Salmo 90
1Preghiera di Mosè, uomo di Dio. O Signore, tu sei stato per noi un rifugio d’età in età.2Avanti che i monti fossero nati e che tu avessi formato la terra e il mondo, anzi, ab eterno in eterno, tu sei Dio.3Tu fai tornare i mortali in polvere e dici: Ritornate, o figliuoli degli uomini.4Perché mille anni, agli occhi tuoi, sono come il giorno d’ieri quand’è passato, e come una veglia nella notte.5Tu li porti via come in una piena; son come un sogno. Son come l’erba che verdeggia la mattina;6la mattina essa fiorisce e verdeggia, la sera è segata e si secca.7Poiché noi siam consumati per la tua ira, e siamo atterriti per il tuo cruccio.8Tu metti le nostre iniquità davanti a te, e i nostri peccati occulti, alla luce della tua faccia.9Tutti i nostri giorni spariscono per il tuo cruccio; noi finiamo gli anni nostri come un soffio.10I giorni de’ nostri anni arrivano a settant’anni; o, per i più forti, a ottant’anni; e quel che ne fa l’orgoglio, non è che travaglio e vanità; perché passa presto, e noi ce ne voliam via.11Chi conosce la forza della tua ira e il tuo cruccio secondo il timore che t’è dovuto?12Insegnaci dunque a così contare nostri giorni, che acquistiamo un cuor savio.13Ritorna, o Eterno; fino a quando? e muoviti a pietà dei tuoi servitori.14Saziaci al mattino della tua benignità, e noi giubileremo, ci rallegreremo tutti i dì nostri.15Rallegraci in proporzione de’ giorni che ci hai afflitti, e degli anni che abbiam sentito il male.16Apparisca l’opera tua a pro de’ tuo servitori, e la tua gloria sui loro figliuoli.17La grazia del Signore Iddio nostro sia sopra noi, e rendi stabile l’opera delle nostre mani; sì, l’opera delle nostre mani rendila stabile.

The beginning of a new year is a good time to "take stock". Looking back, the believer can gratefully exclaim: "Lord, thou hast been our dwelling place . . ." (v. 1). As to the present, the believer can measure the short duration of his existence down here and ask God to teach him how to number his days in order to obtain a wise heart (v. 12). This wisdom, according to Ephesians 5:15-16, will cause us to seize our opportunities (redeeming the time, or making the most of every opportunity, as it says in other translations; see also Col. 4:5). Yes, let us use these years, which pass away like a tale that is told for the Lord (v. 9).

As for you, unconverted reader, this year of grace, which could possibly be the last, gives you another chance to accept the Lord Jesus as your Saviour; seize it without wasting any more time.

This "prayer of Moses, the man of God" will be on the lips of a repentant Israel in the last days. But the redeemed of the Lord, who know His great love, can even now ask: "O satisfy us early with thy mercy; that we may rejoice and be glad all our days" (v. 14). An apt desire at the outset of this new year!

Salmo 91
1Chi dimora nel ritiro dell’Altissimo alberga all’ombra dell’Onnipotente.2Io dico all’Eterno: Tu sei il mio rifugio e la mia fortezza, il mio Dio, in cui confido!3Certo egli ti libererà dal laccio dell’uccellatore e dalla peste mortifera.4Egli ti coprirà con le sue penne, e sotto le sue ali troverai rifugio. La sua fedeltà ti è scudo e targa.5Tu non temerai lo spavento notturno, né la saetta che vola di giorno,6né la peste che va attorno nelle tenebre, né lo sterminio che infierisce in pien mezzodì.7Mille te ne cadranno al fianco, e diecimila alla destra; ma tu non ne sarai colpito.8Solo contemplerai coi tuoi occhi e vedrai la retribuzione degli empi.9Poiché tu hai detto: O Eterno, tu sei il mio rifugio; tu hai preso l’Altissimo per il tuo asilo,10male alcuno non ti coglierà, né piaga alcuna s’accosterà alla tua tenda.11Poiché egli comanderà ai suoi angeli di guardarti in tutte le tue vie.12Essi ti porteranno in palma di mano, che talora il tuo piè non urti in alcuna pietra.13Tu camminerai sul leone e sull’aspide, calpesterai il leoncello e il serpente.14Poich’egli ha posta in me la sua affezione, io lo libererò; lo leverò in alto, perché conosce il mio nome.15Egli m’invocherà, ed io gli risponderò; sarò con lui nella distretta; lo libererò, e lo glorificherò.16Lo sazierò di lunga vita, e gli farò vedere la mia salvezza.

If thankfulness for the past (Ps. 90) is the feeling which should characterize us, the feeling which should be uppermost in us for the future is faith in God. There are great moral dangers which threaten the believer. Who is the fowler (v. 3), the lion, the adder and the dragon . . . (v. 13) if not Satan himself? "The pestilence . . . that walketh in darkness" (vv. 3, 6) speaks to us of sin, something far more serious than an illness. "The arrow that flieth by day" (v. 5) suggests such evil thoughts which suddenly come to us quite unexpectedly through something we have seen in the street, read in a book or from dubious conversation. The "terrors of the night" are worries which often stop us from enjoying the peaceful sleep which the Lord has prepared for us (Ps. 4:8). Whatever the trap or threat, we have a fortress, a refuge: God Almighty Himself (vv. 1, 2, 9). Let us follow the example of the One who, in the midst of similar dangers, showed this faith perfectly. Christ in the wilderness knew how to confound and bind the Tempter who had dared to quote this psalm. From v. 9 onwards God's promises come in response to the prayer of the perfect Man. We can also enjoy these promises to the extent that we are prepared, like the Lord Jesus, to put our faith and our "love" in God (v. 14).

Salmo 92, Salmo 93
1Salmo. Canto per il giorno del sabato. Buona cosa è celebrare l’Eterno, e salmeggiare al tuo nome, o Altissimo;2proclamare la mattina la tua benignità, e la tua fedeltà ogni notte,3sul decacordo e sul saltèro, con l’accordo solenne dell’arpa!4Poiché, o Eterno, tu m’hai rallegrato col tuo operare; io celebro con giubilo le opere delle tue mani.5Come son grandi le tue opere, o Eterno! I tuoi pensieri sono immensamente profondi.6L’uomo insensato non conosce e il pazzo non intende questo:7che gli empi germoglian come l’erba e gli operatori d’iniquità fioriscono, per esser distrutti in perpetuo.8Ma tu, o Eterno, siedi per sempre in alto.9Poiché, ecco, i tuoi nemici, o Eterno, ecco, i tuoi nemici periranno, tutti gli operatori d’iniquità saranno dispersi.10Ma tu mi dài la forza del bufalo; io son unto d’olio fresco.11L’occhio mio si compiace nel veder la sorte di quelli che m’insidiano, le mie orecchie nell’udire quel che avviene ai malvagi che si levano contro di me.12Il giusto fiorirà come la palma, crescerà come il cedro sul Libano.13Quelli che son piantati nella casa dell’Eterno fioriranno nei cortili del nostro Dio.14Porteranno ancora del frutto nella vecchiaia; saranno pieni di vigore e verdeggianti,15per annunziare che l’Eterno è giusto; egli è la mia ròcca, e non v’è ingiustizia in lui.
1L’Eterno regna; egli s’è rivestito di maestà; l’Eterno s’è rivestito, s’è cinto di forza; il mondo quindi è stabile, e non sarà smosso.2Il tuo trono è saldo ab antico, tu sei ab eterno.3I fiumi hanno elevato, o Eterno, i fiumi hanno elevato la loro voce; i fiumi elevano il lor fragore.4Più delle voci delle grandi, delle potenti acque, più dei flutti del mare, l’Eterno è potente ne’ luoghi alti.5Le tue testimonianze sono perfettamente veraci; la santità s’addice alla tua casa, o Eterno, in perpetuo.

The great works of God and His very deep thoughts are the inexhaustible themes of praise of the redeemed (v. 5; cf. Ps. 40:5). But the man who fails to recognise the Creator in His works is stupid and foolish in God's eyes (v. 6), even if he were the most intelligent person. The wicked and the righteous both flourish (vv, 7, 13), but only the latter bear fruit (v. 14). The grass grows and flourishes for a season, then is cut down (v. 7). That is what happens to the wicked; they perish (v. 9; cf. 2 Cor. 4:3). On the other hand, the righteous resemble the palm tree or the cedar in Lebanon (vv. 12, 13). Think how long it takes for these fine trees to reach their full size! But they have a place in the courts of the temple of God and prosper there to His glory.

Psalm 93 reminds us that the power of God is more ancient (He is "from everlasting") and mightier than the power of the Enemy (vv. 3, 4). The waves speak to us of the unrest in the world (Isa. 57:20; cf. Ps. 89:9). We can trust His Word: His testimonies are very sure (v. 5).

Finally "holiness becometh thine house". We do not tolerate filthiness or misbehaviour at home. May we understand that, for far greater reasons, the holy God cannot tolerate sin in His house, which today is the Assembly (read 2 Cor. 6:16 . . .).

Salmo 94
1O Dio delle vendette, o Eterno, Iddio delle vendette, apparisci nel tuo fulgore!2Lèvati, o giudice della terra, rendi ai superbi la loro retribuzione!3Fino a quando gli empi, o Eterno, fino a quando gli empi trionferanno?4Si espandono in discorsi arroganti, si vantano tutti questi operatori d’iniquità.5Schiacciano il tuo popolo, o Eterno, e affliggono la tua eredità.6Uccidono la vedova e lo straniero, ammazzano gli orfani,7e dicono: L’Eterno non vede, l’Iddio di Giacobbe non ci fa attenzione.8Abbiate intendimento, voi gli stolti fra il popolo! E voi, pazzi, quando sarete savi?9Colui che ha piantato l’orecchio non udirà egli? Colui che ha formato l’occhio non vedrà egli?10Colui che castiga le nazioni non correggerà, egli che imparte all’uomo la conoscenza?11L’Eterno conosce i pensieri dell’uomo, sa che son vanità.12Beato l’uomo che tu correggi, o Eterno, ed ammaestri con la tua legge13per dargli requie dai giorni dell’avversità, finché la fossa sia scavata per l’empio.14Poiché l’Eterno non rigetterà il suo popolo, e non abbandonerà la sua eredità.15Poiché il giudizio tornerà conforme a giustizia, e tutti i diritti di cuore lo seguiranno.16Chi si leverà per me contro i malvagi? Chi si presenterà per me contro gli operatori d’iniquità?17Se l’Eterno non fosse stato il mio aiuto, a quest’ora l’anima mia abiterebbe il luogo del silenzio.18Quand’ho detto: Il mio piè vacilla, la tua benignità, o Eterno, m’ha sostenuto.19Quando sono stato in grandi pensieri dentro di me, le tue consolazioni han rallegrato l’anima mia.20Il trono della nequizia t’avrà egli per complice? esso, che ordisce oppressioni in nome della legge?21Essi si gettano assieme contro l’anima del giusto, e condannano il sangue innocente.22Ma l’Eterno è il mio alto ricetto, e il mio Dio è la ròcca in cui mi rifugio.23Egli farà ricader sovr’essi la loro propria iniquità, e li distruggerà mediante la loro propria malizia; l’Eterno, il nostro Dio, li distruggerà.

In contrast to the Israelite in the last days, the Christian is to beware of seeking revenge (Rom. 12:17 . . .). He does not suffer any less from the evil and injustice which reign in this world where pride (v. 2), wickedness (v. 3), arrogance and boasting (v. 4), oppression and violence (vv. 5, 6) are given free rein. The believer cannot go through the world and remain unaffected by what he sees in it every day. The more aware he is of the holiness of God, the more awful is the evil to him (Ps. 97:10). That is why Christ, the perfect Man, suffered more from evil than anybody else. Look at Him in Mark 3:5 "grieved for the hardness of their hearts" . . . He Himself was made the object of the ultimate injustice (v. 21).

Being aware of this evil which surrounds us often arouses within us a great many distressing thoughts: Does God not see these things? Why does He not intervene? . . . In reply, the Lord generally gives us comforts rather than answers (v. 19). By opening our eyes to the evil in the world He helps us to separate ourselves from it. But this is to bring us closer to Himself and so that our hope in Him can be strengthened. May the comforts from above always be the delight of our souls!

Salmo 95
1Venite, cantiamo con giubilo all’Eterno, mandiamo grida di gioia alla ròcca della nostra salvezza!2Presentiamoci a lui con lodi, celebriamolo con salmi!3Poiché l’Eterno è un Dio grande, e un gran Re sopra tutti gli dèi.4Nelle sue mani stanno le profondità della terra, e le altezze de’ monti son sue.5Suo è il mare, perch’egli l’ha fatto, e le sue mani han formato la terra asciutta.6Venite, adoriamo e inchiniamoci, inginocchiamoci davanti all’Eterno che ci ha fatti!7Poich’egli è il nostro Dio, e noi siamo il popolo ch’egli pasce, e il gregge che la sua mano conduce.8Oggi, se udite la sua voce, non indurate il vostro cuore come a Meriba, come nel giorno di Massa nel deserto,9quando i vostri padri mi tentarono, mi provarono e videro l’opera mia.10Quarant’anni ebbi in disgusto quella generazione, e dissi: E’ un popolo sviato di cuore, e non han conosciuto le mie vie.11Perciò giurai nell’ira mia: Non entreranno nel mio riposo!

The power of God in salvation awakens cries of joy amongst those who are its objects. In the past, on the banks of the Red Sea, a redeemed people had raised a song of deliverance to the LORD. Sadly, Israel's history from their very first steps in the wilderness teaches us that we can be a witness to the works of God (v. 9) and not know His ways (v. 10). It also shows us that it was not only the ungodly Pharaoh who had hardened his heart (Ex. 8:15, 32 . . .) but that Israel had wasted no time in doing just the same (v. 8). The very names Massah (temptation; see Ex. 17:7) and Meribah (provocation) are engraved forever in their history (cf. Num. 11:3, 34). These failures characterised the sad stages through the wilderness and served to mark them out. May these names, dear friends, serve also as signposts solemnly to warn us in our pathway.

With us in mind the Epistle to the Hebrews quotes and comments upon this psalm (Heb. 3:7 . . .). "Today if ye will hear his voice, harden not your hearts." We must listen to the Lord with the heart. May our hearts be responsive to "His voice" today, and tomorrow He will bring us into His glorious rest.

Salmo 96
1Cantate all’Eterno un cantico nuovo, cantate all’Eterno, abitanti di tutta la terra!2Cantate all’Eterno, benedite il suo nome, annunziate di giorno in giorno la sua salvezza!3Raccontate la sua gloria fra le nazioni e le sue maraviglie fra tutti i popoli!4Perché l’Eterno è grande e degno di sovrana lode; egli è tremendo sopra tutti gli dèi.5Poiché tutti gli dèi dei popoli son idoli vani, ma l’Eterno ha fatto i cieli.6Splendore e maestà stanno dinanzi a lui, forza e bellezza stanno nel suo santuario.7Date all’Eterno, o famiglie dei popoli, date all’Eterno gloria e forza.8Date all’Eterno la gloria dovuta al suo nome, portategli offerte e venite ne’ suoi cortili.9Prostratevi dinanzi all’Eterno vestiti di sacri ornamenti, tremate dinanzi a lui, o abitanti di tutta la terra!10Dite fra le nazioni: l’Eterno regna; il mondo quindi è stabile e non sarà smosso; l’Eterno giudicherà i popoli con rettitudine.11Si rallegrino i cieli e gioisca la terra; risuoni il mare e quel ch’esso contiene;12festeggi la campagna e tutto quello ch’è in essa; tutti gli alberi delle foreste dian voci di gioia13nel cospetto dell’Eterno; poich’egli viene, viene a giudicare la terra. Egli giudicherà il mondo con giustizia, e i popoli secondo la sua fedeltà.

Having urged themselves: "let us sing . . . let us worship and bow down" in Psalm 95, the faithful people of Israel now invite all the world and nature herself to do the same: "sing . . . bless . . . worship the LORD" (vv. 1, 2, 9). The day will come when the pagan peoples will cast away their idols and when the families of the nations will ascribe to the LORD glory and strength (v. 7). The redeemed do not have to wait for the Lord to reign in order to express this homage. "To him be glory and dominion," they can shout even now (Rev. 1:6). For it is not only the coming display of the glories of Christ which can draw forth this praise from them. The majesty, the magnificence, the power and the beauty of the King of all the earth are still invisible, hidden in the heavenly sanctuary (v. 6). But the great and perpetual motive for the believer's adoration is the love of his Saviour: "Unto him that loved us, and washed us from our sins in his own blood."

This psalm was composed and sung at the time of the return of the ark, a type of Christ, in the midst of Israel (1 Chron. 16:23-30). However it is no longer to save the world but to judge it that the Lord will come again (v. 13; cf. John 3:17; John 5:22). He will exercise judgment over the peoples righteously (v. 10), justly and in truth (v. 13; Ps. 45:3-4).

Salmo 97
1L’Eterno regna; gioisca la terra, la moltitudine delle isole si rallegri.2Nuvole ed oscurità lo circondano; giustizia ed equità son le basi del suo trono.3Un fuoco lo precede e consuma i suoi nemici d’ogn’intorno.4I suoi lampi illuminano il mondo; la terra lo vede e trema.5I monti si struggono come cera alla presenza dell’Eterno, alla presenza del Signore di tutta la terra.6I cieli annunziano la sua giustizia, e tutti i popoli vedono la sua gloria.7Son confusi tutti quelli che adoran le immagini, che si glorian degl’idoli; si prostrano dinanzi a lui tutti gli dèi.8Sion l’ha udito e si è rallegrata, e le figliuole di Giuda hanno esultato per i tuoi giudizi, o Eterno!9Poiché tu, o Eterno, sei l’Altissimo su tutta la terra; tu sei sommamente elevato sopra tutti gli dèi.10O voi che amate l’Eterno, odiate il male! Egli custodisce le anime de’ suoi fedeli, li libera dalla mano degli empi.11La luce è seminata per il giusto, e la gioia per i diritti di cuore.12Rallegratevi nell’Eterno, o giusti, e lodate il santo suo nome!

This psalm describes the establishment of God's reign in power; it corresponds to Isaiah 11:4-5 and Revelation 19:6. Everything which is opposed to the Lord's dominion will be consumed (vv. 3-5), whilst the hearts of all the faithful will be filled with gladness (vv. 8 . . .). Then the glory of the LORD will not only be spoken of as in Psalm 96:3; it will be seen (v. 6), and the inhabitants of the world will finally be able to see the difference between the government carried out by man and the righteousness established by God. The angels who are also called gods in v. 7, and who for so long have witnessed iniquity on the earth, will finally be present at the triumph of righteousness. They will see the Firstborn, Christ, introduced by God into the inhabited earth and will render their homage to Him in unison with the saints on the earth (Heb. 1:6).

The last three verses are for all time, because God always has His eye on those who love Him, on those who are "upright in heart." His grace calls them saints and righteous. He expects them to hate evil and to rejoice in Him (vv. 10, 12: cf. Rom. 12:9; Phil. 4:4 . . .). He Himself will not fail to preserve their souls and to light their paths (vv. 10, 11).

Salmo 98, Salmo 99
1Salmo. Cantate all’Eterno un cantico nuovo, perch’egli ha compiuto maraviglie; la sua destra e il braccio suo santo l’hanno reso vittorioso.2L’Eterno ha fatto conoscere la sua salvezza, ha manifestato la sua giustizia nel cospetto delle nazioni.3Si è ricordato della sua bontà e della sua fedeltà verso la casa d’Israele; tutte le estremità della terra han veduto la salvezza del nostro Dio.4Acclamate l’Eterno, abitanti di tutta la terra, date in canti di giubilo e salmeggiate,5salmeggiate all’Eterno con la cetra, con la cetra e la voce del canto.6Con trombe e col suono del corno, fate acclamazioni al Re, all’Eterno.7Risuoni il mare e tutto ciò ch’è in esso; il mondo ed i suoi abitanti.8I fiumi battan le mani, i monti cantino assieme per gioia, dinanzi all’Eterno. Poich’egli viene a giudicare la terra;9egli giudicherà il mondo con giustizia, e i popoli con rettitudine.
1L’Eterno regna; tremino i popoli; egli siede sui cherubini, la terra sia scossa.2L’Eterno è grande in Sion, ed eccelso sopra tutti i popoli.3Lodino essi il tuo nome grande e tremendo. Egli è santo.4Lodino la forza del Re che ama la giustizia; sei tu che hai fondato il diritto, che hai esercitato in Giacobbe il giudicio e la giustizia.5Esaltate l’Eterno, l’Iddio nostro, e prostratevi dinanzi allo sgabello de’ suoi piedi. Egli è santo.6Mosè ed Aaronne fra i suoi sacerdoti, e Samuele fra quelli che invocavano il suo nome, invocaron l’Eterno, ed egli rispose loro.7Parlò loro dalla colonna della nuvola; essi osservarono le sue testimonianze e gli statuti che diede loro.8Tu li esaudisti, o Eterno, Iddio nostro! Fosti per loro un Dio perdonatore, benché tu punissi le loro male azioni.9Esaltate l’Eterno, l’Iddio nostro, e adorate sul monte della sua santità; perché l’Eterno, l’Iddio nostro, è santo.

Psalms 98 and 99 begin in the same way as Psalms 96 and 97 respectively. "O sing unto the LORD a new song" (Ps. 98:1). The new song is that which considers Christ in the new manifestations of His glory. At the dawn of His reign, when God will have made His salvation known and revealed His righteousness (v. 2; Psalm 97), this hymn will begin in heaven and every creature will echo it (read Rev. 5:9 . . ., 13 . . .). Heaven and earth will sing in unison; a universal joy will at last answer to the goodness and faithfulness of God (v. 3).

"The LORD reigneth," Psalm 99 repeats. His judgment having been carried out, His glory takes up its place again "between the cherubims", the place which it left formerly because of the iniquity of the people (Ex. 25:22; Ezek. 10). His holiness is proclaimed on three occasions: His name is holy . . .; He is holy . . .; the LORD our God is holy (vv. 3, 5, 9; cf. Isa. 6:2-3). But this thrice holy God is also the One who forgives (v. 8) and we know that He can do this without denying Himself, because of the work of the cross. Only then will the intercession of Moses, Aaron and Samuel find its full answer in the forgiveness which is already ours in grace (Ex. 32: 11, 32; Num. 16:47; 1 Sam. 7:5; 1 Sam. 12:23).

Salmo 100, Salmo 101
1Salmo di lode. Mandate gridi di gioia all’Eterno, o abitanti di tutta la terra!2Servite l’Eterno con gioia, venite al suo cospetto con canti!3Riconoscete che l’Eterno è Dio; è lui che ci ha fatti, e noi siam suoi; siamo il suo popolo e il gregge ch’egli pasce.4Entrate nelle sue porte con ringraziamento, e nei suoi cortili con lode; celebratelo, benedite il suo nome.5Poiché l’Eterno è buono; la sua benignità dura in perpetuo, e la sua fedeltà per ogni età.
1Salmo di Davide. Io canterò la benignità e la giustizia; a te, o Eterno, salmeggerò.2Io m’applicherò a seguire la via perfetta; quando verrai a me?… Io camminerò con integrità di cuore, in seno alla mia casa.3Non mi proporrò cosa alcuna scellerata; io odio il fare degli sviati; esso non mi s’attaccherà.4Il cuor perverso s’allontanerà da me; il malvagio non lo conoscerò.5Io sterminerò chi sparla in segreto del suo prossimo; e chi ha l’occhio altero ed il cuor gonfio non lo sopporterò.6Avrò gli occhi sui fedeli del paese perché dimorino meco; chi cammina per la via dell’integrità, quello sarà mio servitore.7Chi pratica la frode non abiterà nella mia casa; chi proferisce menzogna non sussisterà davanti agli occhi miei.8Ogni mattina distruggerò tutti gli empi del paese per estirpare dalla città dell’Eterno tutti gli operatori d’iniquità.

Psalm 100 is a psalm of thanksgiving inviting "the whole earth" to praise the LORD and to serve Him joyfully.

We also have these privileges and with even greater reason, we who know God as our good Father and the Lord Jesus as our caring Shepherd (cf. end of v. 3). Is it a joy for us to serve the Lord? Or, on the contrary, do we behave as if He were a hard master with a heavy yoke? (Matt. 25:24 . . .). Dear friends, may we know now the joy which always goes hand in hand with obedient service (John 15:10-11) so that we might also understand later that tender phrase: "Enter thou into the joy of thy Lord" (Matt. 25:21, 23).

A new series begins with Psalm 101. This psalm is in a way the text of the public declaration of the King inaugurating His reign. He sets out the foundations on which the government of the country is to be based: wisdom, integrity, righteousness, separation from evil. What a contrast between these simple and sound principles and the cluttered and complicated codes of human justice! All the subjects in the kingdom will have been warned: perversity, slander, pride, fraud and lies will not be tolerated. Having been called to reign with the Lord, it is up to us to show forth the principles of His Kingdom in our walk now.

Salmo 102:1-15
1Preghiera dell’afflitto quand’è abbattuto e spande il suo lamento dinanzi all’Eterno. Deh ascolta la mia preghiera, o Eterno, e venga fino a te il mio grido!2Non mi nasconder la tua faccia nel dì della mia distretta; inclina a me il tuo orecchio; nel giorno che io grido, affrettati a rispondermi.3Poiché i miei giorni svaniscono come fumo, e le mie ossa si consumano come un tizzone.4Colpito è il mio cuore come l’erba, e si è seccato; perché ho dimenticato perfino di mangiare il mio pane.5A cagion della voce dei miei gemiti, le mie ossa s’attaccano alla mia carne.6Son simile al pellicano del deserto, son come il gufo de’ luoghi desolati.7Io veglio, e sono come il passero solitario sul tetto.8I miei nemici m’oltraggiano ogni giorno; quelli che son furibondi contro di me si servon del mio nome per imprecare.9Poiché io mangio cenere come fosse pane, e mescolo con lagrime la mia bevanda,10a cagione della tua indignazione e del tuo cruccio; poiché m’hai levato in alto e gettato via.11I miei giorni son come l’ombra che s’allunga, e io son disseccato come l’erba.12Ma tu, o Eterno, dimori in perpetuo, e la tua memoria dura per ogni età.13Tu ti leverai ed avrai compassione di Sion, poiché è tempo d’averne pietà; il tempo fissato è giunto.14Perché i tuoi servitori hanno affezione alle sue pietre, ed hanno pietà della sua polvere.15Allora le nazioni temeranno il nome dell’Eterno, e tutti i re della terra la tua gloria,

The title of this psalm directs our attention towards the supreme Afflicted One: the Lord Jesus in His suffering. "He is overwhelmed and poureth out his complaint." But it is a complaint which contains neither impatience nor murmuring; everything here is perfect submission. But it is a complaint which is poured out before God, not before men! Who else could have understood the Lord, even amongst His disciples? Vv. 6, 7 sum up His utter moral loneliness down here. A man feels so much more alone when he is different from others. And Christ was completely alone because of His perfection. It was not therefore only at the cross that He experienced this loneliness but during His whole life. Tears were His drink, His daily portion (v. 9). It was not only on the few occasions reported in the Gospel that He was insulted. "All the day" He was the object of His enemies' hatred (v. 8). He experienced man's anger against Himself, but far worse still, He experienced God's wrath when He took our place to face it (v. 10). But this very moment has become for God "the time of compassion" (v. 13) – upon Zion in Israel but also for the blessing of all those who believe in Him now.

Salmo 102:16-28
16quando l’Eterno avrà riedificata Sion, sarà apparso nella sua gloria,17avrà avuto riguardo alla preghiera dei desolati, e non avrà sprezzato la loro supplicazione.18Questo sarà scritto per l’età a venire, e il popolo che sarà creato loderà l’Eterno,19perch’egli avrà guardato dall’alto del suo santuario; dal cielo l’Eterno avrà mirato la terra20per udire i gemiti de’ prigionieri, per liberare i condannati a morte,21affinché pubblichino il nome dell’Eterno in Sion e la sua lode in Gerusalemme,22quando i popoli e i regni si raduneranno insieme per servire l’Eterno.23Egli ha abbattuto le mie forze durante il mio cammino; ha accorciato i miei giorni.24Io ho detto: Dio mio, non mi portar via nel mezzo dei miei giorni; i tuoi anni durano per ogni età.25Tu fondasti ab antico la terra, e i cieli son l’opera delle tue mani.26Essi periranno, ma tu rimani; tutti quanti si logoreranno come un vestito; tu li muterai come una veste e saranno mutati.27Ma tu sei sempre lo stesso, e gli anni tuoi non avranno mai fine.28I figliuoli de’ tuoi servitori avranno una dimora, e la loro progenie sarà stabilita nel tuo cospetto.

God looked down from heaven upon the prisoners of Satan, destined for eternal death. He heard their groaning (vv. 19, 20). He wanted to deliver them so that they could praise Him (v. 21). To achieve this He sent His Son down here.

Christ, a real man, implored the One who could save Him from death (v. 24; Heb. 5:7 . . .). But in that same v. 24, there is an extraordinary comfort in reply to "the prayer of the destitute" (v. 17). It is as a man Christ prayed; it is as God that He gets the reply. And we are allowed to listen to the wonderful conversation which takes place between God the Father and God the Son. This is an unfathomable mystery! Who then is this afflicted person, this lonely man overwhelmed by insults and recognising his weakness? It is the One who "of old . . . laid the foundation of the earth" and unfurled the heavens (Micah 5:2)!

"In the midst of my days"? (v. 24). But His years will never end! Creation will grow old and pass away; the Creator will remain forever. He is eternally the Same. The Epistle to the Hebrews which quotes these verses adds that the Son, in whom all God's glory shines, is also the One who "by himself purged sins" (Heb. 1:2-3, 10-12). Oh, the infinite value of such a work accomplished by such a Person!

Salmo 103
1Di Davide. Benedici, anima mia, l’Eterno; e tutto quello ch’è in me, benedica il nome suo santo.2Benedici, anima mia l’Eterno, e non dimenticare alcuno de’ suoi benefici.3Egli è quel che ti perdona tutte le tue iniquità, che sana tutte le tue infermità,4che redime la tua vita dalla fossa, che ti corona di benignità e di compassioni,5che sazia di beni la tua bocca, che ti fa ringiovanire come l’aquila.6L’Eterno fa giustizia e ragione a tutti quelli che sono oppressi.7Egli fece conoscere a Mosè le sue vie e ai figliuoli d’Israele le sue opere.8L’Eterno è pietoso e clemente, lento all’ira e di gran benignità.9Egli non contende in eterno, né serba l’ira sua in perpetuo.10Egli non ci ha trattati secondo i nostri peccati, né ci ha retribuiti secondo le nostre iniquità.11Poiché quanto i cieli sono alti al disopra della terra, tanto è grande la sua benignità verso quelli che lo temono.12Quanto è lontano il levante dal ponente, tanto ha egli allontanato da noi le nostre trasgressioni.13Come un padre è pietoso verso i suoi figliuoli, così è pietoso l’Eterno verso quelli che lo temono.14Poiché egli conosce la nostra natura; egli si ricorda che siam polvere.15I giorni dell’uomo son come l’erba; egli fiorisce come il fiore del campo;16se un vento gli passa sopra ei non è più, e il luogo dov’era non lo riconosce più.17Ma la benignità dell’Eterno dura ab eterno e in eterno, sopra quelli che lo temono, e la sua giustizia sopra i figliuoli de’ figliuoli18di quelli che osservano il suo patto, e si ricordano de’ suoi comandamenti per metterli in opra.19L’Eterno ha stabilito il suo trono ne’ cieli, e il suo regno signoreggia su tutto.20Benedite l’Eterno, voi suoi angeli, potenti e forti, che fate ciò ch’egli dice, ubbidendo alla voce della sua parola!21Benedite l’Eterno, voi tutti gli eserciti suoi, che siete suoi ministri, e fate ciò che gli piace!22Benedite l’Eterno, voi tutte le opere sue, in tutti i luoghi della sua signoria! Anima mia, benedici l’Eterno!

Just as David did, let us bless God in our souls and appreciate His innumerable benefits. Sadly, we tend to keep an up-to-date list of what we lack rather than a list of all the benefits we have received. How ungrateful and inconsistent we are! For example, has it never happened that we have complained about the food at a meal time . . . for which we have just given thanks to the Lord?

Above all His other gifts, our souls have to thank God continually for the forgiveness of our sins (v. 3). If He had given us what we deserved, eternal punishment would have been our reward (v. 10). But now He has removed these sins as far away from us as possible (v. 12). He has thrown them behind His back (Isa. 38:17), made them as white as snow (Isa. 1:18), blotted them out as a thick cloud (Isa. 44:22), cast them into the depths of the sea (Micah 7:19) and He will remember them no more (Isa. 43:25; Heb. 10:17).

To "them that fear Him" the goodness of God has no bounds (vv. 11, 13, 17; cf. Isa. 55:7-9). Fear here does not mean dreading His anger. It is the state of mind of those who have come to know His compassion and His mercy (v. 8; read Ps. 130:4) and can always find in them fresh reasons to praise Him.

Salmo 104:1-18
1Anima mia, benedici l’Eterno! O Eterno, mio Dio, tu sei sommamente grande; sei vestito di splendore e di maestà.2Egli s’ammanta di luce come d’una veste; distende i cieli come un padiglione;3egli costruisce le sue alte stanze nelle acque; fa delle nuvole il suo carro, s’avanza sulle ali del vento;4fa dei venti i suoi messaggeri, delle fiamme di fuoco i suoi ministri.5Egli ha fondato la terra sulle sue basi; non sarà smossa mai in perpetuo.6Tu l’avevi coperta dell’abisso come d’una veste, le acque s’erano fermate sui monti.7Alla tua minaccia esse si ritirarono, alla voce del tuo tuono fuggirono spaventate.8Le montagne sorsero, le valli s’abbassarono nel luogo che tu avevi stabilito per loro.9Tu hai posto alle acque un limite che non trapasseranno; esse non torneranno a coprire la terra.10Egli manda fonti nelle valli, ed esse scorrono fra le montagne;11abbeverano tutte le bestie della campagna, gli asini selvatici vi si dissetano.12Presso a quelle si riparano gli uccelli del cielo; di mezzo alle fronde fanno udir la loro voce.13Egli adacqua i monti dall’alto delle sue stanze, la terra è saziata col frutto delle tue opere.14Egli fa germogliar l’erba per il bestiame e le piante per il servizio dell’uomo, facendo uscir dalla terra il nutrimento,15e il vino che rallegra il cuor dell’uomo, e l’olio che gli fa risplender la faccia, e il pane che sostenta il cuore dei mortali.16Gli alberi dell’Eterno sono saziati, i cedri del Libano, ch’egli ha piantati.17Gli uccelli vi fanno i loro nidi; la cicogna fa dei cipressi la sua dimora;18le alte montagne son per i camosci, le rocce sono il rifugio de’ conigli.

Psalms 104 to 106 sum up the first books of the Bible. Psalm 104 celebrates the creation, whilst Psalms 105 and 106 recall the history of the patriarchs and of the people of Israel.

The creation described by the Creator: what a subject, and what an author to handle it! We find again here the work of the six days of Genesis 1. On the first day: light (v. 2); on the second: the stretching out of the heavens separated by the waters (vv. 2, 3); on the third: the foundation of the earth with the gathering of the waters and the appearance of vegetation (vv. 5-9; 14 . . .); on the fourth: the establishment of the great lights (vv. 19, 22); on the fifth: the multiplying of the animals in the seas and in the air (vv. 25, 26, 12, 17); finally on the sixth day: the creation of living beings on the earth (vv. 11, 21 . . .) crowned by the creation of man (vv. 15, 23). But notice how that, side by side with God's power and wisdom, the emphasis is again placed here on His goodness. Everything had been planned and carried out for the good and the joy of His creature (v. 11 . . .). By comparing v. 5 with v. 25 of Psalm 102 we can recognise and adore the Son in this "very great" God (v. 1; Ps. 145:3), the Creator of all things. He was one with the Father in all His counsels and in all His love.

Salmo 104:19-35
19Egli ha fatto la luna per le stagioni; il sole conosce il suo tramonto.20Tu mandi le tenebre e vien la notte, nella quale tutte le bestie delle foreste si mettono in moto.21I leoncelli ruggono dietro la preda e chiedono il loro pasto a Dio.22Si leva il sole, esse si ritirano e vanno a giacere nei loro covi.23L’uomo esce all’opera sua e al suo lavoro fino alla sera.24Quanto son numerose le tue opere, o Eterno! Tu le hai fatte tutte con sapienza; la terra è piena delle tue ricchezze.25Ecco il mare, grande ed ampio, dove si muovon creature senza numero, animali piccoli e grandi.26Là vogano le navi e quel leviatan che hai creato per scherzare in esso.27Tutti quanti sperano in te che tu dia loro il lor cibo a suo tempo.28Tu lo dài loro ed essi lo raccolgono; tu apri la mano ed essi son saziati di beni.29Tu nascondi la tua faccia, essi sono smarriti; tu ritiri il loro fiato, ed essi muoiono e tornano nella loro polvere.30Tu mandi il tuo spirito, essi sono creati, e tu rinnovi la faccia della terra.31Duri in perpetuo la gloria dell’Eterno, si rallegri l’Eterno nelle opere sue!32Egli riguarda la terra, ed essa trema; egli tocca i monti, ed essi fumano.33Io canterò all’Eterno finché io viva; salmeggerò al mio Dio finché io esista.34Possa la mia meditazione essergli gradita! Io mi rallegrerò nell’Eterno.35Spariscano i peccatori dalla terra, e gli empi non siano più! Anima mia, benedici l’Eterno. Alleluia.

We tend to attach a great deal of importance to work and to the workmanship of man (v. 23). But how insignificant it is beside the works of God which provide countless examples of His wisdom! (v. 24). And it is first and foremost on Him, and not on the work of man, that every creature depends for its survival (vv. 27, 28; Matthew 7:11). Let us not attribute our gains to our own efforts but to His grace. Yes, "the earth is full of His riches"; may we know how to recognise and observe them. However, it is possible to admire and enjoy creation without knowing the One who made it. Many artists and philosophers have confused the Truth with nature, upon which sin has left its unclean mark. Just contemplating nature does not tell the sinner about God's holiness, righteousness and grace. In the same way, to get to know an architect really well it is not sufficient to visit the buildings which he has made (and which the careless occupiers may have wrecked); it is necessary to have visited him, to learn about his character, his family, his habits. Let us then not forget that we do not discover God; it is He who reveals Himself, not to our senses, for He is a Spirit (John 4:24) but to our souls, not only through nature but also in His Word (Ps. 19).

Salmo 105:1-22
1Celebrate l’Eterno, invocate il suo nome; fate conoscere le sue gesta fra popoli.2Cantategli, salmeggiategli, meditate su tutte le sue maraviglie.3Gloriatevi nel santo suo nome; si rallegri il cuore di quelli che cercano l’Eterno!4Cercate l’Eterno e la sua forza, cercate del continuo la sua faccia!5Ricordatevi delle maraviglie ch’egli ha fatte, de’ suoi miracoli e dei giudizi della sua bocca,6o voi, progenie d’Abrahamo, suo servitore, figliuoli di Giacobbe, suoi eletti!7Egli, l’Eterno, è l’Iddio nostro; i suoi giudizi s’esercitano su tutta la terra.8Egli si ricorda in perpetuo del suo patto, della parola da lui data per mille generazioni,9del patto che fece con Abrahamo, del giuramento che fece ad Isacco,10e che confermò a Giacobbe come uno statuto, ad Israele come un patto eterno,11dicendo: Io ti darò il paese di Canaan per vostra parte di eredità.12Non erano allora che poca gente, pochissimi e stranieri nel paese,13e andavano da una nazione all’altra, da un regno a un altro popolo.14Egli non permise che alcuno li opprimesse; anzi, castigò dei re per amor loro15dicendo: Non toccate i miei unti, e non fate alcun male ai miei profeti.16Poi chiamò la fame sul paese, e fece mancar del tutto il sostegno del pane.17Mandò dinanzi a loro un uomo. Giuseppe fu venduto come schiavo.18I suoi piedi furon serrati nei ceppi, ei fu messo in catene di ferro,19fino al tempo che avvenne quello che avea detto, e la parola dell’Eterno, nella prova, gli rese giustizia.20Il re mandò a farlo sciogliere, il dominatore di popoli lo mise in libertà;21lo costituì signore della sua casa e governatore di tutti i suoi beni22per incatenare i principi a suo talento, e insegnare ai suoi anziani la sapienza.

Vv. 1-15 of this psalm form part (along with Psalm 96) of the one which is called the first, delivered by king David to Asaph after the return of the ark (1 Chron. 16:7-22). There is just one slight yet very remarkable difference between the two! 1 Chronicles 16:15 demanded: "be ye mindful" of His covenant. By contrast v. 8 of our psalm declares: "He hath remembered . . ." Even though the people failed and forgot their covenant with God He remembered His promises to Abraham, Isaac and Jacob (2 Tim. 2:13). Those promises were all that those men of God possessed. In the eyes of their contemporaries, they were nothing: they were "very few and strangers" in the land, just as Christians are today. But God was watching over them as He watches over us (vv. 14, 15; for example Gen. 31:24).

Then He sent "a man" who carried out His counsels: Joseph, a precious type of the Lord Jesus. First of all a slave, then a prisoner, he was freed by "the ruler of the people", who made him lord and ruler of all his possessions (vv. 17-21). Christ, once dead but raised by the power of God, will be established as Lord of all the earth and all the promises of God will be fulfilled in Him (Acts 2:36).

Salmo 105:23-45
23Allora Israele venne in Egitto, e Giacobbe soggiornò nel paese di Cham.24Iddio fece moltiplicar grandemente il suo popolo, e lo rese più potente dei suoi avversari.25Poi voltò il cuor loro perché odiassero il suo popolo, e macchinassero frodi contro i suoi servitori.26Egli mandò Mosè, suo servitore, e Aaronne, che aveva eletto.27Essi compiron fra loro i miracoli da lui ordinati, fecero dei prodigi nella terra di Cham.28Mandò le tenebre e fece oscurar l’aria, eppure non osservarono le sue parole.29Cangiò le acque loro in sangue, e fece morire i loro pesci.30La loro terra brulicò di rane, fin nelle camere dei loro re.31Egli parlò, e vennero mosche velenose e zanzare in tutto il loro territorio.32Dette loro grandine invece di pioggia, fiamme di fuoco sul loro paese.33Percosse le loro vigne e i loro fichi e fracassò gli alberi del loro territorio.34Egli parlò e vennero le locuste e i bruchi senza numero,35che divorarono tutta l’erba nel loro paese e mangiarono il frutto della loro terra.36Poi percosse tutti i primogeniti nel loro paese, le primizie d’ogni loro forza.37E fece uscire gli Israeliti con argento ed oro, e non vi fu alcuno, fra le sue tribù, che fosse fiacco.38L’Egitto si rallegrò della loro partenza, poiché la paura d’essi era caduta su loro.39Egli distese una nuvola per ripararli, e accese un fuoco per rischiararli di notte.40A loro richiesta fece venire delle quaglie, e li saziò col pane del cielo.41Egli aprì la roccia e ne scaturirono acque; esse corsero per luoghi aridi, come un fiume.42Poiché egli si ricordò della sua parola santa e d’Abrahamo, suo servitore;43e trasse fuori il suo popolo con allegrezza, e i suoi eletti con giubilo.44E dette loro i paesi delle nazioni, ed essi presero possesso della fatica dei popoli,45perché osservassero i suoi statuti e ubbidissero alle sue leggi. Alleluia.

The power of the LORD is displayed throughout the book of Exodus. First of all we find here His miracles in judgment against the Egyptians (vv. 27-36), then His miracles of grace towards Israel (v. 37-41). However the terrible plagues which struck Egypt were not only meant to frighten and punish Pharaoh. Above all the LORD wanted to reveal Himself to His own people through signs and wonders (v. 27; Ex. 14:31).

"He spake" . . . and the thing happened (vv. 31, 34). As in the days of creation, one word was enough for Him to summon countless small agents of His anger: poisonous flies, lice, locusts and caterpillars (cf. Heb. 11:3 . . .). What humiliation for man to be beaten . . . by mere insects.

Israel left Egypt after the Passover, exchanging their misery for great wealth (v. 37). They had suffered under oppression; God brought them out with joy and with a shout of triumph (v. 43). Those who had worked so hard would inherit "the labour of the people" (v. 44). And all this work of redemption came about as a result of the LORD's promise to Abraham (v. 42; read Gen. 15:13-14). Nothing can stop God from carrying out "his holy promise" (v. 42; Luke 1:72-73).

Salmo 106:1-23
1Alleluia! Celebrate l’Eterno, perch’egli è buono, perché la sua benignità dura in perpetuo.2Chi può raccontare le gesta dell’Eterno, o pubblicar tutta la sua lode?3Beati coloro che osservano ciò ch’è prescritto, che fanno ciò ch’è giusto, in ogni tempo!4O Eterno, ricordati di me, con la benevolenza che usi verso il tuo popolo; visitami con la tua salvazione,5affinché io vegga il bene de’ tuoi eletti, mi rallegri dell’allegrezza della tua nazione, e mi glori con la tua eredità.6Noi e i nostri padri abbiamo peccato, abbiamo commesso l’iniquità, abbiamo agito empiamente.7I nostri padri non prestarono attenzione alle tue maraviglie in Egitto; non si ricordarono della moltitudine delle tue benignità, ma si ribellarono presso al mare, al Mar rosso.8Nondimeno egli li salvò per amor del suo nome, per far conoscere la sua potenza.9Sgridò il Mar rosso ed esso si seccò; li condusse attraverso gli abissi come attraverso un deserto.10E li salvò dalla mano di chi li odiava, e li redense dalla mano del nemico.11E le acque copersero i loro avversari; non ne scampò neppur uno.12Allora credettero alle sue parole, e cantarono la sua lode.13Ben presto dimenticarono le sue opere; non aspettaron fiduciosi l’esecuzione dei suoi disegni,14ma si accesero di cupidigia nel deserto, e tentarono Dio nella solitudine.15Ed egli dette loro quel che chiedevano, ma mandò la consunzione nelle loro persone.16Furon mossi d’invidia contro Mosè nel campo, e contro Aaronne, il santo dell’Eterno.17La terra s’aprì, inghiottì Datan e coperse il sèguito d’Abiram.18Un fuoco s’accese nella loro assemblea, la fiamma consumò gli empi.19Fecero un vitello in Horeb, e adorarono un’immagine di getto;20così mutarono la loro gloria nella figura d’un bue che mangia l’erba.21Dimenticarono Dio, loro salvatore, che avea fatto cose grandi in Egitto,22cose maravigliose nel paese di Cham, cose tremende al Mar rosso.23Ond’egli parlò di sterminarli; ma Mosè, suo eletto, stette sulla breccia dinanzi a lui per stornar l’ira sua onde non li distruggesse.

Only the work of God was seen in Psalm 105; there was no mention of the sins of Israel. Psalm 106 continues with the same story from the escape out of Egypt, but emphasizes the responsibility of the people (cf. for example the episode of the quails in Ps. 105:40 and Ps. 106:14-15). Our history has also two sides. On the one hand, there is the perfect work of the grace which saves us, then takes charge of us to bring us safely unto our goal, in spite of obstacles and difficulties (Phil. 1:6). On the other hand there is our walk, so often slowed down by detours and wrong paths. We certainly need the One who, far more than Moses, stands constantly "in the breach", interceding for His own (v. 23; Rom. 8:34).

"Forget not all his benefits", so Psalm 103 advised us. In effect forgetfulness opens the door to covetousness and that leads to rebellion (vv. 7, 13, 14, 21). Satan thoroughly enjoys planting evil desires in an ungrateful heart. He knows how to make the things of the world attractive to someone who no longer values the gifts of God, and through these attractions he can gradually lead his victim along the road of open revolt against God. May the Lord grant us always to understand His wonders (v. 7).

Salmo 106:24-48
24Essi disdegnarono il paese delizioso, non credettero alla sua parola;25e mormorarono nelle loro tende, e non dettero ascolto alla voce dell’Eterno.26Ond’egli, alzando la mano, giurò loro che li farebbe cader nel deserto,27che farebbe perire la loro progenie fra le nazioni e li disperderebbe per tutti i paesi.28Si congiunsero anche con Baal-Peor e mangiarono dei sacrifizi dei morti.29Così irritarono Iddio colle loro azioni, e un flagello irruppe fra loro.30Ma Fineas si levò e fece giustizia, e il flagello fu arrestato.31E ciò gli fu imputato come giustizia per ogni età, in perpetuo.32Lo provocarono ad ira anche alle acque di Meriba, e venne del male a Mosè per cagion loro;33perché inasprirono il suo spirito ed egli parlò sconsigliatamente con le sue labbra.34Essi non distrussero i popoli, come l’Eterno avea loro comandato;35ma si mescolarono con le nazioni, e impararono le opere d’esse:36e servirono ai loro idoli, i quali divennero per essi un laccio;37e sacrificarono i loro figliuoli e le loro figliuole ai demoni,38e sparsero il sangue innocente, il sangue dei loro figliuoli e delle loro figliuole, che sacrificarono agl’idoli di Canaan; e il paese fu profanato dal sangue versato.39Essi si contaminarono con le loro opere, e si prostituirono coi loro atti.40Onde l’ira dell’Eterno si accese contro il suo popolo, ed egli ebbe in abominio la sua eredità.41E li dette nelle mani delle nazioni, e quelli che li odiavano li signoreggiarono.42E i loro nemici li oppressero, e furono umiliati sotto la loro mano.43Molte volte li liberò, ma essi si ribellavano, seguendo i loro propri voleri, e si rovinavano per la loro iniquità.44Tuttavia, volse a loro lo sguardo quando furono in distretta, quando udì il loro grido;45e si ricordò per loro del suo patto, e si pentì secondo la moltitudine delle sue benignità.46Fece loro anche trovar compassione presso tutti quelli che li aveano menati in cattività.47Salvaci, o Eterno, Iddio nostro, e raccoglici di fra le nazioni, affinché celebriamo il tuo santo nome, e mettiamo la nostra gloria nel lodarti.48Benedetto sia l’Eterno, l’Iddio d’Israele, d’eternità in eternità! E tutto il popolo dica: Amen! Alleluia.

In Psalm 105 the verbs showed God's sovereign intervention: "He sent (vv. 17, 26, 28), He spake (vv. 31, 34), He gave (v. 32), He smote (v. 36), He brought forth (vv. 37, 43). In this psalm, as we have seen, it is the thoughts and actions of man (and what actions!) which are presented to us: "They believed not . . . they murmured . . . they mingled among the heathen . . . served their idols . . . sacrificed unto devils . . . shed innocent blood . . . defiled themselves . . ." (vv. 24 to 39). What a heart-breaking story of this people who became more and more involved in evil and did everything to kindle the LORD's wrath (v. 40)! As a result we would expect Him absolutely to reject them. Yet this terrible list of charges ends up with the victory of grace. Once again it is God who acts: "He regarded their affliction, when he heard their cry . . . he remembered . . . repented . . . made them to be pitied . . ." (vv. 44-46). There is everlasting praise in response to that unfathomable mercy (v. 48).

The sin in v. 24 was bound to sadden the heart of God. "They despised the pleasant land . . ." Dear Christian friends, we are on the way to a land infinitely more attractive than the earthly Canaan: the heavenly City, the House of the Father. Is it desirable or despicable in our eyes? Our whole way of life will depend on this.

Salmo 107:1-22
1Celebrate l’Eterno, perch’egli è buono, perché la sua benignità dura in eterno!2Così dicano i riscattati dall’Eterno, ch’egli ha riscattati dalla mano dell’avversario3e raccolti da tutti i paesi, dal levante e dal ponente, dal settentrione e dal mezzogiorno.4Essi andavano errando nel deserto per vie desolate; non trovavano città da abitare.5Affamati e assetati, l’anima veniva meno in loro.6Allora gridarono all’Eterno nella loro distretta, ed ei li trasse fuori dalle loro angosce.7Li condusse per la diritta via perché giungessero a una città da abitare.8Celebrino l’Eterno per la sua benignità, e per le sue maraviglie a pro dei figliuoli degli uomini!9Poich’egli ha saziato l’anima assetata, ed ha ricolmato di beni l’anima affamata.10Altri dimoravano in tenebre e in ombra di morte, prigionieri nell’afflizione e nei ferri,11perché s’erano ribellati alle parole di Dio e aveano sprezzato il consiglio dell’Altissimo;12ond’egli abbatté il cuor loro con affanno; essi caddero, e non ci fu alcuno che li soccorresse.13Allora gridarono all’Eterno nella loro distretta, e li salvò dalle loro angosce;14li trasse fuori dalle tenebre e dall’ombra di morte, e ruppe i loro legami.15Celebrino l’Eterno per la sua benignità, e per le sue maraviglie a pro dei figliuoli degli uomini!16Poich’egli ha rotte le porte di rame, e ha spezzato le sbarre di ferro.17Degli stolti erano afflitti per la loro condotta ribelle e per le loro iniquità.18L’anima loro abborriva ogni cibo, ed eran giunti fino alle porte della morte.19Allora gridarono all’Eterno nella loro distretta, e li salvò dalle loro angosce.20Mandò la sua parola e li guarì, e li scampò dalla fossa.21Celebrino l’Eterno per la sua benignità, e per le sue maraviglie a pro dei figliuoli degli uomini!22Offrano sacrifizi di lode, e raccontino le sue opere con giubilo!

The fifth book of Psalms looks in a prophetic way at the redeemed people of Israel (Judah and the ten tribes), gathered together again in their land (v. 3) at the dawn of the millennium (Ps. 108:2). They remember in Psalm 107 the distresses which they encountered on their way back, their cries of anguish to the LORD, the times He rescued them, and finally the praise which now belongs to Him.

In a general way these four pictures: vv. 4-9; 10-16; 17-22; 23-32 — illustrate the different ways which God uses to save a soul (v. 9). Some may have gone astray a long time ago, wandering aimlessly and restlessly in the arid desert of this world (vv. 4, 5; cf. Gen. 21:14. Feeling totally destitute they have cried out to God who has then filled them, satisfied them and led them to the divine resting place (vv. 9, 7).

Others may have groaned under the enslaving yoke of Satan, the oppressor, in darkness and in the irons of sin . . . (vv. 2, 10). However, God has heard their cries for help. He has brought them out and broken their chains (vv. 14, 16).

They may have experienced despair, being affected by illness or accident and on the verge of death, the end of all man's ways (vv. 17, 18). Then God sends His word and heals them (v. 20).

Can each of us say where and how the Lord found and saved his soul?

Salmo 107:23-43
23Ecco quelli che scendon nel mare su navi, che trafficano sulle grandi acque;24essi veggono le opere dell’Eterno e le sue maraviglie nell’abisso.25Poich’egli comanda e fa levare il vento di tempesta, che solleva le onde del mare.26Salgono al cielo, scendono negli abissi; l’anima loro si strugge per l’angoscia.27Traballano e barcollano come un ubriaco, e tutta la loro saviezza vien meno.28Ma, gridando essi all’Eterno nella loro distretta, egli li trae fuori dalle loro angosce.29Egli muta la tempesta in quiete, e le onde si calmano.30Essi si rallegrano perché si sono calmate, ed ei li conduce al porto da loro desiderato.31Celebrino l’Eterno per la sua benignità, e per le sue maraviglie a pro dei figliuoli degli uomini!32Lo esaltino nell’assemblea del popolo, e lo lodino nel consiglio degli anziani!33Egli cambia i fiumi in deserto, e le fonti dell’acqua in luogo arido;34la terra fertile in pianura di sale, per la malvagità de’ suoi abitanti.35Egli cambia il deserto in uno stagno, e la terra arida in fonti d’acqua.36Egli fa quivi abitar gli affamati ed essi fondano una città da abitare.37Vi seminano campi e vi piantano vigne, e ne raccolgono frutti abbondanti.38Egli li benedice talché moltiplicano grandemente, ed egli non lascia scemare il loro bestiame.39Ma poi sono ridotti a pochi, umiliati per l’oppressione, per l’avversità e gli affanni.40Egli spande lo sprezzo sui principi, e li fa errare per deserti senza via;41ma innalza il povero traendolo dall’afflizione, e fa moltiplicar le famiglie a guisa di gregge.42Gli uomini retti lo vedono e si rallegrano, ed ogni iniquità ha la bocca chiusa.43Chi è savio osservi queste cose, e consideri la benignità dell’Eterno.

Many people think of God only when they are in trouble. Should they therefore be surprised if He sends them some? Like sailors caught up in a storm (vv. 23-30), men are sometimes put in desperate situations (Luke 8:23 . . .). In this way God wants them to realise just how powerless they are and that all their wisdom counts for nothing (v. 27; Ps. 108:12). Why? To cause them to cry to Him. That is all He is waiting for before He intervenes. At the same time man's spirit is calmed when he allows the Lord to take over the helm and lets Him lead him to the desired haven! (v. 30).

These ways of God to save a soul have their equivalent in the life of the believer. The earthly sources where he goes for water may dry up (v. 33; cf. 1 Kings 17:7). But at the same time the Lord will lead him to living water where he would not expect it (v. 35; Ex. 15: 22-25). What appears to be arid and bitter will in fact become a source of joy and strength to the soul. "Whoso is wise, and will observe these things, even they shall understand the loving kindness of the LORD" (v. 43). Yes, may we have the confidence that all our circumstances, the painful ones as well as the pleasant ones, are given by His mercy which "endureth for ever." (cf. v. 1).

Salmo 108
1Canto. Salmo di Davide. Il mio cuore è ben disposto, o Dio, io canterò e salmeggerò, e la mia gloria pure.2Destatevi, saltèro e cetra, io voglio risvegliare l’alba.3Io ti celebrerò fra i popoli, o Eterno, e a te salmeggerò fra le nazioni.4Perché grande al disopra de’ cieli è la tua benignità e la tua fedeltà giunge fino alle nuvole.5Innalzati, o Dio, al disopra de’ cieli, risplenda su tutta la terra la tua gloria!6Affinché i tuoi diletti sian liberati, salvaci con la tua destra e ci esaudisci.7Iddio ha parlato nella sua santità: Io trionferò, spartirò Sichem e misurerò la valle di Succot.8Mio è Galaad e mio è Manasse, ed Efraim è la forte difesa del mio capo; Giuda è il mio scettro.9Moab è il bacino dove mi lavo; sopra Edom getterò il mio sandalo; sulla Filistia manderò gridi di trionfo.10Chi mi condurrà nella città forte? Chi mi menerà fino in Edom?11Non sarai tu, o Dio, che ci hai rigettati e non esci più, o Dio, coi nostri eserciti?12Dacci aiuto per uscir dalla distretta, poiché vano è il soccorso dell’uomo.13Con Dio noi faremo prodezze, ed egli schiaccerà i nostri nemici.

"I myself will awake early . . ." (v. 2). Let us appreciate, as David did, the value of those first moments of the day, spent in communion with the Lord (cf. Ps. 63:1). Experience shows that, if we do not take advantage of them, generally speaking the opportunity does not arise again for the rest of the day.

Vv. 5, 6 remind us of two truths which we should never lose sight of in our prayers: firstly, that the salvation and blessing of the believer are inseparable from the glory of God. All too often we forget that when we pray; we are only concerned, in our selfish way, with what concerns us. But let us seek "first the kingdom of God, and his righteousness; and all these things shall be added" unto us (Matt. 6:33). Secondly, since we know the Lord's love for His own, let us not forget to call upon it: "That thy beloved may be delivered" says the psalmist (cf. John 11:3).

From v. 6 onwards the Psalm repeats vv. 5-12 of Psalm 60. They refer to the time when God will have again taken possession of the whole land of Israel. God has spoken in. His holiness (v. 7), and His first words are: "I will, rejoice . . ." The joy of the Lord is to bless His own and to let them share His inheritance.

Salmo 109:1-20
1Per il Capo de’ musici. Salmo di Davide. O Dio della mia lode, non tacere,2perché la bocca dell’empio e la bocca di frode si sono aperte contro di me; hanno parlato contro di me con lingua bugiarda.3M’hanno assediato con parole d’odio, e m’hanno fatto guerra senza cagione.4Invece dell’amore che porto loro, mi sono avversari, ed io non faccio che pregare.5Essi m’hanno reso male per bene, e odio per il mio amore.6Costituisci un empio su di lui, si tenga alla sua destra un avversario.7Quando sarà giudicato, esca condannato, e la sua preghiera gli sia imputata come peccato.8Siano i suoi giorni pochi: un altro prenda il suo ufficio.9Siano i suoi figliuoli orfani e la sua moglie vedova.10I suoi figliuoli vadan vagando e accattino, e cerchino il pane lungi dalle loro case in rovina.11Getti l’usuraio le sue reti su tutto ciò ch’egli ha, e gli stranieri faccian lor preda delle sue fatiche.12Nessuno estenda a lui la sua benignità, e non vi sia chi abbia pietà de’ suoi orfani.13La sua progenie sia distrutta; nella seconda generazione sia cancellato il loro nome!14L’iniquità dei suoi padri sia ricordata dall’Eterno, e il peccato di sua madre non sia cancellato.15Sian quei peccati del continuo davanti all’Eterno, e faccia egli sparire dalla terra la di lui memoria,16perch’egli non si è ricordato d’usar benignità, ma ha perseguitato il misero, il povero, il tribolato di cuore per ucciderlo.17Egli ha amato la maledizione, e questa gli è venuta addosso; non si è compiaciuto nella benedizione, ed essa si tien lungi da lui.18S’è vestito di maledizione come della sua veste, ed essa è penetrata come acqua, dentro di lui, e come olio, nelle sue ossa.19Siagli essa come un vestito di cui si cuopra, come una cintura di cui sia sempre cinto!20Tal sia, da parte dell’Eterno, la ricompensa dei miei avversari, e di quelli che proferiscono del male contro l’anima mia.

This terrible psalm begins by calling upon the "God of my praise" (v. 1). No threat, no reason for discouragement prevented the Lord Jesus from looking up to His Father and praising Him. On the contrary, they provided all the more reason for doing so. How did He defend Himself when "compassed about with words of hatred" (v. 3)? He said, "But I give myself unto prayer" (v. 4). Dear Christian friends, that should be our only reply when we come up against any unjust hostility. If we keep quiet – or rather if we speak only to God – He will not keep quiet and will undertake to reply in our stead (v. 1; Rom. 12:9). Nevertheless, Christ was the only one to endure "such contradiction . . ." (Heb. 12:3). His adversaries (who in the original Hebrew bear the same name as their master Satan), not only fought against Him without a cause but, cries the Lord Jesus. "they have rewarded me evil for good, and hatred for my love" (v. 5). Judas can be classed as one of them, being guilty of an even greater act of ingratitude, having been at one time the object of very close affection. Acts 1:20 applies v. 8 to him (and, as to the future, this passage refers to the Antichrist). There was indeed more than enough to break the heart of the Saviour (v. 16).

Salmo 109:21-31; Salmo 110
21Ma tu, o Eterno, o Signore, opera in mio favore, per amor del tuo nome; poiché la tua misericordia è buona, liberami,22perché io son misero e povero, e il mio cuore è piagato dentro di me.23Io me ne vo come l’ombra quando s’allunga, sono cacciato via come la locusta.24Le mie ginocchia vacillano per i miei digiuni, e la mia carne deperisce e dimagra.25Son diventato un obbrobrio per loro; quando mi vedono, scuotono il capo.26Aiutami, o Eterno, mio Dio, salvami secondo la tua benignità,27e sappiano essi che questo è opera della tua mano, che sei tu, o Eterno, che l’hai fatto.28Essi malediranno, ma tu benedirai; s’innalzeranno e resteran confusi, ma il tuo servitore si rallegrerà.29I miei avversari saranno vestiti di vituperio e avvolti nella loro vergogna come in un mantello!30Io celebrerò altamente l’Eterno con la mia bocca, lo loderò in mezzo alla moltitudine;31poiché egli sta alla destra del povero per salvarlo da quelli che lo condannano a morte.
1Salmo di Davide. L’Eterno ha detto al mio Signore: Siedi alla mia destra finché io abbia fatto de’ tuoi nemici lo sgabello dei tuoi piedi.2L’Eterno estenderà da Sion lo scettro della sua potenza: Signoreggia in mezzo ai tuoi nemici!3Il tuo popolo s’offre volenteroso nel giorno che raduni il tuo esercito. Parata di santità, dal seno dell’alba, la tua gioventù viene a te come la rugiada.4L’Eterno l’ha giurato e non si pentirà: Tu sei sacerdote in eterno, secondo l’ordine di Melchisedec.5Il Signore, alla tua destra, schiaccerà dei re nel giorno della sua ira,6eserciterà il giudizio fra le nazioni, riempirà ogni luogo di cadaveri,7schiaccerà il capo ai nemici sopra un vasto paese; berrà dal torrente per via, e perciò alzerà il capo.

The afflicted and poor Man (i.e. Christ) asks, "Do thou for me, for thy name's sake" (vv. 21, 22; cf. John 12:28). "That they may know that this is thy hand . . ." (v. 27). God owed it to His own glory to deliver the One who was calling upon Him. This is what we find in Psalm 110. How it stands out in contrast to the picture of the Man of sorrows being humbled! That Man, as it says in a hymn, is "now exalted by God Himself, in the heavenly places by the majesty of God". The LORD had stood at the right hand of the poor Man to save Him (Ps. 109:31); that was in the past. Now, in glory, God has seated Him at His right hand (v. 1; Eph. 1:20). V. 5 promises that, later still, "the Lord at thy right hand shall strike through kings in the days of his wrath". His enemies in Psalm 109 will be made a footstool for His feet: their reduction to slavery will form part of His glory.

This psalm 110 is quoted eight times in the New Testament. It serves in actual fact as the thread to guide us through the whole Epistle to the Hebrews (Heb. 1:13; Heb. 7:17; Heb. 10:13 . . .).

Finally, to those promises made to the Messiah is added one which concerns His walk on the earth (v. 7). Christ, as a man, would find down here some rare moments of refreshment, suited to encourage and strengthen His soul (e.g. Luke 7:9, 44; Luke 9:20; Luke 10:21, 39; Luke 23:42; . . .).

Salmo 111
1Alleluia. Io celebrerò l’Eterno con tutto il cuore nel consiglio degli uomini diritti, e nell’assemblea.2Grandi sono le opere dell’Eterno, ricercate da tutti quelli che si dilettano in esse.3Quel ch’egli fa è splendore e magnificenza, e la sua giustizia dimora in eterno.4Egli ha fatto sì che le sue maraviglie fosser ricordate; l’Eterno è misericordioso e pieno di compassione.5Egli ha dato da vivere a quelli che lo temono, egli si ricorda in eterno del suo patto.6Egli ha fatto conoscere al suo popolo la potenza delle sue opere, dandogli l’eredità delle nazioni.7Le opere delle sue mani sono verità e giustizia; tutti i suoi precetti sono fermi,8stabili in sempiterno, fatti con verità e con dirittura.9Egli ha mandato la redenzione al suo popolo, ha stabilito il suo patto per sempre; santo e tremendo è il suo nome.10Il timor dell’Eterno è il principio della sapienza; buon senno hanno tutti quelli che mettono in pratica la sua legge. La sua lode dimora in perpetuo.

Great are "the works" of God in creation (v. 2). But what can be said of His unique "work" (v. 3), that of redemption (v. 9)? How "honourable and glorious" it is! We adore the One who accomplished it, and we conclude like the apostle: "He that spared not his own Son, but delivered him up for us all, how shall he not with him also freely give us all things?" (Rom. 8:32). Does He not guarantee our food every day? (v. 5). Yes, what God does confirms what He is: "gracious and full of compassion" (v. 4). To consider His works strengthens our faith in His Word; His works never contradict His commandments. Both are truth. His commandments are sure (v. 7) and carrying them out is the way to gain "a good understanding" (v. 10).

The first step a man must take on the path of wisdom is to fear God. According to v. 5 it is equally the only way to solve the terrible problem of famine in the world . . . but also the only one which the nations do not think of.

The praise of the LORD "endureth for ever" (v. 10; as does His righteousness: v. 3; and His commandments: v. 8). Let us sing His praises from now on.

Salmo 112
1Alleluia. Beato l’uomo che teme l’Eterno, che si diletta grandemente nei suoi comandamenti.2Forte sulla terra sarà la sua progenie; la generazione degli uomini retti sarà benedetta.3Abbondanza e ricchezze sono nella sua casa, e la sua giustizia dimora in perpetuo.4La luce si leva nelle tenebre per quelli che son retti, per chi è misericordioso, pietoso e giusto.5Felice l’uomo che ha compassione e presta! Egli guadagnerà la sua causa in giudizio,6poiché non sarà mai smosso; la memoria del giusto sarà perpetua.7Egli non temerà alcun sinistro rumore; il suo cuore è fermo, fidente nell’Eterno.8Il suo cuore è saldo, esente da timori, e alla fine vedrà sui suoi nemici quel che desidera.9Egli ha sparso, ha dato ai bisognosi, la sua giustizia dimora in perpetuo, la sua potenza s’innalzerà gloriosa.10L’empio lo vedrà e ne avrà dispetto, digrignerà i denti e si struggerà; il desiderio degli empi perirà.

This psalm is connected with the previous one, as can be seen from the same alphabetic layout of the verses (see note: JND trans.). In Psalm in the righteousness of the LORD lasts forever (v. 3). In Psalm 112 it is the righteousness of the one who fears the LORD which lasts forever (vv. 3, 9). Our v. 1 continues on from v. 10 of Psalm 111 and takes it a bit further. Fearing God, which is the way to gain wisdom, is also the way of blessing. It is not a matter of merely carrying out the LORD's commandments but of actually enjoying doing them. The Lord Jesus knew this and could say: "I delight to do thy will, O my God" (Ps. 40:8; see also John 4:34).

Some people are always afraid of hearing bad news. However, the fear of God takes away this fear of men (v. 8) or of evil tidings (v. 7). The heart of the one who trusts in God is not troubled by what happens (Prov. 1:33); he is steadfast, because the Lord sustains him (v. 8; cf. John 14:1, 27). Nevertheless, a steadfast heart can at the same time be sensitive and full of compassion. A good man is generous (v. 5), distributes and gives to the poor (v. 9). "He is gracious, and full of compassion" just like God Himself (v. 4; cf. Ps. 111:4; James 5:11).

Salmo 113, Salmo 114
1Alleluia. Lodate, o servi dell’Eterno, lodate il nome dell’Eterno!2Sia benedetto il nome dell’Eterno da ora in perpetuo!3Dal sol levante fino al ponente sia lodato il nome dell’Eterno!4L’Eterno è eccelso sopra tutte le nazioni, e la sua gloria è al disopra dei cieli.5Chi è simile all’Eterno, all’Iddio nostro, che siede sul trono in alto,6che s’abbassa a riguardare nei cieli e sulla terra?7Egli rileva il misero dalla polvere, e trae su il povero dal letame,8per farlo sedere coi principi, coi principi del suo popolo.9Fa abitar la sterile in famiglia, qual madre felice di figliuoli. Alleluia.
1Quando Israele uscì dall’Egitto, e la casa di Giacobbe di fra un popolo dal linguaggio strano,2Giuda divenne il santuario dell’Eterno; Israele, suo dominio.3Il mare lo vide e fuggì, il Giordano tornò addietro.4I monti saltarono come montoni, i colli come agnelli.5Che avevi, o mare, che fuggisti? E tu, Giordano, che tornasti addietro?6E voi, monti, che saltaste come montoni, e voi, colli, come agnelli?7Trema, o terra, alla presenza del Signore, alla presenza dell’Iddio di Giacobbe,8che mutò la roccia in istagno, il macigno in sorgente d’acqua.

"The servants of the LORD" have so many reasons for praising "the name of the LORD" (v. 1). Previously they had been lying in the dust of death and indeed on the dunghill of sin (v. 7). But God humbled Himself to look down upon the earth (v. 6). Let us never forget that, however great He is, He is still concerned about everything which affects each of His creatures. He has seen their totally destitute condition. Moreover, like the master in the parable, He has been pleased to invite those poor and wretched people to sit at the supper of His grace (Matt. 22:10; cf. also 1 Sam. 2:8; Luke 1:52-53).

The LORD had seen the affliction of His people, heard their cry, understood their suffering, and came down to deliver them (Ps. 113:6; Ex. 3:7). He brought them out of Egypt with power. At His command the Red Sea fled to allow the people of God to cross; "Jordan was driven back" to let them through; water came out of the rock to quench their thirst. God knows where and how to produce refreshment and life to meet the needs of His own. But He will bring about a far greater miracle for His people when He changes their hard hearts into a fountain of waters for the blessing of the whole earth.

Salmo 115
1Non a noi, o Eterno, non a noi, ma al tuo nome da’ gloria, per la tua benignità e per la tua fedeltà!2Perché direbbero le nazioni: Dov’è il loro Dio?3Ma il nostro Dio è nei cieli; egli fa tutto ciò che gli piace.4I loro idoli sono argento ed oro, opera di mano d’uomo.5Hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono,6hanno orecchi e non odono, hanno naso e non odorano,7hanno mani e non toccano, hanno piedi e non camminano, la loro gola non rende alcun suono.8Come loro sian quelli che li fanno, tutti quelli che in essi confidano.9O Israele, confida nell’Eterno! Egli è il loro aiuto e il loro scudo.10O casa d’Aaronne, confida nell’Eterno! Egli è il loro aiuto e il loro scudo.11O voi che temete l’Eterno, confidate nell’Eterno! Egli è il loro aiuto e il loro scudo.12L’Eterno si è ricordato di noi; egli benedirà, sì, benedirà la casa d’Israele, benedirà la casa d’Aaronne,13benedirà quelli che temono l’Eterno, piccoli e grandi.14L’Eterno vi moltiplichi le sue grazie, a voi ed ai vostri figliuoli.15Siate benedetti dall’Eterno, che ha fatto il cielo e la terra.16I cieli sono i cieli dell’Eterno, ma la terra l’ha data ai figliuoli degli uomini.17Non sono i morti che lodano l’Eterno, né alcuno di quelli che scendono nel luogo del silenzio;18ma noi benediremo l’Eterno da ora in perpetuo. Alleluia.

As Moses and Joshua had done previously, the remnant of Israel will much later on ask God to intervene for His glory, so that His Name might be known throughout all the nations (vv. 1, 2; Ex. 32:12; Joshua 7:9). Yes, the LORD will once again take up the challenge which has so often grieved His people: "Where is now their God?" (v. 2; Ps. 42:3; cf. Matt. 27:43).

"Our God is in the heavens", the faithful reply, "and our hearts are centred around Him!" As for the people of the world, generally speaking, it does not take long to discover where their affections lie. The majority are not ashamed of their idols: silver and gold (v. 4), the products of art and technology, entertainments and pleasures, together with singers, stars, or personalities of the moment. Let us also proclaim who is our God. Let us do it in such a way that His Name is known from now on by those around us. It will be so to the extent that we seek His glory and not our own (v. 1) — to the extent also in which everyone can see that we put our trust in Him alone (v. 1).

In contrast with the earthly praise and blessing of the kingdom (vv. 16, 17), as Christians we rejoice in that we are dead with Christ and have our place in resurrection with Him in the heavenly places.

Salmo 116
1Io amo l’Eterno perch’egli ha udito la mia voce e le mie supplicazioni.2Poiché egli ha inclinato verso me il suo orecchio, io lo invocherò per tutto il corso dei miei giorni.3I legami della morte mi aveano circondato, le angosce del soggiorno dei morti m’aveano còlto; io avevo incontrato distretta e cordoglio.4Ma io invocai il nome dell’Eterno: Deh, o Eterno, libera l’anima mia!5L’Eterno è pietoso e giusto, e il nostro Dio è misericordioso.6L’Eterno protegge i semplici; io ero ridotto in misero stato, egli mi ha salvato.7Ritorna, anima mia, al tuo riposo, perché l’Eterno t’ha colmata di beni.8Poiché tu hai liberata l’anima mia dalla morte, gli occhi miei da lacrime, i miei piedi da caduta.9Io camminerò nel cospetto dell’Eterno, sulla terra dei viventi.10Io ho creduto, perciò parlerò. Io ero grandemente afflitto.11Io dicevo nel mio smarrimento: Ogni uomo è bugiardo.12Che renderò io all’Eterno? tutti i suoi benefizi son sopra me.13Io prenderò il calice della salvezza e invocherò il nome dell’Eterno.14Io compirò i miei voti all’Eterno, e lo farò in presenza di tutto il suo popolo.15Cosa di gran momento è agli occhi dell’Eterno la morte de’ suoi diletti.16Sì, o Eterno, io son tuo servitore, son tuo servitore, figliuolo della tua servente; tu hai sciolto i miei legami.17Io t’offrirò il sacrifizio di lode e invocherò il nome dell’Eterno.18Io compirò i miei voti all’Eterno, e lo farò in presenza di tutto il suo popolo,19nei cortili della casa dell’Eterno, in mezzo a te, o Gerusalemme. Alleluia.

How much more so today can the redeemed of the Lord sing this song of the Israelite being brought back to his country: "I was brought low, and he helped me . . . thou hast delivered my soul from death . ." (vv. 6, 8)! However, when the believer recalls such a great salvation, it causes him to think of the rights which the Saviour has over him.

V. 8 recalls a threefold deliverance: God saves our souls, sustains our hearts which are overwhelmed by affliction and, lastly, keeps us safe from the snares and temptations into which we, in our weakness, run the risk of falling. That is why each of us can ask the question in v. 12: "What shall I render unto the LORD for all his benefits toward me?" "I love the LORD," the psalmist replies. These are the first words of the psalm and the first effect of the Gospel, forming the foundation of all that follows. Then, out of the abundance of the heart, the mouth can confess the name of the Lord (v. 10; 2 Cor. 4:13). But there is more than one way of witnessing for Him: "I will take the cup of salvation . . . I will offer to thee the sacrifice of thanksgiving . . . yes, in the presence of all his people" (vv. 13, 17, 14). Let us therefore offer to Him from our hearts these sacrifices of praise, "the fruit of our lips giving thanks to his name" (Heb. 13:15).

Salmo 117; Salmo 118:1-14
1Lodate l’Eterno, voi nazioni tutte! Celebratelo, voi tutti i popoli!2Poiché la sua benignità verso noi è grande, e la fedeltà dell’Eterno dura in perpetuo. Alleluia.
1Celebrate l’Eterno, poiché egli è buono, perché la sua benignità dura in eterno.2Sì, dica Israele: La sua benignità dura in eterno.3Sì, dica la casa d’Aaronne: La sua benignità dura in eterno.4Sì, dicano quelli che temono l’Eterno: La sua benignità dura in eterno.5Dal fondo della mia distretta invocai l’Eterno; l’Eterno mi rispose e mi mise al largo.6L’Eterno è per me; io non temerò; che cosa mi può far l’uomo?7L’Eterno è per me, fra quelli che mi soccorrono; ed io vedrò quel che desidero su quelli che m’odiano.8E’ meglio rifugiarsi nell’Eterno che confidare nell’uomo;9è meglio rifugiarsi nell’Eterno che confidare nei principi.10Tutte le nazioni m’hanno circondato; nel nome dell’Eterno, eccole da me sconfitte.11M’hanno circondato, sì, m’hanno accerchiato; nel nome dell’Eterno, eccole da me sconfitte.12M’hanno circondato come api, ma sono state spente come fuoco di spine; nel nome dell’Eterno io le ho sconfitte.13Tu m’hai spinto con violenza per farmi cadere, ma l’Eterno mi ha soccorso.14L’Eterno è la mia forza e il mio cantico, ed è stato la mia salvezza.

If we enjoy the Lord for ourselves (Ps. 116), by so doing we will invite others to worship Him with us. The same happens here with Israel. At one time they were jealous of their privileges and absolutely despised the other nations, but now they invite the nations to join in the universal praise (v. 1; Rom. 10:19; Rom. 15:11).

Once again the mercy and the truth of God are mentioned together (v. 2; see Ps. 108:4; Ps. 115:1). They represent the twofold manifestation to men of God's essential characteristics: love and light. What an inexhaustible theme of meditation is contained in this precious, little psalm (which happens to be the central chapter of the Bible).

In Psalm 118 the mercy of the LORD is the theme of praise. Surrounded and threatened by the whole world, Israel will experience that the help of men and princes is vain (vv. 8, 9; Psalm 108:12). The name of the LORD will be the only safeguard. As for us, we are threatened, alas, essentially by the lusts of our own wretched hearts (James 1:14). We have been on the verge of falling so many times, but God has been there to help us; He has kept our feet from falling (v. 13; Psalm 116:8). Man will be able to do nothing against us (v. 6), nor for us (v. 8), for the Lord is our strength (v. 14).

Salmo 118:15-29
15Un grido d’esultanza e di vittoria risuona nelle tende dei giusti: La destra dell’Eterno fa prodezze.16La destra dell’Eterno è levata in alto, la destra dell’Eterno fa prodezze.17Io non morrò, anzi vivrò, e racconterò le opere dell’Eterno.18Certo, l’Eterno mi ha castigato, ma non mi ha dato in balìa della morte.19Apritemi le porte della giustizia; io entrerò per esse, e celebrerò l’Eterno.20Questa è la porta dell’Eterno; i giusti entreranno per essa.21Io ti celebrerò perché tu m’hai risposto, e sei stato la mia salvezza.22La pietra che gli edificatori avevano rigettata è divenuta la pietra angolare.23Questa è opera dell’Eterno, è cosa maravigliosa agli occhi nostri.24Questo è il giorno che l’Eterno ha fatto; festeggiamo e rallegriamoci in esso.25Deh, o Eterno, salva! Deh, o Eterno, facci prosperare!26Benedetto colui che viene nel nome dell’Eterno! Noi vi benediciamo dalla casa dell’Eterno.27L’Eterno è Dio ed ha fatto risplender su noi la sua luce; legate con funi la vittima della solennità, e menatela ai corni dell’altare.28Tu sei il mio Dio, io ti celebrerò; tu sei il mio Dio, io ti esalterò.29Celebrate l’Eterno, perch’egli è buono, perché la sua benignità dura in eterno.

This psalm has an important place in the prophecies relating to the Lord. V. 22, which is quoted in the Gospels as well as in 1 Peter 2:7, announces both the rejection of Christ and the place which will be His. May these counsels of God in Christ always be "a marvellous thing in our eyes" (v. 23). Vv. 25, 26 remind us of the Messiah's entry into Jerusalem and the cries shouted by the crowd: "Save now, I beseech thee" (Hosanna in Hebrew). "Blessed is he that cometh in the name of the Lord" (Matt. 21:9). In spite of themselves, the Jewish people called upon Him and honoured Him that day, just as the Scriptures foretold. Those same Scriptures ought to open the eyes of that people today. However, the time is coming when this passage will reach its true fulfilment. The triumphant Messiah will be received and greeted by the faithful remnant.

Amongst the Jews this psalm formed part of the Passover ritual. Perhaps it was the hymn which was sung by the Lord with His disciples after the supper? (Mark 14:26). If that is the case, then with what feeling would He have sung at such a time vv. 6, 21, 22 and the end of verse 27: "Bind the sacrifice . . . unto the horns of the altar"!

The psalm ends as it began: praising the unchanging mercy of the LORD (vv. 1, 29).

Salmo 119:1-16
1Beati quelli che sono integri nelle loro vie, che camminano secondo la legge dell’Eterno.2Beati quelli che osservano le sue testimonianze, che lo cercano con tutto il cuore,3ed anche non operano iniquità, ma camminano nelle sue vie.4Tu hai ordinato i tuoi precetti perché siano osservati con cura.5Oh siano le mie vie dirette all’osservanza dei tuoi statuti!6Allora non sarò svergognato quando considererò tutti i tuoi comandamenti.7Io ti celebrerò con dirittura di cuore, quando avrò imparato i tuoi giusti decreti.8Io osserverò i tuoi statuti, non abbandonarmi del tutto.9Come renderà il giovane la sua via pura? Col badare ad essa secondo la tua parola.10Io ti ho cercato con tutto il mio cuore; non lasciarmi deviare dai tuoi comandamenti.11Io ho riposto la tua parola nel mio cuore per non peccare contro di te.12Tu sei benedetto, o Eterno; insegnami i tuoi statuti.13Ho raccontato con le mie labbra tutti i giudizi della tua bocca.14Io gioisco nella via delle tue testimonianze, come se possedessi tutte le ricchezze.15Io mediterò sui tuoi precetti e considerò i tuoi sentieri.16Io mi diletterò nei tuoi statuti, non dimenticherò la tua parola.

"Blessed are they that hear the word of God, and keep it", said the Lord Jesus to the crowds (Luke 11:28). This magnificent psalm speaks to us right the way through about this happiness and privilege. Blessed are the undefiled ("pure in heart," Matt. 5:8), who take pleasure in the testimonies of the Lord and who delight in His statutes (v. 16). But those who carefully keep His commandments (vv. 2, 4, 5, 8) and who walk in them (v. 1) are doubly blessed.

A serious question is raised in v. 9. It does not make sense to the young people of the world who openly make fun of the scruples of the young believer. For the latter, however, the question is vital: "Wherewithal shall a young man cleanse his way?" The answer follows immediately: "By taking heed thereto according to thy word." Let us remember this secret of an undefiled walk, to protect us from sinning against God (v. 11) and also against our own bodies (1 Cor. 6:18). By hiding the Word in our hearts, by engraving upon them key passages like v. 9, we will be armed against "the evil day" when temptation arises (Eph. 6:13, 17). For if we keep His commandments with care, our faithful God will keep us with like care. May His word dwell richly in us! (Col. 3:16).

Salmo 119:17-40
17Fa’ del bene al tuo servitore perché io viva ed osservi la tua parola.18Apri gli occhi miei ond’io contempli le maraviglie della tua legge.19Io sono un forestiero sulla terra; non mi nascondere i tuoi comandamenti.20L’anima mia si strugge dalla brama che ha dei tuoi giudizi in ogni tempo.21Tu sgridi i superbi, i maledetti, che deviano dai tuoi comandamenti.22Togli di sopra a me il vituperio e lo sprezzo, perché io ho osservato le tue testimonianze.23Anche quando i principi siedono e parlano contro di me, il tuo servitore medita i tuoi statuti.24Sì, le tue testimonianze sono il mio diletto e i miei consiglieri.25L’anima mia è attaccata alla polvere; vivificami secondo la tua parola.26Io ti ho narrato le mie vie, e tu m’hai risposto; insegnami i tuoi statuti.27Fammi intendere la via dei tuoi precetti, ed io mediterò le tue maraviglie.28L’anima mia, dal dolore, si strugge in lacrime; rialzami secondo la tua parola.29Tieni lontana da me la via della menzogna, e, nella tua grazia, fammi intender la tua legge.30Io ho scelto la via della fedeltà, mi son posto i tuoi giudizi dinanzi agli occhi.31Io mi tengo attaccato alle tue testimonianze; o Eterno, non lasciare che io sia confuso.32Io correrò per la via dei tuoi comandamenti, quando m’avrai allargato il cuore.33Insegnami, o Eterno, la via dei tuoi statuti ed io la seguirò fino alla fine.34Dammi intelletto e osserverò la tua legge; la praticherò con tutto il cuore.35Conducimi per il sentiero dei tuoi comandamenti, poiché io mi diletto in esso.36Inclina il mio cuore alle tue testimonianze e non alla cupidigia.37Distogli gli occhi miei dal contemplare la vanità, e vivificami nelle tue vie.38Mantieni al tuo servitore la tua parola, che inculca il tuo timore.39Rimuovi da me il vituperio ch’io temo, perché i tuoi giudizi son buoni.40Ecco, io bramo i tuoi precetti, vivificami nella tua giustizia.

When we open our Bible, let us always start by asking the Lord to open our eyes so that we can behold the wondrous things in it (v. 18). Let us ask Him at the same time to turn our eyes away from "vanity" (v. 37). How many things that word covers! It is not possible to find one's pleasure both in the Word and in the things of this world, for example the love of wealth (v. 36; read Luke 16:13). Another obstacle which so often closes the Scriptures to us is a bad conscience. How can we enjoy what reproves us? First of all we must confess our sins: "I have declared my ways", says the psalmist; then he adds "teach me . . . (vv. 26, 33; Ps. 32:5, 8); make me to understand . . . (v. 27); give me understanding (v. 34)," prayers which are all pleasing to the Lord. His testimonies are "my counsellors" (v. 24). But I must allow myself to be counselled by them!

Notice also the progress made between vv. 30, 32 and 36. The believer has chosen the way of faithfulness; he determines to run along it and asks God, not to widen that road, but to enlarge his heart so that the object of his affections can draw him more strongly (Phil. 3:14). Finally he depends on God to make him walk in that path (v. 35).

Salmo 119:41-64
41Vengano su me le tue benignità, o Eterno, e la tua salvezza, secondo la tua parola.42E avrò di che rispondere a chi mi fa vituperio, perché confido nella tua parola.43Non mi toglier del tutto dalla bocca la parola della verità, perché spero nei tuoi giudizi.44Ed io osserverò la tua legge del continuo, in sempiterno.45E camminerò con libertà, perché ho cercato i tuoi precetti.46Parlerò delle tue testimonianze davanti ai re e non sarò svergognato.47E mi diletterò nei tuoi comandamenti, i quali io amo.48Alzerò le mie mani verso i tuoi comandamenti che amo, e mediterò i tuoi statuti.49Ricordati della parola detta al tuo servitore; su di essa m’hai fatto sperare.50Questo è il mio conforto nella mia afflizione; che la tua parola mi vivifica.51I superbi mi cuopron di scherno, ma io non devìo dalla tua legge.52Io mi ricordo de’ tuoi giudizi antichi, o Eterno, e mi consolo.53Un’ira ardente mi prende a motivo degli empi, che abbandonano la tua legge.54I tuoi statuti sono i miei cantici, nella casa del mio pellegrinaggio.55Io mi ricordo la notte del tuo nome, o Eterno, e osservo la tua legge.56Questo bene mi è toccato, di osservare i tuoi precetti.57L’Eterno è la mia parte; ho promesso d’osservare le tue parole.58Io ho cercato il tuo favore con tutto il cuore: abbi pietà di me, secondo la tua parola.59Io ho riflettuto alle mie vie e ho rivolto i miei passi verso le tue testimonianze.60Mi sono affrettato, e non ho indugiato ad osservare i tuoi comandamenti.61I lacci degli empi m’hanno avviluppato, ma io non ho dimenticato la tua legge.62A mezzanotte io mi levo per celebrarti a motivo dei tuoi giusti giudizi.63Io sono il compagno di tutti quelli che ti temono e di quelli che osservano i tuoi precetti.64O Eterno, la terra è piena della tua benignità; insegnami i tuoi statuti.

The Word of God orders the whole life of the believer. It allows him to reply when someone has done him wrong, not necessarily in words but with the patience and confidence which it teaches him (v. 42). Because it is "the word of truth" (v. 43), it gives the man of God assurance and authority when he speaks and a holy liberty in his walk. Why are we often so shy in our small witness? Precisely because we lack that inner power and conviction which the Word of truth communicates when it is believed, loved and meditated upon. "Thy statutes have been my songs . ." (v. 54). What a Lord we have! Of which head of state, even if he were the best, could it be said that his commandments bring joy to those who have to submit to them?

Vv. 57-64 show us the heart of the believer who is dedicated to walking in line with the Lord's will: "I thought on my ways . . ." (v. 59), says the faithful one; then afterwards "and turned my feet." How often it is, sadly, that we behave in the reverse way. Remember also v. 63: "I am a companion of all them . . . that keep thy precepts" (see vv. 79, 115). Let us ask ourselves with whom do we keep company (Prov. 13:20).

Salmo 119:65-88
65Tu hai fatto del bene al tuo servitore, o Eterno, secondo la tua parola.66Dammi buon senno e intelligenza, perché ho creduto nei tuoi comandamenti.67Prima che io fossi afflitto, andavo errando; ma ora osservo la tua parola.68Tu sei buono e fai del bene; insegnami i tuoi statuti.69I superbi hanno ordito menzogne contro a me, ma io osservo i tuoi precetti con tutto il cuore.70Il loro cuore è denso come grasso, ma io mi diletto nella tua legge.71E’ stato un bene per me l’essere afflitto, ond’io imparassi i tuoi statuti.72La legge della tua bocca mi val meglio di migliaia di monete d’oro e d’argento.73Le tue mani m’hanno fatto e formato; dammi intelletto e imparerò i tuoi comandamenti.74Quelli che ti temono mi vedranno e si rallegreranno, perché ho sperato nella tua parola.75Io so, o Eterno, che i tuoi giudizi son giusti, e che nella tua fedeltà m’hai afflitto.76Deh, sia la tua benignità il mio conforto, secondo la tua parola detta al tuo servitore.77Vengan su me le tue compassioni, ond’io viva; perché la tua legge è il mio diletto.78Sian contusi i superbi, perché, mentendo, pervertono la mia causa; ma io medito i tuoi precetti.79Rivolgansi a me quelli che ti temono e quelli che conoscono le tue testimonianze.80Sia il mio cuore integro nei tuoi statuti ond’io non sia confuso.81L’anima mia vien meno bramando la tua salvezza; io spero nella tua parola.82Gli occhi miei vengon meno bramando la tua parola, mentre dico: Quando mi consolerai?83Poiché io son divenuto come un otre al fumo; ma non dimentico i tuoi statuti.84Quanti sono i giorni del tuo servitore? Quando farai giustizia di quelli che mi perseguitano?85I superbi mi hanno scavato delle fosse; essi, che non agiscono secondo la tua legge.86Tutti i tuoi comandamenti sono fedeltà; costoro mi perseguitano a torto; soccorrimi!87Mi hanno fatto quasi sparire dalla terra; ma io non ho abbandonato i tuoi precetti.88Vivificami secondo la tua benignità, ed io osserverò la testimonianza della tua bocca.

The request in v. 17 has been fulfilled. "Thou hast dealt well with thy servant" (v. 65) – but in a way which the psalmist had not expected: through affliction. He acknowledges, "It is good for me that I have been afflicted" (v. 71). Why? Because "before I was afflicted I went astray" (v. 67). The good Shepherd has been forced to use this painful means to bring the wandering sheep back onto the right path. But the soul has learnt a far more important lesson from this: he has come to know his God and no longer needs to understand in order to know that His love has not changed. He says, "I know that thou in faithfulness hast afflicted me" (v. 75).

Amongst the nomads in the desert, making a water-skin requires patient preparation. It is placed in smoke for it to lose the original bitter taste and smell from the leather, which would otherwise make the water impure. So it is with the Christian (v. 83). The testing fire has to pass over him in order to remove his natural sourness and stiffness and make him fit for service. "Thy hands have made me and fashioned me; give me understanding . . ." (v. 73). Happy prayer of the redeemed! Yes, Lord, fashion my spirit too in the ways which You choose; make me flexible and responsive to Your will!

Salmo 119:89-112
89In perpetuo, o Eterno, la tua parola è stabile nei cieli.90La tua fedeltà dura d’età in età; tu hai fondato la terra ed essa sussiste.91Tutto sussiste anche oggi secondo i tuoi ordini, perché ogni cosa è al tuo servigio.92Se la tua legge non fosse stata il mio diletto, sarei già perito nella mia afflizione.93Io non dimenticherò mai i tuoi precetti, perché per essi tu mi hai vivificato.94Io son tuo, salvami, perché ho cercato i tuoi precetti.95Gli empi m’hanno aspettato per farmi perire, ma io considero le tue testimonianze.96Io ho veduto che ogni cosa perfetta ha un limite, ma il tuo comandamento ha una estensione infinita.97Oh, quanto amo la tua legge! è la mia meditazione di tutto il giorno.98I tuoi comandamenti mi rendon più savio dei miei nemici; perché sono sempre meco.99Io ho più intelletto di tutti i miei maestri, perché le tue testimonianze son la mia meditazione.100Io ho più intelligenza de’ vecchi, perché ho osservato i tuoi precetti.101Io ho trattenuto i miei piedi da ogni sentiero malvagio, per osservare la tua parola.102Io non mi sono distolto dai tuoi giudizi, perché tu m’hai ammaestrato.103Oh come son dolci le tue parole al mio palato! Son più dolci del miele alla mia bocca.104Mediante i tuoi precetti io divento intelligente; perciò odio ogni sentiero di falsità.105La tua parola è una lampada al mio piè ed una luce sul mio sentiero.106Io ho giurato, e lo manterrò, d’osservare i tuoi giusti giudizi.107Io sono sommamente afflitto; o Eterno, vivificami secondo la tua parola.108Deh, o Eterno, gradisci le offerte volontarie della mia bocca, e insegnami i tuoi giudizi.109La vita mia è del continuo in pericolo ma io non dimentico la tua legge.110Gli empi mi hanno teso dei lacci, ma io non mi sono sviato dai tuoi precetti.111Le tue testimonianze son la mia eredità in perpetuo, perché son la letizia del mio cuore.112Io ho inclinato il mio cuore a praticare i tuoi statuti, in perpetuo, sino alla fine.

No matter how firmly the earth has been established (v. 90), the Word of the Lord has been established even more so. What a blessing, in a world where everything is uncertain, where the frenzied activity of fallen man unfolds in thoughts which will all perish, to be able to know the eternal thoughts of God and to trust in His unchanging promises! Heaven and earth will pass away but His words will not pass away (Matt. 24:35). Moreover all creation has only one purpose: "for all are thy servants . . ." (v. 91). Such is also our privilege, but let us serve Him intelligently and with all our hearts.

Only the Lord truly lived up to vv. 97-112. He understood more "than the ancients" because He kept the divine precepts, whilst they were happy just to teach them (v. 100). He was wiser than all the enemies who set traps for Him (v. 110; Matthew 22:15, 34).

Who would risk travelling at night without a lamp across an area riddled with obstacles? In the darkness of this world and amidst the traps set by wicked people lying in wait (vv. 110, 95), the Word is that lamp, that indispensable light on our pathway (v. 105). Let us not be afraid of using it too much, in order to see where we are treading (v. 101)!

Salmo 119:113-136
113Io odio gli uomini dal cuor doppio, ma amo la tua legge.114Tu sei il mio rifugio ed il mio scudo; io spero nella tua parola.115Dipartitevi da me, o malvagi, ed io osserverò i comandamenti del mio Dio.116Sostienmi secondo la tua parola, ond’io viva, e non rendermi confuso nella mia speranza.117Sii il mio sostegno, e sarò salvo, e terrò del continuo i tuoi statuti dinanzi agli occhi.118Tu disprezzi tutti quelli che deviano dai tuoi statuti, perché la loro frode è falsità.119Tu togli via come schiuma tutti gli empi dalla terra; perciò amo le tue testimonianze.120La mia carne rabbrividisce per lo spavento di te, e io temo i tuoi giudizi.121Io ho fatto ciò che è diritto e giusto; non abbandonarmi ai miei oppressori.122Da’ sicurtà per il bene del tuo servitore, e non lasciare che i superbi m’opprimano.123Gli occhi miei vengon meno, bramando la tua salvezza e la parola della tua giustizia.124Opera verso il tuo servitore secondo la tua benignità, e insegnami i tuoi statuti.125Io sono tuo servitore; dammi intelletto, perché possa conoscere le tue testimonianze.126E’ tempo che l’Eterno operi; essi hanno annullato la tua legge.127Perciò io amo i tuoi comandamenti più dell’oro, più dell’oro finissimo.128Perciò ritengo diritti tutti i tuoi precetti, e odio ogni sentiero di menzogna.129Le tue testimonianze sono maravigliose; perciò l’anima mia le osserva.130La dichiarazione delle tue parole illumina; dà intelletto ai semplici.131Io ho aperto la bocca e ho sospirato perché ho bramato i tuoi comandamenti.132Volgiti a me ed abbi pietà di me, com’è giusto che tu faccia a chi ama il tuo nome.133Rafferma i miei passi nella tua parola, e non lasciare che alcuna iniquità mi domini.134Liberami dall’oppressione degli uomini, ed io osserverò i tuoi precetti.135Fa’ risplendere il tuo volto sul tuo servitore, e insegnami i tuoi statuti.136Rivi di lacrime mi scendon giù dagli occhi, perché la tua legge non è osservata.

The Word which is a light on my path also shows me just how deep the darkness is around me: It makes me abhor evil and deceit. Indeed, without this divine guide, I can be mistaken and call something good which is actually evil, or something true which is in fact a lie; whereas the Book of God's thoughts teaches me to see the world and what is in it as He sees it.

"Give me understanding," the faithful servant asks (vv. 125, 34, 169). Understanding is generally considered to be a natural gift. However, this prayer shows us that it is possible to acquire it. It is the Word which gives true understanding (v. 130). "I am thy servant . . ." the psalmist declares, having chosen to observe God's will (v. 125). This will is expressed in the Bible by different words: law, commandments, statutes, precepts, testimonies, ordinances, judgments . . . nor are these synonymous. As far as the Christian is concerned, the Word is no longer forced upon him in a legal way. His obedience to it stems from the love which he feels not only for the marvellous testimonies of the Lord (vv. 113, 127) but also for His name (v. 132).

Salmo 119:137-160
137Tu sei giusto, o Eterno, e diritti sono i tuoi giudizi.138Tu hai prescritto le tue testimonianze con giustizia e con grande fedeltà.139Il mio zelo mi consuma perché i miei nemici han dimenticato le tue parole.140La tua parola è pura d’ogni scoria; perciò il tuo servitore l’ama.141Io son piccolo e sprezzato, ma non dimentico i tuoi precetti.142La tua giustizia è una giustizia eterna, e la tua legge è verità.143Distretta e tribolazione m’hanno còlto, ma i tuoi comandamenti sono il mio diletto.144Le tue testimonianze sono giuste in eterno; dammi intelletto ed io vivrò.145Io grido con tutto il cuore; rispondimi, o Eterno! Io osserverò i tuoi statuti.146Io t’invoco; salvami, e osserverò le tue testimonianze.147Io prevengo l’alba e grido; io spero nella tua parola.148Gli occhi miei prevengono lo vigilie della notte, per meditare la tua parola.149Ascolta la mia voce secondo la tua benignità; o Eterno, vivificami secondo la tua giustizia.150Si accostano a me quelli che van dietro alla scelleratezza; essi son lontani dalla tua legge.151Tu sei vicino, o Eterno, e tutti i tuoi comandamenti son verità.152Da lungo tempo so dalle tue testimonianze che tu le hai stabilite in eterno.153Considera la mia afflizione, e liberami; perché non ho dimenticato la tua legge.154Difendi tu la mia causa e riscattami; vivificami secondo la tua parola.155La salvezza è lungi dagli empi, perché non cercano i tuoi statuti.156Le tue compassioni son grandi, o Eterno; vivificami secondo i tuoi giudizi.157I miei persecutori e i miei avversari son molti, ma io non devìo dalle tue testimonianze.158Io ho veduto gli sleali e ne ho provato orrore; perché non osservano la tua parola.159Vedi come amo i tuoi precetti! O Eterno, vivificami secondo la tua benignità.160La somma della tua parola è verità; e tutti i giudizi della tua giustizia durano in eterno.

The righteousness of God is the predominant theme from vv. 137-144. It is not a subject of terror for those who fear the LORD, who walk in His light and who know His love (vv. 149, 159). In an unrighteous world the faithful servant delights to praise God's righteousness which, like His love, is everlasting (vv. 142, 144).

"Thy word is very pure" (v. 140). The more it is put to the test (like gold in the crucible) the more it shows that it is purity itself (JND).

The verses beginning at v. 145 express the absolute dependence of the faithful servant. Four times he asks in this passage, "Quicken me . . ." (vv. 149, 154, 156, 159; see also vv. 25, 40, 88, 107). It is God who gives life; it is He who also preserves and sustains it. But this prayer is primarily concerned with the soul of the redeemed. "Quicken me according to thy Word", for "man shall not live by bread alone, but by every word that proceedeth out of the mouth of God" (Matt. 4:4; Deut. 8:3).

Remember v. 160 well: "Thy word is true from the beginning . . ." The Bible does not consist of a collection of truths from which each person chooses the ones which appeal to him. It is a complete work which cannot be divided, one which we either accept or reject. The whole of it is truth (John 17:17).

Salmo 119:161-176
161I principi m’hanno perseguitato senza ragione, ma il mio cuore ha timore delle tue parole.162Io mi rallegro della tua parola, come uno che trova grandi spoglie.163Io odio e abomino la menzogna, ma amo la tua legge.164Io ti lodo sette volte al giorno per i giudizi della tua giustizia.165Gran pace hanno quelli che amano la tua legge, e non c’è nulla che possa farli cadere.166Io ho sperato nella tua salvezza, o Eterno, e ho messo in pratica i tuoi comandamenti.167L’anima mia ha osservato le tue testimonianze, ed io le amo grandemente.168Io ho osservato i tuoi precetti e le tue testimonianze, perché tutte le mie vie ti stanno dinanzi.169Giunga il mio grido dinanzi a te, o Eterno; dammi intelletto secondo la tua parola.170Giunga la mia supplicazione in tua presenza; liberami secondo la tua parola.171Le mie labbra esprimeranno la tua lode, perché tu m’insegni i tuoi statuti.172La mia lingua celebrerà la tua parola, perché tutti i tuoi comandamenti sono giustizia.173La tua mano mi aiuti, perché ho scelto i tuoi precetti.174Io bramo la tua salvezza, o Eterno, e la tua legge è il mio diletto.175L’anima mia viva, ed essa ti loderà; e mi soccorrano i tuoi giudizi.176Io vo errando come pecora smarrita; cerca il tuo servitore, perché io non dimentico i tuoi comandamenti.

The faithful servant, persecuted by princes for no reason, is afraid, not of them, but of the Word; he is afraid to disobey it (v. 161). And yet it is his joy! (v. 162). May the Word of our God be a treasure to our hearts! Inexhaustible riches are hidden in it, but only those who allow the Word to rule their lives discover them.

To be able to give, one has to start by receiving: v. 171 reminds us that praise is the fruit of a heart which has been taught by the divine statutes. Being well nourished by them, we will know not only how to speak to the Lord, to praise Him intelligently, but also to speak out aloud, to the people around us, about our meditations (v. 172; cf. Eph. 5:19).

The last verses, which summarize the psalm, now reveal the main thought of it. Israel will have been led by the tribulation to realise how they had gone astray (v. 176). They will have learnt in their affliction to love the law of the LORD (vv. 163, 167, 174), to bring their conduct into line with it (vv. 165-167), to hate evil (v. 163) and to look only to God for salvation (v. 166). Before the final deliverance takes place (v. 174), inner restoration will have occurred, thereby allowing God to act for the blessing of His people and to bring them into the blessing of the Kingdom.

Salmo 120, Salmo 121
1Canto dei pellegrinaggi. Nella mia distretta ho invocato l’Eterno, ed egli m’ha risposto.2O Eterno, libera l’anima mia dalle labbra bugiarde, dalla lingua fraudolenta.3Che ti sarà dato e che ti sarà aggiunto, o lingua fraudolenta?4Frecce di guerriero, acute, con carboni di ginepro.5Misero me che soggiorno in Mesec, e dimoro fra le tende di Kedar!6L’anima mia troppo a lungo ha dimorato con colui che odia la pace!7Io sono per la pace; ma, non appena parlo, essi sono per la guerra.
1Canto dei pellegrinaggi. Io alzo gli occhi ai monti… Donde mi verrà l’aiuto?2Il mio aiuto vien dall’Eterno che ha fatto il cielo e la terra.3Egli non permetterà che il tuo piè vacilli; colui che ti protegge non sonnecchierà.4Ecco, colui che protegge Israele non sonnecchierà né dormirà.5L’Eterno è colui che ti protegge; l’Eterno è la tua ombra; egli sta alla tua destra.6Di giorno il sole non ti colpirà, né la luna di notte.7L’Eterno ti proteggerà da ogni male, egli proteggerà l’anima tua.8L’Eterno proteggerà il tuo uscire e il tuo entrare da ora in eterno.

The fifteen songs of degrees (Psalms 120-134) retrace in an increasing emphasis of joy the deliverance and restoration of the remnant of Israel.

Psalm 120 finds the faithful in their captivity among the Gentiles and we hear their cries. They are suffering from having to dwell amongst them "that hate peace." May we as Christians all the more realise just how greatly opposed the world is to God and thereby also to His children. The world knows no peace; still less can it give it. But what does the Lord say to His own? "My peace I give unto you: not as the world giveth, give I unto you" (John 14:27).

In Psalm 121 the faithful turn their attention from the scene of their suffering up towards the mountains (Zion, the object of their hope: see Ps. 87:1-2). However their help will come from even higher, from the Creator who established the mountains. The LORD responds to that faith with moving personal promises (vv. 3-8). Every believer can take these from the Lord for himself. He is in the world, but he will be kept (or preserved, emphasised six times) wherever he is and at all times in answer to the prayer of his Saviour. "I pray not that thou shouldest take them out of the world, but that thou shouldest keep them from the evil" (cf. v. 7 with John 17:15).

Salmo 122, Salmo 123
1Canto dei pellegrinaggi. Di Davide. Io mi sono rallegrato quando m’han detto: Andiamo alla casa dell’Eterno.2I nostri passi si son fermati entro le tue porte, o Gerusalemme;3Gerusalemme, che sei edificata, come una città ben compatta,4dove salgono le tribù, le tribù dell’Eterno, secondo l’ingiunzione fattane ad Israele, per celebrare il nome dell’Eterno.5Perché quivi sono posti i troni per il giudizio, i troni della casa di Davide.6Pregate per la pace di Gerusalemme! Prosperino quelli che t’amano!7Pace sia entro i tuoi bastioni, e tranquillità nei tuoi palazzi!8Per amore dei miei fratelli e dei miei amici, io dirò adesso: Sia pace in te!9Per amore della casa dell’Eterno, dell’Iddio nostro, io procaccerò il tuo bene.
1Canto dei pellegrinaggi. A te io alzo gli occhi miei o tu che siedi nei cieli!2Ecco, come gli occhi dei servi guardano la mano del loro padrone, come gli occhi della serva guardano la mano della sua padrona,3così gli occhi nostri guardano all’Eterno, all’Iddio nostro, finché egli abbia pietà di noi.4Abbi pietà di noi, o Eterno, abbi pietà di noi, perché siamo più che sazi di disprezzo. (H123-5) L’anima nostra è più che sazia dello scherno della gente agiata e del disprezzo dei superbi.

The love which the Israelite feels for Jerusalem reflects the desires and the love of the Christian for the Assembly, which is precious to the heart of Christ. Will we therefore from now on go joyfully (v. 1) to the place where He has promised to be, to give thanks to His Name (cf. v. 4)?

Let us remember the promise in v. 6: "They shall prosper that love thee." Love for the assembly is a source of spiritual prosperity. How can this love be shown? By praying for peace in the assembly and seeking to do things for the good of the assembly (vv. 6-9).

Psalm 123 teaches us about dependence. The faithful lift their eyes expectantly to their God knowing that all their help is in Him (cf. 2 Chron. 20:12). They have no right to it; everything is grace. What can the Christian expect from men? He can be subjected to a great deal of contempt and insults from those who are at ease down here (vv. 3, 4; 1 Cor. 4:13). If he is able to endure such things it is only because his faith is directed towards his Saviour in heaven (v. 1; Psalm 141:8). Soon that faith will give place to sight. Full of disgrace today, tomorrow he will be filled with His likeness (Ps. 17:15).

Salmo 124, Salmo 125
1Canto dei pellegrinaggi. Di Davide. Se non fosse stato l’Eterno che fu per noi, lo dica pure ora Israele,2se non fosse stato l’Eterno che fu per noi, quando gli uomini si levarono contro noi,3allora ci avrebbero inghiottiti tutti vivi, quando l’ira loro ardeva contro noi;4allora le acque ci avrebbero sommerso, il torrente sarebbe passato sull’anima nostra;5allora le acque orgogliose sarebbero passate sull’anima nostra.6Benedetto sia l’Eterno che non ci ha dato in preda ai loro denti!7L’anima nostra è scampata, come un uccello dal laccio degli uccellatori; il laccio è stato rotto, e noi siamo scampati.8Il nostro aiuto è nel nome dell’Eterno, che ha fatto il cielo e la terra.
1Canto dei pellegrinaggi. Quelli che confidano nell’Eterno sono come il monte di Sion, che non può essere smosso, ma dimora in perpetuo.2Gerusalemme è circondata dai monti; e così l’Eterno circonda il suo popolo, da ora in perpetuo.3Poiché lo scettro dell’empietà non sempre rimarrà sulla eredità dei giusti, onde i giusti non mettan mano all’iniquità.4O Eterno, fa’ del bene a quelli che son buoni, e a quelli che son retti nel loro cuore.5Ma quanto a quelli che deviano per le loro vie tortuose, l’Eterno li farà andare con gli operatori d’iniquità. Pace sia sopra Israele.

Psalms 120-123 described the people suffering under oppression. Psalms 124 and 125 show us their deliverance. The faithful are pleased to repeat that it was only due to the LORD's intervention. Without it, they would have been swallowed up (v. 3), overwhelmed (vv. 4, 5) and devoured (v. 6). But if God is "for us" what could those do who rise up "against us"? (v. 2; Rom. 8:31). The Lord is able to rescue His people from the terrible snare of the fowlers (v. 7). The fowlers correspond prophetically with the Antichrist and the Assyrian, who are agents of Satan against the remnant of Israel. For us, they are a reminder of the enemies of our souls. If we put our faith in Christ He will help us to escape from their net, that is to say from "the sin which doth so easily beset us" (Heb. 12:1; Ps. 91:3).

It is just this faith which is the main theme of Psalm 125 — faith in the One who is able to keep us from falling (Jude 24). By relying on the Lord for support we shall not be moved (v. 1 JND trans.). However, if we are to walk properly it is not enough to have strong feet. Our path needs to be straight. Let us not follow those who "turn aside unto their crooked ways" (v. 5). Let us not forget also that before setting off on our walk we need upright hearts (v. 4).

Salmo 126, Salmo 127
1Canto dei pellegrinaggi. Quando l’Eterno fece tornare i reduci di Sion, ci pareva di sognare.2Allora la nostra bocca fu piena di sorrisi, e la nostra lingua di canti d’allegrezza. Allora fu detto fra le nazioni: L’Eterno ha fatto cose grandi per loro.3L’Eterno ha fatto cose grandi per noi, e noi siamo nella gioia.4O Eterno, fa tornare i nostri che sono in cattività, come tornano i rivi nella terra del Mezzodì.5Quelli che seminano con lagrime, mieteranno con canti di gioia.6Ben va piangendo colui che porta il seme da spargere, ma tornerà con canti di gioia quando porterà i suoi covoni.
1Canto dei pellegrinaggi. Di Salomone. Se l’Eterno non edifica la casa, invano vi si affaticano gli edificatori; se l’Eterno non guarda la città, invano vegliano le guardie.2Invano vi levate di buon’ora e tardi andate a riposare e mangiate il pan di doglie; egli dà altrettanto ai suoi diletti, mentr’essi dormono.3Ecco, i figliuoli sono un’eredità che viene dall’Eterno; il frutto del seno materno è un premio.4Quali le frecce in man d’un prode, tali sono i figliuoli della giovinezza.5Beati coloro che ne hanno il turcasso pieno! Non saranno confusi quando parleranno coi loro nemici alla porta.

Just like someone waking up after a terrible nightmare, the faithful are at first unable to realise their sudden deliverance. But soon the air reverberates to the joyous shouts of the people who with one accord declare, "The LORD hath done great things for them" (v. 2; Ps. 14:7). Their tears have, so to speak, watered the fields of a bountiful harvest (v. 5). Such was the ministry of the Lord Jesus down here (v. 6). He tearfully followed the path which led to the cross. "But if it die", says John 12:24, "it bringeth forth much fruit." He shall appear triumphant, bearing the fruit of the travail of His soul: His redeemed, like precious sheaves of corn held close to His heart.

Psalm 127 reminds us that anything we do which does not have the Lord's approval is bound to fail. The thing may seem good and warrant spending a great deal of time and trouble on, but if He has not been involved in it then it will lead to nothing (cf. John 15:5). The peaceful and confident activity of the Christian, followed by restful sleep, contrasts with the feverish and ambitious activity of the man of the world (Ecc. 2:23). As for you young people who are thinking about "setting up home", marriage is too serious a matter for you to deal with by yourself. Let the Lord guide you.

Salmo 128, Salmo 129
1Canto dei pellegrinaggi. Beato chiunque teme l’Eterno e cammina nelle sue vie!2Tu allora mangerai della fatica delle tue mani; sarai felice e prospererai.3La tua moglie sarà come una vigna fruttifera nell’interno della tua casa; i tuoi figliuoli, come piante d’ulivo intorno alla tua tavola.4Ecco, così sarà benedetto l’uomo che teme l’Eterno.5L’Eterno ti benedica da Sion, e vedrai il bene di Gerusalemme tutti i giorni della tua vita,6e vedrai i figliuoli dei tuoi figliuoli. Pace sia sopra Israele.
1Canto dei pellegrinaggi. Molte volte m’hanno oppresso dalla mia giovinezza! Lo dica pure Israele:2Molte volte m’hanno oppresso dalla mia giovinezza; eppure, non hanno potuto vincermi.3Degli aratori hanno arato sul mio dorso, v’hanno tracciato i loro lunghi solchi.4L’Eterno è giusto; egli ha tagliato le funi degli empi.5Siano confusi e voltin le spalle tutti quelli che odiano Sion!6Siano come l’erba dei tetti, che secca prima di crescere!7Non se n’empie la mano il mietitore, né le braccia chi lega i covoni;8e i passanti non dicono: La benedizione dell’Eterno sia sopra voi; noi vi benediciamo nel nome dell’Eterno!

"Blessed is every one that feareth the Lord . . . happy shalt thou be, and it shall be well with thee" (Ps. 128:1-2). Man would prefer to switch things round. He thinks that he can get happiness by improving his material conditions. However his misery is primarily of a moral nature. Man is unhappy because he is a sinner. He needs to start by turning to God, fearing Him and walking in His ways (v. 1). Then he will see blessing extending to every part of his life. "Godliness is profitable unto all things . . ." (1 Tim. 4:8). This does not mean that we will have wealth to satisfy our covetousness, but rather the peaceful joy of divine favour down here (see Ps. 37:4).

Psalm 129. From their "youth", in Egypt, Israel was sorely oppressed but nothing can compare with what they will face under the yoke of the Antichrist. Christ, by taking the form of a servant, has identified Himself beforehand with the sufferings of His people (cf. v. 3; Matt. 27:26).

However the LORD is righteous (v. 4). The evil ones will meet their end (v. 6); they will not be part of the sheaves gathered in joyfully by the great Reaper (v. 7; Ps. 126:5-6); they will have no share in the blessings of the Kingdom (v. 8).

Salmo 130, Salmo 131
1Canto dei pellegrinaggi. O Eterno, io grido a te da luoghi profondi!2Signore, ascolta il mio grido; siano le tue orecchie attente alla voce delle mie supplicazioni!3O Eterno, se tu poni mente alle iniquità, Signore, chi potrà reggere?4Ma presso te v’è perdono affinché tu sia temuto.5Io aspetto l’Eterno, l’anima mia l’aspetta, ed io spero nella sua parola.6L’anima mia anela al Signore più che le guardie non anelino al mattino, più che le guardie al mattino.7O Israele, spera nell’Eterno, poiché presso l’Eterno è benignità e presso di lui è abbondanza di redenzione.8Ed egli redimerà Israele da tutte le sue iniquità.
1Canto dei pellegrinaggi. Di Davide. O Eterno, il mio cuore non è gonfio li superbia, e i miei occhi non sono alteri; non attendo a cose troppo grandi e troppo alte per me.2In verità ho calmata e quietata l’anima mia, com’è quieto il bimbo divezzato sul seno di sua madre. Quale è il bimbo divezzato, tale è in me l’anima mia.3O Israele, spera nell’Eterno, da ora in perpetuo.

It is not the oppression of Psalm 129 but the feeling of sin which has brought the soul of this just man into "the depths" (Ps. 130:1). Nevertheless no matter how low he feels, he can always call upon God. "With him is plenteous redemption" (v. 7)

V. 4 may perhaps astonish us. It would seem to us that forgiveness would have the effect rather of quelling fear. Yet the opposite is true! "The knowledge of grace", someone once wrote, "gives real depth in the work of the conscience. For we can only measure the horror of our situation by the lengths to which our Saviour went in order to rescue us from it" (Rom. 6:14; 1 Peter 1:17-19).

Psalm 131. The trials of a believer play a useful role in humbling him and breaking his self-will (v. 1). God allows them and the believer should submit to them. When something which he loved has been taken away from him, his soul finds itself "weaned" (v. 2). He is like the little child who is suddenly deprived of his mother's milk yet is still close to his mother. At that moment he does not understand that this is part of growing up. Similarly the Lord sometimes sees fit to take away from us something which we regard as precious and cannot do without so that we have to depend on Him alone (v. 3; read Ps. 130:5-7 again).

Salmo 132
1Canto dei pellegrinaggi. Ricordati, o Eterno, a favor di Davide, di tutte le sue fatiche:2com’egli giurò all’Eterno e fece voto al Potente di Giacobbe, dicendo:3Certo, non entrerò nella tenda della mia casa, né salirò sul letto ove mi corico,4non darò sonno ai miei occhi, né riposo alle mie palpebre,5finché abbia trovato un luogo per l’Eterno, una dimora per il Potente di Giacobbe.6Ecco abbiamo udito che l’Arca era in Efrata; l’abbiam trovata nei campi di Jaar.7Andiamo nella dimora dell’Eterno, adoriamo dinanzi allo sgabello de’ suoi piedi!8Lèvati, o Eterno, vieni al luogo del tuo riposo, tu e l’Arca della tua forza.9I tuoi sacerdoti siano rivestiti di giustizia, e giubilino i tuoi fedeli.10Per amor di Davide tuo servitore, non respingere la faccia del tuo unto.11L’Eterno ha fatto a Davide questo giuramento di verità, e non lo revocherà: Io metterò sul tuo trono un frutto delle tue viscere.12Se i tuoi figliuoli osserveranno il mio patto e la mia testimonianza che insegnerò loro, anche i loro figliuoli sederanno sul tuo trono in perpetuo.13Poiché l’Eterno ha scelto Sion, l’ha desiderata per sua dimora.14Questo è il mio luogo di riposo in eterno; qui abiterò, perché l’ho desiderata.15Io benedirò largamente i suoi viveri, sazierò di pane i suoi poveri.16I suoi sacerdoti li vestirò di salvezza, e i suoi fedeli giubileranno con gran gioia.17Quivi farò crescere la potenza di Davide, e quivi terrò accesa una lampada al mio unto.18I suoi nemici li vestirò di vergogna, ma su di lui fiorirà la sua corona.

This lovely song recalls the day when King David brought the ark up to Jerusalem (2 Sam. 6:17). Later on, at the consecration of the temple, Solomon ended his prayer with vv. 8-10 (2 Chron. 6:41-42). Prophetically this psalm corresponds with the introduction of the millennial Kingdom. God will enter His dwelling place (v. 14); the whole world will be blessed and will rejoice (vv. 15, 16); Christ, the true Son of David, will receive the universal crown (vv. 17, 18). God's unconditional promises will be accomplished in Him, by Him and for Him.

But let us take great care to notice that these are the consequences of "all his afflictions" (v. 1; cf.

1 Chron. 22:14; David is a type of Christ, the rejected King, whilst Solomon represents the Messiah in His glory). It is because Christ suffered that He will be exalted in this way; it is because He experienced down here the sorrowful travail of His soul that the earth will enjoy God's rest.

Let us link together vv. 2 and 11, 5 and 13, 8 and 14, 9 and 16, 10 and 17, 18 respectively. We see that this faithful man, who had God's glory at heart, has all his wishes fulfilled one after another beyond his wildest hopes. He has to do with the One who can do infinitely more than we can ask or think (Eph. 3:20).

Salmo 133, Salmo 134
1Canto dei pellegrinaggi. Di Davide. Ecco, quant’è buono e quant’è piacevole che fratelli dimorino assieme!2E’ come l’olio squisito che, sparso sul capo, scende sulla barba, sulla barba d’Aaronne, che scende fino all’orlo de’ suoi vestimenti;3è come la rugiada dell’Hermon, che scende sui monti di Sion; poiché quivi l’Eterno ha ordinato che sia la benedizione, la vita in eterno.
1Canto dei pellegrinaggi. Ecco, benedite l’Eterno, voi tutti servitori dell’Eterno, che state durante la notte nella casa dell’Eterno!2Levate le vostre mani verso il santuario, e benedite l’Eterno!3L’Eterno ti benedica da Sion, egli che ha fatto il cielo e la terra.

V. 1 of Psalm 133 should always apply in the assembly and in our families. Is it so? When brethren live together in unity it is good and pleasant for them, but especially for the heart of the Father. The members of God's family are united together because they are linked to the same Person, Christ; they form as it were the hem of His garment: that part of Him which is visible down here (cf. Ex. 28:33-34). He is up above, the true Aaron, the great High Priest; but He has given His Spirit who, like "precious ointment", flows down on the brethren gathered in the place where God has commanded eternal blessing (v. 3; Acts 2:33; Eph. 4:2-4).

With Psalm 134, the final song of degrees, the redeemed earthly people have reached the highest of the fifteen steps pictured in these songs. They have achieved the goal which they desired so earnestly: they have entered the gates of Jerusalem (Ps. 122:1-2); they are standing in the house of the LORD.

Soon the Lord's redeemed will reach their heavenly goal: the Father's house. However Revelation 21:25 reveals that "there shall be no night there". There will be no need for any encouragement to praise. That will burst forth spontaneously from all our hearts when we see the Lord Jesus face to face.

Salmo 135
1Alleluia. Lodate il nome dell’Eterno. Lodatelo, o servi dell’Eterno,2che state nella casa dell’Eterno, nei cortili della casa del nostro Dio.3Lodate l’Eterno, perché l’Eterno è buono; salmeggiate al suo nome, perché è amabile.4Poiché l’Eterno ha scelto per sé Giacobbe, ha scelto Israele per suo speciale possesso.5Sì, io conosco che l’Eterno è grande, e che il nostro Signore è al disopra di tutti gli dèi.6L’Eterno fa tutto ciò che gli piace, in cielo e in terra, nei mari e in tutti gli abissi.7Egli fa salire i vapori dalle estremità della terra, fa i lampi per la pioggia, fa uscire il vento dai suoi tesori.8Egli percosse i primogeniti d’Egitto, così degli uomini come degli animali.9Mandò segni e prodigi in mezzo a te, o Egitto, su Faraone e su tutti i suoi servitori.10Egli percosse grandi nazioni, e uccise re potenti:11Sihon, re degli Amorei, e Og, re di Basan, e tutti i regni di Canaan.12E dette il loro paese in eredità, in eredità a Israele, suo popolo.13O Eterno, il tuo nome dura in perpetuo; la memoria di te, o Eterno, dura per ogni età.14Poiché l’Eterno farà giustizia al suo popolo, ed avrà compassione dei suoi servitori.15Gl’idoli delle nazioni sono argento e oro, opera di mano d’uomo.16Hanno bocca e non parlano; hanno occhi e non vedono;17hanno orecchi e non odono, e non hanno fiato alcuno nella loro bocca.18Simili ad essi siano quelli che li fanno, tutti quelli che in essi confidano.19Casa d’Israele, benedite l’Eterno! Casa d’Aaronne, benedite l’Eterno!20Casa di Levi, benedite l’Eterno! Voi che temete l’Eterno, benedite l’Eterno!21Sia benedetto da Sion l’Eterno, che abita in Gerusalemme! Alleluia.

Psalm 134 showed us the servants of the LORD gathered in His House to worship Him. Psalm 135 tells us about the theme of their praise: the great name of the LORD.

In Psalm 133 it was brethren dwelling together in unity which was good and pleasant. Here in v. 3 it is the LORD Himself who is found to be good and pleasant. The worshipper has "tasted that the Lord is gracious" (1 Peter 2:3). No matter how precious brotherly communion may be, nothing can replace for the soul the sweetness of the Lord's love. Do we gather together in the assembly just to meet other Christians? Or is it rather because we can enjoy the blessed presence of the Lord there?

God has chosen Israel – and every redeemed person – "for his peculiar treasure" (v. 4; cf. Matt. 13: 44); He worked in great power to acquire them (vv. 5-12). How worthless and ridiculous all the world's idols appear when compared with such a God! And how much to be pitied are those who "trust in them"! (v. 18). To bless the LORD, who has become to us the God and Father of our Lord Jesus Christ, is the privilege of everyone who fears Him (v. 20; Eph. 1:3).

Salmo 136
1Celebrate l’Eterno, perché egli è buono, perché la sua benignità dura in eterno.2Celebrate l’Iddio degli dèi, perché la sua benignità dura in eterno.3Celebrate li Signor dei signori, perché la sua benignità dura in eterno.4Colui che solo opera grandi maraviglie, perché la sua benignità dura in eterno.5Colui che ha fatto con intendimento i cieli, perché la sua benignità dura in eterno.6Colui che ha steso la terra sopra le acque, perché la sua benignità dura in eterno.7Colui che ha fatto i grandi luminari, perché la sua benignità dura in eterno:8il sole per regnare sul giorno, perché la sua benignità dura in eterno;9e la luna e le stelle per regnare sulla notte, perché la sua benignità dura in eterno.10Colui che percosse gli Egizi nei loro primogeniti, perché la sua benignità dura in eterno;11e trasse fuori Israele dal mezzo di loro, perché la sua benignità dura in eterno;12con mano potente e con braccio steso, perché la sua benignità dura in eterno.13Colui che divise il Mar rosso in due, perché la sua benignità dura in eterno;14e fece passare Israele in mezzo ad esso, perché la sua benignità dura in eterno;15e travolse Faraone e il suo esercito nel Mar Rosso, perché la sua benignità dura in eterno.16Colui che condusse il suo popolo attraverso il deserto, perché la sua benignità dura in eterno.17Colui che percosse re grandi, perché la sua benignità dura in eterno;18e uccise re potenti, perché la sua benignità dura in eterno:19Sihon, re degli Amorei, perché la sua benignità dura in eterno,20e Og, re di Basan, perché la sua benignità dura in eterno;21e dette il loro paese in eredità, perché la sua benignità dura in eterno,22in eredità ad Israele, suo servitore, perché la sua benignità dura in eterno.23Colui che si ricordò di noi del nostro abbassamento, perché la sua benignità dura in eterno;24e ci ha liberati dai nostri nemici, perché la sua benignità dura in eterno.25Colui che dà il cibo ad ogni carne, perché la sua benignità dura in eterno.26Celebrate l’Iddio dei cieli, perché la sua benignità dura in eterno.

All the ways in which God deals with His creation stem from one particular motive: His mercy which endures for ever. That mercy is first seen in the "great wonders" which were carried out for mans benefit even before he existed, when God created the environment which would enable man to live and survive (vv. 4-9). It is rather like a mother who, before her child is born, lovingly prepares the place into which the baby will be welcomed and gets ready everything which the baby is going to need.

From v. 10 onwards we can see the love of God shining forth in the work of redemption. It is illustrated by the departure from Egypt and the entry of Israel into Canaan. The grateful redeemed can all sing in v. 23, (He) "who remembered us in our low estate."

The expression, "his mercy endureth for ever", comes as a surprise at the end of vv. 10, 15, 17-20. However let us not forget that even the punishment of the wicked is connected with God's plans of love towards His own, as well as with the blessing of the world to come. This also explains the solemnity of Psalm 137:8-9. Men speak far too lightly of a "good God." May they reflect on that word "good", confirmed by so many striking testimonies . . and then respond to such love!

Salmo 137, Salmo 138
1Là presso i fiumi di Babilonia, sedevamo ed anche piangevamo ricordandoci di Sion.2Ai salici delle sponde avevamo appese le nostre cetre.3Poiché là quelli che ci avevan menati in cattività ci chiedevano dei canti, quelli che ci predavano, delle canzoni d’allegrezza, dicendo: Cantateci delle canzoni di Sion!4Come potremmo noi cantare le canzoni dell’Eterno in terra straniera?5Se io ti dimentico, o Gerusalemme, dimentichi la mia destra le sue funzioni,6resti la mia lingua attaccata al palato se io non mi ricordo di te, se non metto Gerusalemme al disopra d’ogni mia allegrezza.7Ricordati, o Eterno, dei figliuoli di Edom, che nel giorno di Gerusalemme dicevano: Spianatela, spianatela, fin dalle fondamenta!8O figliuola di Babilonia, che devi esser distrutta, beati chi ti darà la retribuzione del male che ci hai fatto!9Beato chi piglierà i tuoi piccoli bambini e li sbatterà contro la roccia!
1Salmo di Davide. Io ti celebrerò con tutto il mio cuore, dinanzi agli dèi salmeggerò a te.2Adorerò vòlto al tempio della tua santità, celebrerò il tuo nome per la tua benignità e per la tua fedeltà; poiché tu hai magnificato la tua parola oltre ogni tua rinomanza.3Nel giorno che ho gridato a te, tu m’hai risposto, m’hai riempito di coraggio, dando forza all’anima mia.4Tutti i re della terra ti celebreranno, o Eterno, quando avranno udito le parole della tua bocca;5e canteranno le vie dell’Eterno, perché grande è la gloria dell’Eterno.6Sì, eccelso è l’Eterno, eppure ha riguardo agli umili, e da lungi conosce l’altero.7Se io cammino in mezzo alla distretta, tu mi ridai la vita; tu stendi la mano contro l’ira dei miei nemici, e la tua destra mi salva.8L’Eterno compirà in mio favore l’opera sua; la tua benignità, o Eterno, dura in perpetuo; non abbandonare le opere delle tue mani.

Here begins the final series of Psalms, mostly written by David. They take up once again the story of the final restoration of Israel from their time of slavery amongst the nations, through their tribulation, right up to their deliverance and the time of universal praise!

The beginning of Psalm 137 recalls the captivity in Babylon. Since they had been taken away captive, how could these poor people be able to sing when asked to do so and rejoice under the yoke of their oppressor? There was no joy for them so far away from Jerusalem. Those who had taken everything away from them could not take away their memories. Similarly with us, believing friends, who are strangers in a hostile world, we find nothing here for our hearts, yet we possess in Christ a joy which no one can take away from us (John 16:22). Let us never forget the heavenly city (v. 5)!

In Psalm 138 the faithful man, despite his "lowly" state (v. 6), can sing with all his heart and prays towards Jerusalem (cf. v. 2; 1 Kings 8:47 . . .). "Thou answeredst me", he could say later, even though there had still been no change in his circumstances. God had strengthened his soul (v. 3). And it is that strength which matters for the believer (Eph. 3:16).

God will perfect that which concerns us (v. 8), not by destroying the wicked (end of Ps. 137), but by the return of the Lord.

Salmo 139
1Per il capo de’ musici. Salmo di Davide. O Eterno tu m’hai investigato e mi conosci.2Tu sai quando mi seggo e quando m’alzo, tu intendi da lungi il mio pensiero.3Tu mi scruti quando cammino e quando mi giaccio, e conosci a fondo tutte le mie vie.4Poiché la parola non è ancora sulla mia lingua, che tu, o Eterno, già la conosci appieno.5Tu mi stringi di dietro e davanti, e mi metti la mano addosso.6Una tal conoscenza è troppo maravigliosa per me, tanto alta, che io non posso arrivarci.7Dove me ne andrò lungi dal tuo spirito? e dove fuggirò dal tuo cospetto?8Se salgo in cielo tu vi sei; se mi metto a giacere nel soggiorno dei morti, eccoti quivi.9Se prendo le ali dell’alba e vo a dimorare all’estremità del mare,10anche quivi mi condurrà la tua mano, e la tua destra mi afferrerà.11Se dico: Certo le tenebre mi nasconderanno, e la luce diventerà notte intorno a me,12le tenebre stesse non possono nasconderti nulla, e la notte risplende come il giorno; le tenebre e la luce son tutt’uno per te.13Poiché sei tu che hai formato le mie reni, che m’hai intessuto nel seno di mia madre.14Io ti celebrerò, perché sono stato fatto in modo maraviglioso, stupendo. Maravigliose sono le tue opere, e l’anima mia lo sa molto bene.15Le mie ossa non t’erano nascoste, quand’io fui formato in occulto e tessuto nelle parti più basse della terra.16I tuoi occhi videro la massa informe del mio corpo; e nel tuo libro erano tutti scritti i giorni che m’eran destinati, quando nessun d’essi era sorto ancora.17Oh quanto mi son preziosi i tuoi pensieri, o Dio! Quant’è grande la somma d’essi!18Se li voglio contare, son più numerosi della rena; quando mi sveglio sono ancora con te.19Certo, tu ucciderai l’empio, o Dio; perciò dipartitevi da me, uomini di sangue.20Essi parlano contro di te malvagiamente; i tuoi nemici usano il tuo nome a sostener la menzogna.21O Eterno, non odio io quelli che t’odiano? E non aborro io quelli che si levano contro di te?22Io li odio di un odio perfetto; li tengo per miei nemici.23Investigami, o Dio, e conosci il mio cuore. Provami, e conosci i miei pensieri.24E vedi se v’è in me qualche via iniqua, e guidami per la via eterna.

"God is light" (1 John 1:5). "Neither is there any creature that is not manifest in his sight" (read Heb. 4:13). It is a frightening thing for a sinner to feel that holy gaze constantly upon him, revealing all his most intimate thoughts and discovering his most secret motives! At first only one thought occurs to him: to run away from this terrible beam of light. But this light penetrates the darkness where he tries to hide (v. 11), reaches him at the ends of the earth, extends right into his distant past . . . (Gen. 3:8; John 3:19). It is foolish to think that you can escape from God. It is also foolish to run away from the One who can guarantee your happiness. When you are ill, you never think of hiding any of the symptoms from your doctor. You know very well that it is in your interest to tell him everything that you feel if you want to be cured. So why act differently when God wants to save your soul and deliver you from sin? Confess to Him all the different evils which are eating away inside you. Let His light examine your conscience. May your prayer be that of vv. 23, 24: "Search me, O God" and search me again! Put everything in my life back into place. Don't let me get caught up "in some wicked (or grievous) way" (grievous for me and to the Lord). But "lead me in the way everlasting"!

Salmo 140
1Per il Capo de’ musici. Salmo di Davide. Liberami, o Eterno, dall’uomo malvagio; guardami dall’uomo violento,2i quali macchinano delle malvagità nel loro cuore, e continuamente muovono guerre.3Aguzzano la loro lingua come il serpente, hanno un veleno d’aspide sotto le loro labbra. Sela.4Preservami, o Eterno, dalle mani dell’empio, guardami dall’uomo violento, i quali han macchinato di farmi cadere.5I superbi hanno nascosto per me un laccio e delle funi, m’hanno teso una rete sull’orlo del sentiero, m’hanno posto degli agguati. Sela.6Io ho detto all’Eterno: Tu sei il mio Dio; porgi l’orecchio, o Eterno, al grido delle mie supplicazioni.7O Eterno, o Signore, che sei la forza della mia salvezza, tu hai coperto il mio capo nel giorno dell’armi.8Non concedere, o Eterno, agli empi quel che desiderano; non dar compimento ai loro disegni, che talora non s’esaltino. Sela.9Sulla testa di quelli che m’attorniano ricada la perversità delle loro labbra!10Cadano loro addosso dei carboni accesi! Siano gettati nel fuoco, in fosse profonde, donde non possano risorgere.11Il maldicente non sarà stabilito sulla terra; il male darà senza posa la caccia all’uomo violento.12Io so che l’Eterno farà ragione all’afflitto e giustizia ai poveri.13Certo i giusti celebreranno il tuo nome; li uomini retti abiteranno alla tua presenza.

This psalm gives us a glimpse of how much believers of the remnant will suffer during the terrible time of the great tribulation. Up to now we have been saved from persecution in our country by the grace of God. However it does us good to ask ourselves the question sometimes: if tomorrow I had to suffer once again as a Christian, would I still bear that name?

Besides, let us never forget, that we continually have to deal with enemies so much more formidable as they are familiar to us. That evil and violent man (v. 1), who imagines mischiefs (v. 2), who sharpens his tongue like a serpent (v. 3) and who tries to overthrow my goings (v. 4) is revealed to me in the Epistle to the Romans as living in my own heart – a frightening thought (Rom. 3:13; Rom. 7:17). However the same epistle contains, so to speak, the announcement of his death (read Rom. 6:6). Death has delivered me from that "old man"; I no longer have to fight him but can consider him as crucified with Christ. As for the Enemy outside, God will also protect me from him. "The Lord is the strength of my salvation", says the faithful. "Thou hast covered my head in the day of battle" (v. 7). The helmet of salvation is a vital piece of the whole armour of God (Eph. 6:17).

Salmo 141, Salmo 142
1Salmo di Davide. O Eterno io t’invoco; affrettati a rispondermi. Porgi l’orecchio alla mia voce quand’io grido a te.2La mia preghiera stia nel tuo cospetto come l’incenso, l’elevazione delle mie mani come il sacrifizio della sera.3O Eterno, poni una guardia dinanzi alla mia bocca, guarda l’uscio delle mie labbra.4Non inclinare il mio cuore ad alcuna cosa malvagia, per commettere azioni empie con gli operatori d’iniquità; e fa’ ch’io non mangi delle loro delizie.5Mi percuota pure il giusto; sarà un favore; mi riprenda pure; sarà come olio sul capo; il mio capo non lo rifiuterà; anzi malgrado la loro malvagità, continuerò a pregare.6I loro giudici saran precipitati per il fianco delle rocce, e si darà ascolto alle mie parole, perché sono piacevoli.7Come quando si ara e si rompe la terra, le nostre ossa sono sparse all’ingresso del soggiorno dei morti.8Poiché a te son vòlti gli occhi miei, o Eterno, o Signore; in te mi rifugio, non abbandonare l’anima mia.9Guardami dal laccio che m’hanno teso, e dagli agguati degli operatori d’iniquità.10Cadano gli empi nelle loro proprie reti, mentre io passerò oltre.
1Cantico di Davide, quand’era nella spelonca. Preghiera. Io grido con la mia voce all’Eterno; con la mia voce supplico l’Eterno.2Effondo il mio lamento dinanzi a lui, espongo dinanzi a lui la mia tribolazione.3Quando lo spirito mio è abbattuto in me, tu conosci il mio sentiero. Sulla via per la quale io cammino, essi hanno nascosto un laccio per me.4Guarda alla mia destra e vedi; non v’è alcuno che mi riconosca. Ogni rifugio m’è venuto a mancare: non v’è alcuno che abbia cura dell’anima mia.5Io grido a te, o Eterno. Io dico: Tu sei il mio rifugio, la mia parte nella terra dei viventi.6Sii attento al mio grido, perché son ridotto in molto misero stato. Liberami da quelli che mi perseguitano, perché sono più forti di me.7Trai di prigione l’anima mia, ond’io celebri il tuo nome. I giusti trionferanno meco, perché m’avrai colmato di beni.

