Salmo 42
1Per il Capo de’ musici. Cantico de’ figliuoli di Core. Come la cerva agogna i rivi dell’acque, così l’anima mia agogna te, o Dio.2L’anima mia è assetata di Dio, dell’Iddio vivente: Quando verrò e comparirò al cospetto di Dio?3Le mie lacrime son diventate il mio cibo giorno e notte, da che mi van dicendo del continuo: Dov’è il tuo Dio?4Non posso non ricordare con profonda commozione il tempo in cui procedevo con la folla e la guidavo alla casa di Dio, tra i canti di giubilo e di lode d’una moltitudine in festa.5Perché t’abbatti anima mia? perché ti commuovi in me? Spera in Dio, perch’io lo celebrerò ancora; egli è la mia salvezza e il mio Dio.6L’anima mia è abbattuta in me; perciò io ripenso a te dal paese del Giordano, dai monti dell’Hermon, dal monte Mitsar.7Un abisso chiama un altro abisso al rumore delle tue cascate; tutte le tue onde ed i tuoi flutti mi son passati addosso.8L’Eterno, di giorno, mandava la sua benignità, e la notte eran meco i suoi cantici, la preghiera all’Iddio della mia vita.9Io dirò a Dio, ch’è la mia ròcca: Perché mi hai dimenticato? Perché vo io vestito a bruno per l’oppression del nemico?10Trafiggendomi le ossa, i miei nemici mi fanno onta dicendomi continuamente: Dov’è il tuo Dio?11Perché t’abbatti anima mia? perché ti commuovi in me? Spera in Dio, perché lo celebrerò ancora; egli è la mia salvezza e il mio Dio.

At the beginning of this new year, we commence with the second book of the Psalms. Prophetically it relates to the period when the faithful Jewish remnant, persecuted by the Antichrist, will have to flee from Jerusalem; vv. 2, 4 and 6 particularly reflect the painful anguish of this exile. At the same time, just as we have in the first book, many expressions can be seen as coming from the lips of the Lord Jesus, He who more than all others suffered from the wickedness of His people (e.g. vv. 7, 10).

Is there anywhere a more graphic picture than we have in v.1 to reflect the sighing of the soul who is thirsting for the presence of God? Oh that we might similarly seek that presence each time some sin has interrupted our communion with the Lord! And that each of us may know Him under this precious personal Name: the "God of my life" (v. 8)! This corresponds to the motto of the apostle: "For me to live is Christ" (Phil. 1:21). It is He who from year to year wants to order my life, to fill it, as the precious Object of my heart. "Where is thy God?" unbelievers ask ironically (vv. 3, 10; cf. Matt. 27:43). Ah! even if they do not know Him, would that I for my part might know always where to find Him, by day or night, to offer up to Him with love my song and my prayer (v. 8).

Salmo 43
1Fammi ragione, o Dio, difendi la mia causa contro un’empia gente; liberami dall’uomo frodolento e iniquo.2Poiché tu sei l’Iddio ch’è la mia fortezza; perché mi hai rigettato? Perché vo io vestito a bruno per l’oppression del nemico?3Manda la tua luce e la tua verità; mi guidino esse, mi conducano al monte della tua santità, nei tuoi tabernacoli.4Allora andrò all’altare di Dio, all’Iddio, ch’è la mia allegrezza ed il mio giubilo; e ti celebrerò con la cetra, o Dio, Dio mio!5Perché t’abbatti anima mia? perché ti commuovi in me? Spera in Dio, perché lo celebrerò ancora; egli è la mia salvezza ed il mio Dio.

This psalm is linked with the preceding one as emphasizing in its last verse by repetition the words of vv. 5, 11 in Psalm 42. My soul often needs to be exhorted thus not to be cast down, but to hope in God and to praise Him again and again. He has not only become my salvation; He is also "my God," the One on whom I depend unceasingly, the source of my strength (v. 2).

His light and His truth will lead me to intelligent worship, if I ask Him for this as the psalmist does here (vv. 3, 4).

The expression emphasized yesterday: "the God of my life" is complemented in v. 4 by another very remarkable expression: "God my exceeding joy". Dear fellow believers, is God the whole source of our happiness? Is He the object of our exceeding joy as He was for the Lord Jesus (Luke 10:21)? Knowing such a God as we do, should our soul be cast down or troubled? "Let not your heart be troubled" – the Lord said to His disciples – "ye believe in God, believe also in me" (John 14:1); and elsewhere: "Have faith in God" (Mark 11:22). Faith is the great remedy for all the sadness or restlessness that the world can inflict upon us.

Salmo 44:1-8
1Al capo de’ musici. Dei figliuoli di Core. Cantico. O Dio, noi abbiamo udito coi nostri orecchi, i nostri padri ci hanno raccontato l’opera che compisti ai loro giorni, ai giorni antichi.2Tu con la tua mano scacciasti le nazioni e stabilisti i nostri padri; distruggesti dei popoli per estender loro.3Poiché essi non conquistarono il paese con la loro spada, né fu il loro braccio che li salvò, ma la tua destra, il tuo braccio, la luce del tuo volto, perché li gradivi.4Tu sei il mio re, o Dio, ordina la salvezza di Giacobbe!5Con te noi abbatteremo i nostri nemici, nel tuo nome calpesteremo quelli che si levan contro a noi.6Poiché non è nel mio arco che io confido, e non è la mia spada che mi salverà;7ma sei tu che ci salvi dai nostri nemici e rendi confusi quelli che ci odiano.8In Dio noi ci glorieremo, ogni giorno e celebreremo il tuo nome in perpetuo. Sela.

While the psalms of the 1st book were nearly all psalms of David, these which we are now considering (Psalms 42-49) were composed by the sons of Korah, those objects of grace who had been spared at the time of God's judgment on their father (see Num. 26:11). That is why it is so remarkable to hear these men recalling the marvellous works done by God "in the times of old". For they, more than anyone else, are in a position to appreciate and celebrate the mercy of God. No, it was not the sword of the children of Israel which was able to save them and give them possession of their land (we only need to think of the crossing of the Red Sea, and the capture of Jericho). And the memory of the great acts of deliverance in the past is a lesson for these faithful men. Truly, they could no more trust in their own arms to conquer any more than their fathers could (v. 6). "Through thee" and "through thy name" (v. 5; Hosea 1:7) – that is where the believer finds his sole resource.

Another noticeable difference from the 1st book of psalms is the use here of the name of God (Almighty), while up to Psalm 41 it was always the LORD (Jehovah). This is the sad proof that now the faithful men and women of Israel no longer have any relationship with the formal worship which has now become apostate. The close relationship assured to them by the name of the LORD has been broken (Ex. 6:3, 6-8), but the true believer can still call on the supreme God.

Salmo 44:9-26
9Ma ora ci hai reietti e coperti d’onta, e non esci più coi nostri eserciti.10Tu ci fai voltar le spalle davanti al nemico, e quelli che ci odiano ci depredano.11Ci hai dati via come pecore da mangiare, e ci hai dispersi fra le nazioni.12Tu vendi il tuo popolo per un nulla, e non ti sei tenuto alto nel fissarne il prezzo.13Tu ci fai oggetto d’obbrobrio per i nostri vicini, di beffe e di scherno per quelli che ci stan d’intorno.14Tu ci rendi la favola delle nazioni, e i popoli scuotono il capo, quando si tratta di noi.15Tuttodì l’onta mia mi sta dinanzi, e la vergogna mi cuopre la faccia16all’udire chi mi vitupera e m’oltraggia, al vedere il nemico ed il vendicativo.17Tutto questo ci è avvenuto. Eppure non t’abbiam dimenticato e non siamo stati infedeli al tuo patto.18Il nostro cuore non si è rivolto indietro, e i nostri passi non si sono sviati dal tuo sentiero,19perché tu ci avessi a fiaccare cacciandoci in dimore di sciacalli, perché tu avessi a stender su noi l’ombra della morte.20Se avessimo dimenticato il nome del nostro Dio, e avessimo teso le mani verso un dio straniero,21Dio non l’avrebbe egli scoperto? Poich’egli conosce i segreti del cuore.22Anzi è per cagion tua che siamo ogni dì messi a morte, e reputati come pecore da macello.23Risvegliati! Perché dormi, o Signore? Destati, non rigettarci in perpetuo!24Perché nascondi la tua faccia e dimentichi la nostra afflizione e la nostra oppressione?25Poiché l’anima nostra è abbattuta nella polvere; il nostro corpo aderisce alla terra.26Lèvati in nostro aiuto, e liberaci, per amor della tua benignità.

The mood of the psalm changes from v. 9 onwards. Instead of continuing to look to God, to the light of His countenance and the power of His Name (vv. 3, 5), the faithful reflect on the trials which have come upon them. The soul of the child of God is not always on the mountain top, as we well know from our own experience.

However, the faith of these believers is not overcome; they know they can attribute to God all that has happened to them, and they accept the hard blows as coming from His hand (Job 1:21). Their conscience is clear; not only is it true that their steps have not strayed from the path of obedience, but their heart has not turned back (v. 18). And God is their witness, He who knows the secrets of the heart. Let us never forget v. 21.

What is the meaning of the strange expression in v. 22: to be "killed all the day long"? The quotation of this verse in Romans 8:36 makes it easy to understand. It is to be reminded, through trials, of the feeling of our nothingness, of our total helplessness. But the same passage invites us to realise the triumphant counterpart: "Nay, in all these things we are more than conquerors through him that loved us" (Rom. 8:37).

Salmo 45
1Per il Capo de’ musici. Sopra "i gigli". De’ figliuoli di Core. Cantico. Inno nuziale. Mi ferve in cuore una parola soave; io dico: l’opera mia è per un re; la mia lingua sarà come la penna d’un veloce scrittore.2Tu sei bello, più bello di tutti i figliuoli degli uomini; la grazia è sparsa sulle tue labbra; perciò Iddio ti ha benedetto in eterno.3Cingiti la spada al fianco, o prode; vèstiti della tua gloria e della tua magnificenza.4E, nella tua magnificenza, avanza sul carro, per la causa della verità, della clemenza e della giustizia; e la tua destra ti farà vedere cose tremende.5Le tue frecce sono aguzze; i popoli cadranno sotto di te; esse penetreranno nel cuore dei nemici del re.6Il tuo trono, o Dio, è per ogni eternità; lo scettro del tuo regno è uno scettro di dirittura.7Tu ami la giustizia e odii l’empietà. Perciò Iddio, l’Iddio tuo, ti ha unto d’olio di letizia a preferenza de’ tuoi colleghi.8Tutti i tuoi vestimenti sanno di mirra, d’aloe, di cassia; dai palazzi d’avorio la musica degli strumenti ti rallegra.9Figliuole di re son fra le tue dame d’onore, alla tua destra sta la regina, adorna d’oro d’Ophir.10Ascolta, o fanciulla, e guarda e porgi l’orecchio; dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre;11e il re porrà amore alla tua bellezza. Poich’egli è il tuo signore, prostrati dinanzi a lui.12E la figliuola di Tiro, con de’ doni, e i ricchi del popolo ricercheranno il tuo favore.13Tutta splendore è la figliuola del re, nelle sue stanze; la sua veste è tutta trapunta d’oro.14Ella sarà condotta al re in vesti ricamate; seguìta dalle vergini sue compagne, che gli saranno presentate;15saran condotte con letizia e con giubilo; ed esse entreranno nel palazzo del re.16I tuoi figliuoli prenderanno il posto de’ tuoi padri; tu li costituirai principi per tutta la terra.17Io renderò il tuo nome celebre per ogni età; perciò i popoli ti loderanno in sempiterno.

Under the leading of the Holy Spirit, the "ready writer", this psalm invites us to praise Christ, the "Well-beloved", He who in beauty and grace surpasses all the sons of men. But before pouring forth from his lips, that praise has already been prepared and meditated on, welling up in the heart (cf. Matt. 12:34); it praises His Person, His words and His works.

We could well say that worship on the Lord's day is the song which binds together all the verses which the Spirit has taught the child of God during the week on the inexhaustible theme of the glories and graces of the Lord Jesus. He is "the King" but vv. 6, 7 quoted in Hebrews 1:8-9, call Him "God". When He appears in His majesty and splendour, He is the object of universal admiration. His power is shown in the terrible judgment which He executes (vv. 3-5). Perfumes permeate His garments: myrrh reminds us of His sufferings, aloes of His death (John 19:39) and cassia His ascension. But for Christ the greatest of all these glories will be the beauty of the Bride, who will be presented to Him (here it is Jerusalem), and the love she will render to Him. Christian friend, it is your privilege now to pour out before Him this grateful love. "He is thy Lord; and worship thou him" (v. 11).

Salmo 46
1Per il Capo de’ musici. Dei figliuoli di Core. Per voci di fanciulle. Canto. Dio è per noi un rifugio ed una forza, un aiuto sempre pronto nelle distrette.2Perciò noi non temeremo, anche quando fosse sconvolta la terra, quando i monti fossero smossi in seno ai mari,3quando le acque del mare muggissero e schiumassero, e per il loro gonfiarsi tremassero i monti.4V’è un fiume, i cui rivi rallegrano la città di Dio, il luogo santo della dimora dell’Altissimo.5Iddio è nel mezzo di lei; essa non sarà smossa. Iddio la soccorrerà allo schiarire del mattino.6Le nazioni romoreggiano, i regni si commuovono; egli fa udire la sua voce, la terra si strugge.7L’Eterno degli eserciti è con noi, l’Iddio di Giacobbe è il nostro alto ricetto. Sela.8Venite, mirate le opere dell’Eterno, il quale compie sulla terra cose stupende.9Egli fa cessar le guerre fino all’estremità della terra; rompe gli archi e spezza le lance, arde i carri nel fuoco.10Fermatevi, ei dice, riconoscete che io sono Dio. Io sarò esaltato fra le nazioni, sarò esaltato sulla terra.11L’Eterno degli eserciti è con noi; l’Iddio di Giacobbe è il nostro alto ricetto. Sela.

How many believers in moments of distress have had the precious experience of v. 1! In the hour of trial, and very specially in the time of temptation, the young Christian should not forget that he has at his disposal this refuge, this strength, this very present help in trouble. Such resources are not to be found in himself; but in God, in other words, in communion with Him.

Korah had been swallowed up alive by an earthquake brought about by God, as touched on in v. 2. But his sons were spared, and it will be the same with the believers of the Jewish remnant. They will be in security, for their shelter is nothing less than the LORD Himself (Ps. 91:9-10). What a contrast with the men of the world during this same tribulation period (cf. Luke 21:26; Rev. 6:14-17). In the face of these foaming and roaring waters of judgment (v. 3), God reminds us that there is a river of grace spreading out in many streams, that is to say in many directions, which "shall make glad the city of God" and those who find their refuge there.

The psalm concludes by showing us the faithful souls occupying their "refuge" during the final judgments of God.

Salmo 47
1Per il Capo de’ musici. Dei figliuoli di Core. Salmo. Battete le mani, o popoli tutti; acclamate Iddio con grida d’allegrezza!2Poiché l’Eterno, l’Altissimo, è tremendo, re supremo su tutta la terra.3Egli riduce i popoli sotto di noi, e le nazioni sotto i nostri piedi.4Egli scelse per noi la nostra eredità, gloria di Giacobbe ch’egli ama. Sela.5Iddio è salito in mezzo alle acclamazioni, l’Eterno è salito al suon delle trombe.6Salmeggiate a Dio, salmeggiate; salmeggiate al nostro re, salmeggiate!7Poiché Dio è re di tutta la terra; cantategli un bell’inno.8Iddio regna sulle nazioni; Iddio siede sul trono della sua santità.9I principi de’ popoli s’adunano assieme per essere il popolo dell’Iddio d’Abramo: perché a Dio appartengono i potenti della terra; egli è sommamente elevato.

This psalm expresses the joy which will fill the hearts of the faithful souls when, following the judgments mentioned in Psalm 46, Christ establishes His reign. Israel will have a place of pre-eminence over all peoples, and will teach them to sing praises to God, His glory and His supremacy (vv. 3, 6; cf. Isa. 2:2-3). Once the relationship of the people with God has been established, we notice that the name of the LORD re-appears (see earlier, Ps. 46:7, 11). It is Christ who, finally acknowledged, takes His place as the great King over all the earth (Zech. 14:9). And we understand why we, as Christians, do not call the Lord Jesus our King. We are citizens of heaven, not subjects of the earthly kingdom. Christ will not reign over the Church, but He will reign with her; she will be in the same position as a queen at the side of her royal husband.

Should we not sing, we who have not only a great King to honour but a divine Saviour, a risen Lord, a heavenly Bridegroom who loves His Church, and is coming for her? How many glories unite in the same Person, marvellous glories which should fill our mouths and our hearts at the present time with the eternal song of true worshippers.
Jesus our Saviour, Shepherd, Friend,
Our Prophet, Priest and King.
Our Lord, our Life, our Way, our End,
Accept the praise we bring.

Salmo 48
1Canto. Salmo de’ figliuoli di Core. Grande è l’Eterno e lodato altamente nella città dell’Iddio nostro, sul monte della sua santità.2Bello si erge, gioia di tutta la terra, il monte di Sion, dalle parti del settentrione, bella è la città del gran re.3Nei palazzi d’essa Dio s’è fatto conoscere come un’alta fortezza.4Poiché ecco, i re s’erano adunati, si avanzavano assieme.5Appena la videro, rimasero attoniti, smarriti, si misero in fuga,6un tremore li colse quivi, una doglia come di donna che partorisce.7Col vento orientale tu spezzi le navi di Tarsis.8Quel che avevamo udito l’abbiamo veduto nella città dell’Eterno degli eserciti, nella città del nostro Dio. Dio la renderà stabile in perpetuo. Sela.9O Dio, noi abbiam meditato sulla tua benignità dentro al tuo tempio.10O Dio, qual è il tuo nome, tale è la tua lode fino all’estremità della terra; la tua destra è piena di giustizia.11Si rallegri il monte di Sion, festeggino le figliuole di Giuda per i tuoi giudizi!12Circuite Sion, giratele attorno, contatene le torri,13osservatene i bastioni, considerate i suoi palazzi, onde possiate parlarne alla futura generazione.14Poiché questo Dio è il nostro Dio in sempiterno; egli sarà la nostra guida fino alla morte.

Psalm 48 brings to an end the prophetic view begun in Psalm 42. We now see briefly the final attack of the kings of the earth against Jerusalem, and their utter defeat (vv. 4-7). The godly Jews then see the things they had heard about now being fulfilled for their blessing (v. 8; Ps. 44:1). Certainly then it had not been in vain that they had put their trust in God. After having suffered so much in exile, how precious each stone of the beloved city appears to them! And they find themselves again in the midst of this temple which they had longed for continually (Ps. 42:4; Ps. 43:3-4), completely filled with the sense of the goodness of their God (v. 9). Is this not equally our holy occupation when we are found where the Lord has promised His presence: to meditate upon His great love?

But in that day praise will not only fill the hearts of the believers scattered here and there as they are today; it will extend even to the ends of the earth, and will at last be worthy of the Name of the great God who will be the subject of all praise (v. 10).

Dear friend, this God who rules over the world's destiny, and will accomplish that which He has spoken, is He your God for ever and ever, and your Guide until your last hour down here?

Salmo 49
1Per il Capo de’ musici. De’ figliuoli di Core. Salmo. Udite questo, popoli tutti; porgete orecchio, voi tutti gli abitanti del mondo!2Plebei e nobili, ricchi e poveri tutti insieme.3La mia bocca proferirà cose savie, e la meditazione del mio cuore sarà piena di senno.4Io presterò l’orecchio alle sentenze, spiegherò a suon di cetra il mio enigma.5Perché temerei ne’ giorni dell’avversità quando mi circonda l’iniquità dei miei insidiatori,6i quali confidano ne’ loro grandi averi e si gloriano della grandezza delle loro ricchezze?7Nessuno però può in alcun modo redimere il fratello, né dare a Dio il prezzo del riscatto d’esso.8Il riscatto dell’anima dell’uomo è troppo caro e farà mai sempre difetto.9Non può farsi ch’ei continui a vivere in perpetuo e non vegga la fossa.10Perché la vedrà. I savi muoiono; periscono del pari il pazzo e lo stolto e lasciano ad altri i loro beni.11L’intimo lor pensiero è che le loro case dureranno in eterno e le loro abitazioni d’età in età; dànno i loro nomi alle loro terre.12Ma l’uomo ch’è in onore non dura; egli è simile alle bestie che periscono.13Questa loro condotta è una follia; eppure i loro successori approvano i lor detti. Sela.14Son cacciati come pecore nel soggiorno de’ morti; la morte è il loro pastore; ed al mattino gli uomini retti li calpestano. La lor gloria ha da consumarsi nel soggiorno de’ morti, né avrà altra dimora.15Ma Iddio riscatterà l’anima mia dal potere del soggiorno dei morti, perché mi prenderà con sé. Sela.16Non temere quand’uno s’arricchisce, quando si accresce la gloria della sua casa.17Perché, quando morrà, non porterà seco nulla; la sua gloria non scenderà dietro a lui.18Benché tu, mentre vivi, ti reputi felice, e la gente ti lodi per i godimenti che ti procuri,19tu te ne andrai alla generazione de’ tuoi padri, che non vedranno mai più la luce.20L’uomo ch’è in onore e non ha intendimento è simile alle bestie che periscono.

In view of the future which the Spirit of God has sketched out in the preceding psalms, He now addresses all the inhabitants of the world, whatever their rank in society (vv. 1, 2). What purpose is served by the riches in which they boast, and in which they put their confidence, if the greatest treasure on earth is not sufficient to redeem a single soul? (vv. 7, 8). What is needed is a priceless ransom, which I must give up the idea of ever being able to pay for myself! But "God will redeem my soul" v. 15 declares. And we know what price He has had to pay for it (1 Peter 1:18-19).

If anyone is looking for honours in this world, let him reflect on v. 12, and then v. 20. Where does this race for honours lead us, this way of folly (v. 13) in which many competitors are involved, rich and poor, ordinary folk and great men? It leads to death where nothing can be carried away! (v. 17). Death makes nonsense of all human plans, threatens the wisest human schemes, takes the edge off every joy, and stamps every project with terrible uncertainty (Luke 12:20). Moreover men close their eyes for fear of having to confront it. But for the Christian death is only the last step in the journey towards the Father's house . . . for He will receive him there (v. 15).

Salmo 50
1Salmo di Asaf. Il Potente, Iddio, l’Eterno ha parlato e ha convocato la terra dal sol levante al ponente.2Da Sion, perfetta in bellezza, Dio è apparso nel suo fulgore.3L’Iddio nostro viene e non se ne starà cheto; lo precede un fuoco divorante, lo circonda una fiera tempesta.4Egli chiama i cieli di sopra e la terra per assistere al giudicio del suo popolo:5Adunatemi, dice, i miei fedeli che han fatto meco un patto mediante sacrifizio.6E i cieli proclameranno la sua giustizia; perché Dio stesso sta per giudicare. Sela.7Ascolta, popolo mio, ed io parlerò; ascolta, o Israele, e io ti farò le mie rimostranze. Io sono Iddio, l’Iddio tuo.8Io non ti riprenderò a motivo de’ tuoi sacrifizi; i tuoi olocausti stanno dinanzi a me del continuo.9Io non prenderò giovenchi dalla tua casa né becchi dai tuoi ovili;10perché mie son tutte le bestie della foresta, mio è il bestiame ch’è per i monti a migliaia.11Io conosco tutti gli uccelli del monti, e quel che si muove per la campagna è a mia disposizione.12Se avessi fame, non te lo direi, perché il mondo, con tutto quel che contiene, è mio.13Mangio io carne di tori, o bevo io sangue di becchi?14Offri a Dio il sacrifizio della lode, e paga all’Altissimo i tuoi voti;15e invocami nel giorno della distretta: io te ne trarrò fuori, e tu mi glorificherai.16Ma quanto all’empio, Iddio gli dice: Spetta egli a te di parlar de’ miei statuti, e di aver sulle labbra il mio patto?17A te che odii la correzione e ti getti dietro alle spalle le mie parole?18Se vedi un ladro, tu ti diletti nella sua compagnia, e sei il socio degli adulteri.19Tu abbandoni la tua bocca al male, e la tua lingua intesse frodi.20Tu siedi e parli contro il tuo fratello, tu diffami il figlio di tua madre.21Tu hai fatto queste cose, ed io mi son taciuto, e tu hai pensato ch’io fossi del tutto come te; ma io ti riprenderò, e ti metterò tutto davanti agli occhi.22Deh, intendete questo, voi che dimenticate Iddio; che talora io non vi dilanii e non vi sia chi vi liberi.23Chi mi offre il sacrifizio della lode mi glorifica, e a chi regola bene la sua condotta, io farò vedere la salvezza di Dio.

Psalm 49 reminds all the inhabitants of the world of the brevity and emptiness of riches and honours, these two poles of attraction for men of all times. In Psalm 50 God addresses His people Israel (v. 7) to show them the uselessness of animal sacrifices. These can by no means redeem the soul, nor "make the comers thereunto perfect". By one sacrifice alone, God has sealed His covenant with Israel (v. 5; Hebrews 10:1, 10). In return, what He now expects from all His own is praise (vv. 14, 23; Heb. 13:15).

The short v. 15 summarises the story of our deliverance. First there is prayer; then the divine answer which is assured to us; finally our thanksgiving (thou shalt glorify me) – alas! how often we forget this. Let us put our trust in God; let us call upon Him and He will fulfil His promise!

In vv. 16-22, God warns the wicked man, but he while having his mouth full of pious words, denies them in practice and hates correction. Let us be sure that we are not like him!

Notice once again the sublime introduction (vv. 1, 2) which, as is often the case, gives us the theme of the psalm: God is speaking to the earth to reveal to it His splendour in the Person of Christ, the sovereign Judge and glorious King in Zion.

Salmo 51
1Per il Capo de’ musici. Salmo di Davide, quando il profeta Natan venne a lui, dopo che Davide era stato da Batseba. Abbi pietà di me, o Dio, secondo la tua benignità; secondo la moltitudine delle tue compassioni, cancella i miei misfatti.2Lavami del tutto della mia iniquità e nettami del mio peccato!3Poiché io conosco i miei misfatti, e il mio peccato è del continuo davanti a me.4Io ho peccato contro te, contro te solo, e ho fatto ciò ch’è male agli occhi tuoi; lo confesso, affinché tu sia riconosciuto giusto quando parli, e irreprensibile quando giudichi.5Ecco, io sono stato formato nella iniquità, e la madre mia mi ha concepito nel peccato.6Ecco, tu ami la sincerità nell’interiore; insegnami dunque sapienza nel segreto del cuore.7Purificami con l’issopo, e sarò netto; lavami, e sarò più bianco che neve.8Fammi udire gioia ed allegrezza; fa’ che le ossa che tu hai tritate festeggino.9Nascondi la tua faccia dai miei peccati, e cancella tutte le mie iniquità.10O Dio, crea in me un cuor puro e rinnova dentro di me uno spirito ben saldo.11Non rigettarmi dalla tua presenza e non togliermi lo spirito tuo santo.12Rendimi la gioia della tua salvezza e fa’ che uno spirito volonteroso mi sostenga.13Io insegnerò le tue vie ai trasgressori, e i peccatori si convertiranno a te.14Liberami dal sangue versato, o Dio, Dio della mia salvezza, e la mia lingua celebrerà la tua giustizia.15Signore, aprimi le labbra, e la mia bocca pubblicherà la tua lode.16Poiché tu non prendi piacere nei sacrifizi, altrimenti io li offrirei; tu non gradisci olocausto.17I sacrifizi di Dio sono lo spirito rotto; o Dio, tu non sprezzi il cuor rotto e contrito.18Fa’ del bene a Sion, per la tua benevolenza; edifica le mura di Gerusalemme.19Allora prenderai piacere in sacrifizi di giustizia, in olocausti e in vittime arse per intero; allora si offriranno giovenchi sul tuo altare.

Psalm 51 was written by David in truly painful circumstances (2 Sam. 12). He shows us the feelings experienced in the soul through real conviction of sin, as well as the path marked out by the Holy Spirit to restore communion. Let us consider the painful steps: the confession of the wrong done (v. 3); the thought that God has been offended, and not just such and such a person (v. 4); the reminder of our own evil nature (v. 5); the sense of God's requirements as to "truth in the inward parts" (may we never forget v. 6); the desire for a good, clean conscience (v. 10); finally the need for him to return to practical holiness (v. 11), to joy and to devout service (vv. 8, 12). Once he has been restored, the believer will be able to teach others the grace which has forgiven him (v. 13; cf. Luke 22:32).

All this work does not involve the offering of any sacrifice (v. 16), of any act of penance. A broken spirit, a truly humbled heart, that is what God can accept through the efficacy of the work of Christ (vv. 16, 17).

Dear friends, if at some time we have allowed ourselves to be overtaken in some sin, let us read this psalm again in the presence of God, not just as the confession of David, but as our own prayer.

Salmo 52
1Per il Capo de’ musici. Cantico di Davide, quando Doeg l’Edomita venne a riferire a Saul che Davide era entrato in casa di Ahimelec. Perché ti glorii del male, uomo potente? La benignità di Dio dura per sempre.2La tua lingua medita rovine; essa è simile a un rasoio affilato, o artefice d’inganni.3Tu ami il male più che il bene, e la menzogna più che il parlar secondo giustizia. Sela.4Tu ami ogni parola che cagiona distruzione, o lingua fraudolenta!5Iddio altresì ti distruggerà per sempre; ti afferrerà, ti strapperà dalla tua tenda e ti sradicherà dalla terra de’ viventi. Sela.6I giusti lo vedranno e temeranno e si rideranno di quel tale, dicendo:7Ecco l’uomo che non avea fatto di Dio la sua fortezza, ma confidava nell’abbondanza delle sue ricchezze, e si faceva forte della sua perversità!8Ma io sono come un ulivo verdeggiante nella casa di Dio; io confido nella benignità di Dio in sempiterno.9Io ti celebrerò del continuo per quel che tu avrai operato, e, nel cospetto dei tuoi fedeli, spererò nel tuo nome, perch’esso è buono.

Up to the end of the 2nd book (Ps. 72) we shall find more psalms of David, several of which were composed, as Psalm 51, in very significant circumstances. 1 Samuel 22:9 . . . recounts how Doeg the Edomite made his report to Saul of David's visit to Ahimelech the priest, and the massacre which followed. This Doeg is a picture of the Antichrist, a prophetic figure who will be evil incarnate and will glory in it (v. 1). What a contrast between the words of Psalm 45:7, addressed to the Lord Jesus, and these vv. 1, 3 which challenge this "mighty man"! For the comforting assurance of believers, the prophecy in v. 5 will be fully accomplished in Revelation 19:20.

In the face of this powerful force of evil, the psalmist takes refuge in God (v. 8), and even praises Him (v. 9). Thus the Spirit of God knows how to make use of the severest trials to call forth accents of praise from the hearts of the redeemed. As for the unbeliever, he never has peace, and the uncertain things in which he trusts are not equal to the confidence he places in them (v. 7). His riches are corrupted, his gold and silver are cankered, as the apostle James declares (James 5:2-3).

Salmo 53
1Al Capo de’ musici. Mestamente. Cantico di Davide. Lo stolto ha detto nel suo cuore: Non c’è Dio. Si sono corrotti, si son resi abominevoli con la loro malvagità, non v’è alcuno che faccia il bene.2Iddio ha riguardato dal cielo sui figliuoli degli uomini per vedere se vi fosse alcuno che avesse intelletto, che cercasse Iddio.3Tutti si son tratti indietro, tutti quanti si son corrotti, non v’è alcuno che faccia il bene, neppur uno.4Son essi senza conoscenza questi operatori d’iniquità, che mangiano il mio popolo come mangiano il pane, e non invocano Iddio?5Ecco là, son presi da grande spavento, ove prima non c’era spavento; poiché Dio ha disperse le ossa di quelli che ti assediavano; tu li hai coperti di confusione, perché Iddio li disdegna.6Oh chi recherà da Sion la salvezza d’Israele? Quando Iddio farà ritornare gli esuli del suo popolo, Giacobbe festeggerà, Israele si rallegrerà.

With the exception of v. 5, and the substitution of the name of God for that of the LORD, Psalm 53 is the almost literal reproduction of Psalm 14. Romans 3:10-12 quotes the first three verses to show the general ruin of the whole human race, and nobody has been able to deny this fact. "There is none that doeth good" (v. 1), "no, not one" adds v. 3. Yet we know there has been one Man, the One who came from heaven, the holy exception among the sons of men on whom God has been able to look down from heaven (v. 2; cf. Matt. 3:16-17).

"There is no God" the fool says in his heart, although his conscience tells him the contrary; it is through God he moves and has his being, lives by His blessings, and breathes the very air He gives (Acts 17:28). But God is an embarrassment to him, so he forces himself to believe that He does not exist, putting in His place "all-powerful" science or philosophy. And when he is obliged in spite of everything to admit that there must be some "first cause", the unbeliever speaks vaguely of Nature or of Providence to avoid having to utter the name of God, which puts him in fear . . . because God is Light. It is He who will confound all the "workers of iniquity".

Salmo 54
1Per il Capo de’ musici. Per strumenti a corda. Cantico di Davide quando gli Zifei vennero a dire a Saul: Davide non si tiene egli nascosto fra noi? O Dio, salvami per il tuo nome, e fammi giustizia per la tua potenza.2O Dio, ascolta la mia preghiera, porgi orecchio alle parole della mia bocca!3Poiché degli stranieri si son levati contro a me e de’ violenti cercano l’anima mia. Essi non tengono Iddio presente innanzi a loro. Sela.4Ecco, Iddio e colui che m’aiuta; il Signore è fra quelli che sostengon l’anima mia.5Egli farà ricadere il male sopra i miei nemici. Nella tua fedeltà, distruggili!6Con animo volonteroso io t’offrirò sacrifizi; celebrerò il tuo nome, o Eterno, perch’esso è buono;7perché m’ha liberato da ogni distretta, e l’occhio mio ha visto sui miei nemici quel che desideravo.

After Doeg the Edomite, the Ziphites had in their turn treacherously informed Saul about the movements of David, his rival, and had allowed him to track David down. We have the account of this in 1 Samuel 23:19 . . ., but one very significant thing is not mentioned there: it is this prayer of utmost confidence which the rejected king addressed to his God in the hour of danger.

Likewise for the Christian there should be, right through all the circumstances of every day, a texture of prayers woven in secret between the Lord and himself. This is what we find, for example, throughout the whole of the book of Nehemiah (Neh. 1:11; Neh. 2:4; Neh. 4:4; Neh. 5:19; Neh. 6:14 . . .). The world which has not set God before itself (v. 3) and can understand nothing of the power of prayer, will put down to a "lucky chance" the way in which a believer escapes the dangers which threaten him (just see how in 1 Samuel 23:26 Saul was always seeking David on the opposite side of the mountain from where he was). But the believer knows the Name of the One who saves him out of every trouble, and this is the Name which he praises (vv. 1, 6, 7). God is his help, but more than that, for the whole of the time while his trials last, He upholds the soul which might otherwise be discouraged (v. 4).

Salmo 55:1-11
1Per il Capo de’ musici. Per strumenti a corda. Cantico di Davide. Porgi orecchio alla mia preghiera o Dio, e non rifiutar di udir la mia supplicazione.2Attendi a me, e rispondimi; io non ho requie nel mio lamento, e gemo,3per la voce del nemico, per l’oppressione dell’empio; poiché mi gettano addosso delle iniquità e mi perseguitano con furore.4Il mio cuore spasima dentro di me e spaventi mortali mi son caduti addosso.5Paura e tremito m’hanno assalito, e il terrore mi ha sopraffatto;6onde ho detto: Oh avess’io delle ali come la colomba! Me ne volerei via, e troverei riposo.7Ecco, me ne fuggirei lontano, andrei a dimorar nel deserto; Sela.8m’affretterei a ripararmi dal vento impetuoso e dalla tempesta.9Annienta, Signore, dividi le loro lingue, poiché io vedo violenza e rissa nella città.10Giorno e notte essi fanno la ronda sulle sue mura; dentro di essa sono iniquità e vessazioni.11Malvagità è in mezzo a lei, violenza e frode non si dipartono dalle sue piazze.

Oppressed by wicked men who are pursuing him relentlessly, seized with anguish and the "terrors of death" (vv. 3, 4), the believer does not himself answer the "voice of the enemy"; he turns to God. This is what we must always do, rather than retaliate with vicious words – not to cry for vengeance as David does in these verses. From a prophetic point of view, the Psalms take us beyond the present time of grace to the days when the establishment of the Kingdom will only be possible by the judgment of evil. The wickedness of the world does not extend today to the depths it will reach in that terrible period. It is still restrained, kept in check by the presence of the Holy Spirit on the earth (2 Thess. 2:6-7). However, the characteristics described here are already manifesting themselves: violence and strife (v. 9), mischief and sorrow (v. 10), wickedness, deceit and guile (v. 11). The believer cannot feel himself at ease in such a world. Like the faithful remnant, he longs for the place of quiet rest (v. 6), for the Father's house, which is his hope and the theme of his song: Green pastures are before me, which yet I have not seen; bright skies will soon be o'er me, where the dark clouds have been.

Salmo 55:12-23
12Poiché non è stato un nemico che mi ha fatto vituperio; altrimenti, l’avrei comportato; non è stato uno che m’odiasse a levarmisi contro; altrimenti, mi sarei nascosto da lui;13ma sei stato tu, l’uomo ch’io stimavo come mio pari, il mio compagno e il mio intimo amico.14Insieme avevamo dolci colloqui, insieme ce n’andavamo tra la folla alla casa di Dio.15Li sorprenda la morte! Scendano vivi nel soggiorno de’ morti! poiché nelle lor dimore e dentro di loro non v’è che malvagità.16Quanto a me: io griderò, a Dio e l’Eterno mi salverà.17La sera, la mattina e sul mezzodì mi lamenterò e gemerò, ed egli udrà la mia voce.18Egli darà pace all’anima mia, riscuotendola dall’assalto che m’è dato, perché sono in molti contro di me.19Iddio udirà e li umilierà, egli che siede sul trono ab antico; Sela. poiché in essi non v’è mutamento, e non temono Iddio.20Il nemico ha steso la mano contro quelli ch’erano in pace con lui, ha violato il patto concluso.21La sua bocca è più dolce del burro, ma nel cuore ha la guerra; le sue parole son più morbide dell’olio, ma sono spade sguainate.22Getta sull’Eterno il tuo peso, ed egli ti sosterrà; egli non permetterà mai che il giusto sia smosso.23Ma tu, o Dio, farai cader costoro nel profondo della fossa; gli uomini di sangue e di frode non arriveranno alla metà de’ lor giorni; ma io confiderò in te.

The person David speaks of in vv. 12-14 was probably Ahithophel the Gilonite, whose treason and suicide are recounted in 2 Samuel 15-17. But in a prophetic way these words apply to the wicked Judas. Is there any stronger expression than that of v. 13 to describe the bonds of affection: "mine equal, my guide, and mine acquaintance"? Here we have a convincing proof that the greatest displays of confidence and love are incapable of winning the natural human heart, in which there dwells strife against God (v. 21; cf. Mark 14:45). Pause to think what the feelings of the Lord must have been down here. He could depend on nothing here, nor trust Himself to any man (John 2:24). But faced with such a development of evil the psalmist invites us: "Cast thy burden upon the LORD . . ." (v. 22). A burden hampers a man in his walk; that is why Hebrews 12:1-2 tells us also: "lay aside every weight . . . let us run with patience . . . looking unto Jesus". That does not mean to say that the trial will at once be withdrawn. But it will cease to be a burden from the moment we cast it upon God, leaving to Him the loving care of dealing with the thing which may be worrying us.

Salmo 56
1Per il Capo de’ musici. Su: "Colomba de’ terebinti lontani". Inno di Davide quando i Filistei lo presero in Gat. Abbi pietà di me, o Dio, poiché gli uomini anelano a divorarmi; mi tormentano con una guerra di tutti i giorni;2i miei nemici anelano del continuo a divorarmi, poiché sono molti quelli che m’assalgono con superbia.3Nel giorno in cui temerò, io confiderò in te.4Coll’aiuto di Dio celebrerò la sua parola; in Dio confido, e non temerò; che mi può fare il mortale?5Torcon del continuo le mie parole; tutti i lor pensieri son vòlti a farmi del male.6Si radunano, stanno in agguato, spiano i miei passi, come gente che vuole la mia vita.7Rendi loro secondo la loro iniquità! O Dio, abbatti i popoli nella tua ira!8Tu conti i passi della mia vita errante; raccogli le mie lacrime negli otri tuoi; non sono esse nel tuo registro?9Nel giorno ch’io griderò, i miei nemici indietreggeranno. Questo io so: che Dio è per me.10Coll’aiuto di Dio celebrerò la sua parola; coll’aiuto dell’Eterno celebrerò la sua parola.11In Dio confido e non temerò; che mi può far l’uomo?12Tengo presenti i voti che t’ho fatti, o Dio; io t’offrirò sacrifizi di lode;13poiché tu hai riscosso l’anima mia dalla morte, hai guardato i miei piedi da caduta, ond’io cammini, al cospetto di Dio, nella luce de’ viventi.

This psalm, like the 34th, relates to the time of David's sad experience in Gath (1 Sam. 21:11-15).

Vv. 5, 6 remind us of the Lord in His relationship with those who gathered around Him, who watched Him to catch Him out and who twisted His words (Matt. 22:34, 41; Luke 11:53; 20:20). The Lord Jesus showed His answer to their wickedness by His confidence in His Father. Let us copy Him! However, to be able to trust in God, it is first necessary to know Him. A small child will not, as a rule, put his hand into the hand of a stranger. Now it is the Word which shows us the One upon whom we can lean; that is why the believer can exclaim in two repeated phrases: "In God I will praise his word, in God I have put my trust" (vv. 4, 10, 11). The wicked observe the steps of the believer (v. 6), but God notes his wanderings too (v. 8). We know that He knows the number of hairs on their heads (Matt. 10:30); and here we see Him concerned about every tear shed by His children, even the most secret sorrows. And so, if in my "comings and goings" I should encounter a trap set by the enemy, He who has delivered my soul from eternal death will also keep my feet from falling (v. 13; Ps. 94:18; Ps. 116:8; Jude 24).

Salmo 57
1Per il Capo de’ musici. "Non distruggere". Inno di Davide, quando, perseguitato da Saul, fuggì nella spelonca. Abbi pietà di me, o Dio, abbi pietà di me, perché l’anima mia cerca rifugio in te; e all’ombra delle tue ali io mi rifugio, finché le calamità siano passate.2Io griderò all’Iddio altissimo: a Dio, che compie i suoi disegni su me.3Egli manderà dal cielo a salvarmi. Mentre colui che anela a divorarmi m’oltraggia, Sela. Iddio manderà la sua grazia e la sua fedeltà.4L’anima mia è in mezzo a leoni; dimoro tra gente che vomita fiamme, in mezzo ad uomini, i cui denti son lance e saette, e la cui lingua è una spada acuta.5Innalzati, o Dio, al disopra de’ cieli, risplenda su tutta la terra la tua gloria!6Essi avevano teso una rete ai miei passi; l’anima mia era accasciata; avevano scavata una fossa dinanzi a me, ma essi vi son caduti dentro. Sela.7Il mio cuore è ben disposto, o Dio, il mio cuore è ben disposto; io canterò e salmeggerò.8Dèstati, o gloria mia, destatevi, saltèro e cetra, io voglio risvegliare l’alba.9Io ti celebrerò fra i popoli, o Signore, a te salmeggerò fra le nazioni,10perché grande fino al cielo e la tua benignità, e la tua fedeltà fino alle nuvole.11Innalzati, o Dio, al di sopra de’ cieli, risplenda su tutta la terra la tua gloria!

Like Psalms 51 and 56, this one begins with the words "Be merciful unto me, O God! . . ." For divine grace is my resource, not only against the evil which surrounds me, but also concerning the sin that is within me (Ps. 51). Whether the enemies go under the name of Absalom, of Philistines, or of Saul, . . . Satan or the world, the safe refuge of my soul is "in thee", Lord Jesus, "in the shadow of thy wings" (v. 1). In such a place of shelter I do not fear anything coming from men's tongues, nor the net they have prepared for my steps (vv. 4, 6; cf. Ps. 91:3-4). "God . . . that performeth all things for me" (v. 2). It is the equivalent of Romans 8:28 – "we know," declares the apostle, "that all things work together for good to them that love God." Faith leads us first to believe, then to experience that "all things", even those things most contrary to our own wishes, are ordered by God to bring us into blessing.

But here the believer is more anxious about the glory of God than about his own deliverance (v. 5, repeated in v. 11 and Psalm 108:5). This was the prayer of the Lord Jesus with regard to the cross which was before Him: "Father, glorify thy name" (John 12:28). It should also be our first desire in every circumstance of our life.

Salmo 58
1Per il Capo de’ musici. "Non distruggere". Inno di Davide. E’ egli proprio secondo giustizia che voi parlate, o potenti? Giudicate voi rettamente i figliuoli degli uomini?2Anzi, nel cuore voi commettete delle iniquità; nel paese, voi gettate nella bilancia la violenza delle vostre mani.3Gli empi sono sviati fin dalla matrice, i mentitori son traviati fino dal seno materno.4Han del veleno simile al veleno del serpente, son come l’aspide sordo che si tura le orecchie,5che non ascolta la voce degl’incantatori, del mago esperto nell’affascinare.6O Dio, rompi loro i denti in bocca; o Eterno, fracassa i mascellari de’ leoncelli!7Si struggano com’acqua che scorre via; quando tirano le lor frecce, sian come spuntate.8Siano essi come lumaca che si strugge mentre va: come l’aborto d’una donna, non veggano il sole.9Prima che le vostre pignatte sentano il fuoco del pruno, verde od acceso che sia il legno, lo porti via la bufera.10Il giusto si rallegrerà quando avrà visto la vendetta; si laverà i piedi nel sangue dell’empio;11e la gente dirà: Certo, vi è una ricompensa per il giusto; certo c’è un Dio che giudica sulla terra!

Vv. 1-5 leave us under no illusion on the subject of human justice. If we find this picture too severe, we only need to remember the cross. Relationships between men are often settled on the basis of the law "might is right". And lies, together with the poison of slander are the weapons usually employed (vv. 3,4; Ps.140:3). Yes, the world around us is filled with injustice, as it was in the time of David. But our attitude as Christians should be quite different from that of the godly Jew, as seen in vv. 6-10. In the time of the great tribulation, the godly Jew will only be able to call upon the God of vengeance to hasten the day when justice will reign on the earth. This day will surely come, but while we are waiting for it, it is still "the day of salvation" (2 Cor. 6:2). Moreover it is our privilege, we to whom grace has been shown, to intercede for men with and before the Saviour God. The injustice which is all around us is the opportunity for us to go and sow "the fruit of righteousness" (James 3:18). It is not for us to try to improve the world which is incapable of improvement, but rather to show in the world the features of the Saviour.

Salmo 59
1Per il Capo de’ musici. "Non distruggere". Inno di Davide, quando Saul mandò a guardargli la casa per ucciderlo. Liberami dai miei nemici, o mio Dio; ponimi in luogo alto al sicuro dai miei aggressori.2Liberami dagli operatori d’iniquità, e salvami dagli uomini di sangue.3Perché, ecco essi pongono agguati all’anima mia; uomini potenti si radunano contro a me, senza che in me vi sia misfatto né peccato, o Eterno!4Senza che in me vi sia iniquità, essi corrono e si preparano. Dèstati, vieni a me, e vedi!5Tu, o Eterno, che sei l’Iddio degli eserciti, l’Iddio d’Israele, lèvati a visitare tutte le genti! Non far grazia ad alcuno dei perfidi malfattori! Sela.6Tornan la sera, urlano come cani e vanno attorno per la città.7Ecco, vomitano ingiurie dalla lor bocca; hanno delle spade sulle labbra. Tanto, dicono essi, chi ci ode?8Ma tu, o Eterno, ti riderai di loro; ti farai beffe di tutte le genti.9O mia forza, a te io riguarderò, perché Dio è il mio alto ricetto.10L’Iddio mio mi verrà incontro colla sua benignità, Iddio mi farà veder sui miei nemici quel che desidero.11Non li uccidere, che talora il mio popolo non lo dimentichi: falli, per la tua potenza, andar vagando ed abbattili, o Signore, nostro scudo.12Ogni parola delle loro labbra è peccato della lor bocca; siano dunque presi nei laccio della lor superbia; siano presi per le maledizioni e le menzogne che proferiscono.13Distruggili nel tuo furore, distruggili sì che non siano più: e si conoscerà fino alle estremità della terra che Dio signoreggia su Giacobbe. Sela.14Tornino pure la sera, urlino come cani e vadano attorno per la città.15Vadano vagando per trovar da mangiare, e se non trovano da saziarsi, passino così la notte.16Ma io canterò la tua potenza, e al mattino loderò ad alta voce la tua benignità, perché tu sei stato per me un alto ricetto, un rifugio nel giorno della mia distretta.17O mia forza, a te salmeggerò, perché Dio è il mio alto ricetto, l’Iddio benigno per me.

Among the psalms which are connected with circumstances in the life of David, this one is the oldest (see 1 Sam. 19:11-18). It was composed during the course of that eventful night when Saul three times sent his criminal messengers to watch (v. 11), to capture (v. 14), and to put to death the person he hated (v. 15; in our psalm we see their determination to do evil, in vv. 6-14). During this troubled night, the afflicted one turns to his God: "Awake to help me . . . God of Israel, awake . . ." (vv. 4, 5; cf. Ps. 44:23; Mark 4:38). He knows God's power; he knows that God can deliver him if He so wishes, but he does not fully understand His faithfulness, His watchfulness and His tenderness towards His own (cf. Matt. 8:2-3). Ps. 121 vv. 3-8 gives the answer to the believer's doubts: "He that keepeth thee will not slumber . . ." And in v. 17 we note that David proved not only the strength but also the mercy of his God. He praises Him under these two headings.

Saul's plan was to bring about David's death in the morning (1 Sam. 19:11). But for David, as for us, that morning becomes the morning of deliverance, of joy and of praise (v. 16; 2 Samuel 23:4).

Salmo 60
1Per il Capo de’ musici. Su "il giglio della testimonianza". Inno di Davide da insegnare; quand’egli mosse guerra ai Siri di Mesopotamia e ai Siri di Soba e Joab tornò, e sconfisse 12.000 Idumei nella valle del Sale. O Dio, tu ci hai rigettati, ci hai dispersi, tu ti sei adirato; deh, ci ristabilisci!2Tu hai fatto tremare la terra, tu l’hai schiantata; restaura le sue rotture, perché vacilla.3Tu hai fatto vedere al tuo popolo cose dure; tu ci hai dato a bere un vino che stordisce.4Ma tu hai dato a quelli che ti temono una bandiera, perché si levino in favor della verità. Sela.5Perché i tuoi diletti sian liberati, salvaci con la tua destra e rispondici.6Iddio ha parlato nella sua santità: Io trionferò, spartirò Sichem e misurerò la valle di Succot.7Mio è Galaad e mio è Manasse, ed Efraim è la forte difesa del mio capo; Giuda è il mio scettro.8Moab è il bacino dove mi lavo; sopra Edom getterò il mio sandalo; o Filistia, fammi delle acclamazioni!9Chi mi condurrà nella città forte? Chi mi menerà fino in Edom?10Non sarai tu, o Dio, che ci hai rigettati e non esci più, o Dio, coi nostri eserciti?11Dacci aiuto per uscir dalla distretta, poiché vano è il soccorso dell’uomo.12Con Dio noi faremo prodezze, ed egli schiaccerà i nostri nemici.

Who when reading 2 Samuel 8 and 1 Chronicles 18, that glorious account of the victories of David over the Syrians and the Edomites, would ever have thought that at that time Israel and her king had passed through a time of such distress, as we have mentioned here in vv. 1-3, 10-11! The Christian's victory is often preceded by painful inward conflicts, known by the Lord alone. And a part of the reward of these conflicts is the lesson which God at the same time teaches us in the secret of our hearts. It is in this sense we can understand the expression in Romans 8:37 already quoted: "more than conquerors". Also this psalm is written especially "to teach" (see the title). David has learned – and reminds us – that "vain is the help of man" (cf. Ps. 146:3) and that "through God we shall do valiantly". "Thou hast given a banner to them that fear thee, that it may be displayed because of the truth". May we hold high this banner of truth with a firm hand.

The preceding psalms set forth the individual relationship of the soul with God; here it is a matter of the communal feelings of all the people. Let us never lose sight of the unity of the Lord's redeemed people, their character as the "beloved" (v. 5) and the collective witness they are called upon to render.

Salmo 61
1Per il Capo de’ musici. Per strumenti a corda. Di Davide. O Dio, ascolta il mio grido, attendi alla mia preghiera.2Dall’estremità della terra io grido a te, con cuore abbattuto; conducimi alla ròcca ch’è troppo alta per me;3poiché tu mi sei stato un rifugio, una forte torre dinanzi al nemico.4Io dimorerò nel tuo tabernacolo per sempre, mi riparerò all’ombra delle tue ali. Sela.5Poiché tu, o Dio, hai esaudito i miei voti, m’hai dato l’eredità di quelli che temono il tuo nome.6Aggiungi dei giorni ai giorni del re, siano i suoi anni come molte età!7Segga sul trono nel cospetto di Dio in perpetuo! Ordina alla benignità e alla verità di guardarlo;8così salmeggerò al tuo nome in perpetuo, e adempirò ogni giorno i miei voti.

When a believer comes up against evil in all its different forms, when he is harassed by men and his "heart is overwhelmed", he finds his refuge in God (vv. 2, 3). This was David's experience when hunted down, first by Saul, later by Absalom; this will also be the experience of the remnant fleeing from the tyranny of the Antichrist.

"Lead me to the rock that is higher than I". The Spirit of God lifts faith to heights which natural intelligence cannot reach, and of which we feel unworthy. And from the height of this rock, the believer exalts the Saviour in all that He is for him and all the various aspects of help and protection which he finds in Him: a strong tower against his enemies (cf. Prov. 18:10); a tabernacle (or tent) protecting him from the storm and the heat of the sun; the covert of His wings, which speaks of tenderness and safety.

Just the same as in Psalm 56:12, the believer recalls the vows he has made, that is to say the commitment he has entered into towards God (vv. 5, 8). For us who are Christians, these vows correspond to the conviction in our soul of the rights the LORD has over us, to the knowledge that we have now been given over to God and that we no longer belong to ourselves, but to Him who has redeemed us (2 Cor. 5:15; read also Rom. 12:1).

Salmo 62
1Per il Capo de’ musici. Per Jeduthun. Salmo di Davide. L’anima mia s’acqueta in Dio solo; da lui viene la mia salvezza.2Egli solo è la mia ròcca e la mia salvezza, il mio alto ricetto; io non sarò grandemente smosso.3Fino a quando vi avventerete sopra un uomo e cercherete tutti insieme di abbatterlo come una parete che pende, come un muricciuolo che cede?4Essi non pensano che a farlo cadere dalla sua altezza; prendon piacere nella menzogna; benedicono con la bocca, ma internamente maledicono. Sela.5Anima mia, acquetati in Dio solo, poiché da lui viene la mia speranza.6Egli solo è la mia ròcca e la mia salvezza; egli è il mio alto ricetto; io non sarò smosso.7In Dio è la mia salvezza e la mia gloria; la mia forte ròcca e il mio rifugio sono in Dio.8Confida in lui ogni tempo, o popolo; espandi il tuo cuore nel suo cospetto; Dio è il nostro rifugio. Sela.9Gli uomini del volgo non sono che vanità, e i nobili non sono che menzogna; messi sulla bilancia vanno su, tutti assieme son più leggeri della vanità.10Non confidate nell’oppressione, e non mettete vane speranze nella rapina; se le ricchezze abbondano, non vi mettete il cuore.11Dio ha parlato una volta, due volte ho udito questo: che la potenza appartiene a Dio;12e a te pure, o Signore, appartiene la misericordia; perché tu renderai a ciascuno secondo le sue opere.

This beautiful psalm is not marked out as applying to any special circumstance in David's life, as if to confirm that "at all times" (v. 8), the soul must rest peacefully upon God (here mentioned seven times) and on Him alone! Precious expressions of trust (vv. 1, 2, 5-8) but especially precious Object of my confidence: Christ, the Rock of ages on whom both my salvation and my glory rest (v. 7)! If I realise this, I can invite others to put their trust in Him (v. 8), and at the same time warn them against every deceitful help. In truth, whether they be of low or high degree in the social ladder, men puff themselves up with the wind of their vanity, and with their lying pretensions. In the divine balance they are "found wanting" (v. 9; cf. Dan. 5:27).

As Christians, let us hold firmly to what we find at the end of v. 10: "If riches increase, set not your heart upon them". Many of God's children, faithful as long as they had only God on whom to rest (v. 1) have not been able to resist the test of prosperity (cf. Ps. 69:22). "The deceitfulness of riches" has stifled the living word and they have become unfruitful (Matt. 13:22).

Salmo 63
1Salmo di Davide: quand’era nel deserto di Giuda. O Dio, tu sei l’Iddio mio, io ti cerco dall’alba; l’anima mia è assetata di te, la mia carne ti brama in una terra arida, che langue, senz’acqua.2Così t’ho io mirato nel santuario per veder la tua forza e la tua gloria.3Poiché la tua benignità val meglio della vita; le mie labbra ti loderanno.4Così ti benedirò finché io viva, e alzerò le mani invocando il tuo nome.5L’anima mia sarà saziata come di midollo e di grasso, e la mia bocca ti loderà con labbra giubilanti.6Quand’io mi ricordo di te sul mio letto, medito di te nelle veglie della notte.7Poiché tu sei stato il mio aiuto, ed io giubilo all’ombra delle tue ali.8L’anima mia s’attacca a te per seguirti; la tua destra mi sostiene.9Ma costoro che cercano la rovina dell’anima mia, entreranno nelle parti più basse della terra.10Saran dati in balìa della spada, saranno la preda degli sciacalli.11Ma il re si rallegrerà in Dio; chiunque giura per lui si glorierà, perché la bocca di quelli che dicon menzogne sarà turata.

Can we make this fervent early morning prayer of the psalmist ours? Feeling the barrenness of this sad world, his whole desire, his longing, his joy, is his God, who is the object day and night of his fervent meditation. A man has nothing more precious than his own life, but the believer has found an even greater treasure: the goodness of his God. In his heart he looks back on all the experiences of that goodness (vv. 3, 7). Notice the splendid progression: my soul thirsteth for thee (v. 1); my soul is satisfied (v. 5; Jer. 31:25); my soul followeth hard after thee (v. 8). While I look at the world I experience this thirst and faintness, but in thinking of the Lord my soul is satisfied; I come in worship, and thus strengthened, and bound to Him who fills and satisfies me, I can follow Him through this desert world, upheld by His mighty hand.

But the desert road will soon be passed. Tomorrow the end of the pilgrim way will appear without clouds. And what is the end? It is the Lord in His glory, seen at last by our very eyes. He Himself has made the request: "Father, I will that they also, whom thou hast given me, be with me where I am; that they may behold my glory" (John 17:24; cf. v. 2). May He find in each of our hearts a desire which answers to His!

Salmo 64
1Per il Capo de’ musici. Salmo di Davide. O Dio, ascolta la mia voce nel mio lamento! Guarda la mia vita dallo spavento del nemico.2Mettimi al coperto dalle trame de’ maligni, dalla turba degli operatori d’iniquità,3che hanno aguzzato la loro lingua come una spada e hanno scoccato come frecce le loro parole amare,4per colpire da luoghi nascosti l’uomo integro; lo colpiscono all’improvviso, e non hanno paura.5S’incoraggiano a vicenda in un’impresa malvagia; concertano di tender lacci di nascosto; e dicono: Chi li vedrà?6Divisano nequizia e dicono: Abbiam compiuto il nostro divisamento. L’intimo pensiero e il cuore d’ognun di loro è un abisso.7Ma Dio scoccherà contro di essi le sue frecce, e subito saran coperti di ferite;8saranno fatti cadere; e il male fatto dalle loro lingue ricadrà su loro. Tutti quelli che li vedranno scrolleranno il capo,9e tutti gli uomini temeranno, e racconteranno l’opera di Dio, e considereranno quello ch’egli avrà fatto.10Il giusto si rallegrerà nell’Eterno e in lui cercherà rifugio; e tutti i diritti di cuore si glorieranno.

The believer does not only experience the barrenness of a world which cannot quench his soul's thirst (Ps. 63:1), but he also feels the hostility of the men of the world. They sharpen their tongues against him like a sword (cf. Ps. 55:21; Ps. 57:4). Faithfulness has always roused the hatred of unbelievers. We should not be astonished at this, but take care that our conduct does not give any basis to justify their accusations. Against that sword, and those sharp arrows, let us put on the breastplate of righteousness (that is to say, conduct beyond reproach; Ephesians 6:14; 1 Peter 2:12), and let us meet all the manifestations of evil with "the meekness of wisdom" (James 3:13). Then God will take up our cause (Rom. 12:17-19).

" Who shall see them?" the enemies of the just had said (v. 5; see also Ps. 10:11; Ps. 59:7). Oh, but God sees it! His searching gaze sees the malevolence and deceit in the depths of the heart (v. 6). And in answer to the arrow (these "bitter words") suddenly unleashed and directed against the perfect man (v. 4), He prepares His own arrow which will deliver His redeemed just as suddenly when the right moment comes (v. 7).

Salmo 65
1Per il Capo de’ musici. Salmo di Davide. Canto. A te, o Dio, nel raccoglimento, sale la lode in Sion, a te l’omaggio dei voti che si compiono.2O tu ch’esaudisci la preghiera, ogni carne verrà a te.3Le iniquità mi hanno sopraffatto, ma tu farai l’espiazione delle nostre trasgressioni.4Beato colui che tu eleggi e fai accostare a te perché abiti ne’ tuoi cortili! Noi sarem saziati de’ beni della tua casa, della santità del tuo tempio.5In modi tremendi tu ci rispondi, nella tua giustizia, o Dio della nostra salvezza, confidanza di tutte le estremità della terra e dei mari lontani.6Egli con la sua potenza rende stabili i monti; egli è cinto di forza.7Egli acqueta il rumore de’ mari, il rumore de’ loro flutti, e il tumulto de’ popoli.8Perciò quelli che abitano alle estremità della terra temono alla vista de’ tuoi prodigi; tu fai giubilare i luoghi ond’escono la mattina e la sera.9Tu visiti la terra e l’adacqui, tu l’arricchisci grandemente. I ruscelli di Dio son pieni d’acqua; tu prepari agli uomini il grano, quando prepari così la terra;10tu adacqui largamente i suoi solchi, ne pareggi le zolle, l’ammollisci con le piogge, ne benedici i germogli.11Tu coroni de’ tuoi beni l’annata, e dove passa il tuo carro stilla il grasso.12Esso stilla sui pascoli del deserto, e i colli son cinti di gioia.13I pascoli si riveston di greggi, e le valli si copron di frumento; dan voci di allegrezza e cantano.

Before praise becomes universal at the dawn of the "millennial day" (Ps. 66), it is being prepared silently in the heart of believers. This silent worship should be a familiar thing to us. It does not just wait for the Lord's Day morning to rise up before God alone, and has far more reality than mere words can express. Let us make a habit of it in our travels, in breaks at work, in bed at night . . . (Ps. 63:6). It will always be heard and understood by the One who hears prayer (v. 2).

After having realised in v. 3 the blessing of forgiveness of sins Israel and equally the Christian will be able to rejoice in the presence of God and to have the joy of communion with Him (v. 4).

The psalm concludes with a magnificent picture of future earthly blessing, corresponding in type to the spiritual riches of the believer which he possesses now. If the believer faints in "a dry and thirsty land, where no water is" (Ps. 63:1), he should remember that "the river of God is full of water" (v. 9). Dear friends, it is our own fault if our soul is sometimes parched (see John 4:14-15).

"Thou makest the outgoings of the morning and evening to rejoice" v. 8 still says. Yes, may our days begin, unfold and end in a song of joy and love.

Salmo 66
1Al Capo de’ musici. Canto. Salmo. Fate acclamazioni a Dio, voi tutti abitanti della terra!2Cantate la gloria del suo nome, rendete gloriosa la sua lode!3Dite a Dio: Come son tremende le opere tue! Per la grandezza della tua forza i tuoi nemici ti aduleranno.4Tutta la terra si prostrerà dinanzi a te e a te salmeggerà, salmeggerà al tuo nome. Sela.5Venite e mirate le opere di Dio; egli è tremendo ne’ suoi atti verso i figliuoli degli uomini.6Egli mutò il mare in terra asciutta; il popolo passò il fiume a piedi; quivi ci rallegrammo in lui.7Egli, con la sua potenza, signoreggia in eterno; i suoi occhi osservan le nazioni; i ribelli non facciano i superbi! Sela.8Benedite il nostro Dio, o popoli, e fate risonar la voce della sua lode!9Egli ha conservato in vita l’anima nostra, non ha permesso che il nostro piè vacillasse.10Poiché tu ci hai provati, o Dio, ci hai passati al crogiuolo come l’argento.11Ci hai fatti entrar nella rete, hai posto un grave peso sulle nostre reni.12Hai fatto cavalcar degli uomini sul nostro capo; siamo entrati nel fuoco e nell’acqua, ma tu ci traesti fuori in luogo di refrigerio.13Io entrerò nella tua casa con olocausti, ti pagherò i miei voti,14i voti che le mie labbra han proferito, che la mia bocca ha pronunziato nella mia distretta.15Io t’offrirò olocausti di bestie grasse, con profumo di montoni; sacrificherò buoi e becchi. Sela.16Venite e ascoltate, o voi tutti che temete Iddio! Io vi racconterò quel ch’egli ha fatto per l’anima mia.17Io gridai a lui con la mia bocca, ed egli fu esaltato dalla mia lingua.18Se nel mio cuore avessi avuto di mira l’iniquità, il Signore non m’avrebbe ascoltato.19Ma certo Iddio m’ha ascoltato; egli ha atteso alla voce della mia preghiera.20Benedetto sia Iddio, che non ha rigettato la mia preghiera, né m’ha ritirato la sua benignità.

In the happy days of which Psalm 65 speaks prophetically, Israel's role will be to invite the nations to joy and praise – first of all because of His terrible works (vv. 3, 5), then for His goodness towards His people. The departure from Egypt and entry into Canaan (v. 6) are the first great acts of power which will always be the subject of exaltation. Christians, let us not cease to exalt the cross of our Lord Jesus Christ. He has delivered us from the yoke of the prince of this world (Egypt) and has caused us to enter into heavenly blessings.

Then the long drawn out sufferings of Israel will also be remembered (vv. 10-12). The Jews have been (and still are) tested in all sorts of ways, overpowered, trodden under foot (v. 12) by the nations in the midst of whom they have been scattered. But soon they will be able to bless God who has preserved their soul alive, and has refined them in the crucible of trial. Let us too never forget this precious divine purpose. V. 18 reminds us of a most important truth. God can not listen to our prayers so long as we have unjudged sin on our conscience. Let us quickly confess it so that we may once again enjoy fellowship with Him! (Isa. 1:15; Ps. 32:5-6).

Salmo 67
1Per il Capo de’ musici. Per strumenti a corda. Salmo. Canto. Iddio abbia mercé di noi, e ci benedica, Iddio faccia risplendere il suo volto su noi; Sela.2affinché la tua via sia conosciuta sulla terra, e la tua salvezza fra tutte le genti.3Ti celebrino i popoli, o Dio, tutti quanti i popoli ti celebrino!4Le nazioni si rallegrino e giubilino, perché tu giudichi i popoli con equità, e sei la guida delle nazioni sulla terra. Sela.5Ti celebrino i popoli, o Dio, tutti quanti i popoli ti celebrino!6La terra ha prodotto il suo frutto; Dio, l’Iddio nostro, ci benedirà.7Iddio ci benedirà, e tutte le estremità della terra lo temeranno.

Israel asks to be blessed so that God's will and His salvation may be known through all the earth (vv. 1, 2). We are so often concerned about ourselves in our prayers. Let us pray that the grace which has been shown to us and the blessings we enjoy may be noticed by those around us and that they may thereby be attracted to the Lord Jesus.

The epistle to the Romans (Rom. 9-11) explains to us how Israel has been set aside to allow God to extend His grace to the Gentile nations. It shows us also how the participation of the Gentiles in the promises made to Abraham was intended to provoke the Jews to jealousy (read Rom. 11:11-12). But under the kingly sceptre of the Messiah, there will be room for both the one and the other (Ps. 22:27). All the nations of the world will be blessed with the Jewish people. It will no longer be a matter of jealousy or national pride; Israel will have only one desire: to see all the peoples rejoicing in God and praising Him (vv. 3, 5). Then the Lamb will be exalted in heaven and on earth as He is worthy. "Thou hast redeemed us to God by thy blood out of every kindred, and tongue, and people, and nation . . ." (Rev. 5:9).

Salmo 68:1-14
1Al Capo de’ musici. Di Davide. Salmo. Canto. Lèvisi Iddio, e i suoi nemici saranno dispersi, e quelli che l’odiano fuggiranno dinanzi a lui.2Tu li dissiperai come si dissipa il fumo; come la cera si strugge dinanzi al fuoco, così periranno gli empi dinanzi a Dio.3Ma i giusti si rallegreranno, esulteranno nel cospetto di Dio, e gioiranno con letizia.4Cantate a Dio, salmeggiate al suo nome, preparate la via a colui che cavalca attraverso i deserti; il suo nome è: l’Eterno, ed esultate dinanzi a lui.5Padre degli orfani e difensore delle vedove è Iddio nella dimora della sua santità;6Iddio dona al solitario una famiglia, trae fuori i prigionieri e dà loro prosperità; solo i ribelli dimorano in terra arida.7O Dio, quando tu uscisti davanti al tuo popolo, quando ti avanzasti attraverso il deserto, Sela.8la terra tremò; anche i cieli si strussero in pioggia per la presenza di Dio; lo stesso Sinai tremò alla presenza di Dio, dell’Iddio d’Israele.9O Dio, tu spandesti una pioggia di benefizi sulla tua eredità; quand’essa era sfinita, tu la ristorasti.10La tua greggia prese dimora nel paese, che tu avevi, o Dio, preparato nella tua bontà pei miseri.11Il Signore dà un ordine: le messaggere di buone novelle sono una grande schiera.12I re degli eserciti fuggono, fuggono, e la rimasta a casa divide le spoglie.13Quando vi siete riposati tra gli ovili, le ali della colomba si son coperte d’argento, e le sue penne hanno preso il giallo dell’oro.14Quando l’Onnipotente disperse i re nel paese, lo Tsalmon si coperse di neve.

Though terrible in His judgments against the ungodly, God shows Himself full of tenderness toward those who belong to Him, those whom He calls "the righteous" (v. 3). He takes to Himself the beautiful names of "father of the fatherless" and "judge of the widows" (v. 5; Ps. 146:9; Jer. 49:11). In this way He shows that He is concerned in a very special way with those who have lost their natural support. The lonely ones are the objects of special care. "God setteth the solitary in families" (v. 6). How many have enjoyed this lovely experience! At the time of their conversion doors were closed to them, and some members of the family no longer wanted to know them. For love of the Lord Jesus, they had to leave "house, or brothers, or sisters . . ." but the "Father of the fatherless" received them into His own family where they found other brothers and other sisters (read Mark 10:29-30).

Up to v. 14 the psalm recalls God's care towards His people after their journey through the wilderness (cf. vv. 1, 7 with Num. 10:33-36). He has not ceased to watch over Israel, His "congregation" (or flock, v. 10). But in our days the Lord has "other sheep . . . which are not of this fold" (i.e. the Jewish fold – John 10:16). Are you one of them? Can you speak of the love of this good Shepherd?

Salmo 68:15-23
15O monte di Dio, o monte di Basan, o monte dalle molte cime, o monte di Basan,16perché, o monti dalle molte cime, guardate con invidia al monte che Dio s’è scelto per sua dimora? Sì, l’Eterno vi abiterà in perpetuo.17I carri di Dio si contano a miriadi e miriadi, a migliaia di migliaia; il Signore viene dal Sinai nel santuario.18Tu sei salito in alto, hai menato in cattività dei prigioni, hai preso doni dagli uomini, anche dai ribelli, per far quivi la tua dimora, o Eterno Iddio.19Sia benedetto il Signore! Giorno per giorno porta per noi il nostro peso; egli ch’è l’Iddio della nostra salvezza. Sela.20Iddio è per noi l’Iddio delle liberazioni; e all’Eterno, al Signore, appartiene il preservar dalla morte.21Ma Dio schiaccerà il capo de’ suoi nemici, la testa chiomata di colui che cammina nelle sue colpe.22Il Signore ha detto: Io ti ritrarrò da Basan, ti ritrarrò dalle profondità del mare,23affinché tu affondi il tuo piè nel sangue, e la lingua de’ tuoi cani abbia la sua parte de’ tuoi nemici.

There will come a time when all the pretensions of men to power (these high mountains in v. 16) will have to give way to divine power. That power has demonstrated how very great it is, not only by the victory over Israel's enemies, but also by the victory which Christ gained over Satan (the strong man who held us captive) and by His triumphant resurrection (v. 18; Rom. 1:4). Made "higher than the heavens" the Lord is here the One who receives gifts as a Man. In the quotation in Ephesians 4:8-10, He distributes those gifts. In our days the Church uses for its edification these gifts, given to it through the Holy Spirit (Acts 2:33). With all that is within us we echo the words of v. 19: "Blessed be the Lord, who daily loadeth us with benefits, even the God of our salvation". Truly our God is a God of salvation. It is God to whom the issues from death belong (although this v. 20 applies in the first place to the national restoration of Israel) and it is He who gives to those kept by His power a heavenly and eternal part with the First-born from among the dead, with the risen Man.

Salmo 68:24-35
24Essi han veduto la tua entrata, o Dio, l’entrata del mio Dio, del mio Re, nel santuario.25Precedevano i cantori, dietro venivano i sonatori, in mezzo alle fanciulle, che battevano i tamburi.26Benedite Iddio nelle raunanze, benedite il Signore, voi che siete della fonte d’Israele!27Ecco il piccolo Beniamino, che domina gli altri; i principi di Giuda e la loro schiera, i principi di Zabulon, i principi di Neftali.28Il tuo Dio ha ordinato la tua forza; rafferma, o Dio, ciò che hai operato per noi!29Nel tuo tempio, ch’è sopra Gerusalemme, i re ti recheranno doni.30Minaccia la bestia de’ canneti, la moltitudine de’ tori coi giovenchi de’ popoli, che si prostrano recando verghe d’argento. Dissipa i popoli che si dilettano in guerre.31Gran signori verranno dall’Egitto, l’Etiopia s’affretterà a tender le mani verso Dio.32O regni della terra, cantate a Dio, salmeggiate al Signore, Sela.33a colui che cavalca sui cieli dei cieli eterni! Ecco, egli fa risonar la sua voce, la sua voce potente.34Riconoscete la potenza di Dio; la sua maestà è sopra Israele, e la sua potenza è ne’ cieli.35O Dio, tu sei tremendo dai tuoi santuari! L’Iddio d’Israele è quel che dà forza e potenza al suo popolo. Benedetto sia Iddio!

The end of this psalm brings before us another aspect of the Kingdom which is to be established. The "goings" of God with His people, which had begun in the wilderness (v. 7), now finish in the sanctuary, picture of a glorious rest (v. 24; cf. 2 Sam. 6:17; 2 Sam.7:6). The tribes of Israel, gathered together at last, share this rest. V. 27 remembers Judah now reunited with Zebulun and Naphtali, as well as little Benjamin. In fact this last tribe had almost been annihilated by judgment (Judges 21); here then is a picture of the whole of the children of Israel who have come through the great tribulation. But now Israel rules, because God has commanded the strength of His people (v. 28). The whole world submits: kings (v. 29), princes (v. 31), kingdoms (v. 32) – all are invited to ascribe to God the power and majesty now seen in Israel.

"They have seen thy goings, O God" (v. 24). We think too of the disciples of John the Baptist "looking upon Jesus as he walked" (John 1:36) and who followed Him. Yes, while reading the Word, let us consider this perfect walk of the Lord Jesus in the wilderness of this world, while we wait to see Him face to face in the place of rest and glory.

Salmo 69:1-19
1Al Capo de’ musici. Sopra "i gigli". Di Davide. Salvami, o Dio, poiché le acque mi son giunte fino all’anima.2Io sono affondato in un profondo pantano, ove non v’è da fermare il piede; son giunto in acque profonde e la corrente mi sommerge.3Sono stanco di gridare, la mia gola è riarsa; gli occhi mi vengon meno, mentre aspetto il mio Dio.4Quelli che m’odiano senza cagione sono più numerosi de’ capelli del mio capo; sono potenti quelli che mi vorrebbero distrutto e che a torto mi sono nemici; perfino quello che non avevo preso, l’ho dovuto restituire.5O Dio, tu conosci la mia follia, e le mie colpe non ti sono occulte.6Non sian confusi, per cagion mia, quelli che sperano in te, o Signore, Eterno degli eserciti! Non siano svergognati per cagion mia, quelli che ti cercano, o Dio d’Israele!7Perché per amor tuo io porto il vituperio, e la vergogna mi copre la faccia.8Io son divenuto un estraneo ai miei fratelli, e un forestiero ai figliuoli di mia madre.9Poiché lo zelo della tua casa mi ha roso, e i vituperi di quelli che ti vituperano son caduti su me.10Io ho pianto, ho afflitto l’anima mia col digiuno, ma questo è divenuto un motivo d’obbrobrio.11Ho fatto d’un cilicio il mio vestito, ma son diventato il loro ludibrio.12Quelli che seggono alla porta discorron di me, e sono oggetto di canzone ai bevitori di cervogia.13Ma, quanto a me, la mia preghiera sale a te, o Eterno, nel tempo accettevole; o Dio, nella grandezza della tua misericordia, rispondimi, secondo la verità della tua salvezza.14Tirami fuor del pantano, e ch’io non affondi! Fa’ ch’io sia liberato da quelli che m’odiano, e dalle acque profonde.15Non mi sommerga la corrente delle acque, non m’inghiottisca il gorgo, e non chiuda il pozzo la sua bocca su di me!16Rispondimi, o Eterno, perché la tua grazia è piena di bontà; secondo la grandezza delle tue compassioni, volgiti a me.17E non nascondere il tuo volto dal tuo servo, perché sono in distretta; affrettati a rispondermi.18Accostati all’anima mia, e redimila; riscattami per cagion de’ miei nemici.19Tu conosci il mio vituperio, la mia onta e la mia ignominia; i miei nemici son tutti davanti a te.

Psalm 68 showed Christ raised to heaven as Victor, receiving glorious gifts (v. 18). Psalm 69 presents Him as abased, in shame and unspeakable suffering, restoring that which He had not taken away (v. 4). We have already found this order of things in Psalm 21 preceding as it does Psalm 22, in order that we may make no mistake as to the greatness of the Person undergoing such suffering. Just as the ark opened up a way for the people through the river Jordan (river of death), Christ goes forward to Calvary taking upon Himself the load of sins, the "foolishness" of His people (v. 5). He sinks in the deep mire of sin, in the depths of the waters of judgment (v. 2); He sees the frightful pit of death threatening to engulf Him (v. 15); but in spite of all that He does not cease to raise His prayer to His God (v. 13).

The quotation of v. 9 in Romans 15:3 invites us to imitate Him, our great Example, who never sought to please Himself, or to dissociate Himself from the insults which men heaped on His Father (Matt. 27:43).

He asks also that this trial may not be a stumbling-block to believers, when they see One so faithful plunged into such distress (v. 6).

Salmo 69:20-36
20Il vituperio m’ha spezzato il cuore e son tutto dolente; ho aspettato chi si condolesse meco, non v’è stato alcuno; ho aspettato dei consolatori, ma non ne ho trovati.21Anzi mi han dato del fiele per cibo, e, nella mia sete, m’han dato a ber dell’aceto.22Sia la mensa, che sta loro dinanzi, un laccio per essi; e, quando si credon sicuri, sia per loro un tranello!23Gli occhi loro si oscurino, sì che non veggano più, e fa’ loro del continuo vacillare i lombi.24Spandi l’ira tua su loro, e l’ardore del tuo corruccio li colga.25La loro dimora sia desolata, nessuno abiti nelle loro tende.26Poiché perseguitano colui che tu hai percosso, e si raccontano i dolori di quelli che tu hai feriti.27Aggiungi iniquità alla loro iniquità, e non abbian parte alcuna nella tua giustizia.28Sian cancellati dal libro della vita, e non siano iscritti con i giusti.29Quanto a me, io son misero e addolorato; la tua salvezza, o Dio, mi levi in alto.30Io celebrerò il nome di Dio con un canto, e lo magnificherò con le mie lodi.31E ciò sarà accettevole all’Eterno più d’un bue, più d’un giovenco con corna ed unghie.32I mansueti lo vedranno e si rallegreranno; o voi che cercate Iddio, il cuor vostro riviva!33Poiché l’Eterno ascolta i bisognosi, non sprezza i suoi prigionieri.34Lo lodino i cieli e la terra, i mari e tutto ciò che si muove in essi!35Poiché Dio salverà Sion, e riedificherà le città di Giuda; il suo popolo abiterà in Sion e la possederà.36Anche la progenie de’ suoi servitori l’avrà per sua eredità, e quelli che amano il suo nome vi abiteranno.

Psalms 22 and 69 both show us the sufferings of the Lord but from different view points. In Psalm 22 Christ is seen as accomplishing atonement for our sins; He is presented there as the One whom God has stricken in our stead. Here, on the contrary, we see the Lord Jesus suffering at the hands of men; and how many different ways men found to persecute Him! One particular word is repeated four times in this psalm: reproach, in other words, public dishonour (vv. 7, 10, 19, 20). The heart of the Lord, so utterly sensitive, broke under this reproach. In Him the glory of God, His love, His holiness were all trodden under foot by wicked men. And v. 21 was literally fulfilled at the hour of crucifixion (Matt. 27: 34, 48).

Another cause of deep sorrow for the Saviour was the lack of understanding and indifference of His disciples: "I looked for some to take pity, but there was none . . ." (v. 20).

It is only right and proper that the representatives of the guilty human race, guilty of such a crime, should, if unrepentant, be subject to the indignation and anger demanded in v. 24 by the remnant. But may the Lord find each one of our readers among those who "love his name" (v. 36).

Salmo 70
1Per il Capo de’ musici. Di Davide; per far ricordare. Affrettati, o Dio, a liberarmi! O Eterno, affrettati in mio aiuto!2Sian confusi e svergognati quelli che cercano l’anima mia! Voltin le spalle e sian coperti d’onta quelli che prendon piacere nel mio male!3Indietreggino, in premio del loro vituperio, quelli che dicono: Ah! Ah!…4Gioiscano e si rallegrino in te, tutti quelli che ti cercano; e quelli che amano la tua salvezza dicano del continuo: Sia magnificato Iddio!5Quanto a me son misero e bisognoso; o Dio, affrettati a venire a me; tu sei il mio aiuto e il mio liberatore, o Eterno, non tardare!

Too often the sufferings of others leave us quite untouched as to their feelings (cf. Ps. 69:20). It is even more true when we ourselves are being tried. Generally at such times we think only of our own burden, and we can even find some grain of comfort in seeing that we are not the only ones who suffer. But it was not so with the Lord Jesus. At the very time when He Himself was "poor and afflicted", His prayer was that all those who seek God may be glad and rejoice in Him . . . (v. 4). He had made intercession already as shown in Psalm 69:6: "Let not them that wait on thee, O Lord God of hosts, be ashamed for my sake." His whole desire was that God should be magnified, and that His own should rejoice in Him (v. 4). On the other hand, shame and confusion will come upon them who sought His life, who took malicious pleasure in His hurt (v. 2). But we know that no desire for vengeance, such as we read of in vv. 2, 3, ever rose up in the heart of the Saviour, so full of love. On the contrary, in the very depths of His suffering He was concerned in grace with those who persecuted Him, and He asked God to forgive them (Luke 23:34).

Salmo 71:1-16
1In te, o Eterno, io mi confido, fa’ ch’io non sia giammai confuso.2Per la tua giustizia, liberami, fammi scampare! Inchina a me il tuo orecchio, e salvami!3Siimi una ròcca, una dimora ove io possa sempre rifugiarmi! Tu hai prescritto ch’io sia salvato, perché sei la mia rupe e la mia fortezza.4O mio Dio, liberami dalla man dell’empio dalla man del perverso e del violento!5Poiché tu sei la mia speranza, o Signore, o Eterno, la mia fiducia fin dalla mia fanciullezza.6Tu sei stato il mio sostegno fin dal seno materno, sei tu che m’hai tratto dalle viscere di mia madre; tu sei del continuo l’oggetto della mia lode.7Io son per molti come un prodigio, ma tu sei il mio forte ricetto.8Sia la mia bocca ripiena della tua lode, e celebri ogni giorno la tua gloria!9Non rigettarmi al tempo della vecchiezza, non abbandonarmi quando le mie forze declinano.10Perché i miei nemici parlan di me, e quelli che spiano l’anima mia cospirano assieme,11dicendo: Iddio l’ha abbandonato; inseguitelo e prendetelo, perché non c’è alcuno che lo liberi.12O Dio, non allontanarti da me, mio Dio, affrettati in mio aiuto!13Sian confusi, siano consumati gli avversari dell’anima mia, sian coperti d’onta e di vituperio quelli che cercano il mio male!14Ma io spererò del continuo, e a tutte le tue lodi ne aggiungerò delle altre.15La mia bocca racconterà tuttodì la tua giustizia e le tue liberazioni, perché non ne conosco il numero.16Io mi farò innanzi a dir de’ potenti atti del Signore, dell’Eterno; ricorderò la tua giustizia, la tua soltanto.

Thou art "my trust from my youth . . ." says the psalmist (v. 5) and in v. 17: "O God, thou hast taught me from my youth; and hitherto have I declared thy wondrous works". Happy is the believer who early in youth enters the school of God and learns there to trust in Him. "By thee have I been holden up", he says also (v. 6). The Lord is his strong refuge (v. 7), his rock and his fortress (v. 3), expressions we meet with frequently in the psalms (e.g. Ps. 31:2-3). As far as we in Western countries are concerned, we do not usually meet persecution. But, and we cannot repeat this too often, the enemies which "lay wait for" our souls are no less formidable than those mentioned in vv. 10 and 13. 1 Peter 2:11 puts us on our guard against " fleshly lusts, which war against the soul" . When they rise up, let us without delay seek our refuge in God, where we shall be certain to find complete deliverance. Meanwhile the Lord is more than a strong tower for the believer: "My praise shall be continually of thee . . . Let my mouth be filled with thy praise and with thy honour all the day" (vv. 6, 8, 14, 22, 23). The Lord Jesus alone could fully say that (cf. also vv. 6, 11, 12 respectively with Ps. 22:9, 11, 19). May it also be given to us, dear fellow believers, to realise this in some small degree.

Salmo 71:17-24
17O Dio, tu m’hai ammaestrato dalla mia fanciullezza, ed io, fino ad ora, ho annunziato le tue maraviglie.18Ed anche quando sia giunto alla vecchiaia ed alla canizie, o Dio, non abbandonarmi, finché non abbia fatto conoscere il tuo braccio a questa generazione, e la tua potenza a quelli che verranno.19Anche la tua giustizia, o Dio, è eccelsa; tu hai fatto cose grandi; o Dio, chi è pari a te?20Tu, che ci hai fatto veder molte e gravi distrette, ci darai di nuovo la vita e ci trarrai di nuovo dagli abissi della terra;21tu accrescerai la mia grandezza, e ti volgerai di nuovo a me per consolarmi.22Io altresì ti celebrerò col saltèro, celebrerò la tua verità, o mio Dio! A te salmeggerò con la cetra, o Santo d’Israele!23Le mie labbra giubileranno, quando salmeggerò a te e l’anima mia pure, che tu hai riscattata.24Anche la mia lingua parlerà tuttodì della tua giustizia, perché sono stati svergognati, sono stati confusi quelli che cercavano il mio male.

It seems likely that this psalm was composed by David when he was fleeing from his son Absalom. Already an aged man (vv. 9, 18), the man of God is once again going through a time of "great and sore troubles" (v. 20). He addresses the LORD: "Now also when I am old and grey-headed, O God, forsake me not . . ." Isaiah 46:4 provides a divine reply to this prayer: "Even to your old age I am he; and even to hoar hairs will I carry you . . .". No, God has not forsaken His servant, and He never will forsake those whose souls He has redeemed (v. 23; Ps. 37:25), for the very reason that He forsook His own Son on the cross to accomplish this redemption. If He is the God of our youth, and we desire that He should be that for you, dear young reader, He will be the God of the whole of our life.

Notice how many times the author of the psalm recalls and praises the righteousness of God (vv. 2, 15, 16, 19, 24). Living as he does in a world where unrighteousness prevails (and the world has not changed since), he sets out by contrast the value of this divine righteousness. It will triumph over the whole earth when the earth is given to the glorious King of whom Psalm 72:1 speaks.

Salmo 72
1Di Salomone. O Dio, da’ i tuoi giudizi al re, e la tua giustizia al figliuolo del re;2ed egli giudicherà il tuo popolo con giustizia, e i tuoi miseri con equità!3I monti produrranno pace al popolo, e i colli pure, mediante la giustizia!4Egli farà ragione ai miseri del popolo, salverà i figliuoli del bisognoso, e fiaccherà l’oppressore!5Ti temeranno fin che duri il sole, finché duri la luna, per ogni età!6Ei scenderà come pioggia sul prato segato, come acquazzone che adacqua la terra.7Ai dì d’esso il giusto fiorirà, e vi sarà abbondanza di pace finché non vi sia più luna.8Egli signoreggerà da un mare all’altro, e dal fiume fino all’estremità della terra.9Davanti a lui s’inchineranno gli abitanti del deserto e i suoi nemici leccheranno la polvere.10I re di Tarsis e le isole gli pagheranno il tributo, i re di Sceba e di Seba gli offriranno doni;11e tutti i re gli si prostreranno dinanzi, tutte le nazioni lo serviranno.12Poich’egli libererà il bisognoso che grida, e il misero che non ha chi l’aiuti.13Egli avrà compassione dell’infelice e del bisognoso, e salverà l’anima de’ poveri.14Egli redimerà l’anima loro dall’oppressione e dalla violenza, e il loro sangue sarà prezioso agli occhi suoi.15Egli vivrà; e a lui sarà dato dell’oro di Sceba, e la gente pregherà per lui tuttodì, lo benedirà del continuo.16Vi sarà abbondanza di grano nel paese, sulla sommità dei monti. Ondeggeranno le spighe come fanno gli alberi del Libano, e gli abitanti delle città fioriranno come l’erba della terra!17Il suo nome durerà in eterno, il suo nome sarà perpetuato finché duri il sole; e gli uomini si benediranno a vicenda in lui; tutte le nazioni lo chiameranno beato!18Sia benedetto l’Eterno Iddio, l’Iddio d’Israele, il quale solo fa maraviglie!19Sia benedetto in eterno il suo nome glorioso, e tutta la terra sia ripiena della gloria! Amen! Amen!20Qui finiscono le preghiere di Davide, figliuolo d’Isai.

The subject of this psalm is Solomon (see the title), a type of Christ, King of righteousness and of peace. After the time of sufferings and conflict of which the preceding psalm speaks, there will follow the righteous and blessed reign of the Messiah, the Son of David. With Him the poor and afflicted, all the unhappy souls on the earth, will find mercy and help. Violence and oppression, the exploitation of the weak by the strong, all injustice will come to an end, at the same time also as material suffering and undernourishment which today affects at least half the population of the globe. "There shall be abundance of corn in the earth, upon the top of the mountains" (v. 16 JND trans.). "Abundance of peace" (v. 7), "abundance of corn," speak of the good things which mankind desires most. But all these blessings will at long last call forth an echo of grateful praise in the hearts of men who are today so ungrateful for all God's goodness. In that day, heaven will bless the earth, and the earth will reply (cf. Hosea 2:21-22). Then the glory of the LORD will cover the earth (v. 19; Num. 14:21). It is on this note of praise and on the contemplation of the true Solomon that the 2nd book of Psalms ends.

Salmo 73:1-14
1Salmo di Asaf. Certo, Iddio è buono verso Israele, verso quelli che son puri di cuore.2Ma, quant’è a me, quasi inciamparono i miei piedi; poco mancò che i miei passi non sdrucciolassero.3Poiché io portavo invidia agli orgogliosi, vedendo la prosperità degli empi.4Poiché per loro non vi son dolori, il loro corpo è sano e pingue.5Non sono travagliati come gli altri mortali, né son colpiti come gli altri uomini.6Perciò la superbia li cinge a guisa di collana, la violenza li cuopre a guisa di vestito.7Dal loro cuore insensibile esce l’iniquità; le immaginazioni del cuor loro traboccano.8Sbeffeggiano e malvagiamente ragionan d’opprimere; parlano altezzosamente.9Metton la loro bocca nel cielo, e la loro lingua passeggia per la terra.10Perciò il popolo si volge dalla loro parte, e beve copiosamente alla loro sorgente,11e dice: Com’è possibile che Dio sappia ogni cosa, che vi sia conoscenza nell’Altissimo?12Ecco, costoro sono empi: eppure, tranquilli sempre, essi accrescono i loro averi.13Invano dunque ho purificato il mio cuore, e ho lavato le mie mani nell’innocenza!14Poiché son percosso ogni giorno, e il mio castigo si rinnova ogni mattina.

The third book of Psalms begins with a series of eleven psalms of Asaph. It was he who, in David's time, led the singing and accompanied it with the cymbals (1 Chron. 16:5). Psalm 73 tells us of his hard experience. When comparing his own lot with that of wicked men, Asaph feels quite discouraged. It seems to him that God reserves pain and sorrow to those who fear Him (under the guise of discipline) while He spares the arrogant and wicked men of whom vv. 3 onward give us a terrible picture. The faithful man is grieved and tormented (v. 21). He is not far from accusing God of unrighteousness and indifference. If that is so, he thinks, what good does it do me to purify my heart?

All of us may have experienced times when we are inclined to envy those who enjoy without restraint all that life offers without being hindered by the fear of God. Young Christians in the course of their studies are well aware of all those fellow students who have plenty of money and loose principles. May they not forget their own riches (not measured by the scale of human values) and may they remember that their faith and hope make them not the most miserable (1 Cor. 15:19) but rather the happiest of all men.

Salmo 73:15-28
15Se avessi detto: Parlerò a quel modo, ecco, sarei stato infedele alla schiatta de’ tuoi figliuoli.16Ho voluto riflettere per intender questo, ma la cosa mi è parsa molto ardua,17finché non sono entrato nel santuario di Dio, e non ho considerata la fine di costoro.18Certo, tu li metti in luoghi sdrucciolevoli, tu li fai cadere in rovina.19Come sono stati distrutti in un momento, portati via, consumati per casi spaventevoli!20Come avviene d’un sogno quand’uno si sveglia, così tu, o Signore, quando ti desterai, sprezzerai la loro vana apparenza.21Quando il mio cuore s’inacerbiva ed io mi sentivo trafitto internamente,22ero insensato e senza conoscimento; io ero verso di te come una bestia.23Ma pure, io resto del continuo con te; tu m’hai preso per la man destra;24tu mi condurrai col tuo consiglio, e poi mi riceverai in gloria.25Chi ho io in cielo fuori di te? E sulla terra non desidero che te.26La mia carne e il mio cuore posson venir meno, ma Dio è la ròcca del mio cuore e la mia parte in eterno.27Poiché, ecco, quelli che s’allontanan da te periranno; tu distruggi chiunque, fornicando, ti abbandona.28Ma quanto a me, il mio bene è d’accostarmi a Dio; io ho fatto del Signore, dell’Eterno, il mio rifugio, per raccontare, o Dio, tutte le opere tue.

The psalmist pursues his painful meditation (v. 16). Then suddenly light breaks in! By bringing him into the sanctuary where He has communion with him, God makes him understand the end to which the way of the wicked is leading (cf. Ps. 37:38). The downward slope on which they pursue their course is a slippery one, and leads to certain ruin; their journey down here will be seen by them only to have been an empty dream (vv. 18, 20). Proverbs 23:17-18 which also exhorts us not to envy the wicked, teaches us that for the one who fears the LORD "surely there is an end" – but how different! (Rom. 6:22).

Yes, indeed! how could the believer ever have been able to forget it? He accuses himself of having been foolish and ignorant. What a contrast between the lot of the ungodly and his, even though he may have been so tried! Does he not have the honour of the presence of the Lord with him? "I am continually with thee" (v. 23). He knows Him, as we see in the precious expressions of v. 26. And it is in heaven that he has his part (Christ Himself: v. 25). We might well quote the remark which has been made by people of the world to Christians who busy themselves in politics – "You have heaven; leave the earth to us!" A somewhat ironical reflection, but worthy of consideration! May our life be summed up in these words which find their full expression only in the Lord Jesus: "There is none upon earth that I desire beside thee" (v. 25).

Salmo 74
1Cantico di Asaf. O Dio, perché ci hai rigettati per sempre? Perché arde l’ira tua contro il gregge del tuo pasco?2Ricordati della tua raunanza che acquistasti in antico, che redimesti per esser la tribù della tua eredità; ricordati del monte di Sion, di cui hai fatto la tua dimora!3Dirigi i tuoi passi verso le ruine perpetue; il nemico ha tutto devastato nel tuo santuario.4I tuoi avversari hanno ruggito dentro al luogo delle tue raunanze; vi hanno posto le loro insegne per emblemi.5Parevano uomini levanti in alto le scuri nel folto d’un bosco.6E invero con l’ascia e col martello, hanno spezzato tutte le sculture della tua casa.7Hanno appiccato il fuoco al tuo santuario, han profanato, gettandola a terra, la dimora del tuo nome.8Han detto in cuor loro: Distruggiamo tutto! Hanno arso tutti i luoghi delle raunanze divine nel paese.9Noi non vediam più i nostri emblemi; non v’è più profeta, né v’è fra noi alcuno che sappia fino a quando.10Fino a quando, o Dio, oltraggerà l’avversario? Il nemico sprezzerà egli il tuo nome in perpetuo?11Perché ritiri la tua mano, la tua destra? Traila fuori dal tuo seno, e distruggili!12Ma Dio è il mio Re ab antico, colui che opera liberazioni in mezzo alla terra.13Tu, con la tua forza, spartisti il mare, tu spezzasti il capo ai mostri marini sulle acque,14tu spezzasti il capo del leviatan, tu lo desti in pasto al popolo del deserto.15Tu facesti sgorgare fonti e torrenti, tu asciugasti fiumi perenni.16Tuo è il giorno, la notte pure è tua; tu hai stabilito la luna e il sole.17Tu hai fissato tutti i confini della terra, tu hai fatto l’estate e l’inverno.18Ricordati questo: che il nemico ha oltraggiato l’Eterno, e che un popolo stolto ha sprezzato il tuo nome.19Non dare alle fiere la vita della tua tortora, non dimenticare per sempre il gregge dei tuoi poveri afflitti!20Abbi riguardo al patto, poiché i luoghi tenebrosi della terra son pieni di ricetti di violenza.21L’oppresso non se ne torni svergognato; fa’ che il misero e il bisognoso lodino il tuo nome.22Lèvati, o Dio, difendi la tua causa! Ricordati dell’oltraggio che ti è fatto del continuo dallo stolto.23Non dimenticare il grido de’ tuoi nemici, lo strepito incessante di quelli che si levano contro di te.

The big "why" with which this psalm begins is similar to the great question with which Psalm 22 opens. But the rejection – for a time – of Israel, was for a reason which the people will ultimately understand – their own sins – (Zech. 12:10); so too the cause of the forsaking of Christ was our iniquities. In this 3rd book of Psalms we are not only concerned with the tribe of Judah, but also with those who are faithful in all the twelve tribes. God's anger will also arise against these, but not "for ever" (v. 1; Ps. 30:5). These poor believers look woefully on the ruins of the sanctuary, the consequent ending of public worship . . . and weigh up the might of their enemies. They have no sign from God to encourage them; on the contrary, they realise that it is He Himself who has permitted such desolation. But their confidence is in the remembrance of "the God . . . of old" (v. 12) and they recall all that He accomplished in former times for the deliverance of His people. "Remember", they keep repeating (vv. 2, 18, 22). They know that they are His redeemed people, and that in consequence the enemy in attacking Israel and their worship, is really despising and blaspheming God Himself (vv. 10, 18). It is He who is concerned in this matter; He will not fail to plead His own cause (v. 22).

Salmo 75
1Per il Capo de’ musici. "Non distruggere". Salmo di Asaf. Canto. Noi ti celebriamo, o Dio, ti celebriamo; quelli che invocano il tuo nome narrano le tue maraviglie.2Quando verrà il tempo che avrò fissato, io giudicherò dirittamente.3Si dissolva la terra con tutti i suoi abitanti, io ne rendo stabili le colonne. Sela.4Io dico agli orgogliosi: Non vi gloriate! e agli empi: non alzate il corno!5Non levate il vostro corno in alto, non parlate col collo duro!6Poiché non è dal levante né dal ponente, né dal mezzogiorno che vien l’elevazione;7ma Dio è quel che giudica; egli abbassa l’uno ed innalza l’altro.8L’Eterno ha in mano una coppa, ove spumeggia un vino pien di mistura. Egli ne mesce; certo, tutti gli empi della terra ne succeranno e berranno le fecce.9Ma io proclamerò del continuo queste cose, salmeggerò all’Iddio di Giacobbe;10spezzerò tutta la potenza degli empi, ma la potenza de’ giusti sarà accresciuta.

This song of Asaph follows on from his experience in Psalm 73. Not only has he stopped envying the proud and the wicked, but knowing the terrible end which awaits them (Ps. 73:17), he warns them on God's behalf (v. 4 . . .). This service is incumbent on us too; we need to remind sinners of the sovereignty and righteousness of God, without forgetting His love.

Prophetically it is Christ speaking here about the time when He will receive the congregation of Israel (v. 2; Psalm 73:24). Then each will occupy the place assigned to him by the Lord. Many of those who have had the first place will be the last, and the last will be first (Mark 10:31; 1 Sam. 2:7). Generally speaking in this world, each one seeks to raise himself while putting down others. May we Christians not forget that the Lord has Himself appointed down here the place for us to witness in . . . as He has also prepared the place we shall occupy in the Father's house.

"Thy name is near" the faithful servant declares in v. 1. And for us, it is precisely this name of Father which guarantees for us His most tender care at this present time and free access to Himself continually.

Note the word "horn" (vv. 4, 5, 10) which is often mentioned in the Psalms and the prophets, and which is the symbol of power and dignity.

Salmo 76
1Per il Capo de’ Musici. Per strumenti a corda. Salmo di Asaf. Canto. Iddio è conosciuto in Giuda; il suo nome è grande in Israele.2Il suo tabernacolo e in Salem, e la sua dimora in Sion.3Quivi ha spezzato le saette dell’arco, lo scudo, la spada e gli arnesi di guerra. Sela.4Tremendo sei tu, o Potente, quando ritorni dalle montagne di preda.5Gli animosi sono stati spogliati, han dormito il loro ultimo sonno, e tutti gli uomini prodi sono stati ridotti all’impotenza.6Alla tua minaccia, o Dio di Giacobbe, carri e cavalli sono stati presi da torpore.7Tu, tu sei tremendo; e chi può reggere davanti a te quando t’adiri?8Dal cielo facesti udir la tua sentenza; la terra temette e tacque,9quando Iddio si levò per far giudicio, per salvare tutti gl’infelici della terra. Sela.10Certo, il furore degli uomini ridonderà alla tua lode; ti cingerai degli ultimi avanzi dei loro furori.11Fate voti all’Eterno, all’Iddio vostro, e adempiteli; tutti quelli che gli stanno attorno portin doni al Tremendo.12Egli recide lo spirito dei principi, egli è tremendo ai re della terra.

The time will come when God will make His dwelling-place in the midst of His people Israel, in order to make Himself known by them and through them (vv. 1, 2). But at the present time He has not left Himself without witness. It is through the Assembly, the "habitation of God through the Spirit" that His manifold wisdom is now to be known (Eph. 2:22; Eph. 3:10). And what more does He expect from us but that the Lord Jesus may be truly seen in us by those around us!

The remnant considers and exalts the power which will deliver them. God is glorious and excellent . . . "to be feared" also in the judgment which He will accomplish, and through which He will save "all the meek of the earth". These latter will have shown the characteristics of their great Example, "meek and lowly of heart" (Matt. 11:29), in contrast to the "stouthearted" (v. 5): the proud, at whose hands they will have suffered because of their faith.

It is still the lot of the faithful believer to be trodden under foot in a selfish and hard world; but it will not always be so. V. 10 helps us to understand the way in which God will intervene. He will make use of the wrath of men, who will destroy one another.

Salmo 77
1Per il Capo de’ Musici. Secondo Jeduthun. Salmo di Asaf. La mia voce s’eleva a Dio, e io grido; la mia voce s’eleva a Dio, ed egli mi porge l’orecchio.2Nel giorno della mia distretta, io ho cercato il Signore; la mia mano è stata tesa durante la notte senza stancarsi, l’anima mia ha rifiutato d’esser consolata.3Io mi ricordo di Dio, e gemo; medito, e il mio spirito è abbattuto. Sela.4Tu tieni desti gli occhi miei, sono turbato e non posso parlare.5Ripenso ai giorni antichi, agli anni da lungo tempo passati.6Mi ricordo de’ miei canti durante la notte, medito nel mio cuore, e lo spirito mio va investigando:7Il Signore ripudia egli in perpetuo? E non mostrerà egli più il suo favore?8E’ la sua benignità venuta meno per sempre? La sua parola ha ella cessato per ogni età?9Iddio ha egli dimenticato d’aver pietà? Ha egli nell’ira chiuse le sue compassioni? Sela.10E ho detto: La mia afflizione sta in questo, che la destra dell’Altissimo è mutata.11Io rievocherò la memoria delle opere dell’Eterno; sì, ricorderò le tue maraviglie antiche,12mediterò su tutte le opere tue, e ripenserò alle tue gesta.13O Dio, le tue vie son sante; qual è l’Iddio grande come Dio?14Tu sei l’Iddio che fai maraviglie; tu hai fatto conoscere la tua forza fra i popoli.15Tu hai, col tuo braccio, redento il tuo popolo, i figliuoli di Giacobbe e di Giuseppe. Sela.16Le acque ti videro, o Dio; le acque ti videro e furono spaventate; anche gli abissi tremarono.17Le nubi versarono diluvi d’acqua; i cieli tuonarono; ed anche i tuoi strali volarono da ogni parte.18La voce del tuo tuono era nel turbine; i lampi illuminarono il mondo; la terra fu scossa e tremò.19La tua via fu in mezzo al mare, i tuoi sentieri in mezzo alle grandi acque, e le tue orme non furon riconosciute.20Tu conducesti il tuo popolo come un gregge, per mano di Mosè e d’Aaronne.

Like Psalm 73, this one may be divided into two parts: the first which reveals the psalmist's bitterness of soul, the second which shows him understanding that the way of God is "in the sanctuary" (v. 13; cf. Ps. 73:17). This time it is not the prosperity of the wicked which troubles him, but regret for past blessings: "I have considered the days of old . . . Is his mercy clean gone?" (vv. 5, 8). Trial is often, alas, the occasion for similar complaints and useless longings for times past. We judge the Lord's love by the circumstances through which He allows us to pass. If He no longer shows us His favour (v. 7), we are ready to doubt Him. Nevertheless, such reasoning in no way changes the constancy of His love, but it prevents us appreciating the comfort which He had ready for us. "My soul refused to be comforted" (v. 2).

"This is my infirmity" (v. 10), Asaph continues to say, looking to himself and comparing himself with others. But God shows him the uselessness of his complaints. His thoughts then take another direction. Not that he has ceased to look back at the way he has already come, but now it is the marvellous works of God which he considers, and for which he remembers to praise Him.

Salmo 78:1-16
1Cantico di Asaf. Ascolta, popolo mio, il mio insegnamento; porgete gli orecchi alle parole della mia bocca!2Io aprirò la mia bocca per proferir parabole, esporrò i misteri de’ tempi antichi.3Quel che noi abbiamo udito e conosciuto, e che i nostri padri ci hanno raccontato,4non lo celeremo ai loro figliuoli; diremo alla generazione avvenire le lodi dell’Eterno, e la sua potenza e le maraviglie ch’egli ha operato.5Egli stabilì una testimonianza in Giacobbe, e pose una legge in Israele, ch’egli ordinò ai nostri padri di far conoscere ai loro figliuoli,6perché fossero note alla generazione avvenire, ai figliuoli che nascerebbero, i quali alla loro volta le narrerebbero ai loro figliuoli,7ond’essi ponessero in Dio la loro speranza e non dimenticassero le opere di Dio, ma osservassero i suoi comandamenti;8e non fossero come i loro padri, una generazione caparbia e ribelle, una generazione dal cuore incostante, e il cui spirito non fu fedele a Dio.9I figliuoli di Efraim, gente di guerra, buoni arcieri, voltaron le spalle il dì della battaglia.10Non osservarono il patto di Dio, e ricusarono di camminar secondo la sua legge;11e dimenticarono le sue opere e i prodigi ch’egli avea loro fatto vedere.12Egli avea compiuto maraviglie in presenza de’ loro padri, nel paese d’Egitto, nelle campagne di Zoan.13Fendé il mare e li fece passare, e fermò le acque come in un mucchio.14Di giorno li guidò con una nuvola, e tutta la notte con una luce di fuoco.15Schiantò rupi nel deserto, e li abbeverò copiosamente, come da gorghi.16Fece scaturire ruscelli dalla roccia e ne fece scender dell’acque a guisa di fiumi.

The lengthy Psalm 78 recalls the wonders (vv. 4, 12) performed by "the God that doest wonders" (Ps. 77:14) for His people. The people are invited to incline their ears to this recital, given for their instruction! (see title – maschil, meaning instruction). As Christians, we know that this history of Israel has been written just as much for us also "for our admonition" (1 Cor. 10:11); it is like a long parable (relating, nevertheless, things that really happened), in accordance with v. 2 which Matthew 13:35 records as from the lips of the Lord Jesus. Finally vv. 4, 6 show us that this remembrance of past wonders set out in vv. 12-16 is particularly directed to the new generation with the threefold aim defined in v. 7: to cause these "children" to put their hope in God, not to forget His works, and lastly to keep His commandments. That is just what He expects from us! Let us ask the Lord to keep us from being like Israel in the wilderness, "a stubborn and rebellious generation . . . whose spirit was not steadfast with God" (v. 8; Ezek. 20:18). Let us also reap the benefit of learning from past experiences: these things "which we have heard and known, and our fathers have told us" (v. 3).

Salmo 78:17-39
17Ma essi continuarono a peccare contro di lui, a ribellarsi contro l’Altissimo, nel deserto;18e tentarono Dio in cuor loro, chiedendo cibo a lor voglia.19E parlarono contro Dio, dicendo: Potrebbe Dio imbandirci una mensa nel deserto?20Ecco, egli percosse la roccia e ne colarono acque, ne traboccaron torrenti; potrebb’egli darci anche del pane, e provveder di carne il suo popolo?21Perciò l’Eterno, avendoli uditi, s’adirò fieramente, e un fuoco s’accese contro Giacobbe, e l’ira sua si levò contro Israele,22perché non aveano creduto in Dio, né avevano avuto fiducia nella sua salvazione;23eppure egli comandò alle nuvole di sopra, e aprì le porte del cielo,24e fece piover su loro manna da mangiare, e dette loro del frumento del cielo.25L’uomo mangiò del pane dei potenti; egli mandò loro del cibo a sazietà.26Fece levare in cielo il vento orientale, e con la sua potenza addusse il vento di mezzodì;27fece piover su loro della carne come polvere, degli uccelli alati, numerosi come la rena del mare;28e li fece cadere in mezzo al loro campo, d’intorno alle loro tende.29Così essi mangiarono e furon ben satollati, e Dio mandò loro quel che aveano bramato.30Non si erano ancora distolti dalle loro brame, avevano ancora il loro cibo in bocca,31quando l’ira di Dio si levò contro loro, e ne uccise tra i più fiorenti, e abbatté i giovani d’Israele.32Con tutto ciò peccarono ancora, e non credettero alle sue maraviglie.33Ond’egli consumò i loro giorni in vanità, e i loro anni in ispaventi.34Quand’ei li uccideva, essi lo ricercavano e tornavano bramosi di ritrovare Iddio;35e si ricordavano che Dio era la loro ròcca, l’Iddio altissimo il loro redentore.36Essi però lo lusingavano con la loro bocca, e gli mentivano con la loro lingua.37Il loro cuore non era diritto verso lui, e non eran fedeli al suo patto.38Ma egli, che è pietoso, che perdona l’iniquità e non distrugge il peccatore, più volte rattenne la sua ira, e non lasciò divampare tutto il suo cruccio.39Ei si ricordò ch’essi erano carne, un fiato che passa e non ritorna.

How did the people respond to the marvellous works of God (v. 11)? It was with the "works of the flesh" of which Galatians 5:19 . . . gives us the sad list. This ch. 5 of Galatians reminds us that Christians have been set free from slavery, just as Israel was delivered from the slavery of Egypt. But the liberty into which we are now brought must not be an opportunity for the flesh to act as it pleases. Moreover the apostle continues, "walk in the Spirit, and ye shall not fulfil the lust of the flesh" (Gal. 5:1, 13, 16, 25). Vv. 17 onwards in this psalm show us how these lusts are awakened in the hearts of the people. The manna (type of the Lord and His Word) has ceased to satisfy them (vv. 23, 24; see Num. 11: 4 . . .). And at the same time unbelief is evident (v. 22). Although once having been the witness of God's power, Israel is not afraid to tempt Him, saying: "Can God furnish a table in the wilderness?" (v. 19; cf. 2 Kings 7:2). Dear friends, the Lord has "opened the doors of heaven" wide to us also, in order to bless us (v. 23). Let us respond to Him by trusting Him more and being more thankful to Him.

Salmo 78:40-72
40Quante volte si ribellarono a lui nel deserto, e lo contristarono nella solitudine!41E tornarono a tentare Iddio e a provocare il Santo d’Israele.42Non si ricordaron più della sua mano, del giorno in cui egli li liberò dal nemico,43quando operò i suoi miracoli in Egitto, e i suoi prodigi nelle campagne di Zoan;44mutò i loro fiumi in sangue, e i loro rivi in guisa che non potean più bere;45mandò contro loro mosche velenose che li divoravano, e rane che li distruggevano;46dette il loro raccolto ai bruchi e la loro fatica alle locuste;47distrusse le loro vigne con la gragnuola e i loro sicomori coi grossi chicchi d’essa;48abbandonò il loro bestiame alla grandine e le lor gregge ai fulmini.49Scatenò su loro l’ardore del suo cruccio, ira, indignazione e distretta, una torma di messaggeri di malanni.50Dette libero corso alla sua ira; non preservò dalla morte la loro anima, ma abbandonò la loro vita alla pestilenza.51Percosse tutti i primogeniti d’Egitto, le primizie del vigore nelle tende di Cham;52ma fece partire il suo popolo a guisa di pecore, e lo condusse a traverso il deserto come una mandra.53Lo guidò sicuramente sì che non ebbero da spaventarsi, mentre il mare inghiottiva i loro nemici.54Li fece arrivare alla sua santa frontiera, alla montagna che la sua destra avea conquistato.55Scacciò le nazioni dinanzi a loro, ne assegnò loro a sorte il paese quale eredità, e nelle tende d’esse fece abitare le tribù d’Israele.56E nondimeno tentarono l’Iddio altissimo e si ribellarono e non osservarono le sue testimonianze.57Si trassero indietro e furono sleali come i loro padri; si rivoltarono come un arco fallace;58lo provocarono ad ira coi loro alti luoghi, lo mossero a gelosia con le loro sculture.59Dio udì questo, e si adirò, prese Israele in grande avversione,60onde abbandonò il tabernacolo di Silo, la tenda ov’era dimorato fra gli uomini;61e lasciò menare la sua Forza in cattività, e lasciò cader la sua Gloria in man del nemico.62Abbandonò il suo popolo alla spada, e s’adirò contro la sua eredità.63Il fuoco consumo i loro giovani, e le loro vergini non ebber canto nuziale.64I loro sacerdoti caddero per la spada, e le loro vedove non fecer lamento.65Poi il Signore si risvegliò come uno che dormisse, come un prode che grida eccitato dal vino.66E percosse i suoi nemici alle spalle, e mise loro addosso un eterno vituperio.67Ma ripudiò la tenda di Giuseppe, e non elesse la tribù di Efraim;68ma elesse la tribù di Giuda, il monte di Sion ch’egli amava.69Edificò il suo santuario a guisa de’ luoghi eccelsi, come la terra ch’egli ha fondata per sempre.70Elesse Davide, suo servitore, lo prese dagli ovili;71lo trasse di dietro alle pecore lattanti, per pascere Giacobbe suo popolo, ed Israele sua eredità.72Ed egli li pasturò secondo l’integrità del suo cuore, e li guidò con mano assennata.

The forgetfulness of His people and their ingratitude lead God to rehearse from the beginning all that He had done for them. The plagues of Egypt are recalled up to v. 51, then the exodus (v. 52), the journey (v. 53), and the entry of the people into Canaan (v. 54). V. 55 sums up the book of Joshua, while the subsequent verses take us back to the time of the Judges and the 1st book of Samuel. Vv. 60, 61 allude to the capture of the ark by the Philistines (1 Sam. 4). Then we see the Lord intervening again in a threefold way: He smites their enemies (v. 66); He sets aside the ten unfaithful tribes represented by Joseph and Ephraim (v. 67; historically it refers to the kingship of Saul and those who followed him: 2 Sam. 2:8-11). Finally Exodus 15:17 is fulfilled (v. 69) and Judah is exalted, because it is the royal tribe of David. The sovereign choice of God and His grace are magnified (cf. John 15:16; Rom. 9:15), for nowhere is it mentioned that this tribe was any less guilty than the others. But Judah is indissolubly linked with the One who is the LORD's anointed. It is moreover on this same basis that God chooses and loves us (v. 68: we belong to Christ, His well-Beloved; cf. John 17:6, 9-10).

Salmo 79
1Salmo di Asaf. O Dio, le nazioni sono entrate nella tua eredità, hanno contaminato il tempio della tua santità, han ridotto Gerusalemme in un mucchio di rovine;2hanno dato i cadaveri del tuoi servitori in pasto agli uccelli del cielo, la carne de’ tuoi santi alle fiere della terra.3Hanno sparso il loro sangue come acqua intorno a Gerusalemme, e non v’è stato alcuno che li seppellisse.4Noi siam diventati un vituperio per i nostri vicini, un oggetto di scherno e di derisione per quelli che ci circondano.5Fino a quando, o Eterno? Sarai tu adirato per sempre? La tua gelosia arderà essa come un fuoco?6Spandi l’ira tua sulle nazioni che non ti conoscono, e sopra i regni che non invocano il tuo nome.7Poiché hanno divorato Giacobbe, e hanno desolato la sua dimora.8Non ricordare contro noi le iniquità de’ nostri antenati; affrettati, ci vengano incontro le tue compassioni, poiché siamo in molto misero stato.9Soccorrici, o Dio della nostra salvezza, per la gloria del tuo nome, e liberaci, e perdona i nostri peccati, per amor del tuo nome.10Perché direbbero le nazioni: Dov’è l’Iddio loro? Fa’ che la vendetta del sangue sparso de’ tuoi servitori sia nota fra le nazioni, dinanzi agli occhi nostri.11Giunga dinanzi a te il gemito de’ prigionieri; secondo la potenza del tuo braccio, scampa quelli che son condannati a morte.12E rendi ai nostri vicini a sette doppi in seno il vituperio che t’hanno fatto, o Signore!13E noi, tuo popolo e gregge del tuo pasco, ti celebreremo in perpetuo, pubblicheremo la tua lode per ogni età.

This psalm reflects the feelings and the prayers of the remnant of Israel when the Gentile nations will have invaded Palestine and profaned the temple. The faithful lament; they are the objects of scorn and derision to their neighbours (v. 4; cf. Ps. 80:6; Ps. 44:13). Today in countries where oppression which once existed has given way to religious tolerance, mockery remains one of the modern weapons of persecution. The faithful Christian will be treated as a fanatic, or as being proud or a crank. We shall not escape that if we would remain separate from the world. Nevertheless, even more than the enemies without, the believer who is not set free from himself may well have to deal with accusing voices within himself. Sins of the past are remembered, for trials often evoke the painful examination of his conscience. Then the soul which senses its own misery (end of v. 8) makes its appeal to the tender mercies from on high. "Help us, O God of our salvation, for the glory of thy name . . . and purge away our sins, for thy name's sake" (v. 9). Our position as those who have been saved is quite different, but it is still for His name's sake; it is because He is faithful and just toward His Son Jesus Christ, that God pardons our sins and cleanses us from all unrighteousness (1 John 1:9).

Salmo 80
1Per il Capo de’ musici. Sopra "i gigli della testimonianza". Salmo di Asaf. Porgi orecchio, o Pastore d’Israele, che guidi Giuseppe come un gregge; o tu che siedi sopra i cherubini, fa’ risplender la tua gloria!2Dinanzi ad Efraim, a Beniamino ed a Manasse, risveglia la tua potenza, e vieni a salvarci!3O Dio, ristabiliscici, fa’ risplendere il tuo volto, e saremo salvati.4O Eterno, Dio degli eserciti, fino a quando sarai tu irritato contro la preghiera del tuo popolo?5Tu li hai cibati di pan di pianto, e li hai abbeverati di lagrime in larga misura.6Tu fai di noi un oggetto di contesa per i nostri vicini, e i nostri nemici ridon di noi fra loro.7O Dio degli eserciti, ristabiliscici, fa’ risplendere il tuo volto, e saremo salvati.8Tu trasportasti dall’Egitto una vite; cacciasti le nazioni e la piantasti;9tu sgombrasti il terreno dinanzi a lei, ed essa mise radici, ed empì la terra.10I monti furon coperti della sua ombra, e i suoi tralci furon come cedri di Dio.11Stese i suoi rami fino al mare, e i suoi rampolli fino al fiume.12Perché hai tu rotto i suoi ripari, sì che tutti i passanti la spogliano?13Il cinghiale del bosco la devasta, e le bestie della campagna ne fanno il loro pascolo.14O Dio degli eserciti, deh, ritorna; riguarda dal cielo, e vedi, e visita questa vigna;15proteggi quel che la tua destra ha piantato, e il rampollo che hai fatto crescer forte per te.16Essa è arsa dal fuoco, è recisa; il popolo perisce alla minaccia del tuo volto.17Sia la tua mano sull’uomo della tua destra, sul figliuol dell’uomo che hai reso forte per te,18e noi non ci ritrarremo da te. Facci rivivere, e noi invocheremo il tuo nome.19O Eterno, Iddio degli eserciti, ristabiliscici, fa’ risplendere il tuo volto, e saremo salvati.

At the end of Psalm 79, Israel reminded God that they were the sheep of His pasture. Psalm 80 opens by calling on the "Shepherd of Israel". Like scattered lambs unable to find their way, the faithful cry: "Turn us again, O God!" (vv. 3, 7, 19). This work of restoration after the period of straying is part of the tender care of our good Shepherd (Ps. 23:3).

"Shine forth" (v. 1), the remnant plead in their distress. Ephraim, Benjamin and Manasseh were the tribes which under their banner followed immediately behind the ark, a type of Christ (Num. 10:22-24).

From v. 12 on, the believers are astonished: why has God delivered over to pillage and fire the vine, Israel, which He had transported from Egypt, and planted with so much care? The LORD gives His reply in Isaiah 5:4 in the form of another question: why when I hoped that My vine would bring forth good grapes, has it produced wild grapes?

But by contrast with the vine of Israel, unfruitful despite all the work of the divine Husbandman, John 15 shows us the true Vine: Christ. He is introduced in v. 17 as the man of God's right hand and the Son of man, this name which He so often gives Himself in the Gospels.

Salmo 81
1Per il Capo de’ musici. Sulla Ghittea. Salmo di Asaf. Cantate con gioia a Dio nostra forza; mandate grida di allegrezza all’Iddio di Giacobbe!2Intonate un salmo e fate risonare il cembalo, l’arpa deliziosa, col saltèro.3Sonate la tromba alla nuova luna, alla luna piena, al giorno della nostra festa.4Poiché questo è uno statuto per Israele, una legge dell’Iddio di Giacobbe.5Egli lo stabilì come una testimonianza in Giuseppe, quando uscì contro il paese d’Egitto. Io udii allora il linguaggio di uno che m’era ignoto:6O Israele, io sottrassi le tue spalle ai pesi, le tue mani han lasciato le corbe.7Nella distretta gridasti a me ed io ti liberai; ti risposi nascosto in mezzo ai tuoni, ti provai alle acque di Meriba. Sela.8Ascolta, o popolo mio, ed io ti darò degli ammonimenti; o Israele, volessi tu pure ascoltarmi!9Non vi sia nel mezzo di te alcun dio straniero, e non adorare alcun dio forestiero:10Io sono l’Eterno, l’Iddio tuo, che ti fece risalire dal paese d’Egitto; allarga la tua bocca, ed io l’empirò.11Ma il mio popolo non ha ascoltato la mia voce, e Israele non mi ha ubbidito.12Ond’io li abbandonai alla durezza del cuor loro, perché camminassero secondo i loro consigli.13Oh se il mio popolo volesse ascoltarmi, se Israele volesse camminar nelle mie vie!14Tosto farei piegare i loro nemici, e rivolgerei la mia mano contro i loro avversari.15Quelli che odiano l’Eterno dovrebbero sottomettersi a lui, ma la loro durata sarebbe in perpetuo.16Io li nutrirei del fior di frumento, e li sazierei di miele stillante dalla roccia.

Israel is invited to sing as they had formerly done on the banks of the Red Sea, accompanied by the timbrel (v. 2; Ex. 5:20). But after the deliverance from Egypt, recalled in v. 6, the LORD still had many great things to do for the blessing of His people . . . if they had been ready to listen to Him. He was ready, for instance, to nourish them with the finest of the wheat (fine flour always speaks of Christ), as well as the honey from the rock, picture of the sweetness of divine mercy. But God is obliged to say sadly: "Israel would none of me . . ." (v. 11). How moving is His exclamation: "O Israel, if thou wilt hearken unto me" (v. 8) and further on: "Oh that my people had hearkened unto me!" (v. 13; cf. Deut. 5:29). Dear fellow believers, God has also relieved our shoulders from the most oppressive of burdens: that of sin (v. 6). But are you aware that He still has many other blessings in store for us . . . provided we have the desire to receive them and that we listen to His Word? He has prepared victories for us (v. 14); He wants to feed us on Christ and His love. Let us open our hearts to Him; He will fill them and His praise will be in our mouths (cf. v. 10).

Salmo 82
1Salmo di Asaf. Iddio sta nella raunanza di Dio; egli giudica in mezzo agli dèi.2Fino a quando giudicherete ingiustamente, e avrete riguardo alle persone degli empi? Sela.3Fate ragione al misero e all’orfano, rendete giustizia all’afflitto e al povero!4Liberate il misero ed il bisognoso, salvatelo dalla mano degli empi!5Essi non conoscono né intendono nulla; camminano nelle tenebre; tutti i fondamenti della terra sono smossi.6Io ho detto: Voi siete dii, siete tutti figliuoli dell’Altissimo.7Nondimeno morrete come gli altri uomini, e cadrete come qualunque altro de’ principi.8Lèvati, o Dio, giudica la terra, poiché tutte le nazioni hanno da esser la tua eredità.

The sovereign Judge has set man on the earth with the duty of exercising justice there (Deut. 1:17). Alas! we have only to open our eyes to see the way in which he exercises this responsibility. We ourselves are often indignant as to the injustice which is displayed all around us, especially when we are its victims, and it requires great patience on our part (James 5:10-11). We may understand then what must be the feelings of the righteous God above all else, and how great is His patience towards this world! It shone out most brightly when His Son was the object of supreme injustice at the hands of men.

And who then are to show the righteousness of God in the world today if not His own children? (But do not let us forget that injustice can take the form of an unfavourable or malicious judgment we make on someone). Every day we meet those whose faces perhaps leave us indifferent – those who are unhappy, the orphans, the afflicted, the needy (v. 3). Let us challenge ourselves as to whether it is not our duty to seek them out and to support them, showing compassion, and quite apart from such material aid as we are able to give, telling them of the love of the Lord Jesus.

Salmo 83
1Canto. Salmo di Asaf. O Dio, non startene cheto; non rimaner muto ed inerte, o Dio!2Poiché, ecco, i tuoi nemici si agitano rumorosamente, e quelli che t’odiano alzano il capo.3Tramano astuti disegni contro il tuo popolo, e si concertano contro quelli che tu nascondi presso di te.4Dicono: Venite, distruggiamoli come nazione, e il nome d’Israele non sia più ricordato.5Poiché si son concertati con uno stesso sentimento, fanno un patto contro di te:6le tende di Edom e gl’Ismaeliti; Moab e gli Hagareni;7Ghebal, Ammon ed Amalek; la Filistia con gli abitanti di Tiro;8anche l’Assiria s’è aggiunta a loro; prestano il loro braccio ai figliuoli di Lot. Sela.9Fa’ a loro come facesti a Midian, a Sisera, a Jabin presso al torrente di Chison,10i quali furon distrutti a Endor, e serviron di letame alla terra.11Rendi i loro capi simili ad Oreb e Zeeb, e tutti i loro principi simili a Zeba e Tsalmunna;12poiché dicono: Impossessiamoci delle dimore di Dio.13Dio mio, rendili simili al turbine, simili a stoppia dinanzi al vento.14Come il fuoco brucia la foresta, e come la fiamma incendia i monti,15così perseguitali con la tua tempesta, e spaventali col tuo uragano.16Cuopri la loro faccia di vituperio, onde cerchino il tuo nome, o Eterno!17Siano svergognati e costernati in perpetuo, siano confusi e periscano!18E conoscano che tu, il cui nome e l’Eterno, sei il solo Altissimo sopra tutta la terra.

At the time of the great tribulation, the coalition of nations enumerated in vv. 6-8 will take counsel together to blot out the name of Israel from the earth (Isa. 10:24). Among them Assyria (Assur), the king of the north, will occupy a leading place. Faced with this threat of extermination, the most terrible that this suffering people have ever known, the faithful of the remnant will turn to God. Their enemies are His enemies too (v. 2); this confederacy has been formed against Him (v. 5). And, on the other hand, believers have the inward assurance of belonging to Him. They are His "hidden ones" (v. 3), like the seven thousand men in the time of Ahab who, in spite of the persecution, had not bowed the knee to Baal (1 Kings 19:18). Yes, God cannot fail to intervene, since all these people in their blind folly will be found making war against Him (v. 5; cf. Ps. 2:2; Rev. 19:19). The faithful refer to past deliverances, to the red letter days in the history of Israel (v. 9; Judges 4:15; ch. 7 and 8).

We Christians will not have to go through these terrible times. Should we have any less patience and confidence? The only effect the opposition of the world should have on us is to make us seek the Lord's mercy and help.

Salmo 84
1Per il Capo de’ musici. Sulla Ghittea. Salmo de’ figliuoli di Kore. Oh quanto sono amabili le tue dimore, o Eterno degli eserciti!2L’anima mia langue e vien meno, bramando i cortili dell’Eterno; il mio cuore e la mia carne mandan grida di gioia all’Iddio vivente.3Anche il passero si trova una casa e la rondine un nido ove posare i suoi piccini… I tuoi altari, o Eterno degli eserciti, Re mio, Dio mio!…4Beati quelli che abitano nella tua casa, e ti lodano del continuo! Sela.5Beati quelli che hanno in te la loro forza, che hanno il cuore alle vie del Santuario!6Quando attraversano la valle di Baca essi la trasformano in luogo di fonti; e la pioggia d’autunno la cuopre di benedizioni.7Essi vanno di forza in forza, e compariscono alfine davanti a Dio in Sion.8O Eterno, Iddio degli eserciti, ascolta la mia preghiera; porgi l’orecchio, o Dio di Giacobbe! Sela.9O Dio, scudo nostro, vedi e riguarda la faccia del tuo unto!10Poiché un giorno ne’ tuoi cortili val meglio che mille altrove. Io vorrei piuttosto starmene sulla soglia della casa del mio Dio, che abitare nelle tende degli empi.11Perché l’Eterno Iddio è sole e scudo; l’Eterno darà grazia e gloria. Egli non ricuserà alcun bene a quelli che camminano nella integrità.12O Eterno degli eserciti, beato l’uomo che confida in te!

In creation every living creature has found a shelter or a nest. But the believer, like his Lord, does not know true rest down here (v. 3; Matt. 8:20). His affections are elsewhere: in the heavenly mansions where his place is prepared (John 14:2; cf. vv. 2, 10). The focus of v. 3 shows the emotions of the heart which overflows with that which fills it: ". . . thine altars, O LORD of hosts!" The brazen altar and the golden altar speak to us respectively of Christ in His sacrifice, and Christ in His intercession, He whose presence is all that is precious for us in the Father's house. But the road which leads there goes through a world which is a valley of Baca (or of tears; and the sons of Korah, the authors of this psalm had had their experience of that: Ps. 42:3). What does it matter? If in our hearts this way is set forth before us, in other words if nothing separates us from the One to whom we go, then even the very tears will be changed into happy experiences; we shall go from strength to strength and no longer from failure to failure. Finally, the lovely promises of v. 11 will be our portion. But let us take assurance from v. 9 that the precious secret of answered prayers lies in presenting them in the name of the Lord Jesus, who is God's Anointed.

Salmo 85
1Per il Capo de’ musici. Salmo de’ figliuoli di Kore. O Eterno, tu sei stato propizio alla tua terra, tu hai ricondotto Giacobbe dalla cattività.2Tu hai perdonato l’iniquità del tuo popolo, hai coperto tutti i loro peccati. Sela.3Tu hai acquetato tutto il tuo cruccio, ti sei distolto dall’ardore della tua ira.4Ristabiliscici, o Dio della nostra salvezza, e fa’ cessar la tua indignazione contro di noi.5Sarai tu adirato contro di noi in perpetuo? Farai tu durar l’ira tua d’età in età?6Non tornerai tu a ravvivarci, onde il tuo popolo si rallegri in te?7Mostraci la tua benignità, o Eterno, e dacci la tua salvezza.8Io ascolterò quel che dirà Iddio, l’Eterno, poiché egli parlerà di pace al suo popolo ed ai suoi fedeli; ma non ritornino più alla follia!9Certo, la sua salvezza è vicina a quelli che lo temono, affinché la gloria abiti nel nostro paese.10La benignità e la verità si sono incontrate, la giustizia e la pace si son baciate.11La verità germoglia dalla terra, e la giustizia riguarda dal cielo.12Anche l’Eterno largirà ogni bene, e la nostra terra produrrà il suo frutto.13La giustizia camminerà dinanzi a lui, e seguirà la via dei suoi passi.

The subject of this psalm is the forgiveness which God will grant to His people Israel. The faithful Jews do not doubt His goodness, but they feel at the same time the weight of His righteous anger against His guilty people. Yes, truly God is good; will He not then forgive? But He is also holy, righteous and true; how then can He pass over a single sin? Mercy and truth, righteousness and peace, these divine characteristics which the human mind finds irreconcilable, have met together (v. 10). In the cross I see sin condemned, righteousness satisfied, grace being given free course (Rom. 5:21). Glorious harmony! How many people, alas, not knowing this marvellous meeting point in the cross conjure up a totally false idea of God! They see Him in the character of a stern Judge, allowing His creature to suffer merely for His pleasure. Or they imagine a "good God", ready to pass over "little" sins, easily satisfied with good intentions and well meant efforts. Fatal mistake! The righteous God condemns sin, every sin, but the loving God pardons the sinner. It is at the cross where He has accomplished this work – there is the place where I learn to know Him.

Salmo 86
1Preghiera di Davide. Inclina l’orecchio tuo, o Eterno, e rispondimi, perché io sono afflitto e misero.2Proteggi l’anima mia, perché sono di quelli che t’amano. Tu, mio Dio, salva il tuo servitore che confida in te!3Abbi pietà di me, o Signore, perché io grido a te tutto il giorno.4Rallegra l’anima del tuo servitore, perché a te, o Signore, io elevo l’anima mia.5Poiché tu, o Signore, sei buono, pronto a perdonare, e di gran benignità verso tutti quelli che t’invocano.6Porgi l’orecchio, o Eterno, alla mia preghiera, e sii attento alla voce delle mie supplicazioni.7Io t’invoco nel giorno della mia distretta, perché tu mi risponderai.8Non v’è nessuno pari a te fra gli dèi, o Signore, né vi sono alcune opere pari alle tue.9Tutte le nazioni che tu hai fatte verranno ad adorare nel tuo cospetto, o Signore, e glorificheranno il tuo nome.10Poiché tu sei grande e fai maraviglie; tu solo sei Dio.11O Eterno, insegnami la tua via; io camminerò nella tua verità; unisci il mio cuore al timor del tuo nome.12Io ti celebrerò, Signore, Iddio mio, con tutto il mio cuore, e glorificherò il tuo nome in perpetuo.13Perché grande è la tua benignità verso me, e tu hai riscossa l’anima mia dal fondo del soggiorno de’ morti.14O Dio, gente superba s’è levata contro di me, e una turba di violenti cerca l’anima mia, e non pongono te davanti agli occhi loro.15Ma tu, o Signore, sei un Dio pietoso e misericordioso, lento all’ira e grande in benignità e in verità.16Volgiti a me, ed abbi pietà di me; da’ la tua forza al tuo servitore, e salva il figliuolo della tua servente.17Mostrami un segno del tuo favore, onde quelli che m’odiano lo veggano e sian confusi, perché tu, o Eterno, m’avrai soccorso e consolato.

In this psalm of David (the only one in the 3rd book), he addresses himself to the LORD under several headings: he is poor and needy; he is holy (or separated); finally he is His servant. On these grounds he asks for deliverance (v. 2), joy (v. 4), strength (v. 16). For this servant knows his Master; he knows that He is God, He alone (v. 10), that He is "good and ready to forgive . . ." (v. 5), "full of compassion, and gracious, longsuffering, and plenteous in mercy and truth" (v. 15; see also Jonah 4:2). It was in such terms that the LORD was revealed to Moses in former days on mount Sinai (Ex. 34:6).

But the psalmist is conscious of his weakness and his inability to direct his own way. "Teach me thy way, O LORD" he asks; then "unite my heart to fear thy name" (v. 11). The heart has a tendency to be distracted by a thousand things, by a thousand stray thoughts, so the psalmist asks the Lord to give him one object alone. How much do we need to have a heart centred wholly on Christ. It is thus that power is found. "Our smallness has found in His grandeur our place and our strength" (JND). May this "prayer of David", especially v. 11, be the prayer of each one of us.

Salmo 87
1Salmo dei figliuoli di Kore. Canto. L’Eterno ha fondato la sua città sui monti santi.2Egli ama le porte di Sion più di tutte le dimore di Giacobbe.3Cose gloriose son dette di te, o città di Dio! Sela.4Io mentoverò l’Egitto e Babilonia fra quelli che mi conoscono: Ecco la Filistia e Tiro, con l’Etiopia: Ciascun d’essi è nato in Sion!5E si dirà di Sion: Questo qui e quello là son nati in lei; e l’Altissimo stesso la renderà stabile.6L’Eterno iscriverà, passando in rassegna i popoli: Questo è nato là. Sela.7E cantando e danzando diranno: Tutte le fonti della mia gioia sono in te.

There is a complete contrast between Zion, the holy city founded by God Himself, and the powerful empires of the world: Egypt, Babylon, Tyre . . . , empires built up by men for their own glory. The time comes when "The LORD shall count when he writeth up the people" and when He will give each one the right of citizenship (v. 6).

Two beginnings, two citizenships are so to speak recognisable in men, according to whether or not they have experienced the new birth. That of the believer is in the heavens (Phil. 3:20). He is for eternal ages a citizen of the heavenly Jerusalem, and God considers him as born in it (v. 5). The other citizenship is that of the world. It is a passing phase, for the fashion of the world passes away, while "the foundation of God standeth sure" (1 Cor. 7:31; 2 Tim. 2:19). Moreover, it will be said of the man of the world, including the most illustrious: "this man was born there" (v. 4).

"All my springs are in thee" sing the redeemed (v. 7). We who are through grace citizens of heaven, should we go to draw our joys from the springs of this world? Should we not rather be able to sing to the Lord in very truth:
"Whom have we, Lord, but Thee,
Soul thirst to satisfy?
Exhaustless spring! The waters free!
All other streams are dry."

Salmo 88
1Canto. Salmo dei figliuoli di Kore. Per il Capo de’ musici. Da cantarsi mestamente. Cantico di Heman, l’Ezrahita. O Eterno, Dio della mia salvezza, io grido giorno e notte nel tuo cospetto.2Venga la mia preghiera dinanzi a te, inclina il tuo orecchio al mio grido;3poiché l’anima mia è sazia di mali, e la mia vita è giunta presso al soggiorno dei morti.4Io son contato fra quelli che scendon nella fossa; son come un uomo che non ha più forza.5Prostrato sto fra i morti, come gli uccisi che giaccion nella tomba, de’ quali tu non ti ricordi più, e che son fuor della portata della tua mano.6Tu m’hai posto nella fossa più profonda, in luoghi tenebrosi, negli abissi.7L’ira tua pesa su me, e tu m’hai abbattuto con tutti i tuoi flutti. Sela.8Tu hai allontanato da me i miei conoscenti, m’hai reso un’abominazione per loro. Io son rinchiuso e non posso uscire.9L’occhio mio si consuma per l’afflizione; io t’invoco ogni giorno, o Eterno, stendo verso te le mie mani.10Opererai tu qualche miracolo per i morti? I trapassati risorgeranno essi a celebrarti? Sela.11La tua benignità sarà ella narrata nel sepolcro, o la tua fedeltà nel luogo della distruzione?12Le tue maraviglie saranno esse note nelle tenebre, e la tua giustizia nella terra dell’oblìo?13Ma, quant’è a me, o Eterno, io grido a te, e la mattina la mia preghiera ti viene incontro.14Perché, o Eterno, rigetti tu l’anima mia? Perché nascondi il tuo volto da me?15Io sono afflitto, e morente fin da giovane; io porto il peso dei tuoi terrori e sono smarrito.16I tuoi furori mi son passati addosso; i tuoi terrori m’annientano,17mi circondano come acque ogni giorno, mi attornian tutti assieme.18Hai allontanato da me amici e compagni; i miei conoscenti sono le tenebre.

This psalm constitutes one of the most sombre chapters in the whole of the Word of God. Here we find only gloom and death. Not a ray of light shines here; the soul in distress sees no prospect of deliverance. And yet a servant of God was able to say that there was a certain time in his life when this psalm was the only one which comforted him. Expressing, as it does, the thoughts of a believer, it proved to him that he also could still be a believer, even if he was passing through times of terrible soul anguish, during which heaven itself seemed closed to him. Perhaps one of our readers is also troubled, waiting for God to throw light on his condition and to give him – or help him to find again – the assurance of his salvation. Ah well! his very torments and sighs towards God are a proof that divine life is truly in him; the unbeliever does not yearn for God.

"In the morning shall my prayer prevent (come before) thee" says the psalmist (v. 13). Let us copy him; let us lay before the Lord at daybreak all the detailed events of the day which is beginning, and not only those which worry us (Ps. 5:3).

Finally, in some verses the depth of anguish, the pain and the loneliness turn the thoughts of the believer to the One who was the Afflicted above all others (e.g. vv. 6-8; 16-18).

Salmo 89:1-14
1Cantico di Etan l’Ezrahita. Io canterò in perpetuo le benignità dell’Eterno; con la mia bocca farò nota la tua fedeltà d’età in età.2Poiché ho detto: La tua benignità sarà stabile in eterno; nei cieli stessi tu stabilisci la tua fedeltà.3Io, dice l’Eterno, ho fatto un patto col mio eletto; ho fatto questo giuramento a Davide, mio servitore:4Io stabilirò la tua progenie in eterno, ed edificherò il tuo trono per ogni età. Sela.5Anche i cieli celebrano le tue maraviglie, o Eterno, e la tua fedeltà nell’assemblea dei santi.6Poiché chi, nei cieli, è paragonabile all’Eterno? Chi è simile all’Eterno tra i figli di Dio?7Iddio è molto terribile nell’assemblea dei santi, e più tremendo di tutti quelli che l’attorniano.8O Eterno, Iddio degli eserciti, chi è potente come te, o Eterno? E la tua fedeltà ti circonda da ogni parte.9Tu domi l’orgoglio del mare; quando le sue onde s’innalzano, tu le acqueti.10Tu hai fiaccato l’Egitto, ferendolo a morte; col tuo braccio potente, hai disperso i tuoi nemici.11I cieli son tuoi, tua pure è la terra; tu hai fondato il mondo e tutto ciò ch’è in esso.12Hai creato il settentrione e il mezzodì; il Tabor e l’Hermon mandan grida di gioia al tuo nome.13Tu hai un braccio potente; la tua mano è forte, alta è la tua destra.14Giustizia e diritto son la base del tuo trono, benignità e verità van davanti alla tua faccia.

We discover Ethan the Ezrahite, as well as Heman, the author of the preceding psalm, among the wise men whom only Solomon exceeded in wisdom (1 Kings 4:31). Both belonged to the family of Zerah, the son of Judah. Their spiritual dispositions were however quite different. Whereas Heman only spoke of the valleys and gloomy places, of fury and anger, the words which recur constantly in Ethan's psalm are words of mercy and faithfulness. These divine characteristics are recalled and praised as if to give a proper reply to the anguish which permeated the previous psalm. It is as if Ethan had written this "instruction" to rally his brother's faith. Two believing friends thus have the privilege of encouraging one another in their trust (Prov. 27:17; 1 Sam. 23:16). God is good; God is faithful: this is how we know Him, and our faith clings to such a God even if events appear sometimes to contradict this mercy and faithfulness (read 1 Cor. 1:9; 1 Cor. 10:13). When we look at circumstances we are often fearful, but if we think of the Lord and His faithful love, we shall never lose courage.

Vv. 3, 4 allude to the sure promises made to David and his seed, that is Christ (cf. 2 Sam. 7:16).

Salmo 89:15-29
15Beato il popolo che conosce il grido di giubilo; esso cammina, o Eterno, alla luce del tuo volto;16festeggia del continuo nel tuo nome, ed è esaltato dalla tua giustizia.17Perché tu sei la gloria della loro forza; e la nostra potenza è esaltata dal tuo favore.18Poiché il nostro scudo appartiene all’Eterno, e il nostro re al Santo d’Israele.19Tu parlasti già in visione al tuo diletto, e dicesti: Ho prestato aiuto a un prode, ho innalzato un eletto d’infra il popolo.20Ho trovato Davide, mio servitore, l’ho unto con l’olio mio santo;21la mia mano sarà salda nel sostenerlo, e il mio braccio lo fortificherà.22Il nemico non lo sorprenderà, e il perverso non l’opprimerà.23Io fiaccherò dinanzi a lui i suoi nemici, e sconfiggerò quelli che l’odiano.24La mia fedeltà e la mia benignità saranno con lui, e nel mio nome la sua potenza sarà esaltata.25E stenderò la sua mano sul mare, e la sua destra sui fiumi.26Egli m’invocherà, dicendo: Tu sei il mio Padre, il mio Dio, e la ròcca della mia salvezza.27Io altresì lo farò il primogenito, il più eccelso dei re della terra.28Io gli conserverò la mia benignità in perpetuo, e il mio patto rimarrà fermo con lui.29Io renderò la sua progenie eterna, e il suo trono simile ai giorni de’ cieli.

To confirm the promises which they make to one another, men exchange signatures or pledges. But God, to assure us of the accomplishment of His promises, has given His own Son. "For all the promises of God in him are yea, and in him Amen" (2 Cor. 1:20). Who could ever hold in doubt the promises given by such a Person? "I have laid help upon one that is mighty" (v. 19). Do we know this help, dear friends? Do we sometimes call on this "mighty man"? He is always ready to use His power on behalf of those whom He deigns to call His brethren. If He became man, it was in order to save them, but also that He might be able to sympathize with human infirmities (Heb. 2:17; Heb. 4:15). All the love of God for the true David is to be seen in the expressions He uses in speaking of Him: He is His holy One, His Chosen (vv. 3, 19), the Servant whom He has found and anointed. Christ alone can be described as "higher than the kings of the earth" (v. 27). Christians have the privilege of knowing Him already and of eagerly waiting for His appearing (2 Tim. 4:8).

Salmo 89:30-52
30Se i suoi figliuoli abbandonan la mia legge e non camminano secondo i miei ordini,31se violano i miei statuti e non osservano i miei comandamenti,32io punirò la loro trasgressione con la verga, e la loro iniquità con percosse;33ma non gli ritirerò la mia benignità, e non smentirò la mia fedeltà.34Io non violerò il mio patto, e non muterò ciò ch’è uscito dalle mie labbra.35Una cosa ho giurata per la mia santità, e non mentirò a Davide:36La sua progenie durerà in eterno, e il suo trono sarà davanti a me come il sole,37sarà stabile in perpetuo come la luna; e il testimone ch’è nei cieli è fedele. Sela.38Eppure tu l’hai reietto e sprezzato, ti sei gravemente adirato contro il tuo unto.39Tu hai rinnegato il patto stretto col tuo servitore, hai profanato la sua corona gettandola a terra.40Tu hai rotto i suoi ripari, hai ridotto in ruine le sue fortezze.41Tutti i passanti l’han saccheggiato, è diventato il vituperio de’ suoi vicini.42Tu hai esaltato la destra de’ suoi avversari, hai rallegrato tutti i suoi nemici.43Tu hai fatto ripiegare il taglio della sua spada, e non l’hai sostenuto nella battaglia.44Tu hai fatto cessare il suo splendore, e hai gettato a terra il suo trono.45Tu hai scorciato i giorni della sua giovinezza, l’hai coperto di vergogna. Sela.46Fino a quando, o Eterno, ti nasconderai tu del continuo, e l’ira tua arderà come un fuoco?47Ricordati quant’è fugace la mia vita, per qual nulla tu hai creato tutti i figliuoli degli uomini!48Qual è l’uomo che viva senza veder la morte? che scampi l’anima sua dal potere del soggiorno de’ morti? Sela.49Signore, dove sono le tue benignità antiche, le quali giurasti a Davide nella tua fedeltà?50Ricorda, o Signore, il vituperio fatto ai tuoi servitori: ricordati ch’io porto in seno quello di tutti i grandi popoli,51il vituperio di cui t’hanno coperto i tuoi nemici, o Eterno, il vituperio che han gettato sui passi del tuo unto.52Benedetto sia l’Eterno in perpetuo. Amen, Amen!

The promise made to David in 2 Samuel 7:13 and recalled in vv. 4, 28 of our reading are qualified by one condition: if his descendants commit iniquity God will not fail to chastise them (vv. 30-32; 2 Sam. 7:14). Alas! we know the subsequent sad history of this royal family of Judah, and vv. 38 and following show us that in this chastisement, God kept His word. All Israel's trials, including the tribulation which still awaits them, are the consequence of this unfaithfulness.

