina verso il povero Mefibosheth, il quale è perfettamente edotto del sentimento della propria indegnità. Inoltre quest'uomo era zoppo e per questo attiravasi l'ira del re (cap. 5:8). Ora vedete in che modo è cercato, chiamato per nome, rassicurato, arricchito, invitato come un membro della famiglia alla tavola del re, e infine preso a carico dal re stesso per sempre. Che bella figura dell'opera di Gesù per un peccatore!

Mefibosheth non cesserà d’essere un infermo. Il vers. 13 lo ripete intenzionalmente. Ma quando sarà seduto alla tavola regale, la sua infermità non sarà visibile. Non è forse così del credente quaggiù? La sua natura peccatrice non gli è ancora tolta. Ma rimanendo nella comunione del Signore, può non manifestarla.

2 Samuele 10:1-19
1Or avvenne, dopo queste cose, che il re dei figliuoli di Ammon morì, e Hanun, suo figliuolo, regnò in luogo di lui.2Davide disse: "Io voglio usare verso Hanun, figliuolo di Nahash, la benevolenza che suo padre usò verso di me". E Davide mandò i suoi servi a consolarlo della perdita del padre. Ma quando i servi di Davide furon giunti nel paese dei figliuoli di Ammon,3i principi de’ figliuoli di Ammon dissero ad Hanun, loro signore: "Credi tu che Davide t’abbia mandato dei consolatori per onorar tuo padre? Non ha egli piuttosto mandato da te i suoi servi per esplorare la città, per spiarla e distruggerla?"4Allora Hanun prese i servi di Davide, fece lor radere la metà della barba e tagliare la metà delle vesti fino alle natiche, poi li rimandò.5Quando fu informato della cosa, Davide mandò gente ad incontrarli, perché quegli uomini erano oltremodo confusi. E il re fece dir loro: "Restate a Gerico finché vi sia ricresciuta la barba, poi tornerete".6I figliuoli di Ammon, vedendo che s’erano attirato l’odio di Davide, mandarono a prendere al loro soldo ventimila fanti dei Siri di Beth-Rehob e dei Siri di Tsoba, mille uomini del re di Maaca, e dodicimila uomini della gente di Tob.7Quando Davide udì questo, inviò contro di loro Joab con tutto l’esercito degli uomini di valore.8I figliuoli di Ammon uscirono e si disposero in ordine di battaglia all’ingresso della porta della città, mentre i Siri di Tsoba e di Rehob e la gente di Tob e di Maaca stavano a parte nella campagna.9Or come Joab vide che quelli eran pronti ad attaccarlo di fronte e alle spalle, scelse un corpo fra gli uomini migliori d’Israele, lo dispose in ordine di battaglia contro i Siri,10e mise il resto del popolo sotto gli ordini del suo fratello Abishai, per tener fronte ai figliuoli di Ammon;11e disse ad Abishai: "Se i Siri son più forti di me, tu mi darai soccorso; e se i figliuoli di Ammon son più forti di te, andrò io a soccorrerti.12Abbi coraggio, e dimostriamoci forti per il nostro popolo e per le città del nostro Dio; e faccia l’Eterno quello che a lui piacerà".13Poi Joab con la gente che avea seco, s’avanzò per attaccare i Siri, i quali fuggirono d’innanzi a lui.14E come i figliuoli di Ammon videro che i Siri eran fuggiti, fuggirono anch’essi d’innanzi ad Abishai, e rientrarono nella città. Allora Joab se ne tornò dalla spedizione contro i figliuoli di Ammon, e venne a Gerusalemme.15I Siri, vedendosi sconfitti da Israele, si riunirono in massa.16Hadadezer mandò a far venire i Siri che abitavano di là dal fiume, e quelli giunsero a Helam, con alla testa Shobac, capo dell’esercito di Hadadezer.17E la cosa fu riferita a Davide che radunò tutto Israele, passò il Giordano, e giunse ad Helam. E i Siri si ordinarono in battaglia contro Davide, e impegnarono l’azione.18Ma i Siri fuggirono d’innanzi a Israele; e Davide uccise ai Siri gli uomini di settecento carri e quarantamila cavalieri, e sconfisse pure Shobac, capo del loro esercito, che morì quivi.19E quando tutti i re vassalli di Hadadezer si videro sconfitti da Israele, fecero pace con Israele, e furono a lui soggetti. E i Siri non osarono più recar soccorso ai figliuoli di Ammon.

Dopo Mefibosheth che ha accettato la grazia regale, ecco l’esempio di quelli che non la comprendono e non vogliono riceverla.

Davide ha mostrato della bontà verso Hanun cercando di consolarlo. Nello stesso modo Gesù desidera oggi rivelarsi agli uomini come Colui che simpatizza con loro nelle loro pene e che si è caricato dei loro dolori (Isaia 53:4). Vi è forse oltraggio maggiore di quello di respingere un tale amore? Come Davide dovette soffrire per l’accoglienza fatta ai suoi servitori! A ben più forte ragione, il cuore perfettamente sensibile del Salvatore è ferito dal disprezzo di quelli che, ogni giorno, rigettano i suoi più teneri appelli! (Giovanni 5:40; Matteo 22:6).

Hanun e il suo popolo avrebbero ancora avuto tempo di umiliarsi quando videro che il loro caso era grave. L’esperienza di Abigail ci dà la sicurezza che il giudicio meritato avrebbe potuto essere distolto (1 Samuele 25). Invece l'orgoglio e l'accecamento dei figli di Ammon, li spingono ad una guerra aperta contro colui che aveva voluto far loro del bene. Ma questo fornisce a Davide l'occasione d'una nuova vittoria, più gloriosa di quella del cap. 8, su Hadadezer ed i Siri che avevano prestato aiuto agli Ammoniti.

2 Samuele 11:1-27
1Or avvenne che l’anno seguente, nel tempo in cui i re sogliono andare alla guerra, Davide mandò Joab con la sua gente e con tutto Israele a devastare il paese dei figliuoli di Ammon e ad assediare Rabba; ma Davide rimase a Gerusalemme.2Una sera Davide, alzatosi dal suo letto, si mise a passeggiare sulla terrazza del palazzo reale; e dalla terrazza vide una donna che si bagnava; e la donna era bellissima.3Davide mandò ad informarsi chi fosse la donna; e gli fu detto: "E’ Bath-Sheba, figliuola di Eliam, moglie di Uria, lo Hitteo".4E Davide inviò gente a prenderla; ed ella venne da lui, ed egli si giacque con lei, che si era purificata della sua contaminazione; poi ella se ne tornò a casa sua.5La donna rimase incinta, e lo fece sapere a Davide, dicendo: "Sono incinta".6Allora Davide fece dire a Joab: "Mandami Uria, lo Hitteo". E Joab mandò Uria da Davide.7Come Uria fu giunto da Davide, questi gli chiese come stessero Joab ed il popolo, e come andasse la guerra.8Poi Davide disse ad Uria: "Scendi a casa tua e làvati i piedi". Uria uscì dal palazzo reale, e gli furon portate appresso delle vivande del re.9Ma Uria dormì alla porta del palazzo del re con tutti i servi del suo signore, e non scese a casa sua.10E come ciò fu riferito a Davide e gli fu detto: "Uria non è sceso a casa sua", Davide disse ad Uria: "Non vieni tu di viaggio? Perché dunque non sei sceso a casa tua?"11Uria rispose a Davide: "L’arca, Israele e Giuda abitano sotto le tende, Joab mio signore e i suoi servi sono accampati in aperta campagna, e io me n’entrerei in casa mia per mangiare e bere e per dormire con mia moglie? Com’è vero che tu vivi e che vive l’anima tua, io non farò tal cosa!"12E Davide disse ad Uria: "Trattienti qui anche oggi, e domani ti lascerò partire". Così Uria rimase a Gerusalemme quel giorno ed il seguente.13E Davide lo invitò a mangiare e a bere con sé; e lo ubriacò; e la sera Uria uscì per andarsene a dormire sul suo lettuccio coi servi del suo signore, ma non scese a casa sua.14La mattina seguente, Davide scrisse una lettera a Joab, e gliela mandò per le mani d’Uria.15Nella lettera avea scritto così: "Ponete Uria al fronte, dove più ferve la mischia; poi ritiratevi da lui, perch’egli resti colpito e muoia".16Joab dunque, assediando la città, pose Uria nel luogo dove sapeva che il nemico avea degli uomini valorosi.17Gli uomini della città fecero una sortita e attaccarono Joab; parecchi del popolo, della gente di Davide, caddero, e perì anche Uria lo Hitteo.18Allora Joab inviò un messo a Davide per fargli sapere tutte le cose ch’erano avvenute nella battaglia;19e diede al messo quest’ordine: "Quando avrai finito di raccontare al re tutto quello ch’è successo nella battaglia,20se il re va in collera, e ti dice: Perché vi siete accostati così alla città per dar battaglia? Non sapevate voi che avrebbero tirato di sulle mura?21Chi fu che uccise Abimelec, figliuolo di Jerubbesheth? Non fu ella una donna che gli gettò addosso un pezzo di macina dalle mura, si ch’egli morì a Thebets? Perché vi siete accostati così alle mura? tu digli allora: Il tuo servo Uria lo Hitteo è morto anch’egli".22Il messo dunque partì; e, giunto, riferì a Davide tutto quello che Joab l’aveva incaricato di dire.23Il messo disse a Davide: "I nemici avevano avuto del vantaggio su di noi, e avean fatto una sortita contro di noi nella campagna; ma noi fummo loro addosso fino alla porta della città;24allora gli arcieri tirarono sulla tua gente di sulle mura, e parecchi della gente del re perirono, e Uria lo Hitteo, tuo servo, perì anch’egli".25Allora Davide disse al messo: "Dirai così a Joab: Non ti dolga quest’affare; poiché la spada or divora l’uno ed ora l’altro; rinforza l’attacco contro la città, e distruggila. E tu fagli coraggio".26Quando la moglie di Uria udì che Uria suo marito era morto, lo pianse;27e finito che ella ebbe il lutto, Davide la mandò a cercare e l’accolse in casa sua. Ella divenne sua moglie, e gli partorì un figliuolo. Ma quello che Davide avea fatto dispiacque all’Eterno.

Vorremmo poterci fermare sulle vittorie del cap. 10 e passare sotto silenzio ciò che viene ora. Poiché Davide vi subisce, dal nemico delle anime, la disfatta più crudele della sua esistenza. Tuttavia questa triste narrazione è nel libro di Dio come un solenne avvertimento per ciascuno di noi. Il credente più pio possiede un cuore corrotto, largamente aperto a tutte le sue concupiscenze. E se non veglia sulle entrate che danno accesso a questo cuore malvagio — e particolarmente sui suoi occhi — Satana sarà pronto a presentargli un oggetto seduttore che penetrerà nei suoi pensieri segreti. Purtroppo è quel che avvenne a Davide! Questa storia tragica ci mostra un re che divenne schiavo: schiava delle sue concupiscenze, preso nell’ingranaggio terribile del peccato.

Invece d’essere al combattimento coi suoi soldati, si riposa a Gerusalemme, poi passeggia ozioso sul terrazzo del suo palazzo. L'ozio, la pigrizia, ricordiamocene bene, sono per il credente delle occasioni di caduta. Nell'inattività la vigilanza si allenta infallibilmente; e il diavolo, che non si rilassa mai, sa come trarne partito. Sappiamo dunque essere occupati. E che i nostri occhi ci mostrino piuttosto in che modo possiamo renderci utili.

Davide prende la moglie di Uria, e, per nascondere il suo peccato, ne commette un secondo complottando la morte del suo nobile e devoto soldato.

2 Samuele 12:1-12
1E l’Eterno mandò Nathan a Davide; e Nathan andò da lui e gli disse: "V’erano due uomini nella stessa città, uno ricco, e l’altro povero.2Il ricco avea pecore e buoi in grandissimo numero;3ma il povero non aveva nulla, fuorché una piccola agnellina ch’egli avea comprata e allevata; essa gli era cresciuta in casa insieme ai figliuoli, mangiando il pane di lui, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno; ed essa era per lui come una figliuola.4Or essendo arrivato un viaggiatore a casa dell’uomo ricco, questi, risparmiando le sue pecore e i suoi buoi, non ne prese per preparare un pasto al viaggiatore ch’era capitato da lui; ma pigliò l’agnella di quel povero uomo, e ne fece delle vivande per colui che gli era venuto in casa".5Allora l’ira di Davide s’accese fortemente contro quell’uomo, e disse a Nathan: "Com’è vero che l’Eterno vive, colui che ha fatto questo merita la morte;6e pagherà quattro volte il valore dell’agnella, per aver fatto una tal cosa e non aver avuto pietà".7Allora Nathan disse a Davide: "Tu sei quell’uomo! Così dice l’Eterno, l’Iddio d’Israele: Io t’ho unto re d’Israele e t’ho liberato dalle mani di Saul,8t’ho dato la casa del tuo signore, e ho messo nelle tue braccia le donne del tuo signore; t’ho dato la casa d’Israele e di Giuda; e, se questo era troppo poco, io v’avrei aggiunto anche dell’altro.9Perché dunque hai tu disprezzata la parola dell’Eterno, facendo ciò ch’è male agli occhi suoi? Tu hai fatto morire colla spada Uria lo Hitteo, hai preso per tua moglie la moglie sua, e hai ucciso lui con la spada dei figliuoli di Ammon.10Or dunque la spada non si allontanerà mai dalla tua casa, giacché tu m’hai disprezzato hai preso per tua moglie la moglie di Uria lo Hitteo.11Così dice l’Eterno: Ecco, io sto per suscitare contro di te la sciagura dalla tua stessa casa, e prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle a un tuo prossimo, che si giacerà con esse in faccia a questo sole;12poiché tu l’hai fatto in segreto; ma io farò questo davanti a tutto Israele e in faccia al sole".

«Non concupire la moglie del tuo prossimo» — diceva la legge. «Non commettere adulterio». «Non uccidere» (Esodo 20:17,14,13). Davide, che al Salmo 19:7 dichiarava: «La legge dell’Eterno è perfetta», ha successivamente trasgredito tre dei suoi comandamenti. Tuttavia la sua coscienza non lo riprende. Occorre che l'Eterno gli mandi Nathan. E la commovente parabola della pecora rubata, ben atta a raggiungere il cuore di colui che fu pastore, lo aiuterà a misurare l'orrore del suo fallo. Ma vedete! Davide non si riconosce subito. È senza pietà per l'uomo ricco. Così siamo noi! Il fuscello nell'occhio del nostro fratello non ci sfugge, mentre non distinguiamo neppure la trave che si trova nel nostro. Allora il dito di Dio lo designa solennemente: «Tu sei quell'uomo». Poi tutto il triste intrigo, così accuratamente nascosto, è messo allo scoperto senza alcun riguardo: Tu hai fatto questo, hai fatto quello! Infine, per confondere il cuore di Davide, Dio gli ricorda tutto quel che la Sua grazia aveva fatto per lui. Era forse poca cosa? Davide al cap. 7 vers. 19 aveva detto il contrario. Più abbiamo ricevuto e meno le nostre concupiscenze sono scusabili. E noi abbiamo tanto ricevuto!

2 Samuele 12:13-25
13Allora Davide disse a Nathan: "Ho peccato contro l’Eterno". E Nathan rispose a Davide: "E l’Eterno ha perdonato il tuo peccato; tu non morrai.14Nondimeno, siccome facendo così tu hai data ai nemici dell’Eterno ampia occasione di bestemmiare, il figliuolo che t’è nato dovrà morire". Nathan se ne tornò a casa sua.15E l’Eterno colpì il bambino che la moglie di Uria avea partorito a Davide, ed esso cadde gravemente ammalato.16Davide quindi fece supplicazioni a Dio per il bambino, e digiunò; poi venne e passò la notte giacendo per terra.17Gli anziani della sua casa insistettero presso di lui perch’egli si levasse da terra; ma egli non volle, e rifiutò di prender cibo con essi.18Or avvenne che il settimo giorno il bambino morì; e i servi di Davide temevano di fargli sapere che il bambino era morto; poiché dicevano: "Ecco, quando il bambino era ancora vivo, noi gli abbiam parlato ed egli non ha dato ascolto alle nostre parole; come faremo ora a dirgli che il bambino è morto? Egli andrà a qualche estremo".19Ma Davide, vedendo che i suoi servi bisbigliavano fra loro, comprese che il bambino era morto; e disse ai suoi servi: "E’ morto il bambino?" Quelli risposero: "E’ morto".20Allora Davide si alzò da terra, si lavò, si unse e si mutò le vesti; poi andò nella casa dell’Eterno e vi si prostrò; e tornato a casa sua, chiese che gli portassero da mangiare, e mangiò.21I suoi servi gli dissero: "Che cosa fai? Quando il bambino era vivo ancora, tu digiunavi e piangevi; e ora ch’è morto, ti alzi e mangi!"22Egli rispose: "Quando il bambino era vivo ancora, digiunavo e piangevo, perché dicevo: Chi sa che l’Eterno non abbia pietà di me e il bambino non resti in vita? Ma ora ch’egli è morto, perché digiunerei?23Posso io farlo ritornare? Io me ne andrò a lui, ma egli non ritornerà a me!"24Poi Davide consolò Bath-Sheba sua moglie, entrò da lei e si giacque con essa; ed ella partorì un figliuolo, al quale egli pose nome Salomone.25L’Eterno amò Salomone e mandò il profeta Nathan che gli pose nome Iedidia, a motivo dell’amore che l’Eterno gli portava.

La coscienza di Davide, così a lungo addormentata, è colta ora da una profonda convinzione di peccato. Realizza che il suo peccato non riguarda soltanto Uria e la moglie sua; in primo luogo è un peccato contro l’Eterno.

Dobbiamo comprendere che i nostri falli verso i fratelli, le sorelle, i genitori o qualsiasi altra persona, sono anzitutto un peccato contro Dio. Non basta riparare il male verso la persona a cui abbiam fatto torto... quando ciò è possibile (Davide non lo poteva più); bisogna pure confessarlo a Dio.

È quel che Davide fa al Salmo 51, scritto in quel momento di amara distretta (vedere anche Salmo 32 vers. 5, 1 e 2). In verità Dio «non sprezza un cuor rotto e contrito» (Salmo 51:17). Egli perdona il suo povero servitore; lo perdona completamente. Davide è «più bianco che neve» poiché è lavato in anticipo dallo stesso prezioso sangue di Gesù versato per lui, per voi, per me. Ma ciò che non può essere cancellato, sono le conseguenze del male commesso. Esse sono ben dolorose. In primo luogo il suo bambino deve morire. Talché ognuno saprà che, pur perdonando il peccatore, Dio condanna assolutamente il peccato, anche e specialmente quando è commesso da uno dei suoi servitori.

2 Samuele 14:25-33
25Or in tutto Israele non v’era uomo che fosse celebrato per la sua bellezza al pari di Absalom; dalle piante de’ piedi alla cima del capo non v’era in lui difetto alcuno.26E quando si facea tagliare i capelli (e se li faceva tagliare ogni anno perché la capigliatura gli pesava troppo) il peso de’ suoi capelli era di duecento sicli a peso del re.27Ad Absalom nacquero tre figliuoli e una figliuola per nome Tamar, che era donna di bell’aspetto.28Absalom dimorò in Gerusalemme due anni, senza vedere la faccia del re.29Poi Absalom fece chiamare Joab per mandarlo dal re; ma egli non volle venire a lui; lo mandò a chiamare una seconda volta, ma Joab non volle venire.30Allora Absalom disse ai suoi servi: "Guardate! il campo di Joab è vicino al mio, e v’è dell’orzo; andate a mettervi il fuoco!" E i servi di Absalom misero il fuoco al campo.31Allora Joab si levò, andò a casa di Absalom, e gli disse: "Perché i tuoi servi hanno eglino dato fuoco al mio campo?"32Absalom rispose a Joab: "Io t’avevo mandato a dire: Viene qua, ch’io possa mandarti dal re a dirgli: Perché son io tornato da Gheshur? Meglio per me s’io vi fossi ancora! Or dunque fa’ ch’io vegga la faccia del re! e se v’è in me qualche iniquità, ch’ei mi faccia morire!"33Joab allora andò dal re e gli fece l’ambasciata. Il re fece chiamare Absalom, il quale venne a lui, e si prostrò con la faccia a terra in sua presenza; e il re baciò Absalom.

Corruzione, violenza: tali sono i titoli che si potrebbero dare ai cap. 11 e 13. Dal principio della Genesi, sono i caratteri del mondo. Ed esso è il medesimo oggi. Ma che cosa terribile quando questi caratteri si manifestano nella famiglia dell’uomo di Dio. Davide aveva dato corso a queste due forme del male prendendo Bath-Sheba e ordinando la morte di Uria. Ora queste s'introducono nella sua casa. Fino alla fine della sua vita, Davide farà l'esperienza amara che «quello che l'uomo avrà seminato, quello pure mieterà» (Galati 6:7).

Ammon è morto. Sull’intervento di Joab, Absalom, l'omicida del fratello, ritorna a Gerusalemme. Ma non c'è in lui nessun rimpianto, nessun sentimento d'umiliazione. Astuzia, orgoglio, ambizione, assenza di pietà e d'affezione naturale, ecco ciò che troviamo in quest'uomo, e il seguito di questa storia renderà questo ritratto ancor più fosco. Absalom è un uomo tanto brutto moralmente, quanto bello e seducente fisicamente. Come mai un personaggio così malvagio può essere figlio del re diletto? Ahimè! e tuttavia è così! Noi non ereditiamo la fede dei nostri genitori. Bisogna possederla noi stessi. La 2e epistola a Timoteo 3:1 a 5 ci riferisce la triste prova che possono anche esservi degli Absalom nelle famiglie cristiane!

2 Samuele 15:1-12
1Or dopo queste cose, Absalom si procurò un cocchio, de’ cavalli, e cinquanta uomini che correvano dinanzi a lui.2Absalom si levava la mattina presto, e si metteva da un lato della via che menava alle porte della città; e quando qualcuno, avendo un processo, si recava dal re per chieder giustizia, Absalom lo chiamava, e gli diceva: "Di qual città sei tu?" L’altro gli rispondeva: "Il tuo servo è di tale e tale tribù d’Israele".3Allora Absalom gli diceva: "Vedi, la tua causa e buona e giusta, ma non v’è chi sia delegato dal re per sentirti".4E Absalom aggiungeva: "Oh se facessero me giudice del paese! Chiunque avesse un processo o un affare verrebbe da me, e io gli farei giustizia".5E quando uno gli s’accostava per prostrarglisi dinanzi, ei gli porgeva la mano, l’abbracciava e lo baciava.6Absalom faceva così con tutti quelli d’Israele che venivano dal re per chieder giustizia; e in questo modo Absalom rubò il cuore alla gente d’Israele.7Or avvenne che, in capo a quattro anni Absalom disse al re: "Ti prego, lasciami andare ad Hebron a sciogliere un voto che feci all’Eterno.8Poiché, durante la sua dimora a Gheshur, in Siria, il tuo servo fece un voto, dicendo: Se l’Eterno mi riconduce a Gerusalemme, io servirò l’Eterno!"9Il re gli disse: "Va’ in pace!" E quegli si levò e andò a Hebron.10Intanto Absalom mandò degli emissari per tutte le tribù d’Israele, a dire: "Quando udrete il suon della tromba, direte: Absalom è proclamato re a Hebron".11E con Absalom partirono da Gerusalemme duecento uomini, i quali, essendo stati invitati, partirono in tutta la loro semplicità, senza saper nulla.12Absalom, mentre offriva i sacrifizi, mandò a chiamare Ahitofel, il Ghilonita, consigliere di Davide, perché venisse dalla sua città di Ghilo. La congiura divenne potente, e il popolo andava vie più crescendo di numero attorno ad Absalom.

Absalom aveva preparato il suo colpo di stato. Ogni giorno si recava alla porta della città per incontrarvi quelli che avevano un affare da giudicare. Porgeva loro la mano, li abbracciava e li interrogava sul motivo che li faceva venire alla porta per ottenere giustizia. In seguito faceva loro capire che suo padre non era capace di rendere convenevolmente giustizia. Egli invece — soggiungeva — se ne avesse avuto il potere, non avrebbe mancato di far giustizia a tutti quelli che sarebbero andati da lui. Criticare i proprii genitori e pretendere di saperne più di loro è sempre un cattivo segno.

Ipocrita e adulatore, Absalom riusciva tuttavia in tal modo a farsi presso il popolo una fama di benevolenza, d’amabilità, di giustizia, alle spese del re suo padre. «Egli rubò il cuore della gente d'Israele» al loro vero signore (vers. 6). Non ci sono forse ancora oggi delle persone (e delle cose) atte a rubare i nostri cuori? Ricordiamoci, cari lettori, che questi cuori appartengono al Signore Gesù Cristo; almeno è quel che speriamo per ognuno di voi. Egli ha pagato un prezzo sufficientemente grande per possederli senza riserva e per sempre.

2 Samuele 15:13-29
13Or venne a Davide un messo, che disse: "Il cuore degli uomini d’Israele s’è vòlto verso Absalom".14Allora Davide disse a tutti i suoi servi ch’eran con lui a Gerusalemme: "Levatevi, fuggiamo; altrimenti, nessun di noi scamperà dalle mani di Absalom. Affrettatevi a partire, affinché con rapida marcia, non ci sorprenda, piombandoci rovinosamente addosso, e non colpisca la città mettendola a fil di spada".15I servi del re gli dissero: "Ecco i tuoi servi, pronti a fare tutto quello che piacerà al re, nostro signore".16Il re dunque partì, seguito da tutta la sua casa, e lasciò dieci concubine a custodire il palazzo.17Il re partì, seguito da tutto il popolo, e si fermarono a Beth-Merhak.18Tutti i servi del re camminavano al suo fianco; e tutti i Kerethei, tutti i Pelethei e tutti i Ghittei, che in seicento eran venuti da Gath, al suo séguito, camminavano davanti al re.19Allora il re disse a Ittai di Gath: "Perché vuoi anche tu venir con noi? Torna indietro, e statti col re; poiché sei un forestiero, e per di più un esule dalla tua patria.20Pur ieri tu arrivasti; e oggi ti farei io andar errando qua e là, con noi, mentre io stesso non so dove vado? Torna indietro, e riconduci teco i tuoi fratelli; e siano con te la misericordia e la fedeltà dell’Eterno!"21Ma Ittai rispose al re, dicendo: "Com’è vero che l’Eterno vive e che vive il re mio signore, in qualunque luogo sarà il re mio signore, per morire o per vivere, quivi sarà pure il tuo servo".22E Davide disse ad Ittai: "Va’, passa oltre!" Ed Ittai, il Ghitteo, passò oltre con tutta la sua gente e con tutti i fanciulli che eran con lui.23E tutti quelli del paese piangevano ad alta voce, mentre tutto il popolo passava. Il re passò il torrente Kidron, e tutto il popolo passò, prendendo la via del deserto.24Ed ecco venire anche Tsadok con tutti i Leviti, i quali portavano l’arca del patto di Dio. E mentre Abiathar saliva, essi posarono l’arca di Dio, finché tutto il popolo non ebbe finito di uscir dalla città.25E il re disse a Tsadok: "Riporta in città l’arca di Dio! Se io trovo grazia agli occhi dell’Eterno, egli mi farà tornare, e mi farà vedere l’arca e la dimora di lui;26ma se dice: Io non ti gradisco eccomi; faccia egli di me quello che gli parrà".27Il re disse ancora al sacerdote Tsadok: "Capisci? Torna in pace in città con i due vostri figliuoli: Ahimaats, tuo figliuolo, e Gionathan, figliuolo di Abiathar.28Guardate, io aspetterò nelle pianure del deserto, finché mi sia recata qualche notizia da parte vostra".29Così Tsadok ed Abiathar riportarono a Gerusalemme l’arca di Dio, e dimorarono quivi.

Finché tutto andava bene per il re ed il suo seguito, era impossibile distinguere quelli che erano veramente affezionati a Davide da quelli che restavano con lui semplicemente per interesse personale. La prova dimostrerà ora ciò che vi è nei cuori. Vi sono quelli che seguono Absalom (vers. 13) e quelli che seguono Davide (vers. 18). La neutralità non è possibile.

Abbiamo già pensato a ciò che faremmo se domani i cristiani dovessero essere perseguitati, puniti con la prigione o con la morte, come lo sono stati anticamente... e come lo sono ancora in certi paesi? Allora si vedrebbe se veramente amiamo Gesù, se Lo seguiamo non soltanto quando il cammino è facile, ma ugualmente quando bisogna abbandonare tutto e sopportare qualsiasi cosa per dimorare con Lui.

Ittai era uno straniero venuto da poco tempo presso il re. Si è sovente visto dei convertiti da poco tempo, venuti da ambienti ove vi è poca luce, manifestare una grande fede e una grande dedizione. Altri cristiani, invece, da cui ci si aspettava molto per la loro conoscenza e la loro educazione, indietreggiare al momento della prova. Potessimo noi tutti assomigliare a Ittai il Ghitteo!

2 Samuele 15:30-37; 2 Samuele 16:1-4
30E Davide saliva il monte degli Ulivi; saliva piangendo, e camminava col capo coperto e a piedi scalzi; e tutta la gente ch’era con lui aveva il capo coperto, e, salendo, piangeva.31Qualcuno venne a dire a Davide: "Ahitofel è con Absalom tra i congiurati". E Davide disse: "Deh, o Eterno, rendi vani i consigli di Ahitofel!"32E come Davide fu giunto in vetta al monte, al luogo dove si adora Dio, ecco farglisi incontro Hushai, l’Arkita, con la tunica stracciata ed il capo coperto di polvere.33Davide gli disse: "Se tu passi oltre con me mi sarai di peso;34ma se torni in città e dici ad Absalom: Io sarò tuo servo, o re; come fui servo di tuo padre nel passato, così sarò adesso servo tuo, tu dissiperai a mio pro i consigli di Ahitofel.35E non avrai tu quivi teco i sacerdoti Tsadok ed Abiathar? Tutto quello che sentirai dire della casa del re, lo farai sapere ai sacerdoti Tsadok ed Abiathar.36E siccome essi hanno seco i loro due figliuoli, Ahimaats figliuolo di Tsadok e Gionathan figliuolo di Abiathar, per mezzo di loro mi farete sapere tutto quello che avrete sentito".37Così Hushai, amico di Davide, tornò in città, e Absalom entrò in Gerusalemme.
1Or quando Davide ebbe di poco varcato la cima del monte, ecco che Tsiba, servo di Mefibosheth, gli si fece incontro con un paio d’asini sellati e carichi di duecento pani, cento masse d’uva secca, cento di frutta d’estate e un otre di vino.2Il re disse a Tsiba: "Che vuoi tu fare di coteste cose?" Tsiba rispose: "Gli asini serviranno di cavalcatura alla casa del re; il pane e i frutti d’estate sono per nutrire i giovani, e il vino è perché ne bevan quelli che saranno stanchi nel deserto".3Il re disse: "E dov’è il figliuolo del tuo signore?" Tsiba rispose al re: "Ecco, è rimasto a Gerusalemme, perché ha detto: Oggi la casa d’Israele mi renderà il regno di mio padre".4Il re disse a Tsiba: "Tutto quello che appartiene a Mefibosheth è tuo". Tsiba replicò: "Io mi prostro dinanzi a te! Possa io trovar grazia agli occhi tuoi, o re, mio signore!"

I dolori che Davide deve conoscere ora sono il risultato dei suoi propri falli. Non possono paragonarsi alle sofferenze del Signore Gesù che erano tutte la conseguenza dei nostri propri peccati. Tuttavia, ci permettono di comprendere meglio, in certo qual modo, ciò che il nostro Salvatore ha attraversato. Vedete Davide, in compagnia di alcuni cuori fedeli, che sale piangendo lungo il pendio del monte degli Ulivi. È in quello stesso luogo che si trovava il giardino di Getsemane, ove l’Uomo di dolori, nell'angoscia del suo combattimento, doveva offrire, «con gran grida e con lagrime, preghiere e supplicazioni a Colui che lo poteva salvare dalla morte» (Ebrei 5:7).

È quivi che Davide viene a conoscenza del tradimento di Ahitofel, suo compagno, suo consigliere (ma il cui nome significa fratello di follia! — vedere Salmo 3:1 e il titolo). — Ed è quivi pure che si avanzerà Giuda alla testa dei soldati e degli uscieri.

L’esclamazione desolata di Davide al Salmo 55:13 può senza dubbio situarsi a quel momento: «Sei stato tu, l'uomo ch'io stimavo mio pari, il mio compagno e il mio intimo amico: Insieme avevamo dolci colloquii...» Pensiamo con quale tristezza il Signore ha chiesto al suo sciagurato discepolo: «Amico, a far che, sei tu qui?» (Matteo 26:50).

2 Samuele 16:5-19
5E quando il re Davide fu giunto a Bahurim, ecco uscir di là un uomo, imparentato con la famiglia di Saul, per nome Scimei, figliuolo di Ghera. Egli veniva innanzi proferendo maledizioni6e gettando sassi contro Davide, e contro tutti i servi del re Davide, mentre tutto il popolo e tutti gli uomini di valore stavano alla destra e alla sinistra del re.7Scimei, maledicendo Davide, diceva così: "Vattene, vattene, uomo sanguinario, scellerato!8L’Eterno fa ricadere sul tuo capo tutto il sangue della casa di Saul, in luogo del quale tu hai regnato; e l’Eterno ha dato il regno nelle mani di Absalom, tuo figliuolo; ed eccoti nelle sciagure che ti sei meritato, perché sei un uomo sanguinario".9Allora Abishai, figliuolo di Tseruia, disse al re: "Perché questo can morto osa egli maledire il re, mio signore? Ti prego, lasciami andare a troncargli la testa!"10Ma il re rispose: "Che ho io da far con voi, figliuoli di Tseruia? S’ei maledice, è perché l’Eterno gli ha detto: Maledici Davide! E chi oserà dire: Perché fai così?"11Poi Davide disse ad Abishai e a tutti i suoi i servi: "Ecco, il mio figliuolo, uscito dalle mie viscere, cerca di togliermi la vita! Quanto più lo può fare ora questo Beniaminita! Lasciate ch’ei maledica, giacché glielo ha ordinato l’Eterno.12Forse l’Eterno avrà riguardo alla mia afflizione, e mi farà del bene in cambio delle maledizioni d’oggi".13Davide e la sua gente continuarono il loro cammino; e Scimei camminava sul fianco del monte, dirimpetto a Davide, e cammin facendo lo malediva, gli tirava de’ sassi e buttava della polvere.14Il re e tutta la gente ch’era con lui arrivarono ad Aiefim e quivi ripresero fiato.15Or Absalom e tutto il popolo, gli uomini d’Israele, erano entrati in Gerusalemme; ed Ahitofel era con lui.16E quando Hushai, l’Arkita, l’amico di Davide, fu giunto presso Absalom, gli disse: "Viva il re! Viva il re!"17Ed Absalom disse a Hushai: "È questa dunque l’affezione che hai pel tuo amico? Perché non sei tu andato col tuo amico?"18Hushai rispose ad Absalom: "No; io sarò di colui che l’Eterno e questo popolo e tutti gli uomini d’Israele hanno scelto, e con lui rimarrò.19E poi, di chi sarò io servo? Non lo sarò io del suo figliuolo? Come ho servito tuo padre, così servirò te".

Mentre Davide percorre il suo sentiero di dolore e d’umiliazione, un Beniaminita, Shimei, ne approfitta vilmente per gettargli sassi e proferir maledizioni. Contro il Signore Gesù, non vi sarà un accusatore ma tutta una muta di «cani» (Salmo 22:16) che si raduneranno attorno alla croce e approfitteranno della sua sofferenza per beffarsi di Lui, scuotendo il capo e insultandolo. Non soltanto Egli non risponde loro, ma si volge allora verso il suo Dio (Salmo 22:19). E, in una certa misura, è anche quel che Davide fa dinanzi alle accuse ingiuste. Si rivolge a Colui che conosce la verità (paragonate Salmo 7, titolo e vers. 3 e 4). Inoltre riceve questa nuova prova, come proveniente dalla mano divina e accetta l'ingiusta maledizione come una cosa che Dio ha giudicata necessaria. E riprende Abishai, il cui zelo ardente si manifestava nella vendetta (vers. 9 — come in 1 Samuele 26:8). Non è forse anche quel che ha fatto in perfezione il nostro Salvatore, quando, nello stesso giardino ove l'abbiamo già considerato, ha potuto dire a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero; non berrò io il calice che il Padre mi ha dato?» (Giovanni 18:11).

2 Samuele 17:1-14
1Poi Ahitofel disse ad Absalom: "Lasciami scegliere dodicimila uomini; e partirò e inseguirò Davide questa notte stessa;2e gli piomberò addosso mentr’egli è stanco ed ha le braccia fiacche; lo spaventerò, e tutta la gente ch’è con lui si darà alla fuga; io colpirò il re solo,3e ricondurrò a te tutto il popolo; l’uomo che tu cerchi vale quanto il ritorno di tutti; e così tutto il popolo sarà in pace".4Questo parlare piacque ad Absalom e a tutti gli anziani d’Israele.5Nondimeno Absalom disse: "Chiamate ancora Hushai, l’Arkita, e sentiamo quel che anch’egli dirà".6E quando Hushai fu venuto da Absalom, questi gli disse: "Ahitofel ha parlato così e così; dobbiam noi fare come ha detto lui? Se no, parla tu!"7Hushai rispose ad Absalom: "Questa volta il consiglio dato da Ahitofel non è buono".8E Hushai soggiunse: "Tu conosci tuo padre e i suoi uomini, e sai come sono gente valorosa e come hanno l’animo esasperato al par d’un’orsa nella campagna quando le sono stati rapiti i figli; e poi tuo padre è un guerriero, e non passerà la notte col popolo.9Senza dubbio egli è ora nascosto in qualche buca o in qualche altro luogo; e avverrà che, se fin da principio ne cadranno alcuni de’ tuoi, chiunque lo verrà a sapere dirà: Tra la gente che seguiva Absalom c’è stata una strage.10Allora il più valoroso, anche se avesse un cuor di leone, si avvilirà, perché tutto Israele sa che tuo padre è un prode, e che quelli che ha seco son dei valorosi.11Perciò io consiglio che tutto Israele da Dan fino a Beer-Sheba, si raduni presso di te, numeroso come la rena ch’è sul lido del mare, e che tu vada in persona alla battaglia.12Così lo raggiungeranno in qualunque luogo ei si troverà, e gli cadranno addosso come la rugiada cade sul suolo; e di tutti quelli che sono con lui non ne scamperà uno solo.13E s’egli si ritira in qualche città, tutto Israele cingerà di funi quella città e noi la trascineremo nel torrente in guisa che non se ne trovi più nemmeno una pietruzza".14Absalom e tutti gli uomini d’Israele dissero: "Il consiglio di Hushai, l’Arkita, è migliore di quello di Ahitofel". L’Eterno avea stabilito di render vano il buon consiglio di Ahitofel, per far cadere la sciagura sopra Absalom.

Hushai era stato rimandato da Davide a Gerusalemme affinché annullasse presso Absalom il consiglio di Ahitofel. E Dio, in risposta alla preghiera del re (cap. 15:31), interviene per fare riuscire questo stratagemma. Sembra che Dio non potrebbe più benedire oggi un tal modo di fare, poiché venendo il Signore Gesù quaggiù ci ha rivelato una misura della verità e della dirittura secondo Dio del tutto nuova.

Il consiglio di Hushai permetteva a Davide d’essere informato a tempo, di allontanarsi e preparare la sua difesa.

Tutta questa narrazione ha una portata profetica. Ci parla di un tempo a venire in cui, in Israele, un certo numero di fedeli, un «residuo» sarà perseguitato e costretto a fuggire, inseguito dai nemici di Cristo. Costoro: il Re e il falso profeta (o Anticristo) sotto la figura di Absalom e del suo consigliere Ahitofel, faranno la guerra al povero residuo, di cui i Salmi ci fanno comprendere la distretta. Ma, dopo una persecuzione di breve durata, i due complici avranno una fine spaventosa e subitanea: Il re chiamato «la Bestia» e il falso profeta saranno i primi uomini gettati vivi nello stagno di fuoco, che è la seconda morte (Apocalisse 19:20).

2 Samuele 17:15-29
15Allora Hushai disse ai sacerdoti Tsadok ed Abiathar: "Ahitofel ha consigliato Absalom e gli anziani d’Israele così e così, e io ho consigliato in questo e questo modo.16Or dunque mandate in fretta ad informare Davide e ditegli: Non passar la notte nelle pianure del deserto, ma senz’altro va oltre, affinché il re con tutta la gente che ha seco non rimanga sopraffatto".17Or Gionathan e Ahimaats stavano appostati presso En-Roghel; ed essendo la serva andata ad informarli, essi andarono ad informare il re Davide. Poiché essi non potevano entrare in città in modo palese.18Or un giovinetto li avea scorti, e ne aveva avvisato Absalom; ma i due partirono di corsa e giunsero a Bahurim a casa di un uomo che avea nella sua corte una cisterna.19Quelli vi si calarono; e la donna di casa prese una coperta, la distese sulla bocca della cisterna, e vi sparse su del grano pesto; cosicché nessuno ne seppe nulla.20I servi di Absalom vennero in casa di quella donna, e chiesero: "Dove sono Ahimaats e Gionathan?" La donna rispose loro: "Hanno passato il ruscello". Quelli si misero a cercarli; e, non potendoli trovare, se ne tornarono a Gerusalemme.21E come quelli se ne furono andati, i due usciron fuori dalla cisterna, e andarono ad informare il re Davide. Gli dissero: "Levatevi, e affrettatevi a passar l’acqua; perché ecco qual è il consiglio che Ahitofel ha dato a vostro danno".22Allora Davide si levò con tutta la gente ch’era con lui, e passò il Giordano. All’apparir del giorno, neppur uno era rimasto, che non avesse passato il Giordano.23Ahitofel, vedendo che il suo consiglio non era stato seguito, sellò il suo asino, e partì per andarsene a casa sua nella sua città. Mise in ordine le cose della sua casa, e s’impiccò. Così morì, e fu sepolto nel sepolcro di suo padre.24Or Davide giunse a Mahanaim, e Absalom anch’egli passò il Giordano, con tutta la gente d’Israele.25Absalom avea posto a capo dell’esercito Amasa, invece di Joab. Or Amasa era figliuolo di un uomo chiamato Jithra, l’Ismaelita, il quale aveva avuto relazioni con Abigal, figliuola di Nahash, sorella di Tseruia, madre di Joab.26E Israele ed Absalom si accamparono nel paese di Galaad.27Quando Davide fu giunto a Mahanaim, Shobi, figliuolo di Nahash ch’era da Rabba città degli Ammoniti, Makir, figliuolo di Ammiel da Lodebar, e Barzillai, il Galaadita di Roghelim,28portarono dei letti, dei bacini, de’ vasi di terra, del grano, dell’orzo, della farina, del grano arrostito, delle fave, delle lenticchie, de’ legumi arrostiti,29del miele, del burro, delle pecore e de’ formaggi di vacca, per Davide e per la gente ch’era con lui, affinché mangiassero; perché dicevano: "Questa gente deve aver patito fame, stanchezza e sete nel deserto".

I Salmi 3 a 7 si riferiscono a questa oscura pagina della storia di Davide. Non era nulla per lui fuggire d’innanzi a Saul in paragone di questa fuga d'innanzi al suo proprio figlio ribelle.

Ma se il suo cuore è straziato, la sua sottomissione e la sua fiducia restano irremovibili. Ascoltiamo queste sue belle parole: «Tu, Eterno, sei uno scudo per me». Mentre Ahitofel propone un’imboscata per piombare di notte sul re stanco e spaventarlo (vers. 2) che cosa sta dicendo Davide in quel momento? «Io mi son coricato e dormirò; poi mi risveglierò poiché l'Eterno mi sostiene. Io non temo le miriadi di popolo...» (Salmo 3:3,5,6).

Notate l’affezione di quelli che sono rimasti fedeli a Davide. Vi sono anzitutto quei due giovani Ahimaats e Gionathan le cui gambe — e lo spirito di decisione — son preziosi al servizio del re. — Tali servizi sono pure dinanzi a noi, non credete? Approfittiamo di tutte le occasioni che abbiamo per aiutare! Siamo al servizio del «Re»! E poi, alla fine del capitolo, abbiamo l'esempio di altre attività per il Signore e per il suo popolo: occuparsi del benessere e del conforto di quelli che sono stanchi, esercitare l'ospitalità...

2 Samuele 18:1-18
1Or Davide fece la rivista della gente che avea seco, e costituì dei capitani di migliaia e de’ capitani di centinaia per comandarla.2E fece marciare un terzo della sua gente sotto il comando di Joab, un terzo sotto il comando di Abishai, figliuolo di Tseruia, fratello di Joab, e un terzo sotto il comando di Ittai di Gath. Poi il re disse al popolo: "Voglio andare anch’io con voi!"3Ma il popolo rispose: "Tu non devi venire; perché, se noi fossimo messi in fuga, non si farebbe alcun caso di noi; quand’anche perisse la metà di noi, non se ne farebbe alcun caso; ma tu conti per diecimila di noi; or dunque è meglio che tu ti tenga pronto a darci aiuto dalla città".4Il re rispose loro: "Farò quello che vi par bene". E il re si fermò presso la porta, mentre tutto l’esercito usciva a schiere di cento e di mille uomini.5E il re diede quest’ordine a Joab, ad Abishai e ad Ittai: "Per amor mio, trattate con riguardo il giovine Absalom!" E tutto il popolo udì quando il re diede a tutti i capitani quest’ordine relativamente ad Absalom.6L’esercito si mise dunque in campagna contro Israele, e la battaglia ebbe luogo nella foresta di Efraim.7E il popolo d’Israele fu quivi sconfitto dalla gente di Davide; e la strage ivi fu grande in quel giorno, caddero ventimila uomini.8La battaglia si estese su tutta la contrada; e la foresta divorò in quel giorno assai più gente di quella che non avesse divorato la spada.9E Absalom s’imbatté nella gente di Davide. Absalom cavalcava il suo mulo; il mulo entrò sotto i rami intrecciati di un gran terebinto, e il capo di Absalom s’impigliò nel terebinto, talché egli rimase sospeso fra cielo e terra; mentre il mulo, ch’era sotto di lui, passava oltre.10Un uomo vide questo, e lo venne a riferire a Joab, dicendo: "Ho veduto Absalom appeso a un terebinto".11Joab rispose all’uomo che gli recava la nuova: "Come! tu l’hai visto? E perché non l’hai tu, sul posto, steso morto al suolo? Io non avrei mancato di darti dieci sicli d’argento e una cintura".12Ma quell’uomo disse a Joab: "Quand’anche mi fossero messi in mano mille sicli d’argento, io non metterei la mano addosso al figliuolo del re; poiché noi abbiamo udito l’ordine che il re ha dato a te, ad Abishai e ad Ittai dicendo: Badate che nessuno tocchi il giovine Absalom!13E se io avessi perfidamente attentato alla sua vita, siccome nulla rimane occulto al re, tu stesso saresti sorto contro di me!"14Allora Joab disse: "Io non voglio perder così il tempo con te". E, presi in mano tre dardi, li immerse nel cuore di Absalom, che era ancora vivo in mezzo al terebinto.15Poi dieci giovani scudieri di Joab circondarono Absalom, e coi loro colpi lo finirono.16Allora Joab fe’ sonare la tromba, e il popolo fece ritorno cessando d’inseguire Israele, perché Joab glielo impedì.17Poi presero Absalom, lo gettarono in una gran fossa nella foresta, ed elevarono sopra di lui un mucchio grandissimo di pietre; e tutto Israele fuggì, ciascuno nella sua tenda.18Or Absalom, mentr’era in vita, si era eretto il monumento ch’è nella Valle del re; perché diceva: "Io non ho un figliuolo che conservi il ricordo del mio nome"; e diede il suo nome a quel monumento, che anche oggi si chiama "monumento di Absalom".

La battaglia sta per impegnarsi. Purtroppo si tratta di una guerra civile! E il povero re è in una situazione tragica. Può egli desiderare la vittoria quando significa la sconfitta e la morte possibile del figlio che non ha cessato di amare?

«Quello che l’uomo avrà seminato, quello pure mieterà» (Galati 6:7). L'ora di questa solenne «mietitura» è sonata per il misero Absalom. A lui si applica ugualmente quel versetto che ci agghiaccia di spavento: «L'occhio che si beffa del padre e disdegna d'ubbidire alla madre, lo caveranno i corvi del torrente, lo divoreranno gli aquilotti» (Proverbi 30:17). Il crudele Joab è lo strumento per cui il giudicio di Dio si compie. Ma questo non lo scusa affatto. Nonostante gli ordini del re, non teme di commettere freddamente questo nuovo omicidio.

Rizzando uno stele, un monumento alla sua propria gloria, Absalom non aveva previsto che un altro monumento sarebbe stato eretto a sua vergogna: quel gran mucchio di pietre sulla fossa ove sarebbe stato gettato il suo cadavere (come per Acan: Giosuè 7:26), mucchio sul quale ciascuno verrebbe a lanciare la propria pietra in segno di disprezzo.

2 Samuele 18:19-33
19Ed Ahimaats, figliuolo di Tsadok, disse a Joab: "Lasciami correre a portare al re la notizia che l’Eterno gli ha fatto giustizia contro i suoi nemici".20Joab gli rispose: "Non sarai tu che porterai oggi la notizia; la porterai un altro giorno; non porterai oggi la notizia, perché il figliuolo del re è morto".21Poi Joab disse all’Etiopo: "Va’, e riferisci al re quello che hai veduto". L’Etiopo s’inchinò a Joab, e corse via.22Ahimaats, figliuolo di Tsadok, disse di nuovo a Joab: "Qualunque cosa avvenga, ti prego, lasciami correr dietro all’Etiopo!" Joab gli disse: "Ma perché, figliuol mio, vuoi tu correre? La notizia non ti recherà nulla di buono".23E l’altro: "Qualunque cosa avvenga, voglio correre". E Joab gli disse: "Corri!" Allora Ahimaats prese la corsa per la via della pianura, e oltrepassò l’Etiopo.24Or Davide stava sedendo fra le due porte; la sentinella salì sul tetto della porta dal lato del muro; alzò gli occhi, guardò, ed ecco un uomo che correva tutto solo.25La sentinella gridò e avvertì il re. Il re disse: "Se è solo, porta notizie". E quello s’andava avvicinando sempre più.26Poi la sentinella vide un altr’uomo che correva, e gridò al guardiano: "Ecco un altr’uomo che corre tutto solo!" E il re: "Anche questo porta notizie".27La sentinella disse: "Il modo di correre del primo mi par quello di Ahimaats, figliuolo di Tsadok". E il re disse: "E’ un uomo dabbene, e viene a portare buone notizie".28E Ahimaats gridò al re: "Pace!" E, prostratosi dinanzi al re con la faccia a terra, disse: "Benedetto sia l’Eterno, l’Iddio tuo, che ha dato in tuo potere gli uomini che aveano alzate le mani contro il re, mio signore!"29Il re disse: "Il giovine Absalom sta egli bene?" Ahimaats rispose: "Quando Joab mandava il servo del re e me tuo servo io vidi un gran tumulto, ma non so di che si trattasse".30Il re gli disse: "Mettiti là da parte". E quegli si mise da parte, e aspettò.31Quand’ecco arrivare l’Etiopo, che disse: "Buone notizie per il re signore! L’Eterno t’ha reso oggi giustizia, liberandoti dalle mani di tutti quelli ch’erano insorti contro di te".32Il re disse all’Etiopo: "Il giovine Absalom sta egli bene?" L’Etiopo rispose: "Possano i nemici del re mio signore, e tutti quelli che insorgono contro di te per farti del male, subir la sorte di quel giovane!"33Allora il re, vivamente commosso, salì nella camera che era sopra la porta, e pianse; e, nell’andare, diceva: "Absalom figliuolo mio! Figliuolo mio, Absalom figliuol mio! Oh foss’io pur morto in vece tua, o Absalom figliuolo mio, figliuolo mio!"

Al capitolo precedente Ahimaats era corso per obbedienza e il suo servizio era stato prezioso. Qui la sua propria volontà appare in gioco: «Voglio correre», dichiara egli (vers. 23). E per conseguenza, la sua azione sarà inutile, trascinando persino della dissimulazione. Così è, non solo delle nostre buone gambe, ma di tutte le nostre facoltà; esse sono utili, o non lo sono, secondo se siamo o no sottomessi al Signore Gesù.

La dolorosa notizia trafigge il cuore del povero padre: «O Absalom figliuolo mio, figliuolo mio!» Abbiamo qui uno dei gridi più terribili di tutta la Scrittura, atto a far fremere tutti i genitori cristiani. Poiché esprime la spaventevole certezza d’una separazione definitiva, eterna. Ben diversa fu la morte del bambino di Bath-Sheba! Davide, invece di desolarsi, aveva allora dichiarato con la convinzione dell'arrivederci nella risurrezione: «Io me ne andrò a lui...» (cap. 12:23). Ma per Absalom, sarebbe stato meglio per lui che non fosse mai nato, come per Giuda (Matteo 26:24).

Ah! non possa mai, mai, risuonare un simile grido da parte di quelli che vi amano, un grido senza eco, un grido senza speranza: «Figliuolo mio Absalom... Absalom, figliuolo mio, figliuolo mio!»

2 Samuele 19:1-15
1Or vennero a dire a Joab: "Ecco, il re piange e fa cordoglio a motivo di Absalom".2E la vittoria in quel giorno si cangiò in lutto per tutto il popolo, perché il popolo sentì dire in quel giorno: "Il re è molto afflitto a cagione del suo figliuolo".3E il popolo in quel giorno rientrò furtivamente in città, com’avrebbe fatto gente coperta di vergogna per esser fuggita in battaglia.4E il re s’era coperto la faccia, e ad alta voce gridava: "Absalom figliuol mio! Absalom figliuol mio, figliuol mio!"5Allora Joab entrò in casa dal re, e disse: "Tu copri oggi di rossore il volto di tutta la tua gente, che in questo giorno ha salvato la vita a te, ai tuoi figliuoli, e alle tue figliuole alle tue mogli e alle tue concubine,6giacché ami quelli che t’odiano, e odi quelli che t’amano; infatti oggi tu fai vedere che capitani e soldati per te son nulla; e ora io vedo bene che se Absalom fosse vivo e noi fossimo quest’oggi tutti morti, allora saresti contento.7Or dunque lèvati, esci, e parla al cuore della tua gente; perché io giuro per l’Eterno che, se non esci, neppure un uomo resterà con te questa notte; e questa sarà per te sventura maggiore di tutte quelle che ti son cadute addosso dalla tua giovinezza fino a oggi".8Allora il re si levò e si pose a sedere alla porta; e ne fu dato l’annunzio a tutto il popolo, dicendo: "Ecco il re sta assiso alla porta". E tutto il popolo venne in presenza del re. Or quei d’Israele se n’eran fuggiti, ognuno nella sua tenda;9e in tutte le tribù d’Israele tutto il popolo stava discutendo, e dicevano: "Il re ci ha liberati dalle mani dei nostri nemici e ci ha salvati dalle mani de’ Filistei; e ora ha dovuto fuggire dal paese a cagione di Absalom;10e Absalom, che noi avevamo unto perché regnasse su noi, è morto in battaglia; perché dunque non parlate di far tornare il re?"11E il re Davide mandò a dire ai sacerdoti Tsadok ed Abiathar: "Parlate agli anziani di Giuda, e dite loro: Perché sareste voi ultimi a ricondurre il re a casa sua? I discorsi che si tengono in tutto Israele sono giunti fino alla casa del re.12Voi siete miei fratelli, siete mie ossa e mia carne; perché dunque sareste gli ultimi a far tornare il re?13E dite ad Amasa: Non sei tu mie ossa e mia carne? Iddio mi tratti con tutto il suo rigore, se tu non diventi per sempre capo dell’esercito, invece di Joab".14Così Davide piegò il cuore di tutti gli uomini di Giuda, come se fosse stato il cuore di un sol uomo; ed essi mandarono a dire al re: "Ritorna tu con tutta la tua gente".15Il re dunque tornò, e giunse al Giordano; e quei di Giuda vennero a Ghilgal per andare incontro al re, e per fargli passare il Giordano.

Non tutti quelli che han seguito Davide l’hanno fatto per fede. Joab ne è un esempio. Per quest'uomo ha valore soltanto il proprio interesse. È senza scrupoli e non indietreggia davanti ad un delitto se qualcuno costituisce un ostacolo ai suoi piani. I rimproveri che rivolge a Davide scandalizzano, tanto più che nell'uccisione di Absalom, è lui stesso responsabile del dolore del povero re. Nondimeno aiutano questi a riprendersi per pensare all'interesse del popolo piuttosto che al proprio dolore.

Le sventure di Davide hanno ora prodotto i loro frutti. La prova gli ha permesso di conoscere il suo Dio in modo più reale, più intimo. Ha incontrato la tribolazione, la distretta, la persecuzione... il pericolo, la spada. Ma tutte queste cose sono state altrettante occasioni per meglio comprendere le inesauribili risorse dell’amore divino (vedere Romani 8:35).

Fra il popolo, notiamo ora delle dispute (vers. 9); in Giuda un’incresciosa mancanza di prontezza. Ma Davide agisce con spirito di grazia. E i cuori si piegano verso lui, come più tardi si sottometteranno al Signore Gesù quando, dopo la sua definitiva vittoria sui nemici, Egli apparirà per regnare in gloria.

2 Samuele 19:16-30
16Shimei, figliuolo di Ghera, Beniaminita, ch’era di Bahurim, si affrettò a scendere con gli uomini di Giuda incontro al re Davide.17Egli avea seco mille uomini di Beniamino, Tsiba, servo della casa di Saul, coi suoi quindici figliuoli e i suoi venti servi. Essi passarono il Giordano davanti al re.18La chiatta che dovea tragittare la famiglia del re e tenersi a sua disposizione, passò; e Shimei, figliuolo di Ghera, prostratosi dinanzi al re, nel momento in cui questi stava per passare il Giordano,19gli disse: "Non tenga conto, il mio signore, della mia iniquità, e dimentichi la perversa condotta tenuta dal suo servo il giorno in cui il re mio signore usciva da Gerusalemme, e non ne serbi il re risentimento!20Poiché il tuo servo riconosce che ha peccato; e per questo sono stato oggi il primo di tutta la casa di Giuseppe a scendere incontro al re mio signore".21Ma Abishai, figliuolo di Tseruia, prese a dire: "Nonostante questo, Shimei non dev’egli morire per aver maledetto l’unto dell’Eterno?"22E Davide disse: "Che ho io da fare con voi, o figliuoli di Tseruia, che vi mostrate oggi miei avversari? Si farebb’egli morir oggi qualcuno in Israele? Non so io dunque che oggi divento re d’Israele?"23E il re disse a Shimei: "Tu non morrai!" E il re glielo giurò.24Mefibosheth, nipote di Saul, scese anch’egli incontro al re. Ei non s’era puliti i piedi, né spuntata la barba, né lavate le vesti dal giorno in cui il re era partito fino a quello in cui tornava in pace.25E quando fu giunto da Gerusalemme per incontrare il re, il re gli disse: "Perché non venisti meco, Mefibosheth?"26Quegli rispose: "O re, mio signore, il mio servo m’ingannò; perché il tuo servo, che è zoppo, avea detto: Io mi farò sellar l’asino, monterò, e andrò col re.27Ed egli ha calunniato il tuo servo presso il re mio signore; ma il re mio signore è come un angelo di Dio; fa’ dunque ciò che ti piacerà.28Poiché tutti quelli della casa di mio padre non avrebbero meritato dal re mio signore altro che la morte; e, nondimeno, tu avevi posto il tuo servo fra quelli che mangiano alla tua mensa. E qual altro diritto poss’io avere? E perché continuerei io a supplicare il re?"29E il re gli disse: "Non occorre che tu aggiunga altre parole. L’ho detto; tu e Tsiba dividetevi le terre".30E Mefibosheth rispose al re: "Si prenda pur egli ogni cosa, giacché il re mio signore è tornato in pace a casa sua".

Ora notiamo come si comporta Davide vincitore di fronte a quelli che non l’hanno seguito. Shimei, l'accusatore, viene ad implorare il perdono del re. Questi glielo accorda, benché possa dubitare della sincerità di questo pentimento. Poi è la volta di Mefibosheth. Tsiba lo aveva accusato con malvagità a Davide (cap. 16:3). Non ci accade forse talvolta, per darci dell'importanza, di supporre in altri delle cattive intenzioni e accusarli ingiustamente? È la calunnia e la maldicenza.

Mefibosheth ha dimostrato la propria affezione per il vero re facendo pubblicamente cordoglio durante la sua assenza (vers. 24). Come avrebbe potuto rallegrarsi mentre il suo signore e benefattore era disconosciuto e rigettato? Pensiamo a quel che Gesù diceva ai suoi discepoli mentre stava per lasciarli: «Fra poco non mi vedrete più... voi sarete contristati, ma la vostra tristezza sarà mutata in letizia» (Giovanni 16:19-20 — vedere anche Marco 2:20). La gioia di Mefibosheth lo fa passare ora al disopra di tutte le ingiustizie. Può abbandonare senza rimpianto tutti i suoi beni. La presenza del re gli basta (vers. 30). Di che cosa ha egli bisogno poiché mangia alla sua tavola?

2 Samuele 19:31-43
31Or Barzillai, il Galaadita, scese da Roghelim, e passò il Giordano col re per accompagnarlo di là dal Giordano.32Barzillai era molto vecchio; aveva ottant’anni, ed avea fornito i viveri al re mentre questi si trovava a Mahanaim; poiché era molto facoltoso.33Il re disse a Barzillai: "Vieni con me oltre il fiume; io provvederò al tuo sostentamento a casa mia a Gerusalemme".34Ma Barzillai rispose al re: "Troppo pochi son gli anni che mi resta da vivere perch’io salga col re a Gerusalemme.35Io ho adesso ottant’anni: posso io ancora discernere ciò ch’è buono da ciò che è cattivo? Può il tuo servo gustare ancora ciò che mangia o ciò che beve? Posso io udire ancora la voce dei cantori e delle cantatrici? E perché dunque il tuo servo sarebb’egli d’aggravio al re mio signore?36Solo per poco tempo andrebbe il tuo servo oltre il Giordano col re; e perché il re vorrebb’egli rimunerarmi con un cotal beneficio?37Deh, lascia che il tuo servo se ne ritorni indietro, e ch’io possa morire nella mia città presso la tomba di mio padre e di mia madre! Ma ecco il tuo servo Kimham; passi egli col re mio signore, e fa’ per lui quello che ti piacerà".38Il re rispose: "Venga meco Kimham, e io farò per lui quello che a te piacerà; e farò per te tutto quello che desidererai da me".39E quando tutto il popolo ebbe passato il Giordano e l’ebbe passato anche il re, il re baciò Barzillai e lo benedisse, ed egli se ne tornò a casa sua.40Così il re passò oltre, e andò a Ghilgal; e Kimham lo accompagnò. Tutto il popolo di Giuda e anche la metà del popolo d’Israele aveano fatto scorta al re.41Allora tutti gli altri Israeliti vennero dal re e gli dissero: "Perché i nostri fratelli, gli uomini di Giuda, ti hanno portato via di nascosto, e hanno fatto passare il Giordano al re, alla sua famiglia e a tutta la gente di Davide?"42E tutti gli uomini di Giuda risposero agli uomini d’Israele: "Perché il re appartiene a noi più dappresso; e perché vi adirate voi per questo? Abbiam noi mangiato a spese del re? O abbiam noi ricevuto qualche regalo?"43E gli uomini d’Israele risposero agli uomini di Giuda: "Il re appartiene a noi dieci volte più che a voi, e quindi Davide è più nostro che vostro; perché dunque ci avete disprezzati? Non siamo stati noi i primi a proporre di far tornare il nostro re?" Ma il parlare degli uomini di Giuda fu più violento di quello degli uomini d’Israele.

Barzillai era uno di quegli uomini devoti che abbiamo visto, al capitolo 17:27, adoperare per il re e per il popolo le ricchezze di cui disponeva. Davide non l’ha dimenticato. E il gran Re che verrà nella Sua gloria si ricorderà pure dei «benedetti del Padre suo». Potrà dir loro nel giorno delle ricompense: «Ho avuto fame e m'avete dato da mangiare...» (Matteo 25:34-35).

Pieno di delicatezza, Barzillai non vuol essere a carico del re, ma gli affida il figlio Kimham. Il più grande desiderio dei genitori cristiani è di vedere i loro figli seguire il Signore ed esser presi a carico e benedetti da Lui. E Davide promette a Barzillai: «Io farò per te tutto quel che desidererai da me» (vers. 38; paragonate Giovanni 14:14 dove il Signore dice ai suoi: «Se chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò»).

Davide ripassa ora il Giordano. Godrà nuovamente di Canaan, immagine del cielo, di cui era stato privato per qualche tempo a causa del suo peccato. È lo stesso per il riscattato. Ogni fallo lo priva della gioia presente del cielo e gli fa rifare le tappe del cammino, ripassare «il Giordano» (la morte) fermarsi a Ghilgal (il giudicio di se stesso) per potere ritrovare questa gioia.

2 Samuele 21:1-11
1Al tempo di Davide ci fu una fame per tre anni continui; Davide cercò la faccia dell’Eterno, e l’Eterno gli disse: "Questo avviene a motivo di Saul e della sua casa sanguinaria, perch’egli fece perire i Gabaoniti".2Allora il re chiamò i Gabaoniti, e parlò loro. I Gabaoniti non erano del numero de’ figliuoli d’Israele, ma avanzi degli Amorei; e i figliuoli d’Israele s’eran legati a loro per giuramento; nondimeno, Saul, nel suo zelo per i figliuoli d’Israele e di Giuda avea cercato di sterminarli.3Davide disse ai Gabaoniti: "Che debbo io fare per voi, e in che modo espierò il torto fattovi, perché voi benediciate l’eredità dell’Eterno?"4I Gabaoniti gli risposero: "Fra noi e Saul e la sua casa non è questione d’argento o d’oro; e non appartiene a noi il far morire alcuno in Israele". Il re disse: "Quel che voi direte io lo farò per voi".5E quelli risposero al re: "Poiché quell’uomo ci ha consunti e avea fatto il piano di sterminarci per farci sparire da tutto il territorio d’Israele,6ci siano consegnati sette uomini di tra i suoi figliuoli, e noi li appiccheremo dinanzi all’Eterno a Ghibea di Saul, l’Eletto dell’Eterno". Il re disse: "Ve li consegnerò".7Il re risparmiò Mefibosheth, figliuolo di Gionathan, figliuolo di Saul, per cagione del giuramento che Davide e Gionathan, figliuolo di Saul, avean fatto tra loro davanti all’Eterno;8ma il re prese i due figliuoli che Ritspa figliuola d’Aiah avea partoriti a Saul, Armoni e Mefibosheth, e i cinque figliuoli che Merab, figliuola di Saul, avea partoriti ad Adriel di Mehola, figliuolo di Barzillai,9e li consegnò ai Gabaoniti, che li appiccarono sul monte, dinanzi all’Eterno. Tutti e sette perirono assieme; furon messi a morte nei primi giorni della mèsse, quando si principiava a mietere l’orzo.10Ritspa, figliuola di Aiah, prese un cilicio, se lo stese sulla roccia, e stette là dal principio della mèsse fino a che l’acqua non cadde dal cielo sui cadaveri; e impedì agli uccelli del cielo di posarsi su di essi di giorno, e alle fiere dei campi d’accostarsi di notte.11E fu riferito a Davide quello che Ritspa, figliuola di Aiah, concubina di Saul, avea fatto.

Alla fine del capitolo 19, abbiam visto sorgere una disputa fra la tribù di Giuda e le altre tribù d’Israele. Sheba, un nuovo nemico, ne ha approfittato per trascinare il popolo alla rivolta. È così che Satana trae partito delle nostre dispute e si rallegra dei disaccordi che avvengono fra i figli di Dio.

Morto Sheba, tutto è tornato in ordine. L’organizzazione del regno del. cap. 8:15 a 18 è allora ricordata (cap. 20:23 a 36), con questa differenza che i figli di Davide non sono più i principali ufficiali. Dopo il fatto di Absalom, ne comprendiamo il motivo.

La nostra lettura ci riferisce ancora una triste storia. Saul aveva violato il giuramento fatto un tempo da Israele ai Gabaoniti (Giosuè 9:15). Molto tempo dopo il suo delitto è rimesso in mente e reclama una espiazione secondo Numeri 35:19. Il tempo, siamone certi, non cancella i peccati commessi. Essi sono sempre davanti a Dio. Ma, per il credente, il sangue di Cristo ha fatto sparire interamente tutti i suoi falli. Gesù, appeso al legno (Atti 5:30 e 10:39), portando la maledizione, ha espiato i nostri peccati, Lui il Giusto per noi ingiusti. A Lui la nostra riconoscenza e la nostra adorazione, da ora in eterno!

2 Samuele 21:12-22
12E Davide andò a prendere le ossa di Saul e quelle di Gionathan suo figliuolo presso gli abitanti di Jabes di Galaad, i quali le avean portate via dalla piazza di Beth-Shan, dove i Filistei aveano appesi i cadaveri quando aveano sconfitto Saul sul Ghilboa.13Egli riportò di là le ossa di Saul e quelle di Gionathan suo figliuolo; e anche le ossa di quelli ch’erano stati impiccati furono raccolte.14E le ossa di Saul e di Gionathan suo figliuolo furon sepolte nel paese di Beniamino, a Tsela, nel sepolcro di Kis, padre di Saul; e fu fatto tutto quello che il re avea ordinato. Dopo questo, Iddio fu placato verso il paese.15I Filistei mossero di nuovo guerra ad Israele; e Davide scese con la sua gente a combattere contro i Filistei. Davide era stanco;16e Ishbi-Benob, uno dei discendenti di Rafa, che aveva una lancia del peso di trecento sicli di rame e portava un’armatura nuova, manifestò il proposito di uccidere Davide;17ma Abishai, il figliuolo di Tseruia, venne in soccorso del re, colpì il Filisteo, e lo uccise. Allora la gente di Davide gli fece questo giuramento: "Tu non uscirai più con noi a combattere, e non spegnerai la lampada d’Israele".18Dopo questo, ci fu un’altra battaglia coi Filistei, a Gob; e allora Sibbecai di Huslah uccise Saf, uno dei discendenti di Rafa.19Ci fu un’altra battaglia coi Filistei a Gob; ed Elhanan, figliuolo di Jaare-Oreghim di Bethlehem uccise Goliath di Gath, di cui l’asta della lancia era come un subbio da tessitore.20Ci fu un’altra battaglia a Gath, dove si trovò un uomo di grande statura, che avea sei dita a ciascuna mano e a ciascun piede, in tutto ventiquattro dita, e che era anch’esso dei discendenti di Rafa.21Egli ingiuriò Israele, e Gionathan, figliuolo di Scimea, fratello di Davide, l’uccise.22Questi quattro erano nati a Gath, della stirpe di Rafa. Essi perirono per mano di Davide e per mano della sua gente.

Una volta ancora Davide onora Saul ed i suoi discendenti. Egli vigila personalmente sulla loro sepoltura.

Poi Dio ci dà ancora una pagina gloriosa. Sono insorti quattro nemici terribili, figli del gigante. Ma sono stati abbattuti l’uno dopo l'altro dai compagni di Davide. Questi ha dato l'esempio ai suoi uomini trionfando per primo sul vero Goliath, il più grande e il più pericoloso di tutti gli avversari. Egli ha loro mostrato quel che può fare la fiducia in Dio. Il gran combattimento della croce ha avuto luogo una volta per sempre. Satana è vinto. Ma se siamo discepoli di Cristo, dei combattimenti si presenteranno anche dinanzi a noi. In contrasto con Davide, il nostro Signore è sempre con noi e non è mai stanco. Ci darà la vittoria, poiché noi lottiamo per il Suo nome e per la Sua gloria; sovente vinceremo per la semplice e perseverante preghiera della fede. E questi nemici, di apparenza sovente così spaventevole e mostruosa, se ne fuggiranno come un'ombra davanti al Nome onnipotente di Gesù col quale ci presenteremo. Abbiamo noi voi provato talvolta l'invincibile potere di questo nome di Gesù?

2 Samuele 22:1-19
1Davide rivolse all’Eterno le parole di questo cantico quando l’Eterno l’ebbe riscosso dalla mano di tutti i suoi nemici e dalla mano di Saul. Egli disse:2"L’Eterno è la mia ròcca, la mia fortezza, il mio liberatore;3l’Iddio ch’è la mia rupe, in cui mi rifugio, il mio scudo, il mio potente salvatore, il mio alto ricetto, il mio asilo. O mio salvatore, tu mi salvi dalla violenza!4Io invocai l’Eterno ch’è degno d’ogni lode, e fui salvato dai miei nemici.5Le onde della morte m’avean circondato e i torrenti della distruzione m’aveano spaventato.6I legami del soggiorno de’ morti m’aveano attorniato, i lacci della morte m’aveano còlto.7Nella mia distretta invocai l’Eterno, e gridai al mio Dio. Egli udì la mia voce dal suo tempio, e il mio grido pervenne ai suoi orecchi.8Allora la terra fu scossa e tremò i fondamenti de’ cieli furono smossi e scrollati, perch’egli era acceso d’ira.9Un fumo saliva dalle sue nari; un fuoco consumante gli usciva dalla bocca, e ne procedevano carboni accesi.10Egli abbassò i cieli e discese, avendo sotto i piedi una densa caligine.11Cavalcava sopra un cherubino e volava ed appariva sulle ali del vento.12Avea posto intorno a sé, come un padiglione, le tenebre, le raccolte d’acque, le dense nubi de’ cieli.13Dallo splendore che lo precedeva, si sprigionavano carboni accesi.14L’Eterno tuonò dai cieli e l’Altissimo diè fuori la sua voce.15Avventò saette, e disperse i nemici; lanciò folgori, e li mise in rotta.16Allora apparve il letto del mare, e i fondamenti del mondo furono scoperti allo sgridare dell’Eterno, al soffio del vento delle sue nari.17Egli distese dall’alto la mano mi prese, mi trasse fuori dalle grandi acque.18Mi riscosse dal mio potente nemico, da quelli che mi odiavano; perch’eran più forti di me.19Essi m’eran piombati addosso nel dì della mia calamità, ma l’Eterno fu il mio sostegno.

Gli ultimi nemici del re sono stati annientati. Come Israele dopo aver attraversato il mar Rosso (il vers. 16 vi fa allusione), come Debora con Barak dopo la loro vittoria, e Anna dopo la risposta divina, Davide può ora celebrare le liberazioni dell’Eterno. Per mezzo d'un cantico, egli ringrazia il suo Salvatore (vers. 3). Accade anche a noi di cantare la nostra riconoscenza? Nelle riunioni o in famiglia, senza dubbio! Ma facciamolo anche quando siamo soli.

Questo cantico riproduce quasi esattamente il Salmo 18. E come tutti i Salmi, esso va ben al di là delle esperienze di chi l’ha composto. Che cosa sono infatti le sofferenze di Davide in paragone di quelle del Signore? Che cosa sono la violenza e la malvagità di Saul in paragone dell'odio di Satana, l'uomo forte? Quest'ultimo ha cercato di spaventare Gesù con la prospettiva dell'ira di Dio, poi di ritenerlo nei «legami della morte» (vers. 6). Ma in Getsemane, Cristo è stato esaudito «a causa della sua pietà» (Ebrei 5:7). Certamente, Dio non poteva risparmiare la croce al suo Figlio e «far passare il calice lungi da Lui». Ma Gli ha tuttavia risposto liberandolo dal suo «potente nemico» il diavolo (vers. 18) e traendolo (per mezzo della risurrezione) dalle «grandi acque» (vers. 17), sì, da quelle terribili «onde della morte» (vers. 5).

2 Samuele 22:20-32
20Egli mi trasse fuori al largo, mi liberò perché mi gradisce.21L’Eterno mi ha retribuito secondo la mia giustizia, mi ha reso secondo la purità dello mie mani,22poiché ho osservato le vie dell’Eterno e non mi sono empiamente sviato dal mio Dio.23Poiché ho tenuto tutte le sue leggi davanti a me, e non mi sono allontanato dai suoi statuti.24E sono stato integro verso di lui, e mi son guardato dalla mia iniquità.25Ond’è che l’Eterno m’ha reso secondo la mia giustizia, secondo la mia purità nel suo cospetto.26Tu ti mostri pietoso verso il pio, integro verso l’uomo integro;27ti mostri puro col puro e ti mostri astuto col perverso;28tu salvi la gente afflitta, e il tuo sguardo si ferma sugli alteri, per abbassarli.29Sì, tu sei la mia lampada, o Eterno, e l’Eterno illumina le mie tenebre.30Con te io assalgo tutta una schiera, col mio Dio salgo sulle mura.31La via di Dio è perfetta, la parola dell’Eterno è purgata col fuoco. Egli è lo scudo di tutti quelli che sperano in lui.32Poiché chi è Dio fuor del l’Eterno? E chi è Ròcca fuor del nostro Dio?

Le liberazioni che Dio ci concede (anzitutto la nostra salvezza) non dipendono dai nostri meriti, ma soltanto dalla sua grazia. Invece, quando si tratta del Figlio di Dio, vi era in Lui una tale eccellenza che Dio non poteva non liberarlo. Fra tutti gli uomini, Cristo è il solo che abbia meritato, se così si può dire, la sua risurrezione.

A quelli che contemplavano Gesù sulla croce, il suo abbandono sembrava un segno della disapprovazione di Dio. Gli schernitori scuotevano il capo: «Lo liberi dunque, Lo salvi poiché Lo gradisce» (Salmo 22:8) o «...s’Ei lo gradisce» (Matteo 27:43). Dio ha raccolto questa sfida risuscitando Gesù. E il Figlio che conosce il cuore del Padre, risponde aldilà della morte: «Egli mi liberò perché mi gradisce.»

Seguono ora i meravigliosi motivi che Gesù ha dati a Dio per gradirLo: La sua giustizia e la purezza delle sue azioni (vers. 21:25), la sua fedeltà (vers. 22), la sua obbedienza (vers. 23), la sua santità (vers. 24), la sua grazia (vers. 26), la sua dipendenza (vers. 29-30), la sua fiducia (vers. 31); riassumendo: la sua perfezione (vers. 24). Veramente, lo sguardo del Padre poteva posarsi con assoluta soddisfazione su «l’uomo perfetto» (vers. 26).

2 Samuele 22:33-51
33Iddio è la mia potente fortezza, e rende la mia via perfetta.34Egli rende i miei piedi simili a quelli delle cerve e mi rende saldo sui miei alti luoghi.35Egli ammaestra le mie mani alla battaglia e le mie braccia tendono un arco di rame.36Tu m’hai anche dato lo scudo della tua salvezza, e la tua benignità m’ha fatto grande.37Tu hai allargato la via ai miei passi; e i miei piedi non hanno vacillato.38Io ho inseguito i miei nemici e li ho distrutti, e non son tornato addietro prima d’averli annientati.39Li ho annientati, schiacciati; e non son risorti; son caduti sotto i miei piedi.40Tu m’hai cinto di forza per la guerra, tu hai fatto piegare sotto di me i miei avversari;41hai fatto voltar le spalle davanti a me ai miei nemici, a quelli che m’odiavano, ed io li ho distrutti.42Hanno guardato, ma non vi fu chi li salvasse; han gridato all’Eterno, ma egli non rispose loro;43io li ho tritati come polvere della terra, li ho pestati, calpestati, come il fango delle strade.44Tu m’hai liberato dalle dissensioni del mio popolo, m’hai conservato capo di nazioni; un popolo che non conoscevo m’è stato sottoposto.45I figli degli stranieri m’hanno reso omaggio, al solo udir parlare di me, m’hanno prestato ubbidienza.46I figli degli stranieri son venuti meno, sono usciti tremanti dai loro ripari.47Viva l’Eterno! Sia benedetta la mia ròcca! e sia esaltato Iddio, la ròcca della mia salvezza!48l’Iddio che fa la mia vendetta, e mi sottomette i popoli,49che mi trae dalle mani dei miei nemici. Sì, tu mi sollevi sopra i miei avversari mi riscuoti dall’uomo violento.50Perciò, o Eterno, ti loderò fra le nazioni, e salmeggerò al tuo nome.51Grandi liberazioni egli accorda al suo re, ed usa benignità verso il suo unto, verso Davide e la sua progenie in perpetuo".

Abbiamo visto in questo cantico della liberazione ciò che concerne Davide e ad un tempo il credente; poi ciò che concerne Cristo di cui Davide è il «tipo». Ci rimane da considerare il lato di Dio. «La via di Dio è perfetta...» comincia il versetto 31. Gesù desidera che conosciamo l’Autore della sua liberazione (rileggere vers. 17-18 — vedere Salmo 40:2). Notate quel che è stato il suo primo messaggio ai discepoli, mandato da Maria subito dopo la Sua risurrezione (paragonate: Salmo 22:22 e Giovanni 20:17). È come se avesse loro detto: Il Padre che mi ama, il Dio potente che mi ha liberato, diventa il vostro Padre, il vostro Dio. Egli ama voi pure, e per la sua stessa grande potenza, vi libera con me dal potere di Satana e della morte.

I versetti 33 e seguenti ci mostrano Dio ugualmente potente per sostenere nella loro marcia e nelle loro lotte, quelli che si confidano in Lui. Egli ha così condotto Gesù, la cui fiducia è stata totale.

E la fine di questo cantico si apre sul futuro. Ci mostra quel che Dio farà per distruggere definitivamente i nemici di Cristo sulla terra, per mettere i popoli sotto il Suo dominio e stabilirlo infine come Re su tutto l’universo.

2 Samuele 23:1-12
1Queste sono le ultime parole di Davide: "Parola di Davide, figliuolo d’Isai, parola dell’uomo che fu elevato ad alta dignità, dell’unto dell’Iddio di Giacobbe, del dolce cantore d’Israele:2Lo spirito dell’Eterno ha parlato per mio mezzo, e la sua parola è stata sulle mie labbra.3L’Iddio d’Israele ha parlato, la Ròcca d’Israele m’ha detto: "Colui che regna sugli uomini con giustizia, colui che regna con timor di Dio,4è come la luce mattutina, quando il sole si leva in un mattino senza nuvole, e col suo splendore, dopo la pioggia, fa spuntare l’erbetta dalla terra".5Non è egli così della mia casa dinanzi a Dio? Poich’egli ha fermato con me un patto eterno, in ogni punto ben regolato e sicuro appieno. Non farà egli germogliare la mia completa salvezza e tutto ciò ch’io bramo?6Ma gli scellerati tutti quanti son come spine che si buttan via e non si piglian con la mano;7chi le tocca s’arma d’un ferro o d’un’asta di lancia e si bruciano interamente là dove sono".8Questi sono i nomi dei valorosi guerrieri che furono al servizio di Davide: Josheb-Basshebeth, il Tahkemonita, capo dei principali ufficiali. Egli impugnò la lancia contro ottocento uomini, che uccise in un solo scontro.9Dopo di lui veniva Eleazar, figliuolo di Dodo, figliuolo di Akoi, uno dei tre valorosi guerrieri che erano con Davide, quando sfidarono i Filistei raunati per combattere, mentre gli Israeliti si ritiravano sulle alture.10Egli si levò, percosse i Filistei, finché la sua mano, spossata, rimase attaccata alla spada. E l’Eterno concesse in quel giorno una gran vittoria, e il popolo tornò a seguire Eleazar soltanto per spogliare gli uccisi.11Dopo di lui veniva Shamma, figliuolo di Aghé, lo Hararita. I Filistei s’erano radunati in massa; e in quel luogo v’era un campo pieno di lenticchie; e, come i popolo fuggiva dinanzi ai Filistei,12Shamma si piantò in mezzo al campo, lo difese, e sconfisse i Filistei. E l’Eterno concesse una gran vittoria.

La vita di Davide volge al termine. E le sue ultime parole ispirate ci sono riferite. Il «dolce salmista d’Israele» considera il passato: Ahimè! egli non ha diretto la sua famiglia come avrebbe dovuto! Ma si riposa interamente sulla grazia di Dio. Questa ha preparato per Israele e per il mondo un avvenire di gloria sotto il dominio di Cristo, il Re di giustizia e di pace. Egli sarà come il giorno radioso che sorge dopo la buia notte, spazzando via le tenebre che regnano ora sul mondo. Sotto questo dominio gli uomini temeranno e serviranno Dio, producendo del frutto come quello che una terra fertile e ben adacquata fa germogliare.

Senza aspettare la fine della nostra vita, è necessario fare ogni tanto il punto, come il marinaio sulla sua nave. Il passato: è la mia triste storia, ma ad un tempo la preziosa storia della pazienza e della grazia del Signore verso me. Il presente è marcato da due principali doveri: Obbedire al Signore e confidarmi in Lui solo. Quanto al futuro dei credenti, lo sappiamo, è la gloria. Cristo condividerà la sua gloria con loro come Egli l’ha detto al Padre suo (Giovanni 17:22).

2 Samuele 23:13-39
13Tre dei trenta capi scesero, al tempo della mietitura, e vennero da Davide nella spelonca di Adullam, mentre una schiera di Filistei era accampata nella valle dei Refaim.14Davide era allora nella fortezza, e c’era un posto di Filistei a Bethlehem.15Davide ebbe un desiderio, e disse: "Oh se qualcuno mi desse da bere dell’acqua del pozzo ch’è vicino alla porta di Bethlehem!"16E i tre prodi s’aprirono un varco attraverso al campo filisteo, attinsero dell’acqua dal pozzo di Bethlehem, vicino alla porta; e presala seco, la presentarono a Davide; il qual però non ne volle bere, ma la sparse davanti all’Eterno,17dicendo: "Lungi da me, o Eterno, ch’io faccia tal cosa! Beverei io il sangue di questi uomini, che sono andati là a rischio della loro vita?" E non la volle bere. Questo fecero quei tre prodi.18Abishai, fratello di Joab, figliuolo di Tseruia, fu il capo di altri tre. Egli impugnò la lancia contro trecento uomini, e li uccise; e s’acquistò fama fra i tre.19Fu il più illustre dei tre, e perciò fu fatto loro capo; nondimeno non giunse ad eguagliare i primi tre.20Poi veniva Benaia da Kabtseel, figliuolo di Jehoiada, figliuolo di Ish-hai, celebre per le sue prodezze. Egli uccise i due grandi eroi di Moab. Discese anche in mezzo a una cisterna, dove uccise un leone, un giorno di neve.21E uccise pure un Egiziano, d’aspetto formidabile, e che teneva una lancia in mano; ma Benaia gli scese contro con un bastone, strappò di mano all’Egiziano la lancia, e se ne servì per ucciderlo.22Questo fece Benaia, figliuolo di Jehoiada; e s’acquistò fama fra i tre prodi.23Fu il più illustre dei trenta; nondimeno non giunse ad eguagliare i primi tre. E Davide lo ammise nel suo consiglio.24Poi v’erano: Asael, fratello di Joab, uno dei trenta; Elkanan, figliuolo di Dodo, da Bethlehem;25Shamma da Harod; Elika da Harod;26Helets da Pelet; Ira, figliuolo di Ikkesh, da Tekoa;27Abiezer da Anathoth; Mebunnai da Husha;28Tsalmon da Akoa; Maharai da Netofa;29Heleb, figliuolo di Baana, da Netofa; Ittai, figliuolo di Ribai, da Ghibea, de’ figliuoli di Beniamino;30Benaia da Pirathon; Hiddai da Nahale-Gaash;31Abi-Albon d’Arbath; Azmavet da Barhum;32Eliahba da Shaalbon; Bene-Jashen; Gionathan;33Shamma da Harar; Ahiam, figliuolo di Sharar, da Arar;34Elifelet, figliuolo di Ahasbai, figliuolo di un Maacatheo; Eliam, figliuolo di Ahitofel, da Ghilo;35Hetsrai da Carmel; Paarai da Arab;36Igal, figliuolo di Nathan, da Tsoba; Bani da Gad;37Tselek, l’Ammonita; Naharai da Beeroth, scudiero di Joab, figliuolo di Tseruia;38Ira da Jether; Gareb da Jether;39Uria, lo Hitteo. In tutto trentasette.

Abbiamo qui il «libro d’oro» dei compagni del re. Essi hanno combattuto e sofferto con lui. Ora essi regnano anche con lui (2 Timoteo 2:12). Pagina gloriosa ove ogni nome, ogni impresa è fedelmente registrata! È così che nulla sarà dimenticato di tutto ciò che il Signore ci avrà concesso di fare per Lui. Non ha forse promesso: «Chi avrà dato da bere soltanto un bicchier d'acqua fresca ad uno di questi piccoli,... non perderà punto il suo premio»? (Matteo 10:42). Considerate la spedizione dei tre prodi uomini al pozzo di Bethlehem. Arrischiare la propria vita per un po' d'acqua fresca, non è forse a prima vista una follia? Ma il minimo desiderio del capo ch'essi amano merita secondo loro un tale sacrifizio. «Questo fecero quei tre prodi» (vers. 17). E noi? Siamo noi pronti, per un Maestro più grande, a degli atti di devozione?

Il Signore valuta esattamente la difficoltà di ciò che è fatto per Lui: uccidere due leoni è un’impresa di per sé poco ordinaria, ma che la neve rendeva più penosa ancora per il coraggioso Benaia. Ebbene! questo giorno di neve è menzionato specialmente!

Viene in seguito la lista dei nomi di questi eroi. Tutti vi sono, preziosi al cuore del re, sì, compreso il fedele Uria (vers. 39). Però, malgrado la sua attività, Joab non compare sulla lista, mentre il suo scudiero ci figura (vers. 37)!

2 Samuele 24:1-13
1Or l’Eterno s’accese di nuovo d’ira contro Israele, ed incitò Davide contro il popolo, dicendo: "Va’ e fa’ il censimento d’Israele e di Giuda".2E il re disse a Joab, ch’era il capo dell’esercito, e ch’era con lui: "Va’ attorno per tutte le tribù d’Israele, da Dan fino a Beer-Sheba, e fate il censimento del popolo perch’io ne sappia il numero".3Joab rispose al re: "L’Eterno, l’Iddio tuo, moltiplichi il popolo cento volte più di quello che è, e faccia sì che gli occhi del re, mio signore, possano vederlo! Ma perché il re mio signore prende egli piacere nel far questo?"4Ma l’ordine del re prevalse contro Joab e contro i capi dell’esercito, e Joab e i capi dell’esercito partirono dalla presenza del re per andare a fare il censimento del popolo d’Israele.5Passarono il Giordano, e si accamparono ad Aroer, a destra della città ch’è in mezzo alla valle di Gad, e presso Jazer.6Poi andarono in Galaad e nel paese di Tahtim-Hodshi; poi andarono Dan-Jaan e nei dintorni di Sidon;7andarono alla fortezza di Tiro e in tutte le città degli Hivvei e dei Cananei, e finirono col mezzogiorno di Giuda, a Beer-Sheba.8Percorsero così tutto il paese, e in capo a nove mesi e venti giorni tornarono a Gerusalemme.9Joab rimise al re la cifra del censimento del popolo: c’erano in Israele ottocentomila uomini forti, atti a portare le armi; e in Giuda, cinquecentomila.10E dopo che Davide ebbe fatto il censimento del popolo, provò un rimorso al cuore, e disse all’Eterno: "Io ho gravemente peccato in questo che ho fatto; ma ora, o Eterno, perdona l’iniquità del tuo servo, poiché io ho agito con grande stoltezza".11E quando Davide si fu alzato la mattina, la parola dell’Eterno fu così rivolta al profeta Gad, il veggente di Davide:12"Va’ a dire a Davide: Così dice l’Eterno: Io ti propongo tre cose: sceglitene una, e quella ti farò".13Gad venne dunque a Davide, gli riferì questo, e disse: "Vuoi tu sette anni di carestia nel tuo paese, ovvero tre mesi di fuga d’innanzi ai tuoi nemici che t’inseguano, ovvero tre giorni di peste nel tuo paese? Ora rifletti, e vedi che cosa io debba rispondere a colui che mi ha mandato".

Davide commette un nuovo fallo: fa il censimento del popolo! Questo non vi pare forse eccessivamente grave. Mosè l’aveva fatto due volte. Ma l'Eterno allora gliel'aveva comandato (Numeri 1:2 e 26:2). Mentre qui l'Eterno lascia Satana agire e tentare Davide (1 Cronache 21:1), che è spinto dall'orgoglio! È fiero di dominare sopra un popolo numeroso e disporre d'un potente esercito. L'orgoglio! È lusingarci della nostra importanza, dimenticando che soltanto la grazia di Dio ci ha fatto ciò che siamo e ci ha dato ciò che possediamo. In tempi migliori Davide l'aveva riconosciuto: «Chi son io, o Signore, o Eterno... E qual popolo è come il tuo popolo, come Israele?» (cap. 7:18,23). La gloria d'Israele non consisteva né nella sua forza, né nel numero dei suoi guerrieri, come per le altre nazioni. Essa era nel nome dell'Eterno di cui era il popolo (vedere Salmo 20:7)! Nello stesso modo il solo titolo di gloria del cristiano è il bel nome di Cristo «invocato» su lui (Giacomo 2:7).

Joab, benché non tema Dio, vede più chiaramente di Davide e cerca di dissuaderlo. Invano! Il censimento è fatto... ma, appena furono note le cifre, il re comprende la sua follia. Nonostante il suo pentimento, deve, una volta ancora, aver da fare col «governo di Dio» (Amos 3:2).

2 Samuele 24:14-25
14E Davide disse a Gad: "Io sono in una grande angoscia! Ebbene, che cadiamo nelle mani dell’Eterno, giacché le sue compassioni sono immense; ma ch’io non cada nelle mani degli uomini!"15Così l’Eterno mandò la peste in Israele, da quella mattina fino al tempo fissato; e da Dan a Beer-Sheba morirono settantamila persone del popolo.16E come l’angelo stendeva la sua mano su Gerusalemme per distruggerla, l’Eterno si pentì della calamità ch’egli aveva inflitta, e disse all’angelo che distruggeva il popolo: "Basta; ritieni ora la tua mano!" Or l’angelo dell’Eterno si trovava presso l’aia di Arauna, il Gebuseo.17E Davide, vedendo l’angelo che colpiva il popolo, disse all’Eterno: "Son io che ho peccato; son io che ho agito iniquamente; ma queste pecore che hanno fatto? La tua mano si volga dunque contro di me e contro la casa di mio padre!"18E quel giorno Gad venne da Davide, e gli disse: "Sali, erigi un altare all’Eterno nell’aia di Arauna, il Gebuseo".19E Davide salì, secondo la parola di Gad, come l’Eterno avea comandato.20Arauna guardò, e vide il re e i suoi servi, che si dirigevano verso di lui; e Arauna uscì e si prostrò dinanzi al re, con la faccia a terra.21Poi Arauna disse: "Perché il re, mio signore, viene dal suo servo?" E Davide rispose: "Per comprare da te quest’aia ed erigervi un altare all’Eterno, affinché la piaga cessi d’infierire sul popolo".22Arauna disse a Davide: "Il re, mio signore, prenda e offra quello che gli piacerà! Ecco i buoi per l’olocausto; e le macchine da trebbiare e gli arnesi da buoi serviranno per legna.23Tutte queste cose, o re, Arauna te le dà". Poi Arauna disse al re: "L’Eterno, il tuo Dio, ti sia propizio!"24Ma il re rispose ad Arauna: "No, io comprerò da te queste cose per il loro prezzo, e non offrirò all’Eterno, al mio Dio, olocausti che non mi costino nulla". E Davide comprò l’aia ed i buoi per cinquanta sicli d’argento;25edificò quivi un altare all’Eterno, e offrì olocausti e sacrifizi di azioni di grazie. Così l’Eterno fu placato verso il paese, e la piaga cessò d’infierire sul popolo.

Il castigo divino passerà sul popolo. Vedete, appena terminato il censimento degli uomini guerrieri, il loro numero è già ridotto dall’epidemia. È come se Dio dicesse: «A me appartiene di aumentare o diminuire in tre giorni questo popolo quando a te son stati necessari dieci mesi per censirlo». È bella la risposta di Davide alla difficile scelta che gli è imposta: «Che cadiamo nelle mani dell'Eterno, giacché le sue compassioni sono immense...» (vers. 14). Egli conosce il cuore di Dio e, anche sotto la disciplina, la sua fiducia nell'amore divino non è scossa. Questa fiducia, non sarà delusa. Una volta ancora, il peccato dell'uomo è l'occasione per Dio di mostrare le meravigliose risorse della sua misericordia e del suo perdono. «Basta!» — dice Egli, quando il frutto che si aspettava è prodotto nei cuori.

Un sacrifizio è offerto. E l’aia d'Arauna comprata dal re diverrà, come lo vedremo in seguito, l'area ove il tempio sarà edificato. — Davide non vuole presentare all'Eterno «degli olocausti che non costano nulla». Pensiamo all'offerta di Maria nell'Evangelo. Anche lei aveva voluto portare, a Colui che ella stimava infinitamente, un profumo del più gran prezzo (Giovanni 12:3).

1 Re 1:1-21
1Ora il re Davide era vecchio e molto attempato; e, per quanto lo coprissero di panni, non potea riscaldarsi.2Perciò i suoi servi gli dissero: "Si cerchi per il re nostro signore una fanciulla vergine, la quale stia al servizio del re, n’abbia cura, e dorma fra le sue braccia, sì che il re nostro signore possa riscaldarsi".3Cercaron dunque per tutto il paese d’Israele una bella fanciulla; trovarono Abishag, la Sunamita, e la menarono al re.4La fanciulla era bellissima, avea cura del re, e lo serviva; ma il re non la conobbe.5Or Adonija, figliuolo di Hagghith, mosso dall’ambizione, diceva: "Sarò io il re!" E si preparò de’ carri, de’ cavalieri, e cinquanta uomini che corressero dinanzi a lui.6Suo padre non gli avea mai fatto un rimprovero in vita sua, dicendogli: "Perché fai così?" Adonija era anch’egli di bellissimo aspetto, ed era nato subito dopo Absalom.7Egli si abboccò con Joab, figliuolo di Tseruia, e col sacerdote Abiathar, i quali seguirono il suo partito e lo favorirono.8Ma il sacerdote Tsadok, Benaia figliuolo di Jehoiada, il profeta Nathan, Scimei, Rei e gli uomini prodi di Davide non erano per Adonija.9Adonija immolò pecore, buoi e vitelli grassi vicino al masso di Zohelet che è accanto alla fontana di Roghel, e invitò tutti i suoi fratelli, figliuoli del re, e tutti gli uomini di Giuda ch’erano al servizio del re;10ma non invitò il profeta Nathan, né Benaia, né gli uomini prodi, né Salomone suo fratello.11Allora Nathan parlò a Bath-Sceba, madre di Salomone, e le disse: "Non hai udito che Adonija, figliuolo di Hagghith, è diventato re senza che Davide nostro signore ne sappia nulla?12Or dunque vieni, e permetti ch’io ti dia un consiglio, affinché tu salvi la vita tua e quella del tuo figliuolo Salomone.13Va’, entra dal re Davide, e digli: O re, mio signore, non giurasti tu alla tua serva, dicendo: Salomone, tuo figliuolo, regnerà dopo di me e sederà sul mio trono? Perché dunque regna Adonija?14Ed ecco che mentre tu starai ancora quivi parlando col re, io entrerò dopo di te, e confermerò le tue parole".15Bath-Sceba entrò dunque nella camera del re. Il re era molto vecchio, e Abishag, la Sunamita, lo serviva.16Bath-Sceba s’inchinò e si prostrò davanti al re. E il re disse: "Che vuoi?"17Essa gli rispose: "Signor mio, tu alla tua serva, giurasti per l’Eterno ch’è il tuo Dio, dicendo: Salomone, tuo figliuolo, regnerà dopo di me e sederà sul mio trono;18e intanto, ecco che Adonija è diventato re senza che tu, o re mio signore, ne sappia nulla.19Ed ha immolato buoi, vitelli grassi, e pecore in gran numero, ed ha invitato tutti i figliuoli del re e il sacerdote Abiathar e Joab, il capo dell’esercito, ma non ha invitato il tuo servo Salomone.20Ora gli occhi di tutto Israele son rivolti verso di te, o re mio signore, perché tu gli dichiari chi debba sedere sul trono del re mio signore, dopo di lui.21Altrimenti avverrà che, quando il re mio signore giacerà coi suoi padri, io e il mio figliuolo Salomone sarem trattati come colpevoli".

Davide è ora un vecchio. Stanco dopo una vita di sofferenze e di lotte, continua a confidarsi in Dio secondo la preghiera del Salmo 71: «O Dio! tu m’hai ammaestrato dalla mia fanciullezza... Ed anche quando sia giunto alla vecchiaia ed alla canizie, o Dio, non abbandonarmi... (vers. 17, 18 — vedere anche vers. 9). L'Eterno gli risponderà e gli accorderà il suo soccorso nell'ultima prova che l'aspetta. Dopo Absalom, ecco che Adonija, un altro dei suoi figli, cospira per impadronirsi del trono. La terribile fine del fratello maggiore non gli ha insegnato nulla. D'altronde, in modo generale, l'educazione di questo giovane aveva lasciato a desiderare. Suo padre non l'aveva mai rimproverato, né contrariato. Adonija fin dalla sua infanzia aveva sempre fatto tutto quel che aveva voluto. Nuovo esempio su cui meditare da parte di quelli d'infra i nostri giovani lettori che trovano talvolta i loro genitori troppo esigenti. Ricordatevi che essere «contrariato» in questo modo finché si è fanciullo, o giovane — o giovanetta — evita all'età adulta delle contrarietà ben altrimenti dolorose. Dio non agisce in modo diverso coi suoi figli. Quante volte la sua saggezza e il suo amore ci avranno impediti di fare la nostra propria volontà per il nostro bene presente e forse eterno!

1 Re 1:22-37
22Mentr’ella parlava ancora col re, ecco arrivare il profeta Nathan.23La cosa fu riferita al re, dicendo: "Ecco il profeta Nathan!" E questi venne in presenza del re, e gli si prostrò dinanzi con la faccia a terra.24Nathan disse: "O re, mio signore, hai tu detto: Adonija regnerà dopo di me e sederà sul mio trono?25Giacché oggi egli è sceso, ha immolato buoi, vitelli grassi, e pecore in gran numero, ed ha invitato tutti i figliuoli del re, i capi dell’esercito e il sacerdote Abiathar; ed ecco che mangiano e bevono davanti a lui, e dicono: Viva il re Adonija!26Ma egli non ha invitato me, tuo servo, né il sacerdote Tsadok, né Benaia figliuolo di Jehoiada, né Salomone tuo servo.27Questa cosa è ella proprio stata fatta dal re mio signore, senza che tu abbia dichiarato al tuo servo chi sia quegli che deve sedere sul trono del re mio signore dopo di lui?"28Il re Davide, rispondendo, disse: "Chiamatemi Bath-Sceba". Ella entrò alla presenza del re, e si tenne in piedi davanti a lui.29E il re giurò e disse: "Com’è vero che vive l’Eterno il quale ha liberato l’anima mia da ogni distretta,30io farò oggi quel che ti giurai per l’Eterno, per l’Iddio d’Israele, dicendo: Salomone tuo figliuolo regnerà dopo di me e sederà sul mio trono in vece mia".31Bath-Sceba s’inchinò con la faccia a terra, si prostrò dinanzi al re, e disse: "Possa il re Davide mio signore vivere in perpetuo!"32Poi il re Davide disse: "Chiamatemi il sacerdote Tsadok, il profeta Nathan e Benaia, figliuolo di Jehoiada". Essi vennero in presenza del re, e il re disse loro:33"Prendete con voi i servi del vostro signore, fate montare Salomone mio figliuolo sulla mia mula, e menatelo giù a Ghihon.34E quivi il sacerdote Tsadok e il profeta Nathan lo ungano re d’Israele. Poi sonate la tromba e dite: Viva il re Salomone!35Voi risalirete al suo séguito, ed egli verrà, si porrà a sedere sul mio trono, e regnerà in mia vece. Io costituisco lui come principe d’Israele e di Giuda".36Benaia, figliuolo di Jehoiada, rispose al re: "Amen! Così voglia l’Eterno, l’Iddio del re mio signore!37Come l’Eterno è stato col re mio signore, così sia con Salomone, e innalzi il suo trono al di sopra del trono del re Davide, mio signore!"

A En-Roghel la festa è in pieno svolgimento. Gl’invitati sono attorno ad Adonija. L'astuto Joab è presente, come pure Abiathar che ha dimenticato la parola di grazia di Davide: «Resta con me...» (1 Samuele 22:23). Gli altri figli del re, per opportunismo e debolezza di carattere, hanno fatta loro la causa del fratello. Eccetto uno solo: Salomone, che non è stato invitato, ed è naturale! Non è egli forse il re scelto da Dio per succedere a Davide? Che cosa farebbe egli a quella festa? Ma tutto questo piano sapientemente ordito, sarà annientato da alcune anime fedeli e sottomesse al pensiero divino. Davide, informato, agisce immediatamente: Salomone salirà da quel momento sul suo trono. Ed ogni istruzione è data a questo riguardo.

Oggi, l’uomo si eleva in tutti i campi, cercando la propria gloria. Egli mira nientemeno che al dominio dell'universo! Soltanto un pensiero non lo preoccupa affatto; conoscere la volontà di Dio. Ora questa volontà divina è dare al mondo il Re che gli è destinato: Gesù Cristo. Questo Re non è invitato alle feste gioiose del mondo. E quelli che temono Dio, non vi hanno posto neppure loro.

1 Re 1:38-53
38Allora il sacerdote Tsadok, il profeta Nathan, Benaia figliuolo di Jehoiada, i Kerethei e i Pelethei scesero, fecero montare Salomone sulla mula del re Davide, e lo menarono a Ghihon.39Il sacerdote Tsadok prese il corno dell’olio dal tabernacolo e unse Salomone. Sonaron la tromba, e tutto il popolo disse: "Viva il re Salomone!"40E tutto il popolo risalì al suo séguito sonando flauti e abbandonandosi a una gran gioia, si che la terra rimbombava delle loro grida.41Adonija e tutti i suoi convitati, come stavano per finir di mangiare, udirono questo rumore; e quando Joab udì il suon della tromba, disse: "Che vuol dire questo strepito della città in tumulto?"42E mentre egli parlava ancora, ecco giungere Gionathan, figliuolo del sacerdote Abiathar. Adonija gli disse: "Entra, poiché tu sei un uomo di valore, e devi recar buone novelle".43E Gionathan, rispondendo a Adonija, disse: "Tutt’altro! Il re Davide, nostro signore, ha fatto re Salomone.44Egli ha mandato con lui il sacerdote Tsadok, il profeta Nathan, Benaia figliuolo di Jehoiada, i Kerethei e i Pelethei, i quali l’hanno fatto montare sulla mula del re.45Il sacerdote Tsadok e il profeta Nathan l’hanno unto re a Ghihon, e di là son risaliti abbandonandosi alla gioia, e la città n’è tutta sossopra. Questo è lo strepito che avete udito.46E c’è di più: Salomone s’è posto a sedere sul trono reale.47E i servi del re son venuti a benedire il re Davide signor nostro, dicendo: Renda Iddio il nome di Salomone più glorioso del tuo, e innalzi il suo trono al di sopra del tuo! E il re si è prostrato sul suo letto, poi il re ha detto così:48Benedetto sia l’Eterno, l’Iddio d’Israele, che m’ha dato oggi uno che segga sui mio trono, e m’ha permesso di vederlo coi miei propri occhi!"49Allora tutti i convitati di Adonija furono presi da spavento, si alzarono, e se ne andarono ciascuno per il suo cammino.50E Adonija, avendo timore di Salomone, si levò e andò ad impugnare i corni dell’altare51E vennero a dire a Salomone: "Ecco, Adonija ha timore del re Salomone, ed ha impugnato i corni dell’altare, dicendo: Il re Salomone mi giuri oggi che non farà morir di spada il suo servo".52Salomone rispose: "S’egli si addimostra uomo dabbene, non cadrà in terra neppure uno dei suoi capelli; ma, se sarà trovato in fallo, morrà".53E il re Salomone mandò gente a farlo scendere dall’altare. Ed egli venne a prostrarsi davanti al re Salomone; e Salomone gli disse: "Vattene a casa tua".

Secondo le istruzioni di Davide, una festa del tutto differente sarà ora celebrata. Fra la gioia del popolo fedele, il giovane Salomone sale sul trono del padre suo. Grande è il contrasto con Adonija! Il nuovo re non agisce di sua propria volontà: lo si fa salire sulla mula regale, lo si conduce a Ghihon ove egli è unto da Tsadok, fra l’allegrezza generale.

Tuttavia a En-Roghel la festa termina. Un rumore insolito, persistente, giunge dalla città. Joab da militare esperimentato, l’ode per primo e si agita. Nel frattempo, sopraggiunge Gionathan il portatore di notizie. Per quel che lo concerne, queste sono buone, poiché Davide è rimasto il re suo Signore. Ma quale disastro per Adonija ed i suoi invitati! Tutta la congiura cade in un istante e i congiurati disorientati si disperdono da ogni lato. Terrificato, Adonija l'usurpatore impugna i corni dell'altare, implora il perdono del re. Una proroga gli è concessa, ma non per questo l'orgoglio e la malvagità del suo cuore sono stati giudicati.

Che follia opporsi a Dio e al suo Unto! E tuttavia è ciò che l’Anticristo farà bentosto, ma egli sarà distrutto per far posto al Signore Gesù e al suo regno.

1 Re 2:1-12
1Or avvicinandosi per Davide il giorno della morte, egli diede i suoi ordini a Salomone suo figliuolo, dicendo:2"Io me ne vo per la via di tutti gli abitanti della terra; fortìficati e portati da uomo!3Osserva quello che l’Eterno, il tuo Dio, t’ha comandato d’osservare, camminando nelle sue vie e mettendo in pratica le sue leggi, i suoi comandamenti, i suoi precetti, i suoi insegnamenti, secondo che è scritto nella legge di Mosè, affinché tu riesca in tutto ciò che farai4e dovunque tu ti volga, e affinché l’Eterno adempia la parola da lui pronunciata a mio riguardo quando disse: Se i tuoi figliuoli veglieranno sulla loro condotta camminando nel mio cospetto con fedeltà, con tutto il loro cuore e con tutta l’anima loro, non ti mancherà mai qualcuno che segga sul trono d’Israele.5Sai anche tu quel che m’ha fatto Joab, figliuolo di Tseruia, quel che ha fatto ai due capi degli eserciti d’Israele, ad Abner figliuolo di Ner, e ad Amasa, figliuolo di Jether, i quali egli uccise, spargendo in tempo di pace sangue di guerra, e macchiando di sangue la cintura che portava ai fianchi e i calzari che portava ai piedi.6Agisci dunque secondo la tua saviezza, e non lasciare la sua canizie scendere in pace nel soggiorno de’ morti.7Ma tratta con bontà i figliuoli di Barzillai il Galaadita, e siano fra quelli che mangiano alla tua mensa; poiché così anch’essi mi trattarono quando vennero a me, allorch’io fuggivo d’innanzi ad Absalom tuo fratello.8Ed ecco, tu hai vicino a te Scimei, figliuolo di Ghera, il Beniaminita, di Bahurim, il quale proferì contro di me una maledizione atroce il giorno che andavo a Mahanaim. Ma egli scese ad incontrarmi verso il Giordano, e io gli giurai per l’Eterno che non lo farei morire di spada.9Ma ora non lo lasciare impunito; poiché sei savio per conoscere quel che tu debba fargli, e farai scendere tinta di sangue la sua canizie nel soggiorno de’ morti".10E Davide s’addormentò coi suoi padri, e fu sepolto nella città di Davide.11Il tempo che Davide regnò sopra Israele fu di quarant’anni: regnò sette anni a Hebron e trentatre anni a Gerusalemme.12E Salomone si assise sul trono di Davide suo padre, e il suo regno fu saldamente stabilito.

Sono sempre parole ben serie le ultime raccomandazioni d’un padre — o d'una madre — ai suoi figli al momento della morte. Quelle di Davide a Salomone così si riassumono: Osserva la parola di Dio. E fu anche il desiderio del Signore quando lasciò i suoi discepoli (Giovanni 14:23-24).

Poi è necessario parlare di giudicio. Il regno di giustizia e di pace non può stabilirsi senza ciò. I delitti di Joab e gli oltraggi di Shimei devono ora essere rimessi in memoria. Ma ciò che ha fatto Barzillai per il re ed i suoi non è dimenticato neppure.

Salomone, tipo di Cristo, re di giustizia, renderà a ciascuno secondo l’opera sua come ce lo indica la seconda parte di questo capitolo. Il giorno in cui il Signore stabilirà il suo regno in gloria sarà anche quello delle retribuzioni (Matteo 25:31 a 46). Agli uni parlerà di vita eterna, agli altri di tormenti che saranno pure eterni. Sì, c'è un Giudice, un tribunale, una sentenza, uno stagno di fuoco. Ma vi è pure una «risurrezione di vita» per i credenti. E quella che anche Davide aspetta ormai. Egli s'addormenta coi suoi padri «dopo aver — come lo dichiara Atti 13:36 — servito al consiglio di Dio nella sua generazione...»

1 Re 3:1-15
1Or Salomone s’imparentò con Faraone, re di Egitto. Sposò la figliuola di Faraone, e la menò nella città di Davide, finché avesse finito di edificare la sua casa, la casa dell’Eterno e le mura di cinta di Gerusalemme.2Intanto il popolo non offriva sacrifizi che sugli alti luoghi, perché fino a que’ giorni non era stata edificata casa al nome dell’Eterno.3E Salomone amava l’Eterno e seguiva i precetti di Davide suo padre; soltanto offriva sacrifizi e profumi sugli alti luoghi.4Il re si recò a Gabaon per offrirvi sacrifizi, perché quello era il principale fra gli alti luoghi; e su quell’altare Salomone offerse mille olocausti.5A Gabaon, l’Eterno apparve di notte, in sogno, a Salomone. E Dio gli disse: "Chiedi quello che vuoi ch’io ti dia".6Salomone rispose: "Tu hai trattato con gran benevolenza il tuo servo Davide, mio padre, perch’egli camminava dinanzi a te con fedeltà, con giustizia, con rettitudine di cuore a tuo riguardo; tu gli hai conservata questa gran benevolenza, e gli hai dato un figliuolo che siede sul trono di lui, come oggi avviene.7Ora, o Eterno, o mio Dio, tu hai fatto regnar me, tuo servo, in luogo di Davide mio padre, e io non sono che un giovanetto, e non so come condurmi;8e il tuo servo è in mezzo al popolo che tu hai scelto, popolo numeroso, che non può esser contato né calcolato, tanto è grande.9Da’ dunque al tuo servo un cuore intelligente ond’egli possa amministrar la giustizia per il tuo popolo e discernere il bene dal male; poiché chi mai potrebbe amministrar la giustizia per questo tuo popolo che è così numeroso?"10Piacque al Signore che Salomone gli avesse fatta una tale richiesta.11E Dio gli disse: "Giacché tu hai domandato questo, e non hai chiesto per te lunga vita, né ricchezze, né la morte de’ tuoi nemici, ma hai chiesto intelligenza per poter discernere ciò ch’è giusto,12ecco, io faccio secondo la tua parola; e ti do un cuor savio e intelligente, in guisa che nessuno è stato simile a te per lo innanzi, e nessuno sorgerà simile a te in appresso.13E oltre a questo io ti do quello che non hai domandato: ricchezze e gloria; talmente, che non vi sarà durante tutta la tua vita alcuno fra i re che possa esserti paragonato.14E se cammini nelle mie vie osservando le mie leggi e i miei comandamenti, come fece Davide tuo padre, io prolungherò i tuoi giorni".15Salomone si svegliò, ed ecco era un sogno; tornò a Gerusalemme, si presentò davanti all’arca del patto del Signore, e offerse olocausti, sacrifizi di azioni di grazie e fece un convito a tutti i suoi servi.

Se questa notte il Signore vi dicesse come a Salomone: «Chiedi quello che vuoi ch’io ti dia», che cosa Gli rispondereste? Riflettete! Non sono certo che ognuno avrebbe come primo desiderio di ricevere... «un cuore che ascolti». Beni, buona riuscita, distrazioni, viaggi, possesso d'una bella automobile... tali sono i desideri della più parte dei giovani di questo mondo. Quali sono i nostri?

Un cuore che ascolti, o secondo altri traduttori un cuore intelligente che comprenda, ecco una domanda gradita a Dio e che è ancor possibile presentare oggi. «Se alcuno di voi manca di sapienza, la chieda a Dio che dona a tutti liberalmente... e gli sarà donata» (Giacomo 1:5). Non si può fare questa preghiera quando ci si crede già savi (Proverbi 3:7). Ma Salomone non ha un’elevata opinione di sé: «Io non sono che un giovanetto — dice egli — e non so né uscire né entrare» (vers. 7). Notiamo: è il cuore — non la testa — che deve ascoltare e comprendere. E infine consideriamo il nostro meraviglioso Modello che, nonostante la sua divina sapienza, dichiara per bocca del profeta: «Il Signore, l'Eterno... risveglia il mio orecchio, perch'io ascolti, come fanno i discepoli» (Isaia 50:4).

1 Re 3:16-28
16Allora due meretrici vennero a presentarsi davanti al re.17Una delle due disse: "Permetti, Signor mio! Io e questa donna abitavamo nella medesima casa, e io partorii nella camera dov’ella pure stava.18E il terzo giorno dopo che ebbi partorito io, questa donna partorì anch’ella; noi stavamo insieme, e non v’era da noi alcun estraneo; non c’eravamo che noi due in casa.19Ora, la notte passata, il bimbo di questa donna morì, perch’ella gli s’era coricata addosso.20Ed essa, alzatasi nel cuor della notte, prese il mio figliuolo d’accanto a me, mentre la tua serva dormiva, e lo pose a giacere sul suo seno, e sul mio seno pose il suo figliuolo morto.21E quando m’alzai la mattina per far poppare il mio figlio, ecco ch’era morto; ma, mirandolo meglio a giorno chiaro, m’accorsi che non era il mio figlio ch’io avea partorito".22L’altra donna disse: "No, il vivo è il figliuolo mio, e il morto è il tuo". Ma la prima replicò: "No, invece, il morto è il figliuolo tuo, e il vivo è il mio". Così altercavano in presenza del re.23Allora il re disse: "Una dice: Questo ch’è vivo è il figliuolo mio, e quello ch’è morto è il tuo; e l’altra dice: No, invece, il morto e il figliuolo tuo, e il vivo e il mio".24Il re soggiunse: "Portatemi una spada!" E portarono una spada davanti al re.25E il re disse: "Dividete il bambino vivo in due parti, e datene la metà all’una, e la metà all’altra".26Allora la donna di cui era il bambino vivo, sentendosi commuover le viscere per amore del suo figliuolo, disse al re: "Deh! Signor mio, date a lei il bambino vivo, e non l’uccidete, no!" Ma l’altra diceva: "Non sia né mio né tuo; si divida!"27Allora il re, rispondendo, disse: "Date a quella il bambino vivo, e non l’uccidete; la madre del bimbo è lei!"28E tutto Israele udì parlare del giudizio che il re avea pronunziato, e temettero il re perché vedevano che la sapienza di Dio era in lui per amministrare la giustizia.

In Israele, il re era anche il giudice supremo, figura di Cristo che sarà ad un tempo e l’uno e l'altro. Il giovane re Salomone ha tanto bisogno di sapienza divina per questo doppio compito: governare e giudicare il popolo. Ma la promessa di Dio si compie senza ritardo, e il celebre giudizio che rende nel caso di quelle due donne, lo fa conoscere in tutto Israele come qualcuno che ha ricevuto «la sapienza di Dio... per amministrare la giustizia» (vers. 28). Non è così che Absalom aveva cercato di stabilire la sua reputazione di giudice (2 Samuele 15:4). Come la giustizia avrebbe potuto regnare allorché quest'uomo empio, ribelle e micidiale si era impadronito del trono che Dio aveva destinato al suo fratello minore Salomone?

Uno solo è stato più savio di Salomone. Considerate Gesù fanciullo, «ripieno di sapienza», che stupiva i dottori per la sua intelligenza (Luca 2:40,47), poi durante il suo ministerio rispondeva a ciascuno secondo lo stato del suo cuore, discernendo i lacci che Gli erano tesi e confondendo i suoi avversari. «Che sapienza è questa che gli è data?» — si diceva di Lui (Marco 6:2).

1 Re 4:1-19
1Il re Salomone regnava su tutto Israele. E questi erano i suoi principali ufficiali:2Azaria, figliuolo del sacerdote Tsadok,3Elihoref ed Ahija, figliuoli di Scisa, erano segretari; Giosafat, figliuolo di Ahilud, era cancelliere;4Benaia, figliuolo di Jehoiada, era capo dell’esercito, Tsadok e Abiathar erano sacerdoti;5Azaria, figliuolo di Nathan, era capo degl’intendenti; Zabud, figliuolo di Nathan, era consigliere intimo del re.6Ahishar era maggiordomo, e Adoniram, figliuolo di Abda, era preposto ai tributi.7Salomone avea dodici intendenti su tutto Israele, i quali provvedevano al mantenimento del re e della sua casa; ciascuno d’essi dovea provvedervi per un mese all’anno.8Questi erano i loro nomi: Ben Hur, nella contrada montuosa di Efraim;9Ben-Deker, a Makats, a Shaalbim, a Beth-Scemesh, a Elon di Beth-Hanan;10Ben-Hesed, ad Arubboth; aveva Soco e tutto il paese di Hefer;11Ben-Abinadab, in tutta la regione di Dor; Tafath, figliuola di Salomone era sua moglie;12Baana, figliuolo d’Ahilud, avea Taanac, Meghiddo e tutto Beth-Scean, che è presso a Tsarthan, sotto Jizreel, da Beth-Scean ad Abel-Mehola, e fino al di là di Iokmeam;13Ben-Gheber, a Ramoth di Galaad; egli aveva i villaggi di Jair, figliuolo di Manasse, che sono in Galaad; aveva anche la regione di Argob ch’è in Basan, sessanta grandi città murate e munite di sbarre di rame;14Ahinadab, figliuolo d’Iddo, a Mahanaim;15Ahimaats, in Neftali; anche questi avea preso per moglie Basmath, figliuola di Salomone;16Baana, figliuolo di Hushai, in Ascer e ad Aloth;17Giosafat, figliuolo di Parna, in Issacar;18Scimei, figliuolo di Ela, in Beniamino;19Gheber, figliuolo di Uri, nel paese di Galaad, il paese di Sihon, re degli Amorei, e di Og, re di Basan. V’era un solo intendente per tutta questa regione.

Il regno di Salomone si è stabilito sulle solide basi della pace e della giustizia. Esso prefigura, come abbiamo detto, i tempi felici in cui, non solo Israele, ma il mondo intero sarà liberato dalla guerra e dall’ingiustizia. Per ora, nonostante tutti i loro sforzi, nonostante tutti i progressi tecnici e sociali, gli uomini non riescono a stabilire essi stessi quella pace e quella giustizia a cui ognuno tuttavia anela. Bisognerà però che prima Satana sia legato e che il «Figlio dell'uomo» prenda il dominio universale.

Considerate l’ordine perfetto che presiede all'amministrazione del regno. Dodici intendenti, uno per ogni mese dell'anno, hanno l'incarico di approvvigionare a turno la casa del re. Pensiamo a quel «servitore fedele e prudente che il padrone ha costituito sui domestici per dar loro il vitto a suo tempo» (Matteo 24:45).

Il Signore ha qualificato dei servitori: pastori, dottori... che hanno l’incarico di vegliare sul nutrimento spirituale dell'Assemblea. Ma, in modo più generale, ogni credente deve essere un fedele intendente, un buon amministratore dei «talenti» che il suo Maestro gli ha affidati per la Sua gloria.