The Lord never gets tired of listening to our prayers. On the contrary, the prayer of a believer is like sweet perfume to Him (v. 2; cf. Rev. 5:8). Sadly our mouths are also capable of producing bitter words. Without help from above, no man can tame his tongue (James 3:8-9). "Set a watch, O Lord, before my mouth," asks the man of God here. However the mouth only serves to express what is boiling up in our hearts (Ps. 39:1-3). The heart also requires a vigilant "guard" to stop it from getting involved with any evil thing (v. 4). Finally let us learn to take reproach not as damaging to our pride, but as a favour, an "excellent oil" reserved by the Lord for His own (v. 5; cf. 2 Sam. 16:5, 10; Gal. 6:1).

Psalm 142. Being pursued by Saul, David hides in the cave of Adullam (1 Sam. 22; Ps. 57). He wanders with his companions "in deserts, and in mountains, and in dens and caves of the earth" (Heb. 11:38). No human refuge was available to him (v. 4). But his faith enabled him to cry out: "O LORD . . . thou art my refuge" (v. 5). "The righteous shall compass me about . . . (v. 7). Christ, the true David, will bring with Him in His glory those whom He has clothed in His own righteousness.

Salmo 143
1Salmo di Davide. O Eterno, ascolta la mia preghiera, porgi l’orecchio alle mie supplicazioni; nella tua fedeltà e nella tua giustizia, rispondimi,2e non venire a giudicio col tuo servitore, perché nessun vivente sarà trovato giusto nel tuo cospetto.3Poiché il nemico perseguita l’anima mia; egli calpesta al suolo la mia vita; mi fa abitare in luoghi tenebrosi come quelli che son morti già da lungo tempo.4Il mio spirito è abbattuto in me, il mio cuore è tutto smarrito dentro di me.5Io mi ricordo dei giorni antichi; io medito tutti i tuoi fatti; io rifletto sull’opera delle tue mani.6Io stendo le mie mani verso te; l’anima mia è assetata di te come terra asciutta. Sela.7Affrettati a rispondermi, o Eterno; lo spirito mio vien meno; non nascondere da me la tua faccia, che talora io non diventi simile a quelli che scendono nella fossa.8Fammi sentire la mattina la tua benignità, poiché in te mi confido; fammi conoscer la via per la quale devo camminare, poiché io elevo l’anima mia a te.9Liberami dai miei nemici, o Eterno; io cerco rifugio presso di te.10Insegnami a far la tua volontà, poiché tu sei il mio Dio; il tuo buono Spirito mi guidi in terra piana.11O Eterno, vivificami, per amor del tuo nome; nella tua giustizia, ritrai l’anima mia dalla distretta!12E nella tua benignità distruggi i miei nemici, e fa’ perire tutti quelli che affliggono l’anima mia; perché io son tuo servitore.

"Hear my prayer . . . , hide not thy face from me . . . , answer me," cries the faithful from the depths of his distress. What a contrast between that unrest and the peaceful assurance which is available to the Christian today! The Christian is guaranteed access to the Father through the Lord Jesus (Heb. 4:16). Nevertheless he should be moved by the same earnest desire for communion. "My soul thirsteth after thee, as a thirsty land" (v. 6; cf. Ps. 63:1). Yes, every day, from first thing in the morning, I need to hear not only the Word of God, but His loving kindness by opening my heart to listen to Him (v. 8). This feeling of the Lord's love will strengthen my trust in Him; I will ask Him first of all to make me to know His way and then to lead me in it. When I call Him my God and call myself His servant (v. 12) I am undertaking to do what pleases Him. However to begin with He must teach me and then His good Spirit must guide me into the "land of uprightness" of His will (v. 10). In reality these requirements are connected with each other. On the one hand the joy of communion with the Lord is necessary to know His will. But on the other hand we can only taste this joy when we are obedient to that will!

Salmo 144
1Salmo di Davide. Benedetto sia l’Eterno, la mia ròcca, che ammaestra le mie mani alla pugna e le mie dita alla battaglia;2ch’è il mio benefattore e la mia fortezza, il mio alto ricetto, e il mio liberatore il mio scudo, colui nel quale mi rifugio, che mi rende soggetto il mio popolo.3O Eterno, che cos’è l’uomo, che tu ne prenda conoscenza? o il figliuol dell’uomo che tu ne tenga conto?4L’uomo è simile a un soffio, i suoi giorni son come l’ombra che passa.5O Eterno, abbassa i tuoi cieli e scendi; tocca i monti e fa’ che fumino.6Fa’ guizzare il lampo e disperdi i miei nemici. Lancia le tue saette, e mettili in rotta.7Stendi le tue mani dall’alto, salvami e liberami dalle grandi acque, dalla mano degli stranieri,8la cui bocca parla menzogna, e la cui destra è destra di frode.9O Dio, a te canterò un nuovo cantico; sul saltèro a dieci corde a te salmeggerò,10che dài la vittoria ai re, che liberi Davide tuo servitore dalla spada micidiale.11Salvami e liberami dalla mano degli stranieri, la cui bocca parla menzogna, e la cui destra è destra di frode.12I nostri figliuoli, nella loro giovinezza, sian come piante novelle che crescono, e le nostre figliuole come colonne scolpite nella struttura d’un palazzo.13I nostri granai siano pieni e forniscano ogni specie di beni. Le nostre gregge moltiplichino a migliaia e a diecine di migliaia nelle nostre campagne.14Le nostre giovenche siano feconde; e non vi sia né breccia, né fuga, né grido nelle nostre piazze.15Beato il popolo che è in tale stato, beato il popolo il cui Dio è l’Eterno.

"Teach me to do thy will" was the prayer in Psalm 143:10. He "teacheth my hands to war . . .," David says here. The spiritual warfare of the Christian also has its "laws" (2 Tim. 2:5) and every believer who wants to please "him who hath chosen him to be a soldier" must in a sense go through military training. However he does not rely for victory on experience gained or on his courage. He declares here that the LORD Himself is "my fortress; my high tower . . . my shield, and he in whom I trust" (v. 2).

The deliverance from on high which will come in response to the cry of the remnant (vv. 5-11) will finally open the door to the blessings of the Millennium (vv. 12-15). Let us never forget that, in contrast to Israel, an earthly people, the blessings of the Christian are spiritual: "in heavenly places in Christ" (Eph. 1:3). Consequently they are – like Christ – beyond the reach of the trials we experience down here and it is possible for us to enjoy these blessings even amidst the worst difficulties. Conversely, if everything seems to be going well for us as to our health, our business and our family lives, we should not conclude that our soul is prospering too, nor that we have the Lord's approval. Sadly, it could well be quite the opposite.

Salmo 145
1Salmo di lode. Di Davide. Io t’esalterò, o mio Dio, mio Re, benedirò il tuo nome in sempiterno.2Ogni giorno ti benedirò e loderò il tuo nome in sempiterno.3L’Eterno è grande e degno di somma lode, e la sua grandezza non si può investigare.4Un’età dirà all’altra le lodi delle tue opere, e farà conoscer le tue gesta.5Io mediterò sul glorioso splendore della tua maestà e sulle tue opere maravigliose.6E gli uomini diranno la potenza dei tuoi atti tremendi, e io racconterò la tua grandezza.7Essi proclameranno il ricordo della tua gran bontà, e canteranno con giubilo la tua giustizia.8L’Eterno è misericordioso e pieno di compassione, lento all’ira e di gran benignità.9L’Eterno è buono verso tutti, e le sue compassioni s’estendono a tutte le sue opere.10Tutte le tue opere ti celebreranno, o Eterno, e i tuoi fedeli ti benediranno.11Diranno la gloria del tuo regno, e narreranno la tua potenza12per far note ai figliuoli degli uomini le tue gesta e la gloria della maestà del tuo regno.13Il tuo regno è un regno eterno, e la tua signoria dura per ogni età.14L’Eterno sostiene tutti quelli che cadono e rialza tutti quelli che son depressi.15Gli occhi di tutti sono intenti verso di te, e tu dài loro il loro cibo a suo tempo.16Tu apri la tua mano, e sazi il desiderio di tutto ciò che vive.17L’Eterno è giusto in tutte le sue vie e benigno in tutte le sue opere.18L’Eterno è presso a tutti quelli che lo invocano, a tutti quelli che lo invocano in verità.19Egli adempie il desiderio di quelli che lo temono, ode il loro grido, e li salva.20L’Eterno guarda tutti quelli che l’amano, ma distruggerà tutti gli empi.21La mia bocca proclamerà la lode dell’Eterno, e ogni carne benedirà il nome della sua santità, in sempiterno.

Christ, of whom David is a type, begins the praise (see title) which, in these last psalms, will extend to cover the whole of creation (cf. Ps. 22:25 . . .). We can sing with Him: "I will extol thee, my God . . . I will bless thy name for ever and ever . . ." The LORD is great and His greatness is unsearchable( v. 3).) His acts are mighty (vv. 4, 12), wondrous (v. 5 and terrible (v. 6). His goodness is great (vv. 7, 8) and universal (v. 9). People will "abundantly utter the memory" of it. His power will be proclaimed and His righteousness will be sung. Yet one of His glories is far greater than any other: that is His grace (v. 8). It brings salvation; vv. 14-20 list several other ways in which it is shown. The LORD sustains (Ps. 37: 24), raises up (Ps. 146:8), gives food and satisfies (Ps. 107:9), is near to those who call on Him (Ps. 34:17-18), carries out the wishes of those who fear Him, hears their cries, saves them and cares for those who love Him. Indeed "of his fulness have all we received, and grace for grace" (John 1:16). All of these verbs, in the first person and in the future tense: "I will extol thee . . . I will bless thee . . . I will praise thee . . . I will speak of thee . . . I will declare thee . . ." are surely the proper response of each of the redeemed as he receives this grace.

Salmo 146
1Alleluia. Anima mia, loda l’Eterno.2Io loderò l’Eterno finché vivrò, salmeggerò al mio Dio, finché esisterò.3Non confidate nei principi, né in alcun figliuol d’uomo, che non può salvare.4Il suo fiato se ne va, ed egli torna alla sua terra; in quel giorno periscono i suoi disegni.5Beato colui che ha l’Iddio di Giacobbe per suo aiuto, e la cui speranza è nell’Eterno, suo Dio,6che ha fatto il cielo e la terra, il mare e tutto ciò ch’è in essi; che mantiene la fedeltà in eterno,7che fa ragione agli oppressi, che dà del cibo agli affamati. L’Eterno libera i prigionieri,8l’Eterno apre gli occhi ai ciechi, l’Eterno rialza gli oppressi, l’Eterno ama i giusti,9l’Eterno protegge i forestieri, solleva l’orfano e la vedova, ma sovverte la via degli empi.10L’Eterno regna in perpetuo; il tuo Dio, o Sion, regna per ogni età. Alleluia.

Let us not wait till we get to heaven to praise our God and Saviour. "While I live will I praise the LORD", declares the psalmist (v. 2; cf. Ps. 34:1). He alone is worthy of our praise as well as our trust. Vv. 3, 4 give us a serious warning not to put our trust in man, for this is a constant danger which takes many forms (e.g. looking for man's approval). Do not expect any help from princes – even if God Himself does use them occasionally for our good. No matter how high up they are, there is no salvation in them (v. 3); they are like vanity (Ps. 144:4) and, if they do not believe, they will perish one day along with their works (v. 4).

What would we think of a child of well-to-do parents who went begging from poor neighbours? Our Father is the God who is infinitely powerful, infinitely wise and who loves us; what more do we need? He sets Satan's captives free (v. 7). He opens the eyes of faith (Eph.:18). He picks up those who are walking along "bowed down" under loads which are too heavy for them. He loves the righteous (v. 8). He cares for the stranger, the orphan and the widow according to their needs (cf. Luke 4:18). "Count your blessings", says the chorus, "and it will surprise you what the Lord hath done."

Salmo 147
1Lodate l’Eterno, perché è cosa buona salmeggiare al nostro Dio; perché è cosa dolce, e la lode è convenevole.2L’Eterno edifica Gerusalemme, raccoglie i dispersi d’Israele;3egli guarisce chi ha il cuor rotto, e fascia le loro piaghe.4Egli conta il numero delle stelle, le chiama tutte per nome.5Grande è il Signor nostro, e immenso è il suo potere; la sua intelligenza è infinita.6L’Eterno sostiene gli umili, ma abbatte gli empi fino a terra.7Cantate all’Eterno inni di lode, salmeggiate con la cetra all’Iddio nostro,8che cuopre il cielo di nuvole, prepara la pioggia per la terra, e fa germogliare l’erba sui monti.9Egli dà la pastura al bestiame e ai piccini dei corvi che gridano.10Egli non si compiace della forza del cavallo, non prende piacere nelle gambe dell’uomo.11L’Eterno prende piacere in quelli che lo temono, in quelli che sperano nella sua benignità.12Celebra l’Eterno, o Gerusalemme! Loda il tuo Dio, o Sion!13Perch’egli ha rinforzato le sbarre delle tue porte, ha benedetto i tuoi figliuoli in mezzo a te.14Egli mantiene la pace entro i tuoi confini, ti sazia col frumento più fino.15Egli manda i suoi ordini sulla terra, la sua parola corre velocissima.16Egli dà la neve a guisa di lana, sparge la brina a guisa di cenere.17Egli getta il suo ghiaccio come a pezzi; e chi può reggere dinanzi al suo freddo?18Egli manda la sua parola e li fa struggere; fa soffiare il suo vento e le acque corrono.19Egli fa conoscere la sua parola a Giacobbe, i suoi statuti e i suoi decreti a Israele.20Egli non ha fatto così con tutte le nazioni; e i suoi decreti esse non li conoscono. Alleluia.

Each of the Psalms 146 – 150 begins and ends with the words, "Praise ye the LORD", i.e. "Hallelujah". This joyous shout will fill the earth when Israel is brought together again and Jerusalem rebuilt (v. 2).

In whom does the LORD take pleasure? It is in those who fear Him and who humbly hope in His mercy. By contrast He does not delight in the strength in which man prides himself (vv. 10, 11; Revelation 3:8). Even in our century which is characterised by speed, neither the "legs of a man" (v. 10) nor the latest technical discoveries are necessary for the Word of the Lord to run swiftly (v. 15; 2 Thess. 3:1). If every believer were to witness where he has been placed, the Gospel would spread rapidly under its own power (Ps. 68:11).

The unfathomable activity of God embraces areas as diverse as healing the broken hearted (v. 3) and counting the stars (v. 4). He causes the seasons to alternate for the benefit of His creation. He prepares the rain (v. 8; Deuteronomy 28:12), sends the snow (v. 16), causes the wind to blow (v. 18). Do we think about that when we are complaining about the weather He has given?

Yes, "great is our Lord, and of great power: his understanding is infinite" (v. 5).

Salmo 148
1Alleluia. Lodate l’Eterno dai cieli, lodatelo nei luoghi altissimi.2Lodatelo, voi tutti gli angeli suoi, lodatelo, voi tutti i suoi eserciti!3Lodatelo, sole e luna, lodatelo voi tutte, stelle lucenti!4Lodatelo, cieli dei cieli, e voi acque al disopra dei cieli!5Tutte queste cose lodino il nome dell’Eterno, perch’egli comandò, e furon create;6ed egli le ha stabilite in sempiterno; ha dato loro una legge che non trapasserà.7Lodate l’Eterno dalla terra, voi mostri marini e abissi tutti,8fuoco e gragnuola, neve e vapori, vento impetuoso che eseguisci la sua parola;9monti e colli tutti, alberi fruttiferi e cedri tutti;10fiere e tutto il bestiame, rettili e uccelli alati;11re della terra e popoli tutti principi e tutti, i giudici della terra;12giovani ed anche fanciulle, vecchi e bambini!13Lodino il nome dell’Eterno; perché il nome suo solo è esaltato; la sua maestà è al disopra della terra e del cielo.14Egli ha ridato forza al suo popolo, dando motivo di lode a tutti i suoi fedeli, ai figliuoli d’Israele, al popolo che gli sta vicino. Alleluia.

This psalm gives expression to universal praise. It resounds both in the heavens (vv. 1-6) and on the earth (vv. 7-13). A marvellous concert in which every creature will contribute its note! But how is it that material things are invited to join in this symphony (vv. 3, 7. . .)? Romans 8 teaches us that since the fall creation has been "subject to vanity"; man only uses it to glorify himself. Now the moment is approaching when, at last "delivered from the bondage of corruption", creation will glorify God alone (Rom. 8: 20, 21; Isa. 55:12-13). Its present "groanings" will give way to a glorious liberty. In its way, it will tell of God's glory and its voice will be heard (Ps. 19:1-3). It will exalt both its Creator and its Deliverer, the One who made it and the One who through His cross has opened the way for "the restitution of all things" (Acts 3:21).

V. 12 reminds us of that lovely reply of Moses to Pharaoh: "We will go with our young and with our old, with our sons and with our daughters, . . . for we must hold a feast unto the LORD" (Ex. 10:9). V. 14 shows us the place which, in the, world to come, God will give to Israel, that people which is "near unto him."

Salmo 149, Salmo 150
1Alleluia. Cantate all’Eterno un nuovo cantico, cantate la sua lode nell’assemblea dei fedeli.2Si rallegri Israele in colui che lo ha fatto, esultino i figliuoli di Sion nel loro re.3Lodino il suo nome con danze, gli salmeggino col timpano e la cetra,4perché l’Eterno prende piacere nel suo popolo, egli adorna di salvezza gli umili.5Esultino i fedeli adorni di gloria, cantino di gioia sui loro letti.6Abbiano in bocca le alte lodi di Dio, una spada a due tagli in mano7per far vendetta delle nazioni e infligger castighi ai popoli;8per legare i loro re con catene e i loro nobili con ceppi di ferro,9per eseguir su loro il giudizio scritto. Questo è l’onore che hanno tutti i suoi fedeli. Alleluia.
1Alleluia. Lodate Iddio nel suo santuario, lodatelo nella distesa ove risplende la sua potenza.2Lodatelo per le sue gesta, lodatelo secondo la sua somma grandezza.3Lodatelo col suon della tromba, lodatelo col saltèro e la cetra.4Lodatelo col timpano e le danze, lodatelo con gli strumenti a corda e col flauto.5Lodatelo con cembali risonanti, lodatelo con cembali squillanti.6Ogni cosa che respira lodi l’Eterno. Alleluia.

We have reached the end of the Psalms, this book of trial whose last page will not be turned until our time on earth is over. We notice that all the sufferings which have been described in it have led to this ultimate climax: everything that has breath praising God. May it be so with each of our trials: that it might be found "unto praise and honour and glory to the appearing of Jesus Christ" (1 Peter 5:7).

The book of Psalms began with God blessing man; it ends with man blessing God. In successive chapters we have heard the hallelujah songs of the remnant who have been saved (Ps. 146), of Jerusalem (Ps. 147), and of creation (Ps. 148). The subject of Psalm 149 is the new song of Israel and the last judgments before the kingdom. Finally Psalm 150 answers questions about praise: who should be adored; where (v. 1), why (v. 2), how (vv. 3-5) and by whom (v. 6) He should be worshipped.

All the different expressions of this universal praise form a perfect harmony. The song is unique: it exalts the mighty acts and the infinite greatness of the One who will then have accomplished His plans for His own glory and for the blessing of everyone and every thing.

Proverbi 16:1-15
1All’uomo, i disegni del cuore; ma la risposta della lingua vien dall’Eterno.2Tutte le vie dell’uomo a lui sembran pure, ma l’Eterno pesa gli spiriti.3Rimetti le cose tue nell’Eterno, e i tuoi disegni avran buona riuscita.4L’Eterno ha fatto ogni cosa per uno scopo; anche l’empio, per il dì della sventura.5Chi è altero d’animo è in abominio all’Eterno; certo è che non rimarrà impunito.6Con la bontà e con la fedeltà l’iniquità si espia, e col timor dell’Eterno si evita il male.7Quando l’Eterno gradisce le vie d’un uomo, riconcilia con lui anche i nemici.8Meglio poco con giustizia, che grandi entrate senza equità.9Il cuor dell’uomo medita la sua via, ma l’Eterno dirige i suoi passi.10Sulle labbra del re sta una sentenza divina; quando pronunzia il giudizio la sua bocca non erra.11La stadera e le bilance giuste appartengono all’Eterno, tutti i pesi del sacchetto son opera sua.12I re hanno orrore di fare il male, perché il trono è reso stabile con la giustizia.13Le labbra giuste sono gradite ai re; essi amano chi parla rettamente.14Ira del re vuol dire messaggeri di morte, ma l’uomo savio la placherà.15La serenità del volto del re dà la vita, e il suo favore è come nube di pioggia primaverile.

We should remember that most of the thoughts and maxims contained in this book of Proverbs have related words. It is important to look for these.

The purposes of the heart are "of man", declares v. 1 (JND trans.). "A man's heart deviseth his way", v. 9 goes on to say. These purposes and ways can seem clean (v. 2) and right (v. 25) to anyone who does not know his own heart and who does not judge his motives. For example, alms-giving, a good thing in itself, can be done so as to be seen by other people (Matt. 6:1). But God, who weighs minds and hearts (Prov. 21:2) can see in our intentions both the wicked way and the way of death (v. 25; Ps. 139:24). We should follow the advice of v. 3 and commit all our works unto the Lord small and great (Job 5:8). Dependence is allowing Him to act through us, letting Him map out our pathway and put His words into our mouths. This is an attitude which is pleasing to the Lord and which guarantees our safety.

Vv. 10-15 teach us what kings should do. In this connection, we should remember the high position into which we have been called by the grace of the Lord (Rev. 5:10). Rank imposes obligations, we sometimes say (cf. Isa. 32:8 JND trans.). Justice and righteousness must characterise the co-heirs of the kingdom.

Chapters 1-15 have been commented upon in the 3rd volume (1-24 April).

Proverbi 16:16-33
16L’acquisto della sapienza oh quanto è migliore di quello dell’oro, e l’acquisto dell’intelligenza preferibile a quel dell’argento!17La strada maestra dell’uomo retto è evitare il male; chi bada alla sua via preserva l’anima sua.18La superbia precede la rovina, e l’alterezza dello spirito precede la caduta.19Meglio esser umile di spirito coi miseri, che spartir la preda coi superbi.20Chi presta attenzione alla Parola se ne troverà bene, e beato colui che confida nell’Eterno!21Il savio di cuore è chiamato intelligente, e la dolcezza delle labbra aumenta il sapere.22Il senno, per chi lo possiede, è fonte di vita, ma la stoltezza è il castigo degli stolti.23Il cuore del savio gli rende assennata la bocca, e aumenta il sapere sulle sue labbra.24Le parole soavi sono un favo di miele: dolcezza all’anima, salute al corpo.25V’è tal via che all’uomo par diritta, ma finisce col menare alla morte.26La fame del lavoratore lavora per lui, perché la sua bocca lo stimola.27L’uomo cattivo va scavando ad altri del male, sulle sue labbra c’è come un fuoco divorante.28L’uomo perverso semina contese, e il maldicente disunisce gli amici migliori.29L’uomo violento trascina il compagno, e lo mena per una via non buona.30Chi chiude gli occhi per macchinar cose perverse, chi si morde le labbra, ha già compiuto il male.31I capelli bianchi sono una corona d’onore; la si trova sulla via della giustizia.32Chi è lento all’ira val più del prode guerriero; chi padroneggia sé stesso val più di chi espugna città.33Si gettan le sorti nel grembo, ma ogni decisione vien dall’Eterno.

Entire towns are built in a few weeks when the discovery of a seam of gold is announced in a particular place. An advertisement of an easy way to earn money will receive countless replies. On the other hand, there is no competition in the search for wisdom (cf. v. 16). The only one who knows its value is the disciple of the Lord Jesus who keeps His word (v. 20; Ps. 119:127). Spoils shared with the proud have no attractions for him. He is happier with the humble and meek (v. 19).

It is the heart of the wise man which makes his lips wise (v. 23). Love puts pleasant and sweet words in his mouth, which will be like a balm to sick souls.

In contrast with the upright man (v. 17) and the "wise in heart" (v. 21), vv. 27-30 present a picture of "an ungodly man", "froward" and "violent". He "diggeth up evil", hawks around what he has uncovered; he "soweth strife", divides, and leads people into bad ways. We should be wary of this dangerous companion and follow the pathway of upright men. This will involve us in taking great care to avoid evil (v. 17; 2 Timothy 2:22). Finally let us consider v. 32. The greatest victory which a man can achieve is to get his own spirit under control (in contrast with Prov. 25:28).

Proverbi 17:1-14
1E’ meglio un tozzo di pan secco con la pace, che una casa piena di carni con la discordia.2Il servo sagace dominerà sul figlio che fa onta, e avrà parte all’eredità insieme coi fratelli.3La coppella è per l’argento e il fornello per l’oro, ma chi prova i cuori è l’Eterno.4Il malvagio dà ascolto alle labbra inique, e il bugiardo dà retta alla cattiva lingua.5Chi beffa il povero oltraggia Colui che l’ha fatto; chi si rallegra dell’altrui sventura non rimarrà impunito.6I figliuoli de’ figliuoli son la corona de’ vecchi, e i padri son la gloria dei loro figliuoli.7Un parlar solenne non s’addice all’uomo da nulla; quanto meno s’addicono ad un principe labbra bugiarde!8Il regalo è una pietra preziosa agli occhi di chi lo possiede; dovunque si volga, egli riesce.9Chi copre i falli si procura amore, ma chi sempre vi torna su, disunisce gli amici migliori.10Un rimprovero fa più impressione all’uomo intelligente, che cento percosse allo stolto.11Il malvagio non cerca che ribellione, ma un messaggero crudele gli sarà mandato contro.12Meglio imbattersi in un’orsa derubata dei suoi piccini, che in un insensato nella sua follia.13Il male non si dipartirà dalla casa di chi rende il male per il bene.14Cominciare una contesa è dar la stura all’acqua; perciò ritirati prima che la lite s’inasprisca.

Peace in a home is more important than all kinds of riches and prosperity (v. 1). V. 14 teaches us how quarrels start. Unfortunate words are allowed to escape just "as one letteth out water" (v. 14). What hope is there then of retrieving it? But when the quarrel has begun and threatens to become heated, the wise attitude, let us remember, is to move away from it. Without being one of the quarrellers, one can sometimes be the source of a misunderstanding – for example by repeating something instead of keeping it to oneself (v. 9). "Love covereth all sins," (Prov. 10:12; 1 Peter 4:8). Keeping quiet about others' faults is not condoning them; rather it is bearing with them to the point of being ashamed to repeat them.

The wise man is the one who, in order to make progress (v. 10), knows how to make use of any lesson including a reproof.

Faith in the believer's heart is much more precious than gold. It cannot perish. But testing is necessary for it to be entirely pure. God uses testing like the refiner of Malachi 3:3. His work purifies His own from everything that is not compatible with His holiness (Job 23:10).

Proverbi 17:15-28
15Chi assolve il reo e chi condanna il giusto sono ambedue in abominio all’Eterno.16A che serve il danaro in mano allo stolto? ad acquistar saviezza?… Ma se non ha senno!17L’amico ama in ogni tempo; è nato per essere un fratello nella distretta.18L’uomo privo di senno dà la mano e fa sicurtà per altri davanti al suo prossimo.19Chi ama le liti ama il peccato; chi alza troppo la sua porta, cerca la rovina.20Chi ha il cuor falso non trova bene, e chi ha la lingua perversa cade nella sciagura.21Chi genera uno stolto ne avrà cordoglio, e il padre dell’uomo da nulla non avrà gioia.22Un cuore allegro è un buon rimedio, ma uno spirito abbattuto secca l’ossa.23L’empio accetta regali di sottomano per pervertire le vie della giustizia.24La sapienza sta dinanzi a chi ha intelligenza, ma gli occhi dello stolto vagano agli estremi confini della terra.25Il figliuolo stolto è il cordoglio del padre e l’amarezza di colei che l’ha partorito.26Non è bene condannare il giusto, foss’anche ad un’ammenda, né colpire i principi per la loro probità.27Chi modera le sue parole possiede la scienza, e chi ha lo spirito calmo è un uomo prudente.28Anche lo stolto, quando tace, passa per savio; chi tien chiuse le labbra è uomo intelligente.

"It is great grace which deigns to apply divine wisdom to all the details of the life of man in the midst of the confusion brought in by sin" (JND). It is our responsibility to put this wisdom into practice in our daily lives. This divine wisdom is given to us to be lived out and the wise man keeps this "before him" (v. 24; Ecc. 2:14). The fool, on the other hand, scatters his imagination to the ends of the earth with fancies and vain desires. It reminds us of the prodigal son who squandered his father's goods in a far country. What sorrow a foolish child causes to his parents (vv. 21, 25)! We should imitate Solomon, the author of this book. He asked for himself "an understanding heart" (1 Kings 3:9).

He who stands bail is a false friend. He trusts his neighbour without thought and encourages him to rely on him too (v. 18; Jer. 17:5). In contrast v. 17 shows us the way to recognize a true friend. It is in every adversity that he shows himself and we discover the brother he is. "A friend loveth at all times". Who deserves this name more than the Lord Jesus (John 15:13)?
"What a friend we have in Jesus
All our sins and griefs to bear."

Proverbi 18:1-24
1Chi si separa dagli altri cerca la propria soddisfazione e s’arrabbia contro tutto ciò ch’è profittevole.2Lo stolto prende piacere, non nella prudenza, ma soltanto nel manifestare ciò che ha nel cuore.3Quando viene l’empio, viene anche lo sprezzo; e, con la vergogna, viene l’obbrobrio.4Le parole della bocca d’un uomo sono acque profonde; la fonte di sapienza è un rivo che scorre perenne.5Non è bene aver per l’empio de’ riguardi personali, per far torto al giusto nel giudizio.6Le labbra dello stolto menano alle liti, e la sua bocca chiama le percosse.7La bocca dello stolto è la sua rovina, e le sue labbra sono un laccio per l’anima sua.8Le parole del maldicente son come ghiottonerie, e penetrano fino nell’intimo delle viscere.9Anche colui ch’è infingardo nel suo lavoro è fratello del dissipatore.10Il nome dell’Eterno è una forte torre; il giusto vi corre, e vi trova un alto rifugio.11I beni del ricco son la sua città forte; son come un’alta muraglia… nella sua immaginazione.12Prima della rovina, il cuor dell’uomo s’innalza, ma l’umiltà precede la gloria.13Chi risponde prima d’aver ascoltato, mostra la sua follia, e rimane confuso.14Lo spirito dell’uomo lo sostiene quand’egli è infermo; ma lo spirito abbattuto chi lo solleverà?15Il cuore dell’uomo intelligente acquista la scienza, e l’orecchio dei savi la cerca.16I regali che uno fa gli apron la strada e gli dànno adito ai grandi.17Il primo a perorare la propria causa par che abbia ragione; ma vien l’altra parte, e scruta quello a fondo.18La sorte fa cessare le liti e decide fra i grandi.19Un fratello offeso è più inespugnabile d’una città forte; e le liti tra fratelli son come le sbarre d’un castello.20Col frutto della sua bocca l’uomo sazia il corpo; si sazia col provento delle sue labbra.21Morte e vita sono in potere della lingua; chi l’ama ne mangerà i frutti.22Chi ha trovato moglie ha trovato un bene e ha ottenuto un favore dall’Eterno.23Il povero parla supplicando, il ricco risponde con durezza.24Chi ha molti amici li ha per sua disgrazia; ma v’è tale amico, ch’è più affezionato d’un fratello.

Living for self without regard for others is the mark of selfishness and often of pride. Romans 15:1-3, quoting the example of the Lord Jesus, exhorts us not to seek what pleases us ourselves (cf. v. 1) but what pleases our neighbour, "for his good to edification". Now the tongue is the means of communication with this neighbour for good or evil. The mouth can be "the wellspring of wisdom" (v. 4). But it can also be the originator of quarrels (v. 6), of tale-bearing (v. 8), boastfulness (v. 12; James 3:5), hasty answers (v. 13), rough words (v. 23). These sad fruits of the flesh will be eaten by the very one who has produced them (vv. 20, 21; Luke 6:38 end). Blows (v. 6), ruin and a snare for his soul (v. 7), shame (v. 13) and death (v. 21) will follow. What poison and bitter after-taste are hidden in these "dainty morsels" (v. 8, JND trans.)!

Vv. 11, 12 show us another kind of folly: that of the haughty person who puts his trust in the uncertainty of riches and imagines he is protected by them (read Mark 10:24). The righteous man has no other hiding place than the name of the LORD, which is more powerful than the strongest tower (v. 10; cf. Ps. 91:2).

Proverbi 19:1-14
1Meglio un povero che cammina nella sua integrità, di colui ch’è perverso di labbra ed anche stolto.2L’ardore stesso, senza conoscenza, non è cosa buona: e chi cammina in fretta sbaglia strada.3La stoltezza dell’uomo ne perverte la via, ma il cuor di lui s’irrita contro l’Eterno.4Le ricchezze procurano gran numero d’amici, ma il povero è abbandonato anche dal suo compagno.5Il falso testimonio non rimarrà impunito, e chi spaccia menzogne non avrà scampo.6Molti corteggiano l’uomo generoso, e tutti sono amici dell’uomo munificente.7Tutti i fratelli del povero l’odiano, quanto più gli amici suoi s’allontaneranno da lui! Ei li sollecita con parole, ma già sono scomparsi.8Chi acquista senno ama l’anima sua; e chi serba con cura la prudenza troverà del bene.9Il falso testimonio non rimarrà impunito, e chi spaccia menzogne perirà.10Vivere in delizie non s’addice allo stolto; quanto meno s’addice allo schiavo dominare sui principi!11Il senno rende l’uomo lento all’ira, ed egli stima sua gloria il passar sopra le offese.12L’ira del re è come il ruggito d’un leone, ma il suo favore è come rugiada sull’erba.13Un figliuolo stolto è una grande sciagura per suo padre, e le risse d’una moglie sono il gocciolar continuo d’un tetto.14Casa e ricchezze sono un’eredità dei padri, ma una moglie giudiziosa è un dono dell’Eterno.

"That the soul be without knowledge, it is not good" (v. 2). For this soul is certainly exposed to all sorts of dangers, which it does not know about. More than this, a person who is not restrained by the warnings in the Word is in danger of acting or speaking in haste and so stumbling (in other words — sinning; v. 2). If we love our soul — and we have nothing more precious — we should see to it that it is instructed so as to acquire wisdom (v. 8).

Many verses speak to us of the poor man. Men in the world often judge people according to their riches. Poor people, even though we may be ready to help them, can easily be despised (James 2:6). But God remembers that His Son was "the Poor Man" down here. He takes up the cause of those poor people who walk in integrity (v. 1; Prov. 22:23) and He will open His heaven to them (Luke 14:21; Luke 16:22). "Wealth maketh many friends" (v. 4; Prov. 14:20). They are strange friends, more like enemies, these flattering companions who contribute to the ruin of their victim (Prov. 18:24, JND trans.). However the person who is stripped of everything and abandoned can then find the only true Friend who remains. The Lord Jesus is the one who "sticketh closer than a brother".

Proverbi 19:15-29
15La pigrizia fa cadere nel torpore, e l’anima indolente patirà la fame.16Chi osserva il comandamento ha cura dell’anima sua, ma chi non si dà pensiero della propria condotta morrà.17Chi ha pietà del povero presta all’Eterno, che gli contraccambierà l’opera buona.18Castiga il tuo figliuolo, mentre c’è ancora speranza, ma non ti lasciar andare sino a farlo morire.19L’uomo dalla collera violenta dev’esser punito; ché, se lo scampi, dovrai tornare daccapo.20Ascolta il consiglio e ricevi l’istruzione, affinché tu diventi savio per il resto della vita.21Ci sono molti disegni nel cuor dell’uomo, ma il piano dell’Eterno è quello che sussiste.22Ciò che rende caro l’uomo è la bontà, e un povero val più d’un bugiardo.23Il timor dell’Eterno mena alla vita; chi l’ha si sazia, e passa la notte non visitato da alcun male.24Il pigro tuffa la mano nel piatto, e non fa neppur tanto da portarla alla bocca.25Percuoti il beffardo, e il semplice si farà accorto; riprendi l’intelligente, e imparerà la scienza.26Il figlio che fa vergogna e disonore, rovina suo padre e scaccia sua madre.27Cessa, figliuol mio, d’ascoltar l’istruzione, se ti vuoi allontanare dalle parole della scienza.28Il testimonio iniquo si burla della giustizia, e la bocca degli empi trangugia l’iniquità.29I giudici son preparati per i beffardi e le percosse per il dosso degli stolti.

Laziness, especially laziness in listening (Heb. 5:11), has yet more disastrous consequences for "the idle soul" (v. 15). It can make a person who should be wide awake to listen to the Lord fall "into a deep sleep" (cf. Matt. 25:5). It produces soul hunger and spiritual poverty (Prov. 20:13). Moreover, dear friend, if your soul is hungry, do not try to deceive it by "that which satisfieth not" (Isa. 55:2). There is only one suitable food — the Word of God. According to v. 23 the insurance against being visited by evil is to be fed by Christ, the true Bread of heaven. Alongside these words of knowledge there is an instruction which "causeth to err" (v. 27; 1 Tim. 6:20-21); this is the fruit of the many thoughts of man's heart (v. 21). To listen to this is to deviate from the path of obedience; it is then we need reproof (vv. 18, 25). We should not only give this word the sense of chastisement but think of the airline pilot who corrects his route and changes his course according to the instructions from the control tower. The correction of the Lord should have this effect on us. It is the son's privilege (v. 18; Prov. 13:24) and the one that has understanding knows how to profit from it (v. 25; Prov. 9:8).

Proverbi 20:1-14
1Il vino è schernitore, la bevanda alcoolica è turbolenta, e chiunque se ne lascia sopraffare non è savio.2Il terrore che incute il re è come il ruggito d’un leone; chi lo irrita pecca contro la propria vita.3E’ una gloria per l’uomo l’astenersi dalle contese, ma chiunque è insensato mostra i denti.4Il pigro non ara a causa del freddo; alla raccolta verrà a cercare, ma non ci sarà nulla.5I disegni nel cuor dell’uomo sono acque profonde, ma l’uomo intelligente saprà attingervi.6Molta gente vanta la propria bontà; ma un uomo fedele chi lo troverà?7I figliuoli del giusto, che cammina nella sua integrità, saranno beati dopo di lui.8Il re, assiso sul trono dove rende giustizia, dissipa col suo sguardo ogni male.9Chi può dire: "Ho nettato il mio cuore, sono puro dal mio peccato?"10Doppio peso e doppia misura sono ambedue in abominio all’Eterno.11Anche il fanciullo dà a conoscere con i suoi atti se la sua condotta sarà pura e retta.12L’orecchio che ascolta e l’occhio che vede, li ha fatti ambedue l’Eterno.13Non amare il sonno, che tu non abbia a impoverire; tieni aperti gli occhi, e avrai pane da saziarti.14"Cattivo! cattivo!" dice il compratore; ma, andandosene, si vanta dell’acquisto.

Wine, which typifies communion with the pleasures of the world, leads to mockery (v. 1; read Isa. 28:7, 14).

How many people there are who keep proclaiming their own goodness (v. 6) and their morality (v. 9; cf. 1 John 1:8, 10), only proving that they do not really know their natural heart. Only the new man (the righteous man) can please God by walking in faith and integrity (v. 7). Let us compare v. 10 with Deuteronomy 25:13-16: "Thou shalt not have in thy bag divers weights, a great and a small . . . thou shalt have a perfect and just weight". In practical terms this corresponds to the example of not judging one's own faults indulgently and those of others severely.

This brings us to v. 11. However young a Christian is, he is called to make himself known for what he is – not so much by his words than by his behaviour. This should be both pure and right, putting away all doubtful and unwholesome attitudes and every kind of dishonesty. Such conduct will be noticed because it contrasts strongly with the dubious or dishonest behaviour of many of his friends. May the Lord help us all to render a courageous testimony to Him by taking as our example the faithfulness which He alone has perfectly displayed (end of v. 6).

Proverbi 20:15-30
15C’è dell’oro e abbondanza di perle, ma le labbra ricche di scienza son cosa più preziosa.16Prendigli il vestito, giacché ha fatta cauzione per altri; fatti dare dei pegni, poiché s’è reso garante di stranieri.17Il pane frodato è dolce all’uomo; ma, dopo, avrà la bocca piena di ghiaia.18I disegni son resi stabili dal consiglio; fa’ dunque la guerra con una savia direzione.19Chi va sparlando palesa i segreti; perciò non t’immischiare con chi apre troppo le labbra.20Chi maledice suo padre e sua madre, la sua lucerna si spegnerà nelle tenebre più fitte.21L’eredità acquistata troppo presto da principio, alla fine non sarà benedetta.22Non dire: "Renderò il male"; spera nell’Eterno, ed egli ti salverà.23Il peso doppio è in abominio all’Eterno, e la bilancia falsa non è cosa buona.24I passi dell’uomo li dirige l’Eterno; come può quindi l’uomo capir la propria via?25E’ pericoloso per l’uomo prender leggermente un impegno sacro, e non riflettere che dopo aver fatto un voto.26Il re savio passa gli empi al vaglio, dopo aver fatto passare la ruota su loro.27Lo spirito dell’uomo è una lucerna dell’Eterno che scruta tutti i recessi del cuore.28La bontà e la fedeltà custodiscono il re; e con la bontà egli rende stabile il suo trono.29La gloria dei giovani sta nella loro forza, e la bellezza dei vecchi, nella loro canizie.30Le battiture che piagano guariscono il male; e così le percosse che vanno al fondo delle viscere.

The book of Proverbs has been compared to a guideline, which "in the maze of this world where a false step can lead to such bitter results, shows us the path of prudence and life" (JND). In the midst of the seeming disorder in these sentences, every one can find the practical instructions which he needs to avoid these snares (v. 25). Lying, tale-bearing, wrong words to parents, greed, a spirit of revenge, fraud, broken promises – we should avoid the company of certain people in order to be kept from these dangers. V. 19 advises, "Meddle not with him that flattereth with his lips". In going about with such a person we can only reap slander and libel, nothing for our edification. Our own confidences to him will be spread abroad everywhere. In contrast the lips of knowledge are like a precious jewel, highlighting the facets of the truths given to us (v. 15; Ephesians 4:29). So let us seek out the company of those who can pass on to us the teachings of wisdom (cf. Prov. 8:11, 19); wisdom has more value than gold which perishes or than many rubies. "The glory of young men is their strength" (v. 29): a strength which has its source in the Lord and which makes them able to overcome the wicked one (Eph. 6:10; 1 John 2:13-14).

Proverbi 21:1-14
1Il cuore del re, nella mano dell’Eterno, è come un corso d’acqua; egli lo volge dovunque gli piace.2Tutte le vie dell’uomo gli paion diritte, ma l’Eterno pesa i cuori.3Praticare la giustizia e l’equità è cosa che l’Eterno preferisce ai sacrifizi.4Gli occhi alteri e il cuor gonfio, lucerna degli empi, sono peccato.5I disegni dell’uomo diligente menano sicuramente all’abbondanza, ma chi troppo s’affretta non fa che cader nella miseria.6I tesori acquistati con lingua bugiarda sono un soffio fugace di gente che cerca la morte.7La violenza degli empi li porta via, perché rifiutano di praticare l’equità.8La via del colpevole è tortuosa, ma l’innocente opera con rettitudine.9Meglio abitare sul canto d’un tetto, che una gran casa con una moglie rissosa.10L’anima dell’empio desidera il male; il suo amico stesso non trova pietà agli occhi di lui.11Quando il beffardo è punito, il semplice diventa savio; e quando s’istruisce il savio, egli acquista scienza.12Il Giusto tien d’occhio la casa dell’empio, e precipita gli empi nelle sciagure.13Chi chiude l’orecchio al grido del povero, griderà anch’egli, e non gli sarà risposto.14Un dono fatto in segreto placa la collera, e un regalo dato di sottomano, l’ira violenta.

Many people think they can satisfy God's demands by offering Him from time to time the "sacrifice" of good works. They claim to atone for a life of sin by observing certain religious ceremonies. This is a fatal delusion. Only one thing is pleasing to the LORD: the habitual practice of what is right and just (v. 3), but this can only be done by the righteous man, that, is the one whom God has made righteous by justifying him. Up to his conversion, every man is characterised by his wicked heart. His innermost desires are turned towards evil; his life revolves round himself and he has no real love for his neighbour (v. 10) or true pity for poor people (v. 13). These feelings can sometimes be disguised by human kindness or confused with natural feeling (an unbeliever can be "good-hearted" or show off his own righteousness: v. 2). In fact true goodness only has its source in God and has been shown perfectly only in Christ. V. 12 leads us to Him. He was the only Righteous One (cf. Job 34:17) and because of this He alone has the right to judge (John 5:27-30). He carefully considers the house of the wicked and, if He finds no repentance there, He will overthrow it (v. 12; Ps. 37:35-36).

Proverbi 21:15-31
15Far ciò ch’è retto è una gioia per il giusto, ma è una rovina per gli artefici d’iniquità.16L’uomo che erra lungi dalle vie del buon senso, riposerà nell’assemblea dei trapassati.17Chi ama godere sarà bisognoso, chi ama il vino e l’olio non arricchirà.18L’empio serve di riscatto al giusto; e il perfido, agli uomini retti.19Meglio abitare in un deserto, che con una donna rissosa e stizzosa.20In casa del savio c’è dei tesori preziosi e dell’olio, ma l’uomo stolto dà fondo a tutto.21Chi ricerca la giustizia e la bontà troverà vita, giustizia e gloria.22Il savio dà la scalata alla città dei forti, e abbatte il baluardo in cui essa confidava.23Chi custodisce la sua bocca e la sua lingua preserva l’anima sua dalle distrette.24Il nome del superbo insolente è: beffardo; egli fa ogni cosa con furore di superbia.25I desideri del pigro l’uccidono perché le sue mani rifiutano di lavorare.26C’è chi da mane a sera brama avidamente, ma il giusto dona senza mai rifiutare.27Il sacrifizio dell’empio è cosa abominevole; quanto più se l’offre con intento malvagio!28Il testimonio bugiardo perirà, ma l’uomo che ascolta potrà sempre parlare.29L’empio fa la faccia tosta, ma l’uomo retto rende ferma la sua condotta.30Non c’è sapienza, non intelligenza, non consiglio che valga contro l’Eterno.31Il cavallo è pronto per il dì della battaglia, ma la vittoria appartiene all’Eterno.

To do what is just and right is not only pleasing to the LORD (v. 3) but is also a joy to the one who does it (v. 15). Many people think that to be a Christian is to live a life of severe constraint. The exact opposite is true! The believer who is in a good spiritual state finds his happiness in obedience to the Lord; on the other hand, what the world calls joy has no attraction for his heart (v. 17). The dwelling of the wise man contains "treasure to be desired" (the Word of God honoured) and "oil" (the power of the Holy Spirit: v. 20; cf. 1 Kings 17:16). In order to walk in a path of righteousness and mercy (v. 21) the wise man needs this food. He draws spiritual strength from it, strength which is needed to overcome and cast down the strength of his Adversary (v. 22; Ecc. 7:19). But even more than his strength, his wisdom has nothing in common with man's wisdom, which cannot stand up before God (v. 30; 1 Cor. 1:19). Let us be true "wise men". We should see to it that the food of the Word and the joys of the Spirit are not lacking in our homes and that we draw our strength from them. We should make sure that not one of us is like the foolish virgins in the parable who had no oil in their lamps (Matt. 25).

Proverbi 22:1-16
1La buona riputazione è da preferirsi alle molte ricchezze; e la stima, all’argento e all’oro.2Il ricco e il povero s’incontrano; l’Eterno li ha fatti tutti e due.3L’uomo accorto vede venire il male, e si nasconde; ma i semplici tirano innanzi, e ne portan la pena.4Il frutto dell’umiltà e del timor dell’Eterno è ricchezza e gloria e vita.5Spine e lacci sono sulla via del perverso; chi ha cura dell’anima sua se ne tien lontano.6Inculca al fanciullo la condotta che deve tenere; anche quando sarà vecchio non se e dipartirà.7Il ricco signoreggia sui poveri, e chi prende in prestito è schiavo di chi presta.8Chi semina iniquità miete sciagura, e la verga della sua collera è infranta.9L’uomo dallo sguardo benevolo sarà benedetto, perché dà del suo pane al povero.10Caccia via il beffardo, se n’andranno le contese, e cesseran le liti e gli oltraggi.11Chi ama la purità del cuore e ha la grazia sulle labbra, ha il re per amico.12Gli occhi dell’Eterno proteggono la scienza, ma egli rende vane le parole del perfido.13Il pigro dice: "Là fuori c’è un leone; sarò ucciso per la strada".14La bocca delle donne corrotte è una fossa profonda; colui ch’è in ira all’Eterno, vi cadrà dentro.15La follia è legata al cuore del fanciullo, ma la verga della correzione l’allontanerà da lui.16Chi opprime il povero, l’arricchisce; chi dona al ricco, non fa che impoverirlo.

The LORD made the rich and the poor from the same dust. They are equal in their birth and in their death and do not lack opportunity to meet each other (Prov. 29:13; Job 31: 5). Prosperity and the power derived from it (vv. 7, 16) are passing things and cannot be measured alongside the things which have eternal importance: "a good name", and "loving favour" (v. 1). The only riches to be desired are those that, together with glory and life, God will give to the meek and to all who fear Him (v. 4; Matt. 5:5). Differences in riches on earth should only provide the opportunity for the most favoured to open their eyes, hearts and hands (v. 9). We should start by seeing the needs around us, be moved by them and then respond to them according to our ability; this is to act like our dear Saviour. Jesus . . . saw . . . was moved with compassion . . . brake the loaves and gave them" (Mark 6:34, 41).

Certain unbelieving philosophers have maintained that a child is born innocent and that it is his environment which corrupts him. V. 15 declares the opposite to be true (cf Gen. 8:21; Ps. 51:5). But the child who is brought up under the rule of the Word (v. 6) will bear the fruits of this education after his conversion all through his life.

Proverbi 22:17-29
17Porgi l’orecchio e ascolta le parole dei Savi ed applica il cuore alla mia scienza.18Ti sarà dolce custodirle in petto, e averle tutte pronte sulle tue labbra.19Ho voluto istruirti oggi, sì, proprio te, perché la tua fiducia sia posta nell’Eterno.20Non ho io già da tempo scritto per te consigli e insegnamenti21per farti conoscere cose certe, parole vere, onde tu possa risponder parole vere a chi t’interroga?22Non derubare il povero perch’è povero, e non opprimere il misero alla porta;23ché l’Eterno difenderà la loro causa, e spoglierà della vita chi avrà spogliato loro.24Non fare amicizia con l’uomo iracondo e non andare con l’uomo violento,25che tu non abbia ad imparare le sue vie e ad esporre a un’insidia l’anima tua.26Non esser di quelli che dan la mano, che fanno sicurtà per debiti.27Se non hai di che pagare, perché esporti a farti portar via il letto?28Non spostare il termine antico, che fu messo dai tuoi padri.29Hai tu veduto un uomo spedito nelle sue faccende? Egli starà al servizio dei re; non starà al servizio della gente oscura.

In this new section of Proverbs, Wisdom no longer expresses itself in maxims consisting of balancing couplets and uses direct exhortations like those in ch. 1-9. It is a waste of time to speak to someone who is not listening. Before any teaching, the young disciple is invited to incline his ear and to apply his heart to these "excellent things" (v. 20; cf. Phil. 1:10), to make these his subjects of meditation and conversation. But what is the aim of this instruction? Firstly, it is to bring the disciple to put his trust in a known God; then to place at his disposal a "certainty", in other words, truths by which he will be able to test all other knowledge. Finally it is to encourage him to tell forth himself the "words of truth" (vv. 17-21).

The warnings which follow have a negative character. Stop at v. 28 — "Remove not the ancient landmark, which thy fathers have set" (cf. Prov. 23:10). Many people find that the spiritual foundations, on which believers of previous generations have lived happily and which are approved by God, are too narrow. "Warning: Danger", this verse calls out to them. Besides, if we wander into the different fields of this world we inevitably neglect the one which has been kept for us and the one where the Lord is to be found (cf. Ps. 16:6).

Proverbi 23:1-14
1Quando ti siedi a mensa con un principe, rifletti bene a chi ti sta dinanzi;2e mettiti un coltello alla gola, se tu sei ingordo.3Non bramare i suoi bocconi delicati; sono un cibo ingannatore.4Non t’affannare per diventar ricco, smetti dall’applicarvi la tua intelligenza.5Vuoi tu fissar lo sguardo su ciò che scompare? Giacché la ricchezza si fa dell’ali, come l’aquila che vola verso il cielo.6Non mangiare il pane di chi ha l’occhio maligno e non bramare i suoi cibi delicati;7poiché, nell’intimo suo, egli è calcolatore: "Mangia e bevi!" ti dirà; ma il cuor suo non è con te.8Vomiterai il boccone che avrai mangiato, e avrai perduto le tue belle parole.9Non rivolger la parola allo stolto, perché sprezzerà il senno de’ tuoi discorsi.10Non spostare il termine antico, e non entrare nei campi degli orfani;11ché il Vindice loro è potente; egli difenderà la causa loro contro di te.12Applica il tuo cuore all’istruzione, e gli orecchi alle parole della scienza.13Non risparmiare la correzione al fanciullo; se lo batti con la verga, non ne morrà;14lo batterai con la verga, ma libererai l’anima sua dal soggiorno de’ morti.

Vv. 1-6 warn us against covetousness. It is no less dangerous to desire the delicacies offered by the great people of this world (v. 3) than those offered by the man who has an evil eye (v. 6; Ps. 141:4 end). Then a man is bound to people whose favour he has sought. Their bread is deceitful. The profit gained in a moment will later become the source of much unhappiness. Sorrow inevitably follows the pursuit of earthly possessions. Wisdom, as men understand it, urges them on to wear themselves out acquiring possessions. They imagine that with them they will be able to assure their future and that of their children. But this is false reckoning! These riches will flee away; they "certainly make themselves wings" (v. 5; cf. James 5:2). This is why Wisdom urges the disciple to cease from his own wisdom (v. 4). True wisdom does not consist of acquiring riches but of using the riches of our Master for others (Luke 16:8).

V. 13 reminds us of David's negligence in his children's education (see 1 Kings 1:6). Corporal punishment does not entail death. On the other hand, never to use it can have fatal results (2 Sam. 18:33). Deliver our soul from hell: indeed, how much is at stake! Let us then apply our hearts to this instruction (v. 12; cf. Prov. 22:15).

Proverbi 23:15-35
15Figliuol mio, se il tuo cuore e savio, anche il mio cuore si rallegrerà;16le viscere mie esulteranno quando le tue labbra diranno cose rette.17Il tuo cuore non porti invidia ai peccatori, ma perseveri sempre nel timor dell’Eterno;18poiché c’è un avvenire, e la tua speranza non sarà frustrata.19Ascolta, figliuol mio, sii savio, e dirigi il cuore per la diritta via.20Non esser di quelli che son bevitori di vino, che son ghiotti mangiatori di carne;21ché il beone ed il ghiotto impoveriranno e i dormiglioni n’andran vestiti di cenci.22Da’ retta a tuo padre che t’ha generato, e non disprezzar tua madre quando sarà vecchia.23Acquista verità e non la vendere, acquista sapienza, istruzione e intelligenza.24Il padre del giusto esulta grandemente; chi ha generato un savio, ne avrà gioia.25Possan tuo padre e tua madre rallegrarsi, e possa gioire colei che t’ha partorito!26Figliuol mio, dammi il tuo cuore, e gli occhi tuoi prendano piacere nelle mie vie;27perché la meretrice è una fossa profonda, e la straniera, un pozzo stretto.28Anch’essa sta in agguato come un ladro, e accresce fra gli uomini il numero de’ traditori.29Per chi sono gli "ahi"? per chi gli "ahimè"? per chi le liti? per chi i lamenti? per chi le ferite senza ragione? per chi gli occhi rossi?30Per chi s’indugia a lungo presso il vino, per quei che vanno a gustare il vin drogato.31Non guardare il vino quando rosseggia, quando scintilla nel calice e va giù così facilmente!32Alla fine, esso morde come un serpente e punge come un basilisco.33I tuoi occhi vedranno cose strane, il tuo cuore farà dei discorsi pazzi.34Sarai come chi giace in mezzo al mare, come chi giace in cima a un albero di nave.35Dirai: "M’hanno picchiato… e non m’han fatto male; m’hanno percosso… e non me ne sono accorto; quando mi sveglierò?… tornerò a cercarne ancora!"

Should a young person, when he has grown up, take account of his parents' advice? He certainly should according to v. 22. This is part of the honour which is due to them, and one's coming of age does not change this. It is a joy to Christian parents to see the fruits of their education in their children when they have grown up (vv. 15, 16, 24; and what importance v. 24 takes on if we apply it to the joy which the Father found in His well-beloved Son, the Righteous and Wise One beyond compare; Matt. 3:17).

But above all, and before even our parents, the Lord has claims upon us. "My son, give me thine heart," He says to each one of us (v. 26). "I do not ask first of all for some part of your goods or your time but for your love. The rest will follow. In giving Me your whole heart," says the Lord Jesus, "you are only giving Me what belongs to Me, because I have bought it so dearly at Calvary."

The end of the chapter describes the tragic oblivion of the man stupefied by alcohol. He is overcome by the wine (Isa. 28:1 end), incapable of resisting fleshly temptations (v. 33) and is completely ruined (v. 21).

Dear friend, what are you going to do with your heart?

Proverbi 24:1-22
1Non portare invidia ai malvagi, e non desiderare di star con loro,2perché il loro cuore medita rapine, e le loro labbra parlan di nuocere.3La casa si edifica con la sapienza, e si rende stabile con la prudenza;4mediante la scienza, se ne riempiono le stanze d’ogni specie di beni preziosi e gradevoli.5L’uomo savio è pien di forza, e chi ha conoscimento accresce la sua potenza;6infatti, con savie direzioni potrai condur bene la guerra, e la vittoria sta nel gran numero de’ consiglieri.7La sapienza è troppo in alto per lo stolto; egli non apre mai la bocca alla porta di città.8Chi pensa a mal fare sarà chiamato esperto in malizia.9I disegni dello stolto sono peccato, e il beffardo è l’abominio degli uomini.10Se ti perdi d’animo nel giorno dell’avversità, la tua forza è poca.11Libera quelli che son condotti a morte, e salva quei che, vacillando, vanno al supplizio.12Se dici: "Ma noi non ne sapevamo nulla!…" Colui che pesa i cuori, non lo vede egli? Colui che veglia sull’anima tua non lo sa forse? E non renderà egli a ciascuno secondo le opere sue?13Figliuol mio, mangia del miele perché è buono; un favo di miele sarà dolce al tuo palato.14Così conosci la sapienza per il bene dell’anima tua! Se la trovi, c’è un avvenire, e la speranza tua non sarà frustrata.15O empio, non tendere insidie alla dimora del giusto! non devastare il luogo ove riposa!16ché il giusto cade sette volte e si rialza, ma gli empi son travolti dalla sventura.17Quando il tuo nemico cade, non ti rallegrare; quand’è rovesciato, il cuor tuo non ne gioisca,18che l’Eterno nol vegga e gli dispiaccia e non storni l’ira sua da lui.19Non t’irritare a motivo di chi fa il male, e non portare invidia agli empi;20perché non c’è avvenire per il malvagio; la lucerna degli empi sarà spenta.21Figliuol mio, temi l’Eterno e il re, e non far lega cogli amatori di novità;22la loro calamità sopraggiungerà improvvisa, e chi sa la triste fine dei loro anni?

Those who do evil can be a source of envy for us Christians (v. 1) or of fretfulness (v. 19; Psalm 37:1). But such feelings only prove our bad spiritual state. The sight of these poor sinners should arouse compassion and evangelical zeal in us to warn them and deliver them from death (Ezek. 3:18; Acts 20:26). We should not use ignorance as an excuse for doing nothing. "He that pondereth the heart" (v. 12; cf. Prov. 21:2) knows our true motives: lack of love, fear of reproach, weakness of our own convictions.

But why do wicked people seem to have an easy life while believers are often severely tested? The key to this problem is provided for us in one word – the future. "There shall be no future to the evil," (v. 20; JND trans.); his end is eternal perdition to which he is led without resistance (cf. Ps. 73:17). He stumbles into disaster (v. 16; JND trans.). On the other hand "there shall be a reward" (v. 14) for the one who has found Wisdom, this divine Wisdom which is a Person – Christ Himself (Prov. 8:22 . . .). And the expectation of the believer will not come to nothing, for its object is still the same Person: the Lord Jesus who is coming again.

Proverbi 24:23-34
23Anche queste sono massime dei Savi. Non è bene, in giudizio, aver de’ riguardi personali.24Chi dice all’empio: "Tu sei giusto", i popoli lo malediranno, lo esecreranno le nazioni.25Ma quelli che sanno punire se ne troveranno bene, e su loro scenderanno benedizione e prosperità.26Dà un bacio sulle labbra chi dà una risposta giusta.27Metti in buon ordine gli affari tuoi di fuori, metti in assetto i tuoi campi, poi ti fabbricherai la casa.28Non testimoniare, senza motivo, contro il tuo prossimo; vorresti tu farti ingannatore con le tue parole?29Non dire: "Come ha fatto a me così farò a lui; renderò a costui secondo l’opera sua".30Passai presso il campo del pigro e presso la vigna dell’uomo privo di senno;31ed ecco le spine vi crescean da per tutto, i rovi ne coprivano il suolo, e il muro di cinta era in rovina.32Considerai la cosa, e mi posi a riflettere; e da quel che vidi trassi una lezione:33Dormire un po’, sonnecchiare un po’, incrociare un po’ le mani per riposare…34e la tua povertà verrà come un ladro, e la tua indigenza, come un uomo armato.

This short section ends what is called "the words of the wise" (Prov. 22:17).

When men want to please their fellow-men it is often at the expense of righteousness and truth. The man of God must be irreproachable in these respects (vv. 23-25).

V. 27 reminds the young believer that before thinking about starting to build a home, he must make sure that he has the resources to do this, already having a job to provide for the needs of his family. "Afterwards build thine house". But a beginner courts disaster if he sets out on his own to build a house. V. 3 points us to an architect in whom we can have absolute confidence in these circumstances: it is Wisdom, in other words, the Lord (cf. Ps. 127:1). The life of a faithful Christian must be balanced. Allowing the Lord to act in his life does not prevent him from being active and diligent, for he has had occasion to observe how laziness in every part of life leads to a man's downfall (vv. 30-34). Dear friend, v. 4 invites you to fill the "chambers" of your memory with knowledge in order to avoid spiritual famine in your future home. God will make all the precious and pleasant things that you have found in His Word sink into your heart (Matt. 13:52).

Proverbi 25:1-15
1Ecco altri proverbi di Salomone, raccolti dalla gente di Ezechia, re di Giuda.2E’ gloria di Dio nascondere le cose; ma la gloria dei re sta nell’investigarle.3L’altezza del cielo, la profondità della terra e il cuore dei re non si possono investigare.4Togli dall’argento le scorie, e ne uscirà un vaso per l’artefice;5togli l’empio dalla presenza del re, e il suo trono sarà reso stabile dalla giustizia.6Non fare il vanaglorioso in presenza del re, e non ti porre nel luogo dei grandi;7poiché è meglio ti sia detto: "Sali qui", anziché essere abbassato davanti al principe che gli occhi tuoi hanno veduto.8Non t’affrettare a intentar processi, che alla fine tu non sappia che fare, quando il tuo prossimo t’avrà svergognato.9Difendi la tua causa contro il tuo prossimo, ma non rivelare il segreto d’un altro,10onde chi t’ode non t’abbia a vituperare, e la tua infamia non si cancelli più.11Le parole dette a tempo son come pomi d’oro in vasi d’argento cesellato.12Per un orecchio docile, chi riprende con saviezza è un anello d’oro, un ornamento d’oro fino.13Il messaggero fedele, per quelli che lo mandano, è come il fresco della neve al tempo della mèsse; esso ristora l’anima del suo padrone.14Nuvole e vento, ma punta pioggia; ecco l’uomo che si vanta falsamente della sua liberalità.15Con la pazienza si piega un principe, e la lingua dolce spezza dell’ossa.

The third section of the book begins here. The men of Hezekiah, that king who did all that was good and right and true "in every work . . . and in the law, and in the commandments," doing it with all his heart (2 Chron. 31:20-21), begin by writing down what concerns kings: their honour (v. 2; a different honour from that of 2 Chronicles 32:27), their heart (v. 3), their throne (v. 6) and what is proper behaviour in their presence (v. 5). Most of these proverbs make use of similes which help us to understand and remember them. Vv. 8-10 urge us to act with wisdom and discretion towards our neighbour for fear of later being put to shame. Vv. 11-15 deal with words. A word fitly spoken is a fruit of divine righteousness (gold) but always associated with mercy (silver). Even if it is a reprimand, it will be of value to the ear which knows how to receive it (v. 12).

V. 13 reminds us that we must be faithful messengers. "Giving out faithfully the message which God has entrusted to us is not only refreshment to those who receive it, but satisfaction for the heart of the One who sends us. Do we think enough about this?"

Proverbi 25:16-28
16Se trovi del miele, mangiane quanto ti basta; che, satollandotene, tu non abbia poi a vomitarlo.17Metti di rado il piede in casa del prossimo, ond’egli, stufandosi di te, non abbia ad odiarti.18L’uomo che attesta il falso contro il suo prossimo, è un martello, una spada, una freccia acuta.19La fiducia in un perfido, nel dì della distretta, è un dente rotto, un piede slogato.20Cantar delle canzoni a un cuor dolente è come togliersi l’abito in giorno di freddo, e mettere aceto sul nitro.21Se il tuo nemico ha fame, dagli del pane da mangiare: se ha sete, dagli dell’acqua da bere;22ché, così, raunerai dei carboni accesi sul suo capo, e l’Eterno ti ricompenserà.23Il vento del nord porta la pioggia, e la lingua che sparla di nascosto fa oscurare il viso.24Meglio abitare sul canto d’un tetto, che in una gran casa con una moglie rissosa.25Una buona notizia da paese lontano è come acqua fresca a persona stanca ed assetata.26Il giusto che vacilla davanti all’empio, è come una fontana torbida e una sorgente inquinata.27Mangiar troppo miele non è bene ma scrutare cose difficili è un onore.28L’uomo che non si sa padroneggiare, è una città smantellata, priva di mura.

Honey is good, but if we were to make it our only food we should soon be sick of it. It is the same with natural affections: friendship, the joys of the family . . . they are pleasant and sweet but they must not take up too much of our time or we shall become very selfish and be sated with them (vv. 16, 27).

The Gospel is the best good news there has ever been, living water for thirsty souls (cf. v. 25). Each believer is like a channel by which this fresh water of grace can flow out to supply others (John 7:38). But beware! a little mud in a fountain is enough to make the water undrinkable. A lack of firmness toward the wicked, a moment off guard, and the spring is disturbed and made dirty just as when one stirs up the bed of a clear stream with a stick (v. 26).

Not to control our spirits is to surrender to all the enemy's assaults without defence, like a town without walls (v. 28). Impatience, resentment, jealousy, pride, doubts, evil desires . . . hosts of evil thoughts soon come crowding in. 1 Peter 1:13 invites us in this sense to gird up the loins of our minds and be sober, in other words, to keep our imagination under control.

Proverbi 26:1-12
1Come la neve non conviene all’estate, né la pioggia al tempo della mèsse, così non conviene la gloria allo stolto.2Come il passero vaga qua e là e la rondine vola, così la maledizione senza motivo, non raggiunge l’effetto.3La frusta per il cavallo, la briglia per l’asino, e il bastone per il dosso degli stolti.4Non rispondere allo stolto secondo la sua follia, che tu non gli abbia a somigliare.5Rispondi allo stolto secondo la sua follia, perché non abbia a credersi savio.6Chi affida messaggi a uno stolto si taglia i piedi e s’abbevera di pene.7Come le gambe dello zoppo son senza forza, così è una massima in bocca degli stolti.8Chi onora uno stolto fa come chi getta una gemma in un mucchio di sassi.9Una massima in bocca agli stolti è come un ramo spinoso in mano a un ubriaco.10Chi impiega lo stolto e il primo che capita, è come un arciere che ferisce tutti.11Lo stolto che ricade nella sua follia, è come il cane che torna al suo vomito.12Hai tu visto un uomo che si crede savio? C’è più da sperare da uno stolto che da lui.

It is not honour but hard knocks which bring a fool to take the way of wisdom (vv. 1-8). In general, the discipline of the Lord and the reproof of a righteous man lead us to make more progress than compliments and honour. But we should not be without understanding, like domestic animals which can only be made to obey by the whip and bridle "or they will not come unto thee" (v. 3; Ps. 32:9 JND translation). How much better it is to acquire wisdom by allowing ourselves to be taught by the Word rather than by going through painful experiences.

The example of the prophet Micaiah before Ahab shows us that vv. 4 and 5 do not contradict each other (1 Kings 22:13-28). In replying to the foolish king according to his folly (v. 15), Micaiah touched the king's conscience, putting him ill at ease. In replying to him then according to the divine mind and no longer according to his folly, the man of God showed clearly that he had no part with the folly (v. 17).

An unsteady walk, whether that of the righteous man (Prov. 25:26) or of the fool (Prov. 26:7, 9) takes away all the power of the testimony of their words. Let us watch that our feet are shod with the preparation of the gospel of peace (Eph. 6:15).

Proverbi 26:13-28
13Il pigro dice: "C’è un leone nella strada, c’è un leone per le vie!"14Come la porta si volge sui cardini così il pigro sul suo letto.15Il pigro tuffa la mano nel piatto; gli par fatica riportarla alla bocca.16Il pigro si crede più savio di sette uomini che dànno risposte sensate.17Il passante che si riscalda per una contesa che non lo concerne, è come chi afferra un cane per le orecchie.18Come un pazzo che avventa tizzoni, frecce e morte,19così è colui che inganna il prossimo, e dice: "Ho fatto per ridere!"20Quando mancan le legna, il fuoco si spegne; e quando non c’è maldicente, cessan le contese.21Come il carbone da la brace, e le legna dànno la fiamma, così l’uomo rissoso accende le liti.22Le parole del maldicente son come ghiottonerie, e penetrano fino nell’intimo delle viscere.23Labbra ardenti e un cuor malvagio son come schiuma d’argento spalmata sopra un vaso di terra.24Chi odia, parla con dissimulazione; ma, dentro, cova la frode.25Quando parla con voce graziosa, non te ne fidare, perché ha sette abominazioni in cuore.26L’odio suo si nasconde sotto la finzione, ma la sua malvagità si rivelerà nell’assemblea.27Chi scava una fossa vi cadrà, e la pietra torna addosso a chi la rotola.28La lingua bugiarda odia quelli che ha ferito, e la bocca lusinghiera produce rovina.

After the portrait of the fool (vv. 1-12), here we have other equally detestable characters. The first is the lazy man (vv. 13-16) whom we have often met already. He uses the pretext of dangers and imaginary difficulties to get out of what he should be doing (v. 13), and even neglects to feed himself (v. 15). "The door turneth upon his hinges" (v. 14). Someone has said: "It moves backwards and forwards but remains in the same place. We should ask ourselves if we have gone forward any more than it has, if we have made any progress in our Christian lives". The lazy man turns on his bed. One can turn about and bustle around without producing any worthwhile activity.

The quarreller is also depicted (vv. 17-21). He is good at fanning the fires of arguments. But v. 17 has many applications. Taking part in social, trade union and political conflicts . . . all these things expose a child of God to cruel "bites".

Now comes the talebearer who also helps to stir up quarrels (vv. 20, 22); then the cheat disguising the hatred of his heart in kind words (vv. 23-25; see 2 Sam. 20:9-10; Jer. 12:6). The Lord Jesus had dealings with the different kinds of wickedness and hypocrisy denounced in these verses (Matt. 17:17; Ps. 38:12). How much He suffered from them!

Proverbi 27:1-13
1Non ti vantare del domani, poiché non sai quel che un giorno possa produrre.2Altri ti lodi, non la tua bocca; un estraneo, non le tue labbra.3La pietra è grave e la rena pesante, ma l’irritazione dello stolto pesa più dell’uno e dell’altra.4L’ira è crudele e la collera impetuosa; ma chi può resistere alla gelosia?5Meglio riprensione aperta, che amore occulto.6Fedeli son le ferite di chi ama; frequenti i baci di chi odia.7Chi è sazio calpesta il favo di miele; ma, per chi ha fame, ogni cosa amara è dolce.8Come l’uccello che va ramingo lungi dal nido, così è l’uomo che va ramingo lungi da casa.9L’olio e il profumo rallegrano il cuore; così fa la dolcezza d’un amico coi suoi consigli cordiali.10Non abbandonare il tuo amico né l’amico di tuo padre, e non andare in casa del tuo fratello nel dì della tua sventura; un vicino dappresso val meglio d’un fratello lontano.11Figliuol mio, sii savio e rallegrami il cuore, così potrò rispondere a chi mi vitupera.12L’uomo accorto vede il male e si nasconde, ma gli scempi passan oltre e ne portan la pena.13Prendigli il vestito giacché ha fatto cauzione per altri; fatti dare dei pegni, poiché s’è reso garante di stranieri.

To boast of tomorrow (v. 1) is to treat it as though it already belonged to us: making firm plans, taking out long-term contracts, standing surety for others (v. 13). Read again what James says on this subject (James 4:13-16). On the other hand v. 1 here is also addressed specially to those who put off the question of their salvation until later. 2 Corinthians 6:2 urgently warns them, "Now is the day of salvation".

It is good to be able to count on a friend. His loving advice comes from his heart and rejoices our own (v. 9). But the true friend is not one who will always speak pleasant words to us. On the contrary he will know how to take it upon himself to deliver a reprimand to us, even if our pride will be wounded by it (vv. 5, 6). The Lord Jesus, the faithful Friend, is such a Person. He loves us too much to spare us. Surgeons often have to make large wounds in order to deal with internal organs and to cut out the bad parts. It is the same in a spiritual sense. "Wounding stripes purge away evil, and strokes purge the inner parts of the belly" (Prov. 20:30; JND trans.). We should accept without complaint these necessary wounds, recognizing in them the kind and sure hand of our best Friend.

Proverbi 27:14-27
14Chi benedice il prossimo ad alta voce, di buon mattino, sarà considerato come se lo maledicesse.15Un gocciolar continuo in giorno di gran pioggia e una donna rissosa son cose che si somigliano.16Chi la vuol trattenere vuol trattenere il vento, e stringer l’olio nella sua destra.17Il ferro forbisce il ferro; così un uomo ne forbisce un altro.18Chi ha cura del fico ne mangerà il frutto; e chi veglia sul suo padrone sarà onorato.19Come nell’acqua il viso risponde al viso, così il cuor dell’uomo risponde al cuore dell’uomo.20Il soggiorno dei morti e l’abisso sono insaziabili, e insaziabili son gli occhi degli uomini.21Il crogiuolo è per l’argento, il forno fusorio per l’oro, e l’uomo è provato dalla bocca di chi lo loda.22Anche se tu pestassi lo stolto in un mortaio in mezzo al grano col pestello, la sua follia non lo lascerebbe.23Guarda di conoscer bene lo stato delle tue pecore, abbi gran cura delle tue mandre;24perché le ricchezze non duran sempre, e neanche una corona dura d’età in età.25Quando è levato il fieno, subito rispunta la fresca verdura e le erbe dei monti sono raccolte.26Gli agnelli ti dànno da vestire, i becchi di che comprarti un campo,27e il latte delle capre basta a nutrir te, a nutrir la tua famiglia e a far vivere le tue serve.

These verses deal particularly with domestic life and friendship. Let us choose a friend with great care. We should be sure that he or she shares our faith, that we will be free to kneel down in prayer together, that he or she will be capable of sharpening our mind (v. 17). But friendship is not one-sided. When we complain of lack of love from others it is always proof that we are showing very little love ourselves. For love answers to love (v. 19).

V. 20 reminds us that a characteristic of the eyes is that they are never satisfied (1 John 2:16), and v. 22 tells us that foolishness is always inextricably linked with human nature (see also Prov. 22:15; Ecc. 9:3; Rom. 3:11). No force exists which can drive it away for ever. Is this too pessimistic a statement? Unfortunately not! Man is in a permanent state of revolt against his Creator; he refuses grace which is offered to him; he never ceases to act in opposition to his eternal interests . . . surely that is foolishness. How then can one become wise? By receiving divine life through Christ.

Vv. 23-27 speak to us of human foresight, of earthly wealth and of a perishable crown. Christians, let us be far-sighted, but only to secure for ourselves wealth which will last (Prov. 8:18; Luke 12:33) and an incorruptible crown (1 Cor. 9:25).

Proverbi 28:1-14
1L’empio fugge senza che alcuno lo perseguiti, ma il giusto se ne sta sicuro come un leone.2Per i suoi misfatti i capi d’un paese son numerosi, ma, con un uomo intelligente e pratico delle cose, l’ordine dura.3Un povero che opprime i miseri è come una pioggia che devasta e non dà pane.4Quelli che abbandonano la legge, lodano gli empi; ma quelli che l’osservano, fan loro la guerra.5Gli uomini dati al male non comprendono ciò ch’è giusto, ma quelli che cercano l’Eterno comprendono ogni cosa.6Meglio il povero che cammina nella sua integrità, del perverso che cammina nella doppiezza, ed è ricco.7Chi osserva la legge è un figliuolo intelligente, ma il compagno dei ghiottoni fa vergogna a suo padre.8Chi accresce i suoi beni con gl’interessi e l’usura, li aduna per colui che ha pietà dei poveri.9Se uno volge altrove gli orecchi per non udire la legge, la sua stessa preghiera è un abominio.10Chi induce i giusti a battere una mala via cadrà egli stesso nella fossa che ha scavata; ma gli uomini integri erediteranno il bene.11Il ricco si reputa savio, ma il povero ch’è intelligente, lo scruta.12Quando i giusti trionfano, la gloria è grande; ma, quando gli empi s’innalzano, la gente si nasconde.13Chi copre le sue trasgressioni non prospererà, ma chi le confessa e le abbandona otterrà misericordia.14Beato l’uomo ch’è sempre timoroso! ma chi indura il suo cuore cadrà nella sfortuna.

V. 1 reminds us of the frightening things prophesied as punishment upon guilty Israel (Lev. 26:36-38). Generally speaking, the behaviour of a man depends on the state of his conscience (v. 1). If it is bad, he will always be ill at ease and will see dangers everywhere. On the other hand, if it is good, he will have confidence before God and men (1 John 3:21; Gen. 3:8). V. 13 is of fundamental importance. It sets out the way of repentance and forgiveness for the sinner. It also explains why certain Christians do not make any progress. To rediscover the path of communion with God it is essential to confess our faults. But then even more, it is necessary with the Lord's help to give them up. If not, confession is not truly made; it is in reality mocking God. In fact, many more things than we realise stem from our moral state. True understanding, for example, is the part of those who seek the LORD. They understand all things (v. 5). But there are people who ask the same questions over and over again, basically because the person of Christ is of little value to them. V. 9 shows us that obedience to God and answered prayer are inseparably bound together (cf. John 15:7).

Proverbi 28:15-28
15Un empio che domina un popolo povero, è un leone ruggente, un orso affamato.16Il principe senza prudenza fa molte estorsioni, ma chi odia il lucro disonesto prolunga i suoi giorni.17L’uomo su cui pesa un omicidio, fuggirà fino alla fossa; nessuno lo fermi!18Chi cammina integramente sarà salvato, ma il perverso che batte doppie vie, cadrà a un tratto.19Chi lavora la sua terra avrà abbondanza di pane; ma chi va dietro ai fannulloni avrà abbondanza di miseria.20L’uomo fedele sarà colmato di benedizioni, ma chi ha fretta d’arricchire non rimarrà impunito.21Aver de’ riguardi personali non è bene; per un pezzo di pane l’uomo talvolta diventa trasgressore.22L’uomo invidioso ha fretta d’arricchire, e non sa che gli piomberà addosso la miseria.23Chi riprende qualcuno gli sarà alla fine più accetto di chi lo lusinga con le sue parole.24Chi ruba a suo padre e a sua madre e dice: "Non è un delitto!", è compagno del dissipatore.25Chi ha l’animo avido fa nascere contese, ma chi confida nell’Eterno sarà saziato.26Chi confida nel proprio cuore è uno stolto, ma chi cammina saviamente scamperà.27Chi dona al povero non sarà mai nel bisogno, ma colui che chiude gli occhi, sarà coperto di maledizioni.28Quando gli empi s’innalzano, la gente si nasconde; ma quando periscono, si moltiplicano i giusti.

To try to reconcile the wide and easy path of self will and the narrow path of obedience to the Lord will result in a crooked walk and will lead to a certain fall (v. 18). The goal which a man pursues, whether it be to make himself rich (v. 20) or simply to obtain a piece of bread (v. 21), is the opportunity (and the excuse!) for him to break the law many times. One hears it said, "The end justifies the means". What a contrast with the perfect Man! In the desert He rejected the Tempter's suggestion to get bread for Himself in a way other than receiving it from His Father.

Vv. 22-27 show that men's wisdom results in many kinds of false reckoning. It appears smarter to flatter one's neighbour rather than to reprove him if one wants to win his favour, In reality, later on, the reverse will result from this (v. 23). Again, before he gives to others, "common sense" demands that anyone should make sure he will not lack anything himself. Some people go as far as to talk of "well-ordered charity". But the promise of v. 27 makes our well-being depend on our generosity. God undertakes to provide for the needs of those who have thus given Him proof of their love and trust in Him (Ps. 41:1-3).

Proverbi 29:1-14
1L’uomo che, essendo spesso ripreso, irrigidisce il collo, sarà di subito fiaccato, senza rimedio.2Quando i giusti son numerosi, il popolo si rallegra: ma quando domina l’empio, il popolo geme.3L’uomo che ama la sapienza, rallegra suo padre; ma chi frequenta le meretrici dissipa i suoi beni.4Il re, con la giustizia, rende stabile il paese; ma chi pensa solo a imporre tasse, lo rovina.5L’uomo che lusinga il prossimo, gli tende una rete davanti ai piedi.6Nella trasgressione del malvagio v’è un’insidia; ma il giusto canta e si rallegra.7Il giusto prende conoscenza della causa de’ miseri, ma l’empio non ha intendimento né conoscenza.8I beffardi soffian nel fuoco delle discordie cittadine, ma i savi calmano le ire.9Se un savio viene a contesa con uno stolto, quello va in collera e ride, e non c’è da intendersi.10Gli uomini di sangue odiano chi è integro, ma gli uomini retti ne proteggono la vita.11Lo stolto dà sfogo a tutta la sua ira, ma il savio rattiene la propria.12Quando il sovrano dà retta alle parole menzognere, tutti i suoi ministri sono empi.13Il povero e l’oppressore s’incontrano; l’Eterno illumina gli occhi d’ambedue.14Il re che fa ragione ai miseri secondo verità, avrà il trono stabilito in perpetuo.

In this book, the wise man and the foolish man, the righteous and the wicked, the rich and the poor, the king and the servant, and many other people are considered according to their mutual relationships and their responsibility before God.

Vv. 1 and 2 link up with ch. 28. "He that being often reproved hardeneth his neck, shall suddenly be destroyed." If a man's pride is not broken, he himself will be, suddenly and without remedy, together with the wicked, the man of Belial (Prov. 6:15). Such was the end of Pharaoh, of Saul and of Absalom. But it is always serious, even for a believer, to despise the Lord's discipline (Heb. 12:5). "Whoso loveth wisdom rejoiceth his father" (v. 3). This is true in our own families, but this verse can be applied even more strongly to the family of God. The Father rejoices to see His children loving Wisdom, who is Jesus Christ (2 John 4; 3 John 4).

Many verses speak to us of righteousness. It is especially necessary for the governor or the king (vv. 4, 12, 14). But all those who are righteous (v. 7; that is to say, justified by the work of Christ) must sympathetically take account of the cause of poor people.

All these instructions apply especially to our social life.

Proverbi 29:15-27
15La verga e la riprensione dànno sapienza; ma il fanciullo lasciato a sé stesso, fa vergogna a sua madre.16Quando abbondano gli empi, abbondano le trasgressioni; ma i giusti ne vedranno la ruina.17Correggi il tuo figliuolo; egli ti darà conforto, e procurerà delizie all’anima tua.18Quando non c’è visioni, il popolo è senza freno; ma beato colui che osserva la legge!19Uno schiavo non si corregge a parole; anche se comprende, non ubbidisce.20Hai tu visto un uomo precipitoso nel suo parlare? C’è più da sperare da uno stolto che da lui.21Se uno alleva delicatamente da fanciullo il suo servo, questo finirà per voler essere figliuolo.22L’uomo iracondo fa nascere contese, e l’uomo collerico abbonda in trasgressioni.23L’orgoglio abbassa l’uomo, ma chi è umile di spirito ottiene gloria.24Chi fa società col ladro odia l’anima sua; egli ode la esecrazione e non dice nulla.25La paura degli uomini costituisce un laccio, ma chi confida nell’Eterno è al sicuro.26Molti cercano il favore del principe, ma l’Eterno fa giustizia ad ognuno.27L’uomo iniquo è un abominio per i giusti, e colui che cammina rettamente è un abominio per gli empi.

"The rod and reproof give wisdom." The rod can be used either in its literal sense for children, or figuratively of all the forms of the Lord's discipline of His own. There is no worse punishment than to be left to one's own devices (v. 15; Ps. 81:12).

Hasty words (v. 20), anger (v. 22) and pride (v. 23) are at the root of many sins. But in contrast with the first Adam, v. 23 turns our eyes to the Lord Jesus. His incomparable path of humility has as its counterpart the place of supreme glory (cf. Phil. 2:5-11).

Another trap is set by the fear of man; it cannot go together with the fear of God (v. 25). In wanting to please men (or not to displease them) it is the Lord whom we cease to please. How many people have been drawn into evil by bad friends to whom they dared not say no! If we have to take a courageous stand and are afraid of the consequences, let us trust in God; He is our strong tower.

Finally v. 27 reminds us that there is no fellowship between righteousness and iniquity (2 Cor. 6:14-15). May God keep us in fellowship with Himself

Proverbi 30:1-14
1Parole di Agur, figliuolo di Jaké. Sentenze pronunziate da quest’uomo per Itiel, per Itiel ed Ucal.2Certo, io sono più stupido d’ogni altro, e non ho l’intelligenza d’un uomo.3Non ho imparato la sapienza, e non ho la conoscenza del Santo.4Chi è salito in cielo e n’è disceso? Chi ha raccolto il vento nel suo pugno? Chi ha racchiuse l’acque nella sua veste? Chi ha stabilito tutti i confini della terra? Qual è il suo nome e il nome del suo figlio? Lo sai tu?5Ogni parola di Dio è affinata col fuoco. Egli è uno scudo per chi confida in lui.6Non aggiunger nulla alle sue parole, ch’egli non t’abbia a riprendere, e tu non sia trovato bugiardo.7Io t’ho chiesto due cose: non me le rifiutare, prima ch’io muoia:8allontana da me vanità e parola mendace; non mi dare né povertà né ricchezze, cibami del pane che m’è necessario,9ond’io, essendo sazio, non giunga a rinnegarti, e a dire: "Chi è l’Eterno?" ovvero, diventato povero, non rubi, e profani il nome del mio Dio.10Non calunniare il servo presso al suo padrone, ch’ei non ti maledica e tu non abbia a subirne la pena.11V’è una razza di gente che maledice suo padre e non benedice sua madre.12V’è una razza di gente che si crede pura, e non è lavata dalla sua sozzura.13V’è una razza di gente che ha gli occhi alteri e come! e le palpebre superbe.14V’è una razza di gente i cui denti sono spade e i mascellari, coltelli, per divorare del tutto i miseri sulla terra, e i bisognosi fra gli uomini.

Up till now God has spoken through Solomon, the wisest of all the wise men. But in order to show that His Book owes nothing to human wisdom, He now makes use of Agur, a man who recognized himself to be more stupid than anyone else.

Having introduced himself thus (v. 2) and having confessed his profound ignorance, Agur begins by asking fundamental questions – who is the Creator? Who is His Son? How can a person get to heaven? To answer these, God had to reveal Himself, to come down Himself from heaven where man could not ascend and make known His glorious purposes in His pure Word (v. 5; compare the questions in v. 4 with John 3:13; Eph. 4:10; Mark 4:41; Luke 1:31-32).

Agur knows his understanding is limited but he knows too that his heart is perverse and he addresses a twofold prayer to God:
1) that vanity (self-seeking and the good opinion of men) and lying words may be removed far from him; and
2) that he may remain dependent, for he recognizes the dangers of both riches and poverty.
These are wise requests from which we can draw inspiration.

Without any illusions about himself, Agur knows too the principles of the world – revolt, self-righteousness, pride, oppression (vv. 11-14). Is our generation any better than his?

Proverbi 30:15-33
15La mignatta ha due figliuole, che dicono: "Dammi" "dammi!". Ci son tre cose che non si sazian mai, anzi quattro, che non dicon mai: "Basta!"16Il soggiorno dei morti, il seno sterile, la terra che non si sazia d’acqua, e il fuoco, che non dice mai: "Basta!"17L’occhio di chi si fa beffe del padre e disdegna d’ubbidire alla madre, lo caveranno i corvi del torrente, lo divoreranno gli aquilotti.18Ci son tre cose per me troppo maravigliose; anzi quattro, ch’io non capisco:19la traccia dell’aquila nell’aria, la traccia del serpente sulla roccia, la traccia della nave in mezzo al mare, la traccia dell’uomo nella giovane.20Tale è la condotta della donna adultera: essa mangia, si pulisce la bocca, e dice: "Non ho fatto nulla di male!"21Per tre cose la terra trema, anzi per quattro, che non può sopportare:22per un servo quando diventa re, per un uomo da nulla quando ha pane a sazietà,23per una donna, non mai chiesta, quando giunge a maritarsi, e per una serva quando diventa erede della padrona.24Ci son quattro animali fra i più piccoli della terra, e nondimeno pieni di saviezza:25le formiche, popolo senza forze, che si preparano il cibo durante l’estate;26i conigli, popolo non potente, che fissano la loro dimora nelle rocce;27le locuste, che non hanno re, e procedon tutte, divise per schiere;28la lucertola, che puoi prender con le mani, eppur si trova nei palazzi dei re.29Queste tre creature hanno una bella andatura, anche queste quattro hanno un passo magnifico:30il leone, ch’è il più forte degli animali, e non indietreggia dinanzi ad alcuno;31il cavallo dai fianchi serrati, il capro, e il re alla testa dei suoi eserciti.32Se hai agito follemente cercando d’innalzarti, o se hai pensato del male, mettiti la mano sulla bocca;33perché, come chi sbatte la panna ne fa uscire il burro, chi comprime il naso ne fa uscire il sangue, così chi spreme l’ira ne fa uscire contese.

Agur has noticed and put in groups for our instruction things which are dangerous and hateful and others which are wise and beautiful. The lust of the eyes and also of the flesh both clamour for satisfaction – "Give, give." They both have the same insatiable mother, the horse-leach, in other words, this thirst for pleasure which each man possesses which eats him up (vv. 15, 16). Pride is included with these lusts too (1 John 2:16). It shows itself in many different ways, but v. 17, which should be considered carefully by all young people, puts special emphasis on the contempt of authority and the spirit of independence. In parallel with these worldly rules of conduct, vv. 18 and 19 bring before us the mysterious ways of God in judgment as well as in love. Vv. 21-23 tell of four things which are hateful because they overturn the order established by God. Then we learn that wisdom goes hand in hand with the feeling of its own weakness: with discretion, trust, communion and smallness (vv. 24-28); whilst beauty is linked with one's walk (vv. 29-31). How many lessons may we learn in the company of a man who declares himself to be stupid but whose humility places him among the ranks of the wise according to God! (1 Cor. 1:26-29; 1 Cor. 2:12-13; 1 Cor. 8:2).

Proverbi 31:1-9
1Parole del re Lemuel. Sentenze con le quali sua madre lo ammaestrò.2Che ti dirò, figlio mio? che ti dirò, figlio delle mie viscere? che ti dirò, o figlio dei miei voti?3Non dare il tuo vigore alle donne, né i tuoi costumi a quelle che perdono i re.4Non s’addice ai re, o Lemuel, non s’addice ai re bere del vino, né ai principi, bramar la cervogia:5che a volte, avendo bevuto, non dimentichino la legge, e non disconoscano i diritti d’ogni povero afflitto.6Date della cervogia a chi sta per perire, e del vino a chi ha l’anima amareggiata;7affinché bevano, dimentichino la loro miseria, e non si ricordin più dei loro travagli.8Apri la tua bocca in favore del mutolo, per sostener la causa di tutti i derelitti;9apri la tua bocca, giudica con giustizia, fa’ ragione al misero ed al bisognoso.

Who was king Lemuel? He is spoken of nowhere else; all we know about this young prince are the words of advice of his mother as well as the fact that his name means "consecrated to God." "What, the son of my vows?" cries this faithful woman. As did Hannah with her little boy, Samuel, she has consecrated this child to the LORD who had full claim to him.

As he bears this name, she feels herself responsible for instructing him as a true Nazarene. Solemn examples in Israel's history had shown where a king could be led by women or by drink (1 Kings 11; 1 Kings 16:8-9). Lemuel is warned against these wicked tendencies (Ecc. 10:17; Hosea 4:11). Then he receives some positive exhortations. He is to be the upholder of and the spokesman for all the under-privileged. It might be said that this is a very unobtrusive role for a king. But both these instructions contain the substance of pure religion according to James 1:27 – to keep oneself pure from the world (from its deadening effect and its defilement) and to care for the afflicted.

The young Lemuel remembered word for word "the prophecy that his mother taught him." If you, like him, have had the inestimable privilege of being brought up by a believing mother, take care that you never forget the teaching of your childhood.

Proverbi 31:10-31
10Elogio della donna forte e virtuosa. Una donna forte e virtuosa chi la troverà? il suo pregio sorpassa di molto quello delle perle.11Il cuore del suo marito confida in lei, ed egli non mancherà mai di provviste.12Ella gli fa del bene, e non del male, tutti i giorni della sua vita.13Ella si procura della lana e del lino, e lavora con diletto con le proprie mani.14Ella è simile alle navi dei mercanti: fa venire il suo cibo da lontano.15Ella si alza quando ancora è notte, distribuisce il cibo alla famiglia e il compito alle sue donne di servizio.16Ella posa gli occhi sopra un campo, e l’acquista; col guadagno delle sue mani pianta una vigna.17Ella si ricinge di forza i fianchi, e fa robuste le sue braccia.18Ella s’accorge che il suo lavoro rende bene; la sua lucerna non si spegne la notte.19Ella mette la mano alla ròcca, e le sue dita maneggiano il fuso.20Ella stende le palme al misero, e porge le mani al bisognoso.21Ella non teme la neve per la sua famiglia, perché tutta la sua famiglia è vestita di lana scarlatta.22Ella si fa dei tappeti, ha delle vesti di lino finissimo e di porpora.23Il suo marito è rispettato alle porte, quando si siede fra gli Anziani del paese.24Ella fa delle tuniche e le vende, e delle cinture che dà al mercante.25Forza e dignità sono il suo manto, ed ella si ride dell’avvenire.26Ella apre la bocca con sapienza, ed ha sulla lingua insegnamenti di bontà.27Ella sorveglia l’andamento della sua casa, e non mangia il pane di pigrizia.28I suoi figliuoli sorgono e la proclaman beata, e il suo marito la loda, dicendo:29"Molte donne si son portate valorosamente, ma tu le superi tutte"!30La grazia è fallace e la bellezza è cosa vana; ma la donna che teme l’Eterno è quella che sarà lodata.31Datele del frutto delle sue mani, e le opere sue la lodino alle porte!

This wonderful portrait of the virtuous woman shows us how Wisdom (the very life of Christ) can and should be put into practice in every detail of the daily life of the family. Young Christians, may the Lord give you the desire to please Him by resembling this woman: brave, honest and courageous (all aspects of "virtuous"). What then characterizes her? She is active, happy, energetic, charitable, kindly and wise. Her sphere is the home (read Titus 2:4-5); her adornment strength and dignity (vv. 17, 25; cf. 1 Peter 3:3 . . .); her aim to honour her husband, the object of her happy devotion (v. 23) and to produce fruit for him (v. 16). Finally her secret which is not revealed until v. 30 – she fears the LORD. Truly "who can find" such an accomplished wife? Prov. 19:14 tells us that a wise woman comes from the LORD. Young people, do not put your trust in hasty judgment nor in appearances. "Gracefulness is deceitful" (v. 30; JND trans.) and many have been deceived by it. The passing charm of a face is far from always being the reflection of true Christian qualities. As we end this book, do not forget the exhortation of Prov. 4:23; "keep thy heart with all diligence" for it belongs first and foremost to the Lord.

Ecclesiaste 1:1-18
1Parole dell’Ecclesiaste, figliuolo di Davide, re di Gerusalemme.2Vanità delle vanità, dice l’Ecclesiaste;3vanità delle vanità; tutto è vanità. Che profitto ha l’uomo di tutta la fatica che dura sotto il sole?4Una generazione se ne va, un’altra viene, e la terra sussiste in perpetuo.5Anche il sole si leva, poi tramonta, e s’affretta verso il luogo donde si leva di nuovo.6Il vento soffia verso il mezzogiorno, poi gira verso settentrione; va girando, girando continuamente, per ricominciare gli stessi giri.7Tutti i fiumi corrono al mare, eppure il mare non s’empie; al luogo dove i fiumi si dirigono, tornano a dirigersi sempre.8Ogni cosa è in travaglio, più di quel che l’uomo possa dire; l’occhio non si sazia mai di vedere, e l’orecchio non è mai stanco d’udire.9Quello ch’è stato è quel che sarà; quel che s’è fatto è quel che si farà; non v’è nulla di nuovo sotto il sole.10V’ha egli qualcosa della quale si dica: "Guarda questo è nuovo?" Quella cosa esisteva già nei secoli che ci hanno preceduto.11Non rimane memoria delle cose d’altri tempi; e di quel che succederà in seguito non rimarrà memoria fra quelli che verranno più tardi.12Io, l’Ecclesiaste, sono stato re d’Israele a Gerusalemme,13ed ho applicato il cuore a cercare e ad investigare con sapienza tutto ciò che si fa sotto il cielo: occupazione penosa, che Dio ha data ai figliuoli degli uomini perché vi si affatichino.14Io ho veduto tutto ciò che si fa sotto il sole: ed ecco tutto è vanità e un correr dietro al vento.15Ciò che è storto non può essere raddrizzato, ciò che manca non può esser contato.16Io ho detto, parlando in cuor mio: "Ecco io ho acquistato maggior sapienza di tutti quelli che hanno regnato prima di me in Gerusalemme"; sì, il mio cuore ha posseduto molta sapienza e molta scienza.17Ed ho applicato il cuore a conoscer la sapienza, e a conoscere la follia e la stoltezza, ed ho riconosciuto che anche questo è un correr dietro al vento.18Poiché dov’è molta sapienza v’è molto affanno, e chi accresce la sua scienza accresce il suo dolore.

The book of Ecclesiastes can be summed up in these words of the Lord Jesus: "Whosoever drinketh of this water shall thirst again" (John 4:13). Sychar's well is a picture of an arid and deceitful world where no lasting happiness can be found. Most people are like the poor Samaritan woman. They are ready to receive the living water, the free gift of the Son of God, only after they have found out by experience that "the water" of this world cannot in any way quench their soul's thirst (cf. Jer. 2:13).

The Preacher had experienced this and his experience is recorded in this book to help us not to go through the same. This is the experience of one who, because of his greatness and wisdom, was the best qualified to search out "all things that are done under heaven" (v. 13). The Preacher is none other than Solomon, king of Jerusalem. His testimony still carries the same weight for "there is no new thing under the sun." It is true that many things do not look the same outwardly but the heart of man is exactly the same as it always was and the consequences of sin are still here: "that which is crooked cannot be made straight: and that which is wanting cannot be numbered" (v. 15).

Ecclesiaste 2:1-11
1Io ho detto in cuor mio: "Andiamo! Io ti voglio mettere alla prova con la gioia, e tu godrai il piacere!" Ed ecco che anche questo è vanità.2Io ho detto del riso: "E’ una follia"; e della gioia: "A che giova?"3Io presi in cuor mio la risoluzione di abbandonar la mia carne alle attrattive del vino, e, pur lasciando che il mio cuore mi guidasse saviamente, d’attenermi alla follia, finch’io vedessi ciò ch’è bene che gli uomini facciano sotto il cielo, durante il numero de’ giorni della loro vita.4Io intrapresi de’ grandi lavori; mi edificai delle case; mi piantai delle vigne;5mi feci de’ giardini e dei parchi, e vi piantai degli alberi fruttiferi d’ogni specie;6mi costrussi degli stagni per adacquare con essi il bosco dove crescevano gli alberi;7comprai servi e serve, ed ebbi de’ servi nati in casa; ebbi pure greggi ed armenti, in gran numero, più di tutti quelli ch’erano stati prima di me a Gerusalemme;8accumulai argento, oro, e le ricchezze dei re e delle province; mi procurai dei cantanti e delle cantanti, e ciò che fa la delizia de’ figliuoli degli uomini, delle donne in gran numero.9Così divenni grande, e sorpassai tutti quelli ch’erano stati prima di me a Gerusalemme; e la mia sapienza rimase pur sempre meco.10Di tutto quello che i miei occhi desideravano io nulla rifiutai loro; non privai il cuore d’alcuna gioia; poiché il mio cuore si rallegrava d’ogni mia fatica, ed è la ricompensa che m’è toccata d’ogni mia fatica.11Poi considerai tutte le opere che le mie mani avevano fatte, e la fatica che avevo durata a farle, ed ecco che tutto era vanità e un correr dietro al vento, e che non se ne trae alcun profitto sotto il sole.

The Preacher applied his heart first of all to knowledge. How many exciting things there are to discover in every sphere: the arts, the sciences, travel, archaeology . . . Today through modern resources they are within the reach of young people. But the further the wise man advances in his research, the harder become the problems and the more he may be discouraged. The human spirit is imprisoned within the walls of its own reasoning. Only the Word of God can set free the mind of man and impart true knowledge. An unpleasant job, weariness, pain and sorrow — such is the sad conclusion of the wise man (Ecc. 1:13, 18; Ecc. 12:12).

Then he says to himself, "Let us think now only about the pleasures of life" (Ecc. 2:1-3). But there too his experience does not satisfy — vanity and folly are the words which sum it up this time. All human joy is spoilt by the realisation that it will not last (Prov. 14:13).

Perhaps an abundance of earthly riches will be able to satisfy him? Who was better placed than Solomon to accumulate and manage riches, to accomplish these "great" things which human ambition is always planning? (2 Chron. 9:22). Let us listen then to his final assessment of them: "Vanity and pursuit of the wind" (v. 11; JND trans.).

Ecclesiaste 2:12-26
12Allora mi misi ad esaminate la sapienza, la follia e la stoltezza. Che farà l’uomo che succederà al re? Quello ch’è già stato fatto.13E vidi che la sapienza ha un vantaggio sulla stoltezza, come la luce ha un vantaggio sulle tenebre.14Il savio ha gli occhi in testa, mentre lo stolto cammina nelle tenebre; ma ho riconosciuto pure che tutti e due hanno la medesima sorte.15Ond’io ho detto in cuor mio: "La sorte che tocca allo stolto toccherà anche a me; perché dunque essere stato così savio?" E ho detto in cuor mio che anche questo è vanità.16Poiché tanto del savio quanto dello stolto non rimane ricordo eterno; giacché, nei giorni a venire, tutto sarà da tempo dimenticato. Pur troppo il savio muore, al pari dello stolto!17Perciò io ho odiata la vita, perché tutto ciò che si fa sotto il sole m’è divenuto odioso, poiché tutto è vanità e un correr dietro al vento.18Ed ho odiata ogni fatica che ho durata sotto il sole, e di cui debbo lasciare il godimento a colui che verrà dopo di me.19E chi sa s’egli sarà savio o stolto? Eppure sarà padrone di tutto il lavoro che io ho compiuto con fatica e con saviezza sotto il sole. Anche questo è vanità.20Così sono arrivato a far perdere al mio cuore ogni speranza circa tutta la fatica che ho durato sotto il sole.21Poiché, ecco un uomo che ha lavorato con saviezza, con intelligenza e con successo e lascia il frutto del suo lavoro in eredità a un altro, che non v’ha speso intorno alcuna fatica! Anche questo è vanità, e un male grande.22Difatti, che profitto trae l’uomo da tutto il suo lavoro, dalle preoccupazioni del suo cuore, da tutto quel che gli è costato tanta fatica sotto il sole?23Tutti i suoi giorni non sono che dolore, la sua occupazione non è che fastidio; perfino la notte il suo cuore non ha posa. Anche questo è vanità.24Non v’è nulla di meglio per l’uomo del mangiare, del bere, e del far godere all’anima sua il benessere in mezzo alla fatica ch’ei dura; ma anche questo ho veduto che viene dalla mano di Dio.25Difatti, chi, senza di lui, può mangiare o godere?26Poiché Iddio dà all’uomo ch’egli gradisce, sapienza, intelligenza e gioia; ma al peccatore dà la cura di raccogliere, d’accumulare, per lasciar poi tutto a colui ch’è gradito agli occhi di Dio. Anche questo è vanità e un correre dietro al vento.

"What profit hath a man of all his labour?" was the first question asked by the Preacher (Eccles. 1:3). "No profit," was the answer in v. 11. Here he torments himself, his days are sorrow and his labour is grief; even in the night he does not rest (vv. 22, 23). As for the future he realises that nothing is certain.

What should the child of God do when faced with this hopeless picture? (v. 20). He is not forbidden to enjoy life and to see good days down here. But they will not be found by wandering all over the world seeking this illusory happiness. It is up to him to realise the right conditions: "let him refrain his tongue from evil . . . let him eschew evil, and do good; let him seek peace" (1 Peter 3:10-11; when we are not happy, we are very ready to blame others!). On the other hand work is necessary, but it must be quiet, done unto the Lord and not to further our own ambitions (2 Thess. 3:12; Col. 3:23-25). Dear friends, we should each ask ourselves: "What is my objective in work?" Things have a completely different aspect depending on whether they are looked at in the light of the sun or in the light of eternity. Only the latter will show us what is truly profitable.

Ecclesiaste 3:1-22
1Per tutto v’è il suo tempo, v’è il suo momento per ogni cosa sotto il cielo:2un tempo per nascere e un tempo per morire; un tempo per piantare e un tempo per svellere ciò ch’è piantato;3un tempo per uccidere e un tempo per guarire; un tempo per demolire e un tempo per costruire;4un tempo per piangere e un tempo per ridere; un tempo per far cordoglio e un tempo per ballare;5un tempo per gettar via pietre e un tempo per raccoglierle; un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracciamenti;6un tempo per cercare e un tempo per perdere; un tempo per conservare e un tempo per buttar via;7un tempo per strappare e un tempo per cucire; un tempo per tacere e un tempo per parlare;8un tempo per amare e un tempo per odiare; un tempo per la guerra e un tempo per la pace.9Che profitto trae dalla sua fatica colui che lavora?10Io ho visto le occupazioni che Dio dà agli uomini perché vi si affatichino.11Dio ha fatto ogni cosa bella al suo tempo; egli ha perfino messo nei loro cuori il pensiero della eternità, quantunque l’uomo non possa comprendere dal principio alla fine l’opera che Dio ha fatta.12Io ho riconosciuto che non v’è nulla di meglio per loro del rallegrarsi e del procurarsi del benessere durante la loro vita,13ma che se uno mangia, beve e gode del benessere in mezzo a tutto il suo lavoro, è un dono di Dio.14Io ho riconosciuto che tutto quello che Dio fa è per sempre; niente v’è da aggiungervi, niente da togliervi; e che Dio fa così perché gli uomini lo temano.15Ciò che è, è già stato prima, e ciò che sarà è già stato, e Dio riconduce ciò ch’è passato.16Ho anche visto sotto il sole che nel luogo stabilito per giudicare v’è della empietà, e che nel luogo stabilito per la giustizia v’è della empietà,17e ho detto in cuor mio: "Iddio giudicherà il giusto e l’empio poiché v’è un tempo per il giudicio di qualsivoglia azione e, nel luogo fissato, sarà giudicata ogni opera".18Io ho detto in cuor mio: "Così è, a motivo dei figliuoli degli uomini perché Dio li metta alla prova, ed essi stessi riconoscano che non sono che bestie".19Poiché la sorte de’ figliuoli degli uomini è la sorte delle bestie; agli uni e alle altre tocca la stessa sorte; come muore l’uno, così muore l’altra; hanno tutti un medesimo soffio, e l’uomo non ha superiorità di sorta sulla bestia; poiché tutto è vanità.20Tutti vanno in un medesimo luogo; tutti vengon dalla polvere, e tutti ritornano alla polvere.21Chi sa se il soffio dell’uomo sale in alto, e se il soffio della bestia scende in basso nella terra?22Io ho dunque visto che non v’è nulla di meglio per l’uomo del rallegrarsi, nel compiere il suo lavoro; tale è la sua parte; poiché chi lo farà tornare per godere di ciò che verrà dopo di lui?

God orders "the times" for all His creatures. He determined the date of our birth and the dates of all the happenings of our lives. Like the psalmist, the Christian can say with confidence, "Lord, my times are in thy hand" (Ps. 31:15). In all God does, "nothing can be put to it, nor any thing taken from it" (v. 14). "He hath made everything beautiful in his time" (v. 11); creation was perfect as it came from the hands of God. But in spite of all the wonders which can still be seen in nature, it can no longer be admired today in its original freshness and splendour. Man has spoilt and defaced creation by his wickedness (v. 16); he has made it subject to vanity (Rom. 8:20). Thorns and thistles remind us of the fall (Gen. 3:18). It has been said, "In the midst of the shipwreck caused by sin, man himself continues in existence only as a tragic wreck of his former blessed state." Finally v. 20 reminds us of the verdict in Genesis 3:19, "Dust thou art, and unto dust shalt thou return." The "time to die" comes to each one of us, often sooner than we think it will. Dear reader, if you are not yet saved, realise that there is also a time to be saved; that time is today.

Ecclesiaste 4:1-16
1Mi son messo poi a considerare tutte le oppressioni che si commettono sotto il sole; ed ecco, le lacrime degli oppressi, i quali non hanno chi li consoli e dal lato dei loro oppressori la violenza, mentre quelli non hanno chi li consoli.2Ond’io ho stimato i morti, che son già morti, più felici de’ vivi che son vivi tuttora;3è più felice degli uni e degli altri, colui che non è ancora venuto all’esistenza, e non ha ancora vedute le azioni malvage che si commettono sotto il sole.4E ho visto che ogni fatica e ogni buona riuscita nel lavoro provocano invidia dell’uno contro l’altro. Anche questo è vanità e un correr dietro al vento.5Lo stolto incrocia le braccia e mangia la sua propria carne.6Val meglio una mano piena di riposo, che ambo le mani piene di travaglio e di corsa dietro al vento.7E ho visto anche un’altra vanità sotto il sole:8un tale è solo, senz’alcuno che gli stia da presso; non ha né figlio né fratello, e nondimeno s’affatica senza fine, e i suoi occhi non si sazian mai di ricchezze. E non riflette: Ma per chi dunque m’affatico e privo l’anima mia d’ogni bene? Anche questa è una vanità e un’ingrata occupazione.9Due valgon meglio d’un solo, perché sono ben ricompensati della loro fatica.10Poiché, se l’uno cade, l’altro rialza il suo compagno; ma guai a colui ch’è solo, e cade senz’avere un altro che lo rialzi!11Così pure, se due dormono assieme, si riscaldano; ma chi è solo, come farà a riscaldarsi?12E se uno tenta di sopraffare colui ch’è solo, due gli terranno testa; una corda a tre capi non si rompe così presto.13Meglio un giovinetto povero e savio, d’un re vecchio e stolto che non sa più ricevere ammonimenti.14E’ uscito di prigione per esser re: egli, ch’era nato povero nel suo futuro regno.15Io ho visto tutti i viventi che vanno e vengono sotto il sole unirsi al giovinetto, che dovea succedere al re e regnare al suo posto.16Senza fine eran tutto il popolo, tutti quelli alla testa dei quali ei si trovava. Eppure, quelli che verranno in seguito non si rallegreranno di lui! Anche questo è vanità e un correr dietro al vento.

Why is this world so full of injustice, tears, oppression and conflict? People keep trying to solve these problems by social and economic theories and to remedy them by international conferences. The one true reason is never given because man's pride refuses to recognize that it is his state of sinfulness. The Lord is far from being indifferent to all these sufferings (Lam. 3:34-36). But He uses men's distress to reveal Himself as the only true Comforter (2 Cor. 1:3; Isa. 51:12). From v. 4 onwards, the Preacher analyses other types of "evil work that is done under the sun." He concludes each time, "vanity and vexation of spirit . . . sore travail" (vv. 4, 6, 8, 16). His thoughts have a general application; even the world often recognizes the wisdom of them. V. 6, for example, declares that peace of mind in modest circumstances is better than both "hands full with travail and vexation of spirit" (pursuit of the wind, JND trans.) (see also 1 Timothy 6:6). If partnership is a good thing, humanly speaking, making work more rewarding, daily life more amenable, its difficulties more surmountable (vv. 9-12), we should remember, however, that the true strength of a Christian still rests in his personal fellowship with the Lord.

Ecclesiaste 5:1-20
1Bada ai tuoi passi quando vai alla casa di Dio, e appressati per ascoltare, anziché per offrire il sacrifizio degli stolti, i quali non sanno neppure che fanno male.2Non esser precipitoso nel parlare, e il tuo cuore non s’affretti a proferir verbo davanti a Dio; perché Dio è in cielo e tu sei sulla terra; le tue parole sian dunque poche;3poiché colla moltitudine delle occupazioni vengono i sogni, e colla moltitudine delle parole, i ragionamenti insensati.4Quand’hai fatto un voto a Dio, non indugiare ad adempierlo; poich’egli non si compiace degli stolti; adempi il voto che hai fatto.5Meglio è per te non far voti, che farne e poi non adempierli.6Non permettere alla tua bocca di render colpevole la tua persona; e non dire davanti al messaggero di Dio: "E’ stato uno sbaglio." Perché Iddio s’adirerebbe egli per le tue parole, e distruggerebbe l’opera delle tue mani?7Poiché, se vi son delle vanità nella moltitudine de’ sogni, ve ne sono anche nella moltitudine delle parole; perciò temi Iddio!8Se vedi nella provincia l’oppressione del povero e la violazione del diritto e della giustizia, non te ne maravigliare; poiché sopra un uomo in alto veglia uno che sta più in alto e sovr’essi, sta un Altissimo.9Ma vantaggioso per un paese è, per ogni rispetto, un re, che si faccia servo de’ campi.10Chi ama l’argento non è saziato con l’argento; e chi ama le ricchezze non ne trae profitto di sorta. Anche questo è vanità.11Quando abbondano i beni, abbondano anche quei che li mangiano; e che pro ne viene ai possessori, se non di veder quei beni coi loro occhi?12Dolce è il sonno del lavoratore, abbia egli poco o molto da mangiare; ma la sazietà del ricco non lo lascia dormire.13V’è un male grave ch’io ho visto sotto il sole; delle ricchezze conservate dal loro possessore, per sua sventura.14Queste ricchezze vanno perdute per qualche avvenimento funesto; e se ha generato un figliuolo, questi resta con nulla in mano.15Uscito ignudo dal seno di sua madre, quel possessore se ne va com’era venuto; e di tutta la sua fatica non può prender nulla da portar seco in mano.16Anche questo è un male grave: ch’ei se ne vada tal e quale era venuto; e qual profitto gli viene dall’aver faticato per il vento?17E per di più, durante tutta la vita egli mangia nelle tenebre, e ha molti fastidi, malanni e crucci.18Ecco quello che ho veduto: buona e bella cosa è per l’uomo mangiare, bere, godere del benessere in mezzo a tutta la fatica ch’ei dura sotto il sole, tutti i giorni di vita che Dio gli ha dati; poiché questa è la sua parte.19E ancora se Dio ha dato a un uomo delle ricchezze e dei tesori, e gli ha dato potere di goderne, di prenderne la sua parte e di gioire della sua fatica, è questo un dono di Dio;20poiché un tal uomo non si ricorderà troppo dei giorni della sua vita, giacché Dio gli concede gioia nel cuore.

Vv. 1 and 2 remind us of what is suitable in God's presence. Let us see to it that our behaviour and our dress in meetings are respectful and modest. The fear of God must characterize the believer all the time and we have no right to relax this attitude under the pretext that today we are not under law but under grace.

From v. 10 onwards, it is once again a matter of riches. "He that loveth silver shall not be satisfied with silver." The miser is like someone who tries to quench his thirst by drinking sea water. The more he drinks, the thirstier he becomes. Such is the deceitfulness of riches (Matt. 13:22). People think they are making use of money but in reality they are its slave. One of two things happens: either the riches will be kept by their owners to their spiritual hurt (v. 13) or the riches vanish with no profit to anyone (v. 14; James 5:3). Sooner or later, in the end death will separate us from them (v. 15). It has been said that a shroud has no pockets. The treasures stored away in ancient tombs have not followed their owners into the next life.

1 Timothy 6:17-19 gives the Christian some excellent guidance on the subject of riches.

Ecclesiaste 6:1-12
1V’è un male che ho veduto sotto il sole e che grava di frequente sugli uomini:2eccone uno a cui Dio dà ricchezze, tesori e gloria, in guisa che nulla manca all’anima sua di tutto ciò che può desiderare, ma Dio non gli dà il potere di goderne; ne gode uno straniero. Ecco una vanità e un male grave.3Se uno generasse cento figliuoli, vivesse molti anni sì che i giorni de’ suoi anni si moltiplicassero, se l’anima sua non si sazia di beni ed ei non ha sepoltura, io dico che un aborto è più felice di lui;4poiché l’aborto nasce invano, se ne va nelle tenebre, e il suo nome resta coperto di tenebre;5non ha neppur visto né conosciuto il sole e nondimeno ha più riposo di quell’altro.6Quand’anche questi vivesse due volte mille anni, se non gode benessere, a che pro? Non va tutto a finire in un medesimo luogo?7Tutta la fatica dell’uomo è per la sua bocca, e nondimeno l’appetito suo non è mai sazio.8Che vantaggio ha il savio sopra lo stolto? O che vantaggio ha il povero che sa come condursi in presenza de’ viventi?9Veder con gli occhi val meglio del lasciar vagare i propri desideri. Anche questo è vanità e un correr dietro al vento.10Ciò che esiste è già stato chiamato per nome da tempo, ed è noto che cosa l’uomo è, e che non può contendere con Colui ch’è più forte di lui.11Moltiplicar le parole è moltiplicare la vanità; che pro ne viene all’uomo?12Poiché chi sa ciò ch’è buono per l’uomo nella sua vita, durante tutti i giorni della sua vita vana, ch’egli passa come un’ombra? E chi sa dire all’uomo quel che sarà dopo di lui sotto il sole?

"Verily every man at his best state is altogether vanity . . . surely every man walketh in a vain show . . . surely they are disquieted in vain: he heapeth up riches, and knoweth not who shall gather them." The experience of the Preacher confirms these truths of Psalm 39:5-6. Man, his environment and his activities are all fleeting. His soul alone exists for eternity and this is exactly what he is usually least concerned about. "All the labour of man is for his mouth"; his soul is not satisfied with life's good things (literally – is not filled; vv. 7, 3). The Lord tells the story of a rich man who deceived his own soul by offering it material things down here (Luke 4: 4; Luke 12:16-20). One is really saddened to think of so many wasted lives, of the vast amount of intelligence and energy devoted to what? . . . to pursuing objectives as inconstant and fleeting as the "pursuit of the wind" (v. 9 – JND trans.). Tormenting themselves thus without rest (v. 5), seeing no good (v. 6), these very lives will have passed "like a shadow" (v. 12) and yet account will have to be rendered before God. Christian, may this warning open our eyes too. We will not have an opportunity to start life over again. May our whole life be used for the Lord.

Ecclesiaste 7:1-15
1Una buona reputazione val meglio dell’olio odorifero; e il giorno della morte, meglio del giorno della nascita.2E’ meglio andare in una casa di duolo, che andare in una casa di convito; poiché là è la fine d’ogni uomo, e colui che vive vi porrà mente.3La tristezza val meglio del riso; poiché quando il viso è mesto, il cuore diventa migliore.4Il cuore del savio è nella casa del duolo; ma il cuore degli stolti è nella casa della gioia.5Meglio vale udire la riprensione del savio, che udire la canzone degli stolti.6Poiché qual è lo scoppiettio de’ pruni sotto una pentola, tal è il riso dello stolto. Anche questo è vanità.7Certo, l’oppressione rende insensato il savio, e il dono fa perdere il senno.8Meglio vale la fine d’una cosa, che il suo principio; e lo spirito paziente val meglio dello spirito altero.9Non t’affrettare a irritarti nello spirito tuo, perché l’irritazione riposa in seno agli stolti.10Non dire: "Come mai i giorni di prima eran migliori di questi?" poiché non è per sapienza che tu chiederesti questo.11La sapienza è buona quanto un’eredità, e anche di più, per quelli che vedono il sole.12Poiché la sapienza offre un riparo, come l’offre il danaro; ma l’eccellenza della scienza sta in questo, che la sapienza fa vivere quelli che la possiedono.13Considera l’opera di Dio; chi potrà raddrizzare ciò che egli ha ricurvo?14Nel giorno della prosperità godi del bene, e nel giorno dell’avversità rifletti. Dio ha fatto l’uno come l’altro, affinché l’uomo non scopra nulla di ciò che sarà dopo di lui.15Io ho veduto tutto questo nei giorni della mia vanità. V’è tal giusto che perisce per la sua giustizia, e v’è tal empio che prolunga la sua vita con la sua malvagità.

The Preacher has explored the world. What did he see everywhere? Vanity, suffering, disorder and folly. One question always faces the wise man: how should he behave in the midst of this state of things which he can do nothing to change? In the form of sentences which bring to mind the book of Proverbs, Ecclesiastes now gives us wise and prudent advice.

We should not avoid the house of mourning (vv. 2-4). It will remind us of our frailty and will also make us think seriously. It may make us more sensitive to the troubles of others and perhaps give us words of sympathy to direct the thoughts of the bereaved to the Lord. Other advice follows — do not be hasty in your spirit to be angry. Anger often comes from a rash thought and is a companion of fools (v. 9).

Do not say, "What is the cause that the former days were better than these?" (v. 10; Judges 6:13). Do not believe that it is any more difficult to follow the Lord today than it was in our parents' or grand-parents' days. The resources which they found in His Word and in communion with Him are at our disposal to guide us through a world which morally has not changed.

Ecclesiaste 7:16-29
16Non esser troppo giusto, e non ti far savio oltremisura; perché ti distruggeresti?17Non esser troppo empio, né essere stolto; perché morresti tu prima del tempo?18E’ bene che tu t’attenga fermamente a questo, e che tu non ritragga la mano da quello; poiché chi teme Iddio evita tutte queste cose.19La sapienza dà al savio più forza che non facciano dieci capi in una città.20Certo, non v’è sulla terra alcun uomo giusto che faccia il bene e non pecchi mai.21Non porre dunque mente a tutte le parole che si dicono, per non sentirti maledire dal tuo servo;22poiché il tuo cuore sa che sovente anche tu hai maledetto altri.23Io ho esaminato tutto questo con sapienza. Ho detto: "Voglio acquistare sapienza"; ma la sapienza è rimasta lungi da me.24Una cosa ch’è tanto lontana e tanto profonda chi la potrà trovare?25Io mi sono applicato nel cuor mio a riflettere, a investigare, a cercare la sapienza e la ragion delle cose, e a riconoscere che l’empietà è una follia e la stoltezza una pazzia;26e ho trovato una cosa più amara della morte: la donna ch’è tutta tranelli, il cui cuore non è altro che reti, e le cui mani sono catene; colui ch’è gradito a Dio le sfugge, ma il peccatore riman preso da lei.27Ecco, questo ho trovato, dice l’Ecclesiaste, dopo aver esaminato le cose una ad una per afferrarne la ragione;28ecco quello che l’anima mia cerca ancora, senza ch’io l’abbia trovato: un uomo fra mille, l’ho trovato, ma una donna fra tutte, non l’ho trovata.29Questo soltanto ho trovato: che Dio ha fatto l’uomo retto, ma gli uomini hanno cercato molti sotterfugi.

What does the advice of v. 16 mean? Is it that we are in danger of being too careful about our behaviour? Certainly not! We can never have too sensitive a conscience. But there is a danger into which the newly converted often fall. In their behaviour and speech, they may exceed the measure of their faith. At the same time, they are quick to criticise other Christians, simply because they do not yet know themselves (Rom. 12:3).

V. 21 presents the other side when we ourselves are the object of criticism. If we have the Lord's approval for what we are doing, we should not take it to heart. "He that feareth God shall come forth of them all" (v. 18); he is taught to stand up to the most dangerous situations. Among these snares v. 26 includes "the woman whose heart is snares and nets, and her hands as bands." The person who is pleasing to God (that is to say who fears and obeys Him) can count on being kept and will escape "but the sinner shall be taken by her." Two very different stories illustrate this – Joseph (Gen. 39:7 . . .) and, tragically, Samson snared by Delilah (Judges 16:4 . . .). Young Christians, let us meditate seriously on these two examples!

Ecclesiaste 8:1-17
1Chi è come il savio? e chi conosce la spiegazione delle cose? La sapienza d’un uomo gli fa risplendere la faccia, e la durezza del suo volto n’è mutata.2Io ti dico: "Osserva gli ordini del re"; e questo, a motivo del giuramento che hai fatto dinanzi a Dio.3Non t’affrettare ad allontanarti dalla sua presenza, e non persistere in una cosa cattiva; poich’egli può fare tutto quello che gli piace,4perché la parola del re è potente; e chi gli può dire: "Che fai?"5Chi osserva il comandamento non conosce disgrazia, e il cuore dell’uomo savio sa che v’è un tempo e un giudizio;6perché per ogni cosa v’è un tempo e un giudizio; giacché la malvagità dell’uomo pesa grave addosso a lui.7L’uomo, infatti, non sa quel che avverrà; poiché chi gli dirà come andranno le cose?8Non v’è uomo che abbia potere sul vento per poterlo trattenere, o che abbia potere sul giorno della morte; non v’è congedo in tempo di guerra, e l’iniquità non può salvare chi la commette.9Io ho veduto tutto questo, ed ho posto mente a tutto quello che si fa sotto il sole, quando l’uomo signoreggia sugli uomini per loro sventura.10Ed ho veduto allora degli empi ricever sepoltura ed entrare nel loro riposo, e di quelli che s’eran condotti con rettitudine andarsene lungi dal luogo santo, ed esser dimenticati nella città. Anche questo è vanità.11Siccome la sentenza contro una mala azione non si eseguisce prontamente, il cuore dei figliuoli degli uomini è pieno della voglia di fare il male.12Quantunque il peccatore faccia cento volte il male e pur prolunghi i suoi giorni, pure io so che il bene è per quelli che temono Dio, che provan timore nel suo cospetto.13Ma non v’è bene per l’empio, ed ei non prolungherà i suoi giorni come fa l’ombra che s’allunga; perché non prova timore nel cospetto di Dio.14V’è una vanità che avviene sulla terra; ed è che vi son dei giusti i quali son trattati come se avessero fatto l’opera degli empi, e vi son degli empi i quali son trattati come se avessero fatto l’opera de’ giusti. Io ho detto che anche questo è vanità.15Così io ho lodata la gioia, perché non v’è per l’uomo altro bene sotto il sole, fuori del mangiare, del bere e del gioire; questo è quello che lo accompagnerà in mezzo al suo lavoro, durante i giorni di vita che Dio gli dà sotto il sole.16Quand’io ho applicato il mio cuore a conoscere la sapienza e a considerare le cose che si fanno sulla terra perché gli occhi dell’uomo non godono sonno né giorno né notte,17allora ho mirato tutta l’opera di Dio, e ho veduto che l’uomo è impotente a spiegare quello che si fa sotto il sole; egli ha un bell’affaticarsi a cercarne la spiegazione; non riesce a trovarla; e anche se il savio pretende di saperla, non però può trovarla.

"To every purpose there is time and judgment" (v. 6). When a candidate takes an examination, there are two important days — the examination day, then the results day. The "time" which God allows us to live on earth corresponds to the first of these days, but the judgment day will inevitably follow. The sinner in his oblivion takes advantage of the fact that the "sentence against an evil work is not executed speedily" (because of God's patience) to abound in evil (v. 11) and in misery (v. 6). "Man also knoweth not his time" (Ecc. 9:12; Jeremiah 8:6-7), nor "that which shall be" (v. 7), whilst the wise man, taught by God, discerns all things (v. 1; 1 Corinthians 2:15-16). The thought of the judgment seat of Christ made Paul fearful. Realising the seriousness of the present moment and the gravity of judgment (v. 5), he fervently endeavoured to be pleasing to the Lord (2 Cor. 5:8-11). The Preacher did not have a revelation of the future as we do. Nevertheless he knew the importance of this fear of God and declares that "it shall be well with them that fear God" (v. 12). They may well experience persecution but nothing has the power "to retain the spirit" (vv. 8, 9). Nothing will be able to separate them from the love of Christ (Rom. 8:35).

Ecclesiaste 9:1-18
1Sì, io ho applicato a tutto questo il mio cuore, e ho cercato di chiarirlo: che cioè i giusti e i savi e le loro opere sono nelle mani di Dio; l’uomo non sa neppure se amerà o se odierà; tutto è possibile.2Tutto succede ugualmente a tutti; la medesima sorte attende il giusto e l’empio, il buono e puro e l’impuro, chi offre sacrifizi e chi non li offre; tanto è il buono quanto il peccatore, tanto è colui che giura quanto chi teme di giurare.3Questo è un male fra tutto quello che si fa sotto il sole: che tutti abbiano una medesima sorte; e così il cuore dei figliuoli degli uomini è pieno di malvagità e hanno la follia nel cuore mentre vivono; poi, se ne vanno ai morti.4Per chi è associato a tutti gli altri viventi c’è speranza; perché un cane vivo val meglio d’un leone morto.5Difatti, i viventi sanno che morranno; ma i morti non sanno nulla, e non v’è più per essi alcun salario; poiché la loro memoria è dimenticata.6E il loro amore come il loro odio e la loro invidia sono da lungo tempo periti, ed essi non hanno più né avranno mai alcuna parte in tutto quello che si fa sotto il sole.7Va’, mangia il tuo pane con gioia, e bevi il tuo vino con cuore allegro, perché Dio ha già gradito le tue opere.8Siano le tue vesti bianche in ogni tempo, e l’olio non manchi mai sul tuo capo.9Godi la vita con la moglie che ami, durante tutti i giorni della vita della tua vanità, che Dio t’ha data sotto il sole per tutto il tempo della tua vanità; poiché questa è la tua parte nella vita, in mezzo a tutta la fatica che duri sotto il sole.10Tutto quello che la tua mano trova da fare, fallo con tutte le tue forze; poiché nel soggiorno de’ morti dove vai, non v’è più né lavoro, né pensiero, né scienza, né sapienza.11Io mi son rimesso a considerare che sotto il sole, per correre non basta esser agili, né basta per combattere esser valorosi, né esser savi per aver del pane, né essere intelligenti per aver delle ricchezze, né esser abili per ottener favore; poiché tutti dipendono dal tempo e dalle circostanze.12Poiché l’uomo non conosce la sua ora; come i pesci che son presi nella rete fatale, e come gli uccelli che son còlti nel laccio, così i figliuoli degli uomini son presi nel laccio al tempo dell’avversità, quando essa piomba su loro improvvisa.13Ho visto sotto il sole anche questo esempio di sapienza che m’è parsa grande.14C’era una piccola città, con entro pochi uomini; un gran re le marciò contro, la cinse d’assedio, e le costruì contro de’ grandi bastioni.15Ora in essa si trovò un uomo povero e savio, che con la sua sapienza salvò la città. Eppure nessuno conservò ricordo di quell’uomo povero.16Allora io dissi: "La sapienza val meglio della forza; ma la sapienza del povero è disprezzata, e le sue parole non sono ascoltate".17Le parole de’ savi, udite nella quiete, valgon meglio delle grida di chi domina fra gli stolti.18La sapienza val meglio degli strumenti di guerra; ma un solo peccatore distrugge un gran bene.

"All things come alike to all," states v. 2. In each person's life God allows a series of events (which we call happy or sad according to what they are) in order to see if one of them will make the heart of His creature turn to Him. Moreover, the Lord has never promised that the believer will not have to undergo testing after his conversion. But the different circumstances of life, whether they affect our health, our work or our family, are opportunities for us to show how the Christian life changes the way in which we go through them. After failing an examination, for instance, where a young unconverted person will speak of bad luck or of unfairness, the child of God will recognize the wise and sure hand of his heavenly Father in it. "The race is not to the swift, nor the battle to the strong" (v. 11; cf. Rom. 9:16). It is the man of God who wins them. 2 Timothy 4:7 presents to us a poor old prisoner who has finished the course and fought the good fight.

The parable of the poor wise man (vv. 13-45) fixes our eyes upon the Lord Jesus. He has delivered us from our powerful Enemy (cf. Heb. 2:14-15). We should make sure that we are not ungrateful or forgetful like the inhabitants of the little city and we should listen to His words (vv. 15, 16; 1 Cor. 11:24).

Ecclesiaste 10:1-20
1Le mosche morte fanno puzzare e imputridire l’olio del profumiere; un po’ di follia guasta il pregio della sapienza e della gloria.2Il savio ha il cuore alla sua destra, ma lo stolto l’ha alla sua sinistra.3Anche quando lo stolto va per la via, il senno gli manca e mostra a tutti ch’è uno stolto.4Se il sovrano sale in ira contro di te, non lasciare il tuo posto; perché la dolcezza previene grandi peccati.5C’è un male che ho veduto sotto il sole, un errore che procede da chi governa:6che, cioè la stoltezza occupa posti altissimi, e i ricchi seggono in luoghi bassi.7Ho veduto degli schiavi a cavallo, e de’ principi camminare a piedi come degli schiavi.8Chi scava una fossa vi cadrà dentro, e chi demolisce un muro sarà morso dalla serpe.9Chi smuove le pietre ne rimarrà contuso, e chi spacca le legna corre un pericolo.10Se il ferro perde il taglio e uno non l’arrota, bisogna che raddoppi la forza; ma la sapienza ha il vantaggio di sempre riuscire.11Se il serpente morde prima d’essere incantato, l’incantatore diventa inutile.12Le parole della bocca del savio son piene di grazia; ma le labbra dello stolto son causa della sua rovina.13Il principio delle parole della sua bocca è stoltezza, e la fine del suo dire è malvagia pazzia.14Lo stolto moltiplica le parole; eppure l’uomo non sa quel che gli avverrà; e chi gli dirà quel che succederà dopo di lui?15La fatica dello stolto lo stanca, perch’egli non sa neppur la via della città.16Guai a te, o paese, il cui re è un fanciullo, e i cui principi mangiano fin dal mattino!17Beato te, o paese, il cui re è di nobile lignaggio, ed i cui principi si mettono a tavola al tempo convenevole, per ristorare le forze e non per ubriacarsi!18Per la pigrizia sprofonda il soffitto; per la rilassatezza delle mani piove in casa.19Il convito è fatto per gioire, il vino rende gaia la vita, e il danaro risponde a tutto.20Non maledire il re, neppur col pensiero; e non maledire il ricco nella camera ove tu dormi; poiché un uccello del cielo potrebbe spargerne la voce, e un messaggero alato pubblicare la cosa.

Take careful note of the warning in v. 8 – "Whoso breaketh an hedge, a serpent shall bite him." God has placed protective barriers around each one of us (for example, the authority of parents or teachers). He Himself knows what is on the other side of the hedge. We sometimes imagine that there are pleasures there and that He is depriving us of them. Certainly not! What He wants us to avoid is a dangerous bite. The serpent lies in wait for us and there does not have to be a large gap to let him sneak in. A small sin, "a little folly" (v. 1), is enough to compromise the testimony of the child of God (cf. 1 Cor. 5:6), and to replace the savour of Christ with the bad odour of corruption (Gal. 6:8).

The lack of good sense among those who rule us is especially detestable (v. 5 . . .); it has consequences for all those who are their subjects in that they are either victims of it or they adopt the same fault (e.g. 2 Kings 21:9, 16). But this is no reason to speak or even to think ill of the authorities (v. 20). On the contrary, our duty as Christians is to pray for them (1 Tim. 2:1-2).

V. 12 reminds us of Christ, the wisest of all. "All . . . wondered at the gracious words which proceeded out of his mouth" (Luke 4:22).

Ecclesiaste 11:1-10
1Getta il tuo pane sulle acque, perché dopo molto tempo tu lo ritroverai.2Fanne parte a sette, ed anche a otto, perché tu non sai che male può avvenire sulla terra.3Quando le nuvole son piene di pioggia, la riversano sulla terra; e se un albero cade verso il sud o verso il nord, dove cade, quivi resta.4Chi bada al vento non seminerà; chi guarda alle nuvole non mieterà.5Come tu non conosci la via del vento, né come si formino le ossa in seno alla donna incinta, così non conosci l’opera di Dio, che fa tutto.6Fin dal mattino semina la tua semenza, e la sera non dar posa alle tue mani; poiché tu non sai quale dei due lavori riuscirà meglio: se questo o quello, o se ambedue saranno ugualmente buoni.7La luce è dolce, ed è cosa piacevole agli occhi vedere il sole.8Se dunque un uomo vive molti anni, si rallegri tutti questi anni, e pensi ai giorni delle tenebre, che saran molti; tutto quello che avverrà è vanità.9(H12-1) Rallegrati pure, o giovane, durante la tua adolescenza, e gioisca pure il cuor tuo durante i giorni della tua giovinezza; cammina pure nelle vie dove ti mena il cuore e seguendo gli sguardi degli occhi tuoi; ma sappi che, per tutte queste cose, Iddio ti chiamerà in giudizio!10(H12-2) Bandisci dal tuo cuore la tristezza, e allontana dalla tua carne la sofferenza; poiché la giovinezza e l’aurora sono vanità.

One would think that "the waters" would be the least appropriate place to cast bread (v. 1). But this bread is the Word of life and the waters speak to us of the world in its troubled and restless condition. It is certainly there that the Lord calls us to spread the gospel freely (v. 2), without regard to the difficulties (v. 4), without asking questions (v. 5; John 3:8) and without slackening our effort (v. 6). If we then have a tendency to take some credit upon ourselves, let us remember that it is "God who maketh all" (v. 5). V. 3 reminds us of grace, the substance of the gospel (Isa. 55:10-11). But the warning of judgment is also part of this verse. "Rejoice, O young man, in thy youth . . . walk in the ways of thine heart . . .". This is the philosophy of many careless young people. Well, the end of the sentence should make them think – "But know thou, that for all these things God will bring thee into judgment" (v. 9). Yes, God will call you to account for all your enjoyment. For whom and for what have you lived? This earth is not everything. There is a God and this God is a judge. Dear unconverted young friend, may this warning lead you to v. 1 of ch. 12.

Ecclesiaste 12:1-14
1(H12-3) Ma ricordati del tuo Creatore nei giorni della tua giovinezza, prima che vengano i cattivi giorni e giungano gli anni dei quali dirai: "Io non ci ho più alcun piacere";2(H12-4) prima che il sole, la luce, la luna e le stelle s’oscurino, e le nuvole tornino dopo la pioggia:3(H12-5) prima dell’età in cui i guardiani della casa tremano, gli uomini forti si curvano, le macinatrici si fermano perché son ridotte a poche, quelli che guardan dalle finestre si oscurano,4(H12-6) e i due battenti della porta si chiudono sulla strada perché diminuisce il rumore della macina; in cui l’uomo si leva al canto dell’uccello, tutte le figlie del canto s’affievoliscono,5(H12-7) in cui uno ha paura delle alture, ha degli spaventi mentre cammina, in cui fiorisce il mandorlo, la locusta si fa pesante, e il cappero non fa più effetto perché l’uomo se ne va alla sua dimora eterna e i piagnoni percorrono le strade;6(H12-8) prima che il cordone d’argento si stacchi, il vaso d’oro si spezzi, la brocca si rompa sulla fonte, la ruota infranta cada nel pozzo;7(H12-9) prima che la polvere torni alla terra com’era prima, e lo spirito torni a Dio che l’ha dato.8(H12-10) Vanità delle vanità, dice l’Ecclesiaste, tutto è vanità.9(H12-11) L’Ecclesiaste, oltre ad essere un savio, ha anche insegnato al popolo la scienza, e ha ponderato, scrutato e messo in ordine un gran numero di sentenze.10(H12-12) L’Ecclesiaste s’è applicato a trovare delle parole gradevoli; esse sono state scritte con dirittura, e sono parole di verità.11(H12-13) Le parole dei savi son come degli stimoli, e le collezioni delle sentenze sono come de’ chiodi ben piantati; esse sono date da un solo pastore.12(H12-14) Del resto, figliuol mio, sta’ in guardia: si fanno de’ libri in numero infinito; e molto studiare è una fatica per il corpo.13(H12-15) Ascoltiamo dunque la conclusione di tutto il discorso: Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché questo e il tutto dell’uomo.14(H12-16) Poiché Dio farà venire in giudizio ogni opera, tutto ciò ch’è occulto, sia bene, sia male.