The worst of all sorrows for believers is the shame and disgrace which reflects on their God (vv. 41, 45, 50, 51). "How long . . .?" (v. 46); how many times already we have heard this cry of anguish in the psalms (e.g. Ps. 74:10; Ps. 79:5; Ps. 80:4 . . .) Time seems long to the one who is suffering (Job 7:3-4). In response to this cry the LORD will temper His judgment; "a short work will the Lord make on the earth" (Rom. 9:28; Mark 13:20). For chastisement is not His last word. Isaiah 28:21 calls it "his strange work, . . . his strange act." According to His same promise, God will make His people rejoice in His loving-kindness for ever in Christ, the Son of David (v. 49; 2 Sam. 7:15 . . .).

(The final section on the Psalms is in Year 5.)

Ezechiele 1:1-14
1Or avvenne l’anno trentesimo, il quinto giorno del quarto mese, che, essendo presso al fiume Kebar, fra quelli ch’erano stati menati in cattività, i cieli s’aprirono, e io ebbi delle visioni divine.2Il quinto giorno del mese (era il quinto anno della cattività del re Joiakin),3la parola dell’Eterno fu espressamente rivolta al sacerdote Ezechiele, figliuolo di Buzi, nel paese dei Caldei, presso al fiume Kebar; e la mano dell’Eterno fu quivi sopra lui.4Io guardai, ed ecco venire dal settentrione un vento di tempesta, una grossa nuvola con un globo di fuoco che spandeva tutto all’intorno d’essa uno splendore; e nel centro di quel fuoco si vedeva come del rame sfavillante in mezzo al fuoco.5Nel centro del fuoco appariva la forma di quattro esseri viventi; e questo era l’aspetto loro: avevano sembianza umana.6Ognuno d’essi aveva quattro facce, e ognuno quattro ali.7I loro piedi eran diritti, e la pianta de’ loro piedi era come la pianta del piede d’un vitello; e sfavillavano come il rame terso.8Avevano delle mani d’uomo sotto le ali ai loro quattro lati; e tutti e quattro avevano le loro facce e le loro ali.9Le loro ali s’univano l’una all’altra; camminando, non si voltavano; ognuno camminava dritto dinanzi a sé.10Quanto all’aspetto delle loro facce, essi avevan tutti una faccia d’uomo, tutti e quattro una faccia di leone a destra, tutti e quattro una faccia di bue a sinistra, e tutti e quattro una faccia d’aquila.11Le loro facce e le loro ali erano separate nella parte superiore; ognuno aveva due ali che s’univano a quelle dell’altro, e due che coprivan loro il corpo.12Camminavano ognuno dritto davanti a sé, andavano dove lo spirito li faceva andare, e, camminando, non si voltavano.13Quanto all’aspetto degli esseri viventi, esso era come di carboni ardenti, come di fiaccole; quel fuoco circolava in mezzo agli esseri viventi, era un fuoco sfavillante, e dal fuoco uscivan de’ lampi.14E gli esseri viventi correvano in tutti i sensi, simili al fulmine.

We now come to the book of Ezekiel, often neglected on account of its difficulty. Let us specially ask the Lord for His help so that we may be built up from its study.

This prophet was a priest, like Jeremiah his contemporary; but, whilst the latter dwelt in Jerusalem, Ezekiel had been a member of the first convoy of captives taken into "the land of the Chaldeans" during the reign of Jehoiachin (v. 3). It is there, by the river Chebar, that the Word of God is addressed to him and that he is the witness of an extraordinary vision. In the midst of the fire and of burnished brass (lit. bronze), a type of divine righteousness in the exercise of its rights, the prophet sees four strange creatures, which are cherubim, guardians and defenders of God's holiness (Ezek. 10). Their features: faces, wings, feet and hands are so many symbols, by which God would make known what His own attributes are in righteousness and in judgment: intelligence, strength, patience, swiftness, represented respectively by the faces of the man, the lion, the ox and the eagle. These symbols re-appear with many others in the Revelation, which also is a book of judgments (see Rev. 4:6-7).

Ezechiele 1:15-28
15Or com’io stavo guardando gli esseri viventi, ecco una ruota in terra, presso a ciascun d’essi, verso le loro quattro facce.16L’aspetto delle ruote e la loro forma eran come l’aspetto del crisolito; tutte e quattro si somigliavano; il loro aspetto e la loro forma eran quelli d’una ruota che fosse attraversata da un’altra ruota.17Quando si movevano, andavano tutte e quattro dal proprio lato, e, andando, non si voltavano.18Quanto ai loro cerchi, essi erano alti e formidabili; e i cerchi di tutte e quattro eran pieni d’occhi d’ogn’intorno.19Quando gli esseri viventi camminavano, le ruote si movevano allato a loro; e quando gli esseri viventi s’alzavan su da terra, s’alzavano anche le ruote.20Dovunque lo spirito voleva andare, andavano anch’essi; e le ruote s’alzavano allato a quelli, perché lo spirito degli esseri viventi era nelle ruote.21Quando quelli camminavano, anche le ruote si movevano; quando quelli si fermavano, anche queste si fermavano; e quando quelli s’alzavano su da terra, anche queste s’alzavano allato d’essi, perché lo spirito degli esseri viventi era nelle ruote.22Sopra le teste degli esseri viventi c’era come una distesa di cielo, di colore simile a cristallo d’ammirabile splendore, e s’espandeva su in alto, sopra alle loro teste.23Sotto la distesa si drizzavano le loro ali, l’una verso l’altra; e ne avevano ciascuno due che coprivano loro il corpo.24E quand’essi camminavano, io sentivo il rumore delle loro ali, come il rumore delle grandi acque, come la voce dell’Onnipotente: un rumore di gran tumulto, come il rumore d’un accampamento; quando si fermavano, abbassavano le loro ali;25e s’udiva un rumore che veniva dall’alto della distesa ch’era sopra le loro teste.26E al disopra della distesa che stava sopra le loro teste, c’era come una pietra di zaffiro, che pareva un trono; e su questa specie di trono appariva come la figura d’un uomo, che vi stava assiso sopra, su in alto.27Vidi pure come del rame terso, come del fuoco, che lo circondava d’ogn’intorno dalla sembianza dei suoi fianchi in su; e dalla sembianza dei suoi fianchi in giù vidi come del fuoco, come uno splendore tutto attorno a lui.28Qual è l’aspetto dell’arco ch’è nella nuvola in un giorno di pioggia, tal era l’aspetto di quello splendore che lo circondava. Era una apparizione dell’immagine della gloria dell’Eterno. A questa vista caddi sulla mia faccia, e udii la voce d’uno che parlava.

The prophet's vision unfolded to reveal a terrifying chariot comprising several parts. Its wheels, particularly frightening, went to and fro on the earth in a way which might appear to be arbitrary, but their movement depended upon the creatures, and these went "whithersoever the Spirit was to go" (v. 20).

These wheels are a symbol of God's government, or of His providence. The happenings in the world are directed by His Spirit – which "bloweth where it listeth" (John 3:8)* – and not by chance as many people claim because they refuse to look up to heaven. They see "the wheels" very clearly, but not the One who controls them. The prophet, himself led by the Spirit, lifts up his eyes and is about to contemplate the most marvellous part of the vision (v. 26 . . .). Above the wheels, the cherubim and the firmament, he discerns the "likeness of a throne", and again "the likeness as the appearance of a man above upon it" (v. 26). Thus we learn with the prophet that the world is governed according to the will and the purposes of the risen glorified Christ: Christ Himself, shining in divine splendour. Before this extraordinary vision, Ezekiel at once falls on his face (cf. Rev. 1:12-17).

*Note. In the Greek language of the New Testament, the same word is used for spirit as for wind – in the translation into English, these words appear to be interchangeable.

Ezechiele 2:1-10; Ezechiele 3:1-11
1E mi disse: "Figliuol d’uomo, rizzati in piedi, e io ti parlerò".2E com’egli mi parlava, lo spirito entrò in me, e mi fece rizzare in piedi; e io udii colui che mi parlava.3Egli mi disse: "Figliuol d’uomo, io ti mando ai figliuoli d’Israele, a nazioni ribelli, che si son ribellate a me; essi e i loro padri si son rivoltati contro di me fino a questo giorno.4A questi figliuoli dalla faccia dura e dal cuore ostinato io ti mando, e tu dirai loro: Così parla il Signore, l’Eterno.5E sia che t’ascoltino o non t’ascoltino giacché è una casa ribelle essi sapranno che v’è un profeta in mezzo a loro.6E tu, figliuol d’uomo, non aver paura di loro, né delle loro parole, giacché tu stai colle ortiche e colle spine, e abiti fra gli scorpioni; non aver paura delle loro parole, non ti sgomentare davanti a loro, poiché sono una casa ribelle.7Ma tu riferirai loro le mie parole, sia che t’ascoltino o non t’ascoltino, poiché sono ribelli.8E tu, figliuol d’uomo, ascolta ciò che ti dico; non esser ribelle com’è ribelle questa casa; apri la bocca, e mangia ciò che ti do".9Io guardai, ed ecco una mano stava stesa verso di me, la quale teneva il rotolo d’un libro;10ed egli lo spiegò davanti a me; era scritto di dentro e di fuori, e conteneva delle lamentazioni, de’ gemiti e dei guai.
1Ed egli mi disse: "Figliuol d’uomo, mangia ciò che tu trovi; mangia questo rotolo, e va’ e parla alla casa d’Israele".2Io aprii la bocca, ed egli mi fece mangiare quel rotolo.3E mi disse: "Figliuol d’uomo, nutriti il ventre e riempiti le viscere di questo rotolo che ti do". E io lo mangiai, e mi fu dolce in bocca, come del miele.4Ed egli mi disse: "Figliuol d’uomo, va’, récati alla casa d’Israele, e riferisci loro le mie parole;5poiché tu sei mandato, non a un popolo dal parlare oscuro e dalla lingua non intelligibile, ma alla casa d’Israele:6non a molti popoli dal parlare oscuro e dalla lingua non intelligibile, di cui tu non intenda le parole. Certo, s’io ti mandassi a loro, essi ti darebbero ascolto;7ma la casa d’Israele non ti vorrà ascoltare, perché non vogliono ascoltar me; giacché tutta la casa d’Israele ha la fronte dura e il cuore ostinato.8Ecco, io t’induro la faccia, perché tu l’opponga alla faccia loro; induro la tua fronte, perché l’opponga alla fronte loro;9io rendo la tua fronte come un diamante, più dura della selce; non li temere, non ti sgomentare davanti a loro, perché sono una casa ribelle".10Poi mi disse: "Figliuol d’uomo, ricevi nel cuor tuo tutte le parole che io ti dirò, e ascoltale con le tue orecchie.11E va’ dai figliuoli del tuo popolo che sono in cattività, parla loro, e di’ loro: Così parla il Signore, l’Eterno; sia che t’ascoltino o non ti ascoltino".

Ezekiel's great vision, like that of Isaiah (Isa. 6), is to be the starting point of his call and mission. The Spirit of God seizes him, allows him to stand upright, and opens his understanding to the divine Word upon which he must first of all feed before he can communicate it (cf. Rev. 10:8-11). Thus he will feel its effect in his own soul, for it is impossible to apply the Word of God effectively to others without having oneself experienced its sweetness . . . or its sharp edge (Ezek. 3:1-3; Jer. 15:16). Generally speaking, the secret of all useful service for the Lord is to feed upon the holy Scriptures from one's youth.

"Israel will refuse to listen to you", says the LORD to His messenger, "but in fact it is I to whom they refuse to listen" (Ezek. 3:7). It is not his own words but the LORD's that must be in the Christian's mouth. Such a message will leave no room for fruitless discussion. And it is in the heart that it must be received (Ezek. 3:10).

The forehead of the house of Israel was hard, but the LORD was giving His servant correspondingly greater energy (cf. Ezek. 3:8-9 with Isa. 50:7 and Luke 9:51). Besides, his own name was a promise; Ezekiel means "God will strengthen".

Ezechiele 3:12-27
12E lo spirito mi levò in alto, e io udii dietro a me il suono d’un gran fragore che diceva: "Benedetta sia la gloria dell’Eterno dalla sua dimora!"13e udii pure il rumore delle ali degli esseri viventi che battevano l’una contro l’altra, il rumore delle ruote allato ad esse, e il suono d’un gran fragore.14E lo spirito mi levò in alto, e mi portò via; e io andai, pieno d’amarezza nello sdegno del mio spirito; e la mano dell’Eterno era forte su di me.15E giunsi da quelli ch’erano in cattività a Tel-abib presso al fiume Kebar, e mi fermai dov’essi dimoravano; e dimorai quivi sette giorni, mesto e silenzioso, in mezzo a loro.16E in capo a sette giorni, la parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini:17"Figliuol d’uomo, io t’ho stabilito come sentinella per la casa d’Israele; e quando tu udrai dalla mia bocca una parola, tu l’avvertirai da parte mia.18Quando io dirò all’empio: Certo morrai, se tu non l’avverti, e non parli per avvertire quell’empio di abbandonar la sua via malvagia, e salvargli così la vita, quell’empio morrà per la sua iniquità; ma io domanderò conto del suo sangue alla tua mano.19Ma, se tu avverti l’empio, ed egli non si ritrae dalla sua empietà e dalla sua via malvagia, egli morrà per la sua iniquità, ma tu avrai salvata l’anima tua.20E quando un giusto si ritrae dalla sua giustizia e commette l’iniquità, se io gli pongo davanti una qualche occasione di caduta, egli morrà, perché tu non l’avrai avvertito; morrà per il suo peccato, e le cose giuste che avrà fatte non saranno più ricordate; ma io domanderò conto del suo sangue alla tua mano.21Però, se tu avverti quel giusto perché non pecchi, e non pecca, egli certamente vivrà, perch’è stato avvertito, e tu avrai salvata l’anima tua".22E la mano dell’Eterno fu quivi sopra me, ed egli mi disse: "Lèvati, va’ nella pianura, e quivi io parlerò teco".23Io dunque mi levai, uscii nella pianura, ed ecco che quivi stava la gloria dell’Eterno, gloria simile a quella che avevo veduta presso al fiume Kebar; e caddi sulla mia faccia.24Ma lo spirito entrò in me; mi fece rizzare in piedi, e l’Eterno mi parlò e mi disse: "Va’, chiuditi in casa tua!25E a te, figliuol d’uomo, ecco, ti si metteranno addosso delle corde, con esse ti si legherà, e tu non andrai in mezzo a loro.26E io farò che la lingua ti s’attacchi al palato, perché tu rimanga muto e tu non possa esser per essi un censore; perché sono una casa ribelle.27Ma quando io ti parlerò, t’aprirò la bocca, e tu dirai loro: Così parla il Signore, l’Eterno; chi ascolta, ascolti; chi non vuole ascoltare non ascolti; poiché sono una casa ribelle.

Ezekiel is taken by the Spirit of God to Tel-abib, amongst the captives of his people. He learns from the LORD's mouth of his appointment to the post of watchman, with the duties attached to it. These functions will require both continuous watchfulness and complete faithfulness in the passing on of divine warnings. But we notice that it is not a matter of bringing about the awakening of the nation in its entirety. It is the wicked who must be warned; the responsibility to listen is individual. As to the servant's responsibility, it consists of presenting the Word to all, "whether they will hear, or whether they will forbear" (Ezek. 2:5, 7; Ezek. 3:11, 27). God does not judge His servants on the basis of the results they achieve, like men do, but according to their faithfulness (1 Cor. 4:2). We should not therefore get discouraged if some "forbear" from the Word of life that we present to them. Dear friends, this is indeed a very serious matter: each individual believer is an appointed watchman and has the duty to bear witness down here to his Lord. How are we fulfilling that duty?

Ezechiele 5:1-17
1E tu, figliuol d’uomo, prenditi un ferro tagliente, prenditi un rasoio da barbiere, e fattelo passare sul capo e sulla barba; poi prenditi una bilancia da pesare, e dividi i peli che avrai tagliati.2Bruciane una terza parte nel fuoco in mezzo alla città, quando i giorni dell’assedio saranno compiuti; poi prendine un’altra terza parte, e percuotila con la spada attorno alla città; e disperdi al vento l’ultima terza parte, dietro alla quale io sguainerò la spada.3E di questa prendi una piccola quantità, e legala nei lembi della tua veste;4e di questa prendi ancora una parte, gettala nel fuoco, e bruciala nel fuoco; di là uscirà un fuoco contro tutta la casa d’Israele.5Così parla il Signore, l’Eterno: Ecco Gerusalemme! Io l’avevo posta in mezzo alle nazioni e agli altri paesi che la circondavano;6ed ella, per darsi all’empietà, s’è ribellata alle mie leggi; più delle nazioni, e alle mie prescrizioni più de’ paesi che la circondano; poiché ha sprezzato le mie leggi, e non ha camminato seguendo le mie prescrizioni.7Perciò, così parla il Signore, l’Eterno: Poiché voi siete stati più insubordinati delle nazioni che vi circondano, in quanto non avete camminato seguendo le mie prescrizioni e non avete messo ad effetto le mie leggi e non avete neppure agito seguendo le leggi delle nazioni che vi circondano,8così parla il Signore, l’Eterno: "Eccomi, vengo io da te! ed eseguirò in mezzo a te i miei giudizi, nel cospetto delle nazioni;9e farò a te quello che non ho mai fatto e che non farò mai più così, a motivo di tutte le tue abominazioni.10Perciò, in mezzo a te, dei padri mangeranno i loro figliuoli, e dei figliuoli mangeranno i loro padri; e io eseguirò su di te dei giudizi, e disperderò a tutti i venti quel che rimarrà di te.11Perciò, com’è vero ch’io vivo, dice il Signore, l’Eterno, perché tu hai contaminato il mio santuario con tutte le tue infamie e con tutte le tue abominazioni, anch’io ti raderò, l’occhio mio non risparmierà nessuno e anch’io non avrò pietà.12Una terza parte di te morrà di peste, e sarà consumata dalla fame in mezzo a te; una terza parte cadrà per la spada attorno a te, e ne disperderò a tutti i venti l’altra terza parte, e sguainerò contro ad essa la spada.13Così si sfogherà la mia ira, e io soddisfarò su loro il mio furore, e sarò pago; ed essi conosceranno che io, l’Eterno, ho parlato nella mia gelosia, quando avrò sfogato su loro il mio furore.14E farò di te, sotto gli occhi di tutti i passanti, una desolazione, il vituperio delle nazioni che ti circondano.15E il tuo obbrobrio e la tua ignominia saranno un ammaestramento e un oggetto di stupore per le nazioni che ti circondano, quand’io avrò eseguito su di te i miei giudizi con ira, con furore, con indignati castighi son io l’Eterno, che parlo16quando avrò scoccato contro di loro i letali dardi della fame, apportatori di distruzione e che io tirerò per distruggervi, quando avrò aggravata su voi la fame e vi avrò fatto venir meno il sostegno del pane,17quando avrò mandato contro di voi la fame e le male bestie che ti priveranno de’ figliuoli, quando la peste e il sangue saran passati per mezzo a te, e quando io avrò fatto venire su di te la spada. Io, l’Eterno, son quegli che parla!"

From ch. 4 onwards, the LORD uses certain signs to introduce Ezekiel to the sad circumstances which are going to overtake his people. A servant of God who has himself passed through the school of humiliation and suffering is thereby much better fitted to understand those who are passing through the same and to encourage them with greater authority. He knows their situation from his own experience and can thus effectively forewarn them. By lying on his side, by baking his bread with dung, Ezekiel bore in type the consequences of the iniquity of his people (Ezek. 4:4). Now God instructs him to shave his hair and his beard, an act dishonouring to a priest, and one forbidden by the Law (Lev. 21:5). Vv. 11, 12 explain to us its symbolic bearing. Israel, the LORD's jewel, is set aside and various judgments, prescribed by the One who weighs each man's guilt (v. 1), are to be visited upon them. Some will be prey to pestilence and to famine during the siege of the city, others will fall by the sword, whilst others will be scattered and persecuted. Moses had previously announced these punishments (Lev. 26:14 . . .; Deuteronomy 28: 15 . . .), and Israel's history since then has confirmed that God can but fulfil His Word (Ezek. 12:28).

Ezechiele 7:1-19
1E la parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini:2"E tu, figliuol d’uomo, così parla il Signore, l’Eterno, riguardo al paese d’Israele: La fine! la fine viene sulle quattro estremità del paese!3Ora ti sovrasta la fine, e io manderò contro di te la mia ira, ti giudicherò secondo la tua condotta, e ti farò ricadere addosso tutte le tue abominazioni.4E l’occhio mio non ti risparmierà, io sarò senza pietà, ti farò ricadere addosso la tua condotta e le tue abominazioni saranno in mezzo a te; e voi conoscerete che io sono l’Eterno.5Così parla il Signore, l’Eterno: Una calamità! ecco viene una calamità!6La fine viene! viene la fine! Ella si desta per te! ecco ella viene!7Vien la tua volta, o abitante del paese! Il tempo viene, il giorno s’avvicina: giorno di tumulto, e non di grida di gioia su per i monti.8Ora, in breve, io spanderò su di te il mio furore, sfogherò su di te la mia ira, ti giudicherò secondo la tua condotta, e ti farò ricadere addosso tutte le tue abominazioni.9E l’occhio mio non ti risparmierà, io non avrò pietà, ti farò ricadere addosso la tua condotta, le tue abominazioni saranno in mezzo a te, e voi conoscerete che io, l’Eterno, son quegli che colpisce.10Ecco il giorno! ecco ei viene! giunge la tua volta! La tua verga è fiorita! l’orgoglio è sbocciato!11La violenza s’eleva e divien la verga dell’empietà; nulla più riman d’essi, della loro folla tumultuosa, del loro fracasso, nulla della loro magnificenza!12Giunge il tempo, il giorno s’avvicina! Chi compra non si rallegri, chi vende non si dolga, perché un’ira ardente sovrasta a tutta la loro moltitudine.13Poiché chi vende non tornerà in possesso di ciò che avrà venduto, anche se fosse tuttora in vita; poiché la visione contro tutta la loro moltitudine non sarà revocata, e nessuno potrà col suo peccato mantenere la propria vita.14Suona la tromba, tutto è pronto, ma nessuno va alla battaglia; poiché l’ardore della mia ira sovrasta a tutta la loro moltitudine.15Di fuori, la spada; di dentro, la peste e la fame! Chi è nei campi morrà per la spada: chi è in città sarà divorato dalla fame e dalla peste.16E quelli di loro che riusciranno a scampare staranno su per i monti come le colombe delle valli, tutti quanti gemendo, ognuno per la propria iniquità.17Tutte le mani diverranno fiacche, tutte le ginocchia si scioglieranno in acqua.18E si cingeranno di sacchi, e lo spavento sarà la loro coperta; la vergogna sarà su tutti i volti, e avran tutti il capo rasato.19Getteranno il loro argento per le strade, e il loro oro sarà per essi una immondezza; il loro argento e il loro oro non li potranno salvare nel giorno del furore dell’Eterno; non potranno saziare la loro fame, né empir loro le viscere, perché furon quelli la pietra d’intoppo per cui caddero nella loro iniquità.

You will have noticed the name the LORD gives to His servant: "son of man" (one of the titles of the Lord Jesus of whom Ezekiel is a type). This name suggests one chosen from among men, a representative qualified to speak in the name of the fallen human race (see Ecc. 7:28).

The LORD, having announced devastation in ch. 6, solemnly declares in ch. 7 that the fateful day has arrived, the day of His wrath. His great patience towards the guilty people had lasted many centuries. It draws to its end after innumerable warnings. We are reminded about this longsuffering of God that is in operation today towards a world that has crucified His Son. But it will come to an end also in a "day of wrath" incomparably more terrible (Rom. 2:5) . This chapter gives us only a faint picture of it. Men are here stricken with horror (vv. 17, 18). Silver and gold, all-powerful up to this time, cease to be of value. Men throw them like rubbish into the streets, realising at last that these cannot satisfy their souls. And above all, riches will not be able to deliver anyone in that day for God only accepts, for the redemption of lost man, the precious blood of Christ (v. 19; cf. Prov. 11:4; 1 Peter 1:18-19).

Ezechiele 8:1-18
1E il sesto anno, il quinto giorno del sesto mese, avvenne che, come io stavo seduto in casa mia e gli anziani di Giuda eran seduti in mia presenza, la mano del Signore, dell’Eterno, cadde quivi su me.2Io guardai, ed ecco una figura d’uomo, che aveva l’aspetto del fuoco; dai fianchi in giù pareva di fuoco; e dai fianchi in su aveva un aspetto risplendente, come di terso rame.3Egli stese una forma di mano, e mi prese per una ciocca de’ miei capelli; e lo spirito mi sollevò fra terra e cielo, e mi trasportò in visioni divine a Gerusalemme, all’ingresso della porta interna che guarda verso il settentrione, dov’era posto l’idolo della gelosia, che eccita a gelosia.4Ed ecco che quivi era la gloria dell’Iddio d’Israele, come nella visione che avevo avuta nella valle.5Ed egli mi disse: "Figliuol d’uomo, alza ora gli occhi verso il settentrione". Ed io alzai gli occhi verso il settentrione, ed ecco che al settentrione della porta dell’altare, all’ingresso, stava quell’idolo della gelosia.6Ed egli mi disse: "Figliuol d’uomo, vedi tu quello che costoro fanno? le grandi abominazioni che la casa d’Israele commette qui, perché io m’allontani dal mio santuario? Ma tu vedrai ancora altre più grandi abominazioni".7Ed egli mi condusse all’ingresso del cortile. Io guardai, ed ecco un buco nel muro.8Allora egli mi disse: "Figliuol d’uomo, adesso fora il muro". E quand’io ebbi forato il muro, ecco una porta.9Ed egli mi disse: "Entra, e guarda le scellerate abominazioni che costoro commettono qui".10Io entrai, e guardai: ed ecco ogni sorta di figure di rettili e di bestie abominevoli, e tutti gl’idoli della casa d’Israele dipinti sul muro attorno attorno;11e settanta fra gli anziani della casa d’Israele, in mezzo ai quali era Jaazania, figliuol di Shafan, stavano in piè davanti a quelli, avendo ciascuno un turibolo in mano, dal quale saliva il profumo d’una nuvola d’incenso.12Ed egli mi disse: "Figliuol d’uomo, hai tu visto quello che gli anziani della casa d’Israele fanno nelle tenebre, ciascuno nelle camere riservate alle sue immagini? poiché dicono: L’Eterno non ci vede, l’Eterno ha abbandonato il paese".13Poi mi disse: "Tu vedrai ancora altre più grandi abominazioni che costoro commettono".14E mi menò all’ingresso della porta della casa dell’Eterno, che è verso il settentrione; ed ecco quivi sedevano delle donne che piangevano Tammuz.15Ed egli mi disse: "Hai tu visto, figliuol d’uomo? Tu vedrai ancora delle abominazioni più grandi di queste".16E mi menò nel cortile della casa dell’Eterno; ed ecco, all’ingresso del tempio dell’Eterno, fra il portico e l’altare, circa venticinque uomini che voltavano le spalle alla casa dell’Eterno, e la faccia verso l’oriente; e si prostravano verso l’oriente, davanti al sole.17Ed egli mi disse: "Hai visto, figliuol d’uomo? E’ egli poca cosa per la casa di Giuda di commettere le abominazioni che commette qui, perché abbia anche a riempire il paese di violenza, e a tornar sempre a provocarmi ad ira? Ed ecco che s’accostano il ramo al naso.18E anch’io agirò con furore; l’occhio mio non li risparmierà, e io non avrò pietà; e per quanto gridino ad alta voce ai miei orecchi, io non darò loro ascolto".

Ezekiel, in a new vision, is transported to Jerusalem, where God reveals to him the horrible things being done in secret in His sanctuary. "The image of jealousy", the first object that he sees, is a reminder of the image Manasseh had previously placed in the temple (2 Kings 21:7; 2 Kings 23:6; cf. Matt. 24:15). Then, digging through the wall, he comes upon, not the despised of the people, but the elders, occupied in the darkness in the worship of all kinds of "abominable beasts". We may compare them with the unclean products of our own imagination, cultivated in the most remote recesses of our poor hearts, which can thus be veritable "chambers of imagery" (v. 12). The one who officiated in the midst of these idolatries was a certain Jaazaniah, son of the faithful Shaphan! (see 2 Chron. 34:8, 15 . . .).

The LORD then shows Ezekiel women weeping for Tammuz, a repugnant idol, and finally twenty-five men, representing the twenty-four courses of the priesthood together with the high priest himself, worshipping the sun! (cf. Deut. 4:19; Deut. 32:16). We may notice that it is God who uncovers the evil before the eyes of His own. He alone by enlightening our consciences can give us a true realisation of this evil, showing us how far it offends against His own glory.

Ezechiele 9:1-11
1Poi gridò ad alta voce ai miei orecchi, dicendo: "Fate accostare quelli che debbon punire la città, e ciascuno abbia in mano la sua arma di distruzione".2Ed ecco venire dal lato della porta superiore che guarda verso settentrione sei uomini, ognun dei quali aveva in mano la sua arma di distruzione; e in mezzo a loro stava un uomo vestito di lino, che aveva un corno da scrivano alla cintura; e vennero a mettersi di fianco all’altare di rame.3E la gloria dell’Iddio d’Israele s’alzò di sul cherubino sul quale stava, e andò verso la soglia della casa; e l’Eterno chiamò l’uomo vestito di lino, che aveva il corno da scrivano alla cintura, e gli disse:4"Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme, e fa’ un segno sulla fronte degli uomini che sospirano e gemono per tutte le abominazioni che si commettono in mezzo di lei".5E agli altri disse, in modo ch’io intesi: "Passate per la città dietro a lui, e colpite; il vostro occhio non risparmi alcuno, e siate senza pietà;6uccidete, sterminate vecchi, giovani, vergini, bambini e donne, ma non vi avvicinate ad alcuno che porti il segno; e cominciate dal mio santuario". Ed essi cominciarono da quegli anziani che stavano davanti alla casa.7Poi egli disse loro: "Contaminate la casa ed empite di morti i cortili! Uscite!" E quelli uscirono, e andarono colpendo per la città.8E com’essi colpivano ed io ero rimasto solo, caddi sulla mia faccia e gridai: "Ahimè, Signore, Eterno, distruggerai tu tutto ciò che rimane d’Israele, riversando il tuo furore su Gerusalemme?"9Ed egli mi rispose: "L’iniquità della casa d’Israele e di Giuda è oltremodo grande; il paese è pieno di sangue, e la città è piena di prevaricazioni; poiché dicono: L’Eterno ha abbandonato il paese, l’Eterno non vede nulla.10Perciò, anche l’occhio mio non risparmierà nessuno, io non avrò pietà, e farò ricadere sul loro capo la loro condotta".11Ed ecco, l’uomo vestito di lino, che aveva il corno dello scrivano alla cintura, venne a fare il suo rapporto, dicendo: "Ho fatto come tu hai comandato".

Ezekiel has been able to see with his own eyes how shamefully the LORD's glory has been trodden under foot. Thus he can now understand how well deserved the punishment is! And it is already at the door (v. 2). But God will never destroy the righteous with the wicked (Gen. 18:25). Along with the six men armed with weapons of destruction, a seventh appears who, himself, holds in his hand an instrument of grace: a writer's ink-horn, which, on the LORD's orders, he will use to put a mark on the foreheads of all those who were sighing and groaning because of sin (cf. Rev. 9:4; the letter T, the last in the Hebrew alphabet, serves as mark and as signature: Job 31:35). The man clothed in linen makes us think of the Lord Jesus. In Christendom at large, infiltrated by evil and about to come up for judgment, He has put His seal, the Holy Spirit, on all those who truly belong to Him: the divine sign by which God recognises His children. All the faithful having received the protective mark, the order to destroy can be given to the avengers. And the judgment must first fall on the most responsible: the defiled sanctuary that Ezekiel has visited (v. 6; cf. 1 Peter 4:17).

Ezechiele 10:1-22
1Io guardai, ed ecco, sulla distesa sopra il capo dei cherubini, v’era come una pietra di zaffiro; si vedeva come una specie di trono che stava sopra loro.2E l’Eterno parlò all’uomo vestito di lino, e disse: "Va’ fra le ruote sotto i cherubini, empiti le mani di carboni ardenti tolti di fra i cherubini, e spargili sulla città". Ed egli v’andò in mia presenza.3Or i cherubini stavano al lato destro della casa, quando l’uomo entrò là; e la nuvola riempì il cortile interno.4E la gloria dell’Eterno s’alzò di sui cherubini, movendo verso la soglia della casa; e la casa fu ripiena della nuvola; e il cortile fu ripieno dello splendore della gloria dell’Eterno.5E il rumore delle ali dei cherubini s’udì fino al cortile esterno, simile alla voce dell’Iddio onnipotente quand’egli parla.6E quando l’Eterno ebbe dato all’uomo vestito di lino l’ordine di prender del fuoco di fra le ruote che son tra i cherubini, quegli venne a fermarsi presso una delle ruote.7E uno dei cherubini stese la mano fra gli altri cherubini verso il fuoco ch’era fra i cherubini, ne prese e lo mise nelle mani dell’uomo vestito di lino, che lo ricevette, ed uscì.8Or ai cherubini si vedeva una forma di mano d’uomo sotto alle ali.9E io guardai, ed ecco quattro ruote presso ai cherubini, una ruota presso ogni cherubino; e le ruote avevano l’aspetto d’una pietra di crisolito.10E, a vederle, tutte e quattro avevano una medesima forma, come se una ruota passasse attraverso all’altra.11Quando si movevano, si movevano dai loro quattro lati; e, movendosi, non si voltavano, ma seguivano la direzione del luogo verso il quale guardava il capo, e, andando, non si voltavano.12E tutto il corpo dei cherubini, i loro dossi, le loro mani, le loro ali, come pure le ruote, le ruote di tutti e quattro, eran pieni d’occhi tutto attorno.13E udii che le ruote eran chiamate "Il Turbine".14E ogni cherubino aveva quattro facce: la prima faccia era una faccia di cherubino; la seconda faccia, una faccia d’uomo; la terza, una faccia di leone; la quarta, una faccia d’aquila.15E i cherubini s’alzarono. Erano gli stessi esseri viventi, che avevo veduti presso il fiume Kebar.16E quando i cherubini si movevano, anche le ruote si movevano allato a loro; e quando i cherubini spiegavano le ali per alzarsi da terra, anche le ruote non deviavano da presso a loro.17Quando quelli si fermavano, anche queste si fermavano; quando quelli s’innalzavano, anche queste s’innalzavano con loro, perché lo spirito degli esseri viventi era in esse.18E la gloria dell’Eterno si partì di sulla soglia della casa, e si fermò sui cherubini.19E i cherubini spiegarono le loro ali e s’innalzarono su dalla terra; e io li vidi partire, con le ruote allato a loro. Si fermarono all’ingresso della porta orientale della casa dell’Eterno; e la gloria dell’Iddio d’Israele stava sopra di loro, su in alto.20Erano gli stessi esseri viventi, che avevano veduti sotto l’Iddio d’Israele presso il fiume Kebar; e riconobbi che erano cherubini.21Ognun d’essi avevan quattro facce, ognuno quattro ali; e sotto le loro ali appariva la forma di mani d’uomo.22E quanto all’aspetto delle loro facce, eran le facce che avevo vedute presso il fiume Kebar; erano gli stessi aspetti, i medesimi cherubini. Ognuno andava dritto davanti a sé.

This is a solemn page in Israel's history! In the past the LORD had chosen for Himself a dwelling in the midst of His people (Deut. 12:5). He had come to occupy it in grace for the blessing of His own, but theirs was the responsibility to maintain the holiness that becomes His house (Ps. 93:5). But in this holy temple, as supreme provocation, the worst of pagan abominations had been carried on. Yes, Israel had done all that was necessary to drive the LORD away from His sanctuary (Ezek. 8:6). So now God is going away! But see with what touching reluctance He goes, stage by stage, to make us realise the sadness which He feels about this departure, as if to say to Israel, "Will you not hold Me back?" The glory first stands still over the threshold of the house (v. 4; Ezek. 9:3). Then it rises up and pauses again over the door of the East gate of the house of the LORD, as if it could not resign itself to going away (v. 19).

Dear Christian friends, let us not forget that we are the temple of God and that His Spirit dwells in us (1 Cor. 3:16-17). If this temple (our heart) becomes filled with idols, the grieved Spirit will no longer be operative, and our communion with God will be interrupted. He is "a jealous God", who is unable to tolerate any sharing of our affections (2 Cor. 6:15).

Ezechiele 11:1-25
1Poi lo spirito mi levò in alto, e mi menò alla porta orientale della casa dell’Eterno che guarda verso levante; ed ecco, all’ingresso della porta, venticinque uomini; e in mezzo ad essi vidi Jaazania, figliuolo d’Azzur, e Pelatia, figliuolo di Benaia, capi del popolo.2E l’Eterno mi disse: "Figliuol d’uomo, questi sono gli uomini che meditano l’iniquità, e dànno cattivi consigli in questa città.3Essi dicono: Il tempo non è così vicino! Edifichiamo pur case! Questa città è la pentola e noi siamo la carne.4Perciò profetizza contro di loro, profetizza, figliuol d’uomo!"5E lo spirito dell’Eterno cadde su di me, e mi disse: "Di’: Così parla l’Eterno: Voi parlate a quel modo, o casa d’Israele, e io conosco le cose che vi passan per la mente.6Voi avete moltiplicato i vostri omicidi in questa città, e ne avete riempite d’uccisi le strade.7Perciò così parla il Signore, l’Eterno: I vostri morti che avete stesi in mezzo a questa città sono la carne, e la città è la pentola; ma voi ne sarete tratti fuori.8Voi avete paura della spada, e io farò venire su di voi la spada, dice il Signore, l’Eterno.9Io vi trarrò fuori dalla città, e vi darò in man di stranieri; ed eseguirò su di voi i miei giudizi.10Voi cadrete per la spada, io vi giudicherò sulle frontiere d’Israele, e voi conoscerete che io sono l’Eterno.11Questa città non sarà per voi una pentola, e voi non sarete in mezzo a lei la carne; io vi giudicherò sulle frontiere d’Israele;12e voi conoscerete che io sono l’Eterno, del quale non avete seguito le prescrizioni né messe in pratica le leggi, ma avete agito secondo le leggi delle nazioni che vi circondano".13Or avvenne che, come io profetavo a Pelatia, figliuolo di Benaia, morì; e io mi gettai con la faccia a terra, e gridai ad alta voce: "Ahimè, Signore, Eterno, farai tu una completa distruzione di quel che rimane d’Israele?"14E la parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini:15"Figliuol d’uomo, i tuoi fratelli, i tuoi fratelli, gli uomini del tuo parentado e tutta quanta la casa d’Israele son quelli ai quali gli abitanti di Gerusalemme hanno detto: Statevene lontani dall’Eterno! a noi è dato il possesso del paese.16Perciò di’: Così parla il Signore, l’Eterno: Benché io li abbia allontanati fra le nazioni e li abbia dispersi per i paesi, io sarò per loro, per qualche tempo, un santuario nei paesi dove sono andati.17Perciò di’: Così parla il Signore, l’Eterno: Io vi raccoglierò di fra i popoli, vi radunerò dai paesi dove siete stati dispersi, e vi darò il suolo d’Israele.18E quelli vi verranno, e ne torranno via tutte le cose esecrande e tutte le abominazioni.19E io darò loro un medesimo cuore, metterò dentro di loro un nuovo spirito, torrò via dalla loro carne il cuore di pietra, e darò loro un cuor di carne,20perché camminino secondo le mie prescrizioni, e osservino le mie leggi e le mettano in pratica; ed essi saranno il mio popolo, e io sarò il loro Dio.21Ma quanto a quelli il cui cuore segue l’affetto che hanno alle loro cose esecrande e alle loro abominazioni, io farò ricadere sul loro capo la loro condotta, dice il Signore, l’Eterno".22Poi i cherubini spiegarono le loro ali, e le ruote si mossero allato a loro; e la gloria dell’Iddio d’Israele stava su loro, in alto.23E la gloria dell’Eterno s’innalzò di su mezzo alla città, e si fermò sul monte ch’è ad oriente della città.24E lo spirito mi trasse in alto, e mi menò in Caldea presso quelli ch’erano in cattività, in visione, mediante lo spirito di Dio; e la visione che avevo avuta scomparve d’innanzi a me;25e io riferii a quelli ch’erano in cattività tutte le parole che l’Eterno m’aveva dette in visione.

Following the religious iniquity of the people of Jerusalem described in Ezekiel 8; vv1-12 denounce the sin of its political rulers. The LORD determines to confound their counsels and their wisdom, and gives proof of it by striking down one of these men whilst Ezekiel is speaking to them.

"Wilt thou make a full end?" cries the anguished prophet. No, for without even waiting for the full dispersion of the people, the LORD is already speaking of their restoration and of their being brought back; He will give them "one heart . . . a new spirit . . . and a heart of flesh" (v. 19). Before quite withdrawing His glory from His defiled sanctuary which must be entirely destroyed, He promises them that He Himself would be "as a little sanctuary" for each one who keeps his faith in Him. Wonderful grace of God! The resource of 1 Kings 8:48 will be lacking, but however far they may be from Jerusalem, through their own fault, they will nevertheless be able to find Him and to worship Him. What a consolation this thought and this experience have brought to innumerable isolated believers! Ezekiel's vision at Jerusalem terminates in the departure of the glory, from the same place from which the disciples will later behold the ascension of the Lord Jesus (v. 23; Acts 1:12). Then the spirit of the prophet is brought back to Chaldea.

Ezechiele 12:1-28
1La parola dell’Eterno mi fu ancora rivolta in questi termini:2"Figliuol d’uomo, tu abiti in mezzo a una casa ribelle che ha occhi per vedere e non vede, orecchi per udire e non ode perché è una casa ribelle.3Perciò, figliuol d’uomo, preparati un bagaglio da esiliato e parti di giorno in loro presenza, come se tu andassi in esilio; parti, in loro presenza, dal luogo dove tu sei, per un altro luogo; forse vi porranno mente; perché sono una casa ribelle.4Metti dunque fuori, di giorno, in loro presenza, il tuo bagaglio, simile a quello di chi va in esilio; poi la sera, esci tu stesso, in loro presenza, come fanno quelli che sen vanno esuli.5Fa’, in loro presenza, un foro nel muro, e porta fuori per esso il tuo bagaglio.6Portalo sulle spalle in loro presenza; portalo fuori quando farà buio; copriti la faccia per non veder la terra; perché io faccio di te un segno per la casa d’Israele".7E io feci così come m’era stato comandato; trassi fuori di giorno il mio bagaglio, bagaglio di esiliato, e sulla sera feci con le mie mani un foro nel muro; e quando fu buio portai fuori il bagaglio, e me lo misi su le spalle in loro presenza.8E la mattina la parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini:9"Figliuol d’uomo, la casa d’Israele, questa casa ribelle, non t’ha ella detto: Che fai?10Di’ loro: Così parla il Signore, l’Eterno: Quest’oracolo concerne il principe ch’è in Gerusalemme, e tutta la casa d’Israele di cui essi fan parte.11Di’: Io sono per voi un segno: come ho fatto io, così sarà fatto a loro: essi andranno in esilio, in cattività.12Il principe ch’è in mezzo a loro porterà il suo bagaglio sulle spalle quando farà buio, e partirà; si farà un foro nel muro, per farlo uscire di lì; egli si coprirà la faccia per non veder coi suoi occhi la terra;13e io stenderò su lui la mia rete, ed egli sarà preso nel mio laccio; lo menerò a Babilonia, nella terra dei Caldei, ma egli non la vedrà, e quivi morrà.14E io disperderò a tutti i venti quelli che lo circondano per aiutarlo, e tutti i suoi eserciti, e sguainerò la spada dietro a loro.15Ed essi conosceranno che io sono l’Eterno quando li avrò sparsi tra le nazioni e dispersi nei paesi stranieri.16Ma lascerò di loro alcuni pochi uomini scampati dalla spada, dalla fame e dalla peste, affinché narrino tutte le loro abominazioni fra le nazioni dove saran giunti; e conosceranno che io sono l’Eterno".17La parola dell’Eterno mi fu ancora rivolta in questi termini:18"Figliuol d’uomo, mangia il tuo pane con tremore, e bevi la tua acqua con trepidazione ed ansietà;19e di’ al popolo del paese: Così parla il Signore, l’Eterno, riguardo agli abitanti di Gerusalemme nella terra d’Israele: Mangeranno il loro pane con ansietà e berranno la loro acqua con desolazione, poiché il loro paese sarà desolato, spogliato di tutto ciò che contiene, a motivo della violenza di tutti quelli che l’abitano.20Le città abitate saranno ridotte in rovina, e il paese sarà desolato; e voi conoscerete che io sono l’Eterno.21E la parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini:22"Figliuol d’uomo: Che proverbio è questo che voi ripetete nel paese d’Israele quando dite: I giorni si prolungano e ogni visione è venuta meno?23Perciò di’ loro: Così parla il Signore, l’Eterno: Io farò cessare questo proverbio, e non lo si ripeterà più in Israele; di’ loro, invece: I giorni s’avvicinano, e s’avvicina l’avveramento d’ogni visione;24poiché nessuna visione sarà più vana, né vi sarà più divinazione ingannevole in mezzo alla casa d’Israele.25Poiché io sono l’Eterno; qualunque sia la parola che avrò detta, ella sarà messa ad effetto; non sarà più differita; poiché nei vostri giorni, o casa ribelle, io pronunzierò una parola, e la metterò ad effetto, dice il Signore, l’Eterno".26La parola dell’Eterno mi fu ancora rivolta in questi termini:27"Figliuol d’uomo, ecco, quelli della casa d’Israele dicono: La visione che costui contempla concerne lunghi giorni a venire, ed egli profetizza per dei tempi lontani.28Perciò di’ loro: Così parla il Signore, l’Eterno: Nessuna della mie parole sarà più differita; la parola che avrò pronunziata sarà messa ad effetto, dice il Signore, l’Eterno".

Just as Jeremiah carried a yoke on his shoulders (Jer. 28:10), Ezekiel is here invited to load himself with "stuff for removing", which has a similar significance. In this way, these prophets were themselves "signs" of what the LORD was going to bring to pass (v. 11). Children of God, everything in our behaviour should show our obedience to God, our character as strangers down here, and also our imminent departure . . . not into captivity, but on the contrary to our eternal home. Ezekiel is certainly questioned about his extraordinary behaviour (v. 9), as we, too, would often be if we were more faithful. Fearing to stand out from those around us, to make ourselves noticed by positive separation from the world, we lose many an opportunity to bear witness to the hope that is in us (1 Peter 3:15).

The strange prophecy of v. 13 is fulfilled to the letter. The blinded Zedekiah was unable to see the land of his captivity (see Jer. 39:7).

Vv. 26-28 tell us the way those of the house of Israel reason. Not daring to deny the prophecy which condemns them, they say that its fulfilment will be far into the future. Today also "wicked servants" seem to say to the Lord, "Defer your return as long as possible!"

Ezechiele 13:1-23
1La parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini:2"Figliuol d’uomo, profetizza contro i profeti d’Israele che profetano, e di’ a quelli che profetano di loro senno: Ascoltate la parola dell’Eterno.3Così parla il Signore, l’Eterno: Guai ai profeti stolti, che seguono il loro proprio spirito, e parlano di cose che non hanno vedute!4O Israele, i tuoi profeti sono stati come volpi tra le ruine!5Voi non siete saliti alle brecce e non avete costruito riparo attorno alla casa d’Israele, per poter resistere alla battaglia nel giorno dell’Eterno.6Hanno delle visioni vane, delle divinazioni menzognere, costoro che dicono: L’Eterno ha detto! mentre l’Eterno non li ha mandati; e sperano che la loro parola s’adempirà!7Non avete voi delle visioni vane e non pronunziate voi divinazioni menzognere, quando dite: l’Eterno ha detto e io non ho parlato?8Perciò, così parla il Signore, l’Eterno: Poiché proferite cose vane e avete visioni menzognere, eccomi contro di voi, dice il Signore, l’Eterno.9La mia mano sarà contro i profeti dalle visioni vane e dalle divinazioni menzognere; essi non saranno più nel consiglio del mio popolo, non saranno più iscritti nel registro della casa d’Israele, e non entreranno nel paese d’Israele; e voi conoscerete che io sono il Signore, l’Eterno.10Giacché, sì, giacché sviano il mio popolo, dicendo: Pace! quando non v’è alcuna pace, e giacché quando il popolo edifica un muro, ecco che costoro lo intonacano di malta che non regge,11di’ a quelli che lo intonacano di malta che non regge, ch’esso cadrà; verrà una pioggia scrosciante, e voi, o pietre di grandine, cadrete; e si scatenerà un vento tempestoso;12ed ecco, quando il muro cadrà, non vi si dirà egli: E dov’è la malta con cui l’avevate intonacato?13Perciò così parla il Signore, l’Eterno: Io, nel mio furore, farò scatenare un vento tempestoso, e, nella mia ira, farò cadere una pioggia scrosciante, e, nella mia indignazione, delle pietre di grandine sterminatrice.14E demolirò il muro che voi avete intonacato con malta che non regge, lo rovescerò a terra, e i suoi fondamenti saranno messi allo scoperto; ed esso cadrà, e voi sarete distrutti in mezzo alle sue ruine, e conoscerete che io sono l’Eterno.15Così sfogherò il mio furore su quel muro, e su quelli che l’hanno intonacato di malta che non regge; e vi dirò: Il muro non è più, e quelli che lo intonacavano non sono più:16cioè i profeti d’Israele, che profetano riguardo a Gerusalemme e hanno per lei delle visioni di pace, benché non vi sia pace alcuna, dice il Signore, l’Eterno.17E tu, figliuol d’uomo, volgi la faccia verso le figliuole del tuo popolo che profetano di loro senno, e profetizza contro di loro,18e di’: Così parla il Signore, l’Eterno: Guai alle donne che cuciono de’ cuscini per tutti i gomiti, e fanno de’ guanciali per le teste d’ogni altezza, per prendere le anime al laccio! Vorreste voi prendere al laccio le anime del mio popolo e salvare le vostre proprie anime?19Voi mi profanate fra il mio popolo per delle manate d’orzo e per de’ pezzi di pane, facendo morire anime che non devono morire, e facendo vivere anime che non devono vivere, mentendo al mio popolo, che dà ascolto alle menzogne.20Perciò, così parla il Signore, l’Eterno; Eccomi ai vostri cuscini, coi quali voi prendete le anime al laccio, come uccelli! io ve li strapperò dalle braccia, e lascerò andare le anime: le anime, che voi prendete al laccio come gli uccelli.21Strapperò pure i vostri guanciali, e libererò il mio popolo dalle vostre mani; ed egli non sarà più nelle vostre mani per cadere nei lacci, e voi saprete che io sono l’Eterno.22Poiché avete contristato il cuore del giusto con delle menzogne, quand’io non lo contristavo, e avete fortificate le mani dell’empio perché non si convertisse dalla sua via malvagia per ottenere la vita,23voi non avrete più visioni vane e non praticherete più la divinazione; e io libererò il mio popolo dalle vostre mani, e voi conoscerete che io sono l’Eterno".

The length of time a building lasts depends not so much upon the quality of the stone or of the bricks of which it is built as upon the mortar used to join them together. Many works of masonry constructed by the Romans have lasted until the present time because of the extraordinary strength of their cement, whilst so many monuments built much more recently have not stood up to the action of corrosive agents (weather, etc.). To plaster over the growing cracks in Israel's unity, its false prophets had made use of the bad mortar of a "peace" which was not peace (v. 10). Their reassuring speeches could not prevent "the wall" from falling down in the time of storm (cf. Matt. 7:26-27).

Let us not forget that every believer is a workman for the Lord! The only foundation, Jesus Christ, having been laid, each one must take care how and with what materials he builds upon it (1 Cor. 3:10-15).

Vv. 17-21 shows us that unstable souls can be literally caught in a trap by vanities, particularly such as fashion and comfort (2 Peter 2:14). Let us watch over our souls.

A final condemnation is pronounced in v. 22 on those who have "made the heart of the righteous sad with lies". How much Christ suffered down here as a result of this same hypocrisy!

Ezechiele 14:1-11
1Or vennero a me alcuni degli anziani d’Israele, e si sedettero davanti a me.2E la parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini:3"Figliuol d’uomo, questi uomini hanno innalzato i loro idoli nel loro cuore, e si son messi davanti l’intoppo che li fa cadere nella loro iniquità; come potrei io esser consultato da costoro?4Perciò parla e di’ loro: Così dice il Signore, l’Eterno: Chiunque della casa d’Israele innalza i suoi idoli nel suo cuore e pone davanti a sé l’intoppo che lo fa cadere nella sua iniquità, e poi viene al profeta, io, l’Eterno, gli risponderò come si merita per la moltitudine de’ suoi idoli,5affin di prendere per il loro cuore quelli della casa d’Israele che si sono alienati da me tutti quanti per i loro idoli.6Perciò di’ alla casa d’Israele: Così parla il Signore, l’Eterno: Tornate, ritraetevi dai vostri idoli, stornate le vostre facce da tutte le vostre abominazioni.7Poiché, a chiunque della casa d’Israele o degli stranieri che soggiornano in Israele si separa da me, innalza i suoi idoli nel suo cuore e pone davanti a sé l’intoppo che lo fa cadere nella sua iniquità e poi viene al profeta per consultarmi per suo mezzo, risponderò io, l’Eterno, da me stesso.8Io volgerò la mia faccia contro a quell’uomo, ne farò un segno e un proverbio, e lo sterminerò di mezzo al mio popolo; e voi conoscerete che io sono l’Eterno.9E se il profeta si lascia sedurre e dice qualche parola, io, l’Eterno, son quegli che avrò sedotto quel profeta; e stenderò la mia mano contro di lui, e lo distruggerò di mezzo al mio popolo d’Israele.10E ambedue porteranno la pena della loro iniquità: la pena del profeta sarà pari alla pena di colui che lo consulta,11affinché quelli della casa d’Israele non vadano più errando lungi da me, e non si contaminino più con tutte le loro trasgressioni, e siano invece mio popolo, e io sia il loro Dio, dice il Signore, l’Eterno".

Some of the elders of Israel pay a visit to Ezekiel with seemingly good intentions: to enquire of the LORD. But the prophet is warned by his God not to let himself be deceived by appearances. The hearts of these men were filled with idols which constituted a veritable wall between Himself and them: "they are all estranged from me through their idols" (v. 5; cf. Luke 16:15).

Let us take account of this important lesson: to know and understand the Lord's will, the fundamental requirement is not our degree of intelligence, nor our Christian experience nor even our knowledge of the Bible; it is the state of our heart. Is it right before God? Or is it hiding inadmissible things, deep-rooted idolatries? Let us not look elsewhere for the reason why God sometimes does not answer our prayers. And let us engrave in our minds this word of the Lord, "Without me ye can do nothing" (cf. v. 5), with its precious counter-part, "If ye abide in me, and my words abide in you, ye shall ask what ye will, and it shall be done unto you" (John 15:5-7).

Ezechiele 14:12-23; Ezechiele 15:1-8
12La parola dell’Eterno mi fu ancora rivolta in questi termini:13"Figliuol d’uomo, se un paese peccasse contro di me commettendo qualche prevaricazione, e io stendessi la mia mano contro di lui, e gli spezzassi il sostegno del pane, e gli mandassi contro la fame, e ne sterminassi uomini e bestie,14e in mezzo ad esso si trovassero questi tre uomini: Noè, Daniele e Giobbe, questi non salverebbero che le loro persone, per la loro giustizia, dice il Signore, l’Eterno.15Se io facessi passare per quel paese delle male bestie che lo spopolassero, sì ch’esso rimanesse un deserto dove nessuno passasse più a motivo di quelle bestie,16se in mezzo ad esso si trovassero quei tre uomini, com’è vero ch’io vivo, dice il Signore, l’Eterno, essi non salverebbero né figliuoli né figliuole; essi soltanto sarebbero salvati, ma il paese rimarrebbe desolato.17O se io facessi venire la spada contro quel paese, e dicessi: Passi la spada per il paese! in guisa che ne sterminasse uomini e bestie,18se in mezzo ad esso si trovassero quei tre uomini, com’è vero ch’io vivo, dice il Signore, l’Eterno, essi non salverebbero né figliuoli né figliuole, ma essi soltanto sarebbero salvati.19O se contro quel paese mandassi la peste, e riversassi su d’esso il mio furore fino al sangue, per sterminare uomini e bestie,20se in mezzo ad esso si trovassero Noè, Daniele e Giobbe, com’è vero ch’io vivo, dice il Signore, l’Eterno, essi non salverebbero né figliuoli né figliuole; non salverebbero che le loro persone, per la loro giustizia.21Poiché così parla il Signore, l’Eterno: Non altrimenti avverrà quando manderò contro Gerusalemme i miei quattro tremendi giudizi: la spada, la fame, le male bestie e la peste, per sterminare uomini e bestie.22Ma ecco, ne scamperà un residuo, de’ figliuoli e delle figliuole, che saran menati fuori, che giungeranno a voi, e di cui vedrete la condotta e le azioni; e allora vi consolerete del male che io faccio venire su Gerusalemme, di tutto quello che faccio venire su di lei.23Essi vi consoleranno quando vedrete la loro condotta e le loro azioni, e riconoscerete che, non senza ragione, io faccio quello che faccio contro di lei, dice il Signore, l’Eterno".
1E la parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini:2"Figliuol d’uomo, il legno della vite che cos’è egli più di qualunque altro legno? che cos’è il tralcio ch’è fra gli alberi della foresta?3Se ne può egli prendere il legno per farne un qualche lavoro? Si può egli trarne un cavicchio da appendervi un qualche oggetto?4Ecco, esso è gettato nel fuoco, perché si consumi; il fuoco ne consuma i due capi, e il mezzo si carbonizza; è egli atto a farne qualcosa?5Ecco, mentr’era intatto, non se ne poteva fare alcun lavoro; quanto meno se ne potrà fare qualche lavoro, quando il fuoco l’abbia consumato o carbonizzato!6Perciò, così parla il Signore, l’Eterno: com’è fra gli alberi della foresta il legno della vite che io destino al fuoco perché lo consumi, così farò degli abitanti di Gerusalemme.7Io volgerò la mia faccia contro di loro; dal fuoco sono usciti, e il fuoco li consumerà; e riconoscerete che io sono l’Eterno, quando avrò vòlto la mia faccia contro di loro.8E renderò il paese desolato, perché hanno agito in modo infedele, dice il Signore, l’Eterno".

The LORD makes His servant aware of "sore judgments" that He has in store: the sword, famine, wild beasts and pestilence (v. 21). And He declares that even the presence of three men of God as remarkable as Noah, Daniel and Job will not suffice to deliver the guilty land. The LORD links the names of these three exceptional witnesses, who lived at widely different periods (Daniel was still living in Babylon), to remind them that the fear of God and righteousness can be practised in all ages, even in those as dark as that which preceded the flood, and that He would answer them by individual deliverance (cf. Prov. 11:8). Thus nobody is entitled to excuse his conduct on the ground of the circumstances in which he lives and the influences exerted on him.

In Ezekiel 15 the type of the vine, representing Israel, is again taken up (see also Ezek. 17:6; Ezek. 19:10). Having borne no fruit, cannot its wood at least be made use of (v. 3)? In no way! It is valueless, only good for burning. Terrible destiny for the sterile branches of the vine of Israel . . . and of those which the Father will be obliged to take away from the True Vine! (John 15:1-2).

Ezechiele 16:1-22
1La parola dell’Eterno mi fu ancora rivolta in questi termini:2"Figliuol d’uomo, fa’ conoscere a Gerusalemme le sue abominazioni,3e di’: Così parla il Signore, l’Eterno, a Gerusalemme: Per la tua origine e per la tua nascita sei del paese del Cananeo; tuo padre era un Amoreo, tua madre una Hittea.4Quanto alla tua nascita, il giorno che nascesti l’ombelico non ti fu tagliato, non fosti lavata con acqua per nettarti, non fosti sfregata con sale, né fosti fasciata.5Nessuno ebbe sguardi di pietà per te; per farti una sola di queste cose, avendo compassione di te, ma fosti gettata nell’aperta campagna il giorno che nascesti, pel disprezzo che si aveva di te.6E io ti passai accanto, vidi che ti dibattevi nel sangue, e ti dissi: Vivi, tu che sei nel sangue! E ti ripetei: Vivi, tu che sei nel sangue!7Io ti farò moltiplicare per miriadi, come il germe dei campi. E tu ti sviluppasti, crescesti, giungesti al colmo della bellezza, il tuo seno si formò, la tua capigliatura crebbe abbondante, ma tu eri nuda e scoperta.8Io ti passai accanto, ti guardai, ed ecco il tuo tempo era giunto: il tempo degli amori; io stesi su di te il lembo della mia veste e copersi la tua nudità; ti feci un giuramento, fermai un patto con te, dice il Signore, l’Eterno, e tu fosti mia.9Ti lavai con acqua, ti ripulii del sangue che avevi addosso, e ti unsi con olio.10Ti misi delle vesti ricamate, de’ calzari di pelle di tasso, ti cinsi il capo di lino fino, ti ricopersi di seta.11Ti fornii d’ornamenti, ti misi dei braccialetti ai polsi, e una collana al collo.12Ti misi un anello al naso, dei pendenti agli orecchi, e una magnifica corona in capo.13Così fosti adorna d’oro e d’argento, e fosti vestita di lino fino, di seta e di ricami; e tu mangiasti fior di farina, miele e olio; diventasti sommamente bella, e giungesti fino a regnare.14E la tua fama si sparse fra le nazioni, per la tua bellezza; poich’essa era perfetta, avendoti io coperta della mia magnificenza, dice il Signore, l’Eterno.15Ma tu confidasti nella tua bellezza, e ti prostituisti in grazie della tua fama, e prodigasti le tue prostituzioni ad ogni passante, a chi voleva.16Tu prendesti delle tue vesti, ti facesti degli alti luoghi parati di vari colori, e quivi ti prostituisti: cose tali, che non ne avvennero mai, e non ne avverranno più.17Prendesti pure i tuoi bei gioielli fatti del mio oro e del mio argento, che io t’avevo dati, te ne facesti delle immagini d’uomo, e ad esse ti prostituisti;18e prendeste le tue vesti ricamate e ne ricopristi quelle immagini, dinanzi alle quali tu ponesti il mio olio e il mio profumo.19Parimenti il mio pane che t’avevo dato, il fior di farina, l’olio e il miele con cui ti nutrivo, tu li ponesti davanti a loro, come un profumo di soave odore. Questo si fece! dice il Signore, l’Eterno.20Prendesti inoltre i tuoi figliuoli e le tue figliuole che mi avevi partoriti, e li offristi loro in sacrificio, perché li divorassero. Non bastavan esse le tue prostituzioni,21perché tu avessi anche a scannare i miei figliuoli, e a darli loro facendoli passare per il fuoco?22E in mezzo a tutte le tue abominazioni e alle tue prostituzioni, non ti sei ricordata de’ giorni della tua giovinezza, quand’eri nuda, scoperta, e ti dibattevi nel sangue.

This gripping chapter describes the odious conduct of Jerusalem towards the LORD to whom she owes everything. The sordid origin, the total nakedness of the baby girl, scorned and abandoned in the fields at birth (as is still the practice of certain pagan nations), bring out all the compassion of the One who, having found her in this wretched state, wanted to save her life; He then honoured her with His covenant, sparing no effort to make her happy. This divine care in its turn brings out the abominable acts of ingratitude on the part of the one who has given herself up to the worst idolatry; she has made use of the precious gifts of her Benefactor to gratify her worst passions.

This distressing story is really that of every human being. God found His creature in the most dreadful state of helplessness and of moral degradation (cf. Luke 10:30-35). He has done everything to lift him out of it and to give him new life. How has man responded to such grace?

Dear friends, this is a very serious matter; our own conduct is just as unspeakable whenever we misuse for our own pleasure that which belongs to the Lord and should be used for His glory, whether it be our possessions or our bodies (1 Cor. 6:19-20).

Ezechiele 16:44-63
44Ecco, tutti quelli che usano proverbi faranno di te un proverbio, e diranno: Quale la madre, tale la figlia.45Tu sei figliuola di tua madre, ch’ebbe a sdegno il suo marito e i suoi figliuoli, e sei sorella delle tue sorelle, ch’ebbero a sdegno i loro mariti e i loro figliuoli. Vostra madre era una Hittea, e vostro padre un Amoreo.46La tua sorella maggiore, che ti sta a sinistra, è Samaria, con le sue figliuole; e la tua sorella minore, che ti sta a destra, è Sodoma, con le sue figliuole.47E tu, non soltanto hai camminato nelle loro vie e commesso le stesse loro abominazioni; era troppo poco; ma in tutte le tue vie ti sei corrotta più di loro.48Com’è vero ch’io vivo, dice il Signore, l’Eterno, Sodoma, la tua sorella, e le sue figliuole, non hanno fatto quel che avete fatto tu e le figliuole tue.49Ecco, questa fu l’iniquità di Sodoma, tua sorella: lei e le sue figliuole vivevano nell’orgoglio, nell’abbondanza del pane, e nell’ozio indolente; ma non sostenevano la mano dell’afflitto e del povero.50Erano altezzose, e commettevano abominazioni nel mio cospetto; perciò le feci sparire, quando vidi ciò.51E Samaria non ha commesso la metà de’ tuoi peccati; tu hai moltiplicato le tue abominazioni più che l’una e l’altra, e hai giustificato le tue sorelle, con tutte le abominazioni che hai commesse.52Anche tu porta il vituperio che hai inflitto alle tue sorelle! Coi tuoi peccati tu ti sei resa più abominevole di loro, ed esse son più giuste di te; tu pure dunque, vergognati e porta il tuo vituperio, poiché tu hai giustificato le tue sorelle!53Io farò tornare dalla cattività quelli che là si trovano di Sodoma e delle sue figliuole, quelli di Samaria e delle sue figliuole e quelli de’ tuoi che sono in mezzo ad essi,54affinché tu porti il tuo vituperio, che tu senta l’onta di tutto quello che hai fatto, e sii così loro di conforto.55La tua sorella Sodoma e le sue figliuole torneranno nella loro condizione di prima, Samaria e le sue figliuole torneranno nella loro condizione di prima, e tu e le tue figliuole tornerete nella vostra condizione di prima.56Sodoma, la tua sorella, non era neppur mentovata dalla tua bocca, ne’ giorni della tua superbia,57prima che la tua malvagità fosse messa a nudo, come avvenne quando fosti oltraggiata dalla figliuole della Siria e da tutti i paesi circonvicini, dalle figliuole dei Filistei, che t’insultavano da tutte le parti.58Tu porti alla tua volta il peso della tua scelleratezza e delle tue abominazioni, dice l’Eterno.59Poiché, così parla il Signore, l’Eterno: Io farò a te come hai fatto tu, che hai sprezzato il giuramento, infrangendo il patto.60Nondimeno io mi ricorderò del patto che fermai teco nei giorni della tua giovinezza, e stabilirò per te un patto eterno.61E tu ti ricorderai della tua condotta, e ne avrai vergogna, quando riceverai le tue sorelle, quelle che son più grandi e quelle che son più piccole di te, e io te le darò per figliuole, ma non in virtù del tuo patto.62E io fermerò il mio patto con te, e tu conoscerai che io sono l’Eterno,63affinché tu ricordi, e tu arrossisca, e tu non possa più aprir bocca dalla vergogna, quand’io t’avrò perdonato tutto quello che hai fatto, dice il Signore, l’Eterno".

Jerusalem's relationship with the LORD made her sins all the more serious. In this respect, Sodom was less guilty than she was; so likewise was Samaria, although the object of deepest scorn on the part of the Jews (v. 52; John 4:9). Besides, we know that Satan sometimes causes those who are in relationship with God to fall lower than other people, for it is the Lord's glory that he seeks to tarnish through their downfall. The sinful condition described in v. 49 must make us reflect: "pride, fulness of bread and abundance of idleness . . .", with selfishness as the inevitable consequence. It was from just such a point of departure that Sodom degenerated into the dreadful sins that led to its complete "overthrow" (2 Peter 2:6). Well, contrary to all expectation, vv. 60-63 teach us that such is not the final destiny that awaits the ungrateful Jerusalem. Her unfaithfulness has not altered the faithfulness of her divine Husband. The guilty city will once more be the object of even greater mercy than that shown to her at the beginning. We bow in wonder before the last words of this chapter, filled as the chapter is with so many crimes and abominations: ". . . when I am pacified toward thee for all that thou hast done, saith the Lord God." (v. 63; Rom. 11:33).

Ezechiele 17:1-21
1E la parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini:2"Figliuol d’uomo, proponi un enigma e narra una parabola alla casa d’Israele, e di’:3Così parla il Signore, l’Eterno: Una grande aquila, dalle ampie ali, dalle lunghe penne, coperta di piume di svariati colori, venne al Libano, e tolse la cima a un cedro;4ne spiccò il più alto dei ramoscelli, lo portò in un paese di commercio, e lo mise in una città di mercanti.5poi prese un germoglio del paese, e lo mise in un campo di sementa; lo collocò presso acque abbondanti, e lo piantò a guisa di magliolo.6Esso crebbe, e diventò una vite estesa, di pianta bassa, in modo da avere i suoi tralci vòlti verso l’aquila, e le sue radici sotto di lei. Così diventò una vite che fece de’ pampini e mise de rami.7Ma c’era un’altra grande aquila, dalla ampie ali, e dalle piume abbondanti; ed ecco che questa vite volse le sue radici verso di lei, e, dal suolo dov’era piantata, stese verso l’aquila i suoi tralci perch’essa l’annaffiasse.8Or essa era piantata in buon terreno, presso acque abbondanti, in modo da poter mettere de’ rami, portar frutto e diventare una vite magnifica.9Di’: Così parla il Signore, l’Eterno: Può essa prosperare? La prima aquila non svellerà essa le sue radici e non taglierà essa via i suoi frutti sì che si secchi, e si secchino tutte le giovani foglie che metteva? Né ci sarà bisogno di molta forza né di molta gente per svellerla dalle radici.10Ecco, essa è piantata. Prospererà? Non si seccherà essa del tutto dacché l’avrà toccata il vento d’oriente? Seccherà sul suolo dove ha germogliato".11Poi la parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini:12"Di’ dunque a questa casa ribelle: Non sapete voi che cosa voglian dire queste cose? Di’ loro: Ecco, il re di Babilonia è venuto a Gerusalemme, ne ha preso il re ed i capi, e li ha menati con sé a Babilonia.13Poi ha preso uno del sangue reale, ha fermato un patto con lui, e gli ha fatto prestar giuramento; e ha preso pure gli uomini potenti del paese,14perché il regno fosse tenuto basso senza potersi innalzare, e quegli osservasse il patto fermato con lui, per poter sussistere.15Ma il nuovo re s’è ribellato contro di lui, e ha mandato i suoi ambasciatori in Egitto perché gli fossero dati cavalli e gran gente. Colui che fa tali cose potrà prosperare? Scamperà? Ha rotto il patto e scamperebbe?16Com’è vero ch’io vivo, dice il Signore, l’Eterno, nella residenza stessa di quel re che l’avea fatto re, e verso il quale non ha tenuto il giuramento fatto né osservato il patto concluso vicino a lui, in mezzo a Babilonia, egli morrà:17Faraone non andrà col suo potente esercito e con gran gente a soccorrerlo in guerra, quando si eleveranno dei bastioni e si costruiranno delle torri per sterminare gran numero d’uomini.18Egli ha violato il giuramento, infrangendo il patto eppure, avea dato la mano! Ha fatto tutte queste cose, e non scamperà.19Perciò così parla il Signore, l’Eterno: Com’è vero ch’io vivo, il mio giuramento ch’egli ha violato, il mio patto ch’egli ha infranto, io glieli farò ricadere sul capo.20Io stenderò su lui la mia rete, ed egli rimarrà preso nel mio laccio; lo menerò a Babilonia, e quivi entrerò in giudizio con lui, per la perfidia di cui si è reso colpevole verso di me.21E tutti i fuggiaschi delle sue schiere cadranno per la spada; e quelli che rimarranno saranno dispersi a tutti i venti; e voi conoscerete che io, l’Eterno, son quegli che ho parlato.

The parable of the two great eagles and of the vine, explained in vv. 11-21, portrays in picture form the happenings which were then taking place. The king of Babylon, the first great eagle, takes captive Jehoiachin, feeble offspring of the royal cedar, and takes under his wing the vine of Judah. He places at its head Zedekiah, requiring him to take an oath in the name of the LORD. But the king of Judah does not hesitate to break his oath. So the king of Babylon, instrument in the LORD's hand, chastises the treacherous prince and takes him also into captivity.

The crime of Zedekiah was particularly serious in this respect, that he dishonoured the name of the LORD before the nations. He showed in what low esteem this name was held by those upon whom it had been placed (Ex. 23:21). We, redeemed of the Lord Jesus, are responsible before the world to honour "that worthy name by the which ye are called" (James 2:7). Those around us watch us much more clearly than we realise; they will mercilessly draw attention to our inconsistencies, because they make use of them to excuse themselves. How can we then lead them to a Saviour for whom we have shown so little loyalty?

Ezechiele 17:22-24; Ezechiele 18:1-9
22Così dice il Signore, l’Eterno: Ma io prenderò l’alta vetta del cedro, e la porrò in terra; dai più elevati dei suoi giovani rami spiccherò un tenero ramoscello, e lo pianterò sopra un monte alto, eminente.23Lo pianterò sull’alto monte d’Israele; ed esso metterà rami, porterà frutto, e diventerà un cedro magnifico. Gli uccelli d’ogni specie faranno sotto di lui la loro dimora; faran la loro dimora all’ombra dei suoi rami.24E tutti gli alberi della campagna sapranno che io, l’Eterno, son quegli che ho abbassato l’albero ch’era su in alto, che ho innalzato l’albero ch’era giù in basso, che ho fatto seccare l’albero verde, e che ho fatto germogliare l’albero secco. Io, l’Eterno, l’ho detto, e lo farò".
1E la parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini:2"Perché dite nel paese d’Israele questo proverbio: i padri han mangiato l’agresto e ai figliuoli s’allegano i denti?3Com’è vero ch’io vivo, dice il Signore, l’Eterno, non avrete più occasione di dire questo proverbio in Israele.4Ecco, tutte le anime sono mie; è mia tanto l’anima del padre quanto quella del figliuolo; l’anima che pecca sarà quella che morrà.5Se uno è giusto e pratica l’equità e la giustizia,6se non mangia sui monti e non alza gli occhi verso gli idoli della casa d’Israele, se non contamina la moglie del suo prossimo, se non s’accosta a donna mentre è impura,7se non opprime alcuno, se rende al debitore il suo pegno, se non commette rapine, se dà il suo pane a chi ha fame e copre di vesti l’ignudo,8se non presta a interesse e non dà ad usura, se ritrae la sua mano dall’iniquità e giudica secondo verità fra uomo e uomo,9se segue le mie leggi e osserva le mie prescrizioni operando con fedeltà, quel tale è giusto; certamente egli vivrà, dice il Signore, l’Eterno.

The riddle of ch. 17 is solved in a divine way. The LORD here speaks of the twig that He Himself – no longer this time the great eagle – will take from the same royal cedar of David, and which He will establish on a high and eminent mountain as a goodly tree laden with fruit. We understand that this concerns the Lord Jesus and His future reign (cf. Isa. 1:11; Ps. 2:6).

In ch. 18, the LORD takes issue with the men of Israel. These, instead of humbling themselves on seeing punishments being meted out, seek to justify themselves by an insolent proverb of their own invention (v. 2), "The fathers have eaten sour grapes, and the children's teeth are set on edge"; in other words, "Our generation is paying for the preceding one; our parents have sinned and it is we who have to bear the consequences" (see Jer. 31:29-30). That amounts to accusing God of unrighteousness! But this chapter destroys their perverse reasoning: they are reaping what they themselves have sown (Gal. 6:7).

We can recognise on the part of these men a sad tendency of our own hearts, that of throwing back onto others the responsibility for our misdeeds. It is this which betrays our blindness and our pride, and robs us of the salutary lessons the Lord would teach us (see Gen. 3:12; Rom. 2:1).

Ezechiele 18:19-32
19Che se diceste: Perché il figliuolo non porta l’iniquità del padre? Egli è perché quel figliuolo pratica l’equità e la giustizia, osserva tutte le mie leggi e le mette ad effetto. Certamente egli vivrà.20L’anima che pecca è quella che morrà, il figliuolo non porterà l’iniquità del padre, e il padre non porterà l’iniquità del figliuolo, la giustizia del giusto sarà sul giusto, l’empietà dell’empio sarà sull’empio.21E se l’empio si ritrae da tutti i peccati che commetteva, se osserva tutte le mie leggi e pratica l’equità e la giustizia, egli certamente vivrà, non morrà.22Nessuna delle trasgressioni che ha commesse sarà più ricordata contro di lui; per la giustizia che pratica, egli vivrà.23Provo io forse piacere se l’empio muore? dice il Signore, l’Eterno. Non ne provo piuttosto quand’egli si converte dalle sue vie e vive?24E se il giusto si ritrae dalla sua giustizia e commette l’iniquità e imita tutte le abominazioni che l’empio fa, vivrà egli? Nessuno de’ suoi atti di giustizia sarà ricordato; per la prevaricazione di cui s’è reso colpevole e per il peccato che ha commesso, per tutto questo, morrà.25Ma voi dite: "La via del Signore non è retta…" Ascoltate dunque, o casa d’Israele! E’ proprio la mia via quella che non è retta? Non son piuttosto le vie vostre quelle che non son rette?26Se il giusto si ritrae dalla sua giustizia e commette l’iniquità, e per questo muore, muore per l’iniquità che ha commessa.27E se l’empio si ritrae dall’empietà che commetteva e pratica l’equità e la giustizia, farà vivere l’anima sua.28Se ha cura di ritrarsi da tutte le trasgressioni che commetteva, certamente vivrà; non morrà.29Ma la casa d’Israele dice: La via del Signore non è retta. Son proprio le mie vie quelle che non son rette, o casa d’Israele? Non son piuttosto le vie vostre quelle che non son rette?30Perciò, io vi giudicherò ciascuno secondo le vie sue, o casa d’Israele! dice il Signore, l’Eterno. Tornate, convertitevi da tutte le vostre trasgressioni, e non avrete più occasione di caduta nell’iniquità!31Gettate lungi da voi tutte le vostre trasgressioni per le quali avete peccato, e fatevi un cuor nuovo e uno spirito nuovo; e perché morreste, o casa d’Israele?32Poiché io non ho alcun piacere nella morte di colui che muore, dice il Signore, l’Eterno. Convertitevi dunque, e vivete!

This whole chapter stresses the principle of the individual responsibility of each soul (in other words of each human being) towards God. And we repeat once again: you are not saved by the piety of your parents, nor of your grandparents, nor because you attend a gathering of God's children. "The soul that sinneth, it shall die" (v. 20). "For the wages of sin is death" (although in Ezekiel it is only a matter of the death of the body); "but the gift of God is eternal life through Jesus Christ our Lord" (Rom. 6:23).

God has been accused of unfairness by this blind and guilty people (just as by many unbelievers today); they have gone as far as to say, "The way of the Lord is not equal" (vv. 25, 29; Ezek. 33:17, 20). "Have I any pleasure at all that the wicked should die?" the LORD is obliged to ask. What a question! In His great love, "God our Saviour . . . will have all men to be saved, and to come unto the knowledge of the truth" (1 Tim. 2:4; 2 Peter 3:9). So the last words of this chapter consist of a further appeal of His grace, addressed to His people . . . and perhaps to you, "Wherefore turn . . . and live!"

Ezechiele 19:1-14
1E tu pronunzia una lamentazione sui principi d’Israele, e di’:2Che cos’era tua madre? Una leonessa. Fra i leoni stava accovacciata; in mezzo ai leoncelli, allevava i suoi piccini.3Allevò uno de’ suoi piccini, il quale divenne un leoncello, imparò a sbranar la preda, e divorò gli uomini.4Ma le nazioni ne sentiron parlare, ed ei fu preso nella lor fossa; lo menaron, con de’ raffi alle mascelle, nel paese d’Egitto.5E quando ella vide che aspettava invano e la sua speranza era delusa, prese un altro de’ suoi piccini, e ne fece un leoncello.6Questo andava e veniva fra i leoni, e divenne un leoncello; imparò a sbranar la preda, e divorò gli uomini.7Devastò i loro palazzi, desolò le loro città; il paese, con tutto quello che conteneva, fu atterrito al rumore dei suoi ruggiti.8Ma da tutte le provincie all’intorno le nazioni gli diedero addosso, gli tesero contro le loro reti, e fu preso nella loro fossa.9Lo misero in una gabbia con dei raffi alle mascelle e lo menarono al re di Babilonia; lo menarono in una fortezza, perché la sua voce non fosse più udita sui monti d’Israele.10Tua madre era, come te, simile a una vigna, piantata presso alle acque; era feconda, ricca di tralci, per l’abbondanza dell’acque.11aveva de’ rami forti, da servire di scettri a sovrani; s’ergeva nella sua sublimità, fra il folto dei tralci; era appariscente per la sua elevatezza, per la moltitudine de’ suoi sarmenti.12Ma è stata divelta con furore, e gettata a terra; il vento orientale ne ha seccato il frutto, i rami forti ne sono stati rotti e seccati, il fuoco li ha divorati.13Ed ora è piantata nel deserto in un suolo arido ed assetato;14un fuoco è uscito dal suo ramo fronzuto, e ne ha divorato il frutto, sì che non v’è in essa più ramo forte né scettro per governare". Questa la lamentazione, ch’è diventata una lamentazione.

Like the parable of the two eagles and the vine in ch. 17, that of the lioness and her whelps portrays the last kings of Judah and their tragic history. Sons of the faithful Josiah, Jehoahaz and Jehoiakim confirmed exactly what the LORD had declared in the preceding chapter. It was for their own sins that these wicked princes suffered punishment, and their father's righteousness had no power to deliver them (see Ezek 18:5 . . . and vv. 10-13).

Once more the captivity of the last king of Judah and the destruction by fire of the vine of Israel are referred to. Some people wonder why these events occupy such a prominent place in the divine Book, while they hardly figure at all in the history books. But in God's eyes this is one of the great turning points in the history of the human race. The throne of His government was leaving Israel for many centuries. Jerusalem was ceasing to be the place where the LORD had made His dwelling on earth. The times of the Gentiles were beginning; they still continue now and will only end with the reign of Christ and the restoration of Israel.

Ezechiele 20:1-14
1Or avvenne, il settimo anno, il decimo giorno del quinto mese, che alcuni degli anziani d’Israele vennero a consultare l’Eterno, e si misero a sedere davanti a me.2E la parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini:3"Figliuol d’uomo, parla agli anziani d’Israele, e di’ loro: Così parla il Signore, l’Eterno: Siete venuti per consultarmi? Com’è vero ch’io vivo, io non mi lascerò consultare da voi! dice il Signore, l’Eterno.4Giudicali tu, figliuol d’uomo! giudicali tu! Fa’ loro conoscere le abominazioni dei loro padri; e di’ loro:5Così parla il Signore, l’Eterno: Il giorno ch’io scelsi Israele e alzai la mano per fare un giuramento alla progenie della casa di Giacobbe, e mi feci loro conoscere nel paese d’Egitto, e alzai la mano per loro, dicendo: Io son l’Eterno, il vostro Dio,6quel giorno alzai la mano, giurando che li trarrei fuori dal paese d’Egitto per introdurli in un paese che io avevo cercato per loro, paese ove scorre il latte e il miele, il più splendido di tutti i paesi.7E dissi loro: Gettate via, ognun di voi, le abominazioni che attirano i vostri sguardi, e non vi contaminate con gl’idoli d’Egitto; io sono l’Eterno, il vostro Dio!8Ma essi si ribellarono contro di me, e non mi vollero dare ascolto; nessun d’essi gettò via le abominazioni che attiravano il suo sguardo, e non abbandonò gl’idoli d’Egitto; allora parlai di voler riversare su loro il mio furore e sfogare su loro la mia ira in mezzo al paese d’Egitto.9Nondimeno, io agii per amor del mio nome, perché non fosse profanato agli occhi delle nazioni in mezzo alle quali essi si trovavano, in presenza delle quali io m’ero fatto loro conoscere, allo scopo di trarli fuori dal paese d’Egitto.10E li trassi fuori dal paese d’Egitto, e li condussi nel deserto.11Diedi loro le mie leggi e feci loro conoscere le mie prescrizioni, per le quali l’uomo che le metterà in pratica vivrà.12E diedi pur loro i miei Sabati perché servissero di segno fra me e loro, perché conoscessero che io sono l’Eterno che li santifico.13Ma la casa d’Israele si ribellò contro di me nel deserto; non camminarono secondo le mie leggi e rigettarono le mie prescrizioni, per le quali l’uomo che le metterà in pratica vivrà, e profanarono gravemente i miei Sabati; perciò io parlai di riversare su loro il mio furore nel deserto, per consumarli.14Nondimeno io agii per amor del mio nome, perché non fosse profanata agli occhi delle nazioni, in presenza delle quali io l’avevo tratti fuori dall’Egitto.

The elders, who seem to have learnt nothing from their first visit (ch. 14), come back to find Ezekiel. God rebukes them through His servant – and not this time in symbolic language – listing Israel's abominations, a list as ancient as this people's history. Right from Egypt they have been rebellious; they have refused to get rid of their idols and have not been ready to listen to the One who revealed Himself (v. 8). So, to make Himself heard, the LORD led His people through the wilderness. There is nothing more impressive than the silence of the wilderness. It is also the best place to listen to God; one is not distracted there by other noises. Israel there received, at Sinai, the statutes and ordinances of the LORD (vv 10, 11). At a later date John there preached repentance and the coming of the Messiah (John 1:23). Finally it is there that the people will be again led before the appearing of the Lord Jesus so that God may "speak comfortably" to them (Hosea 2:14). Moses, Paul and many another servant have there been prepared at length for their ministry (Ex. 3; Gal. 1:17-18).

Dear friends, let us not refuse this necessary calling apart, in whatever form (enforced solitude, long illness, etc. . . .) the Lord may see fit to make us experience it.

Ezechiele 20:30-44
30Perciò, di’ alla casa d’Israele: Così parla il Signore, l’Eterno: Quando vi contaminate seguendo le vie de’ vostri padri e vi prostituite ai loro idoli esecrandi31e quando, offrendo i vostri doni e facendo passare per il fuoco i vostri figliuoli, vi contaminate fino al dì d’oggi con tutti i vostri idoli, mi lascerei io consultare da voi, o casa d’Israele? Com’è vero ch’io vivo, dice il Signore, l’Eterno, io non mi lascerò consultare da voi.32E non avverrà affatto quello che vi passa per la mente quando dite: Noi saremo come le nazioni, come le famiglie degli altri paesi, e renderemo un culto al legno ed alla pietra!33Com’è vero ch’io vivo, dice il Signore, l’Eterno, con mano forte, con braccio disteso, con scatenamento di furore, io regnerò su voi!34E vi trarrò fuori di fra i popoli, e vi raccoglierò dai paesi dove sarete stati dispersi, con mano forte, con braccio disteso e con scatenamento di furore,35e vi condurrò nel deserto dei popoli, e quivi verrò in giudizio con voi a faccia a faccia;36come venni in giudizio con i vostri padri nel deserto del paese d’Egitto, così verrò in giudizio con voi, dice il Signore, l’Eterno;37e vi farò passare sotto la verga, e vi rimetterò nei vincoli del patto;38e separerò da voi i ribelli e quelli che mi sono infedeli; io li trarrò fuori dal paese dove sono stranieri, ma non entreranno nel paese d’Israele, e voi conoscerete che io sono l’Eterno.39Voi dunque, casa d’Israele, così parla il Signore, l’Eterno: Andate, servite ognuno ai vostri idoli, giacché non mi volete ascoltare! Ma il mio santo nome non lo profanerete più con i vostri doni e coi vostri idoli!40Poiché sul mio monte santo, e sull’alto monte d’Israele, dice il Signore, l’Eterno, là tutti quelli della casa d’Israele, tutti quanti saranno nel paese, mi serviranno; là io mi compiacerò di loro, là io chiederò le vostre offerte e le primizie dei vostri doni in tutto quello che mi consacrerete.41Io mi compiacerò di voi come d’un profumo d’odore soave, quando vi avrò tratto fuori di fra i popoli, e vi avrò radunati dai paesi dove sarete stati dispersi; e io sarò santifico in voi nel cospetto delle nazioni;42e voi conoscerete che io sono l’Eterno, quando v’avrò condotti nella terra d’Israele, paese che giurai di dare ai vostri padri.43E là vi ricorderete della vostra condotta e di tutte le azioni con le quali vi siete contaminati, e sarete disgustati di voi stessi, per tutte le malvagità che avete commesse;44e conoscerete che io sono l’Eterno, quando avrò agito con voi per amor del mio nome, e non secondo la vostra condotta malvagia, né secondo le vostre azioni corrotte, o casa d’Israele! dice il Signore, l’Eterno".

God leads His people by way of the wilderness not only to speak to them, but also when He wants to discipline them. We can well understand why. Just as parents would not correct their children in front of strangers, but would take them aside, even so this discipline is a matter between God and His redeemed ones that is of no concern to the world. Alas! We are often afraid of being alone with the Lord because of the bad state of our conscience; we seek to escape from Him in the tumult of daily life. It is however absolutely necessary that believers should be "refined". God cannot tolerate either compromise or mixture on the part of His own. As for those who refuse to listen to Him, so be it! Let them serve their idols (v. 39; cf. Hosea 4:17; Rev. 22:11), but let them not pretend to serve Him as well!

We know that the whole generation of Israel's men of military age (except Caleb and Joshua) fell in the wilderness, and that only the little children entered into Canaan (Deut. 2:14). Similarly, when the moment comes for the ten tribes, at present scattered abroad in the "wilderness of nations", to be brought back, God will smite the rebels and they will not enter His land. Only afterwards will He be able to accept offerings from His people and find His pleasure in them (vv. 40, 41; Mal. 3:4).

Ezechiele 20:45-49; Ezechiele 21:18-32
45(H21-1) E la parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini:46(H21-2) "Figliuol d’uomo, vòlta la faccia dal lato di mezzogiorno, rivolgi la parola al mezzogiorno, e profetizza contro la foresta della campagna meridionale,47(H21-3) e di’ alla foresta del mezzodì: ascolta la parola dell’Eterno! Così parla il Signore, l’Eterno: Ecco, io accendo in te un fuoco che divorerà in te ogni albero verde e ogni albero secco; la fiamma dell’incendio non si estinguerà, e tutto ciò ch’è sulla faccia del suolo ne sarà divampato, dal mezzogiorno al settentrione;48(H21-4) e ogni carne vedrà che io, l’Eterno, son quegli che ho acceso il fuoco, che non s’estinguerà".49(H21-5) E io dissi: "Ahimè, Signore, Eterno! Costoro dicon di me: Egli non fa che parlare in parabole".
18(H21-23) E la parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini:19(H21-24) "E tu, figliuol d’uomo, fatti due vie, per le quali passi la spada del re di Babilonia; partano ambedue dal medesimo paese; e traccia un indicatore, tracciato al capo della strada d’una città.20(H21-25) Fa’ una strada per la quale la spada vada a Rabba, città de’ figliuoli d’Ammon, e un’altra perché vada in Giuda, a Gerusalemme, città fortificata.21(H21-26) Poiché il re di Babilonia sta sul bivio, in capo alle due strade, per tirare presagi: scuote le freccie, consulta gl’idoli, esamina il fegato.22(H21-27) La sorte, ch’è nella destra, designa Gerusalemme per collocargli degli arieti, per aprir la bocca a ordinare il massacro, per alzar la voce in gridi di guerra, per collocare gli arieti contro le porte, per elevare bastioni, per costruire delle torri.23(H21-28) Ma essi non vedono in questo che una divinazione bugiarda; essi, a cui sono stati fatti tanti giuramenti! Ma ora egli si ricorderà della loro iniquità, perché siano presi.24(H21-29) Perciò così parla il Signore, l’Eterno: Poiché avete fatto ricordare la vostra iniquità mediante le vostre manifeste trasgressioni, sì che i vostri peccati si manifestano in tutte le vostre azioni, poiché ne rievocate il ricordo, sarete presi dalla sua mano.25(H21-30) E tu, o empio, dannato alla spada, o principe d’Israele, il cui giorno è giunto al tempo del colmo dell’iniquità;26(H21-31) così parla il Signore, l’Eterno: La tiara sarà tolta, il diadema sarà levato; tutto sarà mutato; ciò che in basso sarà innalzato; ciò ch’è in alto sarà abbassato.27(H21-32) Ruina! ruina! ruina! Questo farò di lei; anch’essa non sarà più, finché non venga colui a cui appartiene il giudizio, e al quale lo rimetterò.28(H21-33) E tu, figliuol d’uomo, profetizza, e di’: Così parla il Signore, l’Eterno, riguardo ai figliuoli d’Ammon ed al loro obbrobrio; e di’: La spada, la spada è sguainata; è forbita per massacrare, per divorare, per folgoreggiare.29(H21-34) Mentre s’hanno per te delle visioni vane, mentre s’hanno per te divinazioni bugiarde, essa ti farà cadere fra i cadaveri degli empi, il cui giorno è giunto al tempo del colmo dell’iniquità.30(H21-35) Riponi la spada nel suo fodero! Io ti giudicherò nel luogo stesso dove fosti creata, nel paese della tua origine;31(H21-36) e riverserò su di te la mia indignazione, soffierò contro di te nel fuoco della mia ira, e ti darò in mano d’uomini brutali, artefici di distruzione.32(H21-37) Tu sarai pascolo al fuoco, il tuo sangue sarà in mezzo al paese; tu non sarai più ricordata, perché io, l’Eterno, son quegli che ho parlato".

"Doth he not speak parables?" they said of Ezekiel, with a certain scorn (v. 49). His language appeared difficult to the people simply because they did not want to understand. In this way unbelievers deliberately pick out difficulties in the Word and make use of them as a pretext to avoid submitting to it.

In this terrible chapter, the sword, the first of the four disastrous judgments (Ezek. 14:21), is drawn from its sheath for punishment. To wield it, the LORD will use the king of Babylon, whom we see at the parting of the ways, busy consulting his gods (v. 21).

Will he begin by attacking Jerusalem or Rabbath of the Ammonites? In the eyes of the men of Judah this divination is false and valueless (v. 23). So it certainly was! But the LORD, high above these matters, has determined the ruin of Jerusalem (v. 27) and the end of the royal line. The crown shall be taken from the head of the "profane wicked prince of Israel" (the "profane" is he who treads under foot the blessings God has bestowed: cf. Ezek. 22:26 and in Heb. 12:16 the example of Esau).

Henceforth there will no longer be a descendant of David on the throne, until the coming of Christ, "whose right it is".

Ezechiele 22:1-7, 23-31
1E la parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini:2"Ora, figliuol d’uomo, non giudicherai tu, non giudicherai tu questa città di sangue? Falle dunque conoscere tutte le sue abominazioni! e di’:3Così parla il Signore, l’Eterno: O città, che spandi il sangue in mezzo a te perché il tuo tempo giunga, e che ti fai degl’idoli per contaminarti!4Per il sangue che hai sparso ti sei resa colpevole, e per gl’idoli che hai fatto ti sei contaminata; tu hai fatto avvicinare i tuoi giorni, e sei giunta al termine de’ tuoi anni, perciò io ti espongo al vituperio delle nazioni e allo scherno di tutti i paesi.5Quelli che ti son vicini e quelli che son lontani da te si faran beffe di te, o tu contaminata di fama, e piena di disordine!6Ecco, i principi d’Israele, ognuno secondo il suo potere, sono occupati in te a spandere il sangue;7in te si sprezza padre e madre; in mezzo a te si opprime lo straniero; in te si calpesta l’orfano e la vedova.
23E la parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini:24"Figliuol d’uomo, dì a Gerusalemme: Tu sei una terra che non è stata purificata, che non è stata bagnata da pioggia in un giorno d’indignazione.25V’è una cospirazione de’ suoi profeti in mezzo a lei; come un leone ruggente che sbrana una preda, costoro divorano le anime, piglian tesori e cose preziose, moltiplican le vedove in mezzo a lei.26I suoi sacerdoti violano la mia legge, e profanano le mie cose sante; non distinguono fra santo e profano, non fan conoscere la differenza che passa fra ciò ch’è impuro e ciò ch’è puro, chiudon gli occhi sui miei sabati, e io son profanato in mezzo a loro.27E i suoi capi, in mezzo a lei, son come lupi che sbranano la loro preda: spandono il sangue, perdono le anime per saziare la loro cupidigia.28E i loro profeti intonacan loro tutto questo con malta che non regge: hanno delle visioni vane, pronostican loro la menzogna, e dicono: Così parla il Signore, l’Eterno mentre l’Eterno non ha parlato affatto.29Il popolo del paese si dà alla violenza, commette rapine, calpesta l’afflitto e il povero, opprime lo straniero, contro ogni equità.30Ed io ho cercato fra loro qualcuno che riparasse la cinta e stesse sulla breccia davanti a me in favore del paese, perché io non lo distruggessi; ma non l’ho trovato.31Perciò, io riverserò su loro la mia indignazione; io li consumerò col fuoco della mia ira, e farò ricadere sul loro capo la loro condotta, dice il Signore, l’Eterno".

Jerusalem is here called "the bloody city". All classes were guilty: the princes, like wolves, had shed blood, transgressed the Law in every way and destroyed souls (vv. 6, 27); the priests had violated the Law (v. 26); the lying prophets had taken the precious things and devoured souls (vv. 25, 28); the people, finally, had committed robbery and had vexed the poor and needy (v. 29). In vain had the LORD looked for someone that should "make up the hedge", and who, like Moses, should stand "in the breach" before Him for the land (v. 30; Ps. 106:23)!

This two-fold function corresponds with the Christian's commission, "Watch and pray!" Watch – to guard against the penetration of evil and of the world into the Church and into our hearts; pray – to intercede for the testimony of the Lord.

The importance that God attaches to the separation of His own is once again emphasized in ch. 23. In the picture of the crimes of Aholah (Samaria or the ten tribes) and Aholibah (Jerusalem and Judah), God speaks to us of Israel's guilty relationships with the neighbouring countries: Egypt, Assyria and Babylon, and of His use of these nations to chastise His people. When a Christian forges links with the world, it is often from the hand of the world that he receives punishment.

Ezechiele 24:1-27
1E la parola dell’Eterno mi fu rivolta il nono anno, il decimo mese, il decimo giorno del mese, in questi termini:2"Figliuol d’uomo, scriviti la data di questo giorno, di quest’oggi! Oggi stesso, il re di Babilonia investe Gerusalemme.3E proponi una parabola a questa casa ribelle, e di’ loro: Così parla il Signore, l’Eterno: Metti, metti la pentola al fuoco, e versaci dentro dell’acqua;4raccoglici dentro i pezzi di carne, tutti i buoni pezzi, coscia e spalla; riempila d’ossa scelte.5Prendi il meglio del gregge, ammonta sotto la pentola le legna per far bollire le ossa; falla bollire a gran bollore, affinché anche le ossa che ci son dentro, cuociano.6Perciò, così parla il Signore, l’Eterno: Guai alla città sanguinaria, pentola piena di verderame, il cui verderame non si stacca! Vuotala de’ pezzi, uno a uno, senza tirare a sorte!7Poiché il sangue che ha versato è in mezzo a lei; essa lo ha posto sulla roccia nuda; non l’ha sparso in terra, per coprirlo di polvere.8Per eccitare il furore, per farne vendetta, ho fatto mettere quel sangue sulla roccia nuda, perché non fosse coperto.9Perciò, così parla il Signore, l’Eterno: Guai alla città sanguinaria! Anch’io voglio fare un gran fuoco!10Ammonta le legna, fa’ levar la fiamma, fa’ cuocer bene la carne, fa’ struggere il grasso, e fa’ che le ossa si consumino!11Poi metti la pentola vuota sui carboni perché si riscaldi e il suo rame diventi rovente, affinché la sua impurità si strugga in mezzo ad essa, e il suo verderame sia consumato.12Ogni sforzo è inutile; il suo abbondante verderame non si stacca; il suo verderame non se n’andrà che mediante il fuoco.13V’è della scelleratezza nella tua impurità; poiché io t’ho voluto purificare e tu non sei diventata pura; non sarai più purificata dalla tua impurità, finché io non abbia sfogato su di te il mio furore.14Io, l’Eterno, son quegli che ho parlato; la cosa avverrà, io la compirò; non indietreggerò, non avrò pietà, non mi pentirò; tu sarai giudicata secondo la tua condotta, secondo le tue azioni, dice il Signore, l’Eterno".15E la parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini:16"Figliuol d’uomo, ecco, come un colpo improvviso io ti tolgo la delizia dei tuoi occhi; e tu non far cordoglio, non piangere, non spander lacrime.17Sospira in silenzio; non portar lutto per i morti, cingiti il capo col turbante, mettiti i calzari ai piedi, non ti coprire la barba, non mangiare il pane che la gente ti manda".18La mattina parlai al popolo, e la sera mi morì la moglie; e la mattina dopo feci come mi era stato comandato.19E il popolo mi disse: "Non ci spiegherai tu che cosa significhi quello che fai?"20E io risposi loro: "La parola dell’Eterno mi è stata rivolta, in questi termini:21Di’ alla casa d’Israele: Così parla il Signore, l’Eterno: Ecco, io profanerò il mio santuario, l’orgoglio della vostra forza, la delizia degli occhi vostri, il desìo dell’anima vostra; e i vostri figliuoli e le vostre figliuole che avete lasciati a Gerusalemme, cadranno per la spada.22E voi farete come ho fatto io: non vi coprirete la barba e non mangerete il pane che la gente vi manda;23avrete i vostri turbanti in capo, e i vostri calzari ai piedi; non farete cordoglio e non piangerete, ma vi consumerete di languore per le vostre iniquità, e gemerete l’uno con l’altro.24Ed Ezechiele sarà per voi un simbolo; tutto quello che fa lui, lo farete voi; e, quando queste cose accadranno, voi conoscerete che io sono il Signore, l’Eterno.25E tu, figliuol d’uomo, il giorno ch’io torrò loro ciò che fa la loro forza, la gioia della loro gloria, il desìo de’ loro occhi, la brama dell’anima loro, i loro figliuoli e le loro figliuole,26in quel giorno un fuggiasco verrà da te a recartene la notizia.27In quel giorno la tua bocca s’aprirà, all’arrivo del fuggiasco; e tu parlerai, non sarai più muto, e sarai per loro un simbolo; ed essi conosceranno che io sono l’Eterno".

A new section of the prophecy begins here. It dates from a solemn day marking the beginning of the final siege of Jerusalem (cf. 2 Kings 25:1). The LORD again takes up the figure of the cauldron (Ezek. 11:3) and announces that not only its contents (the inhabitants of the city) will be consumed, but the cauldron also (Jerusalem with its inherent rust) will be melted in the fire that will break out.

We know in what a sorry state the city will emerge from this dreadful siege (2 Chron. 36:19). But this same day also brings Ezekiel personally both mourning and suffering: his wife is suddenly taken from him. From his own circumstances, the prophet thus teaches the sons of his people what troubles will fall upon them when the LORD takes from them that which they hold dearest: their city and their sanctuary.

From this we learn that a servant of God does not escape his share of the trials of those in whose midst he lives. What troubles this man of God has had to endure! To be "a sign" to his people (v. 27), we see him submitting to all that the LORD asks of him (cf. Ps. 131:2).

May the Lord find in us willing instruments, obedient disciples, without ever finding it necessary that we should endure great sacrifices!

Ezechiele 25:1-1 7
1E la parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini:

As in other prophecies, the announcement of judgments against Israel is now followed by judgments against the nations (see Isa. 13-33; Jer. 46-51). We have already been shown in Ezekiel 21, the king of Babylon hesitating to attack Rabbath of the Ammonites before Jerusalem, and on that occasion vv. 28-32 of the same chapter announced the chastisement of these descendants of Lot, perpetual enemies of Israel. Spared for the time being, Ammon, instead of learning from his experience, rejoiced in a cowardly way over the blows that smote the sanctuary, the despised land of Israel and the kingdom of Judah (vv. 3, 6). They laughed at Israel in their misfortunes (Prov. 17:5). But the LORD "surely . . . scorneth the scorners", Proverbs 3:34 also declares, and is quoted in the New Testament, "God resisteth the proud but giveth grace unto the humble" (James 4:6; 1 Peter 5:5). It is certainly pride that characterises Ammon and his brother Moab (Zeph. 2:8; Isa. 16:6). The LORD will humble them and give their land in possession to pillaging nomads (vv. 4, 10).

Edom and Philistia are equally most guilty. Each took advantage of Israel's ruin to take vengeance "with a despiteful heart . . . for the old hatred" (vv. 12, 15). In their turn they will be the objects of the LORD's vengeance.

Ezechiele 26:1-6; Ezechiele 27:1-11
1E avvenne, l’anno undecimo, il primo giorno del mese, che la parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini:2"Figliuol d’uomo, poiché Tiro ha detto di Gerusalemme: Ah! Ah! è infranta colei ch’era la porta dei popoli! La gente si volge verso di me! Io mi riempirò di lei ch’è deserta!3perciò così parla il Signore, l’Eterno: Eccomi contro di te, o Tiro! Io farò salire contro di te molti popoli, come il mare fa salire le proprie onde.4Ed essi distruggeranno le mura di Tiro, e abbatteranno le sue torri: io spazzerò via di su lei la sua polvere, e farò di lei una roccia nuda.5Ella sarà, in mezzo al mare, un luogo da stender le reti, poiché son io quegli che ho parlato, dice il Signore, l’Eterno; ella sarà abbandonata al saccheggio delle nazioni;6e le sue figliuole che sono nei campi saranno uccise dalla spada, e quei di Tiro sapranno che io sono l’Eterno.
1E la parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini:2"E tu, figliuol d’uomo, pronunzia una lamentazione su Tiro,3e di’ a Tiro che sta agli approdi del mare, che porta le mercanzie de’ popoli a molte isole: Così parla il Signore, l’Eterno: O Tiro, tu dici: Io sono di una perfetta bellezza.4Il tuo dominio è nel cuore dei mari; i tuoi edificatori t’hanno fatto di una bellezza perfetta;5hanno costruito di cipresso di Senir tutte le tue pareti; hanno preso dei cedri del Libano per fare l’alberatura delle tue navi;6han fatto i tuoi remi di quercia di Bashan, han fatto i ponti del tuo naviglio d’avorio incastonato in larice, portato dalle isole di Kittim.7Il lino fino d’Egitto lavorato in ricami, t’ha servito per le tue vele e per le tue bandiere; la porpora e lo scarlatto delle isole d’Elisha formano i tuoi padiglioni.8Gli abitanti di Sidon e d’Arvad sono i tuoi rematori; i tuoi savi, o Tiro, sono in mezzo a te; son dessi i tuoi piloti.9Tu hai in mezzo a te gli anziani di Ghebel e i suoi savi, a calafatare le tue falle; in te son tutte le navi del mare coi loro marinai, per far lo scambio delle tue mercanzie.10Dei Persiani, dei Lidi, dei Libi servono nel tuo esercito; son uomini di guerra, che sospendono in mezzo a te lo scudo e l’elmo; sono la tua magnificenza.11I figliuoli d’Arvad e il tuo esercito guarniscono d’ogn’intorno le tue mura, e degli uomini prodi stanno nelle tue torri; essi sospendono le loro targhe tutt’intorno alle tue mura; essi rendon perfetta la tua bellezza.

Ch. 26-28 are devoted to Tyre, the wealthy Phoenician city, mistress of the seas, principal trading centre of the ancient world. Just as a merchant can congratulate himself on the disappearance of a neighbouring competitor, Tyre rejoiced over the distress of Jerusalem. However, this unwholesome joy will become precisely the motive for its own downfall.

Ch. 27 enumerates its customers and its suppliers, and sets out the enormous list of its goods of trade. But Tyre is a picture of the world and of its riches. Men have always thought that an increase of the standard of living of the various races was the way to deliver humanity from its troubles and miseries. They have not ceased to work for this material prosperity, all their efforts directed towards making the world a better place, and making life in it more enjoyable. But, far from leading souls to God, this race for progress has done no better than produce self-satisfaction (27: end of v. 3), the Laodicean claim to be rich and to have need of nothing.

Among the precious merchandise of Tyre, one may search in vain for the "gold tried in the fire" of divine righteousness, the "white raiment" of practical walk, and for the "eyesalve" for the eye of faith, which is the Holy Spirit. These can only be "bought" of the Lord Jesus (Rev. 3:17-18).

Ezechiele 28:1-19
1E la parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini:2"Figliuol d’uomo, di’ al principe di Tiro: Così parla il Signore, l’Eterno: Il tuo cuore s’è fatto altero, e tu dici: Io sono un dio! Io sto assiso sopra un trono di Dio nel cuore de’ mari! mentre sei un uomo e non un Dio, quantunque tu ti faccia un cuore simile a un cuore d’un Dio.3Ecco, tu sei più savio di Daniele, nessun mistero è oscuro per te;4con la tua saviezza e con la tua intelligenza ti sei procurato ricchezza, hai ammassato oro e argento nei tuoi tesori;5con la tua gran saviezza e col tuo commercio hai accresciuto le tue ricchezze, e a motivo delle tue ricchezze il tuo cuore s’è fatto altero.6Perciò così parla il Signore, l’Eterno: Poiché tu ti sei fatto un cuore come un cuore di Dio,7ecco, io fo venire contro di te degli stranieri, i più violenti di fra le nazioni; ed essi sguaineranno le loro spade contro lo splendore della tua saviezza, e contamineranno la tua bellezza;8ti trarranno giù nella fossa, e tu morrai della morte di quelli che sono trafitti nei cuori de’ mari.9Continuerai tu a dire: "Io sono un Dio", in presenza di colui che ti ucciderà? Sarai un uomo e non un Dio nelle mani di chi ti trafiggerà!10Tu morrai della morte degli incirconcisi, per man di stranieri; poiché io ho parlato, dice il Signore, l’Eterno".11E la parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini:12"Figliuol d’uomo, pronunzia una lamentazione sul re di Tiro, e digli: Così parla il Signore, l’Eterno: Tu mettevi il suggello alla perfezione, eri pieno di saviezza, di una bellezza perfetta;13eri in Eden il giardino di Dio; eri coperto d’ogni sorta di pietre preziose: rubini, topazi, diamanti, crisoliti, onici, diaspri, zaffiri, carbonchi, smeraldi, oro; tamburi e flauti erano al tuo servizio, preparati il giorno che fosti creato.14Eri un cherubino dalle ali distese, un protettore. Io t’avevo stabilito, tu stavi sul monte santo di Dio, camminavi in mezzo a pietre di fuoco.15Tu fosti perfetto nelle tue vie dal giorno che fosti creato, perché non si trovò in te la perversità.16Per l’abbondanza del tuo commercio, tutto in te s’è riempito di violenza, e tu hai peccato; perciò io ti caccio come un profano dal monte di Dio, e ti farò sparire, o cherubino protettore, di mezzo alle pietre di fuoco.17Il tuo cuore s’è fatto altero per la tua bellezza; tu hai corrotto la tua saviezza a motivo del tuo splendore; io ti gettò a terra, ti do in ispettacolo ai re.18Con la moltitudini delle tue iniquità, colla disonestà del tuo commercio, tu hai profanato i tuoi santuari; ed io faccio uscire di mezzo a te un fuoco che ti divori, e ti riduco in cenere sulla terra, in presenza di tutti quelli che ti guardano.19Tutti quelli che ti conoscevano fra i popoli restano stupefatti al vederti; tu sei diventato oggetto di terrore e non esisterai mai più".

The brilliant prince of Tyrus, who lifted himself up like a god, is the object of a personal prophecy. His punishment reminds us of that which fell upon Herod because he had accepted the flattery of the people of Tyre and Sidon; "It is the voice of a god, and not of a man" (Acts 12:20-23). But in this picture of the king of Tyre, God wants to speak to us of a mysterious and terrible being, Satan himself. Prince of this world, of which Tyre is the type, he makes use of its riches for the satisfaction of men's lust, in order to hold men in slavery. We learn from vv. 12-15 that Satan has not always been the wicked one, enemy of God and of believers. "Anointed cherub . . .", "full of wisdom and perfect in beauty", he was perfect also in his ways till the day when iniquity was found in him (v. 15). His heart was lifted up so high that he wanted to leave his position as a creature and to become like God (v. 2; Isa. 14:13). Pride is called "the condemnation of the devil" (1 Tim. 3:6), and it was by this very temptation, "ye shall be as gods", that he dragged man down with him in his downfall. But Satan has been vanquished by Christ at the cross, and the Bible shows us the terrible fate reserved for him (Rev. 20:10).

Ezechiele 28:20-26; Ezechiele 29:1-7
20La parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini:21"Figliuol d’uomo, volgi la faccia verso Sidon, profetizza contro di lei,22e di’: Così parla il Signore, l’Eterno: Eccomi contro di te, o Sidon! e io mi glorificherò in mezzo di te: e si conoscerà che io sono l’Eterno, quando avrò eseguiti i miei giudizi contro di lei, e mi sarò santificato in lei.23Io manderò contro di lei la peste, e ci sarà del sangue nelle sue strade; e in mezzo ad essa cadranno gli uccisi dalla spada, che piomberà su lei da tutte le parti; e si conoscerà che io sono l’Eterno.24E non ci sarà più per la casa d’Israele né spina maligna né rovo irritante fra tutti i suoi vicini che la disprezzano; e si conoscerà che io sono il Signore, l’Eterno.25Così parla il Signore, l’Eterno: Quando avrò raccolto la casa d’Israele di mezzo ai popoli fra i quali essa è dispersa, io mi santificherò in loro nel cospetto delle nazioni, ed essi abiteranno il loro paese che io ho dato al mio servo Giacobbe;26vi abiteranno al sicuro; edificheranno case e pianteranno vigne; abiteranno al sicuro, quand’io avrò eseguito i miei giudizi su tutti quelli che li circondano e li disprezzano; e conosceranno che io sono l’Eterno, il loro Dio".
1L’anno decimo, il decimo mese, il dodicesimo giorno del mese, la parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini:2"Figliuol d’uomo, volgi la tua faccia contro Faraone, re d’Egitto, e profetizza contro di lui e contro l’Egitto tutto quanto;3parla e di’: Così parla il Signore, l’Eterno: Eccomi contro di te, Faraone, re d’Egitto, gran coccodrillo, che giaci in mezzo ai tuoi fiumi, e dici: Il mio fiume è mio, e sono io che me lo son fatto!4Io metterò dei ganci nelle tue mascelle, e farò sì che i pesci de’ tuoi fiumi s’attaccheranno alle tue scaglie, e ti trarrò fuori di mezzo ai tuoi fiumi, con tutti i pesci de’ tuoi fiumi attaccati alle tue scaglie.5E ti getterò nel deserto, te e tutti i pesci de’ tuoi fiumi, e tu cadrai sulla faccia de’ campi; non sarai né adunato né raccolto, e io ti darò in pasto alle bestie della terra e agli uccelli del cielo.6E tutti gli abitanti dell’Egitto conosceranno che io sono l’Eterno, perché essi sono stati per la casa d’Israele un sostegno di canna.7Quando t’hanno preso in mano tu ti sei rotto e hai forato loro tutta la spalla, e quando si sono appoggiati su di te tu ti sei spezzato e li hai fatti stare tutti ritti sui loro fianchi.

After Tyre, it is its neighbour and ally, Sidon, that is the subject of a short prophecy. Sidon belonged to those who despised the house of Israel (vv. 24, 26) and would learn to know the LORD by the judgments that He would execute.

Four chapters (29-32) are now taken up almost entirely with Egypt. Rival of Assyria, and afterwards of Babylon, this nation played an important role in Israel's history. It also aspired to universal domination. But God was giving that to Nebuchadnezzar, and Egypt was to become in its turn one of the provinces of the great Babylonian Empire. We may well wonder why the LORD should have chosen one of these pagan nations rather than another to dominate the world. One of the reasons, among others, why Egypt had to be brought low was the false trust Israel had placed in it (Ezek. 29:6, 16). Judah and kings had to be shown to be wrong for having counted on Egypt.

This nation was a broken reed, wounding the hand of those who leant on it (vv. 6, 7; Isa. 36:6). Many times, in His faithfulness, the Lord has been pleased to break our human supports to show us their futility and to teach us to rest only on Himself!

Ezechiele 30:1-19
1E la parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini:2"Figliuol d’uomo, profetizza e di’: Così parla il Signore, l’Eterno: Urlate: Ahi, che giorno!3Poiché il giorno è vicino, è vicino il giorno dell’Eterno: Giorno di nuvole, il tempo delle nazioni.4La spada verrà sull’Egitto, e vi sarà terrore in Etiopia quando in Egitto cadranno i feriti a morte, quando si porteran via le sue ricchezze, e le sue fondamenta saranno rovesciate.5L’Etiopia, la Libia, la Lidia, Put, Lud, gli stranieri d’ogni sorta, Cub e i figli del paese dell’alleanza, cadranno con loro per la spada.6Così parla l’Eterno: Quelli che sostengono l’Egitto cadranno, e l’orgoglio della sua forza sarà abbattuto: da Migdol a Syene essi cadranno per la spada, dice il Signore, l’Eterno,7e saranno desolati in mezzo a terre desolate, e le loro città saranno devastate in mezzo a città devastate;8e conosceranno che io sono l’Eterno, quando metterò il fuoco all’Egitto, e tutti i suoi ausiliari saranno fiaccati.9In quel giorno, partiranno de’ messi dalla mia presenza su delle navi per spaventare l’Etiopia nella sua sicurtà; e regnerà fra loro il terrore come nel giorno dell’Egitto; poiché, ecco, la cosa sta per avvenire.10Così parla il Signore, l’Eterno: Io farò sparire la moltitudine dell’Egitto per mano di Nebucadnetsar, re di Babilonia.11Egli e il suo popolo con lui, i più violenti fra le nazioni, saran condotti a distruggere il paese; sguaineranno le spade contro l’Egitto, e riempiranno il paese d’uccisi.12E io muterò i fiumi in luoghi aridi, darò il paese in balìa di gente malvagia, e per man di stranieri desolerò il paese e tutto ciò che contiene. Io, l’Eterno, son quegli che ho parlato.13Così parla il Signore, l’Eterno: Io sterminerò da Nof gl’idoli, e ne farò sparire i falsi dèi; non ci sarà più principe che venga dal paese d’Egitto, e metterò la spavento nel paese d’Egitto.14Desolerò Patros, darò alle fiamme Tsoan, eserciterò i miei giudizi su No,15riverserò il mio furore sopra Sin, la fortezza dell’Egitto, e sterminerò la moltitudine di No.16Appiccherò il fuoco all’Egitto; Sin si torcerà dal dolore, No sarà squarciata, Nof sarà presa da nemici in pieno giorno.17I giovani di Aven e di Pibeseth cadranno per la spada, e queste città andranno in cattività.18E a Tahpanes il giorno s’oscurerà, quand’io spezzerò quivi i gioghi imposti dall’Egitto; e l’orgoglio della sua forza avrà fine. Quanto a lei, una nuvola la coprirà, e le sue figliuole andranno in cattività.19Così eserciterò i miei giudizi sull’Egitto, e si conoscerà che io sono l’Eterno".

The LORD had not forgotten that Egypt never ceased to be a snare for His people. He was about to demonstrate it! Further, He would give this land to Nebuchadnezzar as a reward for his work against Tyre (Ezek. 29:19-20). The blows by which Egypt was to be smitten remind us of the plagues which, at the time of the Exodus, had laid waste this land, its river, its canals, its idols and its inhabitants. The most terrible of these had been the death of the first-born, when the LORD had executed judgment "against all the gods of Egypt" (v. 13; Ex. 12:12). And, as formerly, these great judgments had as their object to make the Egyptians know who the LORD was (cf. v. 19; Ex. 7:5). Indeed, the execution of all these punishments against the nations would have one result, repeated like a refrain at the end of each prophecy, "And they shall know that I am the LORD" (Ezek. 23:49; Ezek. 24:27; Ezek. 25:5, 7, 11, 17; Ezek. 26:6; Ezek. 28:24, 26; Ezek. 29:21; Ezek. 30:19, 26).

It is not possible to escape from the knowledge of the Holy God and of His demands against sin. But today He reveals Himself still as the Saviour God in Jesus Christ. Do you know Him as such? All those who do not want to know Him now in grace will have to do with Him later on in judgment (Amos 4:12).

Ezechiele 32:17-32
17Il dodicesimo anno, il quindicesimo giorno del mese, la parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini:18"Figliuol d’uomo, intuona un lamento sulla moltitudine dell’Egitto, e falle scendere, lei e le figliuole delle nazioni illustri, nelle profondità della terra, con quelli che scendono nella fossa.19Chi mai sorpassi tu in bellezza? Scendi, e sarai posto a giacere con gl’incirconcisi!20Essi cadranno in mezzo agli uccisi per la spada. La spada v’è data; trascinate l’Egitto con tutte le sue moltitudini!21I più forti fra i prodi e quelli che gli davan soccorso gli rivolgeranno la parola, di mezzo al soggiorno de’ morti. Sono scesi, gl’incirconcisi; giacciono uccisi dalla spada.22Là è l’Assiro con tutta la sua moltitudine; attorno a lui stanno i suoi sepolcri; tutti son uccisi, caduti per la spada.23I suoi sepolcri son posti nelle profondità della fossa, e la sua moltitudine sta attorno al suo sepolcro; tutti son uccisi, caduti per la spada, essi che spandevano il terrore sulla terra de’ viventi.24Là è Elam con tutta la sua moltitudine, attorno al suo sepolcro; tutti son uccisi, caduti per la spada, incirconcisi scesi nella profondità della terra: essi, che spandevano il terrore sulla terra de’ viventi; e han portato il loro obbrobrio con quelli che scendono nella fossa.25Han fatto un letto, per lui e per la sua moltitudine, in mezzo a quelli che sono stati uccisi; attorno a lui stanno i suoi sepolcri; tutti costoro sono incirconcisi, sono morti per la spada, perché spandevano il terrore sulla terra de’ viventi; e hanno portato il loro obbrobrio con quelli che scendono nella fossa; sono stati messi fra gli uccisi.26Là è Mescec, Tubal e tutta la loro moltitudine; attorno a loro stanno i lor sepolcri; tutti costoro sono incirconcisi, uccisi dalla spada, perché spandevano il terrore sulla terra de’ viventi.27Non giacciono coi prodi che sono caduti fra gli incirconcisi, che sono scesi nel soggiorno de’ morti con le loro armi da guerra, e sotto il capo de’ quali sono state poste le loro spade; ma le loro iniquità stanno sulle loro ossa, perché erano il terrore de’ prodi sulla terra de’ viventi.28Tu pure sarai fiaccato in mezzo agl’incirconcisi e giacerai con gli uccisi dalla spada.29Là è Edom coi suoi re e con tutti i suoi principi, i quali, nonostante tutto il loro valore, sono stati messi con gli uccisi di spada. Anch’essi giacciono con gl’incirconcisi e con quelli che scendono nella fossa.30Là son tutti i principi del settentrione e tutti i Sidoni, che son discesi in mezzo agli uccisi, coperti d’onta, nonostante il terrore che incuteva la loro bravura. Giacciono gl’incirconcisi con gli uccisi di spada, e portano il loro obbrobrio con quelli che scendono nella fossa.31Faraone li vedrà, e si consolerà d’aver perduto tutta la sua moltitudine; Faraone e tutto il suo esercito saranno uccisi per la spada, dice il Signore, l’Eterno,32poiché io spanderò il mio terrore nella terra de’ viventi; e Faraone con tutta la sua moltitudine sarà posto a giacere in mezzo agl’incirconcisi, con quelli che sono stati uccisi dalla spada, dice il Signore, l’Eterno".

This chapter and those following may appear difficult to understand. But the prophecies they contain become clear when viewed in the framework of the end, at the time when all the human and national powers who have fought against Israel will be brought low, in order to give place to the reign of Christ.

In this lament (v. 16), the fate of the nations is presented to us in symbolic form. They meet together in Sheol, amongst those "slain by the sword" (v. 21; the expression occurs three times in Ezek. 32). The first is Asshur, the Assyrian of the last days, mighty tree whose fall has been related in Ezek. 31. Elam (Persia) is named next with Meshech and Tubal (Russia). There also are Edom, the princes of the North, the Zidonian as well as "Pharaoh and all his army". Peoples great and small, after having held prominence on the world stage for varying lengths of time, find themselves in this sinister meeting place. What has become of their magnificence? What purpose has been served by their prowess? The terror they shed abroad no longer takes hold of anyone and has become their shame (v. 30). All that is important in "the land of the living" is worthless on the threshold of eternity. One question only will be put to each one: is his name in the book of life? (Rev. 20:15).

Ezechiele 33:1-20
1E la parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini:2"Figliuol d’uomo, parla ai figliuoli del tuo popolo, e di’ loro: Quando io farò venire la spada contro un paese, e il popolo di quel paese prenderà nel proprio seno un uomo e se lo stabilirà come sentinella,3ed egli, vedendo venire la spada contro il paese, sonerà il corno e avvertirà il popolo,4se qualcuno, pur udendo il suono del corno, non se ne cura, e la spada viene e lo porta via, il sangue di quel tale sarà sopra il suo capo;5egli ha udito il suono del corno, e non se n’è curato; il suo sangue sarà sopra lui; se se ne fosse curato, avrebbe scampato la sua vita.6Ma se la sentinella vede venir la spada e non suona il corno, e il popolo non è stato avvertito, e la spada viene e porta via qualcuno di loro, questi sarà portato via per la propria iniquità, ma io domanderò contro del suo sangue alla sentinella.7Ora, o figliuol d’uomo, io ho stabilito te come sentinella per la casa d’Israele; quando dunque udrai qualche parola dalla mia bocca, avvertili da parte mia.8Quando avrò detto all’empio: Empio, per certo tu morrai! e tu non avrai parlato per avvertir l’empio che si ritragga dalla sua via, quell’empio morrà per la sua iniquità, ma io domanderò conto del suo sangue alla tua mano.9Ma, se tu avverti l’empio che si ritragga dalla sua via, e quegli non se ne ritrae, esso morrà per la sua iniquità, ma tu avrai scampato l’anima tua.10E tu, figliuol d’uomo, di’ alla casa d’Israele: Voi dite così: Le nostre trasgressioni e i nostri peccati sono su noi, e a motivo d’essi noi languiamo: come potremmo noi vivere?11Di’ loro: Com’è vero ch’io vivo, dice il Signore, l’Eterno, io non mi compiaccio della morte dell’empio, ma che l’empio si converta dalla sua via e viva; convertitevi, convertitevi dalle vostre vie malvage! E perché morreste voi, o casa d’Israele?12E tu, figliuol d’uomo, di’ ai figliuoli del tuo popolo: La giustizia del giusto non lo salverà nel giorno della sua trasgressione; e l’empio non cadrà per la sua empietà nel giorno in cui si sarà ritratto dalla sua empietà; nello stesso modo che il giusto non potrà vivere per la sua giustizia nel giorno in cui peccherà.13Quand’io avrò detto al giusto che per certo egli vivrà, s’egli confida nella propria giustizia e commette l’iniquità, tutti i suoi atti giusti non saranno più ricordati, e morrà per l’iniquità che avrà commessa.14E quando avrò detto all’empio: Per certo tu morrai, s’egli si ritrae dal suo peccato e pratica ciò ch’è conforme al diritto e alla giustizia,15se rende il pegno, se restituisce ciò che ha rapito, se cammina secondo i precetti che dànno la vita, senza commettere l’iniquità, per certo egli vivrà, non morrà;16tutti i peccati che ha commessi non saranno più ricordati contro di lui; egli ha praticato ciò ch’è conforme al diritto ed alla giustizia; per certo vivrà.17Ma i figliuoli del tuo popolo dicono: La via del Signore non è ben regolata; ma è la via loro quella che non è ben regolata.18Quando il giusto si ritrae dalla sua giustizia e commette l’iniquità, egli muore a motivo di questo;19e quando l’empio si ritrae dalla sua empietà e si conduce secondo il diritto e la giustizia, a motivo di questo, vive.20Voi dite: La via del Signore non è ben regolata! Io vi giudicherò ciascuno secondo le vostre vie, o casa d’Israele!"

At the beginning of this new section, the LORD reminds the prophet of his responsibility as a watchman (see Ezek. 3:16-21): to warn the wicked, to urge him to turn back from his wicked way. This is the service also of each one of the Lord's redeemed, for they know from the Word the seriousness of the present day. If my trumpet gives an uncertain sound (1 Cor. 14:8) . . . or remains silent, God will provide Himself with another watchman, but I shall have failed in my responsibility and He will call me to account for it. The apostle Paul had faithfully carried out this service at Ephesus, and he could say to the elders of that city, "I am pure from the blood of all men, . . . I ceased not to warn every one night and day with tears" (Acts 20:26-27, 31).

V. 10 can be applied to all those who have a sense of the weight of their sins, without yet knowing the God who offers pardon. In response to these exercises, the LORD repeats His precious statement of Ezekiel 18:23, "As I live, . . . I have no pleasure in the death of the wicked, but that the wicked turn from his way and live!" (v. 11). "For God so loved the world, that he gave his only begotten Son, that whosoever believeth in him should not perish, but have everlasting life" (John 3:16).

Ezechiele 33:21-33
21Il dodicesimo anno della nostra cattività, il decimo mese, il quinto giorno del mese, un fuggiasco da Gerusalemme venne a me, e mi disse: La città è presa!22La sera avanti la venuta del fuggiasco, la mano dell’Eterno era stata sopra di me, ed egli m’aveva aperta la bocca, prima che quegli venisse a me la mattina; la bocca mi fu aperta, ed io non fui più muto.23E la parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini:24"Figliuol d’uomo, gli abitanti di quelle rovine, nel paese d’Israele, dicono: Abrahamo era solo, eppure ebbe il possesso del paese; e noi siamo molti, il possesso del paese è dato a noi.25Perciò di’ loro: Così parla il Signore, l’Eterno: Voi mangiate la carne col sangue, alzate gli occhi verso i vostri idoli, spargete il sangue, e possedereste il paese?26Voi v’appoggiate sulla vostra spada, commettete abominazioni, ciascun di voi contamina la moglie del prossimo, e possedereste il paese?27Di’ loro così: Così parla il Signore, l’Eterno: Com’è vero ch’io vivo, quelli che stanno fra quelle ruine cadranno per la spada; quelli che son per i campi li darò in pasto alle bestie; e quelli che son nelle fortezze e nelle caserme morranno di peste!28E io ridurrò il paese in una desolazione, in un deserto; l’orgoglio della sua forza verrà meno, e i monti d’Israele saranno così desolati, che nessuno vi passerà più.29Ed essi conosceranno che io sono l’Eterno, quando avrò ridotto il paese in una desolazione, in un deserto, per tutte le abominazioni che hanno commesse.30E quant’è a te, figliuol d’uomo, i figliuoli del tuo popolo discorrono di te presso le mura e sulle porte delle case; e parlano l’uno con l’altro e ognuno col suo fratello, e dicono: Venite dunque ad ascoltare qual è la parola che procede dall’Eterno!31E vengon da te come fa la folla, e il mio popolo si siede davanti a te, e ascolta le tue parole, ma non le mette in pratica; perché, con la bocca fa mostra di molto amore, ma il suo cuore va dietro la cupidigia.32Ed ecco, tu sei per loro come una canzone d’amore d’uno che abbia una bella voce, e sappia suonar bene; essi ascoltano le tue parole, ma non le mettono in pratica;33ma quando la cosa avverrà ed ecco che sta per avvenire essi conosceranno che in mezzo a loro c’è stato un profeta".

Ezekiel receives the news of the fall of Jerusalem. The LORD had told him on the first day of the siege how he would hear of it (cf. vv. 21, 22 with Ezek. 24:25-27). And He is now going to reduce the land to desert because of the pride of those who remain in Judea.

The end of the chapter (vv. 30-33) is most solemn. It shows us that Ezekiel's words were appreciated: a lovely song; a pleasant voice! Alas! nowhere were they carried out. And it is no doubt for this reason that the prophet had been struck dumb for a time (v. 22); it was a judgment on the people and not on him. For the watchman's trumpet is not blown so that the tune can be enjoyed. It is to sound the alarm. Woe betide those who fail to heed it!

Is it not the same today? Some so-called Christians seem to listen to the preaching with pleasure . . . but are by no means inclined to put into practice what they are taught. Why is that? It is spiritual dishonesty. The appearance they assume does not correspond with the true state of their heart (end of v. 31; Isa. 29:13).

Ezechiele 34:1-16
1E la parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini:2"Figliuol d’uomo, profetizza contro i pastori d’Israele; profetizza, e di’ a quei pastori: Così parla il Signore, l’Eterno: Guai ai pastori d’Israele, che non han fatto se non pascer se stessi! Non è forse il gregge quello che i pastori debbon pascere?3Voi mangiate il latte, vi vestite della lana, ammazzate ciò ch’è ingrassato, ma non pascete il gregge.4Voi non avete fortificato le pecore deboli, non avete guarito la malata, non avete fasciato quella ch’era ferita, non avete ricondotto la smarrita, non avete cercato la perduta, ma avete dominato su loro con violenza e con asprezza.5Ed esse, per mancanza di pastore, si sono disperse, son diventate pasto a tutte le fiere dei campi, e si sono disperse.6Le mie pecore vanno errando per tutti i monti e per ogni alto colle; le mie pecore si disperdono su tutta la faccia del paese, e non v’è alcuno che ne domandi, alcuno che le cerchi!7Perciò, o pastori, ascoltate la parola dell’Eterno!8Com’è vero ch’io vivo, dice il Signore, l’Eterno, poiché le mie pecore sono abbandonate alla rapina; poiché le mie pecore, essendo senza pastore, servon di pasto a tutte le fiere de’ campi, e i miei pastori non cercano le mie pecore; poiché i pastori pascon se stessi e non pascono le mie pecore,9perciò, ascoltate, o pastori, la parola dell’Eterno!10Così parla il Signore, l’Eterno: Eccomi contro i pastori; io ridomanderò le mie pecore alle loro mani; li farò cessare dal pascere le pecore; i pastori non pasceranno più se stessi; io strapperò le mie pecore dalla loro bocca, ed esse non serviran più loro di pasto.11Poiché, così dice il Signore, l’Eterno: Eccomi! io stesso domanderò delle mie pecore, e ne andrò in cerca.12Come un pastore va in cerca del suo gregge il giorno che si trova in mezzo alle sue pecore disperse, così io andrò in cerca delle mie pecore, e le ritrarrò da tutti i luoghi dove sono state disperse in un giorno di nuvole e di tenebre;13e le trarrò di fra i popoli e le radunerò dai diversi paesi, e le ricondurrò sul loro suolo, e le pascerò sui monti d’Israele, lungo i ruscelli e in tutti i luoghi abitati del paese.14Io le pascerò in buoni pascoli, e i loro ovili saranno sugli alti monti d’Israele; esse riposeranno quivi in buoni ovili, e pascoleranno in grassi pascoli sui monti d’Israele.15Io stesso pascerò le mie pecore, e io stesso le farò riposare, dice il Signore, l’Eterno.16Io cercherò la perduta, ricondurrò la smarrita, fascerò la ferita, fortificherò la malata, ma distruggerò la grassa e la forte: io le pascerò con giustizia.

This chapter condemns in a most severe way the bad shepherds (kings, princes and rulers of the people). Not only did they not take care of the sheep that were weak, sick, wounded or gone astray, but they themselves grew fat at the expense of Israel's flock. Without fear of God, and without love for His people, they acted as if the latter belonged to them, "being lords over God's heritage", instead of being "ensamples to the flock" (see 1 Peter 5:2-4). In the face of this total failure, the LORD decides to take care of His sheep Himself. "Behold, I, even I. . .", He declares. We recognise the marvellous love of "the Shepherd of Israel" (Ps. 80:1), emphasised by contrast with the wickedness of the bad shepherds. He promises to stand among His sheep, to save them, to gather them, to feed them "by the rivers", in a "good pasture", to make them lie in a good fold (cf. Ps. 23). The lost shall be sought, those driven away shall be brought again to the sheepfold, the wounded shall be bound up and the sick strengthened. This concerns the final restoration and blessing of Israel. But what a precious picture of the Lord's tender care towards each one of His redeemed (read 1 Peter 5:7).

Ezechiele 34:17-31
17E quant’è a voi, o pecore mie, così dice il Signore, l’Eterno: Ecco, io giudicherò fra pecora e pecora, fra montoni e capri.18Vi par egli troppo poco il pascolar in questo buon pascolo, che abbiate a pestare co’ piedi ciò che rimane del vostro pascolo? il bere le acque più chiare, che abbiate a intorbidare co’ piedi quel che ne resta?19E le mie pecore hanno per pascolo quello che i vostri piedi han calpestato; e devono bere, ciò che i vostri piedi hanno intorbidato!20Perciò, così dice loro il Signore, l’Eterno: Eccomi, io stesso giudicherò fra la pecora grassa e la pecora magra.21Siccome voi avete spinto col fianco e con la spalla e avete cozzato con le corna tutte le pecore deboli finché non le avete disperse e cacciate fuori,22io salverò le mie pecore, ed esse non saranno più abbandonate alla rapina; e giudicherò fra pecora e pecora.23E susciterò sopra d’esse un solo pastore, che le pascolerà: il mio servo Davide; egli le pascolerà, egli sarà il loro pastore.24E io, l’Eterno, sarò il loro Dio, e il mio servo Davide sarà principe in mezzo a loro. Io, l’Eterno, son quegli che ho parlato.25E fermerò con esse un patto di pace; farò sparire le male bestie dal paese, e le mie pecore dimoreranno al sicuro nel deserto e dormiranno nelle foreste.26E farò ch’esse e i luoghi attorno al mio colle saranno una benedizione; farò scenderà la pioggia a sua tempo, e saran piogge di benedizione.27L’albero dei campi darà il suo frutto, e la terra darà i suoi prodotti. Esse staranno al sicuro sul loro suolo, e conosceranno che io sono l’Eterno, quando spezzerò le sbarre del loro giogo e le libererò dalla mano di quelli che le tenevano schiave.28E non saranno più preda alle nazioni; le fiere dei campi non le divoreranno più, ma se ne staranno al sicuro, senza che nessuno più le spaventi.29E farò sorgere per loro una vegetazione, che le farà salire in fama; e non saranno più consumate dalla fame nel paese, e non porteranno più l’obbrobrio delle nazioni.30E conosceranno che io, l’Eterno, l’Iddio loro, sono con esse, e che esse, la casa d’Israele, sono il mio popolo, dice il Signore, l’Eterno.31E voi, pecore mie, pecore del mio pascolo, siete uomini, e io sono il vostro Dio, dice l’Eterno".

The LORD severely denounces the selfishness of the fat and strong sheep and promises that He will redress the wrongs done to those that are weak and feeble. Then He points out (we can appreciate with what satisfaction and with how much love) the shepherd whom He is going to raise up: His servant David. Through him, the faithful shepherd of his father's flock, then that of Israel (1 Sam. 17:34-35; 2 Sam. 5:2), God would speak to us of His Beloved. "I am the good shepherd", the Lord Jesus could say, in contrast to all those bad shepherds of whom the early part of the chapter has told us. He was moved with compassion towards the multitudes of Israel, weary and scattered like sheep having no shepherd (Matt. 9:36). But what characterises the good Shepherd is that He gives His life for the sheep (John 10:11). Such is indeed the supreme proof of His goodness, surpassing all the care described in this chapter. "I know my sheep and am known of mine", the Lord adds, a word we can connect with vv. 30, 31! Hear again this touching expression, ". . . my flock, the flock of my pasture" (cf. Ps. 100:3). In Ezekiel 36:38 we find similar expressions: "flocks of men . . . , the holy flock . . . , the flock of Jerusalem".

Ezechiele 36:1-15
1E tu, figliuol d’uomo, profetizza ai monti d’Israele, e di’: O monti d’Israele, ascoltate la parola dell’Eterno!2Così parla il Signore, l’Eterno: Poiché il nemico ha detto di voi: Ah! ah! queste alture eterne son diventate nostro possesso! tu profetizza, e di’:3Così parla il Signore, l’Eterno: Sì, poiché da tutte le parti han voluto distruggervi e inghiottirvi perché diventaste possesso del resto delle nazioni, e perché siete stati oggetto de’ discorsi delle male lingue e delle maldicenze della gente,4perciò, o monti d’Israele, ascoltate la parola del Signore, dell’Eterno! Così parla il Signore, l’Eterno, ai monti e ai colli, ai burroni ed alle valli, alle ruine desolate e alle città abbandonate, che sono state date in balìa del saccheggio e delle beffe delle altre nazioni d’ogn’intorno;5così parla il Signore, l’Eterno: Sì, nel fuoco della mia gelosia, io parlo contro il resto delle altre nazioni e contro Edom tutto quanto, che hanno fatto del mio paese il loro possesso con tutta la gioia del loro cuore e con tutto lo sprezzo dell’anima loro, per ridurlo in bottino.6Perciò, profetizza sopra la terra d’Israele, e di’ ai monti e ai colli, ai burroni ed alle valli: Così parla il Signore, l’Eterno: Ecco, io parlo nella mia gelosia e nel mio furore, perché voi portate l’obbrobrio delle nazioni.7Perciò, così parla il Signore, l’Eterno: Io l’ho giurato! Le nazioni che vi circondano porteranno anch’esse il loro obbrobrio;8ma voi, monti d’Israele, metterete i vostri rami e porterete i vostri frutti al mio popolo d’Israele, perch’egli sta per arrivare.9Poiché, ecco, io vengo a voi, mi volgerò verso voi, e voi sarete coltivati e seminati;10Io moltiplicherò su voi gli uomini, tutta quanta la casa d’Israele; le città saranno abitate, e le ruine saranno ricostruite;11moltiplicherò su voi uomini e bestie; essi moltiplicheranno e saranno fecondi, e farò sì che sarete abitati come eravate prima, e vi farò del bene più che nei vostri primi tempi; e voi conoscerete che io sono l’Eterno.12Io farò camminar su voi degli uomini, il mio popolo d’Israele. Essi ti possederanno, o paese; tu sarai la loro eredità, e non li priverai più de’ loro figliuoli.13Così parla il Signore, l’Eterno: Poiché vi si dice: Tu, o paese, hai divorato gli uomini, hai privato la tua nazioni dei suoi figliuoli,14tu non divorerai più gli uomini, e non priverai più la tua nazione de’ suoi figliuoli, dice il Signore, l’Eterno.15Io non ti farò più udire gli oltraggi delle nazioni, e tu non porterai più l’obbrobrio dei popoli, e non farai più cader le tua gente, dice il Signore, l’Eterno".

Among the neighbours of Israel, Edom (Idumase) was particularly guilty (v. 5). The whole of Ch. 35 is a prophecy against these descendants of Esau. In all their wicked gloating, they intended to take advantage of Israel's desolation to take possession of it's territory (Ezek. 35:10). But the LORD was there and He was watching. Had He not declared before the birth of Jacob and Esau, "the one people shall be stronger than the other people; and the elder shall serve the younger" (Gen. 25:23)? And He will never go back on His word.

Edom had laughed at the "ancient high places" (the everlasting hills), so called by God Himself in Joseph's two blessings (v. 2; Gen. 49:26; Deut. 33:15). These mountains and hills had "borne the shame of the heathen" (v. 6) in that, according to pagan custom, the ungodly people had set up shrines on them from the time of Solomon (1 Kings 11:7). It will please the LORD to fill them with fruit (cf. Ps. 72:16). Like the unbelievers of former times, their enemies said of this land that it ate up its inhabitants (v. 13; Num. 13:32). But God will no longer allow the nations to insult and to heap scorn upon the inheritance of His people; they will no more be "taken up in the lips of talkers, and an infamy of the people" (v. 3).

Ezechiele 36:16-38
16E la parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini:17"Figliuol d’uomo, quando quelli della casa d’Israele abitavano il loro paese, lo contaminavano con la loro condotta e con le loro azioni; la loro condotta era nel mio cospetto come la immondezza della donna quand’è impura.18Ond’io riversai su loro il mio furore a motivo del sangue che avevano sparso sul paese, e perché l’avevano contaminato coi loro idoli;19e li dispersi fra le nazioni, ed essi furono sparsi per tutti i paesi; Io li giudicai secondo la loro condotta e secondo le loro azioni.20E, giunti fra le nazioni dove sono andati, hanno profanato il nome mio santo, giacché si diceva di loro: Costoro sono il popolo dell’Eterno, e sono usciti dal suo paese.21Ed io ho avuto pietà del nome mio santo, che la casa d’Israele profanava fra le nazioni dov’è andata.22Perciò, di’ alla casa d’Israele: Così parla il Signore, l’Eterno: Io agisco così, non per cagion di voi, o casa d’Israele, ma per amore del nome mio santo, che voi avete profanato fra le nazioni dove siete andati.23E io santificherò il mio gran nome ch’è stato profanato fra le nazioni, in mezzo alle quali voi l’avete profanato; e le nazioni conosceranno che io sono l’Eterno, dice il Signore, l’Eterno, quand’io mi santificherò in voi, sotto gli occhi loro.24Io vi trarrò di fra le nazioni, vi radunerò da tutti i paese, e vi ricondurrò nel vostro paese;25v’aspergerò d’acqua pura, e sarete puri; io vi purificherò di tutte le vostre impurità e di tutti i vostri idoli.26E vi darò un cuor nuovo, e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; torrò dalla vostra carne il cuore di pietra, e vi darò un cuore di carne.27Metterò dentro di voi il mio spirito, e farò sì che camminerete secondo le mie leggi, e osserverete e metterete in pratica le mie prescrizioni.28E voi abiterete nel paese ch’io detti ai vostri padri, e voi sarete mio popolo, e io sarò vostro Dio.29Io vi libererò da tutte le vostre impurità; chiamerò il frumento, lo farò abbondare, e non manderò più contro di voi la fame;30e farò moltiplicare il frutto degli alberi e il prodotto de’ campi, affinché non siate più esposti all’obbrobrio della fame tra le nazioni.31Allora vi ricorderete delle vostre vie malvagie e delle vostre azioni, che non eran buone, e prenderete disgusto di voi stessi a motivo delle vostre iniquità e delle vostre abominazioni.32Non è per amor di voi che agisco così, dice il Signore, l’Eterno: siavi pur noto! Vergognatevi, e siate confusi a motivo delle vostre vie, o casa d’Israele!33Così parla il Signore, l’Eterno: Il giorno che io vi purificherò di tutte le vostre iniquità, farò sì che le città saranno abitate, e le ruine saranno ricostruite;34la terra desolata sarà coltivata, invece d’essere una desolazione agli occhi di tutti i passanti;35e si dirà: Questa terra ch’era desolata, è divenuta come il giardino d’Eden; e queste città ch’erano deserte, desolate, ruinate, sono fortificate e abitate.36E le nazioni che saran rimaste attorno a voi conosceranno che io, l’Eterno, son quegli che ho ricostruito i luoghi ruinati, e ripiantato il luogo deserto. Io, l’Eterno, son quegli che parlo, e che mando la cosa ad effetto.37Così parla il Signore, l’Eterno: Anche in questo mi lascerò supplicare dalla casa d’Israele, e glielo concederò: io moltiplicherò loro gli uomini come un gregge.38Come greggi di pecore consacrate, come greggi di Gerusalemme nelle sue feste solenni, così le città deserte saranno riempite di greggi d’uomini; e si conoscerà che io sono l’Eterno".

The LORD now speaks of the work He intends to accomplish by His Spirit in the heart of the children of Israel . . . and of all men. We may compare v. 26 with the words of the Lord Jesus to Nicodemus, on the subject of new birth: "Except a man be born of water (v. 25) and of the Spirit (v. 27), he cannot enter into the kingdom of God" (John 3:5). The water of purification is always the Word which the Holy Spirit applies to the heart and conscience to be received and believed for salvation (cf. John 4:14).

The new life freely given to all those who believe is the qualification for entry into the kingdom and into the family of God. But it is not enough for a little child just to be born into the world. He must next learn to walk; later he will go to school. The same applies to the child of God (v. 27). Further he must sooner or later pass through the great experience of v. 31: "ye . . . shall loathe yourselves . . . (see Ezek. 6:9; Ezek. 20:43). It is to this knowledge of himself that the Spirit of God leads the reborn soul (cf. Job 42:6).

Nicodemus, a master of Israel, should have known these things (John 3:10). They were expressly announced in the Prophets (see also Ezek. 11:19; Jer. 24:7 . . .). You, my friend, if you have been instructed from your childhood, ought to know them even better!

Ezechiele 37:1-14
1La mano dell’Eterno fu sopra me, e l’Eterno mi trasportò in ispirito, e mi depose in mezzo a una valle ch’era piena d’ossa.2E mi fece passare presso d’esse, tutt’attorno; ed ecco erano numerosissime sulla superficie della valle, ed erano anche molto secche.3E mi disse: "Figliuol d’uomo, queste ossa potrebbero esse rivivere?" E io risposi: "O Signore, o Eterno, tu il sai".4Ed egli mi disse: "Profetizza su queste ossa, e di’ loro: Ossa secche, ascoltate la parola dell’Eterno!5Così dice il Signore, l’Eterno, a queste ossa: Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito, e voi rivivrete;6e metterò su voi de’ muscoli, farò nascere su voi della carne, vi coprirò di pelle, metterò in voi lo spirito, e rivivrete; e conoscerete che io sono l’Eterno".7E io profetizzai come mi era stato comandato; e come io profetizzavo, si fece rumore; ed ecco un movimento, e le ossa s’accostarono le une alle altre.8Io guardai, ed ecco venir su d’esse de’ muscoli, crescervi della carne, e la pelle ricoprirle; ma non c’era in esse spirito alcuno.9Allora egli mi disse: "Profetizza allo spirito, profetizza, figliuol d’uomo, e di’ allo spirito: Così parla il Signore, l’Eterno: Vieni dai quattro venti o spirito, soffia su questi uccisi, e fa’ che rivivano!"10E io profetizzai, com’egli m’aveva comandato; e lo spirito entrò in essi, e tornarono alla vita, e si rizzarono in piedi: erano un esercito grande, grandissimo.11Ed egli mi disse: "Figliuol d’uomo, queste ossa sono tutta la casa d’Israele. Ecco, essi dicono: Le nostra ossa sono secche, la nostra speranza e perita, noi siam perduti!12Perciò, profetizza e di’ loro: Così parla il Signore, l’Eterno: Ecco, io aprirò i vostri sepolcri, vi trarrò fuori dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi ricondurrò nel paese d’Israele.13E voi conoscerete che io sono l’Eterno, quando aprirò i vostri sepolcri e vi trarrò fuori dalle vostre tombe, o popolo mio!14E metterò in voi il mio spirito, e voi tornerete alla vita; vi porrò sul vostro suolo, e conoscerete che io, l’Eterno, ho parlato e ho messo la cosa ad effetto, dice l’Eterno".

This extraordinary chapter complements the preceding one; now we are shown the LORD giving new life to all His restored people. As vv. 11-14 explain, this striking vision concerns the national resurrection of Israel (after the rapture of the Church). The Jews' actual return to Palestine seems to be its prelude. At the prophet's word, bones are joined together, nerves, flesh and skin come to cover them over, but their dead condition has not changed. It is a national awakening, which is by no means to be compared with the spiritual awakening the people will experience at the dawn of Christ's reign. In fact, for life to be given, the Spirit of God must act, and He will do so by awakening the conscience and the affections of this people (Ps. 104:30).