1 Re 4:20-34
20Giuda e Israele erano numerosissimi, come la rena ch’è sulla riva del mare. Essi mangiavano e bevevano allegramente.21E Salomone dominava su tutti i regni di qua dal fiume, fino al paese dei Filistei e sino ai confini dell’Egitto. Essi gli recavano dei doni, e gli furon soggetti tutto il tempo ch’ei visse.22Or la provvisione de’ viveri di Salomone, per ogni giorno, consisteva in trenta cori di fior di farina e sessanta cori di farina ordinaria;23in dieci bovi ingrassati, venti bovi di pastura e cento montoni, senza contare i cervi, le gazzelle, i daini e il pollame di stia.24Egli dominava su tutto il paese di qua dal fiume, da Tifsa fino a Gaza, su tutti i re di qua dal fiume, ed era in pace con tutti i confinanti all’intorno.25E Giuda ed Israele, da Dan fino a Beer-Sceba, vissero al sicuro ognuno all’ombra della sua vite e del suo fico, tutto il tempo che regnò Salomone.26Salomone avea pure quarantamila greppie da cavalli per i suoi carri, e dodicimila cavalieri.27E quegli intendenti, un mese all’anno per uno, provvedevano al mantenimento del re Salomone e di tutti quelli che si accostavano alla sua mensa; e non lasciavano mancar nulla.28Facevano anche portar l’orzo e la paglia per i cavalli da tiro e da corsa nel luogo dove si trovava il re, ciascuno secondo gli ordini che avea ricevuti.29E Dio diede a Salomone sapienza, una grandissima intelligenza e una mente vasta com’è la rena che sta sulla riva del mare.30E la sapienza di Salomone superò la sapienza di tutti gli Orientali e tutta la sapienza degli Egiziani.31Era più savio d’ogni altro uomo, più di Ethan l’Ezrahita, più di Heman, di Calcol e di Darda, figliuoli di Mahol; e la sua fama si sparse per tutte le nazioni circonvicine.32Pronunziò tremila massime e i suoi inni furono in numero di mille e cinque.33Parlò degli alberi, dal cedro del Libano all’issopo che spunta dalla muraglia; parlò pure degli animali, degli uccelli, dei rettili, dei pesci.34Da tutti i popoli veniva gente per udire la sapienza di Salomone, da parte di tutti i re della terra che avean sentito parlare della sua sapienza.

Paragonate i due versetti 20 e 29. Il popolo e il cuore del re hanno una dimensione comune: quella della sabbia sulle spiagge. Vale a dire, Dio ha dato al suo unto un cuore abbastanza grande per contenere, per amare tutto quel gran popolo di cui è stato incaricato. Così l’amore del Signore è secondo la misura del numero di quelli che Gli appartengono, e non è oltrepassato dalla loro moltitudine. La croce ne è stata la prova. Egli vi ama tanto come se voi foste il suo solo riscattato. Non avremo mai finito di conoscere e comprendere «l'amore di Cristo che sopravanza ogni conoscenza» (Efesini 3:18-19).

Riposo per tutta la creazione, ecco quel che recherà anche il regno del Signore quaggiù. Salomone ha parlato sulle bestie, sugli uccelli, sui rettili, sui pesci. Cristo, il «Figlio dell’uomo» secondo il Salmo 8, «coronato di gloria e d'onore», dominerà su tutte le opere di Dio: pecore e buoi tutti quanti ed anche le fiere della campagna, gli uccelli del cielo e i pesci del mare... «O Signor nostro, quant'è magnifico il tuo nome in tutta la terra!» (Salmo 8:5 a 9).

1 Re 5:1-18
1Or Hiram, re di Tiro, avendo udito che Salomone era stato unto re in luogo di suo padre, gli mandò i suoi servi; perché Hiram era stato sempre amico di Davide.2E Salomone mandò a dire a Hiram:3"Tu sai che Davide, mio padre, non poté edificare una casa al nome dell’Eterno, del suo Dio, a motivo delle guerre nelle quali fu impegnato da tutte le parti, finché l’Eterno non gli ebbe posti i suoi nemici sotto la pianta de’ piedi.4Ma ora l’Eterno, il mio Dio, m’ha dato riposo d’ogn’intorno; io non ho più avversari, né mi grava alcuna calamità.5Ho quindi l’intenzione di costruire una casa al nome dell’Eterno, dell’Iddio mio, secondo la promessa che l’Eterno fece a Davide mio padre, quando gli disse: Il tuo figliuolo ch’io metterò sul tuo trono in luogo di te, sarà quello che edificherà una casa al mio nome.6Or dunque dà ordine che mi si taglino dei cedri del Libano. I miei servi saranno insieme coi servi tuoi, e io ti pagherò pel salario de’ tuoi servi tutto quello che domanderai; poiché tu sai che non v’è alcuno fra noi che sappia tagliare il legname, come quei di Sidone".7Quando Hiram ebbe udite le parole di Salomone, ne provò una gran gioia e disse: "Benedetto sia oggi l’Eterno, che ha dato a Davide un figliuolo savio per regnare sopra questo gran popolo".8E Hiram mandò a dire a Salomone: "Ho udito quello che m’hai fatto dire. Io farò tutto quello che desideri riguardo al legname di cedro e al legname di cipresso.9I miei servi li porteranno dal Libano al mare, e io li spedirò per mare su zattere fino al luogo che tu m’indicherai; quindi li farò sciogliere, e tu li prenderai; e tu, dal canto tuo, farai quel che desidero io, fornendo di viveri la mia casa".10Così Hiram dette a Salomone del legname di cedro e del legname di cipresso, quanto ei ne volle.11E Salomone dette a Hiram ventimila cori di grano per il mantenimento della sua casa, e venti cori d’olio vergine; Salomone dava tutto questo a Hiram, anno per anno.12L’Eterno diede sapienza a Salomone, come gli avea promesso; e vi fu pace tra Hiram e Salomone, e fecero tra di loro alleanza.13Il re Salomone fece una comandata d’operai in tutto Israele e furon comandati trentamila uomini.14Li mandava al Libano, diecimila al mese, alternativamente; un mese stavano sul Libano, e due mesi a casa; e Adoniram era preposto a questa comandata.15Salomone aveva inoltre settantamila uomini che portavano i pesi, e ottantamila scalpellini sui monti,16senza contare i capi, in numero di tremila trecento, preposti da Salomone ai lavori, e incaricati di dirigere gli operai.17Il re comandò che si scavassero delle pietre grandi, delle pietre di pregio, per fare i fondamenti della casa con pietre da taglio.18E gli operai di Salomone e gli operai di Hiram e i Ghiblei tagliarono e prepararono il legname e le pietre per la costruzione della casa.

Se Davide è stato il re di grazia, Salomone, il suo successore, appare come il re di gloria. Nei consigli di Dio la grazia e la gloria si seguono senza separarsi. E il credente, che già gode della grazia, riceverà anche la gloria alla venuta del Signore. Hiram, re di Tiro, aveva sempre amato Davide. Così, all’esaltazione di Salomone, egli partecipa alla gloria del gran re e riceve abbondantemente di che sovvenire ai suoi bisogni e a quelli del suo popolo. In cambio di questi benefizi, egli contribuirà alla costruzione del Tempio, che sarà l'impresa principale del regno di Salomone. Poiché ora che ha dato riposo ad Israele, l'Eterno può pure riposarsi e scambiare la tenda del viaggiatore in una dimora fissa. Come precedentemente il Tabernacolo, (ma con molte differenze) il Tempio di Salomone ci fornirà numerose illustrazioni di ciò che concerne le relazioni di Dio col suo popolo. Ecco già una prima differenza: la casa del deserto era posata sulla sabbia, mentre questa deve essere saldamente costruita su grandi pietre, delle pietre di pregio. «L'Eterno ha fondato la sua città sui monti santi» (Salmo 87:1).

1 Re 6:1-18
1Or il quattrocentottantesimo anno dopo l’uscita dei figliuoli d’Israele dal paese d’Egitto, nel quarto anno del suo regno sopra Israele, nel mese di Ziv, che è il secondo mese, Salomone cominciò a costruire la casa consacrata all’Eterno.2La casa che il re Salomone costruì per l’Eterno, avea sessanta cubiti di lunghezza, venti di larghezza, trenta di altezza.3Il portico sul davanti del luogo santo della casa avea venti cubiti di lunghezza rispondenti alla larghezza della casa, e dieci cubiti di larghezza sulla fronte della casa.4E il re fece alla casa delle finestre a reticolato fisso.5Egli costruì, a ridosso del muro della casa, tutt’intorno, de’ piani che circondavano i muri della casa: del luogo santo e del luogo santissimo; e fece delle camere laterali, tutt’all’intorno.6Il piano inferiore era largo cinque cubiti; quello di mezzo sei cubiti, e il terzo sette cubiti; perch’egli avea fatto delle sporgenze tutt’intorno ai muri esterni della casa, affinché le travi non fossero incastrate nei muri della casa.7Per la costruzione della casa si servirono di pietre già approntate alla cava; in guisa che nella casa, durante la sua costruzione, non s’udì mai rumore di martello, d’ascia o d’altro strumento di ferro.8L’ingresso del piano di mezzo si trovava al lato destro della casa; e per una scala a chiocciola si saliva al piano di mezzo, e dal piano di mezzo al terzo.9Dopo aver finito di costruire la casa, Salomone la coperse di travi e di assi di legno di cedro.10Fece i piani addossati a tutta la casa dando ad ognuno cinque cubiti d’altezza, e li collegò con la casa con delle travi di cedro.11E la parola dell’Eterno fu rivolta a Salomone dicendo:12"Quanto a questa casa che tu edifichi, se tu cammini secondo le mie leggi, se metti in pratica i miei precetti e osservi e segui tutti i miei comandamenti, io confermerò in tuo favore la promessa che feci a Davide tuo padre:13abiterò in mezzo ai figliuoli d’Israele, e non abbandonerò il mio popolo Israele".14Quando Salomone ebbe finito di costruire la casa,15ne rivestì le pareti interne di tavole di cedro, dal pavimento sino alla travatura del tetto; rivestì così di legno l’interno, e coperse il pavimento della casa di tavole di cipresso.16Rivestì di tavole di cedro uno spazio di venti cubiti in fondo alla casa, dal pavimento al soffitto; e riserbò quello spazio interno per farne un santuario, il luogo santissimo.17I quaranta cubiti sul davanti formavano la casa, vale a dire il tempio.18Il legno di cedro, nell’interno della casa, presentava delle sculture di colloquintide e di fiori sbocciati; tutto era di cedro, non si vedeva pietra.

Non sono più delle assi come nel Tabernacolo, ma delle pietre che sono adoperate per costruire la nuova casa. Bella figura dei credenti, che, come «pietre viventi» sono edificati «qual casa spirituale...» (1 Pietro 2:5; vedere Matteo 16:18). Ora il versetto 7 ci informa che le pietre erano state completamente preparate prima d’essere trasportate. Il mondo è «la cava» donde sono ricavati i riscattati, e dove essi sono tuttora gli oggetti d'un paziente lavoro di Dio, prima d'essere atti a venire introdotti nella Casa di gloria. Tale è la nostra condizione presente.

Oltre al luogo santo e al luogo santissimo, il Tempio aveva delle camere laterali che non esistevano nella casa del deserto. Esse erano riservate ai sacerdoti. Preziosa figura delle «molte dimore» preparate dal Signore nella Casa del Padre, onde Egli abbia con Sé i suoi. Pietre approntate; camere preparate! Il Signore ha preparato e prepara oggi ancora i suoi per occupare un posto nella Casa del Padre suo. È l’insegnamento del capitolo 13 di Giovanni. Ma Egli ha pure preparato il posto per i suoi come ci dice il capitolo 14 dello stesso Evangelo. Perfetto lavoro di amore del nostro Signore Gesù!

1 Re 6:19-38
19Salomone stabilì il santuario nell’interno, in fondo alla casa, per collocarvi l’arca del patto dell’Eterno.20Il santuario avea venti cubiti di lunghezza, venti cubiti di larghezza, e venti cubiti d’altezza. Salomone lo ricoprì d’oro finissimo; e davanti al santuario fece un altare di legno di cedro e lo ricoprì d’oro.21Salomone ricoprì d’oro finissimo l’interno della casa, e fece passare un velo per mezzo di catenelle d’oro davanti al santuario, che ricoprì d’oro.22Ricoprì d’oro tutta la casa, tutta quanta la casa, e ricoprì pur d’oro tutto l’altare che apparteneva al santuario.23E fece nel santuario due cherubini di legno d’ulivo, dell’altezza di dieci cubiti ciascuno.24L’una delle ali d’un cherubino misurava cinque cubiti, e l’altra, pure cinque cubiti; il che faceva dieci cubiti, dalla punta d’un’ala alla punta dell’altra.25Il secondo cherubino era parimente di dieci cubiti; ambedue i cherubini erano delle stesse dimensioni e della stessa forma.26L’altezza dell’uno dei cherubini era di dieci cubiti, e tale era l’altezza dell’altro.27E Salomone pose i cherubini in mezzo alla casa, nell’interno. I cherubini aveano le ali spiegate, in guisa che l’ala del primo toccava una delle pareti, e l’ala del secondo toccava l’altra parete; le altre ali si toccavano l’una l’altra con le punte, in mezzo alla casa.28Salomone ricoprì d’oro i cherubini.29E fece ornare tutte le pareti della casa, all’intorno, tanto all’interno quanto all’esterno, di sculture di cherubini, di palme e di fiori sbocciati.30E, tanto nella parte interiore quanto nella esteriore, ricoprì d’oro il pavimento della casa.31All’ingresso del santuario fece una porta a due battenti, di legno d’ulivo; la sua inquadratura, con gli stipiti, occupava la quinta parte della parete.32I due battenti erano di legno d’ulivo. Egli vi fece scolpire dei cherubini, delle palme e dei fiori sbocciati, e li ricoprì d’oro, stendendo l’oro sui cherubini e sulle palme.33Fece pure, per la porta del tempio, degli stipiti di legno d’ulivo, che occupavano il quarto della larghezza del muro,34e due battenti di legno di cipresso; ciascun battente si componeva di due pezzi mobili.35Salomone vi fece scolpire dei cherubini, delle palme e de’ fiori sbocciati e li ricoprì d’oro, che distese esattamente sulle sculture.36E costruì il muro di cinta del cortile interno con tre ordini di pietre lavorate e un ordine di travatura di cedro.37Il quarto anno, nel mese di Ziv, furon gettati i fondamenti della casa dell’Eterno;38e l’undecimo anno, nel mese di Bul, che è l’ottavo mese, la casa fu terminata in tutte le sue parti, secondo il disegno datone. Salomone mise sette anni a fabbricarla.

Il solo salmo di Salomone che ci sia riferito comincia così: «Se l’Eterno non edifica la casa, invano vi si affaticano gli edificatori...» (Salmo 127:1). Felice disposizione di spirito, e anche indispensabile di colui che costruiva la Casa dell'Eterno. È altrettanto necessario, qualunque sia l'impresa a cui poniam mano, di assicurarci, prima d'incominciare, che il Signore sia con noi per agire e benedire. E questo si applica in modo particolare a quelli che già pensassero di fondarsi una famiglia.

Non possiamo, a causa dello spazio, parlare in particolare di quella Casa meravigliosa. Essa aveva, come il Tabernacolo ma in proporzioni doppie, un luogo santo e un luogo santissimo, chiamato santuario su cui due grandi cherubini spiegavano le ali. Il velo che separava il luogo santo dal luogo santissimo non è menzionato qui; invece si tratta di porte di legno d’olivo. Oltre alle pietre, i materiali adoperati erano: il legno di cedro, simbolo di durata e di maestà, e l'oro puro della giustizia divina, di cui ogni cosa era ricoperta completamente. Ammirevole visione che conferma quella parola del Salmo 29:9: «E nel suo Tempio tutto esclama: Gloria!»

1 Re 7:1-12
1Poi Salomone costruì la sua propria casa, e la compì interamente in tredici anni.2Fabbricò prima di tutto la casa della "Foresta del Libano", di cento cubiti di lunghezza, di cinquanta di larghezza e di trenta d’altezza. Era basata su quattro ordini di colonne di cedro, sulle quali poggiava una travatura di cedro.3Un soffitto di cedro copriva le camere che poggiavano sulle colonne, e che erano in numero di quarantacinque, quindici per fila.4E v’erano tre ordini di camere, le cui finestre si trovavano le une dirimpetto alle altre lungo tutti e tre gli ordini.5E tutte le porte coi loro stipiti ed architravi erano quadrangolari, e le finestre dei tre ordini di camere si trovavano le une dirimpetto alle altre, in tutti e tre gli ordini.6Fece pure il portico di colonne, avente cinquanta cubiti di lunghezza e trenta di larghezza, con un vestibolo davanti, delle colonne, e una scalinata in fronte.7Poi fece il portico del trono dove amministrava la giustizia e che si chiamò il "Portico del giudizio"; e lo ricoprì di legno di cedro dal pavimento al soffitto.8E la casa sua, dov’egli dimorava, fu costruita nello stesso modo, in un altro cortile, dietro il portico. E fece una casa dello stesso stile di questo portico per la figliuola di Faraone, ch’egli avea sposata.9Tutte queste costruzioni erano di pietre scelte, tagliate a misura, segate con la sega, internamente ed esternamente, dai fondamenti ai cornicioni, e al di fuori fino al cortile maggiore.10Anche i fondamenti erano di pietre scelte, grandi, di pietre di dieci cubiti, e di pietre di otto cubiti.11E al di sopra c’erano delle pietre scelte, tagliate a misura, e del legname di cedro.12Il gran cortile avea tutto all’intorno tre ordini di pietre lavorate e un ordine di travi di cedro, come il cortile interiore della casa dell’Eterno e come il portico della casa.

Salomone mise molta diligenza nella costruzione del Tempio. Impiegò sette anni, mentre occorsero quarantasei anni ad Erode per riedificarlo (Giovanni 2:20).

Ora il re si occupa della propria casa senza spiegare la stessa fretta: gli sono necessari tredici anni. Impariamo anzitutto a fare bene, a fare attivamente quel che il Signore ci affida da compiere per Lui, prima di occuparci dei nostri propri affari.

Da savio architetto, dopo il Tempio, Salomone costruì ancora tre altre case: La sua (vers. 1), la casa della foresta del Libano col suo portico (vers. 2 a 7) e infine quella per la moglie, la figlia di Faraone (vers. 8). Ognuna di esse ci parla d’una sfera di relazioni di Dio con gli uomini. Se il Tempio è la figura della casa del Padre, la dimora personale di Salomone suggerisce piuttosto la «casa del Figlio», cioè la Chiesa o Assemblea (Ebrei 3:6). La casa della foresta del Libano parla dei rapporti futuri di Cristo, re di gloria, con Israele. È quivi che si trova il trono del giudicio. Infine la casa della figlia di Faraone evoca le Sue relazioni di Re con tutte le nazioni della terra.

1 Re 7:13-26
13Il re Salomone fece venire da Tiro Hiram,14figliuolo d’una vedova della tribù di Neftali; suo padre era di Tiro. Egli lavorava in rame; era pieno di sapienza, d’intelletto e d’industria per eseguire qualunque lavoro in rame. Egli si recò dal re Salomone ed eseguì tutti i lavori da lui ordinati.15Fece le due colonne di rame. La prima avea diciotto cubiti d’altezza, e una corda di dodici cubiti misurava la circonferenza della seconda.16E fuse due capitelli di rame, per metterli in cima alle colonne; l’uno avea cinque cubiti d’altezza, e l’altro cinque cubiti d’altezza.17Fece un graticolato, un lavoro d’intreccio, dei festoni a guisa di catenelle, per i capitelli ch’erano in cima alle colonne: sette per il primo capitello, e sette per il secondo.18E fece due ordini di melagrane attorno all’uno di que’ graticolati, per coprire il capitello ch’era in cima all’una delle colonne; e lo stesso fece per l’altro capitello.19I capitelli che erano in cima alle colonne nel portico eran fatti a forma di giglio, ed erano di quattro cubiti.20I capitelli posti sulle due colonne erano circondati da duecento melagrane, in alto, vicino alla convessità ch’era al di là del graticolato; c’eran duecento melagrane disposte attorno al primo, e duecento intorno al secondo capitello.21Egli rizzò le colonne nel portico del tempio; rizzò la colonna a man destra, e la chiamò Jakin; poi rizzò la colonna a man sinistra, e la chiamò Boaz.22In cima alle colonne c’era un lavoro fatto a forma di giglio. Così fu compiuto il lavoro delle colonne.23Poi fece il mare di getto, che avea dieci cubiti da un orlo all’altro; era di forma perfettamente rotonda, avea cinque cubiti d’altezza, e una corda di trenta cubiti ne misurava la circonferenza.24Sotto all’orlo lo circondavano delle colloquintide, dieci per cubito, facendo tutto il giro del mare; le colloquintide, disposte in due ordini, erano state fuse insieme col mare.25Questo posava su dodici buoi, dei quali tre guardavano a settentrione, tre a occidente, tre a mezzogiorno, e tre ad oriente; il mare stava su di essi, e le parti posteriori de’ buoi erano vòlte verso il di dentro.26Esso avea lo spessore d’un palmo; il suo orlo, fatto come l’orlo d’una coppa, avea la forma d’un fior di giglio; il mare conteneva duemila bati.

Per la confezione del Tabernacolo e degli oggetti che conteneva, l’Eterno aveva designato Betsaleel, un operaio abile «ripieno dello Spirito di Dio, di abilità, d'intelligenza e di sapere per ogni sorta di lavori...» (Esodo 31:2-3). Per la fabbricazione degli oggetti di rame (o di bronzo), Salomone fa appello a Hiram, di Tiro, un artigiano pure lui «pieno di sapienza, d'intelletto e di conoscenza per eseguire qualunque lavoro in rame» (vers. 14). Potessimo noi possedere tali qualità spirituali! Allora il Signore potrebbe adoperarci in ogni sorta di lavori, poiché questi non mancano.

Il primo lavoro di Hiram sono quelle due colonne dai meravigliosi capitelli. E noi pensiamo alla promessa che il Signore fa all’Assemblea di Filadelfia: «Chi vince io lo farò una colonna nel tempio dell'Iddio mio...» «Tu hai poca forza...» aveva detto a quei credenti (Apocalisse 3:12 e 8). Però i nomi di quelle colonne, Jakin e Boaz, significano rispettivamente: «Egli stabilirà» e «In Lui è la forza». Preziosa risposta alla condizione presente del riscattato: Poca forza sulla terra? Stabilità e forza per sempre nel cielo di gloria, di cui il tempio è la figura.

1 Re 7:38-51
38Poi fece le dieci conche di rame, ciascuna delle quali conteneva quaranta bati, ed era di quattro cubiti; e ogni conca posava sopra una delle dieci basi.39Egli collocò le basi così: cinque al lato destro della casa, e cinque al lato sinistro; e pose il mare al lato destro della casa, verso sud-est.40Hiram fece pure i vasi per le ceneri, le palette ed i bacini.41Così Hiram compì tutta l’opera che il re Salomone gli fece fare per la casa dell’Eterno: le due colonne, le due palle dei capitelli in cima alle colonne, i due reticolati per coprire le due palle dei capitelli in cima alle colonne,42le quattrocento melagrane per i due reticolati, a due ordini di melagrane per ogni reticolato che coprivano le due palle dei capitelli in cima alle colonne,43le dieci basi, le dieci conche sulle basi,44il mare, ch’era unico, e i dodici buoi sotto il mare;45i vasi per le ceneri, le palette e i bacini. Tutti questi utensili che Salomone fece fare a Hiram per la casa dell’Eterno, erano di rame tirato a pulimento.46Il re li fece fondere nella pianura del Giordano, in un suolo argilloso, fra Succoth e Tsarthan.47Salomone lasciò tutti questi utensili senza riscontrare il peso del rame, perché erano in grandissima quantità.48Salomone fece fabbricare tutti gli arredi della casa dell’Eterno: l’altare d’oro, la tavola d’oro sulla quale si mettevano i pani della presentazione;49i candelabri d’oro puro, cinque a destra e cinque a sinistra, davanti al santuario, con i fiori, le lampade e gli smoccolatoi, d’oro;50le coppe, i coltelli, i bacini, i cucchiai e i bracieri, d’oro fino; e i cardini d’oro per la porta interna della casa all’ingresso del luogo santissimo, e per la porta della casa all’ingresso del tempio.51Così fu compiuta tutta l’opera che il re Salomone fece eseguire per la casa dell’Eterno. Poi Salomone fece portare l’argento, l’oro e gli utensili che Davide suo padre avea consacrati, e li mise nei tesori della casa dell’Eterno.

Hiram ci parla dello Spirito Santo, «divino Operaio», occupato a preparare tutte le cose quaggiù — e in modo particolare il cuore dei credenti — in vista della gloria di Dio. Il mare, immensa conca di quasi cinque metri di diametro, doveva servire ai sacerdoti per lavarvisi, mentre le dieci conche, posate su dieci basi, erano adoperate per lavarvi le offerte (2 Cronache 4:6).

Dal versetto 48 in poi abbiamo l’enumerazione degli oggetti d'oro eseguiti da Salomone. Ora questi, che porta in seguito le cose sante di Davide suo padre (vers. 51), ci fa pensare a Gesù, il Figlio, che dispone di ciò che appartiene al Suo Padre. «Il Padre ama il Figliuolo, e gli ha dato ogni cosa in mano» (Giovanni 3:35). Notiamo ad un tempo che, contrariamente a quel che avvenne per il Tabernacolo (Esodo 35:21 a 29) non è parlato qui di ciò che il popolo ha dato. E ne comprendiamo il motivo: Nel cielo nulla può entrare di ciò che proviene dall'uomo. Tutto è divino, tutto è quivi l'opera esclusiva e perfetta del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo. Le tre Persone, che sono state occupate insieme della prima creazione, sono pure occupate insieme della gloria futura e della nuova creazione.

1 Re 8:1-11
1Allora Salomone radunò presso di sé a Gerusalemme gli anziani d’Israele e tutti i capi delle tribù, i principi delle famiglie de’ figliuoli d’Israele, per portar su l’arca del patto dell’Eterno, dalla città di Davide, cioè da Sion.2Tutti gli uomini d’Israele si radunarono presso il re Salomone nel mese di Ethanim, che è il settimo mese, durante la festa.3Arrivati che furono gli anziani d’Israele, i sacerdoti presero l’arca,4e portarono su l’arca dell’Eterno, la tenda di convegno, e tutti gli utensili sacri ch’erano nella tenda. I sacerdoti ed i Leviti eseguirono il trasporto.5Il re Salomone e tutta la raunanza d’Israele convocata presso di lui si raccolsero davanti all’arca, e immolarono pecore e buoi in tal quantità da non potersi contare né calcolare.6I sacerdoti portarono l’arca del patto dell’Eterno al luogo destinatole, nel santuario della casa, nel luogo santissimo, sotto le ali dei cherubini;7poiché i cherubini aveano le ali spiegate sopra il sito dell’arca, e coprivano dall’alto l’arca e le sue stanghe.8Le stanghe aveano una tale lunghezza che le loro estremità si vedevano dal luogo santo, davanti al santuario, ma non si vedevano dal di fuori. Esse son rimaste quivi fino al dì d’oggi.9Nell’arca non v’era altro se non le due tavole di pietra che Mosè vi avea deposte sullo Horeb, quando l’Eterno fece patto coi figliuoli d’Israele dopo che questi furono usciti dal paese d’Egitto.10Or avvenne che, mentre i sacerdoti uscivano dal luogo santo, la nuvola riempì la casa dell’Eterno,11e i sacerdoti non poterono rimanervi per farvi l’ufficio loro, a motivo della nuvola; poiché la gloria dell’Eterno riempiva la casa dell’Eterno.

La Casa è pronta, Dio vi farà la sua dimora. Salomone raduna i capi del popolo. E i sacerdoti introducono l’arca nel «santuario». Arca preziosa! Tipo di Cristo, essa ha condiviso le fatiche e sostenuto i combattimenti del popolo. Per esso, è penetrata nel fiume della morte. Ora essa entra nel suo riposo. Ma qualche cosa ricorderà sempre il cammino del deserto. Sono quelle stanghe visibili. Benché ormai inservibili, non dovevano essere tolte dai loro anelli.

Fra gli splendori del cielo, vedremo Gesù nella sua bellezza. Ma sulla sua Persona, una cosa commoverà profondamente i nostri cuori: i segni incancellabili delle sue sofferenze alla croce. Come quelle stanghe dell’arca, essi rimarranno nella gloria celeste in testimonianza eterna del suo amore divino. Come sono belli i piedi del Salvatore che si sono stancati sui sentieri di questo mondo affin di cercarci (Isaia 52:7) prima di essere trafitti sulla croce per salvarci! Hanno già ricevuto l'omaggio di Maria in quella felice casa di Betania che fu allora ripiena del profumo dell'olio odorifero! Pregusto della Casa del Padre che la gloria riempirà per sempre!

1 Re 8:12-30
12Allora Salomone disse: "L’Eterno ha dichiarato che abiterebbe nella oscurità!13Io t’ho costruito una casa per tua abitazione, un luogo ove tu dimorerai in perpetuo!"14Poi il re voltò la faccia, e benedisse tutta la raunanza d’Israele; e tutta la raunanza d’Israele stava in piedi.15E disse: "Benedetto sia l’Eterno, l’Iddio d’Israele, il quale di sua propria bocca parlò a Davide mio padre, e con la sua potenza ha adempito quel che avea dichiarato dicendo:16Dal giorno che trassi il mio popolo d’Israele dall’Egitto, io non scelsi alcuna città, fra tutte le tribù d’Israele, per edificarvi una casa, ove il mio nome dimorasse; ma scelsi Davide per regnare sul mio popolo d’Israele.17Or Davide, mio padre, ebbe in cuore di costruire una casa al nome dell’Eterno, dell’Iddio d’Israele;18ma l’Eterno disse a Davide mio padre: Quanto all’aver tu avuto in cuore di costruire una casa al mio nome, hai fatto bene ad aver questo in cuore;19però, non sarai tu che edificherai la casa; ma il tuo figliuolo che uscirà dalle tue viscere, sarà quegli che costruirà la casa al mio nome.20E l’Eterno ha adempita la parola che avea pronunziata; ed io son sorto in luogo di Davide mio padre, e mi sono assiso sul trono d’Israele, come l’Eterno aveva annunziato, ed ho costruita la casa al nome dell’Eterno, dell’Iddio d’Israele.21E vi ho assegnato un posto all’arca, nella quale è il patto dell’Eterno: il patto ch’egli fermò coi nostri padri, quando li trasse fuori dal paese d’Egitto".22Poi Salomone si pose davanti all’altare dell’Eterno, in presenza di tutta la raunanza d’Israele, stese le mani verso il cielo,23e disse: "O Eterno, Dio d’Israele! Non v’è Dio che sia simile a te né lassù in cielo, né quaggiù in terra! Tu mantieni il patto e la misericordia verso i tuoi servi che camminano in tua presenza con tutto il cuor loro.24Tu hai mantenuta la promessa da te fatta al tuo servo Davide, mio padre; e ciò che dichiarasti con la tua propria bocca, la tua mano oggi l’adempie.25Ora dunque, o Eterno, Dio d’Israele, mantieni al tuo servo Davide, mio padre, la promessa che gli facesti, dicendo: Non ti mancherà mai qualcuno che segga nel mio cospetto sul trono d’Israele, purché i tuoi figliuoli veglino sulla loro condotta, e camminino in mia presenza, come tu hai camminato.26Or dunque, o Dio d’Israele, s’avveri la parola che dicesti al tuo servo Davide mio padre!27Ma è egli proprio vero che Dio abiti sulla terra? Ecco, i cieli e i cieli de’ cieli non ti posson contenere; quanto meno questa casa che io ho costruita!28Nondimeno, o Eterno, Dio mio, abbi riguardo alla preghiera del tuo servo e alla sua supplicazione, ascoltando il grido e la preghiera che il tuo servo ti rivolge quest’oggi.29Siano gli occhi tuoi notte e giorno aperti su questa casa, sul luogo di cui dicesti: Quivi sarà il mio nome! Ascolta la preghiera che il tuo servo farà rivolto a questo luogo!30Ascolta la supplicazione del tuo servo e del tuo popolo d’Israele quando pregheranno rivolti a questo luogo; ascoltali dal luogo della tua dimora nei cieli; ascolta e perdona!

Tale era il tempio di Salomone ove l’arca era entrata per dimorarvi. Ma sapete voi che ognuno di noi possiede un piccolo tempio in cui Gesù vuole abitare? È il nostro cuore, l'avete capito. Allora permettete che vi chiediamo: Ha già il Signore la sua dimora nel tempio del vostro cuore?

Il re ora prende la parola. Si sostituendo al discendente di Aaronne, assume l’ufficio di sacerdote, perché è una figura di Cristo, re e sacerdote. Rammenta il passato: l'Egitto, la grazia verso Davide, il patto e le promesse.

Quattrocentottant’anni prima, sulla riva del mar Rosso, gl'Israeliti avevano cantato il cantico della liberazione: «Egli è il mio Dio, e gli preparerò un'abitazione... (versione corretta). Tu hai condotto con la tua bontà il popolo che hai riscattato; l'hai guidato con la tua forza verso la tua santa dimora... Tu li pianterai sul monte del tuo retaggio, nel luogo che hai preparato, o Eterno, per tua dimora, nel santuario, che le tue mani, o Signore, hanno stabilito» (Esodo 15:2,13,17). Quasi cinque secoli furono necessari onde queste parole si realizzassero. Fino a quel momento, lo stato del popolo non permetteva all'Eterno di abitare in mezzo ad esso. Parimente lo stato dei nostri cuori non giudicati è sovente l'ostacolo che impedisce al Signore di dimorarvi.

Ma il tempo non cancella i promessi di Dio (parag. 2 Pietro 3:4). Così piace a Salomone ripeterlo: «la Sua potenza ha adempito quel che avea dichiarato» (vers. 15), «l’Eterno ha adempita la parola che avea pronunziata» (vers. 20). Ricordiamo ancora una volta questa promessa del Signore Gesù: «dovunque due o tre son raunati nel nome mio, quivi son io in mezzo a loro» (Matteo 18:20).

1 Re 8:31-40
31Se uno pecca contro il suo prossimo, e si esige da lui il giuramento per costringerlo a giurare, se quegli viene a giurare davanti al tuo altare in questa casa,32tu ascoltalo dal cielo, agisci e giudica i tuoi servi; condanna il colpevole, facendo ricadere sul suo capo i suoi atti, e dichiara giusto l’innocente, trattandolo secondo la sua giustizia.33Quando il tuo popolo Israele sarà sconfitto dal nemico per aver peccato contro di te, se torna a te, se dà gloria al tuo nome e ti rivolge preghiere e supplicazioni in questa casa,34tu esaudiscilo dal cielo, perdona al tuo popolo d’Israele il suo peccato, e riconducilo nel paese che desti ai suoi padri.35Quando il cielo sarà chiuso e non vi sarà più pioggia a motivo dei loro peccati contro di te, se essi pregano rivolti a questo luogo, se dànno gloria al tuo nome e se si convertono dai loro peccati perché li hai afflitti,36tu esaudiscili dal cielo, perdona il loro peccato ai tuoi servi ed al tuo popolo d’Israele, ai quali mostrerai la buona strada per cui debbon camminare; e manda la pioggia sulla terra, che hai data come eredità al tuo popolo.37Quando il paese sarà invaso dalla carestia o dalla peste, dalla ruggine o dal carbone, dalle locuste o dai bruchi, quando il nemico assedierà il tuo popolo, nel suo paese, nelle sue città, quando scoppierà qualsivoglia flagello o epidemia,38ogni preghiera, ogni supplicazione che ti sarà rivolta da un individuo o dall’intero tuo popolo d’Israele, allorché ciascuno avrà riconosciuta la piaga del proprio cuore e stenderà le sue mani verso questa casa,39tu esaudiscila dal cielo, dal luogo della tua dimora, e perdona; agisci e rendi a ciascuno secondo le sue vie, tu, che conosci il cuore d’ognuno; poiché tu solo conosci il cuore di tutti i figliuoli degli uomini;40e fa’ sì ch’essi ti temano tutto il tempo che vivranno nel paese che tu desti ai padri nostri.

All’inizio di questa lunga e bella preghiera, il re Salomone ha esaltato la fedeltà, la bontà (vers. 23), la grandezza dell'Eterno (vers. 27). Ora riconosce ciò di cui il popolo è capace e quali possono essere le conseguenze dei suoi falli. I nostri pensieri vanno da Salomone a Cristo, gran sommo Sacerdote. Egli conosce bene la debolezza del cuore dei suoi e si rivolge a Dio prima che Satana abbia a vagliarli, chiedendo che la loro fede non venga meno. Ha fatto ciò per Pietro prima del suo rinnegamento (Luca 22:32)... e quante volte anche per noi senza che lo sappiamo, all'ora della tentazione. Veramente Dio conosce il cuore dell'uomo (vers. 39; vedere Geremia 17:9-10).

E dove questo cuore «ingannevole più d’ogni altra cosa e insanabilmente maligno» ha dato la sua completa misura? In quali circostanze Cristo ne ha conosciuto l'estrema malvagità? Non è forse alla croce ove questa malvagità si è interamente manifestata contro di Lui (Salmo 22:16)? Ma questo delitto il più orribile di tutti peccati d'Israele, sarà esso pure perdonato quando il popolo pentito si volgerà con «grazia e supplicazione» non verso questa casa, ma «verso Colui ch'essi hanno trafitto» (Zaccaria 12:10).

1 Re 8:41-53
41Anche lo straniero, che non è del tuo popolo d’Israele, quando verrà da un paese lontano a motivo del tuo nome,42perché si udrà parlare del tuo gran nome, della tua mano potente e del tuo braccio disteso quando verrà a pregarti in questa casa,43tu esaudiscilo dal cielo, dal luogo della tua dimora, e concedi a questo straniero tutto quello che ti domanderà, affinché tutti i popoli della terra conoscano il tuo nome per temerti, come fa il tuo popolo d’Israele, e sappiano che il tuo nome è invocato su questa casa che io ho costruita!44Quando il tuo popolo partirà per muover guerra al suo nemico seguendo la via per la quale tu l’avrai mandato, se innalza preghiera all’Eterno rivolto alla città che tu hai scelta e alla casa che io ho costruita al tuo nome,45esaudisci dal cielo le sue preghiere e le sue supplicazioni, e fagli ragione.46Quando peccheranno contro di te poiché non v’è uomo che non pecchi e tu ti sarai mosso a sdegno contro di loro e li avrai abbandonati in balìa del nemico che li menerà in cattività in un paese ostile, lontano o vicino,47se, nel paese dove saranno schiavi, rientrano in se stessi, se tornano a te e ti rivolgono supplicazioni nel paese di quelli che li hanno menati in cattività e dicono: Abbiam peccato, abbiamo operato iniquamente, siamo stati malvagi,48se tornano a te con tutto il loro cuore e con tutta l’anima loro nel paese dei loro nemici che li hanno menati in cattività, e ti pregano rivolti al loro paese, il paese che tu desti ai loro padri, alla città che tu hai scelta e alla casa che io ho costruita al tuo nome,49esaudisci dal cielo, dal luogo della tua dimora, le loro preghiere e le loro supplicazioni, e fa’ loro ragione;50perdona al tuo popolo che ha peccato contro di te, tutte le trasgressioni di cui si è reso colpevole verso di te, e muovi a pietà per essi quelli che li hanno menati in cattività, affinché abbiano compassione di loro;51giacché essi sono il tuo popolo, la tua eredità, e tu li hai tratti fuor dall’Egitto, di mezzo a una fornace da ferro!52Siano aperti gli occhi tuoi alle supplicazioni del tuo servo e alle supplicazioni del tuo popolo Israele, per esaudirli in tutto quello che ti chiederanno;53poiché tu li hai appartati da tutti i popoli della terra per farne la tua eredità; come dichiarasti per mezzo del tuo servo Mosè, quando traesti dall’Egitto i padri nostri, o Signore, o Eterno!"

Non basta per intercedere di conoscere la debolezza del cuore umano (vers. 46). Bisogna anche, come Salomone, aver fiducia nelle compassioni del cuore di Dio. Se Gesù, il nostro sommo Sacerdote e nostro Avvocato conosce molto bene il cuore dell’uomo, conosce anche quello del Padre suo. Ma il suo desiderio è che andiamo a Lui per farne l'esperienza personale (paragonate Giovanni 10:17 e 16:27).

«Ascolta e perdona»! Il nostro capitolo ci insegna che veramente si può andare a Dio in qualsiasi occasione. C’era posto ai piedi di Gesù per le più vili peccatrici, anche nella casa del fariseo (Luca 7:37). Oggi ancora, fedele alla sua promessa, non caccia fuori chi va a Lui (Giovanni 6:37).

Il peccato è la catena per mezzo della quale anche un credente può essere tenuto «prigioniero nel paese del nemico» (vers. 46), ma Dio è pronto a liberarlo. Tuttavia il sentiero del perdono passa necessariamente dalla confessione. «Io ti ho dichiarato il mio peccato,... e tu hai perdonato l’iniquità del mio peccato» (Salmo 32:5). Dio ascolta; Egli perdona; sì, Egli può perdonare tutto perché Gesù ha espiato tutto. «Se confessiamo i nostri peccati, Egli è fedele e giusto da rimetterci i peccati e purificarci da ogni iniquità» (1 Giovanni 1:9).

1 Re 8:54-66
54Or quando Salomone ebbe finito di rivolgere all’Eterno tutta questa preghiera e questa supplicazione, s’alzò di davanti all’altare dell’Eterno dove stava inginocchiato tenendo le mani stese verso il cielo.55E, levatosi in piè, benedisse tutta la raunanza d’Israele ad alta voce, dicendo:56"Benedetto sia l’Eterno, che ha dato riposo al suo popolo Israele, secondo tutte le promesse che avea fatte; non una delle buone promesse da lui fatte per mezzo del suo servo Mosè, è rimasta inadempiuta.57L’Eterno, il nostro Dio, sia con noi, come fu coi nostri padri; non ci lasci e non ci abbandoni,58ma inchini i nostri cuori verso di lui, affinché camminiamo in tutte le sue vie, e osserviamo i suoi comandamenti, le sue leggi e i suoi precetti, ch’egli prescrisse ai nostri padri!59E le parole di questa mia supplicazione all’Eterno siano giorno e notte presenti all’Eterno, all’Iddio nostro, ond’egli faccia ragione al suo servo e al suo popolo Israele, secondo che occorrerà giorno per giorno,60affinché tutti i popoli della terra riconoscano che l’Eterno è Dio e non ve n’è alcun altro.61Sia dunque il cuor vostro dato interamente all’Eterno, al nostro Dio, per seguire le sue leggi e osservare i suoi comandamenti come fate oggi!"62Poi il re e tutto Israele con lui offriron dei sacrifizi davanti all’Eterno.63Salomone immolò, come sacrifizio di azioni di grazie offerto all’Eterno, ventiduemila buoi e centoventimila pecore. Così il re e tutti i figliuoli d’Israele dedicarono la casa dell’Eterno.64In quel giorno il re consacrò la parte di mezzo del cortile, ch’è davanti alla casa dell’Eterno; poiché offrì quivi gli olocausti, le oblazioni e i grassi dei sacrifizi di azioni di grazie, giacché l’altare di rame, ch’è davanti all’Eterno, era troppo piccolo per contenere gli olocausti, le oblazioni e i grassi dei sacrifizi di azioni di grazie.65E in quel tempo Salomone celebrò la festa, e tutto Israele con lui. Ci fu una grande raunanza di gente, venuta da tutto il paese: dai dintorni di Hamath fino al torrente d’Egitto, e raccolta dinanzi all’Eterno, al nostro Dio, per sette giorni e poi per altri sette, in tutto quattordici giorni.66L’ottavo giorno licenziò il popolo; e quelli benedirono il re, e se n’andarono alle loro tende allegri e col cuore contento pel tutto il bene che l’Eterno avea fatto a Davide, suo servo, e ad Israele, suo popolo.

Il re ha terminato la lunga preghiera fatta in ginocchio (vers. 54). Speriamo che questa sia una posizione familiare a ciascuno dei nostri lettori e lettrici. Non c’è nulla di più prezioso né di più efficace come di mettersi in ginocchio almeno un momento ogni giorno e indirizzarsi a Dio — a voce alta di preferenza, quant'è possibile, per evitare la distrazione. E se anche dimentichiamo in seguito ciò che abbiamo chiesto, le nostre parole resteranno «giorno e notte presenti all'Eterno, all'Iddio nostro» (vers. 59).

Infine è detto che Egli fa ragione «giorno per giorno secondo occorrerà». Noi possiamo contare oggi sulla risposta di oggi, ma non su quella di domani. Poiché Dio sa che se ci desse fin d’ora tutto ad un tempo, ci adagieremmo su queste «provviste» per i giorni futuri e cesseremmo di contare su di Lui. Perciò Egli regola la cosa di un giorno, nel suo giorno, «giorno per giorno», e Gesù lo insegna pure: «Basta a ciascun giorno il suo affanno» (Matteo 6:34).

La cerimonia della «dedicazione» (o dell’inaugurazione) del tempio ha luogo nel momento della gran festa annuale delle Capanne, al settimo mese. Termina con dei sacrifici e con una gioia conforme a Deuteronomio 16:15.

1 Re 9:1-9
1Dopo che Salomone ebbe finito di costruire la casa dell’Eterno, la casa del re e tutto quello ch’ebbe gusto e volontà di fare,2l’Eterno gli apparve per la seconda volta, come gli era apparito a Gabaon,3e gli disse: "Io ho esaudita la tua preghiera e la supplicazione che hai fatta dinanzi a me; ho santificata questa casa che tu hai edificata per mettervi il mio nome in perpetuo; e gli occhi miei ed il mio cuore saran quivi sempre.4E quanto a te, se tu cammini dinanzi a me come camminò Davide, tuo padre, con integrità di cuore e con rettitudine, facendo tutto quello che t’ho comandato, e se osservi le mie leggi e i miei precetti,5io stabilirò il trono del tuo regno in Israele in perpetuo, come promisi a Davide tuo padre, dicendo: Non ti mancherà mai qualcuno che segga sul trono d’Israele.6Ma se voi o i vostri figliuoli vi ritraete dal seguir me, se non osservate i miei comandamenti e le mie leggi che io vi ho posti dinanzi, e andate invece a servire altri dèi ed a prostrarvi dinanzi a loro,7io sterminerò Israele d’in sulla faccia del paese che gli ho dato, rigetterò dal mio cospetto la casa che ho consacrata al mio nome, e Israele sarà la favola e lo zimbello di tutti i popoli.8E questa casa, per quanto sia così in alto, sarà desolata; e chiunque le passerà vicino rimarrà stupefatto e si metterà a fischiare; e si dirà: Perché l’Eterno ha egli trattato in tal guisa questo paese e questa casa? e si risponderà:9Perché hanno abbandonato l’Eterno, l’Iddio loro, il quale trasse i loro padri dal paese d’Egitto, si sono invaghiti d’altri dèi, si sono prostrati dinanzi a loro e li hanno serviti; ecco perché l’Eterno ha fatto venire tutti questi mali su loro".

L’opera intrapresa da Salomone è terminata. Il vers. 1 ci dice ch'egli ebbe piacere e volontà di farla. Non è forse una lezione che ci dà? Facciamo con piacere tutto ciò che il Signore ci chiede di compiere per Lui! Ora l'Eterno risponde alla preghiera del re. Questa casa ove abita la Sua gloria, sarà il Suo gran motivo per benedire Israele, per ascoltare, per perdonare. Noi sappiamo che ora il centro dei pensieri e dell'amore di Dio non è più una casa, ma «il Figliuol del suo amore... In Lui si compiacque il Padre di fare abitare tutta la pienezza» (Colossesi 1:13,19). Non è in un tempio fatto di mani, ma in un Uomo, che Dio è venuto ad abitare in mezzo a noi (Giovanni 1:14; 1 Timoteo 3:16). Talché gli occhi e il cuore del Padre sono del continuo su quest'Uomo perfetto (paragonate vers. 3). E noi possiamo ad ogni momento indirizzarci a Lui nel nome di Gesù per essere esauditi. «O Dio... vedi e riguarda la faccia del tuo Unto» (Salmo 84:9).

L’Eterno mette in seguito Salomone e il popolo sul piano della loro responsabilità. La Sua presenza in mezzo a loro esige da parte loro un'assoluta separazione dal male, altrimenti questo privilegio sarà loro tolto, e Israele, come nazione, sarà soppresso.

1 Re 9:10-28
10Or avvenne che, passati i venti anni nei quali Salomone costruì le due case, la casa dell’Eterno e la casa del re,11siccome Hiram, re di Tiro, avea fornito a Salomone legname di cedro e di cipresso, e oro, a piacere di lui, il re Salomone diede a Hiram venti città nel paese di Galilea.12Hiram uscì da Tiro per veder le città dategli da Salomone; ma non gli piacquero;13e disse: "Che città son queste che tu m’hai date, fratel mio?" E le chiamò "terra di Kabul" nome ch’è rimasto loro fino al dì d’oggi.14Hiram avea mandato al re centoventi talenti d’oro.15Or ecco quel che concerne gli operai presi e comandati dal re Salomone per costruire la casa dell’Eterno e la sua propria casa, Millo e le mura di Gerusalemme, Hatsor, Meghiddo e Ghezer.16Faraone, re d’Egitto, era salito a impadronirsi di Ghezer, l’avea data alle fiamme, ed avea ucciso i Cananei che abitavano la città; poi l’aveva data per dote alla sua figliuola, moglie di Salomone.17E Salomone ricostruì Ghezer, Beth-Horon inferiore,18Baalath e Tadmor nella parte deserta del paese,19tutte le città di rifornimento che gli appartenevano, le città per i suoi carri, le città per i suoi cavalieri, insomma tutto quello che gli piacque di costruire a Gerusalemme, al Libano e in tutto il paese del suo dominio.20Di tutta la popolazione ch’era rimasta degli Amorei, degli Hittei, dei Ferezei, degli Hivvei e dei Gebusei, che non erano de’ figliuoli d’Israele,21vale a dire dei loro discendenti ch’eran rimasti dopo di loro nel paese e che gl’Israeliti non avean potuto votare allo sterminio, Salomone fece tanti servi per le comandate; e tali son rimasti fino al dì d’oggi.22Ma de’ figliuoli d’Israele Salomone non impiegò alcuno come servo; essi furono la sua gente di guerra, i suoi ministri, i suoi principi, i suoi capitani, i comandanti dei suoi carri e de’ suoi cavalieri.23I capi, preposti da Salomone alla direzione dei suoi lavori, erano in numero di cinquecento cinquanta, incaricati di sorvegliare la gente che eseguiva i lavori.24Non appena la figliuola di Faraone salì dalla città di Davide alla casa che Salomone le avea fatto costruire, questi si mise a costruire Millo.25Tre volte all’anno Salomone offriva olocausti e sacrifizi di azioni di grazie sull’altare che egli aveva eretto all’Eterno, e offriva profumi su quello che era posto davanti all’Eterno. Così egli terminò definitivamente la casa.26Il re Salomone costruì anche una flotta ad Etsion-Gheber, presso Eloth, sul lido del mar Rosso, nel paese di Edom.27Hiram mandò su questa flotta, con la gente di Salomone, la sua propria gente: marinai, che conoscevano il mare.28Essi andarono ad Ofir, vi presero dell’oro, quattrocentoventi talenti, e li portarono al re Salomone.

Da parte di Salomone era un grave fallo dare al re di Tiro delle città che facevano parte del paese d’Israele. Può accadere anche a noi di abbandonare a profitto del mondo una parte della nostra eredità. Consideriamo, per esempio, come impieghiamo la domenica. Ci si priverà forse di assistere ad una riunione col pretesto di far piacere ad un amico. Siamo persuasi che tali concessioni siano una perdita per l'uno e per l'altro. Come potremmo condurre qualcuno a ricercare le verità divine ed i privilegi cristiani mostrando il poco caso che ne facciamo? Vedete Hiram! Non apprezza neppure il gesto di Salomone.

La fine del capitolo ci mostra il re, savio amministratore, che fortifica ed organizza il suo regno. Da una parte è in relazione con l’Eterno (vers. 25) e dall'altra con i diversi popoli e paesi che lo circondano. E per la prima volta dai tempi di Giosuè, tutti i Cananei sono assoggettati. Vi ricordate che essi sono una figura dei nemici delle anime nostre. Sono forse in libertà i nemici dell'anima nostra, ovvero abbiamo trovato in Cristo la forza che può sottometterli?

1 Re 10:1-13
1Or la regina di Sceba avendo udito la fama che circondava Salomone a motivo del nome dell’Eterno, venne a metterlo alla prova con degli enimmi.2Essa giunse a Gerusalemme con un numerosissimo séguito, con cammelli carichi di aromi, d’oro in gran quantità, e di pietre preziose; e, recatasi da Salomone, gli disse tutto quello che aveva in cuore.3Salomone rispose a tutte le questioni propostegli da lei, e non ci fu cosa che fosse oscura per il re, e ch’ei non sapesse spiegare.4E quando la regina di Sceba ebbe veduto tutta la sapienza di Salomone e la casa ch’egli aveva costruita5e le vivande della sua mensa e gli alloggi de’ suoi servi e l’ordine del servizio de’ suoi ufficiali e le loro vesti e i suoi coppieri e gli olocausti ch’egli offriva nella casa dell’Eterno, rimase fuori di sé dalla maraviglia.6E disse al re: "Quello che avevo sentito dire nel mio paese dei fatti tuoi e della tua sapienza era dunque vero.7Ma non ci ho creduto finché non son venuta io stessa, e non ho visto con gli occhi miei; ed ora, ecco, non me n’era stata riferita neppure la metà! La tua sapienza e la tua prosperità sorpassano la fama che me n’era giunta!8Beata la tua gente, beati questi tuoi servi che stanno del continuo dinanzi a te, ed ascoltano la tua sapienza.9Sia benedetto l’Eterno, il tuo Dio, il quale t’ha gradito, mettendoti sul trono d’Israele! L’Eterno ti ha stabilito re, per far ragione e giustizia, perch’egli nutre per Israele un amore perpetuo".10Poi ella donò al re centoventi talenti d’oro, grandissima quantità di aromi, e delle pietre preziose. Non furon mai più portati tanti aromi quanti ne diede la regina di Sceba al re Salomone.11(La flotta di Hiram che portava oro da Ofir, portava anche da Ofir del legno di sandalo in grandissima quantità, e delle pietre preziose,12e di questo legno di sandalo il re fece delle balaustrate per la casa dell’Eterno e per la casa reale, delle cetre e de’ saltèri per i cantori. Di questo legno di sandalo non ne fu più portato, e non se n’è più visto fino al dì d’oggi).13Il re Salomone diede alla regina di Sceba tutto quel che essa bramò e chiese, oltre a quello ch’ei le donò con la sua munificenza sovrana. Poi ella si rimise in cammino, e coi suoi servi se ne tornò al suo paese.

Il Signore ricorderà questa scena ai farisei per rilevare la loro incredulità: «La regina del Mezzodì... venne dalle estremità della terra per udir la sapienza di Salomone, ed ecco qui v’è più che Salomone» (Matteo 12:42). Il Figlio di Dio, il Re di gloria, è qui in figura dinanzi ai nostri occhi. E ci fa vedere come riceve colui o colei che va a Lui. Non sono né la gloria né le ricchezze del gran re che attirano alla sua corte la nobile visitatrice. Le hanno parlato della sapienza di Salomone in relazione col nome dell'Eterno, e volendo rendersene conto di presenza venne a fargli tutte le domande «che aveva in cuore».

Cari lettori, non vi basti d’aver udito parlare del Signore Gesù. Andate a Lui! Mettete da parte i vostri propri pensieri e recateGli tutte le vostre difficoltà, tutto ciò che, forse, grava sul vostro cuore. Allora farete personalmente l'esperienza della sua grandezza e della sua potenza, delle sue ricchezze e della sua sapienza, ma anche del suo meraviglioso amore. Egli è pronto a darvi tutto quel che desiderate, tutto quel che Gli domanderete (vers. 13, Giovanni 15:7).

Ciò che impressiona la regina alla corte di Salomone (vers. 4-5) ci fa pensare alla testimonianza resa al Signore da l’Assemblea (la sua casa), all'insegnamento della Parola (i cibi della sua mensa), al comportamento dei Suoi che deve essere degno di Lui (i alloggi, l'ordine, i vestiti dei suoi servitori). In tutti questi dettagli dovremmo mostrare chi è il grande Re al quale abbiamo l'onore di appartenere.

1 Re 10:14-29
14Or il peso dell’oro che giungeva ogni anno a Salomone, era di seicento sessantasei talenti,15oltre quello ch’ei percepiva dai mercanti, dal traffico dei negozianti, da tutti i re d’Arabia e dai governatori del paese.16E il re Salomone fece fare duecento scudi grandi d’oro battuto, per ognuno dei quali impiegò seicento sicli d’oro,17e trecento scudi d’oro battuto più piccoli, per ognuno dei quali impiegò tre mine d’oro; e il re li mise nella casa della "Foresta del Libano".18Il re fece pure un gran trono d’avorio, che rivestì d’oro finissimo.19Questo trono aveva sei gradini; la sommità del trono era rotonda dalla parte di dietro; il seggio avea due bracci, uno di qua e uno di là; presso i due bracci stavano due leoni,20e dodici leoni stavano sui sei gradini, da una parte e dall’altra. Niente di simile era ancora stato fatto in verun altro regno.21E tutte le coppe del re Salomone erano d’oro, e tutto il vasellame della casa della "Foresta del Libano" era d’oro puro. Nulla era d’argento; dell’argento non si faceva alcun conto al tempo di Salomone.22Poiché il re aveva in mare una flotta di Tarsis insieme con la flotta di Hiram; e la flotta di Tarsis, una volta ogni tre anni, veniva a portare oro, argento, avorio, scimmie e pavoni.23Così il re Salomone fu il più grande di tutti i re della terra per ricchezze e per sapienza.24E tutto il mondo cercava di veder Salomone per udir la sapienza che Dio gli avea messa in cuore.25E ognuno gli portava il suo dono: vasi d’argento, vasi d’oro, vesti, armi, aromi, cavalli e muli; e questo avveniva ogni anno.26Salomone radunò carri e cavalieri, ed ebbe mille quattrocento carri e dodicimila cavalieri, che distribuì nelle città dove teneva i suoi carri, e in Gerusalemme presso di sé.27E il re fece sì che l’argento era in Gerusalemme così comune come le pietre, e i cedri tanto abbondanti quanto i sicomori della pianura.28I cavalli che Salomone aveva, gli venivan menati dall’Egitto; le carovane di mercanti del re li andavano a prendere a mandre, per un prezzo convenuto.29Un equipaggio, uscito dall’Egitto e giunto a destinazione, veniva a costare seicento sicli d’argento; un cavallo, centocinquanta. Nello stesso modo, per mezzo di que’ mercanti, se ne facean venire per tutti i re degli Hittei e per i re della Siria.

Voi avreste certamente trovato piacere a contemplare Salomone, il più grande dei re della terra, vestito di abiti preziosi e magnifici, seduto sul suo trono d’avorio e d'oro. Che spettacolo doveva essere! E tuttavia il Signore, invitandoci a considerare i gigli dei campi, ci afferma che «Salomone con tutta la sua gloria, non era vestito come uno di loro» (Matteo 6:29). Così la più bella delle opere dell'uomo non raggiungerà mai la più modesta opera del Creatore.

Il Salmo 72, composto «a riguardo di Salomone», descrive questo regno di giustizia (vers. 1 a 4), di pace (vers. 7), di potenza (vers. 8 a 11), di grazia (vers. 12 a 14), di prosperità (vers. 16) e di benedizione (vers. 17). «I re di Sceba e di Seba gli offriranno doni... e gli sarà dato dell’oro di Sceba» (vers. 10,15). Nel nostro cap. 10, molti particolari illustrano la ricchezza, la sapienza e la potenza di questo figlio di Davide che regna in giustizia a Gerusalemme. Ma comprendiamo che qui vi è pure in figura, «più che Salomone». Centro di gloria, di prosperità e di benedizione per tutti i popoli, questo regno brillante non è che una debole figura del prossimo dominio universale del nostro Signore Gesù Cristo.

1 Re 11:1-13
1Or il re Salomone, oltre la figliuola di Faraone, amò molte donne straniere: delle Moabite, delle Ammonite, delle Idumee, delle Sidonie, delle Hittee,2donne appartenenti ai popoli dei quali l’Eterno avea detto al figliuoli d’Israele: "Non andate da loro e non vengano essi da voi; poiché essi certo pervertirebbero il vostro cuore per farvi seguire i loro dèi". A tali donne s’unì Salomone ne’ suoi amori.3Ed ebbe settecento principesse per mogli e trecento concubine; e le sue mogli gli pervertirono il cuore;4cosicché, al tempo della vecchiaia di Salomone, le sue mogli gl’inclinarono il cuore verso altri dèi; e il cuore di lui non appartenne tutto quanto all’Eterno, al suo Dio, come avea fatto il cuore di Davide suo padre.5E Salomone seguì Astarte, divinità dei Sidoni, e Milcom, l’abominazione degli Ammoniti.6Così Salomone fece ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno e non seguì pienamente l’Eterno, come avea fatto Davide suo padre.7Fu allora che Salomone costruì, sul monte che sta dirimpetto a Gerusalemme, un alto luogo per Kemosh, l’abominazione di Moab, e per Molec, l’abominazione dei figliuoli di Ammon.8E fece così per tutte le sue donne straniere, le quali offrivano profumi e sacrifizi ai loro dèi.9E l’Eterno s’indignò contro Salomone, perché il cuor di lui s’era alienato dall’Eterno, dall’Iddio d’Israele, che gli era apparito due volte,10e gli aveva ordinato, a questo proposito, di non andar dietro ad altri dèi; ma egli non osservò l’ordine datogli dall’Eterno.11E l’Eterno disse a Salomone: "Giacché tu hai agito a questo modo, e non hai osservato il mio patto e le leggi che t’avevo date, io ti strapperò di dosso il reame, e lo darò al tuo servo.12Nondimeno, per amor di Davide tuo padre, io non lo farò te vivente, ma lo strapperò dalle mani del tuo figliuolo.13Però, non gli strapperò tutto il reame, ma lascerò una tribù al tuo figliuolo, per amor di Davide mio servo, e per amor di Gerusalemme che io ho scelta".

Fin qui a mala pena abbiam visto un’ombra sullo splendore di questo regno eccezionale. Ed ecco che il cap. 11 comincia con un ma che svela ad un tratto, sotto le brillanti apparenze descritte precedentemente, uno stato dei più desolanti. Il re disobbedisce doppiamente alla legge, acquistandosi «molte mogli», e mogli straniere (Deuteronomio 17:17 e 7:3). Esse, nella sua vecchiaia, gli hanno distolto il cuore. Come mai poté accadere questo? Non aveva Salomone chiesto e ottenuto un cuore savio, un cuore che ascoltasse? Che cosa gli mancava ancora? Gli mancava una cosa: Egli non aveva custodito questo cuore, non aveva vegliato su quel che vi penetrava. L'Eterno gli aveva dato «un cuore vasto come la rena del mare», per permettergli di amare il suo gran popolo. Ed ecco che in quel cuore han preso posto mille donne straniere... con i loro idoli! Le proprie parole di Salomone si volgono contro lui stesso: «Custodisci il tuo cuore più d'ogni altra cosa, poiché da esso procedono i risultati della vita» (Proverbi 4:23, versione corretta). È quel che egli ha insegnato agli altri... e trascurato di fare per se stesso (vedere Romani 2:21 e 1 Corinzi 9:27). Non ha neppure tenuto conto dell'avvertimento del padre suo (cap. 2:3), poi del doppio avvertimento dell'Eterno (vers. 9-10).

1 Re 11:14-25
14L’Eterno suscitò un nemico a Salomone: Hadad, l’Idumeo, ch’era della stirpe reale di Edom.15Quando Davide sconfisse Edom, e Joab, capo dell’esercito, salì per seppellire i morti, e uccise tutti i maschi che erano in Edom;16(poiché Joab rimase in Edom sei mesi, con tutto Israele, finché v’ebbe sterminati tutti i maschi),17questo Hadad fuggì con alcuni Idumei, servi di suo padre, per andare in Egitto. Hadad era allora un giovinetto.18Quelli dunque partirono da Madian, andarono a Paran, presero seco degli uomini di Paran, e giunsero in Egitto da Faraone, re d’Egitto, il quale diede a Hadad una casa, provvide al suo mantenimento, e gli assegnò dei terreni.19Hadad entrò talmente nelle grazie di Faraone, che questi gli diede per moglie la sorella della propria moglie, la sorella della regina Tahpenes.20E la sorella di Tahpenes gli partorì un figliuolo, Ghenubath, che Tahpenes divezzò in casa di Faraone; e Ghenubath rimase in casa di Faraone tra i figliuoli di Faraone.21Or quando Hadad ebbe sentito in Egitto che Davide s’era addormentato coi suoi padri e che Joab, capo dell’esercito, era morto, disse a Faraone: "Dammi licenza ch’io me ne vada al mio paese".22E Faraone gli rispose: "Che ti manca da me perché tu cerchi d’andartene al tuo paese?" E quegli replicò: "Nulla; nondimeno, ti prego, lasciami partire".23Iddio suscitò un altro nemico a Salomone: Rezon, figliuolo d’Eliada, ch’era fuggito dal suo signore Hadadezer, re di Tsoba.24Ed egli avea radunato gente intorno a sé ed era diventato capo banda, quando Davide massacrò i Siri. Egli ed i suoi andarono a Damasco, vi si stabilirono, e regnarono in Damasco.25E Rezon fu nemico d’Israele per tutto il tempo di Salomone; e questo, oltre il male già fatto da Hadad. Aborrì Israele e regnò sulla Siria.

Quando si tratta dell’uomo e della sua responsabilità constatiamo ancora e sempre il fallimento più totale. La storia di Salomone lo dimostra meglio di qualsiasi altra. È stato il più savio, il più ricco e il più potente di quelli che sono vissuti sotto il sole. Ha edificato per Dio un tempio grandioso, opera senza pari. Ma più l'uomo è elevato, più la sua caduta è fragorosa. Pensiamo all'esempio che questo re debole ha dato a tutto Israele. E ad un tempo pensiamo all'esempio che noi diamo agli altri! Quando la nostra condotta non è conforme alla nostra posizione, siamo per loro un'occasione di caduta.

Dio suscita a Salomone degli avversari, al tempo della sua vecchiaia. Dapprima fuori del regno: Adad e Rezon. In seguito, Geroboamo all’interno del regno. Purtroppo, non vediamo il re rientrare in sé stesso, né tornare a Dio con tutto il cuore — secondo le proprie parole del cap. 8:47-48. Non si volge neppure verso l'Eterno per dirGli: «Ascolta e perdona». E tuttavia non era forse la via che, nella sua preghiera, aveva tracciata a quelli che avrebbero avuto da fare con dei nemici, come conseguenza dei loro peccati?

1 Re 11:26-43
26Anche Geroboamo, servo di Salomone, si ribellò contro il re. Egli era figlio di Nebat, Efrateo di Tsereda, e avea per madre una vedova che si chiamava Tserua.27La causa per cui si ribellò contro il re, fu questa. Salomone costruiva Millo e chiudeva la breccia della città di Davide suo padre.28Or Geroboamo era un uomo forte a valoroso; e Salomone, veduto come questo giovine lavorava, gli diede la sorveglianza di tutta la gente della casa di Giuseppe, comandata ai lavori.29In quel tempo avvenne che Geroboamo, essendo uscito da Gerusalemme, s’imbatté per istrada nel profeta Ahija di Scilo, che portava un mantello nuovo; ed erano loro due soli nella campagna.30Ahija prese il mantello nuovo che aveva addosso, lo stracciò in dodici pezzi,31e disse a Geroboamo: "Prendine per te dieci pezzi, perché l’Eterno, l’Iddio d’Israele, dice così: Ecco, io strappo questo regno dalle mani di Salomone, e te ne darò dieci tribù,32ma gli resterà una tribù per amor di Davide mio servo, e per amor di Gerusalemme, della città che ho scelta fra tutte le tribù d’Israele.33E ciò, perché i figliuoli d’Israele m’hanno abbandonato, si sono prostrati davanti ad Astarte, divinità dei Sidoni, davanti a Kemosh, dio di Moab e davanti a Milcom, dio dei figliuoli d’Ammon, e non han camminato nelle mie vie per fare ciò ch’è giusto agli occhi miei e per osservare le mie leggi e i miei precetti, come fece Davide, padre di Salomone.34Nondimeno non torrò dalle mani di lui tutto il regno, ma lo manterrò principe tutto il tempo della sua vita, per amor di Davide, mio servo, che io scelsi, e che osservò i miei comandamenti e le mie leggi;35ma torrò il regno dalle mani del suo figliuolo, e te ne darò dieci tribù;36e al suo figliuolo lascerò una tribù affinché Davide, mio servo, abbia sempre una lampada davanti a me in Gerusalemme, nella città che ho scelta per mettervi il mio nome.37Io prenderò dunque te, e tu regnerai su tutto quello che l’anima tua desidererà, e sarai re sopra Israele.38E se tu ubbidisci a tutto quello che ti comanderò, e cammini nelle mie vie, e fai ciò ch’è giusto agli occhi miei, osservando le mie leggi e i miei comandamenti, come fece Davide mio servo, io sarò con te, ti edificherò una casa stabile, come ne edificai una a Davide, e ti darò Israele;39e umilierò così la progenie di Davide, ma non per sempre".40Perciò Salomone cercò di far morire Geroboamo; ma questi si levò e fuggì in Egitto presso Scishak, re d’Egitto, e rimase in Egitto fino alla morte di Salomone.41Or il rimanente delle gesta di Salomone, tutto quello che fece, e la sua sapienza sta scritto nel libro delle gesta di Salomone.42Salomone regnò a Gerusalemme, su tutto Israele, quarant’anni.43Poi Salomone s’addormentò coi suoi padri, e fu sepolto nella città di Davide suo padre; e Roboamo suo figliuolo gli succedette nel regno.

Come Dio aveva preparato Davide mentre Saul viveva ancora, così Egli suscita Geroboamo durante la vita di Salomone. Proprio come aveva fatto Saul, Salomone cerca di far morire colui che l’Eterno gli ha designato per successore, (vers. 40). Non si china sotto la disciplina. Che differenza con Davide che riceveva tutto dalla mano di Dio compresi gli oltraggi di Shimei! Davide aveva incominciato bene la sua vita; l'aveva continuata male, ma l'aveva ben terminata; Salomone ha incominciato bene la sua carriera, l'ha continuata bene, e l'ha finita male. Citiamo ancora un esempio inverso: Giacobbe, i cui giorni furono «corti e malvagi» (Genesi 47:9), ebbe una bella fine (Ebrei 11:21).

Questo tentativo di omicidio è l’ultimo atto di Salomone che ci sia riferito! Poi si addormenta coi suoi padri. Secondo la sua propria dichiarazione, egli aveva avuto «un tempo per vivere». Ora viene per lui il «tempo per morire» (Ecclesiaste 3:2). Caro lettore, voi non sapete quando questo tempo verrà per voi. Ma quel che dovete sapere è che il tempo per vivere è anche il tempo per credere, e il tempo per vivere per Cristo.

1 Re 12:1-15
1Roboamo andò a Sichem, perché tutto Israele era venuto a Sichem per farlo re.2Quando Geroboamo, figliuolo di Nebat, ebbe di ciò notizia, si trovava ancora in Egitto dov’era fuggito per scampare dal re Salomone; stava in Egitto,3e quivi lo mandarono a chiamare. Allora Geroboamo e tutta la raunanza d’Israele vennero a parlare a Roboamo, e gli dissero:4"Tuo padre ha reso duro il nostro giogo; ora rendi tu più lieve la dura servitù e il giogo pesante che tuo padre ci ha imposti, e noi ti serviremo".5Ed egli rispose loro: "Andatevene, e tornate da me fra tre giorni". E il popolo se ne andò.6Il re Roboamo si consigliò coi vecchi ch’erano stati al servizio del re Salomone suo padre mentre era vivo, e disse: "Che mi consigliate voi di rispondere a questo popolo?"7E quelli gli parlarono così: "Se oggi tu ti fai servo di questo popolo, se tu gli cedi, se gli rispondi e gli parli con bontà, ti sarà servo per sempre".8Ma Roboamo abbandonò il consiglio datogli dai vecchi, e si consigliò coi giovani ch’eran cresciuti con lui ed erano al suo servizio,9e disse loro: "Come consigliate voi che rispondiamo a questo popolo che m’ha parlato dicendo: Allevia il giogo che tuo padre ci ha imposto?"10E i giovani ch’erano cresciuti con lui, gli parlarono così: "Ecco quel che dirai a questo popolo che s’è rivolto a te dicendo: Tuo padre ha reso pesante il nostro giogo, e tu ce lo allevia! Gli risponderai così: Il mio dito mignolo è più grosso del corpo di mio padre;11ora, mio padre vi ha caricati d’un giogo pesante, ma io lo renderò più pesante ancora; mio padre vi ha castigati con la frusta, e io vi castigherò coi flagelli a punte".12Tre giorni dopo, Geroboamo e tutto il popolo vennero da Roboamo, come aveva ordinato il re dicendo: "Tornate da me fra tre giorni".13E il re rispose aspramente, abbandonando il consiglio che i vecchi gli aveano dato;14e parlò al popolo secondo il consiglio dei giovani, dicendo: "Mio padre ha reso pesante il vostro giogo, ma io lo renderò più pesante ancora; mio padre vi ha castigati con la frusta, e io vi castigherò coi flagelli a punte".15Così il re non diede ascolto al popolo; perché questa cosa era diretta dall’Eterno, affinché si adempisse la parola da lui detta per mezzo di Ahija di Scilo a Geroboamo, figliuolo di Nebat.

Roboamo succede al padre, il quale si era un tempo fatto questa domanda: L’uomo che verrà dopo di me, sarà savio o stolto? (Ecclesiaste 2:18-19). Tre giorni bastano al povero Roboamo per darci la risposta. Il figlio dell'uomo più savio è sprovvisto d'intelligenza. E non lo vediamo come il padre chiedere all'Eterno un cuore savio. Nella sua gioventù, all'età in cui normalmente si deve imparare, non ha saputo approfittare degli insegnamenti della sapienza contenuti nel libro dei Proverbi, il cui autore è Salomone. Tuttavia questo libro incominciava così: «Ascolta, figliuol mio, l'istruzione di tuo padre...» (Proverbi 1:8). Talché all'età di quarant'anni, al tempo delle responsabilità, gli mancano totalmente l'esperienza, il buon senno, e soprattutto l'umiltà. Abbandona il consiglio dei vecchi, preferendo seguire l'imprudente consiglio dei giovani. Alcuni ragazzi ascoltano forse più volentieri i giovani della loro età che i genitori o le persone più anziane? Tendenza ben pericolosa! Vedete qui le sue conseguenze. Ma Dio si serve di questa mancanza di saggezza di Roboamo, come pure dei falli del popolo, per compiere quel che aveva deciso contro la casa di Davide.

1 Re 12:16-33
16E quando tutto il popolo d’Israele vide che il re non gli dava ascolto, rispose al re, dicendo: "Che abbiam noi da fare con Davide? Noi non abbiam nulla di comune col figliuolo d’Isai! Alle tue tende, o Israele! Provvedi ora tu alla tua casa, o Davide!" E Israele se ne andò alle sue tende.17Ma sui figliuoli d’Israele che abitavano nelle città di Giuda, regnò Roboamo.18E il re Roboamo mandò loro Adoram, preposto alle comandate; ma tutto Israele lo lapidò, ed egli morì. E il re Roboamo salì in fretta sopra un carro per fuggire a Gerusalemme.19Così Israele si ribellò alla casa di Davide, ed è rimasto ribelle fino al dì d’oggi.20E quando tutto Israele ebbe udito che Geroboamo era tornato, lo mandò a chiamare perché venisse nella raunanza, e lo fece re su tutto Israele. Nessuno seguitò la casa di Davide, tranne la sola tribù di Giuda.21E Roboamo, giunto che fu a Gerusalemme, radunò tutta la casa di Giuda e la tribù di Beniamino, centottantamila uomini, guerrieri scelti, per combattere contro la casa d’Israele e restituire il regno a Roboamo, figliuolo di Salomone.22Ma la parola di Dio fu così rivolta a Scemaia, uomo di Dio:23"Parla a Roboamo, figliuolo di Salomone, re di Giuda, a tutta la casa di Giuda e di Beniamino e al resto del popolo, e di’ loro:24Così parla l’Eterno: Non salite a combattere contro i vostri fratelli, i figliuoli d’Israele! Ognuno se ne torni a casa sua; perché questo è avvenuto per voler mio". Quelli ubbidirono alla parola dell’Eterno, e se ne tornaron via secondo la parola dell’Eterno.25Geroboamo edificò Sichem nella contrada montuosa di Efraim, e vi si stabilì; poi uscì di là, ed edificò Penuel.26E Geroboamo disse in cuor suo: "Ora il regno potrebbe benissimo tornare alla casa di Davide.27Se questo popolo sale a Gerusalemme per offrir dei sacrifizi nella casa dell’Eterno, il suo cuore si volgerà verso il suo signore, verso Roboamo re di Giuda, e mi uccideranno, e torneranno a Roboamo re di Giuda".28Il re, quindi, dopo essersi consigliato, fece due vitelli d’oro e disse al popolo: "Siete ormai saliti abbastanza a Gerusalemme! O Israele, ecco i tuoi dèi, che ti hanno tratto dal paese d’Egitto!"29E ne mise uno a Bethel, e l’altro a Dan.30Questo diventò un’occasione di peccato; perché il popolo andava fino a Dan per presentarsi davanti ad uno di que’ vitelli.31Egli fece anche delle case d’alti luoghi, e creò dei sacerdoti presi qua e là di fra il popolo, e che non erano de’ figliuoli di Levi.32Geroboamo istituì pure una solennità nell’ottavo mese, nel quindicesimo giorno del mese, simile alla solennità che si celebrava in Giuda, e offrì dei sacrifizi sull’altare. Così fece a Bethel perché si offrissero sacrifizi ai vitelli ch’egli avea fatti; e a Bethel stabilì i sacerdoti degli alti luoghi che aveva eretti.33Il quindicesimo giorno dell’ottavo mese, mese che aveva scelto di sua testa, Geroboamo salì all’altare che aveva costruito a Bethel, fece una festa per i figliuoli d’Israele, e salì all’altare per offrire profumi.

In seguito all’intransigenza di Roboamo, dieci tribù si sono separate. Geroboamo diventa il loro re. I discendenti di Salomone non conserveranno che la tribù di Giuda e di Beniamino. Da questo momento seguiremo parallelamente la storia di questi due regni. Sino alla fine del 2° Libro dei Re sarà piuttosto quella del regno d'Israele (le dieci tribù) mentre il 2° Libro delle Cronache riprenderà la narrazione in rapporto col regno di Giuda.

Con una breve frase Dio ferma la guerra civile che stava preparandosi: «Questo è avvenuto per voler mio» (vers. 24). Breve frase, è vero, ma tanto importante anche per noi! Una difficoltà, un impedimento vengono forse a contrariare i nostri piani? Ascoltiamo, tendiamo l’orecchio! Udremo senza dubbio la stessa voce che ci dice: «Questo è avvenuto per voler mio».

Poi ci sono riferiti i primi atti di Geroboamo. Egli stabilisce due vitelli d’oro (paragonate il vers. 28 con Esodo 32:4), elementi principali d'un culto interamente inventato dall'uomo. Ora la propria volontà non è mai tanto colpevole quanto in materia di religione. E, da un regno all'altro, udremo parlare di questo peccato di Geroboamo.

1 Re 13:1-19
1Ed ecco che un uomo di Dio giunse da Giuda a Bethel per ordine dell’Eterno, mentre Geroboamo stava presso l’altare per ardere il profumo;2e per ordine dell’Eterno si mise a gridare contro l’altare e a dire: "Altare, altare! così dice l’Eterno: Ecco, nascerà alla casa di Davide un figliuolo, per nome Giosia, il quale immolerà su di te i sacerdoti degli alti luoghi che su di te ardono profumi e s’arderanno su di te ossa umane".3E quello stesso giorno diede un segno miracoloso dicendo: "Questo è il segno che l’Eterno ha parlato: ecco, l’altare si spaccherà, e la cenere che v’è sopra si spanderà".4Quando il re Geroboamo ebbe udita la parola che l’uomo di Dio avea gridata contro l’altare di Bethel, stese la mano dall’alto dell’altare, e disse: "Pigliatelo!" Ma la mano che Geroboamo avea stesa contro di lui si seccò, e non poté più ritirarla a sé.5E l’altare si spaccò; e la cenere che v’era sopra si disperse, secondo il segno che l’uomo di Dio avea dato per ordine dell’Eterno.6Allora il re si rivolse all’uomo di Dio, e gli disse: "Deh, implora la grazia dell’Eterno, del tuo Dio, e prega per me affinché mi sia resa la mano". E l’uomo di Dio implorò la grazia dell’Eterno, e il re riebbe la sua mano, che tornò com’era prima.7E il re disse all’uomo di Dio: "Vieni meco a casa; ti ristorerai, e io ti farò un regalo".8Ma l’uomo di Dio rispose al re: "Quand’anche tu mi dessi la metà della tua casa, io non entrerò da te, e non mangerò pane né berrò acqua in questo luogo;9poiché questo è l’ordine che m’è stato dato dall’Eterno: Tu non vi mangerai pane né berrai acqua, e non tornerai per la strada che avrai fatta, andando".10Così egli se ne andò per un’altra strada, e non tornò per quella che avea fatta, venendo a Bethel.11Or v’era un vecchio profeta che abitava a Bethel; e uno de’ suoi figliuoli venne a raccontargli tutte le cose che l’uomo di Dio avea fatte in quel giorno a Bethel, e le parole che avea dette al re. Il padre, udito ch’ebbe il racconto,12disse ai suoi figliuoli: "Per qual via se n’è egli andato?" Poiché i suoi figliuoli avean veduto la via per la quale se n’era andato l’uomo di Dio venuto da Giuda.13Ed egli disse ai suoi figliuoli: "Sellatemi l’asino". Quelli gli sellarono l’asino; ed egli vi montò su,14andò dietro all’uomo di Dio, e lo trovò a sedere sotto un terebinto, e gli disse: "Sei tu l’uomo di Dio venuto da Giuda?" Quegli rispose: "Son io".15Allora il vecchio profeta gli disse: "Vieni meco a casa mia, e prendi un po’ di cibo".16Ma quegli rispose: "Io non posso tornare indietro teco, né entrare da te; e non mangerò pane né berrò acqua teco in questo luogo;17poiché m’è stato detto, per ordine dell’Eterno: Tu non mangerai quivi pane, né berrai acqua, e non tornerai per la strada che avrai fatta, andando".18L’altro gli disse: "Anch’io son profeta come sei tu; e un angelo mi ha parlato per ordine dell’Eterno, dicendo: Rimenalo teco in casa tua, affinché mangi del pane e beva dell’acqua". Costui gli mentiva.19Così, l’uomo di Dio tornò indietro con l’altro, e mangiò del pane e bevve dell’acqua in casa di lui.

In un giorno, «che aveva scelto di sua propria iniziativa», Geroboamo celebra una festa a Bethel in onore del suo vitello d’oro. Ma qualcuno viene a turbare la cerimonia. È un profeta! Giunge da Giuda con le parole più severe: «Altare, altare! così dice l'Eterno!...» L'altare si spacca; il re ribelle è colpito, poi guarito dalla potenza di Dio. La grazia brilla nella guarigione d'un uomo così empio. Dio ci benedice secondo quello che Egli è, e mai secondo quello che siamo. Questa grazia avrebbe dovuto parlare al re.

Il profeta aveva ricevuto l’ordine di andarsene appena finita la sua missione. Riposarsi, mangiare e bere sul territorio di quelle tribù disobbedienti, sarebbe stato contraddire le parole di giudicio ch'egli aveva pronunciate. Non possiamo mostrare nessuna comunione con organizzazioni religiose non sottomesse alla Scrittura.

Il vecchio profeta, i cui figli sembra abbiano assistito alla festa del vitello d’oro, non era al suo posto, a Bethel. Per questo motivo, benché abitasse nella città ove bisognava compiere un servizio, non ne era stato incaricato dall'Eterno. Ma attirando in casa sua l'uomo di Dio, il vecchio giustificava la sua falsa posizione e aumentava la sua reputazione. Cosa ben seria! Se il profeta di Giuda fosse stato più sollecito a lasciare quei luoghi, probabilmente non sarebbe stato raggiunto dal vecchio profeta! (vers. 14).

1 Re 13:20-34
20Or mentre sedevano a mensa, la parola dell’Eterno fu rivolta al profeta che avea fatto tornare indietro l’altro;21ed egli gridò all’uomo di Dio ch’era venuto da Giuda: "Così parla l’Eterno: Giacché tu ti sei ribellato all’ordine dell’Eterno, e non hai osservato il comandamento che l’Eterno, l’Iddio tuo, t’avea dato,22e sei tornato indietro, e hai mangiato del pane e bevuto dell’acqua nel luogo del quale egli t’avea detto: Non vi mangiare del pane e non vi bere dell’acqua, il tuo cadavere non entrerà nel sepolcro de’ tuoi padri".23Quando l’uomo di Dio ebbe mangiato e bevuto, il vecchio profeta, che l’avea fatto tornare indietro, gli sellò l’asino.24L’uomo di Dio se ne andò, e un leone lo incontrò per istrada, e l’uccise. Il suo cadavere restò disteso sulla strada; l’asino se ne stava presso di lui, e il leone pure presso al cadavere.25Quand’ecco passarono degli uomini che videro il cadavere disteso sulla strada e il leone che stava dappresso al cadavere, e vennero a riferire la cosa nella città dove abitava il vecchio profeta.26E quando il profeta che avea fatto tornare indietro l’uomo di Dio ebbe ciò udito, disse: "E’ l’uomo di Dio, ch’è stato ribelle all’ordine dell’Eterno; perciò l’Eterno l’ha dato in balìa d’un leone, che l’ha sbranato e ucciso, secondo la parola che l’Eterno gli avea detta".27Poi si rivolse ai suoi figliuoli, e disse loro: "Sellatemi l’asino". E quelli glielo sellarono.28E quegli andò, trovò il cadavere disteso sulla strada, e l’asino e il leone che stavano presso il cadavere; il leone non avea divorato il cadavere né sbranato l’asino.29Il profeta prese il cadavere dell’uomo di Dio, lo pose sull’asino, e lo portò indietro; e il vecchio profeta rientrò in città per piangerlo, e per dargli sepoltura.30E pose il cadavere nel proprio sepolcro; ed egli e i suoi figliuoli lo piansero, dicendo:31"Ahi fratel mio!" E quando l’ebbe seppellito, il vecchio profeta disse ai suoi figliuoli: "Quando sarò morto, seppellitemi nel sepolcro dov’è sepolto l’uomo di Dio; ponete le ossa mie accanto alle sue.32Poiché la parola da lui gridata per ordine dell’Eterno contro l’altare di Bethel e contro tutte le case degli alti luoghi che sono nelle città di Samaria, si verificherà certamente".33Dopo questo fatto, Geroboamo non si distolse dalla sua mala via; creò anzi di nuovo de’ sacerdoti degli alti luoghi, prendendoli qua e là di fra il popolo; chiunque voleva, era da lui consacrato, e diventava sacerdote degli alti luoghi.34E quella fu, per la casa di Geroboamo, un’occasione di peccato, che attirò su lei la distruzione e lo sterminio di sulla faccia della terra.

Ora tocca all’uomo di Dio udire una parola di giudicio. Ha mancato di forza di carattere e notate a quali tragiche conseguenze va incontro.

Lasciarsi trascinare è un pericolo particolare alla gioventù, poiché è influenzabile. E notate pure che, per far uscire un cristiano dalla via dell’obbedienza, il diavolo non adopera soltanto delle seduzioni grossolane! Saprà servirsi per convincerci di mezzi che sembrano plausibilissimi. Tutte le apparenze erano in favore di quel vecchio profeta che pretendeva aver ricevuto da un angelo la parola dell'Eterno. Ma poteva Dio contraddirsi? In quel che ci concerne, fidiamoci semplicemente a quel che Egli dice nella Bibbia e non sbaglieremo strada (vedere Galati 1:8-9). Per quest'uomo di Dio la morte è la conseguenza del suo fallo. E per il vecchio profeta che castigo! Egli è stato una pietra d'intoppo per colui che egli chiama suo fratello (vers. 30)... ma verso il quale non aveva affatto agito da fratello! Trascinarne altri a disobbedire non è meno grave che disobbedire noi stessi. Ognuno di questi due profeti ci insegna in tal modo la propria lezione.

1 Re 14:1-20
1In quel tempo, Abija, figliuolo di Geroboamo, si ammalò.2E Geroboamo disse a sua moglie: "Lèvati, ti prego, e travestiti, affinché non si conosca che tu sei moglie di Geroboamo, e va’ a Sciloh. Ecco, quivi è il profeta Ahija, il quale predisse di me che sarei stato re di questo popolo.3E prendi teco dieci pani, delle focacce, un vaso di miele, e va’ da lui; egli ti dirà quello che avverrà di questo fanciullo".4La moglie di Geroboamo fece così; si levò, andò a Sciloh, e giunse a casa di Ahija. Ahija non potea vedere, poiché gli s’era offuscata la vista per la vecchiezza.5Or l’Eterno avea detto ad Ahija: "Ecco, la moglie di Geroboamo sta per venire a consultarti riguardo al suo figliuolo, che è ammalato. Tu parlale così e così. Quando entrerà, fingerà d’essere un’altra".6Come dunque Ahija udì il rumore de’ piedi di lei che entrava per la porta, disse: "Entra pure, moglie di Geroboamo; perché fingi d’essere un’altra? Io sono incaricato di dirti delle cose dure.7Va’ e di’ a Geroboamo: Così parla l’Eterno, l’Iddio d’Israele: Io t’ho innalzato di mezzo al popolo, t’ho fatto principe del mio popolo Israele,8ed ho strappato il regno dalle mani della casa di Davide e l’ho dato a te, ma tu non sei stato come il mio servo Davide il quale osservò i miei comandamenti e mi seguì con tutto il suo cuore, non facendo se non ciò ch’è giusto agli occhi miei,9e hai fatto peggio di tutti quelli che t’hanno preceduto, e sei andato a farti degli altri dèi e delle immagini fuse per provocarmi ad ira ed hai gettato me dietro alle tue spalle;10per questo ecco ch’io faccio scender la sventura sulla casa di Geroboamo, e sterminerò dalla casa di Geroboamo fino all’ultimo uomo, tanto chi è schiavo come chi è libero in Israele, e spazzerò la casa di Geroboamo, come si spazza lo sterco finché sia tutto sparito.11Quelli della casa di Geroboamo che morranno in città, saran divorati dai cani; e quelli che morranno per i campi, li divoreranno gli uccelli del cielo; poiché l’Eterno ha parlato.12Quanto a te, lèvati, vattene a casa tua; e non appena avrai messo piede in città, il bambino morrà.13E tutto Israele lo piangerà e gli darà sepoltura. Egli è il solo della casa di Geroboamo che sarà messo in un sepolcro, perché è il solo nella casa di Geroboamo in cui si sia trovato qualcosa di buono, rispetto all’Eterno, all’Iddio d’Israele.14L’Eterno stabilirà sopra Israele un re, che in quel giorno sterminerà la casa di Geroboamo. E che dico? Non è forse quello che già succede?15E l’Eterno colpirà Israele, che sarà come una canna agitata nell’acqua; sradicherà Israele da questa buona terra che avea data ai loro padri, e li disperderà oltre il fiume, perché si son fatti degl’idoli di Astarte provocando ad ira l’Eterno.16E abbandonerà Israele a cagion dei peccati che Geroboamo ha commessi e fatti commettere a Israele".17La moglie di Geroboamo si levò, partì, e giunse a Tirtsa; e com’ella metteva il piede sulla soglia di casa, il fanciullo morì;18e lo seppellirono, e tutto Israele lo pianse, secondo la parola che l’Eterno avea pronunziata per bocca del profeta Ahija, suo servo.19Il resto delle azioni di Geroboamo e le sue guerre e il modo come regnò, sono cose scritte nel libro delle Cronache dei re d’Israele.20E la durata del regno di Geroboamo fu di ventidue anni; poi s’addormentò coi suoi padri, e Nadab suo figliuolo regnò in luogo suo.

Nonostante l’avvertimento solenne che Dio gli ha dato a Bethel, Geroboamo ha perseverato nella sua via iniqua. Allora l'Eterno gli parla una seconda volta per mezzo della malattia del figlio Abija. Constatiamo che il re non pensa di cercar soccorso dal suo vitello d'oro, di cui riconosce in tal modo la totale impotenza. Si volge verso Ahija, il profeta che un tempo gli aveva annunziato la sovranità. È forse il re rientrato in se stesso? Purtroppo, no! La frode di cui si serve, d'intesa con la moglie, prova che nel suo cuore non c'è nessuna vera umiliazione. Ma che follia pensare che si possa ingannare Dio con un travestimento! La regina è smascherata appena entra in casa. E, invece delle parole piacevoli che Geroboamo aveva un tempo udito dalla bocca dell'uomo di Dio, è un terribile messaggio che la sventurata moglie gli recherà, nel momento stesso in cui il giovane Abija morrà. Perché, direte voi forse, non ha l'Eterno lasciato vivere quel fanciullo in cui Egli aveva trovato qualcosa di buono? Precisamente perché voleva ritirarlo da un ambiente così malvagio e prenderlo con Sé. Sorte incomparabilmente migliore! (Isaia 57:1-2).

1 Re 14:21-31; 1 Re 15:1-8
21Roboamo, figliuolo di Salomone, regnò in Giuda. Avea quarantun anni quando cominciò a regnare, e regnò diciassette anni in Gerusalemme, nella città che l’Eterno s’era scelta fra tutte le tribù d’Israele per mettervi il suo nome. Sua madre si chiamava Naama, l’Ammonita.22Que’ di Giuda fecero ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno; e coi peccati che commisero provocarono l’Eterno a gelosia più di quanto avesser fatto i loro padri.23Si eressero anch’essi degli alti luoghi con delle statue e degl’idoli d’Astarte su tutte le alte colline e sotto ogni albero verdeggiante.24V’erano anche nel paese degli uomini che si prostituivano. Essi praticarono tutti gli atti abominevoli delle nazioni che l’Eterno avea cacciate d’innanzi ai figliuoli d’Israele.25L’anno quinto del regno di Roboamo, Scishak, re d’Egitto, salì contro Gerusalemme,26e portò via i tesori della casa dell’Eterno e i tesori della casa del re; portò via ogni cosa; prese pure tutti gli scudi d’oro che Salomone avea fatti;27invece de’ quali Roboamo fece fare degli scudi di rame, e li affidò ai capitani della guardia che custodiva la porta della casa del re.28E ogni volta che il re entrava nella casa dell’Eterno, quei della guardia li portavano; poi li riportavano nella sala della guardia.29Il resto delle azioni di Roboamo e tutto quello ch’ei fece, sta scritto nel libro delle Cronache dei re di Giuda.30Or vi fu guerra continua fra Roboamo e Geroboamo.31E Roboamo s’addormentò coi suoi padri e con essi fu sepolto nella città di Davide. Sua madre si chiamava Naama, l’Ammonita. Ed Abijam, suo figliuolo, regnò in luogo suo.
1Il diciottesimo anno del regno di Geroboamo, figliuolo di Nebat, Abijam cominciò a regnare sopra Giuda.2Regnò tre anni in Gerusalemme. Sua madre si chiamava Maaca, figliuola di Abishalom.3Egli s’abbandonò a tutti i peccati che suo padre avea commessi prima di lui, e il suo cuore non fu tutto quanto per l’Eterno, l’Iddio suo, com’era stato il cuore di Davide suo padre.4Nondimeno, per amor di Davide, l’Eterno, il suo Dio, gli lasciò una lampada a Gerusalemme, stabilendo dopo di lui il suo figliuolo, e lasciando sussistere Gerusalemme;5perché Davide avea fatto ciò ch’è giusto agli occhi dell’Eterno, e non si era scostato in nulla dai suoi comandamenti per tutto il tempo della sua vita, salvo nel fatto di Uria, lo Hitteo.6Or fra Roboamo e Geroboamo vi fu guerra, finché Roboamo visse.7Il resto delle azioni di Abijam e tutto quello ch’ei fece, sta scritto nel libro delle Cronache dei re di Giuda. E vi fu guerra fra Abijam e Geroboamo.8E Abijam s’addormentò coi suoi padri, e fu sepolto nella città di Davide; ed Asa, suo figliuolo, regnò in luogo suo.

Roboamo regna dunque nel medesimo tempo di Geroboamo. Benché il suo regno sia il più piccolo, possiede la parte migliore. La sua capitale rimane Gerusalemme ove si trova il Tempio, santa dimora dell’Eterno e centro di radunamento per tutto Israele. Roboamo stesso è il «figlio» di Davide, il suo discendente legittimo. Purtroppo, con tutti questi privilegi, vedete fin dove cade il popolo pochi anni dopo i giorni gloriosi del capitolo 8 (vers. 65-66)! Ah! l'erba cattiva come può guastare il più bel giardino! L'idolatria introdotta da Salomone ha invaso tutto il paese. Ma non è tutto! Poiché Roboamo non veglia, il nemico ne approfitterà ancora. E il povero re si lascia prendere ad un tempo tutti i suoi tesori e tutto quel che lo proteggeva (gli scudi). Serio avvertimento per ciascuno di noi. Se non vegliamo sul nostro cuore, il Nemico, furtivamente vi seminerà il seme di diversi idoli. Poi, quando esso sarà germogliato, ci rapirà senza difficoltà i nostri tesori più preziosi, deposito che i nostri genitori o nonni forse ci avevano trasmessi: Cristo e la Sua Parola.

Abijam succede a Roboamo e tre anni di regno bastano a mostrare ch’egli cammina in tutti i peccati praticati dal padre suo.

1 Re 15:9-24
9L’anno ventesimo del regno di Geroboamo, re d’Israele, Asa cominciò a regnare sopra Giuda.10Regnò quarantun anni in Gerusalemme. Sua madre si chiamava Maaca, figliuola d’Abishalom.11Asa fece ciò ch’è giusto agli occhi dell’Eterno, come avea fatto Davide suo padre,12tolse via dal paese quelli che si prostituivano, fece sparire tutti gl’idoli che i suoi padri aveano fatti,13e destituì pure dalla dignità di regina sua madre Maaca, perch’essa avea rizzato un’immagine ad Astarte; Asa abbatté l’immagine, e la bruciò presso al torrente Kidron.14Nondimeno, gli alti luoghi non furono eliminati; quantunque il cuore d’Asa fosse tutto quanto per l’Eterno, durante l’intera sua vita.15Egli fece portare nella casa dell’Eterno le cose che suo padre avea consacrate, e quelle che avea consacrate egli stesso: argento, oro, vasi.16E ci fu guerra fra Asa e Baasa, re d’Israele, tutto il tempo della lor vita.17Baasa, re d’Israele, salì contro Giuda, ed edificò Rama, per impedire che alcuno andasse e venisse dalla parte di Asa, re di Giuda.18Allora Asa prese tutto l’argento e l’oro ch’era rimasto nei tesori della casa dell’Eterno, prese i tesori della casa del re, e mise tutto in mano dei suoi servi, che mandò a Ben-Hadad, figliuolo di Tabrimmon, figliuolo di Hezion, re di Siria, che abitava a Damasco, per dirgli:19"Siavi alleanza fra me e te, come vi fu fra il padre mio e il padre tuo. Ecco, io ti mando in dono dell’argento e dell’oro; va’, rompi la tua alleanza con Baasa, re d’Israele, ond’egli si ritiri da me".20Ben-Hadad diè ascolto al re Asa; mandò i capi del suo esercito contro le città d’Israele ed espugnò Ijon, Dan, Abel-Beth-Maaca, tutta la contrada di Kinneroth con tutto il paese di Neftali.21E quando Baasa ebbe udito questo, cessò di edificare Rama, e rimase a Tirtsa.22Allora il re Asa convocò tutti que’ di Giuda, senza eccettuarne alcuno; e quelli portaron via le pietre e il legname di cui Baasa s’era servito per la costruzione di Rama; e con essi il re Asa edificò Gheba di Beniamino, e Mitspa.23Il resto di tutte le azioni di Asa, tutte le sue prodezze, tutto quello ch’ei fece e le città che edificò, si trova scritto nel libro delle Cronache dei re di Giuda. Ma, nella sua vecchiaia, egli patì di male ai piedi.24E Asa si addormentò coi suoi padri, e fu sepolto con essi nella città di Davide, suo padre; e Giosafat, suo figliuolo, regnò in luogo suo.

Dopo Abijam, il figlio Asa prende posto sul trono di Giuda. Lungo regno, che contrasta coi due precedenti! Asa fa «ciò che è giusto agli occhi dell’Eterno». E fare ciò che è giusto consiste anzitutto a togliere, a far sparire, ad abbattere, a bruciare. Attitudine tanto più coraggiosa e difficile in quanto l'obbliga ad agire contro la propria nonna, Maaca, una idolatra! Conosciamo le parole del Signore: «Chi ama padre o madre più di me non è degno di me...» (Matteo 10:37). Dal tempo di Asa, quanti giovani convertiti hanno dovuto e devono ancora prender posizione contro la loro propria famiglia! Ben felici sono quelli che hanno invece dei genitori che li incoraggiano e gli sono di modello. Pensate a quel giovane re a cui il padre, il nonno e la nonna non avevano dato che cattivo esempio!

Purtroppo, la fine del regno d’Asa non è al livello del suo inizio. Invece di cercare presso l'Eterno il soccorso contro Baasa, si appoggia su Ben-Hadad. Il secondo libro delle Cronache (cap. 16) ci permetterà di ritornare più in particolare su questo regno e sulle lezioni che esso comporta per noi.

1 Re 15:25-34; 1 Re 16:1-7
25Nadab, figliuolo di Geroboamo, cominciò a regnare sopra Israele il secondo anno di Asa, re di Giuda; e regnò sopra Israele due anni.26E fece ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno, e seguì le tracce di suo padre e il peccato nel quale aveva indotto Israele.27Baasa, figliuolo di Ahija, della casa d’Issacar, cospirò contro di lui, e lo uccise a Ghibbethon, che apparteneva ai Filistei, mentre Nadab e tutto Israele assediavano Ghibbethon.28Baasa l’uccise l’anno terzo di Asa, re di Giuda, e regnò in luogo suo.29E, non appena fu re, sterminò tutta la casa di Geroboamo; non risparmiò anima viva di quella casa, ma la distrusse interamente, secondo la parola che l’Eterno avea pronunziata, per bocca del suo servo Ahija lo Scilonita,30a motivo de’ peccati che Geroboamo avea commessi e fatti commettere a Israele, quando avea provocato ad ira l’Iddio d’Israele.31Il resto delle azioni di Nadab e tutto quello che fece, non sono cose scritte nel libro delle Cronache dei re d’Israele?32E ci fu guerra fra Asa e Baasa, re d’Israele, tutto il tempo della loro vita.33L’anno terzo di Asa, re di Giuda, Baasa, figliuolo di Ahija, cominciò a regnare su tutto Israele. Stava a Tirtsa, e regnò ventiquattro anni.34Fece quel ch’è male agli occhi dell’Eterno; e seguì le vie di Geroboamo e il peccato che questi avea fatto commettere a Israele.
1E la parola dell’Eterno fu rivolta a Jehu, figliuolo di Hanani, contro Baasa, in questi termini:2"Io t’ho innalzato dalla polvere e t’ho fatto principe del mio popolo Israele, ma tu hai battuto le vie di Geroboamo ed hai indotto il mio popolo Israele a peccare, in guisa da provocarmi a sdegno coi suoi peccati;3perciò io spazzerò via Baasa e la sua casa, e farò della casa tua quel che ho fatto della casa di Geroboamo, figliuolo di Nebat.4Quelli della famiglia di Baasa che morranno in città, saran divorati dai cani; e quelli che morranno per i campi, li mangeranno gli uccelli del cielo".5Le rimanenti azioni di Baasa, le sue gesta, e le sue prodezze, trovansi scritte nel libro delle Cronache dei re d’Israele.6E Baasa si addormentò coi suoi padri, e fu sepolto in Tirtsa; ed Ela, suo figliuolo, regnò in luogo suo.7La parola che l’Eterno avea pronunziata per bocca del profeta Jehu, figliuolo di Hanani, fu diretta contro Baasa e contro la casa di lui, non soltanto a motivo di tutto il male che Baasa avea fatto sotto gli occhi dell’Eterno, provocandolo ad ira con l’opera delle sue mani così da imitare la casa di Geroboamo, ma anche perché aveva sterminata quella casa.

La nostra lettura ci riporta quarant’anni indietro per considerare il regno d'Israele al tempo in cui Asa dominava sul regno di Giuda. In contrasto con lui, Nadab, figlio di Geroboamo, seguì, durante il suo breve regno, «le tracce del padre e il peccato nel quale aveva indotto Israele» (vers. 26). Questo peccato è la falsa religione istituita da Geroboamo per distogliere il popolo dal luogo scelto dall'Eterno (Deuteronomio 12:5-6). Nella cristianità, come in Israele, vi è una moltitudine di persone che, pur facendo parte del popolo di Dio, sono state distolte dal solo centro che è Gesù. Hanno loro insegnato delle forme religiose che non sono secondo la Parola.

Nadab, con tutta la famiglia di Geroboamo, subisce la sorte annunziata da Ahija. Ma Baasa, che eseguisce questo giudicio, e succede nel regno a Nadab, gli succede anche nella sua via di peccato. Ora lo stesso sentiero terminerà nella stessa maniera! L’Eterno lo annunzia a Baasa per mezzo del profeta Jehu, che, con coraggio si presenta davanti al malvagio re con parole solenni. Non siamo stati forse noi pure innalzati dalla polvere per prender posto con i nobili? (vers. 2 — 1 Samuele 2:8). Allora esaminiamo bene in quale sentiero camminiamo e quale ne è la fine (Proverbi 16:25).

1 Re 16:8-28
8L’anno ventesimosesto di Asa, re di Giuda, Ela, figliuolo di Baasa, cominciò a regnare sopra Israele. Stava a Tirtsa, e regnò due anni.9Zimri, suo servo, comandante della metà de’ suoi carri, congiurò contro di lui. Ela era a Tirtsa, bevendo ed ubriacandosi in casa di Artsa, prefetto del palazzo di Tirtsa,10quando Zimri entrò, lo colpì e l’uccise, l’anno ventisettesimo d’Asa, re di Giuda, e regnò in luogo suo.11E quando fu re, non appena si fu assiso sul trono, distrusse tutta la casa di Baasa; non gli lasciò neppure un bimbo: né parenti, né amici.12Così Zimri sterminò tutta la casa di Baasa, secondo la parola che l’Eterno avea pronunziata contro Baasa per bocca del profeta Jehu,13a motivo di tutti i peccati che Baasa ed Ela, suo figliuolo, aveano commesso e fatto commettere ad Israele, provocando ad ira l’Eterno, l’Iddio d’Israele, con i loro idoli.14Il resto delle azioni d’Ela e tutto quello ch’ei fece, trovasi scritto nel libro delle Cronache dei re d’Israele.15L’anno ventisettesimo di Asa, re di Giuda, Zimri regnò per sette giorni in Tirtsa. Or il popolo era accampato contro Ghibbethon, città dei Filistei.16Il popolo quivi accampato, sentì dire: "Zimri ha fatto una congiura e ha perfino ucciso il re!" E quello stesso giorno, nell’accampamento, tutto Israele fece re d’Israele Omri, capo dell’esercito.17Ed Omri con tutto Israele salì da Ghibbethon e assediò Tirtsa.18Zimri, vedendo che la città era presa, si ritirò nella torre della casa del re, diè fuoco alla casa reale restando sotto alle rovine, e così mori,19a motivo de’ peccati che aveva commessi, facendo ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno, battendo la via di Geroboamo e abbandonandosi al peccato che questi avea commesso, inducendo a peccare Israele.20Il resto delle azioni di Zimri, la congiura ch’egli ordì, sono cose scritte nel libro delle Cronache dei re d’Israele.21Allora il popolo d’Israele si divise in due parti: metà del popolo seguiva Tibni, figliuolo di Ghinath, per farlo re; l’altra metà seguiva Omri.22Ma il popolo che seguiva Omri la vinse contro quello che seguiva Tibni, figliuolo di Ghinath. Tibni morì, e regnò Omri.23Il trentunesimo anno d’Asa, re di Giuda, Omri cominciò a regnare sopra Israele, e regnò dodici anni. Regnò sei anni in Tirtsa,24poi comprò da Scemer il monte di Samaria per due talenti d’argento; edificò su quel monte una città, e alla città che edificò diede il nome di Samaria dal nome di Scemer, padrone del monte.25Omri fece ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno, e fece peggio di tutti i suoi predecessori;26batté in tutto la via di Geroboamo, figliuolo di Nebat, e s’abbandonò ai peccati che Geroboamo avea fatti commettere a Israele, provocando a sdegno l’Eterno, l’Iddio d’Israele, coi suoi idoli.27Il resto delle azioni compiute da Omri e le prodezze da lui fatte, sta tutto scritto nel libro delle Cronache dei re d’Israele.28Ed Omri s’addormentò coi suoi padri e fu sepolto in Samaria; e Achab, suo figliuolo, regnò in luogo suo.

Ela, figlio di Baasa, regna sopra Israele due anni. Il solo atto che ci sia riferito di lui è questo: «Ela era a Tirtsa bevendo ed ubriacandosi» (vers. 9). Questo re è dominato da una passione, povero schiavo dell’alcool, come lo sono oggi ancora milioni d'infelici. L'uomo crede di poter governare i suoi simili, quando non è neppur capace di dominare le passioni del proprio cuore. Troverete nel libro dei Proverbi le parole d'un giovane re chiamato Lemuel. Egli si ricorda di quel che la madre gli ha insegnato: «Non s'addice al re, o Lemuel, non s'addice al re bere del vino...» (Proverbi 31:4 — vedere anche Proverbi 23:20,31,32 ed Efesini 5:18). In un istante Ela, senza essersi svegliato, passa dall'ebbrezza alla morte. Così gli uomini di questo mondo si stordiscono nei piaceri del peccato, poi, senza esservi preparati, si trovano improvvisamente precipitati in un'eternità d'infelicità.

Sette giorni sono sufficienti a Zimri, uccisore di Ela, per provare che egli cammina nella via di Geroboamo! La sua fine non è meno terribile: si suicida! Poi Omri s’impadronisce del potere, costruisce Samaria, fa peggio dei suoi predecessori. Che fitte tenebre gravano su questo regno d'Israele! (Michea 6:16).

1 Re 16:29-34; 1 Re 17:1-6
29Achab, figliuolo di Omri, cominciò a regnare sopra Israele l’anno trentottesimo di Asa, re di Giuda; e regnò in Samaria sopra Israele per ventidue anni.30Achab, figliuolo di Omri, fece ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno più di tutti quelli che l’aveano preceduto.31E, come se fosse stata per lui poca cosa lo abbandonarsi ai peccati di Geroboamo figliuolo di Nebat, prese per moglie Izebel, figliuola di Ethbaal, re dei Sidoni, andò a servire Baal, a prostrarsi dinanzi a lui,32ed eresse un altare a Baal, nel tempio di Baal, che edificò a Samaria.33Achab fece anche l’idolo d’Astarte. Achab fece più, per provocare a sdegno l’Eterno, l’Iddio d’Israele, di quello che non avean fatto tutti i re d’Israele che l’avean preceduto.34Al tempo di lui, Hiel di Bethel riedificò Gerico; ne gettò le fondamenta su Abiram, suo primogenito, e ne rizzò le porte su Segub, il più giovane de’ suoi figliuoli, secondo la parola che l’Eterno avea pronunziata per bocca di Giosuè, figliuolo di Nun.
1Elia, il Tishbita, uno di quelli che s’erano stabiliti in Galaad, disse ad Achab: "Com’è vero che vive l’Eterno, l’Iddio d’Israele, di cui io son servo, non vi sarà né rugiada né pioggia in questi anni, se non alla mia parola".2E la parola dell’Eterno gli fu rivolta, in questi termini:3"Partiti di qua, volgiti verso oriente, e nasconditi presso al torrente Kerith, che è dirimpetto al Giordano.4Tu berrai al torrente, ed io ho comandato ai corvi che ti dian quivi da mangiare".5Egli dunque partì, e fece secondo la parola dell’Eterno: andò, e si stabilì presso il torrente Kerith, che è dirimpetto al Giordano.6E i corvi gli portavano del pane e della carne la mattina, e del pane e della carne la sera; e beveva al torrente.

Achab, figlio d’Omri, il cui regno ci occuperà sino alla fine del 1° libro dei Re supera ancora i peccati dei re precedenti. Poiché il culto di Baal è ufficialmente introdotto in Israele per mezzo di una moglie, l'abominevole Izebel. In quel tempo Gerico viene ricostruita. Provocazione all'Eterno; ed essa riceve il castigo annunziato da Giosuè! (Giosuè 6:26). Allora per parlare alla coscienza del re del suo popolo, Dio suscita un profeta: Elia! Ma costui sente che anzitutto è necessaria una prova onde mettere Israele in grado di ricevere la parola divina. Talché egli prega «ardentemente» che non piova (Giacomo 5:17). Poi, certo della risposta dell'Eterno, si presenta davanti ad Achab con autorità per annunziarglielo. Quando abbiamo domandato con fede qualcosa a Dio secondo la Sua volontà, dobbiamo agire con l'assoluta sicurezza del suo esaudimento. Notiamo l'espressione: «L'Eterno ... dinanzi al quale io sto» (versione corretta). Stare con rispetto davanti a Dio, nella sua luce, sempre pronto a ricevere le sue istruzioni, tale è l'attitudine del servitore. Era quella di Gesù al Salmo 16:8. Poi Dio nasconde Elia ed ha cura di lui in modo meraviglioso al torrente di Kerith.

1 Re 17:7-24
7Ma di lì a qualche tempo il torrente rimase asciutto, perché non veniva pioggia sul paese.8Allora la parola dell’Eterno gli fu rivolta in questi termini:9"Lèvati, va a Sarepta de’ Sidoni, e fa’ quivi la tua dimora; ecco, io ho ordinato colà ad una vedova che ti dia da mangiare".10Egli dunque si levò, e andò a Sarepta; e, come giunse alla porta della città, ecco quivi una donna vedova, che raccoglieva delle legna. Egli la chiamò, e le disse: "Ti prego, vammi a cercare un po’ d’acqua in un vaso, affinché io beva".11E mentr’ella andava a prenderne, egli le gridò dietro: "Portami, ti prego, anche un pezzo di pane".12Ella rispose: "Com’è vero che vive l’Eterno, il tuo Dio, del pane non ne ho, ma ho solo una manata di farina in un vaso, e un po’ d’olio in un orciuolo; ed ecco, sto raccogliendo due stecchi, per andare a cuocerla per me e per il mio figliuolo; e la mangeremo, e poi morremo".13Elia le disse: "Non temere; va’ e fa’ come tu hai detto; ma fanne prima una piccola stiacciata per me, e portamela; poi ne farai per te e per il tuo figliuolo.14Poiché così dice l’Eterno, l’Iddio d’Israele: Il vaso della farina non si esaurirà e l’orciuolo dell’olio non calerà, fino al giorno che l’Eterno manderà la pioggia sulla terra".15Ed ella andò e fece come le avea detto Elia; ed essa, la sua famiglia ed Elia ebbero di che mangiare per molto tempo.16Il vaso della farina non si esaurì, e l’orciuolo dell’olio non calò, secondo la parola che l’Eterno avea pronunziata per bocca d’Elia.17Or dopo queste cose avvenne che il figliuolo di quella donna, ch’era la padrona di casa, si ammalò; e la sua malattia fu così grave, che non gli rimase più soffio di vita.18Allora la donna disse ad Elia: "Che ho io mai da far teco, o uomo di Dio? Sei tu venuto da me per rinnovar la memoria delle mie iniquità e far morire il mio figliuolo?"19Ei le rispose: "Dammi il tuo figliuolo". E lo prese dal seno di lei, lo portò su nella camera dov’egli albergava, e lo coricò sul suo letto.20Poi invocò l’Eterno, e disse: "O Eterno, Iddio mio, colpisci tu di sventura anche questa vedova, della quale io sono ospite, facendole morire il figliuolo?"21Si distese quindi tre volte sul fanciullo, e invocò l’Eterno, dicendo: "O Eterno, Iddio mio, torni ti prego, l’anima di questo fanciullo in lui!"22E l’Eterno esaudì la voce d’Elia: l’anima del fanciullo tornò in lui, ed ei fu reso alla vita.23Elia prese il fanciullo, lo portò giù dalla camera al pian terreno della casa, e lo rimise a sua madre, dicendole: "Guarda! il tuo figliuolo è vivo".24Allora la donna disse ad Elia: "Ora riconosco che tu sei un uomo di Dio, e che la parola dell’Eterno ch’è nella tua bocca è verità".

Elia non dipendeva né dal torrente né dai corvi, ma dalla parola di Colui che aveva detto (vers.4): «Ho comandato ai corvi che ti diano quivi da mangiare.» Così, quando il torrente rimane asciutto, non è preso alla sprovvista e riceve un nuovo messaggio: «Ho ordinato colà ad una vedova che ti dia da mangiare» (vers. 9). Questa vedova è ridotta alla povertà più estrema, ma che importa ad Elia, poiché l’Eterno ha detto: colà! E questa donna di fede, che il Signore Gesù citerà agli abitanti di Nazareth per la loro onta (Luca 4:25-26), farà una meravigliosa esperienza. Quando Dio chiede un servizio (qui è quello di dar da mangiare al profeta), Egli provvede nel medesimo tempo tutto quel che occorre per compierlo. Soltanto, bisogna essere pronto a fare prima, senza discutere ciò che Egli ci ha chiesto. È l'insegnamento della piccola stiacciata, prova della fede di questa donna e «primizie» d'un'abbondanza divina per quella casa.

Poi la povera donna farà una seconda esperienza anche più straordinaria: quella della morte e della risurrezione del proprio figlio. I nostri pensieri si elevano di nuovo dal profeta al Signore Gesù, che risuscita i morti, come per esempio l’unico figlio della vedova di Nain (Luca 7, 11 a 15).

1 Re 18:1-16
1Molto tempo dopo, nel corso del terzo anno, la parola dell’Eterno fu rivolta ad Elia, in questi termini: "Va’, presentati ad Achab, e io manderò la pioggia sul paese".2Ed Elia andò a presentarsi ad Achab. Or la carestia era grave in Samaria.3E Achab mandò a chiamare Abdia, ch’era il suo maggiordomo. Or Abdia era molto timorato dell’Eterno;4e quando Izebel sterminava i profeti dell’Eterno, Abdia avea preso cento profeti, li avea nascosti cinquanta in una e cinquanta in un’altra spelonca, e li avea sostentati con del pane e dell’acqua.5E Achab disse ad Abdia: "Va’ per il paese, verso tutte le sorgenti e tutti i ruscelli; forse troveremo dell’erba e potremo conservare in vita i cavalli e i muli, e non avrem bisogno di uccidere parte del bestiame".6Si spartirono dunque il paese da percorrere; Achab andò da sé da una parte, e Abdia da sé dall’altra.7E mentre Abdia era in viaggio, ecco farglisi incontro Elia; e Abdia, avendolo riconosciuto, si prostrò con la faccia a terra, e disse: "Sei tu il mio signore Elia?"8Quegli rispose: "Son io; va’ a dire al tuo signore: Ecco qua Elia".9Ma Abdia replico: "Che peccato ho io mai commesso, che tu dia il tuo servo nelle mani di Achab, perch’ei mi faccia morire?10Com’è vero che l’Eterno, il tuo Dio, vive, non v’è nazione né regno dove il mio signore non abbia mandato a cercarti; e quando gli si diceva: Ei non è qui, faceva giurare il regno e la nazione, che proprio non t’avean trovato.11E ora tu dici: Va’ a dire al tuo signore: Ecco qua Elia!12Succederà che, quand’io sarò partito da te, lo spirito dell’Eterno ti trasporterà non so dove; io andrò a fare l’ambasciata ad Achab, ed egli, non trovandoti, mi ucciderà. Eppure, il tuo servo teme l’Eterno fin dalla sua giovinezza!13Non hanno riferito al mio signore quello ch’io feci quando Izebel uccideva i profeti dell’Eterno? Com’io nascosi cento uomini di que’ profeti dell’Eterno, cinquanta in una e cinquanta in un’altra spelonca, e li sostentai con del pane e dell’acqua?14E ora tu dici: Va’ a dire al tuo signore: Ecco qua Elia! Ma egli m’ucciderà!"15Ed Elia rispose: "Com’è vero che vive l’Eterno degli eserciti di cui son servo, oggi mi presenterò ad Achab".16Abdia dunque andò a trovare Achab, e gli fece l’ambasciata; e Achab andò incontro ad Elia.

L’Eterno che, tre anni prima, aveva detto ad Elia: «Partiti di qua;... nasconditi» (17:3) gli ordina adesso: «Va, presentati ad Achab». Ed il profeta è tanto pronto ad obbedire in questo caso come nell'altro. Esempio anche per noi che forse avremmo tendenza, secondo il nostro carattere, a presentarci o a nasconderci, quando Dio ci chiede proprio il contrario!

Qual è l’occupazione di Achab durante la terribile siccità? Lo vediamo preoccuparsi dei suoi cavalli e dei suoi muli piuttosto che della miseria del suo popolo. Abdia, suo maggiordomo, pur temendo l'Eterno, non ha il coraggio di separarsi dal suo empio padrone. Avrebbe dovuto rinunciare ai suoi vantaggi terreni, forse arrischiare la vita. Purtroppo, come Abdia, molti cristiani non sono pronti a separarsi dal mondo per piacere al Signore, perché questa scelta costerebbe loro troppo caro!

Notate il timore di Abdia quando si tratta di annunziare ad Achab che ha incontrato Elia. Si gloria volentieri di ciò che ha fatto per i cento profeti; ma quando si tratta di compiere il semplice servizio che Elia gli chiede, manca al povero Abdia ciò che brillava nell’umile vedova di Sarepta: l'umile fiducia nella parola dell'Eterno.

1 Re 18:17-29
17E, non appena Achab vide Elia, gli disse: "Sei tu colui che mette sossopra Israele?"18Elia rispose: "Non io metto sossopra Israele, ma tu e la casa di tuo padre, perché avete abbandonati i comandamenti dell’Eterno, e tu sei andato dietro ai Baali.19Manda ora a far raunare tutto Israele presso di me sul monte Carmel, insieme ai quattrocentocinquanta profeti di Baal ed ai quattrocento profeti d’Astarte che mangiano alla mensa di Izebel".20E Achab mandò a chiamare tutti i figliuoli d’Israele, e radunò que’ profeti sul monte Carmel.21Allora Elia s’accostò a tutto il popolo, e disse: "Fino a quando zoppicherete voi dai due lati? Se l’Eterno è Dio, seguitelo; se poi lo è Baal, seguite lui". Il popolo non gli rispose verbo.22Allora Elia disse al popolo: "Son rimasto io solo de’ profeti dell’Eterno, mentre i profeti di Baal sono in quattrocentocinquanta.23Ci sian dunque dati due giovenchi; quelli ne scelgano uno per loro, lo facciano a pezzi e lo mettano sulle legna, senz’appiccarvi il fuoco; io pure preparerò l’altro giovenco, lo metterò sulle legna, e non v’appiccherò il fuoco.24Quindi invocate voi il nome del vostro dio, e io invocherò il nome dell’Eterno; e il dio che risponderà mediante il fuoco egli sia Dio". Tutto il popolo rispose e disse: "Ben detto!"25Allora Elia disse ai profeti di Baal: "Sceglietevi uno de’ giovenchi; preparatelo i primi, giacché siete i più numerosi; e invocate il vostro dio, ma non appiccate il fuoco".26E quelli presero il giovenco che fu dato loro, e lo prepararono; poi invocarono il nome di Baal dalla mattina fino al mezzodì, dicendo: "O Baal, rispondici!" Ma non s’udì né voce né risposta; e saltavano intorno all’altare che aveano fatto.27A mezzogiorno, Elia cominciò a beffarsi di loro, e a dire: "Gridate forte; poich’egli è dio, ma sta meditando, o è andato in disparte, o è in viaggio; fors’anche dorme, e si risveglierà".28E quelli si misero a gridare a gran voce, e a farsi delle incisioni addosso, secondo il loro costume, con delle spade e delle picche, finché grondavan sangue.29E passato che fu il mezzogiorno, quelli profetarono fino all’ora in cui si offriva l’oblazione, senza che s’udisse voce o risposta o ci fosse chi desse loro retta.

Mentre infierivano la siccità e la carestia, Achab aveva fatto l’impossibile per rintracciare il profeta che egli considera come responsabile della sciagura d'Israele. «Sei tu — gli dice, incontrandolo finalmente — colui che mette sossopra Israele?» Che incoscienza! «Sei tu stesso, — risponde Elia — con la tua famiglia, che hai attirato questo castigo su Israele coi tuoi peccati». In tal modo ragionano gli uomini di questo mondo... e forse talvolta anche noi! Quando Dio ci manda una prova, invece di esaminarci personalmente, ci affrettiamo ad accusare gli altri e renderli responsabili di quel che ci accade.

Alla richiesta di Elia, il re raduna tutto Israele con i falsi profeti sul monte Carmel. È giunto il momento di parlare risolutamente al popolo e di metterlo dinanzi alla scelta. «Fino a quando zoppicherete dai due lati?» Più tardi Gesù parlerà nello stesso modo alle folle d’Israele sopra un altro monte: «Niuno può servire a due padroni...» (Matteo 6:24).

