Giobbe 1:1-12
1C’era nel paese di Uz un uomo che si chiamava Giobbe. Quest’uomo era integro e retto; temeva Iddio e fuggiva il male.2Gli erano nati sette figliuoli e tre figliuole;3possedeva settemila pecore, tremila cammelli, cinquecento paia di bovi, cinquecento asine e una servitù molto numerosa. E quest’uomo era il più grande di tutti gli Orientali.4I suoi figliuoli solevano andare gli uni dagli altri e darsi un convito, ciascuno nel suo giorno: e mandavano a chiamare le loro tre sorelle perché venissero a mangiare e a bere con loro.5E quando la serie dei giorni di convito era finita Giobbe li faceva venire per purificarli; si levava di buon mattino, e offriva un olocausto per ciascun d’essi, perché diceva: "Può darsi che i miei figliuoli abbian peccato ed abbiano rinnegato Iddio in cuor loro". E Giobbe faceva sempre così.6Or accadde un giorno, che i figliuoli di Dio vennero a presentarsi davanti all’Eterno, e Satana venne anch’egli in mezzo a loro.7E l’Eterno disse a Satana: "Donde vieni?" E Satana rispose all’Eterno: "Dal percorrere la terra e dal passeggiare per essa".8E l’Eterno disse a Satana: "Hai tu notato il mio servo Giobbe? Non ce n’è un altro sulla terra che come lui sia integro, retto, tema Iddio e fugga il male".9E Satana rispose all’Eterno: "E’ egli forse per nulla che Giobbe teme Iddio?10Non l’hai tu circondato d’un riparo, lui, la sua casa, e tutto quel che possiede? Tu hai benedetto l’opera delle e mani, e il suo bestiame ricopre tutto il paese.11Ma stendi un po’ la tua mano, tocca quanto egli possiede, e vedrai se non ti rinnega in faccia".12E l’Eterno disse a Satana: "Ebbene! tutto quello che possiede e in tuo potere; soltanto, non stender la mano sulla sua persona". E Satana si ritirò dalla presenza dell’Eterno.

Il libro di Giobbe è del tutto differente di quelli che lo precedono. È anzitutto un libro poetico, almeno in gran parte. In secondo luogo, è molto antico; si suppone che sia stato scritto prima dei libri di Mosè. Infine, i suoi personaggi sono scelti fuori del popolo d'Israele. Questi due ultimi caratteri sottolineano quanto sia importante l'insegnamento di questo libro! Questa lezione, antica quanto la storia dell'uomo, concerne non soltanto la famiglia d'Abrahamo, ma ogni creatura. Chiediamo a Dio di insegnarcela assieme a Giobbe. I primi versetti (1-5) ci informano chi è quest'uomo, ciò che possiede, quel che fa per i suoi. I seguenti ci rivelano quel che avviene a suo riguardo nel cielo. Il temibile Accusatore (Satana) entra in scena (Apoc. 12:10). Ma notiamo due cose rassicuranti: 1° L'Eterno incomincia (attacca) l'azione per primo. 2° Il permesso che concede a Satana è rigorosamente limitato. Infine non dimentichiamo mai la preziosa domanda di Romani 8:33... né il vers. 28 dello stesso capitolo. Vedremo che «tutte le cose» (le prove dopo la prosperità) cooperano al bene di colui che ama Dio.

Giobbe 1:13-22
13Or accadde che un giorno, mentre suoi figliuoli e le sue figliuole mangiavano e bevevano del vino in casa del loro fratello maggiore, giunse a Giobbe un messaggero a dirgli:14"I buoi stavano arando e le asine pascevano lì appresso,15quand’ecco i Sabei son piombati loro addosso e li hanno portati via; hanno passato a fil di spada servitori, e io solo son potuto scampare per venire a dirtelo".16Quello parlava ancora, quando ne giunse un altro a dire: "Il fuoco di Dio e caduto dal cielo, ha colpito le pecore e i servitori, e li ha divorati; e io solo son potuto scampare per venire a dirtelo".17Quello parlava ancora, quando ne giunse un altro a dire: "I Caldei hanno formato tre bande, si son gettati sui cammelli e li han portati via; hanno passato a fil di spada i servitori, e io solo son potuto scampare per venire a dirtelo".18Quello parlava ancora, quando ne giunse un altro a dire: "I tuoi figliuoli e le tue figliuole mangiavano e bevevano del vino in casa del loro fratello maggiore;19ed ecco che un gran vento, venuto dall’altra parte del deserto, ha investito i quattro canti della casa, ch’è caduta sui giovani; ed essi sono morti; e io solo son potuto scampare per venire a dirtelo".20Allora Giobbe si alzò e si stracciò il mantello e si rase il capo e si prostrò a terra e adorò e disse:21"Nudo sono uscito dal seno di mia madre, e nudo tornerò in seno della terra; l’Eterno ha dato, l’Eterno ha tolto; sia benedetto il nome dell’Eterno".22In tutto questo Giobbe non peccò e non attribuì a Dio nulla di mal fatto.

Fin qui l'Eterno aveva circondato il suo servitore Giobbe d'una siepe di protezione (vers. 10). Guardiamoci intorno! Non c'è forse una simile barriera, posta da Colui che ci guarda? Quali sono i pali e le traverse?: La vigilanza dei nostri genitori, il loro affetto, quello dei nostri amici cristiani, l'ammaestramento ricevuto nelle radunanze... Siamo riconoscenti per tutto ciò che ci preserva così dal inondo e dal male. E guardiamoci bene dall'oltrepassare questa siepe o dal demolirla! (Ecclesiaste 10:8).

Satana ha ottenuto il permesso di agire (parag. Luca 22:31). Egli sceglie il giorno propizio e, con una fretta che sottolinea il suo odio, colpisce lo sventurato Giobbe con quattro colpi progressivi. In un momento il nostro patriarca, senza aver avuto tempo di riaversi, si trova spogliato di tutta la sua prosperità e privato dei suoi dieci figli. Ritto in mezzo a quelle rovine, non ne è scosso. Mostra così che la sua fiducia non era riposta nei beni ricevuti, ma in Colui che li aveva dati. «È per nulla che Giobbe teme Iddio?» aveva domandato Satana (vers. 9). Giobbe risponde mostrando per grazia che, anche quando non ha più nulla, continua a temere Dio.

Giobbe 2:1-13
1Or accadde un giorno, che i figliuoli di Dio vennero a presentarsi davanti all’Eterno, e Satana venne anch’egli in mezzo a loro a presentarsi davanti all’Eterno.2E l’Eterno disse a Satana: "Donde vieni?" E Satana rispose all’Eterno: "Dal percorrere la terra e dal passeggiare per essa". E l’Eterno disse a Satana:3"Hai tu notato il mio servo Giobbe? Non ce n’è un altro sulla terra che come lui sia integro, retto, tema Iddio e fugga il male. Egli si mantiene saldo nella sua integrità benché tu m’abbia incitato contro di lui per rovinarlo senza alcun motivo".4E Satana rispose all’Eterno: "Pelle per pelle! L’uomo dà tutto quel che possiede per la sua vita;5ma stendi un po’ la tua mano, toccagli le ossa e la carne, e vedrai se non ti rinnega in faccia".6E l’Eterno disse a Satana: "Ebbene esso è in tuo potere; soltanto, rispetta la sua vita".7E Satana si ritirò dalla presenza dell’Eterno e colpì Giobbe d’un’ulcera maligna dalla pianta de’ piedi al sommo del capo; e Giobbe prese un coccio per grattarsi, e stava seduto nella cenere.8E sua moglie gli disse: "Ancora stai saldo nella tua integrità?9Ma lascia stare Iddio, e muori!"10E Giobbe a lei: "Tu parli da donna insensata! Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo d’accettare il male?" In tutto questo Giobbe non peccò con le sue labbra.11Or tre amici di Giobbe, Elifaz di Teman, Bildad di Suach e Tsofar di Naama, avendo udito tutti questi mali che gli eran piombati addosso, partirono, ciascuno dal suo paese e si misero d’accordo per venire a condolersi con lui e a consolarlo.12E, levati gli occhi da lontano, essi non lo riconobbero, e alzarono la voce e piansero; si stracciarono i mantelli e si cosparsero il capo di polvere gittandola verso il cielo.13E rimasero seduti per terra, presso a lui, sette giorni e sette notti; e nessuno di loro gli disse verbo, perché vedevano che il suo dolore era molto grande.

Col permesso dell'Eterno, Satana ha lanciato un nuovo assalto contro Giobbe. Dopo aver distrutto i suoi beni e la sua famiglia, eccolo appigliarsi alla sua persona. La moglie di Giobbe non può sopportare oltre. «Maledici Dio e muori» (versione francese) gli dice ella. Nuova prova per il nostro patriarca! Ma egli sta saldo, accettando il male (cioè la sofferenza), come il bene «dalla mano di Dio» (vedere Lamentazioni di Geremia 3:38). Noi, che sovente ci irritiamo per così poco, quale esempio abbiamo in Giobbe I Tuttavia egli c'insegna una lezione ancor più importante: La nostra tendenza è sempre quella di fermarci alle cause esteriori delle nostre difficoltà. Ma per Giobbe non sono i Sabei, né i Caldei, neppur Satana, i responsabili delle sue sventure. Egli riconosce, dietro questi agenti, la mano di Dio (soltanto non sa ancora che è una mano d'amore). E noi abbiamo un Modello incomparabilmente maggiore: Colui che riceveva ogni cosa dalla mano del suo Padre, compreso il calice dell'ira di Dio contro il peccato (Giov. 18:11).

Il capitolo termina su una scena di grandezza: quattro savî, quattro vecchi rimangono seduti per terra, presso di lui, sette giorni in silenzio, dinanzi ad un dolore senza simile, dinanzi ad un profondo mistero.

Giobbe 3:1-26
1Allora Giobbe aprì la bocca e maledisse il giorno della sua nascita.2E prese a dire così:3"Perisca il giorno ch’io nacqui e la notte che disse: "E’ concepito un maschio!"4Quel giorno si converta in tenebre, non se ne curi Iddio dall’alto, né splenda sovr’esso raggio di luce!5Se lo riprendano le tenebre e l’ombra di morte, resti sovr’esso una fitta nuvola, le eclissi lo riempian di paura!6Quella notte diventi preda d’un buio cupo, non abbia la gioia di contar tra i giorni dell’anno, non entri nel novero de’ mesi!7Quella notte sia notte sterile, e non vi s’oda grido di gioia.8La maledicano quei che maledicono i giorni e sono esperti nell’evocare il drago.9Si oscurino le stelle del suo crepuscolo, aspetti la luce e la luce non venga, e non miri le palpebre dell’alba,10poiché non chiuse la porta del seno che mi portava, e non celò l’affanno agli occhi miei.11Perché non morii nel seno di mia madre? Perché non spirai appena uscito dalle sue viscere?12Perché trovai delle ginocchia per ricevermi e delle mammelle da poppare?13Ora mi giacerei tranquillo, dormirei, ed avrei così riposo14coi re e coi consiglieri della terra che si edificarono mausolei,15coi principi che possedean dell’oro e che empiron d’argento le lor case;16o, come l’aborto nascosto, non esisterei, sarei come i feti che non videro la luce.17Là cessano gli empi di tormentare gli altri. Là riposano gli stanchi,18là i prigioni han requie tutti insieme, senz’udir voce d’aguzzino.19Piccoli e grandi sono là del pari, e lo schiavo è libero del suo padrone.20Perché dar la luce all’infelice e la vita a chi ha l’anima nell’amarezza,21i quali aspettano la morte che non viene, e la ricercano più che i tesori nascosti,22e si rallegrerebbero fino a giubilarne, esulterebbero se trovassero una tomba?23Perché dar vita a un uomo la cui via è oscura? e che Dio ha stretto in un cerchio?24Io sospiro anche quando prendo il mio cibo, e i miei gemiti si spandono com’acqua.25Non appena temo un male, ch’esso mi colpisce; e quel che pavento, mi piomba addosso.26Non trovo posa, né requie, né pace, il tormento è continuo!"

Come ondate successive, sette prove si sono sferrate su Giobbe. Il Nemico (il cui odio è sempre eccitato dall'amore di Dio per i suoi) ha colpito il patriarca a cinque riprese: nei suoi beni tre volte, nei suoi figli, nella sua salute. Il sesto colpo è stato inferto dalla propria moglie, ma l'uomo di Dio è rimasto irremovibile. Giunge allora la settima prova da dove non si aspettava. Tre amici venerabili si sono messi d'accordo per fare a Giobbe una visita di condoglianze. E quel che gli assalti furiosi di Satana non son riusciti a produrre, il modo di procedere di questi amici lo compirà. Essi gli sono vicini, muti, che considerano nella sua desolazione colui che avevano conosciuto e onorato nella sua prosperità. Giobbe non può sopportare di dar loro in ispettacolo la sua miseria. Allora maledice il giorno della sua nascita. Possiamo noi piuttosto, per quel che ci concerne, «benedire il giorno che nascemmo», cioè ringraziare Dio per il dono della vita, con tutti i privilegi che vi si riferiscono (vedere Salmo 139:14). E più ancora, per il dono della vita nuova... se la possediamo! Giobbe si augura la morte. Ma nella sua sapienza e nel suo amore Iddio non aveva permesso a Satana di andare fino a quel punto (cap. 2:6).

Giobbe 4:1-21
1Allora Elifaz di Teman rispose disse:2"Se provassimo a dirti una parola ti darebbe fastidio? Ma chi potrebbe trattener le parole?3Ecco tu n’hai ammaestrati molti, hai fortificato le mani stanche;4le tue parole hanno rialzato chi stava cadendo, hai raffermato le ginocchia vacillanti;5e ora che il male piomba su te, tu ti lasci abbattere; ora ch’è giunto fino a te, sei tutto smarrito.6La tua pietà non è forse la tua fiducia, e l’integrità della tua vita la speranza tua?7Ricorda: quale innocente perì mai? e dove furono gli uomini retti mai distrutti?8Io per me ho visto che coloro che arano iniquità e seminano tormenti, ne mietono i frutti.9Al soffio di Dio essi periscono, dal vento del suo corruccio son consumati.10Spenta è la voce del ruggente, sono spezzati i denti dei leoncelli.11Perisce per mancanza di preda il forte leone, e restan dispersi i piccini della leonessa.12Una parola m’è furtivamente giunta, e il mio orecchio ne ha còlto il lieve sussurro.13Fra i pensieri delle visioni notturne, quando un sonno profondo cade sui mortali,14uno spavento mi prese, un tremore che mi fece fremer tutte l’ossa.15Uno spirito mi passò dinanzi, e i peli mi si rizzarono addosso.16Si fermò, ma non riconobbi il suo sembiante; una figura mi stava davanti agli occhi e udii una voce sommessa che diceva:17"Può il mortale esser giusto dinanzi a Dio? Può l’uomo esser puro dinanzi al suo Fattore?18Ecco, Iddio non si fida de’ suoi propri servi, e trova difetti nei suoi angeli;19quanto più in quelli che stanno in case d’argilla, che han per fondamento la polvere e son schiacciati al par delle tignuole!20Tra la mattina e la sera sono infranti; periscono per sempre, senza che alcuno se ne accorga.21La corda della lor tenda, ecco, è strappata, e muoion senza posseder la sapienza".

Gli amici di Giobbe ad uno ad uno prendon la parola. Che cosa diranno di consolante questi consolatori? Con quale sapienza questi savî istruiranno il loro infelice amico e calmeranno la sua disperazione? Avranno essi, come il divino Dottore più tardi, quella lingua dei sapienti che sa «sostenere con la parola lo stanco»? (Isaia 50:4). Al contrario, vedremo che i loro discorsi non faranno che esasperare a poco a poco il povero Giobbe! Non è che i loro argomenti manchino di sapienza! Vi troviamo delle grandi verità che fan parte della Parola ispirata. Certi versetti sono persino citati nel Nuovo Testamento (per es. cap. 5:13 in 1 Corinzi 3:19). Ma Elifaz, Bildad e Tsofar fanno di queste verità una falsa applicazione al caso di Giobbe. Anche noi possiamo conoscere molte verità, come quei tre uomini... e citarle non a proposito. «Com'è buona una parola detta a tempo!» (Proverbi 15:23).

Elifaz nei versetti 3 e 4 rende buona testimonianza a Giobbe, il quale, prima d'essere lui stesso sotto disciplina, aveva rinfrancate le mani cadenti e le ginocchia vacillanti (Ebrei 12:12). Ebbene, dice abbastanza rudemente al suo amico, è ora di mettere tu stesso in pratica ciò che hai insegnato agli altri! (vedere Romani 2:21).

Giobbe 5:1-27
1Chiama pure! C’è forse chi ti risponda? E a qual dei santi vorrai tu rivolgerti?2No, il cruccio non uccide che l’insensato e l’irritazione non fa morir che lo stolto.3Io ho veduto l’insensato prender radice, ma ben tosto ho dovuto maledirne la dimora.4I suoi figli van privi di soccorso, sono oppressi alla porta, e non c’è chi li difenda.5L’affamato gli divora la raccolta, gliela rapisce perfino di tra le spine; e l’assetato gli trangugia i beni.6Ché la sventura non spunta dalla terra né il dolore germina dal suolo;7ma l’uomo nasce per soffrire, come la favilla per volare in alto.8Io però vorrei cercar di Dio, e a Dio vorrei esporre la mia causa:9a lui, che fa cose grandi, imperscrutabili, maraviglie senza numero;10che spande la pioggia sopra la terra e manda le acque sui campi;11che innalza quelli ch’erano abbassati e pone in salvo gli afflitti in luogo elevato;12che sventa i disegni degli astuti sicché le loro mani non giungono ad eseguirli;13che prende gli abili nella loro astuzia, sì che il consiglio degli scaltri va in rovina.14Di giorno essi incorron nelle tenebre, in pien mezzodì brancolan come di notte;15ma Iddio salva il meschino dalla spada della lor bocca, e il povero di man del potente.16E così pel misero v’è speranza, mentre l’iniquità ha la bocca chiusa.17Beato l’uomo che Dio castiga! E tu non isdegnar la correzione dell’Onnipotente;18giacché egli fa la piaga, poi la fascia; egli ferisce, ma le sue mani guariscono.19In sei distrette egli sarà il tuo liberatore e in sette il male non ti toccherà.20In tempo di carestia ti scamperà dalla morte, in tempo di guerra dai colpi della spada.21Sarai sottratto al flagello della lingua, non temerai quando verrà il disastro.22In mezzo al disastro e alla fame riderai, non paventerai le belve della terra;23perché avrai per alleate le pietre del suolo, e gli animali de’ campi saran teco in pace.24Saprai sicura la tua tenda; e, visitando i tuoi pascoli, vedrai che non ti manca nulla.25Saprai che la tua progenie moltiplica, che i tuoi rampolli crescono come l’erba de’ campi.26Scenderai maturo nella tomba, come la bica di mannelle che si ripone a suo tempo.27Ecco quel che abbiam trovato, riflettendo. Così è. Tu ascolta, e fanne tuo pro".

Il tema che i tre amici svolgeranno nei loro discorsi è il seguente: Iddio è giusto, talché non avrebbe colpito Giobbe in quel modo se questi non l'avesse meritato. Tutte le sue prove sono una punizione, un giudicio. Confessi egli i suoi peccati e sarà ristabilito! Ora, sappiamo fin dal principio di questa narrazione che Giobbe non si era reso colpevole di nessun fallo particolare. Era dunque uno sbaglio considerare la sua prova come un castigo. Ma, ad eccezione di questa parola, i vers. 17 e 18 sono un meraviglioso riassunto di tutta la sua storia. Accostiamoli a Proverbi 3:11 e 12, citato in Ebrei 12:6: «Figliuol mio, non far poca stima della disciplina del Signore, e non ti perder d'animo quando sei da Lui ripreso; perché il Signore corregge colui ch'Egli ama, e flagella ogni figliuolo ch'Egli gradisce».

L'Eterno aveva certo qualcosa da riprendere, da raddrizzare nel suo servitore: ed era, come avremo modo di vederlo, uno spirito di propria giustizia. Egli aveva fatto la piaga, ma l'avrebbe anche guarita e ciò per la felicità di Giobbe.

Colui che il Signore ama! Che straordinaria consolazione! La tempesta che Satana scatena è per il credente una prova dell'amore divino.

Giobbe 6:1-30
1Allora Giobbe rispose e disse:2"Ah, se il mio travaglio si pesasse, se le mie calamità si mettessero tutte insieme sulla bilancia!3Sarebbero trovati più pesanti che la sabbia del mare. Ecco perché le mie parole sono temerarie.4Ché le saette dell’Onnipotente mi trafiggono, lo spirito mio ne sugge il veleno; i terrori di Dio si schierano in battaglia contro me.5L’asino salvatico raglia forse quand’ha l’erba davanti? mugghia forse il bue davanti alla pastura?6Si può egli mangiar ciò ch’è scipito e senza sale? c’è qualche gusto in un chiaro d’uovo?7L’anima mia rifiuta di toccare una simil cosa, essa è per me come un cibo ripugnante.8Oh, m’avvenisse pur quello che chiedo, e mi desse Iddio quello che spero!9Volesse pure Iddio schiacciarmi, stender la mano e tagliare il filo de’ miei giorni!10Sarebbe questo un conforto per me, esulterei nei dolori ch’egli non mi risparmia; giacché non ho rinnegato le parole del Santo.11Che è mai la mia forza perch’io speri ancora? Che fine m’aspetta perch’io sia paziente?12La mia forza è essa forza di pietra? e la mia carne, carne di rame?13Non son io ridotto senza energia, e non m’è forse tolta ogni speranza di guarire?14Pietà deve l’amico a colui che soccombe, quand’anche abbandoni il timor dell’Onnipotente.15Ma i fratelli miei si son mostrati infidi come un torrente, come l’acqua di torrenti che passano.16Il ghiaccio li rende torbidi, e la neve vi si scioglie;17ma passato il tempo delle piene, svaniscono; quando sentono il caldo, scompariscono dal loro luogo.18Le carovane che si dirigon là mutano strada, s’inoltran nel deserto, e vi periscono.19Le carovane di Tema li cercavan collo sguardo, i viandanti di Sceba ci contavan su,20ma furon delusi nella loro fiducia; giunti sul luogo, rimasero confusi.21Tali siete divenuti voi per me: vedete uno che fa orrore, e vi prende la paura.22V’ho forse detto: "Datemi qualcosa" o "co’ vostri beni fate un donativo a favor mio",23o "liberatemi dalla stretta del nemico, o "scampatemi di man dei prepotenti"?24Ammaestratemi, e mi starò in silenzio; fatemi capire in che cosa ho errato.25Quanto sono efficaci le parole rette! Ma la vostra riprensione che vale?26Volete dunque biasimar delle parole? Ma le parole d’un disperato se le porta il vento!27Voi sareste capaci di trar la sorte sull’orfano, e di contrattare il vostro amico!28Ma pure vi piaccia di rivolgervi a guardarmi, e vedete s’io vi menta in faccia.29Mutate consiglio! Non vi sia in voi iniquità! Mutate consiglio, la mia giustizia sussiste.30V’è qualche iniquità sulla mia lingua? Il mio palato non distingue più quel ch’è male?

Ogni discorso di ciascuno dei suoi amici dà luogo ad una risposta di Giobbe. Egli sente benissimo che il suo eccessivo dolore gli fa pronunciare delle «parole temerarie» (vers. 3). Diffidiamo delle parole che siamo capaci di pronunciare in uno stato d'eccitamento... o di ira. «Che fine m'aspetta perch'io sia paziente?», chiede Giobbe al vers. 11. «La pazienza di Giobbe», a cui l'epistola di Giacomo rende testimonianza, aveva resistito fino alla sesta prova. E prima ch'egli potesse conoscere «la sua fine», o piuttosto la meravigliosa «fine del Signore» verso lui, era necessario precisamente che questa pazienza avesse avuto «la sua opera compiuta» in lui. La produrrà la prova della fede (Giacomo 1:3-4; 5:11). Come Giobbe, abbiamo sempre premura di conoscere la fine di quel che ci accade. Ma Iddio, nella sua saviezza, generalmente non ce la rivela in anticipo, onde insegnarci la vera pazienza, quella che non ha bisogno di comprendere per sottomettersi e contare su di Lui.

Giobbe ha imparato una prima lezione, cioè che in lui non v'è soccorso, che è senza energia (vers. 13).È una buona cosa aver capito questo. E non è necessario attraversare tante prove come Giobbe per esserne convinto.

Giobbe 7:1-21
1La vita dell’uomo sulla terra è una milizia; i giorni suoi son simili ai giorni d’un operaio.2Come lo schiavo anela l’ombra e come l’operaio aspetta il suo salario,3così a me toccan mesi di sciagura, e mi sono assegnate notti di dolore.4Non appena mi corico, dico: "Quando mi leverò?" Ma la notte si prolunga, e mi sazio d’agitazioni infino all’alba.5La mia carne è coperta di vermi e di croste terrose, la mia pelle si richiude, poi riprende a suppurare.6I miei giorni sen vanno più veloci della spola, si consumano senza speranza.7Ricordati, che la mia vita e un soffio! L’occhio mio non vedrà più il bene.8Lo sguardo di chi ora mi vede non mi potrà più scorgere; gli occhi tuoi mi cercheranno, ma io non sarò più.9La nuvola svanisce e si dilegua; così chi scende nel soggiorno de’ morti non ne risalirà;10non tornerà più nella sua casa, e il luogo ove stava non lo riconoscerà più.11Io, perciò, non terrò chiusa la bocca; nell’angoscia del mio spirito io parlerò, mi lamenterò nell’amarezza dell’anima mia.12Son io forse il mare o un mostro marino che tu ponga intorno a me una guardia?13Quando dico: "Il mio letto mi darà sollievo, il mio giaciglio allevierà la mia pena",14tu mi sgomenti con sogni, e mi spaventi con visioni;15sicché l’anima mia preferisce soffocare, preferisce a queste ossa la morte.16Io mi vo struggendo; non vivrò sempre; deh, lasciami stare; i giorni miei non son che un soffio.17Che cosa è l’uomo che tu ne faccia tanto caso, che tu ponga mente ad esso,18e lo visiti ogni mattina e lo metta alla prova ad ogni istante?19Quando cesserai di tener lo sguardo fisso su me? Quando mi darai tempo d’inghiottir la mia saliva?20Se ho peccato, che ho fatto a te, o guardiano degli uomini? Perché hai fatto di me il tuo bersaglio? A tal punto che son divenuto un peso a me stesso?21E perché non perdoni le mie trasgressioni e non cancelli la mia iniquità? Poiché presto giacerò nella polvere; e tu mi cercherai, ma io non sarò più".

Giobbe rivolge la fine del suo discorso non più a Elifaz, ma all'Eterno. Egli fa in riassunto un quadro della condizione dell'uomo sulla terra: Una vita di travaglio è la sua parte. Al cap. 14:1 egli aggiungerà che è sazio d'affanni. Non avrebbe potuto dir questo quando godeva della prosperità. Quando noi stessi siamo nel dolore e nel bisogno siamo in grado di comprendere in seguito i dolori e i bisogni degli altri. È detto del Signore Gesù che «in quanto egli stesso ha sofferto essendo tentato, può soccorrere quelli che sono tentati» e»simpatizzare con noi nelle nostre infermità» (Ebrei 2:18; 4:15). I momenti difficili che possiamo attraversare ci prepareranno ad un servizio: quello di «consolare quelli che si trovano in qualunque afflizione, mediante la consolazione onde noi stessi siam da Dio consolati» (2 Corinzi 1:4).

Paragoniamo i versetti 17 e 18 con il versetto 4 del Salmo 8, quasi simile. Questo Salmo 8, che ci presenta Cristo, il Figliuol dell'uomo, il secondo Adamo, costituisce una meravigliosa risposta alla domanda disperata dei versetti 17 e 18 (vedere Romani 5:12...; 1 Corinzi 15:22 e 45).

Giobbe 8:1-22
1Allora Bildad di Suach rispose e disse:2"Fino a quando terrai tu questi discorsi e saran le parole della tua bocca come un vento impetuoso?3Iddio perverte egli il giudizio? L’Onnipotente perverte egli la giustizia?4Se i tuoi figliuoli han peccato contro lui, egli li ha dati in balìa del loro misfatto;5ma tu, se ricorri a Dio e implori grazia dall’Onnipotente,6se proprio sei puro e integro, certo egli sorgerà in tuo favore, e restaurerà la dimora della tua giustizia.7Così sarà stato piccolo il tuo principio, ma la tua fine sarà grande oltre modo.8Interroga le passate generazioni, rifletti sull’esperienza de’ padri;9giacché noi siam d’ieri e non sappiamo nulla; i nostri giorni sulla terra non son che un’ombra;10ma quelli certo t’insegneranno, ti parleranno, e dal loro cuore trarranno discorsi.11Può il papiro crescere ove non c’è limo? Il giunco viene egli su senz’acqua?12Mentre son verdi ancora, e senza che li si tagli, prima di tutte l’erbe, seccano.13Tale la sorte di tutti quei che dimenticano Dio, e la speranza dell’empio perirà.14La sua baldanza è troncata, la sua fiducia e come una tela di ragno.15Egli s’appoggia alla sua casa, ma essa non regge; vi s’aggrappa, ma quella non sta salda.16Egli verdeggia al sole, e i suoi rami si protendono sul suo giardino;17le sue radici s’intrecciano sul mucchio delle macerie, penetra fra le pietre della casa.18Ma divelto che sia dal suo luogo, questo lo rinnega e gli dice: "Non ti ho mai veduto!"19Ecco il gaudio che gli procura la sua condotta! E dalla polvere altri dopo lui germoglieranno.20No, Iddio non rigetta l’uomo integro, ne porge aiuto a quelli che fanno il male.21Egli renderà ancora il sorriso alla tua bocca, e sulle tue labbra metterà canti d’esultanza.22Quelli che t’odiano saran coperti di vergogna, e la tenda degli empi sparirà".

Ascoltiamo ora quel che Bildad ha da dire: Per lui la questione è semplice: la morte dei figli di Giobbe è la conseguenza della loro trasgressione (vers. 4). Hanno peccato e Iddio li ha colpiti. Crudele parola per il povero Giobbe che dianzi si levava di buon mattino e offriva degli olocausti per i suoi figli (capitolo 1:5). È come se il suo amico gli avesse detto: Le tue preghiere erano inutili; Iddio non ti ha ascoltato e non ha voluto salvare i tuoi figli.

Bildad non osa ancora dire francamente che le sventure di Giobbe stesso erano il risultato dei suoi peccati, perciò comincia col parlare dei suoi figli.

I tre amici non conoscono Dio che come un giusto Giudice. Certamente, la giustizia dell'Onnipotente (vers. 3) è un lato della verità. È persino tanto perfetta che quando il suo proprio Figliuolo si è caricato dei nostri peccati, Iddio è stato obbligato di colpirlo con la sua ira. Ma la croce, ove questa prova suprema della sua giustizia è stata data, ci reca ad un tempo la più meravigliosa prova del suo amore. Se si parla alle anime di giustizia senza amore, si spingono allo scoraggiamento o alla propria giustificazione. È il doppio effetto che i ragionamenti dei suoi amici produrrano su Giobbe.

Giobbe 9:1-21
1Allora Giobbe rispose e disse:2"Sì, certo, io so ch’egli e così; e come sarebbe il mortale giusto davanti a Dio?3Se all’uomo piacesse di piatir con Dio, non potrebbe rispondergli sovra un punto fra mille.4Dio è savio di cuore, è grande in potenza; chi gli ha tenuto fronte e se n’è trovato bene?5Egli trasporta le montagne senza che se ne avvedano, nel suo furore le sconvolge.6Egli scuote la terra dalle sue basi, e le sue colonne tremano.7Comanda al sole, ed esso non si leva; mette un sigillo sulle stelle.8Da solo spiega i cieli, e cammina sulle più alte onde del mare.9E’ il creatore dell’Orsa, d’Orione, delle Pleiadi, e delle misteriose regioni del cielo australe.10Egli fa cose grandi e imperscrutabili, maraviglie senza numero.11Ecco, ei mi passa vicino, ed io nol veggo; mi scivola daccanto e non me n’accorgo.12Ecco afferra la preda, e chi si opporrà? Chi oserà dirgli: "Che fai?"13Iddio non ritira la sua collera; sotto di lui si curvano i campioni della superbia.14E io, come farei a rispondergli, a sceglier le mie parole per discuter con lui?15Avessi anche ragione, non gli replicherei, ma chiederei mercé al mio giudice.16S’io lo invocassi ed egli mi rispondesse, non però crederei che avesse dato ascolto alla mia voce;17egli che mi piomba addosso dal seno della tempesta, che moltiplica senza motivo le mie piaghe,18che non mi lascia riprender fiato, e mi sazia d’amarezza.19Se si tratta di forza, ecco, egli è potente; se di diritto, ei dice: "Chi mi fisserà un giorno per comparire"?20Fossi pur giusto, la mia bocca stessa mi condannerebbe; fossi pure integro, essa mi farebbe dichiarar perverso.21Integro! Sì, lo sono! di me non mi preme, io disprezzo la vita!

Bildad ha sottolineato la giustizia inflessibile di Dio. Giobbe non può che essere d'accordo con lui. Ma allora sorge la grande domanda: «Come sarebbe il mortale giusto davanti a Dio?» (vers. 2). Questa questione ha tormentato molti savî e pensatori fin dalle origini del mondo! La risposta non si trova nei ragionamenti e nella filosofia degli uomini. E neppure è nelle opere potenti del Creatore, di cui Giobbe dà qui alcuni esempi. La troviamo nella Parola! Dopo aver stabilito che «non c'è nessun giusto, neppure uno», essa annunzia la meravigliosa notizia: noi siamo «giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù...» E ad un tempo: «l'uomo è giustificato mediante la fede...» (Romani 3:10, 24, 28 — vedere anche Tito 3:7; 1 Corinzi 6:11; Galati 3:24).

A partire dal vers. 15, Giobbe esprime la sua totale impotenza. Fra Dio e lui la lotta è ineguale. Egli si stima schiacciato da un Giudice spietato, che senza motivo moltiplica le sue piaghe (vers. 15:17). Tristi pensieri per un credente! — Noi possediamo un Padre tenero in Gesù. Nessuna circostanza ce lo faccia dimenticare!

Giobbe 9:22-35
22Per me è tutt’uno! perciò dico: "Egli distrugge ugualmente l’integro ed il malvagio.23Se un flagello, a un tratto, semina la morte, egli ride dello sgomento degli innocenti.24La terra è data in balìa dei malvagi; ei vela gli occhi ai giudici di essa; se non è lui, chi è dunque"?25E i miei giorni se ne vanno più veloci d’un corriere; fuggono via senz’aver visto il bene;26passan rapidi come navicelle di giunchi, come l’aquila che piomba sulla preda.27Se dico: "Voglio dimenticare il mio lamento, deporre quest’aria triste e rasserenarmi",28sono spaventato di tutti i miei dolori, so che non mi terrai per innocente.29Io sarò condannato; perché dunque affaticarmi invano?30Quand’anche mi lavassi con la neve e mi nettassi le mani col sapone,31tu mi tufferesti nel fango d’una fossa, le mie vesti stesse m’avrebbero in orrore.32Dio non è un uomo come me, perch’io gli risponda e che possiam comparire in giudizio assieme.33Non c’è fra noi un arbitro, che posi la mano su tutti e due!34Ritiri Iddio d’addosso a me la sua verga; cessi dallo spaventarmi il suo terrore;35allora io parlerò senza temerlo, giacché sento di non essere quel colpevole che sembro.

Al capitolo 7, vers. 6, Giobbe aveva paragonato la fuga dei suoi giorni alla spola del tessitore, che passa e ripassa attraverso i fili conduttori della sua esistenza. Adopera qui la figura d'un corriere, poi quella della navicella di giunchi trasportata dalla rapida corrente (vedete anche Giacomo 4:14). Benché all'età giovanile non ci se ne renda conto, la testimonianza di tutti i vecchi è unanime: La vita è in realtà presto trascorsa.

No, non è possibile trattenerli questi giorni che fuggono senza ritorno. Invece, il modo in cui li adoperiamo può dar loro un valore eterno. Adoperati per il mondo, il tempo li dissipa in vanità menzognere. Ma se sono utilizzati per il Signore, i brevi momenti durante i quali siamo sulla terra possono portare un frutto che dimora (Giovanni 15:16).

Prima di terminare desideriamo dire una parola a quelli dei nostri lettori che non appartengono ancora al Signore: Questa rapida fuga del tempo incita molte persone a godere della vita. Un poeta ha scritto: «Dell'ora fuggitiva, affrettiamoci, godiamo; l'uomo non ha porto, il tempo non ha riva...». Menzogna! Vi è una riva (Marco 4:35), esiste un porto (Salmo 107:30). E non tardate a rifugiarvici!

Giobbe 10:1-22
1L’anima mia prova disgusto della vita; vo’ dar libero corso al mio lamento, vo’ parlar nell’amarezza dell’anima mia!2Io dirò a Dio: "Non mi condannare! Fammi sapere perché contendi meco!"3Ti par egli ben fatto d’opprimere, di sprezzare l’opera delle tue mani e di favorire i disegni de’ malvagi?4Hai tu occhi di carne? Vedi tu come vede l’uomo?5I tuoi giorni son essi come i giorni del mortale, i tuoi anni son essi come gli anni degli umani,6che tu investighi tanto la mia iniquità, che t’informi così del mio peccato,7pur sapendo ch’io non son colpevole, e che non v’è chi mi liberi dalla tua mano?8Le tue mani m’hanno formato m’hanno fatto tutto quanto… e tu mi distruggi!9Deh, ricordati che m’hai plasmato come argilla… e tu mi fai ritornare in polvere!10Non m’hai tu colato come il latte e fatto rapprender come il cacio?11Tu m’hai rivestito di pelle e di carne, e m’hai intessuto d’ossa e di nervi.12Mi sei stato largo di vita e di grazia, la tua provvidenza ha vegliato sul mio spirito,13ed ecco quello che nascondevi in cuore! Sì, lo so, questo meditavi:14se avessi peccato, l’avresti ben tenuto a mente, e non m’avresti assolto dalla mia iniquità.15Se fossi stato malvagio, guai a me! Se giusto, non avrei osato alzar la fronte, sazio d’ignominia, spettatore della mia miseria.16Se l’avessi alzata, m’avresti dato la caccia come ad un leone e contro di me avresti rinnovato le tue maraviglie;17m’avresti messo a fronte nuovi testimoni, e avresti raddoppiato il tuo sdegno contro di me; legioni su legioni m’avrebbero assalito.18E allora, perché m’hai tratto dal seno di mia madre? Sarei spirato senza che occhio mi vedesse!19Sarei stato come se non fossi mai esistito, m’avrebbero portato dal seno materno alla tomba!20Non son forse pochi i giorni che mi restano? Cessi egli dunque, mi lasci stare, ond’io mi rassereni un poco,21prima ch’io me ne vada, per non più tornare, nella terra delle tenebre e dell’ombra di morte:22terra oscura come notte profonda, ove regnano l’ombra di morte ed il caos, il cui chiarore è come notte oscura".

«Ti par egli ben fatto d'opprimere?» Tale è la domanda che, nella sua amarezza, Giobbe vorrebbe porre a Dio (vers. 3). La Parola gli risponde con un versetto che non dobbiamo mai dimenticare nelle nostre prove: «Non è volentieri ch'Egli umilia ed affligge i figliuoli degli uomini» (Lamentazioni di Geremia 3:33). A più forte ragione quando si tratta dei suoi figliuoli.

Come Giobbe nei versetti 8-12, Davide al Salmo 139 (vers. 14-16) si meraviglia del modo in cui è stato creato. E la conclusione ne è la stessa: Colui che mi ha cosi «formato... intessuto d'ossa e di nervi», mi conosce fino in fondo all'anima. Come sarebbe possibile nasconderGli checchessia? La luce di Dio, i suoi occhi che investigano l'iniquità (vers. 6), ecco quel che mette Giobbe a disagio e gli fa desiderare «le tenebre dell'ombra della morte» (vers. 22). Egli si sente dinanzi all'Eterno come una preda cacciata da un leone (vers. 16). Nello stesso modo l'autore del Salmo 139 cerca anzitutto, ma invano, di sottrarsi agli sguardi di Dio. Ma, alla fine, è giunto invece a desiderare d'essere investigato e conosciuto da Lui. Che progresso quando siamo giunti là! Non abbiamo forse talvolta timore della luce divina?

Giobbe 11:1-20
1Allora Tsofar di Naama rispose e disse:2"Cotesta abbondanza di parole rimarrà ella senza risposta? Basterà egli esser loquace per aver ragione?3Varranno le tue ciance a far tacere la gente? Farai tu il beffardo, senza che alcuno ti confonda?4Tu dici a Dio: "Quel che sostengo è giusto, e io sono puro nel tuo cospetto".5Ma, oh se Iddio volesse parlare e aprir la bocca per risponderti6e rivelarti i segreti della sua sapienza poiché infinita è la sua intelligenza vedresti allora come Iddio dimentichi parte della colpa tua.7Puoi tu scandagliare le profondità di Dio? arrivare a conoscere appieno l’Onnipotente?8Si tratta di cose più alte del cielo… e tu che faresti? di cose più profonde del soggiorno de’ morti… come le conosceresti?9La lor misura è più lunga della terra, più larga del mare.10Se Dio passa, se incarcera, se chiama in giudizio, chi s’opporrà?11Poich’egli conosce gli uomini perversi, scopre senza sforzo l’iniquità.12Ma l’insensato diventerà savio, quando un puledro d’onàgro diventerà uomo.13Tu, però, se ben disponi il cuore, e protendi verso Dio le palme,14se allontani il male ch’è nelle tue mani, e non alberghi l’iniquità nelle tue tende,15allora alzerai la fronte senza macchia, sarai incrollabile, e non avrai paura di nulla;16dimenticherai i tuoi affanni; te ne ricorderai come d’acqua passata;17la tua vita sorgerà più fulgida del meriggio, l’oscurità sarà come la luce del mattino.18Sarai fiducioso perché avrai speranza; ti guarderai bene attorno e ti coricherai sicuro.19Ti metterai a giacere e niuno ti spaventerà; e molti cercheranno il tuo favore.20Ma gli occhi degli empi verranno meno; non vi sarà più rifugio per loro, e non avranno altra speranza che di esalar l’anima".

A sua volta Tsofar prende la parola. Strana consolazione, veramente! Più severo ancora dei suoi due compagni, comincia con l'accusare Giobbe di essere un loquace (vers. 2), un bugiardo e un beffardo (vers. 3). In seguito parla della sua iniquità (vers. 6). E, dal vers. 13, fa un quadro di quel che, secondo lui, bisogna fare per essere benedetto da Dio: Se tu fai questo, se tu fai quello...! Questa disposizione di spirito si chiama legalismo. Già Elifaz aveva invitato Giobbe a mettere la sua fiducia, non in Dio, ma nel suo proprio timor di Dio, nell'integrità delle sue vie (cap. 4:6). E Giobbe era precisamente troppo disposto ad appoggiarsi sulla sua pietà e sulle sue buone opere — vale a dire su se stesso — piuttosto che sull'Eterno. È quel che fanno molti inconvertiti. Sono chiamati proprî giusti. Ma i credenti (or Giobbe era uno di questi) possono ugualmente essere imbevuti di questo spirito legale e condotti a pensare bene di sè paragonandosi ad altri. Cari amici, non dimentichiamolo mai: non possiamo avere nessuna fiducia «nella carne» (Filippesi 3:3) cioè in noi stessi. Ma possiamo e dobbiamo avere un'assoluta fiducia nel Signore e nella sua grazia.

Giobbe 12:1-25
1Allora Giobbe rispose e disse:2"Voi, certo, valete quanto un popolo, e con voi morrà la sapienza.3Ma del senno ne ho anch’io al par di voi, non vi son punto inferiore; e cose come codeste chi non le sa?4Io dunque dovrei essere il ludibrio degli amici! Io che invocavo Iddio, ed ei mi rispondeva; il ludibrio io, l’uomo giusto, integro!5Lo sprezzo alla sventura è nel pensiero di chi vive contento; esso è sempre pronto per coloro a cui vacilla il piede.6Sono invece tranquille le tende de’ ladroni e chi provoca Iddio, chi si fa un dio della propria forza, se ne sta al sicuro.7Ma interroga un po’ gli animali, e te lo insegneranno; gli uccelli del cielo, e te lo mostreranno;8o parla alla terra ed essa te lo insegnerà, e i pesci del mare te lo racconteranno.9Chi non sa, fra tutte queste creature, che la mano dell’Eterno ha fatto ogni cosa,10ch’egli tiene in mano l’anima di tutto quel che vive, e lo spirito di ogni essere umano?11L’orecchio non discerne esso le parole, come il palato assaggia le vivande?12Nei vecchi si trova la sapienza e lunghezza di giorni da intelligenza.13Ma in Dio stanno la saviezza e la potenza, a lui appartengono il consiglio e l’intelligenza.14Ecco, egli abbatte, e niuno può ricostruire; Chiude un uomo in prigione, e non v’è chi gli apra.15Ecco, egli trattiene le acque, e tutto inaridisce; le lascia andare, ed esse sconvolgono la terra.16Egli possiede la forza e l’abilità; da lui dipendono chi erra e chi fa errare.17Egli manda scalzi i consiglieri, colpisce di demenza i giudici.18Scioglie i legami dell’autorità dei re e cinge i loro fianchi di catene.19Manda scalzi i sacerdoti, e rovescia i potenti.20Priva della parola i più eloquenti, e toglie il discernimento ai vecchi.21Sparge lo sprezzo sui nobili, e rallenta la cintura ai forti.22Rivela le cose recondite, facendole uscir dalle tenebre, e trae alla luce ciò ch’è avvolto in ombra di morte.23Aggrandisce i popoli e li annienta, amplia le nazioni e le riconduce nei loro confini;24Toglie il senno ai capi della terra, e li fa errare in solitudini senza sentiero.25Van brancolando nelle tenebre, senza alcuna luce, e li fa barcollare come ubriachi.

Non soltanto il povero Giobbe non è stato oggetto della misericordia che era in diritto d'aspettarsi da parte dei suoi amici (cap. 6:14), ma dichiara di essere diventato il loro ludibrio! — Egli aggiunge «il ludibrio io, l'uomo giusto, integro!» (vers. 4). L'Uomo giusto, perfetto! Non pensiamo più a Giobbe, ma a Cristo e alle ingiurie di quelli che passavano davanti alla sua croce beffandosi: «S'è confidato in Dio; lo liberi ora, s'Ei lo gradisce» (Matteo 27:43). Vale a dire: Se Dio non lo libera, è la prova che non Lo gradisce, anzi che ha meritato l'ira sua (Insomma, è così che ragionano gli amici di Giobbe a suo riguardo). «Noi lo reputavamo colpito, battuto da Dio, ed umiliato», — dirà il popolo giudeo quando ritornerà a Gesù, suo Salvatore (Isaia 53:4). Si, precisamente perché Cristo era il Giusto perfetto, ha conosciuto e sentito più di chiunque l'amarezza delle accuse ingiuste (Salmo 56:5-6). Ma la sua fiducia in Dio, la sua completa sottomissione al suo Dio non sono state scosse.

Che contrasto con Giobbe che non ha potuto sopportare né le beffe né le accuse bugiarde e che lungo tre capitoli (12-14) si farà l'avvocato della «sua causa giusta» (cap. 13:18).

Giobbe 14:1-22
1L’uomo, nato di donna, vive pochi giorni, e sazio d’affanni.2Spunta come un fiore, poi è reciso; fugge come un’ombra, e non dura.3E sopra un essere così, tu tieni gli occhi aperti! e mi fai comparir teco in giudizio!4Chi può trarre una cosa pura da una impura? Nessuno.5Giacché i suoi giorni son fissati, e il numero de’ suoi mesi dipende da te, e tu gli hai posto un termine ch’egli non può varcare,6storna da lui lo sguardo, sì ch’egli abbia un po’ di requie, e possa godere come un operaio la fine della sua giornata.7Per l’albero, almeno c’è speranza; se è tagliato, rigermoglia e continua a metter rampolli.8Quando la sua radice è invecchiata sotto terra, e il suo tronco muore nel suolo,9a sentir l’acqua, rinverdisce e mette rami come una pianta nuova.10Ma l’uomo muore e perde ogni forza; il mortale spira e… dov’è egli?11Le acque del lago se ne vanno, il fiume vien meno e si prosciuga;12così l’uomo giace, e non risorge più; finché non vi sian più cieli, ei non si risveglierà né sarà più destato dal suo sonno.13Oh, volessi tu nascondermi nel soggiorno de’ morti, tenermi occulto finché l’ira tua sia passata, fissarmi un termine, e poi ricordarti di me!…14Se l’uomo, dopo morto, potesse ritornare in vita, aspetterei tutti i giorni della mia fazione, finché giungesse l’ora del mio cambio;15tu mi chiameresti e io risponderei, tu brameresti rivedere l’opera delle tue mani.16Ma ora tu conti i miei passi, tu osservi i miei peccati;17le mie trasgressioni sono sigillate in un sacco, e alle mie iniquità, altre ne aggiungi.18La montagna frana e scompare, la rupe e divelta dal suo luogo,19le acque rodono la pietra, le loro inondazioni trascinan via la terra: così tu distruggi la speranza dell’uomo.20Tu lo sopraffai una volta per sempre, ed egli se ne va; gli muti il sembiante, e lo mandi via.21Se i suoi figliuoli salgono in onore, egli lo ignora; se vengono in dispregio, ei non lo vede;22questo solo sente: che il suo corpo soffre, che l’anima sua è in lutto".

Molte persone si fanno di Dio la stessa immagine di Giobbe: Un Essere onnipotente che agisce «arbitrariamente» (vale a dire: come Gli piace) senza render conto a nessuno e le cui vie sono incomprensibili. L'uomo è interamente in suo potere, come una foglia portata via dal vento (cap. 13:25), e tutto quel che può fare, è cercare di ripararsi dai suoi colpi come meglio può. Questo «fatalismo» si riscontra nella maggior parte delle religioni orientali. È ben vero che Iddio è onnipotente ed agisce in modo sovrano. È ugualmente vero che l'uomo è debole e dipendente; che «spunta come un fiore, e poi è reciso» (vers. 2); che è «come erba e che tutta la sua gloria è come il fiore dell'erba» (1 Pietro 1:24). Ma non è affatto vero che Iddio si faccia gioco dell'uomo e lo domini per il suo piacere (vers. 20). Al contrario, Egli si cura della sua creatura e non spezza «la canna rotta» (Isaia 42:3; Matteo 12:20). Egli solo può e vuole anche trarre «una cosa pura da una impura» (vers. 4). Soltanto per questo, è necessario che la fede (quella di Giobbe e la nostra) passi per il crogiuolo (vedere Pietro 1:6-7).

Giobbe 15:1-16
1Allora Elifaz di Teman rispose e disse:2"Il savio risponde egli con vana scienza? si gonfia egli il petto di vento?3Si difende egli con ciarle inutili e con parole che non giovan nulla?4Tu, poi, distruggi il timor di Dio, menomi il rispetto religioso che gli è dovuto.5La tua iniquità ti detta le parole, e adoperi il linguaggio degli astuti.6Non io, la tua bocca stessa ti condanna; le tue labbra stesse depongono contro a te.7Sei tu il primo uomo che nacque? Fosti tu formato prima de’ monti?8Hai tu sentito quel che s’è detto nel Consiglio di Dio? Hai tu fatto incetta della sapienza per te solo?9Che sai tu che noi non sappiamo? Che conoscenza hai tu che non sia pur nostra?10Ci son fra noi degli uomini canuti ed anche de’ vecchi più attempati di tuo padre.11Fai tu sì poco caso delle consolazioni di Dio e delle dolci parole che t’abbiam rivolte?12Dove ti trascina il cuore, e che voglion dire codeste torve occhiate?13Come! tu volgi la tua collera contro Dio, e ti lasci uscir di bocca tali parole?14Che è mai l’uomo per esser puro, il nato di donna per esser giusto?15Ecco, Iddio non si fida nemmeno de’ suoi santi, i cieli non son puri agli occhi suoi;16quanto meno quest’essere abominevole e corrotto, l’uomo, che tracanna l’iniquità come l’acqua!

Un nuovo dibattito si è aperto. Ogni interlocutore riprenderà la parola nello stesso ordine della prima volta. I tre compagni, un colpo dopo l'altro, conficcheranno la loro accusa nella coscienza di Giobbe, come si conficca un chiodo: Tu sei un ipocrita, un uomo astuto. Se tu non fossi colpevole non ti difenderesti con tante parole (vers. 5 e 6).

Elifaz s'appoggia sull'esperienza umana: ciò che sa (vers. 9), ciò che ha visto (vers. 17). Bildad invece si riferisce volentieri alle antiche tradizioni (per es. cap. 8:8). Quanto a Tsofar, come abbiamo notato, i suoi argomenti sono ispirati dal più puro legalismo. Ma nessuno dei tre si fonda su quel che Dio ha detto. Non avendo che queste basi incerte, non ci meravigliamo che essi errino, «non conoscendo le Scritture...» (Matteo 22:29). La Parola di Dio è l'unica sorgente di cui possiamo fidarci per noi stessi e per aiutare quelli che sono posti sul nostro sentiero. Un giovane, persino un fanciullo, che la conosce, ha più intelligenza d'un vecchio canuto (vers. 10) la cui sapienza non s'appoggia che sulla propria esperienza.

Giobbe 16:1-22
1Allora Giobbe rispose e disse:2"Di cose come codeste, ne ho udite tante! Siete tutti dei consolatori molesti!3Non ci sarà egli una fine alle parole vane? Che cosa ti provoca a rispondere?4Anch’io potrei parlare come voi, se voi foste al posto mio; potrei mettere assieme delle parole contro a voi e su di voi scrollare il capo;5potrei farvi coraggio con la bocca; e il conforto delle mie labbra vi calmerebbe.6Se parlo, il mio dolore non ne sarà lenito; e se cesso di parlare, che sollievo ne avrò?7Ora, purtroppo, Dio m’ha ridotto senza forze, ha desolato tutta la mia casa;8m’ha coperto di grinze e questo testimonia contro a me, la mia magrezza si leva ad accusarmi in faccia.9La sua ira mi lacera, mi perseguita, digrigna i denti contro di me. Il mio nemico aguzza gli occhi su di me.10Apron larga contro a me la bocca, mi percuoton per obbrobrio le guance, si metton tutt’insieme a darmi addosso.11Iddio mi dà in balìa degli empi, mi getta in mano dei malvagi.12Vivevo in pace, ed egli m’ha scosso con violenza, m’ha preso per la nuca, m’ha frantumato, m’ha posto per suo bersaglio.13I suoi arcieri mi circondano, egli mi trafigge i reni senza pietà, sparge a terra il mio fiele.14Apre sopra di me breccia su breccia, mi corre addosso come un guerriero.15Mi son cucito un cilicio sulla pelle, ho prostrato la mia fronte nella polvere.16Il mio viso è rosso di pianto, e sulle mie palpebre si stende l’ombra di morte.17Eppure, le mie mani non commisero mai violenza, e la mia preghiera fu sempre pura.18O terra, non coprire il mio sangue, e non vi sia luogo ove si fermi il mio grido!19Già fin d’ora, ecco, il mio Testimonio è in cielo, il mio Garante è nei luoghi altissimi.20Gli amici mi deridono, ma a Dio si volgon piangenti gli occhi miei;21sostenga egli le ragioni dell’uomo presso Dio, le ragioni del figliuol d’uomo contro i suoi compagni!22Poiché, pochi anni ancora, e me ne andrò per una via senza ritorno.

«Siete tutti dei consolatori molesti», risponde Giobbe (vers. 2).

Ecco come agirei se foste al mio posto e io al vostro (vers. 5). Per simpatizzare realmente con qualcuno, è necessario entrare nella sua prova come se la subissimo noi stessi. Gesù non guariva un malato senza aver sentito anzitutto il peso della sua sofferenza. «Egli stesso ha preso le nostre infermità e ha portato le nostre malattie» (Matteo 8:17). Talché merita quel nome di amico (Matteo 11:19) che si adatta così male ai tre visitatori di Giobbe. Al vers. 9, Giobbe si vede nella mano di Dio, colpito dalla sua ira. Al vers. 10, esprime quel che sopporta da parte degli uomini. La prova di Giobbe è stata multipla. Ma che cos'è in confronto con ciò che Cristo ha sofferto, Lui che «non aveva commesso violenze»? (Isaia 53:9; parag. vers. 17), Egli ha sofferto, da parte degli uomini, animati da Satana, poi da parte di Dio durante le tre ore tenebrose della croce, delle sofferenze inesprimibili. Ora il suo sangue sparso salva i credenti ed accusa il mondo (vers. 18). Egli stesso è nei cieli per noi, il Testimonio della nostra giustificazione (vers. 19). Egli è pure presso Dio, l'Arbitro o il Mediatore di cui Giobbe sentiva la necessità (vers. 21).

Giobbe 17:1-16
1Il mio soffio vitale si spenge, i miei giorni si estinguono, il sepolcro m’aspetta!2Sono attorniato di schernitori e non posso chiuder occhio per via delle lor parole amare.3O Dio, da’ un pegno, sii tu il mio mallevadore presso di te; se no, chi metterà la sua nella mia mano?4Poiché tu hai chiuso il cuor di costoro alla ragione, e però non li farai trionfare.5Chi denunzia un amico sì che diventi preda altrui, vedrà venir meno gli occhi de’ suoi figli.6Egli m’ha reso la favola dei popoli, e son divenuto un essere a cui si sputa in faccia.7L’occhio mio si oscura pel dolore, tutte le mie membra non son più che un’ombra.8Gli uomini retti ne son colpiti di stupore, e l’innocente insorge contro l’empio;9ma il giusto si attiene saldo alla sua via, e chi ha le mani pure viepiù si fortifica.10Quanto a voi tutti, tornate pure, fatevi avanti, ma fra voi non troverò alcun savio.11I miei giorni passano, i miei disegni, i disegni cari al mio cuore, sono distrutti,12e costoro pretendon che la notte sia giorno, che la luce sia vicina, quando tutto è buio!13Se aspetto come casa mia il soggiorno de’ morti, se già mi son fatto il letto nelle tenebre,14se ormai dico al sepolcro "tu sei mio padre" e ai vermi: "siete mia madre e mia sorella",15dov’è dunque la mia speranza? questa speranza mia chi la può scorgere?16Essa scenderà alle porte del soggiorno de’ morti, quando nella polvere troverem riposo assieme".

Giobbe, nel suo dolore, non vede altra uscita che la morte e la chiama in suo soccorso. Questo avrebbe dovuto provare ai suoi amici ch'egli non aveva cattiva coscienza. Se fosse stato il colpevole che essi accusavano, non avrebbe forse temuto di comparire davanti a Dio? — Le sue parole si fanno sempre più strazianti: «Son divenuto un essere a cui si sputa in faccia» (vers. 6). Quest'espressione del disprezzo più infamante fa parte degli oltraggi che sono stati inflitti al nostro Salvatore (Isaia 50:6; Marco 14:65; 15:19). L'uomo ha mostrato tutta la viltà di cui era capace, insultando così vilmente Colui che era senza difesa e già nel più profondo abbassamento volontario! — «Gli uomini retti ne son colpiti di stupore», continua Giobbe al vers. 8. Che cosa incomprensibile infatti, vedere «il giusto abbandonato»! (Salmo 37:25). Un tale spettacolo arrischiava di abbattere la fede di parecchi nella giustizia di Dio. Perciò Cristo poteva rivolgere questa domanda al suo Dio: «O Signore... non siano svergognati per cagion mia quelli che ti cercano...» (Salmo 69:6). In mezzo alla sua sofferenza, Egli pensava ancora ai suoi cari discepoli.

Giobbe 18:1-21
1Allora Bildad di Suach rispose e disse:2"Quando porrete fine alle parole? Fate senno, e poi parleremo.3Perché siamo considerati come bruti e perché siamo agli occhi vostri degli esseri impuri?4O tu, che nel tuo cruccio laceri te stesso, dovrà la terra, per cagion tua, essere abbandonata e la roccia esser rimossa dal suo luogo?5Sì, la luce dell’empio si spegne, e la fiamma del suo fuoco non brilla.6La luce si oscura nella sua tenda, e la lampada che gli sta sopra si spegne.7I passi che facea nella sua forza si raccorciano, e i suoi propri disegni lo menano a ruina.8Poiché i suoi piedi lo traggon nel tranello, e va camminando sulle reti.9Il laccio l’afferra pel tallone, e la trappola lo ghermisce.10Sta nascosta in terra per lui un’insidia, e sul sentiero lo aspetta un agguato.11Paure lo atterriscono d’ogn’intorno, lo inseguono, gli stanno alle calcagna.12La sua forza vien meno dalla fame, la calamità gli sta pronta al fianco.13Gli divora a pezzo a pezzo la pelle, gli divora le membra il primogenito della morte.14Egli è strappato dalla sua tenda che credea sicura, e fatto scendere verso il re degli spaventi.15Nella sua tenda dimora chi non è de’ suoi, e la sua casa è cosparsa di zolfo.16In basso s’inaridiscono le sue radici, in alto son tagliati i suoi rami.17La sua memoria scompare dal paese, più non s’ode il suo nome per le campagne.18E’ cacciato dalla luce nelle tenebre, ed è bandito dal mondo.19Non lascia tra il suo popolo né figli, né nipoti, nessun superstite dov’egli soggiornava.20Quei d’occidente son stupiti della sua sorte, e quei d’oriente ne son presi d’orrore.21Certo son tali le dimore dei perversi e tale è il luogo di chi non conosce Iddio".

Opprimendo il loro amico, Elifaz, Bildad e Tsofar lavorano senza rendersene conto a scuotere la sua fede.

Accusare qualcuno è far l'opera abituale di Satana. Non soltanto costui attacca il credente davanti all'Eterno, come l'abbiam visto fare ai capitoli 1 e 2, ma lo accusa anche dentro a lui stesso ispirandogli dei dubbi: «Tu non hai la vera fede! Non sei salvato! Vedi bene che Dio t'abbandona! Se tu fossi un figlio di Dio non agiresti così.» E seminati i primi dubbi, questi ne producono altri, poiché il Nemico ne approfitta per sussurrare in seguito: «Poiché hai dei dubbi, è la prova che non hai la fede; un credente non può dubitare.» — Respingiamo con energia questi «dardi infocati del maligno». Con quale mezzo? Servendoci della «scudo della fede», vale a dire della semplice fiducia in Dio e nelle promesse della sua Parola (Efesini 6:16).

Bildad evoca il re degli spaventi (vers. 14). È la morte. Nelle mani di Satana essa è un'arma per cui tiene gli uomini in suo potere e li costringe a servirlo (Ebrei 2:15). Ma per il credente essa non è più un motivo di spavento. Gesù, per mezzo della stessa morte ha reso impotente Satana che ne aveva il potere.

Giobbe 19:1-20
1Allora Giobbe rispose e disse:2"Fino a quando affliggerete l’anima mia e mi tormenterete coi vostri discorsi?3Son già dieci volte che m’insultate, e non vi vergognate di malmenarmi.4Dato pure ch’io abbia errato, il mio errore concerne me solo.5Ma se proprio volete insuperbire contro di me e rimproverarmi la vergogna in cui mi trovo,6allora sappiatelo: chi m’ha fatto torto e m’ha avvolto nelle sue reti è Dio.7Ecco, io grido: "Violenza!" e nessuno risponde; imploro aiuto, ma non c’è giustizia!8Dio m’ha sbarrato la via e non posso passare, ha coperto di tenebre il mio cammino.9M’ha spogliato della mia gloria, m’ha tolto dal capo la corona.10M’ha demolito a brano a brano, e io me ne vo! ha sradicata come un albero la mia speranza.11Ha acceso l’ira sua contro di me, e m’ha considerato come suo nemico.12Le sue schiere son venute tutte insieme, si sono spianata la via fino a me, han posto il campo intorno alla mia tenda.13Egli ha allontanato da me i miei fratelli, i miei conoscenti si son del tutto alienati da me.14M’hanno abbandonato i miei parenti, gl’intimi miei m’hanno dimenticato.15I miei domestici e le mie serve mi trattan da straniero; agli occhi loro io sono un estraneo.16Chiamo il mio servo, e non risponde, devo supplicarlo con la mia bocca.17Il mio fiato ripugna alla mia moglie, faccio pietà a chi nacque dal seno di mia madre.18Perfino i bimbi mi sprezzano; se cerco d’alzarmi mi scherniscono.19Tutti gli amici più stretti m’hanno in orrore, e quelli che amavo mi si son vòlti contro.20Le mie ossa stanno attaccate alla mia pelle, alla mia carne, non m’è rimasto che la pelle de’ denti.

«Fino a quando?» aveva chiesto Bildad (cap. 18:2). «Fino a quando?» replica Giobbe il cui tono si accalora. Infatti non c'è motivo che prenda fine questo «dialogo di sordi» ove ognuno insegue il suo pensiero.

Poi il lamento dell'afflitto si fa straziante (parag. Lamentazioni di Geremia 3:1).

Noi che siamo quasi tutti circondati dall'affetto e dalla comprensione dei nostri cari — e che dire dell'amore dell'Amico supremo! — pensiamo come Giobbe dovette sentirsi solo in un tale dolore senza poter aprire il suo cuore a nessuno (Salmo 69:20)! I versetti 13-19 ci danno un'eco dolorosissima di quel sentimento di totale solitudine. Inoltre Giobbe pensa aver Dio contro di sè: «Ha acceso l'ira sua contro di me...», dichiara (vers. 11). No, Giobbe! L'ira di Dio che tu e io avevamo meritata ha colpito Un altro in vece nostra. Quelli che appartengono a Gesù non la conosceranno mai. Poiché Cristo aveva dinanzi a Sè l'abbandono di Dio, non ha potuto confidare il suo dolore a nessuno. Egli è stato incompreso da tutti e abbandonato dai suoi (Marco 14:37, 50)). In una sofferenza che non ebbe mai l'uguale, nessuno fu solo come Lui.

Giobbe 19:21-29; Giobbe 20:1-29
21Pietà, pietà di me, voi, miei amici! ché la man di Dio m’ha colpito.22Perché perseguitarmi come fa Dio? Perché non siete mai sazi della mia carne?23Oh se le mie parole fossero scritte! se fossero consegnate in un libro!24se con lo scalpello di ferro e col piombo fossero incise nella roccia per sempre!…25Ma io so che il mio Vindice vive, e che alla fine si leverà sulla polvere.26E quando, dopo la mia pelle, sarà distrutto questo corpo, senza la mia carne, vedrò Iddio.27Io lo vedrò a me favorevole; lo contempleranno gli occhi miei, non quelli d’un altro… il cuore, dalla brama, mi si strugge in seno!28Se voi dite: Come lo perseguiteremo, come troveremo in lui la causa prima dei suoi mali?29Temete per voi stessi la spada, ché furiosi sono i castighi della spada affinché sappiate che v’è una giustizia".
1Allora Tsofar di Naama rispose e disse:2"Quel che tu dici mi spinge a risponderti e ne suscita in me il fervido impulso.3Ho udito rimproveri che mi fanno oltraggio; ma lo spirito mio mi darà una risposta assennata.4Non lo sai tu che in ogni tempo, da che l’uomo è stato posto sulla terra,5il trionfo de’ malvagi è breve, e la gioia degli empi non dura che un istante?6Quando la sua altezza giungesse fino al cielo ed il suo capo toccasse le nubi,7l’empio perirà per sempre come lo sterco suo; quelli che lo vedevano diranno: "Dov’è?"8Se ne volerà via come un sogno, e non si troverà più; dileguerà come una visione notturna.9L’occhio che lo guardava, cesserà di vederlo, e la sua dimora più non lo scorgerà.10I suoi figli si raccomanderanno ai poveri, e le sue mani restituiranno la sua ricchezza.11Il vigor giovanile che gli riempiva l’ossa giacerà nella polvere con lui.12Il male è dolce alla sua bocca, se lo nasconde sotto la lingua,13lo risparmia, non lo lascia andar giù, lo trattiene sotto al suo palato:14ma il cibo gli si trasforma nelle viscere, e gli diventa in corpo veleno d’aspide.15Ha trangugiato ricchezze e le vomiterà; Iddio stesso gliele ricaccerà dal ventre.16Ha succhiato veleno d’aspide, la lingua della vipera l’ucciderà.17Non godrà più la vista d’acque perenni, né di rivi fluenti di miele e di latte.18Renderà il frutto delle sue fatiche, senza poterlo ingoiare. Pari alla sua ricchezza sarà la restituzione che ne dovrà fare, e così non godrà dei suoi beni.19Perché ha oppresso e abbandonato il povero, s’è impadronito di case che non avea costruite;20perché la sua ingordigia non conobbe requie, egli non salverà nulla di ciò che ha tanto bramato.21La sua voracità non risparmiava nulla, perciò il suo benessere non durerà.22Nel colmo dell’abbondanza, si troverà in penuria; la mano di chiunque ebbe a soffrir tormenti si leverà contro lui.23Quando starà per riempirsi il ventre, ecco Iddio manderà contro a lui l’ardor della sua ira; gliela farà piovere addosso per servirgli di cibo.24Se scampa alle armi di ferro, lo trafigge l’arco di rame.25Si strappa il dardo, esso gli esce dal corpo, la punta sfolgorante gli vien fuori dal fiele, lo assalgono i terrori della morte.26Buio profondo è riservato a’ suoi tesori; lo consumerà un fuoco non attizzato dall’uomo, che divorerà quel che resta nella sua tenda.27Il cielo rivelerà la sua iniquità, e la terra insorgerà contro di lui.28Le rendite della sua casa se n’andranno, portate via nel giorno dell’ira di Dio.29Tale la parte che Dio riserba all’empio, tale il retaggio che Dio gli destina".

La veemenza del povero Giobbe contrasta con le fredde sentenze dei suoi tre compagni. Questi non potevano offrirgli nessun aiuto nel suo dolore, ma scopriamo che Giobbe possedeva un punto d'appoggio irremovibile: la sua fede in un Redentore vivente. I notevoli vers. 25-27 ce lo fan sapere: Giobbe, come i patriarchi, aveva ricevuto una rivelazione divina a riguardo della risurrezione. «Con la mia carne vedrò Iddio».

Quanto più di loro ne sappiamo noi, secondo la piena luce del Nuovo Testamento (in particolare in 1 Corinzi 15). Nonostante ciò, molti figli di Dio non vanno più in là della croce ove contemplano un Salvatore morto per i loro peccati. Verità certamente inestimabile! Ma sapete, miei cari amici, che il vostro Redentore è ora vivente? (Apocalisse 1:18). Cristo Gesù è quel che è morto, e, più che questo è anche risuscitato; ed è anche alla destra di Dio, ed anche intercede per noi (Romani 8:34).

A queste straordinarie parole di fede che lo Spirito di Dio ha dettate a Giobbe, Tsofar risponde con la propria intelligenza (vers. 2). Riprendendo il tema d'Elifaz e di Bildad (cap. 15:20-35; 18:5-21) si dilunga sulla sorte che aspetta i malvagi, attaccando così indirettamente e senza pietà il suo povero amico (vedere Proverbi 12:18).

Giobbe 21:1-34
1Allora Giobbe rispose e disse:2"Porgete bene ascolto alle mie parole, e sia questa la consolazione che mi date.3Sopportatemi, lasciate ch’io parli, e quando avrò parlato tu mi potrai deridere.4Mi lagno io forse d’un uomo? E come farei a non perder la pazienza?5Guardatemi, stupite, e mettetevi la mano sulla bocca.6Quando ci penso, ne sono smarrito, e la mia carne e presa da raccapriccio.7Perché mai vivono gli empi? Perché arrivano alla vecchiaia ed anche crescon di forze?8La loro progenie prospera, sotto ai loro sguardi, intorno ad essi, e i lor rampolli fioriscon sotto gli occhi loro.9La loro casa è in pace, al sicuro da spaventi, e la verga di Dio non li colpisce.10Il loro toro monta e non falla, la loro vacca figlia senz’abortire.11Mandan fuori come un gregge i loro piccini, e i loro figliuoli saltano e ballano.12Cantano a suon di timpano e di cetra, e si rallegrano al suon della zampogna.13Passano felici i loro giorni, poi scendono in un attimo nel soggiorno dei morti.14Eppure, diceano a Dio: "Ritirati da noi! Noi non ci curiamo di conoscer le tue vie!15Che è l’Onnipotente perché lo serviamo? che guadagneremo a pregarlo?"16Ecco, non hanno essi in mano la loro felicita? (lungi da me il consiglio degli empi!)17Quando avvien mai che la lucerna degli empi si spenga, che piombi loro addosso la ruina, e che Dio, nella sua ira, li retribuisca di pene?18Quando son essi mai come paglia al vento, come pula portata via dall’uragano?19"Iddio", mi dite, "serba castigo pei figli dell’empio". Ma punisca lui stesso! che lo senta lui,20che vegga con gli occhi propri la sua ruina, e beva egli stesso l’ira dell’Onnipotente!21E che importa all’empio della sua famiglia dopo di lui, quando il numero dei suoi mesi e ormai compiuto?22S’insegnerà forse a Dio la scienza? a lui che giudica quelli di lassù?23L’uno muore in mezzo al suo benessere, quand’è pienamente tranquillo e felice,24ha i secchi pieni di latte, e fresco il midollo dell’ossa.25L’altro muore con l’amarezza nell’anima, senz’aver mai gustato il bene.26Ambedue giacciono ugualmente nella polvere, e i vermi li ricoprono.27Ah! li conosco i vostri pensieri, e i piani che formate per abbattermi!28Voi dite: "E dov’è la casa del prepotente? dov’è la tenda che albergava gli empi?"29Non avete dunque interrogato quelli che hanno viaggiato? Voi non vorrete negare quello che attestano;30che, cioè, il malvagio è risparmiato nel dì della ruina, che nel giorno dell’ira egli sfugge.31Chi gli rimprovera in faccia la sua condotta? Chi gli rende quel che ha fatto?32Egli è portato alla sepoltura con onore, e veglia egli stesso sulla sua tomba.33Lievi sono a lui le zolle della valle; dopo, tutta la gente segue le sue orme; e, anche prima, una folla immensa fu come lui.34Perché dunque m’offrite consolazioni vane? Delle vostre risposte altro non resta che falsità".

Giobbe si trova dinanzi ad un impenetrabile mistero: Perché Iddio, che è giusto, colpisce precisamente colui che cerca di piacerGli? (E non è forse questa l'inscrutabile domanda: quella che Gesù pose sulla croce: Salmo 22:1)? Perché d'altra parte, contrariamente a quel che hanno affermato Elifaz, Bildad e Tsofar, i malvagi prosperano a loro piacimento sulla terra e restano così sovente impuniti? (vers. 7-15). Lo stesso problema tormenta il pio Asaf nel Salmo 73. A che serve purificare il mio cuore —medita con amarezza — se ciononostante il mio castigo si rinnova ogni mattina? I malvagi hanno una sorte più bella della mia.

Oggi ancora, molti increduli godono senza freno della vita presente, mentre i figli di Dio sono talvolta ben provati. Ma leggiamo il vers. 17 di questo salmo: «... e ho considerato la fine di costoro»! Ah! non portiamo invidia a quelli del mondo! Non è da questo lato della tomba che Iddio dice la sua ultima parola. Il contrasto è totale fra la fine terribile che aspetta gl'inconvertiti e l'avvenire glorioso che il Signore riserba ai suoi cari riscattati (Giovanni 14:3; 17:24; 2 Corinzi 4:17-18).

Giobbe 22:1-30
1Allora Elifaz di Teman rispose e disse:2"Può l’uomo recar qualche vantaggio a Dio? No; il savio non reca vantaggio che a sé stesso.3Se sei giusto, ne vien forse qualche diletto all’Onnipotente? Se sei integro nella tua condotta, ne ritrae egli un guadagno?4E’ forse per la paura che ha di te ch’egli ti castiga o vien teco in giudizio?5La tua malvagità non è essa grande e le tue iniquità non sono esse infinite?6Tu, per un nulla, prendevi pegno da’ tuoi fratelli, spogliavi delle lor vesti i mezzo ignudi.7Allo stanco non davi a bere dell’acqua, all’affamato rifiutavi del pane.8La terra apparteneva al più forte, e l’uomo influente vi piantava la sua dimora.9Rimandavi a vuoto le vedove, e le braccia degli orfani eran spezzate.10Ecco perché sei circondato di lacci, e spaventato da sùbiti terrori.11O non vedi le tenebre che t’avvolgono e la piena d’acque che ti sommerge?12Iddio non è egli lassù ne’ cieli? Guarda lassù le stelle eccelse, come stanno in alto!13E tu dici: "Iddio che sa? Può egli giudicare attraverso il buio?14Fitte nubi lo coprono e nulla vede; egli passeggia sulla vòlta de’ cieli".15Vuoi tu dunque seguir l’antica via per cui camminarono gli uomini iniqui,16che furon portati via prima del tempo, e il cui fondamento fu come un torrente che scorre?17Essi dicevano a Dio: "Ritirati da noi!" e chiedevano che mai potesse far per loro l’Onnipotente.18Eppure Iddio avea riempito le loro case di beni! Ah lungi da me il consiglio degli empi!19I giusti, vedendo la loro ruina, ne gioiscono e l’innocente si fa beffe di loro:20"Vedete se non son distrutti gli avversari nostri! la loro abbondanza l’ha divorata il fuoco!"21Riconciliati dunque con Dio; avrai pace, e ti sarà resa la prosperità.22Ricevi istruzioni dalla sua bocca, e riponi le sue parole nel tuo cuore.23Se torni all’Onnipotente, se allontani l’iniquità dalle tue tende, sarai ristabilito.24Getta l’oro nella polvere e l’oro d’Ophir tra i ciottoli del fiume25e l’Onnipotente sarà il tuo oro, egli ti sarà come l’argento acquistato con fatica.26Allora farai dell’Onnipotente la tua delizia, e alzerai la faccia verso Dio.27Lo pregherai, egli t’esaudirà, e tu scioglierai i voti che avrai fatto.28Quello che imprenderai, ti riuscirà; sul tuo cammino risplenderà la luce.29Se ti abbassano, tu dirai: "In alto!" e Dio soccorrerà chi ha gli occhi a terra;30libererà anche chi non è innocente, ei sarà salvo per la purità delle tue mani".

Incomincia ora una terza serie di discorsi. Fin qui gli amici avevano parlato del malvagio in generale: Egli fa questo, merita quello (cap. 15:20...). Ora Elifaz scopre il fondo del suo pensiero con accuse dirette: la tua malvagità, le tue iniquità... (vers. 5). Come quest'uomo e i suoi due compagni sono lungi dagli insegnamenti del Signore che ordina di giudicar se stesso prima di togliere dall'occhio del fratello il fuscello (Matteo 7:1-5). E anche quanto son lontani dal suo esempio: Lui che s'abbassava per lavare i piedi dei suoi discepoli (Giovanni 13:14-15).

Tuttavia, con queste parole di Elifaz, lo Spirito di Dio s'indirizza a noi. E se uno dei nostri giovani lettori non fosse ancora in pace con Dio, gli diciamo col vers. 21: «Riconciliati con Lui, e avrai pace...». Con l'apostolo, «noi supplichiamo nel nome di Cristo: «Siate riconciliati con Dio!» (2 Corinzi 5:20). Iddio ha sostenuto tutte le spese di questa riconciliazione con i «nemici» come eravamo per Lui. Egli stesso l'ha compiuta «per mezzo della morte del suo Figliuolo» (Romani 5:10), suggellata «col sangue della sua croce» (Colossesi 1:20-22). Accetta semplicemente la pace che ti è offerta per la fede in Gesù: «E ti sarà data la felicità».

Giobbe 23:1-17
1Allora Giobbe rispose e disse:2"Anche oggi il mio lamento è una rivolta, per quanto io cerchi di comprimere il mio gemito.3Oh sapessi dove trovarlo! potessi arrivare fino al suo trono!4Esporrei la mia causa dinanzi a lui, riempirei d’argomenti la mia bocca.5Saprei quel che mi risponderebbe, e capirei quello che avrebbe da dirmi.6Contenderebbe egli meco con la sua gran potenza? No! invece, mi presterebbe attenzione.7Là sarebbe un uomo retto a discutere con lui, e sarei dal mio giudice assolto per sempre.8Ma, ecco, se vo ad oriente, egli non c’è; se ad occidente, non lo trovo;9se a settentrione, quando vi opera, io non lo veggo; si nasconde egli nel mezzodì, io non lo scorgo.10Ma la via ch’io batto ei la sa; se mi mettesse alla prova, ne uscirei come l’oro.11Il mio piede ha seguito fedelmente le sue orme, mi son tenuto sulla sua via senza deviare;12non mi sono scostato dai comandamenti delle sue labbra, ho riposto nel mio seno le parole della sua bocca.13Ma la sua decisione e una; chi lo farà mutare? Quello ch’ei desidera, lo fa;14egli eseguirà quel che di me ha decretato; e di cose come queste ne ha molte in mente.15Perciò nel suo cospetto io sono atterrito; quando ci penso, ho paura di lui.16Iddio m’ha tolto il coraggio, l’Onnipotente mi ha spaventato.17Questo mi annienta: non le tenebre, non la fitta oscurità che mi ricopre.

Giobbe è giunto al suo ottavo discorso, e il fosso si scava sempre più profondo fra lui e i suoi compagni. Questi ultimi, come molte persone oggi, vedono in Dio un Creatore sovrano, troppo grande per accondiscendere ad occuparsi dei particolari delle nostre circostanze e per tener conto dei nostri sentimenti (vedere cap. 22:2-3, 12). Giobbe, come lo constatiamo, ha maggior conoscenza. Per lui, l'Eterno non è un Dio «da lontano», ma un Dio «da vicino» di cui cerca ardentemente la presenza. «Oh! sapessi dove trovarlo», esclama! — Caro giovane amico, sapete ove trovarlo, quel Dio che è un Dio da vicino? Da vicino, perché si è avvicinato a voi nella persona di Gesù. Di modo che potete a vostra volta accostarvi liberamente a Lui per mezzo della preghiera e «arrivare fino al trono ove Cristo è seduto» (vers. 3), alla destra di Dio.

Come mai un tale Dio sembra essere sordo agli appelli commoventi di Giobbe (e talvolta anche alle nostre preghiere)? Perché costui vorrebbe presentarsi a Lui con la sua giusta causa (vers. 4). Sappiamo dunque ove trovare il Signore, ma sappiamo pure che Egli non potrà mai riceverci con la nostra propria giustizia né con alcuno dei nostri pensieri personali (1 Giov. 5:14-15).

Giobbe 25:1-6; Giobbe 26:1-14
1Allora Bildad di Suach rispose e disse:2"A Dio appartiene il dominio e il terrore: egli fa regnare la pace ne’ suoi luoghi altissimi.3Le sue legioni si posson forse contare? Su chi non si leva la sua luce?4Come può dunque l’uomo esser giusto dinanzi a Dio? Come può esser puro il nato dalla donna?5Ecco, la luna stessa manca di chiarore, e le stelle non son pure agli occhi di lui;6quanto meno l’uomo, ch’è un verme, il figliuol d’uomo ch’è un vermicciuolo!"
1Allora Giobbe rispose e disse:2"Come hai bene aiutato il debole! Come hai sorretto il braccio senza forza!3Come hai ben consigliato chi è privo di sapienza! E che abbondanza di sapere tu gli hai comunicato!4Ma a chi ti credi di aver parlato? E di chi è lo spirito che parla per mezzo tuo?5Dinanzi a Dio tremano le ombre disotto alle acque ed ai loro abitanti.6Dinanzi a lui il soggiorno dei morti è nudo, l’abisso è senza velo.7Egli distende il settentrione sul vuoto, sospende la terra sul nulla.8Rinchiude le acque nelle sue nubi, e le nubi non scoppiano per il peso.9Nasconde l’aspetto del suo trono, vi distende sopra le sue nuvole.10Ha tracciato un cerchio sulla faccia dell’acque, là dove la luce confina colle tenebre.11Le colonne del cielo sono scosse, e tremano alla sua minaccia.12Con la sua forza egli solleva il mare, con la sua intelligenza ne abbatte l’orgoglio.13Al suo soffio il cielo torna sereno, la sua mano trafigge il drago fuggente.14Ecco, questi non son che gli estremi lembi dell’azione sua. Non ce ne giunge all’orecchio che un breve sussurro; Ma il tuono delle sue potenti opere chi lo può intendere?"

Bildad significa «figlio di contesa». È veramente un nome ben meritato! Ora che cosa raccomanda la Parola?: «Or il servitore del Signore non deve contendere, ma dev'essere mite inverso tutti, atto ad insegnare, paziente, correggendo con dolcezza quelli che contradicono...» (2 Timoteo 2:24-25).

Nessuno dei tre amici ha manifestato questi caratteri. Dopo un breve discorso di Bildad, tacciono definitivamente. Tsofar non ha neppur partecipato a questo terzo dibattito. Le parole più severe non son riuscite a produrre in Giobbe una vera convinzione di peccato. Più è stato accusato, e più ha provato il bisogno di giustificarsi. Soltanto lo Spirito di Dio può operare questa convinzione di peccato in una coscienza. Lo ha fatto nella vostra? E il cuore di Giobbe non è stato maggiormente toccato da una vera parola di consolazione. Pensiamo all'esclamazione del più grande degli afflitti: «Ho aspettato chi si condolesse meco, non v'è stato alcuno» (Salmo 69:20). Lungi dal calmare il povero Giobbe, dall'aiutarlo con un savio consiglio (cap. 26:2-3), i propositi dei suoi amici l'hanno eccitato all'estremo. E si lancia ora in un lungo e desolante monologo.

Giobbe 27:1-23
1Giobbe riprese il suo discorso e disse:2"Come vive Iddio che mi nega giustizia, come vive l’Onnipotente che mi amareggia l’anima,3finché avrò fiato e il soffio di Dio sarà nelle mie nari,4le mie labbra, no, non diranno nulla d’ingiusto, e la mia lingua non proferirà falsità.5Lungi da me l’idea di darvi ragione! Fino all’ultimo respiro non mi lascerò togliere la mia integrità.6Ho preso a difendere la mia giustizia e non cederò; il cuore non mi rimprovera uno solo de’ miei giorni.7Sia trattato da malvagio il mio nemico e da perverso chi si leva contro di me!8Quale speranza rimane mai all’empio quando Iddio gli toglie, gli rapisce l’anima?9Iddio presterà egli orecchio al grido di lui, quando gli verrà sopra la distretta?10Potrà egli prendere il suo diletto nell’Onnipotente? invocare Iddio in ogni tempo?11Io vi mostrerò il modo d’agire di Dio, non vi nasconderò i disegni dell’Onnipotente.12Ma queste cose voi tutti le avete osservate e perché dunque vi perdete in vani discorsi?13Ecco la parte che Dio riserba all’empio, l’eredità che l’uomo violento riceve dall’Onnipotente.14Se ha figli in gran numero son per la spada; la sua progenie non avrà pane da saziarsi.15I superstiti son sepolti dalla morte, e le vedove loro non li piangono.16Se accumula l’argento come polvere, se ammucchia vestiti come fango;17li ammucchia, sì, ma se ne vestirà il giusto, e l’argento l’avrà come sua parte l’innocente.18La casa ch’ei si edifica è come quella della tignuola, come il capanno che fa il guardiano della vigna.19Va a letto ricco, ma per l’ultima volta; apre gli occhi e non è più.20Terrori lo sorprendono come acque; nel cuor della notte lo rapisce un uragano.21Il vento d’oriente lo porta via, ed egli se ne va; lo spazza in un turbine dal luogo suo.22Iddio gli scaglia addosso i suoi dardi, senza pietà, per quanto egli tenti di scampare a’ suoi colpi.23La gente batte le mani quando cade, e fischia dietro a lui quando lascia il luogo dove stava.

A Giobbe occorrono non meno di sei capitoli per stabilire la propria giustizia. P troppo e non è abbastanza! Se anche ce ne fossero cento non basterebbero, poiché nulla di ciò che procede dall'uomo può far il peso nella bilancia della giustizia divina. Ma d'altronde, questa giustificazione è cosa fatta, interamente al difuori dei suoi proprî sforzi.

Notiamo che il fatto di giustificar se stesso è implicitamente per Giobbe come accusare d'ingiustizia quel Dio che lo colpisce a torto. Inoltre si permette di fare apertamente dei rimproveri all'Onnipotente che gli nega giustizia e gli amareggia l'anima (vers. 2).

Vi è dell'orgoglio in quest'attitudine.

«Ho preso a difendere la mia giustizia...

dice Giobbe —, e non cederò; il cuore non mi rimprovera uno solo dei miei giorni» (vers. 6). Ma che cosa risponde la Parola?: «Se diciamo d'esser senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità non è in noi» (1 Giovanni 1:8). Del resto, se il nostro proprio cuore non ci rimprovera nulla, ciò non prova che siamo senza peccato. Iddio è infinitamente più sensibile al male della nostra coscienza (ved. 1 Cor. 4:4). Nella penombra, i nostri vestiti possono sembrarci puliti, mentre in pieno sole (quello della luce di Dio) la minima macchia apparirà.

Giobbe 28:1-28
1Ha una miniera l’argento, e l’oro un luogo dove lo si affina.2Il ferro si cava dal suolo, e la pietra fusa dà il rame.3L’uomo ha posto fine alle tenebre, egli esplora i più profondi recessi, per trovar le pietre che son nel buio, nell’ombra di morte.4Scava un pozzo lontan dall’abitato; il piede più non serve a quei che vi lavorano; son sospesi, oscillano lungi dai mortali.5Dalla terra esce il pane, ma, nelle sue viscere, è sconvolta come dal fuoco.6Le sue rocce son la dimora dello zaffiro, e vi si trova della polvere d’oro.7L’uccello di rapina non conosce il sentiero che vi mena, né l’ha mai scorto l’occhio del falco.8Le fiere superbe non vi hanno messo piede, e il leone non v’è passato mai.9L’uomo stende la mano sul granito, rovescia dalle radici le montagne.10Pratica trafori per entro le rocce, e l’occhio suo scorge quanto v’è di prezioso.11Infrena le acque perché non gemano, e le cose nascoste trae fuori alla luce.12Ma la Sapienza, dove trovarla? E dov’è il luogo della Intelligenza?13L’uomo non ne sa la via, non la si trova sulla terra de’ viventi.14L’abisso dice: "Non è in me"; il mare dice: "Non sta da me".15Non la si ottiene in cambio d’oro, né la si compra a peso d’argento.16Non la si acquista con l’oro di Ofir, con l’onice prezioso o con lo zaffiro.17L’oro ed il vetro non reggono al suo confronto, non la si dà in cambio di vasi d’oro fino.18Non si parli di corallo, di cristallo; la Sapienza val più delle perle.19Il topazio d’Etiopia non può starle a fronte, l’oro puro non ne bilancia il valore.20Donde vien dunque la Sapienza? E dov’è il luogo della Intelligenza?21Essa è nascosta agli occhi d’ogni vivente, è celata agli uccelli del cielo.22L’abisso e la morte dicono: "Ne abbiamo avuto qualche sentore".23Dio solo conosce la via che vi mena, egli solo sa il luogo dove dimora,24perché il suo sguardo giunge sino alle estremità della terra, perch’egli vede tutto quel ch’è sotto i cieli.25Quando regolò il peso del vento e fissò la misura dell’acque,26quando dette una legge alla pioggia e tracciò la strada al lampo dei tuoni,27allora la vide e la rivelò, la stabilì ed anche l’investigò.28E disse all’uomo: "Ecco: temere il Signore: questa è la Sapienza, e fuggire il male è l’Intelligenza"."

Tuttavia Giobbe ha già capito qualcosa d'importante: Da questa prova che Iddio gli fa attraversare, la sua fede uscirà come l'oro risplendente dal crogiuolo dell'affinatore (vedere capitolo 23:10). Ma ciò che egli ignora sono le scorie numerose di cui deve anzitutto essere sbarazzato: «Sì... l'oro ha un luogo ove lo si affina» (vers. 1; vedere anche Malachia 3:3). E questo luogo è il crogiuolo della prova! Il Signore, come saggio orefice, conosce l'intensità e la durata di quel fuoco, necessario per purificare II suo argento e il suo oro, cioè i suoi riscattati. Il «Gioielliere» divino sa quanti colpi dolorosi di scalpello Egli dovrà dare prima che brillino con tutto il loro splendore i suoi onici e i suoi zaffiri, i suoi rubini e i suoi topazî.

L'uomo è capace di compiere delle opere considerevoli: sbarramenti, gallerie, autostrade ecc... Egli estrae dal suolo ogni sorta di materie preziose (vers. 9-11). Ma vi è una cosa che non si preoccupa affatto di cercare: è la sapienza. Tuttavia essa ha più valore delle perle (vers. 18) o dei rubini, dichiara il libro dei Proverbi, che tanto ci parla di questa Sapienza divina (cap. 3:15; 8:11). Paragonate anche l'importante definizione del vers. 28 con Prov. 9:10 e Salmo 111:10.

Giobbe 29:1-25
1Giobbe riprese il suo discorso e disse:2"Oh foss’io come ne’ mesi d’una volta, come ne’ giorni in cui Dio mi proteggeva,3quando la sua lampada mi risplendeva sul capo, e alla sua luce io camminavo nelle tenebre!4Oh fossi com’ero a’ giorni della mia maturità, quando Iddio vegliava amico sulla mia tenda,5quando l’Onnipotente stava ancora meco, e avevo i miei figliuoli d’intorno;6quando mi lavavo i piedi nel latte e dalla roccia mi fluivano ruscelli d’olio!7Allorché uscivo per andare alla porta della città e mi facevo preparare il seggio sulla piazza,8i giovani, al vedermi, si ritiravano, i vecchi s’alzavano e rimanevano in piedi;9i maggiorenti cessavan di parlare e si mettevan la mano sulla bocca;10la voce dei capi diventava muta, la lingua s’attaccava al loro palato.11L’orecchio che mi udiva, mi diceva beato; l’occhio che mi vedeva mi rendea testimonianza,12perché salvavo il misero che gridava aiuto, e l’orfano che non aveva chi lo soccorresse.13Scendea su me la benedizione di chi stava per perire, e facevo esultare il cuor della vedova.14La giustizia era il mio vestimento ed io il suo; la probità era come il mio mantello e il mio turbante.15Ero l’occhio del cieco, il piede dello zoppo;16ero il padre de’ poveri, e studiavo a fondo la causa dello sconosciuto.17Spezzavo la ganascia all’iniquo, e gli facevo lasciar la preda che avea fra i denti.18E dicevo: "Morrò nel mio nido, e moltiplicherò i miei giorni come la rena;19le mie radici si stenderanno verso l’acque, la rugiada passerà la notte sui miei rami;20la mia gloria sempre si rinnoverà, e l’arco rinverdirà nella mia mano".21Gli astanti m’ascoltavano pieni d’aspettazione, si tacevan per udire il mio parere.22Quand’avevo parlato, non replicavano; la mia parola scendeva su loro come una rugiada.23E m’aspettavan come s’aspetta la pioggia; aprivan larga la bocca come a un acquazzone di primavera.24Io sorridevo loro quand’erano sfiduciati; e non potevano oscurar la luce del mio volto.25Quando andavo da loro, mi sedevo come capo, ed ero come un re fra le sue schiere, come un consolatore in mezzo agli afflitti.

All'inizio del libro, Iddio ci aveva brevemente parlato del primo stato di Giobbe. Questi versetti ne completano il quadro. Ma questa volta è Giobbe stesso che si sforza di ritoccarlo. Tutto quel che dice delle sue opere è certamente esatto. Talché le accuse di Tsofar (cap. 20:19) e di Elifaz (cap. 22:6-7, 9) erano pure calunnie (parag. vers. 12:13).

Chi potrebbe oggi ancora, allineare altrettanti titoli all'approvazione di Dio e alla considerazione degli uomini? Tuttavia la compiacenza con cui Giobbe descrive la propria condizione mostra che egli vi poneva il cuore. Non aveva ancora imparato come l'apostolo Paolo ad «essere contento» nelle circostanze in cui si trovava; sopportava meno bene d'essere «abbassato» o «nelle privazioni» che d'essere «nell'abbondanza» (Filip. 4:11-12). Inoltre, avete potuto notare quanti «io», «mi», «me» si avvicendano in questi versetti. Son piccoli vocaboli, ma che tradiscono l'alta opinione che Giobbe conserva della propria persona. Fino allora aveva nascosto nel cuore, sotto un'apparente modestia, questo sentimento che ora si palesa apertamente. Esso permetterà a Dio di liberarlo... quando Giobbe l'avrà confessato.

Giobbe 30:1-31
1E ora servo di zimbello a dei più giovani di me, i cui padri non mi sarei degnato di mettere fra i cani del mio gregge!2E a che m’avrebbe servito la forza delle lor mani? Gente incapace a raggiungere l’età matura,3smunta dalla miseria e dalla fame, ridotta a brucare il deserto, la terra da tempo nuda e desolata,4strappando erba salsa presso ai cespugli, ed avendo per pane radici di ginestra.5Sono scacciati di mezzo agli uomini, grida lor dietro la gente come dietro al ladro,6abitano in burroni orrendi, nelle caverne della terra e fra le rocce;7ragliano fra i cespugli, si sdraiano alla rinfusa sotto i rovi;8gente da nulla, razza senza nome, cacciata via dal paese a bastonate.9E ora io sono il tema delle loro canzoni, il soggetto dei loro discorsi.10Mi aborrono, mi fuggono, non si trattengono dallo sputarmi in faccia.11Non han più ritegno, m’umiliano, rompono ogni freno in mia presenza.12Questa genia si leva alla mia destra, m’incalzano, e si appianano le vie contro di me per distruggermi.13Hanno sovvertito il mio cammino, lavorano alla mia ruina, essi che nessuno vorrebbe soccorrere!14S’avanzano come per un’ampia breccia, si precipitano innanzi in mezzo alle ruine.15Terrori mi si rovesciano addosso; l’onor mio è portato via come dal vento, è passata come una nube la mia felicità.16E ora l’anima mia si strugge in me, m’hanno còlto i giorni dell’afflizione.17La notte mi trafigge, mi stacca l’ossa, e i dolori che mi rodono non hanno posa.18Per la gran violenza del mio male la mia veste si sforma, mi si serra addosso come la tunica.19Iddio m’ha gettato nel fango, e rassomiglio alla polvere e alla cenere.20Io grido a te, e tu non mi rispondi; ti sto dinanzi, e tu mi stai a considerare!21Ti sei mutato in nemico crudele verso di me; mi perseguiti con la potenza della tua mano.22Mi levi per aria, mi fai portar via dal vento, e mi annienti nella tempesta.23Giacché, lo so, tu mi meni alla morte, alla casa di convegno di tutti i viventi.24Ma chi sta per perire non protende la mano? e nell’angoscia sua non grida al soccorso?25Non piangevo io forse per chi era nell’avversità? l’anima mia non era ella angustiata per il povero?26Speravo il bene, ed è venuto il male; aspettavo la luce, ed è venuta l’oscurità!27Le mie viscere bollono e non hanno requie, son venuti per me giorni d’afflizione.28Me ne vo tutto annerito, ma non dal sole; mi levo in mezzo alla raunanza, e grido aiuto;29son diventato fratello degli sciacalli, compagno degli struzzi.30La mia pelle è nera, e cade a pezzi; le mie ossa son calcinate dall’arsura.31La mia cetra non dà più che accenti di lutto, e la mia zampogna voce di pianto.

Quale contrasto fra questo capitolo e il precedente! Colmato d'onori, godente d'una lusinghiera popolarità, Giobbe si è trovato, da un giorno all'altro, disprezzato e calpestato. Il mondo è ipocrita e traditore. I credenti, che hanno creduto poter accordargli per un momento la loro fiducia, hanno fatto tosto o tardi questa penosa scoperta. Il cuore umano trova piacere nelle disgrazie altrui. Non si è forse rallegrato con malizia dell'abbassamento di Gesù? (parag. vers. 9 con Salmo 69:12).

Le benedizioni terrestri di Giobbe avevano così potuto avvizzirsi. Quelle del cristiano invece sono delle «benedizioni spirituali nei luoghi celesti in Cristo» (Efesini 1:3). Né Satana, né il mondo, né la morte stessa, potranno mai togliergliele.

Giobbe giunge fino al punto di lagnarsi di Dio. Siamo noi sicuri che questo non ci sia mai accaduto? E inoltre con meno motivo apparente! —«Io grido di giorno, e tu non mi rispondi (vers. 20). Sono le stesse parole del Salmo 22:2 e 3). Ma che differenza fra l'amarezza di Giobbe, che incolpa Dio di sentimenti d'animosità e di crudeltà (vers. 21), e la meravigliosa sottomissione dei Signore Gesù che non abbandona mai la sua fiducia nel suo Dio.

Giobbe 31:1-12, 29-40
1Io avevo stretto un patto con gli occhi miei; come dunque avrei fissati gli sguardi sopra una vergine?2Che parte mi avrebbe assegnata Iddio dall’alto e quale eredità m’avrebbe data l’Onnipotente dai luoghi eccelsi?3La sventura non è ella per il perverso e le sciagure per quelli che fanno il male?4Iddio non vede egli le mie vie? non conta tutti i miei passi?5Se ho camminato insieme alla menzogna, se il piede mio s’è affrettato dietro alla frode6(Iddio mi pesi con bilancia giusta e riconoscerà la mia integrità)7se i miei passi sono usciti dalla retta via, se il mio cuore è ito dietro ai miei occhi, se qualche sozzura mi s’è attaccata alle mani,8ch’io semini e un altro mangi, e quel ch’è cresciuto nei miei campi sia sradicato!9Se il mio cuore s’è lasciato sedurre per amor d’una donna, se ho spiato la porta del mio prossimo,10che mia moglie giri la macina ad un altro, e che altri abusino di lei!11Poiché quella è una scelleratezza, un misfatto punito dai giudici,12un fuoco che consuma fino a perdizione, e che avrebbe distrutto fin dalle radici ogni mia fortuna.
29se mi son rallegrato della sciagura del mio nemico ed ho esultato quando gli ha incolto sventura30(io, che non ho permesso alle mie labbra di peccare chiedendo la sua morte con imprecazione),31se la gente della mia tenda non ha detto: "Chi è che non si sia saziato della carne delle sue bestie?"32(lo straniero non passava la notte fuori; le mie porte erano aperte al viandante),33se, come fan gli uomini, ho coperto i miei falli celando nel petto la mia iniquità,34perché avevo paura della folla e dello sprezzo delle famiglie al punto da starmene queto e non uscir di casa…35Oh, avessi pure chi m’ascoltasse!… ecco qua la mia firma! l’Onnipotente mi risponda! Scriva l’avversario mio la sua querela,36ed io la porterò attaccata alla mia spalla, me la cingerò come un diadema!37Gli renderò conto di tutt’i miei passi, a lui m’appresserò come un principe!38Se la mia terra mi grida contro, se tutti i suoi solchi piangono,39se ne ho mangiato il frutto senza pagarla, se ho fatto sospirare chi la coltivava,40che invece di grano mi nascano spine, invece d’orzo mi crescano zizzanie!" Qui finiscono i discorsi di Giobbe.

Se qualcuno aveva il diritto di appoggiarsi su «la carne» e sulle sue opere, era proprio il patriarca Giobbe, come ce lo mostrano questi capitoli. Paolo scrive la stessa cosa a suo riguardo nell'epistola ai Filippesi 3:4. Ma — aggiunge egli — «io reputo anche ogni cosa essere un danno di fronte all'eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù...» La fiducia di Paolo non era più «nella carne», come qui lo è ancora in Giobbe. I suoi vantaggi naturali di buon Israelita, la sua giustizia passata di fariseo coscienzioso, tutto ciò è considerato da lui... come delle spazzature. Talché Iddio non ha bisogno di togliergli nulla, come a Giobbe; Paolo, per grazia, ha già messo da parte tutto quel che non era Cristo.

Ognuno di noi esamini bene il proprio cuore e chieda a Dio di toglierne tutti i punti d'appoggio nascosti che potrebbe conservare, all'infuori della fede in Gesù! — Notate i puntini di sospensione nel testo; in particolare vers. 30:32, 34:37 (versione corretta). Essi sottintendono tutte le buone cose che Giobbe pensa di sè e delle sue opere passate.

Infine, terminando la sua «apologia», cioè l'esposizione di tutti i suoi meriti, Giobbe vi appone solennemente la propria firma e sfida Dio di rispondergli (vers. 35).

Giobbe 32:1-22
1Quei tre uomini cessarono di rispondere a Giobbe perché egli si credeva giusto.2Allora l’ira di Elihu, figliuolo di Barakeel il Buzita, della tribù di Ram, s’accese:3s’accese contro Giobbe, perché riteneva giusto sé stesso anziché Dio; s’accese anche contro i tre amici di lui perché non avean trovato che rispondere, sebbene condannassero Giobbe.4Ora, siccome quelli erano più attempati di lui,5Elihu aveva aspettato a parlare a Giobbe; ma quando vide che dalla bocca di quei tre uomini non usciva più risposta, s’accese d’ira.6Ed Elihu, figliuolo di Barakeel il Buzita, rispose e disse: "Io son giovine d’età e voi siete vecchi; perciò mi son tenuto indietro e non ho ardito esporvi il mio pensiero.7Dicevo: "Parleranno i giorni, e il gran numero degli anni insegnerà la sapienza".8Ma, nell’uomo, quel che lo rende intelligente è lo spirito, è il soffio dell’Onnipotente.9Non quelli di lunga età sono sapienti, né i vecchi son quelli che comprendono il giusto.10Perciò dico: "Ascoltatemi; vi esporrò anch’io il mio pensiero".11Ecco, ho aspettato i vostri discorsi, ho ascoltato i vostri argomenti, mentre andavate cercando altre parole.12V’ho seguito attentamente, ed ecco, nessun di voi ha convinto Giobbe, nessuno ha risposto alle sue parole.13Non avete dunque ragione di dire: "Abbiam trovato la sapienza! Dio soltanto lo farà cedere; non l’uomo!"14Egli non ha diretto i suoi discorsi contro a me, ed io non gli risponderò colle vostre parole.15Eccoli sconcertati! non rispondon più, non trovan più parole.16Ed ho aspettato che non parlassero più, che restassero e non rispondessero più.17Ma ora risponderò anch’io per mio conto, esporrò anch’io il mio pensiero!18Perché son pieno di parole, e lo spirito ch’è dentro di me mi stimola.19Ecco, il mio seno è come vin rinchiuso, è simile ad otri pieni di vin nuovo, che stanno per scoppiare.20Parlerò dunque e mi solleverò, aprirò le labbra e risponderò!21E lasciate ch’io parli senza riguardi personali, senza adulare alcuno;22poiché adulare io non so; se lo facessi, il mio Fattore tosto mi torrebbe di mezzo.

Elifaz, Bildad e Tsofar hanno esaurito i loro argomenti. A sua volta Giobbe tace! Allora entra in scena un nuovo personaggio: Elihu, il cui nome significa «Dio stesso». Esempio dell'azione dello Spirito di Dio, egli è anche come una rivelazione misteriosa del Signore Gesù, come lo vedremo.

L'insufficienza dell'uomo è stata ampiamente dimostrata. In Giobbe si è manifestata l'incapacità di sopportare la prova; e nei suoi amici, la vanità delle consolazioni umane. Ora che «la sapienza terrestre» è stata messa in fallo, «la sapienza da alto» parlerà per bocca di Elihu (Giacomo 3:14-17). E, dinanzi a quest'uomo più giovane di loro, i quattro venerabili anziani si troveranno confusi.

Elihu ha il senso delle convenienze. Ha atteso con pazienza la fine dei precedenti discorsi. I giovani devono sapere ascoltare. È anzitutto un segno di saviezza. La conoscenza e l'esperienza degli adulti è generalmente maggiore della loro. Inoltre è un segno di semplice educazione! — Tuttavia questi riguardi non impediscono ad Elihu d'essere acceso di una santa ira. La gloria di Dio è stata messa in dubbio da Giobbe e dai suoi compagni, e l'uomo di Dio fedele non può risparmiarli. Non ha il diritto né di lusingarli, né di avere riguardi personali (vers. 21).

Giobbe 33:1-22
1Ma pure, ascolta, o Giobbe, il mio dire, porgi orecchio a tutte le mie parole!2Ecco, apro la bocca, la lingua parla sotto il mio palato.3Nelle mie parole è la rettitudine del mio cuore; e le mie labbra diran sinceramente quello che so.4Lo spirito di Dio mi ha creato, e il soffio dell’Onnipotente mi dà la vita.5Se puoi, rispondimi; prepara le tue ragioni, fatti avanti!6Ecco, io sono uguale a te davanti a Dio; anch’io, fui tratto dall’argilla.7Spavento di me non potrà quindi sgomentarti, e il peso della mia autorità non ti potrà schiacciare.8Davanti a me tu dunque hai detto (e ho bene udito il suono delle tue parole):9"Io sono puro, senza peccato; sono innocente, non c’è iniquità in me;10ma Dio trova contro me degli appigli ostili, mi tiene per suo nemico;11mi mette i piedi nei ceppi, spia tutti i miei movimenti".12E io ti rispondo: In questo non hai ragione; giacché Dio è più grande dell’uomo.13Perché contendi con lui? poich’egli non rende conto d’alcuno dei suoi atti.14Iddio parla, bensì, una volta ed anche due, ma l’uomo non ci bada;15parla per via di sogni, di visioni notturne, quando un sonno profondo cade sui mortali, quando sui loro letti essi giacciono assopiti;16allora egli apre i loro orecchi e dà loro in segreto degli ammonimenti,17per distoglier l’uomo dal suo modo d’agire e tener lungi da lui la superbia;18per salvargli l’anima dalla fossa, la vita dal dardo mortale.19L’uomo è anche ammonito sul suo letto, dal dolore, dall’agitazione incessante delle sue ossa;20quand’egli ha in avversione il pane, e l’anima sua schifa i cibi più squisiti;21la carne gli si consuma, e sparisce, mentre le ossa, prima invisibili, gli escon fuori,22l’anima sua si avvicina alla fossa, e la sua vita a quelli che dànno la morte.

Giobbe, a due riprese, aveva già reclamato l'intervento d'un arbitro (o d'un mediatore: cap. 9:33; 16:21). Desiderio che è esaudito! Elihu sarà per lui l'interprete dei pensieri di Dio. Giobbe aveva capito che questa parte non poteva essere compiuta che da un uomo come lui (cap. 9:32). «Ecco, io sono uguale a te davanti a Dio; anch'io fui tratto dall'argilla», risponde Elihu (vers. 6). La Parola ci insegna che il «mediatore fra Dio e gli uomini è uno, l'uomo Cristo Gesù...» (1 Tim. 2:5). Profondo mistero dell'umanità del Signore, senza la quale Egli non avrebbe potuto farsi l'interprete dell'uomo davanti a Dio! — «Iddio parla, bensì, una volta e anche due...» (vers. 14). Dopo aver parlato per mezzo dei profeti, Iddio ha parlato nel Figliuolo. Quale attenzione avrebbe dovuto prestare il mondo ad un tale linguaggio! (Ebrei 1:1-2; 2:1). Tuttavia il vers. 14 così continua: ... «ma l'uomo non ci bada». Tanto sono grandi l'indifferenza e la durezza del cuore dell'uomo! Ma quanti appelli sono stati necessarî per spezzare il mio cuore e il vostro? Amici, badiamo noi pure! Non aspettiamo che Iddio parli ancora una volta... che forse non verrà mai. D'altronde non ha nulla da dirci di più eccellente. In Cristo, la grazia divina ha detto la sua parola definitiva.

Giobbe 33:23-33; Giobbe 34:1-15
23Ma se, presso a lui, v’è un angelo, un interprete, uno solo fra i mille, che mostri all’uomo il suo dovere,24Iddio ha pietà di lui e dice: "Risparmialo, che non scenda nella fossa! Ho trovato il suo riscatto".25Allora la sua carne divien fresca più di quella d’un bimbo; egli torna ai giorni della sua giovinezza;26implora Dio, e Dio gli è propizio; gli dà di contemplare il suo volto con giubilo, e lo considera di nuovo come giusto.27Ed egli va cantando fra la gente e dice: "Avevo peccato, pervertito la giustizia, e non sono stato punito come meritavo.28Iddio ha riscattato l’anima mia, onde non scendesse nella fossa e la mia vita si schiude alla luce!"29Ecco, tutto questo Iddio lo fa due, tre volte, all’uomo,30per ritrarre l’anima di lui dalla fossa, perché su di lei splenda la luce della vita.31Sta’ attento, Giobbe, dammi ascolto; taci, ed io parlerò.32Se hai qualcosa da dire, rispondimi, parla, ché io vorrei poterti dar ragione.33Se no, tu dammi ascolto, taci, e t’insegnerò la saviezza".
1Elihu riprese a parlare e disse:2"O voi savi, ascoltate le mie parole! Voi che siete intelligenti, prestatemi orecchio!3Poiché l’orecchio giudica dei discorsi, come il palato assapora le vivande.4Scegliamo quello ch’è giusto, riconosciamo fra noi quello ch’è buono.5Giobbe ha detto: "Sono giusto, ma Dio mi nega giustizia;6ho ragione, e passo da bugiardo; la mia ferita è incurabile, e sono senza peccato".7Dov’è l’uomo che al par di Giobbe tracanni gli empi scherni come l’acqua,8cammini in compagnia de’ malfattori, e vada assieme con gli scellerati?9Poiché ha detto: "Non giova nulla all’uomo l’avere il suo diletto in Dio".10Ascoltatemi dunque, o uomini di senno! Lungi da Dio il male, lungi dall’Onnipotente l’iniquità!11Poich’egli rende all’uomo secondo le sue opere, e fa trovare a ognuno il salario della sua condotta.12No, di certo Iddio non commette ingiustizie! l’Onnipotente non perverte il diritto.13Chi gli ha dato il governo della terra? Chi ha affidato l’universo alla sua cura?14S’ei non ponesse mente che a sé stesso, se ritirasse a sé il suo spirito e il suo soffio,15ogni carne perirebbe d’un tratto, l’uomo ritornerebbe in polvere.

I versetti 23 e 24 dirigono ancora i nostri sguardi su Gesù, l'Interprete per eccellenza, il Messaggero dell'amore divino. Egli è venuto a mostrare all'uomo peccatore la via della dirittura, vale a dire a condurlo a riconoscere il proprio stato, a giudicarsi alla luce divina. Ma persino questo non basta. Era necessaria una propiziazione perché Dio gli facesse grazia. Ed è stata trovata! È la morte di Cristo. Per suo mezzo noi siamo liberati dalla fossa della distruzione. Ma è forse tutto? No; i versetti 25 e 26 suggeriscono la nuova vita, la comunione, la gioia, la giustizia che sono la nostra parte. Altrettante conseguenze della risurrezione di Cristo, nostro Mediatore, e della sua attuale presenza nella gloria. Infine, non dimentichiamo i vers. 27 e 28. Vi troviamo la testimonianza che dobbiamo rendere «davanti agli uomini» per quel che Dio ha fatto per noi. Ci accade forse qualche volta di farlo? — Al cap. 34, Elihu è obbligato di parlare severamente. Giustificandosi, Giobbe aveva accusato Dio d'ingiustizia. Cosa più grave di quanto egli supponesse! In ciò si era associato agl'increduli e ai malvagi, e doveva essere ripreso seriamente.

Giobbe 34:16-37
16Se tu se’ intelligente, ascolta questo, porgi orecchio alla voce delle mie parole.17Uno che odiasse la giustizia potrebbe governare? E osi tu condannare il Giusto, il Potente,18che chiama i re "uomini da nulla" e i principi: "scellerati"?19che non porta rispetto all’apparenza de’ grandi, che non considera il ricco più del povero, perché son tutti opera delle sue mani?20In un attimo, essi muoiono; nel cuor della notte, la gente del popolo è scossa e scompare, i potenti son portati via, senza man d’uomo.21Perché Iddio tien gli occhi aperti sulle vie de’ mortali, e vede tutti i lor passi.22Non vi son tenebre, non v’è ombra di morte, ove possa nascondersi chi opera iniquamente.23Dio non ha bisogno d’osservare a lungo un uomo per trarlo davanti a lui in giudizio.24Egli fiacca i potenti, senza inchiesta; e ne stabilisce altri al loro posto;25poich’egli conosce le loro azioni; li abbatte nella notte, e son fiaccati;26li colpisce come dei malvagi, in presenza di tutti,27perché si sono sviati da lui e non hanno posto mente ad alcuna delle sue vie;28han fatto salire a lui il gemito del povero, ed egli ha dato ascolto al gemito degli infelici.29Quando Iddio dà requie chi lo condannerà? Chi potrà contemplarlo quando nasconde il suo volto a una nazione ovvero a un individuo,30per impedire all’empio di regnare, per allontanar dal popolo le insidie?31Quell’empio ha egli detto a Dio: "Io porto la mia pena, non farò più il male,32mostrami tu quel che non so vedere; se ho agito perversamente, non lo farò più"?33Dovrà forse Iddio render la giustizia a modo tuo, che tu lo critichi? Ti dirà forse: "Scegli tu, non io, quello che sai, dillo"?34La gente assennata e ogni uomo savio che m’ascolta, mi diranno:35"Giobbe parla senza giudizio, le sue parole sono senza intendimento".36Ebbene, sia Giobbe provato sino alla fine! poiché le sue risposte son quelle degli iniqui,37poiché aggiunge al peccato suo la ribellione, batte le mani in mezzo a noi, e moltiplica le sue parole contro Dio".

È impossibile ad un uomo formarsi con i proprî ragionamenti un giudicio su Dio. Perché? Perché non ha, come termini di paragone, che altri uomini. È il motivo per cui i pagani si son fatti alla loro immagine degli dèi ai quali hanno attribuito le loro proprie passioni. Bisognò che Dio rivelasse Se stesso, affinché la sua creatura potesse conoscerLo. Inoltre, non è con la nostra propria intelligenza che si può afferrare questa divina rivelazione. Soltanto la fede ne è capace. Iddio si manifesta allora per mezzo del suo Spirito. «Nessuno conosce le cose di Dio, se non lo Spirito di Dio» (1 Corinzi 2:11). Questi conduce il credente in tutta la verità (Giovanni 16:13). Elihu, che istruisce Giobbe ne è una figura. Gli fa vedere che, deducendo la propria conoscenza di Dio dalle sue esperienze e dai suoi pensieri (vers. 33), ha sbagliato completamente strada. Non ne è forse giunto a condannare Colui che tuttavia è il Giusto per eccellenza? (vers. 17). Ma questo versetto 17 ci ricorda pure quello che gli uomini, nel loro accecamento, hanno fatto a Cristo, il solo Giusto che fosse quaggiù. «Voi avete condannato, avete ucciso il giusto: egli non vi resiste» (Giacomo 5:6).

Giobbe 35:1-16
1Poi Elihu riprese il discorso e disse:2"Credi tu d’aver ragione quando dici: "Dio non si cura della mia giustizia"?3Infatti hai detto: "Che mi giova? che guadagno io di più a non peccare?"4Io ti darò la risposta: a te ed agli amici tuoi.5Considera i cieli, e vedi! guarda le nuvole, come sono più in alto di te!6Se pecchi, che torto gli fai? Se moltiplichi i tuoi misfatti, che danno gli rechi?7Se sei giusto, che gli dài? Che ricev’egli dalla tua mano?8La tua malvagità non nuoce che al tuo simile, e la tua giustizia non giova che ai figli degli uomini.9Si grida per le molte oppressioni, si levano lamenti per la violenza dei grandi;10ma nessuno dice: "Dov’è Dio, il mio creatore, che nella notte concede canti di gioia,11che ci fa più intelligenti delle bestie de’ campi e più savi degli uccelli del cielo?"12Si grida, sì, ma egli non risponde, a motivo della superbia dei malvagi.13Certo, Dio non dà ascolto a lamenti vani; l’Onnipotente non ne fa nessun caso.14E tu, quando dici che non lo scorgi, la causa tua gli sta dinanzi; sappilo aspettare!15Ma ora, perché la sua ira non punisce, perch’egli non prende rigorosa conoscenza delle trasgressioni,16Giobbe apre vanamente le labbra e accumula parole senza conoscimento".

Giobbe aveva tratto dalle sue sventure questa triste conseguenza: Non valeva proprio la pena d'esser giusto; non ne aveva alla fine più vantaggio che se avesse peccato! (cap. 34:9; 35:3). Ahimè, egli scopre in ciò il fondo del suo cuore! Pareva dar ragione a Satana che aveva insinuato: «È egli forse per nulla che Giobbe teme Iddio?» (cap. 1:9). In definitiva non è altro che il ragionamento di quegli «uomini corrotti di mente...

di cui parla l'apostolo — i quali stimano la pietà esser fonte di guadagno» (1 Tim. 6:5).

Il nostro patriarca non sapeva fino allora che vi fossero tali sentimenti nel suo cuore. Conosceva le sue buone azioni, ma non i loro moventi segreti. E questi erano lungi d'esser sempre buoni. Lasciamo che lo Spirito ci scruti per mezzo della Parola, discerna e metta a nudo le intenzioni dei nostri cuori (Ebrei 4:12).

È il servizio che Elihu rende a Giobbe dicendogli la verità. Certe cose non sono gradevoli ai nostri orecchi; ma «le ferite di chi ama sono fedeli» (Proverbi 27:6; vedere anche Colossesi 4:6). E quando le divine lezioni saranno state imparate, le lacrime, i gridi di distretta, gli appelli al soccorso (cap. 19:21) faranno posto a «dei Canti di gioia nella notte» (vers. 9:10).

Giobbe 36:1-21
1Poi Elihu seguitando disse:2"Aspetta un po’, io t’istruirò; perché c’è da dire ancora a pro di Dio.3Io trarrò la mia scienza da lontano e renderò giustizia a colui che m’ha fatto.4Per certo, le mie parole non son bugiarde; ti sta dinanzi un uomo dotato di perfetta scienza.5Ecco, Iddio è potente, ma non disdegna nessuno; è potente per la forza dell’intelletto suo.6Ei non lascia viver l’empio, e fa ragione ai miseri.7Non storna lo sguardo suo dai giusti, ma li pone coi re sul trono, ve li fa sedere per sempre, e così li esalta8Se gli uomini son talora stretti da catene se son presi nei legami dell’afflizione,9Dio fa lor conoscere la lor condotta, le loro trasgressioni, giacché si sono insuperbiti;10egli apre così i loro orecchi a’ suoi ammonimenti, e li esorta ad abbandonare il male.11Se l’ascoltano, se si sottomettono, finiscono i loro giorni nel benessere, e gli anni loro nella gioia;12ma, se non l’ascoltano, periscon trafitti da’ suoi dardi, muoiono per mancanza d’intendimento.13Gli empi di cuore s’abbandonano alla collera, non implorano Iddio quand’ei gl’incatena;14così muoiono nel fior degli anni, e la lor vita finisce come quella dei dissoluti;15ma Dio libera l’afflitto mediante l’afflizione, e gli apre gli orecchi mediante la sventura.16Te pure ei vuol trarre dalle fauci della distretta, al largo, dove non è più angustia, e coprir la tua mensa tranquilla di cibi succulenti.17Ma, se giudichi le vie di Dio come fan gli empi, il giudizio e la sentenza di lui ti piomberanno addosso.18Bada che la collera non ti trasporti alla bestemmia, e la grandezza del riscatto non t’induca a fuorviare!19Farebbe egli caso delle tue ricchezze? Non han valore per lui, né l’oro, né tutta la possanza dell’opulenza.20Non anelare a quella notte che porta via i popoli dal luogo loro.21Guardati bene dal volgerti all’iniquità, tu che sembri preferirla all’afflizione.

Elihu prosegue il suo discorso: Egli giustifica Dio (vers. 3) raddrizzando due falsi pensieri emessi a Suo riguardo: Nonostante la Sua potenza, il Creatore si occupa della sua creatura e non la disprezza affatto (vers. 5). Il giusto, vale a dire il credente, è l'oggetto delle sue cure particolari. Sia che lo esalti (vers. 7) o al contrario gli mandi delle prove (vers. 8), i Suoi occhi sono sempre su di lui. E, in secondo luogo, Iddio non agisce capricciosamente, come Giobbe l'aveva lasciato capire. Permettendo la prova, Egli procaccia uno scopo preciso: Mostrare ai suoi quel che hanno fatto, aprire i loro orecchi alla disciplina, farli ritornare se si tratta della loro iniquità. La disciplina forma i discepoli. Ebrei 12:7 ci ricorda che essa è riservata ai figliuoli (e alle figliuole) di Dio, nello stesso modo che i genitori correggono i propri figli e non quelli degli altri. Essa è dunque una prova della nostra relazione col nostro Padre. Ma, secondo lo stesso passo (Ebrei 12:5-6), l'anima che vi è sottoposta può o sprezzarla cioè non ascoltarla, non attribuirvi importanza (vers. 12; parag. cap. 5:17); ovvero perdersi d'animo: cioè dimenticare che ce l'ha preparata il fedele amore del Signore (leggere Salmo 119:75).

Giobbe 36:22-33; Giobbe 37:1-4
22Vedi, Iddio è eccelso nella sua potenza; chi può insegnare come lui?23Chi gli prescrive la via da seguire? Chi osa dirgli: "Tu hai fatto male?"24Pensa piuttosto a magnificar le sue opere; gli uomini le celebrano nei loro canti,25tutti le ammirano, il mortale le contempla da lungi.26Sì, Iddio è grande e noi non lo possiam conoscere; incalcolabile è il numero degli anni suoi.27Egli attrae a sé le gocciole dell’acqua; dai vapori ch’egli ha formato stilla la pioggia.28Le nubi la spandono, la rovesciano sulla folla de’ mortali.29E chi può capire lo spiegamento delle nubi, i fragori che scoppiano nel suo padiglione?30Ecco, ora egli spiega intorno a sé la sua luce, or prende per coperta le profondità del mare.31Per tal modo punisce i popoli, e dà loro del cibo in abbondanza.32S’empie di fulmini le mani, e li lancia contro gli avversari.33Il rombo del tuono annunzia ch’ei viene, gli animali lo presenton vicino.
1A tale spettacolo il cuor mi trema e balza fuor del suo luogo.2Udite, udite il fragore della sua voce, il rombo che esce dalla sua bocca!3Egli lo lancia sotto tutti i cieli e il suo lampo guizza fino ai lembi della terra.4Dopo il lampo, una voce rugge; egli tuona con la sua voce maestosa; e quando s’ode la voce, il fulmine non e già più nella sua mano.

«Chi può insegnare come Lui?» chiede Elihu (vers. 22). Molti di voi fanno probabilmente degli studî. Non dimenticate che anche Dio ha la sua scuola. Se accettate di seguirne le lezioni, essa vi renderà più savi e più istruiti di quanto non potrebbero farlo tutte le università del mondo.

«Chi può insegnare come Lui?» Dopo aver udito il sermone sul monte, le folle dovevano riconoscere che Gesù le ammaestrava «come avendo autorità e non come i loro scribi» (Matteo 7:29). Autorità e anche sapienza, instancabile pazienza, dolcezza anche nella riprensione, tali sono i caratteri del divino Dottore venuto da Dio per ammaestrare gli uomini (Giovanni 3:2). Egli non è più sulla terra, ma ci ha lasciato la sua Parola, sorgente di ogni insegnamento per le nostre anime.

Elihu glorifica la potenza di Dio (vers. 22), la sua opera (vers. 24), la sua grandezza (vers. 26), la sua giustizia e la sua bontà (vers. 31).

Far conoscere Il Padre e glorificare il suo nome, ecco quale fu il grande pensiero del Signore quaggiù, la sua missione, che Egli ha pienamente compiuta (Giovanni 17:4, 6, 26; 20:17). In ciò era riassunto tutto il suo meraviglioso insegnamento.

Giobbe 37:5-24
5Iddio tuona con la sua voce maravigliosamente; grandi cose egli fa che noi non intendiamo.6Dice alla neve: "Cadi sulla terra!" lo dice al nembo della pioggia, al nembo delle piogge torrenziali.7Rende inerte ogni mano d’uomo, onde tutti i mortali, che son opera sua, imparino a conoscerlo.8Le bestie selvagge vanno nel covo, e stan ritirate entro le tane.9Dai recessi del sud viene l’uragano, dagli aquiloni il freddo.10Al soffio di Dio si forma il ghiaccio e si contrae la distesa dell’acque.11Egli carica pure le nubi d’umidità, disperde lontano le nuvole che portano i suoi lampi12ed esse, da lui guidate, vanno vagando nei lor giri per eseguir quanto ei loro comanda sopra la faccia di tutta la terra;13e le manda o come flagello, o come beneficio alla sua terra, o come prova della sua bontà.14Porgi l’orecchio a questo, o Giobbe; fermati, e considera le maraviglie di Dio!15Sai tu come Iddio le diriga e faccia guizzare il lampo dalle sue nubi?16Conosci tu l’equilibrio delle nuvole, le maraviglie di colui la cui scienza è perfetta?17Sai tu come mai gli abiti tuoi sono caldi quando la terra s’assopisce sotto il soffio dello scirocco?18Puoi tu, come lui, distendere i cieli e farli solidi come uno specchio di metallo?19Insegnaci tu che dirgli!… Nelle tenebre nostre, noi non abbiam parole.20Gli si annunzierà forse ch’io voglio parlare? Ma chi mai può bramare d’essere inghiottito?21Nessuno può fissare il sole che sfolgora ne’ cieli quando v’è passato il vento a renderli tersi.22Dal settentrione viene l’oro; ma Dio è circondato da una maestà terribile;23l’Onnipotente noi non lo possiam scoprire. Egli è grande in forza, in equità, in perfetta giustizia; egli non opprime alcuno.24Perciò gli uomini lo temono; ei non degna d’uno sguardo chi si presume savio".

Per illustrare lo stato d'animo del patriarca e le vie di Dio verso lui, Elihu prende i suoi esempi nel cielo in un giorno di temporale (vedere già cap. 36:27-29, 32-33; cap. 37:2...). Le nuvole oscure illustrano i lutti e le prove che, per un momento, avevano nascosto a Giobbe la luce della faccia di Dio. È difficile al cuore naturale comprenderne il misterioso equilibrio (vers. 16). Ma Giobbe deve sapere una cosa: queste nuvole sono caricate da Dio d'un'acqua di benedizione per lui (vers. 11 e cap. 26:8). Poiché la pioggia può cadere in molti modi: in bontà per la terra, ovvero come castigo, come verga (vers. 13). Essa discende in gocce abbondanti e benefiche (cap. 36:27-28) sotto forma di acquazzoni fertilizzanti (vers. 6), o al contrario in piogge torrenziali — le piogge della sua forza — che devastano il suolo senza penetrarvi. In questo ultimo caso, si tratta d'un giudicio, senza effetto sull'anima. Ma tale non è il pensiero di Dio verso il suo servitore Giobbe. Egli vuole benedirlo e fargli dire col cantico: «Se talvolta une nube — viene a nascondere la tua beltà; Amico divino, dopo l'uragano, — come prima, brilla la tua purezza (parafi. vers. 21).

Giobbe 38:1-18
1Allora l’Eterno rispose a Giobbe dal seno della tempesta, e disse:2"Chi è costui che oscura i miei disegni con parole prive di senno?3Orsù, cingiti i lombi come un prode; io ti farò delle domande e tu insegnami!4Dov’eri tu quand’io fondavo la terra? Dillo, se hai tanta intelligenza.5Chi ne fissò le dimensioni? giacché tu il sai! chi tirò sovr’essa la corda da misurare?6Su che furon poggiate le sue fondamenta, o chi ne pose la pietra angolare7quando le stelle del mattino cantavan tutte assieme e tutti i figli di Dio davan in gridi di giubilo?8Chi chiuse con porte il mare balzante fuor dal seno materno,9quando gli detti le nubi per vestimento e per fasce l’oscurità,10quando gli tracciai de’ confini, gli misi sbarre e porte,11e dissi: "Fin qui tu verrai, e non oltre; qui si fermerà l’orgoglio de’ tuoi flutti?"12Hai tu mai, in vita tua, comandato al mattino? o insegnato il suo luogo all’aurora,13perch’ella afferri i lembi della terra, e ne scuota via i malvagi?14La terra si trasfigura come creta sotto il sigillo, e appar come vestita d’un ricco manto;15i malfattori sono privati della luce loro, e il braccio, alzato già, è spezzato.16Sei tu penetrato fino alle sorgenti del mare? hai tu passeggiato in fondo all’abisso?17Le porte della morte ti son esse state scoperte? Hai tu veduto le porte dell’ombra di morte?18Hai tu abbracciato collo sguardo l’ampiezza della terra? Parla, se la conosci tutta!

«L'Onnipotente mi risponda», aveva esclamato Giobbe (cap. 31:35; parag. ciò che egli aveva detto ad Elifaz: cap. 5:1). Cosa meravigliosa, ecco che l'Eterno accondiscende al suo desiderio, ma non come Giobbe l'avrebbe pensato! Poiché invece di rispondere alle sue domande, Iddio gliene presenta a sua volta una lunga serie.

Vediamo sovente che il Signore Gesù agisce nello stesso modo coi suoi interlocutori (per es.: Luca 10:25-26; 20:2-4 e 21-24).

Per mezzo di queste domande Iddio fa misurare a Giobbe la sua piccolezza e la sua profonda ignoranza. Gli uomini si gloriano delle loro cognizioni. E, cosa paradossale, meno ne sanno, più pretese hanno. I giovani, particolarmente, credono facilmente di conoscere tutto, mentre i più grandi scienziati sono sovente i più modesti.

Paragonate i vers. 4-11 con Isaia 40:12, o con Proverbi 30:4, scritto precisamente da un uomo che riconosceva la propria ignoranza e persino la propria stupidità (vers. 3).

Così in questa storia di Giobbe, incontriamo Dio al principio e alla fine. L'uomo può dare per un momento la sua misura, agire secondo la sua volontà e affermare i suoi pensieri personali. Ma Colui che è «l'alfa e l'omega, il primo e l'ultimo, il principio e la fine...», avrà sempre l'ultima parola.

Giobbe 38:19-38
19Dov’è la via che guida al soggiorno della luce? E la tenebra dov’è la sua dimora?20Le puoi tu menare verso i loro domini, e sai tu bene i sentieri per ricondurle a casa?21Lo sai di sicuro! ché tu eri, allora, già nato, e il numero de’ tuoi giorni è grande!…22Sei tu entrato ne’ depositi della neve? Li hai visti i depositi della grandine23ch’io tengo in serbo per i tempi della distretta, pel giorno della battaglia e della guerra?24Per quali vie si diffonde la luce e si sparge il vento orientale sulla terra?25Chi ha aperto i canali all’acquazzone e segnato la via al lampo dei tuoni,26perché la pioggia cada sulla terra inabitata, sul deserto ove non sta alcun uomo,27e disseti le solitudini desolate, sì che vi germogli e cresca l’erba?28Ha forse la pioggia un padre? o chi genera le gocce della rugiada?29Dal seno di chi esce il ghiaccio, e la brina del cielo chi la dà alla luce?30Le acque, divenute come pietra, si nascondono, e la superficie dell’abisso si congela.31Sei tu che stringi i legami delle Pleiadi, o potresti tu scioglier le catene d’Orione?32Sei tu che, al suo tempo, fai apparire le costellazioni e guidi la grand’Orsa insieme a’ suoi piccini?33Conosci tu le leggi del cielo? e regoli tu il dominio di esso sulla terra?34Puoi tu levar la voce fino alle nubi, e far che abbondanza di pioggia ti ricopra?35I fulmini parton forse al tuo comando? Ti dicono essi: "Eccoci qua"?36Chi ha messo negli strati delle nubi sapienza, o chi ha dato intelletto alla meteora?37Chi conta con sapienza le nubi? e gli otri del cielo chi li versa38allorché la polvere stemperata diventa come una massa in fusione e le zolle de’ campi si saldan fra loro?

Quel Dio che Giobbe credeva impenetrabile, ecco che si rivela a lui. Aprendo il gran libro della natura, gli ricorda quanti misteri esso contiene, e ognuno di questi misteri conferma «la sua eterna potenza e divinità» (Romani 1:20). Questi versetti vi ricordano senza dubbio delle belle descrizioni che avete ammirato. Per esempio quella d'un temporale, d'un paesaggio nevoso, o del firmamento in una notte limpida. Ma, di tutte le cose magnifiche della creazione, chi può parlare con maggior competenza dello stesso suo Autore? Ebbene! Colui che ha creato la luce, che ha stretto «i legami delle Pleiadi» e stabilito «le leggi dei cieli», è pure Colui che condiscende ad occuparsi d'una sola anima: Qui, quella di Giobbe; ma ugualmente della mia e della vostra! Come lo dice il cantico: Il misero peccatore ha più pregio ai suoi occhi, che il corteo innumerevole delle stelle nei cieli.

In tutti i tempi gli uomini si sono dedicati a scrutare e investigare i cieli. Alcuni vi consacrano tutta la loro esistenza. Non è forse più importante consacrare la vostra ad investigare le Scritture? (Giovanni 5:39). Poiché se «i cieli raccontano la gloria di Dio» (Salmo 19:1), la Parola rende testimonianza alla Sua grazia.

Giobbe 38:39-41; Giobbe 39:1-18
39Sei tu che cacci la preda per la leonessa, che sazi la fame de’ leoncelli40quando si appiattano nelle tane e si mettono in agguato nella macchia?41Chi provvede il pasto al corvo quando i suoi piccini gridano a Dio e vanno errando senza cibo?
1Sai tu quando le capre selvagge delle rocce figliano? Hai tu osservato quando le cerve partoriscono?2Conti tu i mesi della lor pregnanza e sai tu il momento in cui debbono sgravarsi?3S’accosciano, fanno i lor piccini, e son tosto liberate dalle loro doglie;4i lor piccini si fanno forti, crescono all’aperto, se ne vanno, e non tornan più alle madri.5Chi manda libero l’onàgro, e chi scioglie i legami all’asino salvatico,6al quale ho dato per dimora il deserto, e la terra salata per abitazione?7Egli si beffa del frastuono della città, e non ode grida di padrone.8Batte le montagne della sua pastura, e va in traccia d’ogni filo di verde.9Il bufalo vorrà egli servirti o passar la notte presso alla tua mangiatoia?10Legherai tu il bufalo con una corda perché faccia il solco? erpicherà egli le valli dietro a te?11Ti fiderai di lui perché la sua forza è grande? Lascerai a lui il tuo lavoro?12Conterai su lui perché ti porti a casa la raccolta e ti ammonti il grano sull’aia?13Lo struzzo batte allegramente l’ali; ma le penne e le piume di lui son esse pietose?14No, poich’egli abbandona sulla terra le proprie uova e le lascia scaldar sopra la sabbia.15Egli dimentica che un piede le potrà schiacciare, e che le bestie dei campi le potran calpestare.16Tratta duramente i suoi piccini, quasi non fosser suoi; la sua fatica sarà vana, ma ciò non lo turba,17ché Iddio l’ha privato di sapienza, e non gli ha impartito intelligenza.18Ma quando si leva e piglia lo slancio, si beffa del cavallo e di chi lo cavalca.

Giobbe, allievo ignorante, rimasto muto a riguardo dei grandi fenomeni della natura, poi su quello delle leggi che mantengono l'equilibrio dei mondi, è ora interrogato in zoologia, dal Maestro di ogni conoscenza. La sua votazione in tale materia non sarà migliore.

Quante meraviglie nella creazione di Dio! Osservate ed ammirate nei suoi particolari un animale, una pianta e fino ad un semplice sasso. La minuzia, la delicatezza, la bellezza dei meccanismi naturali concepiti dal divino Ingegnere sono ineguagliabili.

Iddio parla di molte cose in questi quattro capitoli. Di piccole quanto di grandi. Ma son tutte cose che Egli ha fatte. Invece, non vi troveremo una sola parola delle opere del povero Giobbe, Di tutti i suoi meriti, di cui il patriarca aveva tuttavia fatto la lunga enumerazione, l'Eterno non può tener conto neppure di uno. Senza la croce su cui in anticipio Iddio portava lo sguardo (Romani 3:25), sì, senza la croce, un tal uomo era perduto. Amico, che avete forse ancora fiducia nei vostri proprî sforzi e nelle vostre capacità, guardate al Signore. Egli stesso ha compiuto delle grandi cose che esaltano la sua sapienza,... ma, soprattutto, l'opera della vostra salvezza che magnifica il suo amore.

Giobbe 39:19-30; Giobbe 40:1-5
19Sei tu che dài al cavallo il coraggio? che gli vesti il collo d’una fremente criniera?20Sei tu che lo fai saltar come la locusta? Il fiero suo nitrito incute spavento.21Raspa la terra nella valle ed esulta della sua forza; si slancia incontro alle armi.22Della paura si ride, non trema, non indietreggia davanti alla spada.23Gli risuona addosso il turcasso, la folgorante lancia e il dardo.24Con fremente furia divora la terra. Non sta più fermo quando suona la tromba.25Com’ode lo squillo, dice: Aha! e fiuta da lontano la battaglia, la voce tonante dei capi, e il grido di guerra.26E’ l’intelligenza tua che allo sparviere fa spiccare il volo e spiegar l’ali verso mezzogiorno?27E’ forse al tuo comando che l’aquila si leva in alto e fa il suo nido nei luoghi elevati?28Abita nelle rocce e vi pernotta; sta sulla punta delle rupi, sulle vette scoscese;29di là spia la preda, e i suoi occhi miran lontano.30I suoi piccini s’abbeveran di sangue, e dove son de’ corpi morti, ivi ella si trova".
1L’Eterno continuò a rispondere a Giobbe e disse:2"Il censore dell’Onnipotente vuole ancora contendere con lui? Colui che censura Iddio ha egli una risposta a tutto questo?"3Allora Giobbe rispose all’Eterno e disse:4"Ecco, io son troppo meschino; che ti risponderei? Io mi metto la mano sulla bocca.5Ho parlato una volta, ma non riprenderò la parola, due volte… ma non lo farò più".

La scienza comprende tre diversi campi: l'osservazione, la teoria e infine l'applicazione. I due ultimi di questi aspetti della scienza nutrono l'orgoglio degli uomini.

Nello stesso ordine d'idee, l'impiego del cavallo da guerra descritto qui non ha forse caratterizzato in ogni tempo questa vanità umana? (ved. Salmo 147:10).

Invece l'osservazione della natura deve condurre una mente retta alla conoscenza del Creatore, conoscenza che umilia sempre, e Giobbe aveva bisogno d'essere umiliato. L'Eterno gli ha parlato della sua creazione. Giobbe ne conclude giustamente: «Ecco, io sono una creatura da nulla» (versione corretta). Ma non può ancora dir di più. Prima, si era proposto di discutere con Dio, per così dire da pari a pari. Egli aveva persino dichiarato: «Avrei caro di ragionar con Dio» (cap. 13:3; vedere 10:2; 23:3-4). Ora che l'occasione si presenta comprende, dinanzi a tutta la grandezza del suo Creatore, che non è possibile. È una prima lezione, ma deve impararne ancora un'altra. Elihu aveva detto: «Iddio parla bensì una volta, e anche due... L'Eterno parlerà per la seconda volta, e tratterà il vero problema: quello del peccato per aprire la porta della sua grazia.

Giobbe 40:6-24; Giobbe 41:1-8
6L’Eterno allora rispose a Giobbe dal seno della tempesta, e disse:7"Orsù, cingiti i lombi come un prode; ti farò delle domande e tu insegnami!8Vuoi tu proprio annullare il mio giudizio? condannar me per giustificar te stesso?9Hai tu un braccio pari a quello di Dio? o una voce che tuoni come la sua?10Su via, adornati di maestà, di grandezza, rivestiti di splendore, di magnificenza!11Da’ libero corso ai furori dell’ira tua; mira tutti i superbi e abbassali!12Mira tutti i superbi e umiliali! e schiaccia gli empi dovunque stanno!13Seppelliscili tutti assieme nella polvere, copri di bende la lor faccia nel buio della tomba!14Allora, anch’io ti loderò, perché la tua destra t’avrà dato la vittoria.15Guarda l’ippopotamo che ho fatto al par di te; esso mangia l’erba come il bove.16Ecco la sua forza è nei suoi lombi, e il vigor suo nei muscoli del ventre.17Stende rigida come un cedro la coda; i nervi delle sue cosce sono intrecciati insieme.18Le sue ossa sono tubi di rame; le sue membra, sbarre di ferro.19Esso è il capolavoro di Dio; colui che lo fece l’ha fornito di falce,20perché i monti gli producon la pastura; e là tutte le bestie de’ campi gli scherzano intorno.21Si giace sotto i loti, nel folto de’ canneti, in mezzo alle paludi.22I loti lo copron dell’ombra loro, i salci del torrente lo circondano.23Straripi pure il fiume, ei non trema; rimane calmo, anche se avesse un Giordano alla gola.24Potrebbe alcuno impadronirsene assalendolo di fronte? o prenderlo colle reti per forargli il naso?
1(H40-25) Prenderai tu il coccodrillo all’amo? Gli assicurerai la lingua colla corda?2(H40-26) Gli passerai un giunco per le narici? Gli forerai le mascelle con l’uncino?3(H40-27) Ti rivolgerà egli molte supplicazioni? Ti dirà egli delle parole dolci?4(H40-28) Farà egli teco un patto perché tu lo prenda per sempre al tuo servizio?5(H40-29) Scherzerai tu con lui come fosse un uccello? L’attaccherai a un filo per divertir le tue ragazze?6(H40-30) Ne trafficheranno forse i pescatori? Lo spartiranno essi fra i negozianti?7(H40-31) Gli coprirai tu la pelle di dardi e la testa di ramponi?8(H40-32) Mettigli un po’ le mani addosso!… Ti ricorderai del combattimento e non ci tornerai!

Il quadro della creazione non sarebbe completo senza la descrizione di due animali misteriosi e terribili Il primo è il behemoth, forse l'ippopotamo, ad ogni modo una bestia formidabile, la cui potenza ricorda quella della morte. Fatto solenne, questa dovette essere la prima delle vie di Dio verso l'uomo colpevole. Come conseguenza della caduta, una spada invincibile, arma la morte, per la sanzione del peccato (vers. 19, vedere Genesi 3:24). Non solo fa di ogni uomo la sua preda, ma tutte le bestie della terra le sono date in pastura (vers. 20).

Anche il Giordano, fiume della morte (vers. 23).

Ma vi è un. mostro ancor più terribile. La morte non ha potere che sulla vita presente, mentre Satana, di cui il leviatan è la figura, trascina con sè le sue vittime nella seconda morte. Di fronte ad un tale nemico, siamo per natura disarmati come un fanciullo che pretendesse prendere il coccodrillo all'amo! Certo, non si scherza impunemente con la potenza del male. Siamo noi dunque in sua balia? No, per la grazia di Dio! Cristo ha trionfato alla croce sul terribile Avversario. Ricordiamoci di quella battaglia definitiva e rimaniamo attaccati a Colui che l'ha vinta (vers. 32).

Giobbe 41:9-34
9(H41-1) Ecco, fallace è la speranza di chi l’assale; basta scorgerlo e s’è atterrati.10(H41-2) Nessuno è tanto ardito da provocarlo. E chi dunque oserà starmi a fronte?11(H41-3) Chi mi ha anticipato alcun che perch’io glielo debba rendere? Sotto tutti i cieli, ogni cosa è mia.12(H41-4) E non vo’ tacer delle sue membra, della sua gran forza, della bellezza della sua armatura.13(H41-5) Chi l’ha mai spogliato della sua corazza? Chi è penetrato fra la doppia fila de’ suoi denti?14(H41-6) Chi gli ha aperti i due battenti della gola? Intorno alla chiostra de’ suoi denti sta il terrore.15(H41-7) Superbe son le file de’ suoi scudi, strettamente uniti come da un sigillo.16(H41-8) Uno tocca l’altro, e tra loro non passa l’aria.17(H41-9) Sono saldati assieme, si tengono stretti, sono inseparabili.18(H41-10) I suoi starnuti dànno sprazzi di luce; i suoi occhi son come le palpebre dell’aurora.19(H41-11) Dalla sua bocca partono vampe, ne scappan fuori scintille di fuoco.20(H41-12) Dalle sue narici esce un fumo, come da una pignatta che bolla o da una caldaia.21(H41-13) L’alito suo accende i carboni, e una fiamma gli erompe dalla gola.22(H41-14) Nel suo collo risiede la forza, dinanzi a lui salta il terrore.23(H41-15) Compatte sono in lui le parti flosce della carne, gli stanno salde addosso, non si muovono.24(H41-16) Il suo cuore è duro come il sasso, duro come la macina di sotto.25(H41-17) Quando si rizza, tremano i più forti, e dalla paura son fuori di sé.26(H41-18) Invano lo si attacca con la spada; a nulla valgon lancia, giavellotto, corazza.27(H41-19) Il ferro è per lui come paglia; il rame, come legno tarlato.28(H41-20) La figlia dell’arco non lo mette in fuga; le pietre della fionda si mutano per lui in stoppia.29(H41-21) Stoppia gli par la mazza e si ride del fremer della lancia.30(H41-22) Il suo ventre è armato di punte acute, e lascia come tracce d’erpice sul fango.31(H41-23) Fa bollire l’abisso come una caldaia, del mare fa come un gran vaso da profumi.32(H41-24) Si lascia dietro una scia di luce; l’abisso par coperto di bianca chioma.33(H41-25) Non v’è sulla terra chi lo domi; è stato fatto per non aver paura.34(H41-26) Guarda in faccia tutto ciò ch’è eccelso, è re su tutte le belve più superbe".

Sotto la terrificante figura del leviatan, Iddio scopre a Giobbe il suo accusatore del cap. 1, il suo nemico del cap. 2. Un combattente deve conoscere il suo avversario per non sottovalutarlo. Bisogna che il credente sappia qual è la forza di Satana (vers. 3) reso impotente per mezzo della croce, ma di cui non ignoriamo i disegni (2 Corinzi 2:11). Vedete quel che lo caratterizza: la doppia fila dei suoi denti (vers. 4; parag. 1 Pietro 5:8); il suo cuore duro come il sasso (vers. 16), poiché è assolutamente estraneo all'amore divino. Egli è invulnerabile a tutta la forza umana (vers. 17-20), e semina il terrore con la sua arma: la morte che la vince sugli uomini più forti (vers. 17).

Ma Satana è anche «il mentitore» e il seduttore; guardiamoci bene dalle sue illusioni (vers. 10; Giovanni 8:44; 2 Corinzi 11:14). Egli attira le persone nel mondo, questo mare tumultuoso delle passioni umane, presentando le sue risorse come un nutrimento valevole (la caldaia) o come un rimedio ai mali (il vaso di profumo). Sotto un'apparenza di sapienza (la bianca chioma) egli conduce all'abisso, per inghiottire gli stolti che seguono la sua brillante scia (vers. 22:23).

Infine, ricordiamo il titolo spaventevole che gli è dato: «Egli è re su tutte le belve più superbe (vers. 26); nota: «su tutti i figli dell'orgoglio» (vedere 1 Timoteo 3:6).

Giobbe 42:1-17
1Allora Giobbe rispose all’Eterno e disse:2"Io riconosco che tu puoi tutto, e che nulla può impedirti d’eseguire un tuo disegno.3Chi è colui che senza intendimento offusca il tuo disegno?… Sì, ne ho parlato; ma non lo capivo; son cose per me troppo maravigliose ed io non le conosco.4Deh, ascoltami, io parlerò; io ti farò delle domande e tu insegnami!5Il mio orecchio avea sentito parlar di te ma ora l’occhio mio t’ha veduto.6Perciò mi ritratto, mi pento sulla polvere e sulla cenere".7Dopo che ebbe rivolto questi discorsi a Giobbe, l’Eterno disse a Elifaz di Teman: "L’ira mia è accesa contro te e contro i tuoi due amici, perché non avete parlato di me secondo la verità, come ha fatto il mio servo Giobbe.8Ora dunque prendetevi sette tori e sette montoni, venite a trovare il mio servo Giobbe e offriteli in olocausto per voi stessi. Il mio servo Giobbe pregherà per voi; ed io avrò riguardo a lui per non punir la vostra follia; poiché non avete parlato di me secondo la verità, come ha fatto il mio servo Giobbe".9Elifaz di Teman e Bildad di Suach e Tsofar di Naama se ne andarono e fecero come l’Eterno aveva loro ordinato; e l’Eterno ebbe riguardo a Giobbe.10E quando Giobbe ebbe pregato per i suoi amici, l’Eterno lo ristabilì nella condizione di prima e gli rese il doppio di tutto quello che già gli era appartenuto.11Tutti i suoi fratelli, tutte le sue sorelle e tutte le sue conoscenze di prima vennero a trovarlo, mangiarono con lui in casa sua, gli fecero le loro condoglianze e lo consolarono di tutti i mali che l’Eterno gli avea fatto cadere addosso; e ognuno d’essi gli dette un pezzo d’argento e un anello d’oro.12E l’Eterno benedì gli ultimi anni di Giobbe più de’ primi; ed ei s’ebbe quattordicimila pecore, seimila cammelli, mille paia di bovi e mille asine.13E s’ebbe pure sette figliuoli e tre figliuole;14e chiamò la prima, Colomba; la seconda, Cassia; la terza, Cornustibia.15E in tutto il paese non c’eran donne così belle come le figliuole di Giobbe; e il padre assegnò loro una eredità tra i loro fratelli.16Giobbe, dopo questo, visse centoquarant’anni, e vide i suoi figliuoli e i figliuoli dei suoi figliuoli, fino alla quarta generazione.17Poi Giobbe morì vecchio e sazio di giorni.

Giungiamo al termine di questo magnifico libro, alla grande lezione che, finalmente, Giobbe ha capito. La si chiama l'affrancamento, la liberazione dallo sprezzabile «io». Mentre l'Eterno gli parlava, tutta la buona opinione che Giobbe aveva di sè svaniva progressivamente. A poco a poco, egli scopriva con spavento la malvagità del proprio cuore naturale.

«Ho orrore di me — (versione corretta) dichiara egli ora — e mi pento...». Ecco ciò che deve dire un uomo «integro e retto, che teme Iddio e fugge il male» (cap. 1:1), quando sta nella presenza di Dio! — Giobbe è stato vagliato come il grano. Lavoro penoso, ma che l'ha sbarazzato dalla «pula» della sua propria giustizia. Egli può ora fortificare i suoi fratelli e pregare per i suoi amici (vers. 8, parag. Luca 22:31-32).

L'Eterno ha biasimato i tre consolatori molesti. Egli ne manda altri a Giobbe, i quali recano una vera simpatia. E, non soltanto Egli ristabilisce il patriarca nella condizione di prima, ma gli dà il doppio di tutto quello che possedeva precedentemente. Tuttavia Giobbe ha ora acquistato qualcosa di molto prezioso: ha imparato a conoscere Dio, e ad un tempo a conoscere se stesso.

Salmo 1
1Beato l’uomo che non cammina secondo il consiglio degli empi, che non si ferma nella via de’ peccatori, né si siede sul banco degli schernitori;2ma il cui diletto è nella legge dell’Eterno, e su quella legge medita giorno e notte.3Egli sarà come un albero piantato presso a rivi d’acqua, il quale dà il suo frutto nella sua stagione, e la cui fronda non appassisce; e tutto quello che fa, prospererà.4Non così gli empi; anzi son come pula che il vento porta via.5Perciò gli empi non reggeranno dinanzi al giudizio, né i peccatori nella raunanza dei giusti.6Poiché l’Eterno conosce la via de’ giusti, ma la via degli empi mena alla rovina.

I Salmi, divisi in cinque libri, costituiscono, in certo qual modo, la raccolta dei cantici ispirati del popolo d'Israele. Sono stati chiamati talvolta «il cuore delle Scritture», perché sotto la loro forma poetica esprimono anzitutto dei sentimenti. Sentimenti dei fedeli Israeliti durante e dopo il regno dell'Anticristo: sofferenza, angoscia, timore... ma anche fiducia, gioia, riconoscenza. E ad un tempo sentimenti e affetti del signore Gesù che entra in anticipo in simpatia nelle afflizioni di quel «residuo» giudeo (ma Lo vedremo ugualmente nei suoi proprî dolori). Infine, sentimenti che i credenti di tutti i tempi possono provare nelle loro circostanze.

I primi versetti del Salmo 1 definiscono i caratteri dei beati che possono cantarli. E, cosa notevole, prima d'ogni altro carattere, Iddio mette quello della separazione dal male. Quante applicazioni ha questo primo versetto nella nostra vita di ogni giorno! È la condizione indispensabile per godere della Parola (vers. 2) e per «portare del frutto» (vers. 3; parag. Geremia 17:7-8; vedere anche Giovanni 15:5). Cristo, come Uomo, ha realizzato perfettamente quella «messa da parte», quel piacere nella legge dell'Eterno e infine quella pienezza di frutto portato alla gloria di Dio.

(Lo studio dei Salmi sarà continuato, se Dio lo permette, all'inizio del prossimo volume.)

Salmo 2
1Perché tumultuano le nazioni, e meditano i popoli cose vane?2I re della terra si ritrovano e i principi si consigliano assieme contro l’Eterno e contro il suo Unto, dicendo:3Rompiamo i loro legami e gettiamo via da noi le loro funi.4Colui che siede ne’ cieli ne riderà; il Signore si befferà di loro.5Allora parlerà loro nella sua ira, e nel suo furore li renderà smarriti:6Eppure, dirà, io ho stabilito il mio re sopra Sion, monte della mia santità.7Io spiegherò il decreto: L’Eterno mi disse: Tu sei il mio figliuolo, oggi io t’ho generato.8Chiedimi, io ti darò le nazioni per tua eredità e le estremità della terra per tuo possesso.9Tu le fiaccherai con uno scettro di ferro; tu le spezzerai come un vaso di vasellaio.10Ora dunque, o re, siate savi; lasciatevi correggere, o giudici della terra.11Servite l’Eterno con timore, e gioite con tremore.12Rendete omaggio al figlio, che talora l’Eterno non si adiri e voi non periate nella vostra via, perché d’un tratto l’ira sua può divampare. Beati tutti quelli che confidano in lui!

Servando d’introduzione all'insieme del libro, i primi due Salmi sono complementari. Constatano i due grandi peccati d'Israele che ha rigettato la doppia testimonianza di Dio al popolo:

Troviamo in questo secondo Salmo i pensieri di Dio verso Colui che è «il suo Unto» [cioè Messia o Cristo] (vers. 2), il suo Re (vers. 6), il suo Figlio (vers. 7, 12, citato in Atti 13:33). Altrettanti titoli nei quali si discerne tutto l’amore del Padre per questo Figlio. Dio veglierà affinché Gesù sia onorato su questa terra, ove Egli è stato disprezzato. Un tempo Erode e Ponzio Pilato, con le nazioni e i popoli d'Israele, si sono radunati contro Lui (vedere Atti 4:25 a 28). La sua croce ha portato questa iscrizione oltraggiante: «Gesù il Nazareno, il Re dei Giudei», come per dire a Dio: Ecco quel che facciamo del tuo Re. Ma in un tempo futuro, quando la rivolta delle nazioni si sarà scatenata, allora apparirà il giusto Re che Dio riserba alla terra (Salmo 89:27-28). Così fin dall'inizio dei Salmi, per incoraggiare il fedele nelle sue distrette, Dio si presenta (vers. 6) come dominante la situazione e conducendo tutte le cose a quel glorioso scopo finale.

Riteniamo ancora per noi l’esortazione del vers. 11: «Servite l'Eterno con timore» (vers. 11). «Con gioia», dice anche il Salmo 100:2. «Con tutto il vostro cuore», completa 1 Samuele 12:20.

Salmo 3
1Salmo di Davide composto quand’egli fuggì dinanzi ad Absalom suo figliuolo. O Eterno, quanto numerosi sono i miei nemici! Molti son quelli che si levano contro di me,2molti quelli che dicono dell’anima mia: Non c’è salvezza per lui presso Dio! Sela.3Ma tu, o Eterno, sei uno scudo attorno a me, sei la mia gloria, colui che mi rialza il capo.4Con la mia voce io grido all’Eterno, ed egli mi risponde dal monte della sua santità. Sela.5Io mi son coricato e ho dormito, poi mi sono risvegliato, perché l’Eterno mi sostiene.6Io non temo le miriadi di popolo che si sono accampate contro a me d’ogn’intorno.7Lèvati, o Eterno, salvami, Dio mio; giacché tu hai percosso tutti i miei nemici sulla guancia, hai rotto i denti degli empi.8All’Eterno appartiene la salvezza; la tua benedizione riposi sul tuo popolo! Sela.

Molti salmi sono stati composti in circostanze speciali che ne hanno ispirato il contenuto. Davide fuggente dinanzi ad Absalom è stato l’occasione di cui Dio si è servito per darci questo (2 Samuele cap. 15 a 18). Mentre il figlio indegno complotta contro il padre, «il dolce salmista d'Israele» (2 Samuele 23:1), invece di preparar la sua difesa, esprime in un cantico la sua fiducia nel suo Dio. Che importa il numero dei nemici, poiché Dio si è posto come uno «scudo» protettore fra quelle «miriadi di popoli» e il suo diletto? (paragonare Genesi 15:1; Deuteronomio 33:29). Talché quest'ultimo può godere d'un sonno placido tra i più grandi pericoli, sapendo che l'Eterno veglia tu di lui (vers. 5). Un'occasione della vita del Signore illustra questa perfetta tranquillità: durante la tempesta, allorché le onde infuriate già riempiono la barca, «Egli stava a poppa, dormendo sul guanciale» (Marco 4:37-38). Vedete anche l'apostolo Pietro in prigione: Erode stava per farlo comparire l'indomani, senza dubbio per farlo morire, Ma egli, lungi dal preoccuparsene, dormiva tranquillamente in mezzo a due soldati, legato con catene (Atti 12:6). Preziosa fiducia! Ci conceda Dio di realizzarla!

Il versetto 8 ci mostra che, per Davide, la benedizione del popolo ha più valore della propria sicurezza. Israele è sempre il popolo di Dio, benché in rivolta contro il Suo Unto.

Salmo 4
1Al Capo de’ musici. Per strumenti a corda. Salmo di Davide. Quand’io grido, rispondimi, o Dio della mia giustizia; quand’ero in distretta, tu m’hai messo al largo; abbi pietà di me ed esaudisci la mia preghiera!2Figliuoli degli uomini, fino a quando sarà la mia gloria coperta d’obbrobrio? Fino a quando amerete vanità e andrete dietro a menzogna? Sela.3Sappiate che l’Eterno s’è appartato uno ch’egli ama; l’Eterno m’esaudirà quando griderò a lui.4Tremate e non peccate; ragionate nel cuor vostro sui vostri letti e tacete. Sela.5Offrite sacrifizi di giustizia, e confidate nell’Eterno.6Molti van dicendo: Chi ci farà veder la prosperità? O Eterno, fa’ levare su noi la luce del tuo volto!7Tu m’hai messo più gioia nel cuore che non provino essi quando il loro grano e il loro mosto abbondano.8In pace io mi coricherò e in pace dormirò, perché tu solo, o Eterno, mi fai abitare in sicurtà.