Man's complete helplessness has been highlighted by the question put to the prophet (v. 3). In these bones there is neither strength nor life. But all this simply serves to demonstrate the power of God "who quickeneth the dead, and calleth those things that be not as though they were" (Rom. 4:17).

How much more wonderful still is the work He has accomplished in us! Once dead in our sins, we have been quickened (brought to life) together with Christ (Eph. 2:5; Col. 2:13; John 5:21).

Ezechiele 37:15-28
15E la parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini:16"E tu, figliuol d’uomo, prenditi un pezzo di legno, e scrivici sopra: Per Giuda, e per i figliuoli d’Israele, che sono associati. Poi prenditi un altro pezzo di legno, e scrivici sopra: Per Giuseppe, bastone d’Efraim e di tutta la casa d’Israele, che gli è associata.17Poi accostali l’un all’altro per farne un solo pezzo di legno in modo che siano uniti nella tua mano.18E quando i figliuoli del tuo popolo ti parleranno e ti diranno: Non ci spiegherai tu che cosa vuoi dire con queste cose?19tu rispondi loro: Così parla il Signore, l’Eterno: Ecco, io prenderò il pezzo di legno di Giuseppe ch’è in mano d’Efraim e le tribù d’Israele che sono a lui associate, e li unirò a questo, ch’è il pezzo di legno di Giuda, e ne farò un solo legno, in modo che saranno una sola cosa nella mia mano.20E i legni sui quali tu avrai scritto, li terrai in mano tua, sotto i loro occhi.21E di’ loro: Così parla il Signore, l’Eterno: Ecco, io prenderò i figliuoli d’Israele di fra le nazioni dove sono andati, li radunerò da tutte le parti, e li ricondurrò nel loro paese;22e farò di loro una stessa nazione, nel paese, sui monti d’Israele; un solo re sarà re di tutti loro; e non saranno più due nazioni, e non saranno più divisi in due regni.23E non si contamineranno più con i loro idoli, con le loro abominazioni né colle loro numerose trasgressioni; io trarrò fuori da tutti i luoghi dove hanno abitato e dove hanno peccato, e li purificherò, essi saranno mio popolo, e io sarò loro Dio.24Il mio servo Davide sarà re sopra loro, ed essi avranno tutti un medesimo pastore; cammineranno secondo le mie prescrizioni, osserveranno le mie leggi, e le metteranno in pratica;25e abiteranno nel paese che io detti al mio servo Giacobbe, e dove abitarono i vostri padri; vi abiteranno essi, i loro figliuoli e i figliuoli dei loro figliuoli in perpetuo; e il mio servo Davide sarà loro principe in perpetuo.26E io fermerò con loro un patto di pace: sarà un patto perpetuo con loro; li stabilirò fermamente, li moltiplicherò, e metterò il mio santuario in mezzo a loro per sempre;27la mia dimora sarà presso di loro, e io sarò loro Dio, ed essi saranno mio popolo.28E le nazioni conosceranno che io sono l’Eterno che santifico Israele, quando il mio santuario sarà per sempre in mezzo ad essi.

Under Rehoboam's rule, the ten tribes, of which Ephraim stood at the head, were separated from Judah and Benjamin as a result of Solomon's infidelity. And since that time the breach has never been healed. But it will be when the reign of Christ appears, and Ezekiel announces it by means of the two sticks which become one in his hand (cf. Jer. 3:18). The LORD shows that, without waiting for this moment, the oneness of His people has never ceased to be in His mind. In the same way, first the prophets, then the apostles, have never lost sight of the unity of the twelve tribes (1 Kings 18:31; Acts 26:7; James 1:1).

The same applies to the Church of the Lord Jesus. By man's failure, its unity is no longer evident, but it exists in His eyes and we ought never to forget it. In the face of all the confusion and divisions of Christendom, it is comforting to realise that there is only one true Church, composed of all believers. "There is one body", as also "one Lord", Christ, of whom David is here the type (Eph. 4:4-5; 1 Cor. 12:5, 12).

"One king shall be king to them all . . . neither shall they be divided . . . any more at all" (v. 22). "David my servant shall be king over them; and they all shall have one shepherd" (v. 24; cf. John 10:16).

Ezechiele 38:1-23
1E la parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini:2"Figliuol d’uomo, volgi la tua faccia verso Gog del paese di Magog, principe sovrano di Mescec e di Tubal, e profetizza contro di lui, e di’:3Così parla il Signore, l’Eterno: Eccomi da te, o Gog, principe sovrano di Mescec e di Tubal!4Io ti menerò via, ti metterò degli uncini nelle mascelle e ti trarrò fuori, te e tutto il tuo esercito, cavalli e cavalieri, tutti quanti vestiti pomposamente, gran moltitudine con targhe e scudi, tutti maneggianti la spada;5e con loro Persiani, Etiopi e gente di Put, tutti con scudi ed elmi.6Gomer e tutte le sue schiere, la casa di Togarma dell’estremità del settentrione e tutte le sue schiere, de’ popoli numerosi saranno con te.7Mettiti in ordine, preparati, tu con tutte le tue moltitudini che s’adunano attorno a te, e sii tu per essi colui al quale si ubbidisce.8Dopo molti giorni tu riceverai l’ordine; negli ultimi anni verrai contro il paese sottratto alla spada, contro la nazione raccolta di fra molti popoli sui monti d’Israele, che sono stati per tanto tempo deserti; ma, tratta fuori di fra i popoli, essa abiterà tutta quanta al sicuro.9Tu salirai, verrai come un uragano; sarai come una nuvola che sta per coprire il paese, tu con tutte le tue schiere e coi popoli numerosi che son teco.10Così parla il Signore, l’Eterno: In quel giorno, de’ pensieri ti sorgeranno in cuore, e concepirai un malvagio disegno.11Dirai: Io salirò contro questo paese di villaggi aperti; piomberò su questa gente che vive tranquilla ed abita al sicuro, che dimora tutta in luoghi senza mura, e non ha né sbarre né porte.12Verrai per far bottino e predare, per stendere la tua mano contro queste ruine ora ripopolate, contro questo popolo raccolto di fra le nazioni, che s’è procurato bestiame e facoltà, e dimora sulle alture del paese.13Sceba, Dedan, i mercanti di Tarsis e tutti i suoi leoncelli ti diranno: Vieni tu per far bottino? Hai tu adunato la tua moltitudine per predare, per portar via l’argento e l’oro, per pigliare bestiame e beni, per fare un gran bottino?14Perciò, figliuol d’uomo, profetizza, e di’ a Gog: Così parla il Signore, l’Eterno: in quel giorno, quando il mio popolo d’Israele dimorerà al sicuro, tu lo saprai;15e verrai dal luogo dove stai, dall’estremità del settentrione, tu con de’ popoli numerosi teco, tutti quanti a cavallo, una grande moltitudine, un potente esercito;16e salirai contro il mio popolo d’Israele, come una nuvola che sta per coprire il paese. Questo avverrà alla fine de’ giorni: io ti condurrò contro il mio paese affinché le nazioni mi conoscano, quand’io mi santificherò in te sotto gli occhi loro, o Gog!17Così parla il Signore, l’Eterno: Non sei tu quello del quale io parlai ai tempi antichi mediante i miei servi, i profeti d’Israele, i quali profetarono allora per degli anni che io ti farei venire contro di loro?18In quel giorno, nel giorno che Gog verrà contro la terra d’Israele, dice il Signore, l’Eterno, il mio furore mi monterà nelle narici;19e nella mia gelosia, e nel fuoco della mia ira, io te lo dico, certo, in quel giorno, vi sarà un gran commovimento nel paese d’Israele:20i pesci del mare, gli uccelli del cielo, le bestie de’ campi, tutti i rettili che strisciano sul suolo e tutti gli uomini che sono sulla faccia della terra, tremeranno alla mia presenza; i monti saranno rovesciati, le balze crolleranno, e tutte le mura cadranno al suolo.21Io chiamerò contro di lui la spada su tutti i miei monti, dice il Signore, l’Eterno; la spada d’ognuno si volgerà contro il suo fratello.22E verrò in giudizio contro di lui, con la peste e col sangue; e farò piovere torrenti di pioggia e grandine, e fuoco e zolfo su lui, sulle sue schiere e sui popoli numerosi che saranno con lui.23Così mi magnificherò e mi santificherò e mi farò conoscere agli occhi di molte nazioni, ed esse sapranno che io sono l’Eterno.

In ch. 38 and 39, there enters upon the scene a fearsome individual, already met with in prophecy under the name of the Assyrian. Here he bears the name of Gog; his rule includes Magog, the ancient land of the Scythians on the north of the Black Sea, a race considered in former times to be particularly barbaric (cf. Col. 3:11). Gog is the prince of Rosh, of Meshech and of Tubal (see Gen. 10:2), names in which Russia, Moscow and Tobolsk, capital of Siberia, have been respectively recognised. At the head of a formidable coalition of Asiatic races, this chieftain, more terrible than Attila or any conqueror in history, will descend "like a storm" on the land of Israel to take possession of it. But God will intervene directly from heaven to wipe them out (v. 22), and furthermore these different nationalities and races will destroy one another (v. 21). It often takes so very little to change yesterday's friends into relentless adversaries. It was in such a way that Jehoshaphat and the people of Judah were once saved (2 Chron. 20:23). Dear friends, can the One who will accomplish such deliverance be caught unawares by the dangers that threaten us? Let us allow Him always to act whenever we are attacked by the enemy.

Ezechiele 39:1-29
1E tu, figliuol d’uomo, profetizza contro Gog, e di’: Così parla il Signore, l’Eterno: Eccomi da te, o Gog, principe sovrano di Mescec e di Tubal!2Io ti menerò via, ti spingerò innanzi, ti farò salire dalle estremità del settentrione e ti condurrò sui monti d’Israele;3butterò giù l’arco dalla tua mano sinistra, e ti farò cadere le frecce dalla destra.4Tu cadrai sui monti d’Israele, tu con tutte le tue schiere e coi popoli che saranno teco; ti darò in pasto agli uccelli rapaci, agli uccelli d’ogni specie, e alle bestie de’ campi.5Tu cadrai sulla faccia de’ campi, poiché io ho parlato, dice il Signore, l’Eterno.6E manderò il fuoco su Magog e su quelli che abitano sicuri nelle isole; e conosceranno che io sono l’Eterno.7E farò conoscere il mio nome santo in mezzo al mio popolo d’Israele, e non lascerò più profanare il mio nome santo; e le nazioni conosceranno che io sono l’Eterno, il Santo in Israele.8Ecco, la cosa sta per avvenire, si effettuerà, dice il Signore, l’Eterno; questo è il giorno di cui io ho parlato.9E gli abitanti delle città d’Israele usciranno e faranno de’ fuochi, bruciando armi, scudi, targhe, archi, frecce, picche e lance; e ne faranno del fuoco per sette anni;10non porteranno legna dai campi, e non ne taglieranno nelle foreste; giacché faran del fuoco con quelle armi; e spoglieranno quelli che li spogliavano, e prederanno quelli che li predavano, dice il Signore, l’Eterno.11In quel giorno, io darò a Gog un luogo che gli servirà di sepoltura in Israele, la Valle de’ viandanti, a oriente del mare; e quel sepolcro chiuderà la via ai viandanti; quivi sarà sepolto Gog con tutta la sua moltitudine; e quel luogo sarà chiamato la Valle d’Hamon-Gog.12La casa d’Israele li sotterrerà per purificare il paese; e ciò durerà sette mesi.13Tutto il popolo del paese li sotterrerà; e per questo ei salirà in fama il giorno in cui mi glorificherò, dice il Signore, l’Eterno.14E metteranno da parte degli uomini i quali percorreranno del continuo il paese a sotterrare, con l’aiuto de’ viandanti, i corpi che saran rimasti sul suolo del paese, per purificarlo; alla fine dei sette mesi faranno questa ricerca.15E quando i viandanti passeranno per il paese, chiunque di loro vedrà delle ossa umane, rizzerà lì vicino un segnale, finché i seppellitori non li abbiano sotterrate nella Valle di Hamon-Gog.16E Hamonah sarà pure il nome di una città. E così purificheranno il paese.17E tu, figliuol d’uomo, così parla il Signore, l’Eterno: Di’ agli uccelli d’ogni specie e a tutte le bestie dei campi: Riunitevi, e venite! Raccoglietevi da tutte le parti attorno al banchetto del sacrificio che sto per immolare per voi, del gran sacrificio sui monti d’Israele! Voi mangerete carne e berrete sangue.18Mangerete carne di prodi e berrete sangue di principi della terra: montoni, agnelli, capri, giovenchi, tutti quanti ingrassati in Basan.19Mangerete del grasso a sazietà, e berrete del sangue fino a inebriarvi, al banchetto del sacrificio che io immolerò per voi;20e alla mia mensa sarete saziati di carne di cavalli e di bestie da tiro, di prodi e di guerrieri d’ogni sorta, dice il Signore, l’Eterno.21E io manifesterò la mia gloria fra le nazioni, e tutte le nazioni vedranno il giudizio che io eseguirò, e la mia mano che metterò su loro.22E da quel giorno in poi la casa d’Israele conoscerà che io sono l’Eterno, il suo Dio;23e le nazioni conosceranno che la casa d’Israele è stata menata in cattività a motivo della sua iniquità, perché m’era stata infedele; ond’io ho nascosto a loro la mia faccia, e li ho dati in mano de’ loro nemici; e tutti quanti son caduti per la spada.24Io li ho trattati secondo la loro impurità e secondo le loro trasgressioni, e ho nascosto loro la mia faccia.25Perciò, così parla il Signore, l’Eterno: Ora io farò tornare Giacobbe dalla cattività, e avrò pietà di tutta la casa d’Israele, e sarò geloso del mio santo nome.26Ed essi avran finito di portare il loro obbrobrio e la pena di tutte le infedeltà che hanno commesse contro di me, quando dimoreranno al sicuro nel loro paese, e non vi sarà più alcun che li spaventi;27quando li ricondurrò di fra i popoli e li raccoglierò dai paesi de’ loro nemici, e mi santificherò in loro in presenza di molte nazioni;28ed essi conosceranno che io sono l’Eterno, il loro Dio, quando, dopo averli fatti andare in cattività fra le nazioni, li avrò raccolti nel loro paese; e non lascerò più là più alcuno d’essi;29e non nasconderò più loro la mia faccia, perché avrò sparso il mio spirito sulla casa d’Israele, dice il Signore, l’Eterno".

Gog, his allies, his satellite countries and their countless hordes will be annihilated "upon the mountains of Israel". To give us some idea of the fearful scale of this final onslaught, v. 9 tells us that the abandoned weapons of war will provide enough fuel for the inhabitants to keep them warm for seven years, and v. 14 adds that seven months will be needed for the burial of the dead. And so this country that Gog wanted to possess will become his grave. Furthermore, God will also send a judgment upon Magog, the aggressor's own territory.

Everything about the destruction of the Assyrian and his armies has been kept in reserve for more than twenty centuries in God's Book (cf. Ezek. 38:17). But that will not prevent the multitudes, blinded by Satan, from hurling themselves upon the place designated for their massacre. In just the same way the Gospel has been declaring for two thousand years where the broad road leads to (Matt. 7:13), and yet what a great number there are that follow it recklessly to go down into perdition.

Such will be the last events preceding the reign of Christ. Thereafter Israel will dwell in peace; none shall make them afraid, and many nations will learn the fear of the LORD.

Ezechiele 40:1-16
1L’anno venticinquesimo della nostra cattività, al principio dell’anno, il decimo giorno del mese, quattordici anni dopo la presa della città, in quello stesso giorno, la mano dell’Eterno fu sopra me, ed egli mi trasportò nel paese d’Israele.2In una visione divisione divina mi trasportò là, e mi posò sopra un monte altissimo, sul quale stava, dal lato di mezzogiorno, come la costruzione d’una città.3Egli mi menò là, ed ecco che v’era un uomo, il cui aspetto era come aspetto di rame; aveva in mano una corda di lino e una canna da misurare, e stava in piè sulla porta.4E quell’uomo mi disse: "Figliuol d’uomo, apri gli occhi e guarda, porgi l’orecchio e ascolta, e poni mente a tutte le cose che io ti mostrerò; poiché tu sei stato menato qua perché io te le mostri. Riferisci alla casa d’Israele tutto quello che vedrai".5Ed ecco un muro esterno circondava la casa d’ogn’intorno. L’uomo aveva in mano una canna da misurare, lunga sei cubiti, ogni cubito d’un cubito e un palmo. Egli misurò la larghezza del muro, ed era una canna; l’altezza, ed era una canna.6Poi venne alla porta che guardava verso oriente, ne salì la gradinata, e misurò la soglia della porta, ch’era della larghezza d’una canna: questa prima soglia aveva la larghezza d’una canna.7Ogni camera di guardia aveva una canna di lunghezza, e una canna di larghezza. Fra le camere era uno spazio di cinque cubiti. La soglia della porta verso il vestibolo della porta, dal lato della casa, era d’una canna.8Misurò il vestibolo della porta dal lato della casa, ed era una canna.9Misurò il vestibolo della porta, ed era otto cubiti; i suoi pilastri, ed erano due cubiti. Il vestibolo della porta era dal lato della casa.10Le camere di guardia della porta orientale erano tre da un lato e tre dall’altro; tutte e tre avevano la stessa misura; e i pilastri, da ogni lato, avevano pure la stessa misura.11Misurò la larghezza dell’apertura della porta, ed era dieci cubiti; e la lunghezza della porta, ed era tredici cubiti.12E davanti alle camere c’era una chiusura d’un cubito da un lato, e una chiusura d’un cubito dall’altro; e ogni camera aveva sei cubiti da un lato, e sei dall’altro.13E misurò la porta dal tetto d’una delle camere al tetto dell’altra; e c’era una larghezza di venticinque cubiti, da porta a porta.14Contò sessanta cubiti per i pilastri, e dopo i pilastri veniva il cortile tutt’attorno alle porte.15Lo spazio fra la porta d’ingresso e il vestibolo della porta interna era di cinquanta cubiti.16E c’erano delle finestre, con delle grate, alle camere e ai loro pilastri, verso l’interno della porta, tutt’all’intorno; lo stesso agli archi; così c’erano delle finestre tutt’all’intorno, verso l’interno; e sopra i pilastri c’erano delle palme.

From ch. 40. onwards to the end of the book, we consider an entirely new vision that the prophet saw. It takes us to Palestine during the millennium. Israel, restored and gathered together, are again dwelling in safety; the Holy Spirit is poured out upon them (Ezek. 39:25-29). Now God is pleased to describe His own dwelling place on the earth, in which His glory will again be able to dwell. Just as the LORD had once upon the mountain shown to Moses the pattern of the first tabernacle (Ex. 25:40; Hebrews 8:5), He reveals to Ezekiel by a vision upon another mountain all the details of the future temple. Each of us can take for himself the exhortation of v. 4, "Hear with thine ears, and set thine heart upon all that I shall shew thee." The prophet examines in turn the three gates giving access to the outer court. Each gate has the form of a small house, crossed by a central corridor with three rooms opening from it on each side.

We may notice that the measuring reed the guide uses is divided into six units, each of a cubit and a handbreadth (i.e. seven handbreadths), a measure that God alone makes use of! This should teach us to assess all things according to His own standard, that of the Sanctuary.

Ezechiele 40:35-49
35E mi menò alla porta settentrionale; la misurò, e aveva le stesse dimensioni;36così delle sue camere, de’ suoi pilastri e de’ suoi archi; e c’erano delle finestre tutt’all’intorno, e aveva cinquanta cubiti di lunghezza e venticinque cubiti di larghezza.37I pilastri della porta erano dal lato del cortile esterno, c’erano delle palme sui suoi pilastri di qua e di là, e vi si saliva per otto gradini.38E c’era una camera con l’ingresso vicino ai pilastri delle porte; quivi si lavavano gli olocausti.39E nel vestibolo della porta c’erano due tavole di qua e due tavole di là per scannarvi su gli olocausti, i sacrifizi per il peccato e per la colpa.40E a uno de’ lati esterni, a settentrione di chi saliva all’ingresso della porta, c’erano due tavole; e dall’altro lato, verso il vestibolo della porta, c’erano due tavole.41Così c’erano quattro tavole di qua e quattro tavole di là, ai lati della porta: in tutto otto tavole, per scannarvi su i sacrifizi.42C’erano ancora, per gli olocausti, quattro tavole di pietra tagliata, lunghe un cubito e mezzo, larghe un cubito e mezzo e alte un cubito, per porvi su gli strumenti coi quali si scannavano gli olocausti e gli altri sacrifizi.43E degli uncini d’un palmo erano fissati nella casa tutt’all’intorno; e sulle tavole doveva esser messa la carne delle offerte.44E fuori della porta interna c’erano due camere, nel cortile interno: una era allato alla porta settentrionale, e guardava a mezzogiorno; l’altra era allato alla porta meridionale, e guardava a settentrione.45Ed egli mi disse: "Questa camera che guarda verso mezzogiorno è per i sacerdoti che sono incaricati del servizio della casa;46e la camera che guarda verso settentrione è per i sacerdoti incaricati del servizio dell’altare; i figliuoli di Tsadok son quelli che, tra i figliuoli di Levi, s’accostano all’Eterno per fare il suo servizio".47Ed egli misurò il cortile, ch’era quadrato, e aveva cento cubiti di lunghezza, e cento cubiti di larghezza; e l’altare stava davanti alla casa.48Poi mi menò nel vestibolo della casa, e misurò i pilastri del vestibolo: cinque cubiti di qua e cinque di là; la larghezza della porta era di tre cubiti di qua e di tre di là.49La larghezza del vestibolo era di venti cubiti; e la larghezza, di undici cubiti; vi si saliva per de’ gradini; e presso ai pilastri c’erano delle colonne, una di qua e una di là.

We saw in the first part of this book that Solomon's temple had been profaned, that God had been in a sense banished from it, that even the priests had been worshipping idols in it and that the kings had entirely failed in their rule. The results of all this had been the destruction of the temple and the captivity of the Jewish people, as well as their being set aside as a nation. But God never allows His purposes to be thwarted by the unfaithfulness of men. He must be fully glorified in the very same place in which He had been dishonoured; the promises He made to David must be fulfilled, a new temple must be built and a new priesthood instituted under the reign of a new King – Christ – ruling in righteousness over a repentant nation. All this will take place in the millennium, "the times of restitution of all things", of which Peter speaks (Acts 3:21). That is the subject of ch. 40-48, through which it is our desire to be led by the Holy Spirit, just as the prophet is here guided step by step by his wonderful companion. With His help, we will also visit this magnificent temple which is to be erected at Jerusalem in order that God should be sought after and worshipped in it.

Ezechiele 41:1-4, 15-26
1Poi mi condusse nel tempio, e misurò i pilastri: sei cubiti di larghezza da un lato e sei cubiti di larghezza dall’altro, larghezza della tenda.2La larghezza dell’ingresso era di dieci cubiti; le pareti laterali dell’ingresso avevano cinque cubiti da un lato e cinque cubiti dall’altro. Egli misurò la lunghezza del tempio: quaranta cubiti, e venti cubiti di larghezza.3Poi entrò dentro, e misurò i pilastri dell’ingresso: due cubiti; e l’ingresso: sei cubiti; e la larghezza dell’ingresso: sette cubiti.4E misurò una lunghezza di venti cubiti e una larghezza di venti cubiti in fondo al tempio; e mi disse: "Questo è il luogo santissimo".
15Egli misurò la lunghezza dell’edifizio davanti allo spazio vuoto, sul di dietro, e le sue gallerie da ogni lato: cento cubiti. L’interno del tempio, i vestiboli che davano sul cortile,16gli stipiti, le finestre a grata, le gallerie tutt’attorno ai tre piani erano ricoperti, all’altezza degli stipiti, di legno tutt’attorno. Dall’impiantito fino alle finestre (le finestre erano sbarrate),17fino al di sopra della porta, l’interno della casa, l’esterno, e tutte le pareti tutt’attorno, all’interno e all’esterno, tutto era fatto secondo precise misure.18E v’erano degli ornamenti di cherubini e di palme, una palma fra cherubino e cherubino,19e ogni cherubino aveva due facce: una faccia d’uomo, vòlta verso la palma da un lato, e una faccia di leone vòlta verso l’altra palma, dall’altro lato. E ve n’era per tutta la casa, tutt’attorno.20Dall’impiantito fino al di sopra della porta c’erano dei cherubini e delle palme; così pure sul muro del tempio.21Gli stipiti del tempio erano quadrati, e la facciata del santuario aveva lo stesso aspetto.22L’altare era di legno, alto tre cubiti, lungo due cubiti; aveva degli angoli; e le sue pareti, per tutta la lunghezza, erano di legno. L’uomo mi disse: "Questa è la tavola che sta davanti all’Eterno".23Il tempio e il santuario avevano due porte;24E ogni porta aveva due battenti; due battenti che si piegano in due pezzi: due pezzi per ogni battente.25E su d’esse, sulle porte del tempio, erano scolpiti dei cherubini e delle palme, come quelli sulle pareti. E sulla facciata del vestibolo, all’esterno c’era una tettoia di legno.26E c’erano delle finestre a grata e delle palme, da ogni lato, alle pareti laterali del vestibolo, alle camere laterali della casa e alle tettoie.

The prophet and his guide have passed through the porch and entered the house. Like Solomon's temple, it is divided into a holy place forty cubits in length and a most holy place, cubical in shape, each side measuring twenty cubits. Despite the considerable area taken up by the sanctuary and its side-chambers – speaking to us of the grandeur of Christ's reign – we may observe that the internal dimensions are exactly the same as those of the first temple (1 Kings 6:17, 20). God's plan is unalterable; His purposes in relation to Christ and blessing for the world have never changed. And He takes care, so long beforehand, to display them in His holy Book in witness to His faithful goodness: He will accomplish that which He has purposed. Reading these pages ought to speak particularly to Israel's conscience, proving to them that God has never ceased to be interested in them.

From v. 15 onwards, we have a description of the building, then of the altar, finally of the carved doors of the sanctuary. The decoration of these expresses the characteristics of the kingdom: power in judgment (the cherubim, charged with its execution), peace and victory (the palm trees).

Ezechiele 42:1-20
1Poi egli mi menò fuori verso il cortile esterno dal lato di settentrione, e mi condusse nelle camere che si trovavano davanti allo spazio vuoto, e di fronte all’edificio verso settentrione.2Sulla facciata, dov’era la porta settentrionale, la lunghezza era di cento cubiti, e la larghezza era di cinquanta cubiti:3dirimpetto ai venti cubiti del cortile interno, e dirimpetto al lastrico del cortile esterno, dove si trovavano tre gallerie a tre piani.4Davanti alle camere c’era corridoio largo dieci cubiti; e per andare nell’interno c’era un passaggio d’un cubito; e le loro porte guardavano a settentrione.5Le camere superiori erano più strette di quelle inferiori e di quelle del centro dell’edifizio, perché le loro galleria toglievano dello spazio.6Poiché esse erano a tre piani, e non avevano colonne come le colonne dei cortili; perciò a partire dal suolo, le camere superiori erano più strette di quelle in basso, e di quelle del centro.7Il muro esterno, parallelo alle camere dal lato del cortile esterno, difaccia alle camere, aveva cinquanta cubiti di lunghezza;8poiché la lunghezza delle camere, dal lato del cortile esterno, era di cinquanta cubiti, mentre dal lato della facciata del tempio era di cento cubiti.9In basso a queste camere c’era un ingresso dal lato d’oriente per chi v’entrava dal cortile esterno.10Nella larghezza del muro del cortile, in direzione d’oriente, difaccia allo spazio vuoto e difaccia all’edifizio, c’erano delle camere;11e, davanti a queste, c’era un corridoio come quello delle camere di settentrione; la loro lunghezza e la loro larghezza erano come la lunghezza e la larghezza di quelle, e così tutte le loro uscite, le loro disposizioni e le loro porte.12Così erano anche le porte delle camere di mezzogiorno; c’erano parimenti una porta in capo al corridoio: al corridoio che si trovava proprio davanti al muro, dal lato d’oriente di chi v’entrava.13Ed egli mi disse: "Le camere di settentrione e le camere di mezzogiorno che stanno difaccia allo spazio vuoto, sono le camere sante, dove i sacerdoti che s’accostano all’Eterno mangeranno le cose santissime; quivi deporranno le cose santissime, le oblazioni e le vittime per il peccato e per la colpa; poiché quel luogo è santo.14Quando i sacerdoti saranno entrati, non usciranno dal luogo santo per andare nel cortile esterno, senz’aver prima deposti quivi i paramenti coi quali fanno il servizio, perché questi paramenti sono santi; indosseranno altre vesti, poi potranno accostarsi alla parte che è riservata al popolo".15Quando ebbe finito di misurare così l’interno della casa, egli mi menò fuori per la porta ch’era al lato d’oriente e misurò il recinto tutt’attorno.16Misurò il lato orientale con la canna da misurare: cinquecento cubiti della canna da misurare, tutt’attorno.17Misurò il lato settentrionale: cinquecento cubiti della canna da misurare, tutt’attorno.18Misurò il lato meridionale con la canna da misurare: cinquecento cubiti.19Si volse al lato occidentale, e misurò: cinquecento cubiti della canna da misurare.20Misurò dai quattro lati il muro che formava il recinto: tutt’attorno la lunghezza era di cinquecento e la larghezza di cinquecento; il muro faceva la separazione fra il sacro e il profano.

In addition to the side-chambers which, as in the first temple, surround the house on three storeys (Ezek. 41:6; cf. 1 Kings 6:5), the priests are provided with a great number of chambers opening on to the court. There they must eat the most holy things, there store them, and there also change their garments for the exercise of their holy functions.

We are reminded again, by contrast, of the heavenly position of the redeemed of the Lord Jesus, who all have their share in a "building of God, an house not made with hands, eternal in the heavens" (2 Cor. 5:1). The Lord was able to reveal to His disciples that in His Father's house there were many mansions (that is to say, room for all: John 14:2). In leaving them, He was going to prepare a place for them in the heavenly sanctuary into which all believers will soon be received.

We may notice that the chambers are holy (v. 13), that the priests are holy (v. 14), and that the offerings are most holy. The LORD remembers the defilement formerly brought into His temple by ungodly kings (Ezek. 43:8). Henceforth a vast wall five hundred reeds in length on each side will surround the sanctuary and its precincts to separate that which is holy from that which is profane (v. 20).

Ezechiele 43:1-12
1Poi mi condusse alla porta, alla porta che guardava a oriente.2Ed ecco, la gloria dell’Iddio d’Israele veniva dal lato d’oriente. La sua voce era come il rumore di grandi acque, e la terra risplendeva della sua gloria.3La visione ch’io n’ebbi era simile a quella ch’io ebbi quando venni per distruggere la città; e queste visioni erano simili a quella che avevo avuta presso il fiume Kebar; e io caddi sulla mia faccia.4E la gloria dell’Eterno entrò nella casa per la via della porta che guardava a oriente.5Lo spirito mi levò in alto, e mi menò nel cortile interno; ed ecco, la gloria dell’Eterno riempiva la casa.6Ed io udii qualcuno che mi parlava dalla casa, e un uomo era in piedi presso di me.7Egli mi disse: "Figliuol d’uomo, questo è il luogo del mio trono, e il luogo dove poserò la pianta dei miei piedi; io vi abiterò in perpetuo in mezzo ai figliuoli d’Israele; e la casa d’Israele e i suoi re non contamineranno più il mio santo nome con le loro prostituzioni e con le carogne dei loro re sui loro alti luoghi,8come facevano quando mettevano la loro soglia presso la mia soglia, i loro stipiti presso i miei stipiti, talché non c’era che una parete fra me e loro. Essi contaminavano così il mio santo nome con le abominazioni che commettevano; ond’io li consumai, nella mia ira.9Ora allontaneranno da me le loro prostituzioni e le carogne dei loro re, e io abiterò in mezzo a loro in perpetuo.10E tu, figliuol d’uomo, mostra questa casa alla casa d’Israele, e si vergognino delle loro iniquità.11Ne misurino il piano, e se si vergognano di tutto quello che hanno fatto, fa’ loro conoscere la forma di questa casa, la sua disposizione, le sue uscite e i suoi ingressi, tutti i suoi disegni e tutti i suoi regolamenti, tutti i suoi riti e tutte le sue leggi; mettili per iscritto sotto ai loro occhi affinché osservino tutti i suoi riti e i suoi regolamenti, e li mettano in pratica.12Tal è la legge della casa. Sulla sommità del monte, tutto lo spazio che deve occupare tutt’attorno sarà santissimo. Ecco, tal è la legge della casa.

The future sanctuary has been visited and measured on all sides. Completed and separated from what is profane, the one thing lacking however is its main purpose: the presence of the LORD. Now, as on the day of the dedication of Solomon's temple, this marvellous event takes place: the glory of God, which the prophet had seen going away in Ezekiel 11, comes back to dwell in the house. There it appears, coming from the East, after so many centuries of absence! And its return is accompanied by a priceless promise: "I will dwell in the midst of the children of Israel for ever"

(vv. 7, 9).

It is not just for his own benefit that the prophet, that vigilant watchman, has received this vision. God invites him to "show" the house and its general pattern to the sons of His people (v. 10). It is remarkable that the effect produced on them is neither wonder nor joy, but first they are made ashamed! And only after such humiliation has been produced is Ezekiel able to reveal to them all the details of the new temple (v. 11). Let us take note of this most important principle, true in every age: the Lord can only make His thoughts known to us when our own hearts are judged.

Ezechiele 43:13-27
13E queste sono le misure dell’altare, in cubiti, de’ quali ogni cubito è un cubito e un palmo. La base ha un cubito d’altezza e un cubito di larghezza; l’orlo che termina tutto il suo contorno, una spanna di larghezza; tale, il sostegno dell’altare.14Dalla base, sul suolo, fino al gradino inferiore, due cubiti, e un cubito di larghezza; dal piccolo gradino fino al gran gradino, quattro cubiti, e un cubito di larghezza.15La parte superiore dell’altare ha quattro cubiti d’altezza: e dal fornello dell’altare s’elevano quattro corni;16il fornello dell’altare ha dodici cubiti di lunghezza e dodici cubiti di larghezza, e forma un quadrato perfetto.17Il gradino ha dai quattro lati quattordici cubiti di lunghezza e quattordici cubiti di larghezza; e l’orlo che termina il suo contorno ha un mezzo cubito; la base ha tutt’attorno un cubito, e i suoi scalini son vòlti verso oriente".18Ed egli mi disse: "Figliuol d’uomo, così parla il Signore, l’Eterno: Ecco i regolamenti dell’altare per il giorno che sarà costruito per offrirvi su l’olocausto e per farvi l’aspersione del sangue.19Ai sacerdoti levitici che sono della stirpe di Tsadok, i quali s’accostano a me per servirmi, dice il Signore, l’Eterno, darai un giovenco per un sacrifizio per il peccato.20E prenderai del suo sangue, e ne metterai sopra i quattro corni dell’altare e ai quattro angoli dei gradini e sull’orlo tutt’attorno, e purificherai così l’altare e farai l’espiazione per esso.21E prenderai il giovenco del sacrifizio per il peccato, e lo si brucerà in un luogo designato della casa, fuori del santuario.22E il secondo giorno offrirai come sacrifizio per il peccato un capro senza difetto, e con esso si purificherà l’altare come lo si è purificato col giovenco.23Quando avrai finito di fare quella purificazione, offrirai un giovenco senza difetto, e un capro del gregge, senza difetto.24Li presenterai davanti all’Eterno; e i sacerdoti vi getteranno su del sale, e li offriranno in olocausto all’Eterno.25Per sette giorni offrirai ogni giorno un capro, come sacrifizio per il peccato; e s’offrirà pure un giovenco e un montone del gregge, senza difetto.26Per sette giorni si farà l’espiazione per l’altare, lo si purificherà, e lo si consacrerà.27E quando que’ giorni saranno compiuti, l’ottavo giorno e in seguito, i sacerdoti offriranno sull’altare i vostri olocausti e i vostri sacrifizi d’azioni di grazie; e io vi gradirò, dice il Signore, l’Eterno".

Ezekiel 41 made mention of the altar of wood placed within the house. Now we are concerned with the altar for sacrifices in the centre of the inner court: its description, its dimensions and finally the instructions about its use.

Many people are astonished to find such sacrifices in the future temple, believing that they see in them a contradiction of the full sufficiency of the work of Christ. Indeed, the Epistle to the Hebrews affirms that it is impossible for the blood of bulls and of goats to take away sins. That is why the Lord Jesus presented Himself; offering "once for all . . . one sacrifice for sins" (Heb. 10:1 . . .). But there is no question here of going back; the Lord's perfect work at the cross will be the basis of Israel's blessing, just as it assures the blessing of the Church (Ps. 22:23). Thus we can understand that instead of being a renewed "remembrance of sins", as were the sacrifices of former times, those to be burnt on this altar will serve as a reminder of Christ's sacrifice at the cross. A visible memorial, necessary to the forgetful heart of man, in some degree they will mean for the Israel of God and for the "people that shall be born" what the Lord's Supper means today for Christians (Ps. 22:31).

Ezechiele 44:1-14
1Poi egli mi ricondusse verso la porta esterna del santuario, che guarda a oriente. Essa era chiusa.2E l’Eterno mi disse: "Questa porta sarà chiusa, essa non s’aprirà, e nessuno entrerà per essa, poiché per essa è entrato l’Eterno, l’Iddio d’Israele; perciò rimarrà chiusa.3Quanto al principe, siccome è principe, egli potrà sedervi per mangiare il pane davanti all’Eterno; egli entrerà per la via del vestibolo della porta, e uscirà per la medesima via".4Poi mi menò davanti alla casa per la via della porta settentrionale. Io guardai, ed ecco, la gloria dell’Eterno riempiva la casa dell’Eterno; e io caddi sulla mia faccia.5E l’Eterno mi disse: "Figliuol d’uomo, sta’ bene attento, apri gli occhi per guardare e gli orecchi per udire tutto quello che ti dirò circa tutti i regolamenti della casa dell’Eterno e tutte le sue leggi; e considera attentamente l’ingresso della casa e tutti gli egressi del santuario.6E dì a questi ribelli, alla casa d’Israele: Così parla il Signore, l’Eterno: O casa d’Israele, bastano tutte le vostre abominazioni!7Avete fatto entrare degli stranieri, incirconcisi di cuore e incirconcisi di carne, perché stessero nel mio santuario a profanare la mia casa, quando offrivate il mio pane, il grasso e il sangue, violando così il mio patto con tutte le vostre abominazioni.8Voi non avete serbato l’incarico che avevate delle mie cose sante; ma ne avete fatti custodi quegli stranieri, nel mio santuario, a vostro pro.9Così parla il Signore, l’Eterno: Nessuno straniero incirconciso di cuore, e incirconciso di carne, entrerà nel mio santuario: nessuno degli stranieri che saranno in mezzo dei figliuoli d’Israele.10Inoltre, i Leviti che si sono allontanati da me quando Israele si sviava, e si sono sviati da me per seguire i loro idoli, porteranno la pena della loro iniquità;11e saranno nel mio santuario come de’ servi, con l’incarico di guardare le porte della casa; e faranno il servizio della casa: scanneranno per il popolo le vittime degli olocausto e degli altri sacrifizi, e si terranno davanti a lui per essere al suo servizio.12Siccome han servito il popolo davanti agl’idoli suoi e sono stati per la casa d’Israele un’occasione di caduta nell’iniquità, io alzo la mia mano contro di loro, dice il Signore, l’Eterno, giurando ch’essi porteranno la pena della loro iniquità.13E non s’accosteranno più a me per esercitare il sacerdozio, e non s’accosteranno ad alcuna delle mia cose sante, alle cose che sono santissime; ma porteranno il loro obbrobrio, e la pena delle abominazioni che hanno commesse;14ne farò dei guardiani della casa, incaricati di tutto il servigio d’essa e di tutto ciò che vi si deve fare.

With the exception of the prince (who will be a kind of viceroy, representing Christ on high, on an earth subject to Christ and blessed by Him), nobody will henceforth be able to use the gate by which the glory of the LORD entered. What a contrast with the Christian's privilege! He has free access into the heavenly places where his Saviour is, by the same way of resurrection.

Ezekiel contemplates the glory that fills the sanctuary and falls on his face as he did at the beginning (Ezek. 1:28). Then the LORD explains to him the obligations of holiness which His presence imposes. No stranger, uncircumcised in heart and flesh, will be able to gain access to His temple – hence the necessity to set a watch at the gates. The LORD details watchmen (v. 11). They are to stand in the chambers situated at the interior of each gate and are to check the identity of all those who wish to enter. This function falls to the Levites. They have been a "stumbling block" to the sons of their people in ministering as priests for them before their idols (v. 12; Mal. 2:8-9). God's mercy entrusts them with a new charge, but a charge of less importance than the one they formerly held. A lesson for us! Our unfaithfulness brings inevitable consequences; God's service will not suffer but we may be deprived of part of our responsibilities to the benefit of other, more faithful, workmen.

Ezechiele 44:15-31
15Ma i sacerdoti Leviti, figliuoli di Tsadok, i quali hanno serbato l’incarico che avevano del mio santuario quando i figliuoli d’Israele si sviavano da me, saranno quelli che si accosteranno a me per fare il mio servizio, e che si terranno davanti a me per offrirmi il grasso e il sangue, dice il Signore, l’Eterno.16Essi entreranno nel mio santuario, essi s’accosteranno alla mia tavola per servirmi, e compiranno tutto il mio servizio.17E quando entreranno per le porte del cortile interno, indosseranno vesti di lino; non avranno addosso lana di sorta, quando faranno il servizio alle porte del cortile interno e nella casa.18Avranno in capo delle tiare di lino, e delle brache di lino ai fianchi; non si cingeranno con ciò che fa sudare.19Ma quando usciranno per andare nel cortile esterno, nel cortile esterno verso il popolo, si toglieranno i paramenti coi quali avranno fatto il servizio, e li deporranno nelle camere del santuario; e indosseranno altre vesti, per non santificare il popolo con i loro paramenti.20Non si raderanno il capo, e non si lasceranno crescere i capelli; non porteranno i capelli corti.21Nessun sacerdote berrà vino, quand’entrerà nel cortile interno.22Non prenderanno per moglie né una vedova, né una donna ripudiata, ma prenderanno delle vergini della progenie della casa d’Israele; potranno però prendere delle vedove, che sian vedove di sacerdoti.23Insegneranno al mio popolo a distinguere fra il sacro e il profano, e gli faranno conoscere la differenza tra ciò ch’è impuro e ciò ch’è puro.24In casi di processo, spetterà a loro il giudicare; e giudicheranno secondo le mie prescrizioni, e osserveranno le mie leggi e i miei statuti in tutte le mie feste, e santificheranno i miei sabati.25Il sacerdote non entrerà dov’è un morto, per non rendersi impuro, non si potrà rendere impuro che per un padre, per una madre, per un figliuolo, per una figliuola, per un fratello o una sorella non maritata.26Dopo la sua purificazione, gli si conteranno sette giorni;27e il giorno che entrerà nel santuario, nel cortile interno, per fare il servizio nel santuario, offrirà il suo sacrifizio per il peccato, dice il Signore, l’Eterno.28E avranno una eredità: Io sarò la loro eredità; e voi non darete loro alcun possesso in Israele: Io sono il loro possesso.29Essi si nutriranno delle oblazioni, dei sacrifizi per il peccato e dei sacrifizi per la colpa: e ogni cosa votata allo sterminio in Israele sarà loro.30E le primizie dei primi prodotti d’ogni sorta, tutte le offerte di qualsivoglia cosa che offrirete per elevazione, saranno dei sacerdoti; darete parimente al sacerdote le primizie della vostra pasta, affinché la benedizione riposi sulla vostra casa.31I sacerdoti non mangeranno carne di nessun uccello né d’alcun animale morto da sé o sbranato.

Eleazar and Ithamar, sons of Aaron, had shared the priesthood after the death of their brothers Nadab and Abihu (Num. 3:4). Later on Ithamar's line lost its rights because of the corruption of the sons of Eli and the treason of Abiathar (1 Sam. 3:12-13; 1 Kings 1:7-8; 1 Kings 2:27). So it was laid down that the priests were to be sons of Zadok, of the family of Eleazar (1 Chron. 6:50-53). This mandate was not bestowed on account of personal competence, any more than it was formerly, but exclusively by right of birth (Ps. 87:5). The same thing is true today of the redeemed of the Lord. By virtue of the new birth, all have the right to the beautiful title of priest.

But, like all privileges, this one also implies responsibilities. The instructions here given to the priests are very precise, both for the fulfilment of their service and for their family life (cf. Lev. 21). They must pay special attention to purity, and similarly it is our responsibility to keep away from defilement, we who are by grace "an holy priesthood, to offer up spiritual sacrifices, acceptable to God by Jesus Christ" (1 Peter 2:5; see also 1 Thess. 4:4).

Ezechiele 45:1-17
1Quando spartirete a sorte il paese per esser vostra eredità, preleverete come offerta all’Eterno una parte consacrata del paese, della lunghezza di venticinquemila cubiti e della larghezza di diecimila; sarà sacra in tutta la sua estensione.2Di questa parte prenderete per il santuario un quadrato di cinquecento per cinquecento cubiti, e cinquanta cubiti per uno spazio libero, tutt’attorno.3Su quest’estensione di venticinquemila cubiti di lunghezza per diecimila di larghezza misurerai un’area per il santuario, per il luogo santissimo.4E’ la parte consacrata del paese, la quale apparterrà ai sacerdoti, che fanno il servizio del santuario, che s’accostano all’Eterno per servirlo; sarà un luogo per le loro case, un santuario per il santuario.5Venticinquemila cubiti di lunghezza e diecimila di larghezza saranno per i Leviti che faranno il servizio della casa; sarà il loro possesso, con venti camere.6Come possesso della città destinerete cinquemila cubiti di larghezza venticinquemila di lunghezza, parallelamente alla parte sacra prelevata; esso sarà per tutta la casa d’Israele.7Per il principe riserberete uno spazio ai due lati della parte sacra e del possesso della città, difaccia alla parte sacra offerta, e difaccia al possesso della città, dal lato d’occidente verso occidente, e dal lato d’oriente verso oriente, per una lunghezza parallela a una delle divisioni del paese, dal confine occidentale al confine orientale.8Questo sarà territorio suo, suo possesso in Israele; e i miei principi non opprimeranno più il mio popolo, ma lasceranno il paese alla casa d’Israele secondo le sue tribù.9Così parla il Signore, l’Eterno: Basta, o principi d’Israele! Lasciate da parte la violenza e le rapine, praticate il diritto e la giustizia, liberate il mio popolo dalle vostre estorsioni! dice il Signore, l’Eterno.10Abbiate bilance giuste, efa giusto, bat giusto.11L’efa e il bat avranno la stessa capacità: il bat conterrà la decima parte d’un omer e l’efa la decima parte d’un omer; la loro capacità sarà regolata dall’omer.12Il siclo sarà di venti ghere; venti sicli, venticinque sicli, quindici sicli, formeranno la vostra mina.13Questa è l’offerta che preleverete: la sesta parte d’un efa da un omer di frumento, e la sesta parte d’un efa da un omer d’orzo.14Questa è la norma per l’olio: un decimo di bat d’olio per un cor, che è dieci bati, cioè un omer; poiché dieci bati fanno un omer.15Una pecora su di un gregge di dugento capi nei grassi pascoli d’Israele sarà offerta per le oblazioni, gli olocausti e i sacrifizi di azioni di grazie, per fare la propiziazione per essi, dice il Signore, l’Eterno.16Tutto il popolo del paese dovrà prelevare quest’offerta per il principe d’Israele.17E al principe toccherà di fornire gli olocausti, le oblazioni e le libazioni per le feste, per i noviluni, per i sabati, per tutte le solennità della casa d’Israele; egli provvederà i sacrifizi per il peccato, l’oblazione, l’olocausto e i sacrifizi di azioni di grazie, per fare la propiziazione per la casa d’Israele.

The oblation is a tract of land which is to be reserved for the LORD in the dividing of the country. The priests are to live there (v. 4). The possessions of the Levites, of the city and of the prince are next set out, for God takes care that there shall be no more oppression or injustice in Israel (cf. v. 9; Ezek. 46:18).

The same name, oblation, is applied to the gifts that the Israelites are to offer to the LORD in proportion to their income from their fields and from their livestock (cf. Lev. 27:30). As Christians, under grace, we are not obliged to give this proportion of our belongings. Should we for that reason be any less ready to give for the Lord's service?

The various sacrifices the Levites are to offer are found in vv. 15, 17. The burnt offering reminds us that Christ has offered Himself to God as a sweet savour (Eph. 5:2). The meal offering speaks of His life of suffering and devotion. In the peace offering we can feed upon Christ who secures all our blessings and who has thus become the subject of our worship.

Finally the sin offering presents the holy Victim sent by God to be the propitiation for our sins (1 John 2:2; 1 John 4:10).

Ezechiele 45:21-25; Ezechiele 46:1-11
21Il quattordicesimo giorno del primo mese avrete la Pasqua. La festa durerà sette giorni; si mangeranno pani senza lievito.22In quel giorno, il principe offrirà per sé e per tutto il popolo del paese un giovenco, come sacrifizio per il peccato.23Durante i sette giorni della festa, offrirà in olocausto all’Eterno, sette giovenchi e sette montoni senza difetto, ognuno de’ sette giorni, e un capro per giorno come sacrifizio per il peccato.24E v’aggiungerà l’offerta d’un efa per ogni giovenco e d’un efa per ogni montone, con un hin d’olio per efa.25Il settimo mese, il quindicesimo giorno del mese, alla festa, egli offrirà per sette giorni gli stessi sacrifizi per il peccato, gli stessi olocausti, le stesse oblazioni e la stessa quantità d’olio.
1Così parla il Signore, l’Eterno: La porta del cortile interno, che guarda verso levante, resterà chiusa durante i sei giorni di lavoro; ma sarà aperta il giorno di sabato; sarà pure aperta il giorno del novilunio.2Il principe entrerà per la via del vestibolo della porta esteriore, e si fermerà presso allo stipite della porta; e i sacerdoti offriranno il suo olocausto e i suoi sacrifizi di azioni di grazie. Egli si prostrerà sulla soglia della porta, poi uscirà; ma la porta non sarà chiusa fino alla sera.3Parimente il popolo del paese si prostrerà davanti all’Eterno all’ingresso di quella porta, nei giorni di sabato e nei noviluni.4E l’olocausto che il principe offrirà all’Eterno il giorno del sabato sarà di sei agnelli senza difetto, e d’un montone senza difetto;5e la sua oblazione sarà d’un efa per il montone, e l’oblazione per gli agnelli sarà quello che vorrà dare, e d’un hin d’olio per efa.6Il giorno del novilunio offrirà un giovenco senza difetto, sei agnelli e un montone, che saranno senza difetti;7e darà come oblazione un efa per il giovenco, un efa per montone, per gli agnelli nella misura de suoi mezzi, e un hin d’olio per efa.8Quando il principe entrerà, passerà per la via del vestibolo della porta, e uscirà per la stessa via.9Ma quando il popolo del paese verrà davanti all’Eterno nelle solennità, chi sarà entrato per la via della porta settentrionale per prostrarsi, uscirà per la via della porta meridionale; e chi sarà entrato per la via della porta meridionale uscirà per la via della porta settentrionale; nessuno se ne tornerà per la via della porta per la quale sarà entrato, ma si uscirà per la porta opposta.10E il principe, quando quelli entreranno, entrerà in mezzo a loro; e quando quelli usciranno, egli uscirà insieme ad essi.11Nelle feste e nelle solennità, l’oblazione sarà d’un efa per giovenco, d’un efa per montone, per gli agnelli quello che vorrà dare, e un hin d’olio per efa.

Ch. 45 ends with instructions about the Passover, the first of the three great annual feasts (Deut. 16). Henceforward each Israelite will be able to understand its priceless significance and think of the Lamb of God, whose blood has sheltered him from judgment. The second feast, that of Pentecost, is not mentioned here, and we may understand why: it concerns the Church whose portion is heavenly, and it has no place in this picture of the earthly reign. By contrast, v. 25 refers to the third solemn occasion, simply called "the feast". This is the Feast of Tabernacles, but little is said about it here as it prefigures the millennium, which will have already begun.

Ch. 46 defines the ceremonies of the Sabbath and the new moon, including the prince's obligations in their connection.

The importance and clarity of this prophetic vision has perhaps surprised us. But, let us repeat, after having been dishonoured in Israel, it is fitting that God should give expression to His satisfaction in respect of the future form of worship by which, at last, He will be glorified on the earth. And He wants us to rejoice over it with Him, we who already offer Him praise as His heavenly people.

Ezechiele 47:1-12
1Ed egli mi rimenò all’ingresso della casa; ed ecco delle acque uscivano di sotto la soglia della casa, dal lato d’oriente; perché la facciata della casa guardava a oriente; e le acque uscite di là scendevano dal lato meridionale della casa, a mezzogiorno dell’altare.2Poi mi menò fuori per la via della porta settentrionale, e mi fece fare il giro, di fuori, fino alla porta esterna, che guarda a oriente; ed ecco, le acque scendevano dal lato destro.3Quando l’uomo fu uscito verso oriente, aveva in mano una cordicella, e misurò mille cubiti; mi fece attraversare le acque, ed esse m’arrivavano alle calcagna.4Misurò altri mille cubiti, e mi fece attraversare le acque, ed esse m’arrivavano alle ginocchia. Misurò altri mille cubiti, e mi fece attraversare le acque, ed esse m’arrivavano sino ai fianchi.5E ne misurò altri mille: era un torrente che io non potevo attraversare, perché le acque erano ingrossate; erano acque che bisognava attraversare a nuoto: un torrente, che non si poteva guadare.6Ed egli mi disse: "Hai visto, figliuol d’uomo?" e mi ricondusse sulla riva del torrente.7Tornato che vi fu, ecco che sulla riva del torrente c’erano moltissimi alberi, da un lato all’altro.8Ed egli mi disse: "Queste acque si dirigono verso la regione orientale, scenderanno nella pianura ed entreranno nel mare; e quando saranno entrate nel mare, le acque del mare saran rese sane.9E avverrà che ogni essere vivente che si muove, dovunque giungerà il torrente ingrossato, vivrà, e ci sarà grande abbondanza di pesce; poiché queste acque entreranno là, quelle del mare saranno risanate, e tutto vivrà dovunque arriverà il torrente.10E dei pescatori staranno sulle rive del mare; da En-ghedi fino ad En-eglaim si stenderanno le reti; vi sarà del pesce di diverse specie come il pesce del mar Grande, e in grande abbondanza.11Ma le sue paludi e le sue lagune non saranno rese sane; saranno abbandonate al sale.12E presso il torrente, sulle sue rive, da un lato e dall’altro, crescerà ogni specie d’alberi fruttiferi, le cui foglie non appassiranno e il cui frutto non verrà mai meno; ogni mese faranno dei frutti nuovi, perché quelle acque escono dal santuario; e quel loro frutto servirà di cibo, e quelle loro foglie, di medicamento".

It remains for the prophet to consider one marvellous detail in the future temple. From beneath the threshold, as if from the very throne of God, flows a fresh spring, mighty and inexhaustible. As it flows, it increases in volume (though there is no mention of tributaries), and Ezekiel, following the course of the river with his heavenly companion, is invited to cross it every thousand cubits. Soon he is out of his depth: these are "waters to swim in".

Precious picture of that river of grace which flows forth for us from the holy place! Like the prophet, we learn to appreciate its depths progressively as we go forward in our Christian career, until we realise that this grace is unfathomable (2 Peter 3:18).

This amazing river will flow towards the East, bringing life and fertility into what is in fact the most desolate region on the globe: that of the Dead Sea (v. 8; cf. Joel 3:18; Zech. 14:8). That sea will be healed and will teem with fish; the desert will be changed into a land of bubbling springs (Isa. 41:18); there will be nothing left to recall the overthrow of Sodom. In such a way, divine and life-giving grace produces fruit for God wherever it reaches, just as it does in our own hearts (John 7:38).

Ezechiele 47:13-23; Ezechiele 48:1-7
13Così parla il Signore, l’Eterno: "Questa è la frontiera del paese che voi spartirete come eredità fra le dodici tribù d’Israele. Giuseppe ne avrà due parti.14Voi avrete ciascuno, tanto l’uno quanto l’altro, una parte di questo paese, che io giurai di dare ai vostri padri. Questo paese vi toccherà in eredità.15E queste saranno le frontiere del paese. Dalla parte di settentrione: partendo dal mar Grande, in direzione di Hethlon, venendo verso Tsedad;16Hamath, Berotha, Sibraim, che è tra la frontiera di Damasco, e la frontiera di Hamath; Hatser-hattikon, che è sulla frontiera dell’Hauran.17Così la frontiera sarà dal mare fino a Hatsar-Enon, frontiera di Damasco, avendo a settentrione il paese settentrionale e la frontiera di Hamath. Tale, la parte di settentrione.18Dalla parte d’oriente: partendo di fra l’Hauran e Damasco, poi di fra Galaad e il paese d’Israele, verso il Giordano, misurerete dalla frontiera di settentrione, fino al mare orientale. Tale, la parte d’oriente.19La parte meridionale si dirigerà verso mezzogiorno, da Tamar fino alle acque di Meriboth di Kades, fino al torrente che va nel mar Grande. Tale, la parte meridionale, verso mezzogiorno.20La parte occidentale sarà il mar Grande, da quest’ultima frontiera, fino difaccia all’entrata di Hamath. Tale, la parte occidentale.21Dividerete così questo paese fra voi, secondo le tribù d’Israele.22Ne spartirete a sorte de’ lotti d’eredità fra voi e gli stranieri che soggiorneranno fra voi, i quali avranno generato dei figliuoli fra voi. Questi saranno per voi come dei nativi di tra i figliuoli d’Israele; trarranno a sorte con voi la loro parte d’eredità in mezzo alle tribù d’Israele.23E nella tribù nella quale lo straniero soggiorna, quivi gli darete la sua parte, dice il Signore, l’Eterno.
1E questi sono i nomi delle tribù. Partendo dall’estremità settentrionale, lungo la via d’Hethlon per andare a Hamath, fino ad Hatsar-Enon, frontiera di Damasco a settentrione verso Hamath, avranno questo: dal confine orientale al confine occidentale, Dan, una parte.2Sulla frontiera di Dan, dal confine orientale al confine occidentale: Ascer, una parte.3Sulla frontiera di Ascer, dal confine orientale al confine occidentale: Neftali, una parte.4Sulla frontiera di Neftali, dal confine orientale al confine occidentale: Manasse, una parte.5Sulla frontiera di Manasse, dal confine orientale al confine occidentale: Efraim, una parte.6Sulla frontiera di Efraim, dal confine orientale al confine occidentale: Ruben, una parte.7Sulla frontiera di Ruben dal confine orientale al confine occidentale: Giuda, una parte.

Israel's frontiers are established and, within this framework, each tribe receives its inheritance: a straight strip reaching from the Mediterranean to beyond Jordan (as far as the Euphrates, according to the divine promises finally fulfilled: Ex. 23:31; Joshua 1:4). If we compare this division of the land with the complicated pattern of the original boundaries made by Joshua and his messengers (see Joshua 18), we admire the simplicity of everything when it is God who establishes it! Each territory being evenly shared, there will be neither jealousy nor dispute (read Joshua 17:14). And as if to anticipate such things, the LORD Himself lays down that Joseph is to have two portions (v. 13; fulfilment of Gen. 48:5). Reuben, Gad and the half-tribe of Manasseh had previously chosen their lot apart from the other tribes. Now they are to dwell in the midst of their brethren within the bounds the LORD has set for them (Ezek. 48: 4, 6, 27). Neither is there any separation between Judah and the ten tribes. Of these some dwell in the north, others in the south, on either side of "the holy oblation," henceforward realising v. 1 of Psalm 133: "Behold, how good and how pleasant it is for brethren to dwell together in unity!'

Ezechiele 48:20-35
20Tutta la parte prelevata sarà di venticinquemila cubiti di lunghezza per venticinquemila di larghezza; ne preleverete così una parte uguale al quarto della parte santa, come possesso della città.21Il rimanente sarà del principe, da un lato e dall’altro della parte santa prelevata e del possesso della città, difaccia ai venticinquemila cubiti della parte santa sino alla frontiera d’oriente e a occidente difaccia ai venticinquemila cubiti verso la frontiera d’occidente, parallelamente alle parti; questo sarà del principe; e la parte santa e il santuario della casa saranno in mezzo.22Così, toltone il possesso dei Leviti e il possesso della città situati in mezzo a quello del principe, ciò che si troverà tra la frontiera di Giuda e la frontiera di Beniamino, apparterrà al principe.23Poi verrà il resto della tribù. Dal confine orientale al confine occidentale: Beniamino, una parte.24Sulla frontiera di Beniamino, dal confine orientale al confine occidentale: Simeone, una parte.25Sulla frontiera di Simeone, dal confine orientale al confine occidentale: Issacar, una parte.26Sulla frontiera di Issacar, dal confine orientale al confine occidentale: Zabulon, una parte.27Sulla frontiera di Zabulon, dal confine orientale al confine occidentale: Gad, una parte.28Sulla frontiera di Gad, dal lato meridionale verso mezzogiorno, la frontiera sarà da Tamar fino alle acque di Meriba di Kades, fino al torrente che va nel mar Grande.29Tale è il paese che vi spartirete a sorte, come eredità delle tribù d’Israele, e tali ne sono le parti, dice il Signore, l’Eterno.30E queste sono le uscite della città. Dal lato settentrionale, quattromila cinquecento cubiti misurati;31le porte della città porteranno i nomi delle tribù d’Israele, e ci saranno tre porte a settentrione: la Porta di Ruben, l’una; la Porta di Giuda, l’altra; la Porta di Levi, l’altra.32Dal lato orientale, quattromila cinquecento cubiti, e tre porte: la Porta di Giuseppe, l’una; la Porta di Beniamino, l’altra; la Porta di Dan, l’altra.33Dal lato meridionale, quattromila cinquecento cubiti, e tre porte: la Porta di Simeone, l’una; la Porta di Issacar, l’altra; la Porta di Zabulon, l’altra.34Dal lato occidentale, quattromila cinquecento cubiti, e tre porte: la Porta di Gad, l’una; la Porta d’Ascer, l’altra; la Porta di Neftali, l’altra.35La circonferenza sarà di diciottomila cubiti. E, da quel giorno, il nome della città sarà: L’Eterno è quivi".

The book of Ezekiel has often been compared to the Revelation. Each commences with a glorious and solemn vision, continues with coming judgments and concludes with a portrayal of the blessed kingdom yet to come. But Ezekiel envisages these events on their earthly plane, in relation to Israel. The Revelation, on the other hand, presents in its last chapters, in a symbolic way, that which concerns the Church and its heavenly future. The Holy City, described and measured in Revelation 21, is a picture of it. It corresponds in heaven to the earthly Jerusalem of our vv. 30-35; it also has twelve gates bearing the names of the twelve tribes of Israel (Rev. 21:12; cf. also what is said of the river in Ezek. 47:1, 12 with Rev. 21:1-2).

The beautiful name that the city henceforth bears, "The LORD is there" (v. 35) reminds us that the new Jerusalem will be "the tabernacle of God" (Rev. 21:3); what is more, the great thought of God in Christ is to be ultimately "all in all" (1 Cor. 15:28). May He from this moment make His dwelling in each one of our hearts!

Luca 1:1-17
1Poiché molti hanno intrapreso ad ordinare una narrazione de’ fatti che si son compiuti tra noi,2secondo che ce li hanno tramandati quelli che da principio ne furono testimoni oculari e che divennero ministri della Parola,3è parso bene anche, a me dopo essermi accuratamente informato d’ogni cosa dall’origine, di scrivertene per ordine, o eccellentissimo Teofilo,4affinché tu riconosca la certezza delle cose che ti sono state insegnate.5Ai dì d’Erode, re della Giudea, v’era un certo sacerdote di nome Zaccaria, della muta di Abia; e sua moglie era delle figliuole d’Aronne e si chiamava Elisabetta.6Or erano ambedue giusti nel cospetto di Dio, camminando irreprensibili in tutti i comandamenti e precetti del Signore.7E non aveano figliuoli, perché Elisabetta era sterile, ed erano ambedue avanzati in età.8Or avvenne che esercitando Zaccaria il sacerdozio dinanzi a Dio nell’ordine della sua muta,9secondo l’usanza del sacerdozio, gli toccò a sorte d’entrar Del tempio del Signore per offrirvi il profumo;10e tutta la moltitudine del popolo stava di fuori in preghiera nell’ora del profumo.11E gli apparve un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare de’ profumi.12E Zaccaria, vedutolo, fu turbato e preso da spavento.13Ma l’angelo gli disse: Non temere, Zaccaria, perché la tua preghiera è stata esaudita; e tua moglie Elisabetta ti partorirà un figliuolo, al quale porrai nome Giovanni.14E tu ne avrai gioia ed allegrezza, e molti si rallegreranno per la sua nascita.15Poiché sarà grande nel cospetto del Signore; non berrà né vino né cervogia, e sarà ripieno dello Spirito Santo fin dal seno di sua madre,16e convertirà molti de’ figliuoli d’Israele al Signore Iddio loro;17ed egli andrà innanzi a lui con lo spirito e con la potenza d’Elia, per volgere i cuori de’ padri ai figliuoli e i ribelli alla saviezza de’ giusti, affin di preparare al Signore un popolo ben disposto.

L’Evangelo secondo Luca è quello che, per così dire, avvicina maggiormente il Signore Gesù a noi, poiché ce lo fa ammirare nella sua perfetta umanità. Dio ha scelto Luca, il «medico diletto» e fedele compagno di Paolo fino alla fine (Colossesi 4:14; 2 Timoteo 4:10), per darci questa rivelazione che si presenta sotto la forma di un’esposizione destinata ad un certo Teofilo (il nome significa «colui che ama Dio»).

L’Evangelista descrive con una cura particolare come Gesù ha rivestito la nostra umanità ed ha fatto il suo ingresso nel mondo. Certo, sarebbe potuto apparire quaggiù in età adulta, ma Egli ha voluto vivere interamente la nostra storia, dalla nascita fino alla morte, alla gloria di Dio.

L’inizio del racconto ci mostra Zaccaria, un pio sacerdote, che compie il suo servizio nel tempio. Mentre esercita il sacerdozio in quel luogo solenne, si accorge improvvisamente di non essere più solo e si spaventa. Un angelo è ritto accanto all’altare dei profumi, latore d’un messaggio divino: Zaccaria ed Elisabetta avranno un figlio. Messo da parte per Dio fin dalla nascita, quel figlio sarà un grande profeta, incaricato di preparare Israele alla venuta del suo Messia (confr. v. 17 e Malachia 4:5,6).

Luca 1:18-38
18E Zaccaria disse all’angelo: A che conoscerò io questo? Perch’io son vecchio e mia moglie è avanti nell’età.19E l’angelo, rispondendo, gli disse: Io son Gabriele, che sto davanti a Dio; e sono stato mandato a parlarti e recarti questa buona notizia.20Ed ecco, tu sarai muto, e non potrai parlare fino al giorno che queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole che si adempiranno a suo tempo.21Il popolo intanto stava aspettando Zaccaria, e si maravigliava che s’indugiasse tanto nel tempio.22Ma quando fu uscito, non potea parlar loro; e capirono che avea avuto una visione nel tempio; ed egli faceva loro dei segni e rimase muto.23E quando furon compiuti i giorni del suo ministero, egli se ne andò a casa sua.24Or dopo que’ giorni, Elisabetta sua moglie rimase incinta; e si tenne nascosta per cinque mesi, dicendo:25Ecco quel che il Signore ha fatto per me ne’ giorni nei quali ha rivolto a me lo sguardo per togliere il mio vituperio fra gli uomini.26Al sesto mese l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città di Galilea detta Nazaret27ad una vergine fidanzata ad un uomo chiamato Giuseppe della casa di Davide; e il nome della vergine era Maria.28E l’angelo, entrato da lei, disse: Ti saluto, o favorita dalla grazia; il Signore è teco.29Ed ella fu turbata a questa parola, e si domandava che cosa volesse dire un tal saluto.30E l’angelo le disse: Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.31Ed ecco tu concepirai nel seno e partorirai un figliuolo e gli porrai nome Gesù.32Questi sarà grande, e sarà chiamato Figliuol dell’Altissimo, e il Signore Iddio gli darà il trono di Davide suo padre,33ed egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine.34E Maria disse all’angelo: Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?35E l’angelo, rispondendo, le disse: Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà dell’ombra sua; perciò ancora il santo che nascerà sarà chiamato Figliuolo di Dio.36Ed ecco, Elisabetta, tua parente, ha concepito anche lei un figliuolo nella sua vecchiaia; e questo è il sesto mese per lei, ch’era chiamata sterile;37poiché nessuna parola di Dio rimarrà inefficace.38E Maria disse: Ecco, io son l’ancella del Signore; siami fatto secondo la tua parola. E l’angelo si partì da lei.

Di fronte a «questa buona notizia» (v. 19), il cuore di Zaccaria resta incredulo; eppure, non era l’esaurimento delle sue preghiere? (v. 13). Anche a noi capita di non aspettarci più dal Signore ciò che gli abbiamo domandato! Per dipanare i dubbi di Zaccaria, il messaggero celeste rivela il proprio nome: Gabriele, che significa Dio è potente. Sì, la Sua parola si compirà, malgrado i tristi ragionamenti con cui è stata accolta. Zaccaria sarà muto fino alla nascita del figlio mentre sua moglie Elisabetta, oggetto della grazia divina, si nasconderà con modestia per non attirare l’attenzione su di sé.

Poi, l’angelo Gabriele viene incaricato d’una missione ancor più straordinaria: quella di annunciare a Maria, vergine d’Israele, che sarà la madre del Salvatore; avvenimento meraviglioso, infinito nelle sue conseguenze! Si può capire il turbamento e l’emozione che colgono la giovane donna; ma, nonostante le sue obiezioni, la domanda del v. 34 non è, come quella di Zaccaria al v. 18, la richiesta d’un segno, conseguenza dell’incredulità. Maria crede e si sottomette completamente alla volontà divina: «Ecco, io son l’ancella del Signore...» Non è forse la stessa risposta che si aspetta da noi Colui che ci ha riscattati?

Luca 1:39-56
39In que’ giorni Maria si levò e se ne andò in fretta nella regione montuosa, in una città di Giuda,40ed entrò in casa di Zaccaria e salutò Elisabetta.41E avvenne che come Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le balzò nel seno; ed Elisabetta fu ripiena di Spirito Santo,42e a gran voce esclamò: Benedetta sei tu fra le donne, e benedetto è il frutto del tuo seno!43E come mai m’è dato che la madre del mio Signore venga da me?44Poiché ecco, non appena la voce del tuo saluto m’è giunta agli orecchi, il bambino m’è per giubilo balzato nel seno.45E beata è colei che ha creduto, perché le cose dettele da parte del Signore avranno compimento.46E Maria disse: "L’anima mia magnifica il Signore,47e lo spirito mio esulta in Dio mio Salvatore,48poich’egli ha riguardato alla bassezza della sua ancella. Perché ecco, d’ora innanzi tutte le età mi chiameranno beata,49poiché il Potente mi ha fatto grandi cose. Santo è il suo nome50e la sua misericordia è d’età in età per quelli che lo temono.51Egli ha operato potentemente col suo braccio ha disperso quelli ch’eran superbi ne’ pensieri del cuor loro;52ha tratto giù dai troni i potenti, ed ha innalzato gli umili;53ha ricolmato di beni i famelici, e ha rimandati a vuoto i ricchi.54Ha soccorso Israele, suo servitore, ricordandosi della misericordia55di cui avea parlato ai nostri padri, verso Abramo e verso la sua progenie in perpetuo".56E Maria rimase con Elisabetta circa tre mesi; poi se ne tornò a casa sua.

Impaziente di condividere il felice messaggio con colei di cui l’angelo le ha appena parlato, Maria si reca dalla sua parente Elisabetta. Che colloquio ha luogo allora tra queste due donne! Il loro dialogo illustra Malachia 3:16: «Allora quelli che temono l’Eterno si son parlati l’uno all’altro...». Ciò che le occupa è la gloria di Dio, il compimento delle sue promesse, le benedizioni accordate alla fede. Abbiamo anche noi simili argomenti di conversazione quando ci incontriamo con altri figli di Dio?

«Beata è colei che ha creduto... » esclama Elisabetta; e Maria risponde: «Lo spirito mio esulta in Dio mio Salvatore» (v. 47). Questo basta a provare che Maria non sarà salvata in altro modo che per fede. Peccatrice come gli altri, aveva bisogno come tutti gli uomini del Salvatore che sarebbe nato da lei. Ed aggiunge: «Egli ha riguardato alla bassezza della sua ancella» (v. 48). Malgrado l’eccezionale onore che Dio le fa, Maria resta al suo posto davanti a Lui. Che cosa penserebbe del culto che le è oggi reso dalla cristianità?

«Egli ha rimandato a vuoto i ricchi». Dio rimanda a vuoto solo coloro che si sono riempiti di loro stessi. Notiamo quanto il bel cantico di Maria assomigli a quello di Anna (1 Samuele 2).

Luca 1:57-80
57Or compiutosi per Elisabetta il tempo di partorire, diè alla luce un figliuolo.58E i suoi vicini e i parenti udirono che il Signore avea magnificata la sua misericordia verso di lei, e se ne rallegravano con essa.59Ed ecco che nell’ottavo giorno vennero a circoncidere il bambino, e lo chiamavano Zaccaria dal nome di suo padre.60Allora sua madre prese a parlare e disse: No, sarà invece chiamato Giovanni.61Ed essi le dissero: Non v’è alcuno nel tuo parentado che porti questo nome.62E per cenni domandavano al padre come voleva che fosse chiamato.63Ed egli, chiesta una tavoletta, scrisse così: Il suo nome è Giovanni. E tutti si maravigliarono.64In quell’istante la sua bocca fu aperta e la sua lingua sciolta, ed egli parlava benedicendo Iddio.65E tutti i lor vicini furon presi da timore; e tutte queste cose si divulgavano per tutta la regione montuosa della Giudea.66E tutti quelli che le udirono, le serbarono in cuor loro e diceano: Che sarà mai questo bambino? Perché la mano del Signore era con lui.67E Zaccaria, suo padre, fu ripieno dello Spirito Santo, e profetò dicendo:68"Benedetto sia il Signore, l’Iddio d’Israele, perché ha visitato e riscattato il suo popolo,69e ci ha suscitato un potente salvatore nella casa di Davide suo servitore70(come avea promesso ab antico per bocca de’ suoi profeti);71uno che ci salverà da’ nostri nemici e dalle mani di tutti quelli che ci odiano.72Egli usa così misericordia verso i nostri padri e si ricorda del suo santo patto,73del giuramento che fece ad Abramo nostro padre,74affine di concederci che, liberati dalla mano dei nostri nemici, gli servissimo senza paura,75in santità e giustizia, nel suo cospetto, tutti i giorni della nostra vita.76E tu, piccol fanciullo, sarai chiamato profeta dell’Altissimo perché andrai davanti alla faccia del Signore per preparar le sue vie,77per dare al suo popolo conoscenza della salvezza mediante la remissione de’ loro peccati,78dovuta alle viscere di misericordia del nostro Dio, per le quali l’Aurora dall’alto ci visiterà79per risplendere su quelli che giacciono in tenebre ed in ombra di morte, per guidare i nostri passi verso la via della pace".80Or il bambino cresceva e si fortificava in ispirito; e stette ne’ deserti fino al giorno in cui dovea manifestarsi ad Israele.

Elisabetta mette al mondo colui che diventerà il profeta dell’Altissimo (v. 76). Vicini e parenti si rallegrano con lei. Osservate come la gioia riempia questi capitoli (1:14, 44, 47, 58; 2:10). È questa l’occasione per Zaccaria di mostrare la sua fede confermando il bel nome di questo figlio (Giovanni significa «favore dell’Eterno»). Subito gli viene restituito l’uso della parola, e le sue prime parole sono per lodare e benedire Dio. Ripieno dello Spirito Santo, Zaccaria celebra la grande liberazione che l’Eterno attuerà in favore del suo popolo. Ma quanto può salire più in alto il nostro cantico cristiano! Mediante la venuta di Cristo e la sua opera sulla croce, Dio ci ha liberati non da nemici terreni, ma dal potere di Satana! Essendo così «affrancati», è anche nostro privilegio servire il Signore «senza paura, in santità e giustizia, nel suo cospetto, tutti i giorni della nostra vita» (v. 74, 75).

«L’Aurora dall’alto ci visiterà», aggiunge Zaccaria. Ai tempi di Ezechiele, la gloria se n’era andata in direzione dell’Oriente. Ed ora, adorabile mistero, questa gloria divina torna a visitare il popolo impotente e miserabile (v. 79); e questa volta, non più sotto forma di nuvola abbagliante, ma in un umile, piccolo bambino.

Luca 2:1-20
1Or in que’ di avvenne che un decreto uscì da parte di Cesare Augusto, che si facesse un censimento di tutto l’impero.2Questo censimento fu il primo fatto mentre Quirinio governava la Siria.3E tutti andavano a farsi registrare, ciascuno alla sua città.4Or anche Giuseppe salì di Galilea, dalla città di Nazaret, in Giudea, alla città di Davide, chiamata Betleem, perché era della casa e famiglia di Davide,5a farsi registrare con Maria sua sposa, che era incinta.6E avvenne che, mentre eran quivi, si compié per lei il tempo del parto;7ed ella diè alla luce il suo figliuolo primogenito, e lo fasciò, e lo pose a giacere in una mangiatoia, perché non v’era posto per loro nell’albergo.8Or in quella medesima contrada v’eran de’ pastori che stavano ne’ campi e facean di notte la guardia al loro gregge.9E un angelo del Signore si presentò ad essi e la gloria del Signore risplendé intorno a loro, e temettero di gran timore.10E l’angelo disse loro: Non temete, perché ecco, vi reco il buon annunzio di una grande allegrezza che tutto il popolo avrà:11Oggi, nella città di Davide, v’è nato un Salvatore, che è Cristo, il Signore.12E questo vi servirà di segno: troverete un bambino fasciato e coricato in una mangiatoia.13E ad un tratto vi fu con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Iddio e diceva:14Gloria a Dio ne’ luoghi altissimi, pace in terra fra gli uomini ch’Egli gradisce!15E avvenne che quando gli angeli se ne furono andati da loro verso il cielo, i pastori presero a dire tra loro: Passiamo fino a Betleem e vediamo questo che è avvenuto, e che il Signore ci ha fatto sapere.16E andarono in fretta, e trovarono Maria e Giuseppe ed il bambino giacente nella mangiatoia;17e vedutolo, divulgarono ciò ch’era loro stato detto di quel bambino.18E tutti quelli che li udirono si maravigliarono delle cose dette loro dai pastori.19Or Maria serbava in sé tutte quelle cose, collegandole insieme in cuor suo.20E i pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Iddio per tutto quello che aveano udito e visto, com’era loro stato annunziato.

A sua insaputa, l’imperatore Augusto fu uno degli strumenti di cui Dio si servì per compiere i suoi meravigliosi disegni. Sconosciuti a tutti, Giuseppe e Maria si recano a Betleem, ed è lì che ha luogo la nascita del Signore. Ma che ingresso ha fatto quaggiù il Figlio di Dio! Guardatelo: riposa in una mangiatoia perché non c’è posto per Lui nell’albergo! La sua venuta disturba il mondo. Quanti cuori assomigliano a questo albergo. Non c’è posto per il Signore Gesù.

La buona novella non è annunciata a persone importanti, ma ad umili pastori: «V’è nato un salvatore»; è nato per loro e per noi. Se il mondo non si preoccupa della nascita del Salvatore, tutto il cielo celebra questo incomparabile mistero. «Colui che è stato manifestato in carne... è apparso agli angeli» (1 Timoteo 3:16). Essi rendono gloria a Dio nel loro magnifico coro, e annunciano la pace sulla terra e il gradimento di Dio fra gli uomini (confr. Proverbi 8:31). Grazie al segno che è stato loro dato, i pastori trovano il bambino, comunicano ciò che hanno appena visto e udito e, a loro volta, rendono gloria a Dio (v. 20). Uniamo la nostra riconoscenza e la nostra lode alla loro!

Luca 2:21-38
21E quando furono compiuti gli otto giorni in capo ai quali e’ doveva esser circonciso, gli fu posto il nome di Gesù, che gli era stato dato dall’angelo prima ch’ei fosse concepito nel seno.22E quando furon compiuti i giorni della loro purificazione secondo la legge di Mosè, portarono il bambino in Gerusalemme per presentarlo al Signore,23com’è scritto nella legge del Signore: Ogni maschio primogenito sarà chiamato santo al Signore,24e per offrire il sacrificio di cui parla la legge del Signore, di un paio di tortore o di due giovani piccioni.25Ed ecco, v’era in Gerusalemme un uomo di nome Simeone; e quest’uomo era giusto e timorato di Dio, e aspettava la consolazione d’Israele; e lo Spirito Santo era sopra lui;26e gli era stato rivelato dallo Spirito Santo che non vedrebbe la morte prima d’aver veduto il Cristo del Signore.27Ed egli, mosso dallo Spirito, venne nel tempio; e come i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere a suo riguardo le prescrizioni della legge,28se lo prese anch’egli nelle braccia, e benedisse Iddio e disse:29"Ora, o mio Signore, tu lasci andare in pace il tuo servo, secondo la tua parola;30poiché gli occhi miei han veduto la tua salvezza,31che hai preparata dinanzi a tutti i popoli32per esser luce da illuminar le genti, e gloria del tuo popolo Israele".33E il padre e la madre di Gesù restavano maravigliati delle cose che dicevan di lui.34E Simeone li benedisse, e disse a Maria, madre di lui: Ecco, questi è posto a caduta ed a rialzamento di molti in Israele, e per segno a cui si contradirà35(e a te stessa una spada trapasserà l’anima), affinché i pensieri di molti cuori sieno rivelati.36V’era anche Anna, profetessa, figliuola di Fanuel, della tribù di Aser, la quale era molto attempata. Dopo esser vissuta col marito sette anni dalla sua verginità,37era rimasta vedova ed avea raggiunto gli ottantaquattro anni. Ella non si partiva mai dal tempio, servendo a Dio notte e giorno con digiuni ed orazioni.38Sopraggiunta in quell’istessa ora, lodava anch’ella Iddio e parlava del bambino a tutti quelli che aspettavano la redenzione di Gerusalemme.

Nei riguardi del bambino è stato fatto tutto quello che prescriveva la legge del Signore. Il nome del Signore, riferito a Dio, è ripetuto quattro volte nei v. 22 a 24, come per affermare i diritti divini su questo bambino ed il compimento della volontà di Dio fin dalla sua nascita. Il sacrificio offerto nel tempio, due tortore o due piccioni, mette in evidenza la povertà di Giuseppe e Maria (leggere Levitico 12:8); e anche questa volta, il Liberatore d’Israele non è mostrato alle persone principali del popolo, ma a due vecchi umili e timorati servitori di Dio: Simeone e Anna. A che titolo è loro accordato questo favore? Perché l’aspettavano!

Lo Spirito guida Simeone nel tempio e gli indica Colui che è «la consolazione d’Israele» (v. 25), la salvezza di Dio, la luce delle nazioni e la gloria del popolo. Egli vede coi suoi occhi e tiene fra le braccia questo bambino, che rappresenta tutto per la sua fede. Rende grazie a Dio, e poi annuncia che Gesù sarà la «pietra d’intoppo» per manifestare lo stato dei cuori (Isaia 8:14); così è anche oggi.

A sua volta Anna, donna di preghiera e fedele testimone, sopraggiunge e si unisce alla lode. Non abbandonando il tempio, essa realizza il v. 4 del Salmo 84. Infine, nell’abbondanza del suo cuore (Matt. 12:34) parla di Lui; che bell’esempio per noi!

Luca 2:39-52
39E come ebbero adempiuto tutte le prescrizioni della legge del Signore, tornarono in Galilea, a Nazaret, loro città.40E il bambino cresceva e si fortificava, essendo ripieno di sapienza; e la grazia di Dio era sopra lui.41Or i suoi genitori andavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua.42E quando egli fu giunto ai dodici anni, salirono a Gerusalemme, secondo l’usanza della festa;43e passati i giorni della festa, come se ne tornavano, il fanciullo Gesù rimase in Gerusalemme all’insaputa dei genitori;44i quali, stimando ch’egli fosse nella comitiva, camminarono una giornata, e si misero a cercarlo fra i parenti e i conoscenti;45e, non avendolo trovato, tornarono a Gerusalemme facendone ricerca.46Ed avvenne che tre giorni dopo lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo a’ dottori, che li ascoltava e faceva loro delle domande;47e tutti quelli che l’udivano, stupivano del suo senno e delle sue risposte.48E, vedutolo, sbigottirono; e sua madre gli disse: Figliuolo, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre ed io ti cercavamo, stando in gran pena.49Ed egli disse loro: Perché mi cercavate? Non sapevate ch’io dovea trovarmi nella casa del Padre mio?50Ed essi non intesero la parola ch’egli avea lor detta.51E discese con loro, e venne a Nazaret, e stava loro sottomesso. E sua madre serbava tutte queste cose in cuor suo.52E Gesù cresceva in sapienza e in statura, e in grazia dinanzi a Dio e agli uomini.

Questo passo è molto importante: è l’unica notizia che Dio abbia giudicato utile di farci avere sull’infanzia e la giovinezza del Signore Gesù. Abbiamo qui, soprattutto per i giovani e i bambini, il Modello per eccellenza. Egli è perfetto nelle sue relazioni col Padre celeste, i cui «affari» oltrepassano, per la loro importanza, ogni altra considerazione, e perfetto anche nei rapporti coi dottori del Tempio; pur essendo infinitamente più saggio di tutti loro, non insegna, ma li ascolta e fa loro delle domande, unico atteggiamento che convenga alla sua età. Ma è perfetto anche nelle relazioni coi suoi genitori: stava loro sottomesso, precisa il v. 51, perché non si pensi ch’Egli fosse sfuggito loro per insubordinazione. Lui, che aveva coscienza della sua sovranità di Figlio di Dio, si è piegato ad una completa ubbidienza fin dalla più giovane età nella casa dei suoi genitori.

Sottolineiamo, infine, l’assiduità del bambino Gesù al Tempio, e il suo precoce interesse per le verità divine. Nient’altro l’attirava nell’illustre città di Gerusalemme, visitata probabilmente per la prima volta. Che valore attribuiamo noi alla presenza del Signore e al suo insegnamento?

Luca 3:1-14
1Or nell’anno decimoquinto dell’impero di Tiberio Cesare, essendo Ponzio Pilato governatore della Giudea, ed Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della Traconitide, e Lisania tetrarca dell’Abilene,2sotto i sommi sacerdoti Anna e Caiàfa, la parola di Dio fu diretta a Giovanni, figliuol di Zaccaria, nel deserto.3Ed egli andò per tutta la contrada d’intorno al Giordano, predicando un battesimo di ravvedimento per la remissione de’ peccati,4secondo che è scritto nel libro delle parole del profeta Isaia: V’è una voce d’uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, addirizzate i suoi sentieri.5Ogni valle sarà colmata ed ogni monte ed ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose saran fatte diritte e le scabre saranno appianate;6ed ogni carne vedrà la salvezza di Dio.7Giovanni dunque diceva alle turbe che uscivano per esser battezzate da lui: Razza di vipere, chi v’ha mostrato a fuggir dall’ira a venire?8Fate dunque dei frutti degni del ravvedimento, e non vi mettete a dire in voi stessi: Noi abbiamo Abramo per padre! Perché vi dico che Iddio può da queste pietre far sorgere dei figliuoli ad Abramo.9E ormai è anche posta la scure alla radice degli alberi; ogni albero dunque che non fa buon frutto, vien tagliato e gittato nel fuoco.10E le turbe lo interrogavano, dicendo: E allora, che dobbiam fare?11Ed egli rispondeva loro: Chi ha due tuniche, ne faccia parte a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto.12Or vennero anche dei pubblicani per esser battezzati, e gli dissero: Maestro, che dobbiam fare?13Ed egli rispose loro: Non riscotete nulla di più di quello che v’è ordinato.14Lo interrogaron pure de’ soldati, dicendo: E noi, che dobbiam fare? Ed egli a loro: Non fate estorsioni, né opprimete alcuno con false denunzie e contentatevi della vostra paga.

Le strade d’un tempo erano così brutte che bisognava ripararle e risistemarle ogni volta che il corteo d’un alto personaggio doveva passare. Visto in un senso morale, questo è il servizio di Giovanni Battista. Incaricato di preparare la venuta del Messia, egli avverte i Giudei che la loro qualità di «figli d’Abrahamo» non basta a metterli al riparo dall’ira di Dio. Ciò che Dio reclama da loro è il pentimento accompagnato da veri frutti. O il pentimento o l’ira: questa è la scelta lasciata ad Israele, e a ogni uomo.

Persone appartenenti a classi differenti si rivolgono a Giovanni, gli uni dopo gli altri; ed egli ha qualcosa da dire ad ognuno di loro da parte di Dio. Così, la Parola risponde a gente di tutte le condizioni e in tutte le circostanze.

Si presentano dei soldati, che s’aspettavano forse di essere arruolati per il Messia in un esercito di liberazione dal giogo romano. La risposta di Giovanni deve averli sorpresi (v. 14). Non pensiamo che il Signore abbia bisogno di noi per compiere azioni clamorose; ciò che si aspetta da parte nostra è una testimonianza d’onestà, di dolcezza e di soddisfazione nella situazione in cui ci troviamo (1 Corinzi 7:24).

Luca 3:15-38
15Or stando il popolo in aspettazione e domandandosi tutti in cuor loro riguardo a Giovanni se talora non fosse lui il Cristo,16Giovanni rispose, dicendo a tutti: Ben vi battezzo io con acqua; ma vien colui che è più forte di me, al quale io non son degno di sciogliere il legaccio dei calzari. Egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e col fuoco.17Egli ha in mano il suo ventilabro per nettare interamente l’aia sua, e raccogliere il grano nel suo granaio; ma quant’è alla pula la brucerà con fuoco inestinguibile.18Così, con molte e varie esortazioni, evangelizzava il popolo;19ma Erode, il tetrarca, essendo da lui ripreso riguardo ad Erodiada, moglie di suo fratello, e per tutte le malvagità ch’esso Erode avea commesse,20aggiunse a tutte le altre anche questa, di rinchiudere Giovanni in prigione.21Or avvenne che come tutto il popolo si faceva battezzare, essendo anche Gesù stato battezzato, mentre stava pregando, s’aprì il cielo,22e lo Spirito Santo scese su lui in forma corporea a guisa di colomba; e venne una voce dal cielo: Tu sei il mio diletto Figliuolo; in te mi sono compiaciuto.23E Gesù, quando cominciò anch’egli ad insegnare, avea circa trent’anni ed era figliuolo come credevasi, di Giuseppe,24di Heli, di Matthat, di Levi, di Melchi, di Jannai, di Giuseppe,25di Mattatia, di Amos, di Naum, di Esli, di Naggai,26di Maath, di Mattatia, di Semein, di Josech, di Joda,27di Joanan, di Rhesa, di Zorobabele, di Salatiel, di Neri,28di Melchi, di Addi, di Cosam, di Elmadam, di Er,29di Gesù, di Eliezer, di Jorim, di Matthat,30di Levi, di Simeone, di Giuda, di Giuseppe, di Jonam, di Eliakim,31di Melea, di Menna, di Mattatha, di Nathan, di Davide,32di Jesse, di Jobed, di Boos, di Sala, di Naasson,33di Aminadab, di Admin, di Arni, di Esrom, di Fares, di Giuda,34di Giacobbe, d’Isacco, d’Abramo, di Tara, di Nachor,35di Seruch, di Ragau, di Falek, di Eber, di Sala,36di Cainam, di Arfacsad, di Sem, di Noè,37di Lamech, di Mathusala, di Enoch, di Jaret, di Maleleel, di Cainam,38di Enos, di Seth, di Adamo, di Dio.

Giovanni ha esortato ed evangelizzato il popolo (v. 18). Messaggero fedele qual era, ha parlato di Cristo e della sua potenza. Ora è messo da parte, avendo terminato il suo compito. Che bell’esempio per noi che desideriamo servire il Signore! Non abbiamo il potere di convertire nessuno, ma la nostra vita e le nostre parole devono preparare le persone che ci conoscono a ricevere il Signore Gesù.

Gesù, dunque, appare. In grazia, prende posto con quelli del suo popolo, fin dai loro primi passi, nel buon cammino: si fa battezzare, prega (Luca è l’unico a ricordarlo), e, come risposta divina, lo Spirito Santo scende su Lui. Nello stesso tempo, la voce del Padre si rivolge a Lui, personalmente (in Matteo 3:17 è per i presenti): «Tu sei il mio diletto Figliuolo; in te mi sono compiaciuto». Che anche noi possiamo trovare tutto il nostro piacere in Lui!

La genealogia del Signore, attraverso Maria, risale ad Adamo e a Dio, attestando la sua qualità di Figlio dell’uomo e, nello stesso tempo, di Figlio di Dio. Matteo 1:1-17 stabilisce invece il suo titolo di Figlio di Davide e d’Abramo, erede delle promesse divine fatte ad Israele.

Luca 4:1-15
1Or Gesù, ripieno dello Spirito Santo, se ne ritornò dal Giordano, e fu condotto dallo Spirito nel deserto per quaranta giorni, ed era tentato dal diavolo.2E durante quei giorni non mangiò nulla; e dopo che quelli furon trascorsi, ebbe fame.3E il diavolo gli disse: Se tu sei Figliuol di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane.4E Gesù gli rispose: Sta scritto: Non di pane soltanto vivrà l’uomo.5E il diavolo, menatolo in alto, gli mostrò in un attimo tutti i regni del mondo e gli disse:6Ti darò tutta quanta questa potenza e la gloria di questi regni; perch’essa mi è stata data, e la do a chi voglio.7Se dunque tu ti prostri ad adorarmi, sarà tutta tua.8E Gesù, rispondendo, gli disse: Sta scritto: Adora il Signore Iddio tuo, e a lui solo rendi il tuo culto.9Poi lo menò a Gerusalemme e lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: Se tu sei Figliuolo di Dio, gettati giù di qui;10perché sta scritto: Egli ordinerà ai suoi angeli intorno a te, che ti proteggano;11ed essi ti porteranno sulle mani, che talora tu non urti col piede contro una pietra.12E Gesù, rispondendo, gli disse: E’ stato detto: Non tentare il Signore Iddio tuo.13Allora il diavolo, finita che ebbe ogni sorta di tentazione, si partì da lui fino ad altra occasione.14E Gesù, nella potenza dello Spirito, se ne tornò in Galilea; e la sua fama si sparse per tutta la contrada circonvicina.15E insegnava nelle loro sinagoghe, glorificato da tutti.

La tentazione del Signore avviene nel deserto, lo stesso luogo in cui Israele aveva moltiplicato i mormorii e le concupiscenze (Salmo 106:14). Il primo attacco del nemico è l’occasione per Gesù di ricordare questa verità fondamentale: l’uomo ha un’anima che ha bisogno di nutrimento, rappresentato dalla Parola di Dio assaporata nell’obbedienza. Poi, a quest’uomo perfettamente sottomesso, Satana offre tutti i regni del mondo e la loro gloria. Quanti hanno venduto la loro anima per molto meno! Il mondo fa infatti parte dell’eredità destinata al Signore Gesù. Ma sia che si tratti di tutta la terra o d’un semplice pezzo di pane, Cristo non voleva ricevere nulla da nessuno se non dalla mano del Padre (Salmo 2:8).

Allora Satana insinua per la seconda volta: «Se tu sei Figliuolo di Dio...» (v. 3 e 9), come se la cosa dovesse essere provata. Era mettere in dubbio ciò che il Padre aveva appena proclamato in modo solenne (3:22); era tentare Dio.

Gesù non avrebbe potuto essere un modello per noi se avesse vinto il diavolo in virtù della Sua potenza divina; qui Egli trionfa con le armi che sono a disposizione di ogni uomo: una completa sottomissione a Dio, un’obbedienza assoluta alla Sua Parola ed una fiducia incrollabile nelle Sue promesse.

Luca 4:16-30
16E venne a Nazaret, dov’era stato allevato; e com’era solito, entrò in giorno di sabato nella sinagoga, e alzatosi per leggere,17gli fu dato il libro del profeta Isaia; e aperto il libro trovò quel passo dov’era scritto:18Lo Spirito del Signore è sopra me; per questo egli mi ha unto per evangelizzare i poveri; mi ha mandato a bandir liberazione a’ prigionieri, ed ai ciechi ricupero della vista; a rimettere in libertà gli oppressi,19e a predicare l’anno accettevole del Signore.20Poi, chiuso il libro e resolo all’inserviente, si pose a sedere; e gli occhi di tutti nella sinagoga erano fissi in lui.21Ed egli prese a dir loro: Oggi, s’è adempiuta questa scrittura, e voi l’udite.22E tutti gli rendeano testimonianza, e si maravigliavano delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca, e dicevano: Non è costui il figliuol di Giuseppe?23Ed egli disse loro: Certo, voi mi citerete questo proverbio: Medico, cura te stesso; fa’ anche qui nella tua patria tutto quello che abbiamo udito essere avvenuto in Capernaum!24Ma egli disse: In verità vi dico che nessun profeta è ben accetto nella sua patria.25Anzi, vi dico in verità che ai dì d’Elia, quando il cielo fu serrato per tre anni e sei mesi e vi fu gran carestia in tutto il paese, c’eran molte vedove in Israele;26eppure a nessuna di esse fu mandato Elia, ma fu mandato a una vedova in Sarepta di Sidon.27E al tempo del profeta Eliseo, c’eran molti lebbrosi in Israele; eppure nessun di loro fu mondato, ma lo fu Naaman il Siro.28E tutti, nella sinagoga, furon ripieni d’ira all’udir queste cose.29E levatisi, lo cacciaron fuori della città, e lo menarono fin sul ciglio del monte sul quale era fabbricata la loro città, per precipitarlo giù.30Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò.

Vediamo iniziare il ministerio del Signore a Nazaret, luogo in cui fu cresciuto. La nostra testimonianza inizia a casa, nel nostro ambiente. Avremmo forse più coraggio di andare ad evangelizzare i pagani che prendere posizione davanti a quelli che ci conoscono?

Nella sinagoga, il divino Dottore legge il passo d’Isaia che lo presenta come il Messaggero della grazia, che proclama ai prigionieri l’apertura del carcere e la loro liberazione (vedi Isaia 61:1 e 42:7). Se qualcuno venisse ad annunciare a dei prigionieri l’amnistia e la libertà, immaginiamo che alcuni possano preferire la prigionia? che altri osino contare piuttosto sulla propria innocenza per essere liberati per vie legali? o che molti dicano: non è per me, sono troppo colpevole? o addirittura rifiutino di credere al messaggio di grazia? Sarebbero atteggiamenti insensati, molto improbabili! Eppure sono molto frequenti fra coloro che rifiutano la salvezza. Tuttavia, molti prigionieri di Satana accolgono con gioia la liberazione che viene loro offerta. A quali di questi prigionieri assomigliate? La triste fine di quest’episodio ci mostra in che modo gli abitanti di Nazaret, figura di tutto il popolo d’Israele, abbiano accolto queste buone notizie!

Luca 4:31-44
31E scese a Capernaum città di Galilea; e vi stava ammaestrando la gente nei giorni di sabato.32Ed essi stupivano della sua dottrina perché parlava con autorità.33Or nella sinagoga si trovava un uomo posseduto da uno spirito d’immondo demonio, il quale gridò con gran voce: Ahi!34Che v’è fra noi e te, o Gesù Nazareno? Se’ tu venuto per perderci? Io so chi tu sei: il Santo di Dio!35E Gesù lo sgridò, dicendo: Ammutolisci, ed esci da quest’uomo! E il demonio, gettatolo a terra in mezzo alla gente, uscì da lui senza fargli alcun male.36E tutti furon presi da sbigottimento e ragionavan fra loro, dicendo: Qual parola è questa? Egli comanda con autorità e potenza agli spiriti immondi, ed essi escono.37E la sua fama si spargeva in ogni parte della circostante contrada.38Poi, levatosi ed uscito dalla sinagoga, entrò in casa di Simone. Or la suocera di Simone era travagliata da una gran febbre; e lo pregarono per lei.39Ed egli, chinatosi verso di lei, sgridò la febbre, e la febbre la lasciò; ed ella alzatasi prontamente, si mise a servirli.40E sul tramontar del sole, tutti quelli che aveano degli infermi di varie malattie, li menavano a lui; ed egli li guariva, imponendo le mani a ciascuno.41Anche i demoni uscivano da molti gridando, e dicendo: Tu sei il Figliuol di Dio! Ed egli li sgridava e non permetteva loro di parlare, perché sapevano ch’egli era il Cristo.42Poi, fattosi giorno, uscì e andò in un luogo deserto; e le turbe lo cercavano e giunsero fino a lui; e lo trattenevano perché non si partisse da loro.43Ma egli disse loro: Anche alle altre città bisogna ch’io evangelizzi il regno di Dio; poiché per questo sono stato mandato.44E andava predicando per le sinagoghe della Galilea.

Cacciato da Nazaret, Gesù prosegue il suo ministerio a Capernaum. Insegna e guarisce con un’autorità che non avrebbe assolutamente stupito gli uomini (v. 32, 36) se avessero voluto riconoscere in Lui il Figlio di Dio. Ma se gli uomini si stupiscono, i demoni non si sbagliano; Giacomo 2:19 dice che essi credono e tremano; mentre il Signore era quaggiù, la loro attività si raddoppiava per ostacolare la Sua. Egli incontrava questi spiriti immondi persino nella sinagoga, ma non permetteva loro di rendergli testimonianza.

I v. 38 e 39 ci raccontano la guarigione della suocera di Simone. Gesù si china affettuosamente sulla malata, poiché Egli si occupa dei nostri mali «da vicino». In che modo questa donna fa uso della salute che ha appena riavuto? In un modo che parla a tutti noi: «Prontamente, si mise a servirli».

Pur essendo estraneo a questo mondo, Gesù non era però estraneo alle sue pene ed alle sue miserie. La sera non interrompe la sua meravigliosa attività, e fin dal mattino è pronto a riprenderla, perché ha trascorso un momento in disparte, solo con Dio. Questa sottomissione non si lascia fermare dalle folle che cercano di trattenerlo.

Luca 5:1-11
1Or avvenne che essendogli la moltitudine addosso per udir la parola di Dio, e stando egli in piè sulla riva del lago di Gennesaret,2vide due barche ferme a riva, dalle quali erano smontati i pescatori e lavavano le reti.3E montato in una di quelle barche che era di Simone, lo pregò di scostarsi un po’ da terra; poi, sedutosi, d’in sulla barca ammaestrava le turbe.4E com’ebbe cessato di parlare, disse a Simone: Prendi il largo, e calate le reti per pescare.5E Simone, rispondendo, disse: Maestro, tutta la notte ci siamo affaticati, e non abbiam preso nulla; però, alla tua parola, calerò le reti.6E fatto così, presero una tal quantità di pesci, che le reti si rompevano.7E fecero segno a’ loro compagni dell’altra barca, di venire ad aiutarli. E quelli vennero, e riempirono ambedue le barche, talché affondavano.8Simon Pietro, veduto ciò, si gettò a’ ginocchi di Gesù, dicendo: Signore, dipartiti da me, perché son uomo peccatore.9Poiché spavento avea preso lui e tutti quelli che eran con lui, per la presa di pesci che avean fatta;10e così pure Giacomo e Giovanni, figliuoli di Zebedeo, ch’eran soci di Simone. E Gesù disse a Simone: Non temere: da ora innanzi sarai pescator d’uomini.11Ed essi, tratte le barche a terra, lasciarono ogni cosa e lo seguirono.

Si tratta del noto racconto della pescata miracolosa, e d’un avvenimento ancor più meraviglioso: la conversione di Simone. Cosa fa lui mentre il divino Maestro ammaestra le folle? Lava le reti sporcate dal lavoro infruttuoso della notte precedente. Gesù lo obbliga ad ascoltare; gli chiede di portarlo sul lago, in modo da potersi rivolgere, dalla barca, alla moltitudine radunata sulla riva e, nello stesso tempo, proprio a lui che si trova al suo fianco! Poi il Signore parla ancora in un altro modo a Simone e ai suoi compagni: lo fa riempiendo le loro reti e facendosi così conoscere come «il Signore dell’universo», Colui che comanda ai pesci del mare secondo il Salmo 8:6,8 e che può tutto anche dove l’uomo non può nulla. Colto da timore, convinto di peccato per la presenza del Signore, Simone si getta ai suoi ginocchi esclamando: «Dipartiti da me...» Ma è forse per ritirarsi da lui che il Salvatore pieno d’amore ha cercato il peccatore?

Luca è l’unico a raccontare quest’incontro decisivo del Signore col suo discepolo Pietro. Nel libro degli Atti, Pietro, divenuto pescatore d’uomini, è lo strumento d’una miracolosa «pescata» di circa tremila anime (Atti 2:41)!

Luca 5:12-26
12Ed avvenne che, trovandosi egli in una di quelle città, ecco un uomo pien di lebbra, il quale, veduto Gesù e gettatosi con la faccia a terra, lo pregò dicendo: Signore, se tu vuoi, tu puoi mondarmi.13Ed egli, stesa la mano, lo toccò dicendo: Lo voglio, sii mondato. E in quell’istante la lebbra sparì da lui.14E Gesù gli comandò di non dirlo a nessuno: Ma va’, gli disse, mostrati al sacerdote ed offri per la tua purificazione quel che ha prescritto Mosè; e ciò serva loro di testimonianza.15Però la fama di lui si spandeva sempre più; e molte turbe si adunavano per udirlo ed esser guarite delle loro infermità.16Ma egli si ritirava ne’ luoghi deserti e pregava.17Ed avvenne, in uno di que’ giorni, ch’egli stava insegnando; ed eran quivi seduti de’ Farisei e de’ dottori della legge, venuti da tutte le borgate della Galilea, della Giudea e da Gerusalemme; e la potenza del Signore era con lui per compier delle guarigioni.18Ed ecco degli uomini che portavano sopra un letto un paralitico, e cercavano di portarlo dentro e di metterlo davanti a lui.19E non trovando modo d’introdurlo a motivo della calca, salirono sul tetto, e fatta un’apertura fra i tegoli, lo calaron giù col suo lettuccio, in mezzo alla gente, davanti a Gesù.20Ed egli, veduta la loro fede, disse: O uomo, i tuoi peccati ti sono rimessi.21Allora gli scribi e i Farisei cominciarono a ragionare, dicendo: Chi è costui che pronunzia bestemmie? Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?22Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, prese a dir loro: Che ragionate nei vostri cuori?23Che cosa è più agevole dire: I tuoi peccati ti son rimessi, oppur dire: Lèvati e cammina?24Ora, affinché sappiate che il Figliuol dell’uomo ha sulla terra autorità di rimettere i peccati: Io tel dico (disse al paralitico), lèvati, togli il tuo lettuccio e vattene a casa tua.25E in quell’istante, alzatosi in presenza loro e preso il suo giaciglio, se ne andò a casa sua, glorificando Iddio.26E tutti furon presi da stupore e glorificavano Iddio; e pieni di spavento, dicevano: Oggi abbiamo visto cose strane.

Un uomo pieno di lebbra viene a Gesù, riconoscendone la potenza, ed è guarito dalla volontà del Suo amore.

Il v. 16 ci rivela nuovamente il segreto di quest’Uomo perfetto: la sua vita di preghiera. La perfezione, per un uomo, consiste nel realizzare una completa dipendenza da Dio, e questa dipendenza trova la sua espressione nella preghiera. Ed è per questo che Luca ci mostra in ogni momento il nostro incomparabile Modello che attende a questa occupazione benedetta (3:21; 5:16; 6:12; 9:18,29; 11:1; 22:32,44).

Assistiamo, in seguito, al considerevole sforzo fatto da quattro persone per mettere un povero paralitico in contatto con Gesù (Marco 2:3). Che questo zelo e questa fede perseverante possano incoraggiarci! Possiamo così portare al Signore (mediante la preghiera) coloro la cui conversione ci sta a cuore, ed invitarli, forse, ad accompagnarci alle riunioni dell’assemblea, dove Egli ha promesso la sua presenza.

In questi capitoli 4 e 5 il peccato ci viene presentato sotto differenti aspetti: come potenza di Satana negli indemoniati (4:33,41); come contaminazione e sozzura nel lebbroso; infine come stato di morte davanti a Dio (il paralitico). Gesù è venuto a rispondere a questi tre caratteri: Egli è colui che libera, purifica e restituisce all’uomo l’uso delle sue facoltà.

Luca 5:27-39
27E dopo queste cose, egli uscì e notò un pubblicano, di nome Levi, che sedeva al banco della gabella, e gli disse: Seguimi.28Ed egli, lasciata ogni cosa, si levò e si mise a seguirlo.29E Levi gli fece un gran convito in casa sua; e c’era gran folla di pubblicani e d’altri che erano a tavola con loro.30E i Farisei ed i loro scribi mormoravano contro i discepoli di Gesù, dicendo: Perché mangiate e bevete coi pubblicani e coi peccatori?31E Gesù rispondendo, disse loro: I sani non hanno bisogno del medico, bensì i malati.32Io non son venuto a chiamare i de’ giusti, ma de’ peccatori a ravvedimento.33Ed essi gli dissero: I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno orazioni; così pure i discepoli de’ Farisei; mentre i tuoi mangiano e bevono.34E Gesù disse loro: Potete voi far digiunare gli amici dello sposo, mentre lo sposo è con loro?35Ma verranno i giorni per questo; e quando lo sposo sarà loro tolto, allora, in que’ giorni, digiuneranno.36Disse loro anche una parabola: Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo ad un vestito vecchio; altrimenti strappa il nuovo, e il pezzo tolto dal nuovo non adatta al vecchio.37E nessuno mette vin nuovo in otri vecchi; altrimenti vin nuovo rompe gli otri, il vino si spande, e gli otri vanno perduti.38Ma il vin nuovo va messo in otri nuovi.39E nessuno che abbia bevuto del vin vecchio, ne desidera del nuovo, perché dice: Il vecchio è buono.

Levi (o Matteo: Matteo 9:9) è al suo lavoro quando la voce di Gesù lo chiama. Lascia tutto, si alza e lo segue. Poi riceve il Signore a casa sua assieme ai vecchi colleghi, per dar loro l’occasione di incontrare il suo nuovo Maestro. Che anche i nostri inviti possano avere questo scopo! Questi pubblicani, esattori d’imposte, erano odiati dagli altri Giudei perché si arricchivano a loro spese e traevano un profitto personale dalla dominazione dei Romani. Da qui deriva l’indignazione degli scribi e dei Farisei nel vedere Gesù e i suoi discepoli in compagnia di questi rinnegati. Quante persone sono portate a ritirarsi più dai peccatori che dal peccato! In risposta a questi mormorii, Gesù si fa conoscere come il grande medico delle anime. Come il dottore non si reca dalla gente sana (o che si crede tale), così il Signore può occuparsi solo di quelli che riconoscono il loro stato di peccato.

Poi gli scribi e i Farisei sollevano la questione del digiuno. Gesù risponde loro che questo segno di tristezza non era adatto mentre Lui, lo Sposo, era in mezzo a loro. Del resto, la schiavitù della legge di Mosè e degli ordinamenti non s’accorda con la libertà e la gioia che la grazia porta (v. 36, 37).

Luca 6:1-19
1Or avvenne che in un giorno di sabato egli passava per i seminati; e i suoi discepoli svellevano delle spighe, e sfregandole con le mani, mangiavano.2Ed alcuni de’ Farisei dissero: Perché fate quel che non è lecito nel giorno del sabato?3E Gesù, rispondendo, disse loro: Non avete letto neppure quel che fece Davide, quand’ebbe fame, egli e coloro ch’eran con lui?4Com’entrò nella casa di Dio, e prese i pani di presentazione, e ne mangiò e ne diede anche a coloro che eran con lui, quantunque non sia lecito mangiarne se non ai soli sacerdoti?5E diceva loro: Il Figliuol dell’uomo è Signore del sabato.6Or avvenne in un altro sabato ch’egli entrò nella sinagoga, e si mise ad insegnare. E quivi era un uomo che avea la mano destra secca.7Or gli scribi e i Farisei l’osservavano per vedere se farebbe una guarigione in giorno di sabato, per trovar di che accusarlo.8Ma egli conosceva i loro pensieri, e disse all’uomo che avea la man secca: Lèvati, e sta su nel mezzo! Ed egli, alzatosi, stette su.9Poi Gesù disse loro: Io domando a voi: E’ lecito, in giorno di sabato, di far del bene o di far del male? di salvare una persona o di ucciderla?10E girato lo sguardo intorno su tutti loro, disse a quell’uomo: Stendi la mano! Egli fece così, e la sua mano tornò sana.11Ed essi furon ripieni di furore e discorreano fra loro di quel che potrebbero fare a Gesù.12Or avvenne in que’ giorni ch’egli se ne andò sul monte a pregare, e passò la notte in orazione a Dio.13E quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli, e ne elesse dodici, ai quali dette anche il nome di apostoli:14Simone, che nominò anche Pietro, e Andrea, fratello di lui, e Giacomo e Giovanni, e Filippo e Bartolommeo,15e Matteo e Toma, e Giacomo d’Alfeo e Simone chiamato Zelota,16e Giuda di Giacomo, e Giuda Iscariot che divenne poi traditore.17E sceso con loro, si fermò sopra un ripiano, insieme con gran folla dei suoi discepoli e gran quantità di popolo da tutta la Giudea e da Gerusalemme e dalla marina di Tiro e di Sidone,18i quali eran venuti per udirlo e per esser guariti delle loro infermità.19E quelli che erano tormentati da spiriti immondi, erano guariti; e tutta la moltitudine cercava di toccarlo, perché usciva da lui una virtù che sanava tutti.

Il Signore Gesù era venuto per introdurre un nuovo ordine di cose. Ma Israele trovava migliore l’antico regime della legge. L’uomo preferisce gli ordinamenti perché gli permettono di glorificarsi nel momento in cui li rispetta anche solo in parte; mentre la grazia lo umilia, considerandolo un essere perduto. Per questo motivo i Giudei ci tenevano al sabato, e il Signore dà a questo proposito due lezioni ai Farisei: l’una tratta dalle Scritture e dalla storia d’Israele (v. 3,4), l’altra dal suo esempio d’amore (v. 9,10). L’unico effetto che ha sui loro cuori è che ora tramano un complotto per sbarazzarsi di Lui!

Poi il Maestro designa i suoi apostoli; prima di farlo, però, prega una notte intera. Che importanza aveva quesa scelta per l’opera che doveva essere compiuta, in seguito! Il Signore Gesù conosceva il carattere naturale di tutti i suoi discepoli, ciò che ognuno doveva acquisire ed abbandonare... Li conosceva e li amava, così come conosce e ama noi (Giovanni 10:14, 27).

E poi, Colui che sapeva tutte le cose doveva prendere con Sé il traditore Giuda; ed anche in questa occasione trionfa la Sua perfetta sottomissione. Gesù era venuto per compiere le Scritture.

Luca 6:20-38
20Ed egli, alzati gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: Beati voi che siete poveri, perché il Regno di Dio è vostro.21Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete.22Beati voi, quando gli uomini v’avranno odiati, e quando v’avranno sbanditi d’infra loro, e v’avranno vituperati ed avranno ripudiato il vostro nome come malvagio, per cagione del Figliuol dell’uomo.23Rallegratevi in quel giorno e saltate di letizia perché, ecco, il vostro premio è grande ne’ cieli; poiché i padri loro facean lo stesso a’ profeti.24Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione.25Guai a voi che siete ora satolli, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché farete cordoglio piangerete.26Guai a voi quando tutti gli uomini diran bene di voi, perché i padri loro facean lo stesso coi falsi profeti.27Ma a voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici; fate del bene a quelli che v’odiano;28benedite quelli che vi maledicono, pregate per quelli che v’oltraggiano.29A chi ti percuote su una guancia, porgigli anche l’altra; e a chi ti toglie il mantello non impedire di prenderti anche la tunica.30Da’ a chiunque ti chiede; e a chi ti toglie il tuo, non glielo ridomandare.31E come volete che gli uomini facciano a voi, fate voi pure a loro.32E se amate quelli che vi amano, qual grazia ve ne viene? poiché anche i peccatori amano quelli che li amano.33E se fate del bene a quelli che vi fanno del bene, qual grazia ve ne viene? anche i peccatori fanno lo stesso.34E se prestate a quelli dai quali sperate ricevere, qual grazia ne avete? Anche i peccatori prestano ai peccatori per riceverne altrettanto.35Ma amate i vostri nemici, e fate del bene e prestate senza sperarne alcun che, e il vostro premio sarà grande e sarete figliuoli dell’Altissimo; poich’Egli è benigno verso gl’ingrati e malvagi.36Siate misericordiosi com’è misericordioso il Padre vostro.37Non giudicate, e non sarete giudicati; non condannate, e non sarete condannati; perdonate, e vi sarà perdonato.38Date, e vi sarà dato: vi sarà versata in seno buona misura, pigiata, scossa, traboccante; perché con la misura onde misurate, sarà rimisurato a voi.

Come ci sentiamo ripresi da questi insegnamenti del Maestro! Lasciamoli penetrare nei nostri cuori e, soprattutto, viviamoli! La maggior parte di queste parole si trova in Matteo 5 a 7; ma qui sono più personali. Non è scritto: «Beati quelli che...», ma «beati voi».

Il v. 31 riassume le esortazioni rivolte «a voi che ascoltate» (v. 27): «Come volete che gli uomini facciano a voi, fate voi pure a loro» (v. 31). Come sarebbero trattati bene i nostri simili se ubbidissimo a queste parole!

Tutti questi aspetti del Suo carattere sono estranei alla nostra natura orgogliosa, egoista e impaziente. Il Signore sottolinea che sono quelli di Dio stesso e che ci faranno riconoscere come i figli del Padre celeste, sulla terra (v. 35 e 36); infatti, non avremo l’occasione di manifestarli in cielo, poiché là non ci saranno più nemici da amare, né ingiustizie da sopportare, né miserie da lenire. La nostra responsabilità e il nostro privilegio sono di assomigliare a Gesù quaggiù, di riflettere la dolcezza, l’amore, l’umiltà, la pazienza del perfetto Modello «che, oltraggiato, non rendeva gli oltraggi; che, soffrendo, non minacciava...» (1 Pietro 2:21,23).

Luca 6:39-49
39Poi disse loro anche una parabola: Un cieco può egli guidare un cieco? Non cadranno tutti e due nella fossa?40Un discepolo non è da più del maestro; ma ogni discepolo perfetto sarà come il suo maestro.41Or perché guardi tu il bruscolo che è nell’occhio del tuo fratello, mentre non iscorgi la trave che è nell’occhio tuo proprio?42Come puoi dire al tuo fratello: Fratello, lascia ch’io ti tragga il bruscolo che hai nell’occhio, mentre tu stesso non vedi la trave ch’è nell’occhio tuo? Ipocrita, trai prima dall’occhio tuo la trave, e allora ci vedrai bene per trarre il bruscolo che è nell’occhio del tuo fratello.43Non v’è infatti albero buono che faccia frutto cattivo, né v’è albero cattivo che faccia frutto buono;44poiché ogni albero si riconosce dal suo proprio frutto; perché non si colgon fichi dalle spine, ne si vendemmia uva dal pruno.45L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore reca fuori il bene; e l’uomo malvagio, dal malvagio tesoro reca fuori il male; poiché dall’abbondanza del cuore parla la sua bocca.46Perché mi chiamate Signore, Signore, e non fate quel che dico?47Chiunque viene a me ed ascolta le mie parole e le mette in pratica, io vi mostrerò a chi somiglia.48Somiglia ad un uomo il quale, edificando una casa, ha scavato e scavato profondo, ed ha posto il fondamento sulla roccia; e venuta una piena, la fiumana ha investito quella casa e non ha potuto scrollarla per che era stata edificata bene.49Ma chi ha udito e non ha messo in pratica, somiglia ad un uomo che ha edificato una casa sulla terra, senza fondamento; la fiumana l’ha investita, e subito è crollata; e la ruina di quella casa è stata grande.

Se un piccolo corpo estraneo si posa sulla lente d’un microscopio, non si può più vedere nulla. Ma per noi è il contrario; più grossa è la trave che abbiamo nell’occhio, più abbiamo la vista acuta per distinguere il bruscolo nell’occhio del nostro fratello!

Al v. 46, Gesù pone a tutti noi una domanda che deve farci riflettere: «Perché mi chiamate Signore, Signore, e non fate quel che dico?». Spesso siamo molto leggeri e sconsiderati nel pronunciare, nelle nostre preghiere, il nome del Signore Gesù. Non abbiamo il diritto di chiamarlo così se non siamo disposti a fare in ogni cosa la sua volontà (1 Giovanni 2:4). Molti figli di genitori cristiani hanno per grazia accettato Gesù Cristo come loro Salvatore; ma, finché non riconoscono anche la sua autorità di Signore, come si può dire che si sono veramente volti verso di Lui? Il vero cristianesimo consiste nel vivere non più per se stessi, ma per Colui che è morto per noi, servirlo ed aspettarlo (1 Tessalonicesi 1:9,10; 2 Corinzi 5:15).

Fondare le proprie speranze «sulla terra» significa andare incontro ad una grande rovina (v. 49). Andiamo a Gesù, ascoltiamo le sue parole e mettiamole in pratica (v. 47)!

Luca 7:1-17
1Dopo ch’egli ebbe finiti tutti i suoi ragionamenti al popolo che l’ascoltava, entrò in Capernaum.2Or il servitore d’un certo centurione, che l’avea molto caro, era malato e stava per morire;3e il centurione, avendo udito parlar di Gesù, gli mandò degli anziani de’ giudei per pregarlo che venisse a salvare il suo servitore.4Ed essi, presentatisi a Gesù, lo pregavano istantemente, dicendo: Egli è degno che tu gli conceda questo;5perché ama la nostra nazione, ed è lui che ci ha edificata la sinagoga.6E Gesù s’incamminò con loro; e ormai non si trovava più molto lontano dalla casa, quando il centurione mandò degli amici a dirgli: Signore, non ti dare questo incomodo, perch’io non son degno che tu entri sotto il mio tetto;7e perciò non mi son neppure reputato degno di venire da te; ma dillo con una parola, e sia guarito il mio servitore.8Poiché anch’io son uomo sottoposto alla potestà altrui, ed ho sotto di me de’ soldati; e dico ad uno: Va’, ed egli va; e ad un altro: Vieni, ed egli viene; e al mio servitore: Fa’ questo, ed egli lo fa.9Udito questo, Gesù restò maravigliato di lui; e rivoltosi alla moltitudine che lo seguiva, disse: Io vi dico che neppure in Israele ho trovato una cotanta fede!10E quando gl’inviati furon tornati a casa, trovarono il servitore guarito.11E avvenne in seguito, ch’egli s’avviò ad una città chiamata Nain, e i suoi discepoli e una gran moltitudine andavano con lui.12E come fu presso alla porta della città, ecco che si portava a seppellire un morto, figliuolo unico di sua madre; e questa era vedova; e una gran moltitudine della città era con lei.13E il Signore, vedutala, ebbe pietà di lei e le disse: Non piangere!14E accostatosi, toccò la bara; i portatori si fermarono, ed egli disse: Giovinetto, io tel dico, lèvati!15E il morto si levò a sedere e cominciò a parlare. E Gesù lo diede a sua madre.16Tutti furon presi da timore, e glorificavano Iddio dicendo: Un gran profeta è sorto fra noi; e: Dio ha visitato il suo popolo.17E questo dire intorno a Gesù si sparse per tutta la Giudea e per tutto il paese circonvicino.

Che nobili sentimenti troviamo nel centurione di Capernaum: grande affetto per un semplice schiavo, benevolenza verso Israele, umiltà («io non son degno...» conf. v. 6), senso dell’autorità e del dovere acquisito mediante la vita militare (v. 8)... Tuttavia, non sono queste qualità morali che il Signore ammira; ma la sua fede. Gesù la cita ad esempio. La fede esiste solo attraverso l’oggetto sul quale essa si fonda: qui, è l’onnipotenza del Signore. Più l’oggetto sarà conosciuto nella sua grandezza, più grande sarà la fede. Che Cristo sia grande per il nostro cuore!

Avvicinandosi a Nain, il Signore e la folla che l’accompagna incrociano un altro corteo. Si tratta d’un funerale, come quelli che si vedono per le strade (Ecclesiaste 12:7); è un richiamo solenne al fatto che la morte è il salario del peccato. Ma questo funerale è particolarmente triste, perché si tratta dell’unico figlio d’una vedova. Mosso a compassione, Gesù comincia col consolare la povera madre. Poi tocca la bara (così come aveva toccato il lebbroso, cap. 5:13, senza esserne contagiato; conf. Numeri 19:11). Ed ecco che questo morto si siede e incomincia a parlare!

Non dimentichiamo che la confessione con la bocca è pur necessaria per dimostrare che la vita è in noi (Romani 10:9).

Luca 7:18-35
18E i discepoli di Giovanni gli riferirono tutte queste cose.19Ed egli, chiamati a sé due dei suoi discepoli, li mandò al Signore a dirgli: Sei tu colui che ha da venire o ne aspetteremo noi un altro?20E quelli, presentatisi a Gesù, gli dissero: Giovanni Battista ci ha mandati da te a dirti: Sei tu colui che ha da venire, o ne aspetteremo noi un altro?21In quella stessa ora, Gesù guarì molti di malattie, di flagelli e di spiriti maligni, e a molti ciechi donò la vista.22E, rispondendo, disse loro: Andate a riferire a Giovanni quel che avete veduto e udito: i ciechi ricuperano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono mondati, i sordi odono, i morti risuscitano, l’Evangelo è annunziato ai poveri.23E beato colui che non si sarà scandalizzato di me!24Quando i messi di Giovanni se ne furono andati, Gesù prese a dire alle turbe intorno a Giovanni: Che andaste a vedere nel deserto? Una canna dimenata dal vento?25Ma che andaste a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Ecco, quelli che portano de’ vestimenti magnifici e vivono in delizie, stanno nei palazzi dei re.26Ma che andaste a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, e uno più che profeta.27Egli è colui del quale è scritto: Ecco, io mando il mio messaggero davanti al tuo cospetto che preparerà la tua via dinanzi a te.28Io ve lo dico: Fra i nati di donna non ve n’è alcuno maggiore di Giovanni; però, il minimo nel regno di Dio è maggiore di lui.29E tutto il popolo che l’ha udito, ed anche i pubblicani, hanno reso giustizia a Dio, facendosi battezzare del battesimo di Giovanni;30ma i Farisei e i dottori della legge hanno reso vano per loro stessi il consiglio di Dio, non facendosi battezzare da lui.31A chi dunque assomiglierò gli uomini di questa generazione? E a chi sono simili?32Sono simili ai fanciulli che stanno a sedere in piazza, e gridano gli uni agli altri: Vi abbiam sonato il flauto e non avete ballato; abbiam cantato dei lamenti e non avete pianto.33Difatti è venuto Giovanni Battista non mangiando pane ne bevendo vino, e voi dite: Ha un demonio.34E’ venuto il Figliuol dell’uomo mangiando e bevendo, e voi dite: Ecco un mangiatore ed un beone, un amico dei pubblicani e de’ peccatori!35Ma alla sapienza è stata resa giustizia da tutti i suoi figliuoli.

Dalla prigione in cui Erode l’aveva rinchiuso (3:20), Giovanni Battista manda da Gesù due dei suoi discepoli per informarsi a suo riguardo. Dalla domanda che fa, traspaiono i suoi dubbi e il suo scoraggiamento. Aveva annunciato il regno, ed ha avuto la prigione! È veramente possibile che Gesù sia «colui che ha da venire»?

Molte persone, considerando lo stato attuale della Chiesa, la persecuzione dei credenti in tanti paesi, e l’indifferenza del mondo nei riguardi dell’Evangelo, cominciano a dubitare della potenza del Signore e del suo regno. Ma il regno non verrà stabilito prima del rapimento della Chiesa e del compimento degli avvenimenti previsti dalle profezie.

Le opere di Gesù risponderanno, esse stesse, alla domanda dei due messaggeri.

Giovanni aveva reso testimonianza al Signore. Ora è il Signore che, davanti alle stesse folle, rende testimonianza a Giovanni; e mostra con tristezza che brutta accoglienza il ministerio del precursore ed il suo hanno incontrato presso «questa generazione» pur così privilegiata (v. 31). Né i lamenti di Giovanni (i suoi inviti al pentimento) né il suono del flauto, ossia le buone notizie del Salvatore che dovevano produrre la gioia e la lode, avevano trovato eco presso la massa del popolo e nei suoi capi.

Luca 7:36-50
36Or uno de’ Farisei lo pregò di mangiare da lui; ed egli, entrato in casa del Fariseo, si mise a tavola.37Ed ecco, una donna che era in quella città, una peccatrice, saputo ch’egli era a tavola in casa del Fariseo, portò un alabastro d’olio odorifero;38e stando a’ piedi di lui, di dietro, piangendo cominciò a rigargli di lagrime i piedi, e li asciugava coi capelli del suo capo; e gli baciava e ribaciava i piedi e li ungeva con l’olio.39Il Fariseo che l’avea invitato, veduto ciò, disse fra sé: Costui, se fosse profeta, saprebbe chi e quale sia la donna che lo tocca; perché è una peccatrice.40E Gesù, rispondendo, gli disse: Simone, ho qualcosa da dirti. Ed egli:41Maestro, di’ pure. Un creditore avea due debitori; l’uno gli dovea cinquecento denari e l’altro cinquanta.42E non avendo essi di che pagare, condonò il debito ad ambedue. Chi di loro dunque l’amerà di più?43Simone, rispondendo, disse: Stimo sia colui al quale ha condonato di più. E Gesù gli disse: Hai giudicato rettamente.44E voltosi alla donna, disse a Simone: Vedi questa donna? Io sono entrato in casa tua, e tu non m’hai dato dell’acqua ai piedi; ma ella mi ha rigato i piedi di lagrime e li ha asciugati co’ suoi capelli.45Tu non m’hai dato alcun bacio; ma ella, da che sono entrato, non ha smesso di baciarmi i piedi.46Tu non m’hai unto il capo d’olio; ma ella m’ha unto i piedi di profumo.47Per la qual cosa, io ti dico: Le sono rimessi i suoi molti peccati, perché ha molto amato; ma colui a cui poco è rimesso, poco ama.48Poi disse alla donna: I tuoi peccati ti sono rimessi.49E quelli che erano a tavola con lui, cominciarono a dire dentro di sé: Chi è costui che rimette anche i peccati?50Ma egli disse alla donna: La tua fede t’ha salvata; vattene in pace.

Con sentimenti molto diversi da quelli del pubblicano Levi (cap. 5 v. 29), Simone il fariseo invita il Signore alla sua tavola. Pensava forse di riceverne dell’onore; Gesù gli darà, invece, un’umiliante lezione. Ecco che una donna, conosciuta per la sua vita di peccato, s’è introdotta nella casa, e spande ai piedi di Gesù, con l’omaggio del suo profumo, abbondanti lacrime di pentimento. Proprio questa peccatrice, e non il fariseo Simone, rinfresca e ristora il cuore del Signore! Poiché essa ha coscienza del suo grande debito verso Dio, e viene a Gesù nell’unico stato conveniente: con un cuore spezzato ed umiliato (Salmo 51:17). Prima di rivolgere a questa donna la parola di grazia che essa aspetta, il Signore ha «qualcosa da dire» a Simone, di cui conosce i pensieri segreti. Quante volte potremmo sentire il nostro nome al posto di quello di Simone. «Ho qualcosa da dire anche a te», dichiara il Maestro ad uno di noi: Tu ti paragoni forse ad altri che non hanno ricevuto come te un’educazione cristiana e ti senti migliore di loro; ma ciò che conta è l’amore che hai per me e le prove che mi vengono date.

Che possiamo discernere quanto ci è stato perdonato per amare di più il nostro Salvatore!

Luca 8:1-15
1Ed avvenne in appresso che egli andava attorno di città in città e di villaggio in villaggio, predicando ed annunziando la buona novella del regno di Dio;2e con lui erano i dodici e certe donne che erano state guarite da spiriti maligni e da infermità: Maria, detta Maddalena, dalla quale erano usciti sette demoni,3e Giovanna, moglie di Cuza, amministratore d’Erode, e Susanna ed altre molte che assistevano Gesù ed i suoi coi loro beni.4Or come si raunava gran folla e la gente d’ogni città accorreva a lui, egli disse in parabola:5Il seminatore uscì a seminar la sua semenza; e mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada, e fu calpestato e gli uccelli del cielo lo mangiarono.6Ed un’altra cadde sulla roccia; e come fu nato seccò perché non avea umore.7Ed un’altra cadde in mezzo alle spine; e le spine, nate insieme col seme, lo soffocarono.8Ed un’altra parte cadde nella buona terra; e nata che fu, fruttò il cento per uno. Dicendo queste cose, esclamava: Chi ha orecchi da udire, oda.9E i suoi discepoli gli domandarono che volesse dir questa parabola.10Ed egli disse: A voi è dato di conoscere i misteri del regno di Dio; ma agli altri se ne parla in parabole, affinché vedendo non veggano, e udendo non intendano.11Or questo è il senso della parabola: Il seme è la parola di Dio.12Quelli lungo la strada son coloro che hanno udito; ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal cuor loro, affinché non credano e non siano salvati.13E quelli sulla roccia son coloro i quali, quando hanno udito la Parola, la ricevono con allegrezza; ma costoro non hanno radice, credono per un tempo, e quando viene la prova, si traggono indietro.14E quel ch’è caduto fra le spine, son coloro che hanno udito, ma se ne vanno e restan soffocati dalle cure e dalle ricchezze e dai piaceri della vita, e non arrivano a maturità.15E quel ch’è in buona terra, son coloro i quali, dopo aver udita la Parola, la ritengono in un cuore onesto e buono, e portan frutto con perseveranza.

Assieme ai suoi discepoli, alcune donne devote seguivano il Signore e l’«assistevano... coi loro beni». Ciò che queste hanno fatto per Gesù è menzionato dopo che ci è detto quello che Lui ha fatto per loro (v. 2).

I v. 4 a 15 contengono la parabola del seminatore e la sua spiegazione. Tre cose portano la sterilità del suolo: gli uccelli, figura del diavolo (v. 12); la roccia, immagine qui del cuore arido, impenetrabile ad ogni azione profonda e duratura; le spine, che simboleggiano il mondo con le sue preoccupazioni, le sue ricchezze e i suoi piaceri (v. 14). Tuttavia, anche il migliore dei terreni deve prima essere lavorato. Operazione, potremmo dire, dolorosa per il suolo che è spezzato, rimosso, rigirato, perché sia pronto a lasciar penetrare e germogliare la semenza. È così che Dio opera, spesso mediante delle prove, nella coscienza di quelli che vogliono ricevere la Parola.

Ma questo lavoro non può essere fatto nei primi tre terreni. È inutile lavorare una strada continuamente calpestata, ed è impossibile farlo sulla roccia. Quanto alle spine, è prima necessario un dissodamento, e le radici del mondo, nel cuore, sono spesso profondamente piantate.

Tutti i «terreni» odono la parola. Ma ritenerla e portare frutto con perseveranza è caratteristica della buona terra soltanto (v. 15).

Luca 8:16-25
16Or niuno, accesa una lampada, la copre con un vaso, o la mette sotto il letto; anzi la mette sul candeliere, acciocché chi entra vegga la luce.17Poiché non v’è nulla di nascosto che non abbia a diventar manifesto, né di segreto che non abbia a sapersi ed a farsi palese.18Badate dunque come ascoltate: perché a chi ha sarà dato; ma a chi non ha, anche quel che pensa d’avere gli sarà tolto.19Or sua madre e i suoi fratelli vennero a lui; e non poteano avvicinarglisi a motivo della folla.20E gli fu riferito: Tua madre e i tuoi fratelli son là fuori, che ti voglion vedere.21Ma egli, rispondendo, disse loro: Mia madre e miei fratelli son quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica.22Or avvenne, in un di quei giorni, ch’egli entrò in una barca co’ suoi discepoli, e disse loro: Passiamo all’altra riva del lago. E presero il largo.23E mentre navigavano, egli si addormentò; e calò sul lago un turbine di vento, talché la barca s’empiva d’acqua, ed essi pericolavano.24E accostatisi, lo svegliarono, dicendo: Maestro, Maestro, noi periamo! Ma egli, destatosi, sgridò il vento e i flutti che s’acquetarono, e si fe’ bonaccia.25Poi disse loro: Dov’è la fede vostra? Ma essi, impauriti e maravigliati, diceano l’uno all’altro: Chi è mai costui che comanda anche ai venti ed all’acqua e gli ubbidiscono?

Non verrebbe in mente a nessuno, dopo aver acceso una lampada, di nasconderla sotto un vaso o sotto un letto. Noi siamo «figli di luce», e la nostra ragion d’essere quaggiù è di far brillare ben distintamente, nelle tenebre di questo mondo, le virtù di Colui che è Luce (v. 16; Matteo 5:14; 1 Pietro 2:9).

In occasione della venuta di sua madre e dei suoi fratelli, il Signore parla ancora di «quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica» (v. 21; 6:47). Solo loro possono avvalersi d’una relazione con Lui.

Il sonno di Gesù nella barca ce lo mostra come un uomo stanco per la sua giornata di lavoro. Ma, nell’istante successivo, l’ordine che impartisce al vento e alle onde ce lo fa conoscere come Dio sovrano. Colti da paura, i discepoli esclamano: «Chi è mai costui...?». Molte volte abbiamo udito questa domanda (v. 25; 5:21; 7:49). Un tempo Agur l’aveva posta: «Chi ha raccolto il vento nel suo pugno? Chi ha racchiuse l’acque nella sua veste?» (Proverbi 30:4). Colui che «comanda anche ai venti e all’acqua» e rivela la sua potenza ai discepoli che mancano di fede, è il Figlio di Dio, il Creatore. La Sua potenza oggi non è cambiata. Ma a che punto è la nostra fede?

Luca 8:26-39
26E navigarono verso il paese dei Geraseni che è dirimpetto alla Galilea.27E quando egli fu smontato a terra, gli si fece incontro un uomo della città, il quale era posseduto da demoni, e da lungo tempo non indossava vestito, e non abitava casa ma stava ne’ sepolcri.28Or quando ebbe veduto Gesù, dato un gran grido, gli si prostrò dinanzi, e disse con gran voce: Che v’è fra me e te, o Gesù, Figliuolo dell’Iddio altissimo? Ti prego, non mi tormentare.29Poiché Gesù comandava allo spirito immondo d’uscir da quell’uomo; molte volte infatti esso se n’era impadronito; e benché lo si fosse legato con catene e custodito in ceppi, avea spezzato i legami, ed era portato via dal demonio ne’ deserti.30E Gesù gli domandò: Qual è il tuo nome? Ed egli rispose: Legione; perché molti demoni erano entrati in lui.31Ed essi lo pregavano che non comandasse loro d’andar nell’abisso.32Or c’era quivi un branco numeroso di porci che pascolava pel monte; e que’ demoni lo pregarono di permetter loro d’entrare in quelli. Ed egli lo permise loro.33E i demoni, usciti da quell’uomo, entrarono ne’ porci; e quel branco si avventò a precipizio giù nel lago ed affogò.34E quando quelli che li pasturavano videro ciò ch’era avvenuto, se ne fuggirono e portaron la notizia in città e per la campagna.35E la gente uscì fuori a veder l’accaduto; e venuta a Gesù, trovò l’uomo, dal quale erano usciti i demoni, che sedeva a’ piedi di Gesù, vestito ed in buon senno; e s’impaurirono.36E quelli che aveano veduto, raccontarono loro come l’indemoniato era stato liberato.37E l’intera popolazione della circostante regione de’ Geraseni pregò Gesù che se n’andasse da loro; perch’eran presi da grande spavento. Ed egli, montato nella barca, se ne tornò indietro.38E l’uomo dal quale erano usciti i demoni, lo pregava di poter stare con lui, ma Gesù lo licenziò, dicendo:39Torna a casa tua, e racconta le grandi cose che Iddio ha fatte per te. Ed egli se ne andò per tutta la città, proclamando quanto grandi cose Gesù avea fatte per lui.

La potenza divina, di cui Gesù ha dato un’idea calmando la tempesta, si trova qui di fronte ad una violenza molto temibile: quella di Satana. Un esercito di demoni si era completamente impadronito della volontà di questo infelice Geraseno. Avevano già tentato, ma senza successo, di domarlo con ceppi e catene, immagine dei vani sforzi della società per frenare le passioni. Sempre nei sepolcri, questo posseduto era già moralmente un morto. Era nudo, cioè incapace, come Adamo, di nascondere a Dio il suo stato. Che quadro della decadenza morale della creatura! Ma che cambiamento quando interviene la liberazione del Signore (leggere Efesini 2:1-6)! Gli abitanti della città non possono che constatarlo. Essi trovano quest’uomo «che sedeva ai piedi di Gesù, vestito ed in buon senno». Sì, il riscattato trova pace e riposo solo presso al suo Salvatore; Dio lo riveste di giustizia e gli dà intelligenza per conoscerlo.

Ahimè! la presenza di Dio inquieta e disturba il mondo più della dominazione del diavolo.

L’indemoniato guarito vorrebbe accompagnare Gesù (confr. Filippesi 1:23); ma il Signore gli indica il suo campo di lavoro: la sua casa e la sua città, dove egli ha da raccontare tutto ciò che Gesù ha fatto per lui (Salmo 66:16).

Luca 8:40-56
40Al suo ritorno, Gesù fu accolto dalla folla, perché tutti lo stavano aspettando.41Ed ecco venire un uomo, chiamato Iairo, che era capo della sinagoga; e gittatosi ai piedi di Gesù, lo pregava d’entrare in casa sua,42perché avea una figlia unica di circa dodici anni, e quella stava per morire. Or mentre Gesù v’andava, la moltitudine l’affollava.43E una donna che avea un flusso di sangue da dodici anni ed avea spesa ne’ medici tutta la sua sostanza senza poter esser guarita da alcuno,44accostatasi per di dietro, gli toccò il lembo della veste; e in quell’istante il suo flusso ristagnò.45E Gesù domandò: Chi m’ha toccato? E siccome tutti negavano, Pietro e quelli ch’eran con lui, risposero: Maestro, le turbe ti stringono e t’affollano.46Ma Gesù replicò: Qualcuno m’ha toccato, perché ho sentito che una virtù è uscita da me.47E la donna, vedendo che non era rimasta inosservata, venne tutta tremante, e gittatasi a’ suoi piedi, dichiarò, in presenza di tutto il popolo, per qual motivo l’avea toccato e com’era stata guarita in un istante.48Ma egli le disse: Figliuola, la tua fede t’ha salvata; vattene in pace.49Mentr’egli parlava ancora, venne uno da casa del capo della sinagoga, a dirgli: La tua figliuola è morta; non incomodar più oltre il Maestro.50Ma Gesù, udito ciò, rispose a Iairo: Non temere; solo abbi fede, ed ella sarà salva.51Ed arrivato alla casa, non permise ad alcuno d’entrarvi con lui, salvo che a Pietro, a Giovanni, a Giacomo e al padre e alla madre della fanciulla.52Or tutti piangevano e facean cordoglio per lei. Ma egli disse: Non piangete; ella non è morta, ma dorme.53E si ridevano di lui, sapendo ch’era morta.54Ma egli, presala per la mano, disse ad alta voce: Fanciulla, lèvati!55E lo spirito di lei tornò; ella s’alzò subito, ed egli comandò che le si desse da mangiare.56E i gentori di lei sbigottirono: ma egli ordinò loro di non dire ad alcuno quel che era accenuto.

Iairo, capo della sinagoga la cui figlia unica sta per morire, supplica Gesù di andare a casa sua. Non ha la stessa fede del centurione del cap. 7, il quale sapeva che una parola del Signore bastava perché il suo servitore fosse guarito, anche a distanza. Mentre Gesù sta andando, è toccato furtivamente da una donna che, in precedenza, aveva consultato, ma inutilmente, un gran numero di medici. Con la guarigione, il Signore vuole darle la certezza della pace; la obbliga così a farsi riconoscere.

Continuando la sua strada col padre angosciato, Gesù ha «una lingua esercitata», come è scritto in Isaia, per sostenerlo con un parola (v. 50; confr. 7:13 e Isaia 50:4). Avviene allora una scena straordinaria. Al richiamo del «Principe della vita» (Atti 3:15), la fanciulla si alza immediatamente. Ma il Signore sa che ora ella ha bisogno di nutrimento e, nella sua tenera sollecitudine, fa in modo che questo le sia assicurato. Così, in queste due circostanze, vediamo l’amore del Signore manifestarsi anche dopo la liberazione: nei confronti della donna, per metterla in una relazione personale con Lui e portarla a confessarlo pubblicamente; nei confronti della fanciulla, perché sia nutrita e fortificata.

Luca 9:1-17
1Ora Gesù, chiamati assieme i dodici, diede loro potestà ed autorità su tutti i demoni e di guarir le malattie.2E li mandò a predicare il regno di Dio e a guarire gl’infermi.3E disse loro: Non prendete nulla per viaggio: né bastone, né sacca, né pane, né danaro, e non abbiate tunica di ricambio.4E in qualunque casa sarete entrati, in quella dimorate e da quella ripartite.5E quant’è a quelli che non vi riceveranno, uscendo dalla loro città, scotete la polvere dai vostri piedi, in testimonianza contro a loro.6Ed essi, partitisi, andavano attorno di villaggio in villaggio, evangelizzando e facendo guarigioni per ogni dove.7Ora, Erode il tetrarca udì parlare di tutti que’ fatti; e n’era perplesso, perché taluni dicevano: Giovanni è risuscitato dai morti;8altri dicevano: E’ apparso Elia; ed altri: E’ risuscitato uno degli antichi profeti.9Ma Erode disse: Giovanni l’ho fatto decapitare; chi è dunque costui del quale sento dir tali cose? E cercava di vederlo.10E gli apostoli, essendo ritornati, raccontarono a Gesù tutte le cose che aveano fatte; ed egli, presili seco, si ritirò in disparte verso una città chiamata Betsaida.11Ma le turbe, avendolo saputo, lo seguirono; ed egli, accoltele, parlava loro del regno di Dio, e guariva quelli che avean bisogno di guarigione.12Or il giorno cominciava a declinare; e i dodici, accostatisi, gli dissero: Licenzia la moltitudine, affinché se ne vada per i villaggi e per le campagne d’intorno per albergarvi e per trovarvi da mangiare, perché qui siamo in un luogo deserto.13Ma egli disse loro: Date lor voi da mangiare. Ed essi risposero: Noi non abbiamo altro che cinque pani e due pesci; se pur non andiamo noi a comprar dei viveri per tutto questo popolo.14Poiché v’eran cinquemila uomini. Ed egli disse ai suoi discepoli: Fateli accomodare a cerchi d’una cinquantina.15E così li fecero accomodar tutti.16Poi Gesù prese i cinque pani e i due pesci; e levati gli occhi al cielo, li benedisse, li spezzò e li dava ai suoi discepoli per metterli dinanzi alla gente.17E tutti mangiarono e furon sazi; e de’ pezzi loro avanzati si portaron via dodici ceste.

Il Signore manda in missione i suoi dodici apostoli. La potenza e l’autorità che conferisce loro sono la sola cosa di cui hanno bisogno nel cammino (v. 3). Al loro ritorno, si affrettano a raccontare tutto ciò che essi hanno fatto (v. 10; confr. Atti 14:27, dove Paolo e Barnaba riferiscono «tutte le cose che Dio aveva fatte per mezzo di loro»; vedere anche Atti 21:19 e 1 Corinzi 15:10). Allora Gesù li prende con sé in disparte. Ma le folle non tardano a scoprirlo, e lui senza la minima impazienza, riprende il suo ministerio. Accoglie, parla, guarisce. I discepoli vorrebbero rimandare tutta quella gente; non tanto forse per interesse verso di loro, come vorrebbero far credere (v. 12), quanto piuttosto per assicurarsi il loro proprio riposo. Ma il Maestro, mentre si occupa di queste folle, ha preparato una lezione anche per i suoi! Nel momento in cui viene constatata l’insufficienza delle loro risorse per nutrire questa moltitudine, Gesù vi provvede con la sua potenza. Notiamo che avrebbe potuto benissimo fare a meno dei cinque pani e dei due pesci. Ma, nella sua grazia, Egli prende il poco che noi mettiamo a sua disposizione e sa trarne una grande abbondanza. La sua potenza si compie sempre nella debolezza dei suoi servitori (2 Corinzi 12:9).

Luca 9:18-36
18Or avvenne che mentr’egli stava pregando in disparte, i discepoli erano con lui; ed egli domandò loro: Chi dicono le turbe ch’io sia?19E quelli risposero: Gli uni dicono Giovanni Battista; altri, Elia; ed altri, uno dei profeti antichi risuscitato.20Ed egli disse loro: E voi, chi dite ch’io sia? E Pietro, rispondendo, disse: Il Cristo di Dio.21Ed egli vietò loro severamente di dirlo ad alcuno, e aggiunse:22Bisogna che il Figliuol dell’uomo soffra molte cose, e sia reietto dagli anziani e dai capi sacerdoti e dagli scribi, e sia ucciso, e risusciti il terzo giorno.23Diceva poi a tutti: Se uno vuol venire dietro a me, rinunzi a se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi seguiti.24Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la propria vita per me, esso la salverà.25Infatti, che giova egli all’uomo l’aver guadagnato tutto il mondo, se poi ha perduto o rovinato se stesso?26Perché se uno ha vergogna di me e delle mie parole, il Figliuol dell’uomo avrà vergogna di lui, quando verrà nella gloria sua e del Padre e de’ santi angeli.27Or io vi dico in verità che alcuni di coloro che son qui presenti non gusteranno la morte, finché non abbian veduto il regno di Dio.28Or avvenne che circa otto giorni dopo questi ragionamenti, Gesù prese seco Pietro, Giovanni e Giacomo, e salì sul monte per pregare.29E mentre pregava, l’aspetto del suo volto fu mutato, e la sua veste divenne candida sfolgorante.30Ed ecco, due uomini conversavano con lui; ed erano Mosè ed Elia,31i quali, appariti in gloria, parlavano della dipartenza ch’egli stava per compiere in Gerusalemme.32Or Pietro e quelli ch’eran con lui, erano aggravati dal sonno; e quando si furono svegliati, videro la sua gloria e i due uomini che stavan con lui.33E come questi si partivano da lui, Pietro disse a Gesù: Maestro, egli è bene che stiamo qui; facciamo tre tende: una per te, una per Mosè, ed una per Elia; non sapendo quel che si dicesse.34E mentre diceva così, venne una nuvola che li coperse della sua ombra; e i discepoli temettero quando quelli entrarono nella nuvola.35Ed una voce venne dalla nuvola, dicendo: Questo è il mio figliuolo, l’eletto mio; ascoltatelo.36E mentre si faceva quella voce, Gesù si trovò solo. Ed essi tacquero, e non riferirono in quei giorni ad alcuno nulla di quel che aveano veduto.