Lettore o lettrice che ancora non avete fatto la scelta, noi ripetiamo affettuosamente per voi la domanda d’Elia: «Fino a quando esiterete voi fra i due lati» ... fra i due padroni?

1 Re 18:30-46
30Allora Elia disse a tutto il popolo: "Accostatevi a me!" E tutto il popolo s’accostò a lui; ed Elia restaurò l’altare dell’Eterno ch’era stato demolito.31Poi prese dodici pietre, secondo il numero delle tribù de’ figliuoli di Giacobbe, al quale l’Eterno avea detto: "Il tuo nome sarà Israele".32E con quelle pietre edificò un altare al nome dell’Eterno, e fece intorno all’altare un fosso, dalla capacità di due misure di grano.33Poi vi accomodò le legna, fece a pezzi il giovenco, e lo pose sopra le legna.34E disse: "Empite quattro vasi d’acqua, e versatela sull’olocausto e sulle legna". Di nuovo disse: "Fatelo una seconda volta". E quelli lo fecero una seconda volta. E disse ancora: "Fatelo per la terza volta". E quelli lo fecero per la terza volta.35L’acqua correva attorno all’altare, ed egli empì d’acqua anche il fosso.36E sull’ora in cui si offriva l’oblazione, il profeta Elia si avvicinò e disse: "O Eterno, Dio d’Abrahamo, d’Isacco e d’Israele, fa’ che oggi si conosca che tu sei Dio in Israele, che io sono tuo servo, e che ho fatte tutte queste cose per ordine tuo.37Rispondimi, o Eterno, rispondimi, affinché questo popolo riconosca che tu, o Eterno, sei Dio, e che tu sei quegli che converte il cuor loro!"38Allora cadde il fuoco dell’Eterno, e consumò l’olocausto, le legna, le pietre e la polvere, e prosciugò l’acqua ch’era nel fosso.39Tutto il popolo, veduto ciò, si gettò con la faccia a terra e disse: "L’Eterno è Dio! L’Eterno è Dio!"40Ed Elia disse loro: "Pigliate i profeti di Baal; neppur uno ne scampi!" Quelli li pigliarono, ed Elia li fece scendere al torrente Kison, e quivi li scannò.41Poi Elia disse ad Achab: "Risali, mangia e bevi, poiché già s’ode rumor di gran pioggia".42Ed Achab risalì per mangiare e bere; ma Elia salì in vetta al Carmel; e, gettatosi a terra, si mise la faccia tra le ginocchia,43e disse al suo servo: "Or va su, e guarda dalla parte del mare!" Quegli andò su, guardò, e disse: "Non v’è nulla". Elia gli disse: "Ritornaci sette volte!"44E la settima volta, il servo disse: "Ecco una nuvoletta grossa come la palma della mano, che sale dal mare". Ed Elia: "Sali e di’ ad Achab: Attacca i cavalli al carro e scendi, che la pioggia non ti fermi".45E in un momento il cielo s’oscurò di nubi, il vento si scatenò, e cadde una gran pioggia. Achab montò sul suo carro, e se n’andò a Izreel.46E la mano dell’Eterno fu sopra Elia, il quale, cintosi i fianchi, corse innanzi ad Achab fino all’ingresso di Izreel.

I profeti di Baal, raccolta la sfida, hanno invano moltiplicato i loro incantesimi e le loro danze frenetiche. Il loro dio è rimasto sordo. E con ragione! Allora Elia comincia i suoi preparativi con un’autorità che contrasta con tutto l'eccitamento precedente. Costruisce l'altare con dodici pietre, «secondo il numero delle tribù», affermando così l'unità del popolo. Nonostante la triste divisione in due regni, Israele è sempre agli occhi di Dio un solo popolo. È oggi la stessa cosa della Chiesa del Signore. Per quanto divisa essa sia di fatto in molteplici denominazioni, per Dio non c'è che una sola Chiesa, composta di tutti i credenti. È così che noi pure dobbiamo vederla.

Allorché tutto è pronto per l’olocausto, Elia s'indirizza a Dio: «O Eterno, rispondimi, affinché questo popolo riconosca che tu, o Eterno, sei Dio, e che tu sei quegli che converte il cuor loro» (vers. 37). Dio esaudisce il suo servitore, non solo mandando il fuoco dal cielo, ma riconducendo il cuore di tutto il popolo verso Lui.

Achab assiste a questa scena, seguita dalla morte dei suoi profeti, senza essere interessato ad altro che a mangiare ed a bere, mentre l’uomo di Dio prega di nuovo... «e il cielo diede la pioggia» (Giacomo 5:18).

1 Re 19:1-10
1Or Achab raccontò a Izebel tutto quello che Elia avea fatto, e come avea ucciso di spada tutti i profeti.2Allora Izebel spedì un messo ad Elia per dirgli: "Gli dèi mi trattino con tutto il loro rigore, se domani a quest’ora non farò della vita tua quel che tu hai fatto della vita d’ognun di quelli".3Elia, vedendo questo, si levò, e se ne andò per salvarsi la vita; giunse a Beer-Sceba, che appartiene a Giuda, e vi lasciò il suo servo;4ma egli s’inoltrò nel deserto una giornata di cammino, andò a sedersi sotto una ginestra, ed espresse il desiderio di morire, dicendo: "Basta! Prendi ora, Eterno, l’anima mia, poiché io non valgo meglio de’ miei padri!"5Poi si coricò, e si addormentò sotto la ginestra; quand’ecco che un angelo lo toccò, e gli disse: "Alzati e mangia".6Egli guardò, e vide presso il suo capo una focaccia cotta su delle pietre calde, e una brocca d’acqua. Egli mangiò e bevve, poi si coricò di nuovo.7E l’angelo dell’Eterno tornò la seconda volta, lo toccò, e disse: "Alzati e mangia, poiché il cammino è troppo lungo per te".8Egli s’alzò, mangiò e bevve; e per la forza che quel cibo gli dette, camminò quaranta giorni e quaranta notti fino a Horeb, il monte di Dio.9E quivi entrò in una spelonca, e vi passò la notte. Ed ecco, gli fu rivolta la parola dell’Eterno, in questi termini: "Che fai tu qui, Elia?"10Egli rispose: "Io sono stato mosso da una gran gelosia per l’Eterno, per l’Iddio degli eserciti, perché i figliuoli d’Israele hanno abbandonato il tuo patto, han demolito i tuoi altari, e hanno ucciso colla spada i tuoi profeti; son rimasto io solo, e cercano di togliermi la vita".

Chi riconoscerebbe in quest’uomo scoraggiato, che fugge alle minacce d'una donna il brillante testimonio del capitolo precedente? Dio non ci dà questa narrazione onde giudichiamo il suo caro servitore, ma per il nostro ammaestramento: l'uomo più straordinario fallisce totalmente quando è lasciato alle sue proprie risorse. Non rimane ad Elia che la disperazione. Tuttavia, vedete come Dio ha cura di lui. Prezioso pensiero: anche quando ci accade d'essere abbattuti o irritati, la sua bontà non cessa di esercitarsi verso noi.

Lo spirito legale di Elia lo conduce in Horeb (parte del massiccio di Sinai), quel luogo ove la legge era stata data. «Che fai tu qui, Elia?» gli chiede l’Eterno. Domanda ben seria per colui che aveva abbandonato il popolo. Ahimè! la risposta del profeta non fa che tradire la sua falsa posizione. Egli è là per accusare! Mentre Mosè, in quello stesso luogo, aveva interceduto per il popolo (Esodo 32:11), Elia «ricorre a Dio contro Israele» come lo ricorda tristemente Romani 11:2.

Ricordiamoci bene di questo: Accusare (ciò può prendere la forma della maldicenza) è fare l’opera di Satana (Apocalisse 12:10). Intercedere, è invece agire come il Signore Gesù (Romani 8:34).

1 Re 19:11-21
11Iddio gli disse: "Esci fuori e fermati sul monte, dinanzi all’Eterno". Ed ecco passava l’Eterno. Un vento forte, impetuoso, schiantava i monti e spezzava le rocce dinanzi all’Eterno, ma l’Eterno non era nel vento. E, dopo il vento, un terremoto; ma l’Eterno non era nel terremoto.12E, dopo il terremoto, un fuoco; ma l’Eterno non era nel fuoco. E, dopo il fuoco, un suono dolce e sommesso.13Come Elia l’ebbe udito, si coperse il volto col mantello, uscì fuori, e si fermò all’ingresso della spelonca; ed ecco che una voce giunse fino a lui, e disse: "Che fai tu qui, Elia?"14Ed egli rispose: "Io sono stato mosso da una gelosia per l’Eterno, per l’Iddio degli eserciti, perché i figliuoli d’Israele hanno abbandonato il tuo patto, han demolito i tuoi altari, e hanno ucciso colla spada i tuoi profeti; son rimasto io solo, e cercano di togliermi la vita".15E l’Eterno gli disse: "Va’, rifa’ la strada del deserto, fino a Damasco; e quando sarai giunto colà, ungerai Hazael come re di Siria;16ungerai pure Jehu, figliuolo di Nimsci, come re d’Israele, e ungerai Eliseo, figliuolo di Shafat da Abel-Mehola, come profeta, in luogo tuo.17E avverrà che chi sarà scampato dalla spada di Hazael, sarà ucciso da Jehu; e chi sarà scampato dalla spada di Jehu, sarà ucciso da Eliseo.18Ma io lascerò in Israele un resto di settemila uomini, tutti quelli il cui ginocchio non s’è piegato dinanzi a Baal, e la cui bocca non l’ha baciato".19Elia si partì di là e trovò Eliseo figliuolo di Shafat, il quale arava, avendo dodici paia di buoi davanti a sé; ed egli stesso guidava il dodicesimo paio. Elia, avvicinatosi a lui, gli gittò addosso il suo mantello.20Ed Eliseo, lasciati i buoi, corse dietro ad Elia, e disse: "Ti prego, lascia ch’io vada a dar un bacio a mio padre e a mia madre, e poi ti seguirò". Elia gli rispose: "Va’ e torna; ma pensa a quel che t’ho fatto!"21Dopo essersi allontanato da Elia, Eliseo tornò a prendere un paio di bovi, e li offrì in sacrifizio; con le legna degli arnesi de’ buoi ne cosse le carni, e le diede alla gente, che le mangiò. Poi si levò, seguitò Elia, e si mise al suo servizio.

Contrariamente a quel che Elia pensava, il linguaggio che Dio voleva ora fare udire ad Israele non era quello del suo giudicio.

L’Eterno non era né nel vento, né nel terremoto, né nel fuoco. La voce «potente», «piena di maestà»... e terribile del Salmo 29:3 a 9, tace per far posto a quella, dolce e sommessa, della grazia. Oggi ancora, non è il tempo del giudicio per il mondo; è quello della grazia che perdona il peccatore. Dio può risvegliare gli uomini per mezzo delle prove della sua potenza, ma, per toccare i loro cuori, occorre quella voce tenera della grazia. La conoscete? Per riceverla, è necessario sentire la propria indegnità.

Per non aver saputo comprendere questo linguaggio, Elia deve essere messo da parte, ed Eliseo è chiamato in vece sua. Egli saprà, da parte dell’Eterno, far udire al popolo questa voce d'amore.

Infine, Dio insegna ancora ad Elia un’altra lezione. Questi era salito sul monte pensando essere il solo fedele. Ne discende avendo imparato che egli era soltanto uno dei settemila uomini che Dio si era riserbato in Israele. Se egli non aveva saputo scoprirli, Dio, invece, conosceva ognuno di loro (vedere 2 Timoteo 2:19).

1 Re 20:1-12
1Or Ben-Hadad, re di Siria, radunò tutto il suo esercito; avea seco trentadue re, cavalli e carri; poi salì, cinse d’assedio Samaria, e l’attaccò.2E inviò de’ messi nella città, che dicessero ad Achab, re d’Israele:3"Così dice Ben-Hadad: Il tuo argento ed il tuo oro sono miei; così pure le tue mogli ed i figliuoli tuoi più belli son cosa mia".4Il re d’Israele rispose: "Come dici tu, o re signor mio, io son tuo con tutte le cose mie".5I messi tornarono di nuovo e dissero: "Così parla Ben-Hadad: Io t’avevo mandato a dire che tu mi dessi il tuo argento ed il tuo oro, le tue mogli e i tuoi figliuoli;6invece, domani, a quest’ora, manderò da te i miei servi, i quali rovisteranno la casa tua e le case dei tuoi servi, e metteran le mani su tutto quello che hai di più caro, e lo porteranno via".7Allora il re d’Israele chiamò tutti gli anziani del paese, e disse: "Guardate, vi prego, e vedete come quest’uomo cerca la nostra rovina; poiché mi ha mandato a chiedere le mie mogli, i miei figliuoli, il mio argento e il mio oro, ed io non gli ho rifiutato nulla".8E tutti gli anziani e tutto il popolo gli dissero: "Non lo ascoltare e non gli condiscendere!"9Achab dunque rispose ai messi di Ben-Hadad: "Dite al re, mio signore: Tutto quello che facesti dire al tuo servo, la prima volta, io lo farò; ma questo non lo posso fare". I messi se ne andarono e portaron la risposta a Ben-Hadad.10E Ben-Hadad mandò a dire ad Achab: "Gli dèi mi trattino con tutto il loro rigore, se la polvere di Samaria basterà ad empire il pugno di tutta la gente che mi segue!"11Il re d’Israele rispose: "Ditegli così: Chi cinge l’armi non si glori come chi le depone".12Quando Ben-Hadad ricevette quella risposta era a bere coi re sotto i frascati; e disse ai suoi servi: "Disponetevi in ordine!" E quelli si disposero ad attaccar la città.

L’Eterno aveva designato a Elia il successore di Ben-Hadad, re di Siria e quello di Achab, re d'Israele (cap. 19:15-16). Ma questi due personaggi sono ancora al potere e il cap. 20 ci narra il conflitto che li oppone l'uno all'altro. Ne è così del mondo attuale. Gli uomini agiscono nel loro accecamento come se l'avvenire appartenesse loro. Ma dimenticano che Dio ha i suoi pensieri a riguardo del mondo e dirige il corso della storia. E mentre si disputano la supremazia, nei pensieri di Dio sono già sostituiti dal re che Egli ha designato: Gesù Cristo. Come Elia, i credenti conoscono per mezzo della Parola questi pensieri di Dio a riguardo del mondo e non si lasciano impressionare dagli avvenimenti che agitano ed inquietano l'umanità (Isaia 8:12-13).

Di fronte alle provocazioni di Ben-Hadad, Achab è ridotto all’impotenza. Ci fa pensare all'uomo nel suo stato di peccato, in balia del diavolo, il suo potente nemico. Costui non ha forse in pochi momenti spogliato Adamo di tutto ciò che possedeva in Eden? Ma per la grazia di Dio, Satana, l'uomo forte, ha trovato in Cristo qualcuno più forte di lui, che l'ha vinto e ne ha «spartito le spoglie» (Luca 11:22).

1 Re 20:13-30
13Quand’ecco un profeta si accostò ad Achab, re d’Israele, e disse: "Così dice l’Eterno: Vedi tu questa gran moltitudine? Ecco, oggi io la darò in tuo potere, e tu saprai ch’io sono l’Eterno".14Achab disse: "Per mezzo di chi?" E quegli rispose: "Così dice l’Eterno: Per mezzo dei servi dei capi delle province". Achab riprese: "Chi comincerà la battaglia?" L’altro rispose: "Tu".15Allora Achab fece la rassegna de’ servi dei capi delle province, ed erano duecentotrentadue; e dopo questi fece la rassegna di tutto il popolo, di tutti i figliuoli d’Israele, ed erano settemila.16E fecero una sortita sul mezzogiorno, mentre Ben-Hadad stava a bere e ad ubriacarsi sotto i frascati coi trentadue re, venuti in suo aiuto.17I servi dei capi delle province usciron fuori i primi. Ben-Hadad mandò a vedere, e gli fu riferito: "E’ uscita gente fuor di Samaria".18Il re disse: "Se sono usciti per la pace, pigliateli vivi; se sono usciti per la guerra, e vivi pigliateli!"19E quando que’ servi dei capi delle province e l’esercito che li seguiva furono usciti dalla città,20ciascuno di quelli uccise il suo uomo. I Siri si diedero alla fuga, gl’Israeliti li inseguirono, e Ben-Hadad, re di Siria scampò a cavallo con alcuni cavalieri.21Il re d’Israele uscì anch’egli, mise in rotta cavalli e carri, e fece una grande strage fra i Siri.22Allora il profeta si avvicinò al re d’Israele, e gli disse: "Va’, rinforzati; considera bene quel che dovrai fare perché, di qui ad un anno, il re di Siria salirà contro di te".23I servi del re di Siria gli dissero: "Gli dèi d’Israele son dèi di montagna; per questo ci hanno vinti; ma diamo la battaglia in pianura, e li vinceremo di certo.24E tu fa’ questo: leva ognuno di quei re dal suo luogo, e metti al posto loro de’ capitani;25formati quindi un esercito pari a quello che hai perduto, con altrettanti cavalli e altrettanti carri; poi daremo battaglia a costoro in pianura e li vinceremo di certo". Egli accettò il loro consiglio, e fece così.26L’anno seguente Ben-Hadad fece la rassegna dei Siri, e salì verso Afek per combattere con Israele.27Anche i figliuoli d’Israele furon passati in rassegna e provveduti di viveri; quindi mossero contro i Siri, e si accamparono dirimpetto a loro: parevano due minuscoli greggi di capre di fronte ai Siri che inondavano il paese.28Allora l’uomo di Dio si avvicinò al re d’Israele, e gli disse: "Così dice l’Eterno: Giacché i Siri hanno detto: L’Eterno è Dio de’ monti e non e Dio delle valli, io ti darò nelle mani tutta questa gran moltitudine; e voi conoscerete che io sono l’Eterno".29E stettero accampati gli uni di fronte agli altri per sette giorni; il settimo giorno s’impegnò la battaglia, e i figliuoli d’Israele uccisero de’ Siri, in un giorno, centomila pedoni.30Il rimanente si rifugiò nella città di Afek, dove le mura caddero sui ventisettemila uomini ch’erano restati. Anche Ben-Hadad fuggì e, giunto nella città, cercava rifugio di camera in camera.

Ben-Hadad ha fatto i conti senza l’Eterno. Mentre si ubriaca con i trentadue re che l'assistono, il piano divino si eseguisce.

Ci si può chiedere perché l’Eterno venga in soccorso del malvagio Achab senza neppure che costui si sia rivolto a Lui. Non è forse qui precisamente la voce dolce e tenera della grazia di cui Dio vuole ancora provare le virtù? Liberando Achab ed il suo popolo, si propone di mostrar loro che Egli è sempre il Dio d'Israele, benché essi non lo ricerchino. Ai Siri, vuol provare che Egli non è un dio di montagna né un dio di pianura, bensì «il Signore del cielo e della terra» (Atti 17:24).

Notiamo ancora due particolari al vers. 27: Prima di andare al combattimento i figlii d’Israele sono approvigionati. Non pensiamo di poter affrontare i nostri avversari senza aver fatto pure le nostre provviste giornaliere nelle pagine della Parola.

Poi il piccolo esercito d’Israele deve fare l'esperienza che esso è senza forza, spregevole agli occhi dei suoi nemici, «come due minuscoli greggi di capre» di fronte alla moltitudine che inondava il paese. Dio farà sempre in modo che le sue liberazioni Gli siano attribuite, e Lo glorifichino. E la sua potenza si compirà nella nostra debolezza (2 Corinzi 12:9).

1 Re 20:30-43
30Il rimanente si rifugiò nella città di Afek, dove le mura caddero sui ventisettemila uomini ch’erano restati. Anche Ben-Hadad fuggì e, giunto nella città, cercava rifugio di camera in camera.31I suoi servi gli dissero: "Ecco, abbiam sentito dire che i re della casa d’Israele sono dei re clementi; lascia dunque che ci mettiam de’ sacchi sui fianchi e delle corde al collo e usciamo incontro al re d’Israele; forse egli ti salverà la vita".32Così essi si misero dei sacchi intorno ai fianchi e delle corde al collo, andarono dal re d’Israele, e dissero: "Il tuo servo Ben-Hadad dice: Ti prego, lasciami la vita!" Achab rispose: "E’ ancora vivo? egli è mio fratello".33La qual cosa presero quegli uomini per buon augurio, e subito vollero accertarsi se quello era proprio il suo sentimento, e gli dissero: "Ben-Hadad e dunque tuo fratello!" Egli rispose: "Andate, e conducetelo qua". Ben-Hadad si recò da Achab, il quale lo fece salire sul suo carro.34E Ben-Hadad gli disse: "Io ti restituirò le città che mio padre tolse al padre tuo; e tu ti stabilirai delle vie in Damasco, come mio padre se n’era stabilite in Samaria". "Ed io", riprese Achab, "con questo patto ti lascerò andare"; così Achab fermò il patto con lui, e lo lasciò andare.35Allora uno de’ figliuoli dei profeti disse per ordine dell’Eterno al suo compagno: "Ti prego, percuotimi!" Ma quegli non volle percuoterlo.36Allora il primo gli disse: "Poiché tu non hai ubbidito alla voce dell’Eterno, ecco, non appena sarai partito da me, un leone ti ucciderà". E, non appena quegli si fu partito da lui, un leone lo incontrò e lo uccise.37Poi quel profeta trovò un altro uomo, e gli disse: "Ti prego, percuotimi!" E quegli lo percosse e lo ferì.38Allora il profeta andò ad aspettare il re sulla strada, e cangiò il suo aspetto mettendosi una benda sugli occhi.39E come il re passava, egli si mise a gridare e disse al re: "Il tuo servo si trovava in piena battaglia; quand’ecco uno s’avvicina, mi mena un uomo e mi dice: Custodisci quest’uomo; se mai venisse a mancare, la tua vita pagherà per la sua, ovvero pagherai un talento d’argento.40E mentre il tuo servo era occupato qua e là quell’uomo sparì". Il re d’Israele gli disse: "Quella è la tua sentenza; l’hai pronunziata da te stesso".41Allora quegli si tolse immediatamente la benda dagli occhi e il re d’Israele lo riconobbe per uno dei profeti.42E il profeta disse al re: "Così dice l’Eterno: Giacché ti sei lasciato sfuggir di mano l’uomo che io avevo votato allo sterminio, la tua vita pagherà per la sua, e il tuo popolo per il suo popolo".43E il re d’Israele se ne tornò a casa sua triste ed irritato, e si recò a Samaria.

È triste non trovare in Achab nessun sentimento di riconoscenza per la doppia vittoria che l’Eterno gli ha accordata. Purtroppo, la più parte degli uomini agisce così! La grazia di Dio li lascia insensibili. E noi, sappiamo che Cristo ha vinto per noi un nemico infinitamente più potente e più crudele di Ben-Hadad e dei suoi eserciti? L'abbiamo già ringraziato per questa gloriosa liberazione?

Non soltanto non vediamo che Achab si volga verso l’Eterno, ma fa prova d'una colpevole indulgenza risparmiando il nemico di Dio e del suo popolo. Anzi, lo chiama persino suo fratello! Dio interviene e gli manda un altro profeta, ma questa volta la voce della grazia fa posto a quella del giudicio. Comprendiamo di che cosa ci parla questo. Come Achab, ci accade di dimenticare che il mondo è il nemico di Dio. Ora l'umanità si divide soltanto in due famiglie: quella di Dio e quella del diavolo (Giovanni 8:41 a 44). Esse non possono mescolarsi. Se abbiamo la felicità di far parte della grande famiglia di cui Dio è il Padre, i nostri fratelli e le nostre sorelle sono tutti figli di Dio, ma essi soltanto.

1 Re 21:1-14
1Or dopo queste cose avvenne che Naboth d’Izreel aveva in Izreel una vigna presso il palazzo di Achab, re di Samaria.2Ed Achab parlò a Naboth, e gli disse: "Dammi la tua vigna, di cui vo’ farmi un orto di erbaggi, perché è contigua alla mia casa; e in sua vece ti darò una vigna migliore; o, se meglio ti conviene, te ne pagherò il valore in danaro".3Ma Naboth rispose ad Achab: "Mi guardi l’Eterno dal darti l’eredità dei miei padri!"4E Achab se ne tornò a casa sua triste ed irritato per quella parola dettagli da Naboth d’Izreel: "Io non ti darò l’eredità dei miei padri!" Si gettò sul suo letto, voltò la faccia verso il muro, e non prese cibo.5Allora Izebel, sua moglie, venne da lui e gli disse: "Perché hai lo spirito così contristato, e non mangi?"6Quegli le rispose: "Perché ho parlato a Naboth d’Izreel e gli ho detto: Dammi la tua vigna pel danaro che vale; o, se più ti piace, ti darò un’altra vigna invece di quella; ed egli m’ha risposto: Io non ti darò la mia vigna!"7E Izebel, sua moglie, gli disse: "Sei tu, sì o no, che eserciti la sovranità sopra Israele? Alzati, prendi cibo, e sta’ di buon animo; la vigna di Naboth d’Izreel te la farò aver io".8E scrisse delle lettere a nome di Achab, le sigillò col sigillo di lui, e le mandò agli anziani ed ai notabili della città di Naboth che abitavano insieme con lui.9E in quelle lettere scrisse così: "Bandite un digiuno, e fate sedere Naboth in prima fila davanti al popolo;10e mettetegli a fronte due scellerati, i quali depongano contro di lui, dicendo: Tu hai maledetto Iddio ed il re; poi menatelo fuor di città, lapidatelo, e così muoia".11La gente della città di Naboth, gli anziani e i notabili che abitavano nella città, fecero come Izebel avea loro fatto dire, secondo ch’era scritto nelle lettere ch’ella avea loro mandate.12Bandirono il digiuno, e fecero sedere Naboth davanti al popolo;13i due scellerati, vennero a metterglisi a fronte; e questi scellerati deposero così contro di lui, dinanzi al popolo: "Naboth ha maledetto Iddio ed il re". Per la qual cosa lo menarono fuori della città, lo lapidarono, sì ch’egli morì.14Poi mandarono a dire a Izebel: "Naboth è stato lapidato ed è morto".

Mancò ben poco che Achab non fosse totalmente spogliato dal re di Siria. Ingrato verso l’Eterno che gli aveva conservato tutto, eccolo che, spinto dalla concupiscenza, cerca a sua volta di spogliare il suo prossimo. Naboth, da fedele Israelita, non può cedere la sua eredità, secondo Levitico 25:23. Mostriamo noi la stessa fedeltà, la stessa fermezza quando si tratta di mantenere l'eredità spirituale che ci è stata lasciata, forse dai nostri genitori? Sì, guardiamoci bene di dar poco pregio alle preziose verità bibliche il cui deposito ci è stato affidato (1 Timoteo 6:20; 2 Timoteo 1:14).

Lo sciagurato re lascia vilmente agire la moglie, e, al coperto dell’autorità reale, è compiuta l'ingiustizia più abominevole.

Tuttavia, Naboth ha il privilegio di rappresentare uno più grande di lui. Nella parabola ove il Signore Gesù presenta Se stesso come l’erede della vigna, udiamo la terribile parola: «Venite, uccidiamolo, e facciam nostra la sua eredità» (Matteo 21:38). E la fine dello stesso evangelo ci informa che due falsi testimoni comparvero pure dinanzi al Sinedrio. Ivi Gesù fu accusato di bestemmia dai capi del popolo (Matteo 26:60, 65-66) prima di soffrire e morire «fuori della città» (vers. 13; Ebrei 13:12).

1 Re 21:15-29
15Quando Izebel ebbe udito che Naboth era stato lapidato ed era morto, disse ad Achab: "Lèvati, prendi possesso della vigna di Naboth d’Izreel, ch’egli rifiutò di darti per danaro; giacché Naboth non vive più, è morto".16E come Achab ebbe udito che Naboth era morto, si levò per scendere alla vigna di Naboth d’Izreel, e prenderne possesso.17Allora la parola dell’Eterno fu rivolta ad Elia, il Tishbita, in questi termini:18"Lèvati, scendi incontro ad Achab, re d’Israele, che sta in Samaria; ecco, egli è nella vigna di Naboth, dov’è sceso per prenderne possesso.19E gli parlerai in questo modo: Così dice l’Eterno: Dopo aver commesso un omicidio, vieni a prender possesso! E gli dirai: Così dice l’Eterno: Nello stesso luogo dove i cani hanno leccato il sangue di Naboth, i cani leccheranno pure il tuo proprio sangue".20Achab disse ad Elia: "M’hai tu trovato, nemico mio?" Elia rispose: "Sì t’ho trovato, perché ti sei venduto a far ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno.21Ecco, io ti farò venire addosso la sciagura, ti spazzerò via, e sterminerò della casa di Achab ogni maschio, schiavo o libero che sia, in Israele;22e ridurrò la tua casa come la casa di Geroboamo, figliuolo di Nebat, e come la casa di Baasa, figliuolo d’Ahija, perché tu m’hai provocato ad ira, ed hai fatto peccare Israele.23Anche riguardo a Izebel l’Eterno parla e dice: I cani divoreranno Izebel sotto le mura d’Izreel.24Quei d’Achab che morranno in città saran divorati dai cani, e quei che morranno nei campi saran mangiati dagli uccelli del cielo".25E veramente non v’è mai stato alcuno che, come Achab, si sia venduto a far ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno, perché v’era istigato da sua moglie Izebel.26E si condusse in modo abominevole, andando dietro agl’idoli, come avean fatto gli Amorei che l’Eterno avea cacciati d’innanzi ai figliuoli d’Israele.27Quando Achab ebbe udite queste parole, si stracciò le vesti, si coperse il corpo con un sacco, e digiunò; dormiva involto nel sacco, e camminava a passo lento.28E la parola dell’Eterno fu rivolta ad Elia, il Tishbita, in questi termini:29"Hai tu veduto come Achab s’è umiliato dinanzi a me? Poich’egli s’è umiliato dinanzi a me, io non farò venire la sciagura mentr’egli sarà vivo; ma manderò la sciagura sulla sua casa, durante la vita del suo figliuolo".

La menzogna e l’omicidio hanno messo Achab in possesso dell'oggetto della sua concupiscenza. Eccolo levarsi e scendere, col cuore contento, a visitare la sua nuova proprietà. Ma tutto il suo piacere svanisce ad un tratto! Qualcuno, che conosce bene, lo aspetta nella vigna di Naboth. È Elia! L'Eterno l'ha incaricato di annunziare al re il castigo che l'attende. Castigo che ci fa pensare alla fine orribile di colui che aveva tradito «il sangue innocente»: lo sciagurato Giuda! «Costui dunque — sta scritto — acquistò un campo col prezzo della sua iniquità, ed essendosi precipitato, gli si squarciò il ventre, e tutte le sue interiora si sparsero» (Atti 1:18).

Ma, per la prima volta nella storia di Achab, vediamo in lui un segno d’umiliazione. Il suo orgoglio è abbassato. Egli sa, dall'esempio dei suoi predecessori, che la parola dell'Eterno si compie sempre. Si tratta forse d'un «pentimento che mena alla salvezza? (2 Corinzi 7:10), d'una vera conversione? Purtroppo no, come lo mostrerà il seguito della sua storia. Una vera conversione si giudica sempre dai frutti. Tuttavia Dio, attento ad ogni segno di ravvedimento, tien conto di quest'attitudine di Achab per differire il suo castigo (Ezechiele 33:11).

1 Re 22:1-18
1Passarono tre anni senza guerra tra la Siria e Israele.2Ma il terzo anno Giosafat, re di Giuda, scese a trovare il re d’Israele.3Or il re d’Israele avea detto ai suoi servi: "Non sapete voi che Ramoth di Galaad è nostra, e noi ce ne stiam lì tranquilli senza levarla di mano al re di Siria?"4E disse a Giosafat: "Vuoi venire con me alla guerra contro Ramoth di Galaad?" Giosafat rispose al re d’Israele: "Fa’ conto di me come di te stesso, della mia gente come della tua, de’ miei cavalli come dei tuoi".5E Giosafat disse al re d’Israele: "Ti prego, consulta oggi la parola dell’Eterno".6Allora il re d’Israele radunò i profeti, in numero di circa quattrocento, e disse loro: "Debbo io andare a far guerra a Ramoth di Galaad, o no?" Quelli risposero: "Va’, e il Signore la darà nelle mani del re".7Ma Giosafat disse: "Non v’ha egli qui alcun altro profeta dell’Eterno da poter consultare?"8Il re d’Israele rispose a Giosafat: "V’è ancora un uomo per mezzo del quale si potrebbe consultare l’Eterno; ma io l’odio perché non mi predice mai nulla di buono, ma soltanto del male: è Micaiah, figliuolo d’Imla". E Giosafat disse: "Non dica così il re!"9Allora il re d’Israele chiamò un eunuco, e gli disse: "Fa’ venir presto Micaiah, figliuolo d’Imla".10Or il re d’Israele e Giosafat, re di Giuda, sedevano ciascuno sul suo trono, vestiti de’ loro abiti reali, nell’aia ch’è all’ingresso della porta di Samaria; e tutti i profeti profetavano dinanzi ad essi.11Sedekia, figliuolo di Kenaana, s’era fatto delle corna di ferro, e disse: "Così dice l’Eterno: Con queste corna darai di cozzo nei Siri finché tu li abbia completamente distrutti".12E tutti i profeti profetavano nello stesso modo, dicendo: "Sali contro Ramoth di Galaad, e vincerai; l’Eterno la darà nelle mani del re".13Or il messo ch’era andato a chiamar Micaiah, gli parlò così: "Ecco, i profeti tutti, ad una voce, predicono del bene al re; ti prego, sia il tuo parlare come il parlare d’ognun d’essi, e predici del bene!"14Ma Micaiah rispose: "Com’è vero che l’Eterno vive, io dirò quel che l’Eterno mi dirà".15E, come fu giunto dinanzi al re, il re gli disse: "Micaiah, dobbiam noi andare a far guerra a Ramoth di Galaad, o no?" Quegli rispose: "Va’ pure, tu vincerai; l’Eterno la darà nelle mani del re".16E il re gli disse: "Quante volte dovrò io scongiurarti di non dirmi se non la verità nel nome dell’Eterno?"17Micaiah rispose: "Ho veduto tutto Israele disperso su per i monti, come pecore che non hanno pastore; e l’Eterno ha detto: Questa gente non ha padrone; se ne torni ciascuno in pace a casa sua".18E il re d’Israele disse a Giosafat: "Non te l’ho io detto che costui non mi predirebbe nulla di buono, ma soltanto del male?"

Ben-Hadad non ha mantenuto la sua parola (cap. 20:34). Ha conservato Ramoth di Galaad. Achab si propone di riprenderla e partecipa il suo disegno ad un illustre visitatore in soggiorno a casa sua: Giosafat, re di Giuda. E anzitutto, che cosa pensare di questa visita? Non è forse rallegrante di vedere stabilirsi un’amicizia fra i sovrani di questi due regni israeliti da tanto tempo in conflitto fra loro? È un passo verso l'unione, cosa oggi all'ordine del giorno nel mondo cristianizzato. In realtà, dinanzi a Dio, è un'infedeltà da parte di Giosafat. Egli era re a Gerusalemme ove era il tempio dell'Eterno. Achab invece era un idolatra. Ora, chiede l'apostolo: «quale accordo fra il tempio di Dio e gli idoli?» (2 Corinzi 6:16).

Vedete in quale ingranaggio si è lasciato cogliere il povero Giosafat. A disagio, egli fa ad Achab alcune timide osservazioni, ma non ha abbastanza energia per opporsi al suo disegno. Gli occorreva più coraggio per questo che per fare la guerra ai Siri. Ed ognuno di noi lo sa certamente per esperienza: l’atto più difficile, quello che richiede più coraggio, sarà sovente un semplice rifiuto, un rifiuto di associarsi al male (Salmo 1:1).

1 Re 22:19-40
19E Micaiah replicò: "Perciò ascolta la parola dell’Eterno. Io ho veduto l’Eterno che sedeva sul suo trono, e tutto l’esercito del cielo che gli stava dappresso a destra e a sinistra.20E l’Eterno disse: Chi sedurrà Achab affinché salga a Ramoth di Galaad e vi perisca? E uno rispose in un modo e l’altro in un altro.21Allora si fece avanti uno spirito, il quale si presentò dinanzi all’Eterno, e disse: Lo sedurrò io.22L’Eterno gli disse: E come? Quegli rispose: Io uscirò, e sarò spirito di menzogna in bocca a tutti i suoi profeti. L’Eterno gli disse: Sì, riuscirai a sedurlo; esci, e fa’ così.23Ed ora ecco che l’Eterno ha posto uno spirito di menzogna in bocca a tutti questi tuoi profeti; ma l’Eterno ha pronunziato del male contro di te".24Allora Sedekia, figliuolo di Kenaana, si accostò, diede uno schiaffo a Micaiah, e disse: "Per dove è passato lo spirito dell’Eterno quand’è uscito da me per parlare a te?"25Micaiah rispose: "Lo vedrai il giorno che andrai di camera in camera per nasconderti!"26E il re d’Israele disse a uno dei suoi servi: "Prendi Micaiah, menalo da Ammon, governatore della città, e da Joas, figliuolo del re, e di’ loro:27Così dice il re: Mettete costui in prigione, nutritelo di pan d’afflizione e d’acqua d’afflizione, finch’io ritorni sano e salvo".28E Micaiah disse: "Se tu ritorni sano e salvo, non sarà l’Eterno quegli che avrà parlato per bocca mia". E aggiunse: "Udite questo, o voi, popoli tutti!"29Il re d’Israele e Giosafat, re di Giuda, saliron dunque contro Ramoth di Galaad.30E il re d’Israele disse a Giosafat: "Io mi travestirò per andare in battaglia; ma tu mettiti i tuoi abiti reali". E il re d’Israele si travestì, e andò in battaglia.31Or il re di Siria avea dato quest’ordine ai trentadue capitani dei suoi carri: "Non combattete contro veruno, o piccolo o grande, ma contro il solo re d’Israele".32E quando i capitani dei carri scorsero Giosafat dissero: "Certo, quello e il re d’Israele", e si volsero contro di lui per attaccarlo; ma Giosafat mandò un grido.33E allorché i capitani s’accorsero ch’egli non era il re d’Israele, cessarono di dargli addosso.34Or qualcuno scoccò a caso la freccia del suo arco, e ferì il re d’Israele tra la corazza e le falde; onde il re disse al suo cocchiere: "Vòlta, menami fuori del campo, perché son ferito".35Ma la battaglia fu così accanita quel giorno, che il re fu trattenuto sul suo carro in faccia ai Siri, e morì verso sera; il sangue della sua ferita era colato nel fondo del carro.36E come il sole tramontava, un grido corse per tutto il campo: "Ognuno alla sua città! Ognuno al suo paese!"37Così il re morì, fu portato a Samaria, e in Samaria fu sepolto.38E quando si lavò il carro presso allo stagno di Samaria in quell’acqua si lavavano le prostitute i cani leccarono il sangue di Achab, secondo la parola che l’Eterno avea pronunziata.39Or il resto delle azioni di Achab, tutto quello che fece, la casa d’avorio che costruì e tutte le città che edificò, tutto questo sta scritto nel libro delle Cronache dei re d’Israele.40Così Achab s’addormentò coi suoi padri, e Achazia suo figliuolo, regnò in luogo suo.

Tutti d’accordo, i quattrocenti profeti hanno annunziato ciò che il re desiderava. Che cosa possono arrischiare? Se Achab vince la guerra, la loro predizione sarà confermata. E, se non ritorna, non potrà rimproverarli. A lato di questi profeti di menzogna, un solo profeta dell'Eterno, il fedele Micaiah, fa coraggiosamente conoscere la verità e ne soffrira.

Gli uomini d’oggi, come Achab, si accumulano «dei dottori secondo le loro proprie voglie» (2 Timoteo 4:3). Essi non amano udir parlare d'un giudicio eterno e per rassicurarsi trovano dei predicatori che promettono loro che ad ogni modo tutto finirà bene. Ma tosto o tardi Dio confonderà tutti i mentitori. La sua Parola è la verità (Giovanni 17:17). Come il capitolo 18, questo ci mette in guardia contro un pericolo: quello di giudicare se una cosa è buona o cattiva secondo il numero di persone che la praticano.

L’assenza di volontà di Giosafat mancò poco non gli costasse la vita. Ha seguito Achab, per timore di scontentarlo. E costui, vilmente, ha cercato di volgere su lui l'attenzione e gli sforzi del nemico. Ma la sua astuzia non poteva ingannare l'Eterno che aveva gli occhi su uno dei re per liberarlo, sull'altro per compiere il suo infallibile giudizio (vedere Salmo 7:12-13).

1 Re 22:41-53
41Giosafat, figliuolo di Asa, cominciò a regnare sopra Giuda l’anno quarto di Achab, re d’Israele.42Giosafat avea trentacinque anni quando cominciò a regnare, e regnò venticinque anni a Gerusalemme. Il nome di sua madre era Azuba, figliuola di Scilhi.43Egli camminò in tutto per le vie di Asa suo padre, e non se ne allontanò, facendo ciò ch’è giusto agli occhi dell’Eterno. (H22-44) Nondimeno gli alti luoghi non scomparvero; il popolo offriva ancora sacrifizi e profumi sugli alti luoghi.44(H22-45) E Giosafat visse in pace col re d’Israele.45(H22-46) Or il resto delle azioni di Giosafat, le prodezze che fece e le sue guerre son cose scritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda.46(H22-47) Egli fece sparire dal paese gli avanzi degli uomini che si prostituivano, che v’eran rimasti dal tempo di Asa suo padre.47(H22-48) Or a quel tempo non v’era re in Edom; un governatore fungeva da re.48(H22-49) Giosafat costruì delle navi di Tarsis per andare a Ofir in cerca d’oro; ma poi non andò, perché le navi naufragarono a Etsion-Gheber.49(H22-50) Allora Achazia, figliuolo d’Achab, disse a Giosafat: "Lascia che i miei servi vadano coi servi tuoi sulle navi!" Ma Giosafat non volle.50(H22-51) E Giosafat si addormentò coi suoi padri, e con essi fu sepolto nella città di Davide, suo padre; e Jehoram, suo figliuolo, regnò in luogo suo.51(H22-52) Achazia, figliuolo di Achab, cominciò a regnare sopra Israele a Samaria l’anno diciassettesimo di Giosafat, re di Giuda, e regnò due anni sopra Israele.52(H22-53) E fece ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno, e camminò per la via di suo padre, per la via di sua madre, e per la via di Geroboamo, figliuolo di Nebat che avea fatto peccare Israele.53(H22-54) E servì a Baal, si prostrò dinanzi a lui, e provocò a sdegno l’Eterno, l’Iddio d’Israele, esattamente come avea fatto suo padre.

Il regno di Giosafat è presentato più dettagliatamente nel 2° libro delle Cronache. Tuttavia fermiamoci qui sopra un fatto molto istruttivo. Giosafat aveva costruito delle navi per andare a Ofir in cerca d’oro. Ma la mano di Dio lo arresta. Le sue navi naufragano. Si ostinerà egli nel suo disegno? No, si sottomette. Il re d'Israele ha un bel proporgli il soccorso dei suoi marinai, questa volta sa rispondergli no!

A tutti noi è accaduto di fare dei bei piani che una circostanza inattesa è venuta ad annientare d’un sol colpo. Ne fu così di Giobbe che dovette esclamare: «I miei disegni, i disegni cari al mio cuore, sono distrutti» (Giobbe 17:11). Per fare fallire questi piani, Dio si serve di vari mezzi: tempo cattivo, malattia, mancanza di denaro, scacco in un esame...! E ciò è sempre penoso. Ma invece di irritarci e voler fare, nonostante tutto, quel che ci eravamo proposti, chiediamoci se il nostro disegno aveva l'approvazione del Signore. Uno spirito contrito ha più valore ai suoi occhi che delle navi naufragate.

L’ultimo paragrafo ci riconduce alla corte d'Israele. E noi vi vediamo il nuovo re Achazia che serve Baal e gli si prostra dinanzi. Tale è la triste nota finale di questo 1° Libro dei Re.

2 Re 1:1-10
1Or dopo la morte di Achab, Moab si ribellò contro Israele.2Achazia cadde dalla cancellata della sala superiore di un suo appartamento a Samaria, e ne restò ammalato; e spedì dei messi, dicendo loro: "Andate a consultare Baal-Zebub, dio di Ekron, per sapere se mi riavrò di questa malattia".3Ma un angelo dell’Eterno disse ad Elia il Tishbita: "Lèvati, sali incontro ai messi del re di Samaria, e di’ loro: E’ forse perché non v’è Dio in Israele che voi andate a consultare Baal-Zebub, dio di Ekron?4Perciò, così dice l’Eterno: Tu non scenderai dal letto sul quale sei salito, ma per certo morrai". Ed Elia se ne andò.5I messi tornarono ad Achazia, il quale disse loro: "Perché siete tornati?"6E quelli risposero: "Un uomo ci è venuto incontro, e ci ha detto: Andate, tornate dal re che vi ha mandati, e ditegli: Così dice l’Eterno: E’ forse perché non v’è alcun Dio in Israele che tu mandi a consultare Baal-Zebub, dio di Ekron? Perciò, non scenderai dal letto sul quale sei salito, ma per certo morrai".7Ed Achazia chiese loro: "Com’era l’uomo che vi è venuto incontro e vi ha detto coteste parole?"8Quelli gli risposero: "Era un uomo vestito di pelo, con una cintola di cuoio intorno ai fianchi". E Achazia disse: "E’ Elia il Tishbita!"9Allora mandò un capitano di cinquanta uomini con la sua compagnia ad Elia; quegli salì e trovò Elia che stava seduto in cima al monte. Il capitano gli disse: "O uomo di Dio, il re dice: Scendi!"10Elia rispose e disse al capitano dei cinquanta: "Se io sono un uomo di Dio, scenda del fuoco dal cielo, e consumi te e i tuoi cinquanta uomini!" E dal cielo scese del fuoco che consumò lui e i suoi cinquanta uomini.

Dal principio di questo libro, vediamo il perverso Achazia fare un passo di più nell’idolatria. Ammalato, egli manda a consultare Baal-Zebub (che significa Signore delle mosche, o della contaminazione). Atto tanto più tenebroso in quanto, dietro quest'idolo, è Satana che si fa adorare, lui che i Giudei chiameranno Beelzebub, capo dei demoni (Matteo 12:24)! Allora, la sorte di Achazia è decisa da parte dell'Eterno, ed Elia è incaricato di annunziarglielo, come dianzi al padre suo. Ma mentre in Achab era avvenuta una certa umiliazione, Achazia invece non pensa che ad impadronirsi della persona del profeta, anche con la violenza. Si pensa alle azioni criminali d'un altro re, il malvagio Erode, contro Giovanni Battista (che la Parola confronta sovente con Elia — paragonate il loro vestimento vers. 8 e Marco 1:6). Questa rivolta aperta contro l'Eterno riceve subito un solenne castigo.

Così Achazia supera il padre suo in malvagità. Non aveva avuto sotto gli occhi che il triste esempio dei suoi genitori, Achab e Izebel. Ma che dire allora dei giovani e delle giovani allevati da genitori pii e che, nonostante questo privilegio se ne sono andati dietro agli idoli del mondo?

2 Re 1:11-18
11Achazia mandò di nuovo un altro capitano di cinquanta uomini con la sua compagnia, il quale si rivolse ad Elia e gli disse: "O uomo di Dio, il re dice così: Fa’ presto, scendi!;12Elia rispose e disse loro: "Se io sono un uomo di Dio, scenda del fuoco dal cielo, e consumi te e i tuoi cinquanta uomini". E dal cielo scese il fuoco di Dio che consumò lui e i suoi cinquanta.13Achazia mandò di nuovo un terzo capitano di cinquanta uomini con la sua compagnia. Questo terzo capitano di cinquanta uomini salì da Elia; e, giunto presso a lui, gli si gittò davanti in ginocchio, e lo supplicò, dicendo: "O uomo di Dio, ti prego, la mia vita e la vita di questi cinquanta tuoi servi sia preziosa agli occhi tuoi!14Ecco che del fuoco è sceso dal cielo, e ha consumato i due primi capitani di cinquanta uomini con le loro compagnie; ma ora sia la vita mia preziosa agli occhi tuoi".15E l’angelo dell’Eterno disse ad Elia: "Scendi con lui; non aver timore di lui". Elia dunque si levò, scese col capitano, andò dal re, e gli disse:16"Così dice l’Eterno: Poiché tu hai spediti de’ messi a consultar Baal-Zebub, dio d’Ekron, quasi che non ci fosse in Israele alcun Dio da poter consultare, perciò tu non scenderai dal letto sul quale sei salito, ma per certo morrai".17E Achazia morì, secondo la parola dell’Eterno pronunziata da Elia; e Jehoram cominciò a regnare invece di lui l’anno secondo di Jehoram, figliuolo di Giosafat re di Giuda, perché Achazia non aveva figliuoli.18Or il resto delle azioni compiute da Achazia sta scritto nel libro delle Cronache dei re d’Israele.

Nella sua ostinazione, Achazia ha mandato un secondo capitano di cinquanta uomini per condurgli Elia. La sua intimazione è ancora più insolente: «Fa presto, scendi!» Essa riceve la stessa terribile risposta. — Al monte Carmel, il fuoco non era caduto sugli assistenti, ma su l’olocausto. Figura del giudicio divino che discende su Cristo per ricondurre a Dio il cuore del suo popolo. Ora però, su quest'altro monte, il fuoco deve scendere in giudicio sugli uomini ribelli.

Gesù, santa Vittima, è stato solo a conoscere l’ardore dell'ira divina. Ma più tardi, quelli che non avranno creduto dovranno subire loro stessi eternamente quell'ira inflessibile (Romani 1:18).

Questo giorno di giudicio non è ancora venuto. Perciò, quando i discepoli Giacomo e Giovanni, riferendosi a questa scena, propongono al Signore di far scendere il fuoco dal cielo su un villaggio di Samaritani, Egli deve censurarli severamente (Luca 9:52 a 55).

Il capitano della terza cinquantina è forse uno dei 7000 di cui l’Eterno aveva parlato al profeta. Egli parla con rispetto, umiltà, affezione per i suoi soldati. Con lui Elia andrà dal re. Ma quivi, non farà che ripetere parola per parola il suo primo messaggio, bentosto adempiuto con la morte di Achazia.

2 Re 2:1-14
1Or quando l’Eterno volle rapire in cielo Elia in un turbine, Elia si partì da Ghilgal con Eliseo.2Ed Elia disse ad Eliseo: "Fermati qui, ti prego, poiché l’Eterno mi manda fino a Bethel". Ma Eliseo rispose: "Com’è vero che l’Eterno vive, e che vive l’anima tua, io non ti lascerò". Così discesero a Bethel.3I discepoli dei profeti ch’erano a Bethel andarono a trovare Eliseo, e gli dissero: "Sai tu che l’Eterno quest’oggi rapirà in alto il tuo signore?" Quegli rispose: "Sì, lo so; tacete!"4Ed Elia gli disse: "Eliseo, fermati qui, ti prego, poiché l’Eterno mi manda a Gerico". Quegli rispose: "Com’è vero che l’Eterno vive, e che vive l’anima tua, io non ti lascerò". Così se ne vennero a Gerico.5I discepoli dei profeti ch’erano a Gerico s’accostarono ad Eliseo, e gli dissero: "Sai tu che l’Eterno quest’oggi rapirà in alto il tuo signore?" Quegli rispose: "Sì, lo so; tacete!"6Ed Elia gli disse: "Fermati qui, ti prego, poiché l’Eterno mi manda al Giordano". Quegli rispose: "Com’è vero che l’Eterno vive, e che vive l’anima, tua io non ti lascerò". E proseguirono il cammino assieme.7E cinquanta uomini di tra i discepoli dei profeti andarono dietro a loro e si fermarono dirimpetto al Giordano, da lungi, mentre Elia ed Eliseo si fermarono sulla riva del Giordano.8Allora Elia prese il suo mantello, lo rotolò, e percosse le acque, le quali si divisero di qua e di là, in guisa che passarono ambedue a piedi asciutti.9E, passati che furono, Elia disse ad Eliseo: "Chiedi quello che vuoi ch’io faccia per te, prima ch’io ti sia tolto". Eliseo rispose: "Ti prego, siami data una parte doppia del tuo spirito!"10Elia disse: "Tu domandi una cosa difficile; nondimeno, se tu mi vedi quando io ti sarò rapito, ti sarà dato quello che chiedi; ma se non mi vedi, non ti sarà dato".11E com’essi continuavano a camminare discorrendo assieme, ecco un carro di fuoco e de’ cavalli di fuoco che li separarono l’uno dall’altro, ed Elia salì al cielo in un turbine.12E Eliseo lo vide e si mise a gridare: "Padre mio, padre mio! Carro d’Israele e sua cavalleria!" Poi non lo vide più. E, afferrate le proprie vesti, le strappò in due pezzi;13e raccolse il mantello ch’era caduto di dosso ad Elia, tornò indietro, e si fermò sulla riva del Giordano.14E, preso il mantello ch’era caduto di dosso ad Elia, percosse le acque, e disse: "Dov’è l’Eterno, l’Iddio d’Elia?" E quando anch’egli ebbe percosse le acque, queste si divisero di qua e di là, ed Eliseo passò.

Mentre il rapimento di Enoc è riassunto in due versetti (Genesi 5:24; Ebrei 11:5), Dio ci permette (come ad Eliseo) di assistere in particolare a quello di Elia. Avvenimento glorioso che ce ne evoca due altri: uno passato, l’altro futuro. La scena passata è l'ascensione del Signore al cielo. Come Elia, Gesù ha percorso il cammino del suo popolo Israele di cui abbiamo qui in figura le tappe. Ghilgal, Bethel, Gerico, infine il Giordano. Come Eliseo rifiutava di separarsi da Elia, così i discepoli si erano affezionati al Signore Gesù. «A chi ce ne andremmo?» — gli diceva Pietro (Giovanni 6:68 e 11:16). Ed anch'essi furono i testimoni della sua ascensione (Atti 1:9). Poi, secondo la promessa ch'era stata loro fatta, lo Spirito Santo discese su loro con potenza, e questo ci ricorda lo spirito di Elia che si posò su Eliseo dopo il rapimento del suo maestro.

Ma questo capitolo dirige i nostri pensieri sopra una scena futura: il rapimento di tutti i riscattati «nelle nuvole incontro al Signore nell’aria» (1 Tessalonicesi 4:17). Come Elia, siamo in cammino, sapendo quel che ci avverrà. È forse una speranza che rallegra il nostro cuore?

2 Re 2:15-25
15Quando i discepoli dei profeti che stavano a Gerico di faccia al Giordano ebbero visto Eliseo, dissero: "Lo spirito d’Elia s’è posato sopra Eliseo". E gli si fecero incontro, s’inchinarono fino a terra davanti a lui,16e gli dissero: "Ecco qui tra i tuoi servi cinquanta uomini robusti: lascia che vadano in cerca del tuo signore, se mai lo spirito dell’Eterno l’avesse preso e gettato su qualche monte o in qualche valle". Eliseo rispose: "Non li mandate".17Ma insistettero tanto, presso di lui, ch’ei ne fu confuso, e disse: "Mandateli". Allora quelli mandarono cinquanta uomini, i quali cercarono Elia per tre giorni, e non lo trovarono.18E quando furono tornati a lui, che s’era fermato a Gerico, egli disse loro: "Non vi avevo io detto di non andare?"19Or gli abitanti della città dissero ad Eliseo: "Ecco, il soggiorno di questa città è gradevole, come vede il mio signore; ma le acque son cattive, e il paese è sterile".20Ed egli disse: "Portatemi una scodella nuova, e mettetevi del sale". Quelli gliela portarono.21Ed egli si recò alla sorgente delle acque, vi gettò il sale, e disse: "Così dice l’Eterno: Io rendo sane queste acque, ed esse non saran più causa di morte né di sterilità".22Così le acque furon rese sane e tali son rimaste fino al dì d’oggi, secondo la parola che Eliseo aveva pronunziata.23Poi di là Eliseo salì a Bethel; e, come saliva per la via, usciron dalla città dei piccoli ragazzi, i quali lo beffeggiavano, dicendo: "Sali calvo! Sali calvo!"24Egli si voltò, li vide, e li maledisse nel nome dell’Eterno; e due orse uscirono dal bosco, che sbranarono quarantadue di quei ragazzi.25Di là Eliseo si recò sul monte Carmel, donde poi tornò a Samaria.

I «figli» dei profeti erano in realtà i loro discepoli, che vivevano con loro ammaestrati nella Parola e adoperati dall’Eterno per il Suo servizio. Quelli di Gerico, come più tardi, Toma, non possono credere al meraviglioso avvenimento che si è prodotto.

Eliseo a Gerico rappresenta Cristo venuto in grazia in questo mondo che è segnato di morte e di sterilità. Egli vi ha portato la vita per la potenza purificante della grazia (il sale) contenuta e manifestata nell’uomo nuovo (il vaso nuovo). Così il credente è chiamato ad essere nello stesso modo «un vaso ad onore, santificato, atto al servizio del Maestro, preparato per ogni opera buona» (2 Timoteo 2:21).

La scena che segue ci colpisce di terrore. Certo, la derisione è sempre una cosa spiacevole (Proverbi 19:29). Ma quella dei ragazzi di Bethel oltraggiava l’Eterno stesso. «Sali, calvo», era mettere Eliseo alla sfida d'essere rapito come Elia. Sopraggiunge l'orso! Esso è nella Bibbia una figura del mondo, sovente associato al leone: Satana. Oh! com'è serio questo! Dio potrà permettere che i figli i quali disprezzano la Parola, divengano la preda del mondo. Ed è cosa più terribile della morte, poiché ci va di mezzo la sorte eterna dell'anima!

2 Re 3:1-15
1Or Jehoram, figliuolo di Achab, cominciò a regnare sopra Israele a Samaria l’anno decimottavo di Giosafat, re di Giuda, e regnò dodici anni.2Egli fece ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno; ma non quanto suo padre e sua madre, perché tolse via la statua di Baal, che suo padre avea fatta.3Nondimeno egli rimase attaccato ai peccati coi quali Geroboamo figliuolo di Nebat, aveva fatto peccare Israele; e non se ne distolse.4Or Mesha, re di Moab, allevava molto bestiame e pagava al re d’Israele un tributo di centomila agnelli e centomila montoni con le loro lane.5Ma, morto che fu Achab, il re di Moab si ribellò al re d’Israele.6Allora il re Jehoram uscì di Samaria e passò in rassegna tutto Israele;7poi si mise in via, e mandò a dire a Giosafat, re di Giuda: "Il re di Moab mi si è ribellato; vuoi tu venire con me alla guerra contro Moab?" Quegli rispose: "Verrò; fa’ conto di me come di te stesso, del mio popolo come del tuo, de’ miei cavalli come dei tuoi.8E soggiunse: "Per che via saliremo?" Jehoram rispose: "Per la via del deserto di Edom".9Così il re d’Israele, il re di Giuda e il re di Edom si mossero; e dopo aver girato a mezzodì con una marcia di sette giorni, mancò l’acqua all’esercito e alle bestie che gli andavan dietro.10Allora il re d’Israele disse: "Ahimè, l’Eterno ha chiamati assieme questi tre re, per darli nelle mani di Moab!"11Ma Giosafat chiese: "Non v’ha egli qui alcun profeta dell’Eterno mediante il quale possiam consultare l’Eterno?" Uno dei servi del re d’Israele rispose: "V’è qui Eliseo, figliuolo di Shafat, il quale versava l’acqua sulle mani d’Elia". E Giosafat disse:12"La parola dell’Eterno è con lui". Così il re d’Israele, Giosafat e il re di Edom andarono a trovarlo.13Eliseo disse al re d’Israele: "Che ho io da far con te? Vattene ai profeti di tuo padre ed ai profeti di tua madre!" Il re d’Israele gli rispose: "No, perché l’Eterno ha chiamati insieme questi tre re per darli nelle mani di Moab".14Allora Eliseo disse: "Com’è vero che vive l’Eterno degli eserciti al quale io servo, se non avessi rispetto a Giosafat, re di Giuda, io non avrei badato a te né t’avrei degnato d’uno sguardo.15Ma ora conducetemi qua un sonatore d’arpa". E, mentre il sonatore arpeggiava, la mano dell’Eterno fu sopra Eliseo,

Jehoram, fratello di Achazia, diventa re d’Israele. Benché faccia anche lui ciò che è male agli occhi dell'Eterno, pure si nota un miglioramento in rapporto con la condotta del padre suo e della madre. Egli rinuncia ufficialmente al culto di Baal.

Il primo versetto del nostro libro aveva già menzionato la ribellione di Moab. È l’occasione per Jehoram di entrare in guerra contro questo popolo appoggiandosi sui suoi alleati più vicini: il re di Giuda e quello di Edom. Purtroppo, Giosafat non ha imparato la seria lezione di Ramoth di Gaalad. Alla proposta di Jehoram, dà esattamente la stessa risposta di dianzi a quella di Achab (vers. 7; 1 Re 22:4).

La spedizione sta per fallire per mancanza d’acqua. Jehoram ne accusa l'Eterno, mentre egli stesso è il responsabile di tutta l'impresa. Molte persone sono come lui. Accusano Dio delle loro calamità, invece di pentirsi. Quanto a Giosafat, si preoccupa infine di consultare l'Eterno. Dinanzi ai tre re sventuratamente associati, Eliseo non è a suo agio. E le parole che rivolge a Jehoram ci fanno pensare alla solenne dichiarazione che il Signore farà un giorno agl'increduli: «In verità io vi dico: Non vi conosco» (Matteo 25:12).

2 Re 3:16-27
16che disse: "Così parla l’Eterno: Fate in questa valle delle fosse, delle fosse.17Poiché così dice l’Eterno: Voi non vedrete vento, non vedrete pioggia, e nondimeno questa valle si riempirà d’acqua; e berrete voi, il vostro bestiame e le vostre bestie da tiro.18E questo è ancora poca cosa agli occhi dell’Eterno; perché egli darà anche Moab nelle vostre mani.19E voi distruggerete tutte le città fortificate e tutte le città ragguardevoli, abbatterete tutti i buoni alberi, turerete tutte le sorgenti d’acqua, e guasterete con delle pietre ogni buon pezzo di terra".20La mattina dopo, nell’ora in cui s’offre l’oblazione, ecco che l’acqua arrivò dal lato di Edom e il paese ne fu ripieno.21Ora tutti i Moabiti, avendo udito che quei re eran saliti per muover loro guerra, avevan radunato tutti quelli ch’erano in età di portare le armi, e occupavano la frontiera.22La mattina, come furono alzati, il sole splendeva sulle acque, e i Moabiti videro, là dirimpetto a loro, le acque rosse come sangue;23e dissero: "Quello è sangue! Quei re son di certo venuti alle mani fra loro e si son distrutti fra loro; or dunque, Moab, alla preda!"24E si avanzarono verso il campo d’Israele; ma sorsero gl’Israeliti e sbaragliarono i Moabiti, che fuggirono d’innanzi a loro. Poi penetrarono nel paese, e continuarono a battere Moab.25Distrussero le città; ogni buon pezzo di terra lo riempirono di pietre, ciascuno gettandovi la sua; turarono tutte le sorgenti d’acque e abbatterono tutti i buoni alberi. Non rimasero che le mura di Kir-Hareseth, e i frombolieri la circondarono e l’attaccarono.26Il re di Moab, vedendo che l’attacco era troppo forte per lui, prese seco settecento uomini, per aprirsi, a spada tratta, un varco, fino al re di Edom; ma non poterono.27Allora prese il suo figliuolo primogenito, che dovea succedergli nel regno, e l’offerse in olocausto sopra le mura. A questa vista, un profondo orrore s’impadronì degli Israeliti, che s’allontanarono dal re di Moab e se ne tornarono al loro paese.

Eliseo ha fatto conoscere da parte dell’Eterno il mezzo della liberazione. E, come sempre, questo mezzo è la fede. Prima di ricevere, bisogna incominciare con lo scavar delle fosse. Più se ne scaveranno, e più acqua vi sarà. E notiamo che quest'acqua arriva «la mattina, nell'ora in cui si offre l'oblazione» (vers. 20). Non era forse a Gerusalemme, molto lontano da quel paese, che il sacrificio era offerto? Tuttavia, è in rapporto con questo sacrificio che le acque si mettono a sgorgare. Comprendiamone il significato: tutte le nostre benedizioni derivano dall'opera del Signore alla croce.

Ma le acque che significano la salvezza per gli eserciti di Israele, sono la distruzione dei Moabiti. Similmente, la morte di Gesù, salvezza per i credenti, è ad un tempo la condanna del mondo (Giovanni 16:8).

Ingannati dalle apparenze, i Moabiti sono battuti ed il loro paese devastato. Ma ciò che il loro re fa — l’orribile sacrificio del suo primogenito — produce la costernazione nel campo dei vincitori. E infine i tre eserciti si separano senza che risulti da quella dolorosa spedizione nessun beneficio reale per nessuno. Tale sarà sempre il risultato di ciò che non intraprendiamo con Dio.

2 Re 4:1-17
1Or una donna di tra le mogli de’ discepoli de’ profeti esclamò e disse ad Eliseo: "Il mio marito, tuo servo, è morto; e tu sai che il tuo servo temeva l’Eterno; e il suo creditore è venuto per prendersi i miei due figliuoli e farsene degli schiavi".2Eliseo le disse: "Che debbo io fare per te? Dimmi; che hai tu in casa?" Ella rispose: "La tua serva non ha nulla in casa, tranne un vasetto d’olio".3Allora egli disse: "Va’ fuori, chiedi in prestito da tutti i tuoi vicini de’ vasi vuoti; e non ne chieder pochi.4Poi torna, serra l’uscio dietro a te ed ai tuoi figliuoli, e versa dell’olio in tutti que’ vasi; e, man mano che saran pieni, falli mettere da parte".5Ella dunque si partì da lui, e si chiuse in casa coi suoi figliuoli; questi le portavano i vasi, ed ella vi versava l’olio.6E quando i vasi furono pieni, ella disse al suo figliuolo: "Portami ancora un vaso". Quegli le rispose: "Non ce n’è più dei vasi". E l’olio si fermò.7Allora ella andò e riferì tutto all’uomo di Dio, che le disse: "Va’ a vender l’olio, e paga il tuo debito; e di quel che resta sostentati tu ed i tuoi figliuoli".8Or avvenne che un giorno Eliseo passava per Shunem, e c’era quivi una donna ricca che lo trattenne con premura perché prendesse cibo da lei; e tutte le volte che passava di là, si recava da lei a mangiare.9Ed ella disse a suo marito: "Ecco, io son convinta che quest’uomo che passa sempre da noi, e un santo uomo di Dio.10Ti prego, facciamogli costruire, di sopra, una piccola camera in muratura, e mettiamoci per lui un letto, un tavolino, una sedia e un candeliere, affinché, quando verrà da noi, egli possa ritirarvisi".11Così, un giorno ch’egli giunse a Shunem, si ritirò su in quella camera, e vi dormì.12E disse a Ghehazi, suo servo: "Chiama questa Shunamita". Quegli la chiamò, ed ella si presentò davanti a lui.13Ed Eliseo disse a Ghehazi: "Or dille così: Ecco, tu hai avuto per noi tutta questa premura; che si può fare per te? Hai bisogno che si parli per te al re o al capo dell’esercito?" Ella rispose:14"Io vivo in mezzo al mio popolo". Ed Eliseo disse: "Che si potrebbe fare per lei?" Ghehazi rispose: "Ma! ella non ha figliuoli, e il suo marito è vecchio".15Eliseo gli disse: "Chiamala!" Ghehazi la chiamò, ed ella si presentò alla porta.16Ed Eliseo le disse: "L’anno prossimo, in questo stesso tempo, tu abbraccerai un figliuolo". Ella rispose: "No, signor mio, tu che sei un uomo di Dio, non ingannare la tua serva!"17E questa donna concepì e partorì un figliuolo, in quel medesimo tempo, l’anno dopo, come Eliseo le aveva detto.

Il nostro capitolo ci mostra Eliseo, tipo del Signor Gesù, come sorgente di benedizioni per due famiglie. La prima è povera: una vedova coi suoi due figli è alle prese con uno spietato creditore. Ma la sua fede sa a chi rivolgersi (Salmo 68:5) e riceve quell’olio miracoloso finché vi sono dei vasi vuoti per contenerlo.

Venduti a Satana, il terribile creditore, costui si è acquistato su noi dei diritti (Isaia 50:1). Ma vi è una risorsa: Volgersi verso il Signore. E noi riceveremo la potenza divina, secondo la misura della nostra fede (i vasi vuoti), non soltanto per la salvezza di quelli che amiamo, ma anche per la vita di ogni giorno (vers. 7).

La seconda famiglia è ben diversa. Sono persone ricche: Tuttavia l’uomo di Dio vi è ricevuto con semplicità. Vi si trova a suo agio ed i suoi ospiti pure sono felici di riceverlo. Bell'esempio per noi!

Il Signore Gesù è forse veramente in casa sua nella nostra dimora e nel nostro cuore? Possiamo noi mostrarGli tutto, confidarGli i nostri desideri segreti? Per prenderne conoscenza non ha bisogno d’un intermediario, come qui il profeta. Ed Egli vi risponderà se questi desideri sono secondo la Sua volontà (Salmo 37:4).

2 Re 4:18-31
18Il bambino si fe’ grande; e, un giorno ch’era uscito per andare da suo padre presso i mietitori,19disse a suo padre: "Oh! la mia testa! la mia testa!" Il padre disse al suo servo: "Portalo a sua madre!"20Il servo lo portò via e lo recò a sua madre. Il fanciullo rimase sulle ginocchia di lei fino a mezzogiorno, poi si morì.21Allora ella salì, lo adagiò sul letto dell’uomo di Dio, chiuse la porta, ed uscì.22E, chiamato il suo marito, disse: "Ti prego, mandami uno de’ servi e un’asina, perché voglio correre dall’uomo di Dio, e tornare".23Il marito le chiese: "Perché vuoi andar da lui quest’oggi? Non è il novilunio, e non è sabato". Ella rispose: "Lascia fare!"24Poi fece sellar l’asina, e disse al suo servo: "Guidala, e tira via; non mi fermare per istrada, a meno ch’io tel dica".25Ella dunque partì, e giunse dall’uomo di Dio, sul monte Carmel. E come l’uomo di Dio l’ebbe scorta di lontano, disse a Ghehazi, suo servo: "Ecco la Shunamita che viene!26Ti prego, corri ad incontrarla, e dille: Stai bene? Sta bene tuo marito? E il bimbo sta bene?" Ella rispose: "Stanno bene".27E come fu giunta dall’uomo di Dio, sul monte, gli abbracciò i piedi. Ghehazi si appressò per respingerla; ma l’uomo di Dio disse: "Lasciala stare, poiché l’anima sua e in amarezza, e l’Eterno me l’ha nascosto, e non me l’ha rivelato".28La donna disse: "Avevo io forse domandato al mio signore un figliuolo? Non ti diss’io: Non m’ingannare?"29Allora Eliseo disse a Ghehazi: "Cingiti i fianchi, prendi in mano il mio bastone e parti. Se t’imbatti in qualcuno, non lo salutare; e se alcuno ti saluta, non gli rispondere; e poserai il mio bastone sulla faccia del fanciullo".30La madre del fanciullo disse ad Eliseo: "Com’è vero che l’Eterno vive, e che vive l’anima tua, io non ti lascerò". Ed Eliseo si levò e le andò appresso.31Or Ghehazi, che li avea preceduti, pose il bastone sulla faccia del fanciullo, ma non ci fu né voce né segno alcuno di vita. Tornò quindi incontro ad Eliseo, e gli riferì la cosa, dicendo: "Il fanciullo non s’è svegliato".

L’Eterno ha dato un figlio alla pia Sunamita. Ma desidera fare per lei qualcosa di più: vuole che ella conosca la Sua potenza che risuscita i morti. Un bimbo che giunge in una famiglia è una sorgente di gioia per i genitori, i fratelli e le sorelle. Ma quel che avrà più valore ancora, sarà la nuova nascita di quel fanciullo; tutto il cielo se ne rallegrerà. Questo passaggio dalla morte alla vita, che si chiama la conversione, non è forse il più grande dei miracoli? Gesù lo opera ancor oggi nelle nostre case! Ne avete fatto l'esperienza?

Consideriamo il Salvatore nella dimora di Marta a Betania. Vi era ricevuto ogni tanto con rispetto ed affezione, come Eliseo dalla Sunamita. Ma bisogna che questa famiglia Lo conosca sotto un nuovo Nome: «La Risurrezione e la Vita» (Evangelo di Giovanni 11:25). Gesù non era presente al momento in cui il lutto aveva colpito, e il Suo ritardo sarebbe potuto sembrare dell’indifferenza. Ma bisognava che la fede fosse provata e ne è così della Sunamita. «Tutto va bene» (versione corretta), disse ella, nonostante l'angoscia del suo cuore. Noi che ci lagnamo per così poco, non dimentichiamo in tutte le nostre difficoltà questa parola di completa fiducia: «Tutto va bene»!

2 Re 4:32-44
32E quando Eliseo arrivò in casa, ecco che il fanciullo era morto e adagiato sul letto di lui.33Egli entrò, si chiuse dentro col fanciullo, e pregò l’Eterno.34Poi salì sul letto e si coricò sul fanciullo; pose la sua bocca sulla bocca di lui, i suoi occhi sugli occhi di lui, le sue mani sulle mani di lui; si distese sopra di lui, e le carni del fanciullo si riscaldarono.35Poi Eliseo s’allontanò, andò qua e là per la casa; poi risalì, e si ridistese sopra il fanciullo; e il fanciullo starnutì sette volte, ed aperse gli occhi.36Allora Eliseo chiamò Ghehazi, e gli disse: "Chiama questa Shunamita". Egli la chiamò; e com’ella fu giunta da Eliseo, questi le disse: "Prendi il tuo figliuolo".37Ed ella entrò, gli si gettò ai piedi, e si prostrò in terra; poi prese il suo figliuolo, ed uscì.38Eliseo se ne tornò a Ghilgal, e v’era carestia nel paese. Or mentre i discepoli de’ profeti stavan seduti davanti a lui, egli disse al suo servo: "Metti il marmittone al fuoco, e cuoci una minestra per i discepoli dei profeti".39E uno di questi uscì fuori nei campi per coglier delle erbe; trovò una specie di vite salvatica, ne colse delle colloquintide, e se n’empì la veste; e, tornato che fu, le tagliò a pezzi nella marmitta dov’era la minestra; perché non si sapeva che cosa fossero.40Poi versarono della minestra a quegli uomini perché mangiassero; ma com’essi l’ebbero gustata, esclamarono: "C’è la morte, nella marmitta, o uomo di Dio!" E non ne poteron mangiare.41Eliseo disse: "Ebbene, portatemi della farina!" La gettò nella marmitta, e disse: "Versatene a questa gente che mangi". E non c’era più nulla di cattivo nella marmitta.42Giunse poi un uomo da Baal-Shalisha, che portò all’uomo di Dio del pane delle primizie: venti pani d’orzo, e del grano nuovo nella sua bisaccia. Eliseo disse al suo servo: "Danne alla gente che mangi".43Quegli rispose: "Come fare a por questo davanti a cento persone?" Ma Eliseo disse: "Danne alla gente che mangi; perché così dice l’Eterno: Mangeranno, e ne avanzerà".44Così egli pose quelle provviste davanti alla gente, che mangiò e ne lasciò d’avanzo, secondo la parola dell’Eterno.

Come ne rende testimonianza Ebrei 11, capitolo della fede: «le donne ricuperarono per risurrezione i loro morti» (Ebrei 11:35). Ne fu così della vedova di Sarepta e ora della felice Sunamita. Ma che contrasto con la scena della tomba di Lazzaro, dove un semplice appello del Maestro della vita bastò a vivificare un uomo morto da quattro giorni. Bentosto, tutti i riscattati addormentati udiranno «il grido di comando», di Colui che ha vinto la morte, e risusciteranno con potenza (1 Tessalonicesi 4:16).

L’incidente della minestra avvelenata ci ricorda come l'uomo, talvolta con buone intenzioni, guasta quel che Dio vuol dargli. Vegliamo dunque a non aggiungere nulla alla Parola, cibo delle anime nostre, e diffidiamo di tutte le «novità» (Galati 1:7-8). Quanti scritti religiosi in cui del veleno si trova mescolato alla verità divina!

L’uomo di Baal-Shalisha, la cui bisaccia diventa per Eliseo il mezzo per cibare cento persone, ci riporta ancora una volta alle scene conosciute dell'Evangelo (Matteo 14:15 a 21; 15:32 a 38). Ma qui pure, quale differenza fra il profeta e Colui che fa sedere le moltitudini per saziarle in virtù della Sua propria potenza! (Salmo 132:15).

2 Re 5:1-14
1Or Naaman, capo dell’esercito del re di Siria, era un uomo in grande stima ed onore presso il suo signore, perché per mezzo di lui l’Eterno avea reso vittoriosa la Siria; ma quest’uomo forte e prode era lebbroso.2Or alcune bande di Siri, in una delle loro incursioni, avean condotta prigioniera dal paese d’Israele una piccola fanciulla, ch’era passata al servizio della moglie di Naaman.3Ed ella disse alla sua padrona: "Oh se il mio signore potesse presentarsi al profeta ch’è a Samaria! Questi lo libererebbe dalla sua lebbra!"4Naaman andò dal suo signore, e gli riferì la cosa, dicendo: "Quella fanciulla del paese d’Israele ha detto così e così".5Il re di Siria gli disse: "Ebbene, va’; io manderò una lettera al re d’Israele". Quegli dunque partì, prese seco dieci talenti d’argento, seimila sicli d’oro, e dieci mute di vestiti.6E portò al re d’Israele la lettera, che diceva: "Or quando questa lettera ti sarà giunta, saprai che ti mando Naaman, mio servo, perché tu lo guarisca dalla sua lebbra".7Quando il re d’Israele ebbe letta la lettera, si stracciò le vesti, e disse: "Son io forse Dio, col potere di far morire e vivere, che colui manda da me perch’io guarisca un uomo dalla sua lebbra? Tenete per cosa certa ed evidente ch’ei cerca pretesti contro di me".8Quando Eliseo, l’uomo di Dio, ebbe udito che il re s’era stracciato le vesti, gli mandò a dire: "Perché ti sei stracciato le vesti? Venga pure colui da me, e vedrà che v’è un profeta in Israele".9Naaman dunque venne coi suoi cavalli ed i suoi carri e si fermò alla porta della casa di Eliseo.10Ed Eliseo gl’inviò un messo a dirgli: "Va’, làvati sette volte nel Giordano; la tua carne tornerà sana, e tu sarai puro".11Ma Naaman si adirò e se ne andò, dicendo: "Ecco, io pensavo: Egli uscirà senza dubbio incontro a me, si fermerà là, invocherà il nome dell’Eterno, del suo Dio, agiterà la mano sulla parte malata, e guarirà il lebbroso.12I fiumi di Damasco, l’Abanah e il Farpar, non son essi migliori di tutte le acque d’Israele? Non posso io lavarmi in quelli ed esser mondato?" E, voltatosi, se n’andava infuriato.13Ma i suoi servi gli si accostarono per parlargli, e gli dissero: "Padre mio, se il profeta t’avesse ordinato una qualche cosa difficile, non l’avresti tu fatta? Quanto più ora ch’egli t’ha detto: Làvati, e sarai mondato?"14Allora egli scese e si tuffò sette volte nel Giordano, secondo la parola dell’uomo di Dio; e la sua carne tornò come la carne d’un piccolo fanciullo, e rimase puro.

Ecco Naaman capo dell’esercito del re di Siria, eroe coperto di gloria e di considerazione. E tuttavia qualche cosa fa di questo gran personaggio il più infelice degli uomini: la sua bell'uniforme copre un corpo roso dalla lebbra. Così la malattia del peccato ha corrotto tutti gli uomini, compresi i più illustri.

Ora, nella casa di Naaman abita una giovane messaggera di buone novelle. Una piccola fanciulla prigioniera rende la sua semplice testimonianza alla potenza dell’uomo di Dio. Non si è mai troppo giovane per essere un testimonio del Signore Gesù.

Naaman parte e, dopo essere passato al palazzo di Jehoram, riceve il messaggio di Eliseo. Oggi ancora, Dio ha un messaggio per i peccatori: la sua Parola scritta. Molti non credono che Dio s’indirizzi a loro in questo modo e non ricevono la Bibbia come Parola di Dio. Molti anche trovano la salvezza troppo semplice. L'istruzione data a Naaman è la stessa di quella di Gesù al cieco-nato: «Va', lavati» (vers. 10; Giovanni 9:7). Dio non richiede dall'uomo grandi cose (vers. 13). Semplicemente questo: riconoscersi contaminato, morto nei propri falli (Efesini 2:1,5; Colossesi 2:13). Le grandi cose, Dio stesso le ha compiute per i poveri peccatori.

2 Re 5:15-27
15Poi tornò con tutto il suo séguito all’uomo di Dio, andò a presentarsi davanti a lui, e disse: "Ecco, io riconosco adesso che non v’è alcun Dio in tutta la terra, fuorché in Israele. Ed ora, ti prego, accetta un regalo dal tuo servo".16Ma Eliseo rispose: "Com’è vero che vive l’Eterno di cui sono servo, io non accetterò nulla". Naaman lo pressava ad accettare, ma egli rifiutò.17Allora Naaman disse: "Poiché non vuoi, permetti almeno che sia data al tuo servo tanta terra quanta ne portano due muli; giacché il tuo servo non offrirà più olocausti e sacrifizi ad altri dèi, ma solo all’Eterno.18Nondimeno, questa cosa voglia l’Eterno perdonare al tuo servo: quando il mio signore entra nella casa di Rimmon per quivi adorare, e s’appoggia al mio braccio, ed anch’io mi prostro nel tempio di Rimmon, voglia l’Eterno perdonare a me, tuo servo, quand’io mi prostrerò così nel tempio di Rimmon!".19Eliseo gli disse: "Va’ in pace!" Ed egli si partì da lui e fece un buon tratto di strada.20Ma Ghehazi, servo d’Eliseo, uomo di Dio, disse fra sé: "Ecco, il mio signore è stato troppo generoso con Naaman, con questo Siro, non accettando dalla sua mano quel ch’egli avea portato; com’è vero che l’Eterno vive, io gli voglio correr dietro, e voglio aver da lui qualcosa".21Così Ghehazi corse dietro a Naaman; e quando Naaman vide che gli correva dietro, saltò giù dal carro per andargli incontro, e gli disse: "Va egli tutto bene?"22Quegli rispose: "Tutto bene. Il mio signore mi manda a dirti: Ecco, proprio ora mi sono arrivati dalla contrada montuosa d’Efraim due giovani de’ discepoli dei profeti; ti prego, da’ loro un talento d’argento e due mute di vestiti".23Naaman disse: "Piacciati accettare due talenti!" E gli fece premura; chiuse due talenti d’argento in due sacchi con due mute di vesti, e li caricò addosso a due de’ suoi servi, che li portarono davanti a Ghehazi.24E, giunto che fu alla collina, prese i sacchi dalle loro mani li ripose nella casa, e licenziò quegli uomini, che se ne andarono.25Poi andò a presentarsi davanti al suo signore. Eliseo gli disse: "Donde vieni, Ghehazi?" Questi rispose: "Il tuo servo non è andato in verun luogo".26Ma Eliseo gli disse: "Il mio spirito non era egli là presente, quando quell’uomo si voltò e scese dal suo carro per venirti incontro? E’ forse questo il momento di prender danaro, di prender vesti, e uliveti e vigne, pecore e buoi, servi e serve?27La lebbra di Naaman s’attaccherà perciò a te ed alla tua progenie in perpetuo". E Ghehazi uscì dalla presenza di Eliseo, tutto lebbroso, bianco come la neve.

La prima cosa che Naaman fa dopo la sua guarigione è andare a ringraziare colui che ne è stato il mezzo. Ci ricorda uno di quei dieci lebbrosi, resi netti dal Signore, che, «vedendo di essere guarito, tornò indietro, glorificando Dio ad alta voce» (Luca 17:15). Ora anch’egli era uno straniero.

Naaman deve imparare in seguito che la salvezza è interamente gratuita. Molte persone non riescono ad accettare questo. E hanno tanta più difficoltà a comprenderlo in quanto certi membri del clero traggono dalle loro funzioni un profitto personale: questo è chiamato un «guadagno disonesto» (1 Timoteo 3:8; Tito 1:7; 1 Pietro 5:2). Ghehazi ci fa appunto pensare a loro. Simile a Giuda, ama il denaro e rincorre il guadagno disonesto. Ma ha fatto i conti senza l’occhio penetrante del profeta. Costui legge fin nel cuore del malvagio (come Pietro in quello d'Anania — Atti 5:1 a 4) non soltanto l'atto disonesto, ma persino quel che Ghehazi si era proposto d'acquistare (vers. 26).

«È forse questo il momento...?» gli chiede Eliseo, i cui beni consistevano nel suo mantello di profeta. Domanda seria per ognuno di noi! Discepoli d’un Maestro che è stato «il Povero», alla vigilia del suo ritorno non è veramente il momento di arricchirci e di stabilirci comodamente quaggiù! (vedere anche Giacomo 5, fine del vers. 3 e Aggeo 1:4).

2 Re 6:1-17
1I discepoli dei profeti dissero ad Eliseo: "Ecco, il luogo dove noi ci raduniamo in tua presenza è troppo angusto per noi.2Lasciaci andare fino al Giordano; ciascun di noi prenderà là una trave, e ci farem quivi un luogo dove ci possiam radunare". Eliseo rispose: "Andate".3E un di loro disse: "Abbi, ti prego, la compiacenza di venire anche tu coi tuoi servi". Egli rispose: "Verrò".4E così andò con loro. Giunti che furono al Giordano, si misero a tagliar legna.5E come l’un d’essi abbatteva una trave, il ferro della scure gli cadde nell’acqua; ond’egli cominciò a gridare: "Ah, signor mio! e l’avevo presa ad imprestito!"6L’uomo di Dio disse: "Dov’è caduta?" E colui gli additò il luogo. Allora Eliseo tagliò un pezzo di legno, lo gettò in quel medesimo luogo, fece venire a galla il ferro, e disse: "Prendilo".7E quegli stese la mano e lo prese.8Ora il re di Siria faceva guerra contro Israele; e in un consiglio che tenne coi suoi servi, disse: "Io porrò il mio campo nel tale e tal luogo".9E l’uomo di Dio mandò a dire al re d’Israele: "Guardati dal trascurare quel tal luogo, perché vi stan calando i Siri".10E il re d’Israele mandò gente verso il luogo che l’uomo di Dio gli aveva detto, e circa il quale l’avea premunito; e quivi si mise in guardia. Il fatto avvenne non una né due ma più volte.11Questa cosa turbò molto il cuore del re di Siria, che chiamò i suoi servi, e disse loro: "Non mi farete dunque sapere chi dei nostri e per il re d’Israele?"12Uno de’ suoi servi rispose: "Nessuno, o re, mio signore! ma Eliseo, il profeta ch’è in Israele, fa sapere al re d’Israele perfino le parole che tu dici nella camera ove dormi".13E il re disse: "Andate, vedete dov’è, ed io, lo manderò a pigliare". Gli fu riferito ch’era a Dothan.14Ed il re vi mandò cavalli, carri e gran numero di soldati, i quali giunsero di nottetempo, e circondarono la città.15Il servitore dell’uomo di Dio, alzatosi di buon mattino, uscì fuori, ed ecco che un gran numero di soldati con cavalli e carri accerchiava la città. E il servo disse all’uomo di Dio: "Ah, signor mio, come faremo?"16Quegli rispose: "Non temere, perché quelli che son con noi son più numerosi di quelli che son con loro".17Ed Eliseo pregò e disse: "O Eterno, ti prego, aprigli gli occhi, affinché vegga!" E l’Eterno aperse gli occhi del servo, che vide a un tratto il monte pieno di cavalli e di carri di fuoco intorno ad Eliseo.

Siamo di nuovo in presenza dei discepoli dei profeti. Essi dicono ad Eliseo: «Il luogo dove stiamo... è troppo stretto». È questa anche la vostra opinione? Agli occhi del mondo, la vita del cristiano appare certamente ben stretta: egli si priva di tante cose. Troppo stretto? È perché guardiamo troppo in basso. In verità «il cielo» in tutta la sua estensione è davanti a noi.

Il piccolo incidente che segue è commovente nella sua semplicità. Eliseo è tanto disposto a restituire un utensile a chi l’utilizza, quanto a restituire un fanciullo alla madre sua per mezzo della risurrezione. Così vediamo il Signor di gloria che lava i piedi dei suoi discepoli o prepara loro il cibo (Giovanni 13:5; 21:13). Nulla è troppo piccolo per Gesù. Noi non ne abbiamo già fatto l'esperienza?

Ora la guerra ricomincia fra Israele ed i Siri. Ma esiste un terzo esercito di cui solo il profeta conosce l’esistenza. Sono i combattenti celesti: degli angeli che Dio ha posto come un muro di fuoco attorno al suo servitore (Salmo 34:7). Per discernerli occorrono gli occhi della fede. Come qui Eliseo, Gesù a Getsemani ha diretto la mente del suo discepolo sulle dodici legioni d'angeli che il suo Padre gli avrebbe mandato se avesse voluto chiederGlieli (Matteo 26:53).

2 Re 6:18-33
18E come i Siri scendevano verso Eliseo, questi pregò l’Eterno e disse: "Ti prego, accieca cotesta gente!" E l’Eterno l’accecò, secondo la parola d’Eliseo.19Allora Eliseo disse loro: "Non è questa la strada, e non è questa la città; venitemi appresso ed io vi condurrò all’uomo che voi cercate". E li menò a Samaria.20Quando furono entrati in Samaria, Eliseo disse: "O Eterno, apri loro gli occhi, affinché veggano". L’Eterno aperse loro gli occhi, e a un tratto videro che si trovavano nel mezzo di Samaria.21E il re d’Israele, come li ebbe veduti, disse ad Eliseo: "Padre mio, li debbo colpire? li debbo colpire?"22Eliseo rispose: "Non li colpire! Colpisci tu forse quelli che fai prigionieri con la tua spada e col tuo arco? Metti loro davanti del pane e dell’acqua, affinché mangino e bevano, e se ne tornino al loro signore".23Il re d’Israele preparò loro gran copia di cibi; e quand’ebbero mangiato e bevuto, li licenziò, e quelli tornarono al loro signore; e le bande dei Siri non vennero più a fare incursioni sul territorio di Israele.24Or dopo queste cose avvenne che Ben-Hadad, re di Siria, radunato tutto il suo esercito, salì contro Samaria, e la cinse d’assedio.25E vi fu una gran carestia in Samaria; e i Siri la strinsero tanto dappresso che una tesa d’asino vi si vendeva ottanta sicli d’argento, e il quarto d’un kab di sterco di colombi, cinque sicli d’argento.26Or come il re d’Israele passava sulle mura, una donna gli gridò: "Aiutami, o re, mio signore!"27Il re le disse: "Se non t’aiuta l’Eterno, come posso aiutarti io? Con quel che dà l’aia o con quel che dà lo strettoio?"28Poi il re aggiunse: "Che hai?" Ella rispose: "Questa donna mi disse: Da’ qua il tuo figliuolo, che lo mangiamo oggi; domani mangeremo il mio.29Così cocemmo il mio figliuolo, e lo mangiammo. Il giorno seguente io le dissi: Da’ qua il tuo figliuolo, che lo mangiamo. Ma essa ha nascosto il suo figliuolo".30Quando il re ebbe udite le parole della donna, si stracciò le vesti; e come passava sulle mura, il popolo vide ch’egli portava, sotto, un cilicio sulla carne.31E il re disse: "Mi tratti Iddio con tutto il suo rigore, se oggi la testa di Eliseo, figliuolo di Shafat, rimane ancora sulle sue spalle!"32Or Eliseo se ne stava sedendo in casa sua, e con lui stavano a sedere gli anziani. Il re mandò innanzi un uomo; ma prima che questo messo giungesse, Eliseo disse agli anziani: "Lo vedete voi che questo figliuol d’un assassino manda qualcuno a tagliarmi la testa? Badate bene; quand’arriva il messo, chiudete la porta, e tenetegliela ben chiusa in faccia. Non si sente già dietro a lui il rumore de’ passi del suo signore?"33Egli parlava ancora con essi, quand’ecco scendere verso di lui il messo. E il re disse: "Ecco, questo male vien dall’Eterno; che ho io più da sperar dall’Eterno?"

Tre volte in questo capitolo, gli occhi si aprono alla preghiera del profeta (vers. 17 e 20) o al contrario si oscurano (vers. 18). Chiediamo a Dio di aprire i nostri. Come il servo di Eliseo, non perdiamo di vista la potenza divina che è a nostra disposizione. «Io alzo gli occhi ai monti donde viene il mio soccorso», dice il Salmista (Salmo 121:1). Elia era stato soltanto un profeta di giudicio. Eliseo al contrario ha il privilegio di adoperare una seconda arma ancor più efficace: la grazia. Egli ha misericordia dei suoi nemici, e vince il male col bene. I nostri pensieri si rivolgono di nuovo verso Gesù. Egli si serviva in modo altrettanto perfetto della potenza e della grazia. Dopo aver con una parola fatto cadere a terra quelli che venivano per prenderLo, guarisce l’orecchio tagliato dal suo discepolo (Giovanni 18:6; Luca 22:51).

Quel gran banchetto ci fa pensare alla «gran cena» della grazia (Luca 14:17). Dio vi ha convitato quelli che erano suoi nemici.

Purtroppo la buona azione di Eliseo non è ricompensata! I Siri assediano Samaria ove regnano la carestia e le sue orribili conseguenze. Ma l’Eterno se ne servirà appunto per mostrare ad un tempo la sua potenza e la sua grazia.

2 Re 7:1-8
1Allora Eliseo disse: "Ascoltate la parola dell’Eterno! Così dice l’Eterno: Domani, a quest’ora, alla porta di Samaria, la misura di fior di farina si avrà per un siclo, e le due misure d’orzo si avranno per un siclo".2Ma il capitano sul cui braccio il re s’appoggiava, rispose all’uomo di Dio: "Ecco, anche se l’Eterno facesse delle finestre in cielo, potrebbe mai avvenire una cosa siffatta?" Eliseo rispose: "Ebbene, lo vedrai con gli occhi tuoi, ma non ne mangerai".3Or v’erano quattro lebbrosi presso all’entrata della porta, i quali dissero tra di loro: "Perché vogliam noi restar qui finché moriamo?4Se diciamo: Entriamo in città in città c’è la fame, e noi vi morremo; se restiamo qui, morremo lo stesso. Or dunque venite, andiamoci a buttare nel campo dei Siri; se ci lascian vivere, vivremo; se ci dànno la morte, morremo".5E, sull’imbrunire, si mossero per andare al campo dei Siri; e come furon giunti all’estremità del campo dei Siri, ecco che non v’era alcuno.6Il Signore avea fatto udire nel campo dei Siri un rumor di carri, un rumor di cavalli, un rumor di grande esercito, sì che i Siri avean detto fra di loro: "Ecco, il re d’Israele ha assoldato contro di noi i re degli Hittei e i re degli Egiziani, perché vengano ad assalirci".7E s’eran levati, ed eran fuggiti sull’imbrunire, abbandonando le loro tende, i loro cavalli, i loro asini, e il campo così com’era; eran fuggiti per salvarsi la vita.8Que’ lebbrosi, giunti che furono all’estremità del campo, entrarono in una tenda, mangiarono, bevvero, e portaron via argento, oro, vesti, e andarono a nascondere ogni cosa. Poi tornarono, entrarono in un’altra tenda, e anche di là portaron via roba, che andarono a nascondere.

Il popolo di Samaria è immerso nella più squallida miseria. Ora Dio può agire. Da parte sua, Eliseo annunzia la liberazione. La salvezza è alla porta; anche attualmente Dio lo fa sapere. Ma quanti vi rispondono con l’incredulità e le beffe come il capitano!

Quattro poveri lebbrosi saranno adoperati per far conoscere questa salvezza: «Dio ha scelto le cose ignobili del mondo, e le cose sprezzate...» (1 Corinzi 1:28). Senza alcun intervento umano, l’esercito siriano è stato battuto. L'Eterno da solo ha riportato la vittoria. Così è della croce, ove Gesù ha trionfato da solo su tutti i nostri nemici. Eravamo come quei miseri lebbrosi, dei peccatori in una situazione disperata, votati ad una morte certa ed eterna. Ma questa è ormai annullata per il credente. Egli trova in sua vece: la vita, la pace, delle ricchezze spirituali abbondanti e gratuite per il presente, ed un avvenire assicurato. Tali sono i frutti della vittoria di Cristo alla croce. Il nemico vi è stato spogliato completamente. E notate, bastava muoversi e andare per prender possesso di quelle cose (vers. 5; parag. Luca 15:18). L'avete fatto? Ovvero siete ancora «giacenti nelle tenebre... e nell'ombra della morte?» (Matteo 4:16).

2 Re 7:9-20
9Ma poi dissero fra di loro: "Noi non facciamo bene; questo è giorno di buone novelle, e noi ci tacciamo! Se aspettiamo finché si faccia giorno, sarem tenuti per colpevoli. Or dunque venite, andiamo ad informare la casa del re".10Così partirono, chiamarono i guardiani della porta di città, e li informarono della cosa, dicendo: "Siamo andati al campo dei Siri, ed ecco che non v’è alcuno, né vi s’ode voce d’uomo; non vi son che i cavalli attaccati, gli asini attaccati, e le tende intatte".11Allora i guardiani chiamarono, e fecero saper la cosa alla gente del re dentro il palazzo.12E il re si levò nella notte, e disse ai suoi servi: "Vi voglio dire io quel che ci hanno fatto i Siri. Sanno che patiamo la fame; sono quindi usciti dal campo a nascondersi per la campagna, dicendo: Come usciranno dalla città, li prenderemo vivi, ed entreremo nella città".13Uno de’ suoi servi gli rispose: "Ti prego, si prendan cinque de’ cavalli che rimangono ancora nella città guardate! son come tutta la moltitudine d’Israele che v’è rimasta; son come tutta la moltitudine d’Israele che va in consunzione! e mandiamo a vedere di che si tratta".14Presero dunque due carri coi loro cavalli, e il re mandò degli uomini in traccia dell’esercito dei Siri, dicendo: "Andate e vedete".15E quelli andarono in traccia de’ Siri, fino al Giordano; ed ecco, tutta la strada era piena di vesti e gli oggetti, che i Siri avean gettati via nella loro fuga precipitosa. E i messi tornarono e riferiron tutto al re.16Allora il popolo uscì fuori, e saccheggiò il campo dei Siri; e una misura di fior di farina si ebbe per un siclo e due misure d’orzo per un siclo, secondo la parola dell’Eterno.17Il re aveva affidato la guardia della porta al capitano sul cui braccio s’appoggiava; ma questo capitano fu calpestato dalla folla presso la porta e morì, come avea detto l’uomo di Dio, quando avea parlato al re ch’era sceso a trovarlo.18Difatti, quando l’uomo di Dio avea parlato al re dicendo: "Domani, a quest’ora, alla porta di Samaria, due misure d’orzo s’avranno per un siclo e una misura di fior di farina per un siclo",19quel capitano avea risposto all’uomo di Dio e gli avea detto: "Ecco, anche se l’Eterno facesse delle finestre in cielo, potrebbe mai avvenire una cosa siffatta?" Ed Eliseo gli avea detto: "Ebbene, lo vedrai con gli occhi tuoi, ma non ne mangerai".20E così gli avvenne: fu calpestato dalla folla presso la porta, e morì.

«Questo è giorno di buone novelle» (vers. 9). Ah! se conosciamo queste buone novelle del Vangelo, non le teniamo egoisticamente per noi. Affrettiamoci di pubblicare il felice messaggio a quelli che sono ancora nella distretta, e ignorano la divina liberazione. «Eccolo ora il giorno della salvezza» (2 Corinzi 6:2). Non saremmo noi colpevoli se tacessimo? (vedere Ezechiele 33:6). È quel che la loro coscienza dice ai quattro lebbrosi. E senza aspettare la mattina, si affrettano a gridare la notizia ai guardiani della porta della città. Ma udite con quali ragionamenti sono accolti! Il re ed i suoi servi discutono e passano in rivista tutte le spiegazioni possibili prima di accettare la più semplice e la più meravigliosa: questa liberazione è quella annunziata dal profeta; essa viene dall’Eterno. «O insensati e tardi di cuore a credere a tutte le cose che i profeti hanno dette!» poteva ben dire, meravigliandosene, il Signore Gesù (Luca 24:25). La Salvezza era alla porta. Ma per il capitano incredulo, alla porta si trovava anche il giudizio. Egli solo non godrà dell'abbondante bottino. La parola dell'Eterno si adempie esattamente. Ne è sempre così!

2 Re 8:16-29
16Or l’anno quinto di Joram, figliuolo di Achab, re d’Israele, Jehoram, figliuolo di Giosafat re di Giuda, cominciò a regnare su Giuda.17Avea trentadue anni quando cominciò a regnare, e regnò otto anni in Gerusalemme.18E camminò per la via dei re d’Israele, come avea fatto la casa di Achab; poiché avea per moglie una figliuola di Achab; e fece ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno.19Nondimeno l’Eterno non volle distrugger Giuda, per amor di Davide suo servo, conformemente alla promessa fattagli di lasciar sempre una lampada a lui ed ai suoi figliuoli.20Ai tempi suoi, Edom si ribellò, sottraendosi al giogo di Giuda e si dette un re.21Allora Joram passò a Tsair con tutti i suoi carri; e una notte si levò, e sconfisse gli Edomiti che lo aveano accerchiato e i capitani dei carri; e la gente di Joram poté fuggire alle proprie case.22Così Edom si è ribellato e si è sottratto al giogo di Giuda fino al dì d’oggi. In quel medesimo tempo, anche Libna si ribellò.23Il rimanente delle azioni di Joram e tutto quello che fece, si trova scritto nel libro delle Cronache dei re di Giuda.24E Joram si addormentò coi suoi padri, e coi suoi padri fu sepolto nella città di Davide. E Achazia, suo figliuolo, regnò in luogo suo.25L’anno dodicesimo di Joram, figliuolo di Achab, re d’Israele, Achazia, figliuolo di Jehoram re di Giuda, cominciò a regnare.26Aveva ventidue anni quando cominciò a regnare, e regnò un anno in Gerusalemme. Sua madre si chiamava Athalia, nipote di Omri, re d’Israele.27Egli camminò per la via della casa di Achab, e fece ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno, come la casa di Achab, perché era imparentato con la casa di Achab.28E andò con Joram, figliuolo di Achab, a combattere contro Hazael, re di Siria, a Ramoth di Galaad; e i Siri ferirono Joram;29e il re Joram tornò a Izreel per farsi curare delle ferite che avea ricevute dai Siri a Ramah, quando combatteva contro Hazael, re di Siria. Ed Achazia, figliuolo di Jehoram re di Giuda, scese ad Izreel a vedere Joram, figliuolo di Achab, perché questi era ammalato.

Al principio del cap. 8 riappaiono delle persone conosciute: la donna di Shunem di cui l’Eterno aveva preso cura durante una carestia. Poi Ghehazi che nonostante la lebbra sembra aver prosperato. Lo ritroviamo infatti alla corte del re ove Dio si serve di lui per far render giustizia alla Shunamita. Ci è poi raccontata la visita d'Eliseo a Damasco e il suo incontro con Hazael. Quest'ultimo per mezzo d'un omicidio prende il posto di Ben-Adad sul trono di Siria.

Infine, in quei versetti 16 a 29 vediamo continuarsi la storia parallela dei re d’Israele e di Giuda. Jehoram, figlio di Giosafat, è lungi dal seguire il buon esempio del padre. Ce ne è dato il motivo: «Egli aveva per moglie una figlia di Achab» (vers. 18). Vedete una volta di più com'è grande l'influenza d'una sposa o d'un marito sul suo congiunto. Quindi quanto è importante per una tale scelta, d'essere certi dell'approvazione del Signore. Jehoram di Giuda è dunque il cognato di Joram, re d'Israele, che conosciamo bene. E a sua volta, suo figlio Achazia si è «imparentato con la casa di Achab» (vers. 27). Belle unioni secondo il mondo, ma, agli occhi dell'Eterno gravi infedeltà. Ne vedremo le tragiche conseguenze.

2 Re 9:1-15
1Allora il profeta Eliseo chiamò uno de’ discepoli dei profeti, e gli disse: "Cingiti i fianchi, prendi teco quest’ampolla d’olio, e va’ a Ramoth di Galaad.2Quando vi sarai arrivato, cerca di vedere Jehu, figliuolo di Jehoshafat, figliuolo di Nimsci; entra, fallo alzare di mezzo ai suoi fratelli, e menalo in una camera appartata.3Poi prendi l’ampolla d’olio, versagliela sul capo, e digli: Così dice l’Eterno: Io ti ungo re d’Israele. Poi apri la porta, e fuggi senza indugiare".4Così quel giovine, il servo del profeta, partì per Ramoth di Galaad.5E, come vi fu giunto, ecco che i capitani dell’esercito stavan seduti assieme; e disse: "Capitano, ho da dirti una parola". Jehu chiese: "A chi di tutti noi?" Quegli rispose: "A te, capitano".6Jehu si alzò, ed entrò in casa; e il giovane gli versò l’olio sul capo, dicendogli: "Così dice l’Eterno, l’Iddio d’Israele: Io ti ungo re del popolo dell’Eterno, re d’Israele.7E tu colpirai la casa di Achab, tuo signore, ed io farò vendetta del sangue de’ profeti miei servi, e del sangue di tutti i servi dell’Eterno, sopra Izebel;8e tutta la casa di Achab perirà, e io sterminerò dalla casa di Achab fino all’ultimo uomo, tanto chi è schiavo quanto chi è libero in Israele.9E ridurrò la casa di Achab come la casa di Geroboamo, figliuolo di Nebat, e come la casa di Baasa, figliuolo di Ahija.10E i cani divoreranno Izebel nel campo d’Izreel, e non vi sarà chi le dia sepoltura". Poi il giovine aprì la porta, e fuggì.11Quando Jehu uscì per raggiungere i servi del suo signore, gli dissero: "Va tutto bene? Perché quel pazzo è egli venuto da te?" Egli rispose loro: "Voi conoscete l’uomo e i suoi discorsi!"12Ma quelli dissero: "Non e vero! Orsù, diccelo!" Jehu rispose: "Ei m’ha parlato così e così, e m’ha detto: Così dice l’Eterno: Io t’ungo re d’Israele".13Allora ognun d’essi s’affrettò a togliersi il proprio mantello, e a stenderlo sotto Jehu su per i nudi gradini; poi suonarono la tromba, e dissero: "Jehu è re!"14E Jehu, figliuolo di Jehoshafat, figliuolo di Nimsci, fece una congiura contro Joram. Or Joram, con tutto Israele, stava difendendo Ramoth di Galaad contro Hazael, re di Siria;15ma il re Joram era tornato a Izreel per farsi curare delle ferite che avea ricevuto dai Siri, combattendo contro Hazael, re di Siria. E Jehu disse: "Se così vi piace, nessuno esca e fugga dalla città per andare a portar la nuova a Izreel".

Da molto tempo, sul monte Horeb, l’Eterno aveva designato Jehu ad Elia come il successore della casa di Achab (1 Re 19:16). Ma Dio non si affretta mai quando si tratta di giudicio. È soltanto dopo aver esaurito tutte le risorse della sua grazia che si decide ad agire. Eliseo non ungerà lui questo nuovo re giustiziere, precisamente perché è il profeta della grazia. Un giovane fra i figli dei profeti è scelto per questa missione. Vediamo che anche un servizio importante può talvolta essere affidato dal Signore ad un giovane. Si trattava di presentarsi in mezzo allo stato maggiore dell'esercito d'Israele, in guarnigione a Ramoth di Galaad, e versare l'olio dell'unzione regale sul capo di Jehu, che, probabilmente, era il comandante. Non c'era forse ben di che intimidire assai quel giovane profeta? Ma quando si obbedisce a Dio, si può contare sul suo soccorso nelle situazioni più impressionanti. Il vers. 7 ci mostra che Dio non dimentica le sofferenze dei suoi (Luca 18:7-8). A ben più forte ragione si ricorda del sangue del Suo Figlio, messo a morte dalla razza umana.

Scelto dall’Eterno, acclamato dai suoi ufficiali, il nuovo re agirà ora senza perdere un istante.

2 Re 9:16-29
16Poi Jehu montò sopra un carro e partì per Izreel, perché quivi si trovava Joram allettato; e Achazia, re di Giuda, v’era sceso per visitare Joram.17Or la sentinella che stava sulla torre di Izreel, scòrse la schiera numerosa di Jehu che veniva, e disse: "Vedo una schiera numerosa!" Joram disse: "Prendi un cavaliere, e mandalo incontro a coloro a dire: "Recate pace?"18Un uomo a cavallo andò dunque incontro a Jehu, e gli disse: "Così dice il re: Recate pace?" Jehu rispose: "Che importa a te della pace? Passa dietro a me". E la sentinella fece il suo rapporto, dicendo: "Il messo è giunto fino a loro, ma non torna indietro".19Allora Joram mandò un secondo cavaliere che, giunto da coloro, disse: "Così dice il re: Recate pace?" Jehu rispose: "Che importa a te della pace? Passa dietro a me".20E la sentinella fece il suo rapporto, dicendo: "Il messo è giunto fino a loro, e non torna indietro. A vederlo guidare, si direbbe che è Jehu, figliuolo di Nimsci; perché va a precipizio".21Allora Joram disse: "Allestite il carro!" E gli allestirono il carro. E Joram, re d’Israele, e Achazia, re di Giuda, uscirono ciascuno sul suo carro per andare incontro a Jehu, e lo trovarono nel campo di Naboth d’Izreel.22E come Joram ebbe veduto Jehu, gli disse: "Jehu rechi tu pace?" Jehu rispose: "Che pace vi può egli essere finché duran le fornicazioni di Izebel, tua madre, e le tante sue stregonerie?"23Allora Joram voltò indietro, e si die’ alla fuga, dicendo ad Achazia: "Siam traditi, Achazia!"24Ma Jehu impugnò l’arco e colpì Joram fra le spalle, sì che la freccia gli uscì pel cuore, ed egli stramazzò nel suo carro.25Poi Jehu disse a Bidkar, suo aiutante: "Piglialo, e buttalo nel campo di Naboth d’Izreel; poiché, ricordalo, quando io e tu cavalcavamo assieme al séguito di Achab, suo padre, l’Eterno pronunciò contro di lui questa sentenza:26Com’è vero che ieri vidi il sangue di Naboth e il sangue dei suoi figliuoli, dice l’Eterno, io ti renderò il contraccambio qui in questo campo, dice l’Eterno! Piglialo dunque e buttalo in cotesto campo, secondo la parola dell’Eterno".27Achazia, re di Giuda, veduto questo prese la fuga per la strada della casa del giardino; ma Jehu gli tenne dietro, e disse: "Tirate anche a lui sul carro!" E gli tirarono alla salita di Gur, ch’è vicino a Ibleam. E Achazia fuggì a Meghiddo, e quivi morì.28I suoi servi lo trasportarono sopra un carro a Gerusalemme, e lo seppellirono nel suo sepolcro, coi suoi padri, nella città di Davide.29Achazia avea cominciato a regnare sopra Giuda l’undecimo anno di Joram, figliuolo di Achab.

Jehu è un uomo astuto ed energico. Il suo piano appena concepito è subito eseguito. Seguito da una truppa decisa, egli conduce furiosamente il suo carro in direzione di Izreel. Vedendolo si pensa a quel cavaliere seguito dagli eserciti del cielo che esce per compiere il giudicio «dell’ardente ira dell'Onnipotente Dio». Il suo nome è «la Parola di Dio» o anche «Re dei re e Signor dei signori», vale a dire Cristo stesso. Allora il tempo della grazia sarà terminato (Apocalisse 19:11 a 16).

«Recate pace?», s’informa inquieto Joram per mezzo delle sue staffette, poi va egli stesso incontro al suo giustiziere. Ora che cosa risponde la Parola?: «Non v'è pace per, gli empi» (Isaia 57:21). Infatti «quando diranno: "Pace e sicurezza", allora di subito un'improvvisa ruina verrà loro addosso» (1 Tessalonicesi 5:3). È giunto il momento per il re empio di dare il rendiconto. La grazia gli aveva così sovente parlato per mezzo d'Eliseo! Ma era rimasto sordo al suo linguaggio. «Siamo traditi!» esclama egli. Castigo! dovrebbe piuttosto gridare, poiché è la mano di Dio che lo trafigge in quel campo stesso di Naboth ove doveva, secondo l'infallibile profezia, esser regolata la sorte della casa sanguinaria di Achab.

2 Re 9:30-37; 2 Re 10:1-11
30Poi Jehu giunse ad Izreel. Izebel, che lo seppe, si diede il belletto agli occhi, si acconciò il capo, e si mise alla finestra a guardare.31E come Jehu entrava per la porta di città, ella gli disse: "Rechi pace, novello Zimri, uccisore del tuo signore?"32Jehu alzò gli occhi verso la finestra, e disse: "Chi è per me? chi?" E due o tre eunuchi, affacciatisi, volsero lo sguardo verso di lui.33Egli disse: "Buttatela giù!" Quelli la buttarono; e il suo sangue schizzò contro il muro e contro i cavalli. Jehu le passò sopra, calpestandola;34poi entrò, mangiò e bevve, quindi disse: "Andate a vedere di quella maledetta donna e sotterratela, giacché è figliuola di re".35Andaron dunque per sotterrarla, ma non trovarono di lei altro che il cranio, i piedi e le palme delle mani.36E tornarono a riferir la cosa a Jehu, il quale disse: "Questa è la parola dell’Eterno pronunziata per mezzo del suo servo Elia il Tishbita, quando disse: "I cani divoreranno la carne di Izebel nel campo d’Izreel;37e il cadavere di Izebel sarà, nel campo d’Izreel, come letame sulla superficie del suolo, in guisa che non si potrà dire: Questa è Izebel".
1Or v’erano a Samaria settanta figliuoli d’Achab. Jehu scrisse delle lettere, e le mandò a Samaria ai capi della città, agli anziani, e agli educatori dei figliuoli d’Achab; in esse diceva:2"Subito che avrete ricevuto questa lettera, giacché avete con voi i figliuoli del vostro signore e avete a vostra disposizione carri e cavalli, nonché una città fortificata e delle armi,3scegliete il migliore e il più adatto tra i figliuoli del vostro signore, mettetelo sul trono di suo padre, e combattete per la casa del vostro signore".4Ma quelli ebbero gran paura, e dissero: "Ecco, due re non gli han potuto resistere; come potremo resistergli noi?"5E il prefetto del palazzo, il governatore della città, gli anziani e gli educatori dei figliuoli di Achab mandarono a dire a Jehu: "Noi siamo tuoi servi, e faremo tutto quello che ci ordinerai; non eleggeremo alcuno come re; fa’ tu quel che ti piace".6Allora Jehu scrisse loro una seconda lettera, nella quale diceva: "Se voi siete per me e volete ubbidire alla mia voce, prendete le teste di quegli uomini, de’ figliuoli del vostro signore, e venite da me, domani a quest’ora, a Izreel". Or i figliuoli del re, in numero di settanta, stavano dai magnati della città, che li educavano.7E come questi ebbero ricevuta la lettera, presero i figliuoli del re, li scannarono tutti e settanta; poi misero le loro teste in ceste, e le mandarono a Jehu a Izreel.8E un messo venne a Jehu a recargli la notizia, dicendo: "Hanno portato le teste dei figliuoli del re". Jehu rispose: "Mettetele in due mucchi all’entrata della porta, fino a domattina".9La mattina dopo, egli uscì fuori; e fermatosi, disse a tutto il popolo: "Voi siete giusti; ecco, io congiurai contro il mio signore, e l’uccisi; ma chi ha uccisi tutti questi?10Riconoscete dunque che non cade a terra una parola di quelle che l’Eterno pronunziò contro la casa di Achab; l’Eterno ha fatto quello che predisse per mezzo del suo servo Elia".11E Jehu fece morire tutti quelli ch’erano rimasti della casa di Achab a Izreel, tutti i suoi grandi, i suoi amici e i suoi consiglieri, senza che ne scampasse uno.

Dopo la morte di Joram e di Achazia suo nipote, rimane ancora la persona più malvagia di tutta la famiglia reale: la regina madre Izebel. Appena viene a conoscenza della sorte del figlio (poiché tratta Jehu d’assassino del proprio signore), invece di affliggersene, la vecchia regina, in un ultimo sussulto di vanità, si acconcia e s'imbelletta gli occhi. Poi si pone alla finestra per insultare con disprezzo chi si presenta. All'appello di Jehu, i suoi propri servi precipitano dalla finestra l'infame donna; e in un momento i cani non lasciano di lei che dei resti insanguinati, irriconoscibili. Fine orribile di colei che rimarrà nella Parola l'immagine stessa della corruzione nella Chiesa! (Apocalisse 2:20).

Gli anziani di Samaria e i capi di Izreel, come un tempo nell’affare di Naboth, sono pronti a commettere dei delitti per piacere al nuovo sovrano. Ma la mano dell'Eterno era dietro a questa vile azione, e possiamo essere sicuri che nessuno di quei settanta figli di Achab meritava d'essere risparmiato. Poiché, secondo Ezechiele 18:17, il figlio che ha messo in pratica i precetti dell'Eterno «non morrà per l'iniquità del padre; egli certamente vivrà».

2 Re 10:12-27
12Poi si levò, e partì per andare a Samaria. Cammin facendo, giunto che fu alla casa di ritrovo dei pastori,13Jehu s’imbatté nei fratelli di Achazia, re di Giuda, e disse: "Chi siete voi?" Quelli risposero: "Siamo i fratelli di Achazia, e scendiamo a salutare i figliuoli del re e i figliuoli della regina".14Jehu disse ai suoi: "Pigliateli vivi!" E quelli li presero vivi e li scannarono presso la cisterna della casa di ritrovo. Erano quarantadue, e non ne scampò uno.15Partitosi di là, trovò Jehonadab, figliuolo di Recab, che gli veniva incontro; lo salutò, e gli disse: "Il tuo cuore è egli retto verso il mio, come il mio verso il tuo?" Jehonadab rispose: "Lo è". "Se è così", disse Jehu, "dammi la mano". Jehonadab gli dette la mano; Jehu se lo fe’ salire vicino sul carro, e gli disse:16"Vieni meco, e vedrai il mio zelo per l’Eterno!" e lo menò via nel suo carro.17E, giunto che fu a Samaria, Jehu colpì tutti quelli che rimanevano della casa di Achab a Samaria, finché l’ebbe distrutta, secondo la parola che l’Eterno avea pronunziata per mezzo di Elia.18Poi Jehu radunò tutto il popolo, e gli parlò così: "Achab ha servito un poco Baal; Jehu lo servirà di molto.19Or convocate presso di me tutti i profeti di Baal, tutti i suoi servi, tutti i suoi sacerdoti; che non ne manchi uno! poiché voglio fare un gran sacrifizio a Baal; chi mancherà non vivrà". Ma Jehu faceva questo con astuzia, per distruggere gli adoratori di Baal.20E disse: "Bandite una festa solenne in onore di Baal!" E la festa fu bandita.21Jehu inviò dei messi per tutto Israele; e tutti gli adoratori di Baal vennero, e neppur uno vi fu che mancasse di venire; entrarono nel tempio di Baal, e il tempio di Baal fu ripieno da un capo all’altro.22E Jehu disse a colui che avea in custodia le vestimenta: "Metti fuori le vesti per tutti gli adoratori di Baal". E quegli mise loro fuori le vesti.23Allora Jehu, con Jehonadab, figliuolo di Recab, entrò nel tempio di Baal, e disse agli adoratori di Baal: "Cercate bene, e guardate che non ci sia qui con voi alcun servo dell’Eterno, ma ci sian soltanto degli adoratori di Baal".24E quelli entrarono per offrir dei sacrifizi e degli olocausti. Or Jehu aveva appostati fuori del tempio ottanta uomini, ai quali avea detto: "Colui che lascerà fuggire qualcuno degli uomini ch’io metto in poter vostro, pagherà con la sua vita la vita di quello".25E, come fu finita l’offerta dell’olocausto, Jehu disse ai soldati e ai capitani: "Entrate, uccideteli, e che non ne esca uno!" Ed essi li passarono a fil di spada; poi, soldati e capitani ne buttaron là i cadaveri, e penetrarono nell’edifizio del tempio di Baal;26portaron fuori le statue del tempio di Baal, e le bruciarono;27mandarono in frantumi la statua di Baal; e demolirono il tempio di Baal, e lo ridussero in un mondezzaio che sussiste anche oggidì.

Proseguendo la sua missione di vendetta, Jehu incontra un gruppo di giovani allegri che se ne vanno per la loro strada in una totale noncuranza. Sono i quarantadue fratelli (o cugini) di Achazia. Senza il minimo dubbio di quel che era avvenuto, essi scendevano a far visita alla brillante gioventù dell’altra famiglia reale... appunto quella le cui settanta teste sono in quello stesso momento ammassate in due mucchi alla porta di Izreel! Ebbene, è nella morte che li raggiungeranno! Pensiamo agl'innumerevoli ragazzi e ragazze il cui solo pensiero è di godere della vita, dimenticando che la morte può sorprenderli ad un tratto senza che essi siano pronti (Ecclesiaste 11:9) Sì, quanti di essi han già trovato quella morte subitanea, per esempio in un incidente stradale, mentre si recavano ai loro piaceri!

Un altro incontro più interessante è quello di Jehonadab, figlio di Recab. È un uomo fedele. Il capitolo 35 di Geremia ci narra la storia della sua famiglia. Jehu si vanta con lui del suo zelo, poi lo fa assistere al massacro dei sacerdoti di Baal. Ma l’astuzia sua non ha nulla di paragonabile con la scena del Carmel che aveva ricondotto all'Eterno il cuore del suo popolo Israele (1 Re 18).

2 Re 10:28-36; 2 Re 11:1-3
28Così Jehu estirpò Baal da Israele;29nondimeno egli non si ritrasse dai peccati coi quali Geroboamo, figliuolo di Nebat, aveva fatto peccare Israele; non abbandonò cioè i vitelli d’oro ch’erano a Bethel e a Dan.30E l’Eterno disse a Jehu: "Perché tu hai eseguito puntualmente ciò ch’è giusto agli occhi miei, e hai fatto alla casa di Achab tutto quello che mi stava nel cuore, i tuoi figliuoli sederanno sul trono d’Israele fino alla quarta generazione".31Ma Jehu non si fe’ premura di seguir con tutto il cuore la legge dell’Eterno, dell’Iddio d’Israele; non si dipartì dai peccati coi quali Geroboamo avea fatto peccare Israele.32In quel tempo, l’Eterno cominciò a diminuire il territorio d’Israele; Hazael difatti sconfisse gl’Israeliti su tutta la loro frontiera:33dal Giordano, verso oriente, soggiogò tutto il paese di Galaad, i Gaditi, i Rubeniti e i Manassiti, fino ad Aroer ch’è presso la valle dell’Arnon, vale a dire tutto il paese di Galaad e di Bashan.34Il rimanente delle azioni di Jehu, tutto quello che fece e tutte le sue prodezze, si trova scritto nel libro delle Cronache dei re d’Israele.35E Jehu s’addormentò coi suoi padri, e lo seppellirono a Samaria. E Jehoachaz, suo figliuolo, regnò in luogo suo.36E il tempo che Jehu regnò sopra Israele a Samaria fu di ventott’anni.
1Or quando Athalia, madre di Achazia, vide che il suo figliuolo era morto, si levò e distrusse tutta la stirpe reale.2Ma Jehosceba, figliuola del re Joram, sorella di Achazia, prese Joas, figliuolo di Achazia, lo trafugò di mezzo ai figliuoli del re ch’eran messi a morte, e lo pose con la sua balia nella camera dei letti; così fu nascosto alle ricerche d’Athalia, e non fu messo a morte.3E rimase nascosto con Jehosceba per sei anni nella casa dell’Eterno; intanto Athalia regnava sul paese.

Considerando Jehu esecutore della vendetta dell’Eterno, pensiamo al Re, all'Uomo prode (Cristo) a cui s'indirizza il Salmo 45: «Tu ami la giustizia e odii l'empietà; perciò Dio, il Dio tuo ti ha unto d'olio di letizia a preferenza dei tuoi compagni...» (vers. 7; cap. 9:6). «Nella tua magnificenza, avanza sul carro...» (vers. 4; cap. 9:16). «La tua destra ti farà vedere cose tremende. Le tue frecce sono aguzze... nel cuore dei nemici del re» (vers. 4 e 5; cap. 9:24). E come conseguenza, il trono gli è conferito, non per un tempo limitato (quattro generazioni sono accordate a Jehu — vers. 30) ma «per ogni eternità»(Salmo 45:6).