Al Salmo 3, l’Eterno era la protezione del fedele; al Salmo 4 Egli è la sua parte. L'uomo pio possiede la certezza che Dio lo ha scelto (vers. 3). Ma si trova ancora in un mondo ove regnano la vanità e la menzogna (vers. 2) e non può che soffrire. «Chi mi farà veder del bene?» (versione corretta), ecco la domanda che si pone in un tale mondo. Questo bene non lo troveremo attorno a noi, né ancor meno in noi! Il solo vero bene è quello che Dio produce. Egli ce ne mostra la perfetta espressione nella vita del suo Figlio, «l'uomo pio», che lo ama, per eccellenza, il solo di cui si potesse dire: «Egli fa ogni cosa bene» (Marco 7:37).

Dio è la sorgente di ogni bene, ma anche di ogni vera gioia, «Tu m’hai messo più gioia nel cuore», dichiara il salmista (vers. 7). Questa gioia non dipende dall'abbondanza dei beni materiali (fine del vers. 7; parag. Abacuc 3:17-18). Lo stesso capitolo dei Filippesi che ci esorta a rallegrarci sempre nel Signore, ci ricorda che un credente può essere felice nelle privazioni come nell'abbondanza (Filippesi 4:4 e 12). La gioia divina può riempir l'anima, anche nella distretta. Le circostanze non lo influenzano, perché essa ha la sua sorgente in Colui che non cambia (Ebrei 13:8). Caro lettore, è questa gioia nel tuo cuore?

Salmo 5
1Al Capo de’ musici. Per strumenti a fiato. Salmo di Davide. Porgi l’orecchio alle mie parole, o Eterno, sii attento ai miei sospiri.2Odi la voce del mio grido, o mio Re e mio Dio, perché a te rivolgo la mia preghiera.3O Eterno, al mattino tu ascolterai la mia voce; al mattino ti offrirò la mia preghiera e aspetterò;4poiché tu non sei un Dio che prenda piacere nell’empietà; il malvagio non sarà tuo ospite.5Quelli che si gloriano non sussisteranno dinanzi agli occhi tuoi; tu odii tutti gli operatori d’iniquità.6Tu farai perire quelli che dicon menzogne; l’Eterno aborrisce l’uomo di sangue e di frode.7Ma io, per la grandezza della tua benignità, entrerò nella tua casa; e, vòlto al tempio della tua santità, adorerò nel tuo timore.8O Eterno, guidami per la tua giustizia, a cagion de’ miei insidiatori; ch’io veda diritta innanzi a me la tua via;9poiché in bocca loro non v’è sincerità, il loro interno è pieno di malizia; la loro gola è un sepolcro aperto, lusingano con la loro lingua.10Condannali, o Dio! non riescano nei loro disegni! Scacciali per la moltitudine de’ loro misfatti, poiché si son ribellati contro a te.11E si rallegreranno tutti quelli che in te confidano; manderanno in perpetuo grida di gioia. Tu stenderai su loro la tua protezione, e quelli che amano il tuo nome festeggeranno in te,12perché tu, o Eterno, benedirai il giusto; tu lo circonderai di benevolenza, come d’uno scudo.

Alla fine del Salmo 4 abbiamo visto il credente coricarsi e addormentarsi. Qui lo consideriamo al suo risveglio. La pietà dovrebbe manifestarsi in tutti i momenti della nostra vita. Che cosa vede Dio nella nostra camera, sera e mattino? Pensiamo al suo santo sguardo a cui nulla può sfuggire. E che cosa può udire? È Egli abituato al suono della nostra Voce? Fin dall’alba, all'inizio del giorno (Salmo 63:1), la prima occupazione della giornata, la preghiera del salmista saliva verso il suo Re, verso il suo Dio. Imitiamolo, cari amici credenti, con tanta più prontezza e libertà in quanto il Dio al quale ci rivolgiamo è, in Gesù, il nostro Padre. Nel Salmo 4, la preghiera era un semplice grido (vers. 1 e 3). È sufficiente perché Dio l'ascolti. Ma qui, la richiesta è esposta, formulata in modo preciso. Oramai il fedele può aspettare tranquillamente una risposta, senza scoraggiarsi se essa indugia a venire. E soprattutto senza cercare di ottenerla altrimenti.

Il soggetto della fiducia di fronte alle mire dei malvagi è procacciato: È notevole che il vers. 9 che si applica ai nemici, sia citato in Romani 3:13 per qualificare tutti gli uomini, voi ed io compresi. Questo si spiega per mezzo del cap. 5:10 della stessa epistola: eravamo tutti dei nemici di Dio, nella nostra mente e nelle nostre opere malvagie (Colossesi 1:21).

Salmo 6
1Al Capo de’ musici. Per strumenti a corda. Su Sheminith. Salmo di Davide. O Eterno, non correggermi nella tua ira, e non castigarmi nel tuo cruccio.2Abbi pietà di me, o Eterno, perché son tutto fiacco; sanami, o Eterno, perché le mie ossa son tutte tremanti.3Anche l’anima mia è tutta tremante; e tu, o Eterno, infino a quando?4Ritorna, o Eterno, libera l’anima mia; salvami, per amor della tua benignità.5Poiché nella morte non c’è memoria di te; chi ti celebrerà nel soggiorno de’ morti?6Io sono esausto a forza di gemere; ogni notte allago di pianto il mio letto e bagno delle mie lacrime il mio giaciglio.7L’occhio mio si consuma dal dolore, invecchia a cagione di tutti i miei nemici.8Ritraetevi da me, voi tutti operatori d’iniquità; poiché l’Eterno ha udita la voce del mio pianto.9L’Eterno ha udita la mia supplicazione, l’Eterno accoglie la mia preghiera.10Tutti i miei nemici saran confusi e grandemente smarriti; volteranno le spalle e saranno svergognati in un attimo.

Le prove del credente sono talvolta le conseguenze dirette dei suoi falli. Egli si trova allora sotto il governo di Dio, che lo riprende e lo castiga (vers. 1; parag. Geremia 31:18). Fu il caso di Davide dopo il terribile fatto di Uria l’Hitteo, come pure dopo il censimento. Ahimè! non si tratta più di gioia e di pace come al Salmo 4:7-8. Invece di meditare nel suo cuore sul suo letto (Salmo 4:4), il colpevole allaga di pianto amaro il suo letto (vers. 6). Sapendo di aver meritato ciò che gli accade, è inseguito dal rimorso e dal sentimento d'aver offeso Dio. Il timore della morte può anche impadronirsi dell'anima sua (vers. 5). Non ha più la felice libertà che una buona coscienza dà. Tuttavia, anche in questa caso, Dio può essere trovato, poiché ama troppo il suo riscattato per lasciarlo nella disperazione; Egli ode la sua supplicazione e riceve la sua preghiera (vers. 9). E, come ad Ezechia, tormentato sul suo letto alla prospettiva della morte, gl'indirizza questa parola consolante: «Io ho udito la tua preghiera, ho veduto le tue lagrime... io ti libererò...» (Isaia 38:5; parag. vers. 5 con Isaia 38:18). Sì, ad un tratto Davide riceve la sicurezza che la sua preghiera è esaudita. Le circostanze non son cambiate, ma già la sua fede trionfa in speranza.

Salmo 7
1Shiggaion di Davide ch’egli cantò all’Eterno, a proposito delle parole di Cush, beniaminita. O Eterno, Dio mio, io mi confido in te; salvami da tutti quelli che mi perseguitano, e liberami;2che talora il nemico, come un leone, non sbrani l’anima mia lacerandola, senza che alcuno mi liberi.3O Eterno, Dio mio, se ho fatto questo, se v’è perversità nelle mie mani,4se ho reso mal per bene a chi viveva meco in pace (io che ho liberato colui che m’era nemico senza cagione),5perseguiti pure il nemico l’anima mia e la raggiunga, e calpesti al suolo la mia vita, e stenda la mia gloria nella polvere. Sela.6Lèvati, o Eterno, nell’ira tua, innalzati contro i furori de’ miei nemici, e dèstati in mio favore.7Tu hai ordinato il giudicio. Ti circondi l’assemblea de’ popoli, e ponti a sedere al di sopra d’essa in luogo elevato.8L’Eterno giudica i popoli; giudica me, o Eterno, secondo la mia giustizia e la mia integrità.9Deh, venga meno la malvagità de’ malvagi, ma stabilisci il giusto; poiché sei l’Iddio giusto che prova i cuori e le reni.10Il mio scudo è in Dio, che salva i diritti di cuore.11Iddio è un giusto giudice, un Dio che s’adira ogni giorno.12Se il malvagio non si converte egli aguzzerà la sua spada; egli ha teso l’arco suo e lo tien pronto;13dispone contro di lui strumenti di morte; le sue frecce le rende infocate.14Ecco, il malvagio è in doglie per produrre iniquità. Egli ha concepito malizia e partorisce menzogna.15Ha scavato una fossa e l’ha resa profonda, ma è caduto nella fossa che ha fatta.16La sua malizia gli ritornerà sul capo, e la sua violenza gli scenderà sulla testa.17Io loderò l’Eterno per la sua giustizia, e salmeggerò al nome dell’Eterno, dell’Altissimo.

Per comprendere i Salmi e specialmente per non meravigliarci di certe parole severe a riguardo dei malvagi, bisogna tener presente questa cosa: I credenti che così si esprimono non fanno parte della Chiesa. I Salmi si applicano propriamente al periodo che seguirà il rapimento della Chiesa. Certamente, possiamo appropriarci molti preziosi versetti: per esempio, tutti quelli che esprimono la fiducia (vers. 1), la sofferenza dinanzi all’ingiustizia (vers. 9), la lode (vers. 17) e ben altri sentimenti. Ma non è il tempo di invocare il giudicio di Dio come accade nei Salmi (vers. 6 per esempio). La nostra preghiera di credenti non è: «Condannali, o Dio!» (Salmo 5:10); ma alla scuola del nostro divin Modello, impariamo a dire: «Padre, perdona loro...» (Luca 23:34) o come Stefano, suo discepolo: «Signore, non imputar loro questo peccato» (Atti 7:60). Invece, quando il tempo della grazia sarà terminato (e sta per esserlo), pregare per la distruzione dei malvagi sarà secondo il pensiero di Dio. Poi è soltanto così, e dopo il giudicio degli empi, che deve stabilirsi il regno terrestre del Figlio dell'Uomo, di cui ci parlerà il Salmo 8.

Salmo 8
1Al Capo de’ musici. Sulla Ghittea. Salmo di Davide. O Eterno, Signor nostro, quant’è magnifico il tuo nome in tutta la terra! O Tu che hai posta la tua maestà nei cieli.2Dalla bocca de’ fanciulli e de’ lattanti tu hai tratto una forza, per cagione de’ tuoi nemici, per ridurre al silenzio l’avversario e il vendicatore.3Quand’io considero i tuoi cieli, opra delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai disposte,4che cos’è l’uomo che tu n’abbia memoria? e il figliuol dell’uomo che tu ne prenda cura?5Eppure tu l’hai fatto poco minor di Dio, e l’hai coronato di gloria e d’onore.6Tu l’hai fatto signoreggiare sulle opere delle tue mani, hai posto ogni cosa sotto i suoi piedi:7pecore e buoi tutti quanti ed anche le fiere della campagna;8gli uccelli del cielo e i pesci del mare, tutto quel che percorre i sentieri de’ mari.9O Eterno, Signor nostro, quant’è magnifico il tuo nome in tutta la terra!

Il Salmo 8 comincia con lo stabilire la piccolezza dell’uomo in rapporto con la creazione, cosa che ognuno di noi ha potuto sentire contemplando per esempio la prodigiosa immensità d'un cielo stellato! «Che cos'è l'uomo?» Poi, dopo esser stati, in qualche modo, condotti alla nostra umile proporzione, impariamo che, tuttavia, Dio aveva in vista delle cose magnifiche e gloriose per l'uomo e per mezzo dell'uomo. Ma come realizzarle con un essere peccatore e mortale? Come coronare di gloria e d'onore una creatura immersa nella miseria e nella corruzione? Allora quel che Dio non ha potuto fare per mezzo del primo Adamo, lo ha compiuto in Cristo, il secondo Uomo. Sì, il Creatore stesso ha rivestito il corpo ch'Egli aveva creato. «Egli è stato fatto di poco minor degli angeli.» L'epistola agli Ebrei 2:6 a 9, che cita completandoli i nostri versetti 4 a 6, ne dà il motivo inscrutabile: a causa della morte che Egli ha dovuto conoscere. E questa natura umana che il Figlio ha presa è stata condotta da Lui al suo destino finale che è la dominazione universale (vers. 5 a 8; 1 Corinzi 15:27...). Cristo, Uomo risuscitato, coronato di gloria e d'onore, introdurrà altri uomini con Lui nel cielo e li farà partecipare alla sua gloria.

Salmo 9
1Al Capo dei musici. Su "Muori pel figlio". Salmo di Davide. Io celebrerò l’Eterno con tutto il mio cuore, io narrerò tutte le tue maraviglie.2Io mi rallegrerò e festeggerò in te, salmeggerò al tuo nome, o Altissimo,3poiché i miei nemici voltan le spalle, cadono e periscono dinanzi al tuo cospetto.4Poiché tu hai sostenuto il mio diritto e la mia causa; ti sei assiso sul trono come giusto giudice.5Tu hai sgridate le nazioni, hai distrutto l’empio, hai cancellato il loro nome in sempiterno.6E’ finita per il nemico! Son rovine perpetue! e delle città che tu hai distrutte perfin la memoria e perita.7Ma l’Eterno siede come re in eterno; egli ha preparato il suo trono per il giudizio.8Ed egli giudicherà il mondo con giustizia, giudicherà i popoli con rettitudine.9E l’Eterno sarà un alto ricetto all’oppresso, un alto ricetto in tempi di distretta;10e quelli che conoscono il tuo nome confideranno in te, perché, o Eterno, tu non abbandoni quelli che ti cercano.11Salmeggiate all’Eterno che abita in Sion, raccontate tra i popoli le sue gesta.12Perché colui che domanda ragion del sangue si ricorda dei miseri e non ne dimentica il grido.13Abbi pietà di me, o Eterno! Vedi l’afflizione che soffro da quelli che m’odiano, o tu che mi trai su dalle porte della morte,14acciocché io racconti tutte le tue lodi. Nelle porte della figliuola di Sion, io festeggerò per la tua salvazione.15Le nazioni sono sprofondate nella fossa che avean fatta; il loro piede è stato preso nella rete che aveano nascosta.16L’Eterno s’è fatto conoscere, ha fatto giustizia; l’empio è stato preso al laccio nell’opera delle proprie mani. Higgaion. Sela.17Gli empi se n’andranno al soggiorno de’ morti, sì, tutte le nazioni che dimenticano Iddio.18Poiché il povero non sarà dimenticato per sempre, né la speranza de’ miseri perirà in perpetuo.19Lèvati, o Eterno! Non lasciar che prevalga il mortale; sian giudicate le nazioni in tua presenza.20O Eterno, infondi spavento in loro; sappian le nazioni che non son altro che mortali. Sela.

Dio stesso ha dato il suo unigenito Figlio (Giovanni 3:16). Questi ha lasciato la sua vita (Giovanni 10:18). Ma nulla toglie alla responsabilità di quelli che l’hanno condannato. Così nel Salmo 9 assistiamo al giudicio delle nazioni. E non è certamente senza motivo che le parole ebraiche «Muth Labben», cioè la morte del Figlio (senso probabile) figurano nel suo titolo. Esse ci ricordano la causa di quel giudicio: l'oltraggio fatto a Dio dal mondo crocifiggendo il suo Diletto. Un terribile castigo sta sospeso sul popolo dei suoi uccisori. Paziente da quasi duemila anni, Dio perdona ad ogni peccatore che si pente e si volge verso Lui. Ma è impossibile che Egli non ricordi le sofferenze e la morte dell'Uomo perfetto. La sentenza della sua ira, tanto a lungo contenuta, si eseguirà infallibilmente. «Egli ha preparato il suo trono per il giudicio» (vers. 7). Il mondo che è responsabile della morte del Figlio di Dio dovrà rispondere anche del sangue e delle lacrime versate dai fedeli di tutte le dispensazioni. Dio vendicherà allora l'oppresso (vers. 9), gli afflitti di cui non ha dimenticato il grido (vers. 12). E a tutti quelli che non avranno voluto conoscerLo in grazia, Egli si farà conoscere per mezzo del giudicio (vers. 16).

Salmo 10
1O Eterno, perché te ne stai lontano? Perché ti nascondi in tempi di distretta?2L’empio nella sua superbia perseguita con furore i miseri; essi rimangon presi nelle macchinazioni che gli empi hanno ordite;3poiché l’empio si gloria delle brame dell’anima sua, benedice il rapace e disprezza l’Eterno.4L’empio, nell’alterezza della sua faccia, dice: l’Eterno non farà inchieste. Tutti i suoi pensieri sono: Non c’è Dio!5Le sue vie son prospere in ogni tempo; cosa troppo alta per lui sono i tuoi giudizi; egli soffia contro tutti i suoi nemici.6Egli dice nel suo cuore: Non sarò mai smosso; d’età in età non m’accadrà male alcuno.7La sua bocca è piena di esecrazione, di frodi, e di oppressione; sotto la sua lingua v’è malizia ed iniquità.8Egli sta negli agguati de’ villaggi; uccide l’innocente in luoghi nascosti; i suoi occhi spiano il meschino.9Sta in agguato nel suo nascondiglio come un leone nella sua spelonca; sta in agguato per sorprendere il misero; egli sorprende il misero traendolo nella sua rete.10Se ne sta quatto e chino, ed i meschini cadono tra le sue unghie.11Egli dice nel cuor suo: Iddio dimentica, nasconde la sua faccia, mai lo vedrà.12Lèvati, o Eterno! o Dio, alza la mano! Non dimenticare i miseri.13Perché l’empio disprezza Iddio? perché dice in cuor suo: Non ne farai ricerca?14Tu l’hai pur veduto; poiché tu riguardi ai travagli ed alle pene per prender la cosa in mano. A te si abbandona il meschino; tu sei l’aiutator dell’orfano.15Fiacca il braccio dell’empio, cerca l’empietà del malvagio finché tu non ne trovi più.16L’Eterno è re in sempiterno; le nazioni sono state sterminate dalla sua terra.17O Eterno, tu esaudisci il desiderio degli umili; tu raffermerai il cuor loro, inclinerai le orecchie tue18per far ragione all’orfano e all’oppresso, onde l’uomo, che è della terra, cessi dall’incutere spavento.

Sotto il loro aspetto profetico, i salmi 9 e 10 sono strettamente legati:

Però le macchinazioni dei malvagi non sono che per un tempo limitato. Il loro nome sarà cancellato per sempre; le loro devastazioni giungeranno alla fine per sempre. Dio l’ha rivelato al credente nel Salmo 9 (vers. 5 e 6) come per fortificare la sua fede prima di lasciargli fare l'esperienza di tutta la loro malvagità nel Salmo 10: concupiscenza, orgoglio, incredulità, perfidia, violenza..., questi caratteri esistono nel mondo attuale. Ma essi raggiungeranno la loro completa misura quando colui che ritiene (lo Spirito Santo) sarà partito, nei giorni dell'Anticristo di cui questi versetti ci fanno il sinistro ritratto (vedere 2 Tessalonicesi 2:7- 8). Che cosa può fare il credente dinanzi a questa invasione di male? Appoggiarsi su Colui che è seduto per sempre (Salmo 9:7) e realizzare l'esortazione del Signore: «Possedete le anime vostre con la vostra pazienza» (Evangelo di Luca 21:19, versione corretta).

Il vers. 2 pone davanti al fedele provato un’altra verità rassicurante: Il malvagio rimarrà sempre preso nella propria rete (parag. Salmo 7:15; Salmo 9:16).

Il Salmo 9 terminava col pensiero che le nazioni «non son altro che mortali»; il Salmo 10 termina chiamando il persecutore: «l’uomo che è della terra». Credenti, non dimentichiamo mai che siamo del cielo.

Salmo 11
1Al Capo de’ musici. Di Davide. Io mi confido nell’Eterno. Come dite voi all’anima mia: Fuggi al tuo monte come un uccello?2Poiché, ecco, gli empi tendono l’arco, accoccan le loro saette sulla corda per tirarle nell’oscurità contro i retti di cuore.3Quando i fondamenti son rovinati che può fare il giusto?4L’Eterno è nel tempio della sua santità; l’Eterno ha il suo trono nei cieli; i suoi occhi veggono, le sue palpebre scrutano i figliuoli degli uomini.5L’Eterno scruta il giusto, ma l’anima sua odia l’empio e colui che ama la violenza.6Egli farà piovere sull’empio carboni accesi; zolfo e vento infocato sarà la parte del loro calice.7Poiché l’Eterno è giusto; egli ama la giustizia; gli uomini retti contempleranno la sua faccia.

Dio mantiene oggi nel mondo delle autorità: governi, magistrati, poliziotti... che son da Dio (Romani 13:1). In modo generale esse assicurano l’ordine, la giustiziae la pace. Ma dopo il rapimento della Chiesa, verrà un tempo chiamato «la grande tribolazione», in cui tutto ciò che contribuisce alla sicurezza degli uomini («i fondamenti») saràabbattuto e distrutto. La domanda del vers. 3 mette alla prova i giusti di quel tempo. Cederanno forse alla tentazione di fuggire, come l'uccello spaventato vola via per sfuggireal pericolo? No; la loro fiducia non è in un rifugio terrestre (il monte) per quanto potente e stabile possa apparire (vers. 1). Essa riposa su Colui che èimmutabile perché il suo trono è nei cieli (vers. 4). Amici, che ne è della nostra fede? Se il Signore dovesse toglierci i nostri principali punti d'appoggioquaggiù: famiglia, amici, salute, beni materiali, si potrebbe vedere in chi ci siamo confidati? E se pensiamo alle fondamenta della verità, constatiamo che sono scosse dappertutto nella cristianità. Che deve fare il giusto? Separarsi di tutto quello che attacca e distrugge i pilastri della verità divina.

Lo sguardo di Dio scruta i figli degli uomini (vers. 5; Salmo 7:9). È così che il Signore leggeva in tutti i cuori (vedere per esempio Luca 7:39-40; 11:17; 22:61). Pensiero molesto e insopportabile per «il malvagio»! Prezioso sentimento per il giusto! È per il suo bene che è così investigato (Salmo 139:23-24).

Salmo 12
1Al Capo de’ musici. Sopra l’ottava. Salmo di Davide. Salva, o Eterno, poiché l’uomo pio vien meno, e i fedeli vengono a mancare tra i figliuoli degli uomini.2Ciascuno mentisce parlando col prossimo; parlano con labbro lusinghiero e con cuor doppio.3L’Eterno recida tutte le labbra lusinghiere, la lingua che parla alteramente,4quelli che dicono: Con le nostre lingue prevarremo; le nostre labbra sono per noi; chi sarà signore su noi?5Per l’oppressione dei miseri, per il grido d’angoscia de’ bisognosi, ora mi leverò, dice l’Eterno; darò loro la salvezza alla quale anelano.6Le parole dell’Eterno son parole pure, sono argento affinato in un crogiuolo di terra, purificato sette volte.7Tu, o Eterno, li proteggerai, li preserverai da questa generazione in perpetuo.8Gli empi vanno attorno da tutte le parti quando la bassezza siede in alto tra i figliuoli degli uomini.

Questo Salmo traduce la sofferenza d’un'anima abbattuta dal sentimento dell'ingiustizia che la circonda. Davide, che l'ha composto, aveva avuto molte occasioni di provarlo personalmente. La doppiezza e l'odio geloso di Saul (1 Samuele 18:17...), le vili intenzioni degli abitanti di Keila (cap. 23:12), il doppio tradimento degli Zifei (cap. 23:19; 26:1), e quello più perfido di Doeg l'Edomita (cap. 22:9-10), l'ingratitudine sprezzante di Nabal (cap. 25:10-11), tutto ciò non poteva lasciare Davide indifferente. Certo, ogni volta ha anche potuto fare l'esperienza della preziosa risposta divina: «Io metterò in sicurtà colui contro il quale si sparla» (vers. 5). Ma la sua propria misura della verità non era perfetta (vedere 1 Samuele 20:6; 21:2...). Invece la santità del Signore Gesù lo rendeva interamente sensibile alla falsità e all'astuzia dei suoi avversari (di cui Luca 20:20 ci dà un esempio). Più un cristiano si terrà nella luce, e più soffrirà dell'atmosfera corrotta di questo mondo. E allora la sua penosa esperienza della lingua bugiarda, ipocrita e orgogliosa degli uomini (vers. 2 e 3), quanto più lo farà godere per contrasto della purezza e del valore pratico delle parole del suo Dio (vers. 6). «La tua parola è verità» (Giovanni 17:17; Salmo 119:140).

Salmo 13
1Al Capo de’ musici. Salmo di Davide. Fino a quando, o Eterno, mi dimenticherai tu? Sarà egli per sempre? Fino a quando mi nasconderai la tua faccia?2Fino a quando avrò l’ansia nell’anima e l’affanno nel cuore tutto il giorno? Fino a quando s’innalzerà il mio nemico sopra me?3Riguarda, rispondimi, o Eterno, Iddio mio! Illumina gli occhi miei che talora io non m’addormenti del sonno della morte,4che talora il mio nemico non dica: L’ho vinto! e i miei avversari non festeggino se io vacillo.5Quant’è a me, io confido nella tua benignità; il mio cuore giubilerà per la tua salvazione;6(H13-5) io canterò all’Eterno perché m’ha fatto del bene.

Il Signore Gesù dichiara, a proposito della tribolazione che il residuo di Giuda attraverserà durante i tempi apocalittici, che non v’è stato l'uguale dal principio della creazione, né mai più vi sarà. Aggiunge che a cagion degli eletti, Dio ha abbreviato quei giorni (Marco 13:20; vedere anche Romani 9:28). Si può dunque comprendere quel grido d'angoscia: «Fino a quando?» ripetuto quattro volte nel nostro Salmo, come pure in parecchi altri. È per rispondere a questo grido che «ha abbreviato quei giorni». Benché il credente non possa mai conoscere una tale distretta (vedere anche la promessa d'Apocalisse 3:10), pure può trovarsi più o meno a lungo nello scoraggiamento e pensare che Dio lo dimentichi o gli nasconda volontariamente la sua faccia (vers. 1). Questo ci è forse accaduto? Come uscire allora da questa buia galleria? Anzitutto cessiamo di tormentarci e di consultare con dolore il nostro cuore (vers. 2). E ricordiamo quell'esclamazione trionfante: «Chi ci separerà dall'amore di Cristo ? Sarà forse la tribolazione, o la distretta, o la persecuzione...» (Romani 8:35...). Il segreto che rianimerà la nostra fiducia e la nostra gioia, sarà il ricordo della sua bontà e della sua salvezza (vers. 5).

Salmo 14, Salmo 15
1Al Capo de’ musici. Di Davide. Lo stolto ha detto nel suo cuore: Non c’è Dio. Si sono corrotti, si son resi abominevoli nella loro condotta; non v’è alcuno che faccia il bene.2L’Eterno ha riguardato dal cielo sui figliuoli degli uomini per vedere se vi fosse alcuno che avesse intelletto, che cercasse Iddio.3Tutti si sono sviati, tutti quanti si son corrotti, non v’è alcuno che faccia il bene, neppur uno.4Son essi senza conoscenza tutti questi operatori d’iniquità, che mangiano il mio popolo come mangiano il pane e non invocano l’Eterno?5Ecco là, son presi da grande spavento perché Iddio è con la gente giusta.6Voi, invece, fate onta al consiglio del misero, perché l’Eterno è il suo rifugio.7Oh, chi recherà da Sion la salvezza d’Israele? Quando l’Eterno ritrarrà dalla cattività il suo popolo, Giacobbe festeggerà, Israele si rallegrerà.
1Salmo di Davide. O Eterno, chi dimorerà nella tua tenda? chi abiterà sul monte della tua santità?2Colui che cammina in integrità ed opera giustizia e dice il vero come l’ha nel cuore;3che non calunnia con la sua lingua, né fa male alcuno al suo compagno, né getta vituperio contro il suo prossimo.4Agli occhi suoi è sprezzato chi è spregevole, ma onora quelli che temono l’Eterno. Se ha giurato, foss’anche a suo danno, non muta;5non dà il suo danaro ad usura, né accetta presenti a danno dell’innocente. Chi fa queste cose non sarà mai smosso.

Stolto veramente, colui che, dinanzi a tutte le testimonianze che Dio ha dato della sua potenza e del suo amore, chiude gli occhi, indura il cuore e dichiara: Non c’è Dio! (vers. 1; Salmo 10:4; Geremia 5:12). Ma se anche tutti gli uomini non sono atei, tutti, senza eccezione, sono sprovvisti della vera intelligenza. Poiché nessuno ricerca quel Dio di cui riconosce l'esistenza — a meno che Egli stesso non operi nel suo cuore.

Non è brillante questo quadro dell’umanità come Dio può contemplarla dai cieli. Ma, non dimentichiamolo, questa razza ribelle e corrotta per natura, è la mia ed è la vostra.

Dopo la triste constatazione del Salmo 14: ... «Non v’è alcuno che faccia il bene...», il Salmo 15 può a giusto titolo presentare la domanda: «Chi dimorerà nella tua tenda...?» Il cap. 3 dei Romani, che cita i versetti 1 a 3 del Salmo 14, rivela in seguito la meravigliosa verità che ci concerne: Di mezzo a questi uomini, che si son tutti dimostrati peccatori, Dio giustifica gratuitamente tutti quelli che credono (vers. 10 a 12 e 22 a 26).

I caratteri dell’Israelita fedele sono pure quelli che la grazia può produrre in un cristiano: Giustizia e verità nel cammino, negli atti e nelle parole; bontà verso il prossimo; apprezzamento del bene e del male secondo la misura divina (leggere Isaia 33:15-16).

Salmo 16
1Inno di Davide. Preservami, o Dio, perché io confido in te.2Io ho detto all’Eterno: Tu sei il mio Signore; io non ho bene all’infuori di te;3e quanto ai santi che sono in terra essi sono la gente onorata in cui ripongo tutta la mia affezione.4I dolori di quelli che corron dietro ad altri dii saran moltiplicati; io non offrirò le loro libazioni di sangue, né le mie labbra proferiranno i loro nomi.5L’Eterno è la parte della mia eredità e il mio calice; tu mantieni quel che m’è toccato in sorte.6La sorte è caduta per me in luoghi dilettevoli; una bella eredità mi e pur toccata!7Io benedirò l’Eterno che mi consiglia; anche la notte le mie reni mi ammaestrano.8Io ho sempre posto l’Eterno davanti agli occhi miei; poich’egli è alla mia destra, io non sarò punto smosso.9Perciò il mio cuore si rallegra e l’anima mia festeggia; anche la mia carne dimorerà al sicuro;10poiché tu non abbandonerai l’anima mia in poter della morte, ne permetterai che il tuo santo vegga la fossa.11Tu mi mostrerai il sentiero della vita; vi son gioie a sazietà nella tua presenza; vi son diletti alla tua destra in eterno.

Come lo mostrano le citazioni nel libro degli Atti (cap. 2:25 e cap. 13:35), questo salmo si applica direttamente all’Uomo Cristo Gesù. D'altronde, chi altro fuor di Lui oserebbe dichiarare: «Io ho sempre posto l'Eterno davanti agli occhi miei»? (vers. 8). Lo contempliamo qui, non come un Salvatore (sarà al Salmo 22), ma come un Modello. Non come Figlio di Dio, ma come l'Uomo di fede per eccellenza. Come Figlio di Dio, non ha bisogno d'essere preservato (vers. 1) e la sua bontà si confonde con quella di Dio stesso (vers. 2; vedere Marco 10:18). Ma la fiducia, la dipendenza, la pazienza, la fede, in breve tutti i sentimenti che vediamo brillare in questo salmo a riguardo d'un Dio conosciuto e onorato sono dei sentimenti umani. Per manifestarli in perfezione, Cristo è venuto a vivere sulla terra (e in quali condizioni!) la vita d'un uomo... ma d'un uomo senza peccato! Egli ci appare sottomesso a Dio, il Signore (vers. 2); che trova la sua gioia nei credenti (vers. 3); nella parte che il Padre Gli ha riserbata (vers. 5 ed Ebrei 12:2); infine nell'Eterno stesso (vers. 8:9 e 11). Egli è fiducioso fin nella morte stessa (vers. 10), cammino ch'Egli ci ha aperto affinché vi camminiamo sulle sue tracce!

Salmo 17
1Preghiera di Davide. O Eterno, ascolta la giustizia, attendi al mio grido; porgi l’orecchio alla mia preghiera che non viene da labbra di frode.2Dalla tua presenza venga alla luce il mio diritto, gli occhi tuoi riconoscano la rettitudine.3Tu hai scrutato il mio cuore, l’hai visitato nella notte; m’hai provato e non hai rinvenuto nulla; la mia bocca non trapassa il mio pensiero.4Quanto alle opere degli uomini, io, per ubbidire alla parola delle tue labbra, mi son guardato dalle vie de’ violenti.5I miei passi si son tenuti saldi sui tuoi sentieri, i miei piedi non han vacillato.6Io t’invoco, perché tu m’esaudisci, o Dio; inclina verso me il tuo orecchio, ascolta le mie parole!7Spiega le maraviglie della tua bontà, o tu che con la tua destra salvi quelli che cercano un rifugio contro ai loro avversari.8Preservami come la pupilla dell’occhio, nascondimi all’ombra delle tue ali9dagli empi che voglion la mia rovina, dai miei mortali nemici che mi circondano.10Chiudono il loro cuore nel grasso, parlano alteramente colla lor bocca.11Ora ci attorniano, seguendo i nostri passi; ci spiano per atterrarci.12Il mio nemico somiglia ad un leone che brama lacerare, ad un leoncello che s’appiatta ne’ nascondigli.13Lèvati, o Eterno, vagli incontro, abbattilo; libera l’anima mia dall’empio con la tua spada;14liberami, con la tua mano, dagli uomini, o Eterno, dagli uomini del mondo la cui parte è in questa vita, e il cui ventre tu empi co’ tuoi tesori; hanno figliuoli in abbondanza, e lasciano il resto de’ loro averi ai loro fanciulli.15Quanto a me, per la mia giustizia, contemplerò la tua faccia, mi sazierò, al mio risveglio, della tua sembianza.

Al Salmo 16 abbiamo ammirato la fiducia dell’Uomo perfetto. Al Salmo 17 la sua giustizia è davanti a noi. Ma essa è pure e anzitutto davanti a Dio che vi trova un'intera soddisfazione. Gli uomini vedono soltanto il cammino di qualcuno; ma Dio va più lungi e guarda ai motivi che regolano questo cammino. Il Salmo 11:5 ci ha appreso che «l'Eterno scruta il giusto...». Ora ecco il risultato dell'esame attento del cuore di Gesù: «Tu non hai rinvenuto nulla; la mia bocca non trapassa il mio pensiero» (vers. 3; parag. Giovanni 8:25). Meraviglioso Modello! Vegliamo onde i nostri pensieri siano sempre in perfetto accordo con le nostre parole e reciprocamente.

D’altra parte impariamo a conoscere e adoperare la Parola di Dio come l'ha fatto Lui. Se ne è servito per guardarsi dalle vie dei violenti, da Satana stesso (vers. 4; Matteo 4:4,7,10).

I versetti 14 e 15 sottolineano il contrasto fra «gli uomini del mondo la cui parte è in questa vita» e il giusto (Cristo, ma anche il credente) la cui parte è celeste (Salmo 16:5). Pur soffrendo al presente per la giustizia, egli pensa alla risurrezione e all’Oggetto dei suoi affetti: «Mi sazierò, al mio risveglio, della tua sembianza» (vers. 15; parag. Salmo 16:11).

Salmo 18:1-29
1Al Capo de’ musici. Di Davide, servo dell’Eterno, il quale rivolse all’Eterno le parole di questo cantico quando l’Eterno l’ebbe riscosso dalla mano di tutti i suoi nemici e dalla mano di Saul. Egli disse: Io t’amo, o Eterno, mia forza!2L’Eterno è la mia ròcca, la mia fortezza, il mio liberatore; il mio Dio, la mia rupe, in cui mi rifugio, il mio scudo, il mio potente salvatore, il mio alto ricetto.3Io invocai l’Eterno ch’è degno d’ogni lode e fui salvato dai miei nemici.4I legami della morte m’aveano circondato e i torrenti della distruzione m’aveano spaventato.5I legami del soggiorno de’ morti m’aveano attorniato, i lacci della morte m’aveano còlto.6Nella mia distretta invocai l’Eterno e gridai al mio Dio. Egli udì la mia voce dal suo tempio e il mio grido pervenne a lui, ai suoi orecchi.7Allora la terra fu scossa e tremò, i fondamenti de’ monti furono smossi e scrollati; perch’egli era acceso d’ira.8Un fumo saliva dalle sue nari; un fuoco consumante gli usciva dalla bocca, e ne procedevano carboni accesi.9Egli abbassò i cieli e discese, avendo sotto i piedi una densa caligine.10Cavalcava sopra un cherubino e volava; volava veloce sulle ali del vento;11avea fatto delle tenebre la sua stanza nascosta, avea posto intorno a sé per suo padiglione l’oscurità dell’acque, le dense nubi de’ cieli.12Per lo splendore che lo precedeva, le dense nubi si sciolsero con gragnuola e con carboni accesi.13L’Eterno tuonò ne’ cieli e l’Altissimo diè fuori la sua voce con gragnuola e con carboni accesi.14E avventò le sue saette e disperse i nemici; lanciò folgori in gran numero e li mise in rotta.15Allora apparve il letto delle acque, e i fondamenti del mondo furono scoperti al tuo sgridare, o Eterno, al soffio del vento delle tue nari.16Egli distese dall’alto la mano e mi prese, mi trasse fuori delle grandi acque.17Mi riscosse dal mio potente nemico, e da quelli che mi odiavano perch’eran più forti di me.18Essi m’eran piombati addosso nel dì della mia calamità, ma l’Eterno fu il mio sostegno.19Egli mi trasse fuori al largo, mi liberò, perché mi gradisce.20L’Eterno mi ha retribuito secondo la mia giustizia, mi ha reso secondo la purità delle mie mani,21poiché ho osservato le vie dell’Eterno e non mi sono empiamente sviato dal mio Dio.22Poiché ho tenuto tutte le sue leggi davanti a me, e non ho rimosso da me i suoi statuti.23E sono stato integro verso lui, e mi son guardato dalla mia iniquità.24Ond’è che l’Eterno m’ha reso secondo la mia giustizia, secondo la purità delle mie mani nel suo cospetto.25Tu ti mostri pietoso verso il pio, integro verso l’uomo integro;26ti mostri puro col puro e ti mostri astuto col perverso;27poiché tu sei quel che salvi la gente afflitta e fai abbassare gli occhi alteri.28Sì, tu sei quel che fa risplendere la mia lampada; l’Eterno, il mio Dio, è quel che illumina le mie tenebre.29Con te io assalgo tutta una schiera e col mio Dio salgo sulle mura.

Con alcune varianti, questo Salmo è riprodotto con la sua soprascritta nel cap. 22 del 2° libro di Samuele. Costituisce una grande profezia sulla morte, la risurrezione, l’esaltazione, la vittoria finale e il regno del Messia. I tre primi versetti ci danno il tema, che sarà in seguito svolto a lungo; vale a dire in che modo «il Servitore dell'Eterno» è stato liberato (vedere titolo). Il Signore Gesù ci insegna, con la propria esperienza, ciò che Dio è per chi si confida in lui. «L'immensità della sua potenza» verso di noi che crediamo è stata mostrata nella risurrezione di Cristo, nella sua ascensione, nel posto che gli è stato dato al di sopra di tutti i suoi nemici (leggere Efesini 1:19-21). Ciò che Dio era per Gesù, all'ora della distretta (vers. 6) e della calamità (vers. 18), Dio lo è anche per noi. Così, ricordiamoci: le difficoltà che attraversiamo sono altrettante occasioni per conoscerLo in modo nuovo. Sono forse stanco, languente? Egli è la mia forza. La fede mia è sul punto di vacillare? Egli è la mia Roccia. Un pericolo appare? Egli è la mia fortezza, il mio alto ricetto, ove trovo un rifugio assicurato. Sono io alle prese col Nemico? Egli è lo scudo che mi protegge dai suoi colpi. Ma non dimentichiamo che, per Cristo, la sua liberazione era la conseguenza della sua giustizia (vers. 19...) mentre, per quel che ci concerne, se riceviamo il soccorso divino, non è per i nostri meriti, ma perché siamo suoi.

Salmo 18:30-50
30La via di Dio è perfetta; la parola dell’Eterno e purgata col fuoco; egli è lo scudo di tutti quelli che sperano in lui.31Poiché chi è Dio fuor dell’Eterno? E chi è Ròcca fuor del nostro Dio,32l’Iddio che mi cinge di forza e rende la mia via perfetta?33Egli rende i miei piedi simili a quelli delle cerve, e mi rende saldo sui miei alti luoghi;34ammaestra le mie mani alla battaglia e le mie braccia tendono un arco di rame.35Tu m’hai anche dato lo scudo della tua salvezza, e la tua destra m’ha sostenuto, e la tua benignità m’ha fatto grande.36Tu hai allargato la via ai miei passi; e i miei piedi non hanno vacillato.37Io ho inseguito i miei nemici e li ho raggiunti; e non son tornato indietro prima d’averli distrutti.38Io li ho abbattuti e non son potuti risorgere; son caduti sotto i miei piedi.39Tu m’hai cinto di forza per la guerra; tu hai fatto piegare sotto di me i miei avversari;40hai fatto voltar le spalle davanti a me ai miei nemici, e ho distrutto quelli che m’odiavano.41Hanno gridato, ma non vi fu chi li salvasse; hanno gridato all’Eterno, ma egli non rispose loro.42Io li ho tritati come polvere esposta al vento, li ho spazzati via come il fango delle strade.43Tu m’hai liberato dalle dissensioni del popolo, m’hai costituito capo di nazioni; un popolo che non conoscevo mi e stato sottoposto.44Al solo udir parlare di me, m’hanno ubbidito; i figli degli stranieri m’hanno reso omaggio.45I figli degli stranieri son venuti meno, sono usciti tremanti dai loro ripari.46Vive l’Eterno! Sia benedetta la mia ròcca! E sia esaltato l’Iddio della mia salvezza!47l’Iddio che fa la mia vendetta e mi sottomette i popoli,48che mi scampa dai miei nemici. Sì, tu mi sollevi sopra i miei avversari, mi riscuoti dall’uomo violento.49Perciò, o Eterno, ti loderò fra le nazioni, e salmeggerò al tuo nome.50Grandi liberazioni egli accorda al suo re, ed usa benignità verso il suo Unto, verso Davide e la sua progenie in perpetuo.

Il Signore Gesù si compiace di farvi conoscere il suo Dio, la cui via è perfetta e la cui Parola è purgata (vers. 30; Proverbi 30:5). Nella prima parte del salmo, Egli ci insegna ad invocarLo nelle nostre afflizioni. Qui ci insegna ad appoggiarci su Lui per il cammino (vers. 33 a 36) e per il combattimento (vers. 34,35,39).

Sappiamo noi per esperienza ciò che vuol dire camminare sui nostri alti luoghi? (parag. Habacuc 3:19). Possiamo noi mettere più ardore ad impadronirci dei nostri beni celesti di quel che un alpinista ne adoperi per conquistare una nuova cima.

Da un punto culminante, si gode d’una vista più spaziosa e più lontana (vedere Isaia 33:17). Consideriamo quella che si offre a noi alla fine di questo salmo. Gli sguardi si dirigono verso l'avvenire, al momento in cui Dio distruggerà tutti i nemici del suo Figlio. All'orizzonte vediamo spuntare l'aurora del suo regno. Egli sarà stabilito Principe sul suo popolo Israele, ma anche Capo delle nazioni. Con gli occhi dell'anima nostra, contempliamo questo gran Re dei re, che regna in potenza su tutto l'universo, e con la sua presenza, spezza ogni ferro. Era necessario per la gloria di Dio che le nazioni lo lodassero e tutte lo faranno durante il Regno. Però è il nostro privilegio fin d'ora, noi che siamo tratti dalle nazioni, di cantare dei cantici alla gloria del suo nome (vers. 49 citato in Romani 15:9).

Salmo 19
1Al Capo dei musici. Salmo di Davide. I cieli raccontano la gloria di Dio e il firmamento annunzia l’opera delle sue mani.2Un giorno sgorga parole all’altro, una notte comunica conoscenza all’altra.3Non hanno favella, né parole; la loro voce non s’ode.4Ma il loro suono esce fuori per tutta la terra, e i loro accenti vanno fino all’estremità del mondo. Quivi Iddio ha posto una tenda per il sole,5ed egli e simile a uno sposo ch’esce dalla sua camera nuziale; gioisce come un prode a correre l’arringo.6La sua uscita e da una estremità de’ cieli, e il suo giro arriva fino all’altra estremità; e niente è nascosto al suo calore.7La legge dell’Eterno è perfetta, ella ristora l’anima; la testimonianza dell’Eterno è verace, rende savio il semplice.8I precetti dell’Eterno son giusti, rallegrano il cuore; il comandamento dell’Eterno è puro, illumina gli occhi.9Il timore dell’Eterno è puro, dimora in perpetuo; i giudizi dell’Eterno sono verità, tutti quanti son giusti,10son più desiderabili dell’oro, anzi più di molto oro finissimo, son più dolci del miele, anzi, di quello che stilla dai favi.11Anche il tuo servitore è da essi ammaestrato; v’è gran ricompensa ad osservarli.12Chi conosce i suoi errori? Purificami da quelli che mi sono occulti.13Trattieni pure il tuo servitore dai peccati volontari, e fa’ che non signoreggino su me; allora sarò integro, e puro di grandi trasgressioni.14Siano grate nel tuo cospetto le parole della mia bocca e la meditazione del cuor mio, o Eterno, mia ròcca e mio redentore!

Dio si è rivelato successivamente con una doppia testimonianza: la prima è quella della sua creazione (vers. 1 a 6), il cui linguaggio è silenzioso, ma quanto eloquente! Fa conoscere fino agli estremi termini del mondo la sua potenza e la sua sapienza (Atti 14:17). Pensiamo all’alternarsi necessario dei giorni e delle notti. La corsa regolare e benefica del sole, che versa su tutta la creazione luce e calore, è una prova costante della bontà di Dio verso tutte le sue creature (Salmo 136:8; Matteo 5:45).

La seconda testimonianza è quella della Parola (vers. 7 a 11). Santa, giusta e buona, anche se si trattasse soltanto della legge data ad Israele (Romani 7:12), quanto essa è più preziosa ancora adesso che è completa.

Tuttavia questa Parola eccellente non è soltanto un oggetto d’interesse e d'ammirazione. Essa ammaestra il servitore (vers. 11). Soprattutto: colpisce la sua coscienza che costituisce all'interno di ogni uomo una terza testimonianza! Mette in luce sia i suoi falli nascosti (commessi per errore: vers. 12), sia i peccati volontari: la volontà propria, frutto della fierezza, dell'orgoglio (notate questa distinzione in Numeri 15:27 a 30). È soltanto in seguito a quest'opera che la Parola potrà veramente rallegrare anche il suo cuore (vers. 8).

All’inizio dell'epistola ai Romani, la stessa tripla testimonianza della creazione (cap. 1:20), della coscienza (cap. 2:15) e della legge (cap. 2:17...) è posta davanti all'uomo per evidenziare il suo stato e condurlo alla salvezza.

Salmo 20
1Al Capo de’ musici. Salmo di Davide. L’Eterno ti risponda nel dì della distretta; il nome dell’Iddio di Giacobbe ti levi in alto in salvo;2ti mandi soccorso dal santuario, e ti sostenga da Sion;3si ricordi di tutte le tue offerte ed accetti il tuo olocausto. Sela.4Ti dia egli quel che il tuo cuore desidera, e adempia ogni tuo disegno.5Noi canteremo d’allegrezza per la tua vittoria, e alzeremo le nostre bandiere nel nome dell’Iddio nostro. L’Eterno esaudisca tutte le tue domande.6Già io so che l’Eterno ha salvato il suo Unto, e gli risponderà dal cielo della sua santità, con le potenti liberazioni della sua destra.7Gli uni confidano in carri, e gli altri in cavalli; ma noi ricorderemo il nome dell’Eterno, dell’Iddio nostro.8Quelli piegano e cadono; ma noi restiamo in piè e teniam fermo.9O Eterno, salva il re! L’Eterno ci risponda nel giorno che noi l’invochiamo!

Dio ha dato al mondo più che le testimonianze della creazione e della legge menzionate nel Salmo 19: un Testimonio vivente: Gesù Cristo! Noi sappiamo come Egli è stato, o piuttosto come non è stato ricevuto. «Ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto Egli ha dato il diritto di diventar figli di Dio» (Giovanni 1:10 a 12; 5:43).

Il Salmo 16 vers. 3 ci ha mostrato l’Uomo perfetto che trova tutte le sue delizie nei credenti, quei «santi» e quella «gente onorata» della terra. Inversamente in questo Salmo 20 vediamo Cristo, centro dell'interesse e delle affezioni dei suoi riscattati. Ciò che concerne il vostro Salvatore: le sue passate sofferenze, la sua vittoria, la sua gloria presente e futura, tutto ciò v'interessa forse? Egli pensa a voi, vi ama. E voi, L'amate?

«Gli uni confidano in carri, e gli altri in cavalli; ma noi ricorderemo il nome dell’Eterno, del Dio nostro» (vers. 7). Vi è forse oggi qualcosa di cambiato? No, l'uomo moderno pone più che mai la sua vanità nei suoi mezzi di locomozione potenti e veloci, e purtroppo, in molte altre cose. Ma la gloria del cristiano è di appartenere al Signore, di portare il suo nome, quel bel nome di Cristo che è stato invocato su di noi (Giacomo 2:7).

Salmo 21
1Per il Capo de’ musici. Salmo di Davide. O Eterno, il re si rallegra nella tua forza; ed oh quanto esulta per la tua salvezza!2Tu gli hai dato il desiderio del suo cuore e non gli hai rifiutata la richiesta delle sue labbra. Sela.3Poiché tu gli sei venuto incontro con benedizioni eccellenti, gli hai posta in capo una corona d’oro finissimo.4Egli t’avea chiesto vita, e tu gliel’hai data: lunghezza di giorni perpetua ed eterna.5Grande è la sua gloria mercé la tua salvezza. Tu lo rivesti di maestà e di magnificenza;6poiché lo ricolmi delle tue benedizioni in perpetuo, lo riempi di gioia nella tua presenza.7Perché il re si confida nell’Eterno, e, per la benignità dell’Altissimo, non sarà smosso.8La tua mano troverà tutti i tuoi nemici; la tua destra raggiungerà quelli che t’odiano.9Tu li metterai come in una fornace ardente, quando apparirai; l’Eterno, nel suo cruccio, li inabisserà, e il fuoco li divorerà.10Tu farai sparire il loro frutto dalla terra e la loro progenie di tra i figli degli uomini;11perché hanno ordito del male contro a te; han formato malvagi disegni, che non potranno attuare;12poiché tu farai loro voltar le spalle, col tuo arco mirerai diritto alla loro faccia.13Innalzati, o Eterno, con la tua forza; noi canteremo e celebreremo la tua potenza.

Al Salmo 20 i fedeli si erano rivolti al loro Re. Ora parlano all’Eterno di questo Re (vers. 1 a 7). Soggetto che piace al cuore di Dio! Non dimentichiamo che l'oggetto principale del culto cristiano è la presentazione al Padre di Colui che Gli è infinitamente gradito: il suo Figlio Gesù Cristo.

Le «benedizioni eccellenti» che sono ora sue sono messe in rilievo di fronte alle sofferenze e agli oltraggi che furono la sua parte. Così, alla corona di spine risponde una corona d’oro finissimo; alla spartizione dei suoi vestimenti, la maestà e la magnificenza di cui Dio l'ha rivestito (Salmo 45:6 a 8); alla onta della croce succede la gloria della sua risurrezione (vers. 4). Sì, Colui che fu fatto maledizione per noi, è posto per benedizioni in perpetuo. E Colui, da cui Dio distolse per un momento lo sguardo, è ormai ripieno di gioia nella Sua presenza (vers. 6). Possiamo allora chiederci perché lo Spirito non ha invertito l'ordine dei Salmi 21 e 22. Non è forse precisamente perché Dio ha «prevenuto» il suo Figlio con queste benedizioni già preparate per Lui; gliene ha fatto dono in anticipo (parag. Giovanni 17:4-5). Ed anche perché Egli non vuole trattare il soggetto solenne dell'abbandono del suo Diletto (Salmo 22) senza averci dapprima fatto conoscere le sue glorie.

Salmo 22:1-21
1Per il Capo de’ musici. Su "Cerva dell’aurora". Salmo di Davide. Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Perché te ne stai lontano, senza soccorrermi, senza dare ascolto alle parole del mio gemito?2Dio mio, io grido di giorno, e tu non rispondi; di notte ancora, e non ho posa alcuna.3Eppur tu sei il Santo, che siedi circondato dalle lodi d’Israele.4I nostri padri confidarono in te; confidarono e tu li liberasti.5Gridarono a te, e furon salvati; confidarono in te, e non furon confusi.6Ma io sono un verme e non un uomo; il vituperio degli uomini, e lo sprezzato dal popolo.7Chiunque mi vede si fa beffe di me; allunga il labbro, scuote il capo, dicendo:8Ei si rimette nell’Eterno; lo liberi dunque; lo salvi, poiché lo gradisce!9Sì, tu sei quello che m’hai tratto dal seno materno; m’hai fatto riposar fidente sulle mammelle di mia madre.10A te fui affidato fin dalla mia nascita, tu sei il mio Dio fin dal seno di mia madre.11Non t’allontanare da me, perché l’angoscia è vicina, e non v’è alcuno che m’aiuti.12Grandi tori m’han circondato; potenti tori di Basan m’hanno attorniato;13apron la loro gola contro a me, come un leone rapace e ruggente.14Io son come acqua che si sparge, e tutte le mie ossa si sconnettono; il mio cuore è come la cera, si strugge in mezzo alle mie viscere.15Il mio vigore s’inaridisce come terra cotta, e la lingua mi s’attacca al palato; tu m’hai posto nella polvere della morte.16Poiché cani m’han circondato; uno stuolo di malfattori m’ha attorniato; m’hanno forato le mani e i piedi.17Posso contare tutte le mie ossa. Essi mi guardano e m’osservano;18spartiscon fra loro i miei vestimenti e tirano a sorte la mia veste.19Tu dunque, o Eterno, non allontanarti, tu che sei la mia forza, t’affretta a soccorrermi.20Libera l’anima mia dalla spada, l’unica mia, dalla zampa del cane;21salvami dalla gola del leone. Tu mi risponderai liberandomi dalle corna dei bufali.

Questa parte delle Scritture dev’essere trattata, più di qualsiasi altra, con «piedi scalzi».. Poiché contiene i soggetti più inscrutabili: i sentimenti e le preghiere di Cristo durante le ore della croce. Esposto dapprima alla malvagità degli uomini, soffrendo per la giustizia, Egli conosce in seguito, durante tre ore di tenebre impenetrabili, l'abbandono del suo Dio forte. Completamente solo, l'Uomo perfetto attraversa questa prova senza pari con l'unico sostegno interiore del suo meraviglioso amore. Ed Egli non cessa un istante di confidarsi in Colui che per un momento non può darGli nessuna risposta. Proclama pubblicamente il suo obbrobrio e la sua debolezza (vers. 1, 2, 6), ma nulla che assomigli a impazienza, a disperazione né a reazione di difesa.

Alla croce l’uomo ha dato la sua completa misura; ha mostrato fin dove era capace di giungere nel suo odio, nella sua violenza, nel suo cinismo, nella sua bassezza morale (vers. 6 a 8, 12 e 13, 16 a 18). Ma nello stesso tempo, Dio ha dato pure Lui tutta la misura di ciò ch'Egli è: in giustizia perfetta contro il peccato; in amore perfetto verso il peccatore. La croce ha tutto magnificato. Ah! possa questa contemplazione di Gesù morente per noi produrre nell'anima nostra umiliazione e riconoscenza, amore e santo raccoglimento.

Salmo 22:22-31
22Io annunzierò il tuo nome ai miei fratelli, ti loderò in mezzo all’assemblea.23O voi che temete l’Eterno, lodatelo! Glorificatelo voi, tutta la progenie di Giacobbe, e voi tutta la progenie d’Israele, abbiate timor di lui!24Poich’egli non ha sprezzata né disdegnata l’afflizione dell’afflitto, e non ha nascosta la sua faccia da lui; ma quand’ha gridato a lui, ei l’ha esaudito.25Tu sei l’argomento della mia lode nella grande assemblea; io adempirò i miei voti in presenza di quelli che ti temono.26Gli umili mangeranno e saranno saziati; quei che cercano l’Eterno lo loderanno; il loro cuore vivrà in perpetuo.27Tutte le estremità della terra si ricorderan dell’Eterno e si convertiranno a lui; e tutte le famiglie delle nazioni adoreranno nel tuo cospetto.28Poiché all’Eterno appartiene il regno, ed egli signoreggia sulle nazioni.29Tutti gli opulenti della terra mangeranno e adoreranno; tutti quelli che scendon nella polvere e non possono mantenersi in vita s’inchineranno dinanzi a lui.30La posterità lo servirà; si parlerà del Signore alla ventura generazione.31Essi verranno e proclameranno la sua giustizia, al popolo che nascerà diranno come egli ha operato.

La risposta perviene a Colui che è «fra le corna dei bufali» (parag. versetti 2 e 21). È la risurrezione e ad un tempo la gioia della comunione ristabilita. Ma, nel suo amore, Cristo ha fretta che questa gioia sia condivisa. Così il suo primo pensiero è di far conoscere ai «suoi fratelli» la nuova relazione in cui la sua opera li ha posti, parlando loro del suo Padre che diventa il loro Padre, del suo Dio che diventa il loro Dio (vers. 22; Giovanni 20:17). Contrariamente non si tratta in questo di giudicio. Gesù vi porta i peccati, e per conseguenza tutto non è che grazia e benedizione. Benedizioni per l’Assemblea (composta al suo inizio di discepoli giudei: vers. 22, citato in Ebrei 2:12); per Israele ristorato, chiamato al vers. 25 «la grande assemblea»; per «tutte le famiglie delle nazioni» sotto il regno di mille anni (vers. 27 e 28); infine per tutto il popolo che nascerà durante questo regno glorioso. Come le onde si allargano attorno al centro ove sono state provocate, così le meravigliose conseguenze dell'opera della croce si estendono a tutta la creazione. Talché comprendiamo un poco perché Gesù fu abbandonato (parag vers. 1).

Salmo 23
1Salmo di Davide. L’Eterno è il mio pastore, nulla mi mancherà.2Egli mi fa giacere in verdeggianti paschi, mi guida lungo le acque chete.3Egli mi ristora l’anima, mi conduce per sentieri di giustizia, per amor del suo nome.4Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte, io non temerei male alcuno, perché tu sei meco; il tuo bastone e la tua verga son quelli che mi consolano.5Tu apparecchi davanti a me la mensa al cospetto dei miei nemici; tu ungi il mio capo con olio; la mia coppa trabocca.6Certo, beni e benignità m’accompagneranno tutti i giorni della mia vita; ed io abiterò nella casa dell’Eterno per lunghi giorni.

Il buon Pastore ha messo la sua vita per le sue pecore (Salmo 22; Giovanni 10:11). Ora va dinanzi ad esse. Le pascola con tenerezza, non le lascia mancare di nulla. Le pecore ne fanno ogni giorno l’esperienza (vedere Isaia 40:11; 49:10). La riconoscenza constata: non mi è mancato nulla (Luca 22:35), ma la fede afferma: nulla mi mancherà — nulla di necessario all'anima mia.

Tuttavia non sono i verdeggianti paschi né le acque chete che le trattengono in quel gregge. È il fatto che l’Eterno stesso, il Signore Gesù ne è il Pastore. Così, dal vers. 4, l'anima si rivolge a Lui direttamente in un'intima comunione: «Tu sei con me...» In tua compagnia, mio Salvatore, non temo neppure la valle dell'ombra della morte. Poiché, tu l'hai vinta, questa morte... e per me, non è più ormai che un'ombra (1 Corinzi 15:55). Rassicurato in tal modo, posso, nonostante la presenza dei nemici potenti, sedermi alla tavola divina ove è stato messo il mio posto. Non per un invito occasionale, bensì tutti i giorni della mia vita (parag. 2 Samuele 9:13). E questo nella casa stessa del Dio di bontà e di grazia #151; del mio Padre — presso il quale dimoro per la fede, aspettando di abitarvi in realtà per sempre.

Salmo 24
1Salmo di Davide. All’Eterno appartiene la terra e tutto ciò ch’è in essa, il mondo e i suoi abitanti.2Poich’egli l’ha fondata sui mari e l’ha stabilita sui fiumi.3Chi salirà al monte dell’Eterno? e chi potrà stare nel luogo suo santo?4L’uomo innocente di mani e puro di cuore, che non eleva l’animo a vanità, e non giura con intenti di frode.5Egli riceverà benedizione dall’Eterno, e giustizia dall’Iddio della sua salvezza.6Tale è la generazione di quelli che lo cercano, di quelli che cercan la tua faccia, o Dio di Giacobbe. Sela.7O porte, alzate i vostri capi; e voi, porte eterne, alzatevi; e il Re di gloria entrerà.8Chi è questo Re di gloria? E’ l’Eterno, forte e potente, l’Eterno potente in battaglia.9O porte, alzate i vostri capi; alzatevi, o porte eterne, e il Re di gloria entrerà.10Chi è questo Re di gloria? E’ l’Eterno degli eserciti; egli è il Re di gloria. Sela.

Al Salmo 22 troviamo un Salvatore. È il passato, la croce ove tutto ha inizio. Il Salmo 23 corrisponde al presente: ivi facciamo l’esperienza d'un Pastore. Il Salmo 24 ci apre l'avvenire: vi contempliamo il Re di gloria.

Tutti questi salmi sono di Davide, uomo che conobbe il rigettamento e la sofferenza, ma che fu pure il pastore d’Israele (2 Samuele 5:2) e re glorioso in Sion. Il Salmo 24 comincia con 1'affermazione dei diritti dell'Eterno sulla terra. La croce vi è stata rizzata (Salmo 22). Essa è al presente una valle oscura (Salmo 23). Ma bentosto l'Eterno vi stabilirà il suo trono. Il mondo e quelli che l'abitano dovranno allora riconoscere Colui a cui essi appartengono e sottomettersi al suo dominio; Gli obbediremo noi fin da oggi?

Per partecipare al Regno, i cittadini debbono possederne i caratteri (vers. 3 a 6). Gesù li ha fatti conoscere fin dal principio del suo ministero (parag. vers. 4 con Matteo 5:8). Egli era il Re, il Messia d’Israele. Ma il suo popolo lo ha rigettato, così Egli è uscito, portando la sua croce (Giovanni 19:5 e 17). Vedetelo ora, entrare come l'Eterno stesso, il Re di gloria, nel suo regno di giustizia e di benedizioni.

Salmo 25
1Di Davide. A te, o Eterno, io levo l’anima mia.2Dio mio, in te mi confido; fa’ ch’io non sia confuso, che i miei nemici non trionfino di me.3Nessuno di quelli che sperano in te sia confuso; sian confusi quelli che si conducono slealmente senza cagione.4O Eterno, fammi conoscere le tue vie, insegnami i tuoi sentieri.5Guidami nella tua verità ed ammaestrami; poiché tu sei l’Iddio della mia salvezza: io spero in te del continuo.6Ricordati, o Eterno, delle tue compassioni e delle tue benignità, perché sono ab eterno.7Non ti ricordar de’ peccati della mia giovinezza, né delle mie trasgressioni; secondo la tua benignità ricordati di me per amor della tua bontà, o Eterno.8L’Eterno è buono e diritto; perciò insegnerà la via ai peccatori.9Guiderà i mansueti nella giustizia, insegnerà ai mansueti la sua via.10Tutti i sentieri dell’Eterno sono benignità e verità per quelli che osservano il suo patto e le sue testimonianze.11Per amor del tuo nome, o Eterno, perdona la mia iniquità, perch’ella è grande.12Chi è l’uomo che tema l’Eterno? Ei gl’insegnerà la via che deve scegliere.13L’anima sua dimorerà nel benessere, e la sua progenie erederà la terra.14Il segreto dell’Eterno è per quelli che lo temono, ed egli fa loro conoscere il suo patto.15I miei occhi son del continuo verso l’Eterno, perch’egli è quel che trarrà i miei piedi dalla rete.16Volgiti a me, ed abbi pietà di me, perch’io son solo ed afflitto.17Le angosce del mio cuore si sono aumentate; traimi fuori dalle mie distrette.18Vedi la mia afflizione ed il mio affanno, e perdonami tutti i miei peccati.19Vedi i miei nemici, perché son molti, e m’odiano d’un odio violento.20Guarda l’anima mia e salvami; fa’ ch’io non sia confuso, perché mi confido in te.21L’integrità e la dirittura mi proteggano, perché spero in te.22O Dio, libera Israele da tutte le sue tribolazioni.

I Salmi 16 a 24 ci hanno occupati specialmente di Cristo, il Messia. Il Salmo 25 comincia una nuova serie (Salmo 25 a 39), in cui si tratta del «residuo» e del fedele in generale. In certe edizioni della Bibbia, ci sono degli asterischi * che segnalano il principio d’una nuova serie di salmi e che anche, nel testo, separano i pensieri principali. Ci aiutano in questo Salmo 25 a notare due preghiere: vers. 4 a 7 e 16 a 22. Prendiamo specialmente per noi le richieste dei vers. 4 e 5: «...Fammi camminare nella tua verità» (Salmo 43:3). Era un gran soggetto di gioia per l'apostolo Giovanni l'aver trovato nella famiglia della «signora eletta» dei figli che camminavano nella verità (2 Giovanni 4).

Ma come camminare senza conoscere la via e i sentieri? Dio li insegna; e notate come l’anima vi progredisce (vers. 8 a 10 e 12). Tuttavia è richiesta una condizione: «Il segreto dell'Eterno (cioè le sue intime comunicazioni) è per quelli che lo temono» (vers. 12 e 14). Vale a dire che Dio non rivela i suoi pensieri e non fa conoscere la sua Parola se non a quelli che sono disposti a sottomettervisi. Ecco soprattutto perché vi è molta ignoranza nella cristianità ... e anche sovente nella nostra propria mente.

Salmo 26
1Di Davide. Fammi giustizia, o Eterno, perch’io cammino nella mia integrità, e confido nell’Eterno senza vacillare.2Scrutami, o Eterno, e sperimentami; prova le mie reni ed il mio cuore.3Poiché ho davanti agli occhi la tua benignità e cammino nella tua verità.4Io non mi seggo con uomini bugiardi, e non vo con gente che simula.5Io odio l’assemblea de’ malvagi, e non mi seggo con gli empi.6Io lavo le mie mani nell’innocenza, e così fo il giro del tuo altare, o Eterno,7per far risonare voci di lode, e per raccontare tutte le tue maraviglie.8O Eterno, io amo il soggiorno della tua casa e il luogo ove risiede la tua gloria.9Non metter l’anima mia in un fascio coi peccatori, né la mia vita con gli uomini di sangue,10nelle cui mani è scelleratezza, e la cui destra è colma di presenti.11Quant’è a me, io cammino nella mia integrità; liberami, ed abbi pietà di me.12Il mio piè sta fermo in luogo piano. Io benedirò l’Eterno nelle assemblee.

Al Salmo 25 il fedele aveva dei peccati da confessare (vers. 7, 11, 18). E la sua preghiera era: «Fammi camminare nella tua verità». Qui il tono cambia. Il credente sta davanti a Dio con una buona coscienza (vers. 1, 2) e può dichiarare: «Cammino nella tua verità» (vers. 3). Egli è uno di quei beati che, secondo il Salmo 1:1, non si sono associati a quelli che fanno il male (vers. 4, 5). Ha dinanzi a sé un’occupazione ben preziosa, che assorbe tutti i suoi pensieri: quella dei versetti 6 e 7. — Fare il giro dell'altare di Dio! (vers. 6). A che cosa corrisponde questo per noi? Non è forse considerare sotto tutti i suoi aspetti l'opera della croce e le varie glorie di Colui che fu il perfetto Sacrificio? Possiamo allora «far risonare voci di lode» e raccontare tutte le meraviglie operate dalla grazia (vers. 7).

La vita cristiana non consiste soltanto a ritirarsi dall’iniquità. Dopo essersi purificato dai vasi a disonore, il riscattato trova quelli che, con lui, invocano il Signore di cuor puro (2 Timoteo 2:21 e 22). Qui il fedele, che «odia l'assemblea dei malvagi» (vers. 5), gode della dimora della gloria del suo Dio e benedice l'Eterno «nelle assemblee» (vers. 12). La presenza del Signore nel radunamento dei due o tre radunati nel suo Nome, è forse una gioia per il vostro cuore? (Matteo 18:20)

Salmo 27
1Di Davide. L’Eterno è la mia luce e la mia salvezza; di chi temerò? L’Eterno è il baluardo della mia vita; di chi avrò paura?2Quando i malvagi che mi sono avversari e nemici, m’hanno assalito per divorar la mia carne, eglino stessi han vacillato e sono caduti.3Quand’anche un esercito si accampasse contro a me, il mio cuore non avrebbe paura; quand’anche la guerra si levasse contro a me, anche allora sarei fiducioso.4Una cosa ho chiesto all’Eterno, e quella ricerco: ch’io dimori nella casa dell’Eterno tutti i giorni della mia vita, per mirare la bellezza dell’Eterno e meditare nel suo tempio.5Poich’egli mi nasconderà nella sua tenda nel giorno dell’avversità, m’occulterà nel luogo più segreto del suo padiglione, mi leverà in alto sopra una roccia.6Già fin d’ora il mio capo s’eleva sui miei nemici che m’attorniano. Io offrirò nel suo padiglione sacrifici con giubilo; io canterò e salmeggerò all’Eterno.7O Eterno, ascolta la mia voce, io t’invoco; abbi pietà di me, e rispondimi.8Il mio cuore mi dice da parte tua: Cercate la mia faccia! Io cerco la tua faccia, o Eterno.9Non mi nascondere il tuo volto, non rigettar con ira il tuo servitore; tu sei stato il mio aiuto; non mi lasciare, non m’abbandonare, o Dio della mia salvezza!10Quando mio padre e mia madre m’avessero abbandonato, pure l’Eterno mi accoglierà.11O Eterno, insegnami la tua via, e guidami per un sentiero diritto, a cagione de’ miei nemici.12Non darmi in balìa de’ miei nemici; perché son sorti contro di me falsi testimoni, gente che respira violenza.13Ah! se non avessi avuto fede di veder la bontà dell’Eterno sulla terra de’ viventi!…14Spera nell’Eterno! Sii forte, il tuo cuore si rinfranchi, sì, spera nell’Eterno!

In questo salmo brilla tutta la fiducia del credente in Colui che è la sua luce, la sua salvezza, il baluardo della sua vita (vers. 1; parag. Salmo 18:27, 28, 29). L’epistola agli Efesini lo conferma: il Signore è ad un tempo la luce e la forza del cristiano (Efesini 5:14; 6:10). Chi ha realizzato questa fiducia verso Dio come il Signore Gesù? Come il Salmo 22 è quello della croce, questo si è potuto chiamare «il Salmo del Giardino degli Ulivi». Il vers. 2 evoca in modo sorprendente quella folla, armata di spade e bastoni, che si avanza, condotta da Giuda, per impadronirsi del Signore. Alla sua sola parola «Sono io», essi retrocedono e cadono a terra (Giovanni 18:6).

È nella casa dell’Eterno che il salmista cerca il suo rifugio (vers. 3 a 5; parag. 2 Re 19:1 e 14), preziosa figura della comunione, «una cosa» per eccellenza che dobbiamo chiedere e ricercare. Ora questa comunione non è soltanto per il tempo della prova, ma per «tutti i giorni della mia vita». Essa è «il clima» necessario per discernere la bellezza del Signore e fare progressi nella sua conoscenza.

L’ultimo versetto, come una risposta divina, viene a calmare tutti gli allarmi del credente: «Sì, spera nell'Eterno».

Salmo 28
1Di Davide. Io grido a te, o Eterno; Ròcca mia, non esser sordo alla mia voce, che talora, se t’allontani senza rispondermi, io non diventi simile a quelli che scendon nella fossa.2Ascolta la voce delle mie supplicazioni quando grido a te, quando alzo le mani verso il santuario della tua santità.3Non trascinarmi via con gli empi e con gli operatori d’iniquità, i quali parlano di pace col prossimo, ma hanno la malizia nel cuore.4Rendi loro secondo le loro opere, secondo la malvagità de’ loro atti; rendi loro secondo l’opera delle loro mani; da’ loro ciò che si meritano.5Perché non considerano gli atti dell’Eterno, né l’opera delle sue mani, ei li abbatterà e non li rileverà.6Benedetto sia l’Eterno, poiché ha udito la voce delle mie supplicazioni.7L’Eterno è la mia forza ed il mio scudo; in lui s’è confidato il mio cuore, e sono stato soccorso; perciò il mio cuore festeggia, ed io lo celebrerò col mio cantico.8L’Eterno è la forza del suo popolo; egli è un baluardo di salvezza per il suo Unto.9Salva il tuo popolo e benedici la tua eredità; e pascili, e sostienli in perpetuo.

Le supplicazioni che udiamo in questo salmo non hanno nulla di paragonabile con le preghiere fiduciose che un cristiano può oggi rivolgere al suo Dio Padre. Timore di non ricevere risposta, spavento dinanzi alla morte, paura d’essere trascinato con i malvagi, infine appello del giudicio su questi; tali son qui i sentimenti del fedele Israelita dei tempi della fine. Ma questa grande distretta fa risaltare maggiormente la risposta che ottiene e la gioia che ne prova (vers. 6 a 9). «L'Eterno è la mia forza», dichiara egli al vers. 7.

Ci ricordiamo un episodio della storia di Davide, autore del nostro salmo. Di ritorno a Tsiklag, dopo aver corso il rischio di combattere contro Israele a lato dei Filistei, trova la città incendiata e tutti i suoi abitanti condotti in cattività. Egli è in grande distretta. Ma che cosa ci è detto di lui?: «Ma Davide si fortificò nell’Eterno, nel suo Dio» (1 Samuele 30:6). Per realizzare che tutta la nostra forza è nel Signore (2 Corinzi 12:10) è talvolta necessario fare, come lui, l'esperienza della nostra completa debolezza.

Notiamo pure che la risposta divina produce la lode nel cuore del credente. E non dimentichiamo mai di esprimergliela (Isaia 25:1)!

Salmo 29
1Salmo di Davide. Date all’Eterno, o figliuoli de’ potenti, date all’Eterno gloria e forza!2Date all’Eterno la gloria dovuta al suo nome; adorate l’Eterno, con santa magnificenza.3La voce dell’Eterno è sulle acque; l’Iddio di gloria tuona; l’Eterno è sulle grandi acque.4La voce dell’Eterno è potente, la voce dell’Eterno è piena di maestà.5La voce dell’Eterno rompe i cedri; l’Eterno spezza i cedri del Libano.6Fa saltellare i monti come vitelli, il Libano e il Sirio come giovani bufali.7La voce dell’Eterno fa guizzare fiamme di fuoco.8La voce dell’Eterno fa tremare il deserto; l’Eterno fa tremare il deserto di Cades.9La voce dell’Eterno fa partorire le cerve e sfronda le selve. E nel suo tempio tutto esclama: Gloria!10L’Eterno sedeva sovrano sul diluvio, anzi l’Eterno siede re in perpetuo.11L’Eterno darà forza al suo popolo; l’Eterno benedirà il suo popolo dandogli pace.

Questo salmo ha anzitutto un valore profetico. Verrà il momento in cui le potenze della terra dovranno sottomettersi all’Eterno. La dominazione delle nazioni (questi «figli dei potenti») su Israele avrà fine, poiché è al suo popolo che il Signore darà la forza, quando si sederà re in perpetuo (vers. 10 e 11).

Non è forse potente e magnifica questa voce del Creatore che tutti gli uomini hanno occasione di udire? Dio parla loro attraverso i fenomeni naturali: vento, tuono, valanghe o terremoti... che colpiscono l’anima con un sentimento di grandezza e terrore... purtroppo, in generale, ben passeggero! Ma anzitutto è per mezzo di Gesù Cristo, la Parola fatta carne, che Dio s'è rivolto al mondo (Giovanni 1:14; 18:37). Fu la voce della potenza divina «sulle grandi acque» (vers. 3), quando con una parola Egli faceva cessare la tempesta (Marco 4:39). Ma anche il suono dolce e sommesso (1 Re 19:12) della voce dell'amore che dice al povero peccatore: «La tua fede t'ha salvato, vattene in pace» (Luca 7:50; 8:48...).

Date all’Eterno gloria e forza! (vers. 1). Riscattati del Signore, è proprio quel che abbiamo il privilegio di fare fin d'ora, dinanzi a «Colui che ci ama» (Apocalisse 1:5 e 6).

Salmo 30
1Salmo. Cantico per la dedicazione della Casa. Di Davide. Io t’esalto, o Eterno, perché m’hai tratto in alto, e non hai permesso che i miei nemici si rallegrassero di me.2O Eterno, Dio mio, io ho gridato a te, e tu m’hai sanato.3O Eterno, tu hai fatto risalir l’anima mia dal soggiorno de’ morti, tu m’hai ridato la vita perch’io non scendessi nella fossa.4Salmeggiate all’Eterno, voi suoi fedeli, e celebrate la memoria della sua santità.5Poiché l’ira sua è sol per un momento, ma la sua benevolenza e per tutta una vita. La sera alberga da noi il pianto; ma la mattina viene il giubilo.6Quanto a me, nella mia prosperità, dicevo: Non sarò mai smosso.7O Eterno, per il tuo favore, avevi reso forte il mio monte; tu nascondesti la tua faccia, ed io fui smarrito.8Io ho gridato a te, o Eterno; ho supplicato l’Eterno, dicendo:9Che profitto avrai dal mio sangue s’io scendo nella fossa? Forse che la polvere ti celebrerà? predicherà essa la tua verità?10Ascolta, o Eterno, ed abbi pietà di me; o Eterno, sii tu il mio aiuto!11Tu hai mutato il mio duolo in danza; hai sciolto il mio cilicio a m’hai cinto d’allegrezza,12affinché l’anima mia salmeggi a te e non si taccia. O Eterno, Dio mio, io ti celebrerò in perpetuo.

I tre primi versetti di questo Salmo 30 possono, come la seconda metà del Salmo 22, essere messi in bocca a Cristo dopo la sua risurrezione. Questa è sempre considerata nei salmi come una liberazione operata da Dio (parag. Giovanni 10:18).

«Un momento nella sua ira... una vita nel suo favore...». Veri per il residuo d’Israele, questi vers. 1 a 5 sono atti ad incoraggiare tutti i riscattati, ricordando loro che, se devono passare per una «leggiera tribolazione d'un momento», questa produce per loro «un peso eterno di gloria» (2 Corinzi 4:17). Alle lacrime che sono la parte di molti nella buia notte di questo mondo, subentreranno bentosto i canti di gioia, al mattino del giorno eterno. Però, anche nella notte, nelle prove, colui che conosce il Signore possiede una gioa interiora che gli permette di cantare (Salmo 42:8; Giobbe 35:10).

Scoraggiarsi nella prova è un pericolo! Inversamente, un credente nella prosperità rischia di appoggiarsi su questa (il mio monte, dice il Salmista) e obbliga talvolta Dio a nascondere la sua faccia per condurre il fedele a ricercarLo (vers. 6 a 8). Qual è il mezzo per sfuggire a questi pericoli? Guardare al di là della notte presente e più in alto del «nostro monte»; considerare tutte le cose nella prospettiva della beata eternità.

Salmo 31:1-14
1Per il Capo de’ musici. Salmo di Davide. O Eterno, io mi son confidato in te, fa’ ch’io non sia giammai confuso; liberami per la tua giustizia.2Inclina a me il tuo orecchio; affrettati a liberarmi; siimi una forte ròcca, una fortezza ove tu mi salvi.3Poiché tu sei la mia ròcca e la mia fortezza; per amor del tuo nome guidami e conducimi.4Trammi dalla rete che m’han tesa di nascosto; poiché tu sei il mio baluardo.5Io rimetto il mio spirito nelle tue mani; tu m’hai riscattato, o Eterno, Dio di verità.6Io odio quelli che attendono alle vanità menzognere; e quanto a me confido nell’Eterno.7Io festeggerò e mi rallegrerò per la tua benignità; poiché tu hai veduta la mia afflizione, hai preso conoscenza delle distrette dell’anima mia,8e non m’hai dato in man del nemico; tu m’hai messo i piedi al largo.9Abbi pietà di me, o Eterno, perché sono in distretta; l’occhio mio, l’anima mia, le mie viscere son rosi dal cordoglio.10Poiché la mia vita vien meno dal dolore e i miei anni per il sospirare; la forza m’è venuta a mancare per la mia afflizione, e le mie ossa si consumano.11A cagione di tutti i miei nemici son diventato un obbrobrio, un grande obbrobrio ai miei vicini, e uno spavento ai miei conoscenti. Quelli che mi veggono fuori fuggon lungi da me.12Io son del tutto dimenticato come un morto; son simile a un vaso rotto.13Perché odo il diffamare di molti, spavento m’è d’ogn’intorno, mentr’essi si consigliano a mio danno, e macchinano di tormi la vita.14Ma io mi confido in te, o Eterno; io ho detto: Tu sei l’Iddio mio.

«O Eterno, io mi son confidato in Te», tale è ora la ferma dichiarazione del fedele (vers. 1). Poi al versetto 6: «Quanto a me confido nell’Eterno». E anche alla fine della nostra lettura: «Ma io mi confido in Te, o Eterno». In mezzo alla tempesta scatenata dagli uomini, egli si aggrappa sempre a questa certezza. Ha trovato il suo rifugio, non più sul suo proprio monte (Salmo 30:7), ma sull'Eterno, sulla sua forte Rocca (vers. 3). «Siimi una forte rocca...», dice al vers. 2. Ma al vers. 3: «Tu sei la mia rocca». Nulla potrà mai abbattere ciò che la fede ha stabilito sopra un tale fondamento (Matteo 7:25). Caro amico, è forse su questa rocca che avete edificato?

Ora, vi è un momento dell’esistenza in cui questa fiducia è più necessaria che in qualsiasi altro. È l'ultimo, quello in cui bisogna lasciar tutto per passare per la morte. In questo oscuro passaggio, nessun appoggio sussiste per l'anima, se non il Dio in cui, ora e per sempre, avremo messo la nostra fede (Proverbi 14:32). Consideriamo il nostro incomparabile Modello. Al momento della sua morte, Cristo esprime questa meravigliosa fiducia nelle sue ultime parole sulla croce (vers. 5). «Padre! io rimetto il mio spirito nelle tue mani» (Luca 23:46; parag. Atti 7:59 — vedere anche l'espressione «nelle tue mani» al vers. 15).

Salmo 31:15-24
15I miei giorni sono in tua mano; liberami dalla mano de’ miei nemici e dai miei persecutori.16Fa’ risplendere il tuo volto sul tuo servitore; salvami per la tua benignità.17O Eterno, fa’ ch’io non sia confuso, perché io t’invoco; siano confusi gli empi, sian ridotti al silenzio nel soggiorno de’ morti.18Ammutoliscano le labbra bugiarde che parlano arrogantemente contro al giusto con alterigia e con disprezzo.19Quant’è grande la bontà che tu riserbi a quelli che ti temono, e di cui dài prova in presenza de’ figliuoli degli uomini, verso quelli che si confidano in te!20Tu li nascondi all’ombra della tua presenza, lungi dalle macchinazioni degli uomini; tu li occulti in una tenda, lungi dagli attacchi delle lingue.21Sia benedetto l’Eterno! poich’egli ha reso mirabile la sua benignità per me, ponendomi come in una città fortificata.22Quanto a me, nel mio smarrimento, dicevo: Io son reietto dalla tua presenza; ma tu hai udita la voce delle mie supplicazioni, quand’ho gridato a te.23Amate l’Eterno, voi tutti i suoi santi! L’Eterno preserva i fedeli, e rende ampia retribuzione a chi procede alteramente.24Siate saldi, e il vostro cuore si fortifichi, o voi tutti che sperate nell’Eterno!

«Per tutto vi è il suo tempo — ci dice l’Ecclesiaste — ...un tempo per nascere e un tempo per morire...; un tempo per far cordoglio e un tempo per saltar di gioia...» (Ecclesiaste 3:1 a 8). Ma tutti i nostri tempi sono nella mano del nostro Dio. Ne ha stabilito in anticipo la successione e la durata, e particolarmente ciò che concerne il tempo della prova. E non dimentichiamo quel vers. 15 ogni volta che facciamo dei piani (parag. Giacomo 4:13 a 15).

Con la protezione e la liberazione, l’anima trova presso l'Eterno qualcosa di ancora più prezioso: una bontà grande (vers. 19), ammirevole (vers. 21); una bontà «messa in serbo» per quelli che temono Dio e si confidano in Lui. Non temete di esaurire quella riserva divina. Ma anche come rispondere ad una tale bontà? Il vers. 23 ce l'insegna: «Amate l'Eterno, voi tutti i suoi santi». Questo comandamento è «il grande e primo» della legge (Matteo 22:37 e 38). Ma non è penoso (vedere 1 Giovanni 5:2 e 3). Poiché, comprendere la bontà del Signore, vuol già dire amarLo! Sì, affinché l'amore verso Lui sia prodotto e mantenuto nel nostro cuore, siamo molto occupati dell'amore Suo per noi (1 Giovanni 4:19).

Salmo 32
1Di Davide. Cantico. Beato colui la cui trasgressione e rimessa e il cui peccato è coperto!2Beato l’uomo a cui l’Eterno non imputa l’iniquità e nel cui spirito non è frode alcuna!3Mentr’io mi son taciuto le mie ossa si son consumate pel ruggire ch’io facevo tutto il giorno.4Poiché giorno e notte la tua mano s’aggravava su me, il mio succo vitale s’era mutato come per arsura d’estate. Sela.5Io t’ho dichiarato il mio peccato, non ho coperta la mia iniquità. Io ho detto: Confesserò le mie trasgressioni all’Eterno; e tu hai perdonato l’iniquità del mio peccato. Sela.6Perciò ogni uomo pio t’invochi nel tempo che puoi esser trovato; e quando straripino le grandi acque, esse, per certo, non giungeranno fino a lui.7Tu sei il mio ricetto, tu mi guarderai da distretta, tu mi circonderai di canti di liberazione. Sela.8Io t’ammaestrerò e t’insegnerò la via per la quale devi camminare; io ti consiglierò e avrò gli occhi su te.9Non siate come il cavallo e come il mulo che non hanno intelletto, la cui bocca bisogna frenare con morso e con briglia, altrimenti non ti s’accostano!10Molti dolori aspettano l’empio; ma chi confida nell’Eterno, la sua grazia lo circonderà.11Rallegratevi nell’Eterno, e fate festa, o giusti! Giubilate voi tutti che siete diritti di cuore!

Quanto più l’anima gemette un tempo sotto il peso dei suoi peccati, tanto più gode la felicità di cui ci parlano i versetti 1 e 2. Siete voi uno di questi beati? Altrimenti il vers. 5 ci traccia la via per diventarlo: quella del pentimento e della confessione (Luca 15:18). «Io non ho coperta la mia iniquità» vale a dire: confessare tutto è sempre il mezzo per cui Dio copre il mio peccato (vers. 1). Invece, se cerco di nasconderlo, bisognerà presto o tardi che Dio lo metta in luce (Matteo 10:26). Il lavoro di Dio comincia con il risveglio della coscienza. Egli fa pesare la sua mano finché il peccatore non sia condotto al ravvedimento, seguito subito dopo dal perdono. Questo perdono ci è presentato qua sotto tre aspetti: il ritiro d'un fardello (vers. 4), il fatto di coprire la sozzura (vers. 1), l'annullamento del debito (vers. 2).

Poi viene il cammino nei vers. 8 e 9. Non c’è animale più focoso del cavallo. Noi gli assomigliamo sovente con la nostra prontezza ad avanzare senza riflessione e senza, anzitutto, pregare. Ebbene! Tutta l'energia spiegata così si rivelerà alla fine cosa vana (Salmo 33:17). Al contrario, rischiamo anche di assomigliare al mulo: il più ostinato degli animali. Ora la caparbietà quanto la precipitazione svelano la nostra volontà naturale. La briglia e il morso illustrano la pressione delle circostanze che Dio utilizza allora per guidarci, quando non vogliamo avvicinarci a lui (v. 9; vedere Proverbi 26:3). Quanto è più prezioso di lasciarci ammaestrare, insegnare, consigliare direttamente dalla Parola e dalla comunione col Signore.

Salmo 33
1Giubilate, o giusti, nell’Eterno; la lode s’addice agli uomini retti.2Celebrate l’Eterno con la cetra; salmeggiate a lui col saltèro a dieci corde.3Cantategli un cantico nuovo, sonate maestrevolmente con giubilo.4Poiché la parola dell’Eterno è diritta e tutta l’opera sua è fatta con fedeltà.5Egli ama la giustizia e l’equità; la terra è piena della benignità dell’Eterno.6I cieli furon fatti dalla parola dell’Eterno, e tutto il loro esercito dal soffio della sua bocca.7Egli adunò le acque del mare come in un mucchio; egli ammassò gli abissi in serbatoi.8Tutta la terra tema l’Eterno; lo paventino tutti gli abitanti del mondo.9Poich’egli parlò, e la cosa fu; egli comandò e la cosa sorse.10L’Eterno dissipa il consiglio delle nazioni, egli annulla i disegni dei popoli.11Il consiglio dell’Eterno sussiste in perpetuo, i disegni del suo cuore durano d’età in età.12Beata la nazione il cui Dio è l’Eterno; beato il popolo ch’egli ha scelto per sua eredità.13L’Eterno guarda dal cielo; egli vede tutti i figliuoli degli uomini:14dal luogo ove dimora, osserva tutti gli abitanti della terra;15egli, che ha formato il cuore di loro tutti, che considera tutte le opere loro.16Il re non è salvato per grandezza d’esercito; il prode non scampa per la sua gran forza.17Il cavallo è cosa fallace per salvare; esso non può liberare alcuno col suo grande vigore.18Ecco, l’occhio dell’Eterno è su quelli che lo temono, su quelli che sperano nella sua benignità,19per liberare l’anima loro dalla morte e per conservarli in vita in tempo di fame.20L’anima nostra aspetta l’Eterno; egli è il nostro aiuto e il nostro scudo.21In lui, certo, si rallegrerà il cuor nostro, perché abbiam confidato nel nome della sua santità.22La tua benignità, o Eterno, sia sopra noi, poiché noi abbiamo sperato in te.

Il primo versetto del Salmo 33 riprende il pensiero finale del Salmo 32. Colui che è diventato un giusto a causa del perdono dei suoi peccati è invitato a rallegrarsi e a lodare l’Eterno. Sì, cari amici credenti, cantiamo la nostra riconoscenza a Colui che ci ha lavati dai nostri peccati nel suo sangue. Bentosto, attorno al suo trono, uniremo le nostri voci alla lode eterna. Tuttavia, non dimentichiamolo, questo salmo si applica direttamente e collettivamente all'Israele futuro, quando il rigettamento del suo Messia gli sarà stato perdonato. La sua lode avrà tre temi:

Il cantico nuovo è qui in rapporto con una terra nuova da cui Dio avrà spazzato via l’ingiustizia e che avrà riempita della sua bontà. Il consiglio delle nazioni, i disegni dei popoli, saranno stati annientati onde si compiano i consigli eterni di Dio e i disegni del suo cuore (vers. 10 e 11). La sua Parola ha creato i cieli (parag. vers. 6 ed Ebrei 11:3). Essa ora ci rigenera ed opera in noi, in attesa di adempiersi anche in un mondo restaurato. Dio guarda dai cieli e considera tutti gli abitanti della terra (vers. 13-14). Ma, secondo la sua promessa al Salmo 32:8, Egli segue in modo particolare col suo occhio vigilante quelli che Gli obbediscono e s'aspettano al suo amore (vers. 18; vedere anche Salmo 34:15).

Salmo 34
1Di Davide, quando si finse insensato davanti ad Abimelec e, cacciato da lui, se ne andò. Io benedirò l’Eterno in ogni tempo; la sua lode sarà del continuo nella mia bocca.2L’anima mia si glorierà nell’Eterno; gli umili l’udranno e si rallegreranno.3Magnificate meco l’Eterno, ed esaltiamo il suo nome tutti insieme.4Io ho cercato l’Eterno, ed egli m’ha risposto e m’ha liberato da tutti i miei spaventi.5Quelli che riguardano a lui sono illuminati, e le loro facce non sono svergognate.6Quest’afflitto ha gridato, e l’Eterno l’ha esaudito e l’ha salvato da tutte le sue distrette.7L’Angelo dell’Eterno s’accampa intorno a quelli che lo temono, e li libera.8Gustate e vedete quanto l’Eterno è buono! Beato l’uomo che confida in lui.9Temete l’Eterno, voi suoi santi, poiché nulla manca a quelli che lo temono.10I leoncelli soffron penuria e fame, ma quelli che cercano l’Eterno non mancano d’alcun bene.11Venite, figliuoli, ascoltatemi; io v’insegnerò il timor dell’Eterno.12Qual è l’uomo che prenda piacere nella vita, ed ami lunghezza di giorni per goder del bene?13Guarda la tua lingua dal male a le tue labbra dal parlar con frode.14Dipartiti dal male e fa’ il bene; cerca la pace, e procacciala.15Gli occhi dell’Eterno sono sui giusti e le sue orecchie sono attente al loro grido.16La faccia dell’Eterno è contro quelli che fanno il male per sterminare di sulla terra la loro memoria.17I giusti gridano e l’Eterno li esaudisce e li libera da tutte le loro distrette.18L’Eterno e vicino a quelli che hanno il cuor rotto, e salva quelli che hanno lo spirito contrito.19Molte sono le afflizioni del giusto; ma l’Eterno lo libera da tutte.20Egli preserva tutte le ossa di lui, non uno ne è rotto.21La malvagità farà perire il malvagio, e quelli che odiano il giusto saranno condannati.22L’Eterno riscatta l’anima de’ suoi servitori, e nessun di quelli che confidano in lui sarà condannato.

Per mostrarci che tutte le nostre circostanze, anche le più umilianti, possono condurci in definitiva a benedire Dio, lo Spirito di Dio si è servito d’un episodio della storia di Davide per dettargli le parole di questo salmo (vedere 1 Samuele 21:10 a 15). Imitiamo «quest'afflitto»: sappiamo come lui magnificare in ogni tempo e dappertutto il nome del nostro Dio!

Al vers. 11, è come se, con amore, il Signore ci radunasse attorno a Sé per rivolgersi a noi: «Venite, figli, ascoltatemi... (vers. 11). Egli ha per ciascuno una parola d’incoraggiamento. Rassicura chi è in pericolo con i vers. 7, 15 e 17 (vedere Isaia 63:9). C'è qualcuno che abbia dei bisogni materiali? Egli risponde alla sua preoccupazione coi vers. 9 e 10. Traversa forse qualcuno il lutto o la sofferenza? Gli indica dove trovare la consolazione (vers. 18). Soprattutto, il suo desiderio è di infonderci fiducia nel Padre suo onde Lo lodiamo con Lui (vers. 3). Gustate — ci dice — quanto l'Eterno è buono (parag. 1 Pietro 2:3). Ma il Signore sa pure che noi abbiam bisogno della sua esortazione: «Guarda la tua lingua dal male... dipartiti dal male e fa il bene; cerca la pace e procacciala» (vers. 13-14; vedere 1 Pietro 3:10 a 12).

Salmo 35:1-16
1Di Davide. O Eterno, contendi con quelli che contendono meco, combatti con quelli che combattono meco.2Prendi lo scudo e la targa e lèvati in mio aiuto.3Tira fuori la lancia e chiudi il passo ai miei persecutori; di’ all’anima mia: Io son la tua salvezza.4Sian confusi e svergognati quelli che cercano l’anima mia; voltin le spalle e arrossiscano quei che macchinano la mia rovina.5Sian come pula al vento e l’angelo dell’Eterno li scacci.6Sia la via loro tenebrosa e sdrucciolevole, e l’insegua l’angelo dell’Eterno.7Poiché, senza cagione, m’hanno teso di nascosto la loro rete, senza cagione hanno scavato una fossa per togliermi la vita.8Li colga una ruina improvvisa e sian presi nella rete ch’essi stessi hanno nascosta; scendano nella rovina apparecchiata per me.9Allora l’anima mia festeggerà nell’Eterno, e si rallegrerà nella sua salvezza.10Tutte le mie ossa diranno: O Eterno, chi è pari a te che liberi il misero da chi è più forte di lui, il misero e il bisognoso da chi lo spoglia?11Iniqui testimoni si levano; mi domandano cose delle quali non so nulla.12Mi rendono male per bene; derelitta è l’anima mia.13Eppure io, quand’eran malati, vestivo il cilicio, affliggevo l’anima mia col digiuno, e pregavo col capo curvo sul seno…14Camminavo triste come per la perdita d’un amico, d’un fratello, andavo chino, abbrunato, come uno che pianga sua madre.15Ma, quand’io vacillo, essi si rallegrano, s’adunano assieme; s’aduna contro di me gente abietta che io non conosco; mi lacerano senza posa.16Come profani buffoni da mensa, digrignano i denti contro di me.

L’Angelo dell'Eterno che «s'accampa intorno a quelli che Lo temono e li libera» (Salmo 34:7) è chiamato qui a scacciare e inseguire i nemici del giusto (vers. 5 e 6). Dopo un tempo di pazienza e di grazia infaticabile, d'una grazia rimasta senza risultati, invece di vendicarsi, il residuo si rimetterà a Dio per ottenere la liberazione. Questa liberazione del credente giudeo sarà accompagnata infallibilmente dal giudicio dei malvagi.

Invece, per i cristiani, la loro liberazione non si compirà per mezzo della distruzione degl’ingiusti, bensì per il loro rapimento incontro al Signore! I credenti e gl'inconvertiti non rimarranno sempre insieme. Quando il Signore verrà sulla nuvola, i primi saranno ritirati dalla terra, e gli altri vi saranno lasciati per la terribile «ora della prova» (Apocalisse 3:10). Al contrario, alla Sua apparizione in gloria, i credenti di quel tempo saranno lasciati per il regno, mentre i malvagi saranno tolti (Luca 17:34 a 36).

Che ingratitudine quella dell’uomo naturale! Davide ne parla per esperienza, lui che l'ha provata così sovente (vers. 12 a 15). Ma quanto più profondamente l'ha conosciuta e risentita Cristo questa ingratitudine! «Mi hanno reso male per bene, e l'odio per il mio amore» (vers. 12; Salmo 109:5). Tuttavia, in contrasto con gli appelli al giudizio che udiamo qui, la sua preghiera sulla croce stessa fu: «Padre, perdona loro, poiché non sanno quel che fanno» (Luca 23:34).

Salmo 35:17-28
17O Signore, fino a quando vedrai tu questo? Ritrai l’anima mia dalle loro ruine, l’unica mia, di fra i leoncelli.18Io ti celebrerò nella grande assemblea, ti loderò in mezzo a gran popolo.19Non si rallegrino di me quelli che a torto mi sono nemici, né ammicchino con l’occhio quelli che m’odian senza cagione.20Poiché non parlan di pace, anzi macchinan frodi contro la gente pacifica del paese.21Apron larga la bocca contro me e dicono: Ah, ah! l’occhio nostro l’ha visto.22Anche tu hai visto, o Eterno; non tacere! O Signore, non allontanarti da me.23Risvegliati, destati, per farmi ragione, o mio Dio, mio Signore, per difender la mia causa.24Giudicami secondo la tua giustizia o Eterno, Iddio mio, e fa’ ch’essi non si rallegrino su me;25che non dicano in cuor loro: Ah, ecco il nostro desiderio! che non dicano: L’abbiamo inghiottito.26Siano tutti insieme svergognati e confusi quelli che si rallegrano del mio male; sian rivestiti d’onta e di vituperio quelli che si levano superbi contro di me.27Cantino e si rallegrino quelli che si compiacciono della mia giustizia, e dican del continuo: Magnificato sia l’Eterno che vuole la pace del suo servitore!28E la mia lingua parlerà della tua giustizia, e dirà del continuo la tua lode.

Se, in quel che ci concerne, non abbiam quasi da fare, come il fedele di questo salmo, con la malvagità degli uomini, non dimentichiamo che la persecuzione è stata ed è oggi ancora la parte di molti cristiani. Come possiamo essere riconoscenti se la libertà di coscienza e di radunamento continua ad esserci concessa nel nostro paese! Il giusto desiderio del credente è di celebrare il Signore in mezzo al suo popolo di riscattati (vers. 18). Apprezziamo questo privilegio, noi che lo possediamo ancora?

In Giovanni 15:25, Gesù si riferisce a quest’odio senza cagione di cui è stato l'oggetto (vers. 19). Certamente senza cagione!... e tuttavia l'odio del mondo contro Cristo ed i suoi non deve meravigliarci (1 Giovanni 3:13). È l'odio che Satana ispira agli uomini contro Colui che lo ha vinto. Possiamo forse immaginare sentimenti più terribili di quelli dei vers. 21, 25 e 26? Poche espressioni sono tanto forti per mettere a nudo in tutto il loro orrore le profondità di malvagità del cuore umano: gioia perversa di veder soffrire un innocente. Un innocente che era il Figlio del Dio d'amore, venuto per salvare gli uomini! «Ah, ah! l'occhio nostro l'ha visto» — gridano i schernitori. «Ogni occhio lo vedrà» annuncia Apocalisse 1:7 — non più su una croce, ma in tutta la sua gloria giudiziaria.

Salmo 36
1Per il Capo de’ musici. Di Davide, servo dell’Eterno. L’iniquità parla all’empio nell’intimo del suo cuore; non c’è timor di Dio davanti ai suoi occhi.2Essa lo lusinga che la sua empietà non sarà scoperta né presa in odio.3Le parole della sua bocca sono iniquità e frode; egli ha cessato d’esser savio e di fare il bene.4Egli medita iniquità sopra il suo letto; si tiene nella via che non è buona; non aborre il male.5O Eterno, la tua benignità va fino al cielo, e la tua fedeltà fino alle nuvole.6La tua giustizia è come le montagne di Dio, i tuoi giudizi sono un grande abisso. O Eterno, tu conservi uomini e bestie.7O Dio, com’è preziosa la tua benignità! Perciò i figliuoli degli uomini si rifugiano all’ombra delle tue ali,8son saziati dell’abbondanza della tua casa, e tu li abbeveri al torrente delle tue delizie.9Poiché in te è la fonte della vita, e per la tua luce noi vediamo la luce.10Continua la tua benignità verso di quelli che ti conoscono, e la tua giustizia verso i retti di cuore.11Non mi venga sopra il piè del superbo, e la mano degli empi non mi metta in fuga.12Ecco là, gli operatori d’iniquità sono caduti; sono atterrati, e non possono risorgere.

Paragoniamo la fine del vers. 4 con l’esortazione di Romani 12:9: «Aborrite il male». L'uomo del mondo, non solo è indifferente al peccato, poiché giudicandolo condannerebbe se stesso. Ma se ne compiace e ne fa il tema favorito della sua letteratura e dei suoi spettacoli. Inoltre questa insensibilità al male lo conduce a vantarsi e a «lusingarsi ai suoi occhi», anche in presenza dell'iniquità più vergognosa (vers. 2; Romani 3:18; Deuteronomio 29:19). Obbligati a vivere in una tale atmosfera, la nostra coscienza di cristiani rischia alla lunga di smussarsi. Ma avremo sempre orrore del male se ci ricordiamo della croce e del terribile prezzo che dovette essere pagato per abolirlo. La bontà di Dio è nei cieli, fuori dell'attacco dei disegni dei malvagi (vers. 7). Nello stesso tempo essa si stende come ali protettrici per mettere al riparo i figli degli uomini (vedere Salmo 17:8). Purtroppo, come gli abitanti di Gerusalemme al tempo del Signore, molti non vogliono saperne del rifugio offerto (Matteo 23:37).

La sorgente della vita e la luce divina, associate nel vers. 9, ci riportano a Cristo, la Parola di cui è scritto: «In lei era la vita, e la vita era la luce degli uomini» (Giovanni 1:4).

Salmo 37:1-22
1Di Davide. Non ti crucciare a cagion de’ malvagi; non portare invidia a quelli che operano perversamente;2perché saran di subito falciati come il fieno, e appassiranno come l’erba verde.3Confidati nell’Eterno e fa’ il bene; abita il paese e coltiva la fedeltà.4Prendi il tuo diletto nell’Eterno, ed egli ti darà quel che il tuo cuore domanda.5Rimetti la tua sorte nell’Eterno; confidati in lui, ed egli opererà6Egli farà risplendere la tua giustizia come la luce, e il tuo diritto come il mezzodì.7Sta’ in silenzio dinanzi all’Eterno, e aspettalo; non ti crucciare per colui che prospera nella sua via, per l’uomo che riesce ne’ suoi malvagi disegni.8Cessa dall’ira e lascia lo sdegno; non crucciarti; ciò non conduce che al mal fare.9Poiché i malvagi saranno sterminati; ma quelli che sperano nell’Eterno possederanno la terra.10Ancora un poco e l’empio non sarà più; tu osserverai il suo luogo, ed egli non vi sarà più.11Ma i mansueti erederanno la terra e godranno abbondanza di pace.12L’empio macchina contro il giusto e digrigna i denti contro lui.13Il Signore si ride di lui, perché vede che il suo giorno viene.14Gli empi han tratto la spada e teso il loro arco per abbattere il misero e il bisognoso, per sgozzare quelli che vanno per la via diritta.15La loro spada entrerà loro nel cuore, e gli archi loro saranno rotti.16Meglio vale il poco del giusto che l’abbondanza di molti empi.17Perché le braccia degli empi saranno rotte; ma l’Eterno sostiene i giusti.18L’Eterno conosce i giorni degli uomini integri; e la loro eredità durerà in perpetuo.19Essi non saran confusi nel tempo dell’avversità, e saranno saziati nel tempo dalla fame.20Ma gli empi periranno; e i nemici dell’Eterno, come grasso d’agnelli, saran consumati e andranno in fumo.21L’empio prende a prestito e non rende; ma il giusto è pietoso e dona.22Poiché quelli che Dio benedice erederanno la terra, ma quelli ch’ei maledice saranno sterminati.

Il Salmo 37 non è, come la maggior parte dei precedenti, una preghiera dei fedeli a riguardo dei malvagi che lo tormentano. Anzi è la risposta divina che gli giunge. Non gli reca ancora la liberazione attesa, ma le preziose risorse e le istruzioni per far fronte al male che lo circonda! E quante volte facciamo quest’esperienza!: In risposta alla preghiera, il Signore, invece di toglierci la prova, ci dà ciò che abbisogna per attraversarla. Secondo la promessa del Salmo 32:8: «Io t'ammaestrerò e t'insegnerò;... ti consiglierò...» Noi riconosciamo la voce del tenero Maestro. Egli stesso ha messo in pratica gl'insegnamenti che dà qui. E, conoscendo i nostri poveri cuori, Egli sa che la vista del male attorno a noi, può produrvi due sentimenti cattivi: l'irritazione: e la gelosia (vers. 1,7,8; Proverbi 24:1,19). Perciò abbiamo quelle esortazioni che dovremmo leggere sovente: «Non irritarti; confidati; fa' il bene; rimetti la tua sorte nell'Eterno; sta' tranquilla,...» Che preziose promesse anche: «Egli ti darà quel che il tuo cuore domanda...; Egli opererà». LasciamoLo solo agire! Bentosto, il Dio di pace triterà Satana sotto i nostri piedi (parag vers. 10,17,20 con Romani 16:20).

Salmo 37:23-40
23I passi dell’uomo dabbene son diretti dall’Eterno ed egli gradisce le vie di lui.24Se cade, non è però atterrato, perché l’Eterno lo sostiene per la mano.25Io sono stato giovane e son anche divenuto vecchio, ma non ho visto il giusto abbandonato, né la sua progenie accattare il pane.26Egli tutti i giorni è pietoso e presta, e la sua progenie è in benedizione.27Ritraiti dal male e fa’ il bene, e dimorerai nel paese in perpetuo.28Poiché l’Eterno ama la giustizia e non abbandona i suoi santi; essi son conservati in perpetuo; ma la progenie degli empi sarà sterminata.29I giusti erederanno la terra e l’abiteranno in perpetuo.30La bocca del giusto proferisce sapienza e la sua lingua pronunzia giustizia.31La legge del suo Dio è nel suo cuore; i suoi passi non vacilleranno.32L’empio spia il giusto e cerca di farlo morire.33L’Eterno non l’abbandonerà nelle sue mani, e non lo condannerà quando verrà in giudicio.34Aspetta l’Eterno e osserva la sua via; egli t’innalzerà perché tu eredi la terra; e quando gli empi saranno sterminati, tu lo vedrai.35Io ho veduto l’empio potente, e distendersi come albero verde sul suolo natìo;36ma è passato via, ed ecco, non è più; io l’ho cercato, ma non s’è più trovato.37Osserva l’uomo integro e considera l’uomo retto; perché v’è una posterità per l’uomo di pace.38Mentre i trasgressori saranno tutti quanti distrutti; la posterità degli empi sarà sterminata.39Ma la salvezza dei giusti procede dall’Eterno; egli è la loro fortezza nel tempo della distretta.40L’Eterno li aiuta e li libera: li libera dagli empi e li salva, perché si sono rifugiati in lui.

I passi dell’uomo son diretti dall'Eterno» (vers. 23). L'indipendenza ci caratterizza per natura. Riconoscere che abbiamo bisogno di Dio per ogni passo della nostra vita quotidiana è una verità che non ammettiamo volentieri. Non aspettiamo d'aver fatto numerose cadute per esserne convinti e per accettare il soccorso del Signore.

In questo salmo si tratta del giusto (o dei giusti). È il nome dato al residuo giudeo fedele; questi possederà il paese (vers. 9, 11, 22, 29 e 34) dopo lo sterminio dei malvagi, affermato anch’esso a cinque riprese (vers. 9, 22, 28, 34 e 38). Il riscattato oggi ha il diritto di portare lo stesso titolo (Romani 5:19). Da che cosa il giusto si fa riconoscere? È pietoso e dona (vers. 21). La sua bocca proferisce sapienza e la sua lingua pronunzia giustizia; la legge del suo Dio è nel suo cuore (vers. 30 e 31). Si possono forse osservare, nel nostro cammino di ogni giorno, amore, sapienza, verità, attaccamento alla Parola? Contiamo sulla forza, sull'aiuto, e sulla liberazione di Dio (vers. 39 e 40). Vedere un giusto abbandonato è infatti qualcosa di inconcepibile (vers. 25). E tuttavia sappiamo che fu necessario fosse così del «Giusto per eccellenza» (Giobbe 34:17; Salmo 22:1).

Salmo 38
1Salmo di Davide. Per far ricordare. O Eterno, non mi correggere nella tua ira, e non castigarmi nel tuo cruccio!2Poiché le tue saette si sono confitte in me, e la tua mano m’è calata addosso.3Non v’è nulla d’intatto nella mia carne a cagion della tua ira; non v’è requie per le mie ossa a cagion del mio peccato.4Poiché le mie iniquità sorpassano il mio capo; son come un grave carico, troppo pesante per me.5Le mie piaghe son fetide e purulenti per la mia follia.6Io son tutto curvo e abbattuto, vo attorno tuttodì vestito a bruno.7Poiché i miei fianchi son pieni d’infiammazione, e non v’è nulla d’intatto nella mia carne.8Son tutto fiacco e rotto; io ruggisco per il fremito del mio cuore.9Signore, ogni mio desiderio è nel tuo cospetto, e i miei sospiri non ti son nascosti.10Il mio cuore palpita, la mia forza mi lascia, ed anche la luce de’ miei occhi m’è venuta meno.11I miei amici, i miei compagni stan lontani dalla mia piaga, e i miei prossimi si fermano da lungi.12Quelli che cercan la mia vita mi tendono reti, e quelli che procurano il mio male proferiscon cose maligne e tutto il giorno meditano frodi.13Ma io, come un sordo, non odo: son come un muto che non apre la bocca.14Son come un uomo che non ascolta, e nella cui bocca non è replica di sorta.15Poiché, in te io spero, o Eterno; tu risponderai, o Signore, Iddio mio!16Io ho detto: Non si rallegrino di me; e quando il mio piè vacilla, non s’innalzino superbi contro a me.17Perché io sto per cadere, e il mio dolore è del continuo davanti a me.18Io confesso la mia iniquità, e sono angosciato per il mio peccato.19Ma quelli che senza motivo mi sono nemici sono forti, quelli che m’odiano a torto son moltiplicati.20Anche quelli che mi rendon male per bene sono miei avversari, perché seguo il bene.21O Eterno, non abbandonarmi; Dio mio, non allontanarti da me;22affrettati in mio aiuto, o Signore, mia salvezza!

L’insegnamento del Salmo 37 sembra essere stato capito. Il fedele non reclama più lo sterminio dei malvagi, che gli è stato espressamente promesso. Invece di irritarsi a cagione di quelli che fanno il male, sente profondamente il proprio peccato (vers. 3 e 4). E ad un tempo egli realizza di trovarsi nella mano di Dio che lo riprende e lo castiga. Ed è in Lui che spera (vers. 15).

Non tocca a lui rispondere a quelli che lo perseguitano; ancora meno vendicarsi. «Tu risponderai, o Signore, Dio mio!» In questi versetti riconosciamo gli insegnamenti del Nuovo Testamento: «Non rendete ad alcuno male per male... Non fate le vostre vendette... io darò la retribuzione, dice il Signore.» (Romani 12:17,19). La sola risposta che abbiamo il diritto di dare al male che ci è fatto, è... il bene; al contrario dei «nemici» (vers. 19), di questi «avversari» che «rendon male per bene» (vers. 20). E il loro motivo ci è svelato qui: «... perché seguo il bene». La gelosia, il desiderio perverso di togliere ciò che metteva in evidenzia, per constrato, la propria malvagità, erano gli orribili sentimenti che hanno condotti gli uomoni a uccidere il Santo e il Giusto (Giovanni 10:32, leggere anche 1 Giovanni 3:12).

Salmo 39
1Per il Capo de’ musici. Per Jeduthun. Salmo di Davide. Io dicevo: Farò attenzione alle mie vie per non peccare con la mia lingua; metterò un freno alla mia bocca, finché l’empio mi starà davanti.2Io sono stato muto, in silenzio, mi son taciuto senz’averne bene; anzi il mio dolore s’è inasprito.3Il mio cuore si riscaldava dentro di me; mentre meditavo, un fuoco s’è acceso; allora la mia lingua ha parlato.4O Eterno, fammi conoscere la mia fine e qual è la misura de’ miei giorni. Fa’ ch’io sappia quanto son frale.5Ecco, tu hai ridotto i miei giorni alla lunghezza di qualche palmo, e la mia durata è come nulla dinanzi a te; certo, ogni uomo, benché saldo in piè, non è che vanità. Sela.6Certo, l’uomo va e viene come un’ombra; certo, s’affanna per quel ch’è vanità: egli ammassa, senza sapere chi raccoglierà.7E ora, o Signore, che aspetto? La mia speranza è in te.8Liberami da tutte le mie trasgressioni; non far di me il vituperio dello stolto.9Io me ne sto muto, non aprirò bocca, perché sei tu che hai agito.10Toglimi d’addosso il tuo flagello! Io mi consumo sotto i colpi della tua mano.11Quando castigando l’iniquità tu correggi l’uomo, tu distruggi come la tignuola quel che ha di più caro; certo, ogni uomo non è che vanità. Sela.12O Eterno, ascolta la mia preghiera, e porgi l’orecchio al mio grido; non esser sordo alle mie lacrime; poiché io sono uno straniero presso a te, un pellegrino, come tutti i miei padri.13Distogli da me il tuo sguardo ond’io mi rianimi, prima che me ne vada, e non sia più.

Per frenare la volontà propria d’un credente, Dio deve talvolta servirsi della briglia e del morso (Salmo 32:9). E per trattenere la sua lingua, questo piccolo membro indomabile, una «musoliera» può essere necessaria (vers. 1; vedere Giacomo 3:2...). Strumento poco onorevole, ma di cui avremmo bisogno sovente, non lo pensate? Lo Spirito vuole imporre il silenzio alla natura per far portare frutti alla vita nuova e farla parlare.

Noi che abbiamo tanta difficoltà a tacere, soprattutto quando ci vien fatto un torto, pensiamo al perfetto esempio dell’Agnello che non ha aperto la bocca (vers. 9; Salmo 38:13; Isaia 53:7; 1 Pietro 2:23).

«Tu hai ridotti i miei giorni alla lunghezza di qualche palmo...» (vers. 5). Breve esistenza... e nondimeno così follemente sprecata da tante persone, in vana agitazione per accumulare dei beni terrestri! (vers. 6; Ecclesiaste 2:21-23). Non soltanto l’uomo non è che vanità (vers. 5 e 11), ma anche «passeggia fra quel che non ha che apparenza...» (versione corretta). Sulla scena di questo mondo ove il dramma umano sta per finire, i personaggi e la decorazione saranno bentosto messi da parte. «La figura di questo mondo passa» (1 Corinzi 7:31). Ciò che è vero, stabile, imperituro, è quel che appartiene al dominio invisibile e celeste (1 Pietro 1:4). Quando capisce che non si può aspettare niente da questo mondo, il fedele chiede: «E ora, o Signore, che aspetto?». Ed egli stesso dà la risposta: «La mia speranza è in te» (vers. 7).

Salmo 40
1Per il Capo de’ musici. Di Davide. Salmo. Io ho pazientemente aspettato l’Eterno, ed egli s’è inclinato a me ed ha ascoltato il mio grido.2Egli m’ha tratto fuori da una fossa di perdizione, dal pantano fangoso; ha fatto posare i miei piedi sulla roccia, ed ha stabilito i miei passi.3Egli ha messo nella mia bocca un nuovo cantico a lode del nostro Dio. Molti vedran questo e temeranno e confideranno nell’Eterno.4Beato l’uomo che ripone nell’Eterno la sua fiducia, e non riguarda ai superbi né a quei che si svian dietro alla menzogna!5O Eterno, Iddio mio, hai moltiplicato le tue maraviglie e i tuoi pensieri in favor nostro; non si può farne il conto dinanzi a te. Se volessi narrarli e parlarne, son tanti che non si posson contare.6Tu non prendi piacere né in sacrifizio né in offerta; tu m’hai aperto gli orecchi. Tu non domandi né olocausto né sacrifizio per il peccato.7Allora ho detto: Eccomi, vengo! Sta scritto di me nel rotolo del libro.8Dio mio, io prendo piacere a far la tua volontà, e la tua legge è dentro al mio cuore.9Io ho proclamato la tua giustizia nella grande assemblea; ecco, io non tengo chiuse le mie labbra, tu lo sai, o Eterno.10Io non ho nascosto la tua giustizia entro il mio cuore; ho narrato la tua fedeltà e la tua salvezza; non ho celato la tua benignità né la tua verità alla grande assemblea.11Tu, o Eterno, non rifiutarmi le tue compassioni; la tua benignità e la tua verità mi guardino del continuo!12Poiché mali innumerevoli mi circondano; le mie iniquità m’hanno raggiunto, e non posso abbracciarle con lo sguardo. Sono in maggior numero de’ capelli del mio capo, e il mio cuore vien meno!13Piacciati, o Eterno, di liberarmi! O Eterno, affrettati in mio aiuto!14Siano confusi e svergognati tutti quanti quelli che cercano l’anima mia per farla perire! Voltin le spalle e siano coperti d’onta quelli che prendon piacere nel mio male!15Restino muti di stupore per la loro ignominia quelli che mi dicono: Ah, ah!…16Gioiscano e si rallegrino in te, tutti quelli che ti cercano; quelli che amano la tua salvezza dicano del continuo: Sia magnificato l’Eterno!17Quanto a me son misero e bisognoso, ma il Signore ha cura di me. Tu sei il mio aiuto e il mio liberatore; o Dio mio, non tardare!

Salmo glorioso! Cristo, Uomo risuscitato, vi prende la parola per spiegare «le opere meravigliose» e «i pensieri» di Dio (vers. 5) come in quattro quadri successivi. Il primo ci trasporta nell’eternità passata (vers. 6 e 7 citati in Ebrei 10:5 a 9). Lui solo capace di regolare la questione del peccato, il Figlio, si presenta per essere il servitore obbediente: «Ecco, io vengo...» — «Ed è venuto...» dice Efesini 2:17.

Il quadro seguente ci mostra Gesù sulla terra, che annunzia e compie «ogni giustizia» (Matteo 3:15) rendendo una perfetta testimonianza al Dio di bontà e di verità, parlando della sua fedeltà e della sua salvezza. Tutta la vita di Cristo è in questi versetti 8 a 10.

Poi il Salvatore è davanti a noi nell’ora solenne in cui deve esclamare: «Le mie iniquità m'hanno raggiunto...» (vers. 12). Le mie iniquità...? Ma erano le mie e le vostre! Esse sono troppo numerose. Al Salmo 38:4 esse erano troppo pesanti.

E infine, l’ultimo quadro per cui ritorniamo ai vers. 1 a 3 (come il Salmo 21 precede il Salmo 22): la «fossa di perdizione» e il «pantano fangoso» hanno fatto posto alla roccia della risurrezione. Cristo, liberato dalla morte per la potenza di Dio ch'Egli ha atteso pazientemente, canta la sua lode e invita gli uomini a volgersi verso Lui per celebrarLo anch'essi (vers. 3).

Salmo 41
1Per il Capo de’ musici. Salmo di Davide. Beato colui che si dà pensiero del povero! nel giorno della sventura l’Eterno lo libererà.2L’Eterno lo guarderà e lo manterrà in vita; egli sarà reso felice sulla terra, e tu non lo darai in balìa de’ suoi nemici.3L’Eterno lo sosterrà quando sarà nel letto della infermità; tu trasformerai interamente il suo letto di malattia.4Io ho detto: O Eterno, abbi pietà di me; sana l’anima mia, perché ho peccato contro a te.5I miei nemici mi augurano del male, dicendo: Quando morrà? e quando perirà il suo nome?6E se un di loro viene a vedermi, parla con menzogna: il suo cuore intanto ammassa iniquità dentro di sé; appena uscito, egli parla.7Tutti quelli che m’odiano bisbiglian fra loro contro a me; contro a me macchinano del male.8Un male incurabile, essi dicono, gli s’è attaccato addosso; ed ora che giace, non si rileverà mai più.9Perfino l’uomo col quale vivevo in pace, nel quale confidavo, che mangiava il mio pane, ha alzato il calcagno contro a me.10Ma tu, o Eterno, abbi pietà di me e rialzami, ed io renderò loro quel che si meritano.11Da questo io riconoscerò che tu mi gradisci, se il mio nemico non trionferà di me.12Quanto a me, tu mi sostieni nella mia integrità e mi stabilisci nel tuo cospetto in perpetuo.13Sia benedetto l’Eterno, l’Iddio d’Israele, di secolo in secolo. Amen! Amen!

Per lo Spirito profetico, Cristo, alla fine del Salmo 40 ha dichiarato: «Quanto a me son misero e bisognoso». Povertà volontaria, destinata ad arricchirci! (2 Corinzi 8:9). Beato dunque colui che comprende questo Povero! Ma anche che sa mettersi al posto di tutti i poveri, degli umili, di quelli che soffrono... E beato colui che, in ispirito se non in realtà, prende come il suo Maestro questa posizione di povero! (Matteo 5:3).

Che incoraggiamento porta il vers. 3 ai malati!: anzitutto la promessa del soccorso divino! Anche se l’uomo esterno si disfa, l'uomo interno si rinnova di giorno in giorno per le cure del gran Medico delle anime (2 Corinzi 4:16). Ma inoltre, «tutto il letto» del malato si troverà miracolosamente trasformato. Poiché la presenza del Signore al suo capezzale ha il potere di cambiare il suo languore in gioia. Preziosa visita, atta a far dimenticare l'incomprensione o l'indifferenza di cui il malato ha potuto essere l'oggetto (vers. 8)!

Sappiamo quando il vers. 9 si è adempiuto. Con quale tristezza ha dovuto citarlo il Signore, prima di dare al traditore Giuda «il boccone», che lo faceva riconoscere (Giovanni 13:18 e 26).

Questo 1° libro dei Salmi termina con una lode eterna a cui, amici credenti, possiamo unire il nostro amen!

Proverbi 1:1-19
1Proverbi di Salomone, figliuolo di Davide, re d’Israele;2perché l’uomo conosca la sapienza e l’istruzione, e intenda i detti sensati;3perché riceva istruzione circa l’assennatezza, la giustizia, l’equità, la dirittura;4per dare accorgimento ai semplici, e conoscenza e riflessione al giovane.5Il savio ascolterà, e accrescerà il suo sapere; l’uomo intelligente ne ritrarrà buone direzioni6per capire i proverbi e le allegorie, le parole dei savi e i loro enigmi.7Il timore dell’Eterno è il principio della scienza; gli stolti disprezzano la sapienza e l’istruzione.8Ascolta, figliuol mio, l’istruzione di tuo padre e non ricusare l’insegnamento di tua madre;9poiché saranno una corona di grazia sul tuo capo, e monili al tuo collo.10Figliuol mio, se i peccatori ti vogliono sedurre, non dar loro retta.11Se dicono: "Vieni con noi; mettiamoci in agguato per uccidere; tendiamo insidie senza motivo all’innocente;12inghiottiamoli vivi, come il soggiorno de’ morti, e tutt’interi come quelli che scendon nella fossa;13noi troveremo ogni sorta di beni preziosi, empiremo le nostre case di bottino;14tu trarrai a sorte la tua parte con noi, non ci sarà fra noi tutti che una borsa sola"15figliuol mio, non t’incamminare con essi; trattieni il tuo piè lungi dal loro sentiero;16poiché i loro piedi corrono al male ed essi s’affrettano a spargere il sangue.17Si tende invano la rete dinanzi a ogni sorta d’uccelli;18ma costoro pongono agguati al loro proprio sangue, e tendono insidie alla stessa loro vita.19Tal è la sorte di chiunque è avido di guadagno; esso toglie la vita a chi lo possiede.

Iddio si è servito di Salomone, il più savio fra i savî (1 Re 4:29...), per darci «i Proverbi», questo libro della Sapienza. Benché s'indirizzi a tutti, è in certo qual modo dedicato al giovane. Sì, questo libro è stato specialmente scritto per te, giovane amico credente! Non sei più un fanciullo spensierato e disattento. Eccoti giunto all'età delle riflessione (vers. 4) e del giudicio personale. È il momento del tuo orientamento, dunque quello in cui l'insegnamento divino è per te della maggior importanza. Alla scuola di Dio, ove prosegue la tua educazione cristiana sotto l'autorità e l'esempio dei tuoi genitori (vers. 7-9), i proverbi costituiscono uno dei tuoi principali «libri di testo». Contengono delle definizioni, delle regole con le loro applicazioni, degli esercizi, degli esempi da seguire,... e altri da non seguire. Ma la Sapienza (come la Parola con cui essa s'identifica) è ad un tempo una Persona vivente che guida nel cammino quelli che essa chiama suoi figliuoli.

I Salmi cominciavano con la messa da parte del fedele (Salmo 1:1). Qui pure, il primo insegnamento dato al figlio gli ingiunge di evitare «la via dei peccatori» che cercheranno di sedurlo (vedere Efesini 5:11). Essa gli mostra dove questa via conduce.

Proverbi 1:20-33
20La sapienza grida per le vie, fa udire la sua voce per le piazze;21nei crocicchi affollati ella chiama, all’ingresso delle porte, in città, pronunzia i suoi discorsi:22"Fino a quando, o scempi, amerete la scempiaggine? fino a quando gli schernitori prenderanno gusto a schernire e gli stolti avranno in odio la scienza?23Volgetevi a udire la mia riprensione; ecco, io farò sgorgare su voi lo spirito mio, vi farò conoscere le mie parole…24Ma poiché, quand’ho chiamato avete rifiutato d’ascoltare, quand’ho steso la mano nessun vi ha badato,25anzi avete respinto ogni mio consiglio e della mia correzione non ne avete voluto sapere,26anch’io mi riderò delle vostre sventure, mi farò beffe quando lo spavento vi piomberà addosso;27quando lo spavento vi piomberà addosso come una tempesta quando la sventura v’investirà come un uragano, e vi cadranno addosso la distretta l’angoscia.28Allora mi chiameranno, ma io non risponderò; mi cercheranno con premura ma non mi troveranno.29Poiché hanno odiato la scienza e non hanno scelto il timor dell’Eterno30e non hanno voluto sapere dei miei consigli e hanno disdegnato ogni mia riprensione,31si pasceranno del frutto della loro condotta, e saranno saziati dei loro propri consigli.32Poiché il pervertimento degli scempi li uccide, e lo sviarsi degli stolti li fa perire;33ma chi m’ascolta se ne starà al sicuro, sarà tranquillo, senza paura d’alcun male".

La divina Sapienza ha il compito di educare i suoi figli, cioè i suoi discepoli. Ma si volge anche verso il difuori per invitarne altri a diventarlo. Iddio non ha dato la sua Parola soltanto per l'istruzione dei credenti; è pure l'Evangelo della grazia che indica agl'inconvertiti la via della salvezza. Vedete la sapienza — e attraverso a lei il Signore Gesù stesso che cerca diligentemente le anime, ovunque si sono smarrite, per invitarle a ritornare, e a ravvedersi. Noi forse conosciamo, per averli frequentati prima della nostra conversione, quei «luoghi fragorosi» ove il mondo si stordisce. La sapienza grida per far udire la sua voce al disopra di tutto quel frastuono (parag. Giovanni 7:37; 12:44). Purtroppo, sono numerosi quelli che rifiutano d'ascoltarla! Allora per costoro, la stessa voce che oggi fa echeggiare i commoventi appelli della grazia, un giorno diverrà ironica e terribile (vers. 26). Allora sarà troppo tardi (parag. vers. 28 con Amos 8:12). Ah! ascoltiamo piuttosto ora la voce d'amore, per stare al sicuro; tranquilli senza timore del giudicio (vers. 33)!

Proverbi 2:1-22
1Figliuol mio, se ricevi le mie parole e serbi con cura i miei comandamenti,2prestando orecchio alla sapienza e inclinando il cuore all’intelligenza;3sì, se chiami il discernimento e rivolgi la tua voce all’intelligenza,4se la cerchi come l’argento e ti dài a scavarla come un tesoro,5Allora intenderai il timor dell’Eterno, e troverai la conoscenza di Dio.6Poiché l’Eterno dà la sapienza; dalla sua bocca procedono la scienza e l’intelligenza.7Egli tiene in serbo per gli uomini retti un aiuto potente, uno scudo per quelli che camminano integramente,8affin di proteggere i sentieri della equità e di custodire la via dei suoi fedeli.9Allora intenderai la giustizia, l’equità, la rettitudine, tutte le vie del bene.10Perché la sapienza t’entrerà nel cuore, e la scienza sarà gradevole all’anima tua;11la riflessione veglierà su te, e l’intelligenza ti proteggerà;12ti scamperà così dalla via malvagia, dalla gente che parla di cose perverse,13da quelli che lasciano i sentieri della rettitudine per camminare nella via delle tenebre,14che godono a fare il male e si compiacciono delle perversità del malvagio,15che seguono sentieri storti e battono vie tortuose.16Ti scamperà dalla donna adultera, dalla infedele che usa parole melate,17che ha abbandonato il compagno della sua giovinezza e ha dimenticato il patto del suo Dio.18Poiché la sua casa pende verso la morte, e i suoi sentieri menano ai defunti.19Nessuno di quelli che vanno da lei ne ritorna, nessuno riprende i sentieri della vita.20Così camminerai per la via dei buoni, e rimarrai nei sentieri dei giusti.21Ché gli uomini retti abiteranno la terra, e quelli che sono integri vi rimarranno;22ma gli empi saranno sterminati di sulla terra e gli sleali ne saranno divelti.

La Sapienza riprende l'educazione di suo figlio e scruta le sue disposizioni. È egli deciso a lasciarsi ammaestrare per trovare la conoscenza di Dio? (vers. 5). Si piega volentieri alla disciplina di questa «scuola»? Infatti, nessun insegnamento è veramente proficuo se non vi è un desiderio personale d'acquistare questa conoscenza e il sentimento dell'importanza dello scopo così perseguito. Accade che un cattivo scolaro diventi un buon alunno quando ha capito che il suo avvenire dipende dal suo lavoro.

Ecco dunque la sapienza e l'intelligenza che si offrono a noi. Iddio non limita i doni del suo Spirito (Giovanni 3:34). Ma nello stesso tempo siamo in-invitati a desiderarli, a ricercarli attivamente per mezzo della preghiera (vers. 3). Se il nostro cuore non è impegnato con Lui per mezzo d'una ferma decisione, la migliore delle educazioni non potrà preservarci a lungo (parag. vers. 10 e 11; vedere Daniele 1:8). La nostra debolezza di carattere ci condurrà ad accomodarci sempre all'ambiente nel quale ci troveremo. E saremo in balia delle cattive influenze (vers. 12-22). Il giorno della partenza dalla casa paterna rischierà di segnare una svolta fatale. Poiché non dimentichiamo mai che «le cattive compagnie corrompono i buoni costumi» (1 Corinzi 15:33).

Proverbi 3:1-20
1Figliuol mio, non dimenticare il mio insegnamento, e il tuo cuore osservi i miei comandamenti,2perché ti procureranno lunghi giorni, anni di vita e di prosperità.3Bontà e verità non ti abbandonino; lègatele al collo, scrivile sulla tavola del tuo cuore;4troverai così grazia e buon senno agli occhi di Dio e degli uomini.5Confidati nell’Eterno con tutto il cuore, e non t’appoggiare sul tuo discernimento.6Riconoscilo in tutte le tue vie, ed egli appianerà i tuoi sentieri.7Non ti stimar savio da te stesso; temi l’Eterno e ritirati dal male;8questo sarà la salute del tuo corpo, e un refrigerio alle tue ossa.9Onora l’Eterno con i tuoi beni e con le primizie d’ogni tua rendita;10i tuoi granai saran ripieni d’abbondanza e i tuoi tini traboccheranno di mosto.11Figliuol mio, non disdegnare la correzione dell’Eterno, e non ti ripugni la sua riprensione;12ché l’Eterno riprende colui ch’egli ama, come un padre il figliuolo che gradisce.13Beato l’uomo che ha trovato la sapienza, e l’uomo che ottiene l’intelligenza!14Poiché il guadagno ch’essa procura è preferibile a quel dell’argento, e il profitto che se ne trae val più dell’oro fino.15Essa è più pregevole delle perle, e quanto hai di più prezioso non l’equivale.16Lunghezza di vita è nella sua destra; ricchezza e gloria nella sua sinistra.17Le sue vie son vie dilettevoli, e tutti i suoi sentieri sono pace.18Essa è un albero di vita per quei che l’afferrano, e quei che la ritengon fermamente sono beati.19Con la sapienza l’Eterno fondò la terra, e con l’intelligenza rese stabili i cieli.20Per la sua scienza gli abissi furono aperti, e le nubi distillano la rugiada.

Queste parole piene d'amore del tuo Padre celeste, sono per te, giovane amico credente: «Figliuol mio, non dimenticare...» L'apostolo, citando agli Ebrei i versetti 11 e 12, sarà obbligato di dir loro: «Avete dimenticata l'esortazione a voi rivolta come a figliuoli» (Ebrei 12:5). Pondera dunque bene gli avvertimenti di questi capitoli, ricordandoti chi te li rivolge.

La bontà e la verità sono inseparabili. Esse corrispondono alla natura di quel Dio d'amore e di luce di cui siamo i figliuoli. Serbiamole nel cuore (vers. 3).

Come ce lo mostra il cap. 2, vi è un'intelligenza da ricercare per mezzo della preghiera; quella per la quale lo Spirito Santo ci fa entrare nei pensieri di Dio. Beato colui che l'ottiene (vers. 13). Al contrario, ve n'è un'altra di cui devo diffidare: la mia propria intelligenza (vers. 5). Non posso ad un tempo appoggiarmi su di essa e confidarmi in Dio con tutto il cuore, seguire ad un tempo i miei ragionamenti... e le direzioni da alto. «Non vi stimate savî da voi stessi», raccomanda Romani 12:16.

Le benedizioni promesse qui al discepolo della Sapienza sono benedizioni terrestri. A maggior ragione il cristiano dovrebbe realizzare queste esortazioni, poiché il suo appello è celeste.

Proverbi 3:21-35
21Figliuol mio, queste cose non si dipartano mai dagli occhi tuoi! Ritieni la saviezza e la riflessione!22Esse saranno la vita dell’anima tua e un ornamento al tuo collo.23Allora camminerai sicuro per la tua via, e il tuo piede non inciamperà.24Quando ti metterai a giacere non avrai paura; giacerai, e il sonno tuo sarà dolce.25Non avrai da temere i sùbiti spaventi, né la ruina degli empi, quando avverrà;26perché l’Eterno sarà la tua sicurezza, e preserverà il tuo piede da ogn’insidia.27Non rifiutare un benefizio a chi vi ha diritto, quand’è in tuo potere di farlo.28Non dire al tuo prossimo: "Va’ e torna" e "te lo darò domani", quand’hai di che dare.29Non macchinare il male contro il tuo prossimo, mentr’egli abita fiducioso con te.30Non intentar causa ad alcuno senza motivo, allorché non t’ha fatto alcun torto.31Non portare invidia all’uomo violento, e non scegliere alcuna delle sue vie;32poiché l’Eterno ha in abominio l’uomo perverso, ma l’amicizia sua è per gli uomini retti.33La maledizione dell’Eterno è nella casa dell’empio, ma egli benedice la dimora dei giusti.34Se schernisce gli schernitori, fa grazia agli umili.35I savi erederanno la gloria, ma l’ignominia è la parte degli stolti.

necessario ritenere le istruzioni della Sapienza, in primo luogo per la vita dell'anima mia. «Non di pane soltanto vivrà l'uomo, ma d'ogni parola di Dio» (Matteo 4:4). Sarà ad un tempo, di fronte agli altri, un ornamento della grazia (vedere Tito 2:10). Il mio cammino sarà consolidato di giorno, e durante la notte, riposerò in sicurtà. Il mio sonno sarà dolce (vers. 24). Donde provengono le esitazioni e gli sbagli di giudicio che sovente mi fanno vacillare durante la giornata? I timori e i tormenti di spirito che talvolta mi assalgono durante la notte? Dal fatto che ho perso di vista gl'insegnamenti del Signore, come anche la semplice fiducia in Lui (vers. 26), per ragionare secondo i miei proprî pensieri.

Iddio, che conosce il mio cuore egoista, mi ricorda, in seguito, ciò che devo al mio prossimo (vers. 27; Luca 6:30). Ed Egli aspetta da me, poiché sono suo figliuolo, una assoluta onestà, l'assenza del minimo compromesso nei miei atti, nelle mie parole, nelle mie intenzioni. Senza dimenticare la dolcezza cristiana che non insiste sui suoi diritti (vers. 30 e 31). Non è forse d'altronde questo il mezzo per ottenere «maggior grazia», come promette l'apostolo Giacomo citando il vers. 34? (Giacomo 4:6).

Proverbi 4:1-19
1Figliuoli, ascoltate l’istruzione di un padre, e state attenti a imparare il discernimento;2perché io vi do una buona dottrina; non abbandonate il mio insegnamento.3Quand’ero ancora fanciullo presso mio padre, tenero ed unico presso mia madre,4egli mi ammaestrava e mi diceva: "Il tuo cuore ritenga le mie parole; osserva i miei comandamenti, e vivrai.5Acquista sapienza, acquista intelligenza; non dimenticare le parole della mia bocca, e non te ne sviare;6non abbandonare la sapienza, ed essa ti custodirà; amala, ed essa ti proteggerà.7Il principio della sapienza è: Acquista la sapienza. Sì, a costo di quanto possiedi, acquista l’intelligenza.8Esaltala, ed essa t’innalzerà; essa ti coprirà di gloria, quando l’avrai abbracciata.9Essa ti metterà sul capo una corona di grazia, ti farà dono d’un magnifico diadema".10Ascolta, figliuol mio, ricevi le mie parole, e anni di vita ti saranno moltiplicati.11Io ti mostro la via della sapienza, t’avvio per i sentieri della rettitudine.12Se cammini, i tuoi passi non saran raccorciati; e se corri, non inciamperai.13Afferra saldamente l’istruzione, non la lasciar andare; serbala, perch’essa è la tua vita.14Non entrare nel sentiero degli empi, e non t’inoltrare per la via de’ malvagi;15schivala, non passare per essa; allontanatene, e va’ oltre.16Poiché essi non posson dormire se non han fatto del male, e il sonno è loro tolto se non han fatto cader qualcuno.17Essi mangiano il pane dell’empietà, e bevono il vino della violenza;18ma il sentiero dei giusti è come la luce che spunta e va vie più risplendendo, finché sia giorno perfetto.19La via degli empi è come il buio; essi non scorgono ciò che li farà cadere.

È nella famiglia che il figlio di genitori cristiani incomincia ad acquistare i rudimenti della sapienza secondo Dio. Discutere, disprezzare o abbandonare (vers. 2) la «buona dottrina» udita a casa, sono attitudini che non possono essere benedette e che conducono immancabilmente un giovane a sciupare la propria vita (parag. vers. 10 con Esodo 20:12). Il padre farà conoscere ai suoi figliuoli la tua fedeltà (Isaia 38:19). L'insegnamento cristiano spetta al capo famiglia, che trasmette ai suoi figli quel che egli stesso ha sovente ricevuto dai proprî genitori. Salomone, lo scrittore ispirato dei Proverbi, si ricorda senza dubbio le ultime parole del padre suo, Davide (vers. 3; 1 Re 2:1-3).

«Il sentiero dei giusti è come la luce che spunta e va vie più risplendendo...» Camminando verso l'uscita d'una galleria, si vede più chiaramente ad ogni passo... «finché sia giorno perfetto». La sapienza è un campo nel quale si progredisce a poco a poco. Il Fanciullo perfetto, «cresceva in sapienza...» (Luca 2:52). Non è normale un arresto in questa crescita, dovuto ad un cattivo stato di coscienza. Ricordiamoci sempre del bel versetto 18. Possa esso riassumere la vita di ognuno di noi.

Proverbi 4:20-27; Proverbi 5:1-23
20Figliuol mio, sta’ attento alle mie parole, inclina l’orecchio ai miei detti;21non si dipartano mai dai tuoi occhi, serbali nel fondo del cuore;22poiché sono vita per quelli che li trovano, e salute per tutto il loro corpo.23Custodisci il tuo cuore più d’ogni altra cosa, poiché da esso procedono le sorgenti della vita.24Rimuovi da te la perversità della bocca, e allontana da te la falsità delle labbra.25Gli occhi tuoi guardino bene in faccia, e le tue palpebre si dirigano dritto davanti a te.26Appiana il sentiero dei tuoi piedi, e tutte le tue vie siano ben preparate.27Non piegare né a destra né a sinistra, ritira il tuo piede dal male.
1Figliuol mio, sta’ attento alla mia sapienza, inclina l’orecchio alla mia intelligenza,2affinché tu conservi l’accorgimento, e le tue labbra ritengano la scienza.3Poiché le labbra dell’adultera stillano miele, e la sua bocca è più morbida dell’olio;4ma la fine cui mena è amara come l’assenzio, è acuta come una spada a due tagli.5I suoi piedi scendono alla morte, i suoi passi fan capo al soggiorno dei defunti.6Lungi dal prendere il sentiero della vita, le sue vie sono erranti, e non sa dove va.7Or dunque, figliuoli, ascoltatemi, e non vi dipartite dalle parole della mia bocca.8Tieni lontana da lei la tua via, e non t’accostare alla porta della sua casa,9per non dare ad altri il fiore della tua gioventù, e i tuoi anni al tiranno crudele;10perché degli stranieri non si sazino de’ tuoi beni, e le tue fatiche non vadano in casa d’altri;11perché tu non abbia a gemere quando verrà la tua fine, quando la tua carne e il tuo corpo saran consumati,12e tu non dica: "Come ho fatto a odiare la correzione, come ha potuto il cuor mio sprezzare la riprensione?13come ho fatto a non ascoltare la voce di chi m’ammaestrava, e a non porger l’orecchio a chi m’insegnava?14poco mancò che non mi trovassi immerso in ogni male, in mezzo al popolo ed all’assemblea".15Bevi l’acqua della tua cisterna, l’acqua viva del tuo pozzo16Le tue fonti debbon esse spargersi al di fuori? e i tuoi rivi debbon essi scorrer per le strade?17Siano per te solo, e non per degli stranieri con te.18Sia benedetta la tua fonte, e vivi lieto con la sposa della tua gioventù.19Cerva d’amore, cavriola di grazia, le sue carezze t’inebrino in ogni tempo, e sii del continuo rapito nell’affetto suo.20E perché, figliuol mio, t’invaghiresti d’un’estranea, e abbracceresti il seno della donna altrui?21Ché le vie dell’uomo stan davanti agli occhi dell’Eterno, il quale osserva tutti i sentieri di lui.22L’empio sarà preso nelle proprie iniquità, e tenuto stretto dalle funi del suo peccato.23Egli morrà per mancanza di correzione, andrà vacillando per la grandezza della sua follia.

Tutti i sensi, tutti gli organi vitali del credente devono rimanere sotto controllo della sapienza. Iddio ha messo, caro amico, questa sapienza a tua disposizione (Giacomo 1:5). Per essa, tu sei responsabile di sorvegliare il tuo orecchio (vers. 20), i tuoi occhi (vers. 21 e 25), i tuoi piedi (vers. 26 e 27; vedere Salmo 119:101), i tuoi pensieri, le tue labbra (cap. 5:2). E, soprattutto, il tuo cuore! Ah! sottolinea nettamente questo vers. 23 nella tua Bibbia e non dimenticarlo mai! Quanti hanno fallito nella vita, quanti han versato lacrime amare, per aver, nella loro gioventù, lasciato crescere nel cuore un affetto che non era secondo il Signore! — Se le labbra sono la porta d'uscita del cuore, gli occhi ne sono la principale porta d'entrata. Veglia dunque che «i tuoi occhi si dirigano diritto davanti a te». Si fissino su Gesù, scopo della corsa della fede (Ebrei 12:2). In questo modo nessuna concupiscenza potrà trovarvi un ingresso compiacente. Ma questo vers. 25 ci fornisce pure un segno certo dello stato del nostro cuore. Possiamo noi guardare gli altri, bene in faccia, con occhio limpido e semplice? (Matteo 6:22). Ovvero sfuggiamo istintivamente certi sguardi per timore che non leggano qualche cosa di torbido in fondo alla nostra coscienza?

Proverbi 6:1-19
1Figliuol mio, se ti sei reso garante per il tuo prossimo, se ti sei impegnato per un estraneo,2sei còlto nel laccio dalle parole della tua bocca, sei preso dalle parole della tua bocca.3Fa’ questo, figliuol mio; disimpegnati, perché sei caduto in mano del tuo prossimo. Va’, gettati ai suoi piedi, insisti,4non dar sonno ai tuoi occhi né sopore alle tue palpebre;5disimpegnati come il cavriolo di man del cacciatore, come l’uccello di mano dell’uccellatore.6Va’, pigro, alla formica; considera il suo fare, e diventa savio!7Essa non ha né capo, né sorvegliante, né padrone;8prepara il suo cibo nell’estate, e raduna il suo mangiare durante la raccolta.9Fino a quando, o pigro, giacerai? quando ti desterai dal tuo sonno?10Dormire un po’, sonnecchiare un po’, incrociare un po’ le mani per riposare…11e la tua povertà verrà come un ladro, e la tua indigenza, come un uomo armato.12L’uomo da nulla, l’uomo iniquo cammina colla falsità sulle labbra;13ammicca cogli occhi, parla coi piedi, fa segni con le dita;14ha la perversità nel cuore, macchina del male in ogni tempo, semina discordie;15perciò la sua ruina verrà ad un tratto, in un attimo sarà distrutto, senza rimedio.16Sei cose odia l’Eterno, anzi sette gli sono in abominio:17gli occhi alteri, la lingua bugiarda, le mani che spandono sangue innocente,18il cuore che medita disegni iniqui, i piedi che corron frettolosi al male,19il falso testimonio che proferisce menzogne, e chi semina discordie tra fratelli.

Farsi mallevadore è raccomandare qualcuno garantendo gli impegni ch'egli ha contratto. In apparenza sembra un buon sentimento. Ma Iddio ha in orrore la mallevadoria perché manifesta della fiducia nell'uomo e dispone sconsideratamente del futuro, che appartiene a Lui solo (Geremia 17:5; Giacomo 4:13 e 14).

Al pigro, i vers. 6-8 consigliano una visita al formicaio. Quante lezioni proficue si possono imparare osservando questo popolo laborioso!: diligenza, perseveranza, prudenza, ordine, aiuto vicendevole, libera disciplina. Non una rimane inattiva e se il fardello è troppo pesante, una compagna accorre in suo aiuto. Sappiamo osservare le viventi istruzioni che Iddio ha disposto per noi qua e là nella sua meravigliosa creazione.

Abbiamo già visto che tutte le membra del credente devono essere conservate e santificate per Dio (cap. 4:21-27; 5:1 e 2). I versetti 12-19 ci mostrano in che modo, nell'uomo naturale, queste stesse membra sono messe al servizio del male. Tale era pure la nostra condizione quando eravamo schiavi del peccato. Ma Romani 6:18 e 19 ci ricorda che siamo stati affrancati e ci esorta fermamente a consacrare ora le nostre membra come serve alla giustizia per la santità.

Proverbi 6:20-35
20Figliuol mio, osserva i precetti di tuo padre, e non trascurare gl’insegnamenti di tua madre;21tienteli del continuo legati sul cuore e attaccati al collo.22Quando camminerai, ti guideranno; quando giacerai, veglieranno su te; quando ti risveglierai, ragioneranno teco.23Poiché il precetto è una lampada e l’insegnamento una luce, e le correzioni della disciplina son la via della vita,24per guardarti dalla donna malvagia dalle parole lusinghevoli della straniera.25Non bramare in cuor tuo la sua bellezza, e non ti lasciar prendere dalle sue palpebre;26ché per una donna corrotta uno si riduce a un pezzo di pane, e la donna adultera sta in agguato contro un’anima preziosa.27Uno si metterà forse del fuoco in seno senza che i suoi abiti si brucino?28camminerà forse sui carboni accesi senza scottarsi i piedi?29Così è di chi va dalla moglie del prossimo; chi la tocca non rimarrà impunito.30Non si disprezza il ladro che ruba per saziarsi quand’ha fame;31se è còlto, restituirà anche il settuplo, darà tutti i beni della sua casa.32Ma chi commette un adulterio è privo di senno; chi fa questo vuol rovinar se stesso.33Troverà ferite ed ignominia, e l’obbrobrio suo non sarà mai cancellato;34ché la gelosia rende furioso il marito, il quale sarà senza pietà nel dì della vendetta;35non avrà riguardo a riscatto di sorta, e anche se tu moltiplichi i regali, non sarà soddisfatto.

Fin dal principio del libro, immediatamente dopo il timor dell'Eterno, un primissimo dovere è stato quello di ricordare al giovane cristiano di ascoltare i suoi genitori e di obbedir loro (cap. 1:8 e 9). I vers. 20-22 ritornano su questo soggetto per dar all'insegnamento del padre e della madre lo stesso posto di quello che Deuteronomio 11:18 e 19 dà alle stesse parole di Dio. Obbedire ai genitori è dunque obbedire a Dio. Cosa non solo «giusta» (Efesini 6:1), ma anche «gradita al Signore» (Colossesi 3:20). Sia quest'obbedienza visibile nelle case cristiane, tanto più ch'essa declina molto nel mondo attuale! (2 Timoteo 3:2). All'influenza del focolare familiare, si oppone sempre più quella della donna straniera che personifica il peccato (2:16; 5:3 e 20; poi 7:5). Non vi stupite che ve ne mettiamo in guardia ripetutamente. Voi sapete per esperienza che le tentazioni si rinnovano. Ma esse saranno tanto più incalzanti se incontreranno nei vostri pensieri o nelle vostre abitudini delle impurità non giudicate. La pigrizia pure apre grandemente le porte alla concupiscenza carnale, come ce l'insegna la storia di Davide e del suo orribile peccato (2 Samuele 11).

Proverbi 7:1-27
1Figliuol mio, ritieni le mie parole, e fa’ tesoro de’ miei comandamenti.2Osserva i miei comandamenti e vivrai; custodisci il mio insegnamento come la pupilla degli occhi.3Legateli alle dita, scrivili sulla tavola del tuo cuore.4Di’ alla sapienza: "Tu sei mia sorella", e chiama l’intelligenza amica tua,5affinché ti preservino dalla donna altrui, dall’estranea che usa parole melate.6Ero alla finestra della mia casa, e dietro alla mia persiana stavo guardando,7quando vidi, tra gli sciocchi, scorsi, tra i giovani, un ragazzo privo di senno,8che passava per la strada, presso all’angolo dov’essa abitava, e si dirigeva verso la casa di lei,9al crepuscolo, sul declinar del giorno, allorché la notte si faceva nera, oscura.10Ed ecco farglisi incontro una donna in abito da meretrice e astuta di cuore,11turbolenta e proterva, che non teneva piede in casa:12ora in istrada, ora per le piazze, e in agguato presso ogni canto.13Essa lo prese, lo baciò, e sfacciatamente gli disse:14"Dovevo fare un sacrifizio di azioni di grazie; oggi ho sciolto i miei voti;15perciò ti son venuta incontro per cercarti, e t’ho trovato.16Ho guarnito il mio letto di morbidi tappeti, di coperte ricamate con filo d’Egitto;17l’ho profumato di mirra, d’aloe e di cinnamomo.18Vieni inebriamoci d’amore fino al mattino, sollazziamoci in amorosi piaceri;19giacché il mio marito non è a casa; è andato in viaggio lontano;20ha preso seco un sacchetto di danaro, non tornerà a casa che al plenilunio".21Ella lo sedusse con le sue molte lusinghe, lo trascinò con la dolcezza delle sue labbra.22Egli le andò dietro subito, come un bove va al macello, come uno stolto è menato ai ceppi che lo castigheranno,23come un uccello s’affretta al laccio, senza sapere ch’è teso contro la sua vita, finché una freccia gli trapassi il fegato.24Or dunque, figliuoli, ascoltatemi, e state attenti alle parole della mia bocca.25Il tuo cuore non si lasci trascinare nelle vie d’una tal donna; non ti sviare per i suoi sentieri;26ché molti ne ha fatti cadere feriti a morte, e grande è la moltitudine di quelli che ha uccisi.27La sua casa è la via del soggiorno de’ defunti, la strada che scende ai penetrali della morte.

Questo capitolo illustra nel modo più solenne il pericolo che la donna straniera fa correre al giovane figlio della sapienza. Si tratta d'una vera caccia all'anima. All'agguato: questa donna impura, turbolenta, strepitosa e senza ritegno. Ella camuffa le sue intenzioni perverse sotto apparenze religiose. Va, viene, spia la sua preda come il ragno sulla sua tela, con la complicità della notte. Le sue armi: parole sdolcinate e lo sbatter delle palpebre (cap. 6:25). La sua vittima: un giovane leggiero, disoccupato, vinto in anticipo perché senza volontà e dato ai suoi sensi. Purtroppo, ne conosciamo qualcuno che gli assomiglia! — La scena è presto rappresentata: incosciente, stupido, «le andò dietro subito». Il laccio s'apre e si richiude! Troppo tardi! Piaceri d'un momento, ma pagati a quale prezzo! Poiché «ci va di mezzo la sua vita»... ed egli non lo sapeva (vers. 23). Voi che lo sapete, caro giovane amico cristiano, siete ancor più responsabile. Ma sapete anche ove trovare la risorsa: «Come renderà il giovane la sua via pura? Col badare ad essa secondo la tua parola» (Salmo 119:9). E, nell'ora del pericolo, gridate a Colui che sempre «può soccorrere quelli che son tentati» (Ebrei 2:18).

Proverbi 8:1-21
1La sapienza non grida ella? e l’intelligenza non fa ella udire la sua voce?2Ella sta in piè al sommo dei luoghi elevati, sulla strada, ai crocicchi;3grida presso le porte, all’ingresso della città, nei viali che menano alle porte:4"Chiamo voi, o uomini principali, e la mia voce si rivolge ai figli del popolo.5Imparate, o semplici, l’accorgimento, e voi, stolti, diventate intelligenti di cuore!6Ascoltate, perché dirò cose eccellenti, e le mie labbra s’apriranno a insegnar cose rette.7Poiché la mia bocca esprime il vero, e le mie labbra abominano l’empietà.8Tutte le parole della mia bocca son conformi a giustizia, non v’è nulla di torto o di perverso in esse.9Son tutte piane per l’uomo intelligente, e rette per quelli che han trovato la scienza.10Ricevete la mia istruzione anziché l’argento, e la scienza anziché l’oro scelto;11poiché la sapienza val più delle perle, e tutti gli oggetti preziosi non la equivalgono.12Io, la sapienza, sto con l’accorgimento, e trovo la scienza della riflessione.13Il timore dell’Eterno è odiare il male; io odio la superbia, l’arroganza, la via del male e la bocca perversa.14A me appartiene il consiglio e il buon successo; io sono l’intelligenza, a me appartiene la forza.15Per mio mezzo regnano i re, e i principi decretano ciò ch’è giusto.16Per mio mezzo governano i capi, i nobili, tutti i giudici della terra.17Io amo quelli che m’amano, e quelli che mi cercano mi trovano.18Con me sono ricchezze e gloria, i beni permanenti e la giustizia.19Il mio frutto e migliore dell’oro fino, e il mio prodotto val più che argento eletto.20Io cammino per la via della giustizia, per i sentieri dell’equità,21per far eredi di beni reali quelli che m’amano, e per riempire i loro tesori.

Come al capitolo 1, la Sapienza si volge verso i perduti e fa risuonare i suoi appelli di grazia. Essa si inette questa volta sulle alture, sulla strada, presso le porte della città, ovunque ove il mondo passa. Il crocicchio è un luogo della strada ove si presenta l'occasione di cambiar direzione. È quivi che, nella parabola, sono mandati i servitori del re, per cercare e convitare quanti ne troveranno (Matteo 22:9). n cap. 9 ci mostrerà che la Sapienza ha essa pure il suo convito preparato e manda le sue ancelle per confermare il suo invito. Voi che forse camminate ancora sulla via larga, rispondete ora alla voce insistente che vi chiama dal crocicchio. Questa voce è quella di Gesù, che vuole la vostra felicità. Egli fa udire a quelli che L'ascoltano cose eccellenti, parole rette, piane, veraci (vers. 6 e 9). Egli ha in serbo dei tesori non paragonabili con l'oro e l'argento di questo mondo. Egli fa eredi di «beni reali» (vers. 21), di «beni futuri»... «migliori e permanenti», come li chiama anche Ebrei 10:1 e 34. Veramente, quanto è glorioso «ciò che Dio ha preparato per coloro che l'amano» (1 Corinzi 2:9; parag. vers. 17-21).

Proverbi 8:22-36
22L’Eterno mi formò al principio de’ suoi atti, prima di fare alcuna delle opere sue, ab antico.23Fui stabilita ab eterno, dal principio, prima che la terra fosse.24Fui generata quando non c’erano ancora abissi, quando ancora non c’erano sorgenti rigurgitanti d’acqua.25Fui generata prima che i monti fossero fondati, prima ch’esistessero le colline,26quand’egli ancora non avea fatto né la terra né i campi né le prime zolle della terra coltivabile.27Quand’egli disponeva i cieli io ero là; quando tracciava un circolo sulla superficie dell’abisso,28quando condensava le nuvole in alto, quando rafforzava le fonti dell’abisso,29quando assegnava al mare il suo limite perché le acque non oltrepassassero il suo cenno, quando poneva i fondamenti della terra,30io ero presso di lui come un artefice, ero del continuo esuberante di gioia, mi rallegravo in ogni tempo nel suo cospetto;31mi rallegravo nella parte abitabile della sua terra, e trovavo la mia gioia tra i figliuoli degli uomini.32Ed ora, figliuoli, ascoltatemi; beati quelli che osservano le mie vie!33Ascoltate l’istruzione, siate savi, e non la rigettate!34Beato l’uomo che m’ascolta, che veglia ogni giorno alle mie porte, che vigila alla soglia della mia casa!35Poiché chi mi trova trova la vita, e ottiene favore dall’Eterno.36Ma chi pecca contro di me, fa torto all’anima sua; tutti quelli che m’odiano, amano la morte".

«Ciò che Dio ha preparato per quelli che l'amano» ha la sua sorgente in Cristo. Secondo il passo citato ieri, Egli è la sapienza di Dio in mistero, la sapienza nascosta, che Dio aveva predestinata avanti i secoli per la nostra gloria» (1 Corinzi 2:7 e 9; vedere anche 1 Corinzi 1, 30). I vers. 22-31 così conosciuti, ci fanno risalire il corso del tempo al di là del principio delle cose create, tanto lungi quanto può andare la nostra mente. La Sapienza era già là, una Persona a lato di Dio: il Figliuolo col Padre, in una pienezza reciproca d'amore e di gioia, per concepire, poi realizzare insieme l'opera della creazione. Ma inoltre impariamo qui qualcosa di straordinario: Prima che esistesse un sol uomo, prima che vi fosse una terra per portarli, persino prima «del principio della polvere del mondo», voi e io siamo stati conosciuti e amati. «Io trovavo la mia gioia fra i figliuoli degli uomini», tale è la meravigliosa dichiarazione del Diletto di Dio, prima che il tempo cominciasse. Egli non voleva goder da solo dell'amore del Padre suo. E tutta l'opera che stava per intraprendere aveva questo grande scopo finale: Introdurre degli uomini salvati e perfetti nella propria sua felicità, alla gloria di Dio suo Padre.