Le folle considerano Gesù come un profeta, e non come il Cristo, il Figlio di Dio (v. 19). Tutto ciò spinge il Signore a parlare del suo cammino di rigettamento e di sofferenza, ed invita i suoi a seguirlo. Questo cammino implica la rinuncia non solo ad alcune cose, ma a se stessi, a tutta la propria volontà. Di fronte al mondo ed alle sue concupiscenze, i cristiani sono morti (Galati 6:14), ma sono vivi per Dio e per il cielo. Invece, coloro che vogliono vivere come vogliono la loro vita quaggiù, hanno davanti la morte eterna. La posta di questa scelta capitale è la nostra anima; essa vale più di tutto il mondo.

Mentre il Signore apre questo difficile cammino della croce, per incoraggiare i suoi desidera mostrar loro dove esso termina: nella gloria con Lui! E quale sarà lassù il grande argomento di cui saremo occupati? La morte del Signore. Egli ne parla con Mosè ed Elia, non avendo potuto farlo coi suoi discepoli (v. 22; Matteo 16:21,22). Ma, per quanto grandi siano, questi testimoni dell’Antico Testamento devono oscurarsi di fronte alla gloria del «Figlio diletto». La legge e i profeti hanno avuto termine; d’ora in poi Dio parla nel Figlio. Ascoltiamo Lui (v. 35; Ebrei 1:2)!

Luca 9:37-56
37Or avvenne il giorno seguente che essendo essi scesi dal monte, una gran moltitudine venne incontro a Gesù.38Ed ecco, un uomo dalla folla esclamò: Maestro, te ne prego, volgi lo sguardo al mio figliuolo; è l’unico ch’io abbia;39ed ecco uno spirito lo prende, e subito egli grida, e lo spirito lo getta in convulsione facendolo schiumare, e a fatica si diparte da lui, fiaccandolo tutto.40Ed ho pregato i tuoi discepoli di cacciarlo, ma non hanno potuto.41E Gesù, rispondendo, disse: O generazione incredula e perversa, fino a quando sarò io con voi e vi sopporterò?42Mena qua il tuo figliuolo. E mentre il fanciullo si avvicinava, il demonio lo gettò per terra e lo torse in convulsione; ma Gesù sgridò lo spirito immondo, guarì il fanciullo, e lo rese a suo padre.43E tutti sbigottivano della grandezza di Dio.44Ora, mentre tutti si maravigliavano di tutte le cose che Gesù faceva, egli disse ai suoi discepoli: Voi, tenete bene a mente queste parole: Il Figliuol dell’uomo sta per esser dato nelle mani degli uomini.45Ma essi non capivano quel detto ch’era per loro coperto d’un velo, per modo che non lo intendevano, e temevano d’interrogarlo circa quel detto.46Poi sorse fra loro una disputa sul chi di loro fosse il maggiore.47Ma Gesù, conosciuto il pensiero del loro cuore, prese un piccolo fanciullo, se lo pose accanto, e disse loro:48Chi riceve questo piccolo fanciullo nel nome mio, riceve me; e chi riceve me, riceve Colui che m’ha mandato. Poiché chi è il minimo fra tutti voi, quello è grande.49Or Giovanni prese a dirgli: Maestro, noi abbiam veduto un tale che cacciava i demoni nel tuo nome, e glielo abbiamo vietato perché non ti segue con noi.50Ma Gesù gli disse: Non glielo vietate, perché chi non è contro voi è per voi.51Poi, come s’avvicinava il tempo della sua assunzione, Gesù si mise risolutamente in via per andare a Gerusalemme.52E mandò davanti a sé de’ messi, i quali, partitisi, entrarono in un villaggio de’ Samaritani per preparargli alloggio.53Ma quelli non lo ricevettero perché era diretto verso Gerusalemme.54Veduto ciò, i suoi discepoli Giacomo e Giovanni dissero: Signore, vuoi tu che diciamo che scenda fuoco dal cielo e li consumi?55Ma egli, rivoltosi, li sgridò.56E se ne andarono in un altro villaggio.

Dopo la scena di gloria di cui è stato il centro, Gesù deve far fronte ad una terribile situazione: l’influenza di Satana su un fanciullo, e lo sconforto del padre. La liberazione ch’Egli opera esalta la grandezza di Dio (v. 43).

Che incongruenza troviamo ora nei discepoli! Essi seguono Colui il cui abbassamento volontario lo porterà alla croce; e, mentre il Signore parla loro di questo, essi si occupano di sapere chi di loro sarà il maggiore! (v. 46). Essi stessi hanno cacciato dei demoni nel nome del Signore (una volta non ci sono riusciti! v. 40); ma proibiscono ad un altro di farlo (v. 49; conf. Numeri 11:26-29). E ancora, mentre il loro Maestro sta compiendo l’opera della salvezza degli uomini, e la loro, Giacomo e Giovanni vorrebbero far scendere il fuoco del giudizio sui Samaritani che rifiutano di riceverlo. Egoismo, gelosia, grettezza, rancore e progetti di vendetta: riconosciamo in loro il triste spirito che anima spesso anche i nostri poveri cuori naturali (v. 55).

Gesù intraprende ora il suo ultimo viaggio a Gerusalemme ben sapendo ciò che l’aspetta, ma con una santa determinazione. Egli va avanti risolutamente (v. 51). Il nostro caro Salvatore non devierà dallo scopo che il suo amore si è prefisso.

Luca 9:57-62; Luca 10:1-9
57Or avvenne che mentre camminavano per la via, qualcuno gli disse: Io ti seguiterò dovunque tu andrai.58E Gesù gli rispose: Le volpi hanno delle tane e gli uccelli del cielo dei nidi, ma il Figliuol dell’uomo non ha dove posare il capo.59E ad un altro disse: Seguitami. Ed egli rispose: Permettimi prima d’andare a seppellir mio padre.60Ma Gesù gli disse: Lascia i morti seppellire i loro morti; ma tu va’ ad annunziare il regno di Dio.61E un altro ancora gli disse: Ti seguiterò, Signore, ma permettimi prima d’accomiatarmi da que’ di casa mia.62Ma Gesù gli disse: Nessuno che abbia messo la mano all’aratro e poi riguardi indietro, è adatto al regno di Dio.
1Or dopo queste cose, il Signore designò altri settanta discepoli, e li mandò a due a due dinanzi a sé, in ogni città e luogo dove egli stesso era per andare.2E diceva loro: Ben è la mèsse grande, ma gli operai son pochi; pregate dunque il Signor della mèsse che spinga degli operai nella sua mèsse.3Andate; ecco, io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi.4Non portate né borsa, né sacca, né calzari, e non salutate alcuno per via.5In qualunque casa sarete entrati, dite prima: Pace a questa casa!6E se v’è quivi alcun figliuolo di pace, la vostra pace riposerà su lui; se no, ella tornerà a voi.7Or dimorate in quella stessa casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l’operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa.8E in qualunque città sarete entrati, se vi ricevono, mangiate di ciò che vi sarà messo dinanzi,9guarite gl’infermi che saranno in essa, e dite loro: Il regno di Dio s’è avvicinato a voi.

È facile dichiarare: «Io ti seguirò dovunque tu andrai» (v. 57). Ma Gesù non ha nascosto che cosa comporta il fatto di seguirlo (vedere v. 23). Gli ostacoli più grandi non sono nel cammino, ma nel nostro cuore; e, per aiutarci a scoprirli, il Signore passa in rivista i suoi angoli più segreti. L’amore per le nostre comodità (v. 58), un affetto o un’abitudine (v. 59,61) rischiano di prendere il sopravvento sull’ubbidienza che dobbiamo a Cristo, e di condurci poi inevitabilmente ad avere rimorsi, a guardare indietro e, se non vegliamo, anche ad un umiliante abbandono finale.

Al cap. 10, Gesù mette da parte settanta operai che spinge Lui stesso nella sua messe. Dà loro le sue istruzioni e li manda «come agnelli in mezzo ai lupi» (v. 3), poiché devono manifestare gli stessi suoi caratteri d’umiltà e di dolcezza, Lui che era il vero Agnello in mezzo agli stessi lupi.

Vi sono pochi operai, oggi come allora. Supplichiamo dunque il Signore della grande messe (2 Tessalonicesi 3:1) perché scelga, formi e mandi nuovi servitori; tuttavia, per poterlo chiedere con fervore e rettitudine, bisogna essere disponibili e pronti ad accettare di esserevi spinti noi stessi nel suo campo.

Luca 10:10-24
10Ma in qualunque città sarete entrati, se non vi ricevono, uscite sulle piazze e dite:11Perfino la polvere che dalla vostra città s’è attaccata a’ nostri piedi, noi la scotiamo contro a voi; sappiate tuttavia questo, che il regno di Dio s’è avvicinato a voi.12Io vi dico che in quel giorno la sorte di Sodoma sarà più tollerabile della sorte di quella città.13Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsaida; perché se in Tiro e in Sidone fossero state fatte le opere potenti compiute fra voi, già anticamente si sarebbero ravvedute, prendendo il cilicio, e sedendo nella cenere.14E però, nel giorno del giudicio, la sorte di Tiro e di Sidone sarà più tollerabile della vostra.15E tu, o Capernaum, sarai tu forse innalzata fino al cielo? No, tu sarai abbassata fino nell’Ades!16Chi ascolta voi ascolta me; chi sprezza voi sprezza me, e chi sprezza me sprezza Colui che mi ha mandato.17Or i settanta tornarono con allegrezza, dicendo: Signore, anche i demoni ci sono sottoposti nel tuo nome.18Ed egli disse loro: Io mirava Satana cader dal cielo a guisa di folgore.19Ecco, io v’ho dato la potestà di calcar serpenti e scorpioni, e tutta la potenza del nemico; e nulla potrà farvi del male.20Pure, non vi rallegrate perché gli spiriti vi son sottoposti, ma rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti ne’ cieli.21In quella stessa ora, Gesù giubilò per lo Spirito Santo, e disse: Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascoste queste cose ai savi e agl’intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli fanciulli! Sì, o Padre, perché così ti è piaciuto.22Ogni cosa m’è stata data in mano dal Padre mio; e nessuno conosce chi è il Figliuolo, se non il Padre; né chi è il Padre, se non il Figliuolo e colui al quale il Figliuolo voglia rivelarlo.23E rivoltosi a’ suoi discepoli, disse loro in disparte: Beati gli occhi che veggono le cose che voi vedete!24Poiché vi dico che molti profeti e re han bramato di veder le cose che voi vedete, e non le hanno vedute; e di udir le cose che voi udite, e non le hanno udite.

Gesù si rivolge solennemente alle città nelle quali Egli aveva insegnato e fatto tanti miracoli, e rileva la grande responsabilità dei loro abitanti. Che cosa potrebbe dire oggi di tanti giovani, allevati in famiglie cristiane, ben più privilegiati, ma anche più responsabili, di tanti altri?

I settanta tornano allegri. Il fatto che essi abbiano cacciato i demoni volge i pensieri del Signore al momento in cui il diavolo stesso sarà cacciato dal cielo e precipitato sulla terra (Apocalisse 12:7). Ma Gesù invita i discepoli a rallegrarsi per un altro motivo: il cielo, liberato dalla presenza di Satana, diventerà la loro dimora. Fin da ora i loro nomi sono scritti là. E il Signore si rallegra e si meraviglia Egli stesso, non per la potenza che è stata esercitata, ma per i progetti del Dio d’amore. È piaciuto al Padre di farsi conoscere per mezzo del Figlio. E, in contrasto con ciò che diciamo generalmente ai bambini («quando sarai grande, capirai questo o quello»), una simile rivelazione è stata fatta proprio a loro: ai piccoli fanciulli e a coloro che assomigliano a loro per l’umiltà e la semplicità della loro fede. Soddisfiamo noi a questi requisiti?

Luca 10:25-42
25Ed ecco, un certo dottor della legge si levò per metterlo alla prova, e gli disse: Maestro, che dovrò fare per eredar la vita eterna?26Ed egli gli disse: Nella legge che sta scritto? Come leggi?27E colui, rispondendo, disse: Ama il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, e con tutta l’anima tua, e con tutta la forza tua, e con tutta la mente tua, e il tuo prossimo come te stesso.28E Gesù gli disse: Tu hai risposto rettamente; fa, questo, e vivrai.29Ma colui, volendo giustificarsi, disse a Gesù: E chi è il mio prossimo?30Gesù, replicando, disse: Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico, e s’imbatté in ladroni i quali, spogliatolo e feritolo, se ne andarono, lasciandolo mezzo morto.31Or, per caso, un sacerdote scendeva per quella stessa via; e veduto colui, passò oltre dal lato opposto.32Così pure un levita, giunto a quel luogo e vedutolo, passò oltre dal lato opposto.33Ma un Samaritano che era in viaggio giunse presso a lui; e vedutolo, n’ebbe pietà;34e accostatosi, fasciò le sue piaghe, versandovi sopra dell’olio e del vino; poi lo mise sulla propria cavalcatura, lo menò ad un albergo e si prese cura di lui.35E il giorno dopo, tratti fuori due denari, li diede all’oste e gli disse: Prenditi cura di lui; e tutto ciò che spenderai di più, quando tornerò in su, te lo renderò.36Quale di questi tre ti pare essere stato il prossimo di colui che s’imbatté ne’ ladroni?37E quello rispose: Colui che gli usò misericordia. E Gesù gli disse: Va’, e fa’ tu il simigliante.38Or mentre essi erano in cammino, egli entrò in un villaggio; e una certa donna, per nome Marta, lo ricevette in casa sua.39Ell’avea una sorella chiamata Maria la quale, postasi a sedere a’ piedi di Gesù, ascoltava la sua parola.40Ma Marta era affaccendata intorno a molti servigi; e venne e disse: Signore, non t’importa che mia sorella m’abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che m’aiuti.41Ma il Signore, rispondendo, le disse: Marta, Marta, tu ti affanni e t’inquieti di molte cose, ma di una cosa sola fa bisogno.42E Maria ha scelto la buona parte che non le sarà tolta.

Interrogato da un dottore della legge, Gesù rigira la domanda alla coscienza del suo interlocutore. Questo, per schivarla, vorrebbe restringere la portata del termine «prossimo». Ma no! il Signore gli insegna che questo «prossimo» è prima di tutti Lui, Gesù (v. 36, 37); e che, sul suo esempio, un riscattato diventa, per amore, il prossimo di tutti gli uomini. Riconosciamo nell’infelice spogliato e lasciato mezzo morto l’essere umano peccatore perduto e senza risorse; nel sacerdote e nel levita i vani soccorsi dalla religione; ma nel Samaritano caritatevole il Salvatore che si è chinato sulla nostra miseria e ci ha strappati al nostro destino, tragico e disperato. L’albergo ci fa pensare alla Chiesa, dove l’uomo soccorso riceverà le cure appropriate, e l’oste allo Spirito Santo, che vi provvede con la Parola e la Preghiera (i due denari), di cui parlano i v. 38 e 42 e cap. 11 v. 1 a 13. Concludendo, il Signore non dice più: «Fa’ questo (la Legge) e vivrai» (v. 28), ma «va’ e fa’ tu il simigliante» (v. 37).

La scena seguente si svolge in una casa amica. Ma il servizio accaparra i pensieri di Marta, ed ella deve essere ripresa. Il cuore di Maria è aperto alla Sua Parola: ecco ciò che rallegra il Salvatore (1 Samuele 15:22).

Luca 11: 1-20
1Ed avvenne che essendo egli in orazione in un certo luogo, com’ebbe finito, uno de’ suoi discepoli gli disse: Signore, insegnaci a pregare come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli2Ed egli disse loro: Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno;3dacci di giorno in giorno il nostro pane cotidiano;4e perdonaci i nostri peccati, poiché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore; e non ci esporre alla tentazione.5Poi disse loro: Se uno d’infra voi ha un amico e va da lui a mezzanotte e gli dice: Amico, prestami tre pani,6perché m’è giunto di viaggio in casa un amico, e non ho nulla da mettergli dinanzi;7e se colui dal di dentro gli risponde: Non mi dar molestia; già è serrata la porta, e i miei fanciulli son meco a letto, io non posso alzarmi per darteli,8io vi dico che quand’anche non s’alzasse a darglieli perché gli è amico, pure, per la importunità sua, si leverà e gliene darà quanti ne ha di bisogno.9Io altresì vi dico: Chiedete, e vi sarà dato; cercate e troverete; picchiate, e vi sarà aperto.10Poiché chiunque chiede riceve, chi cerca trova, e sarà aperto a chi picchia.11E chi è quel padre tra voi che, se il figliuolo gli chiede un pane, gli dia una pietra? O se gli chiede un pesce, gli dia invece una serpe?12Oppure anche se gli chiede un uovo, gli dia uno scorpione?13Se voi dunque, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figliuoli, quanto più il vostro Padre celeste donerà lo Spirito Santo a coloro che glielo domandano!14Or egli stava cacciando un demonio che era muto; ed avvenne che quando il demonio fu uscito, il muto parlò; e le turbe si maravigliarono.15Ma alcuni di loro dissero: E’ per l’aiuto di Beelzebub, principe dei demoni, ch’egli caccia i demoni.16Ed altri, per metterlo alla prova, chiedevano da lui un segno dal cielo.17Ma egli, conoscendo i loro pensieri, disse loro: Ogni regno diviso in parti contrarie è ridotto in deserto, e una casa divisa contro se stessa, rovina.18Se dunque anche Satana è diviso contro se stesso, come potrà reggere il suo regno? Poiché voi dite che è per l’aiuto di Beelzebub che io caccio i demoni.19E se io caccio i demoni per l’aiuto di Beelzebub, i vostri figliuoli per l’aiuto di chi li caccian essi? Perciò, essi stessi saranno i vostri giudici.20Ma se è per il dito di Dio che io caccio i demoni, è dunque pervenuto fino a voi il regno di Dio.

I discepoli sono colpiti dal posto che occupa la preghiera nella vita del loro Maestro. Facciamo come loro: chiediamo al Signore di insegnarci a pregare. Si tratta forse di recitare alcune frasi imparate a memoria? No. La parabola dei due amici ci insegna ad esprimere ogni bisogno in modo semplice e preciso: «Amico, prestami tre pani...» (v. 5). È forse un bisogno spirituale che si fa sentire tutt’a un tratto e, per così dire, è venuto a bussare alla porta del nostro cuore (v. 6). Guardiamoci dal respingerlo; trattiamolo come un amico di passaggio (v. 6). E se non abbiamo nulla per soddisfarlo rivogliamoci verso l’Amico divino, senza paura d’importunarlo. Nel suo amore, Dio si compiace di rispondere ai suoi figli, e non li ingannerà mai. Se nella nostra ignoranza e mancanza di saggezza ci è capitato di chiedergli «una pietra», Egli ha saputo cambiare la nostra richiesta in «buoni doni»!

Finché non ha incontrato il Signore Gesù, l’uomo è muto per Dio come l’indemoniato del v. 14. Ma essendo salvato da Cristo e avendo ricevuto, al momento della conversione, il dono dello Spirito Santo (confr. v. 13), l’uomo può elevare la sua voce in lode e in preghiera. Facciamo largamente uso di questo privilegio!

Luca 11:21-36
21Quando l’uomo forte, ben armato, guarda l’ingresso della sua dimora, quel ch’e’ possiede è al sicuro;22ma quando uno più forte di lui sopraggiunge e lo vince, gli toglie tutta l’armatura nella quale si confidava, e ne spartisce le spoglie.23Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde.24Quando lo spirito immondo è uscito da un uomo, va attorno per luoghi aridi, cercando riposo; e non trovandone, dice: Ritornerò nella mia casa donde sono uscito;25e giuntovi, la trova spazzata e adorna.26Allora va e prende seco altri sette spiriti peggiori di lui, ed entrano ad abitarla; e l’ultima condizione di quell’uomo divien peggiore della prima.27Or avvenne che, mentre egli diceva queste cose, una donna di fra la moltitudine alzò la voce e gli disse: Beato il seno che ti portò e le mammelle che tu poppasti! Ma egli disse:28Beati piuttosto quelli che odono la parola di Dio e l’osservano!29E affollandosi intorno a lui le turbe, egli prese a dire: Questa generazione è una generazione malvagia; ella chiede un segno; e segno alcuno non le sarà dato, salvo il segno di Giona.30Poiché come Giona fu un segno per i Niniviti, così anche il Figliuol dell’uomo sarà per questa generazione.31La regina del Mezzodì risusciterà nel giudizio con gli uomini di questa generazione e li condannerà; perché ella venne dalle estremità della terra per udir la sapienza di Salomone; ed ecco qui v’è più che Salomone.32I Niniviti risusciteranno nel giudizio con questa generazione e la condanneranno; perché essi si ravvidero alla predicazione di Giona; ed ecco qui v’è più che Giona.33Nessuno, quand’ha acceso una lampada, la mette in un luogo nascosto o sotto il moggio; anzi la mette sul candeliere, affinché coloro che entrano veggano la luce.34La lampada del tuo corpo è l’occhio; se l’occhio tuo è sano, anche tutto il tuo corpo è illuminato; ma se è viziato, anche il tuo corpo è nelle tenebre.35Guarda dunque che la luce che è in te non sia tenebre.36Se dunque tutto il tuo corpo è illuminato, senz’aver parte alcuna tenebrosa, sarà tutto illuminato come quando la lampada t’illumina col suo splendore.

Solo la potenza del Signore Gesù, vincitore dell’«uomo forte», può liberarci dal male che è in noi. Altrimenti, una passione scacciata sarà fatalmente sostituita da un’altra. Il nostro cuore è simile alla casa del v. 25. Non serve a niente spazzarla o ornarla se un nuovo ospite, Gesù, non viene ad abitarla e a governarla.

La benedizione, ripete poi il Signore, non dipende né dalle relazioni di famiglia (v. 27,28; confr. 8:21) né dai privilegi d’una generazione. Essa è promessa a coloro che ascoltano ed osservano la Parola di Dio.

Il v. 33 riprende l’insegnamento del cap. 8:16. Il moggio, misura di capacità, è il simbolo del commercio e degli affari; il letto, quello del sonno e della pigrizia. Cose opposte fra di loro, ma entrambe capaci di soffocare la piccola fiamma della nostra testimonianza. In Matteo 5:15, la lampada doveva far luce «a tutti quelli che sono in casa». Qui essa è accesa «affinché coloro che entrano — gli estranei — vedano la luce».

L’occhio viziato (v. 34) è quello che fa penetrare in noi le tenebre del peccato. Attenzione alla direzione che prendono talvolta i nostri sguardi (Giobbe 31:1), a certe letture che inquinano il cuore e smarriscono l’immaginazione (2 Corinzi 7:1)!

Luca 11:37-54
37Or mentr’egli parlava, un Fariseo lo invitò a desinare da lui. Ed egli, entrato, si mise a tavola.38E il Fariseo, veduto questo, si maravigliò che non si fosse prima lavato, avanti il desinare.39E il Signore gli disse: Voi altri Farisei nettate il di fuori della coppa e del piatto, ma l’interno vostro è pieno di rapina e di malvagità.40Stolti, Colui che ha fatto il di fuori, non ha anche fatto il di dentro?41Date piuttosto in elemosina quel ch’è dentro al piatto; ed ecco, ogni cosa sarà netta per voi.42Ma guai a voi, Farisei, poiché pagate la decima della menta, della ruta e d’ogni erba, e trascurate la giustizia e l’amor di Dio! Queste son le cose che bisognava fare, senza tralasciar le altre.43Guai a voi, Farisei, perché amate i primi seggi nelle sinagoghe, e i saluti nelle piazze.44Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono, e chi vi cammina sopra non ne sa niente.45Allora uno dei dottori della legge, rispondendo, gli disse: Maestro, parlando così, fai ingiuria anche a noi.46Ed egli disse: Guai anche a voi, dottori della legge, perché caricate le genti di pesi difficili a portare e voi non toccate quei pesi neppur con un dito!47Guai a voi, perché edificate i sepolcri de’ profeti, e i vostri padri li uccisero.48Voi dunque testimoniate delle opere de’ vostri padri e le approvate; perché essi li uccisero, e voi edificate loro de’ sepolcri.49E per questo la sapienza di Dio ha detto: Io manderò loro dei profeti e degli apostoli; e ne uccideranno alcuni e ne perseguiteranno altri,50affinché il sangue di tutti i profeti sparso dalla fondazione del mondo sia ridomandato a questa generazione;51dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccaria che fu ucciso fra l’altare ed il tempio; sì, vi dico, sarà ridomandato a questa generazione.52Guai a voi, dottori della legge, poiché avete tolta la chiave della scienza! Voi stessi non siete entrati, ed avete impedito quelli che entravano.53E quando fu uscito di là, gli scribi e i Farisei cominciarono a incalzarlo fieramente ed a trargli di bocca risposte a molte cose; tendendogli de’ lacci,54per coglier qualche parola che gli uscisse di bocca.

Per la seconda volta Gesù viene invitato alla tavola d’un Fariseo (conf. 7:36). Ed anche in questa occasione il suo ospite si permette di far delle critiche a suo riguardo. Allora, in un discorso veemente, il Signore, che conosce i cuori, denuncia la cattiveria e l’ipocrisia di questa classe responsabile del popolo. Dandosi un’apparenza religiosa agli occhi degli uomini, questi Farisei e dottori della legge nascondevano uno stato interiore di corruzione e di morte, come un sepolcro sul quale si cammina senza accorgersi della sua presenza.

Chi oserebbe parlare in modo così severo a qualcuno che l’ha invitato? Ma, secondo la testimonianza degli stessi Farisei, Gesù era verace, non si curava di nessuno e non guardava all’apparenza delle persone (Matteo 22:16). Che esempio per noi, che sappiamo difendere così bene la nostra reputazione con parole gentili, ma spesso così poco sincere! Col pretesto della cortesia, dimostriamo in fondo quella falsità e quel formalismo che Gesù condannava nei Farisei.

Non potendo contraddire il Signore, i suoi nemici cercano di coglierlo in fallo. Alcune preghiere del Salmo 119 ci fanno conoscere le sue preghiere mentre sopportava una simile opposizione (v. 98, 110, 150 ecc.).

Luca 12:1-12
1Intanto, essendosi la moltitudine radunata a migliaia, così da calpestarsi gli uni gli altri, Gesù cominciò prima di tutto a dire ai suoi discepoli: Guardatevi dal lievito de’ Farisei, che è ipocrisia.2Ma non v’è niente di coperto che non abbia ad essere scoperto, né di occulto che non abbia ad esser conosciuto.3Perciò tutto quel che avete detto nelle tenebre, sarà udito nella luce; e quel che avete detto all’orecchio nelle stanze interne, sarà proclamato sui tetti.4Ma a voi che siete miei amici, io dico: Non temete coloro che uccidono il corpo, e che dopo ciò, non possono far nulla di più;5ma io vi mostrerò chi dovete temere: Temete colui che, dopo aver ucciso, ha potestà di gettar nella geenna. Sì, vi dico, temete Lui.6Cinque passeri non si vendon per due soldi? Eppure non uno d’essi è dimenticato dinanzi a Dio;7anzi, perfino i capelli del vostro capo son tutti contati. Non temete dunque; voi siete da più di molti passeri.8Or io vi dico: Chiunque mi avrà riconosciuto davanti agli uomini, anche il Figliuol dell’uomo riconoscerà lui davanti agli angeli di Dio;9ma chi mi avrà rinnegato davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio.10Ed a chiunque avrà parlato contro il Figliuol dell’uomo, sarà perdonato; ma a chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato.11Quando poi vi condurranno davanti alle sinagoghe e ai magistrati e alle autorità, non state in ansietà del come o del che avrete a rispondere a vostra difesa, o di quel che avrete a dire;12perché lo Spirito Santo v’insegnerà in quell’ora stessa quel che dovrete dire.

L’ipocrisia dei Farisei poteva anche divenire, sotto un’altra forma, un pericolo per i discepoli. Coloro che seguono Gesù possono nascondere, agli occhi del mondo, la loro relazione con Lui. Ed è per questo motivo che il Signore, in presenza delle folle, incoraggia i suoi a confessarlo apertamente davanti agli uomini, senza timore delle conseguenze. Sappiamo infatti quali terribili persecuzioni aspettavano i discepoli ed i cristiani dei primi secoli. Con tenerezza, il Signore prepara i suoi amici (v. 4) a questi giorni difficili, e orienta i loro pensieri verso il Padre celeste. Dio, che si preoccupa della sorte d’un piccolo passero senza valore, non avrà cura dei suoi figli nella prova? Inoltre, per la testimonianza che avrebbero dovuto rendere, non dovevano preoccuparsi; lo Spirito Santo avrebbe dettato loro le parole.

Ai nostri giorni, nei nostri paesi, i credenti non sono né maltrattati né messi a morte. Ma, se sono fedeli, saranno nondimeno odiati e disprezzati dal mondo, cosa sempre dura da sopportare. Queste esortazioni e le promesse che le accompagnano sono dunque valide anche per noi. Domandiamo al Signore di darci più coraggio per confessare il suo Nome.

Luca 12:13-31
13Or uno della folla gli disse: Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità.14Ma Gesù gli rispose: O uomo, chi mi ha costituito su voi giudice o spartitore? Poi disse loro:15Badate e guardatevi da ogni avarizia; perché non è dall’abbondanza de’ beni che uno possiede, ch’egli ha la sua vita.16E disse loro questa parabola: La campagna d’un certo uomo ricco fruttò copiosamente;17ed egli ragionava così fra sé medesimo: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? E disse:18Questo farò: demolirò i miei granai e ne fabbricherò dei più vasti, e vi raccoglierò tutto il mio grano e i miei beni,19e dirò all’anima mia: Anima, tu hai molti beni riposti per molti anni; riposati, mangia, bevi, godi.20Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa l’anima tua ti sarà ridomandata; e quel che hai preparato, di chi sarà?21Così è di chi tesoreggia per sé, e non è ricco in vista di Dio.22Poi disse ai suoi discepoli: Perciò vi dico: Non siate con ansietà solleciti per la vita vostra di quel che mangerete; né per il corpo di che vi vestirete;23poiché la vita è più dei nutrimento, e il corpo è più del vestito.24Considerate i corvi: non seminano, non mietono; non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutrisce. Di quanto non siete voi da più degli uccelli?25E chi di voi può con la sua sollecitudine aggiungere alla sua statura pure un cubito?26Se dunque non potete far nemmeno ciò ch’è minimo, perché siete in ansiosa sollecitudine del rimanente?27Considerate i gigli, come crescono; non faticano e non filano; eppure io vi dico che Salomone stesso, con tutta la sua gloria, non fu vestito come uno di loro.28Or se Dio riveste così l’erba che oggi è nel campo e domani è gettata nel forno, quanto più vestirà voi, o gente di poca fede?29Anche voi non cercate che mangerete e che berrete, e non ne state in sospeso;30poiché tutte queste cose son le genti del mondo che le ricercano; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno.31Cercate piuttosto il suo regno, e queste cose vi saranno sopraggiunte.

Il Signore è interpellato da uno della folla su una questione d’eredità e ne approfitta per mettere a nudo la radice di queste contestazioni: l’avarizia. «L’amor del denaro è radice d’ogni sorta di mali» (1 Timoteo 6:10). La parabola del ricco e dei suoi granai, divenuti troppo piccoli, illustra questa passione di ammassare. Riempire le proprie tasche, accumulare, calcolare e fare progetti a lungo termine: tutto questo viene definito «previdenza». E invece questa è suprema imprevidenza, poiché significa trascurare ed ingannare ciò che abbiamo di più prezioso: la nostra anima! Nella sua follia, il ricco aveva creduto di soddisfare la propria anima offrendole «molti beni» (v. 19). Ma l’anima immortale ha bisogno d’un altro nutrimento. «Stolto» è il nome che Dio dà a quest’uomo (confr. Geremia 17:11). Su quante tombe potrebbe essere scolpito questo epitaffio (Salmo 52:7)!

Gesù, allora, insegna ai suoi che la vera previdenza consiste nel mettere la propria fiducia in Dio. Ogni inquietudine riguardo ai nostri bisogni quotidiani è regolata da questa affermazione: «Il Padre vostro sa che ne avete bisogno» (v. 30). Se diamo la precedenza al Suo regno ed ai Suoi interessi, Egli si farà carico interamente dei nostri.

Luca 12:32-48
32Non temere, o piccol gregge; poiché al Padre vostro è piaciuto di darvi il regno.33Vendete i vostri beni, e fatene elemosina; fatevi delle borse che non invecchiano, un tesoro che non venga meno ne’ cieli, ove ladro non s’accosta e tignuola non guasta.34Perché dov’è il vostro tesoro, quivi sarà anche il vostro cuore.35I vostri fianchi siano cinti, e le vostre lampade accese;36e voi siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando tornerà dalle nozze, per aprirgli appena giungerà e picchierà.37Beati que’ servitori che il padrone, arrivando, troverà vigilanti! In verità io vi dico che egli si cingerà, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.38E se giungerà alla seconda o alla terza vigilia e li troverà così, beati loro!39Or sappiate questo, che se il padron di casa sapesse a che ora verrà il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe sconficcar la casa.40Anche voi siate pronti, perché nell’ora che non pensate, il Figliuol dell’uomo verrà.41E Pietro disse: Signore, questa parabola la dici tu per noi, o anche per tutti?42E il Signore rispose: E qual è mai l’economo fedele e avveduto che il padrone costituirà sui suoi domestici per dar loro a suo tempo la loro misura di viveri?43Beato quel servitore che il padrone, al suo arrivo, troverà facendo così.44In verità io vi dico che lo costituirà su tutti i suoi beni.45Ma se quel servitore dice in cuor suo: Il mio padrone mette indugio a venire; e comincia a battere i servi e le serve, e a mangiare e bere ed ubriacarsi,46il padrone di quel servitore verrà nel giorno che non se l’aspetta e nell’ora che non sa; e lo farà lacerare a colpi di flagello, e gli assegnerà la sorte degl’infedeli.47Or quel servitore che ha conosciuto la volontà del suo padrone e non ha preparato né fatto nulla per compiere la volontà di lui, sarà battuto di molti colpi;48ma colui che non l’ha conosciuta e ha fatto cose degne di castigo, sarà battuto di pochi colpi. E a chi molto è stato dato, molto sarà ridomandato; e a chi molto è stato affidato, tanto più si richiederà.

Il ricco nella parabola aveva ammassato dei tesori per se stesso (v. 21) e aveva perso tutto, compresa la sua anima. Il Signore rivela ora ai suoi discepoli un mezzo per farsi dei tesori al riparo da ogni rischio: fare elemosine e spartire i loro beni, poiché sarebbe come fare un’investimento sicuro alla banca del cielo (v. 33; confr. 18:22). Il cuore s’attaccherà inevitabilmente a questo tesoro celeste e aspetterà ancor più ardentemente la venuta del Signore (leggere 1 Pietro 1:4). Gesù ritorna. Questa speranza deve avere nella nostra vita delle conseguenze pratiche: distaccarci fin da ora da un mondo che lasceremo, e purificarci «com’esso è puro» (1 Giovanni 3.3); accrescere lo zelo nel servizio verso le anime, ed infine rallegrarsi. Pensiamo anche alla gioia del nostro Salvatore, il cui amore sarà soddisfatto. Egli si compiacerà nel ricevere e servire Egli stesso, al convito della grazia, coloro che l’avranno servito e aspettato sulla terra (v. 37). Allora «l’economo fedele e avveduto» riceverà la sua ricompensa, e il servo che non ha agito secondo la volontà del suo Padrone, pur conoscendola (v. 47; Giacomo 4:17), una solenne retribuzione.

«A chi molto è stato dato...». Ognuno di noi faccia il conto di tutto ciò che ha ricevuto e ne tragga la conclusione!

Luca 12:49-59; Luca 13:1-5
49Io son venuto a gettare un fuoco sulla terra; e che mi resta a desiderare, se già è acceso?50Ma v’è un battesimo del quale ho da esser battezzato; e come sono angustiato finché non sia compiuto!51Pensate voi ch’io sia venuto a metter pace in terra? No, vi dico; ma piuttosto divisione;52perché, da ora innanzi, se vi sono cinque persone in una casa, saranno divise tre contro due, e due contro tre;53saranno divisi il padre contro il figliuolo, e il figliuolo contro li padre; la madre contro la figliuola, e la figliuola contro la madre; la suocera contro la nuora, e la nuora contro la suocera.54Diceva poi ancora alle turbe: Quando vedete una nuvola venir su da ponente, voi dite subito: Viene la pioggia; e così succede.55E quando sentite soffiar lo scirocco, dite: Farà caldo, e avviene così.56Ipocriti, ben sapete discernere l’aspetto della terra e del cielo; e come mai non sapete discernere questo tempo?57E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?58Quando vai col tuo avversario davanti al magistrato, fa’ di tutto, mentre sei per via, per liberarti da lui; che talora e’ non ti tragga dinanzi al giudice, e il giudice ti dia in man dell’esecutore giudiziario, e l’esecutore ti cacci in prigione.59Io ti dico che non uscirai di là, finché tu non abbia pagato fino all’ultimo spicciolo.
1In quello stesso tempo vennero alcuni a riferirgli il fatto dei Galilei il cui sangue Pilato aveva mescolato coi loro sacrifici.2E Gesù, rispondendo, disse loro: Pensate voi che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei perché hanno sofferto tali cose?3No, vi dico; ma se non vi ravvedete, tutti similmente perirete.4O quei diciotto sui quali cadde la torre in Siloe e li uccise, pensate voi che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme?5No, vi dico; ma se non vi ravvedete, tutti al par di loro perirete.

Fino al «battesimo» della sua morte, Gesù è «angustiato» nel suo animo. La croce è necessaria perché il suo amore possa esprimersi pienamente per la salvezza degli uomini e trovare un’eco nel loro cuore.

La sua venuta è un modo per mettere alla prova. In mezzo a famiglie un tempo unite nel fare il male, Egli sarà ricevuto da alcuni, rigettato da altri. Quante case assomigliano a quella qui descritta! (v. 52, 53).

Poi il Signore si rivolge di nuovo ai Giudei «ipocriti» con un vero amore per le loro anime (v. 56). Non stupiamoci della durezza che a volte hanno le sue parole; essa è imposta dalla durezza del cuore dell’uomo! Ci vuole un martello di ferro per spezzare il «sasso» (Geremia 23:29).

Israele era incorso nell’ira di Dio, che era diventato il suo «avversario» (v. 58). Dio, presente in Cristo, offriva ora la riconciliazione al suo popolo; ma esso rifiutava di afferrarla e di discernere i segni precursori del giudizio (v. 56). Anche oggi Dio offre ad ogni persona la riconciliazione, prima della loro morte, quando Egli potrà essere incontrato solo come Giudice inesorabile (2 Corinzi 5:19).

Al cap. 13, v. 1 a 5, Gesù evoca due avvenimenti recenti e solenni, e se ne serve per esortare i suoi ascoltatori al pentimento. Impariamo a cogliere le occasioni per avvertire quelli che ci circondano.

Luca 13:6-21
6Disse pure questa parabola: Un tale aveva un fico piantato nella sua vigna; e andò a cercarvi del frutto, e non ne trovò.7Disse dunque al vignaiuolo: Ecco, sono ormai tre anni che vengo a cercar frutto da questo fico, e non ne trovo; taglialo; perché sta lì a rendere improduttivo anche il terreno?8Ma l’altro, rispondendo, gli disse: Signore, lascialo ancora quest’anno, finch’io l’abbia scalzato e concimato;9e forse darà frutto in avvenire; se no, lo taglierai.10Or egli stava insegnando in una delle sinagoghe in giorno di sabato.11Ed ecco una donna, che da diciotto anni aveva uno spirito d’infermità, ed era tutta curvata e incapace di raddrizzarsi in alcun modo.12E Gesù, vedutala, la chiamò a sé e le disse: Donna, tu sei liberata dalla tua infermità.13E pose le mani su lei, ed ella in quell’istante fu raddrizzata e glorificava Iddio.14Or il capo della sinagoga, sdegnato che Gesù avesse fatta una guarigione in giorno di sabato, prese a dire alla moltitudine: Ci son sei giorni ne’ quali s’ha da lavorare; venite dunque in quelli a farvi guarire, e non in giorno di sabato.15Ma il Signore gli rispose e disse: Ipocriti, non scioglie ciascun di voi, di sabato, il suo bue o il suo asino dalla mangiatoia per menarlo a bere?16E costei, ch’è figliuola d’Abramo, e che Satana avea tenuta legata per ben diciott’anni, non doveva esser sciolta da questo legame in giorno di sabato?17E mentre diceva queste cose, tutti i suoi avversari erano confusi, e tutta la moltitudine si rallegrava di tutte le opere gloriose da lui compiute.18Diceva dunque: A che è simile il regno di Dio, e a che l’assomiglierò io?19Esso è simile ad un granel di senapa che un uomo ha preso e gettato nel suo orto; ed è cresciuto ed è divenuto albero; e gli uccelli del cielo si son riparati sui suoi rami.20E di nuovo disse: A che assomiglierò il regno di Dio?21Esso è simile al lievito che una donna ha preso e nascosto in tre staia di farina, finché tutta sia lievitata.

La storia d’Israele, raccontata mediante la parabola del fico sterile, è anche quella di tutta l’umanità. Dio ha provato di tutto per trarre qualcosa di buono dalla sua creatura. Ma l’uomo «nella carne», nonostante le sue pretese religiose (delle belle foglie), è incapace di portare il benché minimo frutto per Dio. Egli occupa dunque inutilmente la terra e deve essere giudicato. Il paziente lavoro di Cristo in mezzo al suo popolo era il supremo tentativo del divino Vignaiuolo per ottenere questo frutto.

Proseguendo il suo ministerio di grazia, Gesù guarisce una povera donna inferma. Egli conosceva la durata della sua prova (v. 16).

Ancora una volta questo miracolo in giorno di sabato serve come pretesto ai suoi avversari ipocriti. Ma la sua risposta li ricopre di vergogna e li richiama ai loro doveri d’amore nei riguardi d’una sorella, figlia di Abraamo.

Le due brevi parabole che seguono descrivono il grande sviluppo visibile che il cristianesimo avrebbe avuto, pur essendo compenetrato dal lievito delle false dottrine ed invaso da uomini avidi (gli uccelli del cielo, caratterizzati dalla loro voracità). Il grande albero della cristianità subirà alla fine la stessa sorte del fico d’Israele (v. 9) .

Luca 13:22-35
22Ed egli attraversava man mano le città ed i villaggi, insegnando, e facendo cammino verso Gerusalemme.23E un tale gli disse: Signore, son pochi i salvati?24Ed egli disse loro: Sforzatevi d’entrare per la porta stretta, perché io vi dico che molti cercheranno d’entrare e non potranno.25Da che il padron di casa si sarà alzato ed avrà serrata la porta, e voi, stando di fuori, comincerete a picchiare alla porta, dicendo: Signore, aprici, egli, rispondendo, vi dirà: Io non so d’onde voi siate.26Allora comincerete a dire: Noi abbiam mangiato e bevuto in tua presenza, e tu hai insegnato nelle nostre piazze!27Ed egli dirà: Io vi dico che non so d’onde voi siate; dipartitevi da me voi tutti operatori d’iniquità.28Quivi sarà il pianto e lo stridor de’ denti, quando vedrete Abramo e Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, e che voi ne sarete cacciati fuori.29E ne verranno d’oriente e d’occidente, e da settentrione e da mezzogiorno, che si porranno a mensa nel regno di Dio.30Ed ecco, ve ne son degli ultimi che saranno primi, e de’ primi che saranno ultimi.31In quello stesso momento vennero alcuni Farisei a dirgli: Parti, e vattene di qui, perché Erode ti vuol far morire.32Ed egli disse loro: Andate a dire a quella volpe: Ecco, io caccio i demoni e compio guarigioni oggi e domani, e il terzo giorno giungo al mio termine.33D’altronde, bisogna ch’io cammini oggi e domani e posdomani, perché non può essere che un profeta muoia fuori di Gerusalemme.34Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti son mandati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figliuoli, come la gallina raccoglie i suoi pulcini sotto le ali; e voi non avete voluto!35Ecco, la vostra casa sta per esservi lasciata deserta. E io vi dico che non mi vedrete più, finché venga il giorno che diciate: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!

Non vediamo mai il Signore soddisfare la curiosità. Quando gli viene domandato se i salvati sono pochi, Egli ne approfitta per parlare alla coscienza, come per dire ad ognuno: Non preoccuparti degli altri; fa’ in modo di rientrare in questo numero! Certo, la porta è stretta, ma il regno è abbastanza grande per accogliere tutti quelli che desiderano entrarvi ora. E se tu non accetti questa porta stretta (v. 24), più tardi avrai davanti a te solo una porta chiusa (v. 25). Che cosa c’è di più solenne di questi colpi, di questi vani appelli e di questa terribile risposta: «Io non so d’onde voi siate»? C’è un errore, esclameranno alcuni; io sono andato regolarmente alle riunioni di chiesa, ho letto la Bibbia e ho cantato dei cantici. Ma il Signore riceverà nel suo cielo solo quelli che L’avranno ricevuto quaggiù nel loro cuore.

Queste parole severe, Gesù le indirizza particolarmente alla nazione d’Israele. Mentre Erode, «quella volpe» crudele, distruggeva «i pulcini» d’Israele, Gesù il suo vero Re, aveva cercato di raccoglierli (v. 34); ma non avevano accettato né Lui né la sua grazia, ed ora il Signore di gloria, abbandonando la casa, la «sua casa» dove non era stato ricevuto (v. 35, Giovanni 1:11), continua il suo cammino verso la croce.

Luca 14:1-14
1E avvenne che, essendo egli entrato in casa di uno de’ principali Farisei in giorno di sabato per prender cibo, essi lo stavano osservando.2Ed ecco, gli stava dinanzi un uomo idropico.3E Gesù prese a dire ai dottori della legge ed ai Farisei: E’ egli lecito o no far guarigioni in giorno di sabato? Ma essi tacquero.4Allora egli, presolo, lo guarì e lo licenziò.5Poi disse loro: Chi di voi, se un figliuolo od un bue cade in un pozzo, non lo trae subito fuori in giorno di sabato?6Ed essi non potevano risponder nulla in contrario.7Notando poi come gl’invitati sceglievano i primi posti, disse loro questa parabola:8Quando sarai invitato a nozze da qualcuno, non ti mettere a tavola al primo posto, che talora non sia stato invitato da lui qualcuno più ragguardevole di te,9e chi ha invitato te e lui non venga a dirti: Cedi il posto a questo! e tu debba con tua vergogna cominciare allora ad occupare l’ultimo posto.10Ma quando sarai invitato, va a metterti all’ultimo posto, affinché quando colui che t’ha invitato verrà, ti dica: Amico, sali più in su. Allora ne avrai onore dinanzi a tutti quelli che saran teco a tavola.11Poiché chiunque s’innalza sarà abbassato, e chi si abbassa sarà innalzato.12E diceva pure a colui che lo aveva invitato: Quando fai un desinare o una cena, non chiamare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i vicini ricchi; che talora anch’essi non t’invitino, e ti sia reso il contraccambio;13ma quando fai un convito, chiama i poveri, gli storpi, gli zoppi, i ciechi;14e sarai beato, perché non hanno modo di rendertene il contraccambio; ma il contraccambio ti sarà reso alla risurrezione de’ giusti.

Troviamo nuovamente il Signore in casa d’un Fariseo, e anche questa volta è oggetto di una chiara malevolenza. Viene osservato (v. 1) per coglierlo in fallo sulla questione del sabato. Ma Gesù guarisce l’uomo idropico e, come al cap. 13:15, chiude la bocca ai suoi avversari. Poi è il suo turno d’osservarli (v. 7). Il suo occhio, al quale nulla sfugge, considera la loro corsa ai posti migliori attorno alla tavola. Succede la stessa cosa nel mondo; c’è una continua corsa per ottenere più onori o i migliori «bocconi». Ma, per noi cristiani, l’ultimo posto è sempre quello in cui saremo più felici, perché è quello in cui incontreremo Gesù! Non abbiamo infatti bisogno di chiederci da quale posto il Signore abbia fatto quelle osservazioni, poiché non sembra che il Fariseo avesse previsto di farlo salire «più in alto».

Se Gesù ha una lezione per gl’invitati, ne ha una anche per il padrone di casa. Ai primi ha insegnato a scegliere il loro posto, al secondo insegna a scegliere gli invitati. Il Signore vuole sempre farci esaminare il motivo che ci fa agire. È forse la speranza di ottenere dei vantaggi o della considerazione? O è l’amore che si soddisfa nella devozione per Lui?

Luca 14:15-35
15Or uno de’ commensali, udite queste cose, gli disse: Beato chi mangerà del pane nel regno di Dio!16Ma Gesù gli disse: Un uomo fece una gran cena e invitò molti;17e all’ora della cena mandò il suo servitore a dire agl’invitati: Venite, perché tutto è già pronto.18E tutti, ad una voce, cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: Ho comprato un campo e ho necessità d’andarlo a vedere; ti prego, abbimi per iscusato.19E un altro disse: Ho comprato cinque paia di buoi, e vado a provarli; ti prego, abbimi per iscusato.20E un altro disse: Ho preso moglie, e perciò non posso venire.21E il servitore, tornato, riferì queste cose al suo signore. Allora il padron di casa, adiratosi, disse al suo servitore: Va’ presto per le piazze e per le vie della città, e mena qua i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi.22Poi il servitore disse: Signore, s’è fatto come hai comandato, e ancora c’è posto.23E il signore disse al servitore: Va’ fuori per le strade e lungo le siepi, e costringili ad entrare, affinché la mia casa sia piena.24Perché io vi dico che nessuno di quegli uomini ch’erano stati invitati assaggerà la mia cena.25Or molte turbe andavano con lui; ed egli, rivoltosi, disse loro:26Se uno viene a me e non odia suo padre, e sua madre, e la moglie, e i fratelli, e le sorelle, e finanche la sua propria vita, non può esser mio discepolo.27E chi non porta la sua croce e non vien dietro a me, non può esser mio discepolo.28Infatti chi è fra voi colui che, volendo edificare una torre, non si metta prima a sedere e calcoli la spesa per vedere se ha da poterla finire?29Che talora, quando ne abbia posto il fondamento e non la possa finire, tutti quelli che la vedranno prendano a beffarsi di lui, dicendo:30Quest’uomo ha cominciato a edificare e non ha potuto finire.31Ovvero, qual è il re che, partendo per muover guerra ad un altro re, non si metta prima a sedere ed esamini se possa con diecimila uomini affrontare colui che gli vien contro con ventimila?32Se no, mentre quello è ancora lontano, gli manda un’ambasciata e chiede di trattar la pace.33Così dunque ognun di voi che non rinunzi a tutto quello che ha, non può esser mio discepolo.34Il sale, certo, è buono; ma se anche il sale diventa insipido, con che gli si darà sapore?35Non serve né per terra, né per concime; lo si butta via. Chi ha orecchi da udire, oda.

Fra tutte le persone invitate a questo gran convito, sembra che ci sia una gara per trovare la scusa peggiore! Quando mai si aspetta d’aver comprato un campo per vederlo, o dei buoi per provare la loro forza? Lo sposo, poi, avrebbe potuto portare la giovane sposa al banchetto. Declinando l’invito, non solo essi mancano alla festa, ma offendono il padrone di casa.

Al gran convito della sua grazia, Dio ha invitato prima il popolo Giudeo, poi, dopo il suo rifiuto, tutti coloro che non possono nascondere la loro povertà, la loro infermità, la loro miseria. Simili creature riempiranno il suo cielo (conf. v. 21 col v. 13)! Ma restano ancora dei posti vuoti... il vostro, forse, non l’avete ancora occupato.

Il v. 26 ci insegna semplicemente che, se uno era trattenuto al diventare discepolo di Cristo, fosse anche dai suoi stessi genitori, questo ostacolo sarebbe divenuto subito «odioso». Bisogna prima andare a Lui (v. 26) e poi dietro a Lui (v. 27). Ma il nemico è potente. Stolto sarebbe chi si mettesse in marcia senza aver calcolato la spesa: ed essa è grande, perché si tratta di rinunciare a tutto quello che ha (v. 33). Se uno porta la croce, non può caricarsi d’altri bagagli. Ma il guadagno è incomparabile: è Cristo stesso (Filippesi 3:8).

Luca 15:1-10
1Or tutti i pubblicani e i peccatori s’accostavano a lui per udirlo.2E così i Farisei come gli scribi mormoravano, dicendo: Costui accoglie i peccatori e mangia con loro.3Ed egli disse loro questa parabola:4Chi è l’uomo fra voi, che, avendo cento pecore, se ne perde una, non lasci le novantanove nel deserto e non vada dietro alla perduta finché non l’abbia ritrovata?5E trovatala, tutto allegro se la mette sulle spalle;6e giunto a casa, chiama assieme gli amici e i vicini, e dice loro: Rallegratevi meco, perché ho ritrovato la mia pecora ch’era perduta.7Io vi dico che così vi sarà in cielo più allegrezza per un solo peccatore che si ravvede, che per novantanove giusti i quali non han bisogno di ravvedimento.8Ovvero, qual è la donna che avendo dieci dramme, se ne perde una, non accenda un lume e non spazzi la casa e non cerchi con cura finché non l’abbia ritrovata?9E quando l’ha trovata, chiama assieme le amiche e le vicine, dicendo: Rallegratevi meco, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta.10Così, vi dico, v’è allegrezza dinanzi agli angeli di Dio per un solo peccatore che si ravvede.

Le tre parabole di questo capitolo formano un insieme meraviglioso. La condizione d’un peccatore ci viene presentata sotto tre diversi aspetti: quello della pecora, della dramma e del figlio, tutti e tre persi. E la loro salvezza è compiuta in amore contemporaneamente dal Figlio (il buon Pastore), dallo Spirito Santo (la donna diligente) e dal Padre.

Non solo il tenero Pastore cerca la sua pecora «finché non l’abbia ritrovata» (v. 4: confr. fine del v. 8), ma se la carica poi sulle spalle per portarla a casa.

Come quella dramma (una moneta) porta l’effigie del sovrano che l’ha emessa, così l’uomo è ad immagine di Colui che l’ha creato. Ma, una volta perso, a cosa poteva servire quell’immagine? Allora lo Spirito Santo, «accendendo un lume», s’è messo diligentemente all’opera e ci ha trovati nelle nostre tenebre e nella nostra polvere.

Ogni parabola menziona la gioia del legittimo proprietario, una gioia che cerca di essere condivisa. Quella di Dio incontra un’eco negli angeli. Se sentiamo questi cantare al momento della creazione (Giobbe 38:7), poi al momento della nascita del Salvatore (2:13), l’allegrezza riempie anche il cielo «per un solo peccatore che si ravvede». Il prezzo d’un’anima è così grande agli occhi del Dio d’amore!

Luca 15:11-32
11Disse ancora: Un uomo avea due figliuoli;12e il più giovane di loro disse al padre: Padre, dammi la parte de’ beni che mi tocca. Ed egli spartì fra loro i beni.13E di li a poco, il figliuolo più giovane, messa insieme ogni cosa, se ne partì per un paese lontano, e quivi dissipò la sua sostanza, vivendo dissolutamente.14E quand’ebbe speso ogni cosa, una gran carestia sopravvenne in quel paese, sicché egli cominciò ad esser nel bisogno.15E andò, e si mise con uno degli abitanti di quel paese, il quale lo mandò nei suoi campi, a pasturare i porci.16Ed egli avrebbe bramato empirsi il corpo de’ baccelli che i porci mangiavano, ma nessuno gliene dava.17Ma rientrato in sé, disse: Quanti servi di mio padre hanno pane in abbondanza, ed io qui mi muoio di fame!18Io mi leverò e me n’andrò a mio padre, e gli dirò: Padre, ho peccato contro il cielo e contro te:19non son più degno d’esser chiamato tuo figliuolo; trattami come uno de’ tuoi servi.20Egli dunque si levò e venne a suo padre; ma mentr’egli era ancora lontano, suo padre lo vide e fu mosso a compassione, e corse, e gli si gettò al collo, e lo baciò e ribaciò.21E il figliuolo gli disse: Padre, ho peccato contro il cielo e contro te; non son più degno d’esser chiamato tuo figliuolo.22Ma il padre disse ai suoi servitori: Presto, portate qua la veste più bella e rivestitelo, e mettetegli un anello al dito e de’ calzari a’ piedi;23e menate fuori il vitello ingrassato, ammazzatelo, e mangiamo e rallegriamoci,24perché questo mio figliuolo era morto, ed è tornato a vita; era perduto, ed è stato ritrovato. E si misero a far gran festa.25Or il figliuolo maggiore era a’ campi; e come tornando fu vicino alla casa, udì la musica e le danze.26E chiamato a sé uno de’ servitori, gli domandò che cosa ciò volesse dire.27Quello gli disse: E’ giunto tuo fratello, e tuo padre ha ammazzato il vitello ingrassato, perché l’ha riavuto sano e salvo.28Ma egli si adirò e non volle entrare; onde suo padre uscì fuori e lo pregava d’entrare.29Ma egli, rispondendo, disse al padre: Ecco, da tanti anni ti servo, e non ho mai trasgredito un tuo comando; a me però non hai mai dato neppure un capretto da far festa con i miei amici;30ma quando è venuto questo tuo figliuolo che ha divorato i tuoi beni con le meretrici, tu hai ammazzato per lui il vitello ingrassato.31E il padre gli disse: Figliuolo, tu sei sempre meco, ed ogni cosa mia è tua;32ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto, ed è tornato a vita; era perduto, ed è stato ritrovato.

Un primo quadro ci presenta questo ragazzo che considera il padre come un ostacolo alla sua felicità, e che se ne va, lontano dalla sua presenza, a dissipare in modo folle tutto ciò che ha ricevuto da lui. La scena successiva ce lo mostra nel paese lontano, ridotto alla peggiore depravazione, alla più completa miseria. Ognuno di noi forse riconosce, fino a questo momento, la propria storia? Che possa anche concludersi allo stesso modo! Infatti, sotto il peso della miseria, il figlio prodigo torna in sé, si ricorda dell’abbondanza della casa paterna, si alza, prende la strada del ritorno... Ed è il terzo quadro. C’è la sollecitudine del padre che gli corre incontro a braccia aperte, ci sono i baci, la confessione seguita dal pieno perdono, gli stracci sostituiti dalla veste più bella...

Amico che realizzi la tua miseria morale, questo racconto ti insegna quali sono le disposizioni del cuore di Dio nei tuoi riguardi. Non temere d’andare a Lui. Sarai ricevuto come questo figlio.

Il padre, però, non può far condividere completamente la sua gioia. Il fratello maggiore, che non avrebbe esitato a fare una bella mangiata coi suoi amici mentre il fratello era perduto, rifiuta ora di prendere parte alla festa. È una figura del popolo Giudeo ostinato nel suo legalismo, ma anche di tutti quelli che si credono giusti e il cui cuore è chiuso alla grazia di Dio.

Luca 16:1-13
1Gesù diceva ancora ai suoi discepoli: V’era un uomo ricco che avea un fattore, il quale fu accusato dinanzi a lui di dissipare i suoi beni.2Ed egli lo chiamò e gli disse: Che cos’è questo che odo di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché tu non puoi più esser mio fattore.3E il fattore disse fra sé: Che farò io, dacché il padrone mi toglie l’amministrazione? A zappare non son buono; a mendicare mi vergogno.4So bene quel che farò, affinché, quando dovrò lasciare l’amministrazione, ci sia chi mi riceva in casa sua.5Chiamati quindi a se ad uno ad uno i debitori del suo padrone, disse al primo:6Quanto devi al mio padrone? Quello rispose: Cento bati d’olio. Egli disse: Prendi la tua scritta, siedi, e scrivi presto: Cinquanta.7Poi disse ad un altro: E tu, quanto devi? Quello rispose: Cento cori di grano. Egli disse: Prendi la tua scritta, e scrivi: Ottanta.8E il padrone lodò il fattore infedele perché aveva operato con avvedutezza; poiché i figliuoli di questo secolo, nelle relazioni con que’ della loro generazione, sono più accorti dei figliuoli della luce.9Ed io vi dico: Fatevi degli amici con le ricchezze ingiuste; affinché, quand’esse verranno meno, quelli vi ricevano ne’ tabernacoli eterni.10Chi è fedele nelle cose minime, è pur fedele nelle grandi; e chi è ingiusto nelle cose minime, è pure ingiusto nelle grandi.11Se dunque non siete stati fedeli nelle ricchezze ingiuste, chi vi affiderà le vere?12E se non siete stati fedeli nell’altrui, chi vi darà il vostro?13Nessun domestico può servire a due padroni: perché o odierà l’uno e amerà l’altro, o si atterrà all’uno e sprezzerà l’altro. Voi non potete servire a Dio ed a Mammona.

Ci stupisce questo padrone che approva il suo servitore disonesto, come anche ci stupisce la conclusione del Signore: «Fatevi degli amici con le ricchezze ingiuste...» (v. 9). Ma proprio questo aggettivo «ingiuste» ci fornisce la chiave della parabola. Niente quaggiù appartiene all’uomo. Le ricchezze ch’egli pretende di possedere sono in realtà tutte di Dio; sono dunque delle ricchezze ingiuste. Posto sulla terra perché le amministrasse, l’uomo s’è comportato come un ladro. Ha volto a suo interesse, per soddisfare le sue concupiscenze, ciò che Dio aveva messo nelle sue mani per il Suo servizio. Ma può ancora pentirsi e mettersi ad impiegare per gli altri, ed in vista dell’avvenire, i beni del divino Proprietario finché sono nelle sue mani.

L’economo del cap. 12:42 era fedele e prudente; questo è infedele; tuttavia, agisce con avvedutezza, ed è questa la qualità che gli riconosce il suo padrone. Se le persone del mondo mostrano una simile previdenza, non dovremmo noi, che siamo «figli della luce», pensare prima alle vere ricchezze? (v. 11; 12:33).

Il v. 13 ci ricorda che non abbiamo due cuori, uno per Cristo e l’altro per Mammona e le cose del mondo; o l’abbiamo per l’uno, o per l’altro. Chi vogliamo amare e servire? (1 Re 18:21).

Luca 16:14-31
14Or i Farisei, che amavano il danaro, udivano tutte queste cose e si facean beffe di lui.15Ed egli disse loro: Voi siete quelli che vi proclamate giusti dinanzi agli uomini; ma Dio conosce i vostri cuori; poiché quel che è eccelso fra gli uomini, è abominazione dinanzi a Dio.16La legge ed i profeti hanno durato fino a Giovanni; da quel tempo è annunziata la buona novella del regno di Dio, ed ognuno v’entra a forza.17Più facile è che passino cielo e terra, che un apice solo della legge cada.18Chiunque manda via la moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio; e chiunque sposa una donna mandata via dal marito, commette adulterio.19Or v’era un uomo ricco, il quale vestiva porpora e bisso, ed ogni giorno godeva splendidamente;20e v’era un pover’uomo chiamato Lazzaro, che giaceva alla porta di lui, pieno d’ulceri,21e bramoso di sfamarsi con le briciole che cadevano dalla tavola del ricco; anzi perfino venivano i cani a leccargli le ulceri.22Or avvenne che il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno d’Abramo; morì anche il ricco, e fu seppellito.23E nell’Ades, essendo ne’ tormenti, alzò gli occhi e vide da lontano Abramo, e Lazzaro nel suo seno;24ed esclamò: Padre Abramo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro a intingere la punta del dito nell’acqua per rinfrescarmi la lingua, perché son tormentato in questa fiamma.25Ma Abramo disse: Figliuolo, ricordati che tu ricevesti i tuoi beni in vita tua, e che Lazzaro similmente ricevette i mali; ma ora qui egli è consolato, e tu sei tormentato.26E oltre a tutto questo, fra noi e voi è posta una gran voragine, perché quelli che vorrebbero passar di qui a voi non possano, né di la si passi da noi.27Ed egli disse: Ti prego, dunque, o padre, che tu lo mandi a casa di mio padre,28perché ho cinque fratelli, affinché attesti loro queste cose, onde non abbiano anch’essi a venire in questo luogo di tormento.29Abramo disse: Hanno Mosè e i profeti; ascoltin quelli.30Ed egli: No, padre Abramo; ma se uno va a loro dai morti, si ravvedranno.31Ma Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i profeti, non si lasceranno persuadere neppure se uno dei morti risuscitasse.

A questi Farisei avari, Gesù dichiara che Dio conosce il loro cuore e giudica diversamente dagli uomini. Sulle più grandi opere, sui successi e sulle ambizioni terrestri, è scritta questa valutazione del v. 15: un’«abominazione dinanzi a Dio»! Così, che rovesciamenti di situazione appariranno nel mondo futuro! Il Signore ne dà un esempio avvincente. Questo ricco era precisamente un economo infedele. Pur avendo il suo prossimo alla porta, impiegava per se stesso, nel lusso e nell’egoismo, ciò che Dio l’aveva incaricato d’amministrare sulla terra. Ma un medesimo evento sopraggiunge per il ricco come per il povero: la morte. Presto o tardi ognuno la incontra. E questo racconto, fatto da Colui che non può mentire, prova che non per questo la nostra storia è terminata. Essa ha ancora un capitolo che non finirà mai, e di cui il Signore, voltanto un istante la pagina, ci permette di leggere qualche riga. Che cosa scopriamo in questo al di là del quale tanti uomini, tremando, vorrebbero spiegazioni? Un luogo di felicità ed un luogo di tormento! Allora, sarà impossibile passare dall’uno all’altro; sarà troppo tardi per credere, ma anche troppo tardi per annunciare l’Evangelo! «Eccolo ora il giorno della salvezza» (2 Corinzi 6:2).

Luca 17:1-19
1Disse poi ai suoi discepoli: E’ impossibile che non avvengano scandali: ma guai a colui per cui avvengono!2Meglio per lui sarebbe che una macina da mulino gli fosse messa al collo e fosse gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare un solo di questi piccoli.3Badate a voi stessi! Se il tuo fratello pecca, riprendilo; e se si pente, perdonagli.4E se ha peccato contro te sette volte al giorno, e sette volte torna a te e ti dice: Mi pento, perdonagli.5Allora gli apostoli dissero al Signore: Aumentaci la fede.6E il Signore disse: Se aveste fede quant’è un granel di senapa, potreste dire a questo moro: Sradicati e trapiantati nel mare, e vi ubbidirebbe.7Or chi di voi, avendo un servo ad arare o pascere, quand’ei torna a casa dai campi, gli dirà: Vieni presto a metterti a tavola?8Non gli dirà invece: Preparami la cena, e cingiti a servirmi finch’io abbia mangiato e bevuto, e poi mangerai e berrai tu?9Si ritiene egli forse obbligato al suo servo perché ha fatto le cose comandategli?10Così anche voi, quand’avrete fatto tutto ciò che v’è comandato, dite: Noi siamo servi inutili; abbiam fatto quel ch’eravamo in obbligo di fare.11Ed avvenne che, nel recarsi a Gerusalemme, egli passava sui confini della Samaria e della Galilea.12E come entrava in un certo villaggio, gli si fecero incontro dieci uomini lebbrosi, i quali, fermatisi da lontano,13alzaron la voce dicendo: Gesù, Maestro, abbi pietà di noi!14E, vedutili, egli disse loro: Andate a mostrarvi a’ sacerdoti. E avvenne che, mentre andavano, furon mondati.15E uno di loro, vedendo che era guarito, tornò indietro, glorificando Iddio ad alta voce;16e si gettò ai suoi piedi con la faccia a terra, ringraziandolo; e questo era un Samaritano.17Gesù, rispondendo, disse: I dieci non sono stati tutti mondati? E i nove altri dove sono?18Non si è trovato alcuno che sia tornato per dar gloria a Dio fuor che questo straniero?19E gli disse: Lèvati e vattene: la tua fede t’ha salvato.

È normale che il mondo, dove regna il male, sia pieno di scandali e di occasioni di caduta. Ma che un cristiano possa essere una trappola per persone più deboli di lui è cosa infinitamente triste... e solenne per lui.

Colui che perdona (7:48) insegna qui come perdonare (v. 3,4). Tuttavia gli apostoli sentono che per agire secondo questi principi di grazia hanno bisogno di più fede, e la chiedono al Signore. Egli risponde loro che un’altra virtù è indispensabile: l’ubbidienza, perché è nella conoscenza e nel compimento della volontà di Dio che potremo contare su di Lui. Sì, la fede non si può separare dall’ubbidienza, né questa dall’umiltà.

Servitori inutili: è quello che noi dobbiamo pensare di noi stessi, poiché Dio potrebbe lavorare senza di noi; e, se si serve di noi, è per pura grazia. Ma non è questo che il Signore pensa di quelli che sono i suoi amici (confr. v. 7,8 e 12:37; Giovanni 15:15).

Dieci lebbrosi incontrano Gesù, alzano la voce verso di Lui e se ne vanno guariti. Uno solo, il Samaritano, ci tiene a ringraziare il suo Salvatore. Così, nella grande cristianità, fra tutti quelli che sono salvati, solo un piccolo numero sa «tornare indietro» per rendere il culto al Signore. Fai parte di questi?

Luca 17:20-37
20Interrogato poi dai Farisei sul quando verrebbe il regno di Dio, rispose loro dicendo: Il regno di Dio non viene in maniera da attirar gli sguardi; né si dirà:21Eccolo qui, o eccolo là; perché ecco, il regno di Dio è dentro di voi.22Disse pure ai suoi discepoli: Verranno giorni che desidererete vedere uno de’ giorni del Figliuol dell’uomo, e non lo vedrete.23E vi si dirà: Eccolo là, eccolo qui; non andate, e non li seguite;24perché com’è il lampo che balenando risplende da un’estremità all’altra del cielo, così sarà il Figliuol dell’uomo nel suo giorno.25Ma prima bisogna ch’e’ soffra molte cose, e sia reietto da questa generazione.26E come avvenne ai giorni di Noè, così pure avverrà a’ giorni del Figliuol dell’uomo.27Si mangiava, si beveva, si prendea moglie, s’andava a marito, fino al giorno che Noè entrò nell’arca, e venne il diluvio che li fece tutti perire.28Nello stesso modo che avvenne anche ai giorni di Lot; si mangiava, si beveva, si comprava, si vendeva, si piantava, si edificava;29ma nel giorno che Lot uscì di Sodoma, piovve dal cielo fuoco e zolfo, che li fece tutti perire.30Lo stesso avverrà nel giorno che il Figliuol dell’uomo sarà manifestato.31In quel giorno, chi sarà sulla terrazza ed avrà la sua roba in casa, non scenda a prenderla; e parimente, chi sarà nei campi non torni indietro.32Ricordatevi della moglie di Lot.33Chi cercherà di salvare la sua vita, la perderà; ma chi la perderà, la preserverà.34Io ve lo dico: In quella notte, due saranno in un letto; l’uno sarà preso, e l’altro lasciato.35Due donne macineranno assieme; l’una sarà presa, e l’altra lasciata.36Due uomini saranno ai campi, l’uno sarà preso e l’altro lasciato.37I discepoli risposero: Dove sarà, Signore? Ed egli disse loro: Dove sarà il corpo, ivi anche le aquile si raduneranno.

Contro ogni logica, i Farisei si preoccupano del momento in cui verrà il regno di Dio... rifiutando però di riconoscere e ricevere il re che si trova fra di loro (v. 21). Il regno di Dio, spesso menzionato nell’evangelo di Luca, è la sfera in cui i diritti di Dio sono riconosciuti. Esso comprende innanzi tutto il cielo (per questo motivo troviamo, soprattutto in Matteo, l’espressione di regno dei cieli).

Ma doveva anche estendersi ad Israele e alla terra. Il Re, per mettere i suoi sudditi alla prova, è venuto tra di loro sotto umili sembianze, senza «attirare gli sguardi» (v. 20); ed è stato rigettato. Ne risulta allora che il regno esiste ancora, ma solo sotto la sua forma «celeste». Verrà poi stabilito anche sulla terra, al momento opportuno, ma per mezzo dei giudizi di cui parla l’Apocalisse. Questi saranno improvvisi e terribili. L’antico diluvio e la distruzione di Sodoma ne rappresentano delle solenni illustrazioni (e che sorprendente figura della nostra epoca sono i versetti da 27 a 30!). Tuttavia, esiste un altro dominio in cui i diritti morali del Signore sono riconosciuti fin da ora: sono i cuori di quelli che gli appartengono. Amico, il tuo cuore è «una provincia» del regno di Dio?

Luca 18:1-17
1Propose loro ancora questa parabola per mostrare che doveano del continuo pregare e non stancarsi.2In una certa città v’era un giudice, che non temeva Iddio né avea rispetto per alcun uomo;3e in quella città vi era una vedova, la quale andava da lui dicendo: Fammi giustizia del mio avversario.4Ed egli per un tempo non volle farlo; ma poi disse fra sé: benché io non tema Iddio e non abbia rispetto per alcun uomo,5pure, poiché questa vedova mi dà molestia, le farò giustizia, che talora, a forza di venire, non finisca col rompermi la testa.6E il Signore disse: Ascoltate quel che dice il giudice iniquo.7E Dio non farà egli giustizia ai suoi eletti che giorno e notte gridano a lui, e sarà egli tardo per loro?8Io vi dico che farà loro prontamente giustizia. Ma quando il Figliuol dell’uomo verrà, troverà egli la fede sulla terra?9E disse ancora questa parabola per certuni che confidavano in se stessi di esser giusti e disprezzavano gli altri:10Due uomini salirono al tempio per pregare; l’uno Fariseo, e l’altro pubblicano.11Il Fariseo, stando in piè, pregava così dentro di sé: O Dio, ti ringrazio ch’io non sono come gli altri uomini, rapaci, ingiusti, adulteri; né pure come quel pubblicano.12Io digiuno due volte la settimana; pago la decima su tutto quel che posseggo.13Ma il pubblicano, stando da lungi, non ardiva neppure alzar gli occhi al cielo; ma si batteva il petto, dicendo: O Dio, sii placato verso me peccatore!14Io vi dico che questi scese a casa sua giustificato, piuttosto che quell’altro; perché chiunque s’innalza sarà abbassato; ma chi si abbassa sarà innalzato.15Or gli recavano anche i bambini, perché li toccasse; ma i discepoli, veduto questo, sgridavano quelli che glieli recavano.16Ma Gesù chiamò a sé i bambini, e disse: Lasciate i piccoli fanciulli venire a me, e non glielo vietate, perché di tali è il regno di Dio.17In verità io vi dico che chiunque non avrà ricevuto il regno di Dio come un piccolo fanciullo, non entrerà punto in esso.

La parabola della vedova e del giudice iniquo ci incoraggia a pregare con perseveranza (Romani 12:12; Colossesi 4:2). Infatti, se un uomo cattivo finisce per cedere, a maggior ragione il Dio d’amore interverrà per liberare «i suoi eletti». Egli tarda talvolta a farlo, perché il frutto che attende non è maturo; ma non dimentichiamo che Lui stesso trova duro ad usare pazienza, poiché il suo amore lo porterebbe ad agire subito (fine del v. 7). Verrà un tempo, quello della tribolazione finale, in cui questo passo acquisterà tutta la sua forza per gli eletti del popolo giudaico.

Il Fariseo pieno di sé, che presenta a Dio la sua propria giustizia e il pubblicano che sta in disparte, in una profonda convinzione di peccato, sono moralmente i discendenti rispettivi di Caino e di Abele (con la differenza che Abele sapeva di essere giustificato). Il solo titolo che ci dà il diritto di avvicinarci a Dio è quello di peccatori! È umiliante per l’uomo dover mettere da parte le sue opere (v. 11), i suoi ragionamenti, la sua saggezza, la sua esperienza. Ma le verità divine del regno possono essere colte solo con la fede, di cui la fiducia semplice del piccolo fanciullo ci offre un’immagine toccante. Quando il Signore verrà, troverà in noi una simile fede? (v. 8).

Luca 18:18-34
18E uno dei principali lo interrogò, dicendo: Maestro buono, che farò io per ereditare la vita eterna?19E Gesù gli disse: Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, salvo uno solo, cioè Iddio.20Tu sai i comandamenti: Non commettere adulterio; non uccidere; non rubare; non dir falsa testimonianza; onora tuo padre e tua madre.21Ed egli rispose: Tutte queste cose io le ho osservate fin dalla mia giovinezza.22E Gesù, udito questo, gli disse: Una cosa ti manca ancora; vendi tutto ciò che hai, e distribuiscilo ai poveri, e tu avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguitami.23Ma egli, udite queste cose, ne fu grandemente attristato, perché era molto ricco.24E Gesù, vedendolo a quel modo, disse: Quanto malagevolmente coloro che hanno delle ricchezze entreranno nel regno di Dio!25Poiché è più facile a un cammello passare per la cruna d’un ago, che ad un ricco entrare nel regno di Dio.26E quelli che udiron questo dissero: Chi dunque può esser salvato?27Ma egli rispose: Le cose impossibili agli uomini sono possibili a Dio.28E Pietro disse: Ecco, noi abbiam lasciato le nostre case, e t’abbiam seguitato.29Ed egli disse loro: Io vi dico in verità che non v’è alcuno che abbia lasciato casa, o moglie, o fratelli, o genitori, o figliuoli per amor del regno di Dio,30il quale non ne riceva molte volte tanto in questo tempo, e nel secolo avvenire la vita eterna.31Poi, presi seco i dodici, disse loro: Ecco, noi saliamo a Gerusalemme, e saranno adempiute rispetto al Figliuol dell’uomo tutte le cose scritte dai profeti;32poiché egli sarà dato in man de’ Gentili, e sarà schernito ed oltraggiato e gli sputeranno addosso;33e dopo averlo flagellato, l’uccideranno; ma il terzo giorno risusciterà.34Ed essi non capirono nulla di queste cose; quel parlare era per loro oscuro, e non intendevano le cose dette loro.

In presenza del capo del popolo, apparentemente dotato delle qualità più nobili, chiunque al posto di Gesù si sarebbe detto: ecco uno che mi farà onore, un discepolo di qualità che bisogna cercare di trattenere. Ma Dio guarda al cuore (1 Samuele 16:7), e il Signore sonda ora il cuore di quest’uomo.

«Che farò io?» è la sua domanda; e allora Gesù non può che ricordargli la Legge. Ma perché avrebbe dovuto rubare, se era ricco? o uccidere o dire falsa testimonianza se aveva una reputazione da mantenere? o non onorare i suoi genitori che gli avevano lasciato una così bella eredità? In realtà, egli infrange il primo comandamento, poiché il suo dio sono le sue ricchezze (Esodo 20:3). La tristezza di quest’uomo, che umanamente possedeva tutto per essere felice (situazione in vista, immensa fortuna e giovinezza per goderne) prova a coloro che invidiano tali vantaggi che niente di questo può dare la felicità. Anzi, se il cuore vi si attacca, costituiscono degli impedimenti per seguire Gesù ed aver parte alla vita eterna. Egli stesso stava per compiere l’opera che ci permette di averla. In questi v. 32 e 33, dobbiamo meditare ogni espressione e riflettere che Gesù ha sofferto così per noi.

Luca 18:35-43; Luca 19:1-10
35Or avvenne che com’egli si avvicinava a Gerico, un certo cieco sedeva presso la strada, mendicando;36e, udendo la folla che passava, domandò che cosa fosse.37E gli fecero sapere che passava Gesù il Nazareno.38Allora egli gridò: Gesù figliuol di Davide, abbi pietà di me!39E quelli che precedevano lo sgridavano perché tacesse; ma lui gridava più forte: Figliuol di Davide, abbi pietà di me!40E Gesù, fermatosi, comandò che gli fosse menato; e quando gli fu vicino, gli domandò:41Che vuoi tu ch’io ti faccia? Ed egli disse: Signore, ch’io ricuperi la vista.42E Gesù gli disse: Ricupera la vista; la tua fede t’ha salvato.43E in quell’istante ricuperò la vista, e lo seguiva glorificando Iddio; e tutto il popolo, veduto ciò, diede lode a Dio.
1E Gesù, essendo entrato in Gerico, attraversava la città.2Ed ecco, un uomo, chiamato per nome Zaccheo, il quale era capo dei pubblicani ed era ricco,3cercava di veder chi era Gesù, ma non poteva a motivo della folla, perché era piccolo di statura.4Allora corse innanzi, e montò sopra un sicomoro, per vederlo, perch’egli avea da passar per quella via.5E come Gesù fu giunto in quel luogo, alzati gli occhi, gli disse: Zaccheo, scendi presto, perché oggi debbo albergare in casa tua.6Ed egli s’affrettò a scendere e lo accolse con allegrezza.7E veduto ciò, tutti mormoravano, dicendo: E’ andato ad albergare da un peccatore!8Ma Zaccheo, presentatosi al Signore, gli disse: Ecco, Signore, la metà de’ miei beni la do ai poveri; e se ho frodato qualcuno di qualcosa gli rendo il quadruplo.9E Gesù gli disse: Oggi la salvezza è entrata in questa casa, poiché anche questo è figliuolo d’Abramo:10poiché il Figliuol dell’uomo è venuto per cercare e salvare ciò che era perito.

La visita del Signore a Gerico è probabilmente l’unica occasione offerta a questi due uomini d’incontrare il Signore Gesù. Nonostante gli ostacoli, hanno saputo coglierla (confr. 16:16).

Consideriamo questo cieco; non può vedere il Salvatore che passa, ed inoltre la folla cerca di farlo tacere; ma lui grida più forte e ottiene la risposta alla sua fede. Quanto a Zaccheo, la sua piccola statura e la stessa folla che si ammassa attorno a Gesù, gli impediscono di distinguerlo. Allora, corre per precedere il corteo e sale su un albero. Egli trionfa sulle difficoltà, e che ricompensa ottiene! Immaginiamo il suo stupore e la sua gioia sentendosi chiamare per nome, invitato a scendere presto per accogliere il Signore in casa sua.

Caro amico, Gesù passa anche ora vicino a te, portanto la salvezza (v. 9). Non lasciarti fermare né dalla tua incapacità naturale, né dalle forme d’una falsa religione che, come questa folla, impediscono di vedere «chi è Gesù»; e nemmeno dal timore dell’opinione altrui. Il Signore ti chiama per nome: «Oggi debbo albergare» nel tuo cuore. Lo lascerai passare senza approfittarne?

Luca 19:11-28
11Or com’essi ascoltavano queste cose, Gesù aggiunse una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio stesse per esser manifestato immediatamente.12Disse dunque: Un uomo nobile se n’andò in un paese lontano per ricevere l’investitura d’un regno e poi tornare.13E chiamati a sé dieci suoi servitori, diede loro dieci mine, e disse loro: Trafficate finch’io venga.14Ma i suoi concittadini l’odiavano, e gli mandaron dietro un’ambasciata per dire: Non vogliamo che costui regni su noi.15Ed avvenne, quand’e’ fu tornato, dopo aver ricevuto l’investitura del regno, ch’egli fece venire quei servitori ai quali avea dato il danaro, per sapere quanto ognuno avesse guadagnato, trafficando.16Si presentò il primo e disse: Signore, la tua mina ne ha fruttate altre dieci.17Ed egli gli disse: Va bene, buon servitore; poiché sei stato fedele in cosa minima, abbi podestà su dieci città.18Poi venne il secondo, dicendo: La tua mina, signore, ha fruttato cinque mine.19Ed egli disse anche a questo: E tu sii sopra cinque città.20Poi ne venne un altro che disse: Signore, ecco la tua mina che ho tenuta riposta in un fazzoletto,21perché ho avuto paura di te che sei uomo duro; tu prendi quel che non hai messo, e mieti quel che non hai seminato.22E il padrone a lui: Dalle tue parole ti giudicherò, servo malvagio! Tu sapevi ch’io sono un uomo duro, che prendo quel che non ho messo e mieto quel che non ho seminato;23e perché non hai messo il mio danaro alla banca, ed io, al mio ritorno, l’avrei riscosso con l’interesse?24Poi disse a coloro ch’eran presenti: Toglietegli la mina, e date la a colui che ha le dieci mine.25Essi gli dissero: Signore, egli ha dieci mine.26Io vi dico che a chiunque ha sarà dato; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha.27Quanto poi a quei miei nemici che non volevano che io regnassi su loro, menateli qua e scannateli in mia presenza.28E dette queste cose, Gesù andava innanzi, salendo a Gerusalemme.

Questa parabola ci presenta contemporaneamente il rifiuto del Signore Gesú come re (v. 14) e la responsabilità dei suoi durante il periodo della sua assenza. In quella dei «talenti», in Matteo 25, ogni servitore ha ricevuto una somma diversa secondo la libera decisione del padrone, ma la ricompensa è la stessa. In questa, al contrario, ad ogni servitore è stata affidata una mina, mentre la remunerazione è proporzionale alla sua attività.

A ogni credente, Dio fa dono della stessa salvezza, della stessa parola, dello stesso Spirito, senza parlare delle svariate grazie dispensate ad ognuno. In compenso, non hanno tutti lo stesso zelo per far valere questi doni alla gloria del loro Padrone assente. Infatti, il segreto del servizio è l’amore che si ha per Colui che si serve. Più quest’amore è grande, più è grande la devozione. E perché odiava il suo padrone, trovandolo severo ed ingiusto, che il terzo servitore non ha lavorato per lui. Egli rappresenta tutti coloro che si dicono cristiani e ai quali Dio toglierà ciò che sembrano avere (v. 26). Ma capita, ahimé! a dei veri figli di Dio, d’accettare i doni pur rifiutando il servizio, defraudando così il Signore e, alla fine, anche loro stessi, del frutto che avrebbero goduto con Lui.

Luca 19:29-48
29E avvenne che come fu vicino a Betfage e a Betania presso al monte detto degli Ulivi, mandò due de’ discepoli, dicendo:30Andate nella borgata dirimpetto, nella quale entrando, troverete legato un puledro d’asino, sopra il quale non è mai montato alcuno; scioglietelo e menatemelo.31E se qualcuno vi domanda perché lo sciogliete, direte così: Il Signore ne ha bisogno.32E quelli ch’erano mandati, partirono e trovarono le cose com’egli avea lor detto.33E com’essi scioglievano il puledro, i suoi padroni dissero loro: Perché sciogliete il puledro?34Essi risposero: Il Signore ne ha bisogno.35E lo menarono a Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero montar Gesù.36E mentre egli andava innanzi, stendevano i loro mantelli sulla via.37E com’era già presso la città, alla scesa del monte degli Ulivi, tutta la moltitudine dei discepoli cominciò con allegrezza a lodare Iddio a gran voce per tutte le opere potenti che aveano vedute,38dicendo: Benedetto il Re che viene nel nome del Signore; pace in cielo e gloria ne’ luoghi altissimi!39E alcuni de’ Farisei di tra la folla gli dissero: Maestro, sgrida i tuoi discepoli!40Ed egli, rispondendo, disse: Io vi dico che se costoro si tacciono, le pietre grideranno.41E come si fu avvicinato, vedendo la città, pianse su lei, dicendo:42Oh se tu pure avessi conosciuto in questo giorno quel ch’è per la tua pace! Ma ora è nascosto agli occhi tuoi.43Poiché verranno su te de’ giorni nei quali i tuoi nemici ti faranno attorno delle trincee, e ti circonderanno e ti stringeranno da ogni parte;44e atterreranno te e i tuoi figliuoli dentro di te, e non lasceranno in te pietra sopra pietra, perché tu non hai conosciuto il tempo nel quale sei stata visitata.45Poi, entrato nel tempio, cominciò a cacciar quelli che in esso vendevano,46dicendo loro: Egli è scritto: La mia casa sarà una casa d’orazione, ma voi ne avete fatto una spelonca di ladroni.47Ed ogni giorno insegnava nel tempio. Ma i capi sacerdoti e gli scribi e i primi fra il popolo cercavano di farlo morire;48ma non sapevano come fare, perché tutto il popolo, ascoltandolo, pendeva dalle sue labbra.

Il cammino del Signore si avvicina al suo termine: quella città di Gerusalemme verso la quale, fin dal cap. 9:51, aveva alzato risolutamente il viso, sapendo quello che l’aspettava. Tuttavia, per un breve istante, i discepoli possono pensare che il suo regno stia per essere manifestato immediatamente (confr. v. 11). Gesù mostra la sua sovranità richiedendo il puledro (e non ci sono forse nella nostra vita tante cose di cui potremmo sentir dire: «il Signore ne ha bisogno»?; v. 34). Il Re sta per fare il suo ingresso maestoso nella città, con le acclamazioni della folla dei suoi discepoli. Ahimé! in contrasto con questa gioia, i Farisei mostrano la loro ostile indifferenza (v. 39). In realtà delle pietre sarebbero più docili all’azione della potenza divina rispetto al cuore indurito dell’infelice popolo giudeo. Scorgendo la città, Gesù piange su di essa. Sa quali saranno le tragiche conseguenze del suo accecamento. Vede già le legioni di Tito, quarant’anni più tardi, assediare la città colpevole (confr. Isaia 29:3,6). Scene indescrivibili di massacro e distruzione passano davanti ai suoi occhi!

Poi, entrando nella città e nel tempio, considera con non minor dolore il traffico che riempie quest’ultimo e, con una santa energia, si adopera per farlo cessare (confr. Ezechiele 8:6).

Luca 20:1-18
1E avvenne un di quei giorni, che mentre insegnava al popolo nel tempio ed evangelizzava, sopraggiunsero i capi sacerdoti e gli scribi con gli anziani, e gli parlaron così:2Dicci con quale autorità tu fai queste cose, e chi t’ha data codesta autorità.3Ed egli, rispondendo, disse loro: Anch’io vi domanderò una cosa:4Il battesimo di Giovanni era dal cielo a dagli uomini?5Ed essi ragionavan fra loro, dicendo: Se diciamo: Dal cielo, egli ci dirà: Perché non gli credeste?6Ma se diciamo: Dagli uomini, tutto il popolo ci lapiderà, perché è persuaso che Giovanni era un profeta.7E risposero che non sapevano d’onde fosse.8E Gesù disse loro: Neppur io vi dico con quale autorità fo queste cose.9Poi prese a dire al popolo questa parabola: Un uomo piantò una vigna, l’allogò a dei lavoratori, e se n’andò in viaggio per lungo tempo.10E nella stagione mandò a que’ lavoratori un servitore perché gli dessero del frutto della vigna; ma i lavoratori, battutolo, lo rimandarono a mani vuote.11Ed egli di nuovo mandò un altro servitore; ma essi, dopo aver battuto e vituperato anche questo, lo rimandarono a mani vuote.12Ed egli ne mandò ancora un terzo; ed essi, dopo aver ferito anche questo, lo scacciarono.13Allora il padron della vigna disse: Che farò? Manderò il mio diletto figliuolo; forse a lui porteranno rispetto.14Ma quando i lavoratori lo videro, fecero tra loro questo ragionamento: Costui è l’erede; uccidiamolo, affinché l’eredità diventi nostra.15E cacciatolo fuor dalla vigna, lo uccisero. Che farà loro dunque il padron della vigna?16Verrà e distruggerà que’ lavoratori, e darà la vigna ad altri. Ed essi, udito ciò, dissero: Così non sia!17Ma egli, guardatili in faccia, disse: Che vuol dir dunque questo che è scritto: La pietra che gli edificatori hanno riprovata è quella che è divenuta pietra angolare?18Chiunque cadrà su quella pietra sarà sfracellato; ed ella stritolerà colui sul quale cadrà.

Se fossero stati presenti al battesimo di Giovanni, i Farisei non avrebbero avuto bisogno di chiedere al Signore con quale autorità faceva «queste cose» (vedere 7:30), Dio vi aveva solennemente designato il suo Figlio diletto e l’aveva rivestito di potenza per il suo ministerio (3:22). D’altronde, tutto ciò che Gesù faceva o diceva non mostrava chiaramente che era il Padre che l’aveva mandato? (Giovanni 12:49,50).

Il Signore offre ancora a questi uomini di mala fede un’occasione di riconoscersi nella parabola dei malvagi vignaioli. Rifiutando a Dio il frutto dell’obbedienza. Israele ha disprezzato, maltrattato e talvolta messo a morte i Suoi messaggeri e profeti (2 Cronache 36:15). E quando l’amore di Dio ha dato loro il suo stesso Figlio, essi non hanno esitato a cacciarlo «fuor dalla vigna» e ad ucciderlo. Ma il Signore enumera le terribili conseguenze di quest’ultimo crimine: Dio farà morire questo popolo malvagio. Affiderà ad altri (tratti dalle nazioni) il compito di portare del frutto per Lui. Infine, se del tempio terrestre non deve restare pietra sopra pietra (19:44; 21:5,6), Cristo, «la pietra riprovata», diverrà in resurrezione il prezioso fondamento d’una casa spirituale e celeste che è l’Assemblea (leggere 1 Pietro 2:4).

Luca 20:19-40
19E gli scribi e i capi sacerdoti cercarono di mettergli le mani addosso in quella stessa ora, ma temettero il popolo; poiché si avvidero bene ch’egli avea detto quella parabola per loro.20Ed essendosi messi ad osservarlo, gli mandarono delle spie che simulassero d’esser giusti per coglierlo in parole, affin di darlo in man dell’autorità e del potere del governatore.21E quelli gli fecero una domanda, dicendo: Maestro, noi sappiamo che tu parli e insegni dirittamente, e non hai riguardi personali, ma insegni la via di Dio secondo verità:22E’ egli lecito a noi pagare il tributo a Cesare o no?23Ma egli, avvedutosi della loro astuzia, disse loro:24Mostratemi un denaro; di chi porta l’effigie e l’iscrizione? Ed essi dissero: Di Cesare.25Ed egli a loro: Rendete dunque a Cesare quel ch’è di Cesare, e a Dio quel ch’è di Dio.26Ed essi non poteron coglierlo in parole dinanzi al popolo; e maravigliati della sua risposta, si tacquero.27Poi, accostatisi alcuni dei Sadducei, i quali negano che ci sia risurrezione, lo interrogarono, dicendo:28Maestro, Mosè ci ha scritto che se il fratello di uno muore avendo moglie ma senza figliuoli, il fratello ne prenda la moglie e susciti progenie a suo fratello.29Or v’erano sette fratelli. Il primo prese moglie, e morì senza figliuoli.30Il secondo pure la sposò;31poi il terzo; e così fu dei sette; non lasciaron figliuoli, e morirono.32In ultimo, anche la donna morì.33Nella risurrezione dunque, la donna, di chi di loro sarà moglie? Perché i sette l’hanno avuta per moglie.34E Gesù disse loro: I figliuoli di questo secolo sposano e sono sposati;35ma quelli che saranno reputati degni d’aver parte al secolo avvenire e alla risurrezione dai morti, non sposano e non sono sposati,36perché neanche possono più morire, giacché son simili agli angeli e son figliuoli di Dio, essendo figliuoli della risurrezione.37Che poi i morti risuscitino anche Mosè lo dichiarò nel passo del "pruno", quando chiama il Signore l’Iddio d’Abramo, l’Iddio d’Isacco e l’Iddio di Giacobbe.38Or Egli non è un Dio di morti, ma di viventi; poiché per lui vivono tutti.39E alcuni degli scribi, rispondendo, dissero: Maestro, hai detto bene.40E non ardivano più fargli alcuna domanda.

Alla perfida domanda che gli pongono queste «spie», Gesù risponde come al solito parlando alla loro coscienza. Bisogna rendere ad ognuno ciò che gli è dovuto e soprattutto a Dio l’ubbidienza e l’onore (Romani 13:7).

Quanto ai Sadducei, il Signore prova loro la realtà della resurrezione semplicemente per mezzo di questo titolo che Dio si attribuisce: «il Dio d’Abramo, il Dio d’Isacco e il Dio di Giacobbe» (v. 37; Esodo 3:6). Quando l’Eterno parlava così a Mosè, questi patriarchi avevano lasciato la terra da molto tempo. Ma Egli si proclamava sempre il loro Dio. Per Lui, essi erano dunque ancora vivi e dovevano risuscitare. Questi uomini di fede si erano attaccati alle «cose promesse» al di là della vita presente, e mostravano di attenderle con certezza. «Perciò Dio non si vergogna d’esser chiamato il loro Dio» (Ebrei 11:13 a 16).

Credenti, cerchiamo di mostrare attorno a noi che abbiamo una speranza vivente!

I Farisei e i Sadducei corrispondono alle due tendenze religiose di tutti i tempi: il formalismo legalista, l’attaccamento alle tradizioni, e il razionalismo, che mette in dubbio la Parola e le sue verità fondamentali.

Luca 20:41-47; Luca 21:1-9
41Ed egli disse loro: Come dicono che il Cristo è figliuolo di Davide?42Poiché Davide stesso, nel libro dei Salmi, dice: Il Signore ha detto al mio Signore: Siedi alla mia destra,43finché io abbia posto i tuoi nemici per sgabello de’ tuoi piedi.44Davide dunque lo chiama Signore; e com’è egli suo figliuolo?45E udendolo tutto il popolo, egli disse a’ suoi discepoli:46Guardatevi dagli scribi, i quali passegian volentieri in lunghe vesti ed amano le salutazioni nelle piazze e i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei conviti;47essi che divorano le case delle vedove e fanno per apparenza lunghe orazioni. Costoro riceveranno maggior condanna.
1Poi, alzati gli occhi, Gesù vide dei ricchi che gettavano i loro doni nella cassa delle offerte.2Vide pure una vedova poveretta che vi gettava due spiccioli;3e disse: In verità vi dico che questa povera vedova ha gettato più di tutti;4poiché tutti costoro hanno gettato nelle offerte del loro superfluo; ma costei, del suo necessario, v’ha gettato tutto quanto avea per vivere.5E facendo alcuni notare come il tempio fosse adorno di belle pietre e di doni consacrati, egli disse:6Quant’è a queste cose che voi contemplate, verranno i giorni che non sarà lasciata pietra sopra pietra che non sia diroccata.7Ed essi gli domandarono: Maestro, quando avverranno dunque queste cose? e quale sarà il segno del tempo in cui queste cose staranno per succedere?8Ed egli disse: Guardate di non esser sedotti; perché molti verranno sotto il mio nome, dicendo: Son io; e: Il tempo è vicino; non andate dietro a loro.9E quando udrete parlar di guerre e di sommosse, non siate spaventati; perché bisogna che queste cose avvengano prima; ma la fine non verrà subito dopo.

Incontrando ricchi e poveri, colti e ignoranti, adulatori e oppositori, Gesù, nella sua perfetta saggezza, discerne i motivi ed i sentimenti di tutti, ed assume verso ciascuno l’atteggiamento adatto al suo stato. Egli denuncia la vanità dei capi del popolo e la loro cupidigia, e mette in guardia quelli che potrebbero essere da loro ingannati. Si compiace nel sottolineare, per esempio, la devozione d’una di quelle povere vedove, vittime della rapacità degli scribi, la quale, mettendo nella cassa delle offerte le sue ultime risorse, s’abbandonava completamente alle cure di Dio, mostrando di dipendere solo da Lui (1 Timoteo 5:5; confr. 2 Corinzi 8:1-5). Il Signore considera ciò che uno offre, ma attribuisce molta più importanza a ciò che uno tiene per sé. Non ha il nostro stesso modo di fare i conti (v. 3) ed è un incoraggiamento per tutti coloro che non possono offrire molto (2 Corinzi 8:12). Quanti spiccioli diventeranno delle fortune per il tesoro celeste! (confr. 12:33; 18:22).

Alcuni sono abbagliati dalle belle pietre e dagli ornamenti del tempio. Ma anche in questo caso Gesù giudica in modo diverso. Egli conosce l’interno di quel tempio e lo paragona ad una spelonca di ladroni (19:46). Poi dichiara quale sarà la sorte di quelle cose che l’uomo guarda e ammira (v. 6).

Luca 21:10-24
10Allora disse loro: Si leverà nazione contro nazione e regno contro regno;11vi saranno gran terremoti, e in diversi luoghi pestilenze e carestie; vi saranno fenomeni spaventevoli e gran segni dal cielo.12Ma prima di tutte queste cose, vi metteranno le mani addosso e vi perseguiteranno, dandovi in man delle sinagoghe e mettendovi in prigione, traendovi dinanzi a re e governatori, a cagion del mio nome.13Ma ciò vi darà occasione di render testimonianza.14Mettetevi dunque in cuore di non premeditar come rispondere a vostra difesa,15perché io vi darò una parola e una sapienza alle quali tutti i vostri avversari non potranno contrastare né contraddire.16Or voi sarete traditi perfino da genitori, da fratelli, da parenti e da amici; faranno morire parecchi di voi;17e sarete odiati da tutti a cagion del mio nome;18ma neppure un capello del vostro capo perirà.19Con la vostra perseveranza guadagnerete le anime vostre.20Quando vedrete Gerusalemme circondata d’eserciti, sappiate allora che la sua desolazione è vicina.21Allora quelli che sono in Giudea, fuggano ai monti; e quelli che sono nella città, se ne partano; e quelli che sono per la campagna, non entrino in lei.22Perché quelli son giorni di vendetta, affinché tutte le cose che sono scritte, siano adempite.23Guai alle donne che saranno incinte, e a quelle che allatteranno in que’ giorni! Perché vi sarà gran distretta nel paese ed ira su questo popolo.24E cadranno sotto il taglio della spada, e saran menati in cattività fra tutte le genti; e Gerusalemme sarà calpestata dai Gentili, finché i tempi de’ Gentili siano compiti.

Già al cap. 17, Gesù aveva preannunciato ai suoi discepoli gli improvvisi castighi che avrebbero colpito Israele e il mondo a motivo del suo rigettamento. Ma, in mezzo ad un popolo giudicato, il Signore ha sempre saputo distinguere coloro che gli appartengono. Come al cap. 12, Egli li avverte e li incoraggia in anticipo, in vista di quei tempi difficili (confr. v. 14, 15 col cap. 12:11,12). «Con la vostra perseveranza guadagnerete le anime vostre» (v. 19). Quest’esortazione è rivolta a tutti noi. «Siate dunque pazienti, fratelli...», raccomanda Giacomo, «perché la venuta del Signore è vicina» (Giamo 5:7,8). Dio è paziente (18:7) e desidera che i suoi figli manifestino questo stesso carattere.

I v. 20 e 21 si realizzeranno alla lettera prima della definitiva distruzione di Gerusalemme ad opera dei Romani, nell’anno 70. Infatti i Romani, dopo aver occupato una prima volta le loro posizioni intorno alle mura della città, tolsero l’assedio, senza alcun motivo apparente, e partirono in direzione del nord. Allora i cristiani, ricordando le parole del Signore, approfittarono di quel breve periodo di tregua per lasciare la città in tutta fretta, prima che le legioni romane tornassero nuovamente ad assediarla e distruggerla. Il v. 24 corrisponde al periodo che segue alla distruzione di Gerusalemme e dura ancora oggi, da quasi duemila anni.

Luca 21:25-38
25E vi saranno de’ segni nel sole, nella luna e nelle stelle; e sulla terra, angoscia delle nazioni, sbigottite dal rimbombo del mare e delle onde;26gli uomini venendo meno per la paurosa aspettazione di quel che sarà per accadere al mondo; poiché le potenze de’ cieli saranno scrollate.27E allora vedranno il Figliuol dell’uomo venir sopra le nuvole con potenza e gran gloria.28Ma quando queste cose cominceranno ad avvenire, rialzatevi, levate il capo, perché la vostra redenzione è vicina.29E disse loro una parabola: Guardate il fico e tutti gli alberi;30quando cominciano a germogliare, voi, guardando, riconoscete da voi stessi che l’estate è oramai vicina.31Così anche voi quando vedrete avvenir queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino.32In verità io vi dico che questa generazione non passerà prima che tutte queste cose siano avvenute.33Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.34Badate a voi stessi, che talora i vostri cuori non siano aggravati da crapula, da ubriachezza e dalle ansiose sollecitudini di questa vita, e che quel giorno non vi venga addosso all’improvviso come un laccio;35perché verrà sopra tutti quelli che abitano sulla faccia di tutta la terra.36Vegliate dunque, pregando in ogni tempo, affinché siate in grado di scampare a tutte queste cose che stanno per accadere, e di comparire dinanzi al Figliuol dell’uomo.37Or di giorno egli insegnava nel tempio; e la notte usciva e la passava sul monte detto degli Ulivi.38E tutto il popolo, la mattina di buon’ora, veniva a lui nel tempio per udirlo.

A partire dal v. 25, i segni annunciati riguardano avvenimenti futuri. Saranno tempi terribili. Le cose più stabili saranno sconvolte e lo saranno anche gli animi degli uomini. La paura domina già adesso il mondo. Gli uomini pensano di sfuggire facendosi dei rifugi antiatomici... (Apocalisse 6:15). Ma, per i fedeli di quel periodo, la liberazione (definita la loro «redenzione» al v. 28) verrà dall’alto: sarà il ritorno del Signore in gloria. Ma noi, credenti d’oggi, aspettiamo la sua venuta sulle nuvole; è una promessa certa, poiché il cielo e la terra passeranno, ma le Sue parole non passeranno (v. 33).

Generalmente la golosità e l’ubriachezza non vengono considerati peccati gravi, ma lo sono perché denotano che si è egoisti e che ci si dimentica dei bisogni di quelli che ci circondano (confr. 16:19). La gioia d’aspettare il Signore scompare in un cuore «aggravato» (fine del v. 34); le preoccupazioni della vita lo opprimono e lo invadono. Per questo motivo, le Epistole associano spesso l’esortazione ad essere sobri con quella di vegliare (1 Tessalonicesi 5:6,7; 1 Pietro 1:13; 5:8); e qui il Signore ci raccomanda: «Badate a voi stessi... vegliate dunque, pregando in ogni tempo» (v. 34, 36).

Luca 22:1-23
1Or la festa degli azzimi, detta la Pasqua, s’avvicinava;2e i capi sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di farlo morire, perché temevano il popolo.3E Satana entrò in Giuda, chiamato Iscariota, che era del numero de’ dodici.4Ed egli andò a conferire coi capi sacerdoti e i capitani sul come lo darebbe loro nelle mani.5Ed essi se ne rallegrarono e pattuirono di dargli del denaro.6Ed egli prese l’impegno, e cercava l’opportunità di farlo di nascosto alla folla.7Or venne il giorno degli azzimi, nel quale si dovea sacrificar la Pasqua.8E Gesù mandò Pietro e Giovanni, dicendo: Andate a prepararci la pasqua, affinché la mangiamo.9Ed essi gli dissero: Dove vuoi che la prepariamo?10Ed egli disse loro: Ecco, quando sarete entrati nella città, vi verrà incontro un uomo che porterà una brocca d’acqua; seguitelo nella casa dov’egli entrerà.11E dite al padron di casa: Il Maestro ti manda a dire: Dov’è la stanza nella quale mangerò la pasqua co’ miei discepoli?12Ed egli vi mostrerà di sopra una gran sala ammobiliata; quivi apparecchiate.13Ed essi andarono e trovaron com’egli avea lor detto, e prepararon la pasqua.14E quando l’ora fu venuta, egli si mise a tavola, e gli apostoli con lui.15Ed egli disse loro: Ho grandemente desiderato di mangiar questa pasqua con voi, prima ch’io soffra;16poiché io vi dico che non la mangerò più finché sia compiuta nel regno di Dio.17E avendo preso un calice, rese grazie e disse: Prendete questo e distribuitelo fra voi;18perché io vi dico che oramai non berrò più del frutto della vigna, finché sia venuto il regno di Dio.19Poi, avendo preso del pane, rese grazie e lo ruppe e lo diede loro, dicendo: Questo è il mio corpo il quale è dato per voi: fate questo in memoria di me.20Parimente ancora, dopo aver cenato, dette loro il calice dicendo: Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue, il quale è sparso per voi.21Del resto, ecco, la mano di colui che mi tradisce e meco a tavola.22Poiché il Figliuol dell’uomo, certo, se ne va, secondo che è determinato; ma guai a quell’uomo dal quale è tradito!23Ed essi cominciarono a domandarsi gli uni agli altri chi sarebbe mai quel di loro che farebbe questo.

I capi del popolo faticano a realizzare i loro disegni criminali, perché sanno che alla folla piace ascoltare Gesù (19:48). Ma Satana sta per venir loro in aiuto. Ha già preparato il suo strumento: Giuda, ed ora entra in lui, dominando la volontà di quel miserabile discepolo. Così va subito a concludere il suo orribile contratto.

Quando si tratta di celebrare la pasqua (oggi è la cena del Signore col pane e il vino), nulla è lasciato all’iniziativa dei discepoli. Gesù domanda loro di prepararla, ma aspetta anche d’essere interrogato per rivelar loro dove questa deve aver luogo. Molti cristiani, invece di porre questa domanda al Signore, hanno scelto da soli il loro luogo di radunamento. Eppure, è tutto così semplice! Basta lasciarsi condurre da quest’uomo che porta una brocca d’acqua, figura dello Spirito Santo che presenta la Parola. La grande sala ammobiliata suggerisce che c’è posto per tutti i credenti là dove si trova Gesù. «Ho grandemente desiderato...», disse ai suoi quando l’ora fu venuta. Che amore! il Signore parla non d’un favore che fa loro, ma d’un bisogno del suo cuore, come uno che, prima di lasciare la sua famiglia, desideri avere ancora con essa una riunione d’addio.

Luca 22:24-38
24Nacque poi anche una contesa fra loro per sapere chi di loro fosse reputato il maggiore.25Ma egli disse loro: I re delle nazioni le signoreggiano, e quelli che hanno autorità su di esse son chiamati benefattori.26Ma tra voi non ha da esser così; anzi, il maggiore fra voi sia come il minore, e chi governa come colui che serve.27Poiché, chi è maggiore, colui che è a tavola oppur colui che serve? Non è forse colui che e a tavola? Ma io sono in mezzo a voi come colui che serve.28Or voi siete quelli che avete perseverato meco nelle mie prove;29e io dispongo che vi sia dato un regno, come il Padre mio ha disposto che fosse dato a me,30affinché mangiate e beviate alla mia tavola nel mio regno, e sediate su troni, giudicando le dodici tribù d’Israele.31Simone, Simone, ecco, Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano;32ma io ho pregato per te affinché la tua fede non venga meno; e tu, quando sarai convertito, conferma i tuoi fratelli.33Ma egli gli disse: Signore, con te son pronto ad andare e in prigione e alla morte.34E Gesù: Pietro, io ti dico che oggi il gallo non canterà, prima che tu abbia negato tre volte di conoscermi.35Poi disse loro: Quando vi mandai senza borsa, senza sacca da viaggio e senza calzari, vi mancò mai niente? Ed essi risposero: Niente. Ed egli disse loro:36Ma ora, chi ha una borsa la prenda; e parimente una sacca; e chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una.37Poiché io vi dico che questo che è scritto deve esser adempito in me: Ed egli è stato annoverato tra i malfattori. Infatti, le cose che si riferiscono a me stanno per compiersi.38Ed essi dissero: Signore, ecco qui due spade! Ma egli disse loro: Basta!

È l’ultimo colloquio del Maestro coi suoi discepoli. Ma cosa fanno loro durante questo santo momento? Discutono su chi sarà reputato il maggiore! Con che pazienza e dolcezza il Signore li corregge! Un’ultima volta Egli ricorda loro, e a noi, che la vera grandezza consiste nel servire gli altri. È ciò che Egli stesso non ha mai smesso di fare (confr. v. 27 e 12:37). E non solo Egli non rivolge loro alcun rimprovero, ma si compiace nel riconoscere la loro devozione e la loro fedeltà: «Voi siete quelli che avete perseverato meco nelle mie prove». Tuttavia, stavano per giungere, per i deboli discepoli, delle tentazioni che avrebbero rischiato di abbattere la loro fede. Allora Gesù rivela in che modo serviva e avrebbe servito d’ora in poi i suoi: con la sua intercessione che precederà la loro prova e li sosterrà mentre l’attraverseranno (Giovanni 17:9,11,15). Durante il periodo in cui Egli era con loro, i discepoli non avevano avuto bisogno di nulla; il Signore provvedeva a tutto e li proteggeva. Ora che sta per lasciarli, dovranno lottare da soli; non con armi carnali (v. 38; 2 Corinzi 10:4), né «contro sangue e carne» (Efesini 6:12). Satana si avvicina, in quell’ora; è un avversario molto temibile (1 Pietro 5:8).

Luca 22:39-53
39Poi, essendo uscito, andò, secondo il suo solito, al monte degli Ulivi; e anche i discepoli lo seguirono.40E giunto che fu sul luogo, disse loro: Pregate, chiedendo di non entrare in tentazione.41Ed egli si staccò da loro circa un tiro di sasso; e postosi in ginocchio pregava, dicendo:42Padre, se tu vuoi, allontana da me questo calice! Però, non la mia volontà, ma la tua sia fatta.43E un angelo gli apparve dal cielo a confortarlo.44Ed essendo in agonia, egli pregava vie più intensamente; e il suo sudore divenne come grosse gocce di sangue che cadeano in terra.45E alzatosi dall’orazione, venne ai discepoli e li trovò che dormivano di tristezza,46e disse loro: Perché dormite? Alzatevi e pregate, affinché non entriate in tentazione.47Mentre parlava ancora, ecco una turba; e colui che si chiamava Giuda, uno dei dodici, la precedeva, e si accostò a Gesù per baciarlo.48Ma Gesù gli disse: Giuda, tradisci tu il Figliuol dell’uomo con un bacio?49E quelli ch’eran con lui, vedendo quel che stava per succedere, dissero: Signore, percoterem noi con la spada?50E uno di loro percosse il servitore del sommo sacerdote, e gli spiccò l’orecchio destro.51Ma Gesù rivolse loro la parola e disse: Lasciate, basta! E toccato l’orecchio di colui, lo guarì.52E Gesù disse ai capi sacerdoti e ai capitani del tempio e agli anziani che eran venuti contro a lui: Voi siete usciti con spade e bastoni, come contro a un ladrone;53mentre ero ogni giorno con voi nel tempio, non mi avete mai messe le mani addosso; ma questa è l’ora vostra e la potestà delle tenebre.

Questo solenne racconto della scena di Getsemani contiene dei dettagli che solo Luca ci descrive. Vediamo Gesù in ginocchio (v. 41) e un angelo che gli appare per confortarlo (v. 43). Si tratta dell’angoscia del combattimento, e sappiamo bene con che nemico il Signore aveva a che fare. Combattimento così intenso, che a un certo momento il suo sudore diventò come grosse gocce di sangue! Ma proprio quest’angoscia dimostra la sua perfezione. Poiché il male fa spesso poca impressione sui nostri cuori induriti, mentre, per l’Uomo santo per eccellenza, il pensiero di portare il peccato non poteva che riempirlo d’orrore e spavento.

Poi Gesù va dai discepoli e li trova addormentati. Erano aggravati dal sonno, sulla montagna, in presenza dalla sua gloria (9:32); e lo sono anche qui, davanti alla sua sofferenza. Gesù aveva insegnato loro a chiedere: «Non ci esporre alla tentazione, ma liberaci dal maligno» (11:4; Matteo 6:13). Perché non hanno fatto questa preghiera nell’ora in cui il nemico era più vicino che mai?

Ecco Giuda e la folla che l’accompagna. È meraviglioso vedere il Signore, che un momento prima combatteva la più terribile delle lotte, mostrare ora davanti agli uomini una pazienza, una grazia (v. 51) ed una calma perfette.

Luca 22:54-71
54E presolo, lo menaron via e lo condussero dentro la casa del sommo sacerdote; e Pietro seguiva da lontano.55E avendo essi acceso un fuoco in mezzo alla corte ed essendosi posti a sedere insieme, Pietro si sedette in mezzo a loro.56E una certa serva, vedutolo sedere presso il fuoco, e avendolo guardato fisso, disse: Anche costui era con lui.57Ma egli negò, dicendo: Donna, io non lo conosco.58E poco dopo, un altro, vedutolo, disse: Anche tu sei di quelli. Ma Pietro rispose: O uomo, non lo sono.59E trascorsa circa un’ora, un altro affermava lo stesso, dicendo: Certo, anche costui era con lui, poich’egli è Galileo.60Ma Pietro disse: O uomo, io non so quel che tu ti dica. E subito, mentr’egli parlava ancora, il gallo cantò.61E il Signore, voltatosi, riguardò Pietro; e Pietro si ricordò della parola del Signore com’ei gli avea detto: Prima che il gallo canti oggi, tu mi rinnegherai tre volte.62E uscito fuori pianse amaramente.63E gli uomini che tenevano Gesù, lo schernivano percuotendolo;64e avendolo bendato gli domandavano: Indovina, profeta, chi t’ha percosso?65E molte altre cose dicevano contro a lui, bestemmiando.66E come fu giorno, gli anziani del popolo, i capi sacerdoti e gli scribi si adunarono, e lo menarono nel loro Sinedrio, dicendo:67Se tu sei il Cristo, diccelo. Ma egli disse loro: Se ve lo dicessi, non credereste;68e se io vi facessi delle domande, non rispondereste.69Ma da ora innanzi il Figliuol dell’uomo sarà seduto alla destra della potenza di Dio.70E tutti dissero: Sei tu dunque il Figliuol di Dio? Ed egli rispose loro: Voi lo dite, poiché io lo sono.71E quelli dissero: Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? Noi stessi l’abbiamo udito dalla sua propria bocca.

Povero Pietro! Mentre Gesù prega, lui dorme; mentre Egli si lasciava prendere e condurre «come un docile agnello che si mena al macello» (Geremia 11:19; Isaia 53:7), lui colpiva con la spada (v. 50; confr. Giovanni 18:10). Poi, mentre il Signore confessa la verità davanti agli uomini, lui per tre volte mente e Lo rinnega! Si era seduto alla porta in compagnia di coloro che avevano appena arrestato il suo Maestro e che parlavano contro di Lui (Salmo 69:12 e Salmo 1:1). Come avrebbe potuto rendergli testimonianza in una simile posizione?

Un semplice sguardo del Signore lavora la coscienza e tocca il cuore del povero discepolo, molto più dei rimproveri che avrebbe potuto fargli. Ah! quello sguardo penetra in profondità e intraprende un’opera di restauro. Questo rinnegamento, così doloroso per il Signore, si aggiunge a tutti gli altri oltraggi ricevuti (v. 63 e 65).

Gli stessi uomini malvagi, davanti ai quali il Signore ora si trova, sono obbligati a riconoscere che «il Figlio dell’uomo» (v. 69) è nello stesso tempo «il Figlio di Dio» (v. 70). Per questo Gesù può rispondere: «Voi lo dite, poiché io lo sono». Ed è ancora per questo motivo che essi sono infinitamente più colpevoli a condannarlo dopo tali parole!

Luca 23:1-12
1Poi, levatasi tutta l’assemblea, lo menarono a Pilato.2E cominciarono ad accusarlo, dicendo: Abbiam trovato costui che sovvertiva la nostra nazione e che vietava di pagare i tributi a Cesare, e diceva d’esser lui il Cristo re.3E Pilato lo interrogò, dicendo: Sei tu il re dei Giudei? Ed egli, rispondendo, gli disse: Sì, lo sono.4E Pilato disse ai capi sacerdoti e alle turbe: Io non trovo colpa alcuna in quest’uomo.5Ma essi insistevano, dicendo: Egli solleva il popolo insegnando per tutta la Giudea; ha cominciato dalla Galilea ed è giunto fin qui.6Quando Pilato udì questo, domandò se quell’uomo fosse Galileo.7E saputo ch’egli era della giurisdizione d’Erode, lo rimandò a Erode ch’era anch’egli a Gerusalemme in que’ giorni.8Erode, come vide Gesù, se ne rallegrò grandemente, perché da lungo tempo desiderava vederlo, avendo sentito parlar di lui; e sperava di vedergli fare qualche miracolo.9E gli rivolse molte domande, ma Gesù non gli rispose nulla.10Or i capi sacerdoti e gli scribi stavan là, accusandolo con veemenza.11Ed Erode co’ suoi soldati, dopo averlo vilipeso e schernito, lo vestì di un manto splendido, e lo rimandò a Pilato.12E in quel giorno, Erode e Pilato divennero amici, perché per l’addietro arano stati in inimicizia fra loro.

L’umanità si è trovata concorde per andare contro a Gesù. I capi del popolo si levano tutti insieme per condurlo da Pilato, l’unico che poteva condannarlo a morte. Di che cosa accusano il loro prigioniero? Di pervertire la nazione, cioè di volgerla verso il male, Lui che aveva lavorato solo per ricondurre a Dio il cuore del popolo; di proibire di dare il tributo a Cesare, mentre aveva detto al contrario: «Rendete dunque a Cesare quel ch’è di Cesare...» (20:25). Ma queste menzogne non hanno su Pilato l’effetto che i Giudei si attendevano. Nella sua perplessità, il governatore cerca un mezzo per tirarsi indietro. Fa condurre Gesù da Erode, che prova di fronte al Signore un misto di timore (9:7), di odio (13:31) e di curiosità (v. 8). Ma la curiosità non viene soddisfatta, e tutta la bassezza morale di quell’uomo si rivela nel modo con cui umilia questo prigioniero senza difesa, di cui gli avevano riferito i miracoli d’amore! Poi, deluso, lo rimanda a Pilato.

Contemplando il Signore alla mercé di tutti, che viene oltraggiato e disprezzato, i nostri cuori si rallegrano pensando al momento in cui apparirà in gloria ed ognuno dovrà riconoscere che Egli è Signore, alla gloria di Dio Padre (Isaia 53:3; Filippesi 2:11).

Luca 23:13-32
13E Pilato, chiamati assieme i capi sacerdoti e i magistrati e il popolo, disse loro:14Voi mi avete fatto comparir dinanzi quest’uomo come sovvertitore del popolo; ed ecco, dopo averlo in presenza vostra esaminato, non ho trovato in lui alcuna delle colpe di cui l’accusate;15e neppure Erode, poiché egli l’ha rimandato a noi; ed ecco, egli non ha fatto nulla che sia degno di morte.16Io dunque, dopo averlo castigato, lo libererò.17Or egli era in obbligo di liberar loro un carcerato in occasion della festa.18Ma essi gridarono tutti insieme: Fa’ morir costui, e liberaci Barabba!19(Barabba era stato messo in prigione a motivo di una sedizione avvenuta in città e di un omicidio).20E Pilato da capo parlò loro, desiderando liberar Gesù;21ma essi gridavano: Crocifiggilo, crocifiggilo!22E per la terza volta egli disse loro: Ma che male ha egli fatto? Io non ho trovato nulla in lui, che meriti la morte. Io dunque, dopo averlo castigato, lo libererò.23Ma essi insistevano con gran grida, chiedendo che fosse crocifisso; e le loro grida finirono con avere il sopravvento.24E Pilato sentenziò che fosse fatto quello che domandavano.25E liberò colui che era stato messo in prigione per sedizione ed omicidio, e che essi aveano richiesto; ma abbandonò Gesù alla loro volontà.26E mentre lo menavan via, presero un certo Simon, cireneo, che veniva dalla campagna, e gli misero addosso la croce, perché la portasse dietro a Gesù.27Or lo seguiva una gran moltitudine di popolo e di donne che facean cordoglio e lamento per lui.28Ma Gesù, voltatosi verso di loro, disse: Figliuole di Gerusalemme, non piangete per me, ma piangete per voi stesse e per i vostri figliuoli.29Perché ecco, vengono i giorni nei quali si dirà: Beate le sterili, e i seni che non han partorito, e le mammelle che non hanno allattato.30Allora prenderanno a dire ai monti: Cadeteci addosso; ed ai colli: Copriteci.31Poiché se fan queste cose al legno verde, che sarà egli fatto al secco?32Or due altri, due malfattori, eran menati con lui per esser fatti morire.

Più imbarazzato che mai, Pilato riunisce i sacerdoti, i magistrati e il popolo, ed afferma davanti a loro, a tre riprese, di non aver trovato in Gesù nulla che meritasse la morte. Ma la sua insistenza a volerlo liberare non fa che aumentare quella del popolo a reclamare la sua crocifissione. Una folla diventa facilmente vile e crudele perché, sotto la protezione dell’anonimato, ognuno può dare libero corso agli istinti più bassi. E lo è ancor di più quando è spinta dai propri conduttori. Infine le loro grida hanno la meglio e, in cambio della liberazione dell’omicida Barabba, ottengono che Gesù sia consegnato alla loro volontà. Per Pilato infatti, uomo senza scrupoli, una vita umana vale meno del favore del volgo.

Tra coloro che accompagnano il Condannato innocente, molti sono mossi a compassione e piangono. Ma l’emozione non è una prova dell’opera di Dio in un cuore, se no quelle donne avrebbero pianto su loro stesse e sulla città criminale, come aveva fatto Gesù al cap. 19:41. Molti sono toccati sentimentalmente dalla bontà del Signore e indignati per l’ingiustizia di cui è stato oggetto, senza però pensare che essi hanno, per i loro peccati, una responsabilità personale nella sua morte (Isaia 53:6).

Luca 23:33-49
33E quando furon giunti al luogo detto "il Teschio", crocifissero quivi lui e i malfattori, l’uno a destra e l’altro a sinistra.34E Gesù diceva: Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno. Poi, fatte delle parti delle sue vesti, trassero a sorte.35E il popolo stava a guardare. E anche i magistrati si facean beffe di lui, dicendo: Ha salvato altri, salvi se stesso, se è il Cristo, l’Eletto di Dio!36E i soldati pure lo schernivano, accostandosi, presentandogli dell’aceto e dicendo:37Se tu sei il re de’ Giudei, salva te stesso!38E v’era anche questa iscrizione sopra il suo capo: QUESTO E IL RE DEI GIUDEI.39E uno de’ malfattori appesi lo ingiuriava, dicendo: Non se’ tu il Cristo? Salva te stesso e noi!40Ma l’altro, rispondendo, lo sgridava e diceva: Non hai tu nemmeno timor di Dio, tu che ti trovi nel medesimo supplizio?41E per noi è cosa giusta, perché riceviamo la condegna pena de’ nostri fatti; ma questi non ha fatto nulla di male.42E diceva: Gesù, ricordati di me quando sarai venuto nel tuo regno!43E Gesù gli disse: Io ti dico in verità che oggi tu sarai meco in paradiso.44Ora era circa l’ora sesta, e si fecero tenebre per tutto il paese, fino all’ora nona, essendosi oscurato il sole.45La cortina del tempio si squarciò pel mezzo.46E Gesù, gridando con gran voce, disse: Padre, nelle tue mani rimetto lo spirito mio. E detto questo spirò.47E il centurione, veduto ciò che era accaduto, glorificava Iddio dicendo: Veramente, quest’uomo era giusto.48E tutte le turbe che si erano raunate a questo spettacolo, vedute le cose che erano successe, se ne tornavano battendosi il petto.49Ma tutti i suoi conoscenti e le donne che lo aveano accompagnato dalla Galilea, stavano a guardare queste cose da lontano.

Gesù è condotto a questo sinistro luogo detto del «Teschio», dove viene crocifisso tra due malfattori. «Padre, perdona loro...»: è la sua sublime risposta a tutto il male che gli uomini gli fanno (confr. 6:27). Se essi si pentono, il loro crimine, il più grande della storia dell’umanità, sarà espiato dalla Sua stessa morte.

Alla croce, dove tutti sono presenti, dai magistrati (v. 35) al misero brigante (v. 39), l’intera malvagità del cuore umano si scopre senza vergogna: sguardi cinici, scherni, provocazioni, ingiurie grossolane... Ma ecco intavolarsi un meraviglioso colloquio tra il Salvatore crocifisso e l’altro brigante convinto di peccato (v. 41). Illuminato da Dio, egli discerne nell’uomo disprezzato e coronato di spine che sta per morire accanto a lui una vittima santa, un re glorioso (v. 42); e riceve una promessa senza prezzo (v. 43). Così, sulla stessa croce, il Signore gusta già un primo frutto del terribile «travaglio dell’anima sua».

Dopo le ultime tre ore di tenebre impenetrabili, Gesù ritrova le relazioni interrotte durante l’abbandono che ha appena attraversato, e, con piena serenità, rimette Egli stesso il suo spirito nelle mani del Padre. La morte del Giusto è l’occasione d’un’ultima testimonianza che Dio fa rendere al centurione romano (v. 47).

Luca 23:50-56; Luca 24:1-12
50Ed ecco un uomo per nome Giuseppe, che era consigliere, uomo dabbene e giusto,51il quale non avea consentito alla deliberazione e all’operato degli altri, ed era da Arimatea, città de’ Giudei, e aspettava il regno di Dio,52venne a Pilato e chiese il corpo di Gesù.53E trattolo giù di croce, lo involse in un panno lino e lo pose in una tomba scavata nella roccia, dove niuno era ancora stato posto.54Era il giorno della Preparazione, e stava per cominciare il sabato.55E le donne che eran venute con Gesù dalla Galilea, avendo seguito Giuseppe, guardarono la tomba, e come v’era stato posto il corpo di Gesù.56Poi, essendosene tornate, prepararono aromi ed oli odoriferi.
1Durante il sabato si riposarono, secondo il comandamento; ma il primo giorno della settimana, la mattina molto per tempo, esse si recarono al sepolcro, portando gli aromi che aveano preparato.2E trovarono la pietra rotolata dal sepolcro.3Ma essendo entrate, non trovarono il corpo del Signor Gesù.4Ed avvenne che mentre se ne stavano perplesse di ciò, ecco che apparvero dinanzi a loro due uomini in vesti sfolgoranti;5ed essendo esse impaurite, e chinando il viso a terra, essi dissero loro: Perché cercate il vivente fra i morti?6Egli non è qui, ma è risuscitato; ricordatevi com’egli vi parlò quand’era ancora in Galilea,7dicendo che il Figliuol dell’uomo doveva esser dato nelle mani d’uomini peccatori ed esser crocifisso, e il terzo giorno risuscitare.8Ed esse si ricordarono delle sue parole;9e tornate dal sepolcro, annunziarono tutte queste cose agli undici e a tutti gli altri.10Or quelle che dissero queste cose agli apostoli erano: Maria Maddalena, Giovanna, Maria madre di Giacomo, e le altre donne che eran con loro.11E quelle parole parvero loro un vaneggiare, e non prestaron fede alle donne.12Ma Pietro, levatosi, corse al sepolcro; ed essendosi chinato a guardare, vide le sole lenzuola; e se ne andò maravigliandosi fra se stesso di quel che era avvenuto.

L’intervento di Giuseppe d’Arimatea ci mostra che la grazia aveva raggiunto quest’uomo, uno di quei ricchi di cui si parla spesso in Luca (vedere 18:24; Matteo 27:57) ed anche uno dei principali del popolo. Questo discepolo è stato preparato soprattutto in vista del servizio che adesso deve compiere: quello di seppellire il corpo del Signore (Isaia 53:9). Lo Spirito ci presenta poi queste donne devote di cui viene ripetuto che avevano accompagnato Gesù dalla Galilea (v. 49,55). Esse rimangono al Calvario; poi, più con affetto che con intelligenza, preparano dei profumi per ungere il Suo corpo. Infine, le vediamo recarsi al sepolcro la mattina del primo giorno della settimana e fare un meraviglioso incontro: due angeli sono là per annunciar loro che quei preparativi erano fuori luogo: Colui che esse cercavano non è più nel sepolcro; era risuscitato!

L’esperienza cristiana di numerosi figli di Dio non va più lontano della croce. La domanda piena di stupore del v. 5 potrebbe essere loro rivolta. Cari amici, rallegriamoci! Gesù non è solo un Salvatore morto sulla croce per i nostri peccati; Egli è vivente per l’eternità (Apocalisse 1:18). E noi viviamo con Lui (Giovanni 14:19).

Luca 24:13-35
13Ed ecco, due di loro se ne andavano in quello stesso giorno a un villaggio nominato Emmaus, distante da Gerusalemme sessanta stadi;14e discorrevano tra loro di tutte le cose che erano accadute.15Ed avvenne che mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù stesso si accostò e cominciò a camminare con loro.16Ma gli occhi loro erano impediti così da non riconoscerlo.17Ed egli domandò loro: Che discorsi son questi che tenete fra voi cammin facendo? Ed essi si fermarono tutti mesti.18E l’un de’ due, per nome Cleopa, rispondendo, gli disse: Tu solo, tra i forestieri, stando in Gerusalemme, non hai saputo le cose che sono in essa avvenute in questi giorni?19Ed egli disse loro: Quali? Ed essi gli risposero: Il fatto di Gesù Nazareno, che era un profeta potente in opere e in parole dinanzi a Dio e a tutto il popolo;20e come i capi sacerdoti e i nostri magistrati l’hanno fatto condannare a morte, e l’hanno crocifisso.21Or noi speravamo che fosse lui che avrebbe riscattato Israele; invece, con tutto ciò, ecco il terzo giorno da che queste cose sono avvenute.22Vero è che certe donne d’infra noi ci hanno fatto stupire; essendo andate la mattina di buon’ora al sepolcro,23e non avendo trovato il corpo di lui, son venute dicendo d’aver avuto anche una visione d’angeli, i quali dicono ch’egli vive.24E alcuni de’ nostri sono andati al sepolcro, e hanno trovato la cosa così come aveano detto le donne; ma lui non l’hanno veduto.25Allora Gesù disse loro: O insensati e tardi di cuore a credere a tutte le cose che i profeti hanno dette!26Non bisognava egli che il Cristo soffrisse queste cose ed entrasse quindi nella sua gloria?27E cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo concernevano.28E quando si furono avvicinati al villaggio dove andavano, egli fece come se volesse andar più oltre.29Ed essi gli fecero forza, dicendo: Rimani con noi, perché si fa sera e il giorno è già declinato. Ed egli entrò per rimaner con loro.30E quando si fu messo a tavola con loro, prese il pane, lo benedisse, e spezzatolo lo dette loro.31E gli occhi loro furono aperti, e lo riconobbero; ma egli sparì d’innanzi a loro.32Ed essi dissero l’uno all’altro: Non ardeva il cuor nostro in noi mentr’egli ci parlava per la via, mentre ci spiegava le Scritture?33E levatisi in quella stessa ora, tornarono a Gerusalemme e trovarono adunati gli undici e quelli ch’eran con loro,34i quali dicevano: Il Signore è veramente risuscitato ed è apparso a Simone.35Ed essi pure raccontarono le cose avvenute loro per la via, e come era stato da loro riconosciuto nello spezzare il pane.

Due discepoli camminano tristemente sulla via d’Emmaus. Avendo ormai perso la loro speranza terrena d’un Messia per Israele, se ne tornano ai loro campi ed ai loro affari (Marco 16:12). Ma il misterioso straniero che si unisce a loro farà cambiare completamente il corso dei loro pensieri. Egli incomincia col meravigliarsi della loro mancanza d’intelligenza e della loro incredulità (v. 25). Sono due cose che vanno spesso insieme. Quante volte la nostra ignoranza viene dal fatto che non crediamo! (Ebrei 11:3). Poi il Signore apre le Scritture a questi due compagni di strada, e fa scoprire loro «le cose che lo concernevano». Non dimentichiamolo mai: la chiave per capire l’Antico Testamento, e soprattutto le profezie, consiste nel ricercarvi Gesù.

Notate come il Signore si lasci trattenere da quelli che hanno bisogno di Lui: qui Egli entra per restare con questi due discepoli. Che anche noi possiamo fare quest’esperienza. Particolarmente quando siamo scoraggiati e le nostre circostanze sono andate in modo diverso da quello che speravamo, impariamo alla Sua presenza ad accettarle come sono. «La consolazione delle Scritture» dirigerà allora i nostri pensieri verso un Salvatore vivente e farà ardere il nostro cuore (leggere Romani 15:4).

Luca 24:36-53
36Or mentr’essi parlavano di queste cose, Gesù stesso comparve in mezzo a loro, e disse: Pace a voi!37Ma essi, smarriti e impauriti, pensavano di vedere uno spirito.38Ed egli disse loro: Perché siete turbati? E perché vi sorgono in cuore tali pensieri?39Guardate le mie mani ed i miei piedi, perché son ben io; palpatemi e guardate; perché uno spirito non ha carne e ossa come vedete che ho io.40E detto questo, mostrò loro le mani e i piedi.41Ma siccome per l’allegrezza non credevano ancora, e si stupivano, disse loro: Avete qui nulla da mangiare?42Essi gli porsero un pezzo di pesce arrostito;43ed egli lo prese, e mangiò in loro presenza.44Poi disse loro: Queste son le cose che io vi dicevo quand’ero ancora con voi: che bisognava che tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, ne’ profeti e nei Salmi, fossero adempiute.45Allora apri loro la mente per intendere le Scritture, e disse loro:46Così è scritto, che il Cristo soffrirebbe, e risusciterebbe dai morti il terzo giorno,47e che nel suo nome si predicherebbe ravvedimento e remission dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme.48Or voi siete testimoni di queste cose.49Ed ecco, io mando su voi quello che il Padre mio ha promesso; quant’è a voi, rimanete in questa città, finché dall’alto siate rivestiti di potenza.50Poi li condusse fuori fino presso Betania; e levate in alto le mani, li benedisse.51E avvenne che mentre li benediceva, si dipartì da loro e fu portato su nel cielo.52Ed essi, adoratolo, tornarono a Gerusalemme con grande allegrezza;53ed erano del continuo nel tempio, benedicendo Iddio.

Il Signore sarebbe potuto salire nel cielo al momento della risurrezione. Ma Egli desiderava ancora incontrare i suoi cari discepoli (Giovanni 16:22); voleva dar loro la prova che non solo era vivente, ma che restava un uomo per sempre, lo stesso Gesù che avevano conosciuto, seguito e servito quaggiù. Cari amici credenti, Colui che vedremo nel cielo non è solo «uno spirito», e nemmeno uno straniero per i nostri cuori. È il Gesù degli Evangeli, il Figlio dell’uomo che Luca ci ha presentato, il tenero Salvatore che avremo imparato a conoscere ed amare sulla terra.

«Doveva», «non bisognava egli?», «bisognava» (v. 7,26,44). Tutto il disegno di Dio doveva compiersi nelle sofferenze di Cristo, ma anche nelle sue glorie.

È Betania che Gesù sceglie per lasciare i suoi. In figura, li stabilisce, per il tempo della sua assenza, su un nuovo terreno, «fuori» dal sistema giudaico (v. 50): quello della vita nuova e della comunione (Giovanni 12:1).

L’ultima parola del Signore è una promessa (v. 49), il suo ultimo gesto una benedizione (v. 50). Se n’è andato, ma il cuore dei suoi trabocca ormai di gioia e di lode. Oggetti del medesimo amore, celebriamo anche noi il nostro Dio, il nostro Padre, e rallegriamoci in un Salvatore perfetto.

Giovanni 1:1-18
1Nel principio era la Parola, e la Parola era con Dio, e la Parola era Dio.2Essa era nel principio con Dio.3Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta.4In lei era la vita; e la vita era la luce degli uomini;5e la luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno ricevuta.6Vi fu un uomo mandato da Dio, il cui nome era Giovanni.7Egli venne come testimone per render testimonianza alla luce, affinché tutti credessero per mezzo di lui.8Egli stesso non era la luce, ma venne per render testimonianza alla luce.9La vera luce che illumina ogni uomo, era per venire nel mondo.10Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, ma il mondo non l’ha conosciuto.11E’ venuto in casa sua, e i suoi non l’hanno ricevuto;12ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figliuoli di Dio; a quelli, cioè, che credono nel suo nome;13i quali non son nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d’uomo, ma son nati da Dio.14E la Parola è stata fatta carne ed ha abitato per un tempo fra noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiam contemplata la sua gloria, gloria come quella dell’Unigenito venuto da presso al Padre.15Giovanni gli ha resa testimonianza ed ha esclamato, dicendo: Era di questo che io dicevo: Colui che vien dietro a me mi ha preceduto, perché era prima di me.16Infatti, è della sua pienezza che noi tutti abbiamo ricevuto, e grazia sopra grazia.17Poiché la legge è stata data per mezzo di Mosè; la grazia e la verità son venute per mezzo di Gesù Cristo.18Nessuno ha mai veduto Iddio; l’unigenito Figliuolo, che è nel seno del Padre, è quel che l’ha fatto conoscere.

«L’unigenito Figlio», il Signore Gesù Cristo, ha fatto conoscere il Padre. Ecco il riassunto di questo evangelo (v. 18, leggere anche 1 Giovanni 4:9).

Già il primo versetto (ogni termine del quale merita di essere meditato) che lo presenta come la Parola, una Persona eterna, distinta da Dio pur essendo Dio. Per quanto indietro nel tempo possiamo andare col nostro pensiero, essa era (Salmo 90:2). Ma questa Parola creatrice, sorgente unica di vita e di luce, non si è rivolta a noi dall’alto del cielo; no, essa è venuta nel mondo, sottomettendosi alle nostre limitazioni nel tempo e nello spazio. Mistero insondabile! La Parola è stata fatta carne (v. 14; 1 Timoteo 3:16). E non è venuta come un veloce messaggero che subito torna a chi l’ha mandato; essa ha abitato in mezzo a noi, pur continuando ad essere nel seno del Padre («che è nel seno del Padre» v. 18).

Tutto ciò che Dio è nella sua natura, amore e luce (grazia per il cuore e verità per la coscienza del peccatore) si è avvicinato a noi e ha brillato in questa adorabile Persona. Ma le tenebre morali dell’uomo non hanno ricevuto la vera luce (v. 5). Il mondo non ha conosciuto il suo Creatore. I suoi (i Giudei) non hanno ricevuto il loro Messia (v. 11). E voi, lettori, avete ricevuto Gesù come vostro Salvatore? Se così è, siete un figlio di Dio (v. 12; Galati 3:26).

Giovanni 1:19-34
19E questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei mandarono da Gerusalemme de’ sacerdoti e dei leviti per domandargli: Tu chi sei?20Ed egli lo confessò e non lo negò; lo confessò dicendo: Io non sono il Cristo.21Ed essi gli domandarono: Che dunque? Sei Elia? Ed egli rispose: Non lo sono. Sei tu il profeta? Ed egli rispose: No.22Essi dunque gli dissero: Chi sei? affinché diamo una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che dici tu di te stesso?23Egli disse: Io son la voce d’uno che grida nel deserto: Addirizzate la via del Signore, come ha detto il profeta Isaia.24Or quelli ch’erano stati mandati a lui erano de’ Farisei:25e gli domandarono: Perché dunque battezzi se tu non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?26Giovanni rispose loro, dicendo: Io battezzo con acqua; nel mezzo di voi è presente uno che voi non conoscete,27colui che viene dietro a me, al quale io non son degno di sciogliere il legaccio de’ calzari.28Queste cose avvennero in Betania al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.29Il giorno seguente, Giovanni vide Gesù che veniva a lui, e disse: Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo!30Questi è colui del quale dicevo: Dietro a me viene un uomo che mi ha preceduto, perché egli era prima di me.31E io non lo conoscevo; ma appunto perché egli sia manifestato ad Israele, son io venuto a battezzar con acqua.32E Giovanni rese la sua testimonianza, dicendo: Ho veduto lo Spirito scendere dal cielo a guisa di colomba, e fermarsi su di lui.33E io non lo conoscevo; ma Colui che mi ha mandato a battezzare con acqua, mi ha detto: Colui sul quale vedrai lo Spirito scendere e fermarsi, è quel che battezza con lo Spirito Santo.34E io ho veduto e ho attestato che questi è il Figliuol di Dio.

I delegati dei Giudei andarono da Giovanni Battista non tanto perché sentivano il peso dei loro peccati quanto per curiosità, per il desiderio di farsi un’idea; o forse anche per risolvere qualche loro inquietudine. La loro intervista offrì comunque a Giovanni l’occasione di dare il suo messaggio (leggere 1 Pietro 3:15, alla fine). Ma non è di sé che Giovanni ha da parlare (v. 22); lui non è che una voce, un «uomo mandato da Dio... per render testimonianza alla luce» (v. 6 a 8). Non dimentichiamo che ogni vero credente, riscattato dal Signore, è chiamato a rendere testimonianza alla luce e a condursi come figlio di luce (Efesini 5:8); in se stesso non è nulla, ma è uno strumento per mezzo del quale Cristo, la luce morale del mondo, deve essere manifestato.

Dio ha indicato al suo servitore Giovanni come riconoscere Colui che ha da designare; «Ecco l’Agnello di Dio» grida allora Giovanni quando vede venire Gesù. Dio ha provveduto una vittima santa, un «agnello», per togliere il peccato del mondo. Essa era attesa fin dalla caduta dell’uomo in Eden e preannunciata dai profeti e dalle varie figure e simboli dell’Antico Testamento (Isaia 53; Esodo 12:3). E che vittima! L’Agnello di Dio è nientemento che il suo Figlio diletto (v. 34).

Giovanni 1:35-51
35Il giorno seguente, Giovanni era di nuovo là con due de’ suoi discepoli;36e avendo fissato lo sguardo su Gesù che stava passando, disse: Ecco l’Agnello di Dio!37E i suoi due discepoli, avendolo udito parlare, seguirono Gesù.38E Gesù, voltatosi, e osservando che lo seguivano, domandò loro: Che cercate? Ed essi gli dissero: Rabbì (che, interpretato, vuol dire: Maestro), ove dimori?39Egli rispose loro: Venite e vedrete. Essi dunque andarono, e videro ove dimorava, e stettero con lui quel giorno. Era circa la decima ora.40Andrea, il fratello di Simon Pietro, era uno dei due che aveano udito Giovanni ed avean seguito Gesù.41Egli pel primo trovò il proprio fratello Simone e gli disse: Abbiam trovato il Messia (che, interpretato, vuol dire: Cristo); e lo menò da Gesù.42E Gesù, fissato in lui lo sguardo, disse: Tu sei Simone, il figliuol di Giovanni; tu sarai chiamato Cefa (che significa Pietro).43Il giorno seguente, Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo, e gli disse: Seguimi.44Or Filippo era di Betsaida, della città d’Andrea e di Pietro.45Filippo trovò Natanaele, e gli disse: Abbiam trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella legge, ed i profeti: Gesù figliuolo di Giuseppe, da Nazaret.46E Natanaele gli disse: Può forse venir qualcosa di buono da Nazaret? Filippo gli rispose: Vieni a vedere.47Gesù vide Natanaele che gli veniva incontro, e disse di lui: Ecco un vero israelita in cui non c’è frode.48Natanaele gli chiese: Da che mi conosci? Gesù gli rispose: Prima che Filippo ti chiamasse, quand’eri sotto il fico, io t’ho veduto.49Natanaele gli rispose: Maestro, tu sei il Figliuol di Dio, tu sei il Re d’Israele.50Gesù rispose e gli disse: Perché t’ho detto che t’avevo visto sotto il fico, tu credi? Tu vedrai cose maggiori di queste.51Poi gli disse: In verità, in verità vi dico che vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figliuol dell’uomo.

Il cammino di Gesù (e non più soltanto lo Spirito che scende in modo visibile su di lui, v. 33) riempie il cuore di Giovanni di convinzione e di gioia (v. 36); e questi due sentimenti parlano agli altri, tanto che due dei suoi discepoli che lo sentono parlare si affezionano a Gesù; e lo seguono, e godono della sua presenza, come noi la possiamo ora realizzare secondo la sua promessa (Matteo 18:20). Andrea ci dà ancora un altro esempio da seguire: porta a Gesù il proprio fratello, Simone. Prima di pensare a grandi attività missionarie, pensiamo ai nostri parenti più prossimi che ancora non conoscono il Signore. Andrea è un discepolo che non emerge, ma il suo servizio di quel giorno ebbe grandi conseguenze perché Simone diventò l’apostolo Pietro. Filippo sente la chiamata del Signore e a sua volta parla a Natanaele di questo «Nazareno» che è il Messia promesso. Nessun argomento ha il peso di questo semplice invito: «vieni a vedere».

Quanti nomi e titoli magnifici esaltano, in questo capitolo, le glorie eterne, attuali e future, del Signore Gesù Cristo; Parola, Vita, Luce, Figlio unigenito che è nel seno del Padre, Agnello di Dio, Maestro che insegna, Messia (o Cristo), Re d’Israele, Figlio dell’uomo.

Giovanni 2:1-12
1Tre giorni dopo, si fecero delle nozze in Cana di Galilea, e c’era la madre di Gesù.2E Gesù pure fu invitato co’ suoi discepoli alle nozze.3E venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: Non han più vino.4E Gesù le disse: Che v’è fra me e te, o donna? L’ora mia non è ancora venuta.5Sua madre disse ai servitori: Fate tutto quel che vi dirà.6Or c’erano quivi sei pile di pietra, destinate alla purificazione de’ Giudei, le quali contenevano ciascuna due o tre misure.7Gesù disse loro: Empite d’acqua le pile. Ed essi le empirono fino all’orlo.8Poi disse loro: Ora attingete, e portatene al maestro di tavola. Ed essi gliene portarono.9E quando il maestro di tavola ebbe assaggiata l’acqua ch’era diventata vino (or egli non sapea donde venisse, ma ben lo sapeano i servitori che aveano attinto l’acqua), chiamò lo sposo e gli disse:10Ognuno serve prima il vin buono; e quando si è bevuto largamente, il men buono; tu, invece, hai serbato il vin buono fino ad ora.11Gesù fece questo primo de’ suoi miracoli in Cana di Galilea, e manifestò la sua gloria; e i suoi discepoli credettero in lui.12Dopo questo, scese a Capernaum, egli con sua madre, co’ suoi fratelli e i suoi discepoli; e stettero quivi non molti giorni.

Gesù è invitato a un matrimonio. Notiamo, però, che tutta la scena qui descritta si svolge fuori dalla sala della festa e che nulla ci è detto degli sposi. La sola cosa che sappiamo di loro è che hanno avuto la bell’idea di invitare Gesù e i suoi discepoli. Cari amici, facciamo entrare il Signore in tutte le nostre circostanze! Ma potrà Egli sempre prendere parte a certe nostre feste di famiglia e a certi nostri divertimenti? Facciamo in modo che lo possa?

Lui solo può dare la vera gioia, di cui il vino è immagine nella Parola. Tuttavia, è l’acqua (destinata alla purificazione) che produce il «vino» della gioia. Così sarà di Israele nel tempo del suo ristabilimento, e così è di noi. Non gusteremo le gioie spirituali se non nella misura in cui praticheremo il giudizio di noi stessi, per mezzo della Parola di Dio.

L’uomo usa servire prima il vino buono (v. 10). Fin dalla sua giovane età si affretta a godere di tutto ciò che la vita può offrirgli; col passare del tempo, poco a poco, verranno le pene, le preoccupazioni, l’invecchiamento, la morte. Il vino migliore è stato servito per primo! Ma Gesù fa l’opposto: ha riservato ai suoi delle gioie eterne, impossibili da paragonare con le effimere gioie di quaggiù. Non desideriamo altro che quelle!

Giovanni 2:13-25
13Or la Pasqua de’ Giudei era vicina, e Gesù salì a Gerusalemme.14E trovò nel tempio quelli che vendevano buoi e pecore e colombi, e i cambiamonete seduti.15E fatta una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio, pecore e buoi; e sparpagliò il danaro dei cambiamonete, e rovesciò le tavole;16e a quelli che vendeano i colombi, disse: Portate via di qui queste cose; non fate della casa del Padre mio una casa di mercato.17E i suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo della tua casa mi consuma.18I Giudei allora presero a dirgli: Qual segno ci mostri tu che fai queste cose?19Gesù rispose loro: Disfate questo tempio, e in tre giorni lo farò risorgere.20Allora i Giudei dissero: Quarantasei anni è durata la fabbrica di questo tempio e tu lo faresti risorgere in tre giorni?21Ma egli parlava del tempio del suo corpo.22Quando dunque fu risorto da’ morti, i suoi discepoli si ricordarono ch’egli avea detto questo; e credettero alla Scrittura e alla parola che Gesù avea detta.23Mentr’egli era in Gerusalemme alla festa di Pasqua, molti credettero nel suo nome, vedendo i miracoli ch’egli faceva.24Ma Gesù non si fidava di loro, perché conosceva tutti,25e perché non avea bisogno della testimonianza d’alcuno sull’uomo, poiché egli stesso conosceva quello che era nell’uomo.