Purtroppo, il vers. 31 sottolinea il contrasto completo, e ci insegna una seria lezione: è possibile manifestare un grande zelo per Dio, fare delle opere spettacolari che han tutta l’apparenza della fede, e con ciò non ricercare che i propri interessi.

Il cap. 11 ci trasporta al regno di Giuda e vediamo l’abominevole Athalia, degna figlia di Achab e di Izebel, che si sbarazza, distruggendoli, di tutti i suoi discendenti maschi per impadronirsi della corona.

2 Re 11:4-21
4Il settimo anno, Jehoiada mandò a chiamare i capi-centurie delle guardie del corpo e dei soldati, e li fece venire a sé nella casa dell’Eterno; fermò un patto con essi, fece loro prestar giuramento nella casa dell’Eterno, e mostrò loro il figliuolo del re.5Poi diede loro i suoi ordini, dicendo: "Ecco quello che voi farete: un terzo di quelli tra voi che entrano in servizio il giorno del sabato, starà di guardia alla casa del re;6un altro terzo starà alla porta di Sur, e un altro terzo starà alla porta ch’è dietro alla caserma dei soldati. E farete la guardia alla casa, impedendo a tutti l’ingresso.7E le altre due parti di voi, tutti quelli cioè che escon di servizio il giorno del sabato, staranno di guardia alla casa dell’Eterno, intorno al re.8E circonderete bene il re, ognuno con le armi alla mano; e chiunque cercherà di penetrare nelle vostre file, sia messo a morte; e voi starete col re, quando uscirà e quando entrerà".9I capi-centurie eseguirono tutti gli ordini dati dal sacerdote Jehoiada; ognun d’essi prese i suoi uomini: quelli che entravano in servizio il giorno del sabato, e quelli che uscivan di servizio il giorno del sabato; e si recarono dal sacerdote Jehoiada.10E il sacerdote diede ai capi-centurie le lance e gli scudi che avevano appartenuto al re Davide, e che erano nella casa dell’Eterno.11I soldati, con le armi alla mano, presero posto dall’angolo meridionale della casa, fino all’angolo settentrionale della casa, fra l’altare e l’edifizio, in modo da proteggere il re da tutte le parti.12Allora il sacerdote menò fuori il figliuolo del re, e gli pose in testa il diadema, e gli consegnò la legge. E lo proclamarono re, lo unsero, e, battendo le mani, esclamarono: "Viva il re!"13Or Athalia udì il rumore dei soldati e del popolo, e andò verso il popolo nella casa dell’Eterno.14Guardò ed ecco che il re stava in piedi sul palco, secondo l’uso; i capitani e i trombettieri erano accanto al re; tutto il popolo del paese era in festa, e dava nelle trombe. Allora Athalia si stracciò le vesti, e gridò: "Congiura! Congiura!"15Ma il sacerdote Jehoiada diede i suoi ordini ai capi-centurie che comandavano l’esercito, e disse loro: "Fatela uscire di tra le file; e chiunque la seguirà sia ucciso di spada!" Poiché il sacerdote avea detto: "Non sia messa a morte nella casa dell’Eterno".16Così quelli le fecero largo, ed ella giunse alla casa del re per la strada della porta dei cavalli; e quivi fu uccisa.17E Jehoiada fermò tra l’Eterno, il re ed il popolo il patto, per il quale Israele doveva essere il popolo dell’Eterno; e fermò pure il patto fra il re ed il popolo.18E tutto il popolo del paese entrò nel tempio di Baal, e lo demolì; fece interamente in pezzi i suoi altari e le sue immagini, e uccise dinanzi agli altari Mattan, sacerdote di Baal. Poi, il sacerdote Jehoiada pose delle guardie alla casa dell’Eterno.19E prese i capi-centurie, le guardie del corpo, i soldati e tutto il popolo del paese; e fecero scendere il re dalla casa dell’Eterno, e giunsero alla casa del re per la strada della porta dei soldati. E Joas si assise sul trono dei re.20E tutto il popolo del paese fu in festa, e la città rimase tranquilla, quando Athalia fu uccisa di spada, nella casa del re.21Joas avea sette anni quando cominciò a regnare.

La famiglia reale d’Israele è dunque del tutto annientata. Quella di Giuda ha subito la stessa sorte, ad eccezione d'un fanciulletto nascosto nel tempio dalla zia, moglie del sommo sacerdote (2 Cronache 22:14). E durante questo tempo, l'odiosa Athalia occupa ingiustamente il trono.

Il tempo attuale presenta una situazione similare: Gesù, essendo passato per la morte (mentre Joas vi è sfuggito), si trova oggi nella Casa del Padre, ove esercita il sacerdozio, nascosto agli occhi del mondo, ma presente presso Dio, per comparire nel giorno della sua gloria come il vero «Figlio di Davide». Quelli che sono della famiglia di Dio Lo conoscono e L’onorano come il vero Re, in attesa della sua apparizione (Tito 2:13). Essi posseggono ad un tempo un prezioso segreto ed una «beata speranza». Pertanto il dominio provvisorio di Satana, «il Principe di questo mondo», non deve impressionarli. Esso sarà bentosto distrutto, come lo è qui la malvagia Athalia. Questo incoronamento di Joas è dunque l'immagine d'una scena futura che i nostri cuori salutano per la fede.

In seguito il culto di Baal è estirpato dal regno di Giuda, senza che siano necessarie le astuzie adoperate da Jehu.

2 Re 12:1-16
1L’anno settimo di Jehu, Joas cominciò a regnare, e regnò quarant’anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Tsibia di Beer-Sceba.2Joas fece ciò ch’è giusto agli occhi dell’Eterno per tutto il tempo in cui fu diretto dal sacerdote Jehoiada.3Nondimeno, gli alti luoghi non scomparvero; il popolo continuava ad offrir sacrifizi e profumi sugli alti luoghi.4Joas disse ai sacerdoti: "Tutto il danaro consacrato che sarà recato alla casa dell’Eterno, vale a dire il danaro versato da ogni Israelita censìto, il danaro che paga per il suo riscatto personale secondo la stima fatta dal sacerdote, tutto il danaro che a qualunque persona venga in cuore di portare alla casa dell’Eterno,5i sacerdoti lo ricevano, ognuno dalle mani dei suoi conoscenti, e se ne servano per fare i restauri alla casa, dovunque si troverà qualcosa da restaurare".6Ma fino al ventesimoterzo anno del re Joas i sacerdoti non aveano ancora eseguito i restauri alla casa.7Allora il re Joas chiamò il sacerdote Jehoiada e gli altri sacerdoti, e disse loro: "Perché non restaurate quel che c’è da restaurare nella casa? Da ora innanzi dunque non ricevete più danaro dalle mani dei vostri conoscenti, ma lasciatelo per i restauri della casa".8I sacerdoti acconsentirono a non ricever più danaro dalle mani del popolo, e a non aver più l’incarico dei restauri della casa.9E il sacerdote Jehoiada prese una cassa, le fece un buco nel coperchio, e la collocò presso all’altare, a destra, entrando nella casa dell’Eterno; e i sacerdoti che custodivan la soglia vi mettevan tutto il danaro ch’era portato alla casa dell’Eterno.10E quando vedevano che v’era molto danaro nella cassa, il segretario del re e il sommo sacerdote salivano a serrare in borse e contare il danaro che si trovava nella casa dell’Eterno.11Poi rimettevano il danaro così pesato nelle mani dei direttori preposti ai lavori della casa dell’Eterno, i quali ne pagavano i legnaiuoli e i costruttori che lavoravano alla casa dell’Eterno,12i muratori e gli scalpellini, compravano i legnami e le pietre da tagliare occorrenti per restaurare la casa dell’Eterno, e provvedevano a tutte le spese relative ai restauri della casa.13Ma col danaro ch’era portato alla casa dell’Eterno non si fecero, per la casa dell’Eterno, né coppe d’argento, né smoccolatoi, né bacini, né trombe, né alcun altro utensile d’oro o d’argento;14il danaro si dava a quelli che facevano l’opera, ed essi lo impiegavano a restaurare la casa dell’Eterno.15E non si faceva render conto a quelli nelle cui mani si rimetteva il danaro per pagare chi eseguiva il lavoro; perché agivano con fedeltà.16Il danaro dei sacrifizi di riparazione e quello dei sacrifizi per il peccato non si portava nella casa dell’Eterno; era per i sacerdoti.

La morte di Jehoiada segna la svolta del lungo regno di Joas. Il 2° Libro delle Cronache ci dà la triste narrazione della fine della sua vita. Ma qui, fino al versetto 16, si svolge la parte felice del suo regno. Una sola cosa sembra occupi il cuore del re: il restauro della casa dell’Eterno. Dal tempo di Salomone il Tempio si era deteriorato. Or Joas, allevato con i sacerdoti nelle camere adiacenti al santuario, ha conservato dalla sua tenera infanzia un profondo interessamento per quella casa. Aveva avuto ad un tempo l'occasione di conoscerne ogni breccia! E voi, ragazzi e ragazze, allevati nelle verità concernenti l'Assemblea, ha essa un posto nel vostro cuore? Senza dubbio voi anche conoscete, purtroppo alcune delle sue «brecce»: dissensioni, freddezze, scoraggiamenti, mondanità... Non è forse un servizio bello e desiderabile, il divenire come Joas un «riparatore delle brecce?» (Isaia 58:12). Un giovane può già farne il tirocinio. Quali sono i cementi che bisogna sapere abilmente adoperare? L'amore, la benignità, la pazienza e il prezioso «legame della pace» (Efesini 4:2-3).

2 Re 12:17-21; 2 Re 13:1-9
17In quel tempo Hazael, re di Siria, salì a combattere contro Gath, e la prese; poi si dispose a salire contro Gerusalemme.18Allora Joas, re di Giuda, prese tutte le cose sacre che i suoi padri Giosafat, Jehoram e Achazia, re di Giuda, aveano consacrato, quelle che avea consacrate egli stesso, e tutto l’oro che si trovava nei tesori della casa dell’Eterno e della casa del re, e mandò ogni cosa ad Hazael, re di Siria, il quale si ritirò da Gerusalemme.19Il rimanente delle azioni di Joas e tutto quello che fece, si trova scritto nel libro delle Cronache dei re di Giuda.20I servi di Joas si sollevarono, fecero una congiura, e lo colpirono nella casa di Millo, sulla discesa di Silla.21Jozacar, figliuolo di Scimeath, e Jehozabad, figliuolo di Shomer, suoi servi, lo colpirono, ed egli morì e fu sepolto coi suoi padri nella città di Davide; e Amatsia, suo figliuolo, regnò in luogo suo.
1L’anno ventesimoterzo di Joas, figliuolo di Achazia, re di Giuda, Joachaz, figliuolo di Jehu, cominciò a regnare sopra Israele a Samaria; e regnò diciassette anni.2Egli fece ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno, imitò i peccati coi quali Geroboamo, figliuolo di Nebat, aveva fatto peccare Israele, e non se ne ritrasse.3E l’ira dell’Eterno si accese contro gl’Israeliti, ed ei li diede nelle mani di Hazael, re di Siria, e nelle mani di Ben-Hadad, figliuolo di Hazael, per tutto quel tempo.4Ma Joachaz implorò l’Eterno, e l’Eterno lo esaudì, perché vide l’oppressione sotto la quale il re di Siria teneva Israele.5E l’Eterno diede un liberatore agl’Israeliti, i quali riuscirono a sottrarsi al potere dei Siri, in guisa che i figliuoli d’Israele poteron dimorare nelle loro tende, come per l’addietro.6Ma non si ritrassero dai peccati coi quali la casa di Geroboamo aveva fatto peccare Israele; e continuarono a camminare per quella via; perfino l’idolo di Astarte rimase in piè a Samaria.7Di tutta la sua gente, a Joachaz, l’Eterno non avea lasciato che cinquanta cavalieri, dieci carri, e diecimila fanti; perché il re di Siria li avea distrutti, e li avea ridotti come la polvere che si calpesta.8Il rimanente delle azioni di Joachaz, e tutto quello che fece, e tutte le sue prodezze, sono cose scritte nel libro delle Cronache dei re d’Israele.9Joachaz si addormentò coi suoi padri, e fu sepolto a Samaria; e Joas, suo figliuolo, regnò in luogo suo.

Hazael, re di Siria, è salito contro Gerusalemme. Ma che cosa fa Joas invece di confidarsi nell’Eterno? Agisce come una volta Asa alla fine del suo regno, quando Baasa era salito contro di lui (1 Re 15:17-18): abbandona tutte le cose sante consacrate dai suoi padri e da lui stesso all'inizio della sua carriera, e li rimette al re di Siria. Purtroppo, quanti hanno fatto come questo povero re! Al principio della loro vita cristiana avevano fatto per il Signore dei volenterosi sacrifici. Avevano consacrato, santificato questo o quello per il servizio del Signore. Allora è sopraggiunta l'opposizione del mondo. E, non essendo pronti ad affrontarla per fede, hanno preferito gettar tutto a mare. È quel che il nemico desiderava. Ormai, egli li ha lasciati in pace. Sì, ma a che prezzo!

Così la vita del povero Joas, bene incominciata, finisce in modo tragico. È assassinato dai suoi propri servi. Amatsia regna in luogo suo, mentre in Israele Joachaz sostituisce Jehu. Joachaz è un re malvagio. Ma una parentesi è aperta in cui brilla tutta la grazia di Dio (vers. 4 a 6). Egli dà un salvatore al suo popolo (Isaia 19:20). Di qual più grande Salvatore ci ha Dio fatto dono! (Luca 2:11)

2 Re 13:10-25
10L’anno trentasettesimo di Joas re di Giuda, Joas, figliuolo di Joachaz, cominciò a regnare sopra Israele a Samaria, e regnò sedici anni.11Egli fece ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno, e non si ritrasse da alcuno de’ peccati coi quali Geroboamo, figliuolo di Nebat, avea fatto peccare Israele, ma batté anch’egli la stessa strada.12Il rimanente delle azioni di Joas, e tutto quello che fece, e il valore coi quale combatté contro Amatsia re di Giuda, sono cose scritte nel libro delle Cronache dei re d’Israele.13Joas si addormentò coi suoi padri, e Geroboamo salì sul trono di lui. E Joas fu sepolto a Samaria coi re d’Israele.14Or Eliseo cadde malato di quella malattia che lo dovea condurre alla morte; e Joas, re d’Israele, scese a trovarlo, pianse su lui, e disse: "Padre mio, padre mio! Carro d’Israele e sua cavalleria!".15Ed Eliseo gli disse: "Prendi un arco e delle frecce"; e Joas prese un arco e delle frecce.16Eliseo disse al re d’Israele: "Impugna l’arco"; e quegli impugnò l’arco; ed Eliseo posò le sue mani sulle mani del re,17poi gli disse: "Apri la finestra a levante!" E Joas l’aprì. Allora Eliseo disse: "Tira!" E quegli tirò. Ed Eliseo disse: "Questa è una freccia di vittoria da parte dell’Eterno: la freccia della vittoria contro la Siria. Tu sconfiggerai i Siri in Afek fino a sterminarli".18Poi disse: "Prendi le frecce!" Joas le prese, ed Eliseo disse al re d’Israele: "Percuoti il suolo"; ed egli lo percosse tre volte, indi si fermò.19L’uomo di Dio si adirò contro di lui, e disse: "Avresti dovuto percuoterlo cinque o sei volte; allora tu avresti sconfitto i Siri fino a sterminarli; mentre adesso non li sconfiggerai che tre volte". Eliseo morì, e fu sepolto.20L’anno seguente delle bande di Moabiti fecero una scorreria nel paese;21e avvenne, mentre certuni stavano seppellendo un morto, che scorsero una di quelle bande, e gettarono il morto nel sepolcro di Eliseo. Il morto, non appena ebbe toccate le ossa di Eliseo, risuscitò, e si levò in piedi.22Or Hazael, re di Siria, aveva oppresso gl’Israeliti durante tutta la vita di Joachaz;23ma l’Eterno fece loro grazia, ne ebbe compassione e fu loro favorevole per amor del suo patto con Abrahamo, con Isacco e con Giacobbe; e non li volle distruggere; e, fino ad ora, non li ha rigettati dalla sua presenza.24Hazael, re di Siria, morì e Ben-Hadad, suo figliuolo, regnò in luogo suo.25E Joas, figliuolo di Joachaz, ritolse di mano a Ben-Hadad, figliuolo di Hazael, le città che Hazael avea prese in guerra a Joachaz suo padre. Tre volte Joas lo sconfisse, e ricuperò così le città d’Israele.

Eliseo, il cui nome significa «salvezza di Dio», resta sino alla fine del suo lungo ministero il profeta della grazia. Egli annunzia qui la liberazione al nuovo re d’Israele, Joas, che va a fargli visita. Ove trovare oggi la grazia e la salvezza, se non presso un Cristo che morì per noi?

Purtroppo, Joas non è in grado di approfittare di tutta la grazia offerta. Manca di fede. Non siamo noi forse sovente come lui? Dio tiene presso di sé ricche benedizioni. È pronto a darcele. Ma gliele chiediamo timidamente, come se Egli fosse povero, ovvero come se non fosse il suo desiderio di colmarcene. E questo ci dice come conosciamo male il nostro Padre. I limiti non provengono da Lui, bensì dalla nostra mancanza di fede. Noi non abbiamo perché non domandiamo (Giacomo 4:2).

Eliseo muore. Ma questa morte stessa diventa una sorgente di vita per altri. Fin nella tomba, questo straordinario profeta è così un tipo di Cristo (vedere Matteo 27:52).

La fine del capitolo ci mostra che l’Eterno, obbligato di castigare il suo popolo, è ad un tempo commosso a suo riguardo d'una compassione divina (Ebrei 12:6; vedere anche Michea 7:18-19).

2 Re 14:1-16
1L’anno secondo di Joas, figliuolo di Joachaz, re d’Israele, cominciò a regnare Amatsia, figliuolo di Joas, re di Giuda.2Avea venticinque anni quando cominciò a regnare, e regnò ventinove anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Jehoaddan, ed era di Gerusalemme.3Egli fece ciò ch’è giusto agli occhi dell’Eterno; non però come Davide suo padre; fece interamente come avea fatto Joas suo padre.4Nondimeno gli alti luoghi non furon soppressi; il popolo continuava ad offrir sacrifizi e profumi sugli alti luoghi.5E, non appena il potere reale fu assicurato nelle sue mani, egli fece morire quei servi suoi che avean ucciso il re suo padre;6ma non fece morire i figliuoli degli uccisori, secondo ch’è scritto nel libro della legge di Mosè, dove l’Eterno ha dato questo comandamento: "I padri non saranno messi a morte a cagione dei figliuoli, né i figliuoli saranno messi a morte a cagione dei padri; ma ciascuno sarà messo a morte a cagione del proprio peccato".7Egli uccise diecimila Idumei nella valle del Sale; e in questa guerra prese Sela e le dette il nome di Joktheel, che ha conservato fino al dì d’oggi.8Allora Amatsia inviò dei messi a Joas, figliuolo di Joachaz, figliuolo di Jehu, re d’Israele, per dirgli: "Vieni, mettiamoci a faccia a faccia!"9E Joas, re d’Israele, fece dire ad Amatsia, re di Giuda: "Lo spino del Libano mandò a dire al cedro del Libano: Da’ la tua figliuola per moglie al mio figliuolo. E le bestie selvagge del Libano passarono, e calpestarono lo spino.10Tu hai messo in rotta gl’Idumei, e il tuo cuore t’ha reso orgoglioso. Godi della tua gloria, e stattene a casa tua. Perché impegnarti in una disgraziata impresa che menerebbe alla ruina te e Giuda con te?"11Ma Amatsia non gli volle dar retta. Così Joas, re d’Israele, salì contro Amatsia; ed egli ed Amatsia, re di Giuda, si trovarono a faccia a faccia a Beth-Scemesh, che apparteneva a Giuda.12Giuda rimase sconfitto da Israele; e que’ di Giuda fuggirono ognuno alla sua tenda.13E Joas, re d’Israele, fece prigioniero a Beth-Scemesh Amatsia, re di Giuda, figliuolo di Joas, figliuolo di Achazia. Poi venne a Gerusalemme, e fece una breccia di quattrocento cubiti nelle mura di Gerusalemme, dalla porta di Efraim alla porta dell’angolo.14E prese tutto l’oro e l’argento e tutti i vasi che si trovavano nella casa dell’Eterno e nei tesori della casa del re; prese anche degli ostaggi, e se ne tornò a Samaria.15Il rimanente delle azioni compiute da Joas, e il suo valore, e come combatté contro Amatsia re di Giuda, sono cose scritte nel libro delle Cronache dei re d’Israele.16Joas si addormentò coi suoi padri e fu sepolto a Samaria coi re d’Israele; e Geroboamo, suo figliuolo, regnò in luogo suo.

Amatsia, figlio di Joas, sale sul trono di Giuda quando l’altro Joas occupa quello d'Israele. Constatiamo una volta di più la buona influenza d'una madre che appartiene al popolo di Dio. Jehoiada aveva scelto questa donna per essere moglie di Joas di Giuda (2 Cronache 24:3). Quest'ultimo aveva fatto bene, per edificare un focolare, di lasciarsi consigliare da colui che era incaricato della sua educazione.

Buone cose sono dette di questo nuovo re, particolarmente della sua sollecitudine ad obbedire alla Parola (vers. 6; vedere Deuteronomio 24:16). «Non però come Davide suo padre», è precisato, ricordando l’esempio del re ben amato.

La pietra di paragone è sempre Gesù, il perfetto Modello. Come ci invita la 1a epistola di Giovanni, bisogna sempre ritornare a «quel che era dal principio». Tali sono le prime parole di questa epistola! E quali sono le ultime? «Figliuoletti, guardatevi dagli idoli.» Il 2° Libro delle Cronache (cap. 25:14) lo rivelerà: Amatsia, dopo l’inizio buono del suo regno, si stabilisce come déi gl'idoli degli Edomiti. Che ingratitudine verso l'Eterno che gli aveva dato la vittoria su questi ultimi! Ora quegli idoli diventano la causa d'una terribile disfatta dinanzi a Joas re d'Israele.

2 Re 14:17-29
17Amatsia, figliuolo di Joas, re di Giuda, visse ancora quindici anni dopo la morte di Joas, figliuolo di Joachaz, re d’Israele.18Il rimanente delle azioni di Amatsia si trova scritto nel libro delle Cronache dei re di Giuda.19Fu ordita contro di lui una congiura a Gerusalemme; ed egli fuggì a Lakis; ma lo fecero inseguire fino a Lakis, e quivi fu messo a morte.20Di là fu trasportato sopra cavalli, e quindi sepolto a Gerusalemme coi suoi padri nella città di Davide.21E tutto il popolo di Giuda prese Azaria, che aveva allora sedici anni, e lo fece re in luogo di Amatsia suo padre.22Egli riedificò Elath, e la riconquistò a Giuda, dopo che il re si fu addormentato coi suoi padri.23L’anno quindicesimo di Amatsia, figliuolo di Joas, re di Giuda, cominciò a regnare a Samaria Geroboamo, figliuolo di Joas, re d’Israele; e regnò quarantun anni.24Egli fece quello ch’è male agli occhi dell’Eterno; non si ritrasse da alcuno dei peccati coi quali Geroboamo, figliuolo di Nebat, avea fatto peccare Israele.25Egli ristabilì i confini d’Israele dall’ingresso di Hamath al mare della pianura, secondo la parola che l’Eterno, l’Iddio d’Israele, avea pronunziata per mezzo del suo servitore il profeta Giona, figliuolo di Amittai, che era di Gath-Hefer.26Poiché l’Eterno vide che l’afflizione d’Israele era amarissima, che schiavi e liberi eran ridotti all’estremo, e che non c’era più alcuno che soccorresse Israele.27L’Eterno non avea parlato ancora di cancellare il nome d’Israele di disotto al cielo; quindi li salvò, per mano di Geroboamo, figliuolo di Joas.28Il rimanente delle azioni di Geroboamo, e tutto quello che fece, e il suo valore in guerra, e come riconquistò a Israele Damasco e Hamath che aveano appartenuto a Giuda, si trova scritto nel libro delle Cronache dei re d’Israele.29Geroboamo si addormentò coi suoi padri, i re d’Israele; e Zaccaria, suo figliuolo, regnò in luogo suo.

Nulla ci è detto degli ultimi quindici anni di Amatsia. Anni perduti! Nulla merita di essere menzionato da Dio! Non ci sono forse tali anni nella nostra vita? Come il padre Joas, Amatsia perì di morte violenta. Triste fine d’un uomo che aveva «abbandonato l'Eterno»! (2 Cronache 25:27). Azaria suo figlio (chiamato altrove Uzzia) gli succede all'età di sedici anni, mentre in Israele prosegue il lungo regno del terzo discendente di Jehu: Geroboamo II. Costui resta attaccato come i suoi predecessori ai vitelli d'oro del primo Geroboamo! Tuttavia, nella Sua misericordia, Dio continua a liberare il suo popolo, anche per mezzo di questo malvagio re. Che pazienza! E com'è commovente questa parola: «L'Eterno non aveva parlato ancora di cancellare il nome d'Israele di disotto al cielo» (vers. 27). Dio, costretto a procedere con rigore, si affretta ad afferrare tutte le possibilità di grazia che il suo patto di giustizia gli lascia.

Egli manda ugualmente dei profeti al suo popolo sotto questo regno: Osea, Amos, infine Giona, menzionato qui (vers. 25), e di cui conosciamo la straordinaria storia. Dio moltiplica gli avvertimenti. Più tardi, sarà detto agli Ebrei che Egli ha «in molte volte e in molte maniere parlato anticamente ai padri per mezzo de’ profeti». Ma ora Egli ci ha parlato mediante il Suo Figlio (Ebrei 1:1-2).

2 Re 15:1-22
1L’anno ventisettesimo di Geroboamo, re d’Israele, cominciò a regnare Azaria, figliuolo di Amatsia, re di Giuda.2Avea sedici anni quando cominciò a regnare, e regnò cinquantadue anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Jecolia, ed era di Gerusalemme.3Egli fece ciò ch’è giusto agli occhi dell’Eterno, interamente come avea fatto Amatsia suo padre.4Nondimeno, gli alti luoghi non furon soppressi; il popolo continuava ad offrire sacrifizi e profumi sugli alti luoghi.5E l’Eterno colpì il re, che fu lebbroso fino al giorno della sua morte e visse nell’infermeria; e Jotham, figliuolo del re, era a capo della casa reale e rendea giustizia al popolo del paese.6Il rimanente delle azioni di Azaria, e tutto quello che fece, trovasi scritto nel libro delle Cronache dei re di Giuda.7Azaria si addormentò coi suoi padri, e coi suoi padri lo seppellirono nella città di Davide; e Jotham, suo figliuolo, regnò in luogo suo.8Il trentottesimo anno di Azaria, re di Giuda, Zaccaria, figliuolo di Geroboamo, cominciò a regnare sopra Israele a Samaria; e regnò sei mesi.9Egli fece ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno, come avean fatto i suoi padri; non si ritrasse dai peccati coi quali Geroboamo, figliuolo di Nebat, avea fatto peccare Israele.10E Shallum, figliuolo di Jabesh, congiurò contro di lui; lo colpì in presenza del popolo, l’uccise, e regnò in sua vece.11Il rimanente delle azioni di Zaccaria trovasi scritto nel libro delle Cronache dei re d’Israele.12Così si avverò la parola che l’Eterno avea detta a Jehu: "I tuoi figliuoli sederanno sul trono d’Israele fino alla quarta generazione". E così avvenne.13Shallum, figliuolo di Jabesh, cominciò a regnare l’anno trentanovesimo di Uzzia re di Giuda, e regnò un mese a Samaria.14E Menahem, figliuolo di Gadi, salì da Tirtsa e venne a Samaria; colpì in Samaria Shallum, figliuolo di Jabesh, l’uccise, e regnò in luogo suo.15Il rimanente delle azioni di Shallum, e la congiura ch’egli ordì, sono cose scritte nel libro delle Cronache dei re d’Israele.16Allora Menahem, partito da Tirtsa, colpì Tifsah, tutto quello che ci si trovava, e il suo territorio; la colpì, perch’essa non gli aveva aperte le sue porte; e tutte le donne che ci si trovavano incinte, le fece sventrare.17L’anno trentanovesimo del regno di Azaria, re di Giuda, Menahem, figliuolo di Gadi, cominciò a regnare sopra Israele; e regnò dieci anni a Samaria.18Egli fece ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno; non si ritrasse dai peccati coi quali Geroboamo, figliuolo di Nebat, aveva fatto peccare Israele.19Ai suoi tempi Pul, re d’Assiria, fece invasione nel paese; e Menahem diede a Pul mille talenti d’argento affinché gli desse man forte per assicurare nelle sue mani il potere reale.20E Menahem fece pagare quel danaro ad Israele, a tutti quelli ch’erano molto ricchi, per darlo al re d’Assiria; li tassò a ragione di cinquanta sicli d’argento a testa. Così il re d’Assiria se ne tornò via, e non si fermò nel paese.21Il rimanente delle azioni di Menahem, e tutto quello che fece, si trova scritto nel libro delle Cronache dei re d’Israele.22Menahem s’addormentò coi suoi padri, e Pekachia, suo figliuolo, regnò in luogo suo.

Azaria o Uzzia, sul quale 2 Cronache 26 ci darà più particolari, finì tristemente, dopo cinquantadue anni di regno, una carriera bene incominciata. Così era già avvenuto del padre e del nonno. Ricordiamoci che non è un buon inizio nella vita cristiana, che ci garantisce una marcia felice in seguito e sino alla fine. Non appoggiamoci mai sulla nostra fedeltà passata o presente, ma sul Signore, solo capace di preservarci da ogni caduta (Giuda 24).

Durante questa lunga vita di Azaria, Zaccaria, quarto e ultimo re della dinastia di Jehu, poi Shallum, Menahem, Pekachia, occupano successivamente il trono d’Israele. «Egli fece ciò che è male... non si ritrasse», è il triste ritornello che riassume quei regni successivi. Poco importa quel che la storia del mondo ne ha ricordato, ciò che conta come per ogni vita d'uomo, compresa la mia e la vostra, è l'apprezzamento divino.

«Si sono stabiliti dei re, senz’ordine mio» (Osea 8:4). Questo periodo finale della storia del regno d'Israele è caratterizzato da un solenne abbandono da parte dell'Eterno stanco di tante infedeltà (vedere Osea 4:17).

2 Re 15:23-38
23Il cinquantesimo anno di Azaria, re di Giuda, Pekachia, figliuolo di Menahem, cominciò a regnare sopra Israele a Samaria, e regnò due anni.24Egli fece ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno; non si ritrasse dai peccati coi quali Geroboamo, figliuolo di Nebat, avea fatto peccare Israele.25E Pekah, figliuolo di Remalia, suo capitano, congiurò contro di lui, e lo colpì a Samaria, e con lui Argob e Arech, nella torre del palazzo reale. Avea seco cinquanta uomini di Galaad; uccise Pekachia, e regnò in luogo suo.26Il rimanente delle azioni di Pekachia, tutto quello che fece, si trova scritto nel libro delle Cronache dei re d’Israele.27L’anno cinquantesimosecondo di Azaria, re di Giuda, Pekah, figliuolo di Remalia, cominciò a regnare sopra Israele a Samaria, e regnò venti anni.28Egli fece ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno; non si ritrasse dai peccati coi quali Geroboamo, figliuolo di Nebat, avea fatto peccare Israele.29Al tempo di Pekah, re d’Israele, venne Tiglath-Pileser, re di Assiria, e prese Ijon, Abel-Beth-Maaca, Janoah, Kedesh, Hatsor, Galaad, la Galilea, tutto il paese di Neftali, e ne menò gli abitanti in cattività in Assiria.30Hosea, figliuolo di Ela, ordì una congiura contro Pekah, figliuolo di Remalia; lo colpì, l’uccise, e regnò in luogo suo, l’anno ventesimo del regno di Jotham, figliuolo di Uzzia.31Il rimanente delle azioni di Pekah, tutto quello che fece, si trova scritto nel libro delle Cronache dei re d’Israele.32L’anno secondo del regno di Pekah, figliuolo di Remalia, re d’Israele, cominciò a regnare Jotham, figliuolo di Uzzia, re di Giuda.33Aveva venticinque anni quando cominciò a regnare, e regnò sedici anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Jerusha, figliuola di Tsadok.34Egli fece ciò ch’è giusto agli occhi dell’Eterno, interamente come avea fatto Uzzia suo padre.35Nondimeno, gli alti luoghi non furono soppressi; il popolo continuava ad offrir sacrifizi e profumi sugli alti luoghi. Jotham costruì la porta superiore della casa dell’Eterno.36Il rimanente delle azioni di Jotham, tutto quello che fece, si trova scritto nel libro delle Cronache dei re di Giuda.37In quel tempo l’Eterno cominciò a mandare contro Giuda Retsin, re di Siria, e Pekah, figliuolo di Remalia.38Jotham s’addormentò coi suoi padri, e coi suoi padri fu sepolto nella città di Davide, suo padre. Ed Achaz, suo figliuolo, regnò in luogo suo.

Tutti gli avvertimenti di Dio, compreso il suo silenzio, sono stati vani per risvegliare la coscienza del popolo. Scocca finalmente l’ora in cui l'ultima misura di disciplina deve essere presa verso lui. Si tratta della sua dispersione fra le nazioni. Estremo castigo, considerato sin dall'inizio della storia d'Israele (Levitico 26:33; Deuteronomio 28:64), ritardato durante secoli di divina pazienza. Si può pensare quanto è. costata al cuore di Dio questa decisione. Egli aveva fatto uscire questo popolo dall'Egitto; l'aveva radunato, messo a parte, introdotto in un bel paese. Ed ecco che deve ora abbattere il suo proprio lavoro e rimettere questo povero popolo sotto il giogo donde era stato tratto. Ma, ultima risorsa della grazia: la «deportazione» non ha che un principio di esecuzione. Vi è ancor posto per il pentimento.

Notate questo: fra le prime vittime figurano gli abitanti di Galaad. Il capitolo 32 del libro dei Numeri ci racconta la scelta disastrosa di quelle due tribù e mezzo che si eranostabilite al di qua del Giordano a causa dei loro beni materiali. I loro discendenti ne subiscono le tragiche conseguenze.

In Giuda regnano successivamente il fedele Jotham, poi il figlio Achaz che è invece uno dei re più esecrabili.

2 Re 16:1-20
1L’anno diciassettesimo di Pekah, figliuolo di Remalia, cominciò a regnare Achaz, figliuolo di Jotham, re di Giuda.2Achaz avea venti anni quando cominciò a regnare, e regnò sedici anni a Gerusalemme. Egli non fece ciò ch’è giusto agli occhi dell’Eterno, il suo Dio, come avea fatto Davide suo padre;3ma seguì la via dei re d’Israele, e fece perfino passare il suo figliuolo per il fuoco, seguendo le abominazioni delle genti che l’Eterno avea cacciate d’innanzi ai figliuoli d’Israele;4e offriva sacrifizi e profumi sugli alti luoghi, sulle colline, e sotto ogni albero verdeggiante.5Allora Retsin, re di Siria, e Pekah, figliuolo di Remalia, re d’Israele, salirono contro Gerusalemme per assalirla; e vi assediarono Achaz, ma non riuscirono a vincerlo.6In quel tempo, Retsin, re di Siria, riconquistò Elath alla Siria, e cacciò i Giudei da Elath, e i Siri entrarono in Elath, dove sono rimasti fino al dì d’oggi.7Achaz inviò dei messi a Tiglath-Pileser, re degli Assiri, per dirgli: "Io son tuo servo e tuo figliuolo; sali qua e liberami dalle mani del re di Siria e dalle mani del re d’Israele, che sono sorti contro di me".8E Achaz prese l’argento e l’oro che si poté trovare nella casa dell’Eterno e nei tesori della casa reale, e li mandò in dono al re degli Assiri.9Il re d’Assiria gli diè ascolto; salì contro Damasco, la prese, ne menò gli abitanti in cattività a Kir, e fece morire Retsin.10E il re Achaz andò a Damasco, incontro a Tiglath-Pileser, re d’Assiria; e avendo veduto l’altare ch’era a Damasco, il re Achaz mandò al sacerdote Uria il disegno e il modello di quell’altare, in tutti i suoi particolari.11E il sacerdote Uria costruì un altare, esattamente secondo il modello che il re Achaz gli avea mandato da Damasco; e il sacerdote Uria lo costruì prima del ritorno del re Achaz da Damasco.12Al suo ritorno da Damasco, il re vide l’altare, vi s’accostò, vi salì,13vi fece arder sopra il suo olocausto e la sua offerta, vi versò la sua libazione, e vi sparse il sangue dei suoi sacrifizi di azioni di grazie.14L’altare di rame, ch’era dinanzi all’Eterno, perché non fosse fra il nuovo altare e la casa dell’Eterno, lo pose allato al nuovo altare, verso settentrione.15E il re Achaz diede quest’ordine al sacerdote Uria: "Fa’ fumare sull’altar grande l’olocausto del mattino e l’oblazione della sera, l’olocausto del re e la sua oblazione, gli olocausti di tutto il popolo del paese e le sue oblazioni; versavi le loro libazioni, e spandivi tutto il sangue degli olocausti e tutto il sangue dei sacrifizi; quanto all’altare di rame toccherà a me a pensarvi".16E il sacerdote Uria fece tutto quello che il re Achaz gli avea comandato.17Il re Achaz spezzò anche i riquadri delle basi, e ne tolse le conche che v’eran sopra; trasse giù il mare di su i buoi di rame che lo reggevano, e lo posò sopra un pavimento di pietra.18Mutò pure, nella casa dell’Eterno, a motivo del re d’Assiria, il portico del sabato ch’era stato edificato nella casa, e l’ingresso esterno riserbato al re.19Il rimanente delle azioni compiute da Achaz si trova scritto nel libro delle Cronache dei re di Giuda.20Achaz si addormentò coi suoi padri, e coi suoi padri fu sepolto nella città di Davide. Ed Ezechia, suo figliuolo, regnò in luogo suo.

Sotto il regno d’Achaz in Giuda (e di Pekachia in Israele) l'Assiria fa la sua apparizione nella storia. Dio se ne servirà come «verga della sua ira» (Isaia 10:5) per disperdere Israele e per castigare Giuda. Dinanzi a questo temibile intervento, Achaz agisce senza dubbio da abile uomo politico, ma senza tenere il minimo conto del pensiero dell'Eterno. Tuttavia la rivelazione più meravigliosa gli era stata fatta, come ce l'informa Isaia che profetizzava sotto il suo regno (Isaia 7:10 a 14): «Ecco la vergine concepirà, partorirà un figlio, e gli porrà nome Emmanuele.» Quanti al giorno d'oggi hanno udito questa buona novella della nascita del Salvatore ma non hanno voluto saperne di quel Dio venuto per rimanere «con noi».

Achaz si permette di mutare ogni cosa nella casa dell’Eterno. Fa edificare un altare più largo: l'uomo trova sempre troppo stretto ciò che Dio ha stabilito. Poi mette l'altare del sacrificio in disuso: il valore dell'espiazione, l'efficacia della croce sono negati. Toglie le basi del mare e delle conche. Infine fa modificare il portico e l'ingresso «a motivo del re d'Assiria» (vers. 18): figura d'una religione che piace al mondo e gli apre le sue porte largamente.

2 Re 17:1-18
1L’anno dodicesimo di Achaz, re di Giuda, Hosea, figliuolo di Elah, cominciò a regnare sopra Israele a Samaria, e regnò nove anni.2Egli fece ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno; non però come gli altri re d’Israele che l’aveano preceduto.3Shalmaneser, re d’Assiria salì contro di lui; ed Hosea gli fu assoggettato e gli pagò tributo.4Ma il re d’Assiria scoprì una congiura ordita da Hosea, il quale aveva inviato de’ messi a So, re d’Egitto, e non pagava più il consueto annuo tributo ai re d’Assiria; perciò il re d’Assiria lo fece imprigionare e mettere in catene.5Poi il re d’Assiria invase tutto il paese, salì contro Samaria, e l’assediò per tre anni.6L’anno nono di Hosea, il re d’Assiria prese Samaria, e trasportò gl’Israeliti in Assiria e li collocò in Halah, e sullo Habor, fiume di Gozan, e nelle città dei Medi.7Questo avvenne perché i figliuoli d’Israele avean peccato contro l’Eterno, il loro Dio, che li avea tratti dal paese d’Egitto, di sotto al potere di Faraone re d’Egitto; ed aveano riveriti altri dèi;8essi aveano imitati i costumi delle nazioni che l’Eterno avea cacciate d’innanzi a loro, e quelli che i re d’Israele aveano introdotti.9I figliuoli d’Israele aveano fatto, in segreto, contro l’Eterno, il loro Dio, delle cose non rette; s’erano costruiti degli alti luoghi in tutte le loro città, dalle torri de’ guardiani alle città fortificate;10aveano eretto colonne ed idoli sopra ogni colle elevato e sotto ogni albero verdeggiante;11e quivi, su tutti gli alti luoghi, aveano offerto profumi, come le nazioni che l’Eterno avea cacciate d’innanzi a loro; aveano commesso azioni malvage, provocando ad ira l’Eterno;12e avean servito gl’idoli, mentre l’Eterno avea lor detto: "Non fate una tal cosa!"13Eppure l’Eterno aveva avvertito Israele e Giuda per mezzo di tutti i profeti e di tutti i veggenti, dicendo: "Convertitevi dalle vostre vie malvage, e osservate i miei comandamenti e i miei precetti, seguendo in tutto la legge che io prescrissi ai vostri padri, e che ho mandata a voi per mezzo dei miei servi, i profeti";14ma essi non vollero dargli ascolto, e indurarono la loro cervice, come aveano fatto i loro padri, i quali non ebbero fede nell’Eterno, nel loro Dio;15e rigettarono le sue leggi e il patto ch’egli avea fermato coi loro padri, e gli avvertimenti ch’egli avea loro dato; andaron dietro a cose vacue, diventando vacui essi stessi; e andaron dietro alle nazioni circonvicine, che l’Eterno avea loro proibito d’imitare;16e abbandonarono tutti i comandamenti dell’Eterno, del loro Dio; si fecero due vitelli di getto, si fabbricarono degl’idoli d’Astarte, adorarono tutto l’esercito del cielo, servirono Baal;17fecero passare per il fuoco i loro figliuoli e le loro figliuole, si applicarono alla divinazione e agli incantesimi, e si dettero a fare ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno, provocandolo ad ira.18Perciò l’Eterno si adirò fortemente contro Israele, e lo allontanò dalla sua presenza; non rimase altro che la sola tribù di Giuda.

Hosea, uccisore e successore di Pekah, sarà l’ultimo re di Israele. La proroga di alcuni anni concessa dall'Eterno non è stata messa a profitto. Il nona anno del regno di Hosea segna, con la presa di Samaria, la deportazione dell'insieme delle dieci tribù. Ma il Dio giusto non ha voluto scoccare questo dardo finale senza stabilire una volta di più e in modo indiscutibile la colpevolezza d'Israele. I vers. 7 a 18 costituiscono l'atto d'accusa irrefutabile dell'Eterno nei riguardi di quello sciagurato popolo. Sarà pure così più tardi dinanzi al terribile gran trono bianco. I morti non saranno giudicati senza che i libri che ne riferiscono le opere siano aperti alla loro completa confusione (Apocalisse 20:12-13).

Il re d’Assiria ha proceduto ad uno scambio di popolazioni. Che vergogna di vedere ormai il bel paese di Canaan occupato nuovamente dalle nazioni idolatre, se pure esteriormente queste imparino a temere l'Eterno e aggiungano il suo culto a quello delle loro divinità!

Siamo giunti al momento in cui, per bocca del profeta Osea, l’Eterno pronuncia a riguardo d'Israele il solenne «Lo-ammi»: «Voi non siete mio popolo», con l'aggiunta: «e io non son vostro» (Osea 1:9).

2 Re 18:1-12
1Or l’anno terzo di Hosea, figliuolo d’Ela, re d’Israele, cominciò a regnare Ezechia, figliuolo di Achaz, re di Giuda.2Avea venticinque anni quando cominciò a regnare, e regnò ventinove anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Abi, figliuola di Zaccaria.3Egli fece ciò ch’è giusto agli occhi dell’Eterno, interamente come avea fatto Davide suo padre.4Soppresse gli alti luoghi, frantumò le statue, abbatté l’idolo d’Astarte, e fece a pezzi il serpente di rame che Mosè avea fatto; perché i figliuoli d’Israele gli aveano fino a quel tempo offerto profumi; ei lo chiamò Nehushtan.5Egli ripose la sua fiducia nell’Eterno, nell’Iddio d’Israele; e fra tutti i re di Giuda che vennero dopo di lui o che lo precedettero non ve ne fu alcuno simile a lui.6Si tenne unito all’Eterno, non cessò di seguirlo, e osservò i comandamenti che l’Eterno avea dati Mosè.7E l’Eterno fu con Ezechia, che riusciva in tutte le sue imprese. Si ribellò al re d’Assiria, e non gli fu più soggetto;8sconfisse i Filistei fino a Gaza, e ne devastò il territorio, dalle torri dei guardiani alle città fortificate.9Il quarto anno del re Ezechia, ch’era il settimo anno di Hosea, figliuolo d’Ela re d’Israele, Shalmaneser, re d’Assiria, salì contro Samaria e l’assediò.10In capo a tre anni, la prese; il sesto anno di Ezechia, ch’era il nono anno di Hosea, re d’Israele, Samaria fu presa.11E il re d’Assiria trasportò gl’Israeliti in Assiria, e li collocò in Halah, e sullo Habor, fiume di Gozan, e nelle città dei Medi,12perché non aveano ubbidito alla voce dell’Eterno, dell’Iddio loro, ed aveano trasgredito il suo patto, cioè tutto quello che Mosè, servo dell’Eterno, avea comandato; essi non l’aveano né ascoltato, né messo in pratica.

Non si tratterà ormai che di Giuda sino al termine di questo libro. Dio ha ricapitolato tristemente tutti i peccati del suo popolo. Ma ora proverà della gioia nel parlarci d’un re fedele. Talché il regno di Ezechia occuperà nientemeno che undici capitoli della Bibbia (2 Re 18 a 20; 2 Cronache 29 a 32; Isaia 37 a 39); come se Dio, al tempo della rovina, e prima di trattare una pagina ancor più oscura, provasse piacere a indugiarsi sulla vita del suo pio servitore. Fino a lui, sotto i regni migliori, vi fu sempre questa riserva: «Soltanto gli alti luoghi non furono tolti.» Questi alti luoghi, ove il popolo offriva dei sacrifici (sia all'Eterno o agli idoli), erano sussistiti in disobbedienza a Deuteronomio 12. Essi corrispondono a tutte le tradizioni e superstizioni che hanno sostituito nella cristianità gl'insegnamenti della Bibbia a riguardo dell'adorazione. La venerazione, di cui si circondava il serpente di rame, ci ricorda che la croce stessa è diventata per molti un oggetto d'idolatria. Ezechia sopprime, frantuma, abbatte e fa a pezzi gli idoli.

Respinge in seguito il giogo dell’Assiro e sconfigge i Filistei secondo la profezia d'Isaia (Isaia 14:28...).

2 Re 18:13-25
13Or il quattordicesimo anno del re Ezechia, Sennacherib, re d’Assiria, salì contro tutte le città fortificate di Giuda, e le prese.14Ed Ezechia, re di Giuda, mandò a dire al re d’Assiria a Lakis: "Ho mancato; ritirati da me, ed io mi sottometterò a tutto quello che m’imporrai". E il re d’Assiria impose ad Ezechia, re di Giuda, trecento talenti d’argento e trenta talenti d’oro.15Ezechia diede tutto l’argento che si trovava nella casa dell’Eterno, e nei tesori della casa del re.16E fu allora che Ezechia, re di Giuda, staccò dalle porte del tempio dell’Eterno e dagli stipiti le lame d’oro di cui egli stesso li avea ricoperti, e le diede al re d’Assiria.17E il re d’Assiria mandò ad Ezechia da Lakis a Gerusalemme, Tartan, Rabsaris e Rabshaké con un grande esercito. Essi salirono e giunsero a Gerusalemme. E, come furon giunti, vennero a fermarsi presso l’acquedotto dello stagno superiore, che è sulla strada del campo del lavator di panni.18Chiamarono il re; ed Eliakim, figliuolo di Hilkia, prefetto del palazzo, si recò da loro con Scebna, il segretario e Joah figliuolo di Asaf, l’archivista.19E Rabshaké disse loro: "Andate a dire ad Ezechia: Così parla il gran re, il re d’Assiria: Che fiducia è cotesta che tu hai?20Tu dici che consiglio e forza per far la guerra non son che parole vane; ma in chi metti la tua fiducia per ardire di ribellarti a me?21Ecco, tu t’appoggi sull’Egitto, su questo sostegno di canna rotta, che penetra nella mano di chi vi s’appoggia e gliela fora; tal è Faraone, re d’Egitto, per tutti quelli che confidano in lui.22Forse mi direte: Noi confidiamo nell’Eterno, nel nostro Dio. Ma non è egli quello stesso di cui Ezechia ha soppresso gli alti luoghi e gli altari, dicendo a Giuda e a Gerusalemme: Voi adorerete soltanto dinanzi a questo altare a Gerusalemme?23Or dunque fa’ una scommessa col mio signore; il re d’Assiria! Io ti darò duemila cavalli, se tu puoi fornire altrettanti cavalieri da montarli.24E come potresti tu far voltar le spalle a un solo capitano tra gl’infimi servi del mio signore? E confidi nell’Egitto, a motivo de’ suoi carri e de’ suoi cavalieri!25E adesso sono io forse salito senza il volere dell’Eterno contro questo luogo per distruggerlo? L’Eterno m’ha detto: Sali contro questo paese e distruggilo".

Ezechia ha preso posizione coraggiosamente per l’Eterno. Ma la sua fede non è ancora stata messa alla prova. Bisogna che ciò avvenga. E così, ogni credente deve mostrare, tosto o tardi, se le sue opere sono quelle della fede ovvero se egli ha superato la propria misura. In Ezechia, dinanzi al terribile assalto del re d'Assiria, questa fede comincia a vacillare. Crede di trarsi d'imbarazzo rimettendo a Sennacherib un enorme tributo. È ciò che qualche tempo prima aveva fatto Joas. Ma Dio gl'insegnerà (e a noi pure per mezzo della stessa occasione) che la liberazione e la vera pace non si ottengono facendo delle concessioni. Il nemico inganna e delude sempre. Sennacherib invece di disarmarsi, manda un grande esercito contro Ezechia e gli abitanti di Gerusalemme. E delega nello stesso tempo tre pericolosi personaggi, ognuno con la propria specialità: il suo generale in capo per vincerli, il capo dei suoi servitori per sottometterli, e il suo gran coppiere per sedurli se possibile ed inebriarli con parole melliflue. Badate a certe persone che Satana ci manda talvolta con una missione di questo genere! Il loro linguaggio li tradirà.

Il Rabshakè comincia un’arringa in cui si beffa apertamente della loro fiducia nell'Eterno.

2 Re 18:26-37
26Allora Eliakim, figliuolo di Hilkia, Scebna e Joah dissero a Rabshaké: "Ti prego, parla ai tuoi servi in aramaico, perché noi lo intendiamo; e non ci parlare in lingua giudaica, in guisa che la gente che sta sulle mura oda".27Ma Rabshaké rispose loro: "Forse che il mio signore m’ha mandato a dir queste cose al tuo signore e a te? Non m’ha egli mandato a dirle a quegli uomini che stan seduti sulle mura e saran quanto prima ridotti a mangiare il loro sterco e a bere la loro orina con voi?"28Allora Rabshaké, stando in piè, gridò al alta voce, e disse in lingua giudaica: "Udite la parola del gran re, del re d’Assiria!29Così parla il re: Non v’inganni Ezechia; poich’egli non potrà liberarvi dalle mie mani;30né v’induca Ezechia a confidarvi nell’Eterno, dicendo: L’Eterno ci libererà certamente, e questa città non sarà data nelle mani del re d’Assiria.31Non date ascolto ad Ezechia, perché così dice il re d’Assiria: Fate pace con me e arrendetevi a me, e ognuno di voi mangerà del frutto della sua vigna e del suo fico, e berrà dell’acqua della sua cisterna,32finch’io venga e vi meni in un paese simile al vostro: paese di grano e di vino, paese di pane e di vigne, paese d’ulivi da olio e di miele; e voi vivrete, e non morrete. Non date dunque ascolto ad Ezechia, quando cerca d’ingannarvi dicendo: L’Eterno ci libererà.33Ha qualcuno degli dèi delle genti liberato il proprio paese dalle mani del re d’Assiria?34Dove sono gli dèi di Hamath e d’Arpad? Dove sono gli dèi di Sefarvaim, di Hena e d’Ivva? Hanno essi liberata Samaria dalla mia mano?35Quali sono, tra tutti gli dèi di quei paesi, quelli che abbiano liberato il paese loro dalla mia mano? L’Eterno avrebb’egli a liberar dalla mia mano Gerusalemme?"36E il popolo si tacque, e non gli rispose nulla; poiché il re avea dato quest’ordine: "Non gli rispondete!"37Allora Eliakim, figliuolo di Hilkia, prefetto del palazzo, Scebna il segretario, e Joab figliuolo d’Asaf, l’archivista, vennero da Ezechia con le vesti stracciate, e gli riferirono le parole di Rabshaké.

Il gran coppiere prosegue il suo discorso, usando a turno minacce, beffe e menzogne. Ha preteso falsamente d’aver ricevuto un ordine dell'Eterno per salire contro Giuda e distruggerlo (vers. 25). Ora tenterà la seduzione. Prendendo in prestito il linguaggio del popolo (come Satana sa parlare il nostro), fa luccicare le ricchezze dell'Assiria ove si propone di deportarlo: grano, pane, vigne ecc... Brevemente, egli afferma, è «un paese simile al vostro». Infatti, se paragoniamo le risorse dell'Assiria con quelle di Canaan (Deuteronomio 8:7-8), apparentemente vi è poca differenza. Però ce n'è una! Ed è essenziale: Si può forse paragonare «un paese di corsi d'acqua, di laghi e di sorgenti che nascono nelle valli e nei monti» con le misere cisterne dell'Assiria? (vers. 31). Un paese simile al vostro paese? No, senz'altro! Gesù non dà come il mondo dà (Giovanni 14:27).

Allora, non potendo far accettare al credente le sue risorse ingannevoli, il Nemico cercherà di allontanarlo dalla sua suprema risorsa: dal suo Dio forte (vedere vers. 33 a 35). Che risposta deve dare il credente? Tacere semplicemente (vers. 36). Non si discute col diavolo, ci si allontana da lui.

2 Re 19:1-13
1Quando il re Ezechia ebbe udite queste cose, si stracciò le vesti, si coprì d’un sacco, ed entrò nella casa dell’Eterno.2E mandò Eliakim, prefetto del palazzo, Scebna il segretario, e i più vecchi tra i sacerdoti, coperti di sacchi, dal profeta Isaia, figliuolo di Amots.3Essi gli dissero: "Così parla Ezechia: Questo è giorno d’angoscia, di castigo, d’obbrobrio; poiché i figliuoli stan per uscire dal seno materno, ma la forza manca per partorirli.4Forse l’Eterno, il tuo Dio, ha udite tutte le parole di Rabshaké, che il re d’Assiria, suo signore, ha mandato ad oltraggiare l’Iddio vivente; e, forse, l’Eterno, il tuo Dio, punirà le parole che ha udite. Rivolgigli dunque una preghiera a pro del resto del popolo che sussiste ancora!"5I servi del re Ezechia si recaron dunque da Isaia.6Ed Isaia disse loro: "Ecco quel che direte al vostro signore: Così dice l’Eterno: Non ti spaventare per le parole che hai udite, con le quali i servi del re d’Assiria m’hanno oltraggiato.7Ecco, io metterò in lui uno spirito tale che, all’udire una certa notizia, egli tornerà al suo paese; ed io lo farò cadere di spada nel suo paese".8Rabshaké tornò al re d’Assiria, e lo trovò che assediava Libna; poiché egli avea saputo che il suo signore era partito da Lakis.9Or Sennacherib ricevette notizie di Tirhaka, re d’Etiopia, che dicevano: "Ecco, egli s’è mosso per darti battaglia"; perciò inviò di nuovo dei messi ad Ezechia, dicendo loro:10"Direte così ad Ezechia, re di Giuda: Il tuo Dio, nel quale confidi, non t’inganni dicendo: Gerusalemme non sarà data nelle mani del re d’Assiria.11Ecco, tu hai udito quello che i re d’Assiria hanno fatto a tutti i paesi, e come li hanno distrutti; e tu scamperesti?12Gli dèi delle nazioni che i miei padri distrussero, gli dèi di Gozan, di Haran, di Retsef, dei figliuoli di Eden ch’erano a Telassar, valsero eglino a liberarle?13Dov’è il re di Hamath, il re d’Arpad, e il re della città di Sefarvaim, di Hena e d’Ivva?"

Dinanzi all’assalto degli eserciti assiri, Ezechia ha uno strano modo di condurre la guerra, non vi pare? Invece d'un'armatura, si riveste di un sacco. Il suo quartier generale non lo stabilisce sul bastione, ma nella casa dell'Eterno. Infine, invece di far appello al fior fiore dei suoi soldati, si rivolge al profeta Isaia! Non aveva fatto così Joram, re d'Israele, durante l'assedio di Samaria. Anzi, aveva fatto il contrario! Aveva tentato di mettere a morte il profeta Eliseo (cap. 6:31). Ma contro l'altezza e l'orgoglio del re d'Assiria, qual'è la buona strategia militare? Semplicemente quella insegnata dall'apostolo Paolo in 2 Corinzi 10:4: «le armi della nostra guerra non sono carnali, ma potenti nel cospetto di Dio a distruggere le fortezze; poiché distruggiamo i ragionamenti ed ogni altezza che si eleva contro alla conoscenza di Dio».

Ezechia, il cui nome vuol dire «potenza dell’Eterno», sa presso chi trovare del soccorso (Salmo 121:2). La sua fiducia non è delusa. «Non ti spaventare...», gli fa rispondere il profeta. Preziosa parola che udiamo così sovente nella Bibbia e particolarmente dalla bocca del Signore: «Non temere, credi solamente...» (Marco 5:36). Egli ha la lingua dei sapienti per sostenere con la parola lo stanco (Isaia 50:4). Così l'anima timorosa ma fiduciosa del suo riscattato ancora nella prova riceve da questa parola la forza e il coraggio necessari per aspettare la liberazione.

2 Re 19:14-24
14Ezechia, ricevuta la lettera per le mani dei messi, la lesse; poi salì alla casa dell’Eterno, e la spiegò davanti all’Eterno;15e davanti all’Eterno pregò in questo modo: "O Eterno, Dio d’Israele, che siedi sopra i cherubini, tu, tu solo sei l’Iddio di tutti i regni della terra; tu hai fatti i cieli e la terra.16O Eterno, porgi l’orecchio tuo, e ascolta! o Eterno, apri gli occhi tuoi, e guarda! Ascolta le parole di Sennacherib, che ha mandato quest’uomo per insultare l’Iddio vivente!17E’ vero, o Eterno: i re d’Assiria hanno desolato le nazioni e i loro paesi,18e han gettati nel fuoco i loro dèi; perché quelli non erano dèi; erano opera delle mani degli uomini; eran legno e pietra; ed essi li hanno distrutti.19Ma ora, o Eterno, o Dio nostro, salvaci, te ne supplico, dalle mani di costui, affinché tutti i regni della terra conoscano che tu solo, o Eterno, sei Dio!"20Allora Isaia, figliuolo di Amots, mandò a dire ad Ezechia: "Così parla l’Eterno, l’Iddio d’Israele: Ho udito la preghiera che mi hai rivolta riguardo a Sennacherib, re d’Assiria.21Questa è la parola che l’Eterno ha pronunziata contro di lui: "La vergine figliuola di Sion ti sprezza, si fa beffe di te; la figliuola di Gerusalemme scrolla il capo dietro a te.22Chi hai tu insultato ed oltraggiato? Contro chi hai tu alzata la voce e levati in alto gli occhi tuoi? Contro il Santo d’Israele!23Per bocca de’ tuoi messi tu hai insultato il Signore, e hai detto: Con la moltitudine de’ miei carri io son salito in vetta alle montagne, son penetrato nei recessi del Libano; io abbatterò i suoi cedri più alti, i suoi cipressi più belli, e arriverò al suo più remoto ricovero, alla sua più magnifica foresta.24Io ho scavato e ho bevuto delle acque straniere; con la pianta de’ miei piedi prosciugherò tutti i fiumi d’Egitto.

Sopportare in silenzio, non rispondere nulla, tale è, come l’abbiam visto, l'attitudine del credente sia dinanzi alle provocazioni del mondo, sia dinanzi alle sue proposte più seducenti. Invece davanti al suo Dio può prender la parola. Così fa Ezechia. Cominciando con lo spiegare davanti all'Eterno la lettera ricevuta, Gli dichiara in certo qual modo: Questo ti concerne; lascio a te la cura di occupartene. Poiché l'Assiro ha oltraggiato Dio stesso, la cui gloria è così in gioco (vers. 19, vedere Salmo 83:12,18).

Ezechia completa le sue stupefacenti disposizioni militari con la più abile delle strategie: quella che consiste a ritirarsi, a cancellarsi per lasciare il nemico in faccia all’Eterno che è il più forte!

«Lasciar Te solo agire
e, fermi in tua vittoria,
ci riposare in Te
»
— dice un cantico. Nelle nostre difficoltà, piccole o grandi, cominciamo col sentirci troppo deboli per sormontare l’ostacolo. Esponiamo allora il nostro caso al Signore per mezzo della preghiera. Infine, aspettiamo tranquillamente la liberazione da alto. Così non sarà più la prova che si frapporrà come un paravento fra il Signore e noi, ma piuttosto il Signore stesso si terrà come uno scudo protettore fra la prova e il suo riscattato (leggere Salmo 38:14-15).

2 Re 19:25-37
25Non hai udito? Da lungo tempo ho preparato questo: dai tempi antichi ne ho formato il disegno; ed ora ho fatto sì che si compia: che tu riduca città forti in monti di ruine.26I loro abitanti, privi di forza, sono spaventati e confusi; son come l’erba de’ campi, come il verde tenero de’ prati, come l’erbetta che nasce sui tetti, come grano riarso prima che formi la spiga.27Ma io so quando ti siedi, quand’esci, quand’entri, e quando t’infurii contro di me.28E per codesto tuo infuriare contro di me e perché la tua arroganza è giunta alle mie orecchie, io ti metterò il mio anello nelle narici, il mio morso in bocca, e ti rimenerò indietro per la via che hai fatta, venendo".29E questo, o Ezechia, ti servirà di segno: Quest’anno si mangerà il frutto del grano caduto; il secondo anno, quello che crescerà da sé; ma il terzo anno, seminerete e mieterete; pianterete vigne, e ne mangerete il frutto.30E ciò che resterà della casa di Giuda e scamperà, continuerà a mettere radici all’ingiù e a portar frutto in alto;31poiché da Gerusalemme uscirà un residuo, e dal monte Sion uscirà quel che sarà scampato. Questo farà lo zelo ardente dell’Eterno degli eserciti!32Perciò così parla l’Eterno riguardo al re d’Assiria: Egli non entrerà in questa città, e non vi lancerà freccia; non le si farà innanzi con scudi, e non eleverà trincee contro ad essa.33Ei se ne tornerà per la via ond’è venuto, e non entrerà in questa città, dice l’Eterno.34Io proteggerò questa città affin di salvarla, per amor di me stesso e per amor di Davide, mio servo".35E quella stessa notte avvenne che l’angelo dell’Eterno uscì e colpì nel campo degli Assiri cent’ottantacinquemila uomini; e quando la gente si levò la mattina, ecco, eran tutti cadaveri.36Allora Sennacherib re d’Assiria levò il campo, partì e se ne tornò a Ninive, dove rimase.37E avvenne che, mentr’egli stava adorando nella casa del suo dio Nisroc, i suoi figliuoli Adrammelec e Saretser lo uccisero a colpi di spada, e si rifugiarono nel paese di Ararat. Esarhaddon, suo figliuolo, regnò in luogo suo.

L’orgoglio del re d'Assiria era aumentato smisuratamente, poiché fino allora nessuno aveva potuto resistergli. Vedete quell'io, sei volte ripetuto nei vers. 23 e 24. Ma quest'orgoglio è tanto più terribile in quanto si misura con Dio stesso. La folle pretesa dell'uomo d'«essere uguale a Dio» (Filippesi 2:6) si discerne chiaramente nel mondo d'oggi. Il mondo, per mezzo della scienza, della tecnica, dei progressi di cui si attribuisce il merito, s'incammina rapidamente verso il momento in cui l'uomo adorerà se stesso in un «superuomo» che sarà l'Anticristo.

L’Assiro è ugualmente un personaggio della profezia: una formidabile potenza asiatica che, in un tempo futuro, invaderà la Palestina e assedierà Gerusalemme. Ma questa potenza sarà distrutta dall'apparizione del Signore Gesù, figurato qui dall'angelo dell'Eterno. Il campo assiro è devastato in una notte. Poi Sennacherib a sua volta è assassinato dai propri figli nel tempio del suo dio Nisroc. Egli, che aveva affermato che l'Eterno non avrebbe potuto liberare Ezechia, è colpito in presenza del suo idolo, incapace di proteggerlo.

Così Dio si è glorificato, come possiamo esser certi che lo farà sempre, liberando il suo fedele servitore.

2 Re 20:1-11
1In quel tempo, Ezechia fu malato a morte. Il profeta Isaia, figliuolo di Amots, si recò da lui, e gli disse: "Così parla l’Eterno: Metti ordine alle cose della tua casa; perché tu sei un uomo morto; non vivrai".2Allora Ezechia volse la faccia verso il muro, e fece una preghiera all’Eterno, dicendo:3"O Eterno, te ne supplico, ricordati come io ho camminato nel tuo cospetto con fedeltà e con integrità di cuore, e come ho fatto ciò ch’è bene agli occhi tuoi". Ed Ezechia dette in un gran pianto.4Isaia non era ancora giunto nel centro della città, quando la parola dell’Eterno gli fu rivolta in questi termini:5"Torna indietro, e di’ ad Ezechia, principe del mio popolo: Così parla l’Eterno, l’Iddio di Davide tuo padre: Ho udita la tua preghiera, ho vedute le tue lacrime; ecco, io ti guarisco; fra tre giorni salirai alla casa dell’Eterno.6Aggiungerò alla tua vita quindici anni, libererò te e questa città dalle mani del re d’Assiria, e proteggerò questa città per amor di me stesso, e per amor di Davide mio servo".7Ed Isaia disse: "Prendete un impiastro di fichi secchi!" Lo presero, e lo misero sull’ulcera, e il re guarì.8Or Ezechia avea detto ad Isaia: "A che segno riconoscerò io che l’Eterno mi guarirà e che fra tre giorni salirò alla casa dell’Eterno?"9E Isaia gli avea risposto: "Eccoti da parte dell’Eterno il segno, dal quale riconoscerai che l’Eterno adempirà la parola che ha pronunziata: Vuoi tu che l’ombra s’allunghi per dieci gradini ovvero retroceda di dieci gradini?"10Ezechia rispose: "E’ cosa facile che l’ombra s’allunghi per dieci gradini; no; l’ombra retroceda piuttosto di dieci gradini".11E il profeta Isaia invocò l’Eterno, il quale fece retrocedere l’ombra di dieci gradini sui gradini d’Achaz, sui quali era discesa.

Una seconda prova, ancor più terribile della prima, colpisce ora l’infelice re. La morte batte alla sua porta. Nella sua distretta, anche questa volta ricorre all'Eterno. Non può, naturalmente, salire al santuario secondo la sua abitudine, ma non è forse sempre possibile trovare il proprio Dio anche sopra un letto di malattia? Quanti infermi a letto ne fanno ogni giorno la preziosa esperienza!

Achaz, padre di Ezechia, aveva rifiutato il segno che l’Eterno voleva dargli (Isaia 7:10 a 12). E, sul quadrante solare che egli aveva costruito, l'ora del giudicio s'avvicinava con rapidità. Ma qui il re fedele e pio ottiene con la guarigione un segno straordinario. Per mezzo del retrocedere dell'ombra, Dio gli mostra che accetta di ritardare il castigo.

Alcuni particolari di questo bel fatto fan pensare per contrasto al Signore Gesù. Nel Salmo 102 abbiamo la sua preghiera: «Dio mio, non mi portar via nel mezzo dei miei giorni!» poi la risposta del Padre: «I tuoi anni durano per ogni età» (vers. 24). Isaia ha annunziato la guarigione del re per il terzo giorno. E Cristo, entrato veramente nella morte, ne è uscito quello stesso terzo giorno.

2 Re 20:12-21
12In quel tempo, Berodac-Baladan, figliuolo di Baladan, re di Babilonia, mandò una lettera e un dono ad Ezechia, giacché avea sentito che Ezechia era stato infermo.13Ezechia dette udienza agli ambasciatori, e mostrò loro la casa dov’erano tutte le sue cose preziose, l’argento, l’oro, gli aromi, gli oli finissimi, il suo arsenale, e tutto quello che si trovava nei suoi tesori. Non vi fu cosa nella sua casa e in tutti i suoi domini, che Ezechia non mostrasse loro.14Allora il profeta Isaia si recò dal re Ezechia, e gli disse: "Che hanno detto quegli uomini? e donde son venuti a te?" Ezechia rispose: "Son venuti da un paese lontano: da Babilonia".15Isaia disse: "Che hanno veduto in casa tua?" Ezechia rispose: "Hanno veduto tutto quello ch’è in casa mia; non v’è cosa nei miei tesori, ch’io non abbia mostrata loro".16Allora Isaia disse ad Ezechia: "Ascolta la parola dell’Eterno:17Ecco, i giorni stanno per venire, quando tutto quello ch’è in casa tua e tutto quello che i tuoi padri hanno accumulato fin al dì d’oggi, sarà trasportato a Babilonia; e nulla ne rimarrà, dice l’Eterno.18E de’ tuoi figliuoli che saranno usciti da te, che tu avrai generati, ne saranno presi per farne degli eunuchi nel palazzo del re di Babilonia".19Ed Ezechia rispose ad Isaia: "La parola dell’Eterno che tu hai pronunziata, è buona". E aggiunse: "Sì, se almeno vi sarà pace e sicurtà durante i giorni miei".20Il rimanente delle azioni di Ezechia, e tutte le sue prodezze, e com’egli fece il serbatoio e l’acquedotto e condusse le acque nella città, sono cose scritte nel libro delle Cronache dei re di Giuda.21Ezechia s’addormentò coi suoi padri, e Manasse, suo figliuolo, regnò in luogo suo.

Uscito vincitore da due prove, il, povero Ezechia soccomberà alla terza. Appunto perché quest’ultima non sembrava essere una prova! Che cosa di più lusinghiero di quell'ambasciata del re di Babilonia? Si annunzia con una lettera ed un regalo per Ezechia. Ah! se avesse spiegato quella lettera dinanzi all'Eterno! Riguardo al regalo se ne troverà vincolato, obbligato di fronte a quegli stranieri. Quanto pericolose sono, per un credente, le amabilità del mondo! Esse trovano così sovente un'eco di compiacimento nella vanità del suo cuore! Non era forse piuttosto un'occasione perché Ezechia parlasse a quegli uomini della bontà e della potenza dell'Eterno che l'aveva liberato per ben due volte? Un'occasione pure per far loro conoscere la casa del suo Dio? Invece, mostra loro la sua casa, il suo arsenale, che non gli era stato di alcuna utilità contro Sennacherib, tutti i suoi tesori di cui ora l'Eterno gli annunzia che nulla resterà. «Che hanno veduto in casa tua?» Domanda seriosa! Che cosa vedono i visitatori nelle nostre case? Di che cosa parliamo loro? Di ciò che ci lusinghiamo di possedere? Ovvero di Colui a cui tutto appartiene?

Ezechia riconosce di aver meritato il giudizio. E qui ha termine la vita di questo re fedele.

2 Re 21:1-18
1Manasse avea dodici anni quando cominciò a regnare, e regnò cinquantacinque anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Heftsiba.2Egli fece ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno, seguendo le abominazioni delle nazioni che l’Eterno avea cacciate d’innanzi ai figliuoli d’Israele.3Egli riedificò gli alti luoghi che Ezechia suo padre avea distrutti, eresse altari a Baal, fece un idolo d’Astarte, come avea fatto Achab re d’Israele, e adorò tutto l’esercito del cielo e lo servì.4Eresse pure degli altari ad altri dèi nella casa dell’Eterno, riguardo alla quale l’Eterno avea detto: "In Gerusalemme io porrò il mio nome".5Eresse altari a tutto l’esercito del cielo nei due cortili della casa dell’Eterno.6Fece passare pel fuoco il suo figliuolo, si dette alla magia e agl’incantesimi, e istituì di quelli che evocavano gli spiriti e predicevan l’avvenire; s’abbandonò interamente a fare ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno, provocandolo ad ira.7Mise l’idolo d’Astarte che avea fatto, nella casa riguardo alla quale l’Eterno avea detto a Davide e a Salomone suo figliuolo: "In questa casa, e a Gerusalemme, che io ho scelta fra tutte le tribù d’Israele, porrò il mio nome in perpetuo;8e non permetterò più che il piè d’Israele vada errando fuori del paese ch’io detti ai suoi padri, purché essi abbian cura di mettere in pratica tutto quello che ho loro comandato, e tutta la legge che il mio servo Mosè ha loro prescritta".9Ma essi non obbedirono, e Manasse li indusse a far peggio delle nazioni che l’Eterno avea distrutte dinanzi ai figliuoli d’Israele.10E l’Eterno parlò per mezzo de’ suoi servi, i profeti, in questi termini:11"Giacché Manasse, re di Giuda, ha commesso queste abominazioni e ha fatto peggio di quanto fecer mai gli Amorei, prima di lui, e mediante i suoi idoli ha fatto peccare anche Giuda,12così dice l’Eterno, l’Iddio d’Israele: Ecco, io faccio venire su Gerusalemme e su Giuda tali sciagure, che chiunque ne udrà parlare n’avrà intronate le orecchie.13E stenderò su Gerusalemme la cordella di Samaria e il livello della casa di Achab; e ripulirò Gerusalemme come si ripulisce un piatto, che, dopo ripulito, si vòlta sottosopra.14E abbandonerò quel che resta della mia eredità; li darò nelle mani dei loro nemici, e diverranno preda e bottino di tutti i loro nemici,15perché hanno fatto ciò ch’è male agli occhi miei, e m’hanno provocato ad ira dal giorno che i loro padri uscirono dall’Egitto, fino al dì d’oggi".16Manasse sparse inoltre moltissimo sangue innocente: tanto, da empirne Gerusalemme da un capo all’altro; senza contare i peccati che fece commettere a Giuda, facendo ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno.17Il rimanente delle azioni di Manasse, e tutto quello che fece, e i peccati che commise, si trova scritto nel libro delle Cronache dei re di Giuda.18Manasse s’addormentò coi suoi padri, e fu sepolto nel giardino della sua casa, nel giardino di Uzza; e Amon, suo figliuolo, regnò in luogo suo.

Dopo Davide, Ezechia era stato il re più fedele. Suo figlio Manasse sarà il più detestabile. «S’abbandona interamente a fare ciò ch'è male agli occhi dell'Eterno» (vers. 6). E a tutti i suoi delitti, s'aggiunge la responsabilità d'essere figlio del pio Ezechia, colui che aveva detto: «Il padre farà conoscere ai suoi figli la tua fedeltà» (Isaia 38:19). Se non avessimo che questo solo capitolo 21 a suo riguardo, diremmo per certo che un tal uomo è perduto per l'eternità. Ma il 2° libro delle Cronache (cap. 33:12-13), che ci dà la fine della sua storia, ci informa che la grazia di Dio ha detto l'ultima parola. Chi avrebbe creduto che un uomo simile sarebbe potuto pentirsi ed essere perdonato? Veramente i pensieri di Dio non sono i nostri pensieri. La nostra salvezza non dipende dal modo più o meno onesto della nostra condotta. Essa risulta dalla meravigliosa grazia del Dio d'amore. E ciò che abbiamo fatto prima della nostra conversione dovrebbe ad ogni modo apparirci abominevole davanti a Dio. Paolo chiamava se stesso il primo dei peccatori, perché aveva perseguitato l'assemblea. «Ma misericordia mi è stata fatta... — aggiunge egli — affinché Gesù Cristo dimostrasse in me, per il primo, tutta la sua longanimità...» (1 Timoteo 1:16).

2 Re 21:19-26; 2 Re 22:1-7
19Amon avea ventidue anni quando cominciò a regnare, e regnò due anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Meshullemeth, figliuola di Haruts di Jotba.20Egli fece ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno, come avea fatto Manasse suo padre;21seguì in tutto la via battuta dal padre suo, servì agl’idoli ai quali avea servito suo padre, e li adorò;22abbandonò l’Eterno, l’Iddio dei suoi padri, e non camminò per la via dell’Eterno.23Or i servi di Amon ordirono una congiura contro di lui, e uccisero il re in casa sua.24Ma il popolo del paese mise a morte tutti quelli che avean congiurato contro il re Amon, e fece re, in sua vece, Giosia suo figliuolo.25Il rimanente delle azioni compiute da Amon, si trova scritto nel libro delle Cronache dei re di Giuda.26(H21-25) Egli fu sepolto nel suo sepolcro, nel giardino di Uzza; e Giosia, suo figliuolo, regnò in luogo suo.
1Giosia avea otto anni quando incominciò a regnare, e regnò trentun anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Jedida, figliuola d’Adaia, da Botskath.2Egli fece ciò ch’è giusto agli occhi dell’Eterno, e camminò in tutto e per tutto per la via di Davide suo padre, senza scostarsene né a destra né a sinistra.3Or l’anno diciottesimo del re Giosia, il re mandò nella casa dell’Eterno Shafan, il segretario, figliuolo di Atsalia, figliuolo di Meshullam, e gli disse:4"Sali da Hilkia, il sommo sacerdote, e digli che metta assieme il danaro ch’è stato portato nella casa dell’Eterno, e che i custodi della soglia hanno raccolto dalle mani del popolo;5che lo si consegni ai direttori preposti ai lavori della casa dell’Eterno; e che questi lo diano agli operai addetti alle riparazioni della casa dell’Eterno:6ai legnaiuoli, ai costruttori ed ai muratori, e se ne servano per comprare del legname e delle pietre da tagliare, per le riparazioni della casa.7Ma non si farà render conto a quelli in mano ai quali sarà rimesso il danaro, perché agiscono con fedeltà".

Amon succede a Manasse. Dopo due anni d’un regno empio, perisce di morte violenta. E il piccolo Giosia, suo figlio, sale sul trono all'età di otto anni. Ci ricordiamo che il suo nome era già stato pronunziato molti secoli prima da un profeta salito a Bethel per parlare contro l'altare in presenza di Geroboamo (1 Re 13:2). Questo figlio doveva nascere alla casa di Davide per compiere la giustizia e il giudicio. Così vediamo che in presenza del male che Egli sopportava, i pensieri di Dio si volgevano da molto tempo verso questo fanciullo. Ma dall'eternità essi riposavano sul fanciullino di Bethlehem che sarebbe diventato il Salvatore del mondo.

Il regno di Giosia, come quello dell’avolo Ezechia, corrisponde a ciò che si chiama un risveglio. Nello stato di sonno della cristianità, lo Spirito Santo ha prodotto, qua e là, simili risvegli. Quello di Giosia è caratterizzato da un nuovo interesse per la casa di Dio, da un ritorno al santo Libro, e infine dalla preoccupazione di separarsi dal male. L'esempio del piccolo re Giosia ricorda anche a tutti i nostri figli che non è mai troppo presto per fare «ciò ch'è giusto agli occhi dell'Eterno» (cap. 22:2).

2 Re 22:8-20
8Allora il sommo sacerdote Hilkia disse a Shafan, il segretario: "Ho trovato nella casa dell’Eterno il libro della legge". E Hilkia diede il libro a Shafan, che lo lesse.9E Shafan, il segretario, andò a riferir la cosa al re, e gli disse: "I tuoi servi hanno versato il danaro che s’è trovato nella casa, e l’hanno consegnato a quelli che son preposti ai lavori della casa dell’Eterno".10E Shafan, il segretario, disse ancora al re: "Il sacerdote Hilkia mi ha dato un libro". E Shafan lo lesse alla presenza del re.11Quando il re ebbe udite le parole del libro della legge, si stracciò le vesti.12Poi diede quest’ordine al sacerdote Hilkia, ad Ahikam, figliuolo di Shafan, ad Acbor, figliuolo di Micaia, a Shafan, il segretario, e ad Asaia, servo del re:13"Andate a consultare l’Eterno per me, per il popolo e per tutto Giuda, riguardo alle parole di questo libro che s’è trovato; giacché grande è l’ira dell’Eterno che s’è accesa contro di noi, perché i nostri padri non hanno ubbidito alle parole di questo libro, e non hanno messo in pratica tutto quello che in esso ci è prescritto".14Il sacerdote Hilkia, Ahikam, Acbor, Shafan ed Asaia andarono dalla profetessa Hulda, moglie di Shallum, guardaroba, figliuolo di Tikva, figliuolo di Harhas. Essa dimorava a Gerusalemme, nel secondo quartiere; e quando ebbero parlato con lei, ella disse loro:15"Così dice l’Eterno, l’Iddio d’Israele: Dite all’uomo che vi ha mandati da me:16Così dice l’Eterno: Ecco, io farò venire delle sciagure su questo luogo e sopra i suoi abitanti, conformemente a tutte le parole del libro che il re di Giuda ha letto.17Essi m’hanno abbandonato ed hanno offerto profumi ad altri dèi per provocarmi ad ira con tutte le opere delle loro mani; perciò la mia ira s’è accesa contro questo luogo, e non si estinguerà.18Quanto al re di Giuda che v’ha mandati a consultare l’Eterno, gli direte questo: Così dice l’Eterno, l’Iddio d’Israele, riguardo alle parole che tu hai udite:19Giacché il tuo cuore è stato toccato, giacché ti sei umiliato dinanzi all’Eterno, udendo ciò che io ho detto contro questo luogo e contro i suoi abitanti, che saranno cioè abbandonati alla desolazione ed alla maledizione; giacché ti sei stracciate le vesti e hai pianto dinanzi a me, anch’io t’ho ascoltato, dice l’Eterno.20Perciò, ecco, io ti riunirò coi tuoi padri, e te n’andrai in pace nel tuo sepolcro; e gli occhi tuoi non vedranno tutte le sciagure ch’io farò piombare su questo luogo". E quelli riferirono al re la risposta.

I lavori intrapresi da Giosia nella casa dell’Eterno hanno condotto alla scoperta del libro della legge. Era stato smarrito, dimenticato persino dai sacerdoti che tuttavia avevano l'incarico di custodirlo (Deuteronomio 31:9 e 26). Nel corso della storia della Chiesa, il grande risveglio della Riforma ha rimesso in onore le Sacre Scritture. Dopo secoli di oscurità del Medio-Evo, il libro di Dio è stato tratto dall'ombra, tradotto nelle lingue popolari, stampato e sparso in tutti gli ambienti. Non dimentichiamo questo soggetto di riconoscenza. La lettura della Bibbia ha allora aperto gli occhi a molti sullo stato di rovina della cristianità. Ma, ad un tempo, la luce divina dell'Evangelo è venuta ad illuminare le anime ignoranti. Poiché questa Parola di vita non ci mostra soltanto, come il libro della legge a Giosia, quel che Dio aspettava dall'uomo e come quest'ultimo vi ha interamente mancato (Antico Testamento). Essa ci insegna pure ora ciò che Egli si è proposto in Cristo, il nuovo Uomo, e che questi ha interamente compiuto (è tutto il Nuovo Testamento). La Bibbia non è oggi un libro che ci condanna, ma il meraviglioso messaggio della grazia divina a poveri peccatori perduti.

2 Re 23:1-11
1Allora il re mandò a far raunare presso di sé tutti gli anziani di Giuda e di Gerusalemme.2E il re salì alla casa dell’Eterno, con tutti gli uomini di Giuda, tutti gli abitanti di Gerusalemme, i sacerdoti, i profeti e tutto il popolo, piccoli e grandi, e lesse in loro presenza tutte le parole del libro del patto, ch’era stato trovato nella casa dell’Eterno.3Il re, stando in piedi sul palco, stabilì un patto dinanzi all’Eterno, impegnandosi di seguire l’Eterno, d’osservare i suoi comandamenti, i suoi precetti e le sue leggi con tutto il cuore e con tutta l’anima, per mettere in pratica le parole di questo patto, scritte in quel libro. E tutto il popolo acconsentì al patto.4E il re ordinò al sommo sacerdote Hilkia, ai sacerdoti del secondo ordine e ai custodi della soglia di trar fuori del tempio dell’Eterno tutti gli arredi che erano stati fatti per Baal, per Astarte e per tutto l’esercito celeste, e li arse fuori di Gerusalemme nei campi del Kidron, e ne portò le ceneri a Bethel.5E destituì i sacerdoti idolatri che i re di Giuda aveano istituito per offrir profumi negli alti luoghi nelle città di Giuda e nei dintorni di Gerusalemme, e quelli pure che offrivan profumi a Baal, al sole, alla luna, ai segni dello zodiaco, e a tutto l’esercito del cielo.6Trasse fuori dalla casa dell’Eterno l’idolo d’Astarte, che trasportò fuori di Gerusalemme verso il torrente Kidron; l’arse presso il torrente Kidron, lo ridusse in cenere, e ne gettò la cenere sui sepolcri della gente del popolo.7Demolì le case di quelli che si prostituivano, le quali si trovavano nella casa dell’Eterno, e dove le donne tessevano delle tende per Astarte.8Fece venire tutti i sacerdoti dalle città di Giuda, contaminò gli alti luoghi dove i sacerdoti aveano offerto profumi, da Gheba a Beer-Sceba, e abbatté gli alti luoghi delle porte: quello ch’era all’ingresso della porta di Giosuè, governatore della città, e quello ch’era a sinistra della porta della città.9Or que’ sacerdoti degli alti luoghi non salivano a sacrificare sull’altare dell’Eterno a Gerusalemme; mangiavan però pane azzimo in mezzo ai loro fratelli.10Contaminò Tofeth, nella valle dei figliuoli di Hinnom, affinché nessuno facesse più passare per il fuoco il suo figliuolo o la sua figliuola in onore di Molec.11Non permise più che i cavalli consacrati al sole dai re di Giuda entrassero nella casa dell’Eterno, nell’abitazione dell’eunuco Nethan-Melec, ch’era nel recinto del tempio; e diede alle fiamme i carri del sole.

Dopo la parola di giudizio che l’Eterno ha pronunziato, Giosia avrebbe potuto concludere: A che pro purificare questo luogo sul quale l'Eterno sta per accendere la sua ira? Ma non è mai il ragionamento d'un credente fedele. Neanche alla vigilia del giudizio finale, la Scrittura ingiunge: «Chi è santo si santifichi ancora» (Apocalisse 22:22).

In applicazione a quel che gli è stato letto in Deuteronomio 31:11, il re, che ora riconosce personalmente il valore della Parola di Dio, ha la preoccupazione di farla udire a tutti «piccoli e grandi». Abbiamo noi questo stesso desiderio di far conoscere attorno a noi la preziosa Parola di Dio?

«Lo zelo della casa di Dio» divora Giosia, come divorerà in seguito Uno più grande di lui. Leggendo i vers. 4 a 6, si pensa a Colui che fece un giorno una sferza di cordicelle per scacciare dal Tempio quelli che ne avevano fatto una «casa di mercato» (Giovanni 2:15 a 17), «una caverna di ladri».

Ma ci ricordiamo pure della domanda che l’apostolo fa ai Corinzi: «Non sapete voi che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?... il tempio di Dio è santo e questo tempio siete voi» (1 Corinzi 3:16-17; 6:19). Riceveremmo noi un visitatore nobile in una casa disordinata e sudicia? Si sentirebbe forse egli stesso a suo agio? A maggior ragione se si tratta dell'Ospite divino che vuol far la sua dimora nel nostro cuore. Onorarlo è anzitutto mettere in ordine questo cuore, sbarazzarlo da tutto ciò che lo ingombra e lo contamina.

2 Re 23:12-23
12Il re demolì gli altari ch’erano sulla terrazza della camera superiore di Achaz, e che i re di Giuda aveano fatti, e gli altari che avea fatti Manasse nei due cortili della casa dell’Eterno; e, dopo averli fatti a pezzi e tolti di là, ne gettò la polvere nel torrente Kidron.13E il re contaminò gli alti luoghi ch’erano dirimpetto a Gerusalemme, a destra del monte della perdizione, e che Salomone re d’Israele aveva eretti in onore di Astarte, l’abominazione dei Sidoni, di Kemosh, l’abominazione di Moab, e di Milcom, l’abominazione dei figliuoli d’Ammon.14E spezzò le statue, abbatté gl’idoli d’Astarte, e riempì que’ luoghi d’ossa umane.15Abbatté pure l’altare che era a Bethel, e l’alto luogo, fatto da Geroboamo, figliuolo di Nebat, il quale avea fatto peccare Israele: arse l’alto luogo e lo ridusse in polvere, ed arse l’idolo d’Astarte.16Or Giosia, voltatosi, scòrse i sepolcri ch’eran quivi sul monte, e mandò a trarre le ossa fuori da quei sepolcri, e le arse sull’altare, contaminandolo, secondo la parola dell’Eterno pronunziata dall’uomo di Dio, che aveva annunziate queste cose.17Poi disse: "Che monumento è quello ch’io vedo là?" La gente della città gli rispose: "E’ il sepolcro dell’uomo di Dio che venne da Giuda, e che proclamò contro l’altare di Bethel queste cose che tu hai fatte".18Egli disse: "Lasciatelo stare; nessuno muova le sue ossa!" Così le sue ossa furon conservate con le ossa del profeta ch’era venuto da Samaria.19Giosia fece anche sparire tutte le case degli alti luoghi che erano nella città di Samaria e che i re d’Israele aveano fatte per provocare ad ira l’Eterno, e fece di essi esattamente quel che avea fatto di quei di Bethel.20Immolò sugli altari tutti i sacerdoti degli alti luoghi che eran colà, e su quegli altari bruciò ossa umane. Poi tornò a Gerusalemme.21Il re diede a tutto il popolo quest’ordine: "Fate la Pasqua in onore dell’Eterno, del vostro Dio, secondo che sta scritto in questo libro del patto".22Poiché Pasqua simile non era stata fatta dal tempo de’ giudici che avean governato Israele, e per tutto il tempo dei re d’Israele e dei re di Giuda;23ma nel diciottesimo anno del re Giosia cotesta Pasqua fu fatta, in onor dell’Eterno, a Gerusalemme.

Giosia prosegue la sua coraggiosa opera di purificazione. Ed ecco che fra i sepolcri dei sacerdoti d’idoli sorge un'altra tomba. Quella dell'uomo di Dio che aveva annunziato le cose che ora si adempivano. Degli ossami riposavano così gli uni vicino agli altri, la cui sorte eterna era differente. Il Signore alla sua venuta distinguerà e risusciterà d'infra i morti i corpi dei credenti «addormentati» (1 Tessalonicesi 4:13...). Gli altri saranno lasciati per la risurrezione di giudizio.

Giosia ha capito che prima di celebrare degnamente la Pasqua all’Eterno, ogni sozzura doveva essere anzitutto tolta dal paese. Il culto del Dio Santo non può accordarsi con ciò che ricorda quello degli idoli (2 Corinzi 6:16-17). Prima ancora di poter pronunziare il nome del Signore, il credente è invitato a ritrarsi dall'iniquità, a purificarsi dai vasi a disonore. Essere separato, ritrarsi, purificarsi, da cose penose e che ci faranno senza dubbio accusare e mal giudicare. Ma è quel che Dio ci chiede prima d'ogni altra cosa. Vedete quale ne è stata la preziosa conseguenza per Giosia ed il popolo: «Pasqua simile non era stata fatta dal tempo dei giùdici.»

2 Re 23:24-37
24Giosia fe’ pure sparire quelli che evocavano gli spiriti e quelli che predicevano l’avvenire, le divinità familiari, gl’idoli e tutte le abominazioni che si vedevano nel paese di Giuda e a Gerusalemme, affin di mettere in pratica le parole della legge, scritte nel libro che il sacerdote Hilkia avea trovato nella casa dell’Eterno.25E prima di Giosia non c’è stato re che come lui si sia convertito all’Eterno con tutto il suo cuore, con tutta l’anima sua e con tutta la sua forza, seguendo in tutto la legge di Mosè; e, dopo di lui, non n’è sorto alcuno di simile.26Tuttavia l’Eterno non desistette dall’ardore della grand’ira ond’era infiammato contro Giuda, a motivo di tutti gli oltraggi coi quali Manasse lo avea provocato ad ira.27E l’Eterno disse: "Anche Giuda io torrò d’innanzi al mio cospetto come n’ho tolto Israele; e rigetterò Gerusalemme, la città ch’io m’ero scelta, e la casa della quale avevo detto: Là sarà il mio nome".28Il rimanente delle azioni di Giosia, tutto quello che fece, si trova scritto nel libro delle Cronache dei re di Giuda.29A tempo suo, Faraone Neco, re d’Egitto, salì contro il re d’Assiria, verso il fiume Eufrate. Il re Giosia gli marciò contro, e Faraone, al primo incontro, l’uccise a Meghiddo.30I suoi servi lo menaron via morto sopra un carro, e lo trasportarono da Meghiddo a Gerusalemme, dove lo seppellirono nel suo sepolcro. E il popolo del paese prese Joachaz, figliuolo di Giosia, lo unse, e lo fece re in luogo di suo padre.31Joachaz avea ventitre anni quando cominciò a regnare, e regnò tre mesi a Gerusalemme. Il nome di sua madre era Hamutal, figliuola di Geremia da Libna.32Egli fece ciò ch’è male agli occhi del l’Eterno, in tutto e per tutto come avean fatto i suoi padri.33Faraone Neco lo mise in catene a Ribla, nel paese di Hamath, perché non regnasse più a Gerusalemme; e impose al paese un’indennità di cento talenti d’argento e di un talento d’oro.34E Faraone Neco fece re Eliakim, figliuolo di Giosia, in luogo di Giosia suo padre, e gli mutò il nome in quello di Joiakim; e, preso Joachaz, lo menò in Egitto, dove morì.35Joiakim diede a Faraone l’argento e l’oro; ma, per pagare quel danaro secondo l’ordine di Faraone, tassò il paese; e, imponendo a ciascuno una certa tassa, cavò dal popolo del paese l’argento e l’oro da dare a Faraone Neco.36Joiakim avea venticinque anni quando cominciò a regnare, e regnò undici anni a Gerusalemme. Il nome di sua madre era Zebudda, figliuola di Pedaia da Ruma.37Egli fece ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno, in tutto e per tutto come aveano fatto i suoi padri.

Nonostante la fedeltà del suo re, il popolo non era ritornato di tutto cuore all’Eterno (Geremia 3:10). «Giuda, la perfida,» non ha ricavato nessuna lezione dal castigo subìto da «Israele, l'infedele». Così l'ora suonerà in cui questa tribù dovrà a sua volta essere scacciata dal paese.

Per compiere i suoi disegni, Dio si è servito dei grandi popoli dell’antichità, come pure delle nazioni moderne, agenti incoscienti delle Sue vie verso Israele. Gli avvenimenti mondiali sono da Lui controllati e li adopera per proteggere o disciplinare i suoi.

Le due grandi potenze del tempo di Giosia erano l’Egitto e, per poco tempo anche l'Assiria. Confinanti da due lati col paese di Canaan, questi due regni in perpetuo conflitto dovevano per combattersi, attraversare il territorio d'Israele. Giosia, parteggiando per il re d'Assiria, tenta di opporsi al passaggio del Faraone Neco, ma è ucciso da questo a Meghiddo. Oh; se si fosse separato dal mondo e dalle sue alleanze tanto accuratamente come si era separato dal male! Si è immischiato in una contesa che non lo concerneva e ne subisce le conseguenze (Proverbi 26:17).

Joachaz, figlio di Giosia, dopo un cattivo regno di tre mesi, cade sotto il potere di Neco. Costui lo deporta e lo sostituisce col fratello Joiakim, che non sarà migliore di lui.

2 Re 24:1-20
1Al suo tempo, venne Nebucadnetsar re di Babilonia, e Joiakim gli fu assoggettato per tre anni; poi tornò a ribellarsi.2E l’Eterno mandò contro Joiakim schiere di Caldei, di Siri, schiere di Moabiti, schiere di Ammoniti, le mandò contro Giuda per distruggerlo, secondo la parola che l’Eterno avea pronunziata per mezzo dei profeti, suoi servi.3Questo avvenne solo per ordine dell’Eterno, il quale voleva allontanare Giuda dalla sua presenza, a motivo di tutti i peccati che Manasse avea commessi,4e a motivo pure del sangue innocente ch’egli avea sparso, e di cui avea riempito Gerusalemme. Per questo l’Eterno non volle perdonare.5Il rimanente delle azioni di Joiakim, tutto quello che fece, si trova scritto nel libro delle Cronache dei re di Giuda.6Joiakim s’addormentò coi suoi padri, e Joiakin, suo figliuolo, regnò in luogo suo.7Or il re d’Egitto, non uscì più dal suo paese, perché il re di Babilonia avea preso tutto quello che era stato del re d’Egitto, dal torrente d’Egitto al fiume Eufrate.8Joiakin avea diciotto anni quando cominciò a regnare, e regnò a Gerusalemme tre mesi. Sua madre si chiamava Nehushta, figliuola di Elnathan da Gerusalemme.9Egli fece ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno, in tutto e per tutto come avea fatto suo padre.10In quel tempo, i servi di Nebucadnetsar, re di Babilonia, salirono contro Gerusalemme, e la città fu cinta d’assedio.11E Nebucadnetsar, re di Babilonia, giunse davanti alla città mentre la sua gente la stava assediando.12Allora Joiakin, re di Giuda, si recò dal re di Babilonia, con sua madre, i suoi servi, i suoi capi ed i suoi eunuchi. E il re di Babilonia lo fece prigioniero, l’ottavo anno del suo regno.13E, come l’Eterno avea predetto, portò via di là tutti i tesori della casa dell’Eterno e i tesori della casa del re, e spezzò tutti gli utensili d’oro che Salomone, re d’Israele, avea fatti per il tempio dell’Eterno.14E menò in cattività tutta Gerusalemme, tutti i capi, tutti gli uomini valorosi, in numero di diecimila prigioni, e tutti i legnaiuoli e i fabbri; non vi rimase che la parte più povera della popolazione del paese.15E deportò Joiakin a Babilonia; e menò in cattività da Gerusalemme a Babilonia la madre del re, le mogli del re, gli eunuchi di lui,16i magnati del paese, tutti i guerrieri, in numero di settemila, i legnaiuoli e i fabbri, in numero di mille, tutta gente valorosa e atta alla guerra. Il re di Babilonia li menò in cattività a Babilonia.17E il re di Babilonia fece re, in luogo di Joiakin, Mattania, zio di lui, al quale mutò il nome in quello di Sedekia.18Sedekia avea ventun anni quando cominciò a regnare, e regnò a Gerusalemme undici anni. Sua madre si chiamava Hamutal, figliuola di Geremia da Libna.19Egli fece ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno, in tutto e per tutto come avea fatto Joiakim.20E a causa dell’ira dell’Eterno contro Gerusalemme e Giuda, le cose arrivarono al punto che l’Eterno li cacciò via dalla sua presenza.

Secondo la profezia di Isaia 10, la potenza assira è stata annientata. Sulle sue rovine è sorto l’impero babilonese comprendente la quasi totalità del mondo antico, compreso l'Egitto, e chiamato perciò il primo grande impero delle nazioni. È una svolta della storia del mondo. Israele è messo da parte; cessa di essere il seggio del governo di Dio sulla terra. Questo governo è affidato alle «nazioni» (cioè ai popoli non giudei) e comincerà quel che si chiama il tempo delle nazioni che dura ancora oggi.

Joiakim, re di Giuda, divenuto lui pure vassallo di Nebucadnetsar, si ribella tre anni dopo, e suo figlio Joiakin (o Jeconia) che gli succede fa altrettanto. Allora avviene la prima deportazione di Giuda a Babilonia. Avvenimento solenne! E tuttavia un’ultima occasione è lasciata ai più poveri del popolo che sfuggono alla deportazione. Nebucadnetsar mette sul trono di Giuda, come capo, un terzo figlio di Giosia: Sedekia. Ma costui non agisce diversamente dai suoi predecessori. L'accecamento di questi ultimi re è tanto più colpevole in quanto Geremia il profeta non ha cessato durante i loro regni di avvertirli da parte dell'Eterno.

2 Re 25:1-17
1E Sedekia si ribellò al re di Babilonia. L’anno nono del regno di Sedekia, il decimo giorno del decimo mese, Nebucadnetsar, re di Babilonia, venne con tutto il suo esercito contro Gerusalemme; s’accampò contro di lei, e le costruì attorno delle trincee.2E la città fu assediata fino all’undecimo anno del re Sedekia.3Il nono giorno del quarto mese, la carestia era grave nella città; e non c’era più pane per il popolo del paese.4Allora fu fatta una breccia alla città, e tutta la gente di guerra fuggì, di notte, per la via della porta fra le due mura, in prossimità del giardino del re, mentre i Caldei stringevano la città da ogni parte. E il re prese la via della pianura;5ma l’esercito dei Caldei lo inseguì, lo raggiunse nelle pianure di Gerico, e tutto l’esercito di lui si disperse e l’abbandonò.6Allora i Caldei presero il re, e lo condussero al re di Babilonia a Ribla, dove fu pronunziata sentenza contro di lui.7I figliuoli di Sedekia furono scannati in sua presenza; poi cavaron gli occhi a Sedekia; lo incatenarono con una doppia catena di rame, e lo menarono a Babilonia.8Or il settimo giorno del quinto mese era il diciannovesimo anno di Nebucadnetsar, re di Babilonia Nebuzaradan, capitano della guardia del corpo, servo del re di Babilonia, giunse a Gerusalemme,9ed arse la casa dell’Eterno e la casa del re, e diede alle fiamme tutte le case di Gerusalemme, tutte le case della gente ragguardevole.10E tutto l’esercito dei Caldei ch’era col capitano della guardia atterrò da tutte le parti le mura di Gerusalemme.11Nebuzaradan, capitano della guardia, menò in cattività i superstiti ch’erano rimasti nella città, i fuggiaschi che s’erano arresi al re di Babilonia, e il resto della popolazione.12Il capitano della guardia non lasciò che alcuni dei più poveri del paese a coltivar le vigne ed i campi.13I Caldei spezzarono le colonne di rame ch’erano nella casa dell’Eterno, le basi, il mar di rame ch’era nella casa dell’Eterno, e ne portaron via il rame a Babilonia.14Presero le pignatte, le palette, i coltelli, le coppe e tutti gli utensili di rame coi quali si faceva il servizio.15Il capitano della guardia prese pure i bracieri, i bacini: l’oro di ciò ch’era d’oro, l’argento di ciò ch’era d’argento.16Quanto alle due colonne, al mare e alle basi che Salomone avea fatti per la casa dell’Eterno, il rame di tutti questi oggetti aveva un peso incalcolabile.17L’altezza di una di queste colonne era di diciotto cubiti, e v’era su un capitello di rame alto tre cubiti; e attorno al capitello v’erano un reticolato e delle melagrane, ogni cosa di rame; lo stesso era della seconda colonna, munita pure di reticolato.

Eccitato dallo spirito di ribellione dei re di Giuda, Nebucadnetsar sale per la terza volta contro Gerusalemme, l’investe e vi penetra dopo più d'un anno di assedio. E questa volta non c'è misericordia per l'orgogliosa città. È interamente bruciata, a cominciare dal Tempio. Le sue mura sono demolite, i suoi abitanti condotti in cattività. Sedekia subisce crudeli conseguenze della sua ostinazione. Soltanto alcuni campagnoli sono lasciati nel paese.

Poi le guardie caldee s’accaniscono contro il Tempio che per essi simboleggia lo spirito di resistenza. Non contenti di averlo dato alle fiamme, riescono a spezzare e trasportare le potenti colonne di rame, il mar di rame, le sue basi e il rimanente degli utensili. Perché i versetti 16 e 17 ripetono alcuni particolari dell'ornamento delle colonne, precisamente al momento in cui esse stanno per sparire? Senza dubbio per un motivo ben commovente: Non è forse come l'ultimo sguardo gettato sopra un oggetto amato e che ci si indugia a contemplare ancora? Com'erano belle quelle colonne, immagini della stabilità e della forza che l'Eterno ritirava ormai dal suo popolo disobbediente e ribelle! (1 Re 7:21).

2 Re 25:18-30
18Il capitano della guardia prese Seraia, il sommo sacerdote, Sofonia, il secondo sacerdote,19e i tre custodi della soglia, e prese nella città un eunuco che comandava la gente di guerra, cinque uomini di fra i consiglieri intimi del re che furon trovati nella città, il segretario del capo dell’esercito che arrolava il popolo del paese, e sessanta privati che furono anch’essi trovati nella città.20Nebuzaradan, capitano della guardia, li prese e li condusse al re di Babilonia a Ribla;21e il re di Babilonia li fece colpire a morte a Ribla, nel paese di Hamath. Così Giuda fu menato in cattività lungi dal suo paese.22Quanto al popolo che rimase nel paese di Giuda, lasciatovi da Nebucadnetsar, re di Babilonia, il re pose a governarli Ghedalia, figliuolo di Ahikam, figliuolo di Shafan.23Quando tutti i capitani della gente di guerra e i loro uomini ebbero udito che il re di Babilonia avea fatto Ghedalia governatore, si recarono da Ghedalia a Mitspa: erano Ismael figliuolo di Nethania, Johanan figliuolo di Kareah, Seraia figliuolo di Tanhumet da Netofah, Jaazania figliuolo d’uno di Maacah, con la loro gente.24Ghedalia fece ad essi e alla loro gente, un giuramento, dicendo: "Non v’incutano timore i servi dei Caldei: restate nel paese, servite al re di Babilonia, e ve ne troverete bene".25Ma il settimo mese, Ismael, figliuolo di Nethania, figliuolo di Elishama, di stirpe reale, venne accompagnato da dieci uomini e colpirono a morte Ghedalia insieme coi Giudei e coi Caldei ch’eran con lui a Mitspa.26E tutto il popolo, piccoli e grandi, e i capitani della gente di guerra si levarono e se ne andarono in Egitto, perché avean paura dei Caldei.27Il trentasettesimo anno della cattività di Joiakin, re di Giuda, il ventisettesimo giorno del dodicesimo mese, Evilmerodac, re di Babilonia, l’anno stesso che cominciò a regnare, fece grazia a Joiakin, re di Giuda, e lo trasse di prigione;28gli parlò benignamente, e mise il trono d’esso più in alto di quello degli altri re ch’eran con lui a Babilonia.29Gli fece mutare le vesti di prigione; e Joiakin mangiò sempre a tavola con lui per tutto il tempo ch’ei visse:30il re provvide continuamente al suo mantenimento quotidiano, fintanto che visse.

Così han termine questi due libri dei Re (che nell’originale ebraico non ne formano che uno solo). Si erano aperti sulla gloria del re d'Israele, e si chiudono su quella del re di Babilonia. Incominciarono con l'edificazione del tempio; terminano col quadro della sua distruzione. Al principio, il primo successore di Davide era salito sul trono a Gerusalemme (1 Re 1). Alla fine, il suo ultimo discendente è stato rinchiuso in una prigione a Babilonia. Fra questo principio e questa fine, di capitolo in capitolo, abbiamo assistito al lamentevole declino. Così vediamo una volta ancora la fine di tutto ciò che è affidato all'uomo! Veramente il suo cuore è «ingannevole più d'ogni altra cosa e insanabilmente maligno (Geremia 17:9). Ed Ezechiele, la cui voce si farà udire durante questo tempo di cattività, lo conferma in questa dolorosa esclamazione: «Com'è vile il tuo cuore, dice il Signore, l'Eterno, a ridurti a fare tutte queste cose!...» (Ezechiele 16:30).

È consolante veder spuntare negli ultimi versetti un piccolissimo principio di ristoramento. Dio ci mostra che il suo lavoro non è terminato. L’ultima parola sarà sua, quando dopo il fallimento di tutti questi re apparirà il Cristo, il Figlio di Davide, il vero Re d'Israele.

1 Cronache 1:1-34
1Adamo, Seth, Enosh;2Kenan, Mahalaleel, Jared;3Enoc, Methushelah, Lamec;4Noè, Sem, Cam, e Jafet.5Figliuoli di Jafet: Gomer, Magog, Madai, Javan, Tubal, Mescec e Tiras.6Figliuoli di Gomer: Ashkenaz, Rifat Togarma.7Figliuoli di Javan: Elisha, Tarsis, Kittim e Rodanim.8Figliuoli di Cam: Cush, Mitsraim, Put e Canaan.9Figliuoli di Cush: Seba, Havila, Sabta, Raama e Sabteca. Figliuoli di Raama: Sceba e Dedan.10Cush generò Nimrod, che cominciò ad esser potente sulla terra.11Mitsraim generò i Ludim, gli Anamim, i Lehabim, i Naftuhim,12i Pathrusim, i Casluhim (donde uscirono i Filistei) e i Caftorim.13Canaan generò Sidon, suo primogenito, e Heth,14e i Gebusei, gli Amorei, i Ghirgasei,15gli Hivvei, gli Archei, i Sinei,16gli Arvadei, i Tsemarei e gli Hamathei.17Figliuoli di Sem: Elam, Assur, Arpacshad, Lud e Aram; Uz, Hul, Ghether e Mescec.18Arpacshad generò Scelah, e Scelah generò Eber.19Ad Eber nacquero due figliuoli: il nome dell’uno fu Peleg, perché ai suoi giorni la terra fu spartita; e il nome del suo fratello fu Joktan.20Joktan generò Almodad, Scelef, Hatsarmaveth, Jerah,21Hadoram, Uzal, Diklah,22Ebal, Abimael, Sceba, Ofir, Havila e Jobab.23Tutti questi furono figliuoli di Joktan.24Sem, Arpacshad, Scelah,25Eber, Peleg, Reu,26Serug, Nahor, Terah,27Abramo, che è Abrahamo.28Figliuoli di Abrahamo: Isacco e Ismaele.29Questi sono i loro discendenti: il primogenito d’Ismaele fu Nebaioth; poi, Kedar, Adbeel, Mibsam,30Mishma, Duma, Massa, Hadad, Tema,31Jetur, Nafish e Kedma. Questi furono i figliuoli d’Ismaele.32Figliuoli di Ketura, concubina d’Abrahamo: essa partorì Zimran, Jokshan, Medan, Madian, Jishbak e Shuach. Figliuoli di Jokshan: Sceba e Dedan.33Figliuoli di Madian: Efa, Efer, Hanoch, Abida ed Eldaa. Tutti questi furono i figliuoli di Ketura.34Abrahamo generò Isacco. Figliuoli d’Isacco: Esaù e Israele.

Poiché l’uomo ha mancato totalmente sul principio della sua responsabilità, vedremo il Dio di grazia riprendere Egli stesso le cose dal principio in questi libri delle Cronache. La storia dell'umanità vi si trova, in certo qual modo tracciata di nuovo, non più mettendo l'accento sul male prodotto dall'uomo (Libri di Samuele e dei Re) ma sottolineando il bene pensato e compiuto da Dio in risposta a quel male. Ecco dunque questa storia dell'umanità ricapitolata risalendo ad Adamo! E si è notato che il significato dei dieci primi nomi permetteva di leggere una frase ben significativa:

Adamo: l’uomo
Seth: essendo diventato
Enosh: mortale
Kenan: piangente, misero
Mahalaleel: il Dio beato
Jared: discende
Enoc: consacrato, ammaestrato
Methushelah: la sua morte procura
Lamec: (al) trasgressore
Noè: consolazione (e) riposo

(G. V. Wigram - Concordanza ebraica).

Non abbiamo forse qui anzitutto una conclusione a tutto ciò che precede, cioè la constatazione della rovina irrimediabile della creatura? E, ad un tempo, una meravigliosa introduzione allo spiegamento dei consigli di Dio, che seguiremo come un filo d’oro, lungo questi due libri!

1 Cronache 2:1-24
1Questi sono i figliuoli d’Israele: Ruben, Simeone, Levi, Giuda, Issacar e Zabulon;2Dan, Giuseppe, Beniamino, Neftali, Gad e Ascer.3Figliuoli di Giuda: Er, Onan e Scela; questi tre gli nacquero dalla figliuola di Shua, la Cananea. Er, primogenito di Giuda, era perverso agli occhi dell’Eterno, e l’Eterno lo fece morire.4Tamar, nuora di Giuda, gli partorì Perets e Zerach. Totale dei figliuoli di Giuda: cinque.5Figliuoli di Perets: Hetsron e Hamul.6Figliuoli di Zerach: Zimri, Ethan, Heman, Calcol e Dara: in tutto, cinque.7Figliuoli di Carmi: Acan che conturbò Israele quando commise una infedeltà riguardo all’interdetto.8Figliuoli di Ethan: Azaria.9Figliuoli che nacquero a Hetsron: Jerahmeel, Ram e Kelubai.10Ram generò Amminadab; Amminadab generò Nahshon, principe dei figliuoli di Giuda;11e Nahshon generò Salma; e Salma generò Boaz. Boaz generò Obed.12Obed generò Isai.13Isai generò Eliab, suo primogenito, Abinadab il secondo, Scimea il terzo,14Nethaneel il quarto, Raddai il quinto,15Otsem il sesto, Davide il settimo.16Le loro sorelle erano Tseruia ed Abigail. Figliuoli di Tseruia: Abishai, Joab ed Asael: tre.17Abigail partorì Amasa, il cui padre fu Jether, l’Ismaelita.18Caleb figliuolo di Hetsron, ebbe dei figliuoli da Azuba sua moglie, e da Jerioth. Questi sono i figliuoli che ebbe da Azuba: Jescer, Shobab e Ardon.19Azuba morì e Caleb sposò Efrath, che gli partorì Hur.20Hur generò Uri, e Uri generò Betsaleel.21Poi Hetsron prese la figliuola di Makir, padre di Galaad; egli avea sessant’anni quando la sposò; ed essa gli partorì Segub.22Segub generò Jair, che ebbe ventitre città nel paese di Galaad.23I Gheshuriti e i Siri presero loro le borgate di Jair, Kenath e i villaggi che ne dipendevano, sessanta città. Tutti cotesti erano figliuoli di Makir, padre di Galaad.24Dopo la morte di Hetsron, avvenuta a Caleb-Efratha, Abiah, moglie di Hetsron, gli partorì Ashhur padre di Tekoa.

Non bisogna cercare in queste liste di nomi l’esattezza e la logica che si esige, per esempio, per un registro dello stato civile. Qui, come sempre, la Parola di Dio non risponde alla curiosità né alle ricerche dell'intelligenza umana. Delle omissioni, delle sostituzioni, delle inversioni, si trovano costantemente in questi capitoli per rispondere alle intenzioni dello Spirito di Dio. Ora, quali sono queste intenzioni? Perché quelle lunghe genealogie difficili da leggere? Si tratta anzitutto di provare i diritti delle famiglie d'Israele alle promesse fatte ad Abrahamo. Ogni Israelita poteva, riferendosi ad esse, prevalersi delle proprie origini e dei suoi diritti all'eredità. Purtroppo, sappiamo che i Giudei al tempo del Signore si vantavano di avere Abrahamo per padre, pur rifiutando di riconoscere in mezzo a loro Colui che è prima che Abrahamo fosse (Giovanni 8:58).

Per quanto riguarda il cristiano, avendo ricevuto la vita divina alla nuova nascita, fa parte della famiglia di Dio. La sua genealogia terrena non è più importante; Dio è diventato il suo Padre in Gesù, ed egli può gridare: «Vedete di quale amore ci è stato largo il Padre, dandoci d’esser chiamati figliuoli di Dio!» (1 Giovanni 3:1).

1 Cronache 3:1-14; 1 Cronache 4:9-10
1Questi furono i figliuoli di Davide, che gli nacquero a Hebron: il primogenito fu Amnon, di Ahinoam, la Jzreelita; il secondo fu Daniel, da Abigail, la Carmelita;2il terzo fu Absalom, figliuolo di Maaca, figliuola di Talmai, re di Gheshur; il quarto fu Adonija, figliuolo di Hagghith;3il quinto fu Scefatia, di Abital; il sesto fu Ithream, di Egla, sua moglie.4Questi sei figliuoli gli nacquero a Hebron. Quivi regnò sette anni e sei mesi, e in Gerusalemme regnò trentatre anni.5E questi furono i figliuoli che gli nacquero a Gerusalemme: Scimea, Shobab, Nathan, Salomone: quattro figliuoli natigli da Bath-Shua, figliuola di Ammiel;6poi Jibhar, Elishama,7Elifelet, Noga, Nefeg, Jafia,8Elishama, Eliada ed Elifelet, cioè nove figliuoli.9Tutti questi furono i figliuoli di Davide, senza contare i figliuoli delle sue concubine. E Tamar era loro sorella.10Figliuoli di Salomone: Roboamo, che ebbe per figliuolo Abija, che ebbe per figliuolo Asa, che ebbe per figliuolo Giosafat,11che ebbe per figliuolo Joram, che ebbe per figliuolo Achazia, che ebbe per figliuolo Joas,12che ebbe per figliuolo Amatsia, che ebbe per figliuolo Azaria, che ebbe per figliuolo Jotham,13che ebbe per figliuolo Achaz, che ebbe per figliuolo Ezechia, che ebbe per figliuolo Manasse,14che ebbe per figliuolo Amon, che ebbe per figliuolo Giosia.
9Jabets fu più onorato dei suoi fratelli; sua madre gli avea messo nome Jabets, perché, diceva, "l’ho partorito con dolore".10Jabets invocò l’Iddio d’Israele, dicendo: "Oh se tu mi benedicessi e allargassi i miei confini, e se la tua mano fosse meco e se tu mi preservassi dal male in guisa ch’io non avessi da soffrire!" E Dio gli concedette quello che avea chiesto.

Queste genealogie hanno un altro motivo d’essere: la filiazione del Messia doveva essere stabilita in modo indiscutibile. Discendendo il corso delle età, vediamo che Dio mette a parte successivamente dal mezzo della razza umana: la famiglia d'Abrahamo, d'infra questa la tribù di Giuda, e dal mezzo di questa tribù, la dinastia regale di Davide. È questa che occupa il capitolo 3. E si può pensare con che attenzione Dio seguiva, di generazione in generazione, la discendenza che doveva far capo a «Gesù chiamato Cristo» (Matteo 1:16).

La breve storia di Jabets, «più onorato dei suoi fratelli», è inclusa nella lista dei figli di Giuda. Sentendo il peso del dolore, che è la conseguenza del peccato, quest’uomo chiede al Dio d'Israele di allontanare il dolore dal suo sentiero. Egli è esaudito. Ascoltiamo le quattro richieste della sua preghiera. E imitiamolo per reclamare senza timore:

  1. Il godimento di abbondanti benedizioni spirituali.
  2. Dei confini più larghi, per la nostra intelligenza e per il nostro cuore.
  3. La mano di Dio con noi nelle nostre imprese (Salmo 119:173).
  4. La messa al riparo dal peccato e dalla tentazione (Matteo 6:13).
1 Cronache 4:21-43
21Figliuoli di Scela, figliuolo di Giuda: Er, padre di Leca, Lada, padre di Maresha, e le famiglie della casa dove si lavora il bisso di Beth-Ashbea e Jokim,22e la gente di Cozeba, e Joas, e Saraf, che signoreggiarono su Moab, e Jashubi-Lehem. Ma queste son cose d’antica data.23Erano de’ vasai e stavano a Netaim e a Ghederah; stavano quivi presso al re per lavorare al suo servizio.24Figliuoli di Simeone: Nemuel, Jamin, Jarib, Zerah, Saul,25ch’ebbe per figliuolo Shallum, ch’ebbe per figliuolo Mibsam, ch’ebbe per figliuolo Mishma.26Figliuoli di Mishma: Hammuel, ch’ebbe per figliuolo Zaccur, ch’ebbe per figliuolo Scimei.27Scimei ebbe sedici figliuoli e sei figliuole; ma i suoi fratelli non ebbero molti figliuoli; e le loro famiglie non si moltiplicarono quanto quelle dei figliuoli di Giuda.28Si stabilirono a Beer-Sceba, a Molada, ad Hatsar-Shual,29a Bilha, ad Etsem, a Tolad,30a Bethuel, ad Horma, a Tsiklag,31a Beth-Marcaboth, ad Hatsar-Susim, a Beth-Biri ed a Shaaraim. Queste furono le loro città, fino al regno di Davide.32Aveano pure i villaggi di Etam, Ain, Rimmon, Token ed Ashan: cinque terre,33e tutti i villaggi ch’erano nei dintorni di quelle città, fino a Baal. Queste furono le loro dimore, ed essi aveano le loro genealogie.34Meshobab, Jamlec, Josha, figliuolo di Amatsia,35Joel, Jehu, figliuolo di Joscibia, figliuolo di Seraia, figliuolo di Asiel,36Elioenai, Jaakoba, Jeshohaia, Asaia, Adiel, Jesimiel,37Benaia, Ziza, figliuolo di Scifi, figliuolo di Allon, figliuolo di Jedaia, figliuolo di Scimri, figliuolo di Scemaia,38questi uomini, enumerati per nome, erano principi nelle loro famiglie, e le loro case patriarcali si accrebbero grandemente.39Andarono dal lato di Ghedor, fino ad oriente della valle, in cerca di pasture per i loro bestiami.40Trovarono pasture grasse e buone, e un paese vasto, quieto e tranquillo; poiché quelli che lo abitavano prima erano discendenti di Cam.41Questi uomini, ricordati più sopra per nome, giunsero, al tempo di Ezechia, re di Giuda, fecero man bassa sulle loro tende e sui Maoniti che si trovavan quivi, e li votarono allo sterminio, né sono risorti fino al dì d’oggi; poi si stabiliron colà in luogo di quelli, perché v’era pastura per i bestiami.42E una parte di questi figliuoli di Simeone, cinquecento uomini, andarono verso il monte Seir, avendo alla loro testa Pelatia, Nearia, Refaia ed Uziel figliuoli di Isci;43distrussero gli avanzi degli Amalekiti che avean potuto salvarsi, e si stabiliron quivi, dove son rimasti fino al dì d’oggi.

Fra i figli di Giuda, dopo i re, dopo le persone ricche e onorate come Jabets, ecco dei modesti artigiani (vers. 14, 21 a 23). Erano operai di bisso, tessitori, vasai, giardinieri. La loro condizione era umile, ma grande era il loro privilegio, poiché «stavano quivi presso al re per lavorare al suo servizio». Guardiamoci di ricercare una posizione elevata nel mondo, se il Signore non vi ci ha chiamati espressamente. Il popolo di Dio conta «non molti potenti, non molti nobili...» (1 Corinzi 1:26, leggere anche Geremia 45:5). Ogni situazione importante implica inevitabilmente delle responsabilità assorbenti, che lasciano generalmente poco tempo per occuparsi della Parola e dell’opera del Signore. Non scegliamo dunque un mestiere che ci impedisca di abitare presso al Re, né di compiere il Suo servizio.

La tribù di Simeone era stata l’oggetto d'un severo giudizio a causa della violenza del suo capostipite (Genesi 49:5 a 7) e dell'idolatria di BaalPeor (Numeri 25:5). Ma qui, secondo il proposito del libro, non si tratta che del bene che la grazia ha prodotto: questa tribù ha esteso i suoi confini e riportato brillanti vittorie.