"Remember now thy Creator in the days of thy youth" (v. 1). This is the best time to turn to the Lord and to dedicate the whole of our abilities to His service. With age, strength declines and the heart tends to harden. Old age and death are brought to mind in the allegories in vv. 2-7. Thus we come to the end of this book, an end sadly identical with its beginning (v. 8; cf. Ecc. 1:2). How thankful we should be to the Lord that the book of Ecclesiastes only presents one side of the truth! Today we can add the revelation of God as Saviour to that of God as Judge in v. 14. That is why, no less than any other part, this portion of Scripture should not be taken out of its context in the divine Word. The different books of the Bible have been given by one Shepherd, all dictated by the same Spirit (v. 11). All these words, whether they be "goads" or "nails", should be allowed to sink into our consciences to make them sensitive to salvation. Unlike the books of men, the Word of God will never weary us if we study it with prayer (v. 12). It will teach us what is "the whole duty of man": to fear God and to keep His commandments. All the rest is but vanity.

Cantico dei Cantici 1:1-17
1Il Cantico de’ Cantici di Salomone.2Mi baci egli de’ baci della sua bocca!… poiché le tue carezze son migliori del vino.3I tuoi profumi hanno un odore soave; il tuo nome è un profumo che si spande; perciò t’aman le fanciulle!4Attirami a te! Noi ti correremo dietro! Il re m’ha condotta ne’ suoi appartamenti; noi gioiremo, ci rallegreremo a motivo di te; noi celebreremo le tue carezze più del vino! A ragione sei amato!5Io son nera ma son bella, o figliuole di Gerusalemme, come le tende di Chedar, come i padiglioni di Salomone.6Non guardate se son nera; è il sole che m’ha bruciata; i figliuoli di mia madre si sono adirati contro di me; m’hanno fatta guardiana delle vigne, ma io, la mia vigna, non l’ho guardata.7O tu che il mio cuore ama, dimmi dove meni a pascere il tuo gregge, e dove lo fai riposare sul mezzogiorno. Poiché, perché sarei io come una donna sperduta, presso i greggi de’ tuoi compagni?8Se non lo sai, o la più bella delle donne, esci e segui le tracce delle pecore, e fa’ pascere i tuoi capretti presso alle tende de’ pastori.9Amica mia io t’assomiglio alla mia cavalla che s’attacca ai carri di Faraone.10Le tue guance son belle in mezzo alle collane, e il tuo collo è bello tra i filari di perle.11Noi ti faremo delle collane d’oro con de’ punti d’argento.12Mentre il re è nel suo convito, il mio nardo esala il suo profumo.13Il mio amico m’è un sacchetto di mirra, che passa la notte sul mio seno.14Il mio amico m’è un grappolo di cipro delle vigne d’En-Ghedi.15Come sei bella, amica mia, come sei bella! I tuoi occhi son come quelli dei colombi.16Come sei bello, amico mio, come sei amabile! Anche il nostro letto è verdeggiante.17Le travi delle nostre case sono cedri, i nostri soffitti sono di cipresso.

Let us ask the Lord to keep us from any unholy thoughts before we begin this book.

Ecclesiastes taught us that the world cannot fill the emptiness in the human heart. The Song of Solomon presents to us the only thing which can fill this void – divine love. We should state clearly that this book speaks first of all in type of the future relationship of the King, Christ, with Israel, his earthly Bride. When His reign begins, the affections of this people will be revived and will at last answer to those of the true Solomon – Christ. But we must take special note in our reading of what can be applied in a practical way to the present needs of the Christian. For love is the vital bond which unites each redeemed one with his Saviour. From Him to us that love is infinite and unchanging; from us to Him it is so feeble and inconsistent. Let us ask Him to draw us so that we are able to run after Him (v. 4).

Vv. 5 and 6 are a confession of a guilty past. The person who is speaking here knows well that, if she is pleasing, it is not on account of her own merits (read Eph. 1:6 end). Now she seeks the presence of the Shepherd (vv. 7, 8) and the King (v. 12). She loves Him; He is continually in her heart like a bundle of fragrant myrrh, permeating her garments and going with her everywhere (v. 13; 2 Cor. 2:14-16).

Cantico dei Cantici 2:1-17
1Io sono la rosa di Saron, il giglio delle valli.2Quale un giglio tra le spine, tale è l’amica mia tra le fanciulle.3Qual è un melo fra gli alberi del bosco, tal è l’amico mio fra i giovani. Io desidero sedermi alla sua ombra, e il suo frutto è dolce al mio palato.4Egli m’ha condotta nella casa del convito, e l’insegna che spiega su di me è Amore.5Fortificatemi con delle schiacciate d’uva, sostentatemi con de’ pomi, perch’io son malata d’amore.6La sua sinistra sia sotto al mio capo, e la sua destra m’abbracci!7O figliuole di Gerusalemme, io vi scongiuro per le gazzelle, per le cerve dei campi, non svegliate, non svegliate l’amor mio, finch’essa non lo desideri!8Ecco la voce del mio amico! Eccolo che viene, saltando per i monti, balzando per i colli.9L’amico mio è simile a una gazzella o ad un cerbiatto. Eccolo, egli sta dietro al nostro muro, e guarda per la finestra, lancia occhiate attraverso alle persiane.10Il mio amico parla e mi dice: Lèvati, amica mia, mia bella, e vientene,11poiché, ecco, l’inverno è passato, il tempo delle piogge è finito, se n’è andato;12i fiori appaion sulla terra, il tempo del cantare è giunto, e la voce della tortora si fa udire nelle nostre contrade.13Il fico ha messo i suoi ficucci, e le viti fiorite esalano il loro profumo. Lèvati, amica mia, mia bella, e vientene".14O mia colomba, che stai nelle fessure delle rocce, nel nascondiglio delle balze, mostrami il tuo viso, fammi udire la tua voce; poiché la tua voce è soave, e il tuo viso è bello.15Pigliateci le volpi, le volpicine che guastano le vigne, poiché le nostre vigne sono in fiore!16Il mio amico è mio, ed io son sua: di lui, che pastura il gregge fra i gigli.17Prima che spiri l’aura del giorno e che le ombre fuggano, torna, amico mio, come la gazzella od il cerbiatto sui monti che ci separano!

It is by its fruits that an apple tree can be distinguished from the trees of the wood (v. 3). Among men, only Christ produced this fruit for God, fruit whose sweetness His redeemed people can taste today (v. 5; Num. 18:13). We are called to feed ourselves by listening to His Word, like Mary at the feet of her Lord.

"His banner over me was love" (v. 4). As Christ's soldiers we should follow our commander not because we have to but because we are drawn to Him.

The Bible closes with His promise, "Behold, I come quickly" (Rev. 22:7, 12, 20). What an echo these words find in the hearts of those who love Him! "The voice of my beloved! Behold, he cometh" (v. 8). "Until the day break," let us be like the fearful dove which hides in the clefts of the rock to shelter from defilement and danger (vv. 14, 17). And let us distrust the little foxes which spoil the vines when they are in flower (v. 15). As they get bigger, these little foxes become more and more powerful (Rom. 6:14). Moreover with the flowers spoiled, all promise of fruit is gone. Today we should not tolerate some little act of cheating, some sin which appears insignificant, which will later dominate us and deprive the Lord of the fruit which belongs to Him.

Cantico dei Cantici 3:1-11
1Sul mio letto, durante la notte, ho cercato colui che l’anima mia ama; l’ho cercato, ma non l’ho trovato.2Ora mi leverò, e andrò attorno per la città, per le strade e per le piazze; cercherò colui che l’anima mia ama; l’ho cercato, ma non l’ho trovato.3Le guardie che vanno attorno per la città m’hanno incontrata; e ho chiesto loro: "Avete visto colui che l’anima mia ama?"4Di poco le avevo passate, quando trovai colui che l’anima mia ama; io l’ho preso, e non lo lascerò, finché non l’abbia menato in casa di mia madre, e nella camera di colei che m’ha concepita.5Io vi scongiuro, o figliuole di Gerusalemme, per le gazzelle, per le cerve de’ campi, non svegliate, non svegliate l’amor mio, finch’essa non lo desideri!6Chi è colei che sale dal deserto, simile a colonne di fumo, profumata di mirra e d’incenso e d’ogni aroma de’ mercanti?7Ecco la lettiga di Salomone, intorno alla quale stanno sessanta prodi, fra i più prodi d’Israele.8Tutti maneggiano la spada, sono esperti nelle armi; ciascuno ha la sua spada al fianco, per gli spaventi notturni.9Il re Salomone s’è fatto una lettiga di legno del Libano.10Ne ha fatto le colonne d’argento, la spalliera d’oro, il sedile di porpora; in mezzo è un ricamo, lavoro d’amore delle figliuole di Gerusalemme.11Uscite, figliuole di Sion, mirate il re Salomone con la corona di cui l’ha incoronato sua madre, il giorno de’ suoi sponsali, il giorno dell’allegrezza del suo cuore.

We should not be surprised if we have trouble finding the presence of the Lord when we are in bed (v. 1: a picture of laziness) or, at the opposite extreme, in the midst of the noise of the city (v. 2). On the other hand, we shall always be able to meet the One whom our soul loves (cf. v. 4) on our knees while quietly meditating in our own room. May there be nothing there to distract us or to destroy our communion with Him (v. 5).

A perfume can rise up to God even in the wilderness – picture of an arid world (v. 6). The Lord Jesus walked in this same world and His entire life was a sweet-smelling savour to the Father. Myrrh speaks of His sufferings (from the cradle to the tomb; Matt. 2:11; John 19:39); incense, of all His different moral perfections. Finally, "all powders of the merchant" suggest those daily experiences in which God was glorified. It is this perfume of the Lord Jesus which we also are called to send up to God.

The end of the wilderness will soon come for Israel as for the Church (v. 6; cf. Num. 21:19-20 JND trans.). The true Solomon will have everything prepared for His millennial rest (vv. 7-10). He will be decked with His crown and this will be the day of the gladness of His heart (v. 11; Ps. 132:18).

Cantico dei Cantici 4:1-16; Cantico dei Cantici 5:1
1Come sei bella, amica mia, come sei bella! I tuoi occhi, dietro al tuo velo, somiglian quelli delle colombe; i tuoi capelli son come un gregge di capre, sospese ai fianchi del monte di Galaad.2I tuoi denti son come un branco di pecore tosate, che tornano dal lavatoio; tutte hanno de’ gemelli, non ve n’è alcuna che sia sterile.3Le tue labbra somigliano un filo di scarlatto, e la tua bocca è graziosa; le tue gote, dietro al tuo velo, son come un pezzo di melagrana.4Il tuo collo è come la torre di Davide, edificata per essere un’armeria; mille scudi vi sono appesi, tutte le targhe de’ prodi.5Le tue due mammelle son due gemelli di gazzella, che pasturano fra i gigli.6Prima che spiri l’aura del giorno e che le ombre fuggano, io me ne andrò al monte della mirra e al colle dell’incenso.7Tu sei tutta bella, amica mia, e non v’è difetto alcuno in te.8Vieni meco dal Libano, o mia sposa, vieni meco dal Libano! Guarda dalla sommità dell’Amana, dalla sommità del Senir e dell’Hermon, dalle spelonche de’ leoni, dai monti de’ leopardi.9Tu m’hai rapito il cuore, o mia sorella, o sposa mia! Tu m’hai rapito il cuore con un solo de’ tuoi sguardi, con uno solo de’ monili del tuo collo.10Quanto son dolci le tue carezze, o mia sorella, o sposa mia! Come le tue carezze son migliori del vino, come l’odore de’ tuoi profumi e più soave di tutti gli aromi!11O sposa mia, le tue labbra stillano miele, miele e latte son sotto la tua lingua, e l’odore delle tue vesti è come l’odore del Libano.12O mia sorella, o sposa mia, tu sei un giardino serrato, una sorgente chiusa, una fonte sigillata.13I tuoi germogli sono un giardino di melagrani e d’alberi di frutti deliziosi, di piante di cipro e di nardo;14di nardo e di croco, di canna odorosa e di cinnamomo, e d’ogni albero da incenso; di mirra e d’aloe, e d’ogni più squisito aroma.15Tu sei una fontana di giardino, una sorgente d’acqua viva, un ruscello che scende giù dal Libano.16Lèvati, Aquilone, e vieni, o Austro! Soffiate sul mio giardino, sì che se ne spandano gli aromi! Venga l’amico mio nel suo giardino, e ne mangi i frutti deliziosi!
1Son venuto nel mio giardino, o mia sorella, o sposa mia; ho còlto la mia mirra e i miei aromi; ho mangiato il mio favo di miele; ho bevuto il mio vino ed il mio latte. Amici, mangiate, bevete, inebriatevi d’amore!

While the Lord looks with rapture on the beauty of His Bride, where is she looking? Too often we allow ourselves to be dazzled by the glittering and exciting attractions of the world (Lebanon)! Oblivious as we are, we do not notice the "lions' dens" or the cunning leopards (v. 8). But the Lord sees the dangers to which we are exposed in this fascinating environment and gently seeks to lead us away from them. "Come with me from Lebanon" (v. 8). We should be drawn away more by love for Him than by the fear of danger. "My sister, my spouse": these words are a tender reminder of our bonds with Him. The Lord has exclusive rights over the soul which He loves. It is a "sealed" fountain from which only He has the right to drink, an "inclosed" garden where nothing foreign must be introduced and whose flowers, fruit and perfumes are kept for Him alone. But from time to time He has to send the wind of testing or the southerly breeze so "that the spices thereof may flow out" (v. 16). In this way, love for Him is reawakened, His presence will be desired and He Himself in response to this invitation will take pleasure in gathering, tasting and partaking of what our feeble love has prepared for Him (5:1).

Cantico dei Cantici 5:2-16
2Io dormivo, ma il mio cuore vegliava. Sento la voce del mio amico, che picchia e dice: "Aprimi, sorella mia, amica mia, colomba mia, o mia perfetta! Poiché il mio capo e coperto di rugiada e le mie chiome son piene di gocce della notte".3Io mi son tolta la gonna; come me la rimetterei? Mi son lavata i piedi; come l’insudicerei?4L’amico mio ha passato la mano per il buco della porta, e le mie viscere si son commosse per lui.5Mi son levata per aprire al mio amico, e le mie mani hanno stillato mirra le mie dita mirra liquida, sulla maniglia della serratura.6Ho aperto all’amico mio, ma l’amico mio s’era ritirato, era partito. Ero fuori di me mentr’egli parlava; l’ho cercato, ma non l’ho trovato; l’ho chiamato, ma non m’ha risposto.7Le guardie che vanno attorno per la città m’hanno incontrata, m’hanno battuta, m’hanno ferita; le guardie delle mura m’hanno strappato il velo.8Io vi scongiuro, o figliuole di Gerusalemme, se trovate il mio amico, che gli direte?… Che son malata d’amore.9Che è dunque, l’amico tuo, più d’un altro amico, o la più bella fra le donne? Che è dunque, l’amico tuo, più d’un altro amico, che così ci scongiuri?10L’amico mio è bianco e vermiglio, e si distingue fra diecimila.11Il suo capo è oro finissimo, le sue chiome sono crespe, nere come il corvo.12I suoi occhi paion colombe in riva a de’ ruscelli, lavati nel latte, incassati ne’ castoni d’un anello.13Le sue gote son come un’aia d’aromi, come aiuole di fiori odorosi; le sue labbra son gigli, e stillano mirra liquida.14Le sue mani sono anelli d’oro, incastonati di berilli; il suo corpo è d’avorio terso, coperto di zaffiri.15Le sue gambe son colonne di marmo, fondate su basi d’oro puro. Il suo aspetto è come il Libano, superbo come i cedri;16il suo palato è tutto dolcezza, tutta la sua persona è un incanto. Tal è l’amor mio, tal è l’amico mio, o figliuole di Gerusalemme.

How many times we can recognize ourselves in the selfishness and unpardonable carelessness of the beloved young woman. The Lord Jesus knocks at our heart's door. But spiritual lukewarmness, love of ease and negligence in judging ourselves make us find many an excuse for not listening to the voice of His Spirit. With sadness the Lord goes away (v. 6). Let us show the ardour of this young Bride to regain our communion with Him. She cannot find terms which are strong enough or comparisons which are eloquent enough to describe the one she loves. Dear friends, what do we have to say if someone asks us about the Lord Jesus? (cf. Matt. 16:15-16). Do we love Him above all else? (v. 9). Can we speak of His love and His power, of His abasement and His obedience even to the death of the cross? Would we have anything to say about His grace and wisdom, about the perfection of His life here and His service? "There is no beauty that we should desire him", said Israel through the prophet (Isa. 53:2). But the beauty of the Messiah's moral glories (hidden to the unbelieving people) causes the Bride to cry out, "He is altogether lovely." Is this Person truly the object of all our desires?

Cantico dei Cantici 6:1-13
1Dov’è andato il tuo amico, o la più bella fra le donne? Da che parte s’è vòlto l’amico tuo? Noi lo cercheremo teco.2Il mio amico è disceso nel suo giardino, nell’aie degli aromi a pasturare i greggi ne’ giardini, e coglier gigli.3Io sono dell’amico mio; e l’amico mio, che pastura il gregge fra i gigli, è mio.4Amica mia, tu sei bella come Tirtsa, vaga come Gerusalemme, tremenda come un esercito a bandiere spiegate.5Storna da me gli occhi tuoi, che mi turbano. I tuoi capelli son come una mandra di capre, sospese ai fianchi di Galaad.6I tuoi denti son come un branco di pecore, che tornano dal lavatoio; tutte hanno de’ gemelli, non ve n’è alcuna che sia sterile;7le tue gote, dietro al tuo velo, son come un pezzo di melagrana.8Ci son sessanta regine, ottanta concubine, e fanciulle senza numero;9ma la mia colomba, la perfetta mia, è unica; è l’unica di sua madre, la prescelta di colei che l’ha partorita. Le fanciulle la vedono, e la proclaman beata; la vedon pure le regine e le concubine, e la lodano.10Chi è colei che appare come l’alba, bella come la luna, pura come il sole, tremenda come un esercito a bandiere spiegate?11Io son discesa nel giardino de’ noci a vedere le piante verdi della valle, a veder se le viti mettevan le loro gemme, se i melagrani erano in fiore.12Io non so come, il mio desiderio m’ha resa simile ai carri d’Amminadab.13(H7-1) Torna, torna, o Sulamita, torna, torna, che ti miriamo. Perché mirate la Sulamita come una danza a due schiere?

The passionate description which the Shulamite was able to give of her beloved leads others to seek him. This should be the result of our witness. Those around us should not be in any way mistaken as to where we stand. Only testimony flowing from the abundance of our hearts will lead them to the Lord Jesus. The "daughters of Jerusalem" have so far only heard about the beauty of the Bridegroom but the Bride's splendour is already visible to them. She is the "fairest among women" (vv. 1, 13). The moral beauty of the Assembly (the Church) the reflection of the beauty of the Lord Jesus, will prepare unconverted people to receive the Gospel.

But above all, this beauty is appreciated by the Lord (v. 4). He also has His eyes on the one whom He loved even to death. And what does He see in her? – the perfections with which He Himself has clothed her (cf. Ezek. 16:7-14). He can even call her "my undefiled" (v. 9), having forgiven her indifference and remembering only one thing – she is not ashamed of Him and has publicly confessed His Name. In His turn He acknowledges her as His own before God (Matt. 10:32). We think of the soon-coming day when the divine Bridegroom will present His Church to Himself, without spot, wrinkle or any such thing, holy and without blemish for all eternity (Eph. 5:27; Eph. 1:4).

Cantico dei Cantici 7:1-13
1(H7-2) Come son belli i tuoi piedi ne’ loro calzari, o figliuola di principe! I contorni delle tue anche son come monili, opera di mano d’artefice.2(H7-3) Il tuo seno e una tazza rotonda, dove non manca mai vino profumato. Il tuo corpo è un mucchio di grano, circondato di gigli.3(H7-4) Le tue due mammelle paion due gemelli di gazzella.4(H7-5) Il tuo collo è come una torre d’avorio; i tuoi occhi son come le piscine d’Heshbon presso la porta di Bath-Rabbim. Il tuo naso e come la torre del Libano, che guarda verso Damasco.5(H7-6) Il tuo capo s’eleva come il Carmelo, e la chioma del tuo capo sembra di porpora; un re è incatenato dalle tue trecce!6(H7-7) Quanto sei bella, quanto sei piacevole, o amor mio, in mezzo alle delizie!7(H7-8) La tua statura è simile alla palma, e le tue mammelle a de’ grappoli d’uva.8(H7-9) Io ho detto: "Io salirò sulla palma, e m’appiglierò ai suoi rami". Siano le tue mammelle come grappoli di vite, il profumo del tuo fiato, come quello de’ pomi,9(H7-10) e la tua bocca come un vino generoso, che cola dolcemente per il mio amico, e scivola fra le labbra di quelli che dormono.10(H7-11) Io sono del mio amico, e verso me va il suo desiderio.11(H7-12) Vieni, amico mio, usciamo ai campi, passiam la notte ne’ villaggi!12(H7-13) Fin dal mattino andremo nelle vigne; vedremo se la vite ha sbocciato, se il suo fiore s’apre, se i melagrani fioriscono. Quivi ti darò le mie carezze.13(H7-14) Le mandragole mandano profumo, e sulle nostre porte stanno frutti deliziosi d’ogni sorta, nuovi e vecchi, che ho serbati per te, amico mio.

Psalm 45 declares to the earthly Bride, "So shall the king greatly desire thy beauty: for he is thy Lord; and worship thou him." The Song of Solomon contains in some way the reply to this invitation. "I am my beloved's," says the King's companion (v.10). She is aware of the bonds which unite her with Him – He is her Lord (is He yours?). She boasts, not in her position as queen, but in the love of her Bridegroom. It is not only her beauty (described in vv. 1-9) which the King desires. She declares confidently, "His desire is toward me." It could be said that this is the highest note of the Song of Solomon and at the same time the most humble. Being certain that the Lord loves us is not pretentious, since this love is not based in any way on our merit. The soul is established in grace. We hope that each one of our readers has this assurance of being loved personally by the Lord Jesus.

The vine of Israel has been fruitless for so long but at last buds and flowers will appear, promise of a magnificent harvest (v. 12). Each redeemed one is called now to worship God through Jesus Christ by offering these precious fruits of praise kept for the Beloved (v. 13; Heb. 13:15; Deut. 26).

Cantico dei Cantici 8:1-14
1Oh perché non sei tu come un mio fratello, allattato dalle mammelle di mia madre! Trovandoti fuori, ti bacerei, e nessuno mi sprezzerebbe.2Ti condurrei, t’introdurrei in casa di mia madre, tu mi ammaestreresti, e io ti darei a bere del vino aromatico, del succo del mio melagrano.3La sua sinistra sia sotto il mio capo, e la sua destra m’abbracci!4O figliuole di Gerusalemme, io vi scongiuro, non svegliate, non svegliate l’amor mio, finch’essa non lo desideri!5Chi è colei che sale dal deserto appoggiata all’amico suo? Io t’ho svegliata sotto il melo, dove tua madre t’ha partorito, dove quella che t’ha partorito, s’è sgravata di te.6Mettimi come un sigillo sul tuo cuore, come un sigillo sul tuo braccio; perché l’amore è forte come la morte, la gelosia è dura come il soggiorno de’ morti. I suoi ardori sono ardori di fuoco, fiamma dell’Eterno.7Le grandi acque non potrebbero spegnere l’amore, e de’ fiumi non potrebbero sommergerlo. Se uno desse tutti i beni di casa sua in cambio dell’amore, sarebbe del tutto disprezzato.8Noi abbiamo una piccola sorella, che non ha ancora mammelle; che farem noi della nostra sorella, quando si tratterà di lei?9S’ella è un muro, costruiremo su lei una torretta d’argento; se ella è un uscio, la chiuderemo con una tavola di cedro.10Io sono un muro, e le mie mammelle sono come torri; io sono stata ai suoi occhi come colei che ha trovato pace.11Salomone aveva una vigna a Baal-Hamon; egli affidò la vigna a de’ guardiani, ognun de’ quali portava, come frutto, mille sicli d’argento.12La mia vigna, ch’è mia, la guardo da me; tu, Salomone, tienti pure i tuoi mille sicli, e se n’abbian duecento quei che guardano il frutto della tua!13O tu che dimori ne’ giardini, de’ compagni stanno intenti alla tua voce! Fammela udire!14Fuggi, amico mio, come una gazzella od un cerbiatto, sui monti degli aromi!

The affections of the Jewish Bride, after all the purifying testing, lack the happy serenity of the affections of the Church today. The Church already enjoys a firmly established relationship with Christ. Praise the Lord, there is no longer any "if" for us, nor are there conditional verbs (vv. 1, 2). Our names are graven "as a seal" on the shoulders and on the heart of our great High Priest (v. 6; Ex. 28:11-12, 29). We are partakers of this perfect love which casts out all fear (1 John 4:18). It is at the cross that we have come to know this love in its supreme expression. This love was greater than our sin and stronger than His punishment — death. Even the terrible waters of judgment could not quench this love in the heart of the blessed Saviour (v. 7; Ps. 42:7).

We can recognize in the "little sister" the ten tribes who will only come to their full moral and spiritual development after Judah (v. 8). Peace will reign then (v. 10) and the whole vine of Israel will bear its fruit (vv. 11, 12). The true Solomon will receive both recognition and praise (v. 13). But today it is our voices, the voices of our hearts, which the Saviour wants to hear. Through the Spirit, the Bride's response is: "Even so, come, Lord Jesus" (v. 14; Rev. 22:17, 20).

Daniele 1:1-8
1Il terzo anno del regno di Joiakim, re di Giuda, Nebucadnetsar, re di Babilonia, venne contro Gerusalemme, e l’assediò.2Il Signore gli diede nelle mani Joiakim, re di Giuda, e una parte degli utensili della casa di Dio; e Nebucadnetsar portò gli utensili nel paese di Scinear, nella casa del suo dio, e li mise nella casa del tesoro del suo dio.3E il re disse a Ashpenaz, capo de’ suoi eunuchi, di menargli alcuni de’ figliuoli d’Israele di stirpe reale e di famiglie nobili,4giovani senza difetti fisici, belli d’aspetto, dotati d’ogni sorta di talenti, istruiti e intelligenti, tali che avessero attitudine a stare nel palazzo del re; e d’insegnar loro la letteratura e la lingua de’ Caldei.5Il re assegnò loro una porzione giornaliera delle vivande della mensa reale, e del vino ch’egli beveva; e disse di mantenerli per tre anni, dopo i quali sarebbero passati al servizio del re.6Or fra questi c’erano, di tra i figliuoli di Giuda, Daniele, Hanania, Mishael e Azaria;7e il capo degli eunuchi diede loro altri nomi: a Daniele pose nome Beltsatsar; ad Hanania, Shadrac; a Mishael, Meshac, e ad Azaria, Abed-nego.8E Daniele prese in cuor suo la risoluzione di non contaminarsi con le vivande del re e col vino che il re beveva; e chiese al capo degli eunuchi di non obbligarlo a contaminarsi;

Daniel stands out from the other prophets. His book deals with the times of the Gentiles (Luke 21:24), that is to say with the very long period stretching from the carrying away to Babylon to the future re-establishment of the nation of Israel under the reign of Christ. But this man of God also speaks to us by his example. What lessons we shall be able to learn from him!

The very first lesson is this firm purpose in his heart that he would not defile himself (v. 8). As a young foreigner brought to the court of the heathen monarch, he could have found many excuses for conforming to the royal diet (contrary to the requirements of the Law). What remained of the Jewish worship, now that many of the vessels of the ruined Temple had been brought to Babylon? (v. 2). Was he not himself a captive, the recipient of a particular favour which he would be despising if he refused the royal dishes? Would he not be drawing dangerous attention to himself and to his friends? But for this man of faith, neither his personal difficulties, nor the hostile environment, nor the destruction of the Jewish worship could detract in any way from the authority of the Word of his God. Dear friends, does this Word have the same value for us? Then let us be careful as these young men to remove from our "diet" everything that would defile our body and our spirit (2 Cor. 7:1).

Daniele 1:9-21
9e Dio fece trovare a Daniele grazia e compassione presso il capo degli eunuchi.10E il capo degli eunuchi disse a Daniele: "Io temo il re, mio signore, il quale ha fissato il vostro cibo e le vostre bevande; e perché vedrebb’egli il vostro volto più triste di quello dei giovani della vostra medesima età? Voi mettereste in pericolo la mia testa presso il re".11Allora Daniele disse al maggiordomo, al quale il capo degli eunuchi aveva affidato la cura di Daniele, di Hanania, di Mishael e d’Azaria:12"Ti prego, fa’ coi tuoi servi una prova di dieci giorni, e ci siano dati de’ legumi per mangiare, e dell’acqua per bere;13poi ti si faccia vedere l’aspetto nostro e l’aspetto de’ giovani che mangiano le vivande del re; e secondo quel che vedrai, ti regolerai coi tuoi servi".14Quegli accordò loro quanto domandavano, e li mise alla prova per dieci giorni.15E alla fine de’ dieci giorni, essi avevano migliore aspetto ed erano più grassi di tutti i giovani che aveano mangiato le vivande del re.16Così il maggiordomo portò via il cibo e il vino ch’eran loro destinati, e dette loro de’ legumi.17E a tutti questi quattro giovani Iddio dette conoscenza e intelligenza in tutta la letteratura, e sapienza; e Daniele s’intendeva d’ogni sorta di visioni e di sogni.18E alla fine del tempo fissato dal re perché que’ giovani gli fossero menati, il capo degli eunuchi li presentò a Nebucadnetsar.19Il re parlò con loro; e fra tutti que’ giovani non se ne trovò alcuno che fosse come Daniele, Hanania, Mishael e Azaria; e questi furono ammessi al servizio del re.20E su tutti i punti che richiedevano sapienza e intelletto, e sui quali il re li interrogasse, il re li trovava dieci volte superiori a tutti i magi ed astrologi ch’erano in tutto il suo regno.21Così continuò Daniele fino al primo anno del re Ciro.

If we want to be faithful, we can always count on the Lord's help. He is master of our circumstances and, when we have taken a courageous stand for Him, for the sake of His glory He will not permit us to be put to shame before the world. "Them that honour me I will honour", is His promise (1 Sam. 2:30). God intervenes here in two ways on the behalf of Daniel and his companions. In the first place, He disposes the heart of Ashpenaz favourably towards them (cf. the story of Joseph in Gen. 39:21), Then He enables the physical condition of the four young men to vindicate their special diet. On the spiritual plane, some young Christians may find themselves in their studies in a similar situation to that of Daniel and his three friends. From the human point of view, the fact of refraining from certain sources of instruction and of culture, viewed as quite indispensable, could place them in a disadvantageous position in relation to their friends. If they renounce these in faith, divine blessing is assured for them. Such was the case for these four students who passed their examination with honours. They will be faithful witnesses for God presently, whereas we shall hear nothing further of the other young men (Ps. 119:98, 100).

Daniele 2:1-16
1Il secondo anno del regno di Nebucadnetsar, Nebucadnetsar ebbe dei sogni; il suo spirito ne fu turbato, e il suo sonno fu rotto.2Il re fece chiamare i magi, gli astrologi, gl’incantatori e i Caldei, perché gli spiegassero i suoi sogni. Ed essi vennero e si presentarono al re.3E il re disse loro: "Ho fatto un sogno; e il mio spirito è turbato, perché vorrei comprendere il sogno".4Allora i Caldei risposero al re, in aramaico: "O re, possa tu vivere in perpetuo! Racconta il sogno ai tuoi servi, e noi ne daremo la interpretazione".5Il re replicò, e disse ai Caldei: "La mia decisione è presa: se voi non mi fate conoscere il sogno e la sua interpretazione, sarete fatti a pezzi; e le vostre case saran ridotte in tanti immondezzai;6ma se mi dite il sogno e la sua interpretazione, riceverete da me doni, ricompense e grandi onori; ditemi dunque il sogno e la sua interpretazione".7Quelli risposero una seconda volta, e dissero: "Dica il re il sogno ai suoi servi, e noi ne daremo l’interpretazione".8Il re replicò, e disse: "Io m’accorgo che di certo voi volete guadagnar tempo, perché vedete che la mia decisione è presa;9se dunque non mi fate conoscere il sogno, non c’è che un’unica sentenza per voi; e voi vi siete messi d’accordo per dire davanti a me delle parole bugiarde e perverse, aspettando che mutino i tempi. Perciò ditemi il sogno, e io saprò che siete in grado di darmene l’interpretazione".10I Caldei risposero in presenza del re, e dissero: "Non c’è uomo sulla terra che possa far conoscere quello che il re domanda; così non c’è mai stato re, per grande e potente che fosse, il quale abbia domandato una cosa siffatta a un mago, a un astrologo, o a un Caldeo.11La cosa che il re domanda è ardua; e non v’è alcuno che la possa far conoscere al re, tranne gli dèi, la cui dimora non è fra i mortali".12A questo, il re s’adirò, montò in furia, e ordinò che tutti i savi di Babilonia fossero fatti perire.13E il decreto fu promulgato, e i savi dovevano essere uccisi; e si cercavano Daniele e i suoi compagni per uccidere anche loro.14Allora Daniele si rivolse in modo prudente e sensato ad Arioc, capo delle guardie del re, il quale era uscito per uccidere i savi di Babilonia.15Prese la parola e disse ad Arioc, ufficiale del re: "Perché questo decreto così perentorio da parte del re?" Allora Arioc fece sapere la cosa a Daniele.16E Daniele entrò dal re, e gli chiese di dargli tempo; che avrebbe fatto conoscere al re l’interpretazione del sogno.

How many similarities there are between the times of Daniel and of Joseph! God speaks to Nebuchadnezzar, as once He did to Pharaoh, by means of prophetic dreams (Gen. 41). The interpreter He has prepared to explain them is in each case a young captive from the nation of Israel. It is because he kept himself from all defilement (cf. Gen. 39) that Daniel was chosen to reveal God's secrets. Dear young friends, do not forget this: it is only to the extent that you keep yourselves pure from the world that the Lord will be pleased to teach you and to use you.

We notice how Daniel remains in the background until it has been made fully evident that men are naturally incapable of understanding God's thoughts. The Chaldeans themselves affirm, "There is not a man upon the earth that can shew the king's matter . . . except the gods . . ." (vv. 10, 11; Dan. 5:11). They can only demonstrate their ignorance, as once the magicians of Egypt did (Ex. 8:19). The conclusion reached by the Chaldeans should have humiliated and confounded the proud monarch! On the contrary, he flies into a rage and orders all the wise men to be killed. By contrast, v. 14 emphasises the prudence and good sense of Daniel. He asks for time to lay this whole matter before God.

Daniele 2:17-30
17Allora Daniele andò a casa sua, e informò della cosa Hanania, Mishael e Azaria, suoi compagni,18perché implorassero la misericordia dell’Iddio del cielo, a proposito di questo segreto, onde Daniele e i suoi compagni non fossero messi a morte col resto dei savi di Babilonia.19Allora il segreto fu rivelato a Daniele in una visione notturna. E Daniele benedisse l’Iddio del cielo.20Daniele prese a dire: "Sia benedetto il nome di Dio, d’eternità in eternità! poiché a lui appartengono la sapienza e la forza.21Egli muta i tempi e le stagioni; depone i re e li stabilisce, dà la sapienza ai savi, e la scienza a quelli che hanno intelletto.22Egli rivela le cose profonde e occulte; conosce ciò ch’è nelle tenebre, e la luce dimora con lui.23O Dio de’ miei padri, io ti rendo gloria e lode, perché m’hai dato sapienza e forza, e m’hai fatto conoscere quello che t’abbiam domandato, rivelandoci la cosa che il re vuole".24Daniele entrò quindi da Arioc, a cui il re aveva dato l’incarico di far perire i savi di Babilonia; entrò, e gli disse così: "Non far perire i savi di Babilonia! Conducimi davanti al re, e io darò al re l’interpretazione".25Allora Arioc menò in tutta fretta Daniele davanti al re, e gli parlò così: "Io ha trovato, fra i Giudei che sono in cattività, un uomo che darà al re l’interpretazione".26Il re prese a dire a Daniele, che si chiamava Beltsatsar: "Sei tu capace di farmi conoscere il sogno che ho fatto e la sua interpretazione?"27Daniele rispose in presenza del re, e disse: "Il segreto che il re domanda, né savi, né incantatori, né magi, né astrologi possono svelarlo al re;28Ma v’è nel cielo un Dio che rivela i segreti, ed egli ha fatto conoscere al re Nebucadnetsar quello che avverrà negli ultimi giorni. Ecco quali erano il tuo sogno e le visioni della tua mente quand’eri a letto.29I tuoi pensieri, o re, quand’eri a letto, si riferivano a quello che deve avvenire da ora innanzi; e colui che rivela i segreti t’ha fatto conoscere quello che avverrà.30E quanto a me, questo segreto m’è stato rivelato, non per una sapienza ch’io possegga superiore a quella di tutti gli altri viventi, ma perché l’interpretazione ne sia data al re, e tu possa conoscere quel che preoccupava il tuo cuore.

Notice the sequence of events: "Then" Daniel prays with his friends (vv. 17, 18) . . . "Then was the secret revealed unto Daniel . . . Then Daniel blessed the God of heaven" (v. 19). To make known our requests to God is our first duty "in every thing" (Phil. 4:6). But Daniel also informs his three friends so that they may join their supplications with his own. What a privilege to share a difficulty with Christian friends and together to present it to the Lord! And how effective it is, for by this means we bring ourselves within the blessing of His specific promise (Matt. 18:19).

God cannot remain deaf to the prayers of these men who fear Him. He reveals the secret to His servant (Ps. 25:14). Another man might well have run straight to the king, but for Daniel one thing is more urgent: to thank his God and to worship Him (cf. Gen. 24:26). Then only does he have himself brought before Nebuchadnezzar. We see shining out once more one of the beautiful features of this man of God: his humility. Like Joseph (Gen. 41:16), Daniel takes no credit for himself, so as to attribute all the glory to God alone (v. 30; Dan. 1:17; Ezek. 28:3). Dear fellow believers, when the Lord has been pleased to use us in any service, may we keep ourselves in the background so as to give Him all the credit and all the fruit.

Daniele 2:31-49
31Tu, o re, guardavi, ed ecco una grande statua; questa statua, ch’era immensa e d’uno splendore straordinario, si ergeva dinanzi a te, e il suo aspetto era terribile.32La testa di questa statua era d’oro fino; il suo petto e le sue braccia eran d’argento; il suo ventre e le sue cosce, di rame;33le sue gambe, di ferro; i suoi piedi, in parte di ferro e in parte d’argilla.34Tu stavi guardando, quand’ecco una pietra si staccò, senz’opera di mano, e colpì i piedi di ferro e d’argilla della statua, e li frantumò.35Allora il ferro, l’argilla, il rame, l’argento e l’oro furon frantumati insieme, e diventarono come la pula sulle aie d’estate; il vento li portò via, e non se ne trovò più traccia; ma la pietra che aveva colpito la statua diventò un gran monte, che riempì tutta la terra.36Questo è il sogno; ora ne daremo l’interpretazione davanti al re.37Tu, o re, sei il re dei re, al quale l’Iddio del cielo ha dato l’impero, la potenza, la forza e la gloria;38e dovunque dimorano i figliuoli degli uomini, le bestie della compagna e gli uccelli del cielo, egli te li ha dati nelle mani, e t’ha fatto dominare sopra essi tutti. La testa d’oro sei tu;39e dopo di te sorgerà un altro regno, inferiore al tuo; poi un terzo regno, di rame, che dominerà sulla terra;40poi vi sarà un quarto regno, forte come il ferro; poiché, come il ferro spezza ed abbatte ogni cosa, così, pari al ferro che tutto frantuma, esso spezzerà ogni cosa.41E come hai visto i piedi e le dita, in parte d’argilla di vasaio e in parte di ferro, così quel regno sarà diviso; ma vi sarà in lui qualcosa della consistenza del ferro, giacché tu hai visto il ferro mescolato con la molle argilla.42E come le dita de’ piedi erano in parte di ferro e in parte d’argilla, così quel regno sarà in parte forte e in parte fragile.43Tu hai visto il ferro mescolato con la molle argilla, perché quelli si mescoleranno mediante connubi umani; ma non saranno uniti l’un all’altro, nello stesso modo che il ferro non s’amalgama con l’argilla.44E al tempo di questi re, l’Iddio del cielo farà sorgere un regno, che non sarà mai distrutto, e che non passerà sotto la dominazione d’un altro popolo; quello spezzerà e annienterà tutti quei regni; ma esso sussisterà in perpetuo,45nel modo che hai visto la pietra staccarsi dal monte, senz’opera di mano, e spezzare il ferro, il rame, l’argilla, l’argento e l’oro. Il grande Iddio ha fatto conoscere al re ciò che deve avvenire d’ora innanzi; il sogno è verace, e la interpretazione n’è sicura".46Allora il re Nebucadnetsar cadde sulla sua faccia, si prostrò davanti a Daniele, e ordinò che gli fossero presentati offerte e profumi.47Il re parlò a Daniele, e disse: "In verità il vostro Dio è l’Iddio degli dèi, il Signore dei re, e il rivelatore dei segreti, giacché tu hai potuto rivelare questo segreto".48Allora il re elevò Daniele in dignità, lo colmò di numerosi e ricchi doni, gli diede il comando di tutta la provincia di Babilonia, e lo stabilì capo supremo di tutti i savi di Babilonia.49E Daniele ottenne dal re che Shadrac, Meshac e Abed-nego fossero preposti agli affari della provincia di Babilonia; ma Daniele stava alla corte del re.

With striking brevity, the history of the nations is presented to the king by this strange statue of a man, composed from the head to the foot of different metals. The head of gold represents the first universal empire, that of Babylon, after God had withdrawn His throne from the midst of Israel. Brilliant, but of short duration, this monarchy gives place to the Medo-Persian kingdom (the breast of silver), which is succeeded in its turn by Alexander's Grecian empire (the belly and thighs of brass). Finally the legs and the feet of the image represent a fourth kingdom, strong as iron, brutal, destructive, in which it is not difficult to recognise the Roman empire. Its history, of which the first stage was terminated by the Barbarian invasion, at present gives place to what has been called "the parenthesis of the Church." But according to the prophecy, the Roman empire must soon be reconstituted for a short time. In it there will be an element of weakness represented by the mixture of clay and iron (the ten kings distinguished from the Roman beast; Revelation 17:12), which will make it vulnerable (vv. 41, 42). Then the stone cut out without hands, that is to say the introduction of the Kingdom of Christ, will put an end to the rule of "the man of the earth" (Ps. 10:18) for the earth's own blessing.

Daniele 3:1-18
1Il re Nebucadnetsar fece una statua d’oro, alta sessanta cubiti e larga sei cubiti, e la eresse nella pianura di Dura, nella provincia di Babilonia.2E il re Nebucadnetsar mandò a radunare i satrapi, i prefetti, i governatori, i giudici, i tesorieri, i giureconsulti, i presidenti e tutte le autorità delle province, perché venissero alla inaugurazione della statua che il re Nebucadnetsar aveva eretta.3Allora i satrapi, i prefetti e i governatori, i giudici, i tesorieri, i giureconsulti, i presidenti e tutte le autorità delle province s’adunarono per la inaugurazione della statua, che il re Nebucadnetsar aveva eretta; e stavano in piedi davanti la statua che Nebucadnetsar aveva eretta.4E l’araldo gridò forte: "A voi, popoli, nazioni e lingue è imposto che,5nel momento in cui udrete il suono del corno, del flauto, della cetra, della lira, del saltèro, della zampogna e d’ogni sorta di strumenti, vi prostriate per adorare la statua d’oro che il re Nebucadnetsar ha eretta;6e chiunque non si prostrerà per adorare, sarà immantinente gettato in mezzo ad una fornace di fuoco ardente".7non appena quindi tutti i popoli ebbero udito il suono del corno, del flauto, della cetra, della lira, del saltèro e d’ogni sorta di strumenti, tutti i popoli, tutte le nazioni e lingue si prostrarono e adorarono la statua d’oro, che il re Nebucadnetsar aveva eretta.8Allora, in quello stesso momento, alcuni uomini Caldei si fecero avanti, e accusarono i Giudei;9e, rivolgendosi al re Nebucadnetsar, gli dissero: "O re, possa tu vivere in perpetuo!10Tu, o re, hai emanato un decreto, per il quale chiunque ha udito il suono del corno, del flauto, della cetra, della lira, del saltèro, della zampogna e d’ogni sorta di strumenti deve prostrarsi per adorare la statua d’oro;11e chiunque non si prostra e non adora, dev’esser gettato in mezzo a una fornace di fuoco ardente.12Or vi sono degli uomini giudei, che tu hai preposti agli affari della provincia di Babilonia: Shadrac, Meshac, e Abed-nego; codesti uomini, o re, non ti tengono in alcun conto; non servono i tuoi dèi, e non adorano la statua d’oro che tu hai eretta".13Allora Nebucadnetsar, irritato e furioso, ordinò che gli fossero menati Shadrac, Meshac e Abed-nego; e quegli uomini furon menati in presenza del re.14Nebucadnetsar, rivolgendosi a loro, disse: "Shadrac, Meshac, Abed-nego, lo fate deliberatamente di non servire i miei dèi e di non adorare la statua d’oro che io ho eretto?15Ora, se non appena udrete il suono del corno, del flauto, della cetra, della lira, del saltèro, della zampogna e d’ogni sorta di strumenti, siete pronti a prostrarvi per adorare la statua che io ho fatto, bene; ma se non l’adorate, sarete immantinente gettati in mezzo a una fornace di fuoco ardente; e qual è quel dio che vi libererà dalle mie mani?"16Shadrac, Meshac e Abed-nego risposero al re, dicendo: "O Nebucadnetsar, noi non abbiam bisogno di darti risposta su questo.17Ecco, il nostro Dio che noi serviamo, è potente da liberarci, e ci libererà dalla fornace del fuoco ardente, e dalla tua mano, o re.18Se no, sappi o re, che noi non serviremo i tuoi dèi e non adoreremo la statua d’oro che tu hai eretto".

Perhaps it may have been the recollection of his dream that incited Nebuchadnezzar to raise up the colossal golden statue in the plains of Dura! Whatever it was, this idolatrous act has a symbolic meaning. It shows what it is that rules man's heart: 1. The statue is of gold: this metal is the object of universal veneration. 2. It is in the form of a man; man indeed has a tendency to worship himself and to put himself in God's place. 3. Finally, it has a disturbing likeness to the image of the beast of apocalyptic times, for to this last beast also will everybody be constrained to pay homage on pain of death, and the faithful remnant of Israel will be put to a terrible trial on that account (Rev. 13:15 . . .). Shadrach, Meshach and Abed-nego represent this remnant. Will God intervene to deliver them? That is the king's challenge! "We are not careful to answer thee in this matter," declare these young men (v. 16). "It is God who will answer you." The faith of the believer does not have to justify itself before the unconverted. The Lord's approval is sufficient.

The present threatenings are no more effective in turning these three witnesses aside from the strict path of obedience to God than had been the tempting thought of delicate food. Having been faithful in that which was least (Dan. 1), they are now equally so in that which is great (Luke 16:10).

Daniele 3:19-30
19Allora Nebucadnetsar fu ripieno di furore, e l’aspetto del suo viso fu mutato verso Shadrac, Meshac e Abed-nego. Egli riprese la parola, e si ordinò che si accendesse la fornace sette volte più di quello che s’era pensato di fare;20Poi comandò ad alcuni uomini de’ più vigorosi del suo esercito di legare Shadrac, Meshac e Abed-nego, e di gettarli nella fornace del fuoco ardente.21Allora questi tre uomini furono legati con le loro tuniche, le loro sopravvesti, i loro mantelli e tutti i loro vestiti, e furon gettati in mezzo alla fornace del fuoco ardente.22E siccome l’ordine del re era perentorio e la fornace era straordinariamente riscaldata, la fiamma del fuoco uccise gli uomini che vi avevan gettato dentro Shadrac, Meshac e Abed-nego.23E quei tre uomini, Shadrac, Meshac e Abed-nego, caddero legati in mezzo alla fornace del fuoco ardente.24Allora il re Nebucadnetsar fu spaventato, si levò in gran fretta, e prese a dire ai suoi consiglieri: "Non abbiam noi gettato in mezzo al fuoco tre uomini legati?" quelli risposero e dissero al re: "Certo, o re!"25Ed egli riprese a dire: "Ecco, io vedo quattro uomini, sciolti, che camminano in mezzo al fuoco, senz’aver sofferto danno alcuno; e l’aspetto del quarto è come quello d’un figlio degli dèi".26Poi Nebucadnetsar s’avvicinò alla bocca della fornace del fuoco ardente, e prese a dire: "Shadrac, Meshac, Abed-nego, servi dell’Iddio altissimo, uscite, venite!" E Shadrac, Meshac e Abed-nego uscirono di mezzo al fuoco.27E i satrapi, i prefetti, i governatori e i consiglieri del re, essendosi adunati, guardarono quegli uomini, e videro che il fuoco non aveva avuto alcun potere sul loro corpo, che i capelli del loro capo non erano stati arsi, che le loro tuniche non erano alterate, e ch’essi non avevano odor di fuoco.28E Nebucadnetsar prese a dire: "Benedetto sia l’Iddio di Shadrac, di Meshac e di Abed-nego, il quale ha mandato il suo angelo, e ha liberato i suoi servi che hanno confidato in lui, hanno trasgredito l’ordine del re, e hanno esposto i loro corpi, per non servire e non adorare altro dio che il loro!29Perciò, io faccio questo decreto: che chiunque, a qualsiasi popolo, nazione o lingua appartenga, dirà male dell’Iddio di Shadrac, Meshac e Abed-nego, sia fatto a pezzi, e la sua casa sia ridotta in un immondezzaio; perché non v’è alcun altro dio che possa salvare a questo modo".30Allora il re fece prosperare Shadrac, Meshac e Abed-nego nella provincia di Babilonia.

This chapter shows us what the faithful must do, what Satan can do, but also what God does. "Fear not . . . I will be with thee . . .; when thou walkest through the fire, thou shalt not be burned; neither shall the flame kindle upon thee." This was the promise given in Isaiah 43:1-2 to the faithful remnant. And God is going to keep it. Thrown into the furnace, not only do the three men suffer no hurt, but there they have a wonderful encounter. In their mysterious companion of that moment we have no difficulty in recognising the Son of God. Yes, the crucible of testing is the Lord's meeting place with His people.

Although the fire destroys the men charged with the task of throwing the condemned men into the furnace, neither these nor anything that belongs to them bears even a trace of the smell of fire. Only one thing is consumed in the furnace — the bonds with which they have been tied up (v. 25). Is this not often the result of trial for the Christian? It sets him free from all kinds of hindrances with which the world had shackled him and allows him to walk in company with the Lord Jesus.

The king's fury has given place to dismay (v. 24). By putting their lives at risk, these young witnesses have been able to show him the reality of their faith and to open his eyes to the existence of their God.

Daniele 4:1-18
1"Il re Nebucadnetsar a tutti i popoli, a tutte le nazioni e le lingue, che abitano su tutta la terra. La vostra pace abbondi.2M’è parso bene di far conoscere i segni e i prodigi che l’Iddio altissimo ha fatto nella mia persona.3Come son grandi i suoi segni! Come son potenti i suoi prodigi! Il suo regno è un regno eterno, e il suo dominio dura di generazione in generazione.4Io, Nebucadnetsar, stavo tranquillo in casa mia, e fiorente nel mio palazzo.5Ebbi un sogno, che mi spaventò; e i pensieri che m’assalivano sul mio letto, e le visioni del mio spirito m’empiron di terrore.6Ordine fu dato da parte mia di condurre davanti a me tutti i savi di Babilonia, perché mi facessero conoscere l’interpretazione del sogno.7Allora vennero i magi, gl’incantatori, i Caldei e gli astrologi; io dissi loro il sogno, ma essi non poterono farmene conoscere l’interpretazione.8Alla fine si presentò davanti a me Daniele, che si chiama Beltsatsar, dal nome del mio dio, e nel quale è lo spirito degli dèi santi; e io gli raccontai il sogno:9Beltsatsar, capo de’ magi, siccome io so che lo spirito degli dèi santi è in te, e che nessun segreto t’è difficile, dimmi le visioni che ho avuto nel mio sogno, e la loro interpretazione.10Ed ecco le visioni della mia mente quand’ero sul mio letto. Io guardavo, ed ecco un albero in mezzo alla terra, la cui altezza era grande.11l’albero era cresciuto e diventato forte, e la sua vetta giungeva al cielo, e lo si vedeva dalle estremità di tutta al terra.12Il suo fogliame era bello, il suo frutto abbondante, c’era in lui nutrimento per tutti; le bestie de’ campi si riparavano sotto la sua ombra, gli uccelli del cielo dimoravano fra i suoi rami, e ogni creatura si nutriva d’esso.13Nelle visioni della mia mente, quand’ero sul mio letto, io guardavo, ed ecco uno dei santi Veglianti scese dal cielo,14gridò con forza, e disse così: Abbattete l’albero, e tagliatene i rami; scotetene il fogliame, e dispergetene il frutto; fuggano gli animali di sotto a lui, e gli uccelli di tra i suoi rami!15Però, lasciate in terra il ceppo delle sue radici, ma in catene di ferro e di rame, fra l’erba de’ campi, e sia bagnato dalla rugiada del cielo, e abbia con gli animali la sua parte d’erba della terra.16Gli sia mutato il cuore; e invece d’un cuor d’uomo, gli sia dato un cuore di bestia; e passino si di lui sette tempi.17La cosa è decretata dai Veglianti, e la sentenza emana dai santi, affinché i viventi conoscano che l’Altissimo domina sul regno degli uomini, ch’egli lo dà a chi vuole, e vi innalza l’infimo degli uomini.18Questo è il sogno che io, il re Nebucadnetsar, ho fatto; e tu, Beltsatsar, danne l’interpretazione, giacché tutti i savi del mio regno non me lo possono interpretare; ma tu puoi, perché lo spirito degli dèi santi è in te"

This chapter gives us, without comment, a proclamation by Nebuchadnezzar – a speech truly quite different from those usually made by heads of state! It consists rather of a testimony rendered before all the inhabitants of the world. In our measure, let us not fear to tell aloud what the Lord has done for us.

The king begins by recalling his former condition. He was at peace (v. 4) – but it was a deceptive peace; he was flourishing – but a man's life does not consist in his possessions (Luke 12:15); all that the Most High God had put into his hands had only served to feed his pride and self-satisfaction. To wrest him from his false security, a dream is sent to him which has the happy result of frightening and distressing him (v. 5). A salutary fear, this! Anxiety is often the first sign that God is working in the conscience. But once again it is only after having exhausted every human resource: magicians, astrologers, Chaldeans and soothsayers, and when their powerlessness has been demonstrated (2 Tim. 3:9), that Nebuchadnezzar is ready to accept Daniel's interpretation. He discerns in him "the spirit of the holy gods" (vv. 8, 18; cf. Gen. 41:38). Only the Spirit of God can explain the Word of God (1 Cor. 2:11).

Daniele 4:19-27
19Allora Daniele il cui nome è Beltsatsar, rimase per un momento stupefatto, e i suoi pensieri lo spaventavano. Il re prese a dire: "Beltsatsar, il sogno e la interpretazione non ti spaventino!" Beltsatsar rispose, e disse: "Signor mio, il sogno s’avveri per i tuoi nemici, e la sua interpretazione per i tuoi avversari!20L’albero che il re ha visto, ch’era divenuto grande e forte, la cui vetta giungeva al cielo e che si vedeva da tutti i punti della terra,21l’albero dal fogliame bello, dal frutto abbondante e in cui era nutrimento per tutti, sotto il quale si riparavano le bestie dei campi e fra i cui rami dimoravano gli uccelli del cielo,22sei tu, o re; tu, che sei divenuto grande e forte, la cui grandezza s’è accresciuta e giunge fino al cielo, e il cui dominio s’estende fino all’estremità della terra.23E quanto al santo Vegliante che hai visto scendere dal cielo e che ha detto: Abbattete l’albero e distruggetelo, ma lasciate in terra il ceppo delle radici, in catene di ferro e di rame, fra l’erba de’ campi, e sia bagnato dalla rugiada del cielo, e abbia la sua parte con gli animali della campagna finché sian passati sopra di lui sette tempi24eccone l’interpretazione, o re; è un decreto dell’Altissimo, che sarà eseguito sul re mio signore:25tu sarai cacciato di fra gli uomini e la tua dimora sarà con le bestie dei campi; ti sarà data a mangiare dell’erba come ai buoi; sarai bagnato dalla rugiada del cielo, e passeranno su di te sette tempi, finché tu non riconosca che l’Altissimo domina sul regno degli uomini, e lo dà a chi vuole.26E quanto all’ordine di lasciare il ceppo delle radici dell’albero, ciò significa che il tuo regno ti sarà ristabilito, dopo che avrai riconosciuto che il cielo domina.27Perciò, o re, ti sia gradito il mio consiglio! Poni fine ai tuoi peccati con la giustizia, e alle tue iniquità con la compassione verso gli afflitti; e, forse, la tua prosperità potrà esser prolungata".

We may well understand the inward conflict that takes place in Daniel's heart when he discovers the significance of the dream. To tell the truth in such circumstances is to risk death. But he does not flinch. The awareness of the commission he has received from God gives him courage to unfold before the king's eyes the plan of his destiny. Such courage excludes neither wisdom nor gentleness; he knows how to speak in a spirit of grace, seasoned with salt (Col. 4:6). May the Lord encourage us by the example of this faithful servant. We, who know from the Word what the eternal destiny of unrepentant sinners is to be, must not hide this terrible aspect of the truth for fear of displeasing men.

The great tree, a picture of the king, also represents the world at large (see Ezek. 31:3-9). Proud and flourishing (v. 4), the world is organised to satisfy all the needs and all the lusts of the human race. Its protective shade and its various "branches" ostensibly offer a place and food to each one (v. 21). The world forgets only one thing, that is that "the Most High ruleth" (v. 25). As a result, judgment is going to fall upon it and God, by His Word, warns everyone of it: "Break off thy sins," He says (v. 27), "and be reconciled to God" (cf. Isa. 58:6-7).

Daniele 4:28-37
28Tutto questo avvenne al re Nebucadnetsar.29In capo a dodici mesi egli passeggiava sul palazzo reale di Babilonia.30Il re prese a dire: "Non è questa la gran Babilonia che io ho edificata come residenza reale con la forza della mia potenza e per la gloria della mia maestà?"31Il re aveva ancora la parola in bocca, quando una voce discese dal cielo: "Sappi, o re Nebucadnetsar, che il tuo regno t’è tolto;32e tu sarai cacciato di fra gli uomini, la tua dimora sarà con le bestie de’ campi; ti sarà data a mangiare dell’erba come ai buoi, e passeranno su di te sette tempi, finché tu non riconosca che l’Altissimo domina sul regno degli uomini e lo dà a chi vuole".33In quel medesimo istante quella parola si adempì su Nebucadnetsar. Egli fu cacciato di fra gli uomini, mangiò l’erba come ai buoi, e il suo corpo fu bagnato dalla rugiada del cielo, finché il pelo gli crebbe come le penne alle aquile, e le unghie come agli uccelli.34"Alla fine di que’ giorni, io, Nebucadnetsar, alzai gli occhi al cielo, la ragione mi tornò, e benedissi l’Altissimo, e lodai e glorificai colui che vive in eterno, il cui dominio è un dominio perpetuo, e il cui regno dura di generazione in generazione.35Tutti gli abitanti della terra son da lui reputati un nulla; egli agisce come vuole con l’esercito del cielo e con gli abitanti della terra; e non v’è alcuno che possa fermare la sua mano o dirgli: Che fai?36In quel tempo la ragione mi tornò; la gloria del mio regno, la mia maestà, il mio splendore mi furono restituiti; i miei consiglieri e i miei grandi mi cercarono, e io fui ristabilito nel mio regno, e la mia grandezza fu accresciuta più che mai.37Ora, io, Nebucadnetsar, lodo, esalto e glorifico il Re del cielo, perché tutte le sue opere sono, verità, e le sue vie, giustizia, ed egli ha il potere di umiliare quelli che camminano superbamente.

God's patience granted the king twelve months to turn from his sins (vv. 27, 29). Alas! their secret root, pride, only made them increase more and more (Dan. 5:20). The day comes when Nebuchadnezzar himself gives the signal for disaster to strike: he utters the senseless phrase by which he reaches out to equality with God (v. 30). He has not finished speaking when the divine sentence falls from heaven, and what is pronounced takes place at "the same hour." What a spectacle! The greatest person on earth loses his reason, reduced to the level of a stupid beast. In fact, the only thing that raises a man up is submission to the will of God.

As soon as the king learns to lift his gaze upward, he is reinstated. He who from the top of his palace had sounded forth the might of his power and the glory of his majesty, now proclaims before all the world, "I . . . praise and extol and honour the King of heaven . . . What a change in the heart of this man: yesterday an infidel, today a worshipper!

He recognises the rightness of the solemn lesson he has learnt. The Most High who "setteth up . . . the basest of men" (v. 17) "is able to abase those that walk in pride" (v. 37; Luke 18:14). Psalm 2:10 may well serve as a conclusion to this account: "Be wise now therefore, O ye kings . . ."

Daniele 5:1-12
1Il re Belsatsar fece un gran convito a mille de’ suoi grandi; e bevve del vino in presenza dei mille.2Belsatsar, mentre stava assaporando il vino, ordinò che si recassero i vasi d’oro e d’argento che Nebucadnetsar suo padre aveva portati via dal tempio di Gerusalemme, perché il re, i suoi grandi, le sue mogli e le sue concubine se ne servissero per bere.3Allora furono recati i vasi d’oro ch’erano stati portati via dal tempio, dalla casa di Dio, ch’era in Gerusalemme; e il re, i suoi grandi, le sue mogli e le sue concubine se ne servirono per bere.4Bevvero del vino e lodarono gli dèi d’oro, d’argento, di rame, di ferro, di legno e di pietra.5In quel momento apparvero delle dita d’una mano d’uomo, che si misero a scrivere difaccia al candelabro, sull’intonaco della parete del palazzo reale. E il re vide quel mozzicone di mano che scriveva.6Allora il re mutò di colore, e i suoi pensieri lo spaventarono; le giunture de’ suoi fianchi si rilassarono, e i suoi ginocchi cominciarono ad urtarsi l’uno contro l’altro.7Il re gridò forte che si facessero entrare gl’incantatori, i Caldei e gli astrologi; e il re prese a dire ai savi di Babilonia: "Chiunque leggerà questo scritto e me ne darà l’interpretazione sarà rivestito di porpora, avrà al collo una collana d’oro, e sarà terzo nel governo del regno".8Allora entrarono tutti i savi del re; ma non poteron leggere lo scritto, né darne al re l’interpretazione.9Allora il re Belsatsar fu preso da grande spavento, mutò di colore, e i suoi grandi furono costernati.10La regina, com’ebbe udito le parole del re e dei suoi grandi, entrò nella sala del convito. La regina prese a dire: "O re, possa tu vivere in perpetuo! I tuoi pensieri non ti spaventino, e non mutar di colore!11C’è un uomo nel tuo regno, in cui è lo spirito degli dei santi; e al tempo di tuo padre si trovò in lui una luce, un intelletto e una sapienza, pari alla sapienza degli dèi; e il re Nebucadnetsar tuo padre, il padre tuo, o re, lo stabilì capo dei magi, degli incantatori, de’ Caldei e degli astrologi,12perché in lui, in questo Daniele, a cui il re avea posto nome Beltsatsar, fu trovato uno spirito straordinario, conoscenza, intelletto, facoltà d’interpretare i sogni, di spiegare enigmi, e di risolvere questioni difficili. Si chiami dunque Daniele ed egli darà l’interpretazione".

The time of Nebuchadnezzar had been marked by the persecution of the faithful (Dan. 3). That of his successor, Belshazzar, is characterised on the contrary by religious indifference, easy abundance and pleasure seeking. In the world's history such periods recur; our "enlightened" and tolerant times closely resemble those of the impious Belshazzar.

In some countries believers are no longer persecuted. But God is offended in another way; we have a picture of it in this feast. The sacrilegious king is not afraid to have the holy vessels from the temple brought to adorn his table. The orgy is in full swing . . . when "over against the candlestick, upon the plaister of the wall" (cf. Num. 8:2), a hand appears, writes some words and disappears . . . The king is as white as a sheet; his knees knock; the nobles are petrified. Which of his wise men will read the dreaded writing? (1 Cor. 1:19). The careless and worldly prince does not know Daniel (cf. Ex. 1:8). But the queen-mother knows where to find him. She no more took part in the feast than did the prophet. Separation from the world and spiritual discernment go together.

God warns people of our generation less by mysterious events than by His plain Word.

Daniele 5:13-31
13Allora Daniele fu introdotto alla presenza del re; e il re parlò a Daniele, e gli disse: "Sei tu Daniele, uno dei Giudei che il mio re padre menò in cattività da Giuda?14Io ha sentito dire di te che lo spirito degli dèi è in te, e che in te si trova luce, intelletto, e una sapienza straordinaria.15Ora, i savi e gl’incantatori sono stati introdotti alla mia presenza, per leggere questo scritto e farmene conoscere l’interpretazione; ma non hanno potuto darmi l’interpretazione della cosa.16Però, ho sentito dire di te che tu puoi dare interpretazioni e risolvere questioni difficili; ora, se puoi leggere questo scritto e farmene conoscere l’interpretazione, tu sarai rivestito di porpora, avrai al collo una collana d’oro, e sarai terzo nel governo del regno".17Allora Daniele prese a dire in presenza del re: "Tieniti i tuoi doni e da’ a un altro le tue ricompense; nondimeno io leggerò lo scritto al re e gliene farò conoscere l’interpretazione.18O re, l’Iddio altissimo aveva dato a Nebucadnetsar tuo padre, regno, grandezza, gloria e maestà;19e a motivo della grandezza ch’Egli gli aveva dato, tutti i popoli, tutte le nazioni e lingue temevano e tremavano alla sua presenza; egli faceva morire chi voleva, lasciava in vita chi voleva; innalzava chi voleva, abbassava chi voleva.20Ma quando il suo cuore divenne altero e il suo spirito s’indurò fino a diventare arrogante, fu deposto dal suo trono reale e gli fu tolta la sua gloria;21fu cacciato di tra i figliuoli degli uomini, il suo cuore fu reso simile a quello delle bestie, e la sua dimora fu con gli asini selvatici; gli fu data a mangiare dell’erba come ai buoi, e il suo corpo fu bagnato dalla rugiada del cielo, finché non riconobbe che l’Iddio altissimo, domina sul regno degli uomini, e ch’egli vi stabilisce sopra chi vuole.22E tu, o Belsatsar, suo figliuolo, non hai umiliato il tuo cuore, quantunque tu sapessi tutto questo;23ma ti sei innalzato contro il Signore del cielo; ti sono stati portati davanti i vasi della sua casa, e tu, i tuoi grandi, le tue mogli e le tue concubine ve ne siete serviti per bere; e tu hai lodato gli dèi d’argento, d’oro, di rame, di ferro, di legno e di pietra, i quali non vedono, non odono, non hanno conoscenza di sorta, e non hai glorificato l’Iddio che ha nella sua mano il tuo soffio vitale, e da cui dipendono tutte le tue vie.24Perciò è stato mandato, da parte sua, quel mozzicone di mano, che ha tracciato quello scritto.25Questo e lo scritto ch’è stato tracciato: MENE, MENE, TEKEL, UFARSIN.26E questa è l’interpretazione delle parole: MENE: Dio ha fatto il conto del tuo regno, e vi ha posto fine.27TEKEL: tu sei stato pesato con la bilancia, e sei stato trovato mancante.28PERES: il tuo regno è diviso, e dato ai Medi e ai Persiani".29Allora, per ordine di Belsatsar, Daniele fu rivestito di porpora, gli fu messa al collo una collana d’oro, e fu proclamato che egli sarebbe terzo nel governo del regno.30In quella stessa notte, Belsatsar, re de’ Caldei, fu ucciso;31e Dario il Medo, ricevette il regno, all’età di sessantadue anni.

This is the third time that Daniel appears on the scene in a moment of crisis to interpret the mind of God. But we are now in the last moments of Babylon's history. On this occasion the man of God does not hesitate in announcing its downfall. Belshazzar has taken no account of his father's testimony (v. 22). Daniel can only translate for him the irrevocable sentence. Three words suffice for God to pronounce the fate of Babylon and of its ruler. "Mene, Mene"; counted and re-counted. The repetition is remarkable! It is as if the righteous God carefully checked His addition before the final verdict (cf. Gen. 18:21). "Weighed"! Ah! this frivolous monarch and his nobles, "laid in the balance . . . are altogether lighter than vanity" (Ps. 62:9). Finally, "Divided"! The Most High, who "ruleth in the kingdom of men," is about to give this kingdom to others (Dan. 4:17). History relates how Cyrus the Persian, having diverted the course of the Euphrates (which flows through Babylon), made use of its dry bed to make his way into the city with his troops, under the cover of night and the orgy at the palace. May this solemn account be of instruction to us also! Let us watch and be sober so as not to be surprised by the coming of the Lord.

Daniele 6:1-16
1Parve bene a Dario di stabilire sul regno centoventi satrapi, i quali fossero per tutto il regno;2E sopra questi, tre capi, uno de’ quali era Daniele, perché questi satrapi rendessero loro conto, e il re non avesse a soffrire alcun danno.3Or questo Daniele si distingueva più dei capi e dei satrapi, perché c’era in lui uno spirito straordinario; e il re pensava di stabilirlo sopra tutto il regno.4Allora i capi e i satrapi cercarono di trovare un’occasione d’accusar Daniele circa l’amministrazione del regno; ma non potevano trovare alcuna occasione, né alcun motivo di riprensione, perch’egli era fedele, e non c’era da trovare il lui alcunché di male o da riprendere.5Quegli uomini dissero dunque: "Noi non troveremo occasione alcuna d’accusar questo Daniele, se non la troviamo in quel che concerne la legge del suo Dio".6Allora quei capi e quei satrapi vennero tumultuosamente presso al re, e gli dissero: "O re Dario, possa tu vivere in perpetuo!7Tutti i capi del regno, i prefetti e i satrapi, i consiglieri e i governatori si sono concertati perché il re promulghi un decreto e pubblichi un severo divieto, per i quali chiunque, entro lo spazio di trenta giorni, rivolgerà qualche richiesta a qualsivoglia dio o uomo tranne che a te, o re, sia gettato nella fossa de’ leoni.8Ora, o re, promulga il divieto e firmane l’atto perché sia immutabile, conformemente alla legge dei Medi e de’ Persiani, che è irrevocabile".9Il re Dario quindi firmò il decreto e il divieto.10E quando Daniele seppe che il decreto era firmato, entrò in casa sua; e, tenendo le finestre della sua camera superiore aperte verso Gerusalemme, tre volte al giorno si metteva in ginocchi, pregava e rendeva grazie al suo Dio, come soleva fare per l’addietro.11Allora quegli uomini accorsero tumultuosamente, e trovarono Daniele che faceva richieste e supplicazioni al suo Dio.12Poi s’accostarono al re, e gli parlarono del divieto reale: "Non hai tu firmato un divieto, per il quale chiunque entro lo spazio di trenta giorni farà qualche richiesta a qualsivoglia dio o uomo tranne che a te, o re, deve essere gettato nella fossa de’ leoni?" Il re rispose e disse: "La cosa è stabilita, conformemente alla legge dei Medi e de’ Persiani, che è irrevocabile".13Allora quelli ripresero a dire in presenza del re: "Daniele, che è fra quelli che son stati menati in cattività da Giuda, non tiene in alcun conto né te, o re, né il divieto che tu hai firmato, ma prega il suo Dio tre volte al giorno".14Quand’ebbe udito questo, il re ne fu dolentissimo, e si mise in cuore di liberar Daniele; e fino al tramonto del sole fece di tutto per salvarlo.15Ma quegli uomini vennero tumultuosamente al re, e gli dissero: "Sappi, o re, che è legge dei Medi e de’ Persiani che nessun divieto o decreto promulgato dal re possa essere mutato".16Allora il re diede l’ordine, e Daniele fu menato e gettato nella fossa de’ leoni. E il re parlò a Daniele, e gli disse: "L’Iddio tuo, che tu servi del continuo, sarà quegli che ti libererà".

The empire of the "head of gold" came to an end in a single night. Present at its inception, Daniel also witnessed its fall 70 years later. We find the prophet, an old man of nearly 90, rising above both the happenings and the individuals. He is no more impressed by human splendour than by its downfall. Although a stranger (in the moral sense as well as the actual), he served with equal diligence the vain Nebuchadnezzar, the worldly Belshazzar and now the feeble Darius (cf. 1 Peter 2:18 . . .). This faithfulness earns him the confidence of his sovereign and the jealousy of his colleagues. These latter conspire against him, and the king, hoodwinked by their hypocritical scheme, signs his irrevocable decree. But Daniel, good servant though he be, cannot submit to it. Indeed – and it needed this wicked plot for us to learn of it – the man of God had a devout habit. Three times a day he used to kneel in his room to call upon his God (read 1 Kings 8:48, 50; Ps. 55:17).

Dear friends, we are able to get on our knees as often as we wish, without any anxiety. Let us make use of this privilege to find in prayer, like Daniel, the hidden source of strength and wisdom.

Daniele 6:16-28
16Allora il re diede l’ordine, e Daniele fu menato e gettato nella fossa de’ leoni. E il re parlò a Daniele, e gli disse: "L’Iddio tuo, che tu servi del continuo, sarà quegli che ti libererà".17E fu portata una pietra, che fu messa sulla bocca della fossa; e il re la sigillò col suo anello e con l’anello de’ suoi grandi, perché nulla fosse mutato riguardo a Daniele.18Allora il re se ne andò al suo palazzo, e passò la notte in digiuno; non si fece venire alcuna concubina e il sonno fuggì da lui.19Poi il re si levò la mattina di buon’ora, appena fu giorno, e si recò in fretta alla fossa de’ leoni.20E come fu vicino alla fossa, chiamò Daniele con voce dolorosa, e il re prese a dire a Daniele: "Daniele, servo dell’Iddio vivente! Il tuo Dio, che tu servi del continuo, t’ha egli potuto liberare dai leoni?"21Allora Daniele disse al re: "O re, possa tu vivere in perpetuo!22Il mio Dio ha mandato il suo angelo e ha chiuso la bocca de’ leoni che non m’hanno fatto alcun male, perché io sono stato trovato innocente nel suo cospetto; e anche davanti a te, o re, non ho fatto alcun male".23Allora il re fu ricolmo di gioia, e ordinò che Daniele fosse tratto fuori dalla fossa; e Daniele fu tratto fuori dalla fossa, e non si trovò su di lui lesione di sorta, perché s’era confidato nel suo Dio.24E per ordine del re furon menati quegli uomini che avevano accusato Daniele, e furon gettati nella fossa de’ leoni, essi, i loro figliuoli e le loro mogli; e non erano ancora giunti in fondo alla fossa, che i leoni furono loro addosso, e fiaccaron loro tutte le ossa.25Allora il re Dario scrisse a tutti i popoli, a tutte le nazioni e lingue che abitavano su tutta la terra: "La vostra pace abbondi!26Io decreto che in tutto il dominio del mio regno si tema e si tremi nel cospetto dell’Iddio di Daniele; perch’egli è l’Iddio vivente, che sussiste in eterno; il suo regno non sarà mai distrutto, e il suo dominio durerà sino alla fine.27Egli libera e salva, e opera segni e prodigi in cielo e in terra; egli è quei che ha liberato Daniele dalle branche dei leoni".28E questo Daniele prosperò sotto il regno di Dario, e sotto il regno di Ciro, il Persiano.

The miracle of the furnace in Daniel 3 is now repeated in the lions' den. The man of God is spared from the jaws of the wild beasts like his three friends previously were from the heat of the fire. Hebrews 11:33-34 shows us their common secret: by faith . . . they "stopped the mouths of lions, quenched the violence of fire." We may wonder why God delivered these servants, while so many others laid down their lives as martyrs at the stake or in the arena (cf. Heb. 11:37). It is essentially to show His power that God protected these witnesses; here He is in confrontation with Darius. This episode in the prophet's life corresponds word for word with the experience described in Psalm 57:4-5, and the solemn v. 6.

Daniel reminds us very much of the Lord Jesus. Faithful from beginning to end, that is how Christ was. He was a stranger, separate from the world but always ready to do good in it and to reveal the mind of God. Like Daniel, He gave no grounds for any accusation and was condemned without cause for His very faithfulness (cf. v. 4). But He rose triumphant out of death (the domain of the roaring lion; Ps. 22:13, 21) which is to be the portion of the wicked. Yes, glory to our Redeemer!

Daniele 7:1-14
1Il primo anno di Belsatsar, re di Babilonia, Daniele, mentr’era a letto, fece un sogno, ed ebbe delle visioni nella sua mente. Poi scrisse il sogno, e narrò la sostanza delle cose.2Daniele dunque prese a dire: Io guardavo, nella mia visione notturna, ed ecco scatenarsi sul mar grande i quattro venti del cielo.3E quattro grandi bestie salirono dal mare, una diversa dall’altra.4La prima era come un leone, ed avea delle ali d’aquila. Io guardai, finché non le furono strappate le ali; e fu sollevata da terra, fu fatta stare in piedi come un uomo, e le fu dato un cuor d’uomo.5Ed ecco una seconda bestia, simile ad un orso; essa rizzavasi sopra un lato, avea tre costole in bocca fra i denti; e le fu detto: "Lèvati, mangia molta carne!"6Dopo questo, io guardavo, ed eccone un’altra simile ad un leopardo, che aveva addosso quattro ali d’uccello; questa bestia aveva quattro teste, e le fu dato il dominio.7Dopo questo, io guardavo, nelle visione notturne, ed ecco una quarta bestia spaventevole, terribile e straordinariamente forte; aveva dei denti grandi, di ferro; divorava e sbranava, e calpestava il resto coi piedi; era diversa da tutte le bestie che l’avevano preceduta, e aveva dieci corna.8Io esaminavo quelle corna, ed ecco un altro piccolo corno spuntò tra quelle, e tre delle prime corna furono divelte dinanzi ad esso; ed ecco che quel corno avea degli occhi simili a occhi d’uomo, e una bocca che proferiva grandi cose.9Io continuai a guardare fino al momento in cui furon collocati de’ troni, e un vegliardo s’assise. La sua veste era bianca come la neve, e i capelli del suo capo eran come lana pura; fiamme di fuoco erano il suo trono e le ruote d’esso erano fuoco ardente.10Un fiume di fuoco sgorgava e scendeva dalla sua presenza; mille migliaia lo servivano, e diecimila miriadi gli stavan davanti. Il giudizio si tenne, e i libri furono aperti.11Allora io guardai a motivo delle parole orgogliose che il corno proferiva; guardai, finché la bestia non fu uccisa, e il suo corpo distrutto, gettato nel fuoco per esser arso.12Quanto alle altre bestie, il dominio fu loro tolto; ma fu loro concesso un prolungamento di vita per un tempo determinato.13Io guardavo, nelle visioni notturne, ed ecco venire sulle nuvole del cielo uno simile a un figliuol d’uomo; egli giunse fino al vegliardo, e fu fatto accostare a lui.14E gli furon dati dominio, gloria e regno, perché tutti i popoli, tutte le nazioni e lingue lo servissero; il suo dominio è un dominio eterno che non passerà, e il suo regno, un regno che non sarà distrutto.

Let us keep in mind the outline of this Book of Daniel. In the first six chapters we see the life of this man of God. In the last six we hear his prophecies.

It is Daniel's turn to have a dream, of which the general subject is the same as that of Nebuchadnezzar in ch. 2. But this time the four successive kingdoms of the times of the Gentiles are seen in the likeness of beasts. Babylon is featured as the lion with eagle's wings (cf. Jer. 4:7; Jer. 49:19, 22, 30); Persia is represented by the bear, fierce and rapacious; the Grecian empire by the leopard, swift and impetuous. As to the fourth beast that emerges, "dreadful and terrible, and strong exceedingly", there exists nothing in all the animal creation monstrous enough to lend its name to it (Dan. 2:40). It represents the Roman empire, particularly in the form that it will assume in the future: that of ten horns (or ten kings), with a little horn predominant. This last represents the head of the empire, a vassal of Satan, a man of unparalleled intelligence and insight, serving a boundless ambition, uttering blasphemies.

"I beheld till . . ." (v. 9; cf. Dan. 2:34). "The Ancient of days", God Himself, will suddenly destroy this incarnation of the spirit of evil, before giving to the Son of Man "dominion, and glory, and a kingdom" (v. 14).

Daniele 7:15-28
15Quanto a me, Daniele, il mio spirito fu turbato dentro di me, e le visioni della mia mente mi spaventarono.16M’accostai a uno degli astanti, e gli domandai la verità intorno a tutto questo; ed egli mi parlò, e mi dette l’interpretazione di quelle cose:17"Queste quattro grandi bestie, sono quattro re che sorgeranno dalla terra;18poi i santi dell’Altissimo riceveranno il regno e lo possederanno per sempre, d’eternità in eternità".19Allora desiderai sapere la verità intorno alla quarta bestia, ch’era diversa da tutte le altre, straordinariamente terribile, che aveva i denti di ferro e le unghie di rame, che divorava, sbranava, e calpestava il resto con i piedi,20e intorno alle dieci corna che aveva in capo, e intorno all’altro corno che spuntava, e davanti al quale tre erano cadute: a quel corno che avea degli occhi, e una bocca proferenti cose grandi, e che appariva maggiore delle altre corna.21Io guardai, e quello stesso corno faceva guerra ai santi e aveva il sopravvento,22finché non giunse il vegliardo e il giudicio fu dato ai santi dell’Altissimo, e venne il tempo che i santi possederono il regno.23Ed egli mi parlò così: "La quarta bestia è un quarto regno sulla terra, che differirà da tutti i regni, divorerà tutta la terra, la calpesterà e la frantumerà.24Le dieci corna sono dieci re che sorgeranno da questo regno; e, dopo quelli, ne sorgerà un altro, che sarà diverso dai precedenti, e abbatterà tre re.25Egli proferirà parole contro l’Altissimo, ridurrà allo stremo i santi dell’Altissimo, e penserà di mutare i tempi e la legge; i santi saran dati nelle sue mani per un tempo, dei tempi, e la metà d’un tempo.26Poi si terrà il giudizio e gli sarà tolto il dominio, che verrà distrutto ed annientato per sempre.27E il regno e il dominio e la grandezza dei regni che sono sotto tutti i cieli saranno dati al popolo dei santi dell’Altissimo; il suo regno è un regno eterno, e tutti i domini lo serviranno e gli ubbidiranno".28Qui finirono le parole rivoltemi. Quanto a me, Daniele, i miei pensieri mi spaventarono molto, e mutai di colore; ma serbai la cosa nel cuore.

If these prophetic subjects appear difficult to us, let us imitate Daniel, who had the desire to know the truth (v. 19) and who asked that he may do so (v. 16). These events, now so near to hand, should interest us for more than one reason. Firstly they concern the form this world of ours will take after the Church has been removed. We can already clearly see arising these trends which will lead to this frightening final scene: oppression and violence (v. 19); the denial of all relationship with God (beasts; read 2 Peter 2:12); the senseless exaltation of man (this horn which rises up and speaks very great things).

Next let us not forget that witnesses called "the saints of the most High" will live through this tragic period. They will have to suffer; they will be worn out (v. 25), but then they will receive the kingdom, and judgment will be given in their favour (vv. 18, 22; Rev. 20:4). And what in v. 14 has been given to the Son of Man will equally be given to the people of the saints of the most High (v. 27). They will have been trodden down (v. 23) by these same "dominions" (v. 27): they in their turn will receive this dominion when the Lord, who beyond all others has been faithful unto death, will associate His own with Himself in grace, in order to reign with them (Ps. 149:5-9).

Daniele 8:1-14
1Il terzo anno del regno del re Belsatsar, io, Daniele, ebbi una visione, dopo quella che avevo avuta al principio del regno.2Ero in visione; e, mentre guardavo, ero a Susan, la residenza reale, che è nella provincia di Elam; e, nella visione, mi trovavo presso il fiume Ulai.3Alzai gli occhi, guardai, ed ecco, ritto davanti al fiume, un montone che aveva due corna; e le due corna erano alte, ma una era più alta dell’altra, e la più alta veniva su l’ultima.4Vidi il montone che cozzava a occidente, a settentrione e a mezzogiorno; nessuna bestia gli poteva tener fronte, e non c’era nessuno che la potesse liberare dalla sua potenza; esso faceva quel che voleva, e diventò grande.5E com’io stavo considerando questo, ecco venire dall’occidente un capro, che percorreva tutta la superficie della terra senza toccare il suolo; e questo capro aveva un corno cospicuo fra i suoi occhi.6Esso venne fino al montone dalle due corna che avevo visto ritto davanti al fiume, e gli s’avventò contro, nel furore della sua forza.7E lo vidi giungere vicino al montone, pieno di rabbia contro di lui, investirlo, e spezzargli le due corna; il montone non ebbe la forza di tenergli fronte, e il capro lo atterrò e lo calpestò; e non ci fu nessuno che potesse liberare il montone dalla potenza d’esso.8Il capro diventò sommamente grande; ma, quando fu potente, il suo gran corno si spezzò; e, in luogo di quello, sorsero quattro corna cospicue, verso i quattro venti del cielo.9E dall’una d’esse uscì un piccolo corno, che diventò molto grande verso mezzogiorno, verso levante, e verso il paese splendido.10S’ingrandì, fino a giungere all’esercito del cielo; fece cader in terra parte di quell’esercito e delle stelle, e le calpestò.11S’elevò anzi fino al capo di quell’esercito, gli tolse il sacrifizio perpetuo, e il luogo del suo santuario fu abbattuto.12L’esercito gli fu dato in mano col sacrifizio perpetuo a motivo della ribellione; e il corno gettò a terra la verità, e prosperò nelle sue imprese.13Poi udii un santo che parlava; e un altro santo disse a quello che parlava: "Fino a quando durerà la visione del sacrifizio continuo e la ribellione che produce la desolazione, abbandonando il luogo santo e l’esercito ad essere calpestati?"14Egli mi disse: "Fino a duemila trecento sere e mattine; poi il santuario sarà purificato".

The new vision, given to Daniel before the end of the first empire (v. 1), looks on already to the connection between the second kingdom (Persia) and the third (Greece), and also to the final phase of the latter. The Medo-Persian dominion (the ram) must be struck down and ousted by "the he-goat", that is the Grecian empire. This in its turn was to be dismembered on the death of Alexander the Great and to be shared between four of his generals (v. 8). In every detail, this vision has been remarkably confirmed by history. After this, the prophecy, without any transition, passes right over this present period and takes us to the "time of the end" (v. 17). While the West is to be governed by "the Beast" (Dan. 7), another extremely powerful personality will arise in the East, in the place once occupied by one of the other "horns". This is the Assyrian, mentioned by other prophets. His sole ambition will be to become great, to lift himself ever higher. He will reach out in the direction of "the pleasant land" (Israel, v. 9); in his profane rashness he will put a stop to the worship of God at Jerusalem. Nothing will match his pride and folly. And yet! . . . to trample under foot heavenly gifts and the sacrifice of Christ, to cast the truth down to the ground, this is the attitude of all those who deny the faith (vv. 9, 12).

Daniele 8:15-27
15E avvenne che, mentre io, Daniele, avevo questa visione e cercavo d’intenderla, ecco starmi ritta davanti come una figura d’uomo.16E udii la voce d’un uomo in mezzo all’Ulai, che gridò, e disse: "Gabriele, spiega a colui la visione".17Ed esso venne presso al luogo dove io stavo; alla sua venuta io fui spaventato, e caddi sulla mia faccia; ma egli mi disse: "Intendi bene, o figliuol d’uomo! perché questa visione concerne il tempo della fine".18E com’egli mi parlava, io mi lasciai andare con la faccia a terra, profondamente assopito; ma egli mi toccò, e mi fece stare in piedi.19E disse: "Ecco, io ti farò conoscere quello che avverrà nell’ultimo tempo dell’indignazione; poiché si tratta del tempo fissato per la fine.20Il montone con due corna che hai veduto, rappresenta i re di Media e di Persia.21Il becco peloso è il re di Grecia; e il gran corno fra i suoi due occhi è il primo re.22Quanto al corno spezzato, al cui posto ne son sorti quattro, questi sono quattro regni che sorgeranno da questa nazione, ma non con la stessa sua potenza.23E alla fine del loro regno, quando i ribelli avranno colmato la misura delle loro ribellioni, sorgerà un re dall’aspetto feroce, ed esperto in strattagemmi.24La sua potenza sarà grande, ma non sarà potenza sua; egli farà prodigiose ruine, prospererà nelle sue imprese, e distruggerà i potenti e il popolo dei santi.25A motivo della sua astuzia farà prosperare la frode nelle sue mani; s’inorgoglirà in cuor suo, e in piena pace distruggerà molta gente; insorgerà contro il principe de’ principi, ma sarà infranto, senz’opera di mano.26E la visione delle sere e delle mattine, di cui è stato parlato, è vera. Tu tieni segreta la visione, perché si riferisce ad un tempo lontano".27E io, Daniele, svenni, e fui malato vari giorni; poi m’alzai, e feci gli affari del re. Io ero stupito della visione, ma nessuno se ne avvide.

The angel Gabriel is sent to explain to Daniel the vision which has frightened him so much. In the latter times of the kingdom yet to come – that of the North, the Grecian empire – when man's wickedness will have reached its climax (v. 23), a king will arise called the Assyrian, different from the little horn of Daniel 7. This man will make use of his extraordinary intelligence to do evil (vv. 24, 25). Finally he will dare to attack Christ. Then he will be broken by God's direct intervention ("without hand"), in contrast to those empires in whose history we see God using the one to overthrow the other (Job 34:20).

Thus this chapter has shown us how the horns of the ram (the Medo-Persian empire) have been broken and replaced by the horn of the he-goat (the Grecian empire), and afterwards by the arrogant king himself. God allows this man to arise, to dispose of his rivals, to fill the earth with his exploits, but his end is to be broken (Prov. 6:15). History supplies us with more than one example of men of his type. Such was Alexander, called "the Great", that impetuous conqueror who died at 33 years of age, after having won an immense empire. He illustrates no doubt better than many others those words of the Lord Jesus, "What is a man profited, if he shall gain the whole world, and lose his own soul?" (Matt. 16:26).

Daniele 9:1-14
1Nell’anno primo di Dario, figliuolo d’Assuero, della stirpe dei Medi, che fu fatto re del regno dei Caldei,2il primo anno del suo regno, io, Daniele, meditando sui libri, vidi che il numero degli anni di cui l’Eterno avea parlato al profeta Geremia, e durante i quali Gerusalemme dovea essere in ruine, era di settant’anni.3E volsi la mia faccia verso il Signore Iddio, per dispormi alla preghiera e alle supplicazioni, col digiuno, col sacco e con la cenere.4E feci la mia preghiera e la mia confessione all’Eterno, al mio Dio, dicendo: "O Signore, Dio grande e tremendo, che mantieni il patto e continui la benignità a quelli che t’amano e osservano i tuoi comandamenti!5Noi abbiamo peccato, ci siam condotti iniquamente, abbiamo operato malvagiamente, ci siamo ribellati, e ci siamo allontanati da i tuoi comandamenti e dalle tue prescrizioni,6non abbiamo dato ascolto ai profeti, tuoi servi, che hanno parlato in tuo nome ai nostri re, ai nostri capi, ai nostri padri, e a tutto il popolo del paese.7A te, o Signore, la giustizia; a noi, la confusione della faccia, come avviene al dì d’oggi: agli uomini di Giuda, agli abitanti di Gerusalemme e a tutto Israele, vicini e lontani, in tutti i paesi dove li hai cacciati, a motivo delle infedeltà che hanno commesse contro di te.8O Signore, a noi la confusione della faccia, ai nostri re, ai nostri capi, e ai nostri padri, perché abbiam peccato contro te.9Al Signore, ch’è il nostro Dio, appartengono la misericordia e il perdono; poiché noi ci siamo ribellati a lui,10e non abbiamo dato ascolto alla voce dell’Eterno, dell’Iddio nostro, per camminare secondo le sue leggi, ch’egli ci aveva poste dinanzi mediante i profeti suoi servi.11Sì, tutto Israele ha trasgredito la tua legge, s’è sviato per non ubbidire alla tua voce; e così su noi si sono riversate le maledizioni e imprecazioni che sono scritte nella legge di Mosè, servo di Dio, perché noi abbiam peccato contro di lui.12Ed egli ha mandato ad effetto le parole che avea pronunziate contro di noi e contro i nostri giudici che ci governano, facendo venir su noi una calamità così grande, che sotto tutto il cielo nulla mai è stato fatto di simile a quello ch’è stato fatto a Gerusalemme.13Com’è scritto nella legge di Mosè, tutta questa calamità ci è venuta addosso; e, nondimeno, non abbiamo implorato il favore dell’Eterno, del nostro Dio, ritraendoci dalle nostre iniquità e rendendoci attenti alla sua verità.14E l’Eterno ha vegliato su questa calamità, e ce l’ha fatta venire addosso; perché l’Eterno, il nostro Dio, è giusto in tutto quello che ha fatto, ma noi non abbiamo ubbidito alla sua voce.

This beautiful chapter shows us Daniel making use of the two resources which are always at our disposal: the Word and prayer. This time he is not instructed by a vision, but by searching the Scriptures. They teach him:
1. that Israel's deliverance is near (v. 2; read Jer. 29:10 . . .);
2. for what motive the hand of God has struck down and scattered his people and on what conditions restoration can take place (v. 2; read Lev. 26:40 . . .);
3. the right attitude, so that God may hear and forgive (read 1 Kings 8:47 . . .).

Turning towards Jerusalem, Daniel takes up word for word the expressions uttered by Solomon, "We have sinned, and have committed iniquity, and have done wickedly . . ." (vv. 5, 15; Dan. 6:10). Not only is Daniel presented to us as beyond reproach, but also as one who suffered, during a lifetime of exile, the consequences of the sins of others. But note! He nevertheless confesses the iniquity as being his own; he experiences the grief and humiliation before God that result from it; he takes on himself the transgressions of his people. This is what Christ has done perfectly. Devoid of all sin, He has taken up our sins and has confessed them as if they were His, enduring alone in our stead the chastisement we had deserved (Ps. 40:12).

Daniele 9:15-27
15Ed ora, o Signore, Iddio nostro, che traesti il tuo popolo fuori del paese d’Egitto con mano potente, e ti facesti il nome che hai oggi, noi abbiamo peccato, abbiamo operato malvagiamente.16O Signore, secondo tutte le tue opere di giustizia, fa’, ti prego, che la tua ira e il tuo furore si ritraggano dalla tua città di Gerusalemme, il tuo monte santo; poiché per i nostri peccati e per le iniquità de’ nostri padri, Gerusalemme e il tuo popolo sono esposti al vituperio di tutti quelli che ci circondano.17Ora dunque, o Dio nostro, ascolta la preghiera del tuo servo e le sue supplicazioni, e fa’ risplendere il tuo volto sul tuo desolato santuario, per amor del Signore!18O mio Dio, inclina il tuo orecchio, ed ascolta; apri gli occhi e guarda le nostre desolazioni, e la città sulla quale è invocato il tuo nome; perché noi umilmente presentiamo le nostre supplicazioni nel tuo cospetto, fondati non sulle nostre opere giuste, ma sulle tue grandi compassioni.19O Signore, ascolta! Signore, perdona! Signore, sii attento ed agisci; non indugiare, per amor di te stesso, o mio Dio, perché il tuo nome è invocato sulla tua città e sul tuo popolo!"20Mentre io parlavo ancora, pregando e confessando il mio peccato e il peccato del mio popolo d’Israele, e presentavo la mia supplicazione all’Eterno, al mio Dio, per il monte santo del mio Dio,21mentre stavo ancora parlando in preghiera, quell’uomo, Gabriele, che avevo visto nella visione da principio, mandato con rapido volo, s’avvicinò a me, verso l’ora dell’oblazione della sera.22E mi ammaestrò, mi parlò, e disse: "Daniele, io son venuto ora per darti intendimento.23Al principio delle tue supplicazioni, una parola è uscita; e io son venuto a comunicartela, poiché tu sei grandemente amato. Fa’ dunque attenzione alla parola, e intendi la visione!24Settanta settimane son fissate riguardo al tuo popolo e alla tua santa città, per far cessare la trasgressione, per metter fine al peccato, per espiare l’iniquità e addurre una giustizia eterna, per suggellare visione e profezia, e per ungere un luogo santissimo.25Sappilo dunque, e intendi! Dal momento in cui è uscito l’ordine di restaurare e riedificare Gerusalemme fino all’apparire di un unto, di un capo, vi sono sette settimane; e in sessantadue settimane essa sarà restaurata e ricostruita, piazze e mura, ma in tempi angosciosi.26Dopo le sessantadue settimane, un unto sarà soppresso, nessuno sarà per lui. E il popolo d’un capo che verrà, distruggerà la città e il santuario; la sua fine verrà come un’inondazione; ed è decretato che vi saranno delle devastazioni sino alla fine della guerra.27Egli stabilirà un saldo patto con molti, durante una settimana; e in mezzo alla settimana farà cessare sacrifizio e oblazione; e sulle ali delle abominazioni verrà un devastatore; e questo, finché la completa distruzione, che è decretata, non piombi sul devastatore".

Daniel is not acting here as a prophet (cf. v. 6). He is rather making himself Israel's advocate and knows how to find the appropriate arguments to touch the heart of God. He asks Him to intervene . . . "for the Lord's sake" (v. 17), "for thy great mercies" (v. 18), "for thine own sake . . . for thy city and thy people are called by thy name" (v. 19; cf. Ps. 25:11; Lev. 22:32). Such a prayer is infinitely acceptable to God, who hastens to answer it. Again His messenger is Gabriel, the same one as is to be chosen to announce the birth of the Saviour and of His forerunner (Luke 1:19, 26). But here the angel is not charged with a happy message; far from it! He gives Daniel understanding about the following:
1. the rejection of Messiah after 69 (7+62) weeks of years – these 483 (69 x 7) years are to be counted from the beginning of the reconstruction of Jerusalem in the days of Nehemiah;
2. the destruction of the city and of the temple by the Romans under Titus (v. 26);
3. in a time still to come, the tragic mistake on the part of the Jews, blinded by Satan, in receiving instead of Christ a "desolator", the Anti-christ (v. 27 JND trans.).

In Matthew 24:15 . . ., the Lord Jesus solemnly confirms Daniel's prophecies.

Daniele 10:1-14
1Il terzo anno di Ciro, re di Persia, una parola fu rivelata a Daniele, che si chiamava Beltsatsar; e la parola è verace, e predice una gran lotta. Egli capì la parola, ed ebbe l’intelligenza della visione.2In quel tempo, io, Daniele, feci cordoglio per tre settimane intere.3Non mangiai alcun cibo prelibato, né carne né vino entraron nella mia bocca, e non mi unsi affatto, sino alla fine delle tre settimane.4E il ventiquattresimo giorno del primo mese, come io mi trovavo in riva al gran fiume, che è lo Hiddekel,5alzai gli occhi, guardai, ed ecco un uomo, vestito di lino, con attorno ai fianchi una cintura d’oro d’Ufaz.6Il suo corpo era come un crisolito, la sua faccia aveva l’aspetto della folgore, i suoi occhi eran come fiamme di fuoco, le sue braccia e i suoi piedi parevano terso rame, e il suono della sua voce era come un rumore d’una moltitudine.7Io solo, Daniele, vidi la visione; gli uomini ch’erano meco non la videro, ma un gran terrore piombò su loro, e fuggirono a nascondersi.8E io rimasi solo, ed ebbi questa grande visione. In me non rimase più forza; il mio viso mutò colore fino a rimanere sfigurato, e non mi restò alcun vigore.9Udii il suono delle sue parole; e, all’udire il suono delle sue parole, caddi profondamente assopito, con la faccia a terra.10Ed ecco, una mano mi toccò, e mi fece stare sulle ginocchia e sulle palme delle mani.11E mi disse: "Daniele, uomo grandemente amato, cerca d’intendere le parole che ti dirò, e rizzati in piedi nel luogo dove sei; perché ora io sono mandato da te". E quand’egli m’ebbe detta questa parola, io mi rizzai in piedi, tutto tremante.12Ed egli mi disse: "Non temere, Daniele; poiché dal primo giorno che ti mettesti in cuore d’intendere e d’umiliarti nel cospetto del tuo Dio, le tue parole furono udite, e io son venuto a motivo delle tue parole.13Ma il capo del regno di Persia m’ha resistito ventun giorni; però ecco, Micael, uno dei primi capi, è venuto in mio soccorso, e io son rimasto là presso i re di Persia.14E ora son venuto a farti comprendere ciò che avverrà al tuo popolo negli ultimi giorni; perché è ancora una visione che concerne l’avvenire".

Sometimes God answers the prayers of His own at once. In Daniel 9:21 His word comes to Daniel while he is still praying. Sometimes on the other hand, as in this chapter, He delays His intervention so as to put to the test the reality of our desires and the constancy of our faith. But even if at times we have to pray for a long while before we receive an answer, let us never conclude that God does not listen (1 John 5:14). He assures Daniel that his prayer has been heard from the first day. This v. 12 shows us the moral state that is acceptable to God and is accordingly able to open communication with heaven. Let us hold on to Daniel's secret: he set his heart to understand and chastened himself.

If we compare the vision of vv. 5, 6 with that of John on the isle of Patmos (Rev. 1:13-16), we understand that the One who appears here in all the attributes of sovereign righteousness can only be the Messiah who was cut off (Dan. 9:26) and who will also be glorified. In the presence of such a Person, the godliest of men is overcome with mortal dread. (To be the channel of divine revelation, death must first work in us – 2 Cor. 4:12). But the same gracious word comes to assure Daniel, and later John, "Fear not"; "O man greatly beloved, fear not" (vv. 12, 19).

Daniele 10:15-21; Daniele 11:1-9
15E mentr’egli mi rivolgeva queste parole, io abbassai gli occhi al suolo, e rimasi muto.16Ed ecco uno che aveva sembianza d’un figliuol d’uomo, mi toccò le labbra. Allora io aprii la bocca, parlai, e dissi a colui che mi stava davanti: "Signor mio, a motivo di questa visione m’ha colto lo spasimo, e non m’è più rimasto alcun vigore.17E come potrebbe questo servo del mio signore parlare a cotesto signor mio? Poiché oramai nessun vigore mi resta, e mi manca fino il respiro".18Allora colui che aveva la sembianza d’uomo mi toccò di nuovo, e mi fortificò.19E disse: "O uomo grandemente amato, non temere! La pace sia teco! Sii forte, sii forte". E quand’egli ebbe parlato meco, io ripresi forza, e dissi: "Il mio signore, parli pure poiché tu m’hai fortificato".20Ed egli disse: "Sai tu perché io son venuto da te? Ora me ne torno a combattere col capo della Persia; e quand’io uscirò a combattere ecco che verrà il capo di Javan.21Ma io ti voglio far conoscere ciò che è scritto nel libro della verità; e non v’è nessuno che mi sostenga contro quelli là tranne Micael vostro capo.
1E io, il primo anno di Dario, il Medo, mi tenni presso di lui per sostenerlo e difenderlo.2E ora ti farò conoscere la verità. Ecco, sorgeranno ancora in Persia tre re; poi il quarto diventerà molto più ricco di tutti gli altri; e quando sarà diventato forte per le sue ricchezze, solleverà tutti contro il regno di Javan.3Allora sorgerà un re potente, che eserciterà un gran dominio e farà quel che vorrà.4Ma quando sarà sorto, il suo regno sarà infranto, e sarà diviso verso i quattro venti del cielo; esso non apparterrà alla progenie di lui, né avrà una potenza pari a quella che aveva lui; giacché il suo regno sarà sradicato e passerà ad altri; non ai suoi eredi.5E il re del mezzogiorno diventerà forte; ma uno dei suoi capi diventerà più forti di lui, e dominerà; il suo dominio sarà potente.6E alla fine di vari anni, essi faran lega assieme; e la figliuola del re del mezzogiorno verrà al re del settentrione per fare un accordo; ma essa non potrà conservare la forza del proprio braccio, né quegli e il suo braccio potranno resistere; e lei e quelli che l’hanno condotta, e colui che l’ha generata, e colui che l’ha sostenuta per un tempo, saran dati alla morte.7E uno de’ rampolli delle sue radici sorgerà a prendere il posto di quello; esso verrà all’esercito, entrerà nelle fortezze del re di settentrione, verrà alle prese con quelli, e rimarrà vittorioso;8e menerà anche in cattività in Egitto i loro dèi, con le loro immagini fuse e coi loro preziosi arredi d’argento e d’oro; e per vari anni si terrà lungi dal re del settentrione.9E questi marcerà contro il re del mezzogiorno, ma tornerà nel proprio paese.

Before we consider the visible aspect of this prophecy, ch. 10 gives us a view of its hidden aspect: the heavenly counterpart of events down here. All the time the great men of this world think they are free, they are really like puppets; they are activated from above by satanic "principalities and powers", which pull the strings, as it were, of their desires (Eph. 2:2). But God also has legions of angels with their leaders (Heb. 1:14), and, marvellous fact, we can bring into operation their invisible strength by our prayers, so as to fight the same battles as, and share the experience of Elijah and Daniel that "the effectual fervent prayer of a righteous man availeth much" (James 5:16).

In ch. 11, God unfolds before His prophet a wide vista of the events about to take place. Three Persian monarchs were to arise: Cambyses II, "Smerdis" the magician and Darius Hystaspes (respectively identified in Ezra 4:6-7 and 24). After them, the rich and powerful Xerxes (Ahasuerus of the Book of Esther) would mount a strong attack against Greece. Then would come the rapid rise to power of Alexander the Great (vv. 3, 4), the even more rapid dispersal of his kingdom to the "four winds" (striking illustration of the Book of Ecclesiastes), followed by the long drawn out struggles between his two principal successors.

Daniele 11:10-28
10E i suoi figliuoli entreranno in guerra, e raduneranno una moltitudine di grandi forze; l’un d’essi si farà avanti, si spanderà come un torrente, e passerà oltre; poi tornerà e spingerà le ostilità sino alla fortezza del re del mezzogiorno.11Il re del mezzogiorno s’inasprirà, si farà innanzi e moverà guerra a lui, al re del settentrione, il quale arrolerà una gran moltitudine; ma quella moltitudine sarà data in mano del re del mezzogiorno.12La moltitudine sarà portata via, e il cuore di lui s’inorgoglirà; ma, per quanto ne abbia abbattuto delle decine di migliaia, non sarà per questo più forte.13E il re del settentrione arrolerà di nuovo una moltitudine più numerosa della prima; e in capo ad un certo numero d’anni egli si farà avanti con un grosso esercito e con molto materiale.14E in quel tempo molti insorgeranno contro il re del mezzogiorno; e degli uomini violenti di fra il tuo popolo insorgeranno per dar compimento alla visione, ma cadranno.15E il re del settentrione verrà; innalzerà de’ bastioni, e s’impadronirà di una città fortificata; e né le forze del mezzogiorno, né le truppe scelte avran la forza di resistere.16E quegli che sarà venuto contro di lui farà ciò che gli piacerà, non essendovi chi possa stargli a fronte; e si fermerà nel paese splendido, il quale sarà interamente in suo potere.17Egli si proporrà di venire con le forze di tutto il suo regno, ma farà un accomodamento col re del mezzogiorno; e gli darà la figliuola per distruggergli il regno; ma il piano non riuscirà, e il paese non gli apparterrà.18Poi si dirigerà verso le isole, e ne prenderà molte; ma un generale farà cessare l’obbrobrio ch’ei voleva infliggergli, e lo farà ricadere addosso a lui.19Poi il re si dirigerà verso le fortezze del proprio paese; ma inciamperà, cadrà, e non lo si troverà più.20Poi, in luogo di lui, sorgerà uno che farà passare un esattore di tributi attraverso il paese che è la gloria del regno; ma in pochi giorni sarà distrutto, non nell’ira, né in battaglia.21Poi, in luogo suo, sorgerà un uomo spregevole, a cui non sarà stata conferita la maestà reale; ma verrà senza rumore, e s’impadronirà del regno a forza di lusinghe.22E le forze che inonderanno il paese saranno sommerse davanti a lui, saranno infrante, come pure un capo dell’alleanza.23E, nonostante la lega fatta con quest’ultimo, agirà con frode, salirà, e diverrà vittorioso con poca gente.24E, senza rumore, invaderà le parti più grasse della provincia, e farà quello che non fecero mai né i suoi padri, né i padri dei suoi padri: distribuirà bottino, spoglie e beni e mediterà progetti contro le fortezze; questo, per un certo tempo.25Poi raccoglierà le sue forze e il suo coraggio contro il re del mezzogiorno, mediante un grande esercito. E il re del mezzogiorno s’impegnerà in guerra con un grande e potentissimo esercito; ma non potrà tener fronte, perché si faranno delle macchinazioni contro di lui.26Quelli che mangeranno alla sua mensa saranno la sua rovina, il suo esercito si dileguerà come un torrente, e molti cadranno uccisi.27E quei due re cercheranno in cuor loro di farsi del male; e, alla stessa mensa, si diranno delle menzogne; ma ciò non riuscirà, perché la fine non verrà che al tempo fissato.28E quegli tornerà al suo paese con grandi ricchezze; il suo cuore formerà dei disegni contro al patto santo, ed egli li eseguirà, poi tornerà al suo paese.

This chapter announces and relates in detail the rivalry between two of the four dynasties which were to share between them Alexander's Grecian empire. In this king of the North we can identify the dynasty of the Seleucids, governing the countries situated to the north of Palestine: Syria, Asia Minor; whilst the kings of the South are the Ptolemies, in possession of Egypt. Between these two competing powers would alternate wars and peace treaties, accompanied by human flatteries, blackmail and threats, diplomatic marriages and assassinations. Relationships between the nations have hardly changed since then, and the history books present but a sad reflection of what the human heart contains: greed (v. 8), violence and crimes (v. 14), immorality (v. 17), deceit (v. 23), corruption (v. 24), treachery (v. 26), lies (v. 27).

These conflicts over the land of Israel (v. 16) kept these proud monarchies at odds for a few years, but after two thousand years how futile the conflicts appear.

International politics in the time of the Ptolemy and Seleucid kings are described here beforehand in such a precise manner that some unbelievers, who could not understand this, have done all they can to try to demonstrate that this chapter could only have been written after the happenings it foretells.

Daniele 11:29-45
29Al tempo stabilito egli marcerà di nuovo contro il mezzogiorno; ma quest’ultima volta la cosa non riuscirà come la prima;30poiché delle navi di Kittim moveranno contro di lui; ed egli si perderà d’animo; poi di nuovo s’indignerà contro il patto santo, ed eseguirà i suoi disegni, e tornerà ad intendersi con quelli che avranno abbandonato il patto santo.31Delle forze mandate da lui si presenteranno e profaneranno il santuario, la fortezza, sopprimeranno il sacrifizio continuo, e vi collocheranno l’abominazione, che cagiona la desolazione.32E per via di lusinghe corromperà quelli che agiscono empiamente contro il patto; ma il popolo di quelli che conoscono il loro Dio mostrerà fermezza, e agirà.33E i savi fra il popolo ne istruiranno molti; ma saranno abbattuti dalla spada e dal fuoco, dalla cattività e dal saccheggio, per un certo tempo.34E quando saranno così abbattuti, saran soccorsi con qualche piccolo aiuto; ma molti s’uniranno a loro con finti sembianti.35E di que’ savi ne saranno abbattuti alcuni, per affinarli, per purificarli e per imbiancarli sino al tempo della fine, perché questa non avverrà che al tempo stabilito.36E il re agirà a suo talento, si estollerà, si magnificherà al disopra d’ogni dio, e proferirà cose inaudite contro l’Iddio degli dèi; prospererà finché l’indignazione sia esaurita; poiché quello ch’è decretato si compirà.37Egli non avrà riguardo agli dèi de’ suoi padri; non avrà riguardo né alla divinità favorita delle donne, né ad alcun dio, perché si magnificherà al disopra di tutti.38Ma onorerà l’iddio delle fortezze nel suo luogo di culto; onorerà con oro, con argento, con pietre preziose e con oggetti di valore un dio che i suoi padri non conobbero.39E agirà contro le fortezze ben munite, aiutato da un dio straniero; quelli che lo riconosceranno egli ricolmerà di gloria, li farà dominare su molti, e spartirà fra loro delle terre come ricompense.40E al tempo della fine, il re del mezzogiorno verrà a cozzo con lui; e il re del settentrione gli piomberà addosso come la tempesta, con carri e cavalieri, e con molte navi; penetrerà ne’ paesi e, tutto inondando, passerà oltre.41Entrerà pure nel paese splendido, e molte popolazioni saranno abbattute; ma queste scamperanno dalle sue mani: Edom, Moab e la parte principale de’ figliuoli di Ammon.42Egli stenderà la mano anche su diversi paesi, e il paese d’Egitto non scamperà.43E s’impadronirà de’ tesori d’oro e d’argento, e di tutte le cose preziose dell’Egitto; e i Libi e gli Etiopi saranno al suo séguito.44Ma notizie dall’oriente e dal settentrione lo spaventeranno; ed egli partirà con gran furore, per distruggere e votare allo stermino molti.45E pianterà le tende del suo palazzo fra i mari e il bel monte santo; poi giungerà alla sua fine, e nessuno gli darà aiuto.

"No prophecy of the scripture is of any private interpretation" (2 Peter 1:20). From v. 36 onwards, as the Lord's own words confirm, the events described are still future; intermediate events serve as a kind of preview and introduction to what is still to take place. Thus Antiochus Epiphanes, obviously referred to in v. 31, the king of Syria who, to avenge himself against the Jews, erected an idol-altar to Zeus in the Temple and then sacrificed a sow on it, is mainly a type of the future king of the North, or the Assyrian. To this prophetic personage vv. 40-45 are applicable, whilst vv. 36-39 concern the Anti-Christ, "the king", who in this same time of the end will cause himself to be worshipped at Jerusalem. He will be the awaited super-man, reuniting and fulfilling in his person, under Satan's domination, all the perverse, proud tendencies of the human heart. He will "do according to his will" (in absolute contrast to Christ – Heb. 10:7); he will utter the worst blasphemies against God, scorn His Christ, raise himself above all other by trade, violence and lies. Such is the spirit of Anti-Christ which it is not difficult to identify already in the world around us.

Daniele 12:1-13
1E in quel tempo sorgerà Micael, il gran capo, il difensore de’ figliuoli del tuo popolo; e sarà un tempo d’angoscia, quale non n’ebbe mai da quando esiston nazioni fino a quell’epoca; e in quel tempo, il tuo popolo sarà salvato; tutti quelli, cioè, che saran trovati iscritti nel libro.2E molti di coloro che dormono nella polvere della terra si risveglieranno: gli uni per la vita eterna, gli altri per l’obbrobrio, per una eterna infamia.3E i savi risplenderanno come lo splendore della distesa, e quelli che ne avranno condotti molti alla giustizia, risplenderanno come le stelle, in sempiterno.4E tu, Daniele, tieni nascoste queste parole, e sigilla il libro sino al tempo della fine; molti lo studieranno con cura, e la conoscenza aumenterà".5Poi, io, Daniele, guardai, ed ecco due altri uomini in piedi: l’uno di qua sulla sponda del fiume,6e l’altro di là, sull’altra sponda del fiume. E l’un d’essi disse all’uomo vestito di lino che stava sopra le acque del fiume: "Quando sarà la fine di queste maraviglie?"7E io udii l’uomo vestito di lino, che stava sopra le acque del fiume, il quale, alzata la man destra e la man sinistra al cielo, giurò per colui che vive in eterno, che ciò sarà per un tempo, per dei tempi e la metà d’un tempo; e quando la forza del popolo santo sarà interamente infranta, allora tutte queste cose si compiranno.8E io udii, ma non compresi; e dissi: "Signor mio, qual sarà la fine di queste cose?"9Ed egli rispose: "Va’, Daniele; poiché queste parole son nascoste e sigillate sino al tempo della fine.10Molti saranno purificati, imbiancati, affinati; ma gli empi agiranno empiamente, e nessuno degli empi capirà, ma capiranno i savi.11E dal tempo che sarà soppresso il sacrifizio continuo e sarà rizzata l’abominazione che cagiona la desolazione, vi saranno milleduecento novanta giorni.12Beato chi aspetta e giunge a milletrecento trentacinque giorni!13Ma tu avviati verso la fine; tu ti riposerai, e poi sorgerai per ricevere la tua parte di eredità, alla fine de’ giorni".

The fulfilment of the first events described in this prophecy is the guarantee that those announced for the time of the end will doubtless take place. The present time of grace is like a long parenthesis whose interruption to the course of prophecy will soon have lasted two thousand years. It gives to everyone the opportunity to be converted, so as to take shelter from the judgment to come.

Among Daniel's people "everyone that shall be found written in the book" will be delivered (v. 1). Those who are called "wise" will be raised to everlasting life, the others to the horror of "everlasting contempt." Thus will be accomplished the "time appointed" for judgment; the fate of each individual will be positively determined and nothing on earth will stand in the way of the unfolding of the counsels of God. Prophecy, let us not forget, always has Israel in focus. Even the history of Gentile kingdoms is viewed in relation to the chosen people. However, God's thoughts are invariably centred on the glory of Christ. This is why they are sealed and hidden from the wicked, whilst the wise are invited to understand them. And we shall understand them also in so far as we have the glory of the Lord Jesus at heart.

Osea 1:1-11
1La parola dell’Eterno che fu rivolta a Osea, figliuolo di Beeri, ai giorni di Uzzia, di Jotham, d’Acaz, di Ezechia, re di Giuda, e ai giorni di Geroboamo, figliuolo di Joas, re d’Israele.2Quando l’Eterno cominciò a parlare a Osea, l’Eterno disse ad Osea: "Va’, prenditi per moglie una meretrice, e genera de’ figliuoli di prostituzione; perché il paese si prostituisce, abbandonando l’Eterno".3Ed egli andò e prese Gomer, figliuola di Diblaim: ed essa concepì, e gli partorì un figliuolo.4E l’Eterno gli disse: "Mettigli nome Jizreel; poiché ancora un po’ di tempo, e io punirò la casa di Jehu a motivo del sangue sparso a Jizreel e farò cessare il regno della casa d’Israele.5E in quel giorno avverrà che io spezzerò l’arco d’Israele nella valle d’Jizreel".6Ed essa concepì di nuovo, e partorì una figliuola. E l’Eterno disse ad Osea: "Mettile nome Lo-ruhama; perché io non avrò più compassione della casa d’Israele in guisa da perdonarla.7Ma avrò compassione della casa di Giuda; li salverò mediante l’Eterno, il loro Dio; non li salverò mediante arco, né spada, né battaglia, né cavalli, né cavalieri".8Or quand’ella ebbe divezzato Lo-ruhama, concepì e partorì un figliuolo.9E l’Eterno disse ad Osea: "Mettigli nome Lo-ammi; poiché voi non siete mio popolo, e io non son vostro".10Nondimeno, il numero de’ figliuoli d’Israele sarà come la rena del mare, che non si può misurare né contare; e avverrà che invece di dir loro, come si diceva: "Voi non siete mio popolo", sarà loro detto: "Siete figliuoli dell’Iddio vivente".11E i figliuoli di Giuda e i figliuoli d’Israele si aduneranno assieme, si daranno un capo unico, e saliranno fuor dal paese; poiché grande è il giorno di Jizreel.

The prophecy of Hosea, contemporary with Isaiah, takes us back to the times of the second Book of Kings, before the captivity of Israel and Judah. It is mainly addressed to the ten tribes (often called by the name of Ephraim, their head), who lapsed into idolatry more quickly than Judah. Defiled by their idols, unfaithful to the covenant with their God, Israel is represented by the impure woman the prophet is called upon to take for his wife. Even the names given to his children signify condemnation (cf. Isa. 8:1-4). Let us keep in mind that the expressions to commit whoredom", or "fornication", in these chapters means to turn away from God and to be joined to idols. Israel have themselves broken the links uniting them with the LORD. Nevertheless v. 10, quoted by Paul in Romans, teaches us that Israel's transgression has had an unexpected and marvellous result: believers "not of the Jews only, but also of the Gentiles" are henceforth called "children of the living God" (Rom. 9:24-26). This living God becomes a Father. The sentence "Lo-ammi" (not my people) pronounced on guilty Israel is followed by the call of a heavenly people, a family, enjoying with their God and Father an indissoluble relationship, which not even our sins can destroy (1 Peter 2:10).

Osea 2:1-17
1Dite ai vostri fratelli: "Ammi!" e alle vostre sorelle "Ruhama!"2Contendete con vostra madre, contendete! poich’essa non è mia moglie, né io son suo marito! Allontani dalla sua faccia le sue prostituzioni, e i suoi adulteri di fra le sue mammelle;3altrimenti, io la spoglierò nuda, la metterò com’era nel dì che nacque, la renderò simile a un deserto, la ridurrò come una terra arida, e la farò morir di sete.4E non avrò pietà de’ suoi figliuoli, perché son figliuoli di prostituzione;5giacché la madre loro s’è prostituita; colei che li ha concepiti ha fatto cose vergognose, poiché ha detto: "Andrò dietro ai miei amanti, che mi dànno il mio pane, la mia acqua, la mia lana, il mio lino, il mio olio e le mie bevande".6Perciò, ecco, io ti sbarrerò la via con delle spine; la circonderò d’un muro, sì che non troverà più i suoi sentieri.7E correrà dietro ai suoi amanti, ma non li raggiungerà; li cercherà, ma non li troverà. Allora dirà: "Tornerò al mio primo marito, perché allora stavo meglio di adesso".8Essa non ha riconosciuto ch’ero io che le davo il grano, il vino, l’olio, che le prodigavo l’argento e l’oro, di cui essi hanno fatto uso per Baal!9Perciò io riprenderò il mio grano a suo tempo, e il mio vino nella sua stagione; e le strapperò la mia lana e il mio lino, che servivano a coprire la sua nudità.10E ora scoprirò la sua vergogna agli occhi de’ suoi amanti, e nessuno la salverà dalla mia mano.11E farò cessare tutte le sue gioie, le sue feste, i suoi noviluni, e i suoi sabati, e tutte le sue solennità.12E devasterò le sue vigne e i suoi fichi, di cui diceva: "Sono il salario, che m’han dato i miei amanti"; e li ridurrò in un bosco, e le bestie della campagna li divoreranno.13E la punirò a motivo de’ giorni de’ Baali, quando offriva loro profumi, e s’adornava de’ suoi pendenti e de’ suoi gioielli e se n’andava dietro ai suoi amanti, e mi dimenticava, dice l’Eterno.14Perciò, ecco, io l’attrarrò, la condurrò nel deserto, e parlerò al suo cuore.15Di là le darò le sue vigne, e la valle d’Acor come porta di speranza; quivi ella mi risponderà come ai giorni della sua giovinezza, come ai giorni che uscì fuori dal paese d’Egitto.16E in quel giorno avverrà, dice l’Eterno, che tu mi chiamerai: "Marito mio!" e non mi chiamerai più: "Mio Baal!"17Io torrò via dalla sua bocca i nomi de’ Baali, ed il loro nome non sarà più mentovato.

Israel's case is indefensible (v. 2; cf. Isa. 1:18). After a series of crushing accusations, God pronounces the verdict on the unfaithfulness of His people. "Therefore . . . I will hedge up thy way" (v. 6); "Therefore will I. . . take away my corn . . ." (v. 9); "Therefore . . .", and an even more severe punishment might be expected. But what does v. 14 announce? "Therefore, behold, I will allure her, and bring her into the wilderness, and speak comfortably unto her". Incomparable grace of God! The sin of His people becomes an opportunity for Him to display His infinite mercy. Instead of turning away the ungrateful, guilty "wife", He takes her by the hand, and alone with her, speaks to her in such a way as to touch her heart. But why mention that sinister "Valley of Achor"? Was it not a reminder of the sin of Achan and its tragic consequences? (Joshua 7:26). Well. God has chosen it so as to make it henceforward "a door of hope" (cf. Isa. 65:10). Morally the same applies for us. The valley of trouble (meaning of Achor), the place where we have to do with God about our past sins, becomes "a door of hope". Thus God shows us that our enjoyment of fellowship with Him must begin with the confession of our sins.

Osea 2:18-23; Osea 3:1-5
18E in quel giorno io farò per loro un patto con le bestie de’ campi, con gli uccelli del cielo, e coi rettili del suolo; e spezzerò e allontanerò dal paese l’arco, la spada, la guerra, e farò ch’essi riposino al sicuro.19E io ti fidanzerò a me per l’eternità; ti fidanzerò a me in giustizia, in equità, in benignità e in compassioni.20Ti fidanzerò a me in fedeltà, e tu conoscerai l’Eterno.21E in quel giorno avverrà ch’io ti risponderò, dice l’Eterno: risponderò al cielo, ed esso risponderà alla terra;22e la terra risponderà al grano, al vino, all’olio, e questi risponderanno a Jizreel.23Io lo seminerò per me in questa terra, e avrò compassione di Lo-ruhama; e dirò a Lo-ammi: "Tu sei il popolo mio!" ed egli mi risponderà: "Mio Dio!"
1E l’Eterno mi disse: "Va’ ancora, e ama una donna amata da un amante e adultera, come l’Eterno ama i figliuoli d’Israele, i quali anch’essi si volgono ad altri dèi, e amano le schiacciate d’uva".2Io me la comprai dunque per quindici sicli d’argento, per un omer d’orzo e per un lethec d’orzo,3e le dissi: "Stattene per parecchio tempo aspettando me: non ti prostituire e non darti ad alcun uomo; e io farò lo stesso per te".4Poiché i figliuoli d’Israele staranno per parecchio tempo senza re, senza capo, senza sacrifizio e senza statua, senza efod e senza idoli domestici.5Poi i figliuoli d’Israele torneranno a cercare l’Eterno, il loro Dio, e Davide loro re, e ricorreranno tremanti all’Eterno e alla sua bontà, negli ultimi giorni.

In his own particular abrupt style, the prophet alternates, with no transition, between the description of Israel's tragic state and promises of restoration (vv. 18-23). God's grace will establish new links with His people. They will no longer be slaves, like this wife, whom Hosea bought back (Hosea 3:2); they will no longer say "my master", but "my husband" (Hosea 2:16). "I will betroth thee unto me", the LORD repeats three times so as to seal His engagement (vv. 19, 20). Like the ring on the finger of a young fiancée, this promise should have spoken to the heart of the poor people, to persuade them jealously to keep their affection for the LORD (cf. Jer. 2:2). Similarly, we think of the Church which should be entirely for Christ; "I have espoused you to one husband," says Paul to the Corinthians (2 Cor. 11:2); he also unfolds in Ephesians 5:25-27 what the Lord Jesus has done, what He is doing and what He will do for the Church.

The short prophecy of ch. 3 describes in a striking way the actual condition of the children of Israel: they now have neither a king nor worship (whether of idols or of the LORD, v. 4). Israel's house is empty, swept and garnished, ready for the fulfilment of Matthew 12:45. But afterwards will come their repentance and their re-establishment in divine blessing by the LORD's goodness (v. 5).

Osea 4:1-19
1Ascoltate la parola dell’Eterno, o figliuoli d’Israele; poiché l’Eterno ha una contestazione con gli abitanti del paese, poiché non v’è né verità, né misericordia, né conoscenza di Dio nel paese.2Si spergiura, si mentisce, si uccide, si ruba, si commette adulterio; si rompe ogni limite, sangue tocca sangue.3Per questo il paese sarà in lutto, tutti quelli che l’abitano languiranno, e con essi le bestie de’ campi e gli uccelli del cielo; perfino i pesci del mare scompariranno.4Pur nondimeno, nessuno contenda, nessuno rimproveri! poiché il tuo popolo è come quelli che contendono col sacerdote.5Perciò tu cadrai di giorno, e anche il profeta cadrà con te di notte; e io distruggerò tua madre.6Il mio popolo perisce per mancanza di conoscenza. Poiché tu hai sdegnata la conoscenza, anch’io sdegnerò d’averti per sacerdote; giacché tu hai dimenticata la legge del tuo Dio, anch’io dimenticherò i tuoi figliuoli.7Più si son moltiplicati, e più han peccato contro di me; io muterò la loro gloria in ignominia.8Si nutrono de’ peccati del mio popolo, e il loro cuore brama la sua iniquità.9E sarà del sacerdote quello che del popolo: io lo punirò per la sua condotta, e gli darò la retribuzione delle sue azioni.10Mangeranno, ma non saranno saziati; si prostituiranno, ma non moltiplicheranno, perché hanno disertato il servizio dell’Eterno.11Prostituzione, vino e mosto tolgono il senno.12Il mio popolo consulta il suo legno, e il suo bastone gli dà delle istruzioni; poiché lo spirito della prostituzione lo svia, egli si prostituisce, sottraendosi al suo Dio.13Sacrificano sulla sommità dei monti, offron profumi sui colli, sotto la quercia, il pioppo e il terebinto, perché l’ombra n’è buona; perciò le vostre figliuole si prostituiscono, e le vostre nuore commettono adulterio.14Io non punirò le vostre figliuole perché si prostituiscono, né le vostre nuore perché commettono adulterio; poiché essi stessi s’appartano con le meretrici, e sacrificano con donne impudiche; e il popolo, ch’è senza intelletto, corre alla rovina.15Se tu, o Israele, ti prostituisci, Giuda almeno non si renda colpevole! Non andate a Ghilgal, e non salite a Beth-aven, e non giurate dicendo: "Vive l’Eterno!"16Poiché Israele è restio come una giovenca restia, ora l’Eterno lo farà pascere come un agnello abbandonato al largo.17Efraim s’è congiunto con gli idoli; lascialo!18Quando han finito di sbevazzare si dànno alla prostituzione; i loro capi amano con passione l’ignominia.19Il vento si legherà Efraim alle proprie ali ed essi avranno vergogna dei loro sacrifizi.

Vv. 1, 2 remind us of Romans 3:9-19, a passage which refers not only to the Jews but to all men. However, Israel also has this to answer for, that they have had the "oracles of God", but have deliberately rejected their knowledge of them and have forgotten the Law (v. 6; Rom. 3:2). They have committed themselves to idols, becoming unfaithful to their God (v. 12). Christians, does not their attitude speak to us? There are a thousand ways and opportunities of disregarding the authority the Lord should have over our lives.

What will be the punishment this time for these wretched people? The most terrible that can be: rejection. Their condition is incurable, hopeless. God renounces His claim on them and declares, "I will also forget thy children" (v. 6), "I will not punish your daughters . . ." (v. 14) and further on, "Ephraim is joined to idols; let him alone" (v. 17). However, this appalling picture of the corruption of the ten tribes should at least serve as a warning to Judah. Gilgal and Bethel (the house of God), places associated with promise and blessing in Israel's history, are become centres of iniquity, capitals of profane religion. The LORD solemnly warns Judah not to go up to either (v. 15).

Osea 5:1-15
1Ascoltate questo, o sacerdoti! State attenti, voi della casa d’Israele! Porgete l’orecchio, voi della casa del re! Poiché contro di voi è il giudizio, perché siete stati un laccio a Mitspa, e una rete tesa sul Tabor.2Coi loro sacrifizi rendon più profonde le loro infedeltà, ma io li castigherò tutti.3Io conosco Efraim, e Israele non mi è occulto; perché ora, o Efraim, tu ti sei prostituito, e Israele s’è contaminato.4Le loro azioni non permetton loro di tornare al loro Dio; poiché lo spirito di prostituzione è in loro, e non conoscono l’Eterno.5Ma l’orgoglio d’Israele testimonia contro di lui, e Israele ed Efraim cadranno per la loro iniquità; e Giuda pure cadrà con essi.6Andranno coi loro greggi e con le loro mandre in cerca dell’Eterno, ma non lo troveranno; egli s’è ritirato da loro.7Hanno agito perfidamente contro l’Eterno, poiché han generato dei figliuoli bastardi; ora basterà un mese a divorarli coi loro beni.8Sonate il corno in Ghibea, sonate la tromba in Rama! Date l’allarme a Beth-aven! Alle tue spalle, o Beniamino!9Efraim sarà desolato nel giorno del castigo; io annunzio fra le tribù d’Israele una cosa certa.10I capi di Giuda son come quelli che spostano i termini; io riverserò la mia ira su loro come acqua.11Efraim è oppresso, schiacciato nel suo diritto, perché ha seguito i precetti che più gli piacevano;12perciò io sono per Efraim come una tignuola, e per la casa di Giuda come un tarlo.13Quando Efraim ha veduto il suo male e Giuda la sua piaga, Efraim è andato verso l’Assiria, ed ha mandato dei messi a un re che lo difendesse; ma questi non potrà risanarvi, né vi guarirà della vostra piaga.14Poiché io sarò per Efraim come un leone, e per la casa di Giuda come un leoncello; io, io sbranerò e me ne andrò; porterò via, e non vi sarà chi salvi.15Io me n’andrò e tornerò al mio luogo, finch’essi non si riconoscan colpevoli, e cercan la mia faccia; quando saranno nell’angoscia, ricorreranno a me.

The prophet speaks particularly to Israel's leaders: the priests and the house of the king. Those who ought to have set an example have become a snare to the people (v. 1). The result is terrible: "They have plunged themselves in the corruption of apostasy" (v. 2, JND trans.). In Hosea 4:15 the LORD had entreated Judah not to imitate Ephraim. In vain! Immediately after announcing the fall of the latter, v. 5 adds, "Judah also shall fall with them". What self-will and what pride on the part of these wretched Israelites! "They will not frame their doings to return unto their God" (v. 4). Moreover, as if nothing had happened, they draw near to the LORD with sacrifices. But they do not find Him (v. 6), for it is an insult to God to claim to fulfil religious service without the question of sins first being put right with Him. Ephraim discovers his sickness (v. 13). But instead of consulting the Great Physician, confessing his guilt (v. 15), he turns to Assyria. This is how many people act. When their conscience makes them ill at ease, rather than humbling themselves before God, they go and seek help and distraction in a world that is unable to cure them.

Osea 6:1-11
1E diranno: "Venite, torniamo all’Eterno perch’egli ha lacerato, ma ci risanerà; ha percosso, ma ci fascerà.2In due giorni ci ridarà la vita; il terzo giorno ci rimetterà in piedi, e noi vivremo alla sua presenza.3Conosciamo l’Eterno, sforziamoci di conoscerlo! Il suo levarsi è certo, come quello dell’aurora; egli verrà a noi come la pioggia, come la pioggia di primavera che annaffia la terra".4Che ti farò, o Efraim? Che ti farò o Giuda? La vostra pietà è come una nuvola mattutina, come la rugiada che di buon’ora scompare.5Per questo li taglio colla scura dei profeti, li uccido con le parole della mia bocca, e il mio giudizio verrà fuori come la luce.6Poiché io amo la pietà e non i sacrifizi, e la conoscenza di Dio anziché gli olocausti.7Ma essi, come Adamo, han trasgredito il patto, si son condotti perfidamente verso di me.8Galaad è una città d’operatori d’iniquità, e coperta d’orme di sangue.9Come una banda di briganti aspetta la gente, così fa la congrega de’ sacerdoti: assassinano sulla via di Sichem, commettono scelleratezze.10Nella casa d’Israele ho visto cose orribili: là è la prostituzione d’Efraim! là Israele si contamina.11A te pure, o Giuda, una mèsse è assegnata, quando io ricondurrò dalla cattività il mio popolo.

Hosea has just explained what God is waiting for before healing Israel: ". . . till they acknowledge their offence" (Hosea 5:15). It is touching to see the prophet, just afterwards, take the people by the hand as it were and say to them, "Come, and let us return unto the LORD . . . He who has smitten us will bind up our wounds." A shepherd once explained how he had to break the leg of a restless sheep, so as to make it depend on him and so by his care attach it to himself. V. 4 again describes the moral condition of the people . . . and, alas, that of many Christians. How many who have once experienced a conversion full of promise could now have this rebuke addressed to them, ". . . your goodness is as a morning cloud, and as the early dew it goeth away" (v. 4; Rev. 2:4). Oh, that despite those contacts with the world which sap our strength, the Lord might maintain in our hearts our first love for Himself! In vain do Ephraim and Judah bring flocks and herds for sacrifice (Hosea 5:6). The LORD answers them, "I desired mercy, and not sacrifice" (v. 6, quoted by the Lord on two occasions when addressing the Pharisees: Matt. 9:13; Matt. 12:7). Love for Christ and love for our neighbour which flows from it is the only motive God recognises for whatever service we may undertake (1 Cor. 13:1-3).

Osea 7:1-16
1Quand’ho voluto guarire Israele, allora s’è scoperta l’iniquità d’Efraim e la malvagità di Samaria; poiché praticano la falsità; il ladro entra, e i briganti scorrazzano fuori.2E non dicono in cuor loro che io tengo a mente tutta la loro malvagità. Ora le loro azioni li circondano; esse stanno davanti alla mia faccia.3Essi rallegrano il re con la loro malvagità, e i capi con le loro menzogne.4Sono tutti degli adulteri; sono come un forno scaldato dal fornaio, che cessa d’attizzare il fuoco dacché ha intriso la pasta finché sia lievitata.5Nel giorno del nostro re, i capi si rendon malati a forza di scaldarsi col vino; il re stende la mano ai giullari.6Nelle loro insidie, essi rendono il cuor loro simile ad un forno; il loro fornaio dorme tutta la notte, e la mattina il forno arde come un fuoco divampante.7Tutti sono ardenti come un forno, e divorano i loro reggitori; tutti i loro re cadono, non ve n’è uno fra loro che gridi a me.8Efraim si mescola coi popoli, Efraim è una focaccia non rivoltata.9Degli stranieri divorano la sua forza, ed egli non vi pon mente; dei capelli bianche gli appaiono qua e là sul capo, ed egli non vi pon mente.10L’orgoglio d’Israele testimonia contro di lui, ma essi non tornano all’Eterno, al loro Dio, e non lo cercano, nonostante tutto questo.11Efraim è come una colomba stupida e senza giudizio; essi invocano l’Egitto, vanno in Assiria.12Mentre andranno, io stenderò su loro la mia rete; ve li farò cascare, come gli uccelli del cielo; li castigherò, com’è stato annunziato alla loro raunanza.13Guai a loro, perché si sono sviati da me! Ruina su loro perché mi si son ribellati! Io li redimerei, ma essi dicon menzogne contro di me.14Essi non gridano a me col cuor loro, ma si lamentano sui loro letti; si radunano ansiosi per il grano ed il vino, e si ribellano a me!15Io li ho educati, ho fortificato le loro braccia ma essi macchinano del male contro di me.16Essi tornano, ma non all’Altissimo; sono diventati come un arco fallace; i loro capi cadranno per la spada, a motivo della rabbia della lor lingua; nel paese d’Egitto si faran beffe di loro.

"I would have healed Israel" (v. 1). "I would redeem them . . ." (v. 13 JND trans.). The Lord's desire is the same towards you, if you are not yet converted. But His desire must be reciprocated (John 5:6). Later on, the Lord Jesus would say the same thing to Jerusalem: ". . . I would have gathered thy children . . . and ye would not" (Luke 13:34).

We have already considered the wretched condition of Israel, portrayed by an adulterous woman (Hosea 2) and by an obstinate heifer (Hosea 4:16). Here they are compared in turn to a mass of leavened dough (v. 4), to a cake baked on one side only (v. 8), to a silly dove (v. 11), to a faulty bow (v. 16). The LORD, speaking ironically, puts His mark on both their pride and their lack of intelligence. Contact with foreign nations has had the effect of exhausting Ephraim's strength. "Grey hairs" (v. 9) are a sign that energy is failing, "yet he knoweth not". Let us recognise that, so far as we are concerned, fraternising with the world in whatever form breaks a Christian's communion with the Lord and takes away, without his being aware of it, all his spiritual energy. The example of Samson confirms this in a most solemn way (Judges 16: 19, 20).

Osea 8:1-14
1Imbocca il corno! Come un’aquila, piomba il nemico sulla casa dell’Eterno, perché han violato il mio patto, han trasgredito la mia legge.2Essi grideranno a me: "Mio Dio, noi d’Israele ti conosciamo!…"3Israele ha in avversione il bene; il nemico lo inseguirà.4Si son stabiliti dei re, senz’ordine mio; si sono eletti dei capi a mia insaputa; si son fatti, col loro argento e col loro oro, degl’idoli destinati ad esser distrutti.5Il tuo vitello, o Samaria è un’abominazione. La mia ira è accesa contro di loro; Quanto tempo passerà prima che possano essere assolti?6Poiché vien da Israele anche questo vitello; un operaio l’ha fatto, e non è un dio; e infatti il vitello di Samaria sarà ridotto in frantumi.7Poiché costoro seminano vento, e mieteranno tempesta; la semenza non farà stelo, i germogli non daranno farina; e, se ne facessero, gli stranieri la divorerebbero.8Israele è divorato; essi son diventati, fra le nazioni, come un vaso di cui non si fa caso.9Poiché son saliti in Assiria, come un onàgro cui piace appartarsi; Efraim coi suoi doni s’è procurato degli amanti.10Benché spandano i loro doni fra le nazioni, ora io li radunerò, e cominceranno a decrescere sotto il peso del re dei principi.11Efraim ha moltiplicato gli altari per peccare, e gli altari lo faran cadere in peccato.12Scrivessi pur per lui le mie leggi a miriadi, sarebbero considerate come cosa che non lo concerne.13Quanto ai sacrifizi che m’offrono, immolano carne e la mangiano; l’Eterno non li gradisce. Ora l’Eterno si ricorderà della loro iniquità, e punirà i loro peccati; essi torneranno in Egitto.14Israele ha dimenticato colui che li ha fatti, e ha edificato palazzi, e Giuda ha moltiplicato le città fortificate; ma io manderò il fuoco nelle loro città, ed esso divorerà i loro castelli.