Da Capernaum, Gesù sale a Gerusalemme. La Pasqua «dei Giudei» è vicina. È chiamato «dei Giudei» perché, a causa dell’infedeltà di quel popolo, non ha ormai più il carattere di una solennità «dell’Eterno» né di una «santa convocazione» (Levitico 23; vedere Giovanni 7:2). Un vergognoso commercio si svolge nel Tempio in quell’occasione. Alla vista dei commercianti che vendono gli animali necessari ai sacrifici e dei cambiavaluta, il Signore indignato purifica la casa del Padre suo (v. 16).

Amici cristiani, il nostro corpo è il tempio dello Spirito Santo (1 Corinzi 6:19). Se ci siamo lasciati dominare da abitudini o da pensieri impuri, lasciamo che il Signore metta ordine in noi e ci santifichi. Egli è geloso delle nostre affezioni e vuole che siano tutte per il suo Padre.

Le persone dei vv. 23-25 credevano in Gesù con la mente senza che il loro cuore fosse veramente toccato. Essi riconoscevano la sua potenza per fare i miracoli, ma non c’era la fede in loro, e Gesù non si fidava di loro. «La fede viene dall’udire... per mezzo della Parola di Cristo» (v. 22 e Romani 10:17). La perfetta conoscenza che Gesù ha del cuore umano è una dimostrazione della sua divinità (v. 25; leggere Geremia 17:9-10). Ma non per questo il suo amore si raffredda, poiché i suoi motivi per amare gli uomini il Signore li trova in se stesso e non in noi, poveri e miseri peccatori!

Giovanni 3:1-21
1Or v’era tra i Farisei un uomo, chiamato Nicodemo, un de’ capi de’ Giudei.2Egli venne di notte a Gesù, e gli disse: Maestro, noi sappiamo che tu sei un dottore venuto da Dio; perché nessuno può fare questi miracoli che tu fai, se Dio non è con lui.3Gesù gli rispose dicendo: In verità, in verità io ti dico che se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio.4Nicodemo gli disse: Come può un uomo nascere quand’è vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel seno di sua madre e nascere?5Gesù rispose: In verità, in verità io ti dico che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio.6Quel che è nato dalla carne, è carne; e quel che è nato dallo Spirito, è spirito.7Non ti maravigliare se t’ho detto: Bisogna che nasciate di nuovo.8Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né d’onde viene né dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito.9Nicodemo replicò e gli disse: Come possono avvenir queste cose?10Gesù gli rispose: Tu se’ il dottor d’Israele e non sai queste cose?11In verità, in verità io ti dico che noi parliamo di quel che sappiamo, e testimoniamo di quel che abbiamo veduto; ma voi non ricevete la nostra testimonianza.12Se vi ho parlato delle cose terrene e non credete, come crederete se vi parlerò delle cose celesti?13E nessuno è salito in cielo, se non colui che è disceso dal cielo: il Figliuol dell’uomo che è nel cielo.14E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figliuol dell’uomo sia innalzato,15affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna.16Poiché Iddio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figliuolo, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.17Infatti Iddio non ha mandato il suo Figliuolo nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.18Chi crede in lui non è giudicato; chi non crede è già giudicato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figliuol di Dio.19E il giudizio è questo: che la luce è venuta nel mondo, e gli uomini hanno amato le tenebre più che la luce, perché le loro opere erano malvage.20Poiché chiunque fa cose malvage odia la luce e non viene alla luce, perché le sue opere non siano riprovate;21ma chi mette in pratica la verità viene alla luce, affinché le opere sue siano manifestate, perché son fatte in Dio.

Timoroso, ma spinto da un bisogno dell’anima, Nicodemo incontra Colui che è la vita e la luce (1:4,5). Questo capo dei Giudei, eminente dottore di Israele, apprende dal divino Dottore una verità per lui strana e umiliante; né le sue conoscenze, né le sue qualità umane gli danno diritto di entrare nel regno di Dio. Poiché, come si entra nel mondo degli uomini con la nascita naturale, così un’altra nascita è necessaria per entrare nella sfera spirituale.

Qui troviamo due «bisogna» nella risposta del Signore. Una si applica all’uomo; «Bisogna che nasciate di nuovo», l’altra, che è la controparte, terribile per lui, concerne il nostro adorabile Salvatore: «Bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato...». L’elevazione di Gesù Cristo sulla croce mi salva dalla perdizione eterna (v. 14,15; vedere Numeri 21:8,9). Contemplandolo, imparo a conoscere l’amore di Dio per il mondo (quindi per me, personalmente) e vedo la dimostrazione suprema ch’Egli ha dato di quest’amore. Il mondo sarà giudicato, ma non senza essere stato prima amato. Tutto l’Evangelo è contenuto in questo meraviglioso versetto 16, mezzo di salvezza di innumerevoli peccatori e che ancora oggi rende stupefatte le nostre anime e ci spinge ad adorare Dio.

Giovanni 3:22-36
22Dopo queste cose, Gesù venne co’ suoi discepoli nelle campagne della Giudea; quivi si trattenne con loro, e battezzava.23Or anche Giovanni stava battezzando a Enon, presso Salim, perché c’era là molt’acqua; e la gente veniva a farsi battezzare.24Poiché Giovanni non era ancora stato messo in prigione.25Nacque dunque una discussione fra i discepoli di Giovanni e un Giudeo intorno alla purificazione.26E vennero a Giovanni e gli dissero: Maestro, colui che era con te di là dal Giordano, e al quale tu rendesti testimonianza, eccolo che battezza, e tutti vanno a lui.27Giovanni rispose dicendo: L’uomo non può ricever cosa alcuna, se non gli è data dal cielo.28Voi stessi mi siete testimoni che ho detto: Io non sono il Cristo; ma son mandato davanti a lui.29Colui che ha la sposa è lo sposo; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, si rallegra grandemente alla voce dello sposo; questa allegrezza che è la mia è perciò completa.30Bisogna che egli cresca, e che io diminuisca.31Colui che vien dall’alto è sopra tutti; colui che vien dalla terra è della terra e parla com’essendo della terra; colui che vien dal cielo è sopra tutti.32Egli rende testimonianza di quel che ha veduto e udito, ma nessuno riceve la sua testimonianza.33Chi ha ricevuto la sua testimonianza ha confermato che Dio è verace.34Poiché colui che Dio ha mandato, proferisce le parole di Dio; perché Dio non gli dà lo Spirito con misura.35Il Padre ama il Figliuolo, e gli ha dato ogni cosa in mano.36Chi crede nel Figliuolo ha vita eterna; ma chi rifiuta di credere al Figliuolo non vedrà la vita, ma l’ira di Dio resta sopra lui.

I discepoli di Giovanni Battista sono un po’ gelosi vedendo il loro maestro perdere importanza a favore di Gesù (v. 26, cap. 4:1). Questi uomini (eccetto due, fra cui Andrea, che avevano lasciato Giovanni per seguire Gesù, 1:37) non avevano capito quale fosse la vera missione di Giovanni, il «precursore». Egli era l’amico dello Sposo; e proprio ciò che provocava lo scontento dei discepoli rendeva la sua allegrezza completa (v. 29). Giovanni era felice di diminuire davanti al Signore. La sua bella risposta dovrebbe scolpirsi nei nostri cuori: «Bisogna ch’Egli cresca, e che io diminuisca» (v. 30)!

Queste parole danno occasione a Giovanni di esaltare il Signore Gesù: Egli è al di sopra di tutti, non per l’autorità che le folle gli riconoscono, ma in quanto venuto dal cielo (v. 31); venuto non come un angelo, ma come oggetto di tutte le affezioni del Padre e suo erede (Ebrei 1:2). Una simile visita mette l’umanità intera alla prova e la divide in due grandi categorie: quelli che credono al Figlio, i quali hanno già fin d’ora la vita eterna, e quelli che non credono, sui quali rimane l’ira di Dio. Cosa terribile! Voi, in quale delle due categorie siete? (20:31).

Giovanni 4:1-18
1Quando dunque il Signore ebbe saputo che i Farisei aveano udito ch’egli faceva e battezzava più discepoli di Giovanni2(quantunque non fosse Gesù che battezzava, ma i suoi discepoli),3lasciò la Giudea e se n’andò di nuovo in Galilea.4Or doveva passare per la Samaria.5Giunse dunque a una città della Samaria, chiamata Sichar, vicina al podere che Giacobbe dette a Giuseppe, suo figliuolo;6e quivi era la fonte di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del cammino, stava così a sedere presso la fonte. Era circa l’ora sesta.7Una donna samaritana venne ad attinger l’acqua. Gesù le disse: Dammi da bere.8(Giacché i suoi discepoli erano andati in città a comprar da mangiare).9Onde la donna samaritana gli disse: Come mai tu che sei giudeo chiedi da bere a me che sono una donna samaritana? Infatti i Giudei non hanno relazioni co’ Samaritani.10Gesù rispose e le disse: Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è che ti dice: Dammi da bere, tu stessa gliene avresti chiesto, ed egli t’avrebbe dato dell’acqua viva.11La donna gli disse: Signore, tu non hai nulla per attingere, e il pozzo è profondo; donde hai dunque cotest’acqua viva?12Sei tu più grande di Giacobbe nostro padre che ci dette questo pozzo e ne bevve egli stesso co’ suoi figliuoli e il suo bestiame?13Gesù rispose e le disse: Chiunque beve di quest’acqua avrà sete di nuovo;14ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete; anzi, l’acqua che io gli darò, diventerà in lui una fonte d’acqua che scaturisce in vita eterna.15La donna gli disse: Signore, dammi di cotest’acqua, affinché io non abbia più sete, e non venga più sin qua ad attingere.16Gesù le disse: Va’ a chiamar tuo marito e vieni qua.17La donna gli rispose: Non ho marito. E Gesù: Hai detto bene: Non ho marito;18perché hai avuto cinque mariti; e quello che hai ora, non è tuo marito; in questo hai detto il vero.

Non è soltanto per gente stimata, come Nicodemo, che Dio ha dato il suo unico Figlio. Questo meraviglioso «dono di Dio» (v. 10) è stato fatto, gratuitamente, ai più miserabili peccatori.

Che quadro abbiamo qui! Nel suo umile abbassamento, il Figlio di Dio è ora seduto, come un vero uomo, stanco e assetato, sull’orlo di quel pozzo. Eppure Egli non pensa ad altro che alla salvezza della sua creatura. Una donna si avvicina, e vedete come s’adopera Gesù per guadagnare la sua fiducia! Le chiede un servizio, e si mette a parlarle di cose che lei ben conosce. Avida di trovare la felicità, questa donna aveva bevuto tante acque deludenti di questo mondo. Aveva cercato la felicità con cinque mariti; ma ancora aveva sete! Il Salvatore conosce per lei un’acqua viva di cui egli stesso è la sorgente (v. 10,13,14; vedere Geremia 2:13,18 e 17:13).

Senza sapere di che natura è quell’acqua, la Samaritana aspetta di ricevere dal Signore questo dono straordinario. Però bisogna prima che il Signore metta il dito sulla sua piaga, su ciò che non è in regola nella vita di questa donna (v. 16,18). Perché non si può essere felici finché la luce di Dio non è penetrata nella coscienza. La grazia, in Gesù Cristo, è inseparabile dalla verità (1:17).

Giovanni 4:19-38
19La donna gli disse: Signore, io vedo che tu sei un profeta.20I nostri padri hanno adorato su questo monte, e voi dite che a Gerusalemme è il luogo dove bisogna adorare.21Gesù le disse: Donna, credimi; l’ora viene che né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre.22Voi adorate quel che non conoscete; noi adoriamo quel che conosciamo, perché la salvazione vien da’ Giudei.23Ma l’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in ispirito e verità; poiché tali sono gli adoratori che il Padre richiede.24Iddio è spirito; e quelli che l’adorano, bisogna che l’adorino in ispirito e verità.25La donna gli disse: Io so che il Messia (ch’è chiamato Cristo) ha da venire; quando sarà venuto, ci annunzierà ogni cosa.26Gesù le disse: Io che ti parlo, son desso.27In quel mentre giunsero i suoi discepoli, e si maravigliarono ch’egli parlasse con una donna; ma pur nessuno gli chiese: Che cerchi? o: Perché discorri con lei?28La donna lasciò dunque la sua secchia, se ne andò in città e disse alla gente:29Venite a vedere un uomo che m’ha detto tutto quello che ho fatto; non sarebb’egli il Cristo?30La gente uscì dalla città e veniva a lui.31Intanto i discepoli lo pregavano, dicendo: Maestro, mangia.32Ma egli disse loro: Io ho un cibo da mangiare che voi non sapete.33Perciò i discepoli si dicevano l’uno all’altro: Forse qualcuno gli ha portato da mangiare?34Gesù disse loro: Il mio cibo è di far la volontà di Colui che mi ha mandato, e di compiere l’opera sua.35Non dite voi che ci sono ancora quattro mesi e poi vien la mietitura? Ecco, io vi dico: Levate gli occhi e mirate le campagne come già son bianche da mietere.36Il mietitore riceve premio e raccoglie frutto per la vita eterna, affinché il seminatore ed il mietitore si rallegrino assieme.37Poiché in questo è vero il detto: L’uno semina e l’altro miete.38Io v’ho mandati a mieter quello intorno a cui non avete faticato; altri hanno faticato, e voi siete entrati nella lor fatica.

Cosa sorprendente, il primo insegnamento del Signore a questa povera Samaritana verte non sulla sua condotta ma sull’adorazione, compito sublime di tutti i credenti. Dove, quando e come la lode deve essere presentata a Dio? Messa da parte la religione delle forme e delle cerimonie israelitiche, è venuta l’ora del culto in spirito e verità. A chi e per mezzo di chi deve essere offerto? A Dio, ma non più come «l’Eterno», il Dio d’Israele, ma come Padre, sulla base della nuova relazione che il credente ha di figlio di Dio per la fede. Da allora in poi, è a loro che spetta il compito di presentare la lode. Essi sono chiamati i veri adoratori. Voi che Dio ha cercato con questo scopo, priverete il Signore del frutto del suo lavoro?

Udite queste cose, la donna abbandona in fretta la sua secchia e corre in città a far conoscere Colui che ha incontrato. I discepoli, invece, non sono capaci d’entrare nei pensieri del loro Maestro. Le sue forze e la sua gioia Gesù le traeva dalla comunione col Padre suo (v. 34) e dalle prospettive che gli stavano davanti. Già Egli vedeva la messe futura: la moltitudine di coloro ch’Egli avrebbe riscattato (v. 35; vedere Salmo 126:6) col suo sangue versato alla croce.

Giovanni 4:39-54
39Or molti de’ Samaritani di quella città credettero in lui a motivo della testimonianza resa da quella donna: Egli m’ha detto tutte le cose che ho fatte.40Quando dunque i Samaritani furono venuti a lui, lo pregarono di trattenersi da loro; ed egli si trattenne quivi due giorni.41E più assai credettero a motivo della sua parola;42e dicevano alla donna: Non è più a motivo di quel che tu ci hai detto, che crediamo; perché abbiamo udito da noi, e sappiamo che questi è veramente il Salvator del mondo.43Passati que’ due giorni, egli partì di là per andare in Galilea;44poiché Gesù stesso aveva attestato che un profeta non è onorato nella sua propria patria.45Quando dunque fu venuto in Galilea, fu accolto dai Galilei, perché avean vedute tutte le cose ch’egli avea fatte in Gerusalemme alla festa; poiché anch’essi erano andati alla festa.46Gesù dunque venne di nuovo a Cana di Galilea, dove avea cambiato l’acqua in vino. E v’era un certo ufficial reale, il cui figliuolo era infermo a Capernaum.47Come egli ebbe udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, andò a lui e lo pregò che scendesse e guarisse il suo figliuolo, perché stava per morire.48Perciò Gesù gli disse: Se non vedete segni e miracoli, voi non crederete.49L’ufficial reale gli disse: Signore, scendi prima che il mio bambino muoia.50Gesù gli disse: Va’, il tuo figliuolo vive. Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli avea detta, e se ne andò.51E come già stava scendendo, i suoi servitori gli vennero incontro e gli dissero: Il tuo figliuolo vive.52Allora egli domandò loro a che ora avesse cominciato a star meglio; ed essi gli risposero: Ieri, all’ora settima, la febbre lo lasciò.53Così il padre conobbe che ciò era avvenuto nell’ora che Gesù gli avea detto: Il tuo figliuolo vive; e credette lui con tutta la sua casa.54Questo secondo miracolo fece di nuovo Gesù, tornando dalla Giudea in Galilea.

Gesù passa due giorni fra questi Samaritani, popolo disprezzato come Egli stesso lo era (vedere cap. 8:48). E molti credono in Lui non più soltanto per le parole della donna e per la sua testimonianza, ma in seguito al contatto personale che hanno avuto col «Salvatore del mondo» (v. 42; 1 Giovanni 4:14). Cari amici, non vi accontentate dell’esperienza di altri per conoscere il Signore; abbiate con Lui un incontro personale, decisivo.

Gesù va poi in Galilea. Qui incontra un signore della corte, il quale, in pena per il figlio gravemente ammalato, insiste perché il Maestro vada e lo guarisca. Quest’uomo non ha certo la fede di quel centurione romano della stessa Città di Capernaum che non si stimava degno della visita del Signore e si accontentava di una sola parola per la guarigione del suo servo (Luca 7:7)!

Gesù, per prima cosa, insegna a questo padre angosciato che la fede consiste nel credere alla Sua parola senza aver bisogno di vedere (v. 48; vedere cap. 2:23). È per mettere quest’uomo alla prova che il Signore non va con lui. E la potenza della morte è vinta dalla potenza di vita venuta dall’alto (1 Giovanni 5:12).

Giovanni 5:1-14
1Dopo queste cose ci fu una festa de’ Giudei, e Gesù salì a Gerusalemme.2Or a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, v’è una vasca, chiamata in ebraico Betesda, che ha cinque portici.3Sotto questi portici giaceva un gran numero d’infermi, di ciechi, di zoppi, di paralitici, i quali aspettavano l’agitarsi dell’acqua;4perché un angelo scendeva nella vasca e metteva l’acqua in movimento; e il primo che vi scendeva dopo che l’acqua era stata agitata, era guarito di qualunque malattia fosse colpito.5E quivi era un uomo, che da trentott’anni era infermo.6Gesù, vedutolo che giaceva e sapendo che già da gran tempo stava così, gli disse: Vuoi esser risanato?7L’infermo gli rispose: Signore, io non ho alcuno che, quando l’acqua è mossa, mi metta nella vasca, e mentre ci vengo io, un altro vi scende prima di me.8Gesù gli disse: Lèvati, prendi il tuo lettuccio, e cammina.9E in quell’istante quell’uomo fu risanato; e preso il suo lettuccio, si mise a camminare.10Or quel giorno era un sabato; perciò i Giudei dissero all’uomo guarito: E’ sabato, e non ti è lecito portare il tuo lettuccio.11Ma egli rispose loro: E’ colui che m’ha guarito, che m’ha detto: Prendi il tuo lettuccio e cammina.12Essi gli domandarono: Chi è quell’uomo che t’ha detto: Prendi il tuo lettuccio e cammina?13Ma colui ch’era stato guarito non sapeva chi fosse; perché Gesù era scomparso, essendovi in quel luogo molta gente.14Di poi Gesù lo trovò nel tempio, e gli disse: Ecco, tu sei guarito; non peccar più, che non t’accada di peggio.

Questa piscina di Betesda (che significa «casa di misericordia») era un’immagine dell’antico patto fatto da Dio con Israele. Ci voleva forza perché i malati potessero gettarsi nell’acqua guaritrice; ma per avere questa forza, avrebbero dovuto... essere guariti! Così è della legge data da Dio tramite Mosé: essa fa vivere solo chi la osserva, ma nessuno è capace d’osservarla. A meno d’aver ricevuto la vita divina.

Ci si può chiedere come mai, fra tutta questa folla di zoppi, di ciechi, di malati, Gesù sembra occuparsi soltanto del paralitico. Per essere al beneficio della sua grazia, due condizioni sono indispensabili: bisogna provarne il desiderio e il bisogno. Questi sentimenti sono messi in risalto dalla domanda del Signore: «Vuoi esser risanato?» e dalla risposta dello sventurato: «Signore, io non ho alcuno che... ».

Sempre davanti a questa piscina, tutta la sua vita non era stata altro che delusione su delusione. Forse nel tempo aveva contato sui suoi o su amici fedeli, ma questi s’erano stancati. Ben trentott’anni c’erano voluti per fargli perdere le ultime illusioni! Adesso non ha più nessuno; però può avere Gesù.

Amico ancora incredulo, non aspettare per credere che Gesù solo può salvarti. Ma desideri veramente essere salvato?

Giovanni 5:15-30
15Quell’uomo se ne andò, e disse ai Giudei che Gesù era quel che l’avea risanato.16E per questo i Giudei perseguitavano Gesù e cercavan d’ucciderlo; perché facea quelle cose di sabato.17Gesù rispose loro: Il Padre mio opera fino ad ora, ed anche io opero.18Perciò dunque i Giudei più che mai cercavan d’ucciderlo; perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.19Gesù quindi rispose e disse loro: In verità, in verità io vi dico che il Figliuolo non può da se stesso far cosa alcuna, se non la vede fare dal Padre; perché le cose che il Padre fa, anche il Figlio le fa similmente.20Poiché il Padre ama il Figliuolo, e gli mostra tutto quello che Egli fa; e gli mostrerà delle opere maggiori di queste, affinché ne restiate maravigliati.21Difatti, come il Padre risuscita i morti e li vivifica, così anche il Figliuolo vivifica chi vuole.22Oltre a ciò, il Padre non giudica alcuno, ma ha dato tutto il giudicio al Figliuolo,23affinché tutti onorino il Figliuolo come onorano il Padre. Chi non onora il Figliuolo non onora il Padre che l’ha mandato.24In verità, in verità io vi dico: Chi ascolta la mia parola e crede a Colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.25In verità, in verità io vi dico: L’ora viene, anzi è già venuta, che i morti udranno la voce del Figliuol di Dio; e quelli che l’avranno udita, vivranno.26Perché come il Padre ha vita in se stesso, così ha dato anche al Figliuolo d’aver vita in se stesso;27e gli ha dato autorità di giudicare, perché è il Figliuol dell’uomo.28Non vi maravigliate di questo; perché l’ora viene in cui tutti quelli che sono nei sepolcri, udranno la sua voce e ne verranno fuori:29quelli che hanno operato bene, in risurrezione di vita; e quelli che hanno operato male, in risurrezion di giudicio.30Io non posso far nulla da me stesso; come odo, giudico; e il mio giudicio è giusto, perché cerco non la mia propria volontà, ma la volontà di Colui che mi ha mandato.

L’odio dei Giudei è l’occasione per Gesù di rivelare ancora qualcuna delle sue glorie:

  1. Il suo lavoro d’amore per togliere il peccato del mondo (v. 17; cap. 1:29). In presenza della rovina della sua creazione a causa del peccato dell’uomo, il Figlio, come anche il Padre, non poteva riposarsi.
  2. L’affetto infinito del Padre per questo Figlio col quale condivide tutti i disegni (v. 20; cap. 3:35).
  3. La potenza di vita che è in lui (v. 21 e 26) per la quale egli dà ora la vita eterna a quelli che credono in Lui (v. 24). Egli eserciterà questa potenza in un’ora ancora futura per la risurrezione dei morti (v. 28 e 29).
  4. Il giudizio che gli è stato affidato nella sua qualità di Figlio dell’uomo (v. 22 e 27).
  5. Infine (v. 19 e 30), la sua ubbidienza. Che valore essa assume quando è realizzato proprio da Colui che ha diritto di esigere l’ubbidienza da ogni sua creatura (v. 23)!

Se il Signore parla delle sue glorie personali è perché sono strettamente legate a quelle del Padre suo. Non onorare il Figlio è offendere Colui che l’ha mandato (v. 23, vedere 1 Giovanni 2:23).

Cari amici, di fronte a tutte le perfezioni del nostro Salvatore, anche noi possiamo essere in ammirazione (v. 20, fine) e adorare!

Giovanni 5:31-47
31Se io rendo testimonianza di me stesso, la mia testimonianza non è verace.32V’è un altro che rende testimonianza di me; e io so che la testimonianza ch’egli rende di me, è verace.33Voi avete mandato da Giovanni, ed egli ha reso testimonianza alla verità.34Io però la testimonianza non la prendo dall’uomo, ma dico questo affinché voi siate salvati.35Egli era la lampada ardente e splendente e voi avete voluto per breve ora godere alla sua luce.36Ma io ho una testimonianza maggiore di quella di Giovanni; perché le opere che il Padre mi ha dato a compiere, quelle opere stesse che io fo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato.37E il Padre che mi ha mandato, ha Egli stesso reso testimonianza di me. La sua voce, voi non l’avete mai udita; e il suo sembiante, non l’avete mai veduto;38e la sua parola non l’avete dimorante in voi, perché non credete in colui ch’Egli ha mandato.39Voi investigate le Scritture, perché pensate aver per mezzo d’esse vita eterna, ed esse son quelle che rendon testimonianza di me;40eppure non volete venire a me per aver la vita!41Io non prendo gloria dagli uomini;42ma vi conosco che non avete l’amor di Dio in voi.43Io son venuto nel nome del Padre mio, e voi non mi ricevete; se un altro verrà nel suo proprio nome, voi lo riceverete.44Come potete credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri e non cercate la gloria che vien da Dio solo?45Non crediate che io sia colui che vi accuserà davanti al Padre; v’è chi v’accusa, ed è Mosè, nel quale avete riposta la vostra speranza.46Perché se credeste a Mosè, credereste anche a me; poiché egli ha scritto di me.47Ma se non credete agli scritti di lui, come crederete alle mie parole?

Gesù risponde all’incredulità dei Giudei rilevando quattro testomonianze a suo favore: quella di Giovanni Battista (v. 32 a 35), quella delle sue proprie opere (v. 36), quella del Padre che al Giordano l’aveva designato suo diletto Figlio (v. 37), quella delle Scritture (v. 39). È parlato spesso di Messia nei libri di Mosè (v. 46; vedere Genesi 49:10,25 e Numeri 24:17). Ma i Giudei, pur pretendendo di venerare Mosè, non credevano alle sue parole in quanto respingevano il Cristo che egli aveva annunciato (v. 46; Deuteronomio 18:15). Per contro, essi saranno pronti a ricevere l’Anticristo (v. 43)!

«Voi investigate le Scritture», dice il Signore Gesù, «eppure non volete venire a me». Soltanto per mezzo di esse noi possiamo progredire nella conoscenza della sua persona infinita.

Ricevere la gloria degli uomini e cercare la loro approvazione è una forma d’incredulità (v. 44). Dio dichiara che noi non siamo nulla (Galati 6:3) e che non c’è nulla di cui possiamo gloriarci (2 Corinzi 10:17). Ma piuttosto di credere a Lui, quanta gente preferisce compiacersi nella stima che altri possono avere di loro!

Gesù non cercava la gloria degli uomini (v. 41; vedere Paolo in 1 Tessalonicesi 2:6). E noi potremo imitarlo se abbiamo in noi l’amore di Dio e il desiderio di piacergli (v. 42).

Giovanni 6:1-21
1Dopo queste cose, Gesù se ne andò all’altra riva del mar di Galilea, ch’è il mar di Tiberiade.2E una gran moltitudine lo seguiva, perché vedeva i miracoli ch’egli faceva sugl’infermi.3Ma Gesù salì sul monte e quivi si pose a sedere co’ suoi discepoli.4Or la Pasqua, la festa dei Giudei, era vicina.5Gesù dunque, alzati gli occhi e vedendo che una gran folla veniva a lui, disse a Filippo: Dove comprerem noi del pane perché questa gente abbia da mangiare?6Diceva così per provarlo; perché sapeva bene quel che stava per fare.7Filippo gli rispose: Dugento denari di pane non bastano perché ciascun di loro n’abbia un pezzetto.8Uno de’ suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro, gli disse:9V’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cosa sono per tanta gente?10Gesù disse: Fateli sedere. Or v’era molt’erba in quel luogo. La gente dunque si sedette, ed eran circa cinquemila uomini.11Gesù quindi prese i pani; e dopo aver rese grazie, li distribuì alla gente seduta; lo stesso fece de’ pesci, quanto volevano.12E quando furon saziati, disse ai suoi discepoli: Raccogliete i pezzi avanzati, ché nulla se ne perda.13Essi quindi li raccolsero, ed empiron dodici ceste di pezzi che di que’ cinque pani d’orzo erano avanzati a quelli che avean mangiato.14La gente dunque, avendo veduto il miracolo che Gesù avea fatto, disse: Questi è certo il profeta che ha da venire al mondo.15Gesù quindi, sapendo che stavan per venire a rapirlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, tutto solo.16E quando fu sera, i suoi discepoli scesero al mare;17e montati in una barca, si dirigevano all’altra riva, verso Capernaum. Già era buio, e Gesù non era ancora venuto a loro.18E il mare era agitato, perché tirava un gran vento.19Or com’ebbero vogato circa venticinque o trenta stadi, videro Gesù che camminava sul mare e s’accostava alla barca; ed ebbero paura.20Ma egli disse loro: Son io, non temete.21Essi dunque lo vollero prendere nella barca, e subito la barca toccò terra là dove eran diretti.

Le folle hanno seguito il Signore Gesù. Ma, come molti anche oggi nella cristianità, erano attratte più dalla sua potenza che dalla sua grazia e da tutte le sue perfezioni morali. Ora, l’una non va senza le altre; una volta di più, Gesù sta per manifestarle tutte assieme in questa scena della moltiplicazione dei pani. Il ragazzo menzionato al v. 9 ci ricorda che ad ogni età possiamo fare qualcosa per il Signore e per il bene degli altri. Pare sia stato il solo ad essersi preoccupato del proprio nutrimento. Accettando di mettre quel poco a disposizione del Signore diventa il mezzo per provvedere ai bisogni dei cinquemila uomini. Quando il Signore vuole servirsi di noi, non prendiamo a pretesto la nostra giovane età o l’insufficienza delle nostre risorse; sa lui come utilizzarle (Geremia 1:6-7).

Dopo questo miracolo vogliono prendere Gesù per farlo re. Ma Egli non può ricevere il regno dalla mano degli uomini (5:41), e tanto meno dalle mani di Satana (Matteo 4:8-10). È Dio che lo fa re (Salmo 2:6).

Infine, in un’altra scena tutta illuminata essa pure della sua grazia e dalla sua potenza, lo vediamo venire incontro ai suoi discepoli sul mare in burrasca a dissipare la loro paura.

Giovanni 6:22-36
22La folla che era rimasta all’altra riva del mare avea notato che non v’era quivi altro che una barca sola, e che Gesù non v’era entrato co’ suoi discepoli, ma che i discepoli eran partiti soli.23Or altre barche eran giunte da Tiberiade, presso al luogo dove avean mangiato il pane dopo che il Signore avea reso grazie.24La folla, dunque, quando l’indomani ebbe veduto che Gesù non era quivi, né che v’erano i suoi discepoli, montò in quelle barche, e venne a Capernaum in cerca di Gesù.25E trovatolo di là dal mare, gli dissero: Maestro, quando se’ giunto qua?26Gesù rispose loro e disse: In verità, in verità vi dico che voi mi cercate, non perché avete veduto dei miracoli, ma perché avete mangiato de’ pani e siete stati saziati.27Adopratevi non per il cibo che perisce, ma per il cibo che dura in vita eterna, il quale il Figliuol dell’uomo vi darà; poiché su lui il Padre, cioè Dio, ha apposto il proprio suggello.28Essi dunque gli dissero: Che dobbiam fare per operare le opere di Dio?29Gesù rispose e disse loro: Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che Egli ha mandato.30Allora essi gli dissero: Qual segno fai tu dunque perché lo vediamo e ti crediamo? Che operi?31I nostri padri mangiaron la manna nel deserto, com’è scritto: Egli diè loro da mangiare del pane venuto dal cielo.32E Gesù disse loro: In verità vi dico che non Mosè vi ha dato il pane che vien dal cielo, ma il Padre mio vi dà il vero pane che viene dal cielo.33Poiché il pan di Dio è quello che scende dal cielo, e dà vita al mondo. Essi quindi gli dissero:34Signore, dacci sempre di codesto pane.35Gesù disse loro: Io son il pan della vita; chi viene a me non avrà fame, e chi crede in me non avrà mai sete.36Ma io ve l’ho detto: Voi m’avete veduto, eppur non credete!

Il Signore non sbaglia. Quelle folle gli andavano dietro per un motivo molto materialistico: speravano che Gesù continuasse a dar loro del pane. Così Egli li invita a lavorare per il cielo (v. 27). Domandiamoci se il nostro lavoro ha in vista prima di tutto le cose del cielo che nutrono l’anima nostra e che durano, piuttosto che quelle di quaggiù destinate a perire.

Ma allora, dobbiamo fare delle opere per essere salvati e guadagnarci il cielo? Molti cristiani ancora oggi pensano così (vedere v. 28). Ma la Parola di Dio afferma: «È per grazia che voi siete stati salvati, mediante la fede... Non è in virtù d’opere» (Efesini 2:8-9). Dio non tiene conto che di un’opera sola: credere al Salvatore ch’Egli ci ha dato (v. 29). Tutto viene da Lui: l’acqua viva (lo Spirito Santo; cap. 4:10) e il Pane di vita (Cristo stesso; v. 35).

Come mai, allora, molte anime non sono mai soddisfatte? È il Signore che viene meno alle promesse che fa? (v. 35; cap. 4:14). No di certo! Sono loro che non rispettano la condizione: «Chi crede in me — dice Gesù — non avrà mai più sete». Bisogna credere, vale a dire ci vuole la fede, per essere salvati; ci vuole la fede anche ogni giorno per poterci abbeverare di tutta la Sua pienezza.

Giovanni 6:37-50
37Tutto quel che il Padre mi dà, verrà a me; e colui che viene a me, io non lo caccerò fuori;38perché son disceso dal cielo per fare non la mia volontà, ma la volontà di Colui che mi ha mandato.39E questa è la volontà di Colui che mi ha mandato: ch’io non perda nulla di tutto quel ch’Egli m’ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno.40Poiché questa è la volontà del Padre mio: che chiunque contempla il Figliuolo e crede in lui, abbia vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.41I Giudei perciò mormoravano di lui perché avea detto: Io sono il pane che è disceso dal cielo.42E dicevano: Non è costui Gesù, il figliuol di Giuseppe, del quale conosciamo il padre e la madre? Come mai dice egli ora: Io son disceso dal cielo?43Gesù rispose e disse loro: Non mormorate fra voi.44Niuno può venire a me se non che il Padre, il quale mi ha mandato, lo attiri; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.45E’ scritto nei profeti: E saranno tutti ammaestrati da Dio. Ogni uomo che ha udito il Padre ed ha imparato da lui, viene a me.46Non che alcuno abbia veduto il Padre, se non colui che è da Dio; egli ha veduto il Padre.47In verità, in verità io vi dico: Chi crede ha vita eterna.48Io sono il pan della vita.49I vostri padri mangiarono la manna nel deserto e morirono.50Questo è il pane che discende dal cielo, affinché chi ne mangia non muoia.

«Colui che viene a me, io non lo caccerò fuori» (v. 37). Andate a Lui, se ancora non l’avete fatto; Egli non vi respingerà. Ma per andare a Gesù bisogna che un’opera dello Spirito si compia nel cuore. L’uomo non può fare un solo passo verso Dio, è Lui che lo attira (v. 44). — Non è dunque colpa mia se non sono ancora convertito — dirà qualcuno. Tocca invece proprio a voi lasciare che questo lavoro divino si compia in voi. In questo preciso momento Dio vi attira a sé. Non resistetegli.

La grazia che Gesù usa verso il peccatore è l’espressione del suo amore. Ma anche fa parte del volere di Dio che è di dare la vita alla sua creatura (v. 40). Ora, Gesù era venuto per compiere questa volontà (v. 38; vedere Ebrei 10:9: «Ecco, io vengo per fare la tua volontà»).

L’uomo ha corpo, anima e spirito. Per questo non può vivere solo di pane, nutrimento del suo corpo. Anche la sua anima ha bisogno di un alimento e il solo che le si addice è la Parola divina, il Pane del cielo, che è poi Cristo stesso (Luca 4:4).

Giovanni 6:51-71
51Io sono il pane vivente, che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; e il pane che darò è la mia carne, che darò per la vita del mondo.52I Giudei dunque disputavano fra di loro, dicendo: Come mai può costui darci a mangiare la sua carne?53Perciò Gesù disse loro: In verità, in verità io vi dico che se non mangiate la carne del Figliuol dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete la vita in voi.54Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.55Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda.56Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me, e io in lui.57Come il vivente Padre mi ha mandato e io vivo a cagion del Padre, così chi mi mangia vivrà anch’egli a cagion di me.58Questo è il pane che è disceso dal cielo; non qual era quello che i padri mangiarono e morirono; chi mangia di questo pane vivrà in eterno.59Queste cose disse Gesù, insegnando nella sinagoga di Capernaum.60Onde molti dei suoi discepoli, udite che l’ebbero, dissero: Questo parlare è duro; chi lo può ascoltare?61Ma Gesù, conoscendo in se stesso che i suoi discepoli mormoravan di ciò, disse loro: Questo vi scandalizza?62E che sarebbe se vedeste il Figliuol dell’uomo ascendere dov’era prima?63E’ lo spirito quel che vivifica; la carne non giova nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita.64Ma fra voi ve ne sono alcuni che non credono. Poiché Gesù sapeva fin da principio chi eran quelli che non credevano, e chi era colui che lo tradirebbe.65E diceva: Per questo v’ho detto che niuno può venire a me, se non gli è dato dal Padre.66D’allora molti de’ suoi discepoli si ritrassero indietro e non andavan più con lui.67Perciò Gesù disse ai dodici: Non ve ne volete andare anche voi?68Simon Pietro gli rispose: Signore, a chi ce ne andremmo noi? Tu hai parole di vita eterna;69e noi abbiam creduto e abbiam conosciuto che tu sei il Santo di Dio.70Gesù rispose loro: Non ho io scelto voi dodici? Eppure, un di voi è un diavolo.71Or egli parlava di Giuda, figliuol di Simone Iscariota, perché era lui, uno di quei dodici, che lo dovea tradire.

Malgrado la promessa che Dio aveva fatto loro, i figli di Israele, scoprendo la manna nel deserto, s’erano chiesti l’un l’altro: «Che cos’è?» (Esodo 16:15). La stessa incredulità si mostra nei loro discendenti. Essi discutono su questo strano alimento di cui ha parlato loro Gesù: la sua carne e il suo sangue; cioè il suo corpo dato alla morte.

Un Cristo vivente sulla terra non sarebbe bastato per dare la vita all’anima nostra. Bisogna che crediamo e ci appropriamo della sua morte (in figura, mangiare la sua carne e bere il suo sangue) per avere la vita eterna. Poi, dobbiamo ogni giorno identificarci con Lui nella sua morte. Noi credenti siamo morti con Lui al mondo e al peccato. L’uomo incredulo (che la Parola chiama «uomo naturale») non lo può capire. Gli piace un modello, ma gli è troppo duro riconoscere il proprio stato di condanna di cui la morte di Cristo è una prova evidente.

Invece di interrogare il Signore, molti che avevano professato di essere suoi discepoli se ne vanno scioccati dalle sue parole. Egli non cerca di trattenerli «addolcendo» la verità. Ma sonda il cuore di quelli che restano: «Non ve ne volete andare anche voi?». — «Signore, a chi ce ne andremo noi?», è la bella risposta di Pietro. Possa essere anche la nostra! (v. 68 e 69; leggere Ebrei 10:38 e 39).

Giovanni 7:1-24
1Dopo queste cose, Gesù andava attorno per la Galilea; non voleva andare attorno per la Giudea perché i Giudei cercavan d’ucciderlo.2Or la festa de’ Giudei, detta delle Capanne, era vicina.3Perciò i suoi fratelli gli dissero: Partiti di qua e vattene in Giudea, affinché i tuoi discepoli veggano anch’essi le opere che tu fai.4Poiché niuno fa cosa alcuna in segreto, quando cerca d’esser riconosciuto pubblicamente. Se tu fai codeste cose, palesati al mondo.5Poiché neppure i suoi fratelli credevano in lui.6Gesù quindi disse loro: Il mio tempo non è ancora venuto; il vostro tempo, invece, è sempre pronto.7Il mondo non può odiar voi; ma odia me, perché io testimonio di lui che le sue opere sono malvagie.8Salite voi alla festa; io non salgo ancora a questa festa, perché il mio tempo non è ancora compiuto.9E dette loro queste cose, rimase in Galilea.10Quando poi i suoi fratelli furono saliti alla festa, allora vi salì anche lui; non palesemente, ma come di nascosto.11I Giudei dunque lo cercavano durante la festa, e dicevano: Dov’è egli?12E v’era fra le turbe gran mormorio intorno a lui. Gli uni dicevano: E’ un uomo dabbene! Altri dicevano: No, anzi, travia la moltitudine!13Nessuno però parlava di lui apertamente, per paura de’ Giudei.14Or quando s’era già a metà della festa, Gesù salì al tempio e si mise a insegnare.15Onde i Giudei si maravigliavano e dicevano: Come mai s’intende costui di lettere, senz’aver fatto studi?16E Gesù rispose loro e disse: La mia dottrina non è mia, ma di Colui che mi ha mandato.17Se uno vuol fare la volontà di lui, conoscerà se questa dottrina è da Dio o se io parlo di mio.18Chi parla di suo cerca la propria gloria; ma chi cerca la gloria di colui che l’ha mandato, egli è verace e non v’è ingiustizia in lui.19Mosè non v’ha egli data la legge? Eppure nessun di voi mette ad effetto la legge! Perché cercate d’uccidermi?20La moltitudine rispose: Tu hai un demonio! Chi cerca d’ucciderti?21Gesù rispose e disse loro: Un’opera sola ho fatto, e tutti ve ne maravigliate.22Mosè v’ha dato la circoncisione (non che venga da Mosè, ma viene dai padri); e voi circoncidete l’uomo in giorno di sabato.23Se un uomo riceve la circoncisione di sabato affinché la legge di Mosè non sia violata, vi adirate voi contro a me perché in giorno di sabato ho guarito un uomo tutto intero?24Non giudicate secondo l’apparenza, ma giudicate con giusto giudizio.

I fratelli di Gesù erano di quelli che non credevano perché cercavano la gloria degli uomini (v. 4 e 5; vedere 5:44). Essi forse speravano che la Sua popolarità avrebbe giovato alla loro famiglia, mentre se avessero creduto che Egli era Figlio di Dio avrebbero misurato la distanza che li separava da Lui (Luca 8:21 e 2 Corinzi 5:16). Qualche tempo dopo i fratelli del Signore hanno creduto in Lui e si sono trovati fra i discepoli (Atti 1:14).

Il loro principio di vita è qui quello di ogni uomo: far valere i propri doni e le proprie capacità per l’utile proprio, per farsi conoscere e onorare (v. 4). Il Signore, invece, non ha mai smesso di ricercare «la gloria di Colui che l’ha mandato» (v. 18). Così, non sale alla festa se non all’ora voluta da Dio. Quanto siamo lontani da questo perfetto modello! Molti dei nostri dolori provengono sia dalla nostra precipitazione nell’agire, sia dal ritardo ad ubbidire all’ordine di Dio. Il v. 17 ci ricorda anche che la sottomissione a questa volontà di Dio è il mezzo per conoscere la verità.

A Gerusalemme, Gesù incontra dei Giudei pieni di odio che cercano di farlo morire dopo la guarigione del paralitico di Betesda perché compiuta in giorno di sabato (v. 1; cap. 5:16).

Giovanni 7:25-36
25Dicevano dunque alcuni di Gerusalemme: Non è questi colui che cercano di uccidere?26Eppure, ecco, egli parla liberamente, e non gli dicon nulla. Avrebbero mai i capi riconosciuto per davvero ch’egli è il Cristo?27Eppure, costui sappiamo donde sia; ma quando il Cristo verrà, nessuno saprà donde egli sia.28Gesù dunque, insegnando nel tempio, esclamò: Voi e mi conoscete e sapete di dove sono; però io non son venuto da me, ma Colui che mi ha mandato è verità, e voi non lo conoscete.29Io lo conosco, perché vengo da lui, ed è Lui che mi ha mandato.30Cercavan perciò di pigliarlo, ma nessuno gli mise le mani addosso, perché l’ora sua non era ancora venuta.31Ma molti della folla credettero in lui, e dicevano: Quando il Cristo sarà venuto, farà egli più miracoli che questi non abbia fatto?32I Farisei udirono la moltitudine mormorare queste cose di lui; e i capi sacerdoti e i Farisei mandarono delle guardie a pigliarlo.33Perciò Gesù disse loro: Io sono ancora con voi per poco tempo; poi me ne vo a Colui che mi ha mandato.34Voi mi cercherete e non mi troverete; e dove io sarò, voi non potete venire.35Perciò i Giudei dissero fra loro: Dove dunque andrà egli che noi non lo troveremo? Andrà forse a quelli che son dispersi fra i Greci, ad ammaestrare i Greci?36Che significa questo suo dire: Voi mi cercherete e non mi troverete; e: Dove io sarò voi non potete venire?

Il v. 25 confrontato col v. 20 mette in rilievo l’ipocrisia di questi Giudei. Come anche oggi, dei falsi ragionamenti sono tenuti sul conto di Gesù. Ognuno dà il suo parere; l’opinione dei capi è messa in discussione. In realtà, se la presenza e le parole del Signore provocano un tale subbuglio, è perché questa gente è interiormente turbata da quella voce che essi sentono essere la voce di Dio (vedere v. 28). Cercano di sfuggirvi persuadendosi che quel Galileo non può essere il Cristo, poiché ne conoscono la famiglia e il luogo d’origine. Voi mi conoscete, dice il Signore; e ancor più di quanto pensate; la vostra coscienza vi dice chi io sono, e vi accusa.

È molto solenne sentire il Signore che grida a queste folle (v. 28 e 37; vedere Proverbi 8:1 e 9:3). Nessuno può dire, anche oggi, di non aver udito.

«Voi mi cercherete e non mi troverete; e dove io sarò, voi non potete venire» dichiara il Signore a tutti gli increduli (v. 34). Ma i suoi hanno una promessa di un valore immenso: «V’accoglierò presso di me, affinché dove son io siate anche voi» (Capitolo 14:3).

Lettore, quali delle due parole può esservi rivolta? Dove sarete durante l’eternità?

Giovanni 7:37-53
37Or nell’ultimo giorno, il gran giorno della festa, Gesù, stando in piè, esclamò: Se alcuno ha sete, venga a me e beva.38Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno.39Or disse questo dello Spirito, che doveano ricevere quelli che crederebbero in lui; poiché lo Spirito non era ancora stato dato, perché Gesù non era ancora glorificato.40Una parte dunque della moltitudine, udite quelle parole, diceva: Questi è davvero il profeta.41Altri dicevano: Questi è il Cristo. Altri, invece, dicevano: Ma è forse dalla Galilea che viene il Cristo?42La Scrittura non ha ella detto che il Cristo viene dalla progenie di Davide e da Betleem, il villaggio dove stava Davide?43Vi fu dunque dissenso fra la moltitudine, a motivo di lui;44e alcuni di loro lo voleano pigliare, ma nessuno gli mise le mani addosso.45Le guardie dunque tornarono dai capi sacerdoti e dai Farisei, i quali dissero loro: Perché non l’avete condotto?46Le guardie risposero: Nessun uomo parlò mai come quest’uomo!47Onde i Farisei replicaron loro: Siete stati sedotti anche voi?48Ha qualcuno de’ capi o de’ Farisei creduto in lui?49Ma questa plebe, che non conosce la legge, è maledetta!50Nicodemo (un di loro, quello che prima era venuto a lui) disse loro:51La nostra legge giudica ella un uomo prima che sia stato udito e che si sappia quel che ha fatto?52Essi gli risposero: sei anche tu di Galilea? Investiga, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta.53E ognuno se ne andò a casa sua.

Questi capitoli 6 e 7 fanno pensare ai cap. 16 e 17 dell’Esodo. Nel cap. 6 Gesù sì è presentato come il vero pane venuto dal cielo, di cui la manna è una figura. Ora, è davanti a noi come la roccia di Esodo 17, dalla quale l’acqua della vita sgorga in abbondanza. Isaia, nel cap. 55, invitava «voi tutti che siete assetati» a venire alle acque della grazia. Ma qui è il Salvatore stesso che grida. «Se alcuno ha sete, venga a me e beva» (v. 37). E il credente, riempito di Spirito Santo, diventa un canale per la benedizione degli altri (v. 38).

Ahimè! Per tutta risposta ci sono nuove contestazioni. È come se gente assetata, messa davanti a una sorgente pura, si mettesse, invece di bere, a discutere sulla composizione chimica dell’acqua o sulla sua origine!

La fine del capitolo ci mostra ancora due testimonianze rese al Signore davanti ai Farisei. Quelle delle guardie mandate per prenderlo che sono costrette a riconoscere che le sue parole non sono parole umane: «Nessun uomo parlò mai come quest’uomo». È poi quella di Nicodemo che interviene timidamente in favore di Gesù col quale aveva avuto una conversazione personale e indimenticabile (cap. 3).

Giovanni 8:1-20
1Gesù andò al monte degli Ulivi.2E sul far del giorno, tornò nel tempio, e tutto il popolo venne a lui; ed egli, postosi a sedere, li ammaestrava.3Allora gli scribi e i Farisei gli menarono una donna còlta in adulterio; e fattala stare in mezzo,4gli dissero: Maestro, questa donna è stata còlta in flagrante adulterio.5Or Mosè, nella legge, ci ha comandato di lapidare queste tali; e tu che ne dici?6Or dicean questo per metterlo alla prova, per poterlo accusare. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito in terra.7E siccome continuavano a interrogarlo, egli, rizzatosi, disse loro: Chi di voi è senza peccato, scagli il primo la pietra contro di lei.8E chinatosi di nuovo, scriveva in terra.9Ed essi, udito ciò, e ripresi dalla loro coscienza, si misero ad uscire ad uno ad uno, cominciando dai più vecchi fino agli ultimi; e Gesù fu lasciato solo con la donna che stava là in mezzo.10E Gesù, rizzatosi e non vedendo altri che la donna, le disse: Donna, dove sono que’ tuoi accusatori? Nessuno t’ha condannata?11Ed ella rispose: Nessuno, Signore. E Gesù le disse: Neppure io ti condanno; va’ e non peccar più.12Or Gesù parlò loro di nuovo, dicendo: Io son la luce del mondo; chi mi seguita non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita.13Allora i Farisei gli dissero: Tu testimoni di te stesso; la tua testimonianza non è verace.14Gesù rispose e disse loro: Quand’anche io testimoni di me stesso, la mia testimonianza è verace, perché so donde son venuto e donde vado; ma voi non sapete donde io vengo né dove vado.15Voi giudicate secondo la carne; io non giudico alcuno.16E anche se giudico, il mio giudizio è verace, perché non son solo, ma son io col Padre che mi ha mandato.17D’altronde nella vostra legge è scritto che la testimonianza di due uomini è verace.18Or son io a testimoniar di me stesso, e il Padre che mi ha mandato testimonia pur di me.19Onde essi gli dissero: Dov’è tuo padre? Gesù rispose: Voi non conoscete né me né il Padre mio: se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio.20Queste parole disse Gesù nel tesoro, insegnando nel tempio; e nessuno lo prese, perché l’ora sua non era ancora venuta.

È un tranello particolarmente astuto quello nel quale gli scribi e i farisei pensano di far cadere il Signore Gesù. Per mezzo di lui sono venute, insieme, la grazia e la verità (cap. 1:17). Ora, se Gesù condannasse questa donna colpevole, dove sarebbe la grazia che tutti conoscono (Luca 4:22)? Se la risparmiasse sarebbe a detrimento della verità, perché in contraddizione con la legge di Mosè... Nella sua saggezza infallibile, Gesù mostra loro che questa legge li colpisce tutti. La si è paragonata a una spada senza manico che ferisce prima colui che l’adopera. Ahimè! Invece di confessare i peccati che venivano loro in mente, gli accusatori se ne vanno uno dopo l’altro, pieni di vergogna (Giobbe 5:13)!

La «luce del mondo» è davanti a loro (v. 12). Ma «gli uomini hanno amato le tenebre più che la luce, perché le loro opere erano malvage» (cap. 3:19), come quegli insetti che corrono a nascondersi altrove quando si solleva la pietra sotto cui sono rifugiati. Allora, il solo che essendo senza peccato avrebbe avuto il diritto di eseguire il castigo dice alla donna: «Neppure io ti condanno». Ma aggiunge: «Va’ e non peccar più» (v. 11). Molte persone si sforzano, con la loro buona condotta, di meritare il perdono di Dio; mentre il Signore incomincia col perdonare e solo dopo ordina di non peccare più (vedere cap. 5:14; Salmo 130:4; 1 Giovanni 3:9).

Giovanni 8:21-36
21Egli dunque disse loro di nuovo: Io me ne vado, e voi mi cercherete, e morrete nel vostro peccato; dove vado io, voi non potete venire.22Perciò i Giudei dicevano: S’ucciderà egli forse, poiché dice: Dove vado io voi non potete venire?23Ed egli diceva loro: Voi siete di quaggiù; io sono di lassù; voi siete di questo mondo; io non sono di questo mondo.24Perciò v’ho detto che morrete ne’ vostri peccati; perché se non credete che sono io (il Cristo), morrete nei vostri peccati.25Allora gli domandarono: Chi sei tu? Gesù rispose loro: Sono per l’appunto quel che vo dicendovi.26Ho molte cose da dire e da giudicare sul conto vostro; ma Colui che mi ha mandato è verace, e le cose che ho udite da lui, le dico al mondo.27Essi non capirono ch’egli parlava loro del Padre.28Gesù dunque disse loro: Quando avrete innalzato il Figliuol dell’uomo, allora conoscerete che son io (il Cristo) e che non fo nulla da me, ma dico queste cose secondo che il Padre m’ha insegnato.29E Colui che mi ha mandato è meco; Egli non mi ha lasciato solo, perché fo del continuo le cose che gli piacciono.30Mentr’egli parlava così, molti credettero in lui.31Gesù allora prese a dire a que’ Giudei che aveano creduto in lui: Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli;32e conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi.33Essi gli risposero: noi siamo progenie d’Abramo, e non siamo mai stati schiavi di alcuno; come puoi tu dire: Voi diverrete liberi?34Gesù rispose loro: In verità, in verità vi dico che chi commette il peccato è schiavo del peccato.35Or lo schiavo non dimora per sempre nella casa: il figliuolo vi dimora per sempre.36Se dunque il Figliuolo vi farà liberi, sarete veramente liberi.

I Giudei avevano detto al Signore che la sua testimonianza non era vera (v. 13). Perché dunque domandargli ora chi Egli sia (v. 25)? Il Signore non può rispondere altro che: «Sono per l’appunto quel che vo dicendovi». Le sue parole sono la perfetta espressione di ciò ch’Egli è (Salmo 17:3). È utile pensare, per contrasto, alla differenza che c’è fra ciò che diciamo o mostriamo agli altri di essere, e ciò che realmente siamo. Ma tutto quello che Gesù diceva e faceva era in armonia perfetta col pensiero del Padre. «Io fo del continuo le cose che gli piacciono», può affermare. Modello inimitabile! Eppure, dobbiamo cercare di imitarlo.

A quelli che credono in lui Gesù annuncia una totale liberazione. Ma i Giudei protestano: «Non siamo mai stati schiavi di alcuno» (v. 33). Per una strana mancanza di memoria, o piuttosto per orgoglio, hanno taciuto sulla loro schiavitù in Egitto, a Babilonia, e sulla dominazione romana di quel momento. Ma l’uomo è fatto così: non ammette di essere schiavo del peccato e si crede libero di fare ciò che vuole (2 Pietro 2:19).

Riconosciamo, cari amici, la terribile condizione nella quale siamo stati trovati, ma riconosciamo anche la vera libertà nella quale il Figlio ci ha posti in qualità di figli di Dio.

Giovanni 8:37-59
37Io so che siete progenie d’Abramo; ma cercate d’uccidermi, perché la mia parola non penetra in voi.38Io dico quel che ho veduto presso il Padre mio; e voi pure fate le cose che avete udite dal padre vostro.39Essi risposero e gli dissero: Il padre nostro è Abramo. Gesù disse loro: Se foste figliuoli d’Abramo, fareste le opere d’Abramo;40ma ora cercate d’uccider me, uomo che v’ho detta la verità che ho udita da Dio; così non fece Abramo.41Voi fate le opere del padre vostro. Essi gli dissero: Noi non siam nati di fornicazione; abbiamo un solo Padre: Iddio.42Gesù disse loro: Se Dio fosse vostro Padre, amereste me, perché io son proceduto e vengo da Dio, perché io non son venuto da me, ma è Lui che mi ha mandato.43Perché non comprendete il mio parlare? Perché non potete dare ascolto alla mia parola.44Voi siete progenie del diavolo, ch’è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin dal principio e non si è attenuto alla verità, perché non c’è verità in lui. Quando parla il falso, parla del suo, perché è bugiardo e padre della menzogna.45E a me, perché dico la verità, voi non credete.46Chi di voi mi convince di peccato? Se vi dico la verità, perché non mi credete?47Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non le ascoltate; perché non siete da Dio.48I Giudei risposero e gli dissero: Non diciam noi bene che sei un Samaritano e che hai un demonio?49Gesù rispose: Io non ho un demonio, ma onoro il Padre mio e voi mi disonorate.50Ma io non cerco la mia gloria; v’è Uno che la cerca e che giudica.51In verità, in verità vi dico che se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte.52I Giudei gli dissero: Or vediam bene che tu hai un demonio. Abramo e i profeti son morti, e tu dici: Se uno osserva la mia parola, non gusterà mai la morte.53Sei tu forse maggiore del padre nostro Abramo, il quale è morto? Anche i profeti son morti; chi pretendi d’essere?54Gesù rispose: S’io glorifico me stesso, la mia gloria è un nulla; chi mi glorifica è il Padre mio, che voi dite esser vostro Dio,55e non l’avete conosciuto; ma io lo conosco, e se dicessi di non conoscerlo, sarei un bugiardo come voi; ma io lo conosco e osservo la sua parola.56Abramo, vostro padre, ha giubilato nella speranza di vedere il mio giorno; e l’ha veduto, e se n’è rallegrato.57I Giudei gli dissero: Tu non hai ancora cinquant’anni e hai veduto Abramo?58Gesù disse loro: In verità, in verità vi dico: Prima che Abramo fosse nato, io sono.59Allora essi presero delle pietre per tirargliele; ma Gesù si nascose ed uscì dal tempio.

Al cap. 5:45 il Signore fa notare ai Giudei la loro incoerenza: essi pretendevano di basarsi su Mosè ma i suoi scritti li accusavano! Qui fanno appello alla loro posizione di figli di Abrahamo. Ma le loro opere sono quelle del diavolo che è bugiardo e omicida fin dal principio. A volte si sente dire: quale è il padre tale è il figlio (vedere Ezechiele 16:44), e il Signore conferma che le nostre opere fanno conoscere di chi siamo figli (1 Giovanni 3:7 a 10). Sulla terra non vi sono che due grandi famiglie: quella di Dio e quella del diavolo. A quale delle due appartenete? Il fatto d’essere figli di genitori cristiani non conferisce dei diritti davanti a Dio, così come per i Giudei il fatto di essere discendenti di Abrahamo. Anzi, è una responsabilità in più.

«Tu hai un demonio» ripetono quei miserabili (v. 48 e 52; vedere cap. 7:20 e 10:20). E noi ammiriamo la pazienza di Gesù. Davanti a un simile oltraggio, Egli lascia che sia il Padre a rivendicare la sua gloria. Anche in questo è il nostro grande Modello. Conoscere Dio e serbare la sua parola (v. 55), ecco il nostro dovere.

«Io sono» dice Gesù al v. 58. Non soltanto: «Prima che Abrahamo fosse io ero», ma «io sono» eternamente (vedere Esodo 3:14).

Giovanni 9:1-16
1E passando vide un uomo ch’era cieco fin dalla nascita.2E i suoi discepoli lo interrogarono, dicendo: Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?3Gesù rispose: Né lui peccò, né i suoi genitori; ma è così, affinché le opere di Dio siano manifestate in lui.4Bisogna che io compia le opere di Colui che mi ha mandato, mentre è giorno; la notte viene in cui nessuno può operare.5Mentre sono nel mondo, io sono la luce del mondo.6Detto questo, sputò in terra, fece del fango con la saliva e ne spalmò gli occhi del cieco,7e gli disse: Va’, làvati nella vasca di Siloe (che significa: mandato). Egli dunque andò e si lavò, e tornò che ci vedeva.8Perciò i vicini e quelli che per l’innanzi l’avean veduto, perché era mendicante, dicevano: Non è egli quello che stava seduto a chieder l’elemosina?9Gli uni dicevano: E’ lui. Altri dicevano: No, ma gli somiglia. Egli diceva: Son io.10Allora essi gli domandarono: Com’è che ti sono stati aperti gli occhi?11Egli rispose: Quell’uomo che si chiama Gesù fece del fango, me ne spalmò gli occhi e mi disse: Vattene a Siloe e làvati. Io quindi sono andato, e mi son lavato e ho ricuperato la vista.12Ed essi gli dissero: Dov’è costui? Egli rispose: Non so.13Menarono a’ Farisei colui ch’era stato cieco.14Or era in giorno di sabato che Gesù avea fatto il fango e gli avea aperto gli occhi.15I Farisei dunque gli domandaron di nuovo anch’essi com’egli avesse ricuperata la vista. Ed egli disse loro: Egli mi ha messo del fango sugli occhi, mi son lavato, e ci veggo.16Perciò alcuni dei Farisei dicevano: Quest’uomo non è da Dio perché non osserva il sabato. Ma altri dicevano: Come può un uomo peccatore far tali miracoli? E v’era disaccordo fra loro.

L’Evangelo di Giovanni è quello degli incontri personali col Signore: Nicodemo, la Samaritana, il paralitico di Betesda; uomini e donne di ogni condizione hanno a che fare personalmente con Gesù. E voi, caro lettore, avete avuto con Gesù un incontro personale?

Questo cieco dalla nascita illustra la nostra condizione naturale. Il peccato ci rende incapaci di cogliere la luce di Dio. La nostra visione morale e spirituale è oscurata fin dalla nascita. Dio deve aprirci gli occhi sul nostro stato, sulle esigenze della sua santità, sulla situazione del mondo.

Non è a causa di un particolare peccato che Dio ha castigato quell’uomo e i suoi genitori; ma la sua menomazione sarà un’occasione per Gesù di far brillare la sua grazia e la gloria di Dio. Il fango ch’Egli fa con la terra è figura della sua umanità con la quale il Signore si è presentato all’uomo. Ma perché veda, il cieco deve essere lavato con acqua: la Parola (l’acqua) gli rivela Cristo come l’inviato di Dio (Siloe significa inviato). Il cieco se ne va credendo e ritorna che ci vede. C’è poi la sua testimonianza. I vicini, gli amici si stupiscono. Possibile che sia lui? Così, anche oggi, una conversione non può passare inosservata. La nostra conversione ha prodotto nella nostra vita un cambiamento visibile a tutti?

Giovanni 9:17-34
17Essi dunque dissero di nuovo al cieco: E tu, che dici di lui, dell’averti aperto gli occhi? Egli rispose: E’ un profeta.18I Giudei dunque non credettero di lui che fosse stato cieco e avesse ricuperata la vista, finché non ebbero chiamati i genitori di colui che avea ricuperata la vista,19e li ebbero interrogati così: E’ questo il vostro figliuolo che dite esser nato cieco? Com’è dunque che ora ci vede?20I suoi genitori risposero: Sappiamo che questo è nostro figliuolo, e che è nato cieco;21ma come ora ci veda, non sappiamo; né sappiamo chi gli abbia aperti gli occhi; domandatelo a lui; egli è d’età; parlerà lui di sé.22Questo dissero i suoi genitori perché avean paura de’ Giudei; poiché i Giudei avean già stabilito che se uno riconoscesse Gesù come Cristo, fosse espulso dalla sinagoga.23Per questo dissero i suoi genitori: Egli è d’età, domandatelo a lui.24Essi dunque chiamarono per la seconda volta l’uomo ch’era stato cieco, e gli dissero: Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quell’uomo è un peccatore.25Egli rispose: S’egli sia un peccatore, non so, una cosa so, che ero cieco e ora ci vedo.26Essi allora gli dissero: Che ti fece egli? Come t’aprì gli occhi?27Egli rispose loro: Ve l’ho già detto e voi non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse anche voi diventar suoi discepoli?28Essi l’ingiuriarono e dissero: Sei tu discepolo di costui; ma noi siam discepoli di Mosè.29Noi sappiamo che a Mosè Dio ha parlato; ma quant’è a costui, non sappiamo di dove sia.30Quell’uomo rispose e disse loro: Questo poi è strano: che voi non sappiate di dove sia; eppure, m’ha aperto gli occhi!31Si sa che Dio non esaudisce i peccatori; ma se uno è pio verso Dio e fa la sua volontà, quello egli esaudisce.32Da che mondo è mondo non s’è mai udito che uno abbia aperto gli occhi ad un cieco nato.33Se quest’uomo non fosse da Dio, non potrebbe far nulla.34Essi risposero e gli dissero: Tu sei tutto quanto nato nel peccato e insegni a noi? E lo cacciaron fuori.

Il cieco guarito è un testimone della potenza di Gesù. Per i Farisei un testimone che dà fastidio. Essi, quindi, prima cercano di trarre da lui o dai suoi genitori una parola che permetta loro di contestare il miracolo. E non potendo negarlo, si sforzano poi di sminuire la personalità di Colui che l’ha compiuto e di gettargli addosso del disonore (cap. 8:49). «Noi sappiamo che quell’uomo è un peccatore» (v. 24), affermano; mentre poco prima il Signore aveva loro posto la domanda: «Chi di voi mi convince di peccato?» (cap. 8:46).

C’è una grande differenza fra il cieco guarito e i suoi genitori. Questi tengono più alla loro posizione religiosa che alla verità. Confessare Gesù come il Cristo e condividere il suo rigettamento è cosa che non possono sopportare. Temono l’obbrobrio, e quanti li rassomigliano oggi! Il figlio, invece, non si lascia coinvolgere da simili ragionamenti. I Farisei non riescono a togliergli la sua umile fiducia in Gesù che l’ha guarito. Egli è passato dalle tenebre alla luce. Non è mica teoria, per lui, né una dottrina, è un fatto, un’evidenza. «Una cosa so, che ero cieco e ora ci vedo», dice semplicemente (v. 25). Potete voi dire lo stesso?

Giovanni 9:35-41; Giovanni 10:1-6
35Gesù udì che l’avean cacciato fuori; e trovatolo gli disse: Credi tu nel Figliuol di Dio?36Colui rispose: E chi è egli, Signore, perché io creda in lui?37Gesù gli disse: Tu l’hai già veduto; e quei che parla teco, è lui.38Ed egli disse: Signore, io credo. E gli si prostrò dinanzi.39E Gesù disse: Io son venuto in questo mondo per fare un giudizio, affinché quelli che non vedono vedano, e quelli che vedono diventino ciechi.40E quelli de’ Farisei che eran con lui udirono queste cose e gli dissero: Siamo ciechi anche noi?41Gesù rispose loro: Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane.
1In verità, in verità io vi dico che chi non entra per la porta nell’ovile delle pecore, ma vi sale da un’altra parte, esso è un ladro e un brigante.2Ma colui che entra per la porta è pastore delle pecore.3A lui apre il portinaio, e le pecore ascoltano la sua voce, ed egli chiama le proprie pecore per nome e le mena fuori.4Quando ha messo fuori tutte le sue pecore, va innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce.5Ma un estraneo non lo seguiranno; anzi, fuggiranno via da lui perché non conoscono la voce degli estranei.6Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono di che cosa parlasse loro.

É un bene che il cieco guarito sia cacciato fuori dai Farisei. Perché così incontra Colui che è stato rigettato prima di lui e che, anch’Egli, è uscito dal tempio (alla fine del capitolo precedente). Ora, quest’uomo sta per fare un grande passo in avanti nella verità e conoscere non solo il potere di Gesù, ma la sua Persona. Colui che prima ha identificato come un profeta (v. 17) è il «Figlio di Dio» (v. 35 a 37). Molti si accontentano di sapere d’essere salvati, ma rimangono ignoranti sul Salvatore. Forse perché sono ancora legati ai sistemi religiosi e non hanno ancora fatto l’esperienza della presenza del Signore là dove l’ha promessa (Matteo 18:20).

Pretendendo di vederci chiaro, questi Farisei si lasciano accecare dall’odio e dall’orgoglio religioso. Al cap. 8 hanno respinto la Parola del Signore; al cap. 9 la sua opera. Così, il Signore non ha più niente a che fare con loro. Chiama le sue pecore per nome e le conduce fuori, e va davanti a loro. Ma non ci sarà il pericolo che sbaglino, seguendo uno straniero che le svierà? Oh, no! Esse hanno un metodo infallibile per riconoscere Colui al quale appartengono: la voce conosciuta del vero Pastore.

Questa voce è famigliare a tutti i nostri lettori?

Giovanni 10:7-21
7Onde Gesù di nuovo disse loro: In verità, in verità vi dico: Io sono la porta delle pecore.8Tutti quelli che son venuti prima di me, sono stati ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati.9Io son la porta; se uno entra per me, sarà salvato, ed entrerà ed uscirà, e troverà pastura.10Il ladro non viene se non per rubare e ammazzare e distruggere; io son venuto perché abbian la vita e l’abbiano ad esuberanza.11Io sono il buon pastore; il buon pastore mette la sua vita per le pecore.12Il mercenario, che non è pastore, a cui non appartengono le pecore, vede venire il lupo, abbandona le pecore e si dà alla fuga, e il lupo le rapisce e disperde.13Il mercenario si dà alla fuga perché è mercenario e non si cura delle pecore.14Io sono il buon pastore, e conosco le mie, e le mie mi conoscono,15come il Padre mi conosce ed io conosco il Padre; e metto la mia vita per le pecore.16Ho anche delle altre pecore, che non son di quest’ovile; anche quelle io devo raccogliere, ed esse ascolteranno la mia voce, e vi sarà un solo gregge, un solo pastore.17Per questo mi ama il Padre; perché io depongo la mia vita, per ripigliarla poi.18Nessuno me la toglie, ma la depongo da me. Io ho podestà di deporla e ho podestà di ripigliarla. Quest’ordine ho ricevuto dal Padre mio.19Nacque di nuovo un dissenso fra i Giudei a motivo di queste parole.20E molti di loro dicevano: Egli ha un demonio ed è fuori di sé; perché l’ascoltate?21Altri dicevano: Queste non son parole di un indemoniato. Può un demonio aprir gli occhi a’ ciechi?

Nel Vangelo di Giovanni non ci sono parabole. Colui che è «la Parola» parla agli uomini un linguaggio diretto. Per contro, quante preziose immagini e parallelismi il Signore usa per farsi conoscere a noi! Vedete i passi nei quali Egli dichiara: «Io sono...» (6:35-48-51; 8:12; 10:7-9-11-14; 11:25; 14:6; 15:1-5). «Io sono la porta delle pecore» dice al v. 7 e 9. Per essere salvati bisogna per forza entrare per Lui (Efesini 2:18). Ma noi abbiamo anche bisogno d’essere guidati. Abbandonati a noi stessi assomigliamo a delle pecore, animali non intelligenti che si smarriscono quando non c’è chi li guidi (Isaia 53:6). In contrasto con gli uomini mercenari, coi ladri e i briganti abili a rubare le anime, Gesù si presenta dunque come il buon Pastore (v. 11 e 14). E ne dà delle prove: la prima è il dono volontario della sua vita per comprare le sue pecore, testimonianza suprema del suo amore per loro e, nello stesso tempo, non dimentichiamolo, motivo sovrano per il quale Dio lo ama (v. 17). La seconda è la conoscenza ch’Egli ha delle sue pecore e, reciprocamente, che queste hanno del loro Pastore (v. 14). Un legame così stretto conferma i suoi diritti sul suo gregge e sul cuore di ognuno di noi.

Giovanni 10:22-42
22In quel tempo ebbe luogo in Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era d’inverno,23e Gesù passeggiava nel tempio, sotto il portico di Salomone.24I Giudei dunque gli si fecero attorno e gli dissero: fino a quando terrai sospeso l’animo nostro? Se tu sei il Cristo, diccelo apertamente.25Gesù rispose loro: Ve l’ho detto, e non lo credete; le opere che fo nel nome del Padre mio, son quelle che testimoniano di me;26ma voi non credete, perché non siete delle mie pecore.27Le mie pecore ascoltano la mia voce, e io le conosco, ed esse mi seguono;28e io do loro la vita eterna, e non periranno mai, e nessuno le rapirà dalla mia mano.29Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti; e nessuno può rapirle di mano al Padre.30Io ed il Padre siamo uno.31I Giudei presero di nuovo delle pietre per lapidarlo.32Gesù disse loro: Molte buone opere v’ho mostrate da parte del Padre mio; per quale di queste opere mi lapidate voi?33I Giudei gli risposero: Non ti lapidiamo per una buona opera, ma per bestemmia; e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio.34Gesù rispose loro: Non è egli scritto nella vostra legge: Io ho detto: Voi siete dèi?35Se chiama dèi coloro a’ quali la parola di Dio è stata diretta (e la Scrittura non può essere annullata),36come mai dite voi a colui che il Padre ha santificato e mandato nel mondo, che bestemmia, perché ho detto: Son Figliuolo di Dio?37Se non faccio le opere del Padre mio, non mi credete;38ma se le faccio, anche se non credete a me, credete alle opere, affinché sappiate e riconosciate che il Padre è in me e che io sono nel padre.39Essi cercavan di nuovo di pigliarlo; ma egli sfuggì loro dalle mani.40E Gesù se ne andò di nuovo al di là del Giordano, nel luogo dove Giovanni da principio stava battezzando; e quivi dimorò.41E molti vennero a lui, e dicevano: Giovanni, è vero, non fece alcun miracolo; ma tutto quello che Giovanni disse di quest’uomo, era vero.42E quivi molti credettero in lui.

Con grande malafede i Giudei interrogano di nuovo il Signore: «Se tu sei il Cristo, diccelo apertamente» (v. 24). Non solo Egli lo aveva già dichiarato (8:58), ma anche l’aveva dimostrato (v. 25, 32, 37, 38). Ormai è al suo gregge che la sua attività sarà riserbata. Le pecore sono sue di diritto; prima di tutto perché il Padre gliele ha espressamente date (v. 29), poi perché le riscatterà col Suo sangue. E i preziosi v. 27 e 28 ci dicono ciò ch’Egli fa per le sue pecore: dà loro la vita eterna, le guida, le tiene al riparo nella sua mano; e anche ciò che le caratterizza: ascoltano la sua voce e lo seguono. Non è la giusta risposta al suo amore meraviglioso?

Di nuovo i Giudei cercano di lapidare Gesù (cap. 8:59), accusandolo, ora, di bestemmia. «Tu che sei uomo, ti fai Dio». Questa era, veramente, l’ambizione del primo uomo, Adamo, e di tutti i suoi discendenti: essere uguale a Dio. Ma Gesù ha percorso il cammino esattamente opposto: «Essendo in forma di Dio» fu «trovato nell’esteriore come un uomo» e «abbassò se stesso» (Filippesi 2:6-8)!

«E quivi molti credettero in lui», conclude tuttavia il v. 42 (come cap. 8:30), per diventare pecore del Signore.

Giovanni 11:1-27
1Or v’era un ammalato, un certo Lazzaro di Betania, del villaggio di Maria e di Marta sua sorella.2Maria era quella che unse il Signore d’olio odorifero e gli asciugò i piedi co’ suoi capelli; e Lazzaro, suo fratello, era malato.3Le sorelle dunque mandarono a dire a Gesù: Signore, ecco, colui che tu ami è malato.4Gesù, udito ciò, disse: Questa malattia non è a morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo d’essa il Figliuol di Dio sia glorificato.5Or Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro.6Come dunque ebbe udito ch’egli era malato, si trattenne ancora due giorni nel luogo dov’era;7poi dopo, disse a’ discepoli: Torniamo in Giudea!8I discepoli gli dissero: Maestro, i Giudei cercavano or ora di lapidarti, e tu vuoi tornar là?9Gesù rispose: Non vi son dodici ore nel giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo;10ma se uno cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui.11Così parlò; e poi disse loro: Il nostro amico Lazzaro s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo.12Perciò i discepoli gli dissero: Signore, s’egli dorme, sarà salvo.13Or Gesù avea parlato della morte di lui; ma essi pensarono che avesse parlato del dormir del sonno.14Allora Gesù disse loro apertamente: Lazzaro è morto;15e per voi mi rallegro di non essere stato là, affinché crediate; ma ora, andiamo a lui!16Allora Toma, detto Didimo, disse ai suoi condiscepoli: Andiamo anche noi, per morire con lui!17Gesù dunque, arrivato, trovò che Lazzaro era già da quattro giorni nel sepolcro.18Or Betania non distava da Gerusalemme che circa quindici stadi;19e molti Giudei eran venuti da Marta e Maria per consolarle del loro fratello.20Come dunque Marta ebbe udito che Gesù veniva, gli andò incontro; ma Maria stava seduta in casa.21Marta dunque disse a Gesù: Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto;22e anche adesso so che tutto quel che chiederai a Dio, Dio te lo darà.23Gesù le disse: Tuo fratello risusciterà.24Marta gli disse: Lo so che risusciterà, nella risurrezione, nell’ultimo giorno.25Gesù le disse: Io son la resurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muoia, vivrà;26e chiunque vive e crede in me, non morrà mai. Credi tu questo?27Ella gli disse: Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figliuol di Dio che dovea venire nel mondo.

Nel dolore, le due sorelle di Betania hanno rivolto al divino Amico una preghiera che anche noi abbiamo fatto a volte: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato» (v. 3). Facendo chiamare il Signore, esse riconoscono la sua autorità e non si permettono di dirgli, per esempio: Vieni a guarirlo. Esse espongono semplicemente il caso che le preoccupa. Conoscono anche il suo amore e ci contano.

Tuttavia, questo affetto non fa decidere Gesù ad andare subito in Giudea (così come più tardi non lo dissuaderanno ad andarvi le intenzioni criminose dei Giudei). Soltanto l’ubbidienza al Padre suo dirigeva i passi del Signore. Con questo ritardo la gloria di Dio brillerà più ancora, poiché Lazzaro è già da quattro giorni nel sepolcro quando Gesù arriva a Betania.

Ci troviamo spesso con persone provate dal lutto e sentiamo quanto poco può portare la simpatia umana (come quella dei Giudei al v. 19). Ma tutto cambia quando gli sguardi si posano su Colui che è «la risurrezione e la vita». Allora realizziamo il pieno valore delle cose eterne e la nostra fede trionfa nella speranza.

Giovanni 11:28-44
28E detto questo, se ne andò, e chiamò di nascosto Maria, sua sorella, dicendole: il Maestro è qui, e ti chiama.29Ed ella, udito questo, si alzò in fretta e venne a lui.30Or Gesù non era ancora entrato nel villaggio, ma era sempre nel luogo dove Marta l’aveva incontrato.31Quando dunque i Giudei ch’erano in casa con lei e la consolavano, videro che Maria s’era alzata in fretta ed era uscita, la seguirono, supponendo che si recasse al sepolcro a piangere.32Appena Maria fu giunta dov’era Gesù e l’ebbe veduto, gli si gettò a’ piedi dicendogli: Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto.33E quando Gesù la vide piangere, e vide i Giudei ch’eran venuti con lei piangere anch’essi, fremé nello spirito, si conturbò, e disse:34Dove l’avete posto? Essi gli dissero: Signore, vieni a vedere!35Gesù pianse.36Onde i Giudei dicevano: Guarda come l’amava!37Ma alcuni di loro dicevano: Non poteva, lui che ha aperto gli occhi al cieco, fare anche che questi non morisse?38Gesù dunque, fremendo di nuovo in se stesso, venne al sepolcro. Era una grotta, e una pietra era posta all’apertura.39Gesù disse: Togliete via la pietra! Marta, la sorella del morto, gli disse: Signore, egli puzza già, perché siamo al quarto giorno.40Gesù le disse: Non t’ho io detto che se credi, tu vedrai la gloria di Dio?41Tolsero dunque la pietra. E Gesù, alzati gli occhi in alto, disse: Padre, ti ringrazio che m’hai esaudito.42Io ben sapevo che tu m’esaudisci sempre; ma ho detto questo a motivo della folla che mi circonda, affinché credano che tu m’hai mandato.43E detto questo, gridò con gran voce: Lazzaro vieni fuori!44E il morto uscì, avendo i piedi e le mani legati da fasce, e il viso coperto d’uno sciugatoio. Gesù disse loro: Scioglietelo, e lasciatelo andare.

Marta sente che sua sorella è più capace di lei ad entrare nei pensieri del Signore. E la chiama. Ma anche Maria non può che dire: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto» (v. 32; vedere il v. 21). Essa non sa fare altro che guardare indietro, come molti nel lutto. Gesù, chiuso nel suo dolore, si fa condurre al sepolcro. E qui lo vediamo piangere. Forse che non sapesse quel che stava per fare? Certo che lo sapeva; ma in presenza dello scempio della morte e del suo tragico potere sull’uomo, il santo Figlio di Dio è preso dal dolore e dall’indignazione. Ma Lui è il vincitore della morte.

E perché la gloria di Dio esploda davanti alla folla che ne sarà testimone, bisogna che lo stato di decomposizione di Lazzaro sia fatto conoscere (v. 39) e che il Signore attribuisca, con una preghiera di ringraziamento, il suo potere a Dio che l’ha mandato (v. 41 e 42). Soltanto allora il suo potente grido di comando fa uscire dal sepolcro il morto ancora avviluppato dalle bende. Che stupore per gli astanti!

Quanto a noi, riteniamo con fede la promessa che il Signore ha fatto a Marta: «Se credi, tu vedrai...»; forse non esattamente quello che speri, ma certamente «la gloria di Dio» (v. 4 e 40).

Giovanni 11:45-57
45Perciò molti dei Giudei che eran venuti da Maria e avean veduto le cose fatte da Gesù, credettero in lui.46Ma alcuni di loro andarono dai Farisei e raccontaron loro quel che Gesù avea fatto.47I capi sacerdoti quindi e i Farisei radunarono il Sinedrio e dicevano: Che facciamo? perché quest’uomo fa molti miracoli.48Se lo lasciamo fare, tutti crederanno in lui; e i Romani verranno e ci distruggeranno e città e nazione.49E un di loro, Caiàfa, che era sommo sacerdote di quell’anno, disse loro: Voi non capite nulla;50e non riflettete come vi torni conto che un uomo solo muoia per il popolo, e non perisca tutta la nazione.51Or egli non disse questo di suo; ma siccome era sommo sacerdote di quell’anno, profetò che Gesù dovea morire per la nazione;52e non soltanto per la nazione, ma anche per raccogliere in uno i figliuoli di Dio dispersi.53Da quel giorno dunque deliberarono di farlo morire.54Gesù quindi non andava più apertamente fra i Giudei, ma si ritirò di là nella contrada vicino al deserto, in una città detta Efraim; e quivi si trattenne co’ suoi discepoli.55Or la Pasqua de’ Giudei era vicina; e molti di quella contrada salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi.56Cercavan dunque Gesù; e stando nel tempio dicevano tra loro: Che ve ne pare? Che non abbia venire alla festa?57Or i capi sacerdoti e i Farisei avean dato ordine che se alcuno sapesse dove egli era, ne facesse denunzia perché potessero pigliarlo.

Dio ha risposto alla preghiera del suo Figlio non solo risuscitando Lazzaro ma facendo sì che molti testimoni di quella scena credessero in Lui (v. 42; v. 45). Questo miracolo così grande è quello che decide la Sua morte, poiché da quel giorno i capi del popolo congiurano per condannarlo e ucciderlo (v. 53). I Giudei risposero così alla domanda che il Signore aveva posta (10:32).

I sacerdoti fingono di temere che seguendo Gesù il popolo attiri l’attenzione dei Romani e le loro rappresaglie. Sarà invece proprio l’uccisione del Signore ad attirare il castigo di Dio, con la distruzione del loro luogo di culto (Gerusalemme) e della loro nazione da parte dei Romani (v. 48).

Dio permette che la profezia di Caiafa vada molto al di là dei pensieri di quest’uomo cinico e malvagio. Gesù darà la propria vita per la nazione (perché Israele sarà restaurato, ma più tardi), ma anche per raccogliere in uno i figli di Dio dispersi (v. 52). Satana rapisce e disperde (vedere cap. 10:12) mentre il Signore, con la sua opera, raduna già da quaggiù tutti quelli che fanno parte della famiglia di Dio.

Giovanni 12:1-19
1Gesù dunque, sei giorni avanti la Pasqua, venne a Betania dov’era Lazzaro ch’egli avea risuscitato dai morti.2E quivi gli fecero una cena; Marta serviva, e Lazzaro era uno di quelli ch’erano a tavola con lui.3Allora Maria, presa una libbra d’olio odorifero di nardo schietto, di gran prezzo, unse i piedi di Gesù e glieli asciugò co’ suoi capelli; e la casa fu ripiena del profumo dell’olio.4Ma Giuda Iscariot, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse:5Perché non s’è venduto quest’olio per trecento denari e non si son dati ai poveri?6Diceva così, non perché si curasse de’ poveri, ma perché era ladro, e tenendo la borsa, ne portava via quel che vi si metteva dentro.7Gesù dunque disse: Lasciala stare; ella lo ha serbato per il giorno della mia sepoltura.8Poiché i poveri li avete sempre con voi; ma me non avete sempre.9La gran folla dei Giudei seppe dunque ch’egli era quivi; e vennero non solo a motivo di Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli avea risuscitato dai morti.10Ma i capi sacerdoti deliberarono di far morire anche Lazzaro,11perché, per cagion sua, molti de’ Giudei andavano e credevano in Gesù.12Il giorno seguente, la gran folla che era venuta alla festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme,13prese de’ rami di palme, e uscì ad incontrarlo, e si mise a gridare: Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il Re d’Israele!14E Gesù, trovato un asinello, vi montò su, secondo ch’è scritto:15Non temere, o figliuola di Sion! Ecco, il tuo Re viene, montato sopra un puledro d’asina!16Or i suoi discepoli non intesero da prima queste cose; ma quando Gesù fu glorificato, allora si ricordarono che queste cose erano state scritte di lui, e che essi gliele aveano fatte.17La folla dunque che era con lui quando avea chiamato Lazzaro fuor dal sepolcro e l’avea risuscitato dai morti, ne rendea testimonianza.18E per questo la folla gli andò incontro, perché aveano udito ch’egli avea fatto quel miracolo.19Onde i Farisei dicevano fra loro: Vedete che non guadagnate nulla? Ecco, il mondo gli corre dietro!

In questo commovente quadro dei primi tre versetti sono raffigurati i vari aspetti del culto: presenza del Signore, comunione, testimonianza, servizio, lode. Non è una festa in onore di Lazzaro; è Gesù il centro di questo incontro: «Gli fecero una cena». E il solo titolo dato a Lazzaro per essere a tavola con Lui è quello di un morto che ha ricevuto una vita nuova (come è per tutti i riscattati). Quest’uomo non dice niente e non fa niente; è semplicemente là, vivo, e la sua presenza basta a raccontare ciò che il Signore ha fatto per lui. Marta serve e la sua attività qui è perfettamente al suo posto (in contrasto con Luca 10:40). Maria, infine, spande il profumo che è «di gran prezzo» anche per il cuore del Signore e che riempie la casa, immagine dell’dorazione che i riscattati del Signore elevano insieme. L’incredulo disprezza un tale atto e, in fondo, lo fa perché onora un altro Dio: il denaro (v. 6).

Il v. 10 ci mostra Lazzaro, oggetto, come Gesù, dell’odio degli uomini. Poi assistiamo al solenne ingresso del Re d’Israele nella città di Gerusalemme, preceduto dalla fama, del tutto passeggera, datagli dal grande miracolo della risurrezione di Lazzaro.

Giovanni 12:20-36
20Or fra quelli che salivano alla festa per adorare, v’erano certi Greci.21Questi dunque, accostatisi a Filippo, che era di Betsaida di Galilea, gli fecero questa richiesta: Signore, vorremmo veder Gesù.22Filippo lo venne a dire ad Andrea; e Andrea e Filippo vennero a dirlo a Gesù.23E Gesù rispose loro dicendo: L’ora è venuta, che il Figliuol dell’uomo ha da esser glorificato.24In verità, in verità io vi dico che se il granello di frumento caduto in terra non muore, riman solo; ma se muore, produce molto frutto.25Chi ama la sua vita, la perde; e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà in vita eterna.26Se uno mi serve, mi segua; e là dove son io, quivi sarà anche il mio servitore; se uno mi serve, il Padre l’onorerà.27Ora è turbata l’anima mia; e che dirò? Padre, salvami da quest’ora! Ma è per questo che son venuto incontro a quest’ora.28Padre, glorifica il tuo nome! Allora venne una voce dal cielo: E l’ho glorificato, e lo glorificherò di nuovo!29Onde la moltitudine ch’era quivi presente e aveva udito, diceva ch’era stato un tuono. Altri dicevano: Un angelo gli ha parlato.30Gesù rispose e disse: Questa voce non s’è fatta per me, ma per voi.31Ora avviene il giudizio di questo mondo; ora sarà cacciato fuori il principe di questo mondo;32e io, quando sarò innalzato dalla terra, trarrò tutti a me.33Così diceva per significare di qual morte dovea morire.34La moltitudine quindi gli rispose: Noi abbiamo udito dalla legge che il Cristo dimora in eterno: come dunque dici tu che bisogna che il Figliuolo dell’uomo sia innalzato? Chi è questo Figliuol dell’uomo?35Gesù dunque disse loro: Ancora per poco la luce è fra voi. Camminate mentre avete la luce, affinché non vi colgano le tenebre; chi cammina nelle tenebre non sa dove vada.36Mentre avete la luce, credete nella luce, affinché diventiate figliuoli di luce. Queste cose disse Gesù, poi se ne andò e si nascose da loro.

In antichissime tombe egizie si è trovato del grano vecchio di migliaia di anni che era ancora in grado di germinare. Però, anche se conservato nel più prezioso dei vasi, questo grano non poteva moltiplicarsi. Perché nascano delle spighe, ricche di altri chicchi simili al seme, bisogna che questo sia messo nella terra, sia «sacrificato». È la figura che il Signore usa per parlare della sua morte. Il desiderio di alcuni Greci di vederlo ha portato i suoi pensieri sulle meravigliose conseguenze della croce: la benedizione di tutte le nazioni sotto il dominio universale del Figlio dell’uomo, il giudizio di Satana (v. 31), il molto frutto (v. 24), tutti gli uomini attirati a Lui (v. 32). Ma davanti alla sua anima santa passano anche tutte le sofferenze che quell’ora comporta per Lui. Così si rivolge a Dio che gli risponde dal cielo promettendogli che lo risusciterà (v. 28).

Per il popolo giudeo era ormai il crepuscolo. La Luce stava per scomparire all’orizzonte: Gesù li avrebbe lasciati (v. 35; Geremia 13:16). Il giorno attuale di grazia andrà pure finendo; verrà il momento in cui non sarà più possibile credere (vedi v. 40). C’è stato per Gesù un solenne «ora» (v. 27 e 31). Per noi ora è il tempo di credere in Lui.

Giovanni 12:37-50
37E sebbene avesse fatti tanti miracoli in loro presenza, pure non credevano in lui;38affinché s’adempisse la parola detta dal profeta Isaia: Signore, chi ha creduto a quel che ci è stato predicato? E a chi è stato rivelato il braccio del Signore?39Perciò non potevano credere, per la ragione detta ancora da Isaia:40Egli ha accecato gli occhi loro e ha indurato i loro cuori, affinché non veggano con gli occhi, e non intendano col cuore, e non si convertano, e io non li sani.41Queste cose disse Isaia, perché vide la gloria di lui e di lui parlò.42Pur nondimeno molti, anche fra i capi, credettero in lui; ma a cagione dei Farisei non lo confessavano, per non essere espulsi dalla sinagoga;43perché amarono la gloria degli uomini più della gloria di Dio.44Ma Gesù ad alta voce avea detto: Chi crede in me, crede non in me, ma in Colui che mi ha mandato;45e chi vede me, vede Colui che mi ha mandato.46Io son venuto come luce nel mondo, affinché chiunque crede in me, non rimanga nelle tenebre.47E se uno ode le mie parole e non le osserva, io non lo giudico; perché io non son venuto a giudicare il mondo, ma a salvare il mondo.48Chi mi respinge e non accetta le mie parole, ha chi lo giudica: la parola che ho annunziata è quella che lo giudicherà nell’ultimo giorno.49Perché io non ho parlato di mio; ma il Padre che m’ha mandato, m’ha comandato lui quel che debbo dire e di che debbo ragionare;50ed io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che dico, così le dico, come il Padre me le ha dette.

Questo capitolo 12 conclude una grande divisione dell’Evangelo perché, a partire dal capitolo 13, il Signore si rivolge soltanto più ai discepoli. Noi abbiamo dunque qui le sue ultime parole al popolo d’Israele. Da questo momento in poi esso avrà il cuore «indurito», conformemente alla profezia di Isaia (v. 40). Il v. 11 del cap. 1 si è avverato: Gesù è venuto in casa sua (in Israele) e i suoi non l’hanno ricevuto: ma si è avverato anche il v. 12: alcuni lo hanno ricevuto e hanno acquisito il diritto di essere fatti figli di Dio! Anche tra i capi molti hanno creduto in Lui senza tuttavia avere il coraggio di testimoniare della loro fede. E la ragione ci è data: «Perché amarono la gloria degli uomini più della gloria di Dio».

Noi che così sovente manchiamo di coraggio per confessare la nostra fede, domandiamoci se non è per lo stesso motivo!

Per l’ultima volta Gesù afferma pubblicamente e solennemente il carattere di Dio, del suo ministerio. Egli è l’inviato di Dio e, nello stesso tempo, la perfetta immagine del Padre (v. 44 e 49; Ebrei 1:3). Non c’è una sola delle sue parole che non sia l’espressione assoluta del pensiero divino. Meditiamo questo meraviglioso esempio e, a nostra volta, impariamo da Lui ciò che dobbiamo dire e come dobbiamo dirlo (v. 49).

Giovanni 13:1-20
1Or avanti la festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta per lui l’ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.2E durante la cena, quando il diavolo avea già messo in cuore a Giuda Iscariot, figliuol di Simone, di tradirlo,3Gesù, sapendo che il Padre gli avea dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio se ne tornava,4si levò da tavola, depose le sue vesti, e preso un asciugatoio, se ne cinse.5Poi mise dell’acqua nel bacino, e cominciò a lavare i piedi a’ discepoli, e ad asciugarli con l’asciugatoio del quale era cinto.6Venne dunque a Simon Pietro, il quale gli disse: Tu, Signore, lavare i piedi a me?7Gesù gli rispose: Tu non sai ora quello che io fo, ma lo capirai dopo.8Pietro gli disse: Tu non mi laverai mai i piedi! Gesù gli rispose: Se non ti lavo, non hai meco parte alcuna.9E Simon Pietro: Signore, non soltanto i piedi, ma anche le mani e il capo!10Gesù gli disse: Chi è lavato tutto non ha bisogno che d’aver lavati i piedi; è netto tutto quanto; e voi siete netti, ma non tutti.11Perché sapeva chi era colui che lo tradirebbe; per questo disse: Non tutti siete netti.12Come dunque ebbe loro lavato i piedi ed ebbe ripreso le sue vesti, si mise di nuovo a tavola, e disse loro: Capite quel che v’ho fatto?13Voi mi chiamate Maestro e Signore; e dite bene, perché lo sono.14Se dunque io, che sono il Signore e il Maestro, v’ho lavato i piedi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri.15Poiché io v’ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come v’ho fatto io.16In verità, in verità vi dico che il servitore non è maggiore del suo signore, né il messo è maggiore di colui che l’ha mandato.17Se sapete queste cose, siete beati se le fate.18Io non parlo di voi tutti; io so quelli che ho scelti; ma, perché sia adempita la Scrittura, colui che mangia il mio pane, ha levato contro di me il suo calcagno.19Fin da ora ve lo dico, prima che accada; affinché, quando sia accaduto, voi crediate che sono io (il Cristo).20In verità, in verità vi dico: Chi riceve colui che io avrò mandato, riceve me; e chi riceve me, riceve Colui che mi ha mandato.

Per il cuore del Signore la sua morte era prima di tutto «passare da questo mondo al Padre» (v, 1; confr. 16:28). Ma Egli lasciava quelli che lo amavano in un mondo pieno di peccato. Come un pellegrino che cammina per i sentieri di campagna ha i piedi coperti di polvere, così il credente, sebbene sia tutto «lavato» dal sangue della croce (v. 10; Apocalisse 1:5), è esposto a contaminarsi nei pensieri, nelle parole e negli atti a motivo dei suoi continui contatti col male. Ma il Signore fedele ha provveduto anche a questo, poiché ci tiene alla santità pratica dei suoi. Come un gran «sommo sacerdote» Egli lava loro i piedi; simbolicamente ciò significa che li induce a giudicarsi continuamente alla luce della Parola (l’acqua) che agisce sulle loro coscienze (Efesini 5:26; Ebrei 10:22) e così li purifica. Ebbene, questo servizio d’amore dobbiamo anche noi farlo gli uni agli altri. Nell’umiltà, mettendoci ai piedi dei nostri fratelli, dobbiamo dimostrare loro per mezzo della Parola in cosa hanno sbagliato o quali siano i pericoli ai quali si sono esposti (Galati 6:1).

Cari amici, il Signore non dice: Siete beati se sapete queste cose, ma: «Se sapete queste cose, siete beati se le fate» (v. 17).

Giovanni 13:21-38
21Dette queste cose, Gesù fu turbato nello spirito, e così apertamente si espresse: In verità, in verità vi dico che uno di voi mi tradirà.22I discepoli si guardavano l’un l’altro, stando in dubbio di chi parlasse.23Or, a tavola, inclinato sul seno di Gesù, stava uno de’ discepoli, quello che Gesù amava.24Simon Pietro quindi gli fe’ cenno e gli disse: Di’, chi è quello del quale parla?25Ed egli, chinatosi così sul petto di Gesù, gli domandò: Signore, chi è? Gesù rispose:26E’ quello al quale darò il boccone dopo averlo intinto. E intinto un boccone, lo prese e lo diede a Giuda figlio di Simone Iscariota.27E allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui. Per cui Gesù gli disse: Quel che fai, fallo presto.28Ma nessuno de’ commensali intese perché gli avesse detto così.29Difatti alcuni pensavano, siccome Giuda tenea la borsa, che Gesù gli avesse detto: Compra quel che ci abbisogna per la festa; ovvero che desse qualcosa ai poveri.30Egli dunque, preso il boccone, uscì subito; ed era notte.31Quand’egli fu uscito, Gesù disse: Ora il Figliuol dell’uomo è glorificato, e Dio è glorificato in lui.32Se Dio è glorificato in lui, Dio lo glorificherà anche in se stesso, e presto lo glorificherà.33Figliuoletti, è per poco che sono ancora con voi. Voi mi cercherete; e, come ho detto ai Giudei: "Dove vo io, voi non potete venire", così lo dico ora a voi.34Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Com’io v’ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri.35Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri.36Simon Pietro gli domandò: Signore, dove vai? Gesù rispose: Dove io vado, non puoi per ora seguirmi; ma mi seguirai più tardi.37Pietro gli disse: Signore, perché non posso seguirti ora? Metterò la mia vita per te!38Gesù gli rispose: Metterai la tua vita per me? In verità, in verità ti dico che il gallo non canterà che già tu non m’abbia rinnegato tre volte.

Giovanni nel suo evangelo si nomina «il discepolo che Gesù amava». Egli conosceva molto bene l’amore del Signore per i suoi (v. 1), ma sentiva di essere egli stesso un oggetto di tale amore; e ne godeva, sul cuore di Gesù («a tavola, inclinato sul seno di Gesù, stava uno dei discepoli...»), prezioso posto per le più intime comunicazioni. Ma adesso è un terribile segreto quello che il Signore rivela: Giuda il traditore, che Egli stesso conosceva «fin da principio» (Cap. 6:64). Satana entra allora in quest’uomo che era pronto a riceverlo e che si allontana nella notte per consumare il suo orrendo misfatto. Di nuovo il Signore parla della sua croce dove la sua gloria avrebbe brillato nell’ignominia (v. 31), e della sua risurrezione per mezzo della quale Dio avrebbe glorificato Colui che lo aveva glorificato in terra (v. 32).

Ma i discepoli, adesso che il Signore non sarà più fra loro, in che modo potranno essere riconosciuti? Dal loro amore gli uni per gli altri (v. 35). È questa la nostra caratteristica? Come sonda i nostri cuori un tale pensiero!

In contrasto con Giovanni occupato dell’amore del Signore per lui, Pietro fa valere invece il suo proprio amore senza tener conto, ahimè! dell’avvertimento del Signore.

Giovanni 14:1-14
1Il vostro cuore non sia turbato; abbiate fede in Dio, e abbiate fede anche in me!2Nella casa del Padre mio ci son molte dimore; se no, ve l’avrei detto; io vo a prepararvi un luogo;3e quando sarò andato e v’avrò preparato un luogo, tornerò, e v’accoglierò presso di me, affinché dove son io, siate anche voi;4e del dove io vo sapete anche la via.5Toma gli disse: Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo saper la via?6Gesù gli disse: Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.7Se m’aveste conosciuto, avreste conosciuto anche mio Padre; e fin da ora lo conoscete, e l’avete veduto.8Filippo gli disse: Signore, mostraci il Padre, e ci basta.9Gesù gli disse: Da tanto tempo sono con voi e tu non m’hai conosciuto, Filippo? Chi ha veduto me, ha veduto il Padre; come mai dici tu: Mostraci il Padre?10Non credi tu ch’io sono nel Padre e che il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico di mio; ma il Padre che dimora in me, fa le opere sue.11Credetemi che io sono nel Padre e che il Padre è in me; se no, credete a cagion di quelle opere stesse.12In verità, in verità vi dico che chi crede in me farà anch’egli le opere che fo io; e ne farà di maggiori, perché io me ne vo al Padre;13e quel che chiederete nel mio nome, lo farò; affinché il Padre sia glorificato nel Figliuolo.14Se chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.

Nel capitolo 13 abbiamo visto come il Signore preparasse i suoi ad avere, fin da quaggiù, una parte con Lui (v. 8). Adesso Egli se ne va a preparare loro un posto nella casa del Padre. Ma bisogna che Egli li preceda, un po’ come un padrone di casa che fa in modo di arrivare prima dei suoi invitati. La Bibbia ci dà poche descrizioni del cielo, ma sappiamo che sarà un soggiorno di felicità grazie alla presenza del Signore. Anche Lui desidera, per la sua propria gloria, la presenza dei suoi con Sé!

Gesù è la sola via per arrivare al Padre; Egli è la verità e la vita. Con le sue parole e le sue opere non aveva cessato di rivelare loro il Padre; com’è triste ora per l’ignoranza dei discepoli! Non potrebbe dire anche a noi, a volte: Da tanto tempo sentite parlare di me e leggete la mia Parola; come mai mi conoscete così poco?

«Quel che chiederete nel mio nome, lo farò», promette il Signore (v. 1 3). «Nel mio nome» non è una semplice formula, ma implica che Egli possa essere d’accordo con la nostra domanda. La nostra preghiera diventa allora quella di Gesù ed Egli non può che esaudirla. E non solo perché ci ama, ma prima di tutto per la gloria del Padre. C’è un motivo più valido?

Giovanni 14:15-31
15Se voi mi amate, osserverete i miei comandamenti.16E io pregherò il Padre, ed Egli vi darà un altro Consolatore, perché stia con voi in perpetuo,17lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché dimora con voi, e sarà in voi.18Non vi lascerò orfani; tornerò a voi.19Ancora un po’, e il mondo non mi vedrà più; ma voi mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete.20In quel giorno conoscerete che io sono nel Padre mio, e voi in me ed io in voi.21Chi ha i miei comandamenti e li osserva, quello mi ama; e chi mi ama sarà amato dal Padre mio, e io l’amerò e mi manifesterò a lui.22Giuda (non l’Iscariota) gli domandò: Signore, come mai ti manifesterai a noi e non al mondo?23Gesù rispose e gli disse: Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l’amerà, e noi verremo a lui e faremo dimora presso di lui.24Chi non mi ama non osserva le mie parole; e la parola che voi udite non è mia, ma è del Padre che mi ha mandato.25Queste cose v’ho detto, stando ancora con voi;26ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi rammenterà tutto quello che v’ho detto.27Io vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà. Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti.28Avete udito che v’ho detto: "Io me ne vo, e torno a voi"; se voi m’amaste, vi rallegrereste ch’io vo al Padre, perché il Padre è maggiore di me.29E ora ve l’ho detto prima che avvenga, affinché, quando sarà avvenuto, crediate.30Io non parlerò più molto con voi, perché viene il principe di questo mondo. Ed esso non ha nulla in me;31ma così avviene, affinché il mondo conosca che amo il Padre, e opero come il Padre m’ha ordinato. Levatevi, andiamo via di qui.

Gesù sta per lasciare i suoi cari discepoli, ma non li lascerà orfani. Invierà loro una Persona divina per consolarli, sostenerli, venire in loro aiuto (v. 16). Questo Consolatore è lo Spirito Santo che sarà non solo con i credenti, ma in loro (v. 17) per istruirli (v. 26). Il Signore lo chiama «un altro Consolatore» (v. 16) perché Egli stesso rimane il Consolatore celeste, l’avvocato presso il Padre (1 Giovanni 2:1).

Gesù fa ai suoi altre tre promesse: la vita nuova derivante dalla sua vita (v. 19), un posto particolare nell’amore del Figlio e del Padre per chiunque, osservando i suoi comandamenti, dimostra di amarlo (v. 21 e 23); e poi la pace, la sua pace (v. 27). Quanto è vero che Egli non dà come dà il mondo! Questo offre poco e prende molto; distrae e stordisce la coscienza, agendo come un tranquillante che diminuisce per un momento le ansie e i tormenti dell’anima. Ma questa non è che un’illusione di pace. La pace che Gesù dà soddisfa pienamente il cuore, ed è eterna.

Infine il Signore fa capire ai suoi discepoli che il vero amore per Lui non doveva desiderare egoisticamente che Egli rimanesse sulla terra, ma rallegrarsi che Egli sia felice nel cielo (v. 28).

Giovanni 15:1-15
1Io sono la vera vite, e il Padre mio è il vignaiuolo. Ogni tralcio che in me non dà frutto,2Egli lo toglie via; e ogni tralcio che dà frutto, lo rimonda affinché ne dia di più.3Voi siete già mondi a motivo della parola che v’ho annunziata.4Dimorate in me, e io dimorerò in voi. Come il tralcio non può da sé dar frutto se non rimane nella vite, così neppur voi, se non dimorate in me.5Io son la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla.6Se uno non dimora in me, è gettato via come il tralcio, e si secca; cotesti tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e si bruciano.7Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quel che volete e vi sarà fatto.8In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto, e così sarete miei discepoli.9Come il Padre mi ha amato, così anch’io ho amato voi; dimorate nel mio amore.10Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore; com’io ho osservato i comandamenti del Padre mio, e dimoro nel suo amore.11Queste cose vi ho detto, affinché la mia allegrezza dimori in voi, e la vostra allegrezza sia resa completa.12Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi.13Nessuno ha amore più grande che quello di dar la sua vita per i suoi amici.14Voi siete miei amici, se fate le cose che vi comando.15Io non vi chiamo più servi; perché il servo non sa quel che fa il suo signore; ma voi vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre mio.

Israele era una vigna sterile malgrado tutte le cure del divino vignaiuolo (Salmo 80:8-9; Isaia 5:2). In contrasto, Gesù presenta se stesso come la vera vite che porta del frutto per mezzo dei suoi discepoli.

Però, così come su un ramo di vite non tutti i tralci sono ugualmente carichi, il Signore fa una differenza fra quelli che dicono di conoscerlo, a seconda se «non portano frutto», «portano del frutto», «portano molto frutto». Per appartenere a questi ultimi sono necessarie due condizioni: dimorare in Lui, come il tralcio resta attaccato alla vite, e che Lui dimori in noi, come il tralcio si lascia attraversare e impregnare dalla linfa che è la sua vita. D’altra parte non dimentichiamo mai che se il Padre ci «rimonda», ridimensionandoci in modo talvolta doloroso, lo fa perché diamo «più frutto» (v. 2).

Ma quante altre conseguenze benedette derivano da una tale comunione! La conoscenza della volontà di Dio, ad esempio, e di conseguenza l’esaudimento delle nostre preghiere; perché allora noi non desideriamo altro che ciò che Egli stesso desidera (v. 7); e poi la gioia (v. 11), e l’approvazione benedetta di Colui che acconsente a chiamarci suoi amici (v. 14).

Giovanni 15:16-27
16Non siete voi che avete scelto me, ma son io che ho scelto voi, e v’ho costituiti perché andiate, e portiate frutto, e il vostro frutto sia permanente; affinché tutto quel che chiederete al Padre nel mio nome, Egli ve lo dia.17Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.18Se il mondo vi odia, sapete bene che prima di voi ha odiato me.19Se foste del mondo, il mondo amerebbe quel ch’è suo; ma perché non siete del mondo, ma io v’ho scelti di mezzo al mondo, perciò vi odia il mondo.20Ricordatevi della parola che v’ho detta: Il servitore non è da più del suo signore. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.21Ma tutto questo ve lo faranno a cagion del mio nome, perché non conoscono Colui che m’ha mandato.22S’io non fossi venuto e non avessi loro parlato, non avrebbero colpa; ma ora non hanno scusa del loro peccato.23Chi odia me, odia anche il Padre mio.24Se non avessi fatto tra loro le opere che nessun altro ha fatte mai, non avrebbero colpa; ma ora le hanno vedute, ed hanno odiato e me e il Padre mio.25Ma quest’è avvenuto affinché sia adempita la parola scritta nella loro legge: Mi hanno odiato senza cagione.26Ma quando sarà venuto il Consolatore che io vi manderò da parte del Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli testimonierà di me;27e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati meco fin dal principio.

Se nelle nostre preghiere chiediamo di essere aiutati a produrre del frutto per Dio, Dio ci esaudirà sempre (v. 16). In cosa consiste questo frutto? Essenzialmente nell’amore dei credenti gli uni per gli altri e nelle sue molteplici manifestazioni. «Questo vi comando», aggiunge il Signore che ben sa quanti servizi derivino dall’amore. È la terza volta che Egli formula questo «nuovo comandamento», il che dimostra quanto sia importante per Lui (v. 17; vedere anche v. 12 e cap. 13:34). Quando manca l’affetto tra i membri di una famiglia non è cosa triste e anormala? Tanto più nella famiglia di Dio. Per contro, l’odio degli increduli (del mondo) verso i credenti (la condotta dei quali giudica la loro) è cosa naturale e dobbiamo aspettarcelo; a meno che gli increduli trovino qualcosa di mondano da amare in noi, ma allora è un bruttissimo segno.

«Il servitore non è da più del suo signore» (v. 20), ripete qui il Signore. Al cap. 13:16 era in rapporto con il servizio; qui è in rapporto con le sofferenze.

Così il nome di Gesù è per il mondo un motivo di manifestarci il suo odio (v. 21) e per il Padre un motivo per rispondere alle nostre preghiere (v. 16).

Giovanni 16:1-18
1Io vi ho dette queste cose, affinché non siate scandalizzati.2Vi espelleranno dalle sinagoghe; anzi, l’ora viene che chiunque v’ucciderà, crederà di offrir servigio a Dio.3E questo faranno, perché non hanno conosciuto né il Padre né me.4Ma io v’ho dette queste cose, affinché quando sia giunta l’ora in cui avverranno, vi ricordiate che ve l’ho dette. Non ve le dissi da principio, perché ero con voi.5Ma ora me ne vo a Colui che mi ha mandato; e niun di voi mi domanda: Dove vai?6Invece, perché v’ho detto queste cose, la tristezza v’ha riempito il cuore.7Pure, io vi dico la verità, egli v’è utile ch’io me ne vada; perché, se non me ne vo, non verrà a voi il Consolatore; ma se me ne vo, io ve lo manderò.8E quando sarà venuto, convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia, e al giudizio.9Quanto al peccato, perché non credono in me;10quanto alla giustizia, perché me ne vo al Padre e non mi vedrete più;11quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato.12Molte cose ho ancora da dirvi; ma non sono per ora alla vostra portata;13ma quando sia venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annunzierà le cose a venire.14Egli mi glorificherà perché prenderà del mio e ve l’annunzierà.15Tutte le cose che ha il Padre, son mie: per questo ho detto che prenderà del mio e ve l’annunzierà.16Fra poco non mi vedrete più; e fra un altro poco mi vedrete, perché me ne vo al Padre.17Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: Che cos’è questo che ci dice: "Fra poco non mi vedrete più"; e "Fra un altro poco mi vedrete"; e: "Perché me ne vo al Padre?"18Dicevano dunque: che cos’è questo "fra poco" che egli dice? Noi non sappiamo quello ch’egli voglia dire.

Se non fosse il Signore a dirlo, avremmo difficoltà a considerare la sua partenza come «vantaggiosa» per i discepoli. Così è di tante cose che non capiamo e che sul momento ci affliggono, mentre sono per il nostro utile (v. 6 e 7). Lo Spirito Santo mandato da Gesù dal cielo avrebbe guidato i discepoli in tutta la verità (v. 13). In questi capitoli da 14 a 16 il Signore conferma l’ispirazione di tutti i libri del Nuovo Testamento. Degli Evangeli: «Egli vi rammenterà tutto quello che v’ho detto» (cap. 14:26); degli Atti: «Egli testimonierà di me» (cap. 15: 26 e 27); delle Epistole: «Egli v’insegnerà ogni cosa» (cap. 14:26); e infine dell’Apocalisse: «Vi annunzierà le cose a venire» (v. 13). Ma la presenza dello Spirito Santo quaggiù comporta anche delle gravi conseguenze per il mondo in quanto Esso dimostra la sua colpa per aver respinto Cristo (v. 8-11).

Con le loro domande (v. 17-18), i discepoli mostrano quanto sono incapaci, in quel momento, a comprendere gli insegnamenti del loro Maestro (v. 12). Ma ora c’è lo Spirito, il quale glorifica Gesù annunziandoci ciò che è suo. Quanto a noi lo glorifichiamo ricevendo e serbando questa rivelazione.

Giovanni 16:19-33
19Gesù conobbe che lo volevano interrogare, e disse loro: Vi domandate voi l’un l’altro che significhi quel mio dire "Fra poco non mi vedrete più", e "fra un altro poco mi vedrete?"20In verità, in verità vi dico che voi piangerete e farete cordoglio, e il mondo si rallegrerà. Voi sarete contristati, ma la vostra tristezza sarà mutata in letizia.21La donna, quando partorisce, è in dolore, perché è venuta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell’angoscia, per l’allegrezza che sia nata al mondo una creatura umana.22E così anche voi siete ora nel dolore; ma io vi vedrò di nuovo, e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi torrà la vostra allegrezza.23E in quel giorno non rivolgerete a me alcuna domanda. In verità, in verità vi dico che quel che chiederete al Padre, Egli ve lo darà nel nome mio.24Fino ad ora non avete chiesto nulla nel nome mio; chiedete e riceverete, affinché la vostra allegrezza sia completa.25Queste cose v’ho dette in similitudini; l’ora viene che non vi parlerò più in similitudini, ma apertamente vi farò conoscere il Padre.26In quel giorno chiederete nel mio nome; e non vi dico che io pregherò il Padre per voi;27poiché il Padre stesso vi ama, perché mi avete amato e avete creduto che son proceduto da Dio.28Son proceduto dal Padre e son venuto nel mondo; ora lascio il mondo, e torno al Padre.29I suoi discepoli gli dissero: Ecco, adesso tu parli apertamente e non usi similitudine.30Ora sappiamo che sai ogni cosa, e non hai bisogno che alcuno t’interroghi; perciò crediamo che sei proceduto da Dio.31Gesù rispose loro: Adesso credete?32Ecco, l’ora viene, anzi è venuta, che sarete dispersi, ciascun dal canto suo, e mi lascerete solo; ma io non son solo, perché il Padre è meco.33V’ho dette queste cose, affinché abbiate pace in me. Nel mondo avrete tribolazione; ma fatevi animo, io ho vinto il mondo.

I discepoli stanno per provare la tristezza della separazione, ma Gesù li previene e li consola parlando loro della gioia che li aspetta quando lo rivedranno dopo la sua risurrezione (cap. 20:20). Quanti motivi ha il credente per rallegrarsi! La speranza del ritorno del Signore (vedere v. 22); l’ubbidienza ai suoi comandamenti (cap. 15:10-11; avete fatto l’esperienza della gioia che procura?); la dipendenza da Lui e la Sua risposta alle nostre preghiere (cap. 16:24); le rivelazioni del Signore nella sua Parola (cap. 17:13); la comunione con il Padre e il Figlio (1 Giov. 1:3,4); sono queste le inesauribili sorgenti di una «allegrezza completa».

Perché Gesù preferisce non dire ai suoi che pregherà il Padre per loro (v. 26), quando sarà proprio quello il soggetto di tutto il capitolo seguente? Perché il suo grande desiderio è di mettere i suoi discepoli in relazione diretta col Padre, senza voler concentrare su Se stesso i loro affetti. In questo modo li impegna anche a non accontentarsi di contare su Lui come intercessore presso il Padre, ma a fare l’esperienza personale dell’amore del Padre e del potere che ha il suo Nome. «Fatevi animo», conclude il Signore. Il mondo, nostro comune nemico, è forte, ma io l’ho vinto.

E per la fede nella sua vittoria, lo vinceremo anche noi (1 Giov. 4:4).

Giovanni 17:1-13
1Queste cose disse Gesù; poi levati gli occhi al cielo, disse: Padre, l’ora è venuta; glorifica il tuo Figliuolo, affinché il Figliuolo glorifichi te,2poiché gli hai data potestà sopra ogni carne, onde egli dia vita eterna a tutti quelli che tu gli hai dato.3E questa è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio, e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo.4Io ti ho glorificato sulla terra, avendo compiuto l’opera che tu m’hai data a fare.5Ed ora, o Padre, glorificami tu presso te stesso della gloria che avevo presso di te avanti che il mondo fosse.6Io ho manifestato il tuo nome agli uomini che tu m’hai dati dal mondo; erano tuoi, e tu me li hai dati; ed essi hanno osservato la tua parola.7Ora hanno conosciuto che tutte le cose che tu m’hai date, vengon da te;8poiché le parole che tu mi hai date, le ho date a loro; ed essi le hanno ricevute, e hanno veramente conosciuto ch’io son proceduto da te, e hanno creduto che tu m’hai mandato.9Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per quelli che tu m’hai dato, perché son tuoi;10e tutte le cose mie son tue, e le cose tue son mie; e io son glorificato in loro.11E io non sono più nel mondo, ma essi sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, conservali nel tuo nome, essi che tu m’hai dati, affinché siano uno, come noi.12Mentre io ero con loro, io li conservavo nel tuo nome; quelli che tu mi hai dati, li ho anche custoditi, e niuno di loro è perito, tranne il figliuol di perdizione, affinché la Scrittura fosse adempiuta.13Ma ora io vengo a te; e dico queste cose nel mondo, affinché abbiano compita in se stessi la mia allegrezza.

Avendo fatto ai suoi cari discepoli le sue ultime raccomandazioni e detto loro addio, Gesù si rivolge al Padre. Lui che non ha mai rivendicato per se stesso la gloria, ora la chiede. Il «Padre giusto» (v. 25) glorifica se stesso glorificando il Figlio ubbidiente.

Come un messaggero fedele, Gesù rende conto della sua missione compiuta quaggiù (v. 4). Uno degli aspetti di quest’opera era stato di parlare del Padre ai suoi (v. 6 e 26). Ora Egli parla al Padre per affidarglieli dal momento che Lui sta per lasciarli. I suoi argomenti sono molto commoventi: «Essi hanno osservato la tua Parola... hanno creduto che tu m’hai mandato», dice per prima cosa, mentre noi sappiamo quanto fosse debole la fede dei poveri discepoli (v. 6 a 8; confr. cap. 14:9). Poi aggiunge: «Sono tuoi» (v. 9); come potrebbe Dio abbandonarli? «Io sono glorificato in loro», dice ancora, richiamandosi all’interesse che il Padre ha per la gloria del Figlio.

Infine, il Signore, sottolinea la situazione difficile dei suoi riscattati che sono in un mondo pericoloso e tale da mettere alla prova la loro fede. È da perfetto intercessore che Gesù perora la causa dei suoi discepoli, e oggi la nostra.

Giovanni 17:14-26
14Io ho dato loro la tua parola; e il mondo li ha odiati, perché non sono del mondo, come io non sono del mondo.15Io non ti prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li preservi dal maligno.16Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.17Santificali nella verità: la tua parola è verità.18Come tu hai mandato me nel mondo, anch’io ho mandato loro nel mondo.19E per loro io santifico me stesso, affinché anch’essi siano santificati in verità.20Io non prego soltanto per questi, ma anche per quelli che credono in me per mezzo della loro parola:21che siano tutti uno; che come tu, o Padre, sei in me, ed io sono in te, anch’essi siano in noi: affinché il mondo creda che tu mi hai mandato.22E io ho dato loro la gloria che tu hai dato a me, affinché siano uno come noi siamo uno;23io in loro, e tu in me; acciocché siano perfetti nell’unità, e affinché il mondo conosca che tu m’hai mandato, e che li ami come hai amato me.24Padre, io voglio che dove son io, siano meco anche quelli che tu m’hai dati, affinché veggano la mia gloria che tu m’hai data; poiché tu m’hai amato avanti la fondazion del mondo.25Padre giusto, il mondo non t’ha conosciuto, ma io t’ho conosciuto; e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato;26ed io ho fatto loro conoscere il tuo nome, e lo farò conoscere, affinché l’amore del quale tu m’hai amato sia in loro, ed io in loro.

I credenti non soltanto non sono tolti dal mondo (v. 15), ma nel mondo sono mandati dal Signore (v. 18) per compiere l’opera che ha loro affidata. Tuttavia essi non sono del mondo, come non lo era nemmeno Gesù. La loro posizione è quella di stranieri chiamati a servire il loro Sovrano in un paese nemico.

Ma questo meraviglioso capitolo ci insegna che i credenti non solo non sono dimenticati, ma sono portati davanti al «trono della grazia» di Dio da Gesù stesso, «grande Sommo Sacerdote» (Ebrei 4:14 a 16). Ascoltiamo ciò ch’Egli domanda al Padre per loro: «Che tu li preservi dal maligno» (v. 15), esposti come sono in un mondo così malvagio. «Santificali nella verità»: quelli che ubbidiscono alla Parola, infatti, sono come «appartati» per Dio. «Che siano tutti uno»: desiderio del suo cuore che ci umilia quando pensiamo a tutte le divisioni dei cristiani. Infine: «Che dove son io, siano meco anche quelli che tu m’hai dati» (v. 24).

Quelli che non sono del mondo, cioè i credenti, non rimarranno nel mondo; la loro parte eterna è con Gesù per vedere la Sua gloria. «Io voglio», dice il Signore, poiché la presenza dei suoi nel cielo con Lui, testimoniando del risultato della sua opera, fa parte della sua gloria e di quella del Padre.

Giovanni 18:1-11
1Dette queste cose, Gesù uscì coi suoi discepoli di là dal torrente Chedron, dov’era un orto, nel quale egli entrò co’ suoi discepoli.2Or Giuda, che lo tradiva, conosceva anch’egli quel luogo, perché Gesù s’era molte volte ritrovato là coi suoi discepoli.3Giuda dunque, presa la coorte e delle guardie mandate dai capi sacerdoti e dai Farisei, venne là con lanterne e torce ed armi.4Onde Gesù, ben sapendo tutto quello che stava per accadergli, uscì e chiese loro: Chi cercate?5Gli risposero: Gesù il Nazareno! Gesù disse loro: Son io. E Giuda, che lo tradiva, era anch’egli là con loro.6Come dunque ebbe detto loro: "Son io", indietreggiarono e caddero in terra.7Egli dunque domandò loro di nuovo: Chi cercate? Ed essi dissero: Gesù il Nazareno.8Gesù rispose: V’ho detto che son io; se dunque cercate me, lasciate andar questi.9E ciò affinché s’adempisse la parola ch’egli avea detta: Di quelli che tu m’hai dato, non ne ho perduto alcuno.10Allora Simon Pietro, che avea una spada, la trasse, e percosse il servo del sommo sacerdote, e gli recise l’orecchio destro. Quel servo avea nome Malco.11Per il che Gesù disse a Pietro: Rimetti la tua spada nel fodero; non berrò io il calice che il Padre mi ha dato?

Dopo «la gloria che tu hai dato a me» (cap. 17:22), viene «il calice che il Padre mi ha dato» (v. 11). In una totale dipendenza Gesù riceve l’una e l’altro dalla mano del Padre suo. Ma in armonia col carattere di questo Evangelo, qui non c’è la descrizione dell’angoscia nel giardino di Getsemane. Nel pensiero del Figlio ubbidiente, l’opera è già compiuta (cap. 17:4).

Il miserabile Giuda sa dove condurre la banda armata che deve prendere il Signore, poiché quello era stato più volte un luogo di incontro del Signore coi suoi discepoli. Colui che è chiamato con disprezzo «il Nazareno» è nientemeno che il Figlio di Dio. Conoscendo perfettamente ciò che sta per accadere, Gesù si fa avanti di fronte alla folla minacciosa e dà, della sua sovrana potenza, una prova che avrebbe permesso a tutti di riconoscerlo, in base alle Scritture (Salmo 27:2): con una sola parola atterra i suoi nemici! Ma cos’è che occupa il suo cuore in questo momento così tragico? Sempre e soltanto i suoi discepoli. «Lasciate andare questi» ordina a quelli che sono venuti per prenderlo. Fino all’ultimo istante il buon Pastore ha vegliato sulle pecore. Adesso è arrivata l’ora di dare la Sua vita per loro (cap. 10:11).

Giovanni 18:12-27
12La coorte dunque e il tribuno e le guardie de’ Giudei, presero Gesù e lo legarono,13e lo menaron prima da Anna, perché era suocero di Caiàfa, il quale era sommo sacerdote di quell’anno.14Or Caiàfa era quello che avea consigliato a’ Giudei esser cosa utile che un uomo solo morisse per il popolo.15Or Simon Pietro e un altro discepolo seguivano Gesù; e quel discepolo era noto al sommo sacerdote, ed entrò con Gesù nella corte del sommo sacerdote;16ma Pietro stava di fuori, alla porta. Allora quell’altro discepolo che era noto al sommo sacerdote, uscì, parlò con la portinaia e fece entrar Pietro.17La serva portinaia dunque disse a Pietro: Non sei anche tu de’ discepoli di quest’uomo? Egli disse: Non lo sono.18Or i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e stavan lì a scaldarsi; e anche Pietro stava con loro e si scaldava.19Il sommo sacerdote dunque interrogò Gesù intorno ai suoi discepoli e alla sua dottrina.20Gesù gli rispose: Io ho parlato apertamente al mondo; ho sempre insegnato nelle sinagoghe e nel tempio, dove tutti i Giudei si radunano; e non ho detto nulla in segreto. Perché m’interroghi?21Domanda a quelli che m’hanno udito, quel che ho detto loro; ecco, essi sanno le cose che ho detto.22E com’ebbe detto questo, una delle guardie che gli stava vicino, dette uno schiaffo a Gesù, dicendo: Così rispondi tu al sommo sacerdote?23Gesù gli disse: Se ho parlato male, dimostra il male che ho detto; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?24Quindi Anna lo mandò legato a Caiàfa, sommo sacerdote.25Or Simon Pietro stava quivi a scaldarsi; e gli dissero: Non sei anche tu dei suoi discepoli? Egli lo negò e disse: Non lo sono.26Uno de’ servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro avea tagliato l’orecchio, disse: Non t’ho io visto nell’orto con lui?27E Pietro da capo lo negò, e subito il gallo cantò.

Nel cortile, scaldandosi con quelli che avevano preso e legato il suo maestro, con i nemici del Signore, Pietro si trovava in una situazione pericolosa che lo farà cadere. Il crederci forti, quando il Signore stesso dichiara che siamo deboli, ci espone a comportamenti che presto o tardi mostreranno la nostra miseria. Anche se le intenzioni, come nel caso di Pietro, sono buone, non potremo contare di essere preservati (in risposta alla Sua preghiera del cap. 17:15 a 17) se non realizziamo ciò che siamo o se ci illudiamo di essere migliori e più fedeli degli altri (Marco 14:29, Luca 22:33-34), e se ci mischiamo con un mondo che ha crocifisso il Signore non realizzando la separazione di cui Egli parla negli stessi versetti (17:16).

All’ipocrita interrogatorio del sommo sacerdote, Gesù non ha niente da rispondere. Egli aveva pubblicamente reso la sua testimonianza. Tocca dunque ora ai suoi giudici dimostrare che ha fatto del male... se ne sono capaci!

Questo evangelo sottolinea più degli altri la dignità e l’autorità del Figlio di Dio. Nonostante le umiliazioni che deve sopportare e il modo con cui è trattato, Egli domina tutta la scena, come Colui che «ha dato se stesso per noi in offerta e sacrificio a Dio» (Efesini 5:2).

Giovanni 18:28-40
28Poi, da Caiàfa, menarono Gesù nel pretorio. Era mattina, ed essi non entrarono nel pretorio per non contaminarsi e così poter mangiare la pasqua.29Pilato dunque uscì fuori verso di loro, e domandò: Quale accusa portate contro quest’uomo?30Essi risposero e gli dissero: Se costui non fosse un malfattore, non te lo avremmo dato nelle mani.31Pilato quindi disse loro: Pigliatelo voi, e giudicatelo secondo la vostra legge. I Giudei gli dissero: A noi non è lecito far morire alcuno.32E ciò affinché si adempisse la parola che Gesù aveva detta, significando di qual morte dovea morire.33Pilato dunque rientrò nel pretorio; chiamò Gesù e gli disse: Sei tu il Re dei Giudei?34Gesù gli rispose: Dici tu questo di tuo, oppure altri te l’hanno detto di me?35Pilato gli rispose: Son io forse giudeo? La tua nazione e i capi sacerdoti t’hanno messo nelle mie mani; che hai fatto?36Gesù rispose: Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori combatterebbero perch’io non fossi dato in man de’ Giudei; ma ora il mio regno non è di qui.37Allora Pilato gli disse: Ma dunque, sei tu re? Gesù rispose: Tu lo dici; io sono re; io sono nato per questo, e per questo son venuto nel mondo, per testimoniare della verità. Chiunque è per la verità ascolta la mia voce.38Pilato gli disse: Che cos’è verità? E detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei, e disse loro: Io non trovo alcuna colpa in lui.39Ma voi avete l’usanza ch’io vi liberi uno per la Pasqua; volete dunque che vi liberi il Re de’ Giudei?40Allora gridaron di nuovo: Non costui, ma Barabba! Or Barabba era un ladrone.

Conducendo Gesù dal Governatore romano, i Giudei fanno ben attenzione a non contaminarsi... ma caricano la loro coscienza del più orrendo delitto che sia mai stato commesso!

L’apostolo Paolo dà come esempio, a Timoteo, «la bella confessione» di Cristo Gesù davanti a Ponzio Pilato (1 Timoteo 6:13). Infatti, il Signore affermò la sua regalità (anche se questo poteva costargli caro) ma precisò che il suo regno non era di questo mondo. Il v. 36 dovrebbe servire ad illuminare tutti quelli che ancora oggi sì impegnano e lottano per stabilire il regno di Dio sulla terra. Il miglioramento progressivo del mondo per permettere al Signore di venire a regnare è una pura illusione. Se Lui non ha portato questo miglioramento, come potrebbero farlo i cristiani? Solo i giudizi di Dio sul mondo e i terribili castighi di cui parla l’Apocalisse creeranno le condizioni adatte all’instaurazione del regno del Re dei re.

«Che cos’è la verità?» domanda Pilato. Ma non aspetta la risposta. Rassomiglia a tante persone a cui questa domanda non interessa, perché in fondo temono di dover mettere la loro vita in accordo con la risposta che riceveranno. La Verità era davanti a Pilato nella persona di Gesù (cap. 14:6). Invano egli cerca di sfuggire alla sua responsabilità proponendo di liberare il prigioniero per la Pasqua! Unanimemente i Giudei chiedono, ad alta voce, la liberazione del brigante Barabba al posto di Gesù.

Giovanni 19:1-16
1Allora dunque Pilato prese Gesù e lo fece flagellare.2E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, e gli misero addosso un manto di porpora; e s’accostavano a lui e dicevano:3Salve, Re de’ Giudei! e gli davan degli schiaffi.4Pilato uscì di nuovo, e disse loro: Ecco, ve lo meno fuori, affinché sappiate che non trovo in lui alcuna colpa.5Gesù dunque uscì, portando la corona di spine e il manto di porpora. E Pilato disse loro: Ecco l’uomo!6Come dunque i capi sacerdoti e le guardie l’ebbero veduto, gridarono: Crocifiggilo, crocifiggilo! Pilato disse loro: Prendetelo voi e crocifiggetelo; perché io non trovo in lui alcuna colpa.7I Giudei gli risposero: Noi abbiamo una legge, e secondo questa legge egli deve morire, perché egli s’è fatto Figliuol di Dio.8Quando Pilato ebbe udita questa parola, temette maggiormente;9e rientrato nel pretorio, disse a Gesù: Donde sei tu? Ma Gesù non gli diede alcuna risposta.10Allora Pilato gli disse: Non mi parli? Non sai che ho potestà di liberarti e potestà di crocifiggerti?11Gesù gli rispose: Tu non avresti potestà alcuna contro di me, se ciò non ti fosse stato dato da alto; Perciò chi m’ha dato nelle tue mani, ha maggior colpa.12Da quel momento Pilato cercava di liberarlo; ma i Giudei gridavano, dicendo: Se liberi costui, non sei amico di Cesare. Chiunque si fa re, si oppone a Cesare.13Pilato dunque, udite queste parole, menò fuori Gesù, e si assise al tribunale nel luogo detto Lastrico, e in ebraico Gabbatà.14Era la preparazione della Pasqua, ed era circa l’ora sesta. Ed egli disse ai Giudei: Ecco il vostro Re!15Allora essi gridarono: Toglilo, toglilo di mezzo, crocifiggilo! Pilato disse loro: Crocifiggerò io il vostro Re? I capi sacerdoti risposero: Noi non abbiamo altro re che Cesare.16Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.

Per derisione i soldati vestono Gesù con un manto di porpora e gli mettono una corona di spine. Ed è così che Pilato accetta di presentarlo al popolo: «Ecco l’uomo». «Crocifiggilo, crocifiggilo» rispondono i capi con rabbia; e adducono un nuovo motivo: ha bestemmiato; si è fatto Figlio di Dio. Ma questo mette il governatore ancor più a disagio: non è più soltanto con un re, ma con un Dio che potrebbe aver a che fare (v. 7, 8). Per sentirsi più sicuro di sé, Pilato sfoggia il suo potere, ma Gesù lo riporta al suo vero posto. Il magistrato pagano impara così, certamente per la prima volta, quale sia l’autorità che lo ha stabilito: non quella di Cesare, come egli pensava, ma quella «da alto» (v. 11; Romani 13:1). Sentendo di non avere nessuna presa su questo straordinario accusato e rendendosi conto che il caso lo supera, Pilato vorrebbe liberarlo; ma i Giudei non la vedono così e sfruttano un ultimo argomento: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare». Allora, nonostante l’avvertimento ricevuto (v. 11), non è a Dio ma agli uomini che il governatore cerca di piacere. Temendo tanto i risentimenti dei Giudei quanto i rimproveri del suo sovrano, Pilato sacrifica deliberatamente l’innocente.

Giovanni 19:17-30
17Presero dunque Gesù; ed egli, portando la sua croce, venne al luogo del Teschio, che in ebraico si chiama Golgota,18dove lo crocifissero, assieme a due altri, uno di qua, l’altro di là, e Gesù nel mezzo.19E Pilato fece pure un’iscrizione, e la pose sulla croce. E v’era scritto: GESU’ IL NAZARENO, IL RE DE’ GIUDEI.20Molti dunque dei Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; e l’iscrizione era in ebraico, in latino e in greco.21Perciò i capi sacerdoti dei Giudei dicevano a Pilato: Non scrivere: Il Re dei Giudei; ma che egli ha detto: Io sono il Re de’ Giudei.22Pilato rispose: Quel che ho scritto, ho scritto.23I soldati dunque, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, e ne fecero quattro parti, una parte per ciascun soldato, e la tunica. Or la tunica era senza cuciture, tessuta per intero dall’alto in basso.24Dissero dunque tra loro: Non la stracciamo, ma tiriamo a sorte a chi tocchi; affinché si adempisse la Scrittura che dice: Hanno spartito fra loro le mie vesti, e han tirato la sorte sulla mia tunica. Questo dunque fecero i soldati.25Or presso la croce di Gesù stavano sua madre e la sorella di sua madre, Maria moglie di Cleopa, e Maria Maddalena.26Gesù dunque, vedendo sua madre e presso a lei il discepolo ch’egli amava, disse a sua madre: Donna, ecco il tuo figlio!27Poi disse al discepolo: Ecco tua madre! E da quel momento, il discepolo la prese in casa sua.28Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era già compiuta, affinché la Scrittura fosse adempiuta, disse: Ho sete.29V’era quivi un vaso pieno d’aceto; i soldati dunque, posta in cima a un ramo d’issopo una spugna piena d’aceto, gliel’accostarono alla bocca.30E quando Gesù ebbe preso l’aceto, disse: E’ compiuto! E chinato il capo, rese lo spirito.

Colui che qualche giorno prima era entrato a Gerusalemme con una regale maestà, adesso ne esce «portando la sua croce». Lo stesso contrasto appare nella scritta che Pilato mette sopra la croce: «Il Re dei Giudei» e «Gesù il Nazareno». Così, Gesù è crocifisso «assieme a due altri», messo al livello di un malfattore. L’evangelo di Giovanni non parla degli oltraggi subiti dal Signore da parte di quelli «che passavano di lì» (Matteo 27:39), né delle terribili ore nelle quali fu abbandonato da Dio quando portava i nostri peccati. Qui tutto è pace, amore e ubbidienza a Dio. Il v. 25 fa menzione di alcune donne lì presenti. Gesù affida sua madre al discepolo che più degli altri conosceva il suo amore.

Notiamo come, fin nei minimi dettagli, tutto deve svolgersi «affinché si adempisse la Scrittura»: la spartizione dei suoi vestiti (v. 24), l’aceto presentatogli (v. 28; vedere anche v. 36 e 37). Alla fine Egli stesso compie l’ultimo passo della sua ubbidienza volontaria: rende lo spirito (cap. 10:18). Il suo amore ha compiuto tutto, sulla croce. E se qualcuno pensasse di dover ancora fare qualcosa per assicurarsi la salvezza, ascolti e creda a queste ultime parole del suo Salvatore morente: «È compiuto»! Ha fatto tutto Lui, e per sempre.

Giovanni 19:31-42
31Allora i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato (poiché era la Preparazione, e quel giorno del sabato era un gran giorno), chiesero a Pilato che fossero loro fiaccate le gambe, e fossero tolti via.32I soldati dunque vennero e fiaccarono le gambe al primo, e poi anche all’altro che era crocifisso con lui;33ma venuti a Gesù, come lo videro già morto, non gli fiaccarono le gambe,34ma uno de’ soldati gli forò il costato con una lancia, e subito ne uscì sangue ed acqua.35E colui che l’ha veduto, ne ha reso testimonianza, e la sua testimonianza è verace; ed egli sa che dice il vero, affinché anche voi crediate.36Poiché questo è avvenuto affinché si adempisse la Scrittura: Niun osso d’esso sarà fiaccato.37E anche un’altra Scrittura dice: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto.38Dopo queste cose, Giuseppe d’Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma occulto per timore de’ Giudei, chiese a Pilato di poter togliere il corpo di Gesù; e Pilato glielo permise. Egli dunque venne e tolse il corpo di Gesù.39E Nicodemo, che da prima era venuto a Gesù di notte, venne anche egli, portando una mistura di mirra e d’aloe di circa cento libbre.40Essi dunque presero il corpo di Gesù e lo avvolsero in pannilini con gli aromi, com’è usanza di seppellire presso i Giudei.41Or nel luogo dov’egli fu crocifisso c’era un orto; e in quell’orto un sepolcro nuovo, dove nessuno era ancora stato posto.42Quivi dunque posero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, perché il sepolcro era vicino.

Venuti per accelerare la morte dei crocifissi fiaccando loro le gambe, i soldati constatano che Gesù è già morto; verso il brigante convertito la loro brutalità non fa che accelerare il compiersi della Parola del Signore: «Oggi tu sarai con me in paradiso» (Luca 23:43). Ma uno dei soldati non teme di profanare con un colpo di lancia il corpo del Signore sulla croce (confr. Zaccaria 12:10). A quest’ultimo oltraggio risponde un segno meraviglioso di grazia: il sangue dell’espiazione e l’acqua della purificazione colano dal suo costato trafitto.

Per quanto riguarda la sepoltura del nostro adorabile Salvatore, vediamo che Dio aveva preparato due discepoli per rendere al corpo del suo Figlio gli onori preannunciati dalle Scritture (Isaia 53:9). Giuseppe e Nicodemo non avevano avuto fino a quel momento il coraggio di prendere per Lui una posizione pubblica di discepoli. Ma adesso, risvegliati dalla gravità del crimine commesso dalla loro nazione, capiscono che continuare a tacere sarebbe significato essere solidali. Cari amici credenti, non dimentichiamo mai che il mondo ha crocifisso il nostro Salvatore; tacere o cercare di piacere ai suoi uccisori equivale a rinnegarlo. Oggi è il momento di far conoscere a tutti con coraggio che siamo i suoi discepoli!

Giovanni 20:1-18
1Or il primo giorno della settimana, la mattina per tempo, mentr’era ancora buio, Maria Maddalena venne al sepolcro, e vide la pietra tolta dal sepolcro.2Allora corse e venne da Simon Pietro e dall’altro discepolo che Gesù amava, e disse loro: Han tolto il Signore dal sepolcro, e non sappiamo dove l’abbiano posto.3Pietro dunque e l’altro discepolo uscirono e si avviarono al sepolcro.4Correvano ambedue assieme; ma l’altro discepolo corse innanzi più presto di Pietro, e giunse primo al sepolcro;5e chinatosi, vide i pannilini giacenti, ma non entrò.6Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro, e vide i pannilini giacenti,7e il sudario ch’era stato sul capo di Gesù, non giacente coi pannilini, ma rivoltato in un luogo a parte.8Allora entrò anche l’altro discepolo che era giunto primo al sepolcro, e vide, e credette.9Perché non aveano ancora capito la Scrittura, secondo la quale egli doveva risuscitare dai morti.10I discepoli dunque se ne tornarono a casa.11Ma Maria se ne stava di fuori presso al sepolcro a piangere. E mentre piangeva, si chinò per guardar dentro al sepolcro,12ed ecco, vide due angeli, vestiti di bianco, seduti uno a capo e l’altro ai piedi, là dov’era giaciuto il corpo di Gesù.13Ed essi le dissero: Donna, perché piangi? Ella disse loro: Perché han tolto il mio Signore, e non so dove l’abbiano posto.14Detto questo, si voltò indietro, e vide Gesù in piedi; ma non sapeva che era Gesù.15Gesù le disse: Donna, perché piangi? Chi cerchi? Ella, pensando che fosse l’ortolano, gli disse: Signore, se tu l’hai portato via, dimmi dove l’hai posto, e io lo prenderò.16Gesù le disse: Maria! Ella, rivoltasi, gli disse in ebraico: Rabbunì! che vuol dire: Maestro!17Gesù le disse: Non mi toccare, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli, e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, all’Iddio mio e Iddio vostro.18Maria Maddalena andò ad annunziare ai discepoli che avea veduto il Signore, e ch’egli le avea dette queste cose.

La prima persona che si affretta ad andare al sepolcro in questa gloriosa mattina della risurrezione è Maria di Magdala, la donna da cui il Signore aveva cacciato sette demoni (Marco 16:9). Ma qualcuno l’aveva preceduta perché la pietra era già stata rotolata! Ella avverte Pietro e Giovanni che a loro volta corrono alla tomba, vi trovano le prove più chiare che la risurrezione è avvenuta e... se ne tornano a casa. Maria non può andarsene. Presa dal pensiero di trovare il suo amato Signore (v. 13) non si lascia sorprendere neanche dalla presenza degli angeli. Gesù non può non rispondere a un affetto così grande. Ma come sono superate le aspettative di Maria! È un Salvatore vivente che le viene incontro, la chiama per nome e le affida un messaggio di altissimo valore. L’attaccamento personale a Cristo è il mezzo per ottenere una reale intelligenza delle cose. Gesù incarica Maria di annunciare ai suoi «fratelli» che la sua croce non l’ha separato da loro, ma, al contrario, è alla base di legami completamente nuovi. Il suo Padre è diventato nostro Padre, e il suo Dio nostro Dio. Gesù ci ha posti per sempre in queste benedette relazioni per la gioia del suo proprio cuore, per quella del Padre e per la nostra (Salmo 22:22; Ebrei 2:11-12).

Giovanni 20:19-31
19Or la sera di quello stesso giorno, ch’era il primo della settimana, ed essendo, per timor de’ Giudei, serrate le porte del luogo dove si trovavano i discepoli, Gesù venne e si presentò quivi in mezzo, e disse loro:20Pace a voi! E detto questo, mostrò loro le mani ed il costato. I discepoli dunque, com’ebbero veduto il Signore, si rallegrarono.21Allora Gesù disse loro di nuovo: Pace a voi! Come il Padre mi ha mandato, anch’io mando voi.22E detto questo, soffiò su loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo.23A chi rimetterete i peccati, saranno rimessi; a chi li riterrete, saranno ritenuti.24Or Toma, detto Didimo, uno de’ dodici, non era con loro quando venne Gesù.25Gli altri discepoli dunque gli dissero: Abbiam veduto il Signore! Ma egli disse loro: Se io non vedo nelle sue mani il segno de’ chiodi, e se non metto il mio dito nel segno de’ chiodi, e se non metto la mia mano nel suo costato, io non crederò.26E otto giorni dopo, i suoi discepoli erano di nuovo in casa, e Toma era con loro. Venne Gesù, a porte chiuse, e si presentò in mezzo a loro, e disse: Pace a voi!27Poi disse a Toma: Porgi qua il dito, e vedi le mie mani; e porgi la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente.28Toma gli rispose e disse: Signor mio e Dio mio!29Gesù gli disse: Perché m’hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non han veduto, e hanno creduto!30Or Gesù fece in presenza dei discepoli molti altri miracoli, che non sono scritti in questo libro;31ma queste cose sono scritte, affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figliuol di Dio, e affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome.

È la sera di un meraviglioso primo giorno della settimana. Secondo la sua promessa, il Salvatore risuscitato si presenta in mezzo ai discepoli riuniti (cap. 14:19) e mostra loro nelle sue mani e nel suo costato le «prove» che la loro pace è fatta con Dio (Atti 1:3). Gesù soffia in loro la nuova vita (cfr. Genesi 2:7 e 1 Corinzi 15:45) e li manda ad annunciare a coloro che crederanno il perdono dei loro peccati (v. 23).

Quella domenica Toma era assente e, quando gli altri discepoli gli annunciano: «Abbiam veduto il Signore», il suo cuore resta freddo e incredulo. Quanti figli di Dio si privano con leggerezza del prezioso radunamento attorno al Signore Gesù, forse perché, nel loro intimo, non credono alla sua presenza. Toma rappresenta il residuo giudaico che, più tardi, riconoscerà vedendolo il suo Signore e il suo Dio. «Che son quelle ferite che hai nelle mani?», gli verrà chiesto (Zaccaria 13:6). Ma sono beati i riscattati del periodo attuale che credono senza aver ancor visto (1 Pietro 1:8). Ed è per questo che «queste cose sono scritte», non per essere solo lette, ma per essere credute. Bisogna che la nostra fede, fondata sulle Scritture, riconosca Colui che dà la vita e che è il Figlio di Dio (v. 31).

Giovanni 21:1-14
1Dopo queste cose, Gesù si fece veder di nuovo ai discepoli presso il mar di Tiberiade; e si fece vedere in questa maniera.2Simon Pietro, Toma detto Didimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figliuoli di Zebedeo e due altri de’ suoi discepoli erano insieme.3Simon Pietro disse loro: Io vado a pescare. Essi gli dissero: Anche noi veniamo con te. Uscirono, e montarono nella barca; e quella notte non presero nulla.4Or essendo già mattina, Gesù si presentò sulla riva; i discepoli però non sapevano che fosse Gesù.5Allora Gesù disse loro: Figliuoli, avete voi del pesce? Essi gli risposero: No.6Ed egli disse loro: Gettate la rete dal lato destro della barca, e ne troverete. Essi dunque la gettarono, e non potevano più tirarla su per il gran numero dei pesci.7Allora il discepolo che Gesù amava disse a Pietro: E’ il Signore! E Simon Pietro, udito ch’era il Signore, si cinse il camiciotto, perché era nudo, e si gettò nel mare.8Ma gli altri discepoli vennero con la barca, perché non erano molto distanti da terra (circa duecento cubiti), traendo la rete coi pesci.9Come dunque furono smontati a terra, videro quivi della brace, e del pesce messovi su, e del pane.10Gesù disse loro: Portate qua de’ pesci che avete presi ora.11Simon Pietro quindi montò nella barca, e tirò a terra la rete piena di centocinquantatre grossi pesci; e benché ce ne fossero tanti, la rete non si strappò.12Gesù disse loro: Venite a far colazione. E niuno dei discepoli ardiva domandargli: Chi sei? sapendo che era il Signore.13Gesù venne, e prese il pane e lo diede loro; e il pesce similmente.14Quest’era già la terza volta che Gesù si faceva vedere ai suoi discepoli, dopo essere risuscitato da’ morti.

Solo sette discepoli sono presenti all’appuntamento che Gesù aveva fissato con loro in Galilea (Matteo 26:32; 28:7). E ancora, sembra che abbiano dimenticato il motivo della loro attesa. Simon Pietro, di cui il Signore aveva fatto un pescatore d’uomini, torna alla sua antica occupazione. Che cosa c’è di strano se «quella notte non presero nulla»? Come potrebbe portar frutto il lavoro che si compie secondo i propri pensieri e lontani dalla presenza del Signore? Non aveva detto che senza di Lui non avrebbero potuto fare niente (cap. 15:5)? Ma quando è con loro tutto cambia. Il lato destro della barca ha un unico (ma essenziale) vantaggio rispetto al sinistro: è il lato che Gesù ha indicato!

Ed è l’incontro col Maestro che ha preparato tutto in precedenza per i suoi servitori stanchi. Non ha avuto bisogno del loro pesce (v. 9), tuttavia non disprezza neppure il frutto del loro lavoro (v. 10) e lo conta esattamente (v. 11).