1 Cronache 5:1-26
1Figliuoli di Ruben, primogenito d’Israele. Poiché egli era il primogenito; ma siccome profanò il talamo di suo padre, la sua primogenitura fu data ai figliuoli di Giuseppe, figliuolo d’Israele. Nondimeno, Giuseppe non fu iscritto nelle genealogie come primogenito;2Giuda ebbe, è vero, la prevalenza tra i suoi fratelli, e da lui è disceso il principe; ma il diritto di primogenitura appartiene a Giuseppe.3Figliuoli di Ruben, primogenito d’Israele: Hanoc, Pallu, Hetsron e Carmi.4Figliuoli di Joel: Scemaia, ch’ebbe per figliuolo Gog, che ebbe per figliuolo Scimei,5che ebbe per figliuolo Mica, ch’ebbe per figliuolo Reaia, ch’ebbe per figliuolo Baal,6ch’ebbe per figliuolo Beera, che Tilgath-Pilneser, re di Assiria, menò in cattività. Esso era principe dei Rubeniti.7Fratelli di Beera, secondo le loro famiglie, come sono iscritti nelle genealogie secondo le loro generazioni: il primo, Jeiel; poi Zaccaria,8Bela, figliuolo di Azaz, figliuolo di Scema, figliuolo di Joel. Bela dimorava ad Aroer e si estendeva fino a Nebo ed a Baal-Meon;9a oriente occupava il paese dal fiume Eufrate fino all’entrata del deserto, perché avea gran quantità di bestiame nel paese di Galaad.10Al tempo di Saul, i discendenti di Bela mossero guerra agli Hagareni, che caddero nelle loro mani; e quelli si stabilirono nelle loro tende, su tutto il lato orientale di Galaad.11I figliuoli di Gad dimoravano dirimpetto a loro nel paese di Bashan, fino a Salca.12Joel fu il primo; Shafam, il secondo; poi Janai e Shafat in Bashan.13I loro fratelli, secondo le loro case patriarcali, furono: Micael, Meshullam, Sceba, Jorai, Jacan, Zia ed Eber: sette in tutto.14Essi erano figliuoli di Abihail, figliuolo di Huri, figliuolo di Jaroah, figliuolo di Galaad, figliuolo di Micael, figliuolo di Jeshishai, figliuolo di Jahdo, figliuolo di Buz;15Ahi, figliuolo di Abdiel, figliuolo di Guni, era il capo della loro casa patriarcale.16Abitavano nel paese di Galaad e di Bashan e nelle città che ne dipendevano, e in tutti i pascoli di Sharon fino ai loro estremi limiti.17Tutti furono iscritti nelle genealogie al tempo di Jotham, re di Giuda, e al tempo di Geroboamo, re d’Israele.18I figliuoli di Ruben, i Gaditi e la mezza tribù di Manasse, che aveano degli uomini prodi che portavano scudo e spada, tiravan d’arco ed erano addestrati alla guerra, in numero di quarantaquattromila settecentosessanta, atti a combattere,19mossero guerra agli Hagareni, a Jetur, a Nafish e a Nodab.20Furon soccorsi combattendo contro di loro, e gli Hagareni e tutti quelli ch’eran con essi furon dati loro nelle mani, perché durante il combattimento essi gridarono a Dio, che li esaudì, perché s’eran confidati in lui.21Essi presero il bestiame dei vinti: cinquantamila cammelli, duecentocinquantamila pecore, duemila asini, e centomila persone;22molti ne caddero morti, perché quella guerra procedeva da Dio. E si stabilirono nel luogo di quelli, fino alla cattività.23I figliuoli della mezza tribù di Manasse abitarono anch’essi in quel paese, da Bashan fino a Baal-Hermon e a Senir e al monte Hermon. Erano numerosi,24e questi sono i capi delle loro case patriarcali: Efer, Isci, Eliel, Azriel, Geremia, Hodavia, Jahdiel, uomini forti e valorosi, di gran rinomanza, capi delle loro case patriarcali.25Ma furono infedeli all’Iddio dei loro padri, e si prostituirono andando dietro agli dèi dei popoli del paese, che Dio avea distrutti dinanzi a loro.26E l’Iddio d’Israele eccitò lo spirito di Pul, re di Assiria, e lo spirito di Tilgath-Pilneser, re di Assiria; e Tilgath-Pilneser menò in cattività i Rubeniti, i Gaditi e la mezza tribù di Manasse, e li trasportò a Halah, ad Habor, ad Hara e presso al fiume di Gozan, dove son rimasti fino al dì d’oggi.

Questo capitolo 5 tratta dei figli di Ruben, di Gad e della mezza tribù di Manasse. Più preoccupati del loro benessere che del possesso del paese della promessa, queste tribù si erano stabilite al di qua del Giordano. La loro mancanza di fede, di perseveranza, il loro materialismo, sono altrove messi in evidenza. Ma qui (a parte il vers. 25, necessario per comprendere la narrazione) com’è commovente vedere di nuovo che la Parola rileva soltanto tutto il bene possibile a dirsi! Il loro coraggio e la loro fiducia sono particolarmente sottolineati (Salmo 146:5). Essi gridarono a Dio nella battaglia (questa battaglia proveniva da Dio — vers. 22) e Dio li esaudì, perché avevano confidato in lui (vers. 20; conf. 2 Cronache 32:8).

Il cuore di Dio è sempre il medesimo. Dei suoi deboli discepoli che l’avrebbero abbandonato alcuni istanti dopo, il Signore Gesù poteva dire al Padre suo: «Essi hanno osservato la tua parola... hanno creduto che tu mi hai mandato» (Giovanni 17:6 a 8). Tale è l'amore del nostro caro Salvatore! Dove noi non sappiamo vedere che rovina e miseria, Egli scopre qualche cosa che gli è gradito. Che meraviglioso Modello per noi! Prima di formulare un giudicio, prima di fare una critica, ricordiamoci del modo in cui il Signore parla dei suoi nella loro assenza.

1 Cronache 6:1-3, 48-65
1Figliuoli di Levi: Ghershom, Kehath e Merari.2Figliuoli di Kehath: Amram, Itsehar, Hebron ed Uziel.3Figliuoli di Amram: Aaronne, Mosè e Maria. Figliuoli d’Aaronne: Nadab, Abihu, Eleazar ed Ithamar.
48I loro fratelli, i Leviti, erano incaricati di tutto il servizio del tabernacolo della casa di Dio.49Ma Aaronne ed i suoi figliuoli offrivano i sacrifizi sull’altare degli olocausti e l’incenso sull’altare dei profumi, compiendo tutto il servizio nel luogo santissimo, e facendo l’espiazione per Israele, secondo tutto quello che Mosè, servo di Dio, aveva ordinato.50Questi sono i figliuoli d’Aaronne: Eleazar, che ebbe per figliuolo Fineas, che ebbe per figliuolo Abishua,51che ebbe per figliuolo Bukki, che ebbe per figliuolo Uzzi, che ebbe per figliuolo Zerahia,52che ebbe per figliuolo Meraioth, che ebbe per figliuolo Amaria, che ebbe per figliuolo Ahitub,53che ebbe per figliuolo Tsadok, che ebbe per figliuolo Ahimaats.54Questi sono i luoghi delle loro dimore, secondo le loro circoscrizioni nei territori loro assegnati. Ai figliuoli d’Aaronne della famiglia dei Kehathiti, che furono i primi tirati a sorte,55furon dati Hebron, nel paese di Giuda, e il contado all’intorno;56ma il territorio della città e i suoi villaggi furon dati a Caleb, figliuolo di Gefunne.57Ai figliuoli d’Aaronne fu data Hebron, città di rifugio, Libna col suo contado, Jattir, Eshtemoa col suo contado,58Hilen col suo contado, Debir col suo contado,59Hashan col suo contado, Beth-Scemesh col suo contado;60e della tribù di Beniamino: Gheba e il suo contado, Allemeth col suo contado, Anatoth col suo contado. Le loro città erano in tutto in numero di tredici, pari al numero delle loro famiglie.61Agli altri figliuoli di Kehath toccarono a sorte dieci città delle famiglie della tribù di Efraim, della tribù di Dan e della mezza tribù di Manasse.62Ai figliuoli di Ghershom, secondo le loro famiglie, toccarono tredici città, della tribù d’Issacar, della tribù di Ascer, della tribù di Neftali e della tribù di Manasse in Bashan.63Ai figliuoli di Merari, secondo le loro famiglie, toccarono a sorte dodici città della tribù di Ruben, della tribù di Gad e della tribù di Zabulon.64I figliuoli d’Israele dettero ai Leviti quelle città coi loro contadi;65dettero a sorte, della tribù dei figliuoli di Giuda, della tribù dei figliuoli di Simeone e della tribù dei figliuoli di Beniamino, le dette città che furono designate per nome.

Consacrato ai figli di Levi e ai sacerdoti, figli di Aaronne, questo capitolo è il riscontro del capitolo 3 dove abbiamo trovato i re. Famiglie privilegiate in Israele! Ma, nel popolo attuale di Dio, queste funzioni sono la parte di ogni credente: «Voi siete una generazione eletta, un real sacerdozio... affinché proclamiate le virtù di Colui che vi ha chiamati...» (1 Pietro 2:9, vedere anche Apocalisse 1:6). Esprimere al Signore la nostra lode, annunziare le sue virtù ad altri, tale è il doppio servizio del cristiano. I Leviti ce lo ricordano. Alcuni erano preposti al canto (vers. 31 a 33). Altri servivano nella Casa di Dio sotto la direzione di Aaronne e dei suoi figli (vers. 48 e 49).

Troviamo in seguito ai capitoli 7 e 8 le genealogie di Issacar, di Beniamino, di Neftali, dell’altra mezza tribù di Manasse, infine di Efraim e d'Aser. Notiamo la negligenza di Neftali, tribù così poco pensosa dei suoi privilegi, che la sua storia è ricordata in un solo versetto (cap. 7:13). E sottolineiamo in quest'occasione l'interessamento che dovremmo avere alla storia della Chiesa, al ricordo di quelli che furono dei fedeli conduttori. Poiché, noi siamo, spiritualmente, per la maggior parte i loro eredi ben responsabili.

1 Cronache 9:17-34
17Dei portinai: Shallum, Akkub, Talmon, Ahiman e i loro fratelli; Shallum era il capo;18e tale è rimasto fino al di d’oggi, alla porta del re che è ad oriente. Essi son quelli che furono i portieri del campo dei figliuoli di Levi.19Shallum, figliuolo di Kore, figliuolo di Ebiasaf, figliuolo di Korah, e i suoi fratelli, i Korahiti, della casa di suo padre, erano preposti all’opera del servizio, custodendo le porte del tabernacolo; i loro padri erano stati preposti al campo dell’Eterno per custodirne l’entrata;20e Fineas, figliuolo di Eleazaro, era stato anticamente loro capo; e l’Eterno era con lui.21Zaccaria, figliuolo di Mescelemia, era portiere all’ingresso della tenda di convegno.22Tutti questi che furono scelti per essere custodi alle porte erano in numero di duecentododici, ed erano iscritti nelle genealogie, secondo i loro villaggi. Davide e Samuele il veggente li aveano stabiliti nel loro ufficio.23Essi e i loro figliuoli erano preposti alla custodia delle porte della casa dell’Eterno, cioè della casa del tabernacolo.24V’erano dei portinai ai quattro lati: a oriente, a occidente, a settentrione e a mezzogiorno.25I loro fratelli, che dimoravano nei loro villaggi, doveano di quando in quando venire a stare dagli altri, per sette giorni;26poiché i quattro capi portinai, Leviti, erano sempre in funzione, ed avevano anche la sorveglianza delle camere e dei tesori della casa di Dio,27e passavano la notte intorno alla casa di Dio, perché aveano l’incarico di custodirla e a loro spettava l’aprirla tutte le mattine.28Alcuni d’essi dovean prender cura degli arredi del culto, ch’essi contavano quando si portavano nel tempio e quando si riportavan fuori.29Altri aveano l’incarico di custodire gli utensili, tutti i vasi sacri, il fior di farina, il vino, l’olio, l’incenso e gli aromi.30Quelli che preparavano i profumi aromatici erano figliuoli di sacerdoti.31Mattithia, uno dei Leviti, primogenito di Shallum il Korahita, avea l’ufficio di badare alle cose che si dovean cuocere sulla gratella.32E alcuni dei loro fratelli, tra i Kehathiti, erano incaricati di preparare per ogni sabato i pani della presentazione.33Tali sono i cantori, capi delle famiglie levitiche che dimoravano nelle camere del tempio ed erano esenti da ogni altro servizio, perché l’ufficio loro li teneva occupati giorno e notte.34Tali sono i capi delle famiglie levitiche, capi secondo le loro generazioni; essi stavano a Gerusalemme.

Altri Leviti sono menzionati in questo capitolo 9. Sono i portinai. Le loro funzioni sono molto importanti. Si riassumono in un ordine breve e preciso; ricordato dal Signore in una piccola parabola: «Ed egli (il padrone) comandò al portinaio di vegliare» (Marco 13:34).

Vegliare sui vasi e sugli utensili, sui sacrifici, sul vitto, sull’ingresso nella Casa! (vers. 28; leggere 2 Corinzi 8:20-21). A questo servizio corrisponde nel Nuovo Testamento quello dei sorveglianti, pastori o anziani. Sono essi in particolare che, nelle assemblee, dovevano (e tuttora ancora) aver cura delle anime e mantenere la sana dottrina. Posto di fiducia e d'onore, di cui dovranno rispondere al ritorno del loro Signore!

Questi portinai erano dei discendenti di Core il ribelle (Numeri 16). Ma essi preferivano stare sulla soglia nella casa del loro Dio, che abitare nelle «tende di malvagità», dove aveva abitato il loro padre. Conosciamo il bel salmo 84 composto da questi Coriti? «Oh! quanto sono amabili le tue dimore, o Eterno degli eserciti... Poiché un giorno nei tuoi cortili val meglio che mille altrove» (Salmo 84:1 e 10). A chi affida Dio le cure della Sua casa, della Sua Assemblea? A quelli che hanno dell’affetto per essa (Giovanni 21:15-17).

1 Cronache 10:1-14
1Or i Filistei vennero a battaglia con Israele, e gl’Israeliti fuggirono dinanzi ai Filistei, e caddero morti in gran numero sul monte Ghilboa.2I Filistei inseguirono accanitamente Saul e i suoi figliuoli, e uccisero Gionathan, Abinadab e Malkishua, figliuoli di Saul.3Il forte della battaglia si volse contro Saul; gli arcieri lo raggiunsero, ed egli si trovò in grande angoscia a motivo degli arcieri.4E Saul disse al suo scudiere: "Sfodera la spada e trafiggimi, affinché questi incirconcisi non vengano a trafiggermi ed a farmi oltraggio". Ma lo scudiere non volle farlo, perch’era còlto da gran paura. Allora Saul prese la propria spada e vi si gettò sopra.5Lo scudiere di Saul, vedendolo morto, si gettò anche egli sulla propria spada, e morì.6Così morirono Saul e i suoi tre figliuoli; e tutta la sua casa perì nel medesimo tempo.7E tutti gl’Israeliti che abitavano nella valle quando videro che la gente d’Israele s’era data alla fuga e che Saul e i suoi figliuoli erano morti, abbandonarono le loro città, e fuggirono; e i Filistei andarono ad abitarle.8L’indomani i Filistei vennero a spogliare gli uccisi, e trovarono Saul e i suoi figliuoli caduti sul monte Ghilboa.9Spogliarono Saul, e portaron via la sua testa e le sue armi, e mandarono all’intorno per il paese de’ Filistei ad annunziare la buona notizia ai loro idoli ed al popolo;10e collocarono le armi di lui nella casa del loro dio, e inchiodarono il suo teschio nel tempio di Dagon.11Tutta la gente di Jabes di Galaad udì tutto quello che i Filistei avean fatto a Saul,12e tutti gli uomini valorosi si levarono, presero il cadavere di Saul e i cadaveri dei suoi figliuoli, e li portarono a Jabes; seppellirono le loro ossa sotto alla tamerice di Jabes, e digiunarono per sette giorni.13Così morì Saul, a motivo della infedeltà ch’egli avea commessa contro l’Eterno col non aver osservato la parola dell’Eterno, ed anche perché aveva interrogato e consultato quelli che evocano gli spiriti,14mentre non avea consultato l’Eterno. E l’Eterno lo fece morire, e trasferì il regno a Davide, figliuolo d’Isai.

Da questo capitolo, le Cronache riprenderanno la storia di Davide e dei suoi successori, dopo la morte di Saul. Ma la narrazione avrà numerose differenze con quella dei Libri di Samuele e dei Re. Alcuni fatti sono aggiunti, altri son passati sotto silenzio. Ognuno di questi mutamenti corrisponde allo scopo che Dio si è proposto scrivendo di nuovo questa storia sotto un altro aspetto: quello della sua sovrana grazia. Per lo stesso motivo, ci ha dato quattro volte, in quattro evangeli, la storia del suo Figlio, onde permetterci di considerarlo in diverse glorie.

Così, non stanchiamoci di rileggere delle cose conosciute, ma cerchiamo piuttosto di notare quel che lo Spirito aggiunge e ciò che omette volontariamente.

E neppure non scoraggiamoci di udire sempre nuovamente che Dio ha messo fine all’uomo nella carne. Saul ne è l'immagine con la sua razza. Egli cade sotto la mano dei Filistei, ed è spogliato sul monte Ghilboa. La sua rovina è completa, la sua morte constatata, prima che appaia sulla scena Davide, l'uomo che risponde ai consigli divini, immagine del Signore Gesù.

1 Cronache 11:1-14
1Allora tutto Israele si radunò presso Davide a Hebron, e gli disse: "Ecco noi siamo tue ossa e tua carne.2Anche in passato quando era re Saul, eri tu quel che guidavi e riconducevi Israele; e l’Eterno, il tuo Dio, t’ha detto: Tu pascerai il mio popolo d’Israele, tu sarai il principe del mio popolo d’Israele".3Tutti gli anziani d’Israele vennero dunque dal re a Hebron, e Davide fece alleanza con loro a Hebron in presenza dell’Eterno; ed essi unsero Davide come re d’Israele, secondo la parola che l’Eterno avea pronunziata per mezzo di Samuele.4Davide con tutto Israele si mosse contro Gerusalemme, che è Gebus. Quivi erano i Gebusei, abitanti del paese.5E gli abitanti di Gebus dissero a Davide: "Tu non entrerai qui". Ma Davide prese la fortezza di Sion, che è la città di Davide.6Or Davide avea detto: "Chiunque batterà per il primo i Gebusei, sarà capo e principe". E Joab, figliuolo di Tseruia, salì, il primo, e fu fatto capo.7E Davide abitò nella fortezza, e per questo essa fu chiamata "la città di Davide".8Ed egli cinse la città di costruzioni, cominciando da Millo, e tutto all’intorno; e Joab riparò il resto della città.9E Davide andava diventando sempre più grande, e l’Eterno degli eserciti era con lui.10Questi sono i capi dei valorosi guerrieri che furono al servizio di Davide, e che l’aiutarono con tutto Israele ad assicurare il suo dominio per stabilirlo re, secondo la parola dell’Eterno riguardo ad Israele.11Questa è la lista dei valorosi guerrieri che furono al servizio di Davide: Jashobeam, figliuolo di una Hakmonita, capo dei principali ufficiali; egli impugnò la lancia contro trecento uomini, che uccise in un solo scontro.12Dopo di lui veniva Eleazar, figliuolo di Dodo, lo Ahohita, uno dei tre valorosi guerrieri.13Egli era con Davide a Pas-Dammin, dove i Filistei s’erano raunati per combattere. V’era quivi un campo pieno d’orzo; e il popolo fuggiva dinanzi ai Filistei.14Ma quelli si piantarono in mezzo al campo, lo difesero e sconfissero i Filistei; e l’Eterno diede una gran vittoria.

I lunghi anni di sofferenze e di rigettamento sono terminati per Davide. I suoi diritti al trono sono riconosciuti da tutto Israele. Egli s’impadronisce della fortezza di Sion, celebrata in tanti Salmi (per esempio Salmo 87:1 a 3) e che ci parla di grazia regale. Ma non vi abiterà solo. Gli uomini di fede che, con lui, avevano errato nei deserti e sui monti, dimorando nelle spelonche e nelle grotte della terra (di loro il mondo non era degno) potranno ora dimorare con lui per sempre in quella città (Neemia 3, fine del vers. 16; Ebrei 11:16 a 38). Figli di Dio, la vediamo noi spuntare all'orizzonte, la meravigliosa Città d'oro verso cui Gesù conduce i nostri passi? Che questa prospettiva ci fortifichi per il cammino ed il combattimento cristiano!

Il valoroso Eleazaro si è battuto con i Filistei per preservare un campo d’orzo. Ci fa pensare a quei servitori del Signore che han dovuto lottare per assicurare il nutrimento al popolo di Dio. Parecchi hanno sostenuto dure controversie contro i nemici della verità. Dobbiamo esser loro riconoscenti e pronti a nostra volta a difendere la sana dottrina che ci hanno conservata (Giuda 3).

1 Cronache 11:15-47
15Tre dei trenta capi scesero sulla roccia, presso Davide, nella spelonca di Adullam, mentre l’esercito dei Filistei era accampato nella valle di Refaim.16Davide era allora nella fortezza, e c’era un posto di Filistei a Bethlehem.17Davide ebbe un desiderio, e disse: "Oh se qualcuno mi desse da bere dell’acqua del pozzo ch’è vicino alla porta di Bethlehem!"18E quei tre s’aprirono un varco attraverso al campo filisteo, attinsero dell’acqua dal pozzo di Bethlehem, vicino alla porta; e, presala seco, la presentarono a Davide; il quale però non ne volle bere, ma la sparse davanti all’Eterno,19dicendo: "Mi guardi Iddio dal far tal cosa! Beverei io il sangue di questi uomini, che sono andati là a rischio della loro vita? Perché l’han portata a rischio della loro vita". E non la volle bere. Questo fecero quei tre prodi.20Abishai, fratello di Joab, fu il capo di altri tre. Egli impugnò la lancia contro trecento uomini, e li uccise; e fu famoso fra i tre.21Fu il più illustre dei tre della seconda serie, e fu fatto loro capo; nondimeno non giunse ad eguagliare i primi tre.22Poi veniva Benaia, figliuolo di Jehoiada, figliuolo di un uomo da Kabtseel, valoroso, e celebre per le sue prodezze. Egli uccise i due grandi eroi di Moab. Discese anche in mezzo a una cisterna, dove uccise un leone, un giorno di neve.23Uccise pure un Egiziano di statura enorme alto cinque cubiti, che teneva in mano una lancia grossa come un subbio da tessitore; ma Benaia gli scese contro con un bastone, strappò di mano all’Egiziano la lancia, e se ne servì per ucciderlo.24Questo fece Benaia, figliuolo di Jehoiada; e fu famoso fra i tre prodi.25Fu il più illustre dei trenta; nondimeno non giunse ad eguagliare i primi tre. E Davide lo ammise nel suo consiglio.26Poi v’erano questi uomini, forti valorosi: Asael, fratello di Joab; Elhanan, figliuolo di Dodo da Bethlehem;27Shammoth da Haror; Helets da Palon;28Ira, figliuolo di Ikkesh, da Tekoa; Abiezer da Anatoth;29Sibbecai da Husha; Ilai da Ahoa;30Maharai da Netofa; Heled, figliuolo di Baana, da Netofa;31Ithai, figliuolo di Ribai, da Ghibea dei figliuoli di Beniamino; Benaia da Pirathon;32Hurai da Nahale-Gaash; Abiel da Arbath;33Azmaveth da Baharum; Eliahba da Shaalbon;34Bene-Hascem da Ghizon; Jonathan, figliuolo di Shaghé da Harar;35Hahiam, figliuolo di Sacar, da Harar; Elifal, figliuolo di Ur;36Hefer da Mekera; Ahija da Palon;37Hetsro da Carmel; Naarai, figliuolo di Ezbai;38Joel, fratello di Nathan; Mibhar, figliuolo di Hagri;39Tselek, l’Ammonita; Naharai da Beroth, scudiero di Joab figliuolo di Tseruia.40Ira da Jether; Gareb da Jether;41Uria, lo Hitteo; Zabad, figliuolo di Ahlai;42Adina, figliuolo di Sciza, il Rubenita, capo dei Rubeniti, e altri trenta con lui.43Hanan, figliuolo di Maaca; Joshafat da Mithni;44Uzzia da Ashtaroth; Shama e Jeiel, figliuoli di Hotham, da Aroer;45Jediael, figliuolo di Scimri; Joha, suo fratello, il Titsita;46Eliel da Mahavim; Jeribai e Joshavia, figliuoli di Elnaam; Jthma, il Moabita;47Eliel, Obed e Jaasiel, il Metsobaita.

Nel giorno della sua assunzione al potere, Davide non ha dimenticato i suoi compagni di Adullam. Dimenticherà il Signore quelli che cercano quaggiù di seguirLo e di servirLo? Sappiamo bene che è impossibile. Nel momento stesso in cui Egli stava per dare la propria vita per i suoi discepoli, e mentre questi erano occupati di sapere chi di loro sarebbe stimato il maggiore, che cosa dichiara loro il Maestro adorabile? «Voi siete quelli che avete perseverato meco nelle mie prove; e io dispongo che vi sia dato un regno, come il Padre mio ha disposto che fosse dato a me...» (Luca 22:28-29).

Vi è fra questi uomini forti una gerarchia. Non è basata sulla forza, poiché tutti sono uomini forti; ma sulla devozione. È la stessa cosa fra i credenti. Certi, in tutti gli ambienti cristiani, superano gli altri nello zelo e nell’attaccamento al Signore. Un giorno, nel cielo, conosceremo i loro atti di valore. Non desiderereste trovarvi fra loro? «Poiché così vi sarà largamente provveduta l'entrata nel regno eterno del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo» (2 Pietro 1:11). Largamente, riccamente, e non scarsamente!

1 Cronache 12:1-18
1Or questi son quelli che vennero a Davide a Tsiklag, mentr’egli era ancora fuggiasco per tema di Saul, figliuolo di Kis; essi facean parte dei prodi che gli prestarono aiuto durante la guerra.2Erano armati d’arco, abili a scagliar sassi ed a tirar frecce tanto con la destra quanto con la sinistra; erano della tribù di Beniamino, de’ fratelli di Saul.3Il capo Ahiezer e Joas, figliuoli di Scemaa, da Ghibea; Jeziel e Pelet, figliuoli di Azmaveth; Beraca; Jehu da Anathoth;4Jshmaia da Gabaon, valoroso fra i trenta e capo dei trenta; Geremia; Jahaziel; Johanan; Jozabad da Ghedera;5Eluzai; Jerimoth; Bealia; Scemaria; Scefatia da Haruf;6Elkana; Jscia; Azareel; Joezer e Jashobeam, Koraiti;7Joela e Zebadia, figliuoli di Jeroham, da Ghedor.8Fra i Gaditi degli uomini partirono per recarsi da Davide nella fortezza del deserto: erano uomini forti e valorosi, esercitati alla guerra, che sapevan maneggiare scudo e lancia: dalle facce leonine, e veloci come gazzelle sui monti.9Ezer era il capo; Obadia, il secondo; Eliab, il terzo;10Mishmanna, il quarto; Geremia, il quinto;11Attai il sesto; Eliel, il settimo;12Johanan, l’ottavo; Elzabad, il nono;13Geremia, il decimo; Macbannai, l’undecimo.14Questi erano dei figliuoli di Gad, capi dell’esercito; il minimo tenea fronte a cento; il maggiore, a mille.15Questi son quelli che passarono il Giordano il primo mese quand’era straripato da per tutto, e misero in fuga tutti gli abitanti delle valli, a oriente e ad occidente.16Anche dei figliuoli di Beniamino e di Giuda vennero a Davide, nella fortezza.17Davide uscì loro incontro, e si rivolse a loro, dicendo: "Se venite da me con buon fine per soccorrermi, il mio cuore sarà unito col vostro; ma se venite per tradirmi e darmi nelle mani de’ miei avversari, mentre io non commetto alcuna violenza, l’Iddio dei nostri padri lo vegga, e faccia egli giustizia!"18Allora lo spirito investì Amasai, capo dei trenta, che esclamò: "Noi siamo tuoi, o Davide; e siam con te, o figliuolo d’Isai! Pace, pace a te, e pace a quei che ti soccorrono, poiché il tuo Dio ti soccorre!" Allora Davide li accolse, e li fece capi delle sue schiere.

La disfatta di Saul era stata provocata dagli arcieri filistei che egli non era stato in grado di respingere. Siamo tuttavia informati qui che egli avrebbe potuto trovare abili guerrieri, maneggianti meravigliosamente l’arco e la fionda, fra i suoi propri fratelli della tribù di Beniamino. Sì, soltanto questi avevano lasciato il re condannato per unirsi a Davide a Tsiklag. Avevano messo la loro abilità a disposizione di colui che riconoscevano per la fede come loro vero signore. Che cosa facciamo dei talenti che Dio ci ha dati? Al servizio di qual padrone sono adoperati? Per Cristo o per il mondo?

D’infra i Gaditi si sono pure uniti a Davide undici uomini prodi. Davide affida loro delle responsabilità. — Giungono anche degli uomini di Giuda e di Beniamino. Il re investiga le loro disposizioni.

Non è forse magnifica, la risposta che per lo Spirito, Amasai, capo dei principali capitani, dà a Davide?: «Noi siamo tuoi, o Davide, e siam con te, o figlio d’Isai...!» Possa ognuno di noi dire pure per lo stesso Spirito: Io sono tuo, o Gesù...»

Tuo, ma anche con te! Purtroppo, molti riscattati appartengono al Signore, ma non sanno trovar piacere in Sua compagnia.

1 Cronache 12:19-40
19Anche degli uomini di Manasse passarono a Davide, quando questi andò coi Filistei a combattere contro Saul; ma Davide e i suoi uomini non furono d’alcun aiuto ai Filistei; giacché i principi dei Filistei, dopo essersi consultati, rimandarono Davide, dicendo: "Egli passerebbe dalla parte del suo signore Saul, a prezzo delle nostre teste".20Quand’egli tornò a Tsiklag, questi furon quelli di Manasse, che passarono a lui: Adna, Jozabad, Jediael, Micael, Jozabad, Elihu, Tsilletai, capi di migliaia nella tribù di Manasse.21Questi uomini diedero aiuto a Davide contro le bande dei predoni, perché erano tutti uomini forti e valorosi; e furon fatti capi nell’esercito.22E ogni giorno veniva gente a Davide per soccorrerlo: tanta, che se ne formò un esercito grande come un esercito di Dio.23Questo è il numero degli uomini armati per la guerra, che si recarono da Davide a Hebron per trasferire a lui la potestà reale di Saul, secondo l’ordine dell’Eterno.24Figliuoli di Giuda, che portavano scudo e lancia, seimila ottocento, armati per la guerra.25De’ figliuoli di Simeone, uomini forti e valorosi in guerra, settemila cento.26Dei figliuoli di Levi, quattromila seicento;27e Jehoiada, principe della famiglia d’Aaronne, e con lui tremila settecento uomini;28e Tsadok, giovine forte e valoroso, e la sua casa patriarcale, che contava ventidue capi.29Dei figliuoli di Beniamino, fratelli di Saul, tremila; poiché la maggior parte d’essi fino allora era rimasta fedele alla casa di Saul.30Dei figliuoli d’Efraim, ventimila ottocento: uomini forti e valorosi, gente di gran nome, divisi secondo le loro case patriarcali.31Della mezza tribù di Manasse, diciottomila che furono designati nominatamente, per andare a proclamare re Davide.32Dei figliuoli d’Issacar, che intendevano i tempi, in modo da sapere quel che Israele dovea fare, duecento capi, e tutti i loro fratelli sotto i loro ordini.33Di Zabulon, cinquantamila, atti a servire, forniti per il combattimento di tutte le armi da guerra, e pronti ad impegnar l’azione con cuore risoluto.34Di Neftali, mille capi, e con essi trentasettemila uomini armati di scudo e lancia.35Dei Daniti, armati per la guerra, ventottomila seicento.36Di Ascer, atti a servire, e pronti a ordinarsi in battaglia, quarantamila.37E di là dal Giordano, dei Rubeniti, dei Gaditi e della mezza tribù di Manasse, forniti per il combattimento di tutte le armi da guerra, centoventimila.38Tutti questi uomini, gente di guerra, pronti a ordinarsi in battaglia, giunsero a Hebron, con sincerità di cuore, per proclamare Davide re sopra tutto Israele; e anche tutto il rimanente d’Israele era unanime per fare re Davide.39Essi rimasero quivi tre giorni con Davide a mangiare e a bere, perché i loro fratelli avean preparato per essi dei viveri.40E anche quelli ch’eran loro vicini, e perfino gente da Issacar, da Zabulon e da Neftali, portavan dei viveri sopra asini, sopra cammelli, sopra muli e su buoi: farina, fichi secchi, uva secca, vino, olio, buoi e pecore in abbondanza; perché v’era gioia in Israele.

Davide, centro di radunamento, vede venire a sé, d’infra tutte le tribù, i cuori fedeli che lo riconoscono. Di qui, di là, delle truppe giungono, le une più sollecite delle altre, finché un immenso campo si trova riunito. Tsadok, giovane forte e valoroso, vi si trova nominato particolarmente. Chi il Signore potrebbe designare così fra il suo popolo, oggi?

Ogni soldato che viene a Davide possiede il proprio carattere particolare: alcuni hanno più forza e coraggio, altri più discernimento e saviezza, altri ancora più ordine o più dirittura... E così è fra i figli di Dio. Diversi gli uni dagli altri, ognuno brillerà particolarmente per un dato o l’altro del suo carattere: energia, saggezza, pazienza, fede, amore, perseveranza... E ognuna di queste virtù è conosciuta dal Signore che la sottolinea, Lui che solo le ha tutte manifestate.

La scena che termina questo capitolo ci fa pensare a Luca 12:37. Ma il Maestro incomparabile non lascerà a nessun altro la cura di occuparsi dei suoi servi fedeli, dei suoi combattenti stanchi. Egli stesso si cingerà, «li farà mettere a tavola e, avanzandosi, li servirà».

1 Cronache 13:1-14
1Davide tenne consiglio coi capi di migliaia e di centinaia, cioè con tutti i principi del popolo,2poi disse a tutta la raunanza d’Israele: "Se vi par bene, e se l’Eterno, il nostro Dio, l’approva, mandiamo da per tutto a dire ai nostri fratelli che son rimasti in tutte le regioni d’Israele, e così pure ai sacerdoti ed ai Leviti nelle loro città e nei loro contadi, che si uniscano a noi;3e riconduciamo qui da noi l’arca del nostro Dio; poiché non ce ne siamo occupati ai tempi di Saul".4E tutta la raunanza rispose che si facesse così giacché la cosa parve buona agli occhi di tutto il popolo.5Davide dunque radunò tutto Israele dallo Scihor d’Egitto fino all’ingresso di Hamath, per ricondurre l’arca di Dio da Kiriath-Jearim.6E Davide, con tutto Israele, salì verso Baala, cioè verso Kiriath-Jearim, che appartiene a Giuda, per trasferire di là l’arca di Dio, dinanzi alla quale è invocato il nome dell’Eterno, che siede sovr’essa fra i cherubini.7E posero l’arca di Dio sopra un carro nuovo, levandola dalla casa di Abinadab; e Uzza ed Ahio conducevano il carro.8Davide e tutto Israele danzavano dinanzi a Dio a tutto potere, cantando e sonando cetre, saltèri, timpani, cembali e trombe.9Or come furon giunti all’aia di Kidon, Uzza stese la mano per reggere l’arca, perché i buoi la facevano piegare.10E l’ira dell’Eterno s’accese contro Uzza, e l’Eterno lo colpì per avere stesa la mano sull’arca; e quivi Uzza morì dinanzi a Dio.11Davide si attristò perché l’Eterno avea fatto una breccia nel popolo, colpendo Uzza; e quel luogo è stato chiamato Perets-Uzza fino al dì d’oggi.12E Davide in quel giorno, ebbe paura di Dio, e disse: "Come farò a portare a casa mia l’arca di Dio?"13E Davide non ritirò l’arca presso di sé, nella città di Davide, ma la fece portare in casa di Obed-Edom di Gath.14E l’arca di Dio rimase tre mesi dalla famiglia di Obed-Edom, in casa di lui; e l’Eterno benedisse la casa di Obed-Edom e tutto quello che gli apparteneva.

Un buon desiderio è sorto nel cuore del nuovo re: ridare all’arca il suo posto d'onore in Israele ed associare l'intero popolo a questo avvenimento. Tutto sembra svolgersi nel miglior modo possibile. La gioia è generale. Sventuratamente un particolare (ma un particolare di somma importanza) era stato dimenticato, e bastò a provocare la morte di Uzza, e ad un tempo la più grande confusione. Ad un tratto, nel cuore del re, la gioia fa posto allo spavento, l'irritazione sostituisce la lode.

La Parola prescriveva ai Leviti di portare l’arca a spalla e non era stato fatto così. Probabilmente per pura ignoranza! Si era fatto per il meglio, perché non si sapeva di più. Ma tanto il re, che doveva copiare il libro della legge (Deuteronomio 17:18), quanto i Leviti che dovevano insegnarlo, avrebbero dovuto conoscere l'ordine a questo riguardo. Essi erano dunque inescusabili. Noi che abbiamo la Bibbia fra le mani, siamo responsabili di camminare e servire il Signore secondo gli insegnamenti che contiene.

L’arca è deposta nella casa di Obed-Edom e vi rimarrà tre mesi «con la famiglia» di quest'uomo. Essa vi porta la benedizione, come lo fa sempre la presenza del Signore nelle nostre case e nei nostri cuori.

1 Cronache 14:1-17
1Hiram, re di Tiro, inviò a Davide de’ messi, del legname di cedro, dei muratori e dei legnaiuoli, per edificargli una casa.2Allora Davide riconobbe che l’Eterno lo stabiliva saldamente come re d’Israele, giacché la sua dignità reale era grandemente esaltata per amore d’Israele, del popolo di Dio.3Davide si prese ancora delle mogli a Gerusalemme, e generò ancora figliuoli e figliuole.4Questi sono i nomi dei figliuoli che gli nacquero a Gerusalemme: Shammua, Shobab, Nathan, Salomone,5Jbhar, Elishua, Elpelet,6Noga, Nefeg, Jafia,7Elishama, Beeliada ed Elifelet.8Or quando i Filistei ebbero udito che Davide era stato unto re di tutto Israele, saliron tutti in cerca di lui; e Davide, saputolo, uscì loro incontro.9I Filistei giunsero e si sparsero per la valle dei Refaim.10Allora Davide consultò Dio, dicendo: "Salirò io contro i Filistei? E me li darai tu nelle mani?" L’Eterno gli rispose: "Sali, e io li darò nelle tue mani".11I Filistei dunque salirono a Baal-Peratsim, dove Davide li sconfisse, e disse: "Iddio ha rotto i miei nemici per mano mia come quando le acque rompono le dighe". Perciò fu dato a quel luogo il nome di Baal-Peratsim.12I Filistei lasciaron quivi i loro dèi, che per ordine di Davide, furon dati alle fiamme.13Di poi i Filistei tornarono a spargersi per quella valle.14E Davide consultò di nuovo Dio; e Dio gli disse: "Non salire dietro ad essi, allontanati e gira intorno a loro, e giungerai su di essi dal lato dei Gelsi.15E quando udrai un rumor di passi tra le vette dei gelsi, esci subito all’attacco, perché Dio marcerà alla tua testa per sconfiggere l’esercito dei Filistei".16Davide fece come Dio gli avea comandato, e gl’Israeliti sconfissero l’esercito dei Filistei da Gabaon a Ghezer.17E la fama di Davide si sparse per tutti i paesi, e l’Eterno fece sì ch’egli incutesse spavento a tutte le genti.

La gloria e la prosperità di Davide hanno la loro risonanza presso i suoi vicini. Gli uni, come Hiram ed il suo popolo ricercano il favore e l’amicizia del re d'Israele; gli altri, come i Filistei, non hanno disarmato.

Notiamo che, in accordo con il carattere delle «Cronache», non è parlato qui della collaborazione di Davide con Akis (1 Samuele 27 a 29), eccetto l’allusione discreta in 1 Cronache 12:19.

Il vincitore di Goliath sale dunque a due riprese contro i Filistei, non senz’aver anzitutto ogni volta interrogato Dio. Insistiamo di nuovo su quest'attitudine d'umiltà. Davide non ha fiducia nelle sue capacità di capo, non si fida della sua esperienza militare per decidere quale tattica gli convenga adottare.

È forse così che noi agiamo quando il Nemico «sale contro di noi»? Il nostro primo pensiero è forse quello di interrogare Dio sul modo in cui possiamo vincerlo? Non fidiamoci della nostra propria saggezza e, prima di affrontare l’Avversario, come anche prima di prendere qualsiasi decisione, chiediamo al Signore Gesù le sue direzioni e il suo soccorso. La maggior parte delle nostre sconfitte davanti al nostro forte Nemico non hanno altra spiegazione di questa: avevamo dimenticato di ricercare il pensiero del Signore.

1 Cronache 15:1-24
1Davide si costruì delle case nella città di Davide; preparò un luogo per l’arca di Dio, e drizzò una tenda per essa.2Allora Davide disse: "Nessuno deve portare l’arca di Dio tranne i Leviti; perché l’Eterno ha scelti loro per portare l’arca di Dio, e per esser suoi ministri in perpetuo".3E Davide convocò tutto Israele a Gerusalemme per trasportar l’arca dell’Eterno al luogo ch’egli le avea preparato.4Davide radunò pure i figliuoli d’Aaronne ed i Leviti:5dei figliuoli di Kehath, Uriel, il capo, e i suoi fratelli: centoventi;6dei figliuoli di Merari, Asaia, il capo, e i suoi fratelli: duecentoventi;7dei figliuoli di Ghershom, Joel, il capo, e i suoi fratelli: centotrenta;8dei figliuoli di Elitsafan, Scemaia, il capo, e i suoi fratelli: duecento;9dei figliuoli di Hebron, Eliel, il capo, e i suoi fratelli: ottanta;10dei figliuoli di Uzziel, Amminadab, il capo, e i suoi fratelli: centododici.11Poi Davide chiamò i sacerdoti Tsadok e Abiathar, e i Leviti Uriel, Asaia, Joel, Scemaia, Eliel e Amminadab,12e disse loro: "Voi siete i capi delle case patriarcali dei Leviti; santificatevi, voi e i vostri fratelli, affinché possiate trasportar l’arca dell’Eterno, dell’Iddio d’Israele, nel luogo che io le ho preparato.13Siccome voi non c’eravate la prima volta, l’Eterno, il nostro Dio, fece una breccia fra noi, perché non lo cercammo secondo le regole stabilite".14I sacerdoti e i Leviti dunque si santificarono per trasportare l’arca dell’Eterno, dell’Iddio d’Israele.15E i figliuoli dei Leviti portarono l’arca di Dio sulle loro spalle, per mezzo di stanghe, come Mosè aveva ordinato, secondo la parola dell’Eterno.16E Davide ordinò ai capi dei Leviti che chiamassero i loro fratelli cantori a prestar servizio coi loro strumenti musicali, saltèri, cetre e cembali, da cui trarrebbero suoni vigorosi, in segno di gioia.17I Leviti dunque chiamarono a prestar servizio Heman, figliuolo di Joel; e fra i suoi fratelli, Asaf, figliuolo di Berekia; tra i figliuoli di Merari, loro fratelli, Ethan, figliuolo di Kushaia.18Con loro, furon chiamati i loro fratelli del secondo ordine: Zaccaria, Ben, Jaaziel, Scemiramoth, Jehiel, Unni, Eliab, Benaia, Maaseia, Mattithia, Elifalehu, Mikneia, Obed-Edom e Jeiel, i portinai.19I cantori Heman, Asaf ed Ethan, aveano dei cembali di rame per sonare;20Zaccaria, Aziel, Scemiramoth, Jehiel, Unni, Eliab, Maaseia e Benaia avean dei saltèri per accompagnare voci di fanciulle;21Mattithia, Elifalehu, Mikneia, Obed-Edom, Jeiel ed Azazia sonavano con cetre all’ottava, per guidare il canto;22Kenania, capo dei Leviti, era preposto al canto; dirigeva la musica, perché era competente in questo.23Berekia e Elkana erano portinai dell’arca.24Scebania, Joshafat, Nethaneel, Amasai, Zaccaria, Benaia ed Eliezer, sacerdoti, sonavano la tromba davanti all’arca di Dio; e Obed-Edom e Jehija erano portinai dell’arca.

Bisogna aver il coraggio di riconoscere i nostri falli dinanzi al Signore e dinanzi agli uomini. Noi non abbiamo ricercato Dio «conformemente alle regole stabilite» (vers. 13), dichiara Davide ai Leviti incaricati di portare l’arca. E tutte le disposizioni sono prese questa volta per farla salire «secondo la parola dell'Eterno». Scena di gioia e di lode! Notate il posto che vi occupa Obed-Edom. Avrebbe potuto lagnarsi egoisticamente di veder l'arca lasciar la sua casa. Non perdeva forse con essa una sorgente di benedizione? (cap. 13:14). Ma a questo egli non pensa. La benedizione sarà la parte di tutto Israele, ed egli stesso, Levita d'infra i figli di Core, unirà in sé le funzioni di cantore, di maestro di canto, e di portinaio dell'arca. Quindi non abbandona quest'ultima. Fedele in ciò che era piccolo, Dio gli affida ciò che è grande (Luca 16:10); avendo vegliato per il bene della propria casa, Dio gli affida un incarico nella Sua casa (1 Timoteo 3:5).

Kenania, capo dei Leviti, era preposto al canto, dirigeva la musica, perché era competente (o intendente) in questo (vers. 22). Ci ricorda la parola dell’apostolo: «Io salmeggerò con lo spirito, ma salmeggerò anche con l'intelligenza (1 Corinzi 14:15).

1 Cronache 15:25-29; 1 Cronache 16:1-6
25Davide, gli anziani d’Israele e capi di migliaia si misero in cammino per trasportare l’arca del patto dell’Eterno dalla casa di Obed-Edom, con gaudio.26E poiché Dio prestò assistenza ai Leviti che portavan l’arca del patto dell’Eterno, fu offerto un sacrifizio di sette giovenchi e di sette montoni.27Davide indossava un manto di lino fino, come anche tutti i Leviti che portavano l’arca, i cantori, e Kenania, capo musica fra i cantori; e Davide avea sul manto un efod di lino.28Così tutto Israele portò su l’arca del patto dell’Eterno con grida di gioia, a suon di corni, di trombe, di cembali, di saltèri e d’arpe.29E come l’arca del patto dell’Eterno giunse alla città di Davide, Mical, figliuola di Saul, guardava dalla finestra: e vedendo il re Davide che danzava e saltava, lo sprezzò in cuor suo.
1Portarono dunque l’arca di Dio e la collocarono in mezzo al padiglione che Davide aveva rizzato per lei; e si offrirono olocausti e sacrifizi di azioni di grazie dinanzi a Dio.2E quando Davide ebbe finito d’offrire gli olocausti e i sacrifizi di azioni di grazie, benedisse il popolo nel nome dell’Eterno;3e distribuì a tutti gl’Israeliti, uomini e donne, un pane per uno, una porzione di carne, e un dolce d’uva secca.4Poi stabilì davanti all’arca dell’Eterno alcuni di fra i Leviti per fare il servizio per ringraziare, lodare e celebrare l’Eterno, l’Iddio d’Israele.5Erano: Asaf, il capo; Zaccaria, il secondo dopo di lui; poi Jeiel, Scemiramoth, Jehiel, Mattithia, Eliab, Benaia, Obed-Edom e Jeiel. Essi sonavano saltèri e cetre, e Asaf sonava i cembali;6i sacerdoti Benaia e Jahaziel sonavano del continuo la tromba davanti all’arca del patto di Dio.

I vers. 24 e 25 del Salmo 68 fanno allusione alla festa che si svolge sotto i nostri occhi: «Essi hanno veduto la tua entrata, o Dio! (l’entrata, o la marcia del Figlio di Dio che l'arca rappresenta)... Precedevano i cantori, dietro venivano i sonatori...» Ma è soprattutto il Salmo 132 che ci permette di conoscere i pensieri di Davide in quella solenne occasione. L'entrata dell'arca nel luogo del suo riposo rispondeva al suo ardente desiderio (Salmo 132:3-5 e 8).

Possa anche il nostro cuore vibrare al pensiero del riposo celeste nel quale Gesù ci ha preceduti. Come le promesse divine di questo bel Salmo 132 vanno al di là della scena del nostro capitolo! «I suoi sacerdoti li vestirò di salvezza e i suoi fedeli giubileranno con gran gioia» (parag. cap. 15:27-28 con Salmo 132:16).

Io benedirò largamente i suoi viveri, sazierò di pane i suoi poveri (parag. cap. 16:3 con Salmo 132:15).

I riscattati del Signore sono chiamati ad esprimere la loro gioia e la loro lode senza aspettare il riposo celeste. Già sulla terra, essi possiedono un Centro di radunamento: Cristo. Essi sono preposti per fare il servizio, per ringraziare, lodare e celebrare (vers. 4) il Padre e il Figlio.

1 Cronache 16:7-22
7Allora, in quel giorno, Davide diede per la prima volta ad Asaf e ai suoi fratelli l’incarico di cantare le lodi dell’Eterno:8"Celebrate l’Eterno, invocate il suo nome; fate conoscere le sue gesta fra i popoli.9Cantategli, salmeggiategli, meditate su tutte le sue maraviglie.10Gloriatevi nel santo suo nome; si rallegri il cuore di quelli che cercano l’Eterno!11Cercate l’Eterno e la sua forza, cercate del continuo la sua faccia!12Ricordatevi delle maraviglie ch’egli ha fatte, de’ suoi miracoli e de’ giudizi della sua bocca,13o voi, progenie d’Israele, suo servitore, figliuoli di Giacobbe, suoi eletti!14Egli, l’Eterno, è l’Iddio nostro; suoi giudizi s’esercitano su tutta la terra.15Ricordatevi in perpetuo del suo patto, della parola da lui data per mille generazioni,16del patto che fece con Abrahamo, che giurò ad Isacco,17e che confermò a Giacobbe come uno statuto, ad Israele come un patto eterno,18dicendo: "Io ti darò il paese di Canaan per vostra parte di eredità".19Non erano allora che poca gente, pochissimi e stranieri nel paese,20e andavano da una nazione all’altra, da un regno a un altro popolo.21Egli non permise che alcuno li opprimesse; anzi, castigò dei re per amor loro,22dicendo: "Non toccate i miei unti, e non fate alcun male ai miei profeti".

I cantori e i musici sono stati designati. Oggi il canto non è più soltanto la parte di alcuni. Tutti noi dovremmo amare cantare con riconoscenza e in particolare essere felici, durante il culto, di unire la nostra voce ai canti d’adorazione (Efesini 5:19; Colossesi 3:16). Ora Davide consegna ad Asaf «questo salmo, il primo, per celebrare l'Eterno». Quanti motivi aveva l'Israelita per benedirLo: il suo nome, le sue opere, la sua gloria, le sue relazioni coi santi! Per noi che conosciamo Gesù e la sua opera della croce, quanto più numerosi sono i nostri soggetti d'adorazione! Sì, cantiamo con intelligenza: riflettiamo sulle parole che pronunziamo. I nostri inni, composti secondo la Bibbia, sviluppano molteplici aspetti delle glorie del Padre e del Figlio. È importante e prezioso distinguerli gli uni dagli altri.

Che cosa sono i figli di Dio in rapporto al mondo che li circonda? «Poca gente, pochissimi e stranieri nel paese» (vers. 19). Sono essi miseri? Anzi, tutt’altro! «Gloriatevi nel santo suo nome» (vers. 10). Il nome di Gesù, la nostra relazione col suo Padre per mezzo di Lui, ecco la nostra gloria, la nostra ricchezza, la nostra gioia e anche la nostra sicurtà (1 Corinzi 1:30-31)!

1 Cronache 16:23-43
23Cantate all’Eterno, abitanti di tutta la terra, annunziate di giorno in giorno la sua salvezza!24Raccontate la sua gloria fra le nazioni e le sue maraviglie fra tutti i popoli!25Perché l’Eterno è grande e degno di sovrana lode; gli è tremendo sopra tutti gli dèi.26Poiché tutti gli dèi dei popoli son idoli vani, ma l’Eterno ha fatto i cieli.27Splendore e maestà stanno dinanzi a lui, forza e gioia sono nella sua dimora.28Date all’Eterno, o famiglie dei popoli, date all’Eterno gloria e forza.29Date all’Eterno la gloria dovuta al suo nome, portategli offerte e venite in sua presenza. Prostratevi dinanzi all’Eterno vestiti di sacri ornamenti,30tremate dinanzi a lui, o abitanti di tutta la terra! Il mondo è stabile e non sarà smosso.31Si rallegrino i cieli e gioisca la terra; dicasi fra le nazioni: "L’Eterno regna".32Risuoni il mare e quel ch’esso contiene; festeggi la campagna e tutto quello ch’è in essa.33Gli alberi delle foreste dian voci di gioia nel cospetto dell’Eterno, poich’egli viene a giudicare la terra.34Celebrate l’Eterno, perch’egli è buono, perché la sua benignità dura in perpetuo.35E dite: "Salvaci, o Dio della nostra salvezza! Raccoglici di fra le nazioni e liberaci, affinché celebriamo il tuo santo nome e mettiamo la nostra gloria nel lodarti".36Benedetto sia l’Eterno, l’Iddio d’Israele, d’eternità in eternità!" E tutto il popolo disse: "Amen", e lodò l’Eterno.37Poi Davide lasciò quivi, davanti all’arca del patto dell’Eterno, Asaf e i suoi fratelli perché fossero del continuo di servizio davanti all’arca, secondo i bisogni d’ogni giorno.38Lasciò Obed-Edom e Hosa e i loro fratelli, in numero di sessantotto: Obed-Edom, figliuolo di Jeduthun, e Hosa, come portieri.39Lasciò pure il sacerdote Tsadok e i sacerdoti suoi fratelli davanti al tabernacolo dell’Eterno, sull’alto luogo che era a Gabaon,40perché offrissero del continuo all’Eterno olocausti, mattina e sera, sull’altare degli olocausti, ed eseguissero tutto quello che sta scritto nella legge data dall’Eterno ad Israele.41E con essi erano Heman, Jeduthun, e gli altri ch’erano stati scelti e designati nominatamente per lodare l’Eterno, perché la sua benignità dura in perpetuo.42Heman e Jeduthun eran con essi, con trombe e cembali per i musici, e con degli strumenti per i cantici in lode di Dio. I figliuoli di Jeduthun erano addetti alla porta.43Tutto il popolo se ne andò, ciascuno a casa sua, e Davide se ne ritornò per benedire la propria casa.

Come la prima «strofa» di questo cantico (vers. 7 a 22) corrisponde ad una parte del Salmo 105 (vers. 1 a 15), quella che segue riunisce una parte del Salmo 96 (vers. 2 a 12) con tre versetti del Salmo 106 (vers. 1, 47, 48). Ma una cosa è ben notevole. Tutto quel che non risponde in questi tre primi salmi al carattere della grazia, è stato lasciato da parte. Qui non è fatto menzione né di falli commessi, né di giudizio meritato.

Quando i riscattati circonderanno il trono dell’Agnello e risuonerà il cantica nuovo, potrebbe esso contenere un richiamo opprimente ai loro peccati (come nel Salmo 106:6, 7, 13-43 per Israele)? È impossibile, poiché Dio l'ha promesso: «Io non mi ricorderò più dei lor peccati né delle loro iniquità» (Ebrei 8:12). Si tratterà soltanto di dire: «A Colui che ci ama e ci ha lavati dei nostri peccati nel suo sangue... a Lui la gloria e la forza nei secoli dei secoli! Amen» (Apocalisse 1:5-6).

Questa scena termina con lo stabilimento definitivo del servizio davanti all’arca. Ognuno adempirà d'ora innanzi le sue sante funzioni, figura di quelle che appartengono fin d'ora ai veri adoratori.

1 Cronache 17:1-15
1Or avvenne che Davide quando si fu stabilito nella sua casa, disse al profeta Nathan: "Ecco, io abito in una casa di cedro, e l’arca del patto dell’Eterno sta sotto una tenda".2Nathan rispose a Davide: "Fa’ tutto quello che hai in cuore di fare, poiché Dio è teco".3Ma quella stessa notte la parola di Dio fu diretta a Nathan in questi termini:4"Va’ e di’ al mio servo Davide: Così dice l’Eterno: Non sarai tu quegli che mi edificherà una casa perch’io vi dimori;5poiché io non ho abitato in una casa, dal giorno che trassi Israele dall’Egitto, fino al dì d’oggi; ma sono andato di tenda in tenda, di dimora in dimora.6Dovunque sono andato, or qua or là, in mezzo a tutto Israele, ho io mai fatto parola a qualcuno dei giudici d’Israele i quali avevo comandato di pascere il mio popolo, dicendogli: Perché non mi edificate una casa di cedro?7Ora dunque parlerai così al mio servo Davide: Così dice l’Eterno degli eserciti: Io ti presi dall’ovile, di dietro alle pecore, perché tu fossi il principe d’Israele, mio popolo;8e sono stato teco dovunque sei andato, ho sterminato dinanzi a te tutti i tuoi nemici, e ho reso il tuo nome grande come quello dei grandi che son sulla terra;9ho assegnato un posto ad Israele, mio popolo, e ve l’ho piantato perché abiti in casa sua e non sia più agitato, né seguitino gl’iniqui a farne scempio come prima,10e fin dal tempo in cui avevo stabilito dei giudici sul mio popolo d’Israele. Io ho umiliato tutti i tuoi nemici; e t’annunzio che l’Eterno ti fonderà una casa.11Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu te n’andrai a raggiungere i tuoi padri, io innalzerò al trono dopo di te la tua progenie, uno de’ tuoi figliuoli, e stabilirò saldamente il suo regno.12Egli mi edificherà una casa, ed io renderò stabile in perpetuo il suo trono.13Io sarò per lui un padre, ed egli mi sarà figliuolo; e non gli ritirerò la mia grazia, come l’ho ritirata da colui che t’ha preceduto.14Io lo renderò saldo per sempre nella mia casa e nel mio regno, e il suo trono sarà reso stabile in perpetuo".15Nathan parlò a Davide, secondo tutte queste parole e secondo tutta questa visione.

Questo capitolo riproduce quasi testualmente 2 Samuele 7. Ma non valeva forse la pena di rileggere questa meravigliosa «conversazione» fra Dio ed un uomo, oggetto della sua grazia? Dio parla per mezzo di Nathan al re diletto; poi quest’ultimo Gli risponde. Conosciamo noi per esperienza queste conversazioni con Dio (e col Signore Gesù)? È essenzialmente per mezzo della Sua Parola che Egli comunica con noi. E noi abbiamo completa libertà di risponderGli per mezzo della preghiera.

Tuttavia in accordo col carattere del libro, alcune parole sono state cancellate a proposito del figlio di Davide. L’espressione: «se fa del male, lo castigherò...» (2 Samuele 7:4) non si trova nel nostro capitolo, prova che si tratta di uno più grande di Salomone.

«Io sarò per lui un padre, — dice l’Eterno, — ed egli mi sarà figlio» (vers. 14). La citazione di questo versetto in Ebrei 1:5 conferma anche che questo figlio è proprio Gesù in cui la grazia ci è stata rivelata. Così il prezioso soggetto delle conversazioni che abbiamo con Dio, è Gesù, il suo diletto Figlio. «La nostra comunione è col Padre...» vale a dire: noi possiamo avere uno stesso pensiero con Lui, uno stesso pensiero concernente il suo Figlio Gesù Cristo (1 Giovanni 1:3).

1 Cronache 17:16-27
16Allora il re Davide andò a presentarsi davanti all’Eterno, e disse: "Chi son io, o Eterno Iddio, e che è la mia casa, che tu m’abbia fatto arrivare fino a questo punto?17E questo è parso ancora poca cosa agli occhi tuoi, o Dio; e tu hai parlato anche della casa del tuo servo per un lontano avvenire, e hai degnato considerar me come se fossi uomo d’alto grado, o Eterno Iddio.18Che potrebbe Davide dirti di più riguardo all’onore ch’è fatto al tuo servo? Tu conosci il tuo servo.19O Eterno, per amor del tuo servo e seguendo il cuor tuo, hai compiuto tutte queste grandi cose per rivelargli tutte le tue maraviglie.20O Eterno, nessuno è pari a te, e non v’è altro Dio fuori di te, secondo tutto quello che abbiamo udito coi nostri orecchi.21E qual popolo è come il tuo popolo d’Israele, l’unica nazione sulla terra che Dio sia venuto a redimere per formarne il suo popolo, per farti un nome e per compiere cose grandi e tremende, cacciando delle nazioni d’innanzi al tuo popolo che tu hai redento dall’Egitto?22Tu hai fatto del tuo popolo d’Israele il popolo tuo speciale in perpetuo; e tu, o Eterno, sei divenuto il suo Dio.23Or dunque, o Eterno, la parola che tu hai pronunziata riguardo al tuo servo ed alla sua casa rimanga stabile in perpetuo, e fa’ come tu hai detto.24Sì, rimanga stabile, affinché il tuo nome sia magnificato in perpetuo, e si dica: L’Eterno degli eserciti, l’Iddio d’Israele, è veramente un Dio per Israele; e la casa del tuo servo Davide sia stabile dinanzi a te!25Poiché tu stesso, o mio Dio, hai rivelato al tuo servo di volergli fondare una casa. Perciò il tuo servo ha preso l’ardire di rivolgerti questa preghiera.26Ed ora, o Eterno, tu sei Dio, e hai promesso questo bene al tuo servo;27piacciati dunque benedire ora la casa del tuo servo, affinch’ella sussista in perpetuo dinanzi a te! Poiché ciò che tu benedici, o Eterno, è benedetto in perpetuo".

Davide sente di non aver meritato nulla. Confuso, egli rammenta la bontà di Dio verso lui, Gli rende omaggio, Lo ringrazia. — Dire grazie! Quando qualcuno commette una tale mancanza verso noi, chiamiamo ciò della scortesia o dell’ingratitudine. Pensate voi che Dio vi sia insensibile quando i suoi figli dimenticano di farlo? Ebbene, riflettiamo a tutti i benefizi a lato dei quali passiamo ogni giorno senza pensare di ringraziarLo o anche senza averli neppure notati. Come il Salmista, incoraggiamo l'anima nostra a non dimenticare nessuno dei suoi benefici (Salmo 103:2). Quante cose vi sono che troviamo naturalissime, almeno finché le possediamo: la salute, il cibo...! Prima dei pasti, le famiglie cristiane hanno l'abitudine (e il dovere) di rendere grazie. Ma bisogna che ci associamo veramente di cuore alle parole pronunziate dal capo famiglia. Più ancora che per le sue cure materiali, benediciamo Dio per i nostri privilegi cristiani: la Parola, il radunamento, l'educazione secondo il Signore (Efesini 5:20). E soprattutto, non stanchiamoci di renderGli grazie per la sua grande salvezza, per il suo grande Salvatore. Ripetiamo con l'apostolo: «Ringraziato sia Dio per il suo dono inesprimibile» (2 Corinzi 9:15).

1 Cronache 18:1-17; 1 Cronache 20:4-8
1Dopo queste cose, Davide sconfisse i Filistei e li umiliò, e tolse di mano ai Filistei Gath e le città che ne dipendevano.2Sconfisse pure i Moabiti; e i Moabiti divennero sudditi e tributari di Davide.3Davide sconfisse anche Hadarezer, re di Tsoba, verso Hamath, mentr’egli andava a stabilire il suo dominio sul fiume Eufrate.4Davide gli prese mille carri, settemila cavalieri e ventimila pedoni; tagliò i garetti a tutti i cavalli da tiro, ma riserbò de’ cavalli per cento carri.5E quando i Siri di Damasco vennero per soccorrere Hadarezer, re di Tsoba, Davide ne uccise ventiduemila.6Poi Davide mise delle guarnigioni nella Siria di Damasco, e i Siri divennero sudditi e tributari di Davide; e l’Eterno lo rendea vittorioso dovunque egli andava.7E Davide tolse ai servi di Hadarezer i loro scudi d’oro e li portò a Gerusalemme.8Davide prese anche una grande quantità di rame a Tibhath e a Cun, città di Hadarezer. Salomone se ne servì per fare il mar di rame, le colonne e gli utensili di rame.9Or quando Tou, re di Hamath, ebbe udito che Davide avea sconfitto tutto l’esercito di Hadarezer, re di Tsoba,10mandò al re Davide Hadoram, suo figliuolo, per salutarlo e per benedirlo perché avea mosso guerra a Hadarezer e l’avea sconfitto (Hadarezer era sempre in guerra con Tou); e Hadoram portò seco ogni sorta di vasi d’oro, d’argento, e di rame.11E il re Davide consacrò anche quelli all’Eterno, come avea già consacrato l’argento e l’oro che avea portato via a tutte le nazioni: agli Edomiti, ai Moabiti, agli Ammoniti, ai Filistei ed agli Amalekiti.12Abishai, figliuolo di Tseruia, sconfisse pure diciottomila Edomiti nella valle del Sale.13E pose delle guarnigioni in Idumea, e tutti gli Edomiti divennero sudditi di Davide; e l’Eterno rendea Davide vittorioso dovunque egli andava.14Davide regnò su tutto Israele, facendo ragione e amministrando la giustizia a tutto il suo popolo.15Joab, figliuolo di Tseruia, comandava l’esercito; Giosafat, figliuolo di Ahilud, era cancelliere;16Tsadok, figliuolo di Ahitub, e Abimelec, figliuolo di Abiathar, erano sacerdoti; Shavsa era segretario;17Benaia, figliuolo di Jehoiada, era capo dei Kerethei e dei Pelethei; e i figliuoli di Davide erano i primi al fianco del re.
4Dopo queste cose, ci fu una battaglia coi Filistei, a Ghezer; allora Sibbecai di Hushah uccise Sippai, uno dei discendenti di Rafa; e i Filistei furono umiliati.5Ci fu un’altra battaglia coi Filistei; ed Elhanan, figliuolo di Jair, uccise Lahmi, fratello di Goliath di Gath, di cui l’asta della lancia era come un subbio da tessitore.6Ci fu ancora una battaglia a Gath, dove si trovò un uomo di grande statura, che avea sei dita a ciascuna mano e a ciascun piede, in tutto ventiquattro dita, e che era anch’esso dei discendenti di Rafa.7Egli ingiuriò Israele; e Gionathan, figliuolo di Scimea, fratello di Davide, l’uccise.8Questi quattro uomini erano nati a Gath, della stirpe di Rafa. Essi perirono per man di Davide e per mano della sua gente.

I capitoli 18, 19 e 20 riferiscono le guerre di Davide. Raggruppano dei fatti che nel 2° Libro di Samuele, sono sparsi in diverse circostanze della storia del re. Li abbiamo già considerati e non ci sono differenze notevoli fra i due testi. Ad eccezione di una sola: il silenzio totale fatto al principio del cap. 20 sul terribile peccato di Davide e sulle sue tragiche conseguenze. Né il tenebroso caso di Uria, né il peccato di Amnon seguito dal suo assassinio, né la cospirazione di Absalom, né il fatto criminale di Joab, trovano posto in questo Libro delle Cronache. «Beato colui la cui trasgressione è rimessa e il cui peccato è coperto», dirà Davide nel Salmo 32. — Ciascuno di nostri lettori è uno di quei beati?

Davide trionfa successivamente sui Filistei, sui Moabiti, sui Siriani, sugli Edomiti; poi anche sui figli di Ammon (cap. 19 e 20). Tutti i nemici tradizionali di Israele sono soggiogati, figura del momento in cui Dio sottometterà ogni cosa a Cristo e metterà i suoi nemici per sgabello dei suoi piedi (Ebrei 1:13 e 2:8).

1 Cronache 21:1-13
1Or Satana si levò contro Israele, e incitò Davide a fare il censimento d’Israele.2E Davide disse a Joab e ai capi del popolo: "Andate, fate il censimento degl’Israeliti da Beer-Sceba fino a Dan; e venite a riferirmene il risultato, perch’io ne sappia il numero".3Joab rispose: "L’Eterno renda il suo popolo cento volte più numeroso di quello che è! Ma, o re, mio signore, non sono eglino tutti servi del mio signore? Perché il mio signore domanda egli questo? Perché render così Israele colpevole?"4Ma l’ordine del re prevalse contro Joab. Joab dunque partì, percorse tutto Israele, poi tornò a Gerusalemme.5E Joab rimise a Davide la cifra del censimento del popolo: c’erano in tutto Israele un milione e centomila uomini atti a portare le armi; e in Giuda quattrocento settantamila uomini atti a portar le armi.6Or Joab non avea fatto il censimento di Levi e di Beniamino come degli altri, perché l’ordine del re era per lui abominevole.7Questa cosa dispiacque a Dio, che perciò colpì Israele.8E Davide disse a Dio: "Io ho gravemente peccato in questo che ho fatto; ma ora, ti prego, perdona l’iniquità del tuo servo, perché io ho agito con grande stoltezza".9E l’Eterno parlò così a Gad, il veggente di Davide:10"Va’, e parla a Davide in questo modo: Così dice l’Eterno: Io ti propongo tre cose; sceglitene una, e quella ti farò".11Gad andò dunque da Davide, e gli disse: "Così dice l’Eterno: Scegli quello che vuoi:12o tre anni di carestia, o tre mesi durante i quali i tuoi avversari facciano scempio di te e ti raggiunga la spada dei tuoi nemici, ovvero tre giorni di spada dell’Eterno, ossia di peste nel paese, durante i quali l’angelo dell’Eterno porterà la distruzione in tutto il territorio d’Israele. Or dunque vedi che cosa io debba rispondere a colui che mi ha mandato".13E Davide disse a Gad: "Io sono in una grande angoscia! Ebbene, ch’io cada nelle mani dell’Eterno, giacché le sue compassioni sono immense; ma ch’io non cada nelle mani degli uomini!"

Ci si potrebbe chiedere perché Dio, che ha coperto i falli precedenti di Davide, ricordi qui quello del censimento. Questo peccato ci mostra anzitutto la distanza che separa questo re da Colui di cui non è stato che una debole figura. Bisognava che Israele non potesse confondere il suo Messia, anche col più grande dei suoi re. Il Figlio di Davide era ad un tempo il suo Signore (Matteo 22:41 a 45). D’altronde, era necessario spiegare il castigo divino e la grazia che vi avrebbe messo fine. Altrimenti la narrazione non si capirebbe. Davide appare qui né più né meno che come un colpevole, tale come voi e me. Ma egli conosce il cuore di Dio. La sua risposta a Gad ne è la prova: «Che io cada nelle mani dell'Eterno, giacché le sue compassioni sono immense» (vers. 13). Conosciamo noi per esperienza personale la ricchezza e la varietà di queste compassioni del Signore? (leggere Lamentazioni di Geremia 3:22,23,32). Per ciò che riguarda l'espiazione dei nostri peccati, non poteva trattarsi di scegliere fra tre anni di carestia, tre mesi di guerra o tre giorni di malattia. Ma Cristo, in vece nostra, ha conosciuto durante le tre ore oscure della croce la totale misura dell'ira di Dio; Egli ha portato l'eternità del nostro castigo.

1 Cronache 21:14-30
14Così l’Eterno mandò la peste in Israele; e caddero settantamila persone d’Israele.15E Dio mandò un angelo a Gerusalemme per distruggerla; e come questi si disponeva a distruggerla, l’Eterno gettò su di lei lo sguardo, si pentì della calamità che avea inflitta, e disse all’angelo distruttore: "Basta; ritieni ora la tua mano!" Or l’angelo dell’Eterno si trovava presso l’aia di Ornan, il Gebuseo.16E Davide, alzando gli occhi, vide l’angelo dell’Eterno che stava fra terra e cielo, avendo in mano una spada sguainata, vòlta contro Gerusalemme. Allora Davide e gli anziani, coperti di sacchi, si gettarono con la faccia a terra.17E Davide disse a Dio: "Non sono io quegli che ordinai il censimento del popolo? Son io che ho peccato, e che ho agito con tanta malvagità; ma queste pecore che hanno fatto? Ti prego, o Eterno, o mio Dio, si volga la tua mano contro di me e contro la casa di mio padre, ma non contro il tuo popolo, per colpirlo col flagello!"18Allora l’angelo dell’Eterno ordinò a Gad di dire a Davide che salisse ad erigere un altare all’Eterno nell’aia di Ornan, il Gebuseo.19E Davide salì, secondo la parola che Gad avea pronunziata nel nome dell’Eterno.20Ornan, voltandosi, vide l’angelo; e i suoi quattro figliuoli ch’eran con lui si nascosero. Ornan stava battendo il grano.21E come Davide giunse presso Ornan, Ornan guardò, e vide Davide; e, uscito dall’aia, si prostrò dinanzi a Davide, con la faccia a terra.22Allora Davide disse ad Ornan: "Dammi il sito di quest’aia, perch’io vi eriga un altare all’Eterno; dammelo per tutto il prezzo che vale, affinché la piaga cessi d’infierire sul popolo".23Ornan disse a Davide: "Prenditelo; e il re, mio signore, faccia quello che par bene agli occhi suoi; guarda, io ti do i buoi per gli olocausti, le macchine da trebbiare per legna, e il grano per l’oblazione; tutto ti do".24Ma il re Davide disse ad Ornan: "No, io comprerò da te queste cose per il loro intero prezzo; giacché io non prenderò per l’Eterno ciò ch’è tuo, né offrirò un olocausto che non mi costi nulla".25E Davide diede ad Ornan come prezzo del luogo il peso di seicento sicli d’oro;26poi edificò quivi un altare all’Eterno, offrì olocausti e sacrifizi di azioni di grazie, e invocò l’Eterno, il quale gli rispose mediante il fuoco, che discese dal cielo sull’altare dell’olocausto.27Poi l’Eterno comandò all’angelo di rimettere la spada nel fodero.28In quel tempo Davide, vedendo che l’Eterno lo aveva esaudito nell’aia d’Ornan, il Gebuseo, vi offriva dei sacrifizi.29Il tabernacolo dell’Eterno che Mosè avea costruito nel deserto e l’altare degli olocausti si trovavano allora sull’alto luogo di Gabaon.30E Davide non poteva andare davanti a quell’altare a cercare Iddio, per lo spavento che gli avea cagionato la spada dell’angelo dell’Eterno.

Su questa stessa montagna di Moriah, Abrahamo un tempo aveva offerto il suo figlio Isacco (Genesi 22:2; 2 Cronache 3:1). Ma Dio aveva fermato la sua mano, come ora ritiene quella dell’angelo. Il giudizio divino distolto così, cadrà sotto forma di fuoco sull'olocausto che Davide offre (vers. 26). Abrahamo, dopo aver presentato anche lui un sacrificio in sostituzione di Isacco, aveva chiamato quel luogo «Jehovah-ireh, cioè: Al monte dell'Eterno sarà provveduto» (Genesi 22:14).

Per quel che ci riguarda, sappiamo in che modo solenne «doveva esservi provveduto» e sappiamo anche chi doveva ricevere, in vece nostra, i colpi del giudizio di Dio. La voce che qui dice all’angelo: «Basta»; poi gli ordina di rimettere la spada nel fodero, questa voce è la stessa che dovrà dire un giorno: «Spada, risvegliati contro il mio pastore, e contro l'uomo che mi è compagno...; colpisci il pastore...» (Zaccaria 13:7). Mistero inscrutabile e meraviglioso! Il castigo che noi meritavamo è stato per sempre allontanato, perché è caduto su Colui che è stato colpito in vece nostra: Gesù, nostro buon Pastore, il «compagno dell'Eterno».

1 Cronache 22:1-19
1E Davide disse: "Qui sarà la casa di Dio, dell’Eterno, e qui sarà l’altare degli olocausti per Israele".2Davide ordinò che si radunassero gli stranieri che erano nel paese d’Israele, e fissò degli scalpellini per lavorar le pietre da taglio per la costruzione della casa di Dio.3Davide preparò pure del ferro in abbondanza per i chiodi per i battenti delle porte e per le commettiture; e una quantità di rame di peso incalcolabile4e del legname di cedro da non potersi contare; perché i Sidoni e i Tiri aveano portato a Davide del legname di cedro in abbondanza.5Davide diceva: "Salomone, mio figliuolo, è giovine e di tenera età, e la casa che si deve edificare all’Eterno ha da essere talmente magnifica da salire in fama ed in gloria in tutti i paesi; io voglio dunque far dei preparativi per lui". Così Davide preparò degli abbondanti materiali, prima di morire.6Poi chiamò Salomone, suo figliuolo, e gli ordinò di edificare una casa all’Eterno, all’Iddio d’Israele.7Davide disse a Salomone: "Figliuol mio, io stesso avevo in cuore di edificare una casa al nome dell’Eterno, del mio Dio;8ma la parola dell’Eterno mi fu rivolta, e mi fu detto: Tu hai sparso molto sangue, e hai fatte di gran guerre; tu non edificherai una casa al mio nome, poiché hai sparso molto sangue sulla terra, dinanzi a me.9Ma ecco, ti nascerà un figliuolo, che sarà uomo tranquillo, e io gli darò quiete, liberandolo da tutti i suoi nemici d’ogni intorno. Salomone sarà il suo nome; e io darò pace e tranquillità a Israele, durante la vita di lui.10Egli edificherà una casa al mio nome; ei mi sarà figliuolo, ed io gli sarò padre; e renderò stabile il trono del suo regno sopra Israele in perpetuo.11Ora, figliuol mio, l’Eterno sia teco, onde tu prosperi, ed edifichi la casa dell’Eterno, del tuo Dio, secondo ch’egli ha detto di te.12Sol diati l’Eterno senno e intelligenza, e ti costituisca re d’Israele, per osservare la legge dell’Eterno, del tuo Dio.13Allora prospererai, se tu ti applichi a mettere in pratica le leggi e i precetti che l’Eterno prescrisse a Mosè per Israele. Sii forte e fatti animo; non temere e non ti sgomentare.14Ora ecco io, colle mie fatiche, ho preparato per la casa dell’Eterno centomila talenti d’oro, un milione di talenti d’argento, e una quantità di rame e di ferro da non potersi pesare, tant’è abbondante; ho pur preparato del legname e delle pietre; e tu ve ne potrai aggiungere ancora.15E tu hai presso di te degli operai in abbondanza: degli scalpellini, de’ muratori, de’ falegnami, e ogni sorta d’uomini esperti in qualunque specie di lavoro.16Quanto all’oro, all’argento, al rame, al ferro, ve n’è una quantità incalcolabile. Lèvati dunque, mettiti all’opra, e l’Eterno sia teco!"17Davide ordinò pure a tutti i capi d’Israele d’aiutare Salomone, suo figliuolo, e disse loro:18"L’Eterno, l’Iddio vostro, non è egli con voi, e non v’ha egli dato quiete d’ogn’intorno? Infatti egli m’ha dato nelle mani gli abitanti del paese, e il paese è assoggettato all’Eterno ed al suo popolo.19Disponete dunque il vostro cuore e l’anima vostra a cercare l’Eterno ch’è il vostro Dio; poi levatevi, e costruite il santuario dell’Eterno Iddio, per trasferire l’arca del patto dell’Eterno e gli utensili consacrati a Dio, nella casa che dev’essere edificata al nome dell’Eterno".

La casa che Davide intravvede, e che Salomone costruirà, è l’immagine della futura abitazione di Dio in mezzo ad Israele. Tuttavia molti particolari relativi alla sua preparazione e alla sua costruzione ci aiuteranno a comprendere meglio le grandi verità del Nuovo Testamento a riguardo della Chiesa. Nello stesso modo per cui l'aia di Ornan, ove il sacrificio è stato offerto, diventerà la base della Casa, così l'opera di Cristo alla croce sarà il fondamento dell'Assemblea. La stessa verità appare sotto un'altra forma se consideriamo insieme Davide e Salomone come un solo tipo del Signore Gesù. Davide ci parla d'un Cristo sofferente e rigettato, che ha preparato — nella sua afflizione (vers. 14) — tutto ciò che era necessario per l'edificazione della Casa di Dio. Salomone rappresenta Cristo glorificato, che costruisce la sua Assemblea ed è pronto a comparire con lei per regnare sull'universo. I materiali, in particolare le «pietre vive» che sono i credenti, non potevano essere radunati senza le sofferenze e la morte del Signore Gesù. Ma occorreva la sua esaltazione onde la Chiesa potesse essere costruita. Quest'edificio non è oggi ancora terminato. Può darsi che manchi soltanto una sola pietra. Sareste voi questa pietra?

1 Cronache 23:1-6, 24-32
1Davide vecchio e sazio di giorni, stabilì Salomone, suo figliuolo, re d’Israele.2E radunò tutti i capi d’Israele, i sacerdoti e i Leviti.3Fu fatto un censimento dei Leviti dall’età di trent’anni in su; e, contati testa per testa, uomo per uomo, il loro numero risultò di trentottomila.4E Davide disse: "Ventiquattromila di questi siano addetti a dirigere l’opera della casa dell’Eterno; seimila siano magistrati e giudici;5quattromila siano portinai, e quattromila celebrino l’Eterno con gli strumenti che io ho fatti per celebrarlo".6E Davide li divise in classi, secondo i figliuoli di Levi: Ghershon, Kehath e Merari.
24Questi sono i figliuoli di Levi secondo le loro case patriarcali, i capi famiglia secondo il censimento, fatto contando i nomi, testa per testa. Essi erano addetti a fare il servizio della casa dell’Eterno, dall’età di vent’anni in su,25poiché Davide avea detto: "L’Eterno, l’Iddio d’Israele, ha dato riposo al suo popolo, ed esso è venuto a stabilirsi a Gerusalemme per sempre;26e anche i Leviti non avranno più bisogno di portare il tabernacolo e tutti gli utensili per il suo servizio".27Fu secondo le ultime disposizioni di Davide che il censimento dei figliuoli di Levi si fece dai venti anni in su.28Posti presso i figliuoli d’Aaronne per il servizio della casa dell’Eterno, essi aveano l’incarico dei cortili, delle camere, della purificazione di tutte le cose sacre, dell’opera relativa al servizio della casa di Dio,29dei pani della presentazione, del fior di farina per le offerte, delle focacce non lievitate, delle cose da cuocere sulla gratella, di quella da friggere, e di tutte le misure di capacità e di lunghezza.30Doveano presentarsi ogni mattina e ogni sera per lodare e celebrare l’Eterno,31e per offrire del continuo davanti all’Eterno tutti gli olocausti, secondo il numero prescritto loro dalla legge, per i sabati, pei noviluni e per le feste solenni;32e doveano prender cura della tenda di convegno, del santuario, e stare agli ordini dei figliuoli d’Aaronne loro fratelli, per il servizio della casa dell’Eterno.

Davide fa sedere Salomone con sé sul suo trono. Nessuna menzione è fatta qui, né della cospirazione d’Adonija, né delle circostanze dell'incoronazione del nuovo re. Possiamo da questo fatto elevarci più in alto che nel 1° Libro dei Re e considerare in figura il Figlio seduto con il Padre sul suo trono (vedere Apocalisse 3:21). Ora una delle attività di Gesù nella gloria ci è data in Efesini 4:8 a 12: «Salito in alto, Egli... ha fatto dei doni agli uomini... gli uni come apostoli; gli altri come profeti; gli altri come evangelisti; gli altri come pastori e dottori, per il perfezionamento dei santi, per l'opera del ministerio, per l'edificazione del corpo di Cristo».

Qui, e nei capitoli che seguono, assistiamo alla designazione di ogni operaio: sorveglianti, intendenti, giudici, portinai, musici, ripartiti secondo le tre famiglie dei Leviti. Le loro funzioni sono precise e specialmente per ciò che concerne il servizio essenziale della lode. Celebrare e lodare Dio ogni mattina e ogni sera (vers. 30)! Servizio ben invidiabile... che è alla nostra portata!

Al capitolo seguente sono i sacerdoti, figli d’Aaronne, che sono ripartiti in ventiquattro classi.

1 Cronache 25:1-8; 1 Cronache 26:13-19
1Poi Davide e i capi dell’esercito appartarono per il servizio quelli de’ figliuoli di Asaf, di Heman e di Jeduthun che cantavano gl’inni sacri accompagnandosi con cetre, con saltèri e con cembali; e questo e il numero di quelli che furono incaricati di questo servizio.2Dei figliuoli di Asaf: Zaccur, Josef, Nethania, Asarela, figliuoli di Asaf, sotto la direzione di Asaf, che cantava gl’inni sacri, seguendo le istruzioni del re.3Di Jeduthun: i figliuoli di Jeduthun: Ghedalia, Tseri, Isaia, Hashabia, Mattithia e Scimei, sei, sotto la direzione del loro padre Jeduthun, che cantava gl’inni sacri con la cetra per lodare e celebrare l’Eterno.4Di Heman: i figliuoli di Heman: Bukkija, Mattania, Uzziel, Scebuel, Jerimoth, Hanania, Hanani, Eliathak, Ghiddalthi, Romamti-Ezer, Joshbekasha, Mallothi, Hothir, Mahazioth.5Tutti questi erano figliuoli di Heman, veggente del re, secondo la promessa di Dio di accrescer la potenza di Heman. Iddio infatti avea dato a Heman quattordici figliuoli e tre figliuole.6Tutti questi erano sotto la direzione dei loro padri per il canto della casa dell’Eterno, ed aveano dei cembali, dei saltèri e delle cetre per il servizio della casa di Dio. Eran sotto la direzione del re, di Asaf, di Jeduthun e di Heman.7Il loro numero, compresi i loro fratelli istruiti nel canto in onore dell’Eterno, tutti quelli cioè ch’erano esperti in questo, ascendeva a dugento ottanta otto.8Tirarono a sorte il loro ordine di servizio, tanto i piccoli quanto i grandi, tanto i maestri quanto i discepoli.
13E tirarono a sorte, per ciascuna porta: i più piccoli come i più grandi, nell’ordine delle loro case patriarcali.14Per il lato d’oriente la sorte designò Scelemia. Si tirò poi a sorte per Zaccaria, suo figliuolo, ch’era un consigliere di senno; e la sorte designò lui per il lato di settentrione.15Per il lato di mezzogiorno, la sorte designò Obed-Edom; e per i magazzini designò i suoi figliuoli.16Per il lato d’occidente, con la porta Shalleketh, sulla via che sale, la sorte designò Shuppim e Hosa: erano due posti di guardia, uno dirimpetto all’altro.17A oriente v’erano sei Leviti; al settentrione, quattro per giorno; a mezzodì, quattro per giorno, e quattro ai magazzini, due per ogni ingresso;18al recinto del tempio, a occidente, ve n’erano addetti quattro per la strada, due per il recinto.19Queste sono le classi dei portinai, scelti tra i figliuoli di Kore e i figliuoli di Merari.

I doni, gl’incarichi e i diversi servizi sono, come l'abbiam visto ieri, distribuiti dal Capo della Chiesa. Ma il credente è invitato a desiderare questi doni e a chiederli al Signore. «Ricercate i doni spirituali, e principalmente il dono di profezia... Chi profetizza parla agli uomini un linguaggio di edificazione, di esortazione e di consolazione (1 Corinzi 14:1 e 3). È forse il nostro desiderio di essere così adoperati dal Signore? Allora chiediamoGli di concederci uno di questi doni spirituali. Non per darci dell'importanza, ma per il bene dell'Assemblea e per la gloria del Signore Gesù. Dopo quelli che profetizzavano (cap. 25:1 vedere la nota: «cantavano gli inni sacri», in ebreo «profetizzavano») sono di nuovo nominati i portinai o sorveglianti o vescovi (cap. 26). Servizio ugualmente desiderabile! «Se uno aspira all'ufficio di vescovo (ossia sorvegliante) desidera un'opera buona»(1 Timoteo 3:1).

Ritroviamo qui Obed-Edom con i suoi otto figli e i suoi sessantadue discendenti. Egli aveva onorato l’arca. Ora è Dio che l'onora e lo benedice (cap. 26:4 a 8 e 15). Egli affida a questa famiglia la casa degli approvigionamenti o magazzini. Da essi dipenderà l'alimento dei sacerdoti, figura dell'insegnamento nell'Assemblea. Importante responsabilità! (vedere Matteo 24:45 e 46).

1 Cronache 26:20-32
20I Leviti, loro fratelli, erano preposti ai tesori della casa di Dio e ai tesori delle cose consacrate.21I figliuoli di Laedan, i figliuoli dei Ghershoniti discesi da Laedan, i capi delle case patriarcali di Laedan il Ghershonita, cioè Jehieli;22e i figliuoli di Jehieli: Zetham e Joel suo fratello, erano preposti ai tesori della casa dell’Eterno.23Fra gli Amramiti, gli Jtsehariti, gli Hebroniti e gli Uzzieliti,24Scebuel, figliuolo di Ghershom, figliuolo di Mosè, era sovrintendente dei tesori.25Tra i suoi fratelli per il tramite di Eliezer, che ebbe per figliuolo Rehabia, ch’ebbe per figliuolo Isaia, ch’ebbe per figliuolo Joram, ch’ebbe per figliuolo Zicri, ch’ebbe per figliuolo Scelomith,26questo Scelomith e i suoi fratelli erano preposti a tutti i tesori delle cose sacre, che il re Davide, i capi delle case patriarcali, i capi di migliaia e di centinaia e i capi dell’esercito aveano consacrate27(prelevandole dal bottino di guerra per il mantenimento della casa dell’Eterno),28e a tutto quello ch’era stato consacrato da Samuele, il veggente, da Saul, figliuolo di Kis, da Abner, figliuolo di Ner, e da Joab, figliuolo di Tseruia. Chiunque consacrava qualcosa l’affidava alle mani di Scelomith e de’ suoi fratelli.29Fra gli Jtshariti, Kenania e i suoi figliuoli erano addetti agli affari estranei al tempio, come magistrati e giudici in Israele.30Fra gli Hebroniti, Hashabia e i suoi fratelli, uomini valorosi, in numero di millesettecento furono preposti alla sorveglianza d’Israele, di qua dal Giordano, a occidente, per tutti gli affari che concernevano l’Eterno, e per il servizio del re.31Fra gli Hebroniti (circa gli Hebroniti, l’anno quarantesimo del regno di Davide si fecero delle ricerche relative alle loro genealogie, secondo le loro case patriarcali, e si trovaron fra loro degli uomini forti e valorosi a Jaezer in Galaad)32v’erano il capo Ieria e i suoi fratelli, uomini valorosi, in numero di duemila settecento capi di case patriarcali; e il re Davide affidò loro la sorveglianza dei Rubeniti, dei Gaditi, della mezza tribù di Manasse, per tutte le cose concernenti Dio e per tutti gli affari del re.

Fra i Leviti, alcuni erano preposti ai tesori della Casa dell’Eterno e ai tesori delle cose sante. L'uno d'essi, Scebuel, «sovrintendente dei tesori» era un discendente di Mosè. Sapiamo che a noi pure, sono stati affidati dei tesori? Il più grande è la divina Parola. Le sue ricchezze sono inesauribili. Che caso facciamo noi della nostra Bibbia? La consideriamo veramente come un tesoro?

«Custodisci il buon deposito», raccomanda Paolo ad un giovane, Timoteo (2 Timoteo 1:14). E nella sua 1a epistola, dopo aver messo in contrasto le vane ricchezze di questo mondo con il tesoro che è un buon fondamento per l’avvenire, l'apostolo supplica il suo giovane discepolo: «O Timoteo, custodisci il deposito...» (1 Timoteo 6:19-20). Che ognuno di noi rilegga questo vers. 20 mettendo il suo nome al posto di quello di Timoteo.

Altri Leviti sono nominati nei vers. 29 a 32. Essi erano intendenti, giudici, amministratori. Stabiliti «per tutti gli affari che concernevano l’Eterno», (vers. 30 e 32; 2 Cronache 29:11), ci fanno pensare a Colui che, all'età di dodici anni, prima di qualsiasi altra cosa, metteva «gli affari del Padre suo» (Luca 2:49).

1 Cronache 27:1, 22-34
1Ora ecco i figliuoli d’Israele, secondo il loro numero, i capi di famiglie patriarcali, i capi di migliaia e di centinaia e i loro ufficiali al servizio del re per tutto quello che concerneva le divisioni che entravano e uscivano di servizio, mese per mese, tutti i mesi dell’anno, ogni divisione essendo di ventiquattromila uomini.
22Di Dan: Azareel, figliuolo di Jeroham. Questi erano i capi delle tribù d’Israele.23Davide non fece il censimento di quei d’Israele ch’erano in età di vent’anni in giù, perché l’Eterno avea detto di moltiplicare Israele come le stelle del cielo.24Joab, figliuolo di Tseruia, avea cominciato il censimento, ma non lo finì; e l’ira dell’Eterno piombò sopra Israele a motivo di questo censimento, che non fu iscritto fra gli altri nelle Cronache del re Davide.25Azmaveth, figliuolo di Adiel, era preposto ai tesori del re; Gionathan, figliuolo di Uzzia, ai tesori ch’erano nella campagna, nelle città, nei villaggi e nelle torri;26Ezri, figliuolo di Kelub, ai lavoratori della campagna per la cultura del suolo;27Scimei da Rama, alle vigne; Zabdi da Sefam, al prodotto de’ vigneti per fornire le cantine;28Baal-Hanan da Gheder, agli uliveti ed ai sicomori della pianura; Joash, alle cantine dell’olio;29Scitrai da Sharon, al grosso bestiame che pasceva a Sharon; Shafat, figliuolo di Adlai, al grosso bestiame delle valli;30Obil, l’Ishmaelita, ai cammelli; Jehdeia da Meronoth, agli asini;31Jaziz, lo Hagarita, al minuto bestiame. Tutti questi erano amministratori dei beni del re Davide.32E Gionathan, zio di Davide, era consigliere, uomo intelligente e istruito; Jehiel, figliuolo di Hacmoni, stava presso i figliuoli del re;33Ahitofel era consigliere del re; Hushai, l’Arkita, era amico del re;34dopo Ahitofel furono consiglieri Jehoiada, figliuolo di Benaia, e Abiathar; il capo dell’esercito del re era Joab.

Il capitolo 27 ci insegna che a lato degli intendenti, anche i soldati sono necessari. Per conservare i nostri tesori bisognerà forse combattere spiritualmente e dobbiamo esserne capaci.

I versetti 25 a 31 informano che esistevano altri tesori, meno nobili di quelli del santuario, ma che dovevano essere pure accuratamente custoditi, perché erano dei beni del re (vers. 31). Pensiamo a tutto quel che il Signore ci ha affidato. Come quel Padrone che, andandosene, aveva dato dei talenti ai suoi servi, il Signore ha prestato ad ognuno di noi un certo numero di beni o di attitudini da far valere per Lui (Matteo 25:14...).

Qui si tratta specialmente dei lavori dei campi. Quelli di noi che abitano in campagna non disprezzino la parte che il Signore ha dato loro. Quel che è stato loro affidato sono anche dei tesori, dei «talenti». Non si tratta di paragonarli a quelli che altri hanno ricevuto, ma di amministrarli con fedeltà. Facciamo in modo che, dove siamo stati posti, il Maestro possa dirci un giorno questa parola di grazia: «Bene, buono e fedel servitore; sei stato fedele in poca cosa, ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo signore.»

1 Cronache 28:1-10
1Or Davide convocò a Gerusalemme tutti i capi d’Israele, i capi delle tribù, i capi delle divisioni al servizio del re, i capi di migliaia, i capi di centinaia, gli amministratori di tutti i beni e del bestiame appartenente al re ed ai suoi figliuoli, insieme con gli ufficiali di corte, cogli uomini prodi e tutti i valorosi.2Poi Davide, alzatosi e stando in piedi, disse: "Ascoltatemi, fratelli miei e popolo mio! Io avevo in cuore di edificare una casa di riposo per l’arca del patto dell’Eterno e per lo sgabello de’ piedi del nostro Dio, e avevo fatto dei preparativi per la fabbrica.3Ma Dio mi disse: Tu non edificherai una casa al mio nome, perché sei uomo di guerra e hai sparso del sangue.4L’Eterno, l’Iddio d’Israele, ha scelto me, in tutta la casa di mio padre, perché io fossi re d’Israele in perpetuo; poich’egli ha scelto Giuda, come principe; e, nella casa di Giuda, la casa di mio padre; e tra i figliuoli di mio padre gli è piaciuto di far me re di tutto Israele;5e fra tutti i miei figliuoli giacché l’Eterno mi ha dati molti figliuoli egli ha scelto il figliuol mio Salomone, perché segga sul trono dell’Eterno, che regna sopra Israele.6Egli m’ha detto: Salomone, tuo figliuolo, sarà quegli che edificherà la mia casa e i miei cortili; poiché io l’ho scelto per mio figliuolo, ed io gli sarò padre.7E stabilirò saldamente il suo regno in perpetuo, s’egli sarà perseverante nella pratica de’ miei comandamenti e de’ miei precetti, com’è oggi.8Or dunque in presenza di tutto Israele, dell’assemblea dell’Eterno, e dinanzi al nostro Dio che ci ascolta, io v’esorto ad osservare e a prendere a cuore tutti i comandamenti dell’Eterno, ch’è il vostro Dio, affinché possiate rimanere in possesso di questo buon paese, e lasciarlo in eredità ai vostri figliuoli, dopo di voi, in perpetuo.9E tu, Salomone, figliuol mio, riconosci l’Iddio di tuo padre, e servilo con cuore integro e con animo volenteroso; poiché l’Eterno scruta tutti i cuori, e penetra tutti i disegni e tutti i pensieri. Se tu lo cerchi, egli si lascerà trovare da te; ma, se lo abbandoni, egli ti rigetterà in perpetuo.10Considera ora che l’Eterno ha scelto te per edificare una casa, che serva da santuario; sii forte, e mettiti all’opra!"

Al capitolo 22:17, Davide aveva già adunato i capi del popolo. Ora raduna con loro tutti quelli che hanno un incarico o una responsabilità in Israele. Senza dubbio, tutti gli uomini i cui nomi riempiono i capitoli 23 a 27 si trovano là per ascoltare il loro signore. Nessuno avrebbe voluto mancare a quell’incontro.

Anche il Signore ci invita alle riunioni ove Egli vuole ammaestrarci. Non saremmo colpevoli se ce ne astenessimo per una causa futile? (Ebrei 10:25).

A tutti quegli uomini radunati attorno a sé, il re comunica i suoi pensieri più intimi è più preziosi. Li esorta a ricercare e osservare tutti i comandamenti dell’Eterno. Egli conversa con loro della Casa gloriosa che deve essere costruita. E soprattutto parla loro del suo Figlio nel quale e per mezzo del quale tutto il suo disegno s'adempirà. Soggetti che corrispondono a quelli di cui lo Spirito ci occupa nelle riunioni d'edificazione!

Poi Davide s’indirizza a Salomone. Ascoltiamo attentamente queste parole d'un padre al suo figlio. Esse potrebbero essere rivolte a noi: «Figlio mio, riconosci il Dio di tuo padre, e servilo con cuore integro e con animo volenteroso... Se tu lo cerchi, egli si lascerà trovare da te» (vers. 9).

1 Cronache 28:11-21
11Allora Davide diede a Salomone suo figliuolo il piano del portico del tempio e degli edifizi, delle stanze dei tesori, delle stanze superiori, delle camere interne e del luogo per il propiziatorio,12e il piano di tutto quello che aveva in mente relativamente ai cortili della casa dell’Eterno, a tutte le camere all’intorno, ai tesori della casa di Dio, ai tesori delle cose consacrate,13alle classi dei sacerdoti e dei Leviti, a tutto quello che concerneva il servizio della casa dell’Eterno, e a tutti gli utensili che dovean servire alla casa dell’Eterno.14Gli diede il modello degli utensili d’oro, col relativo peso d’oro per tutti gli utensili d’ogni specie di servizi, e il modello di tutti gli utensili d’argento, col relativo peso d’argento per tutti gli utensili d’ogni specie di servizi.15Gli diede l’indicazione del peso dei candelabri d’oro e delle loro lampade d’oro, col peso d’ogni candelabro e delle sue lampade, e l’indicazione del peso dei candelabri d’argento, col peso d’ogni candelabro e delle sue lampade, secondo l’uso al quale ogni candelabro era destinato.16Gli diede l’indicazione del peso dell’oro necessario per ognuna delle tavole dei pani della presentazione, e dei peso dell’argento per le tavole d’argento;17gli diede ugualmente l’indicazione del peso dell’oro puro per i forchettoni, per i bacini e per i calici; e l’indicazione del peso dell’oro per ciascuna delle coppe d’oro e del peso dell’argento per ciascuna delle coppe d’argento;18e l’indicazione del peso necessario d’oro purificato per l’altare dei profumi, e il modello del carro ossia dei cherubini d’oro che stendevano le ali e coprivano l’arca del patto dell’Eterno.19"Tutto questo", disse Davide, "tutto il piano da eseguire, te lo do per iscritto, giacché la mano dell’Eterno, che è stata sopra me, m’ha dato l’intelligenza necessaria".20Davide disse ancora a Salomone, suo figliuolo: "Sii forte, fatti animo, mettiti all’opra; non temere, non ti sgomentare; poiché l’Eterno Iddio, il mio Dio, sarà teco; egli non ti lascerà e non ti abbandonerà fino a tanto che tutta l’opera per il servizio della casa dell’Eterno sia compiuta.21Ed ecco le classi dei sacerdoti e dei Leviti per tutto il servizio della casa di Dio; e tu hai presso di te, per ogni lavoro, ogni sorta di uomini di buona volontà e abili in ogni specie di servizio; e i capi e tutto il popolo sono pronti ad eseguire tutti i tuoi comandi".

Ora Davide consegna solennemente al figlio Salomone tutto quel che ha preparato per la casa di Dio. Pensiamo a quella meravigliosa dichiarazione del Vangelo: «Il Padre ama il Figlio e gli ha dato ogni cosa in mano» (Giovanni 3:35).

Dal portico sino alla minima coppa, tutto è oggetto di istruzioni precise e particolareggiate. L’intelligenza in queste cose era stata data a Davide per iscritto, dalla mano dell'Eterno che era stata sopra lui (vers. 19). Per comunicare i suoi pensieri, Dio si è servito di scrittori ispirati. I sessantasei libri della Bibbia sono stati redatti da autori molto differenti, durante un periodo di circa 1600 anni. Ma un solo e medesimo Spirito ha dettato tutte le pagine del Santo Libro. Così non dimentichiamo mai, quando leggiamo che Dio ci parla in esso.

Il capitolo termina con una nuova raccomandazione del padre al figlio. Salomone ha ricevuto tutto quel che occorreva. Ora sta a lui di agire contando sul soccorso dell’Eterno. — Anche noi abbiamo molto ricevuto; verrà un momento in cui bisognerà agire secondo quel che il Signore aspetta da ognuno di noi! Ci sarà domandato conto di ciò che, per timidezza o pigrizia, avremo trascurato di compiere.

1 Cronache 29:1-9
1Poi il re Davide disse a tutta la raunanza: "Salomone, mio figliuolo, il solo che Dio abbia scelto, è ancora giovine e in tenera età, e l’opera è grande; poiché questo palazzo non è destinato a un uomo, ma a Dio, all’Eterno.2Ora io ho impiegato tutte le mie forze a preparare per la casa del mio Dio dell’oro per ciò che dev’esser d’oro, dell’argento per ciò che deve esser d’argento, del rame per ciò che dev’esser di rame, del ferro per ciò che dev’esser di ferro, e del legname per ciò che dev’esser di legno, delle pietre d’onice e delle pietre da incastonare, delle pietre brillanti e di diversi colori, ogni specie di pietre preziose, e del marmo bianco in gran quantità.3Di più, per l’affezione che porto alla casa del mio Dio, siccome io posseggo in proprio un tesoro d’oro e d’argento, io lo do alla casa del mio Dio, oltre a tutto quello che ho preparato per la casa del santuario:4cioè tremila talenti d’oro, d’oro d’Ofir, e settemila talenti d’argento purissimo, per rivestirne le pareti delle sale:5l’oro per ciò che dev’esser d’oro, l’argento per ciò che dev’esser d’argento, e per tutti i lavori da eseguirsi dagli artefici. Chi è disposto a fare oggi qualche offerta all’Eterno?"6Allora i capi delle case patriarcali, i capi delle tribù d’Israele, i capi delle migliaia e delle centinaia e gli amministratori degli affari del re fecero delle offerte volontarie;7e diedero per il servizio della casa di Dio cinquemila talenti d’oro, diecimila dariche, diecimila talenti d’argento, diciottomila talenti di rame, e centomila talenti di ferro.8Quelli che possedevano delle pietre preziose, le consegnarono a Jehiel, il Ghershonita, perché fossero riposte nel tesoro della casa dell’Eterno.9Il popolo si rallegrò di quelle loro offerte volontarie, perché avean fatte quelle offerte all’Eterno con tutto il cuore; e anche il re Davide se ne rallegrò grandemente.

Davide ha consacrato tutta la sua forza (vers. 2) a preparare un palazzo per l’Eterno. Chiediamoci se veramente il palazzo del nostro cuore «non è destinato ad un uomo» (che sovente è l'io), ma al Signore (vers. 1).

«L’affezione» del re per questa casa l'ha condotto a dare per essa grandi ricchezze che gli appartenevano in proprio. Quanto è più grande l'amore di Gesù! L'Evangelo ci parla di quel mercante che ha venduto tutto ciò che aveva, onde comperare una perla di gran prezzo (Matteo 13:45-46). Parabola di cui Efesi 5:25 dà il significato meraviglioso: «Cristo ha amato l'assemblea e ha dato se stesso per lei» (vedere anche 2 Corinzi 8:9). Ed è stato solo a far questo. Ma riguardo al servizio d'amore, Egli ci dice come ai suoi discepoli: «Io vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come v'ho fatto io» (Giovanni 13:15). Vedete che frutto ha prodotto l'esempio di Davide. Tutti gli uomini che l'hanno udito offrono a loro volta volontariamente dell'oro, dell'argento e delle pietre preziose per edificare la Casa di Dio (vedere 1 Corinzi 3:12). Grande gioia per Davide... e anche per il Signore quando il nostro cuore è così all'unisono col suo!

1 Cronache 29:10-20
10Davide benedisse l’Eterno in presenza di tutta la raunanza, e disse: "Benedetto sii tu, o Eterno, Dio del padre nostro Israele, di secolo in secolo!11A te, o Eterno, la grandezza, la potenza, la gloria, lo splendore, la maestà, poiché tutto quello che sta in cielo e sulla terra e tuo! A te, o Eterno, il regno; a te, che t’innalzi come sovrano al disopra di tutte le cose!12Da te vengono la ricchezza e la gloria; tu signoreggi su tutto; in tua mano sono la forza e la potenza, e sta in tuo potere il far grande e il render forte ogni cosa.13Or dunque, o Dio nostro, noi ti rendiamo grazie, e celebriamo il tuo nome glorioso.14Poiché chi son io, e chi è il mio popolo, che siamo in grado di offrirti volenterosamente cotanto? Giacché tutto viene da te; e noi t’abbiam dato quello che dalla tua mano abbiam ricevuto.15Noi siamo dinanzi a te dei forestieri e dei pellegrini, come furon tutti i nostri padri; i nostri giorni sulla terra son come un’ombra, e non v’è speranza.16O Eterno, Dio nostro, tutta quest’abbondanza di cose che abbiam preparata per edificare una casa a te, al tuo santo nome, viene dalla tua mano, e tutta ti appartiene.17Io so, o mio Dio, che tu scruti il cuore, e ti compiaci della rettitudine; perciò, nella rettitudine del cuor mio, t’ho fatte tutte queste offerte volontarie, e ho veduto ora con gioia il tuo popolo che si trova qui, farti volenterosamente le offerte sue.18O Eterno, o Dio d’Abrahamo, d’Isacco e d’Israele nostri padri, mantieni in perpetuo nel cuore del tuo popolo queste disposizioni, questi pensieri, e rendi saldo il suo cuore in te;19e da’ a Salomone, mio figliuolo, un cuore integro, affinch’egli osservi i tuoi comandamenti, i tuoi precetti e le tue leggi, affinché eseguisca tutti questi miei piani, e costruisca il palazzo, per il quale ho fatto i preparativi".20Poi Davide disse a tutta la raunanza: "Or benedite l’Eterno, il vostro Dio". E tutta la raunanza benedì l’Eterno, l’Iddio de’ loro padri; e s’inchinarono, e si prostrarono dinanzi all’Eterno e dinanzi al re.

Dopo essersi indirizzato al popolo, Davide si volge verso l’Eterno. Metterà forse in valore tutto ciò che lui ed i capi hanno dato? Tutt'altro! Egli rende gloria a Dio a cui tutto appartiene, e si umilia dinanzi a Lui. Questi due sentimenti son sempre uniti.

«Noi t’abbiam dato quello che dalla tua mano abbiam ricevuto» — dichiara il re. Il Signore ci affida dei beni per darci la gioia di offrirgliene qualcosa. Egli non ha bisogno di nulla (Salmo 50:10 a 12). Ma quel che è recato volontariamente, con gioia ha del pregio per il suo cuore. Dare per forza o con spirito legale non esercita né l'amore né la fede. È in tal modo che i farisei pagavano le decime (Matteo 23:23). Invece, i Macedoni di cui parla l'apostolo avevano agito «spontaneamente, abbondando nelle ricchezze della loro liberalità» (2 Corinzi 8:1 a 3).

Non è forse magnifica la lode di Davide? (vers. 10 a 13). Val la pena di leggerla ad alta voce pensando a chi ci indirizziamo. «A te, o Eterno, la grandezza, la potenza, la gloria, lo splendore, la maestà; poiché tutto quello che sta in cielo e sulla terra è tuo. A te, o Eterno, il regno; a te che t’inalzi come sovrano al disopra di tutte le cose...» Su tutte le cose? Sul nostro cuore, compreso!

1 Cronache 29:21-30
21E il giorno seguente immolarono delle vittime in onore dell’Eterno, e gli offrirono degli olocausti: mille giovenchi, mille montoni, mille agnelli, con le relative libazioni, e altri sacrifizi in gran numero, per tutto Israele.22E mangiarono e bevvero, in quel giorno, nel cospetto dell’Eterno, con gran gioia; proclamarono re, per la seconda volta, Salomone, figliuolo di Davide, e lo unsero, consacrandolo all’Eterno come conduttore del popolo, e unsero Tsadok come sacerdote.23Salomone si assise dunque sul trono dell’Eterno come re, invece di Davide suo padre; prosperò, e tutto Israele gli ubbidì.24E tutti i capi, gli uomini prodi e anche tutti i figliuoli del re Davide si sottomisero al re Salomone.25E l’Eterno innalzò sommamente Salomone nel cospetto di tutto Israele, e gli diede un regale splendore, quale nessun re, prima di lui, ebbe mai in Israele.26Davide, figliuolo d’Isai, regnò su tutto Israele.27Il tempo che regnò sopra Israele fu quarant’anni: a Hebron regnò sette anni; e a Gerusalemme, trentatre.28Morì in prospera vecchiezza, sazio di giorni, di ricchezze, e di gloria; e Salomone, suo figliuolo, regnò in luogo suo. Or le azioni di Davide,29le prime e le ultime, sono scritte nel libro di Samuele, il veggente, nel libro di Nathan, il profeta, e nel libro di Gad, il veggente,30con tutta la storia del suo regno, delle sue gesta, e di quel che avvenne ai suoi tempi tanto in Israele, quanto in tutti i regni degli altri paesi.

È un gran giorno di festa e una data memorabile nella storia d’Israele! Dei sacrifici sono offerti; il popolo mangia, beve e si rallegra alla presenza di Dio. Allora, per la seconda volta, Salomone è stabilito re, e unto per l'Eterno. Egli si siede sul «trono dell'Eterno». La maestà e il dominio ricevuti dal figlio di Davide prefigurano quel periodo di mille anni in cui Cristo regnerà per Dio sul mondo.

La morte di Davide «in prospera vecchiaia, sazio di giorni, di ricchezze e di gloria» (vers. 28) chiude questo 1° Libro delle Cronache a cui daremmo volentieri per titolo un’espressione di Isaia 55:3: «Le grazie stabili promesse a Davide». La citazione che ne fa Paolo (Atti 13:34) mostra che si tratta in particolare della risurrezione che quest'uomo di fede aspetta ormai con la moltitudine dei santi addormentati. Ma non è forse stato, lungo tutta la sua vita, un oggetto di grazie stabili promesse da Dio stesso? Cari amici credenti, anche noi, per il presente e per l'avvenire, godiamo di grazie stabili in Cristo. «Infatti, è della sua pienezza che noi tutti (non solo Davide) abbiamo ricevuto e grazia sopra grazia» (Giovanni 1:16).

2 Cronache 1:1-17
1Salomone, figliuolo di Davide, si stabilì saldamente nel suo regno; l’Eterno, il suo Dio, fu con lui e lo elevò a somma grandezza.2Salomone parlò a tutto Israele, ai capi delle migliaia e delle centinaia, ai giudici, a tutti i principi capi delle case patriarcali di tutto Israele;3ed egli, con tutta la raunanza, si recò all’alto luogo, ch’era a Gabaon; quivi, infatti, si trovava la tenda di convegno di Dio, che Mosè, servo dell’Eterno, avea fatta nel deserto.4Quanto all’arca di Dio, Davide l’avea trasportata da Kiriath-Jearim al luogo ch’ei le avea preparato; poiché egli avea rizzata per lei una tenda a Gerusalemme;5e l’altare di rame, fatto da Betsaleel, figliuolo d’Uri, figliuolo di Hur, si trovava anch’esso a Gabaon, davanti al tabernacolo dell’Eterno. Salomone e l’assemblea vennero a ricercarvi l’Eterno.6E quivi, sull’altare di rame ch’era davanti alla tenda di convegno, Salomone offerse in presenza dell’Eterno mille olocausti.7In quella notte, Iddio apparve a Salomone, e gli disse: "Chiedi quello che vuoi ch’io ti dia".8Salomone rispose a Dio: "Tu hai trattato con gran benevolenza Davide, mio padre, e hai fatto regnar me in luogo suo.9Ora, o Eterno Iddio, si avveri la promessa che hai fatta a Davide mio padre, poiché tu m’hai fatto re di un popolo numeroso come la polvere della terra!10Dammi dunque saviezza e intelligenza, affinché io sappia come condurmi di fronte a questo popolo; poiché chi mai potrebbe amministrar la giustizia per questo tuo popolo che è così numeroso?"11E Dio disse a Salomone: "Giacché questo è ciò che hai nel cuore, e non hai chiesto ricchezze, né beni, né gloria, né la morte de’ tuoi nemici, e nemmeno una lunga vita, ma hai chiesto per te saviezza e intelligenza per poter amministrare la giustizia per il mio popolo del quale io t’ho fatto re,12la saviezza e l’intelligenza ti sono concesse; e, oltre a questo, ti darò ricchezze, beni e gloria, come non n’ebbero mai re che t’han preceduto, e come non ne avrà mai alcuno dei tuoi successori".13E Salomone tornò dall’alto luogo ch’era a Gabaon, e dalla tenda di convegno, a Gerusalemme, e regnò sopra Israele.14Salomone radunò carri e cavalieri, ed ebbe mille quattrocento carri e dodicimila cavalieri, che stanziò nelle città dove teneva i carri, e presso il re a Gerusalemme.15E il re fece sì che l’argento e l’oro erano a Gerusalemme così comuni come le pietre, e i cedri tanto abbondanti quanto i sicomori della pianura.16I cavalli che Salomone aveva, gli venian menati dall’Egitto; le carovane di mercanti del re li andavano a prendere a mandre, per un prezzo convenuto;17e facevano uscire dall’Egitto e giungere a destinazione un equipaggio per il costo di seicento sicli d’argento; un cavallo per il costo di centocinquanta. Nello stesso modo, per mezzo di que’ mercanti, se ne facean venire per tutti i re degli Hittei e per i re della Siria.

Di repente siamo introdotti nel regno del grande Salomone. Il suo nome, che significa «il Pacifico» dirige i nostri sguardi su Cristo, il «Principe di pace» (Isaia 9:6), il cui regno futuro è riccamente illustrato dalle narrazioni e dalle descrizioni che leggeremo. Precisiamo che anzitutto si tratta, in questi capitoli, del regno e del culto terrestre del Messia d’Israele. Ma più d'una volta, i nostri pensieri si trasporteranno, sia per analogia, sia per contrasto, sulla Chiesa e sul suo Capo.

La domanda che l’Eterno legge nel cuore del giovane re corrisponde ad una richiesta di Paolo in favore degli Efesini. L'apostolo faceva menzione di loro nelle sue preghiere, affinché il Dio del Signor nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, dia loro «uno spirito di sapienza e di rivelazione per la piena conoscenza di Lui», ed illumini gli occhi del loro cuore (Efesini 1:16 a 18).

«Poiché l’Eterno dà la sapienza; dalla sua bocca procedono la scienza e l'intelligenza», scriverà Salomone nel libro dei Proverbi (cap. 2:6). Desideriamo possedere questa divina sapienza e domandiamola a Colui «che dà a tutti liberalmente, senza rinfacciare» (Giacomo 1:5).

2 Cronache 2:1-10
1Salomone decise di costruire una casa per il nome dell’Eterno, e una casa reale per sé.2Salomone arruolò settantamila uomini per portar pesi, ottantamila per tagliar pietre nella montagna, e tremila seicento per sorvegliarli.3Poi Salomone mandò a dire a Huram, re di Tiro: "Fa’ con me come facesti con Davide mio padre, al quale mandasti de’ cedri per edificarsi una casa di abitazione.4Ecco, io sto per edificare una casa per il nome dell’Eterno, dell’Iddio mio, per consacrargliela, per bruciare dinanzi a lui il profumo fragrante, per esporvi permanentemente i pani della presentazione, e per offrirvi gli olocausti del mattino e della sera, dei sabati, dei noviluni, e delle feste dell’Eterno, dell’Iddio nostro. Questa è una legge perpetua per Israele.5La casa ch’io sto per edificare sarà grande, perché l’Iddio nostro e grande sopra tutti gli dèi.6Ma chi sarà da tanto da edificargli una casa, se i cieli e i cieli de’ cieli non lo posson contenere? E chi son io per edificargli una casa, se non sia tutt’al più per bruciarvi de’ profumi dinanzi a lui?7Mandami dunque un uomo abile a lavorare l’oro, l’argento, il rame, il ferro, la porpora, lo scarlatto, il violaceo, che sappia fare ogni sorta di lavori d’intagli, collaborando con gli artisti che sono presso di me in Giuda e a Gerusalemme, e che Davide mio padre aveva approntati.8Mandami anche dal Libano del legname di cedro, di cipresso e di sandalo; perché io so che i tuoi servi sono abili nel tagliare il legname del Libano; ed ecco, i miei servi saranno coi servi tuoi,9per prepararmi del legname in abbondanza; giacché la casa ch’io sto per edificare, sarà grande e maravigliosa.10E ai tuoi servi che abbatteranno e taglieranno il legname io darò ventimila cori di gran battuto, ventimila cori d’orzo, ventimila bati di vino e ventimila bati d’olio".

I rapporti di Hiram (o Huram o Churam), re di Tiro, con Salomone prefigurano le relazioni che tutte le nazioni della terra avranno con Israele durante il regno di mille anni. Allora «la terra sarà piena della conoscenza dell’Eterno, come le acque coprono il fondo del mare. E in quel giorno vi sarà una radice d'Isai, che si troverà là come una bandiera dei popoli: le nazioni la ricercheranno, e il suo riposo sarà gloria» (Isaia 11:9-10). Come Hiram che benedice l'Eterno che ha fatto i cieli e la terra (vers. 12), le nazioni adoreranno il vero Dio.

Oltre a tutto ciò che Davide aveva accumulato nel suo affetto per la Casa di Dio, egli aveva anche preparato degli operai per compiere il lavoro (fine del vers. 7; vedere anche 1 Cronache 22:15-16). Così è pure dell’opera del Signore, oggi.

Ogni lavoro per Lui richiede da parte sua un’accurata preparazione dei servitori. Impegnarsi troppo presto in un servizio espone per conseguenza a fare del cattivo lavoro. Dio che ha preparato le opere, ha pure creato, poi formato, gli operai per eseguirle. Efesini 2:10 ci ricorda che «noi siamo fattura di Lui (oppure: opera sua), essendo stati creati in Cristo Gesù per le buone opere, le quali Dio ha innanzi preparate affinché le pratichiamo».

2 Cronache 2:11-18
11E Huram, re di Tiro, rispose così in una lettera, che mandò a Salomone: "L’Eterno, perché ama il suo popolo, ti ha costituito re su di esso".12Huram aggiunse: "Benedetto sia l’Eterno, l’Iddio d’Israele, che ha fatto i cieli e la terra, perché ha dato al re Davide un figliuolo savio, pieno di senno e d’intelligenza, il quale edificherà una casa per l’Eterno, e una casa reale per sé!13Io ti mando dunque un uomo abile e intelligente, maestro Huram,14figliuolo d’una donna della tribù di Dan e di padre Tiro, il quale è abile a lavorare l’oro, l’argento, il rame, il ferro, la pietra, il legno, la porpora, il violaceo, il bisso, lo scarlatto, e sa pur fare ogni sorta di lavori d’intaglio, ed eseguire qualsivoglia lavoro d’arte gli si affidi. Egli collaborerà coi tuoi artisti e con gli artisti del mio signore Davide, tuo padre.15Ora dunque mandi il mio signore ai suoi servi il grano, l’orzo, l’olio ed il vino, di cui egli ha parlato;16e noi, dal canto nostro, taglieremo del legname del Libano, quanto te ne abbisognerà; te lo spediremo per mare su zattere fino a Jafo, e tu lo farai trasportare a Gerusalemme".17Salomone fece fare il conto di tutti gli stranieri che si trovavano nel paese d’Israele, e dei quali già Davide suo padre avea fatto il censimento; e se ne trovò centocinquanta tremila seicento;18e ne prese settantamila per portar pesi, ottantamila per tagliar pietre nella montagna, e tremila seicento per sorvegliare e far lavorare il popolo.

Abbiamo appreso, meditando il Libro dei Re, che Huram-Abi (o Hiram) l’operaio abile fra tutti, era una figura dello Spirito Santo. Sotto la direzione illuminata di quest'uomo, gli artigiani preparati da Davide adempiranno il loro compito. Nello stesso modo il credente sarà capace di servire lasciandosi condurre dallo Spirito di Dio. Vedete negli Atti come lo Spirito comunica agli apostoli gli ordini del Signore: Atti 1:2; 8:29; 13:2 e 4; prestiamo orecchio alla sua voce. Essa ci dirà sovente come a Paolo e ai suoi compagni: Non fare questo; non andare là! (Atti 16:6-7).

153’600 uomini sono stati censiti per fare il lavoro. Alcuni erano adibiti a portare pesi; altri a tagliar pietre nella montagna; altri a sorvegliare. Tre forme dell'attività cristiana:

  1. Portare i pesi per mezzo della preghiera. Questa è la prima cosa.
  2. Distaccare le pietre vive dalla cava del mondo e foggiarvele: opera dell’evangelista e degli altri ministeri;
  3. sorvegliare l’opera e il gregge.

Cosa notevole: le squadre degli operai si componevano di quei Cananei, stranieri, un tempo nemici d’Israele e un laccio per loro. Sotto il regno del re di pace, sono diventati dei servitori utili.

2 Cronache 3:1-17
1Salomone cominciò a costruire la casa dell’Eterno a Gerusalemme, sul monte Moriah, dove l’Eterno era apparso a Davide suo padre, nel luogo che Davide aveva preparato, nell’aia di Ornan, il Gebuseo.2Egli cominciò la costruzione il secondo giorno del secondo mese del quarto anno del suo regno.3Or queste son le misure dei fondamenti gettati da Salomone per la costruzione della casa di Dio. La lunghezza, in cubiti dell’antica misura, era di sessanta cubiti; la larghezza, di venti cubiti.4Il portico, sul davanti della casa, avea venti cubiti di lunghezza, rispondenti alla larghezza della casa, e centoventi d’altezza. Salomone ricopri d’oro finissimo l’interno della casa.5Egli ricoprì la casa maggiore di legno di cipresso, poi la rivestì d’oro finissimo e vi fece scolpire delle palme e delle catenelle.6Rivestì questa casa di pietre preziose, per ornamento; e l’oro era di quello di Parvaim.7Rivestì pure d’oro la casa, le travi, gli stipiti, le pareti e le porte; e sulle pareti fece dei cherubini d’intaglio.8E costruì il luogo santissimo. Esso avea venti cubiti di lunghezza, corrispondenti alla larghezza della casa, e venti cubiti di larghezza. Lo ricoprì d’oro finissimo, del valore di seicento talenti;9e il peso dell’oro per i chiodi ascendeva a cinquanta sicli. Rivestì anche d’oro le camere superiori.10Nel luogo santissimo fece scolpire due statue di cherubini, che furono ricoperti d’oro.11Le ali dei cherubini aveano venti cubiti di lunghezza. L’ala del primo, lunga cinque cubiti, toccava la parete della casa; l’altra ala, pure di cinque cubiti, toccava l’ala del secondo cherubino.12L’ala del secondo cherubino, lunga cinque cubiti, toccava la parete della casa; l’altra ala, pure di cinque cubiti, arrivava all’ala dell’altro cherubino.13Le ali di questi cherubini, spiegate, misuravano venti cubiti. Essi stavano ritti in piè, e aveano le facce vòlte verso la sala.14E fece il velo di filo violaceo, porporino, scarlatto e di bisso, e vi fece ricamare dei cherubini.15Fece pure davanti alla casa due colonne di trentacinque cubiti d’altezza; e il capitello in cima a ciascuna, era di cinque cubiti.16E fece delle catenelle, come quelle che erano nel santuario, e le pose in cima alle colonne; e fece cento melagrane, che sospese alle catenelle.17E rizzò le colonne dinanzi al tempio: una a destra e l’altra a sinistra; e chiamò quella di destra Jakin, e quella di sinistra Boaz.