Proverbi 9:1-18
1La sapienza ha fabbricato la sua casa, ha lavorato le sue colonne, in numero di sette;2ha ammazzato i suoi animali, ha drogato il suo vino, ed ha anche apparecchiato la sua mensa.3Ha mandato fuori le sue ancelle, dall’alto dei luoghi elevati della città ella grida:4"Chi è sciocco venga qua!" A quelli che son privi di senno dice:5"Venite, mangiate del mio pane e bevete del vino che ho drogato!6Lasciate, o sciocchi, la stoltezza e vivrete, e camminate per la via dell’intelligenza!"7Chi corregge il beffardo s’attira vituperio, e chi riprende l’empio riceve affronto.8Non riprendere il beffardo, per tema che t’odi; riprendi il savio, e t’amerà.9Istruisci il savio e diventerai più savio che mai; ammaestra il giusto e accrescerà il suo sapere.10Il principio della sapienza è il timor dell’Eterno, e conoscere il Santo è l’intelligenza.11Poiché per mio mezzo ti saran moltiplicati i giorni, e ti saranno aumentati anni di vita.12Se sei savio, sei savio per te stesso; se sei beffardo, tu solo ne porterai la pena.13La follia è una donna turbolenta, sciocca, che non sa nulla, nulla.14Siede alla porta di casa, sopra una sedia, ne’ luoghi elevati della città,15per gridare a quelli che passan per la via, che van diritti per la loro strada:16"Chi è sciocco venga qua!" E a chi è privo di senno dice:17"Le acque rubate son dolci, e il pane mangiato di nascosto è soave".18Ma egli non sa che quivi sono i defunti, che i suoi convitati son nel fondo del soggiorno de’ morti.

La Parola che era «nel principio con Dio», che era «Dio» è discesa per parlare agli uomini e recar loro la rivelazione del Padre (soggetto dell'Evangelo di Giovanni). Così è della Sapienza. Non è rimasta «a lato» dell'Eterno. Ha fabbricato la sua casa in mezzo agli uomini, e ve li invita: «Venite, mangiate... bevete...» (parag. Giovanni 6:51). Dapprima sazia; poi istruisce. Il Signore Gesù agisce così. Riempie il cuore prima di ornare lo spirito e la memoria. poiché se l'amore per Lui non precede la conoscenza dei «suoi comandamenti», non saremo capaci di osservarli.

Inoltre l'insegnamento della sapienza deve aver inizio dal suo principio che è il timor dell'Eterno (vers. 10): è il sentimento dell'autorità di colui che dispensa l'insegnamento. Ci si tiene con rispetto davanti a Dio misurando l'importanza di ciascuna sua parola. In questo modo dovremmo leggere la Bibbia.

Ora, facciamo bene attenzione! Nel mondo un'altra voce cerca di distogliere gli uomini: quella della follia (e del peccato)! Essa prende l'apparenza della Sapienza (parag. vers. 4 e 16). Ma notate in che modo termina il suo convito! (vers. 18).

Proverbi 10:1-15
1Proverbi di Salomone. Un figliuol savio rallegra suo padre, ma un figliuolo stolto è il cordoglio di sua madre.2I tesori d’empietà non giovano, ma la giustizia libera dalla morte.3L’Eterno non permette che il giusto soffra la fame, ma respinge insoddisfatta l’avidità degli empi.4Chi lavora con mano pigra impoverisce, ma la mano dei diligenti fa arricchire.5Chi raccoglie nella estate è un figliuolo prudente, ma chi dorme durante la raccolta è un figliuolo che fa vergogna.6Benedizioni vengono sul capo dei giusti, ma la violenza cuopre la bocca degli empi.7La memoria del giusto e in benedizione, ma il nome degli empi marcisce.8Il savio di cuore accetta i precetti, ma lo stolto di labbra va in precipizio.9Chi cammina nella integrità cammina sicuro, ma chi va per vie tortuose sarà scoperto.10Chi ammicca con l’occhio cagiona dolore, e lo stolto di labbra va in precipizio.11La bocca del giusto è una fonte di vita, ma la bocca degli empi nasconde violenza.12L’odio provoca liti, ma l’amore cuopre ogni fallo.13Sulle labbra dell’uomo intelligente si trova la sapienza, ma il bastone è per il dosso di chi è privo di senno.14I savi tengono in serbo la scienza, ma la bocca dello stolto e una rovina imminente.15I beni del ricco sono la sua città forte; la rovina de’ poveri è la loro povertà.

Da questo capitolo i Proverbi si presentano come una serie di sentenze successive ispirate dalla Sapienza. Non è sempre facile afferrarne l'ordine né rivelarne i pensieri principali. Consigliamo l'aiuto dell'opera «Studio sui Proverbi» di H. R. per capire questo libro prezioso. Per mancanza di spazio, non potremo fermarci qui ogni giorno che su un numero ristretto di versetti. Il primo serve d'introduzione generale: «Un figliuol savio rallegra suo padre». Completa il vers. 24 del capitolo 23: «Il padre del giusto esulta grandemente...». Pensiamo alla soddisfazione dei nostri genitori quando mostriamo questi caratteri di giustizia e di sapienza secondo Dio. Ma eleviamoci ad un tempo più in alto e contempliamo il Figliuolo la cui eccellente sapienza formava le delizie continue del Padre suo. Non soltanto nell'eternità passata, ma pure durante il suo cammino sulla terra (cap. 4:3; Matteo 3:17; 17:5).

I versetti seguenti ci mostrano in particolare in qual modo un figlio savio onora e rallegra sua padre: Giustizia pratica nell'attività (vers. 4:5), nel cammino (vers. 9), nelle parole (vers. 11-14), ecco quel che Gesù ha manifestato,— e ciò che ha rallegrato Suo Padre (vedere Giovanni 8:29).

Proverbi 10:16-32
16Il lavoro del giusto serve alla vita, le entrate dell’empio servono al peccato.17Chi tien conto della correzione, segue il cammino della vita; ma chi non fa caso della riprensione si smarrisce.18Chi dissimula l’odio ha labbra bugiarde, e chi spande la calunnia è uno stolto.19Nella moltitudine delle parole non manca la colpa, ma chi frena le sue labbra è prudente.20La lingua del giusto è argento eletto; il cuore degli empi val poco.21Le labbra del giusto pascono molti, ma gli stolti muoiono per mancanza di senno.22Quel che fa ricchi è la benedizione dell’Eterno e il tormento che uno si dà non le aggiunge nulla.23Commettere un delitto, per lo stolto, è come uno spasso; tale è la sapienza per l’uomo accorto.24All’empio succede quello che teme, ma ai giusti è concesso quel che desiderano.25Come procella che passa, l’empio non è più, ma il giusto ha un fondamento eterno.26Come l’aceto ai denti e il fumo agli occhi, così è il pigro per chi lo manda.27Il timor dell’Eterno accresce i giorni ma gli anni degli empi saranno accorciati.28L’aspettazione dei giusti è letizia, ma la speranza degli empi perirà.29La via dell’Eterno è una fortezza per l’uomo integro, ma una rovina per gli operatori d’iniquità.30Il giusto non sarà mai smosso, ma gli empi non abiteranno la terra.31La bocca del giusto sgorga sapienza, ma la lingua perversa sarà soppressa.32Le labbra del giusto conoscono ciò che è grato, ma la bocca degli empi e piena di perversità.

2 soprattutto dal suo linguaggio che si riconosce un giusto (parag. Matteo 26:73). Vi prestiamo noi abbastanza attenzione? Non parole volgari, non parole disoneste o folli (Efesini 4:29; 5:4). Se abbiamo l'abitudine di dire tutto quel che attraversa la nostra mente, i versetti 19 e 20 sono per noi. Ma «la lingua del giusto è argento eletto». Essa filtra le impurità e non lascia passare che quel che ha valore. Nel cuore del credente vi sono due sorgenti che si versano Per lo stesso canale delle labbra (Giacomo 3:9-11): la fontana di vita (vers. 11; parag. Giovanni 4:14), capace di «pascerne molti» (vers. 21); e la sorgente impura della nostra carne che lascia sgorgare ogni cattivo pensiero (Matteo 15:18 e 19). L'insegnamento della Sapienza c'insegnerà ad aprire e a chiudere la bocca nel buon momento (Salmo 141:3).

La sorte del giusto e quella dell'empio sono messe a confronto nei vers. 24-30. Il malvagio ha un timore (vers. 24); non è quello dell'Eterno, ma un terrore vago e superstizioso, con sullo sfondo la morte a cui non è preparato. Com'è diversa la parte del cristiano! Per la vita presente, Iddio gli concede i suoi giusti desiderî (vers. 24). E quanto al futuro, il suo cuore è rallegrato da una beata attesa (vers. 28; vedere Tito 2:13).

Proverbi 11:1-17
1La bilancia falsa è un abominio per l’Eterno, ma il peso giusto gli è grato.2Venuta la superbia, viene anche l’ignominia; ma la sapienza è con gli umili.3L’integrità degli uomini retti li guida, ma la perversità dei perfidi è la loro rovina.4Le ricchezze non servono a nulla nel giorno dell’ira, ma la giustizia salva da morte.5La giustizia dell’uomo integro gli appiana la via, ma l’empio cade per la sua empietà.6La giustizia degli uomini retti li libera, ma i perfidi restan presi nella loro propria malizia.7Quando un empio muore, la sua speranza perisce, e l’aspettazione degl’iniqui e annientata.8Il giusto è tratto fuor dalla distretta, e l’empio ne prende il posto.9Con la sua bocca l’ipocrita rovina il suo prossimo, ma i giusti sono liberati dalla loro perspicacia.10Quando i giusti prosperano, la città gioisce; ma quando periscono gli empi son gridi di giubilo.11Per la benedizione degli uomini retti la città è esaltata, ma è sovvertita dalla bocca degli empi.12Chi sprezza il prossimo è privo di senno, ma l’uomo accorto tace.13Chi va sparlando svela i segreti, ma chi ha lo spirito leale tien celata la cosa.14Quando manca una savia direzione il popolo cade; nel gran numero de’ consiglieri sta la salvezza.15Chi si fa mallevadore d’un altro ne soffre danno, ma chi odia la mallevadoria è sicuro.16La donna graziosa ottiene la gloria, e gli uomini forti ottengon la ricchezza.17L’uomo benigno fa del bene a se stesso, ma il crudele tortura la sua propria carne.

Avete notato che, in quasi ogni versetto di questi capitoli, ciò che concerne il giusto è messo in contrasto con il carattere e la sorte del malvagio. Ebbene, è così nella vita giornaliera del riscattato: Posto accanto agli increduli di questo mondo, la sua fedeltà fa risaltare la loro iniquità e inversamente. I versetti 9-14 presentano particolarmente il lato della vita in società. Il giusto non è chiamato a vivere solo. La sua presenza in mezzo al mondo che l'osserva è una testimonianza per questi. L'epistola a Tito ci avverte che dobbiamo vivere giustamente... nel presente secolo, onde ornare (cioè illustrare come delle figure in un libro) «la dottrina di Dio nostro Salvatore» (Tito 2:10-12).

«La sapienza è con gli umili» (vers. 2). Il credente che si tiene davanti a Dio non ha mai un'elevata opinione di sè. Il miglior rimedio all'orgoglio è pensare alla grandezza del Signore Gesù. Quest'orgoglio che accompagna il disprezzo per il prossimo è il contrario dell'intelligenza (vers. 12). Poiché quest'ultima mi farà sempre trovare un motivo per stimare altrui superiore a me stesso (Filippesi 2:3).

Proverbi 11:18-31
18L’empio fa un’opera fallace, ma chi semina giustizia ha una ricompensa sicura.19Così la giustizia mena alla vita, ma chi va dietro al male s’incammina alla morte.20I perversi di cuore sono un abominio per l’Eterno, ma gl’integri nella loro condotta gli sono graditi.21No, certo, il malvagio non rimarrà impunito, ma la progenie dei giusti scamperà.22Una donna bella, ma senza giudizio, è un anello d’oro nel grifo d’un porco.23Il desiderio dei giusti è il bene soltanto, ma la prospettiva degli empi e l’ira.24C’è chi spande liberalmente e diventa più ricco, e c’è chi risparmia più del dovere e non fa che impoverire.25L’anima benefica sarà nell’abbondanza, e chi annaffia sarà egli pure annaffiato.26Chi detiene il grano è maledetto dal popolo, ma la benedizione è sul capo di chi lo vende.27Chi procaccia il bene s’attira benevolenza, ma chi cerca il male, male gl’incoglierà.28Chi confida nelle sue ricchezze cadrà, ma i giusti rinverdiranno a guisa di fronde.29Chi getta lo scompiglio in casa sua erediterà vento, e lo stolto sarà lo schiavo di chi ha il cuor savio.30Il frutto del giusto è un albero di vita, e il savio fa conquista d’anime.31Ecco, il giusto riceve la sua retribuzione sulla terra, quanto più l’empio e il peccatore!

Da tendenza del nostro cuore egoista è d'accaparrare e ritenere più del dovere (vers. 24 e 26). Ma leggete in Luca 6:38 quel che il Signore Gesù raccomanda. Il vero modo per essere benedetto è di occuparsi del bene degli altri. Questo sfida talvolta la prudenza e la sapienza umana, ma Iddio non ha la stessa aritmetica dell'uomo. Egli capovolge i suoi calcoli e le sue precauzioni. E le ricchezze sono sempre un laccio per quelli che si confidano in esse (vers. 28; parag. Marco 10:24; 1 Timoteo 6:17 e 18). «Ricchi in buone opere», tale dev'essere la nostra ambizione secondo quest'ultimo passo di Timoteo.

Tuttavia esiste nel mondo una cosa dal valore più elevato, che siamo invitati a ricercare e a conquistare. Che cosa c'è di più prezioso d'un'anima? Per acquistare le nostre, il signore ha «venduto tutto ciò che aveva» (Matteo 13:45 e 46). Sì, «il savio fa conquista d'anime» (vers. 30). Meraviglioso servizio, lo sapete? Era quello del discepolo Andrea (Giovanni 1, 41 e 42). E può essere pure il vostro, qualunque sia la vostra età e il vostro grado di conoscenza. Chi vuole conquistare un'anima al Signore, di che cosa ha specialmente bisogno? Appunto di quella sapienza pronta ad afferrar l'occasione (Efesini 5:15 e 16). E anche dell'amore, abile a trovare la via del cuore.

Proverbi 12:1-16
1Chi ama la correzione ama la scienza, ma chi odia la riprensione è uno stupido.2L’uomo buono ottiene il favore dell’Eterno, ma l’Eterno condanna l’uomo pien di malizia.3L’uomo non diventa stabile con l’empietà, ma la radice dei giusti non sarà mai smossa.4La donna virtuosa è la corona del marito, ma quella che fa vergogna gli è un tarlo nell’ossa.5I pensieri dei giusti sono equità, ma i disegni degli empi son frode.6Le parole degli empi insidiano la vita, ma la bocca degli uomini retti procura liberazione.7Gli empi, una volta rovesciati, non sono più, ma la casa dei giusti rimane in piedi.8L’uomo è lodato in proporzione del suo senno, ma chi ha il cuore pervertito sarà sprezzato.9E’ meglio essere in umile stato ed avere un servo, che fare il borioso e mancar di pane.10Il giusto ha cura della vita del suo bestiame, ma le viscere degli empi sono crudeli.11Chi coltiva la sua terra avrà pane da saziarsi, ma chi va dietro ai fannulloni e privo di senno.12L’empio agogna la preda de’ malvagi, ma la radice dei giusti porta il suo frutto.13Nel peccato delle labbra sta un’insidia funesta, ma il giusto uscirà dalla distretta.14Per il frutto della sua bocca l’uomo è saziato di beni, e ad ognuno è reso secondo l’opera delle sue mani.15La via dello stolto è diritta agli occhi suoi, ma chi ascolta i consigli è savio.16Lo stolto lascia scorger subito il suo cruccio, ma chi dissimula un affronto è uomo accorto.

Il giusto è ora considerato nella sua vita familiare: la sua moglie (vers. 4) la sua casa (vers. 7) il suo servitore (vers. 9), il suo animale (vers. 10), il suo lavoro (vers. 11...). Dov'è che la fedeltà del credente deve mostrarsi, se non anzitutto nelle sue relazioni domestiche e nel suo lavoro di ogni giorno? — Non bisogna tuttavia confondere questi insegnamenti della Sapienza con ciò che, nel mondo, si chiama la morale. Questa è l'insieme delle regole di buona condotta che gli uomini danno a se stessi. Queste regole si esprimono sovente sotto forma di proverbi, o di massime. Alcune di esse sono state tratte dal cristianesimo; altre sono ispirate dal buon senso o dall'esperienza della vita in società. Ma in modo generale la morale non fa intervenire Dio. Mentre abbiamo qui dei principî divini, comunicati da Dio. 1 Corinzi 2:6 e Giacomo 3:15 distinguono la sapienza che scende dall'alto dalla sapienza di questo secolo, terrena, carnale, diabolica. Il vers. 15 ci mostra che l'uomo è incapace di giudicare da sè se la sua via è diritta o se non lo è. Purtroppo, il mondo è pieno di quegli stolti che regolano i loro passi secondo la morale umana, piuttosto di ascoltare il consiglio di Dio.

Proverbi 12:17-28; Proverbi 13:1-6
17Chi dice la verità proclama ciò ch’è giusto, ma il falso testimonio parla con inganno.18C’è chi, parlando inconsultamente trafigge come spada, ma la lingua de’ savi reca guarigione.19Il labbro veridico è stabile in perpetuo, ma la lingua bugiarda non dura che un istante.20L’inganno è nel cuore di chi macchina il male, ma per chi nutre propositi di pace v’è gioia.21Nessun male incoglie al giusto, ma gli empi son pieni di guai.22Le labbra bugiarde sono un abominio per l’Eterno, ma quelli che agiscono con sincerità gli sono graditi.23L’uomo accorto nasconde quello che sa, ma il cuor degli stolti proclama la loro follia.24La mano dei diligenti dominerà, ma la pigra sarà tributaria.25Il cordoglio ch’è nel cuore dell’uomo l’abbatte, ma la parola buona lo rallegra.26Il giusto indica la strada al suo compagno, ma la via degli empi li fa smarrire.27Il pigro non arrostisce la sua caccia, ma la solerzia è per l’uomo un tesoro prezioso.28Nel sentiero della giustizia sta la vita, e nella via ch’essa traccia non v’è morte.
1Il figliuol savio ascolta l’istruzione di suo padre, ma il beffardo non ascolta rimproveri.2Per il frutto delle sue labbra uno gode del bene, ma il desiderio dei perfidi è la violenza.3Chi custodisce la sua bocca preserva la propria vita; chi apre troppo le labbra va incontro alla rovina.4L’anima del pigro desidera, e non ha nulla, ma l’anima dei diligenti sarà soddisfatta appieno.5Il giusto odia la menzogna, ma l’empio getta sugli altri vituperio ed onta.6La giustizia protegge l’uomo che cammina nella integrità, ma l’empietà atterra il peccatore.

«Chi custodisce la sua bocca, preserva la propria vita...» (cap 13:3). Non meravigliamoci dunque di trovare nei Proverbi tante raccomandazioni a proposito dell'impiego della lingua. Al vers. 17 si tratta della verità. Un giovane credente dovrebbe essere conosciuto per dire la verità e sempre, qualunque cosa gli possa costare (Efesini 4:25)! Il labbro veridico (vers. 19) è il contrario delle labbra bugiarde che sono «un abominio per l'Eterno» (vers. 22).

Il versetto 25 ci suggerisce un altro uso della nostra lingua: Rallegrare con una buona parola quelli il cui cuore è abbattuto. La buona parola per eccellenza non è forse la buona novella dell'Evangelo? Per mezzo di essa potrò indicare la strada al mio compagno (vers. 26)... a condizione di conoscerla io stesso e di camminarvi.

Indicare la strada, è indicare Gesù (Giovanni 14:6) con le mie parole e soprattutto con le mie opere! Lui era quel Figliuol savio che ascolta l'istruzione del Padre (cap. 13:1). Un solo pensiero lo dirigeva: «Io fo del continuo le cose che Gli piacciono» (Giovanni 8:29 e 49). Che modello Egli ci propone, non è vero? Troviamo qui di nuovo il pigro con il suo opposto: il diligente (vers. 24 e 27; cap. 13:4). E ci ricordiamo dell'esortazione dell'apostolo: «Quanto allo zelo, non siate pigri...» (Romani 12:11).

Proverbi 13:7-25
7C’è chi fa il ricco e non ha nulla; c’è chi fa il povero e ha di gran beni.8La ricchezza d’un uomo serve come riscatto della sua vita, ma il povero non ode mai minacce.9La luce dei giusti è gaia, ma la lampada degli empi si spegne.10Dall’orgoglio non vien che contesa, ma la sapienza è con chi dà retta ai consigli.11La ricchezza male acquistata va scemando, ma chi accumula a poco a poco l’aumenta.12La speranza differita fa languire il cuore, ma il desiderio adempiuto è un albero di vita.13Chi sprezza la parola si costituisce, di fronte ad essa, debitore, ma chi rispetta il comandamento sarà ricompensato.14L’insegnamento del savio è una fonte di vita per schivare le insidie della morte.15Buon senno procura favore, ma il procedere dei perfidi è duro.16Ogni uomo accorto agisce con conoscenza, ma l’insensato fa sfoggio di follia.17Il messo malvagio cade in sciagure, ma l’ambasciatore fedele reca guarigione.18Miseria e vergogna a chi rigetta la correzione, ma chi dà retta alla riprensione è onorato.19Il desiderio adempiuto è dolce all’anima, ma agl’insensati fa orrore l’evitare il male.20Chi va coi savi diventa savio, ma il compagno degl’insensati diventa cattivo.21Il male perseguita i peccatori ma il giusto è ricompensato col bene.22L’uomo buono lascia una eredità ai figli de’ suoi figli, ma la ricchezza del peccatore è riserbata al giusto.23Il campo lavorato dal povero dà cibo in abbondanza, ma v’è chi perisce per mancanza di equità.24Chi risparmia la verga odia il suo figliuolo, ma chi l’ama, lo corregge per tempo.25Il giusto ha di che mangiare a sazietà, ma il ventre degli empi manca di cibo.

«La luce dei giusti è gaia...» (vers. 9). La gioia secondo Dio fa parte della testimonianza dei figliuoli di luce. Sovente è stato detto che un cristiano triste è un triste cristiano. Il cattivo umore è come un para.. vento che vela tutto lo splendore che un credente potrebbe avere.

In contrasto, «la lampada degli empî si spegne». Manca loro l'olio, come alle vergini pazze della parabola (Matteo 25:8), poiché la vita dello Spirito è assente per mantenere la luce. Dall'orgoglio non vien che contesa» (vers. 10). Noi spieghiamo in generale le nostre dispute con altri motivi. Tutt'al più ognuno saprà discernere l'orgoglio nel proprio avversario. Ebbene, questo versetto mi apre gli occhi. Una disputa tradisce il mio proprio orgoglio: Voglio aver ragione; mi umilia di cedere. Basterà dunque che io mostri lo spirito di Cristo per far subito cessare la disputa e... in fondo, riportare la vittoria.

L'insegnamento del savio è prezioso (vers. 14). Ascoltiamo dunque quello in cui possiamo riconoscere questa sapienza da alto. Ma è ancor più prezioso di camminare con loro (vers. 20). Chi frequentiamo?

Proverbi 14:1-16
1La donna savia edifica la sua casa, ma la stolta l’abbatte con le proprie mani.2Chi cammina nella rettitudine teme l’Eterno, ma chi è pervertito nelle sue vie lo sprezza.3Nella bocca dello stolto germoglia la superbia, ma le labbra dei savi son la loro custodia.4Dove mancano i buoi è vuoto il granaio, ma l’abbondanza della raccolta sta nella forza del bove.5Il testimonio fedele non mentisce, ma il testimonio falso spaccia menzogne.6Il beffardo cerca la sapienza e non la trova, ma per l’uomo intelligente la scienza è cosa facile.7Vattene lungi dallo stolto; sulle sue labbra certo non hai trovato scienza.8La sapienza dell’uomo accorto sta nel discernere la propria strada, ma la follia degli stolti non è che inganno.9Gli insensati si burlano delle colpe commesse, ma il favore dell’Eterno sta fra gli uomini retti.10Il cuore conosce la sua propria amarezza, e alla sua gioia non può prender parte un estraneo.11La casa degli empi sarà distrutta, ma la tenda degli uomini retti fiorirà.12V’è tal via che all’uomo par diritta, ma finisce col menare alla morte.13Anche ridendo, il cuore può esser triste; e l’allegrezza può finire in dolore.14Lo sviato di cuore avrà la ricompensa dal suo modo di vivere, e l’uomo dabbene, quella delle opere sue.15Lo scemo crede tutto quel che si dice, ma l’uomo prudente bada ai suoi passi.16Il savio teme, ed evita il male; ma lo stolto è arrogante e presuntuoso.

«La sapienza delle donne» è in rapporto con la loro casa (vers. 1). Nel nostro secolo in cui la donna sposata cerca sovente di avere una parte in tutti i campi (eccetto in quello del proprio focolare) è opportuno sottolineare quest'insegnamento biblico (Tito 2:5). Non è forse necessaria ogni sapienza divina per l'educazione cristiana dei figliuoli? Anche i doveri quotidiani delle faccende domestiche, che a certe donne sembrano troppo umili e troppo monotone, hanno gran pregio per il Signore.

Parecchi versetti stabiliscono ciò che Dio chiama la follia. Egli non l'apprezza secondo gli stessi aspetti del mondo (1 Corinzi 1:19 e 20). Uno dei caratteri dell'insensato è quello di beffarsi del peccato (vers. 9). È ad un tempo sprezzare la croce che fu necessaria per togliere la colpa; e non c'è maggior oltraggio per Dio.

Il vers. 13 definisce la gioia dell'incredulo in contrasto con quella del credente (cap. 13:9). La speranza del cristiano mantiene la gioia nel suo cuore anche attraverso le sue pene. Può essere ad un tempo contristato «ma sempre allegro» (2 Corinzi 6:10). Mentre inversamente per il mondo, «anche ridendo il cuore può essere triste...» (vers. 13). Povera e lugubre gioia quella che non fa che mascherare, per un breve momento, il terribile giudicio futuro.

Proverbi 14:17-35
17Chi è pronto all’ira commette follie, e l’uomo pien di malizia diventa odioso.18Gli scemi ereditano stoltezza, ma i prudenti s’incoronano di scienza.19I malvagi si chinano dinanzi ai buoni, e gli empi alle porte de’ giusti.20Il povero è odiato anche dal suo compagno, ma gli amici del ricco son molti.21Chi sprezza il prossimo pecca, ma beato chi ha pietà dei miseri!22Quelli che meditano il male non son forse traviati? ma quelli che meditano il bene trovan grazia e fedeltà.23In ogni fatica v’è profitto, ma il chiacchierare mena all’indigenza.24La corona de’ savi è la loro ricchezza, ma la follia degli stolti non è che follia.25Il testimonio verace salva delle vite, ma chi spaccia bugie non fa che ingannare.26V’è una gran sicurezza nel timor dell’Eterno; Egli sarà un rifugio per i figli di chi lo teme.27Il timor dell’Eterno è fonte di vita e fa schivare le insidie della morte.28La moltitudine del popolo è la gloria del re, ma la scarsezza de’ sudditi è la rovina del principe.29Chi è lento all’ira ha un gran buon senso, ma chi è pronto ad andare in collera mostra la sua follia.30Un cuor calmo è la vita del corpo, ma l’invidia è la carie dell’ossa.31Chi opprime il povero oltraggia Colui che l’ha fatto, ma chi ha pietà del bisognoso, l’onora.32L’empio è travolto dalla sua sventura, ma il giusto spera anche nella morte.33La sapienza riposa nel cuore dell’uomo intelligente, ma in mezzo agli stolti si fa tosto conoscere.34La giustizia innalza una nazione, ma il peccato è la vergogna dei popoli.35Il favore del re è per il servo prudente, ma la sua ira è per chi gli fa onta.

«Chi è pronto all'ira agisce follemente» (vers. 17). Invece «chi è lento all'ira ha un gran buon senno...» (vedere anche Giacomo 1:19). Quanti atti o parole pronunziati nell'irritazione sono in seguito amaramente rammaricati! Al posto d'uno «spirito impaziente», mostriamo dunque questo gran buon senso; facciamo precedere l'esplosione della nostra ira da un istante di riflessione (o meglio di preghiera). Trascorso questo tempo, constateremo più d'una volta che non sussiste nessun motivo valevole alla nostra irritazione.

«Beato chi ha pietà dei miseri!» (vers. 21). Sotto pretesto che le buone opere sono senza valore per compiere la nostra salvezza, potremmo essere spinti a trascurarle e a sprezzarle. Ora proprio i credenti sono invitati «ad essere i primi nelle buone opere» (Tito 3:14, versione corretta), senza tuttavia perdere di vista che lo stato delle anime passa prima dei bisogni materiali. Il versetto 25 ci insegna ciò che il Testimonio per eccellenza ha compiuto... ma ugualmente ciò che deve caratterizzare ogni testimonio fedele:indicare alle anime il cammino della liberazione.

Proverbi 15:1-15
1La risposta dolce calma il furore, ma la parola dura eccita l’ira.2La lingua dei savi è ricca di scienza, ma la bocca degli stolti sgorga follia.3Gli occhi dell’Eterno sono in ogni luogo, osservando i cattivi ed i buoni.4La lingua che calma, è un albero di vita, ma la lingua perversa strazia lo spirito.5L’insensato disdegna l’istruzione di suo padre, ma chi tien conto della riprensione diviene accorto.6Nella casa del giusto v’è grande abbondanza, ma nell’entrate dell’empio c’è turbolenza.7Le labbra dei savi spargono scienza, ma non così il cuore degli stolti.8Il sacrifizio degli empi è in abominio all’Eterno, ma la preghiera degli uomini retti gli è grata.9La via dell’empio è in abominio all’Eterno, ma egli ama chi segue la giustizia.10Una dura correzione aspetta chi lascia la diritta via; chi odia la riprensione morrà.11Il soggiorno de’ morti e l’abisso stanno dinanzi all’Eterno; quanto più i cuori de’ figliuoli degli uomini!12Il beffardo non ama che altri lo riprenda; egli non va dai savi.13Il cuore allegro rende ilare il volto, ma quando il cuore è triste, lo spirito è abbattuto.14Il cuor dell’uomo intelligente cerca la scienza, ma la bocca degli stolti si pasce di follia.15Tutt’i giorni dell’afflitto sono cattivi, ma il cuor contento è un convito perenne.

Abbiamo imparato ieri che il mezzo per calmare la propria ira sono la pazienza e la preghiera. Ecco ora un rimedio all'ira degli altri: Questo balsamo sovrano ai chiama: «una parola dolce». All'opposto «una parola dura» apre una ferita, che è, in seguito, ben difficile guarire. Avviciniamo i versetti 5:10 e 12 (come anche i vers. 31 e 32). Dar retta alla riprensione e alla correzione permette di diventar savio. Vuol dire tenerne conto per evitare di far male. Il cap. 13:24 (ed Ebrei 12:6 in rapporto a Dio) ci ha affermato che i nostri genitori ci mostrano il loro amore disciplinandoci! Il segreto per accettare la riprensione è dunque di comprendere che è dettata dal vero amore e che mira al «nostro utile». Non siamo dunque come il beffardo che non ama chi lo riprende (vers. 12).

«Il cuore allegro rende ilare il volto» (v. 13). La gioia d'un riscattato deve potersi leggere sul suo viso. E come potrà il cuor suo essere felice e gioioso? Trovando continuamente la propria forza e il nutrimento in Cristo, oggetto della sua felicità. «Il cuor contento è un convito perenne» (vers. 15; parag. Giovanni 4:32).

Proverbi 15:16-33
16Meglio poco col timor dell’Eterno, che gran tesoro con turbolenza.17Meglio un piatto d’erbe, dov’è l’amore, che un bove ingrassato, dov’è l’odio.18L’uomo iracondo fa nascere contese, ma chi è lento all’ira acqueta le liti.19La via del pigro è come una siepe di spine, ma il sentiero degli uomini retti è piano.20Il figliuol savio rallegra il padre, ma l’uomo stolto disprezza sua madre.21La follia è una gioia per chi è privo di senno, ma l’uomo prudente cammina retto per la sua via.22I disegni falliscono, dove mancano i consigli; ma riescono, dove son molti i consiglieri.23Uno prova allegrezza quando risponde bene; e com’è buona una parola detta a tempo!24Per l’uomo sagace la via della vita mena in alto e gli fa evitare il soggiorno de’ morti, in basso.25L’Eterno spianta la casa dei superbi, ma rende stabili i confini della vedova.26I pensieri malvagi sono in abominio all’Eterno, ma le parole benevole son pure agli occhi suoi.27Chi è avido di lucro conturba la sua casa, ma chi odia i regali vivrà.28Il cuor del giusto medita la sua risposta, ma la bocca degli empi sgorga cose malvage.29L’Eterno è lungi dagli empi, ma ascolta la preghiera dei giusti.30Uno sguardo lucente rallegra il cuore; una buona notizia impingua l’ossa.31L’orecchio attento alla riprensione che mena a vita, dimorerà fra i savi.32Chi rigetta l’istruzione disprezza l’anima sua, ma chi dà retta alla riprensione acquista senno.33Il timor dell’Eterno è scuola di sapienza; e l’umiltà precede la gloria.

I vers. 16 e 17 ci insegnano quali sono i veri valori quaggiù: il timore di Dio con l'amore che viene da Lui. «La pietà con animo contento del proprio stato è un gran guadagno — ci dice l'apostolo — ma avendo di che nutrirci e di che coprirci, saremo di questo contenti» (1 Timoteo 6:6-8). Sottolineiamo il vers. 23: «Com'è buona una parola detta a tempo!» Possiamo dire cose eccellenti... ma fuori proposito. Inversamente, quante volte stiamo zitti quando vi sarebbe una parola da dire! E in generale avviene per mancanza di coraggio.

Il nostro capitolo termina su questo versetto tante volte commentato dal Signore Gesù: «L'umiltà precede la gloria» (vedere Matteo 18:4; 19:30; 20:27 e 28; 23:11 e 12...). Ma Egli non si è accontentato di insegnarlo con le parole. Chi si è mai abbassato come Lui? Ma nessuno sarà esaltato come Lui.

I cap. 16-31, come pure l'Ecclesiaste e il Cantico dei cantici saranno considerati, Dio volendo, nell'ultimo volume, il quinto.

Isaia 1:1-17
1La visione d’Isaia, figliuolo d’Amots, ch’egli ebbe relativamente a Giuda e a Gerusalemme ai giorni di Uzzia, di Jotham, di Achaz e di Ezechia, re di Giuda.2Udite, o cieli! e tu, terra, presta orecchio! poiché l’Eterno parla: Io, dic’egli, ho nutrito de’ figliuoli e li ho allevati, ma essi si son ribellati a me.3Il bue conosce il suo possessore, e l’asino la greppia del suo padrone; ma Israele non ha conoscenza, il mio popolo non ha discernimento.4Ahi, nazione peccatrice, popolo carico d’iniquità, razza di malvagi, figliuoli corrotti! Hanno abbandonato l’Eterno, hanno sprezzato il Santo d’Israele, si son vòlti e ritratti indietro.5A che pro colpirvi ancora? Aggiungereste altre rivolte. Tutto il capo è malato, tutto il cuore è languente.6Dalla pianta del piè fino alla testa non v’è nulla di sano in esso: non vi son che ferite, contusioni, piaghe aperte, che non sono state nettate, né fasciate, né lenite con olio.7Il vostro paese è desolato, le vostre città son consumate dal fuoco, i vostri campi li divorano degli stranieri, sotto agli occhi vostri; tutto è devastato, come per sovvertimento dei barbari.8E la figliuola di Sion è rimasta come un frascato in una vigna, come una capanna in un campo di cocomeri, come una città assediata.9Se l’Eterno degli eserciti non ci avesse lasciato un picciol residuo, saremmo come Sodoma, somiglieremmo a Gomorra.10Ascoltate la parola dell’Eterno, o capi di Sodoma! Prestate orecchio alla legge del nostro Dio, o popolo di Gomorra!11Che m’importa la moltitudine de’ vostri sacrifizi? dice l’Eterno; io son sazio d’olocausti di montoni e di grasso di bestie ingrassate; il sangue dei giovenchi, degli agnelli e dei capri, io non li gradisco.12Quando venite a presentarvi nel mio cospetto, chi v’ha chiesto di calcare i mie cortili?13Cessate dal recare oblazioni vane; il profumo io l’ho in abominio; e quanto ai noviluni, ai sabati, al convocar raunanze, io non posso soffrire l’iniquità unita all’assemblea solenne.14I vostri noviluni, le vostre feste stabilite l’anima mia li odia, mi sono un peso che sono stanco di portare.15Quando stendete le mani, io rifiuto di vederlo; anche quando moltiplicate le preghiere, io non ascolto; le vostre mani son piene di sangue.16Lavatevi, purificatevi, togliete d’innanzi agli occhi miei la malvagità delle vostre azioni; cessate del far il male;17imparate a fare il bene; cercate la giustizia, rialzate l’oppresso, fate ragione all’orfano, difendete la causa della vedova!

Come ce lo mostrano le parole stesse del Signore, l’Antico Testamento comprende tre grandi parti: la legge di Mosè (detta il Pentateuco), i profeti (comprendenti inoltre i libri storici) e i Salmi con i libri poetici (Luca 24:44 e 27). Iniziamo per conseguenza con la profezia una parte importante della Bibbia, benché sia tante volte trascurata per le sue difficoltà. Chiediamo al Signore di aiutarci a scoprirvi «le cose che Lo riguardano».

Un profeta è il portavoce dell’Eterno verso il popolo per riprenderlo, avvertirlo, ricondurlo, consolarlo. Al cap. 1, come introduzione, la prima missione di Isaia èquella d'un medico incaricato di dare il suo consiglio su un malato il cui stato è disperato. Terribile diagnosi quella dei vers. 5 e 6! È tanto valida per l'uomo d'oggi quantoper l'Israelita d'un tempo. «Tutto il capo è malato e tutto il cuore è languente». L'intelligenza s'è corrotta distogliendosi da Dio (Romani 1:21), gli affetti per Lui hanno totalmente fallito. Fino alla pianta del piede — il camminare — non c'è nulla di sano. In tali condizioni, lo spiegamento di forme esteriori non è che una vana ipocrisia e persino un'abominazione (vers. 13; parag. Proverbi 21:27).

Isaia 1:18-31
18Eppoi venite, e discutiamo assieme, dice l’Eterno; quand’anche i vostri peccati fossero come lo scarlatto, diventeranno bianchi come la neve quand’anche fossero rossi come la porpora, diventeranno come la lana.19Se siete disposti ad ubbidire, mangerete i prodotti migliori del paese;20ma se rifiutate e siete ribelli, sarete divorati dalla spada; poiché la bocca dell’Eterno ha parlato.21Come mai la città fedele è ella divenuta una prostituta? Era piena di rettitudine, la giustizia dimorava in lei, ed ora è ricetto d’assassini!22Il tuo argento s’è cangiato in scorie, il tuo vino è stato tagliato con acqua.23I tuoi principi sono ribelli e compagni di ladri; tutti amano i regali e corron dietro alle ricompense; non fanno ragione all’orfano, e la causa della vedova non viene davanti a loro.24Perciò il Signore, l’Eterno degli eserciti, il Potente d’Israele, dice: Ah, io avrò soddisfazione dai miei nemici avversari, e mi vendicherò de’ miei nemici!25E ti rimetterò la mano addosso, ti purgherò delle tue scorie come colla potassa, e ti toglierò da te ogni particella di piombo.26Ristabilirò i tuoi giudici com’erano anticamente, e i tuoi consiglieri com’erano al principio. Dopo questo, sarai chiamata "la città della giustizia", "la città fedele".27Sion sarà redenta mediante la rettitudine, e quelli in lei si convertiranno saran redenti mediante la giustizia;28ma i ribelli e i peccatori saran fiaccati assieme, e quelli che abbandonano l’Eterno saranno distrutti.29Allora avrete vergogna de’ terebinti che avete amati, e arrossirete dei giardini che vi siete scelti.30Poiché sarete come un terebinto dalle foglie appassite, e come un giardino senz’acqua.31L’uomo forte sarà come stoppa, e l’opera sua come una favilla; ambedue bruceranno assieme, e non vi sarà chi spenga.

Ed ecco tutta la grazia divina che brilla verso il suo povero popolo (ma anche verso ogni peccatore che si riconosce perduto). Ieri l’abbiamo lasciato coperto di ferite e di piaghe aperte, simile a quell'uomo della parabola, caduto fra le mani dei ladri (Luca 10:30). Ora l'Eterno lo invita a discutere con Lui. Discutere? A che serve? Che dire a sua difesa? Il colpevole ha la bocca chiusa. Ma allora, invece della sua condanna, ecco, può udire dalla bocca del proprio giudice la meravigliosa promessa del vers. 18. Essa ha recato la pace in tanti cuori: «Se anche i vostri peccati fossero come lo scarlatto, diventeranno bianchi come la neve...». Sappiamo che soltanto per mezzo del sangue di Gesù Cristo questa purificazione può compiersi (1 Giovanni 1:7). Al contrario, il castigo si eseguirà su quelli che rifiutano il perdono offerto. I versetti 21 e seguenti ci descrivono quel che Gerusalemme, la città fedele è diventata: un ricetto d'assassini. È necessario che l'Eterno la purifichi. Non sarà, purtroppo, per mezzo del sangue redentore — poiché non ha voluto saperne — ma per mezzo del giudizio che cadrà sui trasgressori dopo tutta la pazienza di cui Dio ha dato prova verso un popolo ribelle.

Isaia 2:1-22
1Parola che Isaia, figliuolo d’Amots, ebbe in visione, relativamente a Giuda e a Gerusalemme.2Avverrà, negli ultimi giorni, che il monte della casa dell’Eterno si ergerà sulla vetta dei monti, e sarà elevato al disopra dei colli; e tutte le nazioni affluiranno ad esso.3Molti popoli v’accorreranno, e diranno: "Venite, saliamo al monte dell’Eterno, alla casa dell’Iddio di Giacobbe; egli ci ammaestrerà intorno alle sue vie, e noi cammineremo per i suoi sentieri". Poiché da Sion uscirà la legge, e da Gerusalemme la parola dell’Eterno.4Egli giudicherà tra nazione e nazione e sarà l’arbitro fra molti popoli; ed essi delle loro spade fabbricheranno vomeri d’aratro, e delle loro lance, roncole; una nazione non leverà più la spada contro un’altra, e non impareranno più la guerra.5O casa di Giacobbe, venite e camminiamo alla luce dell’Eterno!6Poiché tu, o Eterno, hai abbandonato il tuo popolo, la casa di Giacobbe, perché son pieni di pratiche orientali, praticano le arti occulte come i Filistei, fanno alleanza coi figli degli stranieri.7Il loro paese è pieno d’argento e d’oro, e hanno tesori senza fine; il loro paese è pieno di cavalli, e hanno carri senza fine.8Il loro paese è pieno d’idoli; si prostrano dinanzi all’opera delle loro mani, dinanzi a ciò che le lor dita han fatto.9Perciò l’uomo del volgo è umiliato, e i grandi sono abbassati, e tu non li perdoni.10Entra nella roccia, e nasconditi nella polvere per sottrarti al terrore dell’Eterno e allo splendore della sua maestà.11Lo sguardo altero dell’uomo del volgo sarà abbassato, e l’orgoglio de’ grandi sarà umiliato; l’Eterno solo sarà esaltato in quel giorno.12Poiché l’Eterno degli eserciti ha un giorno contro tutto ciò ch’è orgoglioso ed altero, e contro chiunque s’innalza, per abbassarlo;13contro tutti i cedri del Libano, alti, elevati, e contro tutte le querce di Basan;14e contro tutti i monti alti, e contro tutti i colli elevati;15contro ogni torre eccelsa, e contro ogni muro fortificato;16contro tutte le navi di Tarsis, e contro tutto ciò che piace allo sguardo.17L’alterigia dell’uomo del volgo sarà abbassata, e l’orgoglio de’ grandi sarà umiliato; l’Eterno solo sarà esaltato in quel giorno.18Gl’idoli scompariranno del tutto.19Gli uomini entreranno nelle caverne delle rocce e negli antri della terra per sottrarsi al terrore dell’Eterno e allo splendore della sua maestà, quand’ei si leverà per far tremare la terra.20In quel giorno, gli uomini getteranno ai topi ed ai pipistrelli gl’idoli d’argento e gl’idoli d’oro, che s’eran fatti per adorarli;21ed entreranno nelle fessure delle rocce e nei crepacci delle rupi per sottrarsi al terrore dell’Eterno e allo splendore della sua maestà, quand’ei si leverà per far tremare la terra.22Cessate di confidarvi nell’uomo, nelle cui narici non è che un soffio; poiché qual caso se ne può fare?

Ahimè! chi l’avrebbe pensato? Nonostante la loro rovina e la loro miseria accecanti, Gerusalemme e Giuda erano gonfie d'orgoglio e di pretesa. Ma in quel giorno di cui parlano i vers. 12 a 21 «l'orgoglio dei grandi sarà umiliato e l'Eterno solo sarà esaltato in quel giorno...» (vers. 11 e 17). Dio farà sapere pubblicamente quel che pensa della gloria e del genio umani (con tutti i suoi oggetti d'arte piacevoli — vers. 16). Tuttavia il vers. 22 va ancora molto più lungi. Costituisce la conclusione, non solo dei nostri due capitoli, ma anche, possiamo dirlo, di tutto l'Antico Testamento: «Cessate di confidarvi nell'uomo...». È l'irrevocabile sentenza dell'Eterno in presenza dello spaventoso quadro dell'iniquità d'Israele, popolo campione dell'umanità intera. Presto la croce metterà il punto finale a quest'esperienza umana. Ormai Dio non fa più nessun caso dell'uomo in Adamo, ma, d'accordo con Lui, abbiamo il privilegio di fare conto «di essere morti al peccato, ma viventi a Dio, in Cristo Gesù» (Romani 6:11).

Questo libro di Isaia comincia come la lettera ai Romani di cui i tre primi capitoli stabiliscono in modo irrefutabile la colpevolezza dell’uomo, quindi il suo bisogno di giustificazione. La salvezza dell'Eterno (significato del nome Isaia) può allora essere rivelato più avanti nella persona di Cristo il Salvatore (cap. 40 e seg.).

Isaia 3:1-15
1Ecco, il Signore, l’Eterno degli eserciti, sta per togliere a Gerusalemme ed a Giuda ogni risorsa ed ogni appoggio, ogni risorsa di pane e ogni risorsa di acqua,2il prode ed il guerriero, il giudice ed il profeta, l’indovino e l’anziano,3il capo di cinquantina e il notabile, il consigliere, l’artefice esperto, e l’abile incantatore.4Io darò loro de’ giovinetti per principi, e de’ bambini domineranno sovr’essi.5Il popolo sarà oppresso, uomo da uomo, ciascuno dal suo prossimo; il giovane insolentirà contro il vecchio, l’abietto contro colui che è onorato.6Quand’uno prenderà il fratello nella sua casa paterna e gli dirà: "Tu hai un mantello, sii nostro capo, prendi queste ruine sotto la tua mano",7egli, in quel giorno, alzerà la voce, dicendo: "Io non sarò vostro medico, e nella mia casa non v’è né pane né mantello; non mi fate capo del popolo!"8Poiché Gerusalemme vacilla e Giuda crolla, perché la loro lingua e le opere sono contro l’Eterno, sì da provocare ad ira il suo sguardo maestoso.9L’aspetto del loro volto testimonia contr’essi, pubblicano il loro peccato, come Sodoma, e non lo nascondono. Guai all’anima loro! perché procurano a se stessi del male.10Ditelo che il giusto avrà del bene, perch’ei mangerà il frutto delle opere sue!11Guai all’empio! male gl’incoglierà, perché gli sarà reso quel che le sue mani han fatto.12Il mio popolo ha per oppressori dei fanciulli, e delle donne lo signoreggiano. O popolo mio, quei che ti guidano ti sviano, e ti distruggono il sentiero per cui devi passare!13L’Eterno si presenta per discutere la causa, e sta in piè per giudicare i popoli.14L’Eterno entra in giudizio con gli anziani del suo popolo e coi principi d’esso: "Voi siete quelli che avete divorato la vigna! Le spoglie del povero sono nelle nostre case!15Con qual diritto schiacciate voi il mio popolo e pestate la faccia de’ miseri?" dice il Signore, l’Eterno degli eserciti.

Fino al capitolo 12, si tratta in primo luogo del giudizio di Israele e di Giuda. Poi dal capitolo 13 al capitolo 27 di quello delle nazioni. Dio comincia questo giudizio sempre dalla sua casa — la sfera più responsabile. Sarà anche il caso della cristianità professante (Romani 2:9; 1 Pietro 4:17). Il completo fallimento dell’uomo si nota specialmente in quelli che hanno delle responsabilità, e occupano una posizione elevata. Inoltre, nonostante gli insegnamenti formali di Dio, l'«indovino» e «l'abile incantatore» hanno un posto in mezzo al popolo (vers. 3). In quale profondità di corruzione è caduto Israele!

Ma Dio sa fare la differenza tra il giusto e il malvagio (vers. 10 e 11) e rende ad ognuno secondo le proprie opere. «Quello che l’uomo avrà seminato, quello pure mieterà», conferma Galati 6:7 (parag. Giobbe 4:8; Osea 8:7; Osea 10:12-13). Avete mai veduto qualcuno seminare del frumento e mietere avena o granturco? L'insensato che gettasse in terra dei semi di erbacce potrebbe aspettarsi di veder germogliare dei fiori magnifici? Ora è lo stesso relativamente alle opere che facciamo. Lo vogliamo o no, ciascuno di noi, al presente sulla terra, vi semina... qualche cosa. Vedremo un giorno la mietitura! Ma, non inganniamoci: essa sarà inevitabilmente della stessa natura del seme che spargiamo oggi. Che sorta di opere seminiamo noi, voi e io?

Uno dei cattivi frutti raccolti dal popolo è il disordine sociale, il rovesciamento dell’ordine stabilito. Non c'è più disciplina, i figli contestano l'autorità dei genitori; «il giovane è arrogante con il vecchio» (vers. 5), le valori morali e gli obblighi sono rigettati. Quante analogie tra questa profonda decadenza d'Israele e quella che constatiamo oggi nei nostri paesi cristianizzati!

Isaia 3:16-26; Isaia 4:1-6
16L’Eterno dice ancora: Poiché le figliuolo di Sion sono altere, sen vanno col collo teso, lanciando sguardi provocanti, camminando a piccoli passi e facendo tintinnare gli anelli de’ lor piedi,17il Signore renderà calvo il sommo del capo alle figliuole di Sion, e l’Eterno metterà a nudo le loro vergogne.18In quel giorno, il Signore torrà via il lusso degli anelli de’ piedi, delle reti e delle mezzelune;19gli orecchini, i braccialetti ed i veli;20i diademi, le catenelle de’ piedi, le cinture, i vasetti di profumo e gli amuleti;21gli anelli, i cerchietti da naso;22gli abiti da festa, le mantelline, gli scialli e le borse;23gli specchi, le camicie finissime, le tiare e le mantiglie.24Invece del profumo s’avrà fetore; invece di cintura, una corda; invece di riccioli calvizie; invece d’ampio manto, un sacco stretto; un marchio di fuoco invece di bellezza.25I tuoi uomini cadranno di spada, e i tuoi prodi, in battaglia.26Le porte di Sion gemeranno e saranno in lutto; tutta desolata, ella sederà per terra.
1E, in quel giorno, sette donne afferreranno un uomo e diranno: "Noi mangeremo il nostro pane, ci vestiremo delle nostre vesti; facci solo portare il tuo nome! togli via il nostro obbrobrio!"2In quel giorno, il germoglio dell’Eterno sarà lo splendore e la gloria degli scampati d’Israele, e il frutto della terra sarà il loro orgoglio ed il loro ornamento.3Ed avverrà che i superstiti di Sion e i rimasti di Gerusalemme saran chiamati santi: chiunque, cioè, in Gerusalemme, sarà iscritto tra i vivi,4una volta che il Signore avrà lavato le brutture delle figliuole di Sion, e avrà nettato Gerusalemme dal sangue ch’è in mezzo a lei, col soffio della giustizia, e col soffio dello sterminio.5E l’Eterno creerà su tutta la distesa del monte Sion e sulle sue raunanze una nuvola di fumo durante il giorno, e uno splendore di fuoco fiammeggiante durante la notte; poiché, su tutta questa gloria vi sarà un padiglione.6E vi sarà una tenda per far ombra di giorno e proteggere dal caldo, e per servir di rifugio e d’asilo durante la tempesta e la pioggia.

I versetti 18 a 23 vi insegnano, ragazze (e anche ragazzi!), che le raffinatezze della moda non datano dal nostro secolo. Vi è forse qualcosa di più insopportabile — e ad un tempo di più ridicolo (vedete fine del vers. 16) — di questa grande preoccupazione della propria persona, questa ricerca dell’attenzione e dell'ammirazione altrui? Tutti quegli accessori di abbigliamento e quei fronzoli, Dio sembra riunirli senza riguardo sotto una stessa etichetta: «la bruttura delle figliuole di Sion» (cap. 4:4). Si vuol forse dire che una cristiana non debba vegliare sul suo abbigliamento? Al contrario! e la Parola le insegna anche il modo di farlo (vedere 1 Timoteo 2:9 e 10; 1 Pietro 3:2 a 6).

Ciò che l’Eterno dà al suo popolo alla fine della sua storia ricorda le cure del principio (parag. vers. 5 con Esodo 13:21 e 22). Come per affermargli: Non ho mai cessato d'aver gli occhi su te!

Qui termina la prefazione del libro. Essa ci ha mostrato la rovina morale di Giuda e di Gerusalemme, i giudizi che le colpiranno, ma anche il loro ristoramento e la gloria di Cristo (il Germoglio dell’Eterno, sorgente e potenza di vita: vers. 2) quando quella dell'uomo avrà avuto fine.

Isaia 5:1-17
1Io vo’ cantare per il mio benamato il cantico dell’amico mio circa la sua vigna. Il mio benamato aveva una vigna sopra una fertile collina.2La dissodò, ne tolse via le pietre, vi piantò delle viti di scelta, vi fabbricò in mezzo una torre, e vi scavò uno strettoio. Ei s’aspettava ch’essa gli facesse dell’uva, e gli ha fatto invece delle lambrusche.3Or dunque, o abitanti di Gerusalemme e voi uomini di Giuda, giudicate fra me e la mia vigna!4Che più si sarebbe potuto fare alla mia vigna di quello che io ho fatto per essa? Perché, mentr’io m’aspettavo che facesse dell’uva, ha essa fatto delle lambrusche?5Ebbene, ora io vi farò conoscere quel che sto per fare alla mia vigna: ne torrò via la siepe e vi pascoleranno le bestie; ne abbatterò il muro di cinta e sarà calpestata.6Ne farò un deserto; non sarà più né potata né zappata, vi cresceranno i rovi e le spine; e darò ordine alle nuvole che su lei non lascino cader pioggia.7Or la vigna dell’Eterno degli eserciti è la casa d’Israele, e gli uomini di Giuda son la piantagione ch’era la sua delizia; ei s’era aspettato rettitudine, ed ecco spargimento di sangue; giustizia, ed ecco grida d’angoscia!8Guai a quelli che aggiungon casa a casa, che uniscon campo a campo, finché non rimanga più spazio, e voi restiate soli ad abitare in mezzo al paese!9Questo m’ha detto all’orecchio l’Eterno degli eserciti: In verità queste case numerose saranno desolate, queste case grandi e belle saran private d’abitanti;10dieci iugeri di vigna non daranno che un bato, e un omer di seme non darà che un efa.11Guai a quelli che la mattina s’alzano di buon’ora per correr dietro alle bevande alcooliche, e fan tardi la sera, finché il vino l’infiammi!12La cetra, il saltèro, il tamburello, il flauto ed il vino, ecco i loro conviti! ma non pongon mente a quel che fa l’Eterno, e non considerano l’opera delle sue mani.13Perciò il mio popolo sen va in cattività per mancanza di conoscimento, la sua nobiltà muore di fame, e le sue folle sono inaridite dalla sete.14Perciò il soggiorno de’ morti s’è aperto bramoso, ed ha spalancata fuor di modo la gola; e laggiù scende lo splendore di Sion, la sua folla, il suo chiasso, e colui che in mezzo ad essa festeggia.15E l’uomo del volgo è umiliato, i grandi sono abbassati, e abbassati son gli sguardi alteri;16ma l’Eterno degli eserciti è esaltato mediante il giudizio e l’Iddio santo è santificato per la sua giustizia.17Gli agnelli pastureranno come nei loro pascoli, e gli stranieri divoreranno i campi deserti dei ricchi!

Una commovente parabola illustra le cure dell’Eterno verso il suo popolo. Israele è la vigna del Diletto dell'Eterno. Piantata, sistemata e mantenuta con la più tenera sollecitudine, non ha prodotto in conclusione che delle lambrusche, immangiabili e senza pregio. Nella parabola dei cattivi lavoratori, il Signore esprimerà la totale delusione provata nella sua vigna d'Israele, dal Diletto che aveva ogni diritto su di essa (Luca 20:9 a 16).

Ma questi versetti ci fanno pure toccare col dito la nostra propria ingratitudine. È come se il Signore, dopo averci fatto fare il conto di tutte le grazie ricevute dalla nostra infanzia, chiedesse con tristezza a uno di noi: Che più avrei potuto fare per te di quello che ho fatto? Non ero forse in diritto di aspettarmi qualche buon frutto da parte tua? E tuttavia non hai prodotto nulla per me!

Noi conosciamo il mezzo di portare frutto. È di dimorare attaccato alla «vera vite». Ora che Israele, vigna improduttiva, è stato tolto, Cristo è diventato quella vera vite e suo Padre è il vignaiolo (Giovanni 15:1...).

Al vers. 8, Isaia comincia la serie dei «guai...» su cui ci proponiamo di ritornare domani.

Isaia 5:18-30
18Guai a quelli che tiran l’iniquità con le corde del vizio, e il peccato con le corde d’un occhio,19e dicono: "Faccia presto, affretti l’opera sua, che noi la veggiamo! Venga e si eseguisca il disegno del Santo d’Israele, che noi lo conosciamo!"20Guai a quelli che chiaman bene il male, e male il bene, che mutan le tenebre in luce e la luce in tenebre, che mutan l’amaro in dolce e il dolce in amaro!21Guai a quelli che si reputano savi e si credono intelligenti!22Guai a quelli che son prodi nel bevere il vino, e valorosi nel mescolar le bevande alcooliche;23che assolvono il malvagio per un regalo, e privano il giusto del suo diritto!24Perciò, come una lingua di fuoco divora la stoppia e come la fiamma consuma l’erba secca, così la loro radice sarà come marciume, e il loro fiore sarà portato via come polvere, perché hanno rigettata la legge dell’Eterno degli eserciti, e hanno sprezzata la parola del Santo d’Israele.25Per questo avvampa l’ira dell’Eterno contro il suo popolo; ed egli stende contr’esso la sua mano, e lo colpisce; tremano i monti, e i cadaveri son come spazzatura in mezzo alle vie; e, con tutto ciò, l’ira sua non si calma, e la sua mano rimase distesa.26Egli alza un vessillo per le nazioni lontane; fischia ad un popolo, ch’è all’estremità della terra; ed eccolo che arriva, pronto, leggero.27In esso nessuno è stanco o vacilla, nessuno sonnecchia o dorme; a nessuno si scoglie la cintura de’ fianchi o si rompe il legaccio dei calzari.28Le sue frecce sono acute, tutti i suoi archi son tesi; gli zoccoli de’ suoi cavalli paiono pietre, le ruote de’ suoi carri, un turbine.29Il suo ruggito è come quello d’un leone; rugge come i leoncelli; rugge, afferra la preda, la porta via al sicuro, senza che alcuno gliela strappi.30In quel giorno, ei muggirà contro Giuda, come mugge il mare; e a guardare il paese, ecco tenebre, angoscia, e la luce che s’oscura nel suo cielo.

Le passioni degli uomini e gli scopi che inseguono variano a seconda della loro condizione sociale o del loro temperamento. Gli uni affaccendati ad aggiungere campo a campo, casa a casa (senza poter abitarne più di una per volta — vers. 8). Guai a loro, perché bisognerà lasciare sulla terra queste cose della terra... per presentarsi davanti a Dio a mani vuote. Altri cercano il loro piacere nelle feste del mondo e nell’eccitazione ingannevole dell'alcool (vers. 11, 12, 22). Guai a loro quando si risveglieranno, troppo tardi, alle realtà eterne! Vi sono pure quelli che si vantano del peccato e provocano apertamente l'Eterno (vers. 18 e 19); quelli la cui coscienza indurita ha perso la nozione del bene e del male (vers. 20), quelli che si compiacciono nella propria sapienza (vers. 21; vedere Proverbi 3:7). Tutti gli uomini, dal misero ubriacone al più grande filosofo, sono rappresentati in una comune e vana ricerca della felicità (Ecclesiate 8:13). Ma la parola di Dio, e la fine di tutti i pensieri e di tutte le concupiscenze degli uomini, siano distinti o volgari, è: guai, guai, guai!

Vedremo nei prossimi capitoli in che modo Dio si serve d’una nazione (l'Assiria) come verga per castigare il suo popolo.

Isaia 6:1-13
1Nell’anno della morte del re Uzzia, io vidi il Signore assiso sopra un trono alto, molto elevato, e i lembi del suo manto riempivano il tempio.2Sopra di lui stavano dei serafini, ognun de’ quali aveva sei ali: con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi, e con due volava.3E l’uno gridava all’altro e diceva: Santo, santo, santo è l’Eterno degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria!4Le porte furono scosse fin dalla loro fondamenta dalla voce di loro che gridavano, e la casa fu ripiena di fumo.5Allora io dissi: "Ahi, lasso me, ch’io son perduto! Poiché io sono un uomo dalle labbra impure, e abito in mezzo a un popolo dalle labbra impure; e gli occhi miei han veduto il Re, l’Eterno degli eserciti!"6Ma uno de’ serafini volò verso di me, tenendo in mano un carbone ardente, che avea tolto con le molle di sull’altare.7Mi toccò con esso la bocca, e disse: "Ecco, questo t’ha toccato le labbra, la tua iniquità è tolta e il tuo peccato è espiato".8Poi udii la voce del Signore che diceva: "Chi manderò? E chi andrà per noi?" Allora io risposi: "Eccomi, manda me!"9Ed egli disse: "Va’ e di’ a questo popolo: Ascoltate, sì, ma senza capire; guardate, sì, ma senza discernere!10Rendi insensibile il cuore di questo popolo, rendigli duri gli orecchi, e chiudigli gli occhi, in guisa che non vegga co’ suoi occhi, non oda co’ suoi orecchi, non intenda col cuore, non si converta e non sia guarito!"11E io dissi: "Fino a quando, Signore?" Ed egli rispose: "Finché le città siano devastate e senza abitanti e non vi si alcuno nelle case e il paese sia ridotto in desolazione;12finché l’Eterno abbia allontanati gli uomini, e la solitudine sia grande in mezzo al paese.13E se vi rimane ancora un decimo della popolazione, esso a sua volta sarà distrutto; ma, come al terebinto e alle querce, quando sono abbattuti, rimane il ceppo, così rimarrà al popolo, come ceppo, una progenie santa".

In una gloriosa visione, il giovane Isaia si trova ad un tratto posto in presenza del Dio santissimo. Effetto solenne di questa presenza! Non è più: guai a questi, guai a quelli! Colto da timore, convinto di peccato, egli esclama ora: «Guai a me, ch’io son perduto» (parag. Luca 5:8). Ma allora, la grazia di Dio viene a rispondere alla Sua santità. Essa provvede alla purificazione del profeta a partire dall'altare che è una figura del sacrificio di Cristo. E notate con quale prontezza Isaia si presenta subito dopo per servire Colui che ha tolto il suo peccato. Siamo noi pronti a rispondere così all'appello del Signore: «Eccomi, manda me»?

È una missione ben strana che il giovane profeta riceve in primo luogo! Poiché si tratta d’impedire al popolo di capire il suo messaggio! Indurimento sovente ricordato (Matteo 13:14...; Atti 28:25...). Egli è mandato soltanto dopo che questo popolo ha lui stesso «sprezzata la parola del Santo d'Israele» (cap. 5:24). E Dio lo permette affinché «le nazioni», di cui facciamo parte, possano pure partecipare alla salvezza (Romani 11:25).

Quell’anno della morte del re Uzzia fu decisivo per il giovane Isaia. Vi è forse anche nella vostra vita una data particolare: quella del vostro incontro con il Signore Gesù Cristo?

Isaia 7:1-25
1Or avvenne ai giorni d’Achaz, figliuolo di Jotham, figliuolo d’Uzzia, re di Giuda, che Retsin, re di Siria, e Pekah, figliuolo di Remalia, re d’Israele, salirono contro Gerusalemme per muoverle guerra; ma non riuscirono ad espugnarla.2E fu riferito alla casa di Davide questa notizia: "La Siria s’è confederata con Efraim". E il cuore d’Achaz e il cuore del suo popolo furono agitati, come gli alberi della foresta sono agitati dal vento.3Allora l’Eterno disse ad Isaia: "Va’ incontro ad Achaz, tu con Scear-Jashub, tuo figliuolo, verso l’estremità dell’acquedotto dello stagno superiore, sulla strada del campo del gualchieraio e digli:4Guarda di startene calmo e tranquillo, non temere e non ti s’avvilisca il cuore a motivo di questi due avanzi di tizzone fumanti, a motivo dell’ira ardente di Retsin e della Siria e del figliuolo di Remalia.5Siccome la Siria, Efraim e il figliuolo di Remalia meditano del male a tuo danno, dicendo6Saliamo contro Giuda, terrorizzandolo, apriamovi una breccia e proclamiamo re in mezzo ad esso il figliuolo di Tabbeel,7così dice il Signore, l’Eterno: Questo non avrà effetto; non succederà;8poiché Damasco è il capo della Siria, e Retsin è il capo di Damasco. Fra sessantacinque anni Efraim sarà fiaccato in guisa che non sarà più popolo.9E Samaria è il capo d’Efraim, e il figliuolo di Remalia è il capo di Samaria. Se voi non avete fede, certo, non potrete sussistere".10L’Eterno parlò di nuovo ad Achaz e gli disse:11"Chiedi un segno all’Eterno, al tuo Dio! chiedilo giù nei luoghi sotterra o nei luoghi eccelsi!"12Achaz rispose: "Io non chiederò nulla; non tenterò l’Eterno".13E Isaia disse: "Or ascoltate, o casa di Davide! E’ egli poca cosa per voi lo stancar degli uomini, che volete stancare anche l’Iddio mio?14Perciò il Signore stesso vi darà un segno: Ecco, la giovane concepirà, partorirà un figliuolo e gli porrà nome Emmanuele.15Egli mangerà crema e miele finché sappia riprovare il male e scegliere il bene.16Ma prima che il fanciullo sappia riprovare il male e scegliere il bene, il paese del quale tu paventi i due re, sarà devastato.17L’Eterno farà venire su te, sul tuo popolo e sulla casa di tuo padre dei giorni, come non s’ebbero mai dal giorno che Efraim s’è separato da Giuda: vale a dire, il re d’Assiria.18E in quel giorno l’Eterno fischierà alle mosche che sono all’estremità de’ fiumi d’Egitto, e alle api che sono nel paese d’Assiria.19Esse verranno e si poseranno tutte nelle valli deserte, nelle fessure delle rocce, su tutti gli spini e su tutti i pascoli.20In quel giorno, il Signore, con un rasoi preso a nolo di là dal fiume, cioè col re d’Assiria, raderà la testa, i peli delle gambe, e porterà via anche la barba.21In quel giorno avverrà che uno nutrirà una giovine vacca e due pecore,22ed esse daranno tale abbondanza di latte, che egli mangerà della crema; poiché crema e miele mangerà chiunque sarà rimasto superstite in mezzo al paese.23In quel giorno, ogni terreno contenente mille viti del valore di mille sicli d’argento, sarà abbandonato in balìa de’ rovi e de’ pruni.24Vi s’entrerà con le freccie e con l’arco, perché tutto il paese non sarà che rovi e pruni.25E tutti i colli che si dissodavan con la vanga, non saran più frequentati per timore de’ rovi e dei pruni; vi si lasceran andare i buoi, e le pecore ne calpesteranno il suolo".

Dopo aver risposto all’appello di Dio, Isaia pare sia stato obbligato di aspettare a lungo (almeno 16 anni: durata del regno di Jotham) prima d'incominciare il suo servizio pubblico. Se dobbiamo seguire una simile scuola di pazienza, non scoraggiamoci. Lasciamo che il Signore scelga il momento e il modo che gli converranno per adoperarci. La nostra sola responsabilità è d'essere disponibile e obbediente (conf. Matteo 8:9)

Isaia è anzitutto mandato al malvagio Achaz, re di Giuda. L’ora è grave per il piccolo regno. Esso è minacciato da Retsin, re di Siria, e, cosa triste a dire, per mezzo di Pekah, re d'Israele. Ma il profeta è incaricato di una buona notizia: i due aggressori non potranno compiere i loro «malvagi disegni».

Poi Achaz, nonostante la sua integrità e la sua falsa umiltà, è invitato ad udire una rivelazione tanto più grande e più gloriosa: la nascita di Emmanuele. Essa recherà la salvezza alla casa di Davide, ad Israele e al mondo. Bel nome Emmanuele: Dio con noi (Matteo 1:23). Lo troviamo qui come un primo raggio di luce proiettato dalla lampada profetica in mezzo alle tenebre morali più profonde (2 Pietro 1:19).

Isaia 8:1-22
1L’Eterno mi disse: "Prenditi una tavoletta grande e scrivici sopra in carattere leggibili: "Affrettate il saccheggio! Presto, al bottino!"2E presi meco come testimoni, dei testimoni fededegni: il sacerdote Uria e Zaccaria, figliuolo di Jeberekia.3M’accostai pure alla profetessa, ed ella concepì e partorì un figliuolo. Allora l’Eterno mi disse: "Chiamalo Maher-Shalal-Hash-Baz;4poiché prima che il bambino sappia gridare: Padre mio, Madre mia, le ricchezze di Damasco e il bottino di Samaria saran portati davanti al re d’Assiria".5E l’Eterno mi parlò ancora e mi disse:6poiché questo popolo ha sprezzato le acque di Siloe che corrono placidamente, e si rallegra a motivo di Retsin e del figliuolo di Remalia,7perciò ecco, il Signore sta per far salire su loro le potenti e grandi acque del fiume, cioè il re d’Assiria e tutta la sua gloria; esso s’eleverà da per tutto sopra il suo livello, e strariperà su tutte le sponde.8Passerà sopra Giuda, inonderà, e passerà oltre; arriverà fino al collo, e le sue ali spiegate copriranno tutta la larghezza del tuo paese, o Emmanuele!9Mandate pur gridi di guerra, o popoli; sarete frantumati! Prestate orecchio, o voi tutti di paesi lontani! Preparatevi pure alla lotta; sarete frantumati!10Fate pure de’ piani, e saranno sventati! Dite pur la parola, e rimarrà senza effetto, perché Dio è con noi.11Poiché così m’ha parlato l’Eterno, quando la sua mano m’ha afferrato, ed egli m’ha avvertito di non camminare per la via di questo popolo, dicendo:12"Non chiamate congiura tutto ciò che questo popolo chiama congiura; e non temete ciò ch’esso teme, e non vi spaventate.13L’Eterno degli eserciti, quello, santificate! Sia lui quello che temete e paventate!14Ed gli sarà un santuario, ma anche una pietra d’intoppo, un sasso d’inciampo per le due case d’Israele, un laccio e una rete per gli abitanti di Gerusalemme.15Molti fra loro inciamperanno, cadranno, saranno infranti, rimarranno nel laccio, e saranno presi".16"Chiudi questa testimonianza, suggella questa legge fra i miei discepoli".17Io aspetto l’Eterno che nasconde la sua faccia alla casa di Giacobbe; in lui ripongo la mia speranza.18Ecco me, e i figliuoli che l’Eterno m’ha dati; noi siam de’ segni e dei presagi in Israele da parte dell’Eterno degli Eserciti, che abita sul monte Sion.19Se vi si dice: "Consultate quelli che evocano gli spiriti e gli indovini, quelli che susurranno e bisbigliano", rispondete: "Un popolo non dev’egli consultare il suo Dio? Si rivolgerà egli ai morti a pro de’ vivi?"20Alla legge! alla testimonianza! Se il popolo non parla così, non vi sarà per lui alcuna aurora!21Andrà errando per il paese, affranto, affamato; e quando avrà fame, s’irriterà, maledirà il suo re e il suo Dio. Volgerà lo sguardo in alto,22lo volgerà verso la terra, ed ecco, non vedrà che distretta, tenebre, oscurità piena d’angoscia, e sarà sospinto in fitta tenebria.

Due figure, due grandi soggetti dominano tutta la profezia d’Isaia. L'uno infinitamente prezioso e consolante, è il Messia stesso. L'altro invece è terrificante: è l'Assiro, il potente nemico d'Israele negli ultimi giorni. Poiché il popolo ha rifiutato il primo, avrà da fare col secondo. Poiché ha rigettato le acque della grazia di Colui che gli era mandato (Siloe significa «mandato»: Giovanni 9:7), si troverà sommerso in giudizio da «le potenti e grandi acque» del temibile re d'Assiria. Tuttavia, ricordandosi che si tratta del paese d'Emmanuele, Dio frantumerà finalmente quelli che s'associano per invaderlo. Questo vers. 9 ci ricorda pure quale sarà presto la sorte delle associazioni delle nazioni che oggi sono all'ordine del giorno (Isaia 54:15).

Per conservare il filo conduttore in queste parole profetiche, non dimentichiamo che esse riguardano ora il popolo ribelle ed apostata nel suo insieme (vers. 11, 14, 15, 19...), ora il residuo fedele a cui l’Eterno s'indirizza qui.

La citazione del vers. 18 in Ebrei 2:13 ci permette di vedere nel profeta e nei suoi figli (cap. 7:3; 8:3) Cristo che si presenta davanti a Dio coi suoi «discepoli» (cap. 8:16). Egli non si vergogna di riconoscerli e chiamarli suoi fratelli (vedere Giovanni 17:6; 20:17),

Isaia 9:1-21
1(H8-23) Ma le tenebre non dureranno sempre per la terra ch’è ora nell’angoscia. Come ne’ tempi passati Iddio coprì d’obbrobrio il paese di Zabulon e il paese di Neftali, così nei tempi avvenire coprirà di gloria la terra vicina al mare, di là del Giordano, la Galilea de’ Gentili.2(H9-1) Il popolo che camminava nelle tenebre, vede una gran luce; su quelli che abitavano il paese dell’ombra della morte, la luce risplende.3(H9-2) Tu moltiplichi il popolo, tu gli largisci una gran gioia; ed egli si rallegra nel tuo cospetto come uno si rallegra al tempo della mèsse, come uno giubila quando si spartisce il bottino.4(H9-3) Poiché il giogo che gravava su lui, il bastone che gli percoteva il dosso, la verga di chi l’opprimeva tu li spezzi, come nel giorno di Madian.5(H9-4) Poiché ogni calzatura portata dal guerriero nella mischia, ogni mantello avvoltolato nel sangue, saran dati alle fiamme, saran divorati dal fuoco.6(H9-5) Poiché un fanciullo ci è nato, un fanciullo ci è stato dato, e l’imperio riposerà sulle sue spalle; sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre Eterno, Principe della Pace,7(H9-6) per dare incremento all’impero e una pace senza fine al trono di Davide e al suo regno, per stabilirlo fermamente e sostenerlo mediante il diritto e la giustizia, da ora in perpetuo: questo farà lo zelo dell’Eterno degli eserciti.8(H9-7) il Signore manda una parola a Giacobbe, ed essa cade sopra a Israele.9(H9-8) Tutto il popolo ne avrà conoscenza, Efraim e gli abitanti della Samaria, che nel loro orgoglio e nella superbia del loro cuore dicono:10(H9-9) "I mattoni son caduti, ma noi costruiremo con pietre squadrate; i sicomori sono stati tagliati, ma noi li sostituiremo con dei cedri".11(H9-10) Per questo l’Eterno farà sorgere contro il popolo gli avversari di Retsin, ed ecciterà i suoi nemici:12(H9-11) i Siri da oriente, i Filistei da occidente; ed essi divoreranno Israele a bocca spalancata. E, con tutto ciò, l’ira sua non si calma, e la sua mano rimane distesa.13(H9-12) Ma il popolo non torna a colui che lo colpisce, e non cerca l’Eterno degli eserciti.14(H9-13) Perciò l’Eterno reciderà da Israele capo e coda, palmizio e giunco, in un medesimo giorno.15(H9-14) (L’anziano e il notabile sono il capo, e il profeta che insegna la menzogna è la coda).16(H9-15) Quelli che guidano questo popolo lo sviano, e quelli che si lascian guidare vanno in perdizione.17(H9-16) Perciò l’Eterno non si compiacerà de’ giovani del popolo, né avrà compassione de’ suoi orfani e delle sue vedove; poiché tutti quanti son empi e perversi, ed ogni bocca proferisce follia. E, con tutto ciò, la sua ira non si calma, e la sua mano rimane distesa.18(H9-17) Poiché la malvagità arde come il fuoco, che divora rovi e pruni e divampa nel folto della foresta, donde s’elevano vorticosamente colonne di fumo.19(H9-18) Per l’ira dell’Eterno degli eserciti il paese è in fiamme, e il popolo è in preda al fuoco; nessuno risparmia il fratello.20(H9-19) Si saccheggia a destra, e si ha fame; si divora a sinistra, e non si è saziati; ognuno divora la carne del proprio braccio:21(H9-20) Manasse divora Efraim, ed Efraim Manasse; e insieme piomban su Giuda. E, con tutto ciò, l’ira sua non si calma, e la sua mano rimane distesa.

Il cap. 8 si chiudeva su «fitta tenebra». Israele vi camminava da cieco, a tastoni (vers. 1). Ma ecco che, dinanzi ai suoi passi «una gran luce» risplenderà. La citazione fatta dal Signore in Matteo 4:15 e 16 ci trasporta al tempo dell’Evangelo per vedervi brillare Colui che è la luce del mondo (Giovanni 9:5). È proprio in quella Galilea disprezzata (ma quanto privilegiata) che Gesù ha compiuto la più gran parte del suo ministero.

Tuttavia la vera luce non è soltanto per una regione o per un popolo. Essa «illumina ogni uomo». Purtroppo, «gli uomini hanno amato le tenebre più che la luce, perché le loro opere erano malvage» (Giovanni 1:9; 3:19). I nostri versetti tacciono sul tempo del rigettamento del Signore e su tutto il periodo attuale della Chiesa di cui non è mai parlato nei profeti. Ci mostrano di botto la gioia di Israele (vers. 2) al momento in cui, dopo secoli di oscurità, si leverà per il Regno millenario il glorioso sole di Giustizia. Il bel versetto 5 ci rivela alcuni dei nomi che sono attribuiti al Figlio. Tanti nomi, altrettanti soggetti benedetti di meditazione per le anime nostre!

Isaia 10:1-23
1Guai a quelli che fanno decreti iniqui e a quelli che redigono in iscritto sentenze ingiuste,2per negare giustizia ai miseri, per spogliare del loro diritto i poveri del mio popolo, per far delle vedove la loro preda e degli orfani il loro bottino!3E che farete nel giorno che Dio vi visiterà, nel giorno che la ruina verrà di lontano? A chi fuggirete in cerca di soccorso? e dove lascerete quel ch’è la vostra gloria?4Non rimarrà loro che curvarsi fra i prigionieri o cadere fra gli uccisi. E, con tutto ciò, l’ira sua non si calma, e la sua mano rimane distesa.5Guai all’Assiria, verga della mia ira! Il bastone che ha in mano, è lo strumento della mia indignazione.6Io l’ho mandato contro una nazione empia, gli ho dato, contro il popolo del mio cruccio, l’ordine di darsi al saccheggio, di far bottino, di calpestarlo come il fango delle strade.7Ma egli non la intende così; non così la pensa in cuor suo; egli ha in cuore di distruggere, di sterminare nazioni in gran numero.8Poiché dice: "I miei principi non son eglino tanti re?9Non è egli avvenuto di Calno come di Carkemish? Di Hamath come d’Arpad? di Samaria come di Damasco?10Come la mia mano è giunta a colpire i regni degl’idoli dove le immagini eran più numerose che a Gerusalemme e a Samaria,11come ho fatto a Samaria e ai suoi idoli, non farò io così a Gerusalemme e alle sue statue?"12Ma quando il Signore avrà compiuta tutta l’opera sua sul monte di Sion e a Gerusalemme, io, dice l’Eterno, punirò il re d’Assiria per il frutto della superbia del cuor suo e dell’arroganza de’ suoi sguardi alteri.13Poich’egli dice: "Io l’ho fatto per la forza della mia mano, e per la mia sapienza, perché sono intelligente; ho rimosso i confini de’ popoli, ho predato i loro tesori; e, potente come sono, ho detronizzato dei re,14la mia mano ha trovato, come un nido, le ricchezze dei popoli; e come uno raccoglie delle uova abbandonate, così ho io raccolta tutta la terra; e nessuno ha mosso l’ala o aperto il becco o mandato un grido".15La scure si gloria essa contro colui che la maneggia? la sega si magnifica essa contro colui che la mena? Come se la verga facesse muovere colui che l’alza, come se il bastone alzasse colui che non ne è di legno!16Perciò il Signore, l’Eterno degli eserciti, manderà la consunzione tra i suoi più robusti; e sotto la sua gloria accenderà un fuoco, come il fuoco d’un incendio.17La luce d’Israele diventerà un fuoco, e il suo Santo una fiamma, che arderà e divorerà i suoi rovi ed i suoi pruni in un sol giorno.18E la gloria della sua foresta e della sua ferace campagna egli la consumerà, anima e corpo; sarà come il deperimento d’un uomo che langue.19Il resto degli alberi della sua foresta sarà così minimo che un bambino potrebbe farne il conto.20In quel giorno, il residuo d’Israele e gli scampati della casa di Giacobbe cesseranno d’appoggiarsi su colui che li colpiva, e s’appoggeranno con sincerità sull’Eterno, sul Santo d’Israele.21Un residuo, il residuo di Giacobbe, tornerà all’Iddio potente.22Poiché, quand’anche il tuo popolo, o Israele, fosse come la rena del mare, un residuo soltanto ne tornerà; uno sterminio è decretato, che farà traboccare la giustizia.23Poiché lo sterminio, che ha decretato il Signore, l’Eterno degli eserciti, lo effettuerà in mezzo a tutta la terra.

I tre ultimi paragrafi del cap. 9 e il primo del cap. 10 ci mostrano tutti i motivi per cui l’ira di Dio «non si calma» verso Israele «e la sua mano rimane distesa» (cap. 9:11, 16, 20; 10:4). Or questa mano tiene una verga temibile per castigare il popolo colpevole: è l'Assiria già nominata. Egli ha incitato un Assiro storico (Sennacherib ed i suoi eserciti; vedere cap. 36:1). Ma egli non è stato che una figura del terribile Assiro profetico, che invaderà il paese di Israele poco prima del regno di Cristo. Nella sua indignazione, Dio ordinerà quest'attacco contro il suo popolo. Ma l'aggressore ne prenderà pretesto per attribuirsi i suoi successi ed elevarsi persino contro Dio (vers. 13 e 15; parag. 2 Re 19:23...). Che follia! L'attrezzo non è nulla senza la mano che lo maneggia. Perciò, quando avrà finito di servirsi di questa verga, Dio vi metterà il fuoco come si brucia un semplice bastone (vers. 16; cap. 30:31-33).

Approfittiamo di questo esempio estremo per ricordarci modestamente di ciò che siamo, anche come cristiani: dei semplici strumenti senza forza e senza sapienza propria (parag. vers. 13), che il Signore può metter da parte o sostituire come Gli piace.

Il pensato finale di Dio non è il giudizio, ma la grazia:... «un residuo tornerà» (vers. 21-22, citato in Romani 9:27).

Isaia 11:1-16; Isaia 12:1-6
1Poi un ramo uscirà dal tronco d’Isai, e un rampollo spunterà dalle sue radici.2Lo spirito dell’Eterno riposerà su lui: spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di forza, spirito di conoscenza e di timor dell’Eterno.3Respirerà come profumo il timor dell’Eterno, non giudicherà dall’apparenza, non darà sentenze stando al sentito dire,4ma giudicherà i poveri con giustizia, farà ragione con equità agli umili del paese. Colpirà il paese con la verga della sua bocca, e col soffio delle sue labbra farà morir l’empio.5La giustizia sarà la cintura delle sue reni, e la fedeltà la cintura dei suoi fianchi.6Il lupo abiterà con l’agnello, e il leopardo giacerà col capretto, il vitello, il giovin leone e il bestiame ingrassato staranno assieme, e un bambino li condurrà.7La vacca pascolerà con l’orsa, i loro piccini giaceranno assieme, e il leone mangerà lo strame come il bue.8Il lattante si trastullerà sul buco dell’aspide, e il divezzato stenderà la mano sul covo del basilisco.9Non si farà né male né guasto su tutto il mio monte santo, poiché la terra sarà ripiena della conoscenza dell’Eterno, come il fondo del mare dall’acque che lo coprono.10In quel giorno, verso la radice d’Isai, issata come il vessillo de’ popoli, si volgeranno premurose le nazioni, e il luogo del suo riposo sarà glorioso.11In quel giorno, il Signore stenderà una seconda volta la mano per riscattare il residuo del suo popolo rimasto in Assiria e in Egitto, a Pathros e in Etiopia, ad Elam, a Scinear ed a Hamath, e nelle isole del mare.12Egli alzerà un vessillo verso le nazioni, raccoglierà gli esuli d’Israele e radunerà i dispersi di Giuda dai quattro canti della terra.13La gelosia d’Efraim scomparirà, e gli avversari di Giuda saranno annientati; Efraim non invidierà più Giuda, e Giuda non sarà più ostile ad Efraim.14Essi piomberanno a volo sulle spalle de’ Filistei ad occidente, insieme prederanno i figliuoli dell’oriente; metteran le mani addosso a Edom ed a Moab, e i figliuoli d’Ammon saran loro sudditi.15L’Eterno metterà interamente a secco la lingua del mar dell’Egitto, scuoterà minacciosamente la mano sul fiume, e col suo soffio impetuoso, lo spartirà in sette canali, e farà si che lo si passi coi sandali.16E ci farà una strada per il residuo del suo popolo rimasto in Assiria, come ve ne fu una per Israele il giorno che uscì dal paese d’Egitto.
1In quel giorno, dirai: "Io ti celebro, o Eterno! Poiché, dopo esserti adirato con me, l’ira tua s’è calmata, e tu m’hai consolato.2Ecco, Iddio è la mia salvezza, io avrò fiducia, e non avrò paura di nulla; poiché l’Eterno, l’Eterno è la mia forza ed il mio cantico, ed egli è stato la mia salvezza".3Voi attingerete con gioia l’acqua dalle fonti della salvezza,4e in quel giorno direte: "Celebrate l’Eterno, invocate il suo nome, fate conoscere le sue opere tra i popoli, proclamate che il suo nome è eccelso!5Salmeggiate all’Eterno, perché ha fatte cose magnifiche; siano esse note a tutta la terra!6Manda de’ gridi, de’ gridi di gioia, o abitatrice di Sion! poiché il Santo d’Israele è grande in mezzo a te".

I versetti 18 e 19, 33 e 34 del cap. 10 paragonano Israele ad una orgogliosa foresta in cui la scure e la sega (l’Assiria nella mano dell'Eterno, vers. 15) tagliando faranno vaste radure. E l'albero regale di Giuda sarà anch'esso abbattuto, poiché non vi sarà presto più nessun discendente di Davide sul trono. Ma, l'avete già osservato nella natura: accade che teneri rampolli pieni di linfa rispuntino su un ceppo tagliato. Del pari, sul «tronco d'Isai», morto in apparenza, è apparso un rampollo nuovo! È cresciuto e ha portato in abbondanza il frutto dello Spirito di Dio (cap. 11:2).

Il rampollo, la radice e la progenie di Davide (vers. 1 e 10; Apocalisse 22:16), sono nomi che il Signore Gesù porta in rapporto con la benedizione d’Israele e del mondo. Allora la giustizia e la pace regneranno sulla terra, anche fra gli animali. Che contrasto con questo meraviglioso quadro del regno di mille anni e lo stato attuale della creazione che «geme ed è in travaglio», aspettando il riposo e la gloria future! (Romani 8:19 a 22). Tutti gli esiliati d'Israele vi parteciperanno. Essi ritorneranno dalla loro dispersione, come un tempo il popolo dalla sua cattività d'Egitto. E il cap. 12 mette nella loro bocca la lode finale, che ricorda il primo cantico cantato da Israele (parag. vers. 2 e Esodo 15:2).

Isaia 13:1-22
1Oracolo contro Babilonia, rivelato a Isaia, figliuolo di Amots.2Su di un nudo monte, innalzate un vessillo, chiamateli a gran voce, fate segno con la mano, ed entrino nelle porte de’ principi!3Io ho dato ordine a quelli che mi son consacrati, ho chiamato i miei prodi, ministri della mia ira, quelli che esultano nella mia grandezza.4S’ode sui monti un rumore di gente, come quello d’un popolo immenso; il rumor d’un tumulto di regni, di nazioni raunate: l’Eterno degli eserciti passa in rivista l’esercito, che va a combattere.5Vengono da lontan paese, dalla estremità de’ cieli, l’Eterno e gli strumenti della sua ira, per distruggere tutta la terra.6Urlate, poiché il giorno dell’Eterno è vicino; esso viene come una devastazione dell’Onnipotente.7Perciò, tutte le mani diventan fiacche, e ogni cuor d’uomo vien meno.8Son còlti da spavento, son presi da spasimi e da doglie; si contorcono come donna che partorisce, si guardan l’un l’altro sbigottiti, le loro facce son facce di fuoco.9Ecco il giorno dell’Eterno giunge: giorno crudele, d’indignazione e d’ira ardente, che farà della terra un deserto, e ne distruggerà i peccatori.10Poiché le stelle e le costellazioni del cielo non far più brillare la loro luce, il sole s’oscurerà fin dalla sua levata, e la luna non farà più risplendere il suo chiarore.11Io punirò il mondo per la sua malvagità, e gli empi per la loro iniquità; farò cessare l’alterigia de’ superbi e abbatterò l’arroganza de’ tiranni.12Renderò gli uomini più rari dell’oro fino, più rari dell’oro d’Ofir.13Perciò farò tremare i cieli, e la terra sarà scossa dal suo luogo per l’indignazione dell’Eterno degli eserciti, nel giorno della sua ira ardente.14Allora, come gazzella inseguita o come pecora che nessuno raccoglie, ognuno si volgerà verso il suo popolo, ognuno fuggirà al proprio paese.15Chiunque sarà trovato sarò trafitto, chiunque sarà còlto cadrà di spada.16I loro bimbi saranno schiacciati davanti ai loro occhi, le loro case saran saccheggiate, le loro mogli saranno violentate.17Ecco, io suscito contro di loro i Medi, i quali non faranno alcun caso dell’argento, e non prendono alcun piacere nell’oro.18I loro archi atterreranno i giovani, ed essi non avran pietà del frutto delle viscere: l’occhio loro non risparmierà i bambini.19E Babilonia, lo splendore de’ regni, la superba bellezza de’ Caldei, sarà come Sodoma e Gomorra quando Iddio le sovvertì.20Essa non sarà mai più abitata, d’età in età nessuno vi si stabilirà più; l’Arabo non vi pianterà più la sua tenda, né i pastori vi faran più riposare i lor greggi;21ma vi riposeranno le bestie del deserto, e le sue case saran piene di gufi; vi faran la loro dimora gli struzzi, i satiri vi balleranno.22Gli sciacalli ululeranno nei suoi palazzi, i cani salvatici nelle sue ville deliziose. Il suo tempo sta per venire, i suoi giorni non saran prolungati.

Dio ha incominciato il giudizio da Israele che era allora «la sua propria casa» (1 Pietro 4:17). È il principale soggetto dei primi dodici capitoli. Ora, in una nuova divisione che ci condurrà fino al cap. 27, ci parlerà del suo giudizio sulle nazioni. Sono chiamati «oracoli», letteralmente «carichi» (vedere la versione Diodati). Questa parola è significativa. Se l’uomo di Dio, oggi come ieri, è costretto a annunciare il giudizio futuro, ne ha sempre il cuore gravato.

Storicamente, si tratta dapprima dei popoli contemporanei d’Isaia. E a questo titolo, le diverse profezie che leggeremo successivamente si sono già adempiute alla lettera. Narrazioni di viaggi ci confermano che ancora oggi, il luogo dove sorgeva Babilonia è un terreno desolato e temibile, ove hanno soltanto dimora le bestie del deserto (vers. 17 a 22). Tuttavia «nessuna profezia della Scrittura è d'un'interpretazione particolare», cioè non si spiega isolatamente né a cose fatte per mezzo della storia (2 Pietro 1:20). Ciò che bisogna sempre cercarvi con l'intelligenza che lo Spirito Santo dà, è un rapporto col pensiero centrale e finale di Dio, cioè Cristo e il suo regno futuro. Vi sarà così una Babilonia profetica, la falsa Chiesa apostata (vedere Apocalisse cap. 17:5 e cap. 18). Essa cadrà prima dello stabilimento del regno per la gioia dei santi, di quelli che si rallegrano nella grandezza di Dio (vers. 3; Apocalisse 18:20; parag. Salmo 35:15 e 26).

Isaia 14:1-27
1Poiché l’Eterno avrà pietà di Giacobbe, sceglierà ancora Israele, e li ristabilirà sul loro suolo; lo straniero s’unirà ad essi, e si stringerà alla casa di Giacobbe.2I popoli li prenderanno e li ricondurranno al loro luogo, e la casa d’Israele li possederà nel paese dell’Eterno come servi e come serve; essi terranno in cattività quelli che li avean ridotti in cattività, e signoreggeranno sui loro oppressori.3E il giorno che l’Eterno t’avrà dato requie dal tuo affanno, dalle tue agitazioni e dalla dura schiavitù alla quale eri stato assoggettato, tu pronunzierai questo canto sul re di Babilonia e dirai:4Come! l’oppressore ha finito? ha finito l’esattrice d’oro?5L’Eterno ha spezzato il bastone degli empi, lo scettro dei despoti.6colui che furiosamente percoteva i popoli di colpi senza tregua, colui che dominava irosamente sulle nazioni, è inseguito senza misericordia.7Tutta la terra è in riposo, è tranquilla, la gente manda gridi di gioia.8Perfino i cipressi e i cedri del Libano si rallegrano a motivo di te. "Da che sei atterrato, essi dicono, il boscaiolo non sale più contro a noi".9Il soggiorno de’ morti, laggiù s’è commosso per te, per venire ad incontrarti alla tua venuta; esso sveglia per te le ombre, tutti i principi della terra; fa alzare dai loro troni tutti i re delle nazioni.10Tutti prendon la parola e ti dicono: "Anche tu dunque sei diventato debole come noi? anche tu sei dunque divenuto simile a noi?11Il tuo fasto e il suon de’ tuoi saltèri sono stati fatti scendere nel soggiorno de’ morti; sotto di te sta un letto di vermi, e i vermi son la tua coperta".12Come mai sei caduto dal cielo, o astro mattutino, figliuol dell’aurora?! Come mai sei atterrato, tu che calpestavi le nazioni?!13Tu dicevi in cuor tuo: "Io salirò in cielo, eleverò il mio trono al disopra delle stelle di Dio; io m’assiderò sul monte dell’assemblea, nella parte estrema del settentrione;14salirò sulle sommità delle nubi, sarò simile all’Altissimo".15Invece t’han fatto discendere nel soggiorno de’ morti, nelle profondità della fossa!16Quei che ti vedono fissano in te lo sguardo, ti considerano attentamente, e dicono: "E’ questo l’uomo che faceva tremare la terra, che scoteva i regni,17che riduceva il mondo in un deserto, ne distruggeva le città, e non rimandava mai liberi a casa i suoi prigionieri?"18Tutti i re delle nazioni, tutti quanti riposano in gloria ciascuno nella propria dimora;19ma tu sei stato gettato lungi dalla tua tomba come un rampollo abominevole coperto di uccisi trafitti colla spada, calati sotto i sassi della fossa, come un cadavere calpestato.20Tu non sarai riunito a loro nel sepolcro perché hai distrutto il tuo paese, hai ucciso il tuo popolo; della razza de’ malfattori non si ragionerà mai più.21Preparate il massacro dei suoi figli, a motivo della iniquità dei loro padri! Che non si rialzino più a conquistare la terra, a riempire il mondo di città!22Io mi leverò contro di loro, dice l’Eterno degli eserciti; sterminerò di Babilonia il nome, ed i superstiti, la razza e la progenie, dice l’Eterno.23Ne farò il dominio del porcospino, un luogo di palude, la spazzerò con la scopa della distruzione, dice l’Eterno degli eserciti.24L’Eterno degli eserciti l’ha giurato, dicendo: In verità, com’io penso, così sarà, come ho deciso, così avverrà.25Frantumerò l’Assiro nel mio paese, lo calpesterò sui miei monti; allora il suo giogo sarà tolto di sovr’essi, e il suo carico sarà tolto di su le loro spalle.26Questo è il piano deciso contro tutta la terra; questa è la mano stesa contro tutte le nazioni.27L’Eterno degli eserciti ha fatto questo piano; Chi lo frusterà? La sua mano è stesa; chi gliela farà ritirare?

A causa delle sue compassioni per il piccolo residuo del suo popolo, Dio abbatterà i più grandi imperi (cap. 43:3-5). Nulla è difficile per Lui quando si tratta di liberare quelli ch’Egli ama. Non temiamo dunque! Ha in mano tutti i mezzi per soccorrere i suoi figli, non a causa della nostra fedeltà ma della sua.

Dopo Babilonia è il turno del suo re. E ci troviamo dinanzi ad una scena particolarmente impressionante. Isaia ci trasporta col pensiero nel soggiorno dei morti e immagina la commozione causata dall’arrivo di quel gran personaggio. Ma come! anche tu qui! — esclamano quelli che l'avranno conosciuto all'apice della sua potenza! In questo re di Babilonia riconosciamo il capo del quarto Impero (romano) chiamato anche «la Bestia». Tuttavia a partire dal vers. 12, il pensiero dello Spirito sorpassa questo agente di Satana per evocare costui stesso. «Come mai sei caduto dal cielo...?» Profondo mistero, quest'apparizione dell'orgoglio in Lucifero, il cherubino di luce! Diventato il principe delle tenebre, sa ancora, per sedurre, travestirsi da angelo di luce (2 Corinzi 11:14). Egli fa oggi tremare la terra per mezzo del potere delle tenebre e non rimanda mai liberi i suoi prigioni (vers. 17 e cap. 49:24 e 25). Ma, secondo la Sua promessa, Dio lo triterà presto sotto i nostri piedi (Romani 16:20; Ezechiele 28:16-19).

Isaia 14:28-32; Isaia 16:1-14
28L’anno della morte di Achaz fu pronunziato questo oracolo:29Non ti rallegrare, o Filistia tutta quanta, perché la verga che ti colpiva è spezzata! giacché dalla radice del serpente uscirà un basilisco, e il suo frutto sarà un serpente ardente e volante.30I più poveri avran di che pascersi, e i bisognosi riposeranno al sicuro; ma io farò morir di fame la tua radice, e quel che rimarrà di te sarà ucciso.31Urla, o porta! grida, o città! Struggiti, o Filistei tutta quanta! Poiché dal nord viene un fumo, e niuno si sbanda dalla sua schiera.32E che si risponderà ai messi di questa nazione? Che l’Eterno ha fondata Sion, e che in essa gli afflitti del suo popolo trovano rifugio.
1"Mandate gli agnelli per il dominatore del paese, mandateli da Sela, per la via del deserto, al monte della figliuola di Sion!"2Come uccelli che fuggono, come una nidiata dispersa, così saranno le figliuole di Moab ai guadi dell’Arnon.3"Consigliaci, fa giustizia! In pien mezzodì, stendi su noi l’ombra tua densa come la notte, nascondi gli esuli, non tradire i fuggiaschi;4lascia dimorare presso di te gli esuli di Moab, si tu per loro un rifugio contro il devastatore! Poiché l’oppressione è finita, la devastazione è cessata, gl’invasori sono scomparsi dal paese,5il trono è stabilito fermamente sulla clemenza, e sul trono sta assiso fedelmente, nella tenda di Davide, un giudice amico del diritto, e pronto a far giustizia".6"Noi conosciamo l’orgoglio di Moab, l’orgogliosissima, la sua alterigia, la sua superbia, la sua arroganza, il suo vantarsi senza fondamento!"7Perciò gema Moab per Moab, tutti gemano! Rimpiangete, costernati, le schiacciate d’uva di Kir-Hareseth!8Poiché le campagne di Heshbon languono; languono i vigneti di Sibmah, le cui viti scelte, che inebriavano i padroni delle nazioni, arrivavano fino a Jazer, erravano per il deserto, ed avean propaggini che s’espandevan lontano, e passavano il mare.9Piango, perciò, come piange Jazer, i vigneti di Sibmah; io v’irrigo delle mie lacrime, o Heshbon, o Elealeh! poiché sui vostri frutti d’estate e sulle vostre mèssi s’è abbattuto un grido di guerra.10La gioia, il giubilo sono scomparsi dalla ferace campagna; e nelle vigne non ci sono più canti, né grida d’allegrezza; il vendemmiatore non pigia più l’uva nei tini; io ho fatto cessare il grido di gioia della vendemmia.11Perciò le mie viscere fremono per Moab come un’arpa, e geme il mio cuore per Kir-Heres.12E quando Moab si presenterà, quando si affaticherà su l’alto luogo ed entrerà nel suo santuario a pregare, esso nulla otterrà.13Questa è la parola che l’Eterno già da lungo tempo pronunziò contro Moab.14E ora l’Eterno parla e dice: "Fra tre anni, contati come quelli d’un mercenario, la gloria di Moab cadrà in disprezzo, nonostante la sua gran moltitudine; e ciò che ne resterà sarà poca, pochissima cosa, senza forza".

Dopo il giudizio contro Babilonia e l’Assiria, viene quello delle nazioni vicine ad Israele. Come degli accusati che si avvicendano alla sbarra d'un tribunale, questi nemici tradizionali del popolo giudeo udranno l'un dopo l'altro un solenne «oracolo». La Filistia, soggiogata da Uzzia, padre d'Achaz (2 Cronache 26:6) non aveva motivo di rallegrarsi della morte di quest'ultimo (vers. 28 e 29). Poiché Ezechia, suo figlio, l'avrebbe pure colpita (2 Re 18:8).

Moab è chiamata «l’orgogliosissima» (cap. 16:6). Quello che caratterizza questo popolo è la superbia, di cui l'Eterno dichiara: «Io odio la superbia, l'arroganza», e annuncia: «La superbia precede la rovina, e lo spirito altero precede la caduta» (Proverbi 8:13; 16:18). Assistiamo a questa rovina di Moab. La sua desolazione indescrivibile. I suoi urli di spavento e disperazione riempiono i cap. 15 e 16.

I versetti 2 a 4 ci dicono che i fedeli, fuggenti per la persecuzione dell’Anticristo in Giuda, troveranno rifugio sul territorio di Moab. Infine, dopo l'enumerazione dei giudizi, «vi sarà uno» che regnerà in bontà, in verità, in dirittura e in giustizia (cap. 16:5). Il Salmo 72:1-4 annuncia questi beati tempi quando Cristo, il vero Salomone, giudicherà il popolo in giustizia e con equità.

Isaia 17:1-14; Isaia 18:1-7
1Oracolo contro Damasco. Ecco, Damasco è tolto dal numero delle città, e non sarà più che un ammasso di rovine.2Le città d’Aroer sono abbandonate; son lasciate alle mandre che vi si riposano e niuno le spaventa.3Non vi sarà più fortezza in Efraim né reame in Damasco; e del residuo di Siria avverrà quel ch’è avvenuto della gloria de’ figliuoli d’Israele, dice l’Eterno degli eserciti.4In quel giorno, la gloria di Giacobbe sarà menomata, e la pinguedine del suo corpo dimagrerà.5Avverrà come quando il mietitore raccoglie il grano, e col braccio falcia le spighe; avverrà come quando si raccolgon le spighe nella valle di Refaim.6Vi rimarrà qualcosa da spigolare, come quando si scuote l’ulivo restan due o tre ulive nelle cime più alte, quattro o cinque nei rami più carichi, dice l’Eterno, l’Iddio d’Israele.7In quel giorno, l’uomo volgerà lo sguardo verso il suo Creatore, e i suoi occhi guarderanno al Santo d’Israele;8e non volgerà più lo sguardo verso gli altari, opera delle sue mani; e non guarderà più a quel che le sue dite han fatto, agl’idoli d’Astarte e alle colonne solari.9In quel giorno, le sue città forti saranno abbandonate, come le foreste e le sommità dei monti furono abbandonate all’avvicinarsi de’ figliuoli d’Israele: sarà una desolazione.10Perché hai dimenticato l’Iddio della tua salvezza e non ti sei ricordato della ròcca della tua forza; tu ti sei fatto delle piantagioni piacevoli, e hai piantato de’ magliuoli stranieri.11Il giorno che li piantasti li circondasti d’una siepe, e ben presto facesti fiorire le tue piante: ma la raccolta ti sfugge nel dì dell’angoscia, del disperato dolore.12Oh che rumore di popoli numerosi! muggono, come muggono i mari.13Che tumulto di nazioni! tumultuano come tumultuan le grandi acque. Ma Egli le minaccia, ed esse fuggon lontane, cacciate, come la pula de’ monti dal vento, come un turbine di polvere dell’uragano.14Alla sera, ecco il terrore; prima del mattino, non son più. Ecco la parte di quei che ci spogliano, ecco la sorte di chi ci saccheggia!
1Oh paese dall’ali strepitanti oltre i fiumi dell’Etiopia,2che invia messi per mare in navicelle di papiro, vogati a pel d’acqua! Andate, o veloci messaggeri, verso la nazione dall’alta statura e dalla pelle lucida, verso il popolo temuto fin nelle regioni lontane, nazione potente che calpesta tutto, il cui paese è solcato da fiumi!3Voi tutti, abitanti del mondo, voi tutti che abitate sulla terra, quando il vessillo sarà issato sui monti, guardate! quando la tromba sonerà, ascoltate!4Poiché così m’ha detto l’Eterno: Io me ne starò tranquillo e guarderò dalla mia dimora, come un calore sereno alla luce del sole, come una nube di rugiada nel calor della mèsse.5Ma prima della mèsse, quando la fioritura sarà passata e il fiore sarà divenuto grappolo formato, Egli taglierà i tralci con delle roncole, torrà via e reciderà i pampini.6Gli Assiri saran tutti insieme abbandonati agli uccelli rapaci de’ monti e alle bestie della terra: gli uccelli rapaci passeran l’estate sui loro cadaveri, e le bestie della terra vi passeran l’inverno.7In quel tempo, delle offerte saran recate all’Eterno degli eserciti dalla nazione dall’alta statura e dalla pelle lucida, dal popolo temuto fin dalle regioni lontane, dalla nazione potente che calpesta tutto, il cui paese è solcato da fiumi: saran recate al luogo dov’è il nome dell’Eterno degli eserciti, sul monte di Sion.

Al cap. 7 vers. 1, abbiamo visto Retsin, re di Siria, attaccare Giuda con la complicità di Pekah, figlio di Remalia. 2 Re 16:5 a 9 completa questa narrazione col suo risultato: la presa di Damasco da parte di TiglathPileser, re degli Assiri e la morte di Retsin. Tuttavia «l’oracolo» contro Damasco si riferisce al futuro come i giudizi precedenti. La Siria moderna farà apparentemente parte di quella «moltitudine di popoli numerosi» (vers. 12; Apocalisse 17:15) la quale, come un mare tumultuoso tenterà di sommergere Israele... ma, «prima del mattino», essa non sarà più (Salmo 37:36).

In contrasto, il cap. 18 ci presenta una nazione marittima lontana che stende la sua potenza protettrice (l’ombra delle sue ali) per venire in aiuto al popolo eletto. Così Dio distingue fra i paesi del mondo secondo se sono o no favorevoli ad Israele. E notate quel che Egli pensa del suo povero popolo terrestre mentre il mondo lo disprezza e lo calpesta. Ai suoi occhi Israele è «meraviglioso» (versione corretta) da questo tempo e al di là... Non è forse il popolo di Colui che è chiamato «Meravigliosa»...? (cap. 9:6). — Una nazione che aspetta, aspetta...

E noi, cari amici credenti, l’aspettiamo noi, Colui che non soltanto è il nostro Re, ma lo Sposo celeste della Chiesa?

Isaia 19:1-15, 22-25
1Oracolo sull’Egitto. Ecco l’Eterno, che cavalcava portato da una nuvola leggera, e viene in Egitto; gl’idoli d’Egitto tremano dinanzi a lui, e all’Egitto si strugge, dentro, il cuore.2Io inciterò Egiziani contro Egiziani, combatteranno il fratello contro il fratello, il vicino contro il vicino, città contro città, regno contro regno.3Lo spirito che anima l’Egitto svanirà, io frustrerò i suoi disegni; e quelli consulteranno gl’idoli, gl’incantatori, gli evocatori di spiriti e gl’indovini.4Io darò l’Egitto in mano d’un signore duro, e un re crudele signoreggerà su lui, dice il Signore, l’Eterno degli eserciti.5Le acque verranno meno al mare, il fiume diverrà secco, arido;6i rivi diventeranno infetti, i canali d’Egitto scemeranno e resteranno asciutti, le canne ed i giunchi deperiranno.7Le praterie sul Nilo, lungo le rive del Nilo, tutti i seminati presso il fiume seccheranno, diverranno brulli, spariranno.8I pescatori gemeranno, tutti quelli che gettan l’amo nel Nilo saranno in lutto, e quei che stendono le reti sull’acque languiranno.9Quei che lavorano il lino pettinato e i tessitori di cotone saranno confusi.10Le colonne del paese saranno infrante, tutti quelli che vivon d’un salario avran l’anima rattristata.11I principi di Tsoan non son che degli stolti; i più savi tra i consiglieri di Faraone dànno dei consigli insensati. Come potete mai dire a Faraone: "Io sono figliuolo de’ savi, figliuolo degli antichi re?"12E dove sono i tuoi savi? Te lo annunziano essi e lo riconoscano essi stessi quel che l’Eterno degli eserciti ha deciso contro l’Egitto!13I principi di Tsoan sono diventati stolti, i principi di Nof s’ingannano; han traviato l’Egitto, essi, la pietra angolare delle sue tribù.14L’Eterno ha messo in loro uno spirito di vertigine, ed essi fan barcollare l’Egitto in ogni sua impresa, come l’ubriaco, che barcolla vomitando.15E nulla gioverà all’Egitto di quel che potran fare il capo o la coda, la palma o il giunco.
22Così l’Eterno colpirà gli Egiziani: li colpirà e li guarirà, ed essi si convertiranno all’Eterno, che s’arrenderà alle loro supplicazioni e li guarirà.23In quel giorno, vi sarà una strada dall’Egitto in Assiria; gli Assiri andranno in Egitto, e gli Egiziani in Assiria, e gli Egiziani serviranno l’Eterno con gli Assiri.24In quel giorno, Israele sarà terzo con l’Egitto e con l’Assiria, e tutti e tre saranno una benedizione in mezzo alla terra.25L’Eterno degli eserciti li benedirà, dicendo: "Benedetti siano l’Egitto, mio popolo, l’Assiria, opera delle mie mani, e Israele, mia eredità!"

È la volta dell’Egitto di udire un oracolo minaccioso: Guerra civile, tirannia d'un despota crudele, come anticamente il Faraone, prosciugamento del Nilo che è l'arteria vitale, la ricchezza e l'orgoglio del paese (Ezechiele 29:3), ecco principalmente ciò che colpirà questo nemico d'Israele.

Questi principi di Tsoan e di Nof ci offrono la fedele figura degli uomini del mondo. Si credono savi e non sono che degli stolti (vers. 11; parag. Romani 1:22). Poiché rifiutano di ascoltare Dio che si è rivelato. E nello stesso tempo prestano fede a ogni forma possibile di superstizione (parag. vers. 3). È da notare d’altronde che paradossalmente, i peggiori increduli sono sovente i più creduli! È naturale: essi sono, senza rendersene conto, accecati e sedotti da Satana, il padrone duro e il re crudele (vers. 4; 2 Timoteo 3:13) che domina su loro ingannandoli. Ma la grazia di Dio avrà ancora da dire la sua parola, persino verso l'Egitto. A lato di Israele, particolare eredità dell'Eterno, vi sarà posto nella benedizione millenaria per l'Egitto e per l'Assiria, un tempo nemico del popolo di Dio, ma figura del mondo che allora sarà tutto sottomesso al Figlio dell'uomo (Genesi 22:18).

Isaia 20:1-6; Isaia 21:1-10
1L’anno che Tartan, mandato da Sargon, re d’Assiria, mosse contro Asdod, la cinse d’assedio e la prese,2verso quel tempo, l’Eterno parlò per mezzo d’Isaia, figliuolo di Amots, e gli disse: "Va’, sciogliti il sacco di su i fianchi, e togliti i calzari dai piedi". Questi fece così, e camminò seminudo e scalzo.3E l’Eterno disse: "Come il mio servo Isaia va seminudo e scalzo, segno e presagio, durante tre anni, contro l’Egitto e contro l’Etiopia,4così il re d’Assiria menerà via i prigionieri dall’Egitto e i deportati dall’Etiopia, giovani e vecchi, seminudi e scalzi, con la natiche scoperte, a vergogna dell’Egitto.5E quelli saranno costernati e confusi, a motivo dell’Etiopia in cui avevan riposta la loro speranza, e a motivo dell’Egitto in cui si gloriavano.6E gli abitanti di questa costa diranno in quel giorno: "Ecco a che è ridotto il paese in cui speravamo, al quale avevamo ricorso in cerca d’aiuto, per essere liberati dal re d’Assiria! Come scamperemo noi?"
1Oracolo contro il deserto marittimo. Come gli uragani del mezzodì quando si scatenano, ei viene dal deserto, da un paese spaventoso.2Una visione terribile m’è stata data: "Il perfido agisce con perfidia, il devastatore devasta. Sali, o Elam! Metti l’assedio o Media! Io fo cessare ogni gemito".3Perciò i miei fianchi son pieni si dolori; delle doglie m’han còlto, pari alle doglie d’una donna di parto; io mi contorco, per quel che sento; sono spaventato da quel che vedo.4Il mio cuore si smarrisce, il terrore s’impossessa di me; la sera, alla quale anelavo, è diventato per me uno spavento.5Si prepara la mensa, veglian le guardie, si mangia, si beve… "In piedi, o capi! ungete lo scudo!"6Poiché così m’ha parlato il Signore: "Va, metti una sentinella; ch’essa annunzi quel che vedrà!"7Essa vide della cavalleria, de’ cavalieri a due a due, della truppa a dorso d’asini, della truppa a dorso di cammelli; e quella ascoltava, ascoltava attentamente.8Poi gridò come un leone: "O Signore, di giorni io sto del continuo sulla torre di vedetta, e tutte le notti sono in piè nel mio posto di guardia.9Ed ecco venir della cavalleria, dei cavalieri a due a due". E quella riprese a dire: "Caduta, caduta è Babilonia! e tutte le immagini scolpite de’ suoi dèi giaccion frantumate al suolo".10O popolo mio, che ti sei trebbiato come il grano della mia aia, ciò che ho udito dall’Eterno degli eserciti, dall’Iddio d’Israele, io te l’ho annunziato!

Il cap. 20 completa «l’oracolo contro l'Egitto». Camminando seminudo e scalzo, il profeta annunzia il lugubre passaggio dei prigionieri egiziani ed etiopi deportati dal re d'Assiria, il quale era esperto in questi trasferimenti di popolazioni. Allora Israele (l'abitante di questa costa) vedrà con terrore e costernazione com'era vano confidarsi nel popolo del Faraone per esser liberato dal temibile Assiro (Salmo 60:11 fine).

Il cap. 21 comincia con «l’oracolo contro il deserto marittimo...» (cap. 21:1). Si tratta nuovamente di Babilonia. Durante ciò che essa chiama «la notte del mio piacere» (versione corretta), i Medi ed i Persi (Elam) hanno già una volta messo fine brutalmente al suo impero e alla sua opulenza (vers. 4; vedere Daniele 5:28 a 31). Ma questa profezia ha una applicazione futura come quella del cap. 13 (Luca 21:35).

Al vers. 6 il profeta è invitato a mettere una sentinella, con la consegna di ascoltare diligentemente e gridare! La sentinella in un esercito occupa un posto di fiducia. La sua responsabilità è considerevole. Le incombono due doveri: vegliare e avvertire (vedere Ezechiele 3:17-18 e in contrasto Isaia 56:10). Ogni credente non ha forse le sue responsabilità? Siamo noi fedeli nell’assolverle a riguardo degli uomini di questo mondo e a riguardo dei nostri fratelli?

Isaia 21:11-17; Isaia 22:1-11
11Oracolo contro Duma. Mi si grida da Seir: "Sentinella, a che punto è la notte? Sentinella, a che punto è la notte?"12La sentinella risponde: "Vien la mattina, e vien anche la notte. Se volete interrogare, interrogate pure; tornate un’altra volta".13Oracolo contro l’Arabia. Passerete la notte nelle foreste, in Arabia, o carovane dei Dedaniti!14Venite incontro all’assetato con dell’acqua, o abitanti del paese di Tema; recate del pane ai fuggiaschi.15Poich’essi fuggon dinanzi alle spade, dinanzi alla spada snudata, dinanzi all’arco teso, dinanzi al furor della battaglia.16Poiché così m’ha parlato il Signore: "Fra un anno, contato come quello d’un mercenario, tutta la gloria di Kedar sarà venuta meno,17e ciò che resterà del numero dei valorosi arcieri di Kedar sarà poca cosa; poiché l’Eterno, l’Iddio d’Israele, l’ha detto".
1Oracolo contro la Valle della Visione. Che hai tu dunque che tu sia tutta quanta salita sui tetti,2o città piena di clamori, città di tumulti, città piena di gaiezza? I tuoi uccisi non sono uccisi di spada né morti in battaglia.3Tutti i tuoi capi fuggono assieme, son fatti prigionieri senza che l’arco sia stato tirato; tutti quelli de’ tuoi che sono trovati son fatti prigionieri, benché fuggiti lontano.4Perciò dico: "Stornate da me lo sguardo, io vo’ piangere amaramente; non insistete nel volermi consolare del disastro della figliuola del mio popolo!"5Poiché è un giorno di tumulto, di calpestamento, di perplessità, il giorno del Signore, dell’Eterno degli eserciti, nella Valle delle Visioni. Si abbatton le mura, il grido d’angoscia giunge fino ai monti.6Elam porta il turcasso con delle truppe sui carri, e dei cavalieri; Kir snuda lo scudo.7Le tue più belle valli son piene di carri, e i cavalieri prendon posizioni davanti alle tue porte.8Il velo è strappato a Giuda; in quel giorno, ecco che volgete lo sguardo all’arsenale del palazzo della Foresta,9osservate che le brecce della città di Davide son numerose, e raccogliete le acque dal serbatoio disotto;10contate le case di Gerusalemme, e demolite le case per fortificare mura;11fate un bacino fra le due mura per le acque del serbatoio antico, ma non volgete lo sguardo a Colui che ha fatto queste cose, e non vedete Colui che da lungo tempo le ha preparate.

Nella lista dei nemici d’Israele dovevamo aspettarci di trovare Edom (qui Duma o l'Idumeo). L'oracolo che lo concerne è breve quanto solenne. La fedele sentinella posta secondo l'ordine dell'Eterno (cap. 21:6) è interpellata dagli schernitori di Seir: «A che punto è la notte?» (vers. 11; parag. 2 Pietro 3:3 e 4). Ma la risposta è ad un tempo seria e urgente: «Vien la mattina...» Essa viene per quelli che l'aspettano (vedere Romani 13:12). «E viene anche la notte», la notte eterna di quelli che son perduti! Amici cristiani, siamo delle sentinelle vigilanti, coscienti del nostro servizio verso i peccatori per esortarli: «Ritornate, venite». Andiamo incontro all'assettato per portargli acqua (vers. 14).

Dopo l’oracolo contro l'Arabia, paese la cui gloria avrà pure fine, il cap. 22 s'indirizza alla «Valle della Visione». In essa riconosciamo Gerusalemme nel suo stato d'incredulità. Descrizione tragica e impressionante! Tutta la città è in effervescenza, ammassata sulle terrazze dei tetti per assistere al suo disastro. Non erano forse state prese tutte le precauzioni immaginabili? (vers. 8 a 11). Sì, veramente, eccetto la sola che sarebbe stata necessaria: volgere lo sguardo verso «Colui che ha fatto queste cose», verso l'Eterno, loro Dio.

Isaia 22:12-25
12Il Signore, l’Eterno degli eserciti, vi chiama in questo giorno a piangere, a far lamento, e radervi il capo, a cingere il sacco,13ed ecco che tutto è gioia, tutto è festa! Si ammazzano buoi, si scannano pecore, si mangia carne, si beve vino… "Mangiamo e beviamo, poiché domani morremo!"14Ma l’Eterno degli eserciti me l’ha rivelato chiaramente: No, questa iniquità non la potrete espiare che con la vostra morte, dice il Signore, l’Iddio degli eserciti.15Così parla il Signore, l’Eterno degli eserciti: Va’ a trovare questo cortigiano, Scebna, prefetto del palazzo e digli:16Che hai tu qui, e chi hai tu qui, che ti sei fatto scavar qui un sepolcro? Scavarsi un sepolcro in alto!… Lavorarsi una dimora nella roccia!…17Ecco, l’Eterno ti lancerà via con braccio vigoroso, farà di te un gomitolo,18ti farà rotolare, rotolare come una palla sopra una spaziosa pianura. Quivi morrai, quivi saranno i tuoi carri superbi, o vituperio della casa del tuo Signore!19Io ti caccerò dal tuo ufficio, e tu sarai buttato giù dal tuo posto!20In quel giorno, io chiamerò il mio servo Eliakim, figliuolo di Hilkia;21lo vestirò della tua tunica, lo ricingerò della tua cintura, rimetterò la tua autorità nelle sue mani; ed egli sarà un padre per gli abitanti di Gerusalemme e per la casa di Giuda.22Metterò sulla sua spalla la chiave della casa di Davide: egli aprirà, e niuno chiuderà; egli chiuderà, e niuno aprirà.23Lo pianterò come un chiodo in un luogo solido; ed egli diverrà un trono di gloria per la casa di suo padre.24A lui sarà sospesa tutta la gloria della casa di suo padre, i suoi rampolli nobili e ignobili, tutti i vasi più piccoli, dalle coppe alle bottiglie.25In quel giorno, dice l’Eterno degli eserciti, il chiodo piantato in luogo solido sarà tolto, sarà strappato, cadrà; e tutto ciò che v’era appeso sarà distrutto, poiché l’Eterno l’ha detto.

Una delle reazioni della gente del mondo quando una calamità la minaccia consiste, come abbiamo visto ieri, nel circondarsi di tutte le precauzioni umane (vers. 8 a 11). Ma vi è un’altra attitudine peggiore: è la completa noncuranza. Qui, per mezzo d'una prova, l'Eterno ha invitato Israele a piangere e umiliarsi; gli ha, in certo qual modo, «cantato dei lamenti» (Matteo 11:17). Ora, non soltanto il popolo non s'è lamentato, ma, cosa strana, eccolo che s'abbandona all'allegrezza e alla gioia! Ebbene, questa filosofia detta materialista ha molti seguaci nel nostro secolo tormentato! Poiché l'esistenza è così breve — dicono quegli stolti — e che siamo in balia d'una catastrofe, approfittiamo del momento presente più allegramente possibile. È il riassunto della breve frase: «Mangiamo e beviamo, poiché domani morremo». L'apostolo la cita ai Corinzi come per dir loro: Se non dovesse esservi risurrezione, allora infatti potremmo vivere come le bestie, nell'unico godimento dell'istante che passa (1 Corinzi 15:32; Luca 17:27).

I vers. 15 a 25 mettono da parte l’intendente infedele, immagine dell'Anticristo, per introdurre il figlio di Hilkiah, Eliakim (il suo nome significa: «colui che Dio stabilisce»), bella figura del Signore Gesù (vers. 22-24; parag. Apocalisse 3:7).

Isaia 25:1-12
1O Eterno, tu sei il mio Dio; io t’esalterò, celebrerò il tuo nome, perché hai fatto cose maravigliose; i tuoi disegni, concepiti da tempo, sono fedeli e stabili.2Poiché tu hai ridotto la città in un mucchio di pietre, la città forte in un monte di rovine; il castello degli stranieri non è più una città, non sarà mai più riedificato.3Perciò il popolo forte ti glorifica, le città delle nazioni possenti ti temono,4poiché tu sei stato una fortezza per il povero, una fortezza per il misero nella sua distretta, un rifugio contro la tempesta, un’ombra contro l’arsura; giacché il soffio de’ tiranni era come una tempesta che batte la muraglia.5Come il calore è domato in una terra arida, così tu hai domato il tumulto degli stranieri; come il calore è diminuito dall’ombra d’una nuvola, così il canto dei tiranni è stato abbassato.6L’Eterno degli eserciti preparerà su questo monte a tutti i popoli un convito di cibi succulenti, un convito di vini vecchi, di cibi succulenti, pieni di midollo, di vini vecchi, ben chiariti.7Distruggerà su quel monte il velo che cuopre la faccia di tutti i popoli, e la coperta stessa su tutte le nazioni.8Annienterà per sempre la morte; il Signore, l’Eterno, asciugherà le lacrime da ogni viso, torrà via di su tutta la terra l’onta del suo popolo, perché l’Eterno ha parlato.9In quel giorno, si dirà: "Ecco, questo è il nostro Dio: in lui abbiamo sperato, ed egli ci ha salvati. Questo è l’Eterno in cui abbiamo sperato; esultiamo, rallegriamoci per la sua salvezza!"10Poiché la mano dell’Eterno riposerà su questo monte, mentre Moab sarà trebbiato sulla sua terra come si pigia la paglia nel letamaio.11Di mezzo al letamaio egli stenderà le mani come le stende il nuotatore per nuotare, ma l’Eterno farà cadere la sua superbia in un con le trame che ha ordite.12E l’alta fortezza delle tua mura Ei la demolirà, l’abbatterà, l’atterrerà fin nella polvere.

Tiro, la fiorente metropoli commerciale del mondo antico, è stata l’oggetto al cap. 23 dell'ultimo degli «oracoli». Ognuno di questi ha condannato l'uomo sotto un lato morale differente:

Al cap. 24, i giudizi apocalittici, che devono por fine alla potenza del male, si sono spiegati sulla terra. L’hanno sconvolta da cima a fondo. Ma al cap. 25, dal mezzo stesso di queste rovine (vers. 2), ascoltate!... ecco elevarsi una melodia commovente. Il «misero» residuo d'Israele, meravigliosamente risparmiato dalla distruzione, celebra quel che l'Eterno è stato per lui durante il tempo dell'uragano. «Il tempo del canto è giunto» (Cantico dei Cantici 2:12 — parag. 24:13-14). Il vers. 4 è stato il conforto — e l'esperienza — di innumerevoli credenti nella prova. Ma il vers. 8 ci fa intravvedere le manifestazioni di una potenza ancor maggiore: «Sommergerà la morte nella vittoria»... Cosa notevole, questa parola è al futuro mentre la sua citazione in 1 Corinzi 15:54 ci parla del momento in cui essa sarà realizzata per i credenti: «La morte è stata sommersa...» poiché fra questi due versetti è intervenuta la croce e la risurrezione trionfante del vincitore di Golgota. Infine, dopo la risurrezione dei malvagi, la morte sarà definitivamente abolita (1 Corinzi 15:26).

Isaia 26:1-13; Isaia 27:1-5
1In quel giorno, si canterà questo cantico nel paese di Giuda: Noi abbiamo una città forte; l’Eterno vi pone la salvezza per mura e per bastioni.2Aprite le porte ed entri la nazione giusta, che si mantiene fedele.3A colui ch’è fermo nei suoi sentimenti tu conservi la pace, la pace, perché in te confida.4Confidate in perpetuo nell’Eterno, poiché l’Eterno, sì l’Eterno, è la roccia dei secoli.5Egli ha umiliato quelli che stavano in alto, Egli ha abbassato la città elevata, l’ha abbassata fino a terra, l’ha stesa nella polvere;6i piedi la calpestano, i piedi del povero, vi passan sopra i meschini.7La via del giusto è diritta; Tu rendi perfettamente piano il sentiero del giusto.8Sulla via dei tuoi giudizi, o Eterno, noi t’abbiamo aspettato! Al tuo nome, al tuo ricordo anela l’anima nostra.9Con l’anima mia ti desidero, durante al notte; con lo spirito ch’è dentro di me, ti cerco; poiché, quando i tuoi giudizi si compion sulla terra, gli abitanti del mondo imparan la giustizia.10Se si fa grazia all’empio, ei non impara la giustizia; agisce da perverso nel paese della rettitudine, e non considera la maestà dell’Eterno.11O Eterno, la tua mano è levata, ma quelli non la scorgono! Essi vedranno lo zelo che hai per il tuo popolo, e saranno confusi; il fuoco divorerà i tuoi nemici.12O Eterno, tu ci darai la pace; poiché ogni opera nostra sei tu che la compi per noi.13O Eterno, Dio nostro, altri signori, fuori di te, han dominato su noi; ma, grazie a te solo, noi possiamo celebrare il tuo nome.
1In quel giorno, l’Eterno punirà con la sua spada dura, grande e forte, il leviathan, l’agile serpente, il leviathan, il serpente tortuoso, e ucciderà il mostro che è nel mare!2In quel giorno, cantate la vigna dal vin vermiglio!3Io, l’Eterno, ne sono il guardiano, io l’adacquo ad ogni istante; la custodisco notte e giorno, affinché niuno la danneggi.4Nessuna ira è in me. Ah! se avessi a combattere contro rovi e pruni, io muoverei contro a loro, e li brucerei tutti assieme!5A meno che non mi si prenda per rifugio, che non si faccia la pace meco, che non si faccia la pace meco.

I cap. 1 a 12, aventi come soggetto il giudizio d’Israele, terminavano con una splendida visione del regno di mille anni. E questa seconda parte (cap. 13 a 27), che tratta del giudizio delle nazioni, termina nello stesso modo. È cantato un cantico, di cui alcuni versetti meritano specialmente d'essere sottolineati nelle nostre Bibbie: i vers. 3 e 4 del cap. 26 che hanno sostenuto molti figli di Dio scoraggiati (parag. Salmo 16:1); i vers. 8 e 9 che esprimono i sospiri ferventi del fedele; il vers. 13 che ricorda i legami di schiavitù del passato. Sì, li conosciamo purtroppo questi altri signori: Satana, il mondo, le nostre concupiscenze. Essi hanno dominato su noi fino al nostro affrancamento per mezzo del Signore al quale ormai apparteniamo!

Al cap. 27, il Leviathan, figura del diavolo (il serpente antico), è messo fuori grado di nuocere (Salmo 74:14; Apocalisse 20:1 a 3). Poi Israele è paragonato ad una vigna nuova (parag. cap. 5). Questa volta essa produce, non più lambrusche, ma il vino puro d’una gioia intera e riempie il mondo di frutti alla gloria di Dio. Poiché non è più in mano di malvagi lavoratori. L'Eterno stesso ne ha cura notte e giorno.

Isaia 28:1-22
1Guai alla superba corona degli ubriachi d’Efraim, e al fiore che appassisce, splendido ornamento che sta sul capo della grassa valle degli storditi dal vino!2Ecco venire, da parte del Signore, un uomo forte, potente, come una tempesta di grandine, un uragano distruttore, come una piena di grandi acque che straripano; ei getta quella corona a terra con violenza.3La superba corona degli ubriachi d’Efraim sarà calpestata;4e il fiore che appassisce, lo splendido ornamento che sta sul capo della grassa valle sarà come il fico primaticcio d’avanti l’estate; appena uno lo scorge, l’ha in mano, e lo trangugia.5In quel giorno, l’Eterno degli eserciti sarò una splendida corona, un diadema d’onore al resto del suo popolo,6uno spirito di giustizia a colui che siede come giudice, la forza di quelli che respingono il nemico fino alle sue porte.7Ma anche questi barcollan per il vino, e vacillano per le bevande inebrianti; sacerdote e profeta barcollan per le bevande inebrianti, affogano nel vino, vacillano per le bevande inebrianti, barcollano profetizzando, tentennano rendendo giustizia.8Tutte le tavole son piene di vomito, di lordure, non v’è più posto pulito.9"A chi vuol egli dare insegnamenti? A chi vuol egli far capire la lezione? A de’ bambini appena divezzati, staccati dalle mammelle?10Poiché è un continuo dar precetto dopo precetto, precetto dopo precetto, regola dopo regola, regola dopo regola, un poco qui, un poco là!"11Ebbene, sarà mediante labbra balbuzienti e mediante lingua barbara che l’Eterno parlerà a questo popolo.12Egli aveva detto loro: "Ecco il riposo: lasciar riposare lo stanco; questo è il refrigerio!"13Ma quelli non han voluto ascoltare; e la parola dell’Eterno è stata per loro precetto dopo precetto, precetto dopo precetto, regola dopo regola, regola dopo regola, un poco qui, un poco là, ond’essi andassero a cadere a rovescio, fossero fiaccati, còlti al laccio, e presi!14Ascoltate dunque la parola dell’Eterno, o schernitori, che dominate su questo popolo di Gerusalemme!15Voi dite: "Noi abbiamo fatto alleanza con la morte, abbiam fermato un patto col soggiorno de’ morti; quando l’inondante flagello passerà, non giungerà fino a noi, perché abbiam fatto della menzogna il nostro rifugio e ci siamo messi al sicuro dietro la frode".16Perciò così parla il Signore, l’Eterno: "Ecco, io ho posto come fondamento in Sion, una pietra, una pietra provata, una pietra angolare preziosa, un fondamento solido; chi confiderà in essa non avrà fretta di fuggire.17Io prenderò il diritto per livello, e la giustizia per piombino; la grandine spazzerà via il rifugio di menzogna, e le acque inonderanno il vostro ricetto.18La vostra alleanza con la morte sarà annullata, e il vostro patto con il soggiorno de’ morti non reggerà; quando l’inondante flagello passerà, voi sarete da essi calpestati.19Ogni volta che passerà, vi afferrerà: poiché passerà mattina dopo mattina, di giorno e di notte; e sarà spaventevole imparare una tal lezione!20Poiché il letto sarà troppo corto per distendervisi e la coperta troppo stretta per avvolgervisi.21Giacché l’Eterno si leverà come al monte Peratsim, s’adirerà come nella valle di Gabaon, per fare l’opera sua, l’opera sua singolare, per compiere il suo lavoro, lavoro inaudito.22Or dunque, non fate gli schernitori, che i vostri legami non s’abbiano a rafforzare! Poiché io ho udito, da parte del Signore, dell’Eterno degli eserciti, ch’è deciso uno sterminio completo di tutto il paese.

Con questo cap. 28 comincia una terza suddivisione del libro. Ritorna indietro per spiegare minutamente l’invasione di Efraim (le dieci tribù), poi di Giuda da parte del terribile Assiro profetico. L'orgoglio agirà come l'ubriachezza per traviare lo sciagurato popolo giudeo. Esso crederà proteggersi efficacemente facendo alleanza con la morte (cioè con il capo dell'Impero romano). Ma questo sarà la sua perdita. Come un ciclone devasta tutto al suo passaggio, così l'Assiro devasterà Gerusalemme. L'Eterno si servirà di questo «flagello inondante» per compiere la «sua opera strana... il suo lavoro insolito»: cioè il giudizio. Poiché la sua opera abituale è di salvare e benedire (Giovanni 3:17).

Ma il crollo di tutti i valori e di tutti i punti d’appoggio umani è l'occasione di rivelare il solido fondamento ch'Egli ha posto in Sion. Notate con quale amore Egli lo considera, fermandosi con soddisfazione su ogni espressione: «una pietra, una pietra provata, una pietra angolare preziosa, un fondamento solido». Sì, questa pietra, figura di Cristo, «rifiutata dagli uomini» è «preziosa» davanti a Dio, e anche per noi che crediamo essa è preziosa (leggere 1 Pietro 2:4,6,7). Per ciascuno, il Signore Gesù diviene letteralmente la pietra di paragone: sarà per noi una pietra preziosa o una pietra d'inciampo? Per i nostri cuori, è Cristo prezioso o no?

Isaia 29:1-24
1Guai ad Ariel, ad Ariel, città dove accampò Davide! Aggiungete anno ad anno, compiano le feste il loro ciclo!2Poi stringerò Ariel da presso; vi saranno lamenti e gemiti, ed ella mi sarà come un Ariel.3Io porrò il mio campo attorno a te come un cerchio, io ti ricingerò di fortilizi, eleverò contro di te opere d’assedio.4Sarai abbassata, parlerai da terra, e la tua parola uscirà sommessamente dalla polvere; la tua voce salirà dal suolo come quella d’uno spettro, e la tua parola sorgerà dalla polvere come un bisbiglio.5Ma la moltitudine dei tuoi nemici diventerà come polvere minuta, e la folla di que’ terribili, come pula che vola; e ciò avverrà ad un tratto, in un attimo.6Sarà una visitazione dell’Eterno degli eserciti con tuoni, terremoti e grandi rumori, con turbine, tempesta, con fiamma di fuoco divorante.7E la folla di tutte le nazioni che, marciano contro ad Ariel, di tutti quelli che attaccano lei e la sua cittadella, e la stringono da presso, sarà come un sogno, come una visione notturna.8E come un affamato sogna ed ecco che mangia, poi si sveglia ed ha lo stomaco vuoto, e come una che ha sete sogna che beve, poi si sveglia ed eccolo stanco ed assetato, così avverrà della folla di tutte le nazioni che marciano contro al monte Sion.9Stupitevi pure… sarete stupiti! Chiudete pure gli occhi… diventerete ciechi! Costoro sono ubriachi, ma non di vino; barcollano, ma non per bevande spiritose.10E’ l’Eterno che ha sparso su voi uno spirito di torpore; ha chiuso i vostri occhi (i profeti), ha velato i vostri capi (i veggenti).11Tutte le visioni profetiche son divenute per voi come le parole d’uno scritto sigillato che si desse a uno che sa leggere, dicendogli: "Ti prego, leggi questo!" il quale risponderebbe: "Non posso perch’è sigillato!"12Ovvero come uno scritto che si desse ad uno che non sa leggere, dicendogli: "Ti prego, leggi questo!" il quale risponderebbe: "Non so leggere".13Il Signore ha detto: Giacché questo popolo s’avvicina a me colla bocca e mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è lungi da me e il timore che ha di me non è altro che un comandamento imparato dagli uomini,14ecco ch’io continuerò a fare tra questo popolo delle maraviglie, maraviglie su maraviglie; e la saviezza dei suoi savi perirà, e l’intelligenza degl’intelligenti di esso sparirà.15Guai a quelli che si ritraggono lungi dall’Eterno in luoghi profondi per nascondere i loro disegni, che fanno le opere loro nelle tenebre, e dicono: "Chi ci vede? chi ci conosce?"16Che perversità è la vostra! Il vasaio sarà egli reputato al par dell’argilla sì che l’opera dica dell’operaio: "Ei non m’ha fatto?" sì che il vaso dica al vasaio: "Non ci capisce nulla?"17Ancora un brevissimo tempo e il Libano sarà mutato in un frutteto, e il frutteto sarà considerato come una foresta.18In quel giorno, i sordi udranno le parole del libro, e, liberati dall’oscurità e dalle tenebre, gli occhi dei ciechi vedranno;19gli umili avranno abbondanza di gioia nell’Eterno, e i più poveri tra gli uomini esulteranno nel Santo d’Israele.20Poiché il violento sarà scomparso, il beffardo non sarà più, e saran distrutti tutti quelli che vegliano per commettere iniquità,21che condannano un uomo per una parola, che tendon tranelli a chi difende le cause alla porta, e violano il diritto del giusto per un nulla.22Perciò così dice l’Eterno alla casa di Giacobbe, l’Eterno che riscattò Abrahamo: Giacobbe non avrà più da vergognarsi, e la sua faccia non impallidirà più.23Poiché quando i suoi figliuoli vedranno in mezzo a loro l’opera delle mie mani, santificheranno il mio nome, santificheranno il Santo di Giacobbe, e temeranno grandemente l’Iddio d’Israele;24i traviati di spirito impareranno la saviezza, e i mormoratori accetteranno l’istruzione.

Dopo l’invasione riferita nel cap. 28, Gerusalemme non è ancora libera (vedere cap. 40:2). Essa subirà un nuovo assalto da una formidabile coalizione di popoli. Ma questa volta tutti i suoi nemici svaniranno come un sogno perché si sono diretti contro «Ariel» (il leone di Dio), la città del vero Davide. Assieme alla liberazione, Dio compirà un'altr'opera meravigliosa nella coscienza stessa del suo popolo (vers. 18 a 24): le orecchie turate e gli occhi oscurati secondo la profezia del cap. 6 vers. 10 saranno aperti. L'intelligenza gli sarà resa e le parole del libro in precedenza sigillato (vers. 11) saranno capite e ricevute. Ricordiamoci che la Bibbia è un libro chiuso all'intelligenza naturale. Occorre lo Spirito Santo per capirla.

Il vers. 13 sarà citato dal Signore agli scribi e ai farisei poiché rispecchia il loro stato (Matteo 15:7 e 8). Cari amici, non ci accade forse mai di onorare il Signore con le labbra, pur avendo un cuore molto lontano da Lui? Purtroppo! Quest’ipocrisia può trarre in inganno altri, facendoci passare per più pii di quel che siamo, ma non potrebbe ingannare Colui che legge nei nostri cuori! (Ezechiele 33:31-32).

Isaia 30:15-21; Isaia 31:4-9
15Poiché così avea detto il Signore, l’Eterno, il Santo d’Israele: Nel tornare a me e nel tenervi in riposo starà la vostra salvezza; nella calma e nella fiducia starà la vostra forza; ma voi non l’avete voluto!16Avete detto: "No, noi galopperemo sui nostri cavalli!" E per questo galopperete!… E: "Cavalcheremo su veloci destrieri!" E per questo quelli che v’inseguiranno saranno veloci!…17Mille di voi fuggiranno alla minaccia d’uno solo; alla minaccia di cinque vi darete alla fuga, finché rimaniate come un palo in vetta a un monte, come un’antenna sopra un colle.18Perciò l’Eterno aspetterà onde farvi grazia, poi si leverà per aver compassione di voi; poiché l’Eterno è un Dio di giustizia. Beati tutti quelli che sperano in lui!19Perocché, o popolo di Sion che abiti a Gerusalemme, tu non piangerai più! Ei, certo, ti farà grazia, all’udire il tuo grido; tosto che t’avrà udito, ti risponderà.20E il Signore vi darà, sì, del pane d’angoscia e dell’acqua d’oppressione, ma quei che t’ammaestrano non dovran più nascondersi; e i tuoi occhi vedranno chi t’ammaestra;21e quando andrete a destra o quando andrete a sinistra, le tue orecchie udranno dietro a te una voce che dirà: "Questa è la via; camminate per essa!"
4Poiché così m’ha detto l’Eterno: Come il leone o il leoncello rugge sulla sua preda, e benché una folla di pastori gli sia chiamata contro non si spaventa alla lor voce né si lascia intimidire dallo strepito che fanno, così scenderà l’Eterno degli eserciti a combattere sul monte Sion e sul suo colle.5Come gli uccelli spiegan l’ali sulla loro nidiata, così l’Eterno degli eserciti proteggerà Gerusalemme; la proteggerà, la libererà, la risparmierà, la farà scampare.6Tornate a colui dal quale vi siete così profondamente allontanati, o figliuoli d’Israele!7Poiché, in quel giorno, ognuno getterà via i suoi idoli d’argento e i suoi idoli d’oro, che le vostre proprie mani han fatti per peccare.8Allora l’Assiro cadrà per una spada non d’uomo, e una spada, che non è d’uomo, lo divorerà; ed ei fuggirà d’innanzi alla spada, e i suoi giovani saranno asserviti.9La sua ròcca fuggirà spaventata, e i suoi principi saranno atterriti dinanzi al vessillo, dice l’Eterno che ha il suo fuoco in Sion e la sua fornace in Gerusalemme.

I cap. 30 e 31 richiamano un doppio guaio sul popolo ribelle perché ha cercato protezione nell’Egitto. Non lo ripeteremo mai abbastanza con la Parola di Dio: mettere la propria fiducia negli uomini è anzitutto una follia. Poiché non potrebbe essere collocata in modo peggiore! È anche dell'incredulità perché all'inizio di questo libro Dio ha stabilito che non possiamo più far caso dell'uomo (cap. 2:22). Infine è un oltraggio a Dio, un disprezzo della sua potenza e del suo amore. Come se Egli fosse incapace di proteggerci, e come se non fosse il suo piacere farlo! Il sentiero della liberazione e della forza è tracciato dal bel vers. 15 del cap. 30: ritornare al Signore, invece di andare verso il mondo (l'Egitto). E tenersi in riposo invece di agitarsi. Inoltre «la calma e... la fiducia» sono condizioni necessarie per scorgere le direzioni del Signore: «E quando andrete a destra o quando andrete a sinistra, le tue orecchie (è personale) udranno dietro a te una voce che dirà: Questa è la via, camminate per essa» (vers. 21). Voce fedele, voce familiare, quante volte ci siamo sviati — a destra o a sinistra — per aver trascurato di farvi attenzione col nostro cuore! (Proverbi 5:13-14).

Isaia 32:1-8; Isaia 33:17-24
1Ecco, un re regnerà secondo giustizia, e i principi governeranno con equità.2Ognun d’essi sarà come un riparo dal vento, come un rifugio contro l’uragano, come de’ corsi d’acqua in luogo arido, come l’ombra d’una gran roccia in una terra che langue.3Gli occhi di quei che veggono non saranno più accecati, e gli orecchi di quei che odono staranno attenti.4Il cuore degli inconsiderati capirà la saviezza, e la lingua dei balbuzienti parlerà spedita e distinta.5Lo scellerato non sarà più chiamato nobile, e l’impostore non sarà più chiamato magnanimo.6Poiché lo scellerato proferisce scelleratezze e il suo cuore si dà all’iniquità per commettere cose empie e dir cose malvage contro l’Eterno; per lasciar vuota l’anima di chi ha fame, e far mancar la bevanda a chi ha sete.7Le armi dell’impostore sono malvage; ei forma criminosi disegni per distruggere il misero con parole bugiarde, e il bisognoso quando afferma il giusto.8Ma l’uomo nobile forma nobile disegni, e sorge a pro di nobile cose.
17Gli occhi tuoi mireranno il re nella sua bellezza, contempleranno il paese, che si estende lontano.18Il tuo cuore mediterà sui terrori passati: "Dov’è il commissario? dove colui che pesava il denaro? dove colui che teneva il conto delle torri?"19Tu non lo vedrai più quel popolo feroce, quel popolo dal linguaggio oscuro che non s’intende, che balbetta una lingua che non si capisce.20Mira Sion, la città delle nostre solennità! I tuoi occhi vedranno Gerusalemme, soggiorno tranquillo, tenda che non sarà mai trasportata, i cui piuoli non saran mai divelti, il cui cordame non sarà mai strappato.21Quivi l’Eterno sta per noi in tutta la sua maestà, in luogo di torrenti e di larghi fiumi, dove non giunge nave da remi, dove non passa potente vascello.22Poiché l’Eterno è il nostro giudice, l’Eterno è il nostro legislatore, l’Eterno è il nostro re, egli è colui che ci salva.23I tuoi cordami, o nemico, son rallentati, non tengon più fermo in piè l’albero, e non spiegan più le vele. Allora si partirà la preda d’un ricco bottino; gli stessi zoppi prenderanno parte la saccheggio.24Nessun abitante dirà: "Io son malato". Il popolo che abita Sion ha ottenuto il perdono della sua iniquità.

Non dobbiamo cercare in questi capitoli una storia seguita degli avvenimenti futuri. Essi son presentati invece come tante visioni distinte proiettate ad una ad una sopra lo schermo profetico. Isolati o raggruppati, gli stessi fatti possono apparire a più riprese sotto prospettive diverse. Così per la terza volta, l’alba radiosa del regno millenario si offre alla nostra ammirazione (cap. 32 e 33).

Dopo la terribile distruzione dell’Assiro e quella del falso «re» o Anticristo (cap. 30:31 a 33), è fatto posto al vero re, Cristo, che regnerà in giustizia. L'accento è messo ora su questa giustizia (cap. 32:16 e 17; 33:5 e 15).

Allora, con occhi per vedere (cap. 32:3), gli scampati del popolo contempleranno «il re nella sua bellezza». Inoltre, troveranno in Lui «un uomo» che sarà per loro protezione, riposo, vita dell’anima (cap. 32:2). Come sono preziose anche per i nostri cuori, cari figli di Dio, queste promesse indirizzate ad Israele! Poiché anche noi viviamo nello stesso mondo ingiusto. E aspettiamo lo stesso Signore. Egli è «più bello di tutti i figliuoli degli uomini» (Salmo 45:2).

Sottolineiamo anche il vers. 8 di questo capitolo 32, pensando alla nobiltà morale che dovrebbe caratterizzare la condotta di quelli che Dio ha posto tra i nobili.

Isaia 34:9-17; Isaia 35:1-10
9I torrenti d’Edom saran mutati in pece, e la sua polvere in zolfo, e la sua terra diventerà pece ardente.10Non si spegnerà né notte né giorno, il fumo ne salirà in perpetuo; d’età in età rimarrà deserta, nessuno vi passerà mai più.11Il pellicano e il porcospino ne prenderanno possesso, la civetta ed il corvo v’abiteranno; l’Eterno vi stenderà la corda della desolazione, il livello del deserto.12Quanto ai suoi nobili, non ve ne saran più per proclamare un re, e tutti i suoi principi saran ridotti a nulla.13Nei suoi palazzi cresceranno le spine; nelle sue fortezze, le ortiche ed i cardi; diventerà una dimora di sciacalli, un chiuso per gli struzzi.14Le bestie del deserto vi s’incontreranno coi cani selvatici, il satiro vi chiamerà il compagno; quivi lo spettro notturno farà la sua dimora, e vi troverà il suo luogo di riposo.15Quivi il serpente farà il suo nido, deporrà le sue uova, le coverà, e raccoglierà i suoi piccini sotto di sé; quivi si raccoglieranno gli avvoltoi, l’uno chiamando l’altro.16cercate nel libro dell’Eterno, e leggete; nessuna di quelle bestie vi mancherà; nessuna sarà privata della sua compagna; poiché la sua bocca l’ha comandato, e il suo soffio li radunerà.17Egli stesso ha tirato a sorte per essi, e la sua mano ha diviso tra loro con la corda il paese; quelli ne avranno il possesso in perpetuo, v’abiteranno d’età in età.
1Il deserto e la terra arida si rallegreranno, la solitudine gioirà e fiorirà come la rosa;2si coprirà di fiori e festeggerà con giubilo e canti d’esultanza; le sarà data la gloria del Libano, la magnificenza del Carmel e di Saron. Essi vedranno la gloria dell’Eterno, la magnificenza del nostro Dio.3Fortificate le mani infiacchite, raffermate le ginocchia vacillanti!4Dite a quelli che hanno il cuore smarrito: "Siate forti, non temete!" Ecco il vostro Dio! Verrà la vendetta, la retribuzione di Dio; verrà egli stesso a salvarvi.5Allora s’apriranno gli occhi dei ciechi, e saranno sturati gli orecchi de’ sordi;6allora lo zoppo salterà come un cervo, e la lingua del muto canterà di gioia; perché delle acque sgorgheranno nel deserto, e de’ torrenti nella solitudine;7il miraggio diventerà un lago, e il suolo assetato, un luogo di sorgenti d’acqua; nel ricetto che accoglieva gli sciacalli s’avrà un luogo da canne e da giunchi.8Quivi sarà una strada maestra, una via che sarà chiamata "la via santa"; nessun impuro vi passerà; essa sarà per quelli soltanto; quei che la seguiranno, anche gl’insensati, non potranno smarrirvisi.9In quella via non ci saranno leoni; nessuna bestia feroce vi metterà piede o vi apparirà; ma vi cammineranno i redenti;10e i riscattati dall’Eterno torneranno, verranno a Sion con canti di gioia; un’allegrezza eterna coronerà il loro capo; otterranno gioia e letizia, e il dolore ed il gemito fuggiranno.

Il cap. 34 si riferisce al castigo di Edom, quel popolo maledetto, discendente da Esaù. Esso sarà completamente cancellato, e il suo paese, il monte di Seir, ridotto ad una desolazione perpetua. Dei predicatori moderni osano affermare che Dio nel suo amore non può condannare nessuno. Questi versetti portano loro una smentita solenne.

In contrasto il cap. 35 ci dà un prospetto di ciò che sarà l’eredità d'Israele (fratello di Esaù). Anche il deserto diventerà come un meraviglioso giardino ove brillerà senza nube «la gloria dell'Eterno, la magnificenza del nostro Dio» (vers. 2). Vedete l'allegrezza e la gioia che traboccano in questo breve capitolo 35. Ebbene, una tale prospettiva non è forse atta a rianimare i cuori più scoraggiati? (vers. 3). Ne è così a ben più forte ragione della speranza cristiana per eccellenza: la venuta del Signore per rapire la sua Chiesa. Non dimentichiamola mai e parliamone agli altri credenti. Non c'è mezzo più efficace per fortificare le mani infiacchite dal servizio come pure le ginocchia che han cessato di piegarsi per la preghiera (vers. 3; parag. Ebrei 12:12). «Consolatevi dunque gli uni gli altri con queste parole», raccomanda anche l'apostolo (1 Tessalonicesi 4:18).

Isaia 36:1-10, 22; Isaia 37:1-4
1Or avvenne, il quattordicesimo anno del re Ezechia, che Sennacherib, re d’Assiria, salì contro tutte le città fortificate di Giuda, e le prese.2E il re d’Assiria mandò Rabshake da Lakis a Gerusalemme al re Ezechia con un grande esercito; e Rabshake si fermò presso l’acquedotto dello stagno superiore, sulla strada del campo gualchieraio.3Allora Eliakim, figliuolo di Hilkia, prefetto del palazzo, Scebna, il segretario, e Joah, figliuolo d’Asaf, l’archivista, si recarono da lui.4E Rabshake disse loro: "Dite a Ezechia: Così parla il gran re, il re d’Assiria: Che fiducia è cotesta che tu hai?5Io te lo dico; non sono che le parole delle labbra; per la guerra ci vuol prudenza e forza; ora, in chi hai tu riposta la tua fiducia per ribellarti a me?6Ecco, tu confidi nell’Egitto, in quel sostegno di canna rotta, ch’entra nella mano e la fora a chi vi s’appoggia; tal è Faraone, re d’Egitto, per tutti quelli che confidano in lui.7E se mi dici: Noi confidiamo nell’Eterno, nel nostro Dio, non è egli quello stesso di cui Ezechia ha soppresso gli alti luoghi e gli altari, dicendo a Giuda e a Gerusalemme: Vi prostrerete dinanzi a questo altare qui?8Or dunque fa’ una scommessa col mio signore, il re d’Assiria: io ti darò duemila cavalli, se tu puoi fornire tanti cavalieri da montarli.9E come potresti tu far voltar le spalle a un solo capitano fra i minimi servi del mio signore? Ma tu confidi nell’Egitto per avere de’ carri e dei cavalieri.10E d’altronde è egli forse senza il voler dell’Eterno ch’io son salito contro questo paese per distruggerlo? E’ stato l’Eterno che m’ha detto: Sali contro questo paese e distruggilo!"
22Ed Eliakim, figliuolo di Hilkia, prefetto del palazzo, Scebna, il segretario, e Joah, figliuolo d’Asaf, l’archivista, vennero ad Ezechia con le vesti stracciate, e gli riferirono le parole di Rabshake.
1Quando il re Ezechia ebbe udito questo, si stracciò le vesti, si coprì di un sacco, ed entrò nella casa dell’Eterno.2E mandò Eliakim, prefetto del palazzo, Scebna, il segretario, e i più anziani dei sacerdoti, coperti dei sacchi, al profeta Isaia, figliuolo di Amots, i quali gli dissero:3"Così parla Ezechia: Questo giorno è giorno d’angoscia, di castigo e d’onta; poiché i figliuoli sono giunti al punto d’uscir dal seno materno, e manca la forza per partorire.4Forse, l’Eterno, il tuo Dio, ha udite le parole di Rabshake, il quale il re d’Assiria, suo signore, ha mandato a oltraggiare l’Iddio vivente; e forse l’Eterno, il tuo Dio, punirà le parole che ha udite. Fa’ dunque salire a Dio una preghiera per il residuo del popolo che sussiste ancora".

I cap. 36 a 39 intercalano fra le due grandi divisioni profetiche del libro di Isaia, un episodio storico. È una narrazione che conosciamo già dai libri 2 Re 18:13 al cap. 20:21 e 2 Cronache 32. Dio ce lo riferisce una terza volta come una vivente illustrazione: da un lato, della fiducia in Lui; e dall’altro delle sue misericordiose risposte a questa fiducia. Inattesa, in questa parte del libro, la bella storia d'Ezechia è giustamente destinata a fortificare «le mani infiacchite» e a «raffermare le ginocchia vacillanti» (cap. 35 vers. 3). Essa è infine una figura della situazione in cui il residuo d'Israele si troverà al tempo dell'invasione assira.

Il nemico si presenta «presso l’acquedotto dello stagno superiore, sulla strada del campo del qualchieraio», allo stesso luogo ove, al tempo dell'invasione di Retsin, il profeta e suo figlio Scear-Jashub erano stati mandati incontro ad Achaz n un messaggio di grazia (cap. 7:3 e 4). Dinanzi alle provocazioni di questo nuovo invasore, Ezechia può così ricordarsi della promessa fatta al padre suo nello stesso luogo: «Guarda di startene calmo e tranquillo, non temere e non ti s'avvilisca il cuore...».

Isaia 37:5-20
5I servi del re Ezechia si recaron dunque da Isaia.6E Isaia disse loro: "Dite al vostro signore: Così parla l’Eterno: Non temere per le parole che hai udite, con le quali i servi del re d’Assiria m’hanno oltraggiato.7Ecco, io stesso metterò in lui un tale spirito che, all’udire una certa notizia, egli tornerà nel suo paese; e io lo farò cader di spada nel suo paese".8Or Rabshake se ne tornò, e trovò il re d’Assiria che assediava Libna; poiché avea saputo che il suo signore era partito da Lakis.9Allora il re d’Assiria ricevette questa notizia, concernente Tirhaka, re d’Etiopia: "Egli s’è messo in marcia per farti guerra". E com’ebbe udito questo, inviò de’ messi ad Ezechia, con questo messaggio:10"Dite così a Ezechia, re di Giuda: il tuo Dio, nel quale confidi, non t’inganni dicendo: Gerusalemme non sarà data nelle mani del re d’Assiria.11Ecco, tu hai udito quello che i re d’Assiria hanno fatto a tutti gli altri paesi, votandoli allo sterminio; e tu ne scamperesti?12Gli dèi delle nazioni che i miei padri distrussero, gli dèi di Gozan, di Charan, di Retsef, e de’ figliuoli di Eden che sono a Telassar, valsero essi a liberarle?13Dove sono il re di Hamath, il re d’Arpad, e il re della città di Sefarvaim, e quelli di Hena e d’Ivva?"14Ezechia presa la lettera dalla mani de’ messi, e la lesse; poi salì dinanzi alla casa dell’Eterno, e la spiegò dinanzi all’Eterno.15Ed Ezechia pregò l’Eterno, dicendo:16"O Eterno degli eserciti, Dio d’Israele, che siedi sopra i cherubini! Tu solo sei l’Iddio di tutti i regni della terra; tu hai fatto il cielo e la terra.17O Eterno, inclina il tuo orecchio, ed ascolta! O Eterno, apri i tuoi occhi, e vedi! Ascolta tutte le parole che Sennacherib ha mandate a dire per oltraggiare l’Iddio vivente!18E’ vero, o Eterno; i re d’Assiria hanno devastato tutte quelle nazioni e le loro terre,19e hanno date alle fiamme i loro dèi; perché quelli non erano dèi; ma erano opera di man d’uomo, legno e pietra, e li hanno distrutti.20Ma ora, o Eterno, o Dio nostro, liberaci dalle mani di Sennacherib, affinché tutti i regni della terra conoscano che tu solo sei l’Eterno!"

I servitori d’Ezechia hanno obbedito al loro re per tacere dinanzi al nemico. Gli hanno in seguito riferito fedelmente le parole di quest'ultimo (cap. 36:21 e 22). Ora, essi compiono presso Isaia la missione di cui sono stati incaricati, mettendo in pratica il proverbio che essi stessi hanno trascritto (vedere Proverbi 25:1 e 13). Notiamo che essi sono condotti da Eliakim, figlio d'Hilkia, l'intendente fedele stabilito da Dio, e che è una figura del Signore Gesù (cap. 22:20).

Rassicurato una prima volta dalla risposta del profeta, ecco che Ezechia riceve dal re d’Assiria una lettera carica di minacce per lui e ad un tempo di disprezzo per l'Eterno. Nel sentimento della propria impotenza e dell'offesa fatta al Dio d'Israele, il re si reca di nuovo al Tempio ove spiega dinanzi all'Eterno l'arrogante missiva. Questa volta non si accontenta d'una preghiera d'Isaia (vers. 4). S'indirizza lui stesso all'Eterno. Notate i suoi argomenti. Non fa menzione né di sé né del popolo. L'importante è la gloria di Colui che è «seduto fra i cherubini». Non si dovevano confondere gli «dèi delle nazioni» soggiogate dall'Assiria con «l'Eterno di tutti i regni della terra» (vers. 12 e 16 — parag. Anche vers. 17 con Salmo 74:10 e 18).