Cari amici, quante volte, come questi discepoli, dimentichiamo il nostro grande e prossimo appuntamento! Quante volte ancora, nelle varie circostanze, sia nelle delusioni che nei successi, dovremmo poter discernere subito Colui che ci parla, e riconoscere: «È il Signore» (v. 7).

Giovanni 21:15-25
15Or quand’ebbero fatto colazione, Gesù disse a Simon Pietro: Simon di Giovanni, m’ami tu più di questi? Ei gli rispose: Sì, Signore, tu sai che io t’amo. Gesù gli disse: Pasci i miei agnelli.16Gli disse di nuovo una seconda volta: Simon di Giovanni, m’ami tu? Ei gli rispose: Sì, Signore; tu sai che io t’amo. Gesù gli disse: Pastura le mie pecorelle.17Gli disse per la terza volta: Simon di Giovanni, mi ami tu? Pietro fu attristato ch’ei gli avesse detto per la terza volta: Mi ami tu? E gli rispose: Signore, tu sai ogni cosa; tu conosci che io t’amo. Gesù gli disse: Pasci le mie pecore.18In verità, in verità ti dico che quand’eri più giovane, ti cingevi da te e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio, stenderai le tue mani, e un altro ti cingerà e ti condurrà dove non vorresti.19Or disse questo per significare con qual morte egli glorificherebbe Iddio. E dopo aver così parlato, gli disse: Seguimi.20Pietro, voltatosi, vide venirgli dietro il discepolo che Gesù amava; quello stesso, che durante la cena stava inclinato sul seno di Gesù e avea detto: Signore, chi è che ti tradisce?21Pietro dunque, vedutolo, disse a Gesù: Signore, e di lui che ne sarà?22Gesù gli rispose: Se voglio che rimanga finch’io venga, che t’importa? Tu, seguimi.23Ond’è che si sparse tra i fratelli la voce che quel discepolo non morrebbe; Gesù però non gli avea detto che non morrebbe, ma: Se voglio che rimanga finch’io venga, che t’importa?24Questo è il discepolo che rende testimonianza di queste cose, e che ha scritto queste cose; e noi sappiamo che la sua testimonianza è verace.25Or vi sono ancora molte altre cose che Gesù ha fatte, le quali se si scrivessero ad una ad una, credo che il mondo stesso non potrebbe contenere i libri che se ne scriverebbero.

Al Signore restava ancora da compiere quaggiù un ultimo servizio d’amore nei riguardi del suo discepolo Pietro. A tre riprese, egli aveva rinnegato il suo Maestro. A tre riprese è necessario che sia sondato da una domanda dolorosa: Tu hai preteso d’aver più attaccamento per me degli altri, ma loro non mi hanno rinnegato (Marco 14:29). Dov’è quell’amore ardente di cui mi parlavi? Non ne ho avuto alcuna prova.

Signore, tu lo sai, tu che leggi nel mio cuore — è tutto quello che può infine rispondere il povero discepolo. Gesù lo metterà forse da parte? Al contrario, ora che Pietro ha perso fiducia in se stesso, è pronto per il servizio. «Pasci i miei agnelli... le mie pecore», gli dice il Maestro (il testo originale riporta un diminutivo pieno di tenerezza: le mie piccole pecore). Occupandosi di coloro che Gesù ama, Pietro avrà nuovamente l’occasione di mostrare il suo amore per Lui.

L’Evangelo si chiude. Ma tutto ciò che ha fatto e detto la Persona infinita che lo riempie è d’un interesse senza limite, e Dio non ne ha perso memoria (v. 25); vi saranno libri inesauribili che leggeremo per l’eternità. Per il tempo presente, che ogni riscattato ritenga con fervore e come un appello personale queste ultime parole del suo Salvatore: «Tu, seguimi».

Atti 1:1-14
1Nel mio primo libro, o Teofilo, parlai di tutto quel che Gesù prese e a fare e ad insegnare,2fino al giorno che fu assunto in cielo, dopo aver dato per lo Spirito Santo dei comandamenti agli apostoli che avea scelto.3Ai quali anche, dopo ch’ebbe sofferto, si presentò vivente con molte prove, facendosi veder da loro per quaranta giorni, e ragionando delle cose relative al regno di Dio.4E trovandosi con essi, ordinò loro di non dipartirsi da Gerusalemme, ma di aspettarvi il compimento della promessa del Padre, la quale, egli disse, avete udita da me.5Poiché Giovanni battezzò sì con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo fra non molti giorni.6Quelli dunque che erano raunati, gli domandarono: Signore, è egli in questo tempo che ristabilirai il regno ad Israele?7Egli rispose loro: Non sta a voi di sapere i tempi o i momenti che il Padre ha riserbato alla sua propria autorità.8Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su voi, e mi sarete testimoni e in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra.9E dette queste cose, mentr’essi guardavano, fu elevato; e una nuvola, accogliendolo, lo tolse d’innanzi agli occhi loro.10E come essi aveano gli occhi fissi in cielo, mentr’egli se ne andava, ecco che due uomini in vesti bianche si presentaron loro e dissero:11Uomini Galilei, perché state a guardare verso il cielo? Questo Gesù che è stato tolto da voi ed assunto in cielo, verrà nella medesima maniera che l’avete veduto andare in cielo.12Allora essi tornarono a Gerusalemme dal monte chiamato dell’Uliveto, il quale è vicino a Gerusalemme, non distandone che un cammin di sabato.13E come furono entrati, salirono nella sala di sopra ove solevano trattenersi Pietro e Giovanni e Giacomo e Andrea, Filippo e Toma, Bartolomeo e Matteo, Giacomo d’Alfeo, e Simone lo Zelota, e Giuda di Giacomo.14Tutti costoro perseveravano di pari consentimento nella preghiera, con le donne, e con Maria, madre di Gesù, e coi fratelli di lui.

Luca, autore ispirato del libro degli Atti, inizia il suo racconto con l’ascensione di Gesù in cielo, benché l’avesse già riportata alla fine del suo Vangelo. Quell’avvenimento è importante perché la discesa dello Spirito Santo, e tutta l’opera che ne doveva derivare «fino all’estremità della terra», dipende dalla presenza di Cristo nella gloria (Giovanni 16:7). Inoltre, questo inizio conferma che tutto ciò che fecero gli apostoli corrispondeva agli ordini ricevuti dal Signore (v. 2,8) e giustifica il loro servizio. «Voi mi sarete testimoni», dice loro Gesù, poiché i loro pensieri erano ancora volti verso le cose della terra (v. 6). Divenivano così i depositari delle meravigliose verità che li concernevano: Colui che aveva sofferto era adesso vivente (v. 3). Elevato nel cielo sotto i loro occhi (v. 9), sarebbe ritornato nello stesso modo, secondo la promessa sicura comunicata dagli angeli (v. 11). E loro avrebbero dovuto annunciare queste cose mediante la potenza dello Spirito che stavano per ricevere (v. 8).

La prima riunione dopo l’ascensione del Signore è dedicata alla preghiera, e tutti gli apostoli sono presenti. Giunti alla fine della storia della Chiesa sulla terra, facciamo in modo di non mancare a quella che sarà l’ultima, prima del Suo ritorno (leggere Ebrei 10:25).

Atti 1:15-26
15E in que’ giorni, Pietro, levatosi in mezzo ai fratelli (il numero delle persone adunate saliva a circa centoventi), disse:16Fratelli, bisognava che si adempisse la profezia della Scrittura pronunziata dallo Spirito Santo per bocca di Davide intorno a Giuda, che fu la guida di quelli che arrestarono Gesù.17Poiché egli era annoverato fra noi, e avea ricevuto la sua parte di questo ministerio.18Costui dunque acquistò un campo col prezzo della sua iniquità; ed essendosi precipitato, gli si squarciò il ventre, e tutte le sue interiora si sparsero.19E ciò è divenuto così noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme, che quel campo è stato chiamato nel loro proprio linguaggio Acheldama, cioè, Campo di sangue.20Poiché è scritto nel libro dei Salmi: Divenga la sua dimora deserta, e non vi sia chi abiti in essa; e: L’ufficio suo lo prenda un altro.21Bisogna dunque che fra gli uomini che sono stati in nostra compagnia tutto il tempo che il Signor Gesù è andato e venuto fra noi,22a cominciare dal battesimo di Giovanni fino al giorno ch’egli, tolto da noi, è stato assunto in cielo, uno sia fatto testimone con noi della risurrezione di lui.23E ne presentarono due: Giuseppe, detto Barsabba, il quale era soprannominato Giusto, e Mattia.24E, pregando, dissero: Tu, Signore, che conosci i cuori di tutti, mostra quale di questi due hai scelto25per prendere in questo ministerio ed apostolato il posto che Giuda ha abbandonato per andarsene al suo luogo.26E li trassero a sorte, e la sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli.

Pietro — pienamente riabilitato — prende la parola in mezzo ai primi discepoli e ricorda la miserabile fine di Giuda che si era impiccato (Matteo 27:5-8). Fu una morte terribile, ma la sua sorte eterna sarà infinitamente più terribile! (v. 25).

Poi, basandosi sull’autorità delle Scritture, Pietro mostra la necessità di sostituire il discepolo decaduto. Dodici apostoli dovevano essere i testimoni, in qualche modo «ufficiali», di questo fattore fondamentale del cristianesimo: la risurrezione del Signore Gesù (confr. 1 Corinzi 15:5). Giuseppe e Mattia erano tra coloro che avevano avuto il privilegio d’accompagnare Gesù durante il suo ministerio quaggiù. Forse facevano parte dei settanta ch’Egli aveva già mandato (Luca 10:1). Dopo aver chiesto al Signore, che conosce «i cuori di tutti», di manifestare la sua scelta, tirano a sorte e Mattia è designato.

Tirare a sorte oggi non è più da fare, poiché lo Spirito Santo è qui per dare a noi credenti il discernimento di cui abbiamo bisogno. È interessante paragonare questa scena con Atti 13:2, in cui lo Spirito comanda: «Mettetemi a parte Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati».

Atti 2:1-21
1E come il giorno della Pentecoste fu giunto, tutti erano insieme nel medesimo luogo.2E di subito si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, ed esso riempì tutta la casa dov’essi sedevano.3E apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano, e se ne posò una su ciascuno di loro.4E tutti furon ripieni dello Spirito Santo, e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi.5Or in Gerusalemme si trovavan di soggiorno dei Giudei, uomini religiosi d’ogni nazione di sotto il cielo.6Ed essendosi fatto quel suono, la moltitudine si radunò e fu confusa, perché ciascuno li udiva parlare nel suo proprio linguaggio.7E tutti stupivano e si maravigliavano, dicendo: Ecco, tutti costoro che parlano non son eglino Galilei?8E com’è che li udiamo parlare ciascuno nel nostro proprio natìo linguaggio?9Noi Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia,10della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia Cirenaica, e avventizi Romani,11tanto Giudei che proseliti, Cretesi ed Arabi, li udiamo parlar delle cose grandi di Dio nelle nostre lingue.12E tutti stupivano ed eran perplessi dicendosi l’uno all’altro: Che vuol esser questo?13Ma altri, beffandosi, dicevano: Son pieni di vin dolce.14Ma Pietro, levatosi in piè con gli undici, alzò la voce e parlò loro in questa maniera: Uomini giudei, e voi tutti che abitate in Gerusalemme, siavi noto questo, e prestate orecchio alle mie parole.15Perché costoro non sono ebbri, come voi supponete, poiché non è che la terza ora del giorno:16ma questo è quel che fu detto per mezzo del profeta Gioele:17E avverrà negli ultimi giorni, dice Iddio, che io spanderò del mio Spirito sopra ogni carne; e i vostri figliuoli e le vostre figliuole profeteranno, e i vostri giovani vedranno delle visioni, e i vostri vecchi sogneranno dei sogni.18E anche sui miei servi e sulle mie serventi, in quei giorni, spanderò del mio Spirito, e profeteranno.19E farò prodigi su nel cielo, e segni giù sulla terra; sangue e fuoco, e vapor di fumo.20Il sole sarà mutato in tenebre, e la luna in sangue, prima che venga il grande e glorioso giorno, che è il giorno del Signore.21Ed avverrà che chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato.

Sono trascorsi alcuni giorni dall’ascensione del Signore. La sua promessa, che è anche quella del Padre, sta per compiersi (cap. 1:4). Sotto forma di «lingue come di fuoco che si dividevano», lo Spirito Santo, persona divina, scende sulla terra e si posa sui discepoli. Subito la sua potenza si manifesta in loro: essi riescono ad esprimersi in lingue che non conoscevano. Dio rimedia così in grazia alla maledizione di Babele (Genesi 11:1-9).

La festa giudaica della Pentecoste portava ogni anno a Gerusalemme una considerevole folla di Israeliti dispersi fra le nazioni. Questa affluenza sarà l’occasione della prima grande riunione di evangelizzazione. Ma quale soggetto di stupore per questa moltitudine! Ognuno può udire nella propria lingua «le cose grandi di Dio». E quelli che parlano sono dei «Galilei» senza istruzione (confr. cap. 4:13; Giovanni 7:15). Non è assolutamente necessario far parte d’una élite, né aver fatto certi studi per essere operai del Signore. Dipendere da Lui, sottomettersi all’azione del suo Spirito, sono le sole condizioni richieste. Che ognuno di noi le possa soddisfare!

Atti 2:22-41
22Uomini israeliti, udite queste parole: Gesù il Nazareno, uomo che Dio ha accreditato fra voi mediante opere potenti e prodigi e segni che Dio fece per mezzo di lui fra voi, come voi stessi ben sapete,23quest’uomo, allorché vi fu dato nelle mani per il determinato consiglio e per la prescienza di Dio, voi, per man d’iniqui, inchiodandolo sulla croce, lo uccideste;24ma Dio lo risuscitò, avendo sciolto gli angosciosi legami della morte, perché non era possibile ch’egli fosse da essa ritenuto.25Poiché Davide dice di lui: Io ho avuto del continuo il Signore davanti agli occhi, perché egli è alla mia destra, affinché io non sia smosso.26Perciò s’è rallegrato il cuor mio, e ha giubilato la mia lingua, e anche la mia carne riposerà in isperanza;27poiché tu non lascerai l’anima mia nell’Ades, e non permetterai che il tuo Santo vegga la corruzione.28Tu m’hai fatto conoscere le vie della vita; tu mi riempirai di letizia con la tua presenza.29Uomini fratelli, ben può liberamente dirvisi intorno al patriarca Davide, ch’egli morì e fu sepolto; e la sua tomba è ancora al dì d’oggi fra noi.30Egli dunque, essendo profeta e sapendo che Dio gli avea con giuramento promesso che sul suo trono avrebbe fatto sedere uno dei suoi discendenti,31antivedendola, parlò della risurrezione di Cristo, dicendo che non sarebbe stato lasciato nell’Ades, e che la sua carne non avrebbe veduto la corruzione.32Questo Gesù, Iddio l’ha risuscitato; del che noi tutti siamo testimoni.33Egli dunque, essendo stato esaltato dalla destra di Dio, e avendo ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, ha sparso quello che ora vedete e udite.34Poiché Davide non è salito in cielo; anzi egli stesso dice: Il Signore ha detto al mio Signore: Siedi alla mia destra,35finché io abbia posto i tuoi nemici per sgabello de’ tuoi piedi.36Sappia dunque sicuramente tutta la casa d’Israele che Iddio ha fatto e Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso.37Or essi, udite queste cose, furon compunti nel cuore, e dissero a Pietro e agli altri apostoli: Fratelli, che dobbiam fare?38E Pietro a loro: Ravvedetevi, e ciascun di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per la remission de’ vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo.39Poiché per voi è la promessa, e per i vostri figliuoli, e per tutti quelli che son lontani, per quanti il Signore Iddio nostro ne chiamerà.40E con molte altre parole li scongiurava e li esortava dicendo: Salvatevi da questa perversa generazione.41Quelli dunque i quali accettarono la sua parola, furon battezzati; e in quel giorno furono aggiunte a loro circa tremila persone.

Partendo da un testo del profeta Gioele, Pietro ha dimostrato ai Giudei che la potenza che agisce in mezzo a loro è d’origine divina. Quando udiamo una lettura biblica o una meditazione, non dimentichiamo mai che Dio ci parla. Ora Pietro ricorda il meraviglioso cammino di Cristo sulla terra, la sua morte e la sua risurrezione preannunciate da molti passi della Scrittura e attestate dagli apostoli. Così «questo Gesù» che il popolo aveva crocifisso, Dio l’ha fatto sedere alla sua destra, designandolo Signore e Cristo. È un motivo di paura per i suoi uccisori, convinti ora d’aver commesso un crimine. Colpiti nelle loro coscienze, gli uditori sono colti da compunzione, cioè da timore e dispiacere contemporaneamente. Come placare Dio dopo un simile oltraggio? In primo luogo col pentimento, risponde Pietro. Non si tratta di un semplice rimorso per aver agito male, ma di un giudizio che bisogna portare con Dio sulle proprie azioni passate, e dell’abbandono di questa antica condotta; questa è già una prima manifestazione della fede (perciò l’apostolo non ha bisogno di invitarli a credere). Tremila persone sono convertite e battezzate in seguito a questa prima predicazione.

Atti 2:42-47; Atti 3:1-11
42Ed erano perseveranti nell’attendere all’insegnamento degli apostoli, nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere.43E ogni anima era presa da timore; e molti prodigi e segni eran fatti dagli apostoli.44E tutti quelli che credevano erano insieme, ed aveano ogni cosa in comune;45e vendevano le possessioni ed i beni, e li distribuivano a tutti, secondo il bisogno di ciascuno.46E tutti i giorni, essendo di pari consentimento assidui al tempio, e rompendo il pane nelle case, prendevano il loro cibo assieme con letizia e semplicità di cuore,47lodando Iddio, e avendo il favore di tutto il popolo. E il Signore aggiungeva ogni giorno alla loro comunità quelli che erano sulla via della salvazione.
1Or Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera dell’ora nona.2E si portava un certo uomo, zoppo fin dalla nascita, che ogni giorno deponevano alla porta del tempio detta "Bella", per chieder l’elemosina a coloro che entravano nel tempio.3Costui, veduto Pietro e Giovanni che stavan per entrare nel tempio, domandò loro l’elemosina.4E Pietro, con Giovanni, fissando gli occhi su lui, disse: Guarda noi!5Ed egli li guardava intentamente, aspettando di ricever qualcosa da loro.6Ma Pietro disse: Dell’argento e dell’oro io non ne ho; ma quello che ho, te lo do: Nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, cammina!7E presolo per la man destra, lo sollevò; e in quell’istante le piante e le caviglie de’ piedi gli si raffermarono.8E d’un salto si rizzò in piè e cominciò a camminare; ed entrò con loro nel tempio, camminando, e saltando, e lodando Iddio.9E tutto il popolo lo vide che camminava e lodava Iddio;10e lo riconoscevano per quello che sedeva a chieder l’elemosina alla porta "Bella" del tempio; e furono ripieni di sbigottimento e di stupore per quel che gli era avvenuto.11E mentre colui teneva stretti a sé Pietro e Giovanni, tutto il popolo, attonito, accorse a loro al portico detto di Salomone.

Il Capitolo 2 termina con uno stupendo quadro dell’assemblea agli inizi. Vi erano, come oggi, delle riunioni per l’edificazione, la Cena del Signore e la preghiera (v. 42). Ma noi limitiamo spesso la vita dell’assemblea a questo, mentre essa deve avere il suo prolungamento nelle case di coloro che la compongono (v. 46).

«Ogni anima era presa da timore», dichiara il v. 43. La gravità e la serietà possono accordarsi perfettamente con la gioia segnalata alla fine del v. 46.

Nel cap. 3 vediamo la potenza dello Spirito Santo manifestarsi non solo nelle parole degli apostoli, ma anche nelle loro opere.

Chiedendo l’elemosina a Pietro e Giovanni, il povero zoppo seduto alla porta del tempio detta «Bella» non si aspettava certo il dono che stava per ricevere: una miracolosa guarigione per la fede nel nome di Gesù! «Quello che ho, te lo do», dice Pietro (v. 6). Quando si tratta di dare, generalmente si pensa subito al denaro (v. 6); più raramente all’inesauribile tesoro celeste, cioè alla conoscenza del Salvatore che abbiamo il grande privilegio di comunicare attorno a noi.

Che cambiamento per il povero zoppo! Fino a quel momento egli era «alla porta». Ora entra alla presenza di Dio per lodarlo (v. 8). Forse uno dei nostri lettori è ancora «alla porta»?

Atti 3:12-26
12E Pietro, veduto ciò, parlò al popolo, dicendo: Uomini israeliti, perché vi maravigliate di questo? O perché fissate gli occhi su noi, come se per la nostra propria potenza o pietà avessimo fatto camminar quest’uomo?13L’Iddio d’Abramo, d’Isacco e di Giacobbe, l’Iddio de’ nostri padri ha glorificato il suo Servitore Gesù, che voi metteste in man di Pilato e rinnegaste dinanzi a lui, mentre egli avea giudicato di doverlo liberare.14Ma voi rinnegaste il Santo ed il Giusto, e chiedeste che vi fosse concesso un omicida;15e uccideste il Principe della vita, che Dio ha risuscitato dai morti; del che noi siamo testimoni.16E per la fede nel suo nome, il suo nome ha raffermato quest’uomo che vedete e conoscete; ed è la fede che si ha per mezzo di lui, che gli ha dato questa perfetta guarigione in presenza di voi tutti.17Ed ora, fratelli, io so che lo faceste per ignoranza, al pari dei vostri rettori.18Ma quello che Dio avea preannunziato per bocca di tutti i profeti, cioè, che il suo Cristo soffrirebbe, Egli l’ha adempiuto in questa maniera.19Ravvedetevi dunque e convertitevi, onde i vostri peccati siano cancellati,20affinché vengano dalla presenza del Signore dei tempi di refrigerio e ch’Egli vi mandi il Cristo che v’è stato destinato,21cioè Gesù, che il cielo deve tenere accolto fino ai tempi della restaurazione di tutte le cose; tempi dei quali Iddio parlò per bocca dei suoi santi profeti che sono stati fin dal principio.22Mosè, infatti, disse: Il Signore Iddio vi susciterà di fra i vostri fratelli un profeta come me; ascoltatelo in tutte le cose che vi dirà.23E avverrà che ogni anima la quale non avrà ascoltato codesto profeta, sarà del tutto distrutta di fra il popolo.24E tutti i profeti, da Samuele in poi, quanti hanno parlato, hanno anch’essi annunziato questi giorni.25Voi siete i figliuoli de’ profeti e del patto che Dio fece coi vostri padri, dicendo ad Abramo: E nella tua progenie tutte le nazioni della terra saranno benedette.26A voi per i primi Iddio, dopo aver suscitato il suo Servitore, l’ha mandato per benedirvi, convertendo ciascun di voi dalle sue malvagità.

Venendo a conoscenza della guarigione dell’uomo invalido, la folla, curiosa, si raduna. Tutti sono pieni di stupore e ammirazione (v. 10). Ma Pietro distoglie immediatamente l’attenzione da sé e da Giovanni, per attribuire il miracolo al potere del nome di Gesù. Quest’opera dimostrava in modo lampante la vita e la potenza in risurrezione di Colui che avevano messo a morte. «Voi rinnegaste il Santo ed il Giusto», egli dice; non lo fa per condannarli, ma come uno che conosce, per esperienza personale, la vergogna di questo peccato (v. 14; Luca 22:57). «Io so che lo faceste per ignoranza» (v. 17), aggiunge, confermando le parole del Salvatore sulla croce: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno» (Luca 23:34). L’occasione offerta ancora una volta ai Giudei dì udire l’Evangelo e di pentirsi risponde a questa preghiera del Signore! Essi hanno in mezzo a loro la testimonianza dello Spirito Santo che parla per bocca di Pietro ed era visibile nell’assemblea (cap. 2:44-47). Se la nazione, riconoscendo il suo peccato, si volge ora verso Dio, il Signore potrà ritornare; altrimenti non avrà più, d’ora in poi, la scusa dell’ignoranza.

Atti 4:1-22
1Or mentr’essi parlavano al popolo, i sacerdoti e il capitano del tempio e i Sadducei sopraggiunsero,2essendo molto crucciati perché ammaestravano il popolo e annunziavano in Gesù la risurrezione dei morti.3E misero loro le mani addosso, e li posero in prigione fino al giorno seguente, perché già era sera.4Ma molti di coloro che aveano udito la Parola credettero; e il numero degli uomini salì a circa cinquemila.5E il dì seguente, i loro capi, con gli anziani e gli scribi, si radunarono in Gerusalemme,6con Anna, il sommo sacerdote, e Caiàfa, e Giovanni, e Alessandro e tutti quelli che erano della famiglia dei sommi sacerdoti.7E fatti comparir quivi in mezzo Pietro e Giovanni, domandarono: Con qual podestà, o in nome di chi avete voi fatto questo?8Allora Pietro, ripieno dello Spirito Santo, disse loro: Rettori del popolo ed anziani,9se siamo oggi esaminati circa un beneficio fatto a un uomo infermo, per sapere com’è che quest’uomo è stato guarito,10sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele che ciò è stato fatto nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso, e che Dio ha risuscitato dai morti; in virtù d’esso quest’uomo comparisce guarito, in presenza vostra.11Egli è la pietra che è stata da voi edificatori sprezzata, ed è divenuta la pietra angolare.12E in nessun altro è la salvezza; poiché non v’è sotto il cielo alcun altro nome che sia stato dato agli uomini, per il quale noi abbiamo ad esser salvati.13Or essi, veduta la franchezza di Pietro e di Giovanni, e avendo capito che erano popolani senza istruzione, si maravigliavano e riconoscevano che erano stati con Gesù.14E vedendo l’uomo, ch’era stato guarito, quivi presente con loro, non potevano dir nulla contro.15Ma quand’ebbero comandato loro di uscire dal concistoro, conferiron fra loro dicendo:16Che faremo a questi uomini? Che un evidente miracolo sia stato fatto per loro mezzo, è noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme, e noi non lo possiamo negare.17Ma affinché ciò non si sparga maggiormente fra il popolo, divietiam loro con minacce che non parlino più ad alcuno in questo nome.18E avendoli chiamati, ingiunsero loro di non parlare né insegnare affatto nel nome di Gesù.19Ma Pietro e Giovanni, rispondendo, dissero loro: Giudicate voi se è giusto, nel cospetto di Dio, di ubbidire a voi anzi che a Dio.20Poiché, quanto a noi, non possiamo non parlare delle cose che abbiam vedute e udite.21Ed essi, minacciatili di nuovo, li lasciarono andare, non trovando nulla da poterli castigare, per cagion del popolo; perché tutti glorificavano Iddio per quel ch’era stato fatto.22Poiché l’uomo in cui questo miracolo della guarigione era stato compiuto, avea più di quarant’anni.

Un’opera così potente non può mancare di provocare l’opposizione di Satana. I suoi strumenti sono noti: Anna, Caiàfa, i sacerdoti, gli anziani e gli scribi; insomma, i principali responsabili della condanna del Signore. Se avessero risparmiato i discepoli, avrebbero ammesso di essere stati ingiusti nel far morire il Maestro. L’orgoglio impedisce che questo avvenga. Essi perseverarono nel loro odio contro il nome di Gesù. Egli stesso diventa d’ora in poi la pietra di paragone per eccellenza: per gli uni la «pietra angolare, eletta, preziosa», per gli altri «una pietra d’inciampo e un sasso d’intoppo» (confr. v. 11 e 1 Pietro 2:4-8). I1 versetto 12 è fondamentale; esso afferma il valore e la necessità del nome di Gesù per essere salvati.

I discepoli sono riconosciuti per esser stati con Gesù (v. 13). Se viviamo abitualmente nella comunione col Signore, questo sarà notato.

Tutta l’opposizione dei capi dei Giudei non può fermare l’azione dell’Evangelo (v. 4), né chiudere la bocca degli apostoli, perché essi hanno ricevuto da Dio stesso la loro chiamata e la loro missione (v. 19). E la Parola è in loro «come un fuoco ardente» (v. 20; Geremia 20:9).

Atti 4:23-37
23Or essi, essendo stati rimandati vennero ai loro, e riferirono tutte le cose che i capi sacerdoti e gli anziani aveano loro dette.24Ed essi, uditele, alzaron di pari consentimento la voce a Dio, e dissero: Signore, tu sei Colui che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi;25Colui che mediante lo Spirito Santo, per bocca del padre nostro e tuo servitore Davide, ha detto: Perché hanno fremuto le genti, e hanno i popoli divisate cose vane?26I re della terra si son fatti avanti, e i principi si son raunati assieme contro al Signore, e contro al suo Unto.27E invero in questa città, contro al tuo santo Servitore Gesù che tu hai unto, si son raunati Erode e Ponzio Pilato, insiem coi Gentili e con tutto il popolo d’Israele,28per far tutte le cose che la tua mano e il tuo consiglio aveano innanzi determinato che avvenissero.29E adesso, Signore, considera le loro minacce, e concedi ai tuoi servitori di annunziar la tua parola con ogni franchezza,30stendendo la tua mano per guarire, e perché si faccian segni e prodigi mediante il nome del tuo santo Servitore Gesù.31E dopo ch’ebbero pregato, il luogo dov’erano raunati tremò; e furon tutti ripieni dello Spirito Santo, e annunziavano la parola di Dio con franchezza.32E la moltitudine di coloro che aveano creduto, era d’un sol cuore e d’un’anima sola; né v’era chi dicesse sua alcuna delle cose che possedeva, ma tutto era comune tra loro.33E gli apostoli con gran potenza rendevan testimonianza della risurrezione del Signor Gesù; e gran grazia era sopra tutti loro.34Poiché non v’era alcun bisognoso fra loro; perché tutti coloro che possedevan poderi o case li vendevano, portavano il prezzo delle cose vendute,35e lo mettevano ai piedi degli apostoli; poi, era distribuito a ciascuno, secondo il bisogno.36Or Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Barnaba (il che, interpretato, vuol dire: Figliuol di consolazione), levita, cipriota di nascita,37avendo un campo, lo vendé, e portò i danari e li mise ai piedi degli apostoli.

Pietro e Giovanni ritrovano gli altri apostoli (chiamati «i loro» al v. 23) e riferiscono loro i propositi dei capi del popolo. Poi, invece di decidere sul da farsi, usano la loro unica, vera risorsa: la preghiera (vedere anche cap. 6:4; 12:5-12; 14:23). Essi riconoscono, nella rivolta dei Giudei e delle nazioni contro Dio e contro il suo «santo Servitore Gesù», il compiersi delle Scritture sebbene in modo ancora parziale; per questo gli apostoli omettono, citando il Salmo 2, la terribile risposta divina a queste provocazioni degli uomini.

La franchezza è un termine caratteristico di questo capitolo (v. 13, 29, 31). Non ha niente in comune con l’energia carnale che un tempo faceva agire Pietro... e l’abbandonava un momento dopo! I discepoli la ottengono in risposta alla loro preghiera. Imitiamoli quando sentiamo che ci manca il coraggio.

Segue, nei versetti da 32 a 37, una nuova magnifica descrizione della Chiesa nella freschezza del suo primo amore. Senza pretendere di ritornare a questo felice inizio, sforziamoci di realizzarne lo spirito mettendo da parte il nostro egoismo e cogliendo tutte le occasioni per dedicarci ai nostri fratelli.

Atti 5:1-16
1Ma un certo uomo, chiamato Anania, con Saffira sua moglie, vendé un possesso,2e tenne per sé parte del prezzo, essendone consapevole anche la moglie; e portatane una parte, la pose ai piedi degli apostoli.3Ma Pietro disse: Anania, perché ha Satana così riempito il cuor tuo da farti mentire allo Spirito Santo e ritener parte del prezzo del podere?4Se questo restava invenduto, non restava tuo? E una volta venduto, non ne era il prezzo in tuo potere? Perché ti sei messa in cuore questa cosa? Tu non hai mentito agli uomini ma a Dio.5E Anania, udendo queste parole, cadde e spirò. E gran paura prese tutti coloro che udiron queste cose.6E i giovani, levatisi, avvolsero il corpo, e portatolo fuori, lo seppellirono.7Or avvenne, circa tre ore dopo, che la moglie di lui, non sapendo ciò che era avvenuto, entrò.8E Pietro, rivolgendosi a lei: Dimmi, le disse, avete voi venduto il podere per tanto? Ed ella rispose: Sì, per tanto.9Ma Pietro a lei: Perché vi siete accordati a tentare lo Spirito del Signore? Ecco, i piedi di quelli che hanno seppellito il tuo marito sono all’uscio e ti porteranno via.10Ed ella in quell’istante cadde ai suoi piedi, e spirò. E i giovani, entrati, la trovarono morta; e portatala via, la seppellirono presso al suo marito.11E gran paura ne venne alla chiesa intera e a tutti coloro che udivano queste cose.12E molti segni e prodigi eran fatti fra il popolo per le mani degli apostoli; e tutti di pari consentimento si ritrovavano sotto il portico di Salomone.13Ma, degli altri, nessuno ardiva unirsi a loro; il popolo però li magnificava.14E di più in più si aggiungevano al Signore dei credenti, uomini e donne, in gran numero;15tanto che portavano perfino gli infermi per le piazze, e li mettevano su lettucci e giacigli, affinché, quando Pietro passava, l’ombra sua almeno ne adombrasse qualcuno.16E anche la moltitudine accorreva dalle città vicine a Gerusalemme, portando dei malati e dei tormentati da spiriti immondi; e tutti quanti eran sanati.

Il capitolo 4 cominciava con un «or», che preannunciava l’azione del nemico dall’esterno contro la verità. Il capitolo 5 inizia con un «ma», che introduce la sua opera all’interno per corrompere la Chiesa. Ahimè! Satana non ha smesso da allora di essere attivo in questo duplice modo. Lo spirito d’imitazione e il desiderio di darsi un’apparenza di pietà hanno portato Anania e Saffira a mentire. Pietro li riprende con una santa indignazione e la coppia è subito colpita dalla mano di Dio. La loro sorte eterna non è qui in dubbio; questa è solo una manifestazione del governo di Dio. Col pretesto che siamo gli oggetti della grazia non pensiamo che Dio abbia il peccato meno in orrore. Egli è santo, e tali devono essere i suoi figli (1 Pietro 1:15-17).

Un grande timore s’impossessa dei presenti. È un sentimento che dobbiamo coltivare anche noi nei riguardi di Colui che legge i nostri pensieri più segreti.

I versetti da 12 a 16 ci parlano dei miracoli d’amore compiuti «per le mani degli apostoli» e ci mostrano anche che non basta ammirare i credenti; bisogna fare personalmente il passo e unirsi al Signore (v. 13,14). In Apocalisse 21:8 i codardi sono i primi ad essere nominati tra coloro che saranno perduti per l’eternità.

Atti 5:17-32
17Or il sommo sacerdote e tutti quelli che eran con lui, cioè la setta de’ Sadducei, si levarono, pieni di invidia,18e misero le mani sopra gli apostoli, e li gettarono nella prigione pubblica.19Ma un angelo del Signore, nella notte, aprì le porte della prigione; e condottili fuori, disse:20Andate, presentatevi nel tempio e quivi annunziate al popolo tutte le parole di questa Vita.21Ed essi, avendo ciò udito, entrarono sullo schiarir del giorno nel tempio, e insegnavano. Or il sommo sacerdote e coloro che eran con lui vennero, e convocarono il Sinedrio e tutti gli anziani de’ figliuoli d’Israele, e mandarono alla prigione per far menare dinanzi a loro gli apostoli.22Ma le guardie che vi andarono, non li trovarono nella prigione; e tornate, fecero il loro rapporto,23dicendo: La prigione l’abbiam trovata serrata con ogni diligenza, e le guardie in piè davanti alle porte; ma, avendo aperto, non abbiam trovato alcuno dentro.24Quando il capitano del tempio e i capi sacerdoti udiron queste cose, erano perplessi sul conto loro, non sapendo che cosa ciò potesse essere.25Ma sopraggiunse uno che disse loro: Ecco, gli uomini che voi metteste in prigione sono nel tempio, e stanno quivi ammaestrando il popolo.26Allora il capitano del tempio, con le guardie, andò e li menò via, non però con violenza, perché temevano d’esser lapidati dal popolo.27E avendoli menati, li presentarono al Sinedrio; e il sommo sacerdote li interrogò,28dicendo: Noi vi abbiamo del tutto vietato di insegnare in cotesto nome; ed ecco, avete riempita Gerusalemme della vostra dottrina, e volete trarci addosso il sangue di cotesto uomo.29Ma Pietro e gli altri apostoli, rispondendo, dissero: Bisogna ubbidire a Dio anziché agli uomini.30L’Iddio de’ nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi uccideste appendendolo al legno.31Esso ha Iddio esaltato con la sua destra, costituendolo Principe e Salvatore, per dare ravvedimento a Israele, e remission dei peccati.32E noi siam testimoni di queste cose; e anche lo Spirito Santo, che Dio ha dato a coloro che gli ubbidiscono.

Il sommo sacerdote e quelli che sono con lui sono pieni di invidia nel vedere degli uomini senza istruzione, e non facenti parte del clero, ottenere un simile successo presso le folle. Inoltre, i Sadducei, che negano la resurrezione, sono particolarmente eccitati contro gli apostoli che predicano quella del Signore (v. 17; cap. 4:1-2). Incapaci di imporre la loro autorità in altro modo, essi gettano in prigione quegli uomini che non sono riusciti a far tacere. Ma il Signore manda un angelo per liberare i suoi servitori che tornano subito ad insegnare nel tempio. I capi sono avvisati e li fanno comparire davanti al sinedrio. «Volete trarci addosso il sangue di quell’uomo», dicono loro; mentre, davanti a Pilato, essi stessi avevano richiesto col popolo che il suo sangue fosse su loro e sui loro figli (Matteo 27:25). Poi ingiungono loro di tacere. «Bisogna ubbidire a Dio anziché agli uomini», rispondono Pietro e gli apostoli (vedere cap. 4:19). E rendono una volta di più un’eccezionale testimonianza alla risurrezione gloriosa di Gesù, «Principe e Salvatore» e alla remissione dei peccati per mezzo di Lui.

Atti 5:33-42
33Ma essi, udendo queste cose, fremevano d’ira, e facevan proposito d’ucciderli.34Ma un certo Fariseo, chiamato per nome Gamaliele, dottor della legge, onorato da tutto il popolo, levatosi in piè nel Sinedrio, comandò che gli apostoli fossero per un po’ messi fuori.35Poi disse loro: Uomini Israeliti, badate bene, circa questi uomini, a quel che state per fare.36Poiché, prima d’ora, sorse Teuda, dicendosi esser qualche gran cosa; e presso a lui si raccolsero intorno a quattrocento uomini; ed egli fu ucciso e tutti quelli che gli aveano prestata fede, furono sbandati e ridotti a nulla.37Dopo costui, sorse Giuda il Galileo, a’ dì del censimento, e si trascinò dietro della gente; anch’egli perì, e tutti coloro che gli aveano prestata fede, furon dispersi.38E adesso io vi dico: Non vi occupate di questi uomini, e lasciateli stare; perché, se questo disegno o quest’opera e dagli uomini, sarà distrutta;39ma se è da Dio, voi non li potrete distruggere, se non volete trovarvi a combattere anche contro Dio.40Ed essi furon del suo parere; e chiamati gli apostoli, li batterono, e ordinarono loro di non parlare nel nome di Gesù, e li lasciaron andare.41Ed essi se ne andarono dalla presenza del Sinedrio, rallegrandosi d’essere stati reputati degni di esser vituperati per il nome di Gesù.42E ogni giorno, nel tempio e per le case, non ristavano d’insegnare e di annunziare la buona novella che Gesù è il Cristo.

Dopo il suo angelo, Dio si serve, per liberare i suoi, d’un eminente fariseo (setta opposta a quella dei Sadducei) di nome Gamaliele. Era un dottore della legge conosciuto e rispettato tra i Giudei. Con moderazione, servendosi di esempi che tutti conoscevano, esorta i colleghi alla pazienza. La fine avrebbe mostrato se quest’opera era degli uomini o se era di Dio. D’altronde, non è mai difficile discernere a quale sponda appartengono coloro che si dicono esser qualche gran cosa (v. 36). Ma non è così degli apostoli. Riconoscendo che, in quanto a se stessi, non erano niente, essi davano tutta la gloria al nome di Gesù che non smettevano d’annunziare (cap. 3:12; 4:10).

Il Signore aveva avvertito i discepoli che i Giudei avrebbero messo le mani su di loro, che sarebbero stati perseguitati, cacciati dalle sinagoghe e imprigionati (Luca 21:12). E tutte queste prove non avevano tardato ad arrivare (v. 17 a 32), e non hanno mai smesso di essere la parte dei credenti. Spesso ringraziamo il Signore perché ci risparmia le persecuzioni che imperversano in altri paesi. Ma non dimentichiamo che soffrire per il suo Nome è un onore. Gli apostoli si rallegrano di esserne stimati degni (v. 41; confr. 1 Pietro 4:19; Matteo 5:11-12).

Atti 6:1-15
1Or in que’ giorni, moltiplicandosi il numero dei discepoli, sorse un mormorio degli Ellenisti contro gli Ebrei, perché le loro vedove erano trascurate nell’assistenza quotidiana.2E i dodici, raunata la moltitudine dei discepoli, dissero: Non è convenevole che noi lasciamo la parola di Dio per servire alle mense.3Perciò, fratelli, cercate di trovar fra voi sette uomini, de’ quali si abbia buona testimonianza, pieni di Spirito e di sapienza, e che noi incaricheremo di quest’opera.4Ma quant’è a noi, continueremo a dedicarci alla preghiera e al ministerio della Parola.5E questo ragionamento piacque a tutta la moltitudine; ed elessero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmena e Nicola, proselito di Antiochia;6e li presentarono agli apostoli, i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani.7E la parola di Dio si diffondeva, e il numero dei discepoli si moltiplicava grandemente in Gerusalemme; e anche una gran quantità di sacerdoti ubbidiva alla fede.8Or Stefano, pieno di grazia e di potenza, faceva gran prodigi e segni fra il popolo.9Ma alcuni della sinagoga detta dei Liberti, e de’ Cirenei, e degli Alessandrini, e di quei di Cilicia e d’Asia, si levarono a disputare con Stefano;10e non potevano resistere alla sapienza e allo Spirito con cui egli parlava.11Allora subornarono degli uomini che dissero: Noi l’abbiamo udito dir parole di bestemmia contro Mosè e contro Dio.12E commossero il popolo e gli anziani e gli scribi; e venutigli addosso, lo afferrarono e lo menarono al Sinedrio;13e presentarono dei falsi testimoni, che dicevano: Quest’uomo non cessa di proferir parole contro il luogo santo e contro la legge.14Infatti gli abbiamo udito dire che quel Nazareno, Gesù, distruggerà questo luogo e muterà gli usi che Mosè ci ha tramandati.15E tutti coloro che sedevano nel Sinedrio, avendo fissati in lui gli occhi, videro la sua faccia simile alla faccia d’un angelo.

L’armonioso quadro dei capitoli 2:42 e 4:32 è già offuscato. Un mormorio (una lamentela che non si osa formulare ad alta voce) è sorto in mezzo ai discepoli. Facciamo tacere in noi simili mormorii di malcontento e di gelosia, poiché con questo mezzo «il distruttore» si sforza di turbare la comunione dei figli di Dio (leggere 1 Corinzi 10:10).

Per rimediare a questo stato di cose, sono scelti dei servitori. Noi non avremmo pensato che, anche per servire alle mense, fosse necessario essere «pieni di Spirito» (v. 3). Ma quello è lo stato normale del cristiano, e può essere anche il nostro se lo desideriamo; non chiedendo, come alcuni credono, una nuova discesa dello Spirito Santo; lo Spirito è già nel credente. Ma lasciandogli tutto il posto nel tempio del nostro cuore.

In Stefano in modo particolare lo Spirito brilla nei suoi tre caratteri: potenza, amore e sapienza (v. 8 e 10; confr. 2 Timoteo 1:7). Le opere (v. 8) e le parole (v. 10) di quest’uomo di Dio chiudono la bocca a tutti i suoi avversari, che sono costretti ad assoldare contro di lui dei falsi testimoni (confr. Matteo 26:59). Ma il suo viso splende già d’una bellezza celeste (v. 15).

Atti 7:1-19
1E il sommo sacerdote disse: Stanno queste cose proprio così?2Ed egli disse: Fratelli e padri, ascoltate. L’Iddio della gloria apparve ad Abramo, nostro padre, mentr’egli era in Mesopotamia, prima che abitasse in Carran,3e gli disse: Esci dal tuo paese e dal tuo parentado, e vieni nel paese che io ti mostrerò.4Allora egli uscì dal paese de’ Caldei, e abitò in Carran; e di là, dopo che suo padre fu morto, Iddio lo fece venire in questo paese, che ora voi abitate.5E non gli diede alcuna eredità in esso, neppure un palmo di terra, ma gli promise di darne la possessione a lui e alla sua progenie dopo di lui, quand’egli non aveva ancora alcun figliuolo.6E Dio parlò così: La sua progenie soggiornerà in terra straniera, e sarà ridotta in servitù e maltrattata per quattrocent’anni.7Ma io giudicherò la nazione alla quale avranno servito, disse Iddio; e dopo questo essi partiranno e mi renderanno il loro culto in questo luogo.8E gli dette il patto della circoncisione; e così Abramo generò Isacco, e lo circoncise l’ottavo giorno; e Isacco generò Giacobbe, e Giacobbe i dodici patriarchi.9E i patriarchi, portando invidia a Giuseppe, lo venderono perché fosse menato in Egitto; ma Dio era con lui,10e lo liberò da tutte le sue distrette, e gli diede grazia e sapienza davanti a Faraone, re d’Egitto, che lo costituì governatore dell’Egitto e di tutta la sua casa.11Or sopravvenne una carestia e una gran distretta in tutto l’Egitto e in Canaan; e i nostri padri non trovavano viveri.12Ma avendo Giacobbe udito che in Egitto v’era del grano, vi mandò una prima volta i nostri padri.13E la seconda volta, Giuseppe fu riconosciuto dai suoi fratelli, e Faraone conobbe di che stirpe fosse Giuseppe.14E Giuseppe mandò a chiamare Giacobbe suo padre, e tutto il suo parentado, che era di settantacinque anime.15E Giacobbe scese in Egitto, e morirono egli e i padri nostri,16i quali furon trasportati a Sichem, e posti nel sepolcro che Abramo avea comprato a prezzo di danaro dai figliuoli di Emmor in Sichem.17Ma come si avvicinava il tempo della promessa che Dio aveva fatta ad Abramo, il popolo crebbe e moltiplicò in Egitto,18finché sorse sull’Egitto un altro re, che non sapeva nulla di Giuseppe.19Costui, procedendo con astuzia contro la nostra stirpe, trattò male i nostri padri, li costrinse ad esporre i loro piccoli fanciulli perché non vivessero.

Stefano non approfitta del fatto che il sommo sacerdote gli concede la parola per giustificarsi delle false accuse di cui è oggetto. Lo Spirito Santo, di cui è ripieno, gli detta «in quell’ora stessa» ciò che deve rispondere (Luca 12:11-12). Egli si serve della storia d’Israele per esporre le vie di Dio e la sua fedeltà, contrapposta all’infedeltà del suo popolo. Infatti questo racconto, che occupa un simile posto nella Parola di Dio, contiene sotto forma di «figure» degli insegnamenti destinati a servire d’ammonizione (1 Corinzi 10:11). Abramo era stato chiamato e aveva ubbidito (Ebrei 11:8); aveva colto per fede le promesse che Dio gli aveva fatto prima della nascita d’Isacco. I suoi discendenti dovevano soggiornare in Egitto, subirne il giogo, per poi uscirne e servire l’Eterno nella terra promessa. Essi mi renderanno il loro culto (v. 7): parola adatta a colpire la coscienza di questo popolo indomabile e ribelle.

La storia di Giuseppe, respinto dai suoi fratelli ed esaltato in seguito da Faraone, illustra magnificamente l’odio dei Giudei contro Cristo e la posizione gloriosa che Dio gli ha riservato dopo averlo liberato «da tutte le sue distrette» (v. 10).

Atti 7:20-43
20In quel tempo nacque Mosè, ed era divinamente bello; e fu nutrito per tre mesi in casa di suo padre;21e quando fu esposto, la figliuola di Faraone lo raccolse e se lo allevò come figliuolo.22E Mosè fu educato in tutta la sapienza degli Egizi ed era potente nelle sue parole ed opere.23Ma quando fu pervenuto all’età di quarant’anni, gli venne in animo d’andare a visitare i suoi fratelli, i figliuoli d’Israele.24E vedutone uno a cui era fatto torto, lo difese e vendicò l’oppresso, uccidendo l’Egizio.25Or egli pensava che i suoi fratelli intenderebbero che Dio li voleva salvare per mano di lui; ma essi non l’intesero.26E il giorno seguente egli comparve fra loro, mentre contendevano, e cercava di riconciliarli, dicendo: O uomini, voi siete fratelli, perché fate torto gli uni agli altri?27Ma colui che facea torto al suo prossimo lo respinse dicendo: Chi ti ha costituito rettore e giudice su noi?28Vuoi tu uccider me come ieri uccidesti l’Egizio?29A questa parola Mosè fuggì, e dimorò come forestiero nel paese di Madian, dove ebbe due figliuoli.30E in capo a quarant’anni, un angelo gli apparve nel deserto del monte Sinai, nella fiamma d’un pruno ardente.31E Mosè, veduto ciò, si maravigliò della visione; e come si accostava per osservare, si fece udire questa voce del Signore:32Io son l’Iddio de’ tuoi padri, l’Iddio d’Abramo, d’Isacco e di Giacobbe. E Mosè, tutto tremante, non ardiva osservare.33E il Signore gli disse: Sciogliti i calzari dai piedi; perché il luogo dove stai è terra santa.34Certo, io ho veduto l’afflizione del mio popolo che è in Egitto, e ho udito i loro sospiri, e son disceso per liberarli; or dunque vieni; io ti manderò in Egitto.35Quel Mosè che aveano rinnegato dicendo: Chi ti ha costituito rettore e giudice? Iddio lo mandò loro come capo e come liberatore con l’aiuto dell’angelo che gli era apparito nel pruno.36Egli li condusse fuori, avendo fatto prodigi e segni nel paese di Egitto, nel mar Rosso e nel deserto per quaranta anni.37Questi è il Mosè che disse ai figliuoli d’Israele: Il Signore Iddio vostro vi susciterà un Profeta d’infra i vostri fratelli, come me.38Questi è colui che nell’assemblea del deserto fu con l’angelo che gli parlava sul monte Sinai, e co’ padri nostri, e che ricevette rivelazioni viventi per darcele.39A lui i nostri padri non vollero essere ubbidienti, ma lo ripudiarono, e rivolsero i loro cuori all’Egitto,40dicendo ad Aronne: Facci degl’iddii che vadano davanti a noi; perché quant’è a questo Mosè che ci ha condotti fuori del paese d’Egitto, noi non sappiamo quel che ne sia avvenuto.41E in quei giorni fecero un vitello, e offersero un sacrificio all’idolo, e si rallegrarono delle opere delle loro mani.42Ma Dio si rivolse da loro e li abbandonò al culto dell’esercito del cielo, com’è scritto nel libro dei profeti: Casa d’Israele, mi offriste voi vittime e sacrifici durante quarant’anni nel deserto?43Anzi, voi portaste la tenda di Moloc e la stella del dio Romfàn, immagini che voi faceste per adorarle. Perciò io vi trasporterò al di là di Babilonia.

Avevano accusato Stefano di proferire parole blasfeme contro Mosè (cap. 6:11). Ma vedete invece con che venerazione egli parla di questo patriarca! La bellezza che Dio discerneva nel bambino fin dalla nascita (v. 20) e più tardi la sua potenza nelle parole e nelle opere (v. 22), l’amore per i suoi fratelli che l’ha spinto a visitarli (v. 23), l’incomprensione che ha incontrato da parte loro quando ha voluto liberarli (v. 25-35), sono tutti caratteri che avrebbero dovuto portare gli sguardi del popolo sul prezioso Salvatore che ha rigettato. D’altronde, Mosè stesso aveva annunciato la Sua venuta esortando ad ascoltarlo (v. 37). E Pietro, prima di Stefano, aveva già citato questo v. 15 del cap. 18 di Deuteronomio nel suo discorso del cap. 3 (v. 22). Doppia testimonianza al compimento delle Scritture! Ma questo popolo si è dimostrato non sottomesso e idolatra fin dall’inizio della sua storia e, nonostante le più grandi testimonianze d’amore e di pazienza da parte di Dio, il suo carattere naturale non è cambiato. Lo stesso si può dire per i nostri poveri cuori. Per quanto lontano possiamo risalire nei nostri ricordi, anche nella più tenera età, ritroviamo la disobbedienza e la cupidigia. Solo la potenza di Dio ha potuto darci un’altra natura.

Atti 7:44-60
44Il tabernacolo della testimonianza fu coi nostri padri nel deserto, come avea comandato Colui che avea detto a Mosè che lo facesse secondo il modello che avea veduto.45E i nostri padri, guidati da Giosuè, ricevutolo, lo introdussero nel paese posseduto dalle genti che Dio scacciò d’innanzi ai nostri padri. Quivi rimase fino ai giorni di Davide,46il quale trovò grazia nel cospetto di Dio, e chiese di preparare una dimora all’Iddio di Giacobbe.47Ma Salomone fu quello che gli edificò una casa.48L’Altissimo però non abita in templi fatti da man d’uomo, come dice il profeta:49Il cielo è il mio trono, e la terra lo sgabello de’ miei piedi. Qual casa mi edificherete voi? dice il Signore; o qual sarà il luogo del mio riposo?50Non ha la mia mano fatte tutte queste cose?51Gente di collo duro e incirconcisa di cuore e d’orecchi, voi contrastate sempre allo Spirito Santo; come fecero i padri vostri, così fate anche voi.52Qual dei profeti non perseguitarono i padri vostri? E uccisero quelli che preannunziavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete stati i traditori e gli uccisori;53voi, che avete ricevuto la legge promulgata dagli angeli, e non l’avete osservata.54Essi, udendo queste cose, fremevan di rabbia ne’ loro cuori e digrignavano i denti contro di lui.55Ma egli, essendo pieno dello Spirito Santo, fissati gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio,56e disse: Ecco, io vedo i cieli aperti, e il Figliuol dell’uomo in piè alla destra di Dio.57Ma essi, gettando di gran gridi, si turarono gli orecchi, e tutti insieme si avventarono sopra lui;58e cacciatolo fuor della città, si diedero a lapidarlo; e i testimoni deposero le loro vesti ai piedi di un giovane, chiamato Saulo.59E lapidavano Stefano che invocava Gesù e diceva: Signor Gesù, ricevi il mio spirito.60Poi, postosi in ginocchio, gridò ad alta voce: Signore, non imputar loro questo peccato. E detto questo si addormentò.

Stefano termina il suo racconto. Comparso nelle vesti di accusato davanti al sinedrio, è lui che, da parte di Dio, fa il terribile processo di questo popolo dal collo duro (vedere Esodo 32:9; 33:3). «Voi contrastate sempre allo Spirito Santo» afferma Stefano, che ne era ripieno. Capita spesso anche a noi di resistere allo Spirito Santo, che si tratti di fare la volontà del Signore o di non fare la nostra.

Che contrasto tra la pace del discepolo, assorto dalla visione gloriosa di Gesù alla destra di Dio, e la rabbia dei suoi avversari. Questa rabbia li spinge, senza nemmeno una parvenza di giudizio, al crimine che provocherà per molti secoli il castigo dei Giudei come nazione e la loro dispersione per tutta la terra. Paragonando le ultime parole del fedele testimone (v. 56,60) a quelle del Signore sulla croce (Luca 23:46 e 34), notiamo ancora una volta come il discepolo assomigli al Maestro sul quale fissava gli occhi. Questo assassinio è la tragica conclusione della storia del popolo ribelle raccontata da Stefano, e che egli suggella col proprio sangue, diventando, dopo la lunga lista dei profeti perseguitati (v. 52), il primo martire della Chiesa (leggere 1 Tessalonicesi 2:15-16).

Atti 8:1-25
1E Saulo era consenziente all’uccisione di lui. E vi fu in quel tempo una gran persecuzione contro la chiesa che era in Gerusalemme. Tutti furon dispersi per le contrade della Giudea e della Samaria, salvo gli apostoli.2E degli uomini timorati seppellirono Stefano e fecero gran cordoglio di lui.3Ma Saulo devastava la chiesa, entrando di casa in casa; e trattine uomini e donne, li metteva in prigione.4Coloro dunque che erano stati dispersi se ne andarono di luogo in luogo, annunziando la Parola.5E Filippo, disceso nella città di Samaria, vi predicò il Cristo.6E le folle di pari consentimento prestavano attenzione alle cose dette da Filippo, udendo e vedendo i miracoli ch’egli faceva.7Poiché gli spiriti immondi uscivano da molti che li avevano, gridando con gran voce; e molti paralitici e molti zoppi erano guariti.8E vi fu grande allegrezza in quella città.9Or v’era un certo uomo, chiamato Simone, che già da tempo esercitava nella città le arti magiche, e facea stupire la gente di Samaria, dandosi per un qualcosa di grande.10Tutti, dal più piccolo al più grande, gli davano ascolto, dicendo: Costui è "la potenza di Dio", che si chiama "la Grande".11E gli davano ascolto, perché già da lungo tempo li avea fatti stupire con le sue arti magiche.12Ma quand’ebbero creduto a Filippo che annunziava loro la buona novella relativa al regno di Dio e al nome di Gesù Cristo, furon battezzati, uomini e donne.13E Simone credette anch’egli; ed essendo stato battezzato, stava sempre con Filippo; e vedendo i miracoli e le gran potenti opere ch’eran fatti, stupiva.14Or gli apostoli ch’erano a Gerusalemme, avendo inteso che la Samaria avea ricevuto la parola di Dio, vi mandarono Pietro e Giovanni.15I quali, essendo discesi là, pregarono per loro affinché ricevessero lo Spirito Santo;16poiché non era ancora disceso sopra alcuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signor Gesù.17Allora imposero loro le mani, ed essi ricevettero lo Spirito Santo.18Or Simone, vedendo che per l’imposizione delle mani degli apostoli era dato lo Spirito Santo, offerse loro del danaro,19dicendo: Date anche a me questa podestà, che colui al quale io imponga le mani riceva lo Spirito Santo.20Ma Pietro gli disse: Vada il tuo danaro teco in perdizione, poiché hai stimato che il dono di Dio si acquisti con danaro.21Tu, in questo, non hai parte né sorte alcuna; perché il tuo cuore non è retto dinanzi a Dio.22Ravvediti dunque di questa tua malvagità; e prega il Signore affinché, se è possibile, ti sia perdonato il pensiero del tuo cuore.23Poiché io ti veggo in fiele amaro e in legami di iniquità.24E Simone, rispondendo, disse: Pregate voi il Signore per me affinché nulla di ciò che avete detto mi venga addosso.25Essi dunque, dopo aver reso testimonianza alla parola del Signore, ed averla annunziata, se ne tornarono a Gerusalemme, evangelizzando molti villaggi dei Samaritani.

Il Signore aveva comandato ai discepoli: «Voi mi sarete testimoni e in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra» (cap. 1:8). Fin qui avevano adempiuto solo alla prima parte di quest’ordine. Per far loro superare la tappa successiva, il Signore ricorre, nella sua saggezza, ad un mezzo doloroso: la persecuzione (il cui primo segnale è dato dalla morte di Stefano). Questa ha come risultato di disperdere i credenti e, di conseguenza, di portare l’Evangelo altrove. È così che un vento sgradevole ha spesso il buon effetto di portare lontano i semi utili.

Filippo l’evangelista (nominato al cap. 6:5) si reca in Samaria per predicare «il Cristo»; non una dottrina, ma una Persona (v. 5; confr. v. 35). Che potenza avrebbe la nostra testimonianza se, invece di presentare solo delle verità, parlassimo attorno a noi di Colui di cui è (... o dovrebbe essere) ripieno il nostro cuore!

Così i Samaritani, detestati e disprezzati dai Giudei, partecipano oramai con loro al battesimo e al dono dello Spirito Santo. Né la nascita, né i meriti, né il denaro, come credeva il mago Simone, danno l’accesso ad un simile privilegio. Tutto proviene dalla pura grazia di Dio.

Atti 8:26-40
26Or un angelo del Signore parlò a Filippo, dicendo: Lèvati, e vattene dalla parte di mezzodì, sulla via che scende da Gerusalemme a Gaza. Ella e una via deserta.27Ed egli, levatosi, andò. Ed ecco un Etiopo, un eunuco, ministro di Candace, regina degli Etiopi, il quale era sovrintendente di tutti i tesori di lei, era venuto a Gerusalemme per adorare28e stava tornandosene, seduto sul suo carro, e leggeva il profeta Isaia.29E lo Spirito disse a Filippo: Accostati, e raggiungi codesto carro.30Filippo accorse, l’udì che leggeva il profeta Isaia, e disse: Intendi tu le cose che leggi?31Ed egli rispose: E come potrei intenderle, se alcuno non mi guida? E pregò Filippo che montasse e sedesse con lui.32Or il passo della Scrittura ch’egli leggeva era questo: Egli è stato menato all’uccisione come una pecora; e come un agnello che è muto dinanzi a colui che lo tosa, così egli non ha aperta la bocca.33Nel suo abbassamento fu tolta via la sua condanna; chi descriverà la sua generazione? Poiché la sua vita e stata tolta dalla terra.34E l’eunuco, rivolto a Filippo, gli disse: Di chi, ti prego, dice questo il profeta? Di sé stesso, oppure d’un altro?35E Filippo prese a parlare, e cominciando da questo passo della Scrittura gli annunziò Gesù.36E cammin facendo, giunsero a una cert’acqua. E l’eunuco disse: Ecco dell’acqua; che impedisce che io sia battezzato?37Filippo disse: Se tu credi con tutto il cuore, è possibile. L’eunuco rispose: Io credo che Gesù Cristo è il Figliuol di Dio.38E comandò che il carro si fermasse; e discesero ambedue nell’acqua, Filippo e l’eunuco; e Filippo lo battezzò.39E quando furon saliti fuori dell’acqua, lo Spirito del Signore rapì Filippo; e l’eunuco, continuando il suo cammino tutto allegro, non lo vide più.40Poi Filippo si ritrovò in Azot; e, passando, evangelizzò tutte le città, finché venne a Cesarea.

Filippo stava per essere lo strumento per una grande opera in Samaria. Quale deve essere stato il suo stupore nel ricevere l’ordine di lasciare il suo campo di lavoro per recarsi in una via deserta! che luogo strano per annunciare l’evangelo! Tuttavia egli ubbidisce senza discutere; ed ecco che passa il carro d’un nobile ministro africano che ha fatto un lungo viaggio per adorare a Gerusalemme. Ma come avrebbe potuto trovare Dio in quella città che aveva respinto e ucciso il suo Figlio? Quest’uomo, tuttavia, porta con sé un tesoro infinitamente più grande dei tesori della sua sovrana (v. 27): una porzione delle Sante Scritture. E Dio l’ha condotto nella sua lettura fino al cuore del libro d’Isaia, il cap. 53. Così, tutto è stato preparato davanti al servitore del Signore. L’Etiopo impara da lui a conoscere Gesù. Può così essere battezzato e continuare il suo cammino «tutto allegro» per diventare, a sua volta, un messaggero della grazia nel suo lontano paese.

Non sono evangelisti solo quelli che si rivolgono alle folle. Cominciamo coll’essere obbedienti: il Signore permetterà allora che anche noi ci troviamo, proprio al momento giusto, sulla strada di qualcuno a cui potremo annunciare Gesù.

Atti 9:1-22
1Or Saulo, tuttora spirante minaccia e strage contro i discepoli del Signore, venne al sommo sacerdote,2e gli chiese delle lettere per le sinagoghe di Damasco, affinché, se ne trovasse di quelli che seguivano la nuova via, uomini e donne, li potesse menar legati a Gerusalemme.3E mentre era in cammino, avvenne che, avvicinandosi a Damasco, di subito una luce dal cielo gli sfolgorò d’intorno.4Ed essendo caduto in terra, udì una voce che gli diceva: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?5Ed egli disse: Chi sei, Signore? E il Signore: Io son Gesù che tu perseguiti. Ti è duro ricalcitrar contro gli stimoli.6Ed egli, tutto tremante e spaventato, disse: Signore, che vuoi tu ch’io faccia? Ed il Signore gli disse: lèvati, entra nella città, e ti sarà detto ciò che devi fare.7Or gli uomini che faceano il viaggio con lui ristettero attoniti, udendo ben la voce, ma non vedendo alcuno.8E Saulo si levò da terra; ma quando aprì gli occhi, non vedeva nulla; e quelli, menandolo per la mano, lo condussero a Damasco.9E rimase tre giorni senza vedere, e non mangiò né bevve.10Or in Damasco v’era un certo discepolo, chiamato Anania; e il Signore gli disse in visione: Anania! Ed egli rispose: Eccomi, Signore.11E il Signore a lui: Lèvati, vattene nella strada detta Diritta, e cerca, in casa di Giuda, un uomo chiamato Saulo, da Tarso; poiché ecco, egli è in preghiera,12e ha veduto un uomo, chiamato Anania, entrare e imporgli le mani perché ricuperi la vista.13Ma Anania rispose: Signore, io ho udito dir da molti di quest’uomo, quanti mali abbia fatto ai tuoi santi in Gerusalemme.14E qui ha podestà dai capi sacerdoti d’incatenare tutti coloro che invocano il tuo nome.15Ma il Signore gli disse: Va’, perché egli è uno strumento che ho eletto per portare il mio nome davanti ai Gentili, ed ai re, ed ai figliuoli d’Israele;16poiché io gli mostrerò quante cose debba patire per il mio nome.17E Anania se ne andò, ed entrò in quella casa; e avendogli imposte le mani, disse: Fratello Saulo, il Signore, cioè Gesù, che ti è apparso sulla via per la quale tu venivi, mi ha mandato perché tu ricuperi la vista e sii ripieno dello Spirito Santo.18E in quell’istante gli caddero dagli occhi come delle scaglie, e ricuperò la vista; poi, levatosi, fu battezzato.19E avendo preso cibo, riacquistò le forze. E Saulo rimase alcuni giorni coi discepoli che erano a Damasco.20E subito si mise a predicar nelle sinagoghe che Gesù è il Figliuol di Dio.21E tutti coloro che l’udivano, stupivano e dicevano: Non è costui quel che in Gerusalemme infieriva contro quelli che invocano questo nome ed è venuto qui allo scopo di menarli incatenati ai capi sacerdoti?22Ma Saulo vie più si fortificava e confondeva i Giudei che abitavano in Damasco, dimostrando che Gesù è il Cristo.

Il cap. 8:3 menzionava un giovane chiamato Saulo, avversario particolarmente accanito dei cristiani. Secondo le sue stesse parole, era «un bestemmiatore, un persecutore e un oltraggiatore»: il primo dei peccatori (1 Timoteo 1:13.15)! Ma la potenza di Dio sta per strappare a Satana uno dei suoi migliori strumenti per arruolarlo al Suo servizio. Non contento di tormentare i cristiani di Gerusalemme, Saulo, nel suo furore e nel suo fanatismo, porta la persecuzione in altre città in cui l’opera di Dio si era estesa (confr. cap. 26:11). Eccolo recarsi a Damasco avendo nelle mani una procura del sommo sacerdote e nel cuore un odio implacabile contro i discepoli del Signore. Ma sulla strada, in pieno giorno, è improvvisamente accecato da un chiarore sfolgorante e gettato per terra; e viene a sapere, immaginiamo con quale emozione, che Colui che l’interpellava dall’alto della gloria era quel Gesù contro cui egli combatteva nei suoi discepoli. Il Signore s’identifica infatti coi suoi cari riscattati; essi fanno parte di Lui stesso.

Saulo, cieco, è condotto a Damasco, mentre un lavoro profondo si compie nel suo animo. Il Signore incarica Anania di visitare il nuovo convertito, di aprirgli gli occhi e di battezzarlo.

Atti 9:23-43
23E passati molti giorni, i Giudei si misero d’accordo per ucciderlo;24ma il loro complotto venne a notizia di Saulo. Essi facevan perfino la guardia alle porte, giorno e notte, per ucciderlo;25ma i discepoli, presolo di notte, lo calarono a basso giù dal muro in una cesta.26E quando fu giunto a Gerusalemme, tentava d’unirsi ai discepoli; ma tutti lo temevano, non credendo ch’egli fosse un discepolo.27Ma Barnaba, presolo con sé, lo menò agli apostoli, e raccontò loro come per cammino avea veduto il Signore e il Signore gli avea parlato, e come in Damasco avea predicato con franchezza nel nome di Gesù.28Da allora, Saulo andava e veniva con loro in Gerusalemme, e predicava con franchezza nel nome del Signore;29discorreva pure e discuteva con gli Ellenisti; ma questi cercavano d’ucciderlo.30E i fratelli, avendolo saputo, lo condussero a Cesarea, e di là lo mandarono a Tarso.31Così la Chiesa, per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria avea pace, essendo edificata; e camminando nel timor del Signore e nella consolazione dello Spirito Santo, moltiplicava.32Or avvenne che Pietro, andando qua e là da tutti, venne anche ai santi che abitavano in Lidda.33E quivi trovò un uomo, chiamato Enea, che già da otto anni giaceva in un lettuccio, essendo paralitico.34E Pietro gli disse: Enea, Gesù Cristo ti sana; lèvati e rifatti il letto. Ed egli subito si levò.35E tutti gli abitanti di Lidda e del pian di Saron lo videro e si convertirono al Signore.36Or in Ioppe v’era una certa discepola, chiamata Tabita, il che, interpretato, vuol dire Gazzella. Costei abbondava in buone opere e faceva molte elemosine.37E avvenne in que’ giorni ch’ella infermò e morì. E dopo averla lavata, la posero in una sala di sopra.38E perché Lidda era vicina a Ioppe, i discepoli, udito che Pietro era là, gli mandarono due uomini per pregarlo che senza indugio venisse fino a loro.39Pietro allora, levatosi, se ne venne con loro. E come fu giunto, lo menarono nella sala di sopra; e tutte le vedove si presentarono a lui piangendo, e mostrandogli tutte le tuniche e i vestiti che Gazzella faceva, mentr’era con loro.40Ma Pietro, messi tutti fuori, si pose in ginocchio, e pregò; e voltatosi verso il corpo, disse: Tabita lèvati. Ed ella aprì gli occhi; e veduto Pietro, si mise a sedere.41Ed egli le diè la mano, e la sollevò; e chiamati i santi e le vedove, la presentò loro in vita.42E ciò fu saputo per tutta Ioppe, e molti credettero nel Signore.43E Pietro dimorò molti giorni in Ioppe, da un certo Simone coiaio.

Subito convertito, Saulo si è messo a predicare il nome che aveva tanto combattuto fino a quel momento (v. 20). Tuttavia, sono necessari ancora molti anni per prepararlo al ministerio di cui è parlato al v. 15. Giovani amici credenti, non aspettate d’avere molta conoscenza per parlare agli altri del Signore. Ma, nello stesso tempo, non pensate che basti essere salvati per intraprendere subito qualunque servizio. È stato necessario a Paolo un tempo di ritiro in Arabia (Galati 1:17), poi un nuovo periodo a Tarso (Atti 9:30; 11:25), prima di essere chiamato a portare l’Evangelo alle nazioni, in compagnia di Barnaba. Solo quattordici anni dopo la conversione, gli altri apostoli gli diedero «la mano d’associazione» per l’opera tra le nazioni.

Quattro bei caratteri hanno le assemblee in questi tempi dell’inizio: la pace, l’edificazione, un santo timore, ed infine dei progressi dovuti all’azione del divino «Consolatore» (v. 31). Lo Spirito Santo è sempre con noi per farci realizzare questi caratteri.

Il capitolo si chiude con la guarigione di Enea e la risurrezione di Tabita: due miracoli, compiuti da Pietro, che sono il mezzo per portare delle anime al Signore e per far godere i discepoli della consolazione dello Spirito Santo.

Atti 10:1-24
1Or v’era in Cesarea un uomo, chiamato Cornelio, centurione della coorte detta l’ "Italica",2il quale era pio e temente Iddio con tutta la sua casa, e faceva molte elemosine al popolo e pregava Dio del continuo.3Egli vide chiaramente in visione, verso l’ora nona del giorno, un angelo di Dio che entrò da lui e gli disse: Cornelio!4Ed egli, guardandolo fisso, e preso da spavento, rispose: Che v’è, Signore? E l’angelo gli disse: Le tue preghiere e le tue elemosine son salite come una ricordanza davanti a Dio.5Ed ora, manda degli uomini a Ioppe, e fa’ chiamare un certo Simone, che è soprannominato Pietro.6Egli alberga da un certo Simone coiaio, che ha la casa presso al mare.7E come l’angelo che gli parlava se ne fu partito, Cornelio chiamò due dei suoi domestici, e un soldato pio di quelli che si tenean del continuo presso di lui;8e raccontata loro ogni cosa, li mandò a Ioppe.9Or il giorno seguente, mentre quelli erano in viaggio e si avvicinavano alla città, Pietro salì sul terrazzo della casa, verso l’ora sesta, per pregare.10E avvenne ch’ebbe fame e desiderava prender cibo; e come gliene preparavano, fu rapito in estasi;11e vide il cielo aperto, e scenderne una certa cosa, simile a un gran lenzuolo che, tenuto per i quattro capi, veniva calato in terra.12In esso erano dei quadrupedi, dei rettili della terra e degli uccelli del cielo, di ogni specie.13E una voce gli disse: Lèvati, Pietro; ammazza e mangia.14Ma Pietro rispose: In niun modo, Signore, poiché io non ho mai mangiato nulla d’immondo né di contaminato.15E una voce gli disse di nuovo la seconda volta: Le cose che Dio ha purificate, non le far tu immonde.16E questo avvenne per tre volte; e subito il lenzuolo fu ritirato in cielo.17E come Pietro stava perplesso in se stesso sul significato della visione avuta, ecco gli uomini mandati da Cornelio, i quali, avendo domandato della casa di Simone, si fermarono alla porta.18E avendo chiamato, domandarono se Simone, soprannominato Pietro, albergasse lì.19E come Pietro stava pensando alla visione, lo Spirito gli disse: Ecco tre uomini che ti cercano.20Lèvati dunque, scendi, e va’ con loro, senza fartene scrupolo, perché sono io che li ho mandati.21E Pietro, sceso verso quegli uomini, disse loro: Ecco, io son quello che cercate; qual è la cagione per la quale siete qui?22Ed essi risposero: Cornelio centurione, uomo giusto e temente Iddio, e del quale rende buona testimonianza tutta la nazion de’ Giudei, è stato divinamente avvertito da un santo angelo, di farti chiamare in casa sua e d’ascoltar quel che avrai da dirgli.23Allora, fattili entrare, li albergò. Ed il giorno seguente andò con loro; e alcuni dei fratelli di Ioppe l’accompagnarono.24E il giorno di poi entrarono in Cesarea. Or Cornelio li stava aspettando e avea chiamato i suoi parenti e i suoi intimi amici.

Questo capitolo è molto importante per noi che apparteniamo alle nazioni, cioè a popolazioni che erano pagane. Infatti, vediamo Pietro aprire a queste le porte del regno dei cieli (Matteo 16: 19). Bisogna notare con quale cura e con quale grazia Dio ha preparato da un lato il suo servitore, dall’altro Cornelio, all’incontro che avrà per questi e per noi meravigliose conseguenze. La rivelazione di Dio li trova entrambi nella medesima preziosa occupazione: la preghiera. Ma, dalle reticenze di Pietro a mangiare del contenuto del gran lenzuolo calato dal cielo, possiamo comprendere come i pregiudizi giudaici fossero radicati anche nei discepoli, e quale fosse lo spirito di superiorità d’un Israelita nei confronti d’un pagano. Con questa visione, Dio voleva insegnare al suo servitore a non fare più distinzione tra un popolo «puro», Israele, e le nazioni «impure». Tutti, Giudei e non, sono peccatori «rinchiusi nella disubbidienza» per diventare gli oggetti d’una stessa misericordia (Romani 10:12 e 11:30-32). Che Dio ci preservi dunque dall’avere «riguardo alla qualità delle persone» (v. 34) considerando alcuni meno degni di altri di ricevere l’Evangelo. Non dobbiamo scegliere, ma obbedire.

Atti 10:25-48
25E come Pietro entrava, Cornelio, fattoglisi incontro, gli si gittò ai piedi, e l’adorò.26Ma Pietro lo rialzò, dicendo: Lèvati, anch’io sono uomo!27E discorrendo con lui, entrò e trovò molti radunati quivi.28E disse loro: Voi sapete come non sia lecito ad un Giudeo di aver relazioni con uno straniero o d’entrare da lui; ma Dio mi ha mostrato che non debbo chiamare alcun uomo immondo o contaminato.29E’ per questo che, essendo stato chiamato, venni senza far obiezioni. Io vi domando dunque: Per qual cagione m’avete mandato a chiamare?30E Cornelio disse: Sono appunto adesso quattro giorni che io stavo pregando, all’ora nona, in casa mia, quand’ecco un uomo mi presentò davanti, in veste risplendente,31e disse: Cornelio, la tua preghiera è stata esaudita, e le tue elemosine sono state ricordate nel cospetto di Dio.32Manda dunque a Ioppe a far chiamare Simone, soprannominato Pietro; egli alberga in casa di Simone coiaio, presso al mare.33Perciò, in quell’istante io mandai da te, e tu hai fatto bene a venire; ora dunque siamo tutti qui presenti davanti a Dio, per udir tutte le cose che ti sono state comandate dal Signore.34Allora Pietro, prendendo a parlare, disse: In verità io comprendo che Dio non ha riguardo alla qualità delle persone;35ma che in qualunque nazione, chi lo teme ed opera giustamente gli e accettevole.36E questa è la parola ch’Egli ha diretta ai figliuoli d’Israele, annunziando pace per mezzo di Gesù Cristo. Esso è il Signore di tutti.37Voi sapete quello che è avvenuto per tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni;38vale a dire, la storia di Gesù di Nazaret; come Iddio l’ha unto di Spirito Santo e di potenza; e come egli è andato attorno facendo del bene, e guarendo tutti coloro che erano sotto il dominio del diavolo, perché Iddio era con lui.39E noi siam testimoni di tutte le cose ch’egli ha fatte nel paese de’ Giudei e in Gerusalemme; ed essi l’hanno ucciso, appendendolo ad un legno.40Esso ha Iddio risuscitato il terzo giorno, e ha fatto sì ch’egli si manifestasse41non a tutto il popolo, ma ai testimoni ch’erano prima stati scelti da Dio; cioè a noi, che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti.42Ed egli ci ha comandato di predicare al popolo e di testimoniare ch’egli è quello che da Dio è stato costituito Giudice dei vivi e dei morti.43Di lui attestano tutti i profeti che chiunque crede in lui riceve la remission de’ peccati mediante suo nome.44Mentre Pietro parlava così, lo Spirito Santo cadde su tutti coloro che udivano la Parola.45E tutti i credenti circoncisi che erano venuti con Pietro, rimasero stupiti che il dono dello Spirito Santo fosse sparso anche sui Gentili;46poiché li udivano parlare in altre lingue, e magnificare Iddio.47Allora Pietro prese a dire: Può alcuno vietar l’acqua perché non siano battezzati questi che hanno ricevuto lo Spirito Santo come noi stessi?48E comandò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo. Allora essi lo pregarono di rimanere alcuni giorni con loro.

Dio usa mezzi differenti per portare le anime alla sua conoscenza. La conversione dell’Etiopo (cap. 8), quella di Saulo (cap. 9) e quella di Cornelio (cap. 10) non si assomigliano. In questi tre uomini riconosciamo i discendenti dei tre figli di Noè: Cam: le razze africane e asiatiche; Sem: Israele e alcuni popoli orientali; infine Jafet: le nazioni del Nord e dell’Occidente. «Chiunque crede» in Gesù Cristo «riceve la remissione dei peccati»: tale è d’ora in poi il messaggio universale rivolto ad ogni tribù, lingua, popolo e nazione (v. 43; Apoc. 5:9). Nella persona di Cornelio, «quelli che sono lontani» odono a loro volta «la buona novella della pace» per mezzo di Gesù Cristo (v. 36; cap. 2:39; Efesini 2:17).

Gloriose visite, in verità, per questa casa un tempo pagana: un angelo (v. 3), Pietro e i fratelli che l’accompagnano, latori del messaggio dell’Evangelo; infine, e soprattutto, lo Spirito Santo che viene a suggellare questi nuovi convertiti, a conferma della loro fede e la loro qualità di figli di Dio. Come non riconoscere, di fronte a questo segno pubblico, la volontà della grazia di Dio? Pietro non può che sancirla col battesimo cristiano (v. 48).

Atti 11:1-18
1Or gli apostoli e i fratelli che erano per la Giudea, intesero che i Gentili aveano anch’essi ricevuto la parola di Dio.2E quando Pietro fu salito a Gerusalemme, quelli della circoncisione questionavano con lui, dicendo:3Tu sei entrato da uomini incirconcisi, e hai mangiato con loro.4Ma Pietro prese a raccontar loro le cose per ordine fin dal principio, dicendo:5Io ero nella città di Ioppe in preghiera, ed in un’estasi, ebbi una visione; una certa cosa simile a un gran lenzuolo tenuto per i quattro capi, scendeva giù dal cielo, e veniva fino a me;6ed io, fissatolo, lo considerai bene, e vidi i quadrupedi della terra, le fiere, i rettili, e gli uccelli del cielo.7E udii anche una voce che mi diceva: Pietro, lèvati, ammazza e mangia.8Ma io dissi: In niun modo, Signore; poiché nulla d’immondo o di contaminato mi è mai entrato in bocca.9Ma una voce mi rispose per la seconda volta dal cielo: Le cose che Dio ha purificate, non le far tu immonde.10E ciò avvenne per tre volte; poi ogni cosa fu ritirata in cielo.11Ed ecco che in quell’istante tre uomini, mandatimi da Cesarea, si presentarono alla casa dov’eravamo.12E lo Spirito mi disse che andassi con loro, senza farmene scrupolo. Or anche questi sei fratelli vennero meco, ed entrammo in casa di quell’uomo.13Ed egli ci raccontò come avea veduto l’angelo che si era presentato in casa sua e gli avea detto: Manda a Ioppe, e fa chiamare Simone, soprannominato Pietro;14il quale ti parlerà di cose, per le quali sarai salvato tu e tutta la casa tua.15E come avevo cominciato a parlare, lo Spirito Santo scese su loro, com’era sceso su noi da principio.16Mi ricordai allora della parola del Signore, che diceva: "Giovanni ha battezzato con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo".17Se dunque Iddio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato anche a noi che abbiam creduto nel Signor Gesù Cristo, chi ero io da potermi opporre a Dio?18Essi allora, udite queste cose, si acquetarono e glorificarono Iddio, dicendo: Iddio dunque ha dato il ravvedimento anche ai Gentili affinché abbiano vita.

Non giudichiamo mai basandoci sulle apparenze o su circostanze che conosciamo solo imperfettamente. Un cristiano, il cui comportamento ci ha sorpreso, può aver agito per ubbidienza al Signore. Così era il caso di Pietro, quando era entrato in casa di Cornelio e aveva mangiato con lui. Questi dettagli erano tutto ciò che avevano voluto prendere in considerazione «quelli della circoncisione» (v. 2); mentre in quella casa erano accadute cose meravigliose, che l’apostolo racconterà! La salvezza delle nazioni era annunciata nel Vecchio Testamento (per es. Isaia 49:6 e 65:1). Pietro stesso vi aveva fatto allusione fin dal suo primo discorso (cap. 2:21,39). Tuttavia, per eliminare le perplessità dei fratelli di Gerusalemme, erano necessarie delle prove formali. Queste sono portate mediante il racconto di Pietro, confermato dai sei testimoni che l’hanno accompagnato. Venendo a conoscenza di come l’apostolo è stato illuminato e condotto a casa di Cornelio e, soprattutto, di come lo Spirito Santo è disceso sui Gentili, tutti riconoscono la volontà di Dio e gli rendono gloria. Rallegriamoci di questo favore che si è esteso fino a noi e, se non l’abbiamo ancora fatto, affrettiamoci a ricevere anche noi «il ravvedimento» per la vita (v. 18).

Atti 11:19-30; Atti 12:1-6
19Quelli dunque ch’erano stati dispersi dalla persecuzione avvenuta a motivo di Stefano, passarono fino in Fenicia, in Cipro e in Antiochia, non annunziando la Parola ad alcuno se non ai Giudei soltanto.20Ma alcuni di loro, che erano Ciprioti e Cirenei, venuti in Antiochia, si misero a parlare anche ai Greci, annunziando il Signor Gesù.21E la mano del Signore era con loro; e gran numero di gente, avendo creduto, si convertì al Signore.22E la notizia del fatto venne agli orecchi della chiesa ch’era in Gerusalemme; onde mandarono Barnaba fino ad Antiochia.23Ed esso, giunto là e veduta la grazia di Dio, si rallegrò, e li esortò tutti ad attenersi al Signore con fermo proponimento di cuore,24poiché egli era un uomo dabbene, e pieno di Spirito Santo e di fede. E gran moltitudine fu aggiunta al Signore.25Poi Barnaba se ne andò a Tarso, a cercar Saulo; e avendolo trovato, lo menò ad Antiochia.26E avvenne che per lo spazio d’un anno intero parteciparono alle raunanze della chiesa, ed ammaestrarono un gran popolo; e fu in Antiochia che per la prima volta i discepoli furon chiamati Cristiani.27Or in que’ giorni, scesero de’ profeti da Gerusalemme ad Antiochia.28E un di loro, chiamato per nome Agabo, levatosi, predisse per lo Spirito che ci sarebbe stata una gran carestia per tutta la terra; ed essa ci fu sotto Claudio.29E i discepoli determinarono di mandare, ciascuno secondo le sue facoltà, una sovvenzione ai fratelli che abitavano in Giudea,30il che difatti fecero, mandandola agli anziani, per mano di Barnaba e di Saulo.
1Or intorno a quel tempo, il re Erode mise mano a maltrattare alcuni della chiesa;2e fece morir per la spada Giacomo, fratello di Giovanni.3E vedendo che ciò era grato ai Giudei, continuo e fece arrestare anche Pietro. Or erano i giorni degli azzimi.4E presolo, lo mise in prigione, dandolo in guardia a quattro mute di soldati di quattro l’una; perché, dopo la Pasqua, voleva farlo comparire dinanzi al popolo.5Pietro dunque era custodito nella prigione; ma fervide preghiere eran fatte dalla chiesa a Dio per lui.6Or quando Erode stava per farlo comparire, la notte prima, Pietro stava dormendo in mezzo a due soldati, legato con due catene; e le guardie davanti alla porta custodivano la prigione.

La porta della grazia, chiusa ai Giudei, come popolo di Dio, per la morte di Stefano, è stata aperta alle nazioni. Moltissimi Greci si volgono verso il Signore (v. 20-21). Gesù aveva già visto questo frutto della sua opera quando alcuni Greci avevano desiderato vederlo (Giovanni 12:20...). Ad Antiochia si forma allora una prospera assemblea in cui, per un anno, Barnaba e Paolo esercitano il loro ministerio. E, vedendo vivere questi credenti, viene loro attribuito il nome del loro Signore: per la prima volta sono chiamati cristiani. È un onore e una responsabilità portare il nome stesso di Cristo. Fra la moltitudine di persone battezzate che si valgono del bel titolo di cristiani, quanti lo sono veramente?

L’amore fraterno di questi credenti d’Antiochia si esprime con dei doni per «una sovvenzione ai fratelli» della Giudea che stanno per soffrire ancora (v. 27-30). Infatti Erode Agrippa (cap. 12:1) è il degno successore dello zio Erode Antipa (Luca 13:31; 23:11 ecc.) e del nonno Erode il grande (Matteo 2). La crudeltà e il desiderio di piacere (confr. v. 3 e Marco 6:26) lo spingono ad uccidere Giacomo, il fratello di Giovanni; poi, a mettere Pietro in prigione.

Atti 12:7-25
7Ed ecco, un angelo del Signore sopraggiunse, e una luce risplendé nella cella; e l’angelo, percosso il fianco a Pietro, lo svegliò, dicendo: Lèvati prestamente. E le catene gli caddero dalle mani.8E l’angelo disse: Cingiti, e lègati i sandali. E Pietro fece così. Poi gli disse: Mettiti il mantello, e seguimi.9Ed egli, uscito, lo seguiva, non sapendo che fosse vero quel che avveniva per mezzo dell’angelo, ma pensando di avere una visione.10Or com’ebbero passata la prima e la seconda guardia, vennero alla porta di ferro che mette in città, la quale si aperse loro da sé; ed essendo usciti, s’inoltrarono per una strada: e in quell’istante l’angelo si partì da lui.11E Pietro, rientrato in sé, disse: Ora conosco per certo che il Signore ha mandato il suo angelo e mi ha liberato dalla mano di Erode e da tutta l’aspettazione del popolo dei Giudei.12E considerando la cosa, venne alla casa di Maria, madre di Giovanni soprannominato Marco, dove molti fratelli stavano raunati e pregavano.13E avendo Pietro picchiato all’uscio del vestibolo, una serva, chiamata Rode venne ad ascoltare;14e riconosciuta la voce di Pietro, per l’allegrezza non aprì l’uscio, ma corse dentro ad annunziare che Pietro stava davanti alla porta.15E quelli le dissero: Tu sei pazza! Ma ella asseverava che era così. Ed essi dicevano: E’ il suo angelo.16Ma Pietro continuava a picchiare, e quand’ebbero aperto, lo videro e stupirono.17Ma egli, fatto lor cenno con la mano che tacessero, raccontò loro in qual modo il Signore l’avea tratto fuor della prigione. Poi disse: Fate sapere queste cose a Giacomo ed ai fratelli. Ed essendo uscito, se ne andò in un altro luogo.18Or, fattosi giorno, vi fu non piccol turbamento fra i soldati, perché non sapevano che cosa fosse avvenuto di Pietro.19Ed Erode, cercatolo, e non avendolo trovato, esaminate le guardie, comandò che fosser menate al supplizio. Poi, sceso di Giudea a Cesarea, vi si trattenne.20Or Erode era fortemente adirato contro i Tiri e i Sidoni; ma essi di pari consentimento si presentarono a lui; e guadagnato il favore di Blasto, ciambellano del re, chiesero pace, perché il loro paese traeva i viveri dal paese del re.21Nel giorno fissato, Erode, indossato l’abito reale, e postosi a sedere sul trono, li arringava pubblicamente.22E il popolo si mise a gridare: Voce d’un dio, e non d’un uomo!23In quell’istante, un angelo del Signore lo percosse, perché non avea dato a Dio la gloria; e morì, roso dai vermi.24Ma la parola di Dio progrediva e si spandeva di più in più.25E Barnaba e Saulo, compiuta la loro missione, tornarono da Gerusalemme, prendendo seco Giovanni soprannominato Marco.

Né le catene, né i sedici soldati, né le intenzioni omicide d’Erode possono impedire a Pietro di dormire tranquillamente nella sua cella di prigione. E nessun ostacolo può impedire al Signore di liberare il suo caro servitore (Salmo 121:4). Un angelo lo sveglia, poi lo fa uscire con potenza (v. 7 e 10) e affrettatamente (v. 8). Com’è tutto facile quando è Dio che agisce! Egli conosceva la criminale «aspettazione del popolo dei Giudei» (v. 11), ma aveva anche udito le «fervide preghiere» della chiesa per Pietro (v. 5), e sono queste che hanno il sopravvento. Quando l’esaudimento arriva, con l’apostolo in persona, manca la fede per riconoscerlo. Quante volte preghiamo con le labbra, senza aspettarci realmente la risposta della nostra richiesta! Quante volte dubitiamo ancora... quando la risposta è già alla porta!

Sordo a tutti gli avvertimenti divini, Erode presterà un orecchio compiacente alle lusinghe dei Tiri e dei Sidoni che, per ragioni politiche, cercano l’amicizia di questo assassino, il quale è improvvisamente colpito da una morte ignobile di fronte a tutti. Mentre la Parola di Colui col quale aveva combattuto, nella sua follia, si spande più che mai (v. 24).

Atti 13:1-12
1Or nella chiesa d’Antiochia v’eran dei profeti e dei dottori: Barnaba, Simeone chiamato Niger, Lucio di Cirene, Manaen, fratello di latte di Erode il tetrarca, e Saulo.2E mentre celebravano il culto del Signore e digiunavano, lo Spirito Santo disse: Mettetemi a parte Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati.3Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani, e li accomiatarono.4Essi dunque, mandati dallo Spirito Santo, scesero a Seleucia, e di là navigarono verso Cipro.5E giunti a Salamina, annunziarono la parola di Dio nelle sinagoghe de’ Giudei: e aveano seco Giovanni come aiuto.6Poi, traversata tutta l’isola fino a Pafo, trovarono un certo mago, un falso profeta giudeo, che avea nome Bar-Gesù,7il quale era col proconsole Sergio Paolo, uomo intelligente. Questi, chiamati a sé Barnaba e Saulo, chiese d’udir la parola di Dio.8Ma Elima, il mago (perché così s’interpreta questo suo nome), resisteva loro, cercando di stornare il proconsole dalla fede.9Ma Saulo, chiamato anche Paolo, pieno dello Spirito Santo, guardandolo fisso gli disse:10O pieno d’ogni frode e d’ogni furberia, figliuol del diavolo, nemico d’ogni giustizia, non cesserai tu di pervertir le diritte vie del Signore?11Ed ora, ecco, la mano del Signore è sopra te, e sarai cieco, senza vedere il sole, per un certo tempo. E in quel l’istante, caligine e tenebre caddero su lui; e andando qua e là cercava chi lo menasse per la mano.12Allora il proconsole, visto quel che era accaduto credette, essendo stupito della dottrina del Signore.

Qui incomincia una nuova suddivisione del libro degli Atti. La Chiesa d’Antiochia diventa il punto di partenza dell’opera che sta per compiersi fra le nazioni. Barnaba e Saulo sono chiamati, messi a parte, e se ne vanno accompagnati dalle preghiere dell’Assemblea. La loro prima tappa è l’isola di Cipro, di cui Barnaba era originario (cap. 4:36). Arrivando a Pafo, gli apostoli sono convocati dal proconsole Sergio Paolo, il più alto funzionano romano dell’isola. Quest’«uomo intelligente» conosceva il Dio dei Giudei e desiderava udire la sua Parola. Ma era consigliato da un inquietante personaggio: Elima, mago giudeo (che esercitava dunque un’attività abominevole agli occhi di Dio: vedere Deuteronomio 18:9-10), il quale approfittava dei bisogni spirituali di Sergio Paolo per esercitare su di lui un’influenza nefasta. L’opposizione di quest’uomo, però, produce proprio ciò che cercava d’impedire, e permette a Paolo (chiamato così per la prima volta) di dare al proconsole una prova della potenza del Signore, castigando il falso profeta.

Elima è una figura del popolo giudeo che, a motivo della sua resistenza allo Spirito di Dio, è stato reso cieco «per un certo tempo» a vantaggio delle nazioni.

Atti 13:13-31
13Or Paolo e i suoi compagni, imbarcatisi a Pafo, arrivarono a Perga di Panfilia; ma Giovanni, separatosi da loro, ritornò a Gerusalemme.14Ed essi, passando oltre Perga, giunsero ad Antiochia di Pisidia; e recatisi il sabato nella sinagoga, si posero a sedere.15E dopo la lettura della legge e dei profeti, i capi della sinagoga mandarono a dir loro: Fratelli, se avete qualche parola d’esortazione da rivolgere al popolo, ditela.16Allora Paolo, alzatosi, e fatto cenno con la mano, disse: Uomini israeliti, e voi che temete Iddio, udite.17L’Iddio di questo popolo d’Israele elesse i nostri padri, e fece grande il popolo durante la sua dimora nel paese di Egitto, e con braccio levato, ne lo trasse fuori.18E per lo spazio di circa quarant’anni, sopportò i loro modi nel deserto.19Poi, dopo aver distrutte sette nazioni nel paese di Canaan, distribuì loro come eredità il paese di quelle.20E dopo queste cose, per circa quattrocentocinquanta anni, diede loro de’ giudici fino al profeta Samuele.21Dopo chiesero un re; e Dio diede loro Saul, figliuolo di Chis, della tribù di Beniamino, per lo spazio di quarant’anni.22Poi, rimossolo, suscitò loro Davide per re, al quale rese anche questa testimonianza: Io ho trovato Davide, figliuolo di Iesse, un uomo secondo il mio cuore, che eseguirà ogni mio volere.23Dalla progenie di lui Iddio, secondo la sua promessa, ha suscitato a Israele un Salvatore nella persona di Gesù,24avendo Giovanni, prima della venuta di lui, predicato il battesimo del ravvedimento a tutto il popolo d’Israele.25E come Giovanni terminava la sua carriera diceva: Che credete voi che io sia? Io non sono il Messia; ma ecco, dietro a me viene uno, del quale io non son degno di sciogliere i calzari.26Fratelli miei, figliuoli della progenie d’Abramo, e voi tutti che temete Iddio, a noi è stata mandata la parola di questa salvezza.27Poiché gli abitanti di Gerusalemme e i loro capi, avendo disconosciuto questo Gesù e le dichiarazioni de’ profeti che si leggono ogni sabato, le adempirono, condannandolo.28E benché non trovassero in lui nulla che fosse degno di morte, chiesero a Pilato che fosse fatto morire.29E dopo ch’ebber compiute tutte le cose che erano scritte di lui, lo trassero giù dal legno, e lo posero in un sepolcro.30Ma Iddio lo risuscitò dai morti;31e per molti giorni egli si fece vedere da coloro ch’eran con lui saliti dalla Galilea a Gerusalemme, i quali sono ora suoi testimoni presso il popolo.

Gli apostoli, proseguendo il loro viaggio, giungono in Panfilia. Ma qui Giovanni (chiamato anche Marco: cap. 12:12) li abbandona e torna a Gerusalemme. La sua fede non era all’altezza del servizio per il quale si era impegnato, né delle difficoltà che intravedeva. Non basta accompagnare o imitare un servitore di Dio. Anche in un’opera comune, ognuno ha la propria responsabilità davanti al Signore e può camminare solo con la sua fede personale.

Rivolgendosi ai Giudei nella sinagoga d’Antiochia di Pisidia, Paolo, come Stefano, ricorda la storia d’Israele e mostra come Dio ha compiuto in Gesù le promesse fatte a Davide (Salmo 132:11). Quest’ultimo non era, egli stesso, una preziosa figura del Salvatore che da lui doveva discendere? (v. 23). Infatti, in contrasto con Saul, re secondo la carne, Dio si era scelto in Davide un uomo secondo il suo cuore che avrebbe fatto tutta la sua volontà (v. 22).

Tutto concordava perché Gesù fosse designato come il Messia: la testimonianza di Giovanni dopo quella di tutti i profeti; il compimento delle Scritture per quanto riguardava la sua morte, non essendo stato trovato nessun crimine in Lui (v. 28; Isaia 53:9). E, soprattutto, la sua risurrezione (v. 30).

Atti 13:32-52
32E noi vi rechiamo la buona novella che la promessa fatta ai padri,33Iddio l’ha adempiuta per noi, loro figliuoli, risuscitando Gesù, siccome anche è scritto nel salmo secondo: Tu sei il mio Figliuolo, oggi Io ti ho generato.34E siccome lo ha risuscitato dai morti per non tornar più nella corruzione, Egli ha detto così: Io vi manterrò le sacre e fedeli promesse fatte a Davide.35Difatti egli dice anche in un altro luogo: Tu non permetterai che il tuo Santo vegga la corruzione.36Poiché Davide, dopo aver servito al consiglio di Dio nella sua generazione, si è addormentato, ed è stato riunito coi suoi padri, e ha veduto la corruzione;37ma colui che Dio ha risuscitato, non ha veduto la corruzione.38Siavi dunque noto, fratelli, che per mezzo di lui v’è annunziata la remissione dei peccati;39e per mezzo di lui, chiunque crede è giustificato di tutte le cose, delle quali voi non avete potuto esser giustificati per la legge di Mosè.40Guardate dunque che non venga su voi quello che è detto nei profeti:41Vedete, o sprezzatori, e maravigliatevi, e dileguatevi, perché io fo un’opera ai dì vostri, un’opera che voi non credereste, se qualcuno ve la narrasse.42Or, mentre uscivano, furon pregati di parlar di quelle medesime cose al popolo il sabato seguente.43E dopo che la raunanza si fu sciolta, molti de’ Giudei e de’ proseliti pii seguiron Paolo e Barnaba; i quali, parlando loro, li persuasero a perseverare nella grazia di Dio.44E il sabato seguente, quasi tutta la città si radunò per udir la parola di Dio.45Ma i Giudei, vedendo le moltitudini, furon ripieni d’invidia, e bestemmiando contradicevano alle cose dette da Paolo.46Ma Paolo e Barnaba dissero loro francamente: Era necessario che a voi per i primi si annunziasse la parola di Dio; ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco, noi ci volgiamo ai Gentili.47Perché così ci ha ordinato il Signore, dicendo: Io ti ho posto per esser luce de’ Gentili, affinché tu sia strumento di salvezza fino alle estremità della terra.48E i Gentili, udendo queste cose, si rallegravano e glorificavano la parola di Dio; e tutti quelli che erano ordinati a vita eterna, credettero.49E la parola del Signore si spandeva per tutto il paese.50Ma i Giudei istigarono le donne pie e ragguardevoli e i principali uomini della città, e suscitarono una persecuzione contro Paolo e Barnaba, e li scacciarono dai loro confini.51Ma essi, scossa la polvere de’ lor piedi contro loro, se ne vennero ad Iconio.52E i discepoli eran pieni d’allegrezza e di Spirito Santo.

«Se Cristo non è risuscitato, vana... è la nostra predicazione» scriverà l’apostolo ai Corinzi (1 Corinzi 15:14). Non stupiamoci dunque di sentirlo insistere tanto sulla risurrezione del Signore Gesù. Ai Giudei essa dimostrava che si trattava del Messia promesso, Colui di cui parlava il Salmo 16 ed altri passi delle scritture (v. 34, 35). Ai pagani essa confermava la potenza di Dio e l’imminenza del suo giudizio (cap. 17: 31); a noi credenti, la presenza nella gloria del nostro Redentore vivente garantisce che la sua opera è stata accettata da Dio per la nostra giustificazione (Romani 4:25), che la nostra parte è celeste (Colossesi 3:1-2) e la nostra speranza «sicura e ferma» (Ebrei 6:18-20).

Purtroppo «la buona novella» (v. 32) non incontra da parte dei miserabili Giudei che contraddizione e bestemmie (v. 45). Allora, su ordine del Signore, gli apostoli si volgono solennemente verso le nazioni, confermando che la remissione dei peccati è per chiunque crede (v. 38, 39).

Questi Giudei si giudicavano indegni della vita eterna (v. 46). Si trattava di incredulità, non certo di umiltà! Il Signore li aveva visti nell’immagine del figlio maggiore della parabola (Luca 15:25) che, col suo egoismo e la sua pretesa giustizia, si privava egli stesso volontariamente delle gioie della casa paterna.

Atti 14:1-28
1Or avvenne che in Iconio pure Paolo e Barnaba entrarono nella sinagoga dei Giudei e parlarono in maniera che una gran moltitudine di Giudei e di Greci credette.2Ma i Giudei, rimasti disubbidienti, misero su e inasprirono gli animi dei Gentili contro i fratelli.3Essi dunque dimoraron quivi molto tempo, predicando con franchezza, fidenti nel Signore, il quale rendeva testimonianza alla parola della sua grazia, concedendo che per le lor mani si facessero segni e prodigi.4Ma la popolazione della città era divisa; gli uni tenevano per i Giudei, e gli altri per gli apostoli.5Ma essendo scoppiato un moto dei Gentili e dei Giudei coi loro capi, per recare ingiuria agli apostoli e lapidarli,6questi, conosciuta la cosa, se ne fuggirono nelle città di Licaonia, Listra e Derba e nel paese d’intorno;7e quivi si misero ad evangelizzare.8Or in Listra c’era un certo uomo, impotente nei piedi, che stava sempre a sedere, essendo zoppo dalla nascita, e non aveva mai camminato.9Egli udì parlare Paolo, il quale, fissati in lui gli occhi, e vedendo che avea fede da esser sanato,10disse ad alta voce: Lèvati ritto in piè. Ed egli saltò su, e si mise a camminare.11E le turbe, avendo veduto ciò che Paolo avea fatto, alzarono la voce, dicendo in lingua licaonica: Gli dèi hanno preso forma umana, e sono discesi fino a noi.12E chiamavano Barnaba, Giove, e Paolo, Mercurio, perché era il primo a parlare.13E il sacerdote di Giove, il cui tempio era all’entrata della città, menò dinanzi alle porte tori e ghirlande, e volea sacrificare con le turbe.14Ma gli apostoli Barnaba e Paolo, udito ciò, si stracciarono i vestimenti, e saltarono in mezzo alla moltitudine, esclamando:15Uomini, perché fate queste cose? Anche noi siamo uomini della stessa natura che voi; e vi predichiamo che da queste cose vane vi convertiate all’Iddio vivente, che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi;16che nelle età passate ha lasciato camminare nelle loro vie tutte le nazioni,17benché non si sia lasciato senza testimonianza, facendo del bene, mandandovi dal cielo piogge e stagioni fruttifere, dandovi cibo in abbondanza, e letizia ne’ vostri cuori.18E dicendo queste cose, a mala pena trattennero le turbe dal sacrificar loro.19Or sopraggiunsero quivi de’ Giudei da Antiochia e da Iconio; i quali, avendo persuaso le turbe, lapidarono Paolo e lo trascinaron fuori della città, credendolo morto.20Ma essendosi i discepoli raunati intorno a lui, egli si rialzò, ed entrò nella città; e il giorno seguente, partì con Barnaba per Derba.21E avendo evangelizzata quella città e fatti molti discepoli se ne tornarono a Listra, a Iconio ed Antiochia,22confermando gli animi dei discepoli, esortandoli a perseverare nella fede, dicendo loro che dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni.23E fatti eleggere per ciascuna chiesa degli anziani, dopo aver pregato e digiunato, raccomandarono i fratelli al Signore, nel quale aveano creduto.24E traversata la Pisidia, vennero in Panfilia.25E dopo aver annunziata la Parola in Perga, discesero ad Attalia;26e di là navigarono verso Antiochia, di dove erano stati raccomandati alla grazia di Dio, per l’opera che aveano compiuta.27Giunti colà e raunata la chiesa, riferirono tutte le cose che Dio avea fatte per mezzo di loro, e come avea aperta la porta della fede ai Gentili.28E stettero non poco tempo coi discepoli.

Ad Iconio, la parola produce lo stesso duplice effetto ottenuto in precedenza: la fede in un gran numero di persone, l’opposizione in altri. Quanto agli apostoli, essi predicano con franchezza; e qual è il segreto del loro coraggio? Essi sono «fidenti nel Signore», il quale coopera con loro, confermando la loro parola con miracoli e prodigi (confr. v. 3 e Marco 16:20). La guarigione operata a Listra, dopo che gli apostoli sono stati cacciati da Iconio, produce una forte impressione su quei poveri pagani, i quali si apprestano ad adorare come divinità gli stessi uomini che il giorno prima si cercava altrove di lapidare! Agli occhi degli apostoli questo era ben peggio. Inorriditi, invitano questi idolatri a volgersi verso il Dio vivente (confr. cap. 12:22, 23). Ma i sentimenti delle folle durano ben poco! I Giudei arrivati da Iconio li hanno subito raggiunti, e ora lapidano Paolo col consenso di tutti. Preservato dal Signore, il fedele servitore non è né spaventato né scoraggiato. Continua tranquillamente il suo ministerio, ripassando per le città nelle quali l’Evangelo è già stato annunciato. Questo primo viaggio missionario si conclude. Gli apostoli sono pronti a raccontare alla chiesa tutte le cose gloriose che Dio ha fatto con loro.

Atti 15:1-21
1Or alcuni, discesi dalla Giudea, insegnavano ai fratelli: Se voi non siete circoncisi secondo il rito di Mosè, non potete esser salvati.2Ed essendo nata una non piccola dissensione e controversia fra Paolo e Barnaba, e costoro, fu deciso che Paolo, Barnaba e alcuni altri dei fratelli salissero a Gerusalemme agli apostoli ed anziani per trattar questa questione.3Essi dunque, accompagnati per un tratto dalla chiesa, traversarono la Fenicia e la Samaria, raccontando la conversione dei Gentili; e cagionavano grande allegrezza a tutti i fratelli.4Poi, giunti a Gerusalemme, furono accolti dalla chiesa, dagli apostoli e dagli anziani, e riferirono quanto grandi cose Dio avea fatte con loro.5Ma alcuni della setta de’ Farisei che aveano creduto, si levarono dicendo: Bisogna circoncidere i Gentili, e comandar loro d’osservare la legge di Mosè.6Allora gli apostoli e gli anziani si raunarono per esaminar la questione.7Ed essendone nata una gran discussione, Pietro si levò in piè, e disse loro: Fratelli, voi sapete che fin dai primi giorni Iddio scelse fra voi me, affinché dalla bocca mia i Gentili udissero la parola del Vangelo e credessero.8E Dio, conoscitore dei cuori, rese loro testimonianza, dando lo Spirito Santo a loro, come a noi;9e non fece alcuna differenza fra noi e loro, purificando i cuori loro mediante la fede.10Perché dunque tentate adesso Iddio mettendo sul collo de’ discepoli un giogo che né i padri nostri né noi abbiam potuto portare?11Anzi, noi crediamo d’esser salvati per la grazia del Signor Gesù, nello stesso modo che loro.12E tutta la moltitudine si tacque; e stavano ad ascoltar Barnaba e Paolo che narravano quali segni e prodigi Iddio aveva fatto per mezzo di loro fra i Gentili.13E quando si furon taciuti, Giacomo prese a dire:14Fratelli, ascoltatemi. Simone ha narrato come Dio ha primieramente visitato i Gentili, per trarre da questi un popolo per il suo nome.15E con ciò s’accordano le parole de’ profeti, siccome è scritto:16Dopo queste cose io tornerò e edificherò di nuovo la tenda di Davide, che è caduta; e restaurerò le sue ruine, e la rimetterò in piè,17affinché il rimanente degli uomini e tutti i Gentili sui quali e invocato il mio nome,18cerchino il Signore, dice il Signore che fa queste cose, le quali a lui son note ab eterno.19Per la qual cosa io giudico che non si dia molestia a quelli dei Gentili che si convertono a Dio;20ma che si scriva loro di astenersi dalle cose contaminate nei sacrifici agl’idoli, dalla fornicazione, dalle cose soffocate, e dal sangue.21Poiché Mosè fin dalle antiche generazioni ha chi lo predica in ogni città, essendo letto nelle sinagoghe ogni sabato.

I credenti d’origine giudaica che formavano le chiese di Gerusalemme e della Giudea avevano provato grande allegrezza nell’apprendere la conversione delle nazioni; ma alcuni pensavano che, prima di diventare cristiani, fosse necessario farsi Giudei; essere circoncisi e obbedire alla legge. Paolo e Barnaba comprendono subito il pericolo di questo ragionamento, lo stesso che più tardi obbligherà l’apostolo a scrivere ai Galati una lettera severa. Tornare alla schiavitù della legge, dirà loro, significa essere scaduti dalla grazia (Galati 5:1-6). Questa questione rischiava di dividere Gerusalemme e Antiochia. Dio conduce tutto affinché la discussione si svolga a Gerusalemme, e sia salvaguardata l’unità della Chiesa. Pietro, poi Giacomo, prendono la parola e confermano che nazioni e Giudei sono salvati in un solo e medesimo modo: per la grazia del Signore Gesù (v. 11). E non bisogna schiavizzare o dare molestia (v. 19) ai nuovi convertiti mediante ciò che Galati 4:9 definisce «deboli e poveri elementi». Esistono tuttavia degli ordinamenti che Dio mantiene perché sono anteriori al popolo d’Israele, e sono validi per tutti i tempi e per tutte le sue creature. Così, l’astensione del sangue risale al diluvio (Genesi 9:4) e il rispetto del matrimonio alla creazione (Matteo 19:4-8).

Atti 15:22-41
22Allora parve bene agli apostoli e agli anziani con tutta la chiesa, di mandare ad Antiochia con Paolo e Barnaba, certi uomini scelti fra loro, cioè: Giuda, soprannominato Barsabba, e Sila, uomini autorevoli tra i fratelli;23e scrissero così per loro mezzo: Gli apostoli e i fratelli anziani, ai fratelli di fra i Gentili che sono in Antiochia, in Siria ed in Cilicia, salute.24Poiché abbiamo inteso che alcuni, partiti di fra noi, vi hanno turbato coi loro discorsi, sconvolgendo le anime vostre, benché non avessimo dato loro mandato di sorta,25è parso bene a noi, riuniti di comune accordo, di scegliere degli uomini e di mandarveli assieme ai nostri cari Barnaba e Paolo,26i quali hanno esposto la propria vita per il nome del Signor nostro Gesù Cristo.27Vi abbiam dunque mandato Giuda e Sila; anch’essi vi diranno a voce le medesime cose.28Poiché è parso bene allo Spirito Santo ed a noi di non imporvi altro peso all’infuori di queste cose, che sono necessarie;29cioè: che v’asteniate dalle cose sacrificate agl’idoli, dal sangue, dalle cose soffocate, e dalla fornicazione; dalle quali cose ben farete a guardarvi. State sani.30Essi dunque, dopo essere stati accomiatati, scesero ad Antiochia; e radunata la moltitudine, consegnarono la lettera.31E quando i fratelli l’ebbero letta, si rallegrarono della consolazione che recava.32E Giuda e Sila, anch’essi, essendo profeti, con molte parole li esortarono e li confermarono.33E dopo che furon dimorati quivi alquanto tempo, furon dai fratelli congedati in pace perché se ne tornassero a quelli che li aveano inviati.34E parve bene a Sila di rimaner quivi.35Ma Paolo e Barnaba rimasero ad Antiochia insegnando ed evangelizzando, con molti altri ancora, la parola del Signore.36E dopo vari giorni, Paolo disse a Barnaba: Torniamo ora a visitare i fratelli in ogni città dove abbiamo annunziato la parola del Signore, per vedere come stanno.37Barnaba voleva prender con loro anche Giovanni, detto Marco.38Ma Paolo giudicava che non dovessero prendere a compagno colui che si era separato da loro fin dalla Panfilia, e che non era andato con loro all’opera.39E ne nacque un’aspra contesa, tanto che si separarono; e Barnaba, preso seco Marco, navigò verso Cipro;40ma Paolo, sceltosi Sila, partì, raccomandato dai fratelli alla grazia del Signore.41E percorse la Siria e la Cilicia, confermando le chiese.

Gli apostoli e gli anziani riuniti a Gerusalemme si sono occupati con diligenza della questione che li aveva coinvolti. Tutta l’assemblea si è trovata d’accordo con le conclusioni di Giacomo (v. 22 e 25). E la lettera che mandano per mano di Giuda e Sila viene a rassicurare e a consolidare i fratelli d’Antiochia che erano stati turbati (v. 24). Nello stesso tempo, la visita dei due servitori di Dio contribuisce decisamente all’edificazione dell’Assemblea (v.32). Così, gli sforzi dei Nemico, volti a gettare il turbamento e a dividere, alla fine hanno prodotto gli effetti contrari. La fede dei discepoli è stata fortificata e i legami della comunione tra le varie assemblee sono stati rinsaldati. Una volta di più l’empio è stato ingannato dalla sua stessa opera (Prov. 11:18).

Risolta ogni difficoltà, il lavoro del Signore può riprendere. La sollecitudine di Paolo per le assemblee costituite durante il suo primo viaggio lo spingono ad intraprenderne un secondo per vedere «come stanno» spiritualmente i fratelli (confr. 2 Corinzi 11:28). Ma questa volta Barnaba non andrà con Paolo. Un disaccordo sorto riguardo al suo nipote Marco ne è la causa. Più tardi, quest’ultimo ritroverà la fiducia dell’apostolo e gli sarà «utile per il ministerio» (Colossesi 4:10; Timoteo 4:11).

Atti 16:1-15
1E venne anche a Derba e a Listra; ed ecco, quivi era un certo discepolo, di nome Timoteo, figliuolo di una donna giudea credente, ma di padre greco.2Di lui rendevano buona testimonianza i fratelli che erano in Listra ed in Iconio.3Paolo volle ch’egli partisse con lui; e presolo, lo circoncise a cagion de’ Giudei che erano in quei luoghi; perché tutti sapevano che il padre di lui era greco.4E passando essi per le città, trasmisero loro, perché le osservassero, le decisioni prese dagli apostoli e dagli anziani che erano a Gerusalemme.5Le chiese dunque erano confermate nella fede, e crescevano in numero di giorno in giorno.6Poi traversarono la Frigia e il paese della Galazia, avendo lo Spirito Santo vietato loro d’annunziar la Parola in Asia;7e giunti sui confini della Misia, tentavano d’andare in Bitinia; ma lo Spirito di Gesù non lo permise loro;8e passata la Misia, discesero in Troas.9E Paolo ebbe di notte una visione: Un uomo macedone gli stava dinanzi, e lo pregava dicendo: Passa in Macedonia e soccorrici.10E com’egli ebbe avuta quella visione, cercammo subito di partire per la Macedonia, tenendo per certo che Dio ci avea chiamati là, ad annunziar loro l’Evangelo.11Perciò, salpando da Troas, tirammo diritto, verso Samotracia, e il giorno seguente verso Neapoli;12e di là ci recammo a Filippi, che è città primaria di quella parte della Macedonia, ed è colonia romana; e dimorammo in quella città alcuni giorni.13E nel giorno di sabato andammo fuori della porta, presso al fiume, dove supponevamo fosse un luogo d’orazione; e postici a sedere, parlavamo alle donne ch’eran quivi radunate.14E una certa donna, di nome Lidia, negoziante di porpora, della città di Tiatiri, che temeva Dio, ci stava ad ascoltare; e il Signore le aprì il cuore, per renderla attenta alle cose dette da Paolo.15E dopo che fu battezzata con quei di casa, ci pregò dicendo: Se mi avete giudicata fedele al Signore, entrate in casa mia, e dimoratevi. E ci fece forza.

Paolo si ritrova a Derba e a Listra, dove alcune assemblee si erano formate durante il suo primo passaggio. Vi facciamo la conoscenza dei giovane Timoteo, il cui nome significa «onorato da Dio». Era stato educato nella conoscenza degli Scritti sacri da una madre e una nonna pie (2 Timoteo 1:5 e 3:15). Felice preparazione al servizio che oramai svolgerà con l’apostolo «nella maniera che un figlio serve al padre» (Filippesi 2:22)! Il «noi» usato a partire dal v. 10 mostra che Luca, l’autore del libro, da questo momento è con loro. Guardando la cartina, vediamo che, dopo aver tentato d’andare a sinistra nella provincia d’Asia (la regione di Efeso), poi a destra in Bitinia, l’apostolo e i suoi compagni sono stati chiamati dallo Spirito ad andare dritto davanti a loro, in Macedonia, dall’altra parte del mar Egeo. In presenza di porte chiuse, il servitore obbediente deve guardarsi dall’insistere, e attendere le direzioni dall’alto.

Filippi è dunque la prima città europea ad udire l’Evangelo. E la prima conversione menzionata è quella di Lidia. Il Signore aveva aperto il suo cuore per renderla attenta... Chiediamogli d’aprire anche il nostro cuore e di preservarci da ogni distrazione tutte le volte che la Parola ci viene presentata.

Atti 16:16-40
16E avvenne, come andavamo al luogo d’orazione, che incontrammo una certa serva, che avea uno spirito indovino e con l’indovinare procacciava molto guadagno ai suoi padroni.17Costei, messasi a seguir Paolo e noi, gridava: Questi uomini son servitori dell’Iddio altissimo, e vi annunziano la via della salvezza.18Così fece per molti giorni; ma essendone Paolo annoiato, si voltò e disse allo spirito: Io ti comando, nel nome di Gesù Cristo, che tu esca da costei. Ed esso uscì in quell’istante.19Ma i padroni di lei, vedendo che la speranza del loro guadagno era svanita, presero Paolo e Sila, e li trassero sulla pubblica piazza davanti ai magistrati,20e presentatili ai pretori, dissero: Questi uomini, che son Giudei, perturbano la nostra città,21e predicano dei riti che non è lecito a noi che siam Romani né di ricevere, né di osservare.22E la folla si levò tutta insieme contro a loro; e i pretori, strappate loro di dosso le vesti, comandarono che fossero battuti con le verghe.23E dopo aver loro date molte battiture, li cacciarono in prigione, comandando al carceriere di custodirli sicuramente.24Il quale, ricevuto un tal ordine, li cacciò nella prigione più interna, e serrò loro i piedi nei ceppi.25Or sulla mezzanotte Paolo e Sila, pregando, cantavano inni a Dio; e i carcerati li ascoltavano.26E ad un tratto, si fece un gran terremoto, talché la prigione fu scossa dalle fondamenta; e in quell’istante tutte le porte si apersero, e i legami di tutti si sciolsero.27Il carceriere, destatosi, e vedute le porte della prigione aperte, tratta la spada, stava per uccidersi, pensando che i carcerati fossero fuggiti.28Ma Paolo gridò ad alta voce: Non ti far male alcuno, perché siam tutti qui.29E quegli, chiesto un lume, saltò dentro, e tutto tremante si gettò ai piedi di Paolo e di Sila;30e menatili fuori, disse: Signori, che debbo io fare per esser salvato?31Ed essi risposero: Credi nel Signor Gesù, e sarai salvato tu e la casa tua.32Poi annunziarono la parola del Signore a lui e a tutti coloro che erano in casa sua.33Ed egli, presili in quell’istessa ora della notte, lavò loro le piaghe; e subito fu battezzato lui con tutti i suoi.34E menatili su in casa sua, apparecchiò loro la tavola, e giubilava con tutta la sua casa, perché avea creduto in Dio.35Or come fu giorno, i pretori mandarono i littori a dire: Lascia andar quegli uomini.36E il carceriere riferì a Paolo queste parole, dicendo: I pretori hanno mandato a mettervi in libertà; or dunque uscite, e andatevene in pace.37Ma Paolo disse loro: Dopo averci pubblicamente battuti senza essere stati condannati, noi che siam cittadini romani, ci hanno cacciato in prigione; e ora ci mandan via celatamente? No davvero! Anzi, vengano essi stessi a menarci fuori.38E i littori riferirono queste parole ai pretori; e questi ebbero paura quando intesero che eran Romani;39e vennero, e li pregarono di scusarli; e menatili fuori, chiesero loro d’andarsene dalla città.40Allora essi, usciti di prigione, entrarono in casa di Lidia; e veduti i fratelli, li confortarono, e si partirono.

La guarigione della serva posseduta da uno spirito satanico procura ai due servitori di Dio le torture e la prigione. Strana accoglienza in Macedonia, avrebbero potuto pensare, dopo esservi stati chiamati per soccorrere (v. 9)! Ma Paolo mette in pratica ciò che più tardi raccomanderà ai cristiani di questa città: «Rallegratevi del continuo nel Signore» (Filippesi 4:4). Coperto di piaghe, può cantare con Sila in prigione. In questi muri sinistri non erano certo mai rieccheggiate simili note. Quale testimonianza rendono questi canti per coloro che li ascoltano! Più le nostre circostanze saranno difficili, più la nostra pace e la nostra gioia parleranno a quelli che ci conoscono. Ed è spesso per questo motivo che il Signore ci manda delle tribolazioni.

A questa fedele testimonianza, Dio aggiunge la sua, liberando i prigionieri. Tutto tremante, il carceriere chiede: «Che debbo fare per esser salvato?» La risposta, meravigliosamente semplice, si rivolge ad ogni anima angustiata: «Credi nel Signor Gesù...» (v. 30,31). Allora la gioia riempie quella casa.

Dopo quella notte memorabile, gli apostoli sono ufficialmente liberati e lasciano la città, dopo aver esortato ancora una volta «i fratelli».

Atti 17:1-15
1Ed essendo passati per Amfipoli e per Apollonia, vennero a Tessalonica, dov’era una sinagoga de’ Giudei;2e Paolo, secondo la sua usanza, entrò da loro, e per tre sabati tenne loro ragionamenti tratti dalle Scritture,3spiegando e dimostrando ch’era stato necessario che il Cristo soffrisse e risuscitasse dai morti; e il Cristo, egli diceva, è quel Gesù che io v’annunzio.4E alcuni di loro furon persuasi, e si unirono a Paolo e Sila; e così fecero una gran moltitudine di Greci pii, e non poche delle donne principali.5Ma i Giudei, mossi da invidia, presero con loro certi uomini malvagi fra la gente di piazza; e raccolta una turba, misero in tumulto la città; e, assalita la casa di Giasone, cercavano di trar Paolo e Sila fuori al popolo.6Ma non avendoli trovati, trascinarono Giasone e alcuni de’ fratelli dinanzi ai magistrati della città, gridando: Costoro che hanno messo sossopra il mondo, son venuti anche qua,7e Giasone li ha accolti; ed essi tutti vanno contro agli statuti di Cesare, dicendo che c’è un altro re, Gesù.8E misero sossopra la moltitudine e i magistrati della città, che udivano queste cose.9E questi, dopo che ebbero ricevuta una cauzione da Giasone e dagli altri, li lasciarono andare.10E i fratelli, subito, di notte, fecero partire Paolo e Sila per Berea; ed essi, giuntivi, si recarono nella sinagoga de’ Giudei.11Or questi furono più generosi di quelli di Tessalonica, in quanto che ricevettero la Parola con ogni premura, esaminando tutti i giorni le Scritture per vedere se le cose stavan così.12Molti di loro, dunque, credettero, e non piccol numero di nobildonne greche e d’uomini.13Ma quando i Giudei di Tessalonica ebbero inteso che la parola di Dio era stata annunziata da Paolo anche in Berea, vennero anche là, agitando e mettendo sossopra le turbe.14E i fratelli, allora, fecero partire immediatamente Paolo, conducendolo fino al mare; e Sila e Timoteo rimasero ancora quivi.15Ma coloro che accompagnavano Paolo, lo condussero fino ad Atene; e ricevuto l’ordine di dire a Sila e a Timoteo che quanto prima venissero a lui, si partirono.

Da Filippi, Paolo e i suoi compagni si recano a Tessalonica, altra città della Macedonia. Alcuni Giudei e numerosi Greci, tra i quali non poche donne importanti, ricevono la parola che viene loro annunciata (1 Tessalonicesi 1:5). Ma la maggior parte dei Giudei, spinti anch’essi da Satana, eccitano il popolo contro gli evangelisti. A questo scopo non esitano a servirsi di gente sbandata, che in altre occasioni avevano disprezzato, né a riprendere davanti ai magistrati lo stesso argomento utilizzato un tempo davanti a Pilato: «Noi non abbiamo altro re che Cesare» (v. 7; Giovanni 19:15).

Il soggiorno di Paolo a Tessalonica è stato dunque breve: circa tre settimane. Ma Dio ha permesso questo per nostra utilità: infatti l’apostolo si è così trovato obbligato a completare il suo insegnamento con due epistole, ricche di istruzioni per noi tutti.

A Berea i Giudei sono più generosi e retti. Invece di essere accecati dalla gelosia (confr. v. 5), cercano di rendere ferma la loro fede studiando tutti i giorni la Parola, di cui riconoscevano la sovrana autorità (v. 11; confr. Giovanni 5:39). Non insisteremo mai troppo nell’invitare ognuno dei nostri lettori a seguire quest’esempio (rifacendosi in particolare ai passi che citiamo). È lo scopo di queste semplici meditazioni quotidiane.

Atti 17:16-34
16Or mentre Paolo li aspettava in Atene, lo spirito gli s’inacerbiva dentro a veder la città piena d’idoli.17Egli dunque ragionava nella sinagoga coi Giudei e con le persone pie; e sulla piazza, ogni giorno, con quelli che vi si trovavano.18E anche certi filosofi epicurei e stoici conferivan con lui. E alcuni dicevano: Che vuol dire questo cianciatore? E altri: Egli pare essere un predicatore di divinità straniere; perché annunziava Gesù e la risurrezione.19E presolo con sé, lo condussero su nell’Areopàgo, dicendo: Potremmo noi sapere qual sia questa nuova dottrina che tu proponi?20Poiché tu ci rechi agli orecchi delle cose strane. Noi vorremmo dunque sapere che cosa voglian dire queste cose.21Or tutti gli Ateniesi e i forestieri che dimoravan quivi, non passavano il tempo in altro modo che a dire o ad ascoltare quel che c’era di più nuovo.22E Paolo, stando in piè in mezzo all’Areopàgo, disse: Ateniesi, io veggo che siete in ogni cosa quasi troppo religiosi.23Poiché, passando, e considerando gli oggetti del vostro culto, ho trovato anche un altare sul quale era scritto: Al dio sconosciuto. Ciò dunque che voi adorate senza conoscerlo, io ve l’annunzio.24L’Iddio che ha fatto il mondo e tutte le cose che sono in esso, essendo Signore del cielo e della terra, non abita in templi fatti d’opera di mano;25e non è servito da mani d’uomini; come se avesse bisogno di alcuna cosa; Egli, che dà a tutti la vita, il fiato ed ogni cosa.26Egli ha tratto da un solo tutte le nazioni degli uomini perché abitino su tutta la faccia della terra, avendo determinato le epoche loro assegnate, e i confini della loro abitazione,27affinché cerchino Dio, se mai giungano a trovarlo, come a tastoni, benché Egli non sia lungi da ciascun di noi.28Difatti, in lui viviamo, ci moviamo, e siamo, come anche alcuni de’ vostri poeti han detto: "Poiché siamo anche sua progenie".29Essendo dunque progenie di Dio, non dobbiam credere che la Divinità sia simile ad oro, ad argento, o a pietra scolpiti dall’arte e dall’immaginazione umana.30Iddio dunque, passando sopra ai tempi dell’ignoranza, fa ora annunziare agli uomini che tutti, per ogni dove, abbiano a ravvedersi,31perché ha fissato un giorno, nei quale giudicherà il mondo con giustizia, per mezzo dell’uomo ch’Egli ha stabilito; del che ha fatto fede a tutti, avendolo risuscitato dai morti.32Quando udiron mentovar la risurrezione de’ morti, alcuni se ne facevano beffe; ed altri dicevano: Su questo noi ti sentiremo un’altra volta.33Così Paolo uscì dal mezzo di loro.34Ma alcuni si unirono a lui e credettero; fra i quali anche Dionisio l’Areopagita, una donna chiamata Damaris, e altri con loro.

Rimasto solo ad Atene, Paolo non è distratto dai suoi monumenti e dalle sue sculture. Gli si stringe il cuore e s’indigna nello scoprire che questa città, famosa per la sua cultura, è piena della peggiore idolatria. Nell’agorà (la piazza pubblica), incontra i filosofi di diverse scuole, universalmente rinomate per la loro saggezza. L’intelligenza è stata data all’uomo per discernere la potenza eterna e la divinità del suo Creatore (Romani 1:20). Ora, l’ignoranza di questi studiosi eminenti conferma che «il mondo non ha conosciuto Dio con la propria sapienza» (1 Corinzi 1:21). Egli era in mezzo a loro un «Dio sconosciuto». Cominciando dall’inizio, Paolo parla loro del «Signore del cielo e della terra» (v. 24) che si è ormai rivelato non solo nella creazione, ma anche nella redenzione. Questo Dio sovrano «fa ora annunziare agli uomini che tutti, per ogni dove, abbiano a ravvedersi» (v. 30). Così nessuno di noi può dire che quest’ordine divino non sia per lui.

La curiosità intellettuale non ha niente in comune col vero bisogno dell’anima. Alcuni degli uditori di Paolo si fanno beffe apertamente; altri rimettono a più tardi l’esame di quelle cose. Ma alcuni credono. Triplo effetto dell’evangelo quando è predicato, anche oggi.

Atti 18:1-11
1Dopo queste cose egli, partitosi da Atene, venne a Corinto.2E trovato un certo Giudeo, per nome Aquila, oriundo del Ponto, venuto di recente dall’Italia insieme con Priscilla sua moglie, perché Claudio avea comandato che tutti i Giudei se ne andassero da Roma, s’unì a loro.3E siccome era del medesimo mestiere, dimorava con loro, e lavoravano; poiché, di mestiere, eran fabbricanti di tende.4E ogni sabato discorreva nella sinagoga, e persuadeva Giudei e Greci.5Ma quando Sila e Timoteo furon venuti dalla Macedonia, Paolo si diè tutto quanto alla predicazione, testimoniando ai Giudei che Gesù era il Cristo.6Però, contrastando essi e bestemmiando, egli scosse le sue vesti e disse loro: Il vostro sangue ricada sul vostro capo; io ne son netto; da ora innanzi andrò ai Gentili.7E partitosi di là, entrò in casa d’un tale, chiamato Tizio Giusto, il quale temeva Iddio, ed aveva la casa contigua alla sinagoga.8E Crispo, il capo della sinagoga, credette nel Signore con tutta la sua casa; e molti dei Corinzi, udendo Paolo, credevano, ed eran battezzati.9E il Signore disse di notte in visione a Paolo: Non temere ma parla e non tacere;10perché io son teco, e nessuno metterà le mani su te per farti del male; poiché io ho un gran popolo in questa città.11Ed egli dimorò quivi un anno e sei mesi, insegnando fra loro la parola di Dio.

A Corinto, Paolo fa il felice incontro con una coppia giudea: Aquila e Priscilla. Portati a Cristo, sono diventati particolarmente cari all’apostolo, e sono giunti persino ad esporre la loro vita per lui in una circostanza che non ci è riportata (Romani 16:4). Corinto era famosa per la corruzione dei costumi e per il lusso. L’apostolo e i suoi amici, che non vogliono dipendere da questa ricchezza, si danno ad esempio, lavorando manualmente (1 Corinzi 9:15 e 18; 2 Corinzi 11:8,9).

Di fronte all’opposizione dei Giudei, Paolo declina la sua responsabilità nei loro confronti e dichiara che si volgerà verso le nazioni (v. 6). Ma Romani 9:2-5 ci fa capire come soffre a dover parlar loro in questo modo. Così il Signore incoraggia il suo caro servitore, e gli rivela che, se il suo popolo terreno non risponde alle sue aspettative, Egli ha in questa città «un gran popolo» per il cielo (v. 10). Sì, in questa città dissoluta, Egli si compiacerà di riunire un gran numero di credenti, come dimostrano le due epistole che saranno loro indirizzate. Prova che né le ricchezze, né i piaceri, in una città in cui non mancava niente, possono soddisfare i veri bisogni del cuore dell’uomo.

Atti 18:12-28
12Poi, quando Gallione fu proconsole d’Acaia, i Giudei, tutti d’accordo, si levaron contro Paolo, e lo menarono dinanzi al tribunale, dicendo:13Costui va persuadendo gli uomini ad adorare Iddio in modo contrario alla legge.14E come Paolo stava per aprir la bocca, Gallione disse ai Giudei: Se si trattasse di qualche ingiustizia o di qualche mala azione, o Giudei, io vi ascolterei pazientemente, come ragion vuole.15Ma se si tratta di questioni intorno a parole, a nomi, e alla vostra legge, provvedeteci voi; io non voglio esser giudice di codeste cose.16E li mandò via dal tribunale.17Allora tutti, afferrato Sostene, il capo della sinagoga, lo battevano davanti al tribunale. E Gallione non si curava affatto di queste cose.18Quanto a Paolo, ei rimase ancora molti giorni a Corinto; poi, preso commiato dai fratelli, navigò verso la Siria, con Priscilla ed Aquila, dopo essersi fatto tosare il capo a Cencrea, perché avea fatto un voto.19Come furon giunti ad Efeso, Paolo li lasciò quivi; egli, intanto, entrato nella sinagoga, si pose a discorrere coi Giudei.20E pregandolo essi di dimorare da loro più a lungo, non acconsentì;21ma dopo aver preso commiato e aver detto che, Dio volendo, sarebbe tornato da loro un’altra volta, salpò da Efeso.22E sbarcato a Cesarea, salì a Gerusalemme, e salutata la chiesa, scese ad Antiochia.23Ed essendosi fermato quivi alquanto tempo, si partì, percorrendo di luogo in luogo il paese della Galazia e la Frigia, confermando tutti i discepoli.24Or un certo Giudeo, per nome Apollo, oriundo d’Alessandria, uomo eloquente e potente nelle Scritture, arrivò ad Efeso.25Egli era stato ammaestrato nella via del Signore; ed essendo fervente di spirito, parlava e insegnava accuratamente le cose relative a Gesù, benché avesse conoscenza soltanto del battesimo di Giovanni.26Egli cominciò pure a parlar francamente nella sinagoga. Ma Priscilla ed Aquila, uditolo, lo presero seco e gli esposero più appieno la via di Dio.27Poi, volendo egli passare in Acaia, i fratelli ve lo confortarono, e scrissero ai discepoli che l’accogliessero. Giunto là, egli fu di grande aiuto a quelli che avevan creduto mediante la grazia;28perché con gran vigore confutava pubblicamente i Giudei, dimostrando per le Scritture che Gesù è il Cristo.

Gli intrighi dei Giudei e le loro accuse dinanzi a Gallione non impediscono a Paolo di continuare la sua opera a Corinto. Il Signore lo protegge, secondo la sua promessa (v. 10).

Poi si rimette in strada, passa da Efeso, dove lascia Aquila e Priscilla, scende a Gerusalemme attraverso Cesarea, e termina ad Antiochia il suo secondo viaggio missionario (confrontate la cartina inserita alla fine della vostra Bibbia). Dal v. 23 comincia la descrizione del terzo viaggio dell’infaticabile apostolo. Attraversa di nuovo la Frigia e la Galazia (vedere cap. 16:6), dove si erano formate delle assemblee che gli procureranno molte preoccupazioni (Galati 1:2; 4:11).

Nel frattempo, un altro servitore di Dio è giunto a Efeso. Si tratta di Apollo, notevole per la sua eloquenza e la sua potenza nel presentare la Parola: conseguenza del suo fervore (v. 25), poiché si parla bene solo delle cose che riempiono il cuore (Matteo 12:34,35). Inoltre, egli insegna accuratamente e con franchezza «le cose relative a Gesù». Ma questi doni non impediscono ad Apollo di lasciarsi umilmente spiegare da Aquila e Priscilla la verità che ignora. Egli è pronto ad ascoltare e il suo servizio in Acaia, dove si recherà in seguito, sarà più che utile.

Atti 19:1-22
1Or avvenne, mentre Apollo era a Corinto, che Paolo, avendo traversato la parte alta del paese, venne ad Efeso; e vi trovò alcuni discepoli, ai quali disse:2Riceveste voi lo Spirito Santo quando credeste? Ed essi a lui: Non abbiamo neppur sentito dire che ci sia lo Spirito Santo.3Ed egli disse loro: Di che battesimo siete dunque stati battezzati? Ed essi risposero: Del battesimo di Giovanni.4E Paolo disse: Giovanni battezzò col battesimo di ravvedimento, dicendo al popolo che credesse in colui che veniva dopo di lui, cioè, in Gesù.5Udito questo, furon battezzati nel nome del Signor Gesù;6e dopo che Paolo ebbe loro imposto le mani, lo Spirito Santo scese su loro, e parlavano in altre lingue, e profetizzavano.7Erano, in tutto, circa dodici uomini.8Poi entrò nella sinagoga, e quivi seguitò a parlare francamente per lo spazio di tre mesi, discorrendo con parole persuasive delle cose relative al regno di Dio.9Ma siccome alcuni s’indurivano e rifiutavano di credere, dicendo male della nuova Via dinanzi alla moltitudine, egli, ritiratosi da loro, separò i discepoli, discorrendo ogni giorno nella scuola di Tiranno.10E questo continuò due anni; talché tutti coloro che abitavano nell’Asia, Giudei e Greci, udirono la parola del Signore.11E Iddio faceva de’ miracoli straordinari per le mani di Paolo;12al punto che si portavano sui malati degli asciugatoi e de’ grembiuli che erano stati sul suo corpo, e le malattie si partivano da loro, e gli spiriti maligni se ne uscivano.13Or alcuni degli esorcisti giudei che andavano attorno, tentarono anch’essi d’invocare il nome del Signor Gesù su quelli che aveano degli spiriti maligni, dicendo: Io vi scongiuro, per quel Gesù che Paolo predica.14E quelli che facevan questo, eran sette figliuoli di un certo Sceva, Giudeo, capo sacerdote.15E lo spirito maligno, rispondendo, disse loro: Gesù, lo conosco, e Paolo so chi è; ma voi chi siete?16E l’uomo che avea lo spirito maligno si avventò su due di loro; li sopraffece, e fe’ loro tal violenza, che se ne fuggirono da quella casa, nudi e feriti.17E questo venne a notizia di tutti, Giudei e Greci, che abitavano in Efeso; e tutti furon presi da spavento, e il nome del Signor Gesù era magnificato.18E molti di coloro che aveano creduto, venivano a confessare e a dichiarare le cose che aveano fatte.19E buon numero di quelli che aveano esercitato le arti magiche, portarono i loro libri assieme, e li arsero in presenza di tutti; e calcolatone il prezzo, trovarono che ascendeva a cinquantamila dramme d’argento.20Così la parola di Dio cresceva potentemente e si rafforzava.21Compiute che furon queste cose, Paolo si mise in animo d’andare a Gerusalemme, passando per la Macedonia e per l’Acaia. Dopo che sarò stato là, diceva, bisogna ch’io veda anche Roma.22E mandati in Macedonia due di quelli che lo aiutavano, Timoteo ed Erasto, egli si trattenne ancora in Asia per qualche tempo.

Fedele alla sua promessa (cap. 18:21), l’apostolo arriva a Efeso, capitale della provincia d’Asia. Vi resterà tre anni (cap. 20:31), succedendo ad Apollo, il quale, a Corinto, «annaffia» là dove l’apostolo ha piantato (cap. 18:27,28; 1 Corinzi 3:6). Non vediamo tra questi servitori di Dio né gelosia, né rivendicazione di un particolare campo di lavoro.

Il battesimo di Giovanni, l’unico conosciuto da questi Efesini, preparava i Giudei pentiti a ricevere un Messia regnante sulla terra. Il cristiano, invece, ha una posizione celeste, è messo in relazione mediante lo Spirito Santo con un Cristo morto e risorto. Verità sottolineata in modo particolare dall’epistola agli Efesini.

Ora la parola del Signore «cresceva potentemente e si rafforzava», non solo per i miracoli compiuti dall’apostolo, ma per la sua autorità sui cuori (v. 20). Essa spingeva questi credenti a confessare le cose che avevano fatto e a rinunciare pubblicamente alle arti magiche. Animati dal «primo amore» (Apocalisse 2:4), questi Efesini non volevano «partecipare alle opere infruttuose delle tenebre» (Efesini 5:11).

Cari amici, la Parola del Signore mostra la sua potenza al mondo mediante dei frutti visibili nella nostra vita?

Atti 19:23-41
23Or in quel tempo nacque non piccol tumulto a proposito della nuova Via.24Poiché un tale, chiamato Demetrio, orefice, che faceva de’ tempietti di Diana in argento, procurava non poco guadagno agli artigiani.25Raunati questi e gli altri che lavoravan di cotali cose, disse: Uomini, voi sapete che dall’esercizio di quest’arte viene la nostra prosperità.26E voi vedete e udite che questo Paolo ha persuaso e sviato gran moltitudine non solo in Efeso, ma quasi in tutta l’Asia dicendo che quelli fatti con le mani, non sono dèi.27E non solo v’è pericolo che questo ramo della nostra arte cada in discredito, ma che anche il tempio della gran dea Diana sia reputato per nulla, e che sia perfino spogliata della sua maestà colei, che tutta l’Asia e il mondo adorano.28Ed essi, udite queste cose, accesi di sdegno, si misero a gridare: Grande è la Diana degli Efesini!29E tutta la città fu ripiena di confusione; e traendo seco a forza Gaio e Aristarco, Macedoni, compagni di viaggio di Paolo, si precipitaron tutti d’accordo verso il teatro.30Paolo voleva presentarsi al popolo, ma i discepoli non glielo permisero.31E anche alcuni de’ magistrati dell’Asia che gli erano amici, mandarono a pregarlo che non s’arrischiasse a venire nel teatro.32Gli uni dunque gridavano una cosa, e gli altri un’altra; perché l’assemblea era una confusione; e i più non sapevano per qual cagione si fossero raunati.33E di fra la moltitudine trassero Alessandro, che i Giudei spingevano innanzi. E Alessandro, fatto cenno con la mano, voleva arringare il popolo a loro difesa.34Ma quando ebbero riconosciuto che era Giudeo, tutti, ad una voce, per circa due ore, si posero a gridare: Grande è la Diana degli Efesini!35Ma il segretario, avendo acquetata la turba, disse: Uomini di Efeso, chi è che non sappia che la città degli Efesini è la guardiana del tempio della gran Diana e dell’immagine caduta da Giove?36Essendo dunque queste cose fuor di contestazione, voi dovete acquetarvi e non far nulla di precipitato;37poiché avete menato qua questi uomini, i quali non sono né sacrileghi, né bestemmiatori della nostra dea.38Se dunque Demetrio e gli artigiani che son con lui hanno qualcosa contro qualcuno, ci sono i tribunali, e ci sono i proconsoli; si facciano citare gli uni e gli altri.39Se poi volete ottenere qualcosa intorno ad altri affari, la questione si risolverà in un’assemblea legale.40Perché noi siamo in pericolo d’essere accusati di sedizione per la raunata d’oggi, non essendovi ragione alcuna con la quale noi possiamo giustificare questo assembramento.41E dette queste cose, sciolse l’adunanza.

Vi era ad Efeso uno splendido tempio consacrato alla dea Diana (il precedente era una delle sette meraviglie del mondo antico). Le visite dei “turisti” e le miniature in argento vendute come souvenirs, procuravano un grande guadagno agli artigiani della città. La predicazione dell’evangelo non poteva che danneggiare il loro commercio, perciò vediamo che si associano per difendere i propri interessi, dando ipocritamente alla loro azione un pretesto religioso (confr. Apocalisse 18:11). Quante persone, invece di ricercare ardentemente la verità, sono bloccate da considerazioni materiali che toccano la loro «prosperità» (v. 25) o dall’opinione degli altri!

Grandi clamori s’innalzano in favore della dea... prova che questa non era in grado di mostrare la sua «grandezza» per garantire la propria difesa (confr. 1 Re 18:26-29).

Più evoluto e più colto d’un tempo, il mondo d’oggi non ha fatto altro che cambiare i suoi dei; ma i cuori non sono cambiati. Idoli dello stadio, dello spettacolo o della canzone... le folle oggi adorano e seguono quelli che vengono loro proposti dal principe di questo mondo, vero maestro nell’arte di far smarrire le anime.

Atti 20:1-16
1Or dopo che fu cessato il tumulto, Paolo, fatti chiamare i discepoli ed esortatili, li abbracciò e si partì per andare in Macedonia.2E dopo aver traversato quelle parti, e averli con molte parole esortati, venne in Grecia.3Quivi si fermò tre mesi; poi, avendogli i Giudei teso delle insidie mentre stava per imbarcarsi per la Siria, decise di tornare per la Macedonia.4E lo accompagnarono Sòpatro di Berea, figlio di Pirro, e i Tessalonicesi Aristarco e Secondo, e Gaio di Derba e Timoteo, e della provincia d’Asia Tichico e Trofimo.5Costoro, andati innanzi, ci aspettarono a Troas.6E noi, dopo i giorni degli azzimi, partimmo da Filippi, e in capo a cinque giorni li raggiungemmo a Troas, dove dimorammo sette giorni.7E nel primo giorno della settimana, mentre eravamo radunati per rompere il pane, Paolo, dovendo partire il giorno seguente, si mise a ragionar con loro, e prolungò il suo discorso fino a mezzanotte.8Or nella sala di sopra, dove eravamo radunati, c’erano molte lampade;9e un certo giovinetto, chiamato Eutico, che stava seduto sul davanzale della finestra, fu preso da profondo sonno; e come Paolo tirava in lungo il suo dire, sopraffatto dal sonno, cadde giù dal terzo piano, e fu levato morto.10Ma Paolo, sceso a basso, si buttò su di lui, e abbracciatolo, disse: Non fate tanto strepito, perché l’anima sua e in lui.11Ed essendo risalito, ruppe il pane e prese cibo; e dopo aver ragionato lungamente sino all’alba, senz’altro si partì.12Il ragazzo poi fu ricondotto vivo, ed essi ne furono oltre modo consolati.13Quanto a noi, andati innanzi a bordo, navigammo verso Asso, con intenzione di prender quivi Paolo con noi; poiché egli avea fissato così, volendo fare quel tragitto per terra.14E avendoci incontrati ad Asso, lo prendemmo con noi, e venimmo a Mitilene.15E di là, navigando, arrivammo il giorno dopo dirimpetto a Chio; e il giorno seguente approdammo a Samo, e il giorno dipoi giungemmo a Mileto.16Poiché Paolo avea deliberato di navigare oltre Efeso, per non aver a consumar tempo in Asia; giacché si affrettava per trovarsi, se gli fosse possibile, a Gerusalemme il giorno della Pentecoste.

L’ostile manifestazione di Efeso spinge Paolo a lasciare questa città (confr. Matteo 10:23). Dopo essere andato in Grecia attraverso la Macedonia, torna per la stessa strada e giunge a Troas. Il racconto che segue (v. 7-12) ci conferma che la «cena del Signore» si celebrava, come oggi, il primo giorno della settimana. Siamo stupiti del sonno d’Eutico durante la predicazione dell’apostolo. Ma non è ancora Paolo che ci parla quando leggiamo le sue epistole? E quale attenzione gli accordiamo? Il terribile incidente ci mostra, moralmente, dove può condurre l’indifferenza nei riguardi della Parola, particolarmente da parte di un giovane: ad una caduta e ad uno stato di morte. Ma la grazia di Dio accorda qui un miracolo consolante.

Questa scena può anche farci pensare per analogia alla storia della Chiesa responsabile. Il suo sonno, la sua rovina, la sua morte spirituale derivarono da una mancanza d’attenzione all’insegnamento degli apostoli. Tuttavia il Signore ha permesso dei risvegli seguiti da nutrimento e consolazione per i suoi, nell’attesa dell’alba della grande partenza per il cielo.

Paolo lascia Troas per via terra (v. 13; sottolineiamo il beneficio d’un cammino solo col Signore), raggiunge i suoi compagni ad Asso, da dove riprende il mare in direzione di Gerusalemme.