Heralded by a trumpet blast, judgments are about to be poured out on the guilty nation (cf. Matt. 24:28, 31; Rev. 8:6 . . .). Those who would protest loudly, "My God, we know thee" (v. 2) will evoke this implacable reply, "I tell you, I know you not . . ." (Luke 13:27). Matthew 7:21 cites those false Christians who cry "Lord, Lord!" without ever having paid heed to the divine will. In this way vv. 2-4 stress the contradiction between the expression "My God" and the spirit of total independence shown by the nation. Whereas once it was God who appointed the kings and laid down the procedures for the temple worship, now Israel had themselves chosen their kings and established the basis for an idolatrous religion (vv. 4, 5, 11; 1 Kings 12:20, 28-33). In Christendom today, everyone thinks he is able to choose his system of worship, and in the sects and churches there is that which will satisfy every point of view.

The children of Israel will be "a vessel wherein is no pleasure" (v. 8; Isa. 30:14). "The LORD accepteth them not" (v. 13). May each one of us be "a vessel unto honour, sanctified, and meet for the master's use, and prepared unto every good work." But let us not forget the obligation of "everyone that nameth the name of Christ" (2 Tim. 2:19-22).

Osea 9:1-17
1Non ti rallegrare, o Israele, fino all’esultanza, come i popoli; poiché ti sei prostituito, abbandonando il tuo Dio; hai amato il salario della prostituzione sopra tutte le aie da frumento!2L’aia e lo strettoio non li nutriranno, e il mosto deluderà la loro speranza.3Essi non dimoreranno nel paese dell’Eterno, ma Efraim tornerà in Egitto, e, in Assiria, mangeranno cibi impuri.4Non faranno più libazioni di vino all’Eterno, e i loro sacrifizi non gli saranno accetti; saran per essi come un cibo di lutto; chiunque ne mangerà sarà contaminato; poiché il loro pane sarà per loro; non entrerà nella casa dell’Eterno.5Che farete nei giorni delle solennità, e nei giorni di festa dell’Eterno?6Poiché, ecco, essi se ne vanno a motivo della devastazione; l’Egitto li raccoglierà, Memfi li seppellirà; le loro cose preziose, comprate con danaro, le possederanno le ortiche; le spine cresceranno nelle loro tende.7I giorni della punizione vengono; vengono i giorno della retribuzione; Israele lo saprà! Il profeta è fuor de’ sensi, l’uomo ispirato è in delirio, a motivo della grandezza della tua iniquità e della grandezza della tua ostilità:8Efraim sta alla vedetta contro il mio Dio; il profeta trova un laccio d’uccellatore su tutte le sue vie, e ostilità nella casa del suo Dio.9Essi si sono profondamente corrotti come ai giorni di Ghibea! L’Eterno si ricorderà della loro iniquità, punirà i loro peccati.10Io trovai Israele come delle uve nel deserto; vidi i vostri padri come i fichi primaticci d’un fico che frutta la prima volta; ma, non appena giunsero a Baal-peor, si appartarono per darsi all’ignominia degl’idoli, e divennero abominevoli come la cosa che amavano.11La gloria d’Efraim volerà via come un uccello; non più nascita, non più gravidanza, non più concepimento!12Se pure allevano i loro figliuoli, io li priverò d’essi, in guisa che non rimanga loro alcun uomo; sì, guai ad essi quando m’allontanerò da loro!13Efraim, quand’io lo vedo stendendo lo sguardo fino a Tiro, è piantato in luogo gradevole; ma Efraim dovrà menare i suoi figliuoli a colui che li ucciderà.14Da’ loro, o Eterno!… che darai tu loro?… Da’ loro un seno che abortisce e delle mammelle asciutte.15Tutta la loro malvagità è a Ghilgal; quivi li ho presi in odio. Per la malvagità delle loro azioni io li caccerò dalla mia casa; non li amerò più; tutti i loro capi sono ribelli.16Efraim è colpito, la sua radice è seccata; essi non faranno più frutto; anche se generassero, io farei morire i cari frutti delle loro viscere.17Il mio Dio li rigetterà, perché non gli han dato ascolto; ed essi andranno errando fra le nazioni.

The historical events corresponding to these prophecies are related in 2 Kings 15:8 - 17:18. The last kings of Israel had thought it good politics to lean alternately on Egypt and on Assyria (v. 3; cf. Hosea 7:11-12; 2 Kings 17:4). This was precisely their undoing. For their part, those who escaped from Jerusalem and from Judah sought refuge in Egypt (at Noph or Memphis) rather than "dwell in the LORD's land", as Jeremiah enjoined them (v. 6; cf. v. 3; Jer. 42:10, 19). Alas! are we not like them? How often, when confronted with a difficulty, we seek man's help rather than the Lord's (Ps. 60:11). Ephraim would be denied offspring, would remain sterile and without fruit for God, like the fig tree which the Lord cursed (v. 16; Mark 11:12-14). This prophecy was fulfilled by the dispersion of the ten tribes, which will last until their re-establishment for the one thousand year reign of Christ. As to those properly called Jews (Judah and Benjamin), their fate since the rejection of the Messiah is to be "wanderers among the nations" (v. 17; Deut. 28:64-65). Not having known the time of their "visitation" in grace (Luke 19:44), they must be visited by judgment (v. 7).

Osea 10:1-15
1Israele era una vigna lussureggiante, che dava frutto in abbondanza; più abbondava il suo frutto, più moltiplicava gli altari; più bello era il suo paese, più belle faceva le sue statue.2Il loro cuore è ingannatore; ora ne porteranno la pena; egli abbatterà i loro altari, distruggerà le loro statue.3Sì, allora diranno: "Non abbiamo più re, perché non abbiam temuto l’Eterno; e il re che potrebbe fare per noi?"4Essi dicon delle parole, giurano il falso, fermano patti; perciò il castigo germoglia, com’erba venefica nei solchi dei campi.5Gli abitanti di Samaria trepideranno per le vitelle di Beth-aven; sì, il popolo farà cordoglio per l’idolo, e i suoi sacerdoti tremeranno per esso, per la sua gloria, perch’ella si dipartirà da lui.6E l’idolo stesso sarà portato in Assiria, come un dono al re difensore; la vergogna s’impadronirà d’Efraim, e Israele sarà coperto d’onta per i suoi disegni.7Quanto a Samaria, il suo re sarà annientato, come schiuma sull’acqua.8Gli alti luoghi di Aven, peccato d’Israele, saran pure distrutti. Le spine e i rovi cresceranno sui loro altari; ed essi diranno ai monti: "Copriteci!" e ai colli: "Cadeteci addosso!"9Fin dai giorni Ghibea tu hai peccato, o Israele! Quivi essi resistettero, perché la guerra, mossa ai figliuoli d’iniquità, non li colpisse in Ghibea.10Io li castigherò a mio talento; e i popoli s’aduneranno contro di loro, quando saran legati alle loro due iniquità.11Efraim è una giovenca bene ammaestrata, che ama trebbiare; ma io passerò il mio giogo sul suo bel collo; attaccherò Efraim al carro, Giuda arerà, Giacobbe erpicherà.12Seminate secondo la giustizia, mietete secondo la misericordia, dissodatevi un campo nuovo! Poiché è tempo di cercare l’Eterno, finch’egli non venga, e non spanda su voi la pioggia della giustizia.13Voi avete arata la malvagità, avete mietuto l’iniquità, avete mangiato il frutto della menzogna; poiché tu hai confidato nelle tue vie, nella moltitudine de’ tuoi prodi.14Perciò un tumulto si leverà fra il tuo popolo, e tutte le tue fortezze saranno distrutte, come Salman distrusse Beth-arbel, il dì della battaglia, quando la madre fu schiacciata coi figliuoli.15Così vi farà Bethel, a motivo della vostra immensa malvagità. All’alba, il re d’Israele sarà perduto senza rimedio.

Their bread is described in Hosea 9:4 as "bread for their soul". "Israel . . . bringeth forth fruit unto himself," echoes our v. 1. Dear friends, what use do we make of that which the Lord has been able to entrust to us: strength, intelligence, memory, leisure, material goods . . .? Are they for His service or for the satisfaction of our own desires?

Vv. 5-8 comment in a caustic tone on the disappearance of the golden calf from Bethel (here called Beth-aven), the turmoil among the idolatrous priests and also the people, then the destruction of Samaria and the fate of its last king, whose name "Hoshea" corresponds to that of the prophet. But besides, we find here an allusion to Israel's distress when passing through the terrible final tribulation. The Lord, on His way to the cross, would quote the end of v. 8 to the daughters of Jerusalem (Luke 23:30), "The days will come . . .". Ah! Was there not still time to sow in righteousness so as to reap a harvest according to godliness, to dig a new patch of ground, to begin a new life – the product of a new birth? V. 12 is solemnly addressed to all those who put off the question of their salvation to a later date: "It is time to seek the LORD." Tomorrow you may not have the opportunity (Isa. 55:6-7).

Osea 11:1-12
1Quando Israele era fanciullo, io l’amai, e fin dall’Egitto, chiamai il mio figliuolo.2Egli è stato chiamato, ma s’è allontanato da chi lo chiamava; hanno sacrificato ai Baali, hanno offerto profumi a immagini scolpite!3Son io che insegnai ad Efraim a camminare, sorreggendolo per le braccia; ma essi non hanno riconosciuto ch’io cercavo di guarirli.4Io li attiravo con corde umane, con legami d’amore; ero per loro come chi sollevasse il giogo d’in su le loro mascelle, e porgevo loro dolcemente da mangiare.5Israele non tornerà nel paese d’Egitto; ma l’Assiro sarà il suo re, perché han rifiutato di convertirsi.6E la spada sarà brandita contro alle sue città, ne spezzerà le sbarre, ne divorerà gli abitanti, a motivo de’ loro disegni.7Il mio popolo persiste a sviarsi da me; lo s’invita a guardare in alto, ma nessun d’essi alza lo sguardo.8…Come farei a lasciarti, o Efraim? come farei a darti in mano altrui, o Israele? a renderti simile ad Adma? a ridurti allo stato di Tseboim? Il mio cuore si commuove tutto dentro di me, tutte le mie compassioni s’accendono.9Io non sfogherò l’ardente mia ira, non distruggerò Efraim di nuovo, perché sono Dio, e non un uomo, sono il Santo in mezzo a te, e non verrò nel mio furore.10Essi seguiranno l’Eterno, che ruggirà come un leone, perch’egli ruggirà, e i figliuoli accorreranno in fretta dall’occidente.11Accorreranno in fretta dall’Egitto come uccelli, e dal paese d’Assiria come colombe; e io li farò abitare nelle loro case, dice l’Eterno.12(H12-1) Efraim mi circonda di menzogne, e la casa d’Israele, di frode. Giuda pure è sempre ancora incostante di fronte a Dio, di fronte al Santo fedele.

V. 1 is quoted in Matthew 2:15 on the occasion of the flight into Egypt of the infant Jesus. Israel having failed entirely, God brings in His Son in their place (cf. Isa. 49:3). He is to begin the nation's history over again, this time entirely to the glory of God.

Having thus mysteriously marked out the One who will fulfil His thoughts of grace and salvation, God can allow His heart to speak freely. The punishment He has been obliged to execute has been still more painful for Himself than for the nation. His fatherly compassion have been awakened towards the wayward child. He recalls how He had taught Ephraim to walk, "taking them by their arms," giving them dainty food (Hosea 2:8). He had delivered them from bondage and bound them to Himself, but with cords of love. How sad it is to see Ephraim at the same time unaware of their moral ruin (Hosea 7:9) and of the care exercised by divine love. "They knew not that I healed them" (v. 3).

You, friend, who have perhaps strayed away from the Lord for quite a long while, should realise that all this time He has been working to restore you. His mercy is the answer to your misery. Does it not touch your heart? Let Him draw you and bring you back by the cords of His love.

Osea 12:1-14
1(H12-2) Efraim si pasce di vento e va dietro al vento d’oriente; ogni giorno moltiplica le menzogna e le violenze; fa alleanza con l’Assiria, e porta dell’olio in Egitto.2(H12-3) L’Eterno è anche in lite con Giuda, e punirà Giacobbe per la sua condotta, gli renderà secondo le sue opere.3(H12-4) Nel seno materno egli prese il fratello per il calcagno, e, nel suo vigore, lottò con Dio;4(H12-5) lottò con l’angelo, e restò vincitore; egli pianse e lo supplicò. A Bethel lo trovò, e quivi egli parlò con noi.5(H12-6) Or l’Eterno è l’Iddio degli eserciti; il suo nome è l’Eterno6(H12-7) Tu, dunque, torna al tuo Dio, pratica la misericordia e la giustizia, e spera sempre nel tuo Dio.7(H12-8) Efraim è un Cananeo che tiene in mano bilance false; egli ama estorcere.8(H12-9) Efraim dice: "E’ vero, io mi sono arricchito, mi sono acquistato de’ beni; però, in tutti i frutti delle mie fatiche non si troverà alcuna mia iniquità, alcunché di peccaminoso".9(H12-10) Ma io sono l’Eterno, il tuo Dio, fin dal paese d’Egitto: io ti farò ancora abitare in tende, come nei giorni di solennità.10(H12-11) Ed ho parlato hai profeti, ho moltiplicato le visioni, e per mezzo de’ profeti ha proposto parabole.11(H12-12) Se Galaad è vanità, sarà ridotto in nulla. A Ghilgal immolano buoi; così i loro altari saran come mucchi di pietre sui solchi dei campi.12(H12-13) Giacobbe fuggì nella pianura d’Aram, e Israele servì per una moglie, e per una moglie si fe’ guardiano di greggi.13(H12-14) Mediante un profeta, l’Eterno trasse Israele fuori d’Egitto; e Israele fu custodito da un profeta.14(H12-15) Efraim ha provocato amaramente il suo Signore; perciò questi gli farà ricadere addosso il sangue che ha versato; e farà tornare su lui i suoi obbrobri.

Ephraim is in the same frame of mind as we later find the church at Laodicea. He expresses the same self-satisfaction, "I am become rich . . ." (v. 8; Rev. 3:17). But God does not take account of outward prosperity. Morally these people are wretched, miserable, poor, blind and naked, just as professing Christendom is today in God's eyes. By his lies, his deceit, his worldliness and his confidence in man, Ephraim has done everything to arouse the anger of the LORD, who will return "his reproach unto him" (v. 14: Deut. 28:37). Nevertheless, to show that the way of repentance is still open, God uses the history of Jacob, who was a cunning deceiver and supplanted his brother. But the patriarch had one day come face to face with God at Peniel, wrestled with Him and triumphed, not "by his strength" but by his tears and supplications. Later on, at Bethel, having purified his household, he had learnt to know Him by His name of Almighty God (Gen. 32:24 . . .; Gen. 35). What Jacob did in crying to the Lord, humbling himself, getting rid of strange gods, is just what Ephraim has not done. It is what we must not fail to do, taking for ourselves v. 6, "Turn thou to thy God; keep mercy and judgment, and wait on thy God continually" (cf. Isa. 31:6).

Osea 13:1-16
1Quando Efraim parlava, era uno spavento; egli s’era innalzato in Israele, ma, quando si rese colpevole col servire a Baal, morì.2E ora continuano a peccare, si fanno col loro argento delle immagini fuse, degl’idoli di loro invenzione, che son tutti opera d’artefici. E di loro si dice: "Scannano uomini, baciano vitelli!"3Perciò saranno come la nuvola mattutina, come la rugiada che di buon’ora scompare, come la pula che il vento porta via dall’aia, come il fumo ch’esce dalla finestra.4Eppure, io sono l’Eterno, il tuo Dio, fin dal paese d’Egitto; e tu non devi riconoscere altro Dio fuori di me, e fuori di me non c’è altro salvatore.5Io ti conobbi nel deserto, nel paese della grande aridità.6Quando aveano pastura, si saziavano; quand’erano sazi, il loro cuore s’inorgogliva; perciò mi dimenticarono.7Ond’è ch’io son diventato per loro come un leone; e li spierò sulla strada come un leopardo;8li affronterò come un’orsa privata de’ suoi piccini, e sbranerò loro l’involucro del cuore; li divorerò come una leonessa, le belve de’ campi li squarceranno.9E’ la tua perdizione, o Israele, l’esser contro di me, contro il tuo aiuto.10Dov’è dunque il tuo re? Ti salvi egli in tutte le tue città! E dove sono i tuoi giudici, de’ quali dicevi: "Dammi un re e dei capi!"11Io ti do un re nella mia ira, e te lo ripiglio nel mio furore.12L’iniquità di Efraim è legata in fascio, il suo peccato è tenuto in serbo.13Dolori di donna di parto verranno per lui; egli è un figliuolo non savio; poiché, quand’è giunto il momento, non si presenta per nascere.14Io li riscatterei dal potere del soggiorno de’ morti, li redimerei dalla morte; sarei la tua peste, o morte, sarei la tua distruzione, o soggiorno de’ morti; ma il lor pentimento è nascosto agli occhi miei!15Sia egli pur fertile tra i suoi fratelli, il vento d’oriente verrà, il vento dell’Eterno, che sale dal deserto; e le sue sorgenti saranno essiccate, e le sue fonti, prosciugate. Il nemico porterà via il tesoro de’ suoi oggetti preziosi.16Samaria sarà punita della sua colpa, perché si è ribellata al suo Dio. Cadranno per la spada; i loro bambini saranno schiacciati, le loro donne incinte saranno sventrate.

Nothing more touching is spoken by God than this series of rebukes, of tender utterances and of invitations to return to happier times. But all has been in vain: God has had to pass judgment and to resort to His sovereign grace, which will lead Israel to repentance and to Himself "There is no saviour beside me," says the LORD. Ephraim will have to be convinced of it after having waited in vain for deliverance by the hand of their kings and of their judges (v. 10). "Neither is there salvation in any other," confirms Acts 4:12, speaking of the Name of Jesus.

God had known His people in the wilderness. There Israel went after Him in a land that was not sown (v. 5; Jer. 2:2). As one has said, so long as there was only God and the sand, they had no option but to count on the LORD step by step, whilst prosperity and plenty contributed later to their guilty estrangement (v. 6; Deut. 32:15, 18). Alas! This is so often the case in the life of the Christian. As soon as he feels that he need no longer count on the Lord for his daily needs, he is in danger of becoming proud and of forgetting the God on whom he depends.

1 Corinthians 15:55 echoes the shout of victory found in v. 14. Besides the promise about Israel's final deliverance, the Spirit lifts our gaze towards resurrection and the One who has conquered death.

Osea 14:1-9
1O Israele, torna all’Eterno, al tuo Dio! poiché tu sei caduto per la tua iniquità.2Prendete con voi delle parole, e tornate all’Eterno! Ditegli: "Perdona tutta l’iniquità, e accetta questo bene; e noi t’offriremo, invece di giovenchi, l’offerta di lode delle nostre labbra.3L’Assiria non ci salverà, noi non monteremo più su cavalli, e non diremo più Dio nostro all’opera delle nostre mani; poiché presso di te l’orfano trova misericordia".4Io guarirò la loro infedeltà, io li amerò di cuore, poiché la mia ira s’è stornata da loro.5Io sarò per Israele come la rugiada; egli fiorirà come il giglio, e spanderà le sue radici come il Libano.6I suoi rami si stenderanno; la sua bellezza sarà come quella dell’ulivo, e la sua fragranza, come quella del Libano.7Quelli che abiteranno alla sua ombra faranno di nuovo crescere il grano, e fioriranno come la vite; saranno famosi come il vino del Libano.8Efraim potrà dire: "Che cosa ho io più da fare con gl’idoli?" Io lo esaudirò, e veglierò su lui; io, che sono come un verdeggiante cipresso; da me verrà il tuo frutto.9Chi è savio ponga mente a queste parole! Chi è intelligente le riconosca! Poiché le vie dell’Eterno sono rette; i giusti cammineranno per esse, ma i trasgressori vi cadranno.

A marvellous dialogue now takes place to conclude the long debate between the LORD and His people. The Spirit puts words of repentance into Israel's mouth (vv. 2, 3). God, who waits to see the first steps on the road of return (cf. Luke 15:20), at once promises, "I will heal their backsliding" (v. 4). To backslide from the Lord is indeed the most serious of diseases; it affects the soul. "I will love them freely," adds the LORD. His affections will be able to find unhindered expression in the richest of blessings (vv. 5-7). And how will Ephraim answer? By repudiating all involvement with idols (v. 8). The love of his God will henceforth satisfy him. Is our relationship with the Lord Jesus on this footing?
"Love so amazing, so divine,
Demands my soul, my life, my all."

If we abide in His love, He will take pleasure in making us fruitful (v. 8 end; John 15:8-10).

So ends this prophecy of Hosea, whose very name was a promise, since it means deliverance. If we have been able to recognise ourselves more than once in the features of Ephraim, let us take to ourselves the solemn warnings he receives. "Who is wise . . .?" It is the one who, in every age, understands the mind of God and walks in His ways (v. 9).

Gioele 1:1-20
1La parola dell’Eterno che fu rivolta a Gioele, figliuolo di Pethuel.2Udite questo, o vecchi! Porgete orecchio, voi tutti abitanti del paese! Avvenne egli mai simil cosa ai giorni vostri o ai giorni de’ vostri padri?3Raccontatelo ai vostri figliuoli, e i vostri figliuoli ai loro figliuoli, e i loro figliuoli all’altra generazione!4L’avanzo lasciato dal bruco l’ha mangiato il grillo; l’avanzo lasciato dal grillo l’ha mangiato la cavalletta; l’avanzo lasciato dalla cavalletta l’ha mangiato la locusta.5Destatevi, ubriachi, e piangete! Urlate voi tutti, bevitori di vino, poiché il mosto v’è tolto di bocca!6Un popolo forte e senza numero è salito contro al mio paese. I suoi denti son denti di leone, e ha mascellari da leonessa.7Ha devastato la mia vigna, ha ridotto in minuti pezzi i miei fichi, li ha del tutto scorzati, e lasciati là, coi rami tutti bianchi.8Laméntati come vergine cinta di sacco che piange lo sposo della sua giovinezza!9Offerta e libazione sono scomparsi dalla casa dell’Eterno; i sacerdoti, ministri dell’Eterno, fanno cordoglio.10La campagna è devastata, il suolo fa cordoglio, perché il frumento è distrutto, il mosto è seccato, e l’olio languisce.11Siate confusi, o agricoltori, urlate, o vignaiuoli, a motivo del frumento e dell’orzo, perché il raccolto dei campi è perduto.12La vite è secca, il fico languisce; il melagrano, la palma, il melo, tutti gli alberi della campagna son secchi; la gioia è venuta meno tra i figliuoli degli uomini.13Cingetevi di sacchi e fate cordoglio, o sacerdoti! Urlate, voi ministri dell’altare! Venite, passate la notte vestiti di sacchi, o ministri del mio Dio! poiché l’offerta e la libazione sono scomparse dalla casa del vostro Dio.14Bandite un digiuno, convocate una solenne raunanza! Radunate gli anziani, tutti gli abitanti del paese, nella casa dell’Eterno, del vostro Dio, e gridate all’Eterno!15Ahi, che giorno! Poiché il giorno dell’Eterno è vicino, e verrà come una devastazione mandata dall’Onnipotente.16Il nutrimento non ci è esso tolto sotto i nostri occhi? La gioia e l’esultanza non son esse scomparse dalla casa del nostro Dio?17I semi marciscono sotto le zolle, i depositi son vuoti, i granai cadranno in rovina, perché il grano è perito per la siccità.18Oh come geme il bestiame! Gli armenti son costernati, perché non c’è pastura per loro; i greggi di pecore patiscono anch’essi.19A te, o Eterno, io grido, perché un fuoco ha divorato i pascoli del deserto, e una fiamma ha divampato tutti gli alberi della campagna.20Anche le bestie dei campi anelano a te, perché i rivi d’acqua sono seccati, e un fuoco ha divorato i pascoli del deserto.

The Day of the LORD would be an appropriate title for Joel's prophecy. Evidently it does not refer to a day of 24 hours, but to a period still in the future when the will of God will be accomplished on earth as it is in heaven Matthew 6:10). Ever since the fall, man, led by his passions, has not ceased to do whatever pleases himself. We could say then that we are living in man's day. That is why, when the Lord intervenes to impose His will, it must be first of all by blows which will break man's pride. Morally in the lives of each one of us, the day of the Lord dawns at the moment when we recognise His full authority over us.

In contrast to Hosea, a prophet of Israel, Joel's message is for Judah. He uses the opportunity presented by a series of calamities, namely the successive devastation of the country by different types of locust. Few sights are as impressive as an invasion by migratory locusts in the East. Think of this prodigious army of billions of insects descending on a fertile country and in no time reducing it to a desert!

From this disaster which occurred in his lifetime, Joel turns to a scourge still in the future: the invasion by the Assyrian.

Gioele 2:1-17
1Sonate la tromba in Sion! Date l’allarme sul monte mio santo! Tremino tutti gli abitanti del paese, perché il giorno dell’Eterno viene, perch’è vicino,2giorno di tenebre, di densa oscurità, giorno di nubi, di fitta nebbia! Come l’alba si spande sui monti, viene un popolo numeroso e potente, quale non si vide mai prima, né mai più si vedrà poi negli anni delle età più remote.3Davanti a lui un fuoco divora, e dietro a lui divampa una fiamma; prima di lui, il paese era come un giardino d’Eden; dopo di lui, è un desolato deserto; nulla gli sfugge.4A vederli, paion cavalli, e corron come de’ cavalieri.5Si fa come uno strepito di carri, quando saltano sulle vette de’ monti; fanno un crepitìo di fiamma che divora la stoppia; son come un popolo poderoso, schierato in battaglia.6Davanti a loro i popoli sono in angoscia, ogni volto impallidisce.7Corrono come uomini prodi, dànno la scalata alle mura come gente di guerra; ognuno va diritto davanti a sé, e non devìa dal proprio sentiero;8nessuno sospinge il suo vicino, ognuno avanza per la sua strada; si slanciano in mezzo ai dardi, non rompon le file.9Invadono la città, corrono sulle mura; montano sulle case, entrano per le finestre come un ladro.10Davanti a loro trema la terra, i cieli sono scossi, il sole e la luna s’oscurano, le stelle ritirano il loro splendore.11L’Eterno dà fuori la sua voce davanti al suo esercito, perché immenso è il suo campo e potente l’esecutore della sua parola. Sì, il giorno dell’Eterno è grande, oltremodo terribile; chi lo potrà sopportare?12E, non di meno, anche adesso, dice l’Eterno, tornate a me con tutto il cuor vostro, con digiuni, con pianti, con lamenti!13Stracciatevi il cuore e non le vesti e tornate all’Eterno, al vostro Dio, poich’egli è misericordioso e pietoso, lento all’ira e pieno di bontà, e si pente del male che manda.14Chi sa ch’ei non si volga e si penta lasciando dietro a sé una benedizione, delle offerte e delle libazioni per l’Eterno, per l’Iddio vostro?15Sonate la tromba in Sion, bandite un digiuno, convocate una solenne raunanza!16Radunare il popolo, bandite una santa assemblea! Radunate i vecchi, radunate i fanciulli, e quelli che poppano ancora! Esca lo sposo dalla sua camera, e la sposa dalla propria alcova!17Fra il portico e l’altare piangano i sacerdoti, ministri dell’Eterno, e dicano: "Risparmia, o Eterno, il tuo popolo, e non esporre la tua eredità all’obbrobrio, ai motteggi delle nazioni! Perché si direbbe fra i popoli: Dov’è il loro Dio?"

The LORD calls this cloud of ferocious invaders His army (vv. 11, 25), although it is led by the ungodly and proud Assyrian, for the latter is but the executor of His Word, the "rod of mine anger" (Isa. 10:5). When we pass through discipline, let us never lose sight of the faithful Hand which inflicts it on us. This setback, this trouble, this accident comes "from the Lord". Let us not be like an unruly child who, naively, thinks he will escape punishment by breaking the stick with which he expects to be beaten.

We can picture this immense onslaught; "there hath not been ever the like . . ." It overflows like an irresistible tide, over the walls and into the houses. The same invasion is called elsewhere "the overflowing scourge" (Isa. 28:15). Ah! is not this nightmare vision given to Israel beforehand as an appeal to their conscience? "Therefore also now" it is time for them – it is time for all – to return to God with their whole heart . . . "with weeping and with mourning . . . for he is gracious and merciful" (vv. 12, 13; read James 5:11).

"Blow ye the trumpet in Zion," repeats the prophet (vv. 1, 15; see Num. 10:9); it is a symbol of the urgent prayer of faith! Thus in the hour of danger the LORD will remember His own.

Gioele 2:18-32
18L’Eterno s’è mosso a gelosia per il suo paese, ed ha avuto pietà del suo popolo.19L’Eterno ha risposto, e ha detto al suo popolo: "Ecco, io vi manderò del grano, del vino, dell’olio, e voi ne sarete saziati; e non vi esporrò più all’obbrobrio fra le nazioni.20Allontanerò da voi il nemico che viene dal settentrione e lo caccerò in una terra arida e desolata; la sua avanguardia, verso il mare orientale; la sua retroguardia, verso il mare occidentale; la sua infezione, salirà il suo fetore, perché ha fatto cose grandi".21Non temere, o suolo del paese, gioisci, rallegrati, poiché l’Eterno ha fatto cose grandi!22Non temete, o bestie della campagna, perché i pascoli del deserto riverdeggiano, perché gli alberi portano il loro frutto, il fico e la vite producono largamente!23E voi, figliuoli di Sion, gioite, rallegratevi nell’Eterno, nel vostro Dio, perché vi dà la pioggia d’autunno in giusta misura, e fa cadere per voi la pioggia, quella d’autunno e quella di primavera, al principio della stagione.24Le aie saran piene di grano, e i tini traboccheranno di vino e d’olio;25e vi compenserò delle annate che han mangiato il grillo, la cavalletta, la locusta e il bruco, il mio grande esercito che avevo mandato contro di voi.26E voi mangerete a sazietà, e loderete il nome dell’Eterno, del vostro Dio, che avrà operato per voi delle maraviglie, e il mio popolo non sarà mai più coperto d’onta.27E voi conoscerete che io sono in mezzo ad Israele, e che io sono l’Eterno, il vostro Dio, e non ve n’è alcun altro; e il mio popolo non sarà mai più coperto d’onta.28E, dopo questo, avverrà che io spanderò il mio spirito sopra ogni carne, e i vostri figliuoli e le vostre figliuole profetizzeranno, i vostri vecchi avranno dei sogni, i vostri giovani avranno delle visioni.29E anche sui servi e sulle serve, spanderò in quei giorni il mio spirito.30E farò dei prodigi nei cieli e sulla terra: sangue, fuoco, e colonne di fumo.31Il sole sarà mutato in tenebre, e la luna in sangue prima che venga il grande e terribile giorno dell’Eterno.32E avverrà che chiunque invocherà il nome dell’Eterno sarà salvato; poiché sul monte Sion ed in Gerusalemme vi sarà salvezza, come ha detto l’Eterno, e fra gli scampati che l’Eterno chiamerà.

"Turn ye even to me," invites the LORD (v. 12). "Who knoweth if he will return . . . and leave a blessing behind him?" (v. 4). Who knows? As for us, we know very well that God is never unmoved by the tears and prayers of His own.

Moved with pity, He at once multiplies His promises: final destruction of the enemies of His people; abundance of material goods, compensating for and far surpassing the losses suffered (v. 25); and the most precious of these blessings which He leaves behind Him is His Spirit, generously poured out on the children of Israel as a witness to the whole world (v. 28). This time is yet to come, for Israel is, alas, not ready to receive this gift. But Peter, on the day of Pentecost, relies on this passage to explain to the Jews what has just taken place (Acts 2: 17).

"Whosoever shall call on the name of the LORD shall be delivered," affirms v. 32, quoted in Acts 2:21 and Romans 10:13. To call on the LORD is to lay claim by prayer to the Name of Jesus, the only Name by which we must be saved. Out of the gravest distress God will save – and save now – whoever turns to Him. "Repent . . . and ye shall receive the gift of the Holy Ghost." This promise is valid today, valid for you.

Gioele 3:1-21
1Poiché ecco, in quei giorni, in quel tempo, quando ricondurrò dalla cattività quei di Giuda e di Gerusalemme,2io radunerò tutte le nazioni, e le farò scendere nella valle di Giosafat; e verrò quivi in giudizio con esse, a proposito del mio popolo e d’Israele, mia eredità, ch’esse hanno disperso fra le nazioni, e del mio paese che hanno spartito fra loro.3Han tirato a sorte il mio popolo; han dato un fanciullo in cambio d’una meretrice, han venduto una fanciulla per del vino, e si son messi a bere.4E anche voi, che pretendete da me, Tiro e Sidone, e voi tutte, regioni di Filistia? Volete voi darmi una retribuzione, o volete far del male contro di me? Tosto, in un attimo, io farò ricadere la vostra retribuzione sul vostro capo,5poiché avete preso il mio argento e il mio oro, e avete portato nei vostri templi il meglio delle mie cose preziose,6e avete venduto ai figliuoli degli Javaniti i figliuoli di Giuda e i figliuoli di Gerusalemme, per allontanarli dai loro confini.7Ecco, io li farò muovere dal luogo dove voi li avete venduti, e farò ricadere la vostra retribuzione sul vostro capo;8e venderò i vostri figliuoli e le vostre figliuole ai figliuoli di Giuda, che li venderanno ai Sabei, nazione lontana; poiché l’Eterno ha parlato.9Proclamate questo fra le nazioni! Preparate la guerra! Fate sorgere i prodi! S’accostino, salgano tutti gli uomini di guerra!10Fabbricate spade con i vostri vomeri, e lance con le vostre roncole! Dica il debole: "Son forte!"11Affrettatevi, venite, nazioni d’ogn’intorno, e radunatevi! Là, o Eterno, fa’ scendere i tuoi prodi!12Si muovano e salgan le nazioni alla valle di Giosafat! Poiché là io mi assiderò a giudicar le nazioni d’ogn’intorno.13Mettete la falce, poiché la mèsse è matura! Venite, calcate, poiché lo strettoio è pieno, i tini traboccano; poiché grande è la loro malvagità.14Moltitudini! moltitudini! Nella valle del Giudizio! Poiché il giorno dell’Eterno è vicino, nella valle del Giudizio.15Il sole e la luna s’oscurano, e le stelle ritirano il loro splendore.16L’Eterno ruggirà da Sion, farà risonar la sua voce da Gerusalemme, e i cieli e la terrà saranno scossi; ma l’Eterno sarà un rifugio per il suo popolo, una fortezza per i figliuoli d’Israele.17E voi saprete che io sono l’Eterno, il vostro Dio, che dimora in Sion, mio monte santo; e Gerusalemme sarà santa, e gli stranieri non vi passeranno più.18E in quel giorno avverrà che i monti stilleranno mosto, il latte scorrerà dai colli, e l’acqua fluirà da tutti i rivi di Giuda; e dalla casa dell’Eterno sgorgherà una fonte, che irrigherà la valle di Sittim.19L’Egitto diventerà una desolazione, e Edom diventerà un desolato deserto a motivo della violenza fatta ai figliuoli di Giuda, sulla terra de’ quali hanno sparso sangue innocente.20Ma Giuda sussisterà per sempre, e Gerusalemme, d’età in età;21Io vendicherò il loro sangue, non lo lascerò impunito; e l’Eterno dimorerà in Sion.

The restoration of Judah and Jerusalem will be followed by the judgment of the nations. These will then make a tragic discovery: in scattering Israel, and in sharing out her country (v. 2 end), they have attacked God Himself "What have ye to do with me?" is the terrible question that comes down from heaven (v. 4). Saul of Tarsus also had to learn that in persecuting the Christians he was persecuting the Lord. Jesus (Acts 9:4-5).

The situation will be totally reversed; these nations will experience the fate they have brought upon God's people. Their "recompense" will fall on their own head; this is one of the unchangeable principles of God's government (see Gen. 9:6; Judges 1:7 etc.) Totally blinded, these nations in forging their weapons will thereby have created their own downfall. Then the sovereign Judge will call them together to the very place of their devastation (vv. 9-12). "Multitudes in the valley of decision"! (v. 14). This dreadful "wine harvest" will constitute the last act to introduce the day of the LORD (Rev. 14:18-20). Henceforth grace will be able to super-abound for a cleansed people (v. 21). And because they will be purified, the supreme favour: God Himself will establish His dwelling in the midst of them.

Amos 1:1-15
1Parole di Amos, uno dei pastori di Tekoa, rivelategli in visione, intorno ad Israele, ai giorni di Uzzia, re di Giuda, e ai giorni di Geroboamo, figliuolo di Joas, re d’Israele, due anni prima del terremoto.2Egli disse: L’Eterno rugge da Sion, e fa risonar la sua voce da Gerusalemme; i pascoli dei pastori fanno cordoglio, e la vetta del Carmelo è inaridita.3Così parla l’Eterno: Per tre misfatti di Damasco, anzi per quattro, io non revocherò la mia sentenza. Perché hanno tritano Galaad con trebbie di ferro,4io manderò nella casa di Hazael un fuoco, che divorerà i palazzi di Ben-hadad;5e romperò le sbarre di Damasco, sterminerò da Bikath-aven ogni abitante e da Beth-eden colui che tiene lo scettro; e il popolo di Siria andrà in cattività a Kir, dice l’Eterno.6Così parla l’Eterno: Per tre misfatti di Gaza, anzi per quattro, io non revocherò la mia sentenza. Perché hanno menato in cattività intere popolazioni per darle in mano ad Edom,7io manderò dentro alle mura di Gaza un fuoco, che ne divorerà i palazzi;8e sterminerò da Asdod ogni abitante, e da Askalon colui che tiene lo scettro, volgerò la mia mano contro Ekron, e il resto dei Filistei perirà, dice il Signore, l’Eterno.9Così parla l’Eterno: Per tre misfatti di Tiro, anzi per quattro, io non revocherò la mia sentenza. Perché han dato in mano ad Edom intere popolazioni, da loro menate in cattività, e non si sono ricordati del patto fraterno,10io manderò dentro alle mura di Tiro un fuoco, che ne divorerà i palazzi.11Così parla l’Eterno: Per tre misfatti d’Edom, anzi per quattro, io non revocherò la mia sentenza. Perché ha inseguito il suo fratello con la spada, soffocando ogni compassione, e perché la sua ira dilania sempre, ed egli serba la sua collera in perpetuo,12io manderò in Teman un fuoco, che divorerà i palazzi di Botsra.13Così parla l’Eterno: Per tre misfatti dei figliuoli d’Ammon, anzi per quattro, io non revocherò la mia sentenza. Perché hanno sventrato le donne incinte di Galaad per allargare i loro confini,14io accenderò dentro alle mure di Rabba un fuoco, che ne divorerà i palazzi in mezzo ai clamori d’un giorno di battaglia, in mezzo alla burrasca in un giorno di tempesta;15e il loro re andrà in cattività: egli, insieme coi suoi capi, dice l’Eterno.

In order to deny the Bible's inspiration, unbelievers quote the number and diversity of the writers. But this is precisely what confirms it. The perfect agreement between the testimonies of the 40 writers stretching over 1,500 years, is an indisputable miracle. To construct an important building, an architect will call together a team including engineers, draughtsmen, technicians . . ., each member contributing his particular aptitude and expertise. This will not prevent the scheme being conceived by the architect and executed in accordance with his plan; it will bear his name. Similarly God has used a diversity of servants to give us His Word. Daniel was a prince, Jeremiah and Ezekiel were priests, Amos himself a simple herdsman (v. 1), but the divine call has placed him among the "holy men of God" who "spoke as they were moved by the Holy Ghost" (Amos 7:14-15; 2 Peter 1:21). His book therefore can but confirm the perfect harmony between all the parts of Scripture.

Amos begins where Joel's prophecy leaves off (cf. v. 2 and Joel 3:16). The latter spoke of the nations in their entirety; Amos names in succession Syria, Philistia, Tyre, Edom, Ammon (and Moab in Amos 2), so as to declare that each of those nations has now filled up the measure of its sins.

Amos 2:1-16
1Così parla l’Eterno: Per tre misfatti di Moab, anzi per quattro, io non revocherò la mia sentenza. Perché ha bruciato, calcinato le ossa del re d’Edom,2io manderò in Moab un fuoco, che divorerà i palazzi di Keriot; e Moab perirà in mezzo al tumulto, ai gridi di guerra e al suon delle trombe;3e sterminerò di mezzo ad esso il giudice, e ucciderò tutti i suoi capi con lui, dice l’Eterno.4Così parla l’Eterno: Per tre misfatti di Giuda, anzi per quattro, io non revocherò la mia sentenza. Perché han sprezzato al legge dell’Eterno e non hanno osservato i suoi statuti, e perché si son lasciati sviare dai loro falsi dèi, dietro ai quali già i padri loro erano andati,5io manderò in Giuda un fuoco, che divorerà i palazzi di Gerusalemme.6Così parla l’Eterno: Per tre misfatti d’Israele, anzi per quattro, io non revocherò la mia sentenza. Perché vendono il giusto per danaro, e il povero se deve loro un paio di sandali;7perché bramano veder la polvere della terra sul capo de’ miseri, e violano il diritto degli umili, e figlio e padre vanno dalla stessa femmina, per profanare il nome mio santo.8Si stendono presso ogni altare su vesti ricevute in pegno, e nella casa dei loro dèi bevono il vino di quelli che han colpito d’ammenda.9Eppure, io distrussi dinanzi a loro l’Amoreo, la cui altezza era come l’altezza dei cedri, e ch’era forte come le querce; e io distrussi il suo frutto in alto e le sue radici in basso.10Eppure, io vi trassi fuori del paese d’Egitto, e vi condussi per quarant’anni nel deserto, per farvi possedere il paese dell’Amoreo.11E suscitai tra i vostri figliuoli de’ profeti, e fra i vostri giovani dei nazirei. Non è egli così, o figliuoli d’Israele? Dice l’Eterno.12Ma voi avete dato a bere del vino ai nazirei, e avete ordinato ai profeti di non profetare!13Ecco, io farò scricchiolare il suolo sotto di voi, come lo fa scricchiolare un carro pien di covoni.14All’agile mancherà modo di darsi alla fuga, al forte non gioverà la sua forza, e il valoroso non salverà la sua vita;15colui che maneggia l’arco non potrà resistere; chi ha il piè veloce non potrà scampare, e il cavaliere sul suo cavallo non salverà la sua vita;16il più coraggioso fra i prodi, fuggirà nudo in quel giorno, dice l’Eterno.

The list of transgressors does not end with Moab; Judah and Israel each have their place among the guilty nations! And Israel's sins even surpass those of all their neighbours. These have only perpetrated their wickedness against their enemies, whilst in Israel the strong have crushed the weak, defiled the Nazarites and shut the mouths of the prophets (v. 12). "They sold the righteous for silver, and the poor for a pair of shoes" (v. 6; Amos 8:6); they have trodden under foot the poor, afflicted the just and turned aside "the poor in the gate from their right" (Amos 5:11-12).

We think of the Lord Jesus, so often spoken of as "the Just One" (e.g. Acts 22:14), or "the Poor" (Ps. 40: 17; Ps. 41:1). He was continually oppressed and afflicted, before being betrayed, sold, and finally put to death (James 2:6; James 5:6).

As if once more to emphasise His people's crimes, the LORD recalls His wonders in former times on their behalf. He had destroyed formidable enemies (v. 9); He had brought them up from Egypt and led them through the wilderness (v. 10). Acts of power and love which remind us of His work of salvation on behalf of all people! This work, too, met with the same dreadful ingratitude on their part. What is your response to the Lord's love?

Amos 3:1-15
1Ascoltate questa parola che l’Eterno pronunzia contro di voi, o figliuoli d’Israele, contro tutta la famiglia ch’io trassi fuori dal paese d’Egitto:2Voi soli ho conosciuto fra tutte le famiglie della terra; perciò io vi punirò per tutte le vostre iniquità.3Due uomini camminano eglino assieme, se prima non si sono concertati?4Il leone rugge egli nella foresta, se non ha una preda? il leoncello fa egli udir la sua voce dalla sua tana, se non ha preso nulla?5L’uccello cade egli nella rete in terra, se non gli è tesa un insidia? La tagliuola scatta essa dal suolo, se non ha preso qualcosa?6La tromba suona essa in una città, senza che il popolo tremi? Una sciagura piomba ella sopra una città, senza che l’Eterno ne sia l’autore?7Poiché il Signore, l’Eterno, non fa nulla, senza rivelare il suo segreto ai suoi servi, i profeti.8Il leone rugge, chi non temerà? Il Signore, l’Eterno, parla, chi non profeterà?9Proclamate questo sui palazzi d’Asdod e sui palazzi del paese d’Egitto; dite: "Adunatevi sui monti di Samaria, e vedete che grandi disordini esistono in mezzo ad essa, e quali oppressioni han luogo nel suo seno".10Essi non sanno fare ciò ch’è retto, dice l’Eterno; accumulano nei loro palazzi i frutti della violenza e della rapina.11perciò, così parla il Signore, l’Eterno: Ecco il nemico, tutt’attorno al paese; egli abbatterà la tua forza, e i tuoi palazzi saran saccheggiati.12Così parla l’Eterno: Come il pastore strappa dalla gola del leone due gambe o un pezzo d’orecchio, così scamperanno i figliuoli d’Israele che in Samaria stanno ora seduti sull’angolo d’un divano o sui damaschi d’un letto.13Ascoltate questo e attestatelo alla casa di Giacobbe! dice il Signore, l’Eterno, l’Iddio degli eserciti:14(H3-13) Il giorno che io punirò Israele delle sue trasgressioni, punirò anche gli altari di Bethel; e i corni dell’altare saranno spezzati e cadranno al suolo.15(H3-14) E abbatterò le case d’inverno e le case d’estate; le case d’avorio saranno distrutte, e le grandi case spariranno, dice l’Eterno.

Israel was a family which God had chosen for Himself from among all the families of the earth. "Therefore . . .", continues the LORD, to show that His choice carried with it the strictest obligations. Let us say it once more: the closer the relationship, the greater the responsibility (read Matt. 11: 20-24). Identical faults will be assessed differently according to whether committed by a stranger, by a servant or by a son.

God prepares to visit His people in judgment. However, nothing will be done without prior warning. The lion's roar is the most effective alarm signal for cattle. Amos, the herdsman from Tekoa, knew it full well and seeks to turn the people from their indifference. "Publish . . . Hear ye . . .," he cries. But God is also going to speak with another voice to arouse the people from their slumber and from their hard-heartedness. Amos's whole prophecy is filled with allusions to an earthquake which was to occur two years later (Amos 1:1 end; Amos 2:13-16; Amos 3:14-15; Amos 6:11; Amos 9:1, 11, etc. . . .).

May we, who by grace belong to God's heavenly family, pay attention to all the ways in which our Father warns us.

Amos 4:1-13
1Ascoltate questa parola, vacche di Basan, che state sul monte di Samaria, voi, che opprimete gli umili, che maltrattate i poveri, che dite ai vostri signori: "Portate qua, che beviamo!"2Il Signore, l’Eterno, l’ha giurato per la sua santità: Ecco, verranno per voi de’ giorni, in cui sarete tratte fiori con degli uncini, e i vostri figliuoli con gli ami da pesca;3voi uscirete per le brecce, ognuna dritto davanti a sé, e abbandonerete i vostri palazzi.4Andate a Bethel, e peccate! a Ghilgal e peccate anche di più! Recate ogni mattina i vostri sacrifizi, e ogni tre giorni le vostre decime!5Fate fumare sacrifizi d’azioni di grazie con lievito! Bandite delle offerte volontarie, proclamatele! Poiché così amate di fare, o figliuoli d’Israele, dice il Signore, l’Eterno.6E io, dal canto mio, v’ho lasciati a denti asciutti in tutte le vostre città; v’ho fatto mancare il pane in tutte le vostre dimore; ma voi non siete tornati a me, dice l’Eterno.7E v’ho pure rifiutato la pioggia, quando mancavano ancora tre mesi alla mietitura; ho fatto piovere sopra una città, e non ho fatto piovere sopra un’altra città; una parte di campo ha ricevuto la pioggia, e la parte di su cui non ha piovuto è seccata.8Due, tre città vagavano verso un’altra città per bever dell’acqua, e non potean dissetarsi; ma voi non siete tornati a me, dice l’Eterno.9Io vi ho colpito di ruggine e di carbonchio; le locuste han divorato i vostri numerosi giardini, le vostre vigne, i vostri fichi, i vostri ulivi; ma voi non siete tornati a me, dice l’Eterno.10Io ha mandato fra voi la peste, come in Egitto; ho ucciso i vostri giovani per la spada, e ho catturato i vostri cavalli; v’ho fatto salire al naso il puzzo de’ vostri accampamenti; ma voi non siete tornati a me, dice l’Eterno.11Io vi ho sovvertiti, come quando Dio sovvertì Sodoma e Gomorra, e voi siete stati come un tizzone strappato dal fuoco; ma voi non siete tornati a me, dice l’Eterno.12Perciò, io ti farò come ho detto, o Israele; e poiché io farò questo contro di te, preparati, o Israele, a incontrare il tuo Dio!13Poiché, eccolo colui che forma i monti e crea il vento, e fa conoscere all’uomo qual è il suo pensiero; colui che muta l’aurora in tenebre, e cammina sugli alti luoghi della terra; il suo nome è l’Eterno, l’Iddio degli eserciti.

Formerly when the LORD sent plagues upon Egypt, He sheltered Israel from them (Ex. 8:22; Ex. 9:6-7, 26; Ex. 10:23; Ex. 12:12-13). What a changeover morally there now is (v. 1): we see Him constrained to strike down His own people "after the manner of Egypt" (v. 10). Famine, drought, parasites, pestilence, earthquake: five successive calamities with the purpose of speaking to the conscience of this rebellious nation. Alas! the sad refrain is repeated five times, ". . . yet have ye not returned unto me, saith the LORD"! (vv. 6, 8, 9, 10, 11). Let us not accuse others! Does not the Lord use the same patience when dealing with us? If the measures He takes are often painful to us, it is always in sparing us "as a firebrand plucked out of the burning" (v. 11; cf. Zech. 3:2). Have we returned unto Him? Well, sooner or later we have to meet God! If we do not meet the Lord now in grace, by turning to Him with a repentant heart, He Himself will visit the sinner in judgment (Luke 12:58-59). "Prepare to meet thy God!"

What is the one and only way a person today can avoid this terrible meeting? It is by confessing his sins and accepting the pardon which the Lord Jesus freely bestows. Reader, are you ready?

Amos 5:1-13
1Ascoltate questa parola; questo lamento che io pronunzio su voi, o casa d’Israele!2La vergine d’Israele è caduta, e non risorgerà più; giace distesa sul suo suolo né v’è chi la rialzi.3Poiché così parla il Signore, l’Eterno: Alla città che metteva in campagna mille uomini, non ne resteranno che cento; alla città che ne metteva in campagna cento, non ne resteranno che dieci per la casa d’Israele.4Poiché così parla l’Eterno alla casa d’Israele: Cercatemi e vivrete!5Non cercate Bethel, non andate a Ghilgal non vi recate fino a Beer-Sceba; perché Ghilgal andrà di sicuro in cattività, e Bethel sarà ridotto a niente.6Cercate l’Eterno e vivrete, per tema ch’egli non s’avventi come un fuoco sulla casa di Giuseppe, e la divori senza che in Bethel ci sia chi spenga7o voi che mutate il diritto in assenzio, e gettate a terra la giustizia.8Egli ha fatto le Pleiadi e Orione, muta l’ombra di morte in aurora, e fa del giorno una notte oscura; chiama le acque del mare, e le riversa sulla faccia della terra: il suo nome è l’Eterno.9Egli fa sorger d’improvviso la ruina sui potenti, sì ché la ruina piomba sulle fortezze.10Essi odiano colui che li riprende alla porta, e hanno in orrore che parla con integrità.11Perciò, visto che calpestate il povero ed esigete da lui donativi di frumento, voi fabbricate case di pietre da taglio, ma non le abiterete; piantate vigne deliziose, ma non ne berrete il vino.12Poiché io conosco come son numerose le vostre trasgressioni, come son gravi i vostri peccati; voi sopprimete il giusto, accettate regali e fate torto ai poveri alla porta.13Ecco perché, in tempi come questi, il savio si tace; perché i tempi sono malvagi.

"Come to Bethel, and transgress," was the ironic invitation of Amos 4:4 – "at Gilgal multiply transgression . . .!" But now God pleads, "Seek not Bethel, nor enter into Gilgal . . .". "Seek ye me, and ye shall live . . . Seek the LORD, and ye shall live" (vv. 4-6).

To live, man does not need religion; he needs a Saviour. Now the Lord Jesus is the way, the truth and the life; no man comes to the Father but by Him (John 14:6). Let us recognise the greatness of the One who has made and who upholds the worlds (Heb. 1:2-3). The Pleiades (the seven stars) and Orion, when we locate these constellations on a clear night, are beyond our understanding. We strive in vain to appreciate their stupendous distance. But the Son of God has accomplished a work which is so much more wonderful. He has changed the threatening shadow of eternal death, which was already lengthening round us, into morning light, swallowing it up in victory by His resurrection (v. 8). Darkness certainly still reigns in the world. Oppression and injustice occur all the time. But the Christian is not overwhelmed by them; even in "an evil time" (v. 13), he knows where to find his Saviour. "Seek him" (v. 8); this should be our motto each time we open our Bible (Ps. 27:8).

Amos 5:14-27
14Cercate il bene e non il male, onde viviate, e l’Eterno, l’Iddio degli eserciti, sia con voi, come dite.15Odiate il male, amate il bene, e, alle porte, stabilite saldamente il diritto. Forse, l’Eterno, l’Iddio degli eserciti, avrà pietà del rimanente di Giuseppe.16Perciò, così dice l’Eterno, l’Iddio degli eserciti, il Signore: In tutte le piazze si farà lamento, e in tutte le strade si dirà: "Ahimè! ahimè!" Si chiameranno gli agricoltori perché prendano il lutto, e si ordineranno lamentazioni a quelli che le sanno fare.17In tutte le vigne si farà lamento, perché io passerò in mezzo a te, dice l’Eterno.18Guai a voi che desiderate il giorno dell’Eterno! Che v’aspettate voi dal giorno dell’Eterno? Sarà un giorno di tenebre, non di luce.19Sarà di voi come d’uno che fugge davanti a un leone, e lo incontra un orso; come d’uno ch’entra in casa, appoggia la mano sulla parete, e un serpente lo morde.20Il giorno dell’Eterno non è esso forse tenebre, e non luce? oscurissimo e senza splendore?21Io odio, disprezzo le vostre feste, non prendo piacere nelle vostre solenni raunanze.22Se m’offrite i vostri olocausti e le vostre oblazioni, io non li gradisco; e non fo conto delle bestie grasse, che m’offrite in sacrifizi di azioni di grazie.23Lungi da me il rumore de’ tuoi canti! ch’io non oda più la musica de’ tuoi saltèri!24Ma corra il diritto com’acqua, e la giustizia, come un rivo perenne!25O casa d’Israele, mi presentaste voi sacrifizi e oblazioni nel deserto, durante i quarant’anni?26Orbene voi vi toglierete in ispalla il baldacchino del vostro re, e il piedistallo delle vostre immagini, la stella dei vostri dèi, che voi vi siete fatti;27e vi farò andare in cattività al di là di Damasco, dice l’Eterno, che ha nome l’Iddio degli eserciti.

"Good" is here identified with God (Ps. 4:6). "Seek good . . . that ye may live" (v. 14) corresponds to "Seek the LORD and ye shall live" (v. 6). Moreover, in order to seek good one must love it, in the same way that one will flee from evil to the extent that one is appalled by it (v. 15; Rom. 12:9). But some will say that it is not always easy to distinguish between good and evil. Quite true, and man's moral standards will scarcely help us to do it, since they can only compare man with man. The only sure guide is the Word of our God.

Like the multitudes in Christendom who repeat, "Thy kingdom come", and so call for the day of judgment, some were wishing for the day of the Lord . . . without realising that it would signify their downfall. They multiplied their religious observances: feast days, offerings, solemn assemblies, imagining that they were in this way hiding their real condition from God! "Take thou away from me the noise of thy songs," the LORD severely answers (v. 23) . . . Alas, how many hymns and prayers are nothing more than a futile noise before God! What He requires, let us not forget it, is truth in the heart (Ps. 51:6).

Stephen would later quote vv. 25-27 to the rulers of the Jews, to bring home to them for how long their nation had persisted in such grievous sin (Acts 7:42-43).

Amos 6:1-14
1Guai a quelli che vivon tranquilli in Sion, e fiduciosi sul monte di Samaria! Ai notabili della prima fra le nazioni, dietro ai quali va la casa d’Israele!2Passate a Calne e guadate, e di là andate fino a Hamath la grande, poi scendete a Gath dei Filistei: Quelle città stanno esse meglio di questi regni? O il loro territorio è esso più vasto del vostro?3Voi volete allontanare il giorno malvagio e fate avvicinare il regno della violenza.4Giacciono sul letti d’avorio, si sdraiano sui loro divani, mangiano gli agnelli del gregge e i vitelli tratti dalla stalla.5Vaneggiano al suon del saltèro, s’inventano strumenti musicali come Davide;6bevono il vino in larghe coppe e s’ungono con gli oli più squisiti, ma non s’addolorano per la ruina di Giuseppe.7Perciò se n’andranno in cattività alla testa dei deportati; e cesseranno i clamori di questi banchettanti.8Il Signore, l’Eterno l’ha giurato per sé stesso, dice l’Eterno, l’Iddio degli eserciti: Io detesto la magnificenza di Giacobbe, odio i suoi palazzi, e darò in man del nemico la città con tutto quel che contiene.9E avverrà che, se restan dieci uomini in una casa, morranno.10Un parente verrà con colui che brucia i corpi a prendere il morto, e portarne via di casa le ossa; e dirà a colui che è in fondo alla casa: "Ce n’è altri con te?" L’altro risponderà: "No". E il primo dirà: "Zitto! Non è il momento di menzionare il nome dell’Eterno".11Poiché, ecco, l’Eterno comanda, e fa cadere a pezzi la casa grande e riduce la piccola in frantumi.12I cavalli corrono essi sulle rocce, vi si ara egli coi bovi, che voi mutiate il diritto in veleno, e il frutto della giustizia in assenzio?13Voi, che vi rallegrate di cose da nulla; voi, che dite: "Non è egli con la nostra forza che abbiamo acquistato potenza?"14Poiché, ecco, o casa d’Israele, dice l’Eterno, l’Iddio degli eserciti, io faccio sorgere contro di voi, una nazione che vi opprimerà dall’ingresso di Hamath fino al torrente del deserto.

Already as we have seen, the LORD had put His finger on the hardness of heart, the haughtiness, the selfishness and the love of ease of His wayward people (Amos 2:6; Amos 4:1; Amos 5:11; cf. 1 Cor. 10:24; 1 John 3:17). Their intelligence was used to further their own pleasure (v. 5). This state of things also speaks to our conscience! Is it not dishonest to use for our own benefit what the Lord has entrusted to us for His service? Besides, the way of our own desires leads us, spiritually, into the Enemy's bondage (cf. v. 7). Finally, going hand in hand with material prosperity and refined tastes, "they are not grieved for the affliction of Joseph" (v. 6). Amos's contemporaries were no longer distressed by the division of Israel into two kingdoms. And today the same cause, that is to say the assiduous pursuit of our own comforts and of our own interests, produces the same effect: a blameworthy indifference to the state of ruin in the Church and the divisions between Christians.

V. 8 (JND trans.) confirms God's abhorrence of pride, the root of all sin. May the Lord teach us to judge it in ourselves, in its most flagrant as well as its most subtle manifestations! Let us keep in mind that He resists the proud, but that He gives grace to the humble (James 4:6).

Amos 7:1-17
1Il Signore, l’Eterno, mi diede questa visione: ecco che egli formava delle locuste al primo spuntar delle guaime: era il guaime dopo la falciatura per il re.2E quand’esse ebbero finito di divorare l’erba della terra, io dissi: "Signore, Eterno, deh, perdona! Come potrebbe sussistere Giacobbe piccolo com’egli è?"3L’Eterno si pentì di questo: "Ciò non avverrà"; disse l’Eterno.4Il Signore, l’Eterno, mi diede questa visione: Ecco, il Signore, l’Eterno, proclamava di voler difender la sua causa mediante il fuoco; e il fuoco divorò il grande abisso, e stava per divorare l’eredità.5Allora io dissi: "Signore, Eterno, deh, cessa! Come potrebbe sussistere Giacobbe, piccolo com’egli è?"6L’Eterno si pentì di questo: "Neppur quello avverrà", disse il Signore, l’Eterno.7Egli mi diede questa visione: Ecco, il Signore stava sopra un muro tirato a piombo, e aveva in mano un piombino.8E l’Eterno mi disse: "Amos, che vedi?" Io risposi: "Un piombino". E il Signore disse: "Ecco, io pongo il piombino in mezzo al mio popolo d’Israele; io non gli userò più oltre tolleranza;9saranno devastati gli alti luoghi d’Isacco, i santuari d’Israele saranno distrutti, ed io mi leverò con la spada contro la casa di Geroboamo".10Allora Amatsia, sacerdote di Bethel, mandò a dire a Geroboamo, re d’Israele: "Amos congiura contro di te in mezzo alla casa d’Israele; il paese non può sopportare tutte le sue parole.11Amos, infatti, ha detto: Geroboamo morrà di spada e Israele sarà menato in cattività lungi dal suo paese".12E Amatsia disse ad Amos: "Veggente, vattene, fuggi nel paese di Giuda; mangia colà il tuo pane, e là profetizza;13ma a Bethel non profetar più, perché è un santuario del re e una residenza reale".14Allora Amos rispose e disse: "Io non sono profeta, né discepolo di profeta; ero un mandriano, e coltivavo i sicomori;15l’Eterno mi perse di dietro al gregge, e l’Eterno mi disse: Va’, profetizza al mio popolo d’Israele.16Or dunque ascolta la parola dell’Eterno: Tu dici: Non profetare contro Israele, e non predicare contro la casa d’Isacco!17Perciò così parla l’Eterno: La tua moglie si prostituirà nella città, i tuoi figliuoli e le tue figliuole cadranno per la spada, il tuo paese sarà spartito con la cordicella, e tu stesso morrai su terra impura e Israele sarà certamente menato in cattività, lungi dal suo paese".

In Amos 3:7 the LORD had promised to do nothing without having first revealed His secret to His servants the prophets. Thus He informs Amos of His intentions and the prophet responds to this mark of confidence, as did Abraham of old (Gen. 18:17-23), by persevering intercession. He speaks with the liberty of one who knows his God intimately: "Is not Thy punishment too severe? Do not forget how small Jacob is" (God Himself calls him a worm in Isa. 41:14). This is just the opposite of the boasting of the poor people who claimed, "Have we not taken to us horns by our own strength?" (Amos 6:13).

After pleading for his people in such a touching manner, Amos is treated as a conspirator by one of the religious leaders! How much like the Lord Jesus he is, the One whom the priests accused before Pilate: "We found this fellow perverting the nation . . ." (Luke 23:2).

Far from getting upset, or from insisting on the honour due to a prophet, Amos willingly recognises his humble origin. His authority is derived neither from his birth nor from his education, but exclusively from a divine call (cf. Gal. 1:1). Then he declares to the ungodly priest just what the LORD has in store for him.

Amos 8:1-14
1Il Signore, l’Eterno, mi diede questa visione: Ecco, era un paniere di frutti maturi.2Egli mi disse: "Amos, che vedi?" Io risposi: "Un paniere di frutti maturi". E l’Eterno mi disse: Matura è la fine del mio popolo d’Israele; io non gli userò più tolleranza.3In quel giorno, dice il Signore, l’Eterno, i canti del palazzo diventeranno degli urli; grande sarà il numero dei cadaveri; saran gettati da per tutto in silenzio.4Ascoltate questo, o voi che vorreste trangugiare il povero e distruggere gli umili del paese;5voi che dite: "Quando finirà il novilunio, perché possiam vendere il grano? Quando finirà il sabato, perché possiamo aprire i granai, scemando l’efa, aumentando il siclo, falsificando le bilance per frodare,6comprando il misero per denaro, e il povero se deve un paio di sandali? E venderemo anche la vagliatura del grano!"7L’Eterno l’ha giurato per colui ch’è la gloria di Giacobbe: Mai dimenticherò alcuna delle vostre opere.8Il paese non tremerà esso a motivo di questo? Ogni suo abitante non ne farà egli cordoglio? Il paese si solleverà tutto quanto come il fiume, ondeggerà, e s’abbasserà come il fiume d’Egitto.9E in quel giorno avverrà, dice il Signore, l’Eterno, che io farò tramontare il sole a mezzodì, e in pieno giorno farò venire le tenebre sulla terra.10Muterò le vostre feste in lutto, e tutti i vostri conti in lamento; coprirò di sacchi tutti i fianchi, e ogni testa sarà rasa. Getterò il paese in lutto come un figlio unico, e la sua fine sarà come un giorno d’amarezza.11Ecco, vengono i giorni, dice il Signore, l’Eterno, ch’io manderò la fame nel paese, non fame di pane o sete d’acqua, ma la fame e la sete d’udire le parole dell’Eterno.12Allora, errando da un mare all’altro, dal settentrione al levante, correranno qua e là in cerca della parola dell’Eterno, e non la troveranno.13In quel giorno, le belle vergini e i giovani verranno meno per la sete.14Quelli che giurano per il peccato di Samaria e dicono: "Com’è vero che il tuo Dio vive; o Dan" e: "Viva la via di Beer-Sceba!" cadranno e non risorgeranno più.

The vision of the basket of summer fruit (v. 1) is to make Amos understand that Israel is ripe for judgment. Unlike that of the Passover night, this destruction will not pass the nation by (v. 2); it will be "as the mourning of an only son" (v. 10). The futile noise of hymns (Amos 5:23) will be changed into howlings, songs into lamentations (vv. 3, 10). "Silence!" concludes v. 3 (JND trans.) as if to put an end to this useless racket. Before the Lord, every mouth is henceforth to be shut; and the end of the chapter speaks of the silence of God, which is the worst of punishments! Few passages are so frightening as vv. 11, 12. People will appreciate the value of the divine Word, so long despised, the moment it is heard no more. Then "they shall wander from sea to sea . . . they shall run to and fro" in indescribable distress. And they "shall not find it"! (cf. 1 Sam. 28:6, 15). Dear young people, the Word of God is still within your reach today. "The word is nigh thee," says the apostle, "even in thy mouth and in thy heart" (Rom. 10:8). At no other time has the Bible been so widely circulated. What is missing is rather the soul's hunger and thirst to lay hold of its promises and teaching. May God awaken such a desire in each one of us!

Amos 9:1-15
1Io vidi il Signore che stava in piedi sull’altare, e disse: "Percuoti i capitelli e siano scrollati gli architravi! Spezzali sul capo di tutti quanti, ed io ucciderò il resto con la spada! Nessun d’essi si salverà con la fuga, nessun d’essi scamperà.2Quand’anche penetrassero nel soggiorno dei morti, la mia mano li strapperà di là; quand’anche salissero in cielo, di là io li trarrò giù.3Quand’anche si nascondessero in vetta al Carmelo, io li scoverò colà e li prenderò; quand’anche s’occultassero al mio sguardo in fondo al mare, là comanderò al serpente di morderli,4e quand’anche andassero in cattività davanti ai loro nemici, là comanderò alla spada di ucciderli; io fisserò su di essi i miei occhi per il loro male, e non per il loro bene.5Il Signore, l’Iddio degli eserciti, è quegli che tocca la terra, ed essa si strugge, e tutti i suoi abitanti fanno cordoglio; essa si solleva tutta quanta come il fiume, e s’abbassa come il fiume d’Egitto.6Egli è colui che costruisce nei cieli le sue stanze superiori, e ha fondato la sua vòlta sulla terra; egli chiama le acque del mare, e le spande sulla faccia della terra; il suo nome è l’Eterno.7Non siete voi per me come i figliuoli degli Etiopi, o figliuoli d’Israele? dice l’Eterno. Non trassi io Israele fuori dal paese d’Egitto, e i Filistei da Caftor, e i Siri da Kir?8Ecco, gli occhi del Signore, dell’Eterno, stanno sul regno peccatore, e io lo distruggerò di sulla faccia della terra; nondimeno, io non distruggerò del tutto la casa di Giacobbe, dice l’Eterno.9Poiché, ecco, io darò l’ordine, e scuoterò la casa d’Israele fra tutte le nazioni, come si fa col vaglio; e non cadrà un granello in terra.10Tutti i peccatori del mio popolo morranno per la spada; essi, che dicono: "Il male non giungerà fino a noi, e non ci toccherà".11In quel giorno, io rialzerò la capanna di Davide ch’è caduta, ne riparerò le rotture, ne rileverò le rovine, la ricostruirò com’era ai giorni antichi,12affinché possegga il resto d’Edom e tutte le nazioni sulle quali è invocato il mio nome, dice l’Eterno che farà questo.13Ecco, i giorni vengono, dice l’Eterno, quando l’aratore raggiungerà il mietitore, e il pigiator dell’uva colui che sparge il seme; quando i monti stilleranno mosto e tutti i colli si struggeranno.14E io trarrò dalla cattività il mio popolo d’Israele; ed essi riedificheranno le città desolate, e le abiteranno; pianteranno vigne, e ne berranno il vino; faranno giardini, e ne mangeranno i frutti.15Io li pianterò sul loro suolo, e non saranno mai più divelti dal suolo che io ho dato loro, dice l’Eterno, il tuo Dio.

"God is not mocked: for whatsoever a man soweth, that shall he also reap" (Gal. 6:7). The preceding chapters have shown us what Israel had sown, so that the dreadful harvest ought not to surprise us. Amos's last vision is by far the most terrible. He sees the Lord Himself standing upon the altar, giving orders for the final massacre. None shall escape. The desperate flight of the guilty people calls to mind Psalm 139 (cf. v. 2 and Ps. 139:8). But that Psalm in essence relates the experience of a believer fleeing from the light. Here, on the contrary, it is a matter of sinners being pursued with judgment in view. However, the book does not end on a note of judgment. From v. 8 onwards grace appears. By the sifting through which the nation has passed all the chaff has been removed, but none of the grain has been lost (v. 9). At the right moment, God will show that He has preserved His elect. Vv. 11-15 describe the restoration and final blessing. Then all things will be brought into subjection to Christ.

Redeemed of the Lord, we shall not meet Him as the Judge standing upon the altar, as in Amos's vision. We shall see Him crowned with glory and honour, seated at the right hand of God (Heb. 2:8-9). Even now, by faith, we see Him thus.

Abdia 1-11
1Visione di Abdia. Così parla il Signore, l’Eterno, riguardo a Edom: Noi abbiam ricevuto un messaggio dall’Eterno, e un ambasciatore è stato mandato alle nazioni: "Levatevi! Leviamoci contro Edom a combattere!"2Ecco, io ti rendo piccolo tra le nazioni, tu sei profondamente sprezzato.3L’orgoglio del tuo cuore t’ha ingannato, o tu che abiti fra le spaccature delle rocce, che son l’alta tua dimora, tu che dici in cuor tuo: "Chi mi trarrà giù a terra?"4Quand’anche tu facessi il tuo nido in alto come l’aquila, quand’anche tu lo ponessi fra le stelle, io ti trarrò giù di là, dice l’Eterno.5Se dei ladri e de’ briganti venissero a te di notte, come saresti ruinato! Non ruberebbero essi quanto bastasse loro? Se venissero da te de’ vendemmiatori, non lascerebbero qualcosa da racimolare?6Oh com’è stato frugato Esaù! Come sono stati cercati i suoi tesori nascosti!7Tutti i tuoi alleati t’han menato alla frontiera; quelli ch’erano in pace con te t’hanno ingannato, hanno prevalso contro di te; quelli che mangiano il tuo pane tendono un’insidia sotto i tuoi piedi, e tu non hai discernimento!8In quel giorno, dice l’Eterno, io farò sparire da Edom i savi e dal monte d’Esaù il discernimento.9E i tuoi prodi, o Teman, saranno costernati, affinché l’ultimo uomo sia sterminato dal monte di Esaù, nel massacro.10A cagione della violenza fatta al tuo fratello Giacobbe, tu sarai coperto d’onta e sarai sterminato per sempre.11Il giorno che tu gli stavi a fronte, il giorno che degli stranieri menavano in cattività il suo esercito, e degli estranei entravano per le sue porte e gettavan le sorti su Gerusalemme, anche tu eri come uno di loro.

The short prophecy of Obadiah is entirely devoted to Edom. This nation was Israel's most relentless adversary and at the same time their closest relative. Were they not descended from Esau, Jacob's twin brother? Now this bond of relationship ought to have spoken to Edom's conscience. The LORD reminds him of it: it is to his brother that he has done violence (v. 10).

In their rocky lair of Mount Seir, Edom lived by robbery. They believed they were safe from all reprisals; nothing could equal their arrogance. "Thence will I bring thee down, saith the LORD" (v. 4). Sooner or later human pride meets with a veto from the Almighty in a spectacular overthrow (2 Cor. 10:4-5), a brutal awakening from the old dream cherished by man right from his early history: to reach up to heaven (Babel: Gen. 11:4) and thus to make himself equal with God (Phil. 2:6). In the modern setting, people make enormous efforts to explore the universe and to set their "nest among the stars". "Thence will I bring thee down," answers the Lord.

Dear friends, let us not allow ourselves to be dazzled by human greatness or by the success of science and technology. Let us not forget that this world is under judgment and that God will call it to account for the place it gave, on the cross, to the Lord Jesus.

Abdia 12-21
12Ah! non ti pascer lo sguardo del giorno del tuo fratello, del giorno della sua sventura. Non gioire de’ figliuoli di Giuda il giorno della loro ruina; e non parlare con tanta arroganza nel giorno della distretta.13Non entrare per la porta del mio popolo il giorno della sua calamità; non pascerti lo sguardo, anche tu, della sua afflizione il giorno della sua calamità; e non metter le mani sulle sue sostanze il giorno della sua calamità.14Non ti fermare sui bivi per sterminare i suoi fuggiaschi; e non dare in man del nemico i suoi superstiti, nel giorno della distretta!15Poiché il giorno dell’Eterno è vicino per tutte le nazioni; come hai fatto, così ti sarà fatto; le tue azioni ti ricadranno sul capo.16Poiché come voi avete bevuto sul mio monte santo, così berranno tutte le nazioni, del continuo; berranno, inghiottiranno, e saranno come se non fossero mai state.17Ma sul monte di Sion vi saranno degli scampati, ed esso sarà santo; e la casa di Giacobbe riavrà le sue possessioni.18La casa di Giacobbe sarà un fuoco, e la casa di Giuseppe una fiamma; e la casa d’Esaù come stoppia, ch’essi incendieranno e divoreranno: e nulla più rimarrà della casa d’Esaù, perché l’Eterno ha parlato.19Quelli del mezzogiorno possederanno il monte d’Esaù; quelli della pianura il paese de’ Filistei; possederanno i campi d’Efraim e i campi di Samaria; e Beniamino possederà Galaad.20I deportati di questo esercito dei figliuoli d’Israele che sono fra i Cananei fino a Sarepta, e i deportati di Gerusalemme che sono a Sefarad, possederanno le città del mezzogiorno.21E dei liberatori saliranno sul monte Sion per giudicare il monte d’Esaù; e il regno sarà dell’Eterno.

"Thou shouldest not . . . neither shouldest thou . . . neither shouldest thou . . ." Seven times over, the voice of the divine Judge pronounces more and more serious accusations. At first they concern only guilty looks, and an evil joy sated by the sufferings and disaster experienced by others. The same shameless, cynical looks were directed upon the crucified Jesus. "They look and stare upon me" (Ps. 22:17). But the malice of Edom (and that of the enemies of Jesus) is also translated into words and into actions. "They shoot out the lip, they shake the head" (Ps. 22:7; cf. end of v. 12). Is there a worse form of cowardice than to insult someone who is in distress? Impelled by their plundering instincts, Edom had taken advantage of Israel's calamity to lay hands on their substance; they had pitilessly cut off those that escaped . . . None of these crimes will remain unpunished. The day of the LORD will bring a final and complete revenge from "Mount Zion" upon "the mount of Esau". Whilst a remnant from other nations will live happily under Messiah's sceptre, Edom is to be wiped off the map of the millennial reign. A solemn disappearance of this race of Esau, who had once despised the blessing!

Giona 1:1-17
1La parola dell’Eterno fu rivolta Giona, figliuolo di Amittai, in questi termini:2"Lèvati, va’ a Ninive, la gran città, e predica contro di lei; perché la loro malvagità è salita nel mio cospetto".3Ma Giona si levò per fuggirsene a Tarsis, lungi dal cospetto dell’Eterno; e scese a Giaffa, dove trovò una nave che andava a Tarsis; e, pagato il prezzo del suo passaggio, s’imbarcò per andare con quei della nave a Tarsis, lungi dal cospetto dell’Eterno.4Ma l’Eterno scatenò un gran vento sul mare, e vi fu sul mare una forte tempesta, sì che la nave minacciava di sfasciarsi.5I marinari ebbero paura, e ognuno gridò al suo dio e gettarono a mare le mercanzie ch’erano a bordo, per alleggerire la nave; ma Giona era sceso nel fondo della nave, s’era coricato, e dormiva profondamente.6Il capitano gli si avvicinò, e gli disse: "Che fai tu qui a dormire? Lèvati, invoca il tuo dio! Forse Dio si darà pensiero di noi e non periremo".7Poi dissero l’uno all’altro: "Venite, tiriamo a sorte, per sapere a cagione di chi ci capita questa disgrazia". Tirarono a sorte, e la sorte cadde su Giona.8Allora essi gli dissero: "Dicci dunque a cagione di chi ci capita questa disgrazia! Qual è la tua occupazione? donde vieni? qual è il tuo paese? e a che popolo appartieni?"9Egli rispose loro: "Sono Ebreo, e temo l’Eterno, l’Iddio del cielo, che ha fatto il mare e la terra ferma".10Allora quegli uomini furon presi da grande spavento, e gli dissero: "Perché hai fatto questo?" Poiché quegli uomini sapevano ch’egli fuggiva lungi dal cospetto dell’Eterno, giacché egli avea dichiarato loro la cosa.11E quelli gli dissero: "Che ti dobbiam fare perché il mare si calmi per noi?" Poiché il mare si faceva sempre più tempestoso.12Egli rispose loro: "Pigliatemi e gettatemi in mare, e il mare si calmerà per voi; perché io so che questa forte tempesta vi piomba addosso per cagion mia".13Nondimeno quegli uomini davan forte nei remi per ripigliar terra; ma non potevano, perché il mare si faceva sempre più tempestoso e minaccioso.14Allora gridarono all’Eterno, e dissero: "Deh, o Eterno, non lasciar che periamo per risparmiar la vita di quest’uomo, e non ci mettere addosso del sangue innocente; poiché tu, o Eterno, hai fatto quel che ti è piaciuto".15Poi presero Giona e lo gettarono in mare; e la furia del mare si calmò.16E quegli uomini furon presi da un gran timore dell’Eterno; offrirono un sacrifizio all’Eterno, e fecero dei voti.17(H2-1) E l’Eterno fece venire un gran pesce per inghiottir Giona; e Giona fu nel ventre del pesce tre giorni e tre notti.

In contrast to the other prophets Jonah teaches us less by his words than by his striking story. Previously he had prophesied the restoration of Israel's frontier: good news for his countrymen (2 Kings 14:25). Here we find him charged with a far less acceptable mission: to proclaim the chastisement of Nineveh, the great pagan metropolis, so guilty in God's sight. Jonah turns tail and flees "from the presence of the LORD". This was a way of self-will; a servant of God cannot choose either his message or his place of work! At the same time, what absurd behaviour! How can a man escape from Him who sees all and who controls the elements to halt the disobedient (Luke 8:25)? We see that Jonah's path is progressively downward (vv. 3, 5; Jonah 2:3, 6): by a way that is first pleasant (meaning of Joppa), but which leads to destruction (Tarshish). Now, having gone down into the lower part of the ship, he sleeps during the furious storm. The ship's master has to rouse him from his unconsciousness. What can be more humiliating for a child of God than to be called to order by the world?

Prophetically, this story shows us Israel, unfaithful to their mission, the object of God's chastisement and thrown into the sea of nations for the salvation of the Gentiles (the mariners; Rom. 11:5).

Giona 2:1-10
1(H2-2) E Giona pregò l’Eterno, il suo Dio, nel ventre del pesce, e disse:2(H2-3) Io ho gridato all’Eterno dal fondo della mia distretta, ed egli m’ha risposto; dalle viscere del soggiorno dei morti ho gridato, e tu hai udito la mia voce.3(H2-4) Tu m’hai gettato nell’abisso, nel cuore del mare; la corrente mi ha circondato e tutte le tue onde e tutti i tuoi flutti mi son passati sopra.4(H2-5) E io dicevo: Io son cacciato via lungi dal tuo sguardo! Come vedrei io ancora il tuo tempio santo?5(H2-6) Le acque m’hanno attorniato fino all’anima; l’abisso m’ha avvolto; le alghe mi si son attorcigliate al capo.6(H2-7) Io son disceso fino alle radici dei monti; la terra con le sue sbarre mi ha rinchiuso per sempre; ma tu hai fatto risalir la mia vita dalla fossa, o Eterno, Dio mio!7(H2-8) Quando l’anima mia veniva meno in me, io mi son ricordato dell’Eterno, e la mia preghiera è giunta fino a te, nel tuo tempio santo.8(H2-9) Quelli che onorano le vanità bugiarde abbandonano la fonte della loro grazia;9(H2-10) ma io t’offrirò sacrifizi, con canti di lode; adempirò i voti che ho fatto. La salvezza appartiene all’Eterno.10(H2-11) E l’Eterno diè l’ordine al pesce, e il pesce vomitò Giona sull’asciutto.

All that the LORD sends, prepares and orders serves His final purpose (Jonah 1:4, 17; Jonah 2:10; Jonah 4:6-8). This is true both for Jonah and for Nineveh, but also for the Lord Jesus Himself. In the distressed and fervent prayer that ascends from this place of death, we recognise the voice of the One who was afflicted more than any other (cf. v. 2 and Ps. 130:1; v. 3 and Ps. 42:7; vv. 5, 6 and Ps. 69:1-2 . . .). But while Jonah experienced suffering as a consequence of his own disobedience, Christ Himself passed through the dark waters of death because of our disobedience and for our salvation. His distress was our deliverance.

Those three days in the belly of the great fish were the best in all Jonah's history. They also teach us that in every circumstance we can call upon the Lord Jesus. Our prayer is heard and He gives us beforehand the full assurance of it. "He heard me," announces the prophet, still in the whale's belly (v. 2).

V. 8 explains to us why we often enjoy so little of the Lord's grace: we turn our eyes towards the lying vanities which Satan uses in order to distract and lead astray the men of this world. Sadly, the fact of having been the object of God's grace reinforces in Jonah the proud self-esteem that is inherent in our nature.

Giona 3:1-10
1E la parola dell’Eterno fu rivolta a Giona per la seconda volta, in questi termini:2"Lèvati, va’ a Ninive, la gran città e proclamale quello che io ti comando".3E Giona si levò, e andò a Ninive, secondo la parola dell’Eterno. Or Ninive era una grande città dinanzi a Dio, di tre giornate di cammino.4E Giona cominciò a inoltrarsi nella città per il cammino di una giornata, e predicava e diceva: "Ancora quaranta giorni, e Ninive sarà distrutta!"5E i Niniviti credettero a Dio, bandirono un digiuno, e si vestirono di sacchi, dai più grandi ai più piccoli.6Ed essendo la notizia giunta al re di Ninive, questi s’alzò dal trono, si tolse di dosso il manto, si coprì d’un sacco, e si mise a sedere sulla cenere.7E per decreto del re e dei suoi grandi, fu pubblicato in Ninive un bando di questo tenore: "Uomini e bestie, armenti e greggi, non assaggino nulla; non si pascano e non bevano acqua;8uomini e bestie si coprano di sacchi e gridino con forza a Dio; e ognuno si converta dalla sua via malvagia, e dalla violenza perpetrata dalle sue mani.9Chi sa che Dio non si volga, non si penta, e non acqueti l’ardente sua ira, sì che noi non periamo".10E Dio vide quel che facevano, vide che si convertivano dalla loro via malvagia, e si pentì del male che avea parlato di far loro: e non lo fece.

The "cry" of Jonah as he passes through Nineveh is, properly speaking, the only prophecy we may find in his book. And yet it is not fulfilled, for, at his preaching, the inhabitants of the wicked city, led by the king, fear God, believe His Word and repent. This response, in its turn, reaches heaven (v. 10; Jonah 1:2). God forgives (see Jer. 18:7-8). The men of Nineveh are held up as an example by the Lord Jesus to the Jews of His time, when they had in their midst one infinitely "greater than Jonas" (Matt. 12: 40, 41). Indeed, how much more responsible the Jews were than the pagan Ninevites. The Son of God was there Himself; come not to judge but to save the world (John 12:47).

The only way to escape eternal condemnation is by recognising oneself as a sinner and by accepting the Lord Jesus as Saviour. The warning of judgment is part of the Gospel: "It is appointed unto men once to die, but after this the judgment," warns Holy Scripture (Heb. 9:27). This "once" could happen in an instant for you, unconverted reader. How can you know if you will have the benefit of even 40 days' warning (Luke 12:20)? "Therefore be ye also ready," says the Lord Jesus again (Matt. 24:44). Yes, now is the day of salvation.

Giona 4:1-11
1Ma Giona ne provò un gran dispiacere, e ne fu irritato; e pregò l’Eterno, dicendo:2"O Eterno, non è egli questo ch’io dicevo, mentr’ero ancora nel mio paese? Perciò m’affrettai a fuggirmene a Tarsis; perché sapevo che sei un Dio misericordioso, pietoso, lento all’ira, di gran benignità, e che ti penti del male minacciato.3Or dunque, o Eterno, ti prego, riprenditi la mia vita; perché per me val meglio morire che vivere".4E l’Eterno gli disse: "Fai tu bene a irritarti così?"5Poi Giona uscì dalla città, e si mise a sedere a oriente della città; si fece quivi una capanna, e vi sedette sotto, all’ombra, stando a vedere quello che succederebbe alla città.6E Dio, l’Eterno, per guarirlo dalla sua irritazione, fece crescere un ricino, che montò su di sopra a Giona, per fargli ombra al capo; e Giona provò una grandissima gioia a motivo di quel ricino.7Ma l’indomani, allo spuntar dell’alba, Iddio fece venire un verme, il quale attaccò il ricino, ed esso si seccò.8E come il sole fu levato, Iddio fece soffiare un vento soffocante d’oriente, e il sole picchiò sul capo di Giona, sì ch’egli venne meno, e chiese di morire, dicendo: "Meglio è per me morire che vivere".9E Dio disse a Giona: "Fai tu bene a irritarti così a motivo del ricino?" Egli rispose: "Sì, faccio bene a irritarmi fino alla morte".10E l’Eterno disse: "Tu hai pietà del ricino per il quale non hai faticato, e che non hai fatto crescere, che è nato in una notte e in una notte è perito:11e io non avrei pietà di Ninive, la gran città, nella quale si trovano più di centoventimila persone che non sanno distinguere la loro destra dalla loro sinistra, e tanta quantità di bestiame?"

The pardon granted to Nineveh seemed to contradict and to disown Jonah's proclamation. Alas, the city's fate carries less weight in his eyes than his own reputation! Forgetting that he himself has just been an object of grace, he finds no joy in that grace but only in his own well-being (v. 6 end).

Jonah reminds us of Elijah, discouraged under his juniper tree (cf. vv. 3, 8 with 1 Kings 19:4). Like Jonah we are capable of getting upset about very small matters. At the very smallest "gourd", that is any precarious shelter which God may take from us, we find a tempest rising within us! Meanwhile the eternal life of multitudes of human beings around us is at stake.

Instead of staying there at his vantage point grumbling (v. 5), what new service presented itself before the prophet? Could he not have gone back into Nineveh which had been spared, this time with quite a different message, proclaiming the name of this God whom he knew to be "merciful" "gracious" and "of great kindness", and who had just confirmed it in such a striking manner? An exceptional opportunity . . . opportunity lost! Let us not miss, through self-interest and hardness of heart, those opportunities which the Lord may put before each of us today (2 Kings 7:9).

Michea 1:1-16
1La parola dell’Eterno che fu rivolta a Michea, il Morashtita, ai giorni di Jotham, di Achaz e di Ezechia, re di Giuda, e ch’egli ebbe in visione intorno a Samaria e a Gerusalemme.2Ascoltate, o popoli tutti! Presta attenzione, o terra, con tutto quello ch’è in te! E il Signore, l’Eterno sia testimonio contro di voi: Il Signore dal suo tempio santo.3Poiché, ecco, l’Eterno esce dalla sua dimora, scende, cammina sulle alture della terra;4i monti si struggono sotto di lui, e le valli si schiantano, come cera davanti al fuoco, come acque sopra un pendio.5E tutto questo, per via della trasgressione di Giacobbe, e per via dei peccati della casa d’Israele. Qual è la trasgressione di Giacobbe? Non è Samaria? Quali sono gli alti luoghi di Giuda? Non sono Gerusalemme?6Perciò io farò di Samaria un mucchio di pietre nella campagna, un luogo da piantarci le vigne; ne farò rotolare le pietre giù nella valle, ne metterò allo scoperto le fondamenta.7Tutte le sue immagini scolpite saranno spezzate, tutti i salari della sua impudicizia saranno arsi col fuoco, e tutti i suoi idoli io li distruggerò; raccolti col salario della prostituzione, torneranno ad esser salari di prostituzione.8Per questo io farò cordoglio e urlerò, andrò spogliato e nudo; manderò de’ lamenti come lo sciacallo, grida lugubri come lo struzzo.9Poiché la sua piaga è incurabile; si estende fino a Giuda, giunge fino alla porta del mio popolo, fino a Gerusalemme.10Non l’annunziate in Gad! Non piangete in Acco! A Beth-Leafra io mi rotolo nella polvere.11Passa, vattene, o abitatrice di Shafir, in vergognosa nudità; non esce più l’abitatrice di Tsaanan; il cordoglio di Bet-Haetsel vi priva di questo rifugio.12L’abitatrice di Marot è dolente per i suoi beni, perché una sciagura è scesa da parte dell’Eterno fino alla porta di Gerusalemme.13Attacca i destrieri al carro, o abitatrice di Lakis! Essa è stata il principio del peccato per la figliuola di Sion, poiché in te si son trovate le trasgressioni d’Israele.14Perciò tu darai un regalo d’addio a Moresheth-Gath; le case d’Aczib saranno una cosa ingannevole per i re d’Israele.15Io ti condurrò un nuovo possessore, o abitatrice di Maresha; fino ad Adullam andrà la gloria d’Israele.16Tagliati i capelli, raditi il capo, a motivo de’ figliuoli delle tue delizie! Fatti calva come l’avvoltoio, poich’essi vanno in cattività, lungi da te!

Micah is a contemporary of Isaiah, Hosea and Amos. Like them, he prophesies in the reigns of Jotham, Ahaz and Hezekiah. The deplorable history of Ahaz, related in 2 Kings 16, and that of the wicked kings of Israel amply justify the terrible words which the LORD utters here, calling on the whole earth as witness. He vindicates His holiness, proclaiming by His judgments that He will have nothing to do with the iniquities of Samaria and Jerusalem.

From v. 8 onwards, we notice how deeply Micah takes to heart the sufferings of his people. "Declare ye it not at Gath . . .," he begs (v. 10; 2 Sam. 1:18, 20). This quotation from "The Song of the Bow" calls to mind that the Lord's enemies, here the Philistines, are always ready to rejoice over the shortcomings of God's people, finding in them a ready excuse for their own sins. For this reason, you too, Christian friend, if you have learnt something distressing concerning another believer, should not repeat it lightly. By so doing you would bring dishonour upon the Assembly, and so on the name of the Lord.

Up to v. 16, we behold the triumphant march of the Assyrian, the agent of divine judgment. The list of names of each of the cities invaded brings a tragic significance to the occasion.

Michea 2:1-13
1Guai a quelli che meditano l’iniquità e macchinano il male sui loro letti, per metterlo ad effetto allo spuntar del giorno, quando ne hanno il potere in mano!2Agognano dei campi, e li rapiscono; delle case, e se le prendono; così opprimono l’uomo e la sua casa, l’individuo e la sua proprietà.3Perciò così parla l’Eterno: Ecco, io medito contro questa stirpe un male, al quale non potrete sottrarre il collo; e non camminerete più a test’alta, perché saranno tempi cattivi.4In quel giorno si farà su di voi un proverbio, si canterà un lamento, e si dirà: "E’ finito! Noi siamo interamente rovinati! Egli passa ad altri la parte del mio popolo! Vedete, com’egli me la toglie! I nostri campi li distribuisce agli infedeli!"5Perciò tu non avrai più alcuno che tiri la cordicella per far le parti, nelle raunanza dell’Eterno.6"Non profetate!" Vanno essi ripetendo. Anche se non si profetizzino cotali cose, non si eviterà l’ignominia.7O tu che porti il nome di casa di Giacobbe, è forse l’Eterno pronto all’ira? E’ questo il suo modo d’agire? Le mie parole non son esse favorevoli a colui che cammina rettamente?8Ma da qualche tempo il mio popolo insorge come un nemico; voi portate via il mantello di sopra alla veste a quelli che passan tranquillamente, che tornano dalla guerra.9Voi cacciate le donne del mio popolo dalla case che son la loro delizia; voi rapite per sempre la mia gloria ai loro figliuoletti.10Levatevi, andatevene! Perché questo non è luogo di riposo; a motivo della sua contaminazione, esso vi distruggerà d’una distruzione orrenda.11Se uno andasse dietro al vento, e spacciasse menzogne, dicendo: "Io predirò per te vino e bevande forti!" quello sarebbe l’oracolo di questo popolo.12Io ti radunerò, o Giacobbe, ti radunerò tutto quanto! Certo io raccoglierò il rimanente d’Israele; io li farò venire assieme come pecore in un ovile, come un gregge in mezzo al suo pascolo; il luogo sarà affollato di uomini.13Chi farà la breccia salirà innanzi a loro; essi faran la breccia, e passeranno per la porta e per essa usciranno, il loro re camminerà davanti a loro, e l’Eterno sarà alla loro testa.

1 Kings 21 tells us how the ungodly Ahab wanted Naboth's inheritance, and seized it by violence and the abuse of his power (see Micah 6:16). Against those who devise evil (iniquity; v. 1), the LORD devises evil (chastisement; v. 3). But in contrast, we must emphasise the question of v. 7: "Do not my words do good to him that walketh uprightly?" Can we answer from experience, "Yes Lord, Thy words do good; they are the joy of my heart"? (Jer. 15:16; John 6:68).

"This is not your rest," continues the prophet (v. 10). Indeed the world is so troubled, so anxious, that every sincere person should come to the same conclusion: true rest does not exist on earth. God gives us the reason here: it is "because it is polluted . . .". Just as the Lord Jesus could not find a place to rest His head in a world ruined by sin, His redeemed can not feel at ease amidst that which dishonours God.

As for you, unconverted friend, if you have proved by experience that the world cannot give you peace, be sure that a place of rest exists for the weary soul. It can be found only in the presence of the Lord Jesus. "Come unto me," invites the Saviour, "and I will give you rest" (Matt. 11:28).

Michea 3:1-12
1Io dissi: Ascoltate, vi prego, o capi di Giacobbe, e voi magistrati della casa d’Israele: Non spetta a voi conoscer ciò ch’è giusto?2Ma voi odiate il bene e amate il male, scorticate il mio popolo e gli strappate la carne di sulle ossa.3Costoro divorano la carne del mio popolo, gli strappan di dosso la pelle, gli fiaccan le ossa; lo fanno a pezzi, come ciò che si mette in pentola, come carne da metter nella caldaia.4Allora grideranno all’Eterno, ma egli non risponderà loro; in quel tempo, egli nasconderà loro la sua faccia, perché le loro azioni sono state malvage.5Così parla l’Eterno riguardo ai profeti che traviano il mio popolo, che gridano: "Pace", quando i loro denti han di che mordere, e bandiscono la guerra contro a chi non mette loro nulla in bocca.6Perciò vi si farà notte, e non avrete più visioni; vi si farà buio e non avrete più divinazioni; il sole tramonterà su questi profeti, e il giorno s’oscurerà sul loro.7I veggenti saran coperti d’onta, e gli indovini arrossiranno; tutti quanti si copriranno la barba, perché non vi sarà risposta da Dio.8Ma, quanto a me, io son pieno di forza, dello spirito dell’Eterno, di retto giudizio e di coraggio, per far conoscere a Giacobbe la sua trasgressione, e ad Israele il suo peccato.9Deh! ascoltate, vi prego, o capi della casa di Giacobbe, e voi magistrati della casa d’Israele, che aborrite ciò ch’è giusto e pervertite tutto ciò ch’è retto,10che edificate Sion col sangue e Gerusalemme con l’iniquità!11I suoi capi giudicano per dei presenti, i suoi sacerdoti insegnano per un salario, i suoi profeti fanno predizioni per danaro, e nondimeno s’appoggiano all’Eterno, e dicono: "L’Eterno non è egli in mezzo a noi? non ci verrà addosso male alcuno!"12Perciò, per cagion vostra, Sion sarà arata come un campo, Gerusalemme diventerà un mucchio di rovine, e il monte del tempio un’altura boscosa.

The false prophets have already been mentioned in ch. 2. How were they to be identified? They tried to silence the true servants of God, such as Micah and Isaiah. They adapted their speeches to the people's desires to curry favour (cf. Rom. 16:18). They flattered the passions of their hearers (Micah 2:11) and lulled their souls to sleep in a false confidence. Worst of all, in addition to their search for popularity, they accepted payment for their services (v. 11). They showed insatiable greed and sold their lies at a very high price (v. 5; Isa. 56:11; Jer. 6:13). But their task was so much easier in that the world, by and large, "heap to themselves teachers . . . after their own lusts", so as to cover their own misdeeds (2 Tim. 4:3). Think of King Ahab, sadly referred to in yesterday's notes: 400 prophets deceived him, telling him what he wanted to hear. He listened to them . . . whilst he threw into prison the prophet Micaiah, the only one who told him the truth (1 Kings 22; 2 Chron. 18).

God's servant is "full of power by the spirit of the LORD" (a state which ought to characterise all of us: v. 8; Eph. 5:18). He warns the responsible element among the people – the rulers and the princes. Jeremiah 26:17-19, quoting our v. 12, teaches us what a salutary result this prophecy achieved.

Michea 4:1-13
1Ma avverrà, negli ultimi tempi, che il monte della casa dell’Eterno si ergerà sopra la sommità de’ monti, e s’innalzerà al disopra delle colline, e i popoli affluiranno ad esso.2Verranno delle nazioni in gran numero e diranno: "Venite, saliamo al monte dell’Eterno e alla casa dell’Iddio di Giacobbe; egli c’insegnerà le sue vie, e noi cammineremo nei suoi sentieri!" Poiché da Sion uscirà la legge, e da Gerusalemme la parola dell’Eterno.3Egli sarà giudice fra molti popoli, e sederà come arbitro fra nazioni potenti e lontane. Delle loro spade fabbricheranno vomeri, delle loro lance, roncole; una nazione non leverà più la spada contro l’altra, e non impareranno più la guerra.4Sederanno ciascuno sotto la sua vigna e sotto il suo fico senza che alcuno li spaventi; poiché la bocca dell’Eterno degli eserciti ha parlato.5Mentre tutti i popoli camminano ciascuno nel nome del suo dio, noi cammineremo nel nome dell’Eterno, del nostro Dio, in perpetuo.6In quel giorno, dice l’Eterno, io raccoglierò le pecore zoppe, radunerò quelle ch’erano state scacciate, e quelle ch’io avevo trattato duramente.7Di quelle che zoppicano farò un resto, che sussisterà; di quelle scacciate lontano una nazione potente; e l’Eterno regnerà su loro sul monte Sion, da allora in perpetuo.8E tu, torre del gregge, colle della figliuola di Sion, a te verrà, a te verrà l’antico dominio, il regno che spetta alla figliuola di Gerusalemme.9Ora, perché gridi tu così forte? Non v’è egli alcun re dentro di te? Il tuo consigliere è egli perito che l’angoscia ti colga come di donna che partorisce?10Soffri e gemi, o figliuola di Sion, come donna che partorisce! Poiché ora uscirai dalla città, dimorerai per i campi, e andrai fino a Babilonia. Là tu sarai liberata, là l’Eterno ti riscatterà dalla mano dei tuoi nemici.11Ora molte nazioni si son radunate contro di te, le quali dicono: "Sia profanata! e i nostri si pascan della vista di Sion!"12Ma esse non conoscono i pensieri dell’Eterno, non intendono i suoi disegni: poich’egli le raduna come mannelle sull’aia.13Figliuola di Sion, lèvati, trebbia! perché io farò che sia di ferro il tuo corno, che le tue unghie sian di rame; e tu triterai molti popoli; e consacrerò come interdetto i loro guadagni all’Eterno, e le loro ricchezze al Signore di tutta la terra.

When man's helplessness has been shown, the time has come for God to reveal Himself. Having established the fact that "this is not your rest", the LORD can speak to us about His own rest. Much effort is expended today in promoting peace; at best it results in an amiable illusion – at worst, in a guilty trust in man – and always from ignorance of God's Word. This effort is thus destined to ultimate failure. The world will enjoy peace only when God will have given it. And when will He do so? Not before His rights have been recognised. But then, what a change! All idols will be swept away. Admiration of man's works will give place to glory rendered to God. All nations, with one accord, will pay Him homage and will seek from Him wisdom and knowledge.

Christians, we have the privilege of doing so already. "Let us go up" to this place where the Lord has promised His presence. "He will teach us of his ways," is what follows. What a loss will be ours if we neglect the meetings where the Word is explained and expounded. But let us not forget the result that should follow: "and we will walk in his paths" (v. 2; James 1:22).

Michea 5:1-15
1(H4-14) Ora, o figliuola di schiere, raduna le tue schiere! Ci cingono d’assedio: colpiscon con la verga la guancia del giudice d’Israele!2(H5-1) Ma da te, o Bethlehem Efrata, piccola per essere tra i migliaia di Giuda, da te mi uscirà colui che sarà dominatore in Israele, le cui origini risalgono ai tempi antichi, ai giorni eterni.3(H5-2) Perciò egli li darà in man dei loro nemici, fino al tempo in cui colei che deve partorire, partorirà; e il resto de’ suoi fratelli tornerà a raggiungere i figliuoli d’Israele.4(H5-3) Egli starà là e pascerà il suo gregge colla forza dell’Eterno, colla maestà del nome dell’Eterno, del suo Dio. E quelli dimoreranno in pace, perché allora ei sarà grande fino all’estremità della terra.5(H5-4) E sarà lui che recherà la pace. Quando l’Assiro verrà nel nostro paese, e metterà il piede nei nostri palazzi, noi faremo sorgere contro di lui sette pastori e otto principi di fra il popolo.6(H5-5) Essi pasceranno il paese dell’Assiro con la spada, e la terra di Nimrod nelle sue proprie città; ed egli ci libererà dall’Assiro, quando questi verrà nel nostro paese, e metterà il piede nei nostri confini.7(H5-6) Il resto di Giacobbe sarà, in mezzo a molti popoli, come una rugiada che vien dall’Eterno, come una fitta pioggia sull’erba, le quali non aspettano ordine d’uomo, e non dipendono dai figliuoli degli uomini.8(H5-7) Il resto di Giacobbe sarà fra le nazioni, in mezzo a molti popoli, come un leone tra le bestie della foresta, come un leoncello fra i greggi di pecore, il quale, quando passa, calpesta e sbrana, senza che alcuno possa liberare.9(H5-8) Si levi la tua mano sopra i tuoi avversari, e tutti i tuoi nemici siano sterminati!10(H5-9) E in quel giorno avverrà, dice l’Eterno, che io sterminerò i tuoi cavalli in mezzo a te, e distruggerò i tuoi carri;11(H5-10) sterminerò le città del tuo paese, e atterrerò tutte le tue fortezze;12(H5-11) sterminerò dalla tua mano i sortilegi, e tu non avrai più pronosticatori;13(H5-12) sterminerò in mezzo a te le tue immagini scolpite e le tue statue, e tu non ti prostrerai più davanti all’opera delle tue mani.14(H5-13) Io estirperò di mezzo a te i tuoi idoli d’Astarte, e distruggerò le tue città.15(H5-14) E farò vendetta nella mia ira e nel mio furore delle nazioni che non avran dato ascolto.

God has just been speaking about the restoration of Israel and of the conflicts that will accompany it (Micah 4). Now He identifies the One who will be at the same time the Ruler and the Instrument of deliverance. In Christ, God will fulfil all His counsels. He "whose goings forth have been . . . from everlasting" had to be born in Bethlehem, a little town of Judah (see Matt. 2:3-6). And He, the Judge of Israel, will be smitten by His own blind and wicked people (v. 1; Isa. 50:6). Thus we can understand God's feelings as He announces His coming glory and declares, ". . . now shall he be great . . . and this man shall be the peace". These expressions are equally sweet to the heart of each one of the redeemed!

At the same time as this chapter speaks to us of the Lord Jesus, it also speaks: first, of Israel – the deliverance and blessing of the remnant are bound up with the majesty of the name of the LORD; second, of the Assyrian, the enemy of the end time. This latter, to his loss, will meet the Shepherd of Jacob, whose charge is not only to feed His flock (v. 4), but to defend it. At last evil in all its forms will be rooted out from the land (vv. 10-15). The purge carried out by King Josiah gives us a picture of it (2 Chron. 34:3-7).

Michea 6:1-16
1Deh, ascoltate ciò che dice l’Eterno: Lèvati, perora davanti a questi monti, e odano i colli la tua voce!2Ascoltate, o monti, la causa dell’Eterno, e voi, saldi fondamenti della terra! poiché l’Eterno ha una causa col suo popolo, e vuol discutere con Israele.3Popolo mio, che t’ho io fatto? In che t’ho io travagliato? Testimonia pure contro di me!4Poiché io ti trassi fuori dal paese d’Egitto, ti redensi dalla casa di schiavitù, mandai davanti a te Mosè, Aaronne e Maria.5O popolo mio, ricorda dunque quel che Balak, re di Moab, macchinava, e che cosa gli rispose Balaam, figliuolo di Beor, da Sittim a Ghilgal, affinché tu riconosca il giusto procedere dell’Eterno.6"Con che verrò io davanti all’Eterno e m’inchinerò davanti all’Iddio eccelso? Verrò io davanti a lui con degli olocausti, con de’ vitelli d’un anno?7L’Eterno gradirà egli le migliaia de’ montoni, le miriadi dei rivi d’olio? Darò il mio primogenito per la mia trasgressione? Il frutto delle mie viscere per il peccato dell’anima mia?"8O uomo, egli t’ha fatto conoscere ciò ch’è bene; e che altro richiede da te l’Eterno, se non che tu pratichi ciò ch’è giusto, che tu ami la misericordia, e cammini umilmente col tuo Dio?9La voce dell’Eterno grida alla città, (e chi ha senno avrà riguardo al suo nome): Ascoltate la verga, e colui che l’ha fatta venire!10Vi son eglino ancora, nella casa dell’empio, dei tesori empiamente acquistati, e l’efa scarso, c’è cosa abominevole?11Sarei io puro se tollerassi bilance false e il sacchetto dai pesi frodolenti?12Poiché i ricchi della città son pieni di violenza, i suoi abitanti proferiscono menzogne, e la loro lingua non è che frode nella loro bocca.13Perciò anch’io ti colpirò, e ti produrrò gravi ferite, ti desolerò a motivo de’ tuoi peccati.14Tu mangerai, ma non sarai saziato, e l’inanizione rimarrà dentro di te; porterai via, ma non salverai, e ciò che avrai salvato, lo darò in balìa della spada.15Tu seminerai, ma non mieterai; pigerai le ulive, ma non t’ungerai d’olio; spremerai il mosto, ma non berrai il vino.16Si osservano con cura gli statuti d’Omri, e tutte le pratiche della casa d’Achab, e voi camminate seguendo i loro consigli, perch’io abbandoni te alla desolazione e i tuoi abitanti ai fischi! E voi porterete l’obbrobrio del mio popolo!

The 3rd section of the book opens with a new call to listen (Micah 1:2; Micah 3:1). Let us also listen attentively to what the sovereign God says and to what He requires; universal obedience is due to Him. Is He satisfied with religious rites? In no way! "What doth the LORD require of thee, but to do justly, and to love mercy, and to walk humbly with thy God" (v. 8). This programme has not changed since the days of Moses (read Deut. 10:12). It is simple and contains nothing startling! Moreover it amounts to nothing less than to walk "in a manner worthy of God". He is Light: let us practise righteousness; He is Love: let us practise kindness.

"Wherein have I wearied thee? testify against me," asks the LORD in v. 3 (cf. Isa. 43:22). Searching question! From Egypt onwards, all God's ways concerning His own have been nothing but grace. Has anything been lacking on His part towards them or towards us? No; we must recognise this: the cause of our decline is always in us, never in Him.

"Hear ye the rod . . .," advises the LORD in v. 9. Yes, this rod speaks; it has a voice for our conscience. Let us learn to heed it! The Lord wants only our blessing (Rev. 3:19).

Michea 7:1-20
1Ahimè! ch’io mi trovo come dopo la raccolta de’ frutti, come dopo la racimolatura, quand’è fatta la vendemmia; non v’è più grappolo da mangiare; l’anima mia brama invano un fico primaticcio.2L’uomo pio è scomparso dalla terra; non c’è più, fra gli uomini, gente retta; tutti stanno in agguato per spargere il sangue, ognuno fa la caccia al suo fratello con la rete.3Le loro mani sono pronte al male, per farlo con tutta cura: il principe chiede, il giudice acconsente mediante ricompensa, il grande manifesta la cupidigia dell’anima sua, e ordiscono così le loro trame.4Il migliore di loro è come un pruno; il più retto è peggiore d’una siepe di spine. Il giorno annunziato dalle tue sentinelle, il giorno della tua punizione viene; allora saranno nella costernazione.5Non vi fidate del compagno, non riponete fiducia nell’intimo amico; guarda gli usci della tua bocca davanti a colei che riposa sul tuo seno.6Poiché il figliuolo svillaneggia il padre, la figliuola insorge contro la madre, la nuora contro la suocera, i nemici d’ognuno son la sua gente di casa.7"Quanto a me, io volgerò lo sguardo verso l’Eterno, spererò nell’Iddio della mia salvezza; il mio Dio mi ascolterà.8Non ti rallegrare di me, o mia nemica! Se son caduta, mi rialzerò, se seggo nelle tenebre, l’Eterno è la mia luce.9Io sopporterò l’indignazione dell’Eterno, perché ho peccato contro di lui, finch’egli prenda in mano la mia causa, e mi faccia ragione; egli mi trarrà fuori alla luce, e io contemplerò la sua giustizia.10Allora la mia nemica lo vedrà, e sarà coperta d’onta; lei, che mi diceva: Dov’è l’Eterno, il tuo Dio? I miei occhi la mireranno, quando sarà calpestata come il fango delle strade".11Verrà giorno che la tua cinta sarà riedificata; in quel giorno sarà rimosso il decreto che ti concerne.12In quel giorno si verrà a te, dalla Siria fino alle città d’Egitto, dall’Egitto sino al fiume, da un mare all’altro, e da monte a monte.13Ma il paese ha da esser ridotto in desolazione a cagione de’ suoi abitanti, a motivo del frutto delle loro azioni.14Pasci il tuo popolo con la tua verga, il gregge della tua eredità, che sta solitario nella foresta in mezzo al Carmelo. Pasturi esso in Basan, e in Galaad, come ai giorni antichi.15Come ai giorni in cui uscisti dal paese d’Egitto, io ti farò vedere cose maravigliose.16Le nazioni lo vedranno e saran confuse, nonostante tutta la loro potenza; si metteranno la mano sulla bocca, le loro orecchie saranno assordite.17Leccheranno la polvere come il serpente; come i rettili della terra usciranno spaventate dai loro ripari; verranno tremanti all’Eterno, al nostro Dio, e avranno timore di te.18Qual Dio è come te, che perdoni l’iniquità e passi sopra la trasgressione del residuo della tua eredità? Egli non serba l’ira sua in perpetuo, perché si compiace d’usar misericordia.19Egli tornerà ad aver pietà di noi, si metterà sotto i piedi le nostre iniquità, e getterà nel fondo del mare tutti i nostri peccati.20Tu mostrerai la tua fedeltà a Giacobbe, la tua misericordia ad Abrahamo, come giurasti ai nostri padri, fino dai giorni antichi.

"Woe is me!" cries the prophet, realising at the same time his own distress and that of his people. In general, we can see here the bitter experience that results from man's own actions. He discovers that in himself there is neither resource nor fruit (v. 1), that he can no more rely on the authorities than on the great men of the earth ("the best of them is as a brier", v. 4; Psalm 118:9) and that those nearest to him will also let him down if he leans on them. Distressing but necessary experience! Have you passed through it? Are you convinced that Christ alone is worthy of your full trust? "There is none upright among men" (v. 2). But what you do not find either in yourself or in others, you will find in Him (v. 7).

The Lord Jesus quotes v. 6 to describe the consequences of His coming (Matt. 10:34-36). It puts everyone to the test, and proves that whoever is not with Him is against Him (Luke 11:23). On whose side are we?

This book concludes with the assurances and promises of grace. "Thou wilt cast all their sins into the depths of the sea" (v. 19). What a blessing to know that our sins are for ever put away! Truly, Lord, "who is a God like unto thee?" (v. 18).

Nahum 1:1-15
1Oracolo relativo a Ninive; libro della visione di Nahum d’Elkosh.2L’Eterno è un Dio geloso e vendicatore; L’Eterno è vendicatore e pieno di furore; l’Eterno si vendica dei suoi avversari, e serba il cruccio per i suoi nemici.3L’Eterno è lento all’ira, è grande in forza, ma non tiene il colpevole per innocente. L’Eterno cammina nel turbine e nella tempesta, e le nuvole son la polvere de’ suoi piedi.4Egli sgrida il mare e lo prosciuga, dissecca tutti i fiumi. Basan langue, langue il Carmelo, e langue il fiore del Libano.5I monti tremano davanti a lui, si struggono i colli; la terra si solleva alla sua presenza, e il mondo con tutti i suoi abitanti.6Chi può reggere davanti alla sua indignazione? Chi può sussistere sotto l’ardore della sua ira? Il suo furore si spande come fuoco, e le scoscendono davanti a lui.7L’Eterno è buono; è una fortezza nel giorno della distretta, ed egli conosce quelli che si rifugiano in lui.8Ma con una irrompente inondazione egli farà una totale distruzione del luogo ov’è Ninive, e inseguirà i propri nemici fin nelle tenebre.9Che meditate voi contro l’Eterno? Egli farà una distruzione totale; la distretta non sorgerà due volte.10Poiché fossero pur intrecciati come spine e fradici pel vino ingollato, saran divorati del tutto, come stoppia secca.11Da te è uscito colui che ha meditato del male contro l’Eterno, che ha macchinato scelleratezze.12Così parla l’Eterno: Anche se in piena forza e numerosi, saranno falciati e scompariranno, e s’io t’ho afflitta non t’affliggerò più.13Ora spezzerò il suo giogo d’addosso a te, e infrangerò i tuoi legami.14E quanto a te, popolo di Ninive, l’Eterno ha dato quest’ordine: Che non vi sia più posterità del tuo nome; io sterminerò dalla casa delle tue divinità le immagini scolpite e le immagini fuse; io ti preparerò la tomba perché sei divenuto spregevole.15Ecco, sui monti, i piedi di colui che reca buone novelle, che annunzia la pace! Celebra le tue feste, o Giuda, sciogli i tuoi voti; poiché lo scellerato non passerà più in mezzo a te; egli è sterminato interamente.

Nahum, like Jonah, appears to have originated from Galilee; Elkosh and Gath-Hepher (2 Kings 14:25) are both found there. Here is proof that the Jews were ill-informed about their own Scriptures, when they affirmed that no prophet arose out of Galilee (John 7:52). There is another point in common with Jonah: this prophecy concerns Nineveh. "That great city", once spared on account of its repentance, had returned to its wickedness. The work that God had done in the heart of the parents had not been renewed in that of the children. And now, after more than a century of patience (instead of 40 days), this God, slow to anger (v. 3; Jonah 4:2), confirms His irrevocable judgment. What a contrast between the way in which the LORD, the same God, reveals Himself to His adversaries (v. 2 . . .) and to those who trust in Him (v. 7)! Each of the latter is known personally to Him. Dear reader, are you one of these? (2 Tim. 2:19).

Romans 10:15, quoting v. 15 (see also Isa. 52:7), applies it to the supremely good news, the gospel of grace. Have we, who today can move about so easily, this urge to spread the truth? To announce salvation and peace? Let us think about the Lord Jesus undertaking on foot a long, tiring journey, to meet the Samaritan woman at Sychar's well (John 4).

Nahum 2:1-13
1Un distruttore sale contro di te, o Ninive; custodisci bene la fortezza, sorveglia le strade, fortìficati i fianchi, raccogli tutte quante le tue forze!2Poiché l’Eterno ristabilisce la gloria di Giacobbe, e la gloria d’Israele, perché i saccheggiatori li han saccheggiati, e han distrutto i loro tralci.3Lo scudo de’ suoi prodi è tinto in rosso, i suoi guerrieri veston di scarlatto; il giorno in cui ei si prepara, l’acciaio dei carri scintilla, e si brandiscon le lance di cipresso.4I carri si slancian furiosamente per le strade, si precipitano per le piazze; il loro aspetto è come di fiaccole, guizzan come folgori.5Il re si ricorda de’ suoi prodi ufficiali; essi inciampano nella loro marcia, si precipitano verso le mura, e la difesa è preparata.6Le porte de’ fiumi s’aprono, e il palazzo crolla.7E’ fatto! Ninive è spogliata nuda e portata via; le sue serve gemono con voce di colombe, e si picchiano il petto.8Essa è stata come un serbatoio pieno d’acqua, dal giorno che esiste; e ora fuggono! "Fermate! fermate!" ma nessuno si vòlta.9Predate l’argento, predate l’oro! Vi son de’ tesori senza fine, dei monti d’oggetti preziosi d’ogni sorta.10Essa è vuotata, spogliata, devastata; i cuori si struggono, le ginocchia tremano, tutti i fianchi si contorcono, tutti i volti impallidiscono.11Dov’è questo ricetto di leoni, questo luogo dove facevano il pasto i leoncelli, dove passeggiavano il leone, la leonessa e i leoncini, senza che alcuno li spaventasse?12Quivi il leone sbranava per i suoi piccini, strangolava per le sue leonesse, ed empiva le sue grotte di preda, e le sue tane di rapina.13Eccomi a te, dice l’Eterno degli eserciti; io arderò i tuoi carri che andranno in fumo, e la spada divorerà i tuoi leoncelli; io sterminerò dalla terra la tua preda, e più non s’udrà la voce de’ tuoi messaggeri.

Nineveh, capital of the kingdom of Assyria, seems to have been founded by Nimrod, the rebel, shortly after the flood (Gen. 10:8-12). Animated by the same spirit as this "mighty hunter before the LORD", it delighted in hunting other nations like prey (vv. 11-13). God's book, which has recorded its proud beginning ("the day when she hath been", v. 8 JND trans.), now calls us to witness its sudden end. Nineveh is ironically challenged to defend itself against him who "dasheth in pieces" (v. 1). But "except the LORD keep the city, the watchman waketh but in vain" (Ps. 127:1). It is recorded that in the course of the siege the river Tigris, whose waters had until then isolated and protected the city, became swollen in sudden spate (vv. 6, 8) and carried away part of the ramparts. There entered by this breach the merciless soldiers whom we see invading the streets and houses for murder and pillage (vv. 3, 4, 8-10).

"The voice of thy messengers shall no more be heard," concludes v. 13. We remember Rab-shakeh, that insolent herald of the king of Assyria, who confronted Hezekiah (2 Kings 18:19 . . .). His threats were never fulfilled. Thus will the world pass away for ever, with its glory, its arrogance, its scorn and its blasphemies.

Nahum 3:1-19
1Guai alla città di sangue, che è tutta piena di menzogna e di violenza e che non cessa di far preda!2S’ode rumor di sferza, strepito di ruote, galoppo di cavalli, balzar di carri.3I cavalieri dànno la carica, fiammeggiano le spade, sfolgoran le lance, i feriti abbondano, s’ammontano i cadaveri, sono infiniti i morti, s’inciampa nei cadaveri.4E questo a cagione delle tante fornicazioni dell’avvenente prostituta, dell’abile incantatrice, che vendeva le nazioni con le sue fornicazioni, e i popoli con i suoi incantesimi.5Eccomi a te, dice l’Eterno degli eserciti; io t’alzerò i lembi della veste fin sulla faccia e mostrerò alle nazioni la tua nudità, e ai regni la tua vergogna;6E ti getterò a dosso delle immondizie, t’avvilirò e ti esporrò in spettacolo.7Tutti quelli che ti vedranno fuggiranno lungi da te, e diranno: "Ninive è devastata! Chi la compiangerà? Dove ti cercherei dei consolatori?8Vali tu meglio di No-Amon, ch’era assisa tra i fiumi, circondata dalle acque, che aveva il mare per baluardo, il mare per mura?9L’Etiopia e l’Egitto eran la sua forza, e non avea limiti; Put ed i Libi erano i suoi ausiliari.10Eppure, anch’essa è stata deportata, è andata in cattività; anche i bambini suoi sono stati sfracellati a ogni canto di strada; s’è tirata la sorte sopra i suoi uomini onorati, e tutti i suoi grandi sono stati messi in catene.11Tu pure sarai ubriacata, t’andrai a nascondere; tu pure cercherai un rifugio davanti al nemico.12Tutte le tue fortezze saranno come fichi dai frutti primaticci, che, quando li si scuote, cadono in bocca di chi li vuol mangiare.13Ecco, il tuo popolo, in mezzo a te, son tante donne; le porte del tuo paese sono spalancate davanti ai tuoi nemici, il fuoco ha divorato le tue sbarre.14Attingiti pure acqua per l’assedio! Rinforza le tue fortificazioni! Entra nella malta, pesta l’argilla! Restaura la fornace da mattoni!15Là il fuoco ti divorerà, la spada ti distruggerà; ti divorerà come la cavalletta, fossi tu pur numerosa come le cavallette, fossi tu pur numerosa come le locuste.16Tu hai moltiplicato i tuoi mercanti, più delle stelle del cielo; le cavallette spogliano ogni cosa e volano via.17I tuoi principi son come le locuste, i tuoi ufficiali come sciami di giovani locuste, che s’accampano lungo le siepi in giorno di freddo, e quando il sole si leva volano via, e non si conosce più il posto dov’erano.18O re d’Assiria, i tuoi pastori si sono addormentati; i tuoi valorosi ufficiali riposano; il tuo popolo è disperso su per i monti, e non v’è chi li raduni.19Non v’è rimedio per la tua ferita; la tua piaga è grave; tutti quelli che udranno parlare di te batteranno le mani alla tua sorte; poiché su chi non è passata del continuo la tua malvagità?

Whilst men's history books are full of the description of Assyria's greatness, and remain practically silent about its downfall, God's Word devotes a whole book to this fateful day. It should be stressed that the Bible is not a history book. Happenings are only related in it in so far as they concern Israel and in their moral bearing. So far as historians are concerned, enfeebled Nineveh fell under the attack of a coalition of its vassal states. From God's point of view, disaster befell it because it was a city of blood, full of falsehood, violence and plunder (v. 1). Reaping what it has sown, it will now meet the same fate that it had itself brought upon Thebes (No) half a century before (vv. 8-10). "Who will bemoan her?" (v. 7). So it is with the world's self-interest. Those who are not directly smitten easily accept the disaster that befalls others. "Whence shall I seek comforters for thee?" adds Nahum, whose name actually means comforter. But it is the faithful who are comforted by this prophecy in learning that, in spite of appearances, God will have the upper hand over world events. He will make all things work together for His own glory and for good to those who love Him (Rom. 8:28).

Abacuc 1:1-17
1Oracolo che il profeta Habacuc ebbe per visione.2Fino a quando, o Eterno, griderò, senza che tu mi dia ascolto? Io grido a te: "Violenza!" e tu non salvi.3Perché mi fai veder l’iniquità, e tolleri lo spettacolo della perversità? e perché mi stanno dinanzi la rapina e la violenza? Vi son liti, e sorge la discordia.4Perciò la legge è senza forza e il diritto non fa strada, perché l’empio aggira il giusto, e il diritto n’esce pervertito.5Vedete fra le nazioni, guardate, maravigliatevi, e siate stupefatti! Poiché io sto per fare ai vostri giorni un’opera, che voi non credereste, se ve la raccontassero.6Perché, ecco, io sto per suscitare i Caldei, questa nazione aspra e impetuosa, che percorre la terra quant’è larga, per impadronirsi di dimore, che non son sue.7E’ terribile, formidabile; il suo diritto e la sua grandezza emanano da lui stesso.8I suoi cavalli son più veloci de’ leopardi, più agili de’ lupi della sera; i suoi cavalieri procedon con fierezza; i suoi cavalieri vengon di lontano, volan come l’aquila che piomba sulla preda.9Tutta quella gente viene per darsi alla violenza, le lor facce bramose son tese in avanti, e ammassan prigionieri senza numero come la rena.10Si fan beffe dei re, e i principi son per essi oggetto di scherno; si ridono di tutte le fortezze; ammontano un po’ di terra, e le prendono.11Poi passan come il vento; passan oltre e si rendon colpevoli, questa lor forza è il loro dio.12Non sei tu ab antico; o Eterno, il mio Dio, il mio Santo? Noi non morremo! O Eterno, tu l’hai posto, questo popolo, per esercitare i tuoi giudizi, tu, o Ròcca, l’hai stabilito per infliggere i tuoi castighi.13Tu, che hai gli occhi troppo puri per sopportar la vista del male, e che non puoi tollerar lo spettacolo dell’iniquità, perché guardi i perfidi, e taci quando il malvagio divora l’uomo ch’è più giusto di lui?14E perché rendi gli uomini come i pesci del mare e come i rettili, che non hanno signore?15Il Caldeo li trae tutti su con l’amo, li piglia nella sua rete, li raccoglie nel suo giacchio; perciò si rallegra ed esulta.16Per questo fa sacrifizi alla sua rete, e offre profumi al suo giacchio; perché per essi la sua parte è grassa, e il suo cibo è succulento.17Dev’egli per questo seguitare a vuotare la sua rete, e massacrar del continuo le nazioni senza pietà?

This book, which reminds us of the Book of Jeremiah, is presented as a dialogue between the prophet and his God. Confronted by the rising tide of evil, the agonised Habakkuk opens his heart before the LORD. Jerusalem was shortly to fall before the onslaught of the Chaldean army. A dreadful vision beforehand shows to the prophet those rough and cruel soldiers – the LORD's instruments for the punishment of rebellious nations. What amazement will then seize all those unbelieving, thoughtless sinners! (v. 5, quoted in Acts 13:41). But the man of God is also deeply perturbed by it! How can the LORD give free course to such a tide of iniquity? (Ps. 83; Rev. 10:7 calls this question "the mystery of God"). How can He even bear the sight of it? "My God, mine Holy One," cries the prophet, mindful of his relationship with Him who is "of purer eyes than to behold evil." Indeed, the spectacle of this earth, where corruption and violence are vaunted without restraint, is to Him a constant offence! God's gaze in its spotless purity has been able to rest with satisfaction on one Man alone. But for the same reason it was turned away from Him, when He was made sin for us.

Abacuc 2:1-20
1Io starò alla mia vedetta, mi porrò sopra una torre, e starò attento a quello che l’Eterno mi dirà, e a quello che dovrò rispondere circa la rimostranza che ho fatto.2E l’Eterno mi rispose e disse: "Scrivi la visione, incidila su delle tavole, perché si possa leggere speditamente;3poiché è una visione per un tempo già fissato; ella s’affretta verso la fine, e non mentirà; se tarda, aspettala; poiché per certo verrà; non tarderà".4Ecco, l’anima sua è gonfia, non è retta in lui; ma il giusto vivrà per la sua fede.5E poi, il vino è perfido; l’uomo arrogante non può starsene tranquillo; egli allarga le sue brame come il soggiorno de’ morti; è come la morte e non si può saziare, ma raduna presso di sé tutte le nazioni, raccoglie intorno a sé tutti i popoli.6Tutti questi non faranno contro di lui proverbi, sarcasmi, enigmi? Si dirà: "Guai a colui che accumula ciò che non è suo! Fino a quando? Guai a colui che si carica di pegni!"7I tuoi creditori non si leveranno essi ad un tratto? I tuoi tormentatori non si desteranno essi? E tu diventerai loro preda.8Poiché tu hai saccheggiato molte nazioni, tutto il resto dei popoli ti saccheggerà, a motivo del sangue umano sparso, della violenza fatta ai paesi, alle città e a tutti i loro abitanti.9Guai a colui ch’è avido d’illecito guadagno per la sua casa, per porre il suo nido in alto e mettersi al sicuro dalla mano della sventura!10Tu hai divisato l’onta della tua casa, sterminando molti popoli; e hai peccato contro te stesso.11Poiché la pietra grida dalla parete, e la trave le risponde dall’armatura di legname.12Guai a colui che edifica la città col sangue, e fonda una città sull’iniquità!13Ecco, questo non procede egli dall’Eterno che i popoli s’affatichino per il fuoco, e le nazioni si stanchino per nulla?14Poiché la terra sarà ripiena della conoscenza della gloria dell’Eterno, come le acque coprono il fondo del mare.15Guai a colui che dà da bere al prossimo, a te che gli versi il tuo veleno e l’ubriachi, per guardare la sua nudità!16Tu sarai saziato d’onta anziché di gloria; bevi anche tu, e scopri la tua incirconcisione! La coppa della destra dell’Eterno farà il giro fino a te, e l’ignominia coprirà la tua gloria.17Poiché la violenza fatta al Libano e la devastazione che spaventava le bestie, ricadranno su te, a motivo del sangue umano sparso, della violenza fatta ai paesi, alle città e a tutti loro abitanti.18A che giova l’immagine scolpita perché l’artefice la scolpisca? A che giova l’immagine fusa che insegna la menzogna, perché l’artefice si confidi nel suo lavoro, fabbricando idoli muti?19Guai a chi dice al legno: "Svegliati!" e alla pietra muta: "Lèvati!" Può essa ammaestrare? Ecco, è ricoperta d’oro e d’argento, ma non v’è in lei spirito alcuno.20Ma l’Eterno è nel suo tempio santo; tutta la terra faccia silenzio in presenza sua!

In any time of trial, let us do like Habakkuk: let us climb up on to this "tower" (cf. Prov. 18:10) which protects us, keeps us apart from the multitude, and so enables us to consider everything from above, from God's own viewpoint (Isa. 55:8-9).

There God's servant receives the answer to his anxiety: he is told, "the just shall live by his faith." That is the key to the present situation. Around him nothing has changed: the enemy is still there and every kind of iniquity continues to be practised. But the faith of the just can lean upon the certainties of the Word of his God. His anxious questions cease. He believes; he knows that this same earth, today filled with man's vanity, will soon be "filled with the knowledge of the glory of the LORD" (v. 14; Isa. 11:9). He is instructed as to the fate of the wicked, although their sentence is suspended for the time being (vv. 6-20). Notice how the actions of unbelievers contrast with righteousness and the life of faith — faith which is equally necessary for salvation and for our walk through the world. V. 4 is quoted three times in the Epistles (Rom. 1:17; Gal. 3:11; Heb. 10:38). In these passages, this statement is fundamentally important in establishing that faith is the only way to obtain righteousness and eternal life.

Abacuc 3:1-19
1Preghiera del profeta Habacuc. Sopra Scighionoth.2O Eterno, io ho udito il tuo messaggio, e son preso da timore; o Eterno, da’ vita all’opera tua nel corso degli anni! Nel corso degli anni falla conoscere! Nell’ira, ricordati d’aver pietà!3Iddio viene da Teman, e il santo viene dal monte di Paran. Sela. La sua gloria copre i cieli, e la terra è piena della sua lode.4Il suo splendore è pari alla luce; dei raggi partono dalla sua mano; ivi si nasconde la sua potenza.5Davanti a lui cammina la peste, la febbre ardente segue i suoi passi.6Egli si ferma, e scuote la terra; guarda, e fa tremar le nazioni; i monti eterni si frantumano, i colli antichi s’abbassano; le sue vie son quelle d’un tempo.7Io vedo nell’afflizione le tende d’Etiopia; i padiglioni del paese di Madian tremano.8O Eterno, t’adiri tu contro i fiumi? E’ egli contro i fiumi che s’accende l’ira tua, o contro il mare che va il tuo sdegno, che tu avanzi sui tuoi cavalli, sui tuoi carri di vittoria?9Il tuo arco è messo a nudo; i dardi lanciati dalla tua parola sono esecrazioni. Sela. Tu fendi la terra in tanti letti di fiumi.10I monti ti vedono e tremano; passa una piena d’acque: l’abisso fa udir la sua voce, e leva un alto le mani.11Il sole e la luna si fermano nella loro dimora; si cammina alla luce delle tue saette, al lampeggiare della tua lancia sfolgorante.12Tu percorri la terra nella tua indignazione, tu schiacci le nazioni nella tua ira.13Tu esci per salvare il tuo popolo, per liberare il tuo unto; tu abbatti la sommità della casa dell’empio, e la demolisci da capo a fondo. Sela.14Tu trafiggi coi lor propri dardi la testa de’ suoi capi, che vengon come un uragano per disperdermi, mandando gridi di gioia, come se già divorassero il misero nei loro nascondigli.15Coi tuoi cavalli tu calpesti il mare, le grandi acque spumeggianti.16Ho udito, e le mie viscere fremono, le mie labbra tremano a quella voce; un tarlo m’entra nelle ossa, e io tremo qui dove sto, a dover aspettare in silenzio il dì della distretta, quando il nemico salirà contro il popolo per assalirlo.17Poiché il fico non fiorirà, non ci sarà più frutto nelle vigne; il prodotto dell’ulivo fallirà, i campi non daran più cibo, i greggi verranno a mancare negli ovili, e non ci saran più buoi nelle stalle;18ma io mi rallegrerò nell’Eterno, esulterò nell’Iddio della mia salvezza.19l’Eterno, il Signore, è la mia forza; egli renderà i miei piedi come quelli delle cerve, e mi farà camminare sui miei alti luoghi. Al Capo de Musici. Per strumenti a corda.

The LORD has silenced the voice of the earth (Hab. 2:20), but the faithful man can offer up his prayer before Him. He declares what he has seen (vv. 3, 7 ) and what he has heard (vv. 2, 16). His vision of the Chaldean enemy is obliterated. In its place, the prophet contemplates the majesty of the God of vengeance. Accompanied by awe-inspiring signs, this God comes forward to judge the nations and to save His people (vv. 12, 13). Confronted as he is with this solemn vision, what are the prophet's feelings? At first, fear; he does not hide it. But he knows he can call upon the LORD's mercy, even at the time of His righteous anger (v. 2; Ps. 78:38). God always hears the soul's S.O.S. Then comes joy! (v. 18). Although material blessings may be lacking (v. 17), the man of God can rejoice, because it is not in circumstances that his joy is found, but in the God of his salvation (cf. Phil. 4:4). "The LORD God is my strength, . . . he will make me to walk upon mine high places" (v. 19; Ps. 18:32-33). May the Lord grant us spiritual energy to climb up to these high places from where faith overcomes the world! The world's judgment is soon to come, and since our times are like those of Habakkuk, may we on our part be like this man of God.

Sofonia 1:1-18
1La parola dell’Eterno che fu rivolta a Sofonia, figliuolo di Cusci, figliuolo di Ghedalia, figliuolo d’Amaria, figliuolo d’Ezechia, ai giorni di Giosia, figliuolo d’Amon, re di Giuda.2Io farò del tutto perire ogni cosa di sulla faccia della terra, dice l’Eterno.3Farò perire uomini e bestie; farò perire uccelli del cielo e pesci del mare, le cause d’intoppo assieme con gli empi, e sterminerò gli uomini di sulla faccia della terra, dice l’Eterno.4E stenderò la mano su Giuda e su tutti gli abitanti di Gerusalemme; e sterminerò da questo luogo i resti di Baal, il nome dei preti degli idoli, coi sacerdoti,5e quelli che si prostrano sui tetti davanti all’esercito celeste, e quelli che si prostrano prestando giuramento all’Eterno, e prestando giuramento anche a Malcom,6e quelli che si ritraggono dall’Eterno, e quelli che non cercano l’Eterno e non lo consultano.7Silenzio, davanti al Signore, all’Eterno! Poiché il giorno dell’Eterno è vicino, poiché l’Eterno ha preparato un sacrifizio, ha santificato i suoi convitati.8E, nel giorno del sacrifizio dell’Eterno, avverrà che io punirò tutti i principi e i figliuoli del re, e tutti quelli che indossano vesti straniere.9In quel giorno, punirò tutti quelli che saltano sopra la soglia, che riempion di violenza e di frode le case dei loro signori.10In quel giorno, dice l’Eterno, s’udrà un grido dalla porta dei pesci, un urlo dalla seconda cinta, e un gran fracasso dalle colline.11Urlate, o abitanti del mortaio! poiché tutto il popolo de’ mercanti è annientato, tutti quelli ch’eran carichi di danaro sono sterminati.12E in quel tempo avverrà che io frugherò Gerusalemme con delle torce, e punirò gli uomini che, immobili sulle loro fecce, dicon in cuor loro: "l’Eterno non fa né ben né male".13Le loro ricchezze saranno abbandonate al saccheggio, e le loro case ridotte in una desolazione; essi avranno costruito delle case, ma non le abiteranno; avran piantato delle vigne, ma non ne berranno il vino.14Il gran giorno dell’Eterno è vicino; è vicino, e viene in gran fretta; s’ode venire il giorno dell’Eterno e il più valoroso grida amaramente.15Quel giorno è un giorno d’ira, un giorno di distretta e d’angoscia, un giorno di rovina e di desolazione, un giorno di tenebre e caligine, un giorno di nuvole e di fitta oscurità,16un giorno di suon di tromba e d’allarme contro le città fortificate e le alte torri.17E io metterò gli uomini nella distretta, ed essi cammineranno come ciechi, perché han peccato contro l’Eterno; e il loro sangue sarà sparso come polvere, e la loro carne come escrementi.18Né il loro argento né il loro oro li potrà liberare nel giorno dell’ira dell’Eterno; ma tutto il paese sarà divorato dal fuoco della sua gelosia; giacché egli farà una totale, una subitanea distruzione di tutti gli abitanti del paese.

Zephaniah prophesied in the reign of the faithful Josiah. Why then does his book speak so severely? It is because only under constraint had the people followed the good example of their king (2 Chron. 34:33). Condemnation of similar severity falls on:
1. the idolaters;
2. those who are double-minded, trying to serve at the same time both the LORD and Malcham (or Moloch);
3. those who turn away deliberately;
4. finally, the great majority who are indifferent, who do not seek the LORD, and do not inquire of Him (vv. 4-6).

These same classes of people are still with us today, and are hastening on to the same judgment. For if these prophecies have had a partial fulfilment in the past, let us not forget that the terrible "great day of the LORD" is still to come. It has been proclaimed for more than 2,500 years by the prophets, confirmed by the Lord Jesus in the gospels and finally by the apostles in the epistles. Already near in the time of Zephaniah, it is even much more so now (v. 14). Let us remember then these words "spoken before by the holy prophets, and of the commandment of the apostles of the Lord and Saviour". And let us be careful not to forget "the promise of his coming" (2 Peter 3:2-4).