Isaia 37:21-38
21Allora Isaia, figliuolo di Amots, mandò a dire ad Ezechia: "Così dice l’Eterno, l’Iddio d’Israele: La preghiera che tu m’hai rivolta riguardo a Sennacherib, re d’Assiria, io l’ho udita;22e questa è la parola che l’Eterno ha pronunziata contro di lui: La vergine, figliuola di Sion, ti disprezza e si fa beffe di te; la figliuola di Gerusalemme scuote la testa dietro a te.23Chi hai tu insultato e oltraggiato? Contro di chi tu hai alzata la voce e levati in alto gli occhi tuoi? Contro il Santo d’Israele.24Per mezzo dei tuoi servi tu hai insultato il Signore, e hai detto: "Con la moltitudine de’ miei carri io son salito in vetta ai monti, nei recessi del Libano; io taglierò i suoi cedri più alti, i suoi cipressi più belli; io giungerò alla più alta sua cima, alla sua foresta più magnifica.25Io ho scavato, e bevuto dell’acqua; con la pianta dei mie piedi prosciugherò tutti i fiumi d’Egitto".26Non hai tu udito? Già da lungo tempo io ho preparato queste cose, da tempi antichi ne ho formato il disegno. Ed ora le faccio accadere, e tu sei là per ridurre città forti in monti di rovine.27I loro abitanti, ridotti all’impotenza, sono smarriti e confusi; sono come l’erba de’ campi, come la tenera verdura, come l’erba dei tetti, come grano riarso prima di spigare.28Ma io so quando ti siedi, quand’esci, quand’entri, e quando t’infuri contro di me.29E per codesto tuo infuriare contro di me, e perché la tua insolenza è giunta ai miei orecchi, io ti metterò nel naso il mio anello, e fra le lebbra il mio freno, e ti farò tornare per la via donde sei venuto.30E questo, o Ezechia, te ne sarà il segno: quest’anno si mangerà il frutto del grano caduto; il secondo anno, quello che cresce da sé; ma il terzo anno seminerete, mieterete, pianterete vigne, e ne mangerete il frutto.31E il residuo della casa di Giuda che sarà scampato metterà ancora radici in basso, e porterà frutto in alto.32Poiché da Gerusalemme uscirà un residuo, e dal monte di Sion usciranno degli scampati. Lo zelo dell’Eterno degli eserciti farà questo.33Perciò così parla l’Eterno circa il re d’Assiria: Egli non entrerà in questa città, e non vi tirerà dentro alcuna freccia; non verrà davanti ad essa con scudi, e non eleverà trincee contro di lei.34Ei se ne tornerà per la via donde è venuto, e non entrerà in questa città, dice l’Eterno.35Poiché io proteggerò questa città per salvarla, per amor di me stesso e per amor di Davide, mio servo.36E l’angelo dell’Eterno uscì e colpì, nel campo degli Assiri, cento ottantacinquemila uomini; e quando la gente si levò la mattina, ecco ch’eran tanti cadaveri.37Allora Sennacherib, re d’Assiria, levò il suo campo, partì e tornò a Ninive, dove rimase.38E avvenne che, com’egli stava prostrato nella casa di Nisroc, suo dio, Adrammelec e Saretser, suoi figliuoli, l’uccisero a colpi di spada, e si rifugiarono nel paese d’Ararat. Ed Esarhaddon, suo figliuolo, regnò in luogo suo.

Ezechia ha realizzato il vers. 15 del cap. 30: «Nella calma e nella fiducia starà la vostra forza». E non è stato confuso. La sua fede onora l’Eterno, e in risposta, l'Eterno onora la sua fede. Ebbene, Dio è «il Medesimo» (cap. 37:16). Egli non può non rispondere alla più debole fiducia del più piccolo dei suoi figli. Poiché ci va di mezzo la sua propria gloria.

Poiché Ezechia ha rinunciato a quest’affare, è l'Eterno stesso che s'incarica di rispondere alla lettera del re d'Assiria in un modo che quest'ultimo era ben lungi d'aspettarsi! Stimava che l'Eterno non era capace di liberare Gerusalemme (cap. 36:20). Eppure un solo angelo basta a colpire 185'000 uomini del suo esercito. Obbligato di rinunziare alla sua campagna Sennacherib se ne ritorna a Ninive pieno di vergogna e dispetto. Poi cade a sua volta sotto i colpi dei propri figli. Che contrasto fra il conquistatore fiero ed altero che incontra la sua perdita nel tempio stesso del suo idolo, e l'umile re di Giuda, coperto d'un sacco, che entra nella Casa del suo Dio, per ottenervi la liberazione (vedere Salmo 118:5)!

Ammiriamo la grazia di Dio che, a questa liberazione, aggiunge anche un segno. Egli conosce i bisogni dei suoi e promette di provvedere alla loro sussistenza (vers. 30).

Isaia 38:1-16
1In quel tempo, Ezechia infermò a morte; e il profeta Isaia, figliuolo di Amots, venne a lui, e gli disse: "Così parla l’Eterno: Da’ i tuoi ordini alla tua casa, perché sei un uomo morto, e non vivrai più.2Allora Ezechia voltò la faccia verso la parete, e fece all’Eterno questa preghiera:3"O Eterno, ricordati, ti prego, che io ho camminato nel tuo cospetto con fedeltà e con cuore integro, e che ho fatto quel che è ben agli occhi tuoi!" Ed Ezechia diede in un gran pianto.4Allora la parola dell’Eterno fu rivolta a Isaia, in questi termini:5"Va’ e di’ ad Ezechia: Così parla l’Eterno, l’Iddio di Davide, tuo padre: Io ho udita la tua preghiera, ho vedute le tue lacrime: ecco, io aggiungerò ai tuoi giorni quindici anni;6libererò te e questa città dalle mani del re d’Assiria, e proteggerò questa città.7E questo ti sarà, da parte dell’Eterno, il segno che l’Eterno adempirà la parola che ha pronunziata:8ecco, io farò retrocedere di dieci gradini l’ombra dei gradini che, per effetto del sole, s’è allungata sui gradini d’Achaz". E il sole retrocedette di dieci gradini sui gradini dov’era disceso.9Scritto di Ezechia, re di Giuda, in occasione della sua malattia e della sua guarigione del suo male.10"Io dicevo: Nel meriggio de’ miei giorni debbo andarmene alle porte del soggiorno de’ morti; io son privato del resto de’ miei anni!11Io dicevo: Non vedrò più l’Eterno, l’Eterno, sulla terra de’ viventi; fra gli abitanti del mondo dei trapassati, non vedrò più alcun uomo.12La mia dimora è divelta e portata via lungi da me, come una tenda di pastore. Io ho arrotolata la mia vita, come fa il tessitore; Egli mi tagli via dalla trama; dal giorno alla notte tu m’avrai finito.13Io speravo fino al mattino… ma come un leone, egli mi spezzava tutte l’ossa; dal giorno alla notte tu m’avrai finito.14Io stridevo come la rondine, come la gru, io gemevo come la colomba: i miei occhi erano stanchi nel guardare in alto. O Eterno, mi si fa violenza; sii tu il mio garante.15Che dirò? Ei m’ha parlato, ed ei l’ha fatto; io camminerò con umiltà durante tutti i miei anni, ricordando l’amarezza dell’anima mia.16O Signore, mediante queste cose si vive, e in tutte queste cose sta la vita del mio spirito; guariscimi dunque, e rendimi la vita.

La fede d’Ezechia ottiene qui da parte dell'Eterno una risposta ancor più grande di quella del capitolo precedente. La morte si presenta, visitatrice importuna. La disperazione che l'infelice re prova dinanzi ad essa sembra mostrare una cosa: Egli non conosce la promessa che Dio aveva fatta per bocca di Isaia: «Annienterà per sempre la morte; e il Signore, l'Eterno, asciugherà le lacrime da ogni viso» (cap. 25 vers. 8). Ezechia che visse al tempo delle promesse per la terra (Salmo 116:9) non vede al di là d'un prolungamento dei suoi giorni. Non ha dinanzi a sé la radiosa certezza della risurrezione che i credenti posseggono oggi. Non sa, come l'apostolo, che «morire è un guadagno», poiché partire ed «essere con Cristo, è di gran lunga migliore» (Filippesi 1:21 e 23). Tuttavia Dio ode la sua preghiera, vede le sue lacrime... si lascia piegare (Salmo 34:6). E, anche questa volta, aggiunge alla sua risposta un segno di grazia: l'ombra che retrocede sul quadrante solare, figura del giudizio rinviato.

Il vers. 3 fa pensare a Ebrei 5:7 e alle lacrime di Getsemani. Nessun altro che Gesù poteva pienamente realizzare queste parole.

Questa bella narrazione ci è già stata riferita in 2 Re 20:1 a 11. Ma quel che troviamo soltanto qui è il commovente «scritto di Ezechia» che accompagna la sua guarigione.

Isaia 38:17-22; Isaia 39:1-8
17Ecco, è per la mia pace che io ho avuto grande amarezza; ma tu, nel tuo amore, hai liberata l’anima mia dalla fossa della corruzione, perché ti sei gettato dietro alle spalle tutti i miei peccati.18Poiché non è il soggiorno de’ morti che possa lodarti, non è la morte che ti possa celebrare; quei che scendon nella fossa non possono più sperare nella tua fedeltà.19Il vivente, il vivente è quel che ti loda, come fo io quest’oggi; il padre farà conoscere ai suoi figliuoli la tua fedeltà.20Io ho l’Eterno che mi salva! e noi canteremo cantici al suon degli strumenti a corda, tutti i giorni della nostra vita, nella casa dell’Eterno".21Or Isaia aveva detto: "Si prenda una quantità di fichi, se ne faccia un impiastro, e lo si applichi sull’ulcera, ed Ezechia guarirà".22Ed Ezechia aveva detto: "A qual segno riconoscerò ch’io salirò alla casa dell’Eterno?"
1In quel tempo, Merodac-Baladan figliuolo di Baladan, re di Babilonia, mandò una lettera e un dono ad Ezechia, perché aveva udito ch’egli era stato infermo ed era guarito.2Ed Ezechia se ne rallegrò, e mostrò ai messi la casa ove teneva i suoi oggetti di valore, l’argento, l’oro, gli aromi, gli oli preziosi, tutto il suo arsenale, e tutto quello che si trovava nei suoi tesori; non ci fu nulla, nella sua casa e in tutti i suoi domini, che Ezechia non mostrasse loro.3Allora il profeta Isaia venne al re Ezechia, e gli disse: "Che hanno detto quegli uomini? e donde son venuti a te?" Ezechia rispose: "Son venuti a me da un paese lontano, da Babilonia".4E Isaia gli disse: "Che hanno veduto in casa tua?" Ezechia rispose: "Hanno veduto tutto quello ch’è in casa mia; non v’è nulla ne’ miei tesori ch’io non abbia mostrato loro".5Allora Isaia disse ad Ezechia: "Ascolta la parola dell’Eterno degli eserciti:6Ecco, verranno dei giorni in cui tutto quello ch’è in casa tua e quello che i tuoi padri hanno accumulato fino a questo giorno sarà trasportato a Babilonia; e non né rimarrà nulla, dice l’Eterno.7E vi saranno de’ tuoi figliuoli usciti da te e da te generati, che saranno presi e diventeranno degli eunuchi nel palazzo del re di Babilonia".8Ed Ezechia disse a Isaia: "La parola dell’Eterno che tu hai pronunziata, è buona". Poi aggiunse: "Perché vi sarà almeno pace e sicurezza durante la mia vita".

«Lo scritto di Ezechia» termina con un rendimento di grazie. Egli ha pregato per essere salvato dalla morte. Egli prega ora per ringraziare Colui che l’ha esaudito.

La parte degl’inconvertiti quaggiù si riferisce ad una sola parola: «amarezza su amarezza» (parag. Ecclesiaste 2:23). Anche se riescono nella vita, hanno sempre una angoscia segreta. «Ma tu, — può dire il riscattato rivolgendosi al suo Salvatore — tu, nel tuo amore, hai liberata l'anima mia dalla fossa della corruzione, perché ti sei gettato dietro alle spalle tutti i miei peccati». «L'Eterno ha voluto salvarmi» (versione corretta). Se questa è la nostra storia, allora non manchiamo di realizzare anche il versetto 19: «Il vivente è quel che ti loderà, come fo io quest'oggi».

In modo più generale, è la storia d’Israele il quale rivivrà come popolo di Dio all'ultimo giorno, dopo il perdono di tutti i suoi peccati.

Il cap. 39 riferisce l’astuta tentazione di cui Ezechia è l'oggetto da parte degli ambasciatori del re di Babilonia. Egli vi soccombe... e noi pure, ogni volta che facciamo servire alla nostra propria gloria ciò che Dio ci ha affidato per la Sua gloria. «Che hai tu che non l'abbia ricevuto? — chiede 1 Corinzi 4:7 — E se pur l'hai ricevuto, perché ti glori?». — «Sono ricco, mi sono arricchito...», è nient'altro dell'insopportabile pretesa di Laodicea (Apocalisse 3:17).

Isaia 40:1-17
1Consolate, consolate il mio popolo, dice il vostro Dio.2Parlate al cuor di Gerusalemme, e proclamatele che il tempo della sua servitù è compiuto; che il debito della sua iniquità è pagato, ch’ella ha ricevuto dalla mano dell’Eterno il doppio per tutti i suoi peccati.3La voce d’uno grida: "Preparate nel deserto la via dell’Eterno, appianate ne’ luoghi aridi una strada per il nostro Dio!4Ogni valle sia colmata, ogni monte ed ogni colle siano abbassati; i luoghi erti siano livellati, i luoghi scabri diventino pianura.5Allora la gloria dell’Eterno sarà rivelata, e ogni carne, ad un tempo, la vedrà; perché la bocca dell’Eterno l’ha detto".6Una voce dice: "Grida!" E si risponde: "Che griderò?" "Grida che ogni carne è come l’erba, e che tutta la sua grazia è come il fiore del campo.7L’erba si secca, il fiore appassisce quando il soffio dell’Eterno vi passa sopra; certo, il popolo è come l’erba.8L’erba si secca, il fiore appassisce, ma la parola del nostro Dio sussiste in eterno".9O tu che rechi la buona novella a Sion, sali sopra un alto monte! O tu che rechi la buona novella a Gerusalemme, alza forte la voce! Alzala, non temere! Di’ alle città di Giuda: "Ecco il vostro Dio!"10Ecco, il Signore, l’Eterno, viene con potenza, e col suo braccio Ei domina. Ecco, la sua mercede è con lui, e la sua ricompensa lo precede.11Come un pastore, egli pascerà il suo gregge; raccoglierà gli agnelli in braccio, se li torrà in seno, e condurrà pian piano le pecore che allattano.12Chi ha misurato le acque nel cavo della sui mano o preso le dimensioni del cielo con la spanna? Chi ha raccolto la polvere della terra in una misura o pesato le montagne con la stadera ed i colli con la bilancia?13Chi ha preso le dimensioni dello spirito dell’Eterno o chi gli è stato consigliere per insegnargli qualcosa?14Chi ha egli consultato perché gli desse istruzione e gl’insegnasse il sentiero della giustizia, gl’impartisse la sapienza, e gli facesse conoscere la via del discernimento?15Ecco, le nazioni sono, agli occhi suoi, come una gocciola della secchia, come la polvere minuta delle bilance; ecco, le isole son come pulviscolo che vola.16Il libano non basterebbe a procurar il fuoco, e i suoi animali non basterebbero per l’olocausto.17Tutte le nazioni son come nulla dinanzi a lui; ei le reputa meno che nulla, una vanità.

I cap. 40 a 66 formano un insieme ben distinto, di modo che furono detti talvolta «il 2° libro d’Isaia». La prima parte aveva per soggetto principale la storia passata e futura d'Israele, e anche quella delle nazioni con cui ha avuto (ed avrà) da fare. Nella divisione che affrontiamo, si tratta essenzialmente dell'opera di Dio nei cuori per volgerli verso Lui. La nostra preghiera incominciando questa lettura è che una tale opera si compia in ognuno dei nostri cuori. Solo la grazia divina può compierla, e per questo motivo Dio comincia col parlare di consolazione e di perdono.

Fra i «gridi» che echeggiano al principio di questo capitolo (vers. 2, 3, 6, 9), vi è una voce che riconosciamo: quella di Giovanni Battista (Giovanni 1:23). Gli Evangeli ci informeranno in che modo egli ha preparato la via del Signore Gesù. L’appello seguente (citato in 1 Pietro 1:24 e 25) paragona il carattere fragile e passeggero della carne, compreso ciò che essa può produrre di più bello (il suo fiore) con la vivente e permanente parola di Dio» (parag. Matteo 24:35). Infine Gerusalemme è invitata ad annunziare a tutti: «Ecco il vostro Dio...» Siamo noi pure dei «messaggeri di buone novelle?» (parag. 2 Re 7:9).

Isaia 40:18-31
18A chi vorreste voi assomigliare Iddio? e con quale immagine lo rappresentereste?19Un artista fonde l’idolo, l’orafo lo ricopre d’oro e vi salda delle catenelle d’argento.20Colui che la povertà costrinse ad offrir poco sceglie un legno che non marcisca, e si procura un abile artista, che metta su un idolo che non si smova.21Ma non lo sapete? non l’avete sentito? Non v’è stato annunziato fin dal principio? Non avete riflettuto alla fondazione della terra?22Egli è colui che sta assiso sul globo della terra, e gli abitanti d’essa son per lui come locuste; egli distese i cieli come una cortina, e li spiega come una tenda per abitarvi;23egli riduce i principi a nulla, e annienta i giudici della terra;24appena piantati, appena seminati, appena il loro fusto ha preso radici in terra, Egli vi soffia contro, e quelli seccano, e l’uragano li porta via come stoppia.25A chi dunque voi vorreste somigliare perch’io gli sia pari? dice il Santo.26Levate gli occhi in alto, e guardate: Chi ha create queste cose? Colui che fa uscir fuori, e conta il loro esercito, che le chiama tutte per nome; e per la grandezza del suo potere e per la potenza della sua forza, non una manca.27Perché dici tu, o Giacobbe, e perché parli così, o Israele: "La mia via è occulta all’Eterno e al mio diritto non bada il mio Dio?"28Non lo sai tu? non l’hai tu udito? L’Eterno è l’Iddio d’eternità, il creatore degli estremi confini della terra. Egli non s’affatica e non si stanca; la sua intelligenza è imperscrutabile.29Egli dà forza allo stanco, e accresce vigore a colui ch’è spossato.30I giovani s’affaticano e si stancano; i giovani scelti vacillano e cadono,31ma quelli che sperano nell’Eterno acquistan nuove forze, s’alzano a volo come aquile; corrono e non si stancano, camminano e non s’affaticano.

Una grande questione sarà discussa nei cap. 40 a 48 che iniziamo: quella dell’idolatria del popolo. Naturalmente questo soggetto comincia con lo stabilire: Chi è il Dio della creazione? (vers. 12...). Prima di parlare dei falsi dèi, il profeta stabilisce l'esistenza e la grandezza del Dio incomparabile (vers. 18 e 25; Salmo 147:5). Tale è anche il miglior modo di annunziare l'Evangelo. Cominciamo col presentare Gesù. Poche parole basteranno in seguito per dimostrare la vanità degli idoli del mondo. Un paragone: quando un bambino si è impadronito di un arnese pericoloso, invece di strapparglielo con forza a rischio di ferirlo, i genitori gli presenteranno anzitutto un oggetto più bello che gli farà lasciare il primo.

Non soltanto Dio possiede la potenza in Se stesso, ma Egli è la sorgente di ogni vera potenza. Per voi pure, ragazzi, che forse credete ancora di possedere delle forze e delle capacità personali! Ritenete questi versetti 29 a 31; hanno manifestato la loro efficacia rianimando innumerevoli credenti scoraggiati. Serrateli nel vostro cuore come un corridore prudente tiene in serbo una provvista speciale per il momento della stanchezza. L’apostolo non si perdeva d'animo perché il suo sguardo rimaneva fissato sulle realtà invisibili (2 Corinzi 4:1, 16-18).

Isaia 41:1-16
1Isole, fate silenzio dinanzi a me! Riprendano nuove forze i popoli, s’accostino, e poi parlino! Veniamo assieme in giudizio!2Chi ha suscitato dall’oriente colui che la giustizia chiama sui suoi passi? Egli dà in balìa di lui le nazioni, e lo fa dominare sui re; egli riduce la loro spada in polvere, e il loro arco come pula portata via dal vento.3Ei li insegue, e passa in trionfo per una via che i suoi piedi non hanno mai calcato.4Chi ha operato, chi ha fatto questo? Colui che fin dal principio ha chiamato le generazioni alla vita; io, l’Eterno, che sono il primo, e che sarò cogli ultimi sempre lo stesso.5Le isole lo vedono, e son prese da paura; le estremità della terra tremano. Essi s’avvicinano, arrivano!6S’aiutano a vicenda; ognuno dice al suo fratello: "Coraggio!"7Il fabbro incoraggia l’orafo; il battiloro incoraggia colui che batte l’incudine, e dice della saldatura: "E’ buona!" e fissa l’idolo con de’ chiodi, perché non si smova.8Ma tu, Israele, mio servo, Giacobbe che io ho scelto, progenie d’Abrahamo, l’amico mio,9tu che ho preso dalle estremità della terra, che ho chiamato dalle parti più remote d’essa, e a cui ho detto: "Tu sei il mio servo; t’ho scelto e non t’ho reietto",10tu, non temere, perché io son teco; non ti smarrire, perché io sono il tuo Dio; io ti fortifico, io ti soccorro, io ti sostengo con la destra della mia giustizia.11Ecco, tutti quelli che si sono infiammati contro di te saranno svergognati e confusi; i tuoi avversari saranno ridotti a nulla, e periranno.12Tu li cercherai, e non li troverai più quelli che contendevano teco; quelli che ti facevano guerra saranno ridotti come nulla, come cosa che più non è;13perché io, l’Eterno, il tuo Dio, son quegli che ti prendo per la mia man destra e ti dico: "Non temere, io t’aiuto!"14Non temere, o Giacobbe che sei come un verme, o residuo d’Israele! Son io che t’aiuto, dice l’Eterno; e il tuo redentore è il Santo d’Israele.15Ecco, io faccio di te un erpice nuovo dai denti aguzzi; tu trebbierai i monti e li ridurrai in polvere, e renderai le colline simili alla pula.16Tu li ventilerai, e il vento li porterà via, e il turbine li disperderà; ma tu giubilerai nell’Eterno, e ti glorierai nel Santo d’Israele.

Dio non si è soltanto fatto conoscere nella sua creazione. Ha ugualmente mostrato che Egli s’occupava dell'uomo. Alle nazioni si è rivelato in giustizia e in giudizio (vers. 1 a 4). A Israele si è manifestato in grazia. Non si tratta forse dei discendenti di Giacobbe suo servitore e d'Abrahamo suo amico? «Essi sono diletti a causa dei padri. Poiché i doni di grazia e l'appello di Dio sono senza pentimento» (Romani 11:28 e 29; Salmo 105:6-10).

La debolezza di questo povero popolo — un misero verme — non è ostacolo alla sua benedizione. Al contrario, è la condizione stessa per godere delle promesse magnifiche (del vers. 10 in particolare), promesse che sono anche per noi: «Non temere, poiché sono con te; non ti smarrire poiché sono il tuo Dio. Io ti fortificherò; sì, io ti aiuterò; sì, io ti sosterrò...». «Non temere», è la piccola frase familiare (vers; 10, 13, 14; cap. 43:1; cap. 44:2...) per cui Colui che discerne i nostri turbamenti, le nostre inquietudini, viene teneramente a rassicurarci.

La fine del capitolo continua a stabilire ciò che è Dio in rapporto con gli idoli. Questi sono messi a sfida. Hanno essi la minima conoscenza delle cose del passato, o di «quelle avvenire»? (vers. 22 e 23). Allora lo provino! Il Creatore, il Dio che s’interessa dell'uomo è pure il Dio di ogni conoscenza.

Isaia 42:1-18
1Ecco il mio servo, io lo sosterrò; il mio eletto in cui si compiace l’anima mia; io ho messo il mio spirito su lui, egli insegnerà la giustizia alle nazioni.2Egli non griderà, non alzerà la voce, non la farà udire per le strade.3Non spezzerà la canna rotta e non spegnerà il lucignolo fumante; insegnerà la giustizia secondo verità.4Egli non verrà meno e non s’abbatterà finché abbia stabilita la giustizia sulla terra; e le isole aspetteranno fiduciose la sua legge.5Così parla Iddio, l’Eterno, che ha creato i cieli e li ha spiegati, che ha distesa la terra con tutto quello ch’essa produce, che dà il respiro al popolo che v’è sopra, e lo spirito a quelli che vi camminano.6Io, l’Eterno, t’ho chiamato secondo giustizia, e ti prenderò per la mano, ti custodirò e farò di te l’alleanza del popolo, la luce delle nazioni,7per aprire gli occhi dei ciechi, per trarre dal carcere i prigioni, e dalle segrete quei che giacciono nelle tenebre.8Io sono l’Eterno; tale è il mio nome; e io non darò la mia gloria ad un altro, né la lode che m’appartiene agl’idoli.9Ecco, le cose di prima sono avvenute, e io ve ne annunzio delle nuove; prima che germoglino, ve le rendo note.10Cantate all’Eterno un cantico nuovo, cantate le sue lodi alle estremità della terra, o voi che scendeste sul mare, ed anche gli esseri ch’esso contiene, le isole e i loro abitanti!11Il deserto e le sue città levino la voce! Levin la voce i villaggi occupati da Kedar! Esultino gli abitanti di Sela, diano in gridi di gioia dalla vetta dei monti!12Diano gloria all’Eterno, proclamino la sua lode nelle isole!13L’Eterno s’avanzerà come un eroe, ecciterà il suo ardore come un guerriero; manderà un grido, un grido tremendo, trionferà dei suoi nemici.14Per lungo tempo mi son taciuto, me ne sono stato cheto, mi son trattenuto; ora griderò come una donna ch’è sopra parto, respirerò affannosamente e sbufferò ad un tempo.15Io devasterò montagne e colline, ne farò seccare tutte l’erbe; ridurrò i fiumi in isole, asciugherò gli stagni.16Farò camminare i ciechi per una via che ignorano, li menerò per sentieri che non conoscono; muterò dinanzi a loro le tenebre in luce, renderò piani i luoghi scabri. Son queste le cose ch’io farò, e non li abbandonerò.17E volgeran le spalle, coperti d’onta, quelli che confidano negl’idoli scolpiti e dicono alle immagini fuse: "Voi siete i nostri dèi!"18Ascoltate, o sordi, e voi, ciechi, guardate e vedete!

La rivelazione progressiva che Dio fa di sé si completerà ora meravigliosamente. Il cap. 42 comincia col presentarci una Persona: «Ecco il mio Servo...» In Isaia si parla in modo così evidente del Signore Gesù che questo libro è stato chiamato «l’Evangelo dell'Antico Testamento». Abbiamo già trovato dei versetti annunzianti la sua nascita, poi la sua manifestazione in Galilea (cap. 7:14; cap. 9:1,2,6). Siamo ora trasportati sulle rive del Giordano. La potente voce di Giovanni Battista ha echeggiato nel deserto (cap. 40:3). Allora appare il perfetto Servitore. E subito, secondo la promessa che abbiamo qui, Dio mette il suo «Spirito su Lui». Sotto le apparenze d'una colomba, lo Spirito Santo viene a dimorare sul Diletto in cui il Padre «trova il suo compiacimento» (vers. 1; Matteo 3:16-17). Unto di Spirito Santo e di potenza, Egli comincia allora il suo instancabile ministero di grazia e di verità (vers. 1 a 4 citato in Matteo 12:18 a 21).

«Io non darò la mia gloria a un altro» dichiara l’Eterno. Questo vers. 8 permette di comprendere molti castighi e umiliazioni non soltanto per Israele (vers. 12...), ma anche per i cristiani oggi (vedere anche cap. 48:11).

Isaia 42:19-25; Isaia 43:1-7
19Chi è cieco, se non il mio servo, e sordo come il messo che io invio? Chi è cieco come colui ch’è mio amico, cieco come il servo dell’Eterno?20Tu hai visto molte cose, ma non v’hai posto mente; gli orecchi erano aperti, ma non hai udito nulla.21L’Eterno s’è compiaciuto, per amor della sua giustizia, di rendere la sua legge grande e magnifica;22ma questo è un popolo saccheggiato e spogliato; sono tutti legati in caverne, rinchiusi nelle segrete. Sono abbandonati al saccheggio, e non v’è chi li liberi; spogliati, e non v’è chi dica: "Restituisci!"23Chi di voi presterà orecchio a questo? Chi starà attento e ascolterà in avvenire?24Chi ha abbandonato Giacobbe al saccheggio e Israele in balìa de’ predoni? Non è egli stato l’Eterno? Colui contro il quale abbiamo peccato, e nelle cui vie non s’è voluto camminare, e alla cui legge non s’è ubbidito?25Perciò egli ha riversato su Israele l’ardore della sua ira e la violenza della guerra; e la guerra l’ha avvolto nelle sue fiamme, ed ei non ha capito; l’ha consumato, ed egli non se l’è presa a cuore.
1Ma ora così parla l’Eterno, il tuo Creatore, o Giacobbe, Colui che t’ha formato, o Israele! Non temere, perché io t’ho riscattato, t’ho chiamato per nome; tu sei mio!2Quando passerai per delle acque, io sarò teco; quando traverserai de’ fiumi, non ti sommergeranno; quando camminerai nel fuoco, non ne sarai arso, e la fiamma non ti consumerà.3Poiché io sono l’Eterno, il tuo Dio, il Santo d’Israele, il tuo salvatore; io t’ho dato l’Egitto come tuo riscatto, l’Etiopia e Seba in vece tua.4Perché tu sei prezioso agli occhi miei, perché sei pregiato ed io t’amo, io do degli uomini in vece tua, e dei popoli in cambio della tua vita.5Non temere, perché, io sono teco; io ricondurrò la tua progenie dal levante, e ti raccoglierò dal ponente.6Dirò al settentrione: "Da!" e al mezzogiorno: "Non ritenere; fa venire i miei figliuoli da lontano, e le mie figliuole dalle estremità della terra,7tutti quelli cioè che portano il mio nome, che io ho creati per la mia gloria, che ho formati, che ho fatti.

È importante comprendere a chi si rivolge lo Spirito di Dio in ogni parte delle Sacre Scritture. Molte persone si son smarrite, in particolare nell’interpretazione delle profezie, applicando alla Chiesa ciò che si riferisce al popolo giudeo. In tutti i nostri capitoli, non si tratta che d'Israele e del suo Messia. Ma inversamente, non trascuriamo questi passi, col pretesto che non si applicano direttamente ai cristiani. Quante parole commoventi contengono, parole che i riscattati riconoscono e s'appropriano, perché le hanno più volte udite nel segreto del loro cuore: «Non temere, perché io t'ho riscattato; ti ho chiamato per nome; tu sei mio...io sarò teco;... Quando camminerai nel fuoco, non ne sarai arso, e la fiamma non ti consumerà» (cap. 43:1 e 2). È stata l'esperienza dei tre amici di Daniele (Daniele 3). E se anche noi dobbiamo passare nel fuoco della prova, non saremo mai soli; il Signore ci ha promesso espressamente la sua compagnia; la fornace è un luogo prediletto di appuntamento di Cristo con i suoi (2 Timoteo 4:17).

«Quando passerai per delle acque...» Il fuoco e l’acqua: bisogna l'uno e l'altra per ottenere un buon acciaio, in altre parole per forgiarci una fede ben temprata.

Isaia 43:8-28
8Fa’ uscire il popolo cieco che ha degli occhi, e i sordi che han degli orecchi!9S’adunino tutte assieme le nazioni, si riuniscano i popoli! Chi fra loro può annunziar queste cose e farci udire delle predizioni antiche? Producano i loro testimoni e stabiliscano il loro diritto, affinché, dopo averli uditi, si dica: "E’ vero!"10I miei testimoni siete voi, dice l’Eterno, voi, e il mio servo ch’io ho scelto, affinché voi lo sappiate, mi crediate, e riconosciate che son io. Prima di me nessun Dio fu formato, e dopo di me, non v’è ne sarà alcuno.11Io, io sono l’Eterno, e fuori di me non v’è salvatore.12Io ho annunziato, salvato, predetto, e non è stato un dio straniero che fosse tra voi; e voi me ne siete testimoni, dice l’Eterno: Io sono Iddio.13Lo sono da che fu il giorno, e nessuno può liberare dalla mia mano; io opererò; chi potrà impedire l’opera mia?14Così parla l’Eterno, il vostro redentore, il Santo d’Israele: Per amor vostro io mando il nemico contro Babilonia; volgerò tutti in fuga, e i Caldei scenderanno sulle navi di cui sono sì fieri.15Io sono l’Eterno, il vostro Santo, il creatore d’Israele, il vostro re.16Così parla l’Eterno, che aprì una strada nel mare e un sentiero fra le acque potenti,17che fece uscire carri e cavalli, un esercito di prodi guerrieri; e tutti quanti furono atterrati, né più si rialzarono; furono estinti, spenti come un lucignolo.18Non ricordare più le cose passate, e non considerate più le cose antiche;19ecco, io sto per fare una cosa nuova; essa sta per germogliare; non la riconoscerete voi? Sì, io aprirò una strada nel deserto, farò scorrer de’ fiumi nella solitudine.20Le bestie de’ campi, gli sciacalli e gli struzzi, mi glorificheranno perché avrò dato dell’acqua al deserto, de’ fiumi alla solitudine per dar da bere al mio popolo, al mio eletto.21Il mio popolo che mi sono formato pubblicherà le mie lodi.22E tu non m’hai invocato, o Giacobbe, anzi ti sei stancato di me, o Israele!23Tu non m’hai portato l’agnello de’ tuoi olocausti, e non m’hai onorato coi tuoi sacrifizi; io non ti ho tormentato col chiederti offerte, né t’ho stancato col domandarti incenso.24Tu non m’hai comprato con denaro della canna odorosa, e non m’hai saziato col grasso de’ tuoi sacrifizi; ma tu m’hai tormentato coi tuoi peccati, m’hai stancato con le tue iniquità.25Io, io son quegli che per amor di me stesso cancello le tue trasgressioni, e non mi ricorderò più de tuoi peccati.26Risveglia la mia memoria, discutiamo assieme, parla tu stesso per giustificarti!27Il tuo primo padre ha peccato, i tuoi interpreti si sono ribellati a me;28perciò io ho trattato come profani i capi del santuario, ho votato Giacobbe allo sterminio, ho abbandonato Israele all’obbrobrio.

Consideriamo i magnifici nomi di Dio nei vers. 11 a 15: L’Eterno, il Medesimo... il vostro Redentore, il vostro Santo, il Creatore d'Israele, il vostro Re. «Fuori di me non v'è salvatore». «In nessun altro è la salvezza», riprenderà l'apostolo Pietro in Atti 4:12.

Ma la vita cristiana non si limita alla salvezza. Dio ha dei diritti su noi, come sul suo popolo terrestre. «Il popolo che mi sono formato pubblicherà le mie lodi» (vers. 21). Israele non ha riconosciuto questi diritti (vers. 22...). Ma purtroppo, nell’attuale cristianità, l'importanza della lode e del culto è altrettanto misconosciuta!

«Che mi sono formato»! È pure a causa di se stesso che Dio cancella le trasgressioni (vers. 25). La sua gloria esige la nostra santità. Egli ci provvede personalmente, benché sia il Dio offeso: «Io, io son quegli che per amor di me stesso cancello le tue trasgressioni». E non soltanto Egli le toglie, ma promette: «non mi ricorderò più dei tuoi peccati», compresi i più orribili. Quale grazia! Tuttavia Egli aggiunge: «Risveglia la mia memoria... parla tu stesso». A noi, discendenti d’Adamo peccatore, Egli lascia la cura di confessare il nostro stato, i nostri propri falli, per far risaltare pienamente l'opera compiuta per espiarli. Questo fa parte delle sue lodi che dobbiamo raccontare.

Isaia 44:1-13
1Ed ora ascolta, o Giacobbe, mio servo, o Israele, che io ho scelto!2Così parla l’Eterno che t’ha fatto, che t’ha formato fin dal seno materno, Colui che ti soccorre: Non temere, o Giacobbe mio servo, o Jeshurun ch’io ho scelto!3Poiché io spanderò delle acque sul suolo assetato, e dei ruscelli sulla terra arida; spanderò il mio spirito sulla tua progenie, e la mia benedizione sui tuoi rampolli;4ed essi germoglieranno come in mezzo all’erba, come salci in riva a correnti d’acque.5L’uno dirà: "Io sono dell’Eterno"; l’altro si chiamerà del nome di Giacobbe, e un altro scriverà sulla sua mano: "Dell’Eterno", e si onorerà di portare il nome d’Israele.6Così parla l’Eterno, re d’Israele e suo redentore, l’Eterno degli eserciti: Io sono il primo e sono l’ultimo, e fuori di me non v’è Dio.7Chi, come me, proclama l’avvenire fin da quando fondai questo popolo antico? Ch’ei lo dichiari e me lo provi! Lo annunzino essi l’avvenire, e quel che avverrà!8Non vi spaventate, non temete! Non te l’ho io annunziato e dichiarato da tempo? Voi me ne siete testimoni. V’ha egli un Dio fuori di me? Non v’è altra Ròcca; io non ne conosco alcuna.9Quelli che fabbricano immagini scolpite son tutti vanità; i loro idoli più cari non giovano a nulla; i loro propri testimoni non vedono, non capiscono nulla, perch’essi siano coperti d’onta.10Chi è che fabbrica un dio o fonde un’immagine perché non gli serve a nulla?11Ecco, tutti quelli che vi lavorano saranno confusi, e gli artefici stessi non sono che uomini! Si radunino tutti, si presentino!… Saranno spaventati e coperti d’onta tutt’insieme.12Il fabbro lima il ferro, lo mette nel fuoco, forma l’idolo a colpi di martello, e lo lavora con braccio vigoroso; soffre perfino la fame, e la forza gli vien meno; non beve acqua, e si spossa.13Il falegname stende la sua corda, disegna l’idolo con la matita, lo lavora con lo scalpello, lo misura col compasso, e ne fa una figura umana, una bella forma d’uomo, perché abiti in una casa.

Questi capitoli ci riportano all’inizio della storia d'Israele, nel libro dell'Esodo. L'Eterno aveva formato e separato questo popolo per sé (cap. 43:21; 44:2). Essi erano suoi e Lui di loro (vers. 5). In seguito aveva dato la legge che cominciava così: «Io sono l'Eterno, il tuo Dio... non avrai altri dii nel mio cospetto... Non ti fare scultura alcuna...» (Esodo 20:1 a 4). La storia del popolo ci impara a che punto questi comandamenti sono stati trasgrediti! Ma gli idoli non sono il peccato esclusivo d'Israele, neppure la particolarità dei popoli pagani (1 Corinzi 10:14). Facendo l'inventario degli oggetti che possediamo — e quello dei nostri pensieri segreti — forse scopriremo più d'un idolo solidamente stabilito. Ebbene, per questo motivo lo Spirito di Dio è così sovente attristato e la benedizione impedita (parag. vers. 3).

Meditiamo pure le due ultime espressioni della nostra lettura a riguardo dell’idolo. Esso è fatto secondo «una bella forma d'uomo» (parag. cap. 1:6). Quest'ultimo si compiace di se stesso, adorando e servendo la creatura invece del Creatore. In secondo luogo è fatto «perché abiti nella casa» (vers. 13). Vegliamo molto da vicino sul nostro cuore e anche sulla nostra casa (vedere Deuteronomio 27:15).

Isaia 44:14-28
14Si tagliano de’ cedri, si prendono degli elci, delle querci, si fa la scelta fra gli alberi della foresta, si piantano de’ pini che la pioggia fa crescere.15Poi tutto questo serve all’uomo per far del fuoco, ed ei ne prende per riscaldarsi, ne accende anche il forno per cuocere il pane; e ne fa pure un dio e l’adora, ne scolpisce un’immagine, dinanzi alla quale si prostra.16Ne brucia la metà nel fuoco, con l’altra metà allestisce la carne, ne cuoce l’arrosto, e si sazia. Ed anche si scalda e dice: "Ah! mi riscaldo, godo di veder questa fiamma!"17E con l’avanzo si fa un dio, il suo idolo, gli si prostra davanti, l’adora, lo prega e gli dice: "Salvami, poiché tu sei il mio dio!"18Non sanno nulla, non capiscono nulla; hanno impiastrato loro gli occhi perché non veggano, e il cuore perché non comprendano.19Nessuno rientra in se stesso, ed ha conoscimento e intelletto per dire: "Ne ho bruciata la metà nel fuoco, sui suoi carboni ho fatto cuocere il pane, v’ho arrostito la carne che ho mangiata, e farò col resto un’abominazione? e mi prostrerò davanti ad un pezzo di legno?"20Un tal uomo si pasce di cenere, il suo cuore sedotto lo travia, sì ch’ei no può liberare l’anima sua e dire: "Questo che tengo nella mia destra non è una menzogna?"21Ricordati di queste cose, o Giacobbe, o Israele, perché tu sei mio servo; io t’ho formato, tu sei il mio servo, o Israele, tu non sarai da me dimenticato.22Io ho fatto sparire le tue trasgressioni come una densa nube, e i tuoi peccati, come una nuvola; torna a me, perché io t’ho riscattato.23Cantate, o cieli, poiché l’Eterno ha operato! Giubilate, o profondità della terra! Date in grida di gioia, o montagne, o foreste con tutti gli alberi vostri! Poiché l’Eterno ha riscattato Giacobbe, e manifesta la sua gloria in Israele!24Così parla l’Eterno, il tuo redentore, Colui che t’ha formato fin dal seno materno: Io sono l’Eterno, che ha fatto tutte le cose; io solo ho spiegato i cieli, ho distesala terra, senza che vi fosse alcuno meco;25io rendo vani i presagi degl’impostori, e rendo insensati gl’indovini; io faccio indietreggiare i savi, e muto la loro scienza in follia;26io confermo la parola del mio servo, e mando ad effetto le predizioni de’ miei messaggeri; io dico di Gerusalemme: "Essa sarà abitata!" e delle città di Giuda: "Saranno riedificate" ed io ne rialzerò le rovine;27io dico all’abisso: "Fatti asciutto, io prosciugherò i tuoi fiumi!28io dico di Ciro: "Egli è il mio pastore; egli adempirà tutta la mia volontà, dicendo a Gerusalemme: "Sarai ricostruita!" e al tempio: "Sarai fondato!"

Per darsi una buona coscienza, il mondo mescola facilmente la religione con la ricerca dei suoi agi e delle sue soddisfazioni (parag. Esodo 32:6). Come quell’uomo che, con lo stesso legno, accende il forno, cuoce il pane, si scalda... e si scolpisce un idolo. Questa descrizione beffarda basta a provare la follia d'un tale culto. Invece di adorare Colui che l'ha creato, lo stolto si prostra davanti ad un volgare ceppo, un oggetto inerte uscito dalle proprie mani! I vers. 9 a 20 sono pieni dell'attività dell'uomo. Egli fa questo, egli fa quello. Si prodiga senza calcolare la sua fatica, e tutto ciò in una tragica illusione, poiché si «pasce di cenere... e non può liberare l'anima sua» (vers. 20). Ma dal vers. 21 troviamo ciò che Dio fa... «Io ho fatto sparire le tue trasgressioni come una densa nube, e i tuoi peccati, come una nuvola... io ti ho riscattato.» Come il vento spazza in un momento il cielo più nuvoloso, Dio col suo soffio potente scaccia tutto quel che s'è accumulato fra Lui — che è luce — e l'anima nostra che ha bisogna di questa luce come la terra ha bisogna di quella del sole. Chi ha «spiegato i cieli... distesa la terra», formato l'uomo, farà anche il necessario per la restaurazione del suo popolo,... e la salvezza di chiunque crede.

Isaia 45:1-13
1Così parla l’Eterno al suo unto, a Ciro, che io ho preso per la destra per atterrare dinanzi a lui le nazioni, per sciogliere le cinture ai fianchi dei re, per aprire davanti a lui le porte, sì che niuna gli resti chiusa.2Io camminerò dinanzi a te, e appianerò i luoghi scabri; frantumerò le porte di rame, e spezzerò le sbarre di ferro;3ti darò i tesori occulti nelle tenebre, e le ricchezze nascoste in luoghi segreti, affinché tu riconosca che io sono l’Eterno che ti chiama per nome, l’Iddio d’Israele.4Per amor di Giacobbe, mio servo, e d’Israele, mio eletto, io t’ho chiamato per nome, t’ho designato con speciale favore, quando non mi conoscevi.5Io sono l’Eterno, e non ve n’è alcun altro; fuori di me non v’è alcun Dio! Io t’ho cinto, quando non mi conoscevi,6perché dal levante al ponente si riconosca che non v’è altro Dio fuori di me. Io sono l’Eterno, e non ve n’è alcun altro;7io formo la luce, creo le tenebre, do il benessere, creo l’avversità; io, l’Eterno, son quegli che fa tutte queste cose.8Cieli, stillate dall’alto, e faccian le nuvole piover la giustizia! S’apra la terra, e sia ferace di salvezza, e faccia germogliar la giustizia al tempo stesso. Io, l’Eterno, creo tutto questo.9Guai a colui che contende col suo creatore, egli, rottame fra i rottami di vasi di terra! L’argilla dirà essa a colui che la forma: "Che fai?" o l’opera tua dirà essa; "Ei non ha mani?"10Guai a colui che dice a suo padre: "Perché generi?" e a sua madre: "Perché partorisci?"11Così parla l’Eterno, il Santo d’Israele, colui che l’ha formato: Voi m’interrogate circa le cose avvenire! Mi date degli ordini circa i miei figliuoli e circa l’opera delle mie mani!12Ma io, io son quegli che ho fatto la terra, e che ho creato l’uomo sovr’essa; io, con le mie mani, ho spiegato i cieli, e comando a tutto l’esercito loro.13Io ho suscitato Ciro, nella mia giustizia, e appianerò tutte le sue vie; egli riedificherà la mia città, e rimanderà liberi i miei esuli senza prezzo di riscatto e senza doni, dice l’Eterno degli eserciti.

L’Eterno ha annunziato che si sarebbe servito di Ciro per adempiere tutto il suo compiacimento (rileggere cap. 44:28). Questo re, che doveva por fine alla cattività del popolo a Babilonia, è chiamato per nome molto tempo prima dell'inizio di questa cattività! La grazia divina teneva così questo salvatore come «in riserva» durante tutta la durata del castigo. Sotto forma d'una rivelazione personale a Ciro, si presenta l'occasione per l'Eterno di confermare che fuori di Lui non c'è altro Dio (vers. 5; parag. con 1 Corinzi 8:4 a 6 e Efesini 4:6). Non è dunque soltanto ai Giudei che Dio si è fatto conoscere, ma anche alle nazioni di cui facciamo parte. Molto tempo prima della nostra nascita, prima dell'origine del mondo, fin dai tempi eterni, il vostro nome e il mio sono stati nella sua mente. Egli si proponeva anche di adempiere per noi «tutto il suo compiacimento» al momento convenevole... che è il momento presente (Efesini 3:8-10). Rispondiamo noi, ognuno al suo posto e nella sua misura a ciò che Dio ha così atteso da noi? (parag. Atti 13:36 riguardo a Davide).

I vers. 9 e 10, a cui ha certamente pensato l’apostolo scrivendo Romani 9:20, stabiliscono la follia di quelli che contestano con quel Dio creatore e sovrano.

Isaia 45:14-25
14Così parla l’Eterno: Il frutto delle fatiche dell’Egitto e del traffico dell’Etiopia e dei Sabei dalla grande statura passeranno a te, e saranno tuoi; que’ popoli cammineranno dietro a te, passeranno incatenati, si prostreranno davanti a te, e ti supplicheranno dicendo: "Certo, Iddio è in te, e non ve n’è alcun altro; non v’è altro Dio".15In verità tu sei un Dio che ti nascondi, o Dio d’Israele, o Salvatore!16Saranno svergognati, sì, tutti quanti confusi, se n’andranno tutti assieme coperti d’onta i fabbricanti d’idoli;17ma Israele sarà salvato dall’Eterno d’una salvezza eterna, voi non sarete svergognati né confusi, mai più in eterno.18Poiché così parla l’Eterno che ha creato i cieli, l’Iddio che ha formato la terra, l’ha fatta, l’ha stabilita, non l’ha creata perché rimanesse deserta, ma l’ha formata perché fosse abitata: Io sono l’Eterno e non v’è alcun altro.19Io non ho parlato in segreto: in qualche luogo tenebroso della terra; io non ho detto della progenie di Giacobbe: "Cercatemi invano!" Io, l’Eterno, parlo con giustizia, dichiaro le cose che son rette.20Adunatevi, venite, accostatevi tutti assieme, voi che siete scampati dalle nazioni! Non hanno intelletto quelli che portano il loro idolo di legno, e pregano un dio che non può salvare.21Annunziatelo, fateli appressare, prendano pure consiglio assieme! Chi ha annunziato queste cose fin dai tempi antichi e l’ha predette da lungo tempo? Non sono forse io, l’Eterno? E non v’è altro Dio fuori di me, un Dio giusto, e non v’è Salvatore fuori di me.22Volgetevi a me e siate salvati, voi tutte le estremità della terra! Poiché io sono Dio, e non ve n’è alcun altro.23Per me stesso io l’ho giurato; è uscita dalla mia bocca una parola di giustizia, e non sarà revocata: Ogni ginocchio si piegherà davanti a me, ogni lingua mi presterà giuramento.24Solo nell’Eterno, si dirà di me, è la giustizia e la forza; a lui verranno, pieni di confusione, tutti quelli ch’erano accesi d’ira contro di lui.25Nell’Eterno sarà giustificata e si glorierà tutta la progenie d’Israele.

Ciò che l’Eterno adempirà per il ristabilimento del suo popolo lo farà conoscere a tutti come «l'Iddio d'Israele, il Salvatore...» (vers. 15). In contrasto con gli dèi che non salvano (fine del vers. 20), Egli stesso dichiara con gran forza: «Non v'è altro Dio fuori di me, un Dio giusto e non v'è Salvatore fuori di me». E si rivolge non soltanto alla discendenza d'Israele, ma a tutti gli uomini: «Volgetevi a me e siate salvati, voi tutte le estremità della terra!...» (vers. 21 e 22). Quest'appello risuona nel mondo oggi; ognuno di noi vi ha risposto? Riconosciamo la voce del «nostro Dio salvatore che vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità...» (1 Timoteo 2:4 e 5; leggere anche Tito 2:11). Ma affinché Dio potesse mostrarsi ad un tempo «giusto e salvatore» sappiamo quel che fu necessario. Il castigo che doveva soddisfare la sua giustizia a riguardo del peccato ha colpito Colui che il seguito dello stesso passo in Timoteo chiama «il mediatore fra Dio e gli uomini,... l'uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso come prezzo di riscatto per tutti». A buon diritto ogni ginocchio si piegherà davanti a questo gran Dio salvatore ed ogni lingua confesserà altamente Dio (vers. 23 citato in Romani 14:11).

Isaia 46:1-13
1Bel crolla, Nebo cade; le loro statue son messe sopra animali, su bestie da soma; quest’idoli che voi portavate qua e là son diventati un carico; un peso per la bestia stanca!2Son caduti, son crollati assieme, non possono salvare il carico, ed essi stessi se ne vanno in cattività.3Ascoltatemi, o casa di Giacobbe, e voi tutti, residuo della casa d’Israele, voi di cui mi son caricato dal dì che nasceste, che siete stati portati fin dal seno materno!4Fino alla vostra vecchiaia io sarò lo stesso, fino alla vostra canizie io vi porterò; io vi ho fatti, ed io vi sosterrò; sì, vi porterò e vi salverò.5A chi mi assomigliereste, a chi mi uguagliereste, a chi mi paragonereste quasi fossimo pari?6Costoro profondono l’oro dalla loro borsa, pesano l’argento nella bilancia; pagano un orefice perché ne faccia un dio per prostrarglisi dinanzi, per adorarlo.7Se lo caricano sulle spalle, lo portano, lo mettono al suo posto, ed esso sta in piè, e non si muove dal suo posto; e benché uno gridi a lui, esso non risponde né lo salva dalla sua distretta.8Ricordatevi di questo, e mostratevi uomini! O trasgressori, rientrate in voi stessi!9Ricordate il passato, le cose antiche: perché io sono Dio, e non ve n’è alcun altro; son Dio, e niuno è simile a me;10che annunzio la fine sin dal principio, e molto tempo prima predìco le cose non ancora avvenute; che dico: "Il mio piano sussisterà, e metterò ad effetto tutta la mia volontà";11che chiamo dal levante un uccello da preda, e da una terra lontana l’uomo che effettui il mio disegno. Sì, io l’ho detto, e lo farò avvenire; ne ho formato il disegno e l’eseguirò.12Ascoltatemi, o gente dal cuore ostinato, che siete lontani dalla giustizia!13Io faccio avvicinare la mia giustizia; essa non è lungi, e la mia salvezza non tarderà; io porrò la salvezza in Sion, e la mia gloria sopra Israele.

Il profeta prosegue il suo paragone con un nuovo quadro molto impressionante. Da un lato, idoli pesanti che sono fardelli gravosi per quelli che li portano! Dall’altro, un Dio potente e fedele che si è invece caricato del suo popolo dal principio alla fine della sua storia «come un uomo porta il suo figliuolo» (vers. 3; Deuteronomio 1:31). A questa posizione privilegiata, Israele ha preferito il servizio ingrato di falsi dèi impotenti e ridicoli (vers. 6 e 7). Ma questi l'hanno fatto vacillare pesantemente, schiacciandolo sotto il loro peso, e saranno alla fine la causa della sua cattività. Moralmente è sempre così. Gli idoli più nobili secondo il mondo (questi sono d'oro e d'argento, mentre quelli del cap. 44 erano solo di legno) conducono infallibilmente quelli che li servono alla loro rovina finale. Ma invece, che cosa ci propone il Signore Gesù? Confidarci in Lui fin dalla giovinezza; continuare ad appoggiarci su lui anno dopo anno durante tutta la nostra vita; infine, se dobbiamo pervenire all'età in cui le forze declinano, godere ancora della bella promessa: «Fino alla vostra vecchiaia io sarò lo stesso, fino alla vostra canizie io vi porterò» (vers. 4).

Isaia 47:1-15
1Scendi, e siedi sulla polvere, o vergine figliuola di Babilonia! Siediti in terra, senza trono, o figliuola de’ Caldei! poiché non ti si chiamerà più la delicata, la voluttuosa.2Metti mano alle macine, e macina farina; lèvati il velo, alzati lo strascico, scopriti la gamba, e passa i fiumi!3Si scopra la tua nudità, si vegga la tua onta; io farò vendetta, e non risparmierò anima viva.4Il nostro redentore ha nome l’Eterno degli eserciti, il Santo d’Israele.5Siediti in silenzio e va’ nelle tenebre, o figliuola de’ Caldei, poiché non sarai più chiamata la signora dei regni.6Io mi corrucciai contro il mio popolo, profanai la mia eredità e li diedi in mano tua; tu non avesti per essi alcuna pietà; facesti gravar duramente il tuo giogo sul vecchio,7e dicesti: "Io sarò signora in perpetuo; talché non prendesti a cuore e non ricordasti la fine di tutto questo.8Or dunque ascolta questo, o voluttuosa, che te ne stai assisa in sicurtà, e dici in cuor tuo: "Io, e nessun altro che io! Io non rimarrò mai vedova, e non saprò che sia l’esser orbata dai figliuoli";9ma queste due cose t’avverranno in un attimo, in uno stesso giorno: privazione di figliuoli e vedovanza; ti piomberanno addosso tutte assieme, nonostante la moltitudine de’ tuoi sortilegi e la grande abbondanza de’ tuoi incantesimi.10Tu ti fidavi della tua malizia, tu dicevi: "Nessuno mi vede, la tua saviezza e la tua scienza t’hanno sedotta, e tu dicevi in cuor tuo:11"Io e nessun altro che io". Ma un mala verrà sopra a te, che non saprai come scongiurare; una calamità ti piomberà addosso, che non potrai allontanar con alcuna espiazione; e ti cadrà repentinamente addosso una ruina, che non avrai preveduta.12Stattene or là co’ tuoi incantesimi e con la moltitudine de’ tuoi sortilegi, ne’ quali ti sei affaticata fin dalla tua giovinezza! forse potrai trarne profitto, forse riuscirai ad incutere terrore.13Tu sei stanca di tutte le tue consultazioni; si levino dunque quelli che misurano il cielo, che osservano le stelle, che fanno pronostici ad ogni novilunio, e ti salvino dalle cose che ti piomberanno addosso!14Ecco, essi sono come stoppia, il fuoco li consuma; non salveranno la loro vita dalla violenza della fiamma; non ne rimarrà brace a cui scaldarsi, né fuoco dinanzi al quale sedersi.15Tale sarà la sorte di quelli intorno a cui ti sei affaticata. Quelli che han trafficato teco fin dalla giovinezza andranno errando ognuno dal suo lato, e non vi saranno alcuno che ti salvi.

Si tratta ora di Babilonia. La sua caduta si trova annunziata già prima della sua entrata nella storia. Adoperata dall’Eterno per disciplinare il suo popolo, essa non ha avuto per esso alcuna pietà; non prese «queste cose a cuore», infine, non si è ricordata «la fine di tutto questo» (vers. 7; Deuteronomio 32:29). Per mezzo di Daniele, Dio le aveva fatto conoscere questa fine (vedere Daniele 2:45). E nonostante ciò l'orgogliosa città ha dichiarato: «Io sarò signora in perpetuo» (vers. 7). E conosciamo la sua fine, solenne e subitanea, durante la notte tragica del convito di Belsatsar (Daniele 5:30).

Babilonia è, nel Nuovo Testamento, la figura della cristianità come Chiesa responsabile. Questa si è stancata d’essere straniera quaggiù e di soffrire. Ha preferito un trono alle croce. Ha dimenticato la misericordia, ha dominato sulle anime, ha disconosciuto i diritti del Signore e perduto di vista il suo ritorno. Si è accordata con una moltitudine d'idoli e di superstizioni (vers. 12 e 13). Ma il momento della sua rovina giungerà (Apocalisse 18). Allora Cristo presenterà al cielo e alla terra la sua vera Sposa: la Chiesa, composta di tutti i suoi cari riscattati, rapita presso di Lui prima di questi avvenimenti. Ne farete parte?

Isaia 48:1-8
1Ascoltate questo, o casa di Giacobbe, voi che siete chiamati del nome d’Israele, e che siete usciti dalla sorgente di Giuda; voi che giurate per il nome dell’Eterno, e menzionate l’Iddio d’Israele ma senza sincerità, senza rettitudine!2Poiché prendono il loro nome dalla città santa, s’appoggiano sull’Iddio d’Israele, che ha nome l’Eterno degli eserciti!3Già anticamente io annunziai le cose precedenti; esse uscirono dalla mia bocca, io le feci sapere; a un tratto io le effettuai, ed esse avvennero.4Siccome io sapevo, o Israele, che tu sei ostinato, che il tuo collo ha muscoli di ferro e che la tua fronte è di rame,5io t’annunziai queste cose anticamente; te le feci sapere prima che avvenissero, perché tu non avessi a dire: "Le ha fatte il mio idolo, le ha ordinate la mia immagine scolpita, la mia immagine fusa".6Tu ne hai udito l’annunzio; mirale avvenute tutte quante. Non lo proclamate voi stessi? Ora io t’annunzio delle cose nuove, delle cose occulte, a te ignote.7Esse stanno per prodursi adesso, non da tempo antico; e, prima d’oggi non ne avevi udito parlare, perché tu non abbia a dire: "Ecco, io le sapevo".8No, tu non ne hai udito nulla, non ne hai saputo nulla, nulla in passato te ne mai venuto agli orecchi, perché sapevo che ti saresti condotto perfidamente, e che ti chiami "Ribelle" fin dal seno materno.

Gli «interpreti dei cieli, gli osservatori delle stelle» (cap. 47:13) ed altri astrologi, hanno in ogni tempo pronosticato alle spese della credulità popolare. Ad onta delle loro pretese, non è in potere di nessuno predire l’avvenire. Dio solo ne ha conoscenza e ci rivela nella sua Parola le cose che abbiamo bisogno di conoscere (cap. 46:10; Atti 1:7). L'adempimento nel passato degli avvenimenti che furono annunziati in anticipo per mezzo dei profeti, è una prova di più dell'esistenza e della onnipotenza di Dio (vers. 5; vedere Giovanni 13:19). Le prime cose dichiarate da lungo tempo sono avvenute (vers. 3). Questo prova che le cose nuove sono e saranno anche l'opera di Dio (vers. 6; Matteo 13:52). Oggi è alla portata di tutti, e particolarmente dei Giudei, investigare le Scritture per assicurarsene. Molti secoli prima, il rigettamento del loro Messia è stato chiaramente annunziato dal più grande dei profeti, precisamente nei capitoli che leggiamo. Purtroppo, non solo Israele, ma l'uomo, in generale è veramente «ostinato»; il suo collo ha muscoli di ferro; la sua fronte è di rame (vers. 4); il suo orecchio è chiuso (vers. 8). E soprattutto, il suo cuore è duro (ostinato; cap. 46:12).

Isaia 48:9-22
9Per amor del mio nome io differirò la mia ira, e per amor della mia gloria io mi raffreno per non sterminarti.10Ecco, io t’ho voluto affinare, ma senza ottenere argento, t’ho provato nel crogiuolo d’afflizione.11Per amor di me stesso, per amor di me stesso io voglio agire; poiché, come lascerei io profanare il mio nome? e la mia gloria io non la darò ad un altro.12Ascoltami, o Giacobbe, e tu, Israele, che io ho chiamato. Io son Colui che è; io sono il primo, e son pure l’ultimo.13La mia mano ha fondato la terra, e la mia destra ha spiegato i cieli; quand’io li chiamò, si presentano assieme.14Adunatevi tutti quanti, ed ascoltate! Chi tra voi ha annunziato queste cose? Colui che l’Eterno ama eseguirà il suo volere contro Babilonia, e leverà il suo braccio contro i Caldei.15Io, io ho parlato, io l’ho chiamato; io l’ho fatto venire, e la sua impresa riuscirà.16Avvicinatevi a me, ascoltate questo: Fin dal principio io non ho parlato in segreto; quando questi fatti avvenivano, io ero presente; e ora, il Signore, l’Eterno, mi manda col suo spirito.17Così parla l’Eterno, il tuo redentore, il Santo d’Israele: Io sono l’Eterno, il tuo Dio, che t’insegna per il tuo bene, che ti guida per la via che devi seguire.18Oh fossi tu pur attento ai miei comandamenti! la tua pace sarebbe come un fiume, e la tua giustizia, come le onde del mare;19la tua posterità sarebbe come la rena, e il frutto delle tue viscere come la sabbia ch’è nel mare; il suo nome non sarebbe cancellato né distrutto d’innanzi al mio cospetto.20Uscite da Babilonia, fuggitevene lungi dai Caldei! Con voce di giubilo, annunziatelo, banditelo, datene voce fino all’estremità della terra! Dite: "L’Eterno ha redento il suo servo Giacobbe.21Ed essi non hanno avuto sete quand’ei li ha condotti attraverso i deserti; egli ha fatto scaturire per essi dell’acqua dalla roccia; ha fenduto la roccia, e n’è colata l’acqua".22Non v’è pace per gli empi, dice l’Eterno.

«Per amor del mio nome... e per amor di me stesso!» Noi dimentichiamo molto sovente questo gran motivo degli interventi di Dio. Adottando Israele come suo popolo — e noi cristiani come suoi figli e sue figlie — Dio si è in certo modo impegnato personalmente, proprio come un padre è impegnata di fronte ad estranei per mezzo degli atti dei suoi figli! Noi siamo, secondo il caso, liberati, purificati... o castigati, a causa della gloria del Padre di cui siamo i figli (vedere Giosuè 7 fine del vers. 9). Ma Dio ha pure un altro motivo per insegnarci e disciplinarci: il nostro bene (vers. 17; Ebrei 12:10).

La pace del cuore, «come un fiume» calmo e potente, deriva dall’obbedienza del credente (vers. 18). Si comprende: nella corrente della volontà di Dio non si conosce né l'agitazione né il ribollimento del torrente nei monti. Si realizza il vers. 3 del cap. 26: «Tu manterrai in una pace perfetta colui che s'appoggia su te» (versione corretta). Notiamo che il Signore dà la sua pace ai suoi dopo aver ordinato loro di osservare i suoi comandamenti e la sua Parola (Giovanni 14:15, 21, 23, 27). Preziosa pace dei riscattati del Signore! Essa è sconosciuta ai malvagi (vers. 22).

Isaia 49:1-13
1Isole, ascoltatemi! Popoli lontani, state attenti! L’Eterno m’ha chiamato fin dal seno materno, ha mentovato il mio nome fin dalle viscere di mia madre.2Egli ha reso la mia bocca come una spada tagliente, m’ha nascosto nell’ombra della sua mano; ha fatto di me una freccia aguzza, m’ha riposto nel suo turcasso,3e m’ha detto: "Tu sei il mio servo, Israele, nel quale io manifesterò la mia gloria".4Ma io dicevo: "Invano ho faticato, inutilmente, per nulla ho consumato la mia forza; ma certo, il mio diritto è presso l’Eterno, e la mia ricompensa è presso all’Iddio mio".5Ed ora parla l’Eterno che m’ha formato fin dal seno materno per esser suo servo, per ricondurgli Giacobbe, e per raccogliere intorno a lui Israele; ed io sono onorato agli occhi dell’Eterno, e il mio Dio è la mia forza.6Egli dice: "E’ troppo poco che tu sia mio servo per rialzare le tribù di Giacobbe e per ricondurre gli scampati d’Israele; voglio far di te la luce delle nazioni, lo strumento della mia salvezza fino alle estremità della terra".7Così parla l’Eterno, il redentore, il Santo d’Israele, a colui ch’è disprezzato dagli uomini, detestato dalla nazione, schiavo de’ potenti: Dei re lo vedranno e si riveleranno; dei principi pure, e si prostreranno, a motivo dell’Eterno ch’è fedele, del Santo d’Israele che t’ha scelto.8Così parla l’Eterno: Nel tempo della grazia io t’esaudirò, nel giorno della salvezza t’aiuterò; ti preserverò, e farò di te l’alleanza del popolo, per rialzare il paese, per rimetterli in possesso delle eredità devastate,9per dire ai prigioni: "Uscite!" e a quelli che sono nelle tenebre: "Mostratevi!" Essi pasceranno lungo le vie, e troveranno il loro pascolo su tutte le alture;10non avranno fame né sete, né miraggio né sole li colpirà più; poiché Colui che ha pietà di loro li guiderà, e li menerà alle sorgenti d’acqua.11Io muterò tutte le mie montagne in vie, e le mie strade saranno riattate.12Guardate! Questi vengon di lontano; ecco, questi altri vengon da settentrione e da occidente, e questi dal paese de’ Sinim.13Giubilate, o cieli, e tu, terra, festeggia! Date in gridi di gioia, o monti, poiché l’Eterno consola il suo popolo, ed ha pietà de’ suoi afflitti.

A questo punto del libro, segnato da un’importante divisione, viene provato che Israele è stato un servitore infedele. Così l'Eterno gli sostituisce Cristo, il vero Israele (vers. 3), servitore obbediente, nel quale si glorierà. Ora, a tutta prima, il lavoro del Signore poteva sembrarGli esser stato inutile (vers. 4). Non soltanto Israele non è stato radunato, ma ha rigettato il suo Messia. E tuttavia i vers. 5 e 6, come pure il cap. 53:11, ci assicurano che, malgrado questo fallimento apparente, Cristo «vedrà il frutto del travaglio dell'anima sua». I figli di Dio dispersi sono oggi radunati per costituire la famiglia celeste (Giovanni 11:51 e 52). Il rigettamento del Signore da parte del suo popolo ha permesso a Dio di estendere la sua salvezza «fino alle estremità della terra».

Non è forse meraviglioso questo colloquio fra l’Eterno e il suo «santo servitore Gesù»? (Atti 4:27). Rivolgendosi a «Colui che è disprezzato dagli uomini (parag. cap. 53:3), a Colui che è detestato dalla nazione, al servitore dei potenti» (ma che ha un prezzo infinito per il proprio cuore), Dio gli promette che presto le cose saranno capovolte: Dei re «si leveranno» davanti a Lui, come ci si alza all'arrivo d'uno più grande di noi; «dei principi pure, e si prostreranno» (parag. Filippesi 2:6 a 11).

Isaia 49:14-26
14Ma Sion ha detto: "L’Eterno m’ha abbandonata, il Signore m’ha dimenticata".15Una donna dimentica ella il bimbo che allatta, cessando d’aver pietà del frutto delle sue viscere? Quand’anche le madri dimenticassero, io non dimenticherò te.16Ecco, io t’ho scolpita sulle palme delle mia mani; le tua mura mi stan del continuo davanti agli occhi.17I tuoi figliuoli accorrono; i tuoi distruttori, i tuoi devastatori s’allontanano da te.18Volgi lo sguardo all’intorno, e mira: Essi tutti si radunano, e vengono a te. Com’è vero ch’io vivo, dice l’Eterno, tu ti rivestirai d’essi come d’un ornamento, te ne cingerai come una sposa.19Nelle tue ruine, ne’ tuoi luoghi desolati, nel tuo paese distrutto, sarai ora troppo allo stretto per i tuoi abitanti; e quelli che ti divoravano s’allontaneranno da te.20I figliuoli di cui fosti orbata ti diranno ancora all’orecchio: "Questo posto è troppo stretto per me; fammi largo, perch’io possa stanziarmi".21E tu dirai in cuor tuo: "Questi, chi me li ha generati? giacché io ero orbata dei miei figliuoli, sterile, esule, scacciata. Questi, chi li ha allevati? Ecco, io ero rimasta sola; questi, dov’erano?"22Così parla il Signore, l’Eterno: Ecco, io leverò la mia mano verso le nazioni, alzerò la mia bandiera verso i popoli, ed essi ti ricondurranno i tuoi figliuoli in braccio, e ti riporteranno le tue figliuole sulle spalle.23Dei re saranno tuoi balii, e le loro regine saranno tue balie; essi si prostreranno dinanzi a te con la faccia a terra, e leccheranno la polvere de’ tuoi piedi; e tu riconoscerai che io sono l’Eterno, e che coloro che sperano in me non saranno confusi.24Si strapperà egli il bottino al potente? e i giusti fatti prigioni saranno essi liberati?25Sì; così dice l’Eterno: Anche i prigioni del potente saran portati via, e il bottino del tiranno sarà ripreso; io combatterò con chi combatte teco, e salverò i tuoi figliuoli.26E farò mangiare ai tuoi oppressori la loro propria carne, e s’inebrieranno col loro proprio sangue, come col mosto; e ogni carne riconoscerà che io, l’Eterno, sono il tuo salvatore, il tuo redentore, il Potente di Giacobbe.

Al tempo della prima venuta del Signore, Israele non è stato radunato (vers. 5). Ma l’ora di questo radunamento suonerà. Non soltanto Giuda e Beniamino, ma le dieci tribù oggi disperse prenderanno la strada del ritorno. Convergeranno da tutti i punti cardinali, sì, anche dalla lontana Cina (il paese di Sinim? — vers. 12), poiché Dio ha saputo, durante più di 20 secoli, preservare miracolosamente la loro unità razziale.

Visione gloriosa: Gerusalemme raduna infine i suoi figli sotto la sua ala, quello che il Signore aveva molto desiderato fare quando era quaggiù. Ma erano loro che non l’avevano voluto (Luca 13:34). Come per un'immensa riunione di famiglia, i figli e le figlie di Giacobbe, da tanto tempo separati, accorrono, si riconoscono, si rallegrano assieme. Sarà il compimento profetico del Salmo 133.

Da questa scena terrestre, il nostro pensiero si eleva alla grande riunione celeste. Di tutti i riscattati del Signore, di quelli che Egli ha ricevuti dal padre suo, non ne mancherà nessuno. Ogni pecora è fin d’ora al riparo nella Sua mano, ed ha il suo nome come scolpito sulle palme di quelle mani che furono forate (vers. 16; Giovanni 10:28; 17:12). I prigionieri dell'uomo forte gli sono stati strappati per sempre per mezzo della vittoria della croce (vers. 25; Luca 11:21 e 22).

Isaia 50:1-11
1Così parla l’Eterno: Dov’è la lettera di divorzio di vostra madre per la quale io l’ho ripudiata? O qual è quello de’ miei creditori al quale io vi ho venduto? Ecco, per le vostre iniquità siete stati venduti, e per le vostre trasgressioni vostra madre è stata ripudiata.2Perché, quand’io son venuto, non s’è trovato alcuno? Perché, quand’ho chiamato, nessuno ha risposto? La mia mano è ella davvero troppo corta per redimere? o no ho io forza da liberare? Ecco, con la mia minaccia io prosciugo il mare, riduco i fiumi in deserto; il loro pesce diventa fetido per mancanza d’acqua, e muore di sete.3Io rivesto i cieli di nero, e do loro un cilicio per coperta.4Il Signore, l’Eterno, m’ha dato una lingua esercitata perch’io sappia sostenere con la parola lo stanco; egli risveglia, ogni mattina risveglia il mio orecchio, perch’io ascolti, come fanno i discepoli.5Il Signore, l’Eterno, m’ha aperto l’orecchio, ed io non sono stato ribelle e non mi son tratto indietro.6Io ho presentato il mio dorso a chi mi percoteva, e le me guance, a chi mi strappava la barba; io non ho nascosto il mio volto all’onta e agli sputi.7Ma il Signore, l’Eterno, m’ha soccorso; perciò non sono stato confuso; perciò ho reso la mia faccia simile ad un macigno, e so che non sarò svergognato.8Vicino è colui che mi giustifica; chi contenderà meco? compariamo assieme! Chi è il mio avversario? Mi venga vicino!9Ecco, il Signore, l’Eterno, mi verrà in aiuto; chi è colui che mi condannerà? Ecco, tutti costoro diventeranno logori come un vestito, la tignola li roderà.10Chi è tra voi che tema l’Eterno, che ascolti la voce del servo di lui? Benché cammini nelle tenebre, privo di luce, confidi nel nome dell’Eterno, e s’appoggi sul suo Dio!11Ecco, voi tutti che accendete un fuoco, che vi cingete di tizzoni, andatevene nelle fiamme del vostro fuoco, e fra i tizzoni che avete accesso! Questo avrete dalla mia mano; voi giacerete nel dolore.

Invano hanno echeggiato gli appelli dell’Eterno. «Ascoltatemi», non ha cessato di ripetere (cap. 44:1; 46:3 e 12; 48:1 e 12; 49:1). Purtroppo, sia alla voce di Giovanni (cap. 40:3) o a quella del Messia stesso... «nessuno ha risposto» (vers. 2). Si può pensare a quel che è stata per il Signore Gesù quest'indifferenza. Egli veniva con «la lingua dei sapienti (esercitata)»: quella dell'amore. Ma nessuno ha voluto comprenderla. «Tu non hai udito... nulla in passato te n'è mai venuto agli orecchi» (cap. 48:8). Tuttavia che esempio dava loro! Ogni mattino trovava quest'Uomo obbediente, prestando orecchio alle parole del Padre suo, attento all'espressione della sua volontà per la giornata (se Egli sentiva questo bisogno, a più forte ragione dovremmo noi sentirlo).

Poi l’indifferenza verso Gesù s'è cambiata in odio. Il vers. 6 ci ricorda gli oltraggi ch'Egli ha subìto. Ma pur sapendo quel che l'aspettava, non s'è tratto indietro; ha reso la sua faccia simile ad un macigno (vers. 5 e 7; Luca 9:51).

In quel che ci concerne ascoltiamo l’appello del vers. 10. Noi che siamo figli di luce non lasciamoci abbagliare dalle fugaci scintille con cui il mondo cerca di farsi luce (vers. 11).

Isaia 51:1-11
1Ascoltatemi, voi che procacciate la giustizia, che cercate l’Eterno! Considerate la roccia onde foste tagliati, e la buca della cava onde foste cavati.2Considerate Abrahamo vostro padre, e Sara che vi partorì; poiché io lo chiamai quand’egli era solo, lo benedissi e lo moltiplicai.3Così l’Eterno sta per consolare Sion, consolerà tutte le sue ruine; renderà il deserto di lei pari ad un Eden, e la sua solitudine pari a un giardino dell’Eterno. Gioia ed allegrezza si troveranno in mezzo a lei, inni di lode e melodia di canti.4Prestami attenzione, o popolo mio! Porgimi orecchio, o mia nazione! Poiché la legge procederà da me, ed io porrò il mio diritto come una luce dei popoli.5La mia giustizia è vicina, la mia salvezza sta per apparire, e le mie braccia giudicheranno i popoli; le isole spereranno in me, e confideranno nel mio braccio.6Alzate gli occhi vostri al cielo, e abbassateli sulla terra! Poiché i cieli si dilegueranno come fumo, la terra invecchierà come un vestito, e i suoi abitanti parimente morranno; ma la mia salvezza durerà in eterno, e la mia giustizia non verrà mai meno.7Ascoltatemi, o voi che conoscete la giustizia, o popolo che hai nel cuore la mia legge! Non temete l’obbrobrio degli uomini, né siate sgomenti per i loro oltraggi.8Poiché la tignola li divorerà come un vestito, e la tarma li roderà come la lana; ma la mia giustizia rimarrà in eterno, e la mia salvezza, per ogni età.9Risvegliati, risvegliati, rivestiti di forza, o braccio dell’Eterno! Risvegliati come ne’ giorni andati, come nelle antiche età! Non sei tu che facesti a pezzi Rahab, che trafiggesti il dragone?10Non sei tu che prosciugasti il mare, le acque del grande abisso, che facesti delle profondità del mare una via per il passaggio dei redenti?11E i riscattati dall’Eterno torneranno, verranno con canti di gioia a Sion, e un’allegrezza eterna coronerà il loro capo; otterranno letizia, allegrezza, il dolore e il gemito fuggiranno.

Al cap. 46:12 l’Eterno s'era rivolto a quelli che erano lontani dalla giustizia. La sua grazia parla ora a quelli che procacciano la giustizia (vers. 1) e che la conoscono (vers. 7). In un mondo ingiusto, essi sono esposti a soffrire per questa giustizia e hanno bisogno d'un incoraggiamento: «Non temete l'obbrobrio degli uomini, né siate sgomenti per i loro oltraggi» (vers. 7). Cristo per primo ha sopportato quest'obbrobrio e questi oltraggi da parte dell'uomo» (cap. 50:6). Così ci è dato di modello, onde seguiamo le sue tracce (1 Pietro 2:20 a 24; 3:14).

All’esempio del Signore Gesù (vedere Salmo 40:8), Dio può parlare qui d'un popolo nel cui cuore dimora la sua legge! Cari amici, abita la Parola di Cristo in noi riccamente? (Colossesi 3:16; Giovanni 15:7).

La preghiera del vers. 9 fa appello al potente braccio dell’Eterno (vedere 53:1). Questi aveva dianzi abbattuto l'Egitto e spartito «le acque magnifiche». Una volta ancora, strapperà Israele dalla sua cattività. Come sulle rive del mar Rosso, lo Spirito metterà allora dei canti di trionfo nella bocca «dei riscattati» e porrà sul loro capo un'allegrezza eterna (vers. 11; parag. cap. 35:10).

Isaia 51:12-23
12Io, io son colui che vi consola; chi sei tu che tu tema l’uomo che deve morire, e il figliuol dell’uomo che passerà com’erba;13che tu dimentichi l’Eterno, che t’ha fatto, che ha disteso i cieli e fondata la terra; che tu tremi continuamente, tutto il giorno, dinanzi al furore dell’oppressore, quando s’appresta a distruggere? E dov’è dunque il furore dell’oppressore?14Colui ch’è curvo nei ceppi sarà bentosto liberato; non morrà nella fossa, e non gli mancherà il pane.15Poiché io sono l’Eterno degli eserciti, il tuo Dio, che solleva il mare, e ne fa muggir le onde; il cui nome è: l’Eterno degli eserciti.16Ed io ho messo le mie parole nella tua bocca, e t’ho coperto con l’ombra della mia mano per piantare de’ cieli e fondare una terra, e per dire a Sion: "Tu sei il mio popolo".17Risvegliati, risvegliati, lèvati, o Gerusalemme, che hai bevuto dalla mano dell’Eterno la coppa del suo furore, che hai bevuto il calice, la coppa di stordimento, e l’hai succhiata fino in fondo!18Fra tutti i figliuoli ch’ell’ha partoriti non v’è alcuno che la guidi; fra tutti i figliuoli ch’ell’ha allevati non v’è alcuno che la prenda per mano.19Queste due cose ti sono avvenute: chi ti compiangerà? desolazione e rovina, fame e spada: Chi ti consolerà?20I tuoi figliuoli venivano meno, giacevano a tutti i capi delle strade, come un’antilope nella rete, prostrati dal furore dell’Eterno, dalle minacce del tuo Dio.21Perciò, ascolta or questo, o infelice, ed ebbra, ma non di vino!22Così parla il tuo Signore, l’Eterno, il tuo Dio, che difende la causa del suo popolo: Ecco, io ti tolgo di mano la coppa di stordimento, il calice, la coppa del mio furore; tu non la berrai più!23Io la metterò in mano de’ tuoi persecutori, che dicevano all’anima tua: "Chinati, che ti passiamo addosso!" e tu facevi del tuo dosso un suolo, una strada per i passanti!

«Io, io son colui che vi consola» (vers. 12). Quanti credenti nella prova han fatto l’esperienza che solo in Cristo vi sono vere consolazioni. Infatti è «il Dio di ogni consolazione» (1 Corinzi 1:3). Ma noi siamo talvolta come il salmista che dichiara: «L'anima mia ha rifiutato d'essere consolata» (Salmo 77:2). I commoventi appelli dell'Eterno al suo popolo son rimasti senza eco. «Non s'è trovato alcuno che rispondesse», ad eccezione di un debole residuo che procacciava la giustizia (cap. 50:2; 66:4) Ora un grido terribile e urgente si fa udire: «Risvegliati; risvegliati, levati... rivestiti delle tue più splendide vesti» (vers. 17 e cap. 52:1). Si tratta di scuotere Gerusalemme dal suo sonno. Poiché il Messia apparirà. Il cap. 53 ci mostrerà l'accoglienza riserbatagli alla sua prima venuta. Cristo, rigettato, è risalito nella gloria. Ma oggi siamo alla vigilia del suo ritorno. E Gesù ci annunzia: «Ecco, io vengo tosto». Egli stesso si presenta: «Io sono... la stella lucente del mattino» (Apocalisse 22:12,16,17). Risvegliata e piena di speranza, la Sposa dice con lo Spirito: «Vieni!» Ognuno vi faccia eco nel suo cuore e Gli risponda pure: «Amen; vieni, Signor Gesù!»

Isaia 52:1-15
1Risvegliati, risvegliati, rivestiti della tua forza, o Sion! Mettiti le tue più splendide vesti, o Gerusalemme, città santa! Poiché da ora innanzi non entreranno più in te né l’incirconciso né l’impuro.2Scuotiti di dosso la polvere, lèvati, mettiti a sedere, o Gerusalemme! Sciogliti le catene dal collo, o figliuola di Sion che sei in cattività!3Poiché così parla l’Eterno: Voi siete stati venduti per nulla, e sarete riscattati senza denaro.4Poiché così parla il Signore, l’Eterno: Il mio popolo discese già in Egitto per dimorarvi; poi l’Assiro l’oppresse senza motivo.5Ed ora che faccio io qui, dice l’Eterno, quando il mio popolo è stato portato via per nulla? Quelli che lo dominano mandano urli, dice l’Eterno, e il mio nome è del continuo, tutto il giorno schernito;6perciò il mio popolo conoscerà il mio nome; perciò saprà, in quel giorno, che sono io che ho parlato: "Eccomi!"7Quanto son belli, sui monti, i piedi del messaggero di buone novelle, che annunzia la pace, ch’è araldo di notizie liete, che annunzia la salvezza, che dici a Sion: "Il tuo Dio regna!"8Odi le tue sentinelle! Esse levan la voce, mandan tutti assieme gridi di gioia; poich’esse veggon coi loro propri occhi l’Eterno che ritorna a Sion.9Date assieme gridi di giubilo, o ruine di Gerusalemme! Poiché l’Eterno consola il suo popolo, redime Gerusalemme.10L’Eterno ha nudato il suo braccio santo agli occhi di tutte le nazioni; e tutte le estremità della terra vedranno la salvezza del nostro Dio.11Dipartitevi, dipartitevi, uscite di là! Non toccate nulla d’impuro! Uscite di mezzo a lei! Purificatevi, voi che portate i vasi dell’Eterno!12Poiché voi non partirete in fretta, e non ve n’andrete come chi fugge; giacché l’Eterno camminerà dinanzi a voi, e l’Iddio d’Israele sarà la vostra retroguardia.13Ecco, il mio servo prospererà, sarà elevato, esaltato, reso sommamente eccelso.14Come molti, vedendolo, son rimasti sbigottiti (tanto era disfatto il suo sembiante sì da non parer più un uomo, e il suo aspetto si da non parer più un figliuol d’uomo),15così molte saran le nazioni, di cui egli detesterà l’ammirazione; i re chiuderanno la bocca dinanzi a lui, poiché vedranno quello che non era loro mai stato narrato, e apprenderanno quello che non avevano udito

Fino al versetto 6, si tratta dei riscattati. Dal versetto 7, il Redentore ci è presentato.

Lo Spirito Santo ha sulla terra un compito di prim’ordine: dirigere gli sguardi dei credenti su Cristo e sulle sue sofferenze. Tutte le esortazioni ad ascoltare, a risvegliarsi, a separarsi, convergono anche qui verso la presentazione d'una persona: Cristo, il Messia d'Israele. Egli è il Messaggero che reca buone novelle di pace, di salvezza, di felicità (vers. 7). Egli è pure il Servitore che agisce saviamente (vers. 13). Abbiamo così in riassunto davanti a noi le sue parole e le sue opere. Il cap. 53 ci farà conoscere le sue sofferenze.

Veramente c’è di che essere sbigottiti e confusi di stupore meditando sull'inesprimibile abbassamento del Figliuol di Dio (vers. 14 completato dal cap. 53:3). «Il suo viso disfatto» testimoniava contro il mondo empio di quel che poteva costare all'Uomo perfetto attraversarlo. Così, è in giustizia che Dio l'ha ora esaltato, elevato e posto molto in alto, in attesa ch'Egli appaia in gloria. Allora dei re chiuderanno la bocca vedendolo. Ma i riscattati non taceranno mai. Come quelle sentinelle del vers. 8, dopo le fatiche della lunga veglia, dopo l'attesa interminabile evocata dal Salmo 130:6, leveranno la voce con canto di trionfo, poiché essi lo vedranno a faccia a faccia.

Isaia 53:1-12
1Chi ha creduto a quel che noi abbiamo annunziato? e a chi è stato rivelato il braccio dell’Eterno?2Egli è venuto su dinanzi a lui come un rampollo, come una radice ch’esce da un arido suolo; non avea forma né bellezza da attirare i nostri sguardi, né apparenza, da farcelo desiderare.3Disprezzato e abbandonato dagli uomini, uomo di dolore, familiare con il patire, pari a colui dinanzi al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna.4E, nondimeno, eran le nostre malattie ch’egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui s’era caricato; e noi lo reputavamo colpito, battuto da Dio, ed umiliato!5Ma egli è stato trafitto a motivo delle nostre trasgressioni, fiaccato a motivo delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiam pace, è stato su lui, e per le sue lividure noi abbiamo avuto guarigione.6Noi tutti eravamo erranti come pecore, ognuno di noi seguiva la sua propria via; e l’Eterno ha fatto cader su lui l’iniquità di noi tutti.7Maltrattato, umiliò se stesso, e non aperse la bocca. Come l’agnello menato allo scannatoio, come la pecora muta dinanzi a chi la tosa, egli non aperse la bocca.8Dall’oppressione e dal giudizio fu portato via; e fra quelli della sua generazione chi rifletté ch’egli era strappato dalla terra dei viventi e colpito a motivo delle trasgressioni del mio popolo?9Gli avevano assegnata la sepoltura fra gli empi, ma nella sua morte, egli è stato col ricco, perché non aveva commesso violenze né v’era stata frode nella sua bocca.10Ma piacque all’Eterno di fiaccarlo coi patimenti. Dopo aver dato la sua vita in sacrifizio per la colpa, egli vedrà una progenie, prolungherà i suoi giorni, e l’opera dell’Eterno prospererà nelle sue mani.11Egli vedrà il frutto del tormento dell’anima sua, e ne sarà saziato; per la sua conoscenza, il mio servo, il giusto, renderà giusti i molti, e si caricherà egli stesso delle loro iniquità.12Perciò io gli darò la sua parte fra i grandi, ed egli dividerà il bottino coi potenti, perché ha dato se stesso alla morte, ed è stato annoverato fra i trasgressori, perch’egli ha portato i peccati di molti, e ha interceduto per i trasgressori.

È la pagina misteriosa che il ministro di Candace, regina degli Etiopi, leggeva nel suo carro. «E Filippo, ... cominciando da questo passo della Scrittura, gli annunziò Gesù» (Atti 8:27...). In quel punto anche per noi sta il principio di ogni conoscenza: Gesù il Salvatore. Ognuno di noi seguiva la sua propria via di disobbedienza (vers. 6). Ma l’Agnello di Dio ha seguito per salvarci la via della perfetta obbedienza e della completa sottomissione. In questo sentiero, Egli è stato disprezzato, abbandonato, oppresso, afflitto, infine soppresso dagli uomini (vers. 3, 7, 8). Ma è stato trafitto, fiaccato, sottoposto alla sofferenza da Dio stesso (vers. 4, 5, 10). Chi potrà mai investigare l'infinito di quest'espressione: «Piacque all'Eterno di fiaccarlo»? I nostri languori e i nostri dolori (vers. 4), le nostre trasgressioni e le nostre iniquità (vers. 5), il nostro peccato sotto tutte le sue forme — dalle più sottili alle più grossolane — con le loro terribili conseguenze, tale è stato il carico indicibilmente pesante di cui si è caricato quest'«Uomo di dolore».

In questo sta il travaglio dell’anima tua, o nostro Salvatore! Ma, aldilà della morte a cui hai dato te stesso, tu godi d'ora innanzi e per sempre, nel frutto stesso della tua sofferenza, l'inesprimibile gioia dell'amore soddisfatto (Ebrei 12:2).

Isaia 54:1-17
1Giubila, o sterile, tu che non partorivi! Da’ in gridi di gioia ed esulta, tu che non provavi doglie di parto! Poiché i figliuoli della derelitta saran più numerosi dei figliuoli di colei che ha marito, dice l’Eterno.2Allarga il luogo della tua tenda e si spieghino le tele delle tue dimore, senza risparmio; allunga i tuoi cordami, rafforza i tuoi piuoli!3Poiché tu ti spanderai a destra ed a sinistra; la tua progenie possederà le nazioni e popolerà le città deserte.4Non temere, poiché tu non sarai più confusa; non aver vergogna, ché non avrai più da arrossire; ma dimenticherai l’onta della tua giovinezza, e non ricorderai più l’obbrobrio della tua vedovanza.5Poiché il tuo creatore è il tuo sposo; il suo nome è: l’Eterno degli eserciti; e il tuo redentore è il Santo d’Israele, che sarà chiamato l’Iddio di tutta la terra.6Poiché l’Eterno ti richiama come una donna abbandonata e afflitta nel suo spirito, come la sposa della giovinezza ch’è stata ripudiata, dice il tuo Dio.7Per un breve istante io t’ho abbandonata, ma con immensa compassione io ti raccoglierò.8In un accesso d’ira, t’ho per un momento nascosta la mia faccia, ma con un amore eterno io avrò pietà di te, dice l’Eterno, il tuo redentore.9Avverrà per me come delle acque di Noè; poiché, come giurai che le acque di Noè non si spanderebbero più sopra la terra, così io giuro di non più irritarmi contro di te, e di non minacciarti più.10Quand’anche i monti s’allontanassero e i colli fossero rimossi, l’amor mio non s’allontanerà da te, né il mio patto di pace sarà rimosso, dice l’Eterno, che ha pietà di te.11O afflitta, sbattuta dalla tempesta, sconsolata, ecco, io incasserò le tue pietre nell’antimonio, e ti fonderò sopra zaffiri.12Farò i tuoi merli di rubini, le tue porte di carbonchi, e tutto il tuo recinto di pietre preziose.13Tutti i tuoi figliuoli saran discepoli dell’Eterno, e grande sarà la pace dei tuoi figliuoli.14Tu sarai stabilita fermamente mediante la giustizia; sarai lungi dall’oppressione, ché non avrai niente da temere; e dalla ruina, ché non si accosterà a te.15Ecco, potranno far delle leghe; ma senza di me. Chiunque farà lega contro di te, cadrà dinanzi a te.16Ecco, io ho creato il fabbro che soffia nel fuoco sui carboni e ne trae uno strumento per il suo lavoro; ed io pure ho creato il devastatore per distruggere.17Nessun’arma fabbricata contro di te riuscirà; e ogni lingua che sorgerà in giudizio contro di te, tu la condannerai. Tal è l’eredità dei servi dell’Eterno, e la giusta ricompensa che verrà loro da me, dice l’Eterno.

L’opera descritta nel cap. 53 essendo compiuta, i credenti sono invitati a rallegrarsi e a cantare. Il vers. 10 del cap. 53 annunziava: «Se dà l'anima sua in sacrifizio per la colpa, Egli vedrà una progenie». E Gesù stesso l'ha confermato: «Se il granello di frumento caduto in terra non muore, riman solo; ma se muore produce molto frutto» (Giovanni 12:24). Il cap. 54 ci fa intravvedere questa ricca messe. Si tratta di Israele, seme terrestre; ma il Nuovo Testamento parla anche dei figli della famiglia celeste: «la Gerusalemme di sopra» (vedere Galati 4:26 e 27). Siete anche voi che leggete queste righe, uno di quei «frutti» del travaglio dell'anima Sua?

Per accogliere i suoi figli e le sue figlie, Gerusalemme, a lungo vedova e sterile, è invitata ad allargarsi, a estendersi. A causa dell’opera compiuta Dio può aver compassione di lei e raccoglierla. L'ira è durata un momento, ma la sua bontà sarà eterna (vers. 7 e 8; Salmo 30:5).

«Tutti i tuoi figliuoli saranno ammaestrati dall’Eterno», promette il vers. 13 citato in Giovanni 6:45. L'opera del Signore verso noi comprende due grandi parti: Egli ha portato le nostre iniquità e insegna la giustizia a molti (cap. 53:11). Non dimentichiamo questa seconda parte e, se gli abbiamo portato il fardello dei nostri peccati, lasciamoci ora insegnare da Lui. Così potremo portare il frutto della giustizia alla Sua gloria (2 Corinzi 9:10).

Isaia 55:1-13
1O voi tutti che siete assetati, venite alle acque, e voi che non avete danaro venite, comprate, mangiate! Venite, comprate senza danaro, senza pagare, vino e latte!2Perché spendete danaro per ciò che non è pane? e il frutto delle vostre fatiche per ciò che non sazia? Ascoltatemi attentamente e mangerete ciò ch’è buono, e l’anima vostra godrà di cibi succulenti!3Inclinate l’orecchio, e venite a me; ascoltate, e l’anima vostra vivrà; io fermerò con voi un patto eterno, vi largirò le grazie stabili promesse a Davide.4Ecco, io l’ho dato come testimonio ai popoli, come principe e governatore dei popoli.5Ecco, tu chiamerai nazioni che non conosci, e nazioni che non ti conoscono accorreranno a te, a motivo dell’Eterno, del tuo Dio, del Santo d’Israele, perch’Ei ti avrà glorificato.6Cercate l’Eterno, mentre lo si può trovare; invocatelo, mentr’è vicino.7Lasci l’empio la sua via, e l’uomo iniquo i suoi pensieri: e si converta all’Eterno che avrà pietà di lui, e al nostro Dio ch’è largo nel perdonare.8Poiché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie, dice l’Eterno.9Come i cieli sono alti al di sopra della terra, così son le mie vie più alte delle vostre vie, e i miei pensieri più alti dei vostri pensieri.10E come la pioggia e la neve scendon dal cielo e non vi ritornano senz’aver annaffiata la terra, senz’averla fecondata e fatta germogliare sì da dar seme al seminatore e pane da mangiare,11così è della mia parola, uscita dalla mia bocca: essa non torna a me a vuoto, senz’aver compiuto quello ch’io voglio, e menato a buon fine ciò per cui l’ho mandata.12Sì, voi partirete con gioia, e sarete ricondotti in pace; i monti e i colli daranno in gridi di gioia dinanzi a voi, e tutti gli alberi della campagna batteranno le mani.13Nel luogo del pruno s’eleverà il cipresso, nel luogo del rovo crescerà il mirto; e sarà per l’Eterno un titolo di gloria, un monumento perpetuo che non sarà distrutto.

Come dalla roccia colpita nel deserto (cap. 48:21), un fiume di benedizione scorre dall’opera della croce. Sorgente inesauribile offerta a chiunque ha sete! Qui è l'appello del profeta, ma il Signore Gesù si esprime nello stesso modo: «Se alcuno ha sete venga a me e beva» (Giovanni 7:37; vedete anche quel «chiunque» della grazia al cap. 3:15 e 16; 11:26; 12:46). Due cose caratterizzano la grande salvezza di Dio: essa è gratuita. Gli uomini si affaticano considerevolmente e spendono dei capitali «per quel che non sazia», allorché il più prezioso bene fra tutti si può ottenere «senza denaro e senza prezzo». Dio ne ha fatto tutte le spese.

In secondo luogo, la salvezza deve essere accettata ora. Cercate l’Eterno mentre lo si trova» (vers. 6). Dio è vicino, Egli perdona abbondantemente... ma affrettatevi! Viene il momento in cui non è più accessibile (Giovanni 7:34 e 8:21).

Considerate ancora in questo bel capitolo ciò che è detto dei pensieri d’amore e delle vie inscrutabili di Dio (vers. 8 e 9; vedere anche Romani 11:33 a 36). E della sua Parola: essa non tornerà a me a vuoto, promette il versetto 11. — Ha essa prodotto quest'effetto sul vostro cuore?

Isaia 56:1-57:2; Isaia 57:15-21
1Così parla l’Eterno: Rispettate il diritto, e fate ciò ch’è giusto; poiché la mia salvezza sta per venire, e la mia giustizia sta per essere rivelata.2Beato l’uomo che fa così, e il figliuol dell’uomo che s’attiene a questo, che osserva il sabato astenendosi dal profanarlo, che trattiene la mano dal fare qualsiasi male!3Lo straniero che s’è unito all’Eterno non dica: "Certo, l’Eterno m’escluderà dal suo popolo!" Né dica l’eunuco: "Ecco, io son un albero secco!"4Poiché così parla l’Eterno circa gli eunuchi che osserveranno i miei sabati, che sceglieranno ciò che a me piace, e s’atterranno al mio patto:5Io darò loro, nella mia casa e dentro le mie mura, un posto ed un nome, che varranno meglio di figli e di figlie; darò loro un nome eterno, che non perirà più.6E anche gli stranieri che si sono uniti all’Eterno per servirlo, per amare il nome dell’Eterno, per essere suoi servi, tutti quelli che osserveranno il sabato astenendosi dal profanarlo e s’atterranno al mio patto,7io li condurrò sul mio monte santo, e li rallegrerò nella mia casa d’orazione; i loro olocausti e i loro sacrifizi saranno graditi sul mio altare, perché la mia casa sarà chiamata una casa d’orazione per tutti i popoli.8Il Signore, l’Eterno, che raccoglie gli esuli d’Israele, dice: Io ne raccoglierò intorno a lui anche degli altri, oltre quelli de’ suoi che son già raccolti.9O voi tutte, bestie de’ campi, venite a mangiare, venite, o voi tutte, bestie della foresta!10I guardiani d’Israele son tutti ciechi, senza intelligenza; son tutti de’ cani muti, incapaci d’abbaiare; sognano, stanno sdraiati, amano sonnecchiare.11Son cani ingordi, che non sanno cosa sia l’esser satolli; son dei pastori che non capiscono nulla; son tutti vòlti alla loro propria via, ognuno mira al proprio interesse, dal primo all’ultimo.12"Venite", dicono, "io andrò a cercare del vino, e c’inebrieremo di bevande forti! E il giorno di domani sarà come questo, anzi sarà più grandioso ancora!"1Il giusto muore, e nessuno vi pon mente; gli uomini pii sono tolti via, e nessuno considera che il giusto è tolto via per sottrarlo ai mali che vengono.2Egli entra nella pace; quelli che han camminato per la diritta via riposano sui loro letti.
15Poiché così parla Colui ch’è l’Alto, l’eccelso, che abita l’eternità, e che ha nome "il Santo": Io dimoro nel luogo alto e santo, ma son con colui ch’è contrito ed umile di spirito, per ravvivare lo spirito degli umili, per ravvivare il cuore dei contriti.16Poiché io non voglio contendere in perpetuo né serbar l’ira in eterno, affinché gli spiriti, le anime che io ho fatte, non vengan meno dinanzi a me.17Per la iniquità della sua cupidigia io mi sono adirato, e l’ho colpito; mi sono nascosto, mi sono indignato; ed egli ribelle, ha seguito la via del suo cuore.18Io ho vedute le sue vie, e lo guarirò; lo guiderò, e ridarò le mie consolazioni a lui e a quelli dei suoi che sono afflitti.19Io creo la lode ch’esce dalle labbra. Pace, pace a colui ch’è lontano e a colui ch’è vicino! dice l’Eterno; io lo guarirò.20Ma gli empi sono come il mare agitato, quando non si può calmare e le sue acque caccian fuori fango e pantano.21Non v’è pace per gli empi, dice il mio Dio.

Questi due capitoli ricordano un oscuro momento della storia futura d’Israele. La maggior parte del popolo, sviata dalle sentinelle cieche (vers. 10...), seguirà l'Anticristo (il re: cap. 57:9). Durante questo tempo Dio segue ed incoraggia con le sue promesse i fedeli che rispettano i suoi sabati. Il tempio è al presente distrutto dopo esser stato profanato. Ma riprenderà il suo nome e il suo carattere di «casa di preghiera» per la gioia di quel residuo. E inoltre, sarà aperto a tutti i popoli (cap. 56:7). Quanto a noi, cristiani, abbiamo accesso ad ogni momento presso Dio per la preghiera e la lode. Ne approfittiamo noi?

I versetti 1 e 2 del cap. 57 ci rivelano il vero significato della morte d’un giusto e degli «uomini pii». Dio li mette al riparo dei castighi che prepara per gli altri uomini (parag. 1 Re 14:12-14).

«Io creo la lode ch’esce dalle labbra», dice Egli (vers. 19). Il capitolo 13:15 agli Ebrei ci mostra che si tratta dei «sacrifici di lode». Essi sono indirizzati a Dio, ma è Lui stesso che li produce per mezzo del suo Spirito nel cuore dei suoi. Offriamoglieli incessantemente nel nome di Gesù Cristo.

Infine il vers. 20 dipinge un rapido quadro dell’agitazione malsana dei malvagi con le sue conseguenze. L'apostolo Giuda lo completa paragonando questi alle «furiose onde del mare, schiumanti la lor bruttura» (Giuda 13).

Isaia 58:1-14
1Grida a piena gola, non ti rattenere, alza la tua voce a guisa di tromba, e dichiara al mio popolo le sue trasgressioni, e alla casa di Giacobbe i suoi peccati!2Mi cercano ogni giorno, prendon piacere a conoscer le mie vie; come una nazione che avesse praticato la giustizia e non avesse abbandonata la legge del suo Dio, mi domandano de’ giudizi giusti, prendon piacere ad accostarsi a Dio.3"Perché, dicono essi, quando abbiam digiunato, non ci hai tu avuto riguardo?" "Perché quando abbiamo afflitte le anime nostre, non v’hai tu posto mente?" Ecco, nel giorno del vostro digiuno voi fate i vostri affari, ed esigete che sian fatti tutti i vostri lavori.4Ecco, voi digiunate per litigare, per questionare, e percuotere empiamente col pugno; oggi, voi non digiunate in modo da far ascoltare la vostra voce in alto.5E’ questo il digiuno di cui io mi compiaccio? il giorno in cui l’uomo affligge l’anima sua? Curvar la testa come un giunco, sdraiarsi sul sacco e sulla cenere, è egli questo che tu chiami un digiuno, un giorno accetto all’Eterno?6Il digiuno di cui mi compiaccio non è egli questo: che si spezzino le catene della malvagità, che si sciolgano i legami del giogo, che si lascino liberi gli oppressi, e che s’infranga ogni sorta di giogo?7Non è egli questo: che tu divida il tuo pane con chi ha fame, che tu meni a casa tua gl’infelici senz’asilo, che quando vedi uno ignudo tu lo copra, e che tu non ti nasconda a colui ch’è carne della tua carne?8Allora la tua luce spunterà come l’aurora, e la tua guarigione germoglierà prontamente; la tua giustizia ti precederà, e la gloria dell’Eterno sarà la tua retroguardia.9Allora chiamerai, e l’Eterno ti risponderà; griderai, ed egli dirà: "Eccomi!" Se tu togli di mezzo a te il giogo, il gesto minaccioso ed il parlare iniquo;10se l’anima tua supplisce ai bisogni dell’affamato, e sazi l’anima afflitta, la tua luce si leverà nelle tenebre, e la tua notte oscura sarà come il mezzodì;11l’Eterno ti guiderà del continuo, sazierà l’anima tua ne’ luoghi aridi, darà vigore alle tue ossa; e tu sarai come un giardino ben annaffiato, come una sorgente la cui acqua non manca mai.12I tuoi riedificheranno le antiche ruine; tu rialzerai le fondamenta gettate da molte età, e sarai chiamato "il riparatore delle brecce", "il restauratore de’ sentieri per rendere abitabile il paese".13Se tu trattieni il piè per non violare il sabato facendo i tuoi affari nel mio santo giorno; se chiami il sabato una delizia, e venerabile ciò ch’è sacro all’Eterno, e se onori quel giorno anziché seguir le tue vie e fare i tuoi affari e discuter le tue cause,14allora troverai la tua delizia nell’Eterno; io ti farò passare in cocchio sulle alture del paese, ti nutrirò delle eredità di Giacobbe tuo padre, poiché la bocca dell’Eterno ha parlato.

Questa nuova grande divisione del libro comincia mostrando il popolo che digiuna e s’affligge. Poiché l'Eterno guarda precisamente a chi è abbattuto e di spirito contrito (cap. 57:15; 66:2), ci si può chiedere ciò che Egli vi trovi da ridire. I vers. 3 a 7 ce lo insegnano: Dio non si accontenta di semplici forme religiose esteriori, né di pie dichiarazioni; non hanno nulla a che fare con il frutto delle labbra che Egli stesso produce. Per bocca d'un altro profeta, fa a tutti una domanda diretta: «Avete voi digiunato per me, proprio per me?» (Zaccaria 7:5). Purtroppo, dietro una bella facciata di pietà, quante cose possono dimorare: la ricerca del nostro piacere, la durezza e l'egoismo, le contestazioni e le discordie (vers. 3 e 4), i giudizi e le critiche (additare) come pure il gesto minaccioso e le vane parole (vers. 9 e 13). Eccole le vere esigenze di Dio:

Notate che belle promesse sono fatte ad un tale cammino!
Isaia 59:1-21
1Ecco, la mano dell’Eterno non è troppo corta per salvare, né il suo orecchio troppo duro per udire;2ma son le vostre iniquità quelle che han posto una barriera fra voi e il vostro Dio; sono i vostri peccati quelli che han fatto sì ch’egli nasconda la sua faccia da voi, per non darvi più ascolto.3Poiché le vostre mani son contaminate dal sangue, e le vostre dita dalla iniquità; le vostra labbra proferiscono menzogna, la vostra lingua sussurra perversità.4Nessuno muove causa con giustizia, nessuno la discute con verità; s’appoggiano su quel che non è, dicon menzogne, concepiscono il male, partoriscono l’iniquità.5Covano uova di basilisco, tessono tele di ragno; chi mangia delle loro uova muore, e l’uovo che uno schiaccia, dà fuori una vipera.6Le loro tele non diventeranno vestiti, né costoro si copriranno delle loro opere; le loro opere son opere d’iniquità, e nelle loro mani vi sono atti di violenza.7I loro piedi corrono al male, ed essi s’affrettano a spargere sangue innocente; i loro pensieri son pensieri d’iniquità, la desolazione e la ruina sono sulla loro strada.8La via della pace non la conoscono, e non v’è equità nel loro procedere; si fanno de’ sentieri tortuosi, chiunque vi cammina non conosce la pace.9Perciò la sentenza liberatrice è lunge da noi, e non arriva fino a noi la giustizia; noi aspettiamo la luce, ed ecco le tenebre; aspettiamo il chiarore del dì, e camminiamo nel buio.10Andiam tastando la parete come i ciechi, andiamo a tastoni come chi non ha occhi; inciampiamo in pien mezzogiorno come nel crepuscolo, in mezzo all’abbondanza sembriamo de’ morti.11Tutti quanti mugghiamo come orsi, andiam gemendo come colombe; aspettiamo la sentenza liberatrice, ed essa non viene; la salvezza, ed ella s’allontana da noi.12Poiché le nostre trasgressioni si son moltiplicate dinanzi a te, e i nostri peccati testimoniano contro di noi; sì, le nostre trasgressioni ci sono presenti, e le nostre iniquità, le conosciamo.13Siamo stati ribelli all’Eterno e l’abbiam rinnegato, ci siamo ritratti dal seguire il nostro Dio, abbiam parlato d’oppressione e di rivolta, abbiam concepito e meditato in cuore parole di menzogna…14E la sentenza liberatrice s’è ritirata, e la salvezza s’è tenuta lontana; poiché la verità soccombe sulla piazza pubblica, e la rettitudine non può avervi accesso;15la verità è scomparsa, e chi si ritrae dal male s’espone ad essere spogliato. E l’Eterno l’ha veduto, e gli è dispiaciuto che non vi sia più rettitudine;16ha veduto che non v’era più un uomo, e s’è stupito che niuno s’interponesse; allora il suo braccio gli è venuto in aiuto, e la sua giustizia l’ha sostenuto;17ei s’è rivestito di giustizia come d’una corazza, s’è messo in capo l’elmo della salvezza, ha indossato gli abiti della vendetta, s’è avvolto di gelosia come in un manto.18Egli renderà a ciascuno secondo le sue opere: il furore ai suoi avversari, il contraccambio ai suoi nemici; alle isole darà la lor retribuzione.19Così si temerà il nome dell’Eterno dall’occidente, e la sua gloria dall’oriente; quando l’avversario verrà come una fiumana, lo spirito dell’Eterno lo metterà in fuga.20E un redentore verrà per Sion e per quelli di Giacobbe che si convertiranno dalla loro rivolta, dice l’Eterno.21Quanto a me, dice l’Eterno, questo è il patto ch’io fermerò con loro: il mio spirito che riposa su te e le mie parole che ho messe nella tua bocca non si dipartiranno mai dalla tua bocca né dalla bocca della tua progenie né dalla bocca della progenie della tua progenie, dice l’Eterno, da ora in perpetuo.

Le iniquità del popolo costituiscono un paravento impenetrabile fra l’Eterno e lui. Impediscono a Dio di accettare qualsiasi servizio religioso. Ma in senso inverso, Egli non può intervenire in favore dei suoi finché questo muro sussiste. Forse è anche il motivo per cui le nostre preghiere restano talvolta senza risposta (Proverbi 15:8 e 29).

La lista opprimente di tutti i peccati accumulati dal popolo è dinanzi a Lui ai vers. 3 a 8, onde aiutarli ad averne coscienza. Romani 3:10 a 18 ne nomina alcuni per stabilire la malvagità di tutta la razza umana.

Al vers. 9 sono i fedeli del residuo che prendono la parola. Riconoscono con umiliazione la verità del quadro che è stato fatto. «Le nostre iniquità le conosciamo», dichiarano essi, aggiungendo persino una nuova lista di fatti a quelli che il profeta aveva enumerati (vers. 13 a 15). In breve, questo residuo mostra quanto sia «contrito e umile di spirito (cap. 57:15). Così, secondo la Sua promessa, l’Eterno potrà ora consolarlo, «rivivificarlo» e fargli giustizia per mezzo del Messia, suo Redentore e suo Liberatore che sarà anche quello delle nazioni (vers. 20; Romani 11:26).

Isaia 60:1-14
1Sorgi, risplendi, poiché la tua luce è giunta, e la gloria dell’Eterno s’è levata su te!2Poiché, ecco, le tenebre coprono la terra, e una fitta oscurità avvolge i popoli; ma su te si leva l’Eterno, e la sua gloria appare su te.3Le nazioni cammineranno alla tua luce, e i re allo splendore del tuo levare.4Alza gli occhi tuoi, e guardati attorno: tutti s’adunano, e vengono a te; i tuoi figli giungono di lontano, arrivan le tue figliuole, portate in braccio.5Allora guarderai e sarai raggiante, il tuo cuore palpiterà forte e s’allargherà, poiché l’abbondanza del mare si volgerà verso te, la ricchezza delle nazioni verrà a te.6Stuoli di cammelli ti copriranno, dromedari di Madian e d’Efa; quelli di Sceba verranno tutti, portando oro ed incenso, e proclamando le lodi dell’Eterno.7Tutti i greggi di Kedar s’aduneranno presso di te, i montoni di Nebaioth saranno al tuo servizio; saliranno sul mio altare come un’offerta gradita, ed io farò risplender la gloria della mia casa gloriosa.8Chi mai son costoro che volan come una nuvola, come colombi verso il loro colombario?9Son le isole che spereranno in me, ed avranno alla loro testa le navi di Tarsis, per ricondurre i tuoi figliuoli di lontano col loro argento o col loro oro, per onorare il nome dell’Eterno, del tuo Dio, del Santo d’Israele, che t’avrà glorificata.10I figli dello straniero ricostruiranno le tue mura, e i loro re saranno al tuo servizio; poiché io t’ho colpita nel mio sdegno, ma nella mia benevolenza ha avuto pietà di te.11Le tue porte saranno sempre aperte; non saran chiuse né giorno né notte, per lasciar entrare in te la ricchezza delle nazioni, e i loro re in corteggio.12Poiché la nazione e il regno che non ti serviranno, periranno: quelle nazioni saranno interamente distrutte.13La gloria del Libano verrà a te, il cipresso, il platano e il larice verranno assieme per ornare il luogo del mio santuario, ed io renderò glorioso il luogo ove posano i miei piedi.14E i figliuoli di quelli che t’avranno oppressa verranno a te, abbassandosi; e tutti quelli che t’avranno disprezzata si prostreranno fino alla pianta dei tuoi piedi, e ti chiameranno "la città dell’Eterno", "la Sion del Santo d’Israele".

Nella citazione del vers. 1 in Efesini 4:14 l’espressione «la gloria dell'Eterno s'è levata su te» diventa: «Cristo risplenderà su te». La gloria di Dio s'identifica con la persona del suo Figlio (vedere anche 2 Corinzi 4:6). Ed essa è unita al luogo ove Egli dimora: «Io renderò glorioso il luogo ove posano i miei piedi» (vers. 13). «La Sion del Santo d'Israele» (vers. 14) ha il suo riscontro nella Gerusalemme celeste, al cap. 21 dell'Apocalisse. Paragonate rispettivamente i vers. 19, 3 e 11 del nostro capitolo con Apocalisse 21:23 a 26.

Come al cap. 49, il grande radunamento d’Israele è ricordato in una descrizione commovente e splendida. Questa visione, questa promessa sosterrà i credenti del residuo in mezzo alle loro tribolazioni! Quanto a noi cristiani, talvolta scoraggiati, alziamo i nostri occhi e consideriamo per la fede il popolo di Dio, come dianzi Abrahamo fu invitato a farlo (Genesi 15:5). Noi non siamo soli. Una folla innumerevole di pellegrini cammina con noi verso la città celeste. La stanchezza, la sofferenza hanno sovente rallentato i loro passi. Ma guardateli: i loro visi sono raggianti. Il loro cuore freme e si espande per affetti eterni (vers. 5).

Isaia 61:1-11
1Lo spirito del Signore, dell’Eterno è su me, perché l’Eterno m’ha unto per recare una buona novella agli umili; m’ha inviato per fasciare quelli che hanno il cuore rotto, per proclamare la libertà a quelli che sono in cattività, l’apertura del carcere ai prigionieri,2per proclamare l’anno di grazia dell’Eterno, e il giorno di vendetta del nostro Dio; per consolare tutti quelli che fanno cordoglio;3per mettere, per dare a quelli che fanno cordoglio in Sion, un diadema in luogo di cenere, l’olio della gioia in luogo di duolo, il manto della lode in luogo d’uno spirito abbattuto, onde possano esser chiamati terebinti di giustizia, la piantagione dell’Eterno da servire alla sua gloria.4Ed essi riedificheranno le antiche ruine, rialzeranno i luoghi desolati nel passato, rinnoveranno le città devastate, i luoghi desolati delle trascorse generazioni.5E degli stranieri staran quivi a pascere i vostri greggi, i figli dello straniero saranno i vostri agricoltori e i vostri vignaiuoli.6Ma voi sarete chiamati "sacerdoti dell’Eterno", e la gente vi dirà "ministri del nostro Dio"; voi mangerete le ricchezze delle nazioni, e a voi toccherà la loro gloria.7Invece della vostra onta, avrete una parte doppia; invece d’obbrobrio, giubilerete della vostra sorte. Sì, nel loro paese possederanno il doppio, ed avranno un’allegrezza eterna.8Poiché io, L’Eterno, amo la giustizia, odio la rapina, frutto d’iniquità; io darò loro fedelmente la lor ricompensa, e fermerò con loro un patto eterno.9E la lor razza sarà nota fra le nazioni, e la loro progenie, fra i popoli; tutti quelli che li vedranno riconosceranno che sono una razza benedetta dall’Eterno.10Io mi rallegrerò grandemente nell’Eterno, l’anima mia festeggerà nel mio Dio; poich’egli m’ha rivestito delle vesti della salvezza, m’ha avvolto nel manto della giustizia, come uno sposo che s’adorna d’un diadema, come una sposa che si para de’ suoi gioielli.11Sì, come la terra dà fuori la sua vegetazione, e come un giardino fa germogliare le sue semenze, così il Signore, l’Eterno, farà germogliare la giustizia e la lode nel cospetto di tutte le nazioni.

Il principio di questo capitolo è d’interesse particolare. È il passo scelto dal Signore Gesù quando, nella sinagoga di Nazaret, si è alzato per leggere e meditare (Luca 4:16 a 21). Ma notiamo un particolare della maggior importanza: Gesù ha interrotto la sua lettura a metà della frase, prima della menzione del giorno della vendetta. Soltanto la prima parte del suo ministero (quello della grazia), era adempiuta, ed essi l'udivano. Ciò che segue, cioè il giudizio, era sospeso e lo è oggi ancora. Ora, il testo non comporta neppure una virgola, Dio ha trovato il mezzo d'intercalare già quasi 2000 anni di pazienza.

Tuttavia questa vendetta non è neppure l’ultima parola della frase. Essa è seguita da consolazione e gioia per i fedeli del residuo. Come Giobbe alla fine essi riceveranno il doppio. «E avranno un'allegrezza eterna» (vers. 7).

In risposta a queste promesse, si leva la voce del residuo: «Io mi rallegrerò grandemente nell’Eterno, l'anima mia festeggerà nel mio Dio; poich'Egli m'ha rivestito delle vesti della salvezza, m'ha avvolto nel manto della giustizia...» (vers. 10). Il cristiano non ha forse oggi i stessi motivi per lodare il Signore e rallegrarsi in Lui?

Isaia 62:1-12
1Per amor di Sion io non mi tacerò, e per amor di Gerusalemme io non mi darò posa finché la sua giustizia non apparisca come l’aurora, e la sua salvezza, come una face ardente.2Allora le nazioni vedranno la tua giustizia, e tutti i re, la tua gloria; e sarai chiamata con un nome nuovo, che la bocca dell’Eterno fisserà;3e sarai una splendida corona in mano all’Eterno, un diadema regale nella palma del tuo Dio.4Non ti si dirà più "Abbandonata", la tua terra non sarà più detta "Desolazione", ma tu sarai chiamata "La mia delizia è in lei", e la tua terra "Maritata"; poiché l’Eterno riporrà in te il suo diletto, e la tua terra avrà uno sposo.5Come una giovine sposa una vergine, così i tuoi figliuoli sposeranno te; e come la sposa è la gioia della sposo, così tu sarai la gioia del tuo Dio.6Sulle tue mura, o Gerusalemme, io ho posto delle sentinelle, che non si taceranno mai, né giorno né notte: "O voi che destate il ricordo dell’Eterno, non abbiate requie,7e non date requie a lui, finch’egli non abbia ristabilito Gerusalemme, e n’abbia fatta la lode di tutta la terra".8L’Eterno l’ha giurato per la sua destra e pel suo braccio potente: Io non darò mai più il tuo frumento per cibo ai tuoi nemici; e i figli dello straniero non berranno più il tuo vino, frutto delle tue fatiche;9ma quelli che avranno raccolto il frumento lo mangeranno e loderanno l’Eterno, e quelli che avran vendemmiato berranno il vino nei cortili del mio santuario.10Passate, passate per le porte! Preparate la via per il popolo! Acconciate, acconciate la strada, toglietene le pietre, alzate una bandiera dinanzi ai popoli!11Ecco, l’Eterno proclama fino agli estremi confini della terra: "Dite alla figliuola di Sion: Ecco, la tua salvezza giunge; ecco egli ha seco il suo salario, e la sua retribuzione lo precede".12Quelli saran chiamati "Il popolo santo", "I redenti dell’Eterno", e tu sarai chiamata "Ricercata", "La città non abbandonata".

Gerusalemme, la derelitta, la donna sterile e desolata, la vedova del cap. 54, diverrà colei che ha marito (vers. 4), la ricercata, la città non abbandonata (vers. 12). L’Eterno, il suo Sposo potrà di nuovo rallegrarsi in lei. Intanto, delle sentinelle vigilanti sono poste sulle mura con una consegna: «O voi che destate il ricordo dell'Eterno, non abbiate requie». Fedeli a questa parola d'ordine, i credenti giudei al tempo della fine grideranno a Dio: «Ricordati della tua raunanza che acquistasti in antico, che redimesti...» (Salmo 74:2).

Amici cristiani, ognuno di noi è ugualmente stato posto dal Signore in tale o tal altro luogo, ed ha ricevuto una missione simile compresa in due parole: «Vegliate e pregate» (Matteo 26:41; 1 Pietro 4:7). Le nostre preghiere sono attese lassù e son loro preparati ricchi esaudimenti. Non abbiamo forse importanti soggetti da ricordare al cuore del nostro Padre celeste? Per esempio la sua Assemblea universale — con quelli che ne fanno parte nella nostra città o nel nostro villaggio. Non abbiamo requie, poiché abbiamo il privilegio oggi d’essere quelli che destano il ricordo dell'Eterno. Cosa ben commovente, Dio parla come se le nostre preghiere gli abbisognassero per ricordarsi delle sue promesse. Quale grazia!

Isaia 63:1-14
1"Chi è questi che giunge da Edom, da Botsra, in vestimenti splendidi? questi, magnificamente ammantato, che cammina fiero nella grandezza della sua forza?" "Son io, che parlo con giustizia, che son potente a salvare".2"Perché questo rosso nel tuo manto, e perché le tue vesti son come quelli di chi calca l’uva nello strettoio?"3"Io sono stato solo a calcara l’uva nello strettoio, e nessuno uomo fra i popoli è stato meco; io li ho calcati nella mia ira, e li ho calpestati nel mio furore; il loro sangue è spruzzato sulle mie vesti, e ho macchiati tutti i miei abiti.4Poiché il giorno della vendetta, ch’era nel mio cuore, e il mio anno di redenzione son giunti.5Io guardai, ma non v’era chi m’aiutasse; mi volsi attorno stupito, ma nessuno mi sosteneva; allora il mio braccio m’ha salvato, e il mio furore m’ha sostenuto.6Ed ho calpestato dei popoli nella mia ira, li ho ubriacati del mio furore, e ho fatto scorrere il loro sangue sulla terra".7Io voglio ricordare le benignità dell’Eterno, le lodi dell’Eterno, considerando tutto quello che l’Eterno ci ha largito; ricorderà la bontà di cui è stato largo versa la casa d’Israele, secondo le sue compassioni e secondo l’abbondanza della sue grazie.8Egli aveva detto: "Certo, essi son mio popolo, figliuoli che non m’inganneranno"; e fu il loro salvatore.9In tutte le loro distrette egli stesso fu in distretta, e l’angelo della sua faccia li salvò; nel suo amore e nella sua longanimità ei li redense; se li tolse in ispalla, e sempre li portò nei tempi andati;10ma essi furono ribelli, contristarono il suo spirito santo: ond’egli si convertì in loro nemico, ed egli stesso combatté contro di loro.11Allora il suo popolo si ricordò de’ giorni antichi di Mosè: "Dov’è colui che li trasse fuori dal mare col pastore del suo gregge? Dov’è colui che metteva in mezzo a loro lo spirito suo santo?12che faceva andare il suo braccio glorioso alla destra di Mosè? che divise le acque innanzi a loro per acquistarsi una rinomanza eterna?13che li menò attraverso gli abissi, come un cavallo nel deserto, senza che inciampassero?14Come il bestiame che scende nella valle, lo spirito dell’Eterno li condusse al riposo. Così tu guidasti il tuo popolo, per acquistarti una rinomanza gloriosa".

Chi è, donde viene, colui che giunge così splendido e temibile? Perché questo sangue ai suoi vestiti? Ah! Egli è l’esecutore di quel terribile «giorno di vendetta» (Luca 21:22), che ritorna dopo aver adempiuto il suo compito! (vers. 4; cap. 61:2). I popoli nella loro suprema rivolta si saranno radunati sul territorio d'Edom per l'assalto finale contro Dio e contro il suoi (vedere cap. 34:6). Ma sarà par venir schiacciati, nello stesso modo per che i vendemmiatori calcavano un tempo l'uva nei tini.

Forse ci sarà difficile riconoscere in quel Giustiziere implacabile il nostro Salvatore mansueto. Ma il servizio per la gloria di Dio comprende questi due caratteri. Egli fu solo sulla croce; è solo qui per il giudizio (vers. 3). Magnifico (vers. 1), Egli agisce col suo braccio glorioso (vers. 12), e si acquista una rinomanza magnifica (vers. 14), dimora nella magnificenza (vers. 15 versione corretta). «Prosperando nella tua magnificenza, avanza sul carro...» com’è detto nel Salmo 45:4 a proposito di questo giudizio.

Una nuova ed ultima divisione del libro comincia al vers. 7 ricordando le benignità e le lodi dell’Eterno. Non tralasciamo questo compito ognuno per proprio conto.

Isaia 63:15-19; Isaia 64:1-12
15Guarda dal cielo, e mira, dalla tua dimora santa e gloriosa: Dove sono il tuo zelo, i tuoi atti potenti? Il fremito delle tue viscere e le tue compassioni non si fan più sentire verso di me.16Nondimeno, tu sei nostro padre; poiché Abrahamo non sa chi siamo, e Israele non ci riconosce; tu, o Eterno, sei nostro padre, il tuo nome, in ogni tempo, è "Redentor nostro".17O Eterno, perché ci fai errare lungi dalla tue vie, e induri il nostro cuore perché non ti tema? Ritorna, per amor dei tuoi servi, delle tribù della tua eredità!18Per ben poco tempo il tuo popolo santo ha posseduto il paese; i nostri nemici han calpestato il tuo santuario.19Noi siam diventati come quelli che tu non hai mai governati, come quelli che non portano il tuo nome!
1Oh squarciassi tu pure i cieli, e scendessi! Dinanzi a te sarebbero scossi i monti.2Come il fuoco accende i rami secchi, come il fuoco fa bollir l’acqua, tu faresti conoscere il tuo nome ai tuoi avversari, e le nazioni tremerebbero dinanzi a te.3Quando facesti delle cose tremende che noi non aspettavamo, tu discendesti, e i monti furono scossi dinanzi a te.4Mai s’era inteso, mai orecchio avea sentito dire, mai occhio aveva veduto che un altro Dio, fuori di te, agisse a pro di quegli che spera in lui.5Tu vai incontro a chi gode nel praticar la giustizia, a chi, camminando nelle tue vie, si ricorda di te; ma tu ti sei adirato contro di noi, perché abbiamo peccato; e ciò ha durato da tanto tempo… sarem noi salvati?6Tutti quanti siam diventati come l’uomo impuro e tutta la nostra giustizia come un abito lordato; tutti quanti appassiamo come una foglia, e le nostre iniquità ci portan via come il vento.7Non v’è più alcuno che invochi il tuo nome, che si risvegli per attenersi a te; poiché tu ci hai nascosta la tua faccia, e ci lasci consumare dalle nostre iniquità.8Nondimeno, o Eterno, tu sei nostro padre; noi siamo l’argilla; tu, colui che ci formi; e noi siam tutti l’opera delle tue mani.9Non t’adirare fino all’estremo, o Eterno! e non ti ricordare dell’iniquità in perpetuo; ecco, guarda, ten preghiamo; noi siamo tutti tuo popolo.10Le tue città sante sono un deserto; Sion è un deserto, Gerusalemme, una desolazione.11La nostra casa santa e magnifica, dove i nostri padri ti celebrarono, è stata preda alle fiamme, e tutto quel che avevamo di più caro è stato devastato.12Dinanzi a queste cose ti conterrai tu, o Eterno? tacerai tu e ci affliggerai fino all’estremo?

I fedeli del residuo hanno ricordato «l’abbondanza delle sue grazie», di cui l'Eterno era anticamente stato largo verso il suo popolo (cap. 63:7). Dopo aver loro dato tali prove d'amore, potrebbe oggi abbandonarli? Essi dunque fanno appello al cuore di questo Dio soccorritore che è loro Padre. «Guarda dal cielo...». Ma questo non basta loro. «Oh! squarciassi tu pure i cieli e scendessi...» essi esclamano. È quel che Cristo ha fatto una prima volta per la nostra salvezza. Ma più tardi scenderà di nuovo per liberare i suoi nella prova consumando i loro nemici (Salmo 18:9; 144:5).

Il vers. 6 paragona «tutta la nostra giustizia» ad un abito lordato. Comprendiamo ciò dei nostri peccati. Ma della nostra giustizia? E veramente ne è così! Tutto quel che abbiam potuto fare di bene e di giusto prima della nostra conversione, assomiglia a stracci che confermano la nostra miseria invece di coprirla. Ma il Signore sostituisce questi abiti lordati con le vesti della salvezza e col manto della giustizia (cap. 61:10; Zaccaria 3:1 a 5).

Formati come l’argilla sul tornio del vasaio (vers. 8) non abbiamo nulla da far valere riguardo alla vile materia di dove siam stati tratti (Salmo 100:3). Conta soltanto il lavoro del divino Operaio che si impegna a fare di noi «un vaso ad onore»... (2 Timoteo 2:21).

Isaia 65:1-12
1Io sono stato ricercato da quelli che prima non chiedevano di me, sono stato trovato da quelli che prima non mi cercavano; ho detto: "Eccomi, eccomi", a una nazione che non portava il mio nome.2Ho stese tutto il giorno le mani verso un popolo ribelle che cammina per una via non buona, seguendo i propri pensieri;3verso un popolo che del continuo mi provoca sfacciatamente ad ira, che offre sacrifizi nei giardini e fa fumare profumi sui mattoni;4che sta fra i sepolcri e passa le notti nelle caverne, che mangia carne di porco ed ha nei suoi vasi vivande impure;5che dice: "Fatti in là non t’accostare perch’io son più santo di te". Cose siffatte, sono per me un fumo nel naso, un fuoco che arde da mane a sera.6Ecco, tutto ciò sta scritto dinanzi a me; io non mi tacerò, anzi vi darò la retribuzione, sì, vi verserò in seno la retribuzione7delle iniquità vostre, dice l’Eterno, e al tempo stesso delle iniquità dei vostri padri, che hanno fatto fumare profumi sui monti e mi hanno oltraggiato sui colli; io misurerò loro in seno il salario della loro condotta passata.8Così parla l’Eterno: Come quando si trova del succo nel grappolo si dice: "Non lo distruggere perché lì v’è una benedizione", così farò io, per amor de’ miei servi, e non distruggerò tutto.9Io farò uscire da Giacobbe una progenie e da Giuda un erede dei miei monti; e i eletti possederanno il paese, e i miei servi v’abiteranno.10Saron sarà un chiuso di greggi, e la valle d’Acor, un luogo di riposo alle mandre, per il mio popolo che m’avrà cercato.11Ma voi, che abbandonate l’Eterno, che dimenticate il monte mio santo, che apparecchiate la mensa a Gad ed empite la coppa del vin profumato a Meni,12io vi destino alla spada, e vi chinerete tutti per essere scannati; poiché io ho chiamato, e voi non avete risposto; ho parlato, e voi non avete dato ascolto; ma avete fatto ciò ch’è male agli occhi miei, e avete preferito ciò che mi dispiace.

«Io sono stato trovato da quelli che prima non mi cercavano...» — scrive Isaia facendosi ardito. È l’espressione adoperata da Paolo citando ai Romani il nostro versetto 1 (cap. 10:20). Sotto la dettatura dello Spirito, il profeta apre qui chiaramente la porta alle nazioni, che non cercavano Dio e non erano chiamate col suo nome (cap. 49:6). Dichiarazione ardita, veramente, per non dire rivoluzionaria agli orecchi degli Israeliti così gelosi dei loro privilegi! Essa faceva parte di quelle cose mai udite menzionate al capitolo precedente.

La confessione e le suppliche del povero residuo terminavano con l’angosciosa domanda: «Tacerai tu e ci affliggerai fino all'estremo?» (cap. 64:12). No, non è mai invano che un cuore pentito si volge verso il Signore (Salmo 51:17). Lo sapiamo per esperienza?

Dio non tacerà dunque. Prende la parola e la conserverà praticamente sino alla fine del libro. Tuttavia, prima di rivelare ciò ch’Egli ha preparato per quelli che siconfidano in Lui (i suoi eletti e i suoi servitori: vers. 9 e 10; cap. 64:4), bisogna che pronunci la condanna definitiva, non soltanto delle nazioni nemiched'Israele, ma anche della massa del «popolo ribelle» e apostata.

Isaia 65:13-25
13Perciò, così parla il Signore, l’Eterno: Ecco, i miei servi mangeranno, ma voi avrete fame; ecco, i miei servi berranno, ma voi avrete sete; ecco, i miei servi gioiranno, ma voi sarete confusi;14ecco, i miei servi canteranno per la gioia del loro cuore, ma voi griderete per l’angoscia del cuor vostro, e urlerete perché avrete lo spirito affranto.15E lascerete il vostro nome come una imprecazione fra i miei eletti: "Così il Signore, l’Eterno, faccia morir te!"; ma Egli darà ai suoi servi un altro nome,16in guisa che chi s’augurerà d’esser benedetto nel paese, lo farà per l’Iddio di verità, e colui che giurerà nel paese, giurerà per l’Iddio di verità; perché le afflizioni di prima saran dimenticate, e saranno nascoste agli occhi miei.17Poiché, ecco, io creo de’ nuovi cieli e una nuova terra; non ci si ricorderà più delle cose di prima; esse non torneranno più in memoria.18Rallegratevi, sì, festeggiate in perpetuo per quanto io sto per creare; poiché, ecco, io creo Gerusalemme per il gaudio, e il suo popolo per la gioia.19Ed io festeggerò a motivo di Gerusalemme, e gioirò del mio popolo; quivi non si udran più voci di pianto né gridi d’angoscia;20non vi sarà più, in avvenire, bimbo nato per pochi giorni, né vecchio che non compia il numero de’ suoi anni; chi morrà a cent’anni morrà giovane, e il peccatore sarà colpito dalla maledizione a cent’anni.21Essi costruiranno case e le abiteranno; pianteranno vigne e ne mangeranno il frutto.22Non costruiranno più perché un altro abiti, non pianteranno più perché un altro mangi; poiché i giorni del mio popolo saran come i giorni degli alberi; e i miei eletti godranno a lungo dell’opera delle loro mani.23Non si affaticheranno invano, e non avranno più figliuoli per vederli morire a un tratto; poiché saranno la progenie dei benedetti dall’Eterno, e i loro rampolli staran con essi.24E avverrà che, prima che mi invochino, io risponderò; parleranno ancora, che già li avrò esauditi.25Il lupo e l’agnello pasceranno assieme, il leone mangerà la paglia come il bue, e il serpente si nutrirà di polvere. Non si farà più danno né guasto su tutto il mio monte santo, dice l’Eterno.

Gl’Israeliti fedeli saranno stati per molto tempo confusi con la massa del popolo che avrà seguito l'Anticristo. Ma, giunto il momento, Dio saprà distinguere e ricompensare i suoi servitori. Allora essi dimenticheranno le loro afflizioni e «canteranno per la gioia del loro cuore» (vers. 14).

E noi, figli di Dio che presentemente il mondo non conosce come non ha conosciuto Lui, saremo pure manifestati dal Signore alla sua gloriosa venuta (1 Giovanni 3:1 e 2). Sarebbe forse la nostra gioia inferiore alla loro?

Dio creerà nuovi cieli e nuova terra. Non si tratta ancora di sostituire l’universo attuale con nuovi elementi, secondo 2 Pietro 3:13 e Apocalisse 21:1. Ma durante il regno di mille anni, tanto il cielo, sbarazzato dalla presenza di Satana, quanto la terra, sottomessa al Signore, saranno in uno stato nuovo. La creazione conoscerà la liberazione (Romani 8:22). La vita umana sarà prolungata; l'età di cent'anni diverrà quella della piena giovinezza, e la morte non sarà più che un castigo eccezionale (Proverbi 2:22; Salmo 37:9). Anche negli animali gl'istinti crudeli saranno spariti (vers. 25). La natura sarà nel pieno rigoglio della bellezza e risponderà al disegno iniziale di Dio per la sua splendida creazione.

Isaia 66:10-24
10Rallegratevi con Gerusalemme e festeggiate a motivo di lei, o voi tutti che l’amate! Giubilate grandemente con lei, o voi che siete in lutto per essa!11onde siate allattati e saziati al seno delle sue consolazioni; onde beviate a lunghi sorsi e con delizia l’abbondanza della sua gloria.12Poiché così parla l’Eterno: Ecco, io dirigerò la pace verso di lei come un fiume, e la ricchezza delle nazioni come un torrente che straripa, e voi sarete allattati, sarete portati in braccio, carezzati sulle ginocchia.13Come un uomo cui sua madre consola, così io consolerò voi, e sarete consolati in Gerusalemme.14Voi lo vedrete; il vostro cuore si rallegrerà, e le vostre ossa, come l’erba, riprenderanno vigore; e la mano dell’Eterno si farà conoscere a pro dei suoi servi, e la sua indignazione, contro i suoi nemici.15Poiché ecco, l’Eterno verrà nel fuoco, e i suoi carri saranno come l’uragano per dare la retribuzione della sua ira con furore, per eseguire le sue minacce con fiamme di fuoco.16Poiché l’Eterno eserciterà il suo giudizio col fuoco e colla sua spada, contro ogni carne; e gli uccisi dall’Eterno saranno molti.17Quelli che si santificano e si purificano per andar nei giardini dietro all’idolo ch’è quivi in mezzo, quelli che mangiano carne di porco, cose esecrande e dei topi, saranno tutti quanti consumati, dice l’Eterno.18Io conosco le loro opere e i loro pensieri; il tempo è giunto per raccogliere tutte le nazioni e tutte le lingue; ed esse verranno, e vedranno la mia gloria.19Ed io metterò un segnale fra loro, e manderò degli scampati di fra loro alle nazioni, a Tarsis, a Pul e a Lud che tiran d’arco, a Tubal e a Javan, alle isole lontane che non han mai udito la mia fama e non han mai veduta la mia gloria; ed essi proclameranno la mia gloria fra le nazioni.20E ricondurranno tutti i vostri fratelli, di fra tutte le nazioni, come un’offerta all’Eterno, su cavalli, su carri, su lettighe, su muli, su dromedari, al monte mio santo, a Gerusalemme, dice l’Eterno, nel modo che i figliuoli d’Israele portano le loro offerte in un vaso puro alla casa dell’Eterno.21E di tra loro ne prenderò pure per sacerdoti e per Leviti, dice l’Eterno.22Poiché come i nuovi cieli e la nuova terra ch’io sto per creare sussisteranno stabili dinanzi a me, dice l’Eterno, così sussisteranno la vostra progenie, e il vostro nome.23E avverrà che, di novilunio in novilunio e di sabato in sabato, ogni carne verrà a prostrarsi dinanzi a me, dice l’Eterno.24E quando gli adoratori usciranno, verranno i cadaveri degli uomini che si son ribellati a me; poiché il loro verme non morrà, e il fuoco non si estinguerà; e saranno in orrore ad ogni carne.

Gerusalemme sarà un soggetto di allegrezza per i fedeli del popolo. «Rallegratevi... e festeggiate a motivo di lei, o voi tutti che l’amate» (vers. 10). A loro s'indirizza il Salmo 122: «Pregate per la pace di Gerusalemme! Prosperino quelli che t'amano!...» (vers. 6). Come risposta a questa preghiera, la pace è estesa sulla città, punto di partenza della conoscenza della gloria di Dio per tutte le nazioni della terra.

Il Signore non è meno attento oggi alle preghiere di quelli che amano la sua Assemblea (2 Corinzi 11:28). Domandiamo ch’essa sia conservata nella pace e che manifesti la gloria di Cristo quaggiù.

Anche in mezzo alla felicità millenaria, bisogna che sussista una testimonianza visibile del castigo terrestre degli iniqui. Un solenne spettacolo vi sarà là per ricordarlo, come il mucchio di pietre sulla tomba d’Absalom (2 Samuele 18:17). Così finisce questo bel libro d'Isaia. È là più vasta di tutte le profezie, la più sovente citata (circa 60 volte), quella pure che dà il maggior posto al Signore Gesù nelle sue sofferenze e nelle sue glorie.

Matthew1:1-17
1Genealogia di Gesù Cristo figliuolo di Davide, figliuolo d’Abramo.2Abramo generò Isacco; Isacco generò Giacobbe; Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli;3Giuda generò Fares e Zara da Tamar; Fares generò Esrom; Esrom generò Aram;4Aram generò Aminadab; Aminadab generò Naasson; Naasson generò Salmon;5Salmon generò Booz da Rahab; Booz generò Obed da Ruth; Obed generò Iesse,6e Iesse generò Davide, il re. E Davide generò Salomone da quella ch’era stata moglie d’Uria;7Salomone generò Roboamo; Roboamo generò Abia; Abia generò Asa;8Asa generò Giosafat; Giosafat generò Ioram; Ioram generò Uzzia;9Uzzia generò Ioatam; Ioatam generò Achaz; Achaz generò Ezechia;10Ezechia generò Manasse; Manasse generò Amon; Amon generò Giosia;11Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli al tempo della deportazione in Babilonia.12E dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatiel; Salatiel generò Zorobabel;13Zorobabel generò Abiud; Abiud generò Eliachim; Eliachim generò Azor;14Azor generò Sadoc; Sadoc generò Achim; Achim generò Eliud;15Eliud generò Eleazaro; Eleazaro generò Mattan; Mattan generò Giacobbe;16Giacobbe generò Giuseppe, il marito di Maria, dalla quale nacque Gesù, che è chiamato Cristo.17Così da Abramo fino a Davide sono in tutto quattordici generazioni; e da Davide fino alla deportazione in Babilonia, quattordici generazioni; e dalla deportazione in Babilonia fino a Cristo, quattordici generazioni.

Erano ormai quattrocento anni che la voce dei profeti non si faceva più udire. Per Dio la «pienezza dei tempi» (Galati 4:4) era giunta. Egli parlerà «mediante il Suo Figliuolo» e farà conoscere al suo popolo, al mondo, come a noi personalmente, la buona novella dell'Evangelo (Ebrei 1:1 e 2). Essa si riassume in poche parole: il dono del suo Figlio. Ma come far penetrare nelle nostre menti limitate la conoscenza d'una tale Persona? Dio ha provveduto dandoci quattro evangeli, così siamo in grado di considerare la gloria del suo Figlio sotto parecchi aspetti, come si mette in rilievo un oggetto di gran pregio, sotto diverse luci.

Matteo è l'Evangelo che presenta Cristo come Re. Infatti esso si apre con una genealogia per mettere subito il Messia nel quadro delle promesse fatte ad Abrahamo e dimostrare in modo irrefutabile il suo titolo di erede al trono di Davide (Gal. 3:16 e Giov. 7:42). Da questa lista, certi nomi tristemente noti (Achaz, Manasse, Amon...) non sono stati cancellati. Prima di rivelare il Salvatore, Dio attesta una volta di più che in tutte le generazioni, che si tratti d'un patriarca, d'un re, o d'una donna poco raccomandabile, ognuno ha bisogno della stessa salvezza e dello stesso Evangelo.

Matteo 1:18-25; Matteo 2:1-6
18Or la nascita di Gesù Cristo avvenne in questo modo. Maria, sua madre, era stata promessa sposa a Giuseppe; e prima che fossero venuti a stare insieme, si trovò incinta per virtù dello Spirito Santo.19E Giuseppe, suo marito, essendo uomo giusto e non volendo esporla ad infamia, si propose di lasciarla occultamente.20Ma mentre avea queste cose nell’animo, ecco che un angelo del Signore gli apparve in sogno, dicendo: Giuseppe, figliuol di Davide, non temere di prender teco Maria tua moglie; perché ciò che in lei è generato, è dallo Spirito Santo.21Ed ella partorirà un figliuolo, e tu gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccati.22Or tutto ciò avvenne, affinché si adempiesse quello che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:23Ecco, la vergine sarà incinta e partorirà un figliuolo, al quale sarà posto nome Emmanuele, che, interpretato, vuol dire: "Iddio con noi".24E Giuseppe, destatosi dal sonno, fece come l’angelo del Signore gli avea comandato, e prese con sé sua moglie;25e non la conobbe finch’ella non ebbe partorito un figlio; e gli pose nome Gesù.
1Or essendo Gesù nato in Betleem di Giudea, ai dì del re Erode, ecco dei magi d’Oriente arrivarono in Gerusalemme, dicendo:2Dov’è il re de’ Giudei che è nato? Poiché noi abbiam veduto la sua stella in Oriente e siam venuti per adorarlo.3Udito questo, il re Erode fu turbato, e tutta Gerusalemme con lui.4E radunati tutti i capi sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informò da loro dove il Cristo dovea nascere.5Ed essi gli dissero: In Betleem di Giudea; poiché così è scritto per mezzo del profeta:6E tu, Betleem, terra di Giuda, non sei punto la minima fra le città principali di Giuda; perché da te uscirà un Principe, che pascerà il mio popolo Israele.

Gesù entra in questo mondo come tutti gli uomini, mediante la nascita. Giuseppe e Maria sono stati scelti per accogliere ed allevare il Fanciullo divino. I piani di Dio si compiono; conformemente alle profezie, la nascita dell'erede al trono di Davide ha luogo nella città regale di Bethleem. Notate che in questo evangelo non è parlato della mangiatoia che gli servì da culla, né di qualcosa che ricordi la sua povertà. Al contrario, Dio conduce gli eventi in modo che il suo Figlio sia onorato da nobili visitatori: i magi venuti dall'Oriente. Nessuno dei notabili tra i Giudei era moralmente qualificato per andare a prostrarsi davanti al Messia d'Israele. Siamo d'altronde in uno dei periodi più tenebrosi della storia di questo popolo. Il crudele Erode regna a Gerusalemme e questo era in aperta violazione a Deuteronomio 17:15, poiché era un Edomita!

Ad eccezione d'un piccolo numero d'anime pie che Luca ci farà conoscere, nessuno in Israele aspettava il Cristo. E oggi, fra tutti quelli che pretendono d'essere Suoi, quanti aspettano veramente il suo ritorno?

Matteo 2:7-23
7Allora Erode, chiamati di nascosto i magi, s’informò esattamente da loro del tempo in cui la stella era apparita;8e mandandoli a Betleem, disse loro: Andate e domandate diligentemente del fanciullino; e quando lo avrete trovato, fatemelo sapere, affinché io pure venga ad adorarlo.9Essi dunque, udito il re, partirono; ed ecco la stella che aveano veduta in Oriente, andava dinanzi a loro, finché, giunta al luogo dov’era il fanciullino, vi si fermò sopra.10Ed essi, veduta la stella, si rallegrarono di grandissima allegrezza.11Ed entrati nella casa, videro il fanciullino con Maria sua madre; e prostratisi, lo adorarono; ed aperti i loro tesori, gli offrirono dei doni: oro, incenso e mirra.12Poi, essendo stati divinamente avvertiti in sogno di non ripassare da Erode, per altra via tornarono al loro paese.13Partiti che furono, ecco un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: Lèvati, prendi il fanciullino e sua madre, e fuggi in Egitto, e sta’ quivi finch’io non tel dica; perché Erode cercherà il fanciullino per farlo morire.14Egli dunque, levatosi, prese di notte il fanciullino e sua madre, e si ritirò in Egitto;15ed ivi stette fino alla morte di Erode, affinché si adempiesse quello che fu detto dal Signore per mezzo del profeta: Fuor d’Egitto chiamai il mio figliuolo.16Allora Erode, vedutosi beffato dai magi, si adirò gravemente, e mandò ad uccidere tutti i maschi ch’erano in Betleem e in tutto il suo territorio dall’età di due anni in giù, secondo il tempo del quale s’era esattamente informato dai magi.17Allora si adempié quello che fu detto per bocca del profeta Geremia:18Un grido è stato udito in Rama; un pianto ed un lamento grande: Rachele piange i suoi figliuoli e ricusa d’esser consolata, perché non sono più.19Ma dopo che Erode fu morto, ecco un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto, e gli disse:20Lèvati, prendi il fanciullino e sua madre, e vattene nel paese d’Israele; perché son morti coloro che cercavano la vita del fanciullino.21Ed egli, levatosi, prese il fanciullino e sua madre ed entrò nel paese d’Israele.22Ma udito che in Giudea regnava Archelao invece d’Erode, suo padre, temette d’andar colà; ed essendo stato divinamente avvertito in sogno, si ritirò nelle parti della Galilea,23e venne ad abitare in una città detta Nazaret, affinché si adempiesse quello ch’era stato detto dai profeti, ch’egli sarebbe chiamato Nazareno.

Dopo un lungo viaggio, prefigurazione di ciò che avverra nel millenio (Salmo 72:10), i magi sono condotti dalla stella presso il fanciullino. Che grande gioia per loro! Lo trovano, gli presentano i loro omaggi e poi «per altra via» tornano al loro paese. Non è forse la storia di ogni persona che va al Salvatore? I disegni micidiali d'Erode sono sventati. E lo sono anche quelli di Satana che cercava di sbarazzarsi, fin dalla sua entrata nel mondo, di Colui che sarebbe diventato il suo vincitore. Il viaggio in Egitto, mezzo ordinato da Dio per sottrarre il fanciullino a quei piani criminali, illustra pure la grazia di Colui che ha voluto seguire la stessa via che il suo popolo anticamente aveva percorso fino alla Terra Promessa.

Due nomi sono già stati dati al Fanciullo divino al capitolo precedente: quello di Gesù (Dio Salvatore: cap. 1:21) prezioso al cuore di ogni credente, poi quello di Emmanuele (Dio con noi: cap. 1:23). È aggiunto ora quello di «Nazareno» (vers. 23) con un triplice significato: Gesù è stato moralmente separato e consacrato a Dio, come il Nazireo di Numeri 6. Egli è stato pure sul tronco d'Isai (padre di Davide) un ramo nuovo che porta del frutto (vedere Isaia 11:1) (*). Infine sarà, per trent'anni, cittadino sconosciuto della città disprezzata di Nazaret (Giovanni 1:47).

_____________________
(*) Il termine ebraico che sta per «ramo» ha la stessa radice del nome Nazareno.
¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯

Matteo 3:1-17
1Or in que’ giorni comparve Giovanni il Battista, predicando nel deserto della Giudea e dicendo:2Ravvedetevi, poiché il regno de’ cieli è vicino.3Di lui parlò infatti il profeta Isaia quando disse: V’è una voce d’uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, addirizzate i suoi sentieri.4Or esso Giovanni aveva il vestimento di pelo di cammello ed una cintura di cuoio intorno a’ fianchi; ed il suo cibo erano locuste e miele selvatico.5Allora Gerusalemme e tutta la Giudea e tutto il paese d’intorno al Giordano presero ad accorrere a lui;6ed erano battezzati da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.7Ma vedendo egli molti dei Farisei e dei Sadducei venire al suo battesimo, disse loro: Razza di vipere, chi v’ha insegnato a fuggir dall’ira a venire?8Fate dunque de’ frutti degni del ravvedimento.9E non pensate di dir dentro di voi: Abbiamo per padre Abramo; perché io vi dico che Iddio può da queste pietre far sorgere de’ figliuoli ad Abramo.10E già la scure è posta alla radice degli alberi; ogni albero dunque che non fa buon frutto, sta per esser tagliato e gittato nel fuoco.11Ben vi battezzo io con acqua, in vista del ravvedimento; ma colui che viene dietro a me è più forte di me, ed io non son degno di portargli i calzari; egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e con fuoco.12Egli ha il suo ventilabro in mano, e netterà interamente l’aia sua, e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma arderà la pula con fuoco inestinguibile.13Allora Gesù dalla Galilea si recò al Giordano da Giovanni per esser da lui battezzato.14Ma questi vi si opponeva dicendo: Son io che ho bisogno d’esser battezzato da te, e tu vieni a me?15Ma Gesù gli rispose: Lascia fare per ora; poiché conviene che noi adempiamo così ogni giustizia. Allora Giovanni lo lasciò fare.16E Gesù, tosto che fu battezzato, salì fuor dell’acqua; ed ecco i cieli s’apersero, ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venir sopra lui.17Ed ecco una voce dai cieli che disse: Questo è il mio diletto Figliuolo nel quale mi son compiaciuto. Matteo Capitolo 4

Come un ambasciatore precede un alto personaggio, così Giovanni Battista proclama la prossima apparizione del Re. Ma il Messia non potrebbe prender posto fra un popolo indifferente al proprio stato di peccato. La predicazione di Giovanni ha quindi il carattere di un appello al pentimento. Ma egli annunzia il giudizio ai Farisei ed ai Sadducei che venivano al suo battesimo con l'atteggiamento di chi si ritiene giusto.

Possiamo capire che Giovanni sia sconcertato quando colui di cui non si stimava degno di sciogliere i sandali si presenta a sua volta per essere battezzato da lui. Ma udiamo al versetto 15 la prima frase pronunziata da Gesù in quest'evangelo: «Lascia fare per ora...». L'uomo non ha saputo fare che il male; conviene ormai lasciare agire Dio in Cristo e «adempiere ogni giustizia».

Gesù risale subito dall'acqua; non avrebbe dovuto essere battezzato poiché non aveva da fare nessuna confessione di peccato. Ed ecco che il cielo si apre per rendergli una doppia testimonianza: Lo Spirito Santo scende su Lui come anticamente l'olio dell'unzione designava il re (1 Samuele 16:13), e nello stesso tempo riceve dal Padre suo una meravigliosa parola d'amore e d'approvazione.

Matteo 4:1-11
1Allora Gesù fu condotto dallo Spirito su nel deserto, per esser tentato dal diavolo.2E dopo che ebbe digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame.3E il tentatore, accostatosi, gli disse: Se tu sei Figliuol di Dio, di’ che queste pietre divengan pani.4Ma egli rispondendo disse: Sta scritto: Non di pane soltanto vivrà l’uomo, ma d’ogni parola che procede dalla bocca di Dio.5Allora il diavolo lo menò seco nella santa città e lo pose sul pinnacolo del tempio,6e gli disse: Se tu sei Figliuol di Dio, gettati giù; poiché sta scritto: Egli darà ordine di suoi angeli intorno a te, ed essi ti porteranno sulle loro mani, che talora tu non urti col piede contro una pietra.7Gesù gli disse: Egli è altresì scritto: Non tentare il Signore Iddio tuo.8Di nuovo il diavolo lo menò seco sopra un monte altissimo, e gli mostrò tutti i regni del mondo e la lor gloria, e gli disse:9Tutte queste cose io te le darò, se, prostrandoti, tu mi adori.10Allora Gesù gli disse: Va’, Satana, poiché sta scritto: Adora il Signore Iddio tuo, ed a lui solo rendi il culto.11Allora il diavolo lo lasciò; ed ecco degli angeli vennero a lui e lo servivano.

Rivestito della potenza dello Spirito, Gesù è pronto ad adempiere il suo ministerio. Ma, come ogni servitore di Dio, è necessario che sia anzitutto sottoposto alla prova. Così ha a che fare col grande nemico. Per far uscire l'uomo di Dio dal sentiero dell'obbedienza, Satana utilizza due tattiche principali: presenta cose spaventevoli lungo il cammino (per Cristo sarà specialmente la lotta di Getsemane), oppure offre degli oggetti desiderabili al di fuori del retto cammino. È appunto quello che il diavolo fa qui. Vedete come sa perfino rivestire la sua tentazione con un'apparente pietà: l'accompagna con un versetto della Parola! Ma citando il Salmo 91:11 e 12, Satana si guarda bene dall'aggiungervi il versetto seguente che fa allusione alla sua disfatta: «Tu camminerai sul leone e sull'aspide, calpesterai il leoncello e il serpente». Il serpente è il diavolo, riguardo al quale Genesi 3:15 annunziava che avrebbe avuto la testa schiacciata da Cristo, «progenie della donna». Mentre in Eden il primo Adamo aveva subìto una triplice sconfitta per mezzo della concupiscenza della carne, degli occhi e l'orgoglio della vita, l'Uomo perfetto ha nel deserto il trionfo sul serpente antico per mezzo della sovrana parola del suo Dio (1 Giovanni 2:16). E in quanto ha sofferto Egli stesso essendo tentato, può soccorrere quelli che sono tentati (Ebrei 2:18).

Matteo 4:12-25
12Or Gesù, avendo udito che Giovanni era stato messo in prigione, si ritirò in Galilea.13E, lasciata Nazaret, venne ad abitare in Capernaum, città sul mare, ai confini di Zabulon e di Neftali,14affinché si adempiesse quello ch’era stato detto dal profeta Isaia:15Il paese di Zabulon e il paese di Neftali, sulla via del mare, al di là del Giordano, la Galilea dei Gentili,16il popolo che giaceva nelle tenebre, ha veduto una gran luce; su quelli che giacevano nella contrada e nell’ombra della morte, una luce s’è levata.17Da quel tempo Gesù cominciò a predicare e a dire: Ravvedetevi, perché il regno de’ cieli è vicino.18Or passeggiando lungo il mare della Galilea, egli vide due fratelli, Simone detto Pietro, e Andrea suo fratello, i quali gettavano la rete in mare; poiché erano pescatori.19E disse loro: Venite dietro a me, e vi farò pescatori d’uomini.20Ed essi, lasciate prontamente le reti, lo seguirono.21E passato più oltre, vide due altri fratelli, Giacomo di Zebedeo e Giovanni, suo fratello, i quali nella barca, con Zebedeo loro padre, rassettavano le reti; e li chiamò.22Ed essi, lasciata subito la barca e il padre loro, lo seguirono.23E Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando l’evangelo del Regno, sanando ogni malattia ed ogni infermità fra il popolo.24E la sua fama si sparse per tutta la Siria; e gli recarono tutti i malati colpiti da varie infermità e da vari dolori, indemoniati, lunatici, paralitici; ed ei li guarì.25E grandi folle lo seguirono dalla Galilea e dalla Decapoli e da Gerusalemme e dalla Giudea e d’oltre il Giordano.

La citazione d'Isaia 9:1-2 del vers. 16 ha una leggera differenza rispetto al testo di Isaia. Al tempo del profeta il popolo «camminava» nelle tenebre; ma ora «giace» nelle tenebre, perché è lontano dalla luce di Dio, e ha perduto ogni coraggio, ogni speranza. È proprio il momento in cui Dio può intervenire. Gesù, che è la Luce, appare recando la liberazione. Egli passa. Al suo appello, colpiti dal suo amore, alcuni discepoli si affezionano a Lui e lo seguono. Due qui, due la: Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni... Per questi uomini è il momento decisivo, che ad un tratto ha cambiato tutto nella loro vita e che non dimenticheranno più (cap. 19:27). Sì, essi lasciano subito il padre, la barca, le reti. Ma è per trovare un Maestro ineguagliabile e la promessa d'un nuovo compito: diventeranno pescatori d'uomini! Quando sarà giunto il momento Gesù farà di loro degli evangelisti e degli apostoli.

Non tutti i cristiani sono chiamati ad abbandonare il loro lavoro o a rinunziare ai legami di famiglia. Ma tutti hanno udito, un giorno o l'altro, la voce che diceva loro: «Seguimi». Avete risposto?

Notiamo infine che i vers. 23 e 24 riassumono meravigliosamente tutta l'attività dell'amore del Signore Gesù.

Matteo 5:1-16
1E Gesù, vedendo le folle, salì sul monte; e postosi a sedere, i suoi discepoli si accostarono a lui.2Ed egli, aperta la bocca, li ammaestrava dicendo:3Beati i poveri in ispirito, perché di loro è il regno de’ cieli.4Beati quelli che fanno cordoglio, perché essi saranno consolati.5Beati i mansueti, perché essi erederanno la terra.6Beati quelli che sono affamati ed assetati della giustizia, perché essi saranno saziati.7Beati i misericordiosi, perché a loro misericordia sarà fatta.8Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio.9Beati quelli che s’adoperano alla pace, perché essi saran chiamati figliuoli di Dio.10Beati i perseguitati per cagion di giustizia, perché di loro è il regno dei cieli.11Beati voi, quando v’oltraggeranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro a voi ogni sorta di male per cagion mia.12Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande ne’ cieli; poiché così hanno perseguitato i profeti che sono stati prima di voi.13Voi siete il sale della terra; ora, se il sale diviene insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non ad esser gettato via e calpestato dagli uomini.14Voi siete la luce del mondo; una città posta sopra un monte non può rimaner nascosta;15e non si accende una lampada per metterla sotto il moggio; anzi la si mette sul candeliere ed ella fa lume a tutti quelli che sono in casa.16Così risplenda la vostra luce nel cospetto degli uomini, affinché veggano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è ne’ cieli.

Seguire Gesù significa anzitutto ubbidirgli (Giov. 12:26). Allora si possono manifestare gli stessi Suoi caratteri. Il Signore manifesterà questi caratteri ai suoi discepoli, come pure a noi tutti se desideriamo seguirlo, in questo incomparabile sermone sul monte. Beati quelli che hanno una fede semplice e non fanno valere la propria intelligenza; quelli che si affliggono per la malvagità del mondo, senza stancarsi di esercitare la bontà e la misericordia; quelli che sopportano per il nome del Signore ogni sorta d'ingiustizia e persecuzione... Non è il genere di felicità che la maggior parte degli uomini desidera; tutt'altro! Ma ai credenti, per essere felici, beati, basta avere l'approvazione del Signore. E le gioie del regno sono riservate a loro.

Nei vers. 13 e 14, c'è la loro posizione attuale. «Voi siete — non: dovete essere — il sale della terra,... la luce del mondo». Il cristiano rappresenta il suo Maestro assente. Rimanendo separato dal male, egli rappresenta quaggiù il «sale» che preserva dalla corruzione e che dà sapore (Giobbe 6:6). In secondo luogo è «luce», responsabile di risplendere, anzitutto dinanzi a «quelli che sono in casa», nella propria famiglia, creando un'atmosfera di pace, parlando del Signore.