Le Cronache presentano la costruzione del Tempio sotto un altro aspetto del libro dei Re. Quest’ultimo lo considerava soprattutto come l'abitazione dell'Eterno in mezzo al suo popolo. Il nostro libro ce lo mostrerà piuttosto come il luogo di avvicinamento in cui l'adoratore è ammesso a incontrarsi col suo Dio. Il fondamento della Casa è stabilito su questo monte di Morija su cui la grazia di Dio aveva sospeso il giudizio e compiuto l'olocausto.

Per ciò che concerne la Chiesa, sappiamo dalla dichiarazione di Pietro e dalla risposta del Signore Gesù, su quale roccia è costruita: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Matteo 16:16 e 18).

Salomone costruisce successivamente il portico, la casa propriamente detta e il luogo santissimo. Confeziona in seguito i due grandi cherubini, il velo, poi le due colonne Jakin e Boaz. La straordinaria altezza del portico è menzionata soltanto qui: centoventi cubiti, cioè quattro volte l’altezza della casa. Non si trova forse qui un'illustrazione del Salmo 24:7-9 che ripete: «O porte, alzate i vostri capi; alzatevi, o porte eterne, e il re di gloria entrerà»? Per una Persona così grande, che porta potrebbe convenire?

2 Cronache 4:1-22
1Poi fece un altare di rame lungo venti cubiti, largo venti cubiti e alto dieci cubiti.2Fece pure il mare di getto, che avea dieci cubiti da un orlo all’altro; era di forma perfettamente rotonda, avea cinque cubiti d’altezza, e una corda di trenta cubiti ne misurava la circonferenza.3Sotto all’orlo lo circondavano delle figure di buoi, dieci per cubito, facendo tutto il giro del mare; erano disposti in due ordini ed erano stati fusi insieme col mare.4Questo posava su dodici buoi, dei quali tre guardavano a settentrione, tre a occidente, tre a mezzogiorno, e tre ad oriente: il mare stava su di essi, e le parti posteriori de’ buoi erano vòlte verso il di dentro.5Esso aveva lo spessore d’un palmo; il suo orlo, fatto come l’orlo d’una coppa, avea la forma d’un fior di giglio; il mare poteva contenere tremila bati.6Fece pure dieci conche, e ne pose cinque a destra e cinque a sinistra, perché servissero alle purificazioni; vi si lavava ciò che serviva agli olocausti. Il mare era destinato alle abluzioni dei sacerdoti.7E fece i dieci candelabri d’oro, conformemente alle norme che li concernevano, e li pose nel tempio, cinque a destra e cinque a sinistra.8Fece anche dieci tavole, che pose nel tempio, cinque a destra e cinque sinistra. E fece cento bacini d’oro.9Fece pure il cortile dei sacerdoti, e il gran cortile con le sue porte, delle quali ricoprì di rame i battenti.10E pose il mare al lato destro della casa, verso sud-est.11Huram fece pure i vasi per le ceneri, le palette ed i bacini. Così Huram compì l’opera che avea fatta per il re Salomone nella casa di Dio:12le due colonne, le due palle dei capitelli in cima alle colonne; i due reticolati per coprire le due palle dei capitelli in cima alle colonne,13le quattrocento melagrane per i due reticolati, a due ordini di melagrane per ogni reticolato, da coprire le due palle dei capitelli in cima alle colonne;14e fece le basi e le conche sulle basi,15il mare, ch’era unico, e i dodici buoi sotto il mare,16e i vasi per le ceneri, le palette, i forchettoni e tutti gli utensili accessori. Maestro Huram li fece per il re Salomone, per la casa dell’Eterno, di rame tirato a pulimento.17Il re li fece fondere nella pianura del Giordano in un suolo argilloso, fra Succoth e Tsereda.18Salomone fece tutti questi utensili in così gran quantità, che non se ne riscontrò il peso del rame.19Salomone fece fabbricare tutti gli arredi della casa di Dio: l’altare d’oro, le tavole sulle quali si mettevano i pani della presentazione;20i candelabri d’oro puro, con le loro lampade, da accendere, secondo la norma stabilita davanti ai santuario;21i fiori, le lampade, gli smoccolatoi, d’oro del più puro;22i coltelli, i bacini, le coppe e i bracieri, d’oro fino. Quanto alla porta della casa, i battenti interiori all’ingresso del luogo santissimo, e le porte della casa, all’ingresso del tempio, erano d’oro.

La casa, tutta rivestita d’oro, parla di giustizia perfetta e pura. Così l'adoratore non potrebbe avvicinarsi ad essa senza essere passato prima dall'altare di rame dei sacrifici. Quest'altare è quadrato, e le sue dimensioni: venti cubiti di larghezza e venti di lunghezza, sono identiche a quelle dell'«oracolo». Sarebbe come dire che le glorie di questo luogo santissimo corrispondono alla grandezza e alla perfezione del sacrificio rappresentato dall'altare.

Vengono in seguito: il mare di rame di cui i dodici buoi ricordano il lavoro paziente e perseverante di Cristo secondo Efesini 5:26, come pure la fermezza da manifestare in tutte le direzioni per resistere alle influenze esterne e preservare la purezza. Poi i bacini, i candelieri, le tavole, l’altare d'oro, e i diversi utensili, gli accessori dei sacerdoti; questa ci ricorda che possiamo godere delle verità rappresentate dai questi oggetti solo dopo la nostra purificazione morale al «mare di rame» (Salmo 26:6; 2 Corinzi 7:1).

Ad eccezione del calice e del pane della Cena, l’adoratore del Nuovo Testamento non ha più dinanzi a sé né oggetti visibili, né «sacramenti», né cerimonie. Egli è invitato in semplicità a partecipare alla cena del Signore. Il suo culto, secondo l'insegnamento del Signore Gesù, deve essere d'ora innanzi in spirito e in verità, essendo le forme ingannevoli per tradurre lo stato del cuore (Giovanni 4:24). E nella città celeste, dimora eterna dei credenti, non vi sarà neppure il tempio, «poiché il Signore Dio, l'Onnipotente, e l'Agnello sono il suo tempio» (Apocalisse 21:22).

2 Cronache 5:1-14
1Così fu compiuta tutta l’opera che Salomone fece eseguire per la casa dell’Eterno. E Salomone fece portare l’argento, l’oro e tutti gli utensili che Davide suo padre avea consacrati, e li mise nei tesori della casa di Dio.2Allora Salomone radunò a Gerusalemme gli anziani d’Israele e tutti i capi delle tribù, i principi delle famiglie patriarcali dei figliuoli d’Israele, per portar su l’arca del patto dell’Eterno, dalla città di Davide, cioè da Sion.3Tutti gli uomini d’Israele si radunarono presso il re per la festa che cadeva il settimo mese.4Arrivati che furono tutti gli anziani d’Israele, i Leviti presero l’arca,5e portarono su l’arca, la tenda di convegno, e tutti gli utensili sacri che erano nella tenda. I sacerdoti ed i Leviti eseguirono il trasporto.6Il re Salomone e tutta la raunanza d’Israele convocata presso di lui, si raccolsero davanti all’arca, e immolarono pecore e buoi in tal quantità da non potersi contare ne calcolare.7I sacerdoti portarono l’arca del patto dell’Eterno al luogo destinatole, nel santuario della casa, nel luogo santissimo, sotto le ali dei cherubini;8poiché i cherubini aveano le ali spiegate sopra il sito dell’arca, e coprivano dall’alto l’arca e le sue stanghe.9Le stanghe aveano una tale lunghezza che le loro estremità si vedevano sporgere dall’arca, davanti al santuario, ma non si vedevano dal di fuori. Esse son rimaste quivi fino al dì d’oggi.10Nell’arca non v’era altro se non le due tavole di pietra che Mosè vi avea deposte sullo Horeb, quando l’Eterno fece patto coi figliuoli d’Israele, dopo che questi furono usciti dal paese d’Egitto.11Or avvenne che mentre i sacerdoti uscivano dal luogo santo giacché tutti i sacerdoti presenti s’erano santificati senza osservare l’ordine delle classi,12e tutti i Leviti cantori Asaf, Heman, Jeduthun, i loro figliuoli e i loro fratelli, vestiti di bisso, con cembali, saltèri e cetre stavano in piè a oriente dell’altare, e con essi centoventi sacerdoti che sonavan la tromba13mentre, dico, quelli che sonavan la tromba e quelli che cantavano, come un sol uomo, fecero udire un’unica voce per celebrare e per lodare l’Eterno, e alzarono la voce al suon delle trombe, de’ cembali e degli altri strumenti musicali, e celebrarono l’Eterno dicendo: "Celebrate l’Eterno, perch’egli è buono, perché la sua benignità dura in perpetuo", avvenne che la casa, la casa dell’Eterno, fu riempita da una nuvola,14e i sacerdoti non poterono rimanervi per farvi l’ufficio loro, a motivo della nuvola; poiché la gloria dell’Eterno riempiva la casa di Dio.

La casa meravigliosa è terminata. Ma vi manca ancora l’oggetto principale: l'arca santa. La sua introduzione «al luogo destinatole, nel santuario della casa, nel luogo santissimo, sotto le ali dei cherubini» (vers. 7), dirige i nostri sguardi su Gesù nei luoghi eccelsi, esaltato da Dio stesso, centro della lode universale, che riempie il cielo e la terra della sua gloria. Egli è l'oggetto dell'ammirazione degli angeli (i cherubini; 1 Timoteo 3:16) e dell'adorazione del suo popolo beato. «Un'unica voce», ma diversi strumenti (vers. 13; Salmo 150). Un solo cantico: il cantico nuovo, cantato dalla moltitudine dei riscattati recanti ciascuno la propria nota particolare, ma in perfetto accordo.

Dei tre oggetti che l’arca aveva contenuto: la manna nella sua brocca d'oro, la verga d'Aaronne il sacerdote, e le tavole della legge, sussistono solo queste ultime (vers. 10). Al tempo del viaggio, ormai terminato, Dio aveva dato la manna e condotto il popolo a Sé per mezzo del sacerdozio. Ora l'arca è in Sion, nel riposo di Dio, il quale ha realizzato la sua promessa. Ed Egli stesso, sulla base d'un nuovo patto garantito dalle tavole, si riposa nel suo amore in mezzo al suo popolo riscattato (Sofonia 3:17).

2 Cronache 6:1-11
1Allora Salomone disse: "L’Eterno ha dichiarato che abiterebbe nella oscurità!2E io t’ho costruito una casa per tua abitazione, un luogo ove tu dimorerai in perpetuo!"3Poi il re voltò la faccia, e benedisse tutta la raunanza d’Israele; e tutta la raunanza d’Israele stava in piedi.4E disse: "Benedetto sia l’Eterno, l’Iddio d’Israele, il quale di sua propria bocca parlò a Davide mio padre, e con la sua potenza ha adempito quel che avea dichiarato dicendo:5Dal giorno che trassi il mio popolo d’Israele dal paese d’Egitto, io non scelsi alcuna città, fra tutte le tribù d’Israele, per edificarvi una casa, ove il mio nome dimorasse; e non scelsi alcun uomo perché fosse principe del mio popolo d’Israele;6ma ho scelto Gerusalemme perché il mio nome vi dimori, e ho scelto Davide per regnare sul mio popolo d’Israele.7Or Davide, mio padre, ebbe in cuore di costruire una casa al nome dell’Eterno, dell’Iddio d’Israele;8ma l’Eterno disse a Davide mio padre: Quanto all’aver tu avuto in cuore di costruire una casa al mio nome, hai fatto bene ad aver questo in cuore;9però, non sarai tu che edificherai la casa; ma il tuo figliuolo che uscirà dalle tue viscere, sarà quegli che costruirà la casa al mio nome.10E l’Eterno ha adempita la parola che avea pronunziata; ed io son sorto in luogo di Davide mio padre, e mi sono assiso sul trono d’Israele, come l’Eterno aveva annunziato, ed ho costruita la casa al nome dell’Eterno, dell’Iddio d’Israele.11E quivi ho posto l’arca nella quale è il patto dell’Eterno: il patto ch’egli fermò coi figliuoli d’Israele".

Salomone, davanti a tutto il popolo radunato, celebra il Dio d’Israele, ricorda le sue grazie, ed i motivi per cui il Tempio è stato costruito.

Volgere verso l’Eterno il cuore del popolo, è il desiderio del re. E noi pensiamo a Colui che poteva dichiarare, aldilà della morte: «Io annunzierò il tuo nome ai miei fratelli, ti loderò in mezzo all'assemblea» (Salmo 22:22). Talvolta temiamo di indirizzarci a Dio nelle nostre preghiere. Crediamo di trovare nel Signore Gesù più comprensione e tenerezza. Non è questa una mancanza di fiducia verso Dio? «Poiché il Padre stesso vi ama» (Giovanni 16:27), afferma il Signore ai suoi discepoli. Cristo desidera che conosciamo il Padre suo come Lui lo conosce. Ma la croce era necessaria per stabilire questa relazione. Così la sua prima parola per i suoi dopo la sua risurrezione è stata: «Io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro» (Giovanni 20:17). Ora che l'opera della redenzione è compiuta, non abbiamo più da fare con un Dio temibile, con un Giudice che occorre flettere. Dio è per noi un Padre a cui possiamo avvicinarci senza spavento, nel nome del Signore Gesù.

2 Cronache 6:12-21, 40-42
12Poi Salomone si pose davanti all’altare dell’Eterno, in presenza di tutta la raunanza d’Israele, e stese le sue mani.13Egli, infatti, avea fatto costruire una tribuna di rame, lunga cinque cubiti, larga cinque cubiti e alta tre cubiti, e l’avea posta in mezzo al cortile; egli vi salì, si mise in ginocchio in presenza di tutta la raunanza d’Israele, stese le mani verso il cielo, e disse:14"O Eterno, Dio d’Israele! Non v’è Dio che sia simile a te, né in cielo né in terra! Tu mantieni il patto e la misericordia verso i tuoi servi che camminano in tua presenza con tutto il cuor loro.15Tu hai mantenuta la promessa da te fatta al tuo servo Davide, mio padre; e ciò che dichiarasti con la tua propria bocca, la tua mano oggi l’adempie.16Ora dunque, o Eterno, Dio d’Israele, mantieni al tuo servo Davide, mio padre, la promessa che gli facesti, dicendo: Non ti mancherà mai qualcuno che segga nel mio cospetto sul trono d’Israele, purché i tuoi figliuoli veglino sulla loro condotta, e camminino secondo la mia legge, come tu hai camminato in mia presenza.17Ora dunque, o Eterno, Dio d’Israele, s’avveri la parola che dicesti al tuo servo Davide!18Ma è egli proprio vero che Dio abiti cogli uomini sulla terra? Ecco, i cieli e i cieli de’ cieli non ti posson contenere; quanto meno questa casa che io ho costruita!19Nondimeno, o Eterno, Dio mio, abbi riguardo alla preghiera del tuo servo e alla sua supplicazione, ascoltando il grido e la preghiera che il tuo servo ti rivolge.20Siano gli occhi tuoi giorno e notte aperti su questa casa, sul luogo nel quale dicesti di voler mettere il tuo nome! Ascolta la preghiera che il tuo servo farà, rivolto a questo luogo!21Ascolta le supplicazioni del tuo servo e del tuo popolo Israele quando pregheranno, rivolti a questo luogo; ascoltali dal luogo della tua dimora, dai cieli; ascolta e perdona!
40Ora, o Dio mio, siano aperti gli occhi tuoi, e siano attente le tue orecchie alla preghiera fatta in questo luogo!41Ed ora, lèvati, o Eterno, o Dio, vieni al luogo del tuo riposo, tu e l’Arca della tua forza! I tuoi sacerdoti, o Eterno, o Dio, siano rivestiti di salvezza, e giubilino nel bene i tuoi fedeli!42O Eterno, o Dio, non respingere la faccia del tuo unto; ricordati delle grazie fatte a Davide, tuo servo!"

Si è notato che la tribuna di rame da cui il re s’indirizza all'Eterno ha esattamente le dimensioni dell'altare di rame del deserto (vers. 13; Esodo 27:1). Particolare che ha un significato bello e importante: È sulla base del suo sacrificio compiuto e accettato da Dio, che Cristo esercita in favore dei suoi gli uffici di sacerdote e d'avvocato presso il Padre. Talché «se noi confessiamo i nostri peccati», Dio è«fedele e giusto» per perdonarceli. Fedele e giusto, poiché Gesù li ha espiasti sulla croce (di cui l'altare ci parla), Dio non può chiedercene conto una seconda volta.

Notate che non è detto: se noi domandiamo perdono; poiché il perdono è già acquistato al riscattato; ma: «se noi confessiamo». E lo stesso passo continua assicurandoci: «Se alcuno ha peccato, noi abbiamo un avvocato presso il Padre, cioè Gesù Cristo, il giusto; ed Egli è la propiziazione per i nostri peccati» (1 Giovanni 1:9 e 2:1-2).

Dopo i vers. 22 a 39, poco differenti da 1 Re 8:31 a 53, Salomone termina la sua preghiera servendosi delle parole del Salmo 132 vers. 8 a 10.

Salomone chiedeva all’Eterno: «Tu esaudisci dal cielo!». I cristiani, istruiti dalla volontà d'amore del Signore, possono dire per esperienza: «Sappiamo ch'Egli ci esaudisce» (1 Giovanni 5:15).

2 Cronache 7:1-10
1Quando Salomone ebbe finito di pregare, il fuoco scese dal cielo, consumò l’olocausto e i sacrifizi, e la gloria dell’Eterno riempì la casa;2e i sacerdoti non potevano entrare nella casa dell’Eterno a motivo della gloria dell’Eterno che riempiva la casa dell’Eterno.3Tutti i figliuoli d’Israele videro scendere il fuoco e la gloria dell’Eterno sulla casa, e si chinarono con la faccia a terra, si prostrarono sul pavimento, e lodarono l’Eterno, dicendo: "Celebrate l’Eterno, perch’egli è buono, perché la sua benignità dura in perpetuo".4Poi il re e tutto il popolo offrirono dei sacrifizi davanti all’Eterno.5Il re Salomone offrì in sacrifizio ventiduemila buoi e centoventimila pecore. Così il re e tutto il popolo dedicarono la casa di Dio.6I sacerdoti stavano in piè, intenti ai loro uffici; così pure i Leviti, con gli strumenti musicali consacrati all’Eterno, che il re Davide avea fatti per lodare l’Eterno, la cui "benignità dura in perpetuo", quando anche Davide celebrava con essi l’Eterno; e i sacerdoti sonavano la tromba dirimpetto ai Leviti, e tutto Israele stava in piedi.7Salomone consacrò la parte di mezzo del cortile, ch’è davanti alla casa dell’Eterno; poiché offrì quivi gli olocausti e i grassi dei sacrifizi di azioni di grazie, giacché l’altare di rame che Salomone avea fatto, non poteva contenere gli olocausti, le oblazioni e i grassi.8E in quel tempo Salomone celebrò la festa per sette giorni, e tutto Israele con lui. Ci fu una grandissima raunanza di gente, venuta da tutto il paese: dai dintorni di Hamath fino al torrente d’Egitto.9L’ottavo giorno fecero una raunanza solenne; poiché celebrarono la dedicazione dell’altare per sette giorni, e la festa per altri sette giorni.10Il ventitreesimo giorno del settimo mese Salomone rimandò alle sue tende il popolo allegro e col cuor contento per il bene che l’Eterno avea fatto a Davide, a Salomone e ad Israele, suo popolo.

In risposta alla preghiera del re, il fuoco scende sull’olocausto. E per la seconda volta (vedere cap. 5:14), la gloria dell'Eterno riempie la Casa. Da quel momento, fino al tempo d'Ezechiele (cap. 10:18; 11:23) vi farà dimora.

Il timore che questa gloria ispira impedisce ai sacerdoti di penetrare nella casa (cap. 5:14; 7:2). Pensiamo per contrasto alla nostra parte eterna. Il Signore vuole avere i suoi vicino a Sé nella gloria. Già, sulla santa montagna, Egli è presentato ai discepoli, essendo Mosè ed Elia con Lui nell’abbagliante nuvola, chiamata «la gloria magnifica» (Matteo 17:5; 2 Pietro 1:17).

Tutto il popolo si prostra ed intona il cantico che sarà quello del regno di mille anni: «Celebrate l’Eterno, perché Egli è buono, perché la sua benignità dura in eterno»(vers. 3; Salmo 136). Dopo di che i sacrifici sono offerti in immensa quantità: 22'000 buoi e 120'000 montoni. Anche qui, quale contrasto con la «unica offerta» per cui siamo stati santificati e resi perfetti: quella del «corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre» (Ebrei 10:10 e 14).

Poi, per il popolo del gran re, è la gioia senza ombre della Festa dei Tabernacoli.

2 Cronache 7:11-22
11Salomone dunque terminò la casa dell’Eterno e la casa reale, e menò a felice compimento tutto quello che aveva avuto in cuore di fare nella casa dell’Eterno e nella sua propria casa.12E l’Eterno apparve di notte a Salomone, e gli disse: "Io ho esaudita la tua preghiera, e mi sono scelto questo luogo come casa dei sacrifizi.13Quand’io chiuderò il cielo in guisa che non vi sarà più pioggia, quand’ordinerò alle locuste di divorare il paese, quando manderò la peste fra il mio popolo,14se il mio popolo, sul quale è invocato il mio nome si umilia, prega, cerca la mia faccia e si converte dalle sue vie malvage, io lo esaudirò dal cielo, gli perdonerò i suoi peccati, e guarirò il suo paese.15I miei occhi saranno oramai aperti e le mie orecchie attente alla preghiera fatta in questo luogo;16poiché ora ho scelta e santificata questa casa, affinché il mio nome vi rimanga in perpetuo, e gli occhi miei ed il mio cuore saran quivi sempre.17E quanto a te, se tu cammini dinanzi a me come camminò Davide tuo padre, facendo tutto quello che t’ho comandato, e se osservi le mie leggi e i miei precetti,18io stabilirò il trono del tuo regno, come promisi a Davide tuo padre, dicendo: Non ti mancherà mai qualcuno che regni sopra Israele.19Ma se vi ritraete da me e abbandonate le mie leggi e i miei comandamenti che io vi ho posti dinanzi, e andate invece a servire altri dèi e a prostrarvi dinanzi a loro,20io vi sradicherò dal mio paese che v’ho dato; e rigetterò dal mio cospetto la casa che ho consacrata al mio nome, e la farò diventare la favola e lo zimbello di tutti i popoli.21Chiunque passerà vicino a questa casa, già così eccelsa, stupirà e dirà: Perché l’Eterno ha egli trattato in tal guisa questo paese e questa casa?22e si risponderà: Perché hanno abbandonato l’Eterno, l’Iddio dei loro padri che li trasse dal paese d’Egitto, si sono invaghiti di altri dèi, si son prostrati dinanzi a loro e li hanno serviti; ecco perché l’Eterno ha fatto venire tutti questi mali su loro".

La Casa è stata terminata e inaugurata. Nella sua risposta a Salomone, l’Eterno dichiara che l'ha santificata affinché il Suo nome sia in essa per sempre (vers. 16 e 20). Preziosa sicurezza! Ciò che caratterizza oggi il radunamento dei credenti a cui Gesù ha promesso la sua presenza, è il fatto che esso si riunisce nel nome del Signore (Matteo 18:20). Donde la seria responsabilità di non tollerarvi nulla che disonori questo Nome e questa presenza. È in questo senso che l'Eterno avverte Salomone dal vers. 19.

Ma la presenza del Signore in mezzo ai suoi assicura loro, nello stesso tempo, tutto ciò di cui la loro anima ha bisogno. Come mai dunque certe riunioni sono languenti e fatte di abitudini? Manca allora qualche cosa, ed è evidente che non è l’adempimento della promessa del Signore. Ciò che manca, purtroppo, è la fede, la mia fede nella sua presenza, sufficiente per benedirmi abbondantemente e benedirmi là!

Vediamo come la risposta divina corrisponde fin nei particolari alla preghiera del re al capitolo precedente. Paragonaiamo per esempio il vers. 15 col vers. 40 del cap. 6. Sì, aspettiamoci da Dio delle benedizioni precise. Egli troverà piacere ad accordarcele.

2 Cronache 8:1-18
1Or avvenne che, passati i venti anni nei quali Salomone edificò la casa dell’Eterno e la sua propria casa,2egli ricostruì le città che Huram gli avea date, e vi fece abitare i figliuoli d’Israele.3E Salomone marciò contro Hamath-Tsoba e se ne impadronì.4E ricostruì Tadmor nella parte deserta del paese, e tutte le città di rifornimento in Hamath.5Ricostruì pure Beth-Horon superiore e Beth-Horon inferiore, città forti, munite di mura, di porte e di sbarre;6riedificò Baalath e tutte le città di rifornimento che appartenevano al re, tutte le città per i suoi carri, le città per i suoi cavalieri, insomma tutto quello che gli piacque di costruire a Gerusalemme, al Libano e in tutto il paese del suo domino.7Di tutta la popolazione ch’era rimasta degli Hittei, degli Amorei, dei Ferezei, degli Hivvei e dei Gebusei, che non erano d’Israele,8vale a dire dei loro discendenti ch’eran rimasti dopo di loro nel paese e che gl’Israeliti non aveano distrutti, Salomone fece tanti servi per le comandate; e tali son rimasti fino al dì d’oggi.9Ma de’ figliuoli d’Israele Salomone non impiegò alcuno come servo per i suoi lavori; essi furono la sua gente di guerra, capi de’ suoi condottieri e comandanti dei suoi carri e dei suoi cavalieri.10I capi preposti al popolo dal re Salomone e incaricati di sorvegliarlo, erano in numero di duecentocinquanta.11Or Salomone fece salire la figliuola di Faraone dalla città di Davide alla casa ch’egli le avea fatto costruire; perché disse: "La moglie mia non abiterà nella casa di Davide re d’Israele, perché i luoghi dov’è entrata l’arca dell’Eterno son santi".12Allora Salomone offrì degli olocausti all’Eterno sull’altare dell’Eterno, ch’egli avea costruito davanti al portico;13offriva quello che bisognava offrire, secondo l’ordine di Mosè, ogni giorno, nei sabati, nei noviluni, e nelle feste solenni, tre volte all’anno: alla festa degli azzimi, alla festa delle settimane e alla festa delle capanne.14E stabilì nelle loro funzioni, come le avea regolate Davide suo padre, le classi dei sacerdoti, i Leviti nella loro incombenza di celebrare l’Eterno e fare il servizio in presenza de’ sacerdoti giorno per giorno, e i portinai, a ciascuna porta, secondo le loro classi; poiché così aveva ordinato Davide, l’uomo di Dio.15E non si deviò in nulla dagli ordini che il re avea dato circa i sacerdoti e i Leviti come pure relativamente ai tesori.16Così fu condotta tutta l’opera di Salomone dal giorno in cui fu fondata la casa dell’Eterno, fino a quando fu terminata. La casa dell’Eterno ebbe il suo perfetto compimento.17Allora Salomone partì per Etsion-Gheber e per Eloth, sulla riva del mare, nel paese di Edom.18E Huram, per mezzo della sua gente, gli mandò delle navi e degli uomini che conoscevano il mare; i quali andaron con la gente di Salomone ad Ofir, vi presero quattrocentocinquanta talenti d’oro, e li portarono al re Salomone.

Salomone consolida il suo regno. Edifica dei magazzini di deposito e delle opere militari. Fra questi Beth-Horon superiore e Beth-Horon inferiore (vers. 5) ci ricordano la straordinaria vittoria di Giosuè (o piuttosto dell’Eterno) nella discesa che separa le due città (Giosuè 10:11). Ora tutti i Cananei che, per l'infedeltà del popolo erano sopravvissuti dopo il tempo della conquista, sono assoggettati ai lavori servili. Invece, in obbedienza alla Parola (Levitico 25:42) i figli d'Israele non sono sottoposti a quei lavori riserbati agli schavi. Il re fa in tal modo una netta distinzione fra quelli che appartengono al popolo di Dio e quelli che non gli appartengono, anche quando si tratta della propria moglie (vers. 11). Questa distinzione esiste ancor oggi, non dimentichiamolo mai.

È vero che eravamo un tempo schiavi del peccato (Rom. 6:20). Ma ora il Figlio ci ha affrancati; noi siamo liberi (Giovanni 8:36). Liberi «per lodare e per fare il servizio... secondo l’opera di ogni giorno» (vers. 14, versione corretta). Ma non liberi per fare quello che vogliamo. «E non si deviò in nulla dagli ordini che il re avea dato» (vers. 15). Il vers. 13 menziona l'ordine di Mosè e il vers. 14 quello di Davide. La vera libertà per il cristiano consiste nel far per amore la volontà del Signore.

2 Cronache 9:1-12
1Or la regina di Sceba, avendo udito la fama che circondava Salomone, venne a Gerusalemme per metterlo alla prova con degli enimmi. Essa giunse con un numerosissimo séguito, con cammelli carichi di aromi, d’oro in gran quantità, e di pietre preziose: e, recatasi da Salomone, gli disse tutto quello che aveva in cuore.2Salomone rispose a tutte le questioni propostegli da lei, e non ci fu cosa che fosse oscura per il re, e ch’ei non sapesse spiegare.3E quando la regina di Sceba ebbe veduto la sapienza di Salomone e la casa ch’egli avea costruita,4e le vivande della sua mensa e gli alloggi de’ suoi servi e l’ordine di servizio de’ suoi ufficiali e le loro vesti e i suoi coppieri e le loro vesti e gli olocausti ch’egli offriva nella casa dell’Eterno, rimase fuor di sé dalla maraviglia.5E disse al re: "Quello che avevo sentito dire nel mio paese dei fatti tuoi e della tua sapienza era dunque vero.6Ma io non ci ho creduto finché non son venuta io stessa, e non ho visto con gli occhi miei; ed ora, ecco, non m’era stata riferita neppur la metà della grandezza della tua sapienza! Tu sorpassi la fama che me n’era giunta!7Beata la tua gente, beati questi tuoi servi che stanno del continuo dinanzi a te, ed ascoltano la tua sapienza!8Sia benedetto l’Eterno, il tuo Dio, il quale t’ha gradito, mettendoti sul suo trono, onde tu regni per l’Eterno, per il tuo Dio! Iddio ti ha stabilito re per far ragione e giustizia, perch’egli ama Israele e vuol conservarlo in perpetuo".9Poi ella donò al re centoventi talenti d’oro, grandissima quantità di aromi e delle pietre preziose. Non vi furon più tali aromi, come quelli che la regina di Sceba diede al re Salomone.10(I servi di Huram e i servi di Salomone che portavano oro da Ofir, portavano anche del legno di sandalo e delle pietre preziose;11e di questo legno di sandalo il re fece delle scale per la casa dell’Eterno e per la casa reale, delle cetre e del saltèri per i cantori. Del legno come questo non se n’era mai visto prima nel paese di Giuda).12Il re Salomone diede alla regina di Sceba tutto quello ch’essa bramò e chiese, oltre all’equivalente di quello ch’essa avea portato al re. Poi ella si rimise in cammino, e coi suoi servi se ne tornò al suo paese.

A parte il suo carattere profetico, la visita della regina di Sheba illustra il cammino del peccatore che va al Salvatore. È l’occasione d'una parola per quello fra i nostri lettori, che non ha ancora fatto questo passo della fede verso il Signore Gesù: Sappiate che nulla di quel che vi è riferito a suo riguardo può paragonarsi alla conoscenza personale che farete di Lui. Di modo che la sola cosa che vi diremo, è, come Filippo a Natanaele: «Vieni e vedi» (Giovanni 1:47; parag. Vers. 6).

E noi che conosciamo Gesù da più o meno tempo, sappiamo qual è la testimonianza più potente che possiamo renderGli? Mostriamo che siamo felici! Attorno a noi, molti senza confessarlo anelano alla vera felicità. Possono essi constatare che la possediamo? E che il segreto di questa felicità è la nostra relazione personale col Signore? La nostra sorte è forse invidiata da loro, come era il caso per la regina in rapporto coi servitori di Salomone? Se abbiamo l’aspetto triste e infelice, faremo loro pensare che Gesù non è in grado di soddisfare il nostro cuore. Ed impediremo gli altri di venire, di vedere... e di credere.

Notiamo ancora la differenza di misura tra quello che la regina aveva portato e quello che riceve: «tutto quello ch’essa bramò e chiese» (vers. 12).

2 Cronache 9:13-31
13Or il peso dell’oro che giungeva ogni anno a Salomone, era di seicento sessantasei talenti,14oltre quello che percepiva dai trafficanti e dai negozianti che gliene portavano, da tutti i re d’Arabia e dai governatori del paese che recavano a Salomone dell’oro e dell’argento.15E il re Salomone fece fare duecento scudi grandi d’oro battuto, per ognuno dei quali impiegò seicento sicli d’oro battuto,16e trecento altri scudi d’oro battuto, per ognuno dei quali impiegò trecento sicli d’oro; e il re li mise nella casa della "Foresta del Libano".17Il re fece pure un gran trono d’avorio, che rivesti d’oro puro.18Questo trono aveva sei gradini e una predella d’oro connessi col trono; v’erano dei bracci da un lato e dall’altro del seggio, due leoni stavano presso i bracci,19e dodici leoni stavano sui sei gradini, da una parte e dall’altra. Niente di simile era ancora stato fatto in verun altro regno.20E tutte le coppe del re Salomone erano d’oro, e tutto il vasellame della casa della "Foresta del Libano" era d’oro puro; dell’argento non si faceva alcun conto al tempo di Salomone.21Poiché il re aveva delle navi che andavano a Tarsis con la gente di Huram; e una volta ogni tre anni venivano le navi da Tarsis, recando oro, argento, avorio, scimmie e pavoni.22Così il re Salomone fu il più grande di tutti i re della terra per ricchezze e per sapienza.23E tutti i re della terra cercavano di veder Salomone per udir la sapienza che Dio gli avea messa in cuore.24E ognun d’essi gli portava il suo dono: vasi d’argento, vasi d’oro, vesti, armi, aromi, cavalli, muli; e questo avveniva ogni anno.25Salomone aveva delle scuderie per quattromila cavalli, de’ carri, e dodicimila cavalieri, che distribuiva nelle città dove teneva i suoi carri, e in Gerusalemme presso di sé.26Egli signoreggiava su tutti i re, dal fiume sino al paese de’ Filistei e sino ai confini d’Egitto.27E il re fece sì che l’argento era in Gerusalemme così comune come le pietre, e i cedri tanto abbondanti quanto i sicomori della pianura.28E si menavano a Salomone de’ cavalli dall’Egitto e da tutti i paesi.29Or il rimanente delle azioni di Salomone, le prime e le ultime, sono scritte nel libro di Nathan, il profeta, nella profezia di Ahija di Scilo, e nelle visioni di Jeddo il veggente, relative a Geroboamo, figliuolo di Nebat.30Salomone regnò a Gerusalemme, su tutto Israele, quarant’anni.31Poi Salomone s’addormentò coi suoi padri, e fu sepolto nella città di Davide suo padre; e Roboamo suo figliuolo regnò in luogo suo.

Gloria, ricchezze, sapienza, potenza... il regno del figlio di Davide si chiude sopra una visione magnifica! Non solo la regina di Sheba, ma tutti i re della terra vengono ad udire la sapienza del grande Salomone, a recargli dei doni, e anzitutto a vederlo (vers. 23).

A ben più forte ragione sarà così del Signore! «Dei re lo vedranno e si leveranno; dei principi pure e si prostreranno, a motivo dell’Eterno che è fedele, del Santo d'Israele che t'ha scelto» (Isaia 49:7). È anche scritto: «I tuoi occhi mireranno il re nella sua bellezza» (Isaia 33:17). L'adempimento di questa promessa sarà per Israele e per le nazioni la suprema benedizione. Ma i suoi felici riscattati saranno i primi a contemplarLo. — Sì, vedere il Signore! Questo pensiero riempie forse il vostro cuore di gioia... o di timore?... Ovvero vi lascia esso indifferente?

La storia di Salomone è terminata. Ma... dove sono dunque i gravi peccati messi in evidenza dal 1° Libro dei Re? È possibile che il nostro libro non ne faccia la minima allusione? Veramente la meravigliosa grazia li ha tutti cancellati, onde mostrarci attraverso questo re uno più grande di Salomone: Gesù Cristo (Luca 11:31).

2 Cronache 10:1-19
1Roboamo andò a Sichem, perché tutto Israele era venuto a Sichem per farlo re.2Quando Geroboamo, figliuolo di Nebat, ebbe di ciò notizia, si trovava ancora in Egitto, dov’era fuggito per scampare dal re Salomone; e tornò dall’Egitto.3Lo mandarono a chiamare, e Geroboamo e tutto Israele vennero a parlare a Roboamo, e gli dissero:4"Tuo padre ha reso duro il nostro giogo; ora rendi tu più lieve la dura servitù e il giogo pesante che tuo padre ci ha imposti, e noi ti serviremo". Ed egli rispose loro:5"Tornate da me fra tre giorni". E il popolo se ne andò.6Il re Roboamo si consigliò coi vecchi ch’erano stati al servizio del re Salomone suo padre mentre era vivo, e disse: "Che mi consigliate voi di rispondere a questo popolo?"7E quelli gli parlarono così: "Se ti mostri benevolo verso questo popolo, e gli compiaci, e se gli parli con bontà, ti sarà servo per sempre".8Ma Roboamo abbandonò il consiglio datogli dai vecchi, e si consigliò coi giovani ch’eran cresciuti con lui ed erano stati al suo servizio,9e disse loro: "Come consigliate voi che rispondiamo a questo popolo che m’ha parlato dicendo: Allevia il giogo che tuo padre ci ha imposto?"10E i giovani ch’eran cresciuti con lui gli parlarono così: "Ecco quel che dirai a questo popolo che s’è rivolto a te dicendo: Tuo padre ha reso pesante il nostro giogo, e tu ce lo allevia! Gli risponderai così: Il mio dito mignolo è più grosso del corpo di mio padre;11ora, mio padre vi ha caricati d’un giogo pesante, ma io lo renderò più pesante ancora; mio padre vi ha castigati con la frusta, e io vi castigherò coi flagelli a punte".12Tre giorni dopo, Geroboamo e tutto il popolo vennero da Roboamo, come aveva ordinato il re dicendo: "Tornate da me fra tre giorni".13E il re rispose loro duramente, abbandonando il consiglio che i vecchi gli aveano dato;14e parlò loro secondo il consiglio de’ giovani, dicendo: "Mio padre ha reso pesante il vostro giogo, ma io lo renderò più pesante ancora; mio padre vi ha castigati con la frusta, e io vi castigherò coi flagelli a punte".15Così il re non diede ascolto al popolo; perché questa era cosa diretta da Dio, affinché si adempisse la parola che l’Eterno avea pronunziata per mezzo di Ahija di Scilo a Geroboamo, figliuolo di Nebat.16E quando tutto Israele vide che il re non gli dava ascolto, rispose al re, dicendo: "Che abbiam noi da fare con Davide? Noi non abbiamo nulla di comune col figliuolo d’Isai! Ognuno alle sue tende, o Israele! Provvedi ora alla tua casa, o Davide!" E tutto Israele se ne andò alle sue tende.17Ma sui figliuoli d’Israele che abitavano nelle città di Giuda, regnò Roboamo.18E il re Roboamo mandò loro Adoram, preposto ai tributi; ma i figliuoli d’Israele lo lapidarono ed egli morì. E il re Roboamo salì in fretta sopra un carro per fuggire a Gerusalemme.19Così Israele si ribellò alla casa di Davide, ed e rimasto ribelle fino al dì d’oggi.

Israele si è radunato a Sichem attorno al nuovo re e gli chiede: «Rendi più lieve la dura servitù...». Che cosa consigliano i vecchi a Roboamo?: «Se ti mostri benevolo verso questo popolo, e gli compiaci...» (vers. 7). E in 1 Re 12:7: «Se oggi tu ti fai il servitore di questo popolo,... se gli parli con bontà...» Tale è, anche per un re, il solo modo di conquistare o di conservarsi l’affetto altrui. I nostri pensieri vanno sul Signore Gesù. Egli è venuto non «per essere servito, ma per servire» (Matteo 20, leggere vers. 26 a 28). I suoi titoli di gloria non gli sono stati di ostacolo nel suo sentiero d'umiltà, d'amore e di devozione. Talché Egli si è acquistato ora tutti i diritti all'obbedienza degli uomini (Filippesi 2:6 a 11). Ad esempio di questo grande Modello, quelli che hanno una posizione d'autorità devono essere i primi nel servizio. Poiché come esigere l'obbedienza e la devozione quando noi stessi non ne diamo l'esempio? Roboamo ha rifiutato di servire il suo popolo. È forse da stupirsi che le dieci tribù rifiutino anche di servirlo? Il suo proprio orgoglio li ha distolti dal sentiero dell'umile sottomissione. E questo conduce alla divisione! Mai più, fino all'avvento in gloria del Signore, il popolo ritroverà la sua vera unità.

2 Cronache 11:1-23
1Roboamo, giunto che fu a Gerusalemme, radunò la casa di Giuda e di Beniamino, centottantamila uomini, guerrieri scelti, per combattere contro Israele e restituire il regno a Roboamo.2Ma la parola dell’Eterno fu così rivolta a Scemaia, uomo di Dio:3"Parla a Roboamo, figliuolo di Salomone, re di Giuda, e a tutto Israele in Giuda e in Beniamino, e di’ loro:4Così parla l’Eterno: Non salite a combattere contro i vostri fratelli! Ognuno se ne torni a casa sua; perché questo e avvenuto per voler mio". Quelli ubbidirono alla parola dell’Eterno, e se ne tornaron via rinunziando a marciare contro Geroboamo.5Roboamo abitò in Gerusalemme, e costruì delle città fortificate in Giuda.6Costruì Bethlehem, Etam, Tekoa,7Beth-Tsur, Soco, Adullam,8Gath, Maresha, Zif,9Adoraim, Lakis, Azeka,10Tsorea, Ajalon ed Hebron, che erano in Giuda e in Beniamino, e ne fece delle città fortificate.11Munì queste città fortificate, vi pose dei comandanti e dei magazzini di viveri, d’olio e di vino;12e in ognuna di queste città mise scudi e lance, e le rese straordinariamente forti. E Giuda e Beniamino furon per lui.13I sacerdoti e i Leviti di tutto Israele vennero da tutte le loro contrade a porsi accanto a lui;14poiché i Leviti abbandonarono i loro contadi e le loro proprietà, e vennero in Giuda e a Gerusalemme; perché Geroboamo, con i suoi figliuoli, li avea cacciati perché non esercitassero più l’ufficio di sacerdoti dell’Eterno,15e s’era creato de’ sacerdoti per gli alti luoghi, per i demoni, e per i vitelli che avea fatti.16E quelli di tutte le tribù d’Israele che aveano in cuore di cercare l’Eterno, l’Iddio d’Israele, seguirono i Leviti a Gerusalemme per offrir sacrifizi all’Eterno, all’Iddio del loro padri;17e fortificarono così il regno di Giuda e resero stabile Roboamo, figliuolo di Salomone, durante tre anni; perché per tre anni seguiron la via di Davide e di Salomone.18Roboamo prese per moglie Mahalath, figliuola di Jerimoth, figliuolo di Davide e di Abihail, figliuola di Eliab, figliuolo d’Isai.19Essa gli partorì questi figliuoli: Jeush, Scemaria e Zaham.20Dopo di lei, prese Maaca, figliuola d’Absalom, la quale gli partorì Ahija, Attai, Ziza e Scelomith.21E Roboamo amò Maaca, figliuola di Absalom, più di tutte le sue mogli e di tutte le sue concubine; perché ebbe diciotto mogli, e sessanta concubine, e generò ventotto figliuoli e sessanta figliuole.22Roboamo stabilì Abija, figliuolo di Maaca, come capo della famiglia e principe de’ suoi fratelli, perché aveva in mente di farlo re.23E, con avvedutezza, sparse tutti i suoi figliuoli per tutte le contrade di Giuda e di Beniamino, in tutte le città fortificate, dette loro viveri in abbondanza, e cercò per loro molte mogli.

La divisione d’Israele in due regni è stata un giudicio di Dio. È dunque fatica sprecata mettere in campo 180'000 uomini scelti, per capovolgere la situazione. Roboamo, avvertito dall'uomo di Dio, rinuncia alla sua impresa. Consacra il suo tempo a costruire delle città per assicurare la protezione e il vettovagliamento al suo piccolo regno.

Da parte sua Geroboamo non è inattivo; purtroppo in tutt’altro senso! Nel timore di perdere la sua influenza lasciando che i suoi sudditi salgano alle feste di Gerusalemme, stabilisce un culto nazionale idolatra, abbominevole agli occhi di Dio. Allora i sacerdoti ed i Leviti delle dieci tribù mostrano la loro consacrazione all'Eterno e alla sua Parola. Lasciando il terreno contaminato, si stabiliscono in Giuda, preferendo abbandonare tutto quel che posseggono, piuttosto di rimanere associati all'iniquità. Quanti cristiani hanno dovuto, e devono ancora, fare altrettanto per fedeltà al Signore! (vedere 2 Timoteo 2:19). Incoraggiati dall'esempio di quei Leviti, altri fedeli appartenenti a quelle dieci tribù, senza cessare probabilmente di abitare nelle loro città, salgono d'ora innanzi a Gerusalemme per i loro sacrifici in obbedienza alla Parola.

2 Cronache 12:1-16
1Quando Roboamo fu bene stabilito e fortificato nel regno, egli, e tutto Israele con lui, abbandonò la legge dell’Eterno.2E l’anno quinto del regno di Roboamo, Scishak re d’Egitto, salì contro Gerusalemme, perch’essi erano stati infedeli all’Eterno.3Egli avea milleduecento carri e sessantamila cavalieri; con lui venne dall’Egitto un popolo innumerevole di Libi, di Sukkei e di Etiopi;4s’impadronì delle città fortificate che appartenevano a Giuda, e giunse fino a Gerusalemme.5E il profeta Scemaia si recò da Roboamo e dai capi di Giuda, che s’erano raccolti in Gerusalemme all’avvicinarsi di Scishak, e disse loro: "Così dice l’Eterno: Voi avete abbandonato me, quindi anch’io ho abbandonato voi nelle mani di Scishak".6Allora i principi d’Israele e il re si umiliarono, e dissero: "L’Eterno è giusto".7E quando l’Eterno vide che s’erano umiliati, la parola dell’Eterno fu così rivolta a Scemaia: "Essi si sono umiliati; io non li distruggerò, ma concederò loro fra poco un mezzo di scampo, e la mia ira non si rovescerà su Gerusalemme per mezzo di Scishak.8Nondimeno gli saranno soggetti, e impareranno la differenza che v’è tra il servire a me e il servire ai regni degli altri paesi".9Scishak, re d’Egitto, salì dunque contro Gerusalemme e portò via i tesori della casa dell’Eterno e i tesori della casa del re; portò via ogni cosa; prese pure gli scudi d’oro che Salomone avea fatti;10invece de’ quali, il re Roboamo fece fare degli scudi di rame, e li affidò ai capitani della guardia che custodiva la porta della casa del re.11E ogni volta che il re entrava nella casa dell’Eterno, quei della guardia venivano, e li portavano; poi li riportavano nella sala della guardia.12Così, perch’egli s’era umiliato, l’Eterno rimosse da lui l’ira sua e non volle distruggerlo del tutto; e v’erano anche in Giuda delle cose buone.13Il re Roboamo dunque si rese forte in Gerusalemme, e continuò a regnare. Avea quarantun anni quando cominciò a regnare, e regnò diciassette anni a Gerusalemme, la città che l’Eterno s’era scelta fra tutte le tribù d’Israele, per stabilirvi il suo nome. Sua madre si chiamava Naama, l’Ammonita.14Ed egli fece il male, perché non applicò il cuor suo alla ricerca dell’Eterno.15Or le azioni di Roboamo, le prime e le ultime, sono scritte nelle storie del profeta Scemaia e d’Iddo, il veggente, nei registri genealogici. E vi fu guerra continua fra Roboamo e Geroboamo.16E Roboamo s’addormentò coi suoi padri e fu sepolto nella città di Davide. Ed Abija, suo figliuolo, regnò in luogo suo.

Tre brevi anni dura la fedeltà di Roboamo e del popolo. Allora, come al tempo dei giudici, Dio parlerà loro suscitando contro loro degli avversari. L’offensiva del Faraone Scishak permetterà al re e al popolo di paragonare il servizio dell'Eterno con quello del re d'Egitto (vers. 8). Prima constatazione: Mentre l'Eterno arricchisce i suoi servitori, il Nemico spoglia quelli che riduce in schiavitù.

La parola di Scemaia, il profeta, ha prodotto l’umiliazione nel cuore dei capi d'Israele e del re. Essa li condusse a dire: «L'Eterno è giusto». Riconoscere questa giustizia... anche quando essa ha dovuto agire contro noi, è sempre un buon segno (vedere Luca 23:41). Ciò permette a Dio di rivelarsi in seguito, non solo come un Dio giusto, ma anche come un Dio misericordioso, un Dio Salvatore. Vedete come mette in rilievo le «buone cose» che può ancora discernere nel regno di Giuda. Nonostante tutto, nell'insieme, Roboamo «fece il male» (vers. 14). Un male dalle radici lontane, poiché la madre sua, una Ammonita, era stata sposata da Salomone prima della morte di Davide (parag. cap. 9:30 con 12:13).

2 Cronache 13:1-12
1Il diciottesimo anno del regno di Geroboamo, Abija cominciò a regnare sopra Giuda.2Regnò tre anni in Gerusalemme. Sua madre si chiamava Micaia, figliuola d’Uriel, da Ghibea. E ci fu guerra tra Abija e Geroboamo.3Abija entrò in guerra con un esercito di prodi guerrieri, quattrocentomila uomini scelti; e Geroboamo si dispose in ordine di battaglia contro di lui con ottocentomila uomini scelti, tutti forti e valorosi.4Ed Abija si levò e disse, dall’alto del monte Tsemaraim, ch’è nella contrada montuosa d’Efraim: "O Geroboamo, e tutto Israele, ascoltatemi!5Non dovreste voi sapere che l’Eterno, l’Iddio d’Israele, ha dato per sempre il regno sopra Israele a Davide, a Davide ed ai suoi figliuoli, con un patto inviolabile?6Eppure, Geroboamo, figliuolo di Nebat, servo di Salomone, figliuolo di Davide, s’è levato, e s’è ribellato contro il suo signore;7e della gente da nulla, degli uomini perversi, si son raccolti attorno a lui, e si son fatti forti contro Roboamo, figliuolo di Salomone, allorché Roboamo era giovane, e timido di cuore, e non potea tener loro fronte.8E ora voi credete di poter tener fronte al regno dell’Eterno, ch’è nelle mani dei figliuoli di Davide; e siete una gran moltitudine, e avete con voi i vitelli d’oro che Geroboamo vi ha fatti per vostri dèi.9Non avete voi cacciati i sacerdoti dell’Eterno, i figliuoli d’Aaronne ed i Leviti? e non vi siete voi fatti de’ sacerdoti al modo de’ popoli d’altri paesi? Chiunque è venuto con un giovenco e con sette montoni per esser consacrato, e diventato sacerdote di quelli che non sono dèi.10Quanto a noi, l’Eterno è nostro Dio, e non l’abbiamo abbandonato; i sacerdoti al servizio dell’Eterno son figliuoli d’Aaronne, e i Leviti son quelli che celebran le funzioni.11Ogni mattina e ogni sera essi ardono in onor dell’Eterno gli olocausti e il profumo fragrante, mettono in ordine i pani della presentazione sulla tavola pura e ogni sera accendono il candelabro d’oro con le sue lampade; poiché noi osserviamo i comandamenti dell’Eterno, del nostro Dio; ma voi l’avete abbandonato.12Ed ecco, noi abbiam con noi, alla nostra testa, Iddio e i suoi sacerdoti e le trombe squillanti, per sonar la carica contro di voi. O figliuoli d’Israele, non combattete contro l’Eterno, ch’è l’Iddio de’ vostri padri, perché non vincerete!"

Contrariamente alle istruzioni della Parola (Deuteronomio 21:15 a 17), Roboamo ha nominato come suo erede e successore Abija, figlio della moglie preferita, Maaca (o Micaia — vedere cap. 11:20-21). Da una tale infedeltà non poteva risultare che un cattivo regno. E tuttavia la breve storia di questo re contiene una bella pagina. Essa è omessa nel Libro dei «Re», ma il nostro libro della grazia non poteva passarla sotto silenzio. Si tratta della guerra che scoppia fra Abija e Geroboamo. Secondo Luca 14:31, era insensato da parte del re di Giuda intraprendere una guerra con la metà di soldati del suo avversario. Ma Abija ha per sé dei vantaggi che compensano ai suoi occhi la sua inferiorità numerica. Li fa valere nel discorso che rivolge all’esercito d'Israele. Dalla parte di Giuda erano la dinastia di Davide, il vero culto con il sacerdozio, ed anche con la presenza dell'Eterno. Abija pretende di non averLo abbandonato (vers. 10), prova che non conosce se stesso. Infine vi era un'arma segreta, efficace fra tutte, di cui vedremo domani il ruolo decisivo: la tromba squillante (vers. 12).

2 Cronache 13:13-22
13Intanto Geroboamo li prese per di dietro mediante un’imboscata; in modo che le truppe di Geroboamo stavano in faccia a Giuda, che avea dietro l’imboscata.14Que’ di Giuda si volsero indietro, ed eccoli costretti a combattere davanti e di dietro. Allora gridarono all’Eterno, e i sacerdoti dettero nelle trombe.15La gente di Giuda mandò un grido; e avvenne che, al grido della gente di Giuda, Iddio sconfisse Geroboamo e tutto Israele davanti ad Abija ed a Giuda.16I figliuoli d’Israele fuggirono d’innanzi a Giuda, e Dio li diede nelle loro mani.17Abija e il suo popolo ne fecero una grande strage; dalla parte d’Israele caddero morti cinquecentomila uomini scelti.18Così i figliuoli d’Israele, in quel tempo, furono umiliati, e i figliuoli di Giuda ripresero vigore, perché s’erano appoggiati sull’Eterno, sull’Iddio dei loro padri.19Abija inseguì Geroboamo, e gli prese delle città: Bethel e le città che ne dipendevano, Jeshana e le città che ne dipendevano, Efraim e le città che ne dipendevano.20E Geroboamo, al tempo d’Abija, non ebbe più forza; e colpito dall’Eterno, egli morì.21Ma Abija divenne potente, prese quattordici mogli, e generò ventidue figliuoli e sedici figliuole.22Il resto delle azioni di Abija, la sua condotta e le sue parole, trovasi scritto nelle memorie del profeta Iddo.

Il discorso di Abija alle truppe d’Israele è stato pronunziato con un tono di superiorità poco convenevole. Occorre la manovra di accerchiamento di Geroboamo per mettere alla prova il re di Giuda e il suo esercito. Ad un certo momento questo si trova preso per di dietro, ed è sul punto d'essere schiacciato. Ma una direzione resta libera: il cielo. Grida di distretta salgono verso l'Eterno; ora ogni pretesa è caduta. E la fede si mostra. Essa si serve d'uno strano strumento di guerra... ma ben conosciuto nella storia d'Israele: le trombe, figura della preghiera (vedere Giosuè 6:4; Giudici 7:18). Arma irresistibile, perché la fede che se ne serve s'appoggia sulla Parola divina e sulle sue promesse sempre valevoli (leggere Numeri 10:9). Ebbene, l'appello della fede non poteva non essere udito! Il suono squillante ha parlato al cuore di Dio del pericolo che i suoi correvano. E senza dubbio ha parlato pure solennemente al cuore degli uomini di Geroboamo che stavano per far guerra ai loro fratelli... e all'Eterno.

L’esercito d'Israele è sbaragliato e umiliato (vers. 18) avendo dato prova che né la forza (vers. 3) né l'astuzia (vers. 13) non potevano competere con la fiducia in Dio.

2 Cronache 14:1-15
1(H13-23) E Abija s’addormentò coi suoi padri, e fu sepolto nella città di Davide; e Asa, suo figliuolo, regnò in luogo suo; e al suo tempo il paese ebbe requie per dieci anni.2(H14-1) Asa fece ciò ch’è buono e retto agli occhi dell’Eterno, del suo Dio.3(H14-2) Tolse via gli altari degli dèi stranieri, e gli alti luoghi; spezzò le statue, abbatté gl’idoli d’Astarte;4(H14-3) e ordinò a Giuda di cercare l’Eterno, l’Iddio de’ suoi padri, e di mettere ad effetto la sua legge ed i suoi comandamenti.5(H14-4) Tolse anche via da tutte le città di Giuda gli alti luoghi e le colonne solari; e, sotto di lui, il regno ebbe requie.6(H14-5) Egli costruì delle città fortificate in Giuda, giacché il paese era tranquillo, e in quegli anni non v’era alcuna guerra contro di lui, perché l’Eterno gli avea data requie.7(H14-6) Egli diceva a quei di Giuda: "Costruiamo queste città, e circondiamole di mura, di torri, di porte e di sbarre; il paese è ancora a nostra disposizione, perché abbiamo cercato l’Eterno, il nostro Dio; noi l’abbiamo cercato, ed egli ci ha dato riposo d’ogni intorno". Essi dunque si misero a costruire, e prosperarono.8(H14-7) Asa aveva un esercito di trecentomila uomini di Giuda che portavano scudo e lancia, e di duecento ottantamila di Beniamino che portavano scudo e tiravan d’arco, tutti uomini forti e valorosi.9(H14-8) Zerah, l’Etiopo, uscì contro di loro con un esercito d’un milione d’uomini e trecento carri, e si avanzò fino a Maresha.10(H14-9) Asa gli mosse contro, e si disposero in ordine di battaglia nella valle di Tsefatha presso Maresha.11(H14-10) Allora Asa invocò l’Eterno, il suo Dio, disse: "O Eterno, per te non v’è differenza tra il dar soccorso a chi è in gran numero, e il darlo a chi è senza forza; soccorrici, o Eterno, o nostro Dio! poiché su te noi ci appoggiamo, e nel tuo nome siam venuti contro questa moltitudine. Tu sei l’Eterno, il nostro Dio; non la vinca l’uomo a petto di te!"12(H14-11) E l’Eterno sconfisse gli Etiopi davanti ad Asa e davanti a Giuda, e gli Etiopi si diedero alla fuga.13(H14-12) Ed Asa e la gente ch’era con lui li inseguirono fino a Gherar; e degli Etiopi ne caddero tanti, che non ne rimase più uno di vivo; poiché furono rotti davanti all’Eterno e davanti al suo esercito. E Asa ed i suoi portaron via un immenso bottino;14(H14-13) e batteron tutte le città nei dintorni di Gherar, perché lo spavento dell’Eterno s’era impadronito d’esse; e quelli saccheggiarono tutte le città; perché v’era molto bottino;15(H14-14) fecero pure man bassa sui chiusi delle mandre, e menaron via gran numero di pecore e di cammelli. Poi tornarono a Gerusalemme.

Asa, figlio e successore di Abija, da re fedele purifica Giuda dalla sua idolatria. La Parola insiste sul riposo e la tranquillità di cui il paese gode durante la prima parte di questo regno (vers. 1, 5, 6, 7). Asa mette a profitto questo riposo per edificare delle cittadelle e rinforzare la difesa del suo territorio. E ci dà pure un’importante lezione. Certi periodi della nostra vita corrispondono a tempi di riposo: Vacanze, vari momenti di libertà. «L'armatura completa di Dio» deve essere rivestita in anticipo, «onde possiate resistere nel giorno malvagio... (Efesini 6:13...).

Il giorno malvagio, quello dell’offensiva di Zerah, trova dunque un Asa preparato. Soprattutto, egli dispone dello «scudo della fede», vale a dire della semplice fiducia nel suo Dio, che brilla nella sua bella preghiera del versetto 11. Nessuna forza da parte sua, nonostante i suoi 580'000 soldati. Di fronte a sé un milione di avversari. A vista umana, conflitto ben ineguale! Ma è sempre vero che «quando sono debole, allora sono forte» (2 Corinzi 12:10). Dio risponde alla fede d'Asa dandogli una strepitosa vittoria e un bottino considerevole.

2 Cronache 15:1-19
1Allora lo spirito di Dio s’impadronì di Azaria, figliuolo di Oded,2il quale uscì ad incontrare Asa, e gli disse: "Asa, e voi tutto Giuda e Beniamino, ascoltatemi! L’Eterno è con voi, quando voi siete con lui; se lo cercate, egli si farà trovare da voi; ma, se lo abbandonate, egli vi abbandonerà.3Per lungo tempo Israele è stato senza vero Dio, senza sacerdote che lo ammaestrasse, e senza legge;4ma nella sua distretta ei s’è convertito all’Eterno, all’Iddio d’Israele, l’ha cercato, ed egli s’è lasciato trovare da lui.5In quel tempo, non v’era pace né per chi andava né per chi veniva; perché fra tutti gli abitanti de’ vari paesi v’erano grandi agitazioni,6ed essi erano schiacciati nazione da nazione, e città da città; poiché Iddio li conturbava con ogni sorta di tribolazioni.7Ma voi, siate forti, non vi lasciate illanguidire le braccia, perché l’opera vostra avrà la sua mercede".8Quando Asa ebbe udite queste parole, e la profezia del profeta Oded, prese animo, e fece sparire le abominazioni da tutto il paese di Giuda e di Beniamino, e dalle città che avea prese nella contrada montuosa d’Efraim; e ristabilì l’altare dell’Eterno, ch’era davanti al portico dell’Eterno.9Poi radunò tutto Giuda e Beniamino, e quelli di Efraim, di Manasse e di Simeone, che dimoravano fra loro; giacché gran numero di quei d’Israele eran passati dalla sua parte, vedendo che l’Eterno, il suo Dio, era con lui.10Essi dunque si radunarono a Gerusalemme il terzo mese del quindicesimo anno del regno d’Asa.11E in quel giorno offrirono in sacrifizio all’Eterno, della preda che avean portata, settecento buoi e settemila pecore;12e convennero nel patto di cercare l’Eterno, l’Iddio dei loro padri, con tutto il loro cuore e con tutta l’anima loro;13e chiunque non cercasse l’Eterno, l’Iddio d’Israele, doveva esser messo a morte, grande o piccolo che fosse, uomo o donna.14E si unirono per giuramento all’Eterno con gran voce e con acclamazioni, al suon delle trombe e dei corni.15Tutto Giuda si rallegrò di questo giuramento; perché avean giurato di tutto cuore, avean cercato l’Eterno con grande ardore ed egli s’era lasciato trovare da loro. E l’Eterno diede loro requie d’ogn’intorno.16Il re Asa destituì pure dalla dignità di regina sua madre Maaca, perch’essa avea rizzato un’immagine ad Astarte; e Asa abbatté l’immagine, la fece a pezzi e la bruciò presso al torrente Kidron.17Nondimeno, gli alti luoghi non furono eliminati da Israele; quantunque il cuore d’Asa fosse integro, durante l’intera sua vita.18Egli fece portare nella casa dell’Eterno le cose che suo padre avea consacrate, e quelle che avea consacrate egli stesso: argento, oro, vasi.19E non ci fu più guerra alcuna fino al trentacinquesimo anno del regno di Asa.

Asa è stato fedele. Per mezzo di Azaria, Dio lo incoraggerà. La sua Parola non è meno necessaria dopo il combattimento che prima di questo. Poiché allora la tendenza naturale è di rilassarsi. «Non vi lasciate illanguidire le braccia» raccomanda il profeta; aggiungendo questa promessa: «L’opera vostra avrà una mercede». Queste parole producono il loro effetto. Asa, pieno d'energia, fa sparire dal paese le cose abominevoli e ristabilisce il servizio dell'altare. Zelo particolarmente notevole, che trascina dietro a sé non soltanto quelli di Giuda e di Beniamino, ma anche «gran numero di Israeliti» delle altre tribù (vers. 9)! Così sarà della devozione che mostreremo per il Signore. Egli incoraggerà altri credenti, più timidi forse, a manifestare la loro fede. È un'esperienza che molti hanno fatta, particolarmente al servizio militare. Qualcuno ha detto: Un cuore sinceramente attaccato al Signore, è ciò che parla alla coscienza degli altri (W. Kelly).

Asa comprende che non può chiedere al popolo una completa purificazione se egli stesso non ne dà l’esempio nella propria famiglia. Non esita ad agire contro Maaca, la madre, destituendola dalla dignità di regina e riducendo il suo idolo in polvere e cenere.

2 Cronache 16:1-14
1L’anno trentesimosesto del regno di Asa, Baasa, re d’Israele, salì contro Giuda, ed edificò Rama per impedire che alcuno andasse e venisse dalla parte di Asa, re di Giuda.2Allora Asa trasse dell’argento e dell’oro dai tesori della casa dell’Eterno e della casa del re, e inviò dei messi a Ben-Hadad, re di Siria, che abitava a Damasco, per dirgli:3"Siavi alleanza fra me e te, come vi fu tra il padre mio e il padre tuo. Ecco, io ti mando dell’argento e dell’oro; va’, rompi la tua alleanza con Baasa, re d’Israele, ond’egli si ritiri da me".4Ben-Hadad diè ascolto al re Asa; mandò i capi del suo esercito contro le città d’Israele, i quali espugnarono Ijon, Dan, Abel-Maim, e tutte le città d’approvvigionamento di Neftali.5E quando Baasa ebbe udito questo, cessò di edificare Rama, e sospese i suoi lavori.6Allora il re Asa convocò tutti que’ di Giuda, e quelli portaron via le pietre e il legname di cui Baasa s’era servito per la costruzione di Rama; e con essi Asa edificò Gheba e Mitspa.7In quel tempo, Hanani, il veggente, si recò da Asa, re di Giuda, e gli disse: "Poiché tu ti sei appoggiato sul re di Siria invece d’appoggiarti sull’Eterno, ch’è il tuo Dio, l’esercito del re di Siria è scampato dalle tue mani.8Gli Etiopi ed i Libi non formavan essi un grande esercito con una moltitudine immensa di carri e di cavalieri? Eppure l’Eterno, perché tu t’eri appoggiato su lui, li diede nelle tue mani.9Poiché l’Eterno scorre collo sguardo tutta la terra per spiegar la sua forza a pro di quelli che hanno il cuore integro verso di lui. In questo tu hai agito da insensato; poiché, da ora innanzi, avrai delle guerre".10Asa s’indignò contro il veggente, e lo fece mettere in prigione, tanto questa cosa lo aveva irritato contro di lui. E, al tempo stesso, Asa incrudelì anche contro alcuni del popolo.11Or ecco, le azioni d’Asa, le prime e le ultime, si trovano scritte nel libro dei re di Giuda e d’Israele.12Il trentanovesimo anno del suo regno, Asa ebbe una malattia ai piedi; la sua malattia fu gravissima; e, nondimeno, nella sua malattia non ricorse all’Eterno, ma ai medici.13E Asa si addormento coi suoi padri; morì il quarantunesimo anno del suo regno,14e fu sepolto nel sepolcro ch’egli avea fatto scavare per sé nella città di Davide. Fu steso sopra un letto pieno di profumi e di varie sorta d’aromi composti con arte di profumiere; e ne bruciarono una grandissima quantità in onor suo.

Il versetto 11 distingue le prime azioni d’Asa, piacevoli a Dio, dalle ultime, ahimè, molto diverse.

Baasa, re d’Israele, geloso di vedere molti dei suoi sudditi passare al paese di Giuda (cap. 15:9), edifica una città per impedirli. Allora Asa, invece di rivolgersi all'Eterno per fermare il re nella sua impresa, conclude un'alleanza profana con la Siria. Abile politica, in apparenza, poiché essa comincia a produrre l'effetto desiderato! Ma Dio non giudica così, e biasima il re per mezzo d'un profeta. La sua mancanza di fiducia — e di memoria (vers. 8) — lo priverà d'una vittoria sui Siri. Irritato per aver lasciato sfuggire una così buona occasione e ferito nel suo amor proprio, Asa imprigiona colui che è diventato il suo nemico dicendogli la verità (Galati 4:16). Dio lo disciplina con una dolorosa malattia. Invano! Continua a confidarsi negli uomini piuttosto che in Dio e muore senza aver imparato quest'ultima lezione. Asa aveva camminato con Dio durante trentacinque anni su quaranta. Ha mancato per pochi anni. Chiediamo al Signore di guardarci fino al nostro ultimo giorno (2 Timoteo 1:12; 4:18).

2 Cronache 17:1-19
1Giosafat, figliuolo di Asa, regnò in luogo di lui, e si fortificò contro Israele;2collocò dei presidi in tutte le città fortificate di Giuda, e pose delle guarnigioni nel paese di Giuda e nelle città di Efraim, che Asa suo padre avea conquistate.3E l’Eterno fu con Giosafat, perch’egli camminò nelle vie che Davide suo padre avea seguite da principio, e cercò, non i Baali,4ma l’Iddio di suo padre; e si condusse secondo i suoi comandamenti, senza imitare quel che faceva Israele.5Perciò l’Eterno assicurò il possesso del regno nelle mani di Giosafat; tutto Giuda gli recava dei doni, ed egli ebbe ricchezza e gloria in abbondanza.6Il suo coraggio crebbe, seguendo le vie dell’Eterno; e fece anche sparire da Giuda gli alti luoghi e gl’idoli d’Astarte.7Il terzo anno del suo regno mandò i suoi capi Ben-Hail, Obadia, Zaccaria, Natanaele e Micaiah, a insegnare nelle città di Giuda;8e con essi mandò i Leviti Scemaia, Nethania, Zebadia, Asael, Scemiramoth, Gionathan, Adonia, Tobia e Tob-Adonia, e i sacerdoti Elishama e Jehoram.9Ed essi insegnarono in Giuda, avendo seco il libro della legge dell’Eterno; percorsero tutte le città di Giuda, e istruirono il popolo.10Il terrore dell’Eterno s’impadronì di tutti i regni dei paesi che circondavano Giuda, sì che non mossero guerra a Giosafat.11E una parte de’ Filistei recò a Giosafat dei doni, e un tributo in argento; anche gli Arabi gli menarono del bestiame: settemila settecento montoni e settemila settecento capri.12Giosafat raggiunse un alto grado di grandezza, ed edificò in Giuda castelli e città d’approvvigionamento.13Fece eseguire molti lavori nelle città di Giuda, ed ebbe a Gerusalemme de’ guerrieri, uomini forti e valorosi.14Eccone il censimento secondo le loro case patriarcali. Di Giuda: capi di migliaia: Adna, il capo, con trecentomila uomini forti e valorosi;15dopo di lui, Johanan, il capo, con duecento ottantamila uomini;16dopo questo, Amasia, figliuolo di Zicri, il quale s’era volontariamente consacrato all’Eterno, con duecentomila uomini forti e valorosi.17Di Beniamino: Eliada, uomo forte e valoroso, con duecentomila uomini, armati d’arco e di scudo;18e, dopo di lui, Jozabad con centottantamila uomini pronti per la guerra.19Tutti questi erano al servizio del re, senza contare quelli ch’egli avea collocati nelle città fortificate, in tutto il paese di Giuda.

Ritroviamo ora Giosafat, re pio, di cui il Libro dei Re ci ha già parlato molto. Ricordiamo che dalla morte di Salomone, le Cronache tracciano di nuovo la storia dei re di Giuda, mentre nel libro dei Re si trattava di quelli d’Israele. Perché allora la vita di Giosafat vi occupava tanto posto? Purtroppo, perché era strettamente frammischiata a quella di Achab e di Joram, re d'Israele! Ma il nostro capitolo 17 non ha da dire di questo re che delle cose buone. Egli si fortifica (vers. 1); cammina «nelle vie che Davide suo padre aveva seguite da principio»... egli cerca il Dio di suo padre, si conduce secondo i suoi comandamenti, il suo coraggio cresce... fa sparire gli idoli (vers. 1 a 6). E non soltanto si separa dal male come l'ha fatto Asa suo padre, ma stabilisce il bene (vers. 7 a 11). Due lati inseparabili dell'attività cristiana! (Romani 12:9; 1 Pietro 3:11).

Fra gli ufficiali superiori, Amasia si era volontariamente consacrato all’Eterno, come un vero Nazireo (Numeri 6:1; vedere anche 2 Corinzi 8:5). È possibile — e questo è un appello rivolto ad ogni credente — essere consacrato al Signore, pur compiendo fedelmente il proprio mestiere o il proprio compito quotidiano. «Qualunque cosa facciate, operate di buon animo, come per il Signore» (Colossesi 3:23).

2 Cronache 18:1-11; 28-34
1Giosafat ebbe ricchezze e gloria in abbondanza, e contrasse parentela con Achab.2In capo a qualche anno, scese a Samaria da Achab; e Achab fece uccidere per lui e per la gente ch’era con lui un gran numero di pecore e di buoi, e lo indusse a salir seco contro Ramoth di Galaad.3Achab, re d’Israele, disse a Giosafat, re di Giuda: "Vuoi venire con me a Ramoth di Galaad?" Giosafat gli rispose: "Fa’ conto di me come di te stesso, della mia gente come della tua, e verremo con te alla guerra".4E Giosafat disse al re d’Israele: "Ti prego, consulta oggi la parola dell’Eterno".5Allora il re d’Israele radunò i profeti, in numero di quattrocento, e disse loro: "Dobbiam noi andare a far guerra a Ramoth di Galaad, o no?" Quelli risposero: "Va’, e Dio la darà nelle mani del re".6Ma Giosafat disse: "Non v’ha egli qui alcun altro profeta dell’Eterno da poter consultare?"7Il re d’Israele rispose a Giosafat: "V’è ancora un uomo per mezzo del quale si potrebbe consultare l’Eterno; ma io l’odio perché non mi predice mai nulla di buono, ma sempre del male: è Micaiah figliuolo d’Imla". E Giosafat disse: "Il re non dica così".8Allora il re d’Israele chiamò un eunuco, e gli disse: "Fa’ venir presto Micaiah, figliuolo d’Imla".9Or il re d’Israele e Giosafat, re di Giuda, sedevano ciascuno sul suo trono, vestiti de’ loro abiti reali, nell’aia ch’è all’ingresso della porta di Samaria; e tutti i profeti profetavano dinanzi ad essi.10Sedekia, figliuolo di Kenaana, s’era fatto delle corna di ferro, e disse: "Così dice l’Eterno: Con queste corna darai di cozzo ne’ Siri finché tu li abbia completamente distrutti".11E tutti i profeti profetavano nello stesso modo, dicendo: "Sali contro Ramoth di Galaad, e vincerai; l’Eterno la darà nelle mani del re".
28Il re d’Israele e Giosafat, re di Giuda saliron dunque contro Ramoth di Galaad.29E il re d’Israele, disse a Giosafat: "Io mi travestirò per andar in battaglia; ma tu mettiti i tuoi abiti reali". Il re d’Israele si travestì, e andarono in battaglia.30Or il re di Siria avea dato quest’ordine ai capitani dei suoi carri: "Non combattete contro veruno, piccolo o grande, ma contro il solo re d’Israele".31E quando i capitani dei carri scorsero Giosafat, dissero: "Quello è il re d’Israele"; e lo circondarono per attaccarlo; ma Giosafat mandò un grido, e l’Eterno lo soccorse; e Dio li attirò lungi da lui.32E allorché i capitani dei carri s’accorsero ch’egli non era il re d’Israele, cessarono d’assalirlo.33Or qualcuno scoccò a caso la freccia del suo arco, e ferì il re d’Israele tra la corazza e le falde; onde il re disse al suo cocchiere: "Vòlta, menami fuori del campo, perché son ferito".34Ma la battaglia fu così accanita quel giorno, che il re fu trattenuto sul suo carro in faccia ai Siri fino alla sera, e sul tramontare del sole morì.

La storia di Giosafat prosegue. Ciò che ha fatto cadere quest’uomo fedele, sono le sue cattive compagnie. Le relazioni mondane, gli scambi d'amabilità fra gente dello stesso ambiente sociale; esse sono state un laccio per molti credenti. Vedete per Giosafat quali ne sono state le conseguenze!

1° Ha fatto concludere al figlio una unione regale con una figlia della casa reale d’Israele. Una figlia che non è altro che Athalia! Brillante matrimonio senza dubbio agli occhi degli uomini! In realtà punto di partenza d'una rovina immancabile di tutta la sua famiglia.

2° Egli rinnega la sua testimonianza mettendosi allo stesso livello del malvagio re d’Israele: «Fa' conto di me come di te stesso...» (vers. 3).

3° Infine, per il timore di spiacere al suo regale amico, si lascia trascinare nel pericoloso ricupero di Ramoth di Galaad. Oh! meditiamo e riteniamo Galati 1:10! L’alleanza che Giosafat conclude con Israele, contro i Siri, non era migliore di quella che il padre suo Asa aveva concluso con i Siri, contro Israele. Essa finisce col porre il disgraziato re in una drammatica situazione, la stessa di Saul sul monte Ghilboa. Situazione donde Dio solo, in risposta al suo grido, potè, per miracolo farlo sfuggire! (vedere Salmo 120:1).

2 Cronache 19:1-11
1Giosafat, re di Giuda, tornò sano e salvo a casa sua a Gerusalemme.2E il veggente Jehu, figliuolo di Hanani, andò incontro a Giosafat, e gli disse: "Dovevi tu dare aiuto ad un empio e amar quelli che odiano l’Eterno? Per questo fatto hai attirato su di te l’ira dell’Eterno.3Nondimeno si son trovate in te delle buone cose, giacché hai fatti sparire dal paese gl’idoli d’Astarte, e hai applicato il cuor tuo alla ricerca di Dio".4Giosafat rimase a Gerusalemme; poi fece di nuovo un giro fra il popolo, da Beer-Sceba alla contrada montuosa d’Efraim, e lo ricondusse all’Eterno, all’Iddio de’ suoi padri.5E stabilì dei giudici nel paese, in tutte le città fortificate di Giuda, città per città, e disse ai giudici:6"Badate bene a quello che fate; poiché voi amministrate la giustizia, non per servire ad un uomo ma per servire all’Eterno; il quale sarà con voi negli affari della giustizia.7Or dunque il timor dell’Eterno sia in voi; agite con circospezione, poiché presso l’Eterno, ch’è l’Iddio nostro, non v’è né perversità, né riguardo a qualità di persone, né accettazione di doni".8Giosafat, tornato che fu a Gerusalemme, stabilì anche quivi dei Leviti, dei sacerdoti e dei capi delle case patriarcali d’Israele per render giustizia nel nome dell’Eterno, e per sentenziare nelle liti.9E diede loro i suoi ordini, dicendo: "Voi farete così, con timore dell’Eterno, con fedeltà e con cuore integro:10In qualunque lite che vi sia portata dinanzi dai vostri fratelli dimoranti nelle loro città, sia che si tratti d’un omicidio o d’una legge o d’un comandamento o d’uno statuto o d’un precetto, illuminateli, affinché non si rendano colpevoli verso l’Eterno, e l’ira sua non piombi su voi e sui vostri fratelli. Così facendo, voi non vi renderete colpevoli.11Ed ecco, il sommo sacerdote Amaria vi sarà preposto per tutti gli affari che concernono l’Eterno; e Zebadia, figliuolo d’Ismaele, capo della casa di Giuda, per tutti gli affari che concernono il re; e avete a vostra disposizione dei Leviti, come magistrati. Fatevi cuore, mettetevi all’opra, e l’Eterno sia con l’uomo dabbene!"

La sua funesta alleanza con Israele valse a Giosafat un severo biasimo dall’Eterno. Jehu fa al re una domanda che lo scruta, e ad un tempo gli insegna ciò che Dio pensa di Achab: «Dovevi tu dare aiuto ad un empio, e amar quelli che odiano l'Eterno?» (vers. 2).

Cristiani, non dimentichiamo che terribile nome dà la Parola a quelli che amano il mondo: «Chi... vuol essere amico del mondo si rende nemico di Dio» (Giacomo 4:4).

Jehu non ha mancato di coraggio, poiché sotto il regno d’Asa, una simile missione era costata la prigione al padre suo Hanani (cap. 16:7 a 10). Ma Giosafat ascolta la riprensione. È il mezzo per diventare «accorto», per acquistare «senno» (Proverbi 13:18; 15:5 e 32). Accettiamo noi pure le riprensioni e le osservazioni che possono esserci fatte, poiché esse hanno un così prezioso risultato.

Mentre suo padre Asa non era stato ristorato, Giosafat può riprendere dopo quell’eclissi la sua bella attività del cap. 17. Non contento questa volta di mandare degli emissari, fa un giro fra il popolo. Da vero pastore d'Israele, si occupa di ricondurlo all'Eterno (vers. 4). Dopo di che, stabilisce dei giudici, ai quali fa insistenti raccomandazioni.

2 Cronache 20:1-13
1Dopo queste cose, i figliuoli di Moab e i figliuoli di Ammon, e con loro de’ Maoniti, mossero contro Giosafat per fargli guerra.2E vennero dei messi a informare Giosafat, dicendo: "Una gran moltitudine s’avanza contro di te dall’altra parte del mare, dalla Siria, ed è giunta a Hatsatson-Thamar", che è En-Ghedi.3E Giosafat ebbe paura, si dispose a cercare l’Eterno, e bandì un digiuno per tutto Giuda.4Giuda si radunò per implorare aiuto dall’Eterno, e da tutte quante le città di Giuda venivan gli abitanti a cercare l’Eterno.5E Giosafat, stando in piè in mezzo alla raunanza di Giuda e di Gerusalemme, nella casa dell’Eterno, davanti al cortile nuovo, disse:6"O Eterno, Dio de’ nostri padri, non sei tu l’Iddio dei cieli? e non sei tu che signoreggi su tutti i regni delle nazioni? e non hai tu nelle tue mani la forza e la potenza, in guisa che nessuno ti può resistere?7Non sei tu quegli, o Dio nostro, che cacciasti gli abitanti di questo paese d’innanzi al tuo popolo d’Israele, e lo desti per sempre alla progenie d’Abrahamo, il quale ti amò?8E quelli l’hanno abitato e v’hanno edificato un santuario per il tuo nome, dicendo:9Quando c’incolga qualche calamità, spada, giudizio, peste o carestia, noi ci presenteremo dinanzi a questa casa e dinanzi a te, poiché il tuo nome è in questa casa; e a te grideremo nella nostra tribolazione, e tu ci udrai e ci salverai.10Ed ora ecco che i figliuoli d’Ammon e di Moab e quei del monte di Seir, nelle terre dei quali non permettesti ad Israele d’entrare quando veniva dal paese d’Egitto, ed egli li lasciò da parte e non li distrusse,11eccoli che ora ci ricompensano, venendo a cacciarci dalla eredità di cui ci hai dato il possesso.12O Dio nostro, non farai tu giudizio di costoro? Poiché noi siamo senza forza, di fronte a questa gran moltitudine che s’avanza contro di noi; e non sappiamo che fare, ma gli occhi nostri sono su te!"13E tutto Giuda, perfino i bambini, le mogli, i figliuoli, stavano in piè davanti all’Eterno.

Tre avversari ad un tempo si avanzano contro il piccolo regno di Giuda. Sono i suoi soliti nemici: Moab, Ammon e i Maoniti che facevano parte di Edom. Di fronte alla minaccia di quest’invasione, Giosafat ricerca l'Eterno e proclama un digiuno. Il popolo si raduna. Riferendosi alla preghiera di Salomone (cap. 6:34-35) il re sta in piè dinanzi alla santa Casa ed invoca Colui che ha promesso d'ascoltare e di fare giustizia (vers. 8-9).

Addizionando l’effettivo militare di cui Giosafat disponeva (cap. 17:14 a 18) si giunge alla cifra impressionante di un milione centosessantamila soldati. Ebbene, in questo lungo capitolo non sarà praticamente parlato di loro! Giosafat ha capito quella parola del Salmo 33: «Il re non è salvato per grandezza d'esercito, il prode non scampa per la sua gran forza... L'anima nostra aspetta l'Eterno; Egli è il nostro aiuto e il nostro scudo» (Salmo 33:16 e 20). Così il re riconosce di essere senza forza e senza saggezza (vers. 12). Ma, aggiunge egli, «gli occhi nostri sono su te». E, inversamente, «L'Eterno infatti con i suoi occhi scorre avanti e indietro per tutta la terra per mostrare la sua forza verso quelli che hanno il cuore integro verso di lui» (cap. 16:9, versione Nuova Diodati).

2 Cronache 20:14-24
14Allora lo spirito dell’Eterno investì in mezzo alla raunanza Jahaziel, figliuolo di Zaccaria, figliuolo di Benaia, figliuolo di Jeiel, figliuolo di Mattania, il Levita, di tra i figliuoli d’Asaf.15E Jahaziel disse: "Porgete orecchio, voi tutti di Giuda, e voi abitanti di Gerusalemme, e tu, o re Giosafat! Così vi dice l’Eterno: Non temete e non vi sgomentate a motivo di questa gran moltitudine; poiché questa non è battaglia vostra, ma di Dio.16Domani, scendete contro di loro; eccoli che vengon su per la salita di Tsits, e voi li troverete all’estremità della valle, dirimpetto al deserto di Jeruel.17Questa battaglia non l’avete a combatter voi: presentatevi, tenetevi fermi, e vedrete la liberazione che l’Eterno vi darà. O Giuda, o Gerusalemme, non temete e non vi sgomentate; domani, uscite contro di loro, e l’Eterno sarà con voi".18Allora Giosafat chinò la faccia a terra, e tutto Giuda e gli abitanti di Gerusalemme si prostrarono dinanzi all’Eterno e l’adorarono.19E i Leviti di tra i figliuoli dei Kehathiti e di tra i figliuoli dei Korahiti si levarono per lodare ad altissima voce l’Eterno, l’Iddio d’Israele.20La mattina seguente si levarono di buon’ora, e si misero in cammino verso il deserto di Tekoa; e come si mettevano in cammino, Giosafat, stando in piedi, disse: "Ascoltatemi, o Giuda, e voi abitanti di Gerusalemme! Credete nell’Eterno, ch’è l’Iddio vostro, e sarete al sicuro; credete ai suoi profeti, e trionferete!"21E dopo aver tenuto consiglio col popolo, stabilì dei cantori che, vestiti in santa magnificenza, cantassero le lodi dell’Eterno, e camminando alla testa dell’esercito, dicessero: "Celebrate l’Eterno, perché la sua benignità dura in perpetuo!"22E com’essi cominciavano i canti di gioia e di lode, l’Eterno tese un’imboscata contro i figliuoli di Ammon e di Moab e contro quelli del monte Seir ch’eran venuti contro Giuda; e rimasero sconfitti.23I figliuoli di Ammon e di Moab assalirono gli abitanti del monte di Seir per votarli allo sterminio e distruggerli; e quand’ebbero annientati gli abitanti di Seir, si diedero a distruggersi a vicenda.24E quando que’ di Giuda furon giunti sull’altura donde si scorge il deserto, volsero lo sguardo verso la moltitudine, ed ecco i cadaveri che giacevano a terra; nessuno era scampato.

La fiduciosa preghiera di Giosafat riceve una risposta immediata e pubblica. Nel nome dell’Eterno, Jahaziel rassicura il popolo e il suo re. Divini incoraggiamenti, la cui lettura è stata profittevole da allora a tanti credenti nel pericolo! Paragonate il vers. 17 con la parola che Mosè rivolge ad Israele al momento del passaggio del mar Rosso: «Non temete; state fermi, e mirate la liberazione dell'Eterno...» (Esodo 14:13).

Senza aspettare che Dio abbia agito, Giosafat, con tutto il popolo, rende grazie e adora. Come onora Dio, la fede che in anticipo può, non solo sbarazzarsi da ogni inquietudine, ma anche ringraziarLo per la risposta di cui ci ha dato l’assoluta certezza! È fare come il divino Modello. Gesù, pronto a risuscitare Lazzaro in virtù della potenza di Dio suo Padre, comincia col rivolgersi a Lui: «Padre, — dice Egli — ti ringrazio che m'hai esaudito» (Giovanni 11:41).

Com’è bello questo culto celebrato alla presenza stessa dei nemici! (vedere Salmo 23:5). Quelli che lodano passano davanti alle truppe in assetto di battaglia. E il canto di trionfo, intonato ad un tratto, dà il segnale d'una straordinaria vittoria... riportata senza combattere.

2 Cronache 20:25-37
25Allora Giosafat e la sua gente andarono a far bottino delle loro spoglie; e fra i cadaveri trovarono abbondanza di ricchezze, di vesti e di oggetti preziosi; e se ne appropriarono più che ne potessero portare; tre giorni misero a portar via il bottino, tant’era copioso.26Il quarto giorno si radunarono nella Valle di Benedizione, dove benedissero l’Eterno; per questo, quel luogo è stato chiamato Valle di Benedizione fino al dì d’oggi.27Tutti gli uomini di Giuda e di Gerusalemme, con a capo Giosafat, partirono con gioia per tornare a Gerusalemme, perché l’Eterno li avea ricolmi d’allegrezza, liberandoli dai loro nemici.28Ed entrarono in Gerusalemme e nella casa dell’Eterno al suono de’ saltèri, delle cetre e delle trombe.29E il terrore di Dio s’impadronì di tutti i regni degli altri paesi, quando udirono che l’Eterno avea combattuto contro i nemici d’Israele.30E il regno di Giosafat ebbe requie; il suo Dio gli diede pace d’ogni intorno.31Così Giosafat regnò sopra Giuda. Avea trentacinque anni quando cominciò a regnare, e regnò venticinque anni a Gerusalemme; e il nome di sua madre era Azuba, figliuola di Scilhi.32Egli camminò per le vie di Asa suo padre, e non se ne allontanò, facendo quel ch’è giusto agli occhi dell’Eterno.33Nondimeno gli alti luoghi non scomparvero, perché il popolo non aveva ancora il cuore fermamente unito all’Iddio dei suoi padri.34Or il rimanente delle azioni di Giosafat, le prime e le ultime, si trovano scritte nella Storia di Jehu, figliuolo di Hanani, inserta nel libro dei re d’Israele.35Dopo questo, Giosafat, re di Giuda, si associò col re d’Israele Achazia, che aveva una condotta empia;36e se lo associò, per costruire delle navi che andassero a Tarsis; e le costruirono ad Etsion-Gheber.37Allora Eliezer, figliuolo di Dodava da Maresha, profetizzò contro Giosafat, dicendo: "Perché ti sei associato con Achazia, l’Eterno ha disperse le opere tue". E le navi furono infrante, e non poterono fare il viaggio di Tarsis.

Agli accenti stessi del cantico della liberazione i nemici di Giuda si sono distrutti a vicenda! Il popolo ha ora soltanto da constatare il loro annientamento e impadronirsi dell’abbondante bottino. Quante volte Dio ha, nello stesso modo fatto sparire dal nostro sentiero delle difficoltà che ci sembravano insormontabili!

Poi il popolo si raduna nuovamente per celebrare l’Eterno nella valle di Beraca — o della benedizione (leggere Salmo 107:21-22).

Pensiamo al trionfo della croce riportato da Gesù senza la minima partecipazione dei credenti. Che cosa resta loro da fare, se non godere i frutti di questa vittoria? E, col cuore pieno di riconoscenza, celebrarla in mezzo alla valle terrestre, prima di farlo eternamente nella santa Città (paragonate vers. 28).

L’ultimo paragrafo ritorna indietro sul regno di Giosafat. Ricorda che, dopo la disastrosa alleanza militare con Achab, il re di Giuda ne ha concluso un'altra non meno incresciosa, col suo figlio Achazia, con uno scopo commerciale. Dio non ne permette la riuscita e ci insegna per bocca di Eliezer, ciò che Egli pensa di questo genere d'associazione con un mondano con lo scopo di arricchirsi.

2 Cronache 21:1-20
1E Giosafat s’addormentò coi suoi padri, e con essi fu sepolto nella città di Davide; e Jehoram, suo figliuolo, regnò in luogo suo.2Jehoram avea de’ fratelli, figliuoli di Giosafat: Azaria, Jehiel, Zaccaria, Azariahu, Micael e Scefatia; tutti questi erano figliuoli di Giosafat, re d’Israele;3e il padre loro avea fatto ad essi grandi doni d’argento, d’oro e di cose preziose, con delle città fortificate in Giuda, ma avea lasciato il regno a Jehoram, perch’era il primogenito.4Or quando Jehoram ebbe preso possesso del regno di suo padre e vi si fu solidamente stabilito, fece morir di spada tutti i suoi fratelli, come pure alcuni dei capi d’Israele.5Jehoram avea trentadue anni quando cominciò a regnare, e regnò otto anni in Gerusalemme.6E camminò per la via dei re d’Israele come avea fatto la casa di Achab, poiché avea per moglie una figliuola di Achab; e fece ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno.7Nondimeno l’Eterno non volle distrugger la casa di Davide, a motivo del patto che avea fermato con Davide, e della promessa che avea fatta di lasciar sempre una lampada a lui ed ai suoi figliuoli.8Ai tempi di lui, Edom si ribellò, sottraendosi al giogo di Giuda, e si dette un re.9Allora Jehoram partì coi suoi capi e con tutti i suoi carri; e, levatosi di notte, sconfisse gli Edomiti che l’aveano circondato, e i capi dei carri.10Così Edom si è ribellato sottraendosi al giogo di Giuda fino al dì d’oggi. In quel medesimo tempo, anche Libna si ribellò e si sottrasse al giogo di Giuda, perché Jehoram aveva abbandonato l’Eterno, l’Iddio de’ suoi padri.11Jehoram fece anch’egli degli alti luoghi sui monti di Giuda, spinse gli abitanti di Gerusalemme alla prostituzione, e sviò Giuda.12E gli giunse uno scritto da parte del profeta Elia, che diceva: "Così dice l’Eterno, l’Iddio di Davide tuo padre: Perché tu non hai camminato per le vie di Giosafat, tuo padre, e per le vie d’Asa, re di Giuda,13ma hai camminato per la via dei re d’Israele; perché hai spinto alla prostituzione Giuda e gli abitanti di Gerusalemme, come la casa di Achab v’ha spinto Israele, e perché hai ucciso i tuoi fratelli, membri della famiglia di tuo padre, ch’eran migliori di te,14ecco, l’Eterno colpirà con una gran piaga il tuo popolo, i tuoi figliuoli, le tue mogli, e tutto quello che t’appartiene;15e tu avrai una grave malattia, una malattia d’intestini, che s’inasprirà di giorno in giorno, finché gl’intestini ti vengan fuori per effetto del male".16E l’Eterno risvegliò contro Jehoram lo spirito de’ Filistei e degli Arabi, che confinano con gli Etiopi;17ed essi salirono contro Giuda, l’invasero, e portaron via tutte le ricchezze che si trovavano nella casa del re, e anche i suoi figliuoli e le sue mogli, in guisa che non gli rimase altro figliuolo se non Joachaz, ch’era il più piccolo.18Dopo tutto questo l’Eterno lo colpì con una malattia incurabile d’intestini.19E, con l’andar del tempo, verso la fine del secondo anno, gl’intestini gli venner fuori, in seguito alla malattia; e morì in mezzo ad atroci sofferenze; e il suo popolo non bruciò profumi in onore di lui, come avea fatto per i suoi padri.20Aveva trentadue anni quando cominciò a regnare, e regnò otto anni in Gerusalemme. Se ne andò senza esser rimpianto, e fu sepolto nella città di Davide, ma non nei sepolcri dei re.

Ecco che il libro delle Cronache sembra abbandoni d’un tratto il suo carattere di libro della grazia! Salvo qualche eccezione, esso aveva sistematicamente coperto i falli del popolo e del suo re, per sottolineare invece tutto il bene che poteva esservi. Ecco una cosa che dovremmo sempre fare! (leggere 1 Pietro 4:8).

Ora le pagine che scorreremo contrastano ben tristemente con le «buone cose» che Dio si era compiaciuto di rilevare fin qui (cap. 12:12 e 19:3). Ma veramente non è più possibile ora coprire la malvagità di Jehoram e dei suoi successori. Questo re, genero di Achab e di Izebel, micidiale e idolatra, spinge Giuda ad adorare i falsi dèi. Terribile stato,... che fa tuttavia risaltare la meravigliosa pazienza di Dio verso il suo povero popolo! Talché la grazia continuerà a brillare in questo libro, tanto più magnifica in quanto le tenebre s’infittiscono sul regno di Giuda. Essa soprabbonderà di mano in mano che il peccato abbonderà (Romani 5:20).

Uno scritto di Elia perviene a Jehoram per ricapitolare i suoi delitti e avvertirlo del castigo divino, che non manca di compiersi.

2 Cronache 22:1-12
1Gli abitanti di Gerusalemme, in luogo di Jehoram, proclamarono re Achazia, il più giovine de’ suoi figliuoli; poiché la truppa ch’era entrata con gli Arabi nel campo, aveva ucciso tutti i più grandi d’età. Così regnò Achazia, figliuolo di Jehoram, re di Giuda.2Achazia avea quarantadue anni quando cominciò a regnare, e regnò un anno in Gerusalemme. Sua madre si chiamava Athalia, figliuola di Omri.3Anch’egli camminò per le vie della casa di Achab, perché sua madre, ch’era sua consigliera, lo spingeva ad agire empiamente.4Egli fece ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno, come quei della casa di Achab, perché, dopo la morte di suo padre, questi furono suoi consiglieri, per sua rovina.5E fu pure dietro loro consiglio ch’egli andò con Jehoram, figliuolo di Achab re d’Israele, a combattere contro Hazael, re di Siria, a Ramoth di Galaad, e i Siri ferirono Joram;6e questi tornò a Jzreel per farsi curare delle ferite che avea ricevute dai Siri a Ramah, quando combatteva contro Hazael, re di Siria. Ed Achazia, figliuolo di Jehoram re di Giuda, scese ad Jzreel a vedere Jehoram, figliuolo di Achab, perché questi era ammalato.7Or fu volontà di Dio che Achazia, per sua rovina, si recasse da Joram; perché quando fu giunto, uscì con Jehoram contro Jehu, figliuolo di Nimsci, che l’Eterno aveva unto per sterminare la casa di Achab;8e come Jehu facea giustizia della casa di Achab, trovò i capi di Giuda e i figliuoli de’ fratelli di Achazia ch’erano al servizio di Achazia, e li uccise.9E fe’ cercare Achazia, che s’era nascosto in Samaria; e Achazia fu preso, menato a Jehu, messo a morte, e poi seppellito; perché si diceva: "E’ il figliuolo di Giosafat, che cercava l’Eterno con tutto il cuor suo". E nella casa di Achazia non rimase più alcuno che fosse capace di regnare.10Or quando Athalia, madre di Achazia, vide che il suo figliuolo era morto, si levò e distrusse tutta la stirpe reale della casa di Giuda.11Ma Jehoshabet, figliuola del re, prese Joas, figliuolo di Achazia, lo trafugò di mezzo ai figliuoli del re ch’eran messi a morte e lo pose con la sua balia nella camera dei letti. Così Jehoshabet, figliuola del re Jehoram, moglie del sacerdote Jehoiada (era sorella d’Achazia), lo nascose alle ricerche d’Athalia, che non lo mise a morte.12Ed egli rimase nascosto presso di loro nella casa di Dio per sei anni; intanto, Athalia regnava sul paese.

Triste capitolo! Achazia, consigliato dalla madre e dai suoi parenti dal lato di Achab, si allea con Jehoram re d’Israele, e intraprende con lui una nuova spedizione contro i Siri. Questa fatale associazione lo conduce alla sua «rovina» (vers. 7). Egli perisce di morte violenta.

Ritorniamo ora indietro: I sette fratelli di Jehoram sono stati da lui assassinati (cap. 21:4). Poi tutti i suoi figli sono stati messi a morte dagli Arabi, ad eccezione del più giovane, Achazia (vers. 1). Infine, alla terza generazione, un nuovo massacro della stirpe reale non risparmia anche questa volta che un solo discendente: Joas, un piccolo bambino. Come spiegare questi stermini successivi? Con l’accanimento di Satana, che si sforzava d'interrompere la stirpe di Davide che doveva giungere fino a Cristo.

E come spiegare che sussista, nonostante tutto, ogni volta un membro — unico, e il più debole — ma nondimeno un discendente della famiglia reale? Con la fedele grazia di Dio! Egli mantiene la promessa fatta a Davide di conservargli una lampada (2 Re 8:19). Una lampada che non era più allora che un ben debole lucignolo! (Vedere Matteo 12:20).

2 Cronache 23:1-11
1Il settimo anno, Jehoiada, fattosi animo, fece lega coi capi-centurie Azaria figliuolo di Jeroham, Ismaele figliuolo di Johanan, Azaria figliuolo di Obed, Maaseia figliuolo di Adaia, ed Elishafat, figliuolo di Zicri.2Essi percorsero Giuda, radunarono i Leviti di tutte le città di Giuda e i capi delle case patriarcali d’Israele, e vennero a Gerusalemme.3E tutta la raunanza strinse lega col re nella casa di Dio. E Jehoiada disse loro: "Ecco, il figliuolo del re regnerà, come l’Eterno ha promesso relativamente ai figliuoli di Davide.4Ecco quello che voi farete: un terzo di quelli tra voi che entrano in servizio il giorno del sabato, sacerdoti e Leviti, starà di guardia alle porte del tempio;5un altro terzo starà nella casa del re, e l’altro terzo alla porta di Jesod. Tutto il popolo starà nei cortili della casa dell’Eterno.6Ma nessuno entri nella casa dell’Eterno tranne i sacerdoti e i Leviti di servizio; questi entreranno, perché son consacrati; ma tutto il popolo s’atterrà all’ordine dell’Eterno.7I Leviti circonderanno il re, da ogni lato, ognuno colle armi alla mano; e chiunque cercherà di penetrare nella casa di Dio, sia messo a morte; e voi starete col re, quando entrerà e quando uscirà".8I Leviti e tutto Giuda eseguirono tutti gli ordini dati dal sacerdote Jehoiada; ognun d’essi prese i suoi uomini: quelli che entravano in servizio il giorno del sabato, e quelli che uscivan di servizio il giorno del sabato; poiché il sacerdote Jehoiada non avea licenziato le mute uscenti.9Il sacerdote Jehoiada diede ai capi centurie le lance, le targhe e gli scudi che aveano appartenuto a Davide e si trovavano nella casa di Dio.10E dispose tutto il popolo attorno al re, ciascuno con l’arma in mano, dal lato destro al lato sinistro della casa, presso l’altare e presso la casa.11Allora menaron fuori il figliuolo del re, gli posero in testa il diadema, gli consegnarono la legge, e lo proclamarono re; Jehoiada e i suoi figliuoli lo unsero, ed esclamarono: "Viva il re!"

In mezzo alla notte morale che regna in Giuda, un faro sembra venga a concentrare il suo fascio di luce su Joas, il prezioso principino. Tutti i consigli di Dio riposano ormai su questo debole fanciullo, l’ultimo «figlio di Davide» (Salmo 89:29, 36).

Quante analogie con un altro tempo, ancor più fosco, quello in cui Erode occuperà ingiustamente il trono di Gerusalemme! Il vero re dei Giudei, nato a Betlemme, sarà preservato, come qui Joas, dal massacro ordinato dall’usurpatore. Durante tutta la sua vita Egli resterà nascosto sotto l'umile «forma di servo» che Egli ha voluto rivestire. E, anche al presente, Egli è nascosto agli occhi del mondo, nel cielo, ove soltanto la fede Lo discerne e Lo conosce. In questo capitolo abbiamo in figura il giorno della sua gloriosa manifestazione. Quelli che oggi Lo servono e L'aspettano, gli saranno associati in quel giorno, come quei Leviti e quei capi del popolo. Essi appariranno con Lui in gloria (vedere Colossesi 3:4; 1 Tessalonicesi 3:13). Che privilegio! Far parte di quella gloriosa falange! Essere «col re quando entrerà e quando uscirà» (vers. 7). Teniamoci dunque fin d'ora vicino a Lui per la fede, mentre Egli è ancora, per poco tempo, invisibile nei cieli.

2 Cronache 23:12-21
12Or quando Athalia udì il rumore del popolo che accorreva ed acclamava il re, andò verso il popolo nella casa dell’Eterno;13guardò, ed ecco che il re stava in piedi sul suo palco, all’ingresso; i capitani e i trombettieri erano accanto al re; tutto il popolo del paese era in festa e sonava le trombe; e i cantori, coi loro strumenti musicali, dirigevano i canti di lode. Allora Athalia si stracciò le vesti, e gridò: "Congiura! congiura!"14Ma il sacerdote Jehoiada fece venir fuori i capi-centurie che comandavano l’esercito, e disse loro: "Fatela uscire di tra le file; e chiunque la seguirà sia ucciso di spada!" Poiché il sacerdote avea detto: "Non sia messa a morte nella casa dell’Eterno".15Così quelli le fecero largo, ed ella giunse alla casa del re per la strada della porta dei cavalli; e quivi fu uccisa.16E Jehoiada fermò tra sé, tutto il popolo ed il re, il patto, per il quale Israele doveva essere il popolo del l’Eterno.17E tutto il popolo entrò nel tempio di Baal, e lo demolì; fece interamente in pezzi i suoi altari e le sue immagini, e uccise dinanzi agli altari Mattan sacerdote di Baal.18Poi Jehoiada affidò la sorveglianza della casa dell’Eterno ai sacerdoti levitici, che Davide avea ripartiti in classi preposte alla casa dell’Eterno per offrire olocausti all’Eterno, com’è scritto nella legge di Mosè, con gioia e con canto di lodi, secondo le disposizioni di Davide.19E collocò i portinai alle porte della casa dell’Eterno, affinché nessuno v’entrasse che fosse impuro per qualsivoglia ragione.20E prese i capi-centurie, gli uomini ragguardevoli, quelli che avevano autorità sul popolo e tutto il popolo del paese, e fece scendere il re dalla casa dell’Eterno. Entrarono nella casa del re per la porta superiore, e fecero sedere il re sul trono reale.21E tutto il popolo del paese fu in festa e la città rimase tranquilla, quando Athalia fu uccisa di spada.

L’incoronamento di Joas e la sua apparizione pubblica hanno sventato tutti i calcoli della malvagia Athalia. Nello stesso modo la risurrezione del Signore Gesù ha annullato i complotti del Nemico.

La falsa regina è passata a fil di spada. Il suo castigo prefigura quello dell’Anticristo all'apparizione del Signore. Questo «uomo del peccato» sarà precipitato vivo nello stagno di fuoco nello stesso tempo del capo del impero romano.

E come sua madre Izebel, Athalia, questa donna esecrabile, l’assassina dei suoi propri nipoti, ci fa anche pensare alla falsa Chiesa, la grande cristianità professante. Essa ha voluto regnare, sacrificando per questo le anime di cui era responsabile. Qual è il giudicio del Signore? «Poiché ella dice in cuor suo: Io seggo regina e non son vedova e non vedrò mai cordoglio, — perciò in uno stesso giorno verranno le sue piaghe, mortalità e cordoglio e fame e sarà consumata col fuoco; poiché potente è il Signore Dio che l'ha giudicata!» (Apocalisse 18:7-8). La morte d'Athalia è seguita da quella di Mattan, sacerdote di Baal, poi dall'introduzione solenne del regno di Joas.

2 Cronache 24:1-3, 15-27
1Joas avea sette anni quando cominciò a regnare, e regnò quarant’anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Tsibia da Beer-Sceba.2Joas fece ciò ch’è giusto agli occhi dell’Eterno durante tutto il tempo che visse il sacerdote Jehoiada.3E Jehoiada prese per lui due mogli, dalle quali egli ebbe de’ figliuoli e delle figliuole.
15Ma Jehoiada, fattosi vecchio e sazio di giorni, morì; quando morì, avea centotrent’anni;16e fu sepolto nella città di Davide coi re, perché avea fatto del bene in Israele, per il servizio di Dio e della sua casa.17Dopo la morte di Jehoiada, i capi di Giuda vennero al re e si prostrarono dinanzi a lui; allora il re die’ loro ascolto;18ed essi abbandonarono la casa dell’Eterno, dell’Iddio dei loro padri, e servirono gl’idoli d’Astarte e gli altri idoli; e questa loro colpa trasse l’ira dell’Eterno su Giuda e su Gerusalemme.19L’Eterno mandò loro bensì de’ profeti per ricondurli a sé e questi protestarono contro la loro condotta, ma essi non vollero ascoltarli.20Allora lo spirito di Dio investì Zaccaria, figliuolo del sacerdote Jehoiada, il quale, in piè, dominando il popolo, disse loro: "Così dice Iddio: Perché trasgredite voi i comandamenti dell’Eterno? Voi non prospererete; poiché avete abbandonato l’Eterno, anch’egli vi abbandonerà".21Ma quelli fecero una congiura contro di lui, e lo lapidarono per ordine del re, nel cortile della casa del l’Eterno.22E il re Joas non si ricordò della benevolenza usata verso lui da Jehoiada, padre di Zaccaria, e gli uccise il figliuolo; il quale, morendo, disse: "L’Eterno lo veda e ne ridomandi conto!"23E avvenne che, scorso l’anno, l’esercito dei Siri salì contro Joas, e venne in Giuda e a Gerusalemme. Essi misero a morte fra il popolo tutti i capi, e ne mandarono tutte le spoglie al re di Damasco.24E benché l’esercito de’ Siri fosse venuto con piccolo numero d’uomini, pure l’Eterno die’ loro nelle mani un esercito grandissimo, perché quelli aveano abbandonato l’Eterno, l’Iddio dei loro padri. Così i Siri fecero giustizia di Joas.25E quando questi si furon partiti da lui, lasciandolo in gravi sofferenze, i suoi servi ordirono contro di lui una congiura, perch’egli avea versato il sangue dei figliuoli del sacerdote Jehoiada, e lo uccisero nel suo letto. Così morì, e fu sepolto nella città di Davide, ma non nei sepolcri dei re.26Quelli che congiurarono contro di lui furono Zabad, figliuolo di Scimeath, un’Ammonita, e Jozabad, figliuolo di Scimrith, una Moabita.27Or quanto concerne i suoi figliuoli, il gran numero di tributi impostigli e il restauro della casa di Dio, si trova scritto nelle memorie del libro dei re. E Amatsia, suo figliuolo, regnò in luogo suo.

Finché Jehoiada fu presente per dirigerlo, tutto lasciava sperare che Joas sarebbe stato contato fra i migliori re. Purtroppo, la morte del sommo sacerdote Jehoiada segna nella sua vita una svolta fatale. Come spiegarla? Invece di appoggiarsi direttamente su Dio — ciò che è la particolarità della fede — Joas si confidava sul suo padre adottivo. E quando questi venne a mancare, di repente la sua fedeltà venne meno. Non aveva una fede personale.

Non vi ingannate, cari giovani lettori che avete dei genitori cristiani: l’educazione, le buone abitudini, le più felici disposizioni, tutte queste cose non sono la fede. E la fede dei vostri genitori non è neppure la vostra fede. Quando vi avranno lasciati, vi resterà il Signore?

I capi del popolo vengono e lusingano Joas. «Allora il re dié loro ascolto...» (vers. 17). Che cosa farà sotto la loro influenza? Delle cose che ci fanno fremere: egli ordina l’uccisione del figlio del suo benefattore. Il Signore ricorderà ai Farisei ipocriti la morte di Zaccaria (il cui nome significa: colui di cui l'Eterno si ricorda) al momento in cui staranno per commettere un delitto ben più terribile (Matteo 23:34-35; vedere anche Matteo 21:33 a 39).

2 Cronache 25:1-13, 25-28
1Amatsia aveva venticinque anni quando cominciò a regnare, e regnò ventinove anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Jehoaddan, da Gerusalemme.2Egli fece ciò ch’è giusto agli occhi dell’Eterno, ma non di tutto cuore.3Or come il regno fu bene assicurato nelle sue mani, egli fece morire quei servi suoi che aveano ucciso il re suo padre.4Ma non fece morire i loro figliuoli, conformandosi a quello ch’è scritto nella legge, nel libro di Mosè, dove l’Eterno ha dato questo comandamento: "I padri non saranno messi a morte a cagion de’ figliuoli, né i figliuoli saranno messi a morte a cagion dei padri; ma ciascuno sarà messo a morte a cagione del proprio peccato".5Poi Amatsia radunò quei di Giuda, e li distribuì secondo le loro case patriarcali sotto capi di migliaia e sotto capi di centinaia, per tutto Giuda e Beniamino; ne fece il censimento dall’età di venti anni in su, e trovò trecentomila uomini scelti, atti alla guerra e capaci di maneggiare la lancia e lo scudo.6E assoldò anche centomila uomini d’Israele, forti e valorosi, per cento talenti d’argento.7Ma un uomo di Dio venne a lui, e gli disse: "O re, l’esercito d’Israele non vada teco, poiché l’Eterno non è con Israele, con tutti questi figliuoli d’Efraim!8Ma, se vuoi andare, portati pure valorosamente nella battaglia; ma Iddio ti abbatterà dinanzi al nemico; perché Dio ha il potere di soccorrere e di abbattere".9Amatsia disse all’uomo di Dio: "E che fare circa que’ cento talenti che ho dati all’esercito d’Israele?" L’uomo di Dio rispose: "L’Eterno è in grado di darti molto più di questo".10Allora Amatsia separò l’esercito che gli era venuto da Efraim, affinché se ne tornasse al suo paese; ma questa gente fu gravemente irritata contro Giuda, e se ne tornò a casa, accesa d’ira.11Amatsia, preso animo, si mise alla testa del suo popolo, andò nella valle del Sale, e sconfisse diecimila uomini de’ figliuoli di Seir;12e i figliuoli di Giuda ne catturarono vivi altri diecimila; li menarono in cima alla Ròcca, e li precipitaron giù dall’alto della Ròcca, sì che tutti rimasero sfracellati.13Ma gli uomini dell’esercito che Amatsia avea licenziati perché non andassero seco alla guerra, piombarono sulle città di Giuda, da Samaria fino a Beth-Horon; ne uccisero tremila abitanti, e portaron via molta preda.
25Amatsia, figliuolo di Joas, re di Giuda, visse ancora quindici anni, dopo la morte di Joas, figliuolo di Joachaz, re d’Israele.26Il rimanente delle azioni di Amatsia, le prime e le ultime, si trova scritto nel libro dei re di Giuda e d’Israele.27Dopo che Amatsia ebbe abbandonato l’Eterno, fu ordita contro di lui una congiura a Gerusalemme, ed egli fuggì a Lakis; ma lo fecero inseguire fino a Lakis, e quivi fu messo a morte.28Di là fu trasportato sopra cavalli, e quindi sepolto coi suoi padri nella città di Giuda.

Amatsia succede al padre Joas. Egli comincia col fare ciò che è giusto agli occhi dell’Eterno, «ma non di cuore perfetto», è aggiunto! Un cuore perfetto non significa che il peccato ne sia assente, ma che contiene una ferma volontà di non fare che una cosa: piacere a Dio obbedendoGli (paragonate questo vocabolo in Filippesi 3:15 col versetto che lo precede).

Primo sbaglio: Amatsia sorge in guerra contro Edom e assolda centomila uomini d’Israele per rinforzare il suo esercito. Rimproverato da un uomo di Dio, si sottomette e trionfa sui suoi nemici. Ma in seguito quale decadimento! Nel cuore diviso d'Amatsia, gli idoli degli Edomiti trovano posto (vedere vers. 14). E poiché non è possibile servire ad un tempo Dio e Mammona (Matteo 6:24; Luca 16:13) da quel momento l'Eterno sparisce dal suo pensiero. Amatsia lo abbandona (vers. 27). Se Gesù non riempie tutto il nostro cuore, il Nemico saprà che cosa mettere nel posto vuoto.

Avendo subìto una terribile sconfitta da parte del re d’Israele, il povero Amatsia vive ancora quindici anni, dopo di che è messo a morte senza aver manifestato alcun segno di pentimento.

2 Cronache 26:1-15
1Allora tutto il popolo di Giuda prese Uzzia che aveva allora sedici anni, e lo fece re in luogo di Amatsia suo padre.2Egli riedificò Eloth e la riconquistò a Giuda, dopo che il re si fu addormentato coi suoi padri.3Uzzia avea sedici anni quando cominciò a regnare, e regnò cinquantadue anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Jecolia, ed era di Gerusalemme.4Egli fece ciò ch’è giusto agli occhi dell’Eterno, interamente come avea fatto Amatsia suo padre.5Si diè con diligenza a cercare Iddio mentre visse Zaccaria, che avea l’intelligenza delle visioni di Dio; e finché cercò l’Eterno, Iddio lo fece prosperare.6Egli uscì e mosse guerra ai Filistei, abbatté le mura di Gath, le mura di Jabne e le mura di Asdod, ed edificò delle città nel territorio di Asdod e in quello dei Filistei.7E Dio gli diede aiuto contro i Filistei, contro gli Arabi che abitavano a Gur-Baal, e contro i Maoniti.8E gli Ammoniti pagavano un tributo ad Uzzia; e la sua fama si sparse sino ai confini dell’Egitto, perch’era divenuto potentissimo.9Uzzia costruì pure delle torri a Gerusalemme sulla porta dell’angolo, sulla porta della valle e sullo svolto, e le fortificò.10Costruì delle torri nel deserto, e scavò molte cisterne perché avea gran quantità di bestiame; e ne scavò pure nella parte bassa del paese e nella pianura; ed avea de’ lavoranti e de’ vignaiuoli per i monti e nelle terre fruttifere, perché amava l’agricoltura.11Uzzia aveva inoltre un esercito di combattenti che andava alla guerra per schiere, composte secondo il numero del censimento fattone dal segretario Jeiel e dal commissario Maaseia, e messe sotto il comando di Hanania, uno dei generali del re.12Il numero totale dei capi delle case patriarcali, degli uomini forti e valorosi, era di duemila seicento.13Essi avevano al loro comando un esercito di trecento settemila cinquecento combattenti, atti a entrare in guerra con gran valore, per sostenere il re contro il nemico.14E Uzzia fornì a tutto l’esercito, scudi, lance, elmi, corazze, archi, e fionde da scagliar sassi.15E fece fare a Gerusalemme delle macchine inventate da ingegneri per collocarle sulle torri e sugli angoli, per scagliar saette e grosse pietre. La sua fama andò lungi, perch’egli fu maravigliosamente soccorso, finché divenne potente.

Il re Uzzia chi è presentato come un uomo con apertura di spirito eccezionale. Il suo regno eccezionalmente lungo (cinquantadue anni) è pieno d’una straordinaria attività. Il re veglia affinché il popolo non manchi di nulla: cisterne per abbeverare il bestiame, torri; aveva lavoranti, vignaioli... il tutto accompagnato da una forte protezione militare. In breve, egli assicura al suo regno prosperità e sicurezza. Non è forse verso questi due scopi che tendono tutti gli sforzi degli uomini? E in generale a che cosa li conduce tutto ciò? Forse alla riconoscenza verso Dio? Ad adoperare i loro beni per il servizio del Signore? Ahimè! piuttosto ad attribuirsene tutto il merito, a confidarsi nelle cose acquistate, ed a goderne egoisticamente! Questi pericoli esistono pure per il credente agiato. Egli corre il rischio di appoggiarsi sulle proprie risorse, di sentirsi forte. Ma allora non può più contare sull'aiuto meraviglioso di Dio (vers. 15). E la caduta non tarderà.

Uzzia aveva preparato ogni cosa per resistere ad un assalto esterno. Ma aveva trascurato di vegliare sul fronte interno, vale a dire sul proprio cuore. E insensibilmente l’orgoglio si era stabilito in questo cuore.

2 Cronache 26:16-23
16Ma quando fu divenuto potente il suo cuore, insuperbitosi, si pervertì, ed egli commise una infedeltà contro l’Eterno, il suo Dio, entrando nel tempio dell’Eterno per bruciare dell’incenso sull’altare dei profumi.17Ma il sacerdote Azaria entrò dopo di lui con ottanta sacerdoti dell’Eterno, uomini coraggiosi,18i quali si opposero al re Uzzia, e gli dissero: "Non spetta a te, o Uzzia, di offrir de’ profumi all’Eterno; ma ai sacerdoti, figliuoli d’Aaronne, che son consacrati per offrire i profumi! Esci dal santuario, poiché tu hai commesso una infedeltà! E questo non ti tornerà a gloria dinanzi a Dio, all’Eterno".19Allora Uzzia, che teneva in mano un turibolo per offrire il profumo, si adirò; e mentre s’adirava contro i sacerdoti, la lebbra gli scoppiò sulla fronte, in presenza dei sacerdoti, nella casa dell’Eterno, presso l’altare dei profumi.20Il sommo sacerdote Azaria e tutti gli altri sacerdoti lo guardarono, ed ecco che avea la lebbra sulla fronte; lo fecero uscire precipitosamente, ed egli stesso s’affretto ad andarsene fuori, perché l’Eterno l’avea colpito.21Il re Uzzia fu lebbroso fino al giorno della sua morte e stette nell’infermeria come lebbroso, perché era escluso dalla casa dell’Eterno; e Jotham, suo figliuolo, era a capo della casa reale e rendea giustizia al popolo del paese.22Il rimanente delle azioni di Uzzia, le prime e le ultime, è stato scritto dal profeta Isaia, figliuolo di Amots.23Uzzia s’addormentò coi suoi padri e fu sepolto coi suoi padri nel campo delle sepolture destinato ai re, perché si diceva: "E’ lebbroso". E Jotham, suo figliuolo, regnò in luogo suo.

Cinque re: Asa, Giosafat, Joas, Amatsia, Uzzia! Cinque storie che hanno fra loro una tragica somiglianza! Per cinque volte tutto era incominciato bene. E per cinque volte, un laccio diverso, teso dal mondo, ha prodotto una fatale caduta.

Non dimentichiamo il nome di ognuno di questi lacci. Poiché il Nemico astuto non ha cessato di adoperarli per far inciampare i figli di Dio. Per Asa, si trattava, come l’abbiam visto, dell'appoggio del mondo. Per Giosafat, della sua alleanza e della sua amicizia. Joas è caduto a causa delle lusinghe di esso, mentre Amatsia si è sviato verso i suoi idoli. E qui vediamo infine l'orgoglio spirituale (1 Giovanni 2:16) che fa incespicare Uzzia.

Il nome di questo re significa «forza di Dio»; però è arrivato il momento in cui egli ha tratto la sua forza in se stesso; è stato la sua perdita (vers. 16). In presenza dei sacerdoti, che ha egli l’audacia di voler sostituire nelle loro sante funzioni, il re è solennemente colpito, davanti a tutti, dalla mano dell'Eterno. L'orgoglio è in fondo al cuore di ciascuno di noi molto tempo prima di fare la sua apparizione esterna come una lebbra sulla nostra fronte. E se noi lo giudichiamo prima che si mostri agli occhi degli altri, eviteremo che Dio sia costretto di giudicarlo... infliggendoci forse un'umiliazione pubblica.

2 Cronache 27:1-9
1Jotham avea venticinque anni quando cominciò a regnare, e regnò sedici anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Jerusha, figliuola di Tsadok.2Egli fece ciò ch’è giusto agli occhi dell’Eterno, interamente come avea fatto Uzzia suo padre; soltanto non entrò nel tempio dell’Eterno, e il popolo continuava a corrompersi.3Egli costruì la porta superiore della casa dell’Eterno, e fece molti lavori sulle mura di Ofel.4Costruì parimente delle città nella contrada montuosa di Giuda, e dei castelli e delle torri nelle foreste.5E mosse guerra al re de’ figliuoli di Ammon, e vinse gli Ammoniti. I figliuoli di Ammon gli diedero quell’anno cento talenti d’argento, diecimila cori di grano e diecimila d’orzo; e altrettanto gli pagarono il secondo e il terzo anno.6Così Jotham divenne potente, perché camminò con costanza nel cospetto dell’Eterno, del suo Dio.7Il rimanente delle azioni di Jotham, tutte le sue guerre e le sue imprese si trovano scritte nel libro dei re d’Israele e di Giuda.8Avea venticinque anni quando cominciò a regnare, e regnò sedici anni a Gerusalemme.9Jotham s’addormentò coi suoi padri, e fu sepolto nella città di Davide. Ed Achaz, suo figliuolo, regnò in luogo suo.