Sofonia 2:1-15
1Raccoglietevi, raccoglietevi, o nazione spudorata,2prima che il decreto partorisca, e il giorno passi come la pula, prima che vi piombi addosso l’ardente ira dell’Eterno, prima che vi sorprenda il giorno dell’ira dell’Eterno!3Cercate l’Eterno, voi tutti, umili della terra, che avete praticato le sue prescrizioni! Cercate la giustizia, cercate l’umiltà! Forse, sarete messi al coperto nel giorno dell’ira dell’Eterno.4Poiché Gaza sarà abbandonata, e Askalon ridotta una desolazione; Asdod sarà cacciata in pien mezzogiorno, ed Ekron sarà sradicata.5Guai agli abitanti della regione marittima, alla nazione dei Keretei! La parola dell’Eterno è rivolta contro di te, o Canaan, paese de’ Filistei! E io ti distruggerò, sì che nessuno più ti abiterà.6E la regione marittima non sarà più che pascoli, grotte di pastori, e chiusi da greggi.7E sarà una regione per il resto della casa di Giuda; quivi pascoleranno; la sera si coricheranno nelle case di Askalon, perché l’Eterno, il loro Dio, li visiterà, e li farà tornare dalla cattività.8Io ho udito gl’insulti di Moab e gli oltraggi de’ figliuoli d’Ammon, che hanno insultato il mio popolo e si sono ingranditi, invadendo i suoi confini.9Perciò, com’è vero ch’io vivo, dice l’Eterno degli eserciti, l’Iddio d’Israele, Moab sarà come Sodoma, e i figliuoli d’Ammon come Gomorra, un dominio d’ortiche, una salina, una desolazione in perpetuo. Il resto del mio popolo li saccheggerà, e il residuo della mia nazione li possederà.10Questo avverrà loro per il loro orgoglio, perché hanno insultato e trattato con insolenza il popolo dell’Eterno degli eserciti.11L’Eterno sarà terribile contro di loro; perché annienterà tutti gli dèi della terra; e tutte le isole delle nazioni lo adoreranno, ciascuno dal luogo ove si trova.12Voi pure, Etiopi, sarete uccisi dalla mia spada.13Ed egli stenderà la mano contro il settentrione e distruggerà l’Assiria, e ridurrà Ninive una desolazione, un luogo arido come il deserto.14E in mezzo a lei giaceranno greggi e animali d’ogni specie; perfino il pellicano ed il riccio pernotteranno tra i suoi capitelli; s’udranno canti d’uccelli dalle finestre; la devastazione sarà sulle soglie, perché sarà spogliata dei suoi rivestimenti di cedro.15Tale sarà la festante città, che se ne sta sicura, e dice in cuor suo: "Io, e nessun altro fuori di me!" Come mai è diventata una desolazione, un ricetto di bestie? Chiunque le passerà vicino fischierà e agiterà la mano.

These prophecies, dealing with the future judgment of the wicked, may seem a matter of minor interest for God's children. What they are expecting is not the final crisis spoken of here, but the return of the Lord to take up His church (1 Thess. 4:13-18; 1 Thess. 5:4, 9). The announcement of this just retribution on evil should open our eyes to the character of the world, in such a way as to cause us to separate from it more decidedly (2 Peter 3:10-12). Because we do not see God at present punishing the wickedness of men as they deserve, we could well forget how much He holds it in abhorrence; consequently such passages have their place in helping us to remember it. The downfall of Nineveh in its arrogance and senseless self-interest is implicit in v.15. "I am, and there is none beside me." It is also the attitude of Babylon (Isa. 47:8). But let us take note to ensure it is not equally the murmuring of our own heart. By contrast, v. 3 presents the meek, those whom the Lord calls blessed and who are like Him (Matt. 5:5; Matt. 11:29). Prophetically it speaks of the future Jewish remnant (end of v. 9; Zephaniah 3:13), who are invited to seek the LORD that they may be hidden in the day of His anger. Moreover, the name Zephaniah means "He whom the LORD hides, or protects."

Sofonia 3:1-20
1Guai alla città ribelle, contaminata, alla città d’oppressione!2Essa non dà ascolto ad alcuna voce, non accetta correzione, non si confida nell’Eterno, non s’accosta al suo Dio.3I suoi capi, in mezzo a lei, sono leoni ruggenti; i suoi giudici son lupi della sera, che non serban nulla per la mattina.4I suoi profeti son millantatori, perfidi, i suoi sacerdoti profanano le cose sante, fanno violenza alla legge.5L’Eterno è giusto in mezzo a lei; egli non commette iniquità; ogni mattina egli mette in luce i suoi giudizi, e non manca mai; ma il perverso non conosce vergogna.6Io ha sterminato delle nazioni; le loro torri sono distrutte; ho rovinato le loro strade, sì che non vi passa più alcuno; le loro città son distrutte, sì che non v’è più alcuno, più alcun abitante.7Io dicevo: "Se soltanto tu volessi, temermi, accettar la correzione! la tua dimora non sarebbe distrutta, nonostante tutte le punizioni che t’ho inflitte". Ma essi si sono affrettati a pervertire tutte le loro azioni.8Perciò aspettami dice l’Eterno, per il giorno che mi leverò per il bottino; poiché il mio decreto è di radunare le nazioni, di riunire i regni, per versare su di loro la mia indignazione, tutto l’ardore della mia ira; poiché tutta la terra sarà divorata dal fuoco della mia gelosia.9Poiché allora io muterò in labbra pure le labbra dei popoli, affinché tutti invochino il nome dell’Eterno, per servirlo di pari consentimento.10Di là dai fiumi d’Etiopia i miei supplicanti, i miei figliuoli dispersi, mi porteranno le loro offerte.11In quel giorno, tu non avrai da vergognarti di tutte le tue azioni con le quali hai peccato contro di me; perché, allora, io torrò in mezzo a te quelli che trionfano superbamente, e tu non farai più l’altera sul mio monte santo.12E lascerò in mezzo a te un popolo umile e povero, che confiderà nel nome dell’Eterno.13Il residuo d’Israele non commetterà iniquità, non dirà menzogne, né si troverà nella lor bocca lingua ingannatrice; poiché essi pascoleranno, si coricheranno, né vi sarà chi li spaventi.14Manda gridi di gioia, o figliuola di Sion! Manda gridi d’allegrezza, o Israele! Rallegrati ed esulta con tutto il cuore, o figliuola di Gerusalemme!15L’Eterno ha revocato le sue sentenze contro di te, ha cacciato via il tuo nemico, il Re d’Israele, l’Eterno, è in mezzo a te, non avrai più da temere alcun male.16In quel giorno, si dirà a Gerusalemme: "Non temere, o Sion, le tue mani non s’infiacchiscano!17L’Eterno, il tuo Dio, è in mezzo a te, come un Potente che salva; egli si rallegrerà con gran gioia per via di te, si acqueterà nell’amor suo, esulterà, per via di te, con gridi di gioia".18Io raccoglierò quelli che sono nel dolore lungi dalle feste solenni; sono tuoi; su loro grava l’obbrobrio!19Ecco, in quel tempo, io agirò contro tutti quelli che t’opprimono; salverò la pecora che zoppica, e raccoglierò quella ch’è stata cacciata, e li renderò gloriosi e rinomati, in tutti i paesi dove sono stati nell’onta.20In quel tempo, io vi ricondurrò, in quel tempo, vi raccoglierò; poiché vi renderò rinomati e gloriosi fra tutti i popoli della terra, quando farò tornare, sotto i vostri occhi, quelli che sono in cattività, dice l’Eterno.

After having punished the nations, the hand of the LORD will be stretched out over Jerusalem, the rebellious city of corruption and oppression! Alas, the four reproaches which follow in v. 2 could be addressed even to the children of God when they neglect the Word: "she obeyed not the voice; she received not correction" – or prayer: "she trusted not in the LORD; she drew not near to her God."

It is the time when the word of the Lord Jesus will be fulfilled: "the one shall be taken, and the other left" (Matt. 24:40). The rebellious, the proud, the haughty will be taken (v. 1), and the LORD will cause to be left down here a people who are afflicted, humbled, and trusting in Himself alone (v. 12). There is joy for this remnant (v. 14), still greater joy for the Lord whose love will thus be satisfied! This v. 17 applies to Christ's reign, but it surely awakens even at the present time an echo in the heart of each one of the redeemed. Yes, think of His joy. He who wept while here on this earth already knows a full and marvellous joy, and, dear believer, it is "over thee" (Ps. 126:6). After the terrible "travail of his soul", He will joy for ever – and His own with Him – in the perfect rest of His love (v. 17; Jer. 32:41).

Aggeo 1:1-15
1Il secondo anno del re Dario, il sesto mese, il primo giorno del mese, la parola dell’Eterno fu rivolta, per mezzo del profeta Aggeo, a Zorobabele, figliuolo di Scealtiel, governatore di Giuda, e a Giosuè, figliuolo di Jehotsadak, sommo sacerdote, in questi termini:2"Così parla l’Eterno degli eserciti: Questo popolo dice: Il tempo non è giunto, il tempo in cui la casa dell’Eterno dev’essere riedificata".3Perciò la parola dell’Eterno fu rivolta loro per mezzo del profeta Aggeo, in questi termini:4"E’ egli il tempo per voi stessi d’abitare le vostre case ben rivestite di legno mentre questa casa giace in rovina?5Or dunque così parla l’Eterno degli eserciti: Ponete ben mente alle vostre vie!6Voi avete seminato molto, e avete raccolto poco; voi mangiate, ma non fino ad esser sazi; bevete, ma non fino a soddisfare la sete; vi vestite, ma non v’è chi si riscaldi; chi guadagna un salario mette il suo salario in una borsa forata.7Così parla l’Eterno degli eserciti: Ponete ben mente alle vostre vie!8Salite nella contrada montuosa, recate del legname, e costruite la casa; e io mi compiacerò d’essa, e sarò glorificato, dice l’Eterno.9Voi v’aspettate molto, ed ecco v’è poco; e quando l’avete portato in casa, io ci ho soffiato sopra. Perché? dice l’Eterno degli eserciti. A motivo della mia casa che giace in rovina, mentre ognun di voi si dà premura per la propria casa.10Perciò il cielo, sopra di voi, è rimasto chiuso, sì che non c’è stata rugiada, e la terra ha ritenuto il suo prodotto.11Ed io ho chiamato la siccità sul paese, sui monti, sul grano, sul vino, sull’olio, su tutto ciò che il suolo produce, sugli uomini, sul bestiame, e su tutto il lavoro delle mani".12E Zorobabele, figliuolo di Scealtiel, e Giosuè, figliuolo di Jehotsadak, il sommo sacerdote, e tutto il rimanente del popolo, diedero ascolto alla voce dell’Eterno, del loro Dio, e alle parole del profeta Aggeo, secondo il messaggio che l’Eterno, il loro Dio, gli aveva affidato; e il popolo temette l’Eterno.13E Aggeo, messaggero dell’Eterno, disse al popolo, in virtù della missione avuta dall’Eterno: "Io son con voi, dice l’Eterno".14E l’Eterno destò lo spirito di Zorobabele, figliuolo di Scealtiel, governatore di Giuda, e lo spirito di Giosuè, figliuolo di Jehotsadak, sommo sacerdote, e lo spirito di tutto il resto del popolo; ed essi vennero e misero mano all’opera nella casa dell’Eterno degli eserciti, il loro Dio,15il ventiquattresimo giorno del mese, il sesto mese, il secondo anno del re Dario.

The book of Ezra tells us how, on their return from Babylon, Zerubbabel and his companions undertook the reconstruction of the temple; then they allowed themselves to be stopped in their work by the threatening manoeuvres and intervention of their enemies.

Twelve years have now passed since the work had stopped. These threats are now only a poor pretext, of which the prophet does not even speak. He shames the people by comparing the ruined condition of the house of the LORD with the enthusiasm shown by each one in improving his own dwelling house (Phil. 2:21). What sad selfishness, but also what bad planning! All their labour had produced only famine (cf. Ps. 127:1-2). Dear Christian friends, today is "the time to build" the house of God . . . the church of the living God (1 Tim. 3:15). How can we do this? By being occupied with souls, these "living stones" built on the foundation which is Jesus Christ; by having the same tender care for the assembly as that which was laid on the apostle's heart every day; by not forsaking the assembling of ourselves together (1 Cor. 3:10-17; 2 Cor. 11:28; Heb. 10:25). Alas, how often lack of zeal and of love for the assembly goes hand in hand with concern for our own comfort . . . Yes, let us consider our ways (vv. 5, 7).

Aggeo 2:1-14
1Il settimo mese, il ventunesimo giorno del mese, la parola dell’Eterno fu rivelata per mezzo del profeta Aggeo, in questi termini:2"Parla ora a Zorobabele, figliuolo di Scealtiel, governatore di Giuda, e a Giosuè, figliuolo di Jehotsadak, sommo sacerdote, e al resto del popolo, e dì loro:3Chi è rimasto fra voi che abbia veduto questa casa nella sua prima gloria? E come la vedete adesso? Così com’è, non è essa come nulla agli occhi vostri?4E ora, fortìficati, Zorobabele! dice l’Eterno; fortìficati, Giosuè, figliuolo di Jehotsadak, sommo sacerdote! fortìficati, o popolo tutto del paese! dice l’Eterno; e mettetevi all’opra! poiché io sono con voi, dice l’Eterno degli eserciti,5secondo il patto che feci con voi quando usciste dall’Egitto, e il mio spirito dimora tra voi, non temete!6Poiché così parla l’Eterno degli eserciti: Ancora una volta, fra poco, io farò tremare i cieli, la terra, il mare, e l’asciutto;7farò tremare tutte le nazioni, le cose più preziose di tutte le nazioni affluiranno, ed io empirò di gloria questa casa, dice l’Eterno degli eserciti.8Mio è l’argento e mio è l’oro, dice l’Eterno degli eserciti.9La gloria di quest’ultima casa sarà più grande di quella della prima, dice l’Eterno degli eserciti; e in questo luogo io darò la pace, dice l’Eterno degli eserciti".10Il ventiquattresimo giorno del nono mese, il secondo anno di Dario, la parola dell’Eterno fu rivelata per mezzo del profeta Aggeo, in questi termini:11"Così parla l’Eterno degli eserciti: Interroga i sacerdoti sulla legge intorno a questo punto:12Se uno porta nel lembo della sua veste della carne consacrata, e con quel suo lembo tocca del pane, o una vivanda cotta, o del vino, o dell’olio, o qualsivoglia altro cibo, quelle cose diventeranno esse consacrate? I sacerdoti riposero e dissero: No.13E Aggeo disse: Se uno, essendo impuro a motivo d’un morto, tocca qualcuna di quelle cose, diventerà essa impura? I sacerdoti risposero e dissero: Sì, diventerà impura.14Allora Aggeo replicò e disse: Così è questo popolo, così è questa nazione nel mio cospetto, dice l’Eterno; e così è tutta l’opera delle loro mani; e tutto quello che m’offrono là è impuro.

Haggai's first revelation had brought blame. The second, less than a month after the leaders and the people had obeyed, comes to give words of exhortation and encouragement. "Be strong . . . and work" the LORD enjoins them. "This concerns My glory. Your work has in view a Person, 'the desire of all nations' — Christ who will appear in glory" (v. 7).

But where are we to find the needed strength? "I am with you", is the precious reply, "I myself, the mighty God, the LORD of Hosts. What I give you will be enough: the Word . . . and My Spirit remain with you; fear not" (vv. 4, 5). Blessed resources! They are available too for us who live as Haggai did in a time of ruin.

In his third message the prophet recalls the practical holiness without which no work can be acknowledged by God. The twofold question put to the priests confirms the general principle that our contacts with a corrupt world will not purify it. On the contrary we shall, in the long run, inevitably be contaminated by a corrupt environment (1 Cor. 15:33).

"I am with you always" the Lord Jesus promised (Matt. 28:20). But for our part, let us always stay close to Him.

Aggeo 2:15-23
15Ed ora, ponete ben mente a ciò ch’è avvenuto fino a questo giorno, prima che fosse messa pietra su pietra nel tempio dell’Eterno!16Durante tutto quel tempo, quand’uno veniva a un mucchio di venti misure, non ve n’eran che dieci; quand’uno veniva al tino per cavarne cinquanta misure, non ve n’eran che venti.17Io vi colpii col carbonchio, colla ruggine, con la grandine, in tutta l’opera delle vostre mani; ma voi non tornaste a me, dice l’Eterno.18Ponete ben mente a ciò ch’è avvenuto fino a questo giorno, fino al ventiquattresimo giorno del nono mese, dal giorno che il tempio dell’Eterno fu fondato; ponetevi ben mente!19V’è egli ancora del grano nel granaio? La stessa vigna, il fico, il melagrano, l’ulivo, nulla producono! Da questo giorno, io vi benedirò".20E la parola dell’Eterno fu indirizzata per la seconda volta ad Aggeo, il ventiquattresimo giorno del mese, in questi termini:21"Parla a Zorobabele, governatore di Giuda, e digli: Io farò tremare i cieli e la terra,22rovescerò il trono dei regni e distruggerò la forza dei regni delle nazioni; rovescerò i carri e quelli che vi montano; i cavalli e i loro cavalieri cadranno, l’uno per la spada dell’altro.23In quel giorno, dice l’Eterno degli eserciti, io ti prenderò, o Zorobabele, figliuolo di Scealtiel, mio servo, dice l’Eterno, e ti terrò come un sigillo, perché io t’ho scelto, dice l’Eterno degli eserciti".

The people have learned by sorry experience that time spent away from God is of no profit. They will now be able to prove the opposite. "From this day will I bless you," the Law promises. Whether it is a matter of the Christian businessman who closes his shop on Sunday, with the possible loss of trade, or the industrialist who declares honestly to the taxman the last pound of his income, every child of God will always be able to prove the words of the Lord Jesus: "Seek ye first the kingdom of God, and his righteousness; and all these things (necessary for the present life) shall be added unto you" (Matt. 6:33).

The final message of Haggai contains some touching words of grace addressed personally to Zerubbabel. This name means "born at Babylon", (and Sheshbazzar, his Chaldean name, Ezra 1:8, seems to mean "joy in tribulation"). The LORD calls him by his name as if to say to him: "Poor refugee from exile, I have incredible promises for you. The whole world will be shaken, but fear nothing; I have reserved for you a kingdom which cannot be removed" (vv. 6, 21, 22, quoted in Hebrews 12:26, 28). At the same time we can recognise in this heir of David a type of Christ, the Deliverer chosen and established by God to reign over Israel.

Zaccaria 1:1-17
1L’ottavo mese, il secondo anno di Dario, la parola dell’Eterno fu rivolta al profeta Zaccaria, figliuolo di Berekia, figliuolo d’Iddo, il profeta, in questi termini:2"L’Eterno è stato gravemente adirato contro i vostri padri.3Tu, dunque, di’ loro: Così parla l’Eterno degli eserciti: Tornate a me, dice l’Eterno degli eserciti, e io tornerò a voi; dice l’Eterno degli eserciti.4Non siate come i vostri padri, ai quali i profeti precedenti si rivolgevano, dicendo: Così parla l’Eterno degli eserciti: Ritraetevi dalle vostre vie malvage, dalle vostre malvage azioni! Ma essi non dettero ascolto, e non prestarono attenzione a me, dice l’Eterno.5I vostri padri dove son essi? E i profeti potevan essi vivere in perpetuo?6Ma le mie parole e i miei decreti, dei quali avevo dato incarico ai miei servi i profeti, non arrivarono essi a colpire i padri vostri? Allora essi si convertirono, e dissero: L’Eterno degli eserciti ci ha trattati secondo le nostre vie e secondo le nostre azioni, come avea risoluto di fare".7Il ventiquattresimo giorno dell’undecimo mese, che è il mese di Scebat, nel secondo anno di Dario, la parola dell’Eterno fu rivolta a Zaccaria, figliuolo di Berekia, figliuolo d’Iddo, il profeta, in questi termini:8Io ebbi, di notte, una visione; ed ecco un uomo montato sopra un cavallo rosso; egli stava fra le piante di mortella in un luogo profondo; e dietro a lui c’eran de’ cavalli rossi, sauri e bianchi.9E io dissi: "Che son questi, signor mio?" E l’angelo che parlava meco mi disse: "Io ti farò vedere che cosa son questi".10E l’uomo che stava fra le piante di mortella prese a dire: "Questi son quelli che l’Eterno ha mandati a percorrere la terra".11E quelli si rivolsero all’angelo dell’Eterno che stava fra le piante di mortella, e dissero: "Noi abbiam percorso la terra, ed ecco tutta la terra è in riposo e tranquilla".12Allora l’angelo dell’Eterno prese a dire: "O Eterno degli eserciti, fino a quando non avrai tu pietà di Gerusalemme e delle città di Giuda, contro le quali sei stato indignato durante quei settant’anni?"13E l’Eterno rivolse all’angelo che parlava meco, delle buone parole, delle parole di conforto.14E l’angelo che parlava meco mi disse: "Grida e di’: Così parla l’Eterno degli eserciti: Io provo una gran gelosia per Gerusalemme e per Sion;15e provo un grande sdegno contro le nazioni che se ne stanno ora tranquille, e che, quand’io m’indignai un poco contro di essa, contribuirono ad accrescer la sua disgrazia.16Perciò così parla l’Eterno: Io mi volgo di nuovo a Gerusalemme con compassione; la mia casa vi sarà ricostruita, dice l’Eterno degli eserciti, e la corda sarà di nuovo tirata su Gerusalemme.17Grida ancora, e di’: Così parla l’Eterno degli eserciti: le mie città rigurgiteranno ancora di beni, e l’Eterno consolerà ancora Sion, e sceglierà ancora Gerusalemme".

Zechariah, together with Haggai, is the spokesman of the LORD to the children of Judah who have come back from the captivity (Ezra 5:1). What are the first words which the LORD addresses to the people through His servant? "Turn ye unto me . . ." It is necessary first to repent (Matt. 3:2; Matt. 4:17; Acts 2:38). The promise only comes after this: "and I will turn unto you" (v. 3).

The fathers are dead, and with them the prophets such as Jeremiah, who had faithfully warned them. But the divine words have not passed away, no indeed; they have been fulfilled without fail (Matt. 24:35). The evil ways and the bad deeds of Judah have received their punishment – witness the carrying away into captivity at Babylon (v. 12 end). If only this cruel lesson might profit the generations to follow!

From v. 7 up to ch. 6 the prophet records a succession of strange visions. Their main theme is the government of God by means of the nations (the rider and the horses), and in the background the re-establishment of Israel (the myrtle trees, a reference to the feast of tabernacles and a figure of the restoration which follows repentance). For in the time of trial and weakness God has always had for His people "good words, and comfortable words" (v. 13). They are as sure and unshakeable as those words which announce His judgments.

Zaccaria 1:18-21; Zaccaria 2:1-13
18Poi alzai gli occhi, e guardai, ed ecco quattro corna.19E io dissi all’angelo che parlava meco: "Che son queste?" Egli mi rispose: "Queste son le corna che hanno disperso Giuda, Israele e Gerusalemme".20E l’Eterno mi fece vedere quattro fabbri.21E io dissi: "Questi, che vengono a fare?" Egli rispose e mi disse: "Quelle là son le corna che hanno disperso Giuda, sì che nessuno alzava più il capo; ma questi qui vengono per spaventarle, per abbattere le corna della nazioni, che hanno alzato il loro corno contro il paese di Giuda per disperderne gli abitanti".
1E alzai gli occhi, guardai, ed ecco un uomo che aveva in mano una corda da misurare.2E io dissi: "Dove vai?" Egli mi rispose: "Vado a misurar Gerusalemme, per vedere qual ne sia la larghezza, e quale la lunghezza".3Ed ecco, l’angelo che parlava meco si fece avanti, e un altro gli uscì incontro,4e gli disse: "Corri, parla a quel giovane, e digli: Gerusalemme sarà abitata come una città senza mura, tanta sarà la quantità di gente e di bestiame che si troverà in mezzo ad essa;5e io, dice l’Eterno, sarò per lei un muro di fuoco tutt’attorno, e sarò la sua gloria in mezzo a lei.6Olà, fuggite dal paese del settentrione, dice l’Eterno: perché io vi ho sparsi ai quattro venti dei cieli, dice l’Eterno.7Olà, Sion, mettiti in salvo, tu che abiti con la figliuola di Babilonia!8Poiché così parla l’Eterno degli eserciti: E’ per rivendicare la sua gloria, ch’egli mi ha mandato verso le nazioni che han fatto di voi la loro preda; perché chi tocca voi tocca la pupilla dell’occhio suo.9Infatti, ecco, io sto per agitare la mia mano contro di loro, ed esse diventeranno preda di quelli ch’eran loro asserviti, e voi conoscerete che l’Eterno degli eserciti m’ha mandato.10Manda gridi di gioia, rallegrati, o figliuola di Sion! poiché ecco, io sto per venire, e abiterò in mezzo a te, dice l’Eterno.11E in quel giorno molte nazioni s’uniranno all’Eterno, e diventeranno mio popolo; e io abiterò in mezzo a te, e tu conoscerai che l’Eterno degli eserciti m’ha mandato a te.12E l’Eterno possederà Giuda come sua parte nella terra santa, e sceglierà ancora Gerusalemme.13Ogni carne faccia silenzio in presenza dell’Eterno! poich’egli s’è destato dalla sua santa dimora".

These visions which come before us are without doubt very obscure and were not less so for the young Zechariah. But how does he act each time that a new riddle is presented? He is not afraid to question his heavenly companion. Let us follow his example. Our interest for the Word will always be pleasing to the Lord. To understand its wonders, let us ask Him to open the eyes of our understanding (Ps. 119:18; Luke 24;45; 2 Tim. 2:7).

The horns in the second vision correspond to the horses of the first: that is to say, the great empires of the world, seen here as characteristic symbols of power (see Dan. 8). Workmen raised up by God (such as Cyrus) will put an end to their power.

The third vision has for its theme the restoration of Jerusalem. At present desolate, its wall in ruins, its gates burnt with fire (Neh. 2:13), the city will again be inhabited. The Lord will be around them as a wall of fire, and its poor scattered people will find themselves gathered there again in security. The love of God for them is so great that whoever touches them "touches the apple of his eye" (see Deut. 32:10). Above all, they have the promise of the presence among them of the LORD in His glory (vv. 5, 10, 11). The same privileges belong to the children of God in our own day.

Zaccaria 3:1-10
1E mi fece vedere il sommo sacerdote Giosuè, che stava in piè davanti all’angelo dell’Eterno, e Satana che gli stava alla destra per accusarlo.2E l’Eterno disse a Satana: "Ti sgridi l’Eterno, o Satana! ti sgridi l’Eterno che ha scelto Gerusalemme! Non è questi un tizzone strappato dal fuoco?"3Or Giosuè era vestito di vestiti sudici, e stava in piè davanti all’angelo.4E l’angelo prese a dire a quelli che gli stavano davanti: "Levategli di dosso i vestiti sudici!" Poi disse a Giosuè: "Guarda, io ti ho tolto di dosso la tua iniquità, e t’ho vestito di abiti magnifici.5E io dissi: "Gli sia messa in capo una tiara pura!" E quelli gli posero in capo una tiara pura, e gli misero delle vesti; e l’angelo dell’Eterno era quivi presente.6E l’angelo dell’Eterno fece a Giosuè questo solenne ammonimento:7"Così parla l’Eterno degli eserciti: se tu cammini nelle mie vie, e osservi quello che t’ho comandato, anche tu governerai la mia casa e custodirai i miei cortili, e io ti darò libero accesso fra quelli che stanno qui davanti a me.8Ascolta dunque, o Giosuè, sommo sacerdote, tu e i tuoi compagni che stan seduti davanti a te! Poiché questi uomini servon di segni. Ecco, io faccio venire il mio servo, il Germoglio.9Poiché, guardate la pietra che io ho posta davanti a Giosuè; sopra un’unica pietra stanno sette occhi; ecco, io v’inciderò quello che vi deve essere inciso, dice l’Eterno degli eserciti; e torrò via l’iniquità di questo paese in un sol giorno.10In quel giorno, dice l’Eterno degli eserciti, voi vi inviterete gli uni gli altri sotto la vigna e sotto il fico".

A new scene is revealed to Zechariah. The high priest Joshua – who represents the people – stands before the angel of the LORD. But Satan is there also in his usual role of accuser (Rev. 12:10), for the filthy garments of Joshua serve only too well as opportunity for his attacks. The LORD had given such strict instructions for the purification of the priests (e.g. Lev. 8:6-7; Num. 19:7 . . .) that for the priest to present himself before God with the stain of sin on him would mean certain judgment. But then we have read that he whom the adversary dares to touch is as the apple of God's eye (Zech. 2:8), "a brand plucked out of the fire" (v. 2). The poor man so accused has nothing to say in his defence. The Judge Himself has made full provision, although at the same time He does not tolerate the filthy condition! "Behold," He says, "I have caused thine iniquity to pass from thee, and I will clothe thee with change of raiment", not just clean garments, but "festival robes" (v. 4 JND trans.; cf. Matt. 22:12). Cleansed and justified, Joshua henceforth has a dual responsibility: to walk in the LORD's ways, and to acquit himself faithfully of the charge he is given (v. 7). Dear friend, if you want to taste the Lord's grace, you must take the same place as Joshua.

Vv. 8-10 introduce the Messiah (the Branch) reigning in righteousness over a cleansed people.

Zaccaria 4:1-14
1E l’angelo che parlava meco tornò, e mi svegliò come si sveglia un uomo dal sonno.2E mi disse: "Che vedi?" Io risposi: "Ecco, vedo un candelabro tutto d’oro, che ha in cima un vaso, ed è munito delle sue sette lampade, e di sette tubi per le lampade che stanno in cima;3e vicino al candelabro stanno due ulivi; l’uno a destra del vaso, e l’altro alla sua sinistra".4E io presi a dire all’angelo che parlava meco: "Che significan queste cose, signor mio?"5L’angelo che parlava meco rispose e disse: "Non sai quel che significhino queste cose?" E io dissi: "No, mio signore".6Allora egli rispondendo, mi disse: "E’ questa la parola che l’Eterno rivolge a Zorobabele: Non per potenza, né per forza, ma per lo spirito mio, dice l’Eterno degli eserciti.7Chi sei tu, o gran monte, davanti a Zorobabele? Tu diventerai pianura; ed egli porterà innanzi la pietra della vetta, in mezzo alle grida di: Grazia, grazia, su di lei!".8E la parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini:9"Le mani di Zorobabele hanno gettato le fondamenta di questa casa, e le sue mani la finiranno; e tu saprai che l’Eterno degli eserciti mi ha mandato a voi.10Poiché chi potrebbe sprezzare il giorno delle piccole cose, quando quei sette là, gli occhi dell’Eterno che percorrono tutta la terra, vedono con gioia il piombino in mano a Zorobabele?"11E io riposi e gli dissi: "Che significano questi due ulivi a destra e a sinistra del candelabro?"12E per la seconda volta io presi a dire: "Che significano questi due ramoscelli d’ulivo che stanno allato ai due condotti d’oro per cui scorre l’olio dorato?"13Ed egli rispose e mi disse: "Non sai che significhino queste cose?" Io risposi: "No, signor mio".14Allora egli disse: "Questi sono i due unti che stanno presso il Signore di tutta la terra".

Zechariah, by his questions, ranks among the prophets who, according to 1 Peter 1:10-11, searched diligently into their own writings. They sought in them the One who has now been revealed to us in His sufferings and in His glories (e.g. Zech. 13:5-7; Zech. 6:13). What pictures of Christ we have in this chapter! He is the true golden candlestick, the light of the world (John 8:12). At the same time He is the heavenly Zerubbabel, the guarantor of the blessing of His people. In Zech. 3:9 He was the stone laid as the foundation. We see Him here as the top-stone, the key stone of the roof of building. Put in another way, it is He who in grace begins and finishes the work of the House of God (Ezra 3:10; Ezra 5:15-16).

As to the seven lamps of the holy candlestick, we love to see in them the believers (Rev. 1:20). They also are called "the light of the world" (read Matt. 5:14-16). This light is maintained by the Holy Spirit (the oil), the only divine source for the believer's activity. "Not by might, nor by power, but by my Spirit" says the LORD (v. 6; Ps. 44:3-8). When we realise our own helplessness, God is pleased to act and to remove every "mountain" from our path (v. 7; Matt. 17:20). Let us not, therefore, despise the present day of "small things" (v. 10); it can be a day of great faith and great devotion.

Zaccaria 5:1-11
1E io alzai di nuovo gli occhi, guardai, ed ecco un rotolo che volava.2E l’angelo mi disse: "Che vedi?" Io risposi: "Vedo un rotolo che vola, la cui lunghezza è di venti cubiti, e la larghezza di dieci cubiti".3Ed egli mi disse: "Questa è la maledizione che si spande sopra tutto il paese; poiché ogni ladro, a tenor di essa, sarà estirpato da questo luogo, e ogni spergiuro, a tenor di essa, sarà estirpato da questo luogo.4Io la faccio uscire, dice l’Eterno degli eserciti, ed essa entrerà nella casa del ladro, e nella casa di colui che giura il falso nel mio nome; si stabilirà in mezzo a quella casa, e la consumerà col legname e le pietre che contiene".5E l’angelo che parlava meco uscì, e mi disse: "Alza gli occhi, e guarda che cosa esce là".6Io risposi: "Che cos’è?" Egli disse: "E’ l’efa che esce". Poi aggiunse: "In tutto il paese non hanno occhio che per quello".7Ed ecco, fu alzata una piastra di piombo, e in mezzo all’efa stava seduta una donna.8Ed egli disse: "Questa è la malvagità"; e la gettò in mezzo all’efa, e poi gettò la piastra di piombo sulla bocca dell’efa.9Poi alzai gli occhi, guardai, ed ecco due donne che s’avanzavano; il vento soffiava nelle loro ali, e le ali che avevano eran come ali di cicogna; ed esse sollevarono l’efa fra terra e cielo.10E io dissi all’angelo che parlava meco: "Dove portano esse l’efa?"11Egli mi rispose: "Nel paese di Scinear, per costruirgli quivi una casa; e quando sarà preparata, esso sarà posto quivi al suo luogo".

Two visions fill this short chapter. The first shows us, in the symbol of a flying roll, the Word of God in action to show up evil. Hebrews 4:12-13 confirms that this Word is living and powerful in operation, and piercing (here it enters forcibly into houses; v. 4) . . . In its light everything is laid bare and open; it discerns the thoughts and intents of the heart. We should allow ourselves to be searched by this Word.

In vv. 5-11 we see another flying object, still more astonishing. It is an ephah, a measure of capacity (and often of fraud: Micah 6:10; Deut. 25:14) in the midst of which was seated Wickedness, having attained its full measure. It corresponds to the "mystery of iniquity" which is already at work today, but has not yet been revealed (the lead cover is still on the ephah – 2 Thess. 2:7). When it resumes its original location (Shinar is Babylon, i.e. the world), iniquity personified as the Antichrist will be officially honoured as a god. What a contrast between this "house" in v. 11, a very temple of sin, and that which God is building, in order that He may dwell in the midst of His own (Zech. 4:9)!

Zaccaria 6:1-15
1E alzai di nuovo gli occhi, guardai, ed ecco quattro carri che uscivano di fra i due monti; e i monti eran monti di rame.2Al primo carro c’erano dei cavalli rossi; al secondo carro, dei cavalli neri;3al terzo carro, dei cavalli bianchi, e al quarto carro dei cavalli chiazzati di rosso.4E io presi a dire all’angelo che parlava meco: "Che son questi, mio signore?"5L’angelo rispose e mi disse: "Questi sono i quattro venti del cielo, che escono, dopo essersi presentati al Signore di tutta la terra.6Il carro dei cavalli neri va verso il paese del settentrione; i cavalli bianchi lo seguono; i chiazzati vanno verso il paese di mezzogiorno,7e i rossi escono e chiedono d’andare a percorrere la terra". E l’angelo disse loro: "Andate, percorrete la terra!" Ed essi percorsero la terra.8Poi egli mi chiamò, e mi parlò così: "Ecco, quelli che escono verso il paese del settentrione acquetano la mia ira sul paese del settentrione".9E la parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini:10Prendi da quelli della cattività, cioè da Heldai, da Tobia e da Jedaia e récati oggi stesso in casa di Giosia, figliuolo di Sofonia, dov’essi sono giunti da Babilonia,11prendi dell’argento e dell’oro, fanne delle corone, e mettile sul capo di Giosuè, figliuolo di Jehotsadak, sommo sacerdote,12e parlagli, e digli: "Così parla l’Eterno degli eserciti: Ecco un uomo, che ha nome il Germoglio; egli germoglierà nel suo luogo, ed edificherà il tempio dell’Eterno;13egli edificherà il tempio dell’Eterno, e porterà le insegne della gloria, e si assiderà e dominerà sul suo trono, sarà sacerdote sul suo trono, e vi sarà fra i due un consiglio di pace.14E le corone saranno per Helem, per Tobia, per Jedaia e per Hen, figliuolo di Sofonia, un ricordo nel tempio dell’Eterno.15E quelli che son lontani verranno e lavoreranno alla costruzione del tempio dell’Eterno, e voi conoscerete che l’Eterno degli eserciti m’ha mandato a voi. Questo avverrà se date veramente ascolto alla voce dell’Eterno, del vostro Dio".

The eighth and final vision reminds us of the first (Zech. 1), with this difference that here the horses are harnessed to chariots (the four empires) coming out from the mountains of brass (representing the stable government of God). In the image of these vigorous horses we can identify Rome seeking to extend its domination over the whole of the earth (and God makes use of it to ensure that the gospel is preached to the entire habited world).

Vv. 9-15 present three travellers from Babylon to help their brethren by gifts and encouragement. The names of these men are significant: Heldai: enduring (afterwards called Helem, i.e. strength); Tobiah: the LORD is good; Jedaiah: the LORD knows. These three men are received by Josiah: the LORD upholds, called in v. 14 Hen (i.e. grace). But the central figure is Joshua, alternative form of Jesus, the Saviour God, of whom he is here the type, for he combines in his person both priesthood and kingship. In the day of His glory the Lord will give to His own that which by pure grace they have prepared for Him (Luke 19:24-26). These crowns, which all come back to Him (v. 11), He will award to those humble and faithful souls who have honoured Him in the time when He was despised (v. 14). Will you be one of them, so as to be able to cast your crown at His feet? (Rev. 4:10).

Zaccaria 7:1-14
1E avvenne che il quarto anno del re Dario la parola dell’Eterno fu rivolta a Zaccaria, il quarto giorno del nono mese, cioè di Chisleu.2Quelli di Bethel avean mandato Saretser e Reghem-melec con la loro gente per implorare il favore dell’Eterno,3e per parlare ai sacerdoti della casa dell’Eterno degli eserciti e ai profeti, in questo modo: "Dobbiam noi continuare a piangere il quinto mese e a fare astinenza come abbiam fatto per tanti anni?"4E la parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini:5"Parla a tutto il popolo del paese e ai sacerdoti, e di’: Quando avete digiunato e fatto cordoglio il quinto e il settimo mese durante questi settant’anni, avete voi digiunato per me, proprio per me?6E quando mangiate e quando bevete, non siete voi che mangiate, voi che bevete?7Non dovreste voi dare ascolto alle parole che l’Eterno degli eserciti ha proclamate per mezzo dei profeti di prima, quando Gerusalemme era abitata e tranquilla, con le sue città all’intorno, ed eran pure abitati il mezzogiorno e la pianura?"8E la parola dell’Eterno fu rivolta a Zaccaria, in questi termini:9"Così parlava l’Eterno degli eserciti: Fate giustizia fedelmente, e mostrate l’uno per l’altro bontà e compassione;10e non opprimete la vedova né l’orfano, lo straniero né il povero; e nessuno di voi macchini del male contro il fratello nel suo cuore.11Ma essi rifiutarono di fare attenzione, opposero una spalla ribelle, e si tapparono gli orecchi per non udire.12Resero il loro cuore duro come il diamante, per non ascoltare la legge e le parole che l’Eterno degli eserciti mandava loro per mezzo del suo spirito, per mezzo dei profeti di prima; perciò ci fu grande indignazione da parte dell’Eterno degli eserciti.13E avvenne che siccome egli chiamava, e quelli non davano ascolto, così quelli chiameranno, e io non darò ascolto, dice l’Eterno degli eserciti;14e li disperderò tra tutte le nazioni ch’essi non hanno mai conosciute, e il paese rimarrà desolato dietro a loro, senza più nessuno che vi passi o vi ritorni. D’un paese delizioso essi han fatto una desolazione".

Following the book of visions (ch. 1-6), the book of oracles commences. A visit by the inhabitants of Bethel (v. 2 JND trans.) to inquire if they are to continue to fast and lament is the occasion for the first utterance of the prophet. Before replying, he appeals to their conscience (cf. Luke 13:23-24; Luke 20:2-3, 22-25). This fasting was in self pity for their disasters, rather than a mark of true repentance. Later it even became for the Jewish hypocrites a means of honouring themselves, which the Lord Jesus vehemently denounced (Matt. 6:16). But the serious question raised in v. 5 seems, dear friends, to be like God's finger pointing to our heart, challenging us as to the true motive of our actions: "Did ye at all fast unto me, even to me?" The outward forms of piety do not deceive Him. On the other hand nothing escapes His notice which is done in love for Him. He was not mistaken about Mary's gesture: "She hath wrought a good work on me," said the Lord Jesus (Mark 8:35; Mark 14:6).

God, who is Light and Love, recalls His never-changing requirements: truth and mercy (v. 9 . . .). What He found, alas, the shrug of the shoulders, dull ears, "hearts as an adamant stone", explain and justify His severe punishment.

Zaccaria 8:1-23
1E la parola dell’Eterno degli eserciti mi fu rivolta in questi termini:2"Così parla l’Eterno degli eserciti: Io provo per Sion una grande gelosia, e sono furiosamente geloso di lei.3Così parla l’Eterno: Io torno a Sion, e dimorerò in mezzo a Gerusalemme; Gerusalemme si chiamerà la Città della fedeltà, e il monte dell’Eterno degli eserciti, Monte della santità.4Così parla l’Eterno degli eserciti: Ci saranno ancora dei vecchi e delle vecchie che si sederanno nelle piazze di Gerusalemme, e ognuno avrà il bastone in mano a motivo della grava età.5E le piazze della città saranno piene di ragazzi e di ragazze che si divertiranno nelle piazze.6Così parla l’Eterno degli eserciti: Se questo parrà maraviglioso agli occhi del resto di questo popolo in quei giorni, sarà esso maraviglioso anche agli occhi miei? dice l’Eterno degli eserciti.7Così parla l’Eterno degli eserciti: Ecco, io salvo il mio popolo dal paese del levante e dal paese del ponente;8e li ricondurrò, ed essi abiteranno in mezzo a Gerusalemme; ed essi saranno mio popolo, ed io sarò loro Dio con fedeltà e con giustizia.9Così parla l’Eterno degli eserciti: Le vostre mani sian forti, o voi che udite in questi giorni queste parole dalla bocca dei profeti che parlarono al tempo che la casa dell’Eterno, il tempio, fu fondata, per esser ricostruita.10Prima di quel tempo non v’era salario per il lavoro dell’uomo, né salario per il lavoro delle bestie; non v’era alcuna sicurezza per quelli che andavano e venivano, a motivo del nemico; e io mettevo gli uni alle prese con gli altri.11Ma ora io non son più per il rimanente di questo popolo com’ero nei tempi addietro, dice l’Eterno degli eserciti.12Poiché vi sarà sementa di pace; la vigna darà il suo frutto, il suolo i suoi prodotti, e i cieli daranno la loro rugiada; e darò al rimanente di questo popolo il possesso di tutte queste cose.13E avverrà che, come siete stati una maledizione tra le nazioni, così, o casa di Giuda e casa d’Israele, io vi salverò e sarete una benedizione. Non temete! Le vostre mani siano forti!14Poiché così parla l’Eterno degli eserciti: Come io pensai di farvi del male quando i vostri padri mi provocarono ad ira, dice l’Eterno degli eserciti, e non mi pentii,15così di nuovo ho pensato in questi giorni di far del bene a Gerusalemme e alla casa di Guida; non temete!16Queste son le cose che dovete fare: dite la verità ciascuno al suo prossimo; fate giustizia, alle vostre porte, secondo verità e per la pace;17nessuno macchini in cuor suo alcun male contro il suo prossimo, e non amate il falso giuramento; perché tutte queste cose io le odio, dice l’Eterno".18E la parola dell’Eterno degli eserciti mi vi rivolta in questi termini:19"Così parla l’Eterno degli eserciti: il digiuno del quarto, il digiuno del quinto, il digiuno del settimo e il digiuno del decimo mese diventeranno per la casa di Giuda una gioia, un gaudio, delle feste d’esultanza; amate dunque la verità e la pace.20Così parla l’Eterno degli eserciti: Verranno ancora dei popoli e gli abitanti di molte città;21e gli abitanti dell’una andranno all’altra e diranno: Andiamo, andiamo a implorare il favore dell’Eterno, e a cercare l’Eterno degli eserciti! Anch’io voglio andare!22E molti popoli e delle nazioni potenti verranno a cercare l’Eterno degli eserciti a Gerusalemme, e a implorare il favore dell’Eterno.23Così parla l’Eterno degli eserciti: In quei giorni avverrà che dieci uomini di tutte le lingue delle nazioni piglieranno un Giudeo per il lembo della veste, e diranno: Noi andremo con voi perché abbiamo udito che Dio è con voi".

"Thus saith the LORD . . .", continues the prophet incessantly (vv. 2, 3, 4, 6, 7, 9, 19, 20, 23). When we read the Bible, or quote it to others, let us not lose sight of the fact that it is God speaking.

The poor children of Judah hear promises which correspond to their present state, for their God will not forget them ("Zechariah" means, moreover, "he whom the LORD remembers"). Jerusalem uninhabited and desolate will again be a city of people and life (Neh. 11:1-2). The first to return there will be the LORD Himself (v. 3; see Zech. 1:16). With Him, blessing will re-appear and fear will flee away. Spiritually it is the same in the Assembly. The presence of the Lord in the midst of His own is an assurance to them of all that they need.

Let us take to ourselves the exhortation of v. 16, repeated in Ephesians 4:25: "Speak every man truth with his neighbour." The end of v. 19 urges: "Love the truth . . ."

Now the LORD can reply to the delegation from Bethel on the question of days of fasting (Zech. 7:2-3): they will become days of happiness and joy, happy, cheerful gatherings (v. 19; fulfilment of Ps. 122). Can they mourn, those who rejoice in the presence of the Bridegroom in their midst? (cf. Matt. 9:14,15).

Zaccaria 9:1-17
1Oracolo, parola dell’Eterno, contro il paese di Hadrac, e che si ferma sopra Damasco; poiché l’Eterno ha l’occhio su tutti gli uomini e su tutte le tribù d’Israele.2Essa si ferma pure sopra Hamath, ai confini di Damasco, su Tiro e Sidone perché son così savie!3Tiro s’è costruita una fortezza, ed ha ammassato argento come polvere, e oro come fango di strada.4Ecco, l’Eterno s’impadronirà di essa, getterà la sua potenza nel mare, ed essa sarà consumata dal fuoco.5Askalon lo vedrà e avrà paura; anche Gaza, e si torcerà dal gran dolore; e così Ekron, perché la sua speranza sarà confusa; e Gaza non avrà più re, e Askalon non sarà più abitata.6Dei bastardi abiteranno in Asdod, ed io annienterò l’orgoglio dei Filistei.7Ma io toglierò il sangue della bocca del Filisteo e le abominazioni di fra i suoi denti, e anch’egli sarà un residuo per il nostro Dio; sarà come un capo in Giuda, ed Ekron, come il Gebuseo.8Ed io m’accamperò attorno alla mia casa per difenderla da ogni esercito, da chi va e viene; e nessun esattor di tributi passerà più da loro; perché ora ho visto con gli occhi miei.9Esulta grandemente, o figliuola di Sion, manda gridi d’allegrezza, o figliuola di Gerusalemme; ecco, il tuo re viene a te; egli è giusto e vittorioso, umile e montato sopra un asino, sopra un puledro d’asina.10Io farò sparire i carri da Efraim, i cavalli da Gerusalemme, e gli archi di guerra saranno annientati. Egli parlerà di pace alle nazioni, il suo dominio si estenderà da un mare all’altro, e dal fiume sino alle estremità della terra.11E te pure, Israele, a motivo del sangue del tuo patto, io trarrò i tuoi prigionieri dalla fossa senz’acqua.12Tornate alla fortezza, o voi prigionieri della speranza! Anch’oggi io ti dichiaro che ti renderò il doppio.13Poiché io piego Giuda come un arco, armo l’arco con Efraim, e solleverò i tuoi figliuoli, o Sion, contro i tuoi figliuoli, o Javan, e ti renderò simile alla spada di un prode.14L’Eterno apparirà sopra di loro, e la sua freccia partirà come un lampo. Il Signore, l’Eterno, sonerà la tromba, e avanzerà coi turbini del mezzogiorno.15L’Eterno degli eserciti li proteggerà; ed essi divoreranno, calpesteranno le pietre di fionda: berranno, schiamazzeranno come eccitati dal vino, e saran pieni come coppe da sacrifizi, come i canti dell’altare.16E l’Eterno, il loro Dio, li salverà, in quel giorno, come il gregge del suo popolo; poiché saranno come pietre d’un diadema, che rifulgeranno sulla sua terra.17Poiché qual prosperità sarà la loro! e quanta sarà la loro bellezza! Il grano farà crescere i giovani, e il mosto le fanciulle.

This "burden" concerns the people who are neighbours of the Israelites. Their behaviour had been observed, unknown to them, for the LORD says: "Now have I seen with mine eyes". (vv. 1, 8). Yes, how many forget this holy observation, and carry on as if the Lord did not see them.

God is here preparing to destroy human wisdom and the might of Tyre, the false confidence of Ekron, the pride and abomination of the Philistines . . . Thus the way will be open to the Messiah's coming to proclaim peace and to exercise dominion even to the ends of the earth. He did come, in fact, this King "riding upon an ass" (v. 9; John 12:15). But His people did not accept Him, and now for nearly two thousand years prophecy is in a sense suspended between vv. 9 and 10. It will soon resume its course. After terrible judgments the King will appear again in all His majesty. His goodness and His beauty will both be admired. "Grace is poured into thy lips . . ." proclaims the psalm "touching the king" (Ps. 45:2). Something infinitely moving — His redeemed ones will then be like the precious stones of His crown (v. 16): they will enhance the wonderful beauty of the King (Isa. 62:3)! At the same time the very fact of their being present with Him will render witness to His unspeakable goodness (Ps. 31:19, 21).

Zaccaria 10:1-12
1Chiedete all’Eterno la pioggia nella stagione di primavera! L’Eterno che produce i lampi, darà loro abbondanza di pioggia, ad ognuno erba nel proprio campo.2Poiché gl’idoli domestici dicono cose vane, gl’indovini vedono menzogne, i sogni mentiscono e dànno un vano conforto; perciò costoro vanno errando come pecore, sono afflitti, perché non v’è pastore.3La mia ira s’è accesa contro i pastori, e io punirò i capri; poiché l’Eterno degli eserciti visita il suo gregge, la casa di Giuda, e ne fa come il suo cavallo d’onore nella battaglia.4Da lui uscirà la pietra angolare, da lui il piuolo, da lui l’arco di battaglia, da lui usciranno tutti i capi assieme.5E saranno come prodi che calpesteranno il nemico in battaglia, nel fango delle strade; e combatteranno perché l’Eterno è con loro; ma quelli che son montati sui cavalli saran confusi.6E io fortificherò la casa di Giuda, e salverò la casa di Giuseppe, e li ricondurrò perché ho pietà di loro; e saranno come se non li avessi mai scacciati, perché io sono l’Eterno, il loro Dio, e li esaudirò.7E quelli d’Efraim saranno come un prode, e il loro cuore si rallegrerà come per effetto del vino; i loro figliuoli lo vedranno e si rallegreranno, il loro cuore esulterà nell’Eterno.8Io fischierò loro e li raccoglierò, perché io li voglio riscattare; ed essi moltiplicheranno come già moltiplicarono.9Io li disseminerò fra i popoli, ed essi si ricorderanno di me nei paesi lontani; e vivranno coi loro figliuoli, e torneranno.10Io li farò tornare dal paese d’Egitto, e li raccoglierò dall’Assiria; li farò venire nel paese di Galaad e al Libano, e non vi si troverà posto sufficiente per loro.11Egli passerà per il mare della distretta; ma nel mare egli colpirà i flutti, e tutte le profondità del fiume saranno prosciugate; l’orgoglio dell’Assiria sarà abbattuto, e lo scettro d’Egitto sarà tolto via.12Io li renderò forti nell’Eterno, ed essi cammineranno nel suo nome, dice l’Eterno.

The Jewish people, deceived by their idols, betrayed and oppressed by wicked leaders, have been for a long time like a flock without a shepherd (v. 2; cf. Matt. 9:36). But God will visit the "house of Judah" whence Christ came forth, "the corner stone" (v. 4). He will strengthen them for the battle. He will, moreover, not forget the house of Joseph, those of Ephraim (i.e. the ten tribes, still scattered). He will save them, will bring them back and will meet all their needs . . . (v. 6). After so many empty dreams (v. 2), what joy will fill their heart!

Dear Christian friend, the Lord has shown you even greater mercy than this. Is it a constant subject of joy for you?

Just as the prodigal son in the "far country", coming to himself, as he remembered the father's house, the scattered Israelites will remember their God "in far countries, and they shall live . . . and turn again . . ." (v. 9; Luke 15:17). "I will . . . gather them, for I have redeemed them" the LORD promises (vv. 8, 10; John 11:52). The love of the Lord Jesus will not be fully satisfied without the presence of His own beside Him. Before bringing back His earthly people into their land in their entirety, He will have introduced His dearly beloved redeemed people into His Father's house, where He has prepared their place for them (cf. John 14:2).

Zaccaria 11:1-17
1Libano, apri le tue porte, e il fuoco divori i tuoi cedri!2Urla, cipresso, perché il cedro è caduto, e gli alberi magnifici son devastati! Urlate, querce di Basan, perché la foresta impenetrabile è abbattuta!3S’odono i lamenti de’ pastori perché la loro magnificenza è devastata; s’ode il ruggito dei leoncelli perché le rive lussureggianti del Giordano son devastate.4Così parla l’Eterno, il mio Dio: "Pasci le mie pecore destinate al macello,5che i compratori uccidono senza rendersi colpevoli, e delle quali i venditori dicono: Sia benedetto l’Eterno! Io m’arricchisco, e che i loro pastori non risparmiano affatto.6Poiché io non risparmierò più gli abitanti del paese, dice l’Eterno, anzi, ecco, io abbandonerò gli uomini, ognuno in balìa del suo prossimo e in balìa del suo re; essi schiacceranno il paese, e io non libererò alcun dalle lor mani.7Allora io mi misi a pascere le pecore destinate al macello, e perciò le più misere del gregge; e mi presi due verghe; chiamai l’una Favore e l’altra Vincoli, e mi misi a pascere il gregge.8E sterminai i tre pastori in un mese; l’anima mia perdette la pazienza con loro, e anche l’anima loro m’avea preso a sdegno.9E io dissi: "Non vi pascerò più; la moribonda muoia, quella che sta per perire perisca, e quelle che restano, divorino l’una la carne dell’altra".10E presi la mia verga Favore e la spezzai, per annullare il patto che avevo stretto con tutti i popoli.11E quello fu annullato in quel giorno; e le pecore più misere del gregge che m’osservavano, conobbero che quella era la parola dell’Eterno.12E io dissi loro: "Se vi par bene, datemi il mio salario; se no, lasciate stare". Ed essi mi pesarono il mio salario; trenta sicli d’argento.13E l’Eterno mi disse: "Gettalo per il vasaio, questo magnifico prezzo, al quale m’hanno stimato!" E io presi i trenta sicli d’argento, e li gettai nella casa dell’Eterno per il vasaio.14Poi spezzai l’altra verga Vincoli, per rompere la fratellanza fra Guida e Israele.15E l’Eterno mi disse: "Prenditi anche gli arnesi d’un pastore insensato.16Perché, ecco, io susciterò nel paese un pastore che non si curerà delle pecore che periscono, non cercherà le disperse, non guarirà le ferite, non nutrirà quelle che stanno in piè, ma mangerà la carne delle grasse, e strapperà loro fino le unghie".17Guai al pastore da nulla, che abbandona il gregge! La spada gli colpirà il braccio e l’occhio destro. Il braccio gli seccherà del tutto, e l’occhio destro gli si spegnerà interamente.

The fire referred to in vv. 1-3 foretells God's anger against the land and against the people because of the crime they would be guilty of at the Cross.

In v. 4 the prophet is led to personify first the good shepherd (Christ), and then the foolish shepherd, that is, the Antichrist (vv. 15-17). Up to v. 14 we are projected into the time of the gospels. These possessors, these sellers, these evil shepherds in v. 5 are respectively the Romans and the leaders of the Jews, whether political or religious. The Lord Jesus brands them all as thieves, robbers, hirelings, ravening wolves (John 10:8, 12; Ezek. 34). He, the good Shepherd, came to take their place and feed the people, bringing them glory and national unity (the two staves named Beauty and Bands). But with the exception of some of the "poor of the flock" (v. 11; Luke 14:21) this people did not understand His purposes of love. Vv. 12, 13, fulfilled so precisely, tell us at what a derisory price the Lord was valued (Matt. 26:15). What is the value we put on the Lord Jesus? Then, without any transition, vv. 15-17 go straight on to introduce us to the rule, yet to come, of the "idol shepherd" (John 5:43). This Satanic person is raised up to punish the "flock of slaughter", the people who were guilty of having rejected their true Leader.

Zaccaria 12:1-14
1Oracolo, parola dell’Eterno, riguardo a Israele. Parola dell’Eterno che ha disteso i cieli e fondata la terra, e che ha formato lo spirito dell’uomo dentro di lui:2Ecco, io farò di Gerusalemme una coppa di stordimento per tutti i popoli all’intorno; e questo concernerà anche Giuda, quando si cingerà d’assedio Gerusalemme.3E in quel giorno avverrà che io farò di Gerusalemme una pietra pesante per tutti i popoli; tutti quelli che se la caricheranno addosso ne saranno malamente feriti, e tutte le nazioni della terra s’aduneranno contro di lei.4In quel giorno, dice l’Eterno, io colpirò di smarrimento tutti i cavalli, e di delirio quelli che li montano; io aprirò i miei occhi sulla casa di Giuda, ma colpirò di cecità tutti i cavalli dei popoli.5E i capi di Giuda diranno in cuor loro: "Gli abitanti di Gerusalemme son la mia forza nell’Eterno degli eserciti, loro Dio".6In quel giorno, io renderò i capi di Giuda come un braciere ardente in mezzo a delle legna, come una torcia accesa in mezzo a dei covoni; essi divoreranno a destra e a sinistra tutti i popoli d’ogn’intorno; e Gerusalemme sarà ancora abitata nel suo proprio luogo, a Gerusalemme.7L’Eterno salverà prima le tende di Giuda, perché la gloria della casa di Davide e la gloria degli abitanti di Gerusalemme non s’innalzi al disopra di Giuda.8In quel giorno l’Eterno proteggerà gli abitanti di Gerusalemme; e colui che fra loro vacilla sarà in quel giorno come Davide, e la casa di Davide sarà come Dio, come l’angelo dell’Eterno davanti a loro.9E in quel giorno avverrà che io avrò cura di distruggere tutte le nazioni che verranno contro Gerusalemme.10E spanderò sulla casa di Davide e sugli abitanti di Gerusalemme lo spirito di grazia e di supplicazione; ed essi riguarderanno a me, a colui ch’essi hanno trafitto, e ne faran cordoglio come si fa cordoglio per un figliuolo unico, e lo piangeranno amaramente come si piange amaramente un primogenito.11In quel giorno vi sarà un gran lutto in Gerusalemme, pari al lutto di Hadadrimmon nella valle di Meghiddon.12E il paese farà cordoglio, ogni famiglia da sé; la famiglia della casa di Davide da sé, e le loro mogli da sé; la famiglia della casa di Nathan da sé, e le loro mogli da sé;13la famiglia della casa di Levi da sé, le loro mogli da sé; la famiglia degli Scimeiti da sé, e le loro mogli da sé;14tutte le famiglie rimaste ognuna da sé, e le mogli da sé.

Who is speaking here? It is He who has stretched out the heavens, who has laid the foundation of the earth, and has formed within man the understanding of which he is so proud (and which he often uses so badly; cf. Isa. 42:5). Should not such a God have the upper hand over all earthly events? Will those plots that have been thought up by the spirit which God created take Him by surprise? Impossible! When all the nations of the earth, blinded by hate, gather together to besiege Jerusalem, this will be like a cup of poison for them, a stone they will stumble against. For "in that day" the LORD will strengthen for victory the governors of Judah and the inhabitants of Jerusalem. He will act through them, but He will also act in them. God will spread over His humbled and repentant people a "spirit of grace and of supplications". The Jews will at last recognise in Him whom they pierced their faithful Shepherd, the rightful Heir of the throne of David, God's only Son.

Christian friends, if it is true that the Lord is pleased to work through us, let us not lose sight of the work which He desires to accomplish in us. It consists in setting before us ever and again the cross and all its consequences. And vv. 10-14 stress that each one must personally have to do with God.

Zaccaria 13:1-9; Zaccaria 14:1-5
1In quel giorno vi sarà una fonte aperta per la casa di Davide e per gli abitanti di Gerusalemme, per il peccato e per l’impurità.2E in quel giorno avverrà, dice l’Eterno degli eserciti, che io sterminerò dal paese i nomi degli idoli, e non se ne farà più menzione; e i profeti pure, e gli spiriti immondi farò sparire dal paese.3E avverrà, che se qualcuno farà ancora il profeta, suo padre e sua madre che l’hanno generato gli diranno: "Tu non vivrai, perché dici delle menzogne nel nome dell’Eterno"; e suo padre e sua madre che l’hanno generato lo trafiggeranno perché fa il profeta.4E in quel giorno avverrà che i profeti avranno vergogna, ognuno della visione che proferiva quando profetava; e non si metteranno più il mantello di pelo per mentire.5E ognuno d’essi dirà: "Io non son profeta; sono un coltivatore del suolo; qualcuno mi comprò fin dalla mia giovinezza".6E gli si dirà: "Che son quelle ferite che hai nelle mani?" Ed egli risponderà: "Son le ferite che ho ricevuto nella casa dei miei amici".7Dèstati, o spada, contro il mio pastore, e contro l’uomo che mi è compagno! Dice l’Eterno degli eserciti. Colpisci il pastore, e sian disperse le pecore! Ma io volgerò la mia mano sui piccoli.8E in tutto il paese avverrà, dice l’Eterno, che i due terzi vi saranno sterminati, periranno ma l’altro terzo vi sarà lasciato.9E metterò quel terzo nel fuoco e lo affinerò come si affina l’argento, lo proverò come si prova l’oro; essi invocheranno il mio nome e io li esaudirò; io dirò: "E’ il mio popolo! Ed esso dirà: "L’Eterno è il mio Dio!"
1Ecco vien un giorno dell’Eterno, in cui le tue spoglie saranno spartite in mezzo a te.2Io adunerò tutte le nazioni per far guerra a Gerusalemme, e la città sarà presa, le case saranno saccheggiate, e le donne violate; la metà della città andrà in cattività, ma il resto del popolo non sarà sterminato dalla città.3Poi l’Eterno si farà innanzi e combatterà contro quelle nazioni, com’egli combatté, le tante volte, il dì della battaglia.4I suoi piedi si poseranno in quel giorno sul monte degli Ulivi ch’è dirimpetto a Gerusalemme a levante, e il monte degli Ulivi si spaccherà per il mezzo, da levante a ponente, sì da formare una gran valle, e metà del monte si ritirerà verso settentrione, e l’altra metà verso mezzogiorno.5E voi fuggirete per la valle de’ miei monti, poiché la valle de’ monti s’estenderà fino ad Atsal; fuggirete, come fuggiste davanti al terremoto ai giorni di Uzzia, re di Giuda; e l’Eterno, il mio Dio, verrà, e tutti i suoi santi con lui.

The eyes of Israel (and ours too) have just been directed to the Cross (Zech. 12:10). The blood of Christ atones for our sins, but from His pierced side there also flows a living stream. It represents the practical cleansing effect which the Word accomplishes in our conscience (Ps. 51:2, 7). In that day the idols will be cut off (Ezek. 36:25), the lying voices will be silenced. Then God's Well-beloved will tell out His marvellous story: coming down here as a man, He took the form of a bondman to serve His creature (cf. Zech. 11:12; Ex. 21:2-6). He was wounded in the house of his friends (cf. John 20:27). He was smitten by the LORD himself.

"Wherefore God also hath highly exalted him . ." continues Philippians 2:9. Yes, soon this same Lord will present Himself to the world in the splendour of His power. Where will this appearing take place? It will be at the very same spot from which He formerly left this earth, on the Mount of Olives, which will cleave under His feet (Zech. 14:4; Acts 1:11,12).

But He will not come back alone. "And all the saints with thee" is added at the end of v. 5. Like a royal procession, Christ will bring those He will first of all have raptured to heaven to be with Him. The New Testament confirms this soon triumphal "coming of our Lord Jesus Christ with all his saints" (1 Thess. 3:13; Jude 14).

Zaccaria 14:6-21
6E in quel giorno avverrà che non vi sarà più luce; gli astri brillanti ritireranno il loro splendore.7Sarà un giorno unico, conosciuto dall’Eterno; non sarà né giorno né notte, ma in sulla sera vi sarà luce.8E in quel giorno avverrà che delle acque vive usciranno da Gerusalemme; metà delle quali volgerà verso il mare orientale, e metà verso il mare occidentale, tanto d’estate quanto d’inverno.9E l’Eterno sarà re di tutta la terra; in quel giorno l’Eterno sarà l’unico, e unico sarà il suo nome.10Tutto il paese sarà mutato in pianura da Gheba a Rimmon a mezzogiorno di Gerusalemme; e Gerusalemme sarà innalzata e abitata nel suo luogo, dalla porta di Beniamino al luogo della prima porta, la porta degli angoli, e dalla torre di Hananeel agli strettoi del re.11E la gente abiterà in essa, e non ci sarà più nulla di votato allo sterminio, e Gerusalemme se ne starà al sicuro.12E questa sarà la piaga con la quale l’Eterno colpirà tutti i popoli che avran mosso guerra a Gerusalemme: la loro carne si consumerà mentre stanno in piedi, gli occhi si struggeranno loro nelle orbite, la lor lingua si consumerà nella lor bocca.13E avverrà in quel giorno che vi sarà tra loro un gran tumulto prodotto dall’Eterno; ognun d’essi afferrerà la mano dell’altro, e la mano dell’uno si leverà contro la mano dell’altro.14E Giuda stesso combatterà contro Gerusalemme; e le ricchezze di tutte le nazioni all’intorno saranno ammassate: oro, argento, vesti in grande abbondanza.15E la piaga che colpirà i cavalli, i muli, i cammelli, gli asini e tutte le bestie che saranno in quegli accampamenti, sarà simile a quell’altra piaga.16E avverrà che tutti quelli che saran rimasti di tutte le nazioni venute contro Gerusalemme, saliranno d’anno in anno a prostrarsi davanti al Re, all’Eterno degli eserciti, e a celebrare la festa delle Capanne.17E quanto a quelli delle famiglie della terra che non saliranno a Gerusalemme per prostrarsi davanti al re, all’Eterno degli eserciti, non cadrà pioggia su loro.18E se la famiglia d’Egitto non sale e non viene, neppur su lei ne cadrà; sarà colpita dalla piaga con cui l’Eterno colpirà le nazioni che non saliranno a celebrare le festa delle Capanne.19Tale sarà la punizione dell’Egitto, e la punizione di tutte le nazioni che non saliranno a celebrare la festa delle Capanne.20In quel giorno si leggerà sui sonagli dei cavalli: SANTITA’ ALL’ETERNO! E le caldaie nella casa dell’Eterno saranno come i bacini davanti all’altare.21Ogni caldaia in Gerusalemme ed in Giuda sarà consacrata all’Eterno degli eserciti; tutti quelli che offriranno sacrifizi ne verranno a prendere per cuocervi le carni; e in quel giorno non vi saran più Cananei nella casa dell’Eterno degli eserciti.

Here is the end of the drama. When the last act commences, the situation will have been reversed by the sudden appearance of the Lord of glory. Even the scenery will have changed. An unimaginable cataclysm will have completely changed the physical appearance of the land. The peoples in the very act of making war against Jerusalem . . . and against its heavenly King are taken by surprise and will suddenly be struck by a horrible plague. From now on the nations, instead of going up to besiege Jerusalem, will make annual pilgrimages there to worship the King, the LORD (v. 16). Those who disobey will be deprived of rain. Even the bells of the horses – these horses which occupy such a great part in Zechariah's prophecy – will bear an engraving with this inscription: "Holiness unto the LORD." All the strength of man, symbolised in the horse, will henceforth be dedicated to God. May the Lord engrave on our hearts also the sign that we are set apart and consecrated to Him. May nothing enter there which is not in harmony with this motto: "Holiness unto the LORD". Thus we shall be already well prepared for "that day" when He will be publicly prepared in his saints and . . . admired in all that believe" (2 Thess. 1:10).

Malachia 1:1-14
1Oracolo, parola dell’Eterno, rivolta a Israele per mezzo di Malachia.2Io v’ho amati, dice l’Eterno; e voi dite: "In che ci hai tu amati?" Esaù non era egli fratello di Giacobbe? Dice l’Eterno; e nondimeno io ho amato Giacobbe,3e ho odiato Esaù, ho fatto de’ suoi monti una desolazione, ho dato la sua eredità agli sciacalli del deserto.4Se Edom dice: "Noi siamo stati atterrati, ma torneremo e riedificheremo i luoghi ridotti in ruina", così parla l’Eterno degli eserciti: Essi edificheranno, ma io distruggerò; e saran chiamati Territorio della nequizia, e "Popolo contro il quale l’Eterno è indignato per sempre".5E i vostri occhi lo vedranno, e voi direte: L’Eterno è magnificato oltre i confini di Israele.6Un figlio onora suo padre, e un servo il suo Signore; se dunque io son padre, dov’è l’onore che m’è dovuto? E se son Signore, dov’è il timore che m’appartiene? Dice l’Eterno degli eserciti a voi, o sacerdoti, che sprezzate il mio nome, e che pur dite: "In che abbiamo sprezzato il tuo nome?"7Voi offrite sul mio altare cibi contaminati, e dite: "In che t’abbiam contaminato?" L’avete fatto col dire: "La mensa dell’Eterno è spregevole".8Quand’offrite una bestia cieca per immolarla non è male? quando ne offrite una zoppa o malata, non è male? Presentala dunque al tuo governatore! Te ne sarà egli grato? Avrà egli de’ riguardi per la tua persona? dice l’Eterno degli eserciti.9Ora dunque, implorate pure il favore di Dio, perch’egli abbia pietà di noi! Sono le vostre mani quelle che han fatto ciò; e avrebbe egli, riguardo alla persona di alcuno di voi? dice l’Eterno degli eserciti.10Oh ci fosse pur qualcuno di voi che chiudesse le porte! Voi non accendereste invano il fuoco sul mio altare! Io non prendo alcun piacere in voi, dice l’Eterno degli eserciti, e le offerte delle vostre mani io non le gradisco.11Poiché dal sol levante fino al ponente grande è il mio nome fra le nazioni, e in ogni luogo s’offrono al mio nome profumo e oblazioni pure; poiché grande è il mio nome fra le nazioni, dice l’Eterno degli eserciti.12Ma voi lo profanate, col dire: "La mensa dell’Eterno è contaminata, e ciò che rende, come alimento, è cosa di nessun conto".13Voi dite pure: "Ah, che fatica!" e la trattate con disprezzo, dice l’Eterno degli eserciti. E menate vittime rubate, zoppe o malate, e queste sono le offerte che fate! Potrei io gradirle dalle vostre mani? dice l’Eterno.14Maledetto il fraudolento che ha nel suo gregge un maschio, e vota e offre in sacrifizio all’Eterno una bestia difettosa! Poiché io sono un re grande, dice l’Eterno degli eserciti, e il mio nome è tremendo fra le nazioni.

The book of Malachi is particularly serious in tone. It forms the last divine appeal to the conscience and the heart of the Jewish people in the midst of whom Christ was to appear four centuries later. The dialogue which takes place between the LORD and His people brings into prominence from God's side, from the very first word, love, eternal and personal, source of every blessing: "I have loved you . . ." And from Israel's side? The ingratitude, indifference, in short the insolence with which they take the liberty of asking for proofs of His divine goodness. What father, what master would tolerate being treated with such disgraceful lack of regard (v. 6)? Now this people were treading under foot not only the honour due to the LORD, but also His most exacting precepts (v. 8; Lev. 22:17-25), and also His most tender feelings. Alas, we do not have to look far to see a lesson there for our own souls! Let us also beware of doubting the love of the Lord, of murmuring, or even setting ourselves up against His will. Let us not pass by so many evidences of the grace of God with indifference, or even with weariness (v. 13). Begin with the Cross, where He gave His Son for us! What value do we put on the rights and the love of God?

Malachia 2:1-17
1E ora, questo comandamento è per voi, o sacerdoti!2Se non date ascolto, se non prendete a cuore di dar gloria al mio nome, dice l’Eterno degli eserciti, io manderò su voi la maledizione, e maledirò le vostre benedizioni; sì, già le ho maledette perché non prendete la cosa a cuore.3Ecco, io sgriderò le vostre semente perché non producano, vi getterò degli escrementi in faccia, gli escrementi delle vittime offerte nelle vostre feste, e voi sarete portati fuori con essi.4Allora saprete ch’io v’ho mandato questo comandamento affinché il mio patto con Levi sussista, dice l’Eterno degli eserciti.5Il mio patto con lui era un patto di vita e di pace, cose ch’io gli detti, perché mi temesse; ed ei mi temette, e tremò dinanzi al mio nome.6La legge di verità era nella sua bocca, e non si trovava perversità sulle sue labbra; camminava con me nella pace e nella rettitudine, e molti ne ritrasse dall’iniquità.7Poiché le labbra del sacerdote son le guardiane della scienza, e dalla sua bocca uno cerca la legge, perch’egli è il messaggero dell’Eterno degli eserciti.8Ma voi vi siete sviati, avete fatto intoppar molti nella legge, avete violato il patto di Levi, dice l’Eterno degli eserciti.9E io pure vi rendo spregevoli e abietti agli occhi di tutto il popolo, perché non osservate le mie vie, e avete de’ riguardi personali quando applicate la legge.10Non abbiam noi tutti uno stesso padre? Non ci ha creati uno stesso Dio? Perché dunque siamo perfidi l’uno verso l’altro profanando il patto dei nostri padri?11Giuda agisce perfidamente, e l’abominazione si commette in Israele e in Gerusalemme; perché Giuda profana ciò ch’è santo all’Eterno, ciò ch’Egli ama, e sposa figliuole di dèi stranieri.12A colui che fa questo l’Eterno sterminerà dalle tende di Giacobbe chi veglia e chi risponde, e chi offre l’oblazione all’Eterno degli eserciti!13Ed ecco un’altra cosa che voi fate: coprite l’altare dell’Eterno di lacrime, di pianto e di gemiti, in guisa ch’egli non bada più alle offerte e non le accetta con gradimento dalle vostre mani.14Eppure dite: "Perché?" Perché l’Eterno è testimonio fra te e la moglie della tue giovinezza, verso la quali ti conduci perfidamente, bench’ella sia la tua compagna, la moglie alla quale sei legato da un patto.15Ma, direte voi, non ve n’è uno che fece così? E nondimeno, lo spirito rimase in lui. Ma perché quell’uno lo fece? Perché cercava la progenie promessagli da Dio. Badate dunque allo spirito vostro, e niuno agisca perfidamente verso la moglie della sua giovinezza.16Poiché io odio il ripudio, dice l’Eterno, l’Iddio d’Israele; e chi ripudia copre di violenza la sua veste, dice l’Eterno degli eserciti. Badate dunque allo spirito vostro, e non agite perfidamente.17Voi stancate l’Eterno con le vostre parole, eppur dite: "In che lo stanchiamo noi?" In questo, che dite: "Chiunque fa il male è gradito all’Eterno, il quale prende piacere in lui!" o quando dite: "Dov’è l’Iddio di giustizia?"

The LORD has a special instruction for His priests. To give glory to His Name, that was what they ought to have taken to heart (v. 2). Christian service has no other reason for its existence. Too often it is the servant who is glorified rather than his Lord.

Of whom other than Christ could it be said that "iniquity was not found in his lips" (v. 6)? Even the officers had to agree that "Never man spake like this man" (John 7:46). This perfection only serves the better to bring out the sad picture of the religious leaders in the Lord's time: priests, scribes and Pharisees. He kept the covenant (v. 5); they corrupted it. He walked with God in peace and uprightness; they had departed from the way. He it was who "did turn many away from iniquity"; they "caused many to stumble" (vv. 6, 8, 9; Isa. 9:16). "The law of truth was in his mouth"; they wearied the Lord with their words (v. 17; Matt. 6:7).

"Take heed to your spirit, that ye deal not treacherously" repeat vv. 15 and 16. Our spirit has the sensitivity of a magnetic tape. It keeps a record of all that is registered on it. Let us be on the watch to be occupied only with things that are true, pure, lovely, of good report . . . (Phil. 4:8).

Malachia 3:1-12
1Ecco, io vi mando il mio messaggero; egli preparerà la via davanti a me. E subito il Signore, che voi cercate, l’Angelo del patto, che voi bramate, entrerà nel suo tempio. Ecco ei viene, dice l’Eterno degli eserciti;2e chi potrà sostenere il giorno della sua venuta? Chi potrà rimanere in piè quand’egli apparirà? Poich’egli è come un fuoco d’affinatore, come la potassa dei lavatori di panni.3Egli si sederà, affinando e purificando l’argento; e purificherà i figliuoli di Levi, e li depurerà come si fa dell’oro e dell’argento, ed essi offriranno all’Eterno offerte con giustizia.4Allora l’offerta di Giuda e di Gerusalemme sarà gradevole all’Eterno, come ne’ giorni antichi, come negli anni di prima.5E io m’accosterò a voi per il giudizio, e, senza indugio, io sarò testimonio contro gl’incantatori, contro gli adulteri, contro quelli che giurano il falso, contro quelli che frodano l’operaio del suo salario, che opprimono la vedova e l’orfano, che fanno torto allo straniero, e non temono me, dice l’Eterno degli eserciti.6Poiché io, l’Eterno, non muto; e perciò voi, o figliuoli di Giacobbe, non siete consumati.7Fin dai giorni de’ vostri padri voi vi siete scostati dalle mie prescrizioni, e non le avete osservate. Tornate a me, ed io tornerò a voi, dice l’Eterno degli eserciti. Ma voi dite: "In che dobbiam tornare?"8L’uomo dev’egli derubare Iddio? Eppure voi mi derubate. Ma voi dite: "In che t’abbiam noi derubato?" Nelle decime e nelle offerte.9Voi siete colpiti di maledizione, perché mi derubate, voi, tutta quanta la nazione!10Portate tutte le decime alla casa del tesoro, perché vi sia del cibo nella mia casa, e mettetemi alla prova in questo, dice l’Eterno degli eserciti; e vedrete s’io non v’apro le cateratte del cielo e non riverso su voi tanta benedizione che non vi sia più dove riporla.11E, per amor vostro, io minaccerò l’insetto divoratore; ed egli non distruggerà più i frutti del vostro suolo, e la vostra vigna non abortirà più nella campagna, dice l’Eterno degli eserciti.12E tutte le nazioni vi diranno beati, perché sarete un paese di delizie, dice l’Eterno degli eserciti.

Malachi means "a messenger of the LORD". When quoting v. 1, the Lord Jesus applies this title to John the Baptist, as the one charged with the mission of preparing the heart of His people before Him (Matt. 11:10). The rejection of the Messiah after that of His fore-runner suspended the course of prophecy. The present time of the Church has been passed over in silence, and in v. 2 we see the LORD taking up His ways again towards the sons of Levi in a work of refining and purifying (vv. 2, 3; Ps. 66:10; Job 28:1). Some may have watched a foundry-man busily purifying silver. He sits by the side of the crucible as long as the melting process lasts. The operation is only finished when his own image is clearly reflected in the gleaming metal. A remarkable illustration of what the Saviour accomplishes in each one of us! He knows how to control our circumstances, sometimes stirring up the fiery trial, in order to purge us of all defiling alloy. He will pursue His patient work until His radiant moral likeness is reflected in us (cf. Zech. 13:9; 2 Cor. 3:18).

What must be the feelings of the Lord Jesus, deprived of the gifts of service and trust which are due to Him? "Prove me" He says to His people. Yes, the Lord rejoices when our faith allows Him to bless us.

Malachia 3:13-18; Malachia 4:1-6
13Voi usate parole dure contro di me, dice l’Eterno. Eppure voi dite: "Che abbiam detto contro di te?"14Voi avete detto: "E’ vano servire Iddio; e che abbiam guadagnato a osservare le sue prescrizioni, e ad andare vestiti a lutto a motivo dell’Eterno degli eserciti?15Ora dunque noi proclamiam beati i superbi; sì, quelli che operano malvagiamente prosperano; sì, tentano Dio, e scampano!"16Allora quelli che temono l’Eterno si son parlati l’un all’altro e l’Eterno è stato attento ed ha ascoltato; e un libro è stato scritto davanti a lui, per conservare il ricordo di quelli che temono l’Eterno e rispettano il suo nome.17Essi saranno, nel giorno ch’io preparo, saranno la mia proprietà particolare, dice l’Eterno degli eserciti; e io li risparmierò, come uno risparmia il figlio che lo serve.18E voi vedrete di nuovo la differenza che v’è fra il giusto e l’empio, fra colui che serve Dio e colui che non lo serve.
1Poiché, ecco, il giorno viene, ardente come una fornace; e tutti i superbi e chiunque opera empiamente saranno come stoppia; e il giorno che viene li divamperà, dice l’Eterno degli eserciti, e non lascerà loro né radice né ramo.2Ma per voi che temete il mio nome si leverà il sole della giustizia, e la guarigione sarà nelle sue ali; e voi uscirete e salterete, come vitelli di stalla.3E calpesterete gli empi, perché saran come cenere sotto la pianta de’ vostri piedi, nel giorno ch’io preparo, dice l’Eterno degli eserciti.4Ricordatevi della legge di Mosè, mio servo, al quale io diedi in Horeb, per tutto Israele, leggi e prescrizioni.5Ecco, io vi mando Elia, il profeta, prima che venga il giorno dell’Eterno, giorno grande e spaventevole.6Egli ricondurrà il cuore dei padri verso i figliuoli, e il cuore dei figliuoli verso i padri, ond’io, venendo, non abbia a colpire il paese di sterminio.

God presents to us here the few faithful souls, humble and hidden, who were going to have the honour of welcoming His Son at His coming down to earth. They are His "jewels"; their names are enshrined in His "book of remembrance" and the Gospels bring some of them to our acquaintance: Joseph and Mary, Zacharias, Elizabeth, Simeon, Anna . . . Are you in the little band of those today who fear the Lord, who speak one to another about Him and who wait for His return?

Later on, during the great tribulation, there will be a remnant who fear the Name of the LORD (Mal. 4:2; Rev. 12:17). For them the "Sun of righteousness" will arise. The power of darkness will come to an end, the proud and the workers of wickedness will be consumed (Mal. 3:15; Mal. 4:1-2). It is with the word curse that the Old Testament comes to its end, in other words the completely disappointing history of the first Adam. Its miserable and irremediable condition, leading to ultimate and eternal woe, has been convincingly demonstrated. Are we personally persuaded as to this in our own conscience? Then, from the first page of the New Testament, we are brought to know the Name of the second Man, Jesus, in whom God has found His pleasure, in whom we too find salvation and blessing.

Galati 1:1-10
1Paolo, apostolo (non dagli uomini né per mezzo d’alcun uomo, ma per mezzo di Gesù Cristo e di Dio Padre che l’ha risuscitato dai morti),2e tutti i fratelli che sono meco, alle chiese della Galazia;3grazia a voi e pace da Dio Padre e dal Signor nostro Gesù Cristo,4che ha dato se stesso per i nostri peccati affin di strapparci al presente secolo malvagio, secondo la volontà del nostro Dio e Padre,5al quale sia la gloria né secoli dei secoli. Amen.6Io mi maraviglio che così presto voi passiate da Colui che vi ha chiamati mediante la grazia di Cristo, a un altro vangelo.7Il quale poi non è un altro vangelo; ma ci sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire l’Evangelo di Cristo.8Ma quand’anche noi, quand’anche un angelo dal cielo vi annunziasse un vangelo diverso da quello che v’abbiamo annunziato, sia egli anatema.9Come l’abbiamo detto prima d’ora, torno a ripeterlo anche adesso: se alcuno vi annunzia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema.10Vado io forse cercando di conciliarmi il favore degli uomini, ovvero quello di Dio? O cerco io di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servitore di Cristo.

Quest’epistola ai Galati è un’epistola severa, che Paolo rivolge a tutte le assemblee della Galazia. Egli deve occuparsi non più d’un peccato morale, come per i Corinzi, ma d’un male dottrinale di estrema gravità. Questi poveri Galati, ingannati da falsi dottori, stava­no abbandonando la grazia, unico mezzo di salvezza, per ritornare alla religione delle opere. Paolo afferma con forza il carattere assoluto della Verità divina. Essa è una, completa e perfetta perché la Verità è Cristo stesso (Giovanni 14:6). Alcuni razionalisti sostengono a volte — in fondo per giustificare la loro incredulità — che ogni popolo ha ricevuto la sua rivelazione, la religione che meglio s’adattava al suo carattere e al suo tipo di civiltà. Non c’è niente di più falso! Vi è un solo Evan­gelo; esso proclama che il «Signore nostro Gesù Cri­sto... ha dato se stesso per i nostri peccati». Con quale scopo? «Affin di strapparci — continua l’apostolo — al presente secolo malvagio...» (v. 4).

Il v. 10 ci ricorda un’altra verità capitale, cioè che la preoccupazione di piacere agli uomini ci fa perdere la qualità di servitori di Cristo. Desideriamo piacere pri­ma di tutto a Lui, e a Lui solo (1 Tessalonicesi 2:4)?

Galati 1:11-24
11E invero, fratelli, io vi dichiaro che l’Evangelo da me annunziato non è secondo l’uomo;12poiché io stesso non l’ho ricevuto né l’ho imparato da alcun uomo, ma l’ho ricevuto per rivelazione di Gesù Cristo.13Difatti voi avete udito quale sia stata la mia condotta nel passato, quando ero nel giudaismo; come perseguitavo a tutto potere la Chiesa di Dio e la devastavo,14e mi segnalavo nel giudaismo più di molti della mia età fra i miei connazionali, essendo estremamente zelante delle tradizioni dei miei padri.15Ma quando Iddio, che m’aveva appartato fin dal seno di mia madre e m’ha chiamato mediante la sua grazia, si compiacque16di rivelare in me il suo Figliuolo perch’io lo annunziassi fra i Gentili, io non mi consigliai con carne e sangue,17e non salii a Gerusalemme da quelli che erano stati apostoli prima di me, ma subito me ne andai in Arabia; quindi tornai di nuovo a Damasco.18Di poi, in capo a tre anni, salii a Gerusalemme per visitar Cefa, e stetti da lui quindici giorni;19e non vidi alcun altro degli apostoli; ma solo Giacomo, il fratello del Signore.20Ora, circa le cose che vi scrivo, ecco, nel cospetto di Dio vi dichiaro che non mentisco.21Poi venni nelle contrade della Siria e della Cilicia;22ma ero sconosciuto, di persona, alle chiese della Giudea, che sono in Cristo;23esse sentivan soltanto dire: colui che già ci perseguitava, ora predica la fede, che altra volta cercava di distruggere.24E per causa mia glorificavano Iddio.

Che felicità per noi poter fare interamente affida­mento sulla Parola di Dio! Se l’Evangelo annunciato da Paolo fosse stato secondo l’uomo, allora sì, i Galati avrebbero avuto delle buone ragioni per accettare delle aggiunte o delle modifiche. Ma non era così. E, per me­glio attestare l’origine divina del suo ministerio, l’apo­stolo racconta in che modo straordinario gli è stato af­fidato. Dio l’ha appartato (v. 15), Dio ha rivelato il suo Figlio in lui, Dio ancora che l’ha formato alla Sua scuo­la, senza maestri umani, nel deserto dell’Arabia. Inol­tre, Cristo l’aveva direttamente chiamato dall’alto dei cieli (Atti 9).

Paolo, prima del suo cammino di Damasco, c’in­segna che si può essere sinceri pur essendo assolutamente nemici del Signore (Giovanni 16:2). Ma come gli era cara ora questa Chiesa di Dio, un tempo da lui perseguitata «a tutto potere». Imitiamo questa devozione per il Si­gnore e per i suoi, questo zelo per annunciare la fede (v. 23)! Ma notiamo che, prima di parlare agli altri del suo Figlio, Dio vuole «rivelarsi» in noi (v. 16). Vuole produrre nel nostro cuore l’incomparabile conoscenza di Cristo perché ne derivi la nostra testimonianza (2 Co­rinzi 4:6).

Galati 2:1-10
1Poi, passati quattordici anni, salii di nuovo a Gerusalemme con Barnaba, prendendo anche Tito con me.2E vi salii in seguito ad una rivelazione, ed esposi loro l’Evangelo che io predico fra i Gentili, ma lo esposi privatamente ai più ragguardevoli, onde io non corressi o non avessi corso in vano.3Ma neppur Tito, che era con me, ed era greco, fu costretto a farsi circoncidere;4e questo a cagione dei falsi fratelli, introdottisi di soppiatto, i quali s’erano insinuati fra noi per spiare la libertà che abbiamo in Cristo Gesù, col fine di ridurci in servitù.5Alle imposizioni di costoro noi non cedemmo neppur per un momento, affinché la verità del Vangelo rimanesse ferma tra voi.6Ma quelli che godono di particolare considerazione (quali già siano stati a me non importa; Iddio non ha riguardi personali), quelli, dico, che godono maggior considerazione non m’imposero nulla di più;7anzi, quando videro che a me era stata affidata la evangelizzazione degli incirconcisi, come a Pietro quella de’ circoncisi8(poiché Colui che avea operato in Pietro per farlo apostolo della circoncisione aveva anche operato in me per farmi apostolo dei Gentili),9e quando conobbero la grazia che m’era stata accordata, Giacomo e Cefa e Giovanni, che son reputati colonne, dettero a me ed a Barnaba la mano d’associazione perché noi andassimo ai Gentili, ed essi ai circoncisi;10soltanto ci raccomandarono di ricordarci dei poveri; e questo mi sono studiato di farlo.

Il racconto di Paolo sulle circostanze del suo apo­stolato completa ciò che noi sappiamo dal libro degli Atti. Mentre il Signore aveva affidato a Pietro l’annun­cio dell’Evangelo ai Giudei, Paolo era stato scelto per predicare lo stesso evangelo alle nazioni (v. 8). Il suo incontro con gli altri apostoli non poteva dunque an­nullare una chiamata ricevuta dal Signore. Anzi, egli prese talmente a cuore le loro raccomandazioni di ri­cordarsi dei poveri, che questo sarà poi indirettamente la causa della sua carcerazione a Gerusalemme (Atti 24:17). Che cosa ci insegnano queste relazioni degli apo­stoli fra di loro? Che dobbiamo stimare il servizio de­gli altri, senza «riguardi» personali (v. 6), e vegliare per non oltrepassare il nostro, ma compierlo senza debo­lezza.

Il libro degli Atti conferma le difficoltà incontrate dai primi cristiani d’origine giudaica a distaccarsi dagli ordinamenti: circoncisione e osservanza della legge. Era stata tenuta una conferenza a Gerusalemme per rego­lare queste questioni (Atti 15). Ma Satana non rinun­cia volentieri ad un’arma di cui si è già servito con qual­che successo. A loro volta, i Galati, benché non fossero giudei, erano caduti in questa trappola e Paolo cerca di mostrarne il terribile pericolo.

Galati 2:11-21
11Ma quando Cefa fu venuto ad Antiochia, io gli resistei in faccia perch’egli era da condannare.12Difatti, prima che fossero venuti certuni provenienti da Giacomo, egli mangiava coi Gentili; ma quando costoro furono arrivati, egli prese a ritrarsi e a separarsi per timor di quelli della circoncisione.13E gli altri Giudei si misero a simulare anch’essi con lui; talché perfino Barnaba fu trascinato dalla loro simulazione.14Ma quando vidi che non procedevano con dirittura rispetto alla verità del Vangelo, io dissi a Cefa in presenza di tutti: se tu, che sei Giudeo, vivi alla Gentile e non alla giudaica, come mai costringi i Gentili a giudaizzare?15Noi che siam Giudei di nascita e non peccatori di fra i Gentili,16avendo pur nondimeno riconosciuto che l’uomo non è giustificato per le opere della legge ma lo è soltanto per mezzo della fede in Cristo Gesù, abbiamo anche noi creduto in Cristo Gesù affin d’esser giustificati per la fede in Cristo e non per le opere della legge, poiché per le opere della legge nessuna carne sarà giustificata.17Ma se nel cercare d’esser giustificati in Cristo, siamo anche noi trovati peccatori, Cristo è Egli un ministro di peccato? Così non sia.18Perché se io riedifico le cose che ho distrutte, mi dimostro trasgressore.19Poiché per mezzo della legge io sono morto alla legge per vivere a Dio.20Sono stato crocifisso con Cristo, e non son più io che vivo, ma è Cristo che vive in me; e la vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figliuol di Dio il quale m’ha amato, e ha dato se stesso per me.21Io non annullo la grazia di Dio; perché se la giustizia si ottiene per mezzo della legge, Cristo è dunque morto inutilmente.

Ma perché questo ritorno alla legge era così gra­ve? Perché Paolo lo prende a cuore a tal punto da giun­gere a biasimare pubblicamente Pietro per il suo atteg­giamento equivoco? (v. 11-14). Perché il fatto d’inco­raggiare i credenti a giudaizzare e a fare delle opere era come dire che quella di Gesù non era sufficiente. È ciò di cui sembrano ancora convinti numerosi cristiani. Essi riconoscono il valore espiatorio del sacrificio di Cristo, ma fondano nello stesso tempo la loro salvezza sulle loro opere e sulla pratica della religione. «Fanno ciò che pos­sono», e contano su Dio per il resto. Rispondiamo lo­ro, col v. 16, «che l’uomo non è giustificato per le ope­re... ma lo è soltanto per mezzo della fede in Cristo Gesù». Un mezzo così semplice? Sì, ma fornito da una Persona così grande! È il Figlio di Dio che «m’ha ama­to, e ha dato se stesso per me» (v. 20). Qual è la mia parte in quest’opera? Quella che può avere un morto, vale a dire nessuna. Essendo crocifisso con Cristo, so­no liberato dalla legge, «e non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me...». Amico lettore, amato dal Signore Gesù, puoi fare tue queste beate dichiarazioni, in tutta sincerità?
  — Il Figlio di Dio... m’ha amato, e ha dato se stes­so per me (Galati 2:20).
  — Cristo vi ha amati e ha dato se stesso per noi (Efe­sini 5:2).
  — Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei (Efesini 5:25).

Galati 3:1-14
1O Galati insensati, chi v’ha ammaliati, voi, dinanzi agli occhi dei quali Gesù Cristo crocifisso è stato ritratto al vivo?2Questo soltanto desidero sapere da voi: avete voi ricevuto lo Spirito per la via delle opere della legge o per la predicazione della fede?3Siete voi così insensati? Dopo aver cominciato con lo Spirito, volete ora raggiungere la perfezione con la carne?4Avete voi sofferto tante cose invano? se pure è proprio invano.5Colui dunque che vi somministra lo Spirito ed opera fra voi dei miracoli, lo fa Egli per la via delle opere della legge o per la predicazione della fede?6Siccome Abramo credette a Dio e ciò gli fu messo in conto di giustizia,7riconoscete anche voi che coloro i quali hanno la fede, son figliuoli d’Abramo.8E la Scrittura, prevedendo che Dio giustificherebbe i Gentili per la fede, preannunziò ad Abramo questa buona novella: In te saranno benedette tutte le genti.9Talché coloro che hanno la fede, sono benedetti col credente Abramo.10Poiché tutti coloro che si basano sulle opere della legge sono sotto maledizione; perché è scritto: Maledetto chiunque non persevera in tutte le cose scritte nel libro della legge per metterle in pratica!11Or che nessuno sia giustificato per la legge dinanzi a Dio, è manifesto perché il giusto vivrà per fede.12Ma la legge non si basa sulla fede; anzi essa dice: Chi avrà messe in pratica queste cose, vivrà per via di esse.13Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo divenuto maledizione per noi (poiché sta scritto: Maledetto chiunque è appeso al legno),14affinché la benedizione d’Abramo venisse sui Gentili in Cristo Gesù, affinché ricevessimo, per mezzo della fede, lo Spirito promesso.

Il piano generale dell’epistola si può schematizza­re così:
  — cap. 1 e 2, testimonianza personale dell’apo­stolo;
  — cap. 3 e 4, dottrina della salvezza per fede;
  — cap. 5 e 6, vita pratica del riscattato sotto la grazia.

Paolo è sconvolto: il suo zelo per la verità si uni­sce a tutto il suo amore per i poveri Galati. Quale spiri­to di male aveva potuto avvincerli, fino al punto di far loro dimenticare la grazia di Dio? Ahimè, molti cristiani assomigliano a questi Galati! Cristo crocifisso è stato loro ritratto al vivo (v. 1), hanno creduto in Lui e rice­vuto, per mezzo dello Spirito Santo, la certezza della salvezza. Ma non si sono affidati a Lui perché guidasse Lui la loro vita cristiana. Avendo cominciato con lo Spi­rito, continuano con la carne (v. 3). Ora, pensate forse che dopo averci giustificati, Dio possa contare su di noi per «compiere il suo lavoro»? No, perché la stessa fede che ci salva è anche quella di cui abbiamo bisogno per vivere (v. 11). La giusta legge di Dio, in compenso, non poteva che farci morire, maledirci, perché eravamo in­capaci di compierla. È stato necessario che Cristo si so­stituisse a noi sotto questa maledizione. Per riscattarci Egli ha pagato il prezzo intero, terribile; ha portato la maledizione della legge quando ha preso sulla croce il posto che io meritavo. Sia benedetto in eterno!

Galati 3:15-29
15Fratelli, io parlo secondo le usanze degli uomini: Un patto che sia stato validamente concluso, sia pur soltanto un patto d’uomo, nessuno l’annulla o vi aggiunge alcun che.16Or le promesse furono fatte ad Abramo e alla sua progenie. Non dice: "E alla progenie", come se si trattasse di molte; ma come parlando di una sola, dice: "E alla tua progenie", ch’è Cristo.17Or io dico: Un patto già prima debitamente stabilito da Dio, la legge, che venne quattrocento trent’anni dopo, non lo invalida in guisa da annullare la promessa.18Perché, se l’eredità viene dalla legge, essa non viene più dalla promessa; ora ad Abramo Dio l’ha donata per via di promessa.19Che cos’è dunque la legge? Essa fu aggiunta a motivo delle trasgressioni, finché venisse la progenie alla quale era stata fatta la promessa; e fu promulgata per mezzo d’angeli, per mano d’un mediatore.20Ora, un mediatore non è mediatore d’uno solo; Dio, invece, è uno solo.21La legge è essa dunque contraria alle promesse di Dio? Così non sia; perché se fosse stata data una legge capace di produrre la vita, allora sì, la giustizia sarebbe venuta dalla legge;22ma la Scrittura ha rinchiuso ogni cosa sotto peccato, affinché i beni promessi alla fede in Gesù Cristo fossero dati ai credenti.23Ma prima che venisse la fede eravamo tenuti rinchiusi in custodia sotto la legge, in attesa della fede che doveva esser rivelata.24Talché la legge è stata il nostro pedagogo per condurci a Cristo, affinché fossimo giustificati per fede.25Ma ora che la fede è venuta, noi non siamo più sotto pedagogo;26perché siete tutti figliuoli di Dio, per la fede in Cristo Gesù.27Poiché voi tutti che siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo.28Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femmina; poiché voi tutti siete uno in Cristo Gesù.29E se siete di Cristo, siete dunque progenie d’Abramo; eredi, secondo la promessa.

L’apostolo spiega perché la legge non aveva mo­dificato affatto le promesse divine che erano anteriori; Dio non si contraddice. Esse erano state fatte alla pro­genie d’Abramo, cioè a Cristo (v. 16). Nulla potrebbe annullare o contraddire ciò che Dio garantisce al suo Diletto e a tutti coloro che gli appartengono. «Che co­s’è dunque la legge?» (v. 19). È stata paragonata ad uno specchio: essa mostra il male che è in me, ma è incapa­ce di toglierlo, come uno specchio non può lavarmi dalla sporcizia.

La legge non fa che convincermi del peccato; è dun­que come un maestro che mi conduce fino a Cristo (v. 24). Dopo di che, il suo ruolo è terminato, come quello dell’istruttore che ha preparato il suo allievo ad affron­tare una classe superiore. Scuola dolorosa quella della legge! Mi insegna che sono peccatore e non mi rende giusto; che sono morto e non ha il potere di farmi vive­re; che sono senza forza e non me ne può dare. Ma tut­to ciò che mi manca si trova allora in Gesù.

Il battesimo rappresenta il segno pubblico che di­mostra che sono stato messo da parte per Cristo, me­diante la sua morte. Voi che siete stati battezzati, siete realmente «figliuoli di Dio, per la fede in Cristo Gesù»? Vi siete veramente «rivestiti di Cristo»? (v. 26, 27). Por­tare un’uniforme alla quale non si ha diritto è una fro­de e un’appropriazione indebita!

Galati 4:1-18
1Or io dico: Fin tanto che l’erede è fanciullo, non differisce in nulla dal servo, benché sia padrone di tutto;2ma è sotto tutori e curatori fino al tempo prestabilito dal padre.3Così anche noi, quando eravamo fanciulli, eravamo tenuti in servitù sotto gli elementi del mondo;4ma quando giunse la pienezza de’ tempi, Iddio mandò il suo Figliuolo, nato di donna, nato sotto la legge,5per riscattare quelli che erano sotto la legge, affinché noi ricevessimo l’adozione di figliuoli.6E perché siete figliuoli, Dio ha mandato lo Spirito del suo Figliuolo nei nostri cuori, che grida: Abba, Padre.7Talché tu non sei più servo, ma figliuolo; e se sei figliuolo, sei anche erede per grazia di Dio.8In quel tempo, è vero, non avendo conoscenza di Dio, voi avete servito a quelli che per natura non sono dèi;9ma ora che avete conosciuto Dio, o piuttosto che siete stati conosciuti da Dio, come mai vi rivolgete di nuovo ai deboli e poveri elementi, ai quali volete di bel nuovo ricominciare a servire?10Voi osservate giorni e mesi e stagioni ed anni.11Io temo, quanto a voi, d’essermi invano affaticato per voi.12Siate come son io, fratelli, ve ne prego, perché anch’io sono come voi.13Voi non mi faceste alcun torto; anzi sapete bene che fu a motivo di una infermità della carne che vi evangelizzai la prima volta;14e quella mia infermità corporale che era per voi una prova, voi non la sprezzaste né l’aveste a schifo; al contrario, mi accoglieste come un angelo di Dio, come Cristo Gesù stesso.15Dove son dunque le vostre proteste di gioia? Poiché io vi rendo questa testimonianza: che, se fosse stato possibile, vi sareste cavati gli occhi e me li avreste dati.16Son io dunque divenuto vostro nemico dicendovi la verità?17Costoro son zelanti di voi, ma non per fini onesti; anzi vi vogliono staccare da noi perché il vostro zelo si volga a loro.18Or è una bella cosa essere oggetto dello zelo altrui nel bene, in ogni tempo, e non solo quando son presente fra voi.

Così Dio aveva dato ben altra cosa che la legge: delle promesse incondizionate, che provenivano dal suo amore e dalla sua gioia nel benedire sia le nazioni che i Giudei. Disprezzare un simile dono significa disprez­zare il suo amore. Pretendere, ad esempio, di pagare un regalo che si riceve significa offendere il donatore. Come si affligge il cuore di Dio nel vedere tanti cristia­ni dimenticare la libertà dello Spirito, per sostituirla con delle povere e fastidiose pratiche! Che cosa prova tutto ciò? Che questi figli di Dio conoscono molto male il loro Padre celeste. Si può capire che un inconvertito si ac­contenti di «deboli e poveri elementi» perché non ha nulla di meglio. «Ma ora — dice il v. 9 — che avete conosciuto Dio», e che siete da Lui conosciuti (1 Co­rinzi 8:3), non lasciatevi più assoggettare e non tollera­te nulla che sia indegno di Lui. Abbiate piena fiducia nel suo amore.

Al v. 12 l’apostolo interrompe la sua esposizione per parlare al cuore dei suoi cari Galati. Rammenta la loro benevolenza e la loro devozione per lui. Ahimè, l’affetto che l’assenza raffredda è un debole affetto. Le convinzioni che si lasciano intaccare subito dopo che il servitore di Dio è partito sono deboli convinzioni. Che cosa ne è del nostro amore cristiano? E che cosa ne è della nostra fede?

Galati 4:19-31
19Figliuoletti miei, per i quali io son di nuovo in doglie finché Cristo sia formato in voi,20oh come vorrei essere ora presente fra voi e cambiar tono perché son perplesso riguardo a voi!21Ditemi: Voi che volete esser sotto la legge, non ascoltate voi la legge?22Poiché sta scritto che Abramo ebbe due figliuoli: uno dalla schiava, e uno dalla donna libera;23ma quello dalla schiava nacque secondo la carne; mentre quello dalla libera nacque in virtù della promessa.24Le quali cose hanno un senso allegorico; poiché queste donne sono due patti, l’uno, del monte Sinai, genera per la schiavitù, ed è Agar.25Infatti Agar è il monte Sinai in Arabia, e corrisponde alla Gerusalemme del tempo presente, la quale è schiava coi suoi figliuoli.26Ma la Gerusalemme di sopra è libera, ed essa è nostra madre.27Poich’egli è scritto: Rallegrati, o sterile che non partorivi! Prorompi in grida, tu che non avevi sentito doglie di parto! Poiché i figliuoli dell’abbandonata saranno più numerosi di quelli di colei che aveva il marito.28Ora voi, fratelli, siete figliuoli della promessa alla maniera d’Isacco.29Ma come allora colui ch’era nato secondo la carne perseguitava il nato secondo lo Spirito, così succede anche ora.30Ma che dice la Scrittura? Caccia via la schiava e il suo figliuolo; perché il figliuolo della schiava non sarà erede col figliuolo della libera.31Perciò, fratelli, noi non siamo figliuoli della schiava, ma della libera.

L’apostolo è angosciato e perplesso. Il suo paziente lavoro è stato annientato? (v. 11). Si vede costretto a riprendere coi Galati l’insegnamento dei primi rudimenti dell’Evangelo. Approfittiamone per impararli di nuo­vo, con loro. Se Paolo si rammarica di non poter inse­gnare a viva voce ai suoi figli spirituali (v. 20), ne com­prendiamo il motivo: Dio voleva darci questa lettera!

Tuttavia, direte voi, oggi non corriamo più il pericolo di porci nuovamente sotto la legge. Significa che ci co­nosciamo male! Ogni volta che siamo soddisfatti della nostra condotta e abbiamo l’impressione che Dio ci deb­ba qualcosa, dimostriamo né più né meno che del lega­lismo. Ogni volta che prendiamo una decisione senza contare sul Signore, ogni volta che ci paragoniamo con gli altri per sentirci migliori, mostriamo questo spirito di giustizia personale, nemico dichiarato della grazia (confr. v. 29). Per illustrare questa inimicizia, Paolo ri­corda i due figli d’Abramo. Isacco, figlio della promes­sa, è il solo che può ereditare. Ismaele, figlio secondo la carne, generato dalla schiava Agar, non ha alcun di­ritto alle ricchezze e alle benedizioni paterne. Apparte­niamo tutti alla Gerusalemme di sopra? Siamo noi, con Abramo, Isacco, Giacobbe, «eredi... della stessa pro­messa», della città celeste (v. 26; Ebrei 11:9, 10, 16)?

Galati 5:1-15
1Cristo ci ha affrancati perché fossimo liberi; state dunque saldi, e non vi lasciate di nuovo porre sotto il giogo della schiavitù!2Ecco, io, Paolo, vi dichiaro che, se vi fate circoncidere, Cristo non vi gioverà nulla.3E da capo protesto ad ogni uomo che si fa circoncidere, ch’egli è obbligato ad osservare tutta quanta la legge.4Voi che volete esser giustificati per la legge, avete rinunziato a Cristo; siete scaduti dalla grazia.5Poiché, quanto a noi, è in ispirito, per fede, che aspettiamo la speranza della giustizia.6Infatti, in Cristo Gesù, né la circoncisione né l’incirconcisione hanno valore alcuno; quel che vale è la fede operante per mezzo dell’amore.7Voi correvate bene; chi vi ha fermati perché non ubbidiate alla verità?8Una tal persuasione non viene da Colui che vi chiama.9Un po’ di lievito fa lievitare tutta la pasta.10Riguardo a voi, io ho questa fiducia nel Signore, che non la penserete diversamente; ma colui che vi conturba ne porterà la pena, chiunque egli sia.11Quanto a me, fratelli, s’io predico ancora la circoncisione, perché sono ancora perseguitato? Lo scandalo della croce sarebbe allora tolto via.12Si facessero pur anche evirare quelli che vi mettono sottosopra!13Perché, fratelli, voi siete stati chiamati a libertà; soltanto non fate della libertà un’occasione alla carne, ma per mezzo dell’amore servite gli uni agli altri;14poiché tutta la legge è adempiuta in quest’unica parola: Ama il tuo prossimo come te stesso.15Ma se vi mordete e divorate gli uni gli altri, guardate di non esser consumati gli uni dagli altri.

L’uomo ha sempre considerato la libertà come il bene più prezioso. Ma dove può gustarla veramente? Povero schiavo delle sue passioni, nasce e muore con delle catene legate al suo cuore. Solo Gesù Cristo può liberarlo (v. l ; Giovanni 8:36). Ci si pone allora un’al­tra domanda: che uso farà il riscattato del Signore del­la sua libertà? Si rimetterà deliberatamente sotto il gio­go rigoroso della legge? (v. 1). Sarebbe un comporta­mento assurdo, come se un carcerato liberato esprimesse il desiderio di tornare in galera! Si servirà allora della libertà come d’«un’occasione alla carne» (v. 13)? Sa­rebbe come fare il percorso inverso a quello dei Tessa­lonicesi, passare nuovamente dal servizio di Dio alla ti­rannia degli idoli del mondo (4:8,9; Luca 11:26; 1 Tessalonicesi 1:9). No, il cristiano userà questa libertà, pagata a così caro prezzo dal suo Salvatore sulla croce, per servire il suo prossimo. E adempirà così la legge, che si riassume in una sola parola (v. 14): l’amore. «Chi ama il prossimo ha adempiuto la legge» (Romani 13:8-9). E adempierà anche il comandamento del Signo­re Gesù, il cui ultimo e più caro desiderio è che ci amia­mo gli uni gli altri come Lui ha amato noi (Giovanni 13:34; 15:12,17).

Galati 5:16-26
16Or io dico: Camminate per lo Spirito e non adempirete i desideri della carne.17Perché la carne ha desideri contrari allo Spirito, e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; sono cose opposte fra loro; in guisa che non potete fare quel che vorreste.18Ma se siete condotti dallo Spirito, voi non siete sotto la legge.19Or le opere della carne sono manifeste, e sono: fornicazione, impurità, dissolutezza,20idolatria, stregoneria, inimicizie, discordia, gelosia, ire, contese, divisioni,21sètte, invidie, ubriachezze, gozzoviglie, e altre simili cose; circa le quali vi prevengo, come anche v’ho già prevenuti, che quelli che fanno tali cose non erederanno il regno di Dio.22Il frutto dello Spirito, invece, è amore, allegrezza, pace, longanimità, benignità, bontà, fedeltà, dolcezza, temperanza;23contro tali cose non c’è legge.24E quelli che son di Cristo hanno crocifisso la carne con le sue passioni e le sue concupiscenze.25Se viviamo per lo Spirito, camminiamo altresì per lo Spirito.26Non siamo vanagloriosi, provocandoci e invidiandoci gli uni gli altri.

Il Signore spiega come riconoscere se un’opera è della carne o dello Spirito (leggere Matteo 7:16-20; Gio­vanni 3:6). «Un albero buono non può far frutti catti­vi». I frutti dei versetti 19 e 21 possono dunque proce­dere solo dall’albero cattivo: la carne. Ora, essa è ancora in ognuno di noi, con le stesse temibili possibilità. Ma, se siamo «di Cristo» (v. 24), in noi dimora anche un’al­tra persona che agisce con potenza: lo Spirito Santo, il quale ci fa vivere (v. 25) e ci fa camminare (v. 16, 25), ha desideri contrari alla carne (v. 17), ci conduce (v. 18), fa maturare il suo frutto, che non si può confondere con gli altri, prezioso «grappolo» di cui il v. 22 enume­ra i nove «acini» squisiti: amore, allegrezza, pace... Ahi­mè! un albero può restare sterile se tutta la sua forza si spreca in inutili germogli scaturiti dalla base del suo tronco. Cosa fa allora il giardiniere? Taglia questi ger­mogli perché la linfa circoli di nuovo abbondantemen­te nei nuovi rami. È questo il significato del v. 24: «Quel­li che son di Cristo» hanno crocifisso la carne al momento della loro conversione, si sono sottomessi per fede alla sentenza di morte su tutta la loro natura (l’al­bero selvatico è stato tagliato per essere innestato). Or­mai essi devono giudicare le manifestazioni della car­ne, le passioni e le concupiscenze. «Se viviamo per lo Spirito, camminiamo altresì per lo Spirito» (v. 25).

Galati 6:1-18
1Fratelli, quand’anche uno sia stato còlto in qualche fallo, voi, che siete spirituali, rialzatelo con spirito di mansuetudine. E bada bene a te stesso, che talora anche tu non sii tentato.2Portate i pesi gli uni degli altri, e così adempirete la legge di Cristo.3Poiché se alcuno si stima esser qualcosa pur non essendo nulla, egli inganna se stesso.4Ciascuno esamini invece l’opera propria; e allora avrà motivo di gloriarsi rispetto a se stesso soltanto, e non rispetto ad altri.5Poiché ciascuno porterà il suo proprio carico.6Colui che viene ammaestrato nella Parola faccia parte di tutti i suoi beni a chi l’ammaestra.7Non v’ingannate; non si può beffarsi di Dio; poiché quello che l’uomo avrà seminato, quello pure mieterà.8Perché chi semina per la propria carne, mieterà dalla carne corruzione; ma chi semina per lo Spirito, mieterà dallo Spirito vita eterna.9E non ci scoraggiamo nel far il bene; perché, se non ci stanchiamo, mieteremo a suo tempo.10Così dunque, secondo che ne abbiamo l’opportunità, facciam del bene a tutti; ma specialmente a quei della famiglia dei credenti.11Guardate con che grosso carattere v’ho scritto, di mia propria mano.12Tutti coloro che vogliono far bella figura nella carne, vi costringono a farvi circoncidere, e ciò al solo fine di non esser perseguitati per la croce di Cristo.13Poiché neppur quelli stessi che son circoncisi, osservano la legge; ma vogliono che siate circoncisi per potersi gloriare della vostra carne.14Ma quanto a me, non sia mai ch’io mi glori d’altro che della croce del Signor nostro Gesù Cristo, mediante la quale il mondo, per me, è stato crocifisso, e io sono stato crocifisso per il mondo.15Poiché tanto la circoncisione che l’incirconcisione non son nulla; quel che importa è l’essere una nuova creatura.16E su quanti cammineranno secondo questa regola siano pace e misericordia, e così siano sull’Israele di Dio.17Da ora in poi nessuno mi dia molestia, perché io porto nel mio corpo le stimmate di Gesù.18La grazia del Signor nostro Gesù Cristo sia col vostro spirito, fratelli. Amen.

Questo capitolo 6 ci insegna come dobbiamo agire nei confronti di un fratello colto in qualche fallo, sen­za perdere di vista la nostra responsabilità (v. 1) verso coloro che sono gravati di pesi (v. 2), verso «quelli del­la famiglia dei credenti», e verso tutti, facendo del be­ne (v. 10). Attualmente seminiamo, in vista di mietere «a suo tempo». Un principio è evidente: la raccolta sa­rà inevitabilmente della stessa natura della semenza. Solo un folle potrebbe aspettarsi di raccogliere del grano dove ha piantato dei cardi. La carne genera sempre la corru­zione, mentre il frutto dello Spirito germoglia per la vi­ta eterna (v. 8; 5:22; confr. Osea 8:7; 10:13). È dunque ora che bisogna scegliere; più tardi ogni rimpianto sarà vano.

Il cristiano è già stato dichiarato morto alla legge (2:19) e morto alla carne (5:24). Qui è riconosciuto mor­to per il mondo e viceversa (v. 14). Ormai il mondo non ha più alcun diritto su di me, così come io non ne ho alcuno sul mondo. Tra lui e me s’innalza una barriera insormontabile, ed è la «croce del Signor nostro Gesù Cristo», mia liberazione e mia gloria! Da un lato «una nuova creatura», dall’altro cose che non sono «nulla» e che Dio non riconosce (v. 15). Che possiamo essere d’accordo con Lui come principio e in pratica.

Efesini 1:1-14
1Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, ai santi che sono in Efeso ed ai fedeli in Cristo Gesù.2Grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signor Gesù Cristo.3Benedetto sia l’Iddio e Padre del nostro Signor Gesù Cristo, il quale ci ha benedetti d’ogni benedizione spirituale ne’ luoghi celesti in Cristo,4siccome in lui ci ha eletti, prima della fondazione del mondo, affinché fossimo santi ed irreprensibili dinanzi a lui nell’amore,5avendoci predestinati ad essere adottati, per mezzo di Gesù Cristo, come suoi figliuoli, secondo il beneplacito della sua volontà:6a lode della gloria della sua grazia, la quale Egli ci ha largita nell’amato suo.7Poiché in Lui noi abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione de’ peccati, secondo le ricchezze della sua grazia;8della quale Egli è stato abbondante in verso noi, dandoci ogni sorta di sapienza e di intelligenza,9col farci conoscere il mistero della sua volontà, giusta il disegno benevolo ch’Egli aveva già prima in se stesso formato,10per tradurlo in atto nella pienezza dei tempi, e che consiste nel raccogliere sotto un sol capo, in Cristo, tutte le cose: tanto quelle che son nei cieli, quanto quelle che son sopra la terra.11In lui, dico, nel quale siamo pur stati fatti eredi, a ciò predestinati conforme al proposito di Colui che opera tutte le cose secondo il consiglio della propria volontà,12affinché fossimo a lode della sua gloria, noi, che per i primi abbiamo sperato in Cristo.13In lui voi pure, dopo avere udito la parola della verità, l’evangelo della vostra salvazione, in lui avendo creduto, avete ricevuto il suggello dello Spirito Santo che era stato promesso,14il quale è pegno della nostra eredità fino alla piena redenzione di quelli che Dio s’è acquistati, a lode della sua gloria.

L’epistola agli Efesini considera il cristiano nella sua posizione celeste. Il cielo non è solo un soggiorno futuro per il figlio di Dio, che vi possiede fin da ora la sua abitazione in Cristo. Un capo famiglia che lavora fuori di casa non pensa di confondere questa con la fabbrica o l’ufficio. Essere assente da casa non gl’impedisce affatto di avere la sua «abitazione personale», dove si trovano i suoi affetti, i suoi interessi, tutto ciò che possiede. Tale è il cielo per il riscattato: il luogo familiare in cui si trovano il suo tesoro ed il suo cuore (Luca 12:34), perché vi è il suo Salvatore. Cristo è nel cielo e noi siamo in Cristo. Questo duplice fatto assicura il nostro diritto d’accesso alle alte e preziose benedizioni che sono sue. Tutto quel che riguarda il Diletto di Dio riguarda allo stesso titolo coloro che si sono resi graditi in Lui (v. 6). Per questo l’apostolo sviluppa l’insieme del proposito di Dio in Cristo (fonte di ogni benedizione) in questa lunga frase (v. 3-14) che non sopporta nessuna frattura poiché tutto è omogeneo e collegato nel pensiero di Dio. Così, ciò che Egli ha fatto per noi è inseparabile da ciò che ha fatto per Cristo e deve infine contribuire «a lode della sua gloria» (v. 12) e «a lode della gloria della sua grazia» (v. 6).

Efesini 1:15-23
15Perciò anch’io, avendo udito parlare della fede vostra nel Signor Gesù e del vostro amore per tutti i santi,16non resto mai dal render grazie per voi, facendo di voi menzione nelle mie orazioni,17affinché l’Iddio del Signor nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per la piena conoscenza di lui,18ed illumini gli occhi del vostro cuore, affinché sappiate a quale speranza Egli v’abbia chiamati, qual sia la ricchezza della gloria della sua eredità nei santi,19e qual sia verso noi che crediamo, l’immensità della sua potenza.20La qual potente efficacia della sua forza Egli ha spiegata in Cristo, quando lo risuscitò dai morti e lo fece sedere alla propria destra ne’ luoghi celesti,21al di sopra di ogni principato e autorità e potestà e signoria, e d’ogni altro nome che si nomina non solo in questo mondo, ma anche in quello a venire.22Ogni cosa Ei gli ha posta sotto ai piedi, e l’ha dato per capo supremo alla Chiesa,23che è il corpo di lui, il compimento di colui che porta a compimento ogni cosa in tutti.

Nella sua preghiera rivolta all’«Iddio del Signor nostro Gesù Cristo» (v. 17), l’apostolo chiede per i santi che sappiano in primo luogo qual è la loro posizione (v. 18) e, in seguito, qual è la potenza che ve li introduce (v. 19, 20). La pienezza della nostra benedizione deriva dal fatto che siamo benedetti con Cristo. Associati nella rovina al primo uomo, siamo ora associati alla gloria del secondo Uomo. Egli non possiede nulla senza rendercene partecipi; questo è il segno del perfetto amore: la gloria (Giovanni 17:22), la gioia (Giovanni 15:11), la pace (Giovanni 14:27), l’amore del Padre (Giovanni 17:26). Egli non prenderà l’eredità senza i suoi coeredi. Paolo non chiede che i santi abbiano parte a queste cose — esse appartegono già a loro — ma che ne godano. Sono gli occhi del nostro cuore che devono aprirsi su queste gloriose realtà. L’amore è la vera chiave dell’intelligenza (Luca 24:31). Illuminando il nostro cuore, lo Spirito ci fa contemplare Cristo, uomo risorto rivestito di potere e di maestà, secondo il Salmo 8. Il suo corpo, la Chiesa, lo completa come uomo, Lui, il «capo» glorificato nel cielo. La Chiesa è il compimento di Colui che porta a compimento ogni cosa in tutti.

Efesini 2:1-10
1E voi pure ha vivificati, voi ch’eravate morti ne’ vostri falli e ne’ vostri peccati,2ai quali un tempo vi abbandonaste seguendo l’andazzo di questo mondo, seguendo il principe della potestà dell’aria, di quello spirito che opera al presente negli uomini ribelli;3nel numero dei quali noi tutti pure, immersi nelle nostre concupiscenze carnali, siamo vissuti altra volta ubbidendo alle voglie della carne e dei pensieri, ed eravamo per natura figliuoli d’ira, come gli altri.4Ma Dio, che è ricco in misericordia, per il grande amore del quale ci ha amati,5anche quand’eravamo morti nei falli, ci ha vivificati con Cristo (egli è per grazia che siete stati salvati),6e ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere ne’ luoghi celesti in Cristo Gesù,7per mostrare nelle età a venire l’immensa ricchezza della sua grazia, nella benignità ch’Egli ha avuta per noi in Cristo Gesù.8Poiché gli è per grazia che voi siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non vien da voi; è il dono di Dio.9Non è in virtù d’opere, affinché niuno si glori;10perché noi siamo fattura di lui, essendo stati creati in Cristo Gesù per le buone opere, le quali Iddio ha innanzi preparate affinché le pratichiamo.

In poche parole, i versetti da 1 a 3 dipingono la nostra tragica condizione di un tempo. Figli d’ira, camminavamo secondo il mondo, secondo il suo principe e secondo le nostre colpevoli concupiscenze. Ma Dio è intervenuto (v. 4). Il suo «grande amore» si è elevato al di sopra d’una simile miseria, ha vivificato questi morti, li ha risuscitati. Inoltre, li ha fatti sedere nel suo cielo, lo stesso luogo in cui è seduto Cristo (v. 6; 1:20). O si è morti nei peccati o si è seduti nei luoghi celesti; non vi è posizione intermedia. Qual è la vostra?

I versetti da 8 a 10 attestano l’inutilità delle nostre opere per la salvezza, e il pieno valore di quella di Dio: «Noi siamo fattura di lui». Ma il fatto d’essere seduti nei luoghi celesti ci dispensa forse da ogni attività sulla terra? Al contrario! Salvati per grazia, siamo stati creati di nuovo (vedere 4:24), così come un attrezzo è foggiato in vista di un uso preciso: per le buone opere che questo Dio di bontà (v. 7) ha innanzi preparate sul nostro cammino (Salmo 100:3; 119:73). Non che Egli abbia bisogno del nostro lavoro, ma vuole la nostra devozione. Così non dimentichiamo mai di chiedergli ogni mattina: Signore, mostrami ciò che Tu stesso hai preparato per me oggi, e accordami di compierlo col tuo aiuto (Ebrei 13:21).

Efesini 2:11-22
11Perciò, ricordatevi che un tempo voi, Gentili di nascita, chiamati i non circoncisi da quelli che si dicono i circoncisi, perché tali sono nella carne per mano d’uomo, voi, dico, ricordatevi che12in quel tempo eravate senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d’Israele ed estranei ai patti della promessa, non avendo speranza, ed essendo senza Dio nel mondo.13Ma ora, in Cristo Gesù, voi che già eravate lontani, siete stati avvicinati mediante il sangue di Cristo.14Poiché è lui ch’è la nostra pace; lui che dei due popoli ne ha fatto un solo ed ha abbattuto il muro di separazione15con l’abolire nella sua carne la causa dell’inimicizia, la legge fatta di comandamenti in forma di precetti, affin di creare in se stesso dei due un solo uomo nuovo, facendo la pace;16ed affin di riconciliarli ambedue in un corpo unico con Dio, mediante la sua croce, sulla quale fece morire l’inimicizia loro.17E con la sua venuta ha annunziato la buona novella della pace a voi che eravate lontani, e della pace a quelli che eran vicini.18Poiché per mezzo di lui e gli uni e gli altri abbiamo accesso al Padre in un medesimo Spirito.19Voi dunque non siete più né forestieri né avventizi; ma siete concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio,20essendo stati edificati sul fondamento degli apostoli e de’ profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare,21sulla quale l’edificio intero, ben collegato insieme, si va innalzando per essere un tempio santo nel Signore.22Ed in lui voi pure entrate a far parte dell’edificio, che ha da servire di dimora a Dio per lo Spirito.

In confronto al popolo giudeo, la sorte delle nazioni era particolarmente tragica. Esse non avevano alcun diritto alle promesse fatte dall’Eterno ad Abramo e ai suoi discendenti (Romani 9:4), e noi facciamo parte di questi estranei. Sì, ricordiamoci (v. 11) di quel triste tempo in cui eravamo senza Cristo e, di conseguenza, senza speranza e senza Dio nel mondo. Così, tutto ciò che ora possediamo in Lui ci sembrerà molto più prezioso. Abbiamo con Dio più che un «patto»: una pace gratuita (Romani 5:1), garantita dalla presenza del Signore Gesù nel cielo «poiché è lui ch’è la nostra pace» (v. 14); ed è ancora Lui che l’ha fatta (fine del v. 15), e ne ha pagato l’intero prezzo. Infine, è Lui che l’ha annunciata (v. 17). Egli non voleva lasciare a nessuno il compito di farne partecipi i suoi cari discepoli la sera della risurrezione: «Pace a voi», disse loro (Giovanni 20:21; Isaia 52:7). E aggiunge: «Anch’io mando voi... ». Noi che abbiamo udito e creduto questa buona novella dell’Evangelo siamo a nostra volta responsabili di farla conoscere ad altri.

La fine del capitolo ci mostra l’Assemblea di Dio come un edificio in costruzione (vedere Atti 2:47) che s’innalza su Cristo, la pietra angolare, per essere la sua abitazione fin da quaggiù per lo Spirito.

Efesini 3:1-12
1Per questa cagione io, Paolo, il carcerato di Cristo Gesù per voi, o Gentili…2(Poiché senza dubbio avete udito di quale grazia Iddio m’abbia fatto dispensatore per voi;3come per rivelazione mi sia stato fatto conoscere il mistero, di cui più sopra vi ho scritto in poche parole;4le quali leggendo, potete capire la intelligenza che io ho del mistero di Cristo.5Il quale mistero, nelle altre età, non fu dato a conoscere ai figliuoli degli uomini nel modo che ora, per mezzo dello Spirito, è stato rivelato ai santi apostoli e profeti di Lui;6vale a dire, che i Gentili sono eredi con noi, membra con noi d’un medesimo corpo e con noi partecipi della promessa fatta in Cristo Gesù mediante l’Evangelo,7del quale io sono stato fatto ministro, in virtù del dono della grazia di Dio largitami secondo la virtù della sua potenza.8A me, dico, che son da meno del minimo di tutti i santi, è stata data questa grazia di recare ai Gentili il buon annunzio delle non investigabili ricchezze di Cristo,9e di manifestare a tutti quale sia il piano seguito da Dio riguardo al mistero che è stato fin dalle più remote età nascosto in Dio, il creatore di tutte le cose,10affinché nel tempo presente, ai principati ed alle potestà, ne’ luoghi celesti, sia data a conoscere, per mezzo della Chiesa, la infinitamente varia sapienza di Dio,11conforme al proponimento eterno ch’Egli ha mandato ad effetto nel nostro Signore, Cristo Gesù;12nel quale abbiamo la libertà d’accostarci a Dio, con piena fiducia, mediante la fede in lui.

Questo capitolo forma una parentesi, come per mettere bene in risalto il mistero «ora... rivelato» che ne costituisce il soggetto (v. 3, 9), quello di Cristo e della Chiesa. Nei tempi passati, Dio si era già rivelato diverse volte con un particolare nome a una certa classe di persone (*). Ma oggi, durante il periodo — chiamato anche dispensazione — della grazia, caratterizzato dalla presenza dello Spirito Santo sulla terra, Dio si rivela come Padre e chiama un popolo celeste.

Se la saggezza divina può essere contemplata nella creazione (Salmo 104:24; Proverbi 3:19), essa brilla ancor di più in vista della gloria e della gioia eterna del suo amato Figlio. Questa sapienza «infinitamente varia» si è manifestata in modo supremo e interamente nuovo «per mezzo della Chiesa». Gli angeli l’ammirano; le nazioni, fino ad allora senza speranza, ne ricevono «il buon annunzio» (v. 8). Ed è a Paolo che, mediante una chiamata speciale, è stata data questa rivelazione, la cui grandezza lo fa sentire «il minimo di tutti» (v. 8). Egli aveva il compito di far conoscere a tutti le ricchezze della grazia (1:7; 2:7) e della gloria di Dio (1:18; 3:16). La promessa del Salmo 84:11, «l’Eterno darà grazia e gloria», si è realizzata alla croce. Questi doni meravigliosi e gratuiti sono d’ora in poi la nostra parte. Chi non ha sognato da bambino di scoprire un tesoro? Non esiste niente di più grande di queste «non investigabili ricchezze di Cristo». Che Egli stesso ci accordi di stimarle al di sopra di tutto, e di farle nostre mediante la fede.

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(*) Per esempio con il nome Eterno al popolo d’Israele.

Efesini 3:13-21
13Perciò io vi chieggo che non veniate meno nell’animo a motivo delle tribolazioni ch’io patisco per voi, poiché esse sono la vostra gloria).14…Per questa cagione, dico, io piego le ginocchia dinanzi al Padre,15dal quale ogni famiglia ne’ cieli e sulla terra prende nome,16perch’Egli vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, d’esser potentemente fortificati mediante lo Spirito suo, nell’uomo interiore,17e faccia sì che Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori,18affinché, essendo radicati e fondati nell’amore, siate resi capaci di abbracciare con tutti i santi qual sia la larghezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo,19e di conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza, affinché giungiate ad esser ripieni di tutta la pienezza di Dio.20Or a Colui che può, mediante la potenza che opera in noi, fare infinitamente al di là di quel che domandiamo o pensiamo,21a Lui sia la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù, per tutte le età, ne’ secoli de’ secoli. Amen.

Questa nuovo preghiera dell’apostolo è rivolta al «Padre» del Signor nostro Gesù Cristo (v. 14; confr. 1:16,17). Che «Colui che può... fare infinitamente al di là di quel che domandiamo o pensiamo» (v. 20) lo esaudisca per ciascuno di noi. Che ci dia di comprendere qualcosa della sua gloria, in tutti i sensi insondabile ed eterna. Ma, per quanto meravigliose ed infinite siano le prospettive di questa gloria, esse non fissano e non trattengono i nostri affetti. Per questo l’apostolo aggiunge: «e di conoscere questo amore...». Supponete che io sia improvvisamente trasportato alla corte d’un sovrano; sarei senza dubbio affascinato e spaesato. Ma se trovo là il mio miglior amico, ed egli è il personaggio principale, subito mi sentirò felice e a mio agio. Così è della gloria: è quella di Gesù che noi amiamo.

Insieme all’apostolo chiediamo che il Suo Spirito fortifichi il nostro «uomo interiore». Se Cristo abita in noi (v. 17), «tutta la pienezza di Dio» ci ricolmerà (v. 19; Colossesi 2:9,10) e con essa la potenza, l’amore, la fede, l’intelligenza. Cari amici, il Padre ci ha fatto posto nella sua casa (cap. 1 e 2). Abbiamo fatto posto a Gesù nel nostro cuore?

Efesini 4:1-12
1Io dunque, il carcerato nel Signore, vi esorto a condurvi in modo degno della vocazione che vi è stata rivolta,2con ogni umiltà e mansuetudine, con longanimità, sopportandovi gli uni gli altri con amore,3studiandovi di conservare l’unità dello Spirito col vincolo della pace.4V’è un corpo unico ed un unico Spirito, come pure siete stati chiamati ad un’unica speranza, quella della vostra vocazione.5V’è un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo,6un Dio unico e Padre di tutti, che è sopra tutti, fra tutti ed in tutti.7Ma a ciascun di noi la grazia è stata data secondo la misura del dono largito da Cristo.8Egli è per questo che è detto: Salito in alto, egli ha menato in cattività un gran numero di prigioni ed ha fatto dei doni agli uomini.9Or questo è salito che cosa vuol dire se non che egli era anche disceso nelle parti più basse della terra?10Colui che è disceso, è lo stesso che è salito al di sopra di tutti i cieli, affinché riempisse ogni cosa.11Ed è lui che ha dato gli uni, come apostoli; gli altri, come profeti; gli altri, come evangelisti; gli altri, come pastori e dottori,12per il perfezionamento dei santi, per l’opera del ministerio, per la edificazione del corpo di Cristo,

«Io non mi son tratto indietro dall’annunziarvi tutto il consiglio di Dio. Badate a voi stessi...». Queste parole di Paolo rivolte agli anziani di Efeso (Atti 20:27,28) corrispondono alle due divisioni dell’epistola agli Efesini. Dal capitolo 1 al capitolo 3 l’apostolo ha esposto il meraviglioso consiglio divino. «Io dunque... vi esorto» continua, mostrando coi capitoli 4, 5 e 6 il cammino che corrisponde ad una chiamata così elevata (1 Tessalonicesi 2:12). Ciò che deve caratterizzarlo in primo luogo è il contrario d’uno spirito di superiorità: è l’umiltà, con la dolcezza e il sostegno dell’amore nel legame della pace. Secondo la speranza di un’unica chiamata, un unico Spirito unisce i membri d’un unico Corpo (ma gli uomini hanno fondato numerose chiese, ognuna con dei propri membri). Sotto l’autorità d’un unico Signore, un’unica fede cristiana è insegnata, e un unico battesimo conferisce il nome e la responsabilità di cristiano (ma molti vi parleranno del battesimo della loro religione!). Infine, un unico Dio e Padre, da cui tutto e tutti procedono, e che ha su di noi i suoi diritti divini.

Il Signore, come uomo glorificato, è salito al di sopra di tutti i cieli dopo essere sceso nella morte. Egli distribuisce ora ai suoi i molteplici doni della sua grazia. È a Lui che siamo sottomessi?

Efesini 4:13-24
13finché tutti siamo arrivati all’unità della fede e della piena conoscenza del Figliuol di Dio, allo stato d’uomini fatti, all’altezza della statura perfetta di Cristo;14affinché non siamo più dei bambini, sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina, per la frode degli uomini, per l’astuzia loro nelle arti seduttrici dell’errore,15ma che, seguitando verità in carità, noi cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo.16Da lui tutto il corpo ben collegato e ben connesso mediante l’aiuto fornito da tutte le giunture, trae il proprio sviluppo nella misura del vigore d’ogni singola parte, per edificar se stesso nell’amore.17Questo dunque io dico ed attesto nel Signore, che non vi conduciate più come si conducono i pagani nella vanità de’ loro pensieri,18con l’intelligenza ottenebrata, estranei alla vita di Dio, a motivo della ignoranza che è in loro, a motivo dell’induramento del cuor loro.19Essi, avendo perduto ogni sentimento, si sono abbandonati alla dissolutezza fino a commettere ogni sorta di impurità con insaziabile avidità.20Ma quant’è a voi, non è così che avete imparato a conoscer Cristo.21Se pur l’avete udito ed in lui siete stati ammaestrati secondo la verità che è in Gesù,22avete imparato, per quanto concerne la vostra condotta di prima, a spogliarvi del vecchio uomo che si corrompe seguendo le passioni ingannatrici;23ad essere invece rinnovati nello spirito della vostra mente,24e a rivestire l’uomo nuovo che è creato all’immagine di Dio nella giustizia e nella santità che procedono dalla verità.

La maggior parte dei giovani ha fretta di godere dei privilegi degli adulti; eppure, a volte, è indifferente per loro prolungare, magari per tutta la vita, uno stato spirituale infantile! I versetti da 13 a 16 descrivono la crescita armoniosa del corpo di Cristo, di cui facciamo parte. Essa risulta dallo sviluppo di ogni credente. È in Gesù che gli «uomini fatti» raggiungono la loro completa statura. Cristo, in loro, è una «statura perfetta» (v. 13; 1 Giovanni 2:13). Al contrario, il «bambino», invece d’essere fermo nella verità, resta recettivo a tutti gli errori. Condizione molto pericolosa! Noi constatiamo infatti in quali tenebre morali e spirituali è immerso il mondo per l’ignoranza nei confronti di Dio (v. 17-19). Noi che siamo stati istruiti secondo la verità che è in Gesù, mostriamo col nostro comportamento come abbiamo «imparato a conoscer Cristo» (v. 20). La nostra dottrina, o piuttosto il nostro modo di vivere, è una Persona. «Cristo si impara. Studiatelo molto», diceva uno dei nostri predecessori. E vivetelo!

Come si lascia un vestito per un altro, così noi abbiamo spogliato il vecchio uomo e rivestito l’uomo nuovo (v. 22-24). L’abbigliamento d’una persona non passa inosservato. Qual è il nostro agli occhi di tutti? Gli abiti sporchi del vecchio uomo, oppure qualche somiglianza morale col Signore Gesù? (Atti 4:13).

Efesini 4:25-32; Efesini 5:1-2
25Perciò, bandita la menzogna, ognuno dica la verità al suo prossimo perché siamo membra gli uni degli altri.26Adiratevi e non peccate; il sole non tramonti sopra il vostro cruccio27e non fate posto al diavolo.28Chi rubava non rubi più, ma s’affatichi piuttosto a lavorare onestamente con le proprie mani, onde abbia di che far parte a colui che ha bisogno.29Niuna mala parola esca dalla vostra bocca; ma se ne avete alcuna buona che edifichi, secondo il bisogno, ditela, affinché conferisca grazia a chi l’ascolta.30E non contristate lo Spirito Santo di Dio col quale siete stati suggellati per il giorno della redenzione.31Sia tolta via da voi ogni amarezza, ogni cruccio ed ira e clamore e parola offensiva con ogni sorta di malignità.32Siate invece gli uni verso gli altri benigni, misericordiosi, perdonandovi a vicenda, come anche Dio vi ha perdonati in Cristo.
1Siate dunque imitatori di Dio, come figliuoli suoi diletti;2camminate nell’amore come anche Cristo vi ha amati e ha dato se stesso per noi in offerta e sacrificio a Dio, qual profumo d’odor soave.

È veramente triste che Dio sia obbligato a fare delle raccomandazioni così elementari a persone che sono viste sedute nei luoghi celesti: non mentite, non rubate, non vi ubriacate (5:18). Ma Egli sa di cosa sono capaci i nostri poveri cuori carnali; e il diavolo, che lo sa anche lui, non perderà nessuna delle occasioni che gli offriremo (v. 27).

Osserviamo che ogni esortazione è accompagnata da un motivo particolarmente elevato e toccante. Vi sono interessate le tre Persone divine:
   1o lo Spirito Santo è in noi; stiamo attenti a non contristarlo (v. 30).
   2o Noi siamo i figli diletti di Dio, e il nostro Padre desidera che noi lo imitiamo (5:1): «Perdonandovi a vicenda, come anche Dio vi ha perdonati in Cristo», è scritto (v. 32); e questo va oltre la preghiera insegnata ad alcuni discepoli giudei: «Perdonaci i nostri peccati, poiché anche noi perdoniamo...» (Luca 11:4).
   3o Gesù stesso è il nostro Modello (5:2; Giovanni 13:14); Egli ci ha insegnato l’amore amandoci fino alla morte (1 Giovanni 3:16). Tuttavia, non dimentichiamolo mai, si è offerto prima di tutto a Dio in perfetto sacrificio, quale profumo infinitamente soave...