Matteo 5:17-30
17Non pensate ch’io sia venuto per abolire la legge od i profeti; io son venuto non per abolire ma per compire:18poiché io vi dico in verità che finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passerà, che tutto non sia adempiuto.19Chi dunque avrà violato uno di questi minimi comandamenti ed avrà così insegnato agli uomini, sarà chiamato minimo nel regno de’ cieli; ma chi li avrà messi in pratica ed insegnati, esso sarà chiamato grande nel regno dei cieli.20Poiché io vi dico che se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e de’ Farisei, voi non entrerete punto nel regno dei cieli.21Voi avete udito che fu detto agli antichi: Non uccidere, e Chiunque avrà ucciso sarà sottoposto al tribunale;22ma io vi dico: Chiunque s’adira contro al suo fratello, sarà sottoposto al tribunale; e chi avrà detto al suo fratello "raca", sarà sottoposto al Sinedrio; e chi gli avrà detto "pazzo", sarà condannato alla geenna del fuoco.23Se dunque tu stai per offrire la tua offerta sull’altare, e quivi ti ricordi che il tuo fratello ha qualcosa contro di te,24lascia quivi la tua offerta dinanzi all’altare, e va’ prima a riconciliarti col tuo fratello; e poi vieni ad offrir la tua offerta.25Fa’ presto amichevole accordo col tuo avversario mentre sei ancora per via con lui; che talora il tuo avversario non ti dia in man del giudice, e il giudice in man delle guardie, e tu sii cacciato in prigione.26Io ti dico in verità che di là non uscirai, finché tu non abbia pagato l’ultimo quattrino.27Voi avete udito che fu detto: Non commettere adulterio.28Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per appetirla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.29Ora, se l’occhio tuo destro ti fa cadere in peccato, cavalo e gettalo via da te; poiché val meglio per te che uno dei tuoi membri perisca, e non sia gettato l’intero tuo corpo nella geenna.30E se la tua man destra ti fa cadere in peccato, mozzala e gettala via da te; poiché val meglio per te che uno dei tuoi membri perisca, e non vada l’intero tuo corpo nella geenna.

Non si possono leggere i versetti 17 e seguenti senza essere presi da timore. Non soltanto il Signore dichiara che non è venuto ad abolire la severa legge di Dio che ci condannava tutti, ma dà un'interpretazione ancora più severa della volontà divina. Fino a quel momento un Israelita scrupoloso poteva sperare di meritare la vita eterna quando aveva più o meno «osservato tutte quelle cose fin dalla sua giovinezza» (vedere Marco 10:20). Ora le parole di Gesù non gli lasciano nessuna illusione. Se tali sono le esigenze della santità di Dio, chi dunque può essere salvato? Sì, l'assoluta misura della giustizia divina era presente in quell'Uomo incomparabile. Ma la stessa Persona che era venuta a farla conoscere era anche venuta ad adempierla in vece nostra (vers. 17; Salmo 40:8-10).

L'antico giudaismo non si preoccupava di quel che Dio pensava dell'ira né degli sguardi impuri. Non ne condannava che i frutti estremi: l'omicidio e l'adulterio. I comandamenti del Signore, invece, risalgono alla sorgente di quegli atti colpevoli che è il nostro cuore (cap. 15:19). Poiché, prima di udir parlare di grazia, è necessario che comprendiamo fino a che punto ne abbiamo bisogno!

Matteo 5:31-48
31Fu detto: Chiunque ripudia sua moglie, le dia l’atto del divorzio.32Ma io vi dico: Chiunque manda via la moglie, salvo che per cagion di fornicazione, la fa essere adultera; e chiunque sposa colei ch’è mandata via, commette adulterio.33Avete udito pure che fu detto agli antichi: Non ispergiurare, ma attieni al Signore i tuoi giuramenti.34Ma io vi dico: Del tutto non giurate, né per il cielo, perché è il trono di Dio;35né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran Re.36Non giurar neppure per il tuo capo, poiché tu non puoi fare un solo capello bianco o nero.37Ma sia il vostro parlare: Sì, sì; no, no; poiché il di più vien dal maligno.38Voi avete udito che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente.39Ma io vi dico: Non contrastate al malvagio; anzi, se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l’altra;40ed a chi vuol litigar teco e toglierti la tunica, lasciagli anche il mantello.41E se uno ti vuol costringere a far seco un miglio, fanne con lui due.42Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un imprestito, non voltar le spalle.43Voi avete udito che fu detto: Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico.44Ma io vi dico: Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano,45affinché siate figliuoli del Padre vostro che è nei cieli; poiché Egli fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.46Se infatti amate quelli che vi amano, che premio ne avete? Non fanno anche i pubblicani lo stesso?47E se fate accoglienza soltanto ai vostri fratelli, che fate di singolare? Non fanno anche i pagani altrettanto?48Voi dunque siate perfetti, com’è perfetto il Padre vostro celeste. Matteo Capitolo 6

Chi parla qui, non dimentichiamolo, è il Messia, il Re d'Israele. Il suo insegnamento è stato chiamato lo Statuto del regno, poiché espone le condizioni che dovranno accettare quelli che ne diverranno i sudditi. Ma che differenza con le costituzioni e i codici delle nazioni di quaggiù, basati solo sulla difesa dei diritti delle persone e sulla regola egoista «ognuno per sé». L'insegnamento di Gesù invece stabilisce non soltanto dei principi di non violenza, ma d'amore, d'umiltà e di rinuncia, assolutamente estranei allo spirito di questo mondo. Alcuni pensano che tali precetti siano inapplicabili sulla terra. I cristiani che li realizzassero alla lettera non diventerebbero vittime senza difesa, in balia di chiunque? Siamo certi che Dio saprà proteggerli. Inoltre, un tale comportamento costituirebbe una potente testimonianza, tale da confondere quelli che volessero nuocere al credente e anche da produrre la loro conversione.

Questi vers. 38 a 48 ci umiliano e ci giudicano. Che distanza ci separa da Colui di cui ci parlano 1 Pietro 2:22 e 23, Isaia 50:6, Giacomo 5:6 e tanti altri brani della Parola di Dio!

Matteo 6:1-18
1Guardatevi dal praticare la vostra giustizia nel cospetto degli uomini per esser osservati da loro; altrimenti non ne avrete premio presso il Padre vostro che è nei cieli.2Quando dunque fai limosina, non far sonar la tromba dinanzi a te, come fanno gl’ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere onorati dagli uomini. Io vi dico in verità che cotesto è il premio che ne hanno.3Ma quando tu fai limosina, non sappia la tua sinistra quel che fa la destra,4affinché la tua limosina si faccia in segreto; e il Padre tuo che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa.5E quando pregate, non siate come gl’ipocriti; poiché essi amano di fare orazione stando in piè nelle sinagoghe e ai canti delle piazze per esser veduti dagli uomini. Io vi dico in verità che cotesto è il premio che ne hanno.6Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta, e serratone l’uscio fa’ orazione al Padre tuo che è nel segreto; e il Padre tuo che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa.7E nel pregare non usate soverchie dicerie come fanno i pagani, i quali pensano d’essere esauditi per la moltitudine delle loro parole.8Non li rassomigliate dunque, poiché il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno, prima che gliele chiediate.9Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome;10venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà anche in terra com’è fatta nel cielo.11Dacci oggi il nostro pane cotidiano;12e rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori;13e non ci esporre alla tentazione, ma liberaci dal maligno.14Poiché se voi perdonate agli uomini i loro falli, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi;15ma se voi non perdonate agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà i vostri falli.16E quando digiunate, non siate mesti d’aspetto come gl’ipocriti; poiché essi si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. Io vi dico in verità che cotesto è il premio che ne hanno.17Ma tu, quando digiuni, ungiti il capo e làvati la faccia,18affinché non apparisca agli uomini che tu digiuni, ma al Padre tuo che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa.

Le elemosine (vers. 1 a 4), le preghiere (vers. 5 a 15) e i digiuni (vers. 16 a 18) sono i tre modi principali con i quali gli uomini pensano di assolvere i loro «doveri religiosi». Quando questi atti sono fatti in modo da essere notati dagli altri, la considerazione che se ne trae costituisce già la loro ricompensa (vedere anche Giovanni 5:44). Purtroppo, il cuore umano è così scaltro che si serve delle cose migliori per darsi dell'importanza. I doni più generosi... purché siano visti, possono andare alla pari col peggior egoismo; sul viso può esservi la contrizione... e in fondo al cuore la soddisfazione di sé.

Il Signore ci insegna come pregare. Non si tratta affatto d'un atto meritorio, ma dell'umile presentazione dei nostri bisogni al nostro Padre celeste, nel segreto della nostra cameretta. Non sono forse troppo sovente le nostre preghiere delle frasi fatte, delle fastidiose ripetizioni? (vedere Ecclesiaste 5:2). Sì, persino quella bella preghiera insegnata dal Signore ai suoi discepoli (vers. 9 a 13) è diventata per molti una vana ripetizione. Il riscattato ha dei privilegi che l'Israelita non possedeva. Egli può accostarsi in ogni tempo, per mezzo dello Spirito, al trono della grazia, nel nome del Signore Gesù. Approfittiamo noi di questo privilegio?

Matteo 6:19-34
19Non vi fate tesori sulla terra, ove la tignola e la ruggine consumano, e dove i ladri sconficcano e rubano;20ma fatevi tesori in cielo, ove né tignola né ruggine consumano, e dove i ladri non sconficcano né rubano.21Perché dov’è il tuo tesoro, quivi sarà anche il tuo cuore.22La lampada del corpo è l’occhio. Se dunque l’occhio tuo è sano, tutto il tuo corpo sarà illuminato;23ma se l’occhio tuo è viziato, tutto il tuo corpo sarà nelle tenebre. Se dunque la luce che è in te è tenebre, esse tenebre quanto grandi saranno!24Niuno può servire a due padroni; perché o odierà l’uno ed amerà l’altro, o si atterrà all’uno e sprezzerà l’altro. Voi non potete servire a Dio ed a Mammona.25Perciò vi dico: Non siate con ansietà solleciti per la vita vostra di quel che mangerete o di quel che berrete; né per il vostro corpo di che vi vestirete. Non è la vita più del nutrimento, e il corpo più del vestito?26Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono, non raccolgono in granai, e il Padre vostro celeste li nutrisce. Non siete voi assai più di loro?27E chi di voi può con la sua sollecitudine aggiungere alla sua statura pure un cubito?28E intorno al vestire, perché siete con ansietà solleciti? Considerate come crescono i gigli della campagna; essi non faticano e non filano;29eppure io vi dico che nemmeno Salomone, con tutta la sua gloria, fu vestito come uno di loro.30Or se Iddio riveste in questa maniera l’erba de’ campi che oggi è e domani è gettata nel forno, non vestirà Egli molto più voi, o gente di poca fede?31Non siate dunque con ansietà solleciti, dicendo: Che mangeremo? che berremo? o di che ci vestiremo?32Poiché sono i pagani che ricercano tutte queste cose; e il Padre vostro celeste sa che avete bisogno di tutte queste cose.33Ma cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte.34Non siate dunque con ansietà solleciti del domani; perché il domani sarà sollecito di se stesso. Basta a ciascun giorno il suo affanno.

L'occhio semplice è quello che si volge verso un solo oggetto. Questo oggetto, questo «tesoro», per il credente è Cristo. Noi lo contempliamo «a viso scoperto» nella Parola e questa visione illumina tutto il nostro essere interiore (leggere 2 Cor. 3:18; 4:6 e 7). Il nostro cuore non può trovarsi contemporaneamente nel cielo e sulla terra. Accarezzare un tesoro celeste e ad un tempo accumulare per questa terra sono, di conseguenza, due cose assolutamente incompatibili; così come è impossibile servire più d'un padrone (vers. 24). Ma rinunciando a Mammona (le ricchezze: vedere Lu-ca 16:13), non ci esponiamo forse a delle privazioni, a correre il rischio di mancare del necessario per il presente? Il Signore previene questa cattiva scusa: «Perciò vi dico: Non siate con ansietà solleciti...» (vers. 25). Apriamo gli occhi, come Gesù ci invita a fare. Osserviamo nella Creazione gl'innumerevoli piccoli testimoni della commovente sollecitudine e della bontà del Padre celeste: i fiori, gli uccelli... (Salmo 147:9).

No, Dio non sarà mai debitore di quelli che faran-no passare i Suoi interessi prima dei loro, di quelli che Lo sceglieranno (Luca 10:42). Ma bisogna incominciare da questo.

Matteo 7:1-14
1Non giudicate acciocché non siate giudicati;2perché col giudicio col quale giudicate, sarete giudicati; e con la misura onde misurate, sarà misurato a voi.3E perché guardi tu il bruscolo che è nell’occhio del tuo fratello, mentre non iscorgi la trave che è nell’occhio tuo?4Ovvero, come potrai tu dire al tuo fratello: Lascia ch’io ti tragga dall’occhio il bruscolo, mentre ecco la trave è nell’occhio tuo?5Ipocrita, trai prima dall’occhio tuo la trave, e allora ci vedrai bene per trarre il bruscolo dall’occhio del tuo fratello.6Non date ciò ch’è santo ai cani e non gettate le vostre perle dinanzi ai porci, che talora non le pestino co’ piedi e rivolti contro a voi non vi sbranino.7Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; picchiate e vi sarà aperto;8perché chiunque chiede riceve; chi cerca trova, e sarà aperto a chi picchia.9E qual è l’uomo fra voi, il quale, se il figliuolo gli chiede un pane gli dia una pietra?10Oppure se gli chiede un pesce gli dia un serpente?11Se dunque voi che siete malvagi, sapete dar buoni doni ai vostri figliuoli, quanto più il Padre vostro che è ne’ cieli darà egli cose buone a coloro che gliele domandano!12Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro; perché questa è la legge ed i profeti.13Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che mena alla perdizione, e molti son quelli che entran per essa.14Stretta invece è la porta ed angusta la via che mena alla vita, e pochi son quelli che la trovano.

I vers. 1 a 6 e il meraviglioso vers. 12 pongono davanti a noi i motivi che devono regolare i nostri rapporti con gli uomini, i nostri fratelli. Per tentare di risolvere questo problema, dei grandi pensatori di tutte le civiltà hanno riempito biblioteche intere con le loro dottrine sociali, politiche, morali, religiose. Al Signore basta un piccolo versetto per esprimere e contenere la Sua soluzione, divinamente savia, perfetta e definitiva: «Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro» (vedere Romani 13:10). «Regola d'oro» che ogni giorno abbiamo più d'un'occasione di mettere in pratica. Impariamo dunque a metterci sempre al posto di quelli con cui abbiamo a che fare.

I vers. 13 e 14 ci ricordano che se vi son due padroni, vi sono anche due vie, due porte. La via larga è percorsa dalla folla. E ciò nonostante un cartello indicatore è atto a far rabbrividire: «di qui la perdizione» (vers. 13)! Invece, poco numerosi son quelli che trovano la via che conduce alla Vita (perché son poco numerosi quelli che la cercano — vers. 7). «Stretta è la porta». Si entra soltanto dopo aver abbandonato i bagagli della propria giustizia. Amico, su che via cammini tu?

Matteo 7:15-29
15Guardatevi dai falsi profeti i quali vengono a voi in vesti da pecore, ma dentro son lupi rapaci.16Voi li riconoscerete dai loro frutti. Si colgon forse delle uve dalle spine, o dei fichi dai triboli?17Così, ogni albero buono fa frutti buoni; ma l’albero cattivo fa frutti cattivi.18Un albero buono non può far frutti cattivi, né un albero cattivo far frutti buoni.19Ogni albero che non fa buon frutto, è tagliato e gettato nel fuoco.20Voi li riconoscerete dunque dai loro frutti.21Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è ne’ cieli.22Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiam noi profetizzato in nome tuo, e in nome tuo cacciato demoni, e fatte in nome tuo molte opere potenti?23E allora dichiarerò loro: Io non vi conobbi mai; dipartitevi da me, voi tutti operatori d’iniquità.24Perciò chiunque ode queste mie parole e le mette in pratica sarà paragonato ad un uomo avveduto che ha edificata la sua casa sopra la roccia.25E la pioggia è caduta, e son venuti i torrenti, e i venti hanno soffiato e hanno investito quella casa; ma ella non è caduta, perché era fondata sulla roccia.26E chiunque ode queste mie parole e non le mette in pratica sarà paragonato ad un uomo stolto che ha edificata la sua casa sulla rena.27E la pioggia è caduta, e son venuti i torrenti, e i venti hanno soffiato ed hanno fatto impeto contro quella casa; ed ella è caduta, e la sua ruina è stata grande.28Ed avvenne che quando Gesù ebbe finiti questi discorsi, le turbe stupivano del suo insegnamento,29perch’egli le ammaestrava come avendo autorità, e non come i loro scribi.

Poiché i buoni alberi si riconoscono dai loro buoni frutti, non si vedono forse al vers. 22 delle ottime persone? Si presentano apparentemente con le mani piene d'opere meritorie: profezie, miracoli, demoni scacciati con il nome del Signore sulle labbra, sempre e ovunque... «Io non vi conosco», risponderà loro solennemente il Signore Gesù. I vostri frutti non sono quelli dell'ubbidienza a Dio.

Tutti questi insegnamenti non sono difficili da afferrare. Ma noi non manchiamo tanto di comprensione, bensì di realtà. Perciò, terminando i suoi discorsi, il Signore illustra con una breve parabola la differenza fra questa realizzazione pratica e il fatto di ascoltare soltanto. Ecco due case esternamente simili. Ma una è fondata sulla roccia della fede in Gesù Cristo (1 Corinzi 3:11); l'altra, purtroppo, è poggiata sulla sabbia mobile ed incerta dei sentimenti umani. Si è potuto confonderle, fino alla prova, la prova necessaria. E allora, vedete che cosa è diventata la seconda casa!Avveduto e stolto, tali sono rispettivamente i nomi dei due costruttori. Qual è il nostro?

Matteo 8:1-17
1Or quando egli fu sceso dal monte, molte turbe lo seguirono.2Ed ecco un lebbroso, accostatosi, gli si prostrò dinanzi dicendo: Signore, se vuoi, tu puoi mondarmi.3E Gesù, stesa la mano, lo toccò dicendo: Lo voglio, sii mondato. E in quell’istante egli fu mondato dalla sua lebbra.4E Gesù gli disse: Guarda di non dirlo a nessuno: ma va’, mostrati al sacerdote e fa’ l’offerta che Mosè ha prescritto; e ciò serva loro di testimonianza.5Or quand’egli fu entrato in Capernaum, un centurione venne a lui pregandolo e dicendo:6Signore, il mio servitore giace in casa paralitico, gravemente tormentato.7Gesù gli disse: Io verrò e lo guarirò. Ma il centurione, rispondendo disse:8Signore, io non son degno che tu entri sotto al mio tetto ma di’ soltanto una parola e il mio servitore sarà guarito.9Poiché anch’io son uomo sottoposto ad altri ed ho sotto di me dei soldati; e dico a uno: Va’, ed egli va; e ad un altro: Vieni, ed egli viene; e al mio servo: Fa’ questo, ed egli lo fa.10E Gesù, udito questo, ne restò maravigliato, e disse a quelli che lo seguivano: Io vi dico in verità che in nessuno, in Israele, ho trovato cotanta fede.11Or io vi dico che molti verranno di Levante e di Ponente e sederanno a tavola con Abramo e Isacco e Giacobbe, nel regno dei cieli;12ma i figliuoli del regno saranno gettati nelle tenebre di fuori. Quivi sarà il pianto e lo stridor dei denti.13E Gesù disse al centurione: Va’: e come hai creduto, siati fatto. E il servitore fu guarito in quell’ora stessa.14Poi Gesù, entrato nella casa di Pietro, vide la suocera di lui che giaceva in letto con la febbre; ed egli le toccò la mano e la febbre la lasciò.15Ella si alzò e si mise a servirlo.16Poi, venuta la sera, gli presentarono molti indemoniati; ed egli, con la parola, scacciò gli spiriti e guarì tutti i malati,17affinché si adempisse quel che fu detto per bocca del profeta Isaia: Egli stesso ha preso le nostre infermità, ed ha portato le nostre malattie.

Il servizio d'amore e di giustizia del Signore segue il suo insegnamento. Anzitutto assistiamo a tre guarigioni. Il lebbroso del vers. 2 conosce il potere di Gesù, ma dubita del suo amore: «Se tu vuoi, tu puoi...». Gesù vuole e lo guarisce.

Il centurione di Capernaum si rivolge a Lui nel doppio sentimento della Sua autorità onnipotente e della propria indegnità. «Di' soltanto una parola...». Questa fede eccezionale stupisce e rallegra il Signore Gesù. La dà come esempio a quelli che lo seguono e umilia anche noi, non è vero?

Infine è necessario che il Maestro agisca pure nelle famiglie dei suoi. E guarisce la suocera del suo discepolo Pietro.

Gesù non si è occupato dei malati secondo il modo di fare dei medici che esaminano e, fatta una diagnosi, prescrivono una medicina e poi se ne vanno. Non si è accontentato di guarire. Egli stesso «ha portato le nostre malattie e si è caricato dei nostri dolori»; risalendo alla loro sorgente, che è il peccato, Egli ne ha sentito tutto il peso, tutta l'amarezza (Giov. 11:35). Una tale simpatia non è forse più preziosa della guarigione propriamente detta? È l'esperienza di molti malati cristiani.

Matteo 8:18-34
18Or Gesù, vedendo una gran folla intorno a sé, comandò che si passasse all’altra riva.19Allora uno scriba, accostatosi, gli disse: Maestro, io ti seguirò dovunque tu vada.20E Gesù gli disse: Le volpi hanno delle tane e gli uccelli del cielo dei nidi, ma il Figliuol dell’uomo non ha dove posare il capo.21E un altro dei discepoli gli disse: Signore, permettimi d’andare prima a seppellir mio padre.22Ma Gesù gli disse: Seguitami, e lascia i morti seppellite i loro morti.23Ed essendo egli entrato nella barca, i suoi discepoli lo seguirono.24Ed ecco farsi in mare una così gran burrasca, che la barca era coperta dalle onde; ma Gesù dormiva.25E i suoi discepoli, accostatisi, lo svegliarono dicendo: Signore, salvaci, siam perduti.26Ed egli disse loro: Perché avete paura, o gente di poca fede? Allora, levatosi, sgridò i venti ed il mare, e si fece gran bonaccia.27E quegli uomini ne restaron maravigliati e dicevano: Che uomo è mai questo che anche i venti e il mare gli ubbidiscono?28E quando fu giunto all’altra riva, nel paese de’ Gadareni, gli si fecero incontro due indemoniati, usciti dai sepolcri, così furiosi, che niuno potea passar per quella via.29Ed ecco si misero a gridare: Che v’è fra noi e te, Figliuol di Dio? Sei tu venuto qua prima del tempo per tormentarci?30Or lungi da loro v’era un gran branco di porci che pasceva.31E i demoni lo pregavano dicendo: Se tu ci scacci, mandaci in quel branco di porci.32Ed egli disse loro: Andate. Ed essi, usciti, se ne andarono nei porci; ed ecco tutto il branco si gettò a precipizio giù nel mare, e perirono nelle acque.33E quelli che li pasturavano fuggirono; e andati nella città raccontarono ogni cosa e il fatto degl’indemoniati.34Ed ecco tutta la città uscì incontro a Gesù; e, come lo videro lo pregarono che si partisse dai loro confini.

Allo scriba che si offre di seguirlo dovunque andrà, il Signore non nasconde che il Suo sentiero è quello d'una completa rinuncia. Anche gli uccelli del cielo, di cui il Padre celeste ha cura (cap. 6:26), sono più favoriti del loro Creatore venuto come uomo quaggiù. Che abbassamento il suo! Non ha avuto sulla terra un luogo ove posare il capo.

Al vers. 21, qualcun altro risponde al suo invito con una scusa apparentemente giustificata. Cosa c'è di più legittimo che assistere al seppellimento del proprio padre? Tuttavia, per quanto urgente appaia un dovere, nulla e nessuno può anteporsi a ciò che Gesù ha comandato (cap. 6:33). Non è detto ciò che hanno poi deciso quei due uomini. L'importante è sapere se noi abbiamo risposto all'appello del Signore Gesù!La scena così nota e così bella della traversata nella tempesta illustra il viaggio terreno del credente. Egli incontra molte tempeste. Ma il suo Salvatore è anche il Padrone degli elementi ed è con lui (Salmo 23:4). Egli comanda al vento e ai flutti, alla malattia, alla morte e alle potenza sataniche, come vediamo dalla liberazione dei due indemoniati gadareni.

Matteo 9:1-17
1E Gesù, entrato in una barca, passò all’altra riva e venne nella sua città.2Ed ecco gli portarono un paralitico steso sopra un letto. E Gesù, veduta la fede loro, disse al paralitico: Figliuolo, sta’ di buon animo, i tuoi peccati ti sono rimessi.3Ed ecco alcuni degli scribi dissero dentro di sé: Costui bestemmia.4E Gesù, conosciuti i loro pensieri, disse: Perché pensate voi cose malvage ne’ vostri cuori?5Poiché, che cos’è più facile, dire: I tuoi peccati ti sono rimessi, o dire: Lèvati e cammina?6Or affinché sappiate che il Figliuol dell’uomo ha sulla terra autorità di rimettere i peccati: Lèvati (disse al paralitico), prendi il tuo letto e vattene a casa.7Ed egli, levatosi, se ne andò a casa sua.8E le turbe, veduto ciò, furon prese da timore, e glorificarono Iddio che avea data cotale autorità agli uomini.9Poi Gesù, partitosi di là, passando, vide un uomo, chiamato Matteo, che sedeva al banco della gabella; e gli disse: Seguimi. Ed egli, levatosi, lo seguì.10Ed avvenne che, essendo Gesù a tavola in casa di Matteo, ecco, molti pubblicani e peccatori vennero e si misero a tavola con Gesù e co’ suoi discepoli.11E i Farisei, veduto ciò, dicevano ai suoi discepoli: Perché il vostro maestro mangia coi pubblicani e coi peccatori?12Ma Gesù, avendoli uditi, disse: Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati.13Or andate e imparate che cosa significhi: Voglio misericordia, e non sacrifizio; poiché io non son venuto a chiamar de’ giusti, ma dei peccatori.14Allora gli s’accostarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: Perché noi ed i Farisei digiuniamo, e i tuoi discepoli non digiunano?15E Gesù disse loro: Gli amici dello sposo possono essi far cordoglio, finché lo sposo è con loro? Ma verranno i giorni che lo sposo sarà loro tolto, ed allora digiuneranno.16Or niuno mette un pezzo di stoffa nuova sopra un vestito vecchio; perché quella toppa porta via qualcosa dal vestito, e lo strappo si fa peggiore.17Neppur si mette del vin nuovo in otri vecchi; altrimenti gli otri si rompono, il vino si spande e gli otri si perdono; ma si mette il vin nuovo in otri nuovi, e l’uno e gli altri si conservano.

Le diverse malattie che il Signore incontra e guarisce sono altrettanti aspetti della triste condizione in cui ha trovato la sua creatura. La lebbra mette l'accento sulla contaminazione del peccato; la febbre, sull'agitazione incessante dell'uomo di questo mondo. L'indemoniato è sotto il potere di Satana, mentre il muto, il cieco e il sordo (vers. 27,32; cap. 11:5) hanno i sensi chiusi agli appelli del Signore e non sanno pregarlo. Infine questo paralitico, che è condotto a Gesù, dimostra la totale incapacità dell'uomo a fare il minimo movimento verso Dio (parag. Giovanni 5:7). Non dice nulla, aspetta... e spera. Ma il divino Medico (vers. 12) sa che una malattia ben più grave rode l'anima sua ed Egli comincia a liberarlo da questa: «I tuoi peccati ti sono rimessi». Di che cosa dovremmo preoccuparci di più, per noi e per gli altri? D'una malattia o d'un peccato?

Segue poi l'appello di Matteo raccontato da lui stesso. Egli faceva parte di quei peccatori per cui Cristo era venuto.

Infine la domanda dei discepoli di Giovanni è l'occasione per un nuovo insegnamento: per contenere il vino nuovo dell'Evangelo, gli otri vecchi della religione giudaica non servivano più.

Matteo 9:18-38
18Mentr’egli diceva loro queste cose, ecco uno dei capi della sinagoga, accostatosi, s’inchinò dinanzi a lui e gli disse: La mia figliuola è pur ora trapassata; ma vieni, metti la mano su lei ed ella vivrà.19E Gesù, alzatosi, lo seguiva co’ suoi discepoli.20Ed ecco una donna, malata d’un flusso di sangue da dodici anni, accostatasi per di dietro, gli toccò il lembo della veste.21Perché, diceva fra sé: Sol ch’io tocchi la sua veste, sarò guarita.22E Gesù, voltatosi e vedutala, disse: Sta’ di buon animo, figliuola; la tua fede t’ha guarita. E da quell’ora la donna fu guarita.23E quando Gesù fu giunto alla casa del capo della sinagoga, ed ebbe veduto i sonatori di flauto e la moltitudine che facea grande strepito, disse loro: Ritiratevi;24perché la fanciulla non è morta, ma dorme. E si ridevano di lui.25Ma quando la moltitudine fu messa fuori, egli entrò, e prese la fanciulla per la mano, ed ella si alzò.26E se ne divulgò la fama per tutto quel paese.27Come Gesù partiva di là, due ciechi lo seguirono, gridando e dicendo: Abbi pietà di noi, o Figliuol di Davide!28E quand’egli fu entrato nella casa, que’ ciechi si accostarono a lui. E Gesù disse loro: Credete voi ch’io possa far questo? Essi gli risposero: Sì, o Signore.29Allora toccò loro gli occhi, dicendo: Siavi fatto secondo la vostra fede.30E gli occhi loro furono aperti. E Gesù fece loro un severo divieto, dicendo: Guardate che niuno lo sappia.31Ma quelli, usciti fuori, sparsero la fama di lui per tutto quel paese.32Or come quei ciechi uscivano, ecco che gli fu presentato un uomo muto indemoniato.33E cacciato che fu il demonio, il muto parlò. E le turbe si maravigliarono dicendo: Mai non s’è vista cosa tale in Israele.34Ma i Farisei dicevano: Egli caccia i demoni per l’aiuto del principe dei demoni.35E Gesù andava attorno per tutte le città e per i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando l’evangelo del Regno, e sanando ogni malattia ed ogni infermità.36E vedendo le turbe, n’ebbe compassione, perch’erano stanche e sfinite, come pecore che non hanno pastore.37Allora egli disse ai suoi discepoli: Ben è la mèsse grande, ma pochi son gli operai.38Pregate dunque il Signor della mèsse che spinga degli operai nella sua mèsse.

Gli Evangeli non ci narrano che alcuni dei miracoli del Signore Gesù (vedere Giovanni 21:25). Dio ha registrato nella Sua Parola solo quelli che corrispondono all'insegnamento che vuole impartirci. Così, la risurrezione della figlia di quel capo di sinagoga ha fra l'altro un'applicazione profetica. Il Signore è visto come fosse in cammino per ridar la vita al suo popolo Israele. Durante questo tempo (il tempo attuale) Egli è a disposizione di tutti quelli che s'accostano a Lui per la fede, come fa la donna che aveva il flusso di sangue (versetto 20). Vi era in Gesù abbastanza potenza per guarire «ogni malattia e ogni infermità» (vers. 35). E vi era nel suo cuore abbastanza amore per condurre tutto il suo popolo come vero Pastore d'Israele (vers. 36). Purtroppo, se qua e là incontrava della fede, specialmente in quei due ciechi (vers. 28 e 29), incontrava anche la più terribile incredulità (vers. 34).

Noi che attraversiamo lo stesso mondo e incontriamo gli stessi bisogni, ma con dei cuori sovente così tristemente insensibili (Giacomo 2:15 e 16), chiediamo al Signore di darci una vista più estesa e più distinta della sua grande messe (Giovanni 4:35). E supplichiamolo di spingervi dei nuovi operai, essendo noi stessi disponibili se il Signore ci chiamasse.

Matteo 10:1-23
1Poi, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potestà di cacciare gli spiriti immondi, e di sanare qualunque malattia e qualunque infermità.2Or i nomi de’ dodici apostoli son questi: Il primo Simone detto Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello;3Filippo e Bartolomeo; Toma e Matteo il pubblicano; Giacomo d’Alfeo e Taddeo;4Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, quello stesso che poi lo tradì.5Questi dodici mandò Gesù, dando loro queste istruzioni: Non andate fra i Gentili, e non entrate in alcuna città de’ Samaritani,6ma andate piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele.7E andando, predicate e dite: Il regno de’ cieli è vicino.8Sanate gl’infermi, risuscitate i morti, mondate i lebbrosi, cacciate i demoni; gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.9Non fate provvisione né d’oro, né d’argento, né di rame nelle vostre cinture,10né di sacca da viaggio, né di due tuniche, né di calzari, né di bastone, perché l’operaio è degno del suo nutrimento.11Or in qualunque città o villaggio sarete entrati, informatevi chi sia ivi degno, e dimorate da lui finché partiate.12E quando entrerete nella casa, salutatela.13E se quella casa n’è degna, venga la pace vostra su lei: se poi non ne è degna la vostra pace torni a voi.14E se alcuno non vi riceve né ascolta le vostre parole, uscendo da quella casa o da quella città, scotete la polvere da’ vostri piedi.15In verità io vi dico che il paese di Sodoma e di Gomorra, nel giorno del giudizio, sarà trattato con meno rigore di quella città.16Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.17E guardatevi dagli uomini; perché vi metteranno in man de’ tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe;18e sarete menati davanti a governatori e re per cagion mia, per servir di testimonianza dinanzi a loro ed ai Gentili.19Ma quando vi metteranno nelle loro mani, non siate in ansietà del come parlerete o di quel che avrete a dire; perché in quell’ora stessa vi sarà dato ciò che avrete a dire.20Poiché non siete voi che parlate, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.21Or il fratello darà il fratello a morte, e il padre il figliuolo; e i figliuoli si leveranno contro i genitori e li faranno morire.22E sarete odiati da tutti a cagion del mio nome; ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato.23E quando vi perseguiteranno in una città, fuggite in un’altra; perché io vi dico in verità che non avrete finito di percorrere le città d’Israele, prima che il Figliuol dell’uomo sia venuto.

I dodici discepoli sono diventati apostoli (vers. 2). Citandoli, Matteo il pubblicano ricorda la sua origine. Dopo essere stati ammaestrati dalle parole e dall'esempio del divino Maestro, giunge il momento in cui sono mandati (è il significato del vocabolo apostolo) come operai nella mietutura. Un bambino non andrà a scuola per tutta la vita; così è del credente (benché, in un certo senso, sia sempre alla scuola di Dio). Presto o tardi dovremo aver imparato l'essenziale delle nostre lezioni, particolarmente quella della nostra completa incapacità. Allora soltanto il Signore potrà servirsi di noi. Notiamo alcuni punti di maggior importanza: è il Signore che chiama, qualifica, manda, dirige, sostiene, incoraggia e ricompensa i suoi servitori. Non vanno di loro propria iniziativa o mandati dagli uomini. Non s'aspettano dagli altri nessun salario, ma danno gratuitamente quel che hanno ricevuto gratuitamente. Come sono perse di vista queste semplici verità nella cristianità! Sotto forma di comitati, di gerarchie, di varie organizzazioni, persone sovente bene intenzionate si interpongono fra il Signore e i suoi operai procurando così un danno a questi ultimi e soprattutto al lavoro che era stato loro affidato.

Matteo 10:24-42
24Un discepolo non è da più del maestro, né un servo da più del suo signore.25Basti al discepolo di essere come il suo maestro, e al servo d’essere come il suo signore. Se hanno chiamato Beelzebub il padrone, quanto più chiameranno così quei di casa sua!26Non li temete dunque; poiché non v’è niente di nascosto che non abbia ad essere scoperto, né di occulto che non abbia a venire a notizia.27Quello ch’io vi dico nelle tenebre, ditelo voi nella luce; e quel che udite dettovi all’orecchio, predicatelo sui tetti.28E non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccider l’anima; temete piuttosto colui che può far perire e l’anima e il corpo nella geenna.29Due passeri non si vendon essi per un soldo? Eppure non ne cade uno solo in terra senza il volere del Padre vostro.30Ma quant’è a voi, perfino i capelli del vostro capo son tutti contati.31Non temete dunque; voi siete da più di molti passeri.32Chiunque dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io riconoscerò lui davanti al Padre mio che è ne’ cieli.33Ma chiunque mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io rinnegherò lui davanti al Padre mio che è nei cieli.34Non pensate ch’io sia venuto a metter pace sulla terra; non son venuto a metter pace, ma spada.35Perché son venuto a dividere il figlio da suo padre, e la figlia da sua madre, e la nuora dalla suocera;36e i nemici dell’uomo saranno quelli stessi di casa sua.37Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; e chi ama figliuolo o figliuola più di me, non è degno di me;38e chi non prende la sua croce e non vien dietro a me, non è degno di me.39Chi avrà trovato la vita sua la perderà; e chi avrà perduto la sua vita per cagion mia, la troverà.40Chi riceve voi riceve me; e chi riceve me, riceve colui che mi ha mandato.41Chi riceve un profeta come profeta, riceverà premio di profeta; e chi riceve un giusto come giusto, riceverà premio di giusto.42E chi avrà dato da bere soltanto un bicchier d’acqua fresca ad uno di questi piccoli, perché è un mio discepolo, io vi dico in verità che non perderà punto il suo premio.

«Un discepolo non è da più del maestro» (vers. 24); non potrebbe quindi pretendere d'essere trattato meglio di lui. Sia egli cristiano o giudeo fedele quando ci sarà la grande tribolazione, il vero discepolo può dunque aspettarsi d'incontrare, da parte d'un mondo ingiusto e malvagio, un'opposizione simile a quella che Gesù ha incontrato (vedere vers. 17 e 18). Ma per lui sarà l'occasione di gustare tutte le risorse della grazia, quella meravigliosa grazia che conosce e preserva il riscattato persino per quel che riguarda un solo capello del suo capo (vers. 30; vedere 2 Corinzi 12:9 e 10).

Non è soltanto l'odio del mondo che colpisce il credente fedele, ma egli ha a che fare sovente con l'ostilità della propria famiglia (vers. 36). Non si scoraggi! Il Signore ha espressamente annunziato questo e ha delle risorse per il suo caso.

Prendere la propria croce è portare il segno distintivo dei condannati a morte. In altre parole, è mostrare di aver finito coi piaceri del mondo, di aver abbandonato la propria volontà personale. A vista umana, è lo stesso come perdere la propria vita. Il Maestro dichiara invece che è il solo mezzo di guadagnarla. Ma bisogna pure che sia per un motivo essenziale: «per amor mio», precisa il Signore (2 Corinzi 5:14 e 15).

Matteo 11:1-19
1Ed avvenne che quando ebbe finito di dar le sue istruzioni ai suoi dodici discepoli, Gesù si partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.2Or Giovanni, avendo nella prigione udito parlare delle opere del Cristo, mandò a dirgli per mezzo de’ suoi discepoli:3Sei tu colui che ha da venire, o ne aspetteremo noi un altro?4E Gesù rispondendo disse loro: Andate a riferire a Giovanni quello che udite e vedete:5i ciechi ricuperano la vista e gli zoppi camminano; i lebbrosi sono mondati e i sordi odono; i morti risuscitano, e l’Evangelo è annunziato ai poveri.6E beato colui che non si sarà scandalizzato di me!7Or com’essi se ne andavano, Gesù prese a dire alle turbe intorno a Giovanni: Che andaste a vedere nel deserto? Una canna dimenata dal vento? Ma che andaste a vedere?8Un uomo avvolto in morbide vesti? Ecco, quelli che portano delle vesti morbide stanno nelle dimore dei re.9Ma perché andaste? Per vedere un profeta? Sì, vi dico e uno più che profeta.10Egli è colui del quale è scritto: Ecco, io mando il mio messaggero davanti al tuo cospetto, che preparerà la via dinanzi a te.11In verità io vi dico, che fra i nati di donna non è sorto alcuno maggiore di Giovanni Battista; però, il minimo nel regno dei cieli è maggiore di lui.12Or dai giorni di Giovanni Battista fino ad ora, il regno de’ cieli è preso a forza ed i violenti se ne impadroniscono.13Poiché tutti i profeti e la legge hanno profetato fino a Giovanni.14E se lo volete accettare, egli è l’Elia che dovea venire. Chi ha orecchi oda.15Ma a chi assomiglierò io questa generazione?16Ella è simile ai fanciulli seduti nelle piazze che gridano ai loro compagni e dicono:17Vi abbiam sonato il flauto, e voi non avete ballato; abbiam cantato de’ lamenti, e voi non avete fatto cordoglio.18Difatti è venuto Giovanni non mangiando né bevendo, e dicono: Ha un demonio!19E’ venuto il Figliuol dell’uomo mangiando e bevendo, e dicono: Ecco un mangiatore ed un beone, un amico dei pubblicani e de’ peccatori! Ma la sapienza è stata giustificata dalle opere sue.

Fin dal principio del ministerio del Signore, Giovanni Battista era stato gettato in prigione (cap. 4:12). Le domande che i suoi discepoli vanno a presentare a Gesù da parte sua ci mostrano il suo scoraggiamento e la sua perplessità: Colui di cui era stato l'ardente precursore non stabiliva il suo regno e non faceva nulla per liberarlo! Non era dunque il Messia promesso? Il Signore gli risponde con un messaggio che mette con dolcezza il dito sulla sua debolezza (vers. 6). Ma di fronte alle folle, Egli rende una testimonianza senza riserve al più grande di tutti i profeti (vers. 7 a 15).

Quando si tratta dell'entrata nel regno, la violenza diventa una qualità, ed una qualità indispensabile (vers. 12). Dio è pronto a darci tutto, però ci vuole da parte nostra l'ardente desiderio di possedere quel che Egli ci offre: il santo zelo della fede che s'impadronisce arditamente di tutte le promesse divine. Purtroppo, quanti ragazzi e ragazze per paura di lotte e rinunce, per mancanza di decisione e d'energia, son rimasti dietro la porta! Non dimentichiamo che i timidi si troveranno in compagnia degli increduli, degli omicidi e di tutti gli altri peccatori senza ravvedimento (Apocalisse 21:8).

Matteo 11:20-30
20Allora egli prese a rimproverare le città nelle quali era stata fatta la maggior parte delle sue opere potenti, perché non si erano ravvedute.21Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsaida! Perché se in Tiro e Sidone fossero state fatte le opere potenti compiute fra voi, già da gran tempo si sarebbero pentite, con cilicio e cenere.22E però vi dichiaro che nel giorno del giudizio la sorte di Tiro e di Sidone sarà più tollerabile della vostra.23E tu, o Capernaum, sarai tu forse innalzata fino al cielo? No, tu scenderai fino nell’Ades. Perché se in Sodoma fossero state fatte le opere potenti compiute in te, ella sarebbe durata fino ad oggi.24E però, io lo dichiaro, nel giorno del giudizio la sorte del paese di Sodoma sarà più tollerabile della tua.25In quel tempo Gesù prese a dire: Io ti rendo lode, o Padre, Signor del cielo e della terra, perché hai nascoste queste cose ai savi e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli fanciulli.26Sì, Padre, perché così t’è piaciuto.27Ogni cosa m’è stata data in mano dal Padre mio; e niuno conosce appieno il Figliuolo, se non il Padre, e niuno conosce appieno il Padre, se non il Figliuolo e colui al quale il Figliuolo avrà voluto rivelarlo.28Venite a me, voi tutti che siete travagliati ed aggravati, e io vi darò riposo.29Prendete su voi il mio giogo ed imparate da me, perch’io son mansueto ed umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre;30poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero.

Gesù aveva compiuto la maggior parte dei suoi miracoli nelle città della Galilea. Ma i cuori erano rimasti chiusi, come aveva profetizzato Isaia: «Chi ha creduto a quel che noi abbiamo annunziato? e a chi è stato rivelato il braccio dell'Eterno?» (Isaia 53:1). Tuttavia, a questa domanda, Gesù può dare una risposta «in quel tempo» (vers. 25) e rendere grazie al Padre suo: «Tu hai nascoste queste cose ai savi e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli fanciulli». Poi, volgendosi verso gli uomini, li chiama: «Venite a me»; venite con questa fede infantile. Nessuno, tranne me, pub rivelarvi il Padre. E imparate non soltanto per mezzo di me, ma da me, dal mio esempio, poiché io sono «mansueto e umile di cuore».

Vicino a Gesù troviamo due cose in apparenza contradditorie: il riposo e il giogo. Quest'ultimo è il pesante arnese di legno che serve ad aggiogare i buoi, simbolo dell'ubbidienza e del servizio fedele. Ma quello del Signore è leggero! Poiché il riscattato cambia la fatica e il carico del peccato (vers. 28) con la devozione gioiosa dell'amore (2 Cor. 8:3 a 5). «Beati i mansueti» aveva detto il Signore (cap. 5:5). Non è forse un privilegio rassomigliargli?

Matteo 12:1-21
1In quel tempo Gesù passò in giorno di sabato per i seminati; e i suoi discepoli ebbero fame e presero a svellere delle spighe ed a mangiare.2E i Farisei, veduto ciò, gli dissero: Ecco, i tuoi discepoli fanno quel che non è lecito di fare in giorno di sabato.3Ma egli disse loro: Non avete voi letto quel che fece Davide, quando ebbe fame, egli e coloro ch’eran con lui?4Come egli entrò nella casa di Dio, e come mangiarono i pani di presentazione i quali non era lecito di mangiare né a lui, né a quelli ch’eran con lui, ma ai soli sacerdoti?5Ovvero, non avete voi letto nella legge che nei giorni di sabato, i sacerdoti nel tempio violano il sabato e non ne son colpevoli?6Or io vi dico che v’è qui qualcosa di più grande del tempio.7E se sapeste che cosa significhi: Voglio misericordia e non sacrifizio, voi non avreste condannato gl’innocenti;8perché il Figliuol dell’uomo è signore del sabato.9E, partitosi di là, venne nella loro sinagoga.10Ed ecco un uomo che avea una mano secca. Ed essi, affin di poterlo accusare, fecero a Gesù questa domanda: E’ egli lecito far delle guarigioni in giorno di sabato?11Ed egli disse loro: Chi è colui fra voi che, avendo una pecora, s’ella cade in giorno di sabato in una fossa non la prenda e la tragga fuori?12Or quant’è un uomo da più d’una pecora! E’ dunque lecito di far del bene in giorno di sabato.13Allora disse a quell’uomo: Stendi la tua mano. E colui la stese, ed ella tornò sana come l’altra.14Ma i Farisei, usciti, tennero consiglio contro di lui, col fine di farlo morire.15Ma Gesù, saputolo, si partì di là; e molti lo seguirono, ed egli li guari tutti;16e ordinò loro severamente di non farlo conoscere,17affinché si adempisse quanto era stato detto per bocca del profeta Isaia:18Ecco il mio Servitore che ho scelto; il mio diletto, in cui l’anima mia si è compiaciuta. Io metterò lo Spirito mio sopra lui, ed egli annunzierà giudicio alle genti.19Non contenderà, né griderà, né alcuno udrà la sua voce nelle piazze.20Ei non triterà la canna rotta e non spegnerà il lucignolo fumante, finché non abbia fatto trionfar la giustizia.21E nel nome di lui le genti spereranno.

Dopo aver offerto il vero riposo dell'anima (cap.11:28 e 29) il Signore Gesù fa comprendere che il riposo legalista del sabato non ha più motivo d'essere. Con quella domanda sul sabato, i Farisei cercano di cogliere in fallo successivamente i discepoli (vers. 2), poi il Maestro stesso (vers. 10). Ma ciò gli fornisce l'occasione di spiegar loro, citando per la seconda volta il versetto di Osea 6:6 (vers. 7; vedere cap. 9:13 e Michea 6:6 a 8), che tutto il sistema basato sulla legge e sui sacrifici era messo da parte con la Sua venuta in grazia. A che serviva l'osservanza del quarto comandamento della legge quando tutti gli altri erano trasgrediti? Pretendere di rispettare il sabato, era fare come se tutto andasse bene in Israele. Ma finché regnava il peccato, nessuno poteva riposarsi! Né l'uomo, carico del suo peso, né Dio: il Padre col Figlio lavoravano a togliere il male e soprattutto le sue conseguenze (Giovanni 5:16 e 17). Così, senza lasciarsi fermare dai consigli dei malvagi, il Servitore perfetto prosegue l'opera sua. La compie nello spirito d'umiltà e di grazia che, secondo Isaia 42:1 a 4, doveva permettere agli uomini di riconoscerlo, e che ha un valore così grande agli occhi di Dio (1 Pietro 3:4).

Matteo 12:22-37
22Allora gli fu presentato un indemoniato, cieco e muto; ed egli lo sanò, talché il mutolo parlava e vedeva.23E tutte le turbe stupivano e dicevano: Non è costui il figliuol di Davide?24Ma i Farisei, udendo ciò, dissero: Costui non caccia i demoni se non per l’aiuto di Beelzebub, principe dei demoni.25E Gesù, conosciuti i loro pensieri, disse loro: Ogni regno diviso in parti contrarie sarà ridotto in deserto; ed ogni città o casa divisa in parti contrarie non potrà reggere.26E se Satana caccia Satana, egli è diviso contro se stesso; come dunque potrà sussistere il suo regno?27E se io caccio i demoni per l’aiuto di Beelzebub, per l’aiuto di chi li cacciano i vostri figliuoli? Per questo, essi stessi saranno i vostri giudici.28Ma se è per l’aiuto dello Spirito di Dio che io caccio i demoni, è dunque pervenuto fino a voi il regno di Dio.29Ovvero, come può uno entrar nella casa dell’uomo forte e rapirgli le sue masserizie, se prima non abbia legato l’uomo forte? Allora soltanto gli prederà la casa.30Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde.31Perciò io vi dico: Ogni peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini; ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata.32Ed a chiunque parli contro il Figliuol dell’uomo, sarà perdonato; ma a chiunque parli contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato né in questo mondo né in quello a venire.33O voi fate l’albero buono e buono pure il suo frutto, o fate l’albero cattivo e cattivo pure il suo frutto; perché dal frutto si conosce l’albero.34Razza di vipere, come potete dir cose buone, essendo malvagi? Poiché dall’abbondanza del cuore la bocca parla.35L’uomo dabbene dal suo buon tesoro trae cose buone; e l’uomo malvagio dal suo malvagio tesoro trae cose malvage.36Or io vi dico che d’ogni parola oziosa che avranno detta, gli uomini renderan conto nel giorno del giudizio;37poiché dalle tue parole sarai giustificato, e dalle tue parole sarai condannato.

I Farisei odiano il Signore Gesù perché sono gelosi della sua potenza e della sua autorità sulla gente. Avevano già cercato di farlo morire (versetto 14). Ora attribuiscono al capo dei demoni la potenza dello Spirito Santo che Dio aveva messo sul suo Diletto (vers. 18; parag. Marco 3:29 e 30)! Era quella la bestemmia contro lo Spirito Santo, un peccato che non poteva essere perdonato. No, l'opera del Signore era al contrario la prova della sua vittoria su Satana, l'uomo forte. Egli l'aveva «legato» nel deserto per mezzo della Parola (cap. 4:3 a 10), ed ora gli toglieva i suoi prigionieri (vedere Isaia 49:24 e 25). Poi Gesù mostra a quei Farisei che loro stessi erano sotto l'imperio di Satana: dei cattivi alberi che producevano cattivi frutti.

«Dall'abbondanza del cuore la bocca parla» (vers. 34). Se il nostro cuore è pieno di Cristo, ci sarà impossibile non parlare di Lui (Salmo 45:1). Se no, i cattivi pensieri nascosti nell'intimo di noi stessi saliranno tosto o tardi alle nostre labbra. E ciascuno dovrà un giorno rendere conto di ogni parola oziosa (cioè semplicemente inutile).

Matteo 12:38-50
38Allora alcuni degli scribi e dei Farisei presero a dirgli: Maestro, noi vorremmo vederti operare un segno.39Ma egli rispose loro: Questa generazione malvagia e adultera chiede un segno; e segno non le sarà dato, tranne il segno del profeta Giona.40Poiché, come Giona stette nel ventre del pesce tre giorni e tre notti, così starà il Figliuolo dell’uomo nel cuor della terra tre giorni e tre notti.41I Niniviti risorgeranno nel giudizio con questa generazione e la condanneranno, perché essi si ravvidero alla predicazione di Giona; ed ecco qui vi è più che Giona!42La regina del Mezzodì risusciterà nel giudizio con questa generazione e la condannerà; perché ella venne dalle estremità della terra per udir la sapienza di Salomone; ed ecco qui v’è più che Salomone!43Or quando lo spirito immondo è uscito da un uomo, va attorno per luoghi aridi, cercando riposo e non lo trova.44Allora dice: Ritornerò nella mia casa donde sono uscito; e giuntovi, la trova vuota, spazzata e adorna.45Allora va e prende seco altri sette spiriti peggiori di lui, i quali, entrati, prendon quivi dimora; e l’ultima condizione di cotest’uomo divien peggiore della prima. Così avverrà anche a questa malvagia generazione.46Mentre Gesù parlava ancora alle turbe, ecco sua madre e i suoi fratelli che, fermatisi di fuori, cercavano di parlargli.47E uno gli disse: Ecco, tua madre e i tuoi fratelli son la fuori che cercano di parlarti.48Ma egli, rispondendo, disse a colui che gli parlava: Chi è mia madre, e chi sono i miei fratelli?49E, stendendo la mano sui suoi discepoli, disse: Ecco mia madre e i miei fratelli!50Poiché chiunque avrà fatta la volontà del Padre mio che è ne’ cieli, esso mi è fratello e sorella e madre.

Col capitolo 12 termina la prima parte di questo evangelo. Poiché il Messia è rigettato da quelli che avrebbero dovuto essere i primi a riceverlo, Gesù comincia a parlare della sua morte e della sua risurrezione. Era il grande miracolo che restava da compiere e di cui i Giudei possedevano un segno, una figura: la storia di Giona inghiottito dal cetaceo. Nel medesimo tempo, il Signore mostra a quegli Scribi e a quei Farisei la loro schiacciante responsabilità. Essi erano tuttavia ben più istruiti che anticamente i pagani di Ninive o la regina di Sceba! E di quanto Egli stesso sorpassava Giona o Salomone! Era venuto per abitare in quella casa d'Israele, cacciando i demoni e spazzando via l'idolatria (vedere 8:31; 21:12 e 13). Ma non era stato ricevuto, e la casa restava vuota... pronta ad ospitare una potenza di male molto più terribile della prima. È quel che avverrà ad Israele sotto il regno dell'Anticristo.

I versetti seguenti mostrano che Gesù non può neppur più riconoscere i suoi parenti. Egli rompe ormai le relazioni terrene e naturali col suo popolo e spiegherà per mezzo delle parabole del cap. 13 che cos'è il regno dei cieli e chi può esservi ricevuto.

Matteo 13:1-17
1In quel giorno Gesù, uscito di casa, si pose a sedere presso al mare;2e molte turbe si raunarono attorno a lui; talché egli, montato in una barca, vi sedette; e tutta la moltitudine stava sulla riva.3Ed egli insegnò loro molte cose in parabole, dicendo:4Ecco, il seminatore uscì a seminare. E mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada; gli uccelli vennero e la mangiarono.5E un’altra cadde ne’ luoghi rocciosi ove non avea molta terra; e subito spuntò, perché non avea terreno profondo;6ma, levatosi il sole, fu riarsa; e perché non avea radice, si seccò.7E un’altra cadde sulle spine; e le spine crebbero e l’affogarono.8E un’altra cadde nella buona terra e portò frutto, dando qual cento, qual sessanta, qual trenta per uno.9Chi ha orecchi da udire oda.10Allora i discepoli, accostatisi, gli dissero: Perché parli loro in parabole11Ed egli rispose loro: Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli; ma a loro non è dato.12Perché a chiunque ha, sarà dato, e sarà nell’abbondanza; ma a chiunque non ha, sarà tolto anche quello che ha.13Perciò parlo loro in parabole, perché, vedendo, non vedono; e udendo, non odono e non intendono.14E s’adempie in loro la profezia d’Isaia che dice: Udrete co’ vostri orecchi e non intenderete; guarderete co’ vostri occhi e non vedrete:15perché il cuore di questo popolo s’è fatto insensibile, son divenuti duri d’orecchi ed hanno chiuso gli occhi, che talora non veggano con gli occhi e non odano con gli orecchi e non intendano col cuore e non si convertano, ed io non li guarisca.16Ma beati gli occhi vostri, perché veggono; ed i vostri orecchi, perché odono!17Poiché in verità io vi dico che molti profeti e giusti desiderarono di vedere le cose che voi vedete, e non le videro; e di udire le cose che voi udite, e non le udirono.

Il cuore del popolo si era fatto insensibile. Avevano volontariamente chiuso gli occhi e turato le orecchie (vers. 15). Così Gesù parlerà loro d'ora innanzi in parabole, in modo nascosto. I suoi insegnamenti saranno riservati ai discepoli. Sì, i versetti 18, 36, 37 ci provano che il Signore è sempre disposto a spiegare ai suoi ciò che sono desiderosi di capire. La Bibbia contiene molte cose difficili e oscure alla nostra mente (Deut. 29:29). Ma la spiegazione ci è data al momento opportuno, se ne abbiamo veramente il desiderio (vedere Proverbi 28 fine del vers. 5). Non lasciamoci dunque scoraggiare dai passi o dalle espressioni che non comprendiamo immediatamente. Chiediamo al Signore di spiegarci la Sua Parola.

Il rigettamento del Messia da parte d'Israele ha anche un'altra conseguenza: non trovando frutto da cogliere in mezzo al suo popolo, il Signore seminerà ora nel mondo la parola dell' Evangelo. Questa è chiamata altrove «la parola che è stata piantata» e che ha la potenza di salvare le anime (Giacomo 1:21). Ma se vi è una sola specie di semenza, non tutti ricevono la Parola nello stesso modo. In che modo l'abbiamo noi ricevuta?

Matteo 13:18-30
18Voi dunque ascoltate che cosa significhi la parabola del seminatore:19Tutte le volte che uno ode la parola del Regno e non la intende, viene il maligno e porta via quel ch’è stato seminato nel cuore di lui: questi è colui che ha ricevuto la semenza lungo la strada.20E quegli che ha ricevuto la semenza in luoghi rocciosi, è colui che ode la Parola e subito la riceve con allegrezza;21però non ha radice in sé, ma è di corta durata; e quando venga tribolazione o persecuzione a cagion della Parola, è subito scandalizzato.22E quegli che ha ricevuto la semenza fra le spine, è colui che ode la Parola; poi le cure mondane e l’inganno delle ricchezze affogano la Parola; e così riesce infruttuosa.23Ma quei che ha ricevuto la semenza in buona terra, è colui che ode la Parola e l’intende; che porta del frutto e rende l’uno il cento, l’altro il sessanta e l’altro il trenta.24Egli propose loro un’altra parabola, dicendo: Il regno de’ cieli è simile ad un uomo che ha seminato buona semenza nel suo campo.25Ma mentre gli uomini dormivano, venne il suo nemico e seminò delle zizzanie in mezzo al grano e se ne andò.26E quando l’erba fu nata ed ebbe fatto frutto, allora apparvero anche le zizzanie.27E i servitori del padron di casa vennero a dirgli: Signore, non hai tu seminato buona semenza nel tuo campo? Come mai, dunque, c’è della zizzania?28Ed egli disse loro: Un nemico ha fatto questo. E i servitori gli dissero: Vuoi tu che l’andiamo a cogliere?29Ma egli rispose: No, che talora, cogliendo le zizzanie, non sradichiate insiem con esse il grano.30Lasciate che ambedue crescano assieme fino alla mietitura; e al tempo della mietitura, io dirò ai mietitori: Cogliete prima le zizzanie, e legatele in fasci per bruciarle; ma il grano, raccoglietelo nel mio granaio.

Fra quelli che odono la Parola, il Signore, nella Sua perfetta conoscenza del cuore umano, distingue quattro classi di persone. La prima e paragonata al terreno battuto della strada, diventato duro a forza d'essere calpestato da tutti. Il nostro cuore assomiglia forse a quella strada su cui il mondo passa e ripassa, talché la Parola non può più penetrarvi?

Altri, come quei «luoghi rocciosi», sono spiriti superficiali. La loro coscienza non è stata profondamente arata dalla convinzione del peccato. Talché la momentanea commozione provata udendo l'Evangelo non è che l'apparenza della fede. Se la vera fede ha delle radici invisibili, si fa però riconoscere dal suo frutto visibile. Senza opere la fede è morta, soffocata come quei chicchi germogliati fra le spine (Giacomo 2:17). Ma il seme è anche nella buona terra, ove la spiga potrà maturare a suo tempo.

La parabola della zizzania ci insegna che il nemico non ha soltanto rapito il buon seme quando ha potuto farlo (vers. 19) ma ne ha pure seminato del cattivo mentre gli uomini dormivano. Il sonno spirituale ci espone a tutte le influenze malvage. Perciò siamo esortati a vegliare (Marco 13:37, 1 Pietro 5:8, ecc...).

Matteo 13:31-43
31Egli propose loro un’altra parabola dicendo: Il regno de’ cieli è simile ad un granel di senapa che un uomo prende e semina nel suo campo.32Esso è bene il più piccolo di tutti i semi; ma quando è cresciuto, è maggiore de’ legumi e diviene albero; tanto che gli uccelli del cielo vengono a ripararsi tra i suoi rami.33Disse loro un’altra parabola: Il regno de’ cieli è simile al lievito che una donna prende e nasconde in tre staia di farina, finché la pasta sia tutta lievitata.34Tutte queste cose disse Gesù in parabole alle turbe e senza parabola non diceva loro nulla,35affinché si adempisse quel ch’era stato detto per mezzo del profeta: Aprirò in parabole la mia bocca; esporrò cose occulte fin dalla fondazione del mondo.36Allora Gesù, lasciate le turbe, tornò a casa; e suoi discepoli gli s’accostarono, dicendo: Spiegaci la parabola delle zizzanie del campo.37Ed egli, rispondendo, disse loro: Colui che semina la buona semenza, è il Figliuol dell’uomo;38il campo è il mondo; la buona semenza sono i figliuoli del Regno; le zizzanie sono i figliuoli del maligno;39il nemico che le ha seminate, è il diavolo; la mietitura è la fine dell’età presente; i mietitori sono gli angeli.40Come dunque si raccolgono le zizzanie e si bruciano col fuoco, così avverrà alla fine dell’età presente.41Il Figliuol dell’uomo manderà i suoi angeli che raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori d’iniquità,42e li getteranno nella fornace del fuoco. Quivi sarà il pianto e lo stridor de’ denti.43Allora i giusti risplenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, oda.

Nelle sei «parabole del regno», che fanno seguito a quella del seminatore, il Signore espone quale sarà il risultato delle sue seminagioni in questo mondo. La parabola del granel di senapa che diventa un grande albero, come pure quella del lievito nascosto nella pasta, descrivono la forma esteriore che il regno dei cieli ha rivestito dopo il rigettamento del Re. È il tempo della Chiesa responsabile. Dopo un piccolissimo inizio (alcuni discepoli), il cristianesimo ha avuto il grande sviluppo che conosciamo. Ma la sua riuscita e la sua estensione nel mondo non sono affatto la prova della benedizione e dell'approvazione di Dio, poiché nello stesso tempo è stato invaso dal male raffigurato dagli uccelli (v. 4 e 19) e dal lievito.

Il miscuglio che caratterizza la cristianità professante è illustrato in altro modo per mezzo della parabola della zizzania del campo che il Signore spiega qui. Voi sapete che il nome di cristiano è oggi portato da tutti quelli che sono battezzati, siano o no dei veri figli di Dio. Il Signore sopporterà questo stato di cose fino al giorno della mietitura (Apocalisse 14:15 e 16). Egli mostrerà, allora, dalla sorte finale degli uni e degli altri, ciò che pensava di ognuno di loro!

Matteo 13:44-58
44Il regno de’ cieli è simile ad un tesoro nascosto nel campo, che un uomo, dopo averlo trovato, nasconde; e per l’allegrezza che ne ha, va e vende tutto quello che ha, e compra quel campo.45Il regno de’ cieli è anche simile ad un mercante che va in cerca di belle perle;46e trovata una perla di gran prezzo, se n’è andato, ha venduto tutto quel che aveva, e l’ha comperata.47Il regno de’ cieli è anche simile ad una rete che, gettata in mare, ha raccolto ogni sorta di pesci;48quando è piena, i pescatori la traggono a riva; e, postisi a sedere, raccolgono il buono in vasi, e buttano via quel che non val nulla.49Così avverrà alla fine dell’età presente. Verranno gli angeli, toglieranno i malvagi di mezzo ai giusti,50e li getteranno nella fornace del fuoco. Ivi sarà il pianto e lo stridor de’ denti.51Avete intese tutte queste cose? Essi gli risposero: Sì.52Allora disse loro: Per questo, ogni scriba ammaestrato pel regno de’ cieli è simile ad un padron di casa il quale trae fuori dal suo tesoro cose nuove e cose vecchie.53Or quando Gesù ebbe finite queste parabole, partì di là.54E recatosi nella sua patria, li ammaestrava nella lor sinagoga, talché stupivano e dicevano: Onde ha costui questa sapienza e queste opere potenti?55Non è questi il figliuol del falegname? Sua madre non si chiama ella Maria, e i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda?56E le sue sorelle non sono tutte fra noi? Donde dunque vengono a lui tutte queste cose?57E si scandalizzavano di lui. Ma Gesù disse loro: Un profeta non è sprezzato che nella sua patria e in casa sua.58E non fece quivi molte opere potenti a cagione della loro incredulità.

Le brevi parabole del tesoro e della perla sottolineano due verità meravigliose:
— il grandissimo pregio che Cristo ha attribuito alla sua Chiesa e il prezzo che ha pagato per acquistarla: ha venduto tutto ciò che aveva!
— Inoltre, la gioia che trova in lei.

Al vers. 47, la rete dell'evangelo e gettata nel mare dei popoli. Il Signore aveva annunziato ai suoi discepoli che avrebbe fatto di loro dei pescatori d'uomini. Ecco dunque i servitori all'opera. Ma i pesci non sono tutti buoni... né tutti i cristiani di nome sono dei veri credenti! È la Parola che permette di distinguerli: il buon pesce si riconosce dalle scaglie e dalle pinne (Levitico 11:9 a 11), e il vero credente dalla sua armatura morale e dalla sua capacità di resistere alla corrente di questo mondo.

Dopo il tesoro che il Signore ha trovato nei suoi (vers. 44), il vers. 52 ci mostra il tesoro che il discepolo possiede nella Sua Parola. È per voi il tesoro da cui sapete trarre «cose nuove e cose vecchie»?

Purtroppo questo capitolo termina come il precedente con l'incredulità della folla. Essi non vedono in Gesù che il «figlio del falegname», talché la sua grazia non può esercitarsi verso di loro.

Matteo 14:1-21
1In quel tempo Erode, il tetrarca, udì la fama di Gesù,2e disse ai suoi servitori: Costui è Giovanni Battista; egli è risuscitato dai morti, e però agiscono in lui le potenze miracolose.3Perché Erode, fatto arrestare Giovanni, lo aveva incatenato e messo in prigione a motivo di Erodiada, moglie di Filippo suo fratello; perché Giovanni gli diceva:4E’ non t’è lecito d’averla.5E benché desiderasse farlo morire, temette il popolo che lo teneva per profeta.6Ora, come si celebrava il giorno natalizio di Erode, la figliuola di Erodiada ballò nel convito e piacque ad Erode;7ond’egli promise con giuramento di darle tutto quello che domanderebbe.8Ed ella, spintavi da sua madre, disse: Dammi qui in un piatto la testa di Giovanni Battista.9E il re ne fu contristato; ma, a motivo de’ giuramenti e de’ commensali, comandò che le fosse data,10e mandò a far decapitare Giovanni nella prigione.11E la testa di lui fu portata in un piatto e data alla fanciulla, che la portò a sua madre.12E i discepoli di Giovanni andarono a prenderne il corpo e lo seppellirono; poi vennero a darne la nuova a Gesù.13Udito ciò, Gesù si ritirò di là in barca verso un luogo deserto, in disparte; e le turbe, saputolo, lo seguitarono a piedi dalle città.14E Gesù, smontato dalla barca, vide una gran moltitudine; n’ebbe compassione, e ne guarì gl’infermi.15Or, facendosi sera, i suoi discepoli gli si accostarono e gli dissero: Il luogo è deserto e l’ora è già passata; licenzia dunque le folle, affinché vadano pei villaggi a comprarsi da mangiare.16Ma Gesù disse loro: Non hanno bisogno d’andarsene; date lor voi da mangiare!17Ed essi gli risposero: Non abbiam qui altro che cinque pani e due pesci.18Ed egli disse: Portatemeli qua.19Ed avendo ordinato alle turbe di accomodarsi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci e, levati gli occhi al cielo, rese grazie; poi, spezzati i pani, li diede ai discepoli e i discepoli alle turbe.20E tutti mangiarono e furon sazi; e si portaron via, dei pezzi avanzati, dodici ceste piene.21E quelli che avevano mangiato eran circa cinquemila uomini, oltre le donne e i fanciulli.

Il cap. 11 ci ha parlato di Giovanni Battista in prigione. Sappiamo qui che vi era stato gettato da Erode (figlio di quello del cap. 2). E per quale motivo? Giovanni non aveva temuto di riprenderlo perché il re aveva sposato la moglie ripudiata del fratello. Ora, il fedele testimone paga con la vita la verità che ha avuto il coraggio di dire al re. La sua morte fa parte dei divertimenti e delle feste della corte reale; essa è l'orribile salario del piacere che il malvagio si è offerto (parag. Giacomo 5:5 e 6). Erode nutriva da tempo il segreto desiderio di far morire Giovanni (v. 5), poiché l'odio contro la verità è anche odio contro chi l'annuncia (Gal. 4:16). Umanamente parlando, è una fine tragica ed anche terribile. Chi di noi desidererebbe di una simile carriera una tale conclusione? Ma agli occhi di Dio questo era il glorioso compimento di ciò che è chiamato «la sua corsa» (Atti 13:25).

Si può pensare a ciò che è stato per Gesù la notizia della morte del suo precursore. Non era forse già l'annunzio del Suo proprio rigettamento e della Sua croce? Pare che la sua tristezza gli faccia sentire il bisogno di stare solo (vers. 13). Ma già la folla lo raggiunge, e il suo cuore, non pensando che agli altri, è mosso a compassione per essa. Così Egli compie in suo favore quel grande miracolo della prima moltiplicazione dei pani.

Matteo 14:22-36
22Subito dopo, Gesù obbligò i suoi discepoli a montar nella barca ed a precederlo sull’altra riva, mentr’egli licenzierebbe le turbe.23E licenziatele si ritirò in disparte sul monte per pregare. E fattosi sera, era quivi tutto solo.24Frattanto la barca, già di molti stadi lontana da terra, era sbattuta dalle onde perché il vento era contrario.25Ma alla quarta vigilia della notte Gesù andò verso loro, camminando sul mare.26E i discepoli, vedendolo camminar sul mare, si turbarono e dissero: E’ un fantasma! E dalla paura gridarono.27Ma subito Gesù parlò loro e disse: State di buon animo, son io; non temete!28E Pietro gli rispose: Signore, se sei tu, comandami di venir a te sulle acque.29Ed egli disse: Vieni! E Pietro, smontato dalla barca, camminò sulle acque e andò verso Gesù.30Ma vedendo il vento, ebbe paura; e cominciando a sommergersi, gridò: Signore, salvami!31E Gesù, stesa subito la mano, lo afferrò e gli disse: O uomo di poca fede, perché hai dubitato?32E quando furono montati nella barca, il vento s’acquetò.33Allora quelli che erano nella barca si prostrarono dinanzi a lui, dicendo: Veramente tu sei Figliuol di Dio!34E, passati all’altra riva, vennero nel paese di Gennezaret.35E la gente di quel luogo, avendolo riconosciuto, mandò per tutto il paese all’intorno, e gli presentaron tutti i malati,36e lo pregavano che lasciasse loro toccare non foss’altro che il lembo del suo vestito; e tutti quelli che lo toccarono furon completamente guariti.

Questa scena della barca in mezzo alla tempesta è la figura della posizione attuale dei riscattati del Signore. Egli è nel cielo; è assente, ma prega e intercede per loro; nel frattempo essi attraversano a fatica il mare agitato di questo mondo. È la notte morale. Il Nemico, sollevando l'opposizione degli uomini, agisce come il vento e le onde che quasi annullano gli sforzi dei rematori. Ma Gesù viene incontro ai suoi. La sua voce familiare rassicura i poveri discepoli. E la fede, appoggiandosi sulla Sua parola «Vieni!», conduce Pietro dinanzi a Lui, ch'egli ama. Ma ad un tratto questa fede viene meno ed egli affonda. Cos'è avvenuto? Pietro ha distolto lo sguardo dal suo Maestro per portarlo sull'altezza delle onde e sulla violenza del vento. Come se fosse più difficile camminare con Dio sopra un mare agitato che su un mare calmo! Ma egli grida al Signore, che subito viene in suo soccorso.

Poi Gesù è ricevuto in quel paese di Gennezaret da cui era stato scacciato dopo aver guarito degli indemoniati (cap. 8:34). È una figura del momento in cui il suo popolo che l'ha rigettato lo riconoscerà, gli renderà omaggio, e sarà da Lui liberato.

Matteo 15:1-20
1Allora s’accostarono a Gesù dei Farisei e degli scribi venuti da Gerusalemme, e gli dissero:2Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? poiché non si lavano le mani quando prendono cibo.3Ma egli rispose loro: E voi, perché trasgredite il comandamento di Dio a motivo della vostra tradizione?4Dio, infatti, ha detto: Onora tuo padre e tua madre; e: Chi maledice padre o madre sia punito di morte; voi, invece, dite:5Se uno dice a suo padre o a sua madre: Quello con cui potrei assisterti è offerta a Dio,6egli non è più obbligato ad onorar suo padre o sua madre. E avete annullata la parola di Dio a cagion della vostra tradizione.7Ipocriti, ben profetò Isaia di voi quando disse:8Questo popolo mi onora con le labbra, ma il cuor loro e lontano da me.9Ma invano mi rendono il loro culto, insegnando dottrine che son precetti d’uomini.10E chiamata a sé la moltitudine, disse loro: Ascoltate e intendete:11Non è quel che entra nella bocca che contamina l’uomo; ma quel che esce dalla bocca, ecco quel che contamina l’uomo.12Allora i suoi discepoli, accostatisi, gli dissero: Sai tu che i Farisei, quand’hanno udito questo discorso, ne son rimasti scandalizzati?13Ed egli rispose loro: Ogni pianta che il Padre mio celeste non ha piantata, sarà sradicata.14Lasciateli; sono ciechi, guide di ciechi; or se un cieco guida un altro cieco, ambedue cadranno nella fossa.15Pietro allora prese a dirgli: Spiegaci la parabola.16E Gesù disse: Siete anche voi tuttora privi d’intendimento?17Non capite voi che tutto quello che entra nella bocca va nel ventre ed è gittato fuori nella latrina?18Ma quel che esce dalla bocca viene dal cuore, ed e quello che contamina l’uomo.19Poiché dal cuore vengono pensieri malvagi, omicidi, adulteri, fornicazioni, furti, false testimonianze, diffamazioni.20Queste son le cose che contaminano l’uomo; ma il mangiare con le mani non lavate non contamina l’uomo.

Lo zelo religioso dei Farisei si limitava ad osservare strettamente un certo numero di forme esteriori e di tradizioni. E, al coperto da quella pia apparenza (che può illudere gli uomini, ma non può ingannare Dio) essi seguivano le inclinazioni del loro cuore naturale. Erano arrivati al punto di sottrarsi, per avarizia, anche ai doveri più elementari, come quello di provvedere ai bisogni dei loro genitori (v. 5. Vedere Proverbi 28:34). La domanda del Signore risponde di rimando a quella dei Farisei (vers. 3 e 2). Questi, con le loro tradizioni, annullavano i comandamenti di Dio!

Allora Gesù, che trovava tutto il suo diletto in quei comandamenti, confonde quegli ipocriti con le loro proprie scritture. Poi, volgendosi ai discepoli, anch'essi sconcertati dalle sue parole, mette a nudo la malvagità del cuore umano e dimostra la sua completa rovina. Sì, le mani possono essere accuratamente lavate... mentre il cuore è pieno di contaminazione. Ah! cari amici, riconosciamo quanto è vero quest'inventario del contenuto del cuore dell'uomo, del nostro proprio cuore, benché lo mascheriamo sotto lusinghevoli e rispettabli apparenze!

Matteo 15:21-39
21E partitosi di là, Gesù si ritirò nelle parti di Tiro e di Sidone.22Quand’ecco, una donna cananea di que’ luoghi venne fuori e si mise a gridare: Abbi pietà di me, Signore, figliuol di Davide; la mia figliuola è gravemente tormentata da un demonio.23Ma egli non le rispose parola. E i suoi discepoli, accostatisi, lo pregavano dicendo: Licenziala, perché ci grida dietro.24Ma egli rispose: Io non sono stato mandato che alle pecore perdute della casa d’Israele.25Ella però venne e gli si prostrò dinanzi, dicendo: Signore, aiutami!26Ma egli rispose: Non è bene prendere il pan de’ figliuoli per buttarlo ai cagnolini.27Ma ella disse: Dici bene, Signore; eppure anche i cagnolini mangiano dei minuzzoli che cadono dalla tavola dei lor padroni.28Allora Gesù le disse: O donna, grande è la tua fede; ti sia fatto come vuoi. E da quell’ora la sua figliuola fu guarita.29Partitosi di là, Gesù venne presso al mar di Galilea; e, salito sul monte, si pose quivi a sedere.30E gli si accostarono molte turbe che avean seco degli zoppi, dei ciechi, de’ muti, degli storpi e molti altri malati; li deposero a’ suoi piedi, e Gesù li guarì;31talché la folla restò ammirata a veder che i muti parlavano, che gli storpi eran guariti, che gli zoppi camminavano, che i ciechi vedevano, e ne dette gloria all’Iddio d’Israele.32E Gesù, chiamati a sé i suoi discepoli, disse: Io ho pietà di questa moltitudine; poiché già da tre giorni sta con me e non ha da mangiare; e non voglio rimandarli digiuni, che talora non vengano meno per via.33E i discepoli gli dissero: Donde potremmo avere, in un luogo deserto, tanti pani da saziare così gran folla?34E Gesù chiese loro: Quanti pani avete? Ed essi risposero: Sette e pochi pescetti.35Allora egli ordinò alla folla di accomodarsi per terra.36Poi prese i sette pani ed i pesci; e dopo aver rese grazie, li spezzò e diede ai discepoli, e i discepoli alle folle.37E tutti mangiarono e furon saziati; e de’ pezzi avanzati si levaron sette panieri pieni.38Or quelli che aveano mangiato erano quattromila persone, senza contare le donne e i fanciulli.39E, licenziate le turbe, Gesù entrò nella barca e venne al paese di Magadan.

Gesù visita i quartieri di Tiro e di Sidone. Queste città pagane, aveva dichiarato, erano meno colpevoli di quelle della Galilea dove aveva fatto la maggior parte delle sue opere potenti (cap. 11:21 e 22). Ma esse non avevano nessun diritto alle benedizioni del «Figliuol di Davide» (vers. 22); erano «estranei ai patti della promessa» (Efesini 2:12). Il Signore, con una parola che sembra severa, comincia col sottolineare questo alla povera Cananea che lo supplica di guarire la sua figlia. E questa donna riconosce la propria completa indegnità! Allora la grazia può brillare con tutto il suo fulgore. Infatti, se vi fosse da parte dell'uomo il minimo diritto o il minimo merito, non si tratterebbe più di grazia, ma di cosa dovuta (Romani 4:4). Per misurare sempre meglio la grandezza di questa grazia verso noi, non dimentichiamo mai la nostra miseria e la nostra indegnità davanti a Dio.

Poi il Signore si volge di nuovo verso il suo popolo. Secondo il Salmo 132:15, Egli benedice abbondantemente i suoi viveri e sazia di pane i suoi poveri. E ciò che lo fa agire nel suo secondo miracolo come nel primo è la meravigliosa compassione da cui il suo cuore è stretto per quelle folle (vers. 32; cap. 14:14).

Matteo 16:1-12
1Ed accostatisi a lui i Farisei e i Sadducei, per metterlo alla prova, gli chiesero di mostrar loro un segno dal cielo.2Ma egli, rispondendo, disse loro: Quando si fa sera, voi dite: Bel tempo, perché il cielo rosseggia!3e la mattina dite: Oggi tempesta, perché il cielo rosseggia cupo! L’aspetto del cielo lo sapete dunque discernere, e i segni de’ tempi non arrivate a discernerli?4Questa generazione malvagia e adultera chiede un segno, e segno non le sarà dato se non quello di Giona. E, lasciatili, se ne andò.5Or i discepoli, passati all’altra riva, s’erano dimenticati di prender de’ pani.6E Gesù disse loro: Vedete di guardarvi dal lievito de’ Farisei e de’ Sadducei.7Ed essi ragionavan fra loro e dicevano: Egli è perché non abbiam preso de’ pani.8Ma Gesù, accortosene, disse: O gente di poca fede, perché ragionate fra voi del non aver de’ pani?9Non capite ancora e non vi ricordate de’ cinque pani dei cinquemila uomini e quante ceste ne levaste?10né dei sette pani de’ quattromila uomini e quanti panieri ne levaste?11Come mai non capite che non è di pani ch’io vi parlavo? Ma guardatevi dal lievito de’ Farisei e de’ Sadducei.12Allora intesero che non avea loro detto di guardarsi dal lievito del pane, ma dalla dottrina dei Farisei e de’ Sadducei.

Di nuovo, dei Farisei chiedono un segno (cap. 12:38...); di nuovo Gesù li rimanda al segno di Giona: la Sua morte che doveva compiersi. I credenti, pervenuti oggi alla vigilia del ritorno del Signore Gesù, non devono neppur loro aspettare dei segni prima della Sua venuta. La loro fede s'appoggia sulla Sua promessa e non su prove visibili, altrimenti non sarebbe più fede. Tuttavia, quanti indizi ci mostrano che stiamo giungendo alla fine della storia della Chiesa quaggiù! L'orgoglio dell'uomo si gonfia sempre più; il mondo cristianizzato manifesta i caratteri annunziati in 2 Timoteo 3:1 a 5. Ci sono anche segni esteriori: il popolo giudeo ritorna nel suo paese; le nazioni cercano di unirsi, nel quadro dell'Antico Impero Romano... Apriamo gli occhi, alziamoli verso il cielo: Gesù ritorna!

Il Signore lascia quegl'increduli e se ne va (vers. 4). Ma sono ora i suoi discepoli che l'attristano con la loro mancanza di fiducia e di memoria come già l'avevano attristato con la loro mancanza d'intelligenza (cap. 15:16-17). Purtroppo, noi a volte assomigliamo a loro. Riteniamo l'esortazione che Dio ci dà per mezzo di Pietro, a gettare su Lui tutta la nostra sollecitudine, poiché Egli ha cura di noi (1 Pietro 5:7).

Matteo 16:13-28
13Poi Gesù, venuto nelle parti di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli: Chi dice la gente che sia il Figliuol dell’uomo?14Ed essi risposero: Gli uni dicono Giovanni Battista; altri, Elia; altri, Geremia o uno dei profeti. Ed egli disse loro: E voi, chi dite ch’io sia?15Simon Pietro, rispondendo, disse:16Tu sei il Cristo, il Figliuol dell’Iddio vivente.17E Gesù, replicando, gli disse: Tu sei beato, o Simone, figliuol di Giona, perché non la carne e il sangue t’hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli.18E io altresì ti dico: Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte dell’Ades non la potranno vincere.19Io ti darò le chiavi del regno dei cieli; e tutto ciò che avrai legato sulla terra sarà legato ne’ cieli, e tutto ciò che avrai sciolto in terra sarà sciolto ne’ cieli.20Allora vietò ai suoi discepoli di dire ad alcuno ch’egli era il Cristo.21Da quell’ora Gesù cominciò a dichiarare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrir molte cose dagli anziani, dai capi sacerdoti e dagli scribi, ed esser ucciso, e risuscitare il terzo giorno.22E Pietro, trattolo da parte, cominciò a rimproverarlo, dicendo: Tolga ciò Iddio, Signore; questo non ti avverrà mai.23Ma Gesù, rivoltosi, disse a Pietro: Vattene via da me, Satana; tu mi sei di scandalo. Tu non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini.24Allora Gesù disse ai suoi discepoli: Se uno vuol venire dietro a me, rinunzi a se stesso e prenda la sua croce e mi segua.25Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la sua vita per amor mio, la troverà.26E che gioverà egli a un uomo se, dopo aver guadagnato tutto il mondo, perde poi l’anima sua? O che darà l’uomo in cambio dell’anima sua?27Perché il Figliuol dell’uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, ed allora renderà a ciascuno secondo l’opera sua.28In verità io vi dico che alcuni di coloro che son qui presenti non gusteranno la morte, finché non abbian visto il Figliuol dell’uomo venire nel suo regno.

La domanda che Gesù fa ai suoi discepoli ci insegna che a suo riguardo le opinioni sono ben diverse; ed è ancora così oggi. Ma voi, potete dire chi Egli è e ciò ch'Egli è per voi? Il Padre suggerisce a Simone una magnifica confessione: «Tu sei il Cristo, il Figliuol dell'Iddio vivente». Ecco l'irremovibile fondamento su cui il Signore edificherà la Sua Chiesa di cui ogni credente, come Simone, diverrà una pietra vivente. E Gesù onora il suo discepolo dandogli una missione particolare: quella di aprire (con le sue predicazioni) le porte del regno ai Giudei e alle nazioni (Atti 2:36; 10:43).

«Da quell'ora» Gesù, menzionando la Chiesa, deve parlare del prezzo che pagherà per acquistarla: le sue sofferenze e la sua morte. Allora il povero Pietro, che un momento prima parlava «come annunziando oracoli di Dio» (1 Pietro 4:11), diventa qui lo strumento di Satana, il quale cerca di distogliere Cristo dal proprio sentiero d'obbedienza; ma è subito riconosciuto e respinto.

Gesù, che avanza per primo nella via della completa rinuncia, non nasconde ciò che il seguirlo comporta (parag. cap. 10:38 a 40). Siamo noi pronti a seguirlo a qualunque costo? (Filip. 3:8).

Matteo 17:1-13
1Sei giorni dopo, Gesù prese seco Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello, e li condusse sopra un alto monte, in disparte.2E fu trasfigurato dinanzi a loro; la sua faccia risplendé come il sole, e i suoi vestiti divennero candidi come la luce.3Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che stavan conversando con lui.4E Pietro prese a dire a Gesù: Signore, egli è bene che stiamo qui; se vuoi, farò qui tre tende: una per te, una per Mosè ed una per Elia.5Mentr’egli parlava ancora, ecco una nuvola luminosa li coperse della sua ombra, ed ecco una voce dalla nuvola che diceva: Questo è il mio diletto Figliuolo, nel quale mi sono compiaciuto; ascoltatelo.6E i discepoli, udito ciò, caddero con la faccia a terra, e furon presi da gran timore.7Ma Gesù, accostatosi, li toccò e disse: Levatevi, e non temete.8Ed essi, alzati gli occhi, non videro alcuno, se non Gesù tutto solo.9Poi, mentre scendevano dal monte, Gesù diede loro quest’ordine: Non parlate di questa visione ad alcuno, finché il Figliuol dell’uomo sia risuscitato dai morti.10E i discepoli gli domandarono: Perché dunque dicono gli scribi che prima deve venir Elia?11Ed egli, rispondendo, disse loro: Certo, Elia deve venire e ristabilire ogni cosa.12Ma io vi dico: Elia è già venuto, e non l’hanno riconosciuto; anzi, gli hanno fatto tutto quello che hanno voluto; così anche il Figliuol dell’uomo ha da patire da loro.13Allora i discepoli intesero ch’era di Giovanni Battista ch’egli aveva loro parlato.

Il cap. 16 terminava col pensiero delle sofferenze e della morte di Gesù. Il cap. 17 si apre sulla sua apparizione in gloria che risponde alla promessa fatta ai discepoli (cap. 16:28). Dopo il disprezzo di cui il suo Figliuolo è stato oggetto da parte del suo popolo Israele e tutte le forme d'incredulità che ha incontrato al capitolo precedente, Dio vuol dare a testimoni scelti fra gli uomini un anticipo di ciò che sarà la Sua maestà regale. Che scena! Ma i tre discepoli sono incapaci di sopportarla. Sono presi da spavento; poi dal sonno (Luca 9:32). E finalmente Iddio è obbligato a prender la parola per impedire che il suo Diletto sia confuso coi due compagni della sua gloria. Soltanto più tardi, dopo la risurrezione, i discepoli comprenderanno la portata di quella visione magnifica e saranno autorizzati a raccontarla. Pietro lo farà nella sua 2a epistola (cap. 1:17 e 18). Ma ora, mentre Mosè ed Elia ritornano al loro riposo, il Figlio di Dio riveste di nuovo l'umile «forma di servo» che aveva lasciato solo per un momento, e scendendo dal monte riprende tutto solo la via verso la croce.

Matteo 17:14-27
14E quando furon venuti alla moltitudine, un uomo gli s’accostò, gettandosi in ginocchio davanti a lui,15e dicendo: Signore, abbi pietà del mio figliuolo, perché è lunatico e soffre molto; spesso, infatti, cade nel fuoco e spesso nell’acqua.16L’ho menato ai tuoi discepoli, e non l’hanno potuto guarire.17E Gesù, rispondendo, disse: O generazione incredula e perversa! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando vi sopporterò? Menatemelo qua.18E Gesù sgridò l’indemoniato, e il demonio uscì da lui; e da quell’ora il fanciullo fu guarito.19Allora i discepoli, accostatisi a Gesù in disparte, gli chiesero: Perché non l’abbiam potuto cacciar noi?20E Gesù rispose loro: A cagion della vostra poca fede; perché in verità io vi dico: Se avete fede quanto un granel di senapa, potrete dire a questo monte: Passa di qua là, e passerà; e niente vi sarà impossibile.21Or questa specie di demoni non esce se non mediante la preghiera e il digiuno.22Or com’essi percorrevano insieme la Galilea Gesù disse loro: Il Figliuol dell’uomo sta per esser dato nelle mani degli uomini;23e l’uccideranno, e al terzo giorno risusciterà. Ed essi ne furono grandemente contristati.24E quando furon venuti a Capernaum, quelli che riscotevano le didramme si accostarono a Pietro e dissero: Il vostro maestro non paga egli le didramme?25Egli rispose: Sì. E quando fu entrato in casa, Gesù lo prevenne e gli disse: Che te ne pare, Simone? i re della terra da chi prendono i tributi o il censo? dai loro figliuoli o dagli stranieri?26Dagli stranieri, rispose Pietro. Gesù gli disse: I figliuoli, dunque, ne sono esenti.27Ma, per non scandalizzarli, vattene al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che verrà su; e, apertagli la bocca, troverai uno statere. Prendilo, e dallo loro per me e per te.

L'adorazione trasporta il credente in ispirito «sul monte» in compagnia del Signore glorificato. Possano essere più frequenti tali momenti! Ma bisogna anche saper ridiscendere con Lui in mezzo alle circostanze della vita, nel mondo, questo mondo dove Satana regna. È l'esperienza che i discepoli fanno qui. La guarigione del fanciullo lunatico è l'occasione per Gesù di mettere in rilievo l'onnipotenza della fede.

La scena dei vers. 24 a 27 è istruttiva e commovente. Pietro, sempre pronto a farsi avanti senza riflettere, dimenticando la visione di gloria e la voce del Padre, si impegna a nome del Maestro a pagare l'imposta del tempio. Gesù gli chiede con dolcezza se mai si è visto il figlio del re pagare le imposte al proprio padre! E Pietro l'aveva poco prima riconosciuto come Figlio dell'Iddio vivente! Tuttavia, il Signore incarica Pietro di pagare ugualmente quella somma che Egli non deve. Ma, nello stesso tempo, manifesta la sua potenza: Egli è Colui che domina su tutta la creazione, compresi i pesci del mare (Salmo 8:6 a 8). E manifesta pure il suo amore condiscendente: associa a sé il suo debole discepolo pagando anche per lui.

Matteo 18:1-14
1In quel mentre i discepoli s’accostarono a Gesù, dicendo: Chi è dunque il maggiore nel regno de’ cieli?2Ed egli, chiamato a sé un piccolo fanciullo, lo pose in mezzo a loro e disse:3In verità io vi dico: Se non mutate e non diventate come i piccoli fanciulli, non entrerete punto nel regno de’ cieli.4Chi pertanto si abbasserà come questo piccolo fanciullo, è lui il maggiore nel regno de’ cieli.5E chiunque riceve un cotal piccolo fanciullo nel nome mio, riceve me.6Ma chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, meglio per lui sarebbe che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse sommerso nel fondo del mare.7Guai al mondo per gli scandali! Poiché, ben è necessario che avvengan degli scandali; ma guai all’uomo per cui lo scandalo avviene!8Ora, se la tua mano od il tuo piede t’è occasion di peccato, mozzali e gettali via da te; meglio è per te l’entrar nella vita monco o zoppo che l’aver due mani o due piedi ed esser gettato nel fuoco eterno.9E se l’occhio tuo t’è occasion di peccato, cavalo e gettalo via da te; meglio è per te l’entrar nella vita con un occhio solo, che l’aver due occhi ed esser gettato nella geenna del fuoco.10Guardatevi dal disprezzare alcuno di questi piccoli; perché io vi dico che gli angeli loro, ne’ cieli, vedono del continuo la faccia del Padre mio che è ne’ cieli.11Poiché il Figliuol dell’uomo è venuto a salvare ciò che era perito.12Che vi par egli? Se un uomo ha cento pecore e una di queste si smarrisce, non lascerà egli le novantanove sui monti per andare in cerca della smarrita?13E se gli riesce di ritrovarla, in verità vi dico ch’ei si rallegra più di questa che delle novantanove che non si erano smarrite.14Così è voler del Padre vostro che è nei cieli, che neppure un di questi piccoli perisca.

Il mondo si compiace in ciò che è grande. I discepoli anche. Desiderano sapere chi sarà il maggiore nel regno dei cieli! Il Signore risponde loro che anzitutto bisogna entrarvi e, per questo, farsi piccoli. Per meglio scolpire nella loro mente quest'insegnamento, Egli chiama un bambino e lo pone in mezzo a loro. Abbiamo dei bambini noi? Essi sono esempi viventi di fiducia e di semplicità. Badiamo bene di non disprezzarli a causa della loro debolezza, della loro ignoranza e della loro ingenuità. E facciamo attenzione soprattutto a non scandalizzarli. Il cattivo esempio d'un fratello maggiore è il laccio peggiore teso davanti ai passi dei suoi fratelli minori. Gesù ripete dunque qui ciò che ha già detto riguardo agli scandali (parag. vers. 8 e 9 e cap. 5:29 e 30).

Ben lungi dal disdegnare questi piccoli, Dio risponde alla loro debolezza con delle cure particolari. Degli angeli sono particolarmente incaricati di vegliare su loro. E non dimentichiamo che Gesù è venuto per salvarli (vers. 11). La parabola della pecora smarrita ci insegna il valore che un solo agnello ha per il suo cuore.

Matteo 18:15-35
15Se poi il tuo fratello ha peccato contro di te, va’ e riprendilo fra te e lui solo. Se t’ascolta, avrai guadagnato il tuo fratello;16ma, se non t’ascolta, prendi teco ancora una o due persone, affinché ogni parola sia confermata per bocca di due o tre testimoni.17E se rifiuta d’ascoltarli, dillo alla chiesa; e se rifiuta di ascoltare anche la chiesa, siati come il pagano e il pubblicano.18Io vi dico in verità che tutte le cose che avrete legate sulla terra, saranno legate nel cielo; e tutte le cose che avrete sciolte sulla terra, saranno sciolte nel cielo.19Ed anche in verità vi dico: Se due di voi sulla terra s’accordano a domandare una cosa qualsiasi, quella sarà loro concessa dal Padre mio che è nei cieli.20Poiché dovunque due o tre son raunati nel nome mio, quivi son io in mezzo a loro.21Allora Pietro, accostatosi, gli disse: Signore, quante volte, peccando il mio fratello contro di me, gli perdonerò io? fino a sette volte?22E Gesù a lui: lo non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.23Perciò il regno de’ cieli è simile ad un re che volle fare i conti co’ suoi servitori.24E avendo cominciato a fare i conti, gli fu presentato uno, ch’era debitore di diecimila talenti.25E non avendo egli di che pagare, il suo signore comandò che fosse venduto lui con la moglie e i figliuoli e tutto quant’avea, e che il debito fosse pagato.26Onde il servitore, gettatosi a terra, gli si prostrò dinanzi, dicendo: Abbi pazienza con me, e ti pagherò tutto.27E il signore di quel servitore, mosso a compassione, lo lasciò andare, e gli rimise il debito.28Ma quel servitore, uscito, trovò uno de’ suoi conservi che gli dovea cento denari; e afferratolo, lo strangolava, dicendo: Paga quel che devi!29Onde il conservo, gettatosi a terra, lo pregava dicendo: Abbi pazienza con me, e ti pagherò.30Ma colui non volle; anzi andò e lo cacciò in prigione, finché avesse pagato il debito.31Or i suoi conservi, veduto il fatto, ne furono grandemente contristati, e andarono a riferire al loro signore tutto l’accaduto.32Allora il suo signore lo chiamò a sé e gli disse: Malvagio servitore, io t’ho rimesso tutto quel debito, perché tu me ne supplicasti;33non dovevi anche tu aver pietà del tuo conservo, com’ebbi anch’io pietà di te?34E il suo signore, adirato, lo diede in man degli aguzzini fino a tanto che avesse pagato tutto quel che gli doveva.35Così vi farà anche il Padre mio celeste, se ognun di voi non perdona di cuore al proprio fratello.

Gesù spiega come si devono regolare i torti tra fratelli (vers. 15 a 17). A tale insegnamento possiamo riallacciare quello riguardante il perdono (vers. 22; parag. Efesini 4:32 e Colossesi 3:13). Ma Egli trova anche occasione per riprendere il soggetto della Chiesa riunita in Assemblea dandoci un versetto, o piuttosto una promessa, di capitale importanza: «Dovunque due o tre sono radunati nel mio nome, quivi son io in mezzo a loro» (vers. 20). Da questa presenza deriva tutto ciò di cui ha bisogno un radunamento di credenti, per quanto deboli siano, purché siano riuniti nel nome di Gesù. Potrebbe mancare la benedizione quando è presente Colui che ne è la sorgente, là, in mezzo ai suoi che contano su di Lui? Questa promessa è qui specialmente in rapporto con l'autorità conferita all'assemblea (legare e sciogliere) e con la preghiera unanime e fervente che ottiene ogni cosa richiesta. Purtroppo alcuni dimenticano l'importanza delle riunioni di preghiera!

La parabola del servo che deve diecimila talenti (somma favolosa) ci ricorda il debito incalcolabile che Dio ci ha rimesso in Cristo (Esdra 9:6). Che cosa sono in paragone ad esso le piccole ingiustizie che potremmo subire? Il perdono divino di cui siamo stati gli oggetti ci rende responsabili di esercitare a nostra volta la misericordia.

Matteo 19:1-26
1Or avvenne che quando Gesù ebbe finiti questi ragionamenti, si partì dalla Galilea e se ne andò sui confini della Giudea oltre il Giordano.2E molte turbe lo seguirono, e quivi guarì i loro malati.3E de’ Farisei s’accostarono a lui tentandolo, e dicendo: E’ egli lecito di mandar via, per qualunque ragione, la propria moglie?4Ed egli, rispondendo, disse loro: Non avete voi letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina, e disse:5Perciò l’uomo lascerà il padre e la madre e s’unirà con la sua moglie e i due saranno una sola carne?6Talché non son più due, ma una sola carne; quello dunque che Iddio ha congiunto, l’uomo nol separi.7Essi gli dissero: Perché dunque comandò Mosè di darle un atto di divorzio e mandarla via?8Gesù disse loro: Fu per la durezza dei vostri cuori che Mosè vi permise di mandar via le vostre mogli; ma da principio non era così.9Ed io vi dico che chiunque manda via sua moglie, quando non sia per cagion di fornicazione, e ne sposa un’altra, commette adulterio.10I discepoli gli dissero: Se tale è il caso dell’uomo rispetto alla donna, non conviene di prender moglie.11Ma egli rispose loro: Non tutti son capaci di praticare questa parola, ma quelli soltanto ai quali è dato.12Poiché vi son degli eunuchi, i quali son nati così dal seno della madre; vi son degli eunuchi, i quali sono stati fatti tali dagli uomini, e vi sono degli eunuchi, i quali si son fatti eunuchi da sé a cagion del regno de’ cieli. Chi è in grado di farlo lo faccia.13Allora gli furono presentati dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli sgridarono coloro che glieli presentavano.14Gesù però disse: Lasciate i piccoli fanciulli e non vietate loro di venire a me, perché di tali è il regno de’ cieli.15E imposte loro le mani, si partì di là.16Ed ecco un tale, che gli s’accostò e gli disse: Maestro, che farò io di buono per aver la vita eterna?17E Gesù gli rispose: Perché m’interroghi tu intorno a ciò ch’è buono? Uno solo è il buono. Ma se vuoi entrar nella vita osserva i comandamenti.18Quali? gli chiese colui. E Gesù rispose: Questi: Non uccidere; non commettere adulterio; non rubare; non dir falsa testimonianza;19onora tuo padre e tua madre, e ama il tuo prossimo come te stesso.20E il giovane a lui: Tutte queste cose le ho osservate; che mi manca ancora?21Gesù gli disse: Se vuoi esser perfetto, va’ vendi ciò che hai e dallo ai poveri, ed avrai un tesoro nei cieli; poi, vieni e seguitami.22Ma il giovane, udita questa parola, se ne andò contristato, perché avea di gran beni.23E Gesù disse ai suoi discepoli: Io vi dico in verità che un ricco malagevolmente entrerà nel regno dei cieli.24E da capo vi dico: E’ più facile a un cammello passare per la cruna d’un ago, che ad un ricco entrare nel regno di Dio.25I suoi discepoli, udito questo, sbigottirono forte e dicevano: Chi dunque può esser salvato?26E Gesù, riguardatili fisso, disse loro: Agli uomini questo è impossibile; ma a Dio ogni cosa è possibile.

All'inizio di questo capitolo, Gesù risponde ad una domanda dei Farisei condannando il divorzio (vedere cap. 5:31 e 32). Poi benedice i piccoli fanciulli che gli sono presentati e riprende i suoi discepoli che vorrebbero impedire ai genitori di farlo. Portiamo i più giovani di noi al Signore per mezzo della preghiera? Ovvero siamo fra quelli che impediscono loro di andare a Lui?

Al versetto 16 vediamo un giovane che va a Gesù con un buon desiderio: ottenere la vita eterna. Voglia il Signore mettere questo desiderio nel cuore di tutti i giovani che conosciamo! Soltanto, la domanda era mal formulata, e Gesù vorrebbe farlo capire al suo visitatore. «Tu vuoi fare il bene? Ebbene, ecco i comandamenti!» La risposta del giovane mostra che egli non conosceva se stesso. Allora Gesù gl'insegna che un idolo abita nel suo cuore: le sue ricchezze. No, la vita eterna non si ottiene facendo del bene, qualunque bene sia. E le migliori disposizioni con i più ricchi doni naturali non servono a nulla per meritarla... Perché la vita eterna non si merita, è il dono gratuito che Gesù fa a quelli che credono in Lui e lo seguono (Giovanni 10:28).

Matteo 19:27-30; Matteo 20:1-16
27Allora Pietro, replicando, gli disse: Ecco, noi abbiamo lasciato ogni cosa e t’abbiam seguitato; che ne avremo dunque?28E Gesù disse loro: Io vi dico in verità che nella nuova creazione, quando il Figliuol del l’uomo sederà sul trono della sua gloria, anche voi che m’avete seguitato, sederete su dodici troni a giudicar le dodici tribù d’Israele.29E chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figliuoli, o campi per amor del mio nome, ne riceverà cento volte tanti, ed erederà la vita eterna.30Ma molti primi saranno ultimi; e molti ultimi, primi.
1Poiché il regno de’ cieli è simile a un padron di casa, il quale, in sul far del giorno, uscì a prender ad opra de’ lavoratori per la sua vigna.2E avendo convenuto coi lavoratori per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna.3Ed uscito verso l’ora terza, ne vide degli altri che se ne stavano sulla piazza disoccupati,4e disse loro: Andate anche voi nella vigna, e vi darò quel che sarà giusto. Ed essi andarono.5Poi, uscito ancora verso la sesta e la nona ora, fece lo stesso.6Ed uscito verso l’undicesima, ne trovò degli altri in piazza e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno inoperosi?7Essi gli dissero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Egli disse loro: Andate anche voi nella vigna.8Poi, fattosi sera, il padron della vigna disse al suo fattore: Chiama i lavoratori e paga loro la mercede, cominciando dagli ultimi fino ai primi.9Allora, venuti quei dell’undicesima ora, ricevettero un denaro per uno.10E venuti i primi, pensavano di ricever di più; ma ricevettero anch’essi un denaro per uno.11E ricevutolo, mormoravano contro al padron di casa, dicendo:12Questi ultimi non han fatto che un’ora e tu li hai fatti pari a noi che abbiamo portato il peso della giornata e il caldo.13Ma egli, rispondendo a un di loro, disse: Amico, io non ti fo alcun torto; non convenisti meco per un denaro?14Prendi il tuo, e vattene; ma io voglio dare a quest’ultimo quanto a te.15Non m’è lecito far del mio ciò che voglio? o vedi tu di mal occhio ch’io sia buono?16Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi.

Ecco una nuova parabola che illustra la domanda che tanto preoccupava i discepoli: sapere chi sarebbe stato il primo e chi l'ultimo nel regno dei cieli. Probabilmente saremmo propensi a prender le parti degli operai malcontenti e a trovare ingiusto il modo in cui il padrone agisce. Ma consideriamo la narrazione più da vicino. Gli operai del mattino avevano «convenuto» con il proprietario sul salario di una giornata (vers. 2 e 13). Essi stimavano il loro lavoro a tal prezzo. Invece, quelli che erano stati assunti più tardi hanno avuto fiducia che il padrone avrebbe dato loro «quel che sarà giusto» (vers. 4 e 7). Nessuno ha da lamentarsi. Nel regno dei cieli, la ricompensa non è mai un diritto. Tutti sono dei «servi inutili» secondo Luca 17:10 e nessuno merita qualcosa. Tutto dipende dalla grazia sovrana di Dio. D'altronde, gli operai dell'undicesima ora non sono forse in realtà i meno favoriti? Hanno perso l'occasione e la gioia di servire quel buon padrone durante la maggior parte della giornata. Serviamolo fin dalla nostra infanzia. Non sarà mai troppo presto per andare a Lui, ne troppo lungo il tempo del nostro servizio.

I primi operai rappresentano Israele sotto la legge; quelli dell'undicesima ora raffigurano le «nazioni», al beneficio della grazia di Dio.

Matteo 20:17-34
17Poi Gesù, stando per salire a Gerusalemme, trasse da parte i suoi dodici discepoli; e, cammin facendo, disse loro:18Ecco, noi saliamo a Gerusalemme, e il Figliuol dell’uomo sarà dato nelle mani de’ capi sacerdoti e degli scribi;19ed essi lo condanneranno a morte, e lo metteranno nelle mani dei Gentili per essere schernito e flagellato e crocifisso; ma il terzo giorno risusciterà.20Allora la madre de’ figliuoli di Zebedeo s’accostò a lui co’ suoi figliuoli, prostrandosi e chiedendogli qualche cosa.21Ed egli le domandò: Che vuoi? Ella gli disse: Ordina che questi miei due figliuoli seggano l’uno alla tua destra e l’altro alla tua sinistra, nel tuo regno.22E Gesù, rispondendo, disse: Voi non sapete quel che chiedete. Potete voi bere il calice che io sto per bere? Essi gli dissero: Sì, lo possiamo.23Egli disse loro: Voi certo berrete il mio calice; ma quant’è al sedermi a destra o a sinistra non sta a me il darlo, ma è per quelli a cui è stato preparato dal Padre mio.24E i dieci, udito ciò, furono indignati contro i due fratelli.25Ma Gesù, chiamatili a sé, disse: Voi sapete che i principi delle nazioni le signoreggiano, e che i grandi usano potestà sopra di esse.26Ma non è così tra voi; anzi, chiunque vorrà esser grande fra voi, sarà vostro servitore;27e chiunque fra voi vorrà esser primo, sarà vostro servitore;28appunto come il Figliuol dell’uomo non è venuto per esser servito ma per servire, e per dar la vita sua come prezzo di riscatto per molti.29E come uscivano da Gerico, una gran moltitudine lo seguì.30Ed ecco che due ciechi, seduti presso la strada, avendo udito che Gesù passava, si misero a gridare: Abbi pietà di noi, Signore, figliuol di Davide!31Ma la moltitudine li sgridava, perché tacessero; essi però gridavan più forte: Abbi pietà di noi, Signore, figliuol di Davide!32E Gesù, fermatosi, li chiamò e disse: Che volete ch’io vi faccia?33Ed essi: Signore, che s’aprano gli occhi nostri.34Allora Gesù, mosso a pietà, toccò gli occhi loro, e in quell’istante ricuperarono la vista e lo seguirono. Matteo Capitolo 21

Il Signore cerca la comprensione dei suoi discepoli riguardo ad un momento particolarmente intimo e solenne: le sofferenze e la morte che l'aspettano a Gerusalemme. Ma la madre di Giacomo e Giovanni sceglie proprio questo momento per fargli una richiesta egoista! Sarebbe orgogliosa di vedere i suoi figli occupare i posti d'onore nel regno del Messia. Ed ecco gli altri dieci manifestare la loro indignazione, non perché la domanda fosse inopportuna, ma perché, segretamente, ognuno di loro ambiva a quel primo posto. Dopo tutto ciò che Gesù aveva loro detto, e nonostante quel piccolo fanciullo ch'Egli aveva posto in mezzo a loro, non avevano né capito, né ritenuto nulla. Ma non giudichiamoli! Con quanta difficoltà impariamo le nostre lezioni, le stesse lezioni! Come rassomigliamo a loro!

Allora, senza un rimprovero, con pazienza infinita, Gesù riprende il suo insegnamento. E questa volta lo appoggia col proprio esempio per mezzo di quel meraviglioso vers. 28 che si dovrebbe imparare a memoria.

Proseguendo il suo cammino di servizio, Gesù guarisce due ciechi alla porta di Gerico. Notiamo in loro la bella insistenza della fede e nel Signore la sua infinita compassione.

Matteo 21:1-17
1E quando furon vicini a Gerusalemme e furon giunti a Betfage, presso al monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli,2dicendo loro: Andate nella borgata che è dirimpetto a voi; e subito troverete un’asina legata, e un puledro con essa; scioglieteli e menatemeli.3E se alcuno vi dice qualcosa, direte che il Signore ne ha bisogno, e subito li manderà.4Or questo avvenne affinché si adempisse la parola del profeta:5Dite alla figliuola di Sion: Ecco il tuo re viene a te, mansueto, e montato sopra un’asina, e un asinello, puledro d’asina.6E i discepoli andarono e fecero come Gesù avea loro ordinato;7menarono l’asina e il puledro, vi misero sopra i loro mantelli, e Gesù vi si pose a sedere.8E la maggior parte della folla stese i mantelli sulla via; e altri tagliavano de’ rami dagli alberi e li stendeano sulla via.9E le turbe che precedevano e quelle che seguivano, gridavano: Osanna al Figliuolo di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna ne’ luoghi altissimi!10Ed essendo egli entrato in Gerusalemme, tutta la città fu commossa e si diceva:11Chi è costui? E le turbe dicevano: Questi è Gesù, il profeta che è da Nazaret di Galilea.12E Gesù entrò nel tempio e cacciò fuori tutti quelli che quivi vendevano e compravano; e rovesciò le tavole dei cambiamonete e le sedie de’ venditori di colombi.13E disse loro: Egli è scritto: La mia casa sarà chiamata casa d’orazione; ma voi ne fate una spelonca di ladroni.14Allora vennero a lui, nel tempio, de’ ciechi e degli zoppi, ed egli li sanò.15Ma i capi sacerdoti e gli scribi, vedute le maraviglie che avea fatte, e i fanciulli che gridavano nel tempio: Osanna al figliuol di Davide, ne furono indignati, e gli dissero: Odi tu quel che dicono costoro?16E Gesù disse loro: Sì. Non avete mai letto: Dalla bocca de’ fanciulli e de’ lattanti hai tratto lode?17E, lasciatili, se ne andò fuor della città a Betania, dove albergò.

Il passaggio a Gerico e l'ingresso a Gerusalemme segnano in ognuno degli evangeli l'inizio dell'ultima parte del viaggio del nostro Salvatore quaggiù. L'adempimento della profezia di Zaccaria 9:9 era per Israele una nuova prova che Gesù era proprio il loro Messia che veniva a visitarli. Era impossibile confonderlo con un altro: «Giusto e vittorioso, umile e montato sopra un asino...» Ci si sarebbe aspettati forse un re altero e superbo, che facesse il suo ingresso nella capitale sopra un cavallo di guerra, alla testa dei suoi eserciti. Ma un re umile e mansueto non risponde ai pensieri degli uomini.

Questi caratteri di grazia e di dolcezza non impediscono affatto al Signore di agire con la massima severità quando vede che i diritti di Dio sono calpestati (vers. 12 e seguenti). Noi che siamo suoi discepoli dovremmo fare lo stesso in questi casi. La dolcezza che deve caratterizzarci non esclude la più gran fermezza (1 Corinzi 15:58). La presenza di Gesù nel tempio produce vari effetti: anzitutto un'immediata purificazione; ma nello stesso tempo anche la guarigione in grazia degl'infermi che vanno a Lui. Poi la lode dei piccoli fanciulli. Infine l'indignazione dei nemici della verità.

Matteo 21:18-32
18E la mattina, tornando in città, ebbe fame.19E vedendo un fico sulla strada, gli si accostò, ma non vi trovò altro che delle foglie; e gli disse: Mai più in eterno non nasca frutto da te. E subito il fico si seccò.20E i discepoli, veduto ciò, si maravigliarono, dicendo: Come s’è in un attimo seccato il fico?21E Gesù, rispondendo, disse loro: Io vi dico in verità: Se aveste fede e non dubitaste, non soltanto fareste quel ch’è stato fatto al fico; ma se anche diceste a questo monte: Togliti di là e gettati nel mare, sarebbe fatto.22E tutte le cose che domanderete nella preghiera, se avete fede, le otterrete.23E quando fu venuto nel tempio, i capi sacerdoti e gli anziani del popolo si accostarono a lui, mentr’egli insegnava, e gli dissero: Con quale autorità fai tu queste cose? E chi t’ha data codesta autorità?24E Gesù, rispondendo, disse loro: Anch’io vi domanderò una cosa: e se voi mi rispondete, anch’io vi dirò con quale autorità faccio queste cose.25Il battesimo di Giovanni, d’onde veniva? dal cielo o dagli uomini? Ed essi ragionavan fra loro, dicendo: Se diciamo: Dal cielo, egli ci dirà: Perché dunque non gli credeste?26E se diciamo: Dagli uomini, temiamo la moltitudine, perché tutti tengono Giovanni per profeta.27Risposero dunque a Gesù, dicendo: Non lo sappiamo. E anch’egli disse loro: E neppur io vi dirò con quale autorità io fo queste cose.28Or che vi par egli? Un uomo avea due figliuoli. Accostatosi al primo disse: Figliuolo, va’ oggi a lavorare nella vigna.29Ed egli, rispondendo, disse: Vado, signore; ma non vi andò.30E accostatosi al secondo, gli disse lo stesso. Ma egli, rispondendo, disse: Non voglio; ma poi, pentitosi, v’andò.31Qual de’ due fece la volontà del padre? Essi gli dissero: L’ultimo. E Gesù a loro: Io vi dico in verità: I pubblicani e le meretrici vanno innanzi a voi nel regno di Dio.32Poiché Giovanni è venuto a voi per la via della giustizia, e voi non gli avete creduto; ma i pubblicani e le meretrici gli hanno creduto; e voi, che avete veduto questo, neppur poi vi siete pentiti per credere a lui.

Sulla via di Gerusalemme, Gesù compie un miracolo che, eccezionalmente, non è un miracolo d'amore ma un segno di giudizio. Consideriamo questo fico: ha nient'altro che foglie! Una bella apparenza ma non un solo frutto! Era proprie lo stato d'Israele... ed è quello di tutti quelli che sono cristiani solo di nome. Questo miracolo è l'occasione per Gesù di ricordare ai suoi discepoli l'onnipotenza della preghiera della fede.

Poi Egli entra di nuovo nel tempio ove i responsabili del popolo vengono a contestare la sua autorità. Per mezzo della sua domanda, il Signore fa loro comprendere che non possono riconoscere quest'autorità se non hanno anzitutto riconosciuto la missione di Giovanni Battista. Come il secondo figlio della parabola (vers. 28 a 30), i capi del popolo facevano professione di compiere la volontà di Dio, ma in realtà essa era per loro lettera morta. Altri, invece, un tempo ribelli e peccatori dichiarati, si erano pentiti alla voce di Giovanni e avevano compiuto quella volontà di Dio. Figli di genitori cristiani, corriamo il rischio d'essere preceduti nel cielo da gente per cui ora proviamo forse del disprezzo o della condiscendenza (cap. 20:16)! Pensiamo alla nostra responsabilità!

Matteo 21:33-46
33Udite un’altra parabola: Vi era un padron di casa, il quale piantò una vigna e le fece attorno una siepe, e vi scavò un luogo da spremer l’uva, e vi edificò una torre; poi l’allogò a de’ lavoratori, e se n’andò in viaggio.34Or quando fu vicina la stagione de’ frutti, mandò i suoi servitori dai lavoratori per ricevere i frutti della vigna.35Ma i lavoratori, presi i servitori, uno ne batterono, uno ne uccisero, e un altro ne lapidarono.36Da capo mandò degli altri servitori, in maggior numero de’ primi; e coloro li trattarono nello stesso modo.37Finalmente, mandò loro il suo figliuolo, dicendo: Avranno rispetto al mio figliuolo.38Ma i lavoratori, veduto il figliuolo, dissero tra di loro: Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e facciam nostra la sua eredità.39E presolo, lo cacciaron fuori della vigna, e l’uccisero.40Quando dunque sarà venuto il padron della vigna, che farà egli a que’ lavoratori?41Essi gli risposero: Li farà perir malamente, cotesti scellerati, e allogherà la vigna ad altri lavoratori, i quali gliene renderanno il frutto a suo tempo.42Gesù disse loro: Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che gli edificatori hanno riprovata è quella ch’è divenuta pietra angolare; ciò è stato fatto dal Signore, ed è cosa maravigliosa agli occhi nostri?43Perciò io vi dico che il Regno di Dio vi sarà tolto, e sarà dato ad una gente che ne faccia i frutti.44E chi cadrà su questa pietra sarà sfracellato; ed ella stritolerà colui sul quale cadrà.45E i capi sacerdoti e i Farisei, udite le sue parabole, si avvidero che parlava di loro;46e cercavano di pigliarlo, ma temettero le turbe, che lo teneano per profeta.

Un'altra parabola illustra il terribile stato del popolo e dei suoi cattivi conduttori. Dio si aspettava del frutto dalla sua vigna, Israele. Nulla aveva trascurato per ottenerne (parag. Isaia 5:1 e 2). Ora i Giudei (e gli uomini in generale) hanno dimostrato la loro incapacità di produrne, ma anche uno spirito di rivolta e di odio contro il legittimo Possessore di tutte le cose. Hanno disconosciuto i suoi servitori, i profeti; e si preparano ora a scacciare (e in qual modo!) l'Erede stesso, per rimanere soli padroni dell'eredità, cioè del mondo (1 Tess. 2:15).

Il Signore conduce quegli uomini a pronunciare la loro propria condanna (vers. 40 e 41). Poi mostra che Egli stesso è la «pietra angolare, eletta, preziosa» che Dio aveva posta in Israele. Quelli che edificano (i capi dei Giudei) l'avevano rigettata, secondo il Salmo 118:22 e 23. Allora Egli è diventato la pietra angolare d'una «casa spirituale», la Chiesa, e, nello stesso tempo, «una pietra d'inciampo e un sasso d'intoppo» per i disubbidienti (1 Pietro 2:4 a 8). Un pensiero analogo lo troviamo in 2 Corinzi 2:15-16 dove la predicazione di Cristo è «vita» per quelli che sono nella via della salvezza, e «morte» per quelli che sono nella via della perdizione.

Matteo 22:1-22
1E Gesù prese di nuovo a parlar loro in parabole dicendo:2Il regno de’ cieli è simile ad un re, il quale fece le nozze del suo figliuolo.3E mandò i suoi servitori a chiamare gl’invitati alle nozze; ma questi non vollero venire.4Di nuovo mandò degli altri servitori, dicendo: Dite agli invitati: Ecco, io ho preparato il mio pranzo; i miei buoi ed i miei animali ingrassati sono ammazzati, e tutto è pronto; venite alle nozze.5Ma quelli, non curandosene, se n’andarono, chi al suo campo, chi al suo traffico;6gli altri poi, presi i suoi servitori, li oltraggiarono e li uccisero.7Allora il re s’adirò, e mandò le sue truppe a sterminare quegli omicidi e ad ardere la loro città.8Quindi disse ai suoi servitori: Le nozze, si, sono pronte; ma gl’invitati non ne erano degni.9Andate dunque sui crocicchi delle strade e chiamate alle nozze quanti troverete.10E quei servitori, usciti per le strade, raunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni; e la sala delle nozze fu ripiena di commensali.11Or il re, entrato per vedere quelli che erano a tavola, notò quivi un uomo che non vestiva l’abito di nozze.12E gli disse: Amico, come sei entrato qua senza aver un abito da nozze? E colui ebbe la bocca chiusa.13Allora il re disse ai servitori: Legatelo mani e piedi e gettatelo nelle tenebre di fuori. Ivi sarà il pianto e lo stridor de’ denti.14Poiché molti son chiamati, ma pochi eletti.15Allora i Farisei, ritiratisi, tennero consiglio per veder di coglierlo in fallo nelle sue parole.16E gli mandarono i loro discepoli con gli Erodiani a dirgli: Maestro, noi sappiamo che sei verace e insegni la via di Dio secondo verità, e non ti curi d’alcuno, perché non guardi all’apparenza delle persone.17Dicci dunque: Che te ne pare? E’ egli lecito pagare il tributo a Cesare, o no?18Ma Gesù, conosciuta la loro malizia, disse: Perché mi tentate, ipocriti?19Mostratemi la moneta del tributo. Ed essi gli porsero un denaro. Ed egli domandò loro:20Di chi è questa effigie e questa iscrizione?21Gli risposero: Di Cesare. Allora egli disse loro: Rendete dunque a Cesare quel ch’è di Cesare, e a Dio quel ch’è di Dio.22Ed essi, udito ciò, si maravigliarono; e, lasciatolo, se ne andarono.

La parabola delle nozze del figlio del re completa quella dei cattivi vignaiuoli, mostrando quel che avverrà dopo il rigettamento dell'Erede. I Giudei, i primi invitati, rifiutano la grazia annunziata dagli apostoli (i servitori del vers. 3). Allora questi si volgeranno verso le «nazioni» (Atti 13:46).

Dio fa agli uomini l'onore e la grazia di invitarli! Voi pure avete fra le mani la sua lettera d'invito. Purtroppo, il disprezzo e l'opposizione sono le due risposte che generalmente Egli riceve (Ebrei 12:3). Poiché non basta essere invitati (vers. 3), bisogna accettare, venire... e venire nel modo ordinato da Dio, cioè con quell'abito di giustizia procurato dallo stesso Re (parag. Filippesi 3:9). L'uomo del vers. 11 aveva pensato che i propri abiti sarebbero serviti lo stesso. Egli rappresenta tutti quelli che immaginano di essere ricevuti nel cielo con la loro propria giustizia (Rom. 10:3-4). Ma che confusione li aspetta e che terribile sorte finale!

Sordi a tutti questi insegnamenti, i Farisei e gli Erodiani s'accostano con una domanda calcolata per «cogliere in fallo» Gesù. Ma Egli discerne subito il laccio rivestito di lusinghe. E la sua risposta inattesa rimanda la freccia a chi l'aveva scoccata.

Matteo 22:23-46
23In quell’istesso giorno vennero a lui de’ Sadducei, i quali dicono che non v’è risurrezione, e gli domandarono:24Maestro, Mosè ha detto: Se uno muore senza figliuoli, il fratel suo sposi la moglie di lui e susciti progenie al suo fratello.25Or v’erano fra di noi sette fratelli; e il primo, ammogliatosi, morì; e, non avendo prole, lasciò sua moglie al suo fratello.26Lo stesso fece pure il secondo, poi il terzo, fino al settimo.27Infine, dopo tutti, morì anche la donna.28Alla risurrezione, dunque, di quale dei sette sarà ella moglie? Poiché tutti l’hanno avuta.29Ma Gesù, rispondendo, disse loro: Voi errate, perché non conoscete le Scritture, né la potenza di Dio.30Perché alla risurrezione né si prende né si dà moglie; ma i risorti son come angeli ne’ cieli.31Quanto poi alla risurrezione dei morti, non avete voi letto quel che vi fu insegnato da Dio,32quando disse: Io sono l’Iddio di Abramo e l’Iddio d’Isacco e l’Iddio di Giacobbe? Egli non è l’Iddio de’ morti, ma de’ viventi.33E le turbe, udite queste cose, stupivano della sua dottrina.34Or i Farisei, udito ch’egli avea chiusa la bocca a’ Sadducei, si raunarono insieme;35e uno di loro, dottor della legge, gli domandò, per metterlo alla prova:36Maestro, qual è, nella legge, il gran comandamento?37E Gesù gli disse: Ama il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta l’anima tua e con tutta la mente tua.38Questo è il grande e il primo comandamento.39Il secondo, simile ad esso, è: Ama il tuo prossimo come te stesso.40Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge ed i profeti.41Or essendo i Farisei raunati, Gesù li interrogò dicendo:42Che vi par egli del Cristo? di chi è egli figliuolo? Essi gli risposero: Di Davide.43Ed egli a loro: Come dunque Davide, parlando per lo Spirito, lo chiama Signore, dicendo:44Il Signore ha detto al mio Signore: Siedi alla mia destra finché io abbia posto i tuoi nemici sotto i tuoi piedi?45Se dunque Davide lo chiama Signore, com’è egli suo figliuolo?46E nessuno potea replicargli parola; e da quel giorno nessuno ardì più interrogarlo.

Altri contradditori, i Sadducei, vanno al Signore con una domanda tranello. Pensano, col loro racconto immaginario, di dimostrare la stravaganza della dottrina della risurrezione. Prima di darne la prova per mezzo delle Scritture, Gesù s'indirizza alla coscienza di quegli uomini e mostra loro che essi discutono, senza conoscere la Parola, sulla base incerta (e sempre falsa) dei loro propri pensieri. È quel che fanno oggi molte persone. Particolarmente quelle che appartenono a sette d'errore e di perdizione. Non seguiamo mai questa gente nei loro pericolosi ragionamenti!

Sconfitti sul terreno delle Scritture, i nemici della verità ritorneranno alla carica (vers. 34 a 40). Essi ricevono in risposta un meraviglioso sunto della legge intera che li condanna senz'appello. Allora, a sua volta, Gesù presenta ai suoi interlocutori una domanda che chiude loro la bocca. Rigettato, Lui che è sia il Figliuolo che il Signore di Davide, occuperà una posizione gloriosa. E quelli che, contro tutto, volevano rimanere suoi nemici troveranno essi pure il posto che è loro riserbato (vers. 44). Quanta gente c'è che si impunta sulle proprie idee e rifiuta di sottomettersi agli insegnamenti biblici (2 Tim. 3:8).

Matteo 23:1-22
1Allora Gesù parlò alle turbe e ai suoi discepoli,2dicendo: Gli scribi e i Farisei seggono sulla cattedra di Mosè.3Fate dunque ed osservate tutte le cose che vi diranno, ma non fate secondo le opere loro; perché dicono e non fanno.4Difatti, legano de’ pesi gravi e li mettono sulle spalle della gente; ma loro non li voglion muovere neppure col dito.5Tutte le loro opere le fanno per essere osservati dagli uomini; difatti allargano le lor filatterie ed allungano le frange de’ mantelli;6ed amano i primi posti ne’ conviti e i primi seggi nelle sinagoghe7e i saluti nelle piazze e d’esser chiamati dalla gente: "Maestro!"8Ma voi non vi fate chiamar "Maestro", perché uno solo è il vostro maestro, e voi siete tutti fratelli.9E non chiamate alcuno sulla terra vostro padre, perché uno solo è il Padre vostro, quello che è ne’ cieli.10E non vi fate chiamar guide, perché una sola è la vostra guida, il Cristo:11ma il maggiore fra voi sia vostro servitore.12Chiunque s’innalzerà sarà abbassato, e chiunque si abbasserà sarà innalzato.13Ma guai a voi, scribi e Farisei ipocriti, perché serrate il regno de’ cieli dinanzi alla gente; poiché, né vi entrate voi, né lasciate entrare quelli che cercano di entrare.14Guai a voi, scribi e Farisei ipocriti, perché divorate le case delle vedove, e fate per apparenza lunghe orazioni; perciò riceverete maggior condanna.15Guai a voi, scribi e Farisei ipocriti, perché scorrete mare e terra per fare un proselito; e fatto che sia, lo rendete figliuol della geenna il doppio di voi.16Guai a voi, guide cieche, che dite: Se uno giura per il tempio, non è nulla; ma se giura per l’oro del tempio, resta obbligato.17Stolti e ciechi, poiché qual è maggiore: l’oro, o il tempio che santifica l’oro?18E se uno, voi dite, giura per l’altare, non è nulla; ma se giura per l’offerta che c’è sopra, resta obbligato.19Ciechi, poiché qual è maggiore: l’offerta, o l’altare che santifica l’offerta?20Chi dunque giura per l’altare, giura per esso e per tutto quel che c’è sopra;21e chi giura per il tempio, giura per esso e per Colui che l’abita;22e chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi siede sopra.

Gesù, dopo aver sventato tutti gli attacchi dei capi religiosi del popolo, mette ora in guardia contro loro i discepoli e la folla. Ciò che essi dicevano di fare era in generale buono ma, disgraziatamente, facevano tutto il contrario (cap. 21:29-30). Noi che conosciamo tante verità bibliche e sappiamo all'occasione ricordarle agli altri, siamo forse sicuri di metterle sempre in pratica? (Giovanni 13:17; Rom. 2:17-21).

Che contrasto fra quei conduttori e Cristo, il solo vero conduttore (vers. 8 e 10)! Essi raccomandavano l'osservanza della legge; Lui l'adempiva (cap. 5:17). Essi caricavano gli altri «di pesi gravi» (vers. 4); Lui chiamava gli stanchi e gli aggravati per dar loro del riposo (cap. 11:28). Essi sceglievano i primi posti (vers. 6), Lui, dalla mangiatoia alla croce, ha preso costantemente l'ultimo posto. Egli è stato servitore prima d'essere guida (vers. 11). Nessuno sarà elevato più in alto, poiché nessuno si è abbassato più profondamente. Ma quegli scribi e quei Farisei che procacciavano la propria gloria, se n'andranno in rovina e in perdizione. Guai, è la terribile parola che il Salvatore deve pronunciare, per ben sette volte, contro quegli uomini così responsabili.

Matteo 23:23-39
23Guai a voi, scribi e Farisei ipocriti, perché pagate la decima della menta e dell’aneto e del comino, e trascurate le cose più gravi della legge: il giudicio, e la misericordia, e la fede. Queste son le cose che bisognava fare, senza tralasciar le altre.24Guide cieche, che colate il moscerino e inghiottite il cammello.25Guai a voi, scribi e Farisei ipocriti, perché nettate il di fuori del calice e del piatto, mentre dentro son pieni di rapina e d’intemperanza.26Fariseo cieco, netta prima il di dentro del calice e del piatto, affinché anche il di fuori diventi netto.27Guai a voi, scribi e Farisei ipocriti, perché siete simili a sepolcri imbiancati, che appaion belli di fuori, ma dentro son pieni d’ossa di morti e d’ogni immondizia.28Così anche voi, di fuori apparite giusti alla gente; ma dentro siete pieni d’ipocrisia e d’iniquità.29Guai a voi, scribi e Farisei ipocriti, perché edificate i sepolcri ai profeti, e adornate le tombe de’ giusti e dite:30Se fossimo stati ai dì de’ nostri padri, non saremmo stati loro complici nello spargere il sangue dei profeti!31Talché voi testimoniate contro voi stessi, che siete figliuoli di coloro che uccisero i profeti.32E voi, colmate pure la misura dei vostri padri!33Serpenti, razza di vipere, come scamperete al giudizio della geenna?34Perciò, ecco, io vi mando de’ profeti e de’ savi e degli scribi; di questi, alcuni ne ucciderete e metterete in croce; altri ne flagellerete nelle vostre sinagoghe e li perseguiterete di città in città,35affinché venga su voi tutto il sangue giusto sparso sulla terra, dal sangue del giusto Abele, fino al sangue di Zaccaria, figliuol di Barachia, che voi uccideste fra il tempio e l’altare.36Io vi dico in verità che tutte queste cose verranno su questa generazione.37Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono mandati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figliuoli, come la gallina raccoglie i suoi pulcini sotto le ali; e voi non avete voluto!38Ecco, la vostra casa sta per esservi lasciata deserta.39Poiché vi dico che d’ora innanzi non mi vedrete più, finché diciate: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!

Con queste parole veementi, il Signore condanna solennemente ciò che si può chiamare «il clero» in Israele. Essi erano doppiamente colpevoli: questi uomini, non soltanto non entravano nel regno dei cieli, ma abusavano della loro posizione d'autorità per impedire agli altri di entrare (vers. 13). Scrupolosi all'eccesso per cose piccolissime, trascuravano le principali: il giudizio (anzitutto di loro stessi), la misericordia, la fede (vers. 23). Con tutto ciò, la loro maschera d'ipocrisia ingannava la fiducia dei semplici. Gesù, indignato, scopre il loro vero volto: sono dei «sepolcri imbiancati» (morti internamente), dei «serpenti», dei micidiali, figli di micidiali.

Prima di uscire dal tempio e lasciar deserta quella casa dove Dio non aveva più posto, Gesù si esprime in termini commoventi sulla sorte di Gerusalemme. Sì, possiamo pensare a ciò che è stato per il suo cuore divinamente sensibile quel disprezzo della grazia offerta: «Voi non avete voluto!» (cap. 22:3; Osea 11:7). Fra quelli che dovranno udire questo rimprovero un giorno, quale uomo potrà accusare Dio quale responsabile della sua sventura eterna? La salvezza in Cristo gli è stata offerta, ma lui non l'ha voluta.

Matteo 24:1-14
1E come Gesù usciva dal tempio e se n’andava, i suoi discepoli gli s’accostarono per fargli osservare gli edifizi del tempio.2Ma egli rispose loro: Le vedete tutte queste cose? Io vi dico in verità: Non sarà lasciata qui pietra sopra pietra che non sia diroccata.3E stando egli seduto sul monte degli Ulivi, i discepoli gli s’accostarono in disparte, dicendo: Dicci: Quando avverranno queste cose, e quale sarà il segno della tua venuta e della fine dell’età presente?4E Gesù, rispondendo, disse loro: Guardate che nessuno vi seduca.5Poiché molti verranno sotto il mio nome, dicendo: Io sono il Cristo, e ne sedurranno molti.6Or voi udirete parlar di guerre e di rumori di guerre; guardate di non turbarvi, perché bisogna che questo avvenga, ma non sarà ancora la fine.7Poiché si leverà nazione contro nazione e regno contro regno; ci saranno carestie e terremoti in vari luoghi;8ma tutto questo non sarà che principio di dolori.9Allora vi getteranno in tribolazione e v’uccideranno, e sarete odiati da tutte le genti a cagion del mio nome.10E allora molti si scandalizzeranno, e si tradiranno e si odieranno a vicenda.11E molti falsi profeti sorgeranno e sedurranno molti.12E perché l’iniquità sarà moltiplicata, la carità dei più si raffredderà.13Ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato.14E questo evangelo del Regno sarà predicato per tutto il mondo, onde ne sia resa testimonianza a tutte le genti; e allora verrà la fine.

Dopo aver pronunziato i sette «guai» sulle guide cieche del popolo, il Signore lascia solennemente il tempio. Ma i discepoli non sono ancora pronti ad abbandonare il loro titolo di figli d'Abrahamo e figli d'Israele. Allora Gesù, presili da parte, espone loro nei cap. 24 e 25 la successione degli avvenimenti profetici. Tuttavia, prima di rispondere alle loro domande, comincia col parlare alla loro coscienza (vers. 4). Una verità deve sempre avere un effetto morale, come quello d'aumentare il timore di Dio o l'amore per il Signore; se no, solo la curiosità è nutrita e l'anima s'indurisce.

Qui, si tratta per i discepoli di stare in guardia. Essi sono ancora dei «piccoli fanciulli» nella fede. Conoscono il Padre che Gesù ha loro rivelato (cap. 11:27), ma non sono armati contro quelli che 1 Giovanni 2:18 chiama «molti anticristi», cioè portatori di vari errori, e hanno bisogno d'essere avvertiti (leggere 2 Pietro 3:17). Satana cerca di sedurre con delle contraffazioni (2 Tess. 2:9-10). Cari figliuoli di Dio, non lasciamoci turbare da tutto ciò che udiamo dire (vers. 6). E vegliamo soprattutto affinché il nostro amore per i nostri fratelli non si raffreddi (vers. 12).

Matteo 24:15-31
15Quando dunque avrete veduta l’abominazione della desolazione, della quale ha parlato il profeta Daniele, posta in luogo santo (chi legge pongavi mente),16allora quelli che saranno nella Giudea, fuggano ai monti;17chi sarà sulla terrazza non scenda per toglier quello che è in casa sua;18e chi sarà nel campo non torni indietro a prender la sua veste.19Or guai alle donne che saranno incinte, ed a quelle che allatteranno in que’ giorni!20E pregate che la vostra fuga non avvenga d’inverno né di sabato;21perché allora vi sarà una grande afflizione; tale, che non v’è stata l’uguale dal principio del mondo fino ad ora, né mai più vi sarà.22E se quei giorni non fossero stati abbreviati, nessuno scamperebbe; ma, a cagion degli eletti, que’ giorni saranno abbreviati.23Allora, se alcuno vi dice: "Il Cristo eccolo qui, eccolo là", non lo credete;24perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti, e faranno gran segni e prodigi da sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti.25Ecco, ve l’ho predetto. Se dunque vi dicono: Eccolo, è nel deserto, non v’andate;26eccolo, è nelle stanze interne, non lo credete;27perché, come il lampo esce da levante e si vede fino a ponente, così sarà la venuta del Figliuol dell’uomo.28Dovunque sarà il carname, quivi si raduneranno le aquile.29Or subito dopo l’afflizione di que’ giorni, il sole si oscurerà, e la luna non darà il suo splendore, e le stelle cadranno dal cielo, e le potenze de’ cieli saranno scrollate.30E allora apparirà nel cielo il segno del Figliuol dell’uomo; ed allora tutte le tribù della terra faranno cordoglio, e vedranno il Figliuol dell’uomo venir sulle nuvole del cielo con gran potenza e gloria.31E manderà i suoi angeli con gran suono di tromba a radunare i suoi eletti dai quattro venti, dall’un capo all’altro de’ cieli.

Gli avvenimenti annunziati in questi versetti concernono Israele e non si produrranno se non dopo il rapimento della Chiesa. Ma per mostrare chiaramente che sono la conseguenza del Suo rigettamento nei capitoli precedenti, il Signore si rivolge ai suoi discepoli come se la loro generazione dovesse attraversare quel terribile periodo. In realtà, quando l'Anticristo sedurra le nazioni e contaminerà il tempio (vers. 15) e perseguiterà i fedeli (vers. 16...), i cristiani della dispensazione attuale non saranno più sulla terra. Così, tutti gli avvertimenti e gl'incoraggiamenti dati qui non ci riguardano direttamente. Ma Gesù stesso s'interessa grandemente di queste cose che precederanno la sua venuta in gloria (vers. 30), e pensa con profonda simpatia ai fedeli che soffriranno allora. E presuppone anche che quelli che Egli chiama suoi amici condividano questo interesse, questa simpatia (Giov. 15:15). Il fatto di parlarcene in anticipo (vers. 25), costituisce da parte sua un grande segno di fiducia e d'amore (parag. Genesi 18:17). Non è forse questo un motivo sufficiente per cercare di comprendere questi soggetti della profezia? Inoltre, è una sorgente di esortazione utile in ogni tempo a tutti i testimoni del Signore: perseverare (v. 13), pregare (v. 20), vegliare (v. 42).

Matteo 24:32-51
32Or imparate dal fico questa similitudine: Quando già i suoi rami si fanno teneri e metton le foglie, voi sapete che l’estate è vicina.33Così anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che egli è vicino, proprio alle porte.34Io vi dico in verità che questa generazione non passerà prima che tutte queste cose siano avvenute.35Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.36Ma quant’è a quel giorno ed a quell’ora nessuno li sa, neppure gli angeli dei cieli, neppure il Figliuolo, ma il Padre solo.37E come fu ai giorni di Noè, così sarà alla venuta del Figliuol dell’uomo.38Infatti, come ne’ giorni innanzi al diluvio si mangiava e si beveva, si prendea moglie e s’andava a marito, sino al giorno che Noè entrò nell’arca,39e di nulla si avvide la gente, finché venne il diluvio che portò via tutti quanti, così avverrà alla venuta del Figliuol dell’uomo.40Allora due saranno nel campo; l’uno sarà preso e l’altro lasciato;41due donne macineranno al mulino: l’una sarà presa e l’altra lasciata.42Vegliate, dunque, perché non sapete in qual giorno il vostro Signore sia per venire.43Ma sappiate questo, che se il padron di casa sapesse a qual vigilia il ladro deve venire, veglierebbe e non lascerebbe forzar la sua casa.44Perciò, anche voi siate pronti; perché, nell’ora che non pensate, il Figliuol dell’uomo verrà.45Qual è mai il servitore fedele e prudente che il padrone abbia costituito sui domestici per dar loro il vitto a suo tempo?46Beato quel servitore che il padrone, arrivando, troverà così occupato!47Io vi dico in verità che lo costituirà su tutti i suoi beni.48Ma, s’egli è un malvagio servitore che dica in cuor suo: Il mio padrone tarda a venire;49e comincia a battere i suoi conservi, e a mangiare e bere con gli ubriaconi,50il padrone di quel servitore verrà nel giorno che non se l’aspetta, e nell’ora che non sa;51e lo farà lacerare a colpi di flagello, e gli assegnerà la sorte degl’ipocriti. Ivi sarà il pianto e lo stridor de’ denti.

Il Signore interrompe la sua esposizione profetica per esortare i suoi alla vigilanza e al servizio. Il giudizio cadrà repentinamente sul mondo. Colpirà gl'increduli e gli schernitori. Raggiungerà pure gl'indifferenti, gl'indecisi, i figli dei credenti che non saranno diventati figli di Dio. È forse il vostro caso? «Perciò anche voi siate pronti», dice il Salvatore ad ognuno (vers. 44). E per esser pronti, ricevete la sua grande salvezza!

Al vers. 45 un bel servizio è presentato ai credenti: quello di distribuire attorno a loro il cibo della Parola (Atti 20:28, 1 Tim. 1:12). Ma ciò comporta due condizioni: la fedeltà per conoscere questa Parola e per non allontanarsene e la prudenza per adattarla ai bisogni e alle circostanze degli altri. Purtroppo, nella grande cristianità vivono pure dei cattivi servitori che dominano duramente sulle anime; si sono inebriati di piaceri con il mondo (parag. 1 Tessalonicesi 5:7). E la causa qual è? Essi stessi non credono al ritorno del Signore! Poiché il servitore di Cristo non può essere fedele e prudente se non custodendo un prezioso segreto: ogni giorno egli aspetta il Signore (leggere Salmo 130:6) che viene.

Matteo 25:1-13
1Allora il regno de’ cieli sarà simile a dieci vergini le quali, prese le loro lampade, uscirono a incontrar lo sposo.2Or cinque d’esse erano stolte e cinque avvedute;3le stolte, nel prendere le loro lampade, non avean preso seco dell’olio;4mentre le avvedute, insieme con le loro lampade, avean preso dell’olio ne’ vasi.5Or tardando lo sposo, tutte divennero sonnacchiose e si addormentarono.6E sulla mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, uscitegli incontro!7Allora tutte quelle vergini si destarono e acconciaron le loro lampade.8E le stolte dissero alle avvedute: Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono.9Ma le avvedute risposero: No, che talora non basti per noi e per voi; andate piuttosto da’ venditori e compratevene!10Ma, mentre quelle andavano a comprarne, arrivò lo sposo; e quelle che eran pronte, entraron con lui nella sala delle nozze, e l’uscio fu chiuso.11All’ultimo vennero anche le altre vergini, dicendo: Signore, Signore, aprici!12Ma egli, rispondendo, disse: Io vi dico in verità: Non vi conosco.13Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora.

Secondo l'uso orientale, uno sposo che arrivava di notte per il banchetto delle sue nozze era rischiarato e scortato da vergini, amiche della sposa (diremmo oggi damigelle d'onore; parag. Salmo 45:9 e 14). Il Signore si serve di questa bella illustrazione per mostrarci in quale modo Egli doveva essere atteso, Lui, il celeste Sposo. Purtroppo, i cristiani si sono stancati di quest'attesa. Il sonno spirituale si è impadronito di loro ed è durato dei secoli. Fu in un momento recente della storia della Chiesa, chiamato il Risveglio, che si insegnò di nuovo la venuta del Signore e si fece udire il «grido di mezzanotte»: «Ecco lo Sposo!...» Il Signore ritorna! Come conseguenza, le vergini avvedute che hanno dell'olio nella loro lampada raffigurano i veri credenti pronti per la venuta del Maestro, e la cui luce, quella dello Spirito Santo, può brillare nella notte del mondo. Altre persone, come quelle vergini stolte, avranno professato di aspettare il Signore ma senza possedere la Sua vita. E indebitamente che esse portavano il bel titolo di cristiani. Terribili illusioni e non meno terribile risveglio!

Ah! si chieda ognuno mentre è ancora tempo: Ho io dell'olio nella mia lampada? Sono io pronto per il Suo ritorno?

Matteo 25:14-30
14Poiché avverrà come di un uomo il quale, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servitori e affidò loro i suoi beni;15e all’uno diede cinque talenti, a un altro due, e a un altro uno; a ciascuno secondo la sua capacità; e partì.16Subito, colui che avea ricevuto i cinque talenti andò a farli fruttare, e ne guadagnò altri cinque.17Parimente, quello de’ due ne guadagnò altri due.18Ma colui che ne avea ricevuto uno, andò e, fatta una buca in terra, vi nascose il danaro del suo padrone.19Or dopo molto tempo, ecco il padrone di que’ servitori a fare i conti con loro.20E colui che avea ricevuto i cinque talenti, venne e presentò altri cinque talenti, dicendo: Signore, tu m’affidasti cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque.21E il suo padrone gli disse: Va bene, buono e fedel servitore; sei stato fedele in poca cosa, ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo Signore.22Poi, presentatosi anche quello de’ due talenti, disse: Signore, tu m’affidasti due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due.23Il suo padrone gli disse: Va bene, buono e fedel servitore; sei stato fedele in poca cosa, ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo Signore.24Poi, accostatosi anche quello che avea ricevuto un talento solo, disse: Signore, io sapevo che tu sei uomo duro, che mieti dove non hai seminato, e raccogli dove non hai sparso;25ebbi paura, e andai a nascondere il tuo talento sotterra; eccoti il tuo.26E il suo padrone, rispondendo, gli disse: Servo malvagio ed infingardo, tu sapevi ch’io mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso;27dovevi dunque portare il mio danaro dai banchieri; e al mio ritorno, avrei ritirato il mio con interesse.28Toglietegli dunque il talento, e datelo a colui che ha i dieci talenti.29Poiché a chiunque ha sarà dato, ed egli sovrabbonderà; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha.30E quel servitore disutile, gettatelo nelle tenebre di fuori. Ivi sarà il pianto e lo stridor dei denti.

La parabola delle dieci vergini si riferiva all'attesa del Signore. Quella dei talenti considera il lato del servizio. Questi sono i due caratteri della vita del cristiano dopo la sua conversione (1 Tessalonicesi 1:9 e 10).

Aspettare il Signore non significa incrociare le braccia fino al suo ritorno. Tutt'altro; il riscattato ha il privilegio di lavorare per Lui. Ed ha ricevuto, per questo scopo, un certo numero di talenti che è responsabile di far fruttare. Beni materiali, a volte, la salute, la memoria, l'intelligenza; ma soprattutto, la Parola divina che dobbiamo conoscere e far conoscere (1 Corinzi 2:12).

Cari amici, anche se siamo salvati, possiamo assomigliare più o meno al malvagio servitore. Siamo noi sicuri di non avere egoisticamente, pigramente, e, comunque, disonestamente nascosto l'uno o l'altro di questi doni che appartengono al Signore? Cosa avremo da restituirgli quando Egli verrà? Potrà Egli farci entrare nella sua gioia, la gioia della Sua approvazione? E la gioia «che gli era posta dinanzi» (Ebrei 12:2), la gioia dell'opera compiuta e dell'amore soddisfatto che gli ha fatto sopportare la croce con tutti i suoi orrori. La ricompensa è la stessa per i due primi servitori. Ciò che conta per il Signore è la fedeltà, non tanto i risultati (sempre «poca cosa»).

Matteo 25:31-46
31Or quando il Figliuol dell’uomo sarà venuto nella sua gloria, avendo seco tutti gli angeli, allora sederà sul trono della sua gloria.32E tutte le genti saranno radunate dinanzi a lui; ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri;33e metterà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.34Allora il Re dirà a quelli della sua destra: Venite, voi, i benedetti del Padre mio; eredate il regno che v’è stato preparato sin dalla fondazione del mondo.35Perché ebbi fame, e mi deste da mangiare; ebbi sete, e mi deste da bere; fui forestiere, e m’accoglieste;36fui ignudo, e mi rivestiste; fui infermo, e mi visitaste; fui in prigione, e veniste a trovarmi.37Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai t’abbiam veduto aver fame e t’abbiam dato da mangiare? o aver sete e t’abbiam dato da bere?38Quando mai t’abbiam veduto forestiere e t’abbiamo accolto? o ignudo e t’abbiam rivestito?39Quando mai t’abbiam veduto infermo o in prigione e siam venuti a trovarti?40E il Re, rispondendo, dirà loro: In verità vi dico che in quanto l’avete fatto ad uno di questi miei minimi fratelli, l’avete fatto a me.41Allora dirà anche a coloro della sinistra: Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato pel diavolo e per i suoi angeli!42Perché ebbi fame e non mi deste da mangiare; ebbi sete e non mi deste da bere;43fui forestiere e non m’accoglieste; ignudo, e non mi rivestiste; infermo ed in prigione, e non mi visitaste.44Allora anche questi gli risponderanno, dicendo: Signore, quando t’abbiam veduto aver fame, o sete, o esser forestiero, o ignudo, o infermo, o in prigione, e non t’abbiamo assistito?45Allora risponderà loro, dicendo: In verità vi dico che in quanto non l’avete fatto ad uno di questi minimi, non l’avete fatto neppure a me.46E questi se ne andranno a punizione eterna; ma i giusti a vita eterna.

Il vers. 31 riprende il corso della profezia da dove l'avevano lasciata i versetti 30 e 31 del cap. 24, cioè alla venuta del Signore in gloria per il suo popolo terreno. Per quelli delle «nazioni» (i non Giudei) suonerà allora il giorno delle ricompense... o del castigo. E ciò che li differenzierà fra loro, sarà il modo in cui avranno accolto gli ambasciatori del Re (i suoi fratelli, vers. 40), quando questi annunzieranno l'evangelo del regno (cap. 24:14). Alcuni hanno voluto servirsi di questa parabola per sostenere la dottrina della salvezza per mezzo delle opere. Ma è chiaro che qui siamo fuori del tempo della Chiesa e della fede cristiana propriamente detta.

Tuttavia, lasciando da parte la questione della salvezza, la dichiarazione del Re è piena d'ammaestramento per noi cristiani. Se Gesù fosse oggi sulla terra, che entusiasmo avremmo per riceverlo, servirlo e per soddisfare i suoi minimi desideri? Ebbene, queste occasioni le abbiamo ogni giorno! Doni, ospitalità, visite, tutto ciò che facciamo per amore verso qualcuno è anzitutto per Lui che possiamo farlo (vedere Giovanni 13:20; 1 Corinzi 12:12). Così anche, ciò che non facciamo per il bene degli altri lo rifiutiamo al Signore.

Matteo 26:1-16
1Ed avvenne che quando Gesù ebbe finiti tutti questi ragionamenti, disse ai suoi discepoli:2Voi sapete che fra due giorni è la Pasqua, e il Figliuol dell’uomo sarà consegnato per esser crocifisso.3Allora i capi sacerdoti e gli anziani del popolo si raunarono nella corte del sommo sacerdote detto Caiàfa,4e deliberarono nel loro consiglio di pigliar Gesù con inganno e di farlo morire.5Ma dicevano: Non durante la festa, perché non accada tumulto nel popolo.6Or essendo Gesù in Betania, in casa di Simone il lebbroso,7venne a lui una donna che aveva un alabastro d’olio odorifero di gran prezzo, e lo versò sul capo di lui che stava a tavola.8Veduto ciò, i discepoli furono indignati e dissero: A che questa perdita?9Poiché quest’olio si sarebbe potuto vender caro, e il denaro darlo ai poveri.10Ma Gesù, accortosene, disse loro: Perché date noia a questa donna? Ella ha fatto un’azione buona verso di me.11Perché i poveri li avete sempre con voi; ma me non mi avete sempre.12Poiché costei, versando quest’olio sul mio corpo, l’ha fatto in vista della mia sepoltura.13In verità vi dico che per tutto il mondo, dovunque sarà predicato questo evangelo, anche quello che costei ha fatto, sarà raccontato in memoria di lei.14Allora uno dei dodici, detto Giuda Iscariot, andò dai capi sacerdoti e disse loro:15Che mi volete dare, e io ve lo consegnerò? Ed essi gli contarono trenta sicli d’argento.16E da quell’ora cercava il momento opportuno di tradirlo.

Il Signore ha terminato i suoi discorsi. Gli ultimi avvenimenti stanno per adempiersi. Mentre a Gerusalemme si trama un complotto fra malvagi (vers. 3 a 5), una scena ben diversa si svolge a Betania. Respinto e odiato dai grandi del suo popolo, Gesù trova, fra umili fedeli, l'accoglienza, l'amore e, possiamo ben dire, l'adorazione dovutagli. Non avendo più posto nel tempio, Egli è ricevuto in casa di Simone il lebbroso. La regalità gli è stata rifiutata. Allora Dio fa sì che riceva l'unzione regale in altro modo. Quella donna realizza il bel versetto: «Mentre il re è nel suo convito, il mio nardo esala il suo profumo» (Cantico dei Cantici 1:12). Soltanto Gesù comprende ed apprezza il suo atto. Ma che importa! Chi potrebbe dare del dispiacere a Maria quando il Signore vi trova piacere?

Di nuovo, col vers. 14, passiamo a una scena di tenebre. Il traditore Giuda, che poco prima aveva respirato il profumo, compie il suo misfatto e ne riceve il salario: trenta monete d'argento, il prezzo d'uno schiavo. Ma il profeta Zaccaria lo chiama, con dolorosa amarezza, un «magnifico prezzo», perché è quello a cui il Figliuol di Dio sarebbe stato stimato (Zaccaria 11:13).

Matteo 26:17-30
17Or il primo giorno degli azzimi, i discepoli s’accostarono a Gesù e gli dissero: Dove vuoi che ti prepariamo da mangiar la pasqua?18Ed egli disse: Andate in città dal tale, e ditegli: Il Maestro dice: il mio tempo è vicino; farò la pasqua da te, co’ miei discepoli.19E i discepoli fecero come Gesù avea loro ordinato, e prepararono la pasqua.20E quando fu sera, si mise a tavola co’ dodici discepoli.21E mentre mangiavano, disse: In verità io vi dico: Uno di voi mi tradirà.22Ed essi, grandemente attristati, cominciarono a dirgli ad uno ad uno: Sono io quello, Signore?23Ma egli, rispondendo, disse: Colui che ha messo con me la mano nel piatto, quello mi tradirà.24Certo, il Figliuol dell’uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a quell’uomo per cui il Figliuol dell’uomo è tradito! Meglio sarebbe per cotest’uomo, se non fosse mai nato.25E Giuda, che lo tradiva, prese a dire: Sono io quello, Maestro? E Gesù a lui: L’hai detto.26Or mentre mangiavano, Gesù prese del pane; e fatta la benedizione, lo ruppe, e dandolo a’ suoi discepoli, disse: Prendete, mangiate, questo è il mio corpo.27Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede loro, dicendo:28Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti per la remissione dei peccati.29Io vi dico che d’ora in poi non berrò più di questo frutto della vigna, fino al giorno che lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio.30E dopo ch’ebbero cantato l’inno, uscirono per andare al monte degli Ulivi.

Si puo pensare quali siano stati sentimenti del Signore mentre mangiava quella Pasqua coi suoi discepoli. La Pasqua era la figura di ciò di cui Lui sarebbe stato la realtà. Pochi istanti dopo, il santo, il vero Agnello della Pasqua sarà sacrificato sulla croce (1 Corinzi 5:7). Ma gli rimaneva ancora da dare ai suoi discepoli un segno particolare del suo amore. Ogni anno, dalla grande notte dell'esodo, la Pasqua annunziava in figura un'opera futura. Ormai, la cena del Signore col pane e il vino ricorderà al credente, ogni primo giorno della settimana, che quell'opera è compiuta. Ogni volta che la si celebra, si annuncia la morte del Signore finché Egli venga (1 Cor. 11:26).

Dopo aver loro distribuito il pane, Gesù dà anche il calice ai suoi, dicendo: «Bevetene tutti». Egli vuole che ognuno di loro partecipi con Lui a quel pasto d'amore (salvo Giuda che uscì: Giovanni 13:30). Ne sono degni? Pietro lo rinnegherà; tutti gli altri fuggiranno... Nondimeno Gesù dice loro (e lo dice anche oggi ai suoi riscattati): «Bevetene tutti». Poi spiega loro l'inestimabile valore del suo sangue che sarà versato «per molti per la remissione dei peccati». Siete voi fra questi «molti»? Se così è, quale sarà la vostra risposta al comandamento del Signore Gesù? (Salmo 116:12 a 14). Vi ricordate, ogni domenica, del corpo e del sangue del Signore coi simboli da Lui stesso lasciati?

Matteo 26:31-46
31Allora Gesù disse loro: Questa notte voi tutti avrete in me un’occasion di caduta; perché è scritto: Io percoterò il pastore, e le pecore della greggia saranno disperse.32Ma dopo che sarò risuscitato, vi precederò in Galilea.33Ma Pietro, rispondendo, gli disse: Quand’anche tu fossi per tutti un’occasion di caduta, non lo sarai mai per me.34Gesù gli disse: In verità ti dico che questa stessa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte.35E Pietro a lui: Quand’anche mi convenisse morir teco, non però ti rinnegherò. E lo stesso dissero pure tutti i discepoli.36Allora Gesù venne con loro in un podere detto Getsemani, e disse ai discepoli: Sedete qui finché io sia andato là ed abbia orato.37E presi seco Pietro e i due figliuoli di Zebedeo, cominciò ad esser contristato ed angosciato.38Allora disse loro: L’anima mia è oppressa da tristezza mortale; rimanete qui e vegliate meco.39E andato un poco innanzi, si gettò con la faccia a terra, pregando, e dicendo: Padre mio, se è possibile, passi oltre da me questo calice! Ma pure, non come voglio io, ma come tu vuoi.40Poi venne a’ discepoli, e li trovò che dormivano, e disse a Pietro: Così, non siete stati capaci di vegliar meco un’ora sola?41Vegliate ed orate, affinché non cadiate in tentazione; ben è lo spirito pronto, ma la carne è debole.42Di nuovo, per la seconda volta, andò e pregò, dicendo: Padre mio, se non è possibile che questo calice passi oltre da me, senza ch’io lo beva, sia fatta la tua volontà.43E tornato, li trovò che dormivano perché gli occhi loro erano aggravati.44E lasciatili, andò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le medesime parole.45Poi venne ai discepoli e disse loro: Dormite pure oramai, e riposatevi! Ecco, l’ora e giunta, e il Figliuol dell’uomo è dato nelle mani dei peccatori.46Levatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce è vicino.

Pieno di fiducia in sé, Pietro si era dichiarato pronto a morire col Signore. Vedremo che non andrà lontano.

Ora Gesù, dopo aver ordinato ai suoi discepoli di vegliare e pregare con Lui, prosegue solo in quel giardino ove doveva dare la prova suprema della sua consacrazione alla volontà del Padre. Questa volontà, che non aveva mai cessato di essere la delizia del Figlio, comporta ora una duplice e terribile necessità: l'abbandono di Dio, cosa infinitamente triste per il cuore del suo Diletto, e il peccato ch'Egli doveva portare, con la morte, suo salario, cosa infinitamente terribile per l'Uomo perfetto. Così la tristezza e l'angoscia hanno invaso l'anima sua (vers. 37). Ah! Egli realizza in anticipo tutto ciò che rappresenta quel terribile sentiero della croce. Ma Egli riceve il calice dalla mano del Padre: «Sia fatta la tua volontà!».

Nella sua grazia, Dio ci ha permesso di assistere all'angoscia del Salvatore in Getsemani, di udire la sua preghiera insistente e dolorosa. Ci guardi Egli dall'avere, come i tre discepoli, dei cuori assopiti e indifferenti verso la sua sofferenza; e che l'anima nostra trabocchi sempre di riconoscenza e d'adorazione.

Matteo 26:47-58
47E mentre parlava ancora, ecco arrivar Giuda, uno dei dodici, e con lui una gran turba con spade e bastoni, da parte de’ capi sacerdoti e degli anziani del popolo.48Or colui che lo tradiva, avea dato loro un segnale, dicendo: Quello che bacerò, è lui; pigliatelo.49E in quell’istante, accostatosi a Gesù, gli disse: Ti saluto, Maestro! e gli dette un lungo bacio.50Ma Gesù gli disse: Amico, a far che sei tu qui? Allora, accostatisi, gli misero le mani addosso, e lo presero.51Ed ecco, un di coloro ch’eran con lui, stesa la mano alla spada, la sfoderò; e percosso il servitore del sommo sacerdote, gli spiccò l’orecchio.52Allora Gesù gli disse: Riponi la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendon la spada, periscon per la spada.53Credi tu forse ch’io non potrei pregare il Padre mio che mi manderebbe in quest’istante più di dodici legioni d’angeli?54Come dunque si adempirebbero le Scritture, secondo le quali bisogna che così avvenga?55In quel punto Gesù disse alle turbe: Voi siete usciti con spade e bastoni come contro ad un ladrone, per pigliarmi. Ogni giorno sedevo nel tempio ad insegnare, e voi non m’avete preso;56ma tutto questo è avvenuto affinché si adempissero le scritture de’ profeti. Allora tutti i discepoli, lasciatolo, se ne fuggirono.57Or quelli che aveano preso Gesù, lo menarono a Caiàfa, sommo sacerdote, presso il quale erano raunati gli scribi e gli anziani.58E Pietro lo seguiva da lontano, finché giunsero alla corte del sommo sacerdote; ed entrato dentro, si pose a sedere con le guardie, per veder la fine.