Di Jotham, figlio e successore di Uzzia, questo corto capitolo non ha da dire che delle buone cose. Benché anch’egli sia divenuto potente (vers. 6), ha saputo ricavare ammaestramento dalla terribile lezione ricevuta dal padre, come lo sottolinea il vers. 2. È un segno di saggezza! Se sapessimo lasciarci insegnare dall'esperienza degli altri, eviteremmo di dover passare personalmente dalla stessa scuola dolorosa. Jotham vince gli Ammoniti; diventa potente. Qual è il suo segreto? Riteniamolo, se desideriamo noi pure acquistare questa forza divina: «Egli camminò con costanza nel cospetto dell'Eterno, il suo Dio» (versione francese: regolò le sue vie...» (vers. 6). Regolare le proprie vie, vuol dire metter d'accordo il proprio cammino con gl'insegnamenti della Parola. «Che tutte le tue vie siano ben regolate. Non piegare né a destra, né a sinistra; ritira il tuo piede dal male» (Proverbi 4:26-27).

Sventuratamente non vediamo che il popolo segua l’esempio di quel re fedele! Esso continua a corrompersi (vers. 2). Il tempo di Jotham non corrisponde dunque ad un risveglio come quello che lo Spirito di Dio produrrà sotto i regni di Ezechia e di Giosia.

2 Cronache 28:1-15
1Achaz avea vent’anni quando cominciò a regnare, e regnò sedici anni a Gerusalemme. Egli non fece ciò ch’è giusto agli occhi dell’Eterno, come avea fatto Davide suo padre;2ma seguì la via dei re d’Israele, e fece perfino delle immagini di getto per i Baali,3bruciò dei profumi nella valle del figliuolo di Hinnom, ed arse i suoi figliuoli nel fuoco, seguendo le abominazioni delle genti che l’Eterno avea cacciate d’innanzi ai figliuoli d’Israele;4e offriva sacrifizi e profumi sugli alti luoghi, sulle colline, e sotto ogni albero verdeggiante.5Perciò l’Eterno, il suo Dio, lo die’ nelle mani del re di Siria; e i Siri lo sconfissero, e gli presero un gran numero di prigionieri che menarono a Damasco. E fu anche dato in mano del re d’Israele, che gl’inflisse una grande sconfitta.6Infatti Pekah, figliuolo di Remalia, uccise in un giorno, in Giuda, centoventimila uomini, tutta gente valorosa, perché aveano abbandonato l’Eterno, l’Iddio dei loro padri.7Zicri, un prode d’Efraim, uccise Maaseia, figliuolo del re, Azrikam, maggiordomo della casa reale, ed Elkana, che teneva il secondo posto dopo il re.8E i figliuoli d’Israele menaron via, di tra i loro fratelli, duecentomila prigionieri, fra donne, figliuoli e figliuole; e ne trassero pure una gran preda, che portarono a Samaria.9Or v’era quivi un profeta dell’Eterno, per nome Oded. Egli uscì incontro all’esercito che tornava a Samaria, e disse loro: "Ecco, l’Eterno, l’Iddio de’ vostri padri, nella sua ira contro Giuda, ve li ha dati nelle mani; e voi li avete uccisi con tal furore, ch’è giunto fino al cielo.10Ed ora, pretendete di sottomettervi come schiavi e come schiave i figliuoli e le figliuole di Giuda e di Gerusalemme! Ma voi, voi stessi, non siete forse colpevoli verso l’Eterno, l’Iddio vostro?11Ascoltatemi dunque, e rimandate i prigionieri che avete fatti tra i vostri fratelli; poiché l’ardente ira dell’Eterno vi sovrasta".12Allora alcuni tra i capi de’ figliuoli d’Efraim, Azaria figliuolo di Johanan, Berekia figliuolo di Mescillemoth, Ezechia figliuolo di Shallum e Amasa figliuolo di Hadlai, sorsero contro quelli che tornavano dalla guerra,13e dissero loro: "Voi non menerete qua dentro i prigionieri; perché voi vi proponete cosa che ci renderà colpevoli dinanzi all’Eterno, accrescendo il numero dei nostri peccati e delle nostre colpe; poiché noi siamo già grandemente colpevoli, e l’ira dell’Eterno arde contro Israele".14Allora i soldati abbandonarono i prigionieri e la preda in presenza dei capi e di tutta la raunanza.15E gli uomini già ricordati per nome si levarono e presero i prigionieri; del bottino si servirono per rivestire tutti quelli di loro ch’erano ignudi; li rivestirono, li calzarono, diedero loro da mangiare e da bere, li unsero, condussero sopra degli asini tutti quelli che cascavan dalla fatica, e li menarono a Gerico, la città delle palme, dai loro fratelli; poi se ne tornarono a Samaria.

In constrasto con Jotham, di cui non è stato riferito che del bene, non una parola può essere detta in favore del figlio suo, il perverso Achaz. Orribile regno, ove nulla manca di ciò che può oltraggiare l’Eterno! In che stato è caduto il popolo di Giuda! Dio adopera per castigarlo successivamente il re di Siria e quello d'Israele. Quest'ultimo uccide in un giorno centoventimila uomini e s'impadronisce di duecentomila prigionieri. Ma la lezione, come lo dichiara il profeta Oded, è tanto per il vincitore quanto per il vinto. Ed è anche per noi. Prima di occuparci degli altri per giudicarli, domandiamoci, in ciò che concerne noi soli, se non abbiamo dei peccati contro il nostro Dio (vers. 10; Matteo 7:2-4). Oded ha parlato in questo senso agli uomini d'Israele. Quattro di loro, citati per nome, sono profondamente colpiti e intercedono in favore dei poveri prigionieri. Poi, non contenti di aver ottenuto la loro liberazione, moltiplicano le cure verso loro e li riconducono in Giuda. Essi mettono in pratica Romani 12:20-21. Bell'esempio d'amore e di devozione! Non ci fanno forse pensare al modo in cui agisce il Samaritano della parabola? (Luca 10:33-34).

2 Cronache 28:16-27
16In quel tempo, il re Achaz mandò a chieder soccorso ai re d’Assiria.17Or gli Edomiti eran venuti di nuovo, aveano sconfitto Giuda e menati via de’ prigionieri.18I Filistei pure aveano invaso le città della pianura e del mezzogiorno di Giuda, e avean preso Beth-Scemesh, Ajalon, Ghederoth, Soco e le città che ne dipendevano, Timnah e le città che ne dipendevano, Ghimzo e le città che ne dipendevano, e vi s’erano stabiliti.19Poiché l’Eterno aveva umiliato Giuda a motivo di Achaz, re d’Israele, perché avea rotto ogni freno in Giuda, e avea commesso ogni sorta d’infedeltà contro l’Eterno.20E Tilgath-Pilneser, re d’Assiria, mosse contro di lui, lo ridusse alle strette, e non lo sostenne affatto.21Poiché Achaz avea spogliato la casa dell’Eterno, la casa del re e dei capi, e avea dato tutto al re d’Assiria; ma a nulla gli era giovato.22E nel tempo in cui si trovava alle strette, questo medesimo re Achaz continuò più che mai a commettere delle infedeltà contro l’Eterno.23Offrì dei sacrifizi agli dèi di Damasco, che l’aveano sconfitto, e disse: "Giacché gli dèi dei re di Siria aiutan quelli, io offrirò loro de’ sacrifizi ed aiuteranno anche me". Ma furono invece la rovina di lui e di tutto Israele.24Achaz radunò gli utensili della casa di Dio, fece a pezzi gli utensili della casa di Dio, chiuse le porte della casa dell’Eterno, si fece degli altari a tutte le cantonate di Gerusalemme,25e stabilì degli alti luoghi in ognuna delle città di Giuda per offrire dei profumi ad altri dèi. Così provocò ad ira l’Eterno, l’Iddio de’ suoi padri.26Il rimanente delle sue azioni e di tutti i suoi portamenti, i primi e gli ultimi, si trova scritto nel libro dei re di Giuda e d’Israele.27Achaz si addormentò coi suoi padri, e fu sepolto in città, a Gerusalemme, perché non lo vollero mettere nei sepolcri dei re d’Israele. Ed Ezechia, suo figliuolo, regnò in luogo suo.

Insensibile alla grazia, che gli aveva reso i prigionieri del suo popolo, Achaz s’immerge sempre più nel male. Ora egli cerca soccorso presso il re d'Assiria. Sta scritto: «Maledetto l'uomo che confida nell'uomo e fa della carne il suo braccio» (Geremia 17:5). Nonostante le ricchezze che dà a TilgathPilneser, re d'Assiria, spogliando il Tempio, questi non gli è di nessun aiuto (vers. 21). Allora l'empio Achaz aggiunge ancora un altro peccato. Cerca l'aiuto, che gli uomini non gli danno, presso gli idoli, che è come dire i demoni (1 Corinzi 10:20)! Ora, non soltanto non l'ottiene, ma quel che fa è il segnale della sua rovina.

Nello stesso tempo, per colmar la misura, Achaz chiude le porte del Tempio, come si fa quando una casa è in vendita o abbandonata. Vieta l’accesso al santo santuario dopo averlo riempito di contaminazione e di impurità (cap. 29:5, 16). La dichiarazione della Parola è formale: «Se uno guasta il tempio di Dio, Dio guasterà lui» (1 Corinzi 3:17). Sì, la misura è colma! Achaz muore, e non è neppure giudicato degno di condividere la tomba dei suoi antenati.

2 Cronache 29:1-19
1Ezechia avea venticinque anni quando cominciò a regnare, e regnò ventinove anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Abija, figliuola di Zaccaria.2Egli fece ciò ch’è giusto agli occhi dell’Eterno, interamente come avea fatto Davide suo padre.3Nel primo anno del suo regno, nel primo mese, riaperse le porte della casa dell’Eterno, e le restaurò.4Fece venire i sacerdoti e i Leviti, li radunò sulla piazza orientale,5e disse loro: "Ascoltatemi, o Leviti! Ora santificatevi, e santificate la casa dell’Eterno, dell’Iddio de’ vostri padri, e portate fuori dal santuario ogni immondezza.6Poiché i nostri padri sono stati infedeli e hanno fatto ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno, dell’Iddio nostro, l’hanno abbandonato, han cessato di volger la faccia verso la dimora dell’Eterno, e le han voltato le spalle.7Ed hanno chiuse le porte del portico, hanno spente le lampade, non hanno più bruciato profumi né offerto olocausti nel santuario all’Iddio d’Israele.8Perciò l’ira dell’Eterno ha colpito Giuda e Gerusalemme; ed ei li ha abbandonati alle vessazioni, alla desolazione ed agli scherni, come vedete con gli occhi vostri.9Ed ecco che, a causa di questo i nostri padri son periti di spada, e i nostri figliuoli, le nostre figliuole e le nostre mogli sono in cattività.10Or io ho in cuore di fare un patto con l’Eterno, coll’Iddio d’Israele, affinché l’ardore della sua ira si allontani da noi.11Figliuoli miei, non siate negligenti; poiché l’Eterno vi ha scelti affinché stiate davanti a lui per servirgli, per esser suoi ministri, e per offrirgli profumi".12Allora i Leviti si levarono: Mahath, figliuolo d’Amasai, Joel, figliuolo di Azaria, de’ figliuoli di Kehath. De’ figliuoli di Merari: Kish, figliuolo d’Abdi, e Azaria, figliuolo di Jehalleleel. Dei Ghershoniti: Joah, figliuolo di Zimma, e Eden, figliuolo di Joah.13Dei figliuoli di Elitsafan: Scimri e Jeiel. Dei figliuoli di Asaf: Zaccaria e Mattania.14Dei figliuoli di Heman: Jehiel e Scimei. Dei figliuoli di Jeduthun: Scemaia e Uzziel.15Ed essi adunarono i loro fratelli e, dopo essersi santificati, vennero a purificare la casa dell’Eterno, secondo l’ordine del re, conformemente alle parole dell’Eterno.16E i sacerdoti entrarono nell’interno della casa dell’Eterno per purificarla, e portaron fuori, nel cortile della casa dell’Eterno, tutte le immondezze che trovarono nel tempio dell’Eterno; e i Leviti le presero per portarle fuori e gettarle nel torrente Kidron.17Cominciarono queste purificazioni il primo giorno del primo mese; e l’ottavo giorno dello stesso mese vennero al portico dell’Eterno, e misero otto giorni a purificare la casa dell’Eterno; il sedicesimo giorno del primo mese aveano finito.18Allora vennero al re Ezechia, nel suo palazzo, e gli dissero: "Noi abbiam purificata tutta la casa dell’Eterno, l’altare degli olocausti con tutti i suoi utensili, la tavola dei pani della presentazione con tutti i suoi utensili;19come pure abbiamo rimesso in buono stato e purificati tutti gli utensili che re Achaz avea profanati durante il suo regno, quando si rese infedele; ed ecco, stanno davanti all’altare dell’Eterno".

Benché le Cronache non ne facciano menzione, siamo giunti al momento in cui l’Eterno trasporta le dieci tribù d'Israele per mezzo del re d'Assiria. Achaz ha dato a Dio tutti i motivi per fare altrettanto col regno di Giuda. Ma la grazia ha ancora una risorsa che nulla lasciava prevedere. Questa risorsa è un re fedele: Ezechia. La provvidenza di Dio lo ha risparmiato dai sacrifici che hanno consumato i suoi fratelli (cap. 28:3; 2 Re 23:10). È«un tizzone strappato dal fuoco» (Zaccaria 3:2).

Si sente come questo giovane dovette soffrire sotto il regno infame del padre. Infatti, appena sul trono, senza perdere tempo, intraprende con l’aiuto dei sacerdoti e dei Leviti, l'opera della purificazione. Il primo giorno del primo mese del primo anno! (vers. 3 e 17)! Cari amici, se non l'avete ancora fatto, cominciate senza indugio a riordinare il vostro cuore. Aprite largamente le sue porte a Colui che vuol penetrarvi. Gettate fuori la lordura tollerata sotto il regno precedente del principe delle tenebre. Santificate questo cuore per Gesù Cristo. Egli vuole farvi la sua dimora fin da oggi e per sempre.

2 Cronache 29:20-36
20Allora Ezechia, levatosi di buon’ora, adunò i capi della città, e salì alla casa dell’Eterno.21Essi menarono sette giovenchi, sette montoni e sette agnelli; e sette capri, come sacrifizio per il peccato, a pro del regno, del santuario e di Giuda. E il re ordinò ai sacerdoti, figliuoli d’Aaronne, d’offrirli sull’altare dell’Eterno.22I sacerdoti scannarono i giovenchi, e ne raccolsero il sangue, e lo sparsero sull’altare; scannarono i montoni, e ne sparsero il sangue sull’altare; e scannarono gli agnelli, e ne sparsero il sangue sull’altare.23Poi menarono i capri del sacrifizio per il peccato, davanti al re e alla raunanza, e questi posarono su d’essi le loro mani.24I sacerdoti li scannarono, e ne offrirono il sangue sull’altare come sacrifizio per il peccato, per fare l’espiazione dei peccati di tutto Israele; giacché il re aveva ordinato che si offrisse l’olocausto e il sacrifizio per il peccato, a pro di tutto Israele.25Il re stabilì i Leviti nella casa dell’Eterno, con cembali, con saltèri e con cetre, secondo l’ordine di Davide, di Gad, il veggente del re, e del profeta Nathan; poiché tale era il comandamento dato dall’Eterno per mezzo de’ suoi profeti.26E i Leviti presero il loro posto con gli strumenti di Davide; e i sacerdoti, con le trombe.27Allora Ezechia ordinò che si offrisse l’olocausto sull’altare; e nel momento in cui si cominciò l’olocausto, cominciò pure il canto dell’Eterno e il suono delle trombe, con l’accompagnamento degli strumenti di Davide, re d’Israele.28E tutta la raunanza si prostrò, e i cantori cominciarono a cantare e le trombe a sonare; e tutto questo continuò sino alla fine dell’olocausto.29E quando l’offerta dell’olocausto fu finita, il re e tutti quelli ch’erano con lui s’inchinarono e si prostrarono.30Poi il re Ezechia e i capi ordinarono ai Leviti di celebrare le lodi dell’Eterno con le parole di Davide e del veggente Asaf; e quelli le celebrarono con gioia, e s’inchinarono e si prostrarono.31Allora Ezechia prese a dire: "Ora che vi siete consacrati all’Eterno, avvicinatevi, e offrite vittime e sacrifizi di lode nella casa dell’Eterno". E la raunanza menò vittime e offrì sacrifizi di azioni di grazie; e tutti quelli che aveano il cuore ben disposto, offrirono olocausti.32Il numero degli olocausti offerti dalla raunanza fu di settanta giovenchi, cento montoni, duecento agnelli: tutto per l’olocausto all’Eterno.33E furon pure consacrati seicento buoi e tremila pecore.34Ma i sacerdoti erano troppo pochi, e non potevano scorticare tutti gli olocausti; perciò i loro fratelli, i Leviti, li aiutarono finché l’opera fu compiuta, e finché gli altri sacerdoti si furono santificati; perché i Leviti avean messo più rettitudine di cuore a santificarsi, dei sacerdoti.35E v’era pure abbondanza d’olocausti, oltre ai grassi de’ sacrifizi d’azioni di grazie e alle libazioni degli olocausti. Così fu ristabilito il servizio della casa dell’Eterno.36Ed Ezechia e tutto il popolo si rallegrarono che Dio avesse ben disposto il popolo, perché la cosa s’era fatta subitamente.

Occorsero non meno di sedici giorni ai dodici Leviti per procedere alla completa ripulitura della casa dell’Eterno e per metterla in ordine. Ma non basta che sia «vuota, spazzata e adorna» (Matteo 12:44). Il culto dell'Eterno deve ora essere ristabilito. Appena realizzata la santificazione del santuario, Ezechia non indugia un istante. Si alza di buon'ora per offrire i sacrifici con i capi della città ed i sacerdoti (senza prendere tuttavia come Uzzia il posto di costoro).

Notate che l’olocausto ed il sacrificio per il peccato sono offerti per tutto Israele. Non dimentichiamolo mai: i credenti che si ricordano del Signore attorno alla Sua tavola non sono che una debole «espressione» di tutto il popolo di Dio. Il pane e il calice ricordano il sacrificio offerto, non soltanto per il piccolo numero di quelli che sono presenti, ma per la moltitudine dei riscattati che compongono la Chiesa universale.

Infine il cantico accompagna l’olocausto. Non poteva precederlo. Nessuna lode, nessuna gioia son possibili prima dell'opera di Golgota. Ma ora che essa è compiuta una volta per sempre, il servizio dei veri adoratori può incominciare... e non finirà mai (Salmo 84:4).

2 Cronache 30:1-14
1Poi Ezechia inviò de’ messi a tutto Israele e a Giuda, e scrisse pure lettere ad Efraim ed a Manasse, perché venissero alla casa dell’Eterno a Gerusalemme, a celebrar la Pasqua in onore dell’Eterno, dell’Iddio d’Israele.2Il re, i suoi capi e tutta la raunanza, in un consiglio tenuto a Gerusalemme, avevano deciso di celebrare la Pasqua il secondo mese;3giacché non la potevan celebrare al tempo debito, perché i sacerdoti non s’erano santificati in numero sufficiente, e il popolo non s’era radunato in Gerusalemme.4La cosa piacque al re e a tutta la raunanza;5e stabilirono di proclamare un bando per tutto Israele, da Beer-Sceba fino a Dan, perché la gente venisse a Gerusalemme a celebrar la Pasqua in onore dell’Eterno, dell’Iddio d’Israele; poiché per l’addietro essa non era stata celebrata in modo generale, secondo ch’è prescritto.6I corrieri dunque andarono con le lettere del re e dei suoi capi per tutto Israele e Giuda; e, conformemente all’ordine del re, dissero: "Figliuoli d’Israele, tornate all’Eterno, all’Iddio d’Abrahamo, d’Isacco e d’Israele, ond’egli torni al residuo che di voi è scampato dalle mani dei re d’Assiria.7E non siate come i vostri padri e come i vostri fratelli, che sono stati infedeli all’Eterno, all’Iddio dei loro padri, in guisa ch’ei li ha dati in preda alla desolazione, come voi vedete.8Ora non indurate le vostre cervici, come i padri vostri; date la mano all’Eterno, venite al suo santuario ch’egli ha santificato in perpetuo, e servite l’Eterno, il vostro Dio, onde l’ardente ira sua si ritiri da voi.9Poiché, se tornate all’Eterno, i vostri fratelli e i vostri figliuoli troveranno pietà in quelli che li hanno menati schiavi, e ritorneranno in questo paese; giacché l’Eterno, il vostro Dio, è clemente e misericordioso, e non volgerà la faccia lungi da voi, se a lui tornate".10Quei corrieri dunque passarono di città in città nel paese di Efraim e di Manasse, e fino a Zabulon; ma la gente si facea beffe di loro e li scherniva.11Nondimeno, alcuni uomini di Ascer, di Manasse e di Zabulon si umiliarono, e vennero a Gerusalemme.12Anche in Giuda la mano di Dio operò in guisa da dar loro un medesimo cuore per mettere ad effetto l’ordine del re e dei capi, secondo la parola del l’Eterno.13Un gran popolo si riunì a Gerusalemme per celebrare la festa degli azzimi, il secondo mese: fu una raunanza immensa.14Si levarono e tolsero via gli altari sui quali si offrivan sacrifizi a Gerusalemme, tolsero via tutti gli altari sui quali si offrivan profumi, e li gettarono nel torrente Kidron.

Il cuore intelligente di Ezechia comprende che bisogna ora ripristinare la Pasqua. Avrà luogo al secondo mese come l’autorizza Numeri 9:11. Il cuore largo di Ezechia abbraccia tutto Israele, e manda loro dei messaggeri... nello stesso modo che il Signore oggi fa pubblicare ovunque gli appelli della sua grazia. Trova in voi e in me dei servitori che può incaricare del prezioso messaggio? Che cosa contiene esso?

  1. «Tornate all’Eterno»: è il pentimento.
  2. «Date la mano all’Eterno»; cioè, fate come il fanciullo che mette la sua mano fiduciosa in quella del padre. È la fede.
  3. «Venite al suo Santuario»: Cercate il luogo della sua presenza.
  4. «Servite l’Eterno».
  5. Infine ch’Egli è clemente e misericordioso (vers. 9).

Un tale messaggio di grazia incontra, ieri come oggi, molte beffe come pure l’incredulità e l'indifferenza. Ma ne ha anche condotti molti ad umiliarsi ed a ritornare. Una grande congregazione s'aduna a Gerusalemme.

Essa vi prosegue la purificazione cominciata dai Leviti. Gli altari che Achaz si era fatti «a tutte le cantonate di Gerusalemme» (cap. 28:24) saranno gettati con tutte le impurità del tempio in fondo al torrente Kidron (cap. 29:16).

2 Cronache 30:15-27
15Poi immolarono l’agnello pasquale, il quattordicesimo giorno del secondo mese. I sacerdoti e i Leviti, i quali, presi da vergogna, s’eran santificati, offrirono olocausti nella casa dell’Eterno;16e occuparono il posto assegnato loro dalla legge di Mosè, uomo di Dio. I sacerdoti facevano l’aspersione del sangue, che ricevevano dalle mani de’ Leviti.17Siccome ve n’erano molti, nella raunanza, che non s’erano santificati, i Leviti aveano l’incarico d’immolare gli agnelli pasquali, consacrandoli all’Eterno, per tutti quelli che non eran puri.18Poiché una gran parte del popolo, molti d’Efraim, di Manasse, d’Issacar e di Zabulon non s’erano purificati, e mangiarono la Pasqua, senza conformarsi a quello ch’è scritto. Ma Ezechia pregò per loro, dicendo:19"L’Eterno, che è buono, perdoni a chiunque ha disposto il proprio cuore alla ricerca di Dio, dell’Eterno, ch’è l’Iddio de’ suoi padri, anche senz’avere la purificazione richiesta dal santuario".20E l’Eterno esaudì Ezechia, e perdonò al popolo.21Così i figliuoli d’Israele che si trovarono a Gerusalemme, celebrarono la festa degli azzimi per sette giorni con grande allegrezza; e ogni giorno i Leviti e i sacerdoti celebravano l’Eterno con gli strumenti consacrati ad accompagnar le sue lodi.22Ezechia parlò al cuore di tutti i Leviti che mostravano grande intelligenza nel servizio dell’Eterno; e si fecero i pasti della festa durante i sette giorni, offrendo sacrifizi di azioni di grazie, e lodando l’Eterno, l’Iddio dei loro padri.23E tutta la raunanza deliberò di celebrare la festa per altri sette giorni; e la celebrarono con allegrezza durante questi sette giorni;24poiché Ezechia, re di Giuda, avea donato alla raunanza mille giovenchi e settemila pecore, e i capi pure avean donato alla raunanza mille tori e diecimila pecore; e i sacerdoti in gran numero, s’erano santificati.25Tutta la raunanza di Giuda, i sacerdoti, i Leviti, tutta la raunanza di quelli venuti da Israele e gli stranieri giunti dal paese d’Israele o stabiliti in Giuda, furono in festa.26Così vi fu gran gioia in Gerusalemme; dal tempo di Salomone, figliuolo di Davide, re d’Israele, non v’era stato nulla di simile in Gerusalemme.27Poi i sacerdoti Leviti si levarono e benedissero il popolo, e la loro voce fu udita, e la loro preghiera giunse fino al cielo, fino alla santa dimora dell’Eterno.

Come il re della parabola, Ezechia ha fatto proclamare per tutto il paese l’invito della grazia: «Ecco, io ho preparato il mio pranzo;... tutto è pronto: venite...» (Matteo 22:4). Molti non ne han tenuto conto. E fra quelli che son venuti, una gran parte non si è santificata (vers. 17). Che fare? Si devono rimandare a casa? No! Come i convitati al gran banchetto ricevono dal re un abito da nozze, la grazia divina si occupa di purificare quegli Israeliti, onde renderli atti alla Sua santa presenza. E questa purificazione è compiuta precisamente per mezzo della Pasqua che essi son venuti a celebrare. Il sangue delle vittime immolate provvede alla loro santificazione.

Noi pensiamo al sangue di Gesù, il santo Agnello di Dio. Egli purifica da ogni peccato (1 Giovanni 1:7).

Riguardo ai deboli e agli ignoranti, Ezechia, tipo di Cristo, intercede in loro favore presso al Dio che perdona.

In seguito viene la festa dei pani azzimi. Essa parla di santificazione pratica. Una gran gioia l’accompagna (prova che la separazione per Dio non è affatto sinonimo di tristezza) e trabocca in certo qual modo in tutta la fine di questo capitolo. La gioia trabocca forse anche dal nostro cuore, noi che siamo gli oggetti d'una così grande salvezza? (Filippesi 4:4).

2 Cronache 31:1-8
1Quando tutte queste cose furon compiute, tutti gl’Israeliti che si trovavano quivi partirono per le città di Giuda, e frantumarono le statue, abbatterono gl’idoli d’Astarte, demolirono gli alti luoghi e gli altari in tutto Giuda e Beniamino, e in Efraim e in Manasse, in guisa che nulla più ne rimase. Poi tutti i figliuoli d’Israele se ne tornarono nelle loro città, ciascuno nel proprio possesso.2Ezechia ristabilì le classi de’ sacerdoti e de’ Leviti nelle loro funzioni, ognuno secondo il genere del suo servizio, sacerdoti e Leviti, per gli olocausti e i sacrifizi di azioni di grazie, per il servizio, per la lode e per il canto, entro le porte del campo dell’Eterno.3Stabilì pure la parte che il re preleverebbe dai suoi beni per gli olocausti, per gli olocausti del mattino e della sera, per gli olocausti dei sabati, dei noviluni e delle feste, come sta scritto nella legge dell’Eterno;4e ordinò al popolo, agli abitanti di Gerusalemme, di dare ai sacerdoti e ai Leviti la loro parte, affinché potessero darsi all’adempimento della legge dell’Eterno.5Non appena quest’ordine fu pubblicato, i figliuoli d’Israele dettero in gran quantità le primizie del grano, del vino, dell’olio, del miele, e di tutti i prodotti dei campi; e portarono la decima d’ogni cosa, in abbondanza.6I figliuoli d’Israele e di Giuda che abitavano nelle città di Giuda menarono anch’essi la decima dei buoi e delle pecore, e la decima delle cose sante che erano consacrate all’Eterno, al loro Dio, e delle quali si fecero tanti mucchi.7Cominciarono a fare que’ mucchi il terzo mese, e finirono il settimo mese.8Ezechia e i capi vennero a vedere que’ mucchi, e benedissero l’Eterno e il suo popolo d’Israele.

Gl’Israeliti che hanno risposto all'appello d'Ezechia han fatto l'esperienza della presenza dell'Eterno e della gioia che essa procura. Se ne vanno ora, pieni di zelo, attraverso il paese, distruggendo ogni traccia della religione degli idoli. Avendo personalmente provato il valore del vero culto d'Israele, misurano ora quanto se n'erano allontanati precedentemente.

Verità di grande importanza! Per essere atti a giudicare il male, bisogna anzitutto aver incontrato il Signore. È tempo perso esortare semplicemente qualcuno a rigettare il mondo ed i suoi idoli. Cominciamo col condurlo a Gesù; ne risulteranno dei frutti. Tale è la lezione che Ezechia ci dà qui.

La beneficenza non è separata dagli altri sacrifici (vedere Ebrei 13:15-16). Le primizie e le decime sono ammucchiate in occasione delle due grandi feste annuali che venivano dopo la Pasqua: la Pentecoste al 3° mese, e i Tabernacoli al 7° (vers. 7). Il re preleva dai suoi beni ciò che occorre per gli olocausti. E il popolo lo imita, come già l’aveva imitato per distruggere i falsi dei. La forza dell'esempio è più grande di quella delle parole. Non lo dimentichiamo per quanto ci concerne! (vedere 2 Tessalonicesi 3:7 a 9).

2 Cronache 31:9-21
9Ed Ezechia interrogò i sacerdoti e i Leviti, relativamente a que’ mucchi;10e il sommo sacerdote Azaria, della casa di Tsadok, gli rispose: "Da che s’è cominciato a portar le offerte nella casa dell’Eterno, noi abbiam mangiato, ci siamo saziati, e v’è rimasta roba in abbondanza, perché l’Eterno ha benedetto il suo popolo; ed ecco qui la gran quantità ch’è rimasta".11Allora Ezechia ordinò che si preparassero delle stanze nella casa dell’Eterno; e furon preparate.12E vi riposero fedelmente le offerte, la decima e le cose consacrate; Conania, il Levita, n’ebbe la sovrintendenza, e Scimei, suo fratello, veniva in secondo luogo.13Jehiel, Ahazia, Nahath, Asahel, Jerimoth, Jozabad, Eliel, Ismakia, Mahath e Benaia erano impiegati sotto la direzione di Conania e del suo fratello Scimei, per ordine del re Ezechia e d’Azaria, capo della casa di Dio.14Il Levita Kore, figliuolo di Imna, guardiano della porta orientale, era preposto ai doni volontari fatti a Dio per distribuire le offerte fatte all’Eterno e le cose santissime.15Sotto di lui stavano Eden, Miniamin, Jeshua, Scemaia, Amaria, Scecania, nelle città dei sacerdoti, come uomini di fiducia, per fare le distribuzioni ai loro fratelli grandi e piccoli, secondo le loro classi,16eccettuati i maschi ch’erano registrati nelle loro genealogie dall’età di tre anni in su, cioè tutti quelli che entravano giornalmente nella casa dell’Eterno per fare il loro servizio secondo le loro funzioni e secondo le loro classi.17(La registrazione dei sacerdoti si faceva secondo le loro case patriarcali, e quella dei Leviti dall’età di vent’anni in su, secondo le loro funzioni e secondo le loro classi.)18Dovean fare le distribuzioni a quelli di tutta la raunanza ch’eran registrati con tutti i loro bambini, con le loro mogli, coi loro figliuoli e con le loro figliuole; poiché nel loro ufficio di fiducia amministravano i doni sacri.19E per i sacerdoti, figliuoli d’Aaronne, che dimoravano in campagna, nei contadi delle loro città, v’erano in ogni città degli uomini designati per nome per distribuire le porzioni a tutti i maschi di tra i sacerdoti, e a tutti i Leviti registrati nelle genealogie.20Ezechia fece così per tutto Giuda; fece ciò ch’è buono, retto e vero dinanzi all’Eterno, al suo Dio.21In tutto quello che prese a fare per il servizio della casa di Dio, per la legge e per i comandamenti, cercando il suo Dio, mise tutto il cuore nell’opera sua, e prosperò.

Il re interroga i sacerdoti e i Leviti a riguardo dei «mucchi». Nello stesso modo il Signore prende conoscenza di tutto quel che diamo (o non diamo) per Lui. Sarà sempre poca cosa: cinque pani d’orzo e due pesci, ma Egli saprà farne risultare una grande abbondanza. E ve ne sarà di resto dopo che ognuno sarà stato saziato (vers. 10; vedere Giovanni 6:12 e anche Malachia 3:10). Nulla di ciò che Dio ci dà dev'essere perduto o sprecato.

Vengono nominati dei sovrintendenti e degli amministratori. Le loro funzioni consistono per gli uni a vigilare sulle provviste, per gli altri a «fare le distribuzioni ai loro fratelli con fedeltà» (vers. 15 versione francese). «Del resto, — dice l’apostolo — quel che si richiede dagli amministratori, è che ciascuno sia trovato fedele» (1 Corinzi 4:2). Paolo stesso ne era un esempio quando andava personalmente a Gerusalemme per consegnare il prodotto d'una colletta (Romani 15:25-26; 1 Corinzi 16:3-4). Ma questa fedeltà non è meno necessaria quando si tratta del cibo spirituale del popolo di Dio.

Ezechia ha fatto ciò che è buono, retto e vero. Egli mise tutto il cuore nell’opera sua. Bel riassunto della sua attività. Possa il Signore dirne altrettanto di voi e di me alla fine della nostra carriera!

2 Cronache 32:1-15
1Dopo queste cose e questi atti di fedeltà di Ezechia, Sennacherib, re d’Assiria, venne, entrò in Giuda, e cinse d’assedio le città fortificate, con l’intenzione d’impadronirsene.2E quando Ezechia vide che Sennacherib era giunto e si proponeva d’attaccar Gerusalemme,3deliberò coi suoi capi e con i suoi uomini valorosi di turar le sorgenti d’acqua ch’eran fuori della città; ed essi gli prestarono aiuto.4Si radunò dunque un gran numero gente e turarono tutte le sorgenti e il torrente che scorreva attraverso il paese. "E perché", dicevan essi, "i re d’Assiria, venendo, troverebbero essi abbondanza d’acqua?"5Ezechia prese animo, ricostruì tutte le mura dov’erano rotte, rialzò le torri, costruì l’altro muro di fuori, fortificò Millo nella città di Davide, e fece fare gran quantità d’armi e di scudi.6Diede dei capi militari al popolo, li riunì presso di sé sulla piazza della porta della città, e parlò al loro cuore, dicendo:7"Siate forti, e fatevi animo! Non temete e non vi sgomentate a motivo del re d’Assiria e della gran gente che l’accompagna; giacché con noi è uno più grande di ciò ch’è con lui.8Con lui è un braccio di carne; con noi è l’Eterno, il nostro Dio, per aiutarci e combattere le nostre battaglie". E il popolo fu rassicurato dalle parole di Ezechia, re di Giuda.9Dopo questo, Sennacherib, re d’Assiria, mentre stava di fronte a Lakis con tutte le sue forze, mandò i suoi servi a Gerusalemme per dire a Ezechia, re di Giuda, e a tutti que’ di Giuda che si trovavano a Gerusalemme:10"Così parla Sennacherib, re degli Assiri: In chi confidate voi per rimanervene così assediati in Gerusalemme?11Ezechia non v’inganna egli per ridurvi a morir di fame e di sete, quando dice: L’Eterno, il nostro Dio, ci libererà dalle mani del re d’Assiria!12Non è egli lo stesso Ezechia che ha soppresso gli alti luoghi e gli altari dell’Eterno, e che ha detto a Giuda e a Gerusalemme: Voi adorerete dinanzi a un unico altare e su quello offrirete profumi?13Non sapete voi quello che io e i miei padri abbiam fatto a tutti i popoli degli altri paesi? Gli dèi delle nazioni di que’ paesi hanno essi potuto liberare i loro paesi dalla mia mano?14Qual è fra tutti gli dèi di queste nazioni che i miei padri hanno sterminate, quello che abbia potuto liberare il suo popolo dalla mia mano? E potrebbe il vostro Dio liberar voi dalla mia mano?!15Or dunque Ezechia non v’inganni e non vi seduca in questa maniera; non gli prestate fede! Poiché nessun dio d’alcuna nazione o d’alcun regno ha potuto liberare il suo popolo dalla mia mano o dalla mano de’ miei padri; quanto meno potrà l’Iddio vostro liberar voi dalla mia mano!"

Ci si poteva aspettare che «queste cose e questi atti di fedeltà», graditi a Dio, fossero al contrario insopportabili al grande Nemico. Non han mancato di eccitarlo contro Israele e contro il suo re. La gioia che possiamo godere nel Signore non deve farci dimenticare la presenza di quest’avversario che «va attorno a guisa di leon ruggente, cercando chi possa divorare» (1 Pietro 5:8). Satana passerà dunque all'attacco. Spinge contro Gerusalemme il potente re d'Assiria, il quale comincia col rivolgere al popolo un discorso minacciante e perfido: Ezechia — dice loro — vi riduce a morir di fame e di sete (vers. 11). Vera menzogna! Le stanze del santuario non erano forse provviste abbondantemente di viveri, messi in riserva nel giorno dell'abbondanza? (cap. 31:10-11). E, grazie all'acquedotto che il re aveva fatto costruire l'acqua fresca scaturiva nell'interno stesso della città (parag. vers. 4 e 2 Re 18:17; 20:20).

Così parla oggi ancora il Mentitore. Secondo lui, rimanere presso Gesù equivale ad esporsi alla penuria e alle privazioni. Ma noi sappiamo che è proprio il contrario! Cristo è il pane di vita (Giovanni 6:48,51) e la sorgente delle acque vive (Giovanni 7:37), quando al di fuori regna la sete (vers. 4).

2 Cronache 32:16-33
16I servi di Sennacherib parlarono ancora contro l’Eterno Iddio e contro il suo servo Ezechia.17Sennacherib scrisse pure delle lettere, insultando l’Eterno, l’Iddio d’Israele, e parlano contro di lui, in questi termini: "Come gli dèi delle nazioni degli altri paesi non han potuto liberare i loro popoli dalla mia mano, così neanche l’Iddio d’Ezechia potrà liberare dalla mia mano il popolo suo".18I servi di Sennacherib gridarono ad alta voce, in lingua giudaica, rivolgendosi al popolo di Gerusalemme che stava sulle mura, per spaventarlo e atterrirlo, e potersi così impadronire della città.19E parlarono dell’Iddio di Gerusalemme come degli dèi dei popoli della terra, che sono opera di mano d’uomo.20Allora il re Ezechia e il profeta Isaia, figliuolo di Amots, pregarono a questo proposito, e alzarono fino al cielo il loro grido.21E l’Eterno mandò un angelo che sterminò nel campo del re d’Assiria tutti gli uomini forti e valorosi, i principi ed i capi. E il re se ne tornò svergognato al suo paese. E come fu entrato nella casa del suo dio, i suoi propri figliuoli lo uccisero quivi di spada.22Così l’Eterno salvò Ezechia e gli abitanti di Gerusalemme dalla mano di Sennacherib, re d’Assiria, e dalla mano di tutti gli altri, e li protesse d’ogn’intorno.23E molti portarono a Gerusalemme delle offerte all’Eterno, e degli oggetti preziosi a Ezechia, re di Giuda, il quale, da allora, sorse in gran considerazione agli occhi di tutte le nazioni.24In quel tempo, Ezechia fu malato a morte; egli pregò l’Eterno, e l’Eterno gli parlò, e gli concesse un segno.25Ma Ezechia non fu riconoscente del beneficio che avea ricevuto; giacché il suo cuore s’inorgoglì, e l’ira dell’Eterno si volse contro di lui, contro Giuda e contro Gerusalemme.26Nondimeno Ezechia si umiliò dell’essersi inorgoglito in cuor suo: tanto egli, quanto gli abitanti di Gerusalemme; perciò l’ira dell’Eterno non venne sopra loro durante la vita d’Ezechia.27Ezechia ebbe immense ricchezze e grandissima gloria: e si fece de’ tesori per riporvi argento, oro, pietre preziose, aromi, scudi, ogni sorta d’oggetti di valore;28de’ magazzini per i prodotti di grano, vino, olio; delle stalle per ogni sorta di bestiame, e degli ovili per le pecore.29Si edificò delle città, ed ebbe greggi a mandre in abbondanza, perché Dio gli avea dato dei beni in gran copia.30Ezechia fu quegli che turò la sorgente superiore delle acque di Ghihon, che condusse giù direttamente, dal lato occidentale della città di Davide. Ezechia riuscì felicemente in tutte le sue imprese.31Nondimeno, quando i capi di Babilonia gl’inviarono de’ messi per informarsi del prodigio ch’era avvenuto nel paese, Iddio lo abbandonò, per metterlo alla prova, affin di conoscere tutto quello ch’egli aveva in cuore.32Le rimanenti azioni di Ezechia e le sue opere pie trovansi scritte nella visione del profeta Isaia, figliuolo d’Amots, inserita nel libro dei re di Giuda e d’Israele.33Ezechia s’addormentò coi suoi padri, e fu sepolto sulla salita dei sepolcri de’ figliuoli di Davide; e alla sua morte, tutto Giuda e gli abitanti di Gerusalemme gli resero onore. E Manasse, suo figliuolo, regnò in luogo suo.

Nel 2° libro dei Re (cap. 18 e 19) abbiamo letto i discorsi orgogliosi ed oltraggiosi di Rab Shaké, seguiti dalla lettera del re d’Assiria. Come risponderà Ezechia? Isaia e lui, entrambi insieme, gridano a Dio a questo riguardo. È la riunione di preghiera più ridotta. Ma il Signore la prevede ed essa ha un potere irresistibile in conformità alla Sua promessa: «Se due di voi sulla terra s'accordano a domandare una cosa qualsiasi, quella sarà loro concessa dal Padre mio che è nei cieli» (Matteo 18:19). Da un lato: due uomini in preghiera; dall'altro: un esercito formidabile. Ebbene, quest'ultimo è stato schiacciato senza neppure saper come! Il suo capo supremo se ne ritorna «svergognato» al suo paese, per perire a sua volta, assassinato dai suoi due figli.

Dopo il re d’Assiria, ecco il re degli spaventi: la Morte (Giobbe 18:14), nemico ancora più terrorizzante, che si presenta per inghiottire Ezechia. Ma contro essa pure, la sua preghiera è potente, e Dio lo libera di nuovo.

Purtroppo, questo regno così felice non terminerà senza un’eclissi: una grave mancanza dovuta all'orgoglio, seguita felicemente dall'umiliazione e dal ristoramento.

2 Cronache 33:1-13
1Manasse avea dodici anni quando cominciò a regnare, e regnò cinquantacinque anni a Gerusalemme.2Egli fece ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno, seguendo le abominazioni delle nazioni che l’Eterno avea cacciate d’innanzi ai figliuoli d’Israele.3Riedificò gli alti luoghi che Ezechia suo padre avea demoliti, eresse altari ai Baali, fece degl’idoli d’Astarte, e adorò tutto l’esercito del cielo e lo servì.4Eresse pure degli altari ad altri dèi nella casa dell’Eterno, riguardo alla quale l’Eterno avea detto: "In Gerusalemme sarà in perpetuo il mio nome!"5Eresse altari a tutto l’esercito del cielo nei due cortili della casa dell’Eterno.6Fece passare i suoi figliuoli pel fuoco nella valle del figliuolo di Hinnom; si dette alla magia, agl’incantesimi, alla stregoneria, e istituì di quelli che evocavano gli spiriti e predicevan l’avvenire; s’abbandonò interamente a fare ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno, provocandolo ad ira.7Mise l’immagine scolpita dell’idolo che avea fatto, nella casa di Dio, riguardo alla quale Dio avea detto a Davide e a Salomone suo figliuolo: "In questa casa, e a Gerusalemme, che io ho scelta fra tutte le tribù d’Israele, porrò il mio nome in perpetuo;8e farò che Israele non muova più il piede dal paese ch’io ho assegnato ai vostri padri, purché essi abbian cura di mettere in pratica tutto quello che ho loro comandato, cioè tutta la legge, i precetti e le prescrizioni, dati per mezzo di Mosè".9Ma Manasse indusse Giuda e gli abitanti di Gerusalemme a sviarsi, e a far peggio delle nazioni che l’Eterno avea distrutte d’innanzi ai figliuoli d’Israele.10L’Eterno parlò a Manasse e al suo popolo, ma essi non ne fecero caso.11Allora l’Eterno fece venire contro di loro i capi dell’esercito del re d’Assiria, che misero Manasse nei ferri; e, legatolo con catene di rame, lo menarono a Babilonia.12E quand’ei fu in distretta, implorò l’Eterno, il suo Dio, e s’umiliò profondamente davanti all’Iddio de’ suoi padri.13A lui rivolse le sue preghiere ed egli s’arrese ad esse, esaudì le sue supplicazioni, e lo ricondusse a Gerusalemme nel suo regno. Allora Manasse riconobbe che l’Eterno Dio.

Il regno di Manasse ha due particolarità: quella della durata (55 anni) e quella della malvagità. Che cosa spiega una durata così eccezionale, proprio quando l’iniquità era particolarmente insopportabile agli occhi dell'Eterno? È la pazienza della grazia, cosa meravigliosa. Non dimentichiamo che essa caratterizza da un capo all'altro questi due libri delle Cronache.

Dopo aver parlato a Manasse e al suo popolo — ma non prestarono attenzione (v. 10), l’Eterno usa il linguaggio delle catene e della cattività, e questo è finalmente ascoltato. L'esempio di Manasse ci insegna che non c'è un peccatore tanto iniquo di cui Dio non possa cambiare il cuore. E questa narrazione è, nella Scrittura, una delle più atte ad incoraggiarci. Non pensiamo mai che una persona sia troppo immersa nel male per essere salvata.

Nel regno empio di Manasse troviamo anche la storia profetica d’Israele in succinto. Il nome di questo re significa: «oblio», e ci ricorda la dichiarazione dell'Eterno: «Il mio popolo ha dimenticato me da giorni innumerevoli» (Geremia 2:32). L'esilio attuale d'Israele sotto il giogo delle nazioni è stata la conseguenza di quest'abbandono; ma essa sarà ugualmente, come per Manasse, il mezzo di risvegliare infine la sua coscienza e il suo cuore.

2 Cronache 33:14-25
14Dopo questo, Manasse costruì, fuori della città di Davide, a occidente, verso Ghihon nella valle, un muro che si prolungava fino alla porta dei pesci; lo fe’ girare attorno ad Ofel, e lo tirò su a grande altezza; e pose dei capi militari in tutte le città fortificate di Giuda;15e tolse dalla casa dell’Eterno gli dèi stranieri e l’idolo, abbatté tutti gli altari che aveva costruiti sul monte della casa dell’Eterno e a Gerusalemme, e gettò tutto fuori della città.16Poi ristabilì l’altare dell’Eterno e v’offrì sopra dei sacrifizi di azioni di grazie e di lode, e ordinò a Giuda che servisse all’Eterno, all’Iddio d’Israele.17Nondimeno il popolo continuava a offrir sacrifizi sugli alti luoghi; però, soltanto all’Eterno, al suo Dio.18Il rimanente delle azioni di Manasse, la preghiera che rivolse al suo Dio, e le parole che i veggenti gli rivolsero nel nome dell’Eterno, dell’Iddio d’Israele, son cose scritte nella storia dei re d’Israele.19E la sua preghiera, e come Dio s’arrese ad essa, tutti i suoi peccati e tutte le sue infedeltà, i luoghi dove costruì degli alti luoghi e pose degli idoli d’Astarte e delle immagini scolpite, prima che si fosse umiliato, sono cose scritte nel libro di Hozai.20Poi Manasse s’addormentò coi suoi padri, e fu sepolto in casa sua. E Amon, suo figliuolo, regnò in luogo suo.21Amon avea ventidue anni quando cominciò a regnare, e regnò due anni a Gerusalemme.22Egli fece ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno, come avea fatto Manasse suo padre; offriva sacrifizi a tutte le immagini scolpite fatte da Manasse suo padre, e le serviva.23Egli non s’umiliò dinanzi all’Eterno, come s’era umiliato Manasse suo padre; anzi Amon si rese sempre più colpevole.24E i suoi servi ordirono una congiura contro di lui, e lo uccisero in casa sua.25Ma il popolo del paese mise a morte tutti quelli che avean congiurato contro il re Amon, e fece re, in sua vece, Giosia suo figliuolo.

Non soltanto la grazia di Dio s’è lasciata arrendere alla supplicazione di Manasse, ma gli ha pure fornito l'occasione di riparare in una certa misura il male che aveva precedentemente commesso. Infatti, vi sono delle conversioni che avvengono soltanto al letto di morte. E se allora è ancora tempo per l'anima di essere salvata, è invece troppo tardi per servire il Signore quaggiù. Perdita irreparabile per l'eternità! (2 Corinzi 5:10; 1 Corinzi 3:15)

Una conversione si manifesta con dei frutti. Tutto Giuda è testimonio di quella di Manasse. I falsi déi che aveva tanto servito, sono rigettati; il culto dell’Eterno sostituisce quello degli idoli. È proprio questo il segno di una vera conversione (1 Tessalonicesi 1:9). Questa parola significa un dietrofront, un cambiamento completo di direzione. Gesù diventa lo scopo della vita, e tutta l'energia impiegata fino allora a servire il mondo e il peccato, è sostituita dalla devozione al Signore.

Amon non ha ricavato nessun profitto dall’esempio del padre (Geremia 16:12). Nel suo cuore non è prodotta nessuna umiliazione. Così egli passa «come il fiore dell'erba»; secondo l'espressione del profeta: «Il soffio dell'Eterno vi è passato sopra» (Isaia 40:6-7).

2 Cronache 34:1-7; 29-33
1Giosia aveva otto anni quando cominciò a regnare, e regnò trentun anni a Gerusalemme.2Egli fece ciò ch’è giusto agli occhi dell’Eterno, e camminò per le vie di Davide suo padre senza scostarsene né a destra né a sinistra.3L’ottavo anno del suo regno, mentre era ancora giovinetto, cominciò a cercare l’Iddio di Davide suo padre; e il dodicesimo anno cominciò a purificare Giuda e Gerusalemme dagli alti luoghi, dagl’idoli d’Astarte, dalle immagini scolpite e dalle immagini fuse.4E in sua presenza furon demoliti gli altari de’ Baali e abbattute le colonne solari che v’eran sopra; e frantumò gl’idoli d’Astarte, le immagini scolpite e le statue; e le ridusse in polvere, che sparse sui sepolcri di quelli che aveano offerto loro de’ sacrifizi;5e bruciò le ossa dei sacerdoti sui loro altari, e così purificò Giuda e Gerusalemme.6Lo stesso fece nelle città di Manasse, d’Efraim, di Simeone, e fino a Neftali: da per tutto, in mezzo alle loro rovine,7demolì gli altari, frantumò e ridusse in polvere gl’idoli d’Astarte e le immagini scolpite, abbatté tutte le colonne solari in tutto il paese d’Israele, e tornò a Gerusalemme.
29Allora il re mandò a far raunare presso di sé tutti gli anziani di Giuda e di Gerusalemme.30E il re salì alla casa dell’Eterno con tutti gli uomini di Giuda, tutti gli abitanti di Gerusalemme, i sacerdoti e i Leviti, e tutto il popolo, grandi e piccoli, e lesse in loro presenza tutte le parole del libro del patto, ch’era stato trovato nella casa dell’Eterno.31Il re, stando in piedi sul palco, fece un patto dinanzi all’Eterno, impegnandosi di seguire l’Eterno, d’osservare i suoi comandamenti, i suoi precetti e le sue leggi con tutto il cuore e con tutta l’anima, per mettere in pratica le parole del patto scritte in quel libro.32E fece aderire al patto tutti quelli che si trovavano a Gerusalemme e in Beniamino; e gli abitanti di Gerusalemme si conformarono al patto di Dio, dell’Iddio de’ loro padri.33E Giosia fece sparire tutte le abominazioni da tutti i paesi che appartenevano ai figliuoli d’Israele, e impose a tutti quelli che si trovavano in Israele, di servire all’Eterno, al loro Dio. Durante tutto il tempo della vita di Giosia essi non cessarono di seguire l’Eterno, l’Iddio dei loro padri.

Giosia significa: «Colui di cui Dio ha cura». Noi tutti avremmo il diritto di portare questo bel nome. Oggetto fin dalla nascita di quelle cure dell’Eterno, all'età di sedici anni Giosia comincia a cercare Dio. Allora intraprende la grande opera di risveglio già considerata in 2 Re 22 e 23.

Sedici anni! Forse l’età di alcuni di nostri lettori. Non sono più fanciulli; dinanzi a loro la vita s'apre con tutte le sue possibilità. La giovinezza è un prezioso capitale che Dio dà loro. In che modo l'adoperano? Alcuni la sprecano follemente ... e più tardi ne raccolgono i frutti amari. Altri, più prudenti a vista umana, la consacrano a prepararsi nella vita un posto vantaggioso. Altri infine, i più savi di tutti, fanno come Giosia. Cercano anzitutto il Signore, poi mettono ogni cosa d'accordo con la sua volontà (vedere Matteo 6:33).

La legge è stata trovata nel tempio durante dei lavori; Giosia ne fa approfittare tutto il popolo, però li deve obbligare a servire l’Eterno (vers. 33). È cattivo segno! L'obbedienza al Signore non dovrebbe sempre derivare dal nostro amore per Lui? «Questi comandamenti, che oggi ti do, ti staranno nel cuore», diceva Mosè quando dava loro questo libro (Deuteronomio 6:6).

2 Cronache 35:1-14
1Giosia celebrò la Pasqua in onore dell’Eterno a Gerusalemme; e l’agnello pasquale fu immolato il quattordicesimo giorno del mese.2Egli stabilì i sacerdoti nei loro uffici, e li incoraggiò a compiere il servizio nella casa dell’Eterno.3E disse ai Leviti che ammaestravano tutto Israele ed erano consacrati all’Eterno: "Collocate pure l’arca santa nella casa che Salomone, figliuolo di Davide, re d’Israele, ha edificata; voi non dovete più portarla sulle spalle; ora servite l’Eterno, il vostro Dio, e il suo popolo d’Israele;4e tenetevi pronti secondo le vostre case patriarcali, secondo le vostre classi, conformemente a quello che hanno disposto per iscritto Davide, re d’Israele e Salomone suo figliuolo;5e statevene nel santuario secondo i rami delle case patriarcali dei vostri fratelli, figliuoli del popolo, e secondo la classificazione della casa paterna dei Leviti.6Immolate la Pasqua, santificatevi, e preparatela per i vostri fratelli, conformandovi alla parola dell’Eterno trasmessa per mezzo di Mosè".7Giosia diede alla gente del popolo, a tutti quelli che si trovavan quivi, del bestiame minuto: agnelli e capretti, in numero di trentamila: tutti per la Pasqua; e tremila buoi; e questo proveniva dai beni particolari del re.8E i suoi principi fecero anch’essi un dono spontaneo al popolo, ai sacerdoti ed ai Leviti. Hilkia, Zaccaria e Jehiel, conduttori della casa di Dio, dettero ai sacerdoti per i sacrifizi della Pasqua, duemila seicento capi di minuto bestiame e trecento buoi.9Conania, Scemaia e Nethaneel suoi fratelli, e Hashabia, Jeiel e Jozabad, capi dei Leviti, dettero ai Leviti, per i sacrifizi della Pasqua, cinquemila capi di minuto bestiame e cinquecento buoi.10Così, il servizio essendo preparato, sacerdoti si misero al loro posto; e così pure i Leviti, secondo le loro classi conformemente all’ordine del re.11Poi fu immolata la Pasqua; i sacerdoti sparsero il sangue ricevuto dalle mani dei Leviti, e questi scorticarono le vittime.12E i Leviti misero da parte quello che doveva essere arso, per darlo ai figliuoli del popolo, secondo i rami delle case paterne, perché l’offrissero all’Eterno, secondo ch’è scritto nel libro di Mosè. E lo stesso fecero per i buoi.13Poi arrostirono le vittime pasquali sul fuoco, secondo ch’è prescritto; ma le altre vivande consacrate le cossero in pignatte, in caldaie ed in pentole, e s’affrettarono a portarle a tutti i figliuoli del popolo.14Poi prepararono la Pasqua per sé stessi e per i sacerdoti, perché i sacerdoti, figliuoli d’Aaronne, furono occupati fino alla notte a mettere sull’altare ciò che doveva esser arso, e i grassi; perciò i Leviti fecero i preparativi per sé stessi e per i sacerdoti, figliuoli d’Aaronne.

La celebrazione della Pasqua da parte di Giosia e del popolo occupa qui quasi un capitolo, mentre il 2° Libro dei Re non le dedicava che tre versetti (cap. 23:21 a 23). Essa è il risultato del ritorno alla Parola a cui abbiamo assistito al capitolo precedente. La Pasqua era per Israele la prima istituzione divina. L’Eterno gliel'aveva data prima dell'uscita dall'Egitto. Corrispondeva al ricordo della sua grande liberazione. Per i figli di Dio esiste pure un tale «memoriale» (1 Corinzi 11:24-25). Attorno alla Tavola del Signore, ogni primo giorno della settimana, i riscattati si ricordano della loro grande salvezza e di Colui che l'ha compiuta. Che cosa caratterizza questa Pasqua, come anche il culto cristiano? Anzitutto la presenza dell'arca: Cristo (vers. 3). Poi necessariamente la santità: poiché l'arca era santa, bisognava che i Leviti si santificassero onde essere propri per questa presenza. Infine il motivo stesso della festa era l'offerta dei sacrifici. Ci ricordano quello che ogni credente è invitato ad offrire, non soltanto alla domenica, ma incessantemente a Dio: «Un sacrificio di lodi, cioè il frutto delle labbra che confessano il suo nome» (Ebrei 13:15).

2 Cronache 35:15-27
15I cantori, figliuoli d’Asaf, erano al loro posto, conformemente all’ordine di Davide, d’Asaf, di Heman e di Jeduthun, il veggente del re; e i portinai stavano a ciascuna porta; essi non ebbero bisogno d’allontanarsi dal loro servizio, perché i Leviti, loro fratelli, preparavan la Pasqua per loro.16Così, in quel giorno, tutto il servizio dell’Eterno fu preparato per far la Pasqua e per offrire olocausti sull’altare dell’Eterno, conformemente all’ordine del re Giosia.17I figliuoli d’Israele che si trovavan quivi, celebrarono allora la Pasqua e la festa degli azzimi per sette giorni.18Nessuna Pasqua, come quella, era stata celebrata in Israele dai giorni del profeta Samuele; né alcuno dei re d’Israele avea celebrato una Pasqua pari a quella celebrata da Giosia, dai sacerdoti e dai Leviti, da tutto Giuda e Israele che si trovavan colà, e dagli abitanti di Gerusalemme.19Questa Pasqua fu celebrata il diciottesimo anno del regno di Giosia.20Dopo tutto questo, quando Giosia ebbe restaurato il tempio, Neco, re d’Egitto, salì per combattere a Carkemish, sull’Eufrate; e Giosia gli mosse contro.21Ma Neco gl’inviò dei messi per dirgli: "Che v’è egli fra me e te, o re di Giuda? Io non salgo oggi contro di te, ma contro una casa con la quale sono in guerra; e Dio m’ha comandato di far presto; bada dunque di non opporti a Dio, il quale è meco, affinch’egli non ti distrugga".22Ma Giosia non volle tornare indietro; anzi, si travestì per assalirlo, e non diede ascolto alle parole di Neco, che venivano dalla bocca di Dio. E venne a dar battaglia nella valle di Meghiddo.23E gli arcieri tirarono al re Giosia; e il re disse ai suoi servi: "Portatemi via di qui, perché son ferito gravemente".24I suoi servi lo tolsero dal carro e lo misero sopra un secondo carro ch’era pur suo, e lo menarono a Gerusalemme. E morì, e fu sepolto nel sepolcreto de’ suoi padri. Tutto Giuda e Gerusalemme piansero Giosia.25Geremia compose un lamento sopra Giosia; e tutti i cantori e tutte le cantatrici hanno parlato di Giosia nei loro lamenti fino al dì d’oggi, e ne hanno stabilito un’usanza in Israele. Essi si trovano scritti tra i lamenti.26Il rimanente delle azioni di Giosia, le sue opere pie secondo i precetti della legge dell’Eterno,27le sue azioni prime ed ultime, sono cose scritte nel libro dei re d’Israele e di Giuda.

La situazione sta per essere mutata. I regni terribili di Manasse e Amon hanno condotto l’Eterno a prendere, a riguardo di Giuda, una decisione irrevocabile. Ma com'è bello vedere la grazia produrre ancora in questo periodo finale un risveglio come quello di Giosia!

Anche il giudicio del mondo attuale è alla porta. Tutto ce lo fa prevedere. Tuttavia, anche in simili tempi, lo Spirito di Dio si compiace di suscitare qua e là dei risvegli. E il suo desiderio è di produrne uno anzitutto nel cuore di ciascuno di noi.

Vedete questa Pasqua che rievoca i tempi di una volta; non soltanto quelli di Salomone e di Davide, ma gli antichi tempi di Samuele! Tutto vi è ben ordinato; ognuno è al proprio posto; l’amore fraterno è esercitato. Scena che brilla tanto più in quanto si trova intercalata fra i regni empi dei re precedenti e la decadenza finale che seguirà!

La fine di Giosia non è all’altezza del rimanente della sua carriera. Come Ezechia, egli fa dei passi falsi nelle sue relazioni con le potenze politiche del suo tempo. Nonostante gli avvertimenti che Dio gli dà direttamente, prende posizione contro Faraone e trova la morte in una battaglia che avrebbe dovuto evitare.

2 Cronache 36:1-14
1Allora il popolo del paese prese Joachaz, figliuolo di Giosia, e lo fece re a Gerusalemme, in luogo di suo padre.2Joachaz avea ventitre anni quando cominciò a regnare, e regnò tre mesi a Gerusalemme.3Il re d’Egitto lo depose a Gerusalemme, e gravò il paese di un’indennità di cento talenti d’argento e d’un talento d’oro.4E il re d’Egitto fece re sopra Giuda e sopra Gerusalemme Eliakim, fratello di Joachaz, e gli mutò il nome in quello di Joiakim. Neco prese Joachaz, fratello di lui, e lo menò in Egitto.5Joiakim avea venticinque anni quando cominciò a regnare; regnò undici anni a Gerusalemme, e fece ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno, il suo Dio.6Nebucadnetsar, re di Babilonia, salì contro di lui, e lo legò con catene di rame per menarlo a Babilonia.7Nebucadnetsar portò pure a Babilonia parte degli utensili della casa dell’Eterno, e li mise nel suo palazzo a Babilonia.8Il rimanente delle azioni di Joiakim, le abominazioni che commise e tutto quello di cui si rese colpevole, sono cose scritte nel libro dei re d’Israele e di Giuda. E Joiakin, suo figliuolo, regnò in luogo suo.9Joiakin aveva otto anni quando cominciò a regnare; regnò tre mesi e dieci giorni a Gerusalemme, e fece ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno.10L’anno seguente il re Nebucadnetsar mandò a prenderlo, lo fece menare a Babilonia con gli utensili preziosi della casa dell’Eterno, e fece re di Giuda e di Gerusalemme Sedekia, fratello di Joiakin.11Sedekia avea ventun anni quando cominciò a regnare, e regnò a Gerusalemme undici anni.12Egli fece ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno, del suo Dio, e non s’umiliò dinanzi al profeta Geremia, che gli parlava da parte dell’Eterno.13E si ribellò pure a Nebucadnetsar, che l’avea fatto giurare nel nome di Dio; e indurò la sua cervice ed il suo cuore rifiutando di convertirsi all’Eterno, all’Iddio d’Israele.14Tutti i capi dei sacerdoti e il popolo moltiplicarono anch’essi le loro infedeltà, seguendo tutte le abominazioni delle genti; e contaminarono la casa dell’Eterno, ch’egli avea santificata a Gerusalemme.

Nel suo insieme il popolo di Giuda non aveva seguito l’esempio di Giosia. Molti segni lo indicavano. L'obbedienza alla legge gli era stata imposta. Al momento della Pasqua, esso non aveva certamente mostrato la stessa gioia e la stessa spontaneità che al tempo della Pasqua di Ezechia. Il re ed i capi avevano dovuto provvedere per i sacrifici (cap. 35:7 a 9). Ora che il fedele Giosia è stato ritirato, che il giusto è stato «tolto via per sottrarlo al male» (Isaia 57:1), nulla più impedisce all'Eterno di eseguire il suo giudizio contro Giuda. E gli avvenimenti precipitano: quattro sovrani si susseguono: Joachaz, Joiakim, Joiakin e Sedekia; l'uno più malvagio dell'altro. Il loro spirito di rivolta è stato l'occasione, perché l'Egitto dapprima, e Babilonia in seguito, intervenissero negli affari del piccolo regno. L'avversario e il nemico entrano nelle porte di Gerusalemme (Lamentazioni 4:12) e a tre riprese avranno luogo delle deportazioni parziali a Babilonia, e gli oggetti del Tempio subiranno la stessa sorte delle persone. I versetti 14 e seguenti sottolineano che i capi dei sacerdoti ed il popolo partecipano alla responsabilità dei loro re nel giudicio che li colpisce.

2 Cronache 36:15-23
15E l’Eterno, l’Iddio de’ loro padri, mandò loro a più riprese degli ammonimenti, per mezzo dei suoi messaggeri, poiché voleva risparmiare il suo popolo e la sua propria dimora:16ma quelli si beffarono de’ messaggeri di Dio, sprezzarono le sue parole e schernirono i suoi profeti, finché l’ira dell’Eterno contro il suo popolo arrivò al punto che non ci fu più rimedio.17Allora egli fece salire contro ad essi il re dei Caldei, che uccise di spada i loro giovani nella casa del loro santuario, e non risparmiò né giovane, né fanciulla, né vecchiaia, né canizie. L’Eterno gli diè nelle mani ogni cosa.18Nebucadnetsar portò a Babilonia tutti gli utensili della casa di Dio, grandi e piccoli, i tesori della casa dell’Eterno, e i tesori del re e dei suoi capi.19I Caldei incendiarono la casa di Dio, demolirono le mura di Gerusalemme, dettero alle fiamme tutti i suoi palazzi, e ne distrussero tutti gli oggetti preziosi.20E Nebucadnetsar menò in cattività a Babilonia quelli ch’erano scampati dalla spada; ed essi furono assoggettati a lui ed ai suoi figliuoli, fino all’avvento del regno di Persia21(affinché s’adempisse la parola dell’Eterno pronunziata per bocca di Geremia), fino a che il paese avesse goduto de’ suoi sabati; difatti esso dovette riposare per tutto il tempo della sua desolazione, finché furon compiuti i settant’anni.22Nel primo anno di Ciro, re di Persia, affinché s’adempisse la parola dell’Eterno pronunziata per bocca di Geremia, l’Eterno destò lo spirito di Ciro, re di Persia, il quale, a voce e per iscritto, fece pubblicare per tutto il suo regno quest’editto:23"Così dice Ciro, re di Persia: L’Eterno, l’Iddio de’ cieli, m’ha dato tutti i regni della terra, ed egli m’ha comandato di edificargli una casa in Gerusalemme, ch’è in Giuda. Chiunque tra voi è del suo popolo, sia l’Eterno, il suo Dio, con lui, e parta!"

Benché le «Cronache» siano i libri della grazia, esse sono tuttavia obbligate di concludere: «Non ci fu più rimedio». La parola del vers. 15: «L’Eterno... voleva risparmiare il suo popolo», diventa al vers. 17: «Egli non risparmiò...»

Nello stesso modo Colui che era «mosso a compassione» per le moltitudini... dovrà pronunziare poco dopo una terribile sentenza contro le città donde provenivano quelle moltitudini: «Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsaida!... E tu, o Capernaum...» (Matteo 9:36; 11:21, 23). Nonostante ciò troviamo anche qui la divina misericordia. Le «Cronache», contrariamente ai «Re», passano molto rapidamente su questo triste periodo finale. E questi libri non terminano sulla deportazione stessa, ma sull’editto di Ciro che vi ha messo fine settant'anni dopo! L'inscrutabile grazia di Dio ha così, malgrado tutto, l'ultima parola.

Noi vediamo, queste cose non ci sono narrate come i nostri libri di storia lo farebbero. Dio non ci riferisce dei fatti semplicemente per interessare la nostra mente e ammobiliare la nostra memoria. La sua intenzione è di parlare alla nostra coscienza e di colpire il nostro cuore. Ha Egli raggiunto questo scopo rivolgendosi a voi?

Esdra 1:1-11
1Nel primo anno di Ciro, re di Persia, affinché s’adempisse la parola dell’Eterno pronunziata per bocca di Geremia, l’Eterno destò lo spirito di Ciro, re di Persia, il quale, a voce e per iscritto, fece pubblicare per tutto il suo regno quest’editto:2"Così dice Ciro, re di Persia: L’Eterno, l’Iddio de’ cieli, m’ha dato tutti i regni della terra, ed egli m’ha comandato di edificargli una casa a Gerusalemme, ch’è in Giuda.3Chiunque tra voi è del suo popolo, sia il suo Dio con lui, e salga a Gerusalemme, ch’è in Giuda, ed edifichi la casa dell’Eterno, dell’Iddio d’Israele, dell’Iddio ch’è a Gerusalemme.4Tutti quelli che rimangono ancora del popolo dell’Eterno, in qualunque luogo dimorino, la gente del luogo li assista con argento, con oro, con doni in natura, bestiame, aggiungendovi offerte volontarie per la casa dell’Iddio ch’è a Gerusalemme".5Allora i capi famiglia di Giuda e di Beniamino, i sacerdoti e i Leviti, tutti quelli ai quali Iddio avea destato lo spirito, si levarono per andare a ricostruire la casa dell’Eterno ch’è a Gerusalemme.6E tutti i loro vicini d’ogn’intorno li fornirono d’oggetti d’argento, d’oro, di doni in natura, di bestiame, di cose preziose, oltre a tutte le offerte volontarie.7Il re Ciro trasse fuori gli utensili della casa dell’Eterno che Nebucadnetsar avea portati via da Gerusalemme e posti nella casa del suo dio.8Ciro, re di Persia, li fece ritirare per mezzo di Mithredath, il tesoriere, che li consegnò a Sceshbatsar, principe di Giuda.9Eccone il numero: trenta bacini d’oro, mille bacini d’argento, ventinove coltelli,10trenta coppe d’oro, quattrocentodieci coppe d’argento di second’ordine, mille altri utensili.11Tutti gli oggetti d’oro e d’argento erano in numero di cinquemila quattrocento. Sceshbatsar li riportò tutti, quando gli esuli furon ricondotti da Babilonia a Gerusalemme.

Per mezzo del profeta Geremia, l’Eterno aveva, in anticipo, fissato a 70 anni la durata della cattività a Babilonia. Quelli che, come Daniele, investigavano le Scritture, avevano dunque avuto la possibilità di conoscerne la prossima fine (Daniele 9:2). I 70 anni sono contati dal 1o anno di Nebucadnetsar, responsabile della deportazione al 1o anno di Ciro, colui che vi ha posto fine (Geremia 25:1,11). Circa due secoli prima l’Eterno aveva già designato quest’ultimo re col suo nome (Isaia 44:28 e 45:1). Senza dubbio, Ciro ha avuto conoscenza di questa profezia poiché è cosciente d’essere lo strumento scelto da Dio per il ripristinamento del Suo culto.

Nello stesso tempo, l’Eterno «destò lo spirito» d’un certo numero di Giudei esiliati, d’infra quelli che si ricordavano piangendo di Gerusalemme e che l’avevano posta «al disopra d’ogni loro allegrezza» (vedere Salmo 137:1,6,7). Amici cristiani, sentiamo forse, che anche noi siamo «sopra una terra straniera»? Aspiriamo noi alle gioie della santa Città? È stato il nostro spirito «destato» per aspettare il Signore Gesù? Egli è il grande Re, Centro della profezia, a cui Dio darà bentosto tutti i regni della terra (vers. 2) affinché ristabilisca la Sua lode e la Sua gloria.

Esdra 2:1-2, 59-70
1Questi son gli uomini della provincia che tornarono dalla cattività, quelli che Nebucadnetsar, re di Babilonia, avea menati schiavi a Babilonia, e che tornarono a Gerusalemme e in Giuda, ognuno nella sua città.2Essi vennero con Zorobabel, Jeshua, Nehemia, Seraia, Reelaia, Mardocheo, Bilshan, Mispar, Bigvai, Rehum, Baana. Numero degli uomini del popolo d’Israele.
59Ed ecco quelli che tornarono da Tel-Melah, da Tel-Harsha, da Kerub-Addan, da Immer, e che non poterono indicare la loro casa patriarcale e la loro discendenza per provare ch’erano d’Israele:60i figliuoli di Delaia, i figliuoli di Tobia, i figliuoli di Nekoda, in tutto, seicento cinquantadue.61E di tra i figliuoli de’ sacerdoti: i figliuoli di Habaia, i figliuoli di Hakkots, i figliuoli di Barzillai, che avea preso per moglie una delle figliuole di Barzillai, il Galaadita, e fu chiamato col nome loro.62Questi cercarono i loro titoli genealogici, ma non li trovarono; furon quindi esclusi, come impuri, dal sacerdozio;63e il governatore disse loro di non mangiare cose santissime finché non si presentasse un sacerdote per consultar Dio con l’Urim e il Thummim.64La raunanza, tutt’assieme, noverava quarantaduemila trecentosessanta persone,65senza contare i loro servi e le loro serve, che ammontavano a settemila trecento trentasette. Avean pure duecento cantori e cantatrici.66Aveano settecento trentasei cavalli, duecento quarantacinque muli,67quattrocento trentacinque cammelli e seimilasettecento venti asini.68Alcuni dei capi famiglia, come furon giunti alla casa dell’Eterno ch’è a Gerusalemme, offriron dei doni volontari per la casa di Dio, per rimetterla in piè sul luogo di prima.69Dettero al tesoro dell’opera, secondo i loro mezzi, sessantunmila dariche d’oro, cinquemila mine d’argento e cento vesti sacerdotali.70I sacerdoti, i Leviti, la gente del popolo, i cantori, i portinai, i Nethinei, si stabiliron nelle loro città; e tutti gl’Israeliti, nelle città rispettive.

La strada verso Gerusalemme è aperta. Chi sono quelli che ne approfitteranno? Soltanto 49.697 persone, d’infra le diverse classi del popolo. Inoltre, fra questo debole residuo, un certo numero non è in grado di provare che fa parte d’Israele. Persino dei sacerdoti sono stati negligenti, e questo li impedirà di esercitare le loro sante funzioni. Purtroppo, molti credenti sono come questi Israeliti! Non possono affermare con certezza di essere dei figli di Dio. È forse questo il vostro caso? Ebbene, affrettatevi a procurarvi la vostra «iscrizione genealogica» (vers. 62). Si trova nella vostra Bibbia. Appoggiatevi fermamente su passi come Giovanni 1:12; 1 Giovanni 5:1. 13). Tante anime incerte come voi, han trovato in questi versetti ed in altri ancora la prova indiscutibile che appartenevano alla famiglia di Dio.

Dio ha lo sguardo rivolto a questo residuo senza forza. Lo ha enumerato con cura e veglierà teneramente su di esso. Non soltanto a causa della sua misericordia, ma anche perché ha appo Sé un grande disegno: È ai discendenti di quei Giudei, ritornati nel loro paese, che il Cristo, il Messia d’Israele, dev’essere presentato, dopo 14 generazioni (Matteo 1:17).

Esdra 3:1-13
1Or come fu giunto il settimo mese, e i figliuoli d’Israele si furono stabiliti nelle loro città, il popolo si adunò come un sol uomo a Gerusalemme.2Allora Jeshua, figliuolo di Jotsadak, coi suoi fratelli sacerdoti, e Zorobabel, figliuolo di Scealtiel, coi suoi fratelli, si levarono e costruirono l’altare dell’Iddio d’Israele, per offrirvi sopra degli olocausti, com’è scritto nella legge di Mosè, uomo di Dio.3Ristabilirono l’altare sulle sue basi, benché avessero paura a motivo dei popoli delle terre vicine, e vi offriron sopra olocausti all’Eterno: gli olocausti del mattino e della sera.4E celebrarono la festa delle Capanne, nel modo ch’è scritto, e offersero giorno per giorno olocausti secondo il numero prescritto per ciascun giorno;5poi offersero l’olocausto perpetuo, gli olocausti dei noviluni e di tutte le solennità sacre all’Eterno, e quelli di chiunque faceva qualche offerta volontaria all’Eterno.6Dal primo giorno del settimo mese cominciarono a offrire olocausti all’Eterno; ma le fondamenta del tempio dell’Eterno non erano ancora state gettate.7E diedero del danaro agli scalpellini ed ai legnaiuoli, e de’ viveri e delle bevande e dell’olio ai Sidoni e ai Tiri perché portassero per mare sino a Jafo del legname di cedro del Libano, secondo la concessione che Ciro, re di Persia, avea loro fatta.8Il secondo anno del loro arrivo alla casa di Dio a Gerusalemme, il secondo mese, Zorobabel, figliuolo di Scealtiel, Jeshua, figliuolo di Jotsadak, con gli altri loro fratelli sacerdoti e Leviti, e tutti quelli ch’eran tornati dalla cattività a Gerusalemme, si misero all’opra; e incaricarono i Leviti dai vent’anni in su di dirigere i lavori della casa dell’Eterno.9E Jeshua, coi suoi figliuoli, e i suoi fratelli, Kadmiel coi suoi figliuoli, figliuoli di Giuda, si presentarono come un sol uomo per dirigere quelli che lavoravano alla casa di Dio; lo stesso fecero i figliuoli di Henadad coi loro figliuoli e coi loro fratelli Leviti.10E quando i costruttori gettaron le fondamenta del tempio dell’Eterno, vi si fecero assistere i sacerdoti vestiti de’ loro paramenti, con delle trombe, e i Leviti, figliuoli d’Asaf, con de’ cembali, per lodare l’Eterno, secondo le direzioni date da Davide, re d’Israele.11Ed essi cantavano rispondendosi a vicenda, celebrando e lodando l’Eterno, "perch’egli è buono, perché la sua benignità verso Israele dura in perpetuo". E tutto il popolo mandava alti gridi di gioia, lodando l’Eterno, perché s’eran gettate le fondamenta della casa dell’Eterno.12E molti sacerdoti, Leviti e capi famiglia anziani che avean veduta la prima casa, piangevano ad alta voce mentre si gettavano le fondamenta della nuova casa. Molti altri invece alzavan le loro voci, gridando per allegrezza;13in guisa che non si potea discernere il rumore delle grida d’allegrezza da quello del pianto del popolo; perché il popolo mandava di gran gridi, e il rumore se n’udiva di lontano.

Il Salmo 137 ci presentava, presso i fiumi di Babilonia, gli esiliati di Giuda, incapaci di cantare a causa della loro tristezza. Ma ora essi realizzano il Salmo 126: «Quando l’Eterno fece tornare i reduci di Sion, ci pareva di sognare. Allora la nostra bocca fu piena di sorrisi, e la nostra lingua di canti d’allegrezza... L’Eterno ha fatto cose grandi per noi, e noi siamo nella gioia» (Salmo 126:1-3). Non è forse d’altronde un ordine divino? (Isaia 48:20). Essi celebrano la festa delle «capanne», festa della gioia (al vers. 11 li vediamo anche cantare). E il loro primo pensiero è di edificare l’altare dell’Eterno «sulle sue basi». Il loro motivo è notevole: «Poiché avevano paura dei popoli delle terre vicine» (vers. 3). Il timore li spinge, non ad organizzare la loro protezione, ma a stringersi attorno all’Eterno.

Le fondamenta della nuova casa sono poi gettate. E ciò dà luogo ad una commovente cerimonia ove si mescolano i pianti alla gioia (vedere Geremia 13:11). Che contrasto col primo tempio! Esiste lo stesso contrasto fra l’inizio meraviglioso della Chiesa secondo il libro degli Atti, e la debole testimonianza collettiva che i credenti possono rendere in mezzo alla rovina attuale.

Esdra 4:1-16
1Or i nemici di Giuda e di Beniamino, avendo saputo che quelli ch’erano stati in cattività edificavano un tempio all’Eterno, all’Iddio d’Israele,2s’avvicinarono a Zorobabel ed ai capi famiglia, e dissero loro: "Noi edificheremo con voi, giacché, come voi, noi cerchiamo il vostro Dio, e gli offriamo de’ sacrifizi dal tempo di Esar-Haddon, re d’Assiria, che ci fece salir qui".3Ma Zorobabel, Jeshua, e gli altri capi famiglia d’Israele risposero loro: "Non spetta a voi ed a noi insieme di edificare una casa al nostro Dio; noi soli la edificheremo all’Eterno, all’Iddio d’Israele, come Ciro, re di Persia, ce l’ha comandato".4Allora la gente del paese si mise a scoraggiare il popolo di Giuda, a molestarlo per impedirgli di fabbricare,5e a comprare de’ consiglieri per frustrare il suo divisamento; e questo durò per tutta la vita di Ciro, re di Persia, e fino al regno di Dario, re di Persia.6Sotto il regno d’Assuero, al principio del suo regno, scrissero un’accusa contro gli abitanti di Giuda e di Gerusalemme.7Poi, al tempo d’Artaserse, Bishlam, Mithredath, Tabeel e gli altri loro colleghi scrissero ad Artaserse, re di Persia. La lettera era scritta in caratteri aramaici e tradotta in aramaico.8Rehum il governatore e Scimshai il segretario scrissero una lettera contro Gerusalemme al re Artaserse, in questi termini:9La data. "Rehum il governatore, Scimshai il segretario, e gli altri loro colleghi di Din, d’Afarsathac, di Tarpel, d’Afaras, d’Erec, di Babilonia, di Shushan, di Deha, d’Elam,10e gli altri popoli che il grande e illustre Osnapar ha trasportati e stabiliti nella città di Samaria, e gli altri che stanno di là dal fiume…" ecc.11Ecco la copia della lettera che inviarono al re Artaserse: "I tuoi servi, la gente d’oltre il fiume, ecc.12Sappia il re che i Giudei che son partiti da te e giunti fra noi a Gerusalemme, riedificano la città ribelle e malvagia, ne rialzano le mura e ne restaurano le fondamenta.13Sappia dunque il re che, se questa città si riedifica e se le sue mura si rialzano, essi non pagheranno più né tributo né imposta né pedaggio, e il tesoro dei re n’avrà a soffrire.14Or siccome noi mangiamo il sale del palazzo e non ci sembra conveniente lo stare a vedere il danno del re, mandiamo al re questa informazione.15Si facciano delle ricerche nel libro delle memorie de’ tuoi padri; e nel libro delle memorie troverai e apprenderai che questa città è una città ribelle, perniciosa a re ed a province, e che fin da tempi antichi vi si son fatte delle sedizioni; per queste ragioni, la città è stata distrutta.16Noi facciamo sapere al re che, se questa città si riedifica e le sue mura si rialzano, tu non avrai più possessi da questo lato del fiume".

La presa di posizione degli uomini di Giuda non è avvenuta senza attirare l’attenzione dei popoli circonvicini. Eccoli che arrivano con un’offerta seducente. «Noi edificheremo con voi, giacché, come voi, noi cerchiamo il vostro Dio...» (vers. 2). Non era forse da parte loro una vera amabilità? Il lavoro sarebbe proceduto molto più rapidamente. E un rifiuto arrischiava di offendere quelle persone. Ma i capi dei Giudei non si lasciano ingannare. Rifiutano con fermezza la proposta, mentre Giosuè ed i principi si erano una volta lasciati prendere ad un laccio simile (Giosuè 9). Per lavorare all’opera di Dio, bisogna appartenere necessariamente al popolo di Dio. Non temiamo — sotto pretesto d’un falso amore — di mantenere una netta separazione con gli ambienti religiosi, i cui principi sono mescolati.

In seguito vedremo chi sono questi benevoli aiuti: Dei nemici! Poiché la loro astuzia non era riuscita, scoprono il loro gioco e ricorrono alle minacce. Poi, mutando ancora tattica, indirizzano una lettera accusatrice ad Artaserse, il nuovo capo dell’Impero. Costui è, (si ha motivo di pensarlo), un usurpatore che la storia conosce sotto il nome di Gaumata il Mago.

Esdra 4:17-24; Esdra 5:1-5
17Il re mandò questa risposta a Rehum il governatore, a Scimshai il segretario, e al resto dei loro colleghi che stavano a Samaria e altrove di là dal fiume: "Salute, ecc.18La lettera che ci avete mandata, è stata esattamente letta in mia presenza;19ed io ho dato ordine di far delle ricerche; e s’è trovato che fin da tempi antichi cotesta città è insorta contro ai re e vi si son fatte delle sedizioni e delle rivolte.20Vi sono stati a Gerusalemme dei re potenti, che signoreggiarono su tutto il paese ch’è di là dal fiume, e ai quali si pagavano tributi, imposte e pedaggi.21Date dunque ordine che quella gente sospenda i lavori, e che cotesta città non si riedifichi prima che ordine ne sia dato da me.22E badate di non esser negligenti in questo, onde il danno non venga a crescere in pregiudizio dei re".23Non appena la copia della lettera del re Artaserse fu letta in presenza di Rehum, di Scimshai il segretario, e dei loro colleghi, essi andarono in fretta a Gerusalemme dai Giudei, e li obbligarono, a mano armata, a sospendere i lavori.24Allora fu sospesa l’opera della casa di Dio a Gerusalemme, e rimase sospesa fino al secondo anno del regno di Dario, re di Persia.
1Or i profeti Aggeo e Zaccaria, figliuolo d’Iddo, profetarono nel nome dell’Iddio d’Israele ai Giudei ch’erano in Giuda ed a Gerusalemme.2Allora Zorobabel, figliuolo di Scealtiel, e Jeshua, figliuolo di Jotsadak, si levarono e ricominciarono a edificare la casa di Dio a Gerusalemme; e con essi erano i profeti di Dio, che li secondavano.3In quel medesimo tempo giunsero da loro Tattenai, governatore d’oltre il fiume, Scethar-Boznai e i loro colleghi, e parlaron loro così: "Chi v’ha dato ordine di edificare questa casa e di rialzare queste mura?"4Poi aggiunsero: "Quali sono i nomi degli uomini che costruiscono quest’edifizio?"5Ma sugli anziani dei Giudei vegliava l’occhio del loro Dio e quelli non li fecero cessare i lavori, finché la cosa non fosse stata sottoposta a Dario, e da lui fosse giunta una risposta in proposito.

Per fare cessare il lavoro dei figli di Giuda, i loro nemici hanno successivamente adoperato l’astuzia (vers. 2), l’intimorimento (vers. 4 e 5), e le accuse (vers. 6 a 16). Ora che dal re hanno ottenuto la risposta desiderata, ricorrono ad una quarta arma: la violenza. Si recano sollecitamente dai Giudei per costringerli, «a mano armata», a sospendere i lavori. Ma la vera causa della sospensione del lavoro è differente. Il profeta Aggeo ce la fa conoscere nel suo primo capitolo: è la mancanza di fede e la negligenza dello stesso popolo. Quindici anni circa sono trascorsi dalla posa delle fondamenta, e durante questo tempo, l’interesse per la Casa di Dio a poco a poco si è affievolito, e ognuno si è occupato della propria casa. Ahimè! anche noi, cristiani, conosciamo tali periodi di declino spirituale. Il Signore e la sua Casa (l’Assemblea) perdono valore per il nostro cuore. Nella stessa proporzione aumenta la preoccupazione nostra per i nostri propri affari. Ma Dio non vuole lasciarci in questo stato. Ci parla, come qui parla a Giuda. Alla voce dei profeti Aggeo e Zaccaria, il popolo si risveglia dall’indifferenza e si rimette all’opera.

Esdra 5:6-17
6Copia della lettera mandata al re Dario da Tattenai, governatore d’oltre il fiume, da Scethar-Boznai, e dai suoi colleghi, gli Afarsakiti, ch’erano oltre il fiume.7Gl’inviarono un rapporto così concepito: "Al re Dario, perfetta salute!8Sappia il re che noi siamo andati nella provincia di Giuda, alla casa del gran Dio. Essa si costruisce con blocchi di pietra, e nelle pareti s’interpongono de’ legnami; l’opera vien fatta con cura e progredisce nelle loro mani.9Noi abbiamo interrogato quegli anziani, e abbiam parlato loro così: Chi v’ha dato ordine di edificare questa casa e di rialzare queste mura?10Abbiamo anche domandato loro i loro nomi per notificarteli, mettendo in iscritto i nomi degli uomini che stanno loro a capo.11E questa è la risposta che ci hanno data: Noi siamo i servi dell’Iddio del cielo e della terra, e riedifichiamo la casa ch’era stata edificata già molti anni fa: un gran re d’Israele l’aveva edificata e compiuta.12Ma avendo i nostri padri provocato ad ira l’Iddio del cielo, Iddio li diede in mano di Nebucadnetsar, re di Babilonia, il Caldeo, il quale distrusse questa casa, e menò il popolo in cattività a Babilonia.13Ma il primo anno di Ciro, re di Babilonia, il re Ciro die’ ordine che questa casa di Dio fosse riedificata.14E il re Ciro trasse pure dal tempio di Babilonia gli utensili d’oro e d’argento della casa di Dio, che Nebucadnetsar avea portati via dal tempio di Gerusalemme e trasportati nel tempio di Babilonia; li fece consegnare a uno chiamato Sceshbatsar, ch’egli aveva fatto governatore, e gli disse:15Prendi questi utensili, va’ a riporli nel tempio di Gerusalemme, e la casa di Dio sia riedificata dov’era.16Allora lo stesso Sceshbatsar venne e gettò le fondamenta della casa di Dio a Gerusalemme; da quel tempo fino ad ora essa è in costruzione, ma non è ancora finita.17Or dunque, se così piaccia al re, si faccian delle ricerche nella casa dei tesori del re a Babilonia, per accertare se vi sia stato un ordine dato dal re Ciro per la costruzione di questa casa a Gerusalemme; e ci trasmetta il re il suo beneplacito a questo riguardo".

Mentre sotto «l’occhio del loro Dio» (vers. 5), i Giudei si sono rimessi al lavoro, i nemici, da parte loro, riprendono le loro mene malevole.

Noi non diamo fastidio all’Avversario fin tanto che la nostra vita cristiana è languente, e cerchiamo i nostri interessi e non quelli di Gesù Cristo (Filippesi 2:21). E il Nemico si prenderà guardia di disturbarci nella nostra sonnolenza. Essa gli conviene perfettamente. Ma appena il Signore, per mezzo della sua Parola, risveglia il nostro cuore e il nostro zelo per Lui, subito ritroviamo Satana sul nostro sentiero (vedere 1 Corinzi 16:9).

I nemici di Giuda rinnovano la tattica che è loro riuscita al capitolo precedente: Essi scrivono al nuovo re Dario per cercare d’ottenere il suo intervento. Con ipocrisia, lo interrogano sulla proclamazione di Ciro, che tuttavia conoscono molto bene. Involontariamente la loro lettera, che riferisce le dichiarazioni degli anziani dei Giudei, costituisce una bella testimonianza in favore di questi (vers. 11 e seguenti). Questi anziani non hanno avuto vergogna di dichiararsi servitori di Dio, né di esporre quello che l’Eterno ha fatto per loro, anche se ciò li obbliga a confessare i falli dei loro padri.

Esdra 6:1-12
1Allora il re Dario ordinò che si facessero delle ricerche nella casa degli archivi dov’erano riposti i tesori a Babilonia;2e nel castello d’Ahmetha, ch’è nella provincia di Media, si trovò un rotolo, nel quale stava scritto così:3"Memoria. Il primo anno del re Ciro, il re Ciro ha pubblicato quest’editto, concernente la casa di Dio a Gerusalemme: La casa sia riedificata per essere un luogo dove si offrono dei sacrifizi; e le fondamenta che se ne getteranno, siano solide. Abbia sessanta cubiti d’altezza, sessanta cubiti di larghezza,4tre ordini di blocchi di pietra e un ordine di travatura nuova; e la spesa sia pagata dalla casa reale.5E inoltre, gli utensili d’oro e d’argento della casa di Dio, che Nebucadnetsar avea tratti dal tempio di Gerusalemme e trasportati a Babilonia, siano restituiti e riportati al tempio di Gerusalemme, nel luogo dov’erano prima, e posti nella casa di Dio".6"Or dunque tu, Tattenai, governatore d’oltre il fiume, tu, Scethar-Boznai, e voi, loro colleghi d’Afarsak, che state di là dal fiume, statevene lontani da quel luogo!7Lasciate continuare i lavori di quella casa di Dio; il governatore de’ Giudei e gli anziani de’ Giudei riedifichino quella casa di Dio nel sito di prima.8E questo è l’ordine ch’io do relativamente al vostro modo di procedere verso quegli anziani de’ Giudei nella ricostruzione di quella casa di Dio: le spese, detratte dalle entrate del re provenienti dai tributi d’oltre il fiume, siano puntualmente pagate a quegli uomini, affinché i lavori non siano interrotti.9E le cose necessarie per gli olocausti all’Iddio dei cieli: vitelli, montoni, agnelli; e frumento, sale, vino, olio, siano forniti ai sacerdoti di Gerusalemme a loro richiesta, giorno per giorno e senza fallo,10affinché offrano sacrifizi di odor soave all’Iddio del cielo, e preghino per la vita del re e de’ suoi figliuoli.11E questo è pure l’ordine ch’io do: Se qualcuno contravverrà a questo decreto, si tragga dalla casa di lui una trave, la si rizzi, vi sia egli inchiodato sopra, e la sua casa, per questo motivo, diventi un letamaio.12L’Iddio che ha fatto di quel luogo la dimora del suo nome, distrugga ogni re ed ogni popolo che stendesse la mano per trasgredire la mia parola, per distruggere la casa di Dio ch’è in Gerusalemme! Io, Dario, ho emanato questo decreto: sia eseguito con ogni prontezza".

Una seconda lettera degli accusatori è dunque partita per la capitale. Ma volgerà alla loro totale confusione. Non soltanto le ricerche che Dario fa intraprendere permettono di ritrovare l’editto di Ciro. Ma il re nella sua risposta prende lui stesso in mano la causa del residuo di Giuda e della costruzione del Tempio. E anzi, ordina precisamente ai nemici dei Giudei di dare a questi tutto l’aiuto di cui hanno bisogno. Inoltre il rescritto di Dario è accompagnato dalle peggiori minacce contro quelli che vi cambiassero checchessia. Tale è stato dunque il risultato dell’attitudine franca e coraggiosa presa dagli anziani dei Giudei (cap. 5:11-12; vedere Matteo 10:32). Essa ha permesso all’Eterno di mostrar loro pubblicamente la sua approvazione.

È bello di vedere il re riconoscere al vers. 10 l’efficacia delle preghiere al Dio dei cieli, chiedendole per sé e per i suoi figli. Questo Dio dei cieli è ora il nostro Padre; non trascuriamo di indirizzarci a Lui. Siamo d’altronde esortati a pregare «per tutti gli uomini» — e precisamente «per i re (le autorità) e per tutti quelli che sono in dignità, affinché possiamo menare una vita tranquilla e quieta, in ogni pietà ed onestà» (1 Timoteo 2:1-2).

Esdra 6:13-22
13Allora Tattenai, governatore d’oltre il fiume, Scethar-Boznai e i loro colleghi, poiché il re Dario avea così decretato, eseguirono puntualmente i suoi ordini.14E gli anziani de’ Giudei tirarono innanzi e fecero progredire la fabbrica, aiutati dalle parole ispirate del profeta Aggeo, e di Zaccaria figliuolo d’Iddo. E finirono i loro lavori di costruzione secondo il comandamento dell’Iddio d’Israele, e secondo gli ordini di Ciro, di Dario e d’Artaserse, re di Persia.15E la casa fu finita il terzo giorno del mese d’Adar, il sesto anno del regno di Dario.16I figliuoli d’Israele, i sacerdoti, i Leviti e gli altri reduci dalla cattività celebrarono con gioia la dedicazione di questa casa di Dio.17E per la dedicazione di questa casa di Dio offrirono cento giovenchi, duecento montoni quattrocento agnelli; e come sacrifizio per il peccato per tutto Israele, dodici capri, secondo il numero delle tribù d’Israele.18E stabilirono i sacerdoti secondo le loro classi, e i Leviti secondo le loro divisioni, per il servizio di Dio a Gerusalemme, come sta scritto nel libro di Mosè.19Poi, i reduci dalla cattività celebrarono la Pasqua il quattordicesimo giorno del primo mese,20poiché i sacerdoti e i Leviti s’erano purificati come se non fossero stati che un sol uomo; tutti erano puri; e immolarono la Pasqua per tutti i reduci dalla cattività, per i sacerdoti loro fratelli, e per loro stessi.21Così i figliuoli d’Israele ch’eran tornati dalla cattività e tutti quelli che s’eran separati dall’impurità della gente del paese e che s’unirono a loro per cercare l’Eterno, l’Iddio d’Israele, mangiarono la Pasqua.22E celebrarono con gioia la festa degli azzimi per sette giorni, perché l’Eterno li avea rallegrati, e avea piegato in lor favore il cuore del re d’Assiria, in modo da fortificare le loro mani nell’opera della casa di Dio, dell’Iddio d’Israele.

I nemici dei Giudei hanno capito che era meglio per loro non opporsi agli ordini ricevuti. Li eseguiscono prontamente, tuttavia col dispetto e la rabbia interna che si possono immaginare.

Così protetti, e disponendo di nuovi mezzi, gli anziani di Giuda terminano la costruzione del tempio. Ma, cosa ben notevole, se essi prosperano, non lo debbono al rescritto di Dario. È«per le parole ispirate del profeta Aggeo e di Zaccaria, figliuolo d’Iddo» (vers. 14). È esattamente così del cristiano. La vera sorgente della sua prosperità non sta nelle circostanze favorevoli che Dio può permettere per lui sulla terra. Essa risiede nella sottomissione alla Parola del suo Dio.

La casa è inaugurata fra la gioia generale. Tuttavia che contrasto con la dedicazione del primo tempio ove 22.000 buoi e 120.000 montoni erano stati sacrificati (2 Cronache 7:5). E non si tratta qui né del fuoco che discende dal cielo, né della gloria che riempie la Casa, poiché l’arca di Dio è perduta; non è ritrovata.

Dopo ciò la Pasqua ed i pani azzimi sono celebrati al primo mese. Nonostante tutta la loro debolezza, l’Eterno li ha rallegrati.

Esdra 7:1-18
1Or dopo queste cose, sotto il regno d’Artaserse, re di Persia, giunse Esdra, figliuolo di Seraia, figliuolo d’Azaria, figliuolo di Hilkia,2figliuolo di Shallum, figliuolo di Tsadok, figliuolo d’Ahitub,3figliuolo d’Amaria, figliuolo d’Azaria, figliuolo di Meraioth,4figliuolo di Zerahia, figliuolo di Uzzi,5figliuolo di Bukki, figliuolo di Abishua, figliuolo di Fineas, figliuolo di Eleazar, figliuolo d’Aaronne il sommo sacerdote.6Quest’Esdra veniva da Babilonia; era uno scriba versato nella legge di Mosè data dall’Eterno, dall’Iddio d’Israele; e siccome la mano dell’Eterno, del suo Dio, era su lui, il re gli concedette tutto quello che domandò.7E alcuni de’ figliuoli d’Israele e alcuni de’ sacerdoti, de’ Leviti, de’ cantori, dei portinai e de’ Nethinei saliron pure con lui a Gerusalemme, il settimo anno del re Artaserse.8Esdra giunse a Gerusalemme il quinto mese, nel settimo anno del re.9Infatti, avea fissata la partenza da Babilonia per il primo giorno del primo mese, e arrivò a Gerusalemme il primo giorno del quinto mese, assistito dalla benefica mano del suo Dio.10Poiché Esdra aveva applicato il cuore allo studio ed alla pratica della legge dell’Eterno, e ad insegnare in Israele le leggi e le prescrizioni divine.11Or ecco la copia della lettera data dal re Artaserse a Esdra, sacerdote e scriba, scriba versato nei comandamenti e nelle leggi dati dall’Eterno ad Israele:12"Artaserse, re dei re, a Esdra, sacerdote, scriba versato nella legge dell’Iddio del cielo, ecc.13Da me è decretato che nel mio regno, chiunque del popolo d’Israele, de’ suoi sacerdoti e de’ Leviti sarà disposto a partire con te per Gerusalemme, vada pure;14giacché tu sei mandato da parte del re e dai suoi sette consiglieri per informarti in Giuda e in Gerusalemme come vi sia osservata la legge del tuo Dio, la quale tu hai nelle mani,15e per portare l’argento e l’oro che il re ed i suoi consiglieri hanno volenterosamente offerto all’Iddio d’Israele, la cui dimora e a Gerusalemme,16e tutto l’argento e l’oro che troverai in tutta la provincia di Babilonia, e i doni volontari fatti dal popolo e dai sacerdoti per la casa del loro Dio a Gerusalemme.17Tu avrai quindi cura di comprare con questo danaro de’ giovenchi, dei montoni, degli agnelli, e ciò che occorre per le relative oblazioni e libazioni, e li offrirai sull’altare della casa del vostro Dio ch’è a Gerusalemme.18Del rimanente dell’argento e dell’oro farete, tu e i tuoi fratelli, quel che meglio vi parrà, conformandovi alla volontà del vostro Dio.

Quarant’anni circa sono trascorsi fra gli avvenimenti del cap. 6 e quelli che cominciano al cap. 7 con il viaggio di Esdra sotto il regno di Artaserse. In contrasto con i sacerdoti negligenti del cap. 2:61-62, Esdra può produrre una genealogia senza lacuna, che risale fino ad Aaronne. Inoltre è uno «scriba versato nella legge di Mosè». È ben prezioso essere istruiti nella Parola divina. Ma non basta conoscerla con l’intelligenza e la memoria, come le materie insegnate a scuola. Questa sorta di conoscenza non servirebbe che a gonfiarvi d’orgoglio (1 Corinzi 8:1; 13:2). No, vi occorre anche amare la Parola e la Persona che essa vi presenta. Vedete Esdra! Egli aveva «applicato il cuore allo studio e alla pratica della legge dell’Eterno» (vers. 10). Non solo a studiarla, ma anche «alla pratica». Poiché, non basta conoscere anche col cuore, se non si mette in pratica ciò che la Bibbia ci ha insegnato (Giacomo 1:22). È soltanto in queste condizioni che possiamo permetterci d’insegnare agli altri.

Artaserse ha rimesso ad Esdra una lettera di raccomandazione per facilitare la sua missione.

Esdra 7:19-28
19Quanto agli utensili che ti son dati per il servizio della casa dell’Iddio tuo, rimettili davanti all’Iddio di Gerusalemme.20E qualunque altra spesa ti occorrerà di fare per la casa del tuo Dio, ne trarrai l’ammontare dal tesoro della casa reale.21Io, il re Artaserse, do ordine a tutti i tesorieri d’oltre il fiume di consegnare senza dilazione a Esdra, sacerdote e scriba, versato nella legge dell’Iddio del cielo, tutto quello che vi chiederà,22fino a cento talenti d’argento, a cento cori di grano, a cento bati di vino, a cento bati d’olio, e a una quantità illimitata di sale.23Tutto quello ch’è comandato dall’Iddio del cielo sia puntualmente fatto per la casa dell’Iddio del cielo. Perché l’ira di Dio dovrebbe ella venire sopra il regno, sopra il re e i suoi figliuoli?24Vi facciamo inoltre sapere che non è lecito a nessuno esigere alcun tributo o imposta o pedaggio da alcuno de’ sacerdoti, de’ Leviti, de’ cantori, dei portinai, de’ Nethinei e de’ servi di questa casa di Dio.25E tu, Esdra, secondo la sapienza di cui il tuo Dio ti ha dotato, stabilisci de’ magistrati e de’ giudici che amministrino la giustizia a tutto il popolo d’oltre il fiume, a tutti quelli che conoscono le leggi del tuo Dio; e fatele voi conoscere a chi non le conosce.26E di chiunque non osserverà la legge del tuo Dio e la legge del re farete pronta giustizia, punendolo con la morte o col bando o con multa pecuniaria o col carcere".27Benedetto sia l’Eterno, l’Iddio de’ nostri padri, che ha così disposto il cuore del re ad onorare la casa dell’Eterno, a Gerusalemme,28e che m’ha conciliato la benevolenza del re, de’ suoi consiglieri e di tutti i suoi potenti capi! Ed io, fortificato dalla mano dell’Eterno, del mio Dio, ch’era su me, radunai i capi d’Israele perché partissero meco.

Esdra ha osservato la Parola di Dio e non ha rinnegato il suo nome. Tanto lui come gli uomini che si radunano al suo appello faranno l’esperienza che hanno poca forza (sono appena 1500) ma, mentre Dio ha messo davanti a loro «una porta aperta che nessuno può chiudere» (Apocalisse 3:8). Artaserse 1o detto Lunga Mano, è, come i suoi predecessori Ciro e Dario, uno strumento preparato dall’Eterno per tener aperta davanti al residuo esiliato di Giuda la porta del ritorno a Gerusalemme. Con benevolenza e generosità, questo re ha dato tutte le disposizioni necessarie per permettere ad Esdra d’intraprendere il suo viaggio e anche di occuparsi, all’arrivo, del servizio della casa dell’Eterno. «Il cuore d’un re, nella mano dell’Eterno, è come un corso d’acqua; Egli lo volge dovunque gli piace» (Proverbi 21:1; vedere anche Proverbi 8:15-16).

Non è detto che Esdra abbia ringraziato Artaserse, benché certamente non avrà mancato di farlo. Invece egli benedice l’Eterno come Colui «che ha così disposto il cuore del re». Esercitiamoci come lui a vedere sempre «la mano», sì, «la benefica mano di Dio» (vers. 6,9,28; cap. 8:18,31) in tutto quel che ci accade.

Esdra 8:1, 15-30
1Questi sono i capi delle case patriarcali e la lista genealogica di quelli che tornaron meco da Babilonia, sotto il regno di Artaserse.
15Io li radunai presso al fiume che scorre verso Ahava, e quivi stemmo accampati tre giorni; e, avendo fatta la rassegna del popolo e dei sacerdoti, non trovai tra loro alcun figliuolo di Levi.16Allora feci chiamare i capi Eliezer, Ariel, Scemaia, Elnathan, Jarib, Elnathan, Nathan, Zaccaria, Meshullam, e i dottori Joiarib ed Elnathan,17e ordinai loro d’andare dal capo Iddo, che stava a Casifia, e posi loro in bocca le parole che dovean dire a Iddo e a suo fratello, ch’eran preposti al luogo di Casifia, perché ci menassero degli uomini per fare il servizio della casa del nostro Dio.18E siccome la benefica mano del nostro Dio era su noi, ci menarono Scerebia, uomo intelligente, dei figliuoli di Mahli, figliuolo di Levi, figliuolo d’Israele, e con lui i suoi figliuoli e i suoi fratelli; in numero di diciotto;19Hashabia, e con lui Isaia, dei figliuoli di Merari, i suoi fratelli e i suoi figliuoli, in numero di venti;20e dei Nethinei, che Davide e i capi aveano messo al servizio de’ Leviti, duecentoventi Nethinei, tutti quanti designati per nome.21E colà, presso il fiume Ahava, io bandii un digiuno per umiliarci nel cospetto del nostro Dio, per chiedergli un buon viaggio per noi, per i nostri bambini, e per tutto quello che ci apparteneva;22perché, io mi vergognavo di chiedere al re una scorta armata e de’ cavalieri per difenderci per istrada dal nemico, giacché avevamo detto al re: "La mano del nostro Dio assiste tutti quelli che lo cercano; ma la sua potenza e la sua ira sono contro tutti quelli che l’abbandonano".23Così digiunammo e invocammo il nostro Dio a questo proposito, ed egli ci esaudì.24Allora io separai dodici dei capi sacerdoti: Scerebia, Hashabia e dieci dei loro fratelli,25e pesai loro l’argento, l’oro, gli utensili, ch’eran l’offerta fatta per la casa del nostro Dio dal re, dai suoi consiglieri, dai suoi capi, e da tutti quei d’Israele che si trovan colà.26Rimisi dunque nelle loro mani seicentocinquanta talenti d’argento, degli utensili d’argento per il valore di cento talenti, cento talenti d’oro,27venti coppe d’oro del valore di mille dariche, due vasi di rame lucente finissimo, prezioso come l’oro,28e dissi loro: "Voi siete consacrati all’Eterno; questi utensili sono sacri, e quest’argento e quest’oro sono un’offerta volontaria fatta all’Eterno, all’Iddio de’ vostri padri;29vigilate e custoditeli, finché li pesiate in presenza dei capi sacerdoti, dei Leviti e dei capi delle famiglie d’Israele a Gerusalemme, nelle camere della casa dell’Eterno".30I sacerdoti e i Leviti dunque ricevettero pesato l’argento e l’oro, e gli utensili, per portarli a Gerusalemme nella casa del nostro Dio.

Il radunamento ha luogo presso al fiume Ahava. Esdra, per completare la sua schiera, è obbligato di far chiamare dei Leviti. «Pochi son gli operai» e «la messe è grande», dichiarava Gesù ai suoi discepoli (Matteo 9:37). Anche oggi, Egli considera tutti i suoi riscattati sulla terra e conta fra loro quelli che sono veramente disposti a servirLo.

Ed ora è forse tutto pronto per la partenza? No; manca ancora una cosa essenziale! Nello stesso modo che un viaggiatore non si pone in cammino senza aver prima consultato la carta geografica, così Esdra si preoccupa della strada da seguire. E consulta l’Eterno. «La vera via (versione corretta) per noi e per i nostri bambini» non è forse quella dell’assoluta obbedienza a Dio? Cristo l’ha aperta per primo in questo mondo (Giovanni 14:6). Talché la Bibbia, che ce ne mostra le tracce perfette, fa le veci, in certo qual modo, della «carta stradale». Purtroppo, noi perdiamo sovente il vero, il prezioso sentiero, perché ci smarriamo sulle false piste della nostra propria volontà!

Umiliazione, dipendenza, fiducia in Dio piuttosto che nell’uomo, ecco altrettante lezioni benedette che impariamo in compagnia d’Esdra... o piuttosto del Signore Gesù.

Esdra 8:31-36; Esdra 9:1-4
31E noi ci partimmo dal fiume d’Ahava il dodicesimo giorno del primo mese per andare a Gerusalemme; e la mano di Dio fu su noi, e ci liberò dalla mano del nemico e da ogni insidia, durante il viaggio.32Arrivammo a Gerusalemme; e dopo esserci riposati quivi tre giorni,33il quarto giorno pesammo nella casa del nostro Dio l’argento, l’oro e gli utensili, che consegnammo al sacerdote Meremoth figliuolo d’Uria; con lui era Eleazar, figliuolo di Fineas, e con loro erano i Leviti Jozabad, figliuolo di Jeshua, e Noadia, figliuolo di Binnu.34Tutto fu contato e pesato; e nello stesso tempo il peso di tutto fu messo per iscritto.35Gli esuli, tornati dalla cattività, offersero in olocausti all’Iddio d’Israele dodici giovenchi per tutto Israele, novantasei montoni, settantasette agnelli; e, come sacrifizio per il peccato, dodici capri: tutto questo, in olocausto all’Eterno.36E presentarono i decreti del re ai satrapi del re e ai governatori d’oltre il fiume, i quali favoreggiarono il popolo e la casa di Dio.
1Or quando queste cose furon finite, i capi s’accostarono a me, dicendo: "Il popolo d’Israele, i sacerdoti e i Leviti non si son separati dai popoli di questi paesi, ma si conformano alle abominazioni de’ Cananei, degli Hittei, de’ Ferezei, dei Gebusei, degli Ammoniti, dei Moabiti, degli Egiziani e degli Amorei.2Poiché hanno preso delle loro figliuole per sé e per i propri figliuoli, e hanno mescolata la stirpe santa coi popoli di questi paesi; e i capi e i magistrati sono stati i primi a commettere questa infedeltà".3Quand’io ebbi udito questo, mi stracciai le vesti e il mantello, mi strappai i capelli della testa e della barba, e mi misi a sedere, costernato.4Allora tutti quelli che tremavano alle parole dell’Iddio d’Israele si radunarono presso di me a motivo della infedeltà di quelli ch’eran tornati dalla cattività; e io rimasi così seduto e costernato, fino al tempo dell’oblazione della sera.

Al primo ritorno a Gerusalemme, Ciro aveva fatto rimettere ai Giudei rimpatriati alcuni degli utensili della casa di Dio. Esdra e i suoi compagni non son neppure loro partiti a mani vuote. Il re ed i suoi familiari, come gli Israeliti dimoranti in esilio, han dato dei doni per il santuario.

Con queste ricchezze che avrebbero potuto tentare dei predoni, la debole schiera, senza scorta (ma protetta dalla buona mano di Dio) è giunta a Gerusalemme. La sua prima cura è di rimettere il prezioso deposito fra le mani dei sacerdoti responsabili. Poi, prontamente, com’erano stati incaricati di farlo (cap. 7:17) offrono dei sacrifizi.

Pensiamo ai «talenti» che ci sono stati affidati per il cammino (Matteo 25:15): Che caso facciamo di tutti quei doni che il Signore ci ha fatto: salute, intelligenza, memoria, e soprattutto la Sua Parola, con l’educazione cristiana? All’arrivo nella città celeste, tutto sarà pesato e contato alla bilancia del santuario (vedere vers. 33 e Luca 12, fine del vers. 48).

Purtroppo, il ritorno di Esdra è ad un tratto oscurato da ciò ch’egli ode a riguardo del popolo. Assistiamo così ora ad una scena di dolore e di lagrime. «Rivi di lacrime mi scendon giù dagli occhi, perché la tua legge non è osservata» — diceva il salmista (Salmo 119:136).

Esdra 9:5-15
5E al momento dell’oblazione della sera, m’alzai dalla mia umiliazione, colle vesti e col mantello stracciati; caddi in ginocchi; stesi le mani verso l’Eterno, il mio Dio e dissi:6"O mio Dio, io son confuso; e mi vergogno, o mio Dio, d’alzare a te la mia faccia; poiché le nostre iniquità si son moltiplicate fino al disopra del nostro capo, e la nostra colpa è sì grande che arriva al cielo.7Dal tempo de’ nostri padri fino al dì d’oggi siamo stati grandemente colpevoli; e a motivo delle nostre iniquità, noi, i nostri re, i nostri sacerdoti, siamo stati dati in mano dei re dei paesi stranieri, in balìa della spada, dell’esilio, della rapina e dell’obbrobrio, come anch’oggi si vede.8Ed ora, per un breve istante, l’Eterno, il nostro Dio, ci ha fatto grazia, lasciandoci alcuni superstiti, e concedendoci un asilo nel suo santo luogo, affin d’illuminare gli occhi nostri, e di darci un po’ di respiro in mezzo al nostro servaggio.9Poiché noi siamo schiavi; ma il nostro Dio non ci ha abbandonati nel nostro servaggio; che anzi ha fatto sì che trovassimo benevolenza presso i re di Persia, i quali ci hanno dato tanto respiro da poter rimettere in piè la casa dell’Iddio nostro e restaurarne le rovine, e ci hanno concesso un ricovero in Giuda ed in Gerusalemme.10Ed ora, o nostro Dio, che direm noi dopo questo? Poiché noi abbiamo abbandonati i tuoi comandamenti,11quelli che ci desti per mezzo de’ tuoi servi i profeti, dicendo: Il paese nel quale entrate per prenderne possesso, è un paese reso impuro dalla impurità dei popoli di questi paesi, dalle abominazioni con le quali l’hanno riempito da un capo all’altro con le loro contaminazioni.12Or dunque non date le vostre figliuole ai loro figliuoli, e non prendete le loro figliuole per i vostri figliuoli, e non cercate mai la loro prosperità né il loro benessere, e così diventerete forti, mangerete i migliori prodotti del paese, e lo lascerete in retaggio perpetuo ai vostri figliuoli.13Ora, dopo tutto quello che ci è avvenuto a motivo delle nostre azioni malvage e delle nostre grandi colpe, giacché tu, o nostro Dio, ci hai puniti meno severamente di quanto le nostre iniquità avrebbero meritato, e hai conservato di noi un residuo come questo,14torneremmo noi di nuovo a violare i tuoi comandamenti e ad imparentarci coi popoli che commettono queste abominazioni? L’ira tua non s’infiammerebbe essa contro di noi sino a consumarci e a non lasciar più né residuo né superstite?15O Eterno, Dio d’Israele, tu sei giusto, e perciò noi siamo oggi ridotti ad un residuo di scampati. Ed eccoci dinanzi a te a riconoscere la nostra colpa; poiché per cagion d’essa, noi non potremmo sussistere nel tuo cospetto!"

L’attitudine d’Esdra in questo capitolo è veramente molto notevole. Un altro avrebbe fatto al popolo i rimproveri più severi. Esdra invece si pone davanti a Dio e accusa ad un tempo se stesso ed Israele. Offrendo dodici tori e dodici montoni (cap. 8:35) egli riafferma l’unità del popolo di Dio. Ora una conseguenza di quest’unità è appunto la comune responsabilità, la sofferenza condivisa (vedere 1 Corinzi 12:26). Che lezione ci dà qui questo servitore di Dio! Ci insegna non solo a non segnare a dito i falli degli altri cristiani, ma ad esserne noi stessi vergognosi, afflitti dinanzi al Signore. «O mio Dio, io son confuso; e mi vergogno, o mio Dio, d’alzare a te la mia faccia...» — dice l’uomo di Dio (vers. 6).

Le parole di Esdra sono ben commoventi. Esse contrappongono la misericordia del Dio d’Israele all’ingratitudine del suo popolo. Ma, pur sentendo profondamente il peso del peccato di cui non era personalmente colpevole, Esdra non poteva far nulla per toglierlo davanti allo sguardo d’un Dio Santo. Uno solo era in grado di compiere l’espiazione. Il Figlio di Dio, prendendo su di sé i nostri peccati come fossero suoi, ha potuto dichiarare nel suo indicibile dolore: «Le mie iniquità m’hanno raggiunto...» (Salmo 40:12).

Esdra 10:1-19
1Or mentre Esdra pregava e faceva questa confessione piangendo e prostrato davanti alla casa di Dio, si raunò intorno a lui una grandissima moltitudine di gente d’Israele, uomini, donne e fanciulli; e il popolo piangeva dirottamente.2Allora Scecania, figliuolo di Jehiel, uno de’ figliuoli di Elam, prese a dire a Esdra: "Noi siamo stati infedeli al nostro Dio, sposando donne straniere prese dai popoli di questo paese; nondimeno, rimane ancora, a questo riguardo, una speranza a Israele.3Facciamo un patto col nostro Dio impegnandoci a rimandare tutte queste donne e i figliuoli nati da esse, come consigliano il mio signore e quelli che tremano dinanzi ai comandamenti del nostro Dio. E facciasi quel che vuole la legge.4Lèvati, poiché questo e affar tuo, e noi sarem teco. Fatti animo, ed agisci!"5Allora Esdra si levò, fece giurare ai capi de’ sacerdoti, de’ Leviti, e di tutto Israele che farebbero com’era stato detto. E quelli giurarono.6Poi Esdra si levò d’innanzi alla casa di Dio, e andò nella camera di Johanan, figliuolo di Eliascib: e come vi fu entrato, non mangiò pane né bevve acqua, perché facea cordoglio per la infedeltà di quelli ch’erano stati in esilio.7E si bandì in Giuda e a Gerusalemme che tutti quelli della cattività si adunassero a Gerusalemme;8e che chiunque non venisse entro tre giorni seguendo il consiglio dei capi e degli anziani, tutti i suoi beni gli sarebbero confiscati, ed egli stesso sarebbe escluso dalla raunanza de’ reduci dalla cattività.9Così tutti gli uomini di Giuda e di Beniamino s’adunarono a Gerusalemme entro i tre giorni. Era il ventesimo giorno del nono mese. Tutto il popolo stava sulla piazza della casa di Dio, tremante per cagion di questa cosa ed a causa della gran pioggia.10E il sacerdote Esdra si levò e disse loro: "Voi avete commesso una infedeltà, sposando donne straniere, e avete accresciuta la colpa d’Israele.11Ma ora rendete omaggio all’Eterno, all’Iddio de’ vostri padri, e fate quel che a lui piace! Separatevi dai popoli di questo paese e dalle donne straniere!"12Allora tutta la raunanza rispose e disse ad alta voce: "Sì, dobbiam fare come tu hai detto!13Ma il popolo è in gran numero, e il tempo è molto piovoso e non possiamo stare allo scoperto; e questo non è affar d’un giorno o due, poiché siamo stati numerosi a commettere questo peccato.14Rimangano dunque qui i capi di tutta la raunanza; e tutti quelli che nelle nostre città hanno sposato donne straniere vengano a tempi determinati, con gli anziani e i giudici d’ogni città, finché non sia rimossa da noi l’ardente ira del nostro Dio, per questa infedeltà".15Jonathan, figliuolo di Asael, e Jahzia, figliuolo di Tikva, appoggiati da Meshullam e dal Levita Hubbetai, furono i soli ad opporsi a questo;16ma quei della cattività fecero a quel modo; e furono scelti il sacerdote Esdra e alcuni capi famiglia secondo le loro case patriarcali, tutti designati per nome, i quali cominciarono a tener adunanza il primo giorno del decimo mese, per esaminare i fatti.17Il primo giorno del primo mese aveano finito quanto concerneva tutti quelli che aveano sposato donne straniere.18Tra i figliuoli de’ sacerdoti questi si trovarono, che aveano sposato donne straniere: de’ figliuoli di Jeshua, figliuolo di Jotsadak, e tra i suoi fratelli: Maaseia, Eliezer, Jarib e Ghedalia,19i quali promisero, dando la mano, di mandar via le loro mogli, e offrirono un montone come sacrifizio per la loro colpa.

L’esempio di Esdra aveva già condotto ad umiliarsi con lui «tutti quelli che tremavano alle parole dell’Iddio d’Israele» (cap. 9:4). Ora, come una risposta alla sua preghiera, questo stesso sentimento è prodotto nel cuore d’una «grandissima moltitudine di gente d’Israele, uomini, donne e fanciulli.» L’essere giovane non impedisce di attristarsi di ciò che disonora Dio.

Questi connubi con persone straniere parlano a noi cristiani della mondanità. Non abbiamo, purtroppo, lasciato talvolta questa intrusa penetrare nelle nostre case e nella nostra vita? Ed i giovani sono stati sovente i primi ad introdurla nella casa paterna. Ebbene! Non basta constatare questo male alla luce della Parola, e neanche umiliarci. Dobbiamo agire e separarcene. Questo ci condurrà per esempio a fare la rassegna severa delle nostre abitudini... quella della nostra libreria, dei nostri vestiti... onde eliminare senza pietà tutte le cose «estranee». Compito doloroso, che durerà forse un certo tempo (vedere vers. 13)! Ma per una ripresa di felici relazioni col Signore occorre questo.

Neemia 1:1-11
1Parole di Nehemia, figliuolo di Hacalia. Or avvenne che nel mese di Kisleu dell’anno ventesimo, mentr’io mi trovavo nel castello di Susan,2Hanani, uno de’ miei fratelli, e alcuni altri uomini arrivarono da Giuda. Io li interrogai riguardo ai Giudei scampati, superstiti della cattività, e riguardo a Gerusalemme.3E quelli mi dissero: "I superstiti della cattività son là, nella provincia, in gran miseria e nell’obbrobrio; le mura di Gerusalemme restano rotte, e le sue porte, consumate dal fuoco".4Com’ebbi udite queste parole, io mi posi a sedere, piansi, feci cordoglio per parecchi giorni, e digiunai e pregai dinanzi all’Iddio del cielo.5E dissi: "O Eterno, Dio del cielo, Dio grande e tremendo; che mantieni il patto e la misericordia con quei che t’amano e osservano i tuoi comandamenti,6siano le tue orecchie attente, i tuoi occhi aperti, ed ascolta la preghiera del tuo servo, la quale io fo adesso dinanzi a te, giorno e notte, per i figliuoli d’Israele, tuoi servi, confessando i peccati de’ figliuoli d’Israele: peccati, che noi abbiam commessi contro di te; sì, che io e la casa di mio padre abbiamo commessi!7Noi ci siam condotti malvagiamente contro di te, e non abbiamo osservato i comandamenti, le leggi e le prescrizioni che tu desti a Mosè, tuo servo.8Deh, ricordati della parola che ordinasti a Mosè, tuo servo, di pronunziare: Se sarete infedeli, io vi disperderò fra i popoli;9ma se tornerete a me e osserverete i miei comandamenti e li metterete in pratica, quand’anche i vostri dispersi fossero gli estremi confini del mondo, io di là li raccoglierò; e li ricondurrò al luogo che ho scelto per farne la dimora del mio nome.10Or questi sono tuoi servi, tuo popolo; tu li hai redenti con la tua gran potenza e con la tua forte mano.11O Signore, te ne prego, siano le tue orecchie attente alla preghiera del tuo servo e alla preghiera de’ tuoi servi, che hanno a cuore di temere il tuo nome; e concedi oggi, ti prego, buon successo al tuo servo, e fa’ ch’ei trovi pietà agli occhi di quest’uomo". Allora io ero coppiere del re.