Efesini 5:3-21
3Ma come si conviene a dei santi, né fornicazione, né alcuna impurità, né avarizia, sia neppur nominata fra voi;4né disonestà, né buffonerie, né facezie scurrili, che son cose sconvenienti; ma piuttosto, rendimento di grazie.5Poiché voi sapete molto bene che niun fornicatore o impuro, o avaro (che è un idolatra), ha eredità nel regno di Cristo e di Dio.6Niuno vi seduca con vani ragionamenti; poiché è per queste cose che l’ira di Dio viene sugli uomini ribelli.7Non siate dunque loro compagni;8perché già eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore. Conducetevi come figliuoli di luce9(poiché il frutto della luce consiste in tutto ciò che è bontà e giustizia e verità),10esaminando che cosa sia accetto al Signore.11E non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; anzi, piuttosto riprendetele;12poiché egli è disonesto pur di dire le cose che si fanno da costoro in occulto.13Ma tutte le cose, quando sono riprese dalla luce, diventano manifeste; poiché tutto ciò che è manifesto, è luce.14Perciò dice: Risvegliati, o tu che dormi, e risorgi da’ morti, e Cristo t’inonderà di luce.15Guardate dunque con diligenza come vi conducete; non da stolti, ma da savi;16approfittando delle occasioni, perché i giorni sono malvagi.17Perciò non siate disavveduti, ma intendete bene quale sia la volontà del Signore.18E non v’inebriate di vino; esso porta alla dissolutezza; ma siate ripieni dello Spirito,19parlandovi con salmi ed inni e canzoni spirituali, cantando e salmeggiando col cuor vostro al Signore;20rendendo del continuo grazie d’ogni cosa a Dio e Padre, nel nome del Signor nostro Gesù Cristo;21sottoponendovi gli uni agli altri nel timore di Cristo.

Attenzione alle parole vane e sconvenienti che possiamo pronunciare (v. 3-5) o ascoltare (v. 6)! Un tempo eravamo tenebre, ma ora siamo luce nel Signore: tra i due movimenti c’è la nostra conversione. Alle due diverse condizioni corrispondono due cammini: quello d’un tempo (2:2 e 4:17-19) e quello che ormai deve caratterizzarci. Creati per le buone opere, camminiamo dunque in esse (2:10). Chiamati alla gloria di Cristo, camminiamo in modo degno di questa chiamata (4:1). Figli del Dio d’amore, camminiamo nell’amore (5:2). Divenuti «luce nel Signore», camminiamo come figli di luce (v. 8; confr. Giovanni 11:10). Nei nostri giorni cattivi e pericolosi, guardiamo dove posiamo il piede; camminiamo con diligenza (v. 15). Tutte queste condizioni rappresentano forse una penosa costrizione? Niente affatto: e i v. 19 e 20 mostrano in che modo il cristiano manifesta la sua gioia e la sua riconoscenza.

Meditiamo spesso il v. 16. Ahimè, ognuno di noi conosce il dispiacere d’aver perso molte occasioni, sia per quanto riguarda il servizio che per quanto riguarda la testimonianza! Cerchiamo almeno di cogliere quelle che sono ancora davanti a noi, e non perdiamo l’unica e meravigliosa occasione di vivere il resto della nostra breve vita terrena per il Signore Gesù Cristo. Egli solo ne è degno.

Efesini 5:22-33
22Mogli, siate soggette ai vostri mariti, come al Signore;23poiché il marito è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, egli, che è il Salvatore del corpo.24Ma come la Chiesa è soggetta a Cristo, così debbono anche le mogli esser soggette a’ loro mariti in ogni cosa.25Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei,26affin di santificarla, dopo averla purificata col lavacro dell’acqua mediante la Parola,27affin di far egli stesso comparire dinanzi a sé questa Chiesa, gloriosa, senza macchia, senza ruga o cosa alcuna simile, ma santa ed irreprensibile.28Allo stesso modo anche i mariti debbono amare le loro mogli, come i loro propri corpi. Chi ama sua moglie ama se stesso.29Poiché niuno ebbe mai in odio la sua carne; anzi la nutre e la cura teneramente, come anche Cristo fa per la Chiesa,30poiché noi siamo membra del suo corpo.31Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e s’unirà a sua moglie, e i due diverranno una stessa carne.32Questo mistero è grande; dico questo, riguardo a Cristo ed alla Chiesa.33Ma d’altronde, anche fra voi, ciascuno individualmente così ami sua moglie, come ama se stesso; e altresì la moglie rispetti il marito.

Fino al capitolo 6:9, l’apostolo introduce il cristianesimo nell’ambito familiare. La sottomissione della moglie al marito, caso particolare del v. 21, è considerata oggi nei nostri paesi un principio superato. Ma se il timore di Cristo è l’atmosfera d’un rapporto, il marito non esigerà niente d’arbitrario, e la moglie, da parte sua, riconoscerà che ciò che le viene domandato corrisponde alla volontà del Signore. Infatti è l’amore che saprà dettare al marito il comportamento da tenere. E l’apostolo rievoca nuovamente il Modello perfetto: Cristo nel suo amore divino per la sua Chiesa. Nei capitolo 1 (v. 23) e 4 abbiamo visto la Chiesa come il Corpo di cui Cristo è il Capo; al capitolo 2 come un edificio di cui Egli è la pietra angolare; qui, infine, essa è la sua Sposa, che ha ricevuto, riceve e riceverà dal suo amore dei pegni eccellenti. Ieri Cristo ha dato se stesso per la Chiesa (v. 2). Oggi la circonda con le sue cure, la purifica, la nutre, la ama e la prepara teneramente al glorioso incontro (v. 26, 29; vedere cap. 4:11). Domani la farà comparire dinanzi a Sè, degna di Lui, per la sua gioia, senza macchia, né ruga, né nulla di simile, ma gloriosa, santa ed irreprensibile, perché sarà rivestita delle Sue stesse perfezioni (v. 27).

Efesini 6:1-12
1Figliuoli, ubbidite nel Signore ai vostri genitori, poiché ciò è giusto.2Onora tuo padre e tua madre (è questo il primo comandamento con promessa)3affinché ti sia bene e tu abbia lunga vita sulla terra.4E voi, padri, non provocate ad ira i vostri figliuoli, ma allevateli in disciplina e in ammonizione del Signore.5Servi, ubbidite ai vostri signori secondo la carne, con timore e tremore, nella semplicità del cuor vostro, come a Cristo,6non servendo all’occhio come per piacere agli uomini, ma, come servi di Cristo, facendo il voler di Dio d’animo;7servendo con benevolenza, come se serviste il Signore e non gli uomini;8sapendo che ognuno, quand’abbia fatto qualche bene, ne riceverà la retribuzione dal Signore, servo o libero che sia.9E voi, signori, fate altrettanto rispetto a loro; astenendovi dalle minacce, sapendo che il Signor vostro e loro è nel cielo, e che dinanzi a lui non v’è riguardo a qualità di persone.10Del rimanente, fortificatevi nel Signore e nella forza della sua possanza.11Rivestitevi della completa armatura di Dio, onde possiate star saldi contro le insidie del diavolo;12poiché il combattimento nostro non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono ne’ luoghi celesti.

Non pensiamo che questa epistola, che espone delle verità elevate e talvolta astratte, sia scritta solo per i cristiani avanzati, per gli «uomini fatti» del capitolo 4:13. Qui l’apostolo si rivolge direttamente ai figli. Ciò che deve dire loro è molto semplice: «Ubbidite... ai vostri genitori»; considerate i loro avvertimenti come se fossero quelli del Signore. Questa disciplina, per quanto vi possa sembrare talvolta pesante, corrisponde alle istruzioni che i vostri genitori hanno ricevuto dal Signore riguardo a voi (v. 4).

Per quanto concerne i servi e i padroni, ciò che viene loro ordinato si applica a tutti coloro che hanno dei capi (v. 5-8) o dei dipendenti (v. 9). Il nostro lavoro ci darà tutti i giorni l’occasione di mettere in pratica questi versetti, cioè di fare (di cuore) la volontà di Dio. Noi siamo continuamente sotto i suoi occhi (v. 6), ma abbiamo bisogno di forza. Dove trovarla? Nel Signore (v. 10). Lui solo ci renderà capaci d’affrontare i temibili nemici invisibili, le potenze spirituali di malvagità satanica che ci minacciano. Poiché Cristo stesso è sedute «nei luoghi celesti, al di sopra di ogni principato e autorità... e signoria...» avendo riportato su di esse la vittoria della croce (1:20-22; Colossesi 2:15).

Efesini 6:13-24
13Perciò, prendete la completa armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio, e dopo aver compiuto tutto il dover vostro, restare in piè.14State dunque saldi, avendo presa la verità a cintura dei fianchi, essendovi rivestiti della corazza della giustizia15e calzati i piedi della prontezza che dà l’Evangelo della pace;16prendendo oltre a tutto ciò lo scudo della fede, col quale potrete spegnere tutti i dardi infocati del maligno.17Prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la Parola di Dio;18orando in ogni tempo, per lo Spirito, con ogni sorta di preghiere e di supplicazioni; ed a questo vegliando con ogni perseveranza e supplicazione per tutti i santi,19ed anche per me, acciocché mi sia dato di parlare apertamente per far conoscere con franchezza il mistero dell’Evangelo,20per il quale io sono ambasciatore in catena; affinché io l’annunzi francamente, come convien ch’io ne parli.21Or acciocché anche voi sappiate lo stato mio e quello ch’io fo, Tichico, il caro fratello e fedel ministro del Signore, vi farà saper tutto.22Ve l’ho mandato apposta affinché abbiate conoscenza dello stato nostro ed ei consoli i vostri cuori.23Pace a’ fratelli e amore con fede, da Dio Padre e dal Signor Gesù Cristo.24La grazia sia con tutti quelli che amano il Signor nostro Gesù Cristo con purità incorrotta.

Per resistere contro questi terribili nemici «spirituali», le armi dell’uomo sono totalmente inefficaci. Sarebbe come volersi battere a pugni contro dei carri armati o dei missili (vedere anche Giobbe 40:20). Ma Dio mette a nostra disposizione la Sua armatura (confr. Romani 13:12). Di quali parti è composta? La verità per cintura, la forza che dà la sottomissione alla Parola; con essa Gesù ha trionfato nel deserto. La giustizia come corazza, una condotta irreprensibile, senza fenditure davanti agli uomini. L’Evangelo della pace per calzatura; un cammino attivo nella pace, preparando le anime a ricevere la verità. La fede per scudo, una totale fiducia in ciò che Dio è. La salvezza per elmo, una totale fiducia in ciò che Dio ha fatto. Così rivestiti e protetti, la spada dello Spirito e la preghiera ci permetteranno di contrattaccare vittoriosamente.

È troppo tardi rivestire questa armatura completa quando dovremmo essere al combattimento. Portiamola «in ogni tempo» (v. 18), così saremo sicuri di esserne rivestiti «nel giorno malvagio» (v. 13). Tra le preghiere, non trascuriamo quelle che hanno per soggetto l’opera del Signore. L’apostolo lo sollecitava, era sicuro di trovare negli Efesini un profondo interesse per l’Evangelo e per la Chiesa. Possa il Signore vederlo in ognuno di noi!

Filippesi 1:1-18
1Paolo e Timoteo, servitori di Cristo Gesù, a tutti i santi in Cristo Gesù che sono in Filippi, coi vescovi e coi diaconi,2grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signor Gesù Cristo.3Io rendo grazie all’Iddio mio di tutto il ricordo che ho di voi;4e sempre, in ogni mia preghiera, prego per voi tutti con allegrezza5a cagion della vostra partecipazione al progresso del Vangelo, dal primo giorno fino ad ora;6avendo fiducia in questo: che Colui che ha cominciato in voi un’opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù.7Ed è ben giusto ch’io senta così di tutti voi; perché io vi ho nel cuore, voi tutti che, tanto nelle mie catene quanto nella difesa e nella conferma del Vangelo, siete partecipi con me della grazia.8Poiché Iddio mi è testimone com’io sospiri per voi tutti con affetto sviscerato in Cristo Gesù.9E la mia preghiera è che il vostro amore sempre più abbondi in conoscenza e in ogni discernimento,10onde possiate distinguere fra il bene ed il male, affinché siate sinceri e irreprensibili per il giorno di Cristo,11ripieni di frutti di giustizia che si hanno per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio.12Or, fratelli, io voglio che sappiate che le cose mie son riuscite piuttosto al progresso del Vangelo;13tanto che a tutta la guardia pretoriana e a tutti gli altri è divenuto notorio che io sono in catene per Cristo;14e la maggior parte de’ fratelli nel Signore, incoraggiati dai miei legami, hanno preso vie maggiore ardire nell’annunziare senza paura la Parola di Dio.15Vero è che alcuni predicano Cristo anche per invidia e per contenzione; ma ce ne sono anche altri che lo predicano di buon animo.16Questi lo fanno per amore, sapendo che sono incaricato della difesa del Vangelo;17ma quelli annunziano Cristo con spirito di parte, non sinceramente, credendo cagionarmi afflizione nelle mie catene.18Che importa? Comunque sia, o per pretesto o in sincerità, Cristo è annunziato; e io di questo mi rallegro, e mi rallegrerò ancora,

Questa epistola è stata definita il libro dell’esperienza cristiana. Esperienza che si riassume in tre parole: Cristo mi basta. Egli è la mia vita (cap. 1), il mio modello (cap. 2), il mio scopo (cap. 3), la mia forza e la mia gioia (cap. 4). Paolo non parla qui né come apostolo, né come dottore; è solo un «servitore di Cristo Gesù». Come potrebbe far valere un titolo più elevato di quello che ha preso il suo Maestro? (2:7). Dal fondo della sua prigione a Roma, scrive ai suoi cari Filippesi, tra i quali conosciamo Lidia e il carceriere (Atti 16). Il suo «affetto sviscerato» (v. 8) per loro si traduce in preghiere. Osservate il concatenamento delle richieste: amore, vera conoscenza, discernimento spirituale, cammino puro e diritto, frutto che permane (v. 9-11).

Poi li rassicura sulla sua carcerazione. Questo colpo, che il Nemico pensava di inferire all’Evangelo, aveva al contrario contribuito al suo avanzamento! L’aperta opposizione, calcolata per scoraggiare i testimoni del Signore, ha generalmente l’effetto di galvanizzarli.

Qual è la reazione dell’apostolo venendo a sapere che l’Evangelo è talvolta annunciato in condizioni e con scopi molto discutibili? Nessuna impazienza, nessuna critica. Ma nemmeno desiderio di associarvisi. Solo una gioia sincera di vedere che l’opera del Signore si compie, qualunque siano gli strumenti.

Filippesi 1:19-30
19perché so che ciò tornerà a mia salvezza, mediante le vostre supplicazioni e l’assistenza dello Spirito di Gesù Cristo,20secondo la mia viva aspettazione e la mia speranza di non essere svergognato in cosa alcuna; ma che con ogni franchezza, ora come sempre Cristo sarà magnificato nel mio corpo, sia con la vita, sia con la morte.21Poiché per me il vivere è Cristo, e il morire guadagno.22Ma se il continuare a vivere nella carne rechi frutto all’opera mia e quel ch’io debba preferire, non saprei dire.23Io sono stretto dai due lati: ho desiderio di partire e d’esser con Cristo, perché è cosa di gran lunga migliore;24ma il mio rimanere nella carne è più necessario per voi.25Ed ho questa ferma fiducia ch’io rimarrò e dimorerò con tutti voi per il vostro progresso e per la gioia della vostra fede;26onde il vostro gloriarvi abbondi in Cristo Gesù a motivo di me, per la mia presenza di nuovo in mezzo a voi.27Soltanto, conducetevi in modo degno del Vangelo di Cristo, affinché, o che io venga a vedervi o che sia assente, oda di voi che state fermi in uno stesso spirito, combattendo assieme di un medesimo animo per la fede del Vangelo,28e non essendo per nulla spaventati dagli avversari: il che per loro è una prova evidente di perdizione; ma per voi, di salvezza; e ciò da parte di Dio.29Poiché a voi è stato dato, rispetto a Cristo, non soltanto di credere in lui, ma anche di soffrire per lui,30sostenendo voi la stessa lotta che mi avete veduto sostenere, e nella quale ora udite ch’io mi trovo.

Il cuore dell’uomo è fatto in modo da non poter sopportare d’essere vuoto. Prova una fame che il mondo, come un grande magazzino, cerca di soddisfare con una gran varietà di cibi fra i più desiderabili. Ma noi sappiamo, per esperienza, che una vetrina, per quanto attraente possa essere prima di pranzo, smette di tentarci un ora dopo che abbiamo mangiato. Il paragone è piuttosto banale, ma è utile per farci capire questo: non vi è nulla che eserciti dell’attrattiva su un cuore ripieno di Gesù! Così era per l’apostolo Paolo: Cristo era il suo unico oggetto, la sua unica ragione di vita. Chi oserebbe applicare a se stesso il v. 21? Tuttavia il progresso cristiano consiste nel realizzarlo sempre meglio. Cristo bastava a Paolo per vivere e per morire. Posto di fronte a questa alternativa, «non sapeva che cosa scegliere. Morendo guadagnava Cristo, vivendo serviva Cristo» (J.N.D.). L’amore per i santi lo spinge a desiderare di restare.

La difesa dell’Evangelo, come ogni combattimento, implica delle sofferenze (1 Tessalonicesi 2:2), ma queste sono un dono della grazia del Signore, come lo è la salvezza, sono un privilegio ch’Egli accorda ai santi (v. 29). Invece di compatire i cristiani perseguitati, non dovremmo piuttosto invidiarli? Preghiamo almeno per loro. In questo modo prenderemo parte con loro al combattimento per la verità.

Filippesi 2:1-11
1Se dunque v’è qualche consolazione in Cristo, se v’è qualche conforto d’amore, se v’è qualche comunione di Spirito, se v’è qualche tenerezza d’affetto e qualche compassione,2rendente perfetta la mia allegrezza, avendo un medesimo sentimento, un medesimo amore, essendo d’un animo, di un unico sentire;3non facendo nulla per spirito di parte o per vanagloria, ma ciascun di voi, con umiltà, stimando altrui da più di se stesso,4avendo ciascun di voi riguardo non alle cose proprie, ma anche a quelle degli altri.5Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato in Cristo Gesù;6il quale, essendo in forma di Dio non riputò rapina l’essere uguale a Dio,7ma annichilì se stesso, prendendo forma di servo e divenendo simile agli uomini;8ed essendo trovato nell’esteriore come un uomo, abbassò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte della croce.9Ed è perciò che Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra d’ogni nome,10affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra e sotto la terra,11e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre.

Per trovare la via di tutti i cuori, per «guadagnare» un fratello e calmare un dissenso, esiste un solo modo: la rinuncia a se stessi. E potremo imparare a farlo contemplando e adorando il nostro incomparabile Modello. Secondo le Sue stesse parole, «chiunque s’innalza (da solo) sarà abbassato (da Dio), e chi si abbassa (da solo) sarà innalzato (da Dio)» (leggere Luca 14:11 e 18:14). Due storie esattamente opposte sono riassunte in questa breve frase: quella del primo Adamo, disubbidiente fino alla morte, seguito dalla sua discendenza ambiziosa e ribelle. E quella di Gesù Cristo che, per amore, si è spogliato della sua gloria divina, annientandosi per divenire uomo, e abbassandosi poi fino al punto più estremo, fino alla morte della croce. La forma di uomo, la condizione di servitore, la morte ignominiosa di malfattore: queste sono le tappe di questo meraviglioso sentiero. Sì, Dio, in tutta giustizia, doveva elevarlo al di sopra dei cieli, onorarlo con un nome supremo. E con il nome di Gesù, allo stesso tempo così glorioso e così dolce, che Egli ha preso per obbedire, servire, soffrire e morire, sarà riconosciuto Signore e riceverà l’omaggio universale. Amico, qual è il valore di questo Nome per il tuo cuore?

Filippesi 2:12-30
12Così, miei cari, come sempre siete stati ubbidienti, non solo come s’io fossi presente, ma molto più adesso che sono assente, compiete la vostra salvezza con timore e tremore;13poiché Dio è quel che opera in voi il volere e l’operare, per la sua benevolenza.14Fate ogni cosa senza mormorii e senza dispute,15affinché siate irreprensibili e schietti, figliuoli di Dio senza biasimo in mezzo a una generazione storta e perversa, nella quale voi risplendete come luminari nel mondo, tenendo alta la Parola della vita,16onde nel giorno di Cristo io abbia da gloriarmi di non aver corso invano, né invano faticato.17E se anche io debba essere offerto a mo’ di libazione sul sacrificio e sul servigio della vostra fede, io ne gioisco e me ne rallegro con tutti voi;18e nello stesso modo gioitene anche voi e rallegratevene meco.19Or io spero nel Signor Gesù di mandarvi tosto Timoteo affinché io pure sia incoraggiato, ricevendo notizie dello stato vostro.20Perché non ho alcuno d’animo pari al suo, che abbia sinceramente a cuore quel che vi concerne.21Poiché tutti cercano il loro proprio; non ciò che è di Cristo Gesù.22Ma voi lo conoscete per prova, poiché nella maniera che un figliuolo serve al padre egli ha servito meco nella causa del Vangelo.23Spero dunque di mandarvelo, appena avrò veduto come andranno i fatti miei;24ma ho fiducia nel Signore che io pure verrò presto.25Però ho stimato necessario di mandarvi Epafròdito, mio fratello, mio collaboratore e commilitone, inviatomi da voi per supplire ai miei bisogni,26giacché egli avea gran brama di vedervi tutti ed era angosciato perché avevate udito ch’egli era stato infermo.27E difatti è stato infermo, e ben vicino alla morte; ma Iddio ha avuto pietà di lui; e non soltanto di lui, ma anche di me, perch’io non avessi tristezza sopra tristezza.28Perciò ve l’ho mandato con tanta maggior premura, affinché, vedendolo di nuovo, vi rallegriate, e anch’io sia men rattristato.29Accoglietelo dunque nel Signore con ogni allegrezza, e abbiate stima di uomini cosiffatti;30perché, per l’opera di Cristo egli è stato vicino alla morte, avendo arrischiata la propria vita per supplire ai servizi che non potevate rendermi voi stessi.

Modello d’ubbidienza (v. 8), il Signore ha il diritto di esigere la nostra in ogni cosa, «senza mormorii e senza dispute» (v. 14). L’assenza dell’apostolo non ne dispensava affatto i Filippesi (v. 12). Al contrario, poiché lui non era più là ad occuparsi di loro, dovevano vegliare loro stessi sul proprio cammino cristiano. Proprio come un giovane cristiano, il quale quando lascia il tetto dei suoi genitori non smette d’essere sottomesso al Signore, ma diventa responsabile della propria vita.

Il termine tradotto con compiere (v. 12) ha il preciso senso di coltivare, ed implica dunque un paziente susseguirsi di operazioni, come lo sradicamento delle erbacce (pensieri impuri, atti deplorevoli, bugie ecc...) Nessuno lo può fare al nostro posto: e non è con le nostre forze che si compie questo lavoro (v. 13). Anche il volere, il desiderio, è prodotto in noi dal Signore. Ma che bella testimonianza ne deriva (v. 14-16)!

Consideriamo in questo capitolo gli esempi di devozione, a partire dal più elevato, quello di Cristo, poi di Paolo unito ai Filippesi (v. 16,17), quello di Timoteo (v. 20) ed infine di Epafrodito (v. 25,26,30). In contrasto con questi esempi, come parla tristemente il v. 21! Cari amici, a chi desideriamo assomigliare?

Filippesi 3:1-11
1Del resto, fratelli miei, rallegratevi nel Signore. A me certo non è grave lo scrivervi le medesime cose, e per voi è sicuro.2Guardatevi dai cani, guardatevi dai cattivi operai, guardatevi da quei della mutilazione;3poiché i veri circoncisi siamo noi, che offriamo il nostro culto per mezzo dello Spirito di Dio, che ci gloriamo in Cristo Gesù, e non ci confidiamo nella carne;4benché anche nella carne io avessi di che confidarmi. Se qualcun altro pensa aver di che confidarsi nella carne, io posso farlo molto di più;5io, circonciso l’ottavo giorno, della razza d’Israele, della tribù di Beniamino, ebreo d’ebrei; quanto alla legge, Fariseo;6quanto allo zelo, persecutore della chiesa; quanto alla giustizia che è nella legge, irreprensibile.7Ma le cose che m’eran guadagni, io le ho reputate danno a cagion di Cristo.8Anzi, a dir vero, io reputo anche ogni cosa essere un danno di fronte alla eccellenza della conoscenza do Cristo Gesù, mio Signore, per il quale rinunziai a tutte codeste cose e le reputo tanta spazzatura affin di guadagnare Cristo,9e d’esser trovato in lui avendo non una giustizia mia, derivante dalla legge, ma quella che si ha mediante la fede in Cristo; la giustizia che vien da Dio, basata sulla fede;10in guisa ch’io possa conoscere esso Cristo, e la potenza della sua risurrezione, e la comunione delle sue sofferenze, essendo reso conforme a lui nella sua morte,11per giungere in qualche modo alla risurrezione dei morti.

Accanto a uomini di Dio come Timoteo ed Epafrodito, che bisognava ricevere ed onorare (2:29; Corinzi 16:15-18), vi erano anche dei cattivi operai, dai quali bisognava guardarsi. Essi predicavano quella religione delle opere che si affida alla carne e si nutre della considerazione degli uomini. Ora, se vi era qualcuno che aveva dei titoli umani da far valere, quello era proprio Paolo, Giudeo di valore, estremamente ortodosso e zelante per quanto riguardava la legge... Egli enumera tutti questi vantaggi; poi, come in un grande libro di conti, tira una riga sotto e scrive «perdita». Come è sufficiente che il sole si alzi per far impallidire tutte le stelle, così un solo nome, quello di Cristo glorificato, eclissa ormai nel cuore tutte le povere vanità terrene; esso sono «reputate» non solo senza valore, ma dannose. E non richiede un grande sacrificio rinunciare a della spazzatura! Che il Signore c’insegni a spogliarci con gioia, come Bartimeo gettò il suo mantello, di tutto ciò di cui facciamo una stima e una giustizia (ma che non è altro che «l’io riparato e riverniciato» J.N.D.). Solo a questo prezzo potremo «conoscere esso Cristo», entrando al suo seguito nel suo cammino di rinuncia, di sofferenze, di morte, ma anche di resurrezione (Matteo 16:21.24).

Filippesi 3:12-21
12Non ch’io abbia già ottenuto il premio o che sia già arrivato alla perfezione; ma proseguo il corso se mai io possa afferrare il premio; poiché anch’io sono stato afferrato da Cristo Gesù.13Fratelli, io non reputo d’avere ancora ottenuto il premio; ma una cosa fo: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno dinanzi,14proseguo il corso verso la mèta per ottenere il premio della superna vocazione di Dio in Cristo Gesù.15Sia questo dunque il sentimento di quanti siamo maturi; e se in alcuna cosa voi sentite altrimenti, Iddio vi rivelerà anche quella.16Soltanto, dal punto al quale siamo arrivati, continuiamo a camminare per la stessa via.17Siate miei imitatori, fratelli, e riguardate a coloro che camminano secondo l’esempio che avete in noi.18Perché molti camminano (ve l’ho detto spesso e ve lo dico anche ora piangendo), da nemici della croce di Cristo;19la fine de’ quali è la perdizione, il cui dio è il ventre, e la cui gloria è in quel che torna a loro vergogna; gente che ha l’animo alle cose della terra.20Quanto a noi, la nostra cittadinanza è ne’ cieli, d’onde anche aspettiamo come Salvatore il Signor Gesù Cristo,21il quale trasformerà il corpo della nostra umiliazione rendendolo conforme al corpo della sua gloria, in virtù della potenza per la quale egli può anche sottoporsi ogni cosa.

In generale, gli uomini che sulla terra realizzano qualcosa d’importante sono quelli in cui abita una sola passione. Sia che si tratti di conquistare i poli, d’ottenere un premio Nobel o di combattere un invasore, si trovano sempre degli uomini d’azione pronti a sacrificare tutto per un grande ideale. Così era Paolo, dal momento in cui Cristo l’aveva scelto (confr. Geremia 20:7). Sapeva di essere impegnato nella corsa cristiana e, da bravo atleta, sosteneva il suo sforzo senza tornare né guardare indietro, pensando solo al premio finale (leggere 2 Timoteo 4:7). Ebbene, egli si offre di farci da allenatore, e ci invita a seguirlo nella sua stessa scia (v. 17)! Dimentichiamo, come lui, le cose che stanno dietro: i nostri successi, da cui trarremmo vanità; i nostri fallimenti, perché ne saremmo scoraggiati. E tendiamo verso la meta con impegno, poiché questa corsa «fuoristrada» non è certo una passeggiata, ma è seria, e il suo premio è capitale.

Avere i propri pensieri alle cose terrene, è un’incongruenza per chi ha la cittadinanza nei cieli (v. 20)! Di che cosa parlano due compatrioti che s’incontrano all’estero? Del loro paese! Avremo sempre un medesimo sentimento (v. 15) se parliamo fra cristiani delle gioie della città celeste.

Filippesi 4:1-9
1Perciò, fratelli miei cari e desideratissimi, allegrezza e corona mia, state in questa maniera fermi nel Signore, o diletti.2Io esorto Evodìa ed esorto Sintìche ad avere un medesimo sentimento nel Signore.3Sì, io prego te pure, mio vero collega, vieni in aiuto a queste donne, le quali hanno lottato meco per l’Evangelo, assieme con Clemente e gli altri miei collaboratori, i cui nomi sono nel libro della vita.4Rallegratevi del continuo nel Signore. Da capo dico: Rallegratevi.5La vostra mansuetudine sia nota a tutti gli uomini.6Il Signore è vicino. Non siate con ansietà solleciti di cosa alcuna; ma in ogni cosa siano le vostre richieste rese note a Dio in preghiera e supplicazione con azioni di grazie.7E la pace di Dio che sopravanza ogni intelligenza, guarderà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù.8Del rimanente, fratelli, tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtù e qualche lode, siano oggetto dei vostri pensieri.9Le cose che avete imparate, ricevute, udite da me e vedute in me, fatele; e l’Iddio della pace sarà con voi.

«Rallegratevi nel Signore», insiste l’apostolo. Tuttavia i motivi per piangere non gli mancano (vedere 3:18). Una brutta discordia oppone due sorelle: Evodia e Sintiche, e turba l’assemblea. Paolo esorta — o piuttosto supplica — ognuna di loro personalmente. Che noi tutti impariamo la grande lezione del cap. 2:2 (confr. Proverbi 13:10)!

La nostra dolcezza è conosciuta dai nostri fratelli e sorelle, dai nostri compagni? Quante contese cesserebbero se avessimo coscienza del fatto che il ritorno del Signore è imminente. E anche quante preoccupazioni! Mediante la preghiera, solleviamo i nostri cuori da tutto ciò che li tormenta. Per essere immediatamente esauditi? Non necessariamente, ma perché Dio possa infondervi la sua perfetta pace (v. 7). Ma come evitare i cattivi pensieri? Coltivando i buoni. Serviamoci del v. 8 come d’un setaccio con molte griglie. Ciò che occupa in questo momento il mio spirito, è vero? è giusto? è puro? è amabile? è edificante?... Dei pensieri purificati non potranno che tradursi in atti della stessa natura (v. 9). E quale ne sarà la conseguenza? Non più soltanto avere la pace di Dio, ma il Dio di pace che sarà «con noi» (Giovanni 14:23).

Filippesi 4:10-23
10Or io mi sono grandemente rallegrato nel Signore che finalmente avete fatto rinverdire le vostre cure per me; ci pensavate sì, ma vi mancava l’opportunità.11Non lo dico perché io mi trovi in bisogno; giacché ho imparato ad esser contento nello stato in cui mi trovo.12Io so essere abbassato e so anche abbondare; in tutto e per tutto sono stato ammaestrato ad esser saziato e ad aver fame; ad esser nell’abbondanza e ad esser nella penuria.13Io posso ogni cosa in Colui che mi fortifica.14Nondimeno avete fatto bene a prender parte alla mia afflizione.15Anche voi sapete, o Filippesi, che quando cominciai a predicar l’Evangelo, dopo aver lasciato la Macedonia, nessuna chiesa mi fece parte di nulla per quanto concerne il dare e l’avere, se non voi soli;16poiché anche a Tessalonica m’avete mandato una prima e poi una seconda volta di che sovvenire al mio bisogno.17Non già ch’io ricerchi i doni; ricerco piuttosto il frutto che abbondi a conto vostro.18Or io ho ricevuto ogni cosa, e abbondo. Sono pienamente provvisto, avendo ricevuto da Epafròdito quel che m’avete mandato, e che è un profumo d’odor soave, un sacrificio accettevole, gradito a Dio.19E l’Iddio mio supplirà ad ogni vostro bisogno secondo le sue ricchezze e con gloria, in Cristo Gesù.20Or all’Iddio e Padre nostro sia la gloria nei secoli dei secoli. Amen.21Salutate ognuno dei santi in Cristo Gesù.22I fratelli che sono meco vi salutano. Tutti i santi vi salutano, e specialmente quelli della casa di Cesare.23La grazia del Signor Gesù Cristo sia con lo spirito vostro.

Paolo si ricorda senza dubbio della sua prima visita a Filippi, della prigione e dei cantici che cantava con Sila (Atti 16:24, 25). Benché sia nuovamente prigioniero, nulla gli può togliere la gioia, perché nulla può togliergli Cristo. Così è della sua forza. «Io posso ogni cosa in Colui che mi fortifica» (confr. 2 Corinzi 6:10). Come lui, impariamo ad essere contenti, qualunque siano le circostanze: successo o difficoltà, salute o malattia, bello o cattivo tempo, se siamo «contenti del Signore».

Benché molto poveri, i Filippesi avevano mandato, per mano di Epafrodito, un nuovo aiuto all’apostolo (leggere 2 Corinzi 8:1-5). Quest’ultimo risponde loro basandosi sulla propria esperienza: «il Dio mio supplirà ad ogni vostro bisogno» (non a tutte le vostre voglie). Egli impegna la responsabilità del suo Dio come se girasse un assegno in bianco, sapendo di poter disporre per lui e per i suoi amici di un credito illimitato: niente di meno che «le sue ricchezze, e con gloria» (v. 19; Efesini 3:16). Che Dio ci conceda di poter sperimentare il segreto dell’apostolo: la piena sufficienza del Signore Gesù Cristo, finché si compia infine il sospiro del salmo: «Contemplerò la tua faccia, mi sazierò... della tua sembianza» (Salmo 17:15).

Colossesi 1:1-11
1Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Timoteo,2ai santi e fedeli fratelli in Cristo che sono in Colosse, grazia a voi e pace da Dio nostro Padre.3Noi rendiamo grazie a Dio, Padre del Signor nostro Gesù Cristo, nelle continue preghiere che facciamo per voi,4avendo udito parlare della vostra fede in Cristo Gesù e dell’amore che avete per tutti i santi,5a motivo della speranza che vi è riposta nei cieli; speranza che avete da tempo conosciuta mediante la predicazione della verità del Vangelo6che è pervenuto sino a voi, come sta portando frutto e crescendo in tutto il mondo nel modo che fa pure tra voi dal giorno che udiste e conosceste la grazia di Dio in verità,7secondo quel che avete imparato da Epafra, il nostro caro compagno di servizio, che è fedel ministro di Cristo per voi,8e che ci ha anche fatto conoscere il vostro amore nello Spirito.9Perciò anche noi, dal giorno che abbiamo ciò udito, non cessiamo di pregare per voi, e di domandare che siate ripieni della profonda conoscenza della volontà di Dio in ogni sapienza e intelligenza spirituale,10affinché camminiate in modo degno del Signore per piacergli in ogni cosa, portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio;11essendo fortificati in ogni forza secondo la potenza della sua gloria, onde possiate essere in tutto pazienti e longanimi;

Quest’epistola si rivolge ad un’assemblea che Paolo non aveva mai visitato (2:1). Colosse sembra abbia ricevuto l’evangelo per mezzo di Epafra, servitore di Dio al quale è resa qui (v. 7,8) e al cap. 4:12,13 una notevole testimonianza. Secondo la sua abitudine, l’apostolo rileva prima tutto il bene possibile nei credenti ai quali scrive. Ispiriamoci al suo esempio. La fede, la speranza e l’amore erano il frutto triplo e completo portato dall’evangelo a Colosse (v. 4 e 5). Ma ciò che nutre la fede, sostiene la speranza, riscalda l’amore, è la conoscenza di Dio (v. 10). Anche l’apostolo chiede nella sua preghiera che i Colossesi ne siano ripieni. Era necessario che il loro cammino — e il nostro — rispettasse una duplice esigenza. Di fronte agli altri: mostrarci degni di Colui al quale noi confessiamo di appartenere. E soprattutto di fronte al Signore, se l’amiamo: cercare di piacergli in ogni cosa.

Considerate infine, al v. 11, perché è richiesta tutta la forza del Signore. Non per un combattimento spettacolare e nemmeno, in questo caso, per annunciare l’evangelo. Semplicemente per darci pazienza e longanimità, con gioia! Vittorie che abbiamo l’occasione di riportare tutti i giorni, se lo vogliamo.

Colossesi 1:12-23
12e rendendo grazie con allegrezza al Padre che vi ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce.13Egli ci ha riscossi dalla potestà delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figliuolo,14nel quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati;15il quale è l’immagine dell’invisibile Iddio, il primogenito d’ogni creatura;16poiché in lui sono state create tutte le cose, che sono nei cieli e sulla terra; le visibili e le invisibili; siano troni, siano signorie, siano principati, siano potestà; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui;17ed egli è avanti ogni cosa, e tutte le cose sussistono in lui.18Ed egli è il capo del corpo, cioè della Chiesa; egli che è il principio, il primogenito dai morti, onde in ogni cosa abbia il primato.19Poiché in lui si compiacque il Padre di far abitare tutta la pienezza20e di riconciliare con sé tutte le cose per mezzo di lui, avendo fatto la pace mediante il sangue della croce d’esso; per mezzo di lui, dico, tanto le cose che sono sulla terra, quanto quelle che sono nei cieli.21E voi, che già eravate estranei e nemici nella vostra mente e nelle vostre opere malvage,22ora Iddio vi ha riconciliati nel corpo della carne di lui, per mezzo della morte d’esso, per farvi comparire davanti a sé santi e immacolati e irreprensibili,23se pur perseverate nella fede, fondati e saldi, e non essendo smossi dalla speranza dell’Evangelo che avete udito, che fu predicato in tutta la creazione sotto il cielo, e del quale io, Paolo, sono stato fatto ministro.

Il vero cristianesimo non è una religione, un insieme di verità che vengono solo professate. È la conoscenza sperimentale di una Persona. Il cristianesimo è Cristo conosciuto e vissuto. Siamo stati messi in relazione con una persona incomparabile: il Figlio dell’amore del Padre. Egli ci ha donato un destino nella luce, un posto nel regno, la redenzione, la remissione dei peccati, la pace fatta mediante il proprio sangue (v. 20). Ma ciò che fa la grandezza d’una simile opera, è la grandezza di Colui che l’ha compiuta! E l’apostolo enumera, quasi tutte d’un fiato, le glorie di Cristo: ciò che Egli è, ciò che è diventato, ciò che ha fatto di noi. Paolo afferma il Suo duplice primato: sull’universo creato e sulla chiesa, il suo duplice titolo di Primogenito di tutta la creazione (cioè di Erede universale) e di Primogenito tra i morti. Per mezzo di Lui la vita è uscita dal niente in creazione, ed è anche uscita dal sepolcro in redenzione. Egli è il Creatore di tutte le cose nei cieli e sulla terra (v. 16). Egli è il Riconciliatore di tutte le cose sulla terra e nei cieli (v. 20). Egli è infine il Dominatore che deve occupare il primo posto in ogni cosa. Nei cieli, sulla terra e nel nostro cuore (v. 18)!

Colossesi 1:24-29; Colossesi 2:1-5
24Ora io mi rallegro nelle mie sofferenze per voi; e quel che manca alle afflizioni di Cristo lo compio nella mia carne a pro del corpo di lui che è la Chiesa;25della quale io sono stato fatto ministro, secondo l’ufficio datomi da Dio per voi di annunziare nella sua pienezza la parola di Dio,26cioè, il mistero, che è stato occulto da tutti i secoli e da tutte le generazioni, ma che ora è stato manifestato ai santi di lui;27ai quali Iddio ha voluto far conoscere qual sia la ricchezza della gloria di questo mistero fra i Gentili, che è Cristo in voi, speranza della gloria;28il quale noi proclamiamo, ammonendo ciascun uomo e ciascun uomo ammaestrando in ogni sapienza, affinché presentiamo ogni uomo, perfetto in Cristo.29A questo fine io m’affatico, combattendo secondo l’energia sua, che opera in me con potenza.
1Poiché desidero che sappiate qual arduo combattimento io sostengo per voi e per quelli di Laodicea e per tutti quelli che non hanno veduto la mia faccia;2affinché siano confortati nei loro cuori essendo stretti insieme dall’amore, mirando a tutte le ricchezze della piena certezza dell’intelligenza, per giungere alla completa conoscenza del mistero di Dio:3cioè di Cristo, nel quale tutti i tesori della sapienza e della conoscenza sono nascosti.4Questo io dico affinché nessuno v’inganni con parole seducenti,5perché, sebbene sia assente di persona, pure son con voi in ispirito, rallegrandomi e mirando il vostro ordine e la fermezza della vostra fede in Cristo.

Servitore dell’evangelo (fine del v. 23), Paolo lo era anche della Chiesa (v. 25). A prezzo di molte sofferenze, egli lavorava e combatteva per lei (v. 28,29); e annunciava i divini misteri, nascosti ai savi e agli intelligenti, ma rivelati al più giovane credente (v. 26; 2:2; confr. Efes. 3).

In questa occasione, notiamo numerose somiglianze tra l’epistola ai Colossesi e quella agli Efesini. Ma mentre in quest’ultima il cristiano è visto seduto nei luoghi celesti in Cristo (Efesini 2:6), l’epistola ai Colossesi lo considera sulla terra, avendo Cristo in sé, speranza di gloria (v. 27). Pensiero meraviglioso! Colui nel quale «si compiacque il Padre di far abitare tutta la pienezza», dimora ora nel cuore dei suoi. Possiamo capire per quale motivo prima di menzionare le «parole seducenti» (v. 4) e le fantasticherie dello spirito umano, l’apostolo cominci col presentare le eccellenti realtà cristiane, come per metterle in contrasto con le precedenti. Sì, veramente noi abbiamo in Cristo «tutte le ricchezze della piena certezza dell’intelligenza» e «tutti i tesori della sapienza e della conoscenza» (v. 2,3). Che cosa andremmo a cercare ancora al di fuori di Lui?

«Fatevi animo, io ho vinto il mondo» (Giovanni 16:33). «Questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede» (1 Giovanni 5:4).

«A chi vince io darò di seder meco sul mio trono, come anch’io ho vinto e mi son posto a sedere col Padre mio sul suo trono» (Apocalisse 3:21).

Colossesi 2:6-19
6Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù il Signore, così camminate uniti a lui,7essendo radicati ed edificati in lui e confermati nella fede, come v’è stato insegnato, e abbondando in azioni di grazie.8Guardate che non vi sia alcuno che faccia di voi sua preda con la filosofia e con vanità ingannatrice secondo la tradizione degli uomini, gli elementi del mondo, e non secondo Cristo;9poiché in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità,10e in lui voi avete tutto pienamente. Egli è il capo d’ogni principato e d’ogni potestà;11in lui voi siete anche stati circoncisi d’una circoncisione non fatta da mano d’uomo, ma della circoncisione di Cristo, che consiste nello spogliamento del corpo della carne:12essendo stati con lui sepolti nel battesimo, nel quale siete anche stati risuscitati con lui mediante la fede nella potenza di Dio che ha risuscitato lui dai morti.13E voi, che eravate morti ne’ falli e nella incirconcisione della vostra carne, voi, dico, Egli ha vivificati con lui, avendoci perdonato tutti i falli,14avendo cancellato l’atto accusatore scritto in precetti, il quale ci era contrario; e quell’atto ha tolto di mezzo, inchiodandolo sulla croce;15e avendo spogliato i principati e le potestà ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro per mezzo della croce.16Nessuno dunque vi giudichi quanto al mangiare o al bere, o rispetto a feste, o a noviluni o a sabati,17che sono l’ombra di cose che doveano avvenire; ma il corpo è di Cristo.18Nessuno a suo talento vi defraudi del vostro premio per via d’umiltà e di culto degli angeli affidandosi alle proprie visioni, gonfiato di vanità dalla sua mente carnale,19e non attenendosi al Capo, dal quale tutto il corpo, ben fornito e congiunto insieme per via delle giunture e articolazioni, prende l’accrescimento che viene da Dio.

Occuparsi delle glorie del Signore Gesù è il mezzo per essere edificati e radicati in Lui (v. 7). Le radici d’un albero gli assicurano sia il nutrimento che la stabilità (Proverbi 12:3). Se il cristiano non è saldo nella fede (1:23), rischia di essere portato via «da ogni vento di dottrina» (Efesini 4:14; confr. Matteo 13:21). Proprio dei venti pericolosi soffiavano a Colosse: la filosofia (v. 8), la tradizione, il culto degli angeli (v. 18), gli ordinamenti religiosi (v. 22)... tutto quello che il v. 8 definisce vanità ingannatrici. Con uguale immaginazione, dottrine e tesi sono inventate e si moltiplicano oggi! Stiamo attenti a non dare ascolto ad ogni insegnamento che sia in contrasto con la Parola di Dio. Il Nemico delle nostre anime, mediante gli agenti di cui si serve, vorrebbe sedurci (v. 4), fare di noi la sua preda (v. 8), spogliarci, defraudarci del premio del combattimento (v. 18). Ora, il grande combattimento è stato affidato e sopportato da un Altro. La croce in cui Satana ha creduto per un momento di trionfare ha segnato la sua disfatta totale e pubblica (v. 15); Egli stesso è stato spogliato della sua armatura e dei suoi beni (leggere Luca 11: 21,22). Non permettiamo che altri ci rapiscano ciò che appartiene al Signore; e non strappiamo noi al Signore ciò che gli appartiene!

Colossesi 2:20-23; Colossesi 3:1-7
20Se siete morti con Cristo agli elementi del mondo, perché, come se viveste nel mondo, vi lasciate imporre de’ precetti, quali:21Non toccare, non assaggiare, non maneggiare22(cose tutte destinate a perire con l’uso), secondo i comandamenti e le dottrine degli uomini?23Quelle cose hanno, è vero, riputazione di sapienza per quel tanto che è in esse di culto volontario, di umiltà, e di austerità nel trattare il corpo; ma non hanno alcun valore e servon solo a soddisfare la carne.
1Se dunque voi siete stati risuscitati con Cristo, cercate le cose di sopra dove Cristo è seduto alla destra di Dio.2Abbiate l’animo alle cose di sopra, non a quelle che son sulla terra;3poiché voi moriste, e la vita vostra è nascosta con Cristo in Dio.4Quando Cristo, la vita nostra, sarà manifestato, allora anche voi sarete con lui manifestati in gloria.5Fate dunque morire le vostre membra che son sulla terra: fornicazione, impurità, lussuria, mala concupiscenza e cupidigia, la quale è idolatria.6Per queste cose viene l’ira di Dio sui figliuoli della disubbidienza;7e in quelle camminaste un tempo anche voi, quando vivevate in esse.

Ciò che dobbiamo fare o non fare dipende da ciò che siamo. La nostra duplice posizione è stata appena precisata (v. 12 e 13):

  1. Siamo morti con Cristo (v. 20), morti agli elementi del mondo; non possiamo più prendere come regola di vita i principi che reggono questo mondo, con le sue pretese morali o religiose, e la sua misura, spesso falsa, del bene e del male.
  2. E poi siamo «risuscitati con Cristo» (3:1). Associati a Lui che è in cielo, pensiamo alle «cose di sopra», applichiamo i principi «di sopra» alle nostre circostanze più ordinarie.

Sì, voi siete morti, conferma il v. 3, e la nuova vita imperitura, che ora possedete, è «nascosta con Cristo in Dio». «Per questo non ci conosce il mondo — cioè non può comprenderci — perché non ha conosciuto Lui» (1 Giovanni 3:1). Ma quando Cristo sarà manifestato, allora tutti sapranno qual era il nostro segreto.

Benché la nostra vita sia del cielo, ci restano sulla terra delle pericolose «membra» morali, cioè le nostre concupiscenze. Facciamo morire tutte queste colpevoli manifestazioni del vecchio uomo, a causa delle quali «viene l’ira di Dio sui figli della disubbidienza». A causa di esse questa ira è caduta sul nostro perfetto Sostituto.

Colossesi 3:8-17
8Ma ora deponete anche voi tutte queste cose: ira, collera, malignità, maldicenza, e non vi escano di bocca parole disoneste.9Non mentite gli uni agli altri,10giacché avete svestito l’uomo vecchio con i suoi atti e rivestito il nuovo, che si va rinnovando in conoscenza ad immagine di Colui che l’ha creato.11Qui non c’è Greco e Giudeo, circoncisione e incirconcisione, barbaro, Scita, schiavo, libero, ma Cristo è in ogni cosa e in tutti.12Vestitevi dunque, come eletti di Dio, santi ed amati, di tenera compassione, di benignità, di umiltà, di dolcezza, di longanimità;13sopportandovi gli uni gli altri e perdonandovi a vicenda, se uno ha di che dolersi d’un altro. Come il Signore vi ha perdonati, così fate anche voi.14E sopra tutte queste cose vestitevi della carità che è il vincolo della perfezione.15E la pace di Cristo, alla quale siete stati chiamati per essere un sol corpo, regni nei vostri cuori; e siate riconoscenti.16La parola di Cristo abiti in voi doviziosamente; ammaestrandovi ed ammonendovi gli uni gli altri con ogni sapienza, cantando di cuore a Dio, sotto l’impulso della grazia, salmi, inni, e cantici spirituali.17E qualunque cosa facciate, in parola o in opera, fate ogni cosa nel nome del Signor Gesù, rendendo grazie a Dio Padre per mezzo di lui.

Il vestito del vecchio uomo è formato di tristi stracci, indicati nei v. 8 e 9: collera, malignità, maldicenza... Vergognamoci di presentarci così, e indossiamo piuttosto l’abito luminoso dell’uomo nuovo di cui Cristo è il modello perfetto (v. 10). I suoi ornamenti sono descritti: benignità, umiltà, dolcezza, longanimità, perdono... E, soprattutto, rivestiamoci dell’amore, che è la Sua natura stessa. È lui che ci farà riconoscere come discepoli di Gesù (Giovanni 13:35).

Il nostro stato interiore non è meno importante. In noi devono dimorare: Cristo, che è in ogni cosa (fine del v. 11), la sua pace (v. 15), la sua Parola (v. 16). Non è avere la Bibbia in casa e nemmeno sul comodino da letto che ci farà del bene! Anche i cibi più nutrienti non nutrono finché restano nel piatto. Bisogna che la Parola abiti in noi doviziosamente (Romani 10:8). Un altro mezzo a cui non pensiamo mai per essere istruiti ed esortati, è rappresentato dai cantici, cantati coi nostri cuori a Dio (Salmo 119:54). Non priviamone né Lui, né noi stessi. Infine, per ognuna delle nostre parole o delle nostre azioni, una duplice domanda ci servirà come pietra di paragone. Posso dire o fare questo nel nome del Signore Gesù? Posso rendere grazie per questo a Dio Padre?

Colossesi 3:18-25; Colossesi 4:1-6
18Mogli, siate soggette ai vostri mariti, come si conviene nel Signore.19Mariti, amate le vostre mogli, e non v’inasprite contro a loro.20Figliuoli, ubbidite ai vostri genitori in ogni cosa, poiché questo è accettevole al Signore.21Padri, non irritate i vostri figliuoli, affinché non si scoraggino.22Servi, ubbidite in ogni cosa ai vostri padroni secondo la carne; non servendoli soltanto quando vi vedono come per piacere agli uomini, ma con semplicità di cuore, temendo il Signore.23Qualunque cosa facciate, operate di buon animo, come per il Signore e non per gli uomini;24sapendo che dal Signore riceverete per ricompensa l’eredità.25Servite a Cristo il Signore! Poiché chi fa torto riceverà la retribuzione del torto che avrà fatto; e non ci son riguardi personali.
1Padroni, date ai vostri servi ciò che è giusto ed equo, sapendo che anche voi avete un Padrone nel cielo.2Perseverate nella preghiera, vegliando in essa con rendimento di grazie;3pregando in pari tempo anche per noi, affinché Iddio ci apra una porta per la Parola onde possiamo annunziare il mistero di Cristo, a cagion del quale io mi trovo anche prigione;4e che io lo faccia conoscere, parlandone come debbo.5Conducetevi con saviezza verso quelli di fuori, approfittando delle opportunità.6Il vostro parlare sia sempre con grazia, condito con sale, per sapere come dovete rispondere a ciascuno.

Il capitolo 3:10,11 annullava ogni differenza tra le creature di Dio, per mantenere solo la distinzione fondamentale tra il vecchio uomo e il nuovo uomo (confr. Galati 3:27,28). Ma qui il cristiano, nel quale coesistono queste due nature, è considerato nelle sue relazioni con gli altri e, nello stesso tempo, col Signore. A differenza del resto dell’epistola in cui si parlava di Cristo (nostra vita), qui si parla del Signore, per sottolineare i suoi diritti e la sua autorità. Figli, mogli, mariti, impiegati o padroni, ciascuno al suo posto e a modo suo, serve «Cristo il Signore». E, nei riguardi di «quelli di fuori», quale deve essere il nostro comportamento? Prima di tutto un cammino saggio, che illustri la verità. Poi un linguaggio pieno di grazia e di fermezza, adatto alle occasioni e alla condizione di ognuno. Infine, delle preghiere (v. 3). Paolo le chiede anche per se stesso. E, notiamo bene, non è la porta della prigione che vorrebbe vedere aperta, ma quella dell’evangelo!

Questi versetti corrispondono al capitolo 5:22 a 6:9 dell’epistola agli Efesini. In questi due passi, «è bello vedere in che modo la dottrina divina entri in tutti i dettagli della vita, ed emani il profumo della sua perfezione su tutti i doveri e su tutte le relazioni» (J.N.D.).

Colossesi 4:7-18
7Tutte le cose mie ve le farà sapere Tichico, il caro fratello e fedel ministro e mio compagno di servizio nel Signore.8Ve l’ho mandato appunto per questo: affinché sappiate lo stato nostro ed egli consoli i vostri cuori;9e con lui ho mandato il fedele e caro fratello Onesimo, che è dei vostri. Essi vi faranno sapere tutte le cose di qua.10Vi salutano Aristarco, il mio compagno di prigione, e Marco, il cugino di Barnaba (intorno al quale avete ricevuto degli ordini; se viene da voi, accoglietelo), e Gesù, detto Giusto, i quali sono della circoncisione;11e fra questi sono i soli miei collaboratori per il regno di Dio, che mi siano stati di conforto.12Epafra, che è dei vostri e servo di Cristo Gesù, vi saluta. Egli lotta sempre per voi nelle sue preghiere affinché perfetti e pienamente accertati stiate fermi in tutta la volontà di Dio.13Poiché io gli rendo questa testimonianza ch’egli si dà molta pena per voi e per quelli di Laodicea e per quelli di Jerapoli.14Luca, il medico diletto, e Dema vi salutano.15Salutate i fratelli che sono in Laodicea, e Ninfa e la chiesa che è in casa sua.16E quando questa epistola sarà stata letta fra voi, fate che sia letta anche nella chiesa dei Laodicesi, e che anche voi leggiate quella che vi sarà mandata da Laodicea.17E dite ad Archippo: Bada al ministerio che hai ricevuto nel Signore, per adempierlo.18Il saluto è di mia propria mano, di me, Paolo. Ricordatevi delle mie catene. La grazia sia con voi.

Paolo, prigioniero a Roma, si è servito dello stesso fedele messaggero, Tichico, per portare le sue due lettere agli Efesini e ai Colossesi (Efesini 6:21,22). Altri fratelli e uomini di Dio partecipavano di cuore al suo lavoro e al suo servizio: Epafra che, dopo aver parlato del Signore ai Colossesi (1:7), parlava di loro al Signore (v. 12); Onesimo, Aristarco, Marco, Luca... e anche Dema, prima strettamente associato all’opera, e qui soltanto nominato...

Ci si può immaginare l’imbarazzo di Archippo nell’udire il suo nome nella lettera letta davanti all’Assemblea. Qual è questo servizio particolare che aveva ricevuto dal Signore? Era sufficiente che lui lo sapesse. E, se lo Spirito di Dio non lo precisa, è perché ogni credente possa mettere il suo nome al posto di quello di Archippo.

Il tragico stato dell’Assemblea di Laodicea, descritto in Apocalisse 3:17, mostra che essa non ha tratto alcun profitto da questa lettera che le era stata in seguito mandata (v. 16). È rimasta povera, avendo accumulato ricchezze e tesori diversi da quelli del capitolo 1:27 e 2:2,3. È rimasta nuda, non avendo saputo rivestirsi, secondo il capitolo 3:10,12,14... Che il Signore ci dia di tener conto degli avvertimenti della Sua Parola! Che essa abiti in noi doviziosamente (3:16)!

1 Tessalonicesi 1:1-10
1Paolo, Silvano e Timoteo alla chiesa dei Tessalonicesi che è in Dio Padre e nel Signor Gesù Cristo, grazia a voi e pace.2Noi rendiamo del continuo grazie a Dio per voi tutti, facendo di voi menzione nelle nostre preghiere,3ricordandoci del continuo nel cospetto del nostro Dio e Padre, dell’opera della vostra fede, delle fatiche del vostro amore e della costanza della vostra speranza nel nostro Signor Gesù Cristo;4conoscendo, fratelli amati da Dio, la vostra elezione.5Poiché il nostro Evangelo non vi è stato annunziato soltanto con parole, ma anche con potenza, con lo Spirito Santo e con gran pienezza di convinzione; e infatti voi sapete quel che siamo stati fra voi per amor vostro.6E voi siete divenuti imitatori nostri e del Signore, avendo ricevuto la Parola in mezzo a molte afflizioni, con allegrezza dello Spirito Santo;7talché siete diventati un esempio a tutti i credenti della Macedonia e dell’Acaia.8Poiché da voi la parola del Signore ha echeggiato non soltanto nella Macedonia e nell’Acaia, ma la fama della fede che avete in Dio si è sparsa in ogni luogo; talché non abbiam bisogno di parlarne;9perché eglino stessi raccontano di noi quale sia stata la nostra venuta tra voi, e come vi siete convertiti dagl’idoli a Dio per servire all’Iddio vivente e vero, e per aspettare dai cieli il suo Figliuolo,10il quale Egli ha risuscitato dai morti: cioè, Gesù che ci libera dall’ira a venire.

Il capitolo 17 degli Atti ci racconta la breve visita di Paolo e Sila (o Silvano; v. 1) a Tessalonica. Essi vi avevano annunciato e vissuto l’evangelo (v. 5); e i Tessalonicesi, avendolo ricevuto (v. 6), lo vivevano a loro volta. La loro opera era una prova della loro fede (confr. Giacomo 2:18); il loro lavoro confermava il loro amore; la loro pazienza proclamava quale grande speranza poteva, da sola, sostenerli (v. 3). A tal punto che tutti sapevano che vi erano dei credenti a Tessalonica (v. 7). Nel mio quartiere o nel mio posto di lavoro, ognuno sa che sono cristiano? Una conversione è il segno pubblico della nuova nascita, il cambiamento di direzione visibile che corrisponde alla vita divina ricevuta nell’anima. Facendo dietrofront, non si hanno più davanti a sé gli stessi oggetti (Galati 4:8,9). I Tessalonicesi avevano ormai voltato le spalle agli idoli inerti e bugiardi, per contemplare e servire un Dio vivente, un Dio vero.

Gli idoli di legno o di pietra del mondo pagano hanno lasciato il posto a quelli più raffinati del mondo «cristianizzato». Ma è sempre vero che non si possono servire due padroni (Luca 16:13). Chi serviamo? Dio o le nostre concupiscenze. E che cosa aspettiamo? Il Figlio di Dio o l’ira a venire?

1 Tessalonicesi 2:1-12
1Voi stessi, fratelli, sapete che la nostra venuta tra voi non è stata invano;2anzi, sebbene avessimo prima patito e fossimo stati oltraggiati, come sapete, a Filippi, pur ci siamo rinfrancati nell’Iddio nostro, per annunziarvi l’Evangelo di Dio in mezzo a molte lotte.3Poiché la nostra esortazione non procede da impostura, né da motivi impuri, né è fatta con frode;4ma siccome siamo stati approvati da Dio che ci ha stimati tali da poterci affidare l’Evangelo, parliamo in modo da piacere non agli uomini, ma a Dio che prova i nostri cuori.5Difatti, non abbiamo mai usato un parlar lusinghevole, come ben sapete, né pretesti ispirati da cupidigia; Iddio ne è testimone.6E non abbiam cercato gloria dagli uomini, né da voi, né da altri, quantunque, come apostoli di Cristo, avessimo potuto far valere la nostra autorità;7invece, siamo stati mansueti in mezzo a voi, come una nutrice che cura teneramente i propri figliuoli.8Così, nel nostro grande affetto per voi, eravamo disposti a darvi non soltanto l’Evangelo di Dio, ma anche le nostre proprie vite, tanto ci eravate divenuti cari.9Perché, fratelli, voi la ricordate la nostra fatica e la nostra pena; egli è lavorando notte e giorno per non essere d’aggravio ad alcuno di voi, che v’abbiam predicato l’Evangelo di Dio.10Voi siete testimoni, e Dio lo è pure, del modo santo, giusto e irreprensibile con cui ci siamo comportati verso voi che credete;11e sapete pure che, come fa un padre coi suoi figliuoli, noi abbiamo esortato,12confortato e scongiurato ciascun di voi a condursi in modo degno di Dio, che vi chiama al suo regno e alla sua gloria.

Gli oltraggi e le sevizie subite da Paolo e Sila a Filippi (Atti 16), anziché scoraggiarli, li avevano «rinfrancati». La reazione furiosa dell’avversario provava che il loro lavoro non era inutile (v. 1). Tuttavia, non avevano usato nessuno dei soliti metodi della propaganda umana: seduzione, astuzia, lusinghe, sforzi per piacere (2 Corinzi 2:17). Troppo spesso oggi l’evangelo è presentato sotto una luce attraente e sentimentale, o come un aspetto marginale di un’opera sociale. Il ministerio di Paolo non era nemmeno animato da una delle tre grandi molle dell’attività umana: la ricerca di gloria personale, la soddisfazione della carne e il profitto materiale. Al contrario, le sofferenze dell’apostolo testimoniavano un totale disinteresse (Atti 20:35). Due sentimenti l’animavano: la continua preoccupazione di piacere a Dio (v. 4), e l’amore per coloro che erano diventati «i propri figli». Come una madre, li aveva nutriti ed amati (v. 7); come un padre, li esortava, li consolava, insegnava loro a camminare (v. 11, 12). Ma egli vuole che essi abbiano soprattutto piena coscienza delle loro relazioni con Dio. Quale posizione era la loro, ed è la nostra! Dio ci chiama niente meno che al suo regno e alla sua gloria.

1 Tessalonicesi 2:13-20
13E per questa ragione anche noi rendiamo del continuo grazie a Dio: perché quando riceveste da noi la parola della predicazione, cioè la parola di Dio, voi l’accettaste non come parola d’uomini, ma, quale essa è veramente, come parola di Dio, la quale opera efficacemente in voi che credete.14Poiché, fratelli, voi siete divenuti imitatori delle chiese di Dio che sono in Cristo Gesù nella Giudea; in quanto che anche voi avete sofferto dai vostri connazionali le stesse cose che quelle chiese hanno sofferto dai Giudei,15i quali hanno ucciso e il Signor Gesù e i profeti, hanno cacciato noi, e non piacciono a Dio, e sono avversi a tutti gli uomini,16divietandoci di parlare ai Gentili perché sieno salvati. Essi vengon così colmando senza posa la misura dei loro peccati; ma ormai li ha raggiunti l’ira finale.17Quant’è a noi, fratelli, orbati di voi per breve tempo, di persona, non di cuore, abbiamo tanto maggiormente cercato, con gran desiderio, di veder la vostra faccia.18Perciò abbiam voluto, io Paolo almeno, non una ma due volte, venir a voi; ma Satana ce lo ha impedito.19Qual è infatti la nostra speranza, o la nostra allegrezza, o la corona di cui ci gloriamo? Non siete forse voi, nel cospetto del nostro Signor Gesù quand’egli verrà?20Sì, certo, la nostra gloria e la nostra allegrezza siete voi.

I cristiani di Tessalonica avevano accettato la parola dell’apostolo veramente come Parola di Dio (v. 13; Matteo 10:40). L’assoluta ispirazione di tutte le parti della Santa Scrittura non è purtroppo riconosciuta da tutti i «teologi» della cristianità. Si presentano spesso gli scritti di Paolo come gli insegnamenti d’un uomo, eccellente uomo di Dio senza dubbio, ma che può aver scritto qualcosa di sbagliato. In generale si tratta d’un pretesto per non sottomettervisi e rigettare ciò che sembra troppo rigoroso. Ma, Dio sia benedetto, ogni parola della Bibbia possiede la stessa autorità divina!

La gelosia dei Giudei aveva interrotto l’attività dell’apostolo presso i Tessalonicesi (v. 15, 16; Atti 17:5), ed egli non aveva terminato di istruirli. Ora, un insegnante fa brutta figura quando nessuno dei suoi allievi ha ottenuto il diploma per il quale li ha preparati. Paolo, parlando al loro cuore, ricorda al v. 19 di essere personalmente responsabile della loro fedeltà. A seconda del caso, avrebbe ricevuto una corona dalle mani del Signore, oppure sarebbe stato «coperto di vergogna» a causa loro «quando egli apparirà» (v. 19; 1 Giovanni 2:28). Cari amici, cerchiamo anche noi di avere, come l’apostolo, questo pensiero sempre presente: dovremo presto rendere conto al nostro Signore di tutto ciò che abbiamo fatto (Matteo 25:19; Romani 14:12)!

1 Tessalonicesi 3:1-10
1Perciò, non potendo più reggere, stimammo bene di esser lasciati soli ad Atene;2e mandammo Timoteo, nostro fratello e ministro di Dio nella propagazione del Vangelo di Cristo, per confermarvi e confortarvi nella vostra fede,3affinché nessuno fosse scosso in mezzo a queste afflizioni; poiché voi stessi sapete che a questo siamo destinati.4Perché anche quando eravamo fra voi, vi predicevamo che saremmo afflitti; come anche è avvenuto, e voi lo sapete.5Perciò anch’io, non potendo più resistere, mandai ad informarmi della vostra fede, per tema che il tentatore vi avesse tentati, e la nostra fatica fosse riuscita vana.6Ma ora che Timoteo è giunto qui da presso a voi e ci ha recato liete notizie della vostra fede e del vostro amore, e ci ha detto che serbate del continuo buona ricordanza di noi bramando di vederci, come anche noi bramiamo vedervi,7per questa ragione, fratelli, siamo stati consolati a vostro riguardo, in mezzo a tutte le nostre distrette e afflizioni, mediante la vostra fede;8perché ora viviamo, se voi state saldi nel Signore.9Poiché quali grazie possiam noi rendere a Dio, a vostro riguardo, per tutta l’allegrezza della quale ci rallegriamo a cagion di voi nel cospetto dell’Iddio nostro,10mentre notte e giorno preghiamo intensamente di poter vedere la vostra faccia e supplire alle lacune della vostra fede?

Per due volte Satana aveva impedito a Paolo di tornare a Tessalonica (2:18). Dio l’aveva permesso perché fossero manifestati tanto l’amore dell’apostolo quanto la fedeltà dei Tessalonicesi. Avvalendosi d’un’altra arma, «il tentatore» (v. 5) aveva allora suscitato contro di loro delle grandi tribolazioni. Paolo li aveva avvertiti che non solo quelle prove erano necessarie, ma che essi erano destinati a soffrire (v. 3; Giovanni 15:20; 16:33). Se così stavano le cose, egli era dunque indifferente? Al contrario! Ma ciò di cui si preoccupava non erano tanto le tribolazioni dei Tessalonicesi, quanto la fermezza della loro fede (v. 2,5,6,7,10). È una lezione per noi, che ci fermiamo facilmente di fronte a circostanze esteriori, difficoltà materiali, malattie ecc., e perdiamo di vista lo stato interiore del cristiano!

Non potendo più resistere (v. 1 e 5), l’apostolo aveva delegato Timoteo perché li fortificasse e li incoraggiasse: ed egli stesso era stato consolato, sì, riempito di gioia, nella sua tribolazione, dalle notizie che aveva ricevuto. Invece di far vacillare la fede di tutti quei giovani credenti, la prova l’aveva rafforzata. Allo stesso modo, i climi più rigidi formano generalmente le razze più resistenti. Ancora una volta Satana aveva fatto un’opera che l’aveva ingannato (Proverbi 11:18)!

1 Tessalonicesi 3:11-13; 1 Tessalonicesi 4:1-8
11Ora Iddio stesso, nostro Padre, e il Signor nostro Gesù ci appianino la via per venir da voi;12e quant’è a voi, il Signore vi accresca e vi faccia abbondare in amore gli uni verso gli altri e verso tutti, come anche noi abbondiamo verso voi,13per confermare i vostri cuori, onde siano irreprensibili in santità nel cospetto di Dio nostro Padre, quando il Signor nostro Gesù verrà con tutti i suoi santi.
1Del rimanente, fratelli, come avete imparato da noi il modo in cui vi dovete condurre e piacere a Dio (ed è così che già vi conducete), vi preghiamo e vi esortiamo nel Signor Gesù a vie più progredire.2Poiché sapete quali comandamenti vi abbiamo dati per la grazia del Signor Gesù.3Perché questa è la volontà di Dio: che vi santifichiate, che v’asteniate dalla fornicazione,4che ciascun di voi sappia possedere il proprio corpo in santità ed onore,5non dandosi a passioni di concupiscenza come fanno i pagani i quali non conoscono Iddio;6e che nessuno soverchi il fratello né lo sfrutti negli affari; perché il Signore è un vendicatore in tutte queste cose, siccome anche v’abbiamo innanzi detto e protestato.7Poiché Iddio ci ha chiamati non a impurità, ma a santificazione.8Chi dunque sprezza questi precetti, non sprezza un uomo, ma quell’Iddio, il quale anche vi comunica il dono del suo Santo Spirito.

Non sono le prove che devono spingerci ad aspettare il Signore; è l’amore! Il pensiero della sua venuta «con tutti i suoi santi» deve governare tutto il nostro comportamento. Noi siamo santi davanti a Dio per l’opera perfetta di Cristo (Ebrei 10:10). Ma, nello stesso tempo, siamo esortati a confermare i nostri cuori nella santità pratica (3:13); essa è l’esplicita volontà di Dio per ognuno dei suoi (4:3). Un giovane cristiano dovrà vegliare particolarmente per mantenersi puro (v. 4). Se considera il suo corpo come uno strumento di piacere egli pecca prima di tutto contro se stesso: può rovinare la sua santità (se agisce in base a questo principio) e rovinerà sempre la sua coscienza (che perderà la sensibilità al male e si guasterà come l’ago di un contatore che sia stato forzato). E può anche fare un grande torto ad altri (v. 6; Ebrei 13:4). Quante vite spezzate, spiriti e corpi macchiati, famiglie rovinate, hanno pagato la vanità d’una conquista e il piacere di qualche momento! Infine, l’impurità, in tutte le sue forme, è un peccato contro Dio (Salmo 51:4). Il nostro corpo non ci appartiene più; è diventato il tempio dello Spirito che Dio ci ha dato (v. 8; 1 Corinzi 6:18-20). Lo Spirito Santo richiede una dimora santa. Conservare il nostro corpo irreprensibile (5:23) significa onorare Colui che lo abita.

1 Tessalonicesi 4:9-18
9Or quanto all’amor fraterno non avete bisogno che io ve ne scriva, giacché voi stessi siete stati ammaestrati da Dio ad amarvi gli uni gli altri;10e invero voi lo fate verso tutti i fratelli che sono nell’intera Macedonia. Ma v’esortiamo, fratelli, che vie più abbondiate in questo, e vi studiate di vivere in quiete,11di fare i fatti vostri e di lavorare con le vostre mani, come v’abbiamo ordinato di fare,12onde camminiate onestamente verso quelli di fuori, e non abbiate bisogno di nessuno.13Or, fratelli, non vogliamo che siate in ignoranza circa quelli che dormono, affinché non siate contristati come gli altri che non hanno speranza.14Poiché, se crediamo che Gesù morì e risuscitò, così pure, quelli che si sono addormentati, Iddio, per mezzo di Gesù, li ricondurrà con esso lui.15Poiché questo vi diciamo per parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati;16perché il Signore stesso, con potente grido, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e i morti in Cristo risusciteranno i primi;17poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo insiem con loro rapiti sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre col Signore.18Consolatevi dunque gli uni gli altri con queste parole.

Non sempre è necessario compiere delle opere straordinarie «per servire il Dio vivente e vero» (1:9). Al cristiano è richiesto prima di tutto di vivere in quiete, di applicarsi fedelmente al suo compito quotidiano (v. 11). Presto arriverà la fine del suo lavoro! Alla voce del Signore lascerà tutto per andargli incontro ed essere sempre con Lui. Il rapimento dei credenti è il primo atto della seconda venuta del Signore Gesù (il secondo è il suo ritorno in gloria con loro: 3:13). Egli stesso viene a cercarli; non affida a nessun altro quest’incombenza e questa gioia! Gioia che deve essere la parte di ogni riscattato e la sua consolazione attuale quando uno dei suoi «si addormenta» nel Signore. Essendo la morte vinta (ma non ancora annullata), i morti in Cristo sono semplicemente «addormentati» (v. 13, 14, 15; confr. Giovanni 11:11-13). Si risveglieranno, come Lazzaro, ma per vivere per sempre, al grido di comando del Principe della vita. Poi, in un ordine perfetto e nello stesso modo in cui il Signore ha lasciato la terra, saremo rapiti tutti insieme per incontrarlo nell’aria (Filippesi 3:20). La nostra generazione vivrà questo meraviglioso avvenimento atteso da tante generazioni? Tutto permette di pensarlo; sarà forse per questa sera stessa! Amico lettore, sei pronto?

1 Tessalonicesi 5:1-11
1Or quanto ai tempi ed ai momenti, fratelli, non avete bisogno che vi se ne scriva;2perché voi stessi sapete molto bene che il giorno del Signore verrà come viene un ladro nella notte.3Quando diranno: Pace e sicurezza, allora di subito una improvvisa ruina verrà loro addosso, come le doglie alla donna incinta; e non scamperanno affatto.4Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, sì che quel giorno abbia a cogliervi a guisa di ladro;5poiché voi tutti siete figliuoli di luce e figliuoli del giorno; noi non siamo della notte né delle tenebre;6non dormiamo dunque come gli altri, ma vegliamo e siamo sobri.7Poiché quelli che dormono, dormono di notte; e quelli che s’inebriano, s’inebriano di notte;8ma noi, che siamo del giorno, siamo sobri, avendo rivestito la corazza della fede e dell’amore, e preso per elmo la speranza della salvezza.9Poiché Iddio non ci ha destinati ad ira, ma ad ottener salvezza per mezzo del Signor nostro Gesù Cristo,10il quale è morto per noi affinché, sia che vegliamo sia che dormiamo, viviamo insieme con lui.11Perciò, consolatevi gli uni gli altri, ed edificatevi l’un l’altro, come d’altronde già fate.

Se la venuta del Signore significa per i suoi riscattati l’accesso alla gloria eterna, essa rappresenta per gli increduli il segnale d’un’improvvisa distruzione (Luca 17:26-30). Attesa felice per gli uni, sorpresa terribile per gli altri! Purtroppo, in pratica, la differenza fra i credenti e gli increduli non è sempre così netta. Alcuni «figli di luce» hanno nascosto la loro lampada sotto il moggio o sotto il letto (Marco 4:21)... Essi dormono, e la sonnolenza spirituale è uno stato simile alla morte. A che cosa è dovuta? Generalmente ad una mancanza di sobrietà. Ubriacarsi significa fare uso dei beni della terra in misura che supera i propri bisogni (Luca 12:45-46). E quando uno è assopito per quanto riguarda gli interessi di quaggiù, può forse desiderare il ritorno del Signore? Noi che siamo del giorno, «non dormiamo come gli altri» (v. 6), «come gli altri che non hanno speranza» (4:13), per timore d’essere anche noi sorpresi dall’arrivo improvviso del nostro Signore. Realizziamo le serie parole di Gesù in Marco 13:33-37. Dovremmo porci molto spesso questa domanda: Mi piacerebbe che il Signore mi trovasse a fare quello che sto facendo, a dire o a pensare quello che sto dicendo o pensando?

1 Tessalonicesi 5:12-28
12Or, fratelli, vi preghiamo di avere in considerazione coloro che faticano fra voi, che vi son preposti nel Signore e vi ammoniscono,13e di tenerli in grande stima ed amarli a motivo dell’opera loro. Vivete in pace fra voi.14V’esortiamo, fratelli, ad ammonire i disordinati, a confortare gli scoraggiati, a sostenere i deboli, ad esser longanimi verso tutti.15Guardate che nessuno renda ad alcuno male per male; anzi procacciate sempre il bene gli uni degli altri, e quello di tutti.16Siate sempre allegri;17non cessate mai di pregare;18in ogni cosa rendete grazie, poiché tale è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi.19Non spegnete lo Spirito;20non disprezzate le profezie;21ma esaminate ogni cosa e ritenete il bene;22astenetevi da ogni specie di male.23Or l’Iddio della pace vi santifichi Egli stesso completamente; e l’intero essere vostro, lo spirito, l’anima ed il corpo, sia conservato irreprensibile, per la venuta del Signor nostro Gesù Cristo.24Fedele è Colui che vi chiama, ed Egli farà anche questo.25Fratelli, pregate per noi.26Salutate tutti i fratelli con un santo bacio.27Io vi scongiuro per il Signore a far sì che questa epistola sia letta a tutti i fratelli.28La grazia del Signor nostro Gesù Cristo sia con voi.

La fine dell’epistola ci insegna quale dovrebbe essere il nostro comportamento tra fratelli, nei riguardi di tutti gli uomini, nei confronti di Dio e, infine, nell’assemblea. Tutta la nostra vita, insomma, è inquadrata da queste brevi esortazioni. Se si tratta di essere allegri è sempre; di pregare è «senza mai cessare»; di rendere grazie è «in ogni cosa»! La fede ci permette di ringraziare il Signore anche per ciò che ci sembra spiacevole. Non smettere mai di pregare significa restare in comunione con Lui, e questa condizione ci salvaguarderà da ogni specie di male (v. 22). Colui che ci ha riscattati interamente, spirito, anima e corpo, esige anche la santità di tutto il nostro essere (4:3). La sozzura dello spirito e del cuore, benché invisibile, deve essere temuta quanto quella del corpo. Domandiamo al Signore, che è fedele, di conservarci irreprensibili, conformi a Lui, per il giorno del grande appuntamento. Nessun pensiero è più adatto a santificarci come quello del ritorno del Signore Gesù (leggere 1 Giovanni 3:3).

Abbiamo trovato questa inestimabile promessa menzionata alla fine di ognuno dei cinque capitoli di questa epistola. Non la perdiamo mai di vista e, fino a quel momento, che la grazia del Signore Gesù Cristo sia con ognuno di noi.

2 Tessalonicesi 1:1-12
1Paolo, Silvano e Timoteo, alla chiesa dei Tessalonicesi, che è in Dio nostro Padre e nel Signor Gesù Cristo,2grazia a voi e pace da Dio Padre e dal Signor Gesù Cristo.3Noi siamo in obbligo di render sempre grazie a Dio per voi, fratelli, com’è ben giusto che facciamo, perché cresce sommamente la vostra fede, e abbonda vie più l’amore di ciascun di voi tutti per gli altri;4in guisa che noi stessi ci gloriamo di voi nelle chiese di Dio, a motivo della vostra costanza e fede in tutte le vostre persecuzioni e nelle afflizioni che voi sostenete.5Questa è una prova del giusto giudicio di Dio, affinché siate riconosciuti degni del regno di Dio, per il quale anche patite.6Poiché è cosa giusta presso Dio il rendere a quelli che vi affliggono, afflizione;7e a voi che siete afflitti, requie con noi, quando il Signor Gesù apparirà dal cielo con gli angeli della sua potenza,8in un fuoco fiammeggiante, per far vendetta di coloro che non conoscono Iddio, e di coloro che non ubbidiscono al Vangelo del nostro Signor Gesù.9I quali saranno puniti di eterna distruzione, respinti dalla presenza del Signore e dalla gloria della sua potenza,10quando verrà per essere in quel giorno glorificato nei suoi santi e ammirato in tutti quelli che hanno creduto, e in voi pure, poiché avete creduto alla nostra testimonianza dinanzi a voi.11Ed è a quel fine che preghiamo anche del continuo per voi affinché l’Iddio nostro vi reputi degni di una tal vocazione e compia con potenza ogni vostro buon desiderio e l’opera della vostra fede,12onde il nome del nostro Signor Gesù sia glorificato in voi, e voi in lui, secondo la grazia dell’Iddio nostro e del Signor Gesù Cristo.

Le persecuzioni di cui erano vittime i Tessalonicesi avevano aumentato la loro fede, fatto abbondare il loro amore, manifestato la loro pazienza. Che cosa mancava ancora? perché l’apostolo giudica necessario inviare questa seconda epistola? Questa volta la speranza non è nominata, e nemmeno la gioia dello Spirito Santo (confr. 1 Tessalonicesi 1:3,6). Paolo pone davanti a loro le verità adatte a rianimare questi sentimenti nei loro cuori. Il trionfo dei persecutori e le sofferenze erano solo per un tempo. «Il Dio delle retribuzioni non manca di rendere ciò ch’è dovuto» (Geremia 51:56). E questa retribuzione, dei fedeli come dei malvagi, avrà luogo nel giorno del Signore, ed è legata alla sua manifestazione gloriosa. Il medesimo castigo, l’«eterna distruzione», colpirà i pagani rimasti volontariamente nell’ignoranza di Dio e i cristiani di pura professione esteriore, che non obbediscono al Vangelo (v. 8). Invece i santi, «tutti quelli che hanno creduto», saranno visti in compagnia del Signore, associati alla sua meravigliosa gloria (v. 10; Matteo 13:43). Ma il desiderio di Dio e la preghiera dell’apostolo sono che, fin da ora, il Nome del nostro Signore Gesù Cristo sia glorificato in ognuno di coloro che gli appartengono.

2 Tessalonicesi 2:1-17
1Or, fratelli, circa la venuta del Signor nostro Gesù Cristo e il nostro adunamento con lui,2vi preghiamo di non lasciarvi così presto travolgere la mente, né turbare sia da ispirazioni, sia da discorsi, sia da qualche epistola data come nostra, quasi che il giorno del Signore fosse imminente.3Nessuno vi tragga in errore in alcuna maniera; poiché quel giorno non verrà se prima non sia venuta l’apostasia e non sia stato manifestato l’uomo del peccato, il figliuolo della perdizione,4l’avversario, colui che s’innalza sopra tutto quello che è chiamato Dio od oggetto di culto; fino al punto da porsi a sedere nel tempio di Dio, mostrando se stesso e dicendo ch’egli è Dio.5Non vi ricordate che quand’ero ancora presso di voi io vi dicevo queste cose?6E ora voi sapete quel che lo ritiene ond’egli sia manifestato a suo tempo.7Poiché il mistero dell’empietà è già all’opra: soltanto v’è chi ora lo ritiene e lo riterrà finché sia tolto di mezzo.8E allora sarà manifestato l’empio, che il Signor Gesù distruggerà col soffio della sua bocca, e annienterà con l’apparizione della sua venuta.9La venuta di quell’empio avrà luogo, per l’azione efficace di Satana, con ogni sorta di opere potenti, di segni e di prodigi bugiardi;10e con ogni sorta d’inganno d’iniquità a danno di quelli che periscono perché non hanno aperto il cuore all’amor della verità per esser salvati.11E perciò Iddio manda loro efficacia d’errore onde credano alla menzogna;12affinché tutti quelli che non han creduto alla verità, ma si son compiaciuti nell’iniquità, siano giudicati.13Ma noi siamo in obbligo di render del continuo grazie di voi a Dio, fratelli amati dal Signore, perché Iddio fin dal principio vi ha eletti a salvezza mediante la santificazione nello Spirito e la fede nella verità.14A questo Egli vi ha pure chiamati per mezzo del nostro Evangelo, onde giungiate a ottenere la gloria del Signor nostro Gesù Cristo.15Così dunque, fratelli, state saldi e ritenete gli insegnamenti che vi abbiam trasmessi sia con la parola, sia con una nostra epistola.16Or lo stesso Signor nostro Gesù Cristo e Iddio nostro Padre che ci ha amati e ci ha dato per la sua grazia una consolazione eterna e una buona speranza,17consoli i vostri cuori e vi confermi in ogni opera buona e in ogni buona parola.

Un grave dubbio tormentava i Tessalonicesi. Il giorno del Signore era forse già arrivato? Le loro tribolazioni potevano lasciarlo credere, e alcuni falsi dottori lo confermavano. No, risponde l’apostolo. Infatti, questo giorno deve essere preceduto da tre avvenimenti:
 1°. Il nostro radunamento presso il Signore.
 2°. L’apostasia della falsa Chiesa e dei Giudei.
 3°. L’apparizione dell’Anticristo, chiamato «l’uomo del peccato, il figlio della perdizione» (v. 3), «l’empio» (v. 8). Questi nomi evidenziano, per opposizione, i caratteri del Signore Gesù: giustizia, salvezza, completa ubbidienza a Dio.

In questo terribile periodo, un’efficacia d’errore mandata come castigo oscurerà lo spirito degli uomini: non hanno creduto alla verità e crederanno alla menzogna. Il mistero dell’empietà opera già, aggiunge Paolo (confr. 1 Giovanni 2:18). Solo «chi ora lo ritiene», lo Spirito Santo, oppone una barriera allo spiegamento del male nel mondo. Quando lo Spirito avrà lasciato la terra con la Chiesa, allora l’iniquità non conoscerà più nessun freno. Ma che contrasto fra questa potenza satanica (v, 1-12) e l’opera del nostro Dio e Padre (v. 13-17)! Egli ci ha amati, scelti per la salvezza e chiamati alla gloria del nostro Signore Gesù Cristo. Non manchiamo ora di rendergli grazie (v. 13; 1:3).

2 Tessalonicesi 3:1-18
1Del rimanente, fratelli, pregate per noi perché la parola del Signore si spanda e sia glorificata com’è tra voi,2e perché noi siamo liberati dagli uomini molesti e malvagi, poiché non tutti hanno la fede.3Ma il Signore è fedele, ed egli vi renderà saldi e vi guarderà dal maligno.4E noi abbiam di voi questa fiducia nel Signore, che fate e farete le cose che vi ordiniamo.5E il Signore diriga i vostri cuori all’amor di Dio e alla paziente aspettazione di Cristo.6Or, fratelli, noi v’ordiniamo nel nome del Signor nostro Gesù Cristo che vi ritiriate da ogni fratello che si conduce disordinatamente e non secondo l’insegnamento che avete ricevuto da noi.7Poiché voi stessi sapete com’è che ci dovete imitare: perché noi non ci siamo condotti disordinatamente fra voi;8né abbiam mangiato gratuitamente il pane d’alcuno, ma con fatica e con pena abbiam lavorato notte e giorno per non esser d’aggravio ad alcun di voi.9Non già che non abbiamo il diritto di farlo, ma abbiam voluto darvi noi stessi ad esempio, perché c’imitaste.10E invero quand’eravamo con voi, vi comandavamo questo: che se alcuno non vuol lavorare, neppure deve mangiare.11Perché sentiamo che alcuni si conducono fra voi disordinatamente, non lavorando affatto, ma affaccendandosi in cose vane.12A quei tali noi ordiniamo e li esortiamo nel Signor Gesù Cristo che mangino il loro proprio pane, quietamente lavorando.13Quanto a voi, fratelli, non vi stancate di fare il bene.14E se qualcuno non ubbidisce a quel che diciamo in questa epistola, notatelo quel tale, e non abbiate relazione con lui, affinché si vergogni.15Però non lo tenete per nemico, ma ammonitelo come fratello.16Or il Signore della pace vi dia egli stesso del continuo la pace in ogni maniera. Il Signore sia con tutti voi.17Il saluto è di mia propria mano; di me, Paolo; questo serve di segno in ogni mia epistola; scrivo così.18La grazia del Signor nostro Gesù Cristo sia con tutti voi.

Paolo si raccomanda alle preghiere dei santi (v. 1; 1 Tessalonicesi 5:25). Lui stesso non cessava di pregare per loro (1:11); contava sul Signore fedele perché li rendesse saldi e li guardasse dal maligno. Contava anche sulla loro ubbidienza, che consisteva semplicemente nel compimento dei loro doveri quotidiani. Ora, alcuni a Tessalonica avevano smesso di lavorare. Dato che il Signore viene, pensavano, perché coltivare i campi e badare agli affari della vita presente? E, triste conseguenza, si affacendavano in cose vane (v. 11; vedere 1 Timoteo 5:13). Paolo protesta con veemenza. Nulla nel suo insegnamento poteva offrire il pretesto ad un simile disordine (v. 6,7,11 ; confr. 1 Tessalonicesi 4:11). Anzi, egli aveva dato l’esempio, facendo un lavoro manuale per non essere di peso a nessuno. Ma l’esempio supremo è la «paziente aspettazione di Cristo» (v. 5), che attende di presentare a se stesso la sua cara Chiesa.

Con le epistole ai Tessatonicesi arriviamo alla fine delle lettere che Paolo ha scritto a sette assemblee molto diverse fra loro. Vi sono trattati i differenti aspetti della vita e della dottrina cristiana, dall’acquisizione della salvezza, in «Romani», fino alla gloria futura. Tutti questi insegnamenti hanno un grandissimo valore per noi; che il Signore ci accordi di ritenerli, affinché stiamo saldi (2:15).

1 Timoteo 1:1-11
1Paolo, apostolo di Cristo Gesù per comandamento di Dio nostro Salvatore e di Cristo Gesù nostra speranza,2a Timoteo mio vero figliuolo in fede, grazia, misericordia, pace, da Dio Padre e da Cristo Gesù nostro Signore.3Ti ripeto l’esortazione che ti feci quando andavo in Macedonia, di rimanere ad Efeso per ordinare a certuni che non insegnino dottrina diversa4né si occupino di favole e di genealogie senza fine, le quali producono questioni, anziché promuovere la dispensazione di Dio, che è in fede.5Ma il fine di quest’incarico è l’amore procedente da un cuor puro, da una buona coscienza e da fede non finta;6dalle quali cose certuni avendo deviato, si sono rivolti a un vano parlare,7volendo esser dottori della legge, quantunque non intendano quello che dicono, né quello che dànno per certo.8Or noi sappiamo che la legge è buona, se uno l’usa legittimamente,9riconoscendo che la legge è fatta non per il giusto, ma per gl’iniqui e i ribelli, per gli empi e i peccatori, per gli scellerati e gl’irreligiosi, per i percuotitori di padre e madre,10per gli omicidi, per i fornicatori, per i sodomiti, per i ladri d’uomini, per i bugiardi, per gli spergiuri e per ogni altra cosa contraria alla sana dottrina,11secondo l’evangelo della gloria del beato Iddio, che m’è stato affidato.

Abbiamo fatto la conoscenza di Timoteo al cap. 16 degli Atti. I legami di Paolo col suo «vero figliuolo in fede» erano preziosi. Tuttavia qui gli scrive in qualità d'apostolo per sottolineare l'autorità che questo titolo gli conferisce. Questo giovane discepolo era investito d'un compito difficile: ordinare ad ognuno come doveva comportarsi nell'assemblea (3:15). Gli era stato affidato un mandato il cui fine era l'amore. Come i tribunali non sono per la gente onesta, così la legge non riguarda più coloro che sono giustificati (v. 9). Ormai per loro c'è solo l'amore, la cui fonte è in Dio, il quale è sparso dallo Spirito nel nostro cuore (Romani 5:5). Ma, affinché non sia in noi come acqua stagnante, perché ci «attraversi» e sgorghi a profitto degli altri, nessun «condotto» deve essere ostruito. L'amore proviene da un cuore puro, libero da ogni «idolo»; da una buona coscienza, che non ha nulla da rimproverarsi (Atti 24:16); da una fede sincera, esente da ogni forma d'ipocrisia (2 Timoteo 1:5). Se non possediamo questi requisiti, il nostro cristianesimo non sarà che un vano parlare (v. 6). Com'è brillante il contrasto fra «la legge che maledice il peccatore e la grazia che lo trasporta nel godimento della gloria e della felicità di Dio» (H.R.)!

1 Timoteo 1:12-20
12Io rendo grazie a colui che mi ha reso forte, a Cristo Gesù, nostro Signore, dell’avermi egli reputato degno della sua fiducia, ponendo al ministerio me,13che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un oltraggiatore; ma misericordia mi è stata fatta, perché lo feci ignorantemente nella mia incredulità;14e la grazia del Signor nostro è sovrabbondata con la fede e con l’amore che è in Cristo Gesù.15Certa è questa parola e degna d’essere pienamente accettata: che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo.16Ma per questo mi è stata fatta misericordia, affinché Gesù Cristo dimostrasse in me per il primo tutta la sua longanimità, ed io servissi d’esempio a quelli che per l’avvenire crederebbero in lui per aver la vita eterna.17Or al re dei secoli, immortale, invisibile, solo Dio, siano onore e gloria ne’ secoli de’ secoli. Amen.18Io t’affido quest’incarico, o figliuol mio Timoteo, in armonia con le profezie che sono state innanzi fatte a tuo riguardo, affinché tu guerreggi in virtù d’esse la buona guerra,19avendo fede e buona coscienza; della quale alcuni avendo fatto getto, hanno naufragato quanto alla fede.20Fra questi sono Imeneo ed Alessandro, i quali ho dati in man di Satana affinché imparino a non bestemmiare.

Se qualcuno poteva paragonare la schiavitù della legge con l'evangelo della grazia, questo era proprio il fariseo Saulo da Tarso, divenuto l'apostolo Paolo. La sua fedeltà alla legge non gli aveva assolutamente evitato di essere il primo dei peccatori. Non aveva forse perseguitato Gesù, perseguitando i suoi? Senza falsa umiltà, egli si dichiara peggiore di tutti i peccatori elencati ai versetti 9 e 10. Ma sono proprio i colpevoli, e non i giusti, che Gesù Cristo è venuto a salvare (Matteo 9:13). E poiché il primo di loro ha potuto essere salvato, nessuno può definirsi troppo peccatore per essere posto al beneficio della grazia. «Misericordia mi è stata fatta», esclama l'apostolo a due riprese (v. 13, 16). Egli misura la grandezza di questa misericordia con la grandezza della sua miseria, e spontaneamente l'adorazione si eleva dal suo cuore (v. 17). Se godiamo così poco della grazia, è perché la nostra convinzione di peccato non è stata sufficientemente profonda. «Colui a cui poco è rimesso — o che, per lo meno, lo pensa — poco ama» (Luca 7:47). E tu, se sei ancora indifferente, sappi che la pazienza del Signore si è esercitata anche verso di te, fino ad ora. Non farlo attendere ancora: domani, forse, sarà troppo tardi.

1 Timoteo 2:1-15
1Io esorto dunque, prima d’ogni altra cosa, che si facciano supplicazioni, preghiere, intercessioni, ringraziamenti per tutti gli uomini,2per i re e per tutti quelli che sono in autorità, affinché possiamo menare una vita tranquilla e quieta, in ogni pietà e onestà.3Questo è buono e accettevole nel cospetto di Dio, nostro Salvatore,4il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità.5Poiché v’è un solo Dio ed anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo,6il quale diede se stesso qual prezzo di riscatto per tutti; fatto che doveva essere attestato a suo tempo,7e per attestare il quale io fui costituito banditore ed apostolo (io dico il vero, non mentisco), dottore dei Gentili in fede e in verità.8Io voglio dunque che gli uomini faccian orazione in ogni luogo, alzando mani pure, senz’ira e senza dispute.9Similmente che le donne si adornino d’abito convenevole, con verecondia e modestia: non di trecce d’oro o di perle o di vesti sontuose,10ma d’opere buone, come s’addice a donne che fanno professione di pietà.11La donna impari in silenzio con ogni sottomissione.12Poiché non permetto alla donna d’insegnare, né d’usare autorità sul marito, ma stia in silenzio.13Perché Adamo fu formato il primo, e poi Eva;14e Adamo non fu sedotto; ma la donna, essendo stata sedotta, cadde in trasgressione15nondimeno sarà salvata partorendo figliuoli, se persevererà nella fede, nell’amore e nella santificazione con modestia.

Prima di tutte «queste cose» di cui parlerà a Timoteo (3:14; 4:6,11), l’apostolo nomina la preghiera sotto le sue diverse forme. È così che comincia ogni servizio cristiano. La volontà di salvezza di Dio, l’opera di Cristo e la nostra preghiera abbracciano tutti gli uomini. Il nostro dovere è di pregare per tutti, senza restrizione, perché Dio vuole che tutti siano salvati, e perché Gesù Cristo si è dato quale prezzo di riscatto per tutti. Ed è nostro privilegio poter pregare per tutti quelli che non sanno farlo.

Dipende da «coloro che stanno in alto» se noi possiamo condurre una vita serena e tranquilla. Chiediamo a Dio di assicurarcela per mezzo loro, non per sprecarla dietro alle nostre concupiscenze, ma per essere più liberi di occuparci della salvezza dei peccatori (Esdra 6:10).

I fratelli, ivi compresi i più giovani, sono chiamati a pregare in ogni luogo, pubblicamente nell’assemblea. Le sorelle, invece, devono mantenere il silenzio; ma, col loro comportamento e il loro abbigliamento modesto, possono rendere una testimonianza più potente delle parole. Le conseguenze della caduta di Eva restano per la donna (Genesi 3:16); ma la fede, l’amore, la santità e la modestia sono, anche per la vita terrena, pegni di liberazione e di benedizione.

1 Timoteo 3:1-16
1Certa è questa parola: se uno aspira all’ufficio di vescovo, desidera un’opera buona.2Bisogna dunque che il vescovo sia irreprensibile, marito di una sola moglie, sobrio, assennato, costumato, ospitale, atto ad insegnare,3non dedito al vino né violento, ma sia mite, non litigioso, non amante del danaro4che governi bene la propria famiglia e tenga i figliuoli in sottomissione e in tutta riverenza5(che se uno non sa governare la propria famiglia, come potrà aver cura della chiesa di Dio?),6che non sia novizio, affinché, divenuto gonfio d’orgoglio, non cada nella condanna del diavolo.7Bisogna inoltre che abbia una buona testimonianza da quelli di fuori, affinché non cada in vituperio e nel laccio del diavolo.8Parimente i diaconi debbono esser dignitosi, non doppi in parole, non proclivi a troppo vino, non avidi di illeciti guadagni;9uomini che ritengano il mistero della fede in pura coscienza.10E anche questi siano prima provati; poi assumano l’ufficio di diaconi se sono irreprensibili.11Parimente siano le donne dignitose, non maldicenti, sobrie, fedeli in ogni cosa.12I diaconi siano mariti di una sola moglie, e governino bene i loro figliuoli e le loro famiglie.13Perché quelli che hanno ben fatto l’ufficio di diaconi, si acquistano un buon grado e una gran franchezza nella fede che è in Cristo Gesù.14Io ti scrivo queste cose sperando di venir tosto da te;15e, se mai tardo, affinché tu sappia come bisogna comportarsi nella casa di Dio, che è la Chiesa dell’Iddio vivente, colonna e base della verità.16E, senza contraddizione, grande è il mistero della pietà: Colui che è stato manifestato in carne, è stato giustificato nello spirito, è apparso agli angeli, è stato predicato fra i Gentili, è stato creduto nel mondo, è stato elevato in gloria.

Aspirare all’ufficio di vescovo deve essere considerato come una prova di attaccamento all’assemblea. Esercitare le funzioni di vescovo (o sorvegliante) e di diacono (o servitore), non richiede studi o esami, ma condizioni morali. Esse sono di due ordini:

  1. una buona testimonianza nell’assemblea e al di fuori;
  2. un’esperienza acquisita nella vita cristiana.

In ogni casa esiste una regola di condotta, una disciplina collettiva alla quale ognuno si sottomette. Così è nella casa dell’Iddio vivente, l’assemblea (1 Corinzi 14:40). Noi non siamo liberi di comportarci a nostro piacere. Essa è «la colonna sulla quale è scritto il nome di Cristo, la Verità, per farlo conoscere a tutto il mondo» (H.R.). Grande è il mistero della pietà perché grande è la Persona su cui sono fondate le nostre relazioni con Dio. La venuta di Gesù come uomo sulla terra, la perfetta giustizia di tutto il suo cammino nella potenza dello Spirito Santo e sotto lo sguardo degli angeli, il suo Nome predicato e creduto quaggiù, e infine il suo innalzamento nella gloria, costituiscono gli elementi inseparabili di questo mistero intangibile affidato all’assemblea. Essa è responsabile davanti al Signore, di «sostenere» e di mantenere tutta la verità (fine del v. 15).

1 Timoteo 4:1-16
1Ma lo Spirito dice espressamente che nei tempi a venire alcuni apostateranno dalla fede, dando retta a spiriti seduttori, e a dottrine di demoni2per via della ipocrisia di uomini che proferiranno menzogna, segnati di un marchio nella loro propria coscienza;3i quali vieteranno il matrimonio e ordineranno l’astensione da cibi che Dio ha creati affinché quelli che credono e hanno ben conosciuta la verità, ne usino con rendimento di grazie.4Poiché tutto quel che Dio ha creato è buono; e nulla è da riprovare, se usato con rendimento di grazie;5perché è santificato dalla parola di Dio e dalla preghiera.6Rappresentando queste cose ai fratelli, tu sarai un buon ministro di Cristo Gesù, nutrito delle parole della fede e della buona dottrina che hai seguìta da presso.7Ma schiva le favole profane e da vecchie; esèrcitati invece alla pietà;8perché l’esercizio corporale è utile ad poca cosa, mentre la pietà è utile ad ogni cosa, avendo la promessa della vita presente e di quella a venire.9Certa è questa parola, e degna d’esser pienamente accettata.10Poiché per questo noi fatichiamo e lottiamo: perché abbiamo posto la nostra speranza nell’Iddio vivente, che è il Salvatore di tutti gli uomini, principalmente dei credenti.11Ordina queste cose e insegnale. Nessuno sprezzi la tua giovinezza;12ma sii d’esempio ai credenti, nel parlare, nella condotta, nell’amore, nella fede, nella castità.13Attendi finché io torni, alla lettura, all’esortazione, all’insegnamento.14Non trascurare il dono che è in te, il quale ti fu dato per profezia quando ti furono imposte le mani dal collegio degli anziani.15Cura queste cose e datti ad esse interamente, affinché il tuo progresso sia manifesto a tutti.16Bada a te stesso e all’insegnamento; persevera in queste cose, perché, facendo così, salverai te stesso e quelli che ti ascoltano.

Il grande mistero della pietà è stato disprezzato da molti. Alcuni hanno tolto ciò che li disturbava; altri hanno aggiunto delle pratiche legali o delle superstizioni. Il «buon ministro» si nutre della «buona dottrina» (v. 6; vedere 1:10; 6:3). Allora sarà in grado d'insegnare agli altri (v. 11 e 13). La pietà (il timor di Dio, l'attaccamento alle Sue cose) è una virtù alla quale ci si esercita — in greco «gymnazó», da cui deriva il nostro termine ginnastica. Ci si allena. L'esercizio corporale, lo sport, è utile alla salute del nostro corpo, ma è poca cosa in confronto ai progressi dell'anima che fa pratica quotidiana di pietà. Notiamo bene che bisogna esercitarsi personalmente, poiché nessuno può vivere della pietà degli altri. A questa condizione, il giovane Timoteo potrà essere un «allenatore» per gli altri (Tito 2:7) e un modello sia in parola, sia in opere, essendo la pietà confermata dalla condotta, ispirata dall'amore illuminato a sua volta dalla fede, e preservata dalla purezza (v. 12). E come ci si esercita alla pietà? Essendo occupati delle cose divine e dedicandosi interamente ad esse. La debolezza della nostra testimonianza dipende dal fatto che ci disperdiamo in troppe direzioni. Che possiamo essere i campioni d'una sola causa, quella di Cristo (2 Corinzi 8:5)! Faremo così dei progressi visibili a tutti (v. 15).

1 Timoteo 5:1-16
1Non riprendere aspramente l’uomo anziano, ma esortalo come un padre;2i giovani, come fratelli; le donne anziane, come madri; le giovani, come sorelle, con ogni castità.3Onora le vedove che son veramente vedove.4Ma se una vedova ha dei figliuoli o de’ nipoti, imparino essi prima a mostrarsi pii verso la propria famiglia e a rendere il contraccambio ai loro genitori, perché questo è accettevole nel cospetto di Dio.5Or la vedova che è veramente tale e sola al mondo, ha posto la sua speranza in Dio, e persevera in supplicazioni e preghiere notte e giorno;6ma quella che si dà ai piaceri, benché viva, è morta.7Anche queste cose ordina, onde siano irreprensibili.8Che se uno non provvede ai suoi, e principalmente a quelli di casa sua, ha rinnegato la fede, ed è peggiore dell’incredulo.9Sia la vedova iscritta nel catalogo quando non abbia meno di sessant’anni: quando sia stata moglie d’un marito solo,10quando sia conosciuta per le sue buone opere: per avere allevato figliuoli, esercitato l’ospitalità, lavato i piedi ai santi, soccorso gli afflitti, concorso ad ogni opera buona.11Ma rifiuta le vedove più giovani, perché, dopo aver lussureggiato contro Cristo, vogliono maritarsi,12e sono colpevoli perché hanno rotta la prima fede;13ed oltre a ciò imparano ad essere oziose, andando attorno per le case; e non soltanto ad esser oziose, ma anche cianciatrici e curiose, parlando di cose delle quali non si deve parlare.14Io voglio dunque che le vedove giovani si maritino, abbiano figliuoli, governino la casa, non diano agli avversari alcuna occasione di maldicenza,15poiché già alcune si sono sviate per andar dietro a Satana.16Se qualche credente ha delle vedove, le soccorra, e la chiesa non ne sia gravata, onde possa soccorrer quelle che son veramente vedove.

Nelle relazioni con gli altri cristiani, sono i legami familiari che devono servirci da modello: «Come un padre,... come fratelli,... come madri,... come sorelle» (v. 1,2). Non perdiamo mai di vista che noi formiamo una medesima famiglia, la famiglia di Dio.

Ognuno è invitato a mostrare la sua pietà, ma in primo luogo nei confronti della sua casa (v. 4). I Farisei predicavano il contrario. Pur facendo sfoggio di devozione, essi annullavano il comandamento di Dio, distogliendo i figli dai loro doveri più elementari nei riguardi dei loro genitori (Marco 7:12,13).

Un solo versetto, il v. 10. riassume tutta una vita di servizio per il Signore. Che ogni cristiano possa non desiderare altro!

Questi 14 versetti (3-16), dedicati alle vedove, ci ricordano che Dio veglia su loro in modo particolare (Salmo 68:5). L'evangelo di Luca menziona quattro vedove: Anna, la cui attività in preghiera notte e giorno illustra il v. 5 (Luca 2:36-38); la vedova di Nain, alla quale Gesù rese il figlio (Luca 7:12...); quella che chiedeva giustizia (nella parabola del capitolo 18) e infine la povera vedova che, sotto gli occhi del Signore, e per la Sua gioia, offrì al tesoro del Tempio tutto quello che aveva per vivere (Luca 21). Una completa fede in Lui, ecco ciò che piace a Dio (Ebrei 11:6) più di ogni altra cosa.

1 Timoteo 5:17-25; 1 Timoteo 6:1-10
17Gli anziani che tengon bene la presidenza, siano reputati degni di doppio onore, specialmente quelli che faticano nella predicazione e nell’insegnamento;18poiché la scrittura dice: Non metter la museruola al bue che trebbia; e l’operaio è degno della sua mercede.19Non ricevere accusa contro un anziano, se non sulla deposizione di due o tre testimoni.20Quelli che peccano, riprendili in presenza di tutti, onde anche gli altri abbian timore.21Io ti scongiuro, dinanzi a Dio, dinanzi a Cristo Gesù e agli angeli eletti, che tu osservi queste cose senza prevenzione, non facendo nulla con parzialità.22Non imporre con precipitazione le mani ad alcuno, e non partecipare ai peccati altrui; conservati puro.23Non continuare a bere acqua soltanto, ma prendi un poco di vino a motivo del tuo stomaco e delle tue frequenti infermità.24I peccati d’alcuni uomini sono manifesti e vanno innanzi a loro al giudizio; ad altri uomini, invece, essi tengono dietro.25Similmente, anche le opere buone sono manifeste; e quelle che lo sono, non possono rimanere occulte.
1Tutti coloro che sono sotto il giogo della servitù, reputino i loro padroni come degni d’ogni onore, affinché il nome di Dio e la dottrina non vengano biasimati.2E quelli che hanno padroni credenti non li disprezzino perché son fratelli, ma tanto più li servano, perché quelli che ricevono il beneficio del loro servizio sono fedeli e diletti. Queste cose insegna e ad esse esorta.3Se qualcuno insegna una dottrina diversa e non s’attiene alle sane parole del Signor nostro Gesù Cristo e alla dottrina che è secondo pietà,4esso è gonfio e non sa nulla; ma langue intorno a questioni e dispute di parole, dalle quali nascono invidia, contenzione, maldicenza, cattivi sospetti,5acerbe discussioni d’uomini corrotti di mente e privati della verità, i quali stimano la pietà esser fonte di guadagno.6Or la pietà con animo contento del proprio stato, è un grande guadagno;7poiché non abbiam portato nulla nel mondo, perché non ne possiamo neanche portar via nulla;8ma avendo di che nutrirci e di che coprirci, saremo di questo contenti.9Ma quelli che vogliono arricchire cadono in tentazione, in laccio, e in molte insensate e funeste concupiscenze, che affondano gli uomini nella distruzione e nella perdizione.10Poiché l’amor del danaro è radice d’ogni sorta di mali; e alcuni che vi si sono dati, si sono sviati dalla fede e si son trafitti di molti dolori.

Paolo continua ad esporre a Timoteo «come bisogna comportarsi nella casa di Dio» (3:15). Questione capitale, alla quale sono interessati Dio stesso — si tratta della sua casa —, il Cristo Gesù, ed anche gli angeli eletti, chiamati a contemplare la saggezza di Dio nella Chiesa (v. 21; Efesini 3:10). Ora, questa saggezza «così diversa» e varia nei suoi molteplici aspetti, deve apparire anche in ogni dettaglio della vita dell'assemblea: doveri del gregge nei riguardi dei suoi anziani, comportamento del servitore di Dio per regolare i casi difficili, istruzioni impartite ai servitori... (6:1,2). Quanti disordini s'introducono dal momento in cui non si è più sottomessi alle sane parole, che sono quelle, non di Paolo o Timoteo, ma del Signor nostro Gesù Cristo (v. 3; 1 Tessalonicesi 4:2,8)!

La pietà unita ad un animo contento è in se stessa un guadagno, un gran guadagno alla portata di tutti (vedere 4:8). La nostra società è basata sulla creazione di sempre nuovi bisogni e sulla loro soddisfazione. Nonostante tutto, il cuore avido dell'uomo resta insaziabile (confr. v. 9 e 10 col Salmo 49:16-20). Ringraziamo il Signore che ci assicura il necessario (v. 8). Saremo sempre soddisfatti di quello che ci dà, se Egli stesso, il Donatore (che è il grande soggetto della pietà) soddisfa pienamente il nostro cuore.

1 Timoteo 6:11-21
11Ma tu, o uomo di Dio, fuggi queste cose, e procaccia giustizia, pietà, fede, amore, costanza, dolcezza.12Combatti il buon combattimento della fede, afferra la vita eterna alla quale sei stato chiamato e in vista della quale facesti quella bella confessione in presenza di molti testimoni.13Nel cospetto di Dio che vivifica tutte le cose, e di Cristo Gesù che rese testimonianza dinanzi a Ponzio Pilato con quella bella confessione,14io t’ingiungo d’osservare il comandamento divino da uomo immacolato, irreprensibile, fino all’apparizione del nostro Signor Gesù Cristo,15la quale sarà a suo tempo manifestata dal beato e unico Sovrano, il Re dei re e Signor dei signori,16il quale solo possiede l’immortalità ed abita una luce inaccessibile; il quale nessun uomo ha veduto né può vedere; al quale siano onore e potenza eterna. Amen.17A quelli che son ricchi in questo mondo ordina che non siano d’animo altero, che non ripongano la loro speranza nell’incertezza delle ricchezze, ma in Dio, il quale ci somministra copiosamente ogni cosa perché ne godiamo;18che facciano del bene, che siano ricchi in buone opere, pronti a dare, a far parte dei loro averi,19in modo da farsi un tesoro ben fondato per l’avvenire, a fin di conseguire la vera vita.20O Timoteo, custodisci il deposito, schivando le profane vacuità di parole e le opposizioni di quella che falsamente si chiama scienza,21della quale alcuni facendo professione, si sono sviati dalla fede. La grazia sia con voi.

«Ma tu...!» L'uomo di Dio, e ogni figlio di Dio, deve continuamente camminare controcorrente quaggiù. Egli fugge ciò che il mondo ama e ricerca: il denaro e le passioni che il denaro soddisfa (v. 10), e persegue ciò che piace al Signore: giustizia, pietà, fede, amore, costanza, dolcezza (v. 11), aspettando la Sua apparizione, il momento in cui tutto sarà manifestato (v. 14).

L'apostolo non confonde «quelli che sono ricchi» (v. 17) con «quelli che vogliono arricchire» (v. 9), ma proietta sui beni del «presente secolo» la luce dell'eternità. L'oggetto della nostra fiducia non è costituito dai «doni», ma da Colui che dà (fine del v. 17). Il vero guadagno è la pietà; le vere ricchezze sono le buone opere (v. 18); il vero tesoro è un buon fondamento per l'avvenire (v. 19). Cerchiamo di saper discernere e di conseguire «la vera vita».

Fuggi..., procaccia..., combatti..., afferra..., abbiamo trovato nella nostra lettura (v. 11,12). Il v. 20 fa udire un ultimo imperativo particolarmente solenne: «O Timoteo, custodisci il deposito» (vedere anche v. 14 e 2 Timoteo 1:14). Tale è l'esortazione finale, nella quale invitiamo ognuno dei nostri lettori a sostituire col proprio nome quello di Timoteo.

2 Timoteo 1:1-18
1Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, secondo la promessa della vita che è in Cristo Gesù,2a Timoteo, mio diletto figliuolo, grazia, misericordia, pace da Dio Padre e da Cristo Gesù nostro Signore.3Io rendo grazie a Dio, il quale servo con pura coscienza, come l’han servito i miei antenati, ricordandomi sempre di te nelle mie preghiere giorno e notte,4bramando, memore come sono delle tue lacrime, di vederti per esser ricolmo d’allegrezza.5Io ricordo infatti la fede non finta che è in te, la quale abitò prima della tua nonna Loide e nella tua madre Eunice, e, son persuaso, abita in te pure.6Per questa ragione ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te per la imposizione delle mie mani.7Poiché Iddio ci ha dato uno spirito non di timidità, ma di forza e d’amore e di correzione.8Non aver dunque vergogna della testimonianza del Signor nostro, né di me che sono in catene per lui; ma soffri anche tu per l’Evangelo, sorretto dalla potenza di Dio;9il quale ci ha salvati e ci ha rivolto una sua santa chiamata, non secondo le nostre opere, ma secondo il proprio proponimento e la grazia che ci è stata fatta in Cristo Gesù avanti i secoli,10ma che è stata ora manifestata coll’apparizione del Salvator nostro Cristo Gesù, il quale ha distrutto la morte e ha prodotto in luce la vita e l’immortalità mediante l’Evangelo,11in vista del quale io sono stato costituito banditore ed apostolo e dottore.12Ed è pure per questa cagione che soffro queste cose; ma non me ne vergogno, perché so in chi ho creduto, e son persuaso ch’egli è potente da custodire il mio deposito fino a quel giorno.13Attienti con fede e con l’amore che è in Cristo Gesù al modello delle sane parole che udisti da me.14Custodisci il buon deposito per mezzo dello Spirito Santo che abita in noi.15Tu sai questo: che tutti quelli che sono in Asia mi hanno abbandonato; fra i quali, Figello ed Ermogene.16Conceda il Signore misericordia alla famiglia d’Onesiforo, poiché egli m’ha spesse volte confortato e non si è vergognato della mia catena;17anzi, quando è venuto a Roma, mi ha cercato premurosamente e m’ha trovato.18Gli conceda il Signore di trovar misericordia presso il Signore in quel giorno; e quanti servigi egli abbia reso in Efeso tu sai molto bene.

Ben diversa dalla prima, questa seconda epistola si apre su un periodo di rovina, in cui l'apostolo incarcerato, alla fine della sua corsa, assiste al rapido declino della testimonianza per la quale aveva tanto lavorato. Ma Dio si è servito di quei progressi del male, già visibili al tempo degli apostoli, per darci questa epistola, che ci mostra il cammino da seguire e le risorse della fede nei «tempi difficili» che oggi attraversiamo (3:1). Coraggio, scrive Paolo al suo «diletto figliuolo», non lasciarti spaventare. Ciò che noi possediamo è al di fuori della portata del Nemico, custodito dalla potenza di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. Lo Spirito è uno spirito di potenza, d'amore, di correzione, e abita in noi (v. 14; Giovanni 14:17).

Il «Salvatore nostro Cristo Gesù» non è cambiato. La sua vittoria sulla morte è acquisita per l'eternità (v. 10). Tutti i punti d'appoggio esteriori sono crollati, portando la fede a riposarsi solo sul Signore (v. 12; Salmo 62:1). Non è quando tutto va bene, ma quando tutto va male che la fedeltà di ognuno di noi è messa alla prova (Filippesi 2:22). Nell'avversità, molti si erano allontanati dall'apostolo (v. 15); ma un fratello devoto, Onesiforo, l'aveva cercato e visitato in prigione. Egli faceva parte di quei «misericordiosi» ai quali sarà fatta misericordia (v. 18; Matteo 5:7 e 25:36).

2 Timoteo 2:1-13
1Tu dunque, figliuol mio, fortìficati nella grazia che è in Cristo Gesù,2e le cose che hai udite da me in presenza di molti testimoni, affidale ad uomini fedeli, i quali siano capaci d’insegnarle anche ad altri.3Sopporta anche tu le sofferenze, come un buon soldato di Cristo Gesù.4Uno che va alla guerra non s’impaccia delle faccende della vita; e ciò, affin di piacere a colui che l’ha arruolato.5Parimente se uno lotta come atleta non è coronato, se non ha lottato secondo le leggi.6Il lavoratore che fatica dev’essere il primo ad aver la sua parte de’ frutti.7Considera quello che dico, poiché il Signore ti darà intelligenza in ogni cosa.8Ricordati di Gesù Cristo, risorto d’infra i morti, progenie di Davide, secondo il mio Vangelo;9per il quale io soffro afflizione fino ad essere incatenato come un malfattore, ma la parola di Dio non è incatenata.10Perciò io sopporto ogni cosa per amor degli eletti, affinché anch’essi conseguano la salvezza che è in Cristo Gesù con gloria eterna.11Certa è questa parola: che se muoiamo con lui, con lui anche vivremo;12se abbiam costanza nella prova, con lui altresì regneremo;13se lo rinnegheremo, anch’egli ci rinnegherà; se siamo infedeli, egli rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso.

Fortificati nella grazia, raccomanda l'apostolo al suo caro discepolo. Lui stesso aveva imparato questo segreto dalla bocca del Signore: «La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza...» (2 Corinzi 12:9). Tre esempi: quello del soldato, dell'atleta e del lavoratore, illustrano la rinuncia, l'obbedienza e la pazienza del cristiano. Ecco ciò che caratterizza il buon soldato: non s'impaccia con un inutile bagaglio; è disciplinato per piacere ai suoi superiori; sa che il servizio di un soldato comporta inevitabilmente delle sofferenze, dei pericoli, delle ferite, e che tutte queste cose precedono gli onori e le medaglie.

Questa parola è certa, tutta la Scrittura la conferma: il nostro comportamento attuale avrà la sua eterna contropartita. Oggi, le sofferenze con Cristo; domani, la vita con Lui, il regno e la gloria eterna. Cari amici credenti, Gesù Cristo ci ha arruolati sotto la sua bandiera. Ahimè! in un'esercito si possono trovare dei disertori che rinnegano la loro bandiera ed il loro capitano (fine del v. 12; Giuda fine del v. 4). Vi sono mille modi, anche silenziosi, per tradire il nostro Capo. Che il desiderio d'avere la sua approvazione, segreta oggi ma pubblica domani, faccia di noi dei buoni soldati, pronti a combattere il buon combattimento (4:7,8: 1 Timoteo 6:12).

2 Timoteo 2:14-26
14Ricorda loro queste cose, scongiurandoli nel cospetto di Dio che non faccian dispute di parole, che a nulla giovano e sovvertono chi le ascolta.15Studiati di presentar te stesso approvato dinanzi a Dio: operaio che non abbia ad esser confuso, che tagli rettamente la parola della verità.16Ma schiva le profane ciance, perché quelli che vi si danno progrediranno nella empietà17e la loro parola andrà rodendo come fa la cancrena; fra i quali sono Imeneo e Fileto;18uomini che si sono sviati dalla verità, dicendo che la resurrezione è già avvenuta, e sovvertono la fede di alcuni.19Ma pure il solido fondamento di Dio rimane fermo, portando questo sigillo: "Il Signore conosce quelli che son suoi", e: "Ritraggasi dall’iniquità chiunque nomina il nome del Signore".20Or in una gran casa non ci son soltanto dei vasi d’oro e d’argento, ma anche dei vasi di legno e di terra; e gli uni son destinati a un uso nobile e gli altri ad un uso ignobile.21Se dunque uno si serba puro da quelle cose, sarà un vaso nobile, santificato, atto al servigio del padrone, preparato per ogni opera buona.22Ma fuggi gli appetiti giovanili e procaccia giustizia, fede, amore, pace con quelli che di cuor puro invocano il Signore.23Ma schiva le questioni stolte e scempie, sapendo che generano contese.24Or il servitore del Signore non deve contendere, ma dev’essere mite inverso tutti, atto ad insegnare, paziente,25correggendo con dolcezza quelli che contradicono, se mai avvenga che Dio conceda loro di ravvedersi per riconoscere la verità;26in guisa che, tornati in sé, escano dal laccio del diavolo, che li avea presi prigionieri perché facessero la sua volontà.

Quando tutto va bene e l'opera prospera, l'operaio del Signore non ha alcun motivo di vergognarsi davanti agli uomini (vedere 1:8,12,16). Ma quando la testimonianza è in rovina, ci prende la vergogna. Ma che importa il disprezzo del mondo se siamo approvati da Dio (v. 15)? Questo capitolo traccia una linea di condotta che ci permette, in ogni circostanza, d'essere sicuri di questa approvazione. «Dove l'incredulità e la corruzione dominano, il cristiano fedele si separa. In rapporto con gli individui si purifica; le cupidige le fugge; il bene lo persegue; i credenti li ricerca, si unisce a loro, e rende il culto a Dio assieme a loro» (H.R.). Nella pratica, i v. 19 a 22 hanno condotto dei figli di Dio a ritirarsi dai diversi sistemi religiosi della cristianità e ad unirsi attorno al Signore per la lode e il servizio.

Abbiamo già udito un «fuggi» e un «procaccia» nella prima epistola (6:11). Che il Signore voglia scolpire le parole del v. 22 nel cuore di tutti i giovani credenti. Tuttavia, non dimentichiamo che, se dobbiamo avere fermezza per quanto riguarda la verità e i principi, nei confronti delle persone dobbiamo invece mostrare sopporto e dolcezza (v. 24,25; Efesini 4:2).

2 Timoteo 3:1-17
1Or sappi questo, che negli ultimi giorni verranno dei tempi difficili;2perché gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, disubbidienti ai genitori, ingrati, irreligiosi,3senz’affezione naturale, mancatori di fede, calunniatori, intemperanti, spietati, senza amore per il bene,4traditori, temerari, gonfi, amanti del piacere anziché di Dio,5aventi le forme della pietà, ma avendone rinnegata la potenza.6Anche costoro schiva! Poiché del numero di costoro son quelli che s’insinuano nelle case e cattivano donnicciuole cariche di peccati, agitate da varie cupidigie,7che imparan sempre e non possono mai pervenire alla conoscenza della verità.8E come Jannè e Iambrè contrastarono a Mosè, così anche costoro contrastano alla verità: uomini corrotti di mente, riprovati quanto alla fede.9Ma non andranno più oltre, perché la loro stoltezza sarà manifesta a tutti, come fu quella di quegli uomini.10Quanto a te, tu hai tenuto dietro al mio insegnamento, alla mia condotta, a’ miei propositi, alla mia fede, alla mia pazienza, al mio amore, alla mia costanza,11alle mie persecuzioni, alle mie sofferenze, a quel che mi avvenne ad Antiochia, ad Iconio ed a Listra. Sai quali persecuzioni ho sopportato; e il Signore mia ha liberato da tutte.12E d’altronde tutti quelli che voglion vivere pienamente in Cristo Gesù saranno perseguitati;13mentre i malvagi e gli impostori andranno di male in peggio, seducendo ed essendo sedotti.14Ma tu persevera nelle cose che hai imparate e delle quali sei stato accertato, sapendo da chi le hai imparate,15e che fin da fanciullo hai avuto conoscenza degli Scritti sacri, i quali possono renderti savio a salute mediante la fede che è in Cristo Gesù.16Ogni scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia,17affinché l’uomo di Dio sia compiuto, appieno fornito per ogni opera buona.

Il cupo ritratto morale dei v. 2 a 5 assomiglia a quello di Romani 1: 28 a 32, con la differenza che qui non sono descritti dei pagani, ma delle persone che si definiscono cristiani! Ciò che è ancora più grave è la forma della pietà, l'ipocrisia, che ricopre questi orribili caratteri con una vernice ingannatrice. «Quanto a te...», interrompe nuovamente l'apostolo (v. 10,14; 4:5). Da un lato vi sono queste persone immorali «che imparano sempre e non possono mai pervenire alla conoscenza della verità» (v. 7); dall'altro c'è questo giovane servitore di Dio, nutrito fin dall'infanzia degli «Scritti sacri», sotto l'influenza d'una madre e d'una nonna pie (1:5). Beati coloro che, fin dalla fanciullezza, sono stati degli assidui lettori della Parola di Dio! A loro, e a tutti noi, si rivolge questa esortazione: «Persevera nelle cose che hai imparate» (v. 14).

Il v. 16 stabilisce la completa ispirazione di tutte le Scritture, insieme con la loro autorità per insegnare, convincere, correggere, istruire nella giustizia. La Parola di Dio nutre e forma l'uomo di Dio. Timoteo lo era, malgrado la sua giovane età (v. 17; 1 Timoteo 6:11). Il titolo di uomo di Dio è ancor più nobile di quello di soldato, d'operaio o di servitore del Signore (2:3,15,24). Dio mostra qui come lo si diventa; che ci dia il desiderio d'essere dei veri «uomini di Dio».

2 Timoteo 4:1-22
1Io te ne scongiuro nel cospetto di Dio e di Cristo Gesù che ha da giudicare i vivi e i morti, e per la sua apparizione e per il suo regno:2Predica la Parola, insisti a tempo e fuor di tempo, riprendi, sgrida, esorta con grande pazienza e sempre istruendo.3Perché verrà il tempo che non sopporteranno la sana dottrina; ma per prurito d’udire si accumuleranno dottori secondo le loro proprie voglie4e distoglieranno le orecchie dalla verità e si volgeranno alle favole.5Ma tu sii vigilante in ogni cosa, soffri afflizioni, fa l’opera d’evangelista, compi tutti i doveri del tuo ministerio.6Quanto a me io sto per esser offerto a mo’ di libazione, e il tempo della mia dipartenza è giunto.7Io ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho serbata la fede;8del rimanente mi è riservata la corona di giustizia che il Signore, il giusto giudice, mi assegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti quelli che avranno amato la sua apparizione.9Studiati di venir tosto da me;10poiché Dema, avendo amato il presente secolo, mi ha lasciato e se n’è andato a Tessalonica. Crescente è andato in Galazia, Tito in Dalmazia. Luca solo è meco.11Prendi Marco e menalo teco; poich’egli mi è molto utile per il ministerio.12Quanto a Tichico l’ho mandato ad Efeso.13Quando verrai porta il mantello che ho lasciato a Troas da Carpo, e i libri, specialmente le pergamene.14Alessandro, il ramaio, mi ha fatto del male assai. Il Signore gli renderà secondo le sue opere.15Da lui guardati anche tu, poiché egli ha fortemente contrastato alle nostre parole.16Nella mia prima difesa nessuno s’è trovato al mio fianco, ma tutti mi hanno abbandonato; non sia loro imputato!17Ma il Signore è stato meco e m’ha fortificato, affinché il Vangelo fosse per mezzo mio pienamente proclamato e tutti i Gentili l’udissero; e sono stato liberato dalla gola del leone.18Il Signore mi libererà da ogni mala azione e mi salverà nel suo regno celeste. A lui sia la gloria ne’ secoli dei secoli. Amen.19Saluta Prisca ed Aquila e la famiglia d’Onesiforo.20Erasto è rimasto a Corinto; e Trofimo l’ho lasciato infermo a Mileto.21Studiati di venire prima dell’inverno. Ti salutano Eubulo e Pudente e Lino e Claudia e i fratelli tutti.22Il Signore sia col tuo spirito. La grazia sia con voi.

Anche se molti distolgono le orecchie dalla verità (v. 4), l'operaio del Signore deve ugualmente predicare, avvertire, insistere «a tempo e fuor di tempo», convincere, riprendere, esortare, compiere pienamente il suo servizio (v. 2, 5). Paolo ne aveva dato l'esempio. La sua corsa era terminata. Gli sportivi sanno che una gara non è mai decisa prima della linea d'arrivo. Ritirarsi o lasciarsi superare negli ultimi metri, significa aver perso tutta la corsa... e il premio! Questi ultimi passi sono spesso i più difficili.

L'apostolo ci offre un commovente scorcio delle condizioni finali del suo combattimento e della sua corsa: la prigione, il freddo e la nudità (1 Corinzi 4:11; 2 Corinzi 11:27; qui chiede il suo mantello: v. 13), la malvagità e l'opposizione degli uomini (v. 14, 15), la sua comparizione davanti a Cesare (Nerone) senza nessuno dei suoi amici (v. 16) tutti quanti dispersi. Anche Dema l'aveva abbandonato. Non è possibile far parte, contemporaneamente, di coloro che amano il presente secolo (v. 10) e di coloro che amano l'apparizione del Signore (v. 8). L'epistola si chiude sulla suprema risorsa in un tempo di rovina: la grazia. Era il saluto dell'apostolo (1:2), ed è anche il suo addio (v. 22). Che questa grazia sia con ognuno di noi!

Tito 1:1-16
1Paolo, servitore di Dio e apostolo di Gesù Cristo per la fede degli eletti di Dio e la conoscenza della verità che è secondo pietà,2nella speranza della vita eterna la quale Iddio, che non può mentire, promise avanti i secoli,3manifestando poi nei suoi propri tempi la sua parola mediante la predicazione che è stata a me affidata per mandato di Dio, nostro Salvatore,4a Tito, mio vero figliuolo secondo la fede che ci è comune, grazia e pace da Dio Padre e da Cristo Gesù, nostro Salvatore.5Per questa ragione t’ho lasciato in Creta: perché tu dia ordine alle cose che rimangono a fare, e costituisca degli anziani per ogni città, come t’ho ordinato;6quando si trovi chi sia irreprensibile, marito d’una sola moglie, avente figliuoli fedeli, che non sieno accusati di dissolutezza né insubordinati.7Poiché il vescovo bisogna che sia irreprensibile, come economo di Dio; non arrogante, non iracondo, non dedito al vino, non manesco, non cupido di disonesto guadagno,8ma ospitale, amante del bene, assennato, giusto, santo, temperante,9attaccato alla fedel Parola quale gli è stata insegnata, onde sia capace d’esortare nella sana dottrina e di convincere i contradittori.10Poiché vi son molti ribelli, cianciatori e seduttori di menti, specialmente fra quelli della circoncisione, ai quali bisogna turare la bocca;11uomini che sovvertono le case intere, insegnando cose che non dovrebbero, per amor di disonesto guadagno.12Uno dei loro, un loro proprio profeta, disse: "I Cretesi son sempre bugiardi, male bestie, ventri pigri".13Questa testimonianza è verace. Riprendili perciò severamente, affinché siano sani nella fede,14non dando retta a favole giudaiche né a comandamenti d’uomini che voltan le spalle alla verità.15Tutto è puro per quelli che son puri; ma per i contaminati ed increduli niente è puro; anzi, tanto la mente che la coscienza loro son contaminate.16Fanno professione di conoscere Iddio; ma lo rinnegano con le loro opere, essendo abominevoli, e ribelli, e incapaci di qualsiasi opera buona.

Nell’epistola a Tito ritroviamo gli argomenti che ci hanno occupato nella prima epistola a Timoteo: il buon ordine nell’assemblea, il sano insegnamento opposto a quello dei falsi dottori, i suoi frutti nella condotta dei credenti. Paolo ha incaricato Tito di scegliere e di stabilire degli anziani in ogni assemblea (Atti 14:23). Siamo lontani dal principio di tante Chiese, nelle quali un solo uomo riunisce queste funzioni ed è, per di più, regolarmente stipendiato per adempierle. Dignità, sobrietà, ospitalità, padronanza di sé: questi sono i caratteri indispensabili al vescovo (o sorvegliante).

Non è certo lusinghiero il ritratto dei Cretesi tracciato da un loro profeta e confermato dall’apostolo. I caratteri, più o meno accentuati dell’uomo naturale, non sempre sono cancellati dalla conversione. Uno resta più portato alla menzogna, l’altro alla pigrizia o all’orgoglio... Ogni figlio di Dio deve imparare a conoscere le proprie tendenze e a vegliare, con l’aiuto del Signore, per non lasciarle manifestare. Così è per l’insubordinazione. Quella dei figli nei riguardi dei loro genitori (fine del v. 6) rischia di mostrarsi, in seguito, nei riguardi di tutto l’insegnamento divino (v. 10). E Dio non riconosce le opere di chi non si sottomette all’autorità della sua Parola (fine del v. 16).

Tito 2:1-15
1Ma tu esponi le cose che si convengono alla sana dottrina:2Che i vecchi siano sobri, gravi, assennati, sani nella fede, nell’amore, nella pazienza:3che le donne attempate abbiano parimente un portamento convenevole a santità, non siano maldicenti né dedite a molto vino, siano maestre di ciò che è buono;4onde insegnino alle giovani ad amare i mariti, ad amare i figliuoli,5ad esser assennate, caste, date ai lavori domestici, buone, soggette ai loro mariti, affinché la Parola di Dio non sia bestemmiata.6Esorta parimente i giovani ad essere assennati,7dando te stesso in ogni cosa come esempio di opere buone; mostrando nell’insegnamento purità incorrotta, gravità,8parlar sano, irreprensibile, onde l’avversario resti confuso, non avendo nulla di male da dire di noi.9Esorta i servi ad esser sottomessi ai loro padroni, a compiacerli in ogni cosa, a non contradirli,10a non frodarli, ma a mostrar sempre lealtà perfetta, onde onorino la dottrina di Dio, nostro Salvatore, in ogni cosa.11Poiché la grazia di Dio, salutare per tutti gli uomini, è apparsa12e ci ammaestra a rinunziare all’empietà e alle mondane concupiscenze, per vivere in questo mondo temperatamente, giustamente e piamente,13aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del nostro grande Iddio e Salvatore, Cristo Gesù;14il quale ha dato se stesso per noi al fine di riscattarci da ogni iniquità e di purificarsi un popolo suo proprio, zelante nelle opere buone.15Insegna queste cose, ed esorta e riprendi con ogni autorità. Niuno ti sprezzi.

Accanto agli anziani nell’assemblea (1:5-9), ogni cristiano (giovane o vecchio, fratello o sorella) deve rendere una buona testimonianza (v. 2-10). Ciò che viene ordinato ai servitori si può applicare a tutti i riscattati del Signore. Sono rari quelli che non hanno un padrone sopra di loro e, in ogni modo, ognuno dovrebbe potersi definire, come Paolo, servitore di Dio (1:1). Che possiamo «onorare» Dio valorizzando l’insegnamento del nostro Signore (v. 10; confr. 1 Re 10:4-5)!

I v. 11 e 12 ci mostrano la grazia di Dio che si manifesta in due modi.

  1. Essa porta a tutti gli uomini una salvezza che non potevano ottenere da soli.
  2. Ammaestra il figlio di Dio, insegnandogli a vivere temperatamente nella sua vita personale, giustamente nei rapporti con gli altri, piamente nellerelazioni col Signore.

Tutta la vita cristiana si basa su questi tre avverbi, e ciò che la sostiene è la speranza (v. 13; 1:2; 3:7). Quest’ultima è definita beata perché riempie l’anima d’una felicità attuale.

«Dio, nostro Salvatore,... nostro grande Iddio e Salvatore, Cristo Gesù» (v. 10,13; vedere anche 1:3-4; 3:4,6). Questo titolo, contenuto nel nome di Gesù (Dio Salvatore), ci ricorda che gli dobbiamo tutto. Tuttavia, non dimentichiamo mai che Egli ci ha anche salvati per «purificarsi un popolo suo proprio» (v. 14).

Tito 3:1-15
1Ricorda loro che stiano soggetti ai magistrati e alle autorità, che siano ubbidienti, pronti a fare ogni opera buona,2che non dicano male d’alcuno, che non siano contenziosi, che siano benigni, mostrando ogni mansuetudine verso tutti gli uomini.3Perché anche noi eravamo una volta insensati, ribelli, traviati, servi di varie concupiscenze e voluttà, menanti la vita in malizia ed invidia, odiosi ed odiantici gli uni gli altri.4Ma quando la benignità di Dio, nostro Salvatore, e il suo amore verso gli uomini sono stati manifestati,5Egli ci ha salvati non per opere giuste che noi avessimo fatte, ma secondo la sua misericordia, mediante il lavacro della rigenerazione e il rinnovamento dello Spirito Santo,6ch’Egli ha copiosamente sparso su noi per mezzo di Gesù Cristo, nostro Salvatore,7affinché, giustificati per la sua grazia, noi fossimo fatti eredi secondo la speranza della vita eterna.8Certa è questa parola, e queste cose voglio che tu affermi con forza, affinché quelli che han creduto a Dio abbiano cura di attendere a buone opere. Queste cose sono buone ed utili agli uomini.9Ma quanto alle questioni stolte, alle genealogie, alle contese, e alle dispute intorno alla legge, stattene lontano, perché sono inutili e vane.10L’uomo settario, dopo una prima e una seconda ammonizione, schivalo,11sapendo che un tal uomo è pervertito e pecca, condannandosi da sé.12Quando t’avrò mandato Artemas o Tichico, studiati di venir da me a Nicopoli, perché ho deciso di passar quivi l’inverno.13Provvedi con cura al viaggio di Zena, il legista, e d’Apollo, affinché nulla manchi loro.14Ed imparino anche i nostri ad attendere a buone opere per provvedere alle necessità, onde non stiano senza portar frutto.15Tutti quelli che son meco ti salutano. Saluta quelli che ci amano in fede. La grazia sia con tutti voi!

La nostra condotta nei confronti delle autorità e verso tutti gli uomini deve necessariamente contrastare con ciò che «anche noi» eravamo prima della nostra conversione. E questo ricordo del nostro triste stato d’un tempo è adatto a darci «ogni mansuetudine verso tutti gli uomini» (v. 2; Filippesi 4:5). Lungi dall’innalzarci al di sopra di loro, possiamo invitarli col nostro esempio ad approfittare della stessa grazia che ci ha rigenerati.

Questa epistola menziona le buone opere sei volte (1:16; 2:7,14; 3:1,8,14). Col pretesto ch’esse non hanno valore per la salvezza (v. 5), rischiamo di sottovalutarne l’importanza, di lasciarci distanziare da altri cristiani meno istruiti su altri punti della dottrina ma più attivi e fedeli nella condotta. Dobbiamo, anzi, aver «cura d’attendere a buone opere», e questo per un duplice scopo: prima di tutto, in vista d’essere utili agli uomini (v. 8), poi, per non essere noi stessi senza frutto (v. 14). Il Signore si compiace nel produrre questo frutto nella vita dei suoi. Ma è buona solo un’opera fatta per Lui. Se avesse venduto il suo profumo a vantaggio dei poveri, Maria avrebbe fatto un’opera buona agli occhi del mondo; ma spargendolo sui piedi del Signore ha saputo fare un’opera buona verso di Lui (Matteo 26:10).

Filemone 1-12
1Paolo, prigione di Cristo Gesù, e il fratello Timoteo, a Filemone, nostro diletto e compagno d’opera,2e alla sorella Apfia, e ad Archippo, nostro compagno d’armi, alla chiesa che è in casa tua,3grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signor Gesù Cristo.4Io rendo sempre grazie all’Iddio mio, facendo menzione di te nelle mie preghiere,5giacché odo parlare dell’amore e della fede che hai nel Signor Gesù e verso tutti i santi,6e domando che la nostra comunione di fede sia efficace nel farti riconoscere ogni bene che si compia in noi alla gloria di Cristo.7Poiché ho provato una grande allegrezza e consolazione pel tuo amore, perché il cuore dei santi è stato ricreato per mezzo tuo, o fratello.8Perciò, benché io abbia molta libertà in Cristo di comandarti quel che convien fare,9preferisco fare appello alla tua carità, semplicemente come Paolo, vecchio, e adesso anche prigione di Cristo Gesù;10ti prego per il mio figliuolo che ho generato nelle mie catene,11per Onesimo che altra volta ti fu disutile, ma che ora è utile a te ed a me.12Io te l’ho rimandato, lui, ch’è quanto dire, le viscere mie.