Un discepolo non aveva dormito come gli altri: era Giuda. Eccolo a capo d'una truppa minacciosa venuta ad impadronirsi di Gesù. E che mezzo sceglie quel miserabile per designare il suo Maestro? Il bacio, un bacio d'ipocrisia. «Amico — gli risponde il Salvatore — a far che sei tu qui?». È l'ultima domanda destinata a scrutare l'anima dello sventurato Giuda! Un ultimo appello dell'amore di Colui che aveva detto ai suoi: «Io vi ho chiamati amici» (Giovanni 15:15). Purtroppo, è troppo tardi ormai per il «figliuol di perdizione» (Giovanni 17:12).

Quelle frecce che dovevano entrare nella coscienza (vedere anche vers. 55) sono i soli atti di difesa di Colui che sacrificava se stesso. Tuttavia, più di dodici legioni d'angeli erano, per così dire, in stato d'allerta, pronti ad intervenire se Lui l'avesse chiesto al Padre. Ma la sua ora era venuta. Lungi dal sottrarsi o difendersi, ferma invece il braccio del suo discepolo troppo impulsivo (Pietro), il quale un istante dopo darà la vera misura del suo coraggio fuggendo coi suoi compagni! Ma, nel palazzo del sommo sacerdote, gli scribi con gli anziani si sono già radunati durante la notte per compiere la suprema ingiustizia, la condanna dell'Innocente, del loro Messia (Salmo 94:21).

Matteo 26:59-75
59Or i capi sacerdoti e tutto il Sinedrio cercavano qualche falsa testimonianza contro a Gesù per farlo morire;60e non ne trovavano alcuna, benché si fossero fatti avanti molti falsi testimoni.61Finalmente, se ne fecero avanti due che dissero: Costui ha detto: Io posso disfare il tempio di Dio e riedificarlo in tre giorni.62E il sommo sacerdote, levatosi in piedi, gli disse: Non rispondi tu nulla? Che testimoniano costoro contro a te? Ma Gesù taceva.63E il sommo sacerdote gli disse: Ti scongiuro per l’Iddio vivente a dirci se tu se’ il Cristo, il Figliuol di Dio.64Gesù gli rispose: Tu l’hai detto; anzi vi dico che da ora innanzi vedrete il Figliuol dell’uomo sedere alla destra della Potenza, e venire su le nuvole del cielo.65Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti, dicendo: Egli ha bestemmiato: che bisogno abbiamo più di testimoni? Ecco, ora avete udita la sua bestemmia;66che ve ne pare? Ed essi, rispondendo, dissero: E’ reo di morte.67Allora gli sputarono in viso e gli diedero de’ pugni; e altri lo schiaffeggiarono,68dicendo: O Cristo profeta, indovinaci: chi t’ha percosso?69Pietro, intanto, stava seduto fuori nella corte; e una serva gli si accostò, dicendo: Anche tu eri con Gesù il Galileo.70Ma egli lo negò davanti a tutti, dicendo: Non so quel che tu dica.71E come fu uscito fuori nell’antiporto, un’altra lo vide e disse a coloro ch’eran quivi: Anche costui era con Gesù Nazareno.72Ed egli daccapo lo negò giurando: Non conosco quell’uomo.73Di li a poco, gli astanti, accostatisi, dissero a Pietro: Per certo tu pure sei di quelli, perché anche la tua parlata ti dà a conoscere.74Allora egli cominciò ad imprecare ed a giurare: Non conosco quell’uomo! E in quell’istante il gallo cantò.75E Pietro si ricordò della parola di Gesù che gli avea detto: Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte. E uscito fuori, pianse amaramente.

I capi del popolo tengono Gesù in loro potere. Ma manca un valido motivo che permetta di condannarlo. Poiché l'Uomo perfetto non offre alcuna presa alle loro accuse, debbono ricorrere a «qualche falsa testimonianza» (Salmo 27:12; 35:11-12) contro di Lui. È anche questa è difficile da trovare, poiché bisogna almeno che abbia un'apparenza di realtà. Finalmente si presentano due falsi testimoni che riportano una frase del Signore distorcendola (confrontare v. 61 con Giovanni 2:19). Ma ciò che serve di pretesto per condannare Gesù è la sua solenne dichiarazione ch'Egli è il Figlio di Dio, pronto a venire in potenza e in gloria. La pena di morte è pronunciata. E subito la brutalità e la viltà degli uomini hanno libero corso (vers. 67 e 68). La prima parte di ciò che il Signore aveva annunciato ai suoi si compiva (cap. 16:21, 17:22, 20:18-19).

Anche per Pietro l'ora è buia, ma per un motivo diverso. Satana, che non ha potuto vincere il Maestro, farà vacillare il discepolo. A tre riprese il povero Pietro rinnega Colui per il quale si era dichiarato pronto a morire. Egli userà persino un linguaggio volgare per farsi credere, lui che poco prima, senza rendersene conto, col suo modo di parlare si era fatto riconoscere come discepolo di Gesù.

Matteo 27:1-18
1Poi, venuta la mattina, tutti i capi sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro a Gesù per farlo morire.2E legatolo, lo menarono via e lo consegnarono a Pilato, il governatore.3Allora Giuda, che l’avea tradito, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì, e riportò i trenta sicli d’argento ai capi sacerdoti ed agli anziani,4dicendo: Ho peccato, tradendo il sangue innocente. Ma essi dissero: Che c’importa?5Pensaci tu. Ed egli, lanciati i sicli nel tempio, s’allontanò e andò ad impiccarsi.6Ma i capi sacerdoti, presi quei sicli, dissero: Non è lecito metterli nel tesoro delle offerte, perché son prezzo di sangue.7E tenuto consiglio, comprarono con quel danaro il campo del vasaio da servir di sepoltura ai forestieri.8Perciò quel campo, fino al dì d’oggi, è stato chiamato: Campo di sangue.9Allora s’adempì quel che fu detto dal profeta Geremia: E presero i trenta sicli d’argento, prezzo di colui ch’era stato messo a prezzo, messo a prezzo dai figliuoli d’Israele;10e li dettero per il campo del vasaio, come me l’avea ordinato il Signore.11Or Gesù comparve davanti al governatore; e il governatore lo interrogò, dicendo: Sei tu il re de’ Giudei? E Gesù gli disse: Sì, lo sono.12E accusato da’ capi sacerdoti e dagli anziani, non rispose nulla.13Allora Pilato gli disse: Non odi tu quante cose testimoniano contro di te?14Ma egli non gli rispose neppure una parola: talché il governatore se ne maravigliava grandemente.15Or ogni festa di Pasqua il governatore soleva liberare alla folla un carcerato, qualunque ella volesse.16Avevano allora un carcerato famigerato di nome Barabba.17Essendo dunque radunati, Pilato domandò loro: Chi volete che vi liberi, Barabba, o Gesù detto Cristo?18Poiché egli sapeva che glielo aveano consegnato per invidia.

Il giorno sorge. Un giorno come mai se n'è visto l'uguale nella storia del mondo e dell'eternità! Alle prime ore del mattino i capi sacerdoti e gli anziani studiano il modo di far applicare la condanna a morte che hanno decisa. Ma qualcuno fa loro visita; lo conoscono bene: è il traditore per mezzo del quale sono pervenuti ai loro scopi. Che cosa vuole? Giuda testimonia dell'innocenza del suo Maestro, riporta il denaro, esprime il suo rimorso... «Che c'importa? Pensaci tu», rispondono loro, senza la minima compassione. Allora lo sventurato va ad impiccarsi, perdendo, con la vita, l'anima sua e anche il denaro per cui l'aveva venduta! E i sacerdoti, che non hanno esitato a comperare il sangue innocente, provano dello scrupolo quando si tratta di metterne il prezzo nel tesoro del Tempio!

Gesù è condotto alla presenza del governatore Pilato. Gli sarebbe facile trovare presso quel magistrato romano un appoggio contro l'odio del suo popolo. Ma Egli tace, eccetto che per riconoscere il suo titolo di re dei Giudei. «Pecora muta dinanzi a chi la tosa... non aperse la bocca» (Isaia 53:7; parag. vers. 12 e 14 e cap. 26:63).

Matteo 27:19-31
19Or mentre egli sedeva in tribunale, la moglie gli mandò a dire: Non aver nulla a che fare con quel giusto, perché oggi ho sofferto molto in sogno a cagion di lui.20Ma i capi sacerdoti e gli anziani persuasero le turbe a chieder Barabba e far perire Gesù.21E il governatore prese a dir loro: Qual de’ due volete che vi liberi? E quelli dissero: Barabba.22E Pilato a loro: Che farò dunque di Gesù detto Cristo? Tutti risposero: Sia crocifisso.23Ma pure, riprese egli, che male ha fatto? Ma quelli viepiù gridavano: Sia crocifisso!24E Pilato, vedendo che non riusciva a nulla, ma che si sollevava un tumulto, prese dell’acqua e si lavò le mani in presenza della moltitudine, dicendo: Io sono innocente del sangue di questo giusto; pensateci voi.25E tutto il popolo, rispondendo, disse: Il suo sangue sia sopra noi e sopra i nostri figliuoli.26Allora egli liberò loro Barabba; e dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.27Allora i soldati del governatore, tratto Gesù nel pretorio, radunarono attorno a lui tutta la coorte.28E spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto;29e intrecciata una corona di spine, gliela misero sul capo, e una canna nella man destra; e inginocchiatisi dinanzi a lui, lo beffavano, dicendo: Salve, re de’ Giudei!30E sputatogli addosso, presero la canna, e gli percotevano il capo.31E dopo averlo schernito, lo spogliarono del manto, e lo rivestirono delle sue vesti; poi lo menaron via per crocifiggerlo.

Grande è la perplessità di Pilato di fronte all'accusato che i capi dei Giudei gli conducono. Mai ha avuto dinanzi a sè un uomo come quello. Una duplice testimonianza, quella di sua moglie (vers. 19) e quella della sua coscienza (fine vers. 24), gli dà la convinzione di aver a che fare con un giusto. Inoltre, egli conosce la perversità di quelli che gliel'hanno consegnato per invidia (vers. 18). Che fare? Se lo condanna, compie un'ingiustizia. Ma se lo libera, la sua popolarità ne soffrirà certamente. Lavandosi simbolicamente le mani (ma non la coscienza) fa ricadere la responsabilità sul popolo che l'accetta ad occhi chiusi. Dietro a quella folla, spinta dagli istinti più selvaggi, e dietro ai suoi capi che l'eccitano, Satana prosegue l'opera sua di odio. Ma anche Dio prosegue l'opera Sua, di grazia e di salvezza.

Ora Gesù è fra le mani di rozzi soldati. Gli fanno indossare un fac simile di veste regale per beffarsi di Lui prima di condurlo al supplizio. Ma un giorno il Signore apparirà in presenza di tutti nella sua maestà di Re dei re. E la sua mano potente, quella mano che allora teneva una canna, si alzerà in giudizio contro i suoi nemici (parafi. vers. 29 con Salmo 21:3,5,8).

Matteo 27:32-49
32Or nell’uscire trovarono un Cireneo chiamato Simone, e lo costrinsero a portar la croce di Gesù.33E venuti ad un luogo detto Golgota, che vuol dire: Luogo del teschio, gli dettero a bere del vino mescolato con fiele;34ma Gesù, assaggiatolo, non volle berne.35Poi, dopo averlo crocifisso, spartirono i suoi vestimenti, tirando a sorte;36e postisi a sedere, gli facevan quivi la guardia.37E al disopra del capo gli posero scritto il motivo della condanna: QUESTO E’ GESU’, IL RE DE’ GIUDEI.38Allora furon con lui crocifissi due ladroni, uno a destra e l’altro a sinistra.39E coloro che passavano di lì, lo ingiuriavano, scotendo il capo e dicendo:40Tu che disfai il tempio e in tre giorni lo riedifichi, salva te stesso, se tu sei Figliuol di Dio, e scendi giù di croce!41Similmente, i capi sacerdoti con gli scribi e gli anziani, beffandosi, dicevano:42Ha salvato altri e non può salvar se stesso! Da che è il re d’Israele, scenda ora giù di croce, e noi crederemo in lui.43S’è confidato in Dio; lo liberi ora, s’Ei lo gradisce, poiché ha detto: Son Figliuol di Dio.44E nello stesso modo lo vituperavano anche i ladroni crocifissi con lui.45Or dall’ora sesta si fecero tenebre per tutto il paese, fino all’ora nona.46E verso l’ora nona Gesù gridò con gran voce: Elì, Elì, lamà sabactanì? cioè: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?47Ma alcuni degli astanti, udito ciò, dicevano: Costui chiama Elia.48E subito un di loro corse a prendere una spugna; e inzuppatala d’aceto e postala in cima ad una canna, gli die’ da bere.49Ma gli altri dicevano: Lascia, vediamo se Elia viene a salvarlo.

Gesù è condotto dal pretorio al Calvario, e qui è crocifisso fra due malfattori. «Il motivo della condanna scritto al disopra del suo capo», accusa in realtà il popolo che crocifigge il suo Re. Questa narrazione ci è data brevemente, senza i particolari che gli uomini avrebbero certamente aggiunto per commuovere. Tuttavia, attraverso il sobrio linguaggio dello Spirito, comprendiamo che nessuna forma di sofferenza è stata risparmiata al diletto Salvatore. Sofferenze fisiche, ma anzitutto indicibili ferite morali. Gli schernitori lì presenti provocano Gesù sfidandolo a salvare se stesso (vers. 40). (Ma se Egli rimane sulla croce, non è proprio per salvare gli altri?) Essi provocano Dio mettendo in dubbio il suo amore per Cristo, il quale soffre infinitamente per quest'oltraggio (vers. 43; Salmo 69:9). Nondimeno, la sofferenza delle sofferenze per Lui è l'abbandono di Dio durante le tre ore di tenebre. Dio distoglie da Lui il suo volto, quando Gesù è fatto maledizione per noi. Egli percuote il suo Figlio coi colpi che i peccati, i miei peccati e i vostri, meritavano.

In quei momenti terribili il Signore ha portato il nostro castigo eterno!

Matteo 27:50-66
50E Gesù, avendo di nuovo gridato con gran voce, rendé lo spirito.51Ed ecco, la cortina del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, e la terra tremò, e le rocce si schiantarono,52e le tombe s’aprirono, e molti corpi de’ santi che dormivano, risuscitarono;53ed usciti dai sepolcri dopo la risurrezione di lui, entrarono nella santa città, ed apparvero a molti.54E il centurione e quelli che con lui facean la guardia a Gesù, visto il terremoto e le cose avvenute, temettero grandemente, dicendo: Veramente, costui era Figliuol di Dio.55Ora quivi erano molte donne che guardavano da lontano, le quali avean seguitato Gesù dalla Galilea per assisterlo;56tra le quali erano Maria Maddalena, e Maria madre di Giacomo e di Jose, e la madre de’ figliuoli di Zebedeo.57Poi, fattosi sera, venne un uomo ricco di Arimatea, chiamato Giuseppe, il quale era divenuto anche egli discepolo di Gesù.58Questi, presentatosi a Pilato, chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato comandò che il corpo gli fosse rilasciato.59E Giuseppe, preso il corpo, lo involse in un panno lino netto,60e lo pose nella propria tomba nuova, che aveva fatta scavare nella roccia, e dopo aver rotolata una gran pietra contro l’apertura del sepolcro, se ne andò.61Or Maria Maddalena e l’altra Maria eran quivi, sedute dirimpetto al sepolcro.62E l’indomani, che era il giorno successivo alla Preparazione, i capi sacerdoti ed i Farisei si radunarono presso Pilato, dicendo:63Signore, ci siamo ricordati che quel seduttore, mentre viveva ancora, disse: Dopo tre giorni, risusciterò.64Ordina dunque che il sepolcro sia sicuramente custodito fino al terzo giorno; che talora i suoi discepoli non vengano a rubarlo e dicano al popolo: E’ risuscitato dai morti; così l’ultimo inganno sarebbe peggiore del primo.65Pilato disse loro: Avete una guardia: andate, assicuratevi come credete.66Ed essi andarono ad assicurare il sepolcro, sigillando la pietra, e mettendovi la guardia.

L'opera dell'espiazione è terminata, la vittoria riportata. Con un potente grido che è già di trionfo, Cristo entra nella morte. E Dio dà subito altre prove di questa vittoria: Egli squarcia il velo del tempio, inaugurando «una via recente e vivente» per la quale l'uomo potrà d'ora innanzi entrare nella Sua presenza in piena «libertà» (Ebrei 10:19 a 21). Egli apre dei sepolcri, e la morte vinta deve rendere alcuni dei suoi prigionieri.

Poi Dio veglia sull'onore dovuto al suo Figlio. Conformemente alla profezia, Gesù occupa la tomba d'un uomo ricco che, piamente, si è curato della sua sepoltura (Isaia 53:9). Eccetto Giuseppe d'Arimatea, Matteo non ci parla di qualche altro discepolo presente a quell'ora. Alcune donne, invece, hanno il privilegio di trovarsi là.

Dal principio alla fine di quest'evangelo, l'odio dell'uomo s'è accanito. Alla sua nascita si è manifestato in Erode. Ed ora lo segue fin nella tomba, che è custodita e sigillata da parte dei capi dei Giudei. Ma i soldati, il sigillo, la pietra, sono vane precauzioni; essi serviranno invece a dimostrare in modo ancor più evidente la realtà della risurrezione. Notiamo che i nemici del Signore (v. 63) si ricordano di ciò che gli stessi discepoli avevano dimenticato!

Matteo 28:1-20
1Or nella notte del sabato, quando già albeggiava, il primo giorno della settimana, Maria Maddalena e l’altra Maria vennero a visitare il sepolcro.2Ed ecco si fece un gran terremoto; perché un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra, e vi sedette sopra.3Il suo aspetto era come di folgore; e la sua veste, bianca come neve.4E per lo spavento che n’ebbero, le guardie tremarono e rimasero come morte.5Ma l’angelo prese a dire alle donne: Voi, non temete; perché io so che cercate Gesù, che è stato crocifisso.6Egli non è qui, poiché è risuscitato come avea detto; venite a vedere il luogo dove giaceva.7E andate presto a dire a’ suoi discepoli: Egli è risuscitato da’ morti, ed ecco, vi precede in Galilea; quivi lo vedrete. Ecco, ve l’ho detto.8E quelle, andatesene prestamente dal sepolcro con spavento ed allegrezza grande, corsero ad annunziar la cosa a’ suoi discepoli.9Quand’ecco Gesù si fece loro incontro, dicendo: Vi saluto! Ed esse, accostatesi, gli strinsero i piedi e l’adorarono.10Allora Gesù disse loro: Non temete; andate ad annunziare a’ miei fratelli che vadano in Galilea; là mi vedranno.11Or mentre quelle andavano, ecco alcuni della guardia vennero in città, e riferirono ai capi sacerdoti tutte le cose ch’erano avvenute.12Ed essi, radunatisi con gli anziani, e tenuto consiglio, dettero una forte somma di danaro a’ soldati, dicendo:13Dite così: I suoi discepoli vennero di notte e lo rubarono mentre dormivamo.14E se mai questo viene alle orecchie del governatore, noi lo persuaderemo e vi metteremo fuor di pena.15Ed essi, preso il danaro, fecero secondo le istruzioni ricevute; e quel dire è stato divulgato fra i Giudei, fino al dì d’oggi.16Quanto agli undici discepoli, essi andarono in Galilea sul monte che Gesù avea loro designato.17E vedutolo, l’adorarono; alcuni però dubitarono.18E Gesù, accostatosi, parlò loro, dicendo: Ogni potestà m’è stata data in cielo e sulla terra.19Andate dunque, ammaestrate tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo,20insegnando loro d’osservar tutte quante le cose che v’ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente.

È il mattino trionfante della risurrezione. Per mezzo di essa, Dio rende una testimonianza fulgida alla perfezione della vittima, alla completa soddisfazione che Egli trova nell'opera compiuta. Le guardie poste al sepolcro, lungi dal potersi opporre a quel meraviglioso avvenimento, ne sono i testimoni involontari... e terrificati (Salmo 48:5). Ma i sacerdoti, totalmente induriti, compreranno la coscienza di quegli uomini come avevano fatto prima con quella di Giuda.

Le donne al sepolcro ricevono il messaggio dell'angelo. Col cuore pieno di timore e di gioia, si affrettano ad andare a comunicarlo. Allora incontrano il Signore stesso!

Poi Gesù appare ai suoi undici discepoli, all'appuntamento che Egli ha loro fissato in Galilea. Dà loro un ordine ai vers. 19 e 20, una missione tanto più importante in quanto è l'ultima sua volontà. Non dimentichiamo, neppure noi, la nostra responsabilità di testimoni del Vangelo. Ma Gesù fa anche una promessa ai suoi discepoli. Essa è per tutti noi e non mancherà in nessun giorno a nessuno dei riscattati. «Io sono con voi tutti i giorni». Così l'Evangelo di Emmanuele finisce come era cominciato, con questo nome meraviglioso di Emmanuele, Dio con noi (cap. 1:23)!

Geremia 1:1-19
1Parole di Geremia, figliuolo di Hilkia, uno dei sacerdoti che stavano ad Anatoth, nel paese di Beniamino.2La parola dell’Eterno gli fu rivolta al tempo di Giosia, figliuolo d’Amon, re di Giuda, l’anno tredicesimo del suo regno, e al tempo di Jehoiakim,3figliuolo di Giosia, re di Giuda, sino alla fine dell’anno undecimo di Sedechia, figliuolo di Giosia, re di Giuda, fino a quando Gerusalemme fu menata in cattività, il che avvenne nel quinto mese.4La parola dell’Eterno mi fu rivolta, dicendo:5"Prima ch’io ti avessi formato nel seno di tua madre, io t’ho conosciuto; e prima che tu uscissi dal suo seno, io t’ho consacrato e t’ho costituito profeta delle nazioni".6E io risposi: "Ahimè, Signore, Eterno, io non so parlare, poiché non sono che un fanciullo".7Ma l’Eterno mi disse: "Non dire: Sono un fanciullo, poiché tu andrai da tutti quelli ai quali ti manderò, e dirai tutto quello che io ti comanderò.8Non li temere, perché io son teco per liberarti, dice l’Eterno".9Poi l’Eterno stese la mano e mi toccò la bocca; e l’Eterno disse: "Ecco, io ho messo le mie parole nella tua bocca.10Vedi, io ti costituisco oggi sulle nazioni e sopra i regni, per svellere, per demolire, per abbattere, per distruggere, per edificare e per piantare".11Poi la parola dell’Eterno mi fu rivolta, dicendo: "Geremia, che vedi?" Io risposi: "Vedo un ramo di mandorlo". E l’Eterno mi disse:12"Hai veduto bene, poiché io vigilo sulla mia parola per mandarla ad effetto".13E la parola dell’Eterno mi fu rivolta per la seconda volta, dicendo: "Che vedi?" Io risposi: "Vedo una caldaia che bolle ed ha la bocca vòlta dal settentrione in qua". E l’Eterno mi disse:14"Dal settentrione verrà fuori la calamità su tutti gli abitanti del paese.15Poiché, ecco, io sto per chiamare tutti i popoli dei regni del settentrione, dice l’Eterno; essi verranno, e porranno ognuno il suo trono all’ingresso delle porte di Gerusalemme, contro tutte le sue mura all’intorno, e contro tutte le città di Giuda.16E pronunzierò i miei giudizi contro di loro, a motivo di tutta la loro malvagità, perché m’hanno abbandonato e hanno offerto il loro profumo ad altri dèi e si son prostrati dinanzi all’opera delle loro mani.17Tu dunque, cingiti i lombi, lèvati, e di’ loro tutto quello che io ti comanderò. Non ti sgomentare per via di loro, ond’io non ti renda sgomento in loro presenza.18Ecco, oggi io ti stabilisco come una città fortificata, come una colonna di ferro e come un muro di rame contro tutto il paese, contro i re di Giuda, contro i suoi principi, contro i suoi sacerdoti e contro il popolo del paese.19Essi ti faranno la guerra, ma non ti vinceranno, perché io son teco per liberarti, dice l’Eterno".

Il libro di Geremia ci riconduce al tempo degli ultimi re di Giuda prima della cattivit?L’apparire d’un profeta ?empre l’indice del cattivo stato del popolo d’Israele, ma anche la prova della grazia di Dio. L’Eterno aveva messo da parte, gi?rima della sua nascita, questo giovane sacerdote per il servizio al quale Egli lo destinava. Timido, Geremia comincia col resistere all’appello di Dio: ?o non sono che un fanciullo? Non parlare cos?gli risponde l’Eterno. Che cosa importano le tue capacit?b>, dato che tu non farai e non dirai null’altro che quello che io ti comander?? quel che esprimiamo quando cantiamo:

La nostra stessa impotenza ?a nostra sicurezza,
Chi non pu??lla senza Lui, pu??tto per la Sua bont?/i>

Per incoraggiare il suo giovane messaggero, Iddio gli d?ue visioni notevoli: Il ramo di mandorlo (vers. 11) rammenta la verga d’Aaronne che anticamente aveva fiorito, gettato dei bottoni, sbocciato dei fiori e maturato delle mandorle (Libro dei Numeri 17:8) e conferma la scelta di quel Dio vigilante e fedele. Quanto alla caldaia che bolle, annunzia la minaccia di nemici che vengono dal nord. Bisogna dunque affrettarsi di avvertire il popolo e sollecitarlo a pentirsi. Compito difficile! Ma Geremia riceve la forza da alto (vers. 18) con una promessa: ?o son con te?(vers. 19).

Geremia 2:1-18
1La parola dell’Eterno mi fu ancora rivolta, dicendo: Va’, e grida agli orecchi di Gerusalemme:2Così dice l’Eterno: Io mi ricordo dell’affezione che avevi per me quand’eri giovane, del tuo amore quand’eri fidanzata, allorché tu mi seguivi nel deserto, in una terra non seminata.3Israele era consacrato all’Eterno, le primizie della sua rendita; tutti quelli che lo divoravano si rendevan colpevoli, e la calamità piombava su loro, dice l’Eterno.4Ascoltate la parola dell’Eterno, o casa di Giacobbe, e voi tutte le famiglie della casa d’Israele!5Così parla l’Eterno: Quale iniquità hanno trovata i vostri padri in me, che si sono allontanati da me, e sono andati dietro alla vanità, e son diventati essi stessi vanità?6Essi non hanno detto: "Dov’è l’Eterno che ci ha tratti fuori dal paese d’Egitto, che ci ha menati per il deserto, per un paese di solitudine e di crepacci, per un paese d’aridità e d’ombra di morte, per un paese per il quale nessuno passò mai e dove non abitò mai nessuno?"7E io v’ho condotti in un paese ch’è un frutteto, perché ne mangiaste i frutti ed i buoni prodotti; ma voi, quando vi siete entrati, avete contaminato il mio paese e avete fatto della mia eredità un’abominazione.8I sacerdoti non hanno detto: "Dov’è l’Eterno?" i depositari della legge non m’hanno conosciuto, i pastori mi sono stati infedeli, i profeti hanno profetato nel nome di Baal, e sono andati dietro a cose che non giovano a nulla.9Perciò io contenderò ancora in giudizio con voi, dice l’Eterno, e contenderò coi figliuoli de’ vostri figliuoli.10Passate dunque nelle isole di Kittim, e guardate! Mandate a Kedar e osservate bene, e guardate se avvenne mai qualcosa di simile!11V’ha egli una nazione che abbia cambiato i suoi dèi, quantunque non siano dèi? Ma il mio popolo ha cambiato la sua gloria per ciò che non giova a nulla.12O cieli, stupite di questo; inorridite e restate attoniti, dice l’Eterno.13Poiché il mio popolo ha commesso due mali: ha abbandonato me, la sorgente d’acqua viva, e s’è scavato delle cisterne, delle cisterne screpolate, che non tengono l’acqua.14Israele è egli uno schiavo? è egli uno schiavo nato in casa? Perché dunque è egli diventato una preda?15I leoncelli ruggono contro di lui, e fanno udire la loro voce, e riducono il suo paese in una desolazione; le sue città sono arse, e non vi son più abitanti.16Perfino gli abitanti di Nof e di Tahpanes ti divorano il cranio.17Tutto questo non ti succede egli perché hai abbandonato l’Eterno, il tuo Dio, mentr’egli ti menava per la buona via?18E ora, che hai tu da fare sulla via che mena in Egitto per andare a bere l’acqua del Nilo? o che hai tu da fare sulla via che mena in Assiria per andare a bere l’acqua del fiume?

Le prime parole che l’Eterno mette nella bocca di Geremia sono destinate a riguadagnare il cuore del suo popolo dimentichevole... immagine fedele del nostro proprio cuore! ?come se il Signore ci chiedesse teneramente: Ti ricordi di quel tempo felice che segu?lla tua conversione? Come ardevi allora di zelo e di riconoscenza! Certo, tu camminavi in questo mondo come in un deserto, ?n paese non seminato? Ma allora io ti bastavo interamente. Ah se tu hai dimenticato quel tempo, io ne ho conservato il ricordo. Poich?i era gradito quell’ardore del tuo affetto, quella gioia del tuo primo amore (Apocalisse 2:4).

Ahim?dice il Signore, ?l mio popolo ha cambiato la sua gloria con ci??e non giova a nulla?(vers. 11). Siate sinceri, voi che siete allontanati dal Signore, vi ha questo giovato? Egli ?la sorgente delle acque vive? A che cosa servono le ?isterne screpolate?(vers. 13)? O anche i fiumi dell’Egitto e dell’Assiria (vers. 18) a cui il mondo cerca di dissetarsi? Poich?chi beve di quest’acqua avr?ncora sete? ma chi beve dell’acqua che Ges??, non avr?ai pi??te (Evangelo di Giovanni 4:10,13,14).

Geremia 2:19-37
19La tua propria malvagità è quella che ti castiga, e le tue infedeltà sono la tua punizione. Sappi dunque e vedi che mala ed amara cosa è abbandonare l’Eterno, il tuo Dio, e il non aver di me alcun timore, dice il Signore, l’Eterno degli eserciti.20Già da lungo tempo tu hai spezzato il tuo giogo, rotti i tuoi legami e hai detto: "Non voglio più servire!" Ma sopra ogni alto colle e sotto ogni albero verdeggiante ti sei buttata giù come una prostituta.21Eppure, io t’avevo piantato come una nobile vigna tutta del miglior ceppo; come dunque mi ti sei mutato in rampolli degenerati di una vigna straniera?22Quand’anche tu ti lavassi col nitro e usassi molto sapone, la tua iniquità lascerebbe una macchia dinanzi a me, dice il Signore, l’Eterno.23Come puoi tu dire: "Io non mi son contaminata, non sono andata dietro ai Baal?" Guarda i tuoi passi nella valle, riconosci quello che hai fatto, dromedaria leggera e vagabonda!24Asina salvatica, avvezza al deserto, che aspira l’aria nell’ardore della sua passione, chi le impedirà di soddisfare la sua brama? Tutti quelli che la cercano non hanno da affaticarsi; la trovano nel suo mese.25Guarda che il tuo piede non si scalzi e che la tua gola non s’inaridisca! Ma tu hai detto: "Non c’è rimedio; no, io amo gli stranieri, e andrò dietro a loro!"26Come il ladro è confuso quand’è còlto sul fatto, così son confusi quelli della casa d’Israele: essi, i loro re, i loro capi, i loro sacerdoti e i loro profeti,27i quali dicono al legno: "Tu sei mio padre", e alla pietra: "Tu ci hai dato la vita!" Poich’essi m’han voltato le spalle e non la faccia; ma nel tempo della loro sventura dicono: "Lèvati e salvaci!"28E dove sono i tuoi dèi che ti sei fatti? Si levino, se ti posson salvare nel tempo della tua sventura! Perché, o Giuda, tu hai tanti dèi quante città.29Perché contendereste meco? Voi tutti mi siete stati infedeli, dice l’Eterno.30Invano ho colpito i vostri figliuoli; non ne hanno ricevuto correzione; la vostra spada ha divorato i vostri profeti, come un leone distruttore.31O generazione, considera la parola dell’Eterno! Son io stato un deserto per Israele? o un paese di fitte tenebre? Perché dice il mio popolo: "Noi siamo liberi, non vogliamo tornar più a te?"32La fanciulla può essa dimenticare i suoi ornamenti, o la sposa la sua cintura? Eppure, il mio popolo ha dimenticato me, da giorni innumerevoli.33Come sei brava a trovar la via per correr dietro ai tuoi amori! Perfino alle male femmine hai insegnato i tuoi modi!34Fino nei lembi della tua veste si trova il sangue di poveri innocenti, che tu non hai còlto in flagrante delitto di scasso;35eppure, dopo tutto questo, tu dici: "Io sono innocente; certo, l’ira sua s’è stornata da me". Ecco, io entrerò in giudizio con te, perché hai detto: "Non ho peccato".36Perché hai tanta premura di mutare il tuo cammino? Anche dall’Egitto riceverai confusione, come già l’hai ricevuta dall’Assiria.37Anche di là uscirai con le mani sul capo; perché l’Eterno rigetta quelli ne’ quali tu confidi, e tu non riuscirai nel tuo intento per loro mezzo.

L’abbandono del primo amore ?empre il punto di partenza, dapprincipio nascosto, di molti altri mali. Iddio aveva chiamato Israele fuori d’Egitto perch?o servisse (Esodo 4:23). Ed ecco che questo popolo Gli dichiara sfrontatamente: ?b>Non voglio servire?(vers. 20). Ebbene, ?nche la triste risposta di numerosi cristiani a Colui che li ha salvati, bench?on osino formularla ad alta voce! Possiamo affermare che ingannano se stessi. Poich? impossibile di non servire. Rifiutare l’obbedienza al Signore, ?adere nella schiavit??gli idoli (vers. 28). Inoltrandosi nella sua ribellione contro l’Eterno, quel malvagio popolo gli ha deliberatamente voltato le spalle (vers. 27). Con una ingratitudine inqualificabile ha dimenticato Colui che gli aveva fatto soltanto del bene (vers. 32). Povero popolo! Iddio cerca di aprirgli gli occhi. Lo invita a volgersi e considerare le tracce sinuose ch’egli ha lasciato dietro a s?vers. 23; vedere anche cap. 14:10).

Cari amici cristiani, ?alvolta anche necessario considerare le nostre vie. Quanti passi falsi, vie traverse, giravolte, invece del cammino diritto e semplice della volont?el Signore!

Geremia 3:11-25; Geremia 4:1-2
11E l’Eterno mi disse: "La infedele Israele s’è mostrata più giusta della perfida Giuda".12Va’, proclama queste parole verso il settentrione, e di’: Torna, o infedele Israele, dice l’Eterno; io non vi mostrerò un viso accigliato, giacché io son misericordioso, dice l’Eterno, e non serbo l’ira in perpetuo.13Soltanto riconosci la tua iniquità: tu sei stata infedele all’Eterno, al tuo Dio, hai vòlto qua e là i tuoi passi verso gli stranieri, sotto ogni albero verdeggiante, e non hai dato ascolto alla mia voce, dice l’Eterno.14Tornate o figliuoli traviati, dice l’Eterno, poiché io sono il vostro signore, e vi prenderò, uno da una città, due da una famiglia, e vi ricondurrò a Sion;15e vi darò dei pastori secondo il mio cuore, che vi pasceranno con conoscenza e con intelligenza.16E quando sarete moltiplicati e avrete fruttato nel paese, allora, dice l’Eterno, non si dirà più: "L’arca del patto dell’Eterno!" non vi si penserà più, non la si menzionerà più, non la si rimpiangerà più, non se ne farà un’altra.17Allora Gerusalemme sarà chiamata "il trono dell’Eterno"; tutte le nazioni si raduneranno a Gerusalemme nel nome dell’Eterno, e non cammineranno più secondo la caparbietà del loro cuore malvagio.18In quei giorni, la casa di Giuda camminerà con la casa d’Israele, e verranno assieme dal paese del settentrione al paese ch’io detti in eredità ai vostri padri.19Io avevo detto: "Oh qual posto ti darò tra i miei figliuoli! Che paese delizioso ti darò! la più bella eredità delle nazioni!" Avevo detto: "Tu mi chiamerai: Padre mio! e non cesserai di seguirmi".20Ma, proprio come una donna è infedele al suo amante, così voi mi siete stati infedeli, o casa d’Israele! dice l’Eterno.21Una voce s’è fatta udire sulle alture; sono i pianti, le supplicazioni de’ figliuoli d’Israele, perché hanno pervertito la loro via, hanno dimenticato l’Eterno, il loro Dio.22"Tornate, o figliuoli traviati, io vi guarirò dei vostri traviamenti!" "Eccoci, noi veniamo a te, perché tu sei l’Eterno, il nostro Dio.23Sì, certo, vano è il soccorso che s’aspetta dalle alture, dalle feste strepitose sui monti; sì, nell’Eterno, nel nostro Dio, sta la salvezza d’Israele.24Quella vergogna, che son gl’idoli, ha divorato il prodotto della fatica de’ nostri padri fin dalla nostra giovinezza, le loro pecore e i loro buoi, i loro figliuoli e le loro figliuole.25Giaciamoci nella nostra vergogna e ci copra la nostra ignominia! poiché abbiam peccato contro l’Eterno, il nostro Dio: noi e i nostri padri, dalla nostra fanciullezza fino a questo giorno; e non abbiam dato ascolto alla voce dell’Eterno, ch’è il nostro Dio".
1O Israele, se tu torni, dice l’Eterno, se tu torni a me, e se togli dal mio cospetto le tue abominazioni, se non vai più vagando qua e là2e giuri per l’Eterno che vive! con verità, con rettitudine e con giustizia, allora le nazioni saranno benedette in te, e in te si glorieranno.

Questo capitolo 3 ci presenta Israele come una sposa infedele, dimentichevole dei legami che l’uniscono all’Eterno suo Sposo. E in questo cammino d’iniquit?Giuda ?ndata ancor pi??ntana delle dieci trib??rsquo;Israele, aggiungendo alla sua infedelt?a perfidia cio?l tradimento aggravato d’ipocrisia. Tuttavia, ci troviamo qui storicamente sotto il regno del pio Giosia. Ma il cuore del popolo non ha realmente seguito il suo re nel risveglio di cui aveva dato il segnale (vedere vers. 10 e 2 Cronache 34:33). Giuda ha finto di ritornare all’Eterno. Tale ?a sua perfidia, peggiore agli occhi di Dio dell’abbandono puro e semplice.

Come sono commoventi quegli appelli: ?orna;... Tornate, o figliuoli traviati? ?o sono misericordioso? ?o vi guarir??vers. 12, 14, 22; cap. 4:1)! Ma quanto tempo, quanti secoli sono inclusi nei punti di sospensione del vers. 22 fra l’appello di Dio e la risposta del popolo! Poich?ddio aspetta tuttora questa risposta d’Israele!

Amico, che forse ti sei allontanato dal Signore Ges??uesto ?b>ritorna? ? te che lo rivolge oggi. Oh! non lascia trascorrere gli anni. Torna senza pi??dugiare Colui che perdona e che ti ama.

Geremia 5:1-6; 20-31
1Andate attorno per le vie di Gerusalemme, e guardate, e informatevi, e cercate per le sue piazze se vi trovate un uomo, se ve n’è uno solo che operi giustamente, che cerchi la fedeltà; e io perdonerò Gerusalemme.2Anche quando dicono: "Com’è vero che l’Eterno vive", è certo che giurano il falso.3O Eterno, gli occhi tuoi non cercano essi la fedeltà? Tu li colpisci, e quelli non sentono nulla; tu li consumi, e quelli rifiutano di ricevere la correzione; essi han reso il loro volto più duro della roccia, rifiutano di convertirsi.4Io dicevo: "Questi non son che i miseri; sono insensati perché non conoscono la via dell’Eterno, la legge del loro Dio;5io andrò dai grandi e parlerò loro, perch’essi conoscono la via dell’Eterno, la legge del loro Dio"; ma anch’essi tutti quanti hanno spezzato il giogo, hanno rotto i legami.6Perciò il leone della foresta li uccide, il lupo del deserto li distrugge, il leopardo sta in agguato presso le loro città; chiunque ne uscirà sarà sbranato, perché le loro trasgressioni son numerose, le loro infedeltà sono aumentate.
20Annunziate questo alla casa di Giacobbe, banditelo in Giuda, e dite:21Ascoltate ora questo, o popolo stolto e senza cuore, che ha occhi e non vede, che ha orecchi e non ode.22Non mi temerete voi? dice l’Eterno; non temerete voi dinanzi a me che ho posto la rena per limite al mare, barriera eterna, ch’esso non oltrepasserà mai? I suoi flutti s’agitano, ma sono impotenti; muggono, ma non la sormontano.23Ma questo popolo ha un cuore indocile e ribelle; si voltano indietro e se ne vanno.24Non dicono in cuor loro: "Temiamo l’Eterno, il nostro Dio, che dà la pioggia a suo tempo: la pioggia della prima e dell’ultima stagione, che ci mantiene le settimane fissate per la mietitura".25Le vostre iniquità hanno sconvolto queste cose, e i vostri peccati v’han privato del benessere.26Poiché fra il mio popolo si trovan degli empi che spiano, come uccellatori in agguato; essi tendon tranelli, acchiappano uomini.27Come una gabbia e piena d’uccelli, così le loro case son piene di frode; perciò diventan grandi e s’arricchiscono.28Ingrassano, hanno il volto lucente, oltrepassano ogni limite di male. Non difendono la causa, la causa dell’orfano, eppur prosperano; e non fanno giustizia nei processi de’ poveri.29E non punirei io queste cose? dice l’Eterno; e l’anima mia non si vendicherebbe di una simile nazione?30Cose spaventevoli e orride si fanno nel paese:31i profeti profetano bugiardamente; i sacerdoti governano agli ordini de’ profeti; e il mio popolo ha piacere che sia così. E che farete voi quando verrà la fine?

Nonostante le belle professioni di fede, bisognerebbe faticare molto per trovare in Gerusalemme _ualcuno che operi giustamente, che cerchi la fedelt?(vers. 1; vedere anche Ezechiele 22:30). Malgrado ci??ddio va pi??ngi in misericordia che al tempo della distruzione di Sodoma. Egli ?ronto a perdonare la citt?olpevole a causa d’un sol uomo (vers. 1; parag. Genesi 18:23...). Purtroppo, questa fedelt?gradita a Dio, non si ?rovata n?ra la gente del popolo, n?ra i grandi, meglio ammaestrati, dunque pi??sponsabili (parag. Salmo 62:9). La fine del capitolo lo mostra, come d’altronde tutta la storia di Geremia.

?uesti son dei miseri... degli insensati?(vers. 4). Non ?orse ci??e si pu??re delle moltitudini che oggi vanno incoscienti alla perdizione? Invano l’Eterno ha castigato il suo popolo. ?uelli non sentono nulla... rifiutano di ricevere la correzione... rifiutano di convertirsi?(vers. 3; Sofonia 3:2). Che cosa pu??re un medico quando un malato rifiuta di prendere le sue medicine sotto pretesto che non soffre? Non sfuggiamo mai a questa correzione necessaria. E conserviamo una coscienza molto sensibile a quel che il Signore vuol dirci per questo mezzo. Altrimenti ?he faremo noi quando verr?a fine??(vers. 31).

Geremia 6:16-30
16Così dice l’Eterno: Fermatevi sulle vie, e guardate, e domandate quali siano i sentieri antichi, dove sia la buona strada, e incamminatevi per essa; e voi troverete riposo alle anime vostre! Ma quelli rispondono: "Non c’incammineremo per essa!"17Io ho posto presso a voi delle sentinelle: "State attenti al suon della tromba!" Ma quelli rispondono: "Non staremo attenti".18Perciò, ascoltate, o nazioni! Sappiate, o assemblea de’ popoli, quello che avverrà loro.19Ascolta, o terra! Ecco, io fo venire su questo popolo una calamità, frutto de’ loro pensieri; perché non hanno prestato attenzione alle mie parole; e quanto alla mia legge, l’hanno rigettata.20Che m’importa dell’incenso che viene da Seba, della canna odorosa che vien dal paese lontano? I vostri olocausti non mi sono graditi, e i vostri sacrifizi non mi piacciono.21Perciò così parla l’Eterno: Ecco, io porrò dinanzi a questo popolo delle pietre d’intoppo, nelle quali inciamperanno assieme padri e figliuoli, vicini ed amici, e periranno.22Così parla l’Eterno: Ecco, un popolo viene dal paese di settentrione, e una grande nazione si muove dalle estremità della terra.23Essi impugnano l’arco ed il dardo; son crudeli, non hanno pietà; la loro voce è come il muggito del mare; montan cavalli; son pronti a combattere come un solo guerriero, contro di te, o figliuola di Sion.24Noi ne abbiamo udito la fama, e le nostre mani si sono infiacchite; l’angoscia ci coglie, un dolore come di donna che partorisce.25Non uscite nei campi, non camminate per le vie, perché la spada del nemico è là, e il terrore d’ogn’intorno.26O figliuola del mio popolo, cingiti d’un sacco, avvoltolati nella cenere, prendi il lutto come per un figliuolo unico, fa’ udire un amaro lamento, perché il devastatore ci piomba addosso improvviso.27Io t’avevo messo fra il mio popolo come un saggiatore di metalli, perché tu conoscessi e saggiassi la loro via.28Essi son tutti de’ ribelli fra i ribelli, vanno attorno seminando calunnie, son rame e ferro, son tutti dei corrotti.29Il mantice soffia con forza, il piombo è consumato dal fuoco; invano si cerca di raffinare, ché le scorie non si staccano.30Saranno chiamati: argento di rifiuto, perché l’Eterno li ha rigettati.

A poco a poco il profeta ha cambiato tono. Agli accenti dell’amore divino succedono quelli dell’ira. L’Eterno si prepara a ?isitare?il suo popolo in giudizio (vers. 6:15; Isaia 10:3). Si servir?’un nemico che viene dal nord (vers. 22) come lo prediceva la caldaia che bolliva del cap. 1 pronta a versare il suo contenuto temibile e ad inondare il paese d’Israele. Ma al vers. 16 un nuovo appello di grazia s’intercala fra questi castighi. ?rivolto a Giuda... e a tutti i figli di genitori cristiani: ?ermatevi sulle vie, e guardate, e domandate quali siano i sentieri antichi, dove sia la buona strada; e incamminatevi per essa; e voi troverete riposo alle anime vostre?(vers. 16). Talvolta, nella montagna, allontanandosi dalla strada della valle, troppo frequentata, si pu??trovare il sentiero antico che conduce alla cima. ?pi??osceso; ci si trova sovente soli. Ma ?l sentiero sicuro di un tempo, tracciato e provato da quelli che ci hanno preceduti. S?allontaniamoci da ci??e ?b>nuovo, largo e facile. Ricerchiamo accuratamente quella ?b>buona via? quei ?entieri di giustizia?(Salmo 23:3) e di verit?nella nostra ¸uida?che ?a Parola. E camminiamo in essi!

Geremia 7:1-20
1La parola che fu rivolta a Geremia da parte dell’Eterno, dicendo:2Fermati alla porta della casa dell’Eterno, e quivi proclama questa parola: Ascoltate la parola dell’Eterno, o voi tutti uomini di Giuda ch’entrate per queste porte per prostrarvi dinanzi all’Eterno!3Così parla l’Eterno degli eserciti, l’Iddio d’Israele: Emendate le vostre vie e le vostre opere, ed io vi farò dimorare in questo luogo.4Non ponete la vostra fiducia in parole fallaci, dicendo: "Questo è il tempio dell’Eterno, il tempio dell’Eterno, il tempio dell’Eterno!"5Ma se emendate veramente le vostre vie e le vostre opere, se praticate sul serio la giustizia gli uni verso gli altri,6se non opprimete lo straniero, l’orfano e la vedova, se non spargete sangue innocente in questo luogo e non andate per vostra sciagura dietro ad altri dèi,7io altresì vi farò abitare in questo luogo, nel paese che ho dato ai vostri padri in sempiterno.8Ecco, voi mettete la vostra fiducia in parole fallaci, che non giovano a nulla.9Come! Voi rubate, uccidete, commettete adulteri, giurate il falso, offrite profumi a Baal, andate dietro ad altri dèi che prima non conoscevate,10e poi venite a presentarvi davanti a me, in questa casa, sulla quale è invocato il mio nome, e dite: "Siamo salvi!" e ciò per compiere tutte queste abominazioni?! E’ ella forse, agli occhi vostri, una spelonca di ladroni11questa casa sulla quale è invocato il mio nome? Ecco, tutto questo io l’ho veduto, dice l’Eterno.12Andate dunque al mio luogo ch’era a Silo, dove avevo da prima stanziato il mio nome, e guardate come l’ho trattato, a motivo della malvagità del mio popolo d’Israele.13Ed ora, poiché avete commesso tutte queste cose, dice l’Eterno, poiché v’ho parlato, parlato fin dal mattino, e voi non avete dato ascolto, poiché v’ho chiamati e voi non avete risposto,14io tratterò questa casa, sulla quale è invocato il mio nome e nella quale riponete la vostra fiducia, e il luogo che ho dato a voi e ai vostri padri, come ho trattato Silo;15e vi caccerò dal mio cospetto, come ho cacciato tutti i vostri fratelli, tutta la progenie d’Efraim.16E tu non intercedere per questo popolo, non innalzare per essi supplicazioni o preghiere, e non insistere presso di me, perché non t’esaudirò.17Non vedi tu quello che fanno nelle città di Giuda e nelle vie di Gerusalemme?18I figliuoli raccolgon le legna, i padri accendono il fuoco, e le donne intridon la pasta per far delle focacce alla regina del cielo e per far delle libazioni ad altri dèi, per offendermi.19E’ proprio me che offendono? dice l’Eterno; non offendon essi loro stessi, a loro propria confusione?20Perciò così parla il Signore, l’Eterno: Ecco, la mia ira, il mio furore, si riversa su questo luogo, sugli uomini e sulla bestie, sugli alberi della campagna e sui frutti della terra; essa consumerà ogni cosa e non si estinguerà.

L’Eterno manda Geremia alla porta del tempio per pronunziarvi un discorso severo. Poich?nonostante il suo stato ribelle, il popolo di Gerusalemme si vantava strepitosamente di possedere ?b>il tempio dell’Eterno?e continuava a praticarvi un culto di pura forma. Che inconseguenza! Chi rendeva quel tempio pregevole? non era forse Colui che l’abitava? (Matteo 23:21). Ora essi Lo rinnegavano con le loro azioni malvage, di cui il vers. 9 ci d?na lista spaventosa. Essi calpestavano quasi tutta la legge di Dio, pur non temendo di tenersi ritti davanti a Lui nella sua casa (vers. 10). Facevano di questa una spelonca di ladroni (vers. 11 citato dal Signore) e la contaminavano con le loro abominazioni (vers. 30). Purtroppo la cristianit?rofessante offre il medesimo doppio quadro: rispetto di forme esteriori, ma allontanamento dei cuori. Guardiamoci dal rassomigliarle! Iddio vuole della realt?elle nostre vie. Equivale ad oltraggiarlo il parlare di relazione con Lui e pretendere a piet?uando anzitutto non si ?eparati dal male.

Per molto tempo l’Eterno ha parlato e il popolo ha rifiutato d’ascoltare. Ora ?ui che rifiuta di ascoltare, persino la preghiera del profeta (vers. 16).

Geremia 8:1-22
1In quel tempo, dice l’Eterno, si trarranno dai loro sepolcri le ossa dei re di Giuda, le ossa dei suoi principi, le ossa dei sacerdoti, le ossa dei profeti, le ossa degli abitanti di Gerusalemme,2e le si esporranno dinanzi al sole, dinanzi alla luna e dinanzi a tutto l’esercito del cielo, i quali essi hanno amato, hanno servito, hanno seguito, hanno consultato, e dinanzi ai quali si sono prostrati; non si raccoglieranno, non si seppelliranno, ma saranno come letame sulla faccia della terra.3E la morte sarà preferibile alla vita per tutto il residuo che rimarrà di questa razza malvagia, in tutti i luoghi dove li avrò cacciati, dice l’Eterno degli eserciti.4E tu di’ loro: Così parla l’Eterno: Se uno cade non si rialza forse? Se uno si svia, non torna egli indietro?5Perché dunque questo popolo di Gerusalemme si svia egli d’uno sviamento perpetuo? Essi persistono nella malafede, e rifiutano di convertirsi.6Io sto attento ed ascolto: essi non parlano come dovrebbero; nessuno si pente della sua malvagità e dice: "Che ho io fatto?" Ognuno riprende la sua corsa, come il cavallo che si slancia alla battaglia.7Anche la cicogna conosce nel cielo le sue stagioni; la tortora, la rondine e la gru osservano il tempo quando debbon venire, ma il mio popolo non conosce quel che l’Eterno ha ordinato.8Come potete voi dire: "Noi siam savi e la legge dell’Eterno è con noi!" Sì certo, ma la penna bugiarda degli scribi ne ha falsato il senso.9I savi saranno confusi, saranno costernati, saranno presi; ecco, hanno rigettato la parola dell’Eterno; che sapienza possono essi avere?10Perciò io darò le loro mogli ad altri, e i loro campi a de’ nuovi possessori; poiché dal più piccolo al più grande, son tutti avidi di guadagno; dal profeta al sacerdote, tutti praticano la menzogna.11Essi curano alla leggera la piaga del mio popolo; dicono: "Pace, pace", mentre pace non v’è.12Essi saranno confusi perché commettono delle abominazioni: non si vergognano affatto, non sanno che cosa sia arrossire; perciò cadranno fra quelli che cadono; quand’io li visiterò saranno rovesciati, dice l’Eterno.13Certo io li sterminerò, dice l’Eterno. Non v’è più uva sulla vite, non più fichi sul fico, e le foglie sono appassite! Io ho dato loro de’ nemici che passeranno sui loro corpi.14"Perché ce ne stiamo qui seduti? Adunatevi ed entriamo nelle città forti per quivi perire! Poiché l’Eterno, il nostro Dio, ci condanna a perire, ci fa bere delle acque avvelenate, perché abbiam peccato contro l’Eterno.15Noi aspettavamo la pace, ma nessun bene giunge; aspettavamo un tempo di guarigione, ed ecco il terrore!"16S’ode da Dan lo sbuffare de’ suoi cavalli; al rumore del nitrito de’ suoi destrieri, trema tutto il paese; poiché vengono, divorano il paese e tutto ciò che contiene, la città e i suoi abitanti.17Poiché, ecco, io mando contro di voi de’ serpenti, degli aspidi, contro i quali non v’è incantagione che valga; e vi morderanno, dice l’Eterno.18Ove trovar conforto nel mio dolore? Il cuore mi langue in seno.19Ecco il grido d’angoscia della figliuola del mio popolo da terra lontana: "L’Eterno non è egli più in Sion? Il suo re non è egli più in mezzo a lei?" "Perché m’hanno provocato ad ira con le loro immagini scolpite e con vanità straniere?"20"La mèsse è passata, l’estate è finita, e noi non siamo salvati".21Per la piaga della figliuola del mio popolo io son tutto affranto; sono in lutto, sono in preda alla costernazione.22Non v’è egli balsamo in Galaad? Non v’è egli colà alcun medico? Perché dunque la piaga della figliuola del mio popolo non è stata medicata?

Il capitolo 5 vers. 3 ci ha mostrato che Israele non sentiva neppur pi??colpi con cui l’Eterno aveva dovuto colpirlo. Qui vediamo che i suoi capi responsabili curano essi stessi ?b>alla leggera?la piaga del popolo e pretendono ottenere la pace che Iddio non poteva dar loro (vers. 11; 6:14). Tuttavia il balsamo di Galaad (cio?a grazia) era a loro disposizione, quanto il fedele Medico che sapeva come applicarlo (vers. 22; parag. Matteo 9:12). Vi ?ui una lezione per il credente che Dio disciplina. Se accettiamo dalla mano del Signore le prove che ci sono necessarie, lasciamo che Egli stesso bendi le piaghe ch’Egli ha permesse (Giobbe 5:18). Non tentiamo di guarirle superficialmente con le nostre proprie risorse.

Il profeta aggiunge al vers. 12: "on si vergognano affatto?.. Un’indifferenza totale riguardo al male commesso caratterizza questo povero popolo.

Vi ?n tempo favorevole per essere salvati. ?oggi. Bentosto il Signore raduner?e spighe mature della sua grande mietitura. Allora l’estate finir?Che terribile risveglio per quelli che dovranno dire: ?b>Noi non siamo salvati?

Geremia 9:1-9, 17-26
1Oh fosse pur la mia testa mutata in acqua, e fosser gli occhi miei una fonte di lacrime! Io piangerei giorno e notte gli uccisi della figliuola del mio popolo!2Oh se avessi nel deserto un rifugio da viandanti! Io abbandonerei il mio popolo e me n’andrei lungi da costoro, perché son tutti adulteri, un’adunata di traditori.3Tendono la lingua, ch’è il loro arco, per scoccar menzogne; son diventati potenti nel paese, ma non per agir con fedeltà; poiché procedono di malvagità in malvagità, e non conoscono me, dice l’Eterno.4Si guardi ciascuno dal suo amico, e nessuno si fidi del suo fratello; poiché ogni fratello non fa che ingannare, ed ogni amico va spargendo calunnie.5L’uno gabba l’altro, e non dice la verità, esercitano la loro lingua a mentire, s’affannano a fare il male.6La tua dimora è la malafede; ed è per malafede che costoro rifiutano di conoscermi, dice l’Eterno.7Perciò, così parla l’Eterno degli eserciti: Ecco, io li fonderò nel crogiuolo per saggiarli; poiché che altro farei riguardo alla figliuola del mio popolo?8La loro lingua è un dardo micidiale; essa non dice che menzogne; con la bocca ognuno parla di pace al suo prossimo, ma nel cuore gli tende insidie.9Non li punirei io per queste cose? dice l’Eterno; e l’anima mia non si vendicherebbe d’una simile nazione?
17Così parla l’Eterno degli eserciti: Pensate a chiamare delle piagnone, e ch’esse vengano! Mandate a cercare le più avvedute e ch’esse vengano18e s’affrettino a fare un lamento su noi, sì che i nostri occhi si struggano in lacrime, e l’acqua fluisca dalle nostre palpebre.19Poiché una voce di lamento si fa udire da Sion: "Come siamo devastati! Siamo coperti di confusione perché dobbiamo abbandonare il paese, ora che hanno abbattuto le nostre dimore".20Donne, ascoltate la parola dell’Eterno, e i vostri orecchi ricevan la parola della sua bocca! Insegnate alle vostre figliuole del lamenti, e ognuna insegni alla sua compagna de’ canti funebri!21Poiché la morte è salita per le nostre finestre, è entrata nei nostri palazzi per far sparire i bambini dalle strade e i giovani dalle piazze.22Di’: Così parla l’Eterno: I cadaveri degli uomini giaceranno come letame sull’aperta campagna, come una mannella che il mietitore si lascia dietro e che nessuno raccoglie.23Così parla l’Eterno: Il savio non si glori della sua saviezza, il forte non si glori della sua forza, il ricco non si glori della sua ricchezza;24ma chi si gloria si glori di questo: che ha intelligenza e conosce me, che sono l’Eterno, che esercita la benignità, il diritto e la giustizia sulla terra; perché di queste cose mi compiaccio, dice l’Eterno.25Ecco, i giorni vengono, dice l’Eterno, ch’io punirò tutti i circoncisi che sono incirconcisi:26l’Egitto, Giuda, Edom, i figliuoli di Ammon, Moab, e tutti quelli che si tagliano i canti della barba, e abitano nel deserto; poiché tutte le nazioni sono incirconcise, e tutta la casa d’Israele e incirconcisa di cuore.

Ahim?come al tempo di Geremia, il popolo di Dio conta oggi molti feriti a morte (vers. 1 versione corretta). Se ne conosciamo, portiamoli al gran Medico che ha il potere di guarirli (cap. 8:22).

Questo cap. 9 esprime l’indicibile dolore del profeta. Parlare severamente a questo popolo non gl’impedisce d’essere eccessivamente afflitto a suo riguardo. Egli soffre certamente pensando allo stato d’Israele e al castigo che lo minaccia, ma soprattutto a causa del disonore gettato sul nome dell’Eterno. Se amassimo di pi?? Signore, saremmo anche pi??tristati constatando l’ingratitudine e l’indifferenza che, tanto sovente, rispondono al suo amore.

Meditiamo sugl’importanti versetti 23 e 24 (citati in 1 Corinzi 1:31). ?proprio della natura di ciascuno l’essere orgoglioso delle proprie capacit? il vantarsi di quel che si possiede. Lo sportivo far?alere le sue prodezze, i suoi muscoli e la sua agilit?il buon alunno i suoi successi scolastici; l’automobilista, la sua vettura pi??tente di quella del vicino. Ebbene, la sola cosa di cui Dio ci permetta di gloriarci ?i conoscerLo (Salmo 20:7; 2 Corinzi 10:17). Apprezziamo noi, secondo il suo giusto valore, la nostra relazione col Signore Ges??vvero ci accade forse talvolta di vergognarcene?

Geremia 10:1-25
1Ascoltate la parola che l’Eterno vi rivolge, o casa d’Israele!2Così parla l’Eterno: Non imparate a camminare nella via delle nazioni, e non abbiate paura de’ segni del cielo, perché sono le nazioni quelle che ne hanno paura.3Poiché i costumi dei popoli sono vanità; giacché si taglia un albero nella foresta e le mani dell’operaio lo lavorano con l’ascia;4lo si adorna d’argento e d’oro, lo si fissa con chiodi e coi martelli perché non si muova.5Cotesti dèi son come pali in un orto di cocomeri, e non parlano; bisogna portarli, perché non posson camminare. Non li temete! perché non possono fare alcun male, e non è in loro potere di far del bene.6Non v’è alcuno pari a te, o Eterno; tu sei grande, e grande in potenza è il tuo nome.7Chi non ti temerebbe, o re delle nazioni? Poiché questo t’è dovuto; giacché fra tutti i savi delle nazioni e in tutti i loro regni non v’è alcuno pari a te.8Ma costoro tutti insieme sono stupidi e insensati; non è che una dottrina di vanità; non è altro che legno;9argento battuto in lastre portato da Tarsis, oro venuto da Ufaz, opera di scultore e di man d’orefice; son vestiti di porpora e di scarlatto, son tutti lavoro d’abili artefici.10Ma l’Eterno è il vero Dio, egli è l’Iddio vivente, e il re eterno; per l’ira sua trema la terra, e le nazioni non posson reggere dinanzi al suo sdegno.11Così direte loro: "Gli dèi che non han fatto i cieli e la terra, scompariranno di sulla terra e di sotto il cielo".12Egli, con la sua potenza, ha fatto la terra; con la sua sapienza ha stabilito fermamente il mondo; con la sua intelligenza ha disteso i cieli.13Quando fa udire la sua voce v’è un rumor d’acque nel cielo; ei fa salire i vapori dalle estremità della terra, fa guizzare i lampi per la pioggia e trae il vento dai suoi serbatoi;14ogni uomo allora diventa stupido, privo di conoscenza; ogni orafo ha vergogna delle sue immagini scolpite; perché le sue immagini fuse sono una menzogna, e non v’è soffio vitale in loro.15Sono vanità, lavoro d’inganno; nel giorno del castigo, periranno.16A loro non somiglia Colui ch’è la parte di Giacobbe; perché Egli è quel che ha formato tutte le cose, e Israele è la tribù della sua eredità. Il suo nome è l’Eterno degli eserciti.17Raccogli da terra il tuo bagaglio, o tu che sei cinta d’assedio!18Poiché così parla l’Eterno: Ecco, questa volta io lancerò lontano gli abitanti del paese, e li stringerò da presso affinché non isfuggano.19Guai a me a motivo della mia ferita! La mia piaga è dolorosa; ma io ho detto: "Questo è il mio male, e lo devo sopportare".20Le mie tende son guaste, e tutto il mio cordame è rotto; i miei figliuoli sono andati lungi da me e non sono più; non v’è più alcuno che stenda la mia tenda, che drizzi i miei padiglioni.21Perché i pastori sono stati stupidi, e non hanno cercato l’Eterno; perciò non hanno prosperato, e tutto il loro gregge è stato disperso.22Ecco, un rumore giunge, un gran tumulto arriva dal paese del settentrione, per ridurre le città di Giuda in desolazione, in un ricetto di sciacalli.23O Eterno, io so che la via dell’uomo non è in suo potere, e che non è in poter dell’uomo che cammina il dirigere i suoi passi.24O Eterno, correggimi, ma con giusta misura; non nella tua ira, che tu non abbia a ridurmi a poca cosa!25Riversa la tua ira sulle nazioni che non ti conoscono, e sui popoli che non invocano il tuo nome; poiché hanno divorato Giacobbe; sì, lo hanno divorato, l’han consumato, han desolato la sua dimora.

Se esistono un antico sentiero e una buona strada di cui dobbiamo informarci (cap. 6:16), vi ?n’altra via da cui dobbiamo guardarci: quella delle nazioni (vers. 2), vale a dire del mondo. Infatti, tutti i nostri contatti con questo mondo tendono ad impregnarci dei suoi modi di vivere e di pensare. Non possiamo evidentemente sottrarci a questi contatti, e gli studenti vi sono senza dubbio pi??rticolarmente esposti. Ma non abbiamo alcuna curiosit?almeno, n?lcun desiderio di diventare sapienti riguardo a quelle ?ose che sono nel mondo?(1 Giovanni 2:15). Diffidiamo di certe compagnie, di certi libri, pronti ad istruirci in quella pericolosa via. Non ignoriamo ove essa conduce quelli che la seguono.

Ci??e caratterizzava le nazioni al tempo di Geremia (come anche il mondo attuale) era il servizio degli idoli. Iddio dichiara quel che ne pensa e lo fa dire a quelle nazioni al vers. 11 nella loro propria lingua (questo versetto ?critto in arameo).

Il vers. 23 ci ricorda una doppia verit?Il giorno di domani non ci appartiene per disporne (Giacomo 4:13). E noi non siamo capaci di dirigere i nostri passi. Geremia sapeva ci?? voi, l’avete appreso?

Geremia 11:1-23
1La parola che fu rivolta a Geremia da parte dell’Eterno, in questi termini:2"Ascoltate le parole di questo patto, e parlate agli uomini di Giuda e agli abitanti di Gerusalemme!3Di’ loro: Così parla l’Eterno, l’Iddio d’Israele: Maledetto l’uomo che non ascolta le parole di questo patto,4che io comandai ai vostri padri il giorno che li feci uscire dal paese d’Egitto, dalla fornace di ferro, dicendo: Ascoltate la mia voce e fate tutto quello che vi comanderò, e voi sarete mio popolo e io sarò vostro Dio,5affinché io possa mantenere il giuramento che feci ai vostri padri, di dar loro un paese dove scorre il latte e il miele, come oggi vedete ch’esso è". Allora io risposi: "Amen, o Eterno!"6L’Eterno mi disse: "Proclama tutte queste parole nelle città di Giuda e per le strade di Gerusalemme, dicendo: Ascoltate le parole di questo patto, e mettetele ad effetto!7Poiché io ho scongiurato i vostri padri dal giorno che li trassi fuori dal paese d’Egitto fino a questo giorno, li ho scongiurati fin dal mattino, dicendo: Ascoltate la mia voce!8Ma essi non l’hanno ascoltata, non hanno prestato orecchio, e hanno camminato, seguendo ciascuno la caparbietà del loro cuore malvagio; perciò io ho fatto venir su loro tutto quello che avevo detto in quel patto che io avevo comandato loro d’osservare, e ch’essi non hanno osservato".9Poi l’Eterno mi disse: "Esiste una congiura fra gli uomini di Giuda e fra gli abitanti di Gerusalemme.10Son tornati alle iniquità dei loro padri antichi, i quali ricusarono di ascoltare le mie parole; e sono andati anch’essi dietro ad altri dèi, per servirli; la casa d’Israele e la casa di Giuda hanno rotto il patto, che io avevo fatto coi loro padri.11Perciò, così parla l’Eterno: Ecco, io faccio venir su loro una calamità, alla quale non potranno sfuggire. Essi grideranno a me, ma io non li ascolterò.12Allora le città di Giuda e gli abitanti di Gerusalemme andranno a gridare agli dèi ai quali offron profumi; ma essi non li salveranno, nel tempo della calamità!13Poiché, o Giuda, tu hai tanti dèi quante sono le tue città; e quante sono le strade di Gerusalemme, tanti altari avete eretti all’infamia, altari per offrir profumi a Baal.14E tu non pregare per questo popolo, non ti mettere a gridare né a far supplicazioni per loro; perché io non li esaudirò quando grideranno a me a motivo della calamità che li avrà colpiti.15Che ha da fare l’amato mio nella mia casa? Delle scelleratezze? Forse che dei voti e della carne consacrata allontaneranno da te la calamità perché tu possa rallegrarti?16L’Eterno t’aveva chiamato "Ulivo verdeggiante, adorno di bei frutti". Al rumore di un gran tumulto, egli v’appicca il fuoco e i rami ne sono infranti.17L’Eterno degli eserciti che t’avea piantato pronunzia del male contro di te, a motivo della malvagità commessa a loro danno dalla casa d’Israele e dalla casa di Giuda allorché m’hanno provocato ad ira, offrendo profumi a Baal".18L’Eterno me l’ha fatto sapere, ed io l’ho saputo; allora tu m’hai mostrato le loro azioni.19Io ero come un docile agnello che si mena al macello; io non sapevo che ordissero macchinazioni contro di me dicendo: Distruggiamo l’albero col suo frutto e sterminiamolo dalla terra de’ viventi; affinché il suo nome non sia più ricordato".20Ma, o Eterno degli eserciti, giusto giudice, che scruti le reni ed il cuore, io vedrò la tua vendetta su di loro, poiché a te io rimetto la mia causa.21Perciò, così parla l’Eterno riguardo a que’ di Anatoth, che cercan la tua vita e dicono: "Non profetare nel nome dell’Eterno, se non vuoi morire per le nostre mani";22perciò, così parla l’Eterno degli eserciti: Ecco, io sto per punirli; i giovani morranno per la spada, i loro figliuoli e le loro figliuole morranno di fame;23e non resterà di loro alcun residuo; poiché io farò venire la calamità su quei d’Anatoth, l’anno in cui li visiterò.

Sotto il regno di Giosia, Hilkia il sacerdote, padre di Geremia (cap. 1:1) aveva ritrovato il libro della legge durante dei lavori intrapresi nel tempio. Questo libro comprendeva il Deuteronomio ove tutte le conseguenze dell’inosservanza del patto erano annunziate nel suo terribile capitolo 28 (in particolare al vers. 69). Colto di spavento, Giosia si era affrettato in nome del popolo di rinnovare questo patto (2 Re 22:8...; 23:1-3). Purtroppo, il nostro capitolo ci mostra come questo sia stato violato! Non c’?i??medio. Iddio chiude d’ora innanzi l’orecchio alle preghiere e ingiunge a Geremia di non intercedere pi??r il popolo (vers. 14 e cap. 7:16).

Riguardo a noi, figliuoli di Dio, siamo invece esortati a pregare incessantemente e in ogni tempo (1 Tessalonicesi 5:17; Efesini 6:18). Il Padre stesso ci ama e riceve la nostra preghiera (Giovanni 16:26).

Geremia ?l rappresentante d’un residuo fedele, che soffre di questo stato di cose. Ma i nostri sguardi si volgono sopra uno pi??ande di lui: l’Agnello, pieno di dolcezza, contro il quale si sono fatti dei complotti per ucciderlo (vers. 19; paragonare Genesi 37:18 e anche Luca 10:3).

Geremia 12:1-17
1Tu sei giusto, o Eterno, quand’io contendo teco; nondimeno io proporrò le mie ragioni: Perché prospera la via degli empi? Perché son tutti a loro agio quelli che procedono perfidamente?2Tu li hai piantati, essi hanno messo radice, crescono ed anche portano frutto; tu sei vicino alla loro bocca, ma lontano dal loro interiore.3E tu, o Eterno, tu mi conosci, tu mi vedi, tu provi qual sia il mio cuore verso di te. Trascinali al macello come pecore, e preparali per il giorno del massacro!4Fino a quando farà cordoglio il paese, e si seccherà l’erba di tutta la campagna? Per la malvagità degli abitanti, le bestie e gli uccelli sono sterminati. Poiché quelli dicono: "Egli non vedrà la nostra fine".5Se, correndo con de’ pedoni, questi ti stancano, come potrai lottare coi cavalli? E se non ti senti al sicuro che in terra di pace, come farai quando il Giordano sarà gonfio?6Perché perfino i tuoi fratelli e la casa di tuo padre ti tradiscono; anch’essi ti gridan dietro a piena voce; non li credere quando ti diranno delle buone parole.7Io ho lasciato la mia casa, ho abbandonato la mia eredità; ho dato quello che l’anima mia ha di più caro, nelle mani de’ suoi nemici.8La mia eredità è divenuta per me come un leone nella foresta; ha mandato contro di me il suo ruggito; perciò io l’ho odiata.9La mia eredità è stata per me come l’uccello rapace screziato; gli uccelli rapaci si gettan contro di lei da ogni parte. Andate, radunate tutte le bestie della campagna, fatele venire a divorare!10Molti pastori guastano la mia vigna, calpestano la porzione che m’è toccata, riducono la mia deliziosa porzione in un deserto desolato.11La riducono in una desolazione; e, tutta desolata, fa cordoglio dinanzi a me; tutto il paese è desolato, perché nessuno lo prende a cuore.12Su tutte le alture del deserto giungono devastatori, perché la spada dell’Eterno divora il paese da un’estremità all’altra; nessuna carne ha pace.13Han seminato grano, e raccolgono spine; si sono affannati senz’alcun profitto. Vergognatevi di ciò che raccogliete a motivo dell’ardente ira dell’Eterno!14Così parla l’Eterno contro tutti i miei malvagi vicini, che toccano l’eredità ch’io ho data a possedere al mio popolo d’Israele: Ecco, io li svellerò dal loro paese, svellerò la casa di Giuda di fra loro;15ma, dopo che li avrò divelti, avrò di nuovo compassione di loro, e li ricondurrò ciascuno nella sua eredità, ciascuno nel suo paese.16E se pure imparano le vie del mio popolo e a giurare per il mio nome dicendo: "l’Eterno vive", come hanno insegnato al mio popolo a giurare per Baal, saranno saldamente stabiliti in mezzo al mio popolo.17Ma, se non dànno ascolto, io svellerò quella nazione; la svellerò e la distruggerò, dice l’Eterno.

Questo cap. 12 ci riferisce un colloquio dell’Eterno con Geremia. Questa volta non si tratta d’una preghiera del profeta in favore d’Israele, ma delle dolorose domande che egli ha sul cuore e che espone a Dio nell’amarezza dell’anima sua. Gli uomini della citt?i Anatoth, suoi concittadini, erano giunti al punto di minacciarlo di morte se non avesse taciuto (cap. 11:21). Il versetto 6 ci fa sapere che la stessa famiglia di Geremia aveva agito perfidamente a suo riguardo e gridato contro lui ? piena voce?(parag. Luca 4:24-26). C’era di che perder coraggio. Ma l’Eterno comprende il turbamento del suo servitore. E gli spiega ci??’Egli ?bbligato di fare: lasciare il tempio contaminato, abbandonare Israele, Sua eredit? darlo nelle mani dei suoi nemici (vers. 7). Si pu??maginare quali siano i sentimenti di Dio prendendo tali decisioni. Per farceli valutare, Egli adopera per parlare del suo popolo l’espressione pi??mmovente: _uello che l’anima mia ha di pi??ro?

Le nazioni agivano da cattivi vicini; esse ne subiranno le conseguenze. Tuttavia Iddio aveva ancora in riserva delle benedizioni per Israele e anche per quelle nazioni se esse avessero voluto imparare le sue vie.

Geremia 13:1-27
1Così mi ha detto l’Eterno: "Va’, còmprati una cintura di lino, mettitela sui fianchi, ma non la porre nell’acqua".2Così io comprai la cintura, secondo la parola dell’Eterno, e me la misi sui fianchi.3E la parola dell’Eterno mi fu indirizzata per la seconda volta, in questi termini:4"Prendi la cintura che hai comprata e che hai sui fianchi; va’ verso l’Eufrate, e quivi nascondila nella fessura d’una roccia".5E io andai, e la nascosi presso l’Eufrate, come l’Eterno mi aveva comandato.6Dopo molti giorni l’Eterno mi disse: "Lèvati, va’ verso l’Eufrate, e togli di là la cintura, che io t’avevo comandato di nascondervi".7E io andai verso l’Eufrate, e scavai, e tolsi la cintura dal luogo dove l’avevo nascosta; ed ecco, la cintura era guasta, e non era più buona a nulla.8Allora la parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini:9Così parla l’Eterno: "In questo modo io distruggerò l’orgoglio di Giuda e il grande orgoglio di Gerusalemme,10di questo popolo malvagio che ricusa di ascoltare le mie parole, che cammina seguendo la caparbietà del suo cuore, e va dietro ad altri dèi per servirli e per prostrarsi dinanzi a loro; esso diventerà come questa cintura, che non è più buona a nulla.11Poiché, come la cintura aderisce ai fianchi dell’uomo, così io avevo strettamente unita a me tutta la casa d’Israele e tutta la casa di Giuda, dice l’Eterno, perché fossero mio popolo, mia fama, mia lode, mia gloria; ma essi non han voluto dare ascolto.12Tu dirai dunque loro questa parola: Così parla l’Eterno, l’Iddio d’Israele: "Ogni vaso sarà riempito di vino"; e quando essi ti diranno: "Non lo sappiamo noi che ogni vaso si riempie di vino?"13Allora tu di’ loro: Così parla l’Eterno: Ecco, io empirò d’ebbrezza tutti gli abitanti di questo paese, i re che seggono sul trono di Davide, i sacerdoti, i profeti, e tutti gli abitanti di Gerusalemme.14Li sbatterò l’uno contro l’altro, padri e figli assieme, dice l’Eterno; io non risparmierò alcuno; nessuna pietà, nessuna compassione m’impedirà di distruggerli.15Ascoltate, porgete orecchio! non insuperbite, perché l’Eterno parla.16Date gloria all’Eterno, al vostro Dio, prima ch’ei faccia venir le tenebre, e prima che i vostri piedi inciampino sui monti avvolti nel crepuscolo, e voi aspettiate la luce ed egli ne faccia un’ombra di morte, e la muti in oscurità profonda.17Ma se voi non date ascolto, l’anima mia piangerà in segreto, a motivo del vostro orgoglio, gli occhi miei piangeranno dirottamente, si scioglieranno in lacrime, perché il gregge dell’Eterno sarà menato in cattività.18Di’ al re e alla regina: "Sedetevi in terra! perché la vostra gloriosa corona vi cade di testa".19Le città del mezzogiorno sono chiuse, e non v’è più chi le apra; tutto Giuda è menato in cattività, è menato in esilio tutto quanto.20Alzate gli occhi, e guardate quelli che vengono dal settentrione; dov’è il gregge, il magnifico gregge, che t’era stato dato?21Che dirai tu quand’Egli ti punirà? Ma tu stessa hai insegnato ai tuoi amici a dominar su te. Non ti piglieranno i dolori, come piglian la donna che sta per partorire?22E se tu dici in cuor tuo: "Perché m’avvengon queste cose?" Per la grandezza della tua iniquità i lembi della tua veste ti son rimboccati, e i tuoi calcagni sono violentemente scoperti.23Un moro può egli mutar la sua pelle o un leopardo le sue macchie? Allora anche voi, abituati come siete a fare il male, potrete fare il bene?24E io li disperderò, come stoppia portata via dal vento del deserto.25E’ questa la tua sorte, la parte ch’io ti misuro, dice l’Eterno, perché tu m’hai dimenticato, e hai riposto la tua fiducia nella menzogna.26E io pure ti rovescerò i lembi della veste sul viso, sì che si vegga la tua vergogna.27Io ho visto le tue abominazioni, i tuoi adulteri, i tuoi nitriti, l’infamia della tua prostituzione sulle colline e per i campi. Guai a te, o Gerusalemme! Quando avverrà mai che tu ti purifichi?"

L’Eterno d?n segno a Geremia: quella cintura ch’egli deve prima portare su di s?enza mai lavarla; poi andare a nasconderla verso l’Eufrate a pi?? 400 kilometri; infine andare a toglierla di l?er constatare che non ?b>pi??ona a nulla. Poi gliene spiega la portata. La cintura ?n ornamento; ha il suo posto presso il cuore; inoltre faceva parte del vestimento sacerdotale (Esodo 28:40; e Geremia era precisamente un sacerdote). Cos?ddio si era strettamente affezionato questo popolo che doveva rivelare la Sua gloria e servirLo. Ma l’orgoglio e il culto degli idoli avevano reso Gerusalemme e Giuda tanto contaminati e inutili come una cintura guasta. Come questa, essi saranno trasportati sulle rive dell’Eufrate, a Babilonia (fine del vers. 19). Eccetto che essi s’umiliino, e il re e la regina sono invitati a dare l’esempio. Il vers. 23 ci ricorda che il peccato marca l’uomo in modo indelebile. Non possiamo liberarcene pi?? quanto un Africano sia in grado di schiarire la sua pelle o un leopardo di cancellare le sue macchie. Ma, in virt??l sangue di Ges??ddio pu??gliere i peccati e dare un cuore nuovo. ?ci??e avvenne precisamente ad un Etiopo di cui il cap. 8 degli Atti ci narra la conversione.

Geremia 14:1-22
1La parola dell’Eterno che fu rivolta a Geremia in occasione della siccità.2Giuda è in lutto, e le assemblee delle sue porte languiscono, giacciono per terra in abito lugubre; il grido di Gerusalemme sale al cielo.3I nobili fra loro mandano i piccoli a cercar dell’acqua; e questi vanno alle cisterne, non trovano acqua, e tornano coi loro vasi vuoti; sono pieni di vergogna, di confusione, e si coprono il capo.4Il suolo e costernato perché non v’è stata pioggia nel paese; i lavoratori sono pieni di confusione e si coprono il capo.5Perfino la cerva nella campagna figlia, e abbandona il suo parto perché non v’è erba;6e gli onàgri si fermano sulle alture, aspirano l’aria come gli sciacalli; i loro occhi sono spenti, perché non c’è verdura.7O Eterno, se le nostre iniquità testimoniano contro di noi, opera per amor del tuo nome; poiché le nostre infedeltà son molte; noi abbiam peccato contro di te.8O speranza d’Israele, suo salvatore in tempo di distretta, perché saresti nel paese come un forestiero, come un viandante che vi si ferma per passarvi la notte?9Perché saresti come un uomo sopraffatto, come un prode che non può salvare? Eppure, o Eterno, tu sei in mezzo a noi, e il tuo nome è invocato su noi; non ci abbandonare!10Così parla l’Eterno a questo popolo: Essi amano andar vagando; non trattengono i loro piedi; perciò l’Eterno non li gradisce, si ricorda ora della loro iniquità, e punisce i loro peccati.11E l’Eterno mi disse: "Non pregare per il bene di questo popolo.12Se digiunano, non ascolterò il loro grido; se fanno degli olocausti e delle offerte, non li gradirò; anzi io sto per consumarli con la spada, con la fame, con la peste".13Allora io dissi: "Ah, Signore, Eterno! ecco, i profeti dicon loro: Voi non vedrete la spada, né avrete mai la fame; ma io vi darò una pace sicura in questo luogo".14E l’Eterno mi disse: "Que’ profeti profetizzano menzogne nel mio nome; io non li ho mandati, non ho dato loro alcun ordine, e non ho parlato loro; le profezie che vi fanno sono visioni menzognere, divinazione, vanità, imposture del loro proprio cuore.15Perciò così parla l’Eterno riguardo ai profeti che profetano nel mio nome benché io non li abbia mandati, e dicono: Non vi sarà né spada né fame in questo paese; que’ profeti saranno consumati dalla spada e dalla fame;16e quelli ai quali essi profetizzano saranno gettati per le vie di Gerusalemme morti di fame e di spada, essi, le loro mogli, i loro figliuoli e le loro figliuole, né vi sarà chi dia loro sepoltura; e riverserò su loro la loro malvagità".17Di’ loro dunque questa parola: Struggansi gli occhi miei in lacrime giorno e notte, senza posa; poiché la vergine figliuola del mio popolo è stata fiaccata in modo straziante, ha ricevuto un colpo tremendo.18Se esco per i campi, ecco degli uccisi per la spada; se entro in città, ecco i languenti per fame; perfino il profeta, perfino il sacerdote vanno a mendicare in un paese che non conoscono.19Hai tu dunque reietto Giuda? Ha l’anima tua preso in disgusto Sion? Perché ci colpisci senza che ci sia guarigione per noi? Noi aspettavamo la pace, ma nessun bene giunge; aspettavamo un tempo di guarigione, ed ecco il terrore.20O Eterno, noi riconosciamo la nostra malvagità, l’iniquità dei nostri padri; poiché noi abbiam peccato contro di te.21Per amor del tuo nome, non disdegnare, non disonorare il trono della tua gloria; ricordati del tuo patto con noi; non lo annullare!22Fra gl’idoli vani delle genti, ve n’ha egli che possan far piovere? O è forse il cielo che dà gli acquazzoni? Non sei tu, o Eterno, tu, l’Iddio nostro? Perciò noi speriamo in te, poiché tu hai fatto tutte queste cose.

Iddio parla ad Israele, non soltanto per mezzo di Geremia, ma anche mandandogli la siccit?b> e la carestia. Il profeta confessa le iniquit?el suo popolo e supplica l’Eterno per lui, ma purtroppo ?olo a farlo. Nel suo amore per questo popolo, non pu??solversi a non pi??egare per lui. Non ha nessun argomento da far valere in suo favore. Allora egli domanda: ?b>Opera per amor del tuo nome?(vers. 7 e 21). Ed ?uesto il motivo pi??evato per chiedere a Dio d’intervenire. Da parte nostra tutto ?iseria. Che cosa possiamo invocare per fare agire il braccio di Dio? Una sola cosa: il nome di Ges??>. Egli stesso ce ne ha rivelato il meraviglioso potere (Giovanni 15:16). Il Padre non pu??r a meno che rispondere alle preghiere che Gli sono indirizzate in questo Nome ch’Egli ama. E ?e confessiamo i nostri peccati, Egli ?edele e giusto — verso Ges??stro perfetto Salvatore — da rimetterci i peccati e purificarci da ogni iniquit?(1 Giovanni 1:19).

I versetti 10 a 19 parlano dei falsi profeti che assicurano il popolo con menzogne. Subiranno essi stessi, con quelli che li ascoltano, il castigo a cui hanno rifiutato di credere (vers. 15).

Geremia 15:1-21
1Ma l’Eterno mi disse: "Quand’anche Mosè e Samuele si presentassero davanti a me, l’anima mia non si piegherebbe verso questo popolo; caccialo via dalla mia presenza, e ch’ei se ne vada!2E se pur ti dicono: Dove ce ne andremo? tu risponderai loro: Così dice l’Eterno: Alla morte, i destinati alla morte; alla spada, i destinati alla spada; alla fame, i destinati alla fame; alla cattività, i destinati alla cattività.3Io manderò contro di loro quattro specie di flagelli, dice l’Eterno: la spada, per ucciderli; i cani, per trascinarli; gli uccelli del cielo e le bestie della terra, per divorarli e per distruggerli.4E farò sì che saranno agitati per tutti i regni della terra, a cagione di Manasse, figliuolo di Ezechia, re di Giuda, e di tutto quello ch’egli ha fatto in Gerusalemme.5Poiché chi avrebbe pietà di te, o Gerusalemme? Chi ti compiangerebbe? Chi s’incomoderebbe per domandarti come stai?6Tu m’hai respinto, dice l’Eterno; ti sei tirata indietro; perciò io stendo la mano contro di te, e ti distruggo; sono stanco di pentirmi.7Io ti ventolo col ventilabro alle porte del paese, privo di figli il mio popolo, e lo faccio perire, poiché non si converte dalle sue vie.8Le sue vedove son più numerose della rena del mare; io faccio venire contro di loro, contro la madre de’ giovani, un nemico che devasta in pien mezzodì; faccio piombar su lei, a un tratto, angoscia e terrore.9Colei che avea partorito sette figliuoli è languente, esala lo spirito; il suo sole tramonta mentr’è giorno ancora; è coperta di vergogna, di confusione; e il rimanente di loro io lo do in balìa della spada de’ loro nemici, dice l’Eterno".10Me infelice! o madre mia, poiché m’hai fatto nascere uomo di lite e di contesa per tutto il paese! Io non do né prendo in imprestito, e nondimeno tutti mi maledicono.11L’Eterno dice: Per certo, io ti riserbo un avvenire felice; io farò che il nemico ti rivolga supplicazioni nel tempo dell’avversità, nel tempo dell’angoscia.12Il ferro potrà esso spezzare il ferro del settentrione ed il rame?13Le tue facoltà e i tuoi tesori io li darò gratuitamente come preda, a cagione di tutti i tuoi peccati, e dentro tutti i tuoi confini.14E li farò passare coi tuoi nemici in un paese che non conosci; perché un fuoco s’è acceso nella mia ira, che arderà contro di voi.15Tu sai tutto, o Eterno; ricordati di me, visitami, e vendicami de’ miei persecutori; nella tua longanimità, non mi portar via! riconosci che per amor tuo io porto l’obbrobrio.16Tosto che ho trovato le tue parole, io le ho divorate; e le tue parole sono state la mia gioia, l’allegrezza del mio cuore, perché il tuo nome è invocato su me, o Eterno, Dio degli eserciti.17Io non mi son seduto nell’assemblea di quelli che ridono, e non mi son rallegrato, ma per cagion della tua mano mi son seduto solitario, perché tu mi riempivi d’indignazione.18Perché il mio dolore è desso perpetuo, e la mia piaga, incurabile, ricusa di guarire? Vuoi tu essere per me come una sorgente fallace, come un’acqua che non dura?19Perciò, così parla l’Eterno: Se tu torni a me, io ti ricondurrò, e tu ti terrai dinanzi a me; e se tu separi ciò ch’è prezioso da ciò ch’è vile, tu sarai come la mia bocca; ritorneranno essi a te, ma tu non tornerai a loro.20Io ti farò essere per questo popolo un forte muro di rame; essi combatteranno contro di te, ma non potranno vincerti, perché io sarò teco per salvarti e per liberarti, dice l’Eterno.21(H15-20) E ti libererò dalla mano de’ malvagi, e ti redimerò dalla mano de’ violenti.

Ancora una volta l’Eterno dichiara a Geremia ch’Egli non pu??adire la sua intercessione. Mos? Samuele stessi, di cui conosciamo la vita di preghiera e l’amore per Israele, non potrebbero far pi??lla nello stato attuale di questo povero popolo (vedere Salmo 99:6). Geremia ?ull’orlo della disperazione (vers. 10). Prende Dio a testimonio della sua fedelt??osto che ho trovato le tue parole, io le ho divorate? Infatti il libro della legge era stato ritrovato nel tempio e il giovane sacerdote ne aveva fatto la sua gioia. Figliuoli di Dio, troviamo noi tutti i giorni nella Bibbia il cibo dell’anima nostra e ad un tempo la gioia del nostro cuore? Paolo ricordava a Timoteo che un buon servitore del Cristo Ges??ve essere nutrito delle parole della fede e della buona dottrina (1 Timoteo 4:6).

L’Eterno incoraggia il suo fedele, ma timoroso testimonio, che, per Lui, ?orta l’obbrobrio?(vers. 15; Salmo 69:7), e gli promette di liberarlo. Lo invita a separare ci??e ?b>prezioso da ci??e ?ile, come Lui stesso fa (vers. 19). Un discepolo di Ges?? riconosce da questo. La sua coscienza ?elicata per discernere il bene e praticarlo, per giudicare il male e separarsene (parag. anche Giacomo 3:10 a 12).

Geremia 16:1-21
1La parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini:2Non ti prender moglie e non aver figliuoli né figliuole in questo luogo.3Poiché così parla l’Eterno riguardo ai figliuoli e alle figliuole che nascono in questo paese, e alle madri che li partoriscono, e ai padri che li generano in questo paese:4Essi morranno consunti dalle malattie, non saranno rimpianti, e non avranno sepoltura; serviranno di letame sulla faccia del suolo; saranno consumati dalla spada e dalla fame, e i loro cadaveri saran pasto agli uccelli del cielo, e alle bestie della terra.5Poiché così parla l’Eterno: Non entrare nella casa del lutto, non andare a far cordoglio con loro né a compiangerli, perché, dice l’Eterno, io ho ritirato da questo popolo la mia pace, la mia benignità, la mia compassione.6Grandi e piccoli morranno in questo paese; non avranno sepoltura, non si farà cordoglio per loro, nessuno si farà incisioni addosso o si raderà per loro;7non si romperà per loro il pane del lutto per consolarli d’un morto, e non si offrirà loro a bere la coppa della consolazione per un padre o per una madre.8Parimente non entrare in alcuna casa di convito per sederti con loro a mangiare ed a bere.9Poiché così parla l’Eterno degli eserciti, l’Iddio d’Israele: Ecco, io farò cessare in questo luogo, davanti ai vostri occhi, ai giorni vostri, il grido di gioia, il grido d’allegrezza, la voce dello sposo e la voce della sposa.10E avverrà che quando tu annunzierai a questo popolo tutte queste cose, essi ti diranno: Perché l’Eterno ha egli pronunziato contro di noi tutta questa grande calamità? Qual è la nostra iniquità? Qual è il peccato che abbiam commesso contro l’Eterno, il nostro Dio?11Allora tu risponderai loro: "Perché i vostri padri m’hanno abbandonato, dice l’Eterno, sono andati dietro ad altri dèi, li hanno serviti e si son prostrati dinanzi a loro, hanno abbandonato me e non hanno osservato la mia legge.12E voi avete fatto anche peggio de’ vostri padri; perché, ecco, ciascuno cammina seguendo la caparbietà del suo cuore malvagio, per non dare ascolto a me;13perciò io vi caccerò da questo paese in un paese che né voi né i vostri padri avete conosciuto; e quivi servirete giorno e notte ad altri dèi, perché io non vi farò grazia di sorta".14Perciò, ecco, i giorni vengono, dice l’Eterno, che non si dirà più: "L’Eterno è vivente, egli che trasse i figliuoli d’Israele fuori del paese d’Egitto",15ma: "L’Eterno è vivente, egli che ha tratto i figliuoli d’Israele fuori del paese del settentrione e di tutti gli altri paesi ne’ quali egli li aveva cacciati"; e io li ricondurrò nel loro paese, che avevo dato ai loro padri.16Ecco, io mando gran numero di pescatori a pescarli, dice l’Eterno; e poi manderò gran numero di cacciatori a dar loro la caccia sopra ogni monte, sopra ogni collina e nelle fessure delle rocce.17Poiché i miei occhi sono su tutte le loro vie; esse non sono nascoste d’innanzi alla mia faccia, e la loro iniquità non rimane occulta agli occhi miei.18E prima darò loro al doppio la retribuzione della loro iniquità e del loro peccato, perché hanno profanato il mio paese, con quei cadaveri che sono i loro idoli esecrandi, ed hanno empito la mia eredità delle loro abominazioni.19O Eterno, mia forza, mia fortezza, e mio rifugio nel giorno della distretta! A te verranno le nazioni dalle estremità della terra, e diranno: "I nostri padri non hanno ereditato che menzogne, vanità, e cose che non giovano a nulla".20L’uomo si farebbe egli degli dèi? Ma già cotesti non sono dèi.21Perciò, ecco, io farò loro conoscere, questa volta farò loro conoscere la mia mano e la mia potenza; e sapranno che il mio nome è l’Eterno.

Poich?eremia stesso ?b>prezioso agli occhi dell’Eterno, ?nvitato ora a tenersi separato da ci??e ?b>vile (cap. 15:19), cio?a quel popolo malvagio. Ricordiamo una volta di pi??rsquo;esortazione cos?mportante: ?i ritiri dall’iniquit?chiunque nomina il nome del Signore?(2 Timoteo 2:19). Non si potrebbe d’altronde mescolarsi al male e rendere ad un tempo testimonianza a quelli che lo praticano. Iddio non permette neppure al giovane profeta di fondarsi un focolare in un tale luogo. Tutto questo per mostrare che non pu????servi felicit?omestica n?istemazione durevole in Gerusalemme alla vigilia del giudizio che la minaccia. Inoltre, Geremia, come vero Nazareo, deve astenersi da ogni comunione con i banchetti ed i festeggiamenti d’un popolo condannato. Ma non ?ertamente una grande privazione per qualcuno che trova le proprie delizie nella Parola del suo Dio (cap. 15:16). Pi?? Signore e la sua Parola saranno la nostra felicit?meno avremo desiderio di godere dei piaceri ingannatori che il mondo pu??frire.

I vers. 10 a 21 menzionano: il castigo dell’Eterno sul suo popolo; il motivo di questo castigo; ma anche la promessa d’un futuro ristoramento (vers. 15).

Geremia 17:1-11
1Il peccato di Giuda è scritto con uno stilo di ferro, con una punta di diamante; è scolpito sulla tavola del loro cuore e sui corni de’ vostri altari.2Come si ricordano dei loro figliuoli, così si ricordano dei loro altari e dei loro idoli d’Astarte presso gli alberi verdeggianti sugli alti colli.3O mia montagna che domini la campagna, io darò i tuoi beni e tutti i tuoi tesori e i tuoi alti luoghi come preda, a cagione de’ peccati che tu hai commessi entro tutti i tuoi confini!4E tu, per tua colpa, perderai l’eredità ch’io t’avevo data, e ti farò servire ai tuoi nemici, in un paese che non conosci; perché avete acceso il fuoco della mia ira, ed esso arderà in perpetuo.5Così parla l’Eterno: Maledetto L’uomo che confida nell’uomo e fa della carne il suo braccio, e il cui cuore si ritrae dall’Eterno!6Egli è come un tamerice nella pianura sterile; e quando giunge il bene, ei non lo vede; dimora in luoghi aridi, nel deserto, in terra salata, senza abitanti.7Benedetto l’uomo che confida nell’Eterno, e la cui fiducia è l’Eterno!8Egli è come un albero piantato presso all’acque, che distende le sue radici lungo il fiume; non s’accorge quando vien la caldura, e il suo fogliame riman verde; nell’anno della siccità non è in affanno, e non cessa di portar frutto.9Il cuore è ingannevole più d’ogni altra cosa, e insanabilmente maligno; chi lo conoscerà?10Io, l’Eterno, che investigo il cuore, che metto alla prova le reni, per retribuire ciascuno secondo le sue vie, secondo il frutto delle sue azioni.11Chi acquista ricchezze, ma non con giustizia, è come la pernice che cova uova che non ha fatte; nel bel mezzo de’ suoi giorni egli deve lasciarle, e quando arriva la sua fine, non è che uno stolto.

Il peccato di Giuda ?ncor pi??nace delle macchie del leopardo. ?come inciso sul suo cuore con una punta di ferro (vers. 1). Chi potrebbe cancellarlo? Di fatto, questo cuore dell’uomo, quello d’Israele, il mio, il vostro, ?rofondamente incorreggibile. ?b>Il cuore ?ngannevole pi??rsquo;ogni altra cosa e insanabile?(vers. 9). ?Dio che ce lo dice, Dio che conosce a fondo tutta la nostra malvagit?aturale. Accettiamo la sua dichiarazione e incidiamo definitivamente questo vers. 9 nella mente. Saremo cos?reservati dal concedere la minima fiducia a questo povero cuore umano e in modo generale all’uomo, alla sua saviezza, alla sua amicizia, al soccorso che pu??rci. Altrettante esperienze, altrettante delusioni, altrettante occasioni di verificare questo versetto fondamentale: ?b>Maledetto l’uomo che confida nell’uomo, e che fa della carne il suo braccio?(vers. 5). Realizziamo piuttosto la sua preziosa contropartita: ^enedetto l’uomo che confida nell’Eterno...?(vers. 7), con la felice sorte che ne risulta (parag. il vers. 8 col Salmo 1:3). Abbeverato alla sorgente inesauribile, non teme n?aldo n?iccit?non se ne accorge neppure. E non cessa di portar frutto per il suo Dio.

Geremia 17:12-27
12Trono di gloria, eccelso fin dal principio, è il luogo del nostro santuario.13Speranza d’Israele, o Eterno, tutti quelli che t’abbandonano saranno confusi; quelli che s’allontanano da te saranno iscritti sulla polvere, perché hanno abbandonato l’Eterno, la sorgente delle acque vive.14Guariscimi, o Eterno, e sarò guarito; salvami e sarò salvo; poiché tu sei la mia lode.15Ecco, essi mi dicono: "Dov’è la parola dell’Eterno? ch’essa si compia, dunque!"16Quanto a me, io non mi son rifiutato d’esser loro pastore agli ordini tuoi, né ho desiderato il giorno funesto, tu lo sai; quello ch’è uscito dalle mie labbra è stato manifesto dinanzi a te.17Non esser per me uno spavento; tu sei il mio rifugio nel giorno della calamità.18Siano confusi i miei persecutori; non io sia confuso; siano spaventati essi; non io sia spaventato; fa’ venir su loro il giorno della calamità, e colpiscili di doppia distruzione!19Così m’ha detto l’Eterno: Va’, e fermati alla porta de’ figliuoli del popolo per la quale entrano ed escono i re di Giuda, e a tutte le porte di Gerusalemme e di’ loro:20Ascoltate la parola dell’Eterno, o re di Giuda e tutto Giuda, e voi tutti gli abitanti di Gerusalemme, ch’entrate per queste porte!21Così parla l’Eterno: Per amore delle anime vostre, guardatevi dal portare alcun carico e dal farlo passare per le porte di Gerusalemme, in giorno di sabato;22e non traete fuori delle vostre case alcun carico e non fate lavoro alcuno in giorno di sabato; ma santificate il giorno del sabato, com’io comandai ai vostri padri.23Essi, però, non diedero ascolto, non porsero orecchio, ma indurarono la loro cervice per non ascoltare, e per non ricevere istruzione.24E se voi mi date attentamente ascolto, dice l’Eterno, se non fate entrare alcun carico per le porte di questa città in giorno di sabato, ma santificate il giorno del sabato e non fate in esso alcun lavoro,25i re ed i principi che seggono sul trono di Davide entreranno per le porte di questa città montati su carri e su cavalli: v’entreranno essi, i loro principi, gli uomini di Giuda, gli abitanti di Gerusalemme; e questa città sarà abitata in perpetuo.26E dalle città di Giuda, dai luoghi circonvicini di Gerusalemme, dal paese di Beniamino, dal piano, dal monte e dal mezzodì, si verrà a portare olocausti, vittime, oblazioni, incenso, e ad offrire sacrifizi d’azioni di grazie nella casa dell’Eterno.27Ma, se non mi date ascolto e non santificate il giorno del sabato e non v’astenete dal portar de’ carichi e dall’introdurne per le porte di Gerusalemme in giorno di sabato, io accenderò un fuoco alle porte della città, ed esso divorerà i palazzi di Gerusalemme, e non s’estinguerà.

Cercate di scrivere il vostro nome sulla polvere (vers. 13); sar?entosto illeggibile. Quanti insensati che, senza pensare all’avvenire, cercano di farsi un nome sulla terra... che passer?Caro amico, ?b>nel libro della vita che dev’essere scritto il vostro nome.

E ritroviamo la triste dichiarazione del cap. 3:13: ¯ssi hanno abbandonato l’Eterno, la sorgente delle acque vive...?In Giovanni cap. 6 vers. 66 parecchi discepoli si ritirano dal seguire Ges??ui che precisamente al capitolo seguente si riveler?ome questa sorgente delle acque vive (cap. 7:37). Ah! non imitiamoli. Ma se realmente siamo piantati presso di Lui, non potremo abbandonarLo, come un albero non pu??sciare la sponda del suo fiume (vers. 8).

Nel seguito del capitolo, l’Eterno rammenta i suoi insegnamenti a proposito del sabato. La legge era stata violata su questo punto come sugli altri (cap. 7:9). Un secolo pi??rdi, dopo il ritorno da Babilonia, il fedele Nehemia avr?n cuore quest’insegnamento dei vers. 21 e 22 (Nehemia 13:15...). Egli ricorder?i notabili di Giuda che le sventure del popolo erano state la conseguenza dell’infedelt?ei loro padri a proposito del sabato.

Geremia 18:1-23
1La parola che fu rivolta a Geremia da parte dell’Eterno, in questi termini:2"Lèvati, scendi in casa del vasaio, e quivi ti farò udire le mie parole".3Allora io scesi in casa del vasaio, ed ecco egli stava lavorando alla ruota;4e il vaso che faceva si guastò, come succede all’argilla in man del vasaio, ed egli da capo ne fece un altro vaso come a lui parve bene di farlo.5E la parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini:6"O casa d’Israele, non posso io far di voi quello che fa questo vasaio? dice l’Eterno. Ecco, quel che l’argilla è in mano al vasaio, voi lo siete in mano mia, o casa d’Israele!7A un dato momento io parlo riguardo a una nazione, riguardo a un regno, di svellere, d’abbattere, di distruggere;8ma, se quella nazione contro la quale ho parlato, si converte dalla sua malvagità, io mi pento del male che avevo pensato di farle.9E ad un altro dato momento io parlo riguardo a una nazione, a un regno, di edificare e di piantare;10ma, se quella nazione fa ciò ch’è male agli occhi miei senza dare ascolto alla mia voce, io mi pento del bene di cui avevo parlato di colmarla.11Or dunque parla agli uomini di Giuda e agli abitanti di Gerusalemme, e di’: Così parla l’Eterno: Ecco, io preparo contro di voi del male, e formo contro di voi un disegno. Si converta ora ciascun di voi dalla sua via malvagia, ed emendate le vostre vie e le vostre azioni!12Ma costoro dicono: "E’ inutile; noi vogliamo camminare seguendo i nostri propri pensieri, e vogliamo agire ciascuno seguendo la caparbietà del nostro cuore malvagio".13Perciò, così parla l’Eterno: Chiedete dunque fra le nazioni chi ha udito cotali cose! La vergine d’Israele ha fatto una cosa orribile, enorme.14La neve del Libano scompare essa mai dalle rocce che dominano la campagna? O le acque che vengon di lontano, fresche, correnti, s’asciugan esse mai?15Eppure il mio popolo m’ha dimenticato, offre profumi agl’idoli vani; l’han tratto a inciampare nelle sue vie, ch’erano i sentieri antichi, per seguire sentieri laterali, una via non appianata,16e per far così del loro paese una desolazione, un oggetto di perpetuo scherno; talché tutti quelli che vi passano rimangono stupiti e scuotono il capo.17Io li disperderò dinanzi al nemico, come fa il vento orientale; io volterò loro le spalle e non la faccia nel giorno della loro calamità.18Ed essi hanno detto: "Venite, ordiamo macchinazioni contro Geremia; poiché l’insegnamento della legge non verrà meno per mancanza di sacerdoti, né il consiglio per mancanza di savi, né la parola per mancanza di profeti. Venite, colpiamolo con la lingua, e non diamo retta ad alcuna delle sue parole".19Tu dunque, o Eterno, volgi a me la tua attenzione, e odi la voce di quelli che contendono meco.20Il male sarà esso reso per il bene? Poiché essi hanno scavato una fossa per l’anima mia. Ricordati com’io mi son presentato dinanzi a te per parlare in loro favore, e per stornare da loro l’ira tua.21Perciò abbandona i loro figliuoli alla fame; dalli essi stessi in balìa della spada; le loro mogli siano orbate di figliuoli, rimangan vedove; i loro mariti sian feriti a morte; i loro giovani sian colpiti dalla spada in battaglia.22Un grido s’oda uscire dalle loro case, quando tu farai piombar su loro a un tratto le bande nemiche: poiché hanno scavata una fossa per pigliarmi, e han teso de’ lacci ai miei piedi.23E tu, o Eterno, conosci tutti i loro disegni contro di me per farmi morire; non perdonare la loro iniquità, non cancellare il loro peccato d’innanzi ai tuoi occhi! Siano essi rovesciati davanti a te! Agisci contro di loro nel giorno della tua ira!

Un nuovo insegnamento ?ato a Geremia nella casa del vasaio. Il primo vaso che egli vede fabbricare ?na figura del popolo. Come la cintura del cap. 13, oggetto di utilit?b> per destinazione, cos?uesto vaso ?tato, esso pure, guastato, riconosciuto buono a nulla (vers. 4; cap. 13:7). S?Israele, e in realt?utta l’umanit?i si trova rappresentata. L’artigiano divino non ha potuto far nulla del primo uomo ch’Egli aveva formato. ?utti quanti son divenuti inutili... tutti hanno peccato e son privi della gloria di Dio?(Romani 3:12 e 23). Il peccato ha rovinato e corrotto tutta la razza umana senza eccezione. Ma sul tornio del vasaio, ecco che il lavoro riprende. E, con la stessa argilla, un nuovo vaso ?ormato ?ome al vasaio parve bene di farlo? Questo vaso senza difetto, in cui l’operaio pu??ovare il proprio compiacimento, ci fa pensare al secondo Uomo. Secondo i consigli di Dio, Cristo ?enuto a sostituire la razza difettosa d’Adamo. Ma ormai non ?i??lo. ?e alcuno ?n Cristo, ?na nuova creazione?(2 Corinzi 5:17). Per la grazia di Dio, il riscattato pu??ventare a sua volta ?n vaso ad onore, santificato, utile al Maestro, preparato per ogni buona opera?(2 Timoteo 2:21; leggere anche Efesini 2:10).

Geremia 19:1-15
1Così ha detto l’Eterno: Va’, compra una brocca di terra da un vasaio, e prendi teco alcuni degli anziani del popolo e degli anziani de’ sacerdoti;2récati nella valle del figliuolo d’Hinnom ch’è all’ingresso della porta dei Vasai, e quivi proclama le parole che io ti dirò.3Dirai così: Ascoltate la parola dell’Eterno, o re di Giuda, e abitanti di Gerusalemme! Così parla l’Eterno degli eserciti, l’Iddio d’Israele: Ecco io fo venire sopra questo luogo una calamità, che farà intronar gli orecchi di chi n’udrà parlare;4poiché m’hanno abbandonato, hanno profanato questo luogo, e vi hanno offerto profumi ad altri dèi, che né essi, né i loro padri, né i re di Giuda hanno conosciuti, e hanno riempito questo luogo di sangue d’innocenti;5hanno edificato degli alti luoghi a Baal, per bruciare nel fuoco i loro figliuoli in olocausto a Baal; cosa che io non avevo comandata, della quale non avevo parlato mai, e che non m’era mai venuta in cuore.6Perciò, ecco, i giorni vengono, dice l’Eterno, che questo luogo non sarà più chiamato "Tofet", né "la valle del figliuolo d’Hinnom", ma "la valle del Massacro".7Ed io frustrerò i disegni di Giuda e di Gerusalemme in questo luogo, e farò sì che costoro cadano per la spada dinanzi ai loro nemici, e per man di coloro che cercano la loro vita; e darò i loro cadaveri in pasto agli uccelli del cielo e alle bestie della terra.8E farò di questa città una desolazione, un oggetto di scherno; chiunque passerà presso di lei rimarrà stupito, e si metterà a fischiare per tutte le sue piaghe.9E farò loro mangiare la carne de’ loro figliuoli e la carne delle loro figliuole, e mangeranno la carne gli uni degli altri, durante l’assedio e la distretta in cui li stringeranno i loro nemici e quelli che cercano la loro vita.10Poi tu spezzerai la brocca in presenza di quegli uomini che saranno andati teco, e dirai loro:11Così parla l’Eterno degli eserciti: Così spezzerò questo popolo e questa città, come si spezza un vaso di vasaio, che non si può più accomodare; e si seppelliranno i morti a Tofet, per mancanza di luogo per seppellire.12Così, dice l’Eterno, farò a questo luogo ed ai suoi abitanti, rendendo questa città simile a Tofet.13E le case di Gerusalemme, e le case dei re di Giuda, saranno come il luogo di Tofet, immonde; tutte le case, cioè, sopra i cui tetti essi hanno offerto profumi a tutto l’esercito del cielo, e han fatto libazioni ad altri dèi.14E Geremia tornò da Tofet, dove l’Eterno l’avea mandato a profetare; si fermò nel cortile della casa dell’Eterno, e disse a tutto il popolo:15"Così parla l’Eterno degli eserciti, l’Iddio d’Israele: Ecco, io fo venire sopra questa città e sopra tutte le città che da lei dipendono tutte le calamità che ho annunziate contro di lei, perché hanno indurato la loro cervice, per non dare ascolto alle mie parole".

Geremia ?nvitato dall’Eterno a ritornare nella casa del vasaio. Non pi??uesta volta, per guardarlo lavorare, ma per comperare un vaso. Poi, alcuni degli anziani del popolo, devono portarlo nella valle dei figliuoli di Hinnom, e proclamare ci??e l’Eterno gli dir?

Era un luogo tetro questo guado di Hinnom (che ha dato il vocabolo geenna) chiamato anche Tofet (vers. 6). Al tempo dell’abbominevole re Manasse dei sacrifici umani erano stati offerti a Baal (2 Cronache 33:6; Geremia 7:31). Perci??osia l’aveva contaminato (2 Re 23:10). In questo luogo, testimonio dei suoi orribili peccati, il popolo deve udire terribili parole, mentre ?esso a pezzi quel vaso che lo rappresenta. Geremia va in seguito al tempio e conferma la parola dell’Eterno alle orecchie di tutta Gerusalemme. Pensiamo al coraggio che gli fu necessario per condannare cos?ubblicamente la condotta del popolo e annunziargli la irrevocabile decisione divina a suo riguardo. Pu??caderci di trovarci isolati in un ambiente ostile e dovervi rendere testimonianza coi nostri atti e con le nostre parole. Chiediamo al Signore di darci lo stesso ardire.

Geremia 20:1-18
1Or Pashur, figliuolo d’Immer, sacerdote e capo-soprintendente della casa dell’Eterno, udì Geremia che profetizzava queste cose.2E Pashur percosse il profeta Geremia, e lo mise nei ceppi nella prigione ch’era nella porta superiore di Beniamino, nella casa dell’Eterno.3E il giorno seguente, Pashur fe’ uscire Geremia di carcere. E Geremia gli disse: "L’Eterno non ti chiama più Pashur, ma Magor-Missabib.4Poiché così parla l’Eterno: Io ti renderò un oggetto di terrore a te stesso e a tutti i tuoi amici; essi cadranno per la spada dei loro nemici, e i tuoi occhi lo vedranno; e darò tutto Giuda in mano del re di Babilonia, che li menerà in cattività in Babilonia, e li colpirà con la spada.5E darò tutte le ricchezze di questa città e tutto il suo guadagno e tutte le sue cose preziose, darò tutti i tesori dei re di Giuda in mano dei loro nemici che ne faranno lor preda, li piglieranno, e li porteranno via a Babilonia.6E tu, Pashur, e tutti quelli che abitano in casa tua, andrete in cattività; tu andrai a Babilonia, e quivi morrai, e quivi sarai sepolto, tu, con tutti i tuoi amici, ai quali hai profetizzato menzogne".7Tu m’hai persuaso, o Eterno, e io mi son lasciato persuadere, tu m’hai fatto forza, e m’hai vinto; io son diventato ogni giorno un oggetto di scherno, ognuno si fa beffe di me.8Poiché ogni volta ch’io parlo, grido, grido: "Violenza e saccheggio!" Sì, la parola dell’Eterno è per me un obbrobrio, uno scherno d’ogni giorno.9E s’io dico: "Io non lo mentoverò più, non parlerò più nel suo nome", v’è nel mio cuore come un fuoco ardente, chiuso nelle mie ossa; e mi sforzo di contenerlo, ma non posso.10Poiché odo le diffamazioni di molti, lo spavento mi vien da ogni lato: "Denunziatelo, e noi lo denunzieremo". Tutti quelli coi quali vivevo in pace spiano s’io inciampo, e dicono: "Forse si lascerà sedurre, e noi prevarremo contro di lui, e ci vendicheremo di lui".11Ma l’Eterno è meco, come un potente eroe; perciò i miei persecutori inciamperanno e non prevarranno; saranno coperti di confusione, perché non sono riusciti; l’onta loro sarà eterna, non sarà dimenticata.12Ma, o Eterno degli eserciti, che provi il giusto, che vedi le reni e il cuore, io vedrò, sì, la vendetta che prenderai di loro, poiché a te io affido la mia causa!13Cantate all’Eterno, lodate l’Eterno, poich’egli libera l’anima dell’infelice dalla mano dei malfattori!14Maledetto sia il giorno ch’io nacqui! Il giorno che mia madre mi partorì non sia benedetto!15Maledetto sia l’uomo che portò a mio padre la notizia: "T’è nato un maschio", e lo colmò di gioia!16Sia quell’uomo come le città che l’Eterno ha distrutte senza pentirsene! Oda egli delle grida il mattino, e clamori di guerra sul mezzodì;17poich’egli non m’ha fatto morire fin dal seno materno. Così mia madre sarebbe stata la mia tomba, e la sua gravidanza, senza fine.18Perché son io uscito dal seno materno per vedere tormento e dolore, e per finire i miei giorni nella vergogna?

Se diciamo la verit?l mondo sul suo stato ci esponiamo subito al suo odio. Il profeta ne fa duramente l’esperienza. La congiura che abbiamo visto tramare contro di lui al cap. 11:19 e 18:10 riusc?Geremia ?ercosso e messo alla tortura da Pashur. Chi ?uest’uomo? Uno dei primi sacerdoti (vers. 1). E inoltre uno di quei profeti di menzogna (vers. 6; cap. 14:14) che, contrariamente a Geremia, godeva di tutto il favore del popolo. A sua volta bisogna che quest’uomo oda una profezia di verit?b> pronunciata contro di lui.

Geremia ci ricorda l’esortazione di Giacomo 5:10. Egli ?na figura del Signore Ges?? solo a proclamar la verit??diato e percosso per essa (e dai sacerdoti), ?ggetto di derisione e d’obbrobrio, ma la Parola del suo Dio ?el suo cuore ?b>come un fuoco ardente?(vers. 9). ?stretto dall’amore che ha per l’Eterno e per il suo popolo (parag. 2 Corinzi 5:14 e 20). Ma come Geremia resta lontano dal perfetto Modello! Egli esprime amarezza e scoraggiamento. Come Giobbe (cap. 3) maledice il giorno della sua nascita. Non appare in lui la grazia verso i suoi nemici.

Amico, ancora una domanda: Siete voi stato veramente afferrato dal Signore? ?Egli stato il pi??rte? (vers. 7; parag. Filippesi 3:12).

Geremia 21:1-14
1La parola che fu rivolta a Geremia da parte dell’Eterno, quando il re Sedechia gli mandò Pashur, figliuolo di Malchia, e Sefonia, figliuolo di Maaseia, il sacerdote, per dirgli:2"Deh, consulta per noi l’Eterno; poiché Nebucadnetsar, re di Babilonia, ci fa la guerra; forse l’Eterno farà a pro nostro qualcuna delle sue maraviglie, in guisa che quegli si ritragga da noi".3Allora Geremia disse loro: Direte così a Sedechia:4Così parla l’Eterno, l’Iddio d’Israele: Ecco, io sto per far rientrare nella città le armi di guerra che sono nelle vostre mani e con le quali voi combattete, fuori delle mura, contro il re di Babilonia, e contro i Caldei che vi assediano, e le raccoglierò in mezzo a questa città.5E io stesso combatterò contro di voi con mano distesa e con braccio potente, con ira, con furore, con grande indignazione.6E colpirò gli abitanti di questa città, uomini e bestie; e morranno d’un’orrenda peste.7Poi, dice l’Eterno, io darò Sedechia, re di Giuda, e i suoi servi, il popolo, e coloro che in questa città saranno scampati dalla peste, dalla spada e dalla fame, in mano di Nebucadnetsar re di Babilonia, in mano dei loro nemici, in mano di quelli che cercano la loro vita; e Nebucadnetsar li passerà a fil di spada; non li risparmierà, e non ne avrà né pietà né compassione.8E a questo popolo dirai: Così parla l’Eterno: Ecco, io pongo dinanzi a voi la via della vita e la via della morte.9Colui che rimarrà in questa città morrà per la spada, per la fame o per la peste; ma chi ne uscirà per arrendersi ai Caldei che vi assediano vivrà, e avrà la vita per suo bottino.10Poiché io volgo la mia faccia contro questa città per farle del male e non del bene, dice l’Eterno; essa sarà data in mano del re di Babilonia, ed egli la darà alle fiamme.11E alla casa dei re di Giuda di’: Ascoltate la parola dell’Eterno:12O casa di Davide, così dice l’Eterno: Amministrate la giustizia fin dal mattino, e liberate dalla mano dell’oppressore, colui a cui è tolto il suo, affinché l’ira mia non divampi a guisa di fuoco, e arda sì che nessuno la possa spengere, per la malvagità delle vostre azioni.13Eccomi contro te, o abitatrice della valle, roccia della pianura, dice l’Eterno. Voi che dite: "Chi scenderà contro di noi? Chi entrerà nelle nostre dimore?"14io vi punirò secondo il frutto delle vostre azioni, dice l’Eterno; e appiccherò il fuoco a questa selva di Gerusalemme, ed esso divorerà tutto quello che la circonda.

Le profezie di Geremia non ci sono riportate nell’ordine in cui sono state pronunziate. Questa ci trasporta ora al tempo dell’ultimo regno di Giuda. Attaccato dal suo temibile nemico Nebucadnetsar, il re Sedecia manda due delegati al profeta per pregarlo di consultare l’Eterno: apparentemente era ci??e doveva fare di meglio. In realt?sia lui che il popolo, cercavano la liberazione senza il ravvedimento, e fingono d’ignorare questa condizione indispensabile. Poich?ddio non concede l’una senza l’altro. Dopo tutto quel che Geremia aveva detto nei precedenti capitoli, una tale domanda era quasi dell’insolenza. Cos?’Eterno risponde nel modo pi??vero. Non soltanto il re di Babilonia, ma Lui stesso combatter?ontro Giuda. Egli colpir?on una gran peste gli uomini e gli animali, come anticamente i greggi degli Egiziani (Esodo 9:1-7). Tuttavia, a lato della via della morte, restava ancora per quel popolo una via della vita... ma che passava necessariamente per la confessione dei suoi peccati e la sottomissione alla volont?i Dio. Questa via ?uttora aperta. ?forse quella che seguite?

Geremia 22:1-12
1Così parla l’Eterno: Scendi nella casa del re di Giuda, e pronunzia quivi questa parola, e di’:2Ascolta la parola dell’Eterno, o re di Giuda, che siedi sul trono di Davide: tu, i tuoi servitori e il tuo popolo, che entrate per queste porte!3Così parla l’Eterno: Fate ragione e giustizia, liberate dalla mano dell’oppressore colui al quale è tolto il suo, non fate torto né violenza allo straniero, all’orfano e alla vedova, e non spargete sangue innocente, in questo luogo.4Poiché, se metterete realmente ad effetto questa parola, dei re assisi sul trono di Davide entreranno per le porte di questa casa, montati su carri e su cavalli: essi, i loro servitori e il loro popolo.5Ma, se non date ascolto a queste parole, io giuro per me stesso, dice l’Eterno, che questa casa sarà ridotta in una rovina.6Poiché così parla l’Eterno riguardo alla casa del re di Giuda: Tu eri per me come Galaad, come la vetta del Libano. Ma, certo, io ti ridurrò simile a un deserto, a delle città disabitate.7Preparo contro di te dei devastatori armati ciascuno delle sue armi; essi abbatteranno i cedri tuoi più belli, e li getteranno nel fuoco.8Molte nazioni passeranno presso questa città, e ognuno dirà all’altro: "Perché l’Eterno ha egli fatto così a questa grande città?"9E si risponderà: "Perché hanno abbandonato il patto dell’Eterno, del loro Dio, perché si son prostrati davanti ad altri dèi, e li hanno serviti".10Non piangete per il morto, non vi affliggete per lui; ma piangete, piangete per colui che se ne va, perché non tornerà più, e non vedrà più il suo paese natìo.11Poiché così parla l’Eterno, riguardo a Shallum, figliuolo di Giosia, re di Giuda, che regnava in luogo di Giosia suo padre, e ch’è uscito da questo luogo: Egli non vi ritornerà più;12ma morrà nel luogo dove l’hanno menato in cattività, e non vedrà più questo paese.

Sull’ordine dell’Eterno, Geremia ?anto pronto a recarsi al palazzo reale quanto nell’umile casa del vasaio. Il suo compito ?i nuovo difficile, poich?i tratta di avvertire ed esortare personalmente il re di Giuda stesso. Rendere testimonianza dinanzi ad un superiore ?articolarmente esercitante per un giovane credente. Ma se egli conta sul Signore, sar?empre fortificato e benedetto, facendolo.

Iddio aveva anticamente promesso a Davide che, se i suoi discendenti avessero badato alla loro via per camminare con Lui in verit? con tutto il cuore, non sarebbe loro mancato un uomo sul trono d’Israele (1 Re 2:4). Purtroppo, n?b>Joachaz (vedere 2 Re 23:31 e 32) n? suoi fratelli Joiakim, Joiakin, n?b>Sedekia hanno osservato questa condizione. Talch?urono i quattro ultimi re della dinastia di Davide. In questi capitoli 21 e 22, ognuno d’essi ?ondannato per i propri falli. Nessuno potr?ire che sopporta le conseguenze dei peccati dei suoi predecessori (paragonate cap. 31:29). Nessuno d’essi pu??re neppure di non essere stato avvertito, poich?l ministero del profeta si ?rolungato sotto tutti questi regni (cap. 21:7; 22:11,18,24).

Geremia 22:13-30
13Guai a colui ch’edifica la sua casa senza giustizia, e le sue camere senza equità; che fa lavorare il prossimo per nulla, e non gli paga il suo salario;14e dice: "Mi edificherò una casa grande e delle camere spaziose", e vi fa eseguire delle finestre, la riveste di legno di cedro e la dipinge di rosso!15Regni tu forse perché hai la passione del cedro? Tuo padre non mangiava egli e non beveva? Ma faceva ciò ch’è retto e giusto, e tutto gli andava bene.16Egli giudicava la causa del povero e del bisognoso, e tutto gli andava bene. Questo non è egli conoscermi? dice l’Eterno.17Ma tu non hai occhi né cuore che per la tua cupidigia, per spargere sangue innocente, e per fare oppressione e violenza.18Perciò, così parla l’Eterno riguardo a Joiakim, figliuolo di Giosia, re di Giuda: Non se ne farà cordoglio, dicendo: "Ahimè, fratel mio, ahimè sorella!" Non se ne farà cordoglio, dicendo: "Ahimè, signore, ahimè sua maestà!"19Sarà sepolto come si seppellisce un asino, trascinato e gettato fuori delle porte di Gerusalemme.20Sali sul Libano e grida, alza la voce in Basan, e grida dall’Abarim, perché tutti i tuoi amanti sono distrutti.21Io t’ho parlato al tempo della tua prosperità, ma tu dicevi: "Io non ascolterò". Questo è stato il tuo modo di fare fin dalla tua fanciullezza; tu non hai mai dato ascolto alla mia voce.22Tutti i tuoi pastori saranno pastura del vento e i tuoi amanti andranno in cattività; allora sarai svergognata, confusa, per tutta la tua malvagità.23O tu che dimori sul Libano, che t’annidi fra i cedri, come farai pietà quando ti coglieranno i dolori, le doglie pari a quelle d’una donna di parto!24Com’è vero ch’io vivo, dice l’Eterno, quand’anche Conia, figliuolo di Joiakim, re di Giuda, fosse un sigillo nella mia destra, io ti strapperei di lì.25Io ti darò in mano di quelli che cercan la tua vita, in mano di quelli de’ quali hai paura, in mano di Nebucadnetsar, re di Babilonia, in mano de’ Caldei.26E caccerò te e tua madre che t’ha partorito, in un paese straniero dove non siete nati, e quivi morrete.27Ma quanto al paese al quale brameranno tornare, essi non vi torneranno.28Questo Conia è egli dunque un vaso spezzato, infranto? E’ egli un oggetto che non fa più alcun piacere? Perché son dunque cacciati, egli e la sua progenie, lanciati in un paese che non conoscono?29O paese, o paese o paese, ascolta la parola dell’Eterno!30Così parla l’Eterno: Inscrivete quest’uomo come privo di figliuoli, come un uomo che non prospererà durante i suoi giorni; perché nessuno della sua progenie giungerà a sedersi sul trono di Davide, ed a regnare ancora su Giuda.

´scolta la parola dell’Eterno, o re di Giuda... tu, i tuoi servitori ed il tuo popolo...?(vers. 2). Ma invano Geremia rivolge a Joiakim quest’invito incalzante. Fin dalla sua fanciullezza, egli aveva deciso di non ascoltare la voce dell’Eterno (vers. 21 che si applica pure a tutto il suo popolo). Talch?edete tutti i cattivi frutti che, da adulto, ne sono la conseguenza: ingiustizia, mancanza di rettitudine, orgoglio, disonest?tirannia e violenza (vers. 13 e 17). Tuttavia Joiakim aveva avuto sott’occhio il buon esempio di suo padre Giosia e le felici conseguenze del suo cammino fedele! (vers. 15 e 16).

Figli di genitori cristiani, Iddio vi d?n questo re un esempio da meditare... e da non imitare!

In seguito si tratta di Conia o Joiakin, giovane di 18 anni, che ha regnato soltanto tre mesi prima d’essere trasportato a Babilonia con la madre (2 Re 24:8...). Per mezzo di tali avvenimenti la voce di Dio s’indirizzava allora al mondo intero. Oggi ancora echeggia da un polo all’altro per la salvezza di tutti gli uomini: ?erra, terra, terra, ascolta la parola dell’Eterno?(vers. 29; parag. Isaia 34:1).

Geremia 23:1-15
1Guai ai pastori che distruggono e disperdono il gregge del mio pascolo! dice l’Eterno.2Perciò così parla l’Eterno, l’Iddio d’Israele, riguardo ai pastori che pascono il mio popolo: Voi avete disperse le mie pecore, le avete scacciate, e non ne avete avuto cura; ecco, io vi punirò, per la malvagità delle vostre azioni, dice l’Eterno.3E raccoglierò il rimanente delle mie pecore da tutti i paesi dove le ho cacciate, e le ricondurrò ai loro pascoli, e saranno feconde, e moltiplicheranno.4E costituirò su loro de’ pastori che le pastureranno, ed esse non avranno più paura né spavento, e non ne mancherà alcuna, dice l’Eterno.5Ecco, i giorni vengono, dice l’Eterno, quand’io farò sorgere a Davide un germoglio giusto, il quale regnerà da re e prospererà, e farà ragione e giustizia nel paese.6Ai giorni d’esso, Giuda sarà salvato, e Israele starà sicuro nella sua dimora: e questo sarà il nome col quale sarà chiamato: "l’Eterno nostra giustizia".7Perciò, ecco, i giorni vengono, dice l’Eterno, che non si dirà più: "L’Eterno è vivente, egli che ha tratto i figliuoli d’Israele fuori del paese d’Egitto",8ma: "l’Eterno è vivente, egli che ha tratto fuori e ha ricondotto la progenie della casa d’Israele dal paese del settentrione, e da tutti i paesi dove io li avevo cacciati"; ed essi dimoreranno nel loro paese.9Contro i profeti. Il cuore mi si spezza in seno, tutte le mie ossa tremano; io sono come un ubriaco, come un uomo sopraffatto dal vino, a cagione dell’Eterno e a cagione delle sue parole sante.10Poiché il paese è pieno di adulteri; poiché il paese fa cordoglio a motivo della maledizione che lo colpisce; i pascoli del deserto sono inariditi. La corsa di costoro è diretta al male, la loro forza non tende al bene.11Profeti e sacerdoti sono empi, nella mia casa stessa ho trovato la loro malvagità, dice l’Eterno.12Perciò la loro via sarà per loro come luoghi lùbrici in mezzo alle tenebre; essi vi saranno spinti, e cadranno; poiché io farò venir su loro la calamità, l’anno in cui li visiterò, dice l’Eterno.13Avevo ben visto cose insulse tra i profeti di Samaria; profetizzavano nel nome di Baal, e traviavano il mio popolo d’Israele.14Ma fra i profeti di Gerusalemme ho visto cose nefande: commettono adulteri, procedono con falsità, fortificano le mani de’ malfattori, talché nessuno si converte dalla sua malvagità; tutti quanti sono per me come Sodoma, e gli abitanti di Gerusalemme, come quei di Gomorra.15Perciò così parla l’Eterno degli eserciti riguardo ai profeti: Ecco, io farò loro mangiare dell’assenzio, e farò loro bere dell’acqua avvelenata; poiché dai profeti di Gerusalemme l’empietà s’è sparsa per tutto il paese.

Ai capitoli 21 e 22 la parola dell’Eterno ha condannato gli ultimi re. In realt?utti i responsabili di Giuda, ?anto il profeta quanto il sacerdote?(vers. 11), hanno mancato alla loro missione. Invece di pascere il popolo ?ssendo gli esempi del gregge?(1 Pietro 5:3), essi sono stati dei cattivi pastori. Sotto la loro condotta deplorevole il gregge ?tato trascurato, distrutto e disperso (parag. Ezechiele 34). Cos?ddio stesso s’incaricher?i radunare il resto di quel gregge dandogli un altro Pastore (Giovanni 10:14). La famiglia reale d’Israele ha completamente fallito. Ma Iddio susciter?n questa casa di Davide un Germe giusto, un Re divino: ?b>L’Eterno nostra giustizia?(parag. 1 Corinzi 1:30). Quest’espressione ?l Germe??doperata cinque volte per designare il Signore Ges??ul>

  • Qui e al cap. 33:15: come il Re, carattere suo proprio nell’Evangelo di Matteo.
  • In Zaccaria: al cap. 3:8 come ?b>il mio servitore, il Germe?— Cristo nell’Evangelo di Marco.
  • Al cap. 6:12 come ?b>un uomo il cui nome ?erme?— Cristo nell’Evangelo di Luca.
  • Infine in Isaia 4:2: come ?n germe dell’Eterno per splendore e per gloria? in cui riconosciamo il Figliuol di Dio presentato dall’Evangelo di Giovanni.
  • Geremia 23:16-40
    16Così parla l’Eterno degli eserciti: Non ascoltate le parole de’ profeti che vi profetizzano; essi vi pascono di cose vane; vi espongono le visioni del loro proprio cuore, e non ciò che procede dalla bocca dell’Eterno.17Dicono del continuo a quei che mi sprezzano: "L’Eterno ha detto: Avrete pace"; e a tutti quelli che camminano seguendo la caparbietà del proprio cuore: "Nessun male v’incoglierà";18poiché chi ha assistito al consiglio dell’Eterno, chi ha veduto, chi ha udito la sua parola? Chi ha prestato orecchio alla sua parola e l’ha udita?19Ecco, la tempesta dell’Eterno, il furore scoppia, la tempesta scroscia, scroscia sul capo degli empi.20L’ira dell’Eterno non si acqueterà, finché non abbia eseguito, compiuto i disegni del suo cuore; negli ultimi giorni, lo capirete appieno.21Io non ho mandato que’ profeti; ed essi son corsi; io non ho parlato loro, ed essi hanno profetizzato.22Se avessero assistito al mio consiglio, avrebbero fatto udire le mie parole al mio popolo, e li avrebbero stornati dalla loro cattiva via e dalla malvagità delle loro azioni.23Son io soltanto un Dio da vicino, dice l’Eterno, e non un Dio da lungi?24Potrebbe uno nascondersi in luogo occulto sì ch’io non lo vegga? dice l’Eterno. Non riempio io il cielo e la terra? dice l’Eterno.25Io ho udito quel che dicono i profeti che profetizzano menzogne nel mio nome, dicendo: "Ho avuto un sogno! ho avuto un sogno!"26Fino a quando durerà questo? Hanno essi in mente, questi profeti che profetizzan menzogne, questi profeti dell’inganno del cuor loro,27pensan essi di far dimenticare il mio nome al mio popolo coi loro sogni che si raccontan l’un l’altro, come i loro padri dimenticarono il mio nome per Baal?28Il profeta che ha avuto un sogno, racconti il sogno, e colui che ha udito la mia parola riferisca la mia parola fedelmente. Che ha da fare la paglia col frumento? dice l’Eterno.29La mia parola non è essa come il fuoco? dice l’Eterno; e come un martello che spezza il sasso?30Perciò, ecco, dice l’Eterno, io vengo contro i profeti che ruban gli uni agli altri le mie parole.31Ecco, dice l’Eterno, io vengo contro i profeti che fan parlar la loro propria lingua, eppure dicono: "Egli dice".32Ecco, dice l’Eterno, io vengo contro quelli che profetizzano sogni falsi, che li raccontano e traviano il mio popolo con le loro menzogne e con la loro temerità, benché io non li abbia mandati e non abbia dato loro alcun ordine, ed essi non possan recare alcun giovamento a questo popolo, dice l’Eterno.33Se questo popolo o un profeta o sacerdote ti domandano: "Qual è l’oracolo dell’Eterno?" Tu risponderai loro: "Qual oracolo? Io vi rigetterò, dice l’Eterno".34E quanto al profeta, al sacerdote, o al popolo che dirà: "Oracolo dell’Eterno", io lo punirò: lui, e la sua casa.35Direte così, ognuno al suo vicino, ognuno al suo fratello: "Che ha risposto l’Eterno?" e: "Che ha detto l’Eterno?"36Ma l’oracolo dell’Eterno non lo mentoverete più; poiché la parola di ciascuno sarà per lui il suo oracolo, giacché avete tòrte le parole dell’Iddio vivente, dell’Eterno degli eserciti, dell’Iddio nostro.37Tu dirai così al profeta: "Che t’ha risposto l’Eterno?" e: "Che ha detto l’Eterno?"38E se dite ancora: "Oracolo dell’Eterno", allora l’Eterno parla così: "Siccome avete detto questa parola "oracolo dell’Eterno", benché io v’avessi mandato a dire: "Non dite più: Oracolo dell’Eterno",39ecco, io vi dimenticherò del tutto, e vi rigetterò lungi dalla mia faccia, voi e la città che avevo data a voi e ai vostri padri,40e vi coprirò d’un obbrobrio eterno e d’un’eterna vergogna, che non saran mai dimenticati".

    Fra i cattivi pastori d’Israele, i profeti erano particolarmente colpevoli. Avevano cullato il popolo con la falsa illusione che, nonostante i suoi peccati, tutto sarebbe volto al meglio. Essi erano bugiardi. Erano corsi... senza che l’Eterno li avesse mandati, avevano parlato, ma non come oracoli di Dio (vers. 21 e 38; 1 Pietro 4:11). Una grande attivit?eligiosa ?ungi d’essere sempre la prova d’un buono stato spirituale. Per il cristiano adesso, come per il profeta anticamente, non esiste che una sola regola per correre e per parlare: quella dell’obbedienza.

    Al vers. 23 ?resentata una domanda: ?ono io un Dio da vicino, dice l’Eterno, e non un Dio da lungi???b>Il Signore ?icino?pu??spondere l’apostolo (Filippesi 4:5). Ne avete fatto l’esperienza? La Parola di Dio ?n fuoco (vers. 29). Nello stesso modo come la fiamma d’un cannello permette di togliere le scorie del metallo, essa ?doperata per purificare l’anima nostra consumando le impurit?he la soffocano (Proverbi 25:4). Essa ?a ?orza motrice?del credente, come il fuoco sotto la caldaia (cap. 20:9). Ma ?nche anzitutto quel martello, solo capace di spezzare un cuore di pietra e di fare a pezzi il macigno della nostra propria volont?

    Geremia 24:1-10
    1L’Eterno mi fece vedere due canestri di fichi, posti davanti al tempio dell’Eterno, dopo che Nebucadnetsar, re di Babilonia, ebbe menato via da Gerusalemme e trasportato in cattività a Babilonia Jeconia, figliuolo di Joiakim, re di Giuda, i capi di Giuda, i falegnami e i fabbri.2Uno de’ canestri conteneva de’ fichi molto buoni, come sono i fichi primaticci; e l’altro canestro conteneva de’ fichi molto cattivi, che non si potevano mangiare, tanto eran cattivi.3E l’Eterno mi disse: "Che vedi, Geremia?" Io risposi: "De’ fichi; quelli buoni, molto buoni, e quelli cattivi, molto cattivi, da non potersi mangiare, tanto sono cattivi".4E la parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini:5"Così parla l’Eterno, l’Iddio d’Israele: Quali sono questi fichi buoni, tali saranno que’ di Giuda che ho mandati da questo luogo in cattività nel paese de’ Caldei; io li riguarderò con favore;6l’occhio mio si poserà con favore su loro; e li ricondurrò in questo paese; li stabilirò fermamente, e non li distruggerò più; li pianterò, e non li sradicherò più.7E darò loro un cuore, per conoscer me che sono l’Eterno; saranno mio popolo, e io sarò loro Dio, perché si convertiranno a me con tutto il loro cuore.8E come si trattano questi fichi cattivi che non si posson mangiare, tanto son cattivi, così, dice l’Eterno, io tratterò Sedekia, re di Giuda, e i suoi principi, e il residuo di que’ di Gerusalemme, quelli che son rimasti in questo paese e quelli che abitano nel paese d’Egitto;9e farò sì che saranno agitati e maltrattati per tutti i regni della terra; che diventeranno oggetto d’obbrobrio, di proverbio, di sarcasmo e di maledizione in tutti i luoghi dove li caccerò.10E manderò contro di loro la spada, la fame, la peste, finché siano scomparsi dal suolo che avevo dato a loro e ai loro padri.

    La visione del cap. 24 ?ituata al momento in cui Nebucadnetsar ha gi?rasportato a Babilonia una parte di Giuda col suo re Joiakin. Due panieri di fichi appaiono al profeta. I primi sono splendidi, eccellenti; gli altri cattivi e immangiabili. Contrariamente a ci??e si potrebbe pensare, i cattivi fichi sono l’immagine degli abitanti di Giuda rimasti nel paese, mentre quelli che sono buonissimi rappresentano i ?b>trasportati? L’Eterno far?rosperare e ricondurr?uesti ultimi a suo tempo. Bench?enoso, questo distacco dal loro paese e dalle loro abitudini, ?onforme alla volont?i Dio e volger? loro profitto.

    Fra le promesse che son loro fatte, la pi??eziosa ?uella del vers. 7: ?o dar??ro un cuore per conoscer me? ?per mezzo del cuore, e non per l’intelligenza, che l’uomo impara a conoscere Dio.

    Notiamo che non c’?n terzo paniere. In modo generale, non esiste davanti a Dio posizione intermedia. E nello stesso modo, fra gli uomini attualmente Egli non pu??conoscere che dei viventi e dei morti, dei salvati e dei perduti, dei ?igliuoli di luce?e dei ?igli d’ira?(Efesini 2:3; 5:8). — Da quale lato vi trovate?

    Geremia 25:1-14
    1La parola che fu rivolta a Geremia riguardo a tutto il popolo di Giuda, nel quarto anno di Joiakim, figliuolo di Giosia, re di Giuda (era il primo anno di Nebucadnetsar, re di Babilonia),2e che Geremia pronunziò davanti a tutto il popolo di Giuda e a tutti gli abitanti di Gerusalemme, dicendo:3Dal tredicesimo anno di Giosia, figliuolo di Amon, re di Giuda, fino ad oggi, son già ventitre anni che la parola dell’Eterno m’è stata rivolta, e che io v’ho parlato del continuo, fin dal mattino, ma voi non avete dato ascolto.4L’Eterno vi ha pure mandato tutti i suoi servitori, i profeti; ve li ha mandati del continuo fin dal mattino, ma voi non avete ubbidito, né avete pòrto l’orecchio per ascoltare.5Essi hanno detto: "Convertasi ciascun di voi dalla sua cattiva via e dalla malvagità delle sue azioni, e voi abiterete di secolo in secolo sul suolo che l’Eterno ha dato a voi e ai vostri padri;6e non andate dietro ad altri dèi per servirli e per prostrarvi dinanzi a loro; non mi provocate con l’opera delle vostre mani, e io non vi farò male alcuno".7Ma voi non mi avete dato ascolto, dice l’Eterno per provocarmi, a vostro danno, con l’opera delle vostre mani.8Perciò, così dice l’Eterno degli eserciti: Giacché non avete dato ascolto alle mie parole, ecco,9io manderò a prendere tutte le nazioni del settentrione, dice l’Eterno, e manderò a chiamare Nebucadnetsar re di Babilonia, mio servitore, e le farò venire contro questo paese e contro i suoi abitanti, e contro tutte le nazioni che gli stanno d’intorno, e li voterò allo sterminio e li abbandonerò alla desolazione, alla derisione, a una solitudine perpetua.10E farò cessare fra loro i gridi di gioia e i gridi d’esultanza, il canto dello sposo e il canto della sposa, il rumore della macina, e la luce della lampada.11E tutto questo paese sarà ridotto in una solitudine e in una desolazione, e queste nazioni serviranno il re di Babilonia per settant’anni.12Ma quando saran compiuti i settant’anni, io punirò il re di Babilonia e quella nazione, dice l’Eterno, a motivo della loro iniquità, e punirò il paese de’ Caldei, e lo ridurrò in una desolazione perpetua.13E farò venire su quel paese tutte le cose che ho annunziate contro di lui, tutto ciò ch’è scritto in questo libro, ciò che Geremia ha profetizzato contro tutte le nazioni.14Infatti, nazioni numerose e re potenti ridurranno in servitù i Caldei stessi; io li retribuirò secondo le loro azioni, secondo l’opera delle loro mani.

    Il capitolo 25 ritorna indietro, al regno di Joiakim. Da 23 anni Geremia profetizzava. Nel suo zelo e nel suo amore verso il popolo, egli si alzava di buon’ora al mattino per rivolgergli i suoi appelli (vers. 3). La pazienza di Dio stava per aver fine. Ogni giorno poteva essere l’ultimo. Cos?’uomo di Dio si sentiva spinto fin dal mattino a portare il suo messaggio. E, cosa notevole, la stessa espressione ?doperata a proposito dell’Eterno al vers. 4: si alza di buon’ora per mandare i suoi servitori. Siamo noi abitualmente pronti per quest’ora mattutina della distribuzione dei compiti? Il pi??vente, forse, quando finalmente ci svegliamo, il Signore ?tato obbligato di affidare a qualcuno pi??ligente il servizio ch’Egli ci aveva preparato.

    Iddio, nella sua grazia, fissa una durata limitata alla deportazione a Babilonia: settant’anni. Poi fino al termine del capitolo, sviluppa la dichiarazione del vers. 14, mostrando in qual modo Egli si prepari a castigare le nazioni che non avevano temuto di asservire e opprimere il suo popolo.

    Geremia 26:1-11
    1Nel principio del regno di Joiakim figliuolo di Giosia, re di Giuda, fu pronunziata questa parola da parte dell’Eterno:2Così parla l’Eterno: "Presentati nel cortile della casa dell’Eterno, e di’ a tutte le città di Giuda che vengono a prostrarsi nella casa dell’Eterno tutte le parole che io ti comando di dir loro; non ne detrarre verbo.3Forse daranno ascolto, e si convertiranno ciascuno dalla sua via malvagia; e io mi pentirò del male che penso di far loro per la malvagità delle loro azioni.4Tu dirai loro: Così parla l’Eterno: Se non date ascolto, se non camminate secondo la mia legge che vi ho posta dinanzi,5se non date ascolto alle parole de’ miei servitori, i profeti, i quali vi mando, che vi ho mandati fin dal mattino e non li avete ascoltati,6io tratterò questa casa come Sciloh, e farò che questa città serva di maledizione presso tutte le nazioni della terra".7Or i sacerdoti, i profeti e tutto il popolo udirono Geremia che pronunziava queste parole nella casa dell’Eterno.8E avvenne che, come Geremia ebbe finito di pronunziare tutto quello che l’Eterno gli aveva comandato di dire a tutto il popolo, i sacerdoti, i profeti e tutto il popolo lo presero, dicendo: "Tu devi morire!9Perché hai profetizzato nel nome dell’Eterno dicendo: Questa casa sarà come Sciloh e questa città sarà devastata, e priva d’abitanti?" E tutto il popolo s’adunò contro Geremia nella casa dell’Eterno.10Quando i capi di Giuda ebbero udite queste cose, salirono dalla casa del re alla casa dell’Eterno, e si sedettero all’ingresso della porta nuova della casa dell’Eterno.11E i sacerdoti e i profeti parlarono ai capi e a tutto il popolo, dicendo: "Quest’uomo merita la morte, perché ha profetizzato contro questa città, nel modo che avete udito coi vostri propri orecchi".

    Di nuovo questo capitolo ci riporta indietro di quattro anni in rapporto al precedente (cap. 25:1). Sull’ordine divino, Geremia questa volta va a profetizzare nel tempio. Senza dubbio era in occasione di una delle tre feste annuali in cui tutti gli Israeliti salivano a Gerusalemme. Il vers. 2 permette di pensarlo. Checch?e sia, l’appello s’indirizza a tutto Giuda e non pi??ltanto ai suoi capi. E ?b>non una parola?deve essere detratta (parag. Atti 20:27).

    Com’?ommovente il vers. 3! Ci fa entrare nei pensieri di grazia di Dio. Bench?gli sappia ogni cosa in anticipo, esprime il suo augurio pi??ro: ?b>Forse presteranno ascolto...?(vedere anche 36:3).

    Questo ?b>forse?traduce la speranza del Maestro della parabola: ?ander?? mio diletto Figliuolo; forse a Lui porteranno rispetto?(Luca 20:13). Ma essi non hanno rispettato n?l Figlio, n? profeti che l’hanno preceduto. Vedete l’accoglienza fatta a Geremia e per conseguenza a Colui che lo manda. Che accecamento! Quelle persone che tuttavia erano venute a prostrarsi nella casa dell’Eterno (vers. 2) rigettano la Sua Parola, afferrano il Suo messaggero, lo condannano a morte. E ci?? quella stessa casa.

    Geremia 26:12-24
    12Allora Geremia parlò a tutti i capi e a tutto il popolo, dicendo: "L’Eterno mi ha mandato a profetizzare contro questa casa e contro questa città tutte le cose che avete udite.13Or dunque, emendate le vostre vie e le vostre azioni, date ascolto alla voce dell’Eterno, del vostro Dio, e l’Eterno si pentirà del male che ha pronunziato contro di voi.14Quanto a me, eccomi nelle vostre mani; fate di me quello che vi parrà buono e giusto.15Soltanto sappiate per certo che, se mi fate morire, mettete del sangue innocente addosso a voi, a questa città e ai suoi abitanti, perché l’Eterno m’ha veramente mandato a voi per farvi udire tutte queste parole".16Allora i capi e tutto il popolo dissero ai sacerdoti e ai profeti: "Quest’uomo non merita la morte, perché ci ha parlato nel nome dell’Eterno, del nostro Dio".17E alcuni degli anziani del paese si levarono e parlaron così a tutta la raunanza del popolo:18"Michea, il Morashtita, profetizzò ai giorni d’Ezechia, re di Giuda, e parlò a tutto il popolo di Giuda in questi termini: Così dice l’Eterno degli eserciti: Sion sarà arata come un campo, Gerusalemme diventerà un monte di ruine, e la montagna del tempio, un’altura boscosa.19Ezechia, re di Giuda, e tutto Giuda lo misero essi a morte? Ezechia non temette egli l’Eterno, e non supplicò egli l’Eterno sì che l’Eterno si pentì del male che aveva pronunziato contro di loro? E noi stiamo per fare un gran male a danno delle anime nostre".20Vi fu anche un altro uomo che profetizzò nel nome dell’Eterno: Uria, figliuolo di Scemaia di Kiriath-Jearim, il quale profetizzò contro questa città e contro questo paese, in tutto e per tutto come Geremia;21e quando il re Joiakim, tutti i suoi uomini prodi e tutti i suoi capi ebbero udito le sue parole, il re cercò di farlo morire; ma Uria lo seppe, ebbe paura, fuggì e andò in Egitto;22e il re Joiakim mandò degli uomini in Egitto, cioè Elnathan, figliuolo di Acbor, e altra gente con lui.23Questi trassero Uria fuori d’Egitto, e lo menarono al re Joiakim, il quale lo colpì con la spada, e gettò il suo cadavere fra le sepolture de’ figliuoli del popolo.24Ma la mano di Ahikam, figliuolo di Shafan, fu con Geremia, e impedì che fosse dato in man del popolo per esser messo a morte.

    Il fedele testimonio dell’Eterno non ?urbato dalla sua condanna a morte, n?alla presenza di tutta quella gente ostile radunata contro di lui. Li esorta una volta di pi??rmamente a ravvedersi. Dopo di che, senza timore, si rimette nelle loro mani. Lungi dall’intenerirsi sulla propria sorte, ?ncora al popolo ch’egli pensa, e alla terribile responsabilit?he questo delitto far?ravare su lui. In questo Geremia ci fa pensare a Stefano che intercede per quelli che lo lapidano (Atti 7:60) et tutti e due ci ricordano il Signore Ges??uca 23:28 e 34).

    L’intervento dei principi e degli anziani libera qui l’uomo di Dio. Ma avrebbero dovuto fare un passo di pi??emere ed implorare l’Eterno, precisamente come Ezechia (vers. 19). Non basta saper citare un bell’esempio, bisogna anche imitarlo.

    Vedete come la folla ?nfluenzabile e volubile. Al vers. 8 ?b>tutto il popolo?aveva seguito i sacerdoti per esclamare: ?u devi morire.?Ora, al vers. 16, questo stesso popolo ?el parere dei principi per dire: ?uest’uomo non merita la morte.?

    La storia di Uria inseguito e colpito da Joiakim, figliuolo di Giosia, conferma il tristo quadro che ci ?tato fatto di questo re. Egli ?ronto a versare il sangue innocente (cap. 22:17).

    Geremia 27:1-11
    1Nel principio del regno di Joiakim, figliuolo di Giosia, re di Giuda, questa parola fu rivolta dall’Eterno a Geremia in questi termini:2"Così m’ha detto l’Eterno: Fatti de’ legami e dei gioghi, e mettiteli sul collo;3poi mandali al re di Edom, al re di Moab, al re de’ figliuoli di Ammon, al re di Tiro e al re di Sidone, mediante gli ambasciatori che son venuti a Gerusalemme da Sedekia, re di Giuda;4e ordina loro che dicano ai loro signori: Così parla l’Eterno degli eserciti, l’Iddio d’Israele: Direte questo ai vostri signori:5Io ho fatto la terra, gli uomini e gli animali che sono sulla faccia della terra, con la mia gran potenza e col mio braccio steso; e do la terra a chi mi par bene.6E ora do tutti questi paesi in mano di Nebucadnetsar, re di Babilonia, mio servitore; e gli do pure gli animali della campagna perché gli siano soggetti.7E tutte le nazioni saranno soggette a lui, al suo figliuolo e al figliuolo del suo figliuolo, finché giunga il tempo anche pel suo paese; e allora molte nazioni e grandi re lo ridurranno in servitù.8E avverrà che la nazione o il regno che non vorrà sottomettersi a lui, a Nebucadnetsar re di Babilonia, e non vorrà piegare il collo sotto il giogo del re di Babilonia, quella nazione io la punirò, dice l’Eterno, con la spada, con la fame, con la peste, finché io non l’abbia sterminata per mano di lui.9Voi dunque non ascoltate i vostri profeti, né i vostri indovini, né i vostri sognatori, né i vostri pronosticatori, né vostri maghi che vi dicono: Non sarete asserviti al re di Babilonia!10Poiché essi vi profetizzano menzogna, per allontanarvi dal vostro paese perché io vi scacci e voi periate.11Ma la nazione che piegherà il suo collo sotto il giogo del re di Babilonia e gli sarà soggetta, io la lascerò stare nel suo paese, dice l’Eterno; ed essa lo coltiverà e vi dimorerà".

    Questo capitolo e i seguenti ci trasportano sotto il regno finale di Sedekia. Pareva che costui si fosse accordato coi suoi cinque vicini: i re d’Edom, di Moab, d’Ammon, di Tiro e di Sidone per resistere a Nebucadnetsar. Ed ?enza dubbio per formare questo patto che i delegati di quelle nazioni si riuniscono a Gerusalemme (vers. 3). Geremia ?ncaricato dall’Eterno di rimettere ad ognuno di quei diplomatici un regalo per lo meno originale, fabbricato per lui: Si tratta di gioghi e di legami che precisamente simboleggiano la dominazione del re di Babilonia da cui quei popoli contavano liberarsi. Possiamo immaginare con quali sentimenti i cinque negoziatori hanno accolto quell’umiliante regalo.

    Purtroppo l’orgoglio ?ncora ai giorni nostri il gran principio che governa gli stati moderni (come anche gl’individui). Ma al disopra dei loro intrighi ambiziosi, Iddio conduce i destini del mondo. ?a Lui che il cristiano si rimette e non alle incertezze della politica degli uomini.

    Iddio che metteva da parte Israele, affida d’ora innanzi il potere universale a Nebucadnetsar ch’Egli chiama Suo servitore (vers. 6).

    Geremia 27:12-22
    12Io parlai dunque a Sedekia, re di Giuda, in conformità di tutte queste parole, e dissi: "Piegate il collo sotto il giogo del re di Babilonia, sottomettetevi a lui e al suo popolo, e vivrete.13Perché morreste, tu e il tuo popolo, per la spada, per la fame e per la peste, come l’Eterno ha detto della nazione che non si assoggetterà al re di Babilonia?14E non date ascolto alle parole de’ profeti che vi dicono: Non sarete asserviti al re di Babilonia! perché vi profetizzano menzogna.15Poiché io non li ho mandati, dice l’Eterno; ma profetizzano falsamente nel mio nome, perché io vi scacci, e voi periate: voi e i profeti che vi profetizzano".16Parlai pure ai sacerdoti e a tutto questo popolo, e dissi: "Così parla l’Eterno: Non date ascolto alle parole dei vostro profeti i quali vi profetizzano, dicendo: Ecco, gli arredi della casa dell’Eterno saranno in breve riportati da Babilonia, perché vi profetizzano menzogna.17Non date loro ascolto; sottomettetevi al re di Babilonia, e vivrete. Perché questa città sarebb’ella ridotta una desolazione?18Se sono profeti, e se la parola dell’Eterno è con loro, intercedano ora presso l’Eterno degli eserciti perché gli arredi che son rimasti nella casa dell’Eterno, nella casa del re di Giuda e in Gerusalemme non vadano a Babilonia.19Perché così parla l’Eterno degli eserciti riguardo alle colonne, al mare, alle basi e al resto degli arredi rimasti in questa città,20e che non furon presi da Nebucadnetsar, re di Babilonia quando menò in cattività da Gerusalemme in Babilonia, Jeconia, figliuolo di Joiakim, re di Giuda, e tutti i nobili di Giuda e di Gerusalemme;21così, dico, parla l’Eterno degli eserciti, l’Iddio d’Israele, riguardo agli arredi che rimangono nella casa dell’Eterno, nella casa del re di Giuda e in Gerusalemme:22saranno portati a Babilonia, e quivi resteranno, finché io li cercherò, dice l’Eterno, e li farò risalire e ritornare in questo luogo".

    Ora Geremia s’indirizza al re di Giuda, poi ai sacerdoti. Gi? due riprese Nebucadnetsar aveva portato via dal tempio una parte dei suoi utensili. Lungi dal restituirli, egli organizzer?n terzo e definitivo saccheggio al momento della deportazione di Sedekia stesso e del resto del suo popolo (2 Cronache 36:7,10,18). Si pu??nsare che tenesse molto a quegli oggetti piuttosto per orgoglio nazionale che come mezzo per rendere culto all’Eterno.

    Avviene la stessa cosa ai giorni nostri. Molte persone sono tanto legate alle forme d’una religione detta cristiana, pur preoccupandosi ben poco di servire Dio, osservandole.

    Ci??e Geremia non cessa di predicare, ?a sottomissione all’autorit?he l’Eterno ha stabilita, quella del re di Babilonia. "on vi ?odest?e non da Dio... talch?hi resiste alla podest?resiste all’ordine di Dio?(Romani 13:1 e 2). Si tratti dei governatori o dei magistrati, dei genitori o dei capi (anche duri ed ingiusti: 1 Pietro 2:18), quest’esortazione ?empre valevole per noi.

    Geremia 28:1-17
    1In quello stesso anno, al principio del regno di Sedekia, re di Giuda, l’anno quarto, il quinto mese, Anania, figliuolo di Azzur, profeta, ch’era di Gabaon, mi parlò nella casa dell’Eterno, in presenza dei sacerdoti e di tutto il popolo, dicendo:2"Così parla l’Eterno degli eserciti, l’Iddio d’Israele: Io spezzo il giogo del re di Babilonia.3Entro due anni, io farò tornare in questo luogo tutti gli arredi della casa dell’Eterno, che Nebucadnetsar, re di Babilonia, ha tolti da questo luogo e ha portati a Babilonia;4e ricondurrò in questo luogo, dice l’Eterno, Jeconia, figliuolo di Joiakim, re di Giuda, e tutti que’ di Giuda che sono stati menati in cattività in Babilonia; perché spezzerò il giogo del re di Babilonia".5E il profeta Geremia rispose al profeta Anania in presenza de’ sacerdoti e in presenza di tutto il popolo che si trovava nella casa dell’Eterno.6Il profeta Geremia disse: "Amen! Così faccia l’Eterno! L’Eterno mandi ad effetto quel che tu hai profetizzato, e faccia tornare da Babilonia in questo luogo gli arredi della casa dell’Eterno e tutti quelli che sono stati menati in cattività!7Però, ascolta ora questa parola che io pronunzio in presenza tua e in presenza di tutto il popolo.8I profeti che apparvero prima di me e prima di te fin dai tempi antichi, profetarono contro molti paesi e contro grandi regni la guerra, la fame, la peste.9Quanto al profeta che profetizza la pace, allorché si sarà adempiuta la sua parola, egli sarà riconosciuto come un vero mandato dall’Eterno".10Allora il profeta Anania prese il giogo di sul collo del profeta Geremia e lo spezzò.11E Anania parlò in presenza di tutto il popolo, e disse: "Così parla l’Eterno: In questo modo io spezzerò il giogo di Nebucadnetsar, re di Babilonia, di sul collo di tutte le nazioni, entro lo spazio di due anni". E il profeta Geremia se ne andò.12Allora la parola dell’Eterno fu rivolta a Geremia, dopo che il profeta Anania ebbe spezzato il giogo di sul collo del profeta Geremia, e disse:13"Va’, e di’ ad Anania: Così parla l’Eterno: Tu hai spezzato un giogo di legno, ma hai fatto, invece di quello, un giogo di ferro.14Poiché così parla l’Eterno degli eserciti, l’Iddio d’Israele: Io metto un giogo di ferro su collo di tutte queste nazioni perché siano assoggettate a Nebucadnetsar, re di Babilonia; ed esse gli saranno assoggettate; e gli do pure gli animali della campagna".15E il profeta Geremia disse al profeta Anania: "Ascolta, Anania! L’Eterno non t’ha mandato, e tu hai indotto questo popolo a confidar nella menzogna.16Perciò, così parla l’Eterno: Ecco, io ti scaccio di sulla faccia della terra: quest’anno morrai, perché hai parlato di ribellione contro l’Eterno".17E il profeta Anania morì quello stesso anno, nel settimo mese.