Storicamente il libro di Neemia è l’ultimo colpo d'occhio che l'Antico Testamento ci permette di gettare sul popolo d'Israele. Gli avvenimenti che riferisce cominciano circa trent'anni dopo quelli che il libro d'Ester riferisce e tredici anni dopo il ritorno di Esdra. I suoi insegnamenti sono dunque particolarmente appropriati a noi cristiani «che ci troviamo agli ultimi termini dei tempi» (1 Corinzi 10:11).

Povero popolo! Si trova in «gran miseria e nell’obbrobrio», secondo quel che raccontano alcuni viaggiatori (vers. 3). Ma Dio ha preparato qualcuno che si prenderà a cuore questo stato. È Neemia! Quest'uomo è sensibile alle sofferenze e all'umiliazione degli scampati, superstiti della cattività e confessa dinanzi all'Eterno i peccati che ne sono la causa. Così aveva fatto Esdra (cap. 9). Dio sceglie sempre gli strumenti delle sue liberazioni fra quelli che amano il suo popolo.

Ma dirigiamo i nostri sguardi su uno più grande di Neemia. Chi ha preso in cuore la condizione disperata d’Israele e dell'uomo in generale, se non il Figlio di Dio stesso? Egli investigava a fondo il nostro misero stato, quell'abisso di male ove eravamo immersi. Ed Egli venne per strapparci di là.

Neemia 2:1-8
1L’anno ventesimo del re Artaserse, nel mese di Nisan, come il vino stava dinanzi al re, io presi il vino e glielo porsi. Or io non ero mai stato triste in sua presenza.2E il re mi disse: "Perché hai l’aspetto triste? eppure non sei malato; non può esser altro che un’afflizione del cuore". Allora io ebbi grandissima paura,3e dissi al re: "Viva il re in eterno! Come potrebbe il mio aspetto non esser triste quando la città dove sono i sepolcri de’ miei padri è distrutta e le sue porte son consumate dal fuoco?"4E il re mi disse: "Che cosa domandi?" Allora io pregai l’Iddio del cielo;5poi risposi al re: "Se così piace al re e il tuo servo ha incontrato favore agli occhi tuoi, mandami in Giudea, nella città dove sono i sepolcri de’ miei padri, perché io la riedifichi".6E il re, che avea la regina seduta allato, mi disse: "Quanto durerà il tuo viaggio? e quando ritornerai?" La cosa piacque al re, ei mi lasciò andare, e io gli fissai un termine di tempo.7Poi dissi al re: "Se così piace al re, mi si diano delle lettere per i governatori d’oltre il fiume affinché mi lascino passare ed entrare in Giuda,8e una lettera per Asaf, guardiano del parco del re, affinché mi dia del legname per costruire le porte del castello annesso alla casa dell’Eterno, per le mura della città, e per la casa che abiterò io". E il re mi diede le lettere, perché la benefica mano del mio Dio era su me.

Mentre i figli di Giuda erano nella miseria e nell’obbrobrio, Neemia occupava alla corte un posto dei più onorevoli: quello di coppiere del re. Avrebbe potuto, egoisticamente, conservare quel posto vantaggioso. Ovvero giustificarlo pensando: Poiché ho la fiducia del re, restando presso di lui sarò più utile al mio popolo. Dio mi ha posto qui a questo scopo.

Ma Neemia non ragiona così. Il suo cuore, come un tempo quello di Mosè, lo conduce a visitare i suoi fratelli, i figli d’Israele (Atti 7:23). E, piuttosto di godere per breve tempo i piaceri del palazzo reale, sceglie «d'essere maltrattato col popolo di Dio» (Ebrei 11:25).

Notate che il suo abboccamento con Artaserse è non soltanto preceduto (cap. 1:4), ma anche accompagnato dalla preghiera (vers. 5). Fra la domanda del re e la propria risposta, Neemia trova il tempo di rivolgersi a Dio nel cuore. Si è chiamato questa una «preghiera-freccia». Imitiamo più sovente quest’esempio! E vedremo, come questo servitore (servitore dell'Eterno prima d'esserlo del re), la buona mano di Dio riposare su noi e su quel che faremo.

Neemia 2:9-20
9Io giunsi presso i governatori d’oltre il fiume, e diedi loro le lettere del re. Il re avea mandati meco dei capi dell’esercito e dei cavalieri.10E quando Samballat, lo Horonita, e Tobia, il servo Ammonita, furono informati del mio arrivo, ebbero gran dispiacere della venuta d’un uomo che procurava il bene de’ figliuoli d’Israele.11Così giunsi a Gerusalemme; e quando v’ebbi passato tre giorni,12mi levai di notte, presi meco pochi uomini, e non dissi nulla ad alcuno di quello che Dio m’avea messo in cuore di fare per Gerusalemme; non avevo meco altro giumento che quello ch’io cavalcavo.13Ed uscii di notte per la porta della Valle, e mi diressi verso la sorgente del Dragone e la porta del Letame, considerando le mura di Gerusalemme, com’erano rotte e come le sue porte erano consumate dal fuoco.14Passai presso la porta della Sorgente e il serbatoio del Re, ma non v’era posto per cui il giumento ch’io cavalcavo potesse passare.15Allora risalii di notte la valle, sempre considerando le mura; poi, rientrato per la porta della Valle, me ne tornai a casa.16I magistrati non sapevano né dov’io fossi andato né che cosa facessi. Fino a quel momento, io non avevo detto nulla né ai Giudei né ai sacerdoti né ai notabili né ai magistrati né ad alcuno di quelli che si occupavano di lavori.17Allora io dissi loro: "Voi vedete la misera condizione nella quale ci troviamo; Gerusalemme è distrutta, e le sue porte son consumate dal fuoco! Venite, riedifichiamo le mura di Gerusalemme, e non sarem più nell’obbrobrio!"18E narrai loro come la benefica mano del mio Dio era stata su me, senza omettere le parole che il re m’avea dette. E quelli dissero: "Leviamoci, e mettiamoci a costruire!" E si fecero animo per metter mano alla buona impresa.19Ma quando Samballat, lo Horonita, e Tobia, il servo Ammonita, e Ghescem, l’Arabo, seppero la cosa, si fecero beffe di noi, e ci sprezzarono dicendo: "Che cosa state facendo? Vi volete forse ribellare contro al re?"20Allora io risposi e dissi loro: "L’Iddio del cielo è quegli che ci darà buon successo. Noi, suoi servi, ci leveremo e costruiremo; ma voi non avete né parte né diritto né ricordanza in Gerusalemme".

Neemia è arrivato a Gerusalemme munito delle lettere del re. Comincia col fare l’ispezione delle mura, o piuttosto di quel che ne rimane. Il fratello suo gliene aveva parlato (cap. 1:3), ma desidera rendersi conto da sé dell'estensione dei guasti. Grande è la sua costernazione dinanzi a quello spettacolo, a cui gli abitanti di Gerusalemme, da parte loro, si erano abituati! Anche noi, cristiani, siamo certamente in pericolo di non più soffrire dello stato di rovina in cui si trova oggi la Chiesa responsabile. Nessun muro la protegge più contro l'invasione del mondo. E un tale stato è perfettamente ciò che i suoi nemici desiderano.

Al tempo di Zorobabel e d’Esdra, questi nemici si chiamavano per Israele: Bishlam, Tabeel... poi Tattenai, Scethar-Boznai e i loro colleghi. Sotto Neemia si tratta di Samballat, di Tobia e di Ghescem. Il diavolo si serve di strumenti diversi. Egli rinnova di tanto in tanto il suo «personale». Ma il suo scopo è sempre il medesimo: Mantenere il popolo di Dio nell'abbassamento e nella servitù.

Neemia sa come fare per esortare gli uomini di Gerusalemme. Il suo nome significa: l’Eterno ha consolato. Egli ottiene questa risposta gioiosa e incoraggiante: «Leviamoci e mettiamoci a costruire» (vers. 18).

Neemia 3:1-15
1Eliascib, sommo sacerdote, si levò coi suoi fratelli sacerdoti e costruirono la porta delle Pecore; la consacrarono e vi misero le sue imposte; continuarono a costruire fino alla torre di Mea, che consacrarono, e fino alla Torre di Hananeel.2Allato a Eliascib lavorarono gli uomini di Gerico, e allato a loro lavorò Zaccur, figliuolo d’Imri.3I figliuoli di Senaa costruirono la porta de’ Pesci, ne fecero l’intelaiatura, e vi posero le imposte, le serrature e le sbarre.4Allato a loro lavoro alle riparazioni Meremoth, figliuolo d’Uria, figliuolo di Hakkots; allato a loro lavoro alle riparazioni Meshullam, figliuolo di Berekia, figliuolo di Mescezabeel; allato a loro lavorò alle riparazioni Tsadok, figliuolo di Baana;5allato a loro lavorarono alle riparazioni i Tekoiti; ma i principali fra loro non piegarono i loro colli a lavorare all’opera del loro signore.6Joiada, figliuolo di Paseah, e Meshullam, figliuolo di Besodeia, restaurarono la porta Vecchia; ne fecero l’intelaiatura, e vi posero le imposte, le serrature e le sbarre.7Allato a loro lavorarono alle riparazioni Melatia, il Gabaonita, Jadon, il Meronothita, e gli uomini di Gabaon e di Mitspa, che dipendevano dalla sede del governatore d’oltre il fiume;8allato a loro lavorò alle riparazioni Uzziel, figliuolo di Harhaia, di tra gli orefici, e allato a lui lavoro Hanania, di tra i profumieri. Essi lasciarono stare Gerusalemme com’era, fino al muro largo.9Allato a loro lavorò alle riparazioni Refaia, figliuolo di Hur, capo della metà del distretto di Gerusalemme.10Allato a loro lavoro alle riparazioni dirimpetto alla sua casa, Jedaia, figliuolo di Harumaf, e allato a lui lavoro Hattush figliuolo di Hashabneia.11Malkia, figliuolo di Harim, e Hasshub, figliuolo di Pahath-Moab, restaurarono un’altra parte delle mura e la torre de’ Forni.12Allato a loro lavorò alle riparazioni, con le sue figliuole, Shallum, figliuolo di Hallohesh, capo della metà del distretto di Gerusalemme.13Hanun e gli abitanti di Zanoah restaurarono la porta della Valle; la costruirono, vi posero le imposte, le serrature e le sbarre. Fecero inoltre mille cubiti di muro fino alla porta del Letame.14Malkia, figliuolo di Recab, capo del distretto di Beth-Hakkerem restaurò la porta del Letame; la costruì, vi pose le imposte, le serrature, le sbarre.15Shallum, figliuolo di Col-Hozeh, capo del distretto di Mitspa, restaurò la porta della Sorgente; la costruì, la coperse, vi pose le imposte, le serrature e le sbarre. Fece inoltre il muro del serbatoio di Scelah, presso il giardino del re fino alla scalinata per cui si scende dalla città di Davide.

Al contrario dell’ordine normale, la ricostruzione di Gerusalemme ha cominciato dall'altare, poi dal tempio (Esdra 3) ed è soltanto dopo questo che le mura della città sono riedificate. L'altare e il santuario ci parlano del culto che, evidentemente è la prima responsabilità del popolo di Dio. Ma noi non siamo soltanto dei cristiani della domenica. Anche il resto della città, che si riferisce alla vita quotidiana nelle nostre case e nelle nostre circostanze di ogni giorno, deve ugualmente essere protetto contro i nemici e separato arditamente dal mondo circostante. Ad ognuno spetta di vegliarvi e in particolare di costruire dirimpetto alla propria casa (vers. 10, 28, 30).

Sotto l’impulso di Neemia, tutto Giuda s'è messo all'opera. E questo capitolo ci fa fare il giro della città per presentarci in atto i vari gruppi di lavoratori. Ognuno ha intrapreso, chi la propria porta, chi la propria torre, chi la propria parte di muro, in proporzione delle forze che ha e soprattutto della propria devozione. Ma mentre alcuni hanno abbastanza zelo per restaurare una parte doppia (vers. 11, 19, 24, 27, 30), altri — fra cui i principali — rifiutano di piegare il loro collo al servizio del loro Signore (parag. Matteo 20:27-28). Triste testimonianza, non è vero?

Neemia 3:16-32
16Dopo di lui Neemia, figliuolo di Azbuk, capo della metà del distretto di Beth-Zur, lavorò alle riparazioni fin dirimpetto ai sepolcri di Davide, fino al serbatoio ch’era stato costruito, e fino alla casa de’ prodi.17Dopo di lui lavorarono alle riparazioni i Leviti, sotto Rehum, figliuolo di Bani; e allato a lui lavorò per il suo distretto Hashabia, capo della metà del distretto di Keila.18Dopo di lui lavorarono alle riparazioni i loro fratelli, sotto Bavvai, figliuolo di Henadad, capo della metà del distretto di Keila;19e allato a lui Ezer, figliuolo di Jeshua, capo di Mitspa, restaurò un’altra parte delle mura, dirimpetto alla salita dell’arsenale, all’angolo.20Dopo di lui Baruc, figliuolo di Zaccai, ne restaurò con ardore un’altra parte, dall’angolo fino alla porta della casa di Eliascib, il sommo sacerdote.21Dopo di lui Meremoth, figliuolo di Uria, figliuolo di Hakkoz, ne restaurò un’altra parte, dalla porta della casa di Eliascib fino all’estremità della casa di Eliascib.22Dopo di lui lavorarono i sacerdoti che abitavano il contado.23Dopo di loro Beniamino e Hashub lavorarono dirimpetto alla loro casa. Dopo di loro Azaria, figliuolo di Maaseia, figliuolo di Anania, lavorò presso la sua casa.24Dopo di lui Binnui, figliuolo di Henadad, restaurò un’altra parte delle mura, dalla casa di Azaria fino allo svolto, e fino all’angolo.25Palal, figliuolo d’Uzai, lavorò dirimpetto allo svolto e alla torre sporgente dalla casa superiore del re, che da sul cortile della prigione. Dopo di lui lavorò Pedaia, figliuolo di Parosh.26I Nethinei che abitavano sulla collina, lavorarono, fino dirimpetto alla porta delle Acque, verso oriente, e dirimpetto alla torre sporgente.27Dopo di loro i Tekoiti ne restaurarono un’altra parte, dirimpetto alla gran torre sporgente e fino al muro della collina.28I sacerdoti lavorarono alle riparazioni al disopra della porta de’ Cavalli, ciascuno dirimpetto alla propria casa.29Dopo di loro Tsadok, figliuolo d’Immer, lavorò dirimpetto alla sua casa. Dopo di lui lavorò Scemaia figliuolo di Scecania, guardiano della porta orientale.30Dopo di lui Hanania, figliuolo di Scelemia, e Hanun, sesto figliuolo di Tsalaf, restaurarono un’altra parte delle mura. Dopo di loro Meshullam, figliuolo di Berekia, lavorò difaccia alla sua camera.31Dopo di lui Malkja, uno degli orefici, lavorò fino alle case de’ Nethinei e de’ mercanti, dirimpetto alla porta di Hammifkad e fino alla salita dell’angolo.32E gli orefici e i mercanti lavorarono alle riparazioni fra la salita dell’angolo e la porta delle Pecore.

Dal vers. 16 si tratta della parte di muro che proteggeva la città di Davide e il cortile del tempio.

Siamo stupiti di venire a conoscenza che Eliascib, il sommo sacerdote non ha restaurato dirimpetto alla propria casa (parag. 1 Timoteo 3:5). Altri han dovuto farlo in vece sua (vers. 20-21). Seconda negligenza colpevole: costruendo la porta delle Pecore, lui ed i suoi fratelli, come cattivi pastori, avevano omesso di munirla di serrature e di sbarre (vers. 1). Era lasciare ai ladri e ai marioli il mezzo di introdursi per impadronirsi delle «pecore» di Israele (vedere Giovanni 10:8,10).

Degli orefici, dei profumieri, dei commercianti (vers. 8 e 32) si sono improvvisati muratori. Uno dei capi, Shallum (vers. 12), lavorò alle riparazioni con le sue figlie. Con questi esempi Dio ci insegna che possiamo lavorare all’opera Sua a qualsiasi età, qualunque sia il nostro sesso o la nostra professione. Notiamo pure che parecchi di questi uomini, o i padri loro, si erano compromessi al tempo di Esdra nella triste unione con le donne straniere. Tale era il caso di Baruc figlio di Zabbai, di Malkia, di Benaia, figli di Parosh (Esdra 10:25,28). È bello vedere ora la loro premura per proteggere Gerusalemme precisamente contro le influenze straniere.

Neemia 4:1-14
1Quando Samballat udì che noi edificavamo le mura, si adirò, s’indignò fuor di modo, si fe’ beffe de’ Giudei,2e disse in presenza de’ suoi fratelli e de’ soldati di Samaria: "Che fanno questi spossati Giudei? Si lasceranno fare? Offriranno sacrifizi? Finiranno in un giorno? Faranno essi rivivere delle pietre sepolte sotto mucchi di polvere e consumate dal fuoco?"3Tobia l’Ammonita, che gli stava accanto, disse: "Edifichino pure! Se una volpe vi salta su, farà crollare il loro muro di pietra!"4Ascolta, o Dio nostro, come siamo sprezzati! Fa’ ricadere sul loro capo il loro vituperio, e abbandonali al saccheggio in un paese di schiavitù!5E non coprire la loro iniquità, e non sia cancellato dal tuo cospetto il loro peccato; poiché t’hanno provocato ad ira in presenza dei costruttori.6Noi dunque riedificammo le mura che furon da pertutto compiute fino alla metà della loro altezza; e il popolo avea preso a cuore il lavoro.7Ma quando Samballat, Tobia, gli Arabi, gli Ammoniti e gli Asdodei ebbero udito che la riparazione delle mura di Gerusalemme progrediva, e che le brecce cominciavano a chiudersi, n’ebbero grandissimo sdegno,8e tutti quanti assieme congiurarono di venire ad attaccare Gerusalemme e a crearvi del disordine.9Allora noi pregammo l’Iddio nostro, e mettemmo contro di loro delle sentinelle di giorno e di notte per difenderci dai loro attacchi.10Que’ di Giuda dicevano: "Le forze de’ portatori di pesi vengon meno, e le macerie sono molte; noi non potremo costruir le mura!"11E i nostri avversari dicevano: "Essi non sapranno e non vedranno nulla, finché noi giungiamo in mezzo a loro; allora li uccideremo, e farem cessare i lavori".12E siccome i Giudei che dimoravano vicino a loro vennero dieci volte a riferirci la cosa da tutti i luoghi di loro provenienza,13io, nelle parti più basse del posto, dietro le mura, in luoghi aperti, disposi il popolo per famiglie, con le loro spade le loro lance, i loro archi.14E, dopo aver tutto ben esaminato, mi levai, e dissi ai notabili, ai magistrati e al resto del popolo: "Non li temete! Ricordatevi del Signore, grande e tremendo; e combattete per i vostri fratelli, per i vostri figliuoli e figliuole, per le vostre mogli e per le vostre case!"

Durante la riparazione delle mura, l’ira dei nemici si scaglia contro Giuda. Samballat, il loro portavoce, esprime beffeggiando il suo disprezzo più profondo. Le beffe! noi vi siamo particolarmente sensibili. Il mondo non manca di beffarsi della separazione dei cristiani, della debolezza del loro radunamento... Non lasciamoci turbare dalle sue riflessioni. «Noi dunque riedificammo...», conclude Neemia! (vers. 6).

Allora il nemico passa alla guerra aperta. E lo scoraggiamento minaccia gli uomini di Giuda. Guardano alla loro debolezza (vers. 10). Equivale ad esser d’accordo col nemico che aveva sprezzato «quegli spossati Giudei» (vers. 2). Essi considerano i pesi dei carichi, il volume delle macerie... Ma vi sono quelli che, insieme a Neemia, conoscono la doppia risorsa (vers. 9). Essa è ad un tempo un ordine del Signore: «Vegliate e pregate...» (Matteo 26:41; 1 Pietro 4:7). La preghiera deve essere la nostra prima risposta agli sforzi dell'Avversario. Però non dispensa dalla vigilanza. Perciò Neemia prende varie disposizioni per assicurare la sorveglianza e la custodia del popolo durante la fine del lavoro.

Neemia 4:15-23; Neemia 5:1-5
15Quando i nostri nemici udirono ch’eravamo informati della cosa, Iddio frustrò il loro disegno, e noi tutti tornammo alle mura, ognuno al suo lavoro.16Da quel giorno, la metà de’ miei servi lavorava, e l’altra metà stava armata di lance, di scudi, d’archi, di corazze; e i capi eran dietro a tutta la casa di Giuda.17Quelli che costruivan le mura e quelli che portavano o caricavano i pesi, con una mano lavoravano, e con l’altra tenevano la loro arma;18e tutti i costruttori, lavorando, portavan ciascuno la spada cinta ai fianchi. Il trombettiere stava accanto a me.19E io dissi ai notabili, ai magistrati e al resto del popolo: "L’opera è grande ed estesa, e noi siamo sparsi sulle mura, e distanti l’uno dall’altro.20Dovunque udrete il suon della tromba, quivi raccoglietevi presso di noi; l’Iddio nostro combatterà per noi".21Così continuavamo i lavori, mentre la metà della mia gente teneva impugnata la lancia, dallo spuntar dell’alba all’apparir delle stelle.22In quel medesimo tempo, io dissi al popolo: Ciascuno di voi resti la notte dentro Gerusalemme coi suoi servi, per far con noi la guardia durante la notte e riprendere il lavoro di giorno".23Io poi, i miei fratelli, i miei servi e gli uomini di guardia che mi seguivano, non ci spogliavamo; ognuno avea l’arma a portata di mano.
1Or si levò un gran lamento da parte di que’ del popolo e delle loro mogli contro ai Giudei, loro fratelli.2Ve n’eran che dicevano: "Noi, i nostri figliuoli e le nostre figliuole siamo numerosi; ci si dia del grano perché possiam mangiare e vivere!"3Altri dicevano: "Impegnamo i nostri campi, le nostre vigne e le nostre case per assicurarci del grano durante la carestia!"4Altri ancora dicevano: "Noi abbiam preso del danaro a imprestito sui nostri campi e sulle nostre vigne per pagare il tributo del re.5Ora la nostra carne è come la carne de’ nostri fratelli, i nostri figliuoli son come i loro figliuoli; ed ecco che dobbiam sottoporre i nostri figliuoli e le nostre figliuole alla schiavitù, e alcune delle nostre figliuole son già ridotte schiave; e noi non possiamo farci nulla, giacché i nostri campi e le nostre vigne sono in mano d’altri".

Alle difficoltà e alla fatica della costruzione si aggiungono, alla fine del cap. 4, quelle del combattimento. Infatti il credente non è soltanto operaio, è anche soldato. Assomiglia al milite di Neemia, che tiene con una mano il suo arnese e con l’altra la sua arma (che è la Parola di Dio: Efesini 6:17). Non ha il diritto di deporre né l'uno né l'altra.

Dopo il bello zelo a cui abbiamo assistito, il capitolo 5 ci reca una penosa sorpresa. Quei «superstiti della cattività», che, prima della venuta di Neemia, erano in gran miseria (cap. 1:3), si trovano ora in una situazione anche peggiore. Hanno dovuto impegnare ciò che possedevano, e talvolta sottoporre i loro figli alla schiavitù, per pagare le imposte e non morir di fame. Per di più, quelli che li hanno ridotti in quello stato non sono dei nemici. Sono i loro propri fratelli, che hanno in tal modo trasgredito la legge (Esodo 22:25); Levitico 25:39 a 43; Deuteronomio 15:11; 23:19-20).

A che punto siamo, miei cari amici, per ciò che riguarda l’amor fraterno? Senza di esso il più bel servizio cristiano non ha valore (1 Corinzi 13:1 a 3). Realizziamo quel che dice l'apostolo Giacomo (cap. 2:15-16). Sì, esaminiamo bene il nostro cuore a questo riguardo, e anche il nostro comportamento!

Neemia 5:6-19
6Quand’udii i loro lamenti e queste parole, io m’indignai forte.7E, dopo matura riflessione, ripresi aspramente i notabili e i magistrati, e dissi loro: "Come! voi prestate su pegno ai vostri fratelli?" E convocai contro di loro una grande raunanza,8e dissi loro: "Noi, secondo la nostra possibilità, abbiamo riscattato i nostri fratelli Giudei che s’eran venduti ai pagani; e voi stessi vendereste i vostri fratelli, ed essi si venderebbero a noi!" Allora quelli si tacquero, e non seppero che rispondere.9Io dissi pure: "Quello che voi fate non è ben fatto. Non dovreste voi camminare nel timore del nostro Dio per non essere oltraggiati dai pagani nostri nemici?10Anch’io e i miei fratelli e i miei servi abbiam dato loro in prestito danaro e grano. Vi prego condoniamo loro questo debito!11Rendete loro oggi i loro campi, le loro vigne, i loro uliveti e le loro case, e la centesima del danaro, del grano, del vino e dell’olio, che avete esatto da loro come interesse".12Quelli risposero: "Restituiremo tutto, e non domanderemo più nulla da loro; faremo come tu dici". Allora chiamai i sacerdoti, e in loro presenza li feci giurare che avrebbero mantenuta la promessa.13Io scossi inoltre il mio mantello, e dissi: "Così scuota Iddio dalla sua casa e dai suoi beni chiunque non avrà mantenuto questa promessa, e così sia egli scosso e resti senza nulla!" E tutta la raunanza disse: "Amen!" E celebrarono l’Eterno. E il popolo mantenne la promessa.14Di più, dal giorno che il re mi stabilì loro governatore nel paese di Giuda, dal ventesimo anno fino al trentaduesimo anno del re Artaserse, durante dodici anni, io e i miei fratelli non mangiammo della provvisione assegnata al governatore.15I governatori che mi avean preceduto aveano gravato il popolo, ricevendone pane e vino oltre a quaranta sicli d’argento; perfino i loro servi angariavano il popolo; ma io non ho fatto così, perché ho avuto timor di Dio.16Anzi ho messo mano ai lavori di riparazione di queste mura, e non abbiamo comprato verun campo, e tutta la mia gente s’è raccolta là a lavorare.17E avevo alla mia mensa centocinquanta uomini, Giudei e magistrati, oltre quelli che venivano a noi dalle nazioni circonvicine.18E quel che mi si preparava per ogni giorno era un bue, sei capri scelti di bestiame minuto, e dell’uccellame; e ogni dieci giorni si preparava ogni sorta di vini in abbondanza; e, nondimeno, io non ho mai chiesta la provvisione assegnata al governatore, perché il popolo era già gravato abbastanza a motivo de’ lavori.19O mio Dio, ricordati, per farmi del bene, di tutto quello che ho fatto per questo popolo.

«Indignato forte», Neemia raduna i notabili ed i magistrati davanti al resto del popolo per rivolger loro i rimproveri che meritano! I colpevoli si sottomettono. Non semplicemente perché Neemia è il governatore, ma perché egli stesso dà l’esempio del disinteressato! Egli ha rinunziato ai diritti personali che gli dava la sua posizione, e questo gli permette di chiedere ai capi di agire nello stesso modo. L'esempio è la regola d'oro per ottenere qualunque cosa dagli altri. L'apostolo Paolo s'è sempre proposto di poter servire di modello ai credenti che egli ammaestrava (Atti 20:35; 1 Corinzi 4:11,16; 10:32-33...). Ma soprattutto consideriamo il divino Maestro. Egli diceva ai suoi discepoli: «Io v'ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come v'ho fatto io» (Giovanni 13:15). Ma nello stesso tempo li metteva in guardia contro gli scribi e i farisei: «Fate dunque ed osservate tutte le cose che vi diranno, ma non fate secondo le opere loro; perché dicono e non fanno..» (Matteo 23:3). Le moltitudini notavano la differenza: Gesù «le ammaestrava come avendo autorità, e non come i loro scribi» (Matteo 7:29).

Neemia 6:1-14
1Or quando Samballat e Tobia e Ghescem, l’Arabo, e gli altri nostri nemici ebbero udito che io avevo riedificate le mura e che non c’era più rimasta alcuna breccia quantunque allora io non avessi ancora messe le imposte alle porte2Samballat e Ghescem mi mandarono a dire: "Vieni, e troviamoci assieme in uno dei villaggi della valle di Ono". Or essi pensavano a farmi del male.3E io inviai loro dei messi per dire: "Io sto facendo un gran lavoro, e non posso scendere. Perché il lavoro rimarrebb’egli sospeso mentr’io lo lascerei per scendere da voi?"4Essi mandarono quattro volte a dirmi la stessa cosa, e io risposi loro nello stesso modo.5Allora Samballat mi mandò a dire la stessa cosa la quinta volta per mezzo del suo servo che aveva in mano una lettera aperta,6nella quale stava scritto: "Corre voce fra queste genti, e Gashmu l’afferma, che tu e i Giudei meditate di ribellarvi; e che perciò tu ricostruisci le mura; e, stando a quel che si dice, tu diventeresti loro re,7e avresti perfino stabiliti de’ profeti per far la tua proclamazione a Gerusalemme, dicendo: V’è un re in Giuda! Or questi discorsi saranno riferiti al re. Vieni dunque, e consultiamoci assieme".8Ma io gli feci rispondere: "Le cose non stanno come tu dici, ma sei tu che le inventi!"9Perché tutta quella gente ci voleva impaurire e diceva: "Le loro mani si rilasseranno e il lavoro non si farà più". Ma tu, o Dio, fortifica ora le mie mani!10Ed io andai a casa di Scemaia, figliuolo di Delaia, figliuolo di Mehetabeel, che s’era quivi rinchiuso; ed egli mi disse: "Troviamoci assieme nella casa di Dio, dentro al tempio, e chiudiamo le porte del tempio; poiché coloro verranno ad ucciderti, e verranno a ucciderti di notte".11Ma io risposi: "Un uomo come me si dà egli alla fuga? E un uomo qual son io potrebb’egli entrare nel tempio e vivere? No, io non v’entrerò".12E io compresi ch’ei non era mandato da Dio, ma avea pronunziata quella profezia contro di me, perché Tobia e Samballat l’aveano pagato.13E l’aveano pagato per impaurirmi e indurmi ad agire a quel modo e a peccare, affin di aver materia da farmi una cattiva riputazione e da coprirmi d’onta.14O mio Dio, ricordati di Tobia, di Samballat, e di queste loro opere! Ricordati anche della profetessa Noadia e degli altri profeti che han cercato di spaventarmi!

I loro cattivi esiti precedenti non hanno scoraggiato Samballat, Tobia e Ghescem. Essi fanno a Neemia una proposta ipocrita: «Vieni e troviamoci assieme...» La valle di Ono (ossia degli artigiani: cap. 11:35), fissata come luogo di incontro, suggerisce una collaborazione con i nemici del popolo di Dio. Ma l’offerta è respinta, nonostante le minacce che l'accompagnano per la quinta volta. Allora un altro laccio è teso per l'intermediario d'un giudeo, Scemaia. Con una falsa profezia, questo agente del nemico cerca di indurre Neemia (che non era sacerdote) a disobbedire all'Eterno cercando asilo nel Tempio (vedere 2 Corinzi 11:13 e 1 Giovanni 4:1). Nello stesso modo hanno agito i Farisei col Signore Gesù. «Parti e vattene di qui — Gli dicono — perché Erode ti vuol far morire» (Luca 13:31). Essi, avendo Satana dietro a loro, cercavano di spaventare, e far deviare dal sentiero della fede, Colui che «si era messo risolutamente in via per andare a Gerusalemme» (Luca 9:51). La doppia offensiva, sventata dal fedele Neemia, mette il cristiano in guardia contro due pericoli opposti:

  1. Allargare il sentiero, lavorando in collaborazione con quelli che non sono sottomessi alla Parola.
  2. Rinchiudersi in un settarismo orgoglioso ed egoista.
Neemia 6:15-19; Neemia 7:1-7
15Or le mura furon condotte a fine il venticinquesimo giorno di Elul, in cinquantadue giorni.16E quando tutti i nostri nemici l’ebber saputo, tutte le nazioni circonvicine furon prese da timore, e restarono grandemente avvilite ai loro propri occhi perché riconobbero che quest’opera s’era compiuta con l’aiuto del nostro Dio.17In que’ giorni, anche de’ notabili di Giuda mandavano frequenti lettere a Tobia, e ne ricevevano da Tobia,18giacché molti in Giuda gli eran legati per giuramento perch’egli era genero di Scecania figliuolo di Arah, e Johanan, suo figliuolo, avea sposata la figliuola di Meshullam, figliuolo di Berekia.19Essi dicevan del bene di lui perfino in presenza mia, e gli riferivan le mie parole. E Tobia mandava lettere per impaurirmi.
1Or quando le mura furon riedificate ed io ebbi messo a posto le porte, e i portinai, i cantori e i Leviti furono stabiliti nei loro uffici,2io detti il comando di Gerusalemme ad Hanani, mio fratello, e ad Hanania governatore del castello, perch’era un uomo fedele e timorato di Dio più di tanti altri.3E dissi loro: "Le porte di Gerusalemme non s’aprano finché il sole scotti; e mentre le guardie saranno ancora al loro posto, si chiudano e si sbarrino le porte; e si stabiliscano per far la guardia, gli abitanti di Gerusalemme, ciascuno al suo turno e ciascuno davanti alla propria casa".4Or la città era spaziosa e grande; ma dentro v’era poca gente, e non vi s’eran fabbricate case.5E il mio Dio mi mise in cuore di radunare i notabili, i magistrati e il popolo, per farne il censimento. E trovai il registro genealogico di quelli ch’eran tornati dall’esilio la prima volta, e vi trovai scritto quanto segue:6Questi son quei della provincia che tornarono dalla cattività; quelli che Nebucadnetsar, re di Babilonia, avea menati in cattività, e che tornarono a Gerusalemme e in Giuda, ciascuno nella sua città.7Essi tornarono con Zorobabele, Jeshua, Nehemia, Azaria, Raamia, Nahamani, Mardocheo, Bilshan, Mispereth, Bigvai, Nehum e Baana. Censimento degli uomini del popolo d’Israele:

Son bastati cinquantadue giorni agli uomini di Giuda per colmare le brecce e ricostruire le mura. La maggior parte di loro erano inesperti nel maneggio della cazzuola e della zappa. Ma avevano zelo, e gran cuore per il lavoro (cap. 3:20; 4:6). Agli occhi del Signore, la devozione dei suoi operai ha più valore delle loro capacità. D’altronde, Egli dà precisamente queste capacità a quelli che hanno della devozione e si confidano in Lui.

Gli sforzi di Tobia per intimidire Neemia, e l’appoggio che questo nefasto personaggio trova in alcuni notabili di Giuda, sono le ultime manifestazioni d'ostilità dei nemici. Gerusalemme con le sue mura ricostruite appare ormai alle nazioni circonvicine, «edificata come una città ben compatta» (Salmo 122:3). Però bisogna assicurarne la sorveglianza. Neemia s'occupa delle porte, e anche di stabilire dei guardiani (vedere Isaia 62:6 e 7). Si attribuiscono altre funzioni, comprese quelle dei due governatori della città (vers. 1. 2). L'uno e l'altro hanno meritato quest'incarico: Hanani, per il suo interessamento per il popolo (cap. 1:2), Hanania, per fedeltà e timor di Dio (vers. 2).

Neemia 7:61-73
61Ed ecco quelli che tornarono da Tel-Melah, da Tel-Harsha, da Kerub-Addon e da Immer, e che non avean potuto stabilire la loro genealogia patriarcale per dimostrare ch’erano Israeliti:62figliuoli di Delaia, figliuoli di Tobia, figliuoli di Nekoda, seicento quarantadue.63Di tra i sacerdoti: figliuoli di Habaia, figliuoli di Hakkots, figliuoli di Barzillai, il quale avea sposato una delle figliuole di Barzillai, il Galaadita, e fu chiamato col nome loro.64Questi cercarono i loro titoli genealogici, ma non li trovarono, e furon quindi esclusi, come impuri, dal sacerdozio;65e il governatore disse loro di non mangiare cose santissime finché non si presentasse un sacerdote per consultar Dio con l’Urim e il Thummim.66La raunanza, tutt’assieme, noverava quarantaduemila trecentosessanta persone,67senza contare i loro servi e le loro serve, che ammontavano a settemila trecento trentasette. Avevan pure duecento quarantacinque cantori e cantatrici.68Avevano settecento trentasei cavalli, duecento quarantacinque muli,69quattrocento trentacinque cammelli, seimila settecentoventi asini.70Alcuni dei capi famiglia offriron dei doni per l’opera. Il governatore diede al tesoro mille dariche d’oro, cinquanta coppe, cinquecentotrenta vesti sacerdotali.71E tra i capi famiglia ve ne furono che dettero al tesoro dell’opera ventimila dariche d’oro e duemila duecento mine d’argento.72Il resto del popolo dette ventimila dariche d’oro, duemila mine d’argento e sessantasette vesti sacerdotali.73I sacerdoti, i Leviti i portinai, i cantori, la gente del popolo, i Nethinei e tutti gl’Israeliti si stabilirono nelle loro città.

Dio ha messo in cuore a Neemia di fare il censimento del popolo. E si è servito per questo del registro genealogico stabilito al tempo del primo ritorno a Gerusalemme. I vers. 6 a 73 riproducono press’a poco il cap. 2 del libro di Esdra. Vi ritroviamo per esempio la discendenza di quest'uomo «che aveva sposato una delle figliuole di Barzillai, il Galaadita, e fu chiamato col nome loro» (vers. 63). Barzillai era quel vecchio ricco e considerato che aveva fornito i viveri al re Davide a Mahanaim (2 Samuele 19:32). Qui siamo informati che suo genero, benché sacerdote, aveva dianzi rinunziato al proprio nome. Si era fatto chiamare con quello del suocero che lo metteva in maggior evidenza. Quali ne sono state le disastrose conseguenze? I suoi discendenti sono esclusi come profani dalle cariche del sacerdozio! Guardiamoci, per tema di perdere considerazione, di abbandonare i nostri privilegi cristiani! Vi è forse maggior dignità e nobiltà che appartenere alla famiglia di Dio, al «sacerdozio regale»?

Questo censimento del popolo sottolinea il contrasto con i giorni di Davide! La sola tribù di Giuda contava allora 470’000 uomini di guerra; dieci volte più numerosa. Ma quel che vale, non è la potenza; è la fedeltà.

Neemia 8:1-12
1Come fu giunto il settimo mese, e i figliuoli d’Israele si furono stabiliti nelle loro città, tutto il popolo si radunò come un sol uomo sulla piazza ch’è davanti alla porta delle Acque, e disse a Esdra, lo scriba, che portasse il libro della legge di Mosè che l’Eterno avea data a Israele.2E il primo giorno del settimo mese, il sacerdote Esdra portò la legge davanti alla raunanza, composta d’uomini, di donne e di tutti quelli ch’eran capaci d’intendere.3E lesse il libro sulla piazza ch’è davanti alla porta delle Acque, dalla mattina presto fino a mezzogiorno, in presenza degli uomini, delle donne, e di quelli ch’eran capaci d’intendere; e tutto il popolo teneva tese le orecchie a sentire il libro della legge.4Esdra, lo scriba, stava sopra una tribuna di legno, ch’era stata fatta apposta, e accanto a lui stavano, a destra, Mattithia, Scema, Anania, Uria, Hilkia e Maaseia; a sinistra, Pedaia, Mishael, Malkia, Hashum, Hashbaddana, Zaccaria e Meshullam.5Esdra aprì il libro in presenza di tutto il popolo, poiché stava in luogo più eminente; e, com’ebbe aperto il libro, tutto il popolo s’alzò in piedi.6Esdra benedisse l’Eterno, l’Iddio grande, e tutto il popolo rispose: "Amen, amen", alzando le mani; e s’inchinarono, e si prostrarono con la faccia a terra dinanzi all’Eterno.7Jeshua, Bani, Scerebia, Jamin, Akkub, Shabbethai, Hodia, Maaseia, Kelita, Azaria, Jozabad, Hanan, Pelaia e gli altri Leviti spiegavano la legge al popolo, e il popolo stava in piedi al suo posto.8Essi leggevano nel libro della legge di Dio distintamente; e ne davano il senso, per far capire ai popolo quel che s’andava leggendo.9Nehemia, ch’era il governatore, Esdra, sacerdote e scriba, e i Leviti che ammaestravano il popolo, dissero a tutto il popolo: "Questo giorno è consacrato all’Eterno, al vostro Dio; non fate cordoglio e non piangete!" Poiché tutto il popolo piangeva, ascoltando le parole della legge.10Poi Nehemia disse loro: "Andate, mangiate vivande grasse e bevete vini dolci, e mandate delle porzioni a quelli che nulla hanno di preparato per loro; perché questo giorno è consacrato al Signor nostro; non v’attristate; perché il gaudio dell’Eterno è la vostra forza".11I Leviti facevano far silenzio a tutto il popolo, dicendo: "Tacete, perché questo giorno è santo; non v’attristate!"12E tutto il popolo se n’andò a mangiare, a bere, a mandar porzioni ai poveri, e a far gran festa, perché aveano intese le parole ch’erano state loro spiegate.

Per la bella scena di questo capitolo, Neemia ha ceduto il posto principale a Esdra, il sacerdote. Sappiamo che questi era uno «scriba versato nella legge di Mosè» e che aveva da molto tempo «applicato il cuore... ad insegnare in Israele le leggi e le prescrizioni divine» (Esdra 7:6 e 10). Felice desiderio che, alla richiesta del popolo, trova occasione per realizzarsi! Si tratta della lettura distinta e della spiegazione della Parola di Dio.

Aprendola, Esdra benedice l’Eterno che ha dato questa Parola, proprio come oggi si rende grazie quando la Bibbia è letta e meditata in un'assemblea. Riguardo agli assistenti, non basta aver intelligenza (vers. 3); occorre anche che essi tendano le orecchie (fine vers. 3). Lo facciamo noi sempre durante le riunioni o la lettura in famiglia? Capire la Parola è il mezzo per essere nutriti e rallegrati dalla comunione col Signore (vers. 12). Ma dobbiamo pensare anche a «mandar porzioni ai poveri», cioè fare approfittare gli assenti di quel che ha fatto bene a noi.

Infine quel magnifico versetto: «Il gaudio dell’Eterno è la vostra forza» (fine del vers. 10). E soprattutto facciamone l'esperienza!

Neemia 8:13-18; Neemia 9:1-4
13Il secondo giorno, i capi famiglia di tutto il popolo, i sacerdoti e i Leviti si raunarono presso Esdra, lo scriba, per esaminare le parole della legge.14E trovarono scritto nella legge che l’Eterno avea data per mezzo di Mosè, che i figliuoli d’Israele doveano dimorare in capanne durante la festa del settimo mese,15e che in tutte le loro città e in Gerusalemme si dovea pubblicar questo bando: "Andate al monte, e portatene rami d’ulivo, rami d’ulivastro, rami di mirto, rami di palma e rami d’alberi ombrosi, per fare delle capanne, come sta scritto".16Allora il popolo andò fuori, portò i rami, e si fecero ciascuno la sua capanna sul tetto della propria casa, nei loro cortili, nei cortili della casa di Dio, sulla piazza della porta delle Acque, e sulla piazza della porta d’Efraim.17Così tutta la raunanza di quelli ch’eran tornati dalla cattività si fece delle capanne, e dimorò nelle capanne. Dal tempo di Giosuè, figliuolo di Nun, fino a quel giorno, i figliuoli d’Israele non avean più fatto nulla di simile. E vi fu grandissima allegrezza.18Ed Esdra fece la lettura del libro della legge di Dio ogni giorno, dal primo all’ultimo; la festa si celebrò durante sette giorni, e l’ottavo vi fu solenne raunanza, com’è ordinato.
1Or il ventiquattresimo giorno dello stesso mese, i figliuoli d’Israele si radunarono, vestiti di sacco e coperti di terra, per celebrare un digiuno.2Quelli che appartenevano alla progenie d’Israele si separarono da tutti gli stranieri, si presentarono dinanzi a Dio, e confessarono i loro peccati e le iniquità dei loro padri.3S’alzarono in piè nel posto dove si trovavano, e fu fatta la lettura del libro della legge dell’Eterno, del loro Dio, per un quarto del giorno; e per un altro quarto essi fecero la confessione de’ peccati, e si prostrarono davanti all’Eterno, al loro Dio.4Jeshua, Bani, Kadmiel, Scebania, Bunni, Scerebia, Bani e Kenani salirono sulla tribuna dei Leviti e gridarono ad alta voce all’Eterno, al loro Dio.

«Così è della mia parola, uscita dalla mia bocca; essa non torna a me a vuoto...» — dice l’Eterno (Isaia 55:11). E questa promessa si realizza qui. Secondo l'insegnamento divino, il popolo, sotto la condotta dei suoi capi, celebra i Tabernacoli con più magnificenza che ai giorni più belli di Salomone. Per noi cristiani, la rovina attuale deve anche farci realizzare più che mai il nostro carattere di forestieri (l'abitazione sotto tende) e dirigere i nostri pensieri sulle gioie del regno futuro (i Tabernacoli).

Al principio del. cap. 9 la scena cambia. I figli d’Israele si radunano di nuovo in un giorno fissato. Questa volta lo scopo del radunamento è la confessione dei loro peccati. Vi sono forse anche nella nostra vita di credenti dei momenti particolari in cui dobbiamo fare il bilancio dei nostri falli e umiliarcene? Alcuni pensano che si debba regolare questo ogni sabato sera; altri, alla fine di ogni giornata. Non hanno ragione né gli uni, né gli altri. Il giudicio di sé è un'azione continua. Dobbiamo praticarlo ogni volta che lo Spirito Santo ci ha resi coscienti d'un peccato.

Neemia 9:5-15
5E i Leviti Jeshua, Kadmiel, Bani, Hashabneia, Scerebia, Hodia, Scebania e Pethahia dissero: "Levatevi e benedite l’Eterno, il vostro Dio, d’eternità in eternità! Si benedica il nome tuo glorioso, ch’è esaltato al disopra d’ogni benedizione e d’ogni lode!6Tu, tu solo sei l’Eterno! tu hai fatto i cieli, i cieli de’ cieli e tutto il loro esercito, la terra e tutto ciò che sta sovr’essa, i mari e tutto ciò ch’è in essi, e tu fai vivere tutte queste cose, e l’esercito de’ cieli t’adora.7Tu sei l’Eterno, l’Iddio che scegliesti Abramo, lo traesti fuori da Ur de’ Caldei, e gli desti il nome d’Abrahamo;8tu trovasti il cuor suo fedele davanti a te, e fermasti con lui un patto, promettendogli di dare alla sua progenie il paese de’ Cananei, degli Hittei, degli Amorei, de’ Ferezei, de’ Gebusei e de’ Ghirgasei; tu hai mantenuta la tua parola, perché sei giusto.9Tu vedesti l’afflizione de’ nostri padri in Egitto e udisti il loro grido presso il mar Rosso;10e operasti miracoli e prodigi contro Faraone, contro tutti i suoi servi, contro tutto il popolo del suo paese, perché sapevi ch’essi aveano trattato i nostri padri con prepotenza; e ti facesti un nome com’è quello che hai al dì d’oggi.11E fendesti il mare davanti a loro, sì che passarono per mezzo al mare sull’asciutto; e quelli che l’inseguivano tu li precipitasti nell’abisso, come una pietra in fondo ad acque potenti.12E li conducesti di giorno con una colonna di nuvola, e di notte con una colonna di fuoco per rischiarar loro la via per la quale dovean camminare.13E scendesti sul monte Sinai e parlasti con loro dal cielo e desti loro prescrizioni giuste e leggi di verità, buoni precetti e buoni comandamenti;14e facesti loro conoscere il tuo santo sabato, e desti loro comandamenti, precetti e una legge per mezzo di Mosè, tuo servo;15e desti loro pane dal cielo quand’erano affamati, e facesti scaturire acqua dalla rupe quand’erano assetati, e dicesti loro che andassero a prender possesso del paese che avevi giurato di dar loro.

Alcuni Leviti, di cui abbiamo i nomi, invitano il popolo ad alzarsi per benedire l’Eterno. E Gli rivolgono, a nome di tutta l'assemblea, la lunga preghiera che occupa il resto del capitolo. Risalendo alla creazione, celebrano l'adempimento dei consigli di Dio: la chiamata d'Abrahamo (il cui cuore fu trovato fedele) la liberazione dall'Egitto, il mar Rosso, le cure pazienti lungo tutto il tragitto nel deserto con il dono della legge, poi l'entrata nel paese.

Se apparteniamo al Signore, potremo stendere una lista altrettanto lunga e che non sarà meno meravigliosa! Poiché comincerà nel modo seguente: «Tu hai dato per amor mio il tuo Figlio». Ripassiamo sovente nei nostri cuori ciò che la grazia ha fatto per noi. Ed esercitiamoci a scoprire dei motivi sempre più numerosi di riconoscenza, che saranno altrettanti nuovi legami d’amore col nostro Padre celeste e col Signore Gesù. Come Davide esortiamo l'anima nostra a benedire l'Eterno e a non dimenticare «nessuno dei Suoi benefizî» (Salmo 103:2). Ma veramente questi benefizi sono innumerevoli! (vedere Salmo 139:17- 18).

Neemia 9:16-27
16Ma essi, i nostri padri, si condussero con superbia, indurarono le loro cervici, e non ubbidirono ai tuoi comandamenti;17rifiutarono d’ubbidire, e non si ricordarono delle maraviglie che tu avevi fatte a pro loro; indurarono le loro cervici; e, nella loro ribellione, si vollero dare un capo per tornare alla loro schiavitù. Ma tu sei un Dio pronto a perdonare, misericordioso, pieno di compassione, lento all’ira e di gran benignità, e non li abbandonasti.18Neppure quando si fecero un vitello di getto e dissero: Ecco il tuo Dio che t’ha tratto fuori dall’Egitto! e t’oltraggiarono gravemente,19tu nella tua immensa misericordia, non li abbandonasti nel deserto: la colonna di nuvola che stava su loro non cessò di guidarli durante il giorno per il loro cammino, e la colonna di fuoco non cessò di rischiarar loro la via per la quale doveano camminare.20E desti loro il tuo buono spirito per istruirli, e non rifiutasti la tua manna alle loro bocche, e desti loro dell’acqua quand’erano assetati.21Per quarant’anni li sostentasti nel deserto, e non mancò loro nulla; le loro vesti non si logorarono e i loro piedi non si gonfiarono.22E desti loro regni e popoli, e li spartisti fra loro per contrade; ed essi possedettero il paese di Sihon, cioè il paese del re di Heshbon, e il paese di Og re di Bashan.23E moltiplicasti i loro figliuoli come le stelle del cielo, e li introducesti nel paese in cui avevi detto ai padri loro che li faresti entrare per possederlo.24E i loro figliuoli v’entrarono e presero possesso del paese; tu umiliasti dinanzi a loro i Cananei che abitavano il paese, e li desti nelle loro mani coi loro re e coi popoli del paese, perché li trattassero come loro piaceva.25Ed essi s’impadronirono di città fortificate e d’una terra fertile, e possedettero case piene d’ogni bene, cisterne bell’e scavate, vigne, uliveti, alberi fruttiferi in abbondanza, e mangiarono e si saziarono e ingrassarono e vissero in delizie, per la tua gran bontà.26Ma essi furon disubbidienti, si ribellarono contro di te, si gettaron la tua legge dietro le spalle, uccisero i tuoi profeti che li scongiuravano di tornare a te, e t’oltraggiarono gravemente.27Perciò tu li desti nelle mani de’ loro nemici, che li oppressero; ma al tempo della loro distretta essi gridarono a te, e tu li esaudisti dal cielo; e, nella tua immensa misericordia, tu desti loro de’ liberatori, che li salvarono dalle mani dei loro nemici.

Dopo aver, come questi Leviti, tracciato a lungo la storia della grazia di Dio verso Israele, Stefano, nel cap. 7 degli Atti, continua il suo discorso nello stesso modo: «Gente di collo duro,... voi contrastate sempre allo Spirito Santo...» (vers. 51). Il collo duro, la nuca che non vuol piegarsi per sottomettersi al giogo del Signore, non caratterizza unicamente il popolo d’Israele, e neppure soltanto gl'inconvertiti! Abbiamo tutti in noi questa natura volontaria, indomita. Ogni cristiano, senza eccezione, la conosce purtroppo. E gli è impossibile venirne a capo con i propri sforzi. Ma conosce ognuno ad un tempo la liberazione che Dio gli concede? Poiché alla croce, ha messo a morte questa volontà ribelle ed irriducibile, Egli ci ha dato in sua vece la natura obbediente di Gesù. La vecchia natura è sempre in noi, con i suoi desideri, ma non ha più il diritto di dirigerci.

Come risaltano di più tutti quei peccati d’Israele quando sono messi, come qui, in contrasto con la grazia divina! Raddoppiano, per così dire, d'ingratitudine (vedere Deuteronomio 32:5-6). E non è forse anche il caso di tanti giovani e giovanette allevati da genitori credenti?

Neemia 9:28-38
28Ma quando aveano riposo, ricominciavano a fare il male dinanzi a te; perciò tu li abbandonavi nelle mani dei loro nemici, i quali diventavan loro dominatori; poi, quando ricominciavano a gridare a te, tu li esaudivi dal cielo; e così, nella tua misericordia, più volte li salvasti.29Tu li scongiuravi per farli tornare alla tua legge; ma essi s’inorgoglivano e non ubbidivano ai tuoi comandamenti, peccavano contro le tue prescrizioni che fanno vivere chi le mette in pratica; la loro spalla rifiutava il giogo, essi induravano le loro cervici e non voleano ubbidire.30E pazientasti con essi molti anni, e li scongiurasti per mezzo del tuo spirito e per bocca de’ tuoi profeti; ma essi non vollero prestare orecchio, e tu li desti nelle mani de’ popoli de’ paesi stranieri.31Però, nella tua immensa compassione, tu non li sterminasti del tutto, e non li abbandonasti, perché sei un Dio clemente e misericordioso.32Ora dunque, o Dio nostro, Dio grande, potente e tremendo, che mantieni il patto e la misericordia, non paian poca cosa agli occhi tuoi tutte queste afflizioni che son piombate addosso a noi, ai nostri re, ai nostri capi, ai nostri sacerdoti, ai nostri profeti, ai nostri padri, a tutto il tuo popolo, dal tempo dei re d’Assiria al dì d’oggi.33Tu sei stato giusto in tutto quello che ci è avvenuto, poiché tu hai agito fedelmente, mentre noi ci siam condotti empiamente.34I nostri re, i nostri capi, i nostri sacerdoti, i nostri padri non hanno messa in pratica la tua legge e non hanno ubbidito né ai comandamenti né agli ammonimenti coi quali tu li scongiuravi.35Ed essi, mentre godevano del loro regno, dei grandi benefizi che tu largivi loro e del vasto e fertile paese che tu avevi messo a loro disposizione, non ti servirono e non abbandonarono le loro opere malvage.36E oggi eccoci schiavi! eccoci schiavi nel paese che tu desti ai nostri padri, perché ne mangiassero i frutti e ne godessero i beni.37Ed esso moltiplica i suoi prodotti per i re ai quali tu ci hai sottoposti a cagion dei nostri peccati, e che son padroni dei nostri corpi e del nostro bestiame a loro talento; e noi siamo in gran distretta".38A motivo di tutto questo, noi fermammo un patto stabile e lo mettemmo per iscritto; e i nostri capi, i nostri Leviti e i nostri sacerdoti vi apposero il loro sigillo.

Al vers. 33 abbiamo il riassunto di tutto questo capitolo: «Tu sei stato giusto in tutto quello che ci è avvenuto, poiché tu hai agito fedelmente, mentre noi ci siamo condotti empiamente». Accostiamo questo a quella parola dell’Evangelo di Giovanni: «Chi ha ricevuto la Sua (di Gesù) testimonianza ha suggellato che Dio è verace» (Giovanni 3:33; vedere anche Romani 3:4). Suggellare, vuol dire approvare formalmente una dichiarazione, garantirla e impegnarsi a rispettarla. I principi, i Leviti ed i sacerdoti appongono così i loro sigilli (cioè le loro firme), per confermare il loro accordo.

Al termine di questa lunga confessione, riteniamo anche due insegnamenti molto importanti: In primo luogo, è necessario risalire quant’è possibile alle origini d'un male, con un completo dietro front. La violazione della legge è incominciata con l'affare del vitello d'oro; ebbene, questa non può passare sotto silenzio (vers. 18)! Poi, una confessione deve essere precisa: Dire a Dio in modo generale: Io sono un peccatore; ho commesso dei peccati — costa ben poco, e non ha valore ai suoi occhi. Egli aspetta che Gli diciamo: Signore, io sono questo colpevole. Ho fatto quest'atto e quello ancora (vedere Levitico 5:5).

Neemia 10:28-39
28Il resto del popolo, i sacerdoti, i Leviti, i portinai, i cantori, i Nethinei e tutti quelli che s’eran separati dai popoli dei paesi stranieri per aderire alla legge di Dio, le loro mogli, i loro figliuoli e le loro figliuole, tutti quelli che aveano conoscimento e intelligenza,29s’unirono ai loro fratelli più ragguardevoli tra loro, e s’impegnarono con esecrazione e giuramento a camminare nella legge di Dio data per mezzo di Mosè servo di Dio, ad osservare e mettere in pratica tutti i comandamenti dell’Eterno, del Signor nostro, le sue prescrizioni e le sue leggi,30a non dare le nostre figliuole ai popoli del paese e a non prendere le figliuole loro per i nostri figliuoli,31a non comprar nulla in giorno di sabato o in altro giorno sacro, dai popoli che portassero a vendere in giorno di sabato qualsivoglia sorta di merci o di derrate, a lasciare in riposo la terra ogni settimo anno, e a non esigere il pagamento di verun debito.32C’imponemmo pure per legge di dare ogni anno il terzo d’un siclo per il servizio della casa del nostro Dio,33per i pani della presentazione, per l’oblazione perpetua, per l’olocausto perpetuo dei sabati, dei noviluni, delle feste, per le cose consacrate, per i sacrifizi d’espiazione a pro d’Israele, e per tutta l’opera della casa del nostro Dio;34e tirando a sorte, noi sacerdoti, Leviti e popolo, regolammo quel che concerne l’offerta delle legna, affin di portarle, secondo le nostre case patriarcali alla casa del nostro Dio, a tempi fissi, anno per anno, perché bruciassero sull’altare dell’Eterno, del nostro Dio, come sta scritto nella legge;35e c’impegnammo a portare ogni anno nella casa dell’Eterno le primizie del nostro suolo e le primizie d’ogni frutto di qualunque albero,36come anche i primogeniti de’ nostri figliuoli e del nostro bestiame conforme sta scritto nella legge, e i primogeniti delle nostre mandre e de’ nostri greggi per presentarli nella casa del nostro Dio ai sacerdoti che fanno il servizio nella casa del nostro Dio.37E c’impegnammo pure di portare ai sacerdoti nelle camere della casa del nostro Dio, le primizie della nostra pasta, le nostre offerte prelevate, le primizie de’ frutti di qualunque albero, del vino e dell’olio, di dare la decima delle rendite del nostro suolo ai Leviti, i quali debbon prendere essi stessi queste decime in tutti i luoghi da noi coltivati.38E un sacerdote, figliuolo d’Aaronne, sarà coi Leviti quando preleveranno le decime; e i Leviti porteranno la decima della decima alla casa del nostro Dio nelle stanze che servono di magazzino,39poiché in quelle stanze i figliuoli d’Israele e i figliuoli di Levi debbon portare l’offerta prelevata sul frumento, sul vino e sull’olio; quivi sono gli utensili del santuario, i sacerdoti che fanno il servizio, i portinai e i cantori. Noi c’impegnammo così a non abbandonare la casa del nostro Dio.

Gli uomini nominati al principio del capitolo sono quelli che hanno apposto il loro sigillo al patto dell’Eterno. Sapete voi che Dio ha ugualmente il suo sigillo? Lo Spirito Santo è, sopra ogni riscattato, il segno di proprietà per mezzo del quale Dio lo riconosce e dichiara: Ecco qualcuno che mi appartiene (Efesini 1:13 e 4:30). Può Egli riconoscervi in questo modo? Ma, mentre i loro sigilli non potevano dare ai compagni di Neemia la forza di compiere ciò a cui s'impegnavano, lo Spirito Santo invece è ad un tempo il sigillo, la potenza per cui il cristiano agisce secondo la volontà divina (Efesini 3:16).

Tutto il popolo si è associato d’un medesimo cuore ai suoi conduttori. La conoscenza della legge, acquistata a nuovo, non resta teoria per loro. Li conduce successivamente alla purificazione, al rispetto del sabato e dell'anno di riposo della terra; poi al servizio della casa e all'osservanza delle istruzioni concernenti le primizie e le decime. «Se sapete queste cose, siete beati se le fate», diceva il Signore Gesù (Giovanni 13:17).

Neemia 11:1-2; Neemia 12:22-30
1I capi del popolo si stabilirono a Gerusalemme; il resto del popolo tirò a sorte per farne venire uno su dieci ad abitar Gerusalemme, la città santa; gli altri nove doveano rimanere nelle altre città.2E il popolo benedisse tutti quelli che s’offrirono volenterosamente d’abitare in Gerusalemme.
22Quanto ai Leviti, i capi famiglia furono iscritti al tempo di Eliascib, di Joiada, di Johanan e di Jaddua; e i sacerdoti, sotto il regno di Dario, il Persiano.23I capi delle famiglie levitiche furono iscritti nel libro delle Cronache fino al tempo di Johanan, figliuolo di Eliascib.24I capi dei Leviti Hashabia, Scerebia, Jeshua, figliuolo di Kadmiel, e i loro fratelli s’alternavano con essi per lodare e celebrare l’Eterno, conforme all’ordine di Davide, uomo di Dio, per mute, secondo il loro turno.25Mattania, Bakbukia, Obadia, Meshullam, Talmon, Akkub erano portinai, e facevan la guardia ai magazzini delle porte.26Questi vivevano al tempo di Joiakim, figliuolo di Jeshua, figliuolo di Jotsadak e al tempo di Nehemia, il governatore, e di Esdra, sacerdote e scriba.27Alla dedicazione delle mura di Gerusalemme si mandarono a cercare i Leviti di tutti i luoghi dov’erano, per farli venire a Gerusalemme affin di fare la dedicazione con gioia, con laudi e cantici e suon di cembali, saltèri e cetre.28E i figliuoli de’ cantori si radunarono dal distretto intorno a Gerusalemme, dai villaggi dei Netofathiti,29da Beth-Ghilgal e dal territorio di Gheba e d’Azmaveth; poiché i cantori s’erano edificati de’ villaggi ne’ dintorni di Gerusalemme.30I sacerdoti e i Leviti si purificarono e purificarono il popolo, le porte e le mura.

Erano ben poco numerosi i rimpatriati da Babilonia in paragone a quelli che abitavano nel paese prima della deportazione. Gerusalemme, con le sue mura ricostruite sulle loro antiche basi, non contava che un infimo numero di cittadini: fra altri quelli che avevano riparato le mura dirimpetto alla loro casa! Si decide di fare appello a dei volontari di Giuda e di Beniamino per venire a ripopolare la città. Sono riferiti i loro nomi. Dio infatti onora quelli che, rinunziando ai loro campi e alle loro case, vengono per amore a dimorare presso il Suo santuario.

Son fatte delle promesse a riguardo della Gerusalemme del regno di mille anni (Zaccaria 2:4; Isaia 33:20; 60:4 e 15). — Ma delle promesse più belle ancora concernono la santa Città, la Gerusalemme celeste. Dio, che l’ha «preparata» per Cristo (Apocalisse 21:2), l'ha pure «preparata» per quelli che Gli appartengono ed hanno rinunziato a possedere quaggiù una città permanente (Ebrei 11:16). Questa meravigliosa Città non è fatta per rimanere vuota. Dio stesso vi abiterà in mezzo ai suoi. Tuttavia vi si penetra ad una condizione: Bisogna aver «lavato le proprie vesti» per fede nel sangue dell'Agnello (Apocalisse 22:14). L'avete fatto?

Neemia 12:31-47
31Poi io feci salire sulle mura i capi di Giuda, e formai due grandi cori coi relativi cortei. Il primo s’incamminò dal lato destro, sulle mura, verso la porta del Letame;32e dietro questo coro camminavano Hoshaia, la metà dei capi di Giuda,33Azaria, Esdra, Meshullam, Giuda,34Beniamino, Scemaia, Geremia,35dei figliuoli di sacerdoti con le trombe. Zaccaria, figliuolo di Jonathan, figliuolo di Scemaia, figliuolo di Mattania, figliuolo di Micaia, figliuolo di Zaccur, figliuolo d’Asaf,36e i suoi fratelli Scemaia, Azareel, Milalai, Ghilalai, Maai, Nethaneel, Giuda, Hanani, con gli strumenti musicali di Davide, uomo di Dio. Esdra, lo scriba, camminava alla loro testa.37Giunti che furono alla porta della Sorgente, montarono, dirimpetto a loro la scalinata della città di Davide, là dove le mura salgono al disopra del livello della casa di Davide, e giunsero alla porta delle Acque, a oriente.38Il secondo coro s’incamminò nel senso opposto; e io gli andavo dietro, con l’altra metà del popolo, sopra le mura. Passando al disopra della torre de’ Forni, esso andò fino alle mura larghe;39poi al disopra della porta d’Efraim, della porta Vecchia, della porta dei Pesci, della torre di Hananeel, della torre di Mea, fino alla porta delle Pecore; e il coro si fermò alla porta della Prigione.40I due cori si fermarono nella casa di Dio; e così feci io, con la metà de’ magistrati ch’era meco,41e i sacerdoti Eliakim, Maaseia, Miniamin, Micaia, Elioenai, Zaccaria, Hanania con le trombe,42e Maaseia, Scemaia, Eleazar, Uzzi Johanan, Malkija, Elam, Ezer. E i cantori fecero risonar forte le loro voci, diretti da Izrahia.43In quel giorno il popolo offrì numerosi sacrifizi, e si rallegrò perché Iddio gli avea concesso una gran gioia. Anche le donne e i fanciulli si rallegrarono; e la gioia di Gerusalemme si sentiva di lontano.44In quel tempo, degli uomini furon preposti alle stanze che servivan da magazzini delle offerte, delle primizie e delle decime, onde vi raccogliessero dai contadi delle città le parti assegnate dalla legge ai sacerdoti e ai Leviti; poiché i Giudei gioivano a vedere i sacerdoti ed i Leviti ai loro posti;45e questi osservavano ciò che si riferiva al servizio del loro Dio e alle purificazioni; come facevano, dal canto loro, i cantori e i portinai conforme all’ordine di Davide e di Salomone suo figliuolo.46Poiché, anticamente, al tempo di Davide e di Asaf v’erano de’ capi de’ cantori e de’ canti di laude e di azioni di grazie a Dio.47Tutto Israele, al tempo di Zorobabele e di Nehemia, dava giorno per giorno le porzioni assegnate ai cantori ed ai portinai; dava ai Leviti le cose consacrate, e i Leviti davano ai figliuoli d’Aaronne le cose consacrate che loro spettavano.

La cerimonia della dedicazione delle mura, che comincia al vers. 27, si svolge fra una grande allegrezza. Due cortei formati di cantori e accompagnati da trombe partono insieme sul sentiero di ronda, ognuno dal proprio lato. Uno è condotto da Esdra, mentre Neemia chiude la marcia del secondo. Le due processioni si incontrano in prossimità del Tempio dopo aver compiuto ognuno la metà del giro della città. Hanno realizzato la parola del bel salmo 48: «Circuite Sion, giratele attorno; contatene le torri... osservatene i bastioni...» (Salmo 48:12-13).

Giunti alla casa dell’Eterno, i due cori riuniti «fecero risonar forte le loro voci» e «numerosi sacrifizi» sono offerti fra la gioia generale. Il vers. 43 ci insegna tre cose a proposito di questa gioia:

1. Anzitutto che essa ha la sua sorgente in Dio: «Iddio aveva loro concesso una grande gioia.»

2. Poi, che tutti vi partecipano, compresi i fanciulli. Ciò che forma la gioia dei genitori, forma anche quella dei figli?

3. Infine, che questa gioia «si sentiva di lontano». Il mondo che ci attornia può forse vedere e udire che siamo delle persone il cui cuore è ripieno d’una gioia divina?

Neemia 13:1-14
1In quel tempo si lesse in presenza del popolo il libro di Mosè, e vi si trovò scritto che l’Ammonita e il Moabita non debbono mai in perpetuo entrare nella raunanza di Dio,2perché non eran venuti incontro ai figliuoli d’Israele con del pane e dell’acqua, e perché aveano prezzolato a loro danno Balaam, per maledirli; ma il nostro Iddio convertì la maledizione in benedizione.3E quando il popolo ebbe udita la legge, separò da Israele ogni elemento straniero.4Or prima di questo, il sacerdote Eliascib, ch’era preposto alle camere della casa del nostro Dio ed era parente di Tobia,5avea messo a disposizione di quest’ultimo una camera grande là dove, prima d’allora, si riponevano le offerte, l’incenso, gli utensili, la decima del grano, del vino e dell’olio, tutto ciò che spettava per legge ai Leviti, ai cantori, ai portinai, e la parte che se ne prelevava per i sacerdoti.6Ma quando si faceva tutto questo, io non ero a Gerusalemme; perché l’anno trentaduesimo di Artaserse, re di Babilonia, ero tornato presso il re; e in capo a qualche tempo avendo ottenuto un congedo dal re,7tornai a Gerusalemme, e m’accorsi del male che Eliascib avea fatto per amor di Tobia, mettendo a sua disposizione una camera nei cortili della casa di Dio.8La cosa mi dispiacque fortemente, e feci gettare fuori dalla camera tutte le masserizie appartenenti a Tobia;9poi ordinai che si purificassero quelle camere, e vi feci ricollocare gli utensili della casa di Dio, le offerte e l’incenso.10Seppi pure che le porzioni dovute ai Leviti non erano state date, e che i Leviti e i cantori, incaricati del servizio, se n’eran fuggiti, ciascuno alla sua terra.11E io censurai i magistrati, e dissi loro: "Perché la casa di Dio è ella stata abbandonata?" Poi radunai i Leviti e i cantori e li ristabilii nei loro uffici.12Allora tutto Giuda portò nei magazzini le decime del frumento, del vino e dell’olio;13e affidai la sorveglianza dei magazzini al sacerdote Scelemia, allo scriba Tsadok, e a Pedaia uno dei Leviti; ai quali aggiunsi Hanan, figliuolo di Zaccur, figliuolo di Mattania, perché erano reputati uomini fedeli. Il loro ufficio era di fare le repartizioni tra i loro fratelli.14Ricordati per questo di me, o Dio mio, e non cancellare le opere pie che ho fatte per la casa del mio Dio e per il suo servizio!

Neemia era stato obbligato di ritornare dal re. Approfittando della sua assenza, Tobia, il nemico ben conosciuto, era pervenuto a farsi attribuire una delle camere contigue alla casa dell’Eterno, grazie alla complicità d'un sacerdote, quel tale Eliascib che si era già dimostrato tanto negligente al tempo della costruzione delle mura. Ahimè! i portinai, gli uomini che al capitolo precedente erano stati «preposti... alle stanze che servivano da magazzini delle offerte», non avevano dal canto loro osservato ciò che si riferiva al servizio del loro Dio (cap. 12:45).

Indignato, Neemia fa gettare fuori dalla camera tutte le masserizie appartenenti a Tobia. Poi fa purificare le camere e rimettere a posto gli utensili e le offerte. L’affezione di questo uomo di Dio per la casa dell'Eterno e lo zelo che pone a sbarazzarla da ogni contaminazione, ci fa pensare a Gesù, quando caccia dal tempio quelli che avevano fatto, d'una casa di preghiera, una spelonca di ladroni (Matteo 21:12- 13).

Questa prima negligenza ne aveva trascinate altre, e Neemia deve anche occuparsi delle porzioni dovute ai Leviti come pure della sorveglianza e della ripartizione delle decime recate dal popolo.

Neemia 13:15-31
15In que’ giorni osservai in Giuda di quelli che calcavano l’uva negli strettoi in giorno di sabato, altri che portavano, caricandolo sugli asini, del grano ed anche del vino, dell’uva, dei fichi, e ogni sorta di cose, che facean venire a Gerusalemme in giorno di sabato; ed io li rimproverai a motivo del giorno in cui vendevano le loro derrate.16C’erano anche dei Siri, stabiliti a Gerusalemme, che portavano del pesce e ogni sorta di cose, e le vendevano ai figliuoli di Giuda in giorni di sabato, e in Gerusalemme.17Allora io censurai i notabili di Giuda, e dissi loro: "Che vuol dire questa mala azione che fate, profanando il giorno del sabato?18I nostri padri non fecero essi così? e l’Iddio nostro fece, per questo, cader su noi e su questa città tutti questi mali. E voi accrescete l’ira ardente contro ad Israele, profanando il sabato!"19E non appena le porte di Gerusalemme cominciarono ad esser nell’ombra, prima del sabato, io ordinai che le porte fossero chiuse, e che non si riaprissero fino a dopo il sabato; e collocai alcuni de’ miei servi alle porte, affinché nessun carico entrasse in città durante il sabato.20Così i mercanti e i venditori d’ogni sorta di cose una o due volte passarono la notte fuori di Gerusalemme.21Allora io li rimproverai, e dissi loro: "Perché passate voi la notte davanti alle mura? Se lo rifate, vi farò arrestare". Da quel momento non vennero più il sabato.22Io ordinai anche ai Leviti che si purificassero e venissero a custodire le porte per santificare il giorno del sabato. Anche per questo ricordati di me, o mio Dio, e abbi pietà di me secondo la grandezza della tua misericordia!23In que’ giorni vidi pure dei Giudei che s’erano ammogliati con donne di Ashdod, di Ammon e di Moab;24e la metà dei loro figliuoli parlava l’asdodeo, ma non sapeva parlare la lingua de’ Giudei; conosceva soltanto la lingua di questo o quest’altro popolo.25E io li censurai, li maledissi, ne picchiai alcuni, strappai loro i capelli, e li feci giurare nel nome di Dio che non darebbero le loro figliuole ai figliuoli di costoro, e non prenderebbero le figliuole di coloro per i loro figliuoli né per loro stessi.26E dissi: "Salomone, re d’Israele, non peccò egli forse appunto in questo? E, certo, fra le molte nazioni, non ci fu re simile a lui; era amato dal suo Dio, e Dio l’avea fatto re di tutto Israele; nondimeno, le donne straniere fecero peccare anche lui.27E s’avrà egli a dir di voi che commettete questo gran male, che siete infedeli al nostro Dio, prendendo mogli straniere?"28Uno de’ figliuoli di Joiada, figliuolo di Eliascib, il sommo sacerdote, era genero di Samballat, lo Horonita; e io lo cacciai lungi da me.29Ricordati di loro, o mio Dio, poiché hanno contaminato il sacerdozio e il patto fermato dal sacerdozio e dai Leviti!30Così purificai il popolo da ogni elemento straniero, e ristabilii i servizi vari de’ sacerdoti e de’ Leviti, assegnando a ciascuno il suo lavoro.31Ordinai pure il da farsi circa l’offerta delle legna ai tempi stabiliti, e circa le primizie. (H13-32) Ricordati di me, mio Dio, per farmi del bene!

Nonostante l’impegno preso dal popolo (cap. 10:31), neppure il riposo del sabato era stato rispettato. Neemia energicamente prende le misure necessarie per rimediare a questa situazione.

Non dovremmo noi, cari figli di Dio, attribuire almeno altrettanta importanza al giorno del Signore quanto Israele al suo sabato? Certamente noi non siamo più sotto la legge. Ma è triste che la domenica sia considerata, da certi cristiani, come un semplice giorno di riposo o di agio; ovvero che sia impiegata ad un compito scolastico che avrebbe potuto essere terminato alla vigilia!

A che cosa ci fan pensare quelle porte che bisognava chiudere durante la notte, per la protezione contro i pericoli del mondo? Non è forse una volta ancora alla santa Città di cui è detto: «E le sue porte non saranno mai chiuse di giorno (la notte quivi non sarà più)... E niente d’immondo e nessuno che commetta abominazione o falsità v'entreranno» (Apocalisse 21:25,27).

Il sipario della storia cade ora su Israele. Esso non si alzerà che quattro secoli dopo (esattamente quattrocento quarant’anni) sul suo Liberatore e Messia, alla prima pagina del Nuovo Testamento.

Ester 1:1-9
1Al tempo d’Assuero, di quell’Assuero che regnava dall’India sino all’Etiopia sopra centoventisette province,2in quel tempo, dico, il re Assuero, che sedeva sul trono del suo regno a Susa, la residenza reale,3l’anno terzo del suo regno, fece un convito a tutti i suoi principi e ai suoi servi; l’esercito di Persia e di Media, i nobili e i governatori delle province furono riuniti in sua presenza,4ed egli mostrò le ricchezze e la gloria del suo regno e il fasto magnifico della sua grandezza per molti giorni, per centottanta giorni.5Scorsi che furon questi giorni, il re fece un altro convito di sette giorni, nel cortile del giardino del palazzo reale, per tutto il popolo che si trovava a Susa, la residenza reale dal più grande al più piccolo.6Arazzi di cotone finissimo, bianchi e violacei, stavan sospesi con cordoni di bisso e di scarlatto degli anelli d’argento e a delle colonne di marmo. V’eran dei divani d’oro e d’argento sopra un pavimento di porfido, di marmo bianco, di madreperla e di pietre nere.7Si porgeva da bere in vasi d’oro di forme svariate, e il vino reale era abbondante, grazie alla liberalità del re.8E l’ordine era dato di non forzare alcuno a bere, poiché il re avea prescritto a tutti i grandi della sua casa che lasciassero fare a ciascuno secondo la propria volontà.9La regina Vashti fece anch’ella un convito alle donne nella casa reale del re Assuero.

La storia di Ester costituisce una narrazione a parte che, cronologicamente si inserisce fra i capitoli 6 e 7 del libro di Esdra. Mette in scena, da un lato i Giudei rimasti nell’Impero di Persia dopo il primo ritorno a Gerusalemme, — dall'altro il sovrano di quell'Impero: il potente Assuero con i suoi cortigiani. Questo re è conosciuto nella storia sotto il nome di Serse, figlio di Dario. È celebre per la sua campagna contro i Greci contrassegnata dalla clamorosa sconfitta della sua flotta a Salamina. — Daniele 11:2 fa allusione a questo monarca e alle sue ricchezze.

Il convito favoloso che fece qui ai suoi principi ha luogo prima di questa guerra, probabilmente con lo scopo di prepararla. Tutto in questo capitolo è alla gloria dell’uomo, il cui orgoglio non ha limiti. Pur non raggiungendo quel lusso e quella grandiosità, non mancano, all'epoca nostra, delle feste e delle manifestazioni grandiose in cui una persona (o una nazione) cerca di abbagliare ed eclissare i suoi vicini. Un credente fedele non si associa a queste cose. Perché? Appunto perché la potenza, l'intelligenza e l'amabilità (vers. 8) dell'uomo vi si trovano esaltate.

Ester 1:10-22
10Il settimo giorno, il re, che aveva il cuore reso allegro dal vino, ordinò a Mehuman, a Biztha, a Harbona, a Bigtha, ad Abagtha, a Zethar ed a Carcas, i sette eunuchi che servivano in presenza del re Assuero,11che conducessero davanti a lui la regina Vashti con la corona reale, per far vedere ai popoli ed ai grandi la sua bellezza; poich’essa era bella d’aspetto.12Ma la regina Vashti rifiutò di venire secondo l’ordine che il re le avea dato per mezzo degli eunuchi; e il re ne fu irritatissimo, e l’ira divampò dentro di lui.13Allora il re interrogò i savi che aveano la conoscenza de’ tempi. Poiché gli affari del re si trattavano così in presenza di tutti quelli che conoscevano la legge e il diritto;14e i più vicini a lui erano Carscena, Scethar, Admatha, Tarscish, Meres, Marsena e Memucan, sette principi di Persia e di Media che vedevano la faccia del re e occupavano i primi posti nel regno.15"Secondo la legge", disse, "che si dev’egli fare alla regina Vashti per non aver ella eseguito l’ordine datole dal re Assuero per mezzo degli eunuchi?"16Memucan rispose in presenza del re e dei principi: "La regina Vashti ha mancato non solo verso il re, ma anche verso tutti i principi e tutti i popoli che sono in tutte le province del re Assuero.17Poiché quello che la regina ha fatto si saprà da tutte le donne, e le indurrà disprezzare i loro propri mariti; giacché esse diranno: Il re Assuero aveva ordinato che si conducesse in sua presenza la regina Vashti, ed ella non v’è andata.18Da ora innanzi le principesse di Persia e di Media che avranno udito il fatto della regina ne parleranno a tutti i principi del re, e ne nascerà un gran disprezzo e molto sdegno.19Se così piaccia al re, venga da lui emanato un editto reale, e sia iscritto fra le leggi di Persia e di Media talché sia irrevocabile, per il quale Vashti non possa più comparire in presenza del re Assuero, e il re conferisca la dignità reale ad una sua compagna migliore di lei.20E quando l’editto che il re avrà emanato sarà conosciuto nell’intero suo regno ch’è vasto, tutte le donne renderanno onore ai loro mariti, dal più grande al più piccolo".21La cosa piacque al re ed ai principi, e il re fece come avea detto Memucan;22e mandò lettere a tutte le province del regno, a ogni provincia secondo il suo modo di scrivere e ad ogni popolo secondo la sua lingua; per esse lettere ogni uomo doveva esser padrone in casa propria e parlare la lingua del suo popolo.

Il rifiuto di Vashti, che era stata invitata a mostrare la sua bellezza, eccita il furore del re suo sposo. Assuero è un uomo violento. Ora, bisogna ricordarsi che la collera non è affatto un segno di forza e d’autorità. Denota invece debolezza di carattere, incapacità di dominarsi. Sappiamo quanto sia difficile controllare le nostre reazioni quando le contrarietà si presentano, e talvolta s'accumulano. Chiediamo al Signore la forza di dominarci.

La regina Vashti è qui la figura della cristianità responsabile, tratta di mezzo alle nazioni. Cristo s’aspettava che la sua Chiesa mostrasse la sua bellezza al mondo, facendo risaltare la Sua propria gloria. Come ha risposto, purtroppo, a questo desiderio? Con un disprezzo totale della volontà del suo Signore! Così verrà il giorno in cui essa udrà quella terribile parola: «Io ti vomiterò dalla mia bocca» (Apocalisse 3:16). Cristiani, se nel suo insieme la Chiesa ha perduto di vista la testimonianza che doveva rendere, in quel che ci concerne, non dimentichiamo mai questa testimonianza! Dio aspetta che ciascuno dei suoi figli presenti al mondo qualche cosa della bellezza morale di Gesù.

Ester 2:1-11
1Dopo queste cose, quando l’ira del re fu calmata, egli si ricordò di Vashti, di ciò ch’ella avea fatto, e di quanto era stato deciso a suo riguardo.2E quelli che stavano al servizio del re dissero: "Si cerchino per il re delle fanciulle vergini e belle d’aspetto;3stabilisca il re in tutte le province del regno de’ commissari, i quali radunino tutte le fanciulle vergini e belle alla residenza reale di Susa, nella casa delle donne, sotto la sorveglianza di Hegai, eunuco del re, guardiano delle donne, che darà loro i cosmetici di cui abbisognano;4e la fanciulla che piacerà al re diventi regina invece di Vashti". La cosa piacque al re, e così si fece.5Or nella residenza reale di Susa v’era un giudeo per nome Mardocheo, figliuolo di Jair, figliuolo di Scimei, figliuolo di Kis, un Beniaminita,6ch’era stato menato via da Gerusalemme fra gli schiavi trasportati in cattività con Jeconia, re di Giuda, da Nebucadnetsar, re di Babilonia.7Egli aveva allevata la figliuola di suo zio, Hadassa, che è Ester, perch’essa non avea né padre né madre; e la fanciulla era formosa e di bell’aspetto; e alla morte del padre e della madre, Mardocheo l’aveva adottata per figliuola.8E come l’ordine del re e il suo editto furon divulgati, e un gran numero di fanciulle furon radunate nella residenza reale di Susa sotto la sorveglianza di Hegai, Ester fu menata anch’essa nella casa del re, sotto la sorveglianza di Hegai, guardiano delle donne.9La fanciulla piacque a Hegai, ed entrò nelle buone grazie di lui; ei s’affrettò a fornirle i cosmetici di cui ell’avea bisogno e i suoi alimenti, le diede sette donzelle scelte nella casa del re, e assegnò a lei e alle sue donzelle l’appartamento migliore della casa delle donne.10Ester non avea detto nulla né del suo popolo né del suo parentado, perché Mardocheo le avea proibito di parlarne.11E Mardocheo tutti i giorni passeggiava davanti al cortile della casa delle donne per sapere se Ester stava bene e che cosa si farebbe di lei.

Il capitolo 2 ci fa uscire dal palazzo di Assuero, per farci conoscere l’esistenza, a Susa e nell'Impero, d'un popolo umiliato, sofferente, il cui abbassamento contrasta con i fasti della corte, un po' come quello del povero Lazzaro era messo in rilievo dalla tavola del ricco (Luca 16:19 a 21). Sono i Giudei della deportazione. Si trovano lungi dalla loro patria, non hanno più né tempio, ne sacrifici, né re, né unità nazionale. Non avevano preso la risoluzione di risalire al paese dei loro padri (Esdra 1:3). Talché sembra che l'Eterno li abbia totalmente abbandonati! Cosa notevole, il Suo nome non è menzionato in tutto il libro neppure una volta.

Vi possono essere, nella nostra vita, dei periodi in cui, per colpa nostra, abbiam perso il godimento di Cristo. Non sentiamo più il valore infinito del suo sacrificio. Non Lui, ma il mondo, domina sul nostro cuore. Triste stato! Ci ha perciò il Signore dimenticati? Per analogia, il libro di Ester, ci mostrerà che non è così.

Alla porta del palazzo sta Mardocheo, un Israelita della tribù di Beniamino. Egli ha preso con sé la sua giovane cugina Ester che è orfana e veglia su lei con dedizione, anche dopo essere stata scelta fra le candidate alla successione di Vashti (vers. 11).

Ester 2:12-23
12Or quando veniva la volta per una fanciulla d’andare dal re Assuero alla fine dei dodici mesi prescritti alle donne per i loro preparativi perché tanto durava il tempo dei loro preparativi: sei mesi per profumarsi con olio di mirra e sei mesi con aromi e altri cosmetici usati dalle donne, la fanciulla andava dal re,13e le si permetteva di portar seco, dalla casa delle donne alla casa del re, tutto quello che chiedeva.14V’andava la sera, e la mattina dipoi passava nella seconda casa delle donne, sotto la sorveglianza di Shaashgaz, eunuco del re, guardiano delle concubine. Ella non tornava più dal re, a meno che il re la desiderasse ed ella fosse chiamata nominatamente.15Quando venne la volta per Ester la figliuola d’Abihail, zio di Mardocheo che l’aveva adottata per figliuola d’andare dal re, ella non domandò altro fuori di quello che le fu indicato da Hegai, eunuco del re, guardiano delle donne. Ed Ester si guadagnava il favore di tutti quelli che la vedevano.16Ester fu dunque condotta dal re Assuero, nella casa reale, il decimo mese, ch’è il mese di Tebeth, il settimo anno del regno di lui.17E il re amò Ester più di tutte le altre donne, ed ella trovò grazia e favore agli occhi di lui più di tutte le altre fanciulle. Ei le pose in testa la corona reale e la fece regina in luogo di Vashti.18E il re fece un gran convito a tutti i suoi principi ed ai suoi servi, che fu il convito d’Ester; concedette sgravi alle province, e fece doni con munificenza di re.19Or la seconda volta che si radunavano delle fanciulle, Mardocheo stava seduto alla porta del re.20Ester, secondo l’ordine che Mardocheo le avea dato, non avea detto nulla né del suo parentado né del suo popolo; perché ella faceva quello che Mardocheo le diceva, come quand’era sotto la tutela di lui.21In que’ giorni, come Mardocheo stava seduto alla porta del re, Bightan e Teresh, due eunuchi del re di fra le guardie della soglia, irritatisi contro il re Assuero, cercarono d’attentargli alla vita.22Mardocheo, avuto sentore della cosa, ne informò la regina Ester ed Ester ne parlò al re in nome di Mardocheo.23Investigato e verificato il fatto, i due eunuchi furono appiccati a un legno; e la cosa fu registrata nel libro delle Cronache, in presenza del re.

La mano invisibile di Dio ha diretto gli avvenimenti e disposto i cuori. Senza che né Mardocheo né Ester stessa abbiano fatto checchessia per questo, la giovanetta giudea, diventa la regina del potente Impero medo-persiano. Ella ci è apparsa come una giovane riservata, modesta, rispettosa dell’autorità (in contrasto con Vashti), pronta così alla parte straordinaria che sarà chiamata a rappresentare. Le sue qualità poco comuni hanno contribuito a farla notare fra le altre candidate al trono. Non pensate, giovanette di famiglie cristiane, di preparare il vostro avvenire e la vostra felicità sulla terra imitando i modi, gli abbigliamenti e il comportamento libero delle giovani del mondo. Al contrario! Tutto sta nel sapere a chi desiderate piacere.

Sotto l’aspetto profetico, questo racconto ci informa che Cristo, dopo aver rinnegato ogni relazione con la cristianità di nome (Vashti, la sposa d'infra i «gentili»), innalzerà in vece sua Israele (Ester) a capo delle nazioni. Ma questo avverrà soltanto dopo che il popolo giudeo avrà attraversato delle profonde afflizioni, di cui i prossimi capitoli ci daranno una terrificante figura.

Ester 3:1-15
1Dopo queste cose, il re Assuero promosse Haman, figliuolo di Hammedatha, l’Agaghita, alla più alta dignità, e pose il suo seggio al disopra di quelli di tutti i principi ch’eran con lui.2E tutti i servi del re che stavano alla porta del re s’inchinavano e si prostravano davanti a Haman, perché così aveva ordinato il re a suo riguardo. Ma Mardocheo non s’inchinava né si prostrava.3E i servi del re che stavano alla porta del re dissero a Mardocheo: "Perché trasgredisci l’ordine del re?"4Or com’essi glielo ripetevano tutti i giorni, ed egli non dava loro ascolto, quelli riferirono la cosa a Haman, per vedere se Mardocheo persisterebbe nel suo dire; perch’egli avea lor detto ch’era Giudeo.5Haman vide che Mardocheo non s’inchinava né si prostrava davanti a lui, e ne fu ripieno d’ira;6ma sdegnò di metter le mani addosso a Mardocheo soltanto, giacché gli avean detto a qual popolo Mardocheo apparteneva; e cercò di distruggere il popolo di Mardocheo, tutti i Giudei che si trovavano in tutto il regno d’Assuero.7Il primo mese, ch’è il mese di Nisan, il dodicesimo anno del re Assuero, si tirò il Pur, vale a dire si tirò a sorte, in presenza di Haman, un giorno dopo l’altro e un mese dopo l’altro, finché sortì designato il dodicesimo mese, ch’è il mese di Adar.8E Haman disse al re Assuero: "V’è un popolo appartato e disperso fra i popoli di tutte le province del tuo regno, le cui leggi sono diverse da quelle d’ogni altro popolo, e che non osserva le leggi del re; non conviene quindi che il re lo tolleri.9Se così piace al re, si scriva ch’esso sia distrutto; e io pagherò diecimila talenti d’argento in mano di quelli che fanno gli affari del re, perché sian portati nel tesoro reale".10Allora il re si tolse l’anello di mano, e lo diede a Haman l’Agaghita figliuolo di Hammedatha, e nemico de’ Giudei.11E il re disse a Haman: "Il danaro t’è dato, e il popolo pure; fagli quel che ti pare".12Il tredicesimo giorno del primo mese furon chiamati i segretari del re, e fu scritto, seguendo in tutto gli ordini di Haman, ai satrapi del re, ai governatori d’ogni provincia e ai capi d’ogni popolo, a ogni provincia secondo il suo modo di scrivere, e ad ogni popolo nella sua lingua. Lo scritto fu redatto in nome del re Assuero e sigillato col sigillo reale.13E furon mandate delle lettere, a mezzo di corrieri, in tutte le province del re perché si distruggessero, si uccidessero, si sterminassero tutti i Giudei, giovani e vecchi, bambini e donne, in un medesimo giorno, il tredici del dodicesimo mese, ch’è il mese d’Adar, e si abbandonassero al saccheggio i loro beni.14Queste lettere contenevano una copia dell’editto che doveva esser pubblicato in ogni provincia, e invitavano tutti i popoli a tenersi pronti per quel giorno.15I corrieri partirono in tutta fretta per ordine del re, e il decreto fu promulgato nella residenza reale di Susa; e mentre il re e Haman se ne stavano a sedere bevendo, la città di Susa era costernata.

Un nuovo personaggio appare sulla scena: Haman l’Agaghita. L'influenza seducente di quest'uomo autoritario sul debole Assuero l'hanno ben presto condotto alla sommità del potere. Dietro alla maschera di Haman, troviamo un membro della famiglia regale di Amalek. Dinanzi ad un tal uomo, Mardocheo non potrebbe inchinarsi. Non aveva forse Dio dichiarato solennemente fin dal principio della traversata del deserto: «L'Eterno farà guerra ad Amalek d'età in età» (Esodo 17:16). E più tardi: «Ricordati di ciò che ti fece Amalek... non te ne scordare» (Deuteronomio 25:17 a 19). Ciò è sufficiente per impedire che l'Israelita fedele dia ad un nemico dell'Eterno il minimo segno di deferenza. I secoli che erano trascorsi dalle dichiarazioni divine non ne avevano affatto diminuita l'importanza. Così noi, non dobbiamo essere più tolleranti a riguardo del mondo e di Satana, suo principe, di quel che non lo siano stati i primi cristiani.

A vista umana l’attitudine di Mardocheo appare follia. E le conseguenze, non solo per lui, ma per tutto il suo popolo, sono veramente terribili, sproporzionate al fallo commesso. Ma Mardocheo ha obbedito alla Parola senza preoccuparsi delle conseguenze.

Ester 4:1-17
1Or quando Mardocheo seppe tutto quello ch’era stato fatto, si stracciò le vesti, si coprì d’un sacco, si cosparse di cenere, e uscì fuori in mezzo alla città, mandando alte ed amare grida;2e venne fin davanti alla porta del re, poiché a nessuno che fosse coperto di sacco era permesso di passare per la porta del re.3In ogni provincia, dovunque giungevano l’ordine del re e il suo decreto, ci fu gran desolazione fra i Giudei: digiunavano, piangevano, si lamentavano, e a molti serviron di letto il sacco e la cenere.4Le donzelle d’Ester e i suoi eunuchi vennero a riferirle la cosa; e la regina ne fu fortemente angosciata; e mandò delle vesti a Mardocheo, perché se le mettesse e si levasse di dosso il sacco; egli non le accettò.5Allora Ester chiamò Hathac, uno degli eunuchi che il re avea messo al servizio di lei, e gli ordinò d’andare da Mardocheo per domandargli che cosa questo significasse, e perché agisse così.6Hathac dunque si recò da Mardocheo sulla piazza della città, di faccia alla porta del re.7E Mardocheo gli narrò tutto quello che gli era avvenuto, e gl’indicò la somma di danaro che Haman avea promesso di versare al tesoro reale per far distruggere i Giudei;8e gli diede pure una copia del testo del decreto ch’era stato promulgato a Susa per il loro sterminio, affinché lo mostrasse a Ester, la informasse di tutto, e le ordinasse di presentarsi al re per domandargli grazia e per intercedere a pro del suo popolo.9E Hathac tornò da Ester, e le riferì le parole di Mardocheo.10Allora Ester ordinò a Hathac d’andare a dire Mardocheo:11"Tutti i servi del re e il popolo delle sue province sanno che se qualcuno, uomo o donna che sia, entra dal re nel cortile interno, senza essere stato chiamato, per una legge ch’è la stessa per tutti, ei dev’esser messo a morte, a meno che il re non stenda verso di lui il suo scettro d’oro; nel qual caso, colui ha salva la vita. E io son già trenta giorni che non sono stata chiamata per andare dal re".12Le parole di Ester furon riferite a Mardocheo;13e Mardocheo fece dare questa risposta a Ester: "Non ti mettere in mente che tu sola scamperai fra tutti i Giudei perché sei nella casa del re.14Poiché se oggi tu taci, soccorso e liberazione sorgeranno per i Giudei da qualche altra parte; ma tu e la casa di tuo padre perirete; e chi sa se non sei pervenuta ad esser regina appunto per un tempo come questo?"15Allora Ester ordinò che si rispondesse a Mardocheo:16"Va’, raduna tutti i Giudei che si trovano a Susa, e digiunate per me; state senza mangiare e senza bere per tre giorni, notte e giorno. Anch’io con le mie donzelle digiunerò nello stesso modo; e dopo entrerò dal re, quantunque ciò sia contro la legge; e, s’io debbo perire, ch’io perisca!"17Mardocheo se ne andò, e fece tutto quello che Ester gli aveva ordinato.

Mentre il re e Haman stavano a sedere bevendo, gl’infelici Giudei conoscevano la peggiore delle angosce.

Profeticamente, ci troviamo nel periodo futuro chiamato «la grande tribolazione» che seguirà da vicino il rapimento della Chiesa. Due attori principali domineranno allora la scena: il Re chiamato «la Bestia», capo dell’Impero Romano, e l'Anticristo, personaggio malefico, il cui accanimento contro Israele s'appoggerà sul potere civile del primo. È il tempo in cui il residuo d'Israele potrà rivolgersi all'Eterno secondo il Salmo 83: «Ecco, i tuoi nemici si agitano... tramano astuti disegni contro il tuo popolo e si concertano contro quelli che tu nascondi presso di te. Dicono: Venite, distruggiamoli... e il nome d'Israele non sia più ricordato» (vers. 2-4). Come spiegare l'odio secolare di cui questo popolo è stato, è, e sarà più che mai l'oggetto al tempo di cui parliamo? È la conseguenza degli sforzi inauditi spiegati da Satana per sbarazzarsi di Cristo, il Messia, la cui esaltazione sarà la sua perdita. E comprendiamo che, se dietro Haman vediamo alla fine profilarsi il grande Avversario, in Mardocheo abbiamo invece una figura preziosa del Signore Gesù Cristo.

Ester 5:1-14
1Il terzo giorno, Ester si mise la veste reale, e si presentò nel cortile interno della casa del re, di faccia all’appartamento del re. Il re era assiso sul trono reale nella casa reale, di faccia alla porta della casa.2E come il re ebbe veduta la regina Ester in piedi nel cortile, ella si guadagnò la sua grazia; e il re stese verso Ester lo scettro d’oro che teneva in mano; ed Ester s’appressò, e toccò la punta dello scettro.3Allora il re le disse: "Che hai, regina Ester? che domandi? Quand’anche tu chiedessi la metà del regno, ti sarà data".4Ester rispose: "Se così piace al re, venga oggi il re con Haman al convito che gli ho preparato".5E il re disse: "Fate venir subito Haman, per fare ciò che Ester ha detto". Così il re e Haman vennero al convito che Ester avea preparato.6E il re disse ad Ester, mentre si beveva il vino: "Qual è la tua richiesta? Ti sarà concessa. Che desideri? Fosse anche la metà del regno, l’avrai".7Ester rispose: "Ecco la mia richiesta, e quel che desidero:8se ho trovato grazia agli occhi del re, e se piace al re di concedermi quello che chiedo e di soddisfare il mio desiderio, venga il re con Haman al convito ch’io preparerò loro, e domani farò come il re ha detto".9E Haman uscì, quel giorno, tutto allegro e col cuor contento; ma quando vide, alla porta del re, Mardocheo che non s’alzava né si moveva per lui, fu pieno d’ira contro Mardocheo.10Nondimeno Haman si contenne, se ne andò a casa, e mandò a chiamare i suoi amici e Zeresh, sua moglie.11E Haman parlò loro della magnificenza delle sue ricchezze, del gran numero de’ suoi figliuoli, di tutto quello che il re aveva fatto per aggrandirlo, e del come l’aveva innalzato al disopra dei capi e dei servi del re.12E aggiunse: "Anche la regina Ester non ha fatto venire col re altri che me al convito che ha dato; e anche per domani sono invitato da lei col re.13Ma tutto questo non mi soddisfa finché vedrò quel Giudeo di Mardocheo sedere alla porta del re".14Allora Zeresh sua moglie, e tutti i suoi amici gli dissero: "Si prepari una forca alta cinquanta cubiti; e domattina di’ al re che vi s’appicchi Mardocheo; poi vattene allegro al convito col re". E la cosa piacque a Haman, che fece preparare la forca.

È un’ora di tenebre e di terrore per il popolo di Mardocheo! Sussiste una sola piccola speranza: l'intercessione di Ester presso il suo regale sposo. Tuttavia il rischio è grande! L'accesso alla corte è interdetto e, d'altra parte, come sperare di far tornar indietro l'orgoglioso monarca su una decisione presa? Tuttavia il miracolo avviene: Dio inclina il suo cuore alla grazia.

Ma che contrasto fra Assuero e Colui di cui l’epistola agli Ebrei ci assicura ch'Egli può pienamente simpatizzare con noi nelle nostre infermità, aggiungendo: «Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, affinché otteniamo misericordia e troviamo grazia per essere soccorsi al momento opportuno» (Ebrei 4:15-16).

Come Mardocheo l’aveva presentito (cap. 4:14), era per questo servizio speciale che la provvidenza divina aveva posto Ester sul trono. E voi, giovani cristiane, non avete ugualmente un servizio ben preciso da compiere ove il Signore vi ha poste?

La fine del capitolo ci insegna che nessuno degli onori di cui Haman è l’oggetto, ha potuto spegnere l'odio implacabile che covava nel suo cuore.

Ester 6:1-14
1Quella notte il re, non potendo prender sonno, ordinò che gli si portasse il libro delle Memorie, le Cronache; e ne fu fatta la lettura in presenza del re.2Vi si trovò scritto che Mardocheo avea denunziato Bigthan e Teresh, i due eunuchi del re di fra i guardiani della soglia, i quali avean cercato d’attentare alla vita del re Assuero.3Allora il re chiese: "Qual onore e qual distinzione s’è dato a Mardocheo per questo?" Quelli che servivano il re risposero: "Non s’è fatto nulla per lui".4E il re disse: "Chi è nel cortile?" Or Haman era venuto nel cortile esterno della casa del re, per dire al re di fare appiccare Mardocheo alla forca ch’egli avea preparata per lui.5I servi del re gli risposero: "Ecco, c’è Haman nel cortile". E il re: "Fatelo entrare".6Haman entrò, e il re gli disse: "Che bisogna fare a un uomo che il re voglia onorare?" Haman disse in cuor suo: "Chi altri vorrebbe il re onorare, se non me?"7E Haman rispose al re: "All’uomo che il re voglia onorare?8Si prenda la veste reale che il re suol portare, e il cavallo che il re suol montare, e sulla cui testa è posta una corona reale;9si consegni la veste e il cavallo a uno dei principi più nobili del re; si rivesta di quella veste l’uomo che il re vuole onorare, lo si faccia percorrere a cavallo le vie della città, e si gridi davanti a lui: Così si fa all’uomo che il re vuole onorare!"10Allora il re disse a Haman: "Fa’ presto, e prendi la veste e il cavallo, come hai detto, e fa’ a quel modo a Mardocheo, a quel Giudeo che siede alla porta del re; e non tralasciar nulla di quello che hai detto".11E Haman prese la veste e il cavallo, rivestì della veste Mardocheo lo fece percorrere a cavallo le vie della città e gridava davanti a lui: "Così si fa all’uomo che il re vuole onorare!".12Poi Mardocheo tornò alla porta del re, ma Haman s’affrettò d’andare a casa sua, tutto addolorato, e col capo coperto.13E Haman raccontò a Zeresh sua moglie e a tutti i suoi amici tutto quello che gli era accaduto. E i suoi savi e Zeresh sua moglie gli dissero: "Se Mardocheo davanti al quale tu hai cominciato a cadere è della stirpe de’ Giudei, tu non potrai nulla contro di lui e cadrai completamente davanti ad esso".14Mentr’essi parlavano ancora con lui, giunsero gli eunuchi del re, i quali s’affrettarono a condurre Haman al convito che Ester aveva preparato.

Il Signore Gesù, in una parabola, presenta il regno di Dio nel modo seguente: «Il regno di Dio è come un uomo che getti il seme in terra, e dorma...» Così appare questo libro d’Ester. L'Eterno, che non vi è nominato neppure una volta, sembra dorma. Ma leggiamo in seguito: «e si levi la notte e il giorno...» Alcuni versetti più lungi, il Padrone dei venti e del mare dorme in fondo alla barca... senza cessare, siamone sicuri, di vegliare sui suoi cari discepoli (Marco 4:26,27,38).

Ebbene! vedete nel nostro capitolo in qual modo meraviglioso ogni cosa si trova condotta da un Dio che si cela: l’insonnia del re, la lettura che gli vien fatta, la domanda ch'egli formula, il momento preciso in cui Haman penetra nel cortile, tutto è diretto, regolato, come un meccanismo minuzioso, dalla mano della Sua Provvidenza. Gl'increduli giudicano inverosimile un tale concorso di circostanze. Ma noi cristiani non ne siamo affatto stupiti. Conosciamo benissimo, per averne fatto più e più volte l'esperienza, quest'intervento onnipotente che fa concorrere tutte le cose al bene di coloro che amano Dio (Romani 8:28).

Questo racconto è una conferma magistrale dei Salmi 7:13-16 e 37:32-33!

Ester 7:1-10
1Il re e Haman andarono dunque al convito con la regina Ester.2E il re anche questo secondo giorno disse a Ester, mentre si beveva il vino: "Qual è la tua richiesta, o regina Ester? Ti sarà concessa. Che desideri? Fosse anche la metà del regno, l’avrai".3Allora la regina Ester rispose dicendo: "Se ho trovato grazia agli occhi tuoi, o re, e se così piace al re, la mia richiesta è che mi sia donata la vita; e il mio desiderio, che mi sia donato il mio popolo.4Perché io e il mio popolo siamo stati venduti per esser distrutti, uccisi, sterminati. Ora se fossimo stati venduti per diventare schiavi e schiave, mi sarei taciuta; ma il nostro avversario non potrebbe riparare al danno fatto al re con la nostra morte".5Il re Assuero prese a dire alla regina Ester: "Chi è, e dov’è colui che ha tanta presunzione da far questo?"6Ester rispose: "L’avversario, il nemico, è quel malvagio di Haman". Allora Haman fu preso da terrore in presenza del re e della regina.7E il re tutto adirato si alzò, e dal luogo del convito andò nel giardino del palazzo; ma Haman rimase per chieder la grazia della vita alla regina Ester, perché vedeva bene che nell’animo del re la sua rovina era decisa.8Poi il re tornò dal giardino del palazzo nel luogo del convito; intanto Haman s’era gettato sul divano sul quale si trovava Ester; e il re esclamò: "Vuol egli anche far violenza alla regina, davanti a me, in casa mia?" Non appena questa parola fu uscita dalla bocca del re, copersero a Haman la faccia;9e Harbona, uno degli eunuchi, disse in presenza del re: "Ecco, è perfino rizzata, in casa d’Haman, la forca alta cinquanta cubiti che Haman ha fatto preparare per Mardocheo, il quale avea parlato per il bene del re". E il re disse: "Appiccatevi lui!"10Così Haman fu appiccato alla forca ch’egli avea preparata per Mardocheo. E l’ira del re si calmò.

L’azione si è svolta ad un ritmo ben rapido. Eccone ora la conclusione. Designato dal dito della regina, Haman è rovinato. Egli è l'Avversario, il Nemico, il Malvagio, tre nomi che il diavolo stesso ha nella Parola! E, seduta stante, sull'ordine del re, Haman è appeso alla forca stessa ch'egli aveva preparata per Mardocheo (paragonate Salmo 7:14-15). Questa scena ci illustra una verità infinitamente grande:

Come Mardocheo dinanzi al favorito del re, Cristo è stato il solo, d’infra i figli degli uomini, a non curvarsi dinanzi a Satana. Conosciamo la sua risposta alla tentazione: «Adora il Signore Iddio tuo e servi a Lui solo» (Matteo 4:9-10).

Talché, non potendo far piegare quell’uomo perfetto, il Nemico non ebbe riposo finché non se ne fosse sbarazzato. Con questo scopo, ha rivolto gli uomini contro di Lui, spingendoli a preparargli una croce, come Haman preparava la forca per Mardocheo (benché quest'ultimo non vi sia salito). Questa croce, ove Satana pensava trionfare e finirla con Gesù, fu precisamente la sua perdita, la sua sconfitta definitiva (leggere Colossesi 2:15; Ebrei 2:14). Ogni sforzo del suo odio non ha fatto che volgere alla sua distruzione... e, ad un tempo, cosa meravigliosa, alla nostra salvezza.

Ester 8:1-14
1In quello stesso giorno il re Assuero donò alla regina Ester la casa di Haman, il nemico dei Giudei. E Mardocheo si presentò al re, al quale Ester avea dichiarato la parentela che l’univa a lui.2E il re si cavò l’anello che avea fatto togliere a Haman, e lo diede a Mardocheo. Ed Ester diede a Mardocheo il governo della casa di Haman.3Poi Ester parlò di nuovo in presenza del re, gli si gittò ai piedi, e lo supplicò con le lacrime agli occhi d’impedire gli effetti della malvagità di Haman l’Agaghita, e delle trame ch’egli aveva ordite contro i Giudei.4Allora il re stese lo scettro d’oro verso Ester; ed Ester s’alzò, rimase in piedi davanti al re,5e disse: "Se così piace al re, se io ho trovato grazia agli occhi suoi, se la cosa gli par giusta, e se io gli sono gradita, si scriva per revocare le lettere scritte da Haman, figliuolo di Hammedatha, l’Agaghita, col perfido disegno di far perire i Giudei che sono in tutte le province del re.6Perché come potrei io reggere a vedere la calamità che colpirebbe il mio popolo? Come potrei reggere a vedere la distruzione della mia stirpe?"7Allora il re Assuero disse alla regina Ester e a Mardocheo, il Giudeo: "Ecco, io ho dato a Ester la casa di Haman, e questi e stato appeso alla forca, perché avea voluto metter la mano addosso ai Giudei.8Scrivete dunque, a pro de’ Giudei, come vi parrà meglio, nel nome del re, e suggellate coll’anello reale; perché ciò ch’è scritto in nome del re e sigillato con l’anello reale, è irrevocabile?"9Senza perder tempo, il ventitreesimo giorno del terzo mese, ch’è il mese di Sivan, furon chiamati i segretari del re e fu scritto, seguendo in tutto l’ordine di Mardocheo, ai Giudei, ai satrapi, ai governatori e ai capi delle centoventisette province, dall’India all’Etiopia, a ogni provincia secondo il suo modo di scrivere, a ogni popolo nella sua lingua, e ai Giudei secondo il loro modo di scrivere e nella loro lingua.10Fu dunque scritto in nome del re Assuero, si sigillaron le lettere con l’anello reale, e le si mandarono per mezzo di corrieri che cavalcavano veloci corsieri usati per il servizio del re, nati da stalloni reali.11In esse il re permetteva ai Giudei, in qualunque città si trovassero, di radunarsi e di difendere la loro vita, di distruggere, uccidere, sterminare, non esclusi i bambini e le donne, tutta la gente armata, di qualunque popolo e di qualunque provincia si fosse, che li assalisse, e di abbandonare al saccheggio i suoi beni;12e ciò, in un medesimo giorno, in tutte le province del re Assuero: il tredici del dodicesimo mese, ch’è il mese di Adar.13Queste lettere contenevano una copia dell’editto che doveva esser bandito in ogni provincia e pubblicato fra tutti i popoli, perché i Giudei si tenessero pronti per quel giorno a vendicarsi dei loro nemici.14Così i corrieri che montavano veloci corsieri usati per il servizio del re partirono tosto, in tutta fretta, per ordine del re; e il decreto fu promulgato nella residenza reale di Susa.

Il corso delle cose è ora capovolto. Non appartiene che a Dio di sconvolgere in tal modo una situazione. Ma la morte di Haman è lungi d’aver regolato tutto. Il re impegnato dal suo proprio sigillo, non ha il potere d'annullare semplicemente gli ordini che ha dato. Egli allora — ed è ancora Dio che inclina il re a questo atto di saviezza — rimette a Ester e a Mardocheo la cura di districare il complotto di Haman. I nemici non saranno disarmati. Ma i Giudei saranno autorizzati e persino incoraggiati a difendersi e a distruggerli.

A che cosa ci fa pensare questo? Il cristiano ha dei nemici che cercano di opprimerlo. Benché Satana, il loro capo, sia stato vinto dall’opera di Cristo alla croce (come Haman è stato appeso alla forca che aveva preparato) il potere di agire contro i figli di Dio non è ancora stato loro tolto. Ma questi ultimi ricevono ora la possibilità di combatterli efficacemente.

Ognuno di noi conosce benissimo per proprio conto questi nemici. Se li risparmiamo, essi non ci risparmieranno. Serviamoci dunque dei mezzi della fede per annullare i loro sforzi, primo fra tutti radunandoci per la preghiera in comune (vedere vers. 11). Fortifichiamoci nel Signore e nella forza della sua possanza (Efesini 6:10).

Ester 8:15-17; Ester 9:1-10
15Mardocheo uscì dalla presenza del re con una veste reale di porpora e di lino bianco, con una grande corona d’oro, e un manto di bisso e di scarlatto; la città di Susa mandava gridi di gioia, ed era in festa.16I Giudei poi erano raggianti di gioia, d’allegrezza, di gloria.17E in ogni provincia, in ogni città, dovunque giungevano l’ordine del re e il suo decreto, vi furon, tra i Giudei gioia, allegrezza, conviti, e giorni lieti. E molti appartenenti ai popoli del paese si fecero Giudei, perché lo spavento dei Giudei s’era impossessato di loro.
1Il dodicesimo mese, ch’è il mese d’Adar, il tredicesimo giorno del mese, quando l’ordine del re e il suo decreto doveano esser mandati ad effetto, il giorno che i nemici de’ Giudei speravano d’averli in loro potere, avvenne invece tutto il contrario; poiché furono i Giudei ch’ebbero in loro potere i loro nemici.2I Giudei si radunarono nelle loro città, in tutte le province del re Assuero, per metter la mano su quelli che cercavano far ad essi del male; e nessuno poté resister loro, perché lo spavento de’ Giudei s’era impossessato di tutti i popoli.3E tutti i capi delle province, i satrapi, i governatori e quelli che facevano gli affari del re dettero man forte a i Giudei, perché lo spavento di Mardocheo s’era impossessato di loro.4Poiché Mardocheo era grande nella casa del re, e la sua fama si spandeva per tutte le province, perché quest’uomo, Mardocheo, diventava sempre più grande.5I Giudei dunque colpirono tutti i loro nemici, mettendoli a fil di spada, uccidendoli e sterminandoli; fecero de’ loro nemici quello che vollero.6Alla residenza reale di Susa i Giudei uccisero e sterminarono cinquecento uomini,7e misero a morte Parshandatha, Dalfon, Aspatha, Poratha,8Adalia, Aridatha,9Parmashta, Arisai, Aridai, e Vaizatha, i dieci figliuoli di Haman,10figliuolo di Hammedatha, il nemico de’ Giudei, ma non si diedero al saccheggio.

È passato per Mardocheo il tempo di star seduto alla porta del re. Assuero, signore del potere supremo, gli ha conferito gloria, maestà, onore e potenza. Figura dell’elevazione del Signore Gesù Cristo quando, come l'ha detto il poeta, «la vedremo sorgere risplendente di gloria, Figlio dell'uomo, avvolto d'un'aureola d'oro» (parag. vers. 15). Ripassiamo brevemente la carriera di Mardocheo e le sue somiglianze col cammino di Gesù: Egli ha avuto cura della giovane d'Israele, come ha costantemente vegliato sul suo popolo. Servitore fedele del re, Mardocheo ha tuttavia rifiutato d'inchinarsi davanti all'Amalekita, come Gesù non ha riconosciuto il minimo diritto al Tentatore. Ma Cristo, a causa delle sue perfezioni e del suo amore per il suo popolo, ha dovuto conoscere realmente il legno infamante, di cui soltanto l'ombra era passata su Mardocheo.

Dopo le sofferenze vengono le glorie. Sì, al di là dei versetti 15 del cap. 8 e 3-4 del cap. 9, noi contempliamo con adorazione il trionfo di Gesù, che accompagnerà la distruzione o la sottomissione di tutti i suoi nemici (vedere Salmo 66:3).

I dieci figli di Haman di cui il padre era così orgoglioso (cap. 5:11) periscono a loro volta. «Della razza di malfattori non si ragionerà mai più» (Isaia 14:20).

Ester 9:11-22
11Quel giorno stesso il numero di quelli ch’erano stati uccisi alla residenza reale di Susa fu recato a conoscenza del re.12E il re disse alla regina Ester: "Alla residenza reale di Susa i Giudei hanno ucciso, hanno sterminato cinquecento uomini e i dieci figliuoli di Haman; che avranno essi mai fatto nelle altre province del re? Or che chiedi tu ancora? Ti sarà dato. Che altro desideri? L’avrai".13Allora Ester disse: "Se così piace al re, sia permesso ai Giudei che sono a Susa di fare anche domani quello ch’era stato decretato per oggi; e siano appesi alla forca i dieci figliuoli di Haman".14E il re ordinò che così fosse fatto. Il decreto fu promulgato a Susa, e i dieci figliuoli di Haman furono appiccati.15E i Giudei ch’erano a Susa si radunarono ancora il quattordicesimo giorno del mese d’Adar e uccisero a Susa trecento uomini; ma non si diedero al saccheggio.16Gli altri Giudei ch’erano nelle province del re si radunarono anch’essi, difesero la loro vita, ed ebbero requie dagli attacchi de’ loro nemici; uccisero settantacinquemila di quelli che li aveano in odio, ma non si diedero al saccheggio.17Questo avvenne il tredicesimo giorno del mese d’Adar; il quattordicesimo giorno si riposarono, e ne fecero un giorno di convito e di gioia.18Ma i Giudei ch’erano a Susa si radunarono il tredicesimo e il quattordicesimo giorno di quel mese; il quindicesimo giorno si riposarono, e ne fecero un giorno di conviti e di gioia.19Perciò i Giudei della campagna che abitano in città non murate fanno del quattordicesimo giorno del mese di Adar un giorno di gioia, di conviti e di festa, nel quale gli uni mandano dei regali agli altri.20Mardocheo scrisse queste cose, e mandò delle lettere a tutti i Giudei ch’erano in tutte le province del re Assuero, vicini e lontani,21ordinando loro che ogni anno celebrassero il quattordicesimo e il quindicesimo giorno del mese d’Adar,22come i giorni ne’ quali i Giudei ebbero requie dagli attacchi de’ loro nemici, e il mese in cui il loro dolore era stato mutato in gioia, il loro lutto in festa, e facessero di questi giorni de’ giorni di conviti e di gioia, nei quali gli uni manderebbero de’ regali agli altri, e si farebbero dei doni ai bisognosi.

Il giorno 13 del mese d’Adar, che doveva segnare per sempre il massacro e la sparizione d'Israele, è diventato invece quello del suo trionfo e dell'annientamento dei suoi nemici. Questi ne han fatto la tragica esperienza: Non è impunemente che ci si schiera contro il popolo di Dio. Chi lo tocca «tocca la pupilla del suo occhio» (Zaccaria 2:8; vedere Salmo 105:12 a 15).

Saremmo noi gli oggetti di minor tenerezza, noi che facciamo parte del popolo celeste, della Sposa di Cristo? Israele in cattività porta bene i caratteri d’una nazione «sparsa lontano e rovinata... un popolo meraviglioso... una nazione che aspetta, aspetta, e che è calpestata» (Isaia 18:2, versione corretta). Dio, per il quale questo popolo è meraviglioso perché da esso è nato il Salvatore del mondo, metterà in opera i suoi mezzi più potenti per liberare questa nazione che il mondo calpesta.

Com’è ricco questo libro d'Ester, di cui avremmo potuto pensare a prima vista che contenesse poca edificazione! Che posto dà a Gesù abbassato ed esaltato! Che orizzonti scopre sull'avvenire d'Israele, sul suo riposo e sulla sua gioia (vers. 17), quella gioia del regno che l'aspetta al termine di tutte le sue sofferenze!

Ester 9:23-32; Ester 10:1-3
23I Giudei s’impegnarono a continuare quello che avean già cominciato a fare, e che Mardocheo avea loro scritto;24poiché Haman, figliuolo di Hammedatha, l’Agaghita, il nemico di tutti i Giudei, aveva ordito una trama contro i Giudei per distruggerli, e avea gettato il Pur, vale a dire la sorte, per sgominarli e farli perire;25ma quando Ester si fu presentata al cospetto del re, questi ordinò per iscritto che la scellerata macchinazione che Haman aveva ordita contro i Giudei fosse fatta ricadere sul capo di lui, e ch’egli e i suoi figliuoli fossero appesi alla forca.26Perciò que’ giorni furon detti Purim, dal termine Pur. Conforme quindi a tutto il contenuto di quella lettera, in seguito a tutto quello che avean visto a questo proposito e ch’era loro avvenuto,27i Giudei stabilirono e presero per sé, per la loro progenie e per tutti quelli che si aggiungerebbero a loro, l’impegno inviolabile di celebrare ogni anno que’ due giorni secondo il tenore di quello scritto e al tempo fissato.28Que’ giorni dovevano esser commemorati e celebrati di generazione in generazione, in ogni famiglia, in ogni provincia, in ogni città; e que’ giorni di Purim non dovevano cessar mai d’esser celebrati fra i Giudei, e il loro ricordo non dovea mai cancellarsi fra i loro discendenti.29La regina Ester, figliuola d’Abihail, e il Giudeo Mardocheo riscrissero con ogni autorità, per dar peso a questa loro seconda lettera relativa ai Purim.30E si mandaron delle lettere a tutti i Giudei nelle centoventisette province del regno di Assuero: lettere contenenti parole di pace e di fedeltà,31per fissar bene que’ giorni di Purim nelle loro date precise, come li aveano ordinati il Giudeo Mardocheo e la regina Ester, e com’essi stessi li aveano stabiliti per sé e per i loro discendenti, in occasione del loro digiuno e del loro grido.32Così l’ordine d’Ester fissò l’istituzione dei Purim, e ciò fu scritto in un libro.
1Il re Assuero impose un tributo al paese e alle isole del mare.2Or quanto a tutti i fatti concernenti la potenza e il valore di Mardocheo e quanto alla completa descrizione della sua grandezza e del come il re lo ingrandì, sono cose scritte nel libro delle Cronache dei re di Media e di Persia.3Poiché il Giudeo Mardocheo era il secondo dopo il re Assuero: grande fra i Giudei, e amato dalla moltitudine dei suoi fratelli; cercò il bene del suo popolo, e parlò per la pace di tutta la sua stirpe.

Così, d’anno in anno, la grande liberazione di cui il popolo è stato l'oggetto dovrà essere commemorata dalla festa dei Purim.

La cristianità, con sentimenti diversi, celebra ogni anno la nascita e la morte del Salvatore. Certo, dobbiamo rallegrarci di ciò che molti son condotti in tal modo a pensare almeno una volta all’anno a quei meravigliosi avvenimenti. Ed ogni fine d'anno è, per noi pure, una occasione per benedire Dio per tutte le grazie concesse. Possiamo noi, non solo ogni anno, ma ogni primo giorno della settimana, e in verità ogni giorno della nostra vita, ricordarci della nostra gloriosa redenzione, del nostro glorioso Redentore.

Egli ci appare una volta di più al cap. 10 sotto i caratteri di Mardocheo: «Grande... amato dalla moltitudine dei suoi fratelli, cercò il bene... parlò per la pace...» (vers. 3). In tutto questo noi contempliamo Gesù, che, essendo servitore, ha agito saviamente e in conseguenza deve essere esaltato ed elevato, reso sommamente eccelso (Isaia 53:12; vedere anche Filippesi 2:9 a 11). Ma Egli è ugualmente degno di occupare il primo posto nei nostri pensieri e nel nostro cuore (Colossesi 1, fine del vers. 18). DiamoGli questo posto fin d’ora.


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