Atti 20:17-38
17E da Mileto mandò ad Efeso a far chiamare gli anziani della chiesa.18E quando furon venuti a lui, egli disse loro: Voi sapete in qual maniera, dal primo giorno che entrai nell’Asia, io mi son sempre comportato con voi,19servendo al Signore con ogni umiltà, e con lacrime, fra le prove venutemi dalle insidie dei Giudei;20come io non mi son tratto indietro dall’annunziarvi e dall’insegnarvi in pubblico e per le case, cosa alcuna di quelle che vi fossero utili,21scongiurando Giudei e Greci a ravvedersi dinanzi a Dio e a credere nel Signor nostro Gesù Cristo.22Ed ora, ecco, vincolato nel mio spirito, io vo a Gerusalemme, non sapendo le cose che quivi mi avverranno;23salvo che lo Spirito Santo mi attesta in ogni città che legami ed afflizioni m’aspettano.24Ma io non fo alcun conto della vita, quasi mi fosse cara, pur di compiere il mio corso e il ministerio che ho ricevuto dal Signor Gesù, che è di testimoniare dell’Evangelo della grazia di Dio.25Ed ora, ecco, io so che voi tutti fra i quali sono passato predicando il Regno, non vedrete più la mia faccia.26Perciò io vi protesto quest’oggi che son netto del sangue di tutti;27perché io non mi son tratto indietro dall’annunziarvi tutto il consiglio di Dio.28Badate a voi stessi e a tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti vescovi, per pascere la chiesa di Dio, la quale egli ha acquistata col proprio sangue.29Io so che dopo la mia partenza entreranno fra voi de’ lupi rapaci, i quali non risparmieranno il gregge;30e di fra voi stessi sorgeranno uomini che insegneranno cose perverse per trarre i discepoli dietro a sé.31Perciò vegliate, ricordandovi che per lo spazio di tre anni, notte e giorno, non ho cessato d’ammonire ciascuno con lacrime.32E ora, io vi raccomando a Dio e alla parola della sua grazia; a lui che può edificarvi e darvi l’eredità con tutti i santificati.33Io non ho bramato né l’argento, né l’oro, né il vestito d’alcuno.34Voi stessi sapete che queste mani hanno provveduto ai bisogni miei e di coloro che eran meco.35In ogni cosa vi ho mostrato ch’egli è con l’affaticarsi così, che bisogna venire in aiuto ai deboli, e ricordarsi delle parole del Signor Gesù, il quale disse egli stesso: Più felice cosa è il dare che il ricevere.36Quando ebbe dette queste cose, si pose in ginocchio e pregò con tutti loro.37E si fece da tutti un gran piangere; e gettatisi al collo di Paolo, lo baciavano,38dolenti sopra tutto per la parola che avea detta, che non vedrebbero più la sua faccia. E l’accompagnarono alla nave.

A Mileto, Paolo fa chiamare gli anziani della chiesa d’Efeso per far loro le sue raccomandazioni e per salutarli. Ricorda il suo ministerio tra loro e l’esempio che si è impegnato a dare. Li avverte dei pericoli che, dall’esterno (v. 29) e dall’interno (v. 30), minacciano la Chiesa. Come farvi fronte? Paolo li esorta alla vigilanza (v. 31), ma soprattutto li raccomanda alla grazia di Dio (v. 32). Per quel che lo riguarda, l’apostolo ha un solo pensiero: terminare fedelmente la sua corsa (che egli considera personale; confr. 2 Timoteo 4:7) e «il servizio» (che è quello del Signore). La sua vita non ha altro scopo, ed egli è pronto a sacrificarla per questa Chiesa che gli è già costata tante lacrime (v. 19 e 31; Colossesi 1:24). Ma che cos’era di fronte al valore infinito che ha la Chiesa per Dio? Essa Gli è costata niente meno che «il sangue del suo proprio Figlio» (v. 28; 1 Pietro 1:19). L’apostolo trova, in questo prezzo immenso, il movente della sua dedizione e lo ricorda agli anziani d’Efeso per sottolineare la loro responsabilità.

Infine, Paolo riporta una preziosa parola del Signore Gesù: «Più felice cosa è il dare che il ricevere» (v. 35). Possiamo sperimentarlo anche noi imitando Colui che ci ha dato tutto.

Atti 21:1-14
1Or dopo che ci fummo staccati da loro, salpammo, e per diritto corso giungemmo a Cos, e il giorno seguente a Rodi, e di là a Patara;2e trovata una nave che passava in Fenicia, vi montammo su, e facemmo vela.3Giunti in vista di Cipro, e lasciatala a sinistra, navigammo verso la Siria, e approdammo a Tiro, perché quivi si dovea scaricar la nave.4E trovati i discepoli, dimorammo quivi sette giorni. Essi, mossi dallo Spirito, dicevano a Paolo di non metter piede in Gerusalemme;5quando però fummo al termine di quei giorni, partimmo per continuare il viaggio, accompagnati da tutti loro, con le mogli e i figliuoli, fin fuori della città; e postici in ginocchio sul lido, facemmo orazione e ci dicemmo addio;6poi montammo sulla nave, e quelli se ne tornarono alle case loro.7E noi, terminando la navigazione, da Tiro arrivammo a Tolemaide; e salutati i fratelli, dimorammo un giorno con loro.8E partiti l’indomani, giungemmo a Cesarea; ed entrati in casa di Filippo l’evangelista, ch’era uno dei sette, dimorammo con lui.9Or egli avea quattro figliuole non maritate, le quali profetizzavano.10Eravamo quivi da molti giorni, quando scese dalla Giudea un certo profeta, di nome Agabo,11il quale, venuto da noi, prese la cintura di Paolo, se ne legò i piedi e le mani, e disse: Questo dice lo Spirito Santo: Così legheranno i Giudei a Gerusalemme l’uomo di cui è questa cintura, e lo metteranno nelle mani dei Gentili.12Quando udimmo queste cose, tanto noi che quei del luogo lo pregavamo di non salire a Gerusalemme.13Paolo allora rispose: Che fate voi, piangendo e spezzandomi il cuore? Poiché io son pronto non solo ad esser legato, ma anche a morire a Gerusalemme per il nome del Signor Gesù.14E non lasciandosi egli persuadere, ci acquetammo, dicendo: Sia fatta la volontà del Signore.

L’amore fraterno si manifesta nel corso di questo viaggio (v. 1,6,12...). A Tiro, come a Mileto, Paolo si separa dai fratelli dopo aver pregato con loro in ginocchio sulla spiaggia (v. 5; cap. 20:36,37). Lo Spirito sottolinea la presenza dei figli, così auspicabile alle riunioni!

A Cesarea, Paolo scende in casa di Filippo, che vi si era stabilito dopo aver predicato in tutte le città dopo Azot (senz’altro in Lidda e a Ioppe: vedere la cartina; cap. 8:40; 9:32,36). Le sue figlie avevano un bel servizio per il Signore, che tuttavia non esercitavano nell’assemblea (1 Corinzi 14:3 e 34).

Ciò che conduce l’apostolo in questo viaggio è il suo affetto sempre così vivo per quelli del suo popolo. Egli era portatore dei doni delle assemblee della Macedonia e dell’Acaia e si rallegrava di portarli lui stesso a Gerusalemme (Romani 15:25). Così non tiene conto né degli avvertimenti dello Spirito (v. 4), né di quelli del profeta Agabo (v. 11; vedere cap. 11:28), né delle supplicazioni dei fratelli (v. 12). Non possiamo permetterci di giudicarlo. Ma questo racconto ci è dato per insegnarci che, ascoltando solo i propri sentimenti, per quanto buoni essi siano, anche un apostolo potrebbe uscire dal cammino della dipendenza. Seria lezione per ognuno di noi!

Atti 21:15-32
15Dopo que’ giorni, fatti i nostri preparativi, salimmo a Gerusalemme.16E vennero con noi anche alcuni de’ discepoli di Cesarea, menando seco un certo Mnasone di Cipro, antico discepolo, presso il quale dovevamo albergare.17Quando fummo giunti a Gerusalemme, i fratelli ci accolsero lietamente.18E il giorno seguente, Paolo si recò con noi da Giacomo; e vi si trovarono tutti gli anziani.19Dopo averli salutati, Paolo si mise a raccontare ad una ad una le cose che Dio avea fatte fra i Gentili, per mezzo del suo ministerio.20Ed essi, uditele, glorificavano Iddio. Poi, dissero a Paolo: Fratello, tu vedi quante migliaia di Giudei ci sono che hanno creduto; e tutti sono zelanti per la legge.21Or sono stati informati di te, che tu insegni a tutti i Giudei che sono fra i Gentili, ad abbandonare Mosè, dicendo loro di non circoncidere i figliuoli, e di non conformarsi ai riti.22Che devesi dunque fare? E’ inevitabile che una moltitudine di loro si raduni, perché udranno che tu se’ venuto.23Fa’ dunque questo che ti diciamo: Noi abbiamo quattro uomini che hanno fatto un voto;24prendili teco, e purificati con loro, e paga le spese per loro, onde possano radersi il capo; così tutti conosceranno che non c’è nulla di vero nelle informazioni che hanno ricevute di te; ma che tu pure ti comporti da osservatore della legge.25Quanto ai Gentili che hanno creduto, noi abbiamo loro scritto, avendo deciso che debbano astenersi dalle cose sacrificate agl’idoli, dal sangue, dalle cose soffocate, e dalla fornicazione.26Allora Paolo, il giorno seguente, prese seco quegli uomini, e dopo essersi con loro purificato, entrò nel tempio, annunziando di voler compiere i giorni della purificazione, fino alla presentazione dell’offerta per ciascun di loro.27Or come i sette giorni eran presso che compiuti, i Giudei dell’Asia, vedutolo nel tempio, sollevarono tutta la moltitudine, e gli misero le mani addosso, gridando:28Uomini Israeliti, venite al soccorso; questo è l’uomo che va predicando a tutti e da per tutto contro il popolo, contro la legge, e contro questo luogo; e oltre a ciò, ha menato anche de’ Greci nel tempio, e ha profanato questo santo luogo.29Infatti, aveano veduto prima Trofimo d’Efeso in città con Paolo, e pensavano ch’egli l’avesse menato nel tempio.30Tutta la città fu commossa, e si fece un concorso di popolo; e preso Paolo, lo trassero fuori del tempio; e subito le porte furon serrate.31Or com’essi cercavano d’ucciderlo, arrivò su al tribuno della coorte la voce che tutta Gerusalemme era sossopra.32Ed egli immediatamente prese con sé de’ soldati e de’ centurioni, e corse giù ai Giudei, i quali, veduto il tribuno e i soldati, cessarono di batter Paolo.

Per andare dalla Grecia a Roma l’apostolo si era proposto di passare per Gerusalemme (cap. 19:21). Malgrado questa spiacevole deviazione, la volontà del Signore sarà fatta (v. 14). Solo il cammino che noi stessi scegliamo non è mai semplice; possiamo aspettarci d’incontrarvi ogni sorta di complicazione. Paolo è invitato dagli anziani di Gerusalemme a «giudaizzare» per rassicurare i credenti giudei, e si trova così trascinato a contraddire il suo insegnamento. Penoso dilemma per lui! Ancora una volta constatiamo come i cristiani di Gerusalemme fossero rimasti attaccati alla loro religione giudaica. Essi cercano di mettere «del vino nuovo negli otri vecchi» (Matteo 9:17). È a questi Israeliti «zelanti per la legge» che Giacomo, menzionato al v. 18, parla della «legge della libertà» e della «religione pura e immacolata» (Giacomo 1:27; 2:12). Quest’ultima non consiste in una «purificazione» corporea (v. 24), ma nel «conservarsi puri dal mondo» e nel visitare gli afflitti.

Qui Paolo è come preso in un ingranaggio. Frequenta il tempio e si sottomette ai riti del culto giudaico per essere gradito ai suoi fratelli. Ma invano, poiché i Giudei intendono questo gesto come una provocazione e cercano di ucciderlo, mettendo in agitazione tutta la città (v. 30).

Atti 21:33-40; Atti 22:1-11
33Allora il tribuno, accostatosi, lo prese, e comandò che fosse legato con due catene; poi domandò chi egli fosse, e che cosa avesse fatto.34E nella folla gli uni gridavano una cosa, e gli altri un’altra; onde, non potendo saper nulla di certo a cagion del tumulto, comandò ch’egli fosse menato nella fortezza.35Quando Paolo arrivò alla gradinata dovette, per la violenza della folla, esser portato dai soldati,36perché il popolo in gran folla lo seguiva, gridando: Toglilo di mezzo!37Or come Paolo stava per esser introdotto nella fortezza, disse al tribuno: Mi è egli lecito dirti qualcosa? Quegli rispose: Sai tu il greco?38Non sei tu dunque quell’Egiziano che tempo fa sollevò e menò nel deserto que’ quattromila briganti?39Ma Paolo disse: Io sono un Giudeo, di Tarso, cittadino di quella non oscura città di Cilicia; e ti prego che tu mi permetta di parlare al popolo.40E avendolo egli permesso, Paolo, stando in piè sulla gradinata, fece cenno con la mano al popolo. E fattosi gran silenzio, parlò loro in lingua ebraica dicendo:
1Fratelli e padri, ascoltate ciò che ora vi dico a mia difesa.2E quand’ebbero udito ch’egli parlava loro in lingua ebraica, tanto più fecero silenzio. Poi disse:3Io sono un Giudeo, nato a Tarso di Cilicia, ma allevato in questa città, ai piedi di Gamaliele, educato nella rigida osservanza della legge dei padri, e fui zelante per la causa di Dio, come voi tutti siete oggi;4e perseguitai a morte questa Via, legando e mettendo in prigione uomini e donne,5come me ne son testimoni il sommo sacerdote e tutto il concistoro degli anziani, dai quali avendo pure ricevuto lettere per i fratelli, mi recavo a Damasco per menare legati a Gerusalemme anche quelli ch’eran quivi, perché fossero puniti.6Or avvenne che mentre ero in cammino e mi avvicinavo a Damasco, sul mezzogiorno, di subito dal cielo mi folgoreggiò d’intorno una gran luce.7Caddi in terra, e udii una voce che mi disse: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?8E io risposi: Chi sei, Signore? Ed egli mi disse: Io son Gesù il Nazareno, che tu perseguiti.9Or coloro ch’eran meco, videro ben la luce ma non udirono la voce di colui che mi parlava.10E io dissi: Signore, che debbo fare? E il Signore mi disse: Lèvati, va’ a Damasco, e quivi ti saranno dette tutte le cose che t’è ordinato di fare.11E siccome io non ci vedevo più per il fulgore di quella luce, fui menato per mano da coloro che eran meco, e così venni a Damasco.

Paolo è strappato alla violenza della folla grazie all’intervento del tribuno, cioè del comandante della guarnigione romana. Quest’ultimo, che in un primo momento l’aveva confuso con un famoso bandito, si raddolcisce sentendolo parlare greco e l’autorizza a rivolgersi alla folla. Dinanzi a questa, e in un silenzio solenne, Paolo ricorda di avere, in effetti, un passato molto colpevole, ma in un senso del tutto opposto a quello che pensavano i Giudei. Dotato di qualità e di vantaggi poco ordinari «... ebreo d’ebrei; quanto alla legge Fariseo» (Filippesi 3:5), la sua reputazione era quella di uomo pio e irreprensibile. Ebbene! il suo zelo religioso, simile a quello che animava gl’istigatori, l’aveva condotto, malgrado gli avvertimenti del suo maestro Gamaliele, a fare guerra a Dio (v. 3; cap. 5:39). «Io sono Gesù il Nazareno, che tu perseguiti» (v. 8) era stata la terribile risposta giuntagli dal cielo. Nell’affrontare quei deboli cristiani, nel perseguitarli fino alla morte, egli aveva combattuto il Figlio di Dio. Ma, invece di punirlo per la sua empia audacia, il Signore, nel momento stesso in cui gli rendeva la vista, aveva aperto gli occhi del suo cuore (Efesini 1:18), facendo di lui, appartato fin dalla sua nascita, un fedele strumento per portare l’Evangelo alle Nazioni.

Atti 22:12-30
12Or un certo Anania, uomo pio secondo la legge, al quale tutti i Giudei che abitavan quivi rendevan buona testimonianza,13venne a me; e standomi vicino, mi disse: Fratello Saulo, ricupera la vista. Ed io in quell’istante ricuperai la vista, e lo guardai.14Ed egli disse: L’Iddio de’ nostri padri ti ha destinato a conoscer la sua volontà, e a vedere il Giusto, e a udire una voce dalla sua bocca.15Poiché tu gli sarai presso tutti gli uomini un testimone delle cose che hai vedute e udite.16Ed ora, che indugi? Lèvati, e sii battezzato, e lavato dei tuoi peccati, invocando il suo nome.17Or avvenne, dopo ch’io fui tornato a Gerusalemme, che mentre pregavo nel tempio fui rapito in estasi,18e vidi Gesù che mi diceva: Affrettati, ed esci prestamente da Gerusalemme, perché essi non riceveranno la tua testimonianza intorno a me.19E io dissi: Signore, eglino stessi sanno che io incarceravo e battevo nelle sinagoghe quelli che credevano in te;20e quando si spandeva il sangue di Stefano tuo testimone, anch’io ero presente e approvavo, e custodivo le vesti di coloro che l’uccidevano.21Ed egli mi disse: Va’, perché io ti manderò lontano, ai Gentili.22L’ascoltarono fino a questa parola; e poi alzarono la voce, dicendo: Togli via un tal uomo dal mondo; perché non è degno di vivere.23Com’essi gridavano e gettavan via le loro vesti e lanciavano la polvere in aria,24il tribuno comandò ch’egli fosse menato dentro la fortezza e inquisito mediante i flagelli, affin di sapere per qual cagione gridassero così contro a lui.25E come l’ebbero disteso e legato con le cinghie, Paolo disse al centurione ch’era presente: V’è egli lecito flagellare un uomo che è cittadino romano, e non è stato condannato?26E il centurione, udito questo, venne a riferirlo al tribuno, dicendo: Che stai per fare? perché quest’uomo è Romano.27Il tribuno venne a Paolo, e gli chiese: Dimmi, sei tu Romano? Ed egli rispose: Sì.28E il tribuno replicò: Io ho acquistato questa cittadinanza per gran somma di denaro. E Paolo disse: Io, invece, l’ho di nascita.29Allora quelli che stavan per inquisirlo, si ritrassero subito da lui; e anche il tribuno ebbe paura, quand’ebbe saputo che egli era Romano; perché l’avea fatto legare.30E il giorno seguente, volendo saper con certezza di che cosa egli fosse accusato dai Giudei, lo sciolse, e comandò ai capi sacerdoti e a tutto il Sinedrio di radunarsi; e menato giù Paolo, lo fe’ comparire dinanzi a loro.

«Ed ora, che indugi?», aveva chiesto Anania al nuovo convertito (v. 16). Amico, se il Signore ha fermato anche te, nel tuo cammino di smarrimento, perché tardi a prendere francamente posizione fra i suoi discepoli?

Tre anni più tardi, a Gerusalemme, Paolo ha il privilegio di vedere «il Giusto» e di ricevere ordini dalla sua bocca (v. 17...). Lui stesso avrebbe desiderato lavorare tra i Giudei, ritenendo che la sua testimonianza avrebbe avuto più forza, dal momento che, in precedenza, era conosciuto come un accanito avversario della verità (v. 19,20). Ma era stato messo da parte per il servizio tra le nazioni (Galati 1:15,16) e non fra i Giudei. Lasciamo che sia il Signore a stabilire il nostro campo di lavoro.

Il v. 18 resta vero. I Giudei, ancora una volta, non ricevono la testimonianza dell’apostolo. Il tribuno è costretto nuovamente a sottrarlo al loro furore. Nel momento in cui sta per essere torturato, Paolo fa valere il fatto di essere cittadino romano. In futuro imparerà a considerare come una perdita quelle cose che qui sono ancora un guadagno ai suoi occhi (cap. 23:6; Filippesi 3:7).

Quanto alla cittadinanza celeste, nessuno l’ha per nascita e non la si può acquistare col denaro (v. 28). La possiedono solo quelli che sono passati per la «nuova nascita» (Giovanni 3:3; Filippesi 3:20), i veri credenti in Cristo.

Atti 23:1-15
1E Paolo, fissati gli occhi nel Sinedrio, disse: Fratelli, fino a questo giorno, mi son condotto dinanzi a Dio in tutta buona coscienza.2E il sommo sacerdote Anania comandò a coloro ch’eran presso a lui di percuoterlo sulla bocca.3Allora Paolo gli disse: Iddio percoterà te, parete scialbata; tu siedi per giudicarmi secondo la legge, e violando la legge comandi che io sia percosso?4E coloro ch’eran quivi presenti, dissero: Ingiurii tu il sommo sacerdote di Dio?5E Paolo disse: Fratelli, io non sapevo che fosse sommo sacerdote; perché sta scritto: "Non dirai male del principe del tuo popolo".6Or Paolo, sapendo che una parte eran Sadducei e l’altra Farisei, esclamò nel Sinedrio: Fratelli, io son Fariseo, figliuol di Farisei; ed è a motivo della speranza e della risurrezione dei morti, che son chiamato in giudizio.7E com’ebbe detto questo, nacque contesa tra i Farisei e i Sadducei, e l’assemblea fu divisa.8Poiché i Sadducei dicono che non v’è risurrezione, né angelo, né spirito; mentre i Farisei affermano l’una e l’altra cosa.9E si fece un gridar grande; e alcuni degli scribi del partito de’ Farisei, levatisi, cominciarono a disputare, dicendo: Noi non troviamo male alcuno in quest’uomo; e se gli avesse parlato uno spirito o un angelo?10E facendosi forte la contesa, il tribuno, temendo che Paolo non fosse da loro fatto a pezzi, comandò ai soldati di scendere giù, e di portarlo via dal mezzo di loro, e di menarlo nella fortezza.11E la notte seguente il Signore si presentò a Paolo, e gli disse: Sta’ di buon cuore; perché come hai reso testimonianza di me a Gerusalemme, così bisogna che tu la renda anche a Roma.12E quando fu giorno, i Giudei s’adunarono, e con imprecazioni contro sé stessi fecer voto di non mangiare né bere finché non avessero ucciso Paolo.13Or coloro che avean fatta questa congiura eran più di quaranta.14E vennero ai capi sacerdoti e agli anziani, e dissero: Noi abbiam fatto voto con imprecazione contro noi stessi, di non mangiare cosa alcuna, finché non abbiam ucciso Paolo.15Or dunque voi col Sinedrio presentatevi al tribuno per chiedergli di menarlo giù da voi, come se voleste conoscer più esattamente il fatto suo; e noi, innanzi ch’ei giunga, siam pronti ad ucciderlo.

Il tribuno non riesce ancora a spiegarsi il motivo del furore dei Giudei contro un uomo in cui non trova alcuna colpa. Per informarsi, fa comparire il prigioniero davanti al sinedrio. Un’abile parola di Paolo (ma era dettata dallo Spirito?) mette dalla sua parte il partito dei Farisei. La risurrezione di Gesù Cristo era il fondamento della sua dottrina e, indirettamente, il motivo dell’opposizione dei Giudei. Ma Paolo non ha nemmeno l’occasione di pronunciare il nome del suo Salvatore; egli ha gettato questo pomo della discordia tra gli avversari tradizionali: Farisei e Sadducei, e ne segue un gran tumulto nel sinedrio. Ancora una volta il tribuno mette Paolo al sicuro.

Ma, dopo tutti questi avvenimenti, l’apostolo, solo e scoraggiato, ha bisogno di conforto. E il Signore stesso è vicino al suo caro servitore (v. 11). Senza un rimprovero, ma riconoscendo la testimonianza che Paolo sta rendendo a Gerusalemme, lo consola e gli ricorda la sua vera missione: annunciare la salvezza non ai Giudei, ma alle Nazioni. Per questo motivo andrà a Roma.

Possiamo anche noi fare continuamente l’esperienza che «il Signore è vicino» e che non dobbiamo inquietarci di nulla (Filippesi 4:5,6; 2 Timoteo 4:17)!

Atti 23:16-35
16Ma il figliuolo della sorella di Paolo, udite queste insidie, venne; ed entrato nella fortezza, riferì la cosa a Paolo.17E Paolo, chiamato a sé uno dei centurioni, disse: Mena questo giovane al tribuno, perché ha qualcosa da riferirgli.18Egli dunque, presolo, lo menò al tribuno, e disse: Paolo, il prigione, mi ha chiamato e m’ha pregato che ti meni questo giovane, il quale ha qualcosa da dirti.19E il tribuno, presolo per la mano e ritiratosi in disparte gli domando: Che cos’hai da riferirmi?20Ed egli rispose: I Giudei si son messi d’accordo per pregarti che domani tu meni giù Paolo nel Sinedrio, come se volessero informarsi più appieno del fatto suo;21ma tu non dar loro retta, perché più di quaranta uomini di loro gli tendono insidie e con imprecazioni contro sé stessi han fatto voto di non mangiare né bere, finché non l’abbiano ucciso; ed ora son pronti, aspettando la tua promessa.22Il tribuno dunque licenziò il giovane, ordinandogli di non palesare ad alcuno che gli avesse fatto saper queste cose.23E chiamati due de’ centurioni, disse loro: Tenete pronti fino dalla terza ora della notte duecento soldati, settanta cavalieri e duecento lancieri, per andar fino a Cesarea;24e abbiate pronte delle cavalcature per farvi montar su Paolo e condurlo sano e salvo al governatore Felice.25E scrisse una lettera del seguente tenore:26Claudio Lisia, all’eccellentissimo governatore Felice, salute.27Quest’uomo era stato preso dai Giudei, ed era sul punto d’esser da loro ucciso, quand’io son sopraggiunto coi soldati e l’ho sottratto dalle loro mani, avendo inteso che era Romano.28E volendo sapere di che l’accusavano, l’ho menato nel loro Sinedrio.29E ho trovato che era accusato intorno a questioni della loro legge, ma che non era incolpato di nulla che fosse degno di morte o di prigione.30Essendomi però stato riferito che si tenderebbe un agguato contro quest’uomo, l’ho subito mandato a te, ordinando anche ai suoi accusatori di dir davanti a te quello che hanno contro di lui.31I soldati dunque, secondo ch’era loro stato ordinato, presero Paolo e lo condussero di notte ad Antipatrìda.32E il giorno seguente, lasciati partire i cavalieri con lui, tornarono alla fortezza.33E quelli, giunti a Cesarea e consegnata la lettera al governatore, gli presentarono anche Paolo.34Ed egli avendo letta la lettera e domandato a Paolo di qual provincia fosse, e inteso che era di Cilicia, gli disse:35Io ti udirò meglio quando saranno arrivati anche i tuoi accusatori. E comandò che fosse custodito nel palazzo d’Erode.

Non vediamo il Signore intervenire in modo miracoloso come a Filippi (cap. 16:26) o nel caso di Pietro (cap. 12:7) per liberare il suo servitore. Dirige gli eventi, si serve del giovane nipote di Paolo, della condizione di cittadino romano di quest’ultimo, ed anche dell’orgoglioso disprezzo del tribuno romano per i Giudei ai quali, senza dubbio, era contento di giocare un bel tiro. Il Signore aveva promesso al suo servitore che avrebbe reso testimonianza a Roma (v. 11). Tutte le macchinazioni dei suoi nemici non potranno dunque impedirlo, ma anzi contribuiranno a questo scopo; sono infatti queste minacce che fanno decidere a Lisia di mandare Paolo con una buona scorta a Cesarea, il porto in cui era sbarcato poco tempo prima, per sottrarlo ai complotti dei Giudei fanatici. Assieme al prigioniero, Lisia indirizza a suo riguardo una lettera ai governatore Felice. Notate come accomoda i fatti a suo vantaggio nascondendo l’errore che stava per commettere (v. 27; cap. 22:25). Nonostante questo, gli errori dei pagani sono quasi niente di fronte alla terribile colpa dei Giudei. I quaranta assassini congiurati non hanno evidentemente potuto mantenere il loro giuramento.

Atti 24:1-21
1Cinque giorni dopo, il sommo sacerdote Anania discese con alcuni anziani e con un certo Tertullo, oratore; e si presentarono al governatore per accusar Paolo.2Questi essendo stato chiamato, Tertullo comincio ad accusarlo, dicendo:3Siccome in grazia tua godiamo molta pace, e per la tua previdenza sono state fatte delle riforme a pro di questa nazione, noi in tutto e per tutto lo riconosciamo, o eccellentissimo Felice, con ogni gratitudine.4Ora, per non trattenerti troppo a lungo, ti prego che, secondo la tua condiscendenza, tu ascolti quel che abbiamo a dirti in breve.5Abbiam dunque trovato che quest’uomo è una peste, che eccita sedizioni fra tutti i Giudei del mondo, ed è capo della setta de’ Nazarei.6Egli ha perfino tentato di profanare il tempio; onde noi l’abbiamo preso; e noi lo volevamo giudicare secondo la nostra legge:7ma il tribuno Lisia, sopraggiunto, ce l’ha strappato con violenza dalle mani,8ordinando che i suoi accusatori si presentassero dinanzi a te; e da lui, esaminandolo, potrai tu stesso aver piena conoscenza di tutte le cose, delle quali noi l’accusiamo.9I Giudei si unirono anch’essi nelle accuse, affermando che le cose stavan così.10E Paolo, dopo che il governatore gli ebbe fatto cenno che parlasse, rispose: Sapendo che già da molti anni tu sei giudice di questa nazione, parlo con più coraggio a mia difesa.11Poiché tu puoi accertarti che non son più di dodici giorni ch’io salii a Gerusalemme per adorare;12ed essi non mi hanno trovato nel tempio, né nelle sinagoghe, né in città a discutere con alcuno, né a far adunata di popolo;13e non posson provarti le cose delle quali ora m’accusano.14Ma questo ti confesso, che secondo la Via ch’essi chiamano setta, io adoro l’Iddio de’ padri, credendo tutte le cose che sono scritte nella legge e nei profeti;15avendo in Dio la speranza che nutrono anche costoro che ci sarà una risurrezione de’ giusti e degli ingiusti.16Per questo anch’io m’esercito ad aver del continuo una coscienza pura dinanzi a Dio e dinanzi agli uomini.17Or dopo molti anni, io son venuto a portar elemosine alla mia nazione e a presentar offerte.18Mentre io stavo facendo questo, mi hanno trovato purificato nel tempio, senza assembramento e senza tumulto;19ed erano alcuni Giudei dell’Asia; questi avrebbero dovuto comparire dinanzi a te ed accusarmi, se avevano cosa alcuna contro a me.20D’altronde dicano costoro qual misfatto hanno trovato in me, quando mi presentai dinanzi al Sinedrio;21se pur non si tratti di quest’unica parola che gridai, quando comparvi dinanzi a loro: E’ a motivo della risurrezione de’ morti, che io son oggi giudicato da voi.

Paolo compare davanti a Felice in presenza dei suoi accusatori. Costoro hanno bisogno d’un avvocato tanto più eloquente quanto più malvagia è la loro causa. Ma che contrasto fra le adulazioni (v. 3) poi le grossolane calunnie (v. 5; confr. Luca 23:2) dell’oratore Tertullo, e la dignità di Paolo nella sua professione di fede accompagnata dalla sincera esposizione dei fatti!

Una setta (v. 5 e 14) è un raggruppamento religioso che si vale d’un capo o d’una dottrina particolare. Ora, il riscattato deve valersi solo di Cristo. Ma il mondo religioso chiamerà setta anche i raggruppamenti dei figli di Dio che si sono separati dalle religioni ufficiali per ubbidienza alla Parola. Che importa! Quest’espressione, come tante altre, fa parte dell’obbrobrio di Cristo. Cosicché Paolo, il credente fedele, ha il glorioso privilegio d’essere associato nel disprezzo del mondo a Colui che fu il Nazareno (fine del v. 5). Ciò che invece preoccupava l’apostolo, e dovrebbe preoccupare anche noi, era il fatto d’avere sempre «una coscienza pura dinanzi a Dio e dinanzi agli uomini» (v. 16). Egli pensava al giorno della risurrezione in cui avrebbe dovuto rendere conto al Signore del suo cammino e del suo servizio. Una verità conosciuta deve avere sempre un effetto morale. A maggior ragione con la prospettiva del «tribunale di Cristo» (2 Corinzi 5:9,10).

Atti 24:22-27; Atti 25:1-12
22Or Felice, che ben conosceva quel che concerneva questa Via, li rimandò a un’altra volta, dicendo: Quando sarà sceso il tribuno Lisia, esaminerò il fatto vostro.23E ordinò al centurione che Paolo fosse custodito, ma lasciandogli una qualche libertà, e non vietando ad alcuno de’ suoi di rendergli de’ servigi.24Or alcuni giorni dopo, Felice, venuto con Drusilla sua moglie, che era giudea, mandò a chiamar Paolo, e l’ascoltò circa la fede in Cristo Gesù.25Ma ragionando Paolo di giustizia, di temperanza e del giudizio a venire, Felice, tutto spaventato, replicò: Per ora, vattene; e quando ne troverò l’opportunità, ti manderò a chiamare.26Egli sperava, in pari tempo, che da Paolo gli sarebbe dato del denaro; per questo lo mandava spesso a chiamare e discorreva con lui.27Or in capo a due anni, Felice ebbe per successore Porcio Festo; e Felice, volendo far cosa grata ai Giudei, lasciò Paolo in prigione.
1Festo dunque, essendo giunto nella sua provincia, tre giorni dopo salì da Cesarea a Gerusalemme.2E i capi sacerdoti e i principali de’ Giudei gli presentarono le loro accuse contro a Paolo;3e lo pregavano, chiedendo per favore contro a lui, che lo facesse venire a Gerusalemme. Essi intanto avrebbero posto insidie per ucciderlo per via.4Festo allora rispose che Paolo era custodito a Cesarea, e che egli stesso dovea partir presto.5Quelli dunque di voi, diss’egli, che possono, scendano meco; e se v’è in quest’uomo qualche colpa, lo accusino.6Rimasto presso di loro non più di otto o dieci giorni, discese in Cesarea; e il giorno seguente, postosi a sedere in tribunale, comandò che Paolo gli fosse menato dinanzi.7E com’egli fu giunto, i Giudei che eran discesi da Gerusalemme, gli furono attorno, portando contro lui molte e gravi accuse, che non potevano provare; mentre Paolo diceva a sua difesa:8Io non ho peccato né contro la legge de’ Giudei, né contro il tempio, né contro Cesare.9Ma Festo, volendo far cosa grata ai Giudei, disse a Paolo: Vuoi tu salire a Gerusalemme ed esser quivi giudicato davanti a me intorno a queste cose?10Ma Paolo rispose: Io sto qui dinanzi al tribunale di Cesare, ove debbo esser giudicato; io non ho fatto torto alcuno ai Giudei, come anche tu sai molto bene.11Se dunque sono colpevole e ho commesso cosa degna di morte, non ricuso di morire; ma se nelle cose delle quali costoro mi accusano non c’è nulla di vero, nessuno mi può consegnare per favore nelle loro mani. Io mi appello a Cesare.12Allora Festo, dopo aver conferito col consiglio, rispose: Tu ti sei appellato a Cesare; a Cesare andrai.

Malgrado l’evidente innocenza di Paolo e la malafede dei suoi accusatori, Felice, per aver riguardo nei confronti di questi ultimi, ha vigliaccamente aggiornato la sua decisione (v. 22). Ma rimanderà anche una decisione molto più grave: quella che concerne la sua anima. Convocato per intrattenerlo «circa la fede in Cristo Gesù», Paolo presenta un dato della verità che Felice non si aspettava (v. 25). La Parola atterrisce, senza penetrarvi, la sua coscienza indurita dall’amore per il denaro (v. 26). Ci occuperemo più tardi di questo, risponde, lasciandosi sfuggire, probabilmente per sempre, l’occasione che Dio gli concedeva. A dispetto del suo nome, Felice ha dunque trascurato la vera felicità. Non dimentichiamolo, il «momento opportuno» è ora!

Trascorrono due anni; l’apostolo è sempre in prigione. Ma l’odio dei Giudei non si è estinto. Appena Festo sostituisce Felice, viene macchinato un nuovo complotto, dal quale il Signore libera il suo testimone. Come Felice (cap. 24:27) e, un tempo, Pilato (Marco 15:15), la principale preoccupazione di Festo è di «far cosa grata ai Giudei» (v. 9). Così Paolo si ritiene nuovamente obbligato ad invocare il suo diritto di cittadino romano, facendo appello al giudizio dell’imperatore di Roma.

Atti 25:13-27
13E dopo alquanti giorni il re Agrippa e Berenice arrivarono a Cesarea, per salutar Festo.14E trattenendosi essi quivi per molti giorni, Festo raccontò al re il caso di Paolo, dicendo: V’è qui un uomo che è stato lasciato prigione da Felice, contro il quale,15quando fui a Gerusalemme, i capi sacerdoti e gli anziani de’ Giudei mi sporsero querela, chiedendomi di condannarlo.16Risposi loro che non è usanza de’ Romani di consegnare alcuno, prima che l’accusato abbia avuto gli accusatori a faccia, e gli sia stato dato modo di difendersi dall’accusa.17Essendo eglino dunque venuti qua, io, senza indugio, il giorno seguente, sedetti in tribunale, e comandai che quell’uomo mi fosse menato dinanzi.18I suoi accusatori però, presentatisi, non gli imputavano alcuna delle male azioni che io supponevo;19ma aveano contro lui certe questioni intorno alla propria religione e intorno a un certo Gesù morto, che Paolo affermava esser vivente.20Ed io, stando in dubbio sul come procedere in queste cose, gli dissi se voleva andare a Gerusalemme, e quivi esser giudicato intorno a queste cose.21Ma avendo Paolo interposto appello per esser riserbato al giudizio dell’imperatore, io comandai che fosse custodito, finché lo mandassi a Cesare.22E Agrippa disse a Festo: Anch’io vorrei udir cotesto uomo. Ed egli rispose: Domani l’udrai.23Il giorno seguente dunque, essendo venuti Agrippa e Berenice con molta pompa, ed entrati nella sala d’udienza coi tribuni e coi principali della città, Paolo, per ordine di Festo, fu menato quivi.24E Festo disse: Re Agrippa, e voi tutti che siete qui presenti con noi, voi vedete quest’uomo, a proposito del quale tutta la moltitudine de’ Giudei s’è rivolta a me, e in Gerusalemme e qui, gridando che non deve viver più oltre.25Io però non ho trovato che avesse fatto cosa alcuna degna di morte, ed essendosi egli stesso appellato all’imperatore, ho deliberato di mandarglielo.26E siccome non ho nulla di certo da scriverne al mio signore, l’ho menato qui davanti a voi, e principalmente davanti a te, o re Agrippa, affinché, dopo esame, io abbia qualcosa da scrivere.27Perché non mi par cosa ragionevole mandare un prigioniero, senza notificar le accuse che gli son mosse contro.

Agrippa, Berenice (così come Drusilla, moglie di Felice: cap. 24:24) erano i figli di Erode III (cap. 12:1) e costituivano la quarta generazione di quella dinastia criminale. La visita di cortesia che rendono al nuovo governatore sarà per quest’ultimo l’occasione per informarsi sul suo strano prigioniero. Si percepisce, dal modo in cui Festo riassume l’affare, lo scarso interesse che presentavano per lui le questioni religiose. Si tratta di «un certo Gesù morto...» (v. 19). Cristo non rappresenta niente di più, per molta gente, ancora oggi. Ma Paolo affermava che Egli era vivente, ed è in questo che sta tutta la differenza.

L’apostolo è dunque introdotto in mezzo a questa corte riunita «con molta pompa». Secondo la parola del Signore ad Anania, doveva essere «uno strumento eletto» per portare il suo nome davanti ai re (cap. 9:15). Ma Paolo era l’ambasciatore d’un Re molto più grande di quelli dinanzi ai quali doveva comparire, «un ambasciatore in catena», come si definisce altrove, che parlava con ardire del suo Signore, poiché la parola di Dio non era incatenata (Efesini 6:20; 2 Timoteo 2:9).

Atti 26:1-18
1E Agrippa disse a Paolo: T’è permesso parlare a tua difesa. Allora Paolo, distesa la mano, disse a sua difesa:2Re Agrippa, io mi reputo felice di dovermi oggi scolpare dinanzi a te di tutte le cose delle quali sono accusato dai Giudei,3principalmente perché tu hai conoscenza di tutti i riti e di tutte le questioni che son fra i Giudei; perciò ti prego di ascoltarmi pazientemente.4Quale sia stato il mio modo di vivere dalla mia giovinezza, fin dal principio trascorsa in mezzo alla mia nazione e in Gerusalemme, tutti i Giudei lo sanno,5poiché mi hanno conosciuto fin d’allora, e sanno, se pur vogliono renderne testimonianza, che, secondo la più rigida setta della nostra religione, son vissuto Fariseo.6E ora son chiamato in giudizio per la speranza della promessa fatta da Dio ai nostri padri;7della qual promessa le nostre dodici tribù, che servono con fervore a Dio notte e giorno, sperano di vedere il compimento. E per questa speranza, o re, io sono accusato dai Giudei!8Perché mai si giudica da voi cosa incredibile che Dio risusciti i morti?9Quant’è a me, avevo sì pensato anch’io di dover fare molte cose contro il nome di Gesù il Nazareno.10E questo difatti feci a Gerusalemme; e avutane facoltà dai capi sacerdoti serrai nelle prigioni molti de’ santi; e quando erano messi a morte, io detti il mio voto.11E spesse volte, per tutte le sinagoghe, li costrinsi con pene a bestemmiare; e infuriato oltremodo contro di loro, li perseguitai fino nelle città straniere.12Il che facendo, come andavo a Damasco con potere e commissione de’ capi sacerdoti,13io vidi, o re, per cammino a mezzo giorno, una luce dal cielo, più risplendente del sole, la quale lampeggiò intorno a me ed a coloro che viaggiavan meco.14Ed essendo noi tutti caduti in terra, udii una voce che mi disse in lingua ebraica: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Ei t’è duro ricalcitrar contro gli stimoli.15E io dissi: Chi sei tu, Signore? E il Signore rispose: Io son Gesù, che tu perseguiti.16Ma lèvati, e sta’ in piè; perché per questo ti sono apparito: per stabilirti ministro e testimone delle cose che tu hai vedute, e di quelle per le quali ti apparirò ancora,17liberandoti da questo popolo e dai Gentili, ai quali io ti mando18per aprir loro gli occhi, onde si convertano dalle tenebre alla luce e dalla podestà di Satana a Dio, e ricevano, per la fede in me, la remissione dei peccati e la loro parte d’eredità fra i santificati.

Paolo, invitato a testimoniare davanti al re Agrippa, tende solennemente il suo braccio carico di catene. Come al cap. 22, espone il racconto del suo incontro col Signore e delle condizioni in cui gli è stato affidato il suo servizio. Essendo stati aperti i suoi occhi, ha ricevuto l’incarico di aprire gli occhi della gente delle nazioni pagane perché possano accedere, mediante la fede, alla luce, alla libertà, alla remissione dei peccati, e alla parte celeste dei santi (v. 18; confr. Colossesi 1:12,13).

Le circostanze delle conversioni non si assomigliano: Pietro era nella barca quando riconobbe il suo stato di peccato; Levi era seduto al banco della gabella e Zaccheo era su un albero al momento della chiamata del Signore (Luca 5:10 e 27; 19:5); l’Etiopo fu convertito nel suo carro e il carceriere nella prigione, a mezzanotte (cap. 8:27...; 16:29). Paolo fu convertito in pieno giorno, mentre camminava per strada (v. 13).

Potete dire dove e quando avete incontrato Gesù? In questo caso non temete, quando se ne presenta l’occasione, di raccontare la vostra conversione. Non significa gloriarsi, poiché, nello stesso tempo, bisogna parlare del triste stato in cui eravamo. Significa, invece, esaltare la grazia sovrana che ci ha voluto liberare da quella condizione.

Atti 26:19-32
19Perciò, o re Agrippa, io non sono stato disubbidiente alla celeste visione;20ma, prima a que’ di Damasco, poi a Gerusalemme e per tutto il paese della Giudea e ai Gentili, ho annunziato che si ravveggano e si convertano a Dio, facendo opere degne del ravvedimento.21Per questo i Giudei, avendomi preso nel tempio, tentavano d’uccidermi.22Ma per l’aiuto che vien da Dio, son durato fino a questo giorno, rendendo testimonianza a piccoli e a grandi, non dicendo nulla all’infuori di quello che i profeti e Mosè hanno detto dover avvenire, cioè:23che il Cristo soffrirebbe, e che egli, il primo a risuscitar dai morti, annunzierebbe la luce al popolo ed ai Gentili.24Or mentre ei diceva queste cose a sua difesa, Festo disse ad alta voce: Paolo, tu vaneggi; la molta dottrina ti mette fuor di senno.25Ma Paolo disse: Io non vaneggio, eccellentissimo Festo; ma pronunzio parole di verità, e di buon senno.26Poiché il re, al quale io parlo con franchezza, conosce queste cose; perché son persuaso che nessuna di esse gli è occulta; poiché questo non è stato fatto in un cantuccio.27O re Agrippa, credi tu ai profeti? Io so che tu ci credi.28E Agrippa disse a Paolo: Per poco non mi persuadi a diventar cristiano.29E Paolo: Piacesse a Dio che per poco o per molto, non solamente tu, ma anche tutti quelli che oggi m’ascoltano, diventaste tali, quale sono io, all’infuori di questi legami.30Allora il re si alzò, e con lui il governatore, Berenice, e quanti sedevano con loro;31e ritiratisi in disparte, parlavano gli uni agli altri, dicendo: Quest’uomo non fa nulla che meriti morte o prigione.32E Agrippa disse a Festo: Quest’uomo poteva esser liberato, se non si fosse appellato a Cesare.

Chiamato da Gesù Cristo a un ministerio straordinario tra le nazioni, Paolo non è stato disubbidiente... (v. 19). Cerchiamo di non esserlo nemmeno noi per compiere i modesti servizi che il Signore ci ha affidato!

Per Festo, uomo senza bisogni spirituali, i discorsi di Paolo sono pure fantasticherie (v. 24). Infatti «l’uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché gli sono pazzia» (1 Corinzi 2:14). Allora l’apostolo si rivolge direttamente al re (Salmo 119:46), con deferenza, ma anche con l’autorità che gli dà la Parola. Il re nasconde il suo imbarazzo evitando la domanda (v. 28). Ahimè! essere quasi convinti, diventare quasi cristiani, significa essere ancora del tutto perduti.

Tra il re e il povero prigioniero, chi aveva la parte più invidiabile? Cosciente della sua elevata posizione dinanzi a Dio, Paolo, il prigioniero di Gesù Cristo, non pensa alla corona dell’uomo che è davanti a lui, ma alla sua anima. Non lasciamoci fermare dall’apparenza degli uomini; pensiamo alla loro sorte eterna!

L’apostolo è successivamente portato davanti al sinedrio, a Felice, a Festo e ad Agrippa. È ancora necessario che compaia davanti a Cesare che, a quell’epoca, era nientemeno che il crudele imperatore Nerone.

Atti 27:1-17
1Or quando fu determinato che faremmo vela per l’Italia, Paolo e certi altri prigionieri furon consegnati a un centurione, per nome Giulio, della coorte Augusta.2E montati sopra una nave adramittina, che dovea toccare i porti della costa d’Asia, salpammo, avendo con noi Aristarco, Macedone di Tessalonica.3Il giorno seguente arrivammo a Sidone; e Giulio, usando umanità verso Paolo, gli permise d’andare dai suoi amici per ricevere le loro cure.4Poi, essendo partiti di là, navigammo sotto Cipro, perché i venti eran contrari.5E passato il mar di Cilicia e di Panfilia, arrivammo a Mira di Licia.6E il centurione, trovata quivi una nave alessandrina che facea vela per l’Italia, ci fe’ montare su quella.7E navigando per molti giorni lentamente, e pervenuti a fatica, per l’impedimento del vento, di faccia a Gnido, veleggiammo sotto Creta, di rincontro a Salmone;8e costeggiandola con difficoltà, venimmo a un certo luogo, detto Beiporti, vicino al quale era la città di Lasea.9Or essendo trascorso molto tempo, ed essendo la navigazione ormai pericolosa, poiché anche il Digiuno era già passato, Paolo li ammonì dicendo loro:10Uomini, io veggo che la navigazione si farà con pericolo e grave danno, non solo del carico e della nave, ma anche delle nostre persone.11Ma il centurione prestava più fede al pilota e al padron della nave che alle cose dette da Paolo.12E siccome quel porto non era adatto a svernare, i più furono di parere di partir di là per cercare d’arrivare a Fenice, porto di Creta che guarda a Libeccio e a Maestro, e di passarvi l’inverno.13Essendosi intanto levato un leggero scirocco, e credendo essi d’esser venuti a capo del loro proposito, levate le àncore, si misero a costeggiare l’isola di Creta più da presso.14Ma poco dopo, si scatenò giù dall’isola un vento turbinoso, che si chiama Euraquilone;15ed essendo la nave portata via e non potendo reggere al vento, la lasciammo andare, ed eravamo portati alla deriva.16E passati rapidamente sotto un’isoletta chiamata Clauda, a stento potemmo avere in nostro potere la scialuppa.17E quando l’ebbero tirata su, ricorsero a ripari, cingendo la nave di sotto; e temendo di esser gettati sulla Sirti, calarono le vele, ed eran così portati via.

Per impedire la diffusione dell’Evangelo, il Nemico aveva spinto gli uomini contro Paolo. Si serve ora di ostacoli naturali per sbarrargli la strada.

Molti cristiani assomigliano al veliero: il loro cammino dipende dal vento che tira. Se è quello «del mezzogiorno» che li spinge dolcemente, tutto va bene; levano l’ancora pieni di coraggio (v. 13). Ma se il vento gira e diventa contrario, eccoli navigare «a fatica», «con difficoltà», non riescono più ad avanzare (v. 7,8) e cercano qua e là dei ripari umani contro le loro difficoltà (v. 4). Infine, quando sopraggiunge il vento tempestoso d’una grossa prova, non possono più resistere e sono portati alla deriva (v. 15). Il transatlantico invece, avendo i motori, continua il suo viaggio con qualunque tempo. Che mossi da una fede attiva e ferma, avanziamo sempre così verso la meta, malgrado tutti i temporali della vita!

Pur essendo benevolo nei confronti del prigioniero, il centurione preferisce dare ascolto alle parole del padrone della nave piuttosto che a quelle di Paolo (v. 11). Non capita spesso anche a noi di accordare più fiducia ai consigli e all’opinione degli uomini che alle direttive della Parola e dello Spirito Santo? E questo con nostro grave danno (v. 10).

Atti 27:18-44
18E siccome eravamo fieramente sbattuti dalla tempesta, il giorno dopo cominciarono a far getto del carico.19E il terzo giorno, con le loro proprie mani, buttarono in mare gli arredi della nave.20E non apparendo né sole né stelle già da molti giorni, ed essendoci sopra non piccola tempesta, era ormai tolta ogni speranza di scampare.21Or dopo che furono stati lungamente senza prender cibo, Paolo si levò in mezzo a loro, e disse: Uomini, bisognava darmi ascolto, non partire da Creta, e risparmiar così questo pericolo e questa perdita.22Ora però vi esorto a star di buon cuore, perché non vi sarà perdita della vita d’alcun di voi ma solo della nave.23Poiché un angelo dell’Iddio, al quale appartengo e ch’io servo, m’è apparso questa notte,24dicendo: Paolo, non temere; bisogna che tu comparisca dinanzi a Cesare ed ecco, Iddio ti ha donato tutti coloro che navigano teco.25Perciò, o uomini, state di buon cuore, perché ho fede in Dio che avverrà come mi è stato detto.26Ma dobbiamo esser gettati sopra un’isola.27E la quattordicesima notte da che eravamo portati qua e là per l’Adriatico, verso la mezzanotte i marinari sospettavano d’esser vicini a terra;28e calato lo scandaglio trovarono venti braccia; poi, passati un po’ più oltre e scandagliato di nuovo, trovarono quindici braccia.29Temendo allora di percuotere in luoghi scogliosi, gettarono da poppa quattro àncore, aspettando ansiosamente che facesse giorno.30Or cercando i marinari di fuggir dalla nave, e avendo calato la scialuppa in mare col pretesto di voler calare le àncore dalla prua,31Paolo disse al centurione ed ai soldati: Se costoro non restano nella nave, voi non potete scampare.32Allora i soldati tagliaron le funi della scialuppa, e la lasciaron cadere.33E mentre si aspettava che facesse giorno, Paolo esortava tutti a prender cibo, dicendo: Oggi son quattordici giorni che state aspettando, sempre digiuni, senza prender nulla.34Perciò, io v’esorto a prender cibo, perché questo contribuirà alla vostra salvezza; poiché non perirà neppure un capello del capo d’alcun di voi.35Detto questo, preso del pane, rese grazie a Dio, in presenza di tutti; poi, rottolo, cominciò a mangiare.36E tutti, fatto animo, presero anch’essi del cibo.37Or eravamo sulla nave, fra tutti, dugentosettantasei persone.38E saziati che furono, alleggerirono la nave, gettando il frumento in mare.39Quando fu giorno, non riconoscevano il paese; ma scorsero una certa baia che aveva una spiaggia, e deliberarono, se fosse loro possibile, di spingervi la nave.40E staccate le àncore, le lasciarono andare in mare; sciolsero al tempo stesso i legami dei timoni, e alzato l’artimone al vento, traevano al lido.41Ma essendo incorsi in un luogo che avea il mare d’ambo i lati, vi fecero arrenar la nave; e mentre la prua, incagliata, rimaneva immobile, la poppa si sfasciava per la violenza delle onde.42Or il parere de’ soldati era d’uccidere i prigionieri, perché nessuno fuggisse a nuoto.43Ma il centurione, volendo salvar Paolo, li distolse da quel proposito, e comandò che quelli che sapevan nuotare si gettassero in mare per andarsene i primi a terra,44e gli altri vi arrivassero, chi sopra tavole, e chi sopra altri pezzi della nave. E così avvenne che tutti giunsero salvi a terra.

Paolo è calmo in mezzo alla tempesta così come lo è davanti ai governatori ed ai re. L’uragano non gli impedisce di sentire la voce del Dio al quale appartiene e che serve (v. 23). Mentre, nella prova, gli uomini mostrano spesso il peggiore egoismo, il caro apostolo pensa alla salvezza dei suoi compagni di viaggio. Li rassicura con la Parola del suo Dio, poi li esorta a prendere del cibo, dopo aver reso grazie davanti a tutti (1 Timoteo 4:4,5).

Dopo molte peripezie e la perdita della nave, giungono tutti sani e salvi al porto desiderato (leggere Salmo 107:25-30).

Si può vedere in questo vascello, in balia alla tormenta, l’immagine della Chiesa quaggiù. Partita con un tempo favorevole, non ha tardato ad incontrare il vento delle prove e delle persecuzioni che Satana ha sollevato contro di lei. La mancanza di nutrimento spirituale, un periodo di profonde tenebre morali, sono sopravvenuti perché la voce degli apostoli, nella Parola, non è stata ascoltata. Il giorno si avvicina; e con esso il naufragio finale della cristianità professante (la nave). Ma il Signore conosce i suoi in questa Chiesa che si fa forte del suo nome. E nessuno sarà perduto fra quelli che il Padre gli ha dato (2 Timoteo 2:19; Giovanni 17:12).

Atti 28:1-16
1E dopo che fummo scampati, riconoscemmo che l’isola si chiamava Malta.2E i barbari usarono verso noi umanità non comune; poiché, acceso un gran fuoco, ci accolsero tutti, a motivo della pioggia che cadeva, e del freddo.3Or Paolo, avendo raccolto una quantità di legna secche e avendole poste sul fuoco, una vipera, sentito il caldo, uscì fuori, e gli si attaccò alla mano.4E quando i barbari videro la bestia che gli pendeva dalla mano, dissero fra loro: Certo, quest’uomo e un’omicida, perché essendo scampato dal mare, pur la Giustizia divina non lo lascia vivere.5Ma Paolo, scossa la bestia nel fuoco, non ne risentì male alcuno.6Or essi si aspettavano ch’egli enfierebbe o cadrebbe di subito morto; ma dopo aver lungamente aspettato, veduto che non gliene avveniva alcun male, mutarono parere, e cominciarono a dire ch’egli era un dio.7Or ne’ dintorni di quel luogo v’erano dei poderi dell’uomo principale dell’isola, chiamato Publio, il quale ci accolse, e ci albergò tre giorni amichevolmente.8E accadde che il padre di Publio giacea malato di febbre e di dissenteria. Paolo andò a trovarlo; e dopo aver pregato, gl’impose le mani e lo guarì.9Avvenuto questo, anche gli altri che aveano delle infermità nell’isola, vennero, e furon guariti;10ed essi ci fecero grandi onori; e quando salpammo, ci portarono a bordo le cose necessarie.11Tre mesi dopo, partimmo sopra una nave alessandrina che avea per insegna Castore e Polluce, e che avea svernato nell’isola.12E arrivati a Siracusa, vi restammo tre giorni.13E di là, costeggiando, arrivammo a Reggio. E dopo un giorno, levatosi un vento di scirocco, in due giorni arrivammo a Pozzuoli.14E avendo quivi trovato de’ fratelli, fummo pregati di rimanere presso di loro sette giorni. E così venimmo a Roma.15Or i fratelli, avute nostre notizie, di là ci vennero incontro sino al Foro Appio e alle Tre Taverne; e Paolo, quando li ebbe veduti, rese grazie a Dio e prese animo.16E giunti che fummo a Roma, a Paolo fu concesso d’abitar da sé col soldato che lo custodiva.

Dio ha messo dei sentimenti d’umanità nel cuore dei pagani dell’isola di Malta (come precedentemente nel centurione Giulio; v. 2; cap. 27:3). Essi accolgono e confortano i naufraghi. In mezzo a loro, il Signore si compiace di far conoscere il suo servitore per mezzo d’un miracolo. L’apostolo, che non ha giudicato lesivo per la sua dignità raccogliere della legna per alimentare il fuoco, è morso da una vipera e non ne subisce alcun male. Si trattava di uno dei segni che dovevano «accompagnare» i discepoli. (Marco 16:17,18). La benevolenza dei «barbari» di Malta trova presto la sua ricompensa. Tutti gli ammalati dell’isola, a cominciare dal padre di Publio, sono guariti mediante la potenza di Dio. E vogliamo pensare che molta di questa gente abbia trovato la guarigione dell’anima. Così l’opposizione del Nemico non è servita che a gettare su una nuova terra il seme dell’Evangelo.

Il viaggio di Paolo termina. Prima di portare qualcosa ai fratelli di Roma, è lui stesso che prende animo nella loro comunione fraterna. Il più giovane credente può anche essere un motivo di gioia e d’incoraggiamento per un anziano servitore di Dio.

Atti 28:17-31
17E tre giorni dopo, Paolo convocò i principali fra i Giudei; e quando furon raunati, disse loro: Fratelli, senza aver fatto nulla contro il popolo né contro i riti de’ padri, io fui arrestato in Gerusalemme e di là dato in man de’ Romani.18I quali, avendomi esaminato, volevano rilasciarmi perché non era in me colpa degna di morte.19Ma opponendovisi i Giudei, fui costretto ad appellarmi a Cesare, senza però aver in animo di portare alcuna accusa contro la mia nazione.20Per questa ragione dunque vi ho chiamati per vedervi e per parlarvi; perché egli è a causa della speranza d’Israele ch’io sono stretto da questa catena.21Ma essi gli dissero: Noi non abbiamo ricevuto lettere dalla Giudea intorno a te, né è venuto qui alcuno de’ fratelli a riferire o a dir male di te.22Ben vorremmo però sentir da te quel che tu pensi; perché, quant’è a cotesta setta, ci è noto che da per tutto essa incontra opposizione.23E avendogli fissato un giorno, vennero a lui nel suo alloggio in gran numero; ed egli da mane a sera esponeva loro le cose, testimoniando del regno di Dio e persuadendoli di quel che concerne Gesù, con la legge di Mosè e coi profeti.24E alcuni restaron persuasi delle cose dette; altri invece non credettero.25E non essendo d’accordo fra loro, si ritirarono, dopo che Paolo ebbe detta quest’unica parola: Ben parlò lo Spirito Santo ai vostri padri per mezzo del profeta Isaia dicendo:26Va’ a questo popolo e di’: Voi udrete coi vostri orecchi e non intenderete; guarderete coi vostri occhi, e non vedrete;27perché il cuore di questo popolo s’è fatto insensibile, son divenuti duri di orecchi, e hanno chiuso gli occhi, che talora non veggano con gli occhi, e non odano con gli orecchi, e non intendano col cuore, e non si convertano, ed io non li guarisca.28Sappiate dunque che questa salvazione di Dio è mandata ai Gentili; ed essi presteranno ascolto.29Quand’ebbe detto questo, i Giudei se ne andarono discutendo vivamente fra loro.30E Paolo dimorò due anni interi in una casa da lui presa a fitto, e riceveva tutti coloro che venivano a trovarlo,31predicando il regno di Dio, e insegnando le cose relative al Signor Gesù Cristo con tutta franchezza e senza che alcuno glielo impedisse.

Appena giunto a Roma, Paolo convoca i principali fra i Giudei, e spiega loro le condizioni della sua carcerazione. E, lungi dal conservare rancore nei confronti del suo popolo per tutto il male che ne ha subito, dà loro ancora e sempre il primo posto nella predicazione dell’Evangelo. Instancabilmente, dalla mattina alla sera, espone loro la verità, fino al momento in cui si ritirano (v. 25,29; leggere Ebrei 10:38,39).

Paolo resta due anni prigioniero a Roma, ma può constatare che le circostanze che attraversa «son riuscite piuttosto al progresso del Vangelo» (Filippesi 1:12). Non è forse durante questa prigionia che ha scritto varie epistole, fra cui quelle agli Efesini, ai Filippesi, ai Colossesi...? Potremmo non averle avute se fosse stato libero di visitare quelle assemblee.

D’altronde sono le epistole che ci permettono di approfondire la storia del grande apostolo. Qui infatti s’interrompe il racconto e il libro degli Atti non ha conclusione. Come per mostrarci che l’opera dello Spirito Santo quaggiù non è terminata! Essa continua, finché la Chiesa è sulla terra, nella vita di ogni credente.

Romani 1:1-17
1Paolo, servo di Cristo Gesù, chiamato ad essere apostolo, appartato per l’Evangelo di Dio,2ch’Egli avea già promesso per mezzo de’ suoi profeti nelle sante Scritture3e che concerne il suo Figliuolo,4nato dal seme di Davide secondo la carne, dichiarato Figliuolo di Dio con potenza secondo lo spirito di santità mediante la sua risurrezione dai morti; cioè Gesù Cristo nostro Signore,5per mezzo del quale noi abbiam ricevuto grazia e apostolato per trarre all’ubbidienza della fede tutti i Gentili, per amore del suo nome6fra i quali Gentili siete voi pure, chiamati da Gesù Cristo7a quanti sono in Roma, amati da Dio, chiamati ad esser santi, grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo.8Prima di tutto io rendo grazie all’Iddio mio per mezzo di Gesù Cristo per tutti voi perché la vostra fede è pubblicata per tutto il mondo.9Poiché Iddio, al quale servo nello spirito mio annunziando l’Evangelo del suo Figliuolo, mi è testimone ch’io non resto dal far menzione di voi in tutte le mie preghiere,10chiedendo che in qualche modo mi sia porta finalmente, per la volontà di Dio, l’occasione propizia di venire a voi.11Poiché desidero vivamente di vedervi per comunicarvi qualche dono spirituale affinché siate fortificati;12o meglio, perché quando sarò tra voi ci confortiamo a vicenda mediante la fede che abbiamo in comune, voi ed io.13Or, fratelli, non voglio che ignoriate che molte volte mi sono proposto di recarmi da voi (ma finora ne sono stato impedito) per avere qualche frutto anche fra voi come fra il resto dei Gentili.14Io son debitore tanto ai Greci quanto ai Barbari, tanto ai savi quanto agli ignoranti;15ond’è che, per quanto sta in me, io son pronto ad annunziar l’Evangelo anche a voi che siete in Roma.16Poiché io non mi vergogno dell’Evangelo; perché esso è potenza di Dio per la salvezza d’ogni credente; del Giudeo prima e poi del Greco;17poiché in esso la giustizia di Dio è rivelata da fede a fede, secondo che è scritto: Ma il giusto vivrà per fede.

Le epistole sono delle lettere, indirizzate dagli apostoli ad assemblee o a credenti, nelle quali troviamo esposte le verità cristiane. Quella ai Romani, benché scritta dopo altre, è stata giustamente collocata per prima. Il suo soggetto è infatti l’evangelo perché, prima di ricevere un insegnamento cristiano, è necessario innanzi tutto diventare cristiani. Caro lettore, le viene offerta questa occasione, se ancora non l’ha colta: essere di Cristo.

Si racconta che un evangelista, il quale teneva una serie di riunioni in una città, si limitò ogni sera a leggere i primi sei capitoli di questa epistola senza aggiungervi nemmeno una parola. E, ogni sera, si ebbero molte conversioni. Questo è il potere della sola Parola di Dio e l’autorità dell’evangelo, «potenza di Dio per la salvezza d’ogni credente» (v. 16).

Questa lettera è stata scritta molto tempo prima del drammatico viaggio raccontato alla fine degli Atti. Paolo non aveva ancora visto credenti di Roma. Ma, condizione indispensabile per un servizio utile, è pieno d’amore per loro e, prima di tutto, per Colui che sta per annunciare: Gesù Cristo. Il suo Nome riempie questi primi versetti. Non è Egli infatti la sostanza dell’Evangelo, il fondamento di ogni relazione tra Dio e l’uomo? D’altra parte, il fatto che Paolo voleva annunciare l’Evangelo a quelli che tuttavia avevano già la fede (v. 15, 8) ci conferma che questa buona notizia dell’Evangelo non si limita al perdono dei peccati. Contiene tutta la verità in Cristo.

Romani 1:18-32
18Poiché l’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà ed ingiustizia degli uomini che soffocano la verità con l’ingiustizia;19infatti quel che si può conoscer di Dio è manifesto in loro, avendolo Iddio loro manifestato;20poiché le perfezioni invisibili di lui, la sua eterna potenza e divinità, si vedon chiaramente sin dalla creazione del mondo, essendo intese per mezzo delle opere sue;21ond’è che essi sono inescusabili, perché, pur avendo conosciuto Iddio, non l’hanno glorificato come Dio, né l’hanno ringraziato; ma si son dati a vani ragionamenti, e l’insensato loro cuore s’è ottenebrato.22Dicendosi savi, son divenuti stolti,23e hanno mutato la gloria dell’incorruttibile Iddio in immagini simili a quelle dell’uomo corruttibile, e d’uccelli e di quadrupedi e di rettili.24Per questo, Iddio li ha abbandonati, nelle concupiscenze de’ loro cuori, alla impurità, perché vituperassero fra loro i loro corpi;25essi, che hanno mutato la verità di Dio in menzogna, e hanno adorato e servito la creatura invece del Creatore, che è benedetto in eterno. Amen.26Perciò Iddio li ha abbandonati a passioni infami: poiché le loro femmine hanno mutato l’uso naturale in quello che è contro natura,27e similmente anche i maschi, lasciando l’uso naturale della donna, si sono infiammati nella loro libidine gli uni per gli altri, commettendo uomini con uomini cose turpi, e ricevendo in loro stessi la condegna mercede del proprio traviamento.28E siccome non si sono curati di ritenere la conoscenza di Dio, Iddio li ha abbandonati ad una mente reproba, perché facessero le cose che sono sconvenienti,29essendo essi ricolmi d’ogni ingiustizia, malvagità, cupidigia, malizia; pieni d’invidia, d’omicidio, di contesa, di frode, di malignità;30delatori, maldicenti, abominevoli a Dio, insolenti, superbi, vanagloriosi, inventori di mali, disubbidienti ai genitori,31insensati, senza fede nei patti, senza affezione naturale, spietati;32i quali, pur conoscendo che secondo il giudizio di Dio quelli che fanno codeste cose son degni di morte, non soltanto le fanno, ma anche approvano chi le commette.

Prima di spiegare come Dio giustifica il peccatore, l’apostolo dimostra che tutti gli uomini sono colpevoli davanti a Dio. Si penserà forse che i pagani siano scusabili, in quanto non possiedono la Parola scritta. Ma essi hanno sotto gli occhi un altro libro sempre aperto: la Creazione (Salmo 19:1). Ma la maggioranza di loro non ha voluto riconoscere né onorare il suo Autore e ha trascurato di rendergli grazie, che è un dovere di ogni Sua creatura. Allora, sono stati abbandonati a Satana per praticare le peggiori abominazioni.

Non è certo bello il ritratto che Dio fa qui dell’uomo naturale; ma questo ritratto è il mio ed il vostro! Qualcuno obietterà con indignazione: Io non ho commesso gli orribili peccati menzionati in questi versetti. Ebbene! consideriamo i v. 30 e 31 ed esaminiamoci. Non abbiamo veramente nessuna somiglianza con questo membro della famiglia umana? Inoltre, Dio dichiara colpevoli non solo quelli che si danno personalmente a tali vizi, ma anche tutti quelli che «approvano chi li commette». Leggere un romanzo che racconta cose immorali, compiacersi in descrizioni torbide e corrotte, significa porsi sotto lo stesso «giudizio» (v. 32; Salmo 50:18).

Romani 2:1-16
1Perciò, o uomo, chiunque tu sii che giudichi, sei inescusabile; poiché nel giudicare gli altri, tu condanni te stesso; poiché tu che giudichi, fai le medesime cose.2Or noi sappiamo che il giudizio di Dio su quelli che fanno tali cose è conforme a verità.3E pensi tu, o uomo che giudichi quelli che fanno tali cose e le fai tu stesso, di scampare al giudizio di Dio?4Ovvero sprezzi tu le ricchezze della sua benignità, della sua pazienza e della sua longanimità, non riconoscendo che la benignità di Dio ti trae a ravvedimento?5Tu invece, seguendo la tua durezza e il tuo cuore impenitente, t’accumuli un tesoro d’ira, per il giorno dell’ira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio,6il quale renderà a ciascuno secondo le sue opere:7vita eterna a quelli che con la perseveranza nel bene oprare cercano gloria e onore e immortalità;8ma a quelli che son contenziosi e non ubbidiscono alla verità ma ubbidiscono alla ingiustizia, ira e indignazione.9Tribolazione e angoscia sopra ogni anima d’uomo che fa il male; del Giudeo prima, e poi del Greco;10ma gloria e onore e pace a chiunque opera bene; al Giudeo prima e poi al Greco;11poiché dinanzi a Dio non c’è riguardo a persone.12Infatti, tutti coloro che hanno peccato senza legge, periranno pure senza legge; e tutti coloro che hanno peccato avendo legge, saranno giudicati con quella legge;13poiché non quelli che ascoltano la legge son giusti dinanzi a Dio, ma quelli che l’osservano saranno giustificati.14Infatti, quando i Gentili che non hanno legge, adempiono per natura le cose della legge, essi, che non hanno legge, son legge a se stessi;15essi mostrano che quel che la legge comanda è scritto nei loro cuori per la testimonianza che rende loro la coscienza, e perché i loro pensieri si accusano od anche si scusano a vicenda.16Tutto ciò si vedrà nel giorno in cui Dio giudicherà i segreti degli uomini per mezzo di Gesù Cristo, secondo il mio Evangelo.

Un uomo, per quanto sia caduto in basso, troverà sempre qualcuno più miserabile di lui, col quale potrà paragonarsi sentendosi migliore! Chi ha la passione del gioco, disprezzerà il bevitore e questi guarderà un bandito con senso di superiorità. In realtà, tutti i vizi sono in germe nel nostro cuore. Quando giudichiamo gli altri (v. 1), diamo prova di saper riconoscere molto bene il male; mostriamo dunque di avere una coscienza. Ma essa condanna anche noi quando, a nostra volta, pratichiamo cose simili. Tutti gli uomini hanno una coscienza (Genesi 3:22); nella sua bontà, Dio se ne serve per spingerli al pentimento (v. 4), ma non li autorizza affatto ad usarla per giudicare il loro prossimo. Uno solo ha il diritto di giudicare: Gesù Cristo (v. 16; Giovanni 5:22; Atti 10:42). Un giorno Egli metterà in luce «i segreti degli uomini», tutti i loro atti e le intenzioni inconfessabili, nascoste con tanta cura (Matteo 10:26). Confessategli senza indugio i vostri segreti più vergognosi. La vostra coscienza non è una voce ostile ma un’amica che vi dice: parla di questo al Signore; ci penserà Lui.

Romani 2:17-29
17Or se tu ti chiami Giudeo, e ti riposi sulla legge, e ti glorii in Dio,18e conosci la sua volontà, e discerni la differenza delle cose essendo ammaestrato dalla legge,19e ti persuadi d’esser guida de’ ciechi, luce di quelli che sono nelle tenebre,20educatore degli scempi, maestro dei fanciulli, perché hai nella legge la formula della conoscenza e della verità,21come mai, dunque, tu che insegni agli altri non insegni a te stesso? Tu che predichi che non si deve rubare, rubi?22Tu che dici che non si deve commettere adulterio, commetti adulterio? Tu che hai in abominio gl’idoli, saccheggi i templi?23Tu che meni vanto della legge, disonori Dio trasgredendo la legge?24Poiché, siccome è scritto, il nome di Dio, per cagion vostra, è bestemmiato fra i Gentili.25Infatti ben giova la circoncisione se tu osservi la legge; ma se tu sei trasgressore della legge, la tua circoncisione diventa incirconcisione.26E se l’incirconciso osserva i precetti della legge, la sua incirconcisione non sarà essa reputata circoncisione?27E così colui che è per natura incirconciso, se adempie la legge, giudicherà te, che con la lettera e la circoncisione sei un trasgressore della legge.28Poiché Giudeo non è colui che è tale all’esterno; né è circoncisione quella che è esterna, nella carne;29ma Giudeo è colui che lo è interiormente; e la circoncisione è quella del cuore, in ispirito, non in lettera; d’un tal Giudeo la lode procede non dagli uomini, ma da Dio.

Questi capitoli ci fanno pensare alla seduta d’un tribunale. Uno dopo l’altro, gli accusati compaiono davanti al Giudice supremo. Dopo la condanna del barbaro (cap. 1), poi quella dell’uomo morale e civilizzato (inizio del cap. 2), è il Giudeo ad essere chiamato alla sbarra. Egli si presenta a testa alta. Il suo nome di Giudeo, la legge di Mosè sulla quale fa affidamento, il vero Dio che pretende di conoscere e di servire (v. 17), tutto questo stabilirà certamente la sua superiorità sugli altri accusati e lo farà assolvere... Invece no. Cosa gli risponde il supremo Magistrato? Io non ti giudicherò né dai titoli (v. 17), né dalla tua conoscenza (v. 18), né dalle tue parole (v. 21), ma dalle tue azioni. «Tu che insegni agli altri... tu che predichi... tu che dici»...; ciò che m’interessa è quello che fai ed anche quello che non fai (Matteo 23:3). Invece di scusarti, i tuoi privilegi aggravano la tua colpa.

Il peccato dei pagani è chiamato ingiustizia (cap. 1:18): un cammino senza legge e senza freni secondo i capricci della propria volontà (1 Giovanni 3:4). Il peccato dei Giudei è chiamato trasgressione (v. 23), ossia disubbidienza ai comandamenti divini conosciuti. E quanto più responsabili sono oggi i cristiani che possiedono tutta la Parola di Dio!

Romani 3:1-18
1Qual è dunque il vantaggio del Giudeo? O qual è la utilità della circoncisione?2Grande per ogni maniera; prima di tutto, perché a loro furono affidati gli oracoli di Dio.3Poiché che vuol dire se alcuni sono stati increduli? Annullerà la loro incredulità la fedeltà di Dio?4Così non sia; anzi, sia Dio riconosciuto verace, ma ogni uomo bugiardo, siccome è scritto: Affinché tu sia riconosciuto giusto nelle tue parole, e resti vincitore quando sei giudicato.5Ma se la nostra ingiustizia fa risaltare la giustizia di Dio, che diremo noi? Iddio è egli ingiusto quando dà corso alla sua ira? (Io parlo umanamente).6Così non sia; perché, altrimenti, come giudicherà egli il mondo?7Ma se per la mia menzogna la verità di Dio è abbondata a sua gloria, perché son io ancora giudicato come peccatore?8E perché (secondo la calunnia che ci è lanciata e la massima che taluni ci attribuiscono), perché non "facciamo il male affinché ne venga il bene?" La condanna di quei tali è giusta.9Che dunque? Abbiam noi qualche superiorità? Affatto; perché abbiamo dianzi provato che tutti, Giudei e Greci, sono sotto il peccato,10siccome è scritto: Non v’è alcun giusto, neppur uno.11Non v’è alcuno che abbia intendimento, non v’è alcuno che ricerchi Dio.12Tutti si sono sviati, tutti quanti son divenuti inutili. Non v’è alcuno che pratichi la bontà, no, neppur uno.13La loro gola è un sepolcro aperto; con le loro lingue hanno usato frode; v’è un veleno di aspidi sotto le loro labbra.14La loro bocca è piena di maledizione e d’amarezza.15I loro piedi son veloci a spargere il sangue.16Sulle lor vie è rovina e calamità,17e non hanno conosciuto la via della pace.18Non c’è timor di Dio dinanzi agli occhi loro.

Chi ha ragione? Dio che condanna o l’accusato che si difende? «Sia Dio riconosciuto verace, ma ogni uomo bugiardo!» (v. 4), esclama l’apostolo. La Parola di Dio non è annullata col pretesto che non è stata creduta dai Giudei, i suoi depositari (v. 3; Ebrei 4:2). Con la massima incongruenza, essi si gloriavano d’avere la legge (cap. 2:17), mentre questa rendeva testimonianza contro di loro. Sono paragonabili ad un criminale che, proclamando la sua innocenza, rimette egli stesso alla polizia il corpo del reato che conferma la sua colpa. Così lo Spirito di Dio, simile al procuratore in un tribunale, fa leggere davanti a questo accusato giudeo tutta una serie di versetti irrefutabili tratti dalle Sue Scritture (v. 10-18).

Ma l’accusato potrebbe avanzare un altro argomento: Io non nego la mia ingiustizia, ma questa mette in risalto la giustizia di Dio; in fondo è utile. Terribile malafede! Se fosse così, Dio dovrebbe rinunciare a giudicare il mondo (v. 6), anzi essergli grato della sua malvagità perché questa evidenzia la Sua santità! Ma allora Dio smetterebbe di essere giusto e rinnegherebbe Se stesso (2 Timoteo 2:13). Prima del verdetto finale, Dio respinge gli ultimi ragionamenti dietro ai quali la sua creatura cerca sempre di trincerarsi.

Romani 3:19-31
19Or noi sappiamo che tutto quel che la legge dice, lo dice a quelli che son sotto la legge, affinché ogni bocca sia turata, e tutto il mondo sia sottoposto al giudizio di Dio;20poiché per le opere della legge nessuno sarà giustificato al suo cospetto; giacché mediante la legge è data la conoscenza del peccato.21Ora, però, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata una giustizia di Dio, attestata dalla legge e dai profeti:22vale a dire la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo, per tutti i credenti; poiché non v’è distinzione;23difatti, tutti hanno peccato e son privi della gloria di Dio,24e son giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù,25il quale Iddio ha prestabilito come propiziazione mediante la fede nel sangue d’esso, per dimostrare la sua giustizia, avendo Egli usato tolleranza verso i peccati commessi in passato, al tempo della sua divina pazienza;26per dimostrare, dico, la sua giustizia nel tempo presente; ond’Egli sia giusto e giustificante colui che ha fede in Gesù.27Dov’è dunque il vanto? Esso è escluso. Per quale legge? Delle opere? No, ma per la legge della fede;28poiché noi riteniamo che l’uomo è giustificato mediante la fede, senza le opere della legge.29Iddio è Egli forse soltanto l’Iddio de’ Giudei? Non è Egli anche l’Iddio de’ Gentili? Certo lo è anche de’ Gentili,30poiché v’è un Dio solo, il quale giustificherà il circonciso per fede, e l’incirconciso parimente mediante la fede.31Annulliamo noi dunque la legge mediante la fede? Così non sia; anzi, stabiliamo la legge.

Dinanzi al tribunale di Dio ogni bocca è ora chiusa. Gli accusati, senza alcuna eccezione, sono riconosciuti colpevoli, condannati dalla legge alla pena di morte (v. 19). «Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio». È per questo che la terribile sentenza «per certo morrai», già annunciata da Dio prima della caduta dell’uomo (Genesi 2:17), viene confermata: «Il salario del peccato è la morte» (cap. 6:23). Per l’incredulo, Gentile o Giudeo, questo giudizio è definitivo e il tribunale davanti al quale tutti compariranno un giorno rappresenta una spaventosa realtà (Apocalisse 20:11). Ma ecco l’avvocato, cioè Cristo, intervenire in favore di coloro che, Giudei o Gentili, l’hanno scelto per fede. Egli non cerca di minimizzare gli errori commessi, come fanno gli avvocati davanti ai tribunali degli uomini; al contrario, Egli li difende dicendo: La sentenza è giusta, ma è già stata eseguita; il debito è saldato; una morte, la mia, ha pagato il terribile debito dei loro peccati.

Sì, la giustizia di Dio è soddisfatta perché un crimine non può essere messo in conto una seconda volta. E se Dio è giusto condannando il peccato, è altrettanto giusto giustificando il peccatore «che ha fede in Gesù» (v. 26).

Romani 4:1-12
1Che diremo dunque che l’antenato nostro Abramo abbia ottenuto secondo la carne?2Poiché se Abramo è stato giustificato per le opere, egli avrebbe di che gloriarsi; ma dinanzi a Dio egli non ha di che gloriarsi; infatti, che dice la Scrittura?3Or Abramo credette a Dio, e ciò gli fu messo in conto di giustizia.4Or a chi opera, la mercede non è messa in conto di grazia, ma di debito;5mentre a chi non opera ma crede in colui che giustifica l’empio, la sua fede gli è messa in conto di giustizia.6Così pure Davide proclama la beatitudine dell’uomo al quale Iddio imputa la giustizia senz’opere, dicendo:7Beati quelli le cui iniquità son perdonate, e i cui peccati sono coperti.8Beato l’uomo al quale il Signore non imputa il peccato.9Questa beatitudine è ella soltanto per i circoncisi o anche per gli incirconcisi? Poiché noi diciamo che la fede fu ad Abramo messa in conto di giustizia.10In che modo dunque gli fu messa in conto? Quand’era circonciso, o quand’era incirconciso? Non quand’era circonciso, ma quand’era incirconciso;11poi ricevette il segno della circoncisione, qual suggello della giustizia ottenuta per la fede che avea quand’era incirconciso, affinché fosse il padre di tutti quelli che credono essendo incirconcisi, onde anche a loro sia messa in conto la giustizia;12e il padre dei circoncisi, di quelli, cioè, che non solo sono circoncisi, ma seguono anche le orme della fede del nostro padre Abramo quand’era ancora incirconciso.

Se una scala è troppo corta per raggiungere un oggetto posto in alto, un uomo che salga sul piolo più elevato non è più facilitato ad impossessarsene di quelli che sono sotto di lui. «Non v’è distinzione» abbiamo letto (cap. 3:22); il Giudeo, come il Greco, non raggiunge la gloria di Dio. Nessuno vi accede con la scala della propria giustizia: sarà sempre insufficiente. La prova è data dal fatto che persino Abramo (v. 3) e Davide (v. 6), che incontestabilmente avrebbero avuto il diritto di stare in cima a questa scala delle opere, non se ne sono serviti per essere giustificati davanti a Dio. E se loro non l’hanno fatto, chi potrebbe pretendere di farlo? Per dimostrare meglio che la salvezza per grazia non ha alcun rapporto con le pretese carnali e «il vanto» del popolo giudeo (cap. 3:27), i v. 9 e 10 ricordano che il patriarca Abramo ha ricevuto la giustizia per fede prima del segno della circoncisione (Genesi 15:6; 17:24). Nel momento in cui Dio l’ha giustificato, egli era ancora simile ai pagani.

Per essere salvati, bisogna cominciare col riconoscersi colpevoli, ossia dichiararsi d’accordo con la sentenza divina pronunciata nel capitolo precedente. Dio giustifica «l’empio», e lui solo può farlo (v. 5; confr. Matteo 9:12).

Romani 4:13-25
13Poiché la promessa d’esser erede del mondo non fu fatta ad Abramo o alla sua progenie in base alla legge, ma in base alla giustizia che vien dalla fede.14Perché, se quelli che son della legge sono eredi, la fede è resa vana, e la promessa è annullata;15poiché la legge genera ira; ma dove non c’è legge, non c’è neppur trasgressione.16Perciò l’eredità è per fede, affinché sia per grazia; onde la promessa sia sicura per tutta la progenie; non soltanto per quella che è sotto la legge, ma anche per quella che ha la fede d’Abramo, il quale è padre di noi tutti17(secondo che è scritto: Io ti ho costituito padre di molte nazioni) dinanzi al Dio a cui egli credette, il quale fa rivivere i morti, e chiama le cose che non sono, come se fossero.18Egli, sperando contro speranza, credette, per diventar padre di molte nazioni, secondo quel che gli era stato detto: Così sarà la tua progenie.19E senza venir meno nella fede, egli vide bensì che il suo corpo era svigorito (avea quasi cent’anni), e che Sara non era più in grado d’esser madre;20ma, dinanzi alla promessa di Dio, non vacillò per incredulità, ma fu fortificato per la sua fede dando gloria a Dio21ed essendo pienamente convinto che ciò che avea promesso, Egli era anche potente da effettuarlo.22Ond’è che ciò gli fu messo in conto di giustizia.23Or non per lui soltanto sta scritto che questo gli fu messo in conto di giustizia,24ma anche per noi ai quali sarà così messo in conto; per noi che crediamo in Colui che ha risuscitato dai morti Gesù, nostro Signore,25il quale è stato dato a cagione delle nostre offese, ed è risuscitato a cagione della nostra giustificazione.

Se Dio è potente di effettuare ciò che ha promesso (v. 21), l’uomo, da parte sua, è totalmente impotente ad adempiere i suoi obblighi. Per questo le promesse fatte ad Abramo (e al cristiano) non comportano nessuna condizione; basta crederle. Tutte le circostanze sembravano contraddire ciò che Dio aveva assicurato ad Abramo. Ma lui «non vacillò per incredulità... essendo pienamente convinto» (v. 20,21). Da dove gli veniva questa fede incrollabile? Dal fatto che conosceva Colui che gli aveva fatto le promesse e gli accordava una totale fiducia. La firma di una persona che rispettiamo ha per noi più valore di quella d’uno sconosciuto e garantisce i suoi impegni. La fede crede alle promesse perché crede a Dio che le ha fatte (v. 17 e 3; confr. 2 Timoteo 1:12). Essa s’impossessa delle grandi verità affermate mediante la sua Parola: la morte del Signore Gesù per espiare i nostri errori, la sua resurrezione per darci una giustizia (v. 25).

Caro amico, arrivato a questo punto della tua lettura, puoi dire con tutti i credenti: «Io possiedo questa fede che dà la salvezza. È per i miei peccati che Gesù è stato dato; è per la mia giustificazione che Dio l’ha risuscitato»?

Romani 5:1-11
1Giustificati dunque per fede, abbiam pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore,2mediante il quale abbiamo anche avuto, per la fede, l’accesso a questa grazia nella quale stiamo saldi; e ci gloriamo nella speranza della gloria di Dio;3e non soltanto questo, ma ci gloriamo anche nelle afflizioni, sapendo che l’afflizione produce pazienza, la pazienza esperienza,4e la esperienza speranza.5Or la speranza non rende confusi, perché l’amor di Dio è stato sparso nei nostri cuori per lo Spirito Santo che ci è stato dato.6Perché, mentre eravamo ancora senza forza, Cristo, a suo tempo, è morto per gli empi.7Poiché a mala pena uno muore per un giusto; ma forse per un uomo dabbene qualcuno ardirebbe morire;8ma Iddio mostra la grandezza del proprio amore per noi, in quanto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.9Tanto più dunque, essendo ora giustificati per il suo sangue, sarem per mezzo di lui salvati dall’ira.10Perché, se mentre eravamo nemici siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del suo Figliuolo, tanto più ora, essendo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita.11E non soltanto questo, ma anche ci gloriamo in Dio per mezzo del nostro Signor Gesù Cristo, per il quale abbiamo ora ottenuto la riconciliazione.

Assolto, giustificato, il credente lascia esplodere la sua gioia (v. 1). La pace con Dio è ormai la sua parte inestimabile. È riconciliato col Giudice supremo a motivo dell’atto stesso che avrebbe dovuto attirare la Sua ira per sempre: l’uccisione e la morte del suo Figlio (v. 10)! In verità, l’amore di Dio non assomiglia a nessun altro. È davvero «il suo proprio amore», i cui motivi sono tutti in Lui stesso. Ha amato dei poveri esseri che non avevano niente di piacevole, prima ancora che facessero il minimo passo verso di Lui, quando erano ancora senza forza, empi (v. 6), peccatori (v. 8) e nemici (v. 10; 1 Giovanni 4:10 e 19). È quest’amore che ora è versato nel nostro cuore.

Di fronte al mondo che si gloria di privilegi presenti e passeggeri, il credente, lungi dall’essere confuso (v. 5), può valersi del suo ineffabile avvenire: la gloria di Dio (v. 2). Ed inoltre, cosa paradossale!, egli può trovare della gioia nelle tribolazioni presenti. Queste infatti producono preziosi frutti (v. 3, 4) che rendono la sua speranza ancora più viva e fervente. «E non soltanto questo...» (v. 11): abbiamo il diritto di gloriarci nei doni, ma soprattutto in Colui che ce li dispensa che è Dio stesso, divenuto il nostro Dio e Padre per mezzo del Signore Gesù Cristo.

Romani 5:12-21
12Perciò, siccome per mezzo d’un sol uomo il peccato è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato v’è entrata la morte, e in questo modo la morte è passata su tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato…13Poiché, fino alla legge, il peccato era nel mondo; ma il peccato non è imputato quando non v’è legge.14Eppure, la morte regnò, da Adamo fino a Mosè, anche su quelli che non avean peccato con una trasgressione simile a quella d’Adamo, il quale è il tipo di colui che dovea venire.15Però, la grazia non è come il fallo. Perché, se per il fallo di quell’uno i molti sono morti, molto più la grazia di Dio e il dono fattoci dalla grazia dell’unico uomo Gesù Cristo, hanno abbondato verso i molti.16E riguardo al dono non avviene quel che è avvenuto nel caso dell’uno che ha peccato; poiché il giudizio da un unico fallo ha fatto capo alla condanna; mentre la grazia, da molti falli, ha fatto capo alla giustificazione.17Perché, se per il fallo di quell’uno la morte ha regnato mediante quell’uno, tanto più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia, regneranno nella vita per mezzo di quell’uno che è Gesù Cristo.18Come dunque con un sol fallo la condanna si è estesa a tutti gli uomini, così, con un solo atto di giustizia la giustificazione che dà vita s’è estesa a tutti gli uomini.19Poiché, siccome per la disubbidienza di un solo uomo i molti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’ubbidienza d’un solo, i molti saran costituiti giusti.20Or la legge è intervenuta affinché il fallo abbondasse; ma dove il peccato è abbondato, la grazia è sovrabbondata,21affinché, come il peccato regnò nella morte, così anche la grazia regni, mediante la giustizia, a vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore.

Per un credente convertito sul letto di morte, l’epistola avrebbe potuto terminare col v. 11. La questione dei suoi peccati è stata regolata; è pronto per la gloria di Dio. Ma per chi continua a vivere sulla terra, si pone ormai un doloroso problema: egli ha ancora in sé la vecchia natura, «il peccato», che riesce a produrre solo dei frutti corrotti. Rischia dunque di perdere la salvezza? Ciò che segue, dal cap. 5:12 al cap. 8, ci dice come vi ha provveduto Dio: Egli ha condannato non solo le mie azioni, ma anche la cattiva volontà che le ha fatte nascere, il «vecchio uomo», (cap. 6:6), simile al peccatore Adamo, suo antenato. Immaginiamo che un tipografo poco coscienzioso, componendo il cliché d’un libro, abbia lasciato passare gravi errori che falsano completamente il pensiero dell’autore. Questi errori si riprodurranno, al momento della tiratura, in ogni esemplare. La rilegatura più bella non cambierà niente. Per avere un testo fedele, lo scrittore dovrà procedere ad una nuova edizione, che parta da un altro cliché.

Il primo Adamo è come questo cattivo cliché: da lui sono provenuti tanti uomini, altrettanto peccatori! Ma Dio non ha cercato di migliorare la discendenza di Adamo. Ha suscitato un uomo nuovo, Cristo, e ci ha dato la sua vita.

Romani 6:1-14
1Che direm dunque? Rimarremo noi nel peccato onde la grazia abbondi?2Così non sia. Noi che siam morti al peccato, come vivremmo ancora in esso?3O ignorate voi che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte?4Noi siam dunque stati con lui seppelliti mediante il battesimo nella sua morte, affinché, come Cristo è risuscitato dai morti mediante la gloria del Padre, così anche noi camminassimo in novità di vita.5Perché, se siamo divenuti una stessa cosa con lui per una morte somigliante alla sua, lo saremo anche per una risurrezione simile alla sua, sapendo questo:6che il nostro vecchio uomo è stato crocifisso con lui, affinché il corpo del peccato fosse annullato, onde noi non serviamo più al peccato;7poiché colui che è morto, è affrancato dal peccato.8Ora, se siamo morti con Cristo, noi crediamo che altresì vivremo con lui,9sapendo che Cristo, essendo risuscitato dai morti, non muore più; la morte non lo signoreggia più.10Poiché il suo morire fu un morire al peccato, una volta per sempre; ma il suo vivere è un vivere a Dio.11Così anche voi fate conto d’esser morti al peccato, ma viventi a Dio, in Cristo Gesù.12Non regni dunque il peccato nel vostro corpo mortale per ubbidirgli nelle sue concupiscenze;13e non prestate le vostre membra come strumenti d’iniquità al peccato; ma presentate voi stessi a Dio come di morti fatti viventi, e le vostre membra come strumenti di giustizia a Dio;14perché il peccato non vi signoreggerà, poiché non siete sotto la legge, ma sotto la grazia.

È troppo facile! — dicono alcuni. Dato che la grazia abbonda e le nostre ingiustizie non servono che a farla brillare di più, approfittiamone per lasciarci andare a tutti i capricci della nostra volontà carnale (v. 1 e 15). Ma possiamo immaginare il figlio prodigo, che dopo aver visto l’accoglienza riservatagli dal padre, desideri tornare nel paese lontano dicendo: «Intanto ora so che sarò sempre ricevuto a casa ogni volta che vorrò tornarci»? No, un simile ragionamento non è mai quello d’un vero figlio di Dio. Prima di tutto perché sa che la grazia è costata al suo Salvatore e teme di rattristarlo. Poi, perché il peccato deve aver perso ogni attrazione per lui. La mia morte con Cristo (v. 6) toglie al peccato ogni forza ed ogni autorità su di me. Infatti, un «cadavere» non può più essere sedotto dai piaceri e dalle tentazioni. Ed è una liberazione meravigliosa!

Il cap. 3 v. 13 a 18 constatava che tutte le membra dell’uomo, la lingua, i piedi, gli occhi..., erano degli «strumenti d’iniquità» al servizio del peccato (v. 13). Ebbene! al momento della conversione, queste stesse membra cambiano proprietario. Diventano degli «strumenti di giustizia» a disposizione di Colui che ha tutti i diritti su di me.

Romani 6:15-23
15Che dunque? Peccheremo noi perché non siamo sotto la legge ma sotto la grazia? Così non sia.16Non sapete voi che se vi date a uno come servi per ubbidirgli, siete servi di colui a cui ubbidite: o del peccato che mena alla morte o dell’ubbidienza che mena alla giustizia?17Ma sia ringraziato Iddio che eravate bensì servi del peccato, ma avete di cuore ubbidito a quel tenore d’insegnamento che v’è stato trasmesso;18ed essendo stati affrancati dal peccato, siete divenuti servi della giustizia.19Io parlo alla maniera degli uomini, per la debolezza della vostra carne; poiché, come già prestaste le vostre membra a servizio della impurità e della iniquità per commettere l’iniquità, così prestate ora le vostre membra a servizio della giustizia per la vostra santificazione.20Poiché, quando eravate servi del peccato, eravate liberi riguardo alla giustizia.21Qual frutto dunque avevate allora delle cose delle quali oggi vi vergognate? poiché la fine loro è la morte.22Ma ora, essendo stati affrancati dal peccato e fatti servi a Dio, voi avete per frutto la vostra santificazione, e per fine la vita eterna:23poiché il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore.

Non c’è nulla di più importante per l’uomo della sua libertà. Eppure questa è una completa illusione. «La libera volontà non è altro che la schiavitù del diavolo» (J.N.D.). Tuttavia, l’uomo se ne rende conto solo dopo la conversione. È cercando di volare che l’uccello prigioniero si rende conto che gli hanno tarpato le ali. «Chi commette il peccato è schiavo del peccato», insegnava il Signore Gesù. Ma aggiungeva: «Se dunque il Figliuolo vi farà liberi, sarete veramente liberi» (Giovanni 8:34,36). Liberi... non di fare la nostra volontà: significherebbe rimetterci sotto la vecchia schiavitù! Ci basti aver compiuto, nel tempo già trascorso, la volontà dell’uomo peccatore (e per quale frutto? v. 21; 1 Pietro 4:3), aver lavorato per Satana, l’impostore pronto a negoziare un tragico salario: la morte, che Cristo ha subito al nostro posto (v. 23). Se siamo liberi, è per servire Dio ed ubbidirgli di cuore (v. 17; 2 Corinzi 10:5), come quel giovane schiavo, riscattato un giorno a un padrone crudele da un viaggiatore compassionevole, che invece d’andare a vivere la sua vita, chiese di non lasciare il suo benefattore; tutto il suo desiderio era di servirlo da quel momento in poi!

Romani 7:1-11
1O ignorate voi, fratelli (poiché io parlo a persone che hanno conoscenza della legge), che la legge signoreggia l’uomo per tutto il tempo ch’egli vive?2Infatti la donna maritata è per la legge legata al marito mentre egli vive; ma se il marito muore, ella è sciolta dalla legge che la lega al marito.3Ond’è che se mentre vive il marito ella passa ad un altro uomo, sarà chiamata adultera; ma se il marito muore, ella è libera di fronte a quella legge; in guisa che non è adultera se divien moglie d’un altro uomo.4Così, fratelli miei, anche voi siete divenuti morti alla legge mediante il corpo di Cristo, per appartenere ad un altro, cioè a colui che è risuscitato dai morti, e questo affinché portiamo del frutto a Dio.5Poiché, mentre eravamo nella carne, le passioni peccaminose, destate dalla legge, agivano nelle nostre membra per portar del frutto per la morte;6ma ora siamo stati sciolti dai legami della legge, essendo morti a quella che ci teneva soggetti, talché serviamo in novità di spirito, e non in vecchiezza di lettera.7Che diremo dunque? La legge è essa peccato? Così non sia; anzi io non avrei conosciuto il peccato, se non per mezzo della legge; poiché io non avrei conosciuto la concupiscenza, se la legge non avesse detto: Non concupire.8Ma il peccato, còlta l’occasione, per mezzo del comandamento, produsse in me ogni concupiscenza; perché senza la legge il peccato è morto.9E ci fu un tempo, nel quale, senza legge, vivevo; ma, venuto il comandamento, il peccato prese vita, e io morii;10e il comandamento ch’era inteso a darmi vita, risultò che mi dava morte.11Perché il peccato, còlta l’occasione, per mezzo del comandamento, mi trasse in inganno; e, per mezzo d’esso, m’uccise.

La legge non solo reprime i misfatti che ho commesso, ma giudica anche la mia natura peccatrice, per esempio la mia incapacità ad amare Dio ed il mio prossimo come essa prescrive. Il peccato mi pone dunque inesorabilmente sotto la condanna della legge di Dio... Ebbene! ne sono liberato nello stesso modo in cui sono stato liberato dal peccato: per mezzo della morte (cioè la mia morte con Cristo; v. 4). Quando un colpevole è deceduto, la giustizia umana non può più metterlo in prigione.

La legge è dunque una cosa cattiva, dal momento che Dio ha dovuto proteggermi contro il suo rigore? «Così non sia!» esclama nuovamente l’apostolo (v. 7). Se in un museo prendo in mano un oggetto esposto, forse non sono cosciente di commettere un’infrazione. Invece sono pienamente responsabile se esiste un cartello: Vietato toccare. Ma, allo stesso tempo, questa scritta suggerirà a molti visitatori la voglia di avanzare la mano verso gli oggetti esposti, poiché la nostra natura ci spinge ad infrangere ogni regola per affermare la nostra indipendenza. Così, per la legge, Dio mi coglie in flagrante per la mia disobbedienza e mette in evidenza la cupidigia che è in me, per meglio convincermi di peccato.

Romani 7:12-25
12Talché la legge è santa, e il comandamento è santo e giusto e buono.13Ciò che è buono diventò dunque morte per me? Così non sia; ma è il peccato che m’è divenuto morte, onde si palesasse come peccato, cagionandomi la morte mediante ciò che è buono; affinché, per mezzo del comandamento, il peccato diventasse estremamente peccante.14Noi sappiamo infatti che la legge è spirituale; ma io son carnale, venduto schiavo al peccato.15Perché io non approvo quello che faccio; poiché non faccio quel che voglio, ma faccio quello che odio.16Ora, se faccio quello che non voglio, io ammetto che la legge è buona;17e allora non son più io che lo faccio, ma è il peccato che abita in me.18Difatti, io so che in me, vale a dire nella mia carne, non abita alcun bene; poiché ben trovasi in me il volere, ma il modo di compiere il bene, no.19Perché il bene che voglio, non lo fo; ma il male che non voglio, quello fo.20Ora, se ciò che non voglio è quello che fo, non son più io che lo compio, ma è il peccato che abita in me.21Io mi trovo dunque sotto questa legge: che volendo io fare il bene, il male si trova in me.22Poiché io mi diletto nella legge di Dio, secondo l’uomo interno;23ma veggo un’altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente, e mi rende prigione della legge del peccato che è nelle mie membra.24Misero me uomo! chi mi trarrà da questo corpo di morte?25Grazie siano rese a Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore. Così dunque, io stesso con la mente servo alla legge di Dio, ma con la carne alla legge del peccato.

Questi versetti sono stati paragonati ai vani sforzi d’un uomo impantanato in una palude. Ognuno dei suoi movimenti per liberarsi ha il solo effetto di farlo sprofondare di più. Vedendosi perduto, finisce per gridare aiuto. Moralmente questo dramma illustra la storia di molti figli di Dio durante il periodo che segue la loro conversione. L’apostolo si mette al posto d’un simile credente (se non fosse tale, da un lato non dovrebbe affrontare queste lotte, dall’altro non troverebbe il suo piacere nella legge di Dio; v. 22), e ci dipinge la sua disperazione. «Ahimè! — esclama quest’uomo — invece di migliorare mi sento ogni giorno più cattivo. Ho scoperto che ero sotto il peccato (cap. 3:9), che questo regnava su di me (cap. 5:21), mi signoreggiava (cap. 6:14), mi teneva prigioniero (cap. 7:23), e che abita in me (v. 17,20), come un virus insidioso che ha preso possesso dei miei centri vitali. Chi mi libererà da questo corpo di morte? Io mi riconosco incapace, senza forza,... sono dunque pronto a confidare in un Altro. E Gesù mi prende per mano».

Penosa ma necessaria esperienza! Dal momento stesso in cui non mi aspetto più niente da me, posso aspettarmi tutto da Cristo.

Romani 8:1-11
1Non v’è dunque ora alcuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù;2perché la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù mi ha affrancato dalla legge del peccato e della morte.3Poiché quel che era impossibile alla legge, perché la carne la rendeva debole, Iddio l’ha fatto; mandando il suo proprio Figliuolo in carne simile a carne di peccato e a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne,4affinché il comandamento della legge fosse adempiuto in noi, che camminiamo non secondo la carne, ma secondo lo spirito.5Poiché quelli che son secondo la carne, hanno l’animo alle cose della carne; ma quelli che son secondo lo spirito, hanno l’animo alle cose dello spirito.6Perché ciò a cui la carne ha l’animo è morte, ma ciò a cui lo spirito ha l’animo, è vita e pace;7poiché ciò a cui la carne ha l’animo è inimicizia contro Dio, perché non è sottomesso alla legge di Dio, e neppure può esserlo;8e quelli che sono nella carne, non possono piacere a Dio.9Or voi non siete nella carne ma nello spirito, se pur lo Spirito di Dio abita in voi; ma se uno non ha lo Spirito di Cristo, egli non è di lui.10E se Cristo è in voi, ben è il corpo morto a cagione del peccato; ma lo spirito è vita a cagion della giustizia.11E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, Colui che ha risuscitato Cristo Gesù dai morti vivificherà anche i vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.

Una meravigliosa pace segue i tormenti del cap. 7. Ho imparato che ora non c’è più condanna per me: sono in Cristo Gesù, posizione di perfetta sicurezza. «Misero uomo», senza forza per compiere il bene, ho scoperto una potenza chiamata «la legge dello Spirito di vita» che mi affranca, mi libera, dalla «legge del peccato», cioè dal suo dominio. Queste sono le due grandi verità che colgo per fede.

Il più abile scultore che dispone del miglior utensile, non potrà cesellare niente in un legno tarlato. Dio è questo saggio artigiano e la legge il buon utensile (cap. 7:12). Ma la legge è stata resa debole ed inefficace a causa della nostra «carne», rosa dal peccato (v. 3,7). Eravamo «nella carne» (v. 9), obbligati ad agire secondo la sua volontà. Ora siamo in Cristo Gesù, e camminiamo «secondo lo Spirito» (v. 4).

È vero che non siamo più «nella carne», ma la carne è ancora in noi. Ma, dopo che abbiamo creduto, lo Spirito di Dio stesso è venuto ad abitare in noi come vero padrone della casa. La carne, «il vecchio uomo», antico proprietario, non è presente che come inquilino indesiderato, chiuso in una camera. Non ha più alcun diritto... ma bisogna stare attenti a non aprirgli la porta.

Romani 8:12-21
12Così dunque, fratelli, noi siam debitori non alla carne per viver secondo la carne;13perché se vivete secondo la carne, voi morrete; ma se mediante lo Spirito mortificate gli atti del corpo, voi vivrete;14poiché tutti quelli che son condotti dallo Spirito di Dio, son figliuoli di Dio.15Poiché voi non avete ricevuto lo spirito di servitù per ricader nella paura; ma avete ricevuto lo spirito d’adozione, per il quale gridiamo: Abba! Padre!16Lo Spirito stesso attesta insieme col nostro spirito, che siamo figliuoli di Dio;17e se siamo figliuoli, siamo anche eredi; eredi di Dio e coeredi di Cristo, se pur soffriamo con lui, affinché siamo anche glorificati con lui.18Perché io stimo che le sofferenze del tempo presente non siano punto da paragonare con la gloria che ha da essere manifestata a nostro riguardo.19Poiché la creazione con brama intensa aspetta la manifestazione dei figliuoli di Dio;20perché la creazione è stata sottoposta alla vanità, non di sua propria volontà, ma a cagion di colui che ve l’ha sottoposta,21non senza speranza però che la creazione stessa sarà anch’ella liberata dalla servitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figliuoli di Dio.

Così noi non siamo più debitori verso la carne, questo creditore insaziabile e crudele (v. 12). Siamo infatti divenuti figli di Dio, e il nostro Padre non ammette che siamo assoggettati. Ha pagato Lui stesso tutto il nostro debito perché fossimo liberi, dipendenti solo da Lui. Un tempo lo schiavo romano poteva essere affrancato ed anche, eccezionalmente, adottato dal suo padrone con tutti i diritti all’eredità. Pallida immagine di ciò che Dio ha fatto per dei poveri esseri decaduti, contaminati e in rivolta contro di Lui. Non solo ha accordato loro perdono, giustizia, piena libertà, ma ne ha fatto dei membri della sua stessa famiglia. E sono suggellati dallo Spirito, per mezzo del quale anche i figli conoscono la loro relazione col Padre. «Papà» (Abba in ebraico) è spesso la prima parola indistinta che pronuncia un bambino (v. 15,16; 1 Giovanni 2:13 alla fine).

Oltre ad offrirgli questa certezza, lo Spirito c’insegna a far morire (cioè a non lasciare che si realizzino) le azioni della carne (v. 13). Ed è lasciandoci condurre da Lui che ci faremo conoscere come figli di Dio (v. 14; confr. Matteo 5:44,45), nell’attesa di essere rivelati come tali a tutta la creazione (v. 19).

Romani 8:22-30
22Poiché sappiamo che fino ad ora tutta la creazione geme insieme ed è in travaglio;23non solo essa, ma anche noi, che abbiamo le primizie dello Spirito, anche noi stessi gemiamo in noi medesimi, aspettando l’adozione, la redenzione del nostro corpo.24Poiché noi siamo stati salvati in isperanza. Or la speranza di quel che si vede, non è speranza; difatti, quello che uno vede, perché lo spererebbe egli ancora?25Ma se speriamo quel che non vediamo, noi l’aspettiamo con pazienza.26Parimente ancora, lo Spirito sovviene alla nostra debolezza; perché noi non sappiamo pregare come si conviene; ma lo Spirito intercede egli stesso per noi con sospiri ineffabili;27e Colui che investiga i cuori conosce qual sia il sentimento dello Spirito, perché esso intercede per i santi secondo Iddio.28Or noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali son chiamati secondo il suo proponimento.29Perché quelli che Egli ha preconosciuti, li ha pure predestinati ad esser conformi all’immagine del suo Figliuolo, ond’egli sia il primogenito fra molti fratelli;30e quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati.

Su questa terra, infangata dal peccato, regnano l’ingiustizia, la sofferenza e la paura. L’uomo ha assoggettato tutta la creazione al servizio della sua vanità (v. 20), della sua corruzione (v. 21). I sospiri di tutti gli oppressi salgono verso il gran Giudice (Lamentazioni 3:34-36). Noi stessi sospiriamo nel «corpo della nostra umiliazione» (Filippesi 3:21). Sentiamo il peso del peccato che ci circonda e che dobbiamo continuamente giudicare in noi stessi (v. 13). La nostra infermità è grande: non sappiamo né come pregare né che cosa domandare. Così lo Spirito ha anche la funzione d’intercedere in nostro favore in un linguaggio che Dio comprende (v. 27). Noi non sappiamo che cosa è bene per noi, ma il v. 28 afferma che tutto quello che succede è stato preparato da Dio e, alla fine, s’inserisce nel «suo proponimento», di cui Cristo è il centro. Poiché è per dare al suo Figlio dei compagni nella gloria che Dio ha preconosciuto, predestinato, chiamato, giustificato, glorificato questi esseri, un tempo miserabili e perduti, che Egli prepara attualmente per la loro celeste vocazione (v. 29). Sublime catena dei consigli divini che unisce l’eternità passata all’eternità futura e che dà un senso al momento presente.

Romani 8:31-39
31Che diremo dunque a queste cose? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?32Colui che non ha risparmiato il suo proprio Figliuolo, ma l’ha dato per tutti noi, come non ci donerà egli anche tutte le cose con lui?33Chi accuserà gli eletti di Dio? Iddio è quel che li giustifica.34Chi sarà quel che li condanni? Cristo Gesù è quel che è morto; e, più che questo, è risuscitato; ed è alla destra di Dio; ed anche intercede per noi.35Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, o la distretta, o la persecuzione, o la fame, o la nudità, o il pericolo, o la spada?36Come è scritto: Per amor di te noi siamo tutto il giorno messi a morte; siamo stati considerati come pecore da macello.37Anzi, in tutte queste cose, noi siam più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati.38Poiché io son persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future,39né potestà, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potranno separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

Un tale spiegamento dei consigli eterni di Dio lascia il riscattato senza parole. Ogni domanda che poteva ancora porsi ha trovato la sua perfetta risposta! Dio è per lui; quale nemico si azzarderebbe ancora a toccarlo? Dio lo giustifica: chi oserebbe ormai accusarlo? Il solo che potrebbe condannarlo, Cristo, è diventato il suo supremo intercessore! E che cosa potrebbe rifiutarci un Dio che ci ha fatto, nel suo Figlio, il più grande di tutti i doni? Ci donerà «Tutte le cose con Lui». Sì, anche le prove, se è necessario (v. 28). Sembrerebbe che queste tendano piuttosto a separarci dall’amore di Cristo, producendo in noi mormorii o scoraggiamento. Al contrario! «Tutte le cose» ci permettono di sperimentare quest’amore, come non avremmo potuto fare in altro modo. Qualunque sia la forma della prova, tribolazione, distretta, persecuzione..., in ognuna la grazia perfetta del Signore si esprime in un modo particolare: sostegno, consolazione, tenerezza, perfetta simpatia... Ad ogni sofferenza viene a rispondere una forma personale del suo amore. E quando non ci saranno più la terra e le sue pene, resteremo per l’eternità gli oggetti dell’amore di Dio.

Romani 9:1-18
1Io dico la verità in Cristo, non mento, la mia coscienza me lo attesta per lo Spirito Santo:2io ho una grande tristezza e un continuo dolore nel cuore mio;3perché vorrei essere io stesso anatema, separato da Cristo, per amor dei miei fratelli, miei parenti secondo la carne,4che sono Israeliti, ai quali appartengono l’adozione e la gloria e i patti e la legislazione e il culto e le promesse;5dei quali sono i padri, e dai quali è venuto, secondo la carne, il Cristo, che è sopra tutte le cose Dio benedetto in eterno. Amen.6Però non è che la parola di Dio sia caduta a terra; perché non tutti i discendenti da Israele sono Israele;7né per il fatto che son progenie d’Abramo, son tutti figliuoli d’Abramo; anzi: In Isacco ti sarà nominata una progenie.8Cioè, non i figliuoli della carne sono figliuoli di Dio: ma i figliuoli della promessa son considerati come progenie.9Poiché questa è una parola di promessa: In questa stagione io verrò, e Sara avrà un figliuolo.10Non solo; ma anche a Rebecca avvenne la medesima cosa quand’ebbe concepito da uno stesso uomo, vale a dire Isacco nostro padre, due gemelli;11poiché, prima che fossero nati e che avessero fatto alcun che di bene o di male, affinché rimanesse fermo il proponimento dell’elezione di Dio, che dipende non dalle opere ma dalla volontà di colui che chiama,12le fu detto: Il maggiore servirà al minore;13secondo che è scritto: Ho amato Giacobbe, ma ho odiato Esaù.14Che diremo dunque? V’è forse ingiustizia in Dio? Così non sia.15Poiché Egli dice a Mosè: Io avrò mercé di chi avrò mercé, e avrò compassione di chi avrò compassione.16Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia.17Poiché la Scrittura dice a Faraone: Appunto per questo io t’ho suscitato: per mostrare in te la mia potenza, e perché il mio nome sia pubblicato per tutta la terra.18Così dunque Egli fa misericordia a chi vuole, e indura chi vuole.

I capitoli da 1 a 8 ci ricordano la storia del figlio prodigo: il suo peccato aveva abbondato, ma la grazia ha sovrabbondato. Rivestito della veste di giustizia, non è divenuto un mercenario nella casa di suo padre, ma gode d’ora in poi con lui d’una piena e libera relazione (Luca 15:11-32). Dal capitolo 9 al capitolo 11, sarà considerato il fratello maggiore, ossia il popolo giudaico, i suoi privilegi naturali ed anche la sua gelosia. Come il padre della parabola, l’apostolo vorrebbe far capire ad Israele che cos’è la grazia sovrana. Essa è libera e non legata a privilegi ereditari. Non tutti i discendenti d’Abramo erano d’altronde figli della promessa. Esaù, per esempio, essendo profano, benché fratello gemello di Giacobbe, non ha potuto ereditare la benedizione. E Dio ha pronunciato a suo riguardo questa terribile frase: «Ho odiato Esaù». Possiamo forse dubitare che il Suo amore non abbia prima fatto tutto il possibile verso Esaù come verso il suo popolo Israele? Basti pensare alle lacrime del Signore Gesù su Gerusalemme colpevole (Luca 19:41), dolore al quale l’apostolo fa un’eco straziante nei v. 2 e 3. Ripetiamolo: non sono i diritti di nascita che assicurano a qualcuno la salvezza per grazia. Figli di genitori cristiani, questo messaggio è rivolto anche a voi nel modo più solenne.

Romani 9:19-33
19Tu allora mi dirai: Perché si lagna Egli ancora? Poiché chi può resistere alla sua volontà?20Piuttosto, o uomo, chi sei tu che replichi a Dio? La cosa formata dirà essa a colui che la formò: Perché mi facesti così?21Il vasaio non ha egli potestà sull’argilla, da trarre dalla stessa massa un vaso per uso nobile, e un altro per uso ignobile?22E che v’è mai da replicare se Dio, volendo mostrare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con molta longanimità de’ vasi d’ira preparati per la perdizione,23e se, per far conoscere le ricchezze della sua gloria verso de’ vasi di misericordia che avea già innanzi preparati per la gloria,24li ha anche chiamati (parlo di noi) non soltanto di fra i Giudei ma anche di fra i Gentili?25Così Egli dice anche in Osea: Io chiamerò mio popolo quello che non era mio popolo, e "amata" quella che non era amata;26e avverrà che nel luogo ov’era loro stato detto: "Voi non siete mio popolo", quivi saran chiamati figliuoli dell’Iddio vivente.27E Isaia esclama riguardo a Israele: Quand’anche il numero dei figliuoli d’Israele fosse come la rena del mare, il rimanente solo sarà salvato;28perché il Signore eseguirà la sua parola sulla terra, in modo definitivo e reciso.29E come Isaia avea già detto prima: Se il Signor degli eserciti non ci avesse lasciato un seme, saremmo divenuti come Sodoma e saremmo stati simili a Gomorra.30Che diremo dunque? Diremo che i Gentili, i quali non cercavano la giustizia, hanno conseguito la giustizia, ma la giustizia che vien dalla fede;31mentre Israele, che cercava la legge della giustizia, non ha conseguito la legge della giustizia.32Perché? Perché l’ha cercata non per fede, ma per opere. Essi hanno urtato nella pietra d’intoppo,33siccome è scritto: Ecco, io pongo in Sion una pietra d’intoppo e una roccia d’inciampo; ma chi crede in lui non sarà svergognato.

Nella loro audace incredulità, gli uomini si permettono di giudicare Dio col proprio metro: Visto che in definitiva Egli farà tutto ciò che ha voluto, dicono alcuni, di che cosa ci può ritenere responsabili? (v. 19). Uno ha un bel da fare, aggiungono altri; se è predestinato, prima o poi sarà salvato; se invece non è eletto, tutti i suoi sforzi non cambieranno la sua sorte finale. E, da questo errato punto di partenza, scaturiscono altre domande come queste: Non è ingiusto aver scelto gli uni invece degli altri? Conoscendo in anticipo la sorte dei perduti, perché li ha creati? Come può un Dio buono destinare la sua creatura all’infelicità?... Questo capitolo ci informa che Dio non ha destinato nessun vaso a ira (v. 21). Anzi, li ha sopportati, e li sopporta ancora, «con molta longanimità» (v. 22). Ma sono i peccatori che si preparano da soli alla perdizione eterna.

Una cosa è certa, possiamo rispondere a tutti i ragionatori: Dio vi ha chiamati, voi che avete la Sua Parola fra le mani. Ha voluto fare anche di voi un «vaso di misericordia». Solo il vostro rifiuto può impedire al suo disegno d’amore di realizzarsi (leggere 1 Timoteo 2:4).

Romani 10:1-13
1Fratelli, il desiderio del mio cuore e la mia preghiera a Dio per loro è che siano salvati.2Poiché io rendo loro testimonianza che hanno zelo per le cose di Dio, ma zelo senza conoscenza.3Perché, ignorando la giustizia di Dio, e cercando di stabilir la loro propria, non si sono sottoposti alla giustizia di Dio;4poiché il termine della legge è Cristo, per esser giustizia a ognuno che crede.5Infatti Mosè descrive così la giustizia che vien dalla legge: L’uomo che farà quelle cose, vivrà per esse.6Ma la giustizia che vien dalla fede dice così: Non dire in cuor tuo: Chi salirà in cielo? (questo è un farne scendere Cristo) né:7Chi scenderà nell’abisso? (questo è un far risalire Cristo d’infra i morti).8Ma che dice ella? La parola è presso di te, nella tua bocca e nel tuo cuore; questa è la parola della fede che noi predichiamo;9perché, se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore, e avrai creduto col cuore che Dio l’ha risuscitato dai morti, sarai salvato;10infatti col cuore si crede per ottener la giustizia e con la bocca si fa confessione per esser salvati.11Difatti la Scrittura dice: Chiunque crede in lui, non sarà svergognato.12Poiché non v’è distinzione fra Giudeo e Greco; perché lo stesso Signore è Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano;13poiché chiunque avrà invocato il nome del Signore, sarà salvato.

L’amore dell’apostolo per il suo popolo si manifestava nel modo migliore: per mezzo delle preghiere (v. 1). È anche il nostro primo dovere nei confronti di coloro che ci stanno vicini e non sono ancora convertiti. Paolo sapeva per esperienza che si può essere zelanti per Dio anche sbagliando completamente strada. Quante imprese, spesso generose e sincere, sono destinate al fallimento perché sono «senza conoscenza»! E questo è ancora più vero se si considerano gli inutili sforzi fatti da tante persone per guadagnare il cielo, quando basterebbe afferrare la Parola che è «presso di te» (v. 8). È come se un uomo caduto in un precipizio persistesse nel voler risalire coi propri mezzi, invece di fidarsi della corda che i soccorritori gli hanno gettato a portata di mano.

I v. 9 e 10 ci ricordano che la fede del cuore e la confessione con la bocca sono inseparabili. Si può dubitare della realtà d’una conversione che non ha il coraggio di dichiararsi.

Al cap. 3:22 non c’era differenza davanti al peccato; tutti erano colpevoli. Qui non c’è differenza per quanto riguarda la salvezza (v. 12); tutti possono ottenerla! Il Signore è abbastanza ricco per rispondere ai bisogni di tutti quelli che l’invocano.

Romani 10:14-21
14Come dunque invocheranno colui nel quale non hanno creduto? E come crederanno in colui del quale non hanno udito parlare? E come udiranno, se non v’è chi predichi?15E come predicheranno se non son mandati? Siccome è scritto: Quanto son belli i piedi di quelli che annunziano buone novelle!16Ma tutti non hanno ubbidito alla Buona Novella; perché Isaia dice: Signore, chi ha creduto alla nostra predicazione?17Così la fede vien dall’udire e l’udire si ha per mezzo della parola di Cristo.18Ma io dico: Non hanno essi udito? Anzi, la loro voce è andata per tutta la terra, e le loro parole fino agli estremi confini del mondo.19Ma io dico: Israele non ha egli compreso? Mosè pel primo dice: Io vi moverò a gelosia di una nazione che non è nazione; contro una nazione senza intelletto provocherò il vostro sdegno.20E Isaia si fa ardito e dice: Sono stato trovato da quelli che non mi cercavano; sono stato chiaramente conosciuto da quelli che non chiedevan di me.21Ma riguardo a Israele dice: Tutto il giorno ho teso le mani verso un popolo disubbidiente e contradicente.

«La fede viene dall’udire e l’udire si ha per mezzo della parola di Cristo» (v. 17). È dunque indispensabile che questa Parola efficace sia proclamata attraverso il mondo. «Quanto sono belli... i piedi del messaggero di buone novelle», scriveva già il profeta (Isaia 52:7). Là si alludeva a Cristo solo. Ora si tratta di «coloro che annunciano la pace», perché i riscattati a loro volta diventano dei predicatori. Sì, se ogni riscattato volesse essere, nel luogo in cui il Signore lo manda, un messaggero pieno di fervore, gli appelli dell’evangelo risuonerebbero fino agli estremi confini del mondo (v. 18). E il v. 15 ci mostra in che modo i credenti devono predicare: Non solo con le loro parole, ma anche con la bellezza del loro cammino, «calzati i piedi della prontezza che dà l’Evangelo della pace» (Efesini 6:15).

Ahimè! la triste domanda: «Chi ha creduto...?» (v. 16; Isaia 53:1) evidenzia che molti cuori resteranno chiusi. Era il caso d’Israele, nonostante gli avvertimenti di tutto l’Antico Testamento: Mosè (v. 19), Davide (v. 18), Isaia (v. 15,16,20,21), cioè la Legge, i Salmi ed i Profeti. Ma stiamo attenti a non essere anche noi disubbidienti e contraddicenti (v. 21).

Romani 11:1-15
1Io dico dunque: Iddio ha egli reietto il suo popolo? Così non sia; perché anch’io sono Israelita, della progenie d’Abramo, della tribù di Beniamino.2Iddio non ha reietto il suo popolo, che ha preconosciuto. Non sapete voi quel che la Scrittura dice, nella storia d’Elia? Com’egli ricorre a Dio contro Israele, dicendo:3Signore, hanno ucciso i tuoi profeti, hanno demoliti i tuoi altari, e io son rimasto solo, e cercano la mia vita?4Ma che gli rispose la voce divina? Mi son riserbato settemila uomini, che non han piegato il ginocchio davanti a Baal.5E così anche nel tempo presente, v’è un residuo secondo l’elezione della grazia.6Ma se è per grazia, non è più per opere; altrimenti, grazia non è più grazia.7Che dunque? Quel che Israele cerca, non l’ha ottenuto; mentre il residuo eletto l’ha ottenuto;8e gli altri sono stati indurati, secondo che è scritto: Iddio ha dato loro uno spirito di stordimento, degli occhi per non vedere e degli orecchi per non udire, fino a questo giorno.9E Davide dice: La loro mensa sia per loro un laccio, una rete, un inciampo, e una retribuzione.10Siano gli occhi loro oscurati in guisa che non veggano, e piega loro del continuo la schiena.11Io dico dunque: Hanno essi così inciampato da cadere? Così non sia; ma per la loro caduta la salvezza è giunta ai Gentili per provocar loro a gelosia.12Or se la loro caduta è la ricchezza del mondo e la loro diminuzione la ricchezza de’ Gentili, quanto più lo sarà la loro pienezza!13Ma io parlo a voi, o Gentili. In quanto io sono apostolo dei Gentili, glorifico il mio ministerio,14per veder di provocare a gelosia quelli del mio sangue, e di salvarne alcuni.15Poiché, se la loro reiezione è la riconciliazione del mondo, che sarà la loro riammissione, se non una vita d’infra i morti?

Malgrado la sua incredulità, Israele non è stato definitivamente rigettato. L’apostolo stesso era un testimone di ciò che la grazia poteva ancora compiere in favore del Giudeo ribelle (v. 1). Già ai tempi d’Elia, quel profeta si sbagliava pensando che l’intero popolo avesse abbandonato l’Eterno. Nel suo scoraggiamento, il povero Elia era giunto fino al punto di parlare «a Dio contro Israele» (v. 2,3). Ma che grazia nella «voce divina» (v. 4)! Da sempre il Signore si è riservato un residuo fedele che rifiuta di piegarsi di fronte agli idoli del mondo. Tutti noi ne facciamo parte nel tempo presente (v. 5). Il v. 9 ci offre un esempio di ciò che possono essere questi idoli citando i piaceri della tavola che diventano una trappola per gli increduli e, aggiunge il Salmo 69:22, «quando si credon sicuri» è per loro un tranello.

Dopo tanti appelli, Israele è stato infine accecato a vantaggio delle nazioni. Ma il desiderio ardente dell’apostolo restava lo stesso: che la gelosia del popolo giudaico nei confronti dei nuovi beneficiari della salvezza (gelosia di cui lui stesso aveva tanto sofferto: Atti 13:45; 17:5; 22:21,22) incitasse questo popolo a ricercare la grazia che, fino a quel momento, aveva disprezzato (v. 14; cap. 10:19).

Che al vedere le nostre benedizioni possano avere invidia tutti coloro che ci circondano!

Romani 11:16-36
16E se la primizia è santa, anche la massa è santa; e se la radice è santa, anche i rami son santi.17E se pure alcuni de’ rami sono stati troncati, e tu, che sei olivastro, sei stato innestato in luogo loro e sei divenuto partecipe della radice e della grassezza dell’ulivo,18non t’insuperbire contro ai rami; ma, se t’insuperbisci, sappi che non sei tu che porti la radice, ma la radice che porta te.19Allora tu dirai: Sono stati troncati dei rami perché io fossi innestato.20Bene: sono stati troncati per la loro incredulità, e tu sussisti per la fede; non t’insuperbire, ma temi.21Perché se Dio non ha risparmiato i rami naturali, non risparmierà neppur te.22Vedi dunque la benignità e la severità di Dio; la severità verso quelli che son caduti; ma verso te la benignità di Dio, se pur tu perseveri nella sua benignità; altrimenti, anche tu sarai reciso.23Ed anche quelli, se non perseverano nella loro incredulità, saranno innestati; perché Dio è potente da innestarli di nuovo.24Poiché se tu sei stato tagliato dall’ulivo per sua natura selvatico, e sei stato contro natura innestato nell’ulivo domestico, quanto più essi, che son dei rami naturali, saranno innestati nel lor proprio ulivo?25Perché, fratelli, non voglio che ignoriate questo mistero, affinché non siate presuntuosi; che cioè, un induramento parziale s’è prodotto in Israele, finché sia entrata la pienezza dei Gentili;26e così tutto Israele sarà salvato, secondo che è scritto: Il liberatore verrà da Sion;27Egli allontanerà da Giacobbe l’empietà; e questo sarà il mio patto con loro, quand’io torrò via i loro peccati.28Per quanto concerne l’Evangelo, essi sono nemici per via di voi; ma per quanto concerne l’elezione, sono amati per via dei loro padri;29perché i doni e la vocazione di Dio sono senza pentimento.30Poiché, siccome voi siete stati in passato disubbidienti a Dio ma ora avete ottenuto misericordia per la loro disubbidienza,31così anch’essi sono stati ora disubbidienti, onde, per la misericordia a voi usata, ottengano essi pure misericordia.32Poiché Dio ha rinchiuso tutti nella disubbidienza per far misericordia a tutti.33O profondità della ricchezza e della sapienza e della conoscenza di Dio! Quanto inscrutabili sono i suoi giudizi, e incomprensibili le sue vie!34Poiché: Chi ha conosciuto il pensiero del Signore? O chi è stato il suo consigliere?35O chi gli ha dato per primo, e gli sarà contraccambiato?36Poiché da lui, per mezzo di lui e per lui son tutte le cose. A lui sia la gloria in eterno. Amen.

Per illustrare la posizione d’Israele e quella delle altre nazioni, l’apostolo si serve dell’immagine d’un ulivo domestico che rappresenta il popolo giudaico. Una parte dei suoi rami è stata troncata «per la loro incredulità» (v. 20) e al loro posto sono stati innestati dei rami provenienti dall’ulivo selvatico che raffigura le altre nazioni. Ora, tutti sanno che un agricoltore fa esattamente il contrario: innesta nell’albero selvatico un ramo «domestico» della specie che intende ottenere. L’introduzione «contro natura» (v. 24) dei Gentili sul tronco d’Israele sottolinea dunque l’immensa grazia che ha posto noi (che non siamo Giudei) al beneficio delle promesse fatte ad Abramo. Provarne orgoglio sarebbe la più grande assurdità (v. 20).

Dopo il rapimento dei credenti, verrà il momento in cui la cristianità infedele verrà a sua volta giudicata; dopo di che, tutto il rimanente fedele d’Israele sarà salvato dal suo grande Liberatore (v. 26).

Così, le nazioni non avevano alcun diritto d’origine; Israele aveva perso il suo; tutti erano nello stesso irrimediabile stato, senza altra risorsa che la misericordia divina. E l’apostolo si ferma con adorazione di fronte a questi consigli insondabili di Dio, questa «profondità della ricchezza e della sapienza e della conoscenza di Dio» (v. 33).

Romani 12:1-8
1Io vi esorto dunque, fratelli, per le compassioni di Dio, a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, accettevole a Dio; il che è il vostro culto spirituale.2E non vi conformate a questo secolo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza qual sia la volontà di Dio, la buona, accettevole e perfetta volontà.3Per la grazia che m’è stata data, io dico quindi a ciascuno fra voi che non abbia di sé un concetto più alto di quel che deve avere, ma abbia di sé un concetto sobrio, secondo al misura della fede che Dio ha assegnata a ciascuno.4Poiché, siccome in un solo corpo abbiamo molte membra e tutte le membra non hanno un medesimo ufficio,5così noi, che siamo molti, siamo un solo corpo in Cristo, e, individualmente, siamo membra l’uno dell’altro.6E siccome abbiamo dei doni differenti secondo la grazia che ci è stata data, se abbiamo dono di profezia, profetizziamo secondo la proporzione della nostra fede;7se di ministerio, attendiamo al ministerio; se d’insegnamento, all’insegnare;8se di esortazione, all’esortare; chi dà, dia con semplicità; chi presiede, lo faccia con diligenza; chi fa opere pietose, le faccia con allegrezza.

Fin qui abbiamo visto ciò che Dio ha fatto per noi. I capitoli da 12 a 15 descrivono ciò che Egli si aspetta ora da parte nostra. Il Signore si è acquistato tutti i diritti sulla nostra vita. Presentiamogli ciò che Gli appartiene, i nostri corpi, come un sacrificio «vivente» (in contrasto con le vittime «morte» del culto giudaico) affinché Egli agisca per mezzo di essi. Ma, prima di servire, è necessario che la nostra intelligenza rinnovata giunga a discernere la volontà del Signore (leggere Colossesi 1:9,10). Nonostante ciò che a volte sembra, essa è sempre buona, accettevole e perfetta (pesiamo queste parole) per il solo fatto che si tratta della Sua volontà (v. 2; Giovanni 4:34). È necessario anche controllare i nostri pensieri e giudicarli, in modo che restino dei pensieri d’umiltà e non di personale soddisfazione, dei pensieri sani e non perversi.

I versetti da 6 a 8 enumerano alcuni doni della grazia: profezia, servizio nell’assemblea, insegnamento, esortazione, amministrazione, guida del gregge... Tutte queste attività, direte voi, non mi riguardano: sono per dei cristiani che abbiano l’età adatta e l’esperienza. Ebbene! l’ultima elencata, in ogni caso, è per voi, chiunque siate e qualunque sia la vostra età: «Chi fa opere pietose (cioè opere dettate dal timore di Dio) le faccia con allegrezza» (2 Corinzi 9:7).

Romani 12:9-21
9L’amore sia senza ipocrisia. Aborrite il male, e attenetevi fermamente al bene.10Quanto all’amor fraterno, siate pieni d’affezione gli uni per gli altri; quanto all’onore, prevenitevi gli uni gli altri;11quanto allo zelo, non siate pigri; siate ferventi nello spirito, servite il Signore;12siate allegri nella speranza, pazienti nell’afflizione, perseveranti nella preghiera;13provvedete alle necessità dei santi, esercitate con premura l’ospitalità.14Benedite quelli che vi perseguitano; benedite e non maledite.15Rallegratevi con quelli che sono allegri; piangete con quelli che piangono.16Abbiate fra voi un medesimo sentimento; non abbiate l’animo alle cose alte, ma lasciatevi attirare dalle umili. Non vi stimate savi da voi stessi.17Non rendete ad alcuno male per male. Applicatevi alle cose che sono oneste, nel cospetto di tutti gli uomini.18Se è possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini.19Non fate le vostre vendette, cari miei, ma cedete il posto all’ira di Dio; poiché sta scritto: A me la vendetta; io darò la retribuzione, dice il Signore.20Anzi, se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere; poiché, facendo così, tu raunerai dei carboni accesi sul suo capo.21Non esser vinto dal male, ma vinci il male col bene.

Nei versetti da 1 a 8 si trattava del nostro servizio per Dio; i versetti da 9 a 16 enumerano principalmente i nostri doveri nei confronti dei nostri fratelli, mentre dal versetto 17 al versetto 21 è considerata la nostra responsabilità nei riguardi di tutti gli uomini. Ognuna di queste esortazioni deve essere meditata e trova la sua applicazione nella nostra vita quotidiana. Infatti, l’autorità della Parola si estende sia alla nostra vita di famiglia che al nostro lavoro, sia durante la settimana che alla domenica, sia nei giorni di gioia che nei giorni di tristezza (v. 15). Non esiste nessuna circostanza nella quale non possiamo e non dobbiamo comportarci da cristiani.

Il versetto 11 ci esorta all’attività. Tuttavia i diversi servizi posti davanti a noi, benevolenza, ospitalità (v. 13) ecc... devono riassumersi tutti nell’espressione «servendo il Signore» (e non la nostra reputazione).

Compiacersi in ciò che è umile e con gli umili (v. 16), sopportare con pazienza le ingiustizie e gli oltraggi (v. 17 a 20), sono cose contrarie alla nostra natura. Ma è così che si manifesterà la vita di Cristo in noi come si è manifestata in Lui (1 Pietro 2:22,23). Fare del bene è la sola risposta al male che ci sia permessa, ed è anche l’unico modo per vincerlo.

Romani 13:1-14
1Ogni persona sia sottoposta alle autorità superiori; perché non v’è autorità se non da Dio; e le autorità che esistono, sono ordinate da Dio:2talché chi resiste all’autorità, si oppone all’ordine di Dio; e quelli che vi si oppongono, si attireranno addosso una pena;3poiché i magistrati non son di spavento alle opere buone, ma alle cattive. Vuoi tu non aver paura dell’autorità? Fa’ quel ch’è bene, e avrai lode da essa;4perché il magistrato è un ministro di Dio per il tuo bene; ma se fai quel ch’è male, temi, perché egli non porta la spada invano; poich’egli è un ministro di Dio, per infliggere una giusta punizione contro colui che fa il male.5Perciò è necessario star soggetti non soltanto a motivo della punizione, ma anche a motivo della coscienza.6Poiché è anche per questa ragione che voi pagate i tributi; perché si tratta di ministri di Dio, i quali attendono del continuo a questo ufficio.7Rendete a tutti quel che dovete loro: il tributo a chi dovete il tributo; la gabella a chi la gabella; il timore a chi il timore; l’onore a chi l’onore.8Non abbiate altro debito con alcuno se non d’amarvi gli uni gli altri; perché chi ama il prossimo ha adempiuto la legge.9Infatti il non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non concupire e qualsiasi altro comandamento si riassumono in questa parola: Ama il prossimo tuo come te stesso.10L’amore non fa male alcuno al prossimo; l’amore, quindi, è l’adempimento della legge.11E questo tanto più dovete fare, conoscendo il tempo nel quale siamo; poiché è ora ormai che vi svegliate dal sonno; perché la salvezza ci è adesso più vicina di quando credemmo.12La notte è avanzata, il giorno è vicino; gettiam dunque via le opere delle tenebre, e indossiamo le armi della luce.13Camminiamo onestamente, come di giorno; non in gozzoviglie ed ebbrezze; non in lussuria e lascivie; non in contese ed invidie;14ma rivestitevi del Signor Gesù Cristo, e non abbiate cura della carne per soddisfarne le concupiscenze.

Essere sottomessi alle autorità significa esserlo a Dio che le ha costituite, a meno che non ci vengano richieste cose che sono in evidente contraddizione con la volontà del Signore (confr. Atti 4:19; 5:29). Il cristiano, che utilizza i servizi pubblici assicurati dallo Stato, deve comportarsi da buon cittadino, pagare le tasse (v. 7), rispettare le leggi e gli ordinamenti: polizia, dogana, ecc...

«Non abbiate... debito con alcuno» (v. 8) è un’esortazione da non dimenticare ai nostri giorni, in cui avere dei debiti è entrato nelle abitudini! Un solo debito dobbiamo avere: l’amore, dal quale non ci si può sdebitare, perché risponde all’amore infinito di Dio per noi. Del resto, il termine amore riassume tutte le istruzioni di questo capitolo: amore per il Signore (1 Pietro 2:13), per i nostri fratelli, per tutti gli uomini.

Un motivo essenziale per essere fedeli e rianimare i nostri cuori è dato dal fatto che «viene la mattina» (Isaia 21:12). Finché dura la notte morale di questo mondo, il credente è invitato a rivestire «le armi della luce» (v. 12; Efesini 6:13...), a rivestirsi del Signore Gesù Cristo stesso (v. 14), cioè a renderlo visibile, come un abito senza macchia. Risvegliamoci, amici; non è il momento di dormire. Il Signore viene!

Romani 14:1-18
1Quanto a colui che è debole nella fede, accoglietelo, ma non per discutere opinioni.2L’uno crede di poter mangiare di tutto, mentre l’altro, che è debole, mangia legumi.3Colui che mangia di tutto, non sprezzi colui che non mangia di tutto; e colui che non mangia di tutto, non giudichi colui che mangia di tutto: perché Dio l’ha accolto.4Chi sei tu che giudichi il domestico altrui? Se sta in piedi o se cade è cosa che riguarda il suo padrone; ma egli sarà tenuto in piè, perché il Signore è potente da farlo stare in piè.5L’uno stima un giorno più d’un altro; l’altro stima tutti i giorni uguali; sia ciascuno pienamente convinto nella propria mente.6Chi ha riguardo al giorno, lo fa per il Signore; e chi mangia di tutto, lo fa per il Signore, perché rende grazie a Dio; e chi non mangia di tutto fa così per il Signore, e rende grazie a Dio.7Poiché nessuno di noi vive per se stesso, e nessuno muore per se stesso;8perché, se viviamo, viviamo per il Signore; e se moriamo, moriamo per il Signore; sia dunque che viviamo o che moriamo, noi siamo del Signore.9Poiché a questo fine Cristo è morto ed è tornato in vita: per essere il Signore e de’ morti e de’ viventi.10Ma tu, perché giudichi il tuo fratello? E anche tu, perché disprezzi il tuo fratello? Poiché tutti compariremo davanti al tribunale di Dio;11infatti sta scritto: Com’io vivo, dice il Signore, ogni ginocchio si piegherà davanti a me, ed ogni lingua darà gloria a Dio.12Così dunque ciascun di noi renderà conto di se stesso a Dio.13Non ci giudichiamo dunque più gli uni gli altri, ma giudicate piuttosto che non dovete porre pietra d’inciampo sulla via del fratello, né essergli occasione di caduta.14Io so e son persuaso nel Signor Gesù che nessuna cosa è impura in se stessa; però se uno stima che una cosa è impura, per lui è impura.15Ora, se a motivo di un cibo il tuo fratello è contristato, tu non procedi più secondo carità. Non perdere, col tuo cibo, colui per il quale Cristo è morto!16Il privilegio che avete, non sia dunque oggetto di biasimo;17perché il regno di Dio non consiste in vivanda né in bevanda, ma è giustizia, pace ed allegrezza nello Spirito Santo.18Poiché chi serve in questo a Cristo, è gradito a Dio e approvato dagli uomini.

Il libro degli Atti ci ha mostrato come i cristiani usciti dal giudaesimo stentassero a liberarsi dalle forme della loro religione. Ancora oggi, nella cristianità, sono numerosi coloro che attribuiscono importanza alle pratiche esteriori: astensione dalla carne, rispetto delle festività... Se si tratta di veri credenti non ho il diritto di dubitare che agiscano «per il Signore» (v. 6), verso il quale sono responsabili. Generalmente, la disposizione a giudicare gli altri è sempre la prova che conosco male il mio cuore. Infatti, se sono veramente convinto dell’orrore di me stesso e dal sentimento della grazia di Dio che mi sopporta, ogni spirito di superiorità scompare dai miei pensieri. D’altronde, posso io ergermi giudice dal momento che comparirò presto dinanzi al tribunale di Dio (v. 10) pur essendo già giustificato? Non solo non devo giudicare i moventi del comportamento altrui, ma devo vegliare per non scandalizzare gli altri col mio. Sono esortato ad astenermi da ciò che potrebbe distruggere (il contrario di edificare) un altro credente. Per questo il v. 15 mi offre l’argomento decisivo: questo fratello è «colui per il quale Cristo è morto».

Romani 14:19-23; Romani 15:1-13
19Cerchiamo dunque le cose che contribuiscono alla pace e alla mutua edificazione.20Non disfare, per un cibo, l’opera di Dio. Certo, tutte le cose son pure ma è male quand’uno mangia dando intoppo.21E’ bene non mangiar carne, né bever vino, né far cosa alcuna che possa esser d’intoppo al fratello.22Tu, la convinzione che hai, serbala per te stesso dinanzi a Dio. Beato colui che non condanna se stesso in quello che approva.23Ma colui che sta in dubbio, se mangia è condannato, perché non mangia con convinzione; e tutto quello che non vien da convinzione è peccato.
1Or noi che siam forti, dobbiam sopportare le debolezze de’ deboli e non compiacere a noi stessi.2Ciascuno di noi compiaccia al prossimo nel bene, a scopo di edificazione.3Poiché anche Cristo non compiacque a se stesso; ma com’è scritto: Gli oltraggi di quelli che ti oltraggiano son caduti sopra di me.4Perché tutto quello che fu scritto per l’addietro, fu scritto per nostro ammaestramento, affinché mediante la pazienza e mediante la consolazione delle Scritture noi riteniamo la speranza.5Or l’Iddio della pazienza e della consolazione vi dia d’aver fra voi un medesimo sentimento secondo Cristo Gesù,6affinché d’un solo animo e d’una stessa bocca glorifichiate Iddio, il Padre del nostro Signor Gesù Cristo.7Perciò accoglietevi gli uni gli altri, siccome anche Cristo ha accolto noi per la gloria di Dio;8poiché io dico che Cristo è stato fatto ministro de’ circoncisi, a dimostrazione della veracità di Dio, per confermare le promesse fatte ai padri;9mentre i Gentili hanno da glorificare Iddio per la sua misericordia, secondo che è scritto: Per questo ti celebrerò fra i Gentili e salmeggerò al tuo nome.10Ed è detto ancora: Rallegratevi, o Gentili, col suo popolo.11E altrove: Gentili, lodate tutti il Signore, e tutti i popoli lo celebrino.12E di nuovo Isaia dice: Vi sarà la radice di Iesse, e Colui che sorgerà a governare i Gentili; in lui spereranno i Gentili.13Or l’Iddio della speranza vi riempia d’ogni allegrezza e d’ogni pace nel vostro credere, onde abbondiate nella speranza, mediante la potenza dello Spirito Santo.

Questi versetti continuano il soggetto dei nostri rapporti con gli altri credenti. Oltre all’avvertimento di non scandalizzarli, troviamo alcune esplicite raccomandazioni:

  1. Ricercare «le cose che contribuiscono alla pace e alla mutua edificazione» (v. 19). Ora, le critiche tendono al risultato opposto.
  2. Sopportare, essenzialmente con la preghiera, le debolezze dei deboli (il che non significa affatto essere indulgenti verso i peccati), ricordandoci cheanche noi abbiamo un grande bisogno di sopportazione da parte dei nostri fratelli per le nostre debolezze.
  3. Non ricercare ciò che ci fa piacere, ma ciò che farà del bene al nostro prossimo. Seguiremo così le orme del perfetto Modello (v. 2,3).
  4. Sforzarsi d’avere un medesimo sentimento perché la comunione nel servizio dell’adorazione non sia turbata (v. 5,6) e «accogliere» gli altri con la stessa graziache ci ha accolti (v. 7).

Sottolineiamo gli attributi dati in questo capitolo 15 all’«Iddio, il Padre del nostro Signore Gesù Cristo» (v. 6). Egli è «l’Iddio della pazienza e della consolazione» (v. 5) e ce le dispensa mediante la sua Parola (v. 4). È anche «l’Iddio della speranza» e vuole che in questa abbondiamo (v. 13). Infine il v. 33 lo designa come l’Iddio della pace che vuole stare con tutti noi.

Romani 15:14-33
14Ora, fratelli miei, sono io pure persuaso, a riguardo vostro, che anche voi siete ripieni di bontà, ricolmi d’ogni conoscenza, capaci anche d’ammonirvi a vicenda.15Ma vi ho scritto alquanto arditamente, come per ricordarvi quel che già sapete, a motivo della grazia che mi è stata fatta da Dio,16d’esser ministro di Cristo Gesù per i Gentili, esercitando il sacro servigio del Vangelo di Dio, affinché l’offerta de’ Gentili sia accettevole, essendo santificata dallo Spirito Santo.17Io ho dunque di che gloriarmi in Cristo Gesù, per quel che concerne le cose di Dio;18perché io non ardirei dir cosa che Cristo non abbia operata per mio mezzo, in vista dell’ubbidienza de’ Gentili, in parola e in opera,19con potenza di segni e di miracoli, con potenza dello Spirito Santo. Così, da Gerusalemme e dai luoghi intorno fino all’Illiria, ho predicato dovunque l’Evangelo di Cristo,20avendo l’ambizione di predicare l’Evangelo là dove Cristo non fosse già stato nominato, per non edificare sul fondamento altrui;21come è scritto: Coloro ai quali nulla era stato annunziato di lui, lo vedranno; e coloro che non ne avevano udito parlare, intenderanno.22Per questa ragione appunto sono stato le tante volte impedito di venire a voi;23ma ora, non avendo più campo da lavorare in queste contrade, e avendo già da molti anni gran desiderio di recarmi da voi,24quando andrò in Ispagna, spero, passando, di vedervi e d’esser da voi aiutato nel mio viaggio a quella volta, dopo che mi sarò in parte saziato di voi.25Ma per ora vado a Gerusalemme a portarvi una sovvenzione per i santi;26perché la Macedonia e l’Acaia si son compiaciute di raccogliere una contribuzione a pro dei poveri fra i santi che sono in Gerusalemme.27Si sono compiaciute, dico; ed è anche un debito ch’esse hanno verso di loro; perché se i Gentili sono stati fatti partecipi dei loro beni spirituali, sono anche in obbligo di sovvenir loro con i beni materiali.28Quando dunque avrò compiuto questo servizio e consegnato questo frutto, andrò in Ispagna passando da voi;29e so che, recandomi da voi, verrò con la pienezza delle benedizioni di Cristo.30Ora, fratelli, io v’esorto per il Signor nostro Gesù Cristo e per la carità dello Spirito, a combatter meco nelle vostre preghiere a Dio per me,31affinché io sia liberato dai disubbidienti di Giudea, e la sovvenzione che porto a Gerusalemme sia accettevole ai santi,32in modo che, se piace a Dio, io possa recarmi da voi con allegrezza e possa con voi ricrearmi.33Or l’Iddio della pace sia con tutti voi. Amen.

L’apostolo è sicuro che ci sono «buone cose» nei cristiani di Roma (v. 14). Presumere il bene nei nostri fratelli, significa confidare in Cristo che è in loro. Significa anche stimolarli a mantenersi a quel livello.

Con toccante umiltà, Paolo non annuncia la sua visita ai Romani come se le sue esortazioni fossero loro necessarie, ma al contrario riconoscendo la loro capacità di esortarsi l’uno con l’altro (v. 14). E nemmeno come se loro dovessero avere l’onore della sua presenza, bensì mettendo in rilievo il suo personale desiderio di gioire della loro presenza (v. 24 alla fine). Infine, il grande apostolo scrive ai suoi fratelli di Roma di aver bisogno delle loro preghiere (v. 30).

Spinto dallo zelo per l’evangelo, Paolo aveva spesso cercato di recarsi a Roma (v. 22). Ma Dio, nella sua saggezza, non glielo aveva permesso, perché questa capitale del mondo antico non doveva diventare il centro della sua opera. Bisognava che la chiesa di Roma non potesse vantarsi, in seguito, d’esser stata fondata da un apostolo per elevarsi al di sopra delle altre assemblee, come non ha mancato, purtroppo, di fare più tardi. La vera Chiesa è la capitale celeste ed eterna della gloria e delle vie di Dio.