    Una nuova scena si svolge nel tempio in presenza dei sacerdoti e di tutto il popolo. Geremia si trova l?ortando sul collo uno dei gioghi che aveva fabbricato. Lo porta come la cintura del cap. 13 in testimonianza a tutta Gerusalemme. Ed ecco che l’uomo di Dio ?ubblicamente preso di mira dal falso profeta Anania, la cui parola arrogante e menzognera contraddice assolutamente ci??e egli non cessa di annunziare. La bella risposta di Geremia ?mprontata ad un tempo di amore, di verit?b> e di sapienza. Certo non ?on gioia che annunzia i disastri che cadranno sul popolo ch’egli ama. Tutto il suo desiderio ?he Anania possa aver ragione (vers. 6). Ma egli non pu??tare una parola alla parola dell’Eterno. Dice loro la verit?b>, per quanto penosa sia. Ammirate, infine, la sapienza del vers. 9. Ci??e prova se una profezia ?era, ?l suo adempimento. Iddio s’incaricher?venuto il momento, di mostrare chi ha avuto ragione. Nell’attesa, Geremia non si irrita e non si accanisce a convincerli. Li lascia e se ne va (paragonate Giovanni 8:59; 12:36). Tale ?empre il modo pi??vio per metter fine a una vana discussione.

    Il giudizio annunziato non tarda a cadere su Anania (vers. 15 a 17; leggere Deuteronomio 18:20 a 22).

    Geremia 29:1-14
    1Or queste son le parole della lettera che il profeta Geremia mandò da Gerusalemme al residuo degli anziani in cattività, ai sacerdoti, ai profeti e a tutto il popolo che Nebucadnetsar avea menato in cattività da Gerusalemme in Babilonia,2dopo che il re Jeconia, la regina, gli eunuchi, i principi di Giuda e di Gerusalemme, i falegnami e i fabbri furono usciti da Gerusalemme.3La lettera fu portata per man di Elasa, figliuolo di Shafan, e di Ghemaria, figliuolo di Hilkia, che Sedekia, re di Giuda, mandava a Babilonia da Nebucadnetsar, re di Babilonia. Essa diceva:4Così parla l’Eterno degli eserciti, l’Iddio d’Israele, a tutti i deportati ch’egli ha fatto menare in cattività da Gerusalemme in Babilonia:5Fabbricate delle case e abitatele; piantate de’ giardini e mangiatene il frutto;6prendete delle mogli e generate figliuoli e figliuole; prendete delle mogli per i vostri figliuoli; date marito alle vostre figliuole perché faccian figliuoli e figliuole; e moltiplicate là dove siete, e non diminuite.7Cercate il bene della città dove io vi ho fatti menare in cattività, e pregate l’Eterno per essa; poiché dal bene d’essa dipende il vostro bene.8Poiché così dice l’Eterno degli eserciti, l’Iddio d’Israele: I vostri profeti che sono in mezzo a voi e i vostri indovini non v’ingannino, e non date retta ai sogni che fate.9Giacché quelli vi profetano falsamente nel mio nome; io non li ho mandati, dice l’Eterno.10Poiché così parla l’Eterno: Quando settant’anni saranno compiuti per Babilonia, io vi visiterò e manderò ad effetto per voi la mia buona parola, facendovi tornare in questo luogo.11Poiché io so i pensieri che medito per voi, dice l’Eterno: pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza.12Voi m’invocherete, verrete a pregarmi e io v’esaudirò.13Voi mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il vostro cuore;14e io mi lascerò trovare da voi, dice l’Eterno, e vi farò tornare dalla vostra cattività; vi raccoglierò di fra tutte le nazioni e da tutti i luoghi dove vi ho cacciati, dice l’Eterno; e vi ricondurrò nel luogo donde vi ho fatti andare in cattività.

    Geremia ha affidato a due viaggiatori una lettera per Babilonia. ?destinata a quelli che erano gi?tati deportati sotto il regno precedente. Il tono di questa lettera ?en differente da quello che il profeta prende quando si rivolge al popola rimasto a Gerusalemme. Invece di avvertimenti severi e solenni, esprime loro da parte dell’Eterno dei ?ensieri di pace e non di male? delle consolazioni, degli incoraggiamenti.

    Come Israele a Babilonia, cos?l cristiano ?no straniero sulla terra. Aspetta l’adempimento della promessa che l’introdurr?ella sua vera Patria. La ?uona parola?di Dio gli garantisce ?n avvenire ed una speranza?(vers. 10 e 11). Tuttavia, essa non fissa come a quei deportati, il momento esatto in cui questa beata speranza si realizzer?Il Signore desidera infatti che L’aspettiamo continuamente. E, fino al felice momento del suo ritorno, ricordiamoci che abbiamo anche dei doveri verso la nostra citt? il nostro villaggio (vers. 7): Procurare la pace (Matteo 5:9), pensare al vero bene delle anime e pregare per quelli coi quali viviamo.

    Geremia 29:15-32
    15Voi dite: "L’Eterno ci ha suscitato de’ profeti in Babilonia".16Ebbene, così parla l’Eterno riguardo al re che siede sul trono di Davide, riguardo a tutto il popolo che abita in questa città, ai vostri fratelli che non sono andati con voi in cattività;17così parla l’Eterno degli eserciti: Ecco, io manderò contro di loro la spada, la fame, la peste, e li renderò come quegli orribili fichi che non si posson mangiare, tanto sono cattivi.18E li inseguirò con la spada, con la fame, con la peste; farò sì che saranno agitati fra tutti i regni della terra, e li abbandonerò alla esecrazione, allo stupore, alla derisione e al vituperio fra tutte le nazioni dove li caccerò;19perché non han dato ascolto alle mie parole, dice l’Eterno, che io ho mandate loro a dire dai miei servitori i profeti del continuo, fin dal mattino; ma essi non han dato ascolto, dice l’Eterno.20Ascoltate dunque la parola dell’Eterno, o voi tutti, che io ho mandati in cattività da Gerusalemme in Babilonia!21Così parla l’Eterno degli eserciti, l’Iddio d’Israele, riguardo ad Achab, figliuolo di Kolaia, e riguardo a Sedekia, figliuolo di Maaseia, che vi profetizzano la menzogna nel mio nome: Ecco, io do costoro in mano di Nebucadnetsar, re di Babilonia, ed ei li metterà a morte davanti agli occhi vostri;22da essi si trarrà una formula di maledizione fra tutti quei di Giuda che sono in cattività in Babilonia, e si dirà: "L’Eterno ti tratti come Sedekia e come Achab, che il re di Babilonia ha fatti arrostire al fuoco!"23Perché costoro han fatto delle cose nefande in Israele, han commesso adulterio con le mogli del loro prossimo, e hanno pronunziato in mio nome parole di menzogna; il che io non avevo loro comandato. Io stesso lo so, e ne son testimone, dice l’Eterno.24E quanto a Scemaia il Nehelamita, gli parlerai in questo modo:25Così dice l’Eterno degli eserciti, l’Iddio d’Israele: Tu hai mandato in tuo nome una lettera a tutto il popolo che è in Gerusalemme, a Sofonia, figliuolo di Maaseia il sacerdote, e a tutti i sacerdoti, per dire:26"L’Eterno ti ha costituito sacerdote in luogo del sacerdote Jehoiada, perché vi siano nella casa dell’Eterno de’ sovrintendenti per sorvegliare ogni uomo che è pazzo e che fa il profeta, e perché tu lo metta ne’ ceppi e ai ferri.27E ora perché non reprimi tu Geremia d’Anatoth che fa il profeta tra voi,28e ci ha perfino mandato a dire a Babilonia: La cattività sarà lunga; fabbricate delle case e abitatele; piantate de’ giardini e mangiatene il frutto?"29Or il sacerdote Sofonia lesse questa lettera in presenza del profeta Geremia.30E la parola dell’Eterno fu rivolta a Geremia, dicendo:31Manda a dire a tutti quelli che sono in cattività: Così parla l’Eterno riguardo a Scemaia il Nehelamita: Poiché Scemaia vi ha profetato, benché io non l’abbia mandato, e vi ha fatto confidare nella menzogna,32così parla l’Eterno: Ecco, io punirò Scemaia il Nehelamita, e la sua progenie; non vi sarà alcuno de’ suoi discendenti che abiti in mezzo a questo popolo, ed egli non vedrà il bene che io farò al mio popolo, dice l’Eterno; poich’egli ha parlato di ribellione contro l’Eterno.

    La funesta attivit?ei falsi profeti non si limitava a Gerusalemme e a Giuda. A Babilonia stessa, fra il popolo deportato, alcuni di loro propagavano ?arole di menzogna?(vers. 23). Nella sua lettera, Geremia mette i ?rigioni?in guardia contro loro e annunzia l’orribile fine di due di quegli uomini malvagi, Sedekia e Achab. Un terzo, Scemaia, aveva scritto da Babilonia al popolo rimasto a Gerusalemme per spingerlo alla rivolta contro l’Eterno (fine del vers. 32). E persino, in una delle sue lettere, non aveva esitato a designare un nuovo sacerdote sul quale contava per impadronirsi di Geremia. Ma, come quest’ultimo lo scrive altrove: ~hi mai dice una cosa che s’avveri, se il Signore non l’ha comandata??(Lamentazioni 3:37). Scemaia deve cos?dire la sentenza dell’Eterno contro di s?

    Quante volte, nelle loro epistole ispirate, altri servitori di Dio saranno costretti a denunciare dei falsi dottori e dei cattivi operai (vedere per esempio 2 Pietro 2:1; 1 Giovanni 2:18; Giuda 3:4...). Figli di Dio, la nostra sicurezza consiste a conoscere bene la voce del buon Pastore (Giovanni 10:4 e 5). Non rischieremo allora di confonderla con un’altra voce.

    Geremia 30:1-24
    1La parola che fu rivolta a Geremia dall’Eterno, in questi termini:2"Così parla l’Eterno, l’Iddio d’Israele: Scriviti in un libro tutte le parole che t’ho dette;3poiché, ecco, i giorni vengono, dice l’Eterno, quando io ritrarrò dalla cattività il mio popolo d’Israele e di Giuda, dice l’Eterno, e li ricondurrò nel paese che diedi ai loro padri, ed essi lo possederanno".4Queste sono le parole che l’Eterno ha pronunziate riguardo ad Israele ed a Giuda.5Così parla l’Eterno: Noi udiamo un grido di terrore, di spavento, e non di pace.6Informatevi e guardate se un maschio partorisce! Perché dunque vedo io tutti gli uomini con le mani sui fianchi come donna partoriente? Perché tutte le facce son diventate pallide?7Ahimè, perché quel giorno è grande; non ve ne fu mai altro di simile; è un tempo di distretta per Giacobbe; ma pure ei ne sarà salvato.8In quel giorno, dice l’Eterno degli eserciti, io spezzerò il suo giogo di sul tuo collo, e romperò i tuoi legami; e gli stranieri non ti faran più loro schiavo;9ma quei d’Israele serviranno l’Eterno, il loro Dio, e Davide lor re, che io susciterò loro.10Tu dunque, o Giacobbe, mio servitore, non temere, dice l’Eterno; non ti sgomentare, o Israele; poiché, ecco, io ti salverò dal lontano paese, salverò la tua progenie dalla terra della sua cattività; Giacobbe ritornerà, sarà in riposo, sarà tranquillo, e nessuno più lo spaventerà.11Poiché io son teco, dice l’Eterno, per salvarti; io annienterò tutte le nazioni fra le quali t’ho disperso, ma non annienterò te; però, ti castigherò con giusta misura, e non ti lascerò del tutto impunito.12Così parla l’Eterno: La tua ferita è incurabile, la tua piaga è grave.13Nessuno prende in mano la tua causa per fasciar la tua piaga; tu non hai medicamenti atti a guarirla.14Tutti i tuoi amanti t’hanno dimenticata, non si curano più di te; poiché io t’ho percossa come si percuote un nemico, t’ho inflitto la correzione d’un uomo crudele, per la grandezza della tua iniquità, perché i tuoi peccati sono andati aumentando.15Perché gridi a causa della tua ferita? Il tuo dolore è insanabile. Io ti ho fatto queste cose per la grandezza della tua iniquità, perché i tuoi peccati sono andati aumentando.16Nondimeno, tutti quelli che ti divorano saran divorati, tutti i tuoi nemici, tutti quanti, andranno in cattività; quelli che ti spogliano saranno spogliati, quelli che ti saccheggiano li abbandonerò al saccheggio.17Ma io medicherò le tue ferite, ti guarirò delle tue piaghe, dice l’Eterno, poiché ti chiaman "la scacciata", "la Sion di cui nessuno si cura".18Così parla l’Eterno: Ecco, io traggo dalla cattività le tende di Giacobbe, ed ho pietà delle sue dimore; le città saranno riedificate sulle loro rovine, e i palazzi saranno abitati come di consueto.19E ne usciranno azioni di grazie, voci di gente festeggiante. Io li moltiplicherò e non saranno più ridotti a pochi; li renderò onorati e non saran più avviliti.20I suoi figliuoli saranno come furono un tempo, la sua raunanza sarà stabilita dinanzi a me, e io punirò tutti i loro oppressori.21Il loro principe sarà uno d’essi, e chi li signoreggerà uscirà di mezzo a loro; io lo farò avvicinare, ed egli verrà a me; poiché chi disporrebbe il suo cuore ad accostarsi a me? dice l’Eterno.22Voi sarete mio popolo, e io sarò vostro Dio.23Ecco la tempesta dell’Eterno; il furore scoppia; la tempesta imperversa; scroscia sul capo degli empi.24L’ardente ira dell’Eterno non s’acqueterà, finché non abbia eseguiti, compiuti i disegni del suo cuore; negli ultimi giorni, lo capirete.

    L’Eterno invita Geremia a registrare tutte le Sue parole in un libro. Le generazioni che seguiranno potranno in tal modo riferirvisi ed ?i??e far?aniele (Daniele 9:2). Tale ?gualmente il nostro privilegio. Non abbiamo pi?? mezzo a noi n?rofeti n?postoli, n?l Signore Ges??esso per insegnarci a viva voce. Ma Iddio ha avuto cura di darci la sua preziosa Parola scritta, che ?a sola sorgente di verit?er le anime nostre.

    Per mezzo delle Scritture, Israele ricever?n mezzo alla sua peggiore distretta delle promesse e delle consolazioni.

    Al versetto 11 brillano ad un tempo la santit?b> e la bont?b> di Dio. ?o ti castigher??n giusta misura?— dice Egli. L’Iddio santo non pu??r nessun motivo passare sopra il male. Deve a Se stesso di correggere i suoi. Ma l’Iddio d’amore lo fa ?b>con misura? senza dare un solo colpo di pi??l necessario (vedere anche cap. 10:24 e cap. 46:28). I versetti 18 e 19 del cap. 31 ci mostreranno l’effetto di questa correzione salutare (1 Corinzi 11:32). Leggendo i versetti 18 a 22, si sente ad un tempo come l’Eterno si rallegra al pensiero di guarire e ristabilire il suo popolo.

    Geremia 31:1-14
    1In quel tempo, dice l’Eterno, io sarò l’Iddio di tutte le famiglie d’Israele, ed esse saranno il mio popolo.2Così parla l’Eterno: Il popolo scampato dalla spada ha trovato grazia nel deserto; io sto per dar riposo a Israele.3Da tempi lontani l’Eterno m’è apparso. "Sì, io t’amo d’un amore eterno; perciò ti prolungo la mia bontà.4Io ti riedificherò, e tu sarai riedificata, o vergine d’Israele! Tu sarai di nuovo adorna de’ tuoi tamburelli, e uscirai in mezzo alle danze di quei che si rallegrano.5Pianterai ancora delle vigne sui monti di Samaria; i piantatori pianteranno e raccoglieranno il frutto.6Poiché il giorno verrà, quando le guardie grideranno sul monte d’Efraim: Levatevi, saliamo a Sion, all’Eterno ch’è il nostro Dio".7Poiché così parla l’Eterno: Levate canti di gioia per Giacobbe, date in gridi, per il capo delle nazioni; fate dire delle laudi, e dite: "O Eterno, salva il tuo popolo, il residuo d’Israele!"8Ecco, io li riconduco dal paese del settentrione, e li raccolgo dalle estremità della terra; fra loro sono il cieco e lo zoppo, la donna incinta e quella in doglie di parto: una gran moltitudine, che ritorna qua.9Vengono piangenti; li conduco supplichevoli; li meno ai torrenti d’acqua, per una via diritta dove non inciamperanno; perché son diventato un padre per Israele, ed Efraim è il mio primogenito.10O nazioni, ascoltate la parola dell’Eterno, e proclamatela alle isole lontane, e dite: "Colui che ha disperso Israele lo raccoglie, e lo custodisce come un pastore il suo gregge".11Poiché l’Eterno ha riscattato Giacobbe, l’ha redento della mano d’uno più forte di lui.12E quelli verranno e canteranno di gioia sulle alture di Sion, e affluiranno verso i beni dell’Eterno: al frumento, al vino, all’olio, al frutto de’ greggi e degli armenti; e l’anima loro sarà come un giardino annaffiato, e non continueranno più a languire.13Allora la vergine si rallegrerà nella danza, i giovani gioiranno insieme ai vecchi; io muterò il loro lutto in gioia, li consolerò, li rallegrerò liberandoli del loro dolore.14Satollerò di grasso l’anima de’ sacerdoti, ed il mio popolo sarà saziato dei miei beni, dice l’Eterno.

    Poche parti dell’Antico Testamento traducono l’amore divino in modo pi??mmovente di questi versetti dall’ 1 al 14. L’amore dell’Iddio d’eternit? un amore eterno. ?la Sua stessa natura (1 Giovanni 4:16). Ed ogni credente ne ?ersonalmente l’oggetto dall’eternit?assata. L’apostolo Paolo dichiara: ?a quando la bont?el nostro Dio Salvatore e il suo amore verso gli uomini sono appariti, Egli ci ha salvati...?(Epistola a Tito 3:4 e 5). Al momento scelto da Lui, la Sua grazia ci ha attirati a Ges??/p>

    Questi versetti ricordano anche ad Israele — e ad ognuno di noi — un’altra preziosa verit?Iddio non ci ama soltanto quando ci colma di grazie visibili (come lo far?er il suo popolo terrestre secondo le magnifiche dichiarazioni dei vers. 7 a 14). Nei nostri giorni pi??curi, anche quando, per colpa nostra, abbiamo perduto il godimento della Sua comunione, Egli si ricorda ancora di noi costantemente e non cessa d’aver compassione di noi. E possiamo cantare: ?u ci colmi delle tue grazie, o Signore, Tu ci conduci sulle tue tracce verso la Casa celeste... Quale amore, del continuo vuoi perdonarci, e guarirci!?

    Geremia 31:15-26
    15Così parla l’Eterno: S’è udita una voce in Rama, un lamento, un pianto amaro; Rachele piange i suoi figliuoli; ella rifiuta d’esser consolata de’ suoi figliuoli, perché non sono più.16Così parla l’Eterno: Trattieni la tua voce dal piangere, i tuoi occhi dal versar lagrime; poiché l’opera tua sarà ricompensata, dice l’Eterno: essi ritorneranno dal paese del nemico;17e v’è speranza per il tuo avvenire, dice l’Eterno; i tuoi figliuoli ritorneranno nelle loro frontiere.18Io odo, odo Efraim che si rammarica: "Tu m’hai castigato, e io sono stato castigato, come un giovenco non domato; convertimi, e io mi convertirò, giacché tu sei l’Eterno, il mio Dio.19Dopo che mi sono sviato, io mi son pentito; e dopo che ho riconosciuto il mio stato, mi son battuto l’anca; io son coperto di vergogna, confuso, perché porto l’obbrobrio della mia giovinezza".20Efraim è egli dunque per me un figliuolo sì caro? un figliuolo prediletto? Dacché io parlo contro di lui, è più vivo e continuo il ricordo che ho di esso; perciò le mie viscere si commuovono per lui, ed io certo ne avrò pietà, dice l’Eterno.21Rizza delle pietre miliari, fatti de’ pali indicatori, poni ben mente alla strada, alla via che hai seguìta. Ritorna, o vergine d’Israele, torna a queste città che son tue!22Fino a quando n’andrai tu vagabonda, o figliuola infedele? Poiché l’Eterno crea una cosa nuova sulla terra: la donna che corteggia l’uomo.23Così parla l’Eterno degli eserciti, l’Iddio d’Israele: Ancora si dirà questa parola nel paese di Giuda e nelle sue città, quando li avrò fatti tornare dalla cattività: "L’Eterno ti benedica, o dimora di giustizia, o monte di santità!"24Là si stabiliranno assieme Giuda e tutte le sue città: gli agricoltori e quei che menano i greggi.25Poiché io ristorerò l’anima stanca, e sazierò ogni anima languente.26A questo punto mi sono svegliato e ho guardato; e il mio sonno m’è stato dolce.

    Il bel ristoramento d’Israele, annunziato nella prima parte del capitolo sar?receduto da lagrime amare. Il popolo afflitto ?isto sotto la figura di Rachele, la moglie di Giacobbe, che piange i suoi figliuoli, spariti (questo vers. 15 ?itato in occasione del massacro dei piccoli fanciulli di Betlemme: Matteo 2:18). Ma per questo popolo si tratter?’una tristezza secondo Dio, quella che ?roduce un ravvedimento che mena alla salvezza e del quale non c’?a pentirsi?(2 Corinzi 7:10). I versetti 18 a 20 ci mostrano che Dio comprende l’espressione d’una simile tristezza. Ascoltiamo Efraim raccontare la sua storia. La divina correzione ?tata salutare; essa ha prodotto la sua conversione, accompagnata da un vero pentimento. La conoscenza di s?’ha coperto di vergogna e di confusione. Esso condanna la sua giovent??lpevole e indoma. Amico lettore, potete voi fare la stessa confessione? Allora, ascoltate pure come Dio si compiace di chiamarvi: ?b>Un figliuolo prezioso, un figliuolo prediletto? La nostra confessione incontra subito una testimonianza personale e intima dell’Amore eterno, come pure le risorse che l’accompagnano,: ?o ho ristorato l’anima stanca e ho saziato ogni anima languente?(vers. 25).

    Geremia 31:27-40
    27Ecco, i giorni vengono, dice l’Eterno, ch’io seminerò la casa d’Israele e la casa di Giuda di semenza d’uomini e di semenza d’animali.28E avverrà che, come ho vegliato su loro per svellere e per demolire, per rovesciare, per distruggere e per nuocere, così veglierò su loro per edificare e per piantare, dice l’Eterno.29In quei giorni non si dirà più: "I padri han mangiato l’agresto, e i denti de’ figliuoli si sono allegati",30ma ognuno morrà per la propria iniquità: chiunque mangerà l’agresto ne avrà i denti allegati.31Ecco, i giorni vengono, dice l’Eterno, che io farò un nuovo patto con la casa d’Israele e con la casa di Giuda;32non come il patto che fermai coi loro padri il giorno che li presi per mano per trarli fuori dal paese d’Egitto: patto ch’essi violarono, benché io fossi loro signore, dice l’Eterno;33ma questo è il patto che farò con la casa d’Israele, dopo quei giorni, dice l’Eterno: io metterò la mia legge nell’intimo loro, la scriverò sul loro cuore, e io sarò loro Dio, ed essi saranno mio popolo.34E non insegneranno più ciascuno il suo compagno e ciascuno il suo fratello, dicendo: "Conoscete l’Eterno!" poiché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande, dice l’Eterno. Poiché io perdonerò la loro iniquità, e non mi ricorderò più del loro peccato.35Così parla l’Eterno, che ha dato il sole come luce del giorno, e le leggi alla luna e alle stelle perché sian luce alla notte; che solleva il mare sì che ne muggon le onde; colui che ha nome: l’Eterno degli eserciti.36Se quelle leggi vengono a mancare dinanzi a me, dice l’Eterno, allora anche la progenie d’Israele cesserà d’essere in perpetuo una nazione nel mio cospetto.37Così parla l’Eterno: Se i cieli di sopra possono esser misurati, e le fondamenta della terra di sotto, scandagliate, allora anch’io rigetterò tutta la progenie d’Israele per tutto quello ch’essi hanno fatto, dice l’Eterno.38Ecco, i giorni vengono, dice l’Eterno, che questa città sarà riedificata in onore dell’Eterno, dalla torre di Hananeel alla porta dell’angolo.39E di là la corda per misurare sarà tirata in linea retta fino al colle di Gareb, e girerà dal lato di Goah.40E tutta la valle de’ cadaveri e delle ceneri e tutti i campi fino al torrente di Kidron, fino all’angolo della porta de’ cavalli verso oriente, saranno consacrati all’Eterno, e non saranno più sconvolti né distrutti in perpetuo.

    Geremia non annunzia soltanto avvenimenti calamitosi. Ha pure delle buone novelle per il popolo. ¯cco, i giorni vengono? dice, in cui l’Eterno ristabilir?a casa d’Israele e quella di Giuda in virt?? un nuovo patto. L’antico era stato rotto dal popolo. Questi si era dimostrato incapace di far fronte ai suoi obblighi riassunti nella legge. Allora, Iddio non diede pi??esta legge scritta su tavole di pietra. La metter?b>dentro di loro, all’immagine del Servitore obbediente (Salmo 40:8). La scriver?irettamente sul loro cuore rigenerato (vers. 33; 2 Corinzi 3:3). In altre parole, essi adempiranno ormai la volont?ell’Eterno non pi??r timore, ma per amore. Non ?orse a pi??rte ragione il gran motivo che deve condurre i figliuoli di Dio ad obbedire al loro Padre celeste? S?lasciamo ch’Egli incida sul cuore di ciascuno di noi gl’insegnamenti della Sua Parola.

    ?utti mi conosceranno, dal pi??>piccolo al pi??>grande... Il Signore desidera che ne sia cos?n ognuna delle nostre famiglie.

    I vers. 31 a 34 sono citati in Ebrei 8:10-12, e finiscono con una preziosa promessa che ci riguarda anche noi: ?o perdoner?? loro iniquit?e non mi ricorder????l loro peccato?(vers. 34; parag. Atti 10:43). Poich?l ?angue del nuovo patto??tato sparso anche per noi (Matteo 26:28).

    Geremia 32:1-15
    1La parola che fu rivolta a Geremia dall’Eterno nel decimo anno di Sedekia, re di Giuda, che fu l’anno diciottesimo di Nebucadnetsar.2L’esercito del re di Babilonia assediava allora Gerusalemme, e il profeta Geremia era rinchiuso nel cortile della prigione ch’era nella casa del re di Giuda.3Ve l’aveva fatto rinchiudere Sedekia, re di Giuda, col dirgli: "Perché vai tu profetizzando dicendo: Così parla l’Eterno: Ecco, io do questa città in man del re di Babilonia, ed ei la prenderà;4e Sedekia, re di Giuda, non scamperà dalle mani de’ Caldei, ma sarà per certo dato in man del re di Babilonia, e parlerà con lui bocca a bocca, e lo vedrà faccia a faccia;5e Nebucadnetsar menerà Sedekia a Babilonia, ed egli resterà quivi finch’io lo visiti, dice l’Eterno; se combattete contro i Caldei voi non riuscirete a nulla".6E Geremia disse: "La parola dell’Eterno m’è stata rivolta in questi termini:7Ecco, Hanameel, figliuolo di Shallum, tuo zio, viene da te per dirti: Còmprati il mio campo ch’è ad Anatoth, poiché tu hai diritto di riscatto per comprarlo".8E Hanameel, figliuolo del mio zio, venne da me, secondo la parola dell’Eterno, nel cortile della prigione, e mi disse: Ti prego, compra il mio campo ch’è ad Anatoth, nel territorio di Beniamino; giacché tu hai il diritto di successione e il diritto di riscatto, compratelo!" Allora riconobbi che questa era parola dell’Eterno.9E io comprai da Hanameel, figliuolo del mio zio, il campo ch’era ad Anatoth, gli pesai il danaro, diciassette sicli d’argento.10Scrissi tutto questo in un atto, lo sigillai, chiamai i testimoni, e pesai il danaro nella bilancia.11Poi presi l’atto di compra, quello sigillato contenente i termini e le condizioni, e quello aperto,12e consegnai l’atto di compra a Baruc, figliuolo di Neria, figliuolo di Mahseia, in presenza di Hanameel mio cugino, in presenza dei testimoni che avevano sottoscritto l’atto di compra, e in presenza di tutti i Giudei che sedevano nel cortile della prigione.13Poi, davanti a loro, diedi quest’ordine a Baruc:14"Così parla l’Eterno degli eserciti, l’Iddio d’Israele: Prendi questi atti, l’atto di compra, tanto quello ch’è sigillato, quanto quello ch’è aperto, e mettili in un vaso di terra, perché si conservino lungo tempo.15Poiché così parla l’Eterno degli eserciti, l’Iddio d’Israele: Si compreranno ancora delle case, de’ campi e delle vigne, in questo paese".

    Questo cap. 32 si apre su avvenimenti particolarmente critici. Gerusalemme, assediata dall’esercito babilonese, sta vivendo gli ultimi giorni della sua indipendenza. Per far tacere Geremia, il re Sedekia l’ha rinchiuso nella prigione del palazzo. Ma la cattivit?el profeta non impedisce che la Parola dell’Eterno gli giunga. Non lo impedisce neppure, conformemente alle istruzioni ricevute, di comprare il campo di suo cugino Hanameel per intermediario del fedele Baruc nominato per la prima volta. Quest’atto ha, in un tal momento, un significato evidente e pubblico. Pur sapendo per la parola dell’Eterno che la rovina ?mminente ed inevitabile, Geremia mostra cos?a sua fede nella stessa Parola divina, secondo la quale, la restaurazione d’Israele si compir?n seguito tanto sicuramente (cap. 31). La situazione personale del profeta ?enza uscita (a che cosa pu??rvire un campo ad un prigioniero?), quella del popolo ?isperata; umanamente parlando Geremia non ha pi??lla da aspettarsi dai suoi compatrioti, n?ai nemici caldei. Ma, contro ogni speranza credette con speranza (Romani 4:18). E quel campo che compera ne rende testimonianza a tutti.

    Geremia 32:16-28, 36-44
    16E dopo ch’io ebbi consegnato l’atto di compra a Baruc, figliuolo di Neria, pregai l’Eterno, dicendo:17"Ah, Signore, Eterno! Ecco, tu hai fatto il cielo e la terra con la tua gran potenza e col tuo braccio disteso: non v’è nulla di troppo difficile per te;18tu usi benignità verso mille generazioni, e retribuisci l’iniquità dei padri in seno ai figliuoli, dopo di loro; tu sei l’Iddio grande, potente, il cui nome e l’Eterno degli eserciti;19tu sei grande in consiglio e potente in opere; e hai gli occhi aperti su tutte le vie de’ figliuoli degli uomini, per rendere a ciascuno secondo le sue opere e secondo il frutto delle sue azioni;20tu hai fatto nel paese d’Egitto, in Israele e fra gli altri uomini, fino a questo giorno, miracoli e prodigi, e ti sei acquistato un nome qual è oggi;21tu traesti il tuo popolo fuori dal paese d’Egitto con miracoli e prodigi, con mano potente e braccio steso, con gran terrore;22e desti loro questo paese che avevi giurato ai loro padri di dar loro: un paese dove scorre il latte e il miele.23Ed essi v’entrarono e ne presero possesso, ma non hanno ubbidito alla tua voce e non han camminato secondo la tua legge; tutto quello che avevi loro comandato di fare essi non l’hanno fatto; perciò tu hai fatto venir su di essi tutti questi mali.24Ecco, le opere d’assedio giungono fino alla città per prenderla; e la città, vinta dalla spada, dalla fame e dalla peste, è data in man de’ Caldei che combattono contro di lei. Quello che tu hai detto è avvenuto, ed ecco, tu lo vedi.25Eppure, o Signore, o Eterno, tu m’hai detto: Còmprati con danaro il campo, e chiama de’ testimoni… e la città è data in man de’ Caldei".26Allora la parola dell’Eterno fu rivolta a Geremia in questi termini:27"Ecco, io sono l’Eterno, l’Iddio d’ogni carne; v’ha egli qualcosa di troppo difficile per me?28Perciò, così parla l’Eterno: Ecco, io do questa città in man de’ Caldei, in mano di Nebucadnetsar, re di Babilonia, il quale la prenderà;
    36Ma ora, in seguito a tutto questo, così parla l’Eterno, l’Iddio d’Israele, riguardo a questa città, della quale voi dite: Ella è data in mano del re di Babilonia, per la spada, per la fame e per la peste:37Ecco, li raccoglierò da tutti i paesi dove li ho cacciati nella mia ira, nel mio furore, nella mia grande indignazione; e li farò tornare in questo luogo, e ve li farò dimorare al sicuro;38ed essi saranno mio popolo, e io sarò loro Dio;39e darò loro uno stesso cuore, una stessa via, perché mi temano in perpetuo per il loro bene e per quello dei loro figliuoli dopo di loro.40E farò con loro un patto eterno, che non mi ritrarrò più da loro per cessare di far loro del bene; e metterò il mio timore nel loro cuore, perché non si dipartano da me.41E metterò la mia gioia nel far loro del bene e li pianterò in questo paese con fedeltà, con tutto il mio cuore, con tutta l’anima mia.42Poiché così parla l’Eterno: Come ho fatto venire su questo popolo tutto questo gran male, così farò venire su lui tutto il bene che gli prometto.43Si compreranno de’ campi in questo paese, del quale voi dite: E’ desolato; non v’è più né uomo né bestia; è dato in man de’ Caldei.44Si compreranno de’ campi con danaro, se ne scriveranno gli atti, si sigilleranno, si chiameranno testimoni, nel paese di Beniamino e ne’ luoghi intorno a Gerusalemme, nelle città di Giuda, nelle città della contrada montuosa, nelle città della pianura, nelle città del mezzogiorno; poiché io farò tornare quelli che sono in cattività, dice l’Eterno".

    Anche oggi quando qualcuno compera un terreno o una casa, si deve compiere un certo numero di formalit?avanti al notaio e alle autorit?Dopo di che il nuovo compratore riceve uno scritto ufficiale comprovante la sua qualit?i proprietario. Geremia conserver?reziosamente le lettere attestanti che il campo gli appartiene (vers. 14). Per mezzo della Parola della sua grazia Iddio garantisce ai suoi figliuoli ?b>un’eredit?b> con tutti i santificati?(Atti 20:32). E possiamo dire come Paolo: ?ono persuaso ch’Egli ?otente da custodire il mio deposito fino a quel giorno?(2 Timoteo 1:12). Questa fine del regno di Giuda assomiglia d’altronde, sotto molti rapporti, ai giorni della 2a epistola a Timoteo. In mezzo alla rovina, Geremia, solo e prigioniero come l’apostolo, sa chi ha creduto. La sua preghiera sale verso l’Eterno (vers. 16 a 25). Mette in contrasto la distretta attuale con le benedizioni di un tempo. Ma egli conosce la grande potenza del Signore (vers. 17), la sua bont?b> (vers. 18) e la grandezza del suo consiglio (vers. 19; parag. 2 Timoteo 1:7). "on v’?ulla di troppo difficile per te? pu??re. Nella Sua bella risposta, Iddio glielo conferma — e ce lo conferma (vers. 27).

    Geremia 33:1-18
    1La parola dell’Eterno fu rivolta per la seconda volta a Geremia in questi termini, mentr’egli era ancora rinchiuso nel cortile della prigione:2Così parla l’Eterno, che sta per far questo, l’Eterno che lo concepisce per mandarlo ad effetto, colui che ha nome l’Eterno:3Invocami, e io ti risponderò, e t’annunzierò cose grandi e impenetrabili, che tu non conosci.4Poiché così parla l’Eterno, l’Iddio d’Israele, riguardo alle case di questa città, e riguardo alle case dei re di Giuda che saran diroccate per far fronte ai terrapieni ed alla spada del nemico5quando si verrà a combattere contro i Caldei, e a riempire quelle case di cadaveri d’uomini, che io percuoterò nella mia ira e nel mio furore, e per le cui malvagità io nasconderò la mia faccia a questa città:6Ecco, io recherò ad essa medicazione e rimedi, e guarirò i suoi abitanti, e aprirò loro un tesoro di pace e di verità.7E farò tornare dalla cattività Giuda e Israele, e li ristabilirò com’erano prima;8e li purificherò di tutta l’iniquità, colla quale hanno peccato contro di me; e perdonerò loro tutte le iniquità colle quali hanno peccato contro di me, e si sono ribellati a me.9E questa città sarà per me un palese argomento di gioia, di lode e di gloria fra tutte le nazioni della terra, che udranno tutto il bene ch’io sto per far loro, e temeranno e tremeranno a motivo di tutto il bene e di tutta la pace ch’io procurerò a Gerusalemme.10Così parla l’Eterno: In questo luogo, del quale voi dite: "E’ un deserto, non v’è più uomo né bestia", nelle città di Giuda, e per le strade di Gerusalemme che son desolate e dove non è più né uomo, né abitante, né bestia,11s’udranno ancora i gridi di gioia, i gridi d’esultanza, la voce dello sposo e la voce della sposa, la voce di quelli che dicono: "Celebrate l’Eterno degli eserciti, poiché l’Eterno è buono, poiché la sua benignità dura in perpetuo", e che portano offerte di azioni di grazie nella casa dell’Eterno. Poiché io farò tornare i deportati del paese, e lo ristabilirò com’era prima, dice l’Eterno.12Così parla l’Eterno degli eserciti: In questo luogo ch’è deserto, dove non v’è più né uomo né bestia, e in tutte le sue città vi saranno ancora delle dimore di pastori, che faranno riposare i loro greggi.13Nelle città della contrada montuosa, nelle città della pianura, nelle città del mezzogiorno, nel paese di Beniamino, nei dintorni di Gerusalemme e nelle città di Giuda le pecore passeranno ancora sotto la mano di colui che le conta, dice l’Eterno.14Ecco, i giorni vengono, dice l’Eterno, che io manderò ad effetto la buona parola che ho pronunziata riguardo alla casa d’Israele e riguardo alla casa di Giuda.15In que’ giorni e in quel tempo, io farò germogliare a Davide un germe di giustizia, ed esso farà ragione e giustizia nel paese.16In que’ giorni, Giuda sarà salvato, e Gerusalemme abiterà al sicuro, e questo è il nome onde sarà chiamata: "l’Eterno, nostra giustizia".17Poiché così parla l’Eterno: Non verrà mai meno a Davide chi segga sul trono della casa d’Israele,18e ai sacerdoti levitici non verrà mai meno nel mio cospetto chi offra olocausti, chi faccia fumare le offerte, e chi faccia tutti i giorni i sacrifizi.

    L’Eterno s’indirizza nuovamente al suo servitore in prigione. Ha ancora delle preziose rivelazioni da fargli e, per ottenerle, lo impegna a pregare come al capitolo precedente. Iddio ?empre pronto ad istruirci di cose grandi e nascoste che non sappiamo. Ma ci invita anzitutto a chiedergliele.

    Geremia udir?arlare di ci??cui tiene pi?? tutto: la restaurazione del suo popolo dopo il disastro che s’abbatter?u di esso. Esistono in certe regioni il cui terreno ?ngrato, interi villaggi abbandonati in seguito allo spopolamento delle campagne. Pochi spettacoli sono cos?ugubri. Le persiane sono chiuse, le strade deserte; tutta la vita se n’?ndata come sotto il colpo d’una maledizione. Quanto peggiore doveva essere la desolazione d’una citt?ome Gerusalemme devastata e bruciata dopo la partenza dei suoi abitanti per Babilonia (vers. 10; vedere Nehemia 2:13-14). Ma le promesse di Dio sono formali: la gioia e l’animazione riempiranno di nuovo la citt?Un nuovo nome le sar?ato: ?b>L’Eterno nostra giustizia?(vers. 16); ci ricorda che nessuno entrer?ella citt?eleste in virt??lla sua propria giustizia. Tutto vi sar?sclusivamente fondato su quella di Cristo.

    Geremia 34:8-22
    8La parola che fu rivolta dall’Eterno a Geremia, dopo che il re Sedekia ebbe fatto un patto con tutto il popolo di Gerusalemme di proclamare l’emancipazione,9per la quale ognuno doveva rimandare in libertà il suo schiavo e la sua schiava, ebreo ed ebrea, e nessuno doveva tener più in ischiavitù alcun suo fratello giudeo.10E tutti i capi e tutto il popolo ch’erano entrati nel patto di rimandare in libertà ciascuno il proprio servo e la propria serva e di non tenerli più in ischiavitù ubbidirono e li rimandarono;11ma poi mutarono, e fecero ritornare gli schiavi e le schiave che avevano affrancati, e li riassoggettarono ad essere loro schiavi e schiave.12La parola dell’Eterno fu dunque rivolta dall’Eterno a Geremia, in questi termini:13Così parla l’Eterno, l’Iddio d’Israele: Io fermai un patto coi vostri padri il giorno che li trassi fuori dal paese d’Egitto, dalla casa di servitù, e dissi loro:14"Al termine di sette anni, ciascuno di voi rimandi libero il suo fratello ebreo, che si sarà venduto a lui; ti serva sei anni, poi rimandalo da casa tua libero"; ma i vostri padri non ubbidirono e non prestarono orecchio.15E voi eravate oggi tornati a fare ciò ch’è retto agli occhi miei, proclamando l’emancipazione ciascuno al suo prossimo, e avevate fermato un patto nel mio cospetto, nella casa sulla quale è invocato il mio nome;16ma siete tornati indietro, e avete profanato il mio nome; ciascun di voi ha fatto ritornare il suo schiavo e la sua schiava che avevate rimandati in libertà a loro piacere, e li avete assoggettati ad essere vostri schiavi e schiave.17Perciò, così parla l’Eterno: Voi non mi avete ubbidito proclamando l’emancipazione ciascuno al suo fratello e ciascuno al suo prossimo; ecco: io proclamo la vostra emancipazione, dice l’Eterno, per andare incontro alla spada, alla peste e alla fame, e farò che sarete agitati per tutti i regni della terra.18E darò gli uomini che hanno trasgredito il mio patto e non hanno messo ad effetto le parole del patto che aveano fermato nel mio cospetto, passando in mezzo alle parti del vitello che aveano tagliato in due;19darò, dico, i capi di Giuda e i capi di Gerusalemme, gli eunuchi, i sacerdoti e tutto il popolo del paese che passarono in mezzo alle parti del vitello,20in mano dei loro nemici, e in mano di quelli che cercano la loro vita; e i loro cadaveri serviranno di pasto agli uccelli del cielo e alle bestie della terra.21E darò Sedekia, re di Giuda, e i suoi capi in mano dei loro nemici, e in mano di quelli che cercano la loro vita, e in mano dell’esercito del re di Babilonia, che s’è allontanato da voi.22Ecco, io darò l’ordine, dice l’Eterno, e li farò ritornare contro questa città; essi combatteranno contro di lei, la prenderanno, la daranno alle fiamme; e io farò delle città di Giuda una desolazione senz’abitanti.

    Mentre l’assedio di Gerusalemme si svolge, l’Eterno incarica ancora Geremia d’un messaggio personale per il re Sedekia (vers. 2 a 6). Iddio gli promette di risparmiarlo e di concedergli una morte pacifica. I vers. 8 e 9 ci informano infatti che le intenzioni di quest’uomo non erano cattive. Era persino animato da una certa benevolenza verso Geremia (cap. 38:10 e 16). Ma egli mancava totalmente di forza di carattere. Non aveva l’energia che la fede dar? Nehemia in un’occasione simile (Nehemia 5). Dopo aver decretato la messa in libert?i tutti i servi ebrei, Sedekia non ?apace di far rispettare a lungo questa decisione. Allora l’Eterno ricorda quali sono a questo riguardo le istruzioni precise della legge di cui gi? padri non avevano tenuto alcun conto. E noi ricordiamo gl’insegnamenti riguardanti il servitore che non vuol uscire libero, preziosa figura del Signore Ges??sodo 21:2 a 6).

    Iddio si servir?ella malvagia azione di questi uomini per illustrare il castigo che riserba loro. Agir?ome loro, cio?b>toglier?oro la libert?b> che gli aveva gi?oncessa e li assoggetter?l re di Babilonia (vedere Luca 6:38).

    Geremia 35:1-11
    1La parola che fu rivolta a Geremia dall’Eterno, al tempo di Joiakim, figliuolo di Giosia, re di Giuda, in questi termini:2"Va’ alla casa dei Recabiti, e parla loro; menali nella casa dell’Eterno, in una delle camere, e offri loro del vino da bere".3Allora io presi Jaazania, figliuolo di Geremia, figliuolo di Habazzinia, i suoi fratelli, tutti i suoi figliuoli e tutta la casa dei Recabiti,4e li menai nella casa dell’Eterno, nella camera de’ figliuoli di Hanan, figliuolo d’Igdalia, uomo di Dio, la quale era presso alla camera de’ capi, sopra la camera di Maaseia, figliuolo di Shallum, guardiano della soglia;5e misi davanti ai figliuoli della casa dei Recabiti dei vasi pieni di vino e delle coppe, e dissi loro: "Bevete del vino".6Ma quelli risposero: "Noi non beviamo vino; perché Gionadab, figliuolo di Recab, nostro padre, ce l’ha proibito, dicendo: Non berrete mai in perpetuo vino, né voi né i vostri figliuoli;7e non edificherete case, non seminerete alcuna semenza, non pianterete vigne, e non ne possederete alcuna, ma abiterete in tende tutti i giorni della vostra vita, affinché viviate lungamente nel paese dove state come forestieri.8E noi abbiamo ubbidito alla voce di Gionadab, figliuolo di Recab, nostro padre, in tutto quello che ci ha comandato: non beviamo vino durante tutti i nostri giorni, tanto noi, che le nostre mogli, i nostri figliuoli e le nostre figliuole;9non edifichiamo case per abitarvi, non abbiamo vigna, campo, né sementa;10abitiamo in tende, e abbiamo ubbidito e fatto tutto quello che Gionadab, nostro padre, ci ha comandato.11Ma quando Nebucadnetsar, re di Babilonia, è salito contro il paese, abbiam detto: Venite, ritiriamoci a Gerusalemme, per paura dell’esercito dei Caldei e dell’esercito di Siria. E così ci siamo stabiliti a Gerusalemme".

    Questa volta Geremia ha un servizio che si riveler?i??coraggiante. Iddio l’ha incaricato di invitare i membri della famiglia dei Recabiti nella casa dell’Eterno onde metterli alla prova. Berranno essi il vino che il profeta verser?oro? Con fermezza, questi uomini rifiutano le coppe che son loro presentate e ne fanno conoscere il motivo. Da veri nazarei hanno fatto voto di astenersi da ci??e parla delle gioie del mondo (Numeri 6:1 a 3). Inoltre, realizzando il carattere di stranieri sulla terra ove non fanno che soggiornare (fine del vers. 7), non seminano, n?dificano, ma abitano in tende. Tutta questa condotta, precisano essi, ?oro stata dettata dal loro antenato, quell’uomo fedele che 2 Re 10:15... ci mostra che prende fermamente posizione per l’Eterno.

    Cari giovani amici, avete forse dei genitori, dei nonni, che vi hanno insegnato la separazione da un mondo ove il cristiano ?b>straniero come lo ?tato il suo Maestro. Ve l’hanno chiesta (e voi non l’avete sempre capita) perch?l Signore stesso vi esorta i suoi nella Sua Parola (1 Pietro 2:11 e 12). Pi??e mai questa separazione deve essere realizzata alla vigilia del Suo ritorno (Apocalisse 22:11 e 12).

    Geremia 35:12-19
    12Allora la parola dell’Eterno fu rivolta a Geremia in questi termini:13"Così parla l’Eterno degli eserciti, l’Iddio d’Israele: Va’ e di’ agli uomini di Giuda e agli abitanti di Gerusalemme: Non riceverete voi dunque la lezione, imparando ad ubbidire alle mie parole? dice l’Eterno.14Le parole di Gionadab, figliuolo di Recab, che comandò ai suoi figliuoli di non bever vino, sono state messe ad effetto, ed essi fino al dì d’oggi non hanno bevuto vino, in ubbidienza all’ordine del padre loro; e io v’ho parlato, parlato fin dal mattino, e voi non m’avete dato ascolto;15ho continuato a mandarvi ogni mattina tutti i miei servitori i profeti per dirvi: Convertitevi dunque ciascuno dalla sua via malvagia, emendate le vostre azioni, non andate dietro ad altri dèi per servirli, e abiterete nel paese che ho dato a voi ed ai vostri padri; ma voi non avete prestato orecchio, e non m’avete ubbidito.16Sì, i figliuoli di Gionadab, figliuolo di Recab, hanno messo ad effetto l’ordine dato dal padre loro, ma questo popolo non mi ha ubbidito!17Perciò, così parla l’Eterno, l’Iddio degli eserciti, l’Iddio d’Israele: Ecco, io faccio venire su Giuda e su tutti gli abitanti di Gerusalemme tutto il male che ho pronunziato contro di loro, perché ho parlato loro, ed essi non hanno ascoltato; perché li ho chiamati, ed essi non hanno risposto".18E alla casa dei Recabiti Geremia disse: "Così parla l’Eterno degli eserciti, l’Iddio d’Israele: Poiché avete ubbidito all’ordine di Gionadab, vostro padre, e avete osservato tutti i suoi precetti, e avete fatto tutto quello ch’egli vi avea prescritto,19così parla l’Eterno degli eserciti, l’Iddio d’Israele: A Gionadab, figliuolo di Recab, non verranno mai meno in perpetuo discendenti, che stiano davanti alla mia faccia".

    I figli di Recab avrebbero facilmente potuto far valere che, dalle istruzioni del loro antenato, 250 anni erano trascorsi, che occorreva ?ivere col tempo? infine che un comportamento esteriore era senza valore a lato delle disposizioni del cuore. Alcuni invocano oggi simili pretesti per allargare il cammino. Ebbene, no! e Dio si compiace di riconoscerlo Egli stesso: ? figliuoli di Gionadab, figliuolo di Recab, hanno osservato l’ordine dato dal padre loro?(vers. 16). Da una generazione all’altra, essi avevano mantenuto fermamente, senza menare gran rumore (ma certamente non senza obbrobrio e senza sofferenze) la pia linea di condotta tracciata dal loro predecessore. Sotto i regni pi??iosi di Achaz, di Manasse e di Amon, essi erano stati annoverati fra i fedeli nascosti che l’Eterno conosceva, come i settemila al tempo di Elia (1 Re 19:18). E noi non avremmo probabilmente mai saputo niente di questa famiglia se Iddio non avesse voluto servirsi di lei per rendere una pubblica testimonianza a tutto Giuda. S?l’esempio dei Recabiti sottolineava la disobbedienza del popolo di Gerusalemme..., come oggid?l modo di vivere dei cristiani dovrebbe condannare per contrasto un mondo in rivolta contro Dio.

    Geremia 36:1-15
    1Or avvenne, l’anno quarto di Joiakim, figliuolo di Giosia, re di Giuda, che questa parola fu rivolta dall’Eterno a Geremia, in questi termini:2"Prenditi un rotolo da scrivere e scrivici tutte la parole che t’ho dette contro Israele, contro Giuda e contro tutte le nazioni, dal giorno che cominciai a parlarti, cioè dal tempo di Giosia, fino a quest’oggi.3Forse quei della casa di Giuda, udendo tutto il male ch’io penso di far loro, si convertiranno ciascuno dalla sua via malvagia, e io perdonerò la loro iniquità e il loro peccato".4Allora Geremia chiamò Baruc, figliuolo di Neria; e Baruc scrisse in un rotolo da scrivere, a dettatura di Geremia, tutte le parole che l’Eterno avea dette a Geremia.5Poi Geremia diede quest’ordine a Baruc: "Io sono impedito, e non posso entrare nella casa dell’Eterno;6perciò, va’ tu, e leggi dal libro che hai scritto a mia dettatura, le parole dell’Eterno, in presenza del popolo, nella casa dell’Eterno, il giorno del digiuno; e leggile anche in presenza di tutti quei di Giuda, che saran venuti dalle loro città.7Forse presenteranno le loro supplicazioni all’Eterno, e si convertiranno ciascuno dalla sua via malvagia; perché l’ira e il furore che l’Eterno ha espresso contro questo popolo, sono grandi".8E Baruc, figliuolo di Neria, fece tutto quello che gli aveva ordinato il profeta Geremia, e lesse dal libro le parole dell’Eterno.9Or l’anno quinto di Joiakim, figliuolo di Giosia, re di Giuda, il nono mese, fu pubblicato un digiuno nel cospetto dell’Eterno, per tutto il popolo di Gerusalemme e per tutto il popolo venuto dalle città di Giuda a Gerusalemme.10E Baruc lesse dal libro le parole di Geremia in presenza di tutto il popolo, nella casa dell’Eterno, nella camera di Ghemaria, figliuolo di Shafan, segretario, nel cortile superiore, all’ingresso della porta nuova della casa dell’Eterno.11Or Micaia, figliuolo di Ghemaria, figliuolo di Shafan, udì tutte le parole dell’Eterno, lette dal libro;12scese nella casa del re, nella camera del segretario, ed ecco che quivi stavan seduti tutti i capi: Elishama il segretario, Delaia figliuolo di Scemaia, Elnathan figliuolo di Acbor, Ghemaria figliuolo di Shafan, Sedekia figliuolo di Hanania, e tutti gli altri capi.13E Micaia riferì loro tutte le parole che aveva udite mentre Baruc leggeva il libro in presenza del popolo.14Allora tutti i capi mandarono Jehudi, figliuolo di Nethania, figliuolo di Scelemia, figliuolo di Cusci, a Baruc per dirgli: "Prendi in mano il rotolo dal quale tu hai letto in presenza del popolo, e vieni". E Baruc, figliuolo di Neria, prese in mano il rotolo, e venne a loro.15Ed essi gli dissero: "Siediti, e leggilo qui a noi". E Baruc lo lesse in loro presenza.

    Abbiamo gi?atto la conoscenza di Baruc, amico devoto e segretario di Geremia (cap. 32:12). Il suo nome significa ^enedetto? Bench?ppartenesse ad una nobile famiglia (suo fratello Seraia era primo ciambellano del re; cap. 51:59), quest’uomo aveva scelto la compagnia del profeta prigioniero, odiato e disprezzato, piuttosto di quella dei principi a cui la sua nascita gli dava diritto. Ci fa pensare ad Onesiforo, quel cristiano di Roma che visitava Paolo nella sua prigione e di cui l’apostolo pu??rivere a Timoteo: ¯gli mi ha spesse volte confortato e non si ?ergognato della mia catena,... e quanti servigi egli abbia reso in Efeso, tu sai molto bene?(2 Timoteo 1:16 a 18). Anche Baruc ?empre pronto a servire nonostante i rischi che ci??mporta. S?ammiriamo — e desideriamo possedere — questo bello zelo dettato dall’amore per Dio, e ad un tempo per il suo servitore e per il suo popolo. Qui si tratta di scrivere sotto dettatura di Geremia prigioniero le parole di Dio stesso (parag. anche Romani 16:22); poi di leggerle, nel giorno del digiuno, alle orecchie di tutto Giuda. Un uditore chiamato Michea, particolarmente attento, si affretta ad informare i principi e questi convocano Baruc perch?ia loro un’audizione particolare del contenuto di quel rotolo.

    Geremia 36:16-32
    16E quand’essi ebbero udito tutte quelle parole, si volsero spaventati gli uni agli altri, e dissero a Baruc: "Non mancheremo di riferire tutte queste parole al re".17Poi chiesero a Baruc: "Dicci ora come hai scritto tutte queste parole uscite dalla sua bocca".18E Baruc rispose loro: "Egli m’ha dettato di bocca sua tutte queste parole, e io le ho scritte con inchiostro nel libro".19Allora i capi dissero a Baruc: "Vatti a nascondere tanto tu quanto Geremia; e nessuno sappia dove siete".20Poi andarono dal re, nel cortile, riposero il rotolo nella camera di Elishama, segretario, e riferirono al re tutte quelle parole.21E il re mandò Jehudi a prendere il rotolo; ed egli lo prese dalla camera di Elishama, segretario. E Jehudi lo lesse in presenza del re, e in presenza di tutti i capi che stavano in piè allato al re.22Or il re stava seduto nel suo palazzo d’inverno era il nono mese, e il braciere ardeva davanti a lui.23E quando Jehudi ebbe letto tre o quattro colonne, il re tagliò il libro col temperino, lo gettò nel fuoco del braciere, dove il rotolo fu interamente consumato dal fuoco del braciere.24Né il re né alcuno dei suoi servitori che udirono tutte quelle parole, rimasero spaventati o si stracciarono le vesti.25E benché Elnathan, Delaia e Ghemaria supplicassero il re perché non bruciasse il rotolo, egli non volle dar loro ascolto.26E il re ordinò a Jerahmeel, figliuolo del re, a Sesaia figliuolo di Azriel, e a Scelemia figliuolo di Abdeel, di pigliare Baruc, segretario, e il profeta Geremia. Ma l’Eterno li nascose.27E dopo che il re ebbe bruciato il rotolo e le parole che Baruc aveva scritte a dettatura di Geremia, la parola dell’Eterno fu rivolta a Geremia in questi termini:28"Prenditi di nuovo un altro rotolo, e scrivici tutte le parole di prima ch’erano nel primo rotolo, che Joiakim re di Giuda ha bruciato.29E riguardo a Joiakim, re di Giuda, tu dirai: Così parla l’Eterno: Tu hai bruciato quel rotolo, dicendo: Perché hai scritto in esso che il re di Babilonia verrà certamente e distruggerà questo paese e farà sì che non vi sarà più né uomo né bestia?30Perciò così parla l’Eterno riguardo a Joiakim re di Giuda: Egli non avrà alcuno che segga sul trono di Davide, e il suo cadavere sarà gettato fuori, esposto al caldo del giorno e al gelo della notte.31E io punirò lui, la sua progenie e i suoi servitori della loro iniquità, e farò venire su loro, sugli abitanti di Gerusalemme e sugli uomini di Giuda tutto il male che ho pronunziato contro di loro, senza ch’essi abbian dato ascolto".32E Geremia prese un altro rotolo e lo diede a Baruc, figliuolo di Neria, segretario, il quale vi scrisse, a dettatura di Geremia, tutte le parole del libro che Joiakim, re di Giuda, avea bruciato nel fuoco; e vi furono aggiunte molte altre parole simili a quelle.

    Abbiamo lasciato Baruc seduto fra i principi di Giuda, occupato a legger loro le parole dell’Eterno. Spaventati, quegli uomini si volgono gli uni agli altri. La cosa sembra loro troppo seria per non parlarne al re. Quest’ultimo, messo al corrente, ordina che gli si faccia la lettura di quel terrificante rotolo. Notiamo che il suo contenuto non ci ?tato dato; ma ?ermesso di pensare che il capitolo 25 del nostro libro ne facesse parte (parag. rispettivamente i vers. 1 e 29 con il cap. 25:1 e 9).

    Dopo aver ascoltato per un momento con crescente irritazione, il re s’impadronisce del rotolo, lo tagliuzza e lo getta nel fuoco. Era il suo modo insensato di sbarazzarsi del giudizio. Ora non soltanto non poteva distruggere con il rotolo una sola delle parole che vi erano scritte, poich?ull’ordine dell’Eterno un altro rotolo gli ?ostituito su cui sono aggiunte ?olte altre parole simili a quelle? ma il re attirava sul suo capo un castigo supplementare (vers. 30 e 32; Proverbi 13:13).

    Quante persone disprezzano la Parola di Dio, bench?on imitando, necessariamente, il gesto temerario di Joiakim! (Salmo 50:17; 1 Giovanni 4:6).

    Geremia 37:1-21
    1Or il re Sedekia, figliuolo di Giosia, regnò in luogo di Conia, figliuolo di Joiakim, e fu costituito re nel paese di Giuda da Nebucadnetsar, re di Babilonia.2Ma né egli, né i suoi servitori, né il popolo del paese dettero ascolto alle parole che l’Eterno avea pronunziate per mezzo del profeta Geremia.3Il re Sedekia mandò Jehucal, figliuolo di Scelemia, e Sofonia, figliuolo di Maaseia, il sacerdote, dal profeta Geremia, per dirgli: "Deh, prega per noi l’Eterno, l’Iddio nostro".4Or Geremia andava e veniva fra il popolo, e non era ancora stato messo in prigione.5L’esercito di Faraone era uscito d’Egitto; e come i Caldei che assediavano Gerusalemme n’ebbero ricevuto la notizia, tolsero l’assedio a Gerusalemme.6Allora la parola dell’Eterno fu rivolta al profeta Geremia, in questi termini:7"Così parla l’Eterno, l’Iddio d’Israele: Dite così al re di Giuda che vi ha mandati da me per consultarmi: Ecco, l’esercito di Faraone ch’era uscito in vostro soccorso, è tornato nel suo paese, in Egitto;8e i Caldei torneranno, e combatteranno contro questa città, la prenderanno, e la daranno alle fiamme.9Così parla l’Eterno: Non ingannate voi stessi dicendo: Certo, i Caldei se n’andranno da noi, perché non se n’andranno.10Anzi, quand’anche voi sconfiggeste tutto l’esercito de’ Caldei che combatte contro di voi, e non ne rimanesse che degli uomini feriti, questi si leverebbero, ciascuno nella sua tenda, e darebbero questa città alle fiamme".11Or quando l’esercito de’ Caldei si fu ritirato d’innanzi a Gerusalemme a motivo dell’esercito di Faraone,12Geremia uscì da Gerusalemme per andare nel paese di Beniamino, per ricever quivi la sua porzione in mezzo al popolo.13Ma quando fu alla porta di Beniamino, c’era quivi un capitano della guardia, per nome Ireia, figliuolo di Scelemia, figliuolo di Hanania, il quale arrestò il profeta Geremia, dicendo: "Tu vai ad arrenderti ai Caldei".14E Geremia rispose: "E’ falso; io non vado ad arrendermi ai Caldei"; ma l’altro non gli diede ascolto; arrestò Geremia, e lo menò dai capi.15E i capi s’adirarono contro Geremia, lo percossero, e lo misero in prigione nella casa di Gionathan, il segretario; perché di quella avean fatto un carcere.16Quando Geremia fu entrato nella prigione sotterranea fra le segrete, e vi fu rimasto molti giorni,17il re Sedekia lo mandò a prendere, lo interrogò in casa sua, di nascosto, e gli disse: "C’è egli qualche parola da parte dell’Eterno?" E Geremia rispose: "Sì, c’è". E aggiunse: "Tu sarai dato in mano del re di Babilonia".18Geremia disse inoltre al re Sedekia: "Che peccato ho io commesso contro di te o contro i tuoi servitori o contro questo popolo, che m’avete messo in prigione?19E dove sono ora i vostri profeti che vi profetavano dicendo: Il re di Babilonia non verrà contro di voi né contro questo paese?20Ora ascolta, ti prego, o re, mio signore; e la mia supplicazione giunga bene accolta nel tuo cospetto; non mi far tornare nella casa di Gionathan lo scriba, sì ch’io vi muoia".21Allora il re Sedekia ordinò che Geremia fosse custodito nel cortile della prigione, e gli fosse dato tutti i giorni un pane dalla via de’ fornai, finché tutto il pane della città fosse consumato. Così Geremia rimase nel cortile della prigione.

    Il cap. 37 ci rimanda al tempo di Sedekia. Meno perverso (ma pi??bole) del suo predecessore, questa re ?imasto ugualmente sordo a tutte le parole dell’Eterno. Ci??n gl’impedisce, come al cap. 21, di consultare Geremia e di reclamare la sua intercessione. Sovente siamo pi??opensi a fare delle domande al Signore che ad ascoltare ci??e Egli vuol dirci. Ma se desideriamo che risponda alle nostre preghiere, cominciamo dunque ad obbedirGli! (Giovanni 15:7 e 16).

    Gli avvenimenti sembrano dapprima contraddire ci??e il profeta ha annunziato. Invece di prendere Gerusalemme, i Caldei minacciati dall’esercito egiziano hanno tolto l’assedio e se ne sono andati. La citt?embra liberata. Situazione provvisoria, e l’Eterno lo ricorda a Geremia! Costui pensa di approfittarne per lasciare la citt?ondannata, ma ?iconosciuto, condotto dai principi e incolpato, di tradimento. Dal tempo di Joiakim, i principi sembrano animati da migliori disposizioni del re (cap. 36:19). Sotto Sedekia ?l contrario. Il re ha con lui un’intervista segreta, e in seguito migliora le condizioni della sua prigionia.

    Geremia 38:1-13
    1Scefatia figliuolo di Mattan, Ghedalia figliuolo di Pashur, Jucal figliuolo di Scelamia, e Pashur figliuolo di Malkia, udirono le parole che Geremia rivolgeva a tutto il popolo dicendo:2"Così parla l’Eterno: Chi rimarrà in questa città morrà di spada, di fame, o di peste; ma chi andrà ad arrendersi ai Caldei avrà salva la vita, la vita sarà il suo bottino, e vivrà.3Così parla l’Eterno: Questa città sarà certamente data in mano dell’esercito del re di Babilonia, che la prenderà".4E i capi dissero al re: "Deh, sia quest’uomo messo a morte! poich’egli rende fiacche le mani degli uomini di guerra che rimangono in questa città, e le mani di tutto il popolo, tenendo loro cotali discorsi; quest’uomo non cerca il bene, ma il male di questo popolo".5Allora il re Sedekia disse: "Ecco egli è in mano vostra; poiché il re non può nulla contro di voi".6Allora essi presero Geremia e lo gettarono nella cisterna di Malkia, figliuolo del re, ch’era nel cortile della prigione; vi calarono Geremia con delle funi. Nella cisterna non c’era acqua ma solo fango e Geremia affondò nel fango.7Or Ebed-melec, etiopo, eunuco che stava nella casa del re, udì che aveano messo Geremia nella cisterna. Il re stava allora seduto alla porta di Beniamino.8Ebed-melec uscì dalla casa del re, e parlò al re dicendo:9"O re, mio signore, quegli uomini hanno male agito in tutto quello che hanno fatto al profeta Geremia, che hanno gettato nella cisterna; egli morrà di fame là dov’è, giacché non v’è più pane in città".10E il re diede quest’ordine ad Ebed-melec, l’etiopo: "Prendi teco di qui trenta uomini, e tira su il profeta Geremia dalla cisterna prima che muoia".11Ebed-melec prese seco quegli uomini, entrò nella casa del re, sotto il Tesoro; prese di lì dei pezzi di stoffa logora e de’ vecchi stracci, e li calò a Geremia, nella cisterna, con delle funi.12Ed Ebed-melec, l’etiopo, disse a Geremia: "Mettiti ora questi pezzi di stoffa logora e questi stracci sotto le ascelle, sotto le funi". E Geremia fece così.13E quelli trassero su Geremia con quelle funi, e lo fecero salir fuori dalla cisterna. E Geremia rimase nel cortile della prigione.

    I principi sono esasperati contro Geremia, che accusano di avere propositi disfattisti. Ottengono dal re l’autorizzazione di gettarlo nella fossa e lasciarvelo morire. Grande ?a distretta dell’uomo di Dio in quel pozzo immondo e fangoso. Ma egli invoca l’Eterno e riceve questa preziosa risposta: ?b>Non temere?(leggere Lamentazioni 3:52 a 57). La liberazione ?ronta. Iddio ne ha preparato lo strumento: qualcuno che non faceva neppur parte del popolo, un servo etiope del palazzo, chiamato Ebed-Melec. Sedekia ?nfluenzabile per il bene come per il male; si lascia flettere. Ed assistiamo all’opera laboriosa dell’uscita dal buio pozzo, la quale sottolinea la dedizione di Ebed-Melec.

    Accusato falsamente, battuto, gettato in quel pozzo orribile, Geremia ?n modo speciale qui una figura del Signore Ges??a fine del vers. 6 ci fa pensare al vers. 2 del Salmo 69: ?o sono affondato in un profondo pantano, ove non v’?a fermare il pi?.? ?un’immagine delle sofferenze e della morte di Cristo. E il vers. 13 pu??sere accostato al principio del Salmo 40 relativo alla Sua risurrezione: ¯gli mi ha tratto fuori da una fossa di perdizione, dal pantano fangoso...?

    Geremia 38:14-28
    14Allora il re Sedekia mandò a prendere il profeta Geremia, e se lo fece condurre al terzo ingresso della casa dell’Eterno; e il re disse a Geremia: "Io ti domando una cosa; non mi celar nulla".15E Geremia rispose a Sedekia: "Se te la dico, non è egli certo che mi farai morire? E se ti do qualche consiglio, non mi darai ascolto".16E il re Sedekia giurò in segreto a Geremia, dicendo: "Com’è vero che l’Eterno, il quale ci ha dato questa vita, vive, io non ti farò morire, e non ti darò in mano di questi uomini che cercan la tua vita".17Allora Geremia disse a Sedekia: "Così parla l’Eterno, l’Iddio degli eserciti, l’Iddio d’Israele: Se tu ti vai ad arrendere ai capi del re di Babilonia, avrai salva la vita; questa città non sarà data alle fiamme, e vivrai tu con la tua casa;18ma se non vai ad arrenderti ai capi del re di Babilonia, questa città sarà data in mano de’ Caldei che la daranno alle fiamme, e tu non scamperai dalle loro mani".19E il re Sedekia disse a Geremia: "Io temo que’ Giudei che si sono arresi ai Caldei, ch’io non abbia ad esser dato nelle loro mani, e ch’essi non mi scherniscano".20Ma Geremia rispose: "Tu non sarai dato nelle loro mani. Deh! ascolta la voce dell’Eterno in questo che ti dico: tutto andrà bene per te, e tu vivrai.21Ma se rifiuti d’uscire, ecco quello che l’Eterno m’ha fatto vedere:22Tutte le donne rimaste nella casa del re di Giuda saranno menate fuori ai capi del re di Babilonia; e queste donne diranno: I tuoi familiari amici t’hanno incitato, t’hanno vinto; i tuoi piedi sono affondati nel fango, e quelli si son ritirati".23E tutte le tue mogli coi tuoi figliuoli saranno menate ai Caldei; e tu non scamperai dalle loro mani, ma sarai preso e dato in mano del re di Babilonia, e questa città sarà data alle fiamme".24E Sedekia disse a Geremia: "Nessuno sappia nulla di queste parole, e tu non morrai.25E se i capi odono che io ho parlato teco e vengono da te a dirti: Dichiaraci quello che tu hai detto al re; non ce lo celare, e non ti faremo morire; e il re che t’ha detto?…26rispondi loro: Io ho presentato al re la mia supplicazione, ch’egli non mi facesse ritornare nella casa di Gionathan, per morirvi".27E tutti i capi vennero a Geremia, e lo interrogarono; ma egli rispose loro secondo tutte le parole che il re gli aveva comandate, e quelli lo lasciarono in pace perché la cosa non s’era divulgata.28E Geremia rimase nel cortile della prigione fino al giorno che Gerusalemme fu presa.

    Il povero Sedekia, tormentato da ansiet? incertezze, convoca di nuovo segretamente Geremia. Costui lo esorta a uscire ?rancamente?verso i capi caldei e arrendersi. L’avverte di ci??e l’aspetta se non lo fa: ?inacciato di avere i suoi piedi come ?ffondati nel fango?(vers. 22). Senza dubbio il profeta dice ci??nsando alla sua recente esperienza. Ma che diversit?ra i due uomini! Pur sapendo qual era la volont?i Dio, Sedekia ?enza forza per compierla perch? dominato dal timor degli uomini: timore dei Caldei, timore dei principi (vers. 5 e 25), timore dei Giudei gi?eportati (vers. 19; vedere Proverbi 29:25). Soltanto, il vero timor di Dio sembra assente dalla sua mente. S?che contrasto con la sicurezza che la fede d? Geremia. Questo ci fa pensare alla scena del cap. 26 degli Atti in cui vediamo Paolo prigioniero comparire davanti al re Agrippa. Pu??rlargli ?on franchezza?(vers. 26) e termina dicendo: ?iacesse a Dio che... voi diventaste tali, quale sono io, all’infuori di questi legami?(vers. 29). Sia dato a tutti noi d’essere tali quali l’apostolo Paolo e Geremia, sempre pieni di coraggio davanti agli uomini perch?b>il Signore ?on noi.

    Geremia 39:1-18
    1Quando Gerusalemme fu presa il nono anno di Sedekia, re di Giuda, il decimo mese, Nebucadnetsar, re di Babilonia venne con tutto il suo esercito contro Gerusalemme e la cinse d’assedio;2l’undecimo anno di Sedekia, il quarto mese, il nono giorno, una breccia fu fatta nella città3tutti i capi del re di Babilonia entrarono, e si stabilirono alla porta di mezzo: Nergal-saretser, Samgar-nebu, Sarsekim, capo degli eunuchi, Nergal-saretser, capo dei magi, e tutti gli altri capi del re di Babilonia.4E quando Sedekia, re di Giuda, e tutta la gente di guerra li ebbero veduti, fuggirono, uscirono di notte dalla città per la via del giardino reale, per la porta fra le due mura, e presero la via della pianura.5Ma l’esercito de’ Caldei li inseguì, e raggiunse Sedekia nelle campagne di Gerico. Lo presero, lo menaron su da Nebucadnetsar, re di Babilonia, a Ribla, nel paese di Hamath, dove il re pronunziò la sua sentenza su di lui.6E il re di Babilonia fece scannare i figliuoli di Sedekia, a Ribla, sotto gli occhi di lui; il re di Babilonia fece pure scannare tutti i notabili di Giuda;7poi fece cavar gli occhi a Sedekia, e lo fe’ legare con una doppia catena di rame per menarlo in Babilonia.8I Caldei incendiarono la casa del re e le case del popolo, e abbatterono le mura di Gerusalemme;9e Nebuzaradan, capo delle guardie, menò in cattività a Babilonia il residuo della gente ch’era ancora nella città, quelli ch’erano andati ad arrendersi a lui, e il resto del popolo.10Ma Nebuzaradan, capo delle guardie, lasciò nel paese di Giuda alcuni de’ più poveri fra il popolo i quali non avevano nulla, e diede loro in quel giorno vigne e campi.11Or Nebucadnetsar, re di Babilonia, avea dato a Nebuzaradan, capo delle guardie, quest’ordine riguardo a Geremia:12"Prendilo, veglia su lui, e non gli fare alcun male ma comportati verso di lui com’egli ti dirà".13Così Nebuzaradan, capo delle guardie, Nebushazban, capo degli eunuchi, Nergal-saretser, capo de’ magi, e tutti i capi del re di Babilonia14mandarono a far trarre Geremia fuori dal cortile della prigione, e lo consegnarono a Ghedalia, figliuolo di Ahikam, figliuolo di Shafan, perché fosse menato a casa; e così egli abitò fra il popolo.15Or la parola dell’Eterno fu rivolta a Geremia in questi termini, mentr’egli era rinchiuso nel cortile della prigione:16"Va’ e parla ad Ebed-melec, l’etiopo digli: Così parla l’Eterno degli eserciti, l’Iddio d’Israele: Ecco, io sto per adempiere su questa città, per il suo male e non per il suo bene, le parole che ho pronunziate, ed in quel giorno esse si avvereranno in tua presenza.17Ma in quel giorno io ti libererò, dice l’Eterno; e tu non sarai dato in mano degli uomini che temi;18poiché, certo, io ti farò scampare, e tu non cadrai per la spada; la tua vita sarà il tuo bottino, giacché hai posto la tua fiducia in me, dice l’Eterno".

    Giungiamo alla tragica occupazione di Gerusalemme! — Sedekia e i suoi guerrieri fuggono attraverso i giardini. Troppo tardi! Sono raggiunti, incatenati, condotti al re di Babilonia. Undici anni prima, quest’ultimo aveva posto Sedekia sul trono di Giuda e gli aveva fatto promettere fedelt?iurando per Dio (2 Cronache 36:13). Ribellandosi con l’appoggio dell’Egitto (cap. 37:7), Sedekia aveva mancato di parola e mostrato ai nemici d’Israele il poco caso che faceva del nome dell’Eterno, al quale invece Nebucadnetsar aveva attribuito del valore. Per questo il re vile e spergiuro fu crudelmente castigato.

    Una parola personale ?ndirizzata a Ebed-Melec nei versetti 15 a 18. Iddio conosceva i suoi timori (vers. 17) — come pure conosce tutte le nostre inquietudini — e non li condanna. Mentre i timori di Sedekia l’avevano condotto ad appoggiarsi su degli uomini per sfuggire ad altri uomini, la paura provata da Ebed-Melec lo rigettava sull’Eterno. ?u hai avuto fiducia in me? dice l’Eterno. Bella testimonianza che apre a quest’umile schiavo straniero l’accesso alle promesse di grazia del cap. 17:7 e 8 (parag. Salmo 37:3,39,40 e Rut 2:12).

    Geremia 40:1-10
    1La parola che fu rivolta dall’Eterno a Geremia, dopo che Nebuzaradan, capo delle guardie, l’ebbe rimandato da Rama. Quando questi lo fece prendere, Geremia era incatenato in mezzo a tutti quelli di Gerusalemme e di Giuda, che dovevano esser menati in cattività a Babilonia.2Il capo delle guardie prese dunque Geremia, e gli disse: "L’Eterno, il tuo Dio, aveva pronunziato questo male contro questo luogo;3e l’Eterno l’ha fatto venire e ha fatto come aveva detto, perché voi avete peccato contro l’Eterno, e non avete dato ascolto alla sua voce; perciò questo v’è avvenuto.4Ora ecco, io ti sciolgo oggi dalle catene che hai alle mani; se ti piace di venire con me a Babilonia, vieni; e io avrò cura di te; ma se non t’aggrada di venir con me a Babilonia, rimantene; ecco, tutto il paese ti sta dinanzi; va’ dove ti piacerà e ti converrà d’andare".5E come Geremia non si decideva a tornare con lui, l’altro aggiunse: "Torna da Ghedalia, figliuolo di Ahikam, figliuolo di Shafan, che il re di Babilonia ha stabilito sulle città di Giuda, e dimora con lui in mezzo al popolo; ovvero va’ dovunque ti piacerà". E il capo delle guardie gli diede delle provviste e un regalo, e l’accomiatò.6E Geremia andò da Ghedalia, figliuolo di Ahikam, a Mitspa, e dimorò con lui in mezzo al popolo che era rimasto nel paese.7Or quando tutti i capi delle forze che erano per le campagne ebbero inteso, essi e la loro gente, che il re di Babilonia aveva stabilito Ghedalia, figliuolo di Ahikam, sul paese, e che gli aveva affidato gli uomini, le donne, i bambini, e quelli tra i poveri del paese che non erano stati menati in cattività a Babilonia,8si recarono da Ghedalia a Mitspa: erano Ismael, figliuolo di Nethania, Johanan e Gionathan, figliuoli di Kareah, Seraia, figliuolo di Tanhumeth, i figliuoli di Efai di Netofa, e Jezania, figliuolo del Maacatita: essi e i loro uomini.9E Ghedalia, figliuolo di Ahikam, figliuolo di Shafan, giurò loro e alla lor gente, dicendo: "Non temete di servire i Caldei; abitate nel paese, servite il re di Babilonia, e tutto andrà bene per voi.10Quanto a me, ecco, io risiederò a Mitspa per tenermi agli ordini dei Caldei, che verranno da noi; e voi raccogliete il vino, le frutta d’estate e l’olio; metteteli nei vostri vasi, e dimorate nelle città di cui avete preso possesso".

    Che ne ?i Geremia in mezzo a tutti questi avvenimenti? Rimasto nel cortile della prigione ?ino al giorno in cui Gerusalemme fu presa?(cap. 38:28), ?tato incatenato come tutti gli altri prigionieri, ed ha fatto parte fino a Rama del lugubre corteo dei deportati condotti in esilio. Tuttavia Nebuzaradan, capo delle guardie, incaricato dei prigionieri ha ricevuto dal re di Babilonia stesso delle istruzioni benigne riguardo a Geremia. Non soltanto non gli si doveva fare nessun male, ma il profeta ?nvitato a decidere della sua sorte. Andr?gli a Babilonia ove si trovano ? buoni fichi?del cap. 24, quei deportati che l’Eterno ha promesso di proteggere e di fare prosperare? Ovvero rimarr?gli con quei poveri del paese che son lasciati in Giudea? Nonostante la libert?he gli ?asciata, il profeta si astiene dal decidere lui stesso (vers. 5); per questo ci d?na nuova lezione di dipendenza. Non ?l suo bene personale che conta per lui, ma di trovarsi nel luogo in cui Dio vuole metterlo per il Suo servizio. Senza direzione speciale da Alto, lascia che il capo delle guardie scelga in vece sua e riconosce nel consiglio che gli ?ato la volont?el Signore. ?un esempio da seguire tutte le volte che il nostro cammino non ?hiaro (parag. Genesi 13:9).

    Geremia 40:11-16; Geremia 41:1-10
    11Anche tutti i Giudei ch’erano in Moab, fra gli Ammoniti, nel paese d’Edom e in tutti i paesi, quand’udirono che il re di Babilonia aveva lasciato un residuo in Giuda e che avea stabilito su di loro Ghedalia, figliuolo di Ahikam, figliuolo di Shafan,12se ne tornarono da tutti i luoghi dov’erano stati dispersi, e si recarono nel paese di Giuda, da Ghedalia, a Mitspa; e raccolsero vino e frutta d’estate in grande abbondanza.13Or Johanan, figliuolo di Kareah, e tutti i capi delle forze che erano per la campagna, vennero da Ghedalia a Mitspa, e gli dissero:14"Sai tu che Baalis, re degli Ammoniti, ha mandato Ismael, figliuolo di Nethania, per toglierti la vita?" Ma Ghedalia, figliuolo di Ahikam, non credette loro.15Allora Johanan, figliuolo di Kareah, disse segretamente a Ghedalia, a Mitspa: "Lasciami andare a uccidere Ismael, figliuolo di Nethania; nessuno lo risaprà; e perché ti toglierebbe egli la vita, e tutti i Giudei che si son raccolti presso di te andrebbero essi dispersi, e il residuo di Giuda perirebb’egli?"16Ma Ghedalia, figliuolo di Ahikam, disse a Johanan, figliuolo di Kareah: "Non lo fare perché quello che tu dici d’Ismael è falso".
    1E il settimo mese, Ismael, figliuolo di Nethania, figliuolo di Elishama della stirpe reale e uno dei grandi del re, venne con dieci uomini, da Ghedalia, figliuolo di Ahikam, a Mitspa; e quivi, a Mitspa, mangiarono assieme.2Poi Ismael, figliuolo di Nethania, si levò coi dieci uomini ch’eran con lui, e colpirono con la spada Ghedalia, figliuolo di Ahikam, figliuolo di Shafam. Così fecero morire colui che il re di Babilonia aveva stabilito sul paese.3Ismael uccise pure tutti i Giudei ch’erano con Ghedalia a Mitspa, e i Caldei, uomini di guerra, che si trovavan quivi.4Il giorno dopo ch’egli ebbe ucciso Ghedalia, prima che alcuno ne sapesse nulla,5giunsero da Sichem, da Sciloh e da Samaria, ottanta uomini che avevano la barba rasa, le vesti stracciate e delle incisioni sul corpo; e avevano in mano delle offerte e dell’incenso per presentarli nella casa dell’Eterno.6E Ismael, figliuolo di Nethania, uscì loro incontro da Mitspa; e, camminando, piangeva; e come li ebbe incontrati, disse loro: "Venite da Ghedalia, figliuolo di Ahikam".7E quando furono entrati in mezzo alla città, Ismael, figliuolo di Nethania, assieme agli uomini che aveva seco, li scannò e li gettò nella cisterna.8Or fra quelli, ci furon dieci uomini, che dissero a Ismael: "Non ci uccidere, perché abbiamo nei campi delle provviste nascoste di grano, d’orzo, d’olio e di miele". Allora egli si trattenne, e non li mise a morte coi loro fratelli.9Or la cisterna nella quale Ismael gettò tutti i cadaveri degli uomini ch’egli uccise con Ghedalia, è quella che il re Asa aveva fatta fare per tema di Baasa, re d’Israele; e Ismael, figliuolo di Nethania, la riempì di uccisi.10Poi Ismael menò via prigionieri tutto il rimanente del popolo che si trovava a Mitspa: le figliuole del re, e tutto il popolo ch’era rimasto a Mitspa, e sul quale Nebuzaradan, capo delle guardie, aveva stabilito Ghedalia, figliuolo di Ahikam; Ismael, figliuolo di Nethania, li menò via prigionieri, e partì per recarsi dagli Ammoniti.

    Con la distruzione di Gerusalemme e la deportazione del suo ultimo re, Nebucadnetsar ha soppresso ogni possibilit?i rivolta nel regno di Giuda. Vi ha tuttavia mantenuto un certo numero di abitanti fra i pi??veri, onde non lasciare il paese in abbandono, ed ha posto come loro capo Ghedalia, un governatore che ha il favore di tutti. Durante questo tempo vediamo che l’Eterno veglia in grazia su quegli scampati alla deportazione facendo prosperare le loro raccolte (vers. 12).

    Purtroppo, questo periodo favorevole non dura. Iddio, che conosce i cuori, permette nuovi avvenimenti tragici onde manifestare il loro stato. Sotto la figura del re dei figliuoli d’Ammon (vers. 14), riappare un antico nemico d’Israele che si poteva credere fosse stato annientato. Ma esiste sempre, e le sue malvage disposizioni non sono cambiate; la debolezza del popolo ?ra per lui l’occasione di manifestarle. Cos? di Satana, il nostro grande avversario. Non disarma mai e cerca sempre di approfittare di ci??e ha indebolito la nostra resistenza (fatica, pigrizia, mancanza di vigilanza...).

    Con l’appoggio di Baalis, Ismaele, geloso senza dubbio dell’autorit?i Ghedalia, organizza un complotto per assassinarlo vilmente, assieme ai Giudei che sono con lui a Mitspa.

    Geremia 41:11-18; Geremia 42:1-6
    11Ma quando Johanan, figliuolo di Kareah, e tutti i capi delle forze ch’eran con lui furono informati di tutto il male che Ismael, figliuolo di Nethania, aveva fatto,12presero tutti gli uomini, e andarono a combattere contro Ismael, figliuolo di Nethania; e lo trovarono presso le grandi acque che sono a Gabaon.13E quando tutto il popolo ch’era con Ismael vide Johanan, figliuolo di Kareah, e tutti i capi delle forze ch’erano con lui, si rallegrò;14e tutto il popolo che Ismael aveva menato prigioniero da Mitspa fece voltafaccia, e andò a unirsi a Johanan, figliuolo di Kareah.15Ma Ismael, figliuolo di Nethania, scampò con otto uomini d’innanzi a Johanan, e se ne andò fra gli Ammoniti.16E Johanan, figliuolo di Kareah, e tutti i capi delle forze ch’erano con lui, presero tutto il rimanente del popolo, che Ismael, figliuolo di Nethania, aveva menati via da Mitspa, dopo ch’egli ebbe ucciso Ghedalia, figliuolo d’Ahikam: uomini, gente di guerra, donne, fanciulli, eunuchi; e li ricondussero da Gabaon;17e partirono, e si fermarono a Geruth-Kimham presso Bethlehem, per poi continuare e recarsi in Egitto,18a motivo de’ Caldei dei quali avevano paura, perché Ismael, figliuolo di Nethania, aveva ucciso Ghedalia figliuolo di Ahikam, che il re di Babilonia aveva stabilito sul paese.
    1Tutti i capi delle forze, Johanan, figliuolo di Kareah, Jezania, figliuolo di Hosaia, e tutto il popolo, dal più piccolo al più grande, s’accostarono,2e dissero al profeta Geremia: "Deh, siati accetta la nostra supplicazione, e prega l’Eterno, il tuo Dio, per noi, per tutto questo residuo (poiché, di molti che eravamo, siamo rimasti pochi, come lo vedono gli occhi tuoi);3affinché l’Eterno, il tuo Dio, ci mostri la via per la quale dobbiamo camminare, e che cosa dobbiam fare".4E il profeta Geremia disse loro: "Ho inteso; ecco, io pregherò l’Eterno, il vostro Dio, come avete detto; e tutto quello che l’Eterno vi risponderà ve lo farò conoscere; e nulla ve ne celerò".5E quelli dissero a Geremia: "L’Eterno sia un testimonio verace e fedele contro di noi, se non facciamo tutto quello che l’Eterno, il tuo Dio, ti manderà a dirci.6Sia la sua risposta gradevole o sgradevole, noi ubbidiremo alla voce dell’Eterno, del nostro Dio, al quale ti mandiamo, affinché bene ce ne venga, per aver ubbidito alla voce dell’Eterno, del nostro Dio".

    La notizia dell’efferato massacro di Mitspa ?iunta alle orecchie di Johanan. Va rapidamente davanti alla truppa d’Ismaele e, vedendolo, tutto il popolo, che quest’ultimo deportava dai figli di Ammon, si affretta a unirsi a Johanan cambiando bandiera. Ismaele stesso, constatando che ha da fare con qualcuno pi??rte di lui, fugge con otto uomini e si rifugia presso Baalis suo protettore.

    Ma ogni pericolo ?ungi d’essere scongiurato per quei poveri rimasti con Ghedalia. L’uccisione del governatore stabilito dal re di Babilonia espone ora i Giudei all’ira del re quando ne sar?nformato. Nebucadnetsar, spinto all’estremo dalle ribellioni successive del popolo di Giuda, interverr?on la massima severit?e questa volta gl’innocenti pagarono per i colpevoli. Nel lor timore e nella loro perplessit?Johanan ed i suoi compagni si volgono con un’apparente saviezza verso Geremia che ritroveremo qui in mezzo a loro. Egli ?ortatore della Parola di Dio, e questa ?ripetiamolo, la sola sorgente di luce per noi come per quel popolo (Salmo 119:105).

    Geremia 42:7-22
    7Dopo dieci giorni, la parola dell’Eterno fu rivolta a Geremia.8E Geremia chiamò Johanan, figliuolo di Kareah; tutti i capi delle forze ch’erano con lui, e tutto il popolo, dal più piccolo al più grande, e disse loro:9"Così parla l’Eterno, l’Iddio d’Israele, al quale m’avete mandato perché io gli presentassi la vostra supplicazione:10Se continuate a dimorare in questo paese, io vi ci stabilirò, e non vi distruggerò; vi pianterò, e non vi sradicherò; perché mi pento del male che v’ho fatto.11Non temete il re di Babilonia, del quale avete paura; non lo temete, dice l’Eterno, perché io sono con voi per salvarvi e per liberarvi dalla sua mano;12io vi farò trovar compassione dinanzi a lui; egli avrà compassione di voi, e vi farà tornare nel vostro paese.13Ma se dite: Noi non rimarremo in questo paese, se non ubbidite alla voce dell’Eterno, del vostro Dio, e dite:14No, andremo nel paese d’Egitto, dove non vedremo la guerra, non udremo suon di tromba, e dove non avrem più fame di pane, e quivi dimoreremo,15ebbene, ascoltate allora la parola dell’Eterno, o superstiti di Giuda! Così parla l’Eterno degli eserciti, l’Iddio d’Israele: Se siete decisi a recarvi in Egitto, e se andate a dimorarvi,16la spada che temete vi raggiungerà là, nel paese d’Egitto, e la fame che paventate vi starà alle calcagna là in Egitto, e quivi morrete.17Tutti quelli che avranno deciso di andare in Egitto per dimorarvi, vi morranno di spada, di fame o di peste; nessun di loro scamperà, sfuggirà al male ch’io farò venire su loro.18Poiché così parla l’Eterno degli eserciti, l’Iddio d’Israele: Come la mia ira e il mio furore si son riversati sugli abitanti di Gerusalemme, così il mio furore si riverserà su voi, quando sarete entrati in Egitto; e sarete abbandonati alla esecrazione, alla desolazione, alla maledizione e all’obbrobrio, e non vedrete mai più questo luogo.19O superstiti di Giuda! l’Eterno parla a voi: Non andate in Egitto! Sappiate bene che quest’oggi io v’ho premuniti.20Voi ingannate voi stessi, a rischio della vostra vita; poiché m’avete mandato dall’Eterno, dal vostro Dio, dicendo: Prega l’Eterno, il nostro Dio, per noi; e tutto quello che l’Eterno, il nostro Dio, dirà, faccelo sapere esattamente, e noi lo faremo.21E io ve l’ho fatto sapere quest’oggi; ma voi non ubbidite alla voce dell’Eterno, del vostro Dio, né a nulla di quanto egli m’ha mandato a dirvi.22Or dunque sappiate bene che voi morrete di spada, di fame e di peste, nel luogo dove desiderate andare per dimorarvi".

    Minacciati dalle rappresaglie del re di Babilonia e non sapendo che partito prendere, Johanan e i suoi compagni hanno interrogato Geremia. Pensiamo al Signore Ges??i cui il profeta Geremia ?i?tato cos?ovente la figura. Egli ?empre con noi; rechiamogli le nostre difficolt? i nostri timori.

    Trascorrono dieci giorni. — Il profeta non si affretta a rispondere, aspettando egli stesso la rivelazione del pensiero divino.

    Perch?ovente il Signore tarda ad esaudire le nostre preghiere? Vuol mettere alla prova la nostra fiducia in Lui. Ora, la fede ?empre paziente. Cos?l tempo permette di riconoscere se la nostra preghiera ?tata quella della fede, o se invece, stanchi di aspettare, abbiam finito per cercare noi stessi una soluzione alla nostra difficolt?

    La domanda era questa: Dobbiamo discendere in Egitto o rimanere nel paese? — Per bocca di Geremia, l’Eterno fa conoscere la sua risposta: Dimorate nel paese! Vi sarete benedetti. Il re di Babilonia avr?ompassione di voi e vi far?ornare nel vostro paese. Sarebbe la vostra perdita andare in Egitto.

    Amici credenti, qualunque sia il sentiero che ci si apre dinanzi, guardiamoci bene di non entrarvi prima di conoscere la volont?el Signore.

    Geremia 43:1-13
    1Or quando Geremia ebbe finito di dire al popolo tutte le parole dell’Eterno, del loro Dio tutte le parole che l’Eterno, il loro Dio, l’aveva incaricato di dir loro,2Azaria, figliuolo di Hosaia, e Johanan, figliuolo di Kareah, e tutti gli uomini superbi dissero a Geremia: "Tu dici il falso; l’Eterno, il nostro Dio, non t’ha mandato a dire: Non entrate in Egitto per dimorarvi,3ma Baruc, figliuolo di Neria, t’incita contro di noi per darci in man de’ Caldei, per farci morire o per farci menare in cattività a Babilonia".4Così Johanan, figliuolo di Kareah, tutti i capi delle forze e tutto il popolo non ubbidirono alla voce dell’Eterno, che ordinava loro di dimorare nel paese di Giuda.5E Johanan, figliuolo di Kareah, e tutti i capi delle forze presero tutti i superstiti di Giuda i quali di fra tutte le nazioni dov’erano stati dispersi, erano ritornati per dimorare nel paese di Giuda:6gli uomini, le donne, i fanciulli, le figliuole del re e tutte le persone che Nebuzaradan, capo delle guardie, aveva lasciate con Ghedalia, figliuolo di Ahikam, figliuolo di Shafan, come pure il profeta Geremia, e Baruc, figliuolo di Neria,7ed entrarono nel paese d’Egitto, perché non ubbidirono alla voce dell’Eterno; e giunsero a Tahpanes.8E la parola dell’Eterno fu rivolta a Geremia a Tahpanes in questi termini:9"Prendi nelle tue mani delle grosse pietre, e nascondile nell’argilla della fornace da mattoni ch’è all’ingresso della casa di Faraone a Tahpanes, in presenza degli uomini di Giuda.10E di’ loro: Così parla l’Eterno degli eserciti, l’Iddio d’Israele: Ecco, io manderò a prendere Nebucadnetsar, re di Babilonia, mio servitore, e porrò il suo trono su queste pietre che io ho nascoste, ed egli stenderà su d’esse il suo padiglione reale,11e verrà e colpirà il paese d’Egitto: chi deve andare alla morte, andrà alla morte; chi in cattività, andrà in cattività; chi deve cader di spada, cadrà per la spada.12Ed io appiccherò il fuoco alle case degli dèi d’Egitto. Nebucadnetsar brucerà le case e menerà in cattività gl’idoli, e s’avvolgerà del paese d’Egitto come il pastore s’avvolge nella sua veste; e ne uscirà in pace.13Frantumerà pure le statue del tempio del sole, che è nel paese d’Egitto, e darà alle fiamme le case degli dèi d’Egitto".

    Rivolgendosi a Geremia, il popolo si era impegnato solennemente di ascoltare la voce dell’Eterno ?ia la risposta gradevole o sgradevole?(cap. 42:6). Ora la risposta era quanto mai chiara: essi non dovevano partire. Ma questo divieto non s’accordava con le segrete intenzioni di Johanan e dei suoi compagni. Si erano ingannati a rischio della loro vita (cap. 42:20), essendo decisi di andare in Egitto. E il vers. 18 del cap. 41 ci mostra che avevano gi?rogettato questo arrivando a Kimham, prima ancora di consultare Geremia. Non ?orse beffarsi di Dio chiedendogli quale sia la sua volont?pur sapendo benissimo in anticipo la loro intenzione? Ahim?Una tale mancanza di rettitudine ?orse pi??equente di quanto pensiamo e tutti abbiam bisogno di far attenzione ai nostri cuori ingannevoli pi??rsquo;ogni altra cosa e incurabili (cap. 17:9).

    Una volta di pi??remia soffre ingiustamente. ?accusato da _uegli uomini superbi?di mentire e di volere la servit??la morte del popolo, lui, che invece, dar?a misura del suo amore accompagnando ancora questo popolo in quel viaggio disastroso.

    Essi han creduto di mettersi al riparo, ma ?roprio l?he Nebucadnetsar li colpir?vers. 11).

    Geremia 44:1-10
    1La parola che fu rivolta a Geremia in questi termini, riguardo a tutti i Giudei che dimoravano nel paese di Egitto, che dimoravano a Migdol, a Tahpanes, a Nof e nel paese di Pathros:2Così parla l’Eterno degli eserciti l’Iddio d’Israele: Voi avete veduto tutto il male che io ho fatto venire sopra Gerusalemme e sopra tutte le città di Giuda; ed ecco, oggi sono una desolazione e non v’è chi abiti in esse,3a motivo della malvagità che hanno commessa per provocarmi ad ira, andando a far profumi e a servire altri dèi, i quali né essi, né voi, né i vostri padri avevate mai conosciuti.4E io vi ho mandato tutti i miei servitori, i profeti; ve li ho mandati del continuo, fin dal mattino, a dirvi: Deh, non fate questa cosa abominevole che io odio;5ma essi non hanno ubbidito, non han prestato orecchio, non si sono stornati dalla loro malvagità, non han cessato d’offrir profumi ad altri dèi;6perciò il mio furore, la mia ira si son riversati, e han divampato nelle città di Giuda e nelle vie di Gerusalemme, che son ridotte deserte e desolate, come oggi si vede.7E ora così parla l’Eterno, l’Iddio degli eserciti, l’Iddio d’Israele: Perché commettete questo gran male contro voi stessi, tanto da farvi sterminare dal mezzo di Giuda, uomini e donne, bambini e lattanti, sì che non rimanga di voi alcun residuo?8Perché provocarmi ad ira con l’opera delle vostre mani, facendo profumi ad altri dèi nel paese d’Egitto dove siete venuti a dimorare? Così vi farete sterminare e sarete abbandonati alla maledizione e all’obbrobrio fra tutte le nazioni della terra.9Avete voi dimenticato le malvagità dei vostri padri, le malvagità dei re di Giuda, le malvagità delle loro mogli, le malvagità vostre e le malvagità commesse dalle vostre mogli nel paese di Giuda e per le vie di Gerusalemme?10Fino ad oggi, non v’è stata contrizione da parte loro, non hanno avuto timore, non hanno camminato secondo la mia legge e secondo i miei statuti, che io avevo messo dinanzi a voi e dinanzi ai vostri padri.

    ~he hai tu da fare sulla via che mena in Egitto per andare a bere l’acqua del Nilo??aveva gi?hiesto l’Eterno al cap. 2:18. Egli lo sapeva per quale motivo: Non voleva questo viaggio in Egitto (parag. Deuteronomio 17:16). La spaventevole idolatria di Giuda, particolarmente dal tempo del suo re Manasse, era stata la causa per cui l’aveva colpito. Ora, l’Egitto era, esso pure, votato agli idoli (che importa se essi avevano nomi diversi), e il popolo rischiava di corrompervisi ancor pi??osa che non manc?? accadere! Possiamo esser certi che se Iddio ci chiude una via ?er proteggerci contro pericoli che Lui conosce, anche se, a tutta prima, non comprendiamo i suoi motivi. Se insistiamo, agendo secondo la nostra propria saviezza, non possiamo dunque che farci il pi??an torto.

    ?erch?ommettete questo gran male contro voi stessi?? chiede qui l’Eterno al popolo. S?non perdiamolo di vista: non compiendo la volont?el Signore, cagioniamo danno alle anime nostre (Proverbi 8:36; Abacuc 2:10).

    Gente di collo duro, nonostante tutte le penose lezioni ricevute, quei Giudei, fino allora non si erano umiliati; il loro orgoglio non era spezzato (vers. 10; cap. 43:2).

    Geremia 44:11-23
    11Perciò così parla l’Eterno degli eserciti, l’Iddio d’Israele: Ecco io volgo la mia faccia contro di voi per il vostro male, e per distruggere tutto Giuda.12E prenderò i superstiti di Giuda che si sono ostinati a venire nel paese d’Egitto per dimorarvi, e saranno tutti consumati; cadranno nel paese d’Egitto; saranno consumati dalla spada e dalla fame, dal più piccolo al più grande; periranno per la spada e per la fame, e saranno abbandonati alla esecrazione, alla desolazione, alla maledizione e all’obbrobrio.13E punirò quelli che dimorano nel paese d’Egitto, come ho punito Gerusalemme con la spada, con la fame e con la peste;14e nessuno si salverà o scamperà dei superstiti di Giuda che son venuti a stare nel paese d’Egitto colla speranza di tornare poi nel paese di Giuda, ove desiderano rientrare per dimorarvi; essi, ad eccezione di alcuni fuggiaschi, non vi ritorneranno.15Allora tutti gli uomini i quali sapevano che le loro mogli offrivan profumi ad altri dèi, tutte le donne che si trovavan quivi, riunite in gran numero e tutto il popolo che dimorava nel paese d’Egitto a Pathros, risposero a Geremia, dicendo:16"Quanto alla parola che ci hai detta nel nome dell’Eterno, noi non ti ubbidiremo,17ma vogliamo mettere interamente ad effetto tutto quello che la nostra bocca ha espresso: offrir profumi alla regina del cielo, farle delle libazioni, come già abbiam fatto noi, i nostri padri, i nostri re, i nostri capi, nelle città di Giuda e per le vie di Gerusalemme; e avevamo allora abbondanza di pane, stavamo bene e non sentivamo alcun male;18ma da che abbiam cessato d’offrir profumi alla regina del cielo e di farle delle libazioni, abbiamo avuto mancanza d’ogni cosa, e siamo stati consumati dalla spada e dalla fame.19E quando offriamo profumi alla regina del cielo e le facciamo delle libazioni, è egli senza il consenso dei nostri mariti che le facciamo delle focacce a sua immagine e le offriamo delle libazioni?"20E Geremia parlò a tutto il popolo, agli uomini, alle donne e a tutto il popolo che gli aveva risposto a quel modo, e disse:21"Non sono forse i profumi che avete offerti nelle città di Giuda e per le vie di Gerusalemme, voi, i vostri padri, i vostri re, i vostri capi e il popolo del paese, quelli che l’Eterno ha ricordato e che gli son tornati in mente?22L’Eterno non l’ha più potuto sopportare, a motivo della malvagità delle vostre azioni, e a motivo delle abominazioni che avete commesse; perciò il vostro paese è stato abbandonato alla devastazione, alla desolazione e alla maledizione, senza che vi sia più chi l’abiti, come si vede al dì d’oggi.23Perché voi avete offerto que’ profumi e avete peccato contro l’Eterno e non avete ubbidito alla voce dell’Eterno e non avete camminato secondo la sua legge, i suoi statuti e le sue testimonianze, perciò v’è avvenuto questo male che oggi si vede".

    Deliberatamente il popolo sceglie di servire gl’idoli, come avevano fatto i suoi padri, e non si vergogna di dichiararlo. Moralmente, quanta strada ?tata corsa da Giosu?cap. 24) ove Israele, salito dall’Egitto in Canaan, seguiva il suo condottiero per impegnarsi a seguire l’Eterno: ?ungi da noi l’abbandonare l’Eterno per servire ad altri d?... noi serviremo all’Eterno, perch’Egli ?l nostro Dio?(Giosu?4:16 e 18). E, con cattiva fede, quei Giudei attribuiscono la loro miseria attuale al fatto d’aver cessato di venerare ?a regina dei cieli?(parag. cap. 7:18). Quando l’Eterno li aveva avvertiti che la spada, la peste e la carestia li aspettavano in Egitto, allorch?ueste calamit?i colpiscono, ne colgono il pretesto per rinnovare i loro sacrifici a quegli idoli! Quante persone ragionano nello stesso modo! Iddio non mi ha dato quel che desideravo! Non importa; io mi volgo dalla parte del mondo (di cui l’Egitto ?empre la figura); esso non mi rifiuter?ulla.

    Misero cuore umano! Questi versetti ci insegnano pure che esso pu??sere ad un tempo sotto l’influsso della incredulit?b> orgogliosa e della pi??nebrosa superstizione (2 Corinzi 4:4).

    Geremia 44:24-30; Geremia 45:1-5
    24Poi Geremia disse a tutto il popolo e a tutte le donne: "Ascoltate la parola dell’Eterno, o voi tutti di Giuda, che siete nel paese d’Egitto!25Così parla l’Eterno degli eserciti, l’Iddio d’Israele: Voi e le vostre mogli lo dite con la vostra bocca e lo mettete ad effetto con le vostre mani; voi dite: Vogliamo adempiere i voti che abbiamo fatti, offrendo profumi alla regina del cielo e facendole delle libazioni. Sì, voi adempite i vostri voti; sì, voi mandate ad effetto i vostri voti;26perciò ascoltate la parola dell’Eterno, o voi tutti di Giuda, che dimorate nel paese d’Egitto! Ecco, io lo giuro per il mio gran nome, dice l’Eterno; in tutto il paese d’Egitto il mio nome non sarà più invocato dalla bocca d’alcun uomo di Giuda che dica: Il Signore, l’Eterno, vive!27Ecco, io vigilo su loro per il loro male, e non per il loro bene; e tutti gli uomini di Giuda che sono nel paese d’Egitto saranno consumati dalla spada e dalla fame, finché non siano interamente scomparsi.28E quelli che saranno scampati dalla spada ritorneranno dal paese d’Egitto nel paese di Giuda in ben piccolo numero; e tutto il rimanente di Giuda, quelli che son venuti nel paese d’Egitto per dimorarvi, riconosceranno qual è la parola che sussiste, la mia o la loro.29E questo vi sarà per segno dice l’Eterno, che io vi punirò in questo luogo, affinché riconosciate che le mie parole contro di voi saranno del tutto messe ad effetto, per il vostro male:30così parla l’Eterno: Ecco, io darò Faraone Hofra, re d’Egitto, in mano de’ suoi nemici, in mano di quelli che cercano la sua vita, come ho dato Sedekia, re di Giuda, in mano di Nebucadnetsar, re di Babilonia, suo nemico, che cercava la vita di lui".
    1La parola che il profeta Geremia rivolse a Baruc, figliuolo di Neria, quando questi scrisse queste parole in un libro, a dettatura di Geremia, l’anno quarto di Joiakim, figliuolo di Giosia, re di Giuda. Egli disse:2"Così parla l’Eterno, l’Iddio d’Israele, riguardo a te, Baruc:3Tu dici: Guai a me! poiché l’Eterno aggiunge tristezza al mio dolore; io m’affanno a gemere, e non trovo requie.4Digli così: Così parla l’Eterno: Ecco, ciò che ho edificato, io lo distruggerò; ciò che ho piantato, io lo sradicherò; e questo farò in tutto il paese.5E tu cercheresti grandi cose per te? Non le cercare! poiché, ecco, io farò venir del male sopra ogni carne, dice l’Eterno, ma a te darò la vita come bottino, in tutti i luoghi dove tu andrai".

    Geremia ha rievocato gli abominevoli peccati del popolo. Ha preso nota dell’oltraggiosa risposta di quell’assemblea di ribelli. Ne trae ora le conseguenze. Sono spaventevoli! Ad eccezione d’un piccolissimo numero, questo popolo perir?n Egitto sotto il colpo delle calamit?he l’attendono (e da cui ?a regina dei cieli?sar?ncapace di proteggerli). Non se ne parler?ai pi??/p>

    Ma in questi tempi di rovina generale, ?onsolante constatare che ?l Signore conosce quelli che sono suoi?(2 Timoteo 2:19). Un prezioso piccolo capitolo ?onsacrato a Baruc. Costui era stato — assieme a Geremia che non ha abbandonato — l’oggetto di calunnie e pubbliche accuse (cap. 43:3). Tuttavia l’importante era quel che Dio pensava di quest’uomo (2 Timoteo 2:15), ed Egli l’ha registrato nel suo santo Libro. Baruc, discendente da famiglia principesca, aveva forse sperato mettersi alla testa d’un popolo umiliato e restaurato. Cos? preso dallo scoraggiamento (vers. 3). Ma l’Eterno lo esorta: ¯ tu cercheresti grandi cose per te? Non le cercare?(vers. 5). Neppure da noi il Signore aspetta grandi cose... eccetto una cosa, grande ai suoi occhi: la fedelt?b> (parag. Apocalisse 3:8).

    Geremia 46:1-19
    1Parola dell’Eterno che fu rivolta a Geremia riguardo alle nazioni.2Riguardo all’Egitto. Circa l’esercito di Faraone Neco, re d’Egitto, che era presso al fiume Eufrate a Carkemish, e che Nebucadnetsar, re di Babilonia, sconfisse il quarto anno di Joiakim, figliuolo di Giosia, re di Giuda.3Preparate lo scudo e la targa, e avvicinatevi per la battaglia.4Attaccate i cavalli, e voi, cavalieri, montate, e presentatevi con gli elmi in capo; forbite le lance, indossate le corazze!5Perché li veggo io sbigottiti, vòlti in rotta? I loro prodi sono sconfitti, si dànno alla fuga senza volgersi indietro; d’ogn’intorno è terrore, dice l’Eterno.6Il veloce non fugga, il prode non scampi! Al settentrione, presso il fiume Eufrate vacillano e cadono.7Chi è colui che sale come il Nilo, e le cui acque s’agitano come quelle de’ fiumi?8E’ l’Egitto, che sale come il Nilo, e le cui acque s’agitano come quelle de’ fiumi. Egli dice: "Io salirò, ricoprirò la terra, distruggerò le città e i loro abitanti".9All’assalto! cavalli; al galoppo! carri; si facciano avanti i prodi, quei d’Etiopia e di Put che portan lo scudo e que’ di Lud che maneggiano e tendono l’arco.10Questo giorno, per il Signore, per l’Eterno degli eserciti, è giorno di vendetta, in cui si vendica de’ suoi nemici. La spada divorerà, si sazierà, s’inebrierà del loro sangue; poiché il Signore, l’Eterno degli eserciti, immola le vittime nel paese del settentrione, presso il fiume Eufrate.11Sali a Galaad, prendi del balsamo, o vergine, figliuola d’Egitto! Invano moltiplichi i rimedi; non v’è medicatura che valga per te.12Le nazioni odono la tua ignominia, e la terra è piena del tuo grido; poiché il prode vacilla appoggiandosi al prode, ambedue cadono assieme.13Parola che l’Eterno rivolse al profeta Geremia sulla venuta di Nebucadnetsar, re di Babilonia, per colpire il paese d’Egitto.14Annunziatelo in Egitto, banditelo a Migdol, banditelo a Nof e a Tahpanes! Dite: "Lèvati, preparati, poiché la spada divora tutto ciò che ti circonda".15Perché i tuoi prodi son essi atterrati? Non posson resistere perché l’Eterno li abbatte.16Egli ne fa vacillar molti; essi cadono l’un sopra l’altro, e dicono: "Andiamo, torniamo al nostro popolo e al nostro paese natìo, sottraendoci alla spada micidiale".17Là essi gridano: "Faraone, re d’Egitto, non è che un vano rumore, ha lasciato passare il tempo fissato".18Com’è vero ch’io vivo, dice il Re che ha nome l’Eterno degli eserciti, il nemico verrà come un Tabor fra le montagne, come un Carmel che s’avanza sul mare.19O figliuola che abiti l’Egitto, fa’ il tuo bagaglio per la cattività! poiché Nof diventerà una desolazione sarà devastata, nessuno v’abiterà più.

    Come Isaia nei suoi capitoli 13 e seguenti, Geremia ?ra invitato a profetizzare a riguardo delle nazioni. La prima ?b>l’Egitto ove il popolo ha creduto trovare un rifugio. Immagine del mondo idolatra, terribili giudizi stanno per abbattersi su esso. E pensiamo alle dichiarazioni del Nuovo Testamento circa questo mondo che se ne va (1 Giovanni 2:17), della figura di questo mondo che passa (1 Corinzi 7:31).

    Il re d’Egitto ?ggetto d’un paragone ironico e severo: ?araone... non ?he un vano rumore?(vers. 17). Un rumore pu??aventare per un momento, ma che cosa c’?i pi??gace e di pi??utile? Quanti grandi (e anche meno grandi) personaggi di questo mondo non sono pi?? un _umore?passeggero! I giornali di oggi consacrano loro delle colonne; fra un mese o fra un anno, nessuno se ne ricorder?i??/p>

    Un’altra triste parola ?ggiunta circa Faraone: Come il suo lontano predecessore dell’Esodo, che aveva indurato il suo cuore, quest’uomo ?b>ha lasciato passare il tempo?(Parag. Giovanni 12:35). Cari giovani amici, ?uesto un pensiero molto serio. Non lasciate passare il tempo di convertirvi, il tempo di servire il Signore, quaggi??l tempo anche di rispondere all’invito di Luca 22:19.

    Geremia 46:20-28; Geremia 47:1-7
    20L’Egitto è una giovenca bellissima, ma viene un tafano, viene dal settentrione.21Anche i mercenari che sono in mezzo all’Egitto son come vitelli da ingrasso; anch’essi volgono il dorso, fuggon tutti assieme, non resistono; poiché piomba su loro il giorno della loro calamità, il tempo della loro visitazione.22La sua voce giunge come quella d’un serpente; poiché s’avanzano con un esercito, marcian contro a lui con scuri, come tanti tagliaboschi.23Essi abbattono la sua foresta, dice l’Eterno, benché sia impenetrabile, perché quelli son più numerosi delle locuste, non si posson contare.24La figliuola dell’Egitto è coperta d’onta, è data in mano del popolo del settentrione.25L’Eterno degli eserciti, l’Iddio d’Israele, dice: Ecco, io punirò Amon di No, Faraone, l’Egitto, i suoi dèi, i suoi re, Faraone e quelli che confidano in lui;26li darò in mano di quei che cercano la loro vita, in mano di Nebucadnetsar, re di Babilonia, e in mano de’ suoi servitori; ma, dopo questo, l’Egitto sarà abitato come ai giorni di prima, dice l’Eterno.27Tu dunque non temere, o Giacobbe mio servitore, non ti sgomentare, o Israele! poiché, ecco, io ti salverò dal lontano paese, salverò la tua progenie dalla terra della sua cattività; Giacobbe ritornerà, sarà in riposo, sarà tranquillo, e nessuno più lo spaventerà.28Tu non temere, o Giacobbe, mio servitore, dice l’Eterno; poiché io son teco, io annienterò tutte le nazioni fra le quali t’ho disperso, ma non annienterò te; però ti castigherò con giusta misura, e non ti lascerò del tutto impunito.
    1La parola dell’Eterno che fu rivolta al profeta Geremia riguardo ai Filistei prima che Faraone colpisse Gaza.2Così parla l’Eterno: Ecco, delle acque salgono dal settentrione; formano un torrente che straripa; esse inondano il paese e tutto ciò che contiene, le città e i loro abitanti; gli uomini mandano grida, tutti gli abitanti del paese urlano.3Per lo strepito dell’unghie de’ suoi potenti destrieri, per il rumore de’ suoi carri e il fracasso delle ruote, i padri non si voltan verso i figliuoli, tanto le lor mani son divenute fiacche,4perché giunge il giorno in cui tutti i Filistei saranno devastati, in cui saran soppressi i restanti ausiliari di Tiro e di Sidone, poiché l’Eterno devasterà i Filistei, ciò che resta dell’isola di Caftor.5Gaza è divenuta calva, Askalon è ridotta al silenzio. Resti degli Anakim, fino a quando vi farete delle incisioni?6O spada dell’Eterno, quando sarà che ti riposerai? Rientra nel tuo fodero, fermati e rimani tranquilla!7Come ti potresti tu riposare? L’Eterno le dà i suoi ordini le addita Askalon e il lido del mare.

    In mezzo ai giudizi contro le nazioni, l’Eterno ha cura d’intercalare una parola destinata a rassicurare il futuro residuo d’Israele. Nello stesso modo, quando il futuro si oscura per il mondo, il figlio di Dio ?nvitato a non temere e a ricordarsi della sua speranza (2 Tessalonicesi 2:16 e 17).

    Nel capitolo 47 ?b>la Filistia che ?ondannata. Sappiamo che questo nemico tradizionale d’Israele era installato all’interno delle sue frontiere, contrariamente alle altre nazioni (Moab, Ammon, Edom...) di cui si tratter?ei capitoli seguenti. Se ?tato talvolta tributario, particolarmente sotto il regno di Davide (2 Samuele 8:1), tuttavia Israele, anche al tempo dei suoi re pi??tenti, non ha mai potuto strappargli le citt?he facevano parte del suo territorio (Gaza, Ascalon...). Questi Filistei sono una figura del ?emico interno?del credente: la carne, la vecchia natura che ?n ciascuno di noi. Non possiamo farla sparire. Ma dobbiamo ricordarci della sua condanna alla croce di Cristo e tenerla per morta (Galati 5:24). Realizziamo questo nella misura in cui Cristo — vero Davide — dominer?ul nostro cuore.

    Geremia 48:1-27
    1Riguardo a Moab. Così parla l’Eterno degli eserciti, l’Iddio d’Israele: Guai a Nebo! poiché è devastata; Kiriathaim è coperta d’onta, è presa; Misgab è coperta d’onta e sbigottita.2Il vanto di Moab non è più; in Heshbon macchinan del male contro di lui: "Venite, distruggiamolo, e non sia più nazione". Tu pure, o Madmen, sarai ridotta al silenzio; la spada t’inseguirà.3Delle grida vengon da Horonaim: Devastazione e gran rovina!4Moab è infranto, i suoi piccini fanno udire i lor gridi.5Poiché su per la salita di Luhith si piange, si sale piangendo perché giù per la discesa di Horonaim s’ode il grido, angoscioso della rotta.6Fuggite, salvate le vostre persone, siano esse come una tamerice nel deserto!7Poiché, siccome ti sei confidato nelle tue opere e nei tuoi tesori anche tu sarai preso; e Kemosh andrà in cattività, coi suoi sacerdoti e coi suoi capi.8Il devastatore verrà contro tutte le città, e nessuna città scamperà; la valle perirà e la pianura sarà distrutta, come l’Eterno ha detto.9Date delle ali a Moab, poiché bisogna che voli via; le sue città diventeranno una desolazione, senza che più v’abiti alcuno.10Maledetto colui che fa l’opera dell’Eterno fiaccamente, maledetto colui che trattiene la spada dallo spargere il sangue!11Moab era tranquillo fin dalla sua giovinezza, riposava sulle sue fecce, non è stato travasato da vaso a vaso, non è andato in cattività; per questo ha conservato il suo sapore, e il suo profumo non s’è alterato.12Perciò ecco, i giorni vengono, dice l’Eterno, ch’io gli manderò de’ travasatori, che lo travaseranno; vuoteranno i suoi vasi, frantumeranno le sue anfore.13E Moab avrà vergogna di Kemosh, come la casa d’Israele ha avuto vergogna di Bethel, in cui avea riposto la sua fiducia.14Come potete dire: "Noi siam uomini prodi, uomini valorosi per la battaglia?"15Moab è devastato; le sue città salgono in fumo, il fiore de’ suoi giovani scende al macello, dice il Re, che ha nome l’Eterno degli eserciti.16La calamità di Moab sta per giungere, la sua sciagura viene a gran passi.17Compiangetelo voi tutti che lo circondate, e voi tutti che conoscete il suo nome, dite: "Come s’è spezzato quel forte scettro, quel magnifico bastone?"18O figliuola che abiti in Dibon, scendi dalla tua gloria, siedi sul suolo riarso, poiché il devastatore di Moab sale contro di te, distrugge le tue fortezze.19O tu che abiti in Aroer, fermati per la strada, e guarda; interroga il fuggiasco e colei che scampa, e di’: "Che è successo?"20Moab è coperto d’onta, perché è infranto; mandate urli! gridate! annunziate sull’Arnon che Moab è devastato!21Un castigo è venuto sul paese della pianura, sopra Holon, sopra Jahats, su Mefaath,22su Dibon, su Nebo, su Beth-Diblathaim,23su Kiriathaim, su Beth-Gamul, su Beth-Meon,24su Kerioth, su Botsra, su tutte le città del paese di Moab, lontane e vicine.25Il corno di Moab è tagliato, il suo braccio è spezzato, dice l’Eterno.26Inebriatelo, poich’egli s’è innalzato contro l’Eterno, e si rotoli Moab nel suo vomito, e diventi anch’egli un oggetto di scherno!27Israele non è egli stato per te un oggetto di scherno? Era egli forse stato trovato fra i ladri, che ogni volta che parli di lui tu scuoti il capo?

    Dopo il breve capitolo consacrato alla Filistia, l’Eterno ha invece molto da dire a riguardo di Moab. Questo popolo aveva messo la sua fiducia nei suoi tesori (vers. 7), nel suo dio, Kemosh (vers. 13) e nei suoi uomini prodi (vers. 14). Ora, non soltanto quei soccorsi su cui contava non lo liberano affatto, ma sono la causa del giudizio che cade su lui (vers. 7). Era mancato a Moab qualcosa d’essenziale. Per quanto possa sembrare sorprendente, erano... delle prove. Il vino nuovo deve anzitutto essere travasato da una botte all’altra finch?iventi chiaro, ?pogliato?di tutta la sua feccia che si era a poco a poco depositata. Ma Moab non aveva mai sub??quel trattamento. Era stato ?b>tranquillo fin dalla sua giovinezza?(vers. 11; Zaccaria 1:15); non aveva imparato per mezzo di circostanze difficili a conoscersi in modo da perdere il suo cattivo gusto d’origine (?ppunto questo risultato che l’Eterno cercher?i produrre in Israele mandandolo in cattivit? S?il Signore sa quel che fa quando ci rimuove e ci strappa per un momento alla nostra indolenza (Salmo 119:67). Questi ?b>travasamenti?sgradevoli sono destinati a farci perdere ogni volta un po’ pi??lla nostra volont?ropria, un poco della nostra pretensione, un poco della nostra fiducia in noi stessi.

    Geremia 49:1-22
    1Riguardo ai figliuoli di Ammon. Così parla l’Eterno: Israele non ha egli figliuoli? Non ha egli erede? Perché dunque Malcom prend’egli possesso di Gad, e il suo popolo abita nelle città d’esso?2Perciò, ecco, i giorni vengono, dice l’Eterno, ch’io farò udire il grido di guerra contro Rabbah de’ figliuoli d’Ammon; essa diventerà un mucchio di ruine, le sue città saranno consumate dal fuoco; allora Israele spodesterà quelli che l’aveano spodestato, dice l’Eterno.3Urla, o Heshbon, poiché Ai è devastata; gridate, o città di Rabbah, cingetevi di sacchi, date in lamenti, correte qua e là lungo le chiusure, poiché Malcom va in cattività insieme coi suoi sacerdoti e coi suoi capi.4Perché ti glori tu delle tue valli, della tua fertile valle, o figliuola infedele, che confidavi nei tuoi tesori e dicevi: "Chi verrà contro di me?"5Ecco, io ti fo venire addosso da tutti i tuoi dintorni il terrore, dice il Signore, l’Eterno degli eserciti; e voi sarete scacciati, in tutte le direzioni, e non vi sarà chi raduni i fuggiaschi.6Ma, dopo questo, io trarrò dalla cattività i figliuoli di Ammon, dice l’Eterno.7Riguardo a Edom. Così parla l’Eterno degli eserciti: Non v’è egli più saviezza in Teman? Gl’intelligenti non sanno essi più consigliare? La loro saviezza è dessa svanita?8Fuggite, voltate le spalle, nascondetevi profondamente, o abitanti di Dedan! Poiché io fo venire la calamità sopra Esaù, il tempo della sua punizione.9Se de’ vendemmiatori venissero a te non lascerebbero essi dei racimoli? Se de’ ladri venissero a te di notte non guasterebbero più di quanto a loro bastasse.10Ma io nuderò Esaù, scoprirò i suoi nascondigli, ed ei non si potrà nascondere; la sua prole, i suoi fratelli, i suoi vicini saran distrutti, ed ei non sarà più.11Lascia i tuoi orfani, io li farò vivere, e le tue vedove confidino in me!12Poiché così parla l’Eterno: Ecco, quelli che non eran destinati a bere la coppa, la dovranno bere; e tu andresti del tutto impunito? Non andrai impunito, tu la berrai certamente.13Poiché io lo giuro per me stesso, dice l’Eterno, Botsra diverrà una desolazione, un obbrobrio, un deserto, una maledizione, e tutte le sue città saranno delle solitudini eterne.14Io ho ricevuto un messaggio dall’Eterno, e un messaggero e stato inviato fra le nazioni: "Adunatevi, venite contro di lei, levatevi per la battaglia!"15Poiché, ecco, io ti rendo piccolo fra le nazioni, e sprezzato fra gli uomini.16Lo spavento che ispiravi, l’orgoglio del tuo cuore t’han sedotto, o tu che abiti nelle fessure delle rocce, che occupi il sommo delle colline; ma quand’anche tu facessi il tuo nido tant’alto quanto quello dell’aquila, io ti farò precipitar di lassù, dice l’Eterno.17E Edom diventerà una desolazione; chiunque passerà presso di lui rimarrà stupito, e si darà a fischiare a motivo di tutte le sue piaghe.18Come avvenne al sovvertimento di Sodoma di Gomorra e di tutte le città a loro vicine, dice l’Eterno, nessuno più abiterà quivi, non vi dimorerà più alcun figliuol d’uomo.19Ecco, egli sale come un leone dalle rive lussureggianti del Giordano contro la forte dimora; io ne farò fuggire a un tratto Edom, e stabilirò su di essa colui che io ho scelto. Poiché chi è simile a me? Chi m’ordinerà di comparire in giudizio? Qual è il pastore che possa starmi a fronte?20Perciò, ascoltate il disegno che l’Eterno ha concepito contro Edom, e i pensieri che medita contro gli abitanti di Teman! Certo, saran trascinati via come i più piccoli del gregge, certo, la loro dimora sarà devastata.21Al rumore della loro caduta trema la terra; s’ode il loro grido fino al mar Rosso.22Ecco, il nemico sale, fende l’aria, come l’aquila, spiega le sue ali verso Botsra; e il cuore dei prodi d’Edom, in quel giorno, è come il cuore d’una donna in doglie di parto.

    I figliuoli d’Ammon avevano vilmente approfittato della deportazione delle dieci trib??r appropriarsi il territorio di Gad dall’altro lato del Giordano. Per un giusto compenso di cose, dopo aver indebitamente ?reditato?da Israele, essi diverranno la sua eredit?b> (fine del vers. 2). Abbiamo visto ieri Moab lo schernitore diventare a sua volta un oggetto di derisione (cap. 48:2 e 27), ed ?otevole di constatare che i giudizi che Dio manda sono sovente in rapporto col fallo commesso verso gli altri. Tali lezioni, se sappiamo riceverle, ci permetteranno di capire meglio la portata di Matteo 7:2 e 12, incitandoci a fare agli altri ci??e desideriamo sia fatto a noi.

    Ci??e caratterizza qui Edom ?a sua estrema arroganza. Annidato come l’aquila nelle sue rocce scoscese e selvagge del monte di Sehir (vers. 16) quel popolo si considerava come invulnerabile. Ma Iddio ha saputo e sapr?i nuovo trovarlo per farvelo discendere, riducendo il suo rifugio in un deserto perpetuo (vers. 13 e Abdia 4). Contrariamente a Moab e ad Ammon, l’Eterno, terminando, non promette a Edom di ristabilire i suoi prigionieri. "ulla pi??marr?ella casa di Esa??Abdia vers. 18; parag. cap. 48:17 e cap. 49:6).

    Geremia 49:23-39
    23Riguardo a Damasco. Hamath e Arpad sono confuse, poiché hanno udito una cattiva notizia; vengon meno; è un’agitazione come quella del mare, che non può calmarsi.24Damasco divien fiacca, si volta per fuggire, un tremito l’ha còlta; angoscia e dolori si sono impadroniti di lei, come di donna che partorisce.25"Come mai non è stata risparmiata la città famosa, la città della mia gioia?"26Così i suoi giovani cadranno nelle sue piazze, e tutti i suoi uomini di guerra periranno in quel giorno, dice l’Eterno degli eserciti.27Ed io appiccherò il fuoco alle mura di Damasco, ed esso divorerà i palazzi di Ben-Hadad.28Riguardo a Kedar e ai regni di Hatsor, che Nebucadnetsar, re di Babilonia, sconfisse. Così parla l’Eterno: Levatevi, salite contro Kedar, distruggete i figliuoli dell’oriente!29Le lor tende, i loro greggi saranno presi; saranno portati via i loro padiglioni, tutti i loro bagagli, i loro cammelli; si griderà loro: "Spavento da tutte le parti!"30Fuggite, dileguatevi ben lungi, nascondetevi profondamente, o abitanti di Hatsor, dice l’Eterno; poiché Nebucadnetsar, re di Babilonia, ha formato un disegno contro di voi, ha concepito un piano contro di voi.31Levatevi, salite contro una nazione che gode pace ed abita in sicurtà, dice l’Eterno; che non ha né porte né sbarre, e dimora solitaria.32Siano i loro cammelli dati in preda, e la moltitudine del loro bestiame diventi bottino! Io disperderò a tutti i venti quelli che si tagliano i canti della barba, e farò venire la loro calamità da tutte le parti, dice l’Eterno.33Hatsor diventerà un ricetto di sciacalli una desolazione in perpetuo; nessuno più abiterà quivi, non vi dimorerà più alcun figliuol d’uomo.34La parola dell’Eterno che fu rivolta in questi termini al profeta Geremia riguardo ad Elam, al principio del regno di Sedekia, re di Giuda:35Così parla l’Eterno degli eserciti: Ecco, io spezzo l’arco di Elam, la sua principal forza.36Io farò venire contro Elam i quattro venti dalle quattro estremità del cielo; li disperderò a tutti quei venti, e non ci sarà nazione, dove non arrivino de’ fuggiaschi d’Elam.37Renderò gli Elamiti spaventati dinanzi ai loro nemici, e dinanzi a quelli che cercan la loro vita; farò piombare su loro la calamità, la mia ira ardente, dice l’Eterno; manderò la spada ad inseguirli, finch’io non li abbia consumati.38E metterò il mio trono in Elam, e ne farò perire i re ed i capi, dice l’Eterno.39Ma negli ultimi giorni avverrà ch’io trarrò Elam dalla cattività, dice l’Eterno.

    Dopo Edom, si tratta dapprima di Damasco, con Hamath e Arpad, citt?rincipali della Siria; poi di Kedar e Hatsor ove abitavano delle trib??madi. Finalmente vi ?a sentenza contro Elam (la Persia), nazione lontana da Israele, mentre tutte le altre erano sue vicine.

    Iddio ?iusto. Ha misurato esattamente il castigo di ciascuno di questi popoli e lo proporziona ai privilegi ricevuti (Romani 2:6). Al cap. 2, vers. 10 e 11, l’Eterno aveva paragonato Israele a Kedar, popolo ignorante, ma rimasto almeno fedele ai suoi falsi d? mentre il Suo popolo si era allontanato dal vero Dio. Quanto era pi??lpevole Israele istruito dalla legge! Ricordiamoci — e particolarmente se siamo figli di genitori cristiani, — quel versetto cos?erio: ´ chi molto ?tato dato, molto sar?idomandato?(Luca 12:48).

    Tutti questi popoli dovevano cadere con Giuda in potere di Nebucadnetsar (vers. 30) e diventare altrettante province del grande Impero babilonese. Era dunque vano e insensato da parte dei Giudei volgersi verso quei vicini per cercarvi rifugio e sicurt?vedere per esempio Salmo 120:5).

    Geremia 50:1-16
    1Parola che l’Eterno pronunziò riguardo a Babilonia, riguardo al paese de’ Caldei, per mezzo del profeta Geremia:2Annunziatelo fra le nazioni, proclamatelo, issate una bandiera, proclamatelo, non lo celate! Dite: "Babilonia è presa! Bel è coperto d’onta, Merodac è infranto! le sue immagini son coperte d’onta; i suoi idoli, infranti!"3Poiché dal settentrione sale contro di lei una nazione che ne ridurrà il paese in un deserto, e non vi sarà più alcuno che abiti in lei; uomini e bestie fuggiranno, se n’andranno.4In que’ giorni, in quel tempo, dice l’Eterno, i figliuoli d’Israele e i figliuoli di Giuda torneranno assieme; cammineranno piangendo, e cercheranno l’Eterno, il loro Dio.5Domanderanno qual è la via di Sion, volgeranno le loro facce in direzione d’essa, e diranno: "Venite, unitevi all’Eterno con un patto eterno, che non si dimentichi più!"6Il mio popolo era un gregge di pecore smarrite; i loro pastori le aveano sviate, sui monti dell’infedeltà; esse andavano di monte in colle, avean dimenticato il luogo del loro riposo.7Tutti quelli che le trovavano, le divoravano; e i loro nemici dicevano: "Noi non siamo colpevoli, poich’essi han peccato contro l’Eterno, dimora della giustizia, contro l’Eterno, speranza de’ loro padri".8Fuggite di mezzo a Babilonia, uscite dal paese de’ Caldei, e siate come de’ capri davanti al gregge!9Poiché, ecco, io suscito e fo salire contro Babilonia un’adunata di grandi nazioni dal paese del settentrione, ed esse si schiereranno contro di lei; e da quel lato sarà presa. Le loro frecce son come quelle d’un valente arciere; nessuna d’esse ritorna a vuoto.10E la Caldea sarà depredata; tutti quelli che la prederanno saranno saziati, dice l’Eterno.11Sì, gioite, sì, rallegratevi, o voi che avete saccheggiato la mia eredità, sì, saltate come una giovenca che trebbia il grano, nitrite come forti destrieri!12La madre vostra è tutta coperta d’onta, colei che v’ha partoriti, arrossisce; ecco, essa è l’ultima delle nazioni, un deserto, una terra arida, una solitudine.13A motivo dell’ira dell’Eterno non sarà più abitata, sarà una completa solitudine; chiunque passerà presso a Babilonia rimarrà stupito, e fischierà per tutte le sue piaghe.14Schieratevi contro Babilonia d’ogn’intorno, o voi tutti che tirate d’arco! Tirate contro di lei, non risparmiate le frecce! poich’essa ha peccato contro l’Eterno.15Levate contro di lei il grido di guerra, d’ogn’intorno; ella si arrende; le sue colonne cadono, le sue mura crollano, perché questa è la vendetta dell’Eterno! Vendicatevi di lei! Fate a lei com’essa ha fatto!16Sterminate da Babilonia colui che semina, e colui che maneggia la falce al tempo della mèsse. Per scampare alla spada micidiale ritorni ciascuno al suo popolo, fugga ciascuno verso il proprio paese!

    Babilonia, culla della mondanit? della corruzione, ?’ultima delle nazioni a udire il giudizio dell’Eterno. Geremia, perch?redicava la sottomissione a Nebucadnetsar, era stato accusato d’essere favorevole ai Caldei e di tradire il proprio popolo. Ebbene! questi due lunghi capitoli della profezia ci mostrano quel che Dio gli aveva insegnato riguardo a Babilonia. Del resto, egli aveva gi?ichiarato che se l’Eterno se ne serviva per disciplinare Giuda, sarebbe giunto il momento in cui, a sua volta, la grande citt?arebbe stata ?isitata?in giudizio e ridotta in una desolazione perpetua (cap. 25:12 a 14). Bel, Merodac (il dio Marduc) e tutti gli altri suoi idoli sarebbero spariti vergognosamente con quelli che li servivano, mentre Israele e Giuda non sarebbero punto ?rivati del loro Dio, dell’Eterno degli eserciti?(vedere cap. 51:5). I giudizi che avrebbero colpito Babilonia sarebbero contribuiti ad aprire finalmente gli occhi e il cuore dei prigionieri del popolo. I vers. 4 e 5 di questo capitolo 50 ci mostrano le lacrime e l’umiliazione che accompagneranno il loro ritorno all’Eterno.

    Anche il mondo attuale ?ieno d’idoli. Ci faccia il Signore comprendere la loro vanit?er tenercene in disparte (1 Giovanni 5:21).

    Geremia 50:17-32
    17Israele è una pecora smarrita, a cui de’ leoni han dato la caccia; il re d’Assiria, pel primo, l’ha divorata; e quest’ultimo, Nebucadnetsar, re di Babilonia, le ha frantumate le ossa.18Perciò così parla l’Eterno degli eserciti, l’Iddio d’Israele: Ecco, io punirò il re di Babilonia e il suo paese, come ho punito il re d’Assiria.19E ricondurrò Israele ai suoi pascoli; egli pasturerà al Carmel e in Basan, e l’anima sua si sazierà sui colli d’Efraim e in Galaad.20In quei giorni, in quel tempo, dice l’Eterno, si cercherà l’iniquità d’Israele, ma essa non sarà più, e i peccati di Giuda, ma non si troveranno; poiché io perdonerò a quelli che avrò lasciati di resto.21Sali contro il paese di Merathaim e contro gli abitanti di Pekod! Inseguili colla spada, votali allo sterminio, dice l’Eterno, e fa’ esattamente come io t’ho comandato!22S’ode nel paese un grido di guerra, e grande è il disastro.23Come mai s’è rotto, s’è spezzato il martello di tutta la terra? Come mai Babilonia è divenuta una desolazione fra le nazioni?24Io t’ho teso un laccio, e tu, o Babilonia, vi sei stata presa, senza che te n’accorgessi; sei stata trovata, ed arrestata, perché ti sei messa in guerra contro l’Eterno.25L’Eterno ha aperto la sua armeria, e ha tratto fuori le armi della sua indignazione; poiché questa è un’opera che il Signore, l’Eterno degli eserciti, ha da compiere nel paese de’ Caldei.26Venite contro a lei da tutte le parti, aprite i suoi granai, ammucchiatela come tante mannelle, votatela allo sterminio, che nulla ne resti!27Uccidete tutti i suoi tori, fateli scendere al macello! Guai a loro! poiché il loro giorno è giunto, il giorno della loro visitazione.28S’ode la voce di quelli che fuggono, che scampano dal paese di Babilonia per annunziare in Sion la vendetta dell’Eterno, del nostro Dio, la vendetta del suo tempio.29Convocate contro Babilonia gli arcieri, tutti quelli che tirano d’arco; accampatevi contro a lei d’ogn’intorno, nessuno ne scampi; rendetele secondo le sue opere, fate interamente a lei com’ella ha fatto; poich’ella è stata arrogante contro l’Eterno, contro il Santo d’Israele.30Perciò i suoi giovani cadranno nelle sue piazze, e tutti i suoi uomini di guerra periranno in quel giorno, dice l’Eterno.31Eccomi a te, o arrogante, dice il Signore, l’Eterno degli eserciti; poiché il tuo giorno è giunto, il tempo ch’io ti visiterò.32L’arrogante vacillerà, cadrà, e non vi sarà chi lo rialzi; e io appiccherò il fuoco alle sue città, ed esso divorerà tutti i suoi dintorni.

    Nell’opuscolo ?ommario del Libro di Geremia?di H. Rossier, si trover?n piano che riassume e spiega questi capitoli 50 e 51.

    Certamente, il castigo d’Israele per mezzo dei Caldei rispondeva alla volont?i Dio. Ma l’accanimento e la crudelt?he questi avrebbero recato alla sua esecuzione avrebbero giustificato la ?endetta?di cui Babilonia sarebbe stata in seguito l’oggetto. Inoltre, attaccando Israele, Babilonia combatteva contro l’Eterno (fine del vers. 24; vedere Zaccaria 2:8). E inoltre, la distruzione e il saccheggio del Tempio sarebbero stati un insulto personale verso Colui che vi aveva messo la sua gloria. Per questo motivo il castigo di Babilonia ?hiamato ?a vendetta del Suo tempio?(vers. 28 e cap. 51:11).

    Notiamo come questi capitoli cos?scuri sono ad un tempo riempiti d’incoraggiamenti per i fedeli del popolo di Dio. Il loro Redentore ?orte (vedere vers. 34); prender?n mano la causa d’Israele, la sua ?ecora cacciata?per salvarla dalla gola dei leoni che la divorano (vers. 17 e 34). In quei giorni, il Suo perdono avr?ancellato tutti i suoi falli: ?i cercher?’iniquit?’Israele, ma essa non sar?i?? i peccati di Giuda, ma non si troveranno?(vers. 20; parag. Numeri 23:21).

    Geremia 51:27-46
    27Issate una bandiera sulla terra! Sonate la tromba fra le nazioni! Preparate le nazioni contro di lei, chiamate a raccolta contro di lei i regni d’Ararat, di Minni e d’Ashkenaz! Costituite contro di lei de’ generali! Fate avanzare i cavalli come locuste dalle ali ritte.28Preparate contro di lei le nazioni, i re di Media, i suoi governatori, tutti i suoi magistrati, e tutti i paesi de’ suoi domini.29La terra trema, è in doglia, perché i disegni dell’Eterno contro Babilonia s’effettuano: di ridurre il paese di Babilonia in un deserto senz’abitanti.30I prodi di Babilonia cessan di combattere; se ne stanno nelle loro fortezze; la loro bravura è venuta meno, son come donne; le sue abitazioni sono in fiamme, le sbarre delle sue porte sono spezzate.31Un corriere incrocia l’altro, un messaggero incrocia l’altro, per annunziare al re di Babilonia che la sua città è presa da ogni lato,32che i guadi son occupati, che le paludi sono in preda alle fiamme, che gli uomini di guerra sono allibiti.33Poiché così parla l’Eterno degli eserciti, l’Iddio d’Israele: La figliuola di Babilonia è come un’aia al tempo in cui la si trebbia; ancora un poco, e verrà per lei il tempo della mietitura.34Nebucadnetsar, re di Babilonia, ci ha divorati, ci ha schiacciati, ci ha posti là come un vaso vuoto; ci ha inghiottiti come un dragone; ha empito il suo ventre con le nostre delizie, ci ha cacciati via.35"La violenza che m’è fatta e la mia carne ricadano su Babilonia", dirà l’abitante di Sion; "Il mio sangue ricada sugli abitanti di Caldea", dirà Gerusalemme.36Perciò, così parla l’Eterno: Ecco, io difenderò la tua causa, e farò la tua vendetta! Io prosciugherò il suo mare, disseccherò la sua sorgente,37e Babilonia diventerà un monte di ruine, un ricetto di sciacalli, un oggetto di stupore e di scherno, un luogo senz’abitanti.38Essi ruggiranno assieme come leoni, grideranno come piccini di leonesse.39Quando saranno riscaldati, darò loro da bere, li inebrierò perché stiano allegri, e poi s’addormentino d’un sonno perpetuo, e non si risveglino più, dice l’Eterno.40Io li farò scendere al macello come agnelli, come montoni, come capri.41Come mai è stata presa Sceshac, ed è stata conquistata colei ch’era il vanto di tutta la terra? Come mai Babilonia è ella diventata una desolazione fra le nazioni?42Il mare è salito su Babilonia; essa è stata coperta dal tumulto de’ suoi flutti.43Le sue città son diventate una desolazione, una terra arida, un deserto, un paese dove non abita alcuno, per dove non passa alcun figliuol d’uomo.44Io punirò Bel in Babilonia, e gli trarrò di gola ciò che ha trangugiato, e le nazioni non affluiranno più a lui; perfin le mura di Babilonia son cadute.45O popolo mio, uscite di mezzo a lei, e salvi ciascuno la sua vita d’innanzi all’ardente ira dell’Eterno!46Il vostro cuore non s’avvilisca, e non vi spaventate delle voci che s’udranno nel paese; poiché un anno correrà una voce, e l’anno seguente correrà un’altra voce; vi sarà nel paese violenza, dominatore contro dominatore.

    Molte espressioni di questi capitoli sono riprese nell’Apocalisse a proposito della Babilonia futura. Questa rappresenta, non pi??a citt?ma un vasto sistema religioso, contraffazione satanica della Chiesa di Cristo, dopo che quest’ultima sar?tata rapita. In questo spiegamento di male, l’appello divino si fa udire a pi??prese: ?b>Uscite di mezzo a lei, o popol mio?(cap. 50:8; 51:6 e 45; Apocalisse 18:4). Infatti, restare a Babilonia dopo la condanna pronunciata da Dio, ?a una parte partecipare ai suoi peccati, e dall’altra esporsi a condividere le sue piaghe. Un ordine simile ?ivolto oggi dal Signore a tutti i suoi ancora dispersi nei diversi ambienti della cristianit?rofessante: ?i ritiri dall’iniquit?chiunque nomina il nome del Signore?(2 Timoteo 2:19). Ma, pur constatando attorno a loro questa iniquit?alcuni credenti stimano dover, malgrado tutto, restare in un ambiente riconosciuto cattivo; sperano contribuire al suo miglioramento per mezzo della loro buona influenza. Questo ?ullarsi in una illusione, e ad un tempo stimarsi pi??vi di Colui che ingiunge loro di uscirne (2 Corinzi 6:14-18).

    Geremia 51:47-64
    47Perciò, ecco, i giorni vengono ch’io farò giustizia delle immagini scolpite di Babilonia, e tutto il suo paese sarà coperto d’onta, e tutti i suoi feriti a morte cadranno in mezzo a lei.48E i cieli, la terra, e tutto ciò ch’è in essi, giubileranno su Babilonia, perché i devastatori piomberanno su lei dal settentrione, dice l’Eterno.49Come Babilonia ha fatto cadere i feriti a morte d’Israele, così in Babilonia cadranno i feriti a morte di tutto il paese.50O voi che siete scampati dalla spada, partite, non vi fermate, ricordatevi da lungi dell’Eterno, e Gerusalemme vi ritorni in cuore!51Noi eravamo coperti d’onta all’udire gli oltraggi, la vergogna ci copriva la faccia, perché gli stranieri eran venuti nel santuario della casa dell’Eterno.52Perciò, ecco, i giorni vengono, dice l’Eterno, ch’io farò giustizia delle sue immagini scolpite, e in tutto il suo paese gemeranno i feriti a morte.53Quand’anche Babilonia s’elevasse fino al cielo, quand’anche rendesse inaccessibili i suoi alti baluardi, le verranno da parte mia dei devastatori, dice l’Eterno.54Giunge da Babilonia un grido, la notizia d’un gran disastro dalla terra de’ Caldei.55Poiché l’Eterno devasta Babilonia, e fa cessare il suo grande rumore; le onde dei devastatori muggono come grandi acque, se ne ode il fracasso;56poiché il devastatore piomba su lei, su Babilonia, i suoi prodi son presi, i loro archi spezzati, giacché l’Eterno è l’Iddio delle retribuzioni, non manca di rendere ciò ch’è dovuto.57Io inebrierò i suoi capi e i suoi savi, i suoi governatori, i suoi magistrati, i suoi prodi, ed essi s’addormenteranno d’un sonno eterno, e non si risveglieranno più, dice il Re, che ha nome l’Eterno degli eserciti.58Così parla l’Eterno degli eserciti: Le larghe mura di Babilonia saranno spianate al suolo, le sue alte porte saranno incendiate, sicché i popoli avran lavorato per nulla, le nazioni si saranno stancate per il fuoco.59Ordine dato dal profeta Geremia a Seraia, figliuolo di Neria, figliuolo di Mahaseia, quando si recò a Babilonia con Sedekia, re di Giuda, il quarto anno del regno di Sedekia. Seraia era capo dei ciambellani.60Geremia scrisse in un libro tutto il male che doveva accadere a Babilonia, cioè tutte queste parole che sono scritte riguardo a Babilonia.61E Geremia disse a Seraia: "Quando sarai arrivato a Babilonia, avrai cura di leggere tutte queste parole,62e dirai: O Eterno, tu hai detto di questo luogo che lo avresti distrutto, sì che non sarebbe più abitato né da uomo, né da bestia, e che sarebbe ridotto in una desolazione perpetua.63E quando avrai finito di leggere questo libro, tu vi legherai una pietra, lo getterai in mezzo all’Eufrate,64e dirai: Così affonderà Babilonia, e non si rialzerà più, a motivo del male ch’io faccio venire su di lei; cadrà esausta". Fin qui, le parole di Geremia.

    ?icordatevi da lungi dell’Eterno, e Gerusalemme vi ritorni in cuore?(vers. 50). Non ?enza saper dove andare che il residuo fedele era invitato a uscire dall’ambiente corrotto di Babilonia. Per prendere questa decisione coraggiosa, bisognava essere, prima di tutto attirato al di fuori da affetti potenti. Cos?ggi, ?verso Lui? verso Ges??> presente in mezzo ai ?ue o tre?radunati nel suo nome, che il credente ?nvitato ad uscire fuori del campo religioso della professione cristiana (Ebrei 13:13).

    Terminando l’esposto di tutti i suoi giudizi, l’Eterno li segna con un nome terribile: ?b>L’Iddio delle retribuzioni?(vers. 56). Ma, cosa notevole, queste parole di giudizio contro Babilonia precedono la narrazione della distruzione del tempio al cap. 52. Bisogna che la rovina degli idoli babilonesi sia annunziata prima che abbia luogo effettivamente quella del Tempio (vers. 47 e 52). Cos?essuno potr?ensare che questi idoli siano stati realmente pi??tenti dell’Iddio d’Israele. Sette anni prima della presa di Gerusalemme, tutte queste parole dovevano essere scritte in un libro. E questo, dopo la lettura, doveva essere immerso nell’Eufrate, per cura di Seraia, fratello di Baruc, come pegno che Babilonia sarebbe stata inghiottita.

    Geremia 52:1-16
    1Sedekia avea ventun anni quando cominciò a regnare, e regnò a Gerusalemme undici anni. Sua madre si chiamava Hamutal, figliuola di Geremia da Libna.2Egli fece ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno, in tutto e per tutto come avea fatto Joiakim.3E a causa dell’ira dell’Eterno contro Gerusalemme e Giuda, le cose arrivarono al punto che l’Eterno li cacciò dalla sua presenza. E Sedekia si ribellò al re di Babilonia.4L’anno nono del regno di Sedekia, il decimo giorno del decimo mese, Nebucadnetsar, re di Babilonia, venne con tutto il suo esercito contro Gerusalemme; s’accampò contro di lei, e la circondò di posti fortificati.5E la città fu assediata fino all’undecimo anno del re Sedekia.6Il nono giorno del quarto mese, la carestia era grave nella città; e non c’era più pane per il popolo del paese.7Allora fu fatta una breccia alla città, e tutta la gente di guerra fuggì uscendo di notte dalla città, per la via della porta fra le due mura, in prossimità del giardino del re, mentre i Caldei stringevano la città da ogni parte; e i fuggiaschi presero la via della pianura;8ma l’esercito dei Caldei inseguì il re, raggiunse Sedekia nelle pianure di Gerico, e tutto l’esercito di lui si disperse e l’abbandonò.9Allora i Caldei presero il re, e lo condussero al re di Babilonia a Ribla nel paese di Hamath; ed egli pronunziò la sua sentenza contro di lui.10Il re di Babilonia fece scannare i figliuoli di Sedekia in presenza di lui; fece pure scannare tutti i capi di Giuda a Ribla.11Poi fece cavar gli occhi a Sedekia; e il re di Babilonia lo fece incatenare con una doppia catena di rame e lo menò a Babilonia, e lo mise in prigione, dove rimase fino al giorno della sua morte.12Or il decimo giorno del quinto mese era il diciannovesimo anno di Nebucadnetsar, re di Babilonia Nebuzaradan, capitano della guardia del corpo, al servizio del re di Babilonia, giunse a Gerusalemme,13e arse la casa dell’Eterno e la casa del re, diede alle fiamme tutte le case di Gerusalemme, e arse tutte le case ragguardevoli.14E tutto l’esercito dei Caldei ch’era col capitano della guardia atterrò da tutte le parti le mura di Gerusalemme.15Nebuzaradan, capitano della guardia, menò in cattività una parte de’ più poveri del popolo, i superstiti ch’erano rimasti nella città, i fuggiaschi che s’erano arresi al re di Babilonia, e il resto della popolazione.16Ma Nebuzaradan, capitano della guardia, lasciò alcuni dei più poveri del paese a coltivar le vigne ed i campi.

    Questo capitolo 52 non fa pi??rte delle ?arole di Geremia?(cap. 51:64). Come il cap. 39, espone gli avvenimenti che han posto fine al regno di Giuda, e riproduce con poche varianti il cap. 25 del 2?libro dei Re.

    L’ora del giudizio ?uonata; colpisce ad un tempo Gerusalemme, il suo tempio (vers. 17 a 23), il suo re, i suoi abitanti. La citt? presa. Sedekia e il suo esercito cercano nella fuga di sfuggire alla rete che si richiude. Ma non hanno da fare coi Caldei, ?on Dio che hanno da fare. Condotti a Ribla da Nebucadnetsar, il misero re di Giuda ?ccecato, punizione riserbata ai vassalli felloni, e legato con catene di rame prende la via dell’esilio. Fino al termine della sua miserabile vita avr?avanti agli occhi l’atroce spettacolo dei suoi figli sgozzati. Un mese dopo, il capo delle guardie ritorna a Gerusalemme per bruciare e smantellare sistematicamente la citt?ibelle.

    Queste cose non sono state scritte (e ripetute) per il loro interesse storico, ma per ammaestramento delle anime nostre, affinch?i servano di avvertimento (1 Corinzi 10:11). ?oi dunque, diletti, sapendo queste cose innanzi, state in guardia...?(leggere 2 Pietro 3:17 e 18).

    Geremia 52:17-34
    17I Caldei spezzarono le colonne di rame ch’erano nella casa dell’Eterno, le basi, il mar di rame ch’era nella casa dell’Eterno, e ne portaron via il rame a Babilonia.18Presero le pignatte, le palette, i coltelli, i bacini, le coppe, e tutti gli utensili di rame coi quali si faceva il servizio.19Il capo della guardia prese pure le coppe, i bracieri, i bacini, le pignatte, i candelabri, le tazze e i calici, l’oro di ciò ch’era d’oro e l’argento di ciò ch’era d’argento.20Quanto alle due colonne, al mare e ai dodici buoi di rame che servivano di base e che Salomone avea fatti per la casa dell’Eterno, il rame di tutti questi oggetti aveva un peso incalcolabile.21L’altezza di una di queste colonne era di diciotto cubiti, e a misurarla in giro ci voleva un filo di dodici cubiti; aveva uno spessore di quattro dita, ed era vuota;22e v’era su un capitello di rame; e l’altezza d’ogni capitello era di cinque cubiti; attorno al capitello v’erano un reticolato e delle melagrane, ogni cosa di rame; lo stesso era della seconda colonna, adorna pure di melagrane.23V’erano novantasei melagrane da ogni lato, e tutte le melagrane attorno al reticolato ammontavano a cento.24Il capitano della guardia prese Seraia, il sommo sacerdote, Sofonia, il secondo sacerdote, e i tre custodi della soglia,25e prese nella città un eunuco che comandava la gente di guerra, sette uomini di fra i consiglieri intimi del re che furon trovati nella città, il segretario del capo dell’esercito che arruolava il popolo del paese, e sessanta privati che furono anch’essi trovati nella città.26Nebuzaradan, capitano della guardia, li prese e li condusse al re di Babilonia a Ribla,27e il re di Babilonia li fece colpire e mettere a morte a Ribla, nel paese di Hamath.28Così Giuda fu menato in cattività lungi dal suo paese. Questo è il popolo che Nebucadnetsar menò in cattività: il settimo anno, tremila ventitre Giudei;29il diciottesimo anno del suo regno, menò in cattività da Gerusalemme ottocento trentadue persone;30il ventitreesimo anno di Nebucadnetsar, Nebuzaradan, capitano della guardia, menò in cattività settecento quarantacinque Giudei: in tutto, quattromila seicento persone.31Il trentasettesimo anno della cattività di Joiakin, re di Giuda, il venticinquesimo giorno del dodicesimo mese, Evil-Merodac, re di Babilonia, l’anno stesso che cominciò a regnare, fece grazia a Joiakin, re di Giuda, e lo trasse di prigione;32gli parlò benignamente, e mise il trono d’esso più in alto di quello degli altri re ch’eran con lui a Babilonia.33Gli fece mutare i suoi vestiti di prigione; e Joiakin mangiò sempre a tavola con lui per tutto il tempo ch’ei visse.34E quanto al suo mantenimento, durante tutto il tempo che visse, esso gli fu dato del continuo da parte del re di Babilonia, giorno per giorno, fino al giorno della sua morte.

    Assistendo al saccheggio della casa dell’Eterno, guardando i Caldei rompere e trasportare le belle e potenti colonne, siamo colti da tristezza pensando a ci??e ?iventata la testimonianza d’Israele in mezzo alle nazioni. Ma che cosa sono in paragone i sentimenti dell’Eterno dinanzi alla distruzione della casa sulla quale Egli aveva posto il suo nome, e la rovina di Gerusalemme! (Leggere 1 Re 9:6 a 9). Quale valore hanno, per contrasto, le promesse del Signore al vincitore di Filadelfia! ~hi vince io lo far??>una colonna nel tempio dell’Iddio mio... e scriver?? lui il nome del mio Dio e il nome... della nuova Gerusalemme... e il mio nuovo nome?(Apocalisse 3:12). Cari amici, terminando la lettura del libro di Geremia, chiediamo al Signore di far parte di quei vincitori, cio?i serbare la sua Parola e di non rinnegare il suo nome, fino al momento del suo ritorno.

    Iddio non permette che il libro si chiuda sopra un quadro cos?riste. La grazia di cui Joiakin ?’oggetto da parte del successore di Nebucadnetsar (vers. 31 a 43) ?n certo qual modo un campione delle cure che l’Eterno non cesser?i avere verso un debole residuo del suo popolo.

    Lamentazioni 1:1-11
    1Come mai siede solitaria la città già così popolata? Come mai è diventata simile a una vedova, quella ch’era grande fra le nazioni; ed è stata ridotta tributaria colei ch’era principessa fra le province?2Ella piange, piange, durante la notte, le lacrime le copron le guance; fra tutti i suoi amanti non ha chi la consoli; tutti i suoi amici l’hanno tradita, le son diventati nemici.3Giuda è andato in esilio, a motivo dell’afflizione e del duro servaggio; abita in mezzo alle nazioni, non trova riposo; tutti i suoi persecutori l’han raggiunto quand’era fra le gole strette.4Le vie di Sion fanno cordoglio, perché nessuno vien più alle solenni assemblee; tutte le sue porte sono deserte; i suoi sacerdoti sospirano, le sue vergini sono addolorate, ed ella stessa è piena d’amarezza.5I suoi avversari han preso il sopravvento, i suoi nemici prosperano; poiché l’Eterno l’ha afflitta per la moltitudine delle sue trasgressioni; i suoi bambini sono andati in cattività, davanti all’avversario.6E dalla figliuola di Sion se n’è andato tutto il suo splendore; i suoi capi sono diventati come cervi che non trovan pastura e se ne vanno spossati dinanzi a colui che l’insegue.7Nei giorni della sua afflizione, della sua vita errante, Gerusalemme si ricorda di tutti i beni preziosi che possedeva fino dai giorni antichi; ora che il suo popolo è caduto in man dell’avversario, e nessuno la soccorre, i suoi avversari la guardano, e ridono del suo misero stato.8Gerusalemme ha gravemente peccato; perciò è divenuta come una cosa impura; tutti quelli che l’onoravano la sprezzano, perché han visto la sua nudità; ella stessa sospira, e volta la faccia.9La sua lordura era nelle pieghe della sua veste; ella non pensava alla sua fine; perciò è caduta in modo sorprendente, non ha chi la consoli. "O Eterno, vedi la mia afflizione, poiché il nemico trionfa!"10L’avversario ha steso la mano su quanto ella avea di più caro; poich’ella ha visto i pagani entrare nel suo santuario; que’ pagani, riguardo ai quali tu avevi comandato che non entrassero nella tua raunanza.11Tutto il suo popolo sospira, cerca del pane; dà le cose sue più preziose in cambio di cibo, per rianimar la sua vita. "Guarda, o Eterno, vedi in che stato abietto io son ridotta!

    Le Lamentazioni di Geremia esprimono il dolore del profeta dinanzi agli avvenimenti raccontati nell’ultimo capitolo del suo libro, cio?a presa e la destruzione diGerusalemme per opera dell’esercito Nebucadnetsar. Ma, come tutta la profezia, la portata di essa oltrepassa le circostanze che l’hanno occasionata e lo Spirito ciconduce in questi capitoli fino al tempo futuro della ¸rande tribolazione?per la quale Israele dovr?assare.

    ?commovente di vedere Geremia, bench?ersonalmente non colpevole, prendere la parte pi??ande all’umiliazione di Gerusalemme e identificarsi col popolo che ?otto ilgiudizio di Dio. Le sventure che egli non aveva cessato di annunziare, e alle quali il popolo non aveva voluto credere, sono ora giunte. Un altro non avrebbe persol’occasione per prender la rivincita: ?e l’avevo ben detto! Ah! se mi aveste ascoltato!?Ma non ?os?he parla il servitore di Dio. Al contrario! Gerusalemme, chenel giorno della sua distretta non trova pi??>nessuno che l’aiuti (vers. 7; parag. Luca 15:16), nessuno che la consoli (vcrs. 2, 9, 17, 21) avr?n Geremia (tipo di Cristo) l’amico pi??dele, l’intercessore pi??rvente (vedere Proverbi 17:17).