Nei manuali scolastici, le lezioni propriamente dette sono generalmente seguite da un esercizio d’applicazione. L’epistola a Filemone ci fa pensare a questo. Essa non contiene alcuna rivelazione particolare, ma mostra l’applicazione, da parte di Paolo e dei suoi compagni, delle esortazioni contenute nelle sue epistole. «Vestitevi dunque, come eletti di Dio, santi ed amati, di tenera compassione, di benignità, di umiltà…», scriveva ai Colossesi (3:12...; confr. anche il v. 5 con Efesini 1:15). Ed è proprio a Colosse che abitava Filemone, un uomo pio, amico dell’apostolo, ricco, poiché aveva dei servi. Uno di loro, Onesimo, dopo essere fuggito da lui, aveva incontrato Paolo, prigioniero a Roma, e si era convertito. Ora Paolo lo rimanda al suo padrone, latore di questo toccante messaggio, agendo così in modo contrario rispetto agli ordini della legge (leggere Deuteronomio 23:15-16). Quest’ultima, infatti, teneva conto della durezza del cuore dell’uomo (confr. Marco 10:5), mentre la grazia, nell’apostolo, teneva conto della misericordia e dell’amore che agiva nel cuore di Filemone. Paolo conosce bene il suo amore per tutti i santi (v. 5) e le prove che ne ha dato (v. 7).

Filemone 13-25
13Avrei voluto tenerlo presso di me, affinché in vece tua mi servisse nelle catene che porto a motivo del Vangelo;14ma, senza il tuo parere, non ho voluto far nulla, affinché il tuo beneficio non fosse come forzato, ma volontario.15Infatti, per questo, forse, egli è stato per breve tempo separato da te, perché tu lo recuperassi per sempre;16non più come uno schiavo, ma come da più di uno schiavo, come un fratello caro specialmente a me, ma ora quanto più a te, e nella carne e nel Signore!17Se dunque tu mi tieni per un consocio, ricevilo come faresti di me.18che se t’ha fatto alcun torto o ti deve qualcosa, addebitalo a me.19Io, Paolo, lo scrivo di mio proprio pugno: io lo pagherò; per non dirti che tu mi sei debitore perfino di te stesso.20Sì, fratello, io vorrei da te un qualche utile nel Signore; deh, ricrea il mio cuore in Cristo.21Ti scrivo confidando nella tua ubbidienza, sapendo che tu farai anche al di là di quel che dico.22Preparami al tempo stesso un alloggio, perché spero che, per le vostre preghiere, io vi sarò donato.23Epafra, mio compagno di prigione in Cristo Gesù, ti saluta.24Così fanno Marco, Aristarco, Dema, Luca, miei compagni d’opera.25La grazia del Signor Gesù Cristo sia con lo spirito vostro.

Onesimo significa «utile». Un tempo «schiavo inutile», egli meritava ormai il suo nome (v. 11) e, più di questo, era diventato un fratello fedele e caro (v. 16; Colossesi 4:9). Nessun nome è più prezioso di quello di fratello, e può essere applicato tanto al padrone cristiano (fine del v. 7; 20) quanto al servo cristiano. Paolo, da parte sua, unisce al proprio nome solo i titoli di «vecchio» e «prigioniero di Cristo Gesù» (v. 9). Se avesse pensato unicamente a se stesso, non si sarebbe provato dei servizi di Onesimo, ma l’apostolo vuole che questi abbia l’occasione di rendere testimonianza nella stessa casa in cui un tempo si era comportato male, e che Filemone possa constatare i frutti di questa conversione e «confermargli il suo amore» (2 Corinzi 2:8).

Questa storia di Onesimo è, in un certo senso, anche la nostra. Servi ribelli, siamo stati trovati sul sentiero della nostra volontà e riportati al nostro Padrone. Non più per essere posti sotto la schiavitù, ma nelle vesti di coloro ch’Egli chiama cari fratelli (confr. v. 16 e Giovanni 15:15). E Paolo è qui la figura del Signore, che paga il nostro debito ed intercede per noi (v. 17-19). Che questa epistola ci insegni ad introdurre nella nostra vita di tutti giorni il cristianesimo pratico, la dimenticanza di noi stessi, la delicatezza, l’umiltà, la grazia; insomma, tutte le molteplici manifestazioni dell’amore.

Ebrei 1:1-14
1Iddio, dopo aver in molte volte e in molte maniere parlato anticamente ai padri per mezzo de’ profeti,2in questi ultimi giorni ha parlato a noi mediante il suo Figliuolo, ch’Egli ha costituito erede di tutte le cose, mediante il quale pure ha creato i mondi;3il quale, essendo lo splendore della sua gloria e l’impronta della sua essenza e sostenendo tutte le cose con la parola della sua potenza, quand’ebbe fatta la purificazione dei peccati, si pose a sedere alla destra della Maestà ne’ luoghi altissimi,4diventato così di tanto superiore agli angeli, di quanto il nome che ha eredato è più eccellente del loro.5Infatti, a qual degli angeli diss’Egli mai: Tu sei il mio Figliuolo, oggi ti ho generato? e di nuovo: Io gli sarò Padre ed egli mi sarà Figliuolo?6E quando di nuovo introduce il Primogenito nel mondo, dice: Tutti gli angeli di Dio l’adorino!7E mentre degli angeli dice: Dei suoi angeli Ei fa dei venti, e dei suoi ministri fiamme di fuoco,8dice del Figliuolo: Il tuo trono, o Dio, è ne’ secoli dei secoli, e lo scettro di rettitudine è lo scettro del tuo regno.9Tu hai amata la giustizia e hai odiata l’iniquità; perciò Dio, l’Iddio tuo, ha unto te d’olio di letizia, a preferenza dei tuoi compagni.10E ancora: Tu, Signore, nel principio, fondasti la terra, e i cieli son opera delle tue mani.11Essi periranno, ma tu dimori; invecchieranno tutti come un vestito,12e li avvolgerai come un mantello, e saranno mutati; ma tu rimani lo stesso, e i tuoi anni non verranno meno.13Ed a qual degli angeli diss’Egli mai: Siedi alla mia destra finché abbia fatto dei tuoi nemici lo sgabello dei tuoi piedi?14Non sono eglino tutti spiriti ministratori, mandati a servire a pro di quelli che hanno da eredare la salvezza?

L’autore dell’epistola agli Ebrei è probabilmente l’apostolo Paolo; ma Egli non si nomina, per lasciare tutto il posto al Signore Gesù, il grande «Apostolo della nostra professione di fede» (3:1). Dopo aver parlato per mezzo di tanti strumenti diversi, Dio ha finito per rivolgersi direttamente ad Israele e agli uomini mediante il suo unico Figlio (Marco 12:6...). Egli è «la Parola», la piena e definitiva rivelazione di Dio e, per darcene un’idea più elevata, ci comunica chi è questo Figlio: l’erede di tutte le cose, il creatore dei mondi, lo splendore della sua gloria e l’impronta della sua essenza, colui che sostiene tutte le cose (Giovanni 1:1 e 18). Ebbene! Colui che ha fatto i mondi ha anche fatto la purificazione dei peccati. Ma, mentre per creare gli è bastata una parola, per quest’ultima opera ha dovuto pagare un prezzo supremo: la propria vita!

Una serie di citazioni dei salmi definiti messianici: 2, 45, 102, 110, ecc... stabilisce l’esaltazione e la supremazia del Figlio di Dio. Gli angeli sono delle creature, Gesù è il Creatore; essi sono servitori, Lui è il Signore. Gli angeli, in modo invisibile, servono in nostro favore; solo Gesù ha compiuto la purificazione dei peccati, dei miei e dei vostri. E ciò che Egli è esalta incomparabilmente il valore di ciò che ha fatto.

Ebrei 2:1-9
1Perciò bisogna che ci atteniamo vie più alle cose udite, che talora non siam portati via lungi da esse.2Perché, se la parola pronunziata per mezzo d’angeli si dimostrò ferma, e ogni trasgressione e disubbidienza ricevette una giusta retribuzione,3come scamperemo noi se trascuriamo una così grande salvezza? La quale, dopo essere stata prima annunziata dal Signore, ci è stata confermata da quelli che l’aveano udita,4mentre Dio stesso aggiungeva la sua testimonianza alla loro, con de’ segni e de’ prodigi, con opere potenti svariate, e con doni dello Spirito Santo distribuiti secondo la sua volontà.5Difatti, non è ad angeli ch’Egli ha sottoposto il mondo a venire del quale parliamo;6anzi, qualcuno ha in un certo luogo attestato dicendo: Che cos’è l’uomo che tu ti ricordi di lui o il figliuol dell’uomo che tu ti curi di lui?7Tu l’hai fatto di poco inferiore agli angeli; l’hai coronato di gloria e d’onore;8tu gli hai posto ogni cosa sotto i piedi. Col sottoporgli tutte le cose, Egli non ha lasciato nulla che non gli sia sottoposto. Ma al presente non vediamo ancora che tutte le cose gli siano sottoposte;9ben vediamo però colui che è stato fatto di poco inferiore agli angeli, cioè Gesù, coronato di gloria e d’onore a motivo della morte che ha patita, onde, per la grazia di Dio, gustasse la morte per tutti.

«Dio... ha parlato a noi mediante il suo Figlio...», ed è per questo, prosegue il capitolo 2, che dobbiamo attenerci sempre più alle cose che abbiamo udite... Sul monte santo, una voce dal cielo aveva già ordinato solennemente ai tre discepoli d’ascoltare non più Mosè o Elia, ma il diletto Figlio. «Ed essi, alzati gli occhi, non videro alcuno, se non Gesù tutto solo» (Matteo 17:5,8). Anche noi, per fede, «vediamo... Gesù» (v. 9). Il cap. 1 ce l’ha presentato secondo i suoi titoli divini di Creatore e Primogenito. Egli ci appare qui come l’Uomo glorificato e il vincitore della morte. Al cap. 1, tutti gli angeli di Dio gli rendono omaggio; al cap. 2, Gesù è stato fatto di poco inferiore agli angeli, a causa di questa morte, di cui ha dovuto conoscere il gusto infinitamente amaro (fine del v. 9). Ma il Salmo 8, qui citato, ci rivela l’insieme del proposito di Dio nei riguardi dell’uomo Cristo Gesù». Una corona di gloria e d’onore è sul suo capo; il dominio universale gli appartiene di diritto; ben presto ogni cosa si piegherà sotto la sua legge. Ma il posto occupato dal «duce della nostra salvezza» proclama già l’eccellenza di questa salvezza. Come scamperemo se la trascuriamo? (10:29). Stiamo ben attenti: è sufficiente essere negligenti, rimandare a più tardi... affrettiamoci ad afferrare «una così grande salvezza»!

Ebrei 2:10-18
10Infatti, per condurre molti figliuoli alla gloria, ben s’addiceva a Colui per cagion del quale son tutte le cose e per mezzo del quale son tutte le cose, di rendere perfetto, per via di sofferenze, il duce della loro salvezza.11Poiché e colui che santifica e quelli che son santificati, provengon tutti da uno; per la qual ragione egli non si vergogna di chiamarli fratelli,12dicendo: Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli; in mezzo alla raunanza canterò la tua lode.13E di nuovo: Io metterò la mia fiducia in Lui. E di nuovo: Ecco me e i figliuoli che Dio mi ha dati.14Poiché dunque i figliuoli partecipano del sangue e della carne, anch’egli vi ha similmente partecipato, affinché, mediante la morte, distruggesse colui che avea l’impero della morte, cioè il diavolo,15e liberasse tutti quelli che per il timor della morte erano per tutta la vita soggetti a schiavitù.16Poiché, certo, egli non viene in aiuto ad angeli, ma viene in aiuto alla progenie d’Abramo.17Laonde egli doveva esser fatto in ogni cosa simile ai suoi fratelli, affinché diventasse un misericordioso e fedel sommo sacerdote nelle cose appartenenti a Dio, per compiere l’espiazione dei peccati del popolo.18Poiché, in quanto egli stesso ha sofferto essendo tentato, può soccorrere quelli che son tentati.

Ben s’addiceva a Dio... di rendere perfetto, per via di sofferenze, il duce della nostra salvezza (v. 10). «Piacque all’Eterno di fiaccarlo coi patimenti», dice altrove Isaia (53:10). E a quale scopo? Per condurre molti figli alla gloria. «Dopo aver dato la sua vita in sacrifìzio per la colpa, egli vedrà una progenie», scrive il profeta. Questi figli, che Dio ha dato a Cristo per essere suoi compagni nella gloria, sono i suoi cari riscattati. «Egli non si vergogna di chiamarli fratelli» (v. 11). Ma, per poter prendere in mano la loro causa, doveva essere reso simile a loro, diventare veramente un uomo (v. 14). Ed il nostro capitolo ci offre vari motivi, d’un valore infinito, di questo grande mistero: — Gesù è entrato nella nostra natura per glorificare Dio e permettergli di realizzare i suoi disegni nei riguardi dell’uomo. — Egli ha preso un corpo per poter morire e riportare così la vittoria sul principe della morte all’interno della sua fortezza. — Infine, Gesù ha rivestito la nostra umanità per entrare in modo più perfetto nelle nostre pene e per poterle comprendere con un cuore umano. L’esperienza della sofferenza gli permette di simpatizzare pienamente con noi nelle nostre prove come un sacerdote fedele e misericordioso. Quale consolazione per tutti gli afflitti!

Ebrei 3:1-15
1Perciò, fratelli santi, che siete partecipi d’una celeste vocazione, considerate Gesù, l’Apostolo e il Sommo Sacerdote della nostra professione di fede,2il quale è fedele a Colui che l’ha costituito, come anche lo fu Mosè in tutta la casa di Dio.3Poiché egli è stato reputato degno di tanta maggior gloria che Mosè, di quanto è maggiore l’onore di Colui che fabbrica la casa, in confronto di quello della casa stessa.4Poiché ogni casa è fabbricata da qualcuno; ma chi ha fabbricato tutte le cose è Dio.5E Mosè fu bensì fedele in tutta la casa di Dio come servitore per testimoniar delle cose che dovevano esser dette;6ma Cristo lo è come Figlio, sopra la sua casa; e la sua casa siamo noi se riteniam ferma sino alla fine la nostra franchezza e il vanto della nostra speranza.7Perciò, come dice lo Spirito Santo, Oggi, se udite la sua voce,8non indurate i vostri cuori, come nel dì della provocazione, come nel dì della tentazione nel deserto9dove i vostri padri mi tentarono mettendomi alla prova, e videro le mie opere per quarant’anni!10Perciò mi disgustai di quella generazione, e dissi: Sempre erra in cuor loro; ed essi non han conosciuto le mie vie,11talché giurai nell’ira mia: Non entreranno nel mio riposo!12Guardate, fratelli, che talora non si trovi in alcuno di voi un malvagio cuore incredulo, che vi porti a ritrarvi dall’Iddio vivente;13ma esortatevi gli uni gli altri tutti i giorni, finché si può dire: "Oggi", onde nessuno di voi sia indurato per inganno del peccato;14poiché siam diventati partecipi di Cristo, a condizione che riteniam ferma sino alla fine la fiducia che avevamo da principio,15mentre ci vien detto: Oggi, se udite la sua voce, non indurate i vostri cuori, come nel dì della provocazione.

L’epistola agli Ebrei è stata definita «l’epistola dei cieli aperti». E chi contempliamo nei cieli? Gesù, contemporaneamente apostolo, cioè portavoce di Dio agli uomini, e sommo sacerdote, portavoce degli uomini davanti a Dio. Scrivendo ai cristiani ebrei, l’autore dimostrerà, basandosi sulla loro storia, come Gesù riunisca e superi nella sua persona le glorie di quelli che i Giudei veneravano: quelle di Mosè (cap. 3), di Giosuè (cap. 4), d’Aronne (cap. 5)... Ma non possiamo imparare a conoscere il Signore senza scoprire, allo stesso tempo, la perversità del cuore naturale. Dio lo definisce «un malvagio cuore incredulo», e ci ricorda che ciò è all’origine di tutte le nostre miserie. «Sempre erra il cuor loro», dichiara il v. 10 (confr. Marco 7:21). È per questo che chiunque ode la voce del Signore (e chi oserebbe dire di non averla mai udita?) è solennemente invitato tre volte a non indurire il suo cuore (v. 7,15; 4:7). Noi riferiamo generalmente questa esortazione all’udire l’evangelo; ma noi, che siamo cristiani, non abbiamo forse ogni giorno l’occasione di udire la voce del Signore nella sua Parola? Che Dio ci guardi da ogni forma d’insensibilità, qualunque siano oggi, per noi, le Sue esigenze!

Ebrei 3:16-19; Ebrei 4:1-7
16Infatti, chi furon quelli che dopo averlo udito lo provocarono? Non furon forse tutti quelli ch’erano usciti dall’Egitto, condotti da Mosè?17E chi furon quelli di cui si disgustò durante quarant’anni? Non furon essi quelli che peccarono, i cui cadaveri caddero nel deserto?18E a chi giurò Egli che non entrerebbero nel suo riposo, se non a quelli che furon disubbidienti?19E noi vediamo che non vi poterono entrare a motivo dell’incredulità.
1Temiamo dunque che talora, rimanendo una promessa d’entrare nel suo riposo, alcuno di voi non appaia esser rimasto indietro.2Poiché a noi come a loro è stata annunziata una buona novella; ma la parola udita non giovò loro nulla non essendo stata assimilata per fede da quelli che l’avevano udita.3Poiché noi che abbiam creduto entriamo in quel riposo, siccome Egli ha detto: Talché giurai nella mia ira: Non entreranno nel mio riposo! e così disse, benché le sue opere fossero terminate fin dalla fondazione del mondo.4Perché in qualche luogo, a proposito del settimo giorno, è detto così: E Dio si riposò il settimo giorno da tutte le sue opere;5e in questo passo di nuovo: Non entreranno nel mio riposo!6Poiché dunque è riserbato ad alcuni d’entrarvi e quelli ai quali la buona novella fu prima annunziata non v’entrarono a motivo della loro disubbidienza,7Egli determina di nuovo un giorno "Oggi" dicendo nei Salmi, dopo lungo tempo, come s’è detto dianzi: Oggi, se udite la sua voce, non indurate i vostri cuori!

Il riposo di Dio, nel settimo giorno dopo l’opera della creazione, fu presto turbato dal peccato dell’uomo; e da quel momento «fino ad ora» il lavoro del Padre e quello del Figlio non è più cessato in vista della redenzione degli uomini (Giovanni 5:17). Ma noi impariamo qui: 1° Che Dio ha sempre in vista il Suo riposo. 2° Che questo deve venire, e non è avvenuto con l’insediamento del popolo in Canaan sotto Giosuè. Israele godrà del riposo sulla terra solo nel Millennio, e la Chiesa lo gusterà nella gloria celeste. 3° Che, anche se Dio vuole condividere il riposo con la sua creatura, non tutti vi entreranno. Come avvenne nel deserto, l’incredulità (3:19) e la disubbidienza (4:6) chiudono anche oggi l’accesso alla promessa. D’altronde, Giovanni 3:36 ci mostra che chi disobbedisce si confonde con chi non crede (in alcune versioni «chi rifiuta di credere» è reso con «chi disubbidisce»). Infatti, fare l’opera di Dio significa credere in Colui che Egli ha mandato (Giovanni 6:29). Ahimè! Successe ad Israele quello che succede a molta gente oggi: «La parola udita non giovò loro nulla non essendo stata assimilata per fede...» (v. 2; leggere Romani 10:17). Così, è l’obbedienza al Signore che ci permette di entrare ora nel lavoro della sua grazia, e ci prepara a condividere domani il riposo del suo amore (Sofonia 3:17).

Ebrei 4:8-16
8Infatti, se Giosuè avesse dato loro il riposo, Iddio non avrebbe di poi parlato d’un altro giorno.9Resta dunque un riposo di sabato per il popolo di Dio;10poiché chi entra nel riposo di Lui si riposa anch’egli dalle opere proprie, come Dio si riposò dalle sue.11Studiamoci dunque d’entrare in quel riposo, onde nessuno cada seguendo lo stesso esempio di disubbidienza.12Perché la parola di Dio è vivente ed efficace, e più affilata di qualunque spada a due tagli, e penetra fino alla divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolle; e giudica i sentimenti ed i pensieri del cuore.13E non v’è creatura alcuna che sia occulta davanti a lui; ma tutte le cose sono nude e scoperte dinanzi agli occhi di Colui al quale abbiam da render ragione.14Avendo noi dunque un gran Sommo Sacerdote che è passato attraverso i cieli, Gesù, il Figliuol di Dio, riteniamo fermamente la professione della nostra fede.15Perché non abbiamo un Sommo Sacerdote che non possa simpatizzare con noi nelle nostre infermità; ma ne abbiamo uno che in ogni cosa è stato tentato come noi, però senza peccare.16Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, affinché otteniamo misericordia e troviamo grazia per esser soccorsi al momento opportuno.

Fino al momento del nostro arrivo al riposo celeste, per noi, figli di Dio, è ancora tempo di fatica connessa al cammino, al servizio ed al combattimento. Ma non siamo lasciati senza risorse: delle tre che menziona questo capitolo, la prima è la Parola di Dio. Oggi udiamo la Sua voce... Questa Parola veglia sul nostro stato interiore. Essa è Vivente, cioè ci porta la vita; è efficace, perché compie il suo lavoro in noi (Efesini 6:17 ce la presenta, al contrario, come arma offensiva). Infine, è penetrante: lasciamoci sondare da essa!

Ma, accanto al peccato che la Parola mette in evidenza e condanna, vi sono in noi debolezza e infermità. Dio ha provveduto mediante altre due risorse: ci ha dato un grande Sommo Sacerdote, pieno di comprensione e simpatia. Quaggiù Cristo ha conosciuto tutte le forme della sofferenza umana per potere «al momento opportuno» mostrare nei riguardi dei suoi deboli riscattati tutte le forme del suo amore. In secondo luogo, ci ha aperto l’accesso al trono della grazia. Siamo invitati ad avvicinarci ad esso mediante la preghiera con libertà e fiducia in quanto vi incontriamo il nostro diletto Salvatore. È là, e solo là, che noi cerchiamo soccorso? (Salmo 60:11).

Ebrei 5:1-14
1Poiché ogni sommo sacerdote, preso di fra gli uomini, è costituito a pro degli uomini, nelle cose concernenti Dio, affinché offra doni e sacrifici per i peccati;2e può aver convenevole compassione verso gl’ignoranti e gli erranti, perché anch’egli è circondato da infermità;3ed è a cagion di questa ch’egli è obbligato ad offrir dei sacrifici per i peccati, tanto per se stesso quanto per il popolo.4E nessuno si prende da sé quell’onore; ma lo prende quando sia chiamato da Dio, come nel caso d’Aronne.5Così anche Cristo non si prese da sé la gloria d’esser fatto Sommo Sacerdote; ma l’ebbe da Colui che gli disse: Tu sei il mio Figliuolo; oggi t’ho generato;6come anche in altro luogo Egli dice: Tu sei sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedec.7Il quale, ne’ giorni della sua carne, avendo con gran grida e con lagrime offerto preghiere e supplicazioni a Colui che lo potea salvar dalla morte, ed avendo ottenuto d’esser liberato dal timore,8benché fosse figliuolo, imparò l’ubbidienza dalle cose che soffrì;9ed essendo stato reso perfetto, divenne per tutti quelli che gli ubbidiscono,10autore d’una salvezza eterna, essendo da Dio proclamato Sommo Sacerdote secondo l’ordine di Melchisedec.11Del quale abbiamo a dir cose assai, e malagevoli a spiegare, perché siete diventati duri d’orecchi.12Poiché, mentre per ragion di tempo dovreste esser maestri, avete di nuovo bisogno che vi s’insegnino i primi elementi degli oracoli di Dio; e siete giunti a tale che avete bisogno di latte e non di cibo sodo.13Perché chiunque usa il latte non ha esperienza della parola della giustizia, poiché è bambino;14ma il cibo sodo è per uomini fatti; per quelli, cioè, che per via dell’uso hanno i sensi esercitati a discernere il bene e il male.

Che contrasto fra il santo Figlio di Dio e il sommo sacerdote preso in mezzo agli uomini, costretto ad essere indulgente a causa della sua propria infermità! Un altro contrasto risulta dal v. 8: per quel che ci riguarda, abbiamo bisogno d’imparare l’ubbidienza perché siamo, per natura, disubbidienti. Il Figlio di Dio ha dovuto impararla per un motivo totalmente diverso: essendo Creatore supremo, Egli non è mai stato soggetto a nessuno; ubbidire era per Lui una cosa del tutto nuova. Ma in questo modo Egli è un esempio e, come tale, s’impone ormai a «quelli che gli ubbidiscono» (v. 9). Qual è, in una collettività, il capo che ha maggiore autorità? È quello che ha cominciato eseguendo egli stesso, nelle condizioni più difficili, i compiti che esige dai suoi subordinati. Impariamo l’ubbidienza alla scuola del Signore Gesù. Ma che genere di allievi siamo? Non meritiamo spesso il rimprovero del v. 11: «duri d’orecchi»?

La Parola di Dio non è qui, come al cap. 4, la spada che discerne i pensieri del cuore, ma il cibo sodo che fortifica il figlio di Dio e lo rende capace di discernere da solo il bene e il male. Tale è il grande progresso del cristiano: diventare sempre più sensibile a ciò che piace al Signore... e a ciò che non gli piace.

Ebrei 6:1-20
1Perciò, lasciando l’insegnamento elementare intorno a Cristo, tendiamo a quello perfetto, e non stiamo a porre di nuovo il fondamento del ravvedimento dalle opere morte e della fede in Dio,2della dottrina dei battesimi e della imposizione delle mani, della risurrezione de’ morti e del giudizio eterno.3E così faremo, se pur Dio lo permette.4Perché quelli che sono stati una volta illuminati e hanno gustato il dono celeste e sono stati fatti partecipi dello Spirito Santo5e hanno gustato la buona parola di Dio e le potenze del mondo a venire,6se cadono, è impossibile rinnovarli da capo a ravvedimento, poiché crocifiggono di nuovo per conto loro il Figliuol di Dio, e lo espongono ad infamia.7Infatti, la terra che beve la pioggia che viene spesse volte su lei, e produce erbe utili a quelli per i quali è coltivata, riceve benedizione da Dio;8ma se porta spine e triboli, è riprovata e vicina ad esser maledetta; e la sua fine è d’esser arsa.9Peraltro, diletti, quantunque parliamo così, siamo persuasi, riguardo a voi, di cose migliori e attinenti alla salvezza;10poiché Dio non è ingiusto da dimenticare l’opera vostra e l’amore che avete mostrato verso il suo nome coi servizi che avete reso e che rendete tuttora ai santi.11Ma desideriamo che ciascun di voi dimostri fino alla fine il medesimo zelo per giungere alla pienezza della speranza,12onde non diventiate indolenti ma siate imitatori di quelli che per fede e pazienza eredano le promesse.13Poiché, quando Iddio fece la promessa ad Abramo, siccome non potea giurare per alcuno maggiore di lui, giurò per se stesso,14dicendo: Certo, ti benedirò e ti moltiplicherò grandemente.15E così, avendo aspettato con pazienza, Abramo ottenne la promessa.16Perché gli uomini giurano per qualcuno maggiore di loro; e per essi il giuramento è la conferma che pone fine ad ogni contestazione.17Così, volendo Iddio mostrare vie meglio agli eredi della promessa la immutabilità del suo consiglio, intervenne con un giuramento,18affinché, mediante due cose immutabili, nelle quali è impossibile che Dio abbia mentito, troviamo una potente consolazione noi, che abbiam cercato il nostro rifugio nell’afferrar saldamente la speranza che ci era posta dinanzi,19la quale noi teniamo qual àncora dell’anima, sicura e ferma e penetrante di là dalla cortina,20dove Gesù è entrato per noi qual precursore, essendo divenuto Sommo Sacerdote in eterno, secondo l’ordine di Melchisedec.

Avanziamo dunque, spiritualmente, verso lo stato di adulti. Non accontentiamoci, come quei cristiani usciti dal giudaesimo, di conoscere alcune verità elementari. Gesù vuole essere per noi più che un Salvatore; vuole essere un Signore, un Modello, un Amico supremo...

I v. 4 a 6 sono stati spesso usati dal diavolo per turbare i figli di Dio. In realtà, non si tratta di veri credenti, ma di quelli che di cristiano hanno solo il nome. Nello stato morale così descritto, si cercherebbe invano la vita divina com’è comunicata all’anima del «vero» credente. Ma è possibile, purtroppo, vivere in mezzo ai privilegi del cristianesimo senza essere stati realmente convertiti! Così era per alcuni Giudei, ed è così, oggi, per tanti cristiani e per alcuni figli di genitori credenti. Per quanto riguarda i veri credenti, essi non possono perdere la salvezza, ma corrono sempre il pericolo di compiere passi falsi.

Accanto alle opere d’amore che Dio non dimentica, non devono essere trascurate la fede e la speranza (v. 10, 11, 12), le quali si nutrono delle promesse divine. Il cristiano conosce il porto, il suo rifugio ancora invisibile, in cui ha gettato l’ancora. Per quanto sia agitato il mare di questo mondo, la fede è «l’ormeggio» che unisce saldamente il riscattato al luogo celeste in cui si trova l’oggetto della sua speranza.

Ebrei 7:1-17
1Poiché questo Melchisedec, re di Salem, sacerdote dell’Iddio altissimo, che andò incontro ad Abramo quand’egli tornava dalla sconfitta dei re e lo benedisse,2a cui Abramo diede anche la decima d’ogni cosa, il quale in prima, secondo la interpretazione del suo nome, è Re di giustizia, e poi anche Re di Salem, vale a dire Re di pace,3senza padre, senza madre, senza genealogia, senza principio di giorni né fin di vita, ma rassomigliato al Figliuol di Dio, questo Melchisedec rimane sacerdote in perpetuo.4Or considerate quanto grande fosse colui al quale Abramo, il patriarca, dette la decima del meglio della preda.5Or quelli d’infra i figliuoli di Levi che ricevono il sacerdozio, hanno bensì ordine, secondo la legge, di prender le decime dal popolo, cioè dai loro fratelli, benché questi siano usciti dai lombi d’Abramo;6quello, invece, che non è della loro stirpe, prese la decima da Abramo e benedisse colui che avea le promesse!7Ora, senza contraddizione, l’inferiore è benedetto dal superiore;8e poi, qui, quelli che prendon le decime son degli uomini mortali; ma là le prende uno di cui si attesta che vive.9E, per così dire, nella persona d’Abramo, Levi stesso, che prende le decime, fu sottoposto alla decima;10perch’egli era ancora ne’ lombi di suo padre, quando Melchisedec incontrò Abramo.11Ora, se la perfezione fosse stata possibile per mezzo del sacerdozio levitico (perché su quello è basata la legge data al popolo), che bisogno c’era ancora che sorgesse un altro sacerdote secondo l’ordine di Melchisedec e non scelto secondo l’ordine d’Aronne?12Poiché, mutato il sacerdozio, avviene per necessità anche un mutamento di legge.13Difatti, colui a proposito del quale queste parole son dette, ha appartenuto a un’altra tribù, della quale nessuno s’è accostato all’altare;14perché è ben noto che il nostro Signore è sorto dalla tribù di Giuda, circa la quale Mosè non disse nulla che concernesse il sacerdozio.15E la cosa è ancora vie più evidente se sorge, a somiglianza di Melchisedec,16un altro sacerdote che è stato fatto tale non a tenore di una legge dalle prescrizioni carnali, ma in virtù della potenza di una vita indissolubile;17poiché gli è resa questa testimonianza: Tu sei sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedec.

L’autore dell’epistola aveva molte cose da dire riguardo a Melchisedec (5:10,11). Questo misterioso personaggio compare nella storia d’Abramo (Genesi 14), agendo come mediatore, benedicendo il patriarca da parte del Dio altissimo, poi benedicendo il Dio altissimo a nome del patriarca. Ma tutto ciò che concerne la sua persona e le sue origini è lasciato nell’ombra, e noi ne comprendiamo il motivo. Ciò che interessa qui allo Spirito di Dio, non è l’uomo Melchisedec, ma la sua funzione. Re e sacerdote, egli è una «figura» del Signore Gesù quando regnerà in giustizia e sarà sacerdote sul suo trono. Il sacerdozio secondo l’ordine di Melchisedec è sotto tutti i punti di vista superiore a quello d’Aronne:

  1. Melchisedec (Cristo) è più grande di Abramo, poiché il patriarca gli ha dato la decima ed è stato da lui benedetto.
  2. Questo sacerdozio, anteriore alla storia d’Israele, non è esercitato solo a beneficio del popolo di Dio, ma di ogni credente.
  3. Esso è infine intrasmissibile, poiché colui che lo esercita è sempre vivente (Romani 8:34).

Molte persone, nella cristianità, ritengono necessario ricorrere a degli intermediari, preti o «santi». Quest’epistola insegna loro che Dio ci ha dato un unico Sommo Sacerdote, perfetto e sufficiente per l’eternità (10:21,22).

Ebrei 7:18-28
18Giacché qui v’è bensì l’abrogazione del comandamento precedente a motivo della sua debolezza e inutilità19(poiché la legge non ha condotto nulla a compimento); ma v’è altresì l’introduzione d’una migliore speranza, mediante la quale ci accostiamo a Dio.20E in quanto ciò non è avvenuto senza giuramento (poiché quelli sono stati fatti sacerdoti senza giuramento,21ma egli lo è con giuramento, per opera di Colui che ha detto: Il Signore l’ha giurato e non si pentirà: tu sei sacerdote in eterno),22è di tanto più eccellente del primo il patto del quale Gesù è divenuto garante.23Inoltre, quelli sono stati fatti sacerdoti in gran numero, perché per la morte erano impediti di durare;24ma questi, perché dimora in eterno, ha un sacerdozio che non si trasmette;25ond’è che può anche salvar appieno quelli che per mezzo di lui si accostano a Dio, vivendo egli sempre per intercedere per loro.26E infatti a noi conveniva un sacerdote come quello, santo, innocente, immacolato, separato dai peccatori ed elevato al disopra de’ cieli;27il quale non ha ogni giorno bisogno, come gli altri sommi sacerdoti, d’offrir de’ sacrifici prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo; perché questo egli ha fatto una volta per sempre, quando ha offerto se stesso.28La legge infatti costituisce sommi sacerdoti uomini soggetti a infermità; ma la parola del giuramento fatto dopo la legge costituisce il Figliuolo, che è stato reso perfetto per sempre.

Gesù non poteva essere il nostro sommo Sacerdote prima di venire «innalzato al di sopra dei cieli». Per poterci rappresentare davanti a Dio, era necessario che prima si offrisse Egli stesso per noi. Innanzitutto avevamo bisogno d’un Redentore. Ma ora, il Salvatore delle nostre anime è anche Colui che ci salva «appieno», ossia Colui che si occupa di noi fino al momento del nostro arrivo nella sua gloria. E, siccome Egli è vivente per l’eternità, noi abbiamo la certezza che non potrà mai venir meno. Avevamo bisogno d’un simile sommo sacerdote; la sua perfezione morale espressa in tutti i modi, e la sua posizione in gloria davanti a Dio, ci portano ad esclamare: «O Dio..., vedi e riguarda la faccia del tuo unto!» (Salmo 84:9).

Presto non avremo più bisogno della sua intercessione, che terminerà quando tutti i riscattati avranno compiuto il loro pellegrinaggio. Ma allora, perché è ripetuto: «Tu sei sacerdote in eterno»? (5:6; 6:20; 7:17,21). Perché il sacerdote è anche colui che guida la lode, servizio eterno che il nostro amato Salvatore non adempirà più da solo, ma con quelli che avrà salvato appieno e che saranno per sempre i suoi compagni nella gloria (2:12).

Ebrei 8:1-13
1Ora, il punto capitale delle cose che stiamo dicendo, è questo: che abbiamo un tal Sommo Sacerdote, che si è posto a sedere alla destra del trono della Maestà nei cieli,2ministro del santuario e del vero tabernacolo, che il Signore, e non un uomo, ha eretto.3Poiché ogni sommo sacerdote è costituito per offrir doni e sacrifici; ond’è necessario che anche questo Sommo Sacerdote abbia qualcosa da offrire.4Or, se fosse sulla terra, egli non sarebbe neppur sacerdote, perché ci son quelli che offrono i doni secondo la legge,5i quali ministrano in quel che è figura e ombra delle cose celesti, secondo che fu detto da Dio a Mosè quando questi stava per costruire il tabernacolo: Guarda, Egli disse, di fare ogni cosa secondo il modello che ti è stato mostrato sul monte.6Ma ora egli ha ottenuto un ministerio di tanto più eccellente, ch’egli è mediatore d’un patto anch’esso migliore, fondato su migliori promesse.7Poiché se quel primo patto fosse stato senza difetto, non si sarebbe cercato luogo per un secondo.8Difatti, Iddio, biasimando il popolo, dice: Ecco i giorni vengono, dice il Signore, che io concluderò con la casa d’Israele e con la casa di Giuda, un patto nuovo;9non un patto come quello che feci coi loro padri nel giorno che li presi per la mano per trarli fuori dal paese d’Egitto; perché essi non han perseverato nel mio patto, ed io alla mia volta non mi son curato di loro, dice il Signore.10E questo è il patto che farò con la casa d’Israele dopo quei giorni, dice il Signore: Io porrò le mie leggi nelle loro menti, e le scriverò sui loro cuori; e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo.11E non istruiranno più ciascuno il proprio concittadino e ciascuno il proprio fratello, dicendo: Conosci il Signore! Perché tutti mi conosceranno, dal minore al maggiore di loro,12poiché avrò misericordia delle loro iniquità, e non mi ricorderò più dei loro peccati.13Dicendo: Un nuovo patto, Egli ha dichiarato antico il primo. Ora, quel che diventa antico e invecchia è vicino a sparire.

L’antico patto del Sinai era stato violato da Israele. Un nuovo patto, allora annunciato in Geremia 31:31, sarà concluso con questo popolo. Avuta la prova del fatto che l’uomo è incapace di mantenere un impegno nei riguardi di Dio, questo nuovo patto non gl’imporrà più nessuna condizione (Romani 11:27). L’unica sua base sarà il sangue di Cristo, chiamato «il sangue del patto» (Matteo 26:28). Quattro punti lo caratterizzeranno:

  1. I comandamenti del Signore saranno scritti sui cuori;
  2. Israele ritroverà la sua relazione di popolo dell’Eterno (v. 10; Zaccaria 8:8);
  3. La conoscenza del Signore sarà comune a tutti (v. 11; Isaia 54:13);
  4. Dio non si ricorderà più dei loro peccati né delle loro iniquità (v. 12).

I cristiani, per quel che li riguarda, non sono sotto un patto (c’è forse bisogno d’un contratto tra un padre ed i suoi figli?), ma usufruiscono già, ed anche di più, di tutte le benedizioni promesse ad Israele. La Parola divina è radicata in loro (confr. 2 Corinzi 3:3), ed essi sono ora figli di Dio, conoscono il Signore per mezzo dello Spirito Santo che abita in loro, hanno la certezza che i loro peccati sono stati cancellati per sempre. Lettore, questi privilegi sono anche i tuoi?

Ebrei 9:1-15
1Or anche il primo patto avea delle norme per il culto e un santuario terreno.2Infatti fu preparato un primo tabernacolo, nel quale si trovavano il candeliere, la tavola, e la presentazione de’ pani; e questo si chiamava il Luogo santo.3E dietro la seconda cortina v’era il tabernacolo detto il Luogo santissimo,4contenente un turibolo d’oro, e l’arca del patto, tutta ricoperta d’oro, nella quale si trovavano un vaso d’oro contenente la manna, la verga d’Aronne che avea fiorito, e le tavole del patto.5E sopra l’arca, i cherubini della gloria, che adombravano il propiziatorio. Delle quali cose non possiamo ora parlare partitamente.6Or essendo le cose così disposte, i sacerdoti entrano bensì continuamente nel primo tabernacolo per compiervi gli atti del culto;7ma nel secondo, entra una volta solamente all’anno il solo sommo sacerdote, e non senza sangue, il quale egli offre per se stesso e per gli errori del popolo.8Lo Spirito Santo volea con questo significare che la via al santuario non era ancora manifestata finché sussisteva ancora il primo tabernacolo.9Esso è una figura per il tempo attuale, conformemente alla quale s’offron doni e sacrifici che non possono, quanto alla coscienza, render perfetto colui che offre il culto,10poiché si tratta solo di cibi, di bevande e di varie abluzioni, insomma, di regole carnali imposte fino al tempo della riforma.11Ma venuto Cristo, Sommo Sacerdote dei futuri beni, egli, attraverso il tabernacolo più grande e più perfetto, non fatto con mano, vale a dire, non di questa creazione,12e non mediante il sangue di becchi e di vitelli, ma mediante il proprio sangue, è entrato una volta per sempre nel santuario, avendo acquistata una redenzione eterna.13Perché, se il sangue di becchi e di tori e la cenere d’una giovenca sparsa su quelli che son contaminati santificano in modo da dar la purità della carne,14quanto più il sangue di Cristo che mediante lo Spirito eterno ha offerto se stesso puro d’ogni colpa a Dio, purificherà la vostra coscienza dalle opere morte per servire all’Iddio vivente?15Ed è per questa ragione che egli è mediatore d’un nuovo patto, affinché, avvenuta la sua morte per la redenzione delle trasgressioni commesse sotto il primo patto, i chiamati ricevano l’eterna eredità promessa.

I capitoli da 35 a 40 dell’Esodo raccontano come fu costruito il tabernacolo. Il Levitico dà le istruzioni riguardanti i sacrifici (cap. 1 a 7) e i sacerdoti (cap. 8 a 10). Ma tutti questi ordinamenti d’un culto terreno avevano dimostrato la loro tragica impotenza. Il tabernacolo era diviso da un velo invalicabile; il sacerdote, peccatore, era costretto ad offrire sacrifici per se stesso (v. 7; 5:3); i sacrifici di becchi e vitelli, infine, non potevano, «quanto alla coscienza, render perfetto» nessuno. Allora Dio ci parla d’un santuario celeste «più grande e più perfetto... non di questa creazione» (v. 11; 8:2). Ma a che cosa servirebbe se non ci fosse un sacerdote capace di assicurarne il servizio? E a che cosa ci servirebbe un sacerdote perfetto (cap. 5 a 8) se il sacrificio non fosse altrettanto perfetto? (cap. 9 e 10). Per la nostra completa sicurezza, Gesù è contemporaneamente l’uno e l’altro. Come sacrificio, ci dà la pace della coscienza. Come sacerdote, ci assicura la pace del cuore e ci mantiene nella comunione con Dio. Sotto l’antico patto tutto era precario e condizionato; ora, tutto è eterno: sia la redenzione (fine del v. 12; 5:9) che l’eredità (fine del v. 15). Niente ce le potrà rapire né rimettere in causa.

Ebrei 9:16-28
16Infatti, dove c’è un testamento, bisogna che sia accertata la morte del testatore.17Perché un testamento è valido quand’è avvenuta la morte; poiché non ha valore finché vive il testatore.18Ond’è che anche il primo patto non è stato inaugurato senza sangue.19Difatti, quando tutti i comandamenti furono secondo la legge proclamati da Mosè a tutto il popolo, egli prese il sangue de’ vitelli e de’ becchi con acqua, lana scarlatta ed issopo, e ne asperse il libro stesso e tutto il popolo,20dicendo: Questo è il sangue del patto che Dio ha ordinato sia fatto con voi.21E parimente asperse di sangue il tabernacolo e tutti gli arredi del culto.22E secondo la legge, quasi ogni cosa è purificata con sangue; e senza spargimento di sangue non c’è remissione.23Era dunque necessario che le cose raffiguranti quelle nei cieli fossero purificate con questi mezzi, ma le cose celesti stesse doveano esserlo con sacrifici più eccellenti di questi.24Poiché Cristo non è entrato in un santuario fatto con mano, figura del vero; ma nel cielo stesso, per comparire ora, al cospetto di Dio, per noi;25e non per offrir se stesso più volte, come il sommo sacerdote, che entra ogni anno nel santuario con sangue non suo;26ché, in questo caso, avrebbe dovuto soffrir più volte dalla fondazione del mondo; ma ora, una volta sola, alla fine de’ secoli, è stato manifestato, per annullare il peccato col suo sacrificio.27E come è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio,28così anche Cristo, dopo essere stato offerto una volta sola, per portare i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza peccato, a quelli che l’aspettano per la loro salvezza.

«Senza spargimento di sangue non c’è remissione» (v. 22; leggere anche Levitico 17:11). Ciò che ogni sacrificio dell’antico patto proclamava e che Abele aveva già compreso per fede (11:4), è qui confermato nel modo più categorico: «il salario del peccato è la morte», ma il sangue versato sulla terra è la prova del fatto che questo salario è stato pagato (Deuteronomio 12:23,24). Il sangue di Cristo è stato «sparso per molti per la remissione dei peccati» (Matteo 26:28). Chi sono questi molti? Tutti coloro che credono! Il prezioso sangue di Cristo, continuamente sotto lo sguardo di Dio, li mette al riparo dalla Sua ira.

«È stabilito che gli uomini muoiano una volta sola...»: non sarà loro accordata una seconda esistenza terrena. Tuttavia, non finisce tutto così, e la morte è poca cosa rispetto a ciò che la segue. Che cosa c’è dopo la morte? Basta una parola per rispondere... «...dopo di che viene il giudizio» (2 Timoteo 4:1; Apocalisse 20:12). L’uomo senza Dio ha davanti a sé due terribili realtà: la morte e il giudizio. Ma il riscattato, da parte sua, possiede due beate certezze: il perdono di tutti i suoi peccati e il ritorno del Signore per la sua liberazione finale (v. 28). Che ognuno dei nostri lettori possa far parte di «quelli che l’aspettano»!

Ebrei 10:1-18
1Poiché la legge, avendo un’ombra dei futuri beni, non la realtà stessa delle cose, non può mai con quegli stessi sacrifici, che sono offerti continuamente, anno dopo anno, render perfetti quelli che s’accostano a Dio.2Altrimenti non si sarebb’egli cessato d’offrirli, non avendo più gli adoratori, una volta purificati, alcuna coscienza di peccati?3Invece in quei sacrifici è rinnovato ogni anno il ricordo dei peccati;4perché è impossibile che il sangue di tori e di becchi tolga i peccati.5Perciò, entrando nel mondo, egli dice: Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, ma mi hai preparato un corpo;6non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato.7Allora ho detto: Ecco, io vengo (nel rotolo del libro è scritto di me) per fare, o Dio, la tua volontà.8Dopo aver detto prima: Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrifici, né offerte, né olocausti, né sacrifici per il peccato (i quali sono offerti secondo la legge), egli dice poi:9Ecco, io vengo per fare la tua volontà. Egli toglie via il primo per stabilire il secondo.10In virtù di questa "volontà" noi siamo stati santificati, mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre.11E mentre ogni sacerdote è in piè ogni giorno ministrando e offrendo spesse volte gli stessi sacrifici che non possono mai togliere i peccati,12questi, dopo aver offerto un unico sacrificio per i peccati, e per sempre, si è posto a sedere alla destra di Dio,13aspettando solo più che i suoi nemici sian ridotti ad essere lo sgabello dei suoi piedi.14Perché con un’unica offerta egli ha per sempre resi perfetti quelli che son santificati.15E anche lo Spirito Santo ce ne rende testimonianza. Infatti, dopo aver detto:16Questo è il patto che farò con loro dopo que’ giorni, dice il Signore: Io metterò le mie leggi ne’ loro cuori; e le scriverò nelle loro menti, egli aggiunge:17E non mi ricorderò più de’ loro peccati e delle loro iniquità.18Ora, dov’è remissione di queste cose, non c’è più luogo a offerta per il peccato.

La necessità di ripetere continuamente i sacrifici dell’antico patto dimostrava la loro inefficacia. A dire il vero, essi costituivano unicamente un atto commemorativo del peccato (v. 3). La giustizia di Dio non era soddisfatta, ed ancor meno poteva compiacersi in essi. Allora si è presentato qualcuno che ha preso in mano la nostra causa: solo Gesù era l’oggetto del compiacimento del Padre, solo Lui poteva essere l’offerta gradita, la santa vittima offerta una volta per sempre. Mentre i sacerdoti quaggiù restavano in piedi, perché non avevano mai terminato il loro servizio, Cristo si è seduto, prova del fatto che la sua opera è terminata. E Colui che si è seduto per sempre ci ha resi perfetti per sempre. Sì, perfetti, è così che Dio ci vede, dato che i nostri peccati sono stati lavati; e non si parla al futuro, è una cosa compiuta e definitiva. Ma non dimentichiamo che l’opera fatta per noi si unisce ad un’opera attuale in noi. Il Signore vuole mettere il suo amore ed i suoi comandamenti nel cuore di ognuno di noi (confr. v. 16; 8:10). Dal momento che, venendo nel mondo, ha detto al Padre: «Dio mio, io prendo piacere a far la tua volontà, e la tua legge è dentro al mio cuore», come potrebbe non desiderare che i suoi gli assomiglino? (v. 7,9; Salmo 40:6-8).

Ebrei 10:19-31
19Avendo dunque, fratelli, libertà d’entrare nel santuario in virtù del sangue di Gesù,20per quella via recente e vivente che egli ha inaugurata per noi attraverso la cortina, vale a dire la sua carne,21e avendo noi un gran Sacerdote sopra la casa di Dio,22accostiamoci di vero cuore, con piena certezza di fede, avendo i cuori aspersi di quell’aspersione che li purifica dalla mala coscienza, e il corpo lavato d’acqua pura.23Riteniam fermamente la confessione della nostra speranza, senza vacillare; perché fedele è Colui che ha fatte le promesse.24E facciamo attenzione gli uni agli altri per incitarci a carità e a buone opere,25non abbandonando la nostra comune adunanza come alcuni son usi di fare, ma esortandoci a vicenda; e tanto più, che vedete avvicinarsi il gran giorno.26Perché, se pecchiamo volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non resta più alcun sacrificio per i peccati;27rimangono una terribile attesa del giudizio e l’ardor d’un fuoco che divorerà gli avversari.28Uno che abbia violato la legge di Mosè, muore senza misericordia sulla parola di due o tre testimoni.29Di qual peggior castigo stimate voi che sarà giudicato degno colui che avrà calpestato il Figliuol di Dio e avrà tenuto per profano il sangue del patto col quale è stato santificato, e avrà oltraggiato lo Spirito della grazia?30Poiché noi sappiamo chi è Colui che ha detto: A me appartiene la vendetta! Io darò la retribuzione! E ancora: Il Signore giudicherà il suo popolo.31E’ cosa spaventevole cadere nelle mani dell’Iddio vivente.

L’opera di grazia è terminata. Colui che l’ha compiuta è innalzato al di sopra dei cieli (7:26), e noi siamo invitati a entrarvi sulle sue orme, per quel sentiero nuovo e vivente ormai aperto al credente in Cristo. Il sangue di Gesù, la cortina squarciata, l’intervento in nostro favore d’un grande sacerdote, danno alla nostra fede una completa certezza. Avviciniamoci, fratelli, in piena «libertà». Che nulla ci trattenga dall’entrare nei luoghi santi... né dall’unirci regolarmente al radunamento dei figli di Dio (v. 25). Noi siamo convertiti non per vivere da soli, egoisticamente. Incoraggiamoci l’un l’altro all’amore e alla devozione.

La fine del paragrafo è particolarmente solenne. Peccare volontariamente, per i Giudei che professavano il cristianesimo, significava ritornare alla legge e calpestare così il santo Figlio di Dio, svalutare il suo prezioso sangue, prendersi gioco della grazia. Ma tutto questo può applicarsi anche a figli di genitori cristiani che abbiano respinto l’insegnamento ricevuto durante la loro giovinezza e scelto deliberatamente il sentiero del mondo. Giovani amici che possedete dei privilegi così grandi, ricordate che il sentiero del cielo non resterà sempre aperto per voi. Imboccatelo ora (Giovanni 6:37)!

Ebrei 10:32-39; Ebrei 11:1-7
32Ma ricordatevi dei giorni di prima, quando, dopo essere stati illuminati, voi sosteneste una così gran lotta di patimenti:33sia coll’essere esposti a vituperio e ad afflizioni, sia coll’esser partecipi della sorte di quelli che erano così trattati.34Infatti, voi simpatizzaste coi carcerati, e accettaste con allegrezza la ruberia de’ vostri beni, sapendo d’aver per voi una sostanza migliore e permanente.35Non gettate dunque via la vostra franchezza la quale ha una grande ricompensa!36Poiché voi avete bisogno di costanza, affinché, avendo fatta la volontà di Dio, otteniate quel che v’è promesso. Perché:37Ancora un brevissimo tempo, e colui che ha da venire verrà e non tarderà;38ma il mio giusto vivrà per fede; e se si trae indietro, l’anima mia non lo gradisce.39Ma noi non siamo di quelli che si traggono indietro a loro perdizione, ma di quelli che hanno fede per salvar l’anima.
1Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono.2Infatti, per essa fu resa buona testimonianza agli antichi.3Per fede intendiamo che i mondi sono stati formati dalla parola di Dio; cosicché le cose che si vedono non sono state tratte da cose apparenti.4Per fede Abele offerse a Dio un sacrificio più eccellente di quello di Caino; per mezzo d’essa gli fu resa testimonianza ch’egli era giusto, quando Dio attestò di gradire le sue offerte; e per mezzo d’essa, benché morto, egli parla ancora.5Per fede Enoc fu trasportato perché non vedesse la morte; e non fu più trovato, perché Dio l’avea trasportato; poiché avanti che fosse trasportato fu di lui testimoniato ch’egli era piaciuto a Dio.6Or senza fede è impossibile piacergli; poiché chi s’accosta a Dio deve credere ch’Egli è, e che è il rimuneratore di quelli che lo cercano.7Per fede Noè, divinamente avvertito di cose che non si vedevano ancora, mosso da pio timore, preparò un’arca per la salvezza della propria famiglia; e per essa fede condannò il mondo e fu fatto erede della giustizia che si ha mediante la fede.

I cristiani ebrei avevano accettato, ed accettato con giusta allegrezza, la ruberia dei loro beni terreni (confr. Matteo 5:12). Qual era il loro segreto? La fede, che si appropriava di beni migliori e al di fuori della portata dei persecutori. Ma la fede non è necessaria solo nei brutti momenti, né al momento della conversione: essa è il principio vivente e vitale del giusto, e rende presente l’avvenire e visibile l’invisibile. Chi non la possiede non può perseverare, ma si trae indietro e Dio non lo gradisce (v. 38; 4:2; 1 Corinzi 10:5). Senza la fede, ripete il cap. 11:6, è impossibile piacergli. Ma ora Dio ci presenta alcuni di coloro in cui trova il suo compiacimento (Salmo 16:3). Al cap. 11, i diversi aspetti della vita della fede sono illustrati da vari testimoni dell’Antico Testamento. In Abele, vediamo questa fede appropriarsi della redenzione mediante l’offerta d’un sacrificio gradito a Dio. In Enoc, essa cammina verso la sua meta celeste. In Noè, condanna il mondo e predica la giustizia divina. La fede caratterizza così tutta la vita cristiana e, giunti ormai agli ultimi passi di questo cammino nella fede, non è il momento di gettar via la nostra fiducia! Ancora un brevissimo tempo, e Colui che deve venire verrà (v. 37). Si comprende chiaramente che Gesù è «Colui che ha da venire»; noi siamo «quelli che l’aspettano» (9:28).

Ebrei 11:8-16
8Per fede Abramo, essendo chiamato, ubbidì, per andarsene in un luogo ch’egli avea da ricevere in eredità; e partì senza sapere dove andava.9Per fede soggiornò nella terra promessa, come in terra straniera, abitando in tende con Isacco e Giacobbe, eredi con lui della stessa promessa,10perché aspettava la città che ha i veri fondamenti e il cui architetto e costruttore è Dio.11Per fede Sara anch’ella, benché fuori d’età, ricevette forza di concepire, perché reputò fedele Colui che avea fatto la promessa.12E perciò, da uno solo, e già svigorito, è nata una discendenza numerosa come le stelle del cielo, come la rena lungo la riva del mare che non si può contare.13In fede moriron tutti costoro, senz’aver ricevuto le cose promesse, ma avendole vedute e salutate da lontano, e avendo confessato che erano forestieri e pellegrini sulla terra.14Poiché quelli che dicon tali cose dimostrano che cercano una patria.15E se pur si ricordavano di quella ond’erano usciti, certo avean tempo di ritornarvi.16Ma ora ne desiderano una migliore, cioè una celeste; perciò Iddio non si vergogna d’esser chiamato il loro Dio, poiché ha preparato loro una città.

Ancora una volta, Abramo e i suoi sono scelti da Dio per insegnarci che cos’è la fede. «Abramo, essendo chiamato, ubbidì...». Ubbidire a qualcuno senza conoscere le sue intenzioni mostra una piena fiducia in lui. Quando è Dio che lo ordina, la fede sa andare (v. 8) e sa anche abitare (v. 9). Al patriarca capitò d’abitare a Carran nel momento in cui doveva andare fino a Canaan (Atti 7:4), e gli capitò anche d’andare in Egitto quando avrebbe dovuto abitare nel paese (Genesi 12:10). Ma qui lo Spirito di Dio preferisce coprire questi passi falsi, così come passa sotto silenzio il riso di Sara, la triste fine della storia d’Isacco e il triste inizio di quella di Giacobbe. Della vita dei suoi, Dio ritiene solo ciò che lo glorifica; e solo la fede può glorificarlo.

Non è possibile avere contemporaneamente due patrie. La promessa d’una città celeste aveva dunque reso stranieri quaggiù Abramo e i suoi. Essi non ebbero paura di confessarlo (v. 13; Genesi 23:4), ma lo mostrarono chiaramente abitando sotto tende (2 Corinzi 4:18; 5:1). Non si sono vergognati del loro Dio, ed è per questo che Lui non si è vergognato di loro: Egli rivendica infatti il nome di Dio d’Abramo, d’Isacco, di Giacobbe.

Lettore, hai il privilegio di chiamarlo «il mio Dio»?

Ebrei 11:17-31
17Per fede Abramo, quando fu provato, offerse Isacco; ed egli, che avea ricevuto le promesse, offerse il suo unigenito: egli, a cui era stato detto:18E’ in Isacco che ti sarà chiamata una progenie,19ritenendo che Dio è potente anche da far risuscitare dai morti; ond’è che lo riebbe per una specie di risurrezione.20Per fede Isacco diede a Giacobbe e ad Esaù una benedizione concernente cose future.21Per fede Giacobbe, morente, benedisse ciascuno dei figliuoli di Giuseppe, e adorò appoggiato in cima al suo bastone.22Per fede Giuseppe, quando stava per morire, fece menzione dell’esodo de’ figliuoli d’Israele, e diede ordini intorno alle sue ossa.23Per fede Mosè, quando nacque, fu tenuto nascosto per tre mesi dai suoi genitori, perché vedevano che il bambino era bello; e non temettero il comandamento del re.24Per fede Mosè, divenuto grande, rifiutò d’esser chiamato figliuolo della figliuola di Faraone,25scegliendo piuttosto d’esser maltrattato col popolo di Dio, che di godere per breve tempo i piaceri del peccato;26stimando egli il vituperio di Cristo ricchezza maggiore de’ tesori d’Egitto, perché riguardava alla rimunerazione.27Per fede abbandonò l’Egitto, non temendo l’ira del re, perché stette costante, come vedendo Colui che è invisibile.28Per fede celebrò la Pasqua e fece lo spruzzamento del sangue affinché lo sterminatore dei primogeniti non toccasse quelli degli Israeliti.29Per fede passarono il Mar Rosso come per l’asciutto; il che tentando fare gli Egizi, furono inabissati.30Per fede caddero le mura di Gerico, dopo essere state circuite per sette giorni.31Per fede Raab, la meretrice, non perì coi disubbidienti, avendo accolto le spie in pace.

Il sacrificio d’Isacco prova che Abramo crede alla risurrezione (confr. Romani 4:17) e ama Dio più del suo unico figlio. La lunga storia di Giacobbe è «raccontata» dal suo bastone, che fu per lui strumento da pastore, sostegno di quand’era pellegrino, poi zoppo ed infine adoratore (v. 21). Di Isacco si potrebbe pensare che il suo discernimento sia stato piuttosto tardivo, e di Giuseppe che ci sarebbero state altre cose da ricordare invece di questa semplice raccomandazione riguardante le sue ossa. Ma ognuno dei patriarchi proclama a modo suo la fiduciosa attesa delle cose a venire. Mosè rifiuta... sceglie... stima... perché riguarda alla rimunerazione (vedere 10:35). Abbandona..., non teme..., resta costante..., perché vede Colui che è invisibile.

La fede è l’unica pietra di paragone che permette di apprezzare il vero valore e la durata relativa di ogni cosa, ma è, allo stesso tempo, l’energia interiore che rende capaci di trionfare, sia sugli ostacoli (l’ira del re, il mar Rosso, Gerico) che sulle concupiscenze: le delizie del peccato o le ricchezze dell’Egitto. Sì, la fede è energica e ardita. E, se l’esempio di Mosè ci sembra troppo elevato, c’incoraggerà quello di Raab, una semplice prostituta. Qualunque siano le nostre circostanze, Dio aspetta un frutto visibile della nostra fede.

Ebrei 11:32-40; Ebrei 12:1-3
32E che dirò di più? poiché il tempo mi verrebbe meno se narrassi di Gedeone, di Barac, di Sansone, di Jefte, di Davide, di Samuele e dei profeti,33i quali per fede vinsero regni, operarono giustizia, ottennero adempimento di promesse, turaron le gole di leoni,34spensero la violenza del fuoco, scamparono al taglio della spada, guarirono da infermità, divennero forti in guerra, misero in fuga eserciti stranieri.35Le donne ricuperarono per risurrezione i loro morti; e altri furon martirizzati non avendo accettata la loro liberazione affin di ottenere una risurrezione migliore;36altri patirono scherni e flagelli, e anche catene e prigione.37Furon lapidati, furon segati, furono uccisi di spada; andarono attorno coperti di pelli di pecora e di capra; bisognosi, afflitti,38maltrattati (di loro il mondo non era degno), vaganti per deserti e monti e spelonche e per le grotte della terra.39E tutti costoro, pur avendo avuto buona testimonianza per la loro fede, non ottennero quello ch’era stato promesso,40perché Iddio aveva in vista per noi qualcosa di meglio, ond’essi non giungessero alla perfezione senza di noi.
1Anche noi, dunque, poiché siam circondati da sì gran nuvolo di testimoni, deposto ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge, corriamo con perseveranza l’arringo che ci sta dinanzi, riguardando a Gesù,2duce e perfetto esempio di fede, il quale per la gioia che gli era posta dinanzi sopportò la croce sprezzando il vituperio, e s’è posto a sedere alla destra del trono di Dio.3Poiché, considerate colui che sostenne una tale opposizione dei peccatori contro a sé, onde non abbiate a stancarvi, perdendovi d’animo.

A partire dal v. 32 siamo nel paese di Canaan, e vi troviamo i giudici, i re, i profeti, il grande nugolo di testimoni che ci circonda, che ci ha preceduto e che ci aspetta per entrare in possesso delle cose promesse (v. 39, 40). Attraverso i tempi più cupi, la fiaccola della fede, passata di mano in mano, non si è mai spenta. Dio solo conosce la lista di questi martiri dimenticati e la tiene aggiornata. Ognuno ha la sua pagina inserita nel volume della fedeltà. L’esercito della fede conta degli esploratori (cap. 11) ed un Capo prestigioso; noi siamo la retroguardia. Oggi tocca a noi essere impegnati in questa «corsa a staffetta». Che cosa ci vuole per correre bene? Bisogna non essere né carichi né impacciati: cominciamo a liberarci di ogni peso e bagaglio inutile. Rigettiamo anche il peccato, questa rete che, purtroppo, ci fa inciampare «così facilmente»!

Ma non è tutto. Bisogna che un oggetto, come un’irresistibile calamita, ci attiri in avanti. Fissiamo i nostri sguardi su Gesù, Guida e Modello della vita della fede, suo Duce e suo perfetto Esempio. Anche Lui aveva un oggetto davanti a Sé, più potente della croce, della vergogna, di ogni sofferenza; erano le «gioie a sazietà» che dovevano coronare la vita dell’uomo di fede secondo il Salmo 16 (v. 11).

Ebrei 12:4-17
4Voi non avete ancora resistito fino al sangue, lottando contro il peccato;5e avete dimenticata l’esortazione a voi rivolta come a figliuoli: Figliuol mio, non far poca stima della disciplina del Signore, e non ti perder d’animo quando sei da lui ripreso;6perché il Signore corregge colui ch’Egli ama, e flagella ogni figliuolo ch’Egli gradisce.7E’ a scopo di disciplina che avete a sopportar queste cose. Iddio vi tratta come figliuoli; poiché qual è il figliuolo che il padre non corregga?8Che se siete senza quella disciplina della quale tutti hanno avuto la loro parte, siete dunque bastardi, e non figliuoli.9Inoltre, abbiamo avuto per correttori i padri della nostra carne, eppur li abbiamo riveriti; non ci sottoporremo noi molto più al Padre degli spiriti per aver vita?10Quelli, infatti, per pochi giorni, come parea loro, ci correggevano; ma Egli lo fa per l’util nostro, affinché siamo partecipi della sua santità.11Or ogni disciplina sembra, è vero, per il presente non esser causa d’allegrezza, ma di tristizia; però rende poi un pacifico frutto di giustizia a quelli che sono stati per essa esercitati.12Perciò, rinfrancate le mani cadenti e le ginocchia vacillanti;13e fate de’ sentieri diritti per i vostri passi, affinché quel che è zoppo non esca fuor di strada, ma sia piuttosto guarito.14Procacciate pace con tutti e la santificazione senza la quale nessuno vedrà il Signore;15badando bene che nessuno resti privo della grazia di Dio; che nessuna radice velenosa venga fuori a darvi molestia sì che molti di voi restino infetti;16che nessuno sia fornicatore, o profano, come Esaù che per una sola pietanza vendette la sua primogenitura.17Poiché voi sapete che anche quando più tardi volle eredare la benedizione fu respinto, perché non trovò luogo a pentimento, sebbene la richiedesse con lagrime.

Un figlio è sottomesso, in famiglia, all’educazione paterna che gli farà versare qualche lacrima; ma, divenuto grande, avrà motivo di ringraziare i genitori. Se siamo figli e figlie di Dio, è impossibile che non abbiamo a che fare con la sua disciplina (v. 8), perché il Dio santo vuole formare i suoi figli a sua immagine (v. 10). Tuttavia, questa disciplina potrebbe produrre in noi due reazioni opposte: in primo luogo il disprezzo, il non tenerne alcun conto. Ma noi dobbiamo essere «per essa esercitati», cioè giudicarci davanti al Signore, ricercando il motivo per cui ci manda questa prova (Giobbe 5:17). Il secondo pericolo è quello di perdersi d’animo (v. 5; Efesini 3:13). Allora ricordiamoci che il credente che è esercitato dalla disciplina è chiamato «colui ch’Egli ama» (v. 6).

Ricerchiamo la pace con tutti, ma senza che questo vada a scapito della santificazione (v. 14). Non dimentichiamo che siamo noi stessi gli oggetti della grazia, e togliamo dal nostro cuore le radici velenose. Inizialmente nascoste, esse si manifesteranno prima o poi se non sono subito giudicate (Deuteronomio 29:18).

Esaù, che lo Spirito non ha potuto nominare nel capitolo precedente con i membri della sua famiglia, è citato qui per la sua vergogna eterna. Che nessuno di noi gli assomigli!

Ebrei 12:18-29
18Poiché voi non siete venuti al monte che si toccava con la mano, avvolto nel fuoco, né alla caligine, né alla tenebria, né alla tempesta,19né al suono della tromba, né alla voce che parlava in modo che quelli che la udirono richiesero che niuna parola fosse loro più rivolta20perché non poteano sopportar l’ordine: Se anche una bestia tocchi il monte sia lapidata;21e tanto spaventevole era lo spettacolo, che Mosè disse: Io son tutto spaventato e tremante;22ma voi siete venuti al monte di Sion, e alla città dell’Iddio vivente, che è la Gerusalemme celeste, e alla festante assemblea delle miriadi degli angeli,23e alla Chiesa de’ primogeniti che sono scritti nei cieli, e a Dio, il Giudice di tutti, e agli spiriti de’ giusti resi perfetti,24e a Gesù, il mediatore del nuovo patto, e al sangue dell’aspersione che parla meglio di quello d’Abele.25Guardate di non rifiutare Colui che parla; perché, se quelli non scamparono quando rifiutarono Colui che rivelava loro in terra la sua volontà, molto meno scamperemo noi se voltiam le spalle a Colui che parla dal cielo;26la cui voce scosse allora la terra, ma che adesso ha fatto questa promessa: Ancora una volta farò tremare non solo la terra, ma anche il cielo.27Or questo "ancora una volta" indica la remozione delle cose scosse, come di cose fatte, onde sussistan ferme quelle che non sono scosse.28Perciò, ricevendo un regno che non può essere scosso, siamo riconoscenti, e offriamo così a Dio un culto accettevole, con riverenza e timore!29Perché il nostro Dio è anche un fuoco consumante.

Anche qui è stabilito un contrasto tra ciò che offriva la legge e ciò che il cristiano possiede ormai in Cristo. Al terribile Sinai, Dio sostituirà la grazia in Sion nel prossimo regno del Messia (Salmo 2:6). Ma il figlio di Dio viene già verso un ordine più elevato di benedizioni: è invitato a percorrere i versanti di quella montagna della grazia, a penetrare per fede nella «città del Dio vivente», la Gerusalemme celeste, e a salutarne gli abitanti. Vi incontra le miriadi degli angeli, poi l’assemblea dei primogeniti, cioè la Chiesa. In alto vi è Dio stesso, «Giudice di tutti», che però riceve il credente come riscattato del suo Figlio. Ridiscendendo verso i piedi della montagna, verso la base divina di tutte queste glorie, il riscattato trova gli «spiriti dei giusti resi perfetti» del cap. 11 e Gesù, mediatore d’un nuovo patto suggellato col suo sangue.

«Con te, Signor, ivi sempre saremo», dice un cantico. Se tutte le cose mutevoli sono destinate a passare molto presto, io ricevo invece un regno incrollabile; il mio nome è scritto nei cieli (Luca 10:20), e la stessa grazia che mi dà la possibilità di accedervi, mi permette già ora di servire questo Dio santo; non in un modo che sia gradito a me, ma a Lui. Il rispetto, il timore di dispiacergli mi manterranno nel cammino della Sua volontà!

Ebrei 13:1-16
1L’amor fraterno continui fra voi. Non dimenticate l’ospitalità;2perché, praticandola, alcuni, senza saperlo, hanno albergato degli angeli.3Ricordatevi de’ carcerati, come se foste in carcere con loro; di quelli che sono maltrattati, ricordando che anche voi siete nel corpo.4Sia il matrimonio tenuto in onore da tutti, e sia il talamo incontaminato; poiché Iddio giudicherà i fornicatori e gli adulteri.5Non siate amanti del danaro, siate contenti delle cose che avete; poiché Egli stesso ha detto: Io non ti lascerò, e non ti abbandonerò.6Talché possiam dire con piena fiducia: Il Signore è il mio aiuto; non temerò. Che mi potrà far l’uomo?7Ricordatevi dei vostri conduttori, i quali v’hanno annunziato la parola di Dio; e considerando com’hanno finito la loro carriera, imitate la loro fede.8Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi, e in eterno.9Non siate trasportati qua e là da diverse e strane dottrine; poiché è bene che il cuore sia reso saldo dalla grazia, e non da pratiche relative a vivande, dalle quali non ritrassero alcun giovamento quelli che le osservarono.10Noi abbiamo un altare del quale non hanno diritto di mangiare quelli che servono il tabernacolo.11Poiché i corpi degli animali il cui sangue è portato dal sommo sacerdote nel santuario come un’offerta per il peccato, sono arsi fuori dal campo.12Perciò anche Gesù, per santificare il popolo col proprio sangue, soffrì fuor della porta.13Usciamo quindi fuori del campo e andiamo a lui, portando il suo vituperio.14Poiché non abbiamo qui una città stabile, ma cerchiamo quella futura.15Per mezzo di lui, dunque, offriam del continuo a Dio un sacrificio di lode: cioè, il frutto di labbra confessanti il suo nome!16E non dimenticate di esercitar la beneficenza e di far parte agli altri de’ vostri beni; perché è di tali sacrifici che Dio si compiace.

L’amore fraterno può esercitarsi sotto diverse forme: l’ospitalità, che torna a vantaggio di chi la pratica (v. 2), la simpatia, che s’identifica con coloro che soffrono (v. 3; 10:34), la beneficenza, della quale Dio stesso si compiace (v. 16).

Anche l’avarizia, purtroppo, ha diversi aspetti: si può amare il denaro che si possiede, ma anche quello che si desidererebbe avere. Impariamo ad accontentarci delle cose che abbiamo ora. E, per i bisogni o i pericoli di domani, appoggiamoci «con piena fiducia» sulla fedeltà del Signore (v. 6; Matteo 6:31-34). Colui che è il nostro aiuto non può cambiare. «Tu rimani lo stesso», proclamava il primo capitolo al v. 12; e il v. 8 lo completa con questa affermazione, d’un’insondabile portata: «Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi, e in eterno»! Se Egli ci basta, le «diverse e strane dottrine» non avranno alcuna presa su di noi (v. 9), e saremo pronti ad uscire dal campo religioso formalista (confr. Esodo 33:7) per andare verso Gesù solo, nel luogo in cui la Sua presenza è promessa. Egli ha offerto il sacrificio supremo di se stesso: noi abbiamo il privilegio di offrire a Dio, non solo la domenica, ma del continuo, un sacrificio di lode, il frutto delle nostre labbra ma che è maturato prima nel nostro cuore (Salmo 45:1).

Ebrei 13:17-25
17Ubbidite ai vostri conduttori e sottomettetevi a loro, perché essi vegliano per le vostre anime, come chi ha da renderne conto; affinché facciano questo con allegrezza e non sospirando; perché ciò non vi sarebbe d’alcun utile.18Pregate per noi, perché siam persuasi d’aver una buona coscienza, desiderando di condurci onestamente in ogni cosa.19E vie più v’esorto a farlo, onde io vi sia più presto restituito.20Or l’Iddio della pace che in virtù del sangue del patto eterno ha tratto dai morti il gran Pastore delle pecore, Gesù nostro Signore,21vi renda compiuti in ogni bene, onde facciate la sua volontà, operando in voi quel che è gradito nel suo cospetto, per mezzo di Gesù Cristo; a Lui sia la gloria ne’ secoli dei secoli. Amen.22Or, fratelli, comportate, vi prego, la mia parola d’esortazione; perché v’ho scritto brevemente.23Sappiate che il nostro fratello Timoteo è stato messo in libertà; con lui, se vien presto, io vi vedrò.24Salutate tutti i vostri conduttori e tutti i santi. Quei d’Italia vi salutano.25La grazia sia con tutti voi. Amen.

Abbiamo avuto dei conduttori fedeli. Ricordiamoci di loro, imitiamo la loro fede (v. 7). Ma Dio ci dà anche oggi dei conduttori (v. 17, 24). Qual è il nostro dovere nei loro riguardi? Obbedire, pregare per loro (v. 18), fare in modo che possano adempiere il loro servizio con allegrezza, poiché essi vegliano per le nostre anime. Ed anche sopportiamo la parola d’esortazione quando ci è rivolta da loro (v. 22). Tuttavia, che nessun operaio del Signore ci faccia perdere di vista il gran Pastore delle pecore. Egli solo ha dato la sua vita per loro, ed ora le conduce con Lui fuori del campo della religione umana. Ormai tutti i cristiani costituiscono un unico gregge, che ha alla sua testa un unico Pastore (Giovanni 10:4,16).

Uno dopo l’altro, nel corso dell’epistola, gli elementi del giudaesimo sono stati tolti e sostituiti dalle gloriose verità cristiane, che sono tutte riassunte in «Gesù Cristo». Ed è questa, infine, l’opera che Dio compie in noi (v. 21): Egli ci scioglie da ogni legame, ci spoglia da ogni forma, per unirci al suo Figlio, risorto e glorificato. Aspettando la sua prossima apparizione, che questa epistola ci insegni per fede, a già fissare gli occhi su Lui (12:2).

Giacomo 1:1-12
1Giacomo, servitore di Dio e del Signor Gesù Cristo, alle dodici tribù che sono nella dispersione, salute.2Fratelli miei, considerate come argomento di completa allegrezza le prove svariate in cui venite a trovarvi,3sapendo che la prova della vostra fede produce costanza.4E la costanza compia appieno l’opera sua in voi, onde siate perfetti e completi, di nulla mancanti.5Che se alcuno di voi manca di sapienza, la chiegga a Dio che dona a tutti liberalmente senza rinfacciare, e gli sarà donata.6Ma chiegga con fede, senza star punto in dubbio; perché chi dubita è simile a un’onda di mare, agitata dal vento e spinta qua e là.7Non pensi già quel tale di ricever nulla dal Signore,8essendo uomo d’animo doppio, instabile in tutte le sue vie.9Or il fratello d’umil condizione si glori della sua elevazione;10e il ricco, della sua umiliazione, perché passerà come fior d’erba.11Il sole si leva col suo calore ardente e fa seccare l’erba, e il fiore d’essa cade, e la bellezza della sua apparenza perisce; così anche il ricco appassirà nelle sue imprese.12Beato l’uomo che sostiene la prova; perché, essendosi reso approvato, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promessa a quelli che l’amano.

Giacomo si rivolge ai suoi fratelli, cristiani usciti dal giudaesimo con il quale hanno mantenuto ancora qualche legame. Egli li invita a considerare la prova come argomento di completa allegrezza: due termini che, a prima vista, si accordano male. Eppure, tra i cristiani ebrei alcuni l’avevano già sperimentata (Ebrei 10:34), e questa loro esperienza conferma la dichiarazione di Paolo: «Ci gloriamo anche nelle afflizioni, sapendo che l’afflizione produce pazienza» (Romani 5:3; confr. Colossesi 1:11). Altra apparente contraddizione: mentre la pazienza implica l’attesa di ciò che non si possiede ancora, Giacomo aggiunge «di nulla mancanti». Ciò che ci può veramente mancare non sono i beni terreni, ma la sapienza. Allora chiediamola al Signore, seguendo l’esempio del giovane Salomone (1 Re 3:9).

Anche se povero, al cristiano non manca niente perché ha Gesù; ed il ricco può rallegrarsi nella sua umiliazione in comunione con Colui che si è annientato e abbassato fino alla morte della croce. Potremmo invidiare coloro che passeranno come fior d’erba? Non perdiamo di vista la corona della vita, che ricompenserà quelli che avranno sopportato la prova con pazienza, cioè quelli che amano il Signore (fine del v. 12).

Giacomo 1:13-27
13Nessuno, quand’è tentato, dica: Io son tentato da Dio; perché Dio non può esser tentato dal male, né Egli stesso tenta alcuno;14ma ognuno è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo adesca.15Poi la concupiscenza avendo concepito partorisce il peccato; e il peccato, quand’è compiuto, produce la morte.16Non errate, fratelli miei diletti;17ogni donazione buona e ogni dono perfetto vengono dall’alto, discendendo dal Padre degli astri luminosi presso il quale non c’è variazione né ombra prodotta da rivolgimento.18Egli ci ha di sua volontà generati mediante la parola di verità, affinché siamo in certo modo le primizie delle sue creature.19Questo lo sapete, fratelli miei diletti; ma sia ogni uomo pronto ad ascoltare, tardo al parlare, lento all’ira;20perché l’ira dell’uomo non mette in opra la giustizia di Dio.21Perciò, deposta ogni lordura e resto di malizia, ricevete con mansuetudine la Parola che è stata piantata in voi, e che può salvare le anime vostre.22Ma siate facitori della Parola e non soltanto uditori, illudendo voi stessi.23Perché, se uno è uditore della Parola e non facitore, è simile a un uomo che mira la sua natural faccia in uno specchio;24e quando s’è mirato se ne va, e subito dimentica qual era.25Ma chi riguarda bene addentro nella legge perfetta, che è la legge della libertà, e persevera, questi, non essendo un uditore dimentichevole ma facitore dell’opera, sarà beato nel suo operare.26Se uno pensa d’esser religioso, e non tiene a freno la sua lingua ma seduce il cuor suo, la religione di quel tale è vana.27La religione pura e immacolata dinanzi a Dio e Padre è questa: visitar gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni, e conservarsi puri dal mondo.

Nei v. 2 e 12 il termine prova significa tentazione, prova che viene dall’esterno. Dio ce la dispensa per il nostro bene e, infine, per la nostra gioia. Al v. 13, essere tentato ha un significato diverso: presuppone il male. Noi siamo «adescati» interiormente, dalle nostre concupiscenze. Come potrebbe essere Dio la causa di queste? Nulla di tenebroso può discendere dal «Padre degli astri luminosi» (confr. 1 Giovanni 1:5). Colui che ci ha mandato il suo unico Figlio ci dà, con Lui, «ogni dono perfetto» (Romani 8:32). La sorgente del male in noi sono i cattivi pensieri, da cui deriveranno cattive parole e cattive azioni. Ma non basta esserne coscienti, se no assomigliamo a uno che, constatato di avere il viso sporco guardandosi in uno specchio, non andasse subito a lavarsi. La Parola di Dio è questo specchio, e mostra all’uomo quello che è; gli insegna a fare il bene (4:17) ma non può farlo al posto suo.

In che cosa consiste l’unica «religione» riconosciuta da Dio e Padre? Non in vane cerimonie che gli uomini definiscono «la religione». Essa scaturisce dalla duplice posizione in cui il Signore ha lasciato i suoi: nel mondo, ed è la devozione dell’amore; non del mondo, il che significa che devono conservarsi puri da esso (v. 27; Giovanni 17:11,14,16).

Giacomo 2:1-13
1Fratelli miei, la vostra fede nel nostro Signor Gesù Cristo, il Signor della gloria, sia scevra da riguardi personali.2Perché, se nella vostra raunanza entra un uomo con l’anello d’oro, vestito splendidamente, e v’entra pure un povero vestito malamente,3e voi avete riguardo a quello che veste splendidamente e gli dite: Tu, siedi qui in un posto onorevole; e al povero dite: Tu, stattene là in piè, o siedi appiè del mio sgabello,4non fate voi una differenza nella vostra mente, e non diventate giudici dai pensieri malvagi?5Ascoltate, fratelli miei diletti: Iddio non ha egli scelto quei che sono poveri secondo il mondo perché siano ricchi in fede ed eredi del Regno che ha promesso a coloro che l’amano?6Ma voi avete disprezzato il povero! Non son forse i ricchi quelli che vi opprimono e che vi traggono ai tribunali?7Non sono essi quelli che bestemmiano il buon nome che è stato invocato su di voi?8Certo, se adempite la legge reale, secondo che dice la Scrittura: Ama il tuo prossimo come te stesso, fate bene;9ma se avete dei riguardi personali, voi commettete un peccato essendo dalla legge convinti quali trasgressori.10Poiché chiunque avrà osservato tutta la legge, e avrà fallito in un sol punto, si rende colpevole su tutti i punti.11Poiché Colui che ha detto: Non commettere adulterio, ha detto anche: Non uccidere. Ora, se tu non commetti adulterio ma uccidi, sei diventato trasgressore della legge.12Parlate e operate come dovendo esser giudicati da una legge di libertà.13Perché il giudicio è senza misericordia per colui che non ha usato misericordia: la misericordia trionfa del giudicio.

Noi siamo influenzati più di quanto non pensiamo dalla falsa scala di valori sulla quale si basa il mondo, come la ricchezza, il rango sociale, ecc... Anche Samuele aveva bisogno d’imparare che «l’uomo riguarda all’apparenza, ma l’Eterno riguarda al cuore» (1 Samuele 16:7). E sapete fin dove hanno portato il mondo questi «riguardi personali»? Fino al punto di disprezzare e rigettare il Figlio di Dio, perché era venuto come un povero quaggiù (2 Corinzi 8:9). Ancor oggi, il bel nome di Cristo invocato sui cristiani resta bersaglio di derisioni e bestemmie. Eppure, coloro che lo portano, quei poveri che il mondo disprezza, sono designati dal Signore come gli eredi del Regno (v. 5; Matteo 5:3)! A loro s’impone dunque «la legge regale», cioè quella del re (v. 8). Ora, mancare ad un comandamento d’amore significa trasgredire tutta la legge, così come è sufficiente la rottura d’un solo anello per spezzare una catena. In questo modo siamo tutti colpevoli, convinti di peccato. Ma Dio ha trovato una gloria maggiore nel fare misericordia che nel giudizio. Questa misericordia ci pone ormai sotto una «legge» del tutto diversa: quella della libertà. Libertà d’una nuova natura che trova il suo piacere nell’ubbidire a Dio (1 Pietro 2:16).

Giacomo 2:14-26
14Che giova, fratelli miei, se uno dice d’aver fede ma non ha opere? Può la fede salvarlo?15Se un fratello o una sorella son nudi e mancanti del cibo quotidiano,16e un di voi dice loro: Andatevene in pace, scaldatevi e satollatevi; ma non date loro le cose necessarie al corpo, che giova?17Così è della fede; se non ha opere, è per se stessa morta.18Anzi uno piuttosto dirà: Tu hai la fede, ed io ho le opere; mostrami la tua fede senza le tue opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede.19Tu credi che v’è un sol Dio, e fai bene; anche i demoni lo credono e tremano.20Ma vuoi tu, o uomo vano, conoscere che la fede senza le opere non ha valore?21Abramo, nostro padre, non fu egli giustificato per le opere quando offrì il suo figliuolo Isacco sull’altare?22Tu vedi che la fede operava insieme con le opere di lui, e che per le opere la sua fede fu resa compiuta;23e così fu adempiuta la Scrittura che dice: E Abramo credette a Dio, e ciò gli fu messo in conto di giustizia; e fu chiamato amico di Dio.24Voi vedete che l’uomo è giustificato per opere, e non per fede soltanto.25Parimente, Raab, la meretrice, non fu anch’ella giustificata per le opere quando accolse i messi e li mandò via per un altro cammino?26Infatti, come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta.

Alcuni hanno creduto di vedere una contraddizione tra l’insegnamento di Giacomo e quello di Paolo (per esempio in Romani 4). In realtà, ognuno di loro presenta un lato differente della verità. Paolo dimostra che la fede basta a rendere uno giusto davanti a Dio. Giacomo spiega che, per essere giustificati agli occhi degli uomini, sono necessarie le opere (v. 24; 1 Giovanni 3:10). Non è la radice, ma il frutto che permette di giudicare la qualità d’un albero (Luca 6:43,44). La fede interiore può mostrarsi agli uomini solo mediante le opere. Non posso vedere l’elettricità, ma il funzionamento d’una lampada o d’un motore mi permette d’affermare la presenza della corrente nel filo conduttore.

La fede è un principio attivo (v. 22), un’energia interna che fa muovere gl’ingranaggi del cuore. Paolo e Giacomo illustrano il loro insegnamento con lo stesso esempio: quello d’Abramo, al quale s’aggiunge quello di Raab. Secondo la morale umana, il primo è un padre criminale, la seconda una donna di cattivi costumi che tradisce il suo popolo. Eppure, i loro atti non sono altro che la manifesta conseguenza della loro fede, che li porta a fare, per Dio, i più grandi sacrifici.

Amico, forse un giorno hai detto d’avere la fede: l’hai anche mostrata con le tue opere?

Giacomo 3:1-18
1Fratelli miei, non siate molti a far da maestri, sapendo che ne riceveremo un più severo giudicio.2Poiché tutti falliamo in molte cose. Se uno non falla nel parlare, esso è un uomo perfetto, capace di tenere a freno anche tutto il corpo.3Se mettiamo il freno in bocca ai cavalli perché ci ubbidiscano, noi guidiamo anche tutto quanto il loro corpo.4Ecco, anche le navi, benché siano così grandi e sian sospinte da fieri venti, son dirette da un piccolissimo timone, dovunque vuole l’impulso di chi le governa.5Così anche la lingua è un piccol membro, e si vanta di gran cose. Vedete un piccol fuoco, che gran foresta incendia!6Anche la lingua è un fuoco, è il mondo dell’iniquità. Posta com’è fra le nostre membra, contamina tutto il corpo e infiamma la ruota della vita, ed è infiammata dalla geenna.7Ogni sorta di fiere e d’uccelli, di rettili e di animali marini si doma, ed è stata domata dalla razza umana;8ma la lingua, nessun uomo la può domare; è un male senza posa, è piena di mortifero veleno.9Con essa benediciamo il Signore e Padre; e con essa malediciamo gli uomini che son fatti a somiglianza di Dio.10Dalla medesima bocca procede benedizione e maledizione.11Fratelli miei, non dev’essere così. La fonte getta essa dalla medesima apertura il dolce e l’amaro?12Può, fratelli miei, un fico fare ulive, o una vite fichi? Neppure può una fonte salata dare acqua dolce.13Chi è savio e intelligente fra voi? Mostri con la buona condotta le sue opere in mansuetudine di sapienza.14Ma se avete nel cuor vostro dell’invidia amara e uno spirito di contenzione, non vi gloriate e non mentite contro la verità.15Questa non è la sapienza che scende dall’alto, anzi ella è terrena, carnale, diabolica.16Poiché dove sono invidia e contenzione, quivi è disordine ed ogni mala azione.17Ma la sapienza che è da alto, prima è pura; poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, senza parzialità senza ipocrisia.18Or il frutto della giustizia si semina nella pace per quelli che s’adoprano alla pace.

Come la fede, se esiste, si manifesta necessariamente mediante le opere, così la sozzura del cuore si esterna, prima o poi, mediante le parole. Ogni macchina a vapore possiede una valvola attraverso la quale la pressione interna eccessiva sfugge irresistibilmente. Se lasciamo salire in noi questa «pressione» senza giudicarla, essa si mostrerà inevitabilmente con le parole che noi non potremmo contenere. Il Signore ci fa così constatare l’impurità delle nostre labbra (Isaia 6:5) e ce ne mostra la sorgente interiore: l’abbondanza del cuore (Matteo 12:34; 15:19; Proverbi 10:20). Ma ci invita, mediante il giudizio di noi stessi, a separare «ciò ch’è prezioso da ciò ch’è vile», per essere come la Sua bocca (Geremia 15:19).

C’è saggezza e saggezza. Quella che viene dall’alto, come ogni dono perfetto, discende dal Padre degli astri luminosi (1:17). Le sue motivazioni ce la faranno riconoscere: essa è sempre pura, senza volontà personale, attiva nel bene.

Dovremmo rileggere questi versetti ogni volta che siamo sul punto di fare un cattivo uso della nostra lingua: contese, menzogne (v. 14), maldicenze (4:11), vanterie (4:16), mormorii (5:9), giuramenti o parole leggere (5:12; Efesini 4:29; 5:4). E, purtroppo, quante volte ci capita ogni giorno!

Giacomo 4:1-12
1Donde vengono le guerre e le contese fra voi? Non è egli da questo: cioè dalle vostre voluttà che guerreggiano nelle vostre membra?2Voi bramate e non avete; voi uccidete ed invidiate e non potete ottenere; voi contendete e guerreggiate; non avete, perché non domandate;3domandate e non ricevete, perché domandate male per spendere nei vostri piaceri.4O gente adultera, non sapete voi che l’amicizia del mondo è inimicizia contro Dio? Chi dunque vuol essere amico del mondo si rende nemico di Dio.5Ovvero pensate voi che la Scrittura dichiari invano che lo Spirito ch’Egli ha fatto abitare in noi ci brama fino alla gelosia?6Ma Egli dà maggior grazia; perciò la Scrittura dice:7Iddio resiste ai superbi e dà grazia agli umili. Sottomettetevi dunque a Dio; ma resistete al diavolo, ed egli fuggirà da voi.8Appressatevi a Dio, ed Egli si appresserà a voi. Nettate le vostre mani, o peccatori, e purificate i vostri cuori, o doppi d’animo!9Siate afflitti e fate cordoglio e piangete! Sia il vostro riso convertito in lutto, e la vostra allegrezza in mestizia!10Umiliatevi nel cospetto del Signore, ed Egli vi innalzerà.11Non parlate gli uni contro gli altri, fratelli. Chi parla contro un fratello, o giudica il suo fratello, parla contro la legge e giudica la legge. Ora, se tu giudichi la legge, non sei un osservatore della legge, ma un giudice.12Uno soltanto è il legislatore e il giudice, Colui che può salvare e perdere; ma tu chi sei, che giudichi il tuo prossimo?

Una disputa tra figli di Dio rivela, senza rischio d’errore, che la loro personalità si vuole imporre e non è tenuta «nella morte». Il Signore c’insegna che essa è, per di più, un ostacolo all’esaudimento delle nostre preghiere (leggere Marco 11:25). Ci possono essere due ragioni per le quali non riceviamo alcuna risposta: La prima è che non domandiamo, «perché chiunque chiede riceve» (Matteo 7:8). La seconda, che domandiamo male; non si tratta qui della forma forse scorretta delle nostre preghiere («noi non sappiamo pregare come si conviene»: Romani 8:26), ma del loro fine. Preghiamo in vista della gloria del Signore o per soddisfare le nostre concupiscenze? Questi due principi non possono conciliarsi. Amare il mondo significa tradire la causa del nostro Dio, poiché il mondo gli ha dichiarato guerra crocifiggendo il suo Figlio; la neutralità non è possibile (Matteo 12:30)!

L’invidia e la concupiscenza sono le calamite con cui il mondo ci attira. Ma a coloro che sono per Lui, Dio dà infinitamente più di ciò che il mondo può offrire: una maggior grazia (v. 6; Matteo 13:12). Ne godono quelli che hanno imparato dal Salvatore la mansuetudine e l’umiltà (Matteo 11:29). Ma, per provare le virtù della grazia, è necessario aver prima provato le proprie miserie (v. 8,9; confr. Gioele 2:12,13).

Giacomo 4:13-17; Giacomo 5:1-6
13Ed ora a voi che dite: oggi o domani andremo nella tal città e vi staremo un anno, e trafficheremo, e guadagneremo;14mentre non sapete quel che avverrà domani! Che cos’è la vita vostra? Poiché siete un vapore che appare per un po’ di tempo e poi svanisce.15Invece di dire: se piace al Signore, saremo in vita e faremo questo o quest’altro.16Ma ora vi vantate con le vostre millanterie. Ogni cotal vanto è cattivo.17Colui dunque che sa fare il bene, e non lo fa, commette peccato.
1A voi ora, o ricchi; piangete e urlate per le calamità che stanno per venirvi addosso!2Le vostre ricchezze sono marcite, e le vostre vesti son rose dalle tignuole.3Il vostro oro e il vostro argento sono arrugginiti, e la loro ruggine sarà una testimonianza contro a voi, e divorerà le vostre carni a guisa di fuoco. Avete accumulato tesori negli ultimi giorni.4Ecco, il salario dei lavoratori che han mietuto i vostri campi, e del quale li avete frodati, grida; e le grida di quelli che han mietuto sono giunte alle orecchie del Signor degli eserciti.5Voi siete vissuti sulla terra nelle delizie e vi siete dati ai piaceri; avete pasciuto i vostri cuori in giorno di strage.6Avete condannato, avete ucciso il giusto; egli non vi resiste.

Quelli che fanno dei progetti (v. 13-15; Isaia 56:12) e quelli che accumulano dei beni terreni (5:1-6) sono spesso le stesse persone (Luca 12:18,19). Gli uni e gli altri sono estranei alla vita della fede. Credere di poter disporre dell’avvenire significa sostituire la propria volontà a quella di Dio, e presuppone anche l’incredulità; si mostra che non si crede al prossimo ritorno del Signore. Quanto alle ricchezze, è particolarmente assurdo accumularle negli «ultimi giorni». I rischi che minacciano le fortune di quaggiù, fallimenti, furti, svalutazioni, ecc..., dimostrano che si tratta di ricchezze corruttibili, di oro e di argento che arrugginiscono (vedere Salmo 52:7). Ed è per questo motivo che il Signore raccomanda: «Fatevi delle borse che non invecchiano, un tesoro che non venga meno ne’ cieli, ove ladro non s’accosta e tignuola non guasta» (Luca 12:33). Il godimento dei beni materiali contribuisce a indurire il cuore: nei riguardi di Dio, perché si perde il sentimento della sua dipendenza e dei veri bisogni, che sono quelli dell’anima (Apocalisse 3:17); e nei riguardi del nostro prossimo, perché non ci si preoccupa di coloro ai quali manca il necessario (Proverbi 18:23).

Giacomo 5:7-20
7Siate dunque pazienti, fratelli, fino alla venuta del Signore. Ecco, l’agricoltore aspetta il prezioso frutto della terra pazientando, finché esso abbia ricevuto la pioggia della prima e dell’ultima stagione.8Siate anche voi pazienti; rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina.9Fratelli, non mormorate gli uni contro gli altri, onde non siate giudicati; ecco il Giudice è alla porta.10Prendete, fratelli, per esempio di sofferenza e di pazienza i profeti che han parlato nel nome del Signore.11Ecco, noi chiamiamo beati quelli che hanno sofferto con costanza. Avete udito parlare della costanza di Giobbe, e avete veduto la fine riserbatagli dal Signore, perché il Signore è pieno di compassione e misericordioso.12Ma, innanzi tutto, fratelli miei, non giurate né per il cielo, né per la terra, né con altro giuramento; ma sia il vostro sì, sì, e il vostro no, no, affinché non cadiate sotto giudicio.13C’è fra voi qualcuno che soffre? Preghi. C’è qualcuno d’animo lieto? Salmeggi.14C’è qualcuno fra voi infermo? Chiami gli anziani della chiesa, e preghino essi su lui, ungendolo d’olio nel nome del Signore;15e la preghiera della fede salverà il malato, e il Signore lo ristabilirà; e s’egli ha commesso dei peccati, gli saranno rimessi.16Confessate dunque i falli gli uni agli altri, e pregate gli uni per gli altri onde siate guariti; molto può la supplicazione del giusto, fatta con efficacia.17Elia era un uomo sottoposto alle stesse passioni che noi, e pregò ardentemente che non piovesse, e non piovve sulla terra per tre anni e sei mesi.18Pregò di nuovo, e il cielo diede la pioggia, e la terra produsse il suo frutto.19Fratelli miei, se qualcuno fra voi si svia dalla verità e uno lo converte,20sappia colui che chi converte un peccatore dall’error della sua via salverà l’anima di lui dalla morte e coprirà moltitudine di peccati.

L’autunno è la stagione delle arature. Trascorreranno da otto a dieci mesi prima che, fra un’alternanza di freddo e di caldo, di pioggia e di sole, maturi la nuova messe. Quanta pazienza deve avere l’agricoltore! Come lui, dobbiamo avere pazienza, «perché la venuta del Signore è vicina». Dobbiamo ugualmente far uso delle nostre risorse: nei momenti di gioia, dei cantici; nella prova (come in ogni momento), della preghiera fervente della fede. Abbiamo già fatto l’esperienza ch’essa «molto può» (Giovanni 9:31)?

I v. 14 a 16, che servono nella cristianità a giustificare ogni tipo di pratica, mantengono il loro pieno valore se le condizioni menzionate sono tutte presenti. Tuttavia, un cristiano dipendente da Dio si sentirà raramente libero di chiedere insistentemente la guarigione; pregherà piuttosto con alcuni fratelli per la serena accettazione della Sua volontà.

La fine dell’epistola mette l’accento sull’aiuto fraterno nell’amore: la confessione gli uni agli altri degli errori (non ad un prete o chi esso sia), la preghiera l’uno per l’altro, le cure nei riguardi di coloro che hanno mancato. La dottrina occupa poco spazio in questa epistola, mentre ne occupa molto l’esortazione a mettere in pratica il nostro cristianesimo. Che Dio ci accordi d’essere non degli uditori dimentichevoli ma dei facitori dell’opera (1:25).

1 Pietro 1:1-12
1Pietro, apostolo di Gesù Cristo, agli eletti che vivono come forestieri nella dispersione del Ponto, della Galazia, della Cappadocia, dell’Asia e della Bitinia,2eletti secondo la prescienza di Dio Padre, mediante la santificazione dello Spirito, ad ubbidire e ad esser cosparsi del sangue di Gesù Cristo: grazia e pace vi siano moltiplicate.3Benedetto sia l’Iddio e Padre del Signor nostro Gesù Cristo, il quale nella sua gran misericordia ci ha fatti rinascere, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti,4ad una speranza viva in vista di una eredità incorruttibile, immacolata ed immarcescibile, conservata ne’ cieli per voi,5che dalla potenza di Dio, mediante la fede, siete custoditi per la salvazione che sta per esser rivelata negli ultimi tempi.6Nel che voi esultate, sebbene ora, per un po’ di tempo, se così bisogna, siate afflitti da svariate prove,7affinché la prova della vostra fede, molto più preziosa dell’oro che perisce, eppure è provato col fuoco, risulti a vostra lode, gloria ed onore alla rivelazione di Gesù Cristo:8il quale, benché non l’abbiate veduto, voi amate; nel quale credendo, benché ora non lo vediate, voi gioite d’un’allegrezza ineffabile e gloriosa,9ottenendo il fine della fede: la salvezza della anime.10Questa salvezza è stata l’oggetto delle ricerche e delle investigazioni dei profeti che profetizzarono della grazia a voi destinata.11Essi indagavano qual fosse il tempo e quali le circostanze a cui lo Spirito di Cristo che era in loro accennava, quando anticipatamente testimoniava delle sofferenze di Cristo, e delle glorie che dovevano seguire.12E fu loro rivelato che non per se stessi ma per voi ministravano quelle cose che ora vi sono state annunziate da coloro che vi hanno evangelizzato per mezzo dello Spirito Santo mandato dal cielo; nelle quali cose gli angeli desiderano riguardare bene addentro.

Il Signore aveva detto al suo discepolo Pietro, ancora prima di essere da lui rinnegato: «Quando sarai convertito, conferma i tuoi fratelli» (Luca 22:32). È il servizio che compie l’apostolo in questa epistola. Egli ricorda i nostri incomparabili privilegi: la salvezza delle anime (v. 9) e un’eredità celeste al riparo da ogni attacco (v. 4). Dio la conserva per gli eredi e conserva questi ultimi per l’eredità. Ma, fin da ora, essi ne hanno già un’idea: «un’allegrezza ineffabile e gloriosa», che ha origine nella speranza vivente che i credenti hanno in una Persona vivente, cioè Gesù risorto (v. 3); nella fede (v. 5,7); nell’amore per Colui che i riscattati non hanno ancora visto, ma che il loro cuore conosce bene (v. 8). E più noi ameremo il Signore, più sentiremo che non l’amiamo abbastanza.

In ragione del valore che riconosce alla fede, Dio si adopera per purificarla al crogiolo della prova. Tuttavia, ci è data una certezza: Egli lo fa solo «se così bisogna» (v. 6).

Tali sono, cari amici, le felici realtà che ci riguardano, delle quali i profeti si sono informati con cura (v. 10,11) e nelle quali gli angeli desiderano riguardare bene addentro (v. 12). Vorremmo forse essere gli unici a non interessarcene?

1 Pietro 1:13-25
13Perciò, avendo cinti i fianchi della vostra mente, e stando sobri, abbiate piena speranza nella grazia che vi sarà recata nella rivelazione di Gesù Cristo;14e, come figliuoli d’ubbidienza, non vi conformate alle concupiscenze del tempo passato quando eravate nell’ignoranza;15ma come Colui che vi ha chiamati è santo, anche voi siate santi in tutta la vostra condotta;16poiché sta scritto: Siate santi, perché io son santo.17E se invocate come Padre Colui che senza riguardi personali giudica secondo l’opera di ciascuno, conducetevi con timore durante il tempo del vostro pellegrinaggio;18sapendo che non con cose corruttibili, con argento o con oro, siete stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai padri,19ma col prezioso sangue di Cristo, come d’agnello senza difetto né macchia,20ben preordinato prima della fondazione del mondo, ma manifestato negli ultimi tempi per voi,21i quali per mezzo di lui credete in Dio che l’ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, onde la vostra fede e la vostra speranza fossero in Dio.22Avendo purificate le anime vostre coll’ubbidienza alla verità per arrivare a un amor fraterno non finto, amatevi l’un l’altro di cuore, intensamente,23poiché siete stati rigenerati non da seme corruttibile, ma incorruttibile, mediante la parola di Dio vivente e permanente.24Poiché Ogni carne è com’erba, e ogni sua gloria come il fior dell’erba. L’erba si secca, e il fiore cade;25ma la parola del Signore permane in eterno. E questa è la Parola della Buona Novella che vi è stata annunziata.

La verità, come ce la presenta l’apostolo, ha dei diritti e degli effetti su di noi: è quella cintura che fortifica la nostra mente e tiene a freno la nostra immaginazione (v. 13; Efesini 6:14). Ed è alla verità che dobbiamo ubbidire (v. 22). Noi che un tempo camminavamo tra i «figli della disubbidienza» (Colossesi 3:6,7), siamo divenuti «figli d’ubbidienza» (v. 14), ubbidienza non solo a ma di Gesù Cristo (v. 2), cioè conforme alla sua, motivata dall’amore per il Padre (Giovanni 8:29; 14:31). D’altronde, tutto qui è in contrasto con l’Antico Testamento. Non sono l’argento, l’oro, né qualunque altra cosa che possono riscattarci (Esodo 30:11-16; Numeri 31:50), ma il prezioso sangue di Cristo. Non è, come per l’Israelita, la nascita naturale che ci fa entrare nei diritti e nei privilegi del popolo di Dio: che nessuno pensi di essere un figlio di Dio solo perché ha dei genitori cristiani! Siamo rigenerati mediante la Parola incorruttibile, vivente, permanente. La santità richiesta in tutta la nostra condotta risponde a questa nuova natura; noi invochiamo il Dio Santo come Padre (v. 15-17). Essa è anche la conseguenza del valore ch’Egli attribuisce al sacrificio dell’Agnello perfetto.

1 Pietro 2:1-12
1Gettando dunque lungi da voi ogni malizia, e ogni frode, e le ipocrisie, e le invidie, ed ogni sorta di maldicenze, come bambini pur ora nati,2appetite il puro latte spirituale, onde per esso cresciate per la salvezza,3se pure avete gustato che il Signore è buono.4Accostandovi a lui, pietra vivente, riprovata bensì dagli uomini ma innanzi a Dio eletta e preziosa, anche voi,5come pietre viventi, siete edificati qual casa spirituale, per esser un sacerdozio santo per offrire sacrifici spirituali, accettevoli a Dio per mezzo di Gesù Cristo.6Poiché si legge nella Scrittura: Ecco, io pongo in Sion una pietra angolare, eletta, preziosa; e chiunque crede in lui non sarà confuso.7Per voi dunque che credete ell’è preziosa; ma per gl’increduli la pietra che gli edificatori hanno riprovata è quella ch’è divenuta la pietra angolare, e una pietra d’inciampo e un sasso d’intoppo:8essi, infatti, essendo disubbidienti, intoppano nella Parola; ed a questo sono stati anche destinati.9Ma voi siete una generazione eletta, un real sacerdozio, una gente santa, un popolo che Dio s’è acquistato, affinché proclamiate le virtù di Colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua maravigliosa luce;10voi, che già non eravate un popolo, ma ora siete il popolo di Dio; voi, che non avevate ottenuto misericordia, ma ora avete ottenuto misericordia.11Diletti, io v’esorto come stranieri e pellegrini ad astenervi dalle carnali concupiscenze, che guerreggiano contro l’anima,12avendo una buona condotta fra i Gentili; affinché laddove sparlano di voi come di malfattori, essi, per le vostre buone opere che avranno osservate, glorifichino Iddio nel giorno ch’Egli li visiterà.

Un bambino che viene al mondo deve subito essere nutrito. Per questo la Parola di Dio, dopo averci dato la vita (1:23), fornisce anche il necessario per mantenerla. Essa è l’«alimento completo» dell’anima, «il puro latte spirituale» di cui Cristo è la sostanza. Se abbiamo gustato che il Signore è buono, non potremo più fare a meno di questo nutrimento divino (v. 3; Salmo 34:8).

Dopo il seme vivente (e la speranza vivente al cap. 1), troviamo qui le pietre viventi. Esse sono edificate insieme su Colui che è la pietra angolare, preziosa sia per Dio che per noi che crediamo (v. 7), per costituire un edificio spirituale (vedere Efesini 2:20-22). Anche tu sei una di queste pietre, aveva detto il Signore a Simone (confr. Matteo 16:18). Ebbene, simili privilegi comportano altrettante responsabilità. Se siamo un santo sacerdozio, lo siamo per offrire sacrifici spirituali accettevoli a Dio. Se siamo un popolo ch’Egli si è acquistato, lo siamo per annunciare le Sue virtù (Isaia 43:21).

Dopo esser stati «chiamati dalle tenebre alla sua meravigliosa luce», potremmo ancora ospitare nel nostro spirito le concupiscenze carnali? Basta uno sguardo per dar loro inizio, ed esse guerreggiano contro l’anima (v. 11).

1 Pietro 2:13-25
13Siate soggetti, per amor del Signore, ad ogni autorità creata dagli uomini: al re, come al sovrano;14ai governatori, come mandati da lui per punire i malfattori e per dar lode a quelli che fanno il bene.15Poiché questa è la volontà di Dio: che, facendo il bene, turiate la bocca alla ignoranza degli uomini stolti;16come liberi, ma non usando già della libertà quel manto che copra la malizia, ma come servi di Dio.17Onorate tutti. Amate la fratellanza. Temete Iddio. Rendete onore al re.18Domestici, siate con ogni timore soggetti ai vostri padroni; non solo ai buoni e moderati, ma anche a quelli che son difficili.19Poiché questo è accettevole: se alcuno, per motivo di coscienza davanti a Dio, sopporta afflizioni, patendo ingiustamente.20Infatti, che vanto c’è se, peccando ed essendo malmenati, voi sopportate pazientemente? Ma se facendo il bene, eppur patendo, voi sopportate pazientemente, questa è cosa grata a Dio.21Perché a questo siete stati chiamati: poiché anche Cristo ha patito per voi, lasciandovi un esempio, onde seguiate le sue orme;22egli, che non commise peccato, e nella cui bocca non fu trovata alcuna frode;23che, oltraggiato, non rendeva gli oltraggi; che, soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva nelle mani di Colui che giudica giustamente;24egli, che ha portato egli stesso i nostri peccati nel suo corpo, sul legno, affinché, morti al peccato, vivessimo per la giustizia, e mediante le cui lividure siete stati sanati.25Poiché eravate erranti come pecore; ma ora siete tornati al Pastore e Vescovo delle anime vostre.

Il cristiano è invitato a rispettare l’ordine stabilito, non per paura della polizia, ma per un motivo ben più grande che deve agire sul nostro cuore: l’amore per il Signore (v. 13; Giovanni 15:10). Siamo servi solo di Dio (fine dei v. 16), ed è Lui che ci detta il nostro atteggiamento nei confronti di ognuno. Non tutti i padroni sono «buoni e moderati»; ve ne sono anche di difficili, e la nostra testimonianza avrà più forza e più rilievo se avremo a che fare con questi. L’ingiustizia, l’oltraggio e tutte le forme d’afflizione costituiscono per il figlio di Dio altrettante occasioni per glorificarlo. In questo sentiero, qualcuno ci ha preceduto: colui che fu l’Uomo di dolori.

Certo, nell’opera dell’espiazione Cristo non ha avuto e non avrà mai né compagni né imitatori: «Ha portato egli stesso — e Lui solo — i nostri peccati nel suo corpo» (v. 24). Ma nel suo cammino di giustizia (e, di conseguenza, di sofferenza), Egli è il nostro Modello perfetto (1 Giovanni 2:6). La contraddizione e la perversità degli uomini non facevano che mettere in evidenza la sua pazienza, la sua dolcezza, la sua umiltà, la sua sapienza, la sua completa fiducia in Dio...: orme benedette nelle quali dobbiamo camminare. Ubbidiremo così all’ultima ingiunzione fatta dal Signore a Pietro: «Tu, seguimi» (Giovanni 21:22).

1 Pietro 3:1-12
1Parimente voi, mogli, siate soggette ai vostri mariti, affinché se anche ve ne sono che non ubbidiscono alla Parola, siano guadagnati senza parola dalla condotta delle loro mogli,2quand’avranno considerato la vostra condotta casta e rispettosa.3Il vostro ornamento non sia l’esteriore che consiste nell’intrecciatura dei capelli, nel mettersi attorno dei gioielli d’oro, nell’indossar vesti sontuose4ma l’essere occulto del cuore fregiato dell’ornamento incorruttibile dello spirito benigno e pacifico, che agli occhi di Dio è di gran prezzo.5E così infatti si adornavano una volta le sante donne speranti in Dio, stando soggette ai loro mariti,6come Sara che ubbidiva ad Abramo, chiamandolo signore; della quale voi siete ora figliuole, se fate il bene e non vi lasciate turbare da spavento alcuno.7Parimente, voi, mariti, convivete con esse colla discrezione dovuta al vaso più debole ch’è il femminile. Portate loro onore, poiché sono anch’esse eredi con voi della grazia della vita, onde le vostre preghiere non siano impedite.8Infine, siate tutti concordi, compassionevoli, pieni d’amor fraterno, pietosi, umili;9non rendendo male per male, od oltraggio per oltraggio, ma, al contrario, benedicendo; poiché a questo siete stati chiamati onde ereditiate la benedizione.10Perché: Chi vuol amar la vita e veder buoni giorni, rattenga la sua lingua dal male e le sue labbra dal parlar con frode;11si ritragga dal male e faccia il bene; cerchi la pace e la procacci;12perché gli occhi del Signore sono sui giusti e i suoi orecchi sono attenti alle loro supplicazioni; ma la faccia del Signore è contro quelli che fanno il male.

«Parimente voi, mogli... (v. 1), voi, mariti... (v. 7), voi più giovani...» (5:5). È sempre lo stesso motivo del cap. 2:13: l’amore del Signore, che detta ad ognuno la condotta che deve tenere nella sua famiglia e nell’assemblea. Una moglie cristiana rivela dove si trovano i suoi affetti col suo modo di ornarsi. Se si preoccupa della bellezza occulta del cuore, quella che solo il Signore può vedere, ricerca ciò che vale molto agli occhi di Dio: «uno spirito benigno e pacifico» (v. 4). Questo «ornamento» fa parte di ciò che è incorruttibile, come la Parola (1:23) e l’eredità celeste (1:4). Ella non seguirà la moda; Dio anche oggi apprezzerà in lei ciò che apprezzava in Sara.

Il nostro titolo di eredi della grazia della vita (v. 7) e della benedizione (fine del v. 9) costituisce, con l’esempio che ci ha dato Colui che fa del bene (v. 13; 2:21,22), un motivo imperioso per non rendere oltraggio in cambio di oltraggio.

La lunga citazione del Salmo 34 ci ricorda che cos’è il governo di Dio. Se il male si trova nelle nostre bocche (v. 10) o nelle nostre vie (v. 11), ne potrebbero derivare fin da quaggiù dolorose conseguenze, permesse dal Signore (v. 12). Al contrario, un cammino nel bene e nella pace è il mezzo sicuro per essere benedetti; anche se riterrà opportuno provarci, godremo della comunione del Signore.

1 Pietro 3:13-22
13E chi è colui che vi farà del male, se siete zelanti del bene?14Ma anche se aveste a soffrire per cagione di giustizia, beati voi! E non vi sgomenti la paura che incutono e non vi conturbate;15anzi abbiate nei vostri cuori un santo timore di Cristo il Signore, pronti sempre a rispondere a vostra difesa a chiunque vi domanda ragione della speranza che è in voi, ma con dolcezza e rispetto; avendo una buona coscienza;16onde laddove sparlano di voi, siano svergognati quelli che calunniano la vostra buona condotta in Cristo.17Perché è meglio, se pur tale è la volontà di Dio, che soffriate facendo il bene, anziché facendo il male.18Poiché anche Cristo ha sofferto un volta per i peccati, egli giusto per gl’ingiusti, per condurci a Dio; essendo stato messo a morte, quanto alla carne, ma vivificato quanto allo spirito;19e in esso andò anche a predicare agli spiriti ritenuti in carcere,20i quali un tempo furon ribelli, quando la pazienza di Dio aspettava, ai giorni di Noè, mentre si preparava l’arca; nella quale poche anime, cioè otto, furon salvate tra mezzo all’acqua.21Alla qual figura corrisponde il battesimo (non il nettamento delle sozzure della carne ma la richiesta di una buona coscienza fatta a Dio), il quale ora salva anche voi, mediante la resurrezione di Gesù Cristo,22che, essendo andato in cielo, è alla destra di Dio, dove angeli, principati e potenze gli son sottoposti.

Cristo ha sofferto sulla croce, Lui, il Giusto, per noi ingiusti (v. 18). In cambio, ci è concesso di soffrire un po’ per Lui (Filippesi 1:29). Facendo il bene, noi soffriamo con Lui come Lui ha sofferto (v. 14). Infine, in tutte le nostre pene, il Signore simpatizza con noi (v. 12).

Se soffrite per la giustizia siete beati, afferma il v. 14 (leggere anche Matteo 5:10). Che Dio ci guardi da ogni timore umano e ci dia il suo timore accompagnato dalla dolcezza, per testimoniare in ogni momento della speranza che è in noi... (ma c’è davvero?). Quando la nostra condotta non è buona davanti agli uomini, parlar loro del Signore potrebbe far ricadere su Lui il disprezzo che noi meritiamo.

Possa lo Spirito di Cristo servirsi di noi per avvertire i nostri simili, come un tempo si è servito di Noè che costruiva la sua arca per predicare agli increduli del suo tempo (v. 19,20). Il diluvio è la figura del giudizio pronto a cadere sul mondo; esso ci ricorda la morte, salario del peccato. In. figura, i credenti l’hanno attraversata nel battesimo, che ci parla della nostra morte con Cristo, e si sono messi al riparo nell’arca, che è Cristo. Egli ha subìto la morte al loro posto, ed essi risusciteranno con Lui per una nuova vita (v. 21,22).

1 Pietro 4:1-11
1Poiché dunque Cristo ha sofferto nella carne, anche voi armatevi di questo stesso pensiero, che, cioè, colui che ha sofferto nella carne ha cessato dal peccato,2per consacrare il tempo che resta da passare nella carne, non più alle concupiscenze degli uomini, ma alla volontà di Dio.3Poiché basta l’aver dato il vostro passato a fare la volontà de’ Gentili col vivere nelle lascivie, nelle concupiscenze, nelle ubriachezze, nelle gozzoviglie, negli sbevazzamenti, e nelle nefande idolatrie.4Per la qual cosa trovano strano che voi non corriate con loro agli stessi eccessi di dissolutezza, e dicon male di voi.5Essi renderanno ragione a colui ch’è pronto a giudicare i vivi ed i morti.6Poiché per questo è stato annunziato l’Evangelo anche ai morti; onde fossero bensì giudicati secondo gli uomini quanto alla carne, ma vivessero secondo Dio quanto allo spirito.7Or la fine di ogni cosa è vicina; siate dunque temperati e vigilanti alle orazioni.8Soprattutto, abbiate amore intenso gli uni per gli altri, perché l’amore copre moltitudine di peccati.9Siate ospitali gli uni verso gli altri senza mormorare.10Come buoni amministratori della svariata grazia di Dio, ciascuno, secondo il dono che ha ricevuto, lo faccia valere al servizio degli altri.11Se uno parla, lo faccia come annunziando oracoli di Dio; se uno esercita un ministerio, lo faccia come con la forza che Dio fornisce, onde in ogni cosa sia glorificato Iddio per mezzo di Gesù Cristo, al quale appartengono la gloria e l’imperio nei secoli de’ secoli. Amen.

Quanto ha travagliato il Signore Gesù il peccato di cui si è dovuto occupare! Ora Egli si riposa, avendolo abolito con la sua morte; allo stesso modo, il cristiano deve abbandonare le concupiscenze degli uomini. Cari amici, non ci basta aver perso, prima della nostra conversione, del tempo prezioso in un cammino insensato verso la morte? Viviamo il resto del nostro tempo per la «volontà di Dio»!

Senza dubbio il nostro nuovo comportamento farà contrasto con quello del mondo attorno a noi, e quest’ultimo si meraviglierà del fatto che ci asteniamo dalle sue gioie corrotte. Faranno pressione su di noi, ci prenderanno in giro e, forse, subiremo anche delle ingiurie. Perché? Perché il mondo si sentirà condannato dalla nostra separazione, prima di essere giudicato dal grande Giudice (v. 5). Anzi, proprio l’imminenza di questo giudizio deve dettare la nostra condotta: sobrietà, vigilanza, preghiera, amore fervente (1:22). Quest’ultimo si manifesta in molti modi: cercando il ristabilimento dei nostri fratelli (fine del v. 8), praticando una gioiosa ospitalità, utilizzando i doni della svariata grazia di Dio al servizio gli uni degli altri. È così che Gesù, che è nel cielo, continua sulla terra a glorificare il Padre (il che costituisce il suo grande desiderio) nella vita dei suoi riscattati (v. 11: Giovanni 17:4,11; 15:8).

1 Pietro 4:12-19
12Diletti, non vi stupite della fornace accesa in mezzo a voi per provarvi, quasiché vi avvenisse qualcosa di strano.13Anzi in quanto partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevene, affinché anche alla rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi giubilando.14Se siete vituperati per il nome di Cristo, beati voi! perché lo Spirito di gloria, lo spirito di Dio, riposa su voi.15Nessuno di voi patisca come omicida, o ladro, o malfattore, o come ingerentesi nei fatti altrui;16ma se uno patisce come Cristiano, non se ne vergogni, ma glorifichi Iddio portando questo nome.17Poiché è giunto il tempo in cui il giudicio ha da cominciare dalla casa di Dio; e se comincia prima da noi, qual sarà la fine di quelli che non ubbidiscono al Vangelo di Dio?18E se il giusto è appena salvato, dove comparirà l’empio e il peccatore?19Perciò anche quelli che soffrono secondo la volontà di Dio, raccomandino le anime loro al fedel Creatore, facendo il bene.

Nel cielo, mediteremo senza stancarci sulle sofferenze del Signore Gesù, ed esse saranno il tema inesauribile della nostra adorazione eterna. Ma l’occasione di partecipare a tali sofferenze sarà passata. Soffrire con Cristo è un’esperienza più profonda e più intima che soffrire per Lui. Partecipare ai suoi dolori, conoscere l’ingratitudine, il disprezzo, la contraddizione, l’insulto (v. 14), l’aperta opposizione ch’Egli ha incontrato, significa conoscere Gesù stesso in tutti i sentimenti che, allora, sono stati suoi. Tutto il desiderio di Paolo era di «conoscere Cristo... e la comunione delle sue sofferenze...» (Filippesi 3:10).

Ma vi è un tipo di sofferenza che Cristo non poteva provare: quelle che ci attiriamo per aver fatto del male. Non possiamo sfuggire alle conseguenze delle nostre incoerenze. Un cristiano disonesto raccoglierà ciò che ha seminato davanti ai tribunali degli uomini, e chi si sarà intromesso sconsideratamente negli affari d’un altro avrà forse la sua punizione per mano di quest’ultimo. Ma in tali casi la conseguenza più triste non sono le miserie che ci attiriamo, ma il disonore gettato sul nome del Signore. Invece, soffrire come cristiano, cioè come Cristo, è glorificare Dio portando questo nome (v. 16; Atti 4:17,21).

1 Pietro 5:1-14
1Io esorto dunque gli anziani che sono fra voi, io che sono anziano con loro e testimone delle sofferenze di Cristo e che sarò pure partecipe della gloria che ha da essere manifestata:2Pascete il gregge di Dio che è fra voi, non forzatamente, ma volonterosamente secondo Dio; non per un vil guadagno, ma di buon animo;3e non come signoreggiando quelli che vi son toccati in sorte, ma essendo gli esempi del gregge.4E quando sarà apparito il sommo Pastore, otterrete la corona della gloria che non appassisce.5Parimente, voi più giovani, siate soggetti agli anziani. E tutti rivestitevi d’umiltà gli uni verso gli altri, perché Dio resiste ai superbi ma dà grazia agli umili.6Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché Egli v’innalzi a suo tempo,7gettando su lui ogni vostra sollecitudine, perch’Egli ha cura di voi.8Siate sobri, vegliate; il vostro avversario, il diavolo, va attorno a guisa di leon ruggente cercando chi possa divorare.9Resistetegli stando fermi nella fede, sapendo che le medesime sofferenze si compiono nella vostra fratellanza sparsa per il mondo.10Or l’Iddio d’ogni grazia, il quale vi ha chiamati alla sua eterna gloria in Cristo, dopo che avrete sofferto per breve tempo, vi perfezionerà Egli stesso, vi renderà saldi, vi fortificherà.11A lui sia l’imperio, nei secoli dei secoli. Amen.12Per mezzo di Silvano, nostro fedel fratello, com’io lo stimo, v’ho scritto brevemente esortandovi; e attestando che questa è la vera grazia di Dio; in essa state saldi.13La chiesa che è in Babilonia eletta come voi, vi saluta; e così fa Marco, il mio figliuolo.14Salutatevi gli uni gli altri con un bacio d’amore. Pace a voi tutti che siete in Cristo.

«Pasci i miei agnelli...; pastura le mie pecorelle», aveva detto il Signore a Pietro (Giovanni 21:15-17). Lungi dal valersene per porsi al di sopra degli altri cristiani (posizione che gli è stata attribuita dalla cristianità), l’apostolo si designa semplicemente come anziano con gli altri anziani e raccomanda a questi ultimi di non signoreggiare sul gregge del buon Pastore, ma di esserne gli esempi (v. 3). Le pecore non appartengono a loro; essi ne sono responsabili davanti al sommo Pastore. A loro volta, i giovani devono essere sottomessi agli anziani, e tutti devono rivestirsi d’umiltà; in altre parole, mettersi «il grembiule del servizio» (v. 5; confr. 3:8). È agli umili che è elargita la grazia da parte del «Dio d’ogni grazia».

«Gettando su lui ogni vostra sollecitudine — aggiunge l’apostolo — perch’Egli ha cura di voi» (v. 7). Questa fiducia e questo abbandono a Dio non dispensano dall’essere vigilanti. Satana, il nemico che ci minaccia continuamente, spia il minimo rilassamento, e resistergli significa soffrire ancora (v. 8,9). Così per il cristiano, nella sua misura, ma come per il suo divino Modello, la Scrittura rende ancora una volta testimonianza delle sofferenze che «per breve tempo» sono la sua parte... e delle glorie che seguiranno (v. 10; 1:11).

2 Pietro 1:1-11
1Simon Pietro, servitore e apostolo di Gesù Cristo, a quelli che hanno ottenuto una fede preziosa quanto la nostra nella giustizia del nostro Dio e Salvatore Gesù Cristo:2grazia e pace vi siano moltiplicate nella conoscenza di Dio e di Gesù nostro Signore.3Poiché la sua potenza divina ci ha donate tutte le cose che appartengono alla vita e alla pietà mediante la conoscenza di Colui che ci ha chiamati mercé la propria gloria e virtù,4per le quali Egli ci ha largito le sue preziose e grandissime promesse onde per loro mezzo voi foste fatti partecipi della natura divina dopo esser fuggiti dalla corruzione che è nel mondo per via della concupiscenza,5voi, per questa stessa ragione, mettendo in ciò dal canto vostro ogni premura, aggiungete alla fede vostra la virtù; alla virtù la conoscenza;6alla conoscenza la continenza; alla continenza la pazienza; alla pazienza la pietà; alla pietà l’amor fraterno;7e all’amor fraterno la carità.8Perché se queste cose si trovano e abbondano in voi, non vi renderanno né oziosi né sterili nella conoscenza del Signor nostro Gesù Cristo.9Poiché colui nel quale queste cose non si trovano, è cieco, ha la vista corta avendo dimenticato il purgamento dei suoi vecchi peccati.10Perciò, fratelli, vie più studiatevi di render sicura la vostra vocazione ad elezione; perché, facendo queste cose, non inciamperete giammai,11poiché così vi sarà largamente provveduta l’entrata nel regno eterno del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.

Pietro comincia questa seconda epistola ricordando ai cristiani ciò che hanno ottenuto: una fede preziosa (v. 1), «tutte le cose» che appartengono alla vita e alla pietà (v. 3), e «le sue preziose e grandissime promesse» (v. 4). La nostra fede, che s’impossessa di ciò che Dio dà, non deve restare inattiva. È necessario che si unisca all’energia che è chiamata virtù, per pervenire alla conoscenza (parola molto ripetuta in questa epistola). Allo stesso tempo, per mantenere la completa disponibilità delle nostre forze, è indispensabile la continenza; poi la pazienza, che sa perseverare nello sforzo. In questo «clima morale» si svilupperanno le nostre relazioni:
   1. col Signore: la pietà;
   2. coi nostri fratelli: l’amor fraterno;
   3. con tutti: la carità.

Questi sette complementi della fede formano un tutto, come gli anelli di una catena. La loro assenza porta delle tristi conseguenze nella vita d’un cristiano: ozio, sterilità, miopia spirituale. Egli non vede lontano; la sua fede non sa più distinguere all’orizzonte la città celeste, meta del pellegrinaggio cristiano (confr. Ebrei 11:13...). Le porte eterne si sono già alzate per Cristo, il Re di gloria (Salmo 24:7 e 9). Ch’Egli stesso ci accordi, al suo seguito, una larga entrata nel suo regno eterno.

2 Pietro 1:12-21
12Perciò avrò cura di ricordarvi del continuo queste cose, benché le conosciate, e siate stabiliti nella verità che vi è stata recata.13E stimo cosa giusta finché io sono in questa tenda, di risvegliarvi ricordandovele,14perché so che presto dovrò lasciare questa mia tenda, come il Signor nostro Gesù Cristo me lo ha dichiarato.15Ma mi studierò di far sì che dopo la mia dipartenza abbiate sempre modo di ricordarvi di queste cose.16Poiché non è coll’andar dietro a favole artificiosamente composte che vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del nostro Signor Gesù Cristo, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua maestà.17Poiché egli ricevette da Dio Padre onore e gloria quando giunse a lui quella voce dalla magnifica gloria: Questo è il mio diletto Figliuolo, nel quale mi sono compiaciuto.18E noi stessi udimmo quella voce che veniva dal cielo, quand’eravamo con lui sul monte santo.19Abbiamo pure la parola profetica, più ferma, alla quale fate bene di prestare attenzione, come una lampada splendente in luogo oscuro, finché spunti il giorno e la stella mattutina sorga ne’ vostri cuori;20sapendo prima di tutto questo: che nessuna profezia della Scrittura procede da vedute particolari;21poiché non è dalla volontà dell’uomo che venne mai alcuna profezia, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo.

Le verità sviluppate nella prima epistola ricordavano le rivelazioni del cap. 16 di Matteo: le sofferenze di Cristo, l’edificazione della Chiesa, casa spirituale costruita sulla Roccia. La seconda epistola si basa sul cap. 17 dello stesso evangelo. Al momento della trasfigurazione, Pietro, Giacomo e Giovanni contemplarono Gesù nella «magnifica gloria». Ma ricevettero l’ordine di non parlarne a nessuno prima della Sua risurrezione. Adesso, il tempo di questa rivelazione è giunto, e Pietro, che allora era aggravato dal sonno (Luca 9:32), risveglia i santi ricordando quella scena (v. 13; 3:1). Lui, che aveva avventatamente proposto di fare tre tende, si appresta ora a «lasciare la sua tenda» terrena per godere, e questa volta per sempre, della presenza di Cristo, in un corpo glorioso (v. 14). Il Signore gli aveva mostrato quando e con quale morte avrebbe glorificato Dio (v. 14; Giovanni 21:18,19). Ben presto saremo, a nostra volta, «testimoni oculari della sua maestà».

Nel corso delle Scritture, la lampada profetica dirige il suo fascio di luce sulla gloria futura. Ma il figlio di Dio possiede una luce ancor più luminosa. L’oggetto della sua speranza vive in lui: Cristo è la Stella mattutina che sorge già nel suo cuore (v. 19; Colossesi 1:27).

2 Pietro 2:1-11
1Ma sorsero anche falsi profeti fra il popolo, come ci saranno anche fra voi falsi dottori che introdurranno di soppiatto eresie di perdizione, e, rinnegando il Signore che li ha riscattati, si trarranno addosso subita rovina.2E molti seguiranno le loro lascivie; e a cagion loro la via della verità sarà diffamata.3Nella loro cupidigia vi sfrutteranno con parole finte; il loro giudicio già da tempo è all’opera, e la loro ruina non sonnecchia.4Perché se Dio non risparmiò gli angeli che aveano peccato, ma li inabissò, confinandoli in antri tenebrosi per esservi custoditi pel giudizio;5e se non risparmiò il mondo antico ma salvò Noè predicator di giustizia, con sette altri, quando fece venir il diluvio sul mondo degli empi;6e se, riducendo in cenere le città di Sodoma e Gomorra, le condannò alla distruzione perché servissero d’esempio a quelli che in avvenire vivrebbero empiamente;7e se salvò il giusto Lot che era contristato dalla lasciva condotta degli scellerati8(perché quel giusto, che abitava fra loro, per quanto vedeva e udiva si tormentava ogni giorno l’anima giusta a motivo delle loro inique opere),9il Signore sa trarre i pii dalla tentazione e riserbare gli ingiusti ad esser puniti nel giorno del giudizio;10e massimamente quelli che van dietro alla carne nelle immonde concupiscenze, e sprezzano l’autorità. Audaci, arroganti, non hanno orrore di dir male delle dignità;11mentre gli angeli, benché maggiori di loro per forza e potenza, non portarono contro ad esse, dinanzi al Signore, alcun giudizio maldicente.

Attualmente, le sette di perdizione sono fiorenti, e la loro apparizione è annunciata in anticipo perché noi, oggi, possiamo non esserne né stupiti, né scoraggiati (v. 1). Esse sfruttano le anime (v. 3; Apocalisse 18:13).

Nel primo capitolo, la prospettiva della gloria futura è stata affermata da una triplice testimonianza: la visione anticipata sul monte santo, la profezia, ed infine la Stella mattutina che sorge nei nostri cuori. Allo stesso modo, la certezza del giudizio che cadrà sul mondo è attestata da tre esempi: la sorte degli angeli decaduti (Giuda 6), il diluvio (Matteo 24:36...) e la fine di Sodoma e Gomorra (Giuda 7). Ma in mezzo ad una generazione empia, il Signore discerne e libera colui che lo teme (v. 9).

Malgrado la sua mondanità, Lot era un giusto. La parentesi del v. 8 mostra che Dio registra ogni sospiro dei suoi. Tuttavia, Lot si sarebbe risparmiato tutti quei tormenti se avesse saputo apprezzare, come Abramo, il paese della promessa. Una posizione falsa ed equivoca davanti agli uomini è sempre fonte di miserie per il figlio di Dio. Lot è la figura d’un credente salvato come attraverso il fuoco (1 Corinzi 3:15). Non avrà una «larga entrata nel regno» (1:11). Che il Signore ci guardi dall’assomigliargli!

2 Pietro 2:12-22
12Ma costoro, come bruti senza ragione, nati alla vita animale per esser presi e distrutti, dicendo male di quel che ignorano, periranno per la loro propria corruzione, ricevendo il salario della loro iniquità.13Essi trovano il loro piacere nel gozzovigliare in pieno giorno; son macchie e vergogne, godendo dei loro inganni mentre partecipano ai vostri conviti;14hanno occhi pieni d’adulterio e che non possono smettere di peccare; adescano le anime instabili; hanno il cuore esercitato alla cupidigia; son figliuoli di maledizione.15Lasciata la dritta strada, si sono smarriti, seguendo la via di Balaam, figliuolo di Beor che amò il salario d’iniquità,16ma fu ripreso per la sua prevaricazione: un’asina muta, parlando con voce umana, represse la follia del profeta.17Costoro son fonti senz’acqua, e nuvole sospinte dal turbine; a loro è riserbata la caligine delle tenebre.18Perché, con discorsi pomposi e vacui, adescano con le concupiscenze carnali e le lascivie quelli che si erano già un poco allontanati da coloro che vivono nell’errore,19promettendo loro la libertà, mentre essi stessi sono schiavi della corruzione; giacché uno diventa schiavo di ciò che l’ha vinto.20Poiché, se dopo esser fuggiti dalle contaminazioni del mondo mediante la conoscenza del Signore e Salvatore Gesù Cristo, si lascian di nuovo avviluppare in quelle e vincere, la loro condizione ultima diventa peggiore della prima.21Perché meglio sarebbe stato per loro non aver conosciuta la via della giustizia, che, dopo averla conosciuta, voltar le spalle al santo comandamento ch’era loro stato dato.22E’ avvenuto di loro quel che dice con verità il proverbio: Il cane è tornato al suo vomito, e: La troia lavata è tornata a voltolarsi nel fango.

Per capovolgere la verità stabilita dal cap. 1, Satana impiega due mezzi, sempre gli stessi: si ostina a corromperla (come nel cap. 2) o a negarla apertamente, come vedremo al cap. 3. I suoi strumenti per smarrire le anime sono qui presentati sotto la loro vera luce. E che abominevole e spaventoso ritratto è quello di questi conduttori religiosi nei quali il male morale va di pari passo con il male dottrinale (v. 12-17; Matteo 7:15)! Questi uomini, che promettono agli altri la libertà, sono essi stessi schiavi delle loro passioni e dei loro appetiti più bassi (v. 19). Poiché, e questo deve far riflettere anche il credente, «uno diventa schiavo di ciò che l’ha vinto». Ognuno di noi è libero, affrancato dal Signore? (Giovanni 8:34-36; Isaia 49:24,25). Oppure è ancora legato da una tale orrenda catena? Questo mondo è avvincente nel vero senso della parola; come un pantano (fine del v. 22), esso tiene prigioniero il piede dell’imprudente che vi si avventura e, nello stesso tempo, contamina l’anima (il v. 20 menziona le contaminazioni del mondo).

La fine del capitolo denuncia l’illusione di coloro che un cristianesimo semplicemente sociale o intellettuale può aver fatto uscire momentaneamente dal solco del peccato. Una riforma morale non è una conversione.

2 Pietro 3:1-10
1Diletti, questa è già la seconda epistola che vi scrivo; e in ambedue io tengo desta la vostra mente sincera facendo appello alla vostra memoria,2onde vi ricordiate delle parole dette già dai santi profeti, e del comandamento del Signore e Salvatore, trasmessovi dai vostri apostoli;3sapendo questo, prima di tutto: che negli ultimi giorni verranno degli schernitori coi loro scherni i quali si condurranno secondo le loro concupiscenze4e diranno: Dov’è la promessa della sua venuta? perché dal giorno in cui i padri si sono addormentati, tutte le cose continuano nel medesimo stato come dal principio della creazione.5Poiché costoro dimenticano questo volontariamente: che ab antico, per effetto della parola di Dio, esistettero de’ cieli e una terra tratta dall’acqua e sussistente in mezzo all’acqua;6per i quali mezzi il mondo d’allora, sommerso dall’acqua, perì;7mentre i cieli d’adesso e la terra, per la medesima Parola son custoditi, essendo riservati al fuoco per il giorno del giudizio e della distruzione degli uomini empi.8Ma voi, diletti, non dimenticate quest’unica cosa, che per il Signore, un giorno è come mille anni, e mille anni son come un giorno.9Il Signore non ritarda l’adempimento della sua promessa, come alcuni reputano che faccia; ma egli è paziente verso voi, non volendo che alcuni periscano, ma che tutti giungano a ravvedersi.10Ma il giorno del Signore verrà come un ladro; in esso i cieli passeranno stridendo, e gli elementi infiammati si dissolveranno, e la terra e le opere che sono in essa saranno arse.

Pietro non teme le ripetizioni, non si stanca di ricordare le stesse verità alla memoria dei figli di Dio (v. 1; 1:12,13; Filippesi 3:1; Giuda 17). Non stanchiamoci, da parte nostra, di rileggerle e meditarle. Per la terza volta, l’esempio del diluvio torna sotto la penna dell’apostolo. In contrasto con coloro che ignorano volontariamente ogni avvertimento (Efesini 4:18), i diletti del Signore non devono ignorare le sue intenzioni. La «fine del mondo», che molti evocano con spavento o leggerezza, sopraggiungerà solo nel momento scelto da Lui. I cieli e la terra «d’adesso» saranno allora distrutti. Solo la pazienza di Dio, che ha in vista la salvezza dei peccatori, ha sospeso fino ad ora il giudizio. Egli vuole che nessuno perisca (Ezechiele 33:11), e questa pazienza si esercita in favore dei beffeggiatori che la contestano e l’oltraggiano. Ma l’umanità è impegnata in un implacabile «conto alla rovescia». Arriverà un istante, che sarà l’ultimo, in cui le promesse tante volte udite si trasformeranno improvvisamente in realtà. Gli eventi finiranno per dare ragione alla speranza dei figli di Dio, per la confusione dei beffardi e degli empi. Allora sarà troppo tardi per «giungere a ravvedersi» (fine del v. 9). Amico lettore, l’hai già fatto?