Romani 16:1-16
1Vi raccomando Febe, nostra sorella, che è diaconessa della chiesa di Cencrea,2perché la riceviate nel Signore, in modo degno dei santi, e le prestiate assistenza, in qualunque cosa ella possa aver bisogno di voi; poiché ella pure ha prestato assistenza a molti e anche a me stesso.3Salutate Prisca ed Aquila, miei compagni d’opera in Cristo Gesù,4i quali per la vita mia hanno esposto il loro proprio collo; ai quali non io solo ma anche tutte le chiese dei Gentili rendono grazie.5Salutate anche la chiesa che è in casa loro. Salutate il mio caro Epeneto, che è la primizia dell’Asia per Cristo.6Salutate Maria, che si è molto affaticata per voi.7Salutate Andronico e Giunio, miei parenti e compagni di prigione, i quali sono segnalati fra gli apostoli, e anche sono stati in Cristo prima di me.8Salutate Ampliato, il mio diletto nel Signore.9Salutate Urbano, nostro compagno d’opera in Cristo, e il mio caro Stachi.10Salutate Apelle, che ha fatto le sue prove in Cristo. Salutate que’ di casa di Aristobulo.11Salutate Erodione, mio parente. Salutate que’ di casa di Narcisso che sono nel Signore.12Salutate Trifena e Trifosa, che si affaticano nel Signore. Salutate la cara Perside che si è molto affaticata nel Signore.13Salutate Rufo, l’eletto nel Signore, e sua madre, che è pur mia.14Salutate Asincrito, Flegonte, Erme, Patroba, Erma, e i fratelli che son con loro.15Salutate Filologo e Giulia, Nereo e sua sorella, e Olimpia, e tutti i santi che son con loro.16Salutatevi gli uni gli altri con un santo bacio. Tutte le chiese di Cristo vi salutano.

Il capitolo 12 insegnava quali dovevano essere la consacrazione ed il servizio cristiani: il capitolo 16 ce ne mostra la pratica nei cari credenti di Roma ai quali l’apostolo indirizza i suoi saluti. Abbiamo qui, come qualcuno ha scritto, «una pagina-esempio del libro dell’eternità. Non vi è un solo atto del servizio che rendiamo al nostro Signore, che non sia messo per iscritto nel suo libro; e non solo la sostanza dell’atto, ma anche il modo in cui è fatto» (C.H.M.). È così che al v. 12, Trifena, Trifosa e la cara Perside non sono menzionate insieme, perché se le prime due si affaticavano nel Signore, la terza si era «molto affaticata», e i loro servizi non sono confusi. Tutto è apprezzato e registrato da Colui che sa tutto nei minimi particolari.

Paolo, da parte sua, non dimentica ciò che è stato fatto per lui (fine del v. 2 e 4). Ritroviamo qui i suoi «compagni d’opera» Prisca e Aquila (Atti 18). L’assemblea si riuniva semplicemente in casa loro (che contrasto con le ricche basiliche edificate in seguito a Roma!).

I saluti in Cristo contribuiscono a rafforzare i legami della comunione fraterna. Non dovremmo mai trascurare di trasmettere i saluti che siamo stati incaricati di porgere.

Romani 16:17-27
17Or io v’esorto, fratelli, tenete d’occhio quelli che fomentano le dissensioni e gli scandali contro l’insegnamento che avete ricevuto, e ritiratevi da loro.18Poiché quei tali non servono al nostro Signor Gesù Cristo, ma al proprio ventre; e con dolce e lusinghiero parlare seducono il cuore de’ semplici.19Quanto a voi, la vostra ubbidienza è giunta a conoscenza di tutti. Io dunque mi rallegro per voi, ma desidero che siate savi nel bene e semplici per quel che concerne il male.20E l’Iddio della pace triterà tosto Satana sotto ai vostri piedi. La grazia del Signor nostro Gesù Cristo sia con voi.21Timoteo, mio compagno d’opera, vi saluta, e vi salutano pure Lucio, Giasone e Sosipatro, miei parenti.22Io, Terzio, che ho scritto l’epistola, vi saluto nel Signore.23Gaio, che ospita me e tutta la chiesa, vi saluta. Erasto, il tesoriere della città, e il fratello Quarto vi salutano.24La grazia del nostro Signor Gesù Cristo sia con tutti voi. Amen.25Or a Colui che vi può fortificare secondo il mio Evangelo e la predicazione di Gesù Cristo, conformemente alla rivelazione del mistero che fu tenuto occulto fin dai tempi più remoti26ma è ora manifestato, e, mediante le Scritture profetiche, secondo l’ordine dell’eterno Iddio, è fatto conoscere a tutte le nazioni per addurle all’ubbidienza della fede,27a Dio solo savio, per mezzo di Gesù Cristo, sia la gloria nei secoli dei secoli. Amen.

I motivi di gioia che Paolo trovava nei credenti di Roma (v. 19) non gli facevano perdere di vista i pericoli ai quali erano esposti. Prima di chiudere la sua epistola, li mette in guardia contro i falsi dottori, riconoscibili per il fatto che cercano di piacere a se stessi, servendo le loro ambizioni e la loro cupidigia (il loro proprio ventre: v. 18; Filippesi 3:19). Il rimedio non consiste nel discutere con «quei tali» né nello studiare i loro errori, ma nell’allontanarsi da loro, essendo semplici per quel che concerne il male (v. 17 a 19; Proverbi 19:27). Tuttavia, queste manifestazioni del male non ci lasciano insensibili. Così, per incoraggiarci, lo Spirito afferma che presto il Dio della pace triterà Satana sotto i nostri piedi (v. 20).

Molti parenti di Paolo si trovano fra i primi cristiani (v. 11, 21), frutto senza dubbio delle sue preghiere (cap. 9:3; 10:1). Che questo stimoli la nostra intercessione per i nostri cari non ancora convertiti!

Ciò che Dio si aspetta dalla nostra fede è l’ubbidienza (v. 19 e fine del 26), e ciò che la nostra fede può aspettarsi da Lui, mediante «Gesù Cristo» è la potenza (v. 25), la saggezza (v. 27) e la grazia (v. 20,24). Insieme all’apostolo diamogli gloria, esprimendogli la nostra riconoscenza e, soprattutto, viviamo per piacergli.

1 Corinzi 1:1-16
1Paolo, chiamato ad essere apostolo di Cristo Gesù per la volontà di Dio, e il fratello Sostene,2alla chiesa di Dio che è in Corinto, ai santificati in Cristo Gesù, chiamati ad esser santi, con tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signor nostro Gesù Cristo, Signor loro e nostro,3grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signor Gesù Cristo.4Io rendo del continuo grazie all’Iddio mio per voi della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù;5perché in lui siete stati arricchiti in ogni cosa, in ogni dono di parola e in ogni conoscenza,6essendo stata la testimonianza di Cristo confermata tra voi;7in guisa che non difettate d’alcun dono, mentre aspettate la manifestazione del Signor nostro Gesù Cristo,8il quale anche vi confermerà sino alla fine, onde siate irreprensibili nel giorno del nostro Signor Gesù Cristo.9Fedele è l’Iddio dal quale siete stati chiamati alla comunione del suo Figliuolo Gesù Cristo, nostro Signore.10Ora, fratelli, io v’esorto, per il nome del nostro Signor Gesù Cristo, ad aver tutti un medesimo parlare, e a non aver divisioni fra voi, ma a stare perfettamente uniti in una medesima mente e in un medesimo sentire.11Perché, fratelli miei, m’è stato riferito intorno a voi da quei di casa Cloe, che vi son fra voi delle contese.12Voglio dire che ciascun di voi dice: Io son di Paolo; e io d’Apollo; e io di Cefa; e io di Cristo.13Cristo è egli diviso? Paolo è egli stato crocifisso per voi? O siete voi stati battezzati nel nome di Paolo?14Io ringrazio Dio che non ho battezzato alcun di voi, salvo Crispo e Gaio;15cosicché nessuno può dire che foste battezzati nel mio nome.16Ho battezzato anche la famiglia di Stefana; del resto non so se ho battezzato alcun altro.

A Corinto si era formata un’assemblea numerosa grazie al ministerio di Paolo (Atti 18:10). E lui, fedele pastore e zelante evangelista, continua a vegliare su di essa con sollecitudine (confr. 2 Corinzi 11:28). Egli scrive da Efeso questa prima lettera che si rivolge anche a «tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo» (v. 2). È dunque scritta anche per noi, se ne facciamo parte.

Paolo ha ricevuto da Corinto spiacevoli notizie. Vari disordini erano apparsi in quell’assemblea. Ma, prima di affrontare questi penosi argomenti, l’apostolo ricorda a quei credenti le loro ricchezze spirituali, attribuendole alla grazia di Dio (v. 4,5). Per misurare la nostra responsabilità e prendere più sul serio la nostra vita cristiana, cerchiamo qualche volta di valutare i nostri inestimabili privilegi. E ringraziamo il Signore come l’apostolo fa in questa occasione.

Il primo rimprovero rivolto all’assemblea di Corinto riguarda le loro discordie. Seguivano l’uomo (Paolo, Apollo, Cefa, in quanto dottori più eminenti di altri: Giovanni 3:2), invece di essere uniti nella comunione di «Gesù Cristo, nostro Signore», il Figlio di Dio (v. 9). Che questa sia sempre la nostra parte (1 Giovanni 1:3).

1 Corinzi 1:17-31
17Perché Cristo non mi ha mandato a battezzare ma ad evangelizzare; non con sapienza di parola, affinché la croce di Cristo non sia resa vana.18Poiché la parola della croce è pazzia per quelli che periscono; ma per noi che siam sulla via della salvazione, è la potenza di Dio; poich’egli è scritto:19Io farò perire la sapienza dei savi, e annienterò l’intelligenza degli intelligenti.20Dov’è il savio? Dov’è lo scriba? Dov’è il disputatore di questo secolo? Iddio non ha egli resa pazza la sapienza di questo mondo?21Poiché, visto che nella sapienza di Dio il mondo non ha conosciuto Dio con la propria sapienza, è piaciuto a Dio di salvare i credenti mediante la pazzia della predicazione.22Poiché i Giudei chiedon de’ miracoli, e i Greci cercan sapienza;23ma noi predichiamo Cristo crocifisso, che per i Giudei è scandalo, e per i Gentili, pazzia;24ma per quelli i quali son chiamati, tanto Giudei quanto Greci, predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio;25poiché la pazzia di Dio è più savia degli uomini, e la debolezza di Dio è più forte degli uomini.26Infatti, fratelli, guardate la vostra vocazione: non ci son tra voi molti savi secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili;27ma Dio ha scelto le cose pazze del mondo per svergognare i savi; e Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti;28e Dio ha scelto le cose ignobili del mondo, e le cose sprezzate, anzi le cose che non sono, per ridurre al niente le cose che sono,29affinché nessuna carne si glori nel cospetto di Dio.30E a lui voi dovete d’essere in Cristo Gesù, il quale ci è stato fatto da Dio sapienza, e giustizia, e santificazione, e redenzione,31affinché, com’è scritto: Chi si gloria, si glori nel Signore.

Per «noi che siamo sulla via della salvazione», la parola della croce è la potenza di Dio. Ma per gli altri uomini non è che pazzia. Tutto ciò che la croce significa: la morte d’un Giusto necessaria alla giustizia di Dio, il perdono gratuito dei peccatori, la condanna definitiva dell’uomo naturale, sono verità che urtano la ragione umana. Si presentino miracoli e opere spettacolari, un nobile ideale accompagnato da una morale che richiede degli sforzi... ecco il genere di religione che non urta nessuno. Ebbene! tutti i sapienti, i teologi, i polemisti, insomma i grandi di questo secolo e di tutti i secoli, il v. 18 li classifica sotto una comune e spaventosa designazione: «quelli che periscono».

È un dato di fatto che tra i riscattati del Signore ci sono pochi sapienti, potenti, nobili... (v. 26); infatti è più difficile per costoro diventare «come i piccoli fanciulli» (Matteo 18:3; 11:25). Per glorificarsi Dio sceglie ciò che è debole, vile, disprezzato, e tali sono i credenti in Cristo secondo la stima del mondo. Ma cosa importa il loro valore personale, dal momento che sono in Cristo e che Lui è, per loro, potenza, sapienza, giustizia, santificazione, redenzione (v. 24,30)?

1 Corinzi 2:1-16
1Quant’è a me, fratelli, quando venni a voi, non venni ad annunziarvi la testimonianza di Dio con eccellenza di parola o di sapienza;2poiché mi proposi di non saper altro fra voi, fuorché Gesù Cristo e lui crocifisso.3Ed io sono stato presso di voi con debolezza, e con timore, e con gran tremore;4e la mia parola e la mia predicazione non hanno consistito in discorsi persuasivi di sapienza umana, ma in dimostrazione di Spirito e di potenza,5affinché la vostra fede fosse fondata non sulla sapienza degli uomini, ma sulla potenza di Dio.6Nondimeno fra quelli che son maturi noi esponiamo una sapienza, una sapienza però non di questo secolo né de’ principi di questo secolo che stan per essere annientati,7ma esponiamo la sapienza di Dio misteriosa ed occulta che Dio avea innanzi i secoli predestinata a nostra gloria,8e che nessuno de’ principi di questo mondo ha conosciuta; perché, se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria.9Ma, com’è scritto: Le cose che occhio non ha vedute, e che orecchio non ha udite e che non son salite in cuor d’uomo, son quelle che Dio ha preparate per coloro che l’amano.10Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; perché lo spirito investiga ogni cosa, anche le cose profonde di Dio.11Infatti, chi, fra gli uomini, conosce le cose dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? E così nessuno conosce le cose di Dio, se non lo Spirito di Dio.12Or noi abbiam ricevuto non lo spirito del mondo, ma lo Spirito che vien da Dio, affinché conosciamo le cose che ci sono state donate da Dio;13e noi ne parliamo non con parole insegnate dalla sapienza umana, ma insegnate dallo Spirito, adattando parole spirituali a cose spirituali.14Or l’uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché gli sono pazzia; e non le può conoscere, perché le si giudicano spiritualmente.15Ma l’uomo spirituale giudica d’ogni cosa, ed egli stesso non è giudicato da alcuno.16Poiché chi ha conosciuto la mente del Signore da poterlo ammaestrare? Ma noi abbiamo la mente di Cristo.

Sappiamo che, nel mondo, un dono d’oratore, un certo brio, e dei «discorsi persuasivi di sapienza umana» sono sufficienti per assicurare il trionfo di qualunque causa. Ma, per comunicare la fede, Dio non ha bisogno di utilizzare queste capacità umane, né le abilità della propaganda (v. 4,5). Paolo, nonostante la sua istruzione, non si era fatto notare a Corinto per la sua sapienza, la sua cultura o la sua eloquenza. Avrebbe contraddetto il suo insegnamento, poiché la croce di Cristo che egli annunciava significa proprio la fine di tutto ciò di cui l’uomo s’inorgoglisce. Ma, senza che ciò costituisca una perdita, il credente ha ricevuto, contemporaneamente, le cose invisibili «donate da Dio» e il mezzo per discernerle e goderne: lo Spirito Santo, unico agente che Dio utilizza per trasmettere i suoi pensieri (v. 12). A cosa può servire un brano di musica senza uno strumento per interpretarlo, o un disco senza l’apparecchio che permette di ascoltarlo? Quale sarebbe l’effetto del più bel concerto su un uditorio composto da sordi? Così il linguaggio dello Spirito è incomprensibile per «l’uomo naturale». Invece «l’uomo spirituale» può adattare «parole spirituali» a «cose spirituali» (v. 13 a 15).

1 Corinzi 3:1-15
1Ed io, fratelli, non ho potuto parlarvi come a spirituali, ma ho dovuto parlarvi come a carnali, come a bambini in Cristo.2V’ho nutriti di latte, non di cibo solido, perché non eravate ancora da tanto; anzi, non lo siete neppure adesso, perché siete ancora carnali.3Infatti, poiché v’è tra voi gelosia e contesa, non siete voi carnali, e non camminate voi secondo l’uomo?4Quando uno dice: Io son di Paolo; e un altro: Io son d’Apollo; non siete voi uomini carnali?5Che cos’è dunque Apollo? E che cos’è Paolo? Son dei ministri, per mezzo dei quali voi avete creduto; e lo sono secondo che il Signore ha dato a ciascuno di loro.6Io ho piantato, Apollo ha annaffiato, ma è Dio che ha fatto crescere;7talché né colui che pianta né colui che annaffia sono alcun che, ma Iddio che fa crescere, è tutto.8Ora, colui che pianta e colui che annaffia sono una medesima cosa, ma ciascuno riceverà il proprio premio secondo la propria fatica.9Poiché noi siamo collaboratori di Dio, voi siete il campo di Dio, l’edificio di Dio.10Io, secondo la grazia di Dio che m’è stata data, come savio architetto, ho posto il fondamento; altri vi edifica sopra. Ma badi ciascuno com’egli vi edifica sopra;11poiché nessuno può porre altro fondamento che quello già posto, cioè Cristo Gesù.12Ora, se uno edifica su questo fondamento oro, argento, pietre di valore, legno, fieno, paglia,13l’opera d’ognuno sarà manifestata, perché il giorno di Cristo la paleserà; poiché quel giorno ha da apparire qual fuoco; e il fuoco farà la prova di quel che sia l’opera di ciascuno.14Se l’opera che uno ha edificata sul fondamento sussiste, ei ne riceverà ricompensa;15se l’opera sua sarà arsa, ei ne avrà il danno; ma egli stesso sarà salvo, però come attraverso il fuoco.

Distratti dalle loro divisioni e dalle loro liti, i Corinzi non avevano fatto alcun progresso. Erano come dei cattivi scolari che discutessero stupidamente su chi ha il maestro più sapiente o l’aula più bella. Paolo dichiara loro che occuparsi del servitore invece che del suo insegnamento era sintomo di puerilità, significava essere ancora carnali (v. 3). Quante volte confondiamo la verità con colui che la presenta: se, ad esempio, ascoltiamo un servitore di Dio col preconcetto che non abbia niente da darci, riceveremo quello che ci eravamo aspettati.

L’apostolo ricorda poi la responsabilità di chi edifica. Nell’opera di Dio, vista come un campo da coltivare o come un edificio, ogni operaio ha una propria attività. Può portare dei materiali (cioè diversi aspetti della verità): edificare le anime presentando loro la giustizia di Dio (l’oro), la redenzione (l’argento), le glorie di Cristo (le pietre preziose). L’edificio potrebbe sembrare molto grande, ma essere costruito con del legno, del fieno, della paglia, tutto lavoro che non resisterà al fuoco. Sì, «badi ciascuno come (non quanto) edifica» su questo fondamento unico e imperituro: Gesù Cristo.

1 Corinzi 3:16-23; 1 Corinzi 4:1-5
16Non sapete voi che siete il tempio di Dio, e che lo Spirito di Dio abita in voi?17Se uno guasta il tempio di Dio, Iddio guasterà lui; poiché il tempio di Dio è santo; e questo tempio siete voi.18Nessuno s’inganni. Se qualcuno fra voi s’immagina d’esser savio in questo secolo, diventi pazzo affinché diventi savio;19perché la sapienza di questo mondo è pazzia presso Dio. Infatti è scritto: Egli prende i savi nella loro astuzia;20e altrove: Il Signore conosce i pensieri dei savi, e sa che sono vani.21Nessuno dunque si glori degli uomini, perché ogni cosa è vostra:22e Paolo, e Apollo, e Cefa, e il mondo, e la vita, e la morte, e le cose presenti, e le cose future, tutto è vostro;23e voi siete di Cristo, e Cristo è di Dio.
1Così ci stimi ognuno come dei ministri di Cristo e degli amministratori de’ misteri di Dio.2Del resto quel che si richiede dagli amministratori, è che ciascuno sia trovato fedele.3A me poi pochissimo importa d’esser giudicato da voi o da un tribunale umano; anzi, non mi giudico neppur da me stesso.4Poiché non ho coscienza di colpa alcuna; non per questo però sono giustificato; ma colui che mi giudica, è il Signore.5Cosicché non giudicate di nulla prima del tempo, finché sia venuto il Signore, il quale metterà in luce le cose occulte delle tenebre, e manifesterà i consigli de’ cuori; e allora ciascuno avrà la sua lode da Dio.

Accanto ai veri operai che possono fare un cattivo lavoro (v. 15), vi sono dei falsi servitori che corrompono il tempio di Dio (v. 17). Che nessuno si faccia delle illusioni su ciò che è o su ciò che fa (v. 18). E diffidiamo dei criteri e dei ragionamenti umani: sono strumenti di misura ingannevoli. La sapienza del mondo è pazzia per Dio, e la sapienza di Dio pazzia per il mondo (v. 19). Entrambe si valutano in funzione dello scopo perseguito. «L’uomo naturale» commisera il credente in Cristo che, a suo parere, sacrifica, a un avvenire vago ed incerto, i vantaggi e i piaceri del momento presente. Potessimo essere tutti colti da questo tipo di pazzia! D’altronde, cosa sono le miserabili vanità di cui potremmo fare sfoggio di fronte a ciò che possediamo? Tutte le cose sono nostre, afferma Paolo; sono nostre perché noi stessi siamo di Cristo, al quale appartiene ogni cosa. Alla sua dipendenza possiamo disporre di tutto per il suo servizio. Ma l’importante è che «ciascuno sia trovato fedele» (cap. 4:2), poiché ognuno di noi è un amministratore, piccolo o grande, ed ognuno a questo titolo riceverà la sua lode, non da parte del fratello, ma da parte di Colui che legge nei cuori (v. 5; vedere 2 Timoteo 2:15).

1 Corinzi 4:6-21
6Or, fratelli, queste cose le ho per amor vostro applicate a me stesso e ad Apollo, onde per nostro mezzo impariate a praticare il "non oltre quel che è scritto"; affinché non vi gonfiate d’orgoglio esaltando l’uno a danno dell’altro.7Infatti chi ti distingue dagli altri? E che hai tu che non l’abbia ricevuto? E se pur l’hai ricevuto, perché ti glori come se tu non l’avessi ricevuto?8Già siete saziati, già siete arricchiti, senza di noi siete giunti a regnare! E fosse pure che voi foste giunti a regnare, affinché anche noi potessimo regnare con voi!9Poiché io stimo che Dio abbia messi in mostra noi, gli apostoli, ultimi fra tutti, come uomini condannati a morte; poiché siamo divenuti uno spettacolo al mondo, e agli angeli, e agli uomini.10Noi siamo pazzi a cagion di Cristo; ma voi siete savi in Cristo; noi siamo deboli, ma voi siete forti; voi siete gloriosi, ma noi siamo sprezzati.11Fino a questa stessa ora, noi abbiamo e fame e sete; noi siamo ignudi, e siamo schiaffeggiati, e non abbiamo stanza ferma,12e ci affatichiamo lavorando con le nostre proprie mani; ingiuriati, benediciamo; perseguitati, sopportiamo; diffamati, esortiamo;13siamo diventati e siam tuttora come la spazzatura del mondo, come il rifiuto di tutti.14Io vi scrivo queste cose non per farvi vergogna, ma per ammonirvi come miei cari figliuoli.15Poiché quand’anche aveste diecimila pedagoghi in Cristo, non avete però molti padri; poiché son io che vi ho generati in Cristo Gesù, mediante l’Evangelo.16Io vi esorto dunque: Siate miei imitatori.17Appunto per questo vi ho mandato Timoteo, che è mio figliuolo diletto e fedele nel Signore; egli vi ricorderà quali siano le mie vie in Cristo Gesù, com’io insegni da per tutto, in ogni chiesa.18Or alcuni si son gonfiati come se io non dovessi recarmi da voi;19ma, se il Signore vorrà, mi recherò presto da voi, e conoscerò non il parlare ma la potenza di coloro che si son gonfiati;20perché il regno di Dio non consiste in parlare, ma in potenza.21Che volete? Che venga da voi con la verga, o con amore e con spirito di mansuetudine?

La radice dei dissidi a Corinto che cos’era se non l’orgoglio? (Proverbi 13:10). Ognuno faceva valere i suoi doni spirituali e la sua conoscenza (cap. 1:5), dimenticando solo una cosa: di aver ricevuto tutto per pura grazia. Per rimanere umili, ricordiamoci sempre della domanda del v. 7: «Che hai tu che non l’abbia ricevuto?».

Inoltre, gonfiarsi così delle arie della propria importanza, significava desiderare tutt’altro che «Gesù Cristo crocifisso» (cap. 2:2), significava «regnare» fin da ora, mentre è scritto: «Se abbiam costanza nella prova (è il presente) con lui altresì regneremo» (2 Timoteo 2:12). Paolo, da parte sua, non aveva invertito le cose; accettava volentieri di prender posto con «la spazzatura del mondo, il rifiuto di tutti»..., parte di cui pochissimi cristiani sanno accontentarsi. Ma, sapendo che questo sarebbe stato per loro la vera felicità, l’apostolo supplica i suoi cari di Corinto di seguirlo in un simile cammino. Egli era il loro padre spirituale (v. 15) e voleva che gli assomigliassero, come i figli assomigliano al padre. Ora, se i suoi avvertimenti non fossero stati ascoltati, Paolo era pronto, quando sarebbe andato da loro, ad usare «la verga», cioè a prendere severi provvedimenti, dovere paterno che egli avrebbe assolto per il bene dei suoi «cari figli» (v. 14).

1 Corinzi 5:1-13
1Si ode addirittura affermare che v’è tra voi fornicazione; e tale fornicazione, che non si trova neppure fra i Gentili; al punto che uno di voi si tiene la moglie di suo padre.2E siete gonfi, e non avete invece fatto cordoglio perché colui che ha commesso quell’azione fosse tolto di mezzo a voi!3Quanto a me, assente di persona ma presente in ispirito, ho già giudicato, come se fossi presente, colui che ha perpetrato un tale atto.4Nel nome del Signor Gesù, essendo insieme adunati voi e lo spirito mio, con la potestà del Signor nostro Gesù,5ho deciso che quel tale sia dato in man di Satana, a perdizione della carne, onde lo spirito sia salvo nel giorno del Signor Gesù.6Il vostro vantarvi non è buono. Non sapete voi che un po’ di lievito fa lievitare tutta la pasta?7Purificatevi del vecchio lievito, affinché siate una nuova pasta, come già siete senza lievito. Poiché anche la nostra pasqua, cioè Cristo, è stata immolata.8Celebriamo dunque la festa, non con vecchio lievito, né con lievito di malizia e di malvagità, ma con gli azzimi della sincerità e della verità.9V’ho scritto nella mia epistola di non mischiarvi coi fornicatori;10non del tutto però coi fornicatori di questo mondo, o con gli avari e i rapaci, e con gl’idolatri; perché altrimenti dovreste uscire dal mondo;11ma quel che v’ho scritto è di non mischiarvi con alcuno che, chiamandosi fratello, sia un fornicatore, o un avaro, o un idolatra, o un oltraggiatore, o un ubriacone, o un rapace; con un tale non dovete neppur mangiare.12Poiché, ho io forse da giudicar que’ di fuori? Non giudicate voi quelli di dentro?13Que’ di fuori li giudica Iddio. Togliete il malvagio di mezzo a voi stessi.

L’apostolo affronta ora un argomento penoso. Oltre alle spiacevoli divisioni, vi era nell’assemblea di Corinto un grave peccato morale che, anche se commesso da un solo individuo, infangava l’intera assemblea (confr. Giosuè 7:13...) Ora, questo «lievito», che avrebbe dovuto gettare i Corinzi nella costernazione e nella vergogna, non impediva la loro «vanteria». È un po’ come se un uomo colto dalla lebbra fingesse d’ignorare la sua malattia e nascondesse le piaghe sotto abiti sontuosi. Nel nome del Signore, l’apostolo reclama la sincerità e la verità (v. 8), e non esita a mettere allo scoperto questo male senza mezzi termini. Prima di ogni servizio e di ogni testimonianza cristiana, è necessario che la coscienza sia in ordine. E la santità esige che i credenti, non solo si astengano dal male nella loro vita, ma si tengano separati dalle persone che vivono nel peccato pur fregiandosi del titolo di figli di Dio (v. 11). Qual è il grande motivo per il quale, individualmente e come assemblea, dobbiamo guardarci da ogni comunione e da ogni leggerezza nei riguardi del male? Non certo la nostra superiorità sugli altri, ma il valore infinito del sacrificio che ha espiato i nostri peccati (v. 7).

1 Corinzi 6:1-20
1Ardisce alcun di voi, quando ha una lite con un altro, chiamarlo in giudizio dinanzi agli ingiusti anziché dinanzi ai santi?2Non sapete voi che i santi giudicheranno il mondo? E se il mondo è giudicato da voi, siete voi indegni di giudicar delle cose minime?3Non sapete voi che giudicheremo gli angeli? Quanto più possiamo giudicare delle cose di questa vita!4Quando dunque avete da giudicar di cose di questa vita, costituitene giudici quelli che sono i meno stimati nella chiesa.5Io dico questo per farvi vergogna. Così non v’è egli tra voi neppure un savio che sia capace di pronunziare un giudizio fra un fratello e l’altro?6Ma il fratello processa il fratello, e lo fa dinanzi agl’infedeli.7Certo è già in ogni modo un vostro difetto l’aver fra voi dei processi. Perché non patite piuttosto qualche torto? Perché non patite piuttosto qualche danno?8Invece, siete voi che fate torto e danno; e ciò a dei fratelli.9Non sapete voi che gli ingiusti non erederanno il regno di Dio? Non v’illudete; né i fornicatori, né gl’idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né i sodomiti,10né i ladri, né gli avari, né gli ubriachi, né gli oltraggiatori, né i rapaci erederanno il regno di Dio.11E tali eravate alcuni; ma siete stati lavati, ma siete stati santificati, ma siete stati giustificati nel nome del Signor Gesù Cristo, e mediante lo Spirito dell’Iddio nostro.12Ogni cosa m’è lecita, ma non ogni cosa è utile. Ogni cosa m’è lecita, ma io non mi lascerò dominare da cosa alcuna.13Le vivande son per il ventre, e il ventre è per le vivande; ma Iddio distruggerà e queste e quello. Il corpo però non è per la fornicazione, ma è per il Signore, e il Signore è per il corpo;14e Dio, come ha risuscitato il Signore, così risusciterà anche noi mediante la sua potenza.15Non sapete voi che i vostri corpi sono membra di Cristo? Torrò io dunque le membra di Cristo per farne membra d’una meretrice? Così non sia.16Non sapete voi che chi si unisce a una meretrice è un corpo solo con lei? Poiché, dice Iddio, i due diventeranno una sola carne.17Ma chi si unisce al Signore è uno spirito solo con lui.18Fuggite la fornicazione. Ogni altro peccato che l’uomo commetta è fuori del corpo; ma il fornicatore pecca contro il proprio corpo.19E non sapete voi che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi, il quale avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi?20Poiché foste comprati a prezzo; glorificate dunque Dio nel vostro corpo.

Esisteva un altro disordine a Corinto. Alcuni fratelli erano arrivati al punto di portare le loro liti davanti ai tribunali di questo mondo. Testimonianza veramente triste! L’apostolo riprende sia colui che non ha sopportato il torto che colui che l’ha commesso. Esamina poi i principali vizi diffusi tra i pagani e dichiara solennemente che non è possibile essere salvati continuando a vivere nell’iniquità. Così erano alcuni di voi, conclude; ma ecco ciò che Dio ha fatto: siete stati lavati, santificati, giustificati! E tutto questo perché vi sporchiate nuovamente?

A parte il peccato, niente mi è proibito... ma tutto può schiavizzarmi se non sto attento (v. 12). «Il male non è nelle cose, ma nell’amore per le cose» (J.N.D.).

I versetti da 13 a 20 riguardano la purezza; che possano essere scolpiti soprattutto nel cuore dei giovani credenti, più esposti alle tentazioni carnali! Il nostro corpo non ci appartiene più. Dio l’ha riscattato, e non dimentichiamo mai a quale prezzo! Lo scopo era di farne per Cristo un membro del Suo corpo (v. 15) e, per lo Spirito Santo, un tempio che deve essere santo come santo è il suo Ospite divino (v. 19).

1 Corinzi 7:1-31
1Or quant’è alle cose delle quali m’avete scritto, è bene per l’uomo di non toccar donna;2ma, per evitar le fornicazioni, ogni uomo abbia la propria moglie, e ogni donna il proprio marito.3Il marito renda alla moglie quel che le è dovuto; e lo stesso faccia la moglie verso il marito.4La moglie non ha potestà sul proprio corpo, ma il marito; e nello stesso modo il marito non ha potestà sul proprio corpo, ma la moglie.5Non vi private l’un dell’altro, se non di comun consenso, per un tempo, affin di darvi alla preghiera; e poi ritornate assieme, onde Satana non vi tenti a motivo della vostra incontinenza.6Ma questo dico per concessione, non per comando;7perché io vorrei che tutti gli uomini fossero come son io; ma ciascuno ha il suo proprio dono da Dio; l’uno in un modo, l’altro in un altro.8Ai celibi e alle vedove, però, dico che è bene per loro che se ne stiano come sto anch’io.9Ma se non si contengono, sposino; perché è meglio sposarsi che ardere.10Ma ai coniugi ordino non io ma il Signore, che la moglie non si separi dal marito,11(e se mai si separa, rimanga senza maritarsi o si riconcili col marito); e che il marito non lasci la moglie.12Ma agli altri dico io, non il Signore: Se un fratello ha una moglie non credente ed ella è contenta di abitar con lui, non la lasci;13e la donna che ha un marito non credente, s’egli consente ad abitar con lei, non lasci il marito;14perché il marito non credente è santificato nella moglie, e la moglie non credente è santificata nel marito credente; altrimenti i vostri figliuoli sarebbero impuri, mentre ora sono santi.15Però, se il non credente si separa, si separi pure; in tali casi, il fratello o la sorella non sono vincolati; ma Dio ci ha chiamati a vivere in pace;16perché, o moglie, che sai tu se salverai il marito? Ovvero tu, marito, che sai tu se salverai la moglie?17Del resto, ciascuno seguiti a vivere nella condizione assegnatagli dal Signore, e nella quale si trovava quando Iddio lo chiamò. E così ordino in tutte le chiese.18E’ stato alcuno chiamato essendo circonciso? Non faccia sparir la sua circoncisione. E’ stato alcuno chiamato essendo incirconciso? Non si faccia circoncidere.19La circoncisione è nulla e la incirconcisione è nulla; ma l’osservanza de’ comandamenti di Dio è tutto.20Ognuno rimanga nella condizione in cui era quando fu chiamato.21Sei tu stato chiamato essendo schiavo? Non curartene, ma se puoi divenir libero è meglio valerti dell’opportunità.22Poiché colui che è stato chiamato nel Signore, essendo schiavo, è un affrancato del Signore; parimente colui che è stato chiamato essendo libero, è schiavo di Cristo.23Voi siete stati riscattati a prezzo; non diventate schiavi degli uomini.24Fratelli, ognuno rimanga dinanzi a Dio nella condizione nella quale si trovava quando fu chiamato.25Or quanto alle vergini, io non ho comandamento dal Signore; ma do il mio parere, come avendo ricevuto dal Signore la grazia d’esser fedele.26Io stimo dunque che a motivo della imminente distretta sia bene per loro di restar come sono; poiché per l’uomo in genere è bene di starsene così.27Sei tu legato a una moglie? Non cercar d’esserne sciolto. Sei tu sciolto da moglie? Non cercar moglie.28Se però prendi moglie, non pecchi; e se una vergine si marita, non pecca; ma tali persone avranno tribolazione nella carne, e io vorrei risparmiarvela.29Ma questo io dichiaro, fratelli, che il tempo è ormai abbreviato; talché, d’ora innanzi, anche quelli che hanno moglie, siano come se non l’avessero;30e quelli che piangono, come se non piangessero; e quelli che si rallegrano, come se non si rallegrassero; e quelli che comprano, come se non possedessero;31e quelli che usano di questo mondo, come se non ne usassero, perché la figura di questo mondo passa.

Dopo aver messo in guardia il credente contro l’impurità al capitolo 6: 13 a 20, l’apostolo parla, al capitolo 7, del sentiero nel quale ci si può incamminare con l’approvazione del Signore: quello del matrimonio. Il giovane cristiano che ha badato alla sua via secondo la Parola (Salmo 119:9), dovrà più che mai continuare a contare su Lui per questa decisione capitale.

Tutte le istruzioni che l’apostolo Paolo dà qui sono impregnate di santità. Le istituzioni di Dio previste per l’uomo innocente (Adamo) sono mantenute in tutta la loro integrità e autorità; e sono una salvaguardia contro il peccato (v. 2). Ma lo Spirito introduce una forza nuova che supera gli impulsi naturali, senza minimamente sminuire il valore del matrimonio. Vivere secondo questa forza e rinunciare a sposarsi è il meglio che ci sia: si vive al di fuori della sfera dove il peccato opera così facilmente. Ma ci vuole un dono speciale di Dio, come aveva Paolo (v. 7; vedere Matteo 19:12).

C’è comunque un modo per piacere al Signore in ogni situazione: quello indicato nei vv. 29 a 31, «perché la figura di questo mondo passa».

1 Corinzi 7:32-40; 1 Corinzi 8:1-13
32Or io vorrei che foste senza sollecitudine. Chi non è ammogliato ha cura delle cose del Signore, del come potrebbe piacere al Signore;33ma colui che è ammogliato, ha cura delle cose del mondo, del come potrebbe piacere alla moglie.34E v’è anche una differenza tra la donna maritata e la vergine: la non maritata ha cura delle cose del Signore, affin d’esser santa di corpo e di spirito; ma la maritata ha cura delle cose del mondo, del come potrebbe piacere al marito.35Or questo dico per l’utile vostro proprio; non per tendervi un laccio, ma in vista di ciò che è decoroso e affinché possiate consacrarvi al Signore senza distrazione.36Ma se alcuno crede far cosa indecorosa verso la propria figliuola nubile s’ella passi il fior dell’età, e se così bisogna fare, faccia quel che vuole; egli non pecca; la dia a marito.37Ma chi sta fermo in cuor suo, e non è stretto da necessità ma è padrone della sua volontà, e ha determinato in cuor suo di serbar vergine la sua figliuola, fa bene.38Perciò, chi dà la sua figliuola a marito fa bene, e chi non la dà a marito fa meglio.39La moglie è vincolata per tutto il tempo che vive suo marito; ma, se il marito muore, ella è libera di maritarsi a chi vuole, purché sia nel Signore.40Nondimeno ella è più felice, a parer mio, se rimane com’è; e credo d’aver anch’io lo Spirito di Dio.
1Quanto alle carni sacrificate agl’idoli, noi sappiamo che tutti abbiamo conoscenza. La conoscenza gonfia, ma la carità edifica.2Se alcuno si pensa di conoscer qualcosa, egli non conosce ancora come si deve conoscere;3ma se alcuno ama Dio, esso è conosciuto da lui.4Quanto dunque al mangiar delle carni sacrificate agl’idoli, noi sappiamo che l’idolo non è nulla nel mondo, e che non c’è alcun Dio fuori d’un solo.5Poiché, sebbene vi siano de’ cosiddetti dèi tanto in cielo che in terra, come infatti ci sono molti dèi e molti signori,6nondimeno, per noi c’è un Dio solo, il Padre, dal quale sono tutte le cose, e noi per la gloria sua, e un solo Signore, Gesù Cristo, mediante il quale sono tutte le cose, e mediante il quale siam noi.7Ma non in tutti è la conoscenza; anzi, alcuni, abituati finora all’idolo, mangiano di quelle carni com’essendo cosa sacrificata a un idolo; e la loro coscienza, essendo debole, ne è contaminata.8Ora non è un cibo che ci farà graditi a Dio; se non mangiamo, non abbiamo nulla di meno; e se mangiamo, non abbiamo nulla di più.9Ma badate che questo vostro diritto non diventi un intoppo per i deboli.10Perché se alcuno vede te, che hai conoscenza, seduto a tavola in un tempio d’idoli, la sua coscienza, s’egli è debole, non sarà ella incoraggiata a mangiar delle carni sacrificate agl’idoli?11E così, per la tua conoscenza, perisce il debole, il fratello per il quale Cristo è morto.12Ora, peccando in tal modo contro i fratelli, e ferendo la loro coscienza che è debole, voi peccate contro Cristo.13Perciò, se un cibo scandalizza il mio fratello, io non mangerò mai più carne, per non scandalizzare il mio fratello.

Al capitolo 8, Paolo si occupa delle carni macellate, che spesso erano offerte sugli altari pagani prima di essere vendute sul mercato. Per molti era un problema di coscienza (confr. Romani 14). Nei nostri paesi questo problema non c’è più, ma queste esortazioni si applicano a tutti i casi in cui rischiamo di scandalizzare un altro credente.

Non dobbiamo essere d’intoppo ai deboli ma cercare l’edificazione gli uni degli altri. Né dobbiamo «giudicare» un fratello o «disprezzare» l’altro (secondo l’insegnamento di Romani 14:1-3) «poiché tutti compariremo davanti al tribunale di Dio» (Rom. 14:10).

Quante cose conoscevano i Corinzi! «Non sapete voi... ?», ripete continuamente l’apostolo (vedere cap. 6:2,3,9,15,19...). Ahimè! a che cosa serviva questa conoscenza? Solo a trarne vanità. E noi corriamo questo stesso pericolo, noi che conosciamo spesso tante verità con l’intelligenza più che col cuore. Per conoscere «come si deve conoscere», bisogna amare Dio (v. 3); e amarlo significa mettere in pratica ciò che abbiamo il privilegio di sapere (Giovanni 14:21,23).

L’esempio del lavoratore della terra torna frequentemente nella Parola, e sottolinea, prima di tutto, la fatica legata a questo lavoro (Genesi 3:17); poi la speranza e la fede che devono animare l’agricoltore (v. 10; 2 Timoteo 2:6); infine la pazienza con cui deve aspettare «il prezioso frutto della terra» (Giacomo 5:7). Ora, i Corinzi erano «il campo di Dio» (cap. 3:9), e il fedele operaio del Signore vi proseguiva il suo lavoro, dovendo rinunciare a molte cose legittime per non creare alcun ostacolo all’Evangelo di Cristo (quante cose meno legittime ostacolano spesso il nostro servizio). Paolo effettuava ora una penosa sarchiatura strappando, in un certo qual modo, tutte le cattive erbe che erano cresciute nel campo di Corinto.

1 Corinzi 9:1-27
1Non sono io libero? Non sono io apostolo? Non ho io veduto Gesù, il Signor nostro? Non siete voi l’opera mia nel Signore?2Se per altri non sono apostolo lo sono almeno per voi; perché il suggello del mio apostolato siete voi, nel Signore.3Questa è la mia difesa di fronte a quelli che mi sottopongono ad inchiesta.4Non abbiam noi il diritto di mangiare e di bere?5Non abbiamo noi il diritto di condurre attorno con noi una moglie, sorella in fede, siccome fanno anche gli altri apostoli e i fratelli del Signore e Cefa?6O siamo soltanto io e Barnaba a non avere il diritto di non lavorare?7Chi è mai che fa il soldato a sue proprie spese? Chi è che pianta una vigna e non ne mangia del frutto? O chi è che pasce un gregge e non si ciba del latte del gregge?8Dico io queste cose secondo l’uomo? Non le dice anche la legge?9Difatti, nella legge di Mosè è scritto: Non metter la musoliera al bue che trebbia il grano. Forse che Dio si dà pensiero dei buoi?10O non dice Egli così proprio per noi? Certo, per noi fu scritto così; perché chi ara deve arare con speranza; e chi trebbia il grano deve trebbiarlo colla speranza d’averne la sua parte.11Se abbiam seminato per voi i beni spirituali, e egli gran che se mietiamo i vostri beni materiali?12Se altri hanno questo diritto su voi, non l’abbiamo noi molto più? Ma noi non abbiamo fatto uso di questo diritto; anzi sopportiamo ogni cosa, per non creare alcun ostacolo all’Evangelo di Cristo.13Non sapete voi che quelli i quali fanno il servigio sacro mangiano di quel che è offerto nel tempio? e che coloro i quali attendono all’altare, hanno parte all’altare?14Così ancora, il Signore ha ordinato che coloro i quali annunziano l’Evangelo vivano dell’Evangelo.15Io però non ho fatto uso d’alcuno di questi diritti, e non ho scritto questo perché si faccia così a mio riguardo; poiché preferirei morire, anziché veder qualcuno render vano il mio vanto.16Perché se io evangelizzo, non ho da trarne vanto, poiché necessità me n’è imposta; e guai a me, se non evangelizzo!17Se lo faccio volenterosamente, ne ho ricompensa; ma se non lo faccio volenterosamente è pur sempre un’amministrazione che m’è affidata.18Qual è dunque la mia ricompensa? Questa: che annunziando l’Evangelo, io offra l’Evangelo gratuitamente, senza valermi del mio diritto nell’Evangelo.19Poiché, pur essendo libero da tutti, mi son fatto servo a tutti, per guadagnarne il maggior numero;20e coi Giudei, mi son fatto Giudeo, per guadagnare i Giudei; con quelli che son sotto la legge, mi son fatto come uno sotto la legge (benché io stesso non sia sottoposto alla legge), per guadagnare quelli che son sotto la legge;21con quelli che son senza legge, mi son fatto come se fossi senza legge (benché io non sia senza legge riguardo a Dio, ma sotto la legge di Cristo), per guadagnare quelli che son senza legge.22Coi deboli mi son fatto debole, per guadagnare i deboli; mi faccio ogni cosa a tutti, per salvarne ad ogni modo alcuni.23E tutto fo a motivo dell’Evangelo, affin d’esserne partecipe anch’io.24Non sapete voi che coloro i quali corrono nello stadio, corrono ben tutti, ma uno solo ottiene il premio? Correte in modo da riportarlo.25Chiunque fa l’atleta è temperato in ogni cosa; e quelli lo fanno per ricevere una corona corruttibile; ma noi, una incorruttibile.26Io quindi corro ma non in modo incerto, lotto la pugilato, ma non come chi batte l’aria;27anzi, tratto duramente il mio corpo e lo riduco in schiavitù, che talora, dopo aver predicato agli altri, io stesso non sia riprovato.

Gonfiati dai loro doni e dalla loro conoscenza, alcuni uomini si erano attribuiti un posto preponderante nell’assemblea di Corinto. E poiché innalzare se stessi porta spesso ad abbassare gli altri, costoro erano arrivati a contestare l’autorità dell’apostolo, cioè quella di Dio. Paolo si trova obbligato in questo modo a giustificare il suo ministerio e la sua condotta. Evangelizzare era il suo dovere, gliel’aveva richiesto il Signore, ed egli non aveva disubbidito alla visione celeste (Atti 26:17-19).

L’apostolo si faceva servitore di tutti per guadagnarli all’evangelo. Bisogna allora dedurre che si prestava ad ogni tipo di compromesso? Assolutamente no! Paolo era ritenuto «seduttore» per Cristo, eppure era «verace» (2 Corinzi 6:8). Ma, come Gesù al pozzo di Sichar, sapeva trovare ogni anima sul suo proprio terreno e parlarle il linguaggio che questa poteva comprendere. Ai Giudei presentava il Dio d’Israele, la loro responsabilità nel rigetto del Salvatore, Figlio di Davide, e la remissione dei peccati (Atti 13:38). Ai Gentili idolatri annunciava il Dio unico, paziente verso la sua creatura, ordinando il pentimento (Atti 17:22). L’apostolo aveva costantemente davanti agli occhi il premio che doveva coronare i suoi sforzi: tutte le anime salvate mediante il suo ministerio (1 Tessalonicesi 2:19; Filippesi 4:1). Teso verso questo scopo, correva come l’atleta nello stadio, disciplinando rigorosamente il suo corpo, non pensando che alla vittoria. Ma il campione sportivo ha davanti a sé solo una gloria effimera, degli allori che domani saranno appassiti (v. 25). La nostra corsa cristiana, invece, ha come premio una corona molto più gloriosa ed incorruttibile. Corriamo dunque in modo da riportarla (v. 24).

1 Corinzi 10:1-13
1Perché, fratelli, non voglio che ignoriate che i nostri padri furon tutti sotto la nuvola, e tutti passarono attraverso il mare,2e tutti furon battezzati, nella nuvola e nel mare, per esser di Mosè,3e tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale,4e tutti bevvero la stessa bevanda spirituale, perché beveano alla roccia spirituale che li seguiva; e la roccia era Cristo.5Ma della maggior parte di loro Iddio non si compiacque, poiché furono atterrati nel deserto.6Or queste cose avvennero per servir d’esempio a noi, onde non siam bramosi di cose malvage, come coloro ne furon bramosi;7onde non diventiate idolatri come alcuni di loro, secondo che è scritto: Il popolo si sedette per mangiare e per bere, poi s’alzò per divertirsi;8onde non fornichiamo come taluni di loro fornicarono, e ne caddero, in un giorno solo, ventitremila;9onde non tentiamo il Signore, come alcuni di loro lo tentarono, e perirono morsi dai serpenti.10E non mormorate come alcuni di loro mormorarono, e perirono colpiti dal distruttore.11Or queste cose avvennero loro per servire d’esempio, e sono state scritte per ammonizione di noi, che ci troviamo agli ultimi termini dei tempi.12Perciò, chi si pensa di stare ritto, guardi di non cadere.13Niuna tentazione vi ha còlti, che non sia stata umana; or Iddio è fedele e non permetterà che siate tentati al di là delle vostre forze; ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscirne, onde la possiate sopportare.

Mediante l’esempio d’Israele, Paolo ci fa misurare la grossa responsabilità di coloro che professano di essere cristiani. Essi hanno avuto parte, in molti casi solo esteriormente, alle più eccellenti benedizioni spirituali: Cristo, la Sua opera, il Suo Spirito, la Sua Parola... (v. 3,4). Dio non può compiacersi della maggior parte di loro perché manca la fede (v. 5; Ebrei 10:38). Mediante la storia di Israele nel deserto, il Signore ci offre un triste esempio di ciò che i nostri cuori sono capaci di produrre, anche nell’ambito cristiano: cupidigia, idolatria, mormorii... E ci avverte solennemente di ciò che meritano questi frutti della carne, benché la grazia agisca in favore del credente. Ora, questo male, che è latente in noi, il tentatore cerca di farlo venir fuori mediante le sue sollecitazioni, per farci cadere. E ciò avviene proprio nel momento in cui potremmo sentirci forti in virtù delle nostre proprie forze (v. 12). Ma «Dio è fedele»; che pensiero incoraggiante! Conoscendo la nostra debolezza, Egli non permetterà a Satana di tentarci al di là di ciò che ognuno di noi può sopportare (vedere Giobbe 1:12, 2:6), ed ha preparato in anticipo un esito vittorioso (v. 13). Appoggiamoci su queste promesse ogni volta che il Nemico si presenta. Sì, Dio è fedele!

1 Corinzi 10:14-33; 1 Corinzi 11:1
14Perciò, cari miei, fuggite l’idolatria.15Io parlo come a persone intelligenti; giudicate voi di quello che dico.16Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è egli la comunione col sangue di Cristo? Il pane, che noi rompiamo, non è egli la comunione col corpo di Cristo?17Siccome v’è un unico pane, noi, che siam molti, siamo un corpo unico, perché partecipiamo tutti a quell’unico pane.18Guardate l’Israele secondo la carne; quelli che mangiano i sacrifici non hanno essi comunione con l’altare?19Che dico io dunque? Che la carne sacrificata agl’idoli sia qualcosa? Che un idolo sia qualcosa?20Tutt’altro; io dico che le carni che i Gentili sacrificano, le sacrificano ai demoni e non a Dio; or io non voglio che abbiate comunione coi demoni.21Voi non potete bere il calice del Signore e il calice de’ demoni; voi non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demoni.22O vogliamo noi provocare il Signore a gelosia? Siamo noi più forti di lui?23Ogni cosa è lecita ma non ogni cosa è utile; ogni cosa è lecita ma non ogni cosa edifica.24Nessuno cerchi il proprio vantaggio, ma ciascuno cerchi l’altrui.25Mangiate di tutto quello che si vende al macello senza fare inchieste per motivo di coscienza;26perché al Signore appartiene la terra e tutto quello ch’essa contiene.27Se qualcuno de’ non credenti v’invita, e voi volete andarci, mangiate di tutto quello che vi è posto davanti, senza fare inchieste per motivo di coscienza.28Ma se qualcuno vi dice: Questa è cosa di sacrifici, non ne mangiate per riguardo a colui che v’ha avvertito, e per riguardo alla coscienza;29alla coscienza, dico, non tua, ma di quell’altro; infatti, perché la mia libertà sarebb’ella giudicata dalla coscienza altrui?30E se io mangio di una cosa con rendimento di grazie, perché sarei biasimato per quello di cui io rendo grazie?31Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate alcun’altra cosa, fate tutto alla gloria di Dio.32Non siate d’intoppo né ai Giudei, né ai Greci, né alla Chiesa di Dio:33sì come anch’io compiaccio a tutti in ogni cosa, non cercando l’utile mio proprio, ma quello de’ molti, affinché siano salvati.
1Siate miei imitatori, come anch’io lo sono di Cristo.

La comunione con Dio, parte benedetta del credente, esclude ogni contatto con l’idolatria, anche sotto le sue forme più mascherate. La comunione è espressa in particolar modo alla «mensa del Signore». Coloro che partecipano al calice ed al pane sono in linea di massima tutti dei riscattati del Signore, ma sono ben lontani dall’essere tutti i riscattati del Signore. Tuttavia noi li vediamo per fede rappresentati nell’unico pane, segno visibile del fatto che vi è un unico corpo. Esso esprime quell’unità della Chiesa che il mondo religioso pretende di voler realizzare mentre esiste già, anche se non esiste, purtroppo, l’unione di tutti i credenti.

Se non cerco il mio interesse, quanti momenti diventano disponibili per gli interessi degli altri, che sono poi quelli di Gesù Cristo (confr. Filippesi 2:21)! Ora, cercare l’interesse degli altri non significa solo badare al loro benessere: significa anche pensare alla loro coscienza. Significa fare certe cose per loro e astenersi dal farne altre. Anche sotto questo aspetto sarò indotto a chiedermi: Nella situazione presente, ho la libertà di rendere grazie? Ciò che faccio in questo momento, compreso semplicemente mangiare e bere (in contrasto col versetto 7), è o non è per la gloria di Dio?

1 Corinzi 11:2-16
2Or io vi lodo perché vi ricordate di me in ogni cosa, e ritenete i miei insegnamenti quali ve li ho trasmessi.3Ma io voglio che sappiate che il capo d’ogni uomo è Cristo, che il capo della donna è l’uomo, e che il capo di Cristo è Dio.4Ogni uomo che prega o profetizza a capo coperto, fa disonore al suo capo;5ma ogni donna che prega o profetizza senz’avere il capo coperto da un velo, fa disonore al suo capo, perché è lo stesso che se fosse rasa.6Perché se la donna non si mette il velo, si faccia anche tagliare i capelli! Ma se è cosa vergognosa per una donna il farsi tagliare i capelli o radere il capo, si metta un velo.7Poiché, quanto all’uomo, egli non deve velarsi il capo, essendo immagine e gloria di Dio; ma la donna è la gloria dell’uomo;8perché l’uomo non viene dalla donna, ma la donna dall’uomo;9e l’uomo non fu creato a motivo della donna, ma la donna a motivo dell’uomo.10Perciò la donna deve, a motivo degli angeli, aver sul capo un segno dell’autorità da cui dipende.11D’altronde, nel Signore, né la donna è senza l’uomo, né l’uomo senza la donna.12Poiché, siccome la donna viene dall’uomo, così anche l’uomo esiste per mezzo della donna, e ogni cosa è da Dio.13Giudicatene voi stessi: E’ egli conveniente che una donna preghi Iddio senz’esser velata?14La natura stessa non v’insegna ella che se l’uomo porta la chioma, ciò è per lui un disonore?15Mentre se una donna porta la chioma, ciò è per lei un onore; perché la chioma le è data a guisa di velo.16Se poi ad alcuno piace d’esser contenzioso, noi non abbiamo tale usanza; e neppur le chiese di Dio.

Poche porzioni della Bibbia sono state fatte oggetto di tante contestazioni quanto gli insegnamenti di questi capitoli (v. 16). Perché l’apostolo — o piuttosto lo Spirito Santo — si occupa di questioni apparentemente minime, come il fatto che una donna deve portare i capelli lunghi e non pregare senza avere il capo coperto? Ricordiamoci prima di tutto che il nostro cristianesimo non consiste in qualche bella azione compiuta di tanto in tanto, ma che è fatto di un insieme di dettagli che formano la nostra vita quotidiana (Luca 16:10). D’altra parte, ricordiamoci che Dio è sovrano e non è tenuto a fornirci la spiegazione di tutto ciò che richiede nella sua Parola. Ubbidire senza discutere è la sola vera ubbidienza. Così, queste istruzioni sono una specie di test per ogni ragazza o donna cristiana. È come se il Signore le domandasse: Farai questo per me? Avrai a cuore di mostrare con questo segno esteriore la tua dipendenza e la tua sottomissione, oppure farai passare in primo piano le esigenze della moda o della comodità?

Infine, non dimentichiamo questo fatto solenne: il mondo invisibile degli angeli osserva in che modo i credenti rispondono al pensiero di Dio (v. 10). Quale spettacolo offriamo loro?

1 Corinzi 11:17-34
17Mentre vi do queste istruzioni, io non vi lodo del fatto che vi radunate non per il meglio ma per il peggio.18Poiché, prima di tutto, sento che quando v’adunate in assemblea, ci son fra voi delle divisioni; e in parte lo credo;19perché bisogna che ci sian fra voi anche delle sètte, affinché quelli che sono approvati, siano manifesti fra voi.20Quando poi vi radunate assieme, quel che fate, non è mangiar la Cena del Signore;21poiché, al pasto comune, ciascuno prende prima la propria cena; e mentre l’uno ha fame, l’altro è ubriaco.22Non avete voi delle case per mangiare e bere? O disprezzate voi la chiesa di Dio e fate vergogna a quelli che non hanno nulla? Che vi dirò? Vi loderò io? In questo io non vi lodo.23Poiché ho ricevuto dal Signore quello che anche v’ho trasmesso; cioè, che il Signor Gesù, nella notte che fu tradito, prese del pane;24e dopo aver reso grazie, lo ruppe e disse: Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me.25Parimente, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne berrete, in memoria di me.26Poiché ogni volta che voi mangiate questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore, finch’egli venga.27Perciò, chiunque mangerà il pane o berrà del calice del Signore indegnamente, sarà colpevole verso il corpo ed il sangue del Signore.28Or provi l’uomo se stesso, e così mangi del pane e beva del calice;29poiché chi mangia e beve, mangia e beve un giudicio su se stesso, se non discerne il corpo del Signore.30Per questa cagione molti fra voi sono infermi e malati, e parecchi muoiono.31Ora, se esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati;32ma quando siamo giudicati, siam corretti dal Signore, affinché non siam condannati col mondo.33Quando dunque, fratelli miei, v’adunate per mangiare, aspettatevi gli uni gli altri.34Se qualcuno ha fame, mangi a casa, onde non vi aduniate per attirar su voi un giudicio. Le altre cose regolerò quando verrò.

A Corinto vi erano dei partiti. Anche le riunioni dell’assemblea ne risentivano. I ricchi facevano vergognare i poveri e provocavano la loro gelosia. Cosa ancor più grave, la cena del Signore, confusa con l’agape (il pasto in comune), era presa indegnamente da molti. All’apostolo si presenta l’occasione per ricordare ciò che il Signore gli ha rivelato.

La cena è il santo ricordo d’un Cristo che si è dato per noi. Un ricordo che parla certamente al cuore di ogni partecipante, ma che proclama anche questo fatto capitale: Colui che è il Signore ha dovuto morire. E, fino al Suo ritorno, noi siamo invitati ad annunciare questa morte del Signore col linguaggio così grande e semplice che ci è stato insegnato. Questo memoriale parla infine alla coscienza del credente, poiché la morte di Cristo significa la condanna del peccato. Prendere la cena senza essersi prima giudicati espone dunque (per la terra) agli effetti di questa condanna. Così si spiegava la debolezza di molti a Corinto (e forse di molti di noi), la malattia, ed anche la morte, che avevano colpito alcuni quale castigo (v. 30). Tuttavia, il timore non deve tenerci lontani (v. 28), ma può e deve accordarsi con una risposta fervente a Colui che ha detto: «Fate questo in memoria di me» (v. 24,25).

1 Corinzi 12:1-13
1Circa i doni spirituali, fratelli, non voglio che siate nell’ignoranza.2Voi sapete che quando eravate Gentili eravate trascinati dietro agl’idoli muti, secondo che vi si menava.3Perciò vi fo sapere che nessuno, parlando per lo Spirito di Dio, dice: Gesù è anatema! e nessuno può dire: Gesù è il Signore! se non per lo Spirito Santo.4Or vi è diversità di doni, ma v’è un medesimo Spirito.5E vi è diversità di ministeri, ma non v’è che un medesimo Signore.6E vi è varietà di operazioni, ma non v’è che un medesimo Iddio, il quale opera tutte le cose in tutti.7Or a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per l’utile comune.8Infatti, a uno è data mediante lo Spirito parola di sapienza; a un altro, parola di conoscenza, secondo il medesimo Spirito;9a un altro, fede, mediante il medesimo Spirito; a un altro, doni di guarigioni, per mezzo del medesimo Spirito; a un altro, potenza d’operar miracoli;10a un altro, profezia; a un altro, il discernimento degli spiriti; a un altro, diversità di lingue, e ad un altro, la interpretazione delle lingue;11ma tutte queste cose le opera quell’uno e medesimo Spirito, distribuendo i suoi doni a ciascuno in particolare come Egli vuole.12Poiché, siccome il corpo è uno ed ha molte membra, e tutte le membra del corpo, benché siano molte, formano un unico corpo, così ancora è di Cristo.13Infatti noi tutti abbiam ricevuto il battesimo di un unico Spirito per formare un unico corpo, e Giudei e Greci, e schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un unico Spirito.

Parlando delle riunioni dell’assemblea, l’apostolo ha dato il primo posto alla celebrazione della cena (cap. 11:20-34). In seguito tratta dei doni e dei servizi che hanno in vista l’edificazione. Non trascuriamo alcuna di queste riunioni!

Paolo ricorda a questi credenti che essi erano un tempo idolatri, trascinati dagli spiriti satanici (v. 2). Che cambiamento! Ora è lo Spirito di Dio che li conduce, operando in loro «come Egli vuole» mediante i doni che distribuisce (v. 11). L’apostolo enumera questi doni, precisando che essi sono dati in vista dell’utile comune. E, per illustrare sia l’unità della Chiesa che la diversità dei servizi, prende l’esempio del corpo umano: composto da molte membra e organi che possono funzionare solo in presenza degli altri, esso costituisce tuttavia un organismo unico, condotto da una sola volontà, quella che la testa comunica ad ogni membro. Così è il corpo di Cristo. Se comprende molte membra (i credenti), è però animato da un unico Spirito per compiere un’unica volontà, quella del Signore che è «il capo» (cioè la testa: Efesini 4:15,16). Non dobbiamo dunque scegliere noi né la nostra attività (v. 11), né il luogo in cui dobbiamo esercitarla (v. 18).

1 Corinzi 12:14-31
14E infatti il corpo non si compone di un membro solo, ma di molte membra.15Se il piè dicesse: Siccome io non sono mano, non son del corpo, non per questo non sarebbe del corpo.16E se l’orecchio dicesse: Siccome io non son occhio, non son del corpo, non per questo non sarebbe del corpo.17Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l’odorato?18Ma ora Iddio ha collocato ciascun membro nel corpo, come ha voluto.19E se tutte le membra fossero un unico membro, dove sarebbe il corpo?20Ma ora ci son molte membra, ma c’è un unico corpo;21e l’occhio non può dire alla mano: Io non ho bisogno di te; né il capo può dire ai piedi: Non ho bisogno di voi.22Al contrario, le membra del corpo che paiono essere più deboli, sono invece necessarie;23e quelle parti del corpo che noi stimiamo esser le meno onorevoli, noi le circondiamo di maggior onore; e le parti nostre meno decorose son fatte segno di maggior decoro,24mentre le parti nostre decorose non ne hanno bisogno; ma Dio ha costrutto il corpo in modo da dare maggior onore alla parte che ne mancava,25affinché non ci fosse divisione nel corpo, ma le membra avessero la medesima cura le une per le altre.26E se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui; e se un membro è onorato, tutte le membra ne gioiscono con lui.27Or voi siete il corpo di Cristo, e membra d’esso, ciascuno per parte sua.28E Dio ha costituito nella Chiesa primieramente degli apostoli; in secondo luogo dei profeti; in terzo luogo de’ dottori; poi, i miracoli; poi i doni di guarigione, le assistenze, i doni di governo, la diversità delle lingue.29Tutti sono eglino apostoli? Son forse tutti profeti? Son forse tutti dottori? Fan tutti de’ miracoli?30Tutti hanno eglino i doni delle guarigioni? Parlan tutti in altre lingue? Interpretano tutti?31Ma desiderate ardentemente i doni maggiori. E ora vi mostrerò una via, che è la via per eccellenza.

Che cosa meravigliosa è il nostro corpo! «Io ti celebrerò, perché sono stato fatto in modo meraviglioso, stupendo», esclama Davide nel Salmo 139:14. Sì, che diversità e che armonia in questo complesso insieme di membra e di organi, il più piccolo dei quali ha la sua ragione d’essere e la sua specifica funzione! L’occhio e un dito, ad esempio, non possono sostituirsi l’un l’altro. Ma il dito ci permette di togliere la polvere che irrita l’occhio. Basta che un solo organo funzioni insufficientemente o in modo sregolato perché tutto il corpo risulti ben presto ammalato.

Tutto ciò trova il suo equivalente nella Chiesa, corpo di Cristo. «Le membra... che paiono essere più deboli, sono invece necessarie» (v. 22), e ognuno deve guardarsi dal disprezzare sia la propria funzione (v. 15,16) che quella degli altri (v. 21). Una cristiana anziana o inferma, con le preghiere, con una parola detta a proposito o semplicemente con un conforto materiale, potrà sostenere lo zelo d’un evangelista o d’un pastore. Così, ognuno impieghi ciò che ha ricevuto per gli altri, come un buon dispensatore della svariata grazia di Dio (1 Pietro 4:10).

1 Corinzi 13:1-13
1Quand’io parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, se non ho carità, divento un rame risonante o uno squillante cembalo.2E quando avessi il dono di profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e avessi tutta la fede in modo da trasportare i monti, se non ho carità, non son nulla.3E quando distribuissi tutte le mie facoltà per nutrire i poveri, e quando dessi il mio corpo ad essere arso, se non ho carità, ciò niente mi giova.4La carità è paziente, è benigna; la carità non invidia; la carità non si vanta, non si gonfia,5non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s’inasprisce, non sospetta il male,6non gode dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità;7soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa.8La carità non verrà mai meno. Quanto alle profezie, esse verranno abolite; quanto alle lingue, esse cesseranno; quanto alla conoscenza, essa verrà abolita;9poiché noi conosciamo in parte, e in parte profetizziamo;10ma quando la perfezione sarà venuta, quello che è solo in parte, sarà abolito.11Quand’ero fanciullo, parlavo da fanciullo, pensavo da fanciullo, ragionavo da fanciullo; ma quando son diventato uomo, ho smesso le cose da fanciullo.12Poiché ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia; ora conosco in parte; ma allora conoscerò appieno, come anche sono stato appieno conosciuto.13Or dunque queste tre cose durano: fede, speranza, carità; ma la più grande di esse è la carità.

Dopo le diverse membra del corpo di Cristo che troviamo al cap. 12 (piede, mano, orecchio, occhio), al capitolo 13 è come se trovassimo il cuore. Il suo ruolo è quello di far giungere la vita e il calore a tutti gli altri organi. Ricordiamo che l’amore non è un dono, come quelli del capitolo 12, ma il movente necessario all’esercizio di tutti i doni. È una «via» aperta a tutti e che conduce verso tutti (12:31). Come una strada è fatta per camminarvi sopra, così l’amore si conosce veramente solo con l’esperienza. Ecco perché questo meraviglioso capitolo non ce ne dà alcuna definizione. Vi troviamo una lista non limitativa (ma sufficiente per umiliarci profondamente), di tutto ciò che l’amore fa e soprattutto di ciò che non fa. Questa è stata la via percorsa da Cristo quaggiù; ed osserviamo che il suo Nome può essere sostituito al termine «amore» in questo capitolo senza minimamente mutarne il senso (vedere 1 Giovanni 4:8). Nella nostra conoscenza delle cose ancora invisibili, tutto è parziale, indistinto, precario. Ma presto vedremo «faccia a faccia». Allora il nostro Salvatore, che ci ha conosciuto a fondo, ci farà entrare nella completa conoscenza di Se stesso (v. 12; Salmo 139:1). Allora l’amore imperituro sarà perfettamente ed eternamente soddisfatto nel nostro cuore e nel Suo.

1 Corinzi 14:1-19
1Procacciate la carità, non lasciando però di ricercare i doni spirituali, e principalmente il dono di profezia.2Perché chi parla in altra lingua non parla agli uomini, ma a Dio; poiché nessuno l’intende, ma in ispirito proferisce misteri.3Chi profetizza, invece, parla agli uomini un linguaggio di edificazione, di esortazione e di consolazione.4Chi parla in altra lingua edifica se stesso; ma chi profetizza edifica la chiesa.5Or io ben vorrei che tutti parlaste in altre lingue; ma molto più che profetaste; chi profetizza è superiore a chi parla in altre lingue, a meno ch’egli interpreti, affinché la chiesa ne riceva edificazione.6Infatti, fratelli, s’io venissi a voi parlando in altre lingue, che vi gioverei se la mia parola non vi recasse qualche rivelazione, o qualche conoscenza, o qualche profezia, o qualche insegnamento?7Perfino le cose inanimate che dànno suono, quali il flauto o la cetra, se non dànno distinzione di suoni, come si conoscerà quel ch’è suonato col flauto o con la cetra?8E se la tromba dà un suono sconosciuto, chi si preparerà alla battaglia?9Così anche voi, se per il vostro dono di lingue non proferite un parlare intelligibile, come si capirà quel che dite? Parlerete in aria.10Ci sono nel mondo tante e tante specie di parlari, e niun parlare è senza significato.11Se quindi io non intendo il significato del parlare, sarò un barbaro per chi parla, e chi parla sarà un barbaro per me.12Così anche voi, poiché siete bramosi dei doni spirituali, cercate di abbondarne per l’edificazione della chiesa.13Perciò, chi parla in altra lingua preghi di poter interpretare;14poiché, se prego in altra lingua, ben prega lo spirito mio, ma la mia intelligenza rimane infruttuosa.15Che dunque? Io pregherò con lo spirito, ma pregherò anche con l’intelligenza; salmeggerò con lo spirito, ma salmeggerò anche con l’intelligenza.16Altrimenti, se tu benedici Iddio soltanto con lo spirito, come potrà colui che occupa il posto del semplice uditore dire "Amen" al tuo rendimento di grazie, poiché non sa quel che tu dici?17Quanto a te, certo, tu fai un bel ringraziamento; ma l’altro non è edificato.18Io ringrazio Dio che parlo in altre lingue più di tutti voi;19ma nella chiesa preferisco dir cinque parole intelligibili per istruire anche gli altri, che dirne diecimila in altra lingua.

Molti si lamentano dell’attuale debolezza dovuta all’assenza di doni in molte assemblee. Ma, in realtà, li ricerchiamo noi come invita a fare il v. 1? Il Signore forse si è proposto di affidarvi un certo dono e, per farlo, aspetta di leggere in voi questo ardente desiderio. Chiedeteglielo... insieme all’umiltà che vi impedirà di gloriarvi di questo dono; non è per voi, ma per l’Assemblea (v. 12). I Corinzi si servivano dei doni per la loro gloria personale, e ne era derivato il più grande disordine. L’apostolo li riporta ad una giusta valutazione delle cose, mostrando loro che il dono di cui si vantavano maggiormente, quello delle lingue, era proprio uno dei meno grandi (v. 5). Il dono di profezia era invece, e resta, particolarmente desiderabile. Non è più, come un tempo, la rivelazione del futuro, ma serve ad edificare, ad esortare, a consolare.

Il v. 15 ci ricorda che, per pregare come per cantare, è necessaria una partecipazione della nostra intelligenza. Noi che siamo spesso così distratti in presenza del Signore, pensiamo a ciò che esprimiamo davanti a Dio; applichiamoci a meditarne la profondità. Ma che il nostro spirito sia condotto dallo Spirito Santo.

1 Corinzi 14:20-40
20Fratelli, non siate fanciulli per senno; siate pur bambini quanto a malizia, ma quanto a senno, siate uomini fatti.21Egli è scritto nella legge: Io parlerò a questo popolo per mezzo di gente d’altra lingua, e per mezzo di labbra straniere; e neppur così mi ascolteranno, dice il Signore.22Pertanto le lingue servono di segno non per i credenti, ma per i non credenti: la profezia, invece, serve di segno non per i non credenti, ma per i credenti.23Quando dunque tutta la chiesa si raduna assieme, se tutti parlano in altre lingue, ed entrano degli estranei o dei non credenti, non diranno essi che siete pazzi?24Ma se tutti profetizzano, ed entra qualche non credente o qualche estraneo, egli è convinto da tutti,25è scrutato da tutti, i segreti del suo cuore son palesati; e così, gettandosi giù con la faccia a terra, adorerà Dio, proclamando che Dio è veramente fra voi.26Che dunque, fratelli? Quando vi radunate, avendo ciascun di voi un salmo, o un insegnamento, o una rivelazione, o un parlare in altra lingua, o una interpretazione, facciasi ogni cosa per l’edificazione.27Se c’è chi parla in altra lingua, siano due o tre al più, a farlo; e l’un dopo l’altro; e uno interpreti;28e se non v’è chi interpreti, si tacciano nella chiesa e parlino a se stessi e a Dio.29Parlino due o tre profeti, e gli altri giudichino;30e se una rivelazione è data a uno di quelli che stanno seduti, il precedente si taccia.31Poiché tutti, uno ad uno, potete profetare; affinché tutti imparino e tutti sian consolati;32e gli spiriti de’ profeti son sottoposti a’ profeti,33perché Dio non è un Dio di confusione, ma di pace.34Come si fa in tutte le chiese de’ santi, tacciansi le donne nelle assemblee, perché non è loro permesso di parlare, ma debbon star soggette, come dice anche la legge.35E se vogliono imparar qualcosa, interroghino i loro mariti a casa; perché è cosa indecorosa per una donna parlare in assemblea.36La parola di Dio è forse proceduta da voi? O è dessa forse pervenuta a voi soli?37Se qualcuno si stima esser profeta o spirituale, riconosca che le cose che io vi scrivo son comandamenti del Signore.38E se qualcuno lo vuole ignorare, lo ignori.39Pertanto, fratelli, bramate il profetare, e non impedite il parlare in altre lingue;40ma ogni cosa sia fatta con decoro e con ordine.

Il dono delle lingue era accordato, all’inizio, come prova che il messaggio di salvezza era universale, e non certo per edificare l’assemblea. Ora, «l’edificazione» è la parola chiave di questo capitolo, la pietra di paragone alla quale ogni azione deve essere confrontata; ciò che mi propongo di dire o di fare è realmente per il bene dei miei fratelli (Efesini 4:29)? D’altronde, se ho in vista il loro profitto, troverò sempre allo stesso tempo una benedizione per me stesso. Se invece penso al mio interesse o alla mia gloria, alla fine ci sarà una perdita per gli altri e per me (3:15).

Altre due condizioni sono alla base della vita dell’assemblea: il decoro e l’ordine (v. 40). Sono le due dighe fra le quali deve essere contenuta la corrente dello Spirito. Esse impongono delle regole pratiche che coinvolgono il buon senso (v. 26-33) o l’ordine divino (v. 34,35). L’apostolo non voleva che i Corinzi fossero ignoranti (12:1). Tuttavia, se qualcuno trascura di istruirsi su questi soggetti concernenti l’assemblea, ebbene, dice Paolo, che resti ignorante (v. 38)! Dio è un Dio di pace (v. 33) e vuole che l’assemblea, rispondendo ai suoi caratteri, sia un luogo in cui Egli possa condurre degli inconvertiti, i quali vi riconosceranno la Sua presenza (v. 24,25).

1 Corinzi 15:1-19
1Fratelli, io vi rammento l’Evangelo che v’ho annunziato, che voi ancora avete ricevuto, nel quale ancora state saldi, e mediante il quale siete salvati,2se pur lo ritenete quale ve l’ho annunziato; a meno che non abbiate creduto invano.3Poiché io v’ho prima di tutto trasmesso, come l’ho ricevuto anch’io, che Cristo è morto per i nostri peccati, secondo le Scritture;4che fu seppellito; che risuscitò il terzo giorno, secondo le Scritture;5che apparve a Cefa, poi ai Dodici.6Poi apparve a più di cinquecento fratelli in una volta, dei quali la maggior parte rimane ancora in vita e alcuni sono morti.7Poi apparve a Giacomo; poi a tutti gli Apostoli;8e, ultimo di tutti, apparve anche a me, come all’aborto;9perché io sono il minimo degli apostoli; e non son degno di esser chiamato apostolo, perché ho perseguitato la Chiesa di Dio.10Ma per la grazia di Dio io sono quello che sono; e la grazia sua verso di me non è stata vana; anzi, ho faticato più di loro tutti; non già io, però, ma la grazia di Dio che è con me.11Sia dunque io o siano loro, così noi predichiamo, e così voi avete creduto.12Or se si predica che Cristo è risuscitato dai morti, come mai alcuni fra voi dicono che non v’è risurrezione de’ morti?13Ma se non v’è risurrezione dei morti, neppur Cristo è risuscitato;14e se Cristo non è risuscitato, vana dunque è la nostra predicazione, e vana pure è la vostra fede.15E noi siamo anche trovati falsi testimoni di Dio, poiché abbiamo testimoniato di Dio, ch’Egli ha risuscitato il Cristo; il quale Egli non ha risuscitato, se è vero che i morti non risuscitano.16Difatti, se i morti non risuscitano, neppur Cristo è risuscitato;17e se Cristo non è risuscitato, vana è la vostra fede; voi siete ancora nei vostri peccati.18Anche quelli che dormono in Cristo, son dunque periti.19Se abbiamo sperato in Cristo per questa vita soltanto, noi siamo i più miserabili di tutti gli uomini.

Restava da regolare una grave questione: alcune persone a Corinto negavano la risurrezione. Paolo dimostra che non si può intaccare questa dottrina senza sconvolgere tutto l’edificio della fede cristiana. Se non c’è risurrezione, neanche Cristo è risorto; la sua opera non ha ricevuto l’approvazione di Dio; la morte non è stata vinta e noi siamo ancora nei nostri peccati. Di conseguenza, l’Evangelo non ha più alcun senso, e la nostra fede ha perso ogni appoggio! La vita di rinuncia e di separazione del cristiano diventa assurda, ed egli diventa uno da compiangere, poiché perde sia la vita presente che l’eternità.

Grazie a Dio, non è così: «Il Signore è veramente risuscitato» (Luca 24:34). Ma di fronte all’importanza di questa verità, comprendiamo perché Dio ha avuto tanta cura di stabilirla. In primo luogo, mediante le Scritture (v. 3,4); poi, per mezzo di testimoni che danno garanzia sia per la loro qualità (Pietro, Giacomo, Paolo stesso benché se ne dichiari indegno), sia per il loro numero (circa cinquecento fratelli che potevano ancora essere interrogati). E, senza dubbio, più d’uno fra i nostri lettori, senza avere ancora visto il Signore Gesù coi suoi occhi, ha sperimentato personalmente che il suo Salvatore è vivente (confr. Giobbe 19:25).

1 Corinzi 15:20-34
20Ma ora Cristo è risuscitato dai morti, primizia di quelli che dormono.21Infatti, poiché per mezzo d’un uomo è venuta la morte, così anche per mezzo d’un uomo è venuta la resurrezione dei morti.22Poiché, come tutti muoiono in Adamo, così anche in Cristo saran tutti vivificati;23ma ciascuno nel suo proprio ordine: Cristo, la primizia; poi quelli che son di Cristo, alla sua venuta;24poi verrà la fine, quand’egli avrà rimesso il regno nelle mani di Dio Padre, dopo che avrà ridotto al nulla ogni principato, ogni potestà ed ogni potenza.25Poiché bisogna ch’egli regni finché abbia messo tutti i suoi nemici sotto i suoi piedi.26L’ultimo nemico che sarà distrutto, sarà la morte.27Difatti, Iddio ha posto ogni cosa sotto i piedi di esso; ma quando dice che ogni cosa gli è sottoposta, è chiaro che Colui che gli ha sottoposto ogni cosa, ne è eccettuato.28E quando ogni cosa gli sarà sottoposta, allora anche il Figlio stesso sarà sottoposto a Colui che gli ha sottoposto ogni cosa, affinché Dio sia tutto in tutti.29Altrimenti, che faranno quelli che son battezzati per i morti? Se i morti non risuscitano affatto, perché dunque son essi battezzati per loro?30E perché anche noi siamo ogni momento in pericolo?31Ogni giorno sono esposto alla morte; si, fratelli, com’è vero ch’io mi glorio di voi, in Cristo Gesù, nostro Signore.32Se soltanto per fini umani ho lottato con le fiere ad Efeso, che utile ne ho io? Se i morti non risuscitano, mangiamo e beviamo, perché domani morremo.33Non v’ingannate: le cattive compagnie corrompono i buoni costumi.34Svegliatevi a vita di giustizia, e non peccate; perché alcuni non hanno conoscenza di Dio; lo dico a vostra vergogna.

Cristo risorto non ha fatto che precedere i credenti che si sono «addormentati», i quali risusciteranno alla sua venuta. Per quanto riguarda gli altri morti, essi saranno «resi viventi» solo più tardi, per comparire davanti al trono del giudizio (Apocalisse 20:12). E solo allora tutto sarà definitivamente sottomesso a Cristo. Dopo di che, il pensiero si perde nelle profondità della beata eternità in cui Dio sarà infine tutto in tutti (v. 28).

Chiusa questa gloriosa parentesi (v. 20-28), l’apostolo mostra come il fatto di credere o non credere alla vita futura determini il comportamento di tutti gli uomini... a cominciare dal suo (v. 30-32). Quanti infelici vi sono, per i quali tutta la religione consiste in queste parole: «Mangiamo e beviamo, perché domani morremo»! (v. 32). Essi si convincono che non esiste niente al di là della tomba per poter godere senza freno della loro breve esistenza, «come bruti senza ragione, nati alla vita animale» (2 Pietro 2:12). Quanto al cristiano, la sua fede lo dovrebbe tenere sveglio (v. 34), preservarlo dall’associarsi a compagnie pericolose, impedirgli di mangiare e bere con gli ubriaconi di questo mondo (v. 33; Matteo 24:49). Che la compagnia del Signore e dei suoi ci basti fino al Suo ritorno!

1 Corinzi 15:35-50
35Ma qualcuno dirà: come risuscitano i morti? E con qual corpo tornano essi?36Insensato, quel che tu semini non è vivificato, se prima non muore;37e quanto a quel che tu semini, non semini il corpo che ha da nascere, ma un granello ignudo, come capita, di frumento, o di qualche altro seme;38e Dio gli dà un corpo secondo che l’ha stabilito; e ad ogni seme, il proprio corpo.39Non ogni carne è la stessa carne; ma altra è la carne degli uomini, altra la carne delle bestie, altra quella degli uccelli, altra quella dei pesci.40Ci sono anche de’ corpi celesti e de’ corpi terrestri; ma altra è la gloria de’ celesti, e altra quella de’ terrestri.41Altra è la gloria del sole, altra la gloria della luna, e altra la gloria delle stelle; perché un astro è differente dall’altro in gloria.42Così pure della risurrezione dei morti. Il corpo è seminato corruttibile, e risuscita incorruttibile;43è seminato ignobile, e risuscita glorioso; è seminato debole, e risuscita potente;44è seminato corpo naturale, e risuscita corpo spirituale. Se c’è un corpo naturale, c’è anche un corpo spirituale.45Così anche sta scritto: il primo uomo, Adamo, fu fatto anima vivente; l’ultimo Adamo è spirito vivificante.46Però, ciò che è spirituale non vien prima; ma prima, ciò che è naturale; poi vien ciò che è spirituale.47Il primo uomo, tratto dalla terra, è terreno; il secondo uomo è dal cielo.48Quale è il terreno, tali sono anche i terreni; e quale è il celeste, tali saranno anche i celesti.49E come abbiamo portato l’immagine del terreno, così porteremo anche l’immagine del celeste.50Or questo dico, fratelli, che carne e sangue non possono eredare il regno di Dio né la corruzione può eredare la incorruttibilità.

A che cosa assomiglierà il nuovo corpo di cui il credente sarà rivestito nella gloria? (v. 35). La Bibbia non soddisfa mai la nostra curiosità. A tutti gli sforzi della nostra immaginazione risponde: «Insensato». Se vi presentassi un seme sconosciuto, voi non potreste dirmi che genere di pianta ne uscirà. Così, in un bruco ripugnante e insignificante, niente lascia prevedere la farfalla che si sprigionerà multicolore con tutti i suoi giochi di luce. Ma per assistere ai piccoli miracoli della germinazione o della metamorfosi sono necessarie la morte del seme così come il sonno della crisalide (confr. Giovanni 12:24). Così, il riscattato che si è «addormentato» apparirà rivestito d’un corpo di risurrezione. Che avvenire straordinario è riservato a questo corpo di polvere, semplice involucro dell’anima! Esso risuscita «incorruttibile»: la morte non ha più alcun potere su di esso. Sarà «glorioso» e «potente», senza più infermità e debolezza; sarà «corpo spirituale», definitivamente libero dalla carne e dai suoi desideri, strumento perfetto dello Spirito Santo. Infine, sarà simile a quello di Cristo risuscitato. Non abbiamo già sufficienti e preziose informazioni sul nostro stato futuro, e motivi per glorificare Dio fin da ora nel nostro corpo? (6:14,20).

1 Corinzi 15:51-58; 1 Corinzi 16:1-9
51Ecco, io vi dico un mistero: non tutti morremo, ma tutti saremo mutati,52in un momento, in un batter d’occhio, al suon dell’ultima tromba. Perché la tromba suonerà, e i morti risusciteranno incorruttibili, e noi saremo mutati.53Poiché bisogna che questo corruttibile rivesta incorruttibilità, e che questo mortale rivesta immortalità.54E quando questo corruttibile avrà rivestito incorruttibilità, e questo mortale avrà rivestito immortalità, allora sarà adempiuta la parola che è scritta: La morte è stata sommersa nella vittoria.55O morte, dov’è la tua vittoria? O morte, dov’è il tuo dardo?56Or il dardo della morte è il peccato, e la forza del peccato è la legge;57ma ringraziato sia Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del Signor nostro Gesù Cristo.58Perciò, fratelli miei diletti, state saldi, incrollabili, abbondanti sempre nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore.
1Or quanto alla colletta per i santi, come ho ordinato alle chiese di Galazia, così fate anche voi.2Ogni primo giorno della settimana ciascun di voi metta da parte a casa quel che potrà secondo la prosperità concessagli, affinché, quando verrò, non ci sian più collette da fare.3E quando sarò giunto, quelli che avrete approvati, io li manderò con lettere a portare la vostra liberalità a Gerusalemme;4e se converrà che ci vada anch’io, essi verranno meco.5Io poi mi recherò da voi, quando sarò passato per la Macedonia;6perché passerò per la Macedonia; ma da voi forse mi fermerò alquanto, ovvero anche passerò l’inverno, affinché voi mi facciate proseguire per dove mi recherò.7Perché, questa volta, io non voglio vedervi di passaggio; poiché spero di fermarmi qualche tempo da voi, se il Signore lo permette.8Ma mi fermerò in Efeso fino alla Pentecoste,9perché una larga porta mi è qui aperta ad un lavoro efficace, e vi son molti avversari.

Questa magistrale esposizione della dottrina della risurrezione non sarebbe completa senza un’ultima rivelazione: non tutti i credenti passeranno attraverso il sonno della morte. I viventi non saranno dimenticati quando Gesù verrà. «In un batter d’occhio» avrà luogo la straordinaria trasformazione che renderà ognuno adatto alla presenza di Dio. Come nella parabola gli invitati alle nozze regali dovevano cambiare i loro stracci con l’abito glorioso (Matteo 22), così i morti e i viventi rivestiranno un corpo incorruttibile e immortale. Allora, la vittoria di Cristo sulla morte, di cui ha dato prova nella sua risurrezione, avrà il suo grandioso compimento nei suoi riscattati. Ebbene! come ogni verità, questo «mistero» deve avere una conseguenza pratica nella vita di ogni riscattato. La nostra speranza è «ferma» (Ebrei 6:19); restiamo saldi anche noi, «incrollabili, abbondanti sempre nell’opera del Signore». Il nostro lavoro non sarà mai vano se è fatto «nel Signore» (v. 58, risposta al v. 32). Anche se nessun frutto è visibile sulla terra, vi è un seguito in risurrezione.

Il capitolo 16 fornisce un esempio di servizio cristiano: la colletta ogni primo giorno della settimana. Essa è molto importante per il cuore dell’apostolo e per quello del Signore.

1 Corinzi 16:10-24
10Or se viene Timoteo, guardate che stia fra voi senza timore; perch’egli lavora nell’opera del Signore, come faccio anch’io.11Nessuno dunque lo sprezzi; ma fatelo proseguire in pace, affinché venga da me; poiché io l’aspetto coi fratelli.12Quanto al fratello Apollo, io l’ho molto esortato a recarsi da voi coi fratelli; ma egli assolutamente non ha avuto volontà di farlo adesso; andrà però quando ne avrà l’opportunità.13Vegliate, state fermi nella fede, portatevi virilmente, fortificatevi.14Tutte le cose vostre sian fatte con carità.15Or, fratelli, voi conoscete la famiglia di Stefana; sapete che è la primizia dell’Acaia, e che si è dedicata al servizio dei santi;16io v’esorto a sottomettervi anche voi a cotali persone, e a chiunque lavora e fatica nell’opera comune.17E io mi rallegro della venuta di Stefana, di Fortunato e d’Acaico, perché essi hanno riempito il vuoto prodotto dalla vostra assenza;18poiché hanno ricreato lo spirito mio ed il vostro; sappiate apprezzare cotali persone.19Le chiese dell’Asia vi salutano. Aquila e Priscilla, con la chiesa che è in casa loro, vi salutano molto nel Signore.20Tutti i fratelli vi salutano. Salutatevi gli uni gli altri con un santo bacio.21Il saluto, di mia propria mano: di me, Paolo.22Se qualcuno non ama il Signore, sia anatema. Maràn-atà.23La grazia del Signor Gesù sia con voi.24L’amor mio è con tutti voi in Cristo Gesù.

Questi versetti contengono le ultime raccomandazioni dell’apostolo, alcune notizie, e i saluti che rivolge ai suoi cari Corinzi. Fra di loro, si compiace di riconoscere dei fratelli devoti e degni di rispetto: Stefana, Fortunato, Acaico, e li cita ad esempio (1 Timoteo 3:13).

Per quei credenti di Corinto che si occupavano solo degli effetti esteriori e spettacolari del cristianesimo, Paolo ha sottolineato quali motivi dovevano farli agire: «fate tutto alla gloria di Dio» (10:31); «facciasi ogni cosa per l’edificazione» (14:26); «ogni cosa sia fatta con decoro e con ordine» (14:40); ora dice: «Tutte le cose vostre sian fatte con carità» (v. 14). Ed è su questo termine carità (cioè amore) che Paolo termina quest’epistola pur così severa (confr. 2 Corinzi 7:8).

Senza tener conto dei partiti che esistevano a Corinto, egli afferma: «L’amor mio è con tutti voi in Cristo Gesù». Però, essendovi quella triste condizione, se vi era qualcuno che non amava il Signore, si escludeva da solo da questo saluto e la Sua venuta assumeva per lui un carattere solenne. «Maràn-atà»; il Signore viene! Che possiamo aspettarlo con gioia!

2 Corinzi 1:1-11
1Paolo, apostolo di Cristo Gesù per la volontà di Dio, e il fratello Timoteo, alla chiesa di Dio che è in Corinto, con tutti i santi che sono in tutta l’Acaia,2grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signor Gesù Cristo.3Benedetto sia Iddio, il Padre del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre delle misericordie e l’Iddio d’ogni consolazione,4il quale ci consola in ogni nostra afflizione, affinché, mediante la consolazione onde noi stessi siam da Dio consolati, possiam consolare quelli che si trovano in qualunque afflizione.5Perché, come abbondano in noi le sofferenze di Cristo, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione.6Talché se siamo afflitti, è per la vostra consolazione e salvezza; e se siamo consolati, è per la vostra consolazione, la quale opera efficacemente nel farvi capaci di sopportare le stesse sofferenze che anche noi patiamo.7E la nostra speranza di voi è ferma, sapendo che come siete partecipi delle sofferenze siete anche partecipi della consolazione.8Poiché, fratelli, non vogliamo che ignoriate, circa l’afflizione che ci colse in Asia, che siamo stati oltremodo aggravati, al di là delle nostre forze, tanto che stavamo in gran dubbio anche della vita.9Anzi, avevamo già noi stessi pronunciata la nostra sentenza di morte, affinché non ci confidassimo in noi medesimi, ma in Dio che risuscita i morti,10il quale ci ha liberati e ci libererà da un così gran pericolo di morte, e nel quale abbiamo la speranza che ci libererà ancora;11aiutandoci anche voi con le vostre supplicazioni, affinché del favore ottenutoci per mezzo di tante persone, grazie siano rese per noi da molti.

Paolo non aveva scritto la sua prima epistola ai Corinzi nelle vesti di censore o di giudice severo. Era stato lui stesso umiliato e sconvolto dalle notizie ricevute riguardo a quell’assemblea. Tanto più che queste gli erano giunte in un momento in cui egli passava per un’estrema afflizione ad Efeso, in Asia, dove aveva molti avversari (v. 8; 1 Corinzi 16:9). Ora, anche una simile massa di sofferenze può essere un motivo di riconoscenza, poiché porta ad un duplice e prezioso risultato. Prima di tutto fa perdere al credente ogni fiducia in se stesso (v. 9); poi lo fa entrare nella profondità delle simpatie del Signore. L’abbondanza delle sofferenze ha così rivelato al caro apostolo l’abbondanza della consolazione (v. 5). Una consolazione è sempre personale, ma permette a colui che ne fa l’esperienza di entrare a sua volta nelle sofferenze degli altri e di esprimere loro una vera simpatia. Essere passato attraverso la prova col sostegno del Signore, rende un cristiano adatto a rivolgersi agli afflitti e a dirigere i loro sguardi verso «Dio, il Padre del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre delle Misericordie e il Dio d’ogni consolazione» (v. 3).

2 Corinzi 1:12-24
12Questo, infatti, è il nostro vanto: la testimonianza della nostra coscienza, che ci siam condotti nel mondo, e più che mai verso voi, con santità e sincerità di Dio, non con sapienza carnale, ma con la grazia di Dio.13Poiché noi non vi scriviamo altro se non quel che leggete o anche riconoscete;14e spero che sino alla fine riconoscerete, come in parte avete già riconosciuto, che noi siamo il vostro vanto, come anche voi sarete il nostro nel giorno del nostro Signore, Gesù.15E in questa fiducia, per procurarvi un duplice beneficio, io volevo venire prima da voi,16e, passando da voi, volevo andare in Macedonia; e poi dalla Macedonia venir di nuovo a voi, e da voi esser fatto proseguire per la Giudea.17Prendendo dunque questa decisione ho io agito con leggerezza? Ovvero, le cose che delibero, le delibero io secondo la carne, talché un momento io dica "Sì, sì" e l’altro "No, no?"18Or com’è vero che Dio è fedele, la parola che vi abbiamo rivolta non è "sì" e "no".19Perché il Figliuol di Dio, Cristo Gesù, che è stato da noi predicato fra voi, cioè da me, da Silvano e da Timoteo, non è stato "sì" e "no"; ma è "sì" in lui.20Poiché quante sono le promesse di Dio, tutte hanno in lui il loro "sì"; perciò pure per mezzo di lui si pronuncia l’Amen alla gloria di Dio, in grazia del nostro ministerio.21Or Colui che con voi ci rende fermi in Cristo e che ci ha unti, è Dio,22il quale ci ha pur segnati col proprio sigillo, e ci ha data la caparra dello Spirito nei nostri cuori.23Or io chiamo Iddio a testimone sull’anima mia ch’egli è per risparmiarvi ch’io non son più venuto a Corinto.24Non già che signoreggiamo sulla vostra fede, ma siamo aiutatori della vostra allegrezza; poiché nella fede voi state saldi.

Non era nelle abitudini di Paolo dire sì quando pensava no (v. 17). I Corinzi potevano fidarsi: non aveva secondi fini e dava prova della stessa sincerità sia nei suoi atti e nelle sue decisioni della vita corrente, sia quando aveva annunciato loro un evangelo non falsificato (vedere cap. 2:17 e 4:2). Com’è importante! Se un figlio di Dio è mancante sotto l’aspetto della sincerità, espone coloro che l’osservano a mettere ugualmente in dubbio la Parola che predica, essendo giudicato un testimone così poco attendibile. Paolo, da parte sua, mostrava una perfetta rettitudine, sia nei rapporti col mondo che con gli altri cristiani (v. 12). Non era forse messaggero di Colui che è «l’Amen, il testimone fedele e verace», il garante che tutte le promesse di Dio si compiranno? (v. 20; Apocalisse 3:14).

I versetti 21 e 22 ci ricordano tre aspetti del dono dello Spirito Santo: per mezzo di Lui Dio ci ha unti, cioè consacrati per Lui e resi capaci di entrare nei suoi pensieri; ci ha segnati col proprio sigillo (in altre parole designati come appartenenti a Lui) e infine ci ha dato la caparra dei nostri beni celesti, offrendoci una prima prova della loro realtà e anche il mezzo per goderne fin da ora «nei nostri cuori».

2 Corinzi 2:1-17
1Io avevo dunque meco stesso determinato di non venire a voi per rattristarvi una seconda volta.2Perché, se io vi contristo, chi sarà dunque colui che mi rallegrerà, se non colui che sarà stato da me contristato?3E vi ho scritto a quel modo onde, al mio arrivo, io non abbia tristezza da coloro dai quali dovrei avere allegrezza; avendo di voi tutti fiducia che la mia allegrezza è l’allegrezza di tutti voi.4Poiché in grande afflizione ed in angoscia di cuore vi scrissi con molte lagrime, non già perché foste contristati, ma perché conosceste l’amore che nutro abbondantissimo per voi.5Or se qualcuno ha cagionato tristezza, egli non ha contristato me, ma, in parte, per non esagerare, voi tutti.6Basta a quel tale la riprensione inflittagli dalla maggioranza;7onde ora, al contrario, dovreste piuttosto perdonarlo e confortarlo, che talora non abbia a rimaner sommerso da soverchia tristezza.8Perciò vi prego di confermargli l’amor vostro;9poiché anche per questo vi ho scritto: per conoscere alla prova se siete ubbidienti in ogni cosa.10Or a chi voi perdonate qualcosa, perdono anch’io; poiché anch’io quel che ho perdonato, se ho perdonato qualcosa, l’ho fatto per amor vostro, nel cospetto di Cristo,11affinché non siamo soverchiati da Satana, giacché non ignoriamo le sue macchinazioni.12Or essendo venuto a Troas per l’Evangelo di Cristo ed essendomi aperta una porta nel Signore,13non ebbi requie nel mio spirito perché non vi trovai Tito, mio fratello; così, accomiatatomi da loro, partii per la Macedonia.14Ma grazie siano rese a Dio che sempre ci conduce in trionfo in Cristo, e che per mezzo nostro spande da per tutto il profumo della sua conoscenza.15Poiché noi siamo dinanzi a Dio il buon odore di Cristo fra quelli che son sulla via della salvezza e fra quelli che son sulla via della perdizione;16a questi, un odore di morte, a morte; a quelli, un odore di vita, a vita. E chi è sufficiente a queste cose?17Poiché noi non siamo come quei molti che adulterano la parola di Dio; ma parliamo mossi da sincerità, da parte di Dio, in presenza di Dio, in Cristo.

Paolo aveva ritardato il suo viaggio a Corinto per lasciare il tempo alla prima lettera di fare il suo effetto. Grazie a Dio, il lavoro di coscienza atteso si era prodotto, sia nell’assemblea che nell’uomo che aveva dovuto essere escluso. Ma ora i Corinzi correvano un altro pericolo: quello di dimenticare la grazia nei confronti del colpevole pentito. Da un’indulgenza biasimevole, erano passati ad una severità senza amore. Satana è sempre pronto a farci cadere da un’estremo all’altro. Vari sono i mezzi di cui il diavolo si serve per compiere i suoi disegni che non cambiano mai: annientare la testimonianza resa a Cristo e tenere gli uomini sotto il suo dominio; si serve persino delle battute scherzose a suo riguardo, così diffuse nel mondo, per far dimenticare i suoi temibili disegni. Stiamo dunque in guardia contro ogni leggerezza nei confronti del diavolo e del suo potere.

L’apostolo, a causa delle preoccupazioni che gli procuravano i Corinzi, aveva lasciato un bel campo di lavoro per andare incontro a Tito, che gli portava loro notizie. Ma Paolo si consola pensando che, ovunque vada, egli spande «il buon odore di Cristo». Questo «profumo» di Cristo è percepito da tutti coloro che ci conoscono? E, soprattutto, lo è da Dio?

2 Corinzi 3:1-18
1Cominciamo noi di nuovo a raccomandar noi stessi? O abbiam noi bisogno, come alcuni, di lettere di raccomandazione presso di voi o da voi?2Siete voi la nostra lettera, scritta nei nostri cuori, conosciuta e letta da tutti gli uomini;3essendo manifesto che voi siete una lettera di Cristo, scritta mediante il nostro ministerio, scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito dell’Iddio vivente; non su tavole di pietra, ma su tavole che son cuori di carne.4E una tal confidanza noi l’abbiamo per mezzo di Cristo presso Dio.5Non già che siam di per noi stessi capaci di pensare alcun che, come venendo da noi;6ma la nostra capacità viene da Dio, che ci ha anche resi capaci d’esser ministri d’un nuovo patto, non di lettera, ma di spirito; perché la lettera uccide, ma lo spirito vivifica.7Ora se il ministerio della morte scolpito in lettere su pietre fu circondato di gloria, talché i figliuoli d’Israele non poteano fissar lo sguardo nel volto di Mosè a motivo della gloria, che pur svaniva, del volto di lui,8non sarà il ministerio dello Spirito circondato di molto maggior gloria?9Se, infatti, il ministerio della condanna fu con gloria, molto più abbonda in gloria il ministerio della giustizia.10Anzi, quel che nel primo fu reso glorioso, non fu reso veramente glorioso, quando lo si confronti colla gloria di tanto superiore del secondo;11perché, se ciò che aveva da sparire fu circondato di gloria, molto più ha da esser glorioso ciò che ha da durare.12Avendo dunque una tale speranza, noi usiamo grande franchezza,13e non facciamo come Mosè, che si metteva un velo sulla faccia, perché i figliuoli d’Israele non fissassero lo sguardo nella fine di ciò che doveva sparire.14Ma le loro menti furon rese ottuse; infatti, sino al dì d’oggi, quando fanno la lettura dell’antico patto, lo stesso velo rimane, senz’essere rimosso, perché è in Cristo ch’esso è abolito.15Ma fino ad oggi, quando si legge Mosè, un velo rimane steso sul cuor loro;16quando però si saranno convertiti al Signore, il velo sarà rimosso.17Ora, il Signore è lo Spirito; e dov’è lo Spirito del Signore, quivi è libertà.18E noi tutti contemplando a viso scoperto, come in uno specchio, la gloria del Signore, siamo trasformati nell’istessa immagine di lui, di gloria in gloria, secondo che opera il Signore, che è Spirito.

Gli uomini giudicavano la dottrina predicata da Paolo in base al cammino dei Corinzi. Questi erano la sua «lettera di raccomandazione» vivente, o piuttosto quella di Cristo, il cui nome era stato scritto sui loro cuori. Tutti i cristiani sono delle lettere di Cristo che Dio indirizza a coloro che non leggono la Bibbia, perché abbiano sotto gli occhi un evangelo vissuto. Ahimè! queste lettere sono spesso sgualcite o indecifrabili invece di essere conosciute e lette da tutti (v. 2). Vegliamo dunque affinché non vi sia, nemmeno sul nostro viso, qualche velo che ostacoli la nostra influenza cristiana: velo della preoccupazione, dell’egoismo, della mondanità... E che non ci sia, soprattutto, nessun velo sui nostri cuori (v. 15: per esempio, una cattiva coscienza) che intercetti i raggi che dobbiamo ricevere da Colui che è amore e luce. Nascondete un arbusto sotto un telo o uno schermo; deperirà. Esponetelo invece al sole e alla pioggia, ed ecco che crescerà da una stagione all’altra per portare i frutti o i fiori che vi aspettate. Così è per le nostre anime. Se sono mantenute nella presenza di Cristo, si opera in esse una trasformazione graduale (ma inconscia) di progresso in progresso, verso la somiglianza delle perfezioni morali di Colui che contempliamo nella sua Parola (v. 18).

2 Corinzi 4:1-15
1Perciò, avendo questo ministerio in virtù della misericordia che ci è stata fatta, noi non veniam meno nell’animo,2ma abbiam rinunziato alle cose nascoste e vergognose, non procedendo con astuzia né falsificando la parola di Dio, ma mediante la manifestazione della verità raccomandando noi stessi alla coscienza di ogni uomo nel cospetto di Dio.3E se il nostro vangelo è ancora velato, è velato per quelli che son sulla via della perdizione,4per gl’increduli, dei quali l’iddio di questo secolo ha accecato le menti, affinché la luce dell’evangelo della gloria di Cristo, che è l’immagine di Dio, non risplenda loro.5Poiché noi non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù qual Signore, e quanto a noi ci dichiariamo vostri servitori per amor di Gesù;6perché l’Iddio che disse: Splenda la luce fra le tenebre, è quel che risplendé ne’ nostri cuori affinché noi facessimo brillare la luce della conoscenza della gloria di Dio che rifulge nel volto di Gesù Cristo.7Ma noi abbiamo questo tesoro in vasi di terra, affinché l’eccellenza di questa potenza sia di Dio e non da noi.8Noi siamo tribolati in ogni maniera, ma non ridotti all’estremo; perplessi, ma non disperati;9perseguitati, ma non abbandonati; atterrati, ma non uccisi;10portiam sempre nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo;11poiché noi che viviamo, siam sempre esposti alla morte per amor di Gesù, onde anche la vita di Gesù sia manifestata nella nostra carne mortale.12Talché la morte opera in noi, ma la vita in voi.13Ma siccome abbiam lo stesso spirito di fede, ch’è in quella parola della Scrittura: Ho creduto, perciò ho parlato, anche noi crediamo, e perciò anche parliamo,14sapendo che Colui che risuscitò il Signor Gesù, risusciterà anche noi con Gesù, e ci farà comparir con voi alla sua presenza.15Poiché tutte queste cose avvengono per voi, affinché la grazia essendo abbondata, faccia sì che sovrabbondi per bocca di un gran numero il ringraziamento alla gloria di Dio.

Ognuno di noi ha, come l’apostolo, «rinunciato alle cose nascoste e vergognose»? (v. 2). Il cuore di Paolo era come un limpido specchio; rifletteva fedelmente attorno a sé ogni raggio che riceveva. E qual era l’oggetto che risplendeva in lui e ch’egli rendeva così visibile agli altri uomini? «La gloria di Dio che rifulge nel volto di Gesù Cristo» (v. 6). Che tesoro era per Paolo questa conoscenza di Cristo nella gloria! Egli non era che il vaso nel quale questa era contenuta. Un povero vaso di terra, fragile e senza valore proprio. Se lo strumento di Dio si fosse fatto notare per brillanti qualità umane, avrebbe attirato l’attenzione su se stesso a scapito del tesoro che doveva presentare. 1 gioiellieri sanno bene che un astuccio troppo lussuoso tende a sminuire il gioiello che vi è racchiuso; ecco perché espongono i loro gioielli più belli su un semplice velluto nero. Così «il vaso», Paolo, era nella tribolazione, nella perplessità, perseguitato, abbattuto, affinché il tesoro, cioè la vita di Gesù in lui, fosse pienamente manifestato (v. 10). Le prove d’un credente contribuiscono a spogliarlo da ogni fulgore personale, affinché brilli tanto di più Colui di cui egli non è altro, in un certo senso, che lo stelo della lampada.

2 Corinzi 4:16-18; 2 Corinzi 5:1-10
16Perciò noi non veniamo meno nell’animo; ma quantunque il nostro uomo esterno si disfaccia, pure il nostro uomo interno si rinnova di giorno in giorno.17Perché la nostra momentanea, leggera afflizione ci produce un sempre più grande, smisurato peso eterno di gloria,18mentre abbiamo lo sguardo intento non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono; poiché le cose che si vedono son solo per un tempo, ma quelle che non si vedono sono eterne.
1Noi sappiamo infatti che se questa tenda ch’è la nostra dimora terrena viene disfatta, noi abbiamo da Dio un edificio, una casa non fatta da mano d’uomo, eterna nei cieli.2Poiché in questa tenda noi gemiamo, bramando di esser sopravvestiti della nostra abitazione che è celeste,3se pur sarem trovati vestiti e non ignudi.4Poiché noi che stiamo in questa tenda, gemiamo, aggravati; e perciò desideriamo non già d’esser spogliati, ma d’esser sopravvestiti, onde ciò che è mortale sia assorbito dalla vita.5Or Colui che ci ha formati per questo stesso è Dio, il quale ci ha dato la caparra dello Spirito.6Noi siamo dunque sempre pieni di fiducia, e sappiamo che mentre abitiamo nel corpo, siamo assenti dal Signore7(poiché camminiamo per fede e non per visione);8ma siamo pieni di fiducia e abbiamo molto più caro di partire dal corpo e d’abitare col Signore.9Ed è perciò che ci studiamo d’essergli grati, sia che abitiamo nel corpo, sia che ne partiamo.10Poiché dobbiamo tutti comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la retribuzione della cose fatte quand’era nel corpo, secondo quel che avrà operato, o bene, o male.

Quanta cura mettiamo nell’abbellire e far prosperare «il nostro uomo esterno» (v. 16)! Se anche il nostro «uomo interno» potesse essere trattato così bene! Ciò che rinnovava il cuore dell’apostolo era questo peso eterno di gloria non paragonabile alle prove che attraversava. Camminando «per fede e non per visione» (v. 7), con lo sguardo dell’anima fisso sulle cose che non si vedono ma che sono eterne, egli ne godeva già grazie alla «caparra» dello Spirito (v. 5). Per questo Paolo non si scoraggiava (cap. 4:1,16).

Che timore, che ardore dovrebbe sempre produrre in noi il pensiero del tribunale di Cristo! La nostra salvezza è garantita; noi non compariremo in giudizio, ma tutta la nostra vita sarà ripercorsa, come in un film, rivelando tutto ciò che avremo fatto, «o bene, o male», e riceveremo o guadagno o perdita. Ma, nello stesso tempo, il Signore mostrerà come la sua grazia abbia saputo trarre il suo fulgore anche dai nostri peccati. Un artista che ha finito di restaurare un ritratto deteriorato mette in valore il suo lavoro affiancandogli la foto iniziale del quadro. Essendo spesso poco sensibili al peccato, noi valutiamo anche poco la grazia che ci perdona e ci sopporta. Il tribunale di Cristo ce ne farà misurare tutta l’immensità!

2 Corinzi 5:11-21
11Sapendo dunque il timor che si deve avere del Signore, noi persuadiamo gli uomini; e Dio ci conosce a fondo, e spero che nelle vostre coscienze anche voi ci conoscete.12Noi non ci raccomandiamo di nuovo a voi, ma vi diamo l’occasione di gloriarvi di noi, affinché abbiate di che rispondere a quelli che si gloriano di ciò che è apparenza e non di ciò che è nel cuore.13Perché, se siamo fuor di senno, lo siamo a gloria di Dio e se siamo di buon senno lo siamo per voi;14poiché l’amore di Cristo ci costringe; perché siamo giunti a questa conclusione: che uno solo morì per tutti, quindi tutti morirono;15e ch’egli morì per tutti, affinché quelli che vivono non vivano più per loro stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro.16Talché, da ora in poi, noi non conosciamo più alcuno secondo la carne; e se anche abbiam conosciuto Cristo secondo la carne, ora però non lo conosciamo più così.17Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie son passate: ecco, son diventate nuove.18E tutto questo vien da Dio che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo e ha dato a noi il ministerio della riconciliazione;19in quanto che Iddio riconciliava con sé il mondo in Cristo non imputando agli uomini i loro falli, e ha posta in noi la parola della riconciliazione.20Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro; vi supplichiamo nel nome di Cristo: Siate riconciliati con Dio.21Colui che non ha conosciuto peccato, Egli l’ha fatto esser peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui.

Paolo desiderava con ardore la gloria celeste (v. 2) ma, nell’attesa, si impegnava con lo stesso ardore ad essere gradito al Signore (v. 9). Non avendo nulla da nascondere né a Dio, né agli uomini (v. 11), non viveva più per se stesso; egli era, corpo e anima, servo di un Cristo morto e risorto per lui (v. 15). Il Signore l’aveva chiamato — come ogni riscattato — ad un compito molto importante: essere ambasciatore del Dio supremo per offrire da parte Sua al mondo la riconciliazione. Per adempiere questa missione e persuadere gli uomini, due grandi motivi sollecitavano il caro apostolo: la solennità del giudizio, poiché conosceva il timore che si deve avere del Signore (v. 11), e l’amore di Cristo per le anime, amore senza il quale il predicatore più eloquente non è che un «rame risonante» (v. 14; 1 Corinzi 13:1).

In che cosa consiste il messaggio della riconciliazione? Cristo, il solo uomo senza peccato, è stato identificato col peccato stesso, sulla croce, per espiarlo. Così Dio ha annullato in grazia il peccato che ci separava da Lui (v. 21). «Le cose vecchie son passate»; Dio non le aggiusta e non le considera più. Preferisce fare «tutte cose nuove», fare di voi una nuova creatura (v. 17). Ma, innanzi tutto, siete riconciliati con Lui?

2 Corinzi 6:1-18; 2 Corinzi 7:1
1Come collaboratori di Dio, noi v’esortiamo pure a far sì che non abbiate ricevuta la grazia di Dio invano;2poiché egli dice: T’ho esaudito nel tempo accettevole, e t’ho soccorso nel giorno della salvezza. Eccolo ora il tempo accettevole; eccolo ora il giorno della salvezza!3Noi non diamo motivo di scandalo in cosa alcuna, onde il ministerio non sia vituperato;4ma in ogni cosa ci raccomandiamo come ministri di Dio per una grande costanza, per afflizioni, necessità, angustie,5battiture, prigionie, sommosse, fatiche, veglie, digiuni,6per purità, conoscenza, longanimità, benignità, per lo Spirito Santo, per carità non finta;7per la parola di verità, per la potenza di Dio; per le armi di giustizia a destra e a sinistra,8in mezzo alla gloria e all’ignominia, in mezzo alla buona ed alla cattiva riputazione; tenuti per seduttori, eppur veraci;9sconosciuti, eppur ben conosciuti; moribondi, eppur eccoci viventi; castigati, eppur non messi a morte;10contristati, eppur sempre allegri; poveri, eppure arricchenti molti; non avendo nulla, eppur possedenti ogni cosa!11La nostra bocca vi ha parlato apertamente, o Corinzi; il nostro cuore s’è allargato.12Voi non siete allo stretto in noi, ma è il vostro cuore che si è ristretto.13Ora, per renderci il contraccambio (parlo come a figliuoli), allargate il cuore anche voi!14Non vi mettete con gl’infedeli sotto un giogo che non è per voi; perché qual comunanza v’è egli fra la giustizia e l’iniquità? O qual comunione fra la luce e le tenebre?15E quale armonia fra Cristo e Beliar? O che v’è di comune tra il fedele e l’infedele?16E quale accordo fra il tempio di Dio e gl’idoli? Poiché noi siamo il tempio dell’Iddio vivente, come disse Iddio: Io abiterò in mezzo a loro e camminerò fra loro; e sarò loro Dio, ed essi saranno mio popolo.17Perciò Uscite di mezzo a loro e separatevene, dice il Signore, e non toccate nulla d’immondo; ed io v’accoglierò,18e vi sarò per Padre e voi mi sarete per figliuoli e per figliuole, dice il Signore onnipotente.
1Poiché dunque abbiam queste promesse, diletti, purifichiamoci d’ogni contaminazione di carne e di spirito, compiendo la nostra santificazione nel timor di Dio.

«Una grande costanza» raccomanda il servitore di Dio (come ogni credente; v. 4; 12:12). Meglio di ogni discorso, il modo in cui Paolo sopportava le prove dimostrava il valore del suo evangelo. Soffriva per qualcosa per cui ne valeva la pena.

Che strano uomo è il cristiano! In un certo senso ha due facce. Agli occhi del mondo sembra nell’ignominia, seduttore, misconosciuto, rattristato, povero, senza nulla. Ma cos’è davanti a Dio? Vero, ben conosciuto, vivente, sempre felice, padrone di ogni cosa! (v. 8-10). È questo il suo vero volto.

Le esortazioni che seguono possono sembrare strette e severe, ma procedono dal cuore allargato dell’apostolo (v. 11). Il termine separazione ci ripugna, eppure chi dice santità dice separazione per Dio (Levitico 20:26). Compiere l’una (7:1) equivale necessariamente a praticare l’altra. Separazione dal mondo, perché i versetti 14 e 15 non si applicano solo ad un progetto di matrimonio con un incredulo. Anche separazione dal mondo religioso (v. 16-18); essa offre incomparabili compensazioni: la presenza del Signore Gesù «in mezzo» ai suoi, e la gioia di relazioni benedette con Dio nostro Padre. Infine (7:1), separazione dal male sotto tutte le sue forme.

2 Corinzi 7:2-12
2Fateci posto nei vostri cuori! Noi non abbiam fatto torto ad alcuno, non abbiam nociuto ad alcuno, non abbiam sfruttato alcuno.3Non lo dico per condannarvi, perché ho già detto prima che voi siete nei nostri cuori per la morte e per la vita.4Grande è la franchezza che uso con voi; molto ho da gloriarmi di voi; son ripieno di consolazione, io trabocco d’allegrezza in tutta la nostra afflizione.5Poiché, anche dopo che fummo giunti in Macedonia, la nostra carne non ha avuto requie alcuna, ma siamo stati afflitti in ogni maniera; combattimenti di fuori, di dentro timori.6Ma Iddio che consola gli abbattuti, ci consolò con la venuta di Tito;7e non soltanto con la venuta di lui, ma anche con la consolazione da lui provata a vostro riguardo. Egli ci ha raccontato la vostra bramosia di noi, il vostro pianto, il vostro zelo per me; ond’io mi son più che mai rallegrato.8Poiché, quand’anche io v’abbia contristati con la mia epistola, non me ne rincresce; e se pur ne ho provato rincrescimento (poiché vedo che quella epistola, quantunque per un breve tempo, vi ha contristati),9ora mi rallegro, non perché siete stati contristati, ma perché siete stati contristati a ravvedimento; poiché siete stati contristati secondo Iddio, onde non aveste a ricevere alcun danno da noi.10Poiché, la tristezza secondo Dio produce un ravvedimento che mena alla salvezza, e del quale non c’è mai da pentirsi; ma la tristezza del mondo produce la morte.11Infatti, questo essere stati contristati secondo Iddio, vedete quanta premura ha prodotto in voi! Anzi, quanta giustificazione, quanto sdegno, quanto timore, quanta bramosia, quanto zelo, qual punizione! In ogni maniera avete dimostrato d’esser puri in quest’affare.12Sebbene dunque io v’abbia scritto, non è a motivo di chi ha fatto l’ingiuria né a motivo di chi l’ha patita, ma perché la premura che avete per noi fosse manifestata presso di voi nel cospetto di Dio.

L’amore di Cristo univa Paolo ai suoi Corinzi. E quest’amore era vero e grande anche quando aveva scritto loro la prima lettera piuttosto severa. Ma ora il suo cuore si sente a proprio agio, ed egli può lasciar parlare liberamente il suo amore. Non dimenticate mai, cari amici, che chi vi riprende e vi avverte con maggior severità, generalmente è quello che vi ama di più (Apocalisse 3:19).

L’assemblea aveva giudicato il male che si trovava al suo interno, e aveva così mostrato la sua purezza e la sua rettitudine (v. 11): se aveva tollerato un terribile peccato, lo aveva fatto per ignoranza e per negligenza. I Corinzi avevano tuttavia dovuto umiliarsi per il loro stato, che aveva permesso che un simile male apparisse in mezzo a loro, e ne avevano provato una tristezza secondo Dio.

Il versetto 10 ci mostra che il semplice dispiacere, o la vergogna, o il rimorso... non sono il pentimento. Questo consiste nel portare sui nostri peccati lo stesso giudizio di Dio, nel riconoscere il male e nell’abbandonarlo, che si tratti di azioni commesse prima o dopo la nostra conversione (Proverbi 28:13). Il pentimento è il primo frutto della fede. Essere contristati secondo Dio è dunque una cosa gioiosa in sé (v. 9). Ognuno dei nostri lettori è passato attraverso un vero pentimento?

2 Corinzi 7:13-16; 2 Corinzi 8:1-8
13Perciò siamo stati consolati; e oltre a questa nostra consolazione ci siamo più che mai rallegrati per l’allegrezza di Tito, perché il suo spirito è stato ricreato da voi tutti.14Che se mi sono in qualcosa gloriato di voi con lui, non sono stato confuso; ma come v’abbiam detto in ogni cosa la verità, così anche il nostro vanto di voi con Tito è risultato verità.15Ed egli vi ama più che mai svisceratamente, quando si ricorda dell’ubbidienza di voi tutti, e come l’avete ricevuto con timore e tremore.16Io mi rallegro che in ogni cosa posso aver fiducia in voi.
1Or, fratelli, vogliamo farvi sapere la grazia di Dio concessa alle chiese di Macedonia.2In mezzo alle molte afflizioni con le quali esse sono provate, l’abbondanza della loro allegrezza e la loro profonda povertà hanno abbondato nelle ricchezze della loro liberalità.3Poiché, io ne rendo testimonianza, secondo il poter loro, anzi al di là del poter loro, hanno dato volenterosi,4chiedendoci con molte istanze la grazia di contribuire a questa sovvenzione destinata ai santi.5E l’hanno fatto non solo come avevamo sperato; ma prima si sono dati loro stessi al Signore, e poi a noi, per la volontà di Dio.6Talché abbiamo esortato Tito che, come l’ha già cominciata, così porti a compimento fra voi anche quest’opera di carità.7Ma siccome voi abbondate in ogni cosa, in fede, in parola, in conoscenza, in ogni zelo e nell’amore che avete per noi, vedete d’abbondare anche in quest’opera di carità.8Non lo dico per darvi un ordine, ma per mettere alla prova, con l’esempio dell’altrui premura, anche la schiettezza del vostro amore.

L’ubbidienza dei Corinzi aveva risvegliato la gioia e l’affetto di Tito e, di conseguenza, aveva doppiamente rallegrato e riconfortato Paolo stesso (7:13,15). Ma essi erano ancora lontani dall’avere lo zelo dei santi della Macedonia (cap. 8). Questi ultimi non avevano semplicemente dato una parte delle loro risorse e del loro tempo: si erano dati loro stessi, interamente. Non avevano atteso, come alcuni, la fine della loro vita per offrire a Dio solo un povero resto delle loro forze; si erano dati «prima». Non avevano nemmeno cominciato col servizio dei santi; no, prima di tutto si erano dati al Signore. E questo primo dono aveva trascinato tutti gli altri: essi si erano poi dati agli apostoli, perché questi erano dei servitori del Signore. Era forse un motivo di dolore per questi Macedoni? Al contrario! «L’abbondanza della loro allegrezza» poteva accompagnare le «molte afflizioni», e «la loro profonda povertà» abbondare nelle «ricchezze della loro liberalità» (v. 2). Ciò che noi definiremo facilmente un peso, essi lo chiamano una grazia (v. 4). Che Dio ci accordi questa stessa gioiosa consacrazione al nostro Signore, a Lui che abbiamo il privilegio di poter servire servendo i suoi riscattati.

2 Corinzi 8:9-24
9Perché voi conoscete la carità del Signor nostro Gesù Cristo il quale, essendo ricco, s’è fatto povero per amor vostro, onde, mediante la sua povertà, voi poteste diventar ricchi.10E qui vi do un consiglio; il che conviene a voi i quali fin dall’anno passato avete per i primi cominciato non solo a fare ma anche a volere:11Portate ora a compimento anche il fare; onde, come ci fu la prontezza del volere, così ci sia anche il compiere secondo i vostri mezzi.12Poiché, se c’è la prontezza dell’animo, essa è gradita in ragione di quello che uno ha, e non di quello che non ha.13Poiché questo non si fa per recar sollievo ad altri ed aggravio a voi, ma per principio di uguaglianza;14nelle attuali circostanze, la vostra abbondanza serve a supplire al loro bisogno, onde la loro abbondanza supplisca altresì al bisogno vostro, affinché ci sia uguaglianza, secondo che è scritto:15Chi avea raccolto molto non n’ebbe di soverchio, e chi avea raccolto poco, non n’ebbe mancanza.16Or ringraziato sia Iddio che ha messo in cuore a Tito lo stesso zelo per voi;17poiché non solo egli ha accettata la nostra esortazione, ma mosso da zelo anche maggiore si è spontaneamente posto in cammino per venire da voi.18E assieme a lui abbiam mandato questo fratello, la cui lode nella predicazione dell’Evangelo è sparsa per tutte le chiese;19non solo, ma egli è stato anche eletto dalle chiese a viaggiare con noi per quest’opera di carità, da noi amministrata per la gloria del Signore stesso e per dimostrare la prontezza dell’animo nostro.20Evitiamo così che qualcuno abbia a biasimarci circa quest’abbondante colletta che è da noi amministrata;21perché ci preoccupiamo d’agire onestamente non solo nel cospetto del Signore, ma anche nel cospetto degli uomini.22E con loro abbiamo mandato quel nostro fratello del quale spesse volte e in molte cose abbiamo sperimentato lo zelo, e che ora è più zelante che mai per la gran fiducia che ha in voi.23Quanto a Tito, egli è mio compagno e collaboratore in mezzo a voi; quanto ai nostri fratelli, essi sono gli inviati delle chiese, e gloria di Cristo.24Date loro dunque, nel cospetto delle chiese, la prova del vostro amore e mostrate loro che abbiamo ragione di gloriarci di voi.

Che cos’era l’amore dei Macedoni di fronte all’esempio supremo del «Signor nostro Gesù Cristo»? Essi non avevano scelto da soli la loro profonda povertà (v. 2). Ma Lui, l’«erede di tutte le cose» (Ebrei 1:2), si è fatto povero lasciando le glorie celesti; è nato in una stalla, è stato quaggiù «il Povero», senza un luogo dove posare il capo (v. 9; Salmo 40:17; 41:1; Luca 9:58). Perché? Per arricchirci di quelle stesse glorie e fare di noi dei suoi coeredi. Adorabile mistero della grazia!

I Corinzi non avevano messo interamente in atto il loro desiderio d’aiutare le assemblee. L’apostolo scrive loro che volere era bello, ma fare era meglio ancora. Spesso, purtroppo, le nostre buone intenzioni restano tali: quella Bibbia o quel calendario evangelico da regalare, quella visita ad un malato, quel piccolo servizio che dovevamo compiere... che Dio ci dia la stessa prontezza per il volere e per il fare (v. 11,12). È Lui che produce in noi l’uno e l’altro, per la sua benevolenza (Filippesi 2:13), ma il divario tra il movimento del cuore e quello della mano proviene dalla nostra negligenza.

Paolo si preoccupava d’essere guardato non solo da ogni frode, ma anche da ogni apparenza di male nel cospetto degli uomini.

2 Corinzi 9:1-15
1Quanto alla sovvenzione destinata ai santi, è superfluo ch’io ve ne scriva,2perché conosco la prontezza dell’animo vostro, per la quale mi glorio di voi presso i Macedoni, dicendo che l’Acaia è pronta fin dall’anno passato; e il vostro zelo ne ha stimolati moltissimi.3Ma ho mandato i fratelli onde il nostro gloriarci di voi non riesca vano per questo rispetto; affinché, come dissi, siate pronti;4che talora, se venissero meco dei Macedoni e vi trovassero non preparati, noi (per non dir voi) non avessimo ad essere svergognati per questa nostra fiducia.5Perciò ho reputato necessario esortare i fratelli a venire a voi prima di me e preparare la vostra già promessa liberalità, ond’essa sia pronta come atto di liberalità e non d’avarizia.6Or questo io dico: chi semina scarsamente mieterà altresì scarsamente; e chi semina liberalmente mieterà altresì liberalmente.7Dia ciascuno secondo che ha deliberato in cuor suo; non di mala voglia, né per forza perché Iddio ama un donatore allegro.8E Dio è potente da far abbondare su di voi ogni grazia, affinché, avendo sempre in ogni cosa tutto quel che vi è necessario, abbondiate in ogni opera buona;9siccome è scritto: Egli ha sparso, egli ha dato ai poveri, la sua giustizia dimora in eterno.10Or Colui che fornisce al seminatore la semenza, e il pane da mangiare, fornirà e moltiplicherà la semenza vostra ed accrescerà i frutti della vostra giustizia.11Sarete così arricchiti in ogni cosa onde potere esercitare una larga liberalità, la quale produrrà per nostro mezzo rendimento di grazie a Dio.12Poiché la prestazione di questo servigio sacro non solo supplisce ai bisogni dei santi ma più ancora produce abbondanza di ringraziamenti a Dio;13in quanto che la prova pratica fornita da questa sovvenzione li porta a glorificare Iddio per l’ubbidienza con cui professate il Vangelo di Cristo, e per la liberalità con cui partecipate ai bisogni loro e di tutti.14E con le loro preghiere a pro vostro essi mostrano d’esser mossi da vivo affetto per voi a motivo della sovrabbondante grazia di Dio che è sopra voi.15Ringraziato sia Dio del suo dono ineffabile!

Per non avere dei vani rimorsi il giorno della mietitura, seminiamo con larghezza, cioè doniamo liberamente durante l’attuale stagione della semina (v. 6; Luca 6:38; Deuteronomio 15:10). Ciò che Dio ci mette a cuore, facciamolo; e facciamolo con allegrezza. Poiché quello che teniamo per noi non ci arricchirà, e quello che diamo non ci renderà mai poveri (Proverbi 28:27). La grazia di Dio ci assicurerà «sempre in ogni cosa» non «tutto ciò che ci piacerebbe», ma «tutto quel che è necessario» (v. 8). I versetti da 11 a 14 ci ricordano che la generosità disinteressata produce, in coloro che sono soccorsi, dei rendimenti di grazie a Dio e delle preghiere per i donatori. Partendo da una questione che noi potremmo giudicare secondaria, concernente la beneficenza, l’apostolo porta i nostri pensieri sugli argomenti più gloriosi: l’abbassamento del Signore (8:9) e il dono ineffabile di Dio (v. 15). Cerchiamo anche noi di passare, allo stesso modo, dai piccoli fatti che formano la nostra vita di tutti i giorni alle beate realtà della nostra fede. Un semplice posto, un incontro di famiglia, un regalo fatto o ricevuto con affetto, rappresentano altrettante occasioni per rendere grazie a Dio e pensare al Dono per eccellenza: quello che il Dio d’amore ha fatto al mondo mandandogli il suo Figlio (v. 15; Giovanni 3:16).

2 Corinzi 10:1-18
1Io poi, Paolo, vi esorto per la mansuetudine e la mitezza di Cristo, io che quando sono presente fra voi son umile, ma quando sono assente sono ardito verso voi,2vi prego di non obbligarmi, quando sarò presente, a procedere arditamente con quella sicurezza onde fo conto d’essere audace contro taluni che ci stimano come se camminassimo secondo la carne.3Perché sebbene camminiamo nella carne, non combattiamo secondo la carne;4infatti le armi della nostra guerra non sono carnali, ma potenti nel cospetto di Dio a distruggere le fortezze;5poiché distruggiamo i ragionamenti ed ogni altezza che si eleva contro alla conoscenza di Dio, e facciam prigione ogni pensiero traendolo all’ubbidienza di Cristo;6e siam pronti a punire ogni disubbidienza, quando la vostra ubbidienza sarà completa.7Voi guardate all’apparenza delle cose. Se uno confida dentro di sé d’esser di Cristo, consideri anche questo dentro di sé: che com’egli è di Cristo, così siamo anche noi.8Poiché, quand’anche io mi gloriassi un po’ di più dell’autorità che il Signore ci ha data per la edificazione vostra e non per la vostra rovina, non ne sarei svergognato.9Dico questo perché non paia ch’io cerchi di spaventarvi con le mie lettere.10Difatti, dice taluno, ben sono le sue lettere gravi e forti; ma la sua presenza personale è debole, e la sua parola è cosa da nulla.11Quel tale tenga questo per certo: che quali siamo a parole, per via di lettere, quando siamo assenti, tali saremo anche a fatti quando saremo presenti.12Poiché noi non osiamo annoverarci o paragonarci con certuni che si raccomandano da sé; i quali però, misurandosi alla propria stregua e paragonando sé con se stessi, sono senza giudizio.13Noi, invece, non ci glorieremo oltre misura, ma entro la misura del campo di attività di cui Dio ci ha segnato i limiti, dandoci di giungere anche fino a voi.14Poiché non ci estendiamo oltre il dovuto, quasi che non fossimo giunti fino a voi; perché fino a voi siamo realmente giunti col Vangelo di Cristo.15E non ci gloriamo oltre misura di fatiche altrui, ma nutriamo speranza che, crescendo la fede vostra, noi, senza uscire dai nostri limiti, saremo fra voi ampiamente ingranditi16in guisa da poter evangelizzare anche i paesi che sono al di là del vostro, e da non gloriarci, entrando nel campo altrui, di cose bell’e preparate.17Ma chi si gloria, si glori nel Signore.18Poiché non colui che raccomanda se stesso è approvato, ma colui che il Signore raccomanda.

Paolo non si era sentito di andare dai Corinzi «con la verga» per reprimere il male (10:2; 1 Corinzi 4:21). Aveva preferito scrivere loro e attendere l’effetto che avrebbe prodotto la sua lettera. Ma alcuni avevano approfittato di questa pazienza dell’apostolo, e della sua assenza, per svalutare il suo ministerio. L’umiltà, la dolcezza e la bonarietà cristiana che Paolo dimostrava (v. 1) costituivano altrettanti pretesti per disprezzarlo. L’uomo naturale ammira infatti tutte le cose che fanno scalpore, giudica secondo l’«apparenza» (v. 7). Ora, le armi d’un soldato di Gesù Cristo non sono carnali (v. 4). Efesini 6:10 le enumera. Ricordiamoci in che modo Gedeone, Sansone, Gionathan, Davide, Ezechia, per citarne solo alcuni, hanno riportato le loro più grandi vittorie. E non lasciamoci sedurre da qualità umane come l’eloquenza o il fascino personale. Seguiamo la Parola e mai chi la presenta, per quanto dotato sia, anche se abbiamo ricevuto del bene per mezzo di lui.

Gli uomini si paragonano tra di loro e s’inorgogliscono, ed in questo non sono intelligenti (v. 12). Noi credenti abbiamo un solo modello per il cammino e per il servizio, un modello perfetto: Gesù!

2 Corinzi 11:1-15
1Oh quanto desidererei che voi sopportaste da parte mia un po’ di follia! Ma pure, sopportatemi!2Poiché io son geloso di voi d’una gelosia di Dio, perché v’ho fidanzati ad un unico sposo, per presentarvi come una casta vergine a Cristo.3Ma temo che come il serpente sedusse Eva con la sua astuzia, così le vostre menti siano corrotte e sviate dalla semplicità e dalla purità rispetto a Cristo.4Infatti, se uno viene a predicarvi un altro Gesù, diverso da quello che abbiamo predicato noi, o se si tratta di ricevere uno Spirito diverso da quello che avete ricevuto, o un Vangelo diverso da quello che avete accettato, voi ben lo sopportate!5Ora io stimo di non essere stato in nulla da meno di cotesti sommi apostoli.6Che se pur sono rozzo nel parlare, tale non sono nella conoscenza; e l’abbiamo dimostrato fra voi, per ogni rispetto e in ogni cosa.7Ho io commesso peccato quando, abbassando me stesso perché voi foste innalzati, v’ho annunziato l’evangelo di Dio gratuitamente?8Ho spogliato altre chiese, prendendo da loro uno stipendio, per poter servir voi;9e quando, durante il mio soggiorno fra voi, mi trovai nel bisogno, non fui d’aggravio a nessuno, perché i fratelli, venuti dalla Macedonia, supplirono al mio bisogno; e in ogni cosa mi sono astenuto e m’asterrò ancora dall’esservi d’aggravio.10Com’è vero che la verità di Cristo è in me, questo vanto non mi sarà tolto nelle contrade dell’Acaia.11Perché? Forse perché non v’amo? Lo sa Iddio.12Ma quel che fo lo farò ancora per togliere ogni occasione a coloro che desiderano un’occasione; affinché in quello di cui si vantano siano trovati uguali a noi.13Poiché cotesti tali sono dei falsi apostoli, degli operai fraudolenti, che si travestono da apostoli di Cristo.14E non c’è da maravigliarsene, perché anche Satana si traveste da angelo di luce.15Non è dunque gran che se anche i suoi ministri si travestono da ministri di giustizia; la fine loro sarà secondo le loro opere.

Dei falsi apostoli cercavano di sostituire Paolo nel cuore dei Corinzi. Ed egli è così costretto a parlare di se stesso e definisce questo modo d’agire come «follia». Non lo fa per attirare a suo vantaggio l’affetto dei credenti (vedere cap. 12:15). Egli era geloso per Cristo e rivendica con veemenza il loro amore per il solo Sposo della Chiesa.

I Corinzi rischiavano di dare ascolto ad «un Vangelo diverso» (v. 4). Erano meno spirituali degli Efesini, che avevano «messo alla prova quelli che si chiamano apostoli e non lo sono» e li avevano trovati mendaci (Apocalisse 2:2). Molti cristiani corrono lo stesso pericolo dei Corinzi, perché, in fondo, trovano il vero cristianesimo troppo esigente. Invece, un evangelo che esalti l’uomo e accordi un posto alla carne sarà ben accetto.

Dietro a questi operai ingannatori, l’apostolo smaschera il loro padrone, Satana. Un tempo cherubino risplendente (Ezechiele 28:12...), egli sa ancora rivestire questa apparenza per tentare gli uomini con l’astuzia, come fece quando sedusse Eva (v. 3,14). Ed è più pericoloso quando si presenta come astuto e sottile serpente che quando attacca di fronte, come il leone ruggente di 1 Pietro 5:8. Noi sventeremo le sue astuzie restando attaccati alla Parola del Signore.

2 Corinzi 11:16-33
16Lo dico di nuovo: Nessuno mi prenda per pazzo; o se no, anche come pazzo accettatemi, onde anch’io possa gloriarmi un poco.17Quello che dico, quando mi vanto con tanta fiducia, non lo dico secondo il Signore, ma come in pazzia.18Dacché molti si gloriano secondo la carne, anch’io mi glorierò.19Difatti, voi, che siete assennati, li sopportate volentieri i pazzi.20Che se uno vi riduce in schiavitù, se uno vi divora, se uno vi prende il vostro, se uno s’innalza sopra voi, se uno vi percuote in faccia, voi lo sopportate.21Lo dico a nostra vergogna, come se noi fossimo stati deboli; eppure, in qualunque cosa uno possa essere baldanzoso (parlo da pazzo), sono baldanzoso anch’io.22Son dessi Ebrei? Lo sono anch’io. Son dessi Israeliti? Lo sono anch’io. Son dessi progenie d’Abramo? Lo sono anch’io.23Son dessi ministri di Cristo? (Parlo come uno fuor di sé), io lo sono più di loro; più di loro per le fatiche, più di loro per le carcerazioni, assai più di loro per le battiture sofferte. Sono spesso stato in pericolo di morte.24Dai Giudei cinque volte ho ricevuto quaranta colpi meno uno;25tre volte sono stato battuto con le verghe; una volta sono stato lapidato; tre volte ho fatto naufragio; ho passato un giorno e una notte sull’abisso.26Spesse volte in viaggio, in pericolo sui fiumi, in pericolo di ladroni, in pericoli per parte de’ miei connazionali, in pericoli per parte dei Gentili, in pericoli in città, in pericoli nei deserti, in pericoli sul mare, in pericoli tra falsi fratelli;27in fatiche ed in pene; spesse volte in veglie, nella fame e nella sete, spesse volte nei digiuni, nel freddo e nella nudità.28E per non parlar d’altro, c’è quel che m’assale tutti i giorni, l’ansietà per tutte le chiese.29Chi è debole ch’io non sia debole? Chi è scandalizzato, che io non arda?30Se bisogna gloriarsi, io mi glorierò delle cose che concernono la mia debolezza.31L’Iddio e Padre del nostro Signor Gesù che è benedetto in eterno, sa ch’io non mento.32A Damasco, il governatore del re Areta avea posto delle guardie alla città dei Damasceni per pigliarmi;33e da una finestra fui calato, in una cesta, lungo il muro, e scampai dalle sue mani.

Questi attacchi contro il ministerio di Paolo sono per lo Spirito Santo un’occasione per darci un’idea più netta dei suoi travagli e delle sue pene. Egli era ministro di Cristo, e può fornirne le prove: un lungo elenco di sofferenze patite per l’Evangelo. I versetti da 23 a 28, 31 e 32, ci informano in che cosa consisteva ciò che l’apostolo definisce (al cap. 4:17) la sua «momentanea, leggera afflizione»! Ma qual era la divina risorsa che lo sosteneva per sopportare tutte quelle prove? «Un peso eterno di gloria», continuamente davanti ai suoi pensieri: Cristo glorificato e la sua eterna remunerazione.

Cari amici, ricordiamo questo segreto: Più saremo occupati del Signore, meno tempo ci resterà per pensare alle nostre piccole difficoltà: che cosa sono di fronte alle tribolazioni del grande apostolo? Più il Suo amore eterno peserà sulla bilancia dei nostri cuori, meno le circostanze del momento avranno importanza e ci opprimeranno. Vi è una cosa, tuttavia, che non ci assillerà mai troppo: «l’ansietà per tutte le chiese» (v. 28). Essa si manifesta prima di tutto mediante le preghiere. Che il Signore ci dia dell’amore per la sua cara Chiesa e per ognuno dei suoi membri.

2 Corinzi 12:1-10
1Bisogna gloriarmi: non è cosa giovevole, ma pure, verrò alle visioni e alle rivelazioni del Signore.2Io conosco un uomo in Cristo, che quattordici anni fa (se fu col corpo non so, né so se fu senza il corpo; Iddio lo sa), fu rapito fino al terzo cielo.3E so che quel tale (se fu col corpo o senza il corpo non so;4Iddio lo sa) fu rapito in paradiso, e udì parole ineffabili che non è lecito all’uomo di proferire.5Di quel tale io mi glorierò; ma di me stesso non mi glorierò se non nelle mie debolezze.6Che se pur volessi gloriarmi, non sarei un pazzo, perché direi la verità; ma me ne astengo, perché nessuno mi stimi al di là di quel che mi vede essere, ovvero ode da me.7E perché io non avessi ad insuperbire a motivo della eccellenza delle rivelazioni, m’è stata messa una scheggia nella carne, un angelo di Satana, per schiaffeggiarmi ond’io non insuperbisca.8Tre volte ho pregato il Signore perché l’allontanasse da me;9ed egli mi ha detto: La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza. Perciò molto volentieri mi glorierò piuttosto delle mie debolezze, onde la potenza di Cristo riposi su me.10Per questo io mi compiaccio in debolezze, in ingiurie, in necessità, in persecuzioni, in angustie per amor di Cristo; perché, quando son debole, allora sono forte.

Un uomo in Cristo è uno per cui la carne ha perso i suoi diritti (Romani 8:1,2). È una «nuova creatura» (5:17). La sua posizione davanti a Dio è quella di Cristo stesso, e l’occupa già, per fede, nel cielo. Paolo è stato rapito realmente in un momento indimenticabile. E cosa avrà potuto vedere nel paradiso? Cristo risorto e glorioso. Che cosa ha potuto udire? Il linguaggio del cielo che non si può tradurre nelle lingue degli uomini (v. 4). Che favore straordinario! Ma questa esperienza unica avrebbe in seguito costituito un pericolo per l’apostolo. Perché non insuperbisse, gli viene data «una scheggia nella carne», forse una dolorosa malattia, che lo faceva disprezzare dagli altri durante la sua predicazione (10:1,10; Galati 4:14). Signore, liberamene, supplica l’apostolo; il mio servizio ne soffrirà... «La mia grazia ti basta», è la risposta del Signore. Anche se non sembrava, la scheggia era un effetto di questa grazia. Serviva a Paolo per soffocare la carne, «invadente compagno di lavoro» come è stata definita. Sì, le infermità e le prove sono preziose per il cristiano e contribuiscono ad indebolire «l’uomo» per permettere alla potenza di Dio di manifestarsi (v. 9,10; 4:7...).

2 Corinzi 12:12-21
12Certo, i segni dell’apostolo sono stati manifestati in atto fra voi nella perseveranza a tutta prova, nei miracoli, nei prodigi ed opere potenti.13In che siete voi stati da meno delle altre chiese se non nel fatto che io stesso non vi sono stato d’aggravio? Perdonatemi questo torto.14Ecco, questa è la terza volta che son pronto a recarmi da voi; e non vi sarò d’aggravio, poiché io non cerco i vostri beni, ma voi; perché non sono i figliuoli che debbono far tesoro per i genitori, ma i genitori per i figliuoli.15E io molto volentieri spenderò e sarò speso per le anime vostre. Se io v’amo tanto, devo esser da voi amato meno?16Ma sia pure così, ch’io non vi sia stato d’aggravio; ma, forse, da uomo astuto, v’ho presi con inganno.17Mi son io approfittato di voi per mezzo di qualcuno di quelli ch’io v’ho mandato?18Ho pregato Tito di venire da voi, e ho mandato quell’altro fratello con lui. Tito si è forse approfittato di voi? Non abbiam noi camminato col medesimo spirito e seguito le medesime orme?19Da tempo voi v’immaginate che noi ci difendiamo dinanzi a voi. Egli è nel cospetto di Dio, in Cristo, che noi parliamo; e tutto questo, diletti, per la vostra edificazione.20Poiché io temo, quando verrò, di trovarvi non quali vorrei, e d’essere io stesso da voi trovato quale non mi vorreste; temo che vi siano tra voi contese, gelosie, ire, rivalità, maldicenze, insinuazioni, superbie, tumulti;21e che al mio arrivo l’Iddio mio abbia di nuovo ad umiliarmi dinanzi a voi, ed io abbia a pianger molti di quelli che hanno per lo innanzi peccato, e non si sono ravveduti della impurità, della fornicazione e della dissolutezza a cui si erano dati.

Che dispiacere, per l’apostolo, constatare le supposizioni fatte a suo riguardo, i motivi interessati e gli inganni che gli venivano attribuiti! (v. 14,16; cap. 7:2,3; confr. Atti 20:33). Mentre, con una condotta irreprensibile, Paolo non aveva mai smesso, coi suoi compagni d’opera, di camminare sulle «medesime orme»: quelle di Cristo (v. 18). Se risponde a lungo a queste calunnie, non è per giustificarsi, ma perché ha in vista l’edificazione dei suoi cari Corinzi (v. 19; 1 Corinzi 14:26). Infatti, non riconoscere il ministerio dell’apostolo significava respingere anche l’autorità della Parola divina ch’egli annunciava. Quanti di coloro che si definiscono cristiani, oggi, rigettano una parte della Parola ispirata, e soprattutto le epistole di Paolo! I versetti 20 e 21 mostrano a quali peccati conducono questa negligenza e questo disprezzo.

Così, in questo capitolo, troviamo lo stato più glorioso al quale un cristiano possa essere innalzato, e la condizione più misera nella quale possa cadere. Che contrasto tra questo innalzamento al terzo cielo e questa vile degradazione carnale! Ma il cristiano è capace dell’uno e dell’altra! Che lezione e che avvertimento per ogni credente!

2 Corinzi 13:1-14
1Questa è la terza volta ch’io vengo da voi. Ogni parola sarà confermata dalla bocca di due o di tre testimoni.2Ho avvertito quand’ero presente fra voi la seconda volta, e avverto, ora che sono assente, tanto quelli che hanno peccato per l’innanzi, quanto tutti gli altri, che, se tornerò da voi, non userò indulgenza;3giacché cercate la prova che Cristo parla in me: Cristo che verso voi non è debole, ma è potente in voi.4Poiché egli fu crocifisso per la sua debolezza; ma vive per la potenza di Dio; e anche noi siam deboli in lui, ma vivremo con lui per la potenza di Dio, nel nostro procedere verso di voi.5Esaminate voi stessi per vedere se siete nella fede; provate voi stessi. Non riconoscete voi medesimi che Gesù Cristo è in voi? A meno che proprio siate riprovati.6Ma io spero che riconoscerete che noi non siamo riprovati.7Or noi preghiamo Iddio che non facciate alcun male; non già per apparir noi approvati, ma perché voi facciate quello che è bene, anche se noi abbiam da passare per riprovati.8Perché noi non possiamo nulla contro la verità; quel che possiamo è per la verità.9Poiché noi ci rallegriamo quando siamo deboli e voi siete forti; e i nostri voti sono per il vostro perfezionamento.10Perciò vi scrivo queste cose mentre sono assente, affinché, quando sarò presente, io non abbia a procedere rigorosamente secondo l’autorità che il Signore mi ha data per edificare, e non per distruggere.11Del resto, fratelli, rallegratevi, procacciate la perfezione, siate consolati, abbiate un medesimo sentimento, vivete in pace; e l’Iddio dell’amore e della pace sarà con voi.12Salutatevi gli uni gli altri con un santo bacio.13(G13-12) Tutti i santi vi salutano.14(G13-13) La grazia del Signor Gesù Cristo e l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.

La prima epistola ai Corinzi aveva come argomento l’assemblea. La seconda ci ha parlato del ministerio e del servizio cristiano. Vi abbiamo trovato i sentimenti, le supplicazioni, le fatiche, le pene morali e fisiche del servitore del Signore. Paolo ne era solo un debole strumento, ma non desiderava sulla terra una parte migliore di quella del suo Maestro. Ora, Cristo era stato quaggiù nell’abbassamento, crocifisso per la sua debolezza; ma ora viveva, risorto per la potenza di Dio (v. 4).

Terminando la sua epistola, Paolo rivolge a Dio un’ultima preghiera per i cari Corinzi. Essa si può riassumere in una parola: il loro perfezionamento (v. 9). Ma, nello stesso tempo, li esorta: «procacciate la perfezione» (v. 11); chiedere l’aiuto del Signore non dispensa dall’applicarsi con zelo a fare dei progressi nel cammino e nel servizio cristiani.

«Rallegratevi... — dice ancora — siate consolati, abbiate un medesimo sentimento, vivete in pace...» (v. 11). Che ognuno dei nostri lettori faccia sue queste esortazioni e goda della promessa che le accompagna. Sì, che la grazia del Signore Gesù Cristo, e l’amore di Dio, e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi (v. 13)!


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