    Lamentazioni 1:12-22
    12Nulla di simile v’avvenga, o voi che passate di qui! Mirate, guardate, se v’è dolore pari al dolore da cui sono oppressa, e col quale l’Eterno m’ha afflitta nel giorno dell’ardente sua ira.13Dall’alto egli ha mandato un fuoco nelle mie ossa, che se n’è impadronito; egli ha teso una rete ai miei piedi, m’ha rovesciata a terra; m’ha gettata nella desolazione, in un languore di tutti i giorni.14Dalla sua mano è legato il giogo delle mie trasgressioni, che s’intrecciano, gravano sul mio collo; egli ha fiaccato la mia forza; il Signore m’ha dato in mani, alle quali non posso resistere.15Il Signore ha atterrati entro il mio recinto tutti i miei prodi; ha convocato contro di me una gran raunanza, per schiacciare i miei giovani; il Signore ha calcato, come in un tino, la vergine figliuola di Giuda.16Per questo, io piango; i miei occhi, i miei occhi si struggono in lacrime, perché lungi da me è il consolatore, che potrebbe rianimarmi la vita. I miei figliuoli son desolati, perché il nemico ha trionfato".17Sion stende le mani… non v’è alcuno che la consoli; l’Eterno ha comandato ai nemici di Giacobbe di circondarlo da tutte le parti. Gerusalemme è, in mezzo a loro, come una cosa impura.18"L’Eterno è giusto, poiché io mi son ribellata alla sua parola. Deh, ascoltate, o popoli tutti, e vedete il mio dolore! Le mie vergini ed i miei giovani sono andati in cattività.19Io ho chiamato i miei amanti, ma essi m’hanno ingannata; i miei sacerdoti e i miei anziani hanno esalato l’anima nella città, mentre cercavan del cibo per rianimarsi la vita.20O Eterno, guarda, ch’io sono in angoscia! Le mie viscere si commuovono, il cuore mi si sconvolge in seno, perché la mia ribellione è stata grave. Fuori, la spada mi orba de’ miei figliuoli; dentro, sta la morte.21M’odon sospirare… non v’è chi mi consoli. Tutti i miei nemici hanno udita la mia sciagura, e si rallegrano che tu l’abbia cagionata; tu farai venire il giorno che hai annunziato, e allora saranno come me.22Venga dinanzi a te tutta la loro malvagità, e trattali come hai trattato me a motivo di tutte le mie trasgressioni! Poiché i miei sospiri son numerosi, e il mio cuore è languente".

    ? voi, che passate di qui, mirate, guardate, se v’?olore pari al mio dolore!?esclama Gerusalemme di mezzo alla sua calamit?vers. 12). Quante volte passiamo insensibili a lato delle sofferenze altrui! (vers. 21). Quante occasioni preziose perdiamo di esprimere un po’ di simpatia! Chiediamo al Signore di darci dei cuori pi??nsibili, in grado di comprendere meglio le pene di quelli che ci attorniano e di portar loro, da parte di Dio, una vera consolazione.

    Come non pensare alla croce in presenza di quel dolore senza simile inflitto dall’ira di Dio? (vers. 12). Ma Cristo non aveva fatto ?ulla che non si dovesse fare?mentre Gerusalemme riconosce, come il brigante, di aver pienamente meritato ci??e le ?ccaduto (vers. 18; Luca 23:41). Ci sembra pure vedere la folla di ?b>quelli chepassavano di l?b>? davanti al Salvatore crocifisso (Matteo 27:39). Vi erano fra quei passanti, — e ce ne sono anche oggi in presenza della croce — della gente ostile,degli schernitori, ma soprattutto degl’indifferenti. ?a loro che s’indirizza la domanda del versetto 12. Cari amici, quelle sofferenze di Ges??ano per lavostra salvezza. Vi lasciano insensibili? Non ?orse questo nulla per voi?

    Lamentazioni 2:1-10
    1Come mai ha il Signore, nella sua ira, coperto d’una nube oscura la figliuola di Sion? Egli ha gettato di cielo in terra la gloria d’Israele, e non s’è ricordato dello sgabello de’ suoi piedi, nel giorno della sua ira!2Il Signore ha distrutto senza pietà tutte le dimore di Giacobbe; nella sua ira, ha rovesciato, ha stese al suolo le fortezze della figliuola di Giuda, ne ha profanato il regno e i capi.3Nell’ardente sua ira, ha infranta tutta la potenza d’Israele; ha ritirato la propria destra in presenza del nemico; ha consumato Giacobbe a guisa di fuoco fiammeggiante che divora d’ogn’intorno.4Ha teso il suo arco come il nemico, ha alzata la destra come un avversario, ha trucidato tutti quelli ch’eran più cari a vedersi; ha riversato il suo furore come un fuoco sulla tenda della figliuola di Sion.5Il Signore è divenuto come un nemico; ha divorato Israele; ha divorato tutti i suoi palazzi, ha distrutto le sue fortezze, ha moltiplicato nella figliuola di Giuda i lamenti e i gemiti.6Ha devastato la propria tenda come un giardino, ha distrutto il luogo della sua raunanza; l’Eterno ha fatto dimenticare in Sion le feste solenni ed i sabati, e, nell’indignazione della sua ira, ha reietto re e sacerdoti.7Il Signore ha preso in disgusto il suo altare, ha aborrito il suo santuario, ha dato i muri de’ palazzi di Sion in mano dei nemici, i quali han levato grida nella casa dell’Eterno, come in un giorno di festa.8L’Eterno ha deciso di distruggere le mura della figliuola di Sion; ha steso la corda, non ha ritirato la mano, prima d’averli distrutti; ha coperto di lutto bastioni e mura; gli uni e le altre languiscono.9Le sue porte sono affondate in terra; egli ha distrutto, spezzato le sue sbarre; il suo re e i suoi capi sono fra le nazioni; non v’è più legge, ed anche i suoi profeti non ricevono più visioni dall’Eterno.10Gli anziani della figliuola di Sion seggono in terra in silenzio; si son gettati della polvere sul capo, si son cinti di sacchi; le vergini di Gerusalemme curvano il capo al suolo.

    Al cap. 1, i nemici di Gerusalemme erano considerati come responsabili delle sue sventure. Ma ora tutto ci??e ?vvenuto ?isto come opera del Signore e di Luisolo. Sappiamo anche noi riconoscere Colui che ci disciplina... talvolta per castigarci, ma sempre per benedirci alla fine. E invece di fermarci ai mezzi di cui Dio siserve a questo scopo: preoccupazione di salute, di denaro, contrariet?opraggiunte nel nostro lavoro... invece di cercare soltanto di esserne alleviati pi??esto possibile,umiliamoci sotto la potente mano di Dio e gettiamo su Lui tutta la nostra sollecitudine, poich?b>Egli ha cura di noi (1 Pietro 5:6 e 7).

    Gerusalemme fa l’inventario completo del suo disastro. Il suo re, i suoi sacerdoti, i suoi profeti sono prigionieri o massacrati, i suoi culti solenni aboliti, le sue murain rovina. Nulla ?tato risparmiato, persino le cose pi??cre: l’altare e il santuario sono stati contaminati (cap. 1:10), devastati, e gli oggetti preziosi portati aBabilonia. S?persino l’arca stessa, ?o sgabello dei Suoi piedi? (vers. 1; Salmo 132:7) con la legge che essa conteneva! (vers. 9; 1 Re 8:9). Essa sparisce per sempre, prova che Dio troncava per il futuro ogni relazione col suo popolo colpevole.

    Lamentazioni 2:11-22
    11I miei occhi si consumano pel tanto lacrimare, le mie viscere si commuovono, il mio fegato si spande in terra per il disastro della figliuola del mio popolo, al pensiero de’ bambini e de’ lattanti che venivano meno per le piazze della città.12Essi chiedevano alle loro madri: "Dov’è il pane, dov’è il vino?…" e intanto venivano meno come de’ feriti a morte nelle piazze della città, e rendevano l’anima sul seno delle madri loro.13Che ti dirò? A che ti paragonerò, o figliuola di Gerusalemme? Che troverò di simile a te per consolarti, o vergine figliuola di Gerusalemme? Poiché la tua ferita è larga quanto il mare; chi ti potrà guarire?14I tuoi profeti hanno avuto per te visioni vane e delusorie; non hanno messo a nudo la tua nequizia, per stornare da te la cattività; le profezie che hanno fatto a tuo riguardo non eran che oracoli vani e seduttori.15Tutti i passanti batton le mani al vederti; fischiano e scuotono il capo al veder la figliuola di Gerusalemme: "E’ questa la città che la gente chiamava una bellezza perfetta, la gioia di tutta la terra?"16Tutti i tuoi nemici apron larga la bocca contro di te; fischiano, digrignano i denti, dicono: "L’abbiamo inghiottita! Sì, questo è il giorno che aspettavamo; ci siam giunti, lo vediamo!"17L’Eterno ha fatto quello che s’era proposto; ha adempiuta la parola che avea pronunziata fino dai giorni antichi; ha distrutto senza pietà, ha fatto di te la gioia del nemico, ha esaltato la potenza de’ tuoi avversari.18Il loro cuore grida al Signore: "O mura della figliuola di Sion, spandete lacrime come un torrente, giorno e notte! Non vi date requie, non abbiano riposo le pupille degli occhi vostri!19Levatevi, gridate di notte, al principio d’ogni vigilia! Spandete com’acqua il cuor vostro davanti alla faccia del Signore! Levate le mani verso di lui per la vita de’ vostri bambini, che vengon meno per la fame ai canti di tutte le strade!"20"Guarda, o Eterno, considera! Chi mai hai trattato così? Delle donne han divorato il frutto delle loro viscere, i bambini che accarezzavano! Sacerdoti e profeti sono stati massacrati nel santuario del Signore!21Fanciulli e vecchi giacciono per terra nelle vie; le mie vergini e i miei giovani son caduti per la spada; tu li hai uccisi nel dì della tua ira, li hai massacrati senza pietà.22Tu hai convocato, come ad un giorno di festa solenne, i miei terrori da tutte le parti; e nel giorno dell’ira dell’Eterno non v’è stato né scampato né fuggiasco, quelli ch’io avevo accarezzati e allevati, il mio nemico li ha consumati!"

    Immensa ?a desolazione del profeta davanti al quadro dei versetti precedenti. Scorrono le sue lacrime, inesauribili, in presenza di quella rovina ?arga come il mare?(vers. 18).

    Anche Ges?? pianto su Gerusalemme, sapendo in anticipo quali dovevano essere, per la citt?olpevole, le conseguenze del suo rigettamento (Luca 19:41...).

    Se il re, i principi, i sacerdoti, i falsi profeti (vers. 14) e la maggior parte del popolo, hanno meritato i colpi che son caduti su loro, numerosi sono quelli che soffrono senzaessere direttamente responsabili. Lattanti muoiono di fame; vecchi e bambini cadono di sfinimento nelle vie (vers. 11, 19, 21). Tuttavia Geremia non solleva nessun perch?b>. Mette se stesso ?lla breccia?in favore di quel popolo che ama.

    I versetti 15 e 16 ci presentano nuovamente ? passanti? Ma non si tratta pi??ltanto d’indifferenza, come al cap. 1:12. Questa volta scuotono il capo, digrignano i denti, sfrontati insultano e si beffano. Ges??anta Vittima, ha conosciuto durante le ore della croce tutte queste manifestazioni della malvagit?mana (vedere Salmo 22:7 e 8; Salmo 35:21).

    Lamentazioni 3:1-24
    1Io sono un uomo che ha veduto l’afflizione sotto la verga del suo furore.2Egli m’ha condotto, m’ha fatto camminare nelle tenebre e non nella luce.3Sì, contro di me di nuovo volge la sua mano tutto il giorno.4Egli ha consunta la mia carne e la mia pelle, ha fiaccato le mie ossa.5Ha costituito una cinta contro di me, m’ha circondato d’amarezza e d’affanno.6M’ha fatto abitare in luoghi tenebrosi, come quelli che son morti da lungo tempo.7Egli m’ha circondato d’un muro, perché non esca: m’ha caricato di pesanti catene.8Anche quando grido e chiamo al soccorso, egli chiude l’accesso alla mia preghiera.9Egli m’ha sbarrato la via di blocchi di pietra, ha sconvolti i miei sentieri.10Egli è stato per me come un orso in agguato, come un leone in luoghi nascosti.11Egli m’ha sviato dal mio cammino e m’ha squarciato, m’ha reso desolato.12Ha teso il suo arco, m’ha preso come mira delle sue frecce.13M’ha fatto penetrar nelle reni le saette del suo turcasso.14Io son diventato lo scherno di tutto il mio popolo, la sua canzone di tutto il giorno.15Egli m’ha saziato d’amarezza, m’ha abbeverato d’assenzio.16M’ha spezzato i denti con della ghiaia, m’ha affondato nella cenere.17Tu hai allontanata l’anima mia dalla pace, io ho dimenticato il benessere.18Io ho detto: "E’ sparita la mia fiducia, non ho più speranza nell’Eterno!"19Ricordati della mia afflizione, della mia vita raminga, dell’assenzio e dell’amarezza!20L’anima mia se ne ricorda del continuo, e n’è abbattuta dentro di me.21Questo voglio richiamarmi alla mente, per questo voglio sperare:22E’ una grazia dell’Eterno che non siamo stati interamente distrutti; poiché le sue compassioni non sono esaurite;23si rinnovano ogni mattina. Grande è la tua fedeltà!24"L’Eterno è la mia parte", dice l’anima mia, "perciò spererò in lui".

    Col capitolo 3 giungiamo al cuore di questo piccolo libro e ad un tempo in fondo alla distretta del profeta. Bench?on colpevole, Geremia prende personalmente su di s?einiquit?el suo popolo, talch?l castigo ?onsiderato come cadesse pure su lui solo: ?o sono l’uomo che ha veduto l’afflizione sotto la verga del suofurore...?(vers. 1). Egli rappresenta cos?b>il Signore Ges??>, mentre compie l’espiazione dei nostri peccati. Le sofferenze sopportate alla croce da partedell’uomo, e che ci ricordano i versetti 14 e 30 (parag. rispettivamente Salmo 69:12 e Isaia 50:6), sono state seguite, durante le tre ore di tenebre, dalle sofferenze che gli sono state inflitte da Dio, quando lo tratt??me il peccato stesso. Quelle terribili espressioni della sua ira divina sono state tutte la parte del Salvatore (parag. vers. 8 e Salmo 22:2). Tuttavia la sua fiducia e la sua speranza non son venute meno neppure un istante; mentre quelle di Geremia l’abbandonano (vers. 18).

    Ma dal vers. 21, l’afflitto cerca soccorso presso di Colui stesso che lo colpisce. Allora la sua fede, sottomessa e fiduciosa, gli fa trovare le meravigliosecompassioni dell’Eterno ?b>che si rinnovano ogni mattina?(vers. 23).

    Lamentazioni 3:25-51
    25L’Eterno è buono per quelli che sperano in lui, per l’anima che lo cerca.26Buona cosa è aspettare in silenzio la salvezza dell’Eterno.27Buona cosa è per l’uomo portare il giogo nella sua giovinezza.28Si segga egli solitario e stia in silenzio quando l’Eterno glielo impone!29Metta la sua bocca nella polvere! forse, v’è ancora speranza.30Porga la guancia a chi lo percuote, si sazi pure di vituperio!31Poiché il Signore non ripudia in perpetuo;32ma, se affligge, ha altresì compassione, secondo la moltitudine delle sue benignità;33giacché non è volentieri ch’egli umilia ed affligge i figliuoli degli uomini.34Quand’uno schiaccia sotto i piedi tutti i prigionieri della terra,35quand’uno perverte il diritto d’un uomo nel cospetto dell’Altissimo,36quando si fa torto ad alcuno nella sua causa, il Signore non lo vede egli?37Chi mai dice una cosa che s’avveri, se il Signore non l’ha comandato?38Il male ed il bene non procedon essi dalla bocca dell’Altissimo?39Perché il vivente si rammaricherebbe? Ognuno si rammarichi del proprio peccato!40Esaminiamo le nostre vie, scrutiamole, e torniamo all’Eterno!41Eleviamo insiem con le mani, i nostri cuori a Dio ne’ cieli!42Noi abbiam peccato, siamo stati ribelli, e tu non hai perdonato.43Tu ti sei avvolto nella tua ira, e ci hai inseguiti; tu hai ucciso senza pietà;44ti sei avvolto in una nuvola, perché la preghiera non potesse passare;45tu hai fatto di noi delle spazzature, dei rifiuti, in mezzo ai popoli.46Tutti i nostri nemici aprono larga la bocca contro di noi.47Ci son toccati il terrore, la fossa, la desolazione e la ruina.48I miei occhi si sciolgono in rivi d’acqua, a motivo della ruina della figliuola del mio popolo.49L’occhio mio si scioglie in lacrime, senza posa, senza intermittenza,50finché dal cielo l’Eterno non guardi e non veda il nostro stato.51L’occhio mio m’affanna l’anima a motivo di tutte le figliuole della mia città.

    Affinch?a prova non ci conduca mai a dubitare dell’amore di Dio, il profeta si affretta ora ad aggiungere che ?b>non ?olentieri ch’Egli umilia ed affligge ifigliuoli degli uomini?(vers. 33). A maggior ragione i suoi riscattati! Ma se ?ecessario farlo, ?b>Egli ha altres?ompassione, secondo la moltitudine delle sue bont? Ilriscattato pu??alizzare che n?ribolazione, n?istretta, n?ersecuzione... possono separarci dall’amore di Cristo (Romani 8:35). D’altronde la prova, spezzando lanostra volont?ropria, ci prova che buona cosa ?er l’uomo portare il giogo ?b>nella sua giovinezza?(vers. 27). Applicarsi all’obbedienza quando si ?ncora fanciullo, imparare la sottomissione nella casa paterna, vuol dire prepararsi ad accettare in seguito, durante tutta la vita, l’autorit?el Signore.Inoltre, la prova ?en sovente per noi l’occasione d’un ritorno su noi stessi: ¯saminiamo le nostre vie, scrutiamole...?(vers. 40).

    Tutto questo conferma ci??e un cantico esprime: ?a prova ?iena di frutti benedetti per me? S?possiamo dire con l’autore del Salmo 119: ¨ stato un bene per me l’essere afflitto?(vers. 71).

    Lamentazioni 3:52-66; Lamentazioni 4:1-6
    52Quelli che mi son nemici senza cagione, m’han dato la caccia come a un uccello.53M’hanno annientato la vita nella fossa, m’han gettato delle pietre addosso.54Le acque salivano fin sopra al mio capo, io dicevo: "E’ finita per me!"55Io ho invocato il tuo nome, o Eterno, dal fondo della fossa;56tu hai udito la mia voce; non nascondere il tuo orecchio al mio sospiro, al mio grido!57Nel giorno ch’io t’ho invocato ti sei avvicinato; tu hai detto: "Non temere!"58O Signore, tu hai difesa la causa dell’anima mia, tu hai redento la mia vita.59O Eterno, tu vedi il torto che m’è fatto, giudica tu la mia causa!60Tu vedi tutto il loro rancore, tutte le loro macchinazioni contro di me.61Tu odi i loro oltraggi, o Eterno, tutte le loro macchinazioni contro di me,62il linguaggio di quelli che si levano contro di me, quello che meditano contro di me tutto il giorno!63Guarda! quando si seggono, quando s’alzano, io sono la loro canzone.64Tu li retribuirai, o Eterno, secondo l’opera delle loro mani.65Darai loro induramento di cuore, la tua maledizione.66Li inseguirai nella tua ira, e li sterminerai di sotto i cieli dell’Eterno.
    1Come mai s’è oscurato l’oro, s’è alterato l’oro più puro? Come mai le pietre del santuario si trovano sparse qua e là ai canti di tutte le strade?2I nobili figliuoli di Sion, pregiati al pari dell’oro fino, come mai son reputati quali vasi di terra, opera di mani di vasaio?3Perfino gli sciacalli porgon le mammelle e allattano i lor piccini; la figliuola del mio popolo è divenuta crudele, come gli struzzi del deserto.4La lingua del lattante gli s’attacca al palato, per la sete; i bambini chiedon del pane, e non v’è chi gliene dia.5Quelli che si nutrivan di cibi delicati cadon d’inedia per le strade; quelli ch’erano allevati nella porpora abbracciano il letamaio.6Il castigo dell’iniquità della figliuola del mio popolo e maggiore di quello del peccato di Sodoma, che fu distrutta in un attimo, senza che mano d’uomo la colpisse.

    Noi sappiamo dell’orribile cisterna in cui Geremia era stato gettato da quelli che erano ?uoi nemici senza motivo? Essa ha ispirato i vers. 52 e seguenti ed illustra i terrori della morte in cui il nostro Salvatore ?ntrato realmente.

    Ma i vers. 55 a 58 possono essere l’esperienza di chiunque geme sotto il peso dei suoi peccati e giunge a realizzare ci??e il Signore ha fatto per lui.

    Il cap. 4 mette in contrasto lo stato attuale di Gerusalemme con quello che era stata precedentemente. Al tempo della sua prosperit?tutto aveva l’aspetto pi??illante. Ifigliuoli di Sion erano stimati simili all’oro fino. Simili soltanto, notatelo, poich?uando la prova ?assata come il fuoco dell’affinatore,tutto ?tato consumato, mentre il vero oro vi resiste vittoriosamente. S?non si trattava, purtroppo, che d’uno splendore ingannevole. Ricordiamocene, ?empre laprova che fa cadere le apparenze e manifesta il vero stato d’un cuore. La crudelt?vers. 3), la mancanza d’ogni compassione (vers. 4), l’odioso egoismo che conducono agli atti pi??ominevoli (vers. 10), ecco quel che ora appare, mettendo a nudo quegli abitanti di Gerusalemme. Dio manifesta il fondo del loro cuore, e il fuoco del Suo giudizio non lascia sussistere nulla della loro falsa piet?

    Lamentazioni 4:7-22
    7I suoi principi erano più splendenti della neve, più bianchi del latte; aveano il corpo più vermiglio del corallo, il lor volto era uno zaffiro.8Il loro aspetto è ora più cupo del nero; non si riconoscon più per le vie; la loro pelle è attaccata alle ossa, è secca, è diventata come un legno.9Più felici sono stati gli uccisi di spada di quelli che muoion di fame; poiché questi deperiscono estenuati, per mancanza de’ prodotti dei campi.10Delle donne, pur sì pietose, hanno con le lor mani fatto cuocere i loro bambini, che han servito loro di cibo, nella ruina della figliuola del mio popolo.11L’Eterno ha esaurito il suo furore, ha riservata l’ardente sua ira, ha acceso in Sion un fuoco, che ne ha divorato le fondamenta.12Né i re della terra né alcun abitante del mondo avrebbero mai creduto che l’avversario, il nemico, sarebbe entrato nelle porte di Gerusalemme.13Così è avvenuto per via de’ peccati de’ suoi profeti, delle iniquità de’ suoi sacerdoti, che hanno sparso nel mezzo di lei il sangue dei giusti.14Essi erravan come ciechi per le strade, lordati di sangue, in guisa che non si potevano toccare le loro vesti.15"Fatevi in là! Un impuro!" si gridava al loro apparire; "Fatevi in là! Fatevi in là! Non lo toccate!" Quando fuggivano, erravan qua e là, e si diceva fra le nazioni: "Non restino più qui!"16La faccia dell’Eterno li ha dispersi, egli non volge più verso loro il suo sguardo; non s’è portato rispetto ai sacerdoti, né s’è avuto pietà de’ vecchi.17E a noi si consumavano ancora gli occhi in cerca d’un soccorso, aspettato invano; dai nostri posti di vedetta scrutavamo la venuta d’una nazione che non potea salvarci.18Si spiavano i nostri passi, impedendoci di camminare per le nostre piazze. "La nostra fine è prossima", dicevamo: "I nostri giorni son compiuti, la nostra fine è giunta!"19I nostri persecutori sono stati più leggeri delle aquile de’ cieli; ci han dato la caccia su per le montagne, ci han teso agguati nel deserto.20Colui che ci fa respirare, l’unto dell’Eterno è stato preso nelle loro fosse; egli, del quale dicevamo: "Alla sua ombra noi vivremo fra le nazioni".21Rallegrati, gioisci, o figliuola d’Edom, che dimori nel paese di Uts! Anche fino a te passerà la coppa; tu t’inebrierai e ti nuderai.22Il castigo della tua iniquità è finito, o figliuola di Sion! Egli non ti manderà più in cattività; egli punisce l’iniquità tua, o figliuola d’Edom, mette allo scoperto i tuoi peccati.

    La corruzione in Israele ha raggiunto persino i suoi nazareni, cio?uelli che (come i cristiani oggi) dovevano distinguersi per la purezza della loro condotta e laloro assoluta separazione per Dio. Essi sono al colmo del decadimento. "on si riconoscono pi??r le vie?(vers. 8). Nulla li fa pi??tare fra gli altri infelici abitantidi Gerusalemme! Chiediamoci in che misura il nostro comportamento in mezzo al mondo ci fa riconoscere come veramente messi a parte per il Signore.

    E quelli che erano incaricati di vegliare sul popolo, cio? suoi profeti e i suoi sacerdoti, avevano sparso il sangue dei giusti! (vers. 13).

    ?a nostra fine ?rossima... la nostra fine ?iunta? dicono gli afflitti del popolo (vers. 18), dopo aver inutilmente atteso ?n soccorso vano? e constatato che nessunopoteva salvarli (vers. 17). Ebbene! ?l momento in cui Dio dichiara: ?b>Il castigo della tua iniquit? finita?(parag. Isaia 40:1 e 2). Ora sar?l turno di Edom di subire il castigo. E cos? sempre. Quando ?eso evidente che nulla pu??nirci in aiuto e che siamo all’estremo delle nostre forze, ?iunto il momento per Dio d’intervenire sovranamente e liberarci.

    Lamentazioni 5:1-22
    1Ricordati, Eterno, di quello che ci è avvenuto! Guarda e vedi il nostro obbrobrio!2La nostra eredità è passata a degli stranieri, le nostre case, a degli estranei.3Noi siam diventati orfani, senza padre, le nostre madri son come vedove.4Noi beviamo la nostr’acqua a prezzo di danaro, le nostre legna ci vengono a pagamento.5Col collo carico noi siamo inseguiti, siamo spossati, non abbiamo requie.6Abbiam teso la mano verso l’Egitto e verso l’Assiria, per saziarci di pane.7I nostri padri hanno peccato, e non sono più; e noi portiamo la pena delle loro iniquità.8Degli schiavi dominano su noi, e non v’è chi ci liberi dalle loro mani.9Noi raccogliamo il nostro pane col rischio della nostra vita, affrontando la spada del deserto.10La nostra pelle brucia come un forno, per l’arsura della fame.11Essi hanno disonorato le donne in Sion, le vergini nelle città di Giuda.12I capi sono stati impiccati dalle loro mani, la persona de’ vecchi non è stata rispettata.13I giovani han portato le macine, i giovanetti han vacillato sotto il carico delle legna.14I vecchi hanno abbandonato la porta, i giovani la musica dei loro strumenti.15La gioia de’ nostri cuori è cessata, le nostre danze son mutate in lutto.16La corona ci è caduta dal capo; guai a noi, poiché abbiamo peccato!17Per questo langue il nostro cuore, per questo s’oscuran gli occhi nostri:18perché il monte di Sion è desolato, e vi passeggian le volpi.19Ma tu, o Eterno, regni in perpetuo; il tuo trono sussiste d’età in età.20Perché ci dimenticheresti tu in perpetuo, e ci abbandoneresti per un lungo tempo?21Facci tornare a te, o Eterno, e noi torneremo! Ridonaci de’ giorni come quelli d’un tempo!22Ché, ora, tu ci hai veramente reietti, e ti sei grandemente adirato contro di noi!

    In un ultimo lamento, il _esiduo?del popolo fa la triste ed umiliante descrizione del suo stato senza nulla nascondere. Non soltanto i loro padri (vers. 7) ma loro stessihanno peccato e ne portano le conseguenze. ?a questo punto che deve giungere tanto un inconvertito quanto il credente allorch?i ?asciato cogliere da un fallo. Tutti noiconosciamo questo penoso lavoro di Dio nella nostra coscienza, al quale il nostro orgoglio fa sovente ostacolo! Ma, a differenza degli afflitti di questo capitolo (vers. 22), nelmomento in cui confessiamo i nostri peccati, sappiamo che Dio ci ha gi?erdonati (parag. vers. 22 e 1 Giovanni 1:9).

    Questi versetti 1 a 22, come d’altronde tutto il libro, ci mettono dinanzi specialmente il lato del peccato collettivo. E noi pensiamo al male che ha invaso la Chiesacome un lievito, alla mondanit?b>, alla rovina che ne ?isultata e i cui effetti morali sono tanto deplorevoli come il quadro di questo capitolo. Ah! sefossimo preoccupati della gloria del Signore, non potremmo restare indifferenti a uno stato di cose tanto desolante. Ci siano dati dei cuori veramente umiliati, ma anchefiduciosi in un Dio che non cambia mai (parag. vers. 19).

    Marco 1:1-13
    1Principio dell’evangelo di Gesù Cristo, Figliuolo di Dio.2Secondo ch’egli è scritto nel profeta Isaia: Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero a prepararti la via…3V’è una voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, addirizzate i suoi sentieri,4apparve Giovanni il Battista nel deserto predicando un battesimo di ravvedimento per la remissione dei peccati.5E tutto il paese della Giudea e tutti quei di Gerusalemme accorrevano a lui; ed erano da lui battezzati nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.6Or Giovanni era vestito di pel di cammello, con una cintura di cuoio intorno ai fianchi, e si nutriva di locuste e di miele selvatico.7E predicava, dicendo: Dopo di me vien colui che è più forte di me; al quale io non son degno di chinarmi a sciogliere il legaccio dei calzari.8Io vi ho battezzati con acqua, ma lui vi battezzerà con lo Spirito Santo.9Ed avvenne in que’ giorni che Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato da Giovanni nel Giordano.10E ad un tratto, com’egli saliva fuori dell’acqua, vide fendersi i cieli, e lo Spirito scendere su di lui in somiglianza di colomba.11E una voce venne dai cieli: Tu sei il mio diletto Figliuolo; in te mi sono compiaciuto.12E subito dopo lo Spirito lo sospinse nel deserto;13e nel deserto rimase per quaranta giorni, tentato da Satana; e stava tra le fiere e gli angeli lo servivano.

    L’Evangelo di Marco presenta il Signore Gesù sotto sotto l’aspetto del perfetto Servitore. Perciò non vi troviamo la narrazione della sua nascita e neppure la sua genealogia: per apprezzare un servitore contano soltanto le sue qualità d’obbedienza, di fedeltà, di prontezza... Però, fin dalle prime parole, è designato come Figlio di Dio; il suo servizio è volontario. È lui che, essendo in forma di Dio, prese forma di servo (Fil. 2:6-7).

    Preceduto dalla testimonianza di Giovanni, Gesù comincia dunque immediatamente il suo ministerio, e questo primo capitolo è caratterizzato dalla parolasubito (11 volte).

    Gesù si sottomette al battesimo del ravvedimento, nonostante la sua innocenza: «Colui che non ha conosciuto il peccato» prende posto in mezzo a peccatori penitenti (2 Corinzi 5:21). Ma affinché non sia confuso con loro, Dio fa dal cielo una solenne dichiarazione riguardo al suo «santo servitore Gesù» (Atti 4:27 e 30), dichiarazione che, cosa notevole, precede il suo ministerio. Non è: «in Te mi compiacerò», bensì: «in Te mi sono compiaciuto». Dio dà così una prova della divina eccellenza di Cristo e afferma che Egli è Dio, e non semplicemente un uomo perfetto, come alcuni hanno osato sostenere, un uomo pervenuto alla perfezione.

    Poi Gesù è condotto nel deserto per incontrare e resistere al Nemico che ci teneva schiavi (vedere 3:27). Ovunque il peccato ci aveva condotti, l’amore e l’ubbidienza hanno condotto Gesù per la nostra liberazione.

    Marco 1:14-28
    14Dopo che Giovanni fu messo in prigione, Gesù si recò in Galilea, predicando l’evangelo di Dio e dicendo:15Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete all’evangelo.16Or passando lungo il mar della Galilea, egli vide Simone e Andrea, il fratello di Simone, che gettavano la rete in mare, perché erano pescatori. E Gesù disse loro:17Seguitemi, ed io farò di voi dei pescatori d’uomini.18Ed essi, lasciate subito le reti, lo seguirono.19Poi, spintosi un po’ più oltre, vide Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello, che anch’essi in barca rassettavano le reti;20e subito li chiamò; ed essi, lasciato Zebedeo loro padre nella barca con gli operai, se n’andarono dietro a lui.21E vennero in Capernaum; e subito, il sabato, Gesù, entrato nella sinagoga, insegnava.22E la gente stupiva della sua dottrina, perch’egli li ammaestrava come avente autorità e non come gli scribi.23In quel mentre, si trovava nella loro sinagoga un uomo posseduto da uno spirito immondo, il quale prese a gridare:24Che v’è fra noi e te, o Gesù Nazareno? Se’ tu venuto per perderci? Io so chi tu sei: il Santo di Dio!25E Gesù lo sgridò, dicendo: Ammutolisci ed esci da costui!26E lo spirito immondo, straziatolo e gridando forte, uscì da lui.27E tutti sbigottirono talché si domandavano fra loro: Che cos’è mai questo? E’ una dottrina nuova! Egli comanda con autorità perfino agli spiriti immondi, ed essi gli ubbidiscono!28E la sua fama si divulgò subito per ogni dove, in tutta al circostante contrada della Galilea.

    Venuto Gesù, il ministerio di Giovanni Battista è di fatto terminato. Ma, lungi dal manifestare la minima amarezza, Giovanni può dire che la sua allegrezza è compiuta, ed eclissarsi con queste belle parole: «Bisogna che Egli cresca, e io diminuisca» (Giovanni 3:29 e 30).

    Il regno di Dio si è avvicinato; il Re in persona si trova in mezzo al suo popolo: Ed Egli lo proclama con due comandamenti sempre attuali: «Ravvedetevi e credete all’Evangelo». Il Signore legge nel cuore di ciascuno la risposta data a questo insistente invito. Poi, a quelli che l’hanno ascoltato e ricevuto, indirizza un altro appello individuale, un appello a servirlo mettendosi al suo seguito: «Seguitemi», dice ai quattro discepoli di cui conosce le disposizioni interiori. «Ed essi..., lasciate subito le reti, lo seguirono». Per poterlo servire, era necessario che essi fossero chiamati dal Signore. Non è l’uomo che, da se stesso, può dire a Dio: Io mi do a te; è il Signore che, conoscendo ogni cosa, decide: Io ti prendo al mio servizio.

    A Capernaum, Gesù guarisce un uomo posseduto da uno spirito immondo che si trova addirittura nella sinagoga, il che comprova il terribile stato di rovina in cui Israele era allora caduto. Fu dall’inizio del suo ministerio, il Signore è alle prese con la potenza di Satana, alle quale molti credono così poco!

    Marco 1:29-45
    29Ed appena usciti dalla sinagoga, vennero con Giacomo e Giovanni in casa di Simone e d’Andrea.30Or la suocera di Simone era a letto con la febbre; ed essi subito gliene parlarono;31ed egli, accostatosi, la prese per la mano e la fece levare; e la febbre la lasciò ed ella si mise a servirli.32Poi, fattosi sera, quando il sole fu tramontato, gli menarono tutti i malati e gl’indemoniati.33E tutta la città era raunata all’uscio.34Ed egli ne guarì molti che soffrivan di diverse malattie, e cacciò molti demoni; e non permetteva ai demoni di parlare; poiché sapevano chi egli era.35Poi, la mattina, essendo ancora molto buio, Gesù, levatosi, uscì e se ne andò in un luogo deserto; e quivi pregava.36Simone e quelli ch’eran con lui gli tennero dietro;37e trovatolo, gli dissero: Tutti ti cercano.38Ed egli disse loro: Andiamo altrove, per i villaggi vicini, ond’io predichi anche là; poiché è per questo che io sono uscito.39E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e cacciando i demoni.40E un lebbroso venne a lui e buttandosi in ginocchio lo pregò dicendo: Se tu vuoi, tu puoi mondarmi!41E Gesù, mosso a pietà, stese la mano, lo toccò e gli disse: Lo voglio; sii mondato!42E subito la lebbra sparì da lui, e fu mondato.43E Gesù, avendogli fatte severe ammonizioni, lo mandò subito via e gli disse:44Guardati dal farne parola ad alcuno; ma va’, mostrati al sacerdote ed offri per la tua purificazione quel che Mosè ha prescritto; e questo serva loro di testimonianza.45Ma colui, appena partito, si dette a proclamare e a divulgare il fatto; di modo che Gesù non poteva più entrar palesemente in città; ma se ne stava fuori in luoghi deserti, e da ogni parte la gente accorreva a lui.

    Dopo la sinagoga di Capernaum, la casa di Andrea e di Simone è la scena d’un miracolo di grazia. Gesù è sempre pronto a trovarsi nelle nostre case e ad accordarci le sue liberazioni. Facciamo come i discepoli, parliamogli di quel che ci tormenta (vers. 30).

    Appena guarita, la suocera di Simone si affretta a servire il Signore ed i suoi. Non aveva forse sotto gli occhi l’esempio di un perfetto servitore?

    Cade la sera; ma per un tale Servitore la giornata non è terminata. Gli portano i malati e instancabilmente Egli li allevia e li guarisce. Qual era il segreto di quella meravigliosa attività? Dove attingeva Gesù delle forze costantemente rinnovate? Il vers. 35 ce lo dice: nella comunione col suo Dio, Vedete come questo Uomo perfetto cominciava la sua giornata (parag. Isaia 50 fine del vers. 4). Ma quando lo informano della sua popolarità, Egli lascia quella folla, soltanto curiosa di vedere dei miracoli, e se ne va a predicare l’evangelo altrove.

    Poi Gesù guarisce un lebbroso e gli dice esattamente in che modo deve rendere la sua testimonianza, una testimonianza secondo la Parola (vers. 44; Levitico 14). Ma l’uomo agisce secondo i suoi propri pensieri e qusto va a detrimento dell’opera di Dio in quella città.

    Marco 2:1-17
    1E dopo alcuni giorni, egli entrò di nuovo in Capernaum, e si seppe che era in casa;2e si raunò tanta gente che neppure lo spazio dinanzi alla porta la potea contenere. Ed egli annunziava loro la Parola.3E vennero a lui alcuni che menavano un paralitico portato da quattro.4E non potendolo far giungere fino a lui a motivo della calca, scoprirono il tetto dalla parte dov’era Gesù; e fattavi un’apertura, calarono il lettuccio sul quale il paralitico giaceva.5E Gesù, veduta la loro fede, disse al paralitico: Figliuolo, i tuoi peccati ti sono rimessi.6Or alcuni degli scribi eran quivi seduti e così ragionavano in cuor loro:7Perché parla costui in questa maniera? Egli bestemmia! Chi può rimettere i peccati, se non un solo, cioè Dio?8E Gesù, avendo subito conosciuto nel suo spirito che ragionavano così dentro di sé, disse loro: Perché fate voi cotesti ragionamenti ne’ vostri cuori?9Che è più agevole, dire al paralitico: I tuoi peccati ti sono rimessi, oppur dirgli: Lèvati, togli il tuo lettuccio e cammina?10Ora, affinché sappiate che il Figliuol dell’uomo ha potestà in terra di rimettere i peccati:11Io tel dico (disse al paralitico), lèvati, togli il tuo lettuccio, e vattene a casa tua.12E colui s’alzò, e subito, preso il suo lettuccio, se ne andò via in presenza di tutti; talché tutti stupivano e glorificavano Iddio dicendo: Una cosa così non la vedemmo mai.13E Gesù uscì di nuovo verso il mare; e tutta la moltitudine andava a lui, ed egli li ammaestrava.14E passando, vide Levi d’Alfeo seduto al banco della gabella, e gli disse: Seguimi. Ed egli, alzatosi, lo seguì.15Ed avvenne che, mentre Gesù era a tavola in casa di lui, molti pubblicani e peccatori erano anch’essi a tavola con lui e coi suoi discepoli; poiché ve ne erano molti e lo seguivano.16E gli scribi d’infra i Farisei, vedutolo mangiar coi pubblicani e coi peccatori, dicevano ai suoi discepoli: Come mai mangia e beve coi pubblicani e i peccatori?17E Gesù, udito ciò, disse loro: Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Io non son venuto a chiamar de’ giusti, ma dei peccatori.

    Nella casa di Capernaum, Gesù si fa riconoscere, secondo il Salmo 103:3, come Colui che perdona tutte le iniquità, che guarisce tutte le infermità. Riguardo al paralitico, Egli compie le due parti di quel versetto in testimonianza a tutti. Sì, Colui che perdona i peccati — opera spirituale — e che ne dà una prova concreta guarendo anche la malattia, non può essere che l’Eterno, il Dio d’Israele.

    I pubblicani percepivano le imposte per conto dei Romani, il che procurava loro ricchezza (poiché una certa percentuale era per loro) ma anche il disprezzo dei loro compatrioti. Ma il Signore, chiamando Levi e accettando il suo invito, mostra che non disprezza e non respinge nessuno. Anzi, era venuto per tutti i peccatori, anche i più grandi, quelli che non nascondono il loro stato (1 Timoteo 1:15). Ed Egli è a tavola con loro, perché si è fatto loro amico. Da quando ha peccato l’uomo ha paura di Dio, e lo fugge, a causa della sua cattiva coscienza. Il primo lavoro di Dio, prima di salvare la sua creatura, consisteva dunque nell’avvicinarsi a lei, nel conquistare la sua fiducia. È ciò che Gesù ha fatto abbassandosi fino ad incontrare l’uomo miserabile per fargli comprendere che Dio lo amava.

    Marco 2:18-28
    18Or i discepoli di Giovanni e i Farisei solevano digiunare. E vennero a Gesù e gli dissero: Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei Farisei digiunano, e i discepoli tuoi non digiunano?19E Gesù disse loro: Possono gli amici dello sposo digiunare, mentre lo sposo è con loro? Finché hanno con sé lo sposo, non possono digiunare.20Ma verranno i giorni che lo sposo sarà loro tolto; ed allora, in quei giorni, digiuneranno.21Niuno cuce un pezzo di stoffa nuova sopra un vestito vecchio; altrimenti la toppa nuova porta via del vecchio, e lo strappo si fa peggiore.22E niuno mette del vin nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino fa scoppiare gli otri; ma il vino nuovo va messo in otri nuovi.23Or avvenne che in un giorno di sabato egli passava per i seminati, e i suoi discepoli, cammin facendo, si misero a svellere delle spighe.24E i Farisei gli dissero: Vedi! Perché fanno di sabato quel che non è lecito?25Ed egli disse loro: Non avete voi mai letto quel che fece Davide, quando fu nel bisogno ed ebbe fame, egli e coloro ch’eran con lui?26Com’egli, sotto il sommo sacerdote Abiatar, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani di presentazione, che a nessuno è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche a coloro che eran con lui?27Poi disse loro: Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato;28perciò il Figliuol dell’uomo è Signore anche del sabato.

    Se la parola del perfetto Servitore è «subito», quella dei Giudei increduli è «perché?» (vers. 7,16,18,24). Gesù, interrogato riguardo al digiuno, spiega che si tratta d’un segno di tristezza che, per conseguenza, non sarebbe a proposito mentre Egli era con loro. La sua venuta non era forse per tutto il popolo un gran soggetto di gioia? (Luca 2:10). Poi coglie quest’occasione per mettere in contrasto le regole e le tradizioni del giudaismo con l’evangelo della libera grazia che Egli era venuto a portare. Purtroppo, l’uomo — e non soltanto il Giudeo — preferisce a questa grazia delle forme religiose, perché gli permettono di farsi una buona reputazione agli occhi altrui... pur continuando a fare la propria volontà. Invece il vers. 22 ci dice che il cristiano è un uomo completamente rinnovato. Se il suo cuore è cambiato, se è pieno d’una gioia nuova, il suo comportamento esteriore deve essere necessariamente trasformato.

    I Farisei ora biasimano i discepoli perché svellono delle spighe in giorno di sabato. L’uomo distoglie sempre dal suo scopo ciò che Dio gli ha dato. Il sabato era una grazia concessa ad Israele, ma costui se ne è servito come d’un giogo per aumentare la sua schiavitù morale (Atti 15:10).

    Marco 3:1-19
    1Poi entrò di nuovo in una sinagoga; e quivi era un uomo che avea la mano secca.2E l’osservavano per vedere se lo guarirebbe in giorno di sabato, per poterlo accusare.3Ed egli disse all’uomo che avea la mano secca: Lèvati là nel mezzo!4Poi disse loro: E’ egli lecito, in giorno di sabato, di far del bene o di far del male? di salvare una persona o di ucciderla? Ma quelli tacevano.5Allora Gesù, guardatili tutt’intorno con indignazione, contristato per l’induramento del cuor loro, disse all’uomo: Stendi la mano! Egli la stese, e la sua mano tornò sana.6E i Farisei, usciti, tennero subito consiglio con gli Erodiani contro di lui, con lo scopo di farlo morire.7Poi Gesù co’ suoi discepoli si ritirò verso il mare; e dalla Galilea gran moltitudine lo seguitò;8e dalla Giudea e da Gerusalemme e dalla Idumea e da oltre il Giordano e dai dintorni di Tiro e di Sidone una gran folla, udendo quante cose egli facea, venne a lui.9Ed egli disse ai suoi discepoli che gli tenessero sempre pronta una barchetta a motivo della calca, che talora non l’affollasse.10Perché egli ne aveva guariti molti; cosicché tutti quelli che aveano qualche flagello gli si precipitavano addosso per toccarlo.11E gli spiriti immondi, quando lo vedevano, si gittavano davanti a lui e gridavano: Tu sei il Figliuol di Dio!12Ed egli li sgridava forte, affinché non facessero conoscere chi egli era.13Poi Gesù salì sul monte e chiamò a sé quei ch’egli stesso volle, ed essi andarono a lui.14E ne costituì dodici per tenerli con sé15e per mandarli a predicare con la potestà di cacciare i demoni.16Costituì dunque i dodici, cioè: Simone, al quale mise nome Pietro;17e Giacomo di Zebedeo e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali pose nome Boanerges, che vuol dire figliuoli del tuono;18e Andrea e Filippo e Bartolomeo e Matteo e Toma e Giacomo di Alfeo e Taddeo e Simone il Cananeo19e Giuda Iscariot quello che poi lo tradì.

    Una seconda guarigione avviene nella sinagoga di Capernaum ed è di nuovo in giorno di sabato (cap. 1:21...). A questo malato la cui mano è «secca», il Signore chiede esattamente l’atto ch’egli è incapace di compiere. L’uomo avrebbe potuto rispondere: Vedi che la mia mano è paralizzata; come posso distenderla? Ma cominciando con l’obbedire, dà prova della sua fede ed è questa che permette a Gesù di guarirlo. Purtroppo, vedete la durezza di cuore di quelli che sono presenti! Invece di rallegrarsi con l’uomo guarito, invece d’ammirare la divina potenza di Gesù, quegli uomini malvagi colgono il pretesto del miracolo per cercare di farlo morire. Ma Egli prosegue il suo ministerio di grazia, e le folle, compresi gli stranieri di Tiro e di Sidone, continuano ad affluire verso di Lui per udirlo e cercare la guarigione.

    Poi mette da parte dodici discepoli fra quelli che lo raggiungono sul monte e, notate l’espressione, li costituisce «per tenerli con sé e per mandarli...». Essere con Gesù: meraviglioso privilegio e, ad un tempo, condizione indispensabile per poter in seguito essere mandati. Come poter compiere un servizio senza aver prima di tutto ricevuto le sue direttive (Ger. 23:21-22)?

    Marco 3:20-35
    20Poi entrò in una casa, e la moltitudine si adunò di nuovo, talché egli ed i suoi non potevan neppur prender cibo.21or i suoi parenti, udito ciò, vennero per impadronirsi di lui, perché dicevano:22E’ fuori di sé. E gli scribi, ch’eran discesi da Gerusalemme, dicevano: Egli ha Beelzebub, ed è per l’aiuto del principe dei demoni, ch’ei caccia i demoni.23Ma egli, chiamatili a sé, diceva loro in parabole: Come può Satana cacciar Satana?24E se un regno è diviso in parti contrarie, quel regno non può durare.25E se una casa è divisa in parti contrarie, quella casa non potrà reggere.26E se Satana insorge contro se stesso ed è diviso, non può reggere, ma deve finire.27Ed anzi niuno può entrar nella casa dell’uomo forte e rapirgli le sue masserizie, se prima non abbia legato l’uomo forte; allora soltanto gli prenderà la casa.28In verità io vi dico: Ai figliuoli degli uomini saranno rimessi tutti i peccati e qualunque bestemmia avranno proferita;29ma chiunque avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non ha remissione in eterno, ma è reo d’un peccato eterno.30Or egli parlava così perché dicevano: Ha uno spirito immondo.31E giunsero sua madre ed i suoi fratelli; e fermatisi fuori, lo mandarono a chiamare.32Una moltitudine gli stava seduta attorno, quando gli fu detto: Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle là fuori che ti cercano.33Ed egli rispose loro: Chi è mia madre? e chi sono i miei fratelli?34E guardati in giro coloro che gli sedevano d’intorno, disse: Ecco mia madre e i miei fratelli!35Chiunque avrà fatta la volontà di Dio, mi è fratello, sorella e madre.

    Sempre pronto a lasciarsi avvicinare, il Signore permette alla folla d’invadere la casa nella quale è entrato, e ricomincia ad ammaestrarli senza aver neppur il tempo di mangiare. Noi che siamo sovente così poco disposti a lasciarci disturbare e a cambiare anche poco le nostre abitudini, prendiamo esemplo da questa instancabile dedizione. Pensiamo anche che un visitatore indesiderato ci può essere mandato affinché gli parliamo della salvezza della sua anima!

    Certe persone sono turbate dal versetto 29. Esse temono d’aver pronunciato una volta, senza badarvi, una parola colpevole che potrebbe non essere perdonata. No. «Il sangue di Gesù Cristo suo Figlio ci purifica da ogni peccato» (1 Giovanni 1:7). La bestemmia contro lo Spirito Santo è altro; era il terribile peccato d’Israele incredulo. Questo popolo attribuiva a Satana la potenza dello Spirito Santo di cui Gesù era rivestito. Era un peccato di somma gravità che metteva lo Spirito di Dio allo stesso livello del diavolo.

    Nell’ultimo paragrafo, il Signore distingue nettamente quelli ch’Egli considera come membri della sua famiglia. Fare la volontà di Dio era (ed è tuttora) ascoltare il Signore Gesù e credere alle sue parole e alla sua opera.

    Marco 4:1-12
    1Gesù prese di nuovo ad insegnare presso il mare: e una gran moltitudine si radunò intorno a lui; talché egli, montato in una barca, vi sedette stando in mare, mentre tutta la moltitudine era a terra sulla riva.2Ed egli insegnava loro molte cose in parabole e diceva loro nel suo insegnamento:3Udite: Ecco, il seminatore uscì a seminare.4Ed avvenne che mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada; e gli uccelli vennero e lo mangiarono.5Ed un’altra cadde in un suolo roccioso ove non avea molta terra; e subito spuntò, perché non avea terreno profondo;6ma quando il sole si levò, fu riarsa; perché non aveva radice, si seccò.7Ed un’altra cadde fra le spine; e le spine crebbero e l’affogarono e non fece frutto.8Ed altre parti caddero nella buona terra; e portaron frutto che venne su e crebbe, e giunsero a dare qual trenta, qual sessanta e qual cento.9Poi disse: Chi ha orecchi da udire oda.10Quand’egli fu in disparte, quelli che gli stavano intorno coi dodici, lo interrogarono sulle parabole.11Ed egli disse loro: A voi è dato di conoscere il mistero del regno di Dio; ma a quelli che son di fuori, tutto è presentato per via di parabole, affinché:12vedendo, vedano sì, ma non discernano; udendo, odano sì, ma non intendano; che talora non si convertano, e i peccati non siano loro rimessi.

    Gesù insegna presso il mare servendosi del linguaggio figurato delle parabole. La prima è quella del Seminatore. In essa presenta se stesso come Colui che porta e spande nel mondo il buon seme del Vangelo. Benché conosca i cuori e il modo in cui riceveranno o non riceveranno la verità, Egli porge ad ognuno l’occasione d’essere in contatto con la Parola di vita. Voi l’avete ricevuta?

    Il versetto 12 non deve sconcertarci, quasi che il Signore temesse di vedere gli uomini convertirsi, e ch’Egli fosse obbligato, Suo malgrado, a perdonare i loro peccati! Comprendiamo che qui si tratta del popolo giudeo nel suo insieme. Esso ha accusato Gesù di avere un demonio, rigettando così la testimonianza dello Spirito Santo. Un tale peccato non può essergli perdonato, e Israele sarà «indurato» come popolo (cap. 3:29; Rom. 11:7,8,25). Ma tutti quelli che desiderano interrogare Gesù «in disparte» trovano posto «intorno a Lui», oggi come allora, per «conoscere il mistero del regno di Dio» (vers. 11; parag. Proverbi 28, fine del vers. 5). Serviamoci di questo prezioso privilegio... e particolarmente non priviamoci delle riunioni in cui si è intorno al Signore per ascoltare la Parola di Dio.

    Marco 4:13-25
    13Poi disse loro: Non intendete voi questa parabola? E come intenderete voi tutte le parabole?14Il seminatore semina la Parola.15Quelli che sono lungo la strada, sono coloro nei quali è seminata la Parola; e quando l’hanno udita, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro.16E parimente quelli che ricevono la semenza in luoghi rocciosi sono coloro che, quando hanno udito la Parola, la ricevono subito con allegrezza;17e non hanno in sé radice ma son di corta durata; e poi, quando venga tribolazione o persecuzione a cagion della Parola, son subito scandalizzati.18Ed altri sono quelli che ricevono la semenza fra le spine; cioè coloro che hanno udita la Parola;19poi le cure mondane e l’inganno delle ricchezze e le cupidigie delle altre cose, penetrati in loro, affogano la Parola, e così riesce infruttuosa.20Quelli poi che hanno ricevuto il seme in buona terra, sono coloro che odono la Parola e l’accolgono e fruttano qual trenta, qual sessanta e qual cento.21Poi diceva ancora: Si reca forse la lampada per metterla sotto il moggio o sotto il letto? Non è ella recata per esser messa sul candeliere?22Poiché non v’è nulla che sia nascosto se non in vista d’esser manifestato; e nulla è stato tenuto segreto, se non per esser messo in luce.23Se uno ha orecchi da udire oda.24Diceva loro ancora: Ponete mente a ciò che voi udite. Con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi; e a voi sarà data anche la giunta;25poiché a chi ha sarà dato, e a chi non ha, anche quello che ha gli sarà tolto.

    Il Signore spiega ai suoi discepoli la parabola del seminatore. Essa è il punto di partenza di tutto il suo insegnamento (vers. 13). Infatti, per comprenderlo, è necessario che l’Evangelo abbia anzitutto messo radice nel cuore.

    Anche se siamo dei veri credenti, rischiamo di assomigliare a volte ai tre primi terreni, poiché non è soltanto la buona novella della salvezza che Satana cerca di rapirci appena seminata; quante parole ci ha rivolto Dio e alle quali il nostro cuore non è stato sensibile perché i nostri contatti col mondo l’avevano reso duro come la strada! Ovvero, non ci è forse accaduto di agire sotto l’effetto dei nostri sentimenti, finché una prova ha messo in evidenza la nostra mancanza di dipendenza e di fede? (parag. vers. 17).

    Come la noncuranza, le sollecitudini sono ugualmente nocive (Luca 21:34)! Con «l’inganno delle ricchezze e le cupidigie delle altre cose» esse possono soffocare per un tempo la vita spirituale d’un figlio di Dio e privare il Signore del frutto che avrebbe dovuto portare a suo tempo. «Ponete mente a ciò che udite», raccomanda il Signore (vers. 24). In Luca 8:18 leggiamo: «Badate dunque come ascoltate». Sì, in qual modo riceviamo noi la divina Parola?

    Marco 4:26-41
    26Diceva ancora: Il regno di Dio è come un uomo che getti il seme in terra,27e dorma e si levi, la notte e il giorno; il seme intanto germoglia e cresce nel modo ch’egli stesso ignora.28La terra da se stessa dà il suo frutto: prima l’erba; poi la spiga; poi, nella spiga, il grano ben formato.29E quando il frutto è maturo, subito e’ vi mette la falce perché la mietitura è venuta.30Diceva ancora: A che assomiglieremo il regno di Dio, o con qual parabola lo rappresenteremo?31Esso è simile ad un granello di senapa, il quale, quando lo si semina in terra, è il più piccolo di tutti i semi che son sulla terra;32ma quando è seminato, cresce e diventa maggiore di tutti i legumi; e fa de’ rami tanto grandi, che all’ombra sua possono ripararsi gli uccelli del cielo.33E con molte cosiffatte parabole esponeva loro la Parola, secondo che potevano intendere;34e non parlava loro senza una parabola; ma in privato spiegava ogni cosa ai suoi discepoli.35In quel medesimo giorno, fattosi sera, Gesù disse loro: Passiamo all’altra riva.36E i discepoli, licenziata la moltitudine, lo presero, così com’era, nella barca. E vi erano delle altre barche con lui.37Ed ecco levarsi un gran turbine di vento che cacciava le onde nella barca, talché ella già si riempiva.38Or egli stava a poppa, dormendo sul guanciale. I discepoli lo destano e gli dicono: Maestro, non ti curi tu che noi periamo?39Ed egli, destatosi, sgridò il vento e disse al mare: Taci, calmati! E il vento cessò, e si fece gran bonaccia.40Ed egli disse loro: Perché siete così paurosi? Come mai non avete voi fede?41Ed essi furon presi da gran timore e si dicevano gli uni agli altri: Chi è dunque costui, che anche il vento ed il mare gli obbediscono?

    La parabola dei vers. 26 a 29, che corrisponde a quella della zizzania nel campo in Matteo 13, presenta un insegnamento sensibilmente differente. Qui si tratta solo del lavoro di Dio, mentre in Matteo il Nemico interviene pure, a causa della negligenza degli uomini che dormivano. Nel nostro vers. 27, anche il grande Seminatore sembra dormire. Ma in realtà, di giorno come di notte, Egli veglia sul suo seme prezioso e lo circonda di tutte le cure necessarie perché cresca fino alla mietitura. Cari amici cristiani, ci sembra talvolta che il Signore sia indifferente, che non oda le nostre preghiere, che l’opera sua sia abbandonata. Ma alziamo lo sguardo, come Gesù invita i suoi discepoli a farlo con fede. Le campagne sono già bianche da mietere (Giovanni 4:35).

    Per passare all’altra riva, che rappresenta la pericolosa traversata del mondo, i discepoli non sono soli. Con loro nella barca, hanno preso il Signore «così com’era» (vers. 36). Quante persone si fanno di Gesù un’immagine falsa e lontana. Riceviamolo com’è, col suo amore, ma anche con le sue sante esigenze. Se è con noi nella barca, non c’è da temere nessun naufragio. Lui che raccoglie il vento nel suo pugno, racchiude le acque nella sua veste (Prov. 30:4).

    Marco 5:1-20
    1E giunsero all’altra riva del mare nel paese de’ Geraseni.2E come Gesù fu smontato dalla barca, subito gli venne incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo,3il quale nei sepolcri avea la sua dimora; e neppure con una catena poteva più alcuno tenerlo legato;4poiché spesso era stato legato con ceppi e catene; e le catene erano state da lui rotte, ed i ceppi spezzati, e niuno avea forza da domarlo.5E di continuo, notte e giorno, fra i sepolcri e su per i monti, andava urlando e percotendosi con delle pietre.6Or quand’ebbe veduto Gesù da lontano, corse e gli si prostrò dinanzi;7e dato un gran grido, disse: Che v’è fra me e te, o Gesù, Figliuolo dell’Iddio altissimo? Io ti scongiuro, in nome di Dio, di non tormentarmi;8perché Gesù gli diceva: Spirito immondo, esci da quest’uomo!9E Gesù gli domandò: Qual è il tuo nome? Ed egli rispose: Il mio nome è Legione perché siamo molti.10E lo pregava con insistenza che non li mandasse via dal paese.11Or quivi pel monte stava a pascolare un gran branco di porci.12E gli spiriti lo pregarono dicendo: Mandaci ne’ porci, perché entriamo in essi.13Ed egli lo permise loro. E gli spiriti immondi, usciti, entrarono ne’ porci, ed il branco si avventò giù a precipizio nel mare.14Eran circa duemila ed affogarono nel mare. E quelli che li pasturavano fuggirono e portaron la notizia in città e per la campagna; e la gente andò a vedere ciò che era avvenuto.15E vennero a Gesù, e videro l’indemoniato seduto, vestito ed in buon senno, lui che aveva avuto la legione; e s’impaurirono.16E quelli che aveano visto, raccontarono loro ciò che era avvenuto all’indemoniato e il fatto de’ porci.17Ed essi presero a pregar Gesù che se ne andasse dai loro confini,18E come egli montava nella barca, l’uomo che era stato indemoniato lo pregava di poter stare con lui.19E Gesù non glielo permise, ma gli disse: Va’ a casa tua dai tuoi, e racconta loro le grandi cose che il Signore ti ha fatto, e come egli ha avuto pietà di te.20E quello se ne andò e cominciò a pubblicare per la Decapoli le grandi cose che Gesù aveva fatto per lui. E tutti si maravigliarono.

    Il Signore e i suoi discepoli approdano nel paese dei Gadareni. La prima persona che incontrano è un uomo completamente posseduto dai demoni, che lo rendono furioso e indomabile. Cosa terribile a dirsi, noi abbiamo in quel forsennato il ritratto morale dell’uomo peccatore, trastullo del diavolo, trascinato e tormentato dalle sue passioni brutali, contaminato dal contatto con la morte (i sepolcri), pericoloso per i suoi simili e che fa del male a se stesso. Spaventoso stato... ma che è il nostro prima di conoscere il Signore! Noi ci saremmo probabilmente allontanati con spavento e repulsione da una tale creatura. Gesù invece non se ne allontana. Anzi, si occupa di quell’infelice ma non per legarlo con catene, come avevano tentato di fare invano i suoi concittadini, bensì per liberarlo dal suo misero stato e dalla sua schiavitù.

    Purtroppo, gli abitanti di quella città non vedono in quel miracolo che la causa della perdita dei loro porci! In seguito alla loro richiesta, Gesù se ne va, ma lascia dietro di sé un testimone (e quale!): «l’uomo che era stato indemoniato». Non è forse l’immagine del tempo attuale? Rigettato da questo mondo, il Signore vi mantiene quelli che ha salvato e dà loro il compito di parlare di Lui. In che modo adempiamo noi questa missione? (Salmo 66:16).

    Marco 5:21-43
    21Ed essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, una gran moltitudine si radunò attorno a lui; ed egli stava presso il mare.22Ed ecco venire uno dei capi della sinagoga, chiamato Iairo, il quale, vedutolo, gli si getta ai piedi23e lo prega istantemente, dicendo: La mia figliuola è agli estremi. Vieni a metter sopra lei le mani, affinché sia salva e viva.24E Gesù andò con lui, e gran moltitudine lo seguiva e l’affollava.25Or una donna che avea un flusso di sangue da dodici anni,26e molto avea sofferto da molti medici, ed avea speso tutto il suo senz’alcun giovamento, anzi era piuttosto peggiorata,27avendo udito parlar di Gesù, venne per di dietro fra la calca e gli toccò la vesta, perché diceva:28Se riesco a toccare non foss’altro che le sue vesti, sarò salva.29E in quell’istante il suo flusso ristagnò; ed ella sentì nel corpo d’esser guarita di quel flagello.30E subito Gesù, conscio della virtù ch’era emanata da lui, voltosi indietro in quella calca, disse: Chi mi ha toccato le vesti?31E i suoi discepoli gli dicevano: Tu vedi come la folla ti si serra addosso e dici: Chi mi ha toccato?32Ed egli guardava attorno per vedere colei che avea ciò fatto.33Ma la donna, paurosa e tremante, ben sapendo quel che era avvenuto in lei, venne e gli si gettò ai piedi, e gli disse tutta la verità.34Ma Gesù le disse: Figliuola, la tua fede t’ha salvata; vattene in pace e sii guarita del tuo flagello.35Mentr’egli parlava ancora, ecco arrivar gente da casa del capo della sinagoga, che gli dice: La tua figliuola è morta; perché incomodare più oltre il Maestro?36Ma Gesù, inteso quel che si diceva, disse al capo della sinagoga: Non temere; solo abbi fede!37E non permise ad alcuno di accompagnarlo, salvo che a Pietro, a Giacomo e a Giovanni, fratello di Giacomo.38E giungono a casa del capo della sinagoga; ed egli vede del tumulto e gente che piange ed urla forte.39Ed entrato, dice loro: Perché fate tanto strepito e piangete? La fanciulla non è morta, ma dorme.40E si ridevano di lui. Ma egli, messili tutti fuori, prende seco il padre la madre della fanciulla e quelli che eran con lui, ed entra là dove era la fanciulla.41E presala per la mano le dice: Talithà cumì! che interpretato vuole dire: Giovinetta, io tel dico, lèvati!42E tosto la giovinetta s’alzò e camminava, perché avea dodici anni. E furono subito presi da grande stupore;43ed egli comandò loro molto strettamente che non lo risapesse alcuno: e disse loro che le fosse dato da mangiare.

    Un capo della sinagoga, chiamato Iairo, ha fatto appello a Gesù per la guarigione della propria figlia. Ma mentre il Maestro è per strada, una donna, che nessun medico aveva potuto guarire, ricorre segretamente alla Sua potenza.

    Caro amico che hai cercato forse da varie parti un rimedio alle tue miserie morali, Gesù passa, oggi ancora, vicino a te, forse per l’ultima volta. Afferra l’orlo del suo vestito!

    La donna sa di essere salvata, e il Signore lo sa pure. Ma è necessario che tutti lo sappiano; perciò Gesù la costringe a rivelarsi, a confessare pubblicamente «tutta la verità». Così ella otterrà, in risposta alla sua fede, una parola di grazia, infinitamente più preziosa della semplice guarigione: «Figliuola, la tua fede t’ha salvata; vattene in pace...» (vers. 34).

    Durante questo tempo, la casa di Iairo echeggiava di lamenti e di grida disperate (senza realtà; vedere vers. 40). Ma con una parola, Gesù conforta il povero padre (vers. 36) volgendo verso Dio i pensieri di quell’uomo... e i nostri: «Non temere, solo abbi fede». Poi con un’altra parola — così commovente che lo Spirito ce l’ha data nella lingua stessa adoperata dal Salvatore — Egli risuscita la ragazza.

    Marco 6:1-13
    1Poi si partì di là e venne nel suo paese e i suoi discepoli lo seguitarono.2E venuto il sabato, si mise ad insegnar nella sinagoga; e la maggior parte, udendolo, stupivano dicendo: Donde ha costui queste cose? e che sapienza è questa che gli è data? e che cosa sono cotali opere potenti fatte per mano sua?3Non è costui il falegname, il figliuol di Maria, e il fratello di Giacomo e di Giosè, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi? E si scandalizzavano di lui.4Ma Gesù diceva loro: Niun profeta è sprezzato se non nella sua patria e tra i suoi parenti e in casa sua.5E non poté far quivi alcun’opera potente, salvo che, imposte le mani ad alcuni pochi infermi, li guarì.6E si maravigliava della loro incredulità. E andava attorno per i villaggi circostanti, insegnando.7Poi chiamò a sé i dodici e cominciò a mandarli a due a due; e dette loro potestà sugli spiriti immondi.8E comandò loro di non prender nulla per viaggio, se non un bastone soltanto; non pane, non sacca, non danaro nella cintura:9ma di calzarsi di sandali e di non portar tunica di ricambio.10E diceva loro: Dovunque sarete entrati in una casa, trattenetevi quivi, finché non ve ne andiate di là;11e se in qualche luogo non vi ricevono né v’ascoltano, andandovene di là, scotetevi la polvere di sotto ai piedi; e ciò serva loro di testimonianza.12E partiti, predicavano che la gente si ravvedesse;13cacciavano molti demoni, ungevano d’olio molti infermi e li guarivano.

    Per gli abitanti di Nazaret, Gesù era «il falegname». Per trent’anni, aveva nascosto la sua gloria compiendo umilmente il lavoro d’un artigiano. Un tale abbassamento del Messia è incomprensibile per l’uomo abituato a giudicare dalle apparenze. Se era difficile che la testimonianza del Signore fosse ricevuta «nella sua patria, fra i suoi parenti e in casa sua», a maggior ragione è il caso per la nostra, dove siamo conosciuti con tutti i nostri difetti e il nostro triste passato. Ma è pure qui che i frutti d’una vita nuova saranno più evidenti e costituiranno la più potente delle predicazioni (Fil. 2:15).

    Dopo aver scelto i suoi apostoli al capitolo 3:13-19, il Signore li manda a predicare il pentimento (v. 12). Poi li esorta a «non prender nulla per il viaggio», eccetto dei sandali (poiché, simbolicamente, bisognava che vegliassero sul loro cammino). La loro vita deve essere quella della fede. Momento dopo momento, essi riceveranno ciò che è loro necessario sia per il servizio, sia per i loro propri bisogni. Prendendo con sé delle provviste, sarebbero stati privati di preziose esperienze e avrebbero perso di vista il legame che li univa al loro Signore assente. I sandali, invece, sono indispensabili; ci ricordano ciò che Efesini 6 chiama «la prontezza che dà l’evangelo della pace».

    Marco 6:14-29
    14Ora il re Erode udì parlar di Gesù (ché la sua rinomanza s’era sparsa), e diceva: Giovanni Battista è risuscitato dai morti; ed è per questo che agiscono in lui le potenze miracolose.15Altri invece dicevano: E’ Elia! Ed altri: E’ un profeta come quelli di una volta.16Ma Erode, udito ciò, diceva: Quel Giovanni ch’io ho fatto decapitare, è lui che è risuscitato!17Poiché esso Erode avea fatto arrestare Giovanni e l’avea fatto incatenare in prigione a motivo di Erodiada, moglie di Filippo suo fratello, ch’egli, Erode, avea sposata.18Giovanni infatti gli diceva: E’ non t’è lecito di tener la moglie di tuo fratello!19Ed Erodiada gli serbava rancore e bramava di farlo morire, ma non poteva;20perché Erode avea soggezione di Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e lo proteggeva; dopo averlo udito era molto perplesso, e l’ascoltava volentieri.21Ma venuto un giorno opportuno che Erode, nel suo natalizio, fece un convito ai grandi della sua corte, ai capitani ad ai primi della Galilea,22la figliuola della stessa Erodiada, essendo entrata, ballò e piacque ad Erode ed ai commensali. E il re disse alla fanciulla: Chiedimi quello che vuoi e te lo darò.23E le giurò: Ti darò quel che mi chiederai; fin la metà del mio regno.24Costei, uscita, domandò a sua madre: Che chiederò? E quella le disse: La testa di Giovanni Battista.25E rientrata subito frettolosamente dal re, gli fece così la domanda: Voglio che sul momento tu mi dia in un piatto la testa di Giovanni Battista.26Il re ne fu grandemente attristato; ma a motivo de’ giuramenti fatti e dei commensali, non volle dirle di no;27e mandò subito una guardia con l’ordine di portargli la testa di lui.28E quegli andò, lo decapitò nella prigione, e ne portò la testa in un piatto, e la dette alla fanciulla, e la fanciulla la dette a sua madre.29I discepoli di Giovanni, udita la cosa, andarono a prendere il suo corpo e lo deposero in un sepolcro.

    Per chi ha una cattiva coscienza, tutto fa paura (Proverbi 28:1). Quando Erode, che aveva fatto decapitare Giovanni, ode parlare di Gesù, è terrificato al pensiero che potesse essere il profeta risuscitato, poiché questo fatto avrebbe significato che Dio stesso stava per vendicare il suo fedele testimone. Per lo stesso motivo gli uomini saranno presi da terrore quando Gesù il crocifisso apparirà sulle nuvole del cielo (Apoc. 6:2 e 15 a 17).

    Beata è la sorte di Giovanni, il più grande dei profeti, e che contrasto con la sorte del suo miserabile carnefice! Questo Erode era vile più che crudele come suo padre, Erode il grande. Debole di carattere, dominato dalle passioni, faceva molte cose dopo aver ascoltato Giovanni, eccetto quella di mettere la sua vita in accordo con la volontà di Dio. Non basta, per essergli gradito, fare molte cose, anche delle buone cose. Ecco, giunge «un giorno opportuno», opportuno per Satana e per le due donne di cui si servirà. Un convito, la seduzione d’una danza, una promessa sconsiderata mantenuta per amor proprio... non occorre di più per compiere il delitto abominevole, pagato con i più spaventosi tormenti di spirito.

    Marco 6:30-44
    30Or gli apostoli, essendosi raccolti presso Gesù gli riferirono tutto quello che avean fatto e insegnato.31Ed egli disse loro: Venitevene ora in disparte, in luogo solitario, e riposatevi un po’. Difatti, era tanta la gente che andava e veniva, che essi non aveano neppur tempo di mangiare.32Partirono dunque nella barca per andare in un luogo solitario in disparte.33E molti li videro partire e li riconobbero; e da tutte le città accorsero là a piedi e vi giunsero prima di loro.34E come Gesù fu sbarcato, vide una gran moltitudine e n’ebbe compassione, perché erano come pecore che non hanno pastore; e si mise ad insegnar loro molte cose.35Ed essendo già tardi, i discepoli gli s’accostarono e gli dissero: Questo luogo è deserto ed è già tardi;36licenziali, affinché vadano per le campagne e per i villaggi d’intorno a comprarsi qualcosa da mangiare.37Ma egli rispose loro: Date lor voi da mangiare. Ed essi a lui: Andremo noi a comprare per dugento danari di pane e daremo loro da mangiare?38Ed egli domandò loro: Quanti pani avete? andate a vedere. Ed essi, accertatisi, risposero: Cinque, e due pesci.39Allora egli comandò loro di farli accomodar tutti a brigate sull’erba verde;40e si assisero per gruppi di cento e di cinquanta.41Poi Gesù prese i cinque pani e i due pesci, e levati gli occhi al cielo, benedisse e spezzò i pani, e li dava ai discepoli, affinché li mettessero dinanzi alla gente; e i due pesci spartì pure fra tutti.42E tutti mangiarono e furon sazi;43e si portaron via dodici ceste piene di pezzi di pane, ed anche i resti dei pesci.44E quelli che avean mangiato i pani erano cinquemila uomini.

    Gli apostoli che ritornano dal Signore sembra che siano occupati di quel che hanno fatto e abbiano fretta di raccontarlo. Il Maestro sa che hanno bisogno ora d’un po’ di riposo, e l’ha loro preparato «in disparte» con Sé. Noi che aspiriamo tanto facilmente a svagarci, consideriamo qualcuna delle condizioni in cui i discepoli godono di questo riposo:

    1. Esso viene in seguito ad una attività per il Signore.
    2. Non può trattarsi che di un po’ di riposo, poiché la terra non potrebbe offrirne di durevole (vedere Michea 2:10).
    3. Se ne gode in disparte, e non nel mondo e nelle distrazioni che esso può offrire.
    4. Se ne gode col Signore.

    Fu un riposo di breve durata, infatti, non avendo, a causa della folla che andava e veniva, «neppure tempo di mangiare». Gesù nutrirà la loro anima, poi il loro corpo (Matteo 4:4); ma, prima di tutto, mette alla prova i suoi discepoli. Essi avevano riferito tutto quello che avevano fatto. Ora, era giunto il momento di dar prova delle loro capacità invece di licenziare quelle turbe. «Date loro voi da mangiare», dice Gesù, perché realizzassero che ogni potere proviene da Lui. E nel medesimo tempo, li associa in grazia al suo gesto di bontà. Una volta ancora vediamo brillare la sapienza, la potenza, l’amore, caratteri del perfetto Servitore.

    Marco 6:45-56
    45Subito dopo Gesù obbligò i suoi discepoli a montar nella barca e a precederlo sull’altra riva, verso Betsaida, mentre egli licenzierebbe la moltitudine.46E preso commiato, se ne andò sul monte a pregare.47E fattosi sera, la barca era in mezzo al mare ed egli era solo a terra.48E vedendoli che si affannavano a remare perché il vento era loro contrario, verso la quarta vigilia della notte, andò alla loro volta, camminando sul mare; e voleva oltrepassarli;49ma essi, vedutolo camminar sul mare, pensarono che fosse un fantasma e si dettero a gridare;50perché tutti lo videro e ne furono sconvolti. Ma egli subito parlò loro e disse: State di buon cuore, son io; non temete!51E montò nella barca con loro, e il vento s’acquetò; ed essi più che mai sbigottirono in loro stessi,52perché non avean capito il fatto de’ pani, anzi il cuor loro era indurito.53Passati all’altra riva, vennero a Gennesaret e vi presero terra.54E come furono sbarcati, subito la gente, riconosciutolo,55corse per tutto il paese e cominciarono a portare qua e là i malati sui loro lettucci, dovunque sentivano dire ch’egli si trovasse.56E da per tutto dov’egli entrava, ne’ villaggi, nelle città, e nelle campagne, posavano gl’infermi per le piazze e lo pregavano che li lasciasse toccare non foss’altro che il lembo del suo vestito. E tutti quelli che lo toccavano, erano guariti.

    Nella prima traversata del lago (cap. 4:35 a 41), il Signore era coi suoi discepoli, benché dormisse nella barca. Qui, la fede dei dodici è provata ancora più profondamente, poiché questa volta il loro Maestro non è con loro. È salito sul monte per pregare mentre essi, soli nella notte, lottano contro il vento e le onde. Hanno perduto Gesù di vista, ma Lui, cosa notevole, li vede sul mare agitato (vers. 48). E va alla loro volta verso la fine della notte (vedere Giobbe 9:8). Come poco sono preparati ad incontrarlo! Allora, con una parola, Egli si fa riconoscere e li rassicura: «State di buon cuore, son io; non temete» (vers. 50). Quanti credenti che attraversano la prova, pervenuti all’estremo delle forze e perso ogni coraggio, hanno udito la voce conosciuta del Signore che testimonia la sua presenza ed il suo amore (Isaia 43:2)!

    Approdando per la seconda volta nella contrada di Gennesaret, Gesù è ricevuto in modo ben diverso dalla sua prima visita. Benché non vediamo qui colui «che aveva avuto la Legione», l’accoglienza premurosa che gli è riserbata non può essere che il risultato della testimonianza fedele di quell’uomo (cap. 5:20). Possa il Signore benedire pure la nostra, in attesa del Suo ritorno!

    Marco 7:1-16
    1Allora si radunarono presso di lui i Farisei ed alcuni degli scribi venuti da Gerusalemme.2E videro che alcuni de’ suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate.3Poiché i Farisei e tutti i Giudei non mangiano se non si sono con gran cura lavate le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi;4e quando tornano dalla piazza non mangiano se non si sono purificati con delle aspersioni. E vi sono molto altre cose che ritengono per tradizione: lavature di calici, d’orciuoli e di vasi di rame.5E i Farisei e gli scribi domandarono: Perché i tuoi discepoli non seguono essi la tradizione degli antichi, ma prendon cibo con mani impure?6Ma Gesù disse loro: Ben profetò Isaia di voi ipocriti, com’è scritto: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il cuor loro è lontano da me.7Ma invano mi rendono il loro culto insegnando dottrine che son precetti d’uomini.8Voi, lasciato il comandamento di Dio, state attaccati alla tradizione degli uomini.9E diceva loro ancora: Come ben sapete annullare il comandamento di Dio per osservare la tradizione vostra!10Mosè infatti ha detto: Onora tuo padre e tua madre; e: Chi maledice padre o madre, sia punito di morte;11voi, invece, se uno dice a suo padre od a sua madre: Quello con cui potrei assisterti è Corban (vale a dire, offerta a Dio),12non gli permettete più di far cosa alcuna a pro di suo padre o di sua madre;13annullando così la parola di Dio con la tradizione che voi vi siete tramandata. E di cose consimili ne fate tante!14Poi, chiamata a sé di nuovo la moltitudine, diceva loro: Ascoltatemi tutti ed intendete:15Non v’è nulla fuori dell’uomo che entrando in lui possa contaminarlo; ma son le cose che escono dall’uomo quelle che contaminano l’uomo.16Se uno ha orecchi da udire oda.

    I Farisei sono gelosi del successo del Signore presso la gente; ma, temendola, non osano fargli guerra apertamente. Allora accusano i suoi discepoli come hanno già fatto al cap. 2:24. Per quegli ipocriti la purezza esteriore aveva più importanza della purezza della loro coscienza. Si preoccupavano dell’approvazione degli uomini e non di quella di Dio.

    Lo scopo dei credenti, invece, è anzitutto di piacere al Signore (vedere Galati 1:10). E poiché Egli guarda al cuore, questo ci condurrà a praticare un’accurata «pulizia» interna, vale a dire a giudicare attentamente i nostri pensieri, i nostri moventi e le nostre intenzioni alla luce della Parola che mette in evidenza la minima impurità.

    Gesù mostra a quei Farisei che le loro tradizioni giungono fino a contraddire i comandamenti divini, e questo in un caso particolarmente flagrante: quello dei riguardi e del rispetto dovuti ai genitori. Questo è un insegnamento che non fa soltanto parte della legge (Esodo 20:12), ma che è espressamente dato dal Nuovo Testamento (Efesini 6:1 a 3; Colossesi 3:20); è quindi utile che lo prendiamo in seria considerazione. Ma facciamo attenzione alle tradizioni; non diciamo «si è sempre fatto così», ma cerchiamo il pensiero di Dio nella Scrittura.

    Marco 7:17-37
    17E quando, lasciata la moltitudine, fu entrato in casa, i suoi discepoli lo interrogarono intorno alla parabola.18Ed egli disse loro: Siete anche voi così privi d’intendimento? Non capite voi che tutto ciò che dal di fuori entra nell’uomo non lo può contaminare,19perché gli entra non nel cuore ma nel ventre e se ne va nella latrina? Così dicendo, dichiarava pure puri tutti quanti i cibi.20Diceva inoltre: E’ quel che esce dall’uomo che contamina l’uomo;21poiché è dal di dentro, dal cuore degli uomini, che escono cattivi pensieri, fornicazioni, furti, omicidi,22adulteri, cupidigie, malvagità, frode, lascivia, sguardo maligno, calunnia, superbia, stoltezza.23Tutte queste cose malvage escono dal di dentro e contaminano l’uomo.24Poi, partitosi di là, se ne andò vero i confini di Tiro. Ed entrato in una casa, non voleva che alcuno lo sapesse; ma non poté restar nascosto,25ché anzi, subito, una donna la cui figliuolina aveva uno spirito immondo, avendo udito parlar di lui, venne e gli si gettò ai piedi.26Quella donna era pagana, di nazione sirofenicia, e lo pregava di cacciare il demonio dalla sua figliuola.27Ma Gesù le disse: Lascia che prima siano saziati i figliuoli; ché non è bene prendere il pane dei figliuoli per buttarlo a’ cagnolini.28Ma ella rispose: Dici bene, Signore; e i cagnolini, sotto la tavola, mangiano de’ minuzzoli dei figliuoli.29E Gesù le disse: Per cotesta parola, va’; il demonio è uscito dalla tua figliuola.30E la donna, tornata a casa sua, trovò la figliuolina coricata sul letto e il demonio uscito di lei.31Partitosi di nuovo dai confini di Tiro, Gesù, passando per Sidone, tornò verso il mar di Galilea traversano il territorio della Decapoli.32E gli menarono un sordo che parlava a stento; e lo pregarono che gl’imponesse la mano.33Ed egli, trattolo in disparte fuor dalla folla, gli mise le dite negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua;34poi, levati gli occhi al cielo, sospirò e gli disse: Effathà! che vuol dire: Apriti!35E gli si aprirono gli orecchi; e subito gli si sciolse lo scilinguagnolo e parlava bene.36E Gesù ordinò loro di non parlarne ad alcuno; ma lo più lo divietava loro e più lo divulgavano;37e stupivano oltremodo, dicendo: Egli ha fatto ogni cosa bene; i sordi li fa udire, e i mutoli li fa parlare.

    Il Signore, che conosce bene il cuore dell’uomo e non si lascia ingannare dalle belle apparenze, mette in guardia i suoi discepoli contro ciò che può uscire dal cuore, dal vostro e dal mio! Il nostro cuore è anche così ma, lode a Dio!, c’è un rimedio a questo stato (Salmo 51:10).

    Dopo questa tragica e definitiva constatazione, si può pensare quale gioia procuri a Gesù il suo incontro con la donna sirofenice. La severità ch’Egli sembra usare verso di lei mette in evidenza non soltanto una grande fede che nulla scoraggia, ma anche una vera umiltà, poiché, in contrasto coi Farisei orgogliosi, questa donna non fa valere nessun titolo né alcun merito; ella prende il suo vero posto davanti a Dio e accetta il giudizio emesso sulla sua condizione (parag. Efesini 2:3 e 17).

    In seguito, Gesù conduce un povero sordomuto in disparte dalla folla e gli rende l’uso dei suoi sensi. La conversione d’un peccatore esige un contatto diretto, personale, e intimo col Signore (vedere anche cap. 8:23).

    La nostra lettura termina con la testimonianza resa a Gesù dalle folle: «Egli ha fatto ogni cosa bene» (vers. 37). Possiamo noi, ripassando ciò che il Signore ha fatto per noi, dichiarare nello stesso modo con riconoscenza: «Egli ha fatto ogni cosa bene»!

    Marco 8:1-21
    1In que’ giorni, essendo di nuovo la folla grandissima, e non avendo ella da mangiare, Gesù, chiamati a sé i discepoli, disse loro:2Io ho pietà di questa moltitudine; poiché già da tre giorni sta con me e non ha da mangiare.3E se li rimando a casa digiuni, verranno meno per via; e ve n’hanno alcuni che son venuti da lontano.4E i suoi discepoli gli risposero: Come si potrebbe mai saziarli di pane qui, in un deserto?5Ed egli domandò loro: Quanti pani avete? Essi dissero: Sette.6Ed egli ordinò alla folla di accomodarsi per terra; e prese i sette pani, dopo aver rese grazie, li spezzò e diede ai discepoli perché li ponessero dinanzi alla folla; ed essi li posero.7Avevano anche alcuni pochi pescetti ed egli, fatta la benedizione, comandò di porre anche quelli dinanzi a loro.8E mangiarono e furono saziati; e de’ pezzi avanzati si levarono sette panieri.9Or erano circa quattromila persone. Poi Gesù li licenziò;10e subito, montato nella barca co’ suoi discepoli, andò dalle parti di Dalmanuta.11E i Farisei si recarono colà e si misero a disputar con lui, chiedendogli, per metterlo alla prova, un segno dal cielo.12Ma egli, dopo aver sospirato nel suo spirito, disse: Perché questa generazione chiede un segno? In verità io vi dico: Non sarà dato alcun segno a questa generazione.13E lasciatili, montò di nuovo nella barca e passò all’altra riva.14Or i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani, e non avevano seco nella barca che un pane solo.15Ed egli dava loro de’ precetti dicendo: Badate, guardatevi dal lievito de’ Farisei e dal lievito d’Erode!16Ed essi si dicevano gli uni agli altri: Egli è perché non abbiam pane.17E Gesù, accortosene, disse loro: Perché ragionate voi del non aver pane? Non riflettete e non capite voi ancora? Avete il cuore indurito?18Avendo occhi non vedete? e avendo orecchie non udite? e non avete memoria alcuna?19Quand’io spezzai i cinque pani per i cinquemila, quante ceste piene di pezzi levaste? Essi dissero: Dodici.20E quando spezzai i sette pani per i quattromila, quanti panieri pieni levaste?21Ed essi risposero: Sette. E diceva loro: Non capite ancora?

    Per fare del bene si possono avere diversi motivi più o meno confessabili: ricercare della considerazione come i Farisei, o tranquillizzare la coscienza compiendo un dovere sociale. E nella cristianità, quante opere non hanno altri motivi! Ma ciò che animava sempre il Signore Gesù era la sua compassione verso quelle moltitudini, che adesso nutre, per la seconda volta, con un atto di potenza (vers. 2; cap. 6:34). 1 nostri contatti quotidiani col mondo, i suoi bisogni, la sua contaminazione, tendono a renderci insensibili. Abituati a vedere attorno a noi la miseria materiale, morale e soprattutto spirituale, non ne soffriamo più molto. Ma Gesù aveva un cuore sempre divinamente sensibile. Lo stato del sordomuto al cap. 7:34 lo faceva sospirare (o gemere) guardando verso il cielo. Al vers. 12, è l’incredulità dei Farisei che lo fa profondamente sospirare. E infine, lo affligge pure la durezza di cuore dei suoi discepoli (vedere cap. 6:52 e 7:18). I due miracoli a cui essi avevano partecipato non erano stati sufficienti a dar loro fiducia nel Maestro! (parag. Giovanni 14:8 e 9). Quanto ha sofferto il Signore, durante la sua vita, per simpatia coi sofferenti, ma anche a motivo dell’incredulità, dell’ingratitudine degli uomini.... e molte volte dei suoi stessi discepoli!

    Marco 8:22-38
    22E vennero in Betsaida; e gli fu menato un cieco, e lo pregarono che lo toccasse.23Ed egli, preso il cieco per la mano, lo condusse fuor dal villaggio; e sputatogli negli occhi e impostegli le mani, gli domandò:24Vedi tu qualche cosa? Ed egli, levati gli occhi, disse: Scorgo gli uomini, perché li vedo camminare, e mi paion alberi.25Poi Gesù gli mise di nuovo le mani sugli occhi; ed egli riguardò e fu guarito e vedeva ogni cosa chiaramente.26E Gesù lo rimandò a casa sua e gli disse: Non entrar neppure nel villaggio.27Poi Gesù, co’ suoi discepoli, se ne andò verso le borgate di Cesare di Filippo; e cammin facendo domandò ai suoi discepoli: Chi dice la gente ch’io sia?28Ed essi risposero: Gli uni, Giovanni Battista: altri, Elia; ed altri, uno de’ profeti.29Ed egli domandò loro: E voi, chi dite ch’io sia? E Pietro rispose: Tu sei il Cristo.30Ed egli vietò loro severamente di dir ciò di lui ad alcuno.31Poi cominciò ad insegnar loro ch’era necessario che il Figliuol dell’uomo soffrisse molte cose, e fosse reietto dagli anziani e dai capi sacerdoti e dagli scribi, e fosse ucciso, e in capo a tre giorni risuscitasse.32E diceva queste cose apertamente. E Pietro, trattolo da parte, prese a rimproverarlo.33Ma egli, rivoltosi e guardati i suoi discepoli, rimproverò Pietro dicendo: Vattene via da me, Satana! Tu non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini.34E chiamata a sé la folla coi suoi discepoli, disse loro: Se uno vuol venire dietro a me, rinunzi a se stesso e prenda la sua croce e mi segua.35Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi perderà la sua vita per amor di me e del Vangelo, la salverà.36E che giova egli all’uomo se guadagna tutto il mondo e perde l’anima sua?37E infatti, che darebbe l’uomo in cambio dell’anima sua?38Perché se uno si sarà vergognato di me e delle mie parole in questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figliuol dell’uomo si vergognerà di lui quando sarà venuto nella gloria del Padre suo coi santi angeli.

    A Betsaida, quella città della quale il Signore sottolinea particolarmente l’incredulità (Matteo 11:21), Egli compie ancora un miracolo in favore d’un povero cieco. Per guarirlo è necessario un doppio intervento; è così pure che a volte un peccatore viene alla luce di Dio.

    Dopo ciò, Gesù interroga i suoi discepoli sulle opinioni che corrono sul suo conto. Poi rivolge loro una domanda diretta e di capitale importanza: Chi sono io per voi? Sì, qualunque siano i pensieri degli altri intorno al Signore Gesù, devo avere di Lui una conoscenza personale. Ma essa non è che il punto di partenza del sentiero nel quale Egli m’invita a seguirlo: quello della rinuncia a me stesso e della croce dove sono morto con Lui. Alcune persone nella prova parlano della croce che devono portare, o del «calvario» che bisogna accettare con rassegnazione (e di cui tuttavia avrebbero volentieri fatto a meno). Ma non è ciò che il Signore intende dire qui. Egli chiede ad ogni credente di prendere volentieri il carico d’obbrobrio e di sofferenza che il mondo non manca di procurargli se è fedele (leggere pure Galati 6:14). «Per amor mio», specifica il Signore Gesù; poiché è il grande segreto che permette al cristiano di accettare la morte al mondo e a se stesso (v. 35; Rom. 8:36).

    Marco 9:1-13
    1E diceva loro: In verità io vi dico che alcuni di coloro che son qui presenti non gusteranno la morte, finché non abbian visto il regno di Dio venuto con potenza.2Sei giorni dopo, Gesù prese seco Pietro e Giacomo e Giovanni e li condusse soli, in disparte, sopra un alto monte.3E fu trasfigurato in presenza loro; e i suoi vestiti divennero sfolgoranti, candidissimi, di un tal candore che niun lavator di panni sulla terra può dare.4Ed apparve loro Elia con Mosè, i quali stavano conversando con Gesù.5E Pietro rivoltosi a Gesù: Maestro, disse, egli è bene che stiamo qui; facciamo tre tende; una per te, una per Mosè ed una per Elia.6Poiché non sapeva che cosa dire, perché erano stati presi da spavento.7E venne una nuvola che li coperse della sua ombra; e dalla nuvola una voce: Questo è il mio diletto figliuolo; ascoltatelo.8E ad un tratto, guardatisi attorno, non videro più alcuno con loro, se non Gesù solo.9Or come scendevano dal monte, egli ordinò loro di non raccontare ad alcuno le cose che aveano vedute, se non quando il Figliuol dell’uomo sarebbe risuscitato dai morti.10Ed essi tennero in sé la cosa, domandandosi fra loro che cosa fosse quel risuscitare dai morti.11Poi gli chiesero: Perché dicono gli scribi che prima deve venir Elia?12Ed egli disse loro: Elia deve venir prima e ristabilire ogni cosa; e come mai è egli scritto del Figliuol dell’uomo che egli ha da patir molte cose e da essere sprezzato?13Ma io vi dico che Elia è già venuto, ed anche gli hanno fatto quello che hanno voluto, com’è scritto di lui.

    Secondo la promessa del vers. 1, tre discepoli sono ora ammessi a contemplare in anticipo «il regno di Dio venuto con potenza». Ed è Gesù stesso che appare loro, rivestito di maestà regale e di gloria risplendente. Colui che abitualmente velava la sua «forma di Dio» sotto l’umile «forma di servo» (Filippesi 2:6 e 7) la svela per un momento agli sguardi dei suoi discepoli attoniti e stupefatti (Salmo 104:1). Visione meravigliosa che quegli uomini non possono sopportare. Allora una voce esce dalla nuvola; essa è anche per noi: «Questo è il mio diletto Figlio, ascoltatelo». Più una persona ha grandezza e dignità, più le sue parole hanno importanza. Ora, Colui che siamo invitati ad ascoltare è nientemeno che il Figlio diletto di Dio. Prestiamo dunque un’attenzione tanto maggiore al suo insegnamento (Ebrei 12:25).

    Per quanto si stesse bene sul monte (vers. 5), è necessario scendere, e il Signore fa capire ai tre discepoli che quel che hanno visto avrà il suo adempimento più tardi. Né Giovanni Battista (che Elia rappresentava) né Lui stesso sono stati ricevuti dal suo popolo. Perciò è necessario ora ch’Egli passi per la croce e soffra molto, prima di entrare nella sua gloria.

    Marco 9:14-32
    14E venuti ai discepoli, videro intorno a loro una gran folla, e degli scribi che discutevan con loro.15E subito tutta la folla, veduto Gesù, sbigottì e accorse a salutarlo.16Ed egli domandò loro: Di che discutete voi con loro?17E uno della folla gli rispose: Maestro, io t’ho menato il mio figliuolo che ha uno spirito mutolo;18e dovunque esso lo prende, lo atterra; ed egli schiuma, stride dei denti e rimane stecchito. Ho detto a’ tuoi discepoli che lo cacciassero, ma non hanno potuto.19E Gesù, rispondendo, disse loro: O generazione incredula! Fino a quando sarò io con voi? Fino a quando vi sopporterò? Menatemelo.20E glielo menarono; e come vide Gesù, subito lo spirito lo torse in convulsione; e caduto in terra, si rotolava schiumando. E Gesù domandò al padre:21Da quanto tempo gli avviene questo? Ed egli disse:22Dalla sua infanzia e spesse volte l’ha gettato anche nel fuoco e nell’acqua per farlo perire; ma tu, se ci puoi qualcosa, abbi pietà di noi ed aiutaci.23E Gesù: Dici: Se puoi?! Ogni cosa è possibile a chi crede.24E subito il padre del fanciullo esclamò: Io credo; sovvieni alla mia incredulità.25E Gesù, vedendo che la folla accorreva, sgridò lo spirito immondo, dicendogli: Spirito muto e sordo, io tel comando, esci da lui e non entrar più in lui.26E lo spirito, gridando e straziandolo forte, uscì; e il fanciullo rimase come morto; talché quasi tutti dicevano: E’ morto.27Ma Gesù lo sollevò, ed egli si rizzò in piè.28E quando Gesù fu entrato in casa, i suoi discepoli gli domandarono in privato: Perché non abbiam potuto cacciarlo noi?29Ed egli disse loro: Cotesta specie di spiriti non si può far uscir in altro modo che con la preghiera.30Poi, essendosi partiti di là, traversarono la Galilea; e Gesù non voleva che alcuno lo sapesse.31Poich’egli ammaestrava i suoi discepoli, e diceva loro: Il Figliuol dell’uomo sta per esser dato nelle mani degli uomini ed essi l’uccideranno; e tre giorni dopo essere stato ucciso, risusciterà.32Ma essi non intendevano il suo dire e temevano d’interrogarlo.

    Sceso dal monte, il Signore riprende il suo servizio d’amore di cui l’apostolo Pietro, testimone di tutte queste cose, fa negli Atti un meraviglioso riassunto. Gesù di Nazaret, dice, «è andato attorno facendo del bene, e guarendo tutti coloro che erano sotto il dominio del diavolo, perché Dio era con Lui» (Atti 10:38 e 39). Gesù trova un gran raduno di persone che discorrono e discutono fra loro. Ahimè! L’oggetto di tanta animazione è un infelice ragazzo, colpito fin dall’infanzia da terribili crisi nervose provocate da un demonio. Invano il povero padre ha sottoposto ai discepoli il caso di questo suo unico figlio: essi non hanno potuto scacciare quel demonio. Prima di operare Egli stesso la liberazione, Gesù mette il dito sul motivo della impotenza dei discepoli: l’incredulità; poiché «ogni cosa è possibile a chi crede». Allora, piangendo, quel povero padre s’abbandona al Signore. Comprende che non è uno sforzo di volontà che potrà dargli la fede e se ne riconosce incapace. L’aiuto divino è necessario non solo per la liberazione propriamente detta, ma anche per chiederla con fiducia.

    Al v. 26 la potenza demoniaca si mostra ancora una volta perché la vittoria del Signore sia evidente.

    Marco 9:33-50
    33E vennero a Capernaum; e quand’egli fu in casa, domandò loro: Di che discorrevate per via?34Ed essi tacevano, perché per via aveano questionato fra loro chi fosse il maggiore.35Ed egli postosi a sedere, chiamò i dodici e disse loro: Se alcuno vuol essere il primo, dovrà essere l’ultimo di tutti e il servitor di tutti.36E preso un piccolo fanciullo, lo pose in mezzo a loro; e recatoselo in braccio, disse a loro:37Chiunque riceve uno di tali piccoli fanciulli nel nome mio, riceve me; e chiunque riceve me, non riceve me, ma colui che mi ha mandato.38Giovanni gli disse: Maestro, noi abbiam veduto uno che cacciava i demoni nel nome tuo, il quale non ci seguita; e glielo abbiam vietato perché non ci seguitava.39E Gesù disse: Non glielo vietate, poiché non v’è alcuno che faccia qualche opera potente nel mio nome, e che subito dopo possa dir male di me.40Poiché chi non è contro a noi, è per noi.41Perché chiunque vi avrà dato a bere un bicchiere d’acqua in nome mio perché siete di Cristo, in verità vi dico che non perderà punto il suo premio.42E chiunque avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono, meglio sarebbe per lui che gli fosse messa al collo una macina da mulino, e fosse gettato in mare.43E se la tua mano ti fa intoppare, mozzala; meglio è per te entrar monco nella vita, che aver due mani e andartene nella geenna, nel fuoco inestinguibile.44dove il verme loro non muore ed il fuoco non si spegne.45E se il tuo piede ti fa intoppare, mozzalo; meglio è per te entrar zoppo nella vita, che aver due occhi piedi ed esser gittato nella geenna.46dove il verme loro non muore ed il fuoco non si spegne.47E se l’occhio tuo ti fa intoppare, cavalo; meglio è per te entrar con un occhio solo nel regno di Dio, che aver due occhi ed esser gittato nella geenna,48dove il verme loro non muore ed il fuoco non si spegne.49Poiché ognuno sarà salato con fuoco.50Il sale è buono; ma se il sale diventa insipido, con che gli darete sapore? (G9-51) Abbiate del sale in voi stessi e state in pace gli uni con gli altri.

    Poveri discepoli! Il loro Maestro li aveva poco prima intrattenuti sulle sue sofferenze e sulla sua morte, ed ecco che la sola cosa che li interessa, al punto da provocare una disputa fra loro, è... sapere chi di loro sarà il maggiore! Per mezzo della sua domanda, il Signore li investiga (vers. 33), poi con grazia e pazienza insegna loro che cos’è l’umiltà.

    Questa lezione è seguita da un’altra. I discepoli avevano creduto bene d’impedire ad un uomo di compiere dei miracoli nel nome di Gesù. «Non ci seguitava», è il motivo presentato da Giovanni. Il Signore mostra loro che anche in questo sono stati occupati di loro stessi e non di Lui. Facciamo attenzione a non essere settari! Numerosi cristiani, pur non radunandosi con noi, seguono il Signore molto da vicino nel sentiero del servizio, della rinuncia e della croce (cap. 8:34).

    Abbiamo trovato in Matteo ciò che corrisponde ai vers. 42 e 51 (vedere Matteo 5:29; 18:8). Ma, in modo generale, notiamo che nell’Evangelo di Marco gl’insegnamenti del Signore tengono meno posto della sua attività. Non c’è, per esempio, il sermone sul monte. Poche parole, ma molta dedizione; tale è appunto il carattere del fedele Servitore; e Marco, che presenta il Signore appunto come servitore, dà molto spazio alle opere di Gesù.

    Marco 10:1-22
    1Poi, levatosi di là, se ne andò sui confini della Giudea, ed oltre il Giordano; e di nuovo di raunarono presso a lui delle turbe; ed egli di nuovo, come soleva, le ammaestrava.2E de’ Farisei, accostatisi, gli domandarono, tentandolo: E’ egli lecito ad un marito di mandar via la moglie?3Ed egli rispose loro: Mosè che v’ha egli comandato?4Ed essi dissero: Mosè permise di scrivere una atto di divorzio e mandarla via.5E Gesù disse loro: E’ per la durezza del vostro cuore ch’egli scrisse per voi quel precetto;6ma al principio della creazione Iddio li fece maschio e femmina.7Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre, e i due saranno una sola carne.8Talché non sono più due, ma una stessa carne.9Quello dunque che Iddio ha congiunto l’uomo nol separi.10E in casa i discepoli lo interrogarono di nuovo sullo stesso soggetto.11Ed egli disse loro: Chiunque manda via sua moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei;12e se la moglie, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio.13Or gli presentavano dei bambini perché li toccasse; ma i discepoli sgridavan coloro che glieli presentavano.14E Gesù, veduto ciò, s’indignò e disse loro: Lasciate i piccoli fanciulli venire a me; non glielo vietate, perché di tali è il regno di Dio.15In verità io vi dico che chiunque non avrà ricevuto il regno di Dio come un piccolo fanciullo, non entrerà punto in esso.16E presili in braccio ed imposte loro le mani, li benediceva.17Or com’egli usciva per mettersi in cammino, un tale accorse e inginocchiatosi davanti a lui, gli domandò: Maestro buono, che farò io per ereditare la vita eterna?18E Gesù gli disse: Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, tranne uno solo, cioè Iddio.19Tu sai i comandamenti: Non uccidere; non commettere adulterio; non rubare; non dir falsa testimonianza; non far torto ad alcuno; onora tuo padre e tua madre.20Ed egli rispose: Maestro, tutte queste cose io le ho osservate fin dalla mia giovinezza.21E Gesù, riguardatolo in viso, l’amò e gli disse: Una cosa ti manca; va’, vendi tutto ciò che hai, e dallo ai poveri, e tu avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi.22Ma egli, attristato da quella parola, se ne andò dolente, perché avea di gran beni.

    I Farisei cercano di mettere Gesù in contraddizione con Mosè sulla questione del divorzio. Ma Egli chiude loro la bocca risalendo a prima della legge, ricordando loro l’ordine delle cose come Dio l’aveva creato al principio. Il mondo ha contaminato e guastato tutto ciò che Dio aveva stabilito nella sua bella creazione e in particolare l’istituzione del matrimonio.

    La durezza di cuore, l’egoismo che conducono gli uomini a disprezzare e a snaturare tutto ciò che riguarda il matrimonio, si mostra anche nella loro poca considerazione dei piccoli fanciulli. E i discepoli non sfuggono a questo spirito. I vers. 13 a 16 ci danno alcuni particolari commoventi che Matteo non riporta. Il Signore comincia con l’essere indignato per l’atteggiamento dei discepoli. Prende in seguito quei piccoli in braccio, dove si trovano in perfetta sicurezza. Infine li benedice (parag. Matteo 19:13 e 14).

    Nella scena che segue, Marco è ugualmente il solo a menzionare un punto di somma importanza: l’amore del Signore per l’uomo venutogli incontro. Purtroppo, costui resta insensibile e se ne va, forse per sempre, preferendo le sue miserabili ricchezze alla compagnia presente ed eterna di Colui che l’aveva amato.

    Marco 10:23-34
    23E Gesù, guardatosi attorno, disse ai suoi discepoli: Quanto malagevolmente coloro che hanno delle ricchezze entreranno nel regno di Dio!24E i discepoli sbigottirono a queste sue parole. E Gesù da capo replicò loro: Figliuoli, quant’è malagevole a coloro che si confidano nelle ricchezze entrare nel regno di Dio!25E’ più facile a un cammello passare per la cruna d’un ago, che ad un ricco entrare nel regno di Dio.26Ed essi vie più stupivano, dicendo fra loro: Chi dunque può esser salvato?27E Gesù, riguardatili, disse: Agli uomini è impossibile, ma non a Dio; perché tutto è possibile a Dio.28E Pietro prese a dirgli: Ecco, noi abbiamo lasciato ogni cosa e t’abbiam seguitato.29E Gesù rispose: Io vi dico in verità che non v’è alcuno che abbia lasciato casa, o fratelli, o sorelle, o madre, o padre, o figliuoli, o campi, per amor di me e per amor dell’evangelo,30il quale ora, in questo tempo, non ne riceva cento volte tanto: case, fratelli, sorelle, madri, figliuoli, campi, insieme a persecuzioni; e nel secolo avvenire, la vita eterna.31Ma molti primi saranno ultimi e molti ultimi, primi.32Or erano per cammino salendo a Gerusalemme, e Gesù andava innanzi a loro; ed essi erano sbigottiti; e quelli che lo seguivano eran presi da timore. Ed egli, tratti di nuovo da parte i dodici, prese a dir loro le cose che gli avverrebbero:33Ecco, noi saliamo a Gerusalemme, e il Figliuol dell’uomo sarà dato nelle mani de’ capi sacerdoti e degli scribi; ed essi lo condanneranno a morte e lo metteranno nelle mani dei Gentili;34e lo scherniranno e gli sputeranno addosso e lo flagelleranno e l’uccideranno; e dopo tre giorni egli risusciterà.

    Nell’Antico Testamento le benedizioni erano terrene e le ricchezze erano considerate come una prova del favore di Dio (Deut. 8:18). I discepoli erano rimasti stupiti perché avevano visto un uomo apparentemente benedetto da Dio, amabile, simpatico, di condotta irreprensibile, disposto a fare molto bene, e il Signore l’aveva lasciato andare. Veramente, se tali pregi non davano accesso al regno di Dio, chi dunque poteva essere salvato? Infatti, risponde loro Gesù, la salvezza è cosa impossibile agli uomini; Dio solo ha potuto compierla.

    Qui il Signore condanna non i ricchi, ma «coloro che si confidano nelle ricchezze». D’altronde, andare dietro a Lui implica inevitabilmente delle rinunce che, per alcuni, possono essere assai dolorose (vers. 29). Ma se è fatto per amore del Signore e dell’Evangelo, esse saranno nello stesso tempo sorgente di gioie incomparabili, la prima delle quali sarà il sentimento della Sua approvazione. Sì, lo sguardo penetrante del Signore (vers. 21,23,27) legge nel nostro cuore per vedere se è quello il motivo che veramente ci fa agire, in risposta all’amore di Colui che ha lasciato tutto per noi (Zaccaria 7:5). In questo capitolo vediamo l’uomo amabile (v. 17 a 22), presuntuoso (v. 28), timoroso (v. 32), egoista (v. 35-30).

    Marco 10:35-52
    35E Giacomo e Giovanni, figliuoli di Zebedeo, si accostarono a lui, dicendogli: Maestro, desideriamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo.36Ed egli disse loro: Che volete ch’io vi faccia?37Essi gli dissero: Concedici di sedere uno alla tua destra e l’altro alla tua sinistra nella tua gloria. Ma Gesù disse loro:38Voi non sapete quel che chiedete. Potete voi bere il calice ch’io bevo, o esser battezzati del battesimo del quale io son battezzato? Essi gli dissero: Sì, lo possiamo.39E Gesù disse loro: Voi certo berrete il calice ch’io bevo e sarete battezzati del battesimo del quale io sono battezzato;40ma quant’è al sedermi a destra o a sinistra, non sta a me il darlo, ma è per quelli cui è stato preparato.41E i dieci, udito ciò, presero a indignarsi di Giacomo e di Giovanni.42Ma Gesù, chiamatili a sé, disse loro: Voi sapete che quelli che son reputati principi delle nazioni, le signoreggiano; e che i loro grandi usano potestà sopra di esse.43Ma non è così tra voi; anzi chiunque vorrà esser grande fra voi, sarà vostro servitore;44e chiunque fra voi vorrà esser primo, sarà servo di tutti.45Poiché anche il Figliuol dell’uomo non è venuto per esser servito, ma per servire, e per dar la vita sua come prezzo di riscatto per molti.46Poi vennero in Gerico. E come egli usciva di Gerico coi suoi discepoli e con gran moltitudine, il figliuol di Timeo, Bartimeo, cieco mendicante, sedeva presso la strada.47E udito che chi passava era Gesù il Nazareno, prese a gridare e a dire: Gesù, figliuol di Davide, abbi pietà di me!48E molti lo sgridavano perché tacesse; ma quello gridava più forte: Figliuol di Davide, abbi pietà di me!49E Gesù, fermatosi, disse: Chiamatelo! E chiamarono il cieco, dicendogli: Sta’ di buon cuore! Alzati! Egli ti chiama.50E il cieco, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne a Gesù.51E Gesù, rivoltosi a lui, gli disse: Che vuoi ch’io ti faccia? E il cieco gli rispose: Rabbuni, ch’io recuperi la vista.52E Gesù gli disse: Va’, la tua fede ti ha salvato. E in quell’istante egli ricuperò la vista e seguiva Gesù per la via.

    Vi era della fede in Giacomo e in Giovanni; sapevano che il loro Maestro era il Messia, l’Erede del regno e a cui avrebbero partecipato con Lui. Ma la loro domanda tradisce l’ignoranza e la vanità del loro cuore naturale. Il Signore, pieno di grazia, raduna attorno a Sé i suoi discepoli e si serve di quell’intervento malaugurato dei due fratelli per il loro ammaestramento. Non comprendono essi che si trovano in presenza di Colui che è modello di umiltà, Colui che avendo tutto il diritto d’essere servito ha voluto farsi schiavo per liberare la sua creatura e per pagare con la propria vita il riscatto voluto dal Giudice Supremo? Questo meraviglioso vers. 45 può essere chiamato il versetto centrale dell’Evangelo e lo riassume completamente.

    Lo Spirito ci mostra in questo capitolo tre atteggiamenti diversi: l’uomo che il Signore invita a seguirlo e che se ne va (vers. 21 e 22); i discepoli chiamati essi pure, e che l’hanno seguito... ma fanno valere la loro rinuncia (vers. 28); infine quel povero cieco, al quale apparentemente Gesù non ha chiesto nulla guarendolo, ma che, senza una parola, e gettando lungi il vestito che poteva ostacolare il suo cammino, lo segue «per la via» (vers. 52).

    Marco 11:1-14
    1E quando furon giunti vicino a Gerusalemme, a Betfage e Betania, presso al monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli, e disse loro:2Andate nella borgata che è di rimpetto a voi; e subito, appena entrati, troverete legato un puledro d’asino, sopra il quale non è montato ancora alcuno; scioglietelo e menatemelo.3E se qualcuno vi dice: Perché fate questo? rispondete: Il Signore ne ha bisogno, e lo rimanderà subito qua.4Ed essi andarono e trovarono un puledro legato ad una porta, fuori, sulla strada, e lo sciolsero.5Ed alcuni di coloro ch’eran lì presenti, dissero loro: Che fate, che sciogliete il puledro?6Ed essi risposero come Gesù aveva detto. E quelli li lasciaron fare.7Ed essi menarono il puledro a Gesù, e gettarono su quello i loro mantelli, ed egli vi montò sopra.8E molti stendevano i loro mantelli sulla via; ed altri, delle fronde che avean tagliate nei campi.9E coloro che andavano avanti e coloro che venivano dietro, gridavano: Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore!10Benedetto il regno che viene, il regno di Davide nostro padre! Osanna ne’ luoghi altissimi!11E Gesù entrò in Gerusalemme, nel tempio; e avendo riguardata ogni cosa attorno attorno, essendo già l’ora tarda, uscì per andare a Betania coi dodici.12E il giorno seguente, quando furon usciti da Betania, egli ebbe fame.13E veduto di lontano un fico che avea delle foglie, andò a vedere se per caso vi trovasse qualche cosa; ma venuto al fico non vi trovò nient’altro che foglie; perché non era la stagion dei fichi.14E Gesù prese a dire al fico: Niuno mangi mai più in perpetuo frutto da te! E i suoi discepoli udirono.

    Il cammino di Gesù volge al termine. Egli fa il suo ingresso solenne in Gerusalemme ed entra nel tempio ove comincia col «riguardare ogni cosa attorno attorno» (vers. 11). Questo dettaglio, tipico dell’evangelo di Marco, ci mostra che Dio non giudica mai affrettatamente uno stato di cose (parag. Genesi 18:21). Quali saranno stati i sentimenti del Signore vedendo profanata in tal modo quella casa di preghiera? Egli esce da quel luogo contaminato, e si ritira per la notte a Betania con i pochi che lo riconoscono e l’amano.

    Ritornando la mattina a Gerusalemme, Gesù maledice il fico sterile. Quando quest’albero porta dei frutti, questi hanno la particolarità di apparire prima delle foglie. E la Parola, sempre precisa, menziona che «non era la stagione dei fichi» perché non si possa supporre che la raccolta fosse terminata. Questo fico, la cui sterilità è in tal modo dimostrata, rappresenta Israele come Gesù l’ha trovato, e in modo generale l’uomo peccatore da cui Dio non ha potuto trarre nessun frutto per Sé nonostante le sue apparenze religiose (le foglie) e ch’Egli ha definitivamente dovuto condannare (parag. Geremia 8:13).

    Marco 11:15-33
    15E vennero a Gerusalemme; e Gesù, entrato nel tempio, prese a cacciarne coloro che vendevano e che compravano nel tempio; e rovesciò le tavole de’ cambiamonete e le sedie de’ venditori di colombi;16e non permetteva che alcuno portasse oggetti attraverso il tempio.17Ed insegnava, dicendo loro: Non è egli scritto: La mia casa sarà chiamata casa d’orazione per tutte le genti? ma voi ne avete fatta una spelonca di ladroni.18Ed i capi sacerdoti e gli scribi udirono queste cose e cercavano il modo di farli morire, perché lo temevano; poiché tutta la moltitudine era rapita in ammirazione della sua dottrina.19E quando fu sera, uscirono dalla città.20E la mattina, passando, videro il fico seccato fin dalle radici;21e Pietro, ricordatosi, gli disse: Maestro, vedi, il fico che tu maledicesti, è seccato.22E Gesù, rispondendo, disse loro: Abbiate fede in Dio!23In verità io vi dico che chi dirà a questo monte: Togliti di là e gettati nel mare, se non dubita in cuor suo, ma crede che quel che dice avverrà, gli sarà fatto.24Perciò vi dico: Tutte le cose che voi domanderete pregando, crediate che le avete ricevute, e voi le otterrete.25E quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro a qualcuno, perdonate; affinché il Padre vostro che è nei cieli, vi perdoni i vostri falli.26Ma se voi non perdonate, neppure il Padre vostro che è nei cieli vi perdonerà i vostri falli.27Poi vennero di nuovo in Gerusalemme; e mentr’egli passeggiava per il tempio, i capi sacerdoti e gli scribi e gli anziani s’accostarono a lui e gli dissero:28Con quale autorità fai tu queste cose? O chi ti ha data codesta autorità di far queste cose?29E Gesù disse loro: Io vi domanderò una cosa; rispondetemi e vi dirò con quale autorità io faccio queste cose.30Il battesimo di Giovanni era esso dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi.31Ed essi ragionavan fra loro dicendo: Se diciamo: Dal cielo, egli dirà: Perché dunque non gli credeste?32Diremo invece: Dagli uomini?… Essi temevano il popolo, perché tutti stimavano che Giovanni fosse veramente profeta.33E risposero a Gesù: Non lo sappiamo. E Gesù disse loro: E neppur io vi dico con quale autorità fo queste cose.

    Il Signore purifica quel tempio che aveva ispezionato la sera prima. Lo zelo del perfetto Servitore lo divora per la Casa del suo Dio (Giov. 2:17).

    Giunta la sera, lascia la città ribelle, ma vi ritorna il giorno seguente passando davanti al fico. In risposta all’osservazione di Pietro, Gesù non mette in risalto la sua propria potenza, ma orienta il pensiero dei discepoli su Dio. È come se dicesse loro: Colui che mi ha risposto è pronto ad esaudire anche le vostre preghiere e a togliere ogni ostacolo dalla vostra strada, se anche fosse grande come una montagna. Aver fede in Dio non significa sforzarci di credere che realizzerà i nostri desideri; è invece contare su Lui che conosciamo, che è fedele, e che ci ama. Ma in un caso Dio non potrà assolutamente risponderci: è quando abbiamo «qualcosa contro a qualcuno». Ecco una montagna insormontabile sul sentiero delle nostre relazioni con Dio. Bisogna occuparcene seduta stante, onde ritrovare verso Lui e anche verso i nostri fratelli quei sentimenti di cui parla il Salmo 84:5.

    Al vers. 27 cominciano gli ultimi colloqui del Signore, durante i quali confonderà uno dopo l’altro tutti i suoi avversari.

    Marco 12:1-17
    1E prese a dir loro in parabole: Un uomo piantò una vigna e le fece attorno una siepe e vi scavò un luogo da spremer l’uva e vi edificò una torre; l’allogò a de’ lavoratori, e se ne andò in viaggio.2E a suo tempo mandò a que’ lavoratori un servitore per ricevere da loro de’ frutti della vigna.3Ma essi, presolo, lo batterono e lo rimandarono a vuoto.4Ed egli di nuovo mandò loro un altro servitore; e anche lui ferirono nel capo e vituperarono.5Ed egli ne mandò un altro, e anche quello uccisero; e poi molti altri, de’ quali alcuni batterono ed alcuni uccisero.6Aveva ancora un unico figliuolo diletto; e quello mandò loro per ultimo, dicendo: Avranno rispetto al mio figliuolo.7Ma que’ lavoratori dissero fra loro: Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e l’eredità sarà nostra.8E presolo, l’uccisero, e lo gettarono fuor dalla vigna.9Che farà dunque il padrone della vigna? Egli verrà e distruggerà quei lavoratori, e darà la vigna ad altri.10Non avete voi neppur letta questa Scrittura: La pietra che gli edificatori hanno riprovata, è quella che è divenuta pietra angolare;11ciò è stato fatto dal Signore, ed è cosa maravigliosa agli occhi nostri?12Ed essi cercavano di pigliarlo, ma temettero la moltitudine; perché si avvidero bene ch’egli aveva detto quella parabola per loro. E lasciatolo, se ne andarono.13E gli mandarono alcuni dei Farisei e degli Erodiani per coglierlo in parole.14Ed essi, venuti, gli dissero: Maestro, noi sappiamo che tu sei verace, e che non ti curi d’alcuno, perché non guardi all’apparenza delle persone, ma insegni la via di Dio secondo verità. E’ egli lecito pagare il tributo a Cesare o no? Dobbiamo darlo o non darlo?15Ma egli, conosciuta la loro ipocrisia, disse loro: Perché mi tentante? Portatemi un denaro, ch’io lo vegga.16Ed essi glielo portarono. Ed egli disse loro: Di chi è questa effigie e questa iscrizione? Essi gli dissero:17Di Cesare. Allora Gesù disse loro: Rendete a Cesare quel ch’è di Cesare, e a Dio quel ch’è di Dio. Ed essi si maravigliarono di lui.

    I capi del popolo sono costretti a riconoscersi nella terribile parabola dei cattivi vignaiuoli. Notate conce è designato (soltanto in Marco) l’ultimo inviato del Padrone della vigna: «Aveva ancora un unico figlio diletto» (vers. 6). Espressione che possiamo accostare a quel che dice l’Eterno ad Abrahamo: «Prendi il tuo figlio, il tuo unico, colui che tu ami» (Genesi 22:2), e che ci parla in modo commovente dell’affetto del Padre per il Diletto ch’Egli ha sacrificato per noi!

    Così scoperti, i Farisei e gli erodiani cercano di rimbeccare. Con complimenti ipocriti, ma che sono una testimonianza in favore di Gesù («Tu sei verace... tu insegni la via di Dio secondo verità», vers. 14) cercano di coglierlo in fallo con una domanda delle più astute: Il suo sì lo avrebbe squalificato come Messia: il suo no, condannato presso i Romani. Egli risponde loro nel solo modo che non s’aspettavano, rivolgendosi alla loro coscienza. Divina e ammirevole sapienza! Tuttavia, quanto il Salvatore, in cui tutto era verità e amore, dovette soffrire per quella cattiva fede, per quella malvagità, per quella continua «opposizione dei peccatori contro a sé»! (Ebrei 12:3; vedere anche Ezechiele 13:22).

    Marco 12:18-34
    18Poi vennero a lui de’ Sadducei, i quali dicono che non v’è risurrezione, e gli domandarono:19Maestro, Mosè ci lasciò scritto che se il fratello di uno muore e lascia moglie senza figliuoli, il fratello ne prenda la moglie e susciti progenie a suo fratello.20Or v’erano sette fratelli. Il primo prese moglie; e morendo, non lasciò progenie.21E il secondo la prese e morì senza lasciare progenie.22Così il terzo. E i sette non lasciarono progenie. Infine, dopo tutti, morì anche la donna.23nella risurrezione, quando saranno risuscitati, di chi di loro sarà ella moglie? Poiché tutti i sette l’hanno avuta per moglie.24Gesù disse loro: Non errate voi per questo, che non conoscete le Scritture né la potenza di Dio?25Poiché quando gli uomini risuscitano dai morti, né prendono né dànno moglie, ma son come angeli ne’ cieli.26Quando poi ai morti ed alla loro risurrezione, non avete voi letto nel libro di Mosè, nel passo del "pruno", come Dio gli parlò dicendo: Io sono l’Iddio d’Abramo e l’Iddio d’Isacco e l’Iddio di Giacobbe?27Egli non è un Dio di morti, ma di viventi. Voi errate grandemente.28Or uno degli scribi che li aveva uditi discutere, visto ch’egli aveva loro ben risposto, si accostò e gli domandò: Qual è il comandamento primo fra tutti?29Gesù rispose: Il primo è: Ascolta, Israele: Il Signore Iddio nostro è l’unico Signore:30ama dunque il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta l’anima tua e con tutta la mente tua e con tutta la forza tua.31Il secondo è questo: Ama il tuo prossimo come te stesso. Non v’è alcun altro comandamento maggiore di questi.32E lo scriba gli disse: Maestro, ben hai detto secondo verità che v’è un Dio solo e che fuor di lui non ve n’è alcun altro;33e che amarlo con tutto il cuore, con tutto l’intelletto e con tutta la forza e amare il prossimo come te stesso, è assai più che tutti gli olocausti e i sacrifici.34E Gesù, vedendo ch’egli avea risposto avvedutamente, gli disse: Tu non sei lontano dal regno di Dio. E niuno ardiva più interrogarlo.

    A loro volta i Sadducei tentano ora di misurarsi con la sapienza di Gesù. In realtà essi non credono alla risurrezione (vedere Atti 23:8), ma il Signore al vers. 26 chiude loro la bocca per mezzo della Parola. La risurrezione è doppiamente attestata dalle Scritture e dalla potenza di Dio che ha risuscitato Cristo (vers. 24). Tuttavia è probabile che nessun’altra verità sia stata più attaccata dall’incredulità degli uomini (vedere Atti 17:32 e 26:8). Ora, come lo dimostra Paolo in 1 Corinzi 15, si tratta del fondamento stesso del cristianesimo, che non si può toccare senza che tutta la nostra fede crolli.

    Contrariamente ai disputatori precedenti, vi è rettitudine e intelligenza nello scriba che interroga il Signore riguardo al comandamento primo fra tutti. L’amore, risponde Gesù; ecco il primo comandamento: l’amore per Dio e per il prossimo che costituisce l’adempimento della legge (Romani 13:10; Galati 5:14).

    Cari amici, non dovremmo noi amare Dio molto più d’Israele, noi che siamo stati cercati quando eravamo più lontani di loro (di mezzo alle nazioni, estranei alle promesse) e condotti più vicino nella relazione di figli del Dio d’amore? (Efesini 2:13)

    Marco 12:35-44
    35E Gesù, insegnando nel tempio, prese a dire: Come dicono gli scribi che il Cristo è figliuolo di Davide?36Davide stesso ha detto, per lo Spirito Santo: Il Signore ha detto al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io abbia posto i tuoi nemici per sgabello dei tuoi piedi.37Davide stesso lo chiama Signore; e onde viene ch’egli è suo figliuolo? E la massa del popolo l’ascoltava con piacere.38E diceva nel suo insegnamento: Guardatevi dagli scribi, i quali amano passeggiare in lunghe vesti, ed esser salutati nelle piazze,39ed avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti ne’ conviti;40essi che divorano le case delle vedove, e fanno per apparenza lunghe orazioni. Costoro riceveranno una maggiore condanna.41E postosi a sedere dirimpetto alla cassa delle offerte, stava guardando come la gente gettava danaro nella cassa; e molti ricchi ne gettavano assai.42E venuta una povera vedova, vi gettò due spiccioli che fanno un quarto di soldo.43E Gesù, chiamati a se i suoi discepoli, disse loro: in verità io vi dico che questa povera vedova ha gettato nella cassa delle offerte più di tutti gli altri;44poiché tutti han gettato del superfluo; ma costei, del suo necessario, vi ha gettato tutto ciò che possedeva, tutto quanto avea per vivere.

    Ora è Gesù che presenta un quesito imbarazzante ai suoi interlocutori. Come può il Cristo essere ad un tempo figlio e signore di Davide? (vedere Salmo 89:3,4,23,36). Non sanno spiegarlo, e il loro orgoglio impedisce loro di chiedere la risposta a Cristo stesso. Poiché è a causa del suo rigettamento che il Figlio di Davide occuperà la posizione celeste che il Salmo 110 gli attribuisce.

    Per mettere il popolo in guardia contro i suoi capi indegni, il Signore fa in seguito un triste ritratto degli scribi, vanitosi, cupidi e ipocriti. Ahimè! quei dati hanno talvolta caratterizzato altri cleri oltre a quello d’Israele (1 Timoteo 6:5).

    Il versetto 41 ci mostra Gesù seduto dirimpetto alla cassa delle offerte del Tempio. Con lo sguardo penetrante che gli abbiam già visto volgere su tutto e su tutti, Egli osserva non quanto (la sola cosa che interessa gli uomini) ma come ognuno dà al tesoro del Tempio. Ed ecco quella povera vedova che s’avvicina col suo commovente obolo: i pochi centesimi che le rimanevano per vivere. Commosso, il Signore chiama i discepoli e commenta quel che ha visto. Ah! quell’offerta straordinaria — «tutto ciò che possedeva» — mostrava non soltanto l’affetto di quella donna per l’Eterno e per la Sua Casa, ma anche la totale fiducia che ella aveva messo in Dio per sopperire ai suoi bisogni materiali (parag. con 1 Re 17:13).

    Marco 13:1-13
    1E com’egli usciva dal tempio uno de’ suoi discepoli gli disse: Maestro, guarda che pietre e che edifizi!2E Gesù gli disse: Vedi tu questi grandi edifizi? Non sarà lasciata pietra sopra pietra che non sia diroccata.3Poi sedendo egli sul monte degli Ulivi dirimpetto al tempio, Pietro e Giacomo e Giovanni e Andrea gli domandarono in disparte:4Dicci, quando avverranno queste cose, e qual sarà il segno del tempo in cui tutte queste cose staranno per compiersi?5E Gesù prese a dir loro: Guardate che nessuno vi seduca!6Molti verranno sotto il mio nome, dicendo: Son io; e ne sedurranno molti.7Or quando udrete guerre e rumori di guerre, non vi turbate; è necessario che ciò avvenga, ma non sarà ancora la fine.8Poiché si leverà nazione contro nazione e regno contro regno: vi saranno terremoti in vari luoghi; vi saranno carestie. Questo non sarà che un principio di dolori.9Or badate a voi stessi! Vi daranno in mano dei tribunali e sarete battuti nelle sinagoghe e sarete fatti comparire davanti a governatori e re, per cagion mia, affinché ciò serva loro di testimonianza.10E prima convien che fra tutte le genti sia predicato l’evangelo.11E quando vi meneranno per mettervi nelle loro mani, non state innanzi in sollecitudine di ciò che avrete a dire: ma dite quel che vi sarà dato in quell’ora; perché non siete voi che parlate, ma lo Spirito Santo.12E il fratello darà il fratello alla morte, e il padre il figliuolo; e i figliuoli si leveranno contro i genitori e li faranno morire.13E sarete odiati da tutti a cagion del mio nome; ma chi avrà sostenuto sino alla fine, sarà salvato.

    I discepoli sono impressionati dalla grandezza e dalla bellezza esteriore degli edifici del tempio. Ma il Signore non guarda «all’apparenza» (1 Samuele 16:7 e Isaia 11:3). Egli era entrato in quel tempio e aveva constatato l’iniquità che lo riempiva (cap. 11:11). Così la sua vista si dirige al di là, sugli avvenimenti che, pochi anni dopo il suo rigettamento, condurranno alla rovina la città colpevole. La storia ci insegna che nell’anno 70, Gerusalemme subì un assedio spaventevole e una distruzione quasi totale dagli eserciti di Tito. Questo castigo terribile non avvenne senza provare molto la fede dei credenti così affezionati alla città santa. Ma Gesù li aveva incoraggiati in anticipo per mezzo delle parole che abbiamo qui.

    Quanti figli di Dio attraversando le persecuzioni hanno fatto in quell’occasione meravigliose esperienze! Nel momento di rendere testimonianza, ciò che avrebbero dovuto dire sarebbe stato loro dettato dallo Spirito Santo. È stato così di Pietro quando fu condotto davanti ai capi, agli anziani e ai sacerdoti al capitolo 4 degli Atti (vers. 8) e di Stefano (al cap. 7:55). Ma, nella nostra misura e secondo i nostri bisogni, possiamo pure noi realizzare la potenza dello Spirito Santo.

    Marco 13:14-37
    14Quando poi avrete veduta l’abominazione della desolazione posta là dove non si conviene (chi legge pongavi mente), allora quelli che saranno nella Giudea, fuggano ai monti;15e chi sarà sulla terrazza non scendi e non entri in casa sua per toglierne cosa alcuna;16e chi sarà nel campo non torni indietro a prender la sua veste.17Or guai alle donne che saranno incinte ed a quelle che allatteranno in que’ giorni!18E pregate che ciò non avvenga d’inverno!19Poiché quelli saranno giorni di tale tribolazione, che non v’è stata l’uguale dal principio del mondo che Dio ha creato, fino ad ora, né mai più vi sarà.20E se il Signore non avesse abbreviato quei giorni, nessuno scamperebbe; ma a cagion dei suoi propri eletti, egli ha abbreviato quei giorni.21E allora, se alcuno vi dice: "Il Cristo eccolo qui, eccola là", non lo credete;22perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti, e faranno segni e prodigi per sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti.23Ma voi, state attenti; io v’ho predetta ogni cosa.24Ma in que’ giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà e la luna non darà il suo splendore;25e le stelle cadranno dal cielo e le potenze che son nei cieli saranno scrollate.26E allora si vedrà il Figliuol dell’uomo venir sulle nuvole con gran potenza e gloria.27Ed egli allora manderà gli angeli e raccoglierà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremo della terra all’estremo del cielo.28Or imparate dal fico questa similitudine: Quando già i suoi rami si fanno teneri e metton le foglie, voi sapete che l’estate è vicina.29Così anche voi, quando vedrete avvenir queste cose, sappiate ch’egli è vicino, alle porte.30In verità io vi dico che questa generazione non passerà prima che tutte queste cose siano avvenute.31Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.32Ma quant’è a quel giorno ed al quell’ora, nessuno li sa, neppur gli angeli nel cielo, né il Figliuolo, ma solo il Padre.33State in guardia, vegliate, poiché non sapete quando sarà quel tempo.34Egli è come se un uomo, andando in un viaggio, lasciasse la sua casa e ne desse la potestà ai suoi servitori, a ciascuno il compito suo, e al portinaio comandasse di vegliare.35Vegliate dunque perché non sapete quando viene il padron di casa: se a sera, a mezzanotte, o al cantar del gallo la mattina;36che talora, venendo egli all’improvviso, non vi trovi addormentati.37Ora, quel che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate.

    La Chiesa non dovrà attraversare le terribili tribolazioni che il residuo Giudeo conoscerà (Apoc. 3:10). Basandosi su questa certezza, temiamo nondimeno di cadere nel sonno spirituale al quale siamo così pericolosamente esposti nella lunga ed esercitante lotta morale di questo mondo. Pensiamo al ritorno imminente del Signore, e riceviamo le serie esortazioni di questo capitolo. Una breve parabola ci presenta il Signore come un padrone di casa che si è assentato dopo aver lasciato la sua proprietà alla responsabilità dei suoi servitori. Ognuno di loro ha ricevuto «il compito suo», preciso, particolare. E il Padrone non ha messo neppure restrizioni riguardo alla varietà dei doveri da compiere. Il Signore ha preparato per i suoi un numero illimitato di vari servizi (Rom. 12:6-8). L’ordine di vegliare ricevuto dal portinaio (fine del vers. 34) s’indirizza ugualmente «a tutti»... dunque a me e a voi (vers. 37). E, cosa notevole, è sulla parola «vegliate» che termina in Marco il ministerio di Gesù. Riponiamola nel cuore, come si conserva preziosamente l’ultima raccomandazione d’una persona cara che ci ha lasciati... ma che ritornerà!

    Marco 14:1-16
    1Ora, due giorni dopo, era la pasqua e gli azzimi; e i capi sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di pigliar Gesù con inganno ed ucciderlo;2perché dicevano: Non lo facciamo durante la festa, che talora non vi sia qualche tumulto del popolo.3Ed essendo egli in Betania, nella casa di Simone il lebbroso, mentre era a tavola, venne una donna che aveva un alabastro d’olio odorifero di nardo schietto, di gran prezzo; e rotto l’alabastro, glielo versò sul capo.4E alcuni, sdegnatisi, dicevano fra loro: Perché s’è fatta questa perdita dell’olio?5Questo olio si sarebbe potuto vendere più di trecento denari e darli ai poveri. E fremevano contro a lei.6Ma Gesù disse: Lasciatela stare! Perché le date noia? Ella ha fatto un’azione buona inverso me.7Poiché i poveri li avete sempre con voi; e quando vogliate, potete far loro del bene; ma a me non mi avete sempre.8Ella ha fatto ciò che per lei si poteva; ha anticipato d’ungere il mio corpo per la sepoltura.9E in verità io vi dico che per tutto il mondo, dovunque sarà predicato l’evangelo, anche quello che costei ha fatto sarà raccontato, in memoria di lei.10E Giuda Iscariot, uno dei dodici, andò dai capi sacerdoti per darglielo nelle mani.11Ed essi, uditolo, si rallegrarono e promisero di dargli del denaro. Ed egli cercava il modo opportuno di tradirlo.12E il primo giorno degli azzimi, quando si sacrificava la pasqua, i suoi discepoli gli dissero: Dove vuoi che andiamo ad apparecchiarti da mangiar la pasqua?13Ed egli mandò due dei suoi discepoli, e disse loro: Andate nella città, e vi verrà incontro un uomo che porterà una brocca d’acqua; seguitelo;14e dove sarà entrato, dite al padron di casa: Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza da mangiarvi la pasqua coi miei discepoli?15Ed egli vi mostrerà di sopra una gran sala ammobiliata e pronta; quivi apparecchiate per noi.16E i discepoli andarono e giunsero nella città e trovarono come egli avea lor detto, e apparecchiarono la pasqua.

    Mentre il Signore procede nel suo cammino verso la morte, i sentimenti dei cuori si manifestano. Odio da parte dei capi dei popolo che complottano a Gerusalemme, affetto nella casa amica di Betania! E quella donna il cui nome non è qui rivelato (vedere Giovanni 12:3) compie a Suo riguardo «un’azione buona», frutto d’un amore intelligente. Preziosa illustrazione del culto di adorazione dei figli di Dio! Essi riconoscono in un Salvatore disprezzato dal mondo, Colui che è degno di ogni lode; e gli esprimono per mezzo dello Spirito Santo, e nel sentimento della loro propria indegnità, quell’adorazione che è un profumo di gran pregio per il suo cuore. Le critiche, certo, non mancano, anche da parte di certi credenti che pongono la beneficenza (vers. 5), o il servizio verso le anime, prima di qualsiasi altra attività cristiana. Senza trascurare queste cose, non dimentichiamo che la lode è il primo dei nostri doveri. E accontentiamoci dell’approvazione del Signore per compiere con umiltà questo santo servizio dell’adorazione, il solo che sia volto direttamente verso Lui e per l’eternità.

    I versetti 10 a 16 ci mostrano le disposizioni che prendono i discepoli per preparare la pasqua... e Giuda per tradire il suo Maestro.

    Marco 14:17-31
    17E quando fu sera Gesù venne co’ dodici.18E mentre erano a tavola e mangiavano, Gesù disse: In verità io vi dico che uno di voi, il quale mangia meco, mi tradirà.19Essi cominciarono ad attristarsi e a dirgli ad uno ad uno: Sono io desso?20Ed egli disse loro: E’ uno dei dodici, che intinge meco nel piatto.21Certo il Figliuol dell’uomo se ne va, com’è scritto di lui; ma guai a quell’uomo per cui il Figliuol dell’uomo è tradito! Ben sarebbe per quell’uomo di non esser nato!22E mentre mangiavano, Gesù prese del pane; e fatta la benedizione, lo ruppe e lo diede loro e disse: Prendete, questo è il mio corpo.23Poi, preso il calice e rese grazie, lo diede loro, e tutti ne bevvero.24E disse loro: Questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti.25In verità io vi dico che non berrò più del frutto della vigna fino a quel giorno che lo berrò nuovo nel regno di Dio.26E dopo ch’ebbero cantato l’inno, uscirono per andare al monte degli Ulivi.27E Gesù disse loro: Voi tutti sarete scandalizzati; perché è scritto: Io percoterò il pastore e le pecore saranno disperse.28Ma dopo che sarò risuscitato, vi precederò in Galilea.29Ma Pietro gli disse: Quand’anche tutti fossero scandalizzati, io però non lo sarò.30E Gesù gli disse: In verità io ti dico che tu, oggi, in questa stessa notte, avanti che il gallo abbia cantato due volte, mi rinnegherai tre volte.31Ma egli vie più fermamente diceva: Quantunque mi convenisse morir teco non però ti rinnegherò. E lo stesso dicevano pure tutti gli altri.

    È il momento dell’ultima cena. In quest’ora intima degli addii, in cui Gesù vorrebbe lasciar parlare liberamente i suoi affetti, qualcosa opprime l’anima sua. Non è il momento della croce che s’avvicina, ma l’indicibile tristezza di sapere che, in mezzo ai dodici, vi è un uomo che ha venduto a Satana la propria anima. «Uno di voi... mi tradirà». A loro volta i discepoli si attristano e s’interrogano; non hanno qui la fiducia in se stessi che apparirà ai versetti 29 e 31 nelle loro pretese di devozione, in particolare da parte di Pietro.

    Dopo che il traditore è uscito, il Signore istituisce il santo pasto del ricordo. Benedice, spezza il pane e lo distribuisce ai suoi; prende il calice, rende grazie e lo porge loro. E spiega loro la portata di quei simboli semplici eppure solenni per i grandi fatti di cui perpetuano il ricordo: il suo corpo dato, il suo sangue sparso, fondamenti incrollabili della nostra fede. Amico, non avresti desiderato trovarti in quella stanza accanto al tuo Salvatore? Allora, perché non ti unisci a quelli che oggi, nonostante la loro debolezza, compiono ciò che il Signore ha loro espressamente chiesto in attesa del suo ritorno?

    Poi Gesù canta con gli undici discepoli e si reca al giardino degli Olivi.

    Marco 14:32-54
    32Poi vennero in un podere detto Getsemani; ed egli disse ai suoi discepoli: Sedete qui finché io abbia pregato.33E prese seco Pietro e Giacomo e Giovanni e cominciò ad essere spaventato ed angosciato.34E disse loro: L’anima mia è oppressa da tristezza mortale; rimanete qui e vegliate.35E andato un poco innanzi, si gettò a terra; e pregava che, se fosse possibile, quell’ora passasse oltre da lui.36E diceva: Abba, Padre! ogni cosa ti è possibile; allontana da me questo calice! Ma pure, non quello che io voglio, ma quello che tu vuoi.37E venne, e li trovò che dormivano, e disse a Pietro: Simone, dormi tu? non sei stato capace di vegliare un’ora sola?38Vegliate e pregate, affinché non cadiate in tentazione; ben è lo spirito pronto, ma la carne è debole.39E di nuovo andò e pregò, dicendo le medesime parole.40E tornato di nuovo, li trovò che dormivano perché gli occhi loro erano aggravati; e non sapevano che rispondergli.41E venne la terza volta, e disse loro: Dormite pure oramai, e riposatevi! Basta! L’ora è venuta: ecco, il Figliuol dell’uomo è dato nelle mani dei peccatori.42Levatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce, è vicino.43E in quell’istante, mentr’egli parlava ancora, arrivò Giuda, l’uno dei dodici, e con lui una gran turba con ispade e bastoni, da parte de’ capi sacerdoti, degli scribi e degli anziani.44Or colui che lo tradiva, avea dato loro un segnale, dicendo: Colui che bacerò è desso; pigliatelo e menatelo via sicuramente.45E come fu giunto, subito si accostò a lui e gli disse: Maestro! e lo baciò.46Allora quelli gli misero le mani addosso e lo presero;47ma uno di coloro ch’erano quivi presenti, tratta la spada, percosse il servitore del somma sacerdote, e gli spiccò l’orecchio.48E Gesù, rivolto a loro, disse: Voi siete usciti con ispade e bastoni come contro ad un ladrone per pigliarmi.49Ogni giorno ero fra voi insegnando nel tempio, e voi non mi avete preso; ma ciò è avvenuto, affinché le Scritture fossero adempiute.50E tutti, lasciatolo, se ne fuggirono.51Ed un certo giovane lo seguiva, avvolto in un panno lino sul nudo; e lo presero;52ma egli, lasciando andare il panno lino, se ne fuggì ignudo.53E menarono Gesù al sommo sacerdote; e s’adunarono tutti i capi sacerdoti e gli anziani e egli scribi.54E Pietro lo avea seguito da lungi, fin dentro la corte del sommo sacerdote, ove stava a sedere con le guardie e si scaldava al fuoco.

    Ora, Colui che ha preso la forma di servo mostrerà fin dove arriva la sua ubbidienza: fino alla morte, la morte della croce (Filippesi 2:7 e 8)! Satana fa di tutto per far uscire Gesù dal suo sentiero di perfezione. In questa lotta decisiva, la sua arma è l’abbattimento del cuore del Signore, che valuta tutto l’orrore del calice dell’ira di Dio contro il peccato. Ma l’arma di Gesù è la sua dipendenza. «Abba, Padre», Egli dice, cosciente del valore di quell’inesprimibile comunione che dovrà essere interrotta sulla croce quando berrà il calice. Ma proprio il suo amore senza riserve per il Padre comporta un’ubbidienza senza riserve: «Non quello che io voglio, ma quello che tu vuoi».

    In presenza d’una simile lotta, com’è colpevole il sonno dei discepoli! Poco tempo prima il loro Maestro li aveva esortati a vegliare e a pregare (cap. 13:33). Ora lo chiede loro con insistenza a tre riprese. Invano; ma Egli è pronto.

    Ecco il traditore che s’avanza con quelli che vengono per prenderlo. Allora tutti l’abbandonano e se ne fuggono, compreso quel giovane avvolto in un panno lino sul nudo, immagine di una professione esteriore che non regge alla prova.

    Marco 14:55-72
    55Or i capi sacerdoti e tutto il Sinedrio cercavano qualche testimonianza contro a Gesù per farlo morire; e non ne trovavano alcuna.56Poiché molti deponevano il falso contro a lui; ma le testimonianze non erano concordi.57Ed alcuni, levatisi, testimoniarono falsamente contro a lui, dicendo:58Noi l’abbiamo udito che diceva: Io disfarò questo tempio fatto di man d’uomo, e in tre giorni ne riedificherò un altro, che non sarà fatto di mano d’uomo.59Ma neppur così la loro testimonianza era concorde.60Allora il sommo sacerdote, levatosi in piè quivi in mezzo, domandò a Gesù: Non rispondi tu nulla? Che testimoniano costoro contro a te?61Ma egli tacque e non rispose nulla. Daccapo il sommo sacerdote lo interrogò e gli disse: Sei tu il Cristo, il Figliuol del Benedetto?62E Gesù disse: Sì, lo sono: e vedrete il Figliuol dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire sulle nuvole del cielo.63Ed il sommo sacerdote, stracciatesi le vesti, disse: Che abbiam noi più bisogno di testimoni?64Voi avete udito la bestemmia. Che ve ne pare? E tutti lo condannarono come reo di morte.65Ed alcuni presero a sputargli addosso ed a velargli la faccia e a dargli dei pugni e a dirgli: Indovina, profeta! E le guardie presero a schiaffeggiarlo.66Ed essendo Pietro giù nella corte, venne una delle serve del sommo sacerdote;67e veduto Pietro che si scaldava, lo riguardò in viso e disse: Anche tu eri con Gesù Nazareno.68Ma egli lo negò, dicendo: Io non so, né capisco quel che tu dica. Ed uscì fuori nell’antiporto, e il gallo cantò.69E la serva, vedutolo, cominciò di nuovo a dire a quelli ch’eran quivi presenti: Costui è di quelli. Ma egli daccapo lo negò.70E di nuovo di lì a poco, quelli ch’erano quivi, dicevano a Pietro: Per certo tu sei di quelli, perché poi sei galileo.71Ma egli prese ad imprecare ed a giurare: Non conosco quell’uomo che voi dite.72E subito per la seconda volta, il gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detta: Avanti che il gallo abbia cantato due volte, tu mi rinnegherai tre volte. Ed a questo pensiero si mise a piangere.

    In piena notte, il palazzo del sommo sacerdote è in gran fermento. Gesù è davanti ai suoi accusatori. Falsi testimoni fanno delle deposizioni che non s’accordano. Ma Egli non si difende. È condannato, schiaffeggiato, battuto; gli sputano sul viso. Il nostro adorabile Salvatore accetta tutti questi oltraggi previsti dalla profezia (Isaia 50:6).

    Purtroppo, un’altra scena si svolge nel cortile del palazzo. Pietro non aveva creduto al suo Maestro e lo aveva rassicurato dicendogli: «Non ti rinnegherò» (vers. 31). Poco dopo non l’aveva ascoltato per vegliare e pregare al Getsemani. Il motivo della sua sconfitta sta in questo. Tuttavia il Signore aveva avvertito i suoi che «la carne è debole» (vers. 38). Ma era una verità che Pietro non era pronto ad accettare, e così deve farne l’amara esperienza. Ciò che non vogliamo imparare col Signore ricevendo umilmente la sua Parola, forse saremo costretti a impararlo dolorosamente avendo a che fare con il Nemico delle anime nostre.

    Per confermare meglio di non conoscere «quell’uomo», il povero Pietro proferisce delle imprecazioni e dei giuramenti. Non giudichiamolo troppo severamente; pensiamo piuttosto in quanti modi possiamo rinnegare il Signore se non vegliamo: per mezzo dei nostri atti, per mezzo delle nostre parole o... per mezzo del nostro silenzio quando dovremmo testimoniare di Lui.

    Marco 15:1-21
    1E subito la mattina, i capi sacerdoti, con gli anziani e gli scribi e tutto il Sinedrio, tenuto consiglio, legarono Gesù e lo menarono via e lo misero in man di Pilato.2E Pilato gli domandò: Sei tu il re dei Giudei? Ed egli, rispondendo, gli disse: Sì, lo sono.3E i capi sacerdoti l’accusavano di molte cose;4e Pilato daccapo lo interrogò dicendo: Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!5Ma Gesù non rispose più nulla; talché Pilato se ne maravigliava.6Or ogni festa di pasqua ei liberava loro un carcerato, qualunque chiedessero.7C’era allora in prigione un tale chiamato Barabba, insieme a de’ sediziosi, i quali, nella sedizione, avean commesso omicidio.8E la moltitudine, venuta su, cominciò a domandare ch’e’ facesse come sempre avea lor fatto.9E Pilato rispose loro: Volete ch’io vi liberi il Re de’ Giudei?10Poiché capiva bene che i capi sacerdoti glielo aveano consegnato per invidia.11Ma i capi sacerdoti incitarono la moltitudine a chiedere che piuttosto liberasse loro Barabba.12E Pilato, daccapo replicando, diceva loro: Che volete dunque ch’io faccia di colui che voi chiamate il Re de’ Giudei?13Ed essi di nuovo gridarono: Crocifiggilo!14E Pilato diceva loro: Ma pure, che male ha egli fatto? Ma essi gridarono più forte che mai: Crocifiggilo!15E Pilato, volendo soddisfare la moltitudine, liberò loro Barabba; e consegnò Gesù, dopo averlo flagellato, per esser crocifisso.16Allora i soldati lo menarono dentro la corte che è il Pretorio, e radunarono tutta la coorte.17E lo vestirono di porpora; e intrecciata una corona di spine, gliela misero intorno al capo,18e cominciarono a salutarlo: Salve, Re de’ Giudei!19E gli percotevano il capo con una canna, e gli sputavano addosso, e postisi inginocchioni, si prostravano dinanzi a lui.20E dopo che l’ebbero schernito, lo spogliarono della porpora e lo rivestirono dei suoi propri vestimenti. E lo menaron fuori per crocifiggerlo.21E costrinsero a portar la croce di lui un certo Simon cireneo, il padre di Alessandro e di Rufo, il quale passava di là, tornando dai campi.

    L’opera di morte deve, essa pure, compiersi subito (vers. 1). Incalzati dall’avvicinarsi della Pasqua e nella loro fretta di finirla con quel prigioniero che ispirava loro timore, i capi del popolo non perdono un istante. Conducono Gesù a Pilato dopo avergli legato quelle mani che avevano guarito tante miserie e che non avevano mai fatto altro che il bene. Davanti al governatore romano, il Salvatore anche adesso non apre bocca; è il silenzio di cui i Salmi 38:13 a 15 e 39:9 rivelano i meravigliosi motivi. La sua preghiera dice allo stesso tempo: «In te io spero, o Eterno... Tu risponderai, o Signore, Dio mio...» e: «sei Tu che hai agito».

    Sotto la pressione dei capi sacerdoti, tutto il popolo nella sua cieca follia esige con gran grida che sia messo in libertà il micidiale Barabba e sia crocifisso il suo Re. Allora Pilato, volendo accontentare la folla, libera il criminale e condanna Colui di cui riconosce l’innocenza. Ecco fin dove può giungere il desiderio di compiacere agli uomini (Giov. 19:21)!

    I soldati brutali si beffano, fingendo di sottomettersi a Colui che è in loro potere (perché si è dato volontariamente). E l’uomo corona il suo Creatore di spine, le spine che la terra aveva prodotto come conseguenza del peccato dell’uomo (Genesi 3:18).

    Marco 15:22-41
    22E menarono Gesù al luogo detto Golgota; il che, interpretato, vuol dire luogo del teschio.23E gli offersero da bere del vino mescolato con mirra; ma non ne prese.24Poi lo crocifissero e si spartirono i suoi vestimenti, tirandoli a sorte per sapere quel che ne toccherebbe a ciascuno.25Era l’ora terza quando lo crocifissero.26E l’iscrizione indicante il motivo della condanna, diceva: IL RE DE’ GIUDEI.27E con lui crocifissero due ladroni, uno alla sua destra e l’altro alla sua sinistra.28E si adempié la Scrittura che dice: Egli è stato annoverato fra gli iniqui.29E quelli che passavano lì presso lo ingiuriavano, scotendo il capo e dicendo: Eh, tu che disfai il tempio e lo riedifichi in tre giorni,30salva te stesso e scendi giù di croce!31Parimente anche i capi sacerdoti con gli scribi, beffandosi, dicevano l’uno all’altro: Ha salvato altri e non può salvar se stesso!32Il Cristo, il Re d’Israele, scenda ora giù di croce, affinché vediamo e crediamo! Anche quelli che erano stati crocifissi con lui, lo insultavano.33E venuta l’ora sesta, si fecero tenebre per tutto il paese, fino all’ora nona.34Ed all’ora nona, Gesù gridò con gran voce: Eloì, Eloì, lamà sabactanì? il che, interpretato, vuol dire: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?35E alcuni degli astanti, udito ciò, dicevano: Ecco, chiama Elia!36E uno di loro corse, e inzuppata d’aceto una spugna, e postala in cima ad una canna, gli diè da bere dicendo: Aspettate, vediamo se Elia viene a trarlo giù.37E Gesù, gettato un gran grido, rendé lo spirito.38E la cortina del tempio si squarciò in due, da cima a fondo.39E il centurione ch’era quivi presente dirimpetto a Gesù, avendolo veduto spirare a quel modo, disse: Veramente, quest’uomo era Figliuol di Dio!40Or v’erano anche delle donne, che guardavan da lontano; fra le quali era Maria Maddalena e Maria madre di Giacomo il piccolo e di Iose, e Salome;41le quali, quand’egli era in Galilea, lo seguivano e lo servivano; e molte altre, che eran salite con lui a Gerusalemme.

    L’uomo compie il più infame di tutti i delitti. Crocifigge il Figlio di Dio e non gli risparmia nessuna sorta di sofferenza e d’umiliazione. Il Salvatore è sul legno infamante dove lo trattiene il suo amore per il Padre e per gli uomini, insultato e provocato, come le Scritture lo preannunciavano (v. 28; Isaia 53:12). Il mondo lo respinge (condannando così se stesso), ma ecco che anche il cielo è chiuso, come lo esprime il grido nella sua indicibile distretta: «Dio mio, Dio mio, perché m’hai abbandonato?». Il cielo è chiuso per Lui affinché possa aprirsi per noi. Poiché è per «condurre molti figli alla gloria» che il duce della nostra salvezza è stato reso perfetto per via di sofferenze (Ebrei 2:10). Questa pagina della santa Scrittura, sulla quale la nostra fede si riposa con adorazione, costituisce il meraviglioso documento che ci garantisce l’accesso al cielo di gloria; accesso il cui segno è dato dalla cortina del tempio squarciata in due, da cima a fondo. E il gran grido del Salvatore spirante è la prova ch’Egli depone da Sé la sua vità, in pieno possesso della sua forza. È l’ultimo atto d’ubbidienza di Colui che era venuto quaggiù per servire, soffrire e morire, dando la sua vita preziosa come prezzo di riscatto per molti (cap. 10:45).

    Marco 15:42-47; Marco 16:1-8
    42Ed essendo già sera (poiché era Preparazione, cioè la vigilia del sabato),43venne Giuseppe d’Arimatea, consigliere onorato, il quale aspettava anch’egli il Regno di Dio; e, preso ardire, si presentò a Pilato e domandò il corpo di Gesù.44Pilato si maravigliò ch’egli fosse già morto; e chiamato a sé il centurione, gli domandò se era morto da molto tempo;45e saputolo dal centurione, donò il corpo a Giuseppe.46E questi, comprato un panno lino e tratto Gesù giù di croce, l’involse nel panno e lo pose in una tomba scavata nella roccia, e rotolò una pietra contro l’apertura del sepolcro.47E Maria Maddalena e Maria madre di Iose stavano guardando dove veniva deposto.
    1E passato il sabato, Maria Maddalena e Maria madre di Giacomo e Salome comprarono degli aromi per andare a imbalsamar Gesù.2E la mattina del primo giorno della settimana, molto per tempo, vennero al sepolcro sul levar del sole.3E dicevano tra loro: Chi ci rotolerà la pietra dall’apertura del sepolcro?4E alzati gli occhi, videro che la pietra era stata rotolata; ed era pur molto grande.5Ed essendo entrate nel sepolcro, videro un giovinetto, seduto a destra, vestito d’una veste bianca, e furono spaventate.6Ma egli disse loro: Non vi spaventate! Voi cercate Gesù il Nazareno che è stato crocifisso; egli è risuscitato; non è qui; ecco il luogo dove l’aveano posto.7Ma andate a dire ai suoi discepoli ed a Pietro, ch’egli vi precede in Galilea; quivi lo vedrete, come v’ha detto.8Ed esse, uscite, fuggiron via dal sepolcro, perché eran prese da tremito e da stupore, e non dissero nulla ad alcuno, perché aveano paura.

    Ora che le sofferenze della croce sono passate, Dio si compiace di mettere in rilievo la premura e i riguardi di alcune anime devote che hanno onorato il suo Figlio. In primo luogo Giuseppe d’Arimatea, che chiede a Pilato il corpo di Gesù e si occupa piamente della sua sepoltura. Poi, l’alba della risurrezione ci mostra tre donne che si affrettano ad andare al sepolcro. Erano fra quelle che «lo seguivano e lo servivano» prima di assistere con dolore alla scena della croce (15:40 e 41). Nel loro desiderio di compiere un ultimo servizio a Colui che esse pensano di aver perduto, portano degli aromi per imbalsamare il suo corpo. Ma devono rendersi conto dell’inutilità di quei preparativi, poiché un angelo annunzia loro la gloriosa notizia: Gesù è risuscitato.

    C’è un’altra donna che non troviamo al sepolcro: quella che al capitolo 14:3 aveva unto i piedi di Gesù con un profumo. È forse mancanza d’affetto da parte sua? No, ella aveva dato prova del contrario; ma aveva saputo discernere il momento di spandere il suo profumo. Ricordiamoci che la dedizione dell’amore è tanto più preziosa al cuore del Signore quando è accompagnata dal discernimento della sua volontà e dall’ubbidienza alla sua Parola.

    Marco 16:9-20
    9Or Gesù, essendo risuscitato la mattina del primo giorno della settimana, apparve prima a Maria Maddalena, dalla quale avea cacciato sette demoni.10Costei andò ad annunziarlo a coloro ch’eran stati con lui, i quali facean cordoglio e piangevano.11Ed essi, udito ch’egli viveva ed era stato veduto da lei, non lo credettero.12Or dopo questo, apparve in altra forma a due di loro ch’eran in cammino per andare ai campi;13e questi andarono ad annunziarlo agli altri; ma neppure a quelli credettero.14Di poi, apparve agli undici, mentre erano a tavola; e li rimproverò della loro incredulità e durezza di cuore, perché non avean creduto a quelli che l’avean veduto risuscitato.15E disse loro: Andate per tutto il mondo e predicate l’evangelo ad ogni creatura.16Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato.17Or questi sono i segni che accompagneranno coloro che avranno creduto: nel nome mio cacceranno i demoni; parleranno in lingue nuove;18prenderanno in mano dei serpenti; e se pur bevessero alcunché di mortifero, non ne avranno alcun male; imporranno le mani agl’infermi ed essi guariranno.19Il Signor Gesù dunque, dopo aver loro parlato, fu assunto nel cielo, e sedette alla destra di Dio.20E quelli se ne andarono a predicare da per tutto, operando il Signore con essi e confermando la Parola coi segni che l’accompagnavano.

    L’opera del santo Servitore di Dio in questo mondo è terminata (vedere Giovanni 17:4). Sono i discepoli che ora devono compiere la loro, seguendo le istruzioni dei vers. 15 a 18, e il grande esempio che hanno avuto sott’occhio.

    L’Uomo Cristo Gesù risuscitato prende posto nel cielo che, all’inizio del vangelo, si era aperto perché lo Spirito scendesse su Lui. Approvato da Dio nella sua vita e nella sua morte, Egli occupa ormai alla destra della Maestà il posto glorioso del perfetto riposo che gli spetta. Ma è là come Colui che distribuisce ai suoi il lavoro da fare. Il servizio è un privilegio eterno che il suo amore ci dà. Il Signore resta dunque servitore per sempre (Esodo 21:6; Luca 12:37), cooperando ora con i discepoli, e accompagnandoli con la sua potenza (vers. 20; vedere anche Ebrei 2:4). E noi, credenti, impegnati a nostra volta per il breve tempo della vita sul sentiero dell’ubbidienza ove il nostro Signore ha camminato per primo, siamo i testimoni dello stesso evangelo (vers. 15) e possiamo contare sulle stesse cure del suo amore. Ci sia dato di assomigliargli di più e di servirlo aspettandolo.


    This document may be found online at the following URL: http://www.stempublishing.com/authors/koechlin/dbd/it/localStorageYear3.html.

    You are welcome to freely access and use this material for personal study or sending to other Bible students, compiling extracts for notes etc, but please do not republish without permission.

    With the prayerful desire that the Lord Jesus Christ will use this God-given ministry in this form for His glory and the blessing of many in these last days before His coming. © Les Hodgett contact at stempublishing dot com.