2 Pietro 3:11-18
11Poiché dunque tutte queste cose hanno da dissolversi, quali non dovete voi essere, per santità di condotta e per pietà,12aspettando ed affrettando la venuta del giorno di Dio, a cagion del quale i cieli infocati si dissolveranno e gli elementi infiammati si distruggeranno?13Ma, secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e nuova terra, ne’ quali abiti la giustizia.14Perciò, diletti, aspettando queste cose, studiatevi d’esser trovati, agli occhi suoi, immacolati e irreprensibili nella pace;15e ritenete che la pazienza del Signor nostro è per la vostra salvezza, come anche il nostro caro fratello Paolo ve l’ha scritto, secondo la sapienza che gli è stata data;16e questo egli fa in tutte le sue epistole, parlando in esse di questi argomenti; nelle quali epistole sono alcune cose difficili a capire, che gli uomini ignoranti e instabili torcono, come anche le altre Scritture, a loro propria perdizione.17Voi dunque, diletti, sapendo queste cose innanzi, state in guardia, che talora, trascinati anche voi dall’errore degli scellerati, non iscadiate dalla vostra fermezza;18ma crescete nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. A lui sia la gloria, ora e in sempiterno. Amen.

Queste ultime esortazioni non sono fondate, come le precedenti, sulle «sue preziose e grandissime promesse» (1:4), ma sull’instabilità di tutte le cose presenti. Facciamo qualche volta l’inventario dei beni terreni ai quali noi teniamo più, scrivendovi sotto: «tutte queste cose hanno da dissolversi...». Così saremo preservati dal metterci il cuore. Il fatto di sapere queste cose innanzi dovrebbe stimolarci ad una santa condotta (ancora un termine caratteristico di Pietro: vedere 1a epistola 1:15,17,18; 2:12; 3:1,2,16) e alla pietà. Il pensiero dell’imminente ritorno del Signore ci spinge più d’ogni altra cosa alla separazione dal mondo e dal male, e all’evangelizzazione, poiché la Sua venuta segnerà la fine della Sua pazienza (v. 15). Studiamoci d’essere trovati come Cristo ci vuole al Suo ritorno (v. 14; Filippesi 1:10), avendo fatto qualche progresso nella grazia e nella Sua conoscenza (v. 18).

L’apostolo ha terminato il suo servizio; ora è pronto a «lasciare la sua tenda». E ci dà appuntamento a quel giorno d’eternità che la nostra fede saluta ed anticipa, rendendo gloria, fin da ora, al nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.

1 Giovanni 1:1-10
1Quel che era dal principio, quel che abbiamo udito, quel che abbiamo veduto con gli occhi nostri, quel che abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato della Parola della vita2(e la vita è stata manifestata e noi l’abbiam veduta e ne rendiamo testimonianza, e vi annunziamo la vita eterna che era presso il Padre e che ci fu manifestata),3quello, dico, che abbiamo veduto e udito, noi l’annunziamo anche a voi, affinché voi pure abbiate comunione con noi, e la nostra comunione è col Padre e col suo Figliuolo, Gesù Cristo.4E noi vi scriviamo queste cose affinché la nostra allegrezza sia compiuta.5Or questo è il messaggio che abbiamo udito da lui e che vi annunziamo: che Dio è luce, e che in Lui non vi son tenebre alcune.6Se diciamo che abbiam comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, noi mentiamo e non mettiamo in pratica la verità;7ma se camminiamo nella luce, com’Egli è nella luce, abbiam comunione l’uno con l’altro, e il sangue di Gesù, suo Figliuolo, ci purifica da ogni peccato.8Se diciamo d’esser senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità non è in noi.9Se confessiamo i nostri peccati, Egli è fedele e giusto da rimetterci i peccati e purificarci da ogni iniquità.10Se diciamo di non aver peccato, lo facciamo bugiardo, e la sua parola non è in noi.

«Anche voi mi renderete testimonianza, — aveva detto il Signore ai dodici — perché siete stati meco fin da principio» (Giovanni 15:27). È ciò che fa qui l’apostolo Giovanni. Il suo soggetto è la vita eterna, prima «udita», «veduta» e «toccata» nel Figlio, ed ora comunicata a quelli che hanno ricevuto per fede il diritto d’essere figli di Dio (Giovanni 1:12). Bisogna distinguere fra la relazione propriamente detta e il godimento di questa relazione, cioè la comunione. La prima è la parte di tutti i figli del Padre. La seconda, è la parte solo di quelli che camminano nella luce (v. 7).

I v. 6 a 2:2 spiegano come la comunione possa essere mantenuta o ristabilita quando viene interrotta. Da parte di Dio, un rimedio inesauribile risponde a tutte le nostre iniquità: il sangue di Gesù Cristo, suo Figlio. Non esiste peccato troppo grande che questo sangue prezioso non possa cancellare. Egli purifica da ogni peccato (fine del v. 7), da ogni iniquità (fine del v. 9). Da parte nostra, è richiesta una sola cosa: la totale confessione di ogni nostra mancanza per ottenere un perdono totale (v. 9; Salmo 32:5). Il mio grosso debito è stato pagato da un Altro, e Dio non sarebbe giusto nei confronti del mio Sostituto se esigesse un nuovo pagamento.

1 Giovanni 2:1-11
1Figliuoletti miei, io vi scrivo queste cose affinché non pecchiate; e se alcuno ha peccato, noi abbiamo un avvocato presso il Padre, cioè Gesù Cristo, il giusto;2ed egli è la propiziazione per i nostri peccati; e non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.3E da questo sappiamo che l’abbiam conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti.4Chi dice: io l’ho conosciuto e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo, e la verità non è in lui;5ma chi osserva la sua parola, l’amor di Dio è in lui veramente compiuto.6Da questo conosciamo che siamo in lui: chi dice di dimorare in lui, deve, nel modo ch’egli camminò, camminare anch’esso.7Diletti, non è un nuovo comandamento ch’io vi scrivo, ma un comandamento vecchio, che aveste dal principio: il comandamento vecchio è la Parola che avete udita.8E però è un comandamento nuovo ch’io vi scrivo; il che è vero in lui ed in voi; perché le tenebre stanno passando, e la vera luce già risplende.9Chi dice d’esser nella luce e odia il suo fratello, è tuttora nelle tenebre.10Chi ama il suo fratello dimora nella luce e non v’è in lui nulla che lo faccia inciampare.11Ma chi odia il suo fratello è nelle tenebre e cammina nelle tenebre e non sa ov’egli vada, perché le tenebre gli hanno accecato gli occhi.

Riguardo al peccato, questi versetti riuniscono diverse verità di notevole importanza:

  1. Avremo per tutta la vita il peccato in noi (1:8); è la carne ossia la vecchia natura.
  2. Esso ha prodotto, fino al momento della nostra conversione, i soli frutti che ci si poteva aspettare: noi abbiamo peccato (1:10).
  3. Il sangue di Cristo ci purifica da tutti questi atti commessi (1:7).
  4. Possiamo non peccare più, per la potenza della vita che ci è stata data (2:1).
  5. Se ci capita di peccare (e, purtroppo, la nostra esperienza ce lo conferma) il Signore Gesù interviene ancora; non più come Salvatore il cui sangue fu versato, ma come Avvocato presso al Padre, per ristabilire la comunione.

L’ubbidienza (v. 3-6) e l’amore per i fratelli (v. 7-11) sono le due prove che la vita è in noi. La seconda, d’altronde, è la conseguenza della prima (Giovanni 13:34). Tuttavia, se amiamo il Signore, non troveremo mai gravosi i suoi comandamenti (5:3). Ma, al v. 6, Dio ci dà una misura ancora più alta. Camminare come Lui ha camminato è più che obbedire a dei comandamenti. Troviamo nell’evangelo di Giovanni ciò che è vero in Cristo, e nella sua epistola ciò che è vero in noi (v. 8). La stessa vita deve manifestarsi allo stesso modo (4:17).

1 Giovanni 2:12-19
12Figliuoletti, io vi scrivo perché i vostri peccati vi sono rimessi per il suo nome.13Padri, vi scrivo perché avete conosciuto Colui che è dal principio. Giovani, vi scrivo perché avete vinto il maligno.14Figliuoletti, v’ho scritto perché avete conosciuto il Padre. Padri, v’ho scritto perché avete conosciuto Colui che è dal principio. Giovani, v’ho scritto perché siete forti, e la parola di Dio dimora in voi, e avete vinto il maligno.15Non amate il mondo né le cose che sono nel mondo. Se uno ama il mondo, l’amor del Padre non è in lui.16Poiché tutto quello che è nel mondo: la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita non è dal Padre, ma è dal mondo.17E il mondo passa via con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio dimora in eterno.18Figliuoletti, è l’ultima ora; e come avete udito che l’anticristo deve venire, fin da ora sono sorti molti anticristi; onde conosciamo che è l’ultima ora.19Sono usciti di fra noi, ma non erano de’ nostri; perché, se fossero stati de’ nostri, sarebbero rimasti con noi; ma sono usciti affinché fossero manifestati e si vedesse che non tutti sono dei nostri.

Paolo considera i cristiani come elementi che formano la Chiesa di Dio. Per Pietro, essi costituiscono il suo Popolo celeste e il Suo gregge. Per Giovanni, sono membri della Sua famiglia, uniti dalla stessa vita ricevuta dal Padre. Generalmente, in una famiglia, i fratelli e le sorelle hanno età e sviluppo diversi, benché la relazione e la parte d’eredità del più giovane siano le stesse di quelle del figlio più grande. Così è nella famiglia di Dio. Vi si accede mediante la nuova nascita (Giovanni 3:3), la quale è normalmente seguita da una crescita spirituale. Il fanciullo che sapeva solo riconoscere suo Padre (confr. Galati 4:6; Romani 8:15-17) passa allo stadio della giovinezza e dei combattimenti. Combattimenti nei quali è in gioco il suo cuore: sarà per il Padre o per il mondo? La concupiscenza della carne, quella degli occhi e l’orgoglio della vita sono le tre chiavi di cui si serve «il Malvagio» per far penetrare il mondo in ogni cuore in cui vi sia dello spazio.

Il giovane diventa, poi, o dovrebbe diventare, un padre che ha un’esperienza personale di Cristo.

L’apostolo scrive più a lungo ai fanciulli: essi sono, a causa della loro inesperienza, più esposti ad «ogni vento di dottrina». Stiamo attenti a non restare per tutta la vita dei fanciulli (Efesini 4:14).

1 Giovanni 2:20-29
20Quanto a voi, avete l’unzione dal Santo, e conoscete ogni cosa.21Io vi ho scritto non perché non conoscete la verità, ma perché la conoscete, e perché tutto quel ch’è menzogna non ha a che fare con la verità.22Chi è il mendace se non colui che nega che Gesù è il Cristo? Esso è l’anticristo, che nega il Padre e il Figliuolo.23Chiunque nega il Figliuolo, non ha neppure il Padre; chi confessa il Figliuolo ha anche il Padre.24Quant’è a voi, dimori in voi quel che avete udito dal principio. Se quel che avete udito dal principio dimora in voi, anche voi dimorerete nel Figliuolo e nel Padre.25E questa è la promessa ch’egli ci ha fatta: cioè la vita eterna.26Vi ho scritto queste cose intorno a quelli che cercano di sedurvi.27Ma quant’è a voi, l’unzione che avete ricevuta da lui dimora in voi, e non avete bisogno che alcuno v’insegni; ma siccome l’unzione sua v’insegna ogni cosa, ed è verace, e non è menzogna, dimorate in lui, come essa vi ha insegnato.28Ed ora, figliuoletti, dimorate in lui, affinché, quando egli apparirà, abbiam confidanza e alla sua venuta non abbiam da ritrarci da lui, coperti di vergogna.29Se sapete che egli è giusto, sappiate che anche tutti quelli che praticano la giustizia son nati da lui.

«E questa è la promessa ch’egli ci ha fatta: cioè la vita eterna» (v. 25). Giovanni si riferisce a queste parole del buon Pastore: «Le mie pecore ascoltano la mia voce... e io do loro la vita eterna» (Giovanni 10:27,28). Lettore, l’hai ricevuta anche tu? Sei un figlio di Dio? Un’altra promessa del Signore era il dono dello Spirito Santo (Giovanni 16:13). Questa «unzione del Santo» riposa oggi non solo sui «padri», ma anche sui «figliuoletti» in Cristo per condurli in tutta la verità. «Io son la via, la verità e la vita; — ha detto il Signore Gesù — nessuno viene al Padre se non per mezzo di me» (Giovanni 14:6). L’apostolo conferma qui che chiunque nega il Figlio non ha neppure il Padre (v. 23; leggere Giovanni 8:19). Il Padre non può essere conosciuto al di fuori di Gesù (Matteo 11:27). Per questo il Nemico spiega tanti sforzi contro la persona del santo Figlio di Dio e, soprattutto, per far dubitare della sua esistenza eterna e della sua divinità. Impariamo a riconoscere la voce del Mendace (v. 22). Ciò che è «dal principio» è valido fino all’«ultima ora» (v. 24,18). In presenza di tutte le «novità dottrinali», la nostra sicurezza consiste nel saperci attenere all’insegnamento del principio (Galati 1:8,9).

1 Giovanni 3:1-12
1Vedete di quale amore ci è stato largo il Padre, dandoci d’esser chiamati figliuoli di Dio! E tali siamo. Per questo non ci conosce il mondo: perché non ha conosciuto lui.2Diletti, ora siamo figliuoli di Dio, e non è ancora reso manifesto quel che saremo. Sappiamo che quand’egli sarà manifestato saremo simili a lui, perché lo vedremo com’egli è.3E chiunque ha questa speranza in lui, si purifica com’esso è puro.4Chi fa il peccato commette una violazione della legge; e il peccato è la violazione della legge.5E voi sapete ch’egli è stato manifestato per togliere i peccati; e in lui non c’è peccato.6Chiunque dimora in lui non pecca; chiunque pecca non l’ha veduto, né l’ha conosciuto.7Figliuoletti, nessuno vi seduca. Chi opera la giustizia è giusto, come egli è giusto.8Chi commette il peccato è dal diavolo, perché il diavolo pecca dal principio. Per questo il Figliuol di Dio è stato manifestato: per distruggere le opere del diavolo.9Chiunque è nato da Dio non commette peccato, perché il seme d’Esso dimora in lui; e non può peccare perché è nato da Dio.10Da questo sono manifesti i figliuoli di Dio e i figliuoli del diavolo: chiunque non opera la giustizia non è da Dio; e così pure chi non ama il suo fratello.11Poiché questo è il messaggio che avete udito dal principio:12che ci amiamo gli uni gli altri, e non facciamo come Caino, che era dal maligno, e uccise il suo fratello. E perché l’uccise? Perché le sue opere erano malvage, e quelle del suo fratello erano giuste.

Ciò che, in una normale famiglia, costituisce il legame tra i suoi componenti è l’amore. I figli lo ricevono e l’apprendono dai loro genitori, poi lo restituiscono a loro volta e lo realizzano tra di loro. Debole immagine dell’amore di cui il Padre ci ha fatto dono chiamandoci suoi figli! Non siamo invitati a comprendere questo amore, ma a vederlo (v. 1) e, constatandolo, a goderne.

Dal v. 9, alcuni credenti potrebbero dedurre di non avere la vita di Dio, poiché capita loro di peccare (vedere 5:18). Comprendiamo bene che il vero io del cristiano è l’uomo nuovo e che questo non può peccare.

La spartizione dell’umanità tra figli di Dio e figli del diavolo è stabilita nel modo più assoluto dai v. 7 a 12 (confr. Giovanni 8:44). Oggi, in molti ambienti religiosi si sottovaluta questa differenza. Si ammette che vi siano credenti più o meno praticanti, ma si tacciano d’orgoglio e di strettezza coloro che si dichiarano certi della loro salvezza. Ebbene, l’incomprensione del mondo, che può giungere fino all’odio, ci offre l’occasione di assomigliare un po’ a Gesù sulla terra (fine del v. 1; Giovanni 16:1-3). Presto saremo resi simili a Lui nella gloria, poiché lo vedremo come Egli è (v. 2).

1 Giovanni 3:13-24
13Non vi maravigliate, fratelli, se il mondo vi odia.14Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte.15Chiunque odia il suo fratello è omicida; e voi sapete che nessun omicida ha la vita eterna dimorante in se stesso.16Noi abbiamo conosciuto l’amore da questo: che Egli ha data la sua vita per noi; noi pure dobbiam dare la nostra vita per i fratelli.17Ma se uno ha dei beni di questo mondo, e vede il suo fratello nel bisogno, e gli chiude le proprie viscere, come dimora l’amor di Dio in lui?18Figliuoletti, non amiamo a parole e con la lingua, ma a fatti e in verità.19Da questo conosceremo che siam della verità e renderem sicuri i nostri cuori dinanzi a Lui.20Poiché se il cuor nostro ci condanna, Dio è più grande del cuor nostro, e conosce ogni cosa.21Diletti, se il cuor nostro non ci condanna, noi abbiam confidanza dinanzi a Dio;22e qualunque cosa chiediamo la riceviamo da Lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciam le cose che gli son grate.23E questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del suo Figliuolo Gesù Cristo, e ci amiamo gli uni gli altri, com’Egli ce ne ha dato il comandamento.24E chi osserva i suoi comandamenti dimora in Lui, ed Egli in esso. E da questo conosciamo ch’Egli dimora in noi: dallo Spirito ch’Egli ci ha dato.

L’odio del mondo nei riguardi dei figli del Padre non dovrebbe affatto sorprenderci (v. 13; confr. Giovanni 15:18...). Sono piuttosto i suoi sorrisi che dovrebbero apparirci sospetti. Quanto all’amore, il mondo non può concepirne che delle contraffazioni; i suoi motivi non sono mai puri, mai totalmente disinteressati. L’unico vero amore è quello di Dio, che trova la sua fonte in se stesso e non in colui che ne è l’oggetto. Noi abbiamo bisogno d’essere amati d’un simile amore, poiché non vi era in noi nulla d’amabile. E la croce è il luogo in cui impariamo a conoscere l’immensità di quest’amore divino (v. 16).

I v. 19 a 22 sottolineano la necessità d’una buona coscienza, d’un cuore che non ci condanni. Se noi praticassimo solo ciò che è gradito al Signore, Egli potrebbe esaudire senza alcuna eccezione tutte le nostre preghiere. Dei genitori che approvano la condotta del loro figlio gli accorderanno volentieri le cose che chiederà (v. 22; confr. Giovanni 8:29; 11:42).

Dimorare in Lui, significa ubbidienza; Egli in noi è la comunione che ne risulta (v. 24; 2:4-6; 4:16; Giovanni 14:20; 15:5,7). Gettate nel mare un vaso aperto; sarà contemporaneamente bagnato e riempito. Che sia così anche dei nostri cuori riguardo all’amore di Cristo!

1 Giovanni 4:1-10
1Diletti, non crediate ad ogni spirito, ma provate gli spiriti per sapere se son da Dio; perché molti falsi profeti sono usciti fuori nel mondo.2Da questo conoscete lo Spirito di Dio: ogni spirito che confessa Gesù Cristo venuto in carne, è da Dio;3e ogni spirito che non confessa Gesù, non è da Dio; e quello è lo spirito dell’anticristo, del quale avete udito che deve venire; ed ora è già nel mondo.4Voi siete da Dio, figliuoletti, e li avete vinti; perché Colui che è in voi è più grande di colui che è nel mondo.5Costoro sono del mondo; perciò parlano come chi è del mondo, e il mondo li ascolta.6Noi siamo da Dio; chi conosce Iddio ci ascolta; chi non è da Dio non ci ascolta. Da questo conosciamo lo spirito della verità e lo spirito dell’errore.7Diletti, amiamoci gli uni gli altri; perché l’amore è da Dio, e chiunque ama è nato da Dio e conosce Iddio.8Chi non ama non ha conosciuto Iddio; perché Dio è amore.9In questo s’è manifestato per noi l’amor di Dio: che Dio ha mandato il suo unigenito Figliuolo nel mondo, affinché, per mezzo di lui, vivessimo.10In questo è l’amore: non che noi abbiamo amato Iddio, ma che Egli ha amato noi, e ha mandato il suo Figliuolo per essere la propiziazione per i nostri peccati.

La verità ha sempre avuto i suoi «falsari»; come ogni cittadino deve saper riconoscere la moneta del suo paese, così noi dobbiamo essere capaci di discernere da dove procedono i diversi insegnamenti che ci vengono presentati. Ognuno di questi deve essere provato (v. 1; 1 Tessalonicesi 5:21) e la Parola ci offre il mezzo sicuro per non confondere le «monete false» con le buone. Queste ultime portano tutte il sigillo di Gesù Cristo venuto in carne (v. 2).

Quanto alla natura di Dio, questa epistola ci insegna che Egli è luce (1:5) e amore (v. 8 e 16). L’unica fonte di ogni amore è in Lui. Se qualcuno ama, significa che è nato da Dio (v. 7). Inversamente, chi non ama non conosce Dio. Bisogna possedere la natura che ama per sapere che cos’è l’amore (1 Tessalonicesi 4:9). Ora, quest’amore, di cui Dio ha avuto l’iniziativa nei nostri confronti (v. 10,19), ha risposto perfettamente allo stato della sua creatura. L’uomo era morto: Dio ha mandato il suo unico Figlio affinché noi vivessimo per mezzo di lui (v. 9); l’uomo era colpevole: Dio ha mandato il suo Figlio per essere la propiziazione per i nostri peccati (v. 10; 2:2); l’uomo era perduto: il Padre ha mandato il suo Figlio per essere il Salvatore del mondo (v. 14; Giovanni 3:17).

1 Giovanni 4:11-21
11Diletti, se Dio ci ha così amati, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri.12Nessuno vide giammai Iddio; se ci amiamo gli uni gli altri, Iddio dimora in noi, e l’amor di Lui diventa perfetto in noi.13Da questo conosciamo che dimoriamo in lui ed Egli in noi: ch’Egli ci ha dato del suo Spirito.14E noi abbiamo veduto e testimoniamo che il Padre ha mandato il Figliuolo per essere il Salvatore del mondo.15Chi confessa che Gesù è il Figliuol di Dio, Iddio dimora in lui, ed egli in Dio.16E noi abbiam conosciuto l’amore che Dio ha per noi, e vi abbiam creduto. Dio è amore; e chi dimora nell’amore dimora in Dio, e Dio dimora in lui.17In questo l’amore è reso perfetto in noi, affinché abbiamo confidanza nel giorno del giudizio: che quale Egli è, tali siamo anche noi in questo mondo.18Nell’amore non c’è paura; anzi, l’amor perfetto caccia via la paura; perché la paura implica apprensione di castigo; e chi ha paura non è perfetto nell’amore.19Noi amiamo perché Egli ci ha amati il primo.20Se uno dice: io amo Dio, e odia il suo fratello, è bugiardo; perché chi non ama il suo fratello che ha veduto, non può amar Dio che non ha veduto.21E questo è il comandamento che abbiam da lui: che chi ama Dio ami anche il suo fratello.

Due fatti d’una portata inesprimibile, Cristo che lascia la sua vita per noi (3:16) e Dio che manda il suo Figlio (4:10), hanno manifestato agli uomini l’amore divino. Ed ora, quest’amore viene fatto conoscere in un terzo modo: nel fatto che i riscattati del Signore si amano gli uni gli altri. In questo modo Dio è (o dovrebbe essere) reso visibile (v. 12) da quando Gesù non è più sulla terra (Giovanni 1:18). Non è possibile amare Dio e non amare i suoi figli. Quando qualcuno ci è caro, ci è caro anche tutto ciò che lo riguarda. Si può dire, per esempio, che un marito o una moglie che non amino i loro suoceri amino veramente il suo congiunto? Dio non si accontenta d’un amore verbale (3:18). Costantemente, in questa epistola, ritornano le espressioni «se diciamo...» (1:6,8,10), «chi dice...» (2:4,6,9), «se uno dice...» (v. 20). «Noi amiamo...», dichiara l’apostolo (v. 19). Allora, mostriamolo!

In questi versetti abbiamo trovato:

Tale è la perfetta attività verso noi di questo amore divino!

1 Giovanni 5:1-21
1Chiunque crede che Gesù è il Cristo, è nato da Dio; e chiunque ama Colui che ha generato, ama anche chi è stato da lui generato.2Da questo conosciamo che amiamo i figliuoli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti.3Perché questo è l’amor di Dio: che osserviamo i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi.4Poiché tutto quello che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede.5Chi è colui che vince il mondo, se non colui che crede che Gesù è il Figliuol di Dio?6Questi è colui che è venuto con acqua e con sangue, cioè, Gesù Cristo; non con l’acqua soltanto, ma con l’acqua e col sangue. Ed è lo Spirito che ne rende testimonianza, perché lo Spirito è la verità.7Poiché tre son quelli che rendon testimonianza:8lo Spirito, l’acqua ed il sangue, e i tre sono concordi.9Se accettiamo la testimonianza degli uomini, maggiore è la testimonianza di Dio; e la testimonianza di Dio è quella ch’Egli ha resa circa il suo Figliuolo.10Chi crede nel Figliuol di Dio ha quella testimonianza in sé; chi non crede a Dio l’ha fatto bugiardo, perché non ha creduto alla testimonianza che Dio ha reso circa il proprio Figliuolo.11E la testimonianza è questa: Iddio ci ha data la vita eterna, e questa vita è nel suo Figliuolo.12Chi ha il Figliuolo ha la vita; chi non ha il Figliuolo di Dio, non ha la vita.13Io v’ho scritto queste cose affinché sappiate che avete la vita eterna, voi che credete nel nome del Figliuol di Dio.14E questa è la confidanza che abbiamo in lui: che se domandiamo qualcosa secondo la sua volontà, Egli ci esaudisce;15e se sappiamo ch’Egli ci esaudisce in quel che gli chiediamo, noi sappiamo di aver le cose che gli abbiamo domandate.16Se uno vede il suo fratello commettere un peccato che non meni a morte, pregherà, e Dio gli darà la vita: a quelli, cioè, che commettono peccato che non meni a morte. V’è un peccato che mena a morte; non è per quello che dico di pregare.17Ogni iniquità è peccato; e v’è un peccato che non mena a morte.18Noi sappiamo che chiunque è nato da Dio non pecca; ma colui che nacque da Dio lo preserva, e il maligno non lo tocca.19Noi sappiamo che siam da Dio, e che tutto il mondo giace nel maligno;20ma sappiamo che il Figliuol di Dio è venuto e ci ha dato intendimento per conoscere Colui che è il vero; e noi siamo in Colui che è il vero Dio, nel suo Figliuolo Gesù Cristo. Quello è il vero Dio e la vita eterna.21Figliuoletti, guardatevi dagl’idoli.

L’epistola di Giovanni, come il suo evangelo, attesta che noi possediamo la vita eterna semplicemente mediante la fede in Gesù Cristo, il Figlio di Dio (confr. il v. 13 con Giovanni 20:31). Non credere dopo tante testimonianze significa fare Dio bugiardo (v. 10). Ma ora il credente in Cristo si basa su delle certezze: «Noi sappiamo...», continua a ripetere l’apostolo (v. 2,13,15,18,19,20). E la nostra fede non solo s’impossessa della salvezza, ma trionfa sul mondo per il fatto che, riguardando al di là, essa si attacca a ciò che è imperituro (v. 4). Che gioia sapere anche che Dio ci ascolta e ci accorda le cose che domandiamo secondo la sua volontà (v. 14)! Il cristiano stesso non vorrebbe che gli venisse accordato qualcosa che non fosse secondo la volontà di Dio. Ma come conoscere questa volontà? Con l’intendimento che il Figlio di Dio ci ha dato (v. 20; Luca 24:45). «E noi siamo in Colui che è il vero», in contrasto con tutto il mondo che «giace nel maligno». Quest’ultimo non dispone, nel suo arsenale, di nessun oggetto che possa sedurre l’uomo nuovo che è in noi. In compenso, ci offre molti idoli fatti per tentare i nostri poveri cuori naturali. Figli di Dio, conserviamo i nostri affetti senza riserve per il Signore (v. 21; 1 Corinzi 10:14)!

2 Giovanni 1-14
1L’anziano alla signora eletta e ai suoi figliuoli che io amo in verità (e non io soltanto ma anche tutti quelli che hanno conosciuto la verità),2a cagione della verità che dimora in noi e sarà con noi in eterno:3grazia, misericordia, pace saran con noi da Dio Padre e da Gesù Cristo il Figliuolo del Padre, in verità e in carità.4Mi sono grandemente rallegrato d’aver trovato dei tuoi figliuoli che camminano nella verità, come ne abbiamo ricevuto comandamento dal Padre.5Ed ora ti prego, signora, non come se ti scrivessi un comandamento nuovo, ma quello che abbiamo avuto dal principio: Amiamoci gli uni gli altri!6E questo è l’amore: che camminiamo secondo i suoi comandamenti. Questo è il comandamento che avete udito fin dal principio onde camminiate in esso.7Poiché molti seduttori sono usciti per il mondo i quali non confessano Gesù Cristo esser venuto in carne. Quello è il seduttore e l’anticristo.8Badate a voi stessi affinché non perdiate il frutto delle opere compiute, ma riceviate piena ricompensa.9Chi passa oltre e non dimora nella dottrina di Cristo, non ha Iddio. Chi dimora nella dottrina ha il Padre e il Figliuolo.10Se qualcuno viene a voi e non reca questa dottrina, non lo ricevete in casa, e non lo salutate;11perché chi lo saluta partecipa alle malvage opere di lui.12Pur avendo molte cose da scrivervi, non ho voluto farlo per mezzo di carta e d’inchiostro; ma spero di venire da voi e di parlarvi a voce, affinché la vostra allegrezza sia compiuta.13I figliuoli della tua sorella eletta ti salutano.

Dopo aver esposto nella sua prima epistola i caratteri della verità, l’apostolo ci mostra, in due brevi epistole, questa verità «in cammino». E non sceglie qui, come esempio, un padre nella fede (1 Giovanni 2:13), ma una «signora» cristiana coi suoi figli, dei quali alcuni, per sua grande gioia, camminavano nella verità. Giovani cristiani, sappiate che nulla rallegra maggiormente coloro che vi amano del vedervi non solo conoscere, ma anche camminare negli insegnamenti della Parola (v. 4; 3 Giovanni v. 4). La condotta dei figli costituisce la prova più evidente che una casa cristiana è governata dalla verità. In un’epoca in cui tutto è corrotto, il focolare domestico è l’unica cellula in cui il figlio può crescere al riparo da ogni contaminazione.

Ma capita che la verità debba essere difesa contro i nemici esterni (v. 10; Atti 20:30); il vero amore ci impone di non ricevere tali persone. Sopporteremo un visitatore che venisse a riferirci delle menzoghe su nostra madre o su qualcuno che ci è caro? Una cristiana, un figlio convertito sono competenti, non per discutere con questa gente, ma... per chiudere loro la porta. La verità costituisce il nostro tesoro più grande: non teniamola in poco conto (Proverbi 23:23) e difendiamola contro ogni aggressione!

3 Giovanni 1-14
1L’anziano al diletto Gaio, che io amo nella verità.2Diletto, io faccio voti che tu prosperi in ogni cosa e stii sano, come prospera l’anima tua.3Perché mi sono grandemente rallegrato quando son venuti dei fratelli che hanno reso testimonianza della tua verità, del modo nel quale tu cammini in verità.4Io non ho maggiore allegrezza di questa, d’udire che i miei figliuoli camminano nella verità.5Diletto, tu operi fedelmente in quel che fai a pro dei fratelli che sono, per di più, forestieri.6Essi hanno reso testimonianza del tuo amore, dinanzi alla chiesa; e farai bene a provvedere al loro viaggio in modo degno di Dio;7perché sono partiti per amor del nome di Cristo, senza prendere alcun che dai pagani.8Noi dunque dobbiamo accogliere tali uomini, per essere cooperatori con la verità.9Ho scritto qualcosa alla chiesa; ma Diotrefe che cerca d’avere il primato fra loro, non ci riceve.10Perciò, se vengo, io ricorderò le opere che fa, cianciando contro di noi con male parole; e non contento di questo, non solo non riceve egli stesso i fratelli, ma a quelli che vorrebbero riceverli impedisce di farlo, e li caccia fuori dalla chiesa.11Diletto, non imitare il male, ma il bene. Chi fa il bene è da Dio; chi fa il male non ha veduto Iddio.12A Demetrio è resa testimonianza da tutti e dalla verità stessa; e anche noi ne testimoniamo; e tu sai che la nostra testimonianza è vera.13Avevo molte cose da scriverti, ma non voglio scrivertele con inchiostro e penna.14Ma spero vederti tosto, e ci parleremo a voce. (G1-15) La pace sia teco. Gli amici ti salutano. Saluta gli amici ad uno ad uno.

La seconda epistola proibiva di ricevere coloro che non portavano «la dottrina di Cristo». La terza epistola esorta i credenti ad accogliere ed aiutare coloro che l’insegnano (confr. Giovanni 13:20). Adoperarsi per il bene dei servitori del Signore significa prendere parte all’Evangelo (v. 8).

Molte persone ci vengono presentate in questa breve epistola. Gaio, il destinatario, era un «diletto» la cui anima prosperava, che camminava nella verità, operava fedelmente e il cui amore era pubblicamente riconosciuto. Demetrio, citato più avanti, rendeva anche lui una buona testimonianza (1 Timoteo 3:7). Invece, nella stessa assemblea, Diotrefe amava essere il primo (1 Pietro 5:3), cianciava contro l’apostolo, non riceveva i fratelli e ne cacciava altri dall’assemblea. Giovanni menziona anche dei fratelli evangelisti che erano «partiti per amor del nome di Cristo» (v. 7; vedere Atti 5:41). Il Nome per eccellenza è quello di Gesù, ed a loro bastava come messaggio e ordine di missione (Atti 8:35).

«Non imitare il male, ma il bene», raccomanda l’apostolo (v. 11; 1 Tessalonicesi 5:15). Troviamo in questa epistola e attorno a noi numerosi esempi di bene come di male. Quali imitiamo? Seguiamo prima di tutto il Signore Gesù, nel quale non è mai stato trovato altro che il bene (Marco 7:37).

Giuda 1-13
1Giuda, servitore di Gesù Cristo e fratello di Giacomo, ai chiamati che sono amati in Dio Padre e custoditi da Gesù Cristo,2misericordia e pace e carità vi sian moltiplicate.3Diletti, ponendo io ogni studio nello scrivervi della nostra comune salvazione, mi sono trovato costretto a scrivervi per esortarvi a combattere strenuamente per la fede, che è stata una volta per sempre tramandata ai santi.4Poiché si sono intrusi fra noi certi uomini, (per i quali già ab antico è scritta questa condanna), empi che volgon in dissolutezza la grazia del nostro Dio e negano il nostro unico Padrone e Signore Gesù Cristo.5Or voglio ricordare a voi che avete da tempo conosciuto tutto questo, che il Signore, dopo aver tratto in salvo il popolo dal paese di Egitto, fece in seguito perire quelli che non credettero,6e che Egli ha serbato in catene eterne, nelle tenebre, per il giudicio del gran giorno, gli angeli che non serbarono la loro dignità primiera, ma lasciarono la loro propria dimora.7Nello stesso modo Sodoma e Gomorra e le città circonvicine, essendosi abbandonate alla fornicazione nella stessa maniera di costoro ed essendo andate dietro a vizi contro natura, sono poste come un esempio, portando la pena d’un fuoco eterno.8E ciò nonostante, anche costoro, nello stesso modo, trasognati, mentre contaminano la carne, disprezzano l’autorità e dicon male della dignità.9Invece, l’arcangelo Michele quando, contendendo col diavolo, disputava circa il corpo di Mosè, non ardì lanciare contro a lui un giudizio ingiurioso, ma disse: Ti sgridi il Signore!10Ma costoro dicon male di tutte le cose che non sanno; e in quelle che sanno per natura, come le bestie senza ragione, si corrompono.11Guai a loro! Perché si sono incamminati per la via di Caino, e per amor di lucro si son gettati nei traviamenti di Balaam, e son periti per la ribellione di Core.12Costoro son delle macchie nelle vostre agapi quando banchettano con voi senza ritegno, pascendo se stessi; nuvole senz’acqua, portate qua e là dai venti; alberi d’autunno senza frutti, due volte morti, sradicati;13furiose onde del mare, schiumanti la lor bruttura; stelle erranti, a cui è riserbata la caligine delle tenebre in eterno.

Una tromba può suonare per il piacere di quelli che l’ascoltano, ma capita che debba suonare per incitare a dei combattimenti. A Giuda sarebbe piaciuto intrat­tenere i suoi fratelli su argomenti più edificanti. Ma pur­troppo, davanti ai progressi del male che s’insinuava già tra i fedeli, il suo servizio, vero grido d’allarme, si limita ad esortarli a combattere per la verità, a qualsia­si costo. Quanti figli di Dio vi sono ai quali è necessa­rio ricordare ancora e sempre l’ABC della verità cristia­na, mentre lo Spirito vorrebbe occuparli con benedizioni più elevate (Ebrei 5:12). «Voi che avete da tempo co­nosciuto tutto...». Abbiamo fatto qualche progresso o, al contrario, siamo indietreggiati dal momento della no­stra conversione?

Come la seconda epistola di Pietro, quella di Giu­da si serve di solenni esempi dell’Antico Testamento per dipingerci l’apostasia morale degli ultimi giorni. Due tratti la caratterizzano: l’abbandono della grazia, volta in dissolutezza, e il disprezzo dell’autorità in tutte le sue forme (2 Pietro 2:10,11). Oggi, quest’ultima tendenza è ormai diffusa nelle famiglie, nelle scuole, nella vita sociale e professionale. Ma come potrà un figlio che non è sottomesso ai suoi genitori accettare più tardi l’autorità del Signore?

Giuda 14-25
14Per loro pure profetizzò Enoc, il settimo da Adamo, dicendo: Ecco, il Signore è venuto con le sue sante miriadi per fare giudicio contro tutti,15e per convincere tutti gli empi di tutte le opere d’empietà che hanno empiamente commesse, e di tutti gli insulti che gli empi peccatori hanno proferiti contro di lui.16Costoro son mormoratori, querimoniosi; camminano secondo le loro concupiscenze; la loro bocca proferisce cose sopra modo gonfie, e circondano d’ammirazione le persone per motivi interessati.17Ma voi, diletti, ricordatevi delle parole dette innanzi dagli apostoli del Signor nostro Gesù Cristo;18com’essi vi dicevano: Nell’ultimo tempo vi saranno degli schernitori che cammineranno secondo le loro empie concupiscenze.19Costoro son quelli che provocano le divisioni, gente sensuale, che non ha lo Spirito.20Ma voi, diletti, edificando voi stessi sulla vostra santissima fede, pregando mediante lo Spirito Santo,21conservatevi nell’amor di Dio, aspettando la misericordia del Signor nostro Gesù Cristo per aver la vita eterna.22E abbiate pietà degli uni che sono nel dubbio;23salvateli, strappandoli dal fuoco; e degli altri abbiate pietà mista a timore, odiando perfino la veste macchiata dalla carne.24Or a Colui che è potente da preservarvi da ogni caduta e da farvi comparire davanti alla sua gloria irreprensibili, con giubilo,25all’Iddio unico, Salvator nostro per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore, siano gloria, maestà, forza e potestà, da ogni eternità, ora e per tutti i secoli. Amen.

Bisogna arrivare al penultimo libro della Bibbia per apprendere ciò che Dio aveva rivelato in occasione del diluvio e di cui la Genesi non parla. La profezia di Enoc contempla il Signore che torna coi suoi santi per il giudizio degli empi! Tutti i peccatori renderanno conto allora di tutte le loro opere e di tutte le loro parole di provocazione, senza dimenticare i loro mormorii; poiché queste persone sono «mormoratori, querimoniosi...» (1 Corinzi 10:10). Questo prova che l’empietà e la soddisfazione delle concupiscenze non rendono felici! Stiamo attenti a non essere anche noi degli ingrati, scontenti della parte che il Signore ci ha dato. «Ma voi, diletti...». In mezzo ai peggiori sviluppi del male, esiste sempre una linea di condotta per il fedele: edificazione reciproca, preghiera, attesa del Signore, cure fraterne. Lo Spirito Santo, Dio Padre, e il nostro Signore Gesù Cristo sono nominati insieme come per assicurarci che, dal lato divino, nulla può mancarci (v. 20,21). Se inciampiamo (v. 24), dobbiamo prendercela solo con noi. Se anche siamo «custoditi» da Gesù Cristo (v. 1; Giovanni 6:39), dobbiamo noi stessi conservarci nell’amor di Dio (v. 21). Gustiamo fin da ora questo «giubilo» e rendiamo al nostro Dio Salvatore l’omaggio e l’adorazione.

Apocalisse 1:1-11
1La rivelazione di Gesù Cristo, che Dio gli ha data per mostrare ai suoi servitori le cose che debbono avvenire in breve; ed egli l’ha fatta conoscere mandandola per mezzo del suo angelo al suo servitore Giovanni,2il quale ha attestato la parola di Dio e la testimonianza di Gesù Cristo, tutto ciò ch’egli ha veduto.3Beato chi legge e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia e serbano le cose che sono scritte in essa, poiché il tempo è vicino!4Giovanni alle sette chiese che sono nell’Asia: Grazia a voi e pace da Colui che è, che era e che viene, e dai sette Spiriti che son davanti al suo trono,5e da Gesù Cristo, il fedel testimone, il primogenito dei morti e il principe dei re della terra. A lui che ci ama, e ci ha liberati dai nostri peccati col suo sangue,6e ci ha fatti essere un regno e sacerdoti all’Iddio e Padre suo, a lui siano la gloria e l’imperio nei secoli dei secoli. Amen.7Ecco, egli viene colle nuvole; ed ogni occhio lo vedrà; lo vedranno anche quelli che lo trafissero, e tutte le tribù della terra faranno cordoglio per lui. Sì, Amen.8Io son l’Alfa e l’Omega, dice il Signore Iddio che è, che era e che viene, l’Onnipotente.9Io, Giovanni, vostro fratello e partecipe con voi della tribolazione, del regno e della costanza in Gesù, ero nell’isola chiamata Patmo a motivo della parola di Dio e della testimonianza di Gesù.10Fui rapito in Ispirito nel giorno di Domenica, e udii dietro a me una gran voce, come d’una tromba, che diceva:11Quel che tu vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette chiese: a Efeso, a Smirne, a Pergamo, a Tiatiri, a Sardi, a Filadelfia e a Laodicea.

L’Apocalisse è un libro difficile e, tuttavia, quanti motivi ci sono per non trascurarne la lettura!

  1. È la «rivelazione di Gesù Cristo», il nostro caro Salvatore.
  2. Questa rivelazione è fatta da Lui ai suoi servitori, tra i quali Giovanni l’evangelista, esiliato nell’isola di Patmo, è felice di annoverarsi.
  3. Ci parla non d’un avvenire vago e lontano, ma di cose che devono avvenire «in breve».
  4. Non dimentichiamo, infine, che la lettura seria d’una porzione della Scrittura basta a portare una benedizione alla nostra anima (v. 3), perché questa è la Parola di Dio. Non ci è chiesto di comprenderla interamente, ma di osservarla (Luca 11:28).

Dal momento che si tratta delle glorie di Gesù, l’adorazione scaturisce spontaneamente: «A lui che ci ama, e ci ha liberati...» (v. 5). Osserviamo il tempo dei verbi: Egli ci ama: il suo amore è sempre presente e immutabile. Ma ci ha liberati: è un’opera compiuta, terminata, perfetta. E notiamo anche l’ordine di questi verbi: è perché ci ama che Cristo ci ha liberati dai nostri peccati. E bisognava che lo fossimo per essere fatti, fin da oggi, «un regno e sacerdoti al Dio e Padre suo» (5:10; 20:6). Ciò che il Signore ha fatto di noi è altrettanto grande come quello che ha fatto per noi.

Apocalisse 1:12-20
12E io mi voltai per veder la voce che mi parlava; e come mi fui voltato, vidi sette candelabri d’oro;13e in mezzo ai candelabri Uno somigliante a un figliuol d’uomo, vestito d’una veste lunga fino ai piedi, e cinto d’una cintura d’oro all’altezza del petto.14E il suo capo e i suoi capelli erano bianchi come candida lana, come neve; e i suoi occhi erano come una fiamma di fuoco;15e i suoi piedi eran simili a terso rame, arroventato in una fornace; e la sua voce era come la voce di molte acque.16Ed egli teneva nella sua man destra sette stelle; e dalla sua bocca usciva una spada a due tagli, acuta, e il suo volto era come il sole quando splende nella sua forza.17E quando l’ebbi veduto, caddi ai suoi piedi come morto; ed egli mise la sua man destra su di me, dicendo: Non temere;18io sono il primo e l’ultimo, e il Vivente; e fui morto, ma ecco son vivente per i secoli dei secoli, e tengo le chiavi della morte e dell’Ades.19Scrivi dunque le cose che hai vedute, quelle che sono e quelle che devono avvenire in appresso,20il mistero delle sette stelle che hai vedute nella mia destra, e dei sette candelabri d’oro. Le sette stelle sono gli angeli delle sette chiese, e i sette candelabri sono le sette chiese.

Il Figlio dell’uomo che appare qui con gli attributi della giustizia santa ed inflessibile, non è più l’umile Gesù degli evangeli, il nostro Salvatore tenero e bonario! Un tempo, Giovanni si chinava sul suo petto con fiducia (Giovanni 13:25). Qui cade ai suoi piedi come morto. Che contrasto! Non bisogna dimenticare questo lato della gloria di Cristo: il Padre ha dato tutto il giudizio al Figlio (Giovanni 5:22), che dovrà esercitarlo contro quelli che non avranno creduto (cap. 19 e 20). Ma, fin da ora, mentre la Chiesa è sulla terra, il Signore prende conoscenza dello stato di ogni assemblea (i sette candelabri d’oro che devono brillare durante la sua assenza). Sì, il Signore può perdonare tutto. Egli è morto e risuscitato per darci il perdono e la vita (v. 18), ma non può lasciar passare le cose che non vanno. I suoi occhi sono come fiamme di fuoco (2:18; 19:12); nulla gli sfugge.

Il v. 19 dà il piano generale del libro.

  1. Le cose che hai vedute: questa solenne apparizione del Signore in gloria (1:12).
  2. Le cose che sono: l’attuale storia della Chiesa responsabile (cap. 2 e 3).
  3. Le cose che devono avvenire in breve (cioè fra poco): gli avvenimenti profetici che si compiranno presto (cap. 4 a 22).
Apocalisse 2:1-11
1All’angelo della chiesa d’Efeso scrivi: Queste cose dice colui che tiene le sette stelle nella sua destra, e che cammina in mezzo ai sette candelabri d’oro:2Io conosco le tue opere e la tua fatica e la tua costanza e che non puoi sopportare i malvagi e hai messo alla prova quelli che si chiamano apostoli e non lo sono, e li hai trovati mendaci;3e hai costanza e hai sopportato molte cose per amor del mio nome, e non ti sei stancato.4Ma ho questo contro di te: che hai lasciato il tuo primo amore.5Ricordati dunque donde sei caduto, e ravvediti, e fa’ le opere di prima; se no, verrò a te, e rimoverò il tuo candelabro dal suo posto, se tu non ti ravvedi.6Ma tu hai questo: che odii le opere dei Nicolaiti, le quali odio anch’io.7Chi ha orecchio ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese. A chi vince io darò a mangiare dell’albero della vita, che sta nel paradiso di Dio.8E all’angelo della chiesa di Smirne scrivi: Queste cose dice il primo e l’ultimo, che fu morto e tornò in vita:9Io conosco la tua tribolazione e la tua povertà (ma pur sei ricco) e le calunnie lanciate da quelli che dicono d’esser Giudei e non lo sono, ma sono una sinagoga di Satana.10Non temere quel che avrai da soffrire; ecco, il diavolo sta per cacciare alcuni di voi in prigione, perché siate provati: e avrete una tribolazione di dieci giorni. Sii fedele fino alla morte, e io ti darò la corona della vita.11Chi ha orecchio ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese. Chi vince non sarà punto offeso dalla morte seconda.

Queste lettere alle sette chiese d’Asia descrivono, in altrettanti quadri successivi, tutta la storia della cristianità responsabile, dai suoi inizi sino alla fine. Il Signore si presenta ad ognuna di queste chiese, fa un preciso inventario di ciò che trova... e non trova, esorta, e promette la Sua ricompensa al vincitore.

Ad Efeso, apparentemente tutto andava per il meglio (v. 2,3); ma è al cuore che il Signore guarda (Geremia 2:2); e purtroppo non vi vede più la risposta al suo amore; Egli ha cessato d’occupare il primo posto! Ora, se un fiume subisce un’interruzione dalla sua sorgente, chi lo vede vicino alla foce non lo noterà subito. Finché l’acqua scorrerà, le rive resteranno verdeggianti; per un certo tempo ancora si vedrà la stessa animazione... Cari amici, chiediamoci: che cosa ne è, non del nostro zelo, ma del nostro amore per Cristo? Per bloccare questo declino, il Signore, fedele, userà uno strano rimedio: la prova. Lascia le briglie alla potenza di Satana.

Dopo Efeso (l’amabile) viene Smirne, che significa «l’amarezza». Fu il tempo dei martiri sotto i crudeli imperatori romani (nel II e III secolo). Allora, nelle arene, davanti alle bestie feroci, i cristiani di Smirne ebbero l’occasione di mostrare il loro amore per il Salvatore con una fedeltà che andò fino alla morte.

Apocalisse 2:12-29
12E all’angelo della chiesa di Pergamo scrivi: Queste cose dice colui che ha la spada acuta a due tagli:13Io conosco dove tu abiti, cioè là dov’è il trono di Satana; eppur tu ritieni fermamente il mio nome, e non rinnegasti la mia fede, neppure nei giorni in cui Antipa, il mio fedel testimone, fu ucciso tra voi, dove abita Satana.14Ma ho alcune poche cose contro di te: cioè, che tu hai quivi di quelli che professano la dottrina di Balaam, il quale insegnava a Balac a porre un intoppo davanti ai figliuoli d’Israele, inducendoli a mangiare delle cose sacrificate agli idoli e a fornicare.15Così hai anche tu di quelli che in simil guisa professano la dottrina dei Nicolaiti.16Ravvediti dunque; se no, verrò tosto a te, e combatterò contro a loro con la spada della mia bocca.17Chi ha orecchio ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese. A chi vince io darò della manna nascosta, e gli darò una pietruzza bianca, e sulla pietruzza scritto un nome nuovo che nessuno conosce, se non colui che lo riceve.18E all’angelo della chiesa di Tiatiri scrivi: Queste cose dice il Figliuol di Dio, che ha gli occhi come fiamma di fuoco, e i cui piedi son come terso rame:19Io conosco le tue opere e il tuo amore e la tua fede e il tuo ministerio e la tua costanza, e che le tue opere ultime sono più abbondanti delle prime.20Ma ho questo contro a te: che tu tolleri quella donna Jezabel, che si dice profetessa e insegna e seduce i miei servitori perché commettano fornicazione e mangino cose sacrificate agl’idoli.21E io le ho dato tempo per ravvedersi, ed ella non vuol ravvedersi della sua fornicazione.22Ecco, io getto lei sopra un letto di dolore, e quelli che commettono adulterio con lei in una gran tribolazione, se non si ravvedono delle opere d’essa.23E metterò a morte i suoi figliuoli; e tutte le chiese conosceranno che io son colui che investigo le reni ed i cuori; e darò a ciascun di voi secondo le opere vostre.24Ma agli altri di voi in Tiatiri che non professate questa dottrina e non avete conosciuto le profondità di Satana (come le chiaman loro), io dico: Io non v’impongo altro peso.25Soltanto, quel che avete tenetelo fermamente finché io venga.26E a chi vince e persevera nelle mie opere sino alla fine io darò potestà sulle nazioni,27ed egli le reggerà con una verga di ferro frantumandole a mo’ di vasi d’argilla; come anch’io ho ricevuto potestà dal Padre mio.28E gli darò la stella mattutina.29Chi ha orecchio ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese.

Durante il periodo di Smirne, dieci grandi persecuzioni consecutive non hanno avuto ragione della fede cristiana. Al contrario, come è stato scritto, «il sangue dei martiri è diventato il seme della Chiesa». Allora Satana usò un’altra tattica, quella di Pergamo (v. 13). Ciò che la violenza non ha potuto fare, lo compirà il favore delle autorità. Sotto il regno di Costantino, nell’anno 313, l’adozione del cristianesimo come religione di stato, evento da molti considerato come un grande successo della verità, favorì il rilassamento, la mondanità, l’introduzione di dottrine straniere (v. 14,15).

Ma a Tiatiri, chiesa che dura sino alla fine dei tempi, il male fa un altro passo. Sono le tenebre del Medioevo, paragonate qui al sinistro regno di Achab, che la moglie Jezabel spingeva a fare il male (1 Re 21:25). La Chiesa si è stancata d’essere straniera quaggiù, ha voluto regnare, e noi conosciamo il ruolo politico che essa ha sempre desiderato avere. Ebbene, la potestà che questa Chiesa di Tiatiri ha ricercato con tanta arroganza è promessa a coloro che sono stati da lei oppressi, torturati, arsi sul rogo... ma che sono i veri vincitori. Essi regneranno con Colui che viene come la Stella mattutina.

Apocalisse 3:1-13
1E all’angelo della chiesa di Sardi scrivi: Queste cose dice colui che ha i sette Spiriti di Dio e le sette stelle: Io conosco le tue opere: tu hai nome di vivere e sei morto.2Sii vigilante e rafferma il resto che sta per morire; poiché non ho trovato le opere tue compiute nel cospetto del mio Dio.3Ricordati dunque di quanto hai ricevuto e udito; e serbalo, e ravvediti. Che se tu non vegli, io verrò come un ladro, e tu non saprai a quale ora verrò su di te.4Ma tu hai alcuni pochi in Sardi che non hanno contaminato le loro vesti; essi cammineranno meco in vesti bianche, perché ne son degni.5Chi vince sarà così vestito di vesti bianche, ed io non cancellerò il suo nome dal libro della vita, e confesserò il suo nome nel cospetto del Padre mio e nel cospetto dei suoi angeli.6Chi ha orecchio ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese.7E all’angelo della chiesa di Filadelfia scrivi: Queste cose dice il santo, il verace, colui che ha la chiave di Davide, colui che apre e nessuno chiude, colui che chiude e nessuno apre:8Io conosco le tue opere. Ecco, io ti ho posta dinanzi una porta aperta, che nessuno può chiudere, perché, pur avendo poca forza, hai serbata la mia parola, e non hai rinnegato il mio nome.9Ecco, io ti do di quelli della sinagoga di Satana, i quali dicono d’esser Giudei e non lo sono, ma mentiscono; ecco, io li farò venire a prostrarsi dinanzi ai tuoi piedi, e conosceranno ch’io t’ho amato.10Perché tu hai serbata la parola della mia costanza, anch’io ti guarderò dall’ora del cimento che ha da venire su tutto il mondo, per mettere alla prova quelli che abitano sulla terra.11Io vengo tosto; tieni fermamente quello che hai, affinché nessuno ti tolga la tua corona.12Chi vince io lo farò una colonna nel tempio del mio Dio, ed egli non ne uscirà mai più; e scriverò su lui il nome del mio Dio e il nome della città del mio Dio, della nuova Gerusalemme che scende dal cielo d’appresso all’Iddio mio, ed il mio nuovo nome.13Chi ha orecchio ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese.

Sono trascorsi dei secoli. Da Tiatiri, Dio suscita la Riforma, un potente movimento animato dal suo Spirito. Poi il declino compie nuovamente i suoi guasti. La morte spirituale invade la Chiesa di Sardi. Ricordati,... ravvediti, le viene ingiunto (v. 3; confr. 2:5,16; 3:19). Chi è qui il vincitore? Colui che non ha contaminato le sue vesti. Conosciamo questo tipo di vittoria per restare puri? Il vincitore di Sardi sarà vestito di vesti bianche e, contrariamente al preteso «nome di vivere» della sua chiesa, il suo non sarà mai cancellato dal libro della vita.

Filadelfia (= amore fraterno) è la figlia del «Risveglio» del secolo scorso. Ciò che la caratterizza è la «poca forza», ma il Signore tiene aperta per lei la porta dell’evangelo e la fedeltà alla Sua Parola! Egli sarà fedele alla Sua promessa: «Io vengo tosto». A chi dimostra dell’attaccamento al Suo Nome, Egli risponderà dando il Suo nuovo nome. All’obbrobrio del mondo, Egli risponderà con la sua pubblica approvazione: «Conosceranno ch’io t’ho amato».

Noi siamo gli eredi responsabili della testimonianza di Filadelfia. Che il Signore ci dia di manifestarne i caratteri, di non perdere la nostra corona! Poiché Egli proverà più gioia a darci questa ricompensa che il vincitore a riceverla.

Apocalisse 3:14-22
14E all’angelo della chiesa di Laodicea scrivi: Queste cose dice l’Amen, il testimone fedele e verace, il principio della creazione di Dio:15Io conosco le tue opere: tu non sei né freddo né fervente. Oh fossi tu pur freddo o fervente!16Così, perché sei tiepido, e non sei né freddo né fervente, io ti vomiterò dalla mia bocca.17Poiché tu dici: Io son ricco, e mi sono arricchito, e non ho bisogno di nulla e non sai che tu sei infelice fra tutti, e miserabile e povero e cieco e nudo,18io ti consiglio di comprare da me dell’oro affinato col fuoco, affinché tu arricchisca; e delle vesti bianche, affinché tu ti vesta e non apparisca la vergogna della tua nudità; e del collirio per ungertene gli occhi, affinché tu vegga.19Tutti quelli che amo, io li riprendo e li castigo; abbi dunque zelo e ravvediti.20Ecco, io sto alla porta e picchio: se uno ode la mia voce ed apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli meco.21A chi vince io darò di seder meco sul mio trono, come anch’io ho vinto e mi son posto a sedere col Padre mio sul suo trono22Chi ha orecchio ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese.

Lo stato morale e spirituale di Laodicea corrisponde alla cristianità degli ultimi tempi. I suoi tratti li riconosciamo già oggi: soddisfazione di se stessa, indifferente tiepidezza, pretese religiose di possedere tutto e di conoscere tutto (Deuteronomio 8:17; Osea 12:9). «Non ho bisogno di nulla», sembrano dire anche i cristiani che trascurano la preghiera. A Laodicea mancano tre cose capitali: l’oro (la vera giustizia secondo Dio); le vesti bianche (la testimonianza pratica che ne risulta): un collirio (il discernimento che dà lo Spirito Santo). Ma non è troppo tardi perché chi ha orecchio ascolti!

Il Signore dà poi un consiglio (che ognuno si affretti ad acquistare da Lui tutto ciò che gli manca — confr. Matteo 25:3); un incoraggiamento (Cristo riprende e castiga quelli che ama); un’esortazione ad essere zelanti, a pentirsi; una promessa senza prezzo, quella del v. 20. Quelli che avranno ricevuto Gesù nel cuore, saranno a loro volta ricevuti nel cielo, sul suo trono (v. 21).

Cari amici, è la fine della storia della Chiesa quaggiù; ma, per quanto grande possa essere il declino, la presenza del Signore oggi può ancora essere realizzata. Essa fa ardere il cuore del riscattato d’un’inesprimibile gioia, simile a quella che provarono i due discepoli, una sera, quando Gesù entrò per restare con loro (Luca 24:29).

Apocalisse 4:1-11
1Dopo queste cose io vidi, ed ecco una porta aperta nel cielo, e la prima voce che avevo udita parlante meco a guisa di tromba, mi disse: Sali qua, e io ti mostrerò le cose che debbono avvenire da ora innanzi.2E subito fui rapito in ispirito; ed ecco un trono era posto nel cielo, e sul trono v’era uno a sedere.3E Colui che sedeva era nell’aspetto simile a una pietra di diaspro e di sardonico; e attorno al trono c’era un arcobaleno che, a vederlo, somigliava a uno smeraldo.4E attorno al trono c’erano ventiquattro troni; e sui troni sedevano ventiquattro anziani, vestiti di bianche vesti, e aveano sui loro capi delle corone d’oro.5E dal trono procedevano lampi e voci e tuoni; e davanti al trono c’erano sette lampade ardenti, che sono i sette Spiriti di Dio;6e davanti al trono c’era come un mare di vetro, simile al cristallo; e in mezzo al trono e attorno al trono, quattro creature viventi, piene d’occhi davanti e di dietro.7E la prima creatura vivente era simile a un leone, e la seconda simile a un vitello, e la terza avea la faccia come d’un uomo, e la quarta era simile a un’aquila volante.8E le quattro creature viventi avevano ognuna sei ali, ed eran piene d’occhi all’intorno e di dentro, e non restavan mai, giorno e notte, di dire: Santo, santo, santo è il Signore Iddio, l’Onnipotente, che era, che è, e che viene.9E ogni volta che le creature viventi rendon gloria e onore e grazie a Colui che siede sul trono, a Colui che vive nei secoli dei secoli,10i ventiquattro anziani si prostrano davanti a Colui che siede sul trono e adorano Colui che vive ne’ secoli dei secoli e gettano le loro corone davanti al trono, dicendo:11Degno sei, o Signore e Iddio nostro, di ricever la gloria e l’onore e la potenza: poiché tu creasti tutte le cose, e per la tua volontà esistettero e furon create.

Qui comincia la terza parte del libro, annunciata al cap. 1:19. Naturalmente tutti i dettagli della visione devono intendersi in un senso simbolico. È certo che non vedremo nel cielo nessun trono materiale; si tratta semplicemente dell’emblema del governo regale. Tuttavia, l’interpretazione di questi simboli non è assolutamente lasciata alla nostra immaginazione, ma ci è data dalla Bibbia stessa in altri passi.

Per contemplare queste «cose che devono avvenire in appresso» (dopo che la Chiesa sarà stata rapita), l’apostolo è invitato a salire nel cielo. È sempre da un punto di vista celeste che il cristiano deve considerare gli avvenimenti della terra, per vederli nella loro giusta prospettiva, con Cristo al centro.

Secondo la promessa fatta a Filadelfia, i riscattati del Signore saranno guardati dall’ora del cimento (o della prova). Nel momento in cui cominceranno i giudizi per il mondo (cap. 6), li vedremo già riuniti nella gloria. Essi sono rappresentati dai ventiquattro anziani che si prostrano e gettano le loro corone davanti al trono. Essi celebrano il Dio Creatore, ma al cap. 5 adoreranno il Dio Redentore.

Apocalisse 5:1-14
1E vidi nella destra di Colui che sedeva sul trono, un libro scritto di dentro e di fuori, sigillato con sette suggelli.2E vidi un angelo potente che bandiva con gran voce: Chi è degno d’aprire il libro e di romperne i suggelli?3E nessuno, né in cielo, né sulla terra, né sotto la terra, poteva aprire il libro, o guardarlo.4E io piangevo forte perché non s’era trovato nessuno che fosse degno d’aprire il libro, o di guardarlo.5E uno degli anziani mi disse: Non piangere; ecco, il Leone che è della tribù di Giuda, il Rampollo di Davide, ha vinto per aprire il libro e i suoi sette suggelli.6Poi vidi, in mezzo al trono e alle quattro creature viventi e in mezzo agli anziani, un Agnello in piedi, che pareva essere stato immolato, ed avea sette corna e sette occhi che sono i sette Spiriti di Dio, mandati per tutta la terra.7Ed esso venne e prese il libro dalla destra di Colui che sedeva sul trono.8E quando ebbe preso il libro, le quattro creature viventi e i ventiquattro anziani si prostrarono davanti all’Agnello, avendo ciascuno una cetra e delle coppe d’oro piene di profumi, che sono le preghiere dei santi.9E cantavano un nuovo cantico, dicendo: Tu sei degno di prendere il libro e d’aprirne i suggelli, perché sei stato immolato e hai comprato a Dio, col tuo sangue, gente d’ogni tribù e lingua e popolo e nazione,10e ne hai fatto per il nostro Dio un regno e de’ sacerdoti; e regneranno sulla terra.11E vidi, e udii una voce di molti angeli attorno al trono e alle creature viventi e agli anziani; e il numero loro era di miriadi di miriadi, e di migliaia di migliaia,12che dicevano con gran voce: Degno è l’Agnello che è stato immolato di ricever la potenza e le ricchezze e la sapienza e la forza e l’onore e la gloria e la benedizione.13E tutte le creature che sono nel cielo e sulla terra e sotto la terra e sul mare e tutte le cose che sono in essi, le udii che dicevano: A Colui che siede sul trono e all’Agnello siano la benedizione e l’onore e la gloria e l’imperio, nei secoli dei secoli.14E le quattro creature viventi dicevano: Amen! E gli anziani si prostrarono e adorarono.

Una domanda tiene in sospeso l’universo: «Chi è degno d’aprire il libro e di romperne i suggelli?» In altre parole, chi eserciterà il giudizio? Uno solo può farlo: colui che è senza peccato (confr. Giovanni 8:7) ed ha vinto Satana e il mondo con la Sua stessa perfezione. Cristo è questo «Leone della tribù di Giuda», già nominato in Genesi 49:9. Ma, subito dopo, Egli è visto sotto l’aspetto d’un agnello che pareva essere stato immolato. Per trionfare sul nemico, per riempire il cielo d’una moltitudine di creature felici e riconoscenti, la croce di Gesù è stata necessaria. E il Suo sacrificio è ricordato al cuore di tutti i santi nel modo più commovente. Nel cielo, dove tutto parla di potenza e di maestà, il ricordo permanente dell’abbassamento del nostro Salvatore creerà il contrasto più avvincente. La sua umiltà, la sua dolcezza, la sua dipendenza, la sua pazienza... tutte quelle perfezioni morali che Gesù ha manifestato quaggiù non cesseranno mai d’essere visibili, dandoci per l’eternità la misura del suo amore. Allora, al nuovo cantico intonato dai santi glorificati, risponderà l’eco universale di tutte le sfere della creazione: «Degno è l’Agnello... di ricevere la potenza e le ricchezze e la sapienza e la forza e l’onore e la gloria e la benedizione» (v. 12).

Apocalisse 6:1-17
1Poi vidi quando l’Agnello ebbe aperto uno dei sette suggelli; e udii una delle quattro creature viventi, che diceva con voce come di tuono: Vieni.2E vidi, ed ecco un cavallo bianco; e colui che lo cavalcava aveva un arco; e gli fu data una corona, ed egli uscì fuori da vincitore, e per vincere.3E quando ebbe aperto il secondo suggello, io udii la seconda creatura vivente che diceva: Vieni.4E uscì fuori un altro cavallo, rosso; e a colui che lo cavalcava fu dato di toglier la pace dalla terra affinché gli uomini si uccidessero gli uni gli altri, e gli fu data una grande spada.5E quando ebbe aperto il terzo suggello, io udii la terza creatura vivente che diceva: Vieni. Ed io vidi, ed ecco un cavallo nero; e colui che lo cavalcava aveva una bilancia in mano.6E udii come una voce in mezzo alle quattro creature viventi che diceva: Una chènice di frumento per un denaro e tre chènici d’orzo per un denaro; e non danneggiare né l’olio né il vino.7E quando ebbe aperto il quarto suggello, io udii la voce della quarta creatura vivente che diceva: Vieni.8E io vidi, ed ecco un cavallo giallastro; e colui che lo cavalcava avea nome la Morte; e gli teneva dietro l’Ades. E fu loro data potestà sopra la quarta parte della terra di uccidere con la spada, con la fame, con la mortalità e con le fiere della terra.9E quando ebbe aperto il quinto suggello, io vidi sotto l’altare le anime di quelli ch’erano stati uccisi per la parola di Dio e per la testimonianza che aveano resa;10e gridarono con gran voce, dicendo: Fino a quando, o nostro Signore che sei santo e verace, non fai tu giudicio e non vendichi il nostro sangue su quelli che abitano sopra la terra?11E a ciascun d’essi fu data una veste bianca e fu loro detto che si riposassero ancora un po’ di tempo, finché fosse completo il numero dei loro conservi e dei loro fratelli, che hanno ad essere uccisi come loro.12Poi vidi quand’ebbe aperto il sesto suggello: e si fece un gran terremoto; e il sole divenne nero come un cilicio di crine, e tutta la luna diventò come sangue;13e le stelle del cielo caddero sulla terra come quando un fico scosso da un gran vento lascia cadere i suoi fichi immaturi.14E il cielo si ritrasse come una pergamena che si arrotola; e ogni montagna e ogni isola fu rimossa dal suo luogo.15E i re della terra e i grandi e i capitani e i ricchi e i potenti e ogni servo e ogni libero si nascosero nelle spelonche e nelle rocce dei monti;16e dicevano ai monti e alle rocce: Cadeteci addosso e nascondeteci dal cospetto di Colui che siede sul trono e dall’ira dell’Agnello;17perché è venuto il gran giorno della sua ira, e chi può reggere in piè?

Se qualche volta ci stupiamo della severità dei giudizi di Dio, è perché non sappiamo salire (per fede) nel cielo. Udendo celebrare la perfetta santità di Dio (4:8), contemplando nell’Agnello immolato l’amore divino e il disprezzo di quest’amore da parte dell’uomo in rivolta, potremmo comprendere come il giudizio sia giusto, meritato, necessario. E verificheremmo pure che nulla è fatto a caso. Dio ha il controllo di tutto ciò che succede sulla terra. Non solo i suoi giudizi sono descritti in anticipo in questo libro simbolico (5:1), ma ognuno di essi avviene nel momento preciso ch’Egli ha decretato, quando il sigillo è spezzato dall’Agnello.

L’apertura dei primi quattro sigilli fa sorgere altrettanti cavalieri, che rappresentano rispettivamente la conquista territoriale, la guerra civile, la carestia, le calamità naturali che si succederanno sulla terra (confr. v. 8 e Ezechiele 14:21). Quando viene spezzato il quinto suggello, appare una compagnia di martiri che implora il Dio supremo di render loro giustizia. E il sesto suggello è come la risposta al loro grido, e porta infatti una terribile rivoluzione; tutte le autorità stabilite sono rovesciate. Come suonano strane queste parole messe insieme: «l’ira dell’Agnello» (v. 16; Salmo 2:12)!

Apocalisse 7:1-17
1Dopo questo, io vidi quattro angeli che stavano in piè ai quattro canti della terra, ritenendo i quattro venti della terra affinché non soffiasse vento alcuno sulla terra, né sopra il mare, né sopra alcun albero.2E vidi un altro angelo che saliva dal sol levante, il quale aveva il suggello dell’Iddio vivente; ed egli gridò con gran voce ai quattro angeli ai quali era dato di danneggiare la terra e il mare, dicendo:3Non danneggiate la terra, né il mare, né gli alberi, finché abbiam segnato in fronte col suggello i servitori dell’Iddio nostro.4E udii il numero dei segnati: centoquaranta quattromila segnati di tutte le tribù dei figliuoli d’Israele:5Della tribù di Giuda dodicimila segnati, della tribù di Ruben dodicimila, della tribù di Gad dodicimila,6della tribù di Aser dodicimila, della tribù di Neftali dodicimila, della tribù di Manasse dodicimila,7della tribù di Simeone dodicimila, della tribù di Levi dodicimila, della tribù di Issacar dodicimila,8della tribù di Zabulon dodicimila, della tribù di Giuseppe dodicimila, della tribù di Beniamino dodicimila segnati.9Dopo queste cose vidi, ed ecco una gran folla che nessun uomo poteva noverare, di tutte le nazioni e tribù e popoli e lingue, che stava in piè davanti al trono e davanti all’Agnello, vestiti di vesti bianche e con delle palme in mano.10E gridavano con gran voce dicendo: La salvezza appartiene all’Iddio nostro il quale siede sul trono, ed all’Agnello.11E tutti gli angeli stavano in piè attorno al trono e agli anziani e alle quattro creature viventi; e si prostrarono sulle loro facce davanti al trono, e adorarono Iddio dicendo:12Amen! All’Iddio nostro la benedizione e la gloria e la sapienza e le azioni di grazie e l’onore e la potenza e la forza, nei secoli dei secoli! Amen.13E uno degli anziani mi rivolse la parola dicendomi: Questi che son vestiti di vesti bianche chi son dessi, e donde son venuti?14Io gli risposi: Signor mio, tu lo sai. Ed egli mi disse: Essi son quelli che vengono dalla gran tribolazione, e hanno lavato le loro vesti, e le hanno imbiancate nel sangue dell’Agnello.15Perciò son davanti al trono di Dio, e gli servono giorno e notte nel suo tempio; e Colui che siede sul trono spiegherà su loro la sua tenda.16Non avranno più fame e non avranno più sete, non li colpirà più il sole né alcuna arsura;17perché l’Agnello che è in mezzo al trono li pasturerà e li guiderà alle sorgenti delle acque della vita; e Iddio asciugherà ogni lagrima dagli occhi loro.

Questo capitolo appare come una parentesi tra il sesto e il settimo sigillo. Prima di continuare nei suoi giudizi, Dio mette da parte e suggella coloro che gli appartengono. Un primo gruppo (v. 4 a 8) è formato dagli Ebrei delle diverse tribù. Esso costituisce quel residuo fedele di cui i Salmi rivelano i sentimenti. La seconda classe di persone si compone d’una moltitudine tratta dalle nazioni che avranno creduto all’evangelo del regno (v. 9)... Presentandoci fin da ora questi fedeli, è come se Dio ci dicesse: questi castighi non sono per loro; essi attraverseranno la prova sotto la mia protezione. Allo stesso modo, nella notte della Pasqua, gli Israeliti erano distinti e messi al riparo dai colpi dell’angelo distruttore mediante il sangue dell’Agnello (Esodo 12:13). È in questo sangue che i credenti «della grande tribolazione» laveranno e imbiancheranno le loro vesti (v. 14). La loro salvezza sarà assicurata con lo stesso mezzo della nostra: il prezioso sangue di Cristo. Poi, lo stesso Agnello che li avrà purificati li pasturerà, li proteggerà e li abbevererà alle sorgenti delle acque della vita (Isaia 49:10). Dio stesso asciugherà le loro lacrime. Che promesse! Egli le dà in anticipo per consolare i suoi fedeli in vista d’una distretta senza precedenti!

Apocalisse 8:1-13
1E quando l’Agnello ebbe aperto il settimo suggello, si fece silenzio nel cielo per circa lo spazio di mezz’ora.2E io vidi i sette angeli che stanno in piè davanti a Dio, e furon date loro sette trombe.3E un altro angelo venne e si fermò presso l’altare, avendo un turibolo d’oro; e gli furon dati molti profumi affinché li unisse alle preghiere di tutti i santi sull’altare d’oro che era davanti al trono.4E il fumo dei profumi, unendosi alle preghiere dei santi, salì dalla mano dell’angelo al cospetto di Dio.5Poi l’angelo prese il turibolo e l’empì del fuoco dell’altare e lo gettò sulla terra; e ne seguirono tuoni e voci e lampi e un terremoto.6E i sette angeli che avean le sette trombe si prepararono a sonare.7E il primo sonò, e vi fu grandine e fuoco, mescolati con sangue, che furon gettati sulla terra; e la terza parte della terra fu arsa, e la terza parte degli alberi fu arsa, ed ogni erba verde fu arsa.8Poi sonò il secondo angelo, e una massa simile ad una gran montagna ardente fu gettata nel mare; e la terza parte del mare divenne sangue,9e la terza parte delle creature viventi che erano nel mare morì, e la terza parte delle navi perì.10Poi sonò il terzo angelo, e cadde dal cielo una grande stella, ardente come una torcia; e cadde sulla terza parte dei fiumi e sulle fonti delle acque.11Il nome della stella è Assenzio; e la terza parte delle acque divenne assenzio; e molti uomini morirono a cagione di quelle acque, perché eran divenute amare.12Poi sonò il quarto angelo, e la terza parte del sole fu colpita e la terza parte della luna e la terza parte delle stelle affinché la loro terza parte si oscurasse e il giorno non risplendesse per la sua terza parte e lo stesso avvenisse della notte.13E guardai e udii un’aquila che volava in mezzo al cielo e diceva con gran voce: Guai, guai, guai a quelli che abitano sulla terra, a cagione degli altri suoni di tromba dei tre angeli che debbono ancora sonare

Il settimo sigillo viene aperto dopo una breve tregua. Mentre gli angeli si preparano ad eseguire i giudizi, un altro angelo (Cristo in persona) adempie le funzioni d’intercessore (v. 3). Per ciò che ha sofferto Egli stesso, il Signore Gesù è in grado di simpatizzare con i credenti nella prova (Ebrei 2:18; 4:15). In quei tempi apocalittici, Egli interverrà in favore dei fedeli della grande tribolazione (quelli del cap. 7), e a loro volta i cristiani, già raccolti nella gloria dopo aver conosciuto essi stessi sulla terra pene e fatiche, s’interesseranno sempre più delle circostanze dei credenti che attraverseranno questo terribile periodo. Essi saranno così sacerdoti con Cristo, e presenteranno a Dio delle coppe d’oro piene di profumi, che sono le preghiere dei santi (5:8).

Preceduti dall’intercessione, ognuno dei sette angeli porta alla bocca la sua temibile tromba. La prima dà il segnale d’un improvviso giudizio che colpisce le potenze dell’Occidente (gli alberi) e la prosperità universale. La seconda corrisponde all’interruzione nell’impero d’una grande potenza terrena anarchica. La terza e la quarta provocano la caduta e l’apostasia delle autorità responsabili, che immerge gli uomini nelle più profonde tenebre morali.

Apocalisse 9:1-21
1Poi sonò il quinto angelo, e io vidi una stella caduta dal cielo sulla terra; e ad esso fu data la chiave del pozzo dell’abisso.2Ed egli aprì il pozzo dell’abisso; e dal pozzo salì un fumo simile al fumo di una gran fornace; e il sole e l’aria furono oscurati dal fumo del pozzo.3E dal fumo uscirono sulla terra delle locuste; e fu dato loro un potere pari al potere che hanno gli scorpioni della terra.4E fu loro detto di non danneggiare l’erba della terra, né alcuna verdura, né albero alcuno, ma soltanto gli uomini che non aveano il suggello di Dio in fronte.5E fu loro dato, non di ucciderli, ma di tormentarli per cinque mesi; e il tormento che cagionavano era come quello prodotto da uno scorpione quando ferisce un uomo.6E in quei giorni gli uomini cercheranno la morte e non la troveranno, e desidereranno di morire, e la morte fuggirà da loro.7E nella forma le locuste eran simili a cavalli pronti alla guerra; e sulle teste aveano come delle corone simili ad oro e le loro facce eran come facce d’uomini.8E aveano dei capelli come capelli di donne, e i denti eran come denti di leoni.9E aveano degli usberghi come usberghi di ferro; e il rumore delle loro ali era come il rumore di carri, tirati da molti cavalli correnti alla battaglia.10E aveano delle code come quelle degli scorpioni, e degli aculei; e nelle code stava il loro potere di danneggiare gli uomini per cinque mesi.11E aveano come re sopra di loro l’angelo dell’abisso, il cui nome in ebraico è Abaddon, e in greco Apollion.12Il primo guaio è passato: ecco, vengono ancora due guai dopo queste cose.13Poi il sesto angelo sonò, e io udii una voce dalle quattro corna dell’altare d’oro che era davanti a Dio,14la quale diceva al sesto angelo che avea la tromba: Sciogli i quattro angeli che son legati sul gran fiume Eufrate.15E furono sciolti i quattro angeli che erano stati preparati per quell’ora, per quel giorno e mese e anno, per uccidere la terza parte degli uomini.16E il numero degli eserciti della cavalleria era di venti migliaia di decine di migliaia; io udii il loro numero.17Ed ecco come mi apparvero nella visione i cavalli e quelli che li cavalcavano: aveano degli usberghi di fuoco, di giacinto e di zolfo; e le teste dei cavalli erano come teste di leoni; e dalle loro bocche usciva fuoco e fumo e zolfo.18Da queste tre piaghe: dal fuoco, dal fumo e dallo zolfo che usciva dalle loro bocche fu uccisa la terza parte degli uomini.19Perché il potere dei cavalli era nella loro bocca e nelle loro code; poiché le loro code eran simili a serpenti e aveano delle teste, e con esse danneggiavano.20E il resto degli uomini che non furono uccisi da queste piaghe, non si ravvidero delle opere delle loro mani si da non adorar più i demoni e gl’idoli d’oro e d’argento e di rame e di pietra e di legno, i quali non possono né vedere, né udire, né camminare;21e non si ravvidero dei loro omicidi, né delle loro malìe, né delle loro fornicazione, né dei loro furti.

Alcuni commentatori hanno dato le interpretazioni più fantasiose di questi capitoli, sforzandosi in particolare di far corrispondere le profezie con avvenimenti contemporanei. Ricordiamo dunque che tutta questa terza parte della visione di Giovanni è futura, e concerne solo l’intervallo di qualche anno che separa il ritorno del Signore per prendere la Chiesa dall’inizio del regno milleniale.

La quinta tromba, ossia il primo guaio, libera dall’abisso uno spaventoso sciame di locuste, strumenti diretti di Satana, che infliggono agli empi Giudei un tormento morale peggiore della morte. Al suono della sesta tromba appaiono dei cavalli fantastici, che sputano fuoco, fumo e zolfo, e seminano la morte al loro passaggio. I loro cavalieri portano degli usberghi (v. 9,17), figura delle coscienze indurite (1 Timoteo 4:2). Allo stesso tempo, gli aculei e le code come quelle degli scorpioni (v. 10) o dei serpenti (v. 19) rappresentano le dottrine menzognere e velenose, armi perfide di cui Satana si servirà più che mai (confr. Isaia 9:15).

L’uso d’una tromba per annunciare questi giudizi conferisce loro il carattere d’avvertimento rivolto agli uomini. Ma i cuori sono così duri che nemmeno questi disastri senza precedenti li condurranno al pentimento (v. 20,21).

Apocalisse 10:1-11; Apocalisse 11:1-3
1Poi vidi un altro angelo potente che scendeva dal cielo, avvolto in una nuvola; sopra il suo capo era l’arcobaleno; la sua faccia era come il sole, e i suoi piedi come colonne di fuoco;2e aveva in mano un libretto aperto; ed egli posò il suo piè destro sul mare e il sinistro sulla terra;3e gridò con gran voce, nel modo che rugge il leone; e quando ebbe gridato, i sette tuoni fecero udire le loro voci.4E quando i sette tuoni ebbero fatto udire le loro voci, io stavo per scrivere; ma udii una voce dal cielo che mi disse: Suggella le cose che i sette tuoni hanno proferite, e non le scrivere.5E l’angelo che io avea veduto stare in piè sul mare e sulla terra,6levò la man destra al cielo e giurò per Colui che vive nei secoli dei secoli, il quale ha creato il cielo e le cose che sono in esso e la terra e le cose che sono in essa e il mare e le cose che sono in esso, che non ci sarebbe più indugio;7ma che nei giorni della voce del settimo angelo, quand’egli sonerebbe, si compirebbe il mistero di Dio, secondo ch’Egli ha annunziato ai suoi servitori, i profeti.8E la voce che io avevo udita dal cielo mi parlò di nuovo e disse: Va’, prendi il libro che è aperto in mano all’angelo che sta in piè sul mare e sulla terra.9E io andai dall’angelo, dicendogli di darmi il libretto. Ed egli mi disse: Prendilo, e divoralo: esso sarà amaro alle tue viscere, ma in bocca ti sarà dolce come miele.10Presi il libretto di mano all’angelo, e lo divorai; e mi fu dolce in bocca, come miele; ma quando l’ebbi divorato, le mie viscere sentirono amarezza.11E mi fu detto: Bisogna che tu profetizzi di nuovo sopra molti popoli e nazioni e lingue e re.
1Poi mi fu data una canna simile a una verga; e mi fu detto: Lèvati e misura il tempio di Dio e l’altare e novera quelli che vi adorano;2ma tralascia il cortile che è fuori del tempio, e non lo misurare, perché esso è stato dato ai Gentili, e questi calpesteranno la santa città per quarantadue mesi.3E io darò ai miei due testimoni di profetare, ed essi profeteranno per milleduecento sessanta giorni, vestiti di cilicio.

I capitoli 10 e 11:1-13 s’intercalano tra la sesta e la settima tromba, così come il capitolo 7 formava una parentesi tra il sesto ed il settimo sigillo. Cristo appare nuovamente sotto l’aspetto d’«un altro angelo», anche qui accompagnato da segni di grazia. La nuvola con cui si avvolge e le colonne di fuoco sulle quali sta, ricordano le cure di Dio nei riguardi d’Israele nel deserto (Esodo 13:21,22); l’arcobaleno (confr. 4:3) parla del patto di Dio con la terra (Genesi 9:13). Così le sue promesse sono indirettamente ricordate.

Ma Cristo possiede anche gli attributi dell’autorità: la sua faccia è simile al sole, ed Egli rivendica i suoi diritti di possedere il mondo. Ha nella mano un libretto aperto che rappresenta un breve periodo della profezia già rivelato nell’Antico Testamento. Si tratta della seconda «mezza settimana» della grande tribolazione (Daniele 9:27), durante la quale Dio riconosce ancora il tempio, l’altare e «quelli che vi adorano». Cosa notevole, questi tre anni e mezzo sono valutati in mesi (42) per parlare dell’oppressione (11:2), ma anche in giorni (1260) per misurare la testimonianza d’un residuo fedele. Dio ha contato ognuno di questi giorni e conosce il coraggio e le sofferenze che comportano (Salmo 56:8).

Apocalisse 11:4-19
4Questi sono i due ulivi e i due candelabri che stanno nel cospetto del Signor della terra.5E se alcuno li vuole offendere, esce dalla lor bocca un fuoco che divora i loro nemici; e se alcuno li vuole offendere bisogna ch’ei sia ucciso in questa maniera.6Essi hanno il potere di chiudere il cielo onde non cada pioggia durante i giorni della loro profezia; e hanno potestà sulle acque di convertirle in sangue, e potestà di percuotere la terra di qualunque piaga, quante volte vorranno.7E quando avranno compiuta la loro testimonianza, la bestia che sale dall’abisso moverà loro guerra e li vincerà e li ucciderà.8E i loro corpi morti giaceranno sulla piazza della gran città, che spiritualmente si chiama Sodoma ed Egitto, dove anche il Signor loro è stato crocifisso.9E gli uomini dei vari popoli e tribù e lingue e nazioni vedranno i loro corpi morti per tre giorni e mezzo, e non lasceranno che i loro corpi morti siano posti in un sepolcro.10E gli abitanti della terra si rallegreranno di loro e faranno festa e si manderanno regali gli uni agli altri, perché questi due profeti avranno tormentati gli abitanti della terra.11E in capo ai tre giorni e mezzo uno spirito di vita procedente da Dio entrò in loro, ed essi si drizzarono in piè e grande spavento cadde su quelli che li videro.12Ed essi udirono una gran voce dal cielo che diceva loro: Salite qua. Ed essi salirono al cielo nella nuvola, e i loro nemici li videro.13E in quell’ora si fece un gran terremoto, e la decima parte della città cadde, e settemila persone furono uccise nel terremoto; e il rimanente fu spaventato e dette gloria all’Iddio del cielo.14Il secondo guaio è passato; ed ecco, il terzo guaio verrà tosto.15Ed il settimo angelo sonò, e si fecero gran voci nel cielo, che dicevano: Il regno del mondo è venuto ad essere del Signor nostro e del suo Cristo; ed egli regnerà ne’ secoli dei secoli.16E i ventiquattro anziani seduti nel cospetto di Dio sui loro troni si gettaron giù sulle loro facce e adorarono Iddio, dicendo:17Noi ti ringraziamo, o Signore Iddio onnipotente che sei e che eri, perché hai preso in mano il tuo gran potere, ed hai assunto il regno.18Le nazioni s’erano adirate, ma l’ira tua è giunta, ed è giunto il tempo di giudicare i morti, di dare il loro premio ai tuoi servitori, i profeti, ed ai santi e a quelli che temono il tuo nome, e piccoli e grandi, e di distruggere quelli che distruggon la terra.19E il tempio di Dio che è nel cielo fu aperto, e si vide nel suo tempio l’arca del suo patto, e vi furono lampi e voci e tuoni e un terremoto ed una forte gragnuola.

I due testimoni sono la figura della testimonianza sufficiente e completa resa dal residuo pio durante la tribolazione finale. Essi si presentano coi caratteri di Elia e Mosè che, in periodi cupi della storia d’Israele, assunsero entrambi la responsabilità d’una testimonianza secondo Dio. Alla preghiera del primo, il cielo restò chiuso per 3 anni e mezzo (v. 6; Giacomo 5:17; confr. il v. 5 e 2 Re 1:10,12). Il secondo ricevette il potere di tramutare le acque in sangue (la vita in morte: Esodo 7:19) e di percuotere la terra con qualunque piaga. Questi fedeli saranno messi a morte a Gerusalemme dalla «Bestia romana», consolati dal pensiero che in quello stesso luogo, prima di loro, «anche il Signore loro è stato crocifisso» (Luca 13:33,34). Ed il loro martirio sarà seguito da una risurrezione clamorosa e pubblica per la costernazione dei loro persecutori.

Suona infine il guaio finale, con il quale avvengono due cose: il regno del Signore (fine del v. 15) ed anche la Sua ira (v. 18; Salmo 110:5). Al cap. 6:17, abbiamo letto che gli uomini spaventati credevano che l’ira dell’Agnello fosse arrivata, ma essa è stata tratteuta fino al momento in cui Cristo prende il governo del mondo. Allora il cielo esplode in canti di trionfo; i santi si prostrano e adorano: Colui che è stato crocifisso (fine del v. 8) regna ormai nei secoli dei secoli (Luca 1:33).

Apocalisse 12:1-17
1Poi apparve un gran segno nel cielo: una donna rivestita del sole con la luna sotto i piedi, e sul capo una corona di dodici stelle.2Ella era incinta, e gridava nelle doglie tormentose del parto.3E apparve un altro segno nel cielo; ed ecco un gran dragone rosso, che aveva sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi.4E la sua coda trascinava la terza parte delle stelle del cielo e le gettò sulla terra. E il dragone si fermò davanti alla donna che stava per partorire, affin di divorarne il figliuolo, quando l’avrebbe partorito.5Ed ella partorì un figliuolo maschio che ha da reggere tutte le nazioni con verga di ferro; e il figliuolo di lei fu rapito presso a Dio ed al suo trono.6E la donna fuggì nel deserto, dove ha un luogo preparato da Dio, affinché vi sia nutrita per milleduecento sessanta giorni.7E vi fu battaglia in cielo: Michele e i suoi angeli combatterono col dragone, e il dragone e i suoi angeli combatterono,8ma non vinsero, e il luogo loro non fu più trovato nel cielo.9E il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato Diavolo e Satana, il seduttore di tutto il mondo, fu gettato giù; fu gettato sulla terra, e con lui furon gettati gli angeli suoi.10Ed io udii una gran voce nel cielo che diceva: Ora è venuta la salvezza e la potenza ed il regno dell’Iddio nostro, e la potestà del suo Cristo, perché è stato gettato giù l’accusatore dei nostri fratelli, che li accusava dinanzi all’Iddio nostro, giorno e notte.11Ma essi l’hanno vinto a cagion del sangue dell’Agnello e a cagion della parola della loro testimonianza; e non hanno amata la loro vita, anzi l’hanno esposta alla morte.12Perciò rallegratevi, o cieli, e voi che abitate in essi. Guai a voi, o terra, o mare! Perché il diavolo è disceso a voi con gran furore, sapendo di non aver che breve tempo.13E quando il dragone si vide gettato sulla terra, perseguitò la donna che avea partorito il figliuolo maschio.14Ma alla donna furon date le due ali della grande aquila affinché se ne volasse nel deserto, nel suo luogo, dove è nutrita un tempo, dei tempi e la metà d’un tempo, lungi dalla presenza del serpente.15E il serpente gettò dalla sua bocca, dietro alla donna, dell’acqua a guisa di fiume, per farla portar via dalla fiumana.16Ma la terra soccorse la donna; e la terra aprì la sua bocca e inghiottì il fiume che il dragone avea gettato fuori dalla propria bocca.17E il dragone si adirò contro la donna e andò a far guerra col rimanente della progenie d’essa, che serba i comandamenti di Dio e ritiene la testimonianza di Gesù.

Questa nuova parte che interrompe la sequenza degli avvenimenti è introdotta dal v. 19 del cap. 11. L’arca del patto vi appare come segno di grazia prima del giudizio su Israele. Questo popolo (messo in scena sotto il simbolo della donna incinta rivestita del sole), che doveva dare alla luce il Messia, eccita per questo motivo la furiosa opposizione di Satana, il gran dragone rosso. Questa inimicizia tra le progenie della donna e «il serpente antico» (v. 9), annunciata già al momento della caduta dell’uomo, continua per tutta la Bibbia (vedere Genesi 3:15; Esodo 1:22; 2 Re 11:1; Matteo 2:16...). Invano il diavolo ha concentrato i suoi sforzi per impedire che, con la nascita e l’innalzamento del Signore Gesù, i piani di Dio andassero a compimento. Cristo e i suoi santi celesti, raffigurati dal figlio rapito presso Dio, sono ora fuori dalla sua portata. Inoltre, Satana sarà presto precipitato dal cielo sulla terra (leggere Luca 10:18 e Romani 16:20), dove la sua rabbia impotente si scatenerà contro il residuo d’Israele, il quale manterrà i comandamenti di Dio (fine del v. 17).

Qual è stato per Cristo e qual è oggi per noi il segreto della forza e della vittoria sul Malvagio? È la Parola di Dio che abita nel cuore (Salmo 17:4; Matteo 4:4; 1 Giovanni 2:14).

Apocalisse 13:1-18
1(G12-18) E si fermò sulla riva del mare. (G13-1) E vidi salir dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, e sulle corna dieci diademi, e sulle teste nomi di bestemmia.2E la bestia ch’io vidi era simile a un leopardo, e i suoi piedi erano come di orso, e la sua bocca come bocca di leone; e il dragone le diede la propria potenza e il proprio trono e grande potestà.3E io vidi una delle sue teste come ferita a morte; e la sua piaga mortale fu sanata; e tutta la terra maravigliata andò dietro alla bestia;4e adorarono il dragone perché avea dato il potere alla bestia; e adorarono la bestia dicendo: Chi è simile alla bestia? e chi può guerreggiare con lei?5E le fu data una bocca che proferiva parole arroganti e bestemmie e le fu data potestà di agire per quarantadue mesi.6Ed essa apri la bocca per bestemmiare contro Dio, per bestemmiare il suo nome e il suo tabernacolo e quelli che abitano nel cielo.7E le fu dato di far guerra ai santi e di vincerli; e le fu data potestà sopra ogni tribù e popolo e lingua e nazione.8E tutti gli abitanti della terra i cui nomi non sono scritti fin dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell’Agnello che è stato immolato, l’adoreranno.9Se uno ha orecchio, ascolti. Se uno mena in cattività, andrà in cattività;10se uno uccide con la spada, bisogna che sia ucciso con la spada. Qui sta la costanza e la fede dei santi.11Poi vidi un’altra bestia, che saliva dalla terra, ed avea due corna come quelle d’un agnello, ma parlava come un dragone.12Ed esercitava tutta la potestà della prima bestia, alla sua presenza; e facea sì che la terra e quelli che abitano in essa adorassero la prima bestia la cui piaga mortale era stata sanata.13E operava grandi segni, fino a far scendere del fuoco dal cielo sulla terra in presenza degli uomini.14E seduceva quelli che abitavano sulla terra coi segni che le era dato di fare in presenza della bestia, dicendo agli abitanti della terra di fare una immagine della bestia che avea ricevuta la ferita della spada ed era tornata in vita.15E le fu concesso di dare uno spirito all’immagine della bestia, onde l’immagine della bestia parlasse e facesse sì che tutti quelli che non adorassero l’immagine della bestia fossero uccisi.16E faceva sì che a tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e servi, fosse posto un marchio sulla mano destra o sulla fronte;17e che nessuno potesse comprare o vendere se non chi avesse il marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome.18Qui sta la sapienza. Chi ha intendimento conti il numero della bestia, poiché è numero d’uomo; e il suo numero è 666.

Gettato sulla terra, il diavolo mette a profitto il «poco tempo» che ha a disposizione. Si serve di due strumenti, due «bestie», termine che implica l’assenza totale di relazioni con Dio. La prima bestia (v. 1) è l’impero Romano ricostituito, il quale riunirà i caratteri dei tre precedenti antichi imperi: rapidità di leopardo (la Grecia), tenacia dell’orso (la Persia), voracità del leone (Babilonia; vedere Daniele 7:4-6). Nel deserto, quando fu tentato, Gesù aveva rifiutato i regni del mondo. Satana ne farà dono all’imperatore romano ed otterrà così l’omaggio di tutta la terra (v. 4; Luca 4:5-8).

La seconda bestia è una contraffazione dell’Agnello, ma il suo linguaggio la tradisce. È l’Anticristo, il quale eserciterà il potere religioso, farà dei miracoli, sosterrà la prima bestia. Le moltitudini d’uomini che sedurrà saranno marchiate come del bestiame col sigillo della bestia romana. Essi sono chiamati «gli abitanti della terra» (v. 8,14; 3:10; 6:10; 8:13; 11:10) perché in essa hanno i loro interessi e tutte le loro aspirazioni. Come è già numerosa oggi questa categoria di persone!

Il v. 6 menziona, in contrasto, «quelli che abitano nel cielo» (Filippesi 3:19,20). Cristiani, mostriamo chiaramente, senza equivoco, dov’è la nostra vera abitazione (Ebrei 11:14).

Apocalisse 14:1-13
1Poi vidi, ed ecco l’Agnello che stava in piè sul monte Sion, e con lui erano centoquaranta quattoromila persone che aveano il suo nome e il nome di suo Padre scritto sulle loro fronti.2E udii una voce dal cielo come rumore di molte acque e come rumore di gran tuono; e la voce che udii era come il suono prodotto da arpisti che suonano le loro arpe.3E cantavano un cantico nuovo davanti al trono e davanti alle quattro creature viventi ed agli anziani; e nessuno poteva imparare il cantico se non quei centoquaranta quattromila, i quali sono stati riscattati dalla terra.4Essi son quelli che non si sono contaminati con donne, poiché son vergini. Essi son quelli che seguono l’Agnello dovunque vada. Essi sono stati riscattati di fra gli uomini per esser primizie a Dio ed all’Agnello.5E nella bocca loro non è stata trovata menzogna: sono irreprensibili.6Poi vidi un altro angelo che volava in mezzo al cielo, recante l’evangelo eterno per annunziarlo a quelli che abitano sulla terra, e ad ogni nazione e tribù e lingua e popolo;7e diceva con gran voce: Temete Iddio e dategli gloria poiché l’ora del suo giudizio è venuta; e adorate Colui che ha fatto il cielo e la terra e il mare e le fonti delle acque.8Poi un altro, un secondo angelo, seguì dicendo: Caduta, caduta è Babilonia la grande, che ha fatto bere a tutte le nazioni del vino dell’ira della sua fornicazione.9E un altro, un terzo angelo, tenne dietro a quelli, dicendo con gran voce: Se qualcuno adora la bestia e la sua immagine e ne prende il marchio sulla fronte o sulla mano,10beverà anch’egli del vino dell’ira di Dio, mesciuto puro nel calice della sua ira: e sarà tormentato con fuoco e zolfo nel cospetto dei santi angeli e nel cospetto dell’Agnello.11E il fumo del loro tormento sale ne’ secoli dei secoli; e non hanno requie né giorno né notte quelli che adorano la bestia e la sua immagine e chiunque prende il marchio del suo nome.12Qui è la costanza dei santi che osservano i comandamenti di Dio e la fede in Gesù.13E udii una voce dal cielo che diceva: Scrivi: Beati i morti che da ora innanzi muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, essendo che si riposano dalle loro fatiche, poiché le loro opere li seguono.

Dopo una parentesi che ci ha presentato la trinità del male, cioè il dragone (cap. 12), la prima e la seconda bestia (cap. 13), le sette visioni del cap. 14 si ricollegano alla settima tromba (11:15). Ma, prima d’intervenire nei confronti del male, Dio riconosce e mette da parte un nuovo residuo del suo popolo. Questi testimoni hanno resistito alla corruzione generale. In contrasto con le masse che portano sulla loro fronte il marchio della bestia (13:16), il nome dell’Agnello è scritto sulla loro fronte (v. 1). Portiamo senza vergogna il nome del nostro Salvatore? Ognuno attorno a noi può vedere a chi apparteniamo? Questi credenti «son quelli che seguono l’Agnello dovunque vada» (v. 4; confr. Giovanni 1:36,37). Dopo averlo seguito nell’obbrobrio e nella sofferenza, saranno i suoi compagni anche nel Regno; ma alcuni saranno messi a morte per fedeltà al Signore (confr. 12:11). Il v. 13 li consola. Lungi dal perdere la loro parte al regno, sono chiamati beati, e le loro opere li seguono (osserviamo che non li precedono; non sono mai le opere che possono aprire l’accesso al cielo). Cari amici, i nostri privilegi cristiani sono ancor più elevati. Vorremmo essere trovati meno fedeli di questi testimoni degli ultimi giorni?

Apocalisse 14:14-20; Apocalisse 15:1-8
14E vidi ed ecco una nuvola bianca; e sulla nuvola assiso uno simile a un figliuol d’uomo, che avea sul capo una corona d’oro, e in mano una falce tagliente.15E un altro angelo uscì dal tempio, gridando con gran voce a colui che sedeva sulla nuvola: Metti mano alla tua falce, e mieti; poiché l’ora di mietere giunta, perché la mèsse della terra è ben matura.16E colui che sedeva sulla nuvola lanciò la sua falce sulla terra e la terra fu mietuta.17E un altro angelo uscì dal tempio che è nel cielo, avendo anch’egli una falce tagliente.18E un altro angelo, che avea potestà sul fuoco, uscì dall’altare, e gridò con gran voce a quello che avea la falce tagliente, dicendo: Metti mano alla tua falce tagliente, e vendemmia i grappoli della vigna della terra, perché le sue uve sono mature.19E l’angelo lanciò la sua falce sulla terra e vendemmiò la vigna della terra e gettò le uve nel gran tino dell’ira di Dio.20E il tino fu calcato fuori della città, e dal tino uscì del sangue che giungeva sino ai freni dei cavalli, per una distesa di milleseicento stadi.
1Poi vidi nel cielo un altro segno grande e maraviglioso: sette angeli che aveano sette piaghe, le ultime; poiché con esse si compie l’ira di Dio.2E vidi come un mare di vetro e di fuoco e quelli che aveano ottenuta vittoria sulla bestia e sulla sua immagine e sul numero del suo nome, i quali stavano in piè sul mare di vetro avendo delle arpe di Dio.3E cantavano il cantico di Mosè, servitore di Dio, e il cantico dell’Agnello, dicendo: Grandi e maravigliose sono le tue opere, o Signore Iddio onnipotente; giuste e veraci sono le tue vie, o Re delle nazioni.4Chi non temerà, o Signore, e chi non glorificherà il tuo nome? Poiché tu solo sei santo; e tutte le nazioni verranno e adoreranno nel tuo cospetto, poiché i tuoi giudici sono stati manifestati.5E dopo queste cose vidi, e il tempio del tabernacolo della testimonianza fu aperto nel cielo;6e i sette angeli che recavano le sette piaghe usciron dal tempio, vestiti di lino puro e risplendente, e col petto cinto di cinture d’oro.7E una delle quattro creature viventi diede ai sette angeli sette coppe d’oro piene dell’ira di Dio, il quale vive nei secoli dei secoli.8E il tempio fu ripieno di fumo a cagione della gloria di Dio e della sua potenza; e nessuno poteva entrare nel tempio finché fosser compiute le sette piaghe dei sette angeli.

Il Signore aveva già annunciato ai suoi accusatori: «Da ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo sedere alla destra della Potenza, e venire sulle nuvole del cielo» (1:7; Matteo 26:64; 24:30). Ecco il Figlio dell’uomo seduto su una nuvola bianca; un tempo coronato di spine, porta ora una corona d’oro; invece d’una canna, tiene in mano una falce tagliente. Colui che gli uomini giudicavano è diventato il Giudice degli uomini, ed è con questa qualifica che ordina la grande mietitura della terra, seguita dalla terribile vendemmia, entrambe annunciate da molto tempo (per es. Gioele 3:13; Matteo 13:30,39).

Un’ultima serie di giudizi (le coppe) cominciano col cap. 15, ma anche questa volta, i santi che dovranno attraversarli sono visti prima al sicuro (v. 2-4). Dopo di che, i sette angeli incaricati dell’esecuzione delle piaghe escono dal tempio e ricevono sette coppe piene dell’ira di Dio (confr. Geremia 25:15). Cari amici cristiani, questo mondo che sta per essere colpito, è lo stesso che Dio ha tanto amato fino al punto di dare il suo unico Figlio. E gli angeli distruttori non hanno ancora ricevuto la loro terribile missione. Nell’attesa, la missione che ci è stata affidata è del tutto diversa: dobbiamo proclamare la grazia divina (2 Corinzi 5:20).

Apocalisse 16:1-21
1E udii una gran voce dal tempio che diceva ai sette angeli: Andate e versate sulla terra le sette coppe dell’ira di Dio.2E il primo andò e versò la sua coppa sulla terra; e un’ulcera maligna e dolorosa colpì gli uomini che aveano il marchio della bestia e che adoravano la sua immagine.3Poi il secondo angelo versò la sua coppa nel mare; ed esso divenne sangue come di morto; ed ogni essere vivente che si trovava nel mare morì.4Poi il terzo angelo versò la sua coppa nei fiumi e nelle fonti delle acque; e le acque diventarono sangue.5E udii l’angelo delle acque che diceva: Sei giusto, tu che sei e che eri, tu, il Santo, per aver così giudicato.6Hanno sparso il sangue dei santi e dei profeti, e tu hai dato loro a bere del sangue; essi ne son degni!7E udii l’altare che diceva: Sì, o Signore Iddio onnipotente, i tuoi giudici sono veraci e giusti.8Poi il quarto angelo versò la sua coppa sul sole; e al sole fu dato di bruciare gli uomini col fuoco.9E gli uomini furon arsi dal gran calore; e bestemmiarono il nome di Dio che ha la potestà su queste piaghe, e non si ravvidero per dargli gloria.10Poi il quinto angelo versò la sua coppa sul trono della bestia; e il regno d’essa divenne tenebroso, e gli uomini si mordevano la lingua per il dolore,11e bestemmiarono l’Iddio del cielo a motivo de’ loro dolori e delle loro ulceri; e non si ravvidero delle loro opere.12Poi il sesto angelo versò la sua coppa sul gran fiume Eufrate, e l’acqua ne fu asciugata affinché fosse preparata la via ai re che vengono dal levante.13E vidi uscir dalla bocca del dragone e dalla bocca della bestia e dalla bocca del falso profeta tre spiriti immondi simili a rane;14perché sono spiriti di demoni che fan de’ segni e si recano dai re di tutto il mondo per radunarli per la battaglia del gran giorno dell’Iddio Onnipotente.15(Ecco, io vengo come un ladro; beato colui che veglia e serba le sue vesti onde non cammini ignudo e non si veggano le sue vergogne).16Ed essi li radunarono nel luogo che si chiama in ebraico Harmaghedon.17Poi il settimo angelo versò la sua coppa nell’aria; e una gran voce uscì dal tempio, dal trono, dicendo: E’ fatto.18E si fecero lampi e voci e tuoni e ci fu un gran terremoto, tale, che da quando gli uomini sono stati sulla terra, non si ebbe mai terremoto così grande e così forte.19E la gran città fu divisa in tre parti, e le città delle nazioni caddero; e Dio si ricordò di Babilonia la grande per darle il calice del vino del furor dell’ira sua.20Ed ogni isola fuggì e i monti non furon più trovati.21E cadde dal cielo sugli uomini una gragnuola grossa del peso di circa un talento; e gli uomini bestemmiarono Iddio a motivo della piaga della gragnuola; perché la piaga d’essa era grandissima.

Le sette coppe versate sulla terra ricordano le piaghe sull’Egitto: ulcere, acqua tramutata in sangue, tenebre, rane, tuoni, grandine e fuoco (vedere Esodo 9:23). Invece del pentimento, queste calamità suscitano bestemmie (v. 9,11,21). Ma una triplice testimonianza è resa al Dio giusto dal gruppo dei vincitori (15:3,4), dall’angelo delle acque (v. 5) e dall’altare stesso (v. 7).

Le prime quattro piaghe colpiscono le stesse cose delle prime quattro trombe (8:7 a 12). La quinta raggiunge il trono della Bestia, l’imperatore del risorto impero Romano. La sesta prepara «la battaglia del gran giorno». Infine, con l’ultima coppa, risuona la gran voce che viene dal trono: «È fatto». Come differisce dal grido che ha annunciato per noi la fine dell’ira di Dio contro il peccato, dopo che il Figlio di Dio aveva bevuto sulla croce il calice che noi avevamo meritato: «È compiuto» (Giovanni 19:30)!

Questi terribili avvenimenti sono più vicini di quanto pensiamo. Cerchiamo di considerare il mondo solo come una scena giudicata, coscienti della terribile ira alla quale non può sfuggire... Questo ci preserverà dall’essere indifferenti sia al male che si trova nel mondo, che al giudizio divino che l’aspetta.

Apocalisse 17:1-18
1E uno dei sette angeli che aveano le sette coppe venne, e mi parlò dicendo: Vieni; io ti mostrerò il giudicio della gran meretrice, che siede su molte acque2e con la quale hanno fornicato i re della terra; e gli abitanti della terra sono stati inebriati del vino della sua fornicazione.3Ed egli, nello Spirito, mi trasportò in un deserto; e io vidi una donna che sedeva sopra una bestia di colore scarlatto, piena di nomi di bestemmia e avente sette teste e dieci corna.4E la donna era vestita di porpora e di scarlatto, adorna d’oro, di pietre preziose e di perle; aveva in mano un calice d’oro pieno di abominazioni e delle immondizie della sua fornicazione,5e sulla fronte avea scritto un nome: Mistero, Babilonia la grande, la madre delle meretrici e delle abominazioni della terra.6E vidi la donna ebbra del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù. E quando l’ebbi veduta, mi maravigliai di gran maraviglia.7E l’angelo mi disse: Perché ti maravigli? Io ti dirò il mistero della donna e della bestia che la porta, la quale ha le sette teste e le dieci corna.8La bestia che hai veduta era, e non è, e deve salire dall’abisso e andare in perdizione. E quelli che abitano sulla terra i cui nomi non sono stati scritti nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo, si maraviglieranno vedendo che la bestia era, e non è, e verrà di nuovo.9Qui sta la mente che ha sapienza. Le sette teste sono sette monti sui quali la donna siede;10e sono anche sette re: cinque son caduti, uno è, e l’altro non è ancora venuto; e quando sarà venuto, ha da durar poco.11E la bestia che era, e non è, è anch’essa un ottavo re, e viene dai sette, e se ne va in perdizione.12E le dieci corna che hai vedute sono dieci re, che non hanno ancora ricevuto regno; ma riceveranno potestà, come re, assieme alla bestia, per un’ora.13Costoro hanno uno stesso pensiero e daranno la loro potenza e la loro autorità alla bestia.14Costoro guerreggeranno contro l’Agnello, e l’Agnello li vincerà, perché egli è il Signor dei signori e il Re dei re; e vinceranno anche quelli che sono con lui, i chiamati, gli eletti e fedeli.15Poi mi disse: Le acque che hai vedute e sulle quali siede la meretrice, son popoli e moltitudini e nazioni e lingue.16E le dieci corna che hai vedute e la bestia odieranno la meretrice e la renderanno desolata e nuda, e mangeranno le sue carni e la consumeranno col fuoco.17Poiché Iddio ha messo in cuor loro di eseguire il suo disegno e di avere un medesimo pensiero e di dare il loro regno alla bestia finché le parole di Dio siano adempite.18E la donna che hai veduta è la gran città che impera sui re della terra.

L’ultima coppa comportava il giudizio di Babilonia (16:19), soggetto dettagliato dei capitoli 17 e 18. Si tratta della Chiesa apostata, la grande cristianità professante dalla quale tutti i veri figli di Dio saranno ritirati alla venuta del Signore. Infedele a Cristo, essa si è corrotta mediante delle alleanze impure col mondo e i suoi idoli. Ora, come è stato detto, «la corruzione delle cose migliori è la peggior corruzione». Questa «meretrice» è «seduta sopra la bestia», e trae la sua forza dal potere politico (v. 3). Mentre Gesù dichiarava «Il mio regno non è di questo mondo», essa ha rivendicato la dominazione terrena (Giovanni 18:36). Ma soprattutto, essa ha perseguitato e messo a morte i veri santi (v. 6). Di fronte a questo spettacolo, l’apostolo è colto da un profondo stupore. È veramente così che diventerà la Chiesa responsabile? Purtroppo, la sua storia nel corso dei secoli non fa che confermarlo, e oggi vediamo quanto rapidamente evolva verso la sua forma finale qui descritta. Ma i v. 16 e 17 ci dicono come perirà questa «madre delle abominazioni»: essa subirà la stessa sorte che ha fatto subire ai «martiri di Gesù», espressione in cui si discerne tutta le tenerezza del cuore di Dio (v. 6; vedere anche 2:13).

Apocalisse 18:1-13
1E dopo queste cose vidi un altro angelo che scendeva dal cielo, il quale aveva gran potestà; e la terra fu illuminata dalla sua gloria.2Ed egli gridò con voce potente, dicendo: Caduta, caduta è Babilonia la grande, ed è divenuta albergo di demoni e ricetto d’ogni spirito immondo e ricetto d’ogni uccello immondo e abominevole.3Poiché tutte le nazioni han bevuto del vino dell’ira della sua fornicazione, e i re della terra han fornicato con lei, e i mercanti della terra si sono arricchiti con la sua sfrenata lussuria.4Poi udii un’altra voce dal cielo che diceva: Uscite da essa, o popolo mio, affinché non siate partecipi de’ suoi peccati e non abbiate parte alle sue piaghe;5poiché i suoi peccati si sono accumulati fino al cielo e Dio si è ricordato delle iniquità di lei.6Rendetele il contraccambio di quello ch’ella vi ha fatto, e rendetele al doppio la retribuzione delle sue opere; nel calice in cui ha mesciuto ad altri, mescetele il doppio.7Quanto ella ha glorificato se stessa ed ha lussureggiato, tanto datele di tormento e di cordoglio. Poiché ella dice in cuor suo: Io seggo regina e non son vedova e non vedrò mai cordoglio,8perciò in uno stesso giorno verranno le sue piaghe, mortalità e cordoglio e fame, e sarà consumata dal fuoco; poiché potente è il Signore Iddio che l’ha giudicata.9E i re della terra che fornicavano e lussureggiavan con lei la piangeranno e faran cordoglio per lei quando vedranno il fumo del suo incendio;10e standosene da lungi per tema del suo tormento diranno: Ahi! ahi! Babilonia, la gran città, la potente città! il tuo giudicio è venuto in un momento!11I mercanti della terra piangeranno e faranno cordoglio per lei, perché nessuno compera più le loro mercanzie:12mercanzie d’oro, d’argento, di pietre preziose, di perle, di lino fino, di porpora, di seta, di scarlatto; e ogni sorta di legno odoroso, e ogni sorta d’oggetti d’avorio e ogni sorta d’oggetti di legno preziosissimo e di rame, di ferro e di marmo,13e la cannella e le essenze, e i profumi, e gli unguenti, e l’incenso, e il vino, e l’olio, e il fior di farina, e il grano, e i buoi, e le pecore, e i cavalli, e i carri, e i corpi e le anime d’uomini.

Queste visioni si possono paragonare ad una serie di diapositive che proiettano le stesse immagini o avvenimenti sotto prospettive e punti di vista differenti. Qui il crollo di Babilonia è considerato come compiuto direttamente dal «Signore Dio» (v. 8,20). Ma prima è risuonato un ordine al v. 4: «Uscite da essa, o popolo mio» (confr. la profezia di Geremia contro la Babilonia storica: 51:7,8,37,45...). Questo appello si fa sentire anche oggi: «Uscite di mezzo a loro e separatevene, dice il Signore...» (2 Corinzi 6:17). Ogni riscattato è invitato a separarsi completamente dal mondo religioso coi suoi principi eterogenei e che ci è presentato qui nel suo stadio finale (confr. Numeri 16:26). Alcuni ci accuseranno di mancare d’amore, d’essere stretti e imbevuti d’uno spirito di superiorità. Ma l’essenziale è obbedire al Signore.

I v. 12 e 13 redigono una lunga lista di «tutto quello che è nel mondo», studiato per soddisfare le molte concupiscenze degli uomini (1 Giovanni 2:16,17). Essa nomina in testa la cosa più stimata: l’oro, e termina con ciò che vale di meno agli occhi di questa falsa Chiesa... ma che ha tanto valore per Dio: le anime degli uomini.

Apocalisse 18:14-24
14E i frutti che l’anima tua appetiva se ne sono andati lungi da te; e tutte le cose delicate e sontuose son perdute per te e non si troveranno mai più.15I mercanti di queste cose che sono stati arricchiti da lei se ne staranno da lungi per tema del suo tormento, piangendo e facendo cordoglio, e dicendo:16Ahi! ahi! la gran città ch’era vestita di lino fino e di porpora e di scarlatto, e adorna d’oro e di pietre preziose e di perle! Una cotanta ricchezza è stata devastata in un momento.17E tutti i piloti e tutti i naviganti e i marinari e quanti trafficano sul mare se ne staranno da lungi;18e vedendo il fumo dell’incendio d’essa esclameranno dicendo: Qual città era simile a questa gran città?19E si getteranno della polvere sul capo e grideranno, piangendo e facendo cordoglio e dicendo: Ahi! ahi! la gran città nella quale tutti coloro che aveano navi in mare si erano arricchiti con la sua magnificenza! In un momento ella è stata ridotta in un deserto.20Rallegrati d’essa, o cielo, e voi santi, ed apostoli e profeti, rallegratevi poiché Dio, giudicandola, vi ha reso giustizia.21Poi un potente angelo sollevò una pietra grossa come una gran macina, e la gettò nel mare dicendo: Così sarà con impeto precipitata Babilonia, la gran città, e non sarà più ritrovata.22E in te non sarà più udito suono di arpisti né di musici né di flautisti né di sonatori di tromba; né sarà più trovato in te artefice alcuno d’arte qualsiasi, né s’udrà più in te rumor di macina.23E non rilucerà più in te lume di lampada e non s’udrà più in te voce di sposo e di sposa; perché i tuoi mercanti erano i principi della terra, perché tutte le nazioni sono state sedotte dalle tue malìe,24e in lei è stato trovato il sangue dei profeti e dei santi e di tutti quelli che sono stati uccisi sopra la terra.

I lamenti dei mercanti (v. 11,15...) ci ricordano le lamentele di Demetrio e degli artigiani d’Efeso che temevano di perdere il «non poco guadagno» e la «prosperità» che procurava loro il culto dell’idolo (Atti 19). In fondo, che differenza c’è tra la grande «Diana degli Efesini» e «Babilonia, la gran città», tra l’idolatria pagana e la corruzione del cristianesimo? Non può che aver successo la religione che dà all’uomo tutti i frutti del desiderio della sua anima (v. 14), che lusinga i sensi addormentando la coscienza (la musica vi gioca un ruolo importante: v. 22; Daniele 3:7), che favorisce il commercio e serve come pretesto ad ogni tipo di divertimento. Basta vedere in che modo profano è celebrata da molti la nascita del Signore Gesù.

«In lei è stato trovato il sangue... dei santi» (v. 24). Già nella città di Caino, all’inizio della Bibbia, si trovavano molte cose piacevoli... mentre il sangue di Abele gridava (confr. Genesi 4:10 e 17...). Oggi, il mondo religioso si rallegra mentre il vero credente soffre e s’affligge (Giovanni 16:20). Domani risuoneranno sulla terra gli ahimè!, ma la gioia del cielo vi risponderà (v. 20). Che Dio ci dia di vedere già, per fede, tutte le cose come Lui le vede!

Apocalisse 19:1-16
1Dopo queste cose udii come una gran voce d’una immensa moltitudine nel cielo, che diceva: Alleluia! La salvazione e la gloria e la potenza appartengono al nostro Dio;2perché veraci e giusti sono i suoi giudici; poiché Egli ha giudicata la gran meretrice che corrompeva la terra con la sua fornicazione e ha vendicato il sangue de’ suoi servitori, ridomandandolo dalla mano di lei.3E dissero una seconda volta: Alleluia! Il suo fumo sale per i secoli dei secoli.4E i ventiquattro anziani e le quattro creature viventi si gettarono giù e adorarono Iddio che siede sul trono, dicendo: Amen! Alleluia!5E una voce partì dal trono dicendo: Lodate il nostro Dio, voi tutti suoi servitori, voi che lo temete piccoli e grandi.6Poi udii come la voce di una gran moltitudine e come il suono di molte acque e come il rumore di forti tuoni, che diceva: Alleluia! poiché il Signore Iddio nostro, l’Onnipotente, ha preso a regnare.7Rallegriamoci e giubiliamo e diamo a lui la gloria, poiché son giunte le nozze dell’Agnello, e la sua sposa s’è preparata;8e le è stato dato di vestirsi di lino fino, risplendente e puro; poiché il lino fino son le opere giuste dei santi.9E l’angelo mi disse: Scrivi: Beati quelli che sono invitati alla cena delle nozze dell’Agnello. E mi disse: Queste sono le veraci parole di Dio.10E io mi prostrai ai suoi piedi per adorarlo. Ed egli mi disse: Guardati dal farlo; io sono tuo conservo e de’ tuoi fratelli che serbano la testimonianza di Gesù: adora Iddio! Perché la testimonianza di Gesù; è lo spirito della profezia.11Poi vidi il cielo aperto ed ecco un cavallo bianco; e colui che lo cavalcava si chiama il Fedele e il Verace; ed egli giudica e guerreggia con giustizia.12E i suoi occhi erano una fiamma di fuoco, e sul suo capo v’eran molti diademi; e portava scritto un nome che nessuno conosce fuorché lui.13Era vestito d’una veste tinta di sangue, e il suo nome è: la Parola di Dio.14Gli eserciti che sono nel cielo lo seguivano sopra cavalli bianchi, ed eran vestiti di lino fino bianco e puro.15E dalla bocca gli usciva una spada affilata per percuoter con essa le nazioni; ed egli le reggerà con una verga di ferro, e calcherà il tino del vino dell’ardente ira dell’Onnipotente Iddio.16E sulla veste e sulla coscia porta scritto questo nome: RE DEI RE, SIGNOR DEI SIGNORI.

L’impostura di Babilonia, la sua pretesa di essere la Chiesa, è stata pubblicamente smentita. Ora il Signore presenta la sua vera Sposa ai convitati del banchetto celeste. Il cielo esplode in lodi: «Rallegriamoci e giubiliamo e diamo a lui la gloria, poiché son giunte le nozze dell’Agnello» (v. 7).

Alla gioia dello Sposo risponderà quella della Sposa. Oggetto di grazia, il suo ornamento consiste nelle opere giuste dei santi che Dio ha accordato loro di compiere per la Sua gloria. Ma anche gli «invitati» saranno pieni di gioia, poiché «colui che ha la sposa è lo sposo; ma l’amico dello sposo... si rallegra grandemente alla voce dello sposo» (Giovanni 3:29).

Non dimentichiamo, aspettando quel giorno, che siamo stati «fidanzati ad un unico sposo» per essere presentati a Cristo «come una casta vergine» (2 Corinzi 11:2). Serbiamo per Lui tutta la freschezza del nostro amore.

Ma, se Egli è il Diletto della Chiesa, per il mondo diventa il gran Giustiziere. Sotto il nome preso un tempo per manifestare la grazia e la verità, quello della «Parola di Dio», Egli avanza per compiere «cose tremende» (Salmo 45; vedere Isaia 59:18; 63:1-6). Amico, quando e come vuoi incontrare Gesù? Ora, come Salvatore, o fra poco come Giudice?

Apocalisse 19:17-21; Apocalisse 20:1-6
17Poi vidi un angelo che stava in piè nel sole, ed egli gridò con gran voce, dicendo a tutti gli uccelli che volano in mezzo al cielo:18Venite, adunatevi per il gran convito di Dio, per mangiar carni di re e carni di capitani e carni di prodi e carni di cavalli e di cavalieri, e carni d’ogni sorta d’uomini liberi e schiavi, piccoli e grandi.19E vidi la bestia e i re della terra e i loro eserciti radunati per muover guerra a colui che cavalcava il cavallo e all’esercito suo.20E la bestia fu presa, e con lei fu preso il falso profeta che avea fatto i miracoli davanti a lei, coi quali aveva sedotto quelli che aveano preso il marchio della bestia e quelli che adoravano la sua immagine. Ambedue furon gettati vivi nello stagno ardente di fuoco e di zolfo.21E il rimanente fu ucciso con la spada che usciva dalla bocca di colui che cavalcava il cavallo; e tutti gli uccelli si satollarono delle loro carni.
1Poi vidi un angelo che scendeva dal cielo e avea la chiave dell’abisso e una gran catena in mano.2Ed egli afferrò il dragone, il serpente antico, che è il Diavolo e Satana, e lo legò per mille anni,3lo gettò nell’abisso che chiuse e suggellò sopra di lui onde non seducesse più le nazioni finché fossero compiti i mille anni; dopo di che egli ha da essere sciolto per un po’ di tempo.4Poi vidi dei troni; e a coloro che vi si sedettero fu dato il potere di giudicare. E vidi le anime di quelli che erano stati decollati per la testimonianza di Gesù e per la parola di Dio, e di quelli che non aveano adorata la bestia né la sua immagine, e non aveano preso il marchio sulla loro fronte e sulla loro mano; ed essi tornarono in vita, e regnarono con Cristo mille anni.5Il rimanente dei morti non tornò in vita prima che fosser compiti i mille anni. Questa è la prima risurrezione.6Beato e santo è colui che partecipa alla prima risurrezione. Su loro non ha potestà la morte seconda, ma saranno sacerdoti di Dio e di Cristo e regneranno con lui quei mille anni.

In contrasto con la «cena delle nozze dell’Agnello», ecco ciò che è definito ironicamente «il gran convito di Dio» (v. 18; Salmo 2:4-5; Sofonia 1:7). Lo scontro finale tra le armate del Figlio di Dio e quelle della Bestia terminerà con un annientamento generale di queste ultime. Senza alcun altro giudizio, la bestia e il falso profeta saranno gettati vivi nell’inferno (confr. Numeri 16:33; Salmo 55:15). Dio si occupa poi del loro signore, Satana. Il cap. 12 ce l’ha mostrato mentre veniva precipitato dal cielo. Qui una catena ed una chiave simbolica impediscono al grande omicida di nuocere. Il v. 10, infine, lo mostra dopo mille anni mentre raggiunge i suoi due complici nello stagno di fuoco (Matteo 25:41). Si può dunque comprendere che non ci sia, nella Bibbia, alcun libro che il diavolo tema maggiormente di quello dell’Apocalisse. Per impedirne la lettura, egli persuade persino i credenti che sia incomprensibile e oscuro.

Una volta legato Satana, nulla si oppone più al regno glorioso del Signore. Abbiamo potuto constatare che questo Regno, contrariamente ai pensieri di molti, non sarà introdotto al termine di un progressivo miglioramento del mondo, ma tramite dei giudizi. Cari figli di Dio, Cristo vuole condividere con noi la sua autorità (Daniele 7:18); non fraternizziamo oggi con un mondo che domani, col Signore, giudicheremo (1 Corinzi 6:2).

Apocalisse 20:7-15
7E quando i mille anni saranno compiti, Satana sarà sciolto dalla sua prigione8e uscirà per sedurre le nazioni che sono ai quattro canti della terra, Gog e Magog, per adunarle per la battaglia: il loro numero è come la rena del mare.9E salirono sulla distesa della terra e attorniarono il campo dei santi e la città diletta; ma dal cielo discese del fuoco e le divorò.10E il diavolo che le avea sedotte fu gettato nello stagno di fuoco e di zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta; e saran tormentati giorno e notte, nei secoli dei secoli.11Poi vidi un gran trono bianco e Colui che vi sedeva sopra, dalla cui presenza fuggiron terra e cielo; e non fu più trovato posto per loro.12E vidi i morti, grandi e piccoli che stavan ritti davanti al trono; ed i libri furono aperti; e un altro libro fu aperto, che è il libro della vita; e i morti furon giudicati dalle cose scritte nei libri, secondo le opere loro.13E il mare rese i morti ch’erano in esso; e la morte e l’Ades resero i loro morti, ed essi furon giudicati, ciascuno secondo le sue opere.14E la morte e l’Ades furon gettati nello stagno di fuoco. Questa è la morte seconda, cioè, lo stagno di fuoco.15E se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco.

Mille anni di benedizioni non cambieranno il cuore dell’uomo. Satana, slegato, riuscirà a organizzare un’ultima e gigantesca rivolta delle nazioni, alla quale Dio risponderà con un giudizio folgorante. Ora suona l’ora più solenne: Ebrei 9:27 si compie (ma anche Giovanni 5:24).

Tutti i morti compaiono davanti al gran Giudice. Vi sono state molte differenze fra di loro durante la vita terrena: gli uni sono stati grandi, onorati dai loro simili (Luca 16:19), gli altri piccoli, o persino messi al bando dalla società (Luca 23:39). Eccoli tutti riuniti, senza più alcuna distinzione, poiché «tutti hanno peccato» (Romani 3:23). Per dimostrarlo, sono aperti dei libri in cui ognuno con terrore ritrova scritte tutte le sue opere, una ad una (Salmo 28:4). E chi può sopportare la lettura, sia pure d’una sola pagina, del libro delle proprie opere? Anche il libro della vita sarà aperto, ma solo per confermare che i loro nomi non vi sono scritti. «Gettateli nelle tenebre di fuori», è la sentenza del sommo Giudice (Matteo 22:12,13). Là essi raggiungono Satana, per essere i suoi compagni di miseria per un tormento senza speranza e senza fine...

Lettore, sarai giudicato secondo le tue opere o secondo l’opera del Signore Gesù?

Apocalisse 21:1-8
1Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il primo cielo e la prima terra erano passati, e il mare non era più.2E vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, scender giù dal cielo d’appresso a Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.3E udii una gran voce dal trono, che diceva: Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini; ed Egli abiterà con loro, ed essi saranno suoi popoli, e Dio stesso sarà con loro e sarà loro Dio;4e asciugherà ogni lagrima dagli occhi loro e la morte non sarà più; né ci saran più cordoglio, né grido, né dolore, poiché le cose di prima sono passate.5E Colui che siede sul trono disse: Ecco, io fo ogni cosa nuova, ed aggiunse: Scrivi, perché queste parole sono fedeli e veraci.6Poi mi disse: E’ compiuto. Io son l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine. A chi ha sete io darò gratuitamente della fonte dell’acqua della vita.7Chi vince erediterà queste cose; e io gli sarò Dio, ed egli mi sarà figliuolo;8ma quanto ai codardi, agl’increduli, agli abominevoli, agli omicidi, ai fornicatori, agli stregoni, agli idolatri e a tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, che è la morte seconda.

Si volta pagina. La storia della prima creazione è terminata. Inizia l’eternità di gloria in cui Dio sarà circondato da creature benedette rese capaci di conoscerlo e comprenderlo nel godimento della loro felicità, quando il tempo non sarà più. Allora il mare (simbolo della confusione e della separazione dei popoli) cesserà d’esistere. Tutti i riscattati saranno arrivati al porto. In questo nuovo mondo, la morte sarà abolita (1 Corinzi 15:26,54); non vi saranno più né notte, né maledizione (v. 25; 22:3,5), né cordoglio, né grido, né dolore, perché l’abitazione di Dio sarà sempre con gli uomini (v. 4).

E quelli che saranno rimasti fuori? La loro parte sarà la seconda morte, le tenebre, le lacrime del rimorso, in un eterno allontanamento della presenza del Dio santo. Là saranno gli increduli, quelli che avranno espressamente rifiutato la salvezza; ma anche i timidi, cioè quelli che non hanno mai voluto decidersi francamente per Cristo. Ed anche i bugiardi e gli ipocriti, coloro che avranno fatto finta d’essere cristiani. Amico, permettimi, per l’ultima volta, di porti questa domanda: Dove sarai per l’eternità?

Apocalisse 21:9-27
9E venne uno dei sette angeli che aveano le sette coppe piene delle sette ultime piaghe; e parlò meco, dicendo: Vieni e ti mostrerò la sposa, la moglie dell’Agnello.10E mi trasportò in ispirito su di una grande ed alta montagna, e mi mostrò la santa città, Gerusalemme, che scendeva dal cielo d’appresso a Dio, avendo la gloria di Dio.11Il suo luminare era simile a una pietra preziosissima, a guisa d’una pietra di diaspro cristallino.12Avea un muro grande ed alto; avea dodici porte, e alle porte dodici angeli, e sulle porte erano scritti dei nomi, che sono quelli delle dodici tribù dei figliuoli d’Israele.13A oriente c’eran tre porte; a settentrione tre porte; a mezzogiorno tre porte, e ad occidente tre porte.14E il muro della città avea dodici fondamenti, e su quelli stavano i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello.15E colui che parlava meco aveva una misura, una canna d’oro, per misurare la città, le sue porte e il suo muro.16E la città era quadrangolare, e la sua lunghezza era uguale alla larghezza; egli misurò la città con la canna, ed era dodicimila stadi; la sua lunghezza, la sua larghezza e la sua altezza erano uguali.17Ne misurò anche il muro, ed era di centoquarantaquattro cubiti, a misura d’uomo, cioè d’angelo.18Il muro era costruito di diaspro e la città era d’oro puro, simile a vetro puro.19I fondamenti del muro della città erano adorni d’ogni maniera di pietre preziose. Il primo fondamento era di diaspro; il secondo di zaffiro; il terzo di calcedonio; il quarto di smeraldo;20il quinto di sardonico; il sesto di sardio; il settimo di crisolito; l’ottavo di berillo; il nono di topazio; il decimo di crisopazio; l’undecimo di giacinto; il dodicesimo di ametista.21E le dodici porte eran dodici perle, e ognuna delle porte era fatta d’una perla; e la piazza della città era d’oro puro, simile a vetro trasparente.22E non vidi in essa alcun tempio, perché il Signore Iddio, l’Onnipotente, e l’Agnello sono il suo tempio.23E la città non ha bisogno di sole, né di luna che risplendano in lei perché la illumina la gloria di Dio, e l’Agnello è il suo luminare.24E le nazioni cammineranno alla sua luce; e i re della terra vi porteranno la loro gloria.25E le sue porte non saranno mai chiuse di giorno (la notte quivi non sarà più);26e in lei si porterà la gloria e l’onore delle nazioni.27E niente d’immondo e nessuno che commetta abominazione o falsità, v’entreranno; ma quelli soltanto che sono scritti nel libro della vita dell’Agnello.

Dopo aver aperto uno spiraglio sullo stato eterno (v. 1-8), lo Spirito torna indietro, al periodo del regno di Cristo. Ci viene presentata una città che non è più Roma o Babilonia, ma la Gerusalemme santa, «la sposa, la moglie dell’Agnello». Tutta questa descrizione è simbolica. I nostri sensi attuali non possono percepire, né i nostri spiriti concepire ciò che appartiene alla nuova creazione (1 Corinzi 13:12). Come spiegare, ad esempio, ad un cieco dalla nascita che cosa sono i colori? Anche Dio prende ciò che vi è di più bello e di più raro sulla terra, l’oro, le pietre preziose, per darci qualche nozione di quel che ci riserva il cielo. Il luminare e il muro di diaspro (v. 11,18) ci parlano della manifestazione delle glorie di Cristo nella Chiesa e per mezzo della Chiesa (4:3). Quest’ultima è illuminata dalla luce che brilla nel luminare: la gloria di Dio «concentrata» nell’Agnello (v. 23). A sua volta, la città santa diffonde questa luce divina a profitto della terra milleniale (v. 24). È esattamente l’adempimento di Giovanni 17:22: «E io ho dato loro la gloria che tu hai dato a me...; io in loro, e tu in me; accioché il mondo conosca...»

E come potrebbe entrare qualcosa «d’immondo» nel luogo in cui abita il Signore? (v. 27; leggere 2 Corinzi 7:1).

Apocalisse 22:1-9
1Poi mi mostrò il fiume dell’acqua della vita, limpido come cristallo, che procedeva dal trono di Dio e dell’Agnello.2In mezzo alla piazza della città e d’ambo i lati del fiume stava l’albero della vita che dà dodici raccolti, e porta il suo frutto ogni mese; e le foglie dell’albero sono per la guarigione delle nazioni.3E non ci sarà più alcuna cosa maledetta; e in essa sarà il trono di Dio e dell’Agnello;4i suoi servitori gli serviranno ed essi vedranno la sua faccia e avranno in fronte il suo nome.5E non ci sarà più notte; ed essi non avranno bisogno di luce di lampada, né di luce di sole, perché li illuminerà il Signore Iddio, ed essi regneranno nei secoli dei secoli.6Poi mi disse: Queste parole sono fedeli e veraci; e il Signore, l’Iddio degli spiriti dei profeti, ha mandato il suo angelo per mostrare ai suoi servitori le cose che debbono avvenire in breve.7Ecco, io vengo tosto. Beato chi serba le parole della profezia di questo libro.8E io, Giovanni, son quello che udii e vidi queste cose. E quando le ebbi udite e vedute, mi prostrai per adorare ai piedi dell’angelo che mi avea mostrate queste cose.9Ma egli mi disse: Guardati dal farlo; io sono tuo conservo e de’ tuoi fratelli, i profeti, e di quelli che serbano le parole di questo libro. Adora Iddio.

I v. 1 a 5 completano la visione della Città santa durante il millennio. E noi osserveremo come si assomigliano la prima e l’ultima pagina della Bibbia. La Scrittura comincia e finisce con un paradiso, un fiume, un albero della vita... Ma, come è stato detto, la fine è più bella dell’inizio, l’omega più grandiosa dell’alfa; il paradiso futuro non è il vecchio ritrovato, è il «paradiso di Dio» (2:7) con la presenza eterna dell’Agnello che morì per noi. Vi potranno accedere unicamente dei peccatori salvati per grazia, uomini simili al brigante convertito (Luca 23:43). E quale sarà l’occupazione dei suoi abitanti? Essi serviranno il loro Signore (v. 3; cap. 7:15); essi regneranno con Lui (fine del v. 5; Daniele 7:27), ma vi sarà qualcosa che sarà per loro più prezioso di tutti i regni: «essi vedranno la sua faccia...» (v. 4; Salmo 17:15).

Normalmente, un servo «non sa quel che fa il suo signore» (Giovanni 15:15). Ma Gesù non nasconde nulla ai suoi servitori, divenuti suoi amici, delle «cose che debbono avvenire in breve» (v. 6). Non è strano allora che noi entriamo così raramente in queste meraviglie che ci riguardano? (1 Corinzi 2:9). Ma, soprattutto, non è triste che noi non abbiamo un maggior interesse per ciò che il Padre ha preparato per la gloria e la gioia del suo Figlio? (Giovanni 14:28).

Apocalisse 22:10-21
10Poi mi disse: Non suggellare le parole della profezia di questo libro, perché il tempo è vicino.11Chi è ingiusto sia ingiusto ancora; chi è contaminato si contamini ancora; e chi è giusto pratichi ancora la giustizia e chi è santo si santifichi ancora.12Ecco, io vengo tosto, e il mio premio è meco per rendere a ciascuno secondo che sarà l’opera sua.13Io son l’Alfa e l’Omega, il primo e l’ultimo, il principio e la fine.14Beati coloro che lavano le loro vesti per aver diritto all’albero della vita e per entrare per le porte nella città!15Fuori i cani, gli stregoni, i fornicatori, gli omicidi, gli idolatri e chiunque ama e pratica la menzogna.16Io Gesù ho mandato il mio angelo per attestarvi queste cose in seno alle chiese. Io son la radice e la progenie di Davide, la lucente stella mattutina.17E lo Spirito e la sposa dicono: Vieni. E chi ode dica: Vieni. E chi ha sete venga: chi vuole, prenda in dono dell’acqua della vita.18Io lo dichiaro a ognuno che ode le parole della profezia di questo libro: Se alcuno vi aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali le piaghe descritte in questo libro;19e se alcuno toglie qualcosa dalle parole del libro di questa profezia, Iddio gli torrà la sua parte dell’albero della vita e della città santa, delle cose scritte in questo libro.20Colui che attesta queste cose, dice: Sì; vengo tosto! Amen! Vieni, Signor Gesù!21La grazia del Signor Gesù sia con tutti.

Per Daniele ed il popolo giudeo la profezia era sigillata fino al momento del suo futuro compimento (Daniele 12:9). Per il cristiano, essa non è più nascosta (v. 10). Gli è data tutta la Bibbia per comprenderla e crederla. Il Signore ci ha permesso di percorrerla insieme. Che ci aiuti a sondarla sempre più profondamente (Giovanni 5:39), attingendo direttamente alle sorgenti alle quali questa piccola opera si è sempre riferita. Che ci trovi, al suo ritorno, tra quelli che serbano la Sua Parola e non rinnegano il Suo Nome (3:8). Questo dolce ed incomparabile nome di Gesù, questo nome della sua umanità, ci è ricordato ancora una volta da Lui stesso: «Io Gesù» sono «la lucente stella mattutina», Colui che viene (v. 16). Non aspettiamo un avvenimento, ma una Persona conosciuta ed amata.

«Vieni!» A questo desiderio, risvegliato dallo Spirito, risponde la sua promessa: «Io vengo tosto» (v. 7,12,20); poi, nuovamente, l’eco dell’amore della Sposa: «Amen! Vieni, Signor Gesù!».

Siamo stati convertiti per servirlo: invitare quelli che hanno sete, quelli che vogliono (v. 17)... e per aspettarlo. Ma il Signore sa che, per l’una come per l’altra cosa, abbiamo bisogno di tutta la sua grazia (v. 21), Essa è la risorsa perfetta e sufficiente che ci guarderà «finch’egli venga» (1 Corinzi 11:26